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Competenze di fine obbligo, edizione 2018

Competenze di fine obbligo, edizione 2018

di Maurizio Tiriticco

Recentemente in sede europea è stata adottata una nuova risoluzione in materia di competenze di cittadinanza: competenze che i nostri cittadini/studenti sono tenuti a conseguire al termine del ciclo decennale di istruzione obbligatoria, quindi al termine del primo biennio di istruzione secondaria superiore. E’ ovvio che, a partire dalla prima classe primaria, gli insegnanti debbono conoscere le competenze di cittadinanza che i propri alunni dovranno conseguire al sedicesimo anno di età. Conseguentemente dovranno programmare le loro attività di Educazione, Formazione e Istruzione in modo che siano finalizzate a far conseguire a ciascuno di loro quel “successo formativo” di cui al comma 2 dell’articolo 1 del dpr 275/99 concernente il “Regolamento sull’autonomia organizzativa e didattiche delle istituzioni scolastiche”.

Potrei ricordare a margine che a tutt’oggi il percorso decennale di istruzione si svolge lungo tre gradi di istruzione che non sempre sono tra loro coordinati affinché si possa progettare, programmare e pianificare un curricolo di studi continuo e progressivo. Sarebbe auspicabile una normativa ad hoc che permetta di superare tale frammentazione.

La risoluzione europea è contenuta nella “Raccomandazione relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, adottata dal Consiglio nella sua 3617ª sessione, tenutasi il 22 maggio 2018 (Bruxelles, 17.1.2018 COM (2018) 24 final 2018/0008 (NLE). Il quadro di riferimento delinea otto tipi di competenze chiave: – competenza alfabetica funzionale; – competenza multilinguistica; – competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria; – competenza digitale; – competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare; – competenza in materia di cittadinanza; – competenza imprenditoriale; – competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.

Si ricorda che una competenza è un saper fare consapevole e mirato che caratterizza l’agire responsabile di un dato soggetto. La competenza, quindi, sottintende il conseguimento di specifiche abilità e di specifiche conoscenze Una competenza, infatti, implica l’azione attiva di una o più abilità. L’abilità è un saper fare determinato da una capacità. Ad esempio, banalmente: se sono capace di adoperare le gambe, sono abile nel camminare e nel correre; se sono capace di adoperare le mani, sono abile nel lavarmi, vestirmi e compiere le azioni cosiddette quotidiane. Attenzione! Un chirurgo e un pianista non sono solo abili nell’adoperare le mani e le dita, ma sono anche competenti. In effetti il chirurgo e il pianista – comunque, qualunque professionista, non solo di alto livello, come si suol dire (un magistrato, un architetto, un insegnante), ma di qualsiasi livello (un autista, un badante, una colf, un infermiere) sono tenuti a possedere conoscenze, capacità/abilità e competenze particolari e mirate. Un altro esempio: ciascuno di noi è abile quando usa le gambe per camminare e correre, magari per non perdere il tram, ma… il calciatore, il podista, il saltatore olimpico usano le loro gambe in ordine a una particolare competenza.

In conclusione, possiamo dare le seguenti definizioni:

CONOSCENZA: va intesa non solo nel senso delle informazioni apprese ed archiviate nella nostra memoria, ma anche e soprattutto nel senso dell’attività del conoscere sempre nuove “cose”, o meglio, di essere in grado di acquisire, comprendere, archiviare e saper utilizzare costantemente dati e informazioni. Si ricorda che “Antonio” è un dato e che “correre” è un altro dato. Ma se dico/scrivo “Antonio corre”, produco una informazione. E’ un esempio banale, ma calzante. In effetti, un parlante non deve possedere solo un vocabolario virtuale, ma anche una grammatica virtuale, al fine di produrre informazioni comunicative. E’ opportuno ricordare che la grammatica si distingue in fonologia (i suoni), morfologia (le forme) e sintassi (i costrutti). Per l’uso produttivo e corretto della grammatica, rinvio alla teoria degli “atti linguistici”.

CAPACITA’, in quanto condizione per esercitare un’ABILITA’. Se mi rompo una gamba perdo la CAPACITA’ di esercitare l’ABILITA’ del camminare. Attenzione! Posso essere capace/abile nell’utilizzo delle mani ai fini degli usi quotidiani, ma non sono capace di suonare un pianoforte o di esercitare un’operazione chirurgica. E’ il caso in cui il soggetto accede a una data competenza.

COMPETENZA. La competenza è quindi un fare/produrre un qualcosa di significativo e produttivo. Il fare è in genere individuale, ma in molti casi si esprime in équipe, quando il soggetto si coordina con altri. Un conto è suonare il pianoforte singolarmente; altro conto è suonarlo in un’orchestra coordinandosi con gli orchestrali e con il direttore. Per non dire di una squadra di calcio, in cui le competenze personali di ciascuno debbono coordinarsi con quelle di tutti i giocatori della squadra. Per quanto riguarda la scuola, un insegnante è COMPETENTE non solo se è “padrone” della propria disciplina, ma anche se è CAPACE/ABILE di coordinarsi con gli alunni e con i suoi colleghi. In effetti l’analisi di un gruppo/classe o di un consiglio di classe rinvia ad altre ricerche, relative alla cosiddetta “dinamica di gruppo”, su cui sono state scritte molte pagine. Mi limito a un solo riferimento: Jakob Levi Moreno, inventore del sociogramma. Ma su questa tematica in Italia sono state scritte poche pagine! Siamo un Paese di individualisti?

Tornando alle otto competenze chiave di cittadinanza – ripeto: valide per tutte le scuole dell’Unione Europea – occorre anche considerare a come accertarle e certificarle. Nel caso italiano, i nostri insegnanti sono tenuti a certificarle, come già detto, alla conclusione del decennio obbligatorio di studi, operando secondo il Modello allegato al D.M. 9/2010, che così recita.

Livello di base: lo studente svolge compiti semplici, compie scelte consapevoli, mostrando di possedere conoscenze ed abilità essenziali.

Nel caso in cui non sia stato raggiunto il livello base, andrà riportata l’espressione: “livello base non raggiunto”.

Livello intermedio: lo studente svolge compiti di maggiore complessità rispetto al livello di base, compie scelte consapevoli e motivate, mostrando padronanza nell’uso delle conoscenze e delle abilità.

Livello avanzato: lo studente svolge compiti complessi, mostra padronanza nell’uso delle conoscenze e delle abilità. Sa proporre e sostenere le proprie opinioni e  assumere decisioni consapevoli.

Occorre anche specificare la prima lingua straniera studiata.

Il riferimento operativo va, ovviamente, alla Raccomandazione a cui abbiamo accennato precedentemente, adottata dal Consiglio il 22 maggio 2018. Vorrei tanto che la citata Raccomandazione costituisse un’occasione di riflessione e di studio in materia di certificazione di competenze per i nostri insegnanti. I quali spesso sono più preoccupati della conoscenza della “propria” disciplina da parte degli studenti che del conseguimento di competenze pluri- ed interdisciplinari!

L’Autonomia scolastica per il successo formativo

Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

L’Autonomia scolastica per il successo formativo
Documento di lavoro

Con Decreto Dipartimentale n. 479 del 24 maggio 2017 e successiva integrazione, è stato istituito un gruppo di lavoro presso il Dipartimento per il sistema educativo d’istruzione e formazione con il compito di individuare, sia in ambito organizzativo che metodologico-didattico, strategie di innovazione, ricerca e sperimentazione proprie dell’autonomia scolastica per il successo formativo di tutti e di ciascuno.

Il dossier in allegato sintetizza i lavori del gruppo e mette in evidenza la possibilità di utilizzare scelte strategiche organizzative che consentano di progettare curricoli inclusivi per personalizzare i percorsi, valorizzando le potenzialità di ogni studente ponendo la valutazione come una fondamentale leva di processo per innescare il cambiamento.

A. Donate, Il club delle lettere segrete

“Il club delle lettere segrete”, un romanzo di Angeles Duarte,
Universale Economica Feltrinelli, 2018

di Mario Coviello

In un periodo in cui le uniche lettere che riceviamo sono le bollette e le comunicazioni, anche se scritte e più o meno lunghe, avvengono in tempo reale, le catene di lettere mi fanno pensare alle cartoline della mia adolescenza, alle lettere d’amore che ho scritto alla mia donna quando per tredici mesi e mezzo ho fatto il servizio militare a Udine alla caserma “ Cavarzerani”. Quando ho vissuto un luglio indimenticabile a Parigi in un’albergo di quart’ordine.

Invece no: pur non rifiutando la modernità — Sara e Rodolfo, due dei personaggi principali comunicano prevalentemente via chat — “Il club delle lettere segrete” il romanzo di Angeles Donate, Universale Economica Feltrinelli che vi consiglio, è un omaggio all’arte di scrivere le lettere. Uno strumento antichissimo, fragile e potente che dovremmo preservare. Le lettere non sono un semplice mezzo di comunicazione o un esercizio di scrittura, bensì “scampoli di vita” che vanno trattati con rispetto, in grado di trasmettere emozioni, dare conforto nei momenti di tristezza, esprimere amore.

L’inverno è arrivato a Porvenir, e ha portato con sé cattive notizie: per mancanza di lettere, l’ufficio postale sta per chiudere e tutto il personale verrà trasferito altrove. Sms, email e whatsapp hanno avuto la meglio persino in questo paesino arroccato tra le montagne. Sara,40 anni, abbandonata dal marito e con tre figli, l’unica postina della zona, è nata e cresciuta a Porvenir e passa molto tempo con la sua vicina Rosa, un’arzilla ottantenne che farebbe qualsiasi cosa pur di non separarsi da lei e risparmiarle un dispiacere. Ma cosa può inventarsi Rosa per evitare che la vita di una delle persone che le stanno più a cuore venga completamente stravolta?

Forse potrebbe scrivere una lettera che rimanda da ben sessant’anni e invitare la persona che la riceverà a fare altrettanto, scrivendo a sua volta a qualcuno. La lettera di Rosa si conclude con la raccomandazione di aiutare Sara. “Come? Semplice, come ho fatto io: scrivi una lettera. Non importa se è lunga o corta, né che sia scritta bene o male. Mandala ad un’altra donna in paese, perché di sicuro lei potrà capire quanto è difficile crescere i figli lontano da casa propria. Anche se non la conosci, condividi con lei pochi minuti della tua vita. Formiamo una catena di parole talmente lunga da arrivare fino in città, e talmente forte che nessuno la potrà spezzare. “ (p. 25)

Pian piano, quel piccolo gesto darà il via a una catena epistolare che coinvolgerà una giovane poetessa decisa a fondare un bookclub nella biblioteca locale, una donna delle pulizie peruviana, la solitaria operatrice di una chat e tanti altri, rimettendo improvvisamente in moto il lavoro di Sara e creando non poco trambusto tra gli abitanti del piccolo borgo. Perché — come ben sanno tutti quelli che sobbalzano davanti alla casella della posta e affondano il naso nella carta per sentirne il profumo — una lettera tira l’altra, come un bacio. E può cambiare il mondo.

Nel romanzo “Il club delle lettere segrete” troverete anche molto sull’amicizia e la virtù preziosa e intrinseca che essa apporta pure tra persone di età lontane, oltre che il valore benefico del ritorno nei luoghi felici dell’infanzia. E ancora le vicissitudini di una poetessa di fama mondiale in incognito a Porvenir perchè da tre anni non riesce a scrivere un solo verso, la creazione del primo book-club locale e l’inizio di due belle storie d’amore, una frutto di seconde possibilità, e quindi ancor più portatrice di speranza.

Di sicuro “Il club delle lettere segrete” è un’ode e un incitamento alla scrittura vecchia maniera, quella con carta e penna .

Tre aggettivi mi vengono in mente per descrivere questo libro: particolare, divertente, commovente. La scrittrice è attenta a non demonizzare la nuova tecnologia e i suoi progressi, e celebra la magia della lettera scritta, l’incanto del foglio bianco che via via si riempie di parole che ci vengono da dentro, lo stupore un po’ infantile che vive il destinatario quando si vede arrivare la busta inaspettata.

Angeles Donate con questa trama riesce a far capire l’immenso potere della comunicazione scritta fra le persone, purchè si tratti di comunicazione vera e sincera, non di parole di “business”, pubblicità o altro. La scrittura consente di far chiarezza verso sé stessi, è la molla per chiarire e raccontare quello che di noi è rimasto invisibile, nascosto, chiuso dentro le facciate e le maschere di ogni giorno. Una lettera, sembra dirci la scrittrice, è molto più di una serie di informazioni: una lettera è l’anima che si esprime, è un disegno di idee, un seme di rinnovamento.

È questo un romanzo che parla di solidarietà, amore, responsabilità e rinascita. Di chi è partito, di chi è rimasto e di chi ritorna.

“Ma invece di scrivere la terza riga, la penna si è animata di vita propria…Le dita non obbediscono più a te, ma alla penna. Corrono leggere e tu diventi un mero spettatore che può solo leggere la scia che lasciano sulla carta”.

Ángeles Doñate è nata a Barcellona, dove vive. Ha studiato giornalismo, collabora con varie riviste e quotidiani e si occupa di comunicazione in ambito sociale. Ha scritto saggi e un libro di viaggio. Feltrinelli ha pubblicato Il club delle lettere segrete (2015) e La posta del cuore della señorita Leo (2018).

A. Dikele DiStefano, Chi sta male non lo dice

Antonio Dikele DiStefano, una voce autentica tra due civiltà

di Antonio Stanca

Antonio Dikele DiStefano è nato a Busto Arsizio nel 1992 da genitori provenienti entrambi dall’Angola. Da bambino e adolescente è vissuto a Ravenna. Suoi primi interessi sono stati quelli della musica. Nel 2015 sono cominciate a comparire sue opere di narrativa. Aveva ventitré anni e poi ha continuato a scrivere mostrandosi rivolto alla rappresentazione di particolari condizioni umane e sociali, dei difficili rapporti che generalmente si verificano tra l’ambiente e le persone diverse che vi giungono da lontano, da altri continenti e che sono costrette ad abitarci, a viverci, dei problemi che i più giovani soffrono nelle famiglie immigrate poiché costretti a stare tra esse e l’esterno, tra i genitori ed i coetanei di altre famiglie.

Sociale, psicologico si potrebbe dire del genere di romanzi del DiStefano e tra questi si potrebbe far rientrare uno degli ultimi, Chi sta male non lo dice. Risale al 2017 ma a Giugno del 2018 è comparsa la prima edizione tascabile nella serie “I Miti” della casa editrice Mondadori di Milano.

Nell’opera l’autore dice della vicenda vissuta da due ragazzi, due adolescenti, Yannick e Ifem, entrambi figli di immigrati ed entrambi studenti di una scuola periferica di un grosso centro urbano italiano.

I due s’innamorano appena si vedono e niente di quanto avverrà tra loro sfuggirà più al DiStefano, ogni particolare del loro rapporto, dei loro pensieri, dei loro sentimenti, delle loro azioni sarà colto dallo scrittore. Sarà come se il romanzo procedesse seguendo i due giovani in ogni loro dire e fare. Succederà così che entrambi si scopriranno in una condizione priva di certezze, entrambi si diranno di essere alla ricerca di qualcosa che colmasse il vuoto del loro animo, le mancanze del loro spirito. Stando insieme crederanno di aver risolto il problema ma questo ritornerà soprattutto per lui, Yannick. Non sarà mai convinto, sicuro di star bene o di poter star bene, di quel che dice, di quel che pensa. Solo all’inizio Ifem sembrerà di aver appagato i suoi bisogni ma basterà poco tempo perché torni a sentirsi insoddisfatto, inquieto come prima. Ifem scoprirà che si droga, neanche lei si sentirà sicura con lui, comincerà a pensare ad altro, si separeranno, si ritroveranno, finirà il loro rapporto come era finito quello dei loro genitori. Per nessuno erano stati possibili dei riferimenti, delle certezze e a questo voleva giungere lo scrittore, a dire di un’umanità persa perché privata di quanto le appartiene, di quanto le serve per sentirsi sicura.

Dalla particolare situazione dei due ragazzi il discorso del DiStefano si estende sempre più, comprende le loro famiglie, i problemi di queste prima che diventassero immigrate e dopo, si trasforma in un confronto tra civiltà diverse, in uno dei problemi attuali più gravi e più discussi senza, però, che sia possibile intravedere una soluzione, senza che si riesca a stabilire come fare per stare meglio. DiStefano è uno scrittore che ha vissuto questi problemi, la sua famiglia, la sua vita non ne sono state libere ed ora ne sta facendo i temi della sua scrittura, che, perciò, risulta una delle più vere, delle più autentiche.

Al fianco di super presidi reggenti

ANCODIS: al fianco di super presidi reggenti (riconosciuti) troviamo dei super Collaboratori (NON riconosciuti).

Un altro anno di lavoro “non ordinario” ci attende nella faticosa (per chi?)  gestione delle scuole in reggenza.

 

Ed alla fine – come accade ormai da oltre un decennio – è arrivata l’attesa Circolare estiva!

Gli USR hanno inviato ai DS “l’invito” a presentare la disponibilità ad assumere un incarico di reggenza nelle scuole prive di DS, indicando le sedi sulla base di alcuni criteri generali.

E’ la nota che nessun DS, a parole, dichiara di voler ricevere poichè si troverà di fronte ad un “dovere” al quale non potrà sottrarsi ai sensi dell’Art. 19 comma 1 lettera b CCNL Area V.

E quindi, piuttosto che rischiare una reggenza d’ufficio NON gradita, un DS si rende disponibile ad una reggenza GRADITA nell’auspicio di trovare una Istituzione scolastica senza grandi elementi di complessità e di criticità, con uno staff ben strutturato e competente, magari nello stesso comune, magari con un numero limitato di plessi!

Nuove responsabilità per i DS sicuramente, più lavoro anche!

Ma deve essere chiaro a tutti che una reggenza è accettabile ad un DS per la presenza di Collaboratori all’altezza del compito che lo coadiuvano e lo collaborano rendendo per un intero anno scolastico una missione gravosa certamente “sostenibile”!

Ma NESSUNO dichiara tutto questo nei mezzi di informazione! Ed allora lo diciamo noi Collaboratori di ANCODIS, invisibili allo Stato ed alle OO.SS. ma visibilissimi ai colleghi docenti, al personale non docente, agli alunni, ai genitori!

Diciamo chiaramente che il DS reggente subisce anche un grave nocumento nella sua scuola di titolarità perché viene meno la sua costante presenza ed il regolare svolgimento della funzione dirigenziale; anche in questo caso, però, avrà al suo fianco competenti professionisti che lo rassicureranno con un servizio certamente adeguato al buon andamento della propria Istituzione scolastica ed al raggiungimento degli obiettivi programmati.

Questa condizione è ben nota allo Stato, al MIUR, alle OO.SS., alle Associazioni dei Presidi: ciò che non è riconosciuto ai Collaboratori è il quotidiano lavoro ed il senso di responsabilità nel “donare” il loro servizio.

Quasi fosse anche per noi un “dovere d’ufficio” ai sensi di un articolo del CCNL nel quale, in verità, non ci viene dato neanche uno spazio di esistenza.

Ed, invece, vogliamo esistere, vogliamo avere riconosciuta una professionalità acquisita in diversi anni di collaborazione: siamo per i DS, reggenti e non, la memoria storica delle nostre scuole, produciamo proposte e suggeriamo ipotesi di lavoro, indichiamo percorsi e esprimiamo nostre valutazioni, assumiamo responsabilità di gestione, siamo in servizio quando la gran parte dei docenti è al mare (basta provare a fare una rapida indagine su 100 I.S.).

Tutto questo – oltre l’attività didattica per moltissimi di noi – è il nostro lavoro e merita rispetto e considerazione, va riconosciuto e sostenuto!

Leggere dichiarazioni pubbliche sul lavoro del DS relativo alla gestione di un numero sempre crescente di plessi, all’organizzazione di un servizio scolastico certamente complesso e dinamico, gravato spesso di elementi di criticità e di responsabilità è sicuramente GIUSTO.

Ciò che per noi è INGIUSTO è NON riconoscere pubblicamente chi collabora e coopera in sinergia ed in sintonia con i DS nella governance di una scuola: siamo, infatti, alcune decine di migliaia di docenti (oggi in media 8 per ciascuna Istituzione) che oltre il proprio orario contrattuale di docenza (26-24-18 ore settimanali di insegnamento in base all’ordine di scuola ed in grandissima parte senza esonero) dedicano molto tempo al servizio scolastico (almeno altre 20 ore settimanali). E tra questi in primis l’ex vicepreside oggi 1° Collaboratore o Collaboratore prevalente (secondo ANP).

Un servizio, gestionale ed organizzativo, che è prodromico per sua natura a quello didattico, nel complesso chiamato servizio scolastico, che NON produce effetti nella carriera professionale di ciascuno noi.

Chiediamo semplicemente che il nostro ruolo, le nostre competenze conseguite in anni di collaborazione, non si disperdano ed abbiano quel meritato riconoscimento giuridico e contrattuale che da più parti a parole viene condiviso ma che pochi sostengono con la giusta determinazione.

Ci sembra una richiesta legittima e coerente con quanto DONIAMO alle nostre scuole ogni giorno e da molti anni.

Ed ancora – per un altro anno scolastico – saremo in prima linea, in alcuni territori meglio dire in trincea, nell’interesse delle nostre Istituzioni Scolastiche al fianco dei nostri DS reggenti.

Speriamo che qualcuno finalmente possa accorgersene!

Siamo stanchi dell’indifferenza…..

 

 

Rosolino Cicero, Presidente ANCODIS Palermo

Renato Marino, Presidente ANCODIS Siracusa

Silvia Zuffanelli, Presidente ANCODIS Firenze

Cristina Picchi, Presidente ANCODIS Pisa

Mara Degiorgis, Presidente ANCODIS Cuneo

Antonella D’Agostino, Presidente ANCODIS Catania

Carla Federica Spoleti, Presidente ANCODIS Roma

 

Avviso 10 agosto 2018, AOODGRUF 16383

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie – Ufficio I

Agli Uffici di diretta collaborazione del Ministro
Agli Uffici centrali e periferici del MIUR

OGGETTO: Progressioni economiche tra le fasce retributive all’interno delle aree I, II e III del personale del comparto ministeri del MIUR, con decorrenza giuridica ed economica 1° gennaio 2017, CCNI n. 1/2017.

Si comunica che sono pubblicate sul sito web di questo Ministero nella sezione Amministrazione trasparente (Personale/Contrattazione integrativa/Contratti integrativi/Contratti collettivi nazionali integrativi personale delle aree funzionali/anno 2017) le sotto elencate graduatorie, relative all’oggetto, debitamente vistate dagli Organi di controllo:

  • graduatorie approvate con DD n. 2540 del 29 dicembre 2017;
  • graduatorie approvate con DD n. 640 del 2 maggio 2018 di modifica delle graduatorie del 29 dicembre 2017: AII/F4 – AII/F6 – AIII/F2 – AIII/F4 – AIII/F5.

IL DIRETTORE GENERALE
Jacopo GRECO

Nota 10 agosto 2018, AOODGRUF 16401

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie – Ufficio I

Agli Uffici dell’Amministrazione Centrale
All’ Ufficio Centrale del Bilancio
SEDE
e, p.c. Alle Organizzazioni Sindacali –
LORO SEDI

Oggetto: Interventi assistenziali a favore del personale dell’Amministrazione Centrale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Anno 2018.

Si informa che sono state avviate le procedure per l’erogazione di sussidi al personale dell’Amministrazione Centrale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per l’anno 2018.
Le domande, corredate della relativa documentazione, devono essere indirizzate al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Direzione Generale delle risorse umane e finanziarie – Ufficio I- Viale Trastevere, 76/A – 00153 Roma e devono essere inviate tramite una delle seguenti modalità: a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo dgruf@postacert.istruzione.it; ovvero tramite posta elettronica ordinaria all’indirizzo dgruf.ufficio1@istruzione.it; ovvero tramite raccomandata a/r.
Le domande devono pervenire entro e non oltre il 30 settembre 2018 all’Ufficio, che non risponde di omissioni e/o ritardi connessi al servizio postale.
Le istanze pervenute entro il termine su indicato sono sottoposte all’esame di una Commissione appositamente nominata, la quale opererà con riferimento a quanto stabilito D.D.G. n. 596 del 29 luglio 2015 ed alla Circolare n. 5 del 28 giugno 2016 che si allegano alla presente.
Si richiama l’attenzione sull’osservanza – pena l’esclusione dalla partecipazione alla procedura – delle indicazioni contenute nel citato D.D.G. n. 596 ed in particolare nell’art.6, con l’avviso che l’Amministrazione provvederà alla verifica, ai sensi del DPR n. 445/2000, delle dichiarazioni e/o attestazioni rese ai fini d ella erogazione degli interventi assistenziali.
La presente nota, l’allegato decreto e la circolare n. 5 del 28 giugno 2016 saranno pubblicati nella home page del MIUR/ stampa e comunicazioni/notizie.

IL DIRETTORE GENERALE
Jacopo GRECO


Allegati

NOMINE IN RUOLO: OPERAZIONI A RILENTO, GRADUATORIE A RISCHIO

NOMINE IN RUOLO: OPERAZIONI A RILENTO, GRADUATORIE A RISCHIO

“L’Italia viaggia a velocità diverse anche per le assunzioni a tempo indeterminato dei docenti, creando iniquità di trattamento e negando una cattedra fissa a migliaia di colleghi”. È quanto afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, in merito alle nomine in corso in questi giorni.

“Negli Uffici scolastici provinciali, con temperature torride e personale ridotto allo stremo, si stanno svolgendo le operazioni relative alle immissioni in ruolo dei vincitori del concorso 2016 e anche dei partecipanti ai Fit, cioè i docenti abilitati della scuola secondaria inferiore e superiore che sostengono il concorso non selettivo. Ebbene, – spiega Di Meglio – in molte regioni le procedure stanno andando molto a rilento, con il rischio concreto che le graduatorie non vengano completate entro il 31 agosto e che le cattedre disponibili continuino ad essere coperte da supplenti annuali anche l’anno prossimo. Eppure si tratta di una semplice selezione che prevede la valutazione dei titoli e un colloquio e che non dovrebbe richiedere chissà quanto tempo. Addirittura nel Lazio per alcune classi di concorso non si sono ancora formate nemmeno le commissioni esaminatrici a causa della mancanza di personale, attualmente in ferie, e dei miseri compensi corrisposti: un euro per ciascun candidato. Se si considera, poi, che in alcune province Gae e Gm relative al concorso 2016 sono esaurite, – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – probabilmente non si concretizzeranno tutte le oltre 57mila assunzioni dei docenti approvate ieri sera dal Consiglio dei Ministri”. 

Scuola, ok dal consiglio dei ministri all’assunzione di 57.322 docenti

da La Repubblica del 9 agosto 2018

Scuola, ok dal consiglio dei ministri all’assunzione di 57.322 docenti

Contratti a tempo indeterminato per 43.980 docenti su posto comune e 13.342 docenti su posto di sostegno

Il Consiglio dei ministri ha approvato l’autorizzazione ad assumere, a tempo indeterminato, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, per l’anno scolastico 2018/2019, 57.322 unità di personale docente, di cui 43.980 docenti su posto comune e 13.342 docenti su posto di sostegno; 46 unità di personale educativo; 212 dirigenti scolastici; 9.838 unità di personale Ata. Lo rende noto il comunicato stampa del Cdm. Il 17 luglio scorso il titolare del Miur, il ministro Marco Bussetti, aveva firmato l’apposito decreto.

Per il reclutamento di nuovi dirigenti scolastici è partito nelle scorse settimane, con la prova preselettiva, anche il concorso da 2.452 posti bandito lo scorso novembre. Nel frattempo, per l’anno scolastico 2018/2019, è stata prevista e accolta la richiesta di assunzione di 212 dirigenti dalle graduatorie di precedenti concorsi. In una intervista di alcuni giorni fa a QN Bussetti ha fatto notare che le assunzioni “sono più di quelle dell’anno scorso. E i sindacati lo sanno. Siamo partiti dalla copertura del turn over e cercheremo poi di coprire quanti più posti vacanti possibili”.

Per evitare che i docenti chiedano il trasferimento appena un anno dopo il concorso, “l’obiettivo – ha concluso – è bandire concorsi solo dove ci sono posti liberi per le assunzioni, vincolando poi, per un periodo, la permanenza di chi viene assunto”.

Valutazione dei Dirigenti scolastici

A.S. 2017-2018

Con Nota 16 luglio 2018, AOODGOSV 12106, la scadenza per la chiusura delle funzioni per la compilazione online del Portfolio del Dirigente scolastico è stata prorogata dal 31 luglio al 31 agosto 2018.


A partire dal 20 aprile 2018 sul Portale del Sistema nazionale Area Dirigenti – Portfolio DS – Accedi ai servizi di valutazione (raggiungibile all indirizzo https://snv.pubblica.istruzione.it/snv-portale-web/) sono aperte le funzioni per procedere alla compilazione online del Portfolio del Dirigente scolastico.

Cronoprogramma procedimento di valutazione DS – A.S. 2017/18


A.S. 2016-2017

Come previsto dalla Nota 27 aprile 2017, AOODGOSV 4555, a partire dal giorno 27 aprile 2017 e fino al 30 giugno 2017 (prorogato al 31 luglio 2017 dalla Nota 8 giugno 2017, AOODPIT 1182) sul Portale del Sistema nazionale di valutazione (Area Dirigenti – Portfolio DS) sono aperte le funzioni per procedere alla compilazione online del Portfolio del Dirigente scolastico, strumento alla base del procedimento di valutazione, previsto dalle Linee guida di attuazione della Direttiva 18 agosto 2016, AOOUFGAB 36 (vd. Nota esplicativa n. 2).

Non saranno svolte visite da parte dei Nuclei nell’a.s. 2016/17; la valutazione di prima istanza da parte del Nucleo di valutazione e la valutazione finale da parte del Direttore dell’USR avverranno, rispettivamente, entro novembre ed entro dicembre 2017.

La Direttiva ministeriale n. 239, firmata il 21 aprile 2017, avente ad oggetto “Modifiche alla Direttiva 18 agosto 2016 n. 36 sulla valutazione dei dirigenti scolastici“,  prevede che il procedimento di valutazione dei Dirigenti scolastici non avrà effetto sulla determinazione della retribuzione di risultato per l’anno scolastico 2016/17, ma a partire dall’anno scolastico 2017/18.
I riscontri e le osservazioni degli Uffici scolastici regionali sulla procedura di valutazione  saranno inviati ad un Osservatorio (previsto dall’art. 12 della Direttiva), in via di definizione con specifico decreto ministeriale.


Come previsto dalla Nota 11 luglio 2017, AOODGOSV 8603, dal 14 luglio al 31 agosto 2017, sul Portale del Sistema nazionale di valutazione, sono aperte le funzioni per procedere alla compilazione online del Portfolio per i Dirigenti scolastici con incarichi presso l’Amministrazione centrale e periferica del MIUR, altra amministrazione dello Stato, enti pubblici o privati, con retribuzione a carico dell’Amministrazione scolastica.




Faq – Domande Frequenti

IL PORTFOLIO E LA SUA COMPILAZIONE

Parte prima del Portfolio – Anagrafe professionale

  1. Che rilievo assume la parte prima del Portfolio nel procedimento di valutazione?

La prima parte del Portfolio ha l’obiettivo specifico di illustrare e descrivere la “storia” professionale del Dirigente adottando un modello unico di riferimento a livello nazionale e perciò comparabile. L’anagrafe professionale intende raccogliere tutte le informazioni professionali più rilevanti e sarà aggiornabile annualmente. Ogni Dirigente avrà la possibilità di integrare l’anagrafe allegando il proprio curriculum vitae e alcuni documenti che attestino aspetti particolarmente significativi della propria professionalità. Il contenuto dell’anagrafe professionale non influisce sulla compilazione delle rubriche di valutazione da parte dei componenti dei Nuclei di valutazione, ma permette ad essi di poter focalizzare con immediatezza gli elementi informativi più rilevanti sul Dirigente da valutare.

Parte seconda del Portfolio – Autovalutazione e bilancio delle competenze

  1. Che scopo ha la parte seconda del Portfolio?

L’autovalutazione intende tracciare un profilo professionale organico del Dirigente scolastico ed è strutturata prendendo in considerazione le cinque dimensioni professionali riprese dai criteri del comma 93 (citate sotto ogni definizione delle cinque sezioni), dall’esperienza professionale e dalla letteratura nazionale e internazionale sulla leadership. L’obiettivo della compilazione della parte relativa all’autovalutazione è “consentire al Dirigente scolastico una riflessione sul suo ruolo e sui suoi punti di forza/debolezza, nell’ottica dello sviluppo e del miglioramento della professionalità” (Portfolio, p. 8). L’autovalutazione è dunque uno strumento di utile riflessione sul proprio lavoro e sulla coerenza tra le azioni dirigenziali “quotidiane” e gli obiettivi strategici. Non è necessario che il Dirigente scolastico alleghi documentazione a conforto dei livelli che egli stesso si attribuisce, avendo comunque la possibilità di motivare la scelta nell’apposito campo libero.

  1. Che rilievo assume l’autovalutazione nel procedimento di valutazione?

L’autovalutazione non è elemento di valutazione e non influisce sulla compilazione delle rubriche di valutazione da parte dei componenti dei Nuclei di valutazione. Il procedimento di valutazione non prevede che i Nuclei debbano procedere ad una conferma o meno dell’autovalutazione del Dirigente scolastico. Ciò dovrebbe essere ancora più chiaro se si riflette sul fatto che la compilazione della parte seconda del Portfolio è facoltativa. Sia nelle rubriche di autovalutazione sia nelle rubriche di valutazione vengono utilizzati i medesimi descrittori, quantunque raggruppati diversamente, con lo scopo di permettere al Dirigente di compiere un’autovalutazione che prenda in considerazione tutti gli aspetti oggetto di valutazione della sua azione professionale complessiva.

  1. È opportuno compilare il campo “Elementi di contesto”?

La descrizione del livello di complessità del contesto in cui il Dirigente scolastico opera può risultare sicuramente utile per comprendere vincoli e opportunità che impattano sulla sua azione professionale. Molte scelte strategiche del Dirigente scolastico sono orientate, e a volte condizionate, dal contesto nel quale si trova ad operare. Una sintetica ma significativa descrizione del contesto può perciò servire al Dirigente scolastico per meglio motivare le scelte concernenti gli obiettivi e le azioni professionali, e sarà anche di fondamentale importanza per il Nucleo di valutazione, al fine di poter comprendere meglio il contributo del Dirigente scolastico al processo di miglioramento.

Parte terza del Portfolio – Obiettivi e azioni professionali

  1. Che rilievo assume la parte terza del Portfolio nel procedimento di valutazione?

La parte terza del Portfolio assume un rilievo fondamentale tra le fonti da cui il Nucleo di valutazione trae elementi utili per la formulazione del giudizio complessivo per ognuna delle tre aree, in quanto grazie ad essa si può evincere specificatamente “il contributo del dirigente al perseguimento dei risultati per il miglioramento del servizio scolastico previsti nel rapporto di autovalutazione” (Portfolio, p. 22).

  1. È opportuno che il Dirigente scolastico nella parte terza del Portfolio indichi tutte le azioni professionali svolte per la realizzazione degli obiettivi di processo indicati nel RAV?

È opportuno che il Dirigente scolastico si concentri, a propria scelta, sulla base delle risultanze del RAV e degli obiettivi inseriti nella lettera di incarico, su alcune azioni professionali significative (indicativamente due o tre) e descriva brevemente le azioni realizzate, documentando anche i processi più significativi avviati per il perseguimento degli obiettivi di miglioramento della scuola, con la possibilità di allegare file con dati ed evidenze, se non già contenuti nella documentazione inserita in piattaforma. In particolare il Dirigente scolastico, nella parte terza, dovrebbe riportare quelle azioni che evidenziano il valore aggiunto del proprio specifico professionale nella scuola.

  1. Perché la parte terza del Portfolio è strutturata su otto aree?

Le prime sette aree di processo non sono altro che le “le aree di miglioramento organizzativo e gestionale delle istituzioni scolastiche e formative direttamente riconducibili al dirigente scolastico, ai fini della valutazione dei risultati della sua azione dirigenziale, secondo quanto previsto dall’articolo 25 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e dal contratto collettivo nazionale di lavoro”, ai sensi dell’art. 6 comma 2, punto 2 del D.P.R. 80/2013. Inoltre, sono le aree all’interno delle quali si riconducono gli obiettivi di processo del RAV, interni al Piano di miglioramento, cui si collegano le più significative azioni professionali messe in atto dal Dirigente scolastico per il perseguimento degli obiettivi di miglioramento della scuola inseriti nella lettera di incarico (Portfolio, p. 15). Ad ogni modo il Dirigente scolastico nella compilazione della parte terza del Portfolio può decidere di non riferirsi esclusivamente alle azioni collegate con le sette aree degli obiettivi di processo, ma può inserire anche le azioni per il perseguimento degli obiettivi nazionali e regionali (tutti gli obiettivi presenti nella lettera di incarico saranno infatti riportati proprio all’inizio della parte terza). A tale scopo è presente l’area di processo “Altro”. In sostanza ciò che si chiede al Dirigente scolastico è di fare una selezione mirata delle azioni più significative che permettano al Nucleo di rilevare lo specifico della sua azione professionale.

  1. Quale è la funzione della parte terza del Portfolio rispetto alla compilazione delle rubriche di valutazione da parte del Nucleo di valutazione?

La parte terza del Portfolio è ineludibile nel processo di valutazione: in essa il Dirigente scolastico deve riportare e documentare cosa secondo lui è significativo e specifico della sua professionalità. Al Nucleo spetta valutare il contributo al perseguimento dei risultati di miglioramento previsti nel RAV (così come previsto dal comma 93 dell’art. 1 della L. 107/2015), facendo riferimento a diverse fonti ed evidenze, fra cui sicuramente la parte terza del Portfolio, ma anche ad altri documenti e la stessa visita e/o interlocuzione diretta (Portfolio, p. 23). La valutazione del Nucleo, quindi, deve tener opportunamente conto delle azioni professionali indicate dal Dirigente scolastico nella parte terza, ma deve anche rilevare tutti gli aspetti interni ai criteri del comma 93.

  1. Non sussiste il rischio che l’esplicita connessione delle azioni del Dirigente scolastico soltanto con gli obiettivi desunti dal RAV porti a sottovalutare aspetti rilevanti dell’azione del Dirigente scolastico non contemplate nel RAV?

Tale rischio potenzialmente non sussiste, in quanto il procedimento di valutazione del Dirigente scolastico è rivolto a tutta la sua azione professionale, che deve essere letta in modo globale e unitario, e il Nucleo di valutazione, proprio per valutare gli aspetti più generali dell’azione dirigenziale collegati con i criteri del comma 93 dell’art. 1 della Legge 107/2015, deve prendere in considerazione tutta una serie di documenti specificamente indicati nel Portfolio. È ovvio che nella sua quotidianità professionale il Dirigente scolastico svolge molte azioni, ma all’interno del procedimento di valutazione i passaggi ineludibili in cui si può riscontrare la pertinenza e la coerenza dell’azione dirigenziale volta al perseguimento dei risultati per il miglioramento del servizio scolastico sono le azioni legate agli obiettivi di processo interni al Piano di miglioramento.

  1. Considerato che ad oggi non è stato definito un modello specifico di RAV per i CPIA e pertanto per i Dirigenti scolastici dei Centri non è stato possibile definire degli obiettivi da inserire all’interno del nuovo incarico o ad integrazione dell’incarico in essere a partire dal RAV, il perseguimento di quali obiettivi il Dirigente è tenuto a documentare?

Tutti i CPIA hanno definito all’interno del proprio PTOF le priorità di miglioramento per il prossimo triennio. Il MIUR ha chiesto ai CPIA la trasmissione del PTOF e lo stralcio degli obiettivi di miglioramento ove inseriti nel Piano Triennale deliberato. Tali obiettivi, a seguito di verifica da parte del Direttore USR, sono stati utilizzati per la definizione dell’incarico dei Dirigenti scolastici in quanto a tutti gli effetti obiettivi di miglioramento della scuola.

  1. Che funzione svolge il Repertorio del Dirigente scolastico? È obbligatorio che il Dirigente scolastico vi faccia riferimento?

Il Repertorio è da intendersi come puro e semplice strumento di orientamento professionale, messo a disposizione del Dirigente scolastico esclusivamente al fine di supportarlo nella compilazione della parte terza del Portfolio: di conseguenza, non è obbligatorio che vi si faccia riferimento.

Parte terza del Portfolio – Sezione di caricamento dei documenti

  1. Quali documenti devono essere caricati obbligatoriamente nella sezione riservata presente nella parte terza del Portfolio?

Il Dirigente scolastico avrà cura di provvedere al caricamento dei documenti indicati nell’Allegato n. 1, la cui consultazione è ineludibile da parte del Nucleo di valutazione. Il Dirigente scolastico potrà nella stessa sezione caricare pochi e significativi altri documenti che riterrà strettamente necessari per fornire al Nucleo elementi particolarmente utili per la valutazione relativamente ai criteri generali indicati dalla L. 107/2015.

IL PROCEDIMENTO DI VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI PER L’A.S. 2016/17

  1. Cosa determinano le modifiche alla Direttiva 36 sul procedimento di valutazione dei Ds?

La Direttiva ministeriale n. 239 del 21/04/2017, avente ad oggetto “Modifiche alla Direttiva 18 agosto 2016 n. 36 sulla valutazione dei dirigenti scolastici” ed in corso di registrazione, ha stabilito che il procedimento di valutazione dei Dirigenti scolastici avrà effetto sulla determinazione della retribuzione di risultato a partire dall’anno scolastico 2017/2018. Di conseguenza nel corrente anno scolastico, 2016/2017, il procedimento verrà attuato ma senza produrre effetti sulla retribuzione di risultato, che sarà determinata, come negli anni precedenti, in relazione alla fascia di complessità dell’istituzione scolastica per la quale è stato conferito l’incarico dirigenziale

  1. I Dirigenti scolastici che andranno in quiescenza a partire dall’a.s. 2017/2018 saranno oggetto di valutazione?

Le modifiche apportate dalla Direttiva ministeriale 239 del 21/04/2017 comportano di fatto l’esclusione dal procedimento di valutazione dei Dirigenti scolastici che andranno in quiescenza a partire dall’a.s. 2017/2018, in quanto la loro retribuzione di risultato non sarà determinata dalla valutazione e gli stessi consigli di miglioramento interni al procedimento di valutazione non saranno ovviamente attuabili nei prossimi anni. I Direttori degli USR comunicheranno ai Dirigenti scolastici che saranno posti in quiescenza a partire dall’a.s. 2017/2018 l’esclusione dal procedimento di valutazione e dalla richiesta di compilazione del Portfolio.

  1. Per il corrente anno scolastico sono previste le visite presso le istituzioni scolastiche?

In considerazione del fatto che quest’anno i Nuclei di valutazione potranno iniziare a operare con l’inizio di giugno e che i mesi di giugno-luglio-agosto sono densi di impegni, è diventato inevitabile, per questo anno scolastico, sospendere le visite. Sono confermati, invece, i contatti a distanza: tutti i Dirigenti scolastici verranno contattati dai Nuclei entro novembre per approfondimenti sul Portfolio e sulla documentazione allegata.


Scuola, on line il portfolio del dirigente scolastico
Strumento chiave per lo sviluppo professionale e la valutazione

La valutazione delle e dei dirigenti scolastici entra nel vivo: è disponibile da oggi, sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la versione elettronica del portfolio del dirigente scolastico che conterrà informazioni che vanno dal curriculum, al bilancio delle competenze, agli obiettivi e alle azioni professionali.

Il portfolio consentirà alle dirigenti e ai dirigenti di analizzare i loro compiti e le loro competenze, di fare il punto sugli obiettivi di miglioramento. Sarà quindi uno strumento di supporto per il loro sviluppo professionale, ma anche uno strumento chiave per il processo di autovalutazione e di valutazione.

Il portfolio si compone di quattro parti. La prima (anagrafe professionale) raccoglierà informazioni professionali, dal titolo di studio agli incarichi ricoperti, sarà compilata dalle e dai dirigenti e sarà resa pubblica. La seconda parte riguarderà l’autovalutazione e il bilancio delle competenze: ogni dirigente potrà compilarla (non è obbligatorio) analizzando la propria capacità di gestione, di valorizzazione del personale, di promozione della partecipazione, di monitoraggio e rendicontazione. Questa parte consentirà a ciascuna e ciascun dirigente di riflettere sui propri punti di forza e debolezza, nell’ottica del miglioramento della propria professionalità. La terza parte, particolarmente rilevante ai fini della valutazione, sarà dedicata agli obiettivi e alle azioni professionali, sarà obbligatoria e pubblica, sarà compilata dalle e dai dirigenti che dovranno descrivere le azioni realizzate per raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano di miglioramento della loro scuola. Infine la quarta parte sarà dedicata alla  valutazione e agli eventuali consigli di miglioramento, sarà riservata al Nucleo di Valutazione, al Direttore dell’USR e al Dirigente scolastico.

Un primo video tutorial  introduce ed illustra l’utilizzo del portfolio. Ci sarà tempo, per la compilazione, fino al 30 giugno. Le dirigenti e i dirigenti hanno già avuto, l’8 febbraio scorso, una versione cartacea del portfolio per poter familiarizzare con lo strumento. La versione on line, intuitiva e di facile utilizzo, facilita la compilazione, che non richiede un investimento di tempo gravoso: si tratta di fare sintesi di informazioni e documenti già in possesso e soprattutto di evidenziare il proprio specifico professionale per il perseguimento degli obiettivi di miglioramento della scuola. La valutazione delle dirigenti e dei dirigenti ha preso il via ufficialmente con la direttiva numero 36 dello scorso agosto.

Nel frattempo sono stati adottati e pubblicati i Piani regionali di valutazione da parte degli Uffici scolastici. Tra febbraio e marzo le dirigenti e i dirigenti sono stati abbinati ai nuclei di valutazione, nei cui confronti sono state svolte  attività di informazione e formazione, che continueranno anche nei prossimi mesi. Fino a giugno si procederà con la compilazione del portfolio. Fra l’estate e l’autunno ci sarà da parte dei nuclei la vera e propria fase di valutazione  a partire dalla documentazione interna al  portfolio. Dall’anno scolastico 2017/2018 la retribuzione di risultato delle e dei dirigenti sarà legata al processo di valutazione.


Pubblicate le Linee guida per l’attuazione della Direttiva n. 36, del 18 agosto 2016, sulla valutazione dei dirigenti scolastici

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Valutazione dei dirigenti scolastici, pubblicate le Linee Guida

Giannini: “Processo atteso da 15 anni, aiuterà il miglioramento del sistema scolastico”

Sono disponibili da oggi sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca le Linee Guida per la valutazione dei dirigenti scolastici. Il documento rende operativa la direttiva firmata nei mesi scorsi dal Ministro Stefania Giannini.
“Si tratta di un processo atteso da 15 anni che ha lo scopo di investire sul miglioramento della professionalità dei nostri dirigenti, figure chiave dell’autonomia scolastica – sottolinea il Ministro -. Il sistema di valutazione a cui abbiamo lavorato è un sistema leggero, che si basa sui documenti e gli strumenti di pianificazione e programmazione che le scuole già utilizzano. Nessun appesantimento burocratico. Si parte dall’autovalutazione dei dirigenti che saranno poi accompagnati nel miglioramento del loro lavoro. La valutazione che parte oggi è un processo di supporto a tutto il sistema scolastico”.

Il documento

  • Le Linee guida individuano la tempistica del processo, i documenti e le procedure che saranno utilizzati per valutare i dirigenti, le dimensioni professionali che avranno un peso nel giudizio formulato dai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali attraverso la valutazione elaborata dai Nuclei preposti.
    Prima scadenza, gli obiettivi da assegnare ai presidi: già in questi giorni i Direttori degli USR li stanno definendo ed assegnando ai dirigenti scolastici. Gli obiettivi da raggiungere, coerenti con il Rapporto di autovalutazione e il Piano di miglioramento e formativo delle scuole, saranno validi per tre anni. Entro dicembre saranno formulati i Piani regionali per la valutazione. Mentre fra gennaio e maggio i dirigenti scolastici saranno coinvolti in un processo di autovalutazione attraverso una piattaforma on line simile a quella utilizzata per la produzione del Rapporto di autovalutazione da parte delle scuole.
    Cosa faranno i dirigenti? Scatteranno la fotografia del loro operato. Dovranno evidenziare, fra l’altro, le modalità organizzative messe in atto nella loro scuola, le modalità di gestione del personale, le azioni messe in campo per promuovere la partecipazione della comunità scolastica e il rapporto con le realtà del territorio e come hanno promosso il raggiungimento degli obiettivi che hanno ricevuto.
    Entro agosto 2017 ci sarà una valutazione di prima istanza da parte del Nucleo regionale con possibili visite nelle scuole. Successivamente arriverà la valutazione finale da parte del Direttore dell’USR. La restituzione dei riscontri della valutazione da parte del Direttore avverrà entro dicembre 2017.
    L’azione del Dirigente sarà valutata su tre diverse dimensioni professionali:
  • Direzione unitaria, promozione della partecipazione, competenze gestionali e organizzative finalizzate al raggiungimento dei risultati (a quest’area viene attribuito un peso pari al 60% nel risultato finale);
  • Valorizzazione delle risorse professionali, dell’impegno e dei meriti professionali (avrà un peso del 30%);
  • Apprezzamento dell’operato all’interno della comunità professionale e sociale (avrà un peso del 10%).

La valutazione avrà cadenza annuale e inciderà sulla retribuzione di risultato dei dirigenti scolastici. Quattro i livelli di raggiungimento degli obiettivi previsti: “pieno raggiungimento”, “avanzato raggiungimento”, “buon raggiungimento”, “mancato raggiungimento”.


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Martedì 28 giugno, alle ore 10.30, presso la Sala Comunicazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in Viale Trastevere 76/a, sono presentate la Direttiva e la prima nota applicativa sul Sistema di Valutazione dei Dirigenti Scolastici.


Valutazione dei dirigenti scolastici, firmata la direttiva
Giannini: “Da oggi abbiamo uno strumento in più per
il miglioramento del sistema”

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, ha firmato stamattina la direttiva per la valutazione dei dirigenti scolastici. “Dopo 15 anni di incertezze, attese e sperimentazioni, oggi siamo nelle condizioni di realizzare pienamente la valutazione dei dirigenti scolastici. Questo grazie ad un rinnovato quadro normativo, allo stanziamento di specifiche risorse economiche e alla presenza di risorse umane aggiuntive fra gli ispettori. Tutti effetti della legge 107, la Buona Scuola”, ha commentato Giannini, presentando il documento a Viale Trastevere alla presenza dei direttori generali degli Uffici Scolastici Regionali.

“Ora – ha proseguito – abbiamo in mano uno strumento in più per ottenere un obiettivo importante: il miglioramento del sistema scolastico”. Tre i criteri in base ai quali saranno valutati i dirigenti: “La capacità di indirizzo e di gestione della scuola peserà per il 60% sulla valutazione complessiva – ha spiegato il Ministro -. La capacità di valorizzare le risorse umane, il personale della scuola tutto (docente, amministrativo, tecnico e ausiliario) peserà per il 30%. Il restante 10% si baserà sull’apprezzamento dell’operato del dirigente da parte della comunità scolastica, di coloro che vivono e lavorano nella scuola”. I criteri sono contenuti nelle Linee Guida che saranno abbinate alla direttiva.

Cosa accade ora, in concreto? Ad agosto i dirigenti, oltre 7.000 in tutto il Paese, firmeranno il loro incarico all’interno del quale, per la prima volta, saranno inseriti obiettivi di miglioramento di tre tipi: obiettivi generali individuati dal Ministero, obiettivi legati alle specificità del territorio individuati dagli USR e obiettivi specifici collegati alla scuola che deriveranno dal RAV (il Rapporto di autovalutazione) dell’istituto che il dirigente dovrà guidare. Il RAV è il documento che, dallo scorso anno, le scuole hanno cominciato a compilare per darsi un ‘voto’ sulle cose fatte e fissare le priorità di sviluppo per gli anni successivi.

Un apposito nucleo di esperti compilerà la valutazione dei dirigenti. Quattro i ‘gradi’ di valutazione previsti dalla direttiva: mancato raggiungimento degli obiettivi, buon raggiungimento degli obiettivi, avanzato raggiungimento degli obiettivi, pieno raggiungimento degli obiettivi. L’esito della valutazione sarà utilizzato per la retribuzione di risultato dei dirigenti. Niente più fondi a pioggia, come accade oggi. In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi il dirigente potrà essere assegnato, in prima battuta, ad altra scuola. Se la valutazione negativa si ripeterà, sarà messo a disposizione dell’Ufficio Scolastico per svolgere altre mansioni. La valutazione si svolgerà con cadenza annuale a partire dal mese di settembre.



Illustrata alle OO.SS., il 6 maggio, la direttiva sulla valutazione dei Dirigenti scolastici

Come previsto dall’art. 1, cc. 93-94, della Legge 107/15, la valutazione dei dirigenti scolastici è effettuata dal Nucleo per la Valutazione dei Dirigenti scolastici (art. 25, c. 1, D.Lvo 165/01) ed è

  • coerente con l’incarico triennale e con il profilo professionale,
  • connessa alla retribuzione di risultato.

Nell’individuazione degli indicatori per la valutazione del dirigente scolastico si tiene conto

  • del contributo del dirigente al perseguimento dei risultati per il miglioramento del servizio scolastico previsti nel RAV (DPR 80/13), in coerenza con le disposizioni contenute nel D.Lvo 150/09,
  • dei seguenti criteri generali:

a) competenze gestionali ed organizzative finalizzate al raggiungimento dei risultati, correttezza, trasparenza, efficienza ed efficacia dell’azione dirigenziale, in relazione agli obiettivi assegnati nell’incarico triennale;
b) valorizzazione dell’impegno e dei meriti professionali del personale dell’istituto, sotto il profilo individuale e negli ambiti collegiali;
c) apprezzamento del proprio operato all’interno della comunità professionale e sociale;
d) contributo al miglioramento del successo formativo e scolastico degli studenti e dei processi organizzativi e didattici, nell’ambito dei sistemi di autovalutazione, valutazione e rendicontazione sociale;
e) direzione unitaria della scuola, promozione della partecipazione e della collaborazione tra le diverse componenti della comunità scolastica, dei rapporti con il contesto sociale e nella rete di scuole.

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Al via la valutazione dei dirigenti scolastici

Giannini: “Finalmente un sistema per valorizzarli e incentivare il miglioramento”

Le competenze gestionali e amministrative, la capacità di valorizzare il personale scolastico, l’apprezzamento del loro operato da parte della comunità scolastica. Sono alcuni dei criteri in base ai quali, a partire da settembre, saranno valutati i dirigenti scolastici.

“Dopo anni di attese, rinvii e sperimentazioni finalmente si parte. Con la Buona Scuola abbiamo messo i dirigenti scolastici al centro di un preciso progetto culturale che valorizza l’autonomia scolastica. Abbiamo dato a quelli che una volta si chiamavano presidi più strumenti per poter lavorare e più responsabilità. Per questo è necessario attivare un sistema oggettivo e trasparente di valutazione del loro operato che preveda incentivi crescenti per chi raggiunge gli obiettivi di miglioramento della propria scuola”, spiega il Ministro Stefania Giannini.

Oggi la direttiva sulla valutazione dei dirigenti scolastici è stata illustrata al Miur alle Organizzazioni Sindacali e sarà firmata nei prossimi giorni dal Ministro dell’Istruzione dopo il vaglio del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Di valutazione dei dirigenti si parla dal 2000, sono state fatte alcune sperimentazioni negli anni successivi, ma il sistema non è mai concretamente partito.
Cosa accadrà con la nuova direttiva? Quando firmeranno il loro contratto, in agosto, i dirigenti scolastici troveranno inseriti in questo documento gli obiettivi di miglioramento che saranno di tre tipi: ci saranno obiettivi generali individuati dal Ministero, obiettivi legati alle specificità del territorio individuati dagli USR e obiettivi specifici sulla scuola che deriveranno dal RAV (il Rapporto di autovalutazione) dell’istituto che il dirigente dovrà guidare. Il RAV è il documento che dal 2015 le scuole compilano per darsi una ‘voto’ sulle cose fatte e fissare le priorità di sviluppo per gli anni successivi.

Un apposito nucleo di esperti compilerà la valutazione dei dirigenti con un esito che potrà andare dal mancato raggiungimento degli obiettivi al completo raggiungimento che corrisponderà ad una valutazione ‘eccellente’. L’esito della valutazione sarà utilizzato per la retribuzione di risultato dei dirigenti. La valutazione si svolgerà con cadenza annuale. In caso di valutazione negativa il dirigente sarà supportato dall’Usr nel miglioramento del proprio lavoro. Sono previsti casi di non rinnovo del contratto presso la scuola affidata al dirigente solo in caso di responsabilità dirigenziali gravi, come già stabilito dal decreto legislativo 165 del 2001.
“La valutazione dei dirigenti ha come obiettivo principale – conclude il Ministro – la loro crescita professionale e, di conseguenza, il miglioramento della comunità scolastica in cui operano. È la prima volta che il nostro Paese affronta concretamente tale percorso che, secondo gli obiettivi di questo Governo, porterà ad una vera attuazione dell’autonomia scolastica, per troppo tempo attesa e mai realizzata fino in fondo”.