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Scuola, Bianchi incontra i sindacati: tutti i prof in cattedra il 1°settembre

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Primo faccia a faccia dell’era Draghi. Le altre due priorità: vaccinare subito il personale e utilizzare bene i fondi Ue

Il primo faccia a faccia tra Patrizio Bianchi e i sindacati della scuola si è concluso con tre impegni iniziali, e un nuovo calendario di incontri per riannodare un dialogo sulle questioni urgenti, non solo legate all’emergenza sanitaria. Il primo impegno condiviso dal neo ministro dell’Istruzione e dai sindacati è quello di avere i docenti tutti in cattedra il 1° settembre. Un impegno “non da poco conto” visto che non è mai stato raggiunto, anche in anni non Covid. Il ministro ha annunciato (l’ennesimo) tavolo su reclutamento, formazione continua e sul tema della mobilità. Il cambio di passo, almeno in base alle prime parole, è sull’obiettivo: «Servono operazioni strutturali, dobbiamo uscire dalle azioni congiunturali e dalla continua emergenza», ha detto Bianchi.

Subito i vaccini ai prof

Il secondo impegno immediato condiviso tra le parti è l’accelerazione sui vaccini al personale scolastico. La priorità, ha detto Bianchi, è «vaccinare il personale il prima possibile: bisogna andare a scuola sentendosi in sicurezza». Il ministero dell’Istruzione, in raccordo con quello della Salute, sta monitorando la situazione relativa ai contagi e alle varianti del Covid-19.

Usare bene i fondi Ue

Il terzo impegno, più di prospettiva, è quello di utilizzare al meglio i fondi del Recovery Plan. «Insieme dobbiamo lavorare per una scuola in cui l’eguaglianza sia il punto di partenza, una scuola inclusiva, accogliente, capace di rispondere ai bisogni di tutte le studentesse e tutti gli studenti – ha aggiunto il ministro -. Riportarla al centro del Paese deve essere il nostro primo obiettivo. Abbiamo una straordinaria opportunità rappresentata dal Next generation Eu, un’importante quota di investimenti con cui possiamo disegnare insieme una scuola nuova». Ci sarà un tavolo anche sulla trasparenza dei dati. Il ministro ha manifestato la volontà di incontrare con regolarità le organizzazioni sindacali, attivando un “dialogo continuo”. Le prime reazioni sindacali sono positive: «Apprezziamo la disponibilità di Bianchi all’ascolto, serve un cambio di passo», dicono sostanzialmente in coro tutte le sigle.

Ordinanza della Puglia: con la ripresa della scuola in presenza più contagi

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

«In Puglia la curva epidemica è caratterizzata da una generale riduzione dell’andamento dei contagi nelle ultime settimane, dopo una ripresa dell’incidenza successiva alle festività natalizie»; ma «dalla metà del mese di gennaio», con la ripresa delle lezioni in presenza nelle scuole elementari e medie «si osserva un incremento dei nuovi casi nelle fasce di età 3-5 anni, 6-10 e 11-13 anni, ma non 14-18 anni»: è quanto viene riportato nell’ordinanza regionale con la quale il governatore Michele Emiliano ha disposto la didattica digitale integrata per tutte le scuole sino al 14 marzo, dopo la sospensione della precedente ordinanza da parte del Tar Puglia.

Per motivare la decisione di un nuovo provvedimento, il governatore riporta una indagine epidemiologica svolta dal dipartimento Salute nella quale si evince la ripresa dei contagi nelle scuole. «I dati della sorveglianza scolastica – si legge – consentono di osservare che, all’aumento della didattica in presenza, registrato nelle scuole di tutti i gradi (anche se in misura sostanzialmente minore nelle secondarie di secondo grado), è corrisposto un aumento in valori assoluti dei contagi tra gli studenti. Nonostante il rallentamento dei contagi in ambito scolastico, il tasso di nuovi positivi settimanali tra gli studenti rimane superiore al tasso riscontrato nella popolazione generale»; e «risulta in costante e importante aumento il numero dei soggetti (sia tra gli studenti che nel personale) per cui è stato disposto un provvedimento di isolamento/quarantena».

Secondo la task force anti Covid pugliese, «l’aumento della frequenza scolastica, comportando un aumento del numero dei contatti interpersonali, aumenta il rischio dei contagi che in effetti sono apparsi in incremento fino alla precedente settimana di monitoraggio. Il dato deve essere tuttavia letto anche prendendo in considerazione gli effetti della circolazione di varianti virali nella popolazione scolastica, in particolare nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle secondarie di I grado, che è stato possibile osservare in alcune regioni dove sono stati isolati i ceppi inglese e brasiliano. Tale circostanza impone l’assunzione di stringenti iniziative di carattere preventivo, adottando nuove misure finalizzate alla massima limitazione dei contatti interpersonali, per contenere il rischio di una nuova ripresa dei contagi, nelle more di completare la campagna vaccinale».

Sicilia, scuole superiori in presenza fino al 75%

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Da lunedì prossimo, primo marzo, nelle scuole superiori della Sicilia la didattica in presenza potrà raggiungere il 75%. Le disposizioni, decise dal governo regionale guidato da Nello Musumeci, sono contenute in una circolare dall’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla. In base a quanto previsto, la soglia non sarà obbligatoria fin da subito: ai dirigenti degli istituti secondari di secondo grado, infatti, sarà data la facoltà di raggiungere in maniera graduale e progressiva l’obiettivo della percentuale massima del 75% in base alle specifiche situazioni di ogni singola scuola e del relativo contesto.

«Con l’occhio sempre rivolto all’andamento dell’epidemia sul territorio regionale e nel massimo rispetto dei criteri posti alla base della tutela della salute pubblica, anche attraverso lo screening della popolazione scolastica – dice l’assessore Lagalla – ci apprestiamo a compiere quest’ultimo, e speriamo definitivo, passo per ripristinare la funzionalità scolastica al più alto livello concesso dalle ordinanze vigenti, fiduciosi che possano essere restituite a docenti e studenti, meritata normalità e recuperata attenzione all’importanza dei processi di apprendimento vissuti all’interno della comunità educativa».

La circolare prevede, inoltre, che «la soglia del 75% di didattica in presenza dovrà essere compatibile con l’organizzazione interna ai vari istituti e con la possibilità di rispettare le previste misure anti-coronavirus. Resterà sempre garantito il regolare accesso alle lezioni agli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali. Le disposizioni contenute nella circolare si estendono anche agli Istituti tecnici superiori (Its) e ai percorsi di formazione professionale in obbligo scolastico (Iefp)».

Parallelamente all’innalzamento della soglia della didattica in presenza, a partire dal primo marzo è previsto un aumento della capacità del trasporto pubblico locale. L’assessorato regionale alle Infrastrutture e alla mobilità, guidato da Marco Falcone, ha assicurato infatti che da lunedì la capacità dei mezzi sarà adeguata ai nuovi flussi di passeggeri. Per questo nella circolare si chiede ai prefetti, ai quali è stata indirizzata per conoscenza, di vigilare su questo aspetto.

La didattica in presenza al 75% nelle scuole superiori della Sicilia, in ogni caso, resterà in vigore compatibilmente con la situazione epidemiologica: il governo Musumeci non esclude, infatti, possibili modifiche alla percentuale di didattica in presenza se l’andamento dei contagi nell’Isola dovesse cambiare.

Il 70% delle scuole ha attivato servizi di supporto psicologico

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha incontrato ieri a Roma nella sede di Viale Trastevere il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi, David Lazzari.
Al centro dell’incontro la condivisa necessità di andare avanti sulla piena collaborazione tra la Scuola italiana e gli Psicologi per arginare fenomeni di disagio e sofferenza tra gli studenti, in particolare in questa fase caratterizzata dal pesante impatto della pandemia. Per questo, sarà ulteriormente rafforzato il protocollo d’intesa esistente tra Istruzione e Ordine degli Psicologi.

Durante l’incontro è emerso che oltre il 70% degli istituti ha attivato azioni di consulenza psicologica in favore degli studenti, un dato significativo ma ancora non sufficiente per garantire il supporto richiesto dall’emergenza sanitaria.

Assegnati i premi europei 2021 per la didattica online in eTwinning

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Record di vittorie per i docenti italiani ai Premi europei eTwinning 2021, il più importante riconoscimento della community europea per progetti didattici tra scuole del Programma Erasmus+.

Tra gli 870 progetti candidati nelle 4 categorie per fascia d’età e nelle 8 categorie speciali, sono stati 7 i progetti premiati con 9 docenti italiani coinvolti (inclusi i secondi posti), che, con le loro classi e i rispettivi partner internazionali, hanno ottenuto il premio europeo per il lavoro svolto in eTwinning.

Tra le categorie per fascia d’età sponsorizzate dalla Commissione europea, sono due i progetti premiati che hanno visto la partecipazione di docenti italiani: “Animal Friends in an Animal-Friendly World”, per la categoria 7-11 anni, di Monica Frigerio, dell’Ics Como Rebbio (Co) e Annamaria Olmo dell’Ics “Corso Soleri” di Cuneo, e “Myth’arts: myths in art and littérature”, che vede tra i partner la docente Maria Lorenza Campanella del Liceo Scientifico Statale “G. Berto” di Vibo Valentia (Vv). Sempre nelle categorie per età, secondi posti “italiani” per i progetti “Steam-tastic” di Barbara Trivelli, Ics “Giovanni XXIII” di Terni (categoria 0-6 anni e già vincitore del Premio nazionale eTwinning 2020) e “Listen to my radio: Breaking news!” di Francesca Falconi, insegnante del liceo statale “T. Mamiani” di Pesaro (Pu), nella categoria 16-19 anni. Nelle categorie speciali (per singola tematica o materia) premio per “eco_fab_lab” di Rita Giovanna Ogliari e Nadia Manclossi, dell’Iiss “G. Galilei” di Crema (Cr) per la categoria speciale “Cittadinanza”; il progetto “Leonardo da Vinci”, dell’insegnante Susanna Piron, del XI Ics “A. Vivaldi” di Padova nella categoria “Lingua francese”, e “Stem is…on fire!” di Mariausilia Ruocco, della Dds Gragnano 2 “O. Lizzadri” di Gragnano (Na) per la categoria “Marie Curie” per i progetti di materie scientifiche.

La cerimonia ufficiale di premiazione avverrà nel corso della prossima Conferenza europea eTwinning, in programma a novembre, alla presenza dei rappresentanti della Commissione europea.

Incontro Bianchi-sindacati: tramonta l’ipotesi di andare tutti a scuola fino a fine giugno

da Corriere della sera

Tramonta definitivamente l’ipotesi di un allungamento dell’anno scolastico fino a fine giugno. Lo si era già intuito, del resto, quando la settimana scorsa Patrizio Bianchi come primo atto da neo ministro aveva messo mano alle ordinanze per gli esami di Stato, confermando l’avvio della Maturità fin dal 16 giugno e la consegna dell’elaborato di terza media entro il 7 giugno. E’ evidente infatti che se i docenti saranno impegnati nelle commissioni d’esame non potranno contemporaneamente anche occuparsi dei recuperi. L’ipotesi di una rimodulazione del calendario era stata ventilata dallo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo discorso sal Senato, sollevando non poche preoccupazioni fra i sindacati visto che, in presenza o a distanza, ma i docenti quest’anno hanno continuato a lavorare sempre, anche nei periodi peggiori. A sciogliere ogni dubbio tendendo una mano ai lavoratori della scuola ci ha pensato lo stesso Bianchi che fin da subito aveva precisato come eventuali modifiche del calendario andassero comunque concordate con le Regioni.

Si parte da settembre

Nel suo primo incontro con i sindacati, dopo aver chiesto ai rappresentanti di categoria di «portare a tutti i lavoratori della scuola la stima e la riconoscenza mia e del Governo», il ministro ha chiarito che «su tempi e luoghi della scuola e sul modello operativo per recuperare i gap di socialità e apprendimento individuale» è già stato attivato «un gruppo di lavoro composto da personale del Ministero e figure che operano sul territorio, dirigenti scolastici, insegnanti, esperti in materia di disuguaglianze». Qualunque soluzione non andrà calata dall’alto ma sarà modulata a seconda delle necessità specifiche di ciascun territorio e di ciascuna realtà scolastica eventualmente anche chiamando a collaborare il terzo settore. «È positivo che la questione non sia stata posta nei termini semplicistici e banalizzanti di un eventuale allungamento del calendario – afferma Maddalena Gissi della Cisl scuola -. Per quanto ci riguarda, confermo che dovranno essere le scuole, sulla base di una puntuale conoscenza del fabbisogno, a valutare ciò che può essere utile e necessario fare e quali modalità utilizzare per eventuali azioni di recupero. Credo sia giusto promuovere e favorire anche il coinvolgimento di altri soggetti (enti locali, terzo settore, ecc.) attraverso “patti di comunità” in cui la scuola diventa punto essenziale di riferimento».

Concorsi o sanatoria?

Qualche indicazione arriva anche per quanto riguarda il nuovo anno scolastico: con i sindacati Bianchi ha detto di voler accelerare il «reclutamento», cioè l’assunzione dei professori a settembre e per questo vuol creare un altro tavolo di confronto. Più facile a dirsi che a farsi, anche perché il ministro ha «annunciato soluzioni strutturali». Bianchi ha confermato che ci sono 213 mila insegnanti precari che attendono di essere regolarizzati. La maggior parte di loro però non ha i requisiti per essere promossa di ruolo (visto che per legge si viene assunti dopo aver passato un concorso). A settembre ci saranno circa 100 mila cattedre da riempire (60 mila rimaste scoperte nell’ultima tornata di assunzioni più almeno 30 mila dai pensionamenti di quest’anno) ma il ministero avrà a disposizione soltanto i 30 mila vincitori del concorso straordinario che si è appena concluso mentre gli altri 30 mila che dovrebbero uscire dal prossimo concorso ordinario non arriverebbero in tempo nemmeno se le prove partissero subito. Secondo i sindacati si potrebbe pensare ad un percorso speciale per i precari di lungo corso, senza passare per il concorso.

Covid, torna l’incubo scuole: a far paura ora sono le varianti

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA – Le scuole sono tornate al centro delle cronache Covid. Il mantra “la scuola è sicura”, così fuorviante nella precedente stagione di governo, non viene neppure più accennato. Le varianti hanno cambiato il punto di vista anche di un Comitato tecnico scientifico che in autunno voleva convincere il governo a tenere tutta l’istruzione aperta, in nome della tutela del sapere e dell’integrità psichica dello studente. D’altro canto, per la prima volta l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, venerdì scorso, ha indicato come la fascia d’età 8-19 anni sia in qusto momento quella con più contagi.

Il legame varianti Covid-adolescenti, e ovviamente adolescenti-scuola, ha trovato un’altra conferma nell’istituto del Quartiere africano di Roma, il Sinopoli di Via Mascagni: dopo aver conosciuto un caso di “inglese” – con la chiusura di materna ed elementare del plesso -, la scuola media ha certificato la presenza della “brasiliana”, la forma del virus che sta assediando l’Umbria e che ancora non si era vista nel Lazio. Otto persone, due insegnanti e sei studenti, al momento sono positive. Per millecinquecento discenti, docenti e amministrativi nei prossimi cinque giorni è previsto il controllo epidemiologico. La Sinopoli, ovviamente, è chiusa.

Negli ultimi tre giorni sei le scuole fermate per Covid a Roma, soprattutto istituti per l’infanzia ed elementari. La variante inglese, il cui focolaio è stato avvistato in un plesso di Carpineto, la larga provincia di Roma, ha portato il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, a far chiudere gli edifici in zona, dai nido alle superiori, e a dichiarare aree rosse sia Carpineto che Colleferro. Il sindaco di AnagniDanile Natalia, ha avvistato il problema e vietato l’ingresso agli istituti scolastici della sua città ai ragazzi di Carpineto e Colleferro. Due casi di variante inglese, su diciannove totali, sono stati certificati in una primaria del Comune di Fiumicino, sempre Città metropolitana di Roma.

L’Associazione presidi: “Possibile ritorno alla Dad”

“La situazione è preoccupante”, dice Mario Rusconi presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio. “Se doppia mascherina o protezioni Ffp2 non dovessero bastare, è necessario mettere le classi in quarantena e ricorrere alla Didattica a distanza”.

Dieci contagi nella scuola elementare Marconi di Cecina hanno contribuito a far passare il comune livornese in zona rossa. E l’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini, ha spiegato che a Bologna e nella sua provincia nelle ultime settimane c’è stato un “incremento significativo” dei contagi da Covid: “Anche nel settore della scuola”. Donini ha chiesto all’Azienda sanitaria di attivare maggiori risorse per assicurare le attività di contact tracing e sorveglianza: “Siamo nel picco epidemico”.

L’area più critica resta la Lombardia settentrionale. Gli istituti scolastici sono stati chiusi a Brescia, in sette comuni in provincia di Bergamo e in uno nel Cremonese: in queste zone è scattata la zona arancione rafforzata. In Lombardia, nella settimana dal 15 al 21 febbraio, sono stati 547 i casi di tamponi positivi segnalati dalle scuole all’Ats Città metropolitana di Milano. Sono 409 alunni e 138 operatori scolastici. Il numero di persone isolate, invece, è a quota 6.106, di cui 5.902 alunni e 204 operatori. Dei 547 positivi, 20 sono del nido, 76 della scuola dell’infanzia, 149 della primaria, 118 della secondaria di primo grado e 184 di quella di secondo grado.

Soligo, frazione di Treviso, è stata fermata un’intera scuola elementare con le sue dieci classi. E così a La Maddalena, in provincia di Sassari, dove una bambina è stata colpita dalla variante inglese. In venti comuni della provincia di Ancona, capoluogo compreso, la diffusione del contagio si è concentrata in alcune classi e in alcuni plessi. Tutti e venti sono in zona arancione.

E il piano “unità mobili” non decolla

Non decolla, per ora, il piano “unità mobili”, una sorta di pronto interventio nelle scuole per circoscrivere il contagio accertato e avviare una rapida e selettiva campagna di isolamento e tamponi rapidi. Lo ha chiesto il ministero dell’istruzione su indicazione del Cts, coinvolge Difesa, Esercito e Protezione civile.

In Puglia, dove il Tar aveva sospeso l’ordinanza regionale “studenti tutti a casa” accogliendo l’istanza del ricorso presentato dal Codacons Lecce e da un gruppo di genitori. il presidente Michele Emiliano ha firmato una nuova ordinanza che tiene ogni ciclo in Didattica a distanza (ora chiamata Did, integrata) fino al 14 marzo. Sono ancora in Didattica a distanza l’Alto Adige e l’Abruzzo.

In diverse Regioni, come abbiamo raccontato nella newsletter “Dietro la lavagna”, sono partite le vaccinazioni al personale scolastico. La Toscana ha bruciato le tappe, il Lazio è partito ma i tamponi sono pochi: nel primo giorno sono stati vaccinati con Astrazeneca 4.000 docenti. Il Piemonte ha aperto le adesioni al vaccino per gli under 55 e così la Puglia. In Abruzzo si stanno vaccinando sia i docenti scolastici che il personale universitario, non senza problemi. Da lunedì scorso ci si prenota per le maestre dell’infanzia in Veneto e in Emilia-Romagna, dove si sono registrati ritardi. Le Marche partiranno dal primo marzo.

In Calabria il presidente facente funzione, Antonino Spirlì, ha annunciato che dalla prossima settimana inizierà la vaccinazione del personale della scuola, che si protrarrà per 15-20 giorni, durante i quali gli istituti resteranno chiusi. La campagna non decolla in Lombardia e in Sicilia, dove le indicazioni sono state fin qui contraddittorie, come denuncia la segretaria generale della Cisl scuola, Maddalena Gissi.

In generale, resta irrisolta la questione dei docenti pendolari, esclusi dalla vaccinazione sia nella regione dove insegnano che in quella di residenza.

Scuole Sicilia, didattica in presenza al 75% dal 1° marzo: tutte le info utili

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

Didattica in presenza fino al 75% nelle scuole superiori siciliane a partire da lunedì 1 marzo. A stabilirlo è una circolare appena firmata dall’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla.

La soglia del 75% non sarà obbligatoria fin da subito ma ai dirigenti degli istituti secondari di secondo grado sarà data la possibilità di raggiungerla in maniera graduale e progressiva in base alle specifiche situazioni di ogni singola scuola.

La didattica in presenza al 75% resterà in vigore compatibilmente con la situazione epidemiologica: il governo Musumeci non esclude infatti modifiche se l’andamento dei contagi nell’Isola dovesse cambiare.

La circolare prevede che la soglia del 75% di didattica in presenza dovrà essere compatibile con l’organizzazione interna ai vari istituti e con la possibilità di rispettare le misure anti Coronavirus. Come accade già adesso, resterà sempre garantito il regolare accesso alle lezioni agli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali. Le disposizioni contenute nella circolare si estendono anche agli Istituti tecnici superiori e ai percorsi di formazione professionale in obbligo scolastico

Parallelamente all’innalzamento della soglia della didattica in presenza, a partire dal primo marzo è previsto anche un aumento della capacità del trasporto pubblico locale. L’assessorato regionale alle Infrastrutturee alla mobilità ha assicurato che da lunedì la capacità dei mezzi saràadeguata ai nuovi flussi. A vigilare su questo aspetto saranno i prefetti.

“Con l’occhio sempre rivolto all’andamento dell’epidemia sul territorio regionale e nel massimo rispetto dei criteri posti alla base della tutela della salute pubblica, anche attraverso lo screeningdella popolazione scolastica – sottolinea l’assessore Lagalla – ci apprestiamo a compiere quest’ultimo, e speriamo definitivo, passo per ripristinare la funzionalità scolastica al più alto livello concesso dalle ordinanze vigenti, fiduciosi che possano essere restituite a docenti e studenti, meritata normalità e recuperata attenzione all’importanza dei processi di apprendimento vissuti all’interno della comunità educativa”. 

Poi aggiunge: “Finora abbiamo supportato il riavvio delle attività scolastica con i Piani provinciali per i trasporti pubblici aggiuntivi redatti grazie al supporto dei prefetti e sentendo le scuole e gli studenti – spiega l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità Marco Falcone – Il sistema ha funzionato e, a breve, sfrutterà il numero massimo dei veicoli programmati nei singoli piani. Aumentano le capienze e la sicurezza sanitaria di pari passo con l’aumento dei ragazzi in classe, a tutela loro, delle famiglie e di tutti i lavoratori di scuola e trasporti”.

Il ritorno dell’Orto Didattico

Scuola all’aperto
Il ritorno dell’Orto Didattico

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Scuola all’aperto e orti didattici sono l’orientamento che con l’arrivo della bella stagione molte scuole italiane hanno scelto di sviluppare tenuto conto che la qualità dell’aria all’interno delle aule, nonostante il costante ricambio d’aria, e per i più attenti l’installazione di purificatori, non garantiscono la piena sicurezza dalla diffusione dal virus SARS COV2.

Se non fosse per questo motivo non si comprenderebbe l’obbligo, nonostante il distanziamento di un metro di tutte le rime buccali, d’indossare la mascherina da parte di tutto il personale scolastico e degli studenti per tutta la durata delle ore di lezione, ad eccezione del tempo dedicato alla merenda e alla mensa per ovvi motivi.

Infatti bisogna tenere conto che tutti gli ambienti di apprendimento sono stati profondamente modificati, con l’adozione dei banchi singoli e la disposizione degli stessi secondo layout ben definiti al fine di garantire il distanziamento e le vie di fuga, con un ridimensionamento delle aule che, alla vigilia della definizione degli organici da parte delle istituzioni scolastiche, comporta una deroga al numero massimo di studenti per classe prevista dal DPR 81/2009, dovuta al nuovo limite imposto dalla capienza in sicurezza delle aule.

In quest’ottica d’innovazione degli ambienti di apprendimento interessante la direzione che hanno intrapreso alcuni istituti di tutta Italia di costituirsi nella rete nazionale di scopo “Scuole all’aperto”, ispirata alla pedagogia della lumaca di Gianfranco Zavalloni, la cui finalità  è la sperimentazione e divulgazione di buone pratiche didattiche outdoor, in rinnovati ed interessanti spazi di apprendimento all’aperto, che vanno dalle aree di pertinenza degli edifici scolastici, ai parchi urbani, alle piazze e angoli di contesti urbani, fino a vere e proprie escursioni naturalistiche, con un apprendimento per esplorazione della natura, con la sua ricca varietà di biotopi che affascina ed arricchisce gli studenti.

Dal 2019, anno del primo accordo triennale in cui si sono avviate e sperimentate forme di  promozione e coordinamento della rete di scopo nazionale “Scuole all’aperto” e l’organizzazione delle prime attività seminariali, di disseminazione e di documentazione delle buone pratiche didattiche all’aperto, ad un nuovo protocollo in corso di revisione che tiene conto di un’espansione della rete in molte Regioni d’Italia e ne ricerca pertanto di fatto una nuova governance della stessa.

Una rete oggi estesa alle regioni dell’Emilia Romagna, con la scuola capofila, Toscana, Trentino, Sicilia, Piemonte e che verrà affiancata da uno staff tecnico che possa supportare e sostenere l’avvio e l’individuazione delle competenze utili per la formazione/facilitazione di tutte le attività di Learning outdoor.

Presupposto indispensabile per la buona realizzazione di ambienti di apprendimento negli spazi aperti delle nostre città, deve essere il fatto di Istituzioni che dialogano in una sinergia che consente di realizzare innovazioni, progetti e attività didattiche impensabili senza, se si pensa alle difficoltà di un sistema burocratico, come quello degli uffici amministrativi, e alla conseguente struttura normativa degli enti locali in Italia.

Occorre pertanto un’amministrazione degli enti locali attenta e in grado di dare risposte immediate alle richieste del mondo della scuola, che in alcune realtà particolari si traduce in un dialogo con istituti spesso aderenti al Movimento di Avanguardie Educative, in quanto vocati all’innovazione, ricerca e sperimentazione didattica.

Il ritorno alle tradizioni contadine, ai tempi lenti della natura, alla pedagogia della lumaca di Gianfranco Zavalloni, ad un tempo in cui nella cultura contadina il calendario di “Frate Indovino” scandiva le stagioni e affascinava bambini e adulti con la sua puntuale descrizione dei lavori da eseguire e delle piante da seminare e mettere a dimora.

La scuola dell’infanzia con i suoi campi di esperienza, con le sue routine, ma anche con i suoi piccolissimi plessi diffusi capillarmente in tutto il territorio nazionale, presenta le condizioni ideali per uno sviluppo immediato di questi nuovi ambienti di apprendimento.

I maestri si sa conservano quella limpidezza dell’anima che solo chi lavora con i bambini può avere, emotivi certo, impulsivi a volte, fantasiosi pure, ma indubbiamente dalla spiccata voglia di fare e soprattutto di far fare e far conoscere, ovvero acquisire quelle competenze che poi faranno la differenza nel successo scolastico successivo e nei processi di life long learning della  vita in generale.

Non è un caso che le politiche comunitarie negli ultimi anni stanno puntando sempre più sugli ECEC , “Early Childhoot Education and care, sui servizi educativi dell’infanzia, con l’Italia al posto di onore grazie a realtà come “Reggio Children” ispirata ai Cento Linguaggi dei Bambini di Loris Malaguzzi, ma soprattutto ad una scuola dell’infanzia italiana che dai muri colorati delle aule delle sue sezioni dei suoi piccoli plessi offre un servizio educativo che tutto il mondo ci invidia e che continua ad essere in continua evoluzione, basti pensare al D.lgs. 65 del 2017 e ai suoi “Poli dell’Infanzia”.

Tra le attività all’aperto più interessanti, il posto in prima fila spetta agli orti didattici che, in alcune realtà, sono spesso associate a servizi mensa innovativi i quali  utilizzano prevalentemente per la preparazione dei pasti, i prodotti coltivati dai bambini.

Un’educazione alla filiera corta, ma anche un contesto dove sviluppare nuove forme di dialogo con le famiglie e soprattutto con i nonni, spesso coinvolti in attività di volontariato, e ad un ritorno ad un rapporto con la natura, alla base dello sviluppo della civiltà.

In fondo si sa la conoscenza del mondo parte dall’esplorazione dello stesso, e cosa c’è di più affascinante per un bambino di veder nascere e crescere un essere vivente.

Per i bambini l’orto didattico è questo e non solo, un modo intanto per stare all’aperto, avvolti dai colori di una giornata di sole, con il celeste del cielo e il giallo del sole e il verde delle piante, che ci ricordano quanto è bella la vita.

Un modo per conoscere le piante, imparare a classificarle, apprendere sul campo le lavorazioni agricole di base, ma allo stesso tempo vedere come tutto in natura si trasforma in un armonioso e crescendo ritmo che solo la vita sa dare.

E se all’interno delle sezioni la vita prende forma nelle coltivazioni idroponiche con gli atelier botanici e scientifici, all’esterno l’orto didattico diventa l’ambiente di apprendimento dove i campi di esperienza trovano il contesto ideale per creare quello scaffolding caro a Jerome Brumer nei piccoli alunni, consentendo un naturale apprendimento e lo sviluppo di processi cognitivi che è impensabile ottenere in questa fascia di età attraverso il lavoro nelle aule e al chiuso delle sezioni.

C’è da dire anche che molti comuni sono fortunati ad avere dei plessi della scuola dell’infanzia progettate con un linguaggio architettonico naturalmente vocato per le lezioni e le attività all’aperto.

Non è un caso la rapida diffusione della rete di scuole all’aperto, oggi al centro di un ampio dibattito educativo dovuto dalla necessità di trovare ambienti di apprendimento adeguati alle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria in atto.

Certo, dietro le iniziative di successo ci sono sempre uomini e donne motivati e determinati, come i maestri, gli amministratori pubblici, le associazioni di volontariato, ma anche il mondo dell’impresa che in alcune regioni d’Italia è particolarmente sviluppato nel settore floro- vivaistico e nella coltivazione delle piante in generale.

E mentre nella scuola dell’infanzia, in molte realtà italiane, soprattutto al Sud favoriti dal Clima mite per la maggior parte dell’anno, sono già state avviate numerose attività didattiche, con l’emergenza sanitaria in atto il fenomeno si è esteso naturalmente anche ai bambini e ai ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, sfruttando gli spazi esterni di cui molti istituti dispongono, ma anche quelli pubblici dei parchi e delle piazze adiacenti ai plessi scolastici.

E se per le scuole aderenti alla rete molto è già stato avviato, negli altri istituti si avverte un naturale tendenza ad aprirsi all’esterno. Certo andrebbe meglio regolamentato l’uso delle mascherine, in modo da poter usufruire del vantaggio offerto dalla purezza dell’aria rispetto ai locali al chiuso, che in alcune piccole realtà ed in particolare in quelle ubicate in territori montani e di collina è davvero notevole.

Scuola all’aperto dunque, e perché no, orti didattici, un coltivare per far crescere e crescere ad unisono, per una rinnovata sensibilità e rispetto per l’ambiente alla base dei Goal del programma dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 che 193 Paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto nel 2015. 

Pensare all’entusiasmo di molti amministratori comunali, alla notizia di adesione alla rete nazionale “scuole all’aperto” degli istituti ricadenti sul loro territorio, che già immaginano gli studenti immersi nei bellissimi e pittoreschi spazi urbani delle loro città.

Ma di fatto anche l’arricchimento di questi contesti dovuto dalla presenza dei bambini che da soli riescono ad animare il mondo.

Scuola all’aperto dunque, orti didattici, escursioni naturalistiche e urbane, percorsi di valorizzazione del patrimonio culturale, nuovi modi per fare didattica, ma soprattutto per rimettere al centro lo studente che apprende in un rinnovato rapporto con la realtà naturale, sempre più compromesso dall’avvento della didattica digitale.

Bianchi annuncia un gruppo di esperti per i recuperi. I sindacati: “Siano le scuole a valutare”

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Il primo incontro del Ministro Bianchi con i sindacati ha visto anche un primo aggiornamento in merito alla questione recupero degli apprendimenti, tema già sollevato dall’ex Ministra Lucia Azzolina e che è finito anche nel programma scuola del Governo Draghi. Il nuovo Ministro ha infatti annunciato alcune novità in tal senso. I sindacati soddisfatti ma ricordano come le decisioni sui recuperi spetterebbero comunque alle scuole.

Nel corso dell’incontro, Patrizio Bianchi dopo avere sottolineato che la scuola “è sempre stata aperta in questi mesi, in presenza o a distanza”, ha anche evidenziato che bisogna “valorizzare il lavoro fatto, è un patrimonio da raccogliere e diffondere”.

Ecco perchè, su tempi e luoghi della scuola e sul modello operativo per recuperare i gap di socialità e apprendimento individuale dovuti alle condizioni straordinarie in cui si è svolta la didattica nel corso dell’ultimo anno scolastico, il Ministro, ha annunciato di aver attivato un gruppo di lavoro composto da personale del Ministero e figure che operano sul territorio, dirigenti scolastici, insegnanti, esperti in materia di disuguaglianze.

Sulla composizione della squadra ancora non si sa molto, come del resto non si conoscono nemmeno i dettagli di tale iniziativa. E’ chiaro che nei prossimi giorni si saprà qualcosa in più. Il Ministro però parla di un gruppo per “recuperare i gap di socialità e apprendimento” e che si tratterà di “esperti in materia di disuguaglianze”.

La formula fa presagire sicuramente un progetto che vada oltre la scuola. Magari si pensa a qualcosa sulla falsariga dei “Patti di comunità”, quindi progetti educativi non esclusivamente scolastici. Eppure si parla anche di “gap di apprendimento individuale”. Per capire al meglio, bisogna attendere ulteriori aggiornamenti da Viale Trastevere.

Quello che hanno sottolineato, ancora una volta, le organizzazioni sindacali, è che non c’è niente da recuperare: “Io personalmente ho sottolineato il problema calendario scolastico: non è possibile allungarlo. Se ci sono stati ritardi di apprendimento in questo senso saranno le scuole ad attivare dei recuperi di tipo individuale o collettivo“, ha detto la segretaria generale dello Snals Elvira Serafini.

Riguardo al più volte evocato allungamento del calendario scolastico abbiamo ribadito al ministro la nostra netta contrarietà a un allungamento dell’anno scolastico. Il problema del recupero degli apprendimenti scolastici, laddove si pone, non è uguale in tutte le regioni e in tutte le scuole. E’ necessaria dunque una strategia diversificata affidata alle singole scuole, ma anche per questo sono necessari organico e risorse aggiuntive“, ha invece detto la Flc Cgil con il segretario Francesco Sinopoli.

“È positivo che la questione non sia stata posta nei termini semplicistici e banalizzanti di un eventuale allungamento del calendario. – afferma Maddalena Gissi della Cisl Scuola – Se ne discuterà al tavolo 1° settembre, e mi pare la scelta più saggia. Per quanto ci riguarda, confermo che dovranno essere le scuole, sulla base di una puntuale conoscenza del fabbisogno, a valutare ciò che può essere utile e necessario fare e quali modalità utilizzare per eventuali azioni di recupero”.

Nominati i nuovi sottosegretari all’Istruzione: sono Barbara Floridia (M5S) e Rossano Sasso (Lega)

da La Tecnica della Scuola

Non è stato facile, ma alla fine il Consiglio dei ministri ha prodotto la lista dei sottosegretari e viceministri: al termine di un Cdm non scevro da tensioni, turbolenze sui nomi, sospensioni, veti incrociati e diversi dinieghi, nella serata del 24 febbraio è arrivato l’elenco finale. Ma non è stata accolta in pieno la richiesta del premier Mario Draghi di dare il 60% dei posti alle donne. Su una quarantina di cariche assegnate, al genere femminile ne sono andati solo 19. E anche i nomi prescelti non sono quelli che circolavano. Almeno nel comparto della scuola: i nuovi sottosegretari al ministero dell’Istruzione sono infatti Barbara Floridia, del M5S, e Rossano Sasso, della Lega.

Chi è Barbara Floridia

Barbara Floridia, leggiamo da Wikipedia, è di Messina: laureata in Lettere Moderne con il voto di 110 e lode, ha frequentato la Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondaria presso l’università degli Studi di Messina. È docente di Lettere dal 2000, in ruolo dal 2007.

Alle elezioni amministrative del 2017 si candida a sindaco di Venetico, non venendo eletta. Alle elezioni politiche del 2018 viene eletta senatrice della XVIII legislatura della Repubblica Italiana nel collegio plurinominale Sicilia della circoscrizione Sicilia per il Movimento 5 Stelle.

Segretario d’aula al Senato della Repubblica dal 3 luglio 2018 al 16 ottobre 2019 per il gruppo M5S quando era Capogruppo l’attuale Ministro Stefano Patuanelli.

È vicepresidente del gruppo M5S dal 31 ottobre 2019. Membro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati e della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali).

Chi è Rossano Sasso

Rossano Sasso, leggiamo da Wikipedia, è cresciuto ad Altamura, è stato segretario provinciale Ugl Scuola Bari. Come sindacalista si batte in particolare per la stabilizzazione dei precari e contro i trasferimenti degli insegnanti causati dalla Legge 107/2015 del governo Renzi.

Nel 2014 aderisce al progetto politico nazionale di Matteo Salvini denominato “Noi con Salvini”, di cui ricopre la carica di segretario regionale per la Puglia dal 2015 al 2018.

Alle elezioni politiche del 2018 viene eletto con la Lega per Salvini Premier alla Camera dei Deputati nel collegio plurinominale Puglia.

Gli altri sottosegretari

Alla fine sono stati nominati 11 sottosegretari per il M5s, 9 per la Lega, 6 per FI e Pd, 2 per Italia Viva, uno di Leu, uno del centro democratico, e uno di più Europa.

La lista definitiva vede alla presidenza del Consiglio Deborah Bergamini, Simona Malpezzi (rapporti con il Parlamento), Dalila Nesci (Sud e coesione territoriale), Assuntela Messina (innovazione tecnologica e transizione digitale), Vincenzo Amendola (affari europei), Giuseppe Moles (informazione ed editoria), Bruno Tabacci (coordinamento della politica economica), Franco Gabrielli (sicurezza della Repubblica). Al ministero degli Esteri, Marina Sereni (viceministro) e Manlio Di Stefano e Benedetto Della Vedova.

All’Interno i sottosegretari sono: Nicola Molteni, Ivan Scalfarotto, Carlo Sibilia. Alla Giustizia vanno Anna Macina e Francesco Paolo Sisto.

Alla difesa Giorgio Mulè e Stefania Pucciarelli. Sottosegretari all’Economia Laura Castelli (viceministro), Claudio Durigon, Maria Cecilia Guerra, Alessandra Sartore.

Allo Sviluppo economico viene eletto Gilberto Pichetto Fratin (viceministro), Alessandra Todde (viceministro) e Anna Ascani (che lascia l’Istruzione).

Alle Politiche agricole alimentari e forestali ci sono Francesco Battistoni e Gian Marco Centinaio.

Al nuovo ministero per la Transizione ecologica vanno Ilaria Fontana e Vannia Gava.

Sottosegretari alle Infrastrutture e trasporti sono Teresa Bellanova (viceministro), Alessandro Morelli (viceministro) e Giancarlo Cancelleri.

Rossella Accoto e Tiziana Nisini vanno al Lavoro e politiche sociali.

Ai Beni e attività culturali va Lucia Borgonzoni, mentre alla Salute viene confermato Pierpaolo Sileri, assieme ad Andrea Costa di Cambiamo.

Docenti, supplenze record: 213 mila di cui 104 mila su sostegno, il ministro Bianchi vuole cambiare registro

da La Tecnica della Scuola

Nell’incontro con i sindacati del 24 febbraio, il nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha voluto dare un’impronta tutta rivolta al dialogo e alla trasparenza: come già scritto dalla Tecnica della Scuola, si è trattato di un incontro all’insegna della cordialità, durante la quale il titolare del MI ha presentato non solo il programma che intende attuare, ma anche numeri significativi sul personale docente oggi in servizio.

I docenti di ruolo sono 695.262

Ebbene, ha spiegato il ministro dell’Istruzione, oggi nelle nostre 8.200 scuole vi sono oltre 900 mila insegnanti, di cui 695.262 assunti a tempo indeterminato e circa 213 mila con contratto annuale.

Di questi, ha specificato Bianchi, ben 104 mila sono docenti di sostegno: considerando che oltre 20 mila risultano in organico di diritto, significa che sono diventate più di 80 mila le cattedre in deroga (libere ma assegnate al 30 giugno dell’anno successivo e quindi non utili né alle immissioni in ruolo, né alla mobilità). Un numero altissimo, tanto da far superare abbondantemente la quota dei supplenti su sostegno rispetto ai colleghi di ruolo.

Su sostegno il 56% sono precari

In pratica, su circa 185 mila posti di sostegno, appena 80 mila (solo il 44%) sono affidati a personale di ruolo: il 56% di cattedre va quindi a personale precario ed in alta percentuale pure a docenti non specializzati.

Il neo ministro Bianchi ha anche comunicato ai sindacati che nell’anno scolastico in corso sono stati stipulati oltre 25 mila ‘docenti Covid’: un numero che risulta fortemente ridotto, di oltre la metà, rispetto ai contratti finanziati dal precedente governo, che aveva infatti coperto l’assunzione annuale di 60 mila insegnanti (oltre a 10 mila Ata).

Quelli dei precari, insomma, sono numeri davvero alti. Perché il ministro ha voluto renderli noti? Probabilmente perché intende operare proprio sul questo versante.

I tavoli di lavoro

Durante il colloquio, il ministro Patrizio Bianchi ha spiegato che saranno i tavoli principali su cui si intende puntare, anche tenendo in piedi il confronto con i sindacati: oltre al Recovery plan, il ministron vuole agire sulle problematiche legate all’avvio del nuovo anno scolastico.

E quindi a portare in cattedre il 1° settembre un numero di docenti ben più altro che in passato, facendo intendere quindi che vorrà apportare delle novità sul fronte delle nomine e del reclutamento.

La proposta dei sindacati

I sindacati su questo punto hanno da tempo pronta la loro proposta: le assunzioni per titoli e servizi (mai voluta prendere in considerazione dai grillini e dalla ministra uscente Lucia Azzolina), che in piena pandemia ed un numero stratosferico di supplenze avrebbero anche motivazioni di carattere oggettivo.

Già domani, infine, è previsto un incontro sulla mobilità del personale.

Ministro Patrizio Bianchi, anche l’ANP ne apprezza il metodo

da La Tecnica della Scuola

Anche il Presidente dell’ANP Antonello Giannelli, si aggiunge con il suo comunicato, al coro di apprezzamenti nei confronti del ministro Bianchi “per lo spirito costruttivo e per il metodo di lavoro proposto”.

Nel suo comunicato Giannelli evidenzia una serie di temi che l’ANP ha sottoposto al Ministro nel corso dell’incontro.
Secondo il presidente Giannelli “i già esistenti enormi divari di apprendimento, accentuati dal Covid-19, vanno superati agendo nell’ottica del Titolo V della Costituzione con la definizione dei LEP – come purtroppo non è stato fatto finora – evitando, così, lesioni all’unitarietà della funzione nazionale dell’istruzione”.

Per quanto riguarda il contrasto al precariato, secondo Giannelli “non si intravedono possibilità diverse da quella dell’attribuzione alle singole scuole del potere assunzionale, senza negare il ruolo determinante del concorso” 

Ma si deve anche “potenziare l’efficacia delle scuole introducendo il middle management per superare gli squilibri del sistema organizzativo che tendono a concentrare sul dirigente scolastico un eccessivo numero di incombenze gestionali, in contrasto con quanto avviene in tutto il mondo del lavoro pubblico e privato”. 

Il presidente Giannelli ha poi evidenziato una serie di questioni più strettamente sindacali, dalla apertura della stagione contrattuale, alla necessità di programmare il nuovo concorso per dirigenti scolastici, DSGA, ATA ed espletare quelli per i docenti in atto.
Senza dimenticare un tema che proprio negli ultimi mesi è diventato di particolare rilievo: “intervenire normativamente sulla responsabilità penale datoriale per renderla sostenibile ai colleghi in via permanente”.

Prove Invalsi: confermate solo nelle classi terminali e ampliato il periodo di somministrazione

da La Tecnica della Scuola

Ci sono novità per quanto concerne le prove Invalsi 2021: innanzitutto, non saranno previste nel secondo anno della scuola primaria e nel secondo anno della scuola secondaria di II grado.

Restano invece confermate per la quinta primaria, la terza secondaria di I grado e la quinta secondaria di II grado. Con alcune variazioni per quanto riguarda la finestra temporale.

Classe terza media

Le prove, per le classi non campione, si svolgeranno dal 7 aprile al 31 maggio (prima era il 30 aprile).

Classe quinta superiore

Le prove, per le classi non campione, si svolgeranno dal 1° marzo al 30 aprile (prima era il 31 marzo).

Modalità di svolgimento

La modalità di svolgimento cambia per i diversi cicli d’istruzione. Nella scuola primaria le Prove INVALSI avvengono simultaneamente nello stesso giorno per ogni materia e alla stessa ora con la tradizionale modalità carta e penna.

La scuola secondaria di primo e di secondo grado, invece, utilizza la modalità CBT e svolge le prove all’interno di un periodo di somministrazione fissato a livello nazionale. Questa finestra temporale può essere gestita autonomamente da ciascuna scuola, in funzione del numero degli allievi e del numero di computer disponibili.

Alle classi campione – cioè le classi scelte come rappresentative del sistema scolastico italiano e i cui risultati confluiranno nel Rapporto INVALSI – le Prove sono somministrate in giorni definiti a livello nazionale.

Gli insegnanti i principali “diffusori” del covid a scuola? Lo studio Usa

da La Tecnica della Scuola

Il gruppo di studio “Georgia K-12 School COVID-19 Investigation Team”, si legge su Fanpage.it, dopo aver analizzato i link epidemiologici di diversi focolai, scoppiati in sei scuole elementari su otto di un distretto scolastico della contea di Cobb, in Georgia, e dopo un’indagine sui contagi verificatisi tra il primo dicembre 2020 e il 22 gennaio 2021, un lasso di tempo ristretto durante il quale circa 2.600 studenti (circa l’80% del totale del distretto) e 700 operatori scolastici hanno frequentato gli istituti elementari, hanno concluso che gli insegnanti giocano un ruolo fondamentale  nella trasmissione del coronavirus SARS-CoV-2 a scuola, più degli stessi studenti.

Infatti, analizzando i link epidemiologici, gli scienziati hanno determinato che almeno due dei nove focolai osservati sarebbero emersi direttamente per contatti tra insegnanti, incontratisi durante pause pranzo, riunioni o in altre occasioni della quotidianità scolastica.

Da questi due casi la trasmissione sarebbe passata agli studenti, che a loro volta avrebbe dato vita alla metà delle infezioni rilevate nelle scuole. Diversi altri cluster avrebbero avuto origine dalla trasmissione insegnante – studente, mentre solo in un caso un alunno rappresentava il primo della catena.

Dall’indagine è emerso che il mancato rispetto del distanziamento fisico e il non corretto utilizzo delle mascherine hanno rappresentato il principale veicolo di trasmissione nelle suole. Per ridurre al minimo il rischio della didattica in presenza, spiegano i ricercatori Usa, è necessario ridurre al minimo le interazioni tra gli adulti, sia all’interno che all’esterno delle scuole, considerato a questo punto che  gli insegnanti sarebbero  una categoria particolarmente a rischio contagio, inoltre, i CDC sottolineano l’importanza di dar loro priorità nella campagna vaccinale.

Ma non solo, pubblica FanPage.it, diversi studi condotti in altri Paesi, come nel Regno Unito e in Francia, sono giunti alla medesima conclusione dell’analisi dei CDC, identificando negli educatori il principale “motore” della diffusione scolastica.

Inoltre un recente studio svedese avrebbe dimostrato che tenere le scuole aperte raddoppia il tasso di infezione tra i docenti, oltre ad aumentare del 30 percento le probabilità di infezione tra i loro coniugi e conviventi.

Che fare? Fondamentale risulta trovare una soluzione che tuteli gli insegnanti, garantendo al contempo la salute di chi lavora nelle scuole e della comunità tutta.