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Ritorno a ottobre: tre scenari di rischio e la grande paura dell’infezione a scuola

da la Repubblica

Corrado Zunino

Ecco lo studio per preparare ottobre, annunciato dal ministro Roberto Speranza ieri al Senato. “Il lungo lavoro fatto dal ministero della Salute insieme all’Istituto superiore di Sanità” si è tradotto in sei pagine larghe che prefigurano tre scenari possibili sul fronte Covid, rivelano che l’allerta clinica si prolungherà a tutto l’inverno (quindi, fino a marzo 2021) e ammettono che i maggiori rischi di un ritorno del contagio saranno sulla scuola: “Non è nemmeno noto l’impatto che potranno avere le misure di riorganizzazione scolastica che si stanno mettendo in campo in questi giorni”. Speranza lo ha ribadito, però: “A scuola si tornerà e si tornerà in sicurezza”.

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Le linee guida per ottobre si chiamano “Preparedness“, preparazione a “minimizzare i rischi posti dalle malattie infettive e per mitigare il loro impatto”. Sono state chiuse lunedì 3 agosto e diventeranno un documento che ispirerà la prossima circolare ministeriale. Sul piano concreto, si sa, ripartiranno a breve le crociere e gli scuolabus, restano ferme le discoteche e a porte chiuse gli stadi, si sta discutendo con forza sulla capienza dei treni locali (50 per cento dei posti assegnati, dice la Salute sostenuta dal Comitato tecnico scientifico, 80 per cento dicono le Regioni). Ma che cosa c’è alla base di queste decisioni? Qual è il percorso che porta a queste prime conclusioni?

Prima dell’11 marzo (lockdown nazionale), la trasmissibilità del virus è stata stimata a R0=3 in diverse regioni. Dall’11 al 25 marzo, due settimane quindi, il valore è calato in tutte le aree a valori compresi tra 0,5 e 0,7, che si sono mantenuti tali fino al termine di maggio, quando la graduale riapertura ha portato un leggero ma costante incremento di Rt che oggi posiziona il range tra 0,9 e 1, con focolai fortemente contagianti ma anche facilmente controllabili.

Dicevamo della linea di positività che da giugno è tornata gradualmente a salire. Gli esperti dell’Istituto superiore e del ministero ammettono di non sapere in che condizioni arriveremo a fine estate, e prefigurano tre scenari. Il primo ipotizza una situazione sostanzialmente invariata (focolai presenti) con un impatto modesto delle scuole sulla trasmissibilità e le sue fonti d’infezione, considerate inevitabili ma tenute sotto controllo. Il secondo scenario evidenzia una situazione di trasmissibilità “sostenuta e diffusa” con Rt tra 1 e 1,25: non si riesce a tenere traccia, in questo caso, dei nuovi focolai, inclusi quelli scolastici. Infine, situazione peggiore, si contempla questa possibilità: “Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario e valori regionali sistematicamente compresi tra 1,25 e 1,5”.

 

Allo stato attuale, “appare bassa la probabilità di osservare ipotesi di trasmissione caratterizzati da Rt maggiore di 1,5 per periodi lunghi (almeno un mese), ma al centro della questione c’è sempre la scuola, la grande incognita di fine estate (il 14 settembre si riparte). Epidemiologi e igienisti plurigraduati confessano di non avere un’idea di che cosa succederà: “Non è nota la reale trasmissibilità di SarsCov-2 nelle scuole, anche se iniziano ad essere disponibili evidenze scientifiche di epidemia in ambienti educativi”. Più in generale, “non è noto quanto i bambini, prevalentemente asintomatici, trasmettano il virus rispetto agli adulti”. Tutto questo, “rende molto incerto il ruolo della trasmissione nelle scuole”.

La trasmissione locale in Italia è avvenuta quando, ormai, il numero dei casi era già elevato e la situazione clinica “grave e critica”. L’impatto in termini di morbilità e mortalità, dice il rapporto, “è stato elevatissimo“. Al 29 luglio scorso, i casi confermati erano 246.602 di cui 34.213 i morti (letalità complessiva, 13,9 per cento). “La gestione dell’epidemia nei territori più colpiti è stata caratterizzata dal rapido sovraccarico dei servizi territoriali e assistenziali: saturazione dei posti letto, elevata necessità di materiali di consumo, attrezzature e personale sanitario”. Ancora, “l’elevata trasmissibilità del patogeno in contesti assistenziali” ha messo in crisi gli operatori sanitari e trasmesso il virus “negli ospedali, in residenze socio-assistenziali, in case di riposo”.

Pe evitare tutto questo sarà necessario: potenziare in tempi rapidi la dotazione di posti letto in terapia intensiva e riconvertire posti letto in terapia sub intensiva e area medica, quindi realizzare presidi di assistenza dedicati alla gestione di casi Covid-19, formare un numero sufficiente di operatori sanitari in grado di operare in ambiente intensivo e rafforzare i servizi territoriali per l’accertamento, l’isolamento, la quarantena. Dotarsi infine, dopo le infinite difficoltà di marzo-maggio, di mascherine, kit di laboratorio, ventilatori. Il grande buco del coronavirus italiano.

Serve, per tutto questo, la messa a punto di un Piano operativo per “contenere eventuali focolai permettendo una stabilizzazione della trasmissione a livelli abbastanza bassi e che non determino un sovraccarico del Servizio sanitario nazionale”. Anche perché, recentemente, “è stata osservata un’importante decrescita dell’età media dei casi”.

Scuola finlandese, un modello in declino

da La Tecnica della Scuola

C’era una volta… Cominciano così molte favole e potremmo fare iniziare allo stesso modo quella del modello scolastico che sino a qualche anno fa vantava risultati di eccellenza nelle indagini internazionali e che da oltre un lustro in modo marcato (ma il trend involutivo si può fare risalire già a una decina di anni fa) mostra però segni di regresso: parliamo del modello finlandese ormai in declino come testimoniano i dati degli ultimi due rilevamenti Pisa (acronimo di Programme for International Student Assessment) che è un’indagine internazionale promossa dall’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Tralasciando il discorso che, peraltro, diversi osservatori che vivono quotidianamente la scuola contestano il modo in cui sono strutturate nonché l’efficacia e la validità di tali “indagini”, soprattutto se da alcuni poi prese a pretesto per proporre o avallare iniziative di riforme, attraverso confronti improponibili (poiché ogni Stato e ciascun sistema scolastico hanno una propria specificità e non c’è quasi mai omogeneità), ricordiamo che le ultime rilevazioni Ocse Pisa risalgono al 2018, quando si è svolto lo Studio principale (Main Study) riguardante l’analisi e l’elaborazione dei dati, mentre nel 2017 sono state svolte le effettive Prove cognitive sul campo (Field Trial) che hanno coinvolto oltre mezzo milione di quindicenni di 79 diversi Paesi. Ma i dati sono stati diffusi solo a dicembre dell’anno scorso: la diffusione dei “report” avviene sempre con molto ritardo rispetto allo svolgimento del rilevamento, che riguarda i livelli di competenze in Lettura, Matematica e Scienze (a cui negli ultimi anni si è aggiunta, su base volontaria, la prova di Financial Literacy).

Le rilevazioni internazionali Ocse Pisa 2018 e i dati italiani

Nella pagina web https://www.invalsiopen.it/risultati-ocse-pisa-2018/ sono riportati e commentati i risultati delle ultime rilevazioni Ocse Pisa per quanto concerne gli studenti italiani. Risultati che non sono poi così negativi come in molti hanno voluto sottolineare, se si tiene conto che sostanzialmente in Matematica sono nella media Ocse (a fianco ad esempio di Paesi come Australia, Nuova Zelanda, Federazione Russa, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, e una decina di punti sopra gli Stati Uniti e meno della Francia) e nella prova di Lettura (comprensione del testo) il risultato è di poco inferiore alla media dei Paesi dell’Ocse, anche se la situazione è disomogenea considerando i vari contesti territoriali (si registrano risultati peggiori soprattutto in alcune regioni del Sud, ma i dati andrebbero analizzati tenendo conto dei contesti sociali ed economici differenti, altrimenti si rischia, come capita spesso, di ingenerare confusione o di giungere a conclusioni sbagliate).

E per il nostro Paese, rispetto alla rilevazione precedente nella Lettura e nella Matematica il punteggio non si discosta in maniera significativa da quello della rilevazione Pisa 2015. In Scienze invece si registra una diminuzione di 13 punti e il punteggio complessivo ottenuto nel 2018 è di oltre 20 punti inferiore alla media Ocse.

Risultati a confronto: il regresso (netto in matematica) dei risultati dei quindicenni finlandesi

Ma i risultati Ocse Pisa 2018 per quanto riguarda l’Italia sono stati analizzati nei mesi scorsi con molta attenzione (qualche volta con “enfasi” spesso negativa), noi adesso vogliamo dare un’occhiata ai risultati internazionali (esaminando particolarmente quelli inerenti alla Finlandia) e a tale fine ci viene in aiuto sempre la pagina web https://www.invalsiopen.it/risultati-ocse-pisa-2018/ nella parte finale dedicata agli “Approfondimenti”.

In particolare, per avere un quadro delle rilevazioni anche a livello internazionale, con dati comparativi rispetto alle precedenti edizioni delle rilevazioni Pisa, vi invito a leggere l’Appendice A1 – Tabelle internazionali e nazionali di Lettura e l’Appendice A2 – Tabelle internazionali e nazionali di Matematica e Scienze; e poiché in questo articolo ci occupiamo della Finlandia vi fornisco qualche dettaglio in più su come ricercare le tabelle che dimostrano il regresso in termini di punteggio dei ragazzi finlandesi che hanno partecipato alle prove.

Nel foglio di Microsoft Excel che si apre cliccando sui link delle Appendici citate, nella tabella 3.8 si trova il riferimento ai punteggi (anno 2018 e anni di rilevazione precedenti, in modo da poter comparare i dati fra i vari Paesi e anche di un singolo Paese in relazione ad anni differenti) inerenti alla Matematica. Per la Finlandia si va dal punteggio di 548 nel 2006 sino al punteggio 507 del 2018 (15a posizione, mentre prima del “crollo” che si registra a partire dall’indagine del 2012 era ancora al 5° posto nel 2009). Nella tabella 4.8 riferimenti alle prove di Scienze: per la Finlandia 563 punti nel 2006, scesi sino a 522 nel 2018. Nel foglio Excel relativo alla Lettura il suddetto riferimento comparativo si trova nella tabella 2.8: per la Finlandia da 547 punti del 2006 a 520 del 2018, quindi un regresso più contenuto rispetto a Matematica e Scienze.

Ma nonostante questa involuzione ancora oggi molti tessono le lodi e talvolta decantano “il primato” del sistema scolastico finlandese, e qualcuno gli attribuisce il titolo di “miglior sistema scolastico del mondo”. Quando, invece, il risultato migliore è stato conseguito dagli alunni delle aree cinesi di Beijing (Pechino)-Shanghai-Jiangsu-Zhejiang (B-S-J-Z), non solo in Matematica e Scienze ma anche in “Lettura”, dove il sistema di insegnamento/apprendimento è ben diverso da quello proposto nel Paese del Nord Europa.

Chi ancora considera quella finlandese la “scuola migliore del mondo” tace sui dati in discesa registrati ormai da circa un decennio

E a parte le aree dei territori cinesi citati, ci sono anche Paesi dell’area occidentale che hanno sorpassato come qualità di risultati ottenuti il “modello finlandese”. Delle serie: “quando i modelli diventano mode!”.

Chiariamo: il livello scolastico finlandese, stando alle indagini Ocse Pisa, resta comunque elevato (a parte forse il “crollo” in Matematica), ma è innegabile che il trend negativo sia piuttosto marcato rispetto agli “allori” degli anni precedenti, particolarmente per quanto riguarda le conoscenze in matematica e in scienze.

Ed è strano che chi ancora oggi tesse sperticatamente le lodi del sistema finlandese non tenga conto di questi risultati riguardanti quelle stesse rilevazioni (Ocse Pisa) che nel primo decennio del nuovo Secolo avevano avallato il “mito della scuola quasi perfetta” e da imitare. Lascia francamente perplessi che i dati che avevano posto positivamente all’attenzione generale il modello finlandese vengano adesso taciuti da chi continua a considerarla la “scuola migliore del mondo”.

Peraltro il peggioramento dei dati concernenti i quindicenni “discendenti delle popolazioni finniche” era già stato evidenziato negli anni precedenti: nei risultati del 2015 il punteggio della Finlandia era calato in tutte le tre categorie: 11 punti in meno in Scienze, 10 in Matematica, 5 in Lettura (tranne eccezioni, gli altri Paesi di “prima fascia” nelle rilevazioni del 2012 avevano invece fatto registrare nel Rapporto Ocse Pisa successivo gli stessi risultati o erano migliorati).

Ma non tutti, per vari motivi, sono estimatori del sistema scolastico finlandese

Ma a prescindere dai numeri chiari del declino in termini di livello di competenze nelle indagini internazionali, il sistema scolastico finlandese aveva (e nonostante tutto ha ancora, forse perché certi “luoghi comuni” sono difficili da accantonare) sì tanti estimatori ma anche molti elementi che suscitavano per alcuni aspetti giudizi non certamente entusiastici, per usare un eufemismo!

Ma su come è impostato il curricolo di studio nella Repubblica di Finlandia ritorneremo con un altro successivo articolo (per quanto riguarda l’obbligo scolastico ad esempio è previsto un anno in meno rispetto all’Italia), così come sui sistemi di inclusione e sull’applicazione di un metodo di insegnamento di tipo “multidisciplinare” (diverso da interdisciplinare) per consentire un apprendimento che deve fornire agli studenti capacità adeguate a sviluppare un’autonomia più marcata presentando diversi fenomeni da vari punti di vista, secondo molti osservatori però a discapito delle conoscenze (che generano competenze) delle varie singole discipline. O sul fatto che non esistono le canoniche classi su base prettamente anagrafica, come le intendiamo noi: gli alunni sono divisi per interessi e livello di apprendimento: “alla faccia” del concetto di integrazione e del “non lasceremo indietro nessuno” (parole di “azzoliniana” memoria… anche per giustificare i Pai-Piani di apprendimento individualizzato post Dad, ma usate in questi mesi non solo da lei). La divisione per livello di apprendimento se può essere “galvanizzante” ed utile per un dodicenne che si trova in un gruppo con dei sedicenni diventa penso “penalizzante” e poco “incentivante” per un ragazzo di sedici anni che si ritrovasse viceversa in un gruppo di dodicenni.

Un uso eccessivo delle nuove tecnologie tra i motivi del calo del rendimento degli studenti finlandesi?

Ma questi aspetti li descriveremo meglio in un prossimo articolo a breve, così come i motivi che secondo pedagogisti, docenti, psichiatri, sindacalisti sono alla base del declino del “modello Finlandia”. Per quanto attiene ai motivi per ora ci limitiamo a citarne uno: c’è chi addossa parte della responsabilità del calo del rendimento degli studenti finlandesi alle nuove tecnologie, che vengono utilizzate per un numero di ore troppo elevato condizionando negativamente la lucidità dei ragazzi e la loro capacità di concentrazione.

A tal proposito interessane il parere di Pasi Sahlberg, docente finlandese, figura di spicco nelle politiche dell’istruzione del Paese del Nord Europa, che intervistato tempo fa dal “Washington Post” ha evidenziato che “secondo le nuove ricerche sugli effetti di internet sul cervello, e quindi anche sull’apprendimento, le conseguenze principali sono tre: un processo di elaborazione delle informazioni più superficiale, una maggiore tendenza alla distrazione e un’alterazione dei meccanismi di autocontrollo. Se così fosse, ci sono ragioni per credere che l’aumento dell’utilizzo di tecnologie digitali per la comunicazione, l’interazione e l’intrattenimento renderà più difficile concentrarsi su questioni concettuali complesse, come quelle affrontate nella matematica e nelle scienze. È interessante notare come la maggior parte dei Paesi sia alla prese con lo stesso fenomeno di distrazione digitale tra i giovani”.

85mila posti per le assunzioni, ma molti rimarranno scoperti. Flc: “Non bastano”

da La Tecnica della Scuola

Sono poco meno di 85mila le assunzioni di docenti autorizzate dal Consiglio dei Ministri nella seduta serale del 7 agosto.
I numeri sono importanti ma i sindacati fanno già osservare che sono del tutto insufficienti e “che – sottolinea la Flc-Cgil – sono ancora lontani dal coprire i posti scoperti per l’anno scolastico 2020-2021, che prevediamo essere più di 200 mila, dunque più del doppio delle stabilizzazioni annunciate”.

Ma il problema, per la verità, potrebbe essere anche più complesso perchè non è neppure detto che tutti gli 85mila posti possano essere coperti, come peraltro è già avvenuto più volte in passato.

Per esempio scorrendo le tabelle che il Ministero ha consegnato alle organizzazioni sindacali si può constatare che vengono messe a disposizione per le assunzioni diverse centinaia di cattedre di matematica e discipline scientifiche nelle regioni del nord dove, però, le stesse graduatorie sono spesso esaurite.
Lo stesso discorso vale, per diverse province del nord, per altre tipologie di cattedre.

Analizzando i dati generali suddivisi per regione si può constatare che la metà dei posti si concentra in 4 regioni del nord (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto) mentre nelle regioni del sud dove è più alto il numero di docenti iscritti nelle graduatorie (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia) sono disponibili circa 13mila cattedre.
La distribuzione dei posti, quindi, sarà certamente oggetto di proteste e contestazioni e non soddisferà le richieste e le aspirazioni di tanti precari che attendono da anni una sistemazione definitiva.è

Abruzzo 1.165
Basilicata 563
Calabria 1.667
Campania 4.594
Emilia Romagna 7.409
Friuli Venezia Giulia 2.032
Lazio 7.524
Liguria 2.907
Lombardia 19.678
Marche 1.798
Molise 310
Piemonte 8.908
Puglia 3.705
Sardegna 2.789
Sicilia 3.241
Toscana 6.462
Umbria 1.094
Veneto 8.962
TOTALE 84.808

TABELLA DISPONIBILITA’ DEI POSTI

Graduatorie provinciali supplenze: sono oltre 750mila le domande pervenute

da Tuttoscuola

Sono 753.750 le domande per l’inserimento nelle Graduatorie provinciali e di istituto per le supplenze pervenute entro i termini, che scadevano alle 23.59 dello scorso giovedì 6 agosto. Per la prima volta, quest’anno, la procedura è stata interamente digitalizzata.

Oltre 800mila gli utenti totali che, durante il periodo di apertura delle domande, dal 22 luglio al 6 agosto, si sono connessi al sistema, per un totale di 8.659.102 accessi all’istanza online. Il 58% degli accessi è stato effettuato tramite desktop, il 39% tramite dispositivo mobile, il 3% da tablet.

Le prime tre Regioni interessate per numero di domande inoltrate sono Lombardia (104.781), Lazio (86.976), Campania (84.857).

Segue la tabella con le domande inoltrate Regione per Regione.

Regioni   Istanze inoltrate  
Abruzzo   20.762  
Basilicata   8.421  
Calabria   33.778  
Campania   84.857  
Emilia Romagna   54.012  
Friuli Venezia Giulia   10.145  
Lazio   86.976  
Liguria   14.461  
Lombardia   104.781  
Marche   21.577  
Molise   4.642  
Piemonte   48.725  
Puglia   57.313  
Sardegna   23.960  
Sicilia   70.806  
Toscana   48.503  
Umbria   12.662  
Veneto   47.369  
TOTALE        753.750  

Da CdM via libera a 97.223 assunzioni e 1,3 miliardi aggiuntivi per la ripresa di settembre

da Tuttoscuola

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione avvenuta nella serata dello scorso 7 agosto, ha dato il via libera all’autorizzazione all’assunzione a tempo indeterminato di 97.223 unità tra docenti, personale educativo, ATA e dirigenti scolastici.  Nel dettaglio, l’autorizzazione prevede che si possano assumere:

– 84.808 unità di personale docente;
– 472 unità di insegnanti di religione cattolica;
– 91 unità di personale educativo;
– 11.323 unità di personale ATA, di cui 532 destinate alla trasformazione a tempo pieno di contratti a tempo parziale e 11 a tempo parziale;
– 529 dirigenti scolastici (458 assunzioni da scorrimento della graduatoria del concorso del 2017, 29 dalla graduatoria del 2011 e 42 per trattenimenti in servizio).

Inoltre, con l’approvazione del Dl Agosto il Consiglio dei Ministri ha autorizzato lo stanziamento di ulteriori 1,3 miliardi di euro per la ripresa di settembre che, sommati agli oltre 1,6 miliardi del Decreto Rilancio, portano le risorse per la riapertura di settembre a un totale di oltre 2,9 miliardi di euro. In particolare, questo stanziamento sarà impiegato per ulteriore organico, affitto di spazi, risorse per gli Enti locali.

Protocollo di sicurezza per l’avvio dell’anno scolastico

Illustrissimi
Presidente del Consiglio Giuseppe Conte,
Ministro dell’Economia e Finanze Roberto Gualtieri,
Commissario straordinario Domenico Arcuri,
Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina

Scrivo a nome di un rilevante gruppo di dirigenti scolastici, per rappresentare la situazione di grande preoccupazione della maggior parte di noi, in relazione allo stato di salute delle nostre scuole e alla vigilia del rientro in presenza. In questi giorni abbiamo letto il Protocollo di sicurezza per l’avvio dell’anno scolastico alla luce del Covid 19, elaborato da Miur e sindacati. Le dodici pagine che lo compongono sono il risultato di quanto già era stato definito in questi mesi, sono un compendio di regole sanitarie e di distanziamento già ampiamente descritte, una serie di prescrizioni che vanno bene per tutti e per nessuno.

Possiamo dire che a noi dirigenti quanto scritto nel Protocollo non ci rassicura affatto perché, ricordiamolo, secondo la normativa vigente noi siamo equiparati a tutti gli effetti ai datori di lavoro, con tutte le responsabilità del caso. Per noi questo documento è fortemente omissivo. Omette di ricordare che gli edifici scolastici non sono di proprietà delle scuole e che spesso versano in uno stato di degrado, tanto che per molti non esiste neanche la certificazione di agibilità. Omette di spiegare che tante delle nostre scuole non hanno pareti da abbattere, porte da aprire, vie di fuga da praticare, essendo allocate in edifici improvvisati o vetusti.

Tutta questa vicenda appare come un enorme gioco degli equivoci, che si trasforma in un elefantiaco scaricabarile. Noi dirigenti scolastici, senza ferie in questa estate maledetta, siamo fortemente preoccupati. Non ci basterà sanificare gli ambienti, con personale insufficiente, non ci basterà abbattere pareti, non ci basterà comprare pc per famiglie non attrezzate culturalmente e senza connessione, o attendere l’arrivo salvifico dei banchi singoli, se va bene nel 2021. E non sarà stato sufficiente l’esserci improvvisarci geometri, con il centimetro in mano per misurare le aule e cercare di accogliere i nostri alunni esuberanti. Sappiamo bene che non sarà possibile farlo per tutti, così come non per tutti è stata e sarà la Didattica a Distanza. Noi dirigenti non possiamo partecipare alla rappresentazione fintamente ottimista che viene offerta della attuale situazione. Perché noi gli alunni li vediamo in faccia e conosciamo bene la loro voglia di tornare ad esserci. Noi non possiamo raccontare bugie, non ce la sentiamo. Lo stesso dicasi per i genitori, per le migliaia di mamme e papà che ogni dirigente scolastico si trova di fronte quotidianamente. Li dovremo affrontare in presenza, con le loro ingenue speranze e con le certezze granitiche sul rientro a scuola, veicolate da una informazione televisiva d’un tratto fintamente attenta al mondo della scuola.

Gentili signori è arrivato il momento di spiegare agli italiani come stanno le cose. Dopo decenni di incuria e di abbandono dell’istruzione pubblica ci ritroviamo ad affrontare una emergenza terribile. A questa emergenza si può solo rispondere con il linguaggio della verità, con la sincerità, con il senso di responsabilità, con parole chiare e limpide, non arrampicandoci sugli specchi. Non possiamo far finta che tutto vada bene, lasciando sulle spalle dei dirigenti scolastici la enorme responsabilità di far tornare gli alunni a scuola, con le strutture che abbiamo e con le conseguenze dei tagli indiscriminati effettuati in questi ultimi decenni. Tagli a cui non porranno certo rimedio le assunzioni annunciate in questi giorni, ovviamente, avranno tempistiche che non permetteranno un inizio regolare dell’anno scolastico. Fra venti giorni, infatti, riapriamo i battenti, dal 1 settembre dovremo infatti “recuperare” gli alunni promossi con le insufficienze e tanti docenti non ci saranno ad accogliere questi studenti. Diciamoci la verità, molti dirigenti non hanno la minima idea di come fare a riaprire le scuole.

Egregio Presidente, Egregi Ministri, Egregio Commissario straordinario, pensiamo che la credibilità di una Nazione e delle persone che la rappresentano, si debba palesare soprattutto in questi momenti, e che il principio di verità debba prepotentemente sostituire considerazioni elettorali e convenienze di ogni tipo.

Con i migliori saluti

Alessandro Turchi

Presidente SOLO DIRIGENTI

Ora occorre un Piano strutturato d’interventi

Cuzzupi: ben vengano le assunzioni, ma tutte a tempo indeterminato.

Ora occorre un Piano strutturato d’interventi

Si apprende da dichiarazioni del Ministro Azzolina che sarebbe stata determinata, con il via libera del Ministro Gualtieri, l’assunzione a tempo indeterminato ed a tempo determinato, ossia con contratti annuali, di 84.808 Docenti precari ed 11.000 ATA, tra Assistenti amministrativi, assistenti tecnici, e collaboratori scolastici . ( Si attende il via libera per i DSGA)

“Questa notizia, laddove confermata dai fatti, viene accolta con parziale  soddisfazione dall’UGL Scuola che da tempo pone l’accento e si  batte per un intervento strutturale e definitivo sugli organici del personale della scuola”. Afferma il Segretario Nazionale dell’UGL Scuola, Ornella Cuzzupi.

“Si continuerà a chiedere  a gran voce, la stabilizzazione di tutti i precari necessari alla ripresa delle  attività scolastiche per l’ imminente a. s. 2020/2021, con la trasformazione dei contratti a tempo in assunzioni stabili e definitive, onde garantire la continuità didattica, condizione auspicabile per un insegnamento di alto respiro. Solo in questo modo – continua Cuzzupi – infatti, sarà possibile garantire la ripresa delle lezioni in aula, permettendo a tutti gli studenti di ritrovare la propria, naturale e giusta comunità educante brutalmente sospesa a causa di un’epidemia che ha segnato un’intera nazione e che, ci auguriamo,  possa dissolversi in tempi brevissimi”.

Secondo l’UGL Scuola rimangono comunque da mettere in campo azioni di primaria importanza tra le quali un Piano strutturato di messa in sicurezza, aumento e adeguamento degli spazi didattici (aule, laboratori, palestre) che, unitamente alle assunzioni a tempo indeterminato di personale scolastico, possa porre fine alle cosiddette “classi pollaio”. Sarà inoltre indispensabile garantire a tutti adeguati strumenti che consentano di avviare una didattica che garantisca un’educazione al passo con i tempi.

“La scuola – conclude il Segretario Nazionale UGL Scuola – è un settore strategico per lo sviluppo e la crescita del Paese e non può prescindere da un disegno complessivo e sinergico che consenta di guardare al futuro con ottimismo. Da parte nostra siamo pronti a fornire idee e suggerimenti, invitiamo il Ministro e l’Esecutivo a misurarsi su tale prospettiva”.

   Federazione Nazionale UGL Scuola

Il Segretario Nazionale

Ornella Cuzzupi

Immissioni in ruolo docenti 2020, la tempistica: assunzioni ordinarie entro 27 agosto, da call veloce entro 7 settembre

da OrizzonteScuola

Di redazione

Immissioni in ruolo anno del personale docente per l’anno scolastico 2020/21: ecco la tempistica. Un mese denso di operazioni, scelte, opportunità professionali. Sono 84.808 i posti a disposizione. A breve sarà comunicata la ripartizione per provincia e classe di concorso.

Il sindacato Anief comunica che  “Le istanze per le immissioni in ruolo del 2020/21 saranno presentate per via telematica con modalità ancora da definire.

Le immissioni in ruolo ordinarie dovranno concludersi presumibilmente entro il 26 agosto.

Una volta concluse le ordinarie operazioni, si dovrebbe procedere secondo questa tempistica: avvio della procedura in attuazione di quanto previsto dal Decreto Ministeriale 8 giugno 2020, n. 25, sui posti che rimangono vacanti e disponibili in ciascun anno scolastico dopo le operazioni di assunzione a tempo indeterminato disposte ai sensi della normativa vigente; comunicazione degli uffici, entro il termine del 27 agosto p.v., dei posti rimasti vacanti e disponibili mediante pubblicazione sui rispettivi siti internet istituzionali al fine di consentire ai soggetti aventi titolo di presentare istanza per via telematica entro 5 giorni nel periodo compreso tra il 28 agosto 2020 e il 1° settembre 2020;

pubblicazione entro il 2 settembre da parte degli UUSSRR degli elenchi degli aspiranti, graduati sulla base dei punteggi di cui all’articolo 4, comma 3 del D.M. 8 giugno 2020 n. 25 suddivisi per ciascuna delle procedure di cui al comma 2 dell’articolo 5 del suddetto decreto;

assunzioni entro il 7 settembre 2020 con decorrenza giuridica a partire dal 1° settembre dell’anno scolastico di riferimento, dei soggetti che risulteranno in posizione utile.”

Il cronoprogramma trasmesso agli uffici Scolastici

Operazioni di immissione in ruolo personale docente – utilizzazioni e assegnazioni provvisorie:

  •  Apertura funzioni informatizzate immissioni in ruolo personale docente: a partire dal 6 agosto 2020;
  •  Chiusura operazioni immissioni in ruolo ordinarie con assegnazione sedi: entro il 26 agosto 2020
  • Pubblicazione posti vacanti e disponibili sui siti internet degli uffici e in piattaforma all’esito delle operazioni di nomina: entro il 27 agosto 2020;
  • Termine ultimo di conclusione delle operazioni di utilizzazione e assegnazione provvisoria personale docente e ATA: 31 agosto 2020;

Chiamata veloce

  • Istanza chiamata veloce: 28 agosto 2020 – 1 settembre 2020 (previa pubblicazione dei posti vacanti e disponibili residuati alle operazioni di immissioni in ruolo il 27 agosto 2020)
  •  Pubblicazioni elenchi graduati: 2 settembre 2020;
  • Nomine in ruolo chiamata veloce: entro il 7 settembre 2020;

Conferimento incarichi a tempo determinato:

  • Avvio attività di smistamento alle scuole: dal 8 agosto 2020
  • Avvio attività di valutazione istanze gps: dal 10 agosto 2020
  • Conclusione attività di valutazione: 28 agosto 2020;
  • Pubblicazione graduatorie GPS: 1 settembre 2020
  • Supplenze da GAE e GPS: entro 14 settembre 2020
  • Supplenze graduatorie di istituto: dal 15 settembre 2020

La tempistica dovrà ancora essere ufficializzata nel decreto e nell’allegato A contenente le istruzioni che gli uffici Scolastici dovranno seguire per garantire uniformità alle operazioni.

Se la tempistica per le immissioni in ruolo fosse effettivamente rispettata, potrebbe concretizzarsi la possibilità di assegnare anche le supplenze da GaE – GPS in tempo utile per il 14 settembre (naturalmente con superlavoro per gli uffici Scolastici).

Organico COVID, docenti ed ATA potranno essere sostituiti fin dal primo giorno di assenza. Bozza decreto

da OrizzonteScuola

Di redazione

In via di definizione il Decreto “scostamento” che permetterà un aumento di spesa di 25 miliardi. Tra le voci presenti nel testo della bozza anche la scuola che rientra con varie voci, tra queste una legata al personale cosiddetto COVID, perché sarà utilizzato esclusivamente in casi legati al mantenimento delle misure di sicurezza.

Infatti, ricordiamo che all’articolo 231-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77 saranno attivati “ulteriori incarichi temporanei di personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) a tempo determinato dalla data di inizio delle lezioni o dalla presa di servizio fino al termine delle lezioni, non disponibili per le assegnazioni e le utilizzazioni di durata temporanea. In caso di sospensione dell’attività in presenza, i relativi contratti di lavoro si intendono risolti per giusta causa, senza diritto ad alcun indennizzo

Nel decreto “scostamento”, sono previsti 368 milioni di euro nel 2020 e a 552 milioni di euro nel 2021 che consentiranno la sostituzione del personale assunto per l’emergenza fin dal primo giorno di assenza. Supplenti che dovranno essere, però, assunti prioritariamente tra il personale abilitato o con titoli di studio idoneo.

Nel decreto viene, infine, ribadito che il personale assunto solo per l’emergenza sanitaria, sia docenti che ATA, “non si applicano le modalità di lavoro agile”

Assunzioni docenti e ATA emergenza Covid: con lockdown contratti risolti senza indennizzo. ORDINANZA MI

da OrizzonteScuola

Di Ilenia Culurgioni

Assunzioni docenti e ATA per emergenza Covid. Ordinanza Ministero numero 83 del 5 agosto 2020 concernente le misure per la ripresa dell’attività didattica in presenza nell’anno scolastico 2020/2021 nel rispetto delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Dopo le anticipazioni di Orizzonte Scuola, è stata pubblicata l’Ordinanza definitiva del Ministero dell’istruzione che disciplina le assunzioni di personale docente e ATA aggiuntivo esclusivamente per l’anno scolastico 2020/21.

Modalità assunzioni

I dirigenti preposti agli uffici scolastici regionali, previa acquisizione e valutazione delle motivate istanze dei dirigenti scolastici in cui sono evidenziate le comprovate necessità connesse al rispetto delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e nelle situazioni ove non sia possibile procedere diversamente, potranno derogare, nel limite delle risorse ripartite, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto, per ciascun grado di istruzione.

Gli Usr dunque attivano, per il solo anno scolastico 2020/2021 e nel limite delle dotazioni finanziarie definite ai sensi del decreto di cui all’articolo 231-bis, comma 2, del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, con loro decreti, ulteriori incarichi temporanei di personale docente e ATA, in
relazione alle specifiche esigenze delle istituzioni scolastiche.

Viene data priorità sia per il personale docente che ATA alla scuola dell’infanzia e del primo ciclo, con particolare riferimento alla scuola primaria.

Criteri

Le risorse vengono così ripartite:

  • per il 50% sulla base del numero degli alunni presenti al sistema informativo del
    Ministero, come comunicati dalla competente Direzione generale;
  • per il rimanente 50%, proporzionalmente sulla base delle richieste avanzate dagli
    Uffici scolastici regionali.

Contratti

I posti non sono disponibili per utilizzazioni e assegnazioni provvisorie, hanno decorrenza giuridica ed economica dalla data di inizio delle lezioni o dalla effettiva presa di servizio e fino al termine delle lezioni.

In caso di sospensione delle attività didattiche in presenza, i contratti di lavoro attivati si intendono risolti per giusta causa, senza diritto ad alcun indennizzo.

Le assunzioni vengono effettuate dalle graduatorie di istituto.

Per le eventuali sostituzioni del personale si procede ai sensi e nei limiti della normativa vigente, fermo restando il prioritario ricorso al personale a qualunque titolo in servizio presso l’istituzione scolastica e in possesso di abilitazione o di titolo di studio idoneo, consentendo, ove non sia possibile procedere diversamente, la sostituzione del personale così assunto dal primo giorno di assenza.

Per questo il 10% delle risorse è resa indisponibile per essere utilizzata per la copertura delle sostituzioni.

ORDINANZA

Settembre di fuoco per Azzolina tra il test del rientro a scuola e il possibile rimpasto di governo

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

Agosto è iniziato solo da pochi giorni, ma l’attenzione del mondo della scuola e non solo è per settembre.

Anzi, per due date in particolare: la prima è quella del 14 settembre con il rientro in classe di milioni di studenti e personale scolastico.

Dopo lunghi mesi di stop con la didattica a distanza a reggere il sistema e l’eccezione (positiva) dell’esame di maturità svolto in presenza, il vero banco di prova per la scuola sarà il ritorno in classe previsto per metà settembre con un prologo che ci sarà già dai primi di settembre con i corsi di recupero.

L’altra data da tenere d’occhio è quella del 20-21 settembre con l’election day che sarà anche un modo per testare il gradimento del governo Conte.

Sull’effettiva tenuta del sistema si giocherà molto la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che da metà gennaio è a capo del dicastero di Viale Trastevere: il compito per la deputata pentastellata si è complicato durante gli ultimi mesi, ma, bisogna ammetterlo, mai nessuno nella storia repubblicana si era dovuto disimpegnare con una crisi di tale gravità.

La ministra sta tenendo dritta la barca durante la tempesta (giovedì sera, tra le altre cose, ha incassato il via libera del MEF a più di 95mila assunzioni tra docenti e Ata), ma non sono mancati gli scivoloni e gli attacchi sia dall’opposizione che dalle stesse forze di maggioranza (soprattutto sul concorso straordinario).

I mal di pancia sul suo operato crescono e, come si usa in gergo calcistico, la ministra è “condannata a vincere”. Se il ritorno in classe presentasse più di un problema, se il meccanismo delle immissioni in ruolo dovesse incepparsi, allora per l’attuale ministra dell’Istruzione potrebbe essere un problema mantenere il proprio posto.

Gli alleati potrebbero chiedere discontinuità e allora sarebbero due i nomi su cui puntare all’interno di un discorso più ampio che porterebbe il governo ad effettuare un tagliando dopo le elezioni regionali: l’attuale presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra, compagno di partito dell’attuale ministra e tra i papabili al Ministero dell’Istruzione già un anno fa (poi gli fu preferito Lorenzo Fioramonti) e la capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi, fedelissima dell’ex premier Matteo Renzi, che, però, ha prontamente smentito qualsiasi ipotesi di prendere il posto della ministra.

In un senso o nell’altro saranno settimane decisive per il mondo della scuola alle prese con il periodo più duro dal dopoguerra: il ritorno in classe da una parte, l’annosa vicenda dei precari dall’altra, Azzolina (e non solo) si gioca tantissimo del suo futuro politico.

Dirigenti scolastici, autorizzate 529 assunzioni per l’anno scolastico 2020/21

da OrizzonteScuola

Di redazione

Assunzioni dirigenti scolastici 2020/21: sono 529 quelle autorizzate. Lo comunica il Ministero dell’istruzione con una nota alle Organizzazioni sindacali Flc Cgil, Cisl, Uil, Anp, Dirigentiscuola, Snals.

Dei 529 DS richiesti, 458 riguardano la procedura concorsuale di cui al DDG 1259/2017; 29 i soggetti inclusi nella graduatoria di merito ex DDG 13 luglio 2011, 42 corrispondono a richieste di trattenimento in servizio ex articolo 1, comma 87 della Legge n. 208/2015.

Ieri la Ministra Lucia Azzolina ha annunciato le assunzioni a tempo indeterminato anche dei docenti, quasi 85mila, e di oltre 11mila ATA.

Graduatorie provinciali, quota 725mila domande. Scuole polo corrono in aiuto degli Uffici Scolastici

da OrizzonteScuola

Di redazione

Graduatorie provinciali e di istituto: chiusa a mezzanotte la piattaforma per la presentazione della domanda, il numero ufficioso delle domande presentate è stato diffuso dal Ministro durante la trasmissione In Onda su La7:  725mila.

L’obiettivo del Ministero è  quello di assegnare le supplenze, sia sostegno che posto comune, da Gae e GPS entro il 14 settembre, data “media” di inizio delle lezioni. Il calendario regionale.

Per far ciò, i tempi sono stringati.

Non sappiamo ancora quanto complessa potrà rivelarsi la valutazione delle domande. Il rischio è che gli aspiranti abbiano inserito nella domanda “di tutto, di più”, affidando agli uffici Scolastici l’onere di dire che quel titolo o servizio non può essere valutato. Numerosi docenti infatti hanno mal digerito la modifica alla tabella di valutazione dei titoli che in alcuni casi ha comportato una perdita anche ingente di punteggio e dunque nella speranza di poter comunque far ancora rientrare servizi e titoli già valutati nel 2017 non hanno rinunciato a dichiararli.

Alcune richieste sindacali sono rimaste inoltre senza risposta, pertanto dovranno ora essere gli uffici Scolastici ad assumersi la responsabilità della valutazione.

Per far ciò sono già numerosi quelli che hanno richiesto l’aiuto delle Scuole polo, alle quali vengono affidate singole o gruppi di classi di concorso. E dunque il lavoro delle segreterie delle scuole potrebbe risultare ancora una volta fondamentale per la buona riuscita del progetto.

Obiettivo: pubblicare le graduatorie entro fine agosto.

Fondo di istituto e bonus premiale: l’informativa successiva è obbligatoria

da La Tecnica della Scuola

Arriva dalla Sardegna la notizia di una nuova decisione giudiziaria sulle modalità di gestione del fondo di istituto.
Lo rendono noto i Cobas Sardegna unitamente ad altri sindacati (Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola e Gilda) che  già un anno fa avevano aperto un contenzioso con due istituti scolastici della regione.
“Già da diversi anni – scrivono i sindacati nel loro comunicato – molti dirigenti scolastici si rifiutano di fornire alle organizzazioni sindacali e alle RSU d’istituto l’informazione successiva analitica sulle retribuzioni del Fondo Integrativo d’Istituto (FIS) per le attività aggiuntive di docenti e Ata e le retribuzioni del cosiddetto bonus docenti, assumendo che in tal modo si violino le norme sulla privacy”.

“Parimenti – proseguono i sindacati – dopo la legge n. 107/2015 taluni dirigenti scolastici si sono arrogate/i il diritto di poter nominare e retribuire dal FIS, fino al 10% di docenti loro collaboratori mentre il Contratto Scuola prevede che i DS possano nominare e retribuire solo due docenti collaboratori. Nel caso in cui si ritenesse di dover nominarne di ulteriori il contratto prescrive la delibera nominale del collegio dei docenti”.

A partire dall’agosto del 2019, il contenzioso, aperto da tempo, si è trasferito nelle aule del tribunale di Cagliari ed è arrivato a conclusione nelle ultime settimane.

Nella causa contro l’Ipsar “Gramsci” di Monserrato il Giudice del lavoro si è pronunciato a favore dei ricorrenti in merito alla richiesta di informazione sul FIS e alla retribuzione di più di non più di due collaboratori.

Nell’altro caso, che vedeva coinvolto il Circolo Didattico di Assemini 2 il Tribunale ha imposto alla dirigente l’obbligo di fornire alle rappresentanze sindacali l’integrale informazione successiva, analitica e completa, sul pagamento del FIS di Docenti e Ata e del cosiddetto bonus premiale.

“L’ordinanza in oggetto – sottolineano i sindacati – sconfigge integralmente la linea adottata dall’Associazione Nazionale Presidi (ANP) che ha sempre sostenuto che le/i Dirigenti Scolastici non dovessero fornire l’informazione richiesta sui pagamenti delle attività aggiuntive (su FIS e Bonus), e che potessero nominare e retribuire, a proprio piacimento, i docenti collaboratori fino al 10% dell’organico d’Istituto”.

“Auspichiamo – concludono – che sulle materie in oggetto non si debba più ricorrere ai Tribunali del Lavoro ma si instaurino invece, proficue, serene e costruttive relazioni sindacali tra le parti”.