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Modernità quale pericolo

Modernità quale pericolo

di Antonio Stanca

Tempo fa a proposito del matrimonio di un giovane discendente dei “reali d’Inghilterra” con una donna di provenienza completamente diversa, si è tornato a dire se ancora valgono le distanze, le differenze tra condizioni sociali diverse o tra altre situazioni siano sessuali, economiche, culturali, linguistiche, siano di razza, di ceto, di costume, siano di altro genere. Si è osservato che i tempi nuovi, la modernità hanno comportato anche la fine di certe divisioni che erano durate per secoli e che avevano fatto dell’umanità una serie di classi separate ognuna con le proprie regole. La caduta di tante differenze, la possibilità di scambiare, di stare con persone diverse, in luoghi diversi, di fare quanto prima non si era neanche pensato erano state viste come un vantaggio, un progresso, come un segno di civiltà, una conquista. I moderni e sempre più diffusi mezzi di comunicazione avevano accelerato tale processo, non solo differenze ma neppure distanze sembrava ci fossero più tra gli abitanti della terra, tra le varie parti del mondo. Nel segno di un profitto sempre più esteso, di un beneficio sempre più diffuso si pensava ormai di dover procedere ma non è passato molto tempo prima che le vecchie divisioni tornassero a farsi vedere, a farsi sentire, a riprendere il loro posto, ad esigere il loro riconoscimento. Non è passato molto tempo prima che si tornasse a scontrarsi in nome dei propri diritti, delle proprie credenze, della propria forza non solo morale, religiosa, politica ma anche materiale, militare, armata. Non molto è passato e il mondo è tornato a mostrarsi diverso nelle sue parti, è tornato in guerra e con una tale crudeltà e ferocia da superare ogni orrore precedente, da non far pensare ad una possibile soluzione dei problemi emersi, ad una riappacificazione tra i contendenti.

Non di scambio, di comunicazione è diventato sinonimo la modernità ma di scontro, di soppressione. Non c’è luogo oggi che non sia esposto al pericolo dell’assalto, della violenza. Anche a livello privato questi sono diventati ormai elementi che connotano la vita e niente sembra che riesca a contenerli.

Un mondo, una storia, una vita che hanno scelto di essere crudeli sembrano quelli moderni, che sono venuti meno ad ogni aspettativa, che non vogliono essere corretti, che si sono tanto immedesimati nel fenomeno da cercare ognuno nella propria violenza il proprio spettacolo, il proprio protagonismo.

E’ una situazione allarmante specie per chi ancora è rimasto a credere nei valori della pace, del bene, dell’amore e ormai non sa con chi, con quale istituzione identificarli. Quelle della casa, della famiglia, della scuola, della chiesa sembrano le uniche positività nelle quali si possa credere senza, però, ricavarne convinzioni che siano definitive, che aiutino per sempre visto che anche tali istituzioni sono esposte al confronto con un esterno diventato sempre più minaccioso, sono sempre più ridotte nella loro funzione, nel loro valore.

Una modernità diventata sinonimo di pericolo è la nostra contrariamente a quanto si era previsto negli anni precedenti e senza che sia possibile individuare, isolare le cause, tanto sono ramificate, e intervenire su di esse.

Fallito è l’uomo nel suo proposito di riportare la terra entro i confini di un bene comune, fallita è la sua intenzione di fare della guerra una vicenda di altri tempi, la sua fiducia in soluzioni dei contrasti completamente diverse, la sua speranza a sapersi vicino, unito non lontano, diviso.

Il procedimento sanzionatorio e la difficile realizzazione dell’alleanza educativa

Il procedimento sanzionatorio e la difficile realizzazione dell’alleanza educativa

di Cinzia Olivieri

Il consiglio di istituto (art. 10 comma 3 lettera a) Dlsg 297/94) è chiamato ad adottare il regolamento interno di ogni istituzione scolastica. In mancanza, “gli organi collegiali operano sulla base di regolamenti tipo predisposti dal Ministero …” (art. 40 Dlgs 297/94), nella fattispecie della CM 105/75, successiva al DPR 416/1974, “vecchia” di oltre quarant’anni, che consta di 17 articoli che disciplinano tra l’altro convocazione, costituzione e funzionamento degli organi collegiali, pubblicità degli atti, funzionamento della biblioteca, dei gabinetti scientifici, dei laboratori e delle palestre e vigilanza degli alunni.

Si sottovaluta spesso la rilevanza dei regolamenti interni, percepiti come scarsamente cogenti, ma con il dPR 249/98 ed in particolare con le sue modifiche introdotte dal dPR 235/07 essi hanno assunto particolare importanza, dovendo individuare (Art. 4) i “comportamenti che configurano mancanze disciplinari con riferimento ai doveri elencati nell’articolo 3, al corretto svolgimento dei rapporti all’interno della comunità scolastica e alle situazioni specifiche di ogni singola scuola, le relative sanzioni, gli organi competenti ad irrogarle e il relativo procedimento” di cui il decreto indica i criteri generali.

I regolamenti quindi devono disciplinare con precisione un vero e proprio procedimento amministrativo, con tutte le conseguenti valutazioni di legittimità dei provvedimenti assunti dagli organi individuati quali competenti.

A tal proposito ha fatto discutere la sentenza N. 01494/2018 con la quale, la Terza Sezione del Tar Lombardia, accogliendo il ricorso presentato dai genitori di una alunna della scuola secondaria di primo grado di un istituto comprensivo, ha annullato la sanzione disciplinare comminata alla studentessa nonché il verbale del Consiglio di Classe che le aveva per effetto attribuito la votazione di comportamento pari a sette e la decisione assunta dall’Organo di Garanzia.

Il TAR lombardo aveva già accolto l’istanza cautelare per assenza di contraddittorio e difetto di istruttoria, non avendo l’Amministrazione adeguatamente accertato se la condotta sanzionata fosse effettivamente ascrivibile alla studentessa, a cui era stato contestato l’utilizzo del telefono cellulare in assenza di autorizzazione del docente, con conseguente sanzione del richiamo scritto.

Dalle circostanze di fatto dedotte in sentenza deve evincersi che l’alunna non era stata colta in flagranza e la violazione non era contestata dall’insegnante nell’immediatezza, in quanto appurata a seguito di visione di un video. Infatti la studentessa risultava “essere protagonista di un breve filmato, poi postato sui social network”.

Il Tribunale amministrativo ha rilevato che la scuola ha irrogato la sanzione essenzialmente sulla base di tale circostanza senza una adeguata istruttoria diretta ad acquisire l’esatta ricostruzione dei fatti, avendo omesso tra l’altro di accertare se l’alunna avesse acconsentito alla ripresa ed alla sua successiva pubblicazione. Non si evince poi se si fosse indagato in merito alla sussistenza di eventuali corresponsabilità o di diverse responsabilità.

Il regolamento di disciplina della scuola individuava l’ammonizione scritta quale sanzione applicabile in caso di utilizzo di telefoni cellulari, registratori e riproduttori audio-video o attrezzature informatiche in assenza di autorizzazione del docente. Tuttavia l’art. 4, terzo comma, del d.P.R. 24 giugno 1998, n. 249 (come modificato dal DPR 235/07) stabilisce anche espressamente che “Nessuno può essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni”. Analogamente disponeva il regolamento di disciplina della scuola che, in applicazione della medesima normativa, prevedeva “specifiche garanzie procedurali volte ad assicurare il rispetto del principio del contraddittorio”.

È emerso invece all’esito del procedimento che la scuola non aveva rispettato tale principio, non avendo provveduto a contestare gli addebiti e ad acquisire formalmente le eventuali motivazioni dell’incolpata.

La documentazione versata in atti non ha fornito argomenti a supporto della conformità della condotta dell’istituto alle procedure previste, in quanto non solo la memoria del docente era stata redatta dopo la chiusura del procedimento sanzionatorio ma altresì confermava “che l’alunna è stata sentita dal docente stesso in maniera del tutto informale al di fuori del procedimento stesso”.

Il Collegio ha quindi ritenuto che il mancato rispetto delle garanzie normativamente previste non solo costituisca una violazione formale, ma abbia altresì “determinato una insufficiente ricostruzione fattuale della vicenda, ciò che costituisce una ulteriore causa di illegittimità del provvedimento sanzionatorio avversato”.

Con riferimento al voto in condotta, poi, il TAR ha ritenuto che la scuola abbia altresì violato, l’art. 3, comma 2, del d.m. n. 5 del 2009 per il quale la valutazione del comportamento dello studente “…in sede di scrutinio intermedio o finale non può riferirsi ad un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale…” e quindi fosse illegittima in quanto basata “su un unico episodio peraltro neppure adeguatamente ricostruito”.

Per la verità, tanto costituisce elemento di perplessità in quanto il DM 5/2009 è stato abrogato dall’art. 14 comma 4 del DPR 122/09 il quale, a proposito della valutazione del comportamento, all’art. 7 (a sua volta peraltro oggi abrogato con decorrenza dal 1 settembre 2017 dall’art. 26 comma 5 del Dlgs 62/2017) non ha analogo contenuto, come del resto anche lo stesso art. 26 del Dlgs 62/2017, sebbene entrambi pongano maggiore attenzione ai casi più gravi e reiterati.

Da tanto emerge la necessità di tenere in giusta considerazione l’importanza dei regolamenti dal momento peraltro che l’art. 2 comma 4 Dpr 249/98 dispone che dirigenti e docenti, proprio secondo le modalità da essi previste “… attivano con gli studenti un dialogo costruttivo sulle scelte di loro competenza in tema di programmazione e definizione degli obiettivi didattici, di organizzazione della scuola, di criteri di valutazione…. Lo studente ha inoltre diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca a individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento”. A maggior ragione quindi non solo le sanzioni disciplinari devono essere irrogate nel rispetto delle previste modalità ed in osservanza del principio di contraddittorio ma l’intero procedimento di valutazione deve tendere a migliorare la consapevolezza di sé dello studente.

Il difetto di accertamento impedisce ogni valutazione di merito rispetto alla condotta.

Non va trascurato che ai sensi dell’art. 4 comma 2 del Dpr 249/98 “2. I provvedimenti disciplinari hanno finalità educativa e tendono al rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all’interno della comunità scolastica, nonché al recupero dello studente attraverso attività di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunità scolastica”. Tende a prevalere invece il carattere afflittivo della sanzione, in contraddizione anche con il principio della corresponsabilità educativa, che anche deve ispirare i regolamenti delle istituzioni scolastiche.

La circostanza che la famiglia abbia impugnato (con esito positivo) innanzi al giudice amministrativo una valutazione anche se non insufficiente deve altresì essere occasione di riflessione sulle evidenti criticità del rapporto scuola – famiglia, la quale ultima aveva comunque attivato le procedure interne con l’impugnazione innanzi all’organo di garanzia interno. Anche questo tuttavia non ha evidentemente rivalutato i fatti, sanando eventuali illegittimità tanto che anche la sua decisione è stata annullata.

Occorre perciò rammentare che l’impianto normativo dello statuto delle studentesse e degli studenti non prevede solo sanzioni più rigide nei casi di eccezionale gravità ma soprattutto “la realizzazione di un’alleanza educativa tra famiglie, studenti ed operatori scolastici, dove le parti assumano impegni e responsabilità e possano condividere regole e percorsi di crescita degli studenti” (nota del 31 luglio 2008).

No ai pattugliamenti davanti alle scuole

No ai pattugliamenti davanti alle scuole

In relazione alle dichiarazioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini sull’intenzione di collocare le forze dell’ordine davanti alle scuole come deterrente allo spaccio di droga, ricordiamo al Ministro che le scuole sono luoghi di cultura e di elaborazione del sapere in cui bambine, bambini e adolescenti si formano grazie all’impegno quotidiano e alla dedizione di migliaia di docenti.

La presenza giornaliera di una pattuglia di carabinieri davanti ad ognuno dei 40.000 edifici scolastici italiani, oltre a essere impossibile dal punto di vista organizzativo e inutile per la lotta alla delinquenza e allo spaccio di droga, sarebbe un segnale estremamente negativo: la scuola deve essere percepita dagli adolescenti che la frequentano come un luogo libero, accogliente e rassicurante e non come luogo di repressione.

“Docenti e dirigenti scolastici sono costantemente in prima linea nella promozione della legalità e del benessere di bambine, bambini, studentesse e studenti”, dichiara Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL. “Già oggi le forze dell’ordine collaborano ai programmi di prevenzione e contrasto di tutti i fenomeni di devianza, dal consumo di droga e alcol, al bullismo e cyberbullismo. Attraverso la loro partecipazione attiva alle iniziative di formazione di docenti, dirigenti e ATA e di supporto ai progetti della scuola, contribuiscono a innalzare  il livello di  fiducia nelle Istituzioni insieme alla conoscenza e  consapevolezza dei rischi derivanti da comportamenti devianti. Affidare alle forze dell’ordine meri compiti repressivi davanti alle scuole significherebbe vanificare il lavoro fatto in questi anni e ritornare indietro di decenni”.

“L’attenzione alla scuola e alle sue problematiche non si fa attraverso annunci ad effetto ma avendo cura della scuola con una politica di investimenti sulle strutture e sul personale diverse rispetto a quelle praticate”, conclude Sinopoli.

Educare non significa indottrinare

Educare non significa indottrinare

 di Vincenzo Andraous

In un paese che forse non è più paese ma un territorio di scorribande pseudo-intellettuali, di nostalgiche intenzioni, ecco spuntare dalle sterpaglie grammaticali la nuova ricreazione.

Ce n’era davvero bisogno.

In Rai il Saviano nazionale tiene una lezione agli studenti, una lezione, badate bene, non una testimonianza, una lezione, il che farebbe pensare a un incontro a tutto tondo, dove la tesi, sta seduta educatamente a fianco della eventuale antitesi, per approdare a una sintesi vestita di reciprocità e comunione di intenti, non certamente al solito sermone a senso unico, restando poi in silenzio per copione e non per propria volontà.

Indipendentemente dalla tesi che l’interlocutore vuole portare avanti, sarebbe bene, di fronte agli adolescenti soprattutto, tenere un registro di equità ed equilibrio, non solamente con sfoggio di aggettivi ricercati, congiuntivi corretti e superlativi assoluti tutti da verificare, nell’intento di sostenere uno slogan a favore delle canne statuali.

Di quanto detto e sostenuto dallo scrittore non sono d’accordo su niente, il mio consiglio è di andare a leggersi qualche studio scientifico e ricerca autorevole per capire che non esistono le droghe, esiste la droga ed è tutta merda, fa tutta male, soprattutto ai più giovani, di ricreativo c’è soltanto il pur parlè da bar sport.

Che le mafie vengano sconfitte nel loro commercio di sostanze liberalizzando-legalizzando l’erba è pura presa per i fondelli, infatti i capitolati più pesanti provengono da altre fonti e sostanze stupefacenti.

Che la roba di stato favorirebbe legalità è un’altra fandonia, perché i minori che resteranno esclusi dallo spaccio legalizzato, andranno a impattare con le regalie mafiose che pur di non perdere consensi e ricavandi, offriranno ai meno protetti tutto e di più a pochi danari.

L’erba di stato più conveniente? Altra balla grande come una casa, oltre al fatto che il principio attivo sarebbe assai diverso da quello che i consumatori abitualmente fanno uso.

C’è sempre qualcuno che della banalità fa ragione, come quella di affermare che siamo un paese abituato alle concessioni, alle spericolate arrampicate sui mali minori, in fin dei conti perché scandalizzarsi per uno spinello fumato in ufficio, in strada, a scuola, quando abbiamo uno staterello che fa l’oste e il biscazziere senza tanti complimenti, e tanto altro ancora.

La risposta è semplice, proprio perché abbiamo questo status quo, non mi pare il caso di aggiungere altre inutili porcherie.

Sull’imparzialità del servizio pubblico cui il Saviano ha prestato il fianco non mi pronuncio, mi permetto di dire che il rispetto per le persone, per le più giovani soprattutto, per quelle che ancora non sanno cos’è il dirupo e l’inferno in terra, non si insegna da una cattedra improvvisata, per quanto bravo il docente di cui sopra a raccontare, ma soltanto attraverso il passo fermo e mai claudicante dell’esempio, di chi autorevole è per la fatica e il sacrificio profusi per aiutare e sostenere chi per rialzarsi ha impiegato tre vite.

Raccontare il male non per copia-incolla ma per il dramma del dolore eretto a domicilio. A me Saviano ha dato l’impressione di indurre i più giovani a trovare modi “creativi” per differenziare la ricreazione, sull’intuizione necessaria a evitare la caduta rovinosa e ri-prendere in mano la propria vita ne parliamo come sempre un’altra volta.

Istruzione professionale, il Miur modifica le classi di concorso e i criteri di composizione degli organici

da Il Sole 24 Ore

Istruzione professionale, il Miur modifica le classi di concorso e i criteri di composizione degli organici

di Amedeo Di Filippo

Con la nota 9841 del 14 giugno la direzione per gli ordinamenti del Miur, accogliendo i rilievi formulati dagli Usr, ha modificato in vari punti la bozza del 19 aprile relativa ai quadri orari del primo biennio e fornito ulteriori indicazioni e chiarimenti sull’individuazione delle classi di concorso e sui criteri di composizione dell’organico.

I riferimenti
L’articolo 3, comma 3, del Dlgs 61/2017, di riordino dell’istruzione professionale, prevede l’adozione di un decreto interministeriale con cui devono essere determinati: i profili di uscita degli indirizzi di studio dei percorsi di istruzione professionale con i relativi risultati di apprendimento, declinati in termini di competenze, abilità e conoscenze; il riferimento degli indirizzi di studio alle attività economiche referenziate ai codici Ateco adottati dall’Istat; le indicazioni per il passaggio al nuovo ordinamento e le indicazioni per la correlazione tra le qualifiche e i diplomi professionali conseguiti nell’ambito dei percorsi di istruzione e formazione professionale e gli indirizzi dei percorsi quinquennali dell’istruzione professionale.
La bozza di decreto, vagliata dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 21 dicembre 2017, è stata inviata lo scorso 19 aprile ma ha registrato alcuni refusi segnalati dagli Usr, dei quali è stato chiesta la correzione. Con la nota 9841 e relativi allegati la Direzione per gli ordinamenti ha accolto i rilievi segnalati e provvede a presentare la nuova bozza dei quadri orari.

Le integrazioni
La nota del Miur segnala le principali integrazioni e modifiche apportate, da considerare ai fini della composizione degli organici:
l’insegnamento Tic negli gli indirizzi “Industria e Artigianato per il made in Italy”, “Manutenzione e assistenza tecnica”, “Servizi culturali e dello spettacolo” viene assegnato anche alla classe di concorso A-40 “Scienze e tecnologie elettriche ed elettroniche”;
nell’indirizzo “Enogastronomia e ospitalità alberghiera” sono state aggiunte tra le classi di concorso in compresenza anche la B-19 (Laboratori di servizi di ricettività alberghiera) e B-21 (Laboratori di servizi enogastronomici. Settore sale e vendita);
nell’indirizzo “Gestione delle acque e risanamento ambientale”, l’insegnamento di “Tecnologie delle risorse idriche e geologiche” viene assegnato alla cdc A42 “Scienze e tecnologie meccaniche” e non alla A-32 “Scienze della geologia e della mineralogia”; viene aggiunta tra le cdc in compresenza la B-15 “Laboratori di scienze e tecnologie elettriche ed elettroniche”;
nell’indirizzo “Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: Odontotecnico” è possibile prevedere la compresenza anche per l’insegnamento di “Anatomia Fisiologia igiene”;
nell’indirizzo “Manutenzione e Assistenza tecnica” le ore per i “Laboratori tecnologici ed esercitazioni” vanno da un minimo di 330 a un massimo di 396 nel biennio in luogo delle 396 prima previste, così come nell’indirizzo “Industria e artigianato per il made in Italy” le ore per i “Laboratori tecnologici ed esercitazioni”.

Maturità, da Aristotele alla gestione di una Spa, le tracce della seconda prova

da Il Sole 24 Ore

Maturità, da Aristotele alla gestione di una Spa, le tracce della seconda prova

È stato Aristotele l’autore scelto quest’anno per la versione di greco del liceo classico, con un brano in cui si affronta il tema dell’amicizia. Due i problemi assegnati allo scientifico per il compito di matematica. Il primo chiede di risolvere una situazione concreta, collegata alla programmazione del funzionamento di una macchina usata nella produzione industriale di mattonelle. Il secondo prevede lo studio di una funzione. Il questionario, composto da 10 domande, è articolato su più livelli di difficoltà.

I diritti umani e i principi democratici sono alla base del tema di Scienze Umane. Al liceo linguistico, per la prova di inglese, il tema di letteratura parte da uno stralcio di “Quello che resta del giorno”, romanzo di Kazuo Ishiguro. Sono alcune delle tracce proposte per il secondo scritto della maturità, che si è svolto ieri. Le prove sono disponibili sul sito del Miur.

Il tema di economia aziendale (indirizzo amministrazione, finanza e marketing) parte dall’analisi della relazione sulla gestione di una Spa e richiede la redazione dello stato patrimoniale e del conto economico. Le studentesse e gli studenti dell’indirizzo costruzioni, ambiente e territorio si sono trovati ad affrontare un caso professionale di estimo concernente una divisione patrimoniale ereditaria. Alcune delle tracce degli indirizzi di istruzione tecnica e professionale consentono, per la soluzione dei quesiti proposti, di avvalersi delle «conoscenze e competenze maturate attraverso le esperienze di alternanza scuola-lavoro, stage e formazione in azienda».

La terza prova, predisposta da ciascuna commissione d’esame, è in calendario lunedì 25 giugno. Con slittamento al 27 giugno nelle scuole sede di seggio, in caso di ballottaggi.

Le tracce: http://www.istruzione.it/esame_di_stato/201718/default_anno.htm

 

«Collegare meglio scuola e imprese»

da Il Sole 24 Ore

«Collegare meglio scuola e imprese»

di Claudio Tucci

Un collegamento più stretto con il mondo produttivo «perché è grave che gli imprenditori non trovino i profili di cui hanno bisogno». L’alternanza dovrà essere «di maggior qualità», e ritengo che le ore di formazione “on the job” «siano da rimodulare in funzione dei singoli indirizzi di studio». C’è poi il tema del precariato, che «nella scuola è tre volte superiore a quello del resto della Pa», e «dovremo ridurre i tempi del concorso-presidi: ogni anno vanno in pensione oltre 400 dirigenti e non è più tollerabile che una scuola su quattro, in Friuli Venezia Giulia, la mia regione, addirittura una su tre, siano assegnate in reggenza».

Mario Pittoni, storico responsabile Istruzione della Lega, è il nuovo presidente della commissione Istruzione del Senato. Le idee sono piuttosto chiare; forte anche «dei buoni rapporti e della sintonia di intenti» con il neo ministro, Marco Bussetti.

La sfida a scuola è trovare «un punto di equilibrio tra inclusività e selezione». Arriverà l’ennesima riforma del settore? «No – risponde deciso Pittoni -. Andranno aggiustati alcuni meccanismi sulla base del buon senso. Penso, per esempio, alla chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti, che va superata perché ha creato solo malumori e proteste tra gli insegnanti». Sul fondo per premiare il merito, invece, «apriremo una riflessione. Stiamo ragionando, poi, su come contenere l’iter del concorso a preside, l’obiettivo è avere i nuovi vincitori in ruolo nel 2019/2020. Non serve fare le cose di corsa, basta alleggerire il percorso, che è stato allungato oltre il necessario».

La continuità didattica per i ragazzi «è una priorità». «Per questo – chiosa Pittoni – incalzerò il Miur nel rivedere il sistema di reclutamento, per aprire a selezioni su base regionale, nel rispetto della Costituzione. I docenti non saranno più costretti a esodi continui, e ai ragazzi verrà garantito lo stesso prof per l’intero ciclo di studi».

La maturità controvento

da la Repubblica

La maturità controvento

Concita De Gregorio

Arrivano sui banchi come fossero reperti di una civiltà estinta, le tracce del tema di maturità. Le leggiamo — noi, il mondo adulto — con una nota di sorpresa ( ma guarda, la pari dignità sociale, ti ricordi?), con una punta pudica di nostalgia per i tempi giovani e belli dei grandi ideali (rimuovere gli ostacoli che limitano libertà ed eguaglianza, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione: ma certo, questo bisogna fare. Andiamo!). Con un poco di spavento (le leggi razziali. Gli ebrei non potevano più studiare in biblioteca, già…). Con smarrimento, perché arrivano in tempi in cui dilaga il sentimento di resa e di sopraffazione di fronte alla tempesta perfetta del neo- populismo. È un momento così, per chi dovrebbe e potrebbe opporsi alla deriva: un momento di risacca. Come se non ci fossero più le forze, né le parole per una proposta alternativa, per un’opposizione di parola, diciamo pure. Gli studenti picchiano gli insegnanti e i genitori pure, ci raccontano le cronache. I governanti democraticamente eletti promettono la fine della pacchia per i disperati e la schedatura degli zingari, per cominciare. Sbeffeggiano i cardinali che citano il Vangelo e non si parli delle persone di legge e di cultura, per le quali il dileggio negli anni ha lasciato posto all’ingiuria, all’insulto, alla minaccia. Negli anni, non ieri. E se voltiamo le spalle a chi governa e osserviamo i cittadini elettori: il consenso per chi strilla cresce, mostrano i sondaggi. Presto saranno la maggioranza, annunciano. La povertà economica, la povertà culturale sapientemente perseguita da chi aveva il compito di sconfiggerle, perché così è più facile governare. L’orgoglio di non sapere senza la consapevolezza di non sapere, in chi finalmente ha ottenuto il comando. La disastrosa prova di chi poteva far bene per tutti e ha fatto male persino per sé, nell’altra metà campo: ecco, la tempesta perfetta. Però invece, i ragazzi. I ragazzi hanno scelto in maggior numero il tema sulla solitudine. Soli nelle loro chat, nelle loro storie di Instagram. Orfani della possibilità di avere fiducia. E poi hanno scritto dell’articolo 3 della Costituzione, quel manifesto sull’uguaglianza che impedisce ai nostri Trump di schedare chi è diverso per sesso, razza o religione e che anzi li inchioderebbe al compito di “ rimuovere gli ostacoli”, compito veramente arduo se sei tu stesso l’ostacolo. Hanno scritto infine, nei compiti, di quel ragazzo di Ferrara raccontato da Giorgio Bassani che un giorno come gli altri, davanti a tutti i suoi coetanei, ha visto un funzionario comunale dirgli che lui, ebreo, in biblioteca non poteva più stare. Era così, il funzionario: «Il tal Poledrelli (…) sui sessanta, grosso, gioviale, celebre mangiatore di pastasciutta incapace di mettere insieme due parole che non fossero in dialetto». Una figura letteraria, per carità: con il massimo rispetto per i dialetti e per la pastasciutta, e anche per la giovialità di chi fa rispettare le leggi razziali con bonomia. La storia mentre accade non sempre la riconosci. Il giovane studente di Lettere del Giardino dei Finzi- Contini, ebreo, era iscritto ai Guf, i gruppi fascisti universitari. La storia mentre accade a volte sembra una fase, un momento da niente, non c’è da preoccuparsi. Tra le lettere che ricevo ogni giorno ce ne sono moltissime di studenti che scrivono ai loro insegnanti: hanno bisogno di adulti-maestri, lo dicono benissimo a 15 anni. Ce ne sono di bibliotecari che vengono trasferiti per non aver eseguito l’ordine di segnalare i libri “ indecenti”. Lo dicono con pudore: ho consegnato la lista di tutti i libri, non sapevo e non potevo fare quell’elenco.

I ragazzi. Sarebbe bello poter leggere i temi che hanno scritto. Le tracce di maturità erano un presidio strenuo di umanità. E l’umanità — al bisogno si può cercare sulla Treccani, in Google — è la condizione che definisce il genere umano. Anche il nuovo ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, leghista, che non ha commentato le tracce perché « non sono mie, le ho ereditate » , ha detto. L’umanità definisce anche lui, e l’eredità — che lo sappia o meno, che lo voglia o meno — gli tocca in dote. È sua, in quanto uomo.

Aggiornamento GaE 2018/19, inserimento titolo di sostegno. Domande sino al 9 luglio

da Orizzontescuola

Aggiornamento GaE 2018/19, inserimento titolo di sostegno. Domande sino al 9 luglio

di redazione

Il Miur ha diramato il DM n. 506/2018, volto a disciplinare l’aggiornamento annuale delle graduatorie ad esaurimento per l’a.s. 2018/19.

Scarica il decreto

L’aggiornamento riguarda i docenti già iscritti in GaE che sciolgono la riserva con la quale si sono iscritti, che inseriscono il titolo di specializzazione sul sostegno o i titoli di riserva dei posti.

Vediamo in questa scheda chi, come e quando può inserirsi negli elenchi aggiuntivi (alla GaE) di sostegno o dei metodi didattici differenziati.

Inserimento titolo specializzazione sul sostegno e iscrizione nei relativi elenchi

Possono inserirsi negli elenchi aggiuntivi di sostegno o dei metodi differenziati, i docenti già iscritti in GaE, che conseguono il titolo di specializzazione sul sostegno o  i titoli relativi ai metodi didattici differenziati, entro il 9 luglio 2018.

Al fine suddetto, gli interessati presentano apposita istanza.

Presentazione domanda

La domanda di inserimento negli aggiuntivi di sostegno o dei metodi didattici differenziati va presentata, tramite Istanze OnLine, dal 21 giugno al 9 luglio 2018.

Il modello da compilare è il “Modello 4” (Facsimile).

Nel modello di domanda deve essere dichiarato il possesso del titolo di specializzazione all’insegnamento a favore degli alunni disabili o il titolo di specializzazione all’insegnamento con metodi didattici differenziati.

Ricordiamo che le dichiarazioni prodotte nel modello di domanda sono rese ai sensi del DPR n. 445/2000 e successive modificazioni.

Decreto

“Modello 4”

Maturità 2018: l’alternanza scuola lavoro debutta nella seconda prova

da Orizzontescuola

Maturità 2018: l’alternanza scuola lavoro debutta nella seconda prova

di redazione

Nella seconda prova scritta dell’Esame di Stato della secondaria di II grado dell’a.s. 2017/18 per la prima volta ha debuttato l’alternanza scuola lavoro. Vediamo come.

Alcune delle tracce degli indirizzi di Istruzione tecnica e professionale consentono, per la soluzione dei quesiti proposti, di avvalersi delle “conoscenze e competenze maturate attraverso le esperienze di Alternanza Scuola-Lavoro, stage e formazione in azienda”.

Scarica tutte le tracce

Alternanza scuola lavoro nel colloquio orale

La commissione, ai fini dell’accertamento delle conoscenze, competenze e capacità, organizza il colloquio, tenendo conto anche delle eventuali esperienze condotte in alternanza scuola lavoro, stage e tirocinio opportunamente e dettagliatamente indicate nel documento del consiglio di classe di cui al precedente articolo 6.

Stipendi insegnanti e ATA gestiti dalle segreterie scolastiche, l’ipotesi circola

da Orizzontescuola

Stipendi insegnanti e ATA gestiti dalle segreterie scolastiche, l’ipotesi circola

di redazione

Negli ultimi giorni sono circolate voci su una possibile attribuzione alle segreterie scolastiche delle competenze per la gestione degli stipendi. Una vera e propria rivoluzione, che però dovrebbe essere smentita.

A fare il punto della situazione è la FLC CGIL

“Sono circolate delle voci secondo cui i l MEF avrebbe in animo di trasferire la gestione degli stipendi del personale della scuola alle Istituzioni scolastiche, la FLC si è tempestivamente mossa presso il Gabinetto del Ministro dell’Istruzione perché alla cosa naturalmente siamo assolutamente contrari”

Il sindacato afferma di aver avuto rassicurazioni dal Gabinetto che tale proposito non è affatto condiviso dal MIUR e che esso non accetterà un’operazione di questo genere.

“Pertanto, dopo gli opportuni chiarimenti fra i due Ministeri – scrive la FLC CGIL in un comunicato pubblicato dalla sede di Latina – siamo in attesa che il Gabinetto comunichi ufficialmente che tale operazione è stata definitivamente abbandonata dal MEF”

Diplomati magistrale, si va verso la riconferma delle supplenze di quest’anno?

da Orizzontescuola

Diplomati magistrale, si va verso la riconferma delle supplenze di quest’anno?

di redazione

Ieri il Miur ha pubblicato il decreto di aggiornamento annuale delle Graduatorie ad esaurimento e le operazioni possibili sono sempre le solite,

ossia lo scioglimento della riserva per chi dopo l’iscrizione ha conseguito il titolo, la comunicazione del titolo di riserva legge 68/99 e lo scioglimento della riserva per il titolo di sostegno.

Il decreto smentisce la nota illustrata ai sindacati dal Ministero guidato dalla Fedeli

Tale nota era stata illustrata lo scorso 23 maggio ai sindacati firmatari del contratto scuola, convocati al Miur per un incontro sulle assegnazioni provvisorie del personale di ruolo nell’a.s. 2018/19.

Secondo quanto illustrato, il Ministero prevedeva di inserire nell’annuale decreto di aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento anche la possibilità per i docenti di ruolo diplomati magistrale assunti con riserva in attesa della decisione della Plenaria, arrivata il 20 dicembre 2017, di potersi inserire in II fascia delle graduatorie di istituto per poter partecipare alle supplenze (possibilità che non era stata data lo scorso anno in occasione dell’aggiornamento triennale 2017/20 delle graduatorie). Ne avevamo parlato in questo articolo

Diplomati magistrale: decreto per inserimento in II fascia graduatorie di istituto e nota Miur agli Uffici Scolastici

Dunque, il Ministero Bussetti non segue la linea tracciata dal Ministero Fedeli.

Questa decisione potrebbe – il condizionale è d’obbligo – essere legata all’anticipazione fornita martedì 19 giugno da Italia Oggi su un possibile decreto legge per risolvere la questione diplomati magistrale e laureati in Scienze della formazione primaria.

In esso sembrerebbe essere contenuta una formula in grado di neutralizzare gli effetti delle sentenze di merito che arriveranno nel mese di luglio per gli interessati inseriti nelle GaE con riserva, ossia la possibilità di assicurare la continuità didattica mantenendo sugli stessi posti i docenti assunti quest’anno. Naturalmente i docenti di ruolo si ritroverebbero con la supplenza. Scrive infatti Italia Oggi “Per l’11 luglio è atteso un pacchetto sostanzioso di sentenze, ma per quella data l’intervento dovrebbe già essere in campo con una norma ponte per la conferma sui relativi posti degli interessati.”

Naturalmente la norma sarebbe transitoria, in attesa dell’espletamento del concorso con prova selettiva per l’accesso ad un anno di Fit.

Un’altra ipotesi è quella per la quale si vuole ancora attendere di avere il provvedimento pronto in tutti i suoi aspetti, prima di far presentare le domande per la seconda fascia.

Tutte ipotesi, in quanto il Ministro ha delineato solo due punti fermi: non ci sarà una sanatoria e la sentenza della Plenaria sarà rispettata. Diplomati magistrale. Bussetti: no a sanatoria, lavoriamo per soluzione

Maturità 2018, plico con codice sbagliato in Val d’Aosta: seconda prova sospesa

da La Tecnica della Scuola

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Mario Pittoni è il nuovo presidente della commissione Istruzione al Senato

da Tuttoscuola

Mario Pittoni è il nuovo presidente della commissione Istruzione al Senato

Il Senatore della Lega Mario Pittoni è stato eletto Presidente della commissione Istruzione pubblica al Senato.

I vicepresidenti sono Michele Montevecchi del M5s e Francesco Verducci del Pd. I segretari invece sono Francesca Alderisi di Forza Italia e la pentastellata Bianca Lauro Granato.

Pittoni, che succede ad Andrea Marcucci, esponente del Partito Democratico, era stato dapprima indicato come papabile per il ruolo di Ministro e poi per quello di Sottosegretario.

In Senato già nella XVI legislatura, Mario Pittoni si è distinto per il 99,66% di presenze ai lavori (primo assoluto tra i parlamentari del Carroccio di Camera e Senato) e per i risultati. Portano principalmente la sua firma l’avvio della conversione della cosiddetta spesa “storica” per l’Università in “virtuosa” (a regime, il fondo sarà assegnato con criteri per il 70% oggettivi – costi standard – e per il 30% premiali) e, per la scuola, il progetto di riforma dei meccanismi di reclutamento dei docenti su base regionale salvaguardando la libertà di scelta. Pittoni in Parlamento è stato capogruppo in commissione Cultura occupandosi di istruzione, ricerca e beni culturali, coprendo lo stesso incarico anche per le Politiche dell’Unione Europea e nella commissione straordinaria Controllo dei prezzi e della trasparenza dei mercati. E’ stato anche membro della Commissione di Vigilanza Rai e del Gruppo di collaborazione Senato-Unesco. Attualmente è responsabile federale Istruzione del Carroccio e presidente della Lega FVG.