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Eduscopio, scelte e bocciature

Eduscopio, scelte e bocciature

di Stefano Stefanel

​Anche quest’anno le valutazioni di Eduscopio (il portale sulle scuole superiori gestito dalla Fondazione Agnelli) premiano il Liceo Marinelli di Udine, scuola che io dirigo dal 2012, in quella che è una rilevazione cruciale per gli studi liceali: i risultati all’Università. Da quando vengono pubblicate le rilevazioni di Eduscopio il Liceo Marinelli si è sempre trovato nella “parte alta dellaclassifica” beneficiando di titoli sui giornali e di un certo risalto mediatico che comunque (e giustamente) si spegne dopo un po’ di clamore. Ritengto sia necessario a questo punto chiarire la mia posizione in merito alle rilevazioni di Eduscopio, che sarebbe la stessa anche se il Liceo che dirigo non fosse in cima alle rilevazioni, ma che assume forse un carattere più intenso vista la “posizione in classifica”. Le rilevazioni di Eduscopio hanno una grande incidenza mediatica soprattutto perché il Ministero non intende pubblicare niente di simile e anche i dati Invalsi (che riguardano comunque un altro tipo di contesto) non sono pubblici e – soprattutto – “non fanno classifica”.Personalmente ritengo questa scelta fortemente sbagliata, perché l’opinione pubblica ha dimostrato di tenere conto di queste rilevazioni ritenendole istituzionali, anche se derivano da un soggetto privato. 

Pur interessato ai risultati di Eduscopio non sono favorevole a questa classifica pubblica, che vede il Liceo Marinelli ai primi posti di in una gara che non c’è. Lascuola come le altre scuole che si occupano di preparare gli studenti per l’Università (Licei, ma anche Istituti Tecnici e Professionali) hanno contesti di riferimento, numeri di studenti, storie e problematiche troppo diverse e troppo complesse per essere inserite in una semplicistica classifica. Accade poi che molti studenti non rispondano per motivi personali alle attese maturate nel percorso superiore o che si perdano in percorsi personali o che rallentino gli studi universitari per problematiche che nascono in itinere nel loro vissuto privato. L’Università non è la vita, ma solo una parte importante della formazione personale. Dunque io e il Liceo Marinelli siamo felice dell’indice raggiunto, che conferma quanto emerso negli anni precedenti, ma notiamocome alla base della ricerca ci sia una sorta di “infantilismo universitario” che fa iniziare e finire il mondo con gli studi universitari, quasi che la vita precedente fosse una “breve attesa” e quella successiva un “lungo addio”. Direi che un’analisi più matura e più complessa forse farebbe meglio alla scuola, ma la Fondazione Agnelli è un soggetto privato che meritoriamente mette a disposizione di tutti i dati così come li ha raccolti e valutati. Il problema è che improvvisamente questa posizione privata è diventata monopolistica. 

​Notgo, invece, con grande piacere che da quest’anno la rilevazione Eduscopio evidenzia anche un ulteriore dato,molto interessante: quello relativo alla percentuale dei “diplomati regolari”, cioè di quegli studenti che non sono mai stati bocciati. In questo caso il divario tra il Liceo Marinelli e le altre scuole di confronto è molto alto e questo è un dato molto oggettivo. Se l’indice di Eduscopio è di 80 non vedo grosse differenze né con 85, né con 70 o 75: dipende dagli anni, dalle contingenze, dalla storia di quell’annata. Diverso è se quell’80 (o 75 o 85) si collega ad un 80% o ad un 50%. Nel caso del Liceo Marinelli si collega ad un 80% e questo, invece, fa la differenza. Il tasso di “bocciature” nel Liceo che dirigo va dallo 0,84% all’1,50% (a seconda delle annate) negli ormai sette anni della mia direzione e questo si collega con i dati che riceviamo dalle Università e che ci confermano in una convinzione assoluta: non sono le bocciature che alzano il livello della scuola.

Anche in questo caso penso sia necessario essere moderati, ma non può sfuggire che la tesi che bocciando molto si alza il livello della scuola non pare sia un dato confermato da Eduscopio, che un certo successo universitario oggettivamente lo monitora. Un dato che, invece, non emerge da Eduscopio è il numero dei diplomati annuali: nel Liceo Marinelli sono da 300 a 350 l’annocorca, anche perché nel Liceo Marinelli c’è il numero chiuso per le iscrizioni e dunque oltre 350 diplomati non si può andare. Inoltre il Liceo Marinelli è un Liceo scientifico puro, senza altri indirizzi istituzionali, ma solo con opzioni aggiuntive di carattere didattico. E un Liceo scientifico con 60 classi senza indirizzi aggiuntivi è piuttosto raro da trovare e quindi anche da confrontare. Nell’ambito dunque delle considerazioni sopra esposte e di una notevole cautela su dati eccellenti, ma comunque legati ad una rilevazione e classificazione troppo aggressiva, faccio notare come essere attenti agli studenti migliori cercando di limitare al minimo la dispersione scolastica è una strada che vale la pena percorrere. Il Liceo Marinelli, pur applicando una didattica che tende a recuperare il maggior numero di studenti, punta soprattutto ad innalzare il livello degli studenti di alto e altissimo livello attraverso un’offerta formativa e culturale ampia e completa che permette a tutti gli studenti di realizzare le loro potenzialità. L’investimento principale è per alzare il livello in alto, dando aiuto a chi ha problemi con la scuola, ma senza farne né un dramma, né un vessillo. Potrei dire che lo slogan è: cerchiamo di risolvere i problemi degli studenti alzando il livello dell’offerta formativa. E certamente il modello scolastico che negli anni abbiamo elaborato ci raffoza nella nostra idea. 

In conclusione il Liceo Marinelli è soddisfatto dei risultati di Eduscopio, ma invita a considerarli in maniera moderata e contestualizzata.

Come funziona l’App che aiuta le famiglie per le iscrizioni targate 2020/2021

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Novità sul web per le iscrizioni all’anno scolastico 2020/2021: per Scuola in Chiaro è disponibile una nuova App. Grazie a questa applicazione, a partire da un QR Code dinamico associato a ogni singola istituzione scolastica sarà possibile semplificare la procedura per una scelta più consapevole. Ma andiamo con ordine.
Per circa 1,5 milioni di famiglie si avvicina il tempo della scelta della scuola per il prossimo anno, il 2020/2021. Il ministero dell’Istruzione ha infatti pubblicato la consueta circolare con tutte le indicazioni operative per iscrivere gli alunni all’infanzia e alle prime classi di primaria, medie e superiori. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

I tempi
Le iscrizioni al nuovo anno si aprono alle ore 8 del 7 gennaio 2020 e si chiudono alle ore 20 del 31 gennaio 2020. La procedura è sempre online tramite il portale Iscrizioni on line. Ma i genitori, già a partire dalle ore 9 del 27 dicembre 2019, potranno accedere alla fase di registrazione che precede l’invio della domanda tramite il portale www.iscrizioni.istruzione.it.

La procedura online
La procedura online è stata introdotta nel 2012 dall’ex ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Funziona così, anche quest’anno. Chi ha un’identità digitale Spid (Sistema pubblico di identità digitale) potrà entrare nella sezione web con le credenziali del gestore che ha rilasciato l’identità. Le famiglie in difficoltà, o che non hanno internet, potranno far riferimento agli istituti scolastici, che quindi le aiuteranno nella domanda. Le iscrizioni online riguardano anche i corsi di istruzione e formazione dei centri di formazione professionale regionali (nelle Regioni che hanno aderito al progetto). Per le scuole dell’infanzia la procedura rimane cartacea. L’adesione degli istituti paritari al sistema delle Iscrizioni on line resta sempre facoltativa.

Dal Miur una App per aiutare la scelta
Per effettuare l’iscrizione online le famiglie dovranno innanzitutto individuare la scuola di preferenza. Come sempre è disponibile il portale Scuola in Chiaro che raccoglie i profili di tutti gli istituti per consentire anche una valutazione comparativa in base alle proprie esigenze. Nel portale ci sono infatti tutte le informazioni utili e necessarie per una scelta il più consapevole possibile: dall’organizzazione oraria ai risultati ottenuti negli anni passati dagli studenti, compreso il percorso successivo (eventuali studi universitari e ingresso nel mondo del lavoro). Per Scuola in Chiaro è disponibile una nuova App. Grazie a questa applicazione, a partire da un QR Code dinamico associato a ogni singola istituzione scolastica, viene data la possibilità non solo di accedere con i propri dispositivi mobili alle informazioni principali sulla scuola, ma anche di visualizzare alcuni dati presenti per confrontarli con quelli di altri istituti del territorio.

Infanzia, la domanda resta cartacea
La domanda alla scuola dell’infanzia resta cartacea e va presentata direttamente all’istituto prescelto. Hanno precedenza all’iscrizione i bambini che compiranno il terzo anno di età entro il 31 dicembre 2020. In caso di posti liberi, possono essere accettate le iscrizioni degli alunni che compiranno tre anni nei quattro mesi successivi (entro il 30 aprile 2021). Non sarà invece possibile in ogni caso iscrivere bambini più piccoli. I genitori possono scegliere tra tempo normale (40 ore settimanali), ridotto (25 ore) o esteso fino a 50 ore.

Alla primaria scelta tra 24 e 27 ore (estendibili a 30 o 40)
Alla primaria le domande di iscrizione si compilano solo online. I genitori iscriveranno alla prima classe i bambini che compiranno sei anni di età entro il 31 dicembre 2020. Sono accettate le iscrizioni, in caso di disponibilità di posti, anche degli alunni che compiranno i sei anni nei quattro mesi successivi, quindi entro il 30 aprile 2021. Non è consentita, come per l’infanzia, l’iscrizione alla prima classe della primaria di bambini più piccoli. I genitori, al momento della compilazione delle domande di iscrizione online, indicheranno le proprie preferenze rispetto alle opzioni possibili dell’orario settimanale che può essere di 24 o 27 ore, estendibili fino a 30 ore oppure 40 ore (tempo pieno), organico e strutture permettendo. Potranno anche indicare, in subordine rispetto alla scuola che costituisce la loro prima scelta, fino a un massimo di altri due istituti. Se non c’è disponibilità di posti nella prima scuola scelta, il sistema di Iscrizioni on line comunicherà in automatico di aver inoltrato la domanda verso le scuole indicate come seconda o terza opzione.

Alle medie fino a due istituti (oltre la prima scelta)
All’atto dell’iscrizione on line, i genitori indicheranno l’orario settimanale preferito. Potranno scegliere tra tempo ordinario di 30 ore oppure tempo prolungato (da 36 fino a 40 ore), se servizi e strutture lo consentiranno. In subordine alla scuola che costituisce la prima scelta, sarà possibile indicare fino a un massimo di altri due istituti di proprio gradimento. Per l’iscrizione alle prime classi a indirizzo musicale, i genitori devono barrare l’apposita casella del modulo di domanda di iscrizione on line. Le istituzioni scolastiche organizzeranno la prova orientativo-attitudinale in tempo utile per consentire ai genitori, nel caso di carenza di posti disponibili, di presentare una nuova richiesta di iscrizione anche a un’altra scuola.

Alle superiori si sceglie anche l’indirizzo di studio
Nella domanda di iscrizione online alla prima classe di una scuola superiore, i genitori esprimeranno anche la scelta dell’indirizzo di studio, indicando anche l’eventuale opzione rispetto ai diversi indirizzi attivati dalla scuola. Qui è infatti in vigore la riforma Gelmini del 2010 che ha suddiviso in diversi indirizzi licei, istituti tecnici e professionali. Per i professionali poi, la riforma del 2017, ha portato da 6 a 11 gli indirizzi da scegliere. Anche qui, come per gli altri gradi di istruzione, oltre alla scuola di prima scelta è possibile indicare, in subordine, fino a un massimo di altri due istituti di proprio gradimento. L’iscrizione alle prime classi dei licei musicali e coreutici è subordinata al superamento di una prova di verifica di competenze e attitudini. Questa prova sarà effettuata in tempo utile per consentire ai genitori, nel caso di mancato superamento o di carenza di posti, di presentare una nuova istanza di iscrizione presso un’altra scuola.

Studenti con cittadinanza non italiana, ok all’iscrizione
Norme ad hoc per gli studenti con cittadinanza non italiana. Con riferimento a questi ultimi, in particolare, il Miur chiarisce che anche per quelli sprovvisti di codice fiscale è consentito effettuare la domanda di iscrizione online. Una funzione di sistema, infatti, consente la creazione di un “codice provvisorio” che l’istituzione scolastica sostituirà appena possibile con il codice fiscale definitivo.

Che succede se si sbaglia la domanda o ci si ripensa
Se ci si sbaglia a procedura di iscrizioni aperta, si contatta la scuola a cui è stata inoltrata la domanda, chiedendone la restituzione e apportando così le modifiche, inoltrandola di nuovo. Se si cambia idea prima dell’inizio del nuovo anno o ad anno inoltrato, la famiglia deve chiedere il nulla osta per ottenere il trasferimento.


Un dipendente pubblico su 3 lavora nella scuola

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

L’Inps aggiorna le sue statistiche sui dipendenti pubblici e privati. Restando agli statali, la scuola si conferma il comparto più nutrito. Con 1,1 milioni di lavoratori su 3,5.

Il comparto più nutrito
I lavoratori pubblici con almeno una giornata retribuita nell’anno sono stati 3.583.175 (+0,6% su anno), con una retribuzione media di 32.968 euro, in crescita del 3,1% per effetto dei rinnovi 2016-2018 nel pubblico impiego. Il numero medio di giornate retribuite è stato 287; il comparto con più dipendenti è la scuola con 1,15 milioni di lavoratori.

La tipologia di contratto
Gli statali con contratto a tempo indeterminato sono 3.128.694 (87% del totale), con una retribuzione annua di 35.617 euro e 303 giornate retribuite la scuola presenta il tempo determinato per il 67,5%, con la retribuzione annua più bassa, 11.229 euro e 151 giornate retribuite. La struttura per età mostra che la classe modale è tra 50 e 54 anni (673.547 lavoratori, 18,8% del totale); il 96% ha più di 30 anni; i maschi sono il 41,5%. La retribuzione in generale è più alta per gli uomini (38.400 euro contro 29.120 euro per le donne). La distribuzione geografica mostra che il 23,7% degli statali lavora al Centro, segue Nord-Ovest (23,1%), Sud (21,8%), Nord-Est (19,8%) e Isole (11,6%). Sono 13.049 gli enti che impiegano dipendenti pubblici, con una spesa di 118 miliardi.


Erasmus: nel 2019 Italia prima in Ue per gli scambi tra scuole, oltre 1.000 progetti

da Il Sole 24 Ore

di Alessia Tripodi

Erasmus non fa più solamente rima con università: da anni ormai il programma di mobilità più famoso d’Europa si è esteso a tutti i settori dell’istruzione e della formazione, scuola compresa. E nel 2019 proprio le scuole hanno registrato il record di partecipazione, portando l’Italia al primo posto in Ue: su un totale di 2.052 partenariati scolastici approvati nel Vecchio Continente, infatti, 1.001 sono quelli di cui faranno parte gli istituti italiani. Cresce anche la partecipazione degli universitari – +17,2% rispetto all’anno accademico 2018-2019 -e degli adulti, grazie anche al budget totale assegnato all’Italia, che nel 2019 ha raggiunto i 170 milioni di euro.

Nei giorni scorsi Bruxelles ha pubblicato il nuovo invito a presentare proposte Erasmus per il 2020 : il budget previsto dal bando è di oltre 3 miliardi di euro, il 12% in più rispetto al 2019. Fondi che serviranno anche a finanziare oltre 35mila borse di mobilità per studenti e prof africani nell’ambito dell’alleanza Africa-Europa per gli investimenti sostenibili e l’occupazione.

Partecipazione record in Italia
Oltre al record dei partenariati tra scuole – che quest’anno possono contare su un budget di 22 milioni di euro e vedono Sicilia, Lazio e Puglia tra le regioni più attive – nel 2019 aumentano le opportunità Erasmus anche per gli insegnanti, che possono confrontarsi con i colleghi di altri Paesi europei, frequentando corsi o scambiando esperienze e pratiche didattiche all’estero. L’agenzia italiana Erasmus+ Indire ha ricevuto 496 candidature per la mobilità del personale della scuola, di cui sono stati approvati 199 progetti che consentiranno a 4.309 (+11% rispetto al 2018) tra insegnanti, dirigenti e amministrativi di vivere un’esperienza di mobilità europea per un corso di formazione, job shadowing (attività di osservazione sul campo) o incarichi di insegnamento. I fondi an disposizione per quest’ambito ammontano a 9,9 milioni di euro (+17% rispetto al budget 2018).

Oltre 47mila universitari all’estero
Dal 1987 ad oggi, spiega Indire, oltre mezzo milione di studenti italiani hanno viaggiato in Europa con Erasmus. Nel 2019-2020 sono 262 gli istituti di istruzione superiore italiani coinvolti nella mobilità Erasmus tra atenei, istituti dell’Afam (l’alta formazione artistica musicale, le Scuole superiori per mediatori linguistici, gli Its, Istituti tecnici superiori e le organizzazioni a guida di consorzi. Nello stesso periodo, tra studenti e prof sono 47.117 gli universitari italiani che hanno viaggiato oltre confine, grazie a un budget da oltre 89 milioni di euro. Mentre quasi 27mila giovani europei hanno scelto le università italiane per il loro Erasmus, confermando l’Italia al quarto posto in Europa (dopo Spagna, Germania e Francia) per numero di studenti ospitati per attività di studio, una posizione in più rispetto agli anni precedenti.

Identikit dello studente Erasmus
L’agenzia Indire ha tracciato l’identikit dello studente Erasmus ha un’età media di 23 anni, che diventano 25 per un tirocinante. Nel 59% dei casi è una studentessa, valore che sale al 63% quando lo scopo della mobilità è uno stage in azienda. È l’identikit dello studente Erasmus disegnato dall’agenzia Indire, secondo il quale Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Portogallo sono i Paesi con i quali si effettuano più scambi per studio, con una permanenza media di 6 mesi, che scende a 3 e mezzo per i tirocini. Per quanto riguarda gli studenti in arrivo, i principali paesi di provenienza sono Spagna, Francia, Germania, Polonia e Turchia.

Erasmus anche per gli adulti
Aumentano anche i progetti di mobilità per l’educazione degli adulti, che quest’anno riguarderanno 1.005 persone (+63% rispetto al 2018) per un finanziamento totale di circa 1,9 milioni di euro (+63% sul 2018 ). In quest’ambito le regioni più presenti sono nell’ordine la Sicilia, la Lombardia e l’Emilia Romagna. Nel complesso, rispetto alle 86 candidature presentane alla scadenza di febbraio scorso, verranno finanziati il 60% dei progetti di mobilità. Un tasso di approvazione – sottolinea Indire – che quest’anno è il più alto mai raggiunto in Erasmus+ per questo tipo di attività di formazione in Europa.

Nuova call, in arrivo gli Infoday
Per conoscere tutte le novità della Call Erasmus 2020, l’Agenzia Indire organizza una serie di Infoday in cui lo staff illustra le modalità di candidatura e tutti gli elementi necessari per presentare un progetto di mobilità o un partenariato. L’elenco completo di tutti gli incontri è disponibile sul sito erasmusplus.it

Dirigente scolastico, quali competenze nelle sanzioni disciplinari? Tra normativa e sentenze

da Orizzontescuola

di Avv. Marco Barone

Continua a determinare contenziosi e pronunciamenti giurisprudenziali contrastanti tra loro il fatto che il Dirigente possa attuare la sanzione disciplinare superiore alla censura. Interviene ora la Cass. civ. Sez. lavoro, Ord., (ud. 09-07-2019) 31-10-2019, n. 28111 che nega questo potere al Dirigente in ordine alla vecchia normativa, ma le perplessità permangono anche sulla nuova, come modificata nel 2017.

Fatto

Un docente aveva convenuto in giudizio l’Amministrazione chiedendo l’accertamento della nullità o dell’illegittimità delle sanzioni disciplinari irrogatele dal dirigente scolastico entrambe di cinque giorni di sospensione dal servizio e dalla retribuzione. La ricorrente aveva prospettato tramite i propri legali che l’adozione dei provvedimenti impugnati non rientrava nella competenza del dirigente scolastico, in virtù del combinato disposto del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55-bis, introdotto dal D.Lgs. n. 150 del 2009, art. 69 e del D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 492. Contestava in ogni caso la sussistenza della condotta sanzionata e la violazione del principio di ragionevolezza.

Il CCNL, Comparto Scuola, del 29 novembre 2007, nel Capo X “Norme disciplinari”, art. 91, ha stabilito che al personale docente ed educativo delle scuole di ogni ordine e grado continuano ad applicarsi le norme di cui al Titolo I, Capo IV della Parte III del D.Lgs. n. 297 del 1994 (v., Cass., n. 5706 del 2017).

Il suddetto rinvio attiene, da un lato alla Sezione I che reca “Sanzioni disciplinari”, e che dall’art. 492, all’art. 498, delinea un sistema crescente di sanzioni irrogabili al personale direttivo e docente della scuola, graduato per gravità delle infrazioni (si v. Cass., n. 29188 del 2018): censura (art. 493), sospensione dal servizio (artt. da 494 a 497), destituzione (art. 498); dall’altro alla Sezione II, che reca “Competenze, provvedimenti cautelari e procedure”, e che oltre a dettare alcune regole di procedura rinvia per quanto non previsto, per il tramite dell’art. 507, del D.P.R. n. 3 del 1957, artt. da 100 a 123 (cfr., Cass., n. 31085 e 31086 del 2018; si v. del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55, comma 10, testo originario).

Successivamente al suddetto CCNL è entrata in vigore il D.Lgs. n. 150 del 2009, che, oltre a modificare il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55, ha introdotto nel medesimo D.Lgs., gli artt. da 55-bis a 55-septies, che regolano il procedimento disciplinare.

La nuova disciplina procedurale dettata dal citato D.Lgs. n. 150 del 2009, si applica a tutti i fatti disciplinarmente rilevanti per i quali gli organi dell’amministrazione, ai quali è demandata la competenza a promuovere l’azione disciplinare acquisiscono la notizia dell’infrazione dopo il 16.11.2009, data di entrata in vigore della riforma (cfr. Cass., n. 11985 del 2016).

Pertanto, fermo restando il richiamo alle sanzioni disciplinari previste dal citato D.Lgs. del 1994, anche al procedimento disciplinare del personale docente della scuola si applicano le regole procedimentali di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55-bis, che reca “Forme e termini del procedimento disciplinare”.

L’art. 29 del CCNL Comparto istruzione e ricerca (triennio 2016- 2018) del 19 aprile 2018, nell’affermare l’opportunità di rinviare ad una specifica sessione negoziale a livello nazionale la definizione, per il personale docente ed educativo delle istituzioni scolastiche, della tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni, ha mantenuto fermo, nelle more, quanto stabilito dagli artt. 492-501 (con alcune modifiche all’art. 498, comma 1) del D.Lgs. n. 297 del 1994, come già aveva disposto il citato art. 91 del CCNL del 2007.

Il D.Lgs. n. 165 del 2001, citato art. 55-bis, nel testo applicabile ratione temporis, anteriore alla novella del D.Lgs. n. 75 del 2017,stabilisce (comma 1, primo periodo) che per le infrazioni di minore gravità, per le quali è prevista l’irrogazione di sanzioni superiori al rimprovero verbale ed inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni, il procedimento disciplinare, se il responsabile della struttura ha qualifica dirigenziale, si svolge secondo le disposizioni del comma 2.

Invece (art. 55-bis, comma 1, secondo periodo), quando il responsabile della struttura non ha qualifica dirigenziale o comunque per le infrazioni punibili con sanzioni più gravi di quelle indicate nel primo periodo, il procedimento disciplinare si svolge secondo le disposizioni del comma 4 (…)”.

Sulla competenza a irrogare la sanzione

Come questa Corte ha già avuto modo di affermare (Cass., n. 11636 del 2016), la regola della “competenza” caratterizza, l’intero impianto del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55-bis, che attribuisce il potere disciplinare per le sanzioni di minore gravità (dal rimprovero scritto alla sospensione dal lavoro e dalla retribuzione sino a 10 giorni) al responsabile della struttura avente qualifica dirigenziale (comma 1), e la competenza per le sanzioni più gravi (dalla sospensione da 11 giorni a sei mesi al licenziamento) all’Ufficio competente per i procedimenti disciplinari.

La corretta determinazione della competenza si riverbera, peraltro, sulle regole procedurali da applicare nelle fasi della contestazione dell’addebito, dell’istruttoria e dell’adozione della sanzione.(…)Alla violazione delle regole sulla competenza, che si risolve in una violazione di norme di legge inderogabili, consegue l’illegittimità del procedimento disciplinare e la nullità della sanzione irrogata (si v., ex plurimis, Cass., n. 7177 del 2017). Proprio in ragione della ratio che nell’ impiego pubblico contrattualizzato sottende i criteri di attribuzione della competenza in materia disciplinare, la competenza ad iniziare, svolgere e concludere il procedimento disciplinare deve essere determinata in ragione della sanzione disciplinare come stabilita in astratto, in relazione alla fattispecie legale, normativa o contrattuale, che viene in rilievo. Il principio del giusto procedimento, che trova applicazione anche con riguardo al procedimento disciplinare (v., Cass., n. 16706 del 2018, Corte Cost., sentenza n. 51 del 2014) e il principio di legalità in senso formale postulano che la competenza risulti determinata dalla legge in modo certo, anteriore al caso concreto, ed oggettivo. L’organo competente deve essere individuato in modo univoco e chiaro (v., Cass., n. 29181 del 2018) a prescindere e, comunque, anteriormente rispetto ad uno specifico procedimento disciplinare.

Non è competenza del Dirigente Scolastico quello di poter sospendere il docente

Dunque, con riguardo al personale docente ed educativo della scuola, poichè per le infrazioni di cui al D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 494, comma 1, lett. a), b) e c), la fattispecie legale di cui al medesimo art. 494, comma 1, e all’art. 492, comma 2, lett. b), prevede “la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino a un mese”, ai sensi dell’art. 55-bis, comma 1, primo e secondo periodo, applicabile ratione temporis nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 75 del 2017, per il procedimento disciplinare sussiste la competenza dell’Ufficio per i procedimenti disciplinari (U.P.D.) e non del dirigente scolastico, trattandosi di infrazioni punibili con sanzione più grave rispetto a quella inferiore alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni, dovendosi fare riferimento alla fattispecie disciplinare legale e non a valutazioni ex ante della sanzione irrogabile in concreto, meramente ipotetiche e discrezionali.

La nuova norma

Quanto sostenuto dalla Cassazione può applicarsi anche alla nuova normativa che ribadisce la sussistenza del potere sanzionatorio del Dirigente scolastico sino a 10 giorni? Il D.Lgs. 25 maggio 2017, n. 75 ha disposto (con l’art. 22, comma 13) che “Le disposizioni di cui al Capo VII si applicano agli illeciti disciplinari commessi successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto”.Così modificando l’articolo 55 bis DLGS 165 del 2001 con l’introduzione de comma 9 quater

Per il personale docente, educativo e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, il procedimento disciplinare per le infrazioni per le quali e’ prevista l’irrogazione di sanzioni fino alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per dieci giorni e’ di competenza del responsabile della struttura in possesso di qualifica dirigenziale e si svolge secondo le disposizioni del presente articolo. Quando il responsabile della struttura non ha qualifica dirigenziale o comunque per le infrazioni punibili con sanzioni piu’ gravi di quelle indicate nel primo periodo, il procedimento disciplinare si svolge dinanzi all’Ufficio competente per i procedimenti disciplinari.

Ora, questa norma, in sostanza non è che una riscrittura della precedente. Ma il Testo Unico della scuola, ed il CCNL scuola sono rimasti invariati. Non esiste ad oggi alcun illecito specifico che possa essere sanzionato fino a 10 giorni, ma il minimo grado di sospensione che è previsto, genericamente, rientra fino ad un mese di sospensione. Pertanto il Dirigente che contesta determinati illeciti disciplinari sanzionabili dall’articolo 492, lettera b del Testo Unico della Scuola, in teoria continua ad arrogarsi un potere sanzionatorio che può arrivare fino ad un mese di sospensione, la cui competenza è dell’UPD e non del D.S.

Rimane, pertanto, la questione, controversa, anche dopo le modifiche introdotte nel 2017

Storia all’Esame di Stato, il CSPI esprime parere favorevole

da Orizzontescuola

di redazione

Ritorno storia all’Esame di Stato: il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, nella seduta plenaria del 13 novembre 2019, esprime parere favorevole.

Il CSPI apprezza “la volontà di mettere in primo piano la riflessione storica, fondamentale riferimento per comprendere gli avvenimenti e per delineare i contesti nei quali possono essere trattate le tematiche poste nelle tracce, in particolare quelle indicate nella Tipologia B“.

Il CSPI propone inoltre di “inserire una quarta traccia di “Ambito storico” aggiuntiva rispetto alle tre già previste per detta tipologia B,
lasciando inalterato il numero delle tracce delle tipologie A e C“.

Parere CSPI storia

Appalti pulizie, ok alle assunzioni dal CSPI. Ecco la bozza del decreto

da Orizzontescuola

di redazione

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), riunito in seduta plenaria il 13 novembre 2019 ha espresso parere favorevole in merito allo schema di Decreto Interministeriale, che dovrà definire modalità e termini di partecipazione alla procedura di assunzione in ruolo di Collaboratori scolastici del personale ex LSU e appalti storici, in base all’art. 1, comma 760 Legge 145/2018.

Il parere positivo è condizionato all’accoglimento di alcune modifiche:

  • le assunzioni a tempo indeterminato devono essere effettuate nel numero dei posti effettivamente accantonati, che risultano essere 11.507, anziché 11.263 (come indicato nel decreto);
  • deve essere prevista, durante il periodo di prova, da parte dell’Amministrazione, un’attività di formazione relativa al profilo professionale di Collaboratore scolastico.

Requisiti

Saranno ammessi alla procedura selettiva coloro che saranno in possesso dei seguenti requisiti specifici:

  • diploma di scuola secondaria di primo grado, conseguito entro la data di scadenza del termine per la presentazione delle domande alla selezione;
  • aver svolto almeno dieci anni, anche non continuativi, nei quali devono essere inclusi gli anni 2018 e 2019, servizi di pulizia e ausiliari presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, in qualità di dipendente a tempo indeterminato di imprese titolari di contratto per lo svolgimento di tali servizi.

Nella bozza del decreto si legge, inoltre, che gli Uffici scolastici regionali effettueranno la verifica sui servizi svolti dai candidati, tramite il controllo delle comunicazioni obbligatorie del rapporto di lavoro (legge 296 del 27 dicembre 2006).

Per accedere alla procedura selettiva sarà necessario essere in possesso dei requisiti generali per l’accesso all’impiego nelle pubbliche amministrazioni (Dpr 487 del 9 maggio 1994).

Oltre a coloro che non saranno in possesso dei requisiti sopra esposti, saranno esclusi anche coloro che sono stati destinatari di sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori. Non possono essere ammessi anche coloro che sono stati esclusi dall’elettorato politico attivo.

Valutazione titoli

Il punteggio massimo complessivo previsto è di 100 punti, così distribuiti:

  • titoli di cultura: massimo 10 punti;
  • titoli di servizio: massimo 90 punti

Parere CSPI

Bozza decreto

TFA sostegno, Azzolina: bandi primo trimestre 2020. 21 mila i posti

da Orizzontescuola

di redazione

Durante una diretta su FB, Lucia Azzolina, anticipa alcune novità che riguardano il mondo del sostegno. Già dall’insediamento del nuovo esecutivo, Ministro e Sottosegretari hanno condiviso la necessità di avviare in tempi rapidi i nuovi bandi per il Tfa, al fine di provvedere alla copertura dei posti vacanti di sostegno.

Il V ciclo sul sostegno – dice l’Azzolina – sarà bandito presto. Abbiamo attivato le procedure con le Università per i bandi, si spera all’inizio del primo trimestre 2020.

Durante l’intervento ha anche ribadito quanto già anticipato dalla nostra redazione circa il numero di posti. “Sarà avviato per 14mila posti che erano stati preventivati cui aggiungeremo 7mila degli idonei, in totale 21 mila posti.

“Ci servono – continua – non possiamo pensare di andare avanti così. Il sostegno è una cosa delicatissima e ci vogliono persone specializzate.”

Per quanto riguarda i concorsi, il Sottosegretario ha inoltre ricordato che nel decreto scuola è previsto che quanti stanno frequentando il quarto ciclo di specializzazione parteciperanno con riserva ai concorsi. “Ma dovranno terminare il corso di specializzazione“.

Decreto scuola: fra gli emendamenti condivisi dalla maggioranza, la validità dell’anno in corso

da La Tecnica della Scuola

C’è soddisfazione fra le fila della maggioranza per il percorso del decreto scuola.
Nel pomeriggio di giovedì, presso la Sala Stampa della Camera,  si è svolta una conferenza stampa durante la quale sono stati presentati diversi emendamenti al decreto scuola su cui esiste ampia convergenza fra le diverse forze politiche.
A darne conto è il parlamentare Gabriele Toccafondi di Italia Viva: “Siamo soddisfatti che con il decreto Scuola si sia invertita la rotta e, dopo 14 mesi in cui se n’è parlato solo per demolire l’alternanza scuola-lavoro, il ruolo dei dirigenti scolastici, svuotare il fondo sul merito, inserire le impronte digitali per i presidi, si torna a occuparsi di istruzione”.

Entrando nel merito degli emendamenti, Toccafondi sottolinea che “il concorso ordinario si farà con un percorso selettivo nel quale rientreranno anche coloro che stanno svolgendo il loro terzo anno di servizio nel corrente anno scolastico, chi sta conseguendo l’abilitazione sul sostegno e terminerà nei prossimi mesi”.
“Per coloro che sono di ruolo nelle scuole primarie e dell’infanzia statali –  afferma Toccafondi – si aggiunge la possibilità di accedere alla procedura abilitante. Salutiamo come un successo importante di Italia Viva che nel pacchetto di emendamenti di maggioranza ci sia la possibilità di abilitarsi anche per gli insegnanti in possesso degli stessi requisiti degli altri colleghi, che prestano servizio nella IeFP, i percorsi di istruzione e formazione regionali”.
“Non siamo invece soddisfatti – si rammarica il deputato di IV – del fatto che il decreto per questi insegnanti e quelli delle scuole paritarie preveda solo l’abilitazione, senza poter essere selezionati anche per l’assunzione nelle scuole statali. Sulla piena parità di trattamento Italia Viva ha presentato comunque propri emendamenti e spiegherà che i concorsi hanno il dovere di assumere i migliori a prescindere dal percorso di insegnamento fatto all’interno del sistema di istruzione nazionale che, lo ricordo, è unico e comprende anche queste scuole”.

Poche possibilità sembrano esserci invece per gli emendamenti proposti dal senatore della Lega Mario Pittoni che afferma però che le sue proposte di modifica sono ampiamente sostenute dalle stesso organizzazioni sindacali.
L’esame del decreto riprenderà la prossima settimana e dovrebbe concludersi nell’arco di pochi giorni perchè il 25 novembre il provvedimento dovrebbe approdare in aula per il voto definitivo previsto per fine mese. I tempi in effetti sono piuttosto stretti in quanto il decreto dovrà passare al Senato per essere convertito in legge entro il 29 dicembre.

Iscrizioni alunni 2020, cosa accade se la scuola riceve troppe richieste

da La Tecnica della Scuola

Un paragrafo della Circolare n. 22994 del 13 novembre riguardanti le iscrizioni all’a.s. 2020/2021 è dedicato alle iscrizioni in eccedenza.

Può capitare che una scuola riceva infatti troppe domande di iscrizione, che non possono essere accolte, perché esiste un limite massimo oltre il quale non si può andare, definito dalle risorse in organico e dalla capienza delle aule.

In questi casi è dunque necessario che la scuola definisca dei criteri di precedenza nell’ammissione, mediante delibera del Consiglio di istituto da rendere pubblica prima dell’acquisizione delle iscrizioni con affissione all’albo, con pubblicazione sul sito web dell’istituzione scolastica e, per le iscrizioni on fine, in apposita sezione del modulo di iscrizione opportunamente personalizzato dalla scuola.

In proposito, il Miur fa un’importante precisazione: nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, i criteri di precedenza deliberati dai singoli Consigli di istituto debbono rispondere a principi di ragionevolezza. Tra questi, possono rientrare i criteri della viciniorietà della residenza dell’alunno/studente alla scuola o quello riguardante particolari impegni lavorativi dei genitori.

Tra i criteri, andrebbe evitato il ricorso a eventuali test di valutazione quale metodo di selezione delle domande di iscrizione, mentre assolutamente vietato è dare la  priorità alle domande di iscrizione in base alla data di invio delle stesse.

L’eventuale adozione del criterio dell’ estrazione a sorte rappresenta l’estrema ratio.

In merito agli istituti comprensivi, alunni provenienti dalle scuole primarie dello stesso IC hanno priorità rispetto a quelli provenienti da altri istituti. Questo criterio deve essere esplicitato nelle delibere del Consiglio di istituto che fissano i criteri di precedenza.

Iscrizioni alunni 2020, le esclusioni dalla modalità telematica

da La Tecnica della Scuola

Con la Circolare n. 22994 del 13 novembre il Miur ha fornito tutte le indicazioni per le iscrizioni degli alunni all’a.s. 2020/2021, che dovranno avvenire dal 7 al 31 gennaio 2020.

Le iscrizioni avverranno per lo più telematiche, sul portale Iscrizioni on-line, ma con alcune eccezioni.

Infatti, come indicato nella circolare, sono escluse dalla modalità telematica le iscrizioni relative:

  1. alle sezioni delle scuole dell’infanzia;
  2. alle scuole della Valle d’Aosta e delle province di Trento e Bolzano;
  3. alle classi terze dei licei artistici, degli istituti tecnici e professionali;
  4. al percorso di specializzazione per “Enotecnico” degli istituti tecnici del settore tecnologico a indirizzo “Agraria, agroalimentare e agroindustria”, articolazione “Viticoltura ed enologia”;
  5. ai percorsi di istruzione per gli adulti, ivi compresi quelli attivati presso gli istituti di prevenzione e pena;
  6. agli alunni/studenti in fase di preadozione, per i quali l’iscrizione viene effettuata dalla famiglia affidataria direttamente presso l’istituzione scolastica prescelta.

Scuola dell’infanzia

La scuola dell’infanzia accoglie bambini di età compresa tra i tre e i cinque anni compiuti entro il 31 dicembre 2020. Possono, inoltre, a richiesta dei genitori e degli esercenti la responsabilità genitoriale, essere iscritti bambini che compiono il terzo anno di età entro il 30 aprile 2021.
Hanno comunque precedenza le domande relative a coloro che compiono tre anni di età entro il 31 dicembre 2020.

L’iscrizione è effettuata, secondo le stesse scadenze, con domanda da presentare all’istituzione scolastica prescelta, attraverso la compilazione della scheda A allegata alla circolare.

Relativamente agli adempimenti vaccinali, il Miur ricorda che la mancata regolarizzazione della situazione vaccinale dei minori comporta la decadenza dall’iscrizione alla scuola dell’infanzia.

Iscrizioni alla terza classe dei licei artistici

Le iscrizioni al terzo anno dei licei artistici sono escluse dalla procedura delle iscrizioni on line.

Possono iscriversi alla classe terza dei licei artistici gli studenti che abbiano conseguito o prevedano di conseguire l’ammissione o l’idoneità a tale classe, prima dell’ inizio delle lezioni dell’ anno scolastico 2020/2021.

Deve essere presentata apposita domanda per:

  • prosecuzione del percorso di studi in un indirizzo presente nell’ offerta formativa dell’istituto frequentato;
  • prosecuzione del percorso di studi in un indirizzo non presente nell’offerta formativa dell’ istituto frequentato, facendone richiesta al dirigente dell’ istituzione scolastica di
    interesse per il tramite della scuola cui l’allievo è iscritto.

Iscrizioni alla terza classe degli istituti tecnici

Anche in questo caso, le iscrizioni sono escluse dalla procedura delle iscrizioni on line.

Possono iscriversi alla classe terza dei percorsi degli istituti tecnici gli studenti che abbiano conseguito o prevedano di conseguire l’ammissione o l’idoneità a tale classe prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico 2020/2021.

Deve essere presentata apposita domanda in casi come:

  • prosecuzione del percorso di studi in una articolazione/opzione dell’indirizzo già frequentato;
  • prosecuzione del percorso di studi in un indirizzo diverso da quello frequentato, purché del medesimo settore e presente nell’offerta formativa dell’istituto scolastico
    cui si è iscritti;
  • prosecuzione del percorso di studi in un indirizzo/articolazione/opzione non presente nell’offerta formativa dell’istituto frequentato ma attivato in altra istituzione scolastica, purché nel medesimo settore, facendone richiesta al dirigente dell’istituzione scolastica di interesse per il tramite della scuola in cui l’allievo è iscritto.

Iscrizioni alla terza classe degli istituti professionali

Dall’anno scolastico 2020/2021 sarà attivo il terzo anno dei nuovi istituti professionali.

La prosecuzione del percorso di studi dello studente potrà differenziarsi dal terzo anno in relazione alle possibili declinazioni dei percorsi che la scuola avrà attivato.

Le domande di iscrizioni alla terza classe degli studenti, pertanto, saranno gestite all’interno di ogni istituzione scolastica in relazione all’effettiva offerta formativa da questa erogata e alle diversificate opportunità di orientamento offerte agli studenti in ordine ai percorsi formativi specifici richiesti dal territorio e adottati dalla singola scuola.

Anno di prova docenti neoassunti, formazione online

da La Tecnica della Scuola

Anche per l’a.s. 2019/2020 i docenti neo-assunti, per la conferma in ruolo, dovranno superare un periodo di formazione e prova.

Le regole sono state dettate con la nota 39533 del 4 settembre 2019 e non si discostano molto da quelle vigenti già negli scorsi anni.

Anche quest’anno dunque saranno previste delle attività formative sull’ambiente on-line, predisposto da INDIRE.

L’attività on-line non è da intendersi come attività a sé stante e fine a sé stessa, ma come strettamente connessa con le attività svolte in presenza, per consentire di documentare il percorso, riflettere sulle competenze acquisite, dare un “senso” coerente al percorso complessivo.

In particolare, l’ambiente consente ad ogni docente registrato di predisporre il proprio Portfolio professionale, compilare i questionari per il monitoraggio della formazione ed esportare la documentazione elaborata per la discussione finale.

In proposito, il Miur ha confermato che presentazione del portfolio di fronte al Comitato di valutazione sostituisce l’elaborazione di ogni altra relazione.

L’ambiente on-line per le attività riferite all’a.s. 2019/2020 non è ancora aperto. Il Miur ha comunque comunicato che sarà disponibile entro il mese di novembre.

Procedura di iscrizione

Come già detto, al momento la piattaforma non è ancora aperta, ma si presume che le procedure di iscrizione restino invariate.

Dunque, i docenti interessati dovranno registrarsi tramite il pulsante ”Registrazione” che si trova in homepage del sito dedicato alla formazione 2019/2020. Completata la procedura di iscrizione, il docente riceverà via email un messaggio di conferma contenente:

  • il nome utente, generalmente composto secondo la regola: NOME;
  • un link utile ad impostare la password.

Con queste credenziali si potrà accedere all’ambiente tramite il pulsante ”Login”.

Durata della formazione on-line

La formazione online è calcolata in maniera forfettaria per un totale di 20 ore complessive. La piattaforma pertanto non tiene conto del tempo effettivo di connessione necessario allo svolgimento delle attività online ma si ritiene che, per svolgere tutte le attività necessarie a stampare la versione definitiva del dossier finale, siano necessarie non meno di 20 ore di lavoro sulla piattaforma online. 

Documentazione utile

La piattaforma Indire accompagna dunque il docente neo-assunto nelle varie attività previste nel periodo di formazione e prova.

Lo scorso anno scolastico, sono stati infatti caricati nell’ambiente on-line diversi materiali utili, tra cui:

  • Indicazioni per la compilazione del curriculum formativo
  • Indicazioni per la compilazione del Bilancio Iniziale e del Bilancio finale
  • modelli di Patto per lo sviluppo professionale
  • documentazione dei laboratori o delle visite
  • materiali riguardanti l’attività didattica e l’osservazione peer to peer
  • Modelli di attestazione e autorizzazione
  • Questionari sulla formazione in presenza, sull’osservazione peer to peer e sulla formazione online

Curriculum formativo

Nel Curriculum formativo il docente deve ricostruire la parte più significativa della sua storia professionale e/o educativa, inserendo anche esperienze che non rientrano in queste categorie, come ad esempio esperienze di volontariato o personali.

Non si tratta, dunque, di un tradizionale curriculum vitae e il suo scopo non è di riportare tutti i titoli e le esperienze professionali avute, ma solo alcune tra quelle che più hanno contribuito a formare come docente.

Il Curriculum formativo idealmente dovrebbe essere compilato come prima attività del percorso formativo con lo scopo di ripercorrere la propria vita professionale e tradurre le esperienze più significative in competenze acquisite. Si tratta di un’attività utile alla redazione del Bilancio. 

Bilanci delle competenze

 I Bilanci iniziale e finale delle competenze sono strumenti chiave dell’anno di formazione e prova.

La redazione del Bilancio iniziale rappresenta la premessa sulla base della quale elaborare, con il supporto del tutor e del Dirigente scolastico, il Patto formativo.

Il Patto formativo dovrà essere elaborato sulla base del modello in uso nel proprio istituto.

Il Bilancio finale consente una riflessione ex-post di quanto sperimentato durante l’anno di prova e permette dunque al docente di valutare se e come le proprie competenze professionali si sono trasformate, tenendo in considerazione quanto indicato nel Bilancio iniziale. Nel Bilancio finale il docente può inoltre indicare competenze diverse da quelle elencate nel Bilancio iniziale, descrivendole in forma di testo libero.

Patto formativo

La redazione del Patto formativo da parte dei docenti avviene su modelli predisposti dai singoli istituti e in collaborazione con tutor e Dirigente scolastico. La sua redazione non è registrata nell’ambiente.

La formazione on-line non viene valutata

Le attività formative svolte online sull’ambiente curato da Indire non vengono valutate da Indire o dal tutor, ma saranno esclusivamente oggetto di discussione con il Comitato di valutazione.

Non sono previsti attestati finali

Non è previsto alcun attestato, l’esportazione del Dossier Finale certifica il lavoro svolto dal docente nell’ambiente online.  

Scadenze

L’ambiente online, di norma, resta a disposizione dei docenti fino al mese di settembre; questa è dunque l’unica scadenza che impone Indire. Tuttavia spesso le scuole indicano delle date di scadenza intermedie per la consegna delle attività.

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Insegnanti italiani i meno rispettati dagli studenti: il nostro Paese al 33esimo posto

da Tuttoscuola

Insegnanti aggrediti, sbeffeggiati, minacciati. La cronaca degli ultimi tempi è piena di casi che raccontano episodi di violenza nei confronti dei docenti. Casi che non sembrano essere destinati a sgonfiarsi in una bolla mediatica. A confermare una preoccupante tendenza verso la perdita di autorevolezza e credibilità dei nostri insegnanti arriva ora anche una ricerca, un’indagine del Global teacher status index che spiega come i docenti italiani siano i meno rispettati dagli studenti. A segnalare la notizia Repubblica.it.

La ricerca si basa sui dati raccolti da 35mila intervistati tra i 16 e i 65 anni. I risultati: il nostro Paese è al 33esimo posto su 35 per quanto riguarda lo status degli insegnanti, il rispetto degli alunni per chi sta in cattedra è in linea. E il mancato rispetto va di pari passo con i cattivi risultati degli studenti: anche loro agli ultimi posti nei test internazionali Pisa di matematica e lettura.

Secondo l’indagine solo il 16% degli intervistati ritiene che gli insegnanti siano rispettati dagli studenti. Un dato che colloca l’Italia nel mondo molto più indietro rispetto alla Cina, dove l’81% degli intervistati ritiene che gli alunni rispettino i propri insegnanti. E va sempre peggio. Gli italiani credono che il rispetto degli alunni per gli insegnanti sia diminuito dal 2013 quando era il 20%.

“Questo indice fornisce finalmente una prova accademica a qualcosa che abbiamo sempre saputo istintivamente: il legame tra lo status degli insegnanti nella società e il rendimento dei bambini a scuola. Ora possiamo affermare senza ombra di dubbio che il rispetto degli insegnanti non è solo un importante dovere morale, ma è essenziale per i risultati scolastici di un paese” dice Sunny Varkey della Varkey foundation che ogni anno organizza il Global Teacher Prize per il miglior insegnante del mondo.

Eppure non manca la fiducia verso il mondo della scuola, tanto che circa 1 intervistato su 3 spingerebbe il proprio figlio a diventare insegnante.

Se parliamo invece di retribuzione, la metà degli intervistati ritiene che gli insegnanti dovrebbero essere pagati in base ai risultati dei loro alunni, mentre quelli contrari all’idea sono poco più di un quarto (26%).

Legge di Bilancio: mancano le risorse per la scuola. Sindacati al MIUR

da Tuttoscuola

Si è svolto lo scorso 13 novembre 2019 al MIUR un incontro fra il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, e i segretari generali dei cinque sindacati più rappresentativi del comparto istruzione e ricerca (FLC CGIL, CISL FSUR, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, GILDA Unams), convocati per un confronto sui contenuti della legge di bilancio e sui riflessi che questi hanno su questioni diverse, a partire da quella del rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Da parte dei segretari generali sono state esposte al Ministro le forti preoccupazioni per lo scarto evidente che si registra fra le richieste di una significativa rivalutazione dei trattamenti retributivi del comparto e le risorse a tal fine disponibili, al momento del tutto insufficienti, così come rimane ampiamente sotto la media OCSE il livello complessivo di investimento in istruzione e ricerca.

Al Ministro è stata anche ribadita l’urgenza di avviare il previsto confronto sui contenuti del disegno di legge collegato in materia di abilitazioni del personale docente, preciso impegno assunto nell’intesa del 1° ottobre per completare il quadro delle misure contenute nel decreto 126/2019, anch’esse peraltro da integrare e migliorare in sede di conversione.

Fioramonti, confermando la volontà di continuare a sostenere con molta determinazione anche all’interno della compagine di governo scelte che assumano i settori della conoscenza come ambito prioritario di una forte politica di investimento, ha assicurato il massimo impegno anche al fine di reperire ulteriori risorse nell’ambito delle decisioni che potranno scaturire dal dibattito in sede parlamentare. Si è detto inoltre impegnato a mantenere attraverso l’Amministrazione un rapporto costante di confronto con le organizzazioni sindacali.

I Segretari Generali hanno preso atto della volontà di una positiva gestione degli aspetti propedeutici al rinnovo contrattuale. Negoziato che può essere aperto solo se ci saranno risorse sufficienti per un incremento retributivo a tre cifre.

A questo proposito, saranno messe in campo forme di pressione e mobilitazione, al fine di indurre il Governo a fare scelte in discontinuità rispetto alle politiche relative all’Istruzione, all’Università e alla Ricerca. Misure che andranno caratterizzate per scelte di investimento e di rilancio della scuola di questo paese.

Una prima iniziativa nazionale, oltre a quelle territoriali e interregionali già in corso di svolgimento su precariato e personale ATA, sarà la riunione dei direttivi unitari in programma a Roma, al teatro Quirino, mercoledì 20 novembre.

FAQ Handicap e Scuola – 64

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Chi deve accompagnare i bambini della materna in bagno prima della mensa per lavarsi le mani?

Il CCNL del 2003, ribadito dal CCNL del 2006 agli art 47,48 e tab. A, stabilisce che tale compito è dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche.


Sono genitore di un ragazzo che frequenta la scuola media, con legge 104 per funzionamento cognitivo limite e disabilità scolastiche miste. Per questo anno scolastico abbiamo chiesto la revoca dell’insegnante di sostegno, senza ritirare la certificazione e senza il parere del glho. Il ragazzo ha ancora diritto ad avere il pei? Questo può essere redatto senza la neuropsichiatra Asl, ma con la partecipazione degli operatori privati che seguono il ragazzo?

Suo figlio ha diritto alla formulazione del PEI, anche se ha rinunciato al docente per il sostegno. Quanto a chi debba formularlo, ciò è stabilito dal DPR 24/2/1994 e dall’art. 12 comma 5 della legge 104/92, nonché dalla Linee guida del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274 (e riconfermato dall’art. 9, comma 10, del decreto legislativo n. 66/17 come modificato in questo punto dal decreto legislativo n. 96/19). Pertanto è necessario convocare tutti i soggetti indicati: se poi qualcuno non viene, la riunione è valida a tutti gli effetti: i presenti possono confermare il PEI apponendo le firme per la condivisione. Infine, in quanto genitore, lei può chiedere al Dirigente scolastico se accetta la presenza di suoi esperti.


La famiglia di uno studente disabile, preso atto del non superamento dell’esame di stato a seguito di ricorso prodotto ed accolto per una precedente non ammissione allo stesso (percorso scolastico per obiettivi minimi e non differenziato), chiedono ora se procedendo con le prove di ammissione e l’effettuazione delle prove d’esame da privatista, lo studente potrà fruire di misure compensative e dispensative e procedere con prove equipollenti. Considerato che non si è rinvenuto nella normativa di riferimento  una precisa indicazione rispetto alla questione posta in esame  se non la richiesta di un’attenzione alle indicazioni contenute nella certificazione di disabilità, si chiede cortesemente di fornire indicazioni al riguardo.

Per le prove d’esame di candidati privatisti con disabilità esiste solo il decreto ministeriale del 13 Dicembre 1984, concernente gli esami di scuola media. Tale norma è, a nostro avviso, applicabile – per analogia – anche agli esami conclusivi del secondo ciclo d’istruzione. Se l’alunno intende presentarsi con un PEI semplificato deve prendere contatto con la scuola al fine di concordare i contenuti di tale PEI; potrà, così, svolgere l’esame anche con prove equipollenti, secondo la definizione che ne dà l’art. 6 comma 1 del DPR n. 323/1998 e ha diritto all’assegnazione di un docente, che lo assista durante le prove. Concludiamo facendo presente che per gli alunni con disabilità la norma prevede “percorsi personalizzati”, coerenti con le loro capacità e potenzialità, mentre gli strumenti compensativi e le misure dispensative sono indicati espressamente anche dalla norma per gli alunni con diagnosi di DSA (proprio per le loro caratteristiche “compensative” e per le opportunità “dispensative”, non necessarie per un alunno per il quale il percorso è costruito “su misura”. Per approfondimenti “sugli strumenti e sulle misure” si rimanda al DM 5669/11, e, in particolare, al decreto ministeriale del 13 Dicembre 1984)


Sono la mamma di un bambino disabile in situazione di gravità. 
Ha la sindrome di Down e, a seguito di una ischemia cerebrale, non cammina da solo ed è non verbale. Frequenta la 1^media della scuola secondaria di 1^ grado. Sono un genitore unico. Ho un appuntamento con l’assistente sociale del mio Comune, con la quale mi sto scontrando in merito al trasporto scolastico di mio figlio, in quanto vuole impormi di effettuare alcuni dei trasporti durante la settimana. Vorrei sapere se il Comune ha l’obbligo di effettuare il trasporto scolastico gratuito dell’alunno disabile e, in caso affermativo, qual è la legge alla quale posso appellarmi. 

Il trasporto da casa a scuola è gratuito in forza dell’art. 28 comma 1 della legge n. 118/1971.


Nel mese di giugno ho inviato una pec alla segreteria della scuola di mio figlio agli uffici scolastici territoriale e regionale per revocare l’insegnante di sostegno per mio figlio, affinché non partecipasse più ai laboratori per l’handicap. Nella richiesta ho specificato che non era mia intenzione ritirare la certificazione. A settembre, ho contattato la npi della Asl, la quale mi ha informata che non ci sarebbe stato l’incontro del glho e la stesura del pei per mio figlio, perché non aveva più l’insegnante di sostegno. Mi sembrava di ricordare che non fosse così.

Alcuni ritengono che a qualificare un alunno come persona con disabilità sia la presenza del docente per il sostegno. Noi siamo di diverso avviso, in quanto tutta la normativa ininterrottamente, a partire già prima della legge n. 104/92, stabilisce che l’alunno si considera persona con disabilità dal momento in cui ha la certificazione di disabilità ai sensi dell’art. 3 della legge n. 104/92, normativa confermata sino ai recenti decreti legislativi n. 66/17, art. 5, e successivo decreto legislativo n. 96/19. Pertanto, se, come lei dice, voi genitori non avete tolto la certificazione dalla scuola, vostro figlio deve essere considerato a tutti gli effetti alunno con disabilità e quindi tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità insieme agli specialisti dell’ASL e ai genitori hanno l’obbligo di formulare il Piano Educativo Individualizzato (PEI) per l’anno scolastico in corso. Le prestazioni del docente per il sostegno non sono un obbligo per l’alunno con disabilità, ma un suo diritto e ai diritti, che non siano costituzionalmente essenziali, si può legittimamente rinunciare, rimanendo l’alunno “persona con disabilità” e quindi destinatario di ciò che prevede la normativa vigente in materia di inclusione scolastica.


Sono la mamma di una ragazza disabile 104 che frequenta il 5 anno di scuola superiore di secondo grado. Quest’anno in previsione dell’esame di stato con programmazione semplificata (su espresso volere della ragazza) abbiamo fatto richiesta al D.S. della presenza in classe dell’educatore che la segue a casa, (sottolineando che le spese sarebbero a nostro carico) con cui ha un rapporto di piena fiducia e con cui trova aiuto valido in casa anche da un punto di vista didattico, (tra l’altro questo educatore è già stato in quella stessa scuola e classe con mia figlia per anni). La risposta del D.S. e’ stata negativa. Cosa posso fare per aiutare mia figlia? Posso avere qualche speranza che finisca il suo percorso didattico serenamente affiancata da chi lei ritiene un aiuto indispensabile? Si potrebbe agire da un punto di vista legale?

Per legge la scuola statale non può accogliere in classe docenti o assistenti che non siano stati nominati secondo le procedure previste. Purtroppo la sua richiesta non corrisponde alla normativa. Il Dirigente scolastico può accettare che un esperto di sua fiducia possa partecipare, senza esprimersi in merito ai contenuti, alle riunioni del GLO; ma normalmente non è consentito accettare in classe persone diverse da quelle istituzionali. Può tuttavia chiedere che questa sua persona di fiducia partecipi a una riunione del GLO, in modo da confrontarsi coi docenti, per fornire loro le proprie osservazioni e suggerimenti.


Su disposizione del DS all’incontro di GLHO erano presenti la famiglia dell’alunno, la terapeuta, la coordinatrice della classe e il docente di sostegno. L’incontro ha portato alla definizione di alcune scelte educative per la progettazione PEI del corrente a. s. Successivamente, alcuni docenti del C. d. C non presenti, ma informati dell’incontro, hanno contestato l’attuazione di tali scelte progettuali formulate nell’incontro. Chiedo, a chi spetta la sovranità delle scelte progettuali in questo caso: al gruppo di GLHO o al parere finale del Cdc? Un docente può esimersi dall’attuazione o è obbligato ad adeguarsi? 

l Dirigente Scolastico, così come prevede la norma, deve convocare tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, e non uno soltanto oppure due. I colleghi del Consiglio di classe hanno ragione. Suggeriamo di riconvocare il GLHO o GLO (ossia tutti i docenti della classe, i genitori e gli specialisti ASL) e, in quella sede, concordare insieme i contenuti del PEI, sottoscrivendo contestualmente il documento.


Può un docente di sostegno attuare un progetto durante le ore curricolari lasciando scoperti  gli alunni affidati?

L’insegnante incaricato su posto di sostegno è assegnato alla classe; pertanto può partecipare alle attività progettuali previste per gli alunni della classe. Ora non è chiaro se il progetto di cui lei parla riguarda, per l’appunto, gli alunni della classe o se, invece, riguarda alunni di altra classe. Nel caso riguardasse gli alunni della classe e la stesa venisse divisa in due gruppi, l’attività è fattibile e coerente con il progetto inclusivo. Se, invece, l’insegnante di sostegno “si allontana dalla classe nel suo orario di servizio”, allora no, questo non è possibile (ma questo, sia ben inteso, riguarda tutti gli insegnanti della classe in egual misura).


Sono un’assistente alla comunicazione con metodo Aba, ogni anno da noi il comune fa un progetto per la scuola e abbiamo sempre collaborato con l’insegnante di sostegno, quest anno ci è stato detto dalla preside che da normativa del ministero non è possibile collaborare e quindi ci è stato fatto un orario per coprire le ore buca dell’insegnante. Come è possibile io questa normativa non la trovo. Potete darmi chiarimenti?

I compiti e le competenze dell’assistente sono differenti da quelli del docente specializzato sul sostegno, come definito dai rispetti Contratti di lavoro e dalla stessa legge 104/92 all’art. 13 comma 3. Docente e assistente sono figure che non possono essere scambiate fra loro, pertanto potrebbero effettuare il servizio anche nello stesso orario. Se per l’alunno, infatti, è necessaria l’assistenza per la comunicazione (CAA o altro, ovvero modalità con cui comunica l’alunno), l’assistente dovrebbe essere presente per tutte le ore di lezione, come avviene, ad esempio, per gli alunni sordi segnanti, per i quali viene garantita la risorsa per la comunicazione (interprete gestuale).


Ho un bimbo con disturbo dello spettro autistico attivo di 5 anni che frequenta il secondo anno di asilo. Fino all’anno scorso aveva l’indennità di frequenza che, andando a revisione INPS, è divenuta purtroppo indennità di accompagnamento, sempre con lo stesso art. 3 comma 3. Il punto è che lui, fino a una settimana fa, a scuola aveva 25 ore di sostegno e proprio la scorsa settimana l’insegnante mi ha informato che l’istituto ha convocato tutte le insegnanti di sostegno per dire loro che sono state tolte 3 ore di sostegno sia a mio figlio che a un altro bimbo con la sindrome Down, essendo gli unici ad avere 25 ore alla settimana. Le ore sottratte sono state distribuite a un altro bimbo per fare in modo che tutti avessero le stesse ore; hanno detto che ciò è stato disposto dal Provveditorato. Io ho telefonato al Provveditorato, ma loro mi dicono di non sapere nulla e che se un bimbo ha 25 ore, mentre un altro ne ha di meno, un motivo ci sarà… Io cosa posso fare in merito? ho paura che mio figlio possa avere una regressione, in quanto vedendo la sua insegnante andare da un altro bimbo che non sia lui possa pensare che non lo voglia più e, di conseguenza, avere una reazione in merito, perché le 3 ore tolte a lui, la sua stessa insegnante dovrà farle con un altro bimbo. 

In corso d’anno scolastico, le ore di sostegno non possono essere arbitrariamente sottratte a un alunno e assegnate ad altri alunni (seppur con disabilità). Ciò non è possibile e non è corretto. Sono state emanate molte sentenze che vietano di ridurre le ore di sostegno per darle ad altri. Il Provveditorato (ora Ufficio scolastico provinciale), come giustamente le ha fatto presente, non è responsabile di questa decisione, che è stata operata dalla scuola. Possiamo dirle che tre ore settimanali non possono costituire motivo di regressione (peraltro l’alunno ha più di un insegnante a scuola, in quanto tutti i docenti della sezione sono suoi insegnanti; e l’insegnante di sostegno è docente di tutti gli alunni della sezione, non soltanto di suo figlio), ma la loro sottrazione costituisce una violazione del diritto, garantito dalla normativa vigente, e un’azione discriminante nei confronti di suo figlio, azione perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Le suggeriamo, in sintesi, di inviare una diffida al dirigente scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale, chiedendo il ripristino delle ore di sostegno (25 ore settimanali) e facendo presente che, in caso contrario, sarà costretta a ricorrere per discriminazione ai sensi della legge 67/2006. Prima di agire giudizialmente, tuttavia, le suggeriamo di contattare il Referente regionale presso l’Ufficio scolastico Regionale, affinché possa intervenire sulla scuola, facendo ripristinare le ore sottratte illegalmente.


Desidero capire come genitore, come può la scuola decidere di adottare per quest’anno un modello di PEI IN ICF, facendo compilare ai docenti la parte che compete ad una unità di valutazione multidisciplinare, coi vari codici, senza che siano stati emanati i decreti attuativi e linee guida come il decreto legislativo 96/2019 afferma? Le funzioni strumentali affermano che tutte le scuole stanno facendo ciò perché richiesto dagli uffici provinciali scolastici. A chi posso rivolgere la mia istanza per chiedere informazioni certe sulla normativa applicabile da portare al dirigente scolastico. Noi genitori siamo perplessi e intendiamo opporci ad un pei in icf non supportato e sopportabile dal profilo di funzionamento su base icf, quale documento propedeutico al pei in icf, in assenza dei decreti attuativi. Sono in attesa di essere ricevuta dal dirigente scolastico al quale vorrei chiedere una “richiesta al miur sulle procedura da seguire”.

Affinché il decreto legislativo 96/19, entrato in vigore il 12 settembre 2019, diventi attuativo nella maggior (se non quasi totale) parte dei suoi articoli, è necessario che vengano emanati i relativi decreti attuativi. A nostro avviso la nuova normativa sarà applicabile solo dopo la pubblicazione delle Linee Guida e del modello di PEI previsti dall’articolo 5 del decreto stesso. La questione non è tanto quella di adottare un PEI con impostazione culturale ICF, già presente dal 2006, bensì un modello basato sul Profilo di Funzionamento che, ad oggi, non è ancora stato adottato nella prassi sanitaria, appunto per l’assenza dei decreti attuativi. Peraltro il PEI in ICF non è “una raccolta di codici alfanumerici”, compito demandato alle ASL per una puntuale e corretta declinazione e adozione, per cui non si capisce da dove la scuola possa trarre riferimenti su cui poggiare scelte in decisa controtendenza con i compiti che le sono affidati (ossia educare e istruire ogni cittadino che ad essa accede). Sembra persino paradossale che una richiesta di questo tipo provenga addirittura dagli Uffici Scolastici Provinciali.  Condividiamo la vostra perplessità e riteniamo che la scelta da voi adottata di parlarne con il Dirigente Scolastico, che è garante del processo di integrazione (come recitano le Linee Guida del 2009), sia corretta. Presentate al D.S. il testo del decreto che è molto chiaro e non lascia adito a libere interpretazioni. 


I docenti del consiglio della classe frequentata dall’alunno con disabilità al fine di predisporre il PEI da condividere con la famiglia e i servizi sociali, possono conoscere, anche  tramite il docente di sostegno, i dati sensibili del medesimo? Io sto sostenendo la tesi affermativa in quanto, a parte il vincolo del segreto professionale cui sono soggetti i docenti, la tesi opposta mal si concilierebbe col dovere di predisporre da parte di ciascun insegnante una programmazione delle materie scolastiche che tengano conto dell’effettiva condizione dell’allievo. Che cosa ne pensate?

Concordiamo con quanto da lei affermato. Dovrebbe essere noto che i docenti sono tenuti al segreto professionale e lo sono nei confronti di ogni alunno, non di uno soltanto (ovvero di tutti gli alunni delle classi alle quali i docenti sono stati assegnati). Si aggiunga che i docenti del Consiglio di classe non solo hanno il diritto, ma hanno il dovere di accedere alle informazioni riguardanti l’alunno con disabilità, proprio perché è un loro alunno e, per lui, insieme alla famiglia e agli specialisti ASL, devono predisporre il PEI, contenente la programmazione per l’anno scolastico in corso. Si rammenta che il PEI viene elaborato, come stabilito dalla legge 104/92, sulla base del Profilo Dinamico Funzionale (art. 12, comma 5). Pertanto il Dirigente deve acconsentire l’accesso alla documentazione. Ma il DS potrebbe anche fornire la documentazione (ossia la Diagnosi Funzionale) con un codice identificativo, sostitutivo del nome e del cognome, senza che venga meno il dovere del segreto d’ufficio per tutti i docenti che consulteranno il documento ai fini della elaborazione o dell’aggiornamento del PDF e, di seguito, del PEI.


La maestra di sostegno può assistere ad una terapia  fatta dal centro dove va mio figlio, bambino autistico di 3 livello e sordo con impianto cocleare?

Forse la maestra è molto coinvolta e ritiene di imparare come meglio comunicare con suo figlio. Le spieghi che la riabilitazione è cosa differente dalla scuola. È sufficiente che la maestra si faccia spiegare da voi come parlare e come comunicare col bimbo. Non mortificatela, ma fatele capire che a lei le tecniche riabilitative non servono.


Sono una docente curricolare e nella mia classe prima, secondaria di II grado, ci sono 26 alunni, di cui un alunno disabile grave affiancato per 18 ore dall’insegnante di sostegno e per 9 dall’educatore. Il tempo scuola è di 35 ore, per cui l’alunno per 8 ore è scoperto, la famiglia ha rifiutato la proposta dell’orario ridotto, lesiva del diritto allo studio. Lui tende a scappare dalla classe, assume atteggiamenti oppositivi. Come gestirlo? Se scappasse fuori dalla scuola di chi sarebbe la responsabilità? 

Poiché nella classe da lei descritta vi è un alunno con disabilità, il numero degli alunni non può essere superiore a 22 (limite massimo consentito dal DPR 81/2009, art. 5 e art. 4), proprio per garantire a ciascun alunno un percorso formativo idoneo e una didattica di qualità. È necessario che venga da subito ridotto il numero degli alunni della classe. Si ricorda, quindi, che la responsabilità di “ogni alunno della classe” (quindi tutti e nessuno escluso) è del docente o dei docenti in servizio. In secondo luogo suggeriamo di convocare urgentemente il GLO (ossia tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti ASL), invitando anche i collaboratori scolastici e il Dirigente scolastico, al fine di concordare le modalità di intervento, in particolare nel caso in cui l’alunno dovesse lasciare improvvisamente l’aula. Potranno essere, infatti, i collaboratori scolastici a sorvegliare le uscite improvvise e impreviste dell’alunno. Se la scuola è convinta che l’alunno non possa rimanere da solo per 8 ore, in sede di GLO valutate anche l’eventualità di esigere da parte del comune un aumento di otto ore di assistenza. Al tempo stesso suggeriamo di adottare – e di non trascurare –  tutte quelle strategie didattiche che consentano la partecipazione dell’alunno alla vita della classe, in modo che, interessato e coinvolto, possa sentirsi parte attiva e non fuggire. Concludiamo facendo presente che non si può chiedere ai genitori di ridurre l’orario di frequenza del figlio: la scuola deve garantire a ogni cittadino il diritto allo studio e di questo devono essere consapevoli, in quanto responsabili, tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità.  


Sono un’insegnante di sostegno della scuola media. Vorrei sapere qual è la procedura per ridurre l’orario di frequenza scolastica di un alunno h grave che ha 18 ore di sostegno e 15 di oepa (copertura totale e 3 ore di compresenza previste per un progetto). Chi decide quali e quante ore di riduzione? Ci deve essere una motivazione adeguata da parte della famiglia? 
È possibile che la riduzione oraria ricada sulle ore di sostegno? O si può rimodulare l’orario dell’insegnante di sostegno in modo da mantenere tutte e 18 le ore di sostegno? Così facendo tuttavia si creerebbero molte ore di compresenza tra sostegno e oepa. È possibile?

Non andrebbero proprio ridotte le ore di frequenza scolastica, perché viene meno il diritto allo studio dell’alunno che, come i suoi compagni e le sue compagne, ha diritto a partecipare a tutte le attività scolastiche programmate per la classe alla quale è iscritto, sulla base del PEI per lui predisposto. La condizione di “gravità” non è una motivazione sufficiente per dire ad un alunno “non puoi venire a scuola”. Non avendo lei specificato le motivazioni, potremmo supporre che il ragazzo, per motivi di salute, fatichi a restare in classe per l’intero orario scolastico. In questo caso si possono programmare ore di attività didattica presso il domicilio, avviando il “servizio di istruzione domiciliare” per il tempo necessario (ovviamene ciò deve essere supportato dalla richiesta formale della famiglia che deve presentare, in allegato, una certificazione sanitaria che attesti l’effettiva necessità). Al domicilio dovranno recarsi, anche alternandosi, i docenti della classe (anche in orario extrascolastico). Secondo una recente sentenza del TAR Lazio il docente incaricato su posto di sostegno dovrebbe effettuare le sue ore di servizio anche presso il domicilio dell’alunno. Concludiamo facendo presente che la figura dell’assistente non coincide con quella del docente, in quanto l’OEPA assolve a compiti differenti da quelli degli insegnanti. In una parola, non sono figure interscambiabili.


Sono la docente di un bambino che frequenta la prima media affetto da tetra-paresi spastica. Il bambino ha bisogno di essere cambiato e poi alimentato con un integratore semiliquido e un succo di frutta. Per far bere il bambino si deve attuare una procedura non sempre semplice. La famiglia non chiede l’assistenza specialistica perché sostiene tale procedura sia assistenza di base. La collaboratrice scolastica non vuole sottostare a questo e ha cominciato una lotta sindacale. Il comune sostiene che questo sia di competenza della scuola. Voi cosa ne dite, a chi spetta il compito di dargli da bere?

Il compito di somministrare i pasti è dei collaboratori scolastici, che devono essere individuati dal Dirigente scolastico e, da questi, nominati. I collaboratori non possono opporsi, salvo documentate motivazioni; in questo caso il Dirigente dovrà individuare altro personale, anche spostandolo da un plesso a un altro plesso, ovvero da altre Istituzioni scolastiche (la priorità è il diritto del bambino). Se il numero dei collaboratori scolastici è scarso, il Dirigente può chiedere all’Ufficio Scolastico Regionale che si faccia autorizzare dal MIUR ad assegnare qualche unità in più di collaboratori scolastici sia per l’assistenza igienica e la cura dell’igiene personale, che per l’assistenza e la cura durante i pasti agli alunni con disabilità. Ciò è previsto dalle Ordinanze sull’organico di fatto, contenenti un paragrafetto concernente proprio i collaboratori e le collaboratrici scolastiche. Se la procedura di somministrazione, invece, richiedesse personale specifico (ma questo può dirlo solamente la componente sanitaria), allora deve essere l’ASL a provvedere con tale personale, previa formale richiesta da parte del Dirigente scolastico.  Non è compito dei docenti somministrare i pasti agli alunni. Suggeriamo comunque di convocare urgentemente un GLO o GLHO e, in quella sede, definire questi aspetti, per consentire, se si rivelasse necessario, al Dirigente di inoltrare eventuale richiesta di personale specifico presso l’ASL o altro Ente competente. 


Sono funzione strumentale handicap in un istituto, dove alla scuola primaria e di infanzia abbiamo alunni diabetici per quali non vi sono diagnosi che attestino la necessità  del docente di sostegno di cui invece entrambi usufruiscono da 2 anni a cattedra piena. Informo che entrambi gli alunni non hanno problemi di apprendimento, di attenzione ecc… Nell’ultima riunione sull’inclusione a livello di ambito territoriale  è  venuto fuori che gli alunni diabetici senza diagnosi non possono avere il docente di sostegno. Ora dopo tanta  insistenza a parte mia la dirigente convocherà  le famiglie per farsi fare la diagnosi. Sottolineo che 2 anni fa la neuropsichiatra  mi aveva già  detto che per alunni diabetici senza problemi didattici lei non avrebbe rilasciato  nessuna certificazione.  Ho chiesto alla dirigente di convocare le famiglie  alla presenza anche delle docente curricolari e della funzione  strumentale. Lei invece vuole avere un colloquio privato con le famiglie. Posso in quanto funzione  strumentale appellarmi a qualcosa per potervi partecipare? La mia sensazione è  che si voglia convicere i genitori a fare passi che non hanno niente a che fare con l’ inclusione e che siccome ci sono già  due cattedre assegnate non sappia come giustificare all’ufficio scolastico  regionale. Chiedo come devo comportarmi. 

Concordiamo con lei circa l’inesistenza del diritto di alunni con diabete o altri problemi esclusivamente fisici che non interferiscono con le funzioni intellettive, relazionali o sensoriali, a ottenere ore di sostegno didattico. Ciò è correttamente dichiarato dalla rappresentante dell’ASL che, normalmente, deve rilasciare la documentazione prevista (Verbale di Accertamento e Diagnosi Funzionale e, in alcune Regioni, anche il CIS, certificato di inclusione scolastica), ma che in questo caso correttamente si rifiuta di rilasciarla. Nel caso in cui la famiglia ottenesse in qualche modo da altri i documenti sopra elencati, pretenda di partecipare, insieme alla rappresentante dell’ASL, al GLO per la definizione del PEI e per l’indicazione delle ore di sostegno; in tale sede fate mettere a verbale che dissentite dalla richiesta di ore di sostegno e, qualora la Dirigente scolastica riuscisse a imporre la richiesta, lei (o, meglio, la rappresentante dell’ASL che non ha rapporto gerarchico con la Dirigente scolastica) invii all’USR una nota di dissenso da tale richiesta, motivandola.


Come si attiva la specialistica scolastica? Qual è la procedura?

La richiesta di ore per l’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione, ai sensi dell’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, spetta al Dirigente scolastico sulla base delle risultanze della Diagnosi funzionale e del PEI. Per la scuola dell’Infanzia, per la scuola Primaria e per la scuola Secondaria di Primo grado la richiesta va indirizzata al Comune di residenza dell’alunno; mentre per la scuola Secondaria di Secondo grado e per gli alunni con disabilità sensoriale la richiesta, che prima era indirizzata alla Provincia, oggi va inviata alla Regione (o all’ente che essa ha delegato a seguito della legge n. 56/2014).


Per una diagnosi di “disturbo psicotico” relativa ad un alunno sedicenne, la scuola può rifiutare l’iscrizione o anche la frequenza, in considerazione della estrema complessità e gravità del caso?

La Costituzione garantisce a tutti il diritto allo studio, diritto che non può essere negato. Negare un’iscrizione equivale a porre in atto palese discriminazione. La scuola, pertanto, come luogo educativo e formativo, ha il dovere di accogliere tutti, adottando le risorse necessarie per garantire a ciascuno non solo il diritto allo studio, ma anche il successo formativo. 


Sono un’insegnante di seconda. Nella classe è  inscritta un’alunna disabile che in due anni ha frequentato solo una settimana giustificata dalla sua gravità.  Noi come scuola ci accingiamo a stilare il PEI,  ma cosa possiamo fare di concreto?

Se le assenze sono determinate dalle condizioni di salute, si potrebbe attivare il servizio di istruzione domiciliare. Valutatelo con la famiglia, che deve inoltrare formale richiesta alla scuola, insieme ad un certificato medico, in cui sia indicato il periodo di non frequenza di minimo 30 giorni di lezione, anche non continuativi. Questo consentirà all’alunna di esercitare il suo diritto allo studio, tutelando contestualmente la sua salute, e di acquisire elementi utili per la valutazione degli apprendimenti.


Sono il papà di un bambino autistico (asperger) che sta frequentando l’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Contrariamente ai buoni miglioramenti avuti nel primo anno per quanto riguarda l’interazione sociale con i compagni e l’apprendimento didattico, da metà dello scorso anno mio figlio ha iniziato a manifestare delle regressioni mostrandosi inoltre riluttante all’idea di andare a scuola. La situazione è stata analizzata con la NPI che lo ha in carico; considerando che in questa prima fase dell’anno scolastico la problematica si è accentuata, la NPI ci ha consigliato di chiedere un cambio di classe.
Abbiamo così inoltrato la richiesta alla dirigente scolastica, la quale ha negato la possibilità di trasferimento.
Può la DS rifiutare la richiesta di trasferimento considerando che è avvallata dalla NPI e che si tratta di un caso particolare che vede coinvolto un bambino disabile certificato?

Se la richiesta, da voi avanzata, è supportata da una motivazione documentata dalla NPI, il Dirigente scolastico dovrebbe, dopo aver ponderato la situazione, ossia incontrando le insegnanti della sezione, assumere una decisione equa, rispettosa dei vissuti del bambino. Bisogna capire se nelle sezioni che ospita la scuola dell’infanzia vi siano altri elementi che, oggettivamente, impediscano alla dirigente di vagliare lo spostamento del bambino. Se l’impossibilità non derivasse dalla situazione delle altre sezioni, vi suggeriamo di rivolgervi al Referente regionale per la disabilità, chiedendo un suo intervento. Se invece la vostra richiesta è di cambiare scuola, allora dovrete chiedere al D.S. il nulla osta, documento che non potrà esservi rifiutato, come ha deciso anche la Magistratura. Piuttosto occorre chiedere al Dirigente Scolastico della nuova scuola se può accogliere in condizione di qualità l’alunno in una classe con non più di 22 alunni e ottenere subito il docente per il sostegno.


Sono la FS Bes di una scuola secondaria di primo grado. In seguito alle osservazioni relative ai bisogni degli alunni con disabilità iscritti nell’IC dove lavoro, viste le esigenze della scuola primaria e della scuola dell’infanzia (dove le ore di servizio OEPA assegnate non sono sufficienti) avrei bisogno di rimodulare l’orario  degli OEPA stabilito in sede di GLI  in base alle reali esigenze degli alunni ed evitare le compresenze. In tal modo potrei  ridistribuire 8 ore sulla scuola dell’infanzia e sulla primaria. Avrei bisogno di sapere se è possibile effettuare questa  modifica all’assegnazione delle ore di servizio OEPA  nel rispetto della normativa vigente . 

Le ore di OEPA debbono essere quelle concordate nel PEI di ciascun alunno, sulla base delle effettive esigenze risultanti dalla diagnosi funzionale e dal profilo dinamico funzionale. Se il numero delle ore assegnate dall’Ente locale è inferiore a quello richiesto nei singoli PEI, il DS deve far presente all’Ente locale che la Corte costituzionale con sentenza n. 275/16 ha stabilito che non si possono tagliare ore con la motivazione che bisogna risparmiare, perché, afferma la Corte, non è il diritto degli alunni che deve cedere di fronte ai problemi di bilancio, ma è il bilancio che deve adeguarsi al diritto allo studio degli alunni. Se, malgrado tale lettera del DS, l’ente locale non aumenta le ore, le famiglie facciano ricorso.


Crisi d ansia nelle ore di frequenza con una particolare docente che arriva a relazionarsi in modo tale da suscitare addirittura il rifiuto di andare a scuola nei giorni in cui la stessa è presente. Più genitori isolati (ovviamente di questi ragazzini più fragili emotivamente e con più difficoltà di studio) hanno a intermittenza annuale riportato i loro problemi (i risultati sono stati negativi comunque sul piano scolastico: cambio sezione, bocciatura, cambio scuola) al dirigente… Nulla è cambiato. Ora cosa dovrei fare io come genitore per soppiantare definitivamente queste modalità per nulla inclusive?

Le suggeriamo di chiedere l’intervento di un ispettore ministeriale, al quale dovrete sottoporre tutta la documentazione in vostro possesso.


Mio figlio con disabilità motoria e visiva, non intellettiva  perche parla e capisce tutto,  dall’anno scorso frequenta la prima media. Da metà dell’anno scolastico sono iniziati i problemi per la mancanza tempestiva delle bidelle nei momenti di bisogno. Ho chiesto un incontro con la dirigente scolastica. Ha risposto che il problema è la mancanza di personale ed ha proposto di mettere il pannolino a mio figlio, cosa che io indignata ho rifiutato categoricamente. Dopo l’incontro abbiamo invitato la dirigente all’incontro di rete ma non si è presentata. La neuropsichiatra ha segnalato la criticità scolastica ed ha chiesto la presenza constante dell’operatore scolastico dedicato all’attività di assistenza di base al piano della classe per facilitare la tempestività nell’accudimento del minore in relazione alle necessità igieniche, cosa che non è mai avvenuta. La dirigente scolastica non ha l’obbligo di mettere a disposizione personale per poter garantire a mio figlio una adeguata assistenza nell’igiene personale? Tutta questa situazione compromette anche la partecipazione didattica e relazionale all’esperienza scolastica.

Indubbiamente al capo d’Istituto compete l’obbligo di assicurarsi che, per gli alunni con disabilità, sia assicurata l’assistenza igienica. Il DS, infatti, deve incaricare un collaboratore scolastico per l’assistenza igienica e, contemporaneamente, di fargli frequentare un corso di 40 ore a spese dell’Ufficio Scolastico Regionale, al termine del quale il collaboratore, passando alla qualifica superiore, potrà percepire un aumento di stipendio pari a mille Euro annui lordi, che entrano nella base pensionabile. Tutto ciò è espressamente previsto nel CCNL del 2003, agli artt. 47, 48 e tabella A, e successive modifiche del CCNL. Se il collaboratore incaricatosi rifiuta, il Dirigente può avviare la sanzione disciplinare ed incaricare un altro. Al tempo stesso, andrebbe valutato “quando” il ragazzo chiede di dover andare in bagno, se cioè sia possibile insegnargli ad anticipare la richiesta di aiuto, in modo da avere il tempo di raggiungere il bagno con tutta tranquillità. Se, invece, nonostante l’anticipo della richiesta, si determina la situazione da voi descritta, si potrebbe, in via precauzionale, far utilizzare all’alunno un pannolone (ciò non sarebbe assolutamente di svilimento della sua dignità e non lo porrebbe nell’imbarazzo descritto).


I genitori di un alunno della scuola primaria non vogliono avviare la procedura di accertamento della disabilità del proprio figlio con la conseguenza che la scuola non può  richiedere l’insegnante di sostegno. Qual è la normativa di riferimento e quali procedure deve attivare il dirigente scolastico per tutelare il diritto del minore ad avere un insegnante di sostegno se i genitori continuano a rifiutare l’accertamento della disabilità?

La C.M. n. 363/1994 sulle iscrizioni, mai abrogata, stabilisce che in casi come quelli descritti il DS invia una raccomandata alla famiglia invitandola, nell’interesse del minore, a presentare una certificazione dell’ASL positiva o negativa entro 10 giorni, avvertendo che, in mancanza, provvederà la scuola. Se la famiglia provvede o non replica, le cose vanno bene; se invece la famiglia si oppone, allora il DS interpella i servizi sociali che, nell’interesse del minore, possono contattare il Tribunale per i minori; il Tribunale, nell’interesse del minore, può emettere una sentenza che impone alla famiglia di sottoporre a visita medica il minore e, in caso di esito positivo, scatta la normativa di tutela delle persone con disabilità.


Sono il coordinatore delle attività didattiche  di una scuola paritaria.
Per la prima volta, quest’anno, il Comune, alla mia richiesta di personale AEC per alunni disabili della scuola secondaria di primo grado, ha dichiarato per iscritto la non competenza specificando che questa è in capo alla Regione dal 1° gennaio 2016. Contestualmente ha assunto l’impegno di spesa  con determinazione del Responsabile del Settore Servizi sociali, solo per la scuola statale materna, elementare e media. Vorrei sapere se il Comune è legittimato ad escluderci esercitando tale discriminazioni.

A noi risulta che la Regione si sia assunta l’onere di spesa solo per le scuole secondarie di secondo grado, lasciando ai Comuni l’onere per le scuole del Primo ciclo di Istruzione, statali e paritarie. Comunque è bene che lei contatti il Direttore generale dell’Assessorato alla scuola i cui recapiti dovrebbero essere reperibili sul sito della Regione.


Sono un insegnante dell’infanzia  in un circolo didattico. Sono previsti 2 plessi, 1 plesso 5 sezioni con un unica collega con l.104 , il secondo 4 sezioni con 5 colleghe con 104. Ora a parte il disagio delle possibili e lecite assenze, la preside ha disposto per tutte le colleghe un orario che prevede un giorno di 7 h per garantire la compresenza e il supporto alla collega di sostegno.  Mi chiedo e lecito? Non si dovrebbe stabilire in sede di collegio?

Trattasi di materia di contrattazione fra RSU e Istituzione scolastica. In questo caso dovete sentire i vostri rappresentanti, chiedendo eventuale convocazione di assemblea per discutere e concordare insieme organizzazione e orari. 


Insegno in una prima primaria, in classe ho due alunni autistici, uno ad alto funzionamento, l’altro molto più grave, la famiglia di quest’ultimo ha scelto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, l’insegnante di sostegno ha l’intera cattedra sui due alunni, può portare fuori quello più grave? Che comunque andrebbe in un’altra classe, senza svolgere nulla perché non autonomo. Esiste una normativa che lo impedisce? L’insegnante di religione insiste che per normativa l’alunno DVA non può fare attività di rinforzo, anche se non fa religione. 

I genitori scelgono se avvalersi o meno dell’Insegnamento della Religione Cattolica esprimendo, in caso di non adesione, attività alternative. Se la famiglia per il proprio figlio ha scelto di avvalersi di attività alternative, la scuola è tenuta a predisporre tali attività avvalendosi di un docente della scuola (se nella classe altri alunni hanno aderito alle attività alternative, sicuramente saranno seguiti da un docente e sarà questo docente a occuparsi dell’alunno con disabilità). In quanto alle affermazioni che l’alunno “non può fare attività”, essa è particolarmente fuori luogo e anche grave: si dimentica, infatti, che non solo tutti apprendono, ma che la stessa Costituzione garantisce l’esercizio del diritto allo studio di ciascun cittadino; a ciò si aggiunga quanto prescrive la legge 104/92 che, all’art. 12 comma 4, sottolinea che nessuna tipologia di disabilità può essere addotta come motivazione per non garantire gli apprendimenti. 


Sono mamma di un bimbo epilettico a cui è stato riconosciuto anche un disturbo di coordinazione motoria e adhd. Quest’anno il bambino ha iniziato la scuola primaria ma purtroppo la certificazione per la 104 non è  arrivata in tempo (ad ottobre da maggio che era richiesta). Pertanto, pur necessitando di sostegno e aec, ped le tempistiche non abbiamo ottenuto  nulla per quest’anno. Il bimbo è  un comma 3. Possibile questa cosa?

Anche se la certificazione arriva in ritardo, in questo caso nel mese di ottobre, il Dirigente deve inoltrare richiesta sia del sostegno che di ogni altra figura prevista (così come di eventuali ausili o sussidi didattici necessari). In attesa della nomina del sostegno, la scuola potrebbe avvalersi, temporaneamente, del docente incaricato su potenziamento impostando, in questa fase, un Piano Educativo Individualizzato (PEI), contenente gli obiettivi per l’anno scolastico in corso (all’incontro del PEI partecipano i docenti della classe, i genitori e gli specialisti ASL). Nel caso in cui la scuola non avesse provveduto a inoltrare richiesta di posto in deroga (per il sostegno), come famiglia potreste diffidare sia il dirigente scolastico, che l’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero; nella lettera fate presente che se non provvederanno alla nomina, potreste rivolgervi al tribunale civile per discriminazione, chiedendo eventuali danni. 


Sono un docente di sostegno, seguo un alunno affetto da sindrome di down di  diciannove anni che frequenta il quinto anno di un liceo, segue una programmazione differenziata. La mamma dell’alunno ha chiesto che il figlio venga trattenuto per un ulteriore anno presso l’Istituto; è possibile  una cosa del genere se si con quali motivazioni ? Motivazioni che  andranno prese nel corso del GLHO? Nel caso di risposta affermativa l’alunno dovrà essere coperto, come avviene adesso, per 18 ore dall’insegnate di sostegno e per il resto dall’assistente specialistico? Ultima domanda fino a che età massima l’alunno potrà frequentare L’Istituto d’Istruzione secondaria di secondo grado?

L’ammissione o la non ammissione alla classe successiva viene effettuata sulla base dei criteri stabiliti nel PEI ed è di competenza esclusiva dei docenti che compongono il Consiglio di classe cui è iscritto l’alunno. Non possono esserci imposizioni da parte della famiglia per una non ammissione; il Consiglio di classe in questa decisione è totalmente autonomo e opera facendo riferimento al percorso indicato nel PEI.  Se l’alunno segue un pei differenziato, egli deve essere ammesso agli esami di Stato; nel caso non si presentasse, allora gli sarà rilasciato riceverà un attestato, con il quale chiude il percorso con la Scuola Secondaria di Secondo grado, come stabilito dall’art 20 del D.lgs. n. 62/17. L’alunno potrà chiedere di iscriversi ad altro istituto, però potrà frequentare solo i corsi per adulti e senza sostegno visto che ne ha già usufruito. È bene ricordare che la scuola non è un parcheggio, ma un luogo di crescita, insieme ai coetanei, negli apprendimenti, nella socializzazione, nella relazione e nella comunicazione (legge 104/92), luogo in cui si attua il diritto allo studio costituzionalmente garantito. Potete suggerire alla famiglia di iscrivere il figlio ad un corso di formazione professionale regionale e, comunque, di concordare con il Comune il progetto di vita individuale di cui all’art 14 della l.n. 328/2000.


Ho un bambino di 8 anni portatore di handicap legge 104 comma 1 art 3 che frequeta la classe 3° Ultimamente la maestra di ruolo fa un piccolo gruppo con altri bambini che non hanno il sostegno e li manda fuori in un’auletta per concentrarsi o per fare delle schede. Premetto che mio figlio non presenta nessun ritardo cognitivo. Ha un disturbo della coordinazione motoria, immaturità affettiva in soggetto pretermine. L’altra mattina ad esempio questo “piccolo gruppo” ha perso la gara di tabelline… Loro continuano a dire che lo fanno per il bene dei bambini ma io inizio a non tollerare più, anche perchè si continua a parlare di inclusione ma questa per me è esclusione. Se non erro per legge non potrebbero farlo giusto?

I gruppi costituiti da “soli alunni con disabilità” o da “alunni con disabilità e altri alunni che presentano difficoltà scolastiche” sono assimilabili alle “classi differenziali di fatto” abolite dalla legge 517 del 1977. Anche le Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009 ribadiscono che “è contraria alle disposizioni della Legge 104/92, la costituzione di laboratori che accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche minime e per prolungati e reiterati periodi dell’anno scolastico”. A ciò si aggiunga un’altra questione, molto importante: gli alunni (tutti gli alunni) sono affidati alla responsabilità degli insegnanti della classe, i quali non possono mandarli da soli fuori dall’aula, cioè fuori dalla loro stretta sorveglianza. Ora, da quanto lei scrive, i bambini verrebbero mandati fuori dalla classe da soli, trovandosi così non sotto la sorveglianza del docente in servizio. Le suggeriamo di incontrare il Dirigente scolastico per far presente quanto accade nella classe, affinché egli intervenga al più presto; lo informi anche del fatto che i bambini vengono lasciati “da soli fuori dalla classe”. 


Nella nostra scuola c’è una ragazza in terzo superiore con diagnosi della ASL di ritardo cognitivo lieve (da approfondire) e DSA. Nella diagnosi c’è scritto che si suggerisce di affiancarla con un docente di sostegno ma la famiglia non vuole. Abbiamo spiegato che questo è sulla classe e non sulla figlia ma i genitori non vogliono saperne. Abbiamo allora adottato come consiglio di classe un PDP ma purtroppo con grande fatica la ragazza non riesce a raggiungere i risultati e voti congrui alla sufficienza. Vorremmo adottare allora un pei per obiettivi minimi per rendere la didattica più modulare alle sue esigenze. Ci domandavamo come consiglio di classe possiamo noi predisporre un PEI senza il collega di sostegno o comunque la stesura del PEI è legata alla presenza del docente di sostegno?

La presenza di DSA è diagnosticabile unicamente escludendo la condizione di disabilità intellettiva; per cui appare in contrasto quanto afferma la diagnosi (fermo restando che, da quanto scrivete, la disabilità intellettiva è in fase di accertamento, quindi non ancora conclamata). Si dedurrebbe, pertanto, la presenza di disturbi specifici di apprendimento e, in tal senso, la scuola è tenuta a formulare un Piano Didattico Personalizzato ai sensi della legge 170/2010 e decreto applicativo del 2011; documento obbligatorio, che richiede la partecipazione della famiglia nella sua predisposizione e la firma. La diagnosi di DSA non prevede l’assegnazione alla classe di un docente per il sostegno. È quindi necessario che il PDP predisposto consenta all’alunna di poter affrontare il percorso con serenità, grazie ad una didattica personalizzata nelle strategie e metodologie, grazie a prove di verifica e a criteri di valutazione personalizzati. Non potete certamente predisporre un PEI, previsto unicamente per alunni con certificazione di disabilità ai sensi della legge 104/92, che sarà, invece, possibile nel caso in cui arrivasse la certificazione di disabilità, anche se fosse ad anno scolastico iniziato. Infine non è possibile nel modo più assoluto utilizzare per nessuno ore di sostegno già assegnate ad un qualunque alunno con disabilità.


Sono una docente di sostegno della scuola primaria e nella classe in cui lavoro è stato certificato il terzo alunno con Legge 104. La richiesta per l’insegnante di sostegno è stata presentata alla scuola il ad agosto. A tutt’oggi la scuola non ha provveduto ad informare le docenti (lo hanno fatto i genitori)  per cui ci chiediamo se questo alunno quest’anno debba avere un PEI o per il ritardo della ASL bisogna aspettare il prossimo anno scolastico? 

L’integrazione scolastica è un diritto e quindi non è condizionata da limiti di tempo o organizzativi. Avendo la scuola ha ricevuto la documentazione riguardante l’alunno iscritto alla vostra classe, e per il quale dovrebbe aver inoltrato richiesta per il sostegno, avreste dovuto essere informati già da tempo (ovvero prima dell’avvio del nuovo anno scolastico). Se la scuola non ha provveduto a inoltrare la richiesta del numero di ore di sostegno in organico di fatto o in sede di deroghe, la famiglia ha diritto a diffidare sia il dirigente scolastico, che l’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero, facendo presente che, dato il ritardo imperdonabile, si vedrà costretta a rivolgersi al tribunale civile per discriminazione, chiedendo i danni anche non patrimoniali, normalmente fissati dalla magistratura in mille euro al mese di ritardo rispetto all’inizio delle lezioni.Per quanto riguarda il PEI: poiché voi, come docenti della classe, avete ricevuto la comunicazione da parte dei genitori della consegna della documentazione alla scuola, informate di questo il Dirigente scolastico, chiedendo anche notizie sul docente di sostegno e, contestualmente, chiedete la convocazione del gruppo di lavoro (ovvero tutti i docenti della classe, i genitori e gli specialisti ASL) per la predisposizione del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo Individualizzato per l’anno in corso. 


Sono un’insegnante di sostegno e lavoro in una scuola Primaria. Seguo un bimbo da cinque anni, l’alunno in questione per motivi inerenti alla patologia ogni giorno va via alle 12:30, uscita supportata da un certificato medico. Fino allo scorso anno avevamo un registro online strutturato in mezz’ore, da quest’anno la Dirigente ha cambiato il registro di sua iniziativa, e sostiene che dobbiamo firmare ad ore piene perchè il registro è strutturato così. Le chiedo può un Dirigente non tener conto dell’esigenza un bimbo diversamente abile e sostenere che l’orario deve essere fatto in virtù della strutturazione di un registro? 

La soluzione proposta dal Dirigente Scolastico comporta la perdita di un’ora settimanale di sostegno, e ciò è illegittimo; in questo caso il suggerimento è di parlare con il referente scolastico regionale operante presso il vostro ufficio scolastico regionale, affinché faccia comprendere al dirigente che, a fronte della sottrazione di un’ora di sostegno, sottrazione non giustificata altrimenti, la famiglia potrebbe far causa. Se invece l’obbligo di firmare diversamente, in modo alterno, non impedisce a lei di mantenere il rapporto nella sua classe per le due mezz’ore, anche quando firma sino alle ore 12.00, sarà problema della Dirigente assumersi la responsabilità che nella mezz’ora in cui lei non firma è egualmente presente in classe per la responsabilità di eventuali incidenti all’alunno o agli alunni della classe o incidenti procurati dall’alunno o dagli alunni della classe. Piuttosto è contrario alla legge che l’alunno debba rinunciare alle lezioni della scuola dell’obbligo per recarsi alla riabilitazione durante l’orario scolastico. È il caso che il Dirigente Scolastico faccia presente al direttore amministrativo, come pure a quello sanitario dell’Asl o al direttore del centro riabilitativo, che la riabilitazione non può sottrarre ore alla scuola dell’obbligo; li inviti quindi a garantire la riabilitazione pomeridiana, in orario extra-scolastico, altrimenti il D.S. si vedrà costretto a denunciare il caso per interruzione di un pubblico sevizio.


Dove posso fare una certificazione per la diagnosi funzionale? Io ho già ho fatto una visita dal neurologo ed anche un test neuropsicologico, dal quale risulta che ho un disturbo dell’apprendimento.

Per una diagnosi di disturbo specifico di apprendimento deve rivolgersi all’ASL e deve chiedere una “valutazione per DSA, ovvero disturbi specifici di apprendimento” in base alla legge 170 del 2010 e del decreto 5669 del 12 luglio 2011.


Sono la mamma di un bambino disabile di 10 anni che frequenta la 5 elementare. 
Lui ha sempre avuto insegnante di sostegno ed educatore. Quest’anno alla revisione della 104 ci hanno tolto la gravità e il comune ha eliminato la figura dell’educatore che per mio figlio è fondamentale in quanto lui non scrive e ha difficoltà di autonomia. 
Adesso stiamo aspettando la nuova visita che abbiamo subito richiesto  nella speranza che ci venga di nuovo riconosciuta la gravità visto che niente è cambiato dalle altre revisioni fatte. 
La mia domanda è la figura dell’assistente educatore è legata al riconoscimento della gravità? 

No, la figura dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione non è associata al riconoscimento della gravità, bensì al bisogno effettivo dell’alunno rispetto all’autonomia personale e/o alla comunicazione, come stabilito dalla legge 104/92 all’art. 13.


Mio figlio rientra nello spettro dell’autismo. Gli hanno riconosciuto l’art 3 comma 3 della L.104/92.
Quest’anno frequenta la terza elementare in una scuola che prevede 27 ore settimanali.
A mio figlio sono state riconosciute 12 ore di assistente educativo e 22h di insegnante di sostegno.
Lo scorso anno hanno avuto delle ore in compresenza ma quest’anno la scuola ha ridotto le ore di sostegno (senza avvisare noi genitori) a 17 in quanto l’ente territoriale ha imposto la non compresenza delle due figure.
Cosa possiamo fare noi genitori per scongiurare questa riduzione? A chi possiamo rivolgerci per far valere i nostri diritti

Essendo suo figlio certificato con autismo e con l’art. 3 comma 3 della legge n. 104/92, è ovvio che deve essergli riconosciuto il rapporto 1:1, pari a 18 ore settimanali. Se il numero delle ore è stato ridotto senza la motivazione provata che suo figlio è migliorato rispetto allo scorso anno o senza che questo sia stato deciso in sede di redazione del PEI da parte del Gruppo di lavoro, potete inviare una lettera avente quali destinatari la scuola, l’Ufficio Scolastico Regionale e il MIUR (al Dirigente Generale per lo Studente), minacciando, se non ridanno il numero di ore dello scorso anno, che sarete costretti a fare ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n.67/2006. Ricevuta la lettera il Dirigente Scolastico della vostra scuola dovrebbe mandare una lettera all’Ufficio Scolastico Regionale, facendo presente la necessità dell’aumento del numero di ore di sostegno pari a quello dello scorso anno; deve inoltre far presente che lei (o lui) non si sente responsabile del danno erariale che certamente verrà a subire l’Amministrazione a causa della sicura vittoria della famiglia, pari a numerosissime sentenze già pronunciate in tutta Italia. La lettera va inviata anche alla Direzione Regionale della Corte dei conti; così è stabilito dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 2017. Quanto alla contemporaneità del docente per il sostegno e dell’assistente per la comunicazione, essa è indispensabile, trattandosi di alunno con autismo, il quale senza l’esperto in comunicazione, utile per lui, potrebbe non comunicare adeguatamente, rendendo vana la spesa del sostegno per le ore eccedenti il numero di quello di assistenza. Scrivete pure all’Ente che eroga questo servizio la stessa lettera. Nelle due lettere deve essere precisato che la motivazione dello scarso numero di ore dovuto ai tagli alla spesa pubblica, è incostituzionale come risposta; così è stato infatti deciso in due sentenze della Corte costituzionale: la s. n. 80/2019 per le ore di sostegno e la s. n. 275/2016 per le ore di assistenza.


Sono un docente laureato in filosofia e facente parte dunque delle classi di concorso A018 (filosofia e scienze umane) e A019 (filosofia e storia). Quest’anno sono stato chiamato a fare una supplenza nella classe di concorso attinente “filosofia e scienze umane”. Mi è stato detto dal referente per il sostegno che dovrò essere assegnato in due prime (in una ci sono già stato e so che ci sono due alunne da seguire) a fare inglese e matematica. Tenendo conto che non sono specializzato per il sostegno ed è la prima volta che lo faccio alle Superiori; tenuto anche conto che matematica e inglese non fanno parte delle mie classi di concorso: cosa devo fare?

La normativa vigente non prevede più la suddivisione in aree, come accadeva nel passato: la legge 128 del 2013 all’art 15 comma 3-bis, infatti, ha abolito le aree disciplinari nella scuola secondaria di secondo grado. Il docente di sostegno, come recita l’art. 13 al comma 3, è assegnato ad una classe in quanto in essa vi è iscritto un alunno con disabilità al fine di “promuovere attività di sostegno alla stessa” (citiamo testualmente: “3. Nelle scuole di ogni ordine e grado, (…), sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati”. In assenza di docenti specializzati è possibile utilizzare, previa acquisita disponibilità, docenti non specializzati. Lei deve possedere competenze psico-pedagogico-didattiche, tecnologiche e linguistiche, come da CCNL, ma non certo specifiche competenze disciplinari, di cui sono responsabili, ciascuno per la propria, i docenti incaricati su posto disciplinare. Il suo compito non è quello di fare “l’insegnante privato dell’alunno o che dà ripetizioni”, bensì di coordinarsi con i colleghi di classe, affinché sia garantito e tutelato il diritto allo studio dell’alunno stesso (e quindi anche gli apprendimenti). Le suggeriamo di rivolgersi ai colleghi incaricati sulla disciplina e di raccordare con loro la/le modalità di intervento, tenendo presente che i contenuti formali sono loro compito. Tenga conto che lei, seguendo i consigli dei colleghi, potrà sostenere gli alunni, anche avvalendosi dei compagni della classe, mediante attività di apprendimento cooperativo.


Sono un’insegnante straniera di lingua straniera in un istituto superiore. Come tutti gli anni organizziamo uno scambio scolastico in famiglia all’estero per i ragazzi delle seconde. Quest’anno ho un bimbo tetraplegico e anche se il viaggio in sé non sarebbe un problema (aereo e treno che prenderemo con piattaforma per la sua carrozzina o il pullman della scuola ospitante che ci ha assicurato che lo includeranno in tutto e per tutto), la difficoltà (per lui come per tutti gli altri) è di trovare una famiglia idonea che possa accoglierlo. Ci siamo messi d’accordo con il padre che ci accompagnerebbe nel caso trovassimo una famiglia pronta ad ospitare sia lui che il figlio. La famiglia del bimbo però ci ha anche detto che se non troviamo una famiglia di accoglienza per loro due allora la gita sarebbe un’esclusione del loro figlio e che tutto lo scambio dovrà essere rimandato per le 3 classi che ci partecipano. Non conosco bene le leggi italiane a tal proposito e il mio dirigente scolastico si è trovato in difficoltà dicendomi di trovare una famiglia o di cancellare tutto. Mi può aiutare a capire se questa è l’unica strada percorribile? Io vorrei ovviamente che tutti potessero partecipare… 

Il Dirigente correttamente vi ha informato che l’attività promossa dalla scuola è possibile unicamente se per lo studente sussisteranno le stesse condizioni garantite ai compagni, con la piena partecipazione. Quando si programma un’uscita didattica o un viaggio di istruzione o, come nel vostro caso, uno scambio con famiglie all’estero, il Consiglio di classe deve necessariamente accertarsi che ogni attività promossa possa essere effettuata da ciascuno studente e da ciascuna studentessa e che nessuno, di conseguenza, possa essere escluso o possa veder per lui o per lei preclusa la possibilità di partecipazione. Ciò infatti si configurerebbe come discriminazione nei suoi confronti, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. D’altra parte, che senso avrebbe un’attività programmata senza tener conto degli alunni della classe per i quali le attività stesse sono progettate? Nella situazione da voi descritta risulta non programmata in anticipo un’adeguata sistemazione per lo studente, e ciò, di per sé, rende la proposta non fattibile. 


Nella mia scuola che è un liceo artistico c’è un ragazzo con Pei differenziato molto grave tanto che lo stesso ha frequentato tutti i cinque anni in un’aula a parte perché impossibile integrarlo nella classe.
Arrivato in quinta il Consiglio di classe ha ritenuto giusto bocciarlo.
Mi chiedo se è legittimo dal momento che non esiste nessun obiettivo da raggiungere e se non è una strategia per prolungare semplicemente la permanenza dell’alunno a scuola o garantire il posto ai docenti.

Non sappiamo se lei svolga, nella sua scuola, funzione di docente o altro. Quello che, molto probabilmente, le sfugge, è che in Italia è stato volutamente scelto che tutti i cittadini e tutte le cittadine possano accedere alla scuola di tutti e che a tutti, come prevede la Costituzione, siano riconosciuti i diritti fondamentali, fra cui quello allo studio. Oggi, ai principi, sanciti dalla Costituzione e da numerose norme emanate dallo Stato italiano, fra cui la legge 104/92, che all’art. 12 comma 4 ribadisce chiaramente che nessuna disabilità può essere causa di impedimento al diritto all’educazione e all’istruzione, si aggiungono le ricerche in ambito pedagogico e neuro-scientifico, secondo le quali tutti apprendono; perché ciò avvenga deve esserci un’azione educativa intenzionale, gli studenti devono essere mesi nella condizione di poter “imparare”, partendo dalle loro capacità e potenzialità, presenti sempre; e non è la “quantità” degli apprendimenti o lo “standard” di quanto appreso che rende “utile o inutile” una persona, ma la qualità e la possibilità offertagli dal percorso formativo. Certamente questo richiede che nella scuola operino docenti professionalmente competenti.


Due alunne gravemente disabili di un IC usufruiscono da 6/7 anni dell’insegnante di sostegno con rapporto 1:1 più due ore di un educatore mandato dal Comune. Quest’anno il Comune ha fatto richiesta, a ridosso dell’inizio della scuola, di verbale accertamento invalidità dell’Inps revisionato. Documento che le alunne non hanno poiché mai richiesto in passato. In attesa non ha attivato le ore. Il dirigente, sostenendo che un docente di sostegno per legge non può sostituire un educatore, anche se in via temporanea, ha deciso di ridurre a 18 l’orario scolastico delle ragazze “richiedendo” alle famiglie di venirle a prendere prima da scuola. L’alternativa sarebbe aumentare le ore di sostegno ripartendo gli insegnanti sulle classi degli alunni H. Gradirei capire se tutto questo è normativamente corretto. Un alunno può avere più di 18 ore di sostegno? Un dirigente puo’ chiedere alle famiglie di ridurre l’orario dei propri figli perche’ non può garantirne la copertura?

Premesso che quando una certificazione INPS è scaduta, essa continua ad avere efficacia sino al rilascio della nuova certificazione, ciò in forza della legge n. 114/2014 art 25, comma 6-bis, e considerato che nella scuola secondaria di primo grado non si possono avere più di 18 ore di sostegno settimanali, poiché la certificazione continua ad aver valore, il Comune deve continuare ad assicurare le ore di assistenza già calendarizzate e previste (così come da richiesta del Dirigente Scolastico). Per altro, il Dirigente scolastico non può rifiutare la frequenza scolastica, adducendo alla “mancanza di ore di assistenza e/o di sostegno” tali da “coprire” tutte le ore di lezione (la norma non copre le ore, ma garantisce l’esercizio del diritto allo studio con l’erogazione delle risorse necessarie); ciò, infatti, è espressamente vietato dall’art 12 comma 4 della legge n. 104/92, secondo il quale nessuna disabilità può essere causa di esclusione (e neppure di riduzione) dalla frequenza scolastica.Il Dirigente scolastico che lo imponesse si esporrebbe al rischio di denuncia per abuso di potere, di interruzione di un pubblico servizio con conseguente ricorso al Tribunale civile per discriminazione con diritto al risarcimento dei danni, anche non patrimoniali, ai sensi della legge n. 67/06 sulla non discriminazione delle persone con disabilità.


Sono una docente di sostegno specializzata con titolo per l’insegnamento dell’inglese nella scuola primaria. Mi è stato chiesto dalle colleghe di classe di insegnare inglese nella classe dove è presente l’alunno disabile grave, poiché contitolare della classe. E’ possibile? 

Non solo è possibile attuare l’incarico misto in tutti gli ordini e gradi di scuola, ma è anche auspicabile al fine di potenziare il processo inclusivo e favorire la corresponsabilità educativa (D.lgs. 96/19, riferimento all’art. 14 comma 2 del decreto legislativo n. 66/17). Lei, pertanto, potrà insegnare l’inglese nella sua classe, mentre uno dei docenti del Team, sempre della stessa classe, sarà impegnato sul sostegno per le ore di insegnamento corrispondenti a quelle di insegnamento di inglese. Parlatene anche con il D.S. per formalizzare l’assegnazione di incarico.


Sono un’insegnante funzione strumentale inclusione. Nel caso non si trovasse mezzo idoneo al trasporto disabili in carrozzina la restante parte della classe può secondo la legge partecipare ugualmente al viaggio?

Nel caso vi fosse impossibilità di reperire un mezzo idoneo, impedendo la partecipazione di uno solo degli alunni della classe, l’uscita didattica non può aver luogo; attuare l’uscita didattica motivando la non partecipazione dell’alunno con disabilità per “assenza del mezzo di trasporto” si configura come azione discriminante nei confronti dell’alunno, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Vi suggeriamo di trovare un’altra soluzione per il mezzo di trasporto, contattando altri gestori, o, in alternativa, di modificare la destinazione, in modo che l’alunno con disabilità possa partecipare con i suoi compagni e con le sue compagne.