Archivi categoria: Decreti Legge

Decreto-Legge 29 ottobre 2019, n. 126

Misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti. (19G00135)
(GU Serie Generale n.255 del 30-10-2019)

Decreto-Legge 26 ottobre 2019, n. 124

Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili. (19G00134)
(GU n.252 del 26-10-2019)


Decreto-Legge 14 ottobre 2019, n. 111

Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria e proroga del termine di cui all’articolo 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229. (19G00125)
(GU Serie Generale n.241 del 14-10-2019

Decreto-Legge 23 ottobre 2018, n. 119

Decreto-Legge 23 ottobre 2018, n. 119

Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria. (18G00151)

(GU Serie Generale n.247 del 23-10-2018)

Titolo I
DISPOSIZIONI IN MATERIA FISCALE
Capo I
Disposizioni in materia di pacificazione fiscale

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di prevedere misure
per esigenze fiscali e finanziarie indifferibili;
Viste le deliberazioni del Consiglio dei ministri, adottate nelle
riunioni del 15 e del 20 ottobre 2018;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministri
dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e
delle infrastrutture e dei trasporti;

Emana
il seguente decreto-legge:

Art. 1

Definizione agevolata dei processi verbali di constatazione

  1. Il contribuente puo’ definire il contenuto integrale dei
    processi verbali di constatazione redatti ai sensi dell’articolo 24
    della legge 7 gennaio 1929, n. 4, consegnati entro la data di entrata
    in vigore del presente decreto, presentando la relativa dichiarazione
    per regolarizzare le violazioni constatate nel verbale in materia di
    imposte sui redditi e relative addizionali, contributi previdenziali
    e ritenute, imposte sostitutive, imposta regionale sulle attivita’
    produttive, imposta sul valore degli immobili all’estero, imposta sul
    valore delle attivita’ finanziarie all’estero e imposta sul valore
    aggiunto. E’ possibile definire solo i verbali per i quali, alla
    predetta data, non e’ stato ancora notificato un avviso di
    accertamento o ricevuto un invito al contraddittorio di cui
    all’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 19 giugno 1997, n.
  2. Le dichiarazioni di cui al comma 1 devono essere presentate
    entro il 31 maggio 2019 con le modalita’ stabilite da un
    provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, per i periodi
    di imposta per i quali non sono scaduti i termini di cui all’articolo
    43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
    600 e all’articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26
    ottobre 1972, n. 633, anche tenuto conto del raddoppio dei termini di
    cui all’articolo 12, commi 2-bis e 2-ter, del decreto-legge 1° luglio
    2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto
    2009, n. 102.
  3. Ai fini della presente definizione agevolata nella dichiarazione
    di cui al comma 1 non possono essere utilizzate, a scomputo dei
    maggiori imponibili dichiarati, le perdite di cui agli articoli 8 e
    84 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
  4. In caso di processo verbale di constatazione consegnato a
    soggetti in regime di trasparenza di cui agli articoli 5, 115 e 116
    del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,
    la dichiarazione di cui al comma 1 puo’ essere presentata anche dai
    soggetti partecipanti, ai quali si applicano le disposizioni del
    presente articolo per regolarizzare le imposte dovute sui maggiori
    redditi di partecipazione ad essi imputabili.
  5. Le imposte autoliquidate nelle dichiarazioni presentate,
    relative a tutte le violazioni constatate per ciascun periodo
    d’imposta, devono essere versate, senza applicazione delle sanzioni
    irrogabili ai sensi dell’articolo 17, comma 1, del decreto
    legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 e degli interessi, entro il 31
    maggio 2019.
  6. Limitatamente ai debiti relativi alle risorse proprie
    tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), della
    decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, il
    debitore e’ tenuto a corrispondere, in aggiunta alle somme di cui al
    comma 5, a decorrere dal 1° maggio 2016, gli interessi di mora
    previsti dall’articolo 114, paragrafo 1, del regolamento (UE) n.
    952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 ottobre 2013,
    fatto salvo quanto previsto ai paragrafi 3 e 4 dello stesso articolo
  7. La definizione di cui al comma 1 si perfeziona con la
    presentazione della dichiarazione ed il versamento in unica soluzione
    o della prima rata entro i termini di cui ai commi 2 e 5. Si
    applicano le disposizioni previste dall’articolo 8, commi 2, 3, 4,
    del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, con un massimo di
    venti rate trimestrali di pari importo. E’ esclusa la compensazione
    prevista dall’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n.
  8. In caso di mancato perfezionamento non si producono gli effetti
    del presente articolo e il competente ufficio procede alla notifica
    degli atti relativi alle violazioni constatate.
  9. In deroga all’articolo 3, comma 1, della legge 27 luglio 2000,
    n. 212, con riferimento ai periodi di imposta fino al 31 dicembre
    2015, oggetto dei processi verbali di constatazione di cui al comma
    1, i termini di cui all’articolo 43 del decreto del Presidente della
    Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, all’articolo 57 del decreto del
    Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 e all’articolo
    20, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, sono
    prorogati di due anni.
  10. Con uno o piu’ provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle
    entrate, di concerto con il direttore dell’Agenzia delle dogane e dei
    monopoli, sono emanate le ulteriori disposizioni necessarie per
    l’attuazione del presente articolo.

Art. 2

Definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento

  1. Gli avvisi di accertamento, gli avvisi di rettifica e di
    liquidazione, gli atti di recupero notificati entro la data di
    entrata in vigore del presente decreto, non impugnati e ancora
    impugnabili alla stessa data, possono essere definiti con il
    pagamento delle somme complessivamente dovute per le sole imposte,
    senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori, entro
    trenta giorni dalla predetta data o, se piu’ ampio, entro il termine
    di cui all’articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 19 giugno
    1997, n. 218, che residua dopo la data di entrata in vigore del
    presente decreto.
  2. Le somme contenute negli inviti al contraddittorio di cui agli
    articoli 5, comma 1, lettera c), e 11, comma 1, lettera b-bis), del
    decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, notificati entro la data
    di entrata in vigore del presente decreto, possono essere definiti
    con il pagamento delle somme complessivamente dovute per le sole
    imposte, senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori,
    entro trenta giorni dalla predetta data.
  3. Gli accertamenti con adesione di cui agli articoli 2 e 3 del
    decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, sottoscritti entro la
    data di entrata in vigore del presente decreto possono essere
    perfezionati ai sensi dell’articolo 9 del medesimo decreto, con il
    pagamento, entro il termine di cui all’articolo 8, comma 1, del
    citato decreto, decorrente dalla predetta data, delle sole imposte,
    senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori.
  4. La definizione di cui a commi 1, 2, 3 si perfeziona con il
    versamento delle somme in unica soluzione o della prima rata entro i
    termini di cui ai citati commi. Si applicano le disposizioni previste
    dall’articolo 8, commi 2, 3, 4 del decreto legislativo 19 giugno
    1997, n. 218, con un massimo di venti rate trimestrali di pari
    importo. E’ esclusa la compensazione prevista dall’articolo 17 del
    decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. In caso di mancato
    perfezionamento non si producono gli effetti del presente articolo e
    il competente ufficio prosegue le ordinarie attivita’ relative a
    ciascuno dei procedimenti di cui ai commi 1, 2 e 3.
  5. Limitatamente ai debiti relativi alle risorse proprie
    tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), della
    decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, il
    debitore e’ tenuto a corrispondere, in aggiunta alle somme di cui ai
    commi 1, 2 e 3, a decorrere dal 1° maggio 2016 gli interessi di mora
    previsti dall’articolo 114, paragrafo 1, del regolamento (UE) n.
    952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 ottobre 2013,
    fatto salvo quanto previsto ai paragrafi 3 e 4 dello stesso articolo
  6. Sono esclusi dalla definizione gli atti emessi nell’ambito della
    procedura di collaborazione volontaria di cui all’articolo 5-quater
    del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227.
  7. La definizione perfezionata dal coobbligato giova in favore
    degli altri.
  8. Con uno o piu’ provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle
    entrate, di concerto con il direttore dell’Agenzia delle dogane e dei
    monopoli, sono adottate le ulteriori disposizioni necessarie per
    l’attuazione del presente articolo.

Art. 3

Definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della
riscossione

  1. I debiti, diversi da quelli di cui all’articolo 5 risultanti dai
    singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio
    2000 al 31 dicembre 2017, possono essere estinti, senza corrispondere
    le sanzioni comprese in tali carichi, gli interessi di mora di cui
    all’articolo 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica
    29 settembre 1973, n. 602, ovvero le sanzioni e le somme aggiuntive
    di cui all’articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 26 febbraio
    1999, n. 46, versando integralmente, in unica soluzione entro il 31
    luglio 2019, o nel numero massimo di dieci rate consecutive di pari
    importo, le somme:
    a) affidate all’agente della riscossione a titolo di capitale e
    interessi;
    b) maturate a favore dell’agente della riscossione, ai sensi
    dell’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, a
    titolo di aggio sulle somme di cui alla lettera a) e di rimborso
    delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella
    di pagamento.
  2. Le rate previste dal comma 1 scadono il 31 luglio e il 30
    novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019.
  3. In caso di pagamento rateale ai sensi del comma 1, sono dovuti,
    a decorrere dal 1° agosto 2019, gli interessi al tasso del 2 per
    cento annuo e non si applicano le disposizioni dell’articolo 19 del
    decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.
  4. L’agente della riscossione fornisce ai debitori i dati necessari
    a individuare i carichi definibili presso i propri sportelli e in
    apposita area del proprio sito internet.
  5. Il debitore manifesta all’agente della riscossione la sua
    volonta’ di procedere alla definizione di cui al comma 1 rendendo,
    entro il 30 aprile 2019, apposita dichiarazione, con le modalita’ e
    in conformita’ alla modulistica che lo stesso agente pubblica sul
    proprio sito internet nel termine massimo di venti giorni dalla data
    di entrata in vigore del presente decreto; in tale dichiarazione il
    debitore sceglie altresi’ il numero di rate nel quale intende
    effettuare il pagamento, entro il limite massimo previsto dal comma
  6. Nella dichiarazione di cui al comma 5 il debitore indica
    l’eventuale pendenza di giudizi aventi ad oggetto i carichi in essa
    ricompresi e assume l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi, che,
    dietro presentazione di copia della dichiarazione e nelle more del
    pagamento delle somme dovute, sono sospesi dal giudice. L’estinzione
    del giudizio e’ subordinata all’effettivo perfezionamento della
    definizione e alla produzione, nello stesso giudizio, della
    documentazione attestante i pagamenti effettuati; in caso contrario,
    il giudice revoca la sospensione su istanza di una delle parti.
  7. Entro il 30 aprile 2019 il debitore puo’ integrare, con le
    modalita’ previste dal comma 5, la dichiarazione presentata
    anteriormente a tale data.
  8. Ai fini della determinazione dell’ammontare delle somme da
    versare ai sensi del comma 1, lettere a) e b), si tiene conto
    esclusivamente degli importi gia’ versati a titolo di capitale e
    interessi compresi nei carichi affidati, nonche’, ai sensi
    dell’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, di
    aggio e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di
    notifica della cartella di pagamento. Il debitore, se, per effetto di
    precedenti pagamenti parziali, ha gia’ integralmente corrisposto
    quanto dovuto ai sensi del comma 1, per beneficiare degli effetti
    della definizione deve comunque manifestare la sua volonta’ di
    aderirvi con le modalita’ previste dal comma 5.
  9. Le somme relative ai debiti definibili, versate a qualsiasi
    titolo, anche anteriormente alla definizione, restano definitivamente
    acquisite e non sono rimborsabili.
  10. A seguito della presentazione della dichiarazione,
    relativamente ai carichi definibili che ne costituiscono oggetto:
    a) sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza;
    b) sono sospesi, fino alla scadenza della prima o unica rata delle
    somme dovute a titolo di definizione, gli obblighi di pagamento
    derivanti da precedenti dilazioni in essere alla data di
    presentazione;
    c) non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi e
    ipoteche, fatti salvi quelli gia’ iscritti alla data di
    presentazione;
    d) non possono essere avviate nuove procedure esecutive;
    e) non possono essere proseguite le procedure esecutive
    precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto
    con esito positivo;
    f) il debitore non e’ considerato inadempiente ai fini di cui agli
    articoli 28-ter e 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica
    29 settembre 1973, n. 602.
  11. Entro il 30 giugno 2019, l’agente della riscossione comunica ai
    debitori che hanno presentato la dichiarazione di cui al comma 5
    l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione,
    nonche’ quello delle singole rate, e il giorno e il mese di scadenza
    di ciascuna di esse.
  12. Il pagamento delle somme dovute per la definizione puo’ essere
    effettuato:
    a) mediante domiciliazione sul conto corrente eventualmente
    indicato dal debitore nella dichiarazione resa ai sensi del comma 5;
    b) mediante bollettini precompilati, che l’agente della riscossione
    e’ tenuto ad allegare alla comunicazione di cui al comma 11, se il
    debitore non ha richiesto di eseguire il versamento con le modalita’
    previste dalla lettera a) del presente comma;
    c) presso gli sportelli dell’agente della riscossione. In tal caso,
    si applicano le disposizioni di cui all’articolo 12, comma 7-bis, del
    decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, con le modalita’
    previste dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 24
    settembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10
    ottobre 2014, con riferimento a tutti i carichi definiti.
  13. Limitatamente ai debiti definibili per i quali e’ stata
    presentata la dichiarazione di cui al comma 5:
    a) alla data del 31 luglio 2019 le dilazioni sospese ai sensi del
    comma 10, lettera b), sono automaticamente revocate e non possono
    essere accordate nuove dilazioni ai sensi dell’articolo 19 del
    decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602;
    b) il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute a
    titolo di definizione determina l’estinzione delle procedure
    esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il
    primo incanto con esito positivo.
  14. In caso di mancato ovvero di insufficiente o tardivo versamento
    dell’unica rata ovvero di una di quelle in cui e’ stato dilazionato
    il pagamento delle somme di cui al comma 1, lettere a) e b), la
    definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini di
    prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi oggetto di
    dichiarazione. In tal caso, relativamente ai debiti per i quali la
    definizione non ha prodotto effetti:
    a) i versamenti effettuati sono acquisiti a titolo di acconto
    dell’importo complessivamente dovuto a seguito dell’affidamento del
    carico e non determinano l’estinzione del debito residuo, di cui
    l’agente della riscossione prosegue l’attivita’ di recupero;
    b) il pagamento non puo’ essere rateizzato ai sensi dell’articolo
    19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
  15. Possono essere ricompresi nella definizione agevolata di cui al
    comma 1 anche i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti
    della riscossione che rientrano nei procedimenti instaurati a seguito
    di istanza presentata dai debitori ai sensi del capo II, sezione
    prima, della legge 27 gennaio 2012, n. 3, con la possibilita’ di
    effettuare il pagamento del debito, anche falcidiato, con le
    modalita’ e nei tempi eventualmente previsti nel decreto di
    omologazione dell’accordo o del piano del consumatore.
  16. Sono esclusi dalla definizione di cui al comma 1 i debiti
    risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione
    recanti:
    a) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi
    dell’articolo 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13
    luglio 2015;
    b) i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei
    conti;
    c) le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito
    di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
    d) le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie
    o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi
    dovuti agli enti previdenziali.
  17. Per le sanzioni amministrative per violazioni del codice della
    strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, le
    disposizioni del presente articolo si applicano limitatamente agli
    interessi, compresi quelli di cui all’articolo 27, sesto comma, della
    legge 24 novembre 1981, n. 689.
  18. Alle somme occorrenti per aderire alla definizione di cui al
    comma 1, che sono oggetto di procedura concorsuale, nonche’ in tutte
    le procedure di composizione negoziale della crisi d’impresa previste
    dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, si applica la disciplina dei
    crediti prededucibili di cui agli articoli 111 e 111-bis del regio
    decreto 16 marzo 1942, n. 267.
  19. A seguito del pagamento delle somme di cui ai commi 1, 21, 22 e
    24, l’agente della riscossione e’ automaticamente discaricato
    dell’importo residuo. Al fine di consentire agli enti creditori di
    eliminare dalle proprie scritture patrimoniali i crediti
    corrispondenti alle quote discaricate, lo stesso agente della
    riscossione trasmette, anche in via telematica, a ciascun ente
    interessato, entro il 31 dicembre 2024, l’elenco dei debitori che si
    sono avvalsi delle disposizioni di cui al presente articolo e dei
    codici tributo per i quali e’ stato effettuato il versamento.
    All’articolo 6, comma 12, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225,
    le parole «30 giugno 2020» sono sostituite dalle seguenti: «31
    dicembre 2024».
  20. All’articolo 1, comma 684, della legge 23 dicembre 2014, n.
    190, il primo periodo e’ sostituito dal seguente: «Le comunicazioni
    di inesigibilita’ relative alle quote affidate agli agenti della
    riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, anche da
    soggetti creditori che hanno cessato o cessano di avvalersi delle
    societa’ del Gruppo Equitalia ovvero dell’Agenzia delle
    entrate-Riscossione, sono presentate, per i ruoli consegnati negli
    anni 2016 e 2017, entro il 31 dicembre 2026 e, per quelli consegnati
    fino al 31 dicembre 2015, per singole annualita’ di consegna partendo
    dalla piu’ recente, entro il 31 dicembre di ciascun anno successivo
    al 2026.».
  21. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 4, l’integrale
    pagamento, entro il termine differito al 7 dicembre 2018, delle
    residue somme dovute ai sensi dell’articolo 1, commi 6 e 8, lettera
    b), numero 2), del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito,
    con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, in scadenza
    nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018, determina, per i
    debitori che vi provvedono, il differimento automatico del versamento
    delle restanti somme, che e’ effettuato in dieci rate consecutive di
    pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun
    anno a decorrere dal 2019, sulle quali sono dovuti, dal 1° agosto
    2019, gli interessi al tasso dello 0,3 per cento annuo. A tal fine,
    entro il 30 giugno 2019, senza alcun adempimento a carico dei
    debitori interessati, l’agente della riscossione invia a questi
    ultimi apposita comunicazione, unitamente ai bollettini precompilati
    per il pagamento delle somme dovute alle nuove scadenze, anche
    tenendo conto di quelle stralciate ai sensi dell’articolo 4. Si
    applicano le disposizioni di cui al comma 12, lettera c); si
    applicano altresi’, a seguito del pagamento della prima delle
    predette rate differite, le disposizioni di cui al comma 13, lettera
    b).
  22. Resta salva la facolta’, per il debitore, di effettuare, entro
    il 31 luglio 2019, in unica soluzione, il pagamento delle rate
    differite ai sensi del comma 21.
  23. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 4, i debiti relativi
    ai carichi per i quali non e’ stato effettuato l’integrale pagamento,
    entro il 7 dicembre 2018, delle somme da versare nello stesso termine
    in conformita’ alle previsioni del comma 21 non possono essere
    definiti secondo le disposizioni del presente articolo e la
    dichiarazione eventualmente presentata per tali debiti ai sensi del
    comma 5 e’ improcedibile.
  24. Relativamente ai debiti risultanti dai singoli carichi affidati
    agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 settembre
    2017, i soggetti di cui all’articolo 6, comma 13-ter, del
    decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, effettuano il pagamento delle
    residue somme dovute ai fini delle definizioni agevolate previste
    dallo stesso articolo 6 del decreto-legge n. 193 del 2016 e
    dall’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172,
    in dieci rate consecutive di pari importo, con scadenza il 31 luglio
    e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019, sulle quali
    sono dovuti, dal 1° agosto 2019, gli interessi al tasso dello 0,3 per
    cento annuo. A tal fine, entro il 30 giugno 2019, senza alcun
    adempimento a carico dei debitori interessati, l’agente della
    riscossione invia a questi ultimi apposita comunicazione, unitamente
    ai bollettini precompilati per il pagamento delle somme dovute alle
    nuove scadenze. Si applicano le disposizioni di cui al comma 12,
    lettera c); si applicano altresi’, a seguito del pagamento della
    prima delle predette rate, le disposizioni di cui al comma 13,
    lettera b). Resta salva la facolta’, per il debitore, di effettuare
    il pagamento di tali rate in unica soluzione entro il 31 luglio 2019.
  25. Possono essere definiti, secondo le disposizioni del presente
    articolo, anche i debiti relativi ai carichi gia’ oggetto di
    precedenti dichiarazioni rese ai sensi:
    a) dell’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n.
    193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n.
    225, per le quali il debitore non ha perfezionato la definizione con
    l’integrale, tempestivo pagamento delle somme dovute a tal fine;
    b) dell’articolo 1, comma 5, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n.
    148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n.
    172, per le quali il debitore non ha provveduto all’integrale,
    tempestivo pagamento delle somme dovute in conformita’ al comma 8,
    lettera b), numero 1), dello stesso articolo 1 del decreto-legge n.
    148 del 2017.

Art. 4

Stralcio dei debiti fino a mille euro affidati agli agenti della
riscossione dal 2000 al 2010

  1. I debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore del
    presente decreto, fino a mille euro, comprensivo di capitale,
    interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai
    singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio
    2000 al 31 dicembre 2010, ancorche’ riferiti alle cartelle per le
    quali e’ gia’ intervenuta la richiesta di cui all’articolo 3, sono
    automaticamente annullati. L’annullamento e’ effettuato alla data del
    31 dicembre 2018 per consentire il regolare svolgimento dei necessari
    adempimenti tecnici e contabili. Ai fini del conseguente discarico,
    senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e
    dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente
    della riscossione trasmette agli enti interessati l’elenco delle
    quote annullate su supporto magnetico, ovvero in via telematica, in
    conformita’ alle specifiche tecniche di cui all’allegato 1 del
    decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze del
    15 giugno 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 22
    giugno 2015. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1,
    comma 529, della legge 24 dicembre 2012, n. 228.
  2. Con riferimento ai debiti di cui al comma 1:
    a) le somme versate anteriormente alla data di entrata in vigore
    del presente decreto restano definitivamente acquisite;
    b) le somme versate dalla data di entrata in vigore del presente
    decreto sono imputate alle rate da corrispondersi per altri debiti
    eventualmente inclusi nella definizione agevolata anteriormente al
    versamento, ovvero, in mancanza, a debiti scaduti o in scadenza e, in
    assenza anche di questi ultimi, sono rimborsate, ai sensi
    dell’articolo 22, commi 1-bis, 1-ter e 1-quater, del decreto
    legislativo 13 aprile 1999, n. 112. A tal fine, l’agente della
    riscossione presenta all’ente creditore richiesta di restituzione
    delle somme eventualmente riscosse dalla data di entrata in vigore
    del presente decreto e fino al 31 dicembre 2018, riversate ai sensi
    dello stesso articolo 22 del decreto legislativo n. 112 del 1999. In
    caso di mancata erogazione nel termine di novanta giorni dalla
    richiesta, l’agente della riscossione e’ autorizzato a compensare il
    relativo importo con le somme da riversare.
  3. Per il rimborso delle spese per le procedure esecutive poste in
    essere in relazione alle quote annullate ai sensi del comma 1,
    concernenti i carichi erariali e, limitatamente alle spese maturate
    negli anni 2000-2013, quelli dei comuni, l’agente della riscossione
    presenta, entro il 31 dicembre 2019, sulla base dei crediti
    risultanti dal proprio bilancio al 31 dicembre 2018, e fatte salve le
    anticipazioni eventualmente ottenute, apposita richiesta al Ministero
    dell’economia e delle finanze. Il rimborso e’ effettuato, a decorrere
    dal 30 giugno 2020, in venti rate annuali, con onere a carico del
    bilancio dello Stato. Per i restanti carichi tale richiesta e’
    presentata al singolo ente creditore, che provvede direttamente al
    rimborso, fatte salve anche in questo caso le anticipazioni
    eventualmente ottenute, con oneri a proprio carico e con le modalita’
    e nei termini previsti dal secondo periodo.
  4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai debiti
    relativi ai carichi di cui all’articolo 3, comma 16, lettere a), b) e
    c), nonche’ alle risorse proprie tradizionali previste dall’articolo
    2, paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del
    Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio,
    del 26 maggio 2014, e all’imposta sul valore aggiunto riscossa
    all’importazione.

Art. 5

Definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della
riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea

  1. I debiti relativi ai carichi affidati agli agenti della
    riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 a titolo di
    risorse proprie tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1,
    lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7
    giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio
    2014, e di imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione
    possono essere estinti con le modalita’, alle condizioni e nei
    termini di cui all’articolo 3, con le seguenti deroghe:
    a) limitatamente ai debiti relativi alle risorse proprie
    tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), della
    decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, il
    debitore e’ tenuto a corrispondere, in aggiunta alle somme di cui
    all’articolo 3, comma 1, lettere a) e b):
    1) a decorrere dal 1° maggio 2016 e fino al 31 luglio 2019, gli
    interessi di mora previsti dall’articolo 114, paragrafo 1, del
    regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio
    del 9 ottobre 2013, fatto salvo quanto previsto ai paragrafi 3 e 4
    dello stesso articolo 114;
    2) dal 1° agosto 2019, gli interessi al tasso del 2 per cento
    annuo;
    b) entro il 31 maggio 2019 l’agente della riscossione trasmette,
    anche in via telematica, l’elenco dei singoli carichi compresi nelle
    dichiarazioni di adesione alla definizione all’Agenzia delle dogane e
    dei monopoli, che, determinato l’importo degli interessi di mora di
    cui alla lettera a), numero 1), lo comunica al medesimo agente, entro
    il 15 giugno 2019, con le stesse modalita’;
    c) entro il 31 luglio 2019 l’agente della riscossione comunica ai
    debitori che hanno presentato la dichiarazione l’ammontare
    complessivo delle somme dovute ai fini della definizione, nonche’
    quello delle singole rate, e il giorno e il mese di scadenza di
    ciascuna di esse;
    d) il pagamento dell’unica o della prima rata delle somme dovute a
    titolo di definizione scade il 30 settembre 2019; la seconda rata
    scade il 30 novembre 2019 e le restanti rate il 31 luglio e il 30
    novembre di ciascun anno successivo;
    e) limitatamente ai debiti relativi alle risorse proprie
    tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), della
    decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, non
    si applicano le disposizioni di cui all’articolo 3, comma 12, lettera
    c), relative al pagamento mediante compensazione;
    f) l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, al fine di poter
    correttamente valutare lo stato dei crediti inerenti alle somme di
    competenza del bilancio della UE, trasmette, anche in via telematica,
    alle scadenze determinate in base all’articolo 13 del regolamento
    (UE) n. 609/14, specifica richiesta all’agente della riscossione,
    che, entro sessanta giorni, provvede a comunicare, con le stesse
    modalita’, se i debitori che hanno aderito alla definizione hanno
    effettuato il pagamento delle rate previste e, in caso positivo, a
    fornire l’elenco dei codici tributo per i quali e’ stato effettuato
    il versamento.

Art. 6

Definizione agevolata delle controversie tributarie

  1. Le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui
    e’ parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi,
    pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in
    Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a
    domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio
    o di chi vi e’ subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento
    di un importo pari al valore della controversia. Il valore della
    controversia e’ stabilito ai sensi del comma 2 dell’articolo 12 del
    decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
  2. In deroga a quanto previsto dal comma 1, in caso di soccombenza
    dell’Agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia
    giurisdizionale non cautelare depositata alla data di entrata in
    vigore del presente decreto, le controversie possono essere definite
    con il pagamento:
    a) della meta’ del valore della controversia in caso di soccombenza
    nella pronuncia di primo grado;
    b) di un quinto del valore della controversia in caso di
    soccombenza nella pronuncia di secondo grado.
  3. Le controversie relative esclusivamente alle sanzioni non
    collegate al tributo possono essere definite con il pagamento del
    quindici per cento del valore della controversia in caso di
    soccombenza dell’Agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia
    giurisdizionale non cautelare, sul merito o sull’ammissibilita’
    dell’atto introduttivo del giudizio, depositata alla data di entrata
    in vigore del presente decreto, e con il pagamento del quaranta per
    cento negli altri casi. In caso di controversia relativa
    esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono,
    per la definizione non e’ dovuto alcun importo relativo alle sanzioni
    qualora il rapporto relativo ai tributi sia stato definito anche con
    modalita’ diverse dalla presente definizione.
  4. Il presente articolo si applica alle controversie in cui il
    ricorso in primo grado e’ stato notificato alla controparte entro la
    data di entrata in vigore del presente decreto e per le quali alla
    data della presentazione della domanda di cui al comma 1 il processo
    non si sia concluso con pronuncia definitiva.
  5. Sono escluse dalla definizione le controversie concernenti anche
    solo in parte:
    a) le risorse proprie tradizionali previste dall’articolo 2,
    paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del
    Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio,
    del 26 maggio 2014, e l’imposta sul valore aggiunto riscossa
    all’importazione;
    b) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi
    dell’articolo 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13
    luglio 2015.
  6. La definizione si perfeziona con la presentazione della domanda
    di cui al comma 8 e con il pagamento degli importi dovuti ai sensi
    del presente articolo o della prima rata entro il 31 maggio 2019; nel
    caso in cui gli importi dovuti superano mille euro e’ ammesso il
    pagamento rateale, con applicazione delle disposizioni dell’articolo
    8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, in un massimo di
    venti rate trimestrali. Il termine di pagamento delle rate successive
    alla prima scade il 31 agosto, 30 novembre, 28 febbraio e 31 maggio
    di ciascun anno a partire dal 2019. Sulle rate successive alla prima,
    si applicano gli interessi legali calcolati dal 1° giugno 2019 alla
    data del versamento. E’ esclusa la compensazione prevista
    dall’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
    Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona
    con la sola presentazione della domanda.
  7. Nel caso in cui le somme interessate dalle controversie
    definibili a norma del presente articolo sono oggetto di definizione
    agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione ai sensi
    dell’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172,
    il perfezionamento della definizione della controversia e’ in ogni
    caso subordinato al versamento entro il 7 dicembre 2018 delle somme
    di cui al comma 21 dell’articolo 3.
  8. Entro il 31 maggio 2019, per ciascuna controversia autonoma e’
    presentata una distinta domanda di definizione esente dall’imposta di
    bollo ed effettuato un distinto versamento. Per controversia autonoma
    si intende quella relativa a ciascun atto impugnato.
  9. Dagli importi dovuti ai sensi del presente articolo si
    scomputano quelli gia’ versati a qualsiasi titolo in pendenza di
    giudizio. La definizione non da’ comunque luogo alla restituzione
    delle somme gia’ versate ancorche’ eccedenti rispetto a quanto dovuto
    per la definizione. Gli effetti della definizione perfezionata
    prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali non
    passate in giudicato anteriormente alla data di entrata in vigore del
    presente decreto.
  10. Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il
    contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di
    volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo. In tal
    caso il processo e’ sospeso fino al 10 giugno 2019. Se entro tale
    data il contribuente deposita presso l’organo giurisdizionale innanzi
    al quale pende la controversia copia della domanda di definizione e
    del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo
    resta sospeso fino al 31 dicembre 2020.
  11. Per le controversie definibili sono sospesi per nove mesi i
    termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce
    giurisdizionali e di riassunzione, nonche’ per la proposizione del
    controricorso in Cassazione che scadono tra la data di entrata in
    vigore del presente decreto e il 31 luglio 2019.
  12. L’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31
    luglio 2020 con le modalita’ previste per la notificazione degli atti
    processuali. Il diniego e’ impugnabile entro sessanta giorni dinanzi
    all’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia. Nel
    caso in cui la definizione della controversia e’ richiesta in
    pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale puo’
    essere impugnata dal contribuente unitamente al diniego della
    definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo
    ovvero dalla controparte nel medesimo termine.
  13. In mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31
    dicembre 2020 dalla parte interessata, il processo e’ dichiarato
    estinto, con decreto del Presidente. L’impugnazione della pronuncia
    giurisdizionale e del diniego, qualora la controversia risulti non
    definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Le spese del
    processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.
  14. La definizione perfezionata dal coobbligato giova in favore
    degli altri, inclusi quelli per i quali la controversia non sia piu’
    pendente, fatte salve le disposizioni del secondo periodo del comma
  15. Con uno o piu’ provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle
    entrate sono stabilite le modalita’ di attuazione del presente
    articolo.
  16. Ciascun ente territoriale puo’ stabilire, entro il 31 marzo
    2019, con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione
    dei propri atti, l’applicazione delle disposizioni di cui al presente
    articolo alle controversie attribuite alla giurisdizione tributaria
    in cui e’ parte il medesimo ente.

Art. 7

Regolarizzazione con versamento volontario di periodi d’imposta
precedenti

  1. Le societa’ e le associazioni sportive dilettantistiche,
    iscritte nel Registro CONI, possono avvalersi della dichiarazione
    integrativa speciale, di cui all’articolo 9, per tutte le imposte
    dovute e per ciascun anno di imposta, nel limite complessivo di
    30.000 euro di imponibile annuo.
  2. I soggetti di cui al comma 1 possono altresi’ avvalersi:
    a) della definizione agevolata degli atti del procedimento di
    accertamento prevista dall’articolo 2, versando un importo pari al 50
    per cento delle maggiori imposte accertate, fatta eccezione per
    l’imposta sul valore aggiunto, dovuta per intero, ed al 5 per cento
    delle sanzioni irrogate e degli interessi dovuti;
    b) della definizione agevolata delle liti pendenti dinanzi alle
    commissioni tributarie di cui all’articolo 6 con il versamento del:
    1) 40 per cento del valore della lite e del 5 per cento delle
    sanzioni e degli interessi accertati nel caso in cui, alla data di
    entrata in vigore del presente decreto, questa penda ancora nel primo
    grado di giudizio;
    2) 10 per cento del valore della lite e del 5 per cento delle
    sanzioni e degli interessi accertati, in caso di soccombenza in
    giudizio dell’amministrazione finanziaria nell’ultima o unica
    pronuncia giurisdizionale resa e non ancora definitiva alla data di
    entrata in vigore del presente decreto;
    3) 50 per cento del valore della lite e del 10 per cento delle
    sanzioni e interessi accertati in caso di soccombenza in giudizio
    della societa’ o associazione sportiva nell’ultima o unica pronuncia
    giurisdizionale resa e non ancora definitiva alla data di entrata in
    vigore del presente decreto.
  3. La definizione agevolata di cui al presente articolo e’ preclusa
    se l’ammontare delle sole imposte accertate o in contestazione,
    relativamente a ciascun periodo d’imposta, per il quale e’ stato
    emesso avviso d’accertamento o e’ pendente reclamo o ricorso, e’
    superiore ad euro 30 mila per ciascuna imposta, IRES o IRAP,
    accertata o contestata. In tal caso resta ferma la possibilita’ di
    avvalersi delle definizioni agevolate degli atti di accertamento e
    delle liti pendenti di cui agli articoli 2 e 6 con le regole ivi
    previste.

Art. 8

Definizione agevolata delle imposte di consumo dovute ai sensi
dell’articolo 62-quater, commi 1 e 1-bis, del decreto legislativo
26 ottobre 1995, n. 504

  1. E’ ammessa la definizione agevolata dei debiti tributari, per i
    quali non sia ancora intervenuta sentenza passata in giudicato,
    maturati fino al 31 dicembre 2018 a titolo di imposta di consumo, ai
    sensi dell’articolo 62-quater, commi 1 e 1-bis, del decreto
    legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, con il versamento, da parte del
    soggetto obbligato, di un importo pari al 5 per cento degli importi
    dovuti, con le modalita’ stabilite nel presente articolo. Non sono
    dovuti gli interessi e le sanzioni.
  2. Ai fini della definizione di cui al comma 1, il soggetto
    obbligato manifesta all’Agenzia delle dogane e dei monopoli la
    volonta’ di avvalersene, facendo pervenire all’Agenzia stessa, entro
    il 30 aprile 2019, apposita dichiarazione con le modalita’ e in
    conformita’ alla modulistica che l’Agenzia medesima pubblica sul
    proprio sito internet istituzionale entro il 28 febbraio 2019. Ove la
    data di pubblicazione delle modalita’ e della modulistica da parte
    dell’Agenzia stessa sia successiva al 28 febbraio 2019, la
    dichiarazione deve pervenire all’Agenzia entro sessanta giorni dalla
    suddetta data di pubblicazione. I termini indicati per la
    presentazione della dichiarazione sono perentori.
  3. Nella dichiarazione deve essere indicato l’ammontare
    dell’imposta dovuta ai sensi dell’articolo 62-quater, commi 1 e
    1-bis, del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504. Qualora il
    soggetto obbligato non abbia ottemperato, in tutto o in parte, agli
    adempimenti di cui all’articolo 6, comma 7, del decreto del Ministro
    dell’economia e delle finanze 29 dicembre 2014, la dichiarazione
    stessa deve essere corredata dei prospetti riepilogativi previsti dal
    medesimo articolo 6. Il soggetto obbligato deve altresi’ dichiarare
    che i dati indicati nei prospetti riepilogativi sono conformi a
    quelli risultanti dalla documentazione contabile tenuta dal soggetto
    obbligato stesso.
  4. La presentazione della dichiarazione sospende per novanta giorni
    i termini per l’impugnazione dei provvedimenti impositivi e degli
    atti di riscossione delle imposte di consumo di cui al comma 1
    nonche’ delle sentenze pronunciate su tali atti. Nel caso in cui i
    provvedimenti impositivi e gli atti di riscossione siano stati
    oggetto di impugnazione innanzi alla giurisdizione tributaria il
    processo e’ sospeso a domanda della parte diversa
    dall’Amministrazione finanziaria, fino al perfezionamento della
    definizione di cui al comma 1.
  5. La definizione di cui al comma 1 si perfeziona con il pagamento,
    entro sessanta giorni dalla comunicazione, dell’intero importo
    comunicato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli ai sensi del
    comma 6, ovvero della prima rata, in caso di pagamento rateale.
  6. Entro centoventi giorni dalla ricezione della dichiarazione di
    cui al comma 2, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli comunica al
    soggetto obbligato l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini
    della definizione agevolata di cui al comma 1.
  7. L’ammontare complessivo delle somme dovute comunicato
    dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, ovvero della prima rata in
    caso di pagamento rateale, e’ versato dal soggetto obbligato entro
    sessanta giorni dalla data della comunicazione dell’Agenzia stessa.
  8. Nella dichiarazione, il soggetto obbligato puo’ esprimere la
    volonta’ di effettuare il pagamento, in forma rateale mensile, delle
    somme dovute, per un massimo di centoventi rate mensili, previa
    prestazione di una garanzia, ai sensi dell’articolo 1 della legge 10
    giugno 1982, n. 348, a copertura di sei mensilita’. Il mancato
    pagamento di sei rate, anche non consecutive, determina la decadenza
    dal beneficio del pagamento rateale con obbligo di versamento delle
    somme residue entro sessanta giorni dalla scadenza dell’ultima rata
    non pagata.
  9. La definizione agevolata perde di efficacia, qualora l’Agenzia
    delle dogane e dei monopoli, entro il termine di prescrizione delle
    imposte di cui al comma 1, accerti la non veridicita’ dei dati
    comunicati con la dichiarazione di cui al comma 2.

Art. 9

Disposizioni in materia di dichiarazione integrativa speciale

  1. Fino al 31 maggio 2019 i contribuenti possono correggere errori
    od omissioni ed integrare, con le modalita’ previste dal presente
    articolo, le dichiarazioni fiscali presentate entro il 31 ottobre
    2017 ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle
    imposte sostitutive delle imposte sui redditi, delle ritenute e dei
    contributi previdenziali, dell’imposta regionale sulle attivita’
    produttive e dell’imposta sul valore aggiunto. L’integrazione degli
    imponibili e’ ammessa, nel limite di 100.000 euro di imponibile
    annuo, ai fini delle imposte di cui al precedente periodo e comunque
    di non oltre il 30 per cento di quanto gia’ dichiarato. Resta fermo
    il limite complessivo di 100.000 euro di imponibile annuo per cui e’
    possibile l’integrazione ai sensi del presente comma. In caso di
    dichiarazione di un imponibile minore di 100.000 euro, nonche’ in
    caso di dichiarazione senza debito di imposta per perdite di cui agli
    articoli 8 e 84 del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)
    approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
    1986, n. 917, l’integrazione degli imponibili e’ comunque ammessa
    sino a 30.000 euro.
  2. Sul maggior imponibile integrato, per ciascun anno di imposta,
    si applica, senza sanzioni, interessi e altri oneri accessori:
    a) un’imposta sostitutiva determinata applicando sul maggior
    imponibile IRPEF o IRES un’aliquota pari al 20 per cento ai fini
    delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte
    sostitutive delle imposte sui redditi, dei contributi previdenziali e
    dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive;
    b) un’imposta sostitutiva determinata applicando sulle maggiori
    ritenute un’aliquota pari al 20 per cento;
    c) l’aliquota media per l’imposta sul valore aggiunto, risultante
    dal rapporto tra l’imposta relativa alle operazioni imponibili,
    diminuita di quella relativa alle cessioni di beni ammortizzabili, e
    il volume d’affari dichiarato, tenendo conto dell’esistenza di
    operazioni non soggette ad imposta ovvero soggette a regimi speciali.
    Nei casi in cui non e’ possibile determinare l’aliquota media, si
    applica l’aliquota ordinaria prevista dall’articolo 16 del decreto
    del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
  3. Ai fini di cui ai commi 1 e 2, i contribuenti devono:
    a) inviare una dichiarazione integrativa speciale all’Agenzia delle
    entrate ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente della
    Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, per uno o piu’ periodi d’imposta
    per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non
    sono scaduti i termini per l’accertamento di cui all’articolo 43 del
    decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
    all’articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26
    ottobre 1972, n. 633, all’articolo 20, comma 1, del decreto
    legislativo 18 dicembre 1997, n. 472;
    b) provvedere spontaneamente al versamento in unica soluzione di
    quanto dovuto, entro il 31 luglio 2019, senza avvalersi della
    compensazione prevista dall’articolo 17 del decreto legislativo 9
    luglio 1997, n. 241; il versamento puo’ essere ripartito in dieci
    rate semestrali di pari importo ed in tal caso il pagamento della
    prima rata deve essere effettuato entro il 30 settembre 2019. Il
    perfezionamento della procedura decorre dal momento del versamento di
    quanto dovuto in unica soluzione o della prima rata.
  4. Se i dichiaranti non eseguono in tutto o in parte, alle
    prescritte scadenze, il versamento delle somme di cui al comma 3,
    lettera b), la dichiarazione integrativa speciale e’ titolo per la
    riscossione delle imposte dovute in base agli imponibili in essa
    indicati e, per il recupero delle somme non corrisposte, si applicano
    le disposizioni dell’articolo 14 del decreto del Presidente della
    Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e sono altresi’ dovuti gli
    interessi legali e una sanzione amministrativa pari al 30 per cento
    delle somme non versate, ridotta alla meta’ in caso di versamento
    eseguito entro i trenta giorni successivi alla scadenza medesima.
  5. Nella dichiarazione integrativa speciale di cui al presente
    articolo non possono essere utilizzate, a scomputo dei maggiori
    imponibili dichiarati, le perdite di cui agli articoli 8 e 84 del
    Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) approvato con decreto
    del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. La
    dichiarazione integrativa speciale non costituisce titolo per il
    rimborso di ritenute, acconti e crediti d’imposta precedentemente non
    dichiarati, ne’ per il riconoscimento di esenzioni o agevolazioni non
    richieste in precedenza, ovvero di detrazioni d’imposta diverse da
    quelle originariamente dichiarate; la differenza tra l’importo
    dell’eventuale maggior credito risultante dalla dichiarazione
    originaria e quello del minor credito spettante in base alla
    dichiarazione integrativa e’ versata secondo le modalita’ previste
    dal presente articolo.
  6. Ai soli elementi oggetto dell’integrazione si applica l’articolo
    1, comma 640, lettere a) e b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
  7. La dichiarazione integrativa speciale e’ irrevocabile e deve
    essere sottoscritta personalmente. La procedura di cui al presente
    articolo non e’ esperibile:
    a) se il contribuente, essendone obbligato, non ha presentato le
    dichiarazioni fiscali anche solo per uno degli anni di imposta dal
    2013 al 2016;
    b) se la richiesta e’ presentata dopo che il contribuente ha avuto
    formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche, inviti o
    questionari o dell’inizio di qualunque attivita’ di accertamento
    amministrativo o di procedimenti penali, per violazione di norme
    tributarie, relativi all’ambito di applicazione della procedura di
    cui al presente articolo.
  8. La procedura non puo’, altresi’, essere esperita dai
    contribuenti per l’emersione di attivita’ finanziarie e patrimoniali
    costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato, per i redditi
    prodotti in forma associata di cui all’articolo 5 del testo unico
    approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
    1986, n. 917 e dai contribuenti che hanno esercitato l’opzione
    prevista dagli articoli 115 o 116 del predetto testo unico con
    riferimento alle imposte dovute sui maggiori redditi di
    partecipazione ad essi imputabili per i rilievi formulati a seguito
    di accessi, ispezioni, verifiche o di qualsiasi atto impositivo a
    carico delle societa’ da essi partecipate.
  9. Chiunque fraudolentemente si avvale della procedura di cui al
    presente articolo al fine di far emergere attivita’ finanziarie e
    patrimoniali o denaro contante o valori al portatore provenienti da
    reati diversi dai delitti di cui agli articoli 2 e 3 del decreto
    legislativo 10 marzo 2000, n. 74, e’ punito con la medesima sanzione
    prevista per il reato di cui all’articolo 5-septies del decreto-legge
    28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4
    agosto 1990, n. 227. Resta ferma l’applicabilita’ degli articoli
    648-bis, 648-ter, 648-ter.1 del codice penale e dell’articolo
    12-quinquies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356.
  10. L’Agenzia delle entrate e gli altri organi dell’Amministrazione
    finanziaria concordano condizioni e modalita’ per lo scambio dei dati
    relativi alle procedure avviate e concluse.
  11. Con uno o piu’ provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle
    entrate sono disciplinate le modalita’ di presentazione della
    dichiarazione integrativa speciale e di pagamento dei relativi debiti
    tributari, nonche’ sono emanate le ulteriori disposizioni necessarie
    per l’attuazione dei precedenti commi.
  12. Le somme versate dai contribuenti a seguito della presentazione
    della dichiarazione integrativa speciale di cui al comma 3, lettera
    a), affluiscono ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello
    Stato per essere destinate, anche mediante riassegnazione, al Fondo
    per la riduzione della pressione fiscale, di cui all’articolo 1,
    comma 431, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. Nel predetto Fondo
    e’ altresi’ eventualmente iscritta una dotazione corrispondente al
    maggior gettito prevedibile, per ciascun esercizio finanziario,
    derivante dall’emersione di base imponibile indotta dalla
    presentazione della dichiarazione integrativa speciale, sulla base di
    valutazione effettuata dal Ministero dell’economia e delle finanze –
    Dipartimento delle finanze. Nella nota di aggiornamento al Documento
    di economia e finanza viene data adeguata evidenza del maggior
    gettito valutato ai sensi del precedente periodo.

Capo II
Disposizioni in materia di semplificazione fiscale e di innovazione del processo tributario

Art. 10

Disposizioni di semplificazione per l’avvio della fatturazione
elettronica

  1. All’articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 5 agosto 2015,
    n. 127, dopo il secondo periodo e’ inserito il seguente: «Per il
    primo semestre del periodo d’imposta 2019 le sanzioni di cui ai
    periodi precedenti:
    a) non si applicano se la fattura e’ emessa con le modalita’ di cui
    al comma 3 entro il termine di effettuazione della liquidazione
    periodica dell’imposta sul valore aggiunto ai sensi dell’articolo 1,
    comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998,
    n. 100;
    b) si applicano con riduzione dell’80 per cento a condizione che la
    fattura elettronica sia emessa entro il termine di effettuazione
    della liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto del periodo
    successivo.».

Art. 11

Disposizioni di semplificazione in tema di emissione delle fatture

  1. All’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 26
    ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 2, dopo la lettera g) e’ inserita la seguente: «g-bis)
    data in cui e’ effettuata la cessione di beni o la prestazione di
    servizi ovvero data in cui e’ corrisposto in tutto o in parte il
    corrispettivo, sempreche’ tale data sia diversa dalla data di
    emissione della fattura;»;
    b) al comma 4, il primo periodo e’ sostituito dal seguente: «La
    fattura e’ emessa entro dieci giorni dall’effettuazione
    dell’operazione determinata ai sensi dell’articolo 6.».
  2. Le modifiche di cui al comma 1 si applicano a decorrere dal 1°
    luglio 2019.

Art. 12

Disposizioni di semplificazione in tema di annotazione delle fatture
emesse

  1. All’articolo 23 del decreto del Presidente della Repubblica 26
    ottobre 1972, n. 633, il primo comma e’ sostituito dal seguente: «Il
    contribuente deve annotare in apposito registro le fatture emesse,
    nell’ordine della loro numerazione, entro il giorno 15 del mese
    successivo a quello di effettuazione delle operazioni e con
    riferimento allo stesso mese di effettuazione delle operazioni. Le
    fatture di cui all’articolo 21, comma 4, terzo periodo, lettera b),
    sono registrate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di
    emissione e con riferimento al medesimo mese.».

Art. 13

Disposizioni di semplificazione in tema di registrazione degli
acquisti

  1. All’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 26
    ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al primo comma, le parole «Il contribuente deve numerare in
    ordine progressivo le fatture e le bollette doganali relative ai beni
    e ai servizi acquistati o importati nell’esercizio dell’impresa, arte
    o professione, comprese quelle emesse a norma del secondo comma
    dell’articolo 17 e deve annotarle in apposito registro» sono
    sostituite dalle seguenti: «Il contribuente deve annotare in un
    apposito registro le fatture e le bollette doganali relative ai beni
    e ai servizi acquistati o importati nell’esercizio dell’impresa, arte
    o professione, comprese quelle emesse a norma del secondo comma
    dell’articolo 17,»;
    b) al secondo comma, le parole «il numero progressivo ad essa
    attribuito,» sono soppresse.

Art. 14

Semplificazioni in tema di detrazione dell’IVA

  1. Nell’articolo 1, comma 1, del decreto del Presidente della
    Repubblica 23 marzo 1998, n. 100, dopo il primo periodo e’ aggiunto
    il seguente: «Entro il medesimo termine di cui al periodo precedente
    puo’ essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta
    relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del
    mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fatta
    eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni
    effettuate nell’anno precedente.».

Art. 15

Disposizione di coordinamento in tema di fatturazione elettronica

  1. All’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015,
    n. 127, le parole «, stabiliti o identificati» sono sostituite dalle
    seguenti: «o stabiliti».

Art. 16

Giustizia tributaria digitale

  1. Al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, sono apportate
    le seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 16-bis:
    1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Comunicazioni,
    notificazioni e depositi telematici»;
    2) nel comma 1, il quarto periodo e’ sostituito dal seguente: «La
    comunicazione si intende perfezionata con la ricezione avvenuta nei
    confronti di almeno uno dei difensori della parte.»;
    3) il comma 2 e’ sostituito dal seguente: «2. Nelle ipotesi di
    mancata indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata
    del difensore o della parte ed ove lo stesso non sia reperibile da
    pubblici elenchi, ovvero nelle ipotesi di mancata consegna del
    messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al
    destinatario, le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante
    deposito in segreteria della Commissione tributaria. Nei casi di cui
    al periodo precedente le notificazioni sono eseguite ai sensi
    dell’articolo 16.»;
    4) il comma 3 e’ sostituito dal seguente: «3. Le parti, i
    consulenti e gli organi tecnici indicati nell’articolo 7, comma 2,
    notificano e depositano gli atti processuali i documenti e i
    provvedimenti giurisdizionali esclusivamente con modalita’
    telematiche, secondo le disposizioni contenute nel decreto del
    Ministro dell’economia e delle finanze 23 dicembre 2013, n. 163, e
    nei successivi decreti di attuazione. In casi eccezionali, il
    Presidente della Commissione tributaria o il Presidente di sezione,
    se il ricorso e’ gia’ iscritto a ruolo, ovvero il collegio se la
    questione sorge in udienza, con provvedimento motivato possono
    autorizzare il deposito con modalita’ diverse da quelle
    telematiche.»;
    5) dopo il comma 3 e’ inserito il seguente: «3-bis. I soggetti che
    stanno in giudizio senza assistenza tecnica ai sensi dell’articolo
    12, comma 2, hanno facolta’ di utilizzare, per le notifiche e i
    depositi, le modalita’ telematiche indicate nel comma 3, previa
    indicazione nel ricorso o nel primo atto difensivo dell’indirizzo di
    posta elettronica certificata al quale ricevere le comunicazioni e le
    notificazioni.»;
    b) dopo l’articolo 25, e’ aggiunto il seguente:
    «Art. 25-bis (Potere di certificazione di conformita’). – 1. Al
    fine del deposito e della notifica con modalita’ telematiche della
    copia informatica, anche per immagine, di un atto processuale di
    parte, di un provvedimento del giudice o di un documento formato su
    supporto analogico e detenuto in originale o in copia conforme, il
    difensore e il dipendente di cui si avvalgono l’ente impositore,
    l’agente della riscossione ed i soggetti iscritti nell’albo di cui
    all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446,
    attestano la conformita’ della copia al predetto atto secondo le
    modalita’ di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
  2. Analogo potere di attestazione di conformita’ e’ esteso, anche
    per l’estrazione di copia analogica, agli atti e ai provvedimenti
    presenti nel fascicolo informatico, formato dalla segreteria della
    Commissione tributaria ai sensi dell’articolo 14 del decreto del
    Ministro dell’economia e delle finanze 23 dicembre 2013, n. 163, o
    trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche dell’ufficio di
    segreteria. Detti atti e provvedimenti, presenti nel fascicolo
    informatico o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche
    dell’ufficio di segreteria, equivalgono all’originale anche se privi
    dell’attestazione di conformita’ all’originale da parte dell’ufficio
    di segreteria.
  3. La copia informatica o cartacea munita dell’attestazione di
    conformita’ ai sensi dei commi precedenti equivale all’originale o
    alla copia conforme dell’atto o del provvedimento detenuto ovvero
    presente nel fascicolo informatico.
  4. L’estrazione di copie autentiche ai sensi del presente articolo,
    esonera dal pagamento dei diritti di copia.
  5. Nel compimento dell’attestazione di conformita’ i soggetti di
    cui al presente articolo assumono ad ogni effetto la veste di
    pubblici ufficiali.».
  6. L’articolo 16-bis, comma 3, del decreto legislativo 31 dicembre
    1992, n. 546, nel testo vigente antecedentemente alla data di entrata
    in vigore del presente decreto, si interpreta nel senso che le parti
    possono utilizzare in ogni grado di giudizio la modalita’ prevista
    dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 23 dicembre
    2013, n. 163, e dai relativi decreti attuativi, indipendentemente
    dalla modalita’ prescelta da controparte nonche’ dall’avvenuto
    svolgimento del giudizio di primo grado con modalita’ analogiche.
  7. In tutti i casi in cui debba essere fornita la prova della
    notificazione o della comunicazione eseguite a mezzo di posta
    elettronica certificata e non sia possibile fornirla con modalita’
    telematiche, il difensore o il dipendente di cui si avvalgono l’ente
    impositore, l’agente della riscossione ed i soggetti iscritti
    nell’albo di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre
    1997, n. 446, provvedono ai sensi dell’articolo 9, commi 1-bis e
    1-ter, della legge 21 gennaio 1994, n. 53. I soggetti di cui al
    periodo precedente nel compimento di tali attivita’ assumono ad ogni
    effetto la veste di pubblico ufficiale.
  8. La partecipazione delle parti all’udienza pubblica di cui
    all’articolo 34 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546,
    puo’ avvenire a distanza, su apposita richiesta formulata da almeno
    una delle parti nel ricorso o nel primo atto difensivo, mediante un
    collegamento audiovisivo tra l’aula di udienza e il luogo del
    domicilio indicato dal contribuente, dal difensore, dall’ufficio
    impositore o dai soggetti della riscossione con modalita’ tali da
    assicurare la contestuale, effettiva e reciproca visibilita’ delle
    persone presenti in entrambi i luoghi e la possibilita’ di udire
    quanto viene detto. Il luogo dove la parte processuale si collega in
    audiovisione e’ equiparato all’aula di udienza. Con uno o piu’
    provvedimenti del direttore generale delle finanze, sentito il
    Consiglio di Presidenza della Giustizia tributaria e l’Agenzia per
    l’Italia Digitale, sono individuate le regole tecnico-operative per
    consentire la partecipazione all’udienza a distanza, la conservazione
    della visione delle relative immagini, e le Commissioni tributarie
    presso le quali attivare l’udienza pubblica a distanza. Almeno
    un’udienza per ogni mese e per ogni sezione e’ riservata alla
    trattazione di controversie per le quali e’ stato richiesto il
    collegamento audiovisivo a distanza.
  9. Le disposizioni di cui alla lettera a), numeri 4) e 5), del
    comma 1 si applicano ai giudizi instaurati, in primo e in secondo
    grado, con ricorso notificato a decorrere dal 1° luglio 2019.
  10. Agli oneri derivanti dal comma 1, capoverso art. 25-bis, comma
    4, valutati in 165.000 euro annui a decorrere dal 2019 si provvede ai
    sensi dell’articolo 26.

Capo III
Altre disposizioni fiscali

Art. 17

Obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi

  1. All’articolo 2 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127,
    sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1. A decorrere dal 1°
    gennaio 2020 i soggetti che effettuano le operazioni di cui
    all’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 26
    ottobre 1972, n. 633, memorizzano elettronicamente e trasmettono
    telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati relativi ai
    corrispettivi giornalieri. La memorizzazione elettronica e la
    connessa trasmissione dei dati dei corrispettivi sostituiscono gli
    obblighi di registrazione di cui all’articolo 24, primo comma, del
    suddetto decreto n. 633 del 1972. Le disposizioni di cui ai periodi
    precedenti si applicano a decorrere dal 1° luglio 2019 ai soggetti
    con un volume d’affari superiore ad euro 400.000. Per il periodo
    d’imposta 2019 restano valide le opzioni per la memorizzazione
    elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi
    esercitate entro il 31 dicembre 2018. Con decreto del Ministro
    dell’economia e delle finanze, possono essere previsti specifici
    esoneri dagli adempimenti di cui al presente comma in ragione della
    tipologia di attivita’ esercitata.»;
    b) al comma 6 le parole «optano per» sono sostituite dalla
    seguente: «effettuano»;
    c) dopo il comma 6-bis sono aggiunti i seguenti:
    «6-ter. Le operazioni di cui all’articolo 22 del decreto del
    Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 effettuate nelle
    zone individuate con decreto del Ministro dell’economia e delle
    finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico,
    possono essere documentate, in deroga al comma 1, mediante il
    rilascio della ricevuta fiscale di cui all’articolo 8 della legge 10
    maggio 1976, n. 249, ovvero dello scontrino fiscale di cui alla legge
    26 gennaio 1983, n. 18, nonche’ con l’osservanza delle relative
    discipline.
    6-quater. I soggetti che effettuano cessioni di farmaci, tenuti
    all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, ai fini
    dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, ai
    sensi dell’articolo 3, commi 3 e 4, del decreto legislativo 21
    novembre 2014, n. 175, e dei relativi decreti del Ministro
    dell’economia e delle finanze, possono adempiere all’obbligo di cui
    al comma 1 mediante la memorizzazione elettronica e la trasmissione
    telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri al Sistema
    tessera sanitaria. I dati fiscali trasmessi possono essere utilizzati
    dall’Agenzia delle entrate anche per finalita’ diverse
    dall’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata.
    6-quinquies. Negli anni 2019 e 2020 per l’acquisto o l’adattamento
    degli strumenti mediante i quali effettuare la memorizzazione e la
    trasmissione di cui al comma 1, al soggetto e’ concesso un contributo
    complessivamente pari al 50 per cento della spesa sostenuta, per un
    massimo di euro 250 in caso di acquisto e di euro 50 in caso di
    adattamento, per ogni strumento. Il contributo e’ anticipato dal
    fornitore sotto forma di sconto sul prezzo praticato ed e’ a questo
    rimborsato sotto forma di credito d’imposta di pari importo, da
    utilizzare in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto
    legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Al credito d’imposta di cui al
    presente comma non si applicano i limiti di cui all’articolo 1, comma
    53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all’articolo 34
    della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Con provvedimento del direttore
    dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro trenta giorni dalla data
    di entrata in vigore della presente legge, sono definiti le modalita’
    attuative, comprese le modalita’ per usufruire del credito d’imposta,
    il regime dei controlli nonche’ ogni altra disposizione necessaria
    per il monitoraggio dell’agevolazione e per il rispetto del limite di
    spesa previsto. Il limite di spesa previsto e’ pari a euro 36,3
    milioni per l’anno 2019 e pari ad euro 195,5 milioni per l’anno
    2020.».
  2. A decorre dal 1° gennaio 2020:
    a) l’articolo 3, comma 1, ultimo periodo, del decreto legislativo 5
    agosto 2015, n. 127 e’ abrogato;
    b) all’articolo 4, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127,
    sono apportate le seguenti modificazioni:
  3. al comma 1, le parole «compresi coloro che hanno esercitato
    l’opzione di cui all’articolo 2, comma 1,» sono soppresse;
  4. al comma 2, dopo le parole «n. 633» sono aggiunte le seguenti:
    «, fatta salva la tenuta del registro di cui all’articolo 18, comma
    2, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
  5. L’obbligo di tenuta dei registri ai fini dell’imposta sul valore
    aggiunto permane per i soggetti che optano per la tenuta dei registri
    secondo le modalita’ di cui all’articolo 18, comma 5 del decreto del
    Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.».
  6. Agli oneri derivanti dal presente articolo si provvede ai sensi
    dell’articolo 26.

Art. 18

Rinvio lotteria dei corrispettivi

  1. All’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 sono
    apportate le seguenti modificazioni:
    a) il comma 540, e’ sostituito dal seguente: «540. A decorrere dal
    1° gennaio 2020 i contribuenti, persone fisiche maggiorenni residenti
    nel territorio dello Stato, che effettuano acquisti di beni o
    servizi, fuori dall’esercizio di attivita’ di impresa, arte o
    professione, presso esercenti che trasmettono telematicamente i
    corrispettivi, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto
    legislativo 5 agosto 2015, n. 127, possono partecipare all’estrazione
    a sorte di premi attribuiti nel quadro di una lotteria nazionale. Per
    partecipare all’estrazione e’ necessario che i contribuenti, al
    momento dell’acquisto, comunichino il proprio codice fiscale
    all’esercente e che quest’ultimo trasmetta all’Agenzia delle entrate
    i dati della singola cessione o prestazione, secondo le modalita’ di
    cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 2 del decreto legislativo 5 agosto
    2015, n. 127.»;
    b) il comma 543 e’ abrogato;
    c) il comma 544 e’ sostituito dal seguente: «544. Con provvedimento
    del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, d’intesa con
    l’Agenzia delle entrate, sono disciplinante le modalita’ tecniche
    relative alle operazioni di estrazione, l’entita’ e il numero dei
    premi messi a disposizione, nonche’ ogni altra disposizione
    necessaria per l’attuazione della lotteria. Il divieto di pubblicita’
    per giochi e scommesse, previsto dall’articolo 9, comma 1, del
    decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, non si applica alla lotteria di cui
    al comma 540.».
  2. Al fine di garantire le risorse finanziarie necessarie per
    l’attribuzione dei premi e le spese amministrative connesse alla
    gestione della lotteria, e’ istituito un Fondo iscritto nello stato
    di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze con una
    dotazione di 3 milioni di euro per l’anno 2020 e di 6 milioni di euro
    annui a decorrere dall’anno 2021. Al relativo onere si provvede ai
    sensi dell’articolo 25.

Art. 19

Disposizioni in materia di accisa

  1. A decorrere dal 1°dicembre 2018, al testo unico delle
    disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e
    sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, approvato
    con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, nella Tabella A,
    al punto 11, nella colonna «Impieghi», il periodo da «In caso di
    produzione combinata» fino a «quinquennio di riferimento» e’
    sostituito dal seguente: «In caso di generazione combinata di energia
    elettrica e calore utile, i quantitativi di combustibili impiegati
    nella produzione di energia elettrica sono determinati utilizzando i
    seguenti consumi specifici convenzionali:

+————————-+————————-+
|a) oli vegetali non | |
|modificati chimicamente |0,194 kg per kWh |
+————————-+————————-+
|b) gas naturale | 0,220 mc per kWh |
+————————-+————————-+
|c) gas di petrolio | |
|liquefatti | 0,173 kg per kWh |
+————————-+————————-+
|d) gasolio | 0,186 kg per kWh |
+————————-+————————-+
|e) olio combustibile e | |
|oli minerali greggi, | |
|naturali | 0,194 kg per kWh |
+————————-+————————-+
|f) carbone, lignite e | |
|coke (codici NC 2701, | |
|2702 e 2704) | 0,312 kg per kWh |
+————————-+————————-+

  1. All’articolo 3-bis del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44,
    sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) a decorrere dal 1°dicembre 2018, il comma 1 e’ abrogato;
    b) nel comma 2, le parole «31 dicembre 2017» sono sostituite dalle
    seguenti: «30 novembre 2018».
  2. All’articolo 19, comma 3, del decreto-legge 24 giugno 2014, n.
    91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n.
    116, nella lettera b), le parole «da adottare entro il 30 novembre
    2018» sono soppresse.

Art. 20

Estensione dell’istituto del gruppo IVA ai Gruppi Bancari Cooperativi

  1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
    633, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 70-ter, dopo il comma 1, e’ inserito il seguente:
    «1-bis. Il vincolo finanziario si considera altresi’ sussistente tra
    i soggetti passivi, stabiliti nel territorio dello Stato,
    partecipanti ad un Gruppo Bancario di cui all’articolo 37-bis del
    testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n.
    385.»;
    b) all’articolo 70-septies, comma 2, e’ aggiunto, in fine, il
    seguente periodo: «Per i Gruppi IVA costituiti tra i soggetti di cui
    al comma 1-bis dell’articolo 70-ter, il rappresentante di gruppo e’
    la societa’ capogruppo di cui alla lettera a), del comma 1
    dell’articolo 37-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 1°
    settembre 1993, n. 385.».
  2. Per l’anno 2019, la dichiarazione per la costituzione del Gruppo
    IVA da parte dei partecipanti ad un Gruppo Bancario di cui
    all’articolo 37-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 1°
    settembre 1993, n. 385, ha effetto se presentata entro il 31 dicembre
    2018 e se a tale data sussistono i vincoli finanziario, economico e
    organizzativo di cui all’articolo 70-ter del decreto del Presidente
    della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. Il vincolo finanziario si
    considera sussistere se a tale data e’ stato sottoscritto il
    contratto di coesione di cui al comma 3 dell’articolo 37-bis del
    testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n.
    385.».

Titolo II
DISPOSIZIONI FINANZIARIE URGENTI

Art. 21

Ferrovie dello Stato

  1. E’ autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per l’anno 2018
    per il finanziamento del contratto di programma – parte servizi
    2016-2021 tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la
    societa’ Rete ferroviaria italiana (RFI) Spa.
  2. E’ autorizzata la spesa di 600 milioni di euro per l’anno 2018
    per il finanziamento del contratto di programma – parte investimenti
    2017 – 2021 tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e
    la societa’ Rete ferroviaria italiana (RFI) Spa.
  3. Agli oneri derivanti dal presente articolo si provvede ai sensi
    dell’articolo 26.

Art. 22

Fondo garanzia e FSC

  1. Al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese di cui
    all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996,
    n. 662, sono assegnati 735 milioni di euro per l’anno 2018. Al
    relativo onere si provvede quanto a 300 milioni per l’anno 2018, a
    valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione –
    programmazione 2014-2020 gia’ destinate al predetto Fondo ai sensi
    dell’articolo 1, comma 53, secondo periodo, della legge 27 dicembre
    2013, n. 147 e per la rimanente quota ai sensi dell’articolo 26.

Art. 23

Autotrasporto

  1. Al fine di favorire gli interventi per la ristrutturazione
    dell’autotrasporto e’ incrementata di 26,4 milioni per l’anno 2018 la
    dotazione finanziaria relativa alle agevolazioni di cui all’articolo
    1, comma 106, della legge 23 dicembre 2005, n. 266. Agli oneri
    derivanti dal presente articolo si provvede:
    a) quanto a 10,4 milioni di euro per l’anno 2018 mediante riduzione
    dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 1230 della
    legge 27 dicembre 2006, n. 296;
    b) quanto a 16 milioni di euro a mediante utilizzo delle somme
    versate all’entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell’articolo
    11, comma 1, del decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 2, che alla
    data di entrata in vigore del presente decreto non sono state
    riassegnate ai pertinenti programmi e che sono acquisite, nel
    predetto limite di 16 milioni, definitivamente al bilancio dello
    Stato.
  2. In relazione all’articolo 9 del decreto-legge 28 settembre 2018,
    n. 109, il Fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento
    dei porti di cui all’articolo 18-bis, comma 1, della legge 28 gennaio
    1994, n. 84, e’ incrementato di 15 milioni di euro per l’anno 2018 da
    assegnare all’autorita’ di sistema portuale del mar ligure
    occidentale.
  3. All’onere derivante dalle disposizioni di cui al comma 2, si
    provvede per 15 milioni di euro mediante corrispondente versamento
    all’entrata del bilancio dello Stato, entro il 15 novembre 2018,
    delle somme destinate agli interventi di cui agli articoli 1, 2, 3, 4
    e 5 della legge 23 dicembre 1997, n. 454 non utilizzate al termine
    del periodo di operativita’ delle misure agevolative e giacenti sui
    conti correnti sui c/c n. 211390 e n. 211389 accesi presso BNL Spa.

Art. 24

Missioni internazionali di pace

  1. Al fine di garantire la prosecuzione delle missioni
    internazionali per l’anno 2018, il fondo di cui all’articolo 4, comma
    1, della legge 21 luglio 2016, n. 145 e’ incrementato di euro 130
    milioni per il medesimo anno 2018.
  2. Agli oneri derivanti dal presente articolo si provvede ai sensi
    dell’articolo 26.

Art. 25

Disposizioni in materia di CIGS per riorganizzazione o crisi
aziendale

  1. All’articolo 22-bis, comma 1, del decreto legislativo 14
    settembre 2015, n. 148, le parole «organico superiore a 100 unita’
    lavorative e» sono soppresse ed e’ aggiunto, in fine, il seguente
    periodo: «Alle medesime condizioni e nel limite delle risorse
    finanziarie sopra indicate, in deroga ai limiti temporali di cui agli
    articoli 4 e 22, commi 3 e 5, puo’ essere concessa la proroga
    dell’intervento di integrazione salariale straordinaria per la
    causale contratto di solidarieta’ sino al limite massimo di 12 mesi,
    qualora permanga, in tutto o in parte, l’esubero di personale gia’
    dichiarato nell’accordo di cui all’articolo 21, comma 5, e si
    realizzino le condizioni di cui al comma 2.».

Art. 26

Disposizioni finanziarie

  1. Il fondo per la riduzione della pressione fiscale di cui
    all’articolo 1, comma 431, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 e’
    incrementato di 390,335 milioni di euro per l’anno 2019, 1.639,135
    milioni di euro per l’anno 2020, 2.471,935 milioni di euro per l’anno
    2021, 2.303,135 milioni di euro per l’anno 2022, 2.354,735 milioni di
    euro per l’anno 2023, 1.292.735 milioni di euro per l’anno 2024,
    1.437,735 milioni di euro per l’anno 2025, 1.579,735 milioni di euro
    per l’anno 2026, 1.630,735 milioni di euro per l’anno 2027 e
    1.648,735 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2028. Le
    predette risorse sono destinate al raggiungimento degli obiettivi
    programmatici della manovra di finanza pubblica.
  2. Il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non
    previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di
    contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del
    decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e’ incrementato di 700 milioni
    di euro per l’anno 2020, di 900 milioni di euro per l’anno 2021, di
    1.050 milioni di euro per l’anno 2022, di 1.150 milioni di euro per
    l’anno 2023. Le predette risorse sono destinate al raggiungimento
    degli obiettivi programmatici della manovra di finanza pubblica.
  3. Agli oneri derivanti dagli articoli 3, 4, 5, 7, 8, 9, 16, comma
    4, 17, 18, 20, 21, 22, 24, e dai commi 1 e 2 del presente articolo e
    dagli effetti derivanti dalle disposizioni di cui alla lettera a) del
    presente comma, pari a 1.323.000.000 euro per l’anno 2018, a
    462.500.000 euro per l’anno 2019, a 1.872.500.000 euro per l’anno
    2020, a 2.512.800.000 euro per l’anno 2021, a 2.385.700.000 euro per
    l’anno 2022, a 2.395.600.000 euro per l’anno 2023, a 1.458.600.000
    euro per l’anno 2024, a 1.544.600.000 euro per l’anno 2025, a
    1.642,600 milioni di euro per l’anno 2026, 1.677,600 milioni di euro
    per l’anno 2027 e 1.689,600 milioni di euro annui a decorrere
    dall’anno 2028 e, che aumentano, ai fini della compensazione degli
    effetti in termini di indebitamento netto e di fabbisogno a
    1.743.544.737 euro per l’anno 2018, a 481.170.390 euro per l’anno
    2019, a 2.585.752.875 euro per l’anno 2020, a 3.423.888.078 euro per
    l’anno 2021, a 3.444.868.857 euro per l’anno 2022, a 3.551.176.417
    euro per l’anno 2023, a 1.731.600.000 euro per l’anno 2024 e a
    1.689.600.000 euro per ciascuno degli anni dal 2025, al 2027, si
    provvede:
    a) quanto a 589.305.117 euro per l’anno 2018, che aumentano in
    termini di fabbisogno e indebitamento netto a 818.805.117 euro per
    l’anno 2018 e a 20.500.000 euro per l’anno 2019, mediante riduzione
    delle dotazioni di competenza e di cassa relative alle missioni e ai
    programmi di spesa degli stati di previsione dei Ministeri come
    indicate nell’elenco 1 allegato al presente decreto. Il Ministro
    dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad accantonare e a
    rendere indisponibili le suddette somme. Entro venti giorni
    dall’entrata in vigore del presente decreto, su proposta dei Ministri
    competenti, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze,
    gli accantonamenti di spesa possono essere rimodulati nell’ambito dei
    pertinenti stati di previsione della spesa, fermo restando il
    conseguimento dei risparmi di spesa realizzati in termini di
    indebitamento netto della pubblica amministrazione. Il Ministro
    dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare le
    occorrenti variazioni di bilancio anche in conto residui.
    b) quanto 150 milioni euro per l’anno 2018, mediante utilizzo
    delle somme versate all’entrata del bilancio dello Stato ai sensi
    dell’articolo 148, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
    che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non sono
    state riassegnate ai pertinenti programmi e che sono acquisite, nel
    predetto limite, definitivamente al bilancio dello Stato;
    c) quanto a 70 milioni di euro per l’anno 2018, mediante utilizzo
    di quota parte dei proventi delle aste delle quote di emissione di
    CO2 di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 13 marzo 2013, n.
    30, destinati al Ministero dell’ambiente e della tutela del
    territorio e del mare per una quota di 35 milioni e al Ministero
    dello sviluppo economico per una quota di 35 milioni, versate
    all’entrata del bilancio dello Stato, che restano acquisite
    definitivamente all’erario. I decreti di cui al comma 3 dell’articolo
    19 del citato decreto legislativo n. 30 del 2013 dispongono negli
    esercizi successivi gli opportuni conguagli, al fine di assicurare
    complessivamente il rispetto delle proporzioni indicate nel predetto
    articolo 19 e del vincolo di destinazione a investimenti con
    finalita’ ambientali derivante dalla direttiva 2009/29/CE del
    Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009;
    d) quanto a 20 milioni di euro per l’anno 2018, mediante
    corrispondente utilizzo dell’autorizzazione di spesa di cui alla
    legge 17 agosto 1957, n. 848. Il Ministero degli affari esteri e
    della cooperazione internazionale provvede agli adempimenti
    eventualmente necessari, anche sul piano internazionale, per
    rinegoziare i termini dell’accordo internazionale concernente la
    determinazione del contributo all’organismo delle Nazioni Unite, per
    un importo pari a 20 milioni di euro per l’anno 2018
    e) quanto a 20 milioni di euro per l’anno 2018, mediante le somme
    di cui all’articolo 7, comma 6, del decreto legge 30 dicembre 2009,
    n. 195, iscritte nel conto dei residui nello stato di previsione del
    Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che
    sono versate all’entrata del bilancio dello Stato e restano acquisite
    all’erario.
    f) quanto a 10 milioni di euro per l’anno 2018, mediante
    corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di
    parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020,
    nell’ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della
    missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del
    Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2018, allo scopo
    parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli
    affari esteri e della cooperazione internazionale;
    g) quanto a 462.500.000 euro per l’anno 2019, a 1.872.500.000
    euro per l’anno 2020, a 2.512.800.000 euro per l’anno 2021, a
    2.385.700.000 euro per l’anno 2022, a 2.395.600.000 euro per l’anno
    2023, a 1.731.600.000 euro per l’anno 2024 e a 1.689.600.000 euro
    annui a decorrere dall’anno 2025, che aumentano in termini di
    fabbisogno e indebitamento netto a 41.225.000 di euro per l’anno
    2018, a 460.670.390 euro per l’anno 2019, a 2.585.752.875 euro per
    l’anno 2020, a 3.423.888.078 euro per l’anno 2021, a 3.444.868.857
    euro per l’anno 2022, a 3.551.176.417 euro per l’anno 2023, mediante
    corrispondente utilizzo di quota parte delle maggiori entrate e delle
    minori spese derivanti dal presente decreto;
    h) quanto a 23.943.052 euro per l’anno 2018, mediante
    corrispondente utilizzo delle somme iscritte nel conto dei residui
    del fondo di conto capitale dello stato di previsione del Ministero
    dell’economia e delle finanze ai sensi dell’articolo 49, comma 2,
    lettere b), del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, che sono versate,
    nell’anno 2018, all’entrata del bilancio dello Stato e restano
    acquisite all’erario;
    i) quanto a 16,614 milioni di euro per l’anno 2018, mediante
    utilizzo delle somme relative ai rimborsi corrisposti
    dall’organizzazione delle Nazioni Unite, quale corrispettivo di
    prestazioni rese dalle Forze armate italiane nell’ambito delle
    operazioni internazionali di pace, di cui all’articolo 8, comma 11,
    del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, che alla data di
    entrata in vigore, del presente decreto-legge non sono ancora
    riassegnate al fondo di cui all’articolo 4, comma 1, della legge 21
    luglio 2016, n. 145 e che restano acquisite all’entrata del bilancio
    dello Stato;
    l) quanto a 300 milioni per l’anno 2018 mediante riduzione del
    Fondo per lo sviluppo e la coesione – programmazione 2014-2020 di cui
    all’articolo 1, comma 6 della legge 27 dicembre 2013 n. 147;
    m) quanto a 300 milioni di euro per l’anno 2018, mediante
    riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma
    200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 relativa al Fondo per le
    esigenze indifferibili. Conseguentemente, le risorse del fondo per le
    esigenze indifferibili di cui all’articolo 1, comma 200, della legge
    n. 190 del 2014, accantonate ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del
    decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99 convertito, con modificazioni,
    dalla legge 31 luglio 2017, n. 121, pari a 300 milioni di euro per
    l’anno 2018, sono rese disponibili a seguito della modifica
    intervenuta del trattamento contabile ai fini dell’indebitamento
    netto dell’operazione relativa alla Banca Popolare di Vicenza S.p.A.
    e di Veneto Banca S.p.A.
  4. Ai fini dell’immediata attuazione delle disposizioni recate dal
    presente decreto, il Ministro dell’economia e delle finanze e’
    autorizzato ad apportare con propri decreti, le occorrenti variazioni
    di bilancio. Ove necessario, previa richiesta dell’amministrazione
    competente, il Ministero dell’economia e delle finanze puo’ disporre
    il ricorso ad anticipazioni di tesoreria, la cui regolarizzazione
    avviene tempestivamente con l’emissione di ordini di pagamento sui
    pertinenti capitoli di spesa.

Art. 27

Entrata in vigore

  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
    quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
    Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione
    in legge.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare.
    Dato a Roma, addi’ 23 ottobre 2018

MATTARELLA

Conte, Presidente del Consiglio dei
ministri

Tria, Ministro dell’economia e delle
finanze

Di Maio, Ministro dello sviluppo
economico e del lavoro e delle
politiche sociali

Toninelli, Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti
Visto, il Guardasigilli: Bonafede

Elenco 1

Riduzioni delle dotazioni finanziarie delle spese dei Ministeri

Decreto-Legge 4 ottobre 2018, n. 113

Decreto-Legge 4 ottobre 2018, n. 113

Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. (18G00140)

(GU Serie Generale n.231 del 04-10-2018)

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI RILASCIO DI SPECIALI PERMESSI DI SOGGIORNO
TEMPORANEI PER ESIGENZE DI CARATTERE UMANITARIO NONCHE’ IN MATERIA DI
PROTEZIONE INTERNAZIONALE E DI IMMIGRAZIONE
Capo I
Disposizioni urgenti in materia di disciplina di casi speciali di
permesso di soggiorno per motivi umanitari e di contrasto
all’immigrazione illegale

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina
dell’attivita’ di governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei ministri;
Ritenuta la necessita’ e urgenza di prevedere misure volte a
individuare i casi in cui sono rilasciati speciali permessi di
soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario, nonche’ di
garantire l’effettivita’ dell’esecuzione dei provvedimenti di
espulsione;
Ritenuta la necessita’ e urgenza di adottare norme in materia di
revoca dello status di protezione internazionale in conseguenza
dell’accertamento della commissione di gravi reati e di norme idonee
a scongiurare il ricorso strumentale alla domanda di protezione
internazionale, a razionalizzare il ricorso al Sistema di protezione
per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri
non accompagnati, nonche’ di disposizioni intese ad assicurare
l’adeguato svolgimento dei procedimenti di concessione e
riconoscimento della cittadinanza;
Considerata la straordinaria necessita’ e urgenza di introdurre
norme per rafforzare i dispositivi a garanzia della sicurezza
pubblica, con particolare riferimento alla minaccia del terrorismo e
della criminalita’ organizzata di tipo mafioso, al miglioramento del
circuito informativo tra le Forze di polizia e l’Autorita’
giudiziaria e alla prevenzione e al contrasto delle infiltrazioni
criminali negli enti locali, nonche’ mirate ad assicurare la
funzionalita’ del Ministero dell’interno;
Ritenuta, altresi’, la straordinaria necessita’ e urgenza di
introdurre strumenti finalizzati a migliorare l’efficienza e la
funzionalita’ dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la
destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita’
organizzata, attraverso il rafforzamento della sua organizzazione,
nell’intento di potenziare le attivita’ di contrasto alle
organizzazioni criminali;
Visto il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, recante
codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche’
nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma
degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136;
Vista la legge 17 ottobre 2017, n. 161, recante modifiche al codice
delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al
decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle
norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di
procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la
tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 24 settembre 2018;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri per la pubblica
amministrazione, per gli affari europei, degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, della giustizia, dell’economia e delle
finanze e del lavoro e delle politiche sociali;

Emana
il seguente decreto-legge:

Art. 1

Disposizioni in materia di permesso di soggiorno per motivi umanitari
e disciplina di casi speciali di permessi di soggiorno temporanei
per esigenze di carattere umanitario

  1. Al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 4-bis, al comma 2, terzo periodo, le parole «per
    richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi
    umanitari,» sono sostituite dalle seguenti: «per protezione
    sussidiaria, per i motivi di cui all’articolo 32, comma 3, del
    decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25,»;
    b) all’articolo 5:
    1) al comma 2-ter, al secondo periodo, le parole «per motivi
    umanitari» sono sostituite dalle seguenti: «per cure mediche nonche’
    dei permessi di soggiorno di cui agli articoli 18, 18-bis, 20-bis,
    22, comma 12-quater, e 42-bis, e del permesso di soggiorno rilasciato
    ai sensi dell’articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 28
    gennaio 2008, n. 25»;
    2) il comma 6, e’ sostituito dal seguente: «6. Il rifiuto o la
    revoca del permesso di soggiorno possono essere altresi’ adottati
    sulla base di convenzioni o accordi internazionali, resi esecutivi in
    Italia, quando lo straniero non soddisfi le condizioni di soggiorno
    applicabili in uno degli Stati contraenti.»;
    3) al comma 8.2, lettera e), le parole «o per motivi umanitari»
    sono sostituite dalle seguenti: «e nei casi di cui agli articoli 18,
    18-bis, 20-bis, 22, comma 12-quater, e del permesso di soggiorno
    rilasciato ai sensi dell’articolo 32, comma 3, del decreto
    legislativo 28 gennaio 2008, n. 25,» e dopo la lettera g) e’ aggiunta
    la seguente: «g-bis) agli stranieri di cui all’articolo 42-bis.»;
    c) all’articolo 9, comma 3, lettera b), le parole «o per motivi
    umanitari» sono sostituite dalle seguenti: «, per cure mediche o sono
    titolari dei permessi di soggiorno di cui agli articoli 18, 18-bis,
    20-bis, 22, comma 12-quater, e 42-bis nonche’ del permesso di
    soggiorno rilasciato ai sensi dell’articolo 32, comma 3, del decreto
    legislativo 28 gennaio 2008, n. 25.»;
    d) all’articolo 10-bis, comma 6, le parole «di cui all’articolo 5,
    comma 6, del presente testo unico,» sono sostituite dalle seguenti:
    «di cui all’articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 28 gennaio
    2008, n. 25, nonche’ nelle ipotesi di cui agli articoli 18, 18-bis,
    20-bis, 22, comma 12-quater, 42-bis del presente testo unico e nelle
    ipotesi di cui all’articolo 10 della legge 7 aprile 2017, n. 47,»;
    e) all’articolo 18, comma 4, dopo le parole «del presente articolo»
    sono inserite le seguenti: «reca la dicitura casi speciali,»;
    f) all’articolo 18-bis:
    1) al comma 1 le parole «ai sensi dell’articolo 5, comma 6,» sono
    soppresse;
    2) dopo il comma 1, e’ inserito il seguente:
    «1-bis. Il permesso di soggiorno rilasciato a norma del presente
    articolo reca la dicitura “casi speciali”, ha la durata di un anno e
    consente l’accesso ai servizi assistenziali e allo studio nonche’
    l’iscrizione nell’elenco anagrafico previsto dall’articolo 4 del
    regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7
    luglio 2000, n. 442, o lo svolgimento di lavoro subordinato e
    autonomo, fatti salvi i requisiti minimi di eta’. Alla scadenza, il
    permesso di soggiorno di cui al presente articolo puo’ essere
    convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato
    o autonomo, secondo le modalita’ stabilite per tale permesso di
    soggiorno ovvero in permesso di soggiorno per motivi di studio
    qualora il titolare sia iscritto ad un corso regolare di studi.»;
    g) all’articolo 19, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio
    1998, n. 286, dopo la lettera d), e’ inserita la seguente:
    «d-bis) degli stranieri che versano in condizioni di salute di
    eccezionale gravita’, accertate mediante idonea documentazione, tali
    da determinare un irreparabile pregiudizio alla salute degli stessi,
    in caso di rientro nel Paese di origine o di provenienza. In tali
    ipotesi, il questore rilascia un permesso di soggiorno per cure
    mediche, per il tempo attestato dalla certificazione sanitaria,
    comunque non superiore ad un anno, rinnovabile finche’ persistono le
    condizioni di salute di eccezionale gravita’ debitamente certificate,
    valido solo nel territorio nazionale.»;
    h) dopo l’articolo 20, e’ inserito il seguente:
    «Art. 20-bis (Permesso di soggiorno per calamita’). – 1. Fermo
    quanto previsto dall’articolo 20, quando il Paese verso il quale lo
    straniero dovrebbe fare ritorno versa in una situazione di
    contingente ed eccezionale calamita’ che non consente il rientro e la
    permanenza in condizioni di sicurezza, il questore rilascia un
    permesso di soggiorno per calamita’.
  2. Il permesso di soggiorno rilasciato a norma del presente
    articolo ha la durata di sei mesi, e’ valido solo nel territorio
    nazionale e consente di svolgere attivita’ lavorativa, ma non puo’
    essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.»;
    i) all’articolo 22:
    1) al comma 12-quater, le parole: «ai sensi dell’articolo 5, comma
    6» sono soppresse;
    2) dopo il comma 12-quinquies, e’ aggiunto il seguente:
    «12-sexies. Il permesso di soggiorno di cui ai commi 12-quater e
    12-quinquies reca la dicitura “casi speciali”, consente lo
    svolgimento di attivita’ lavorativa e puo’ essere convertito, alla
    scadenza, in permesso di soggiorno per lavoro subordinato o
    autonomo.»;
    l) all’articolo 27-ter, comma 1-bis, lettera a), le parole «o per
    motivi umanitari;» sono sostituite dalle seguenti: «, per cure
    mediche ovvero sono titolari dei permessi di soggiorno di cui agli
    articoli 18, 18-bis, 20-bis, 22, comma 12-quater e 42-bis nonche’ del
    permesso di soggiorno rilasciato ai sensi dell’articolo 32, comma 3,
    del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25;»;
    m) all’articolo 27-quater, comma 3, lettera a), le parole «o per
    motivi umanitari;» sono sostituite dalle seguenti: «per cure mediche
    ovvero sono titolari dei permessi di soggiorno di cui agli articoli
    18, 18-bis, 20-bis, 22, comma 12-quater, 42-bis nonche’ del permesso
    di soggiorno rilasciato ai sensi dell’articolo 32, comma 3, del
    decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25,»;
    n) all’articolo 29, comma 10:
    1) alla lettera b), le parole «di cui all’articolo20» sono
    sostituite dalle seguenti: «di cui agli articoli 20 e 20-bis»;
    2) la lettera c) e’ abrogata;
    o) all’articolo 34, comma 1, lettera b), le parole «per asilo
    politico, per asilo umanitario,» sono sostituite dalle seguenti: «per
    asilo, per protezione sussidiaria,»;
    p) all’articolo 39:
    1) al comma 5, le parole «per motivi umanitari, o per motivi
    religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «per motivi religiosi, per
    i motivi di cui agli articoli 18, 18-bis, 20-bis, 22, comma
    12-quater, e 42-bis, nonche’ ai titolari del permesso di soggiorno
    rilasciato ai sensi dell’articolo 32, comma 3, del decreto
    legislativo 28 gennaio 2008, n. 25;»;
    2) al comma 5-quinquies, lettera a), le parole «o per motivi
    umanitari» sono sostituite dalle seguenti: «, per cure mediche ovvero
    sono titolari dei permessi di soggiorno di cui agli articoli 18,
    18-bis, 20-bis, 22, comma 12-quater, e 42-bis, nonche’ del permesso
    di soggiorno rilasciato ai sensi dell’articolo 32, comma 3, del
    decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25»;
    q) dopo l’articolo 42, e’ inserito il seguente:
    «Art. 42-bis (Permesso di soggiorno per atti di particolare valore
    civile). – 1. Qualora lo straniero abbia compiuto atti di particolare
    valore civile, nei casi di cui all’articolo 3, della legge 2 gennaio
    1958, n. 13, il Ministro dell’interno, su proposta del prefetto
    competente, autorizza il rilascio di uno speciale permesso di
    soggiorno, salvo che ricorrano motivi per ritenere che lo straniero
    risulti pericoloso per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato,
    ai sensi dell’articolo 5, comma 5-bis. In tali casi, il questore
    rilascia un permesso di soggiorno per atti di particolare valore
    civile della durata di due anni, rinnovabile, che consente l’accesso
    allo studio nonche’ di svolgere attivita’ lavorativa e puo’ essere
    convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo o
    subordinato.».
  3. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 32, il comma 3 e’ sostituito dal seguente:
    «3. Nei casi in cui non accolga la domanda di protezione
    internazionale e ricorrano i presupposti di cui all’articolo 19,
    commi 1 e 1.1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, la
    Commissione territoriale trasmette gli atti al questore per il
    rilascio di un permesso di soggiorno annuale che reca la dicitura
    “protezione speciale”, salvo che possa disporsi l’allontanamento
    verso uno Stato che provvede ad accordare una protezione analoga. Il
    permesso di soggiorno di cui al presente comma e’ rinnovabile, previo
    parere della Commissione territoriale, e consente di svolgere
    attivita’ lavorativa ma non puo’ essere convertito in permesso di
    soggiorno per motivi di lavoro.»;
    b) all’articolo 35-bis, comma 1, dopo le parole «articolo 35»
    sono inserite le seguenti: «anche per mancato riconoscimento dei
    presupposti per la protezione speciale a norma dell’articolo 32,
    comma 3,».
  4. All’articolo 3 del decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 13 aprile 2017, n. 46,
    sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 1:
    1) alla lettera c) le parole «in materia di riconoscimento della
    protezione internazionale di cui all’articolo 35 del decreto
    legislativo 28 gennaio 2008, n. 25» sono sostituite dalle seguenti:
    «aventi ad oggetto l’impugnazione dei provvedimenti previsti
    dall’articolo 35 del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25,
    anche relative al mancato riconoscimento dei presupposti per la
    protezione speciale a norma dell’articolo 32, comma 3, del medesimo
    decreto legislativo»;
    2) la lettera d) e’ sostituita dalla seguente:
    «d) per le controversie in materia di rifiuto di rilascio,
    diniego di rinnovo e di revoca del permesso di soggiorno per
    protezione speciale nei casi di cui all’articolo 32, comma 3, del
    decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25;»;
    3) dopo la lettera d) e’ inserita la seguente:
    «d-bis) per le controversie in materia di rifiuto di rilascio, di
    diniego di rinnovo e di revoca dei permessi di soggiorno di cui agli
    articoli 18, 18-bis, 19, comma 2, lettere d) e d-bis), 20-bis, 22,
    comma 12-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;»;
    b) il comma 4-bis, e’ sostituito dal seguente:
    «4-bis. Le controversie aventi ad oggetto l’impugnazione dei
    provvedimenti previsti dall’articolo 35 del decreto legislativo 28
    gennaio 2008, n. 25, anche relative al mancato riconoscimento dei
    presupposti per la protezione speciale a norma dell’articolo 32,
    comma 3, del medesimo decreto legislativo, e quelle aventi ad oggetto
    l’impugnazione dei provvedimenti adottati dall’autorita’ preposta
    alla determinazione dello Stato competente all’esame della domanda di
    protezione internazionale sono decise dal tribunale in composizione
    collegiale. Per la trattazione della controversia e’ designato dal
    presidente della sezione specializzata un componente del collegio. Il
    collegio decide in camera di consiglio sul merito della controversia
    quando ritiene che non sia necessaria ulteriore istruzione.».
  5. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, lettera
    b), numero 1, e al comma 3, lettera a), non devono derivare nuovi o
    maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le Amministrazioni
    interessate provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane,
    strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
  6. Dopo l’articolo 19-bis del decreto legislativo 1° settembre
    2011, n. 150, e’ inserito il seguente:
    «Art. 19-ter (Controversie in materia di diniego o di revoca dei
    permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere
    umanitario). – 1. Le controversie di cui all’articolo 3, comma 1,
    lettere d) e d-bis), del decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 13 aprile 2017, n. 46,
    sono regolate dal rito sommario di cognizione.
  7. E’ competente il tribunale sede della sezione specializzata in
    materia di immigrazione, protezione internazionale e libera
    circolazione dei cittadini dell’Unione europea del luogo in cui ha
    sede l’autorita’ che ha adottato il provvedimento impugnato.
  8. Il tribunale giudica in composizione collegiale. Per la
    trattazione della controversia e’ designato dal presidente della
    sezione specializzata un componente del collegio.
  9. Il ricorso e’ proposto, a pena di inammissibilita’, entro trenta
    giorni dalla notificazione del provvedimento, ovvero entro sessanta
    giorni se il ricorrente risiede all’estero, e puo’ essere depositato
    anche a mezzo del servizio postale ovvero per il tramite di una
    rappresentanza diplomatica o consolare italiana. In tal caso
    l’autenticazione della sottoscrizione e l’inoltro alla autorita’
    giudiziaria italiana sono effettuati dai funzionari della
    rappresentanza e le comunicazioni relative al procedimento sono
    effettuate presso la medesima rappresentanza. La procura speciale al
    difensore e’ rilasciata altresi’ dinanzi alla autorita’ consolare.
  10. Quando e’ presentata l’istanza di cui all’articolo 5,
    l’ordinanza e’ adottata entro 5 giorni.
  11. L’ordinanza che definisce il giudizio non e’ appellabile. Il
    termine per proporre ricorso per cassazione e’ di giorni trenta e
    decorre dalla comunicazione dell’ordinanza a cura della cancelleria,
    da effettuarsi anche nei confronti della parte non costituita. La
    procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve
    essere conferita, a pena di inammissibilita’ del ricorso, in data
    successiva alla comunicazione dell’ordinanza impugnata; a tal fine il
    difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura
    medesima. In caso di rigetto, la Corte di cassazione decide
    sull’impugnazione entro sei mesi dal deposito del ricorso.
  12. Si applicano le disposizioni di cui ai commi 14 e 15
    dell’articolo 35-bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n.
    25.».
  13. Al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n.
    394, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 11, comma 1, la lettera c-ter) e’ abrogata;
    b) all’articolo 13, comma 1, le parole da «, salvo che ricorrano»
    fino alla fine del comma sono soppresse;
    c) all’articolo 14, comma 1, lettera c), le parole «, per motivi
    umanitari» sono soppresse;
    d) all’articolo 28, comma 1, la lettera d) e’ abrogata.
  14. Al decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 2015, n.
    21, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 6, il comma 2 e’ abrogato;
    b) all’articolo 14, comma 4, le parole da «, ovvero se ritiene che
    sussistono» fino alla fine del comma sono soppresse.
  15. Fermo restando i casi di conversione, ai titolari di permesso di
    soggiorno per motivi umanitari gia’ riconosciuto ai sensi
    dell’articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 28 gennaio 2008,
    n. 25, in corso di validita’ alla data di entrata in vigore del
    presente decreto, e’ rilasciato, alla scadenza, un permesso di
    soggiorno ai sensi dell’articolo 32, comma 3, del decreto legislativo
    28 gennaio 2008, n. 25, come modificato dal presente decreto, previa
    valutazione della competente Commissione territoriale sulla
    sussistenza dei presupposti di cui all’articolo 19, commi 1 e 1.1,
    del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
  16. Nei procedimenti in corso, alla data di entrata in vigore del
    presente decreto, per i quali la Commissione territoriale non ha
    accolto la domanda di protezione internazionale e ha ritenuto
    sussistenti gravi motivi di carattere umanitario allo straniero e’
    rilasciato un permesso di soggiorno recante la dicitura «casi
    speciali» ai sensi del presente comma, della durata di due anni,
    convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo o
    subordinato. Alla scadenza del permesso di soggiorno di cui al
    presente comma, si applicano le disposizioni di cui al comma 8.

Art. 2

Prolungamento della durata massima del trattenimento dello straniero
nei Centri di permanenza per il rimpatrio e disposizioni per la
realizzazione dei medesimi Centri

  1. All’articolo 14, al comma 5, del decreto legislativo 25 luglio
    1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al quinto periodo la parola «novanta» e’ sostituita dalla
    seguente: «centottanta»;
    b) al sesto periodo la parola «novanta» e’ sostituita dalla
    seguente: «centottanta».
  2. Al fine di assicurare la tempestiva esecuzione dei lavori per la
    costruzione, il completamento, l’adeguamento e la ristrutturazione
    dei centri di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo
    25 luglio 1998, n. 286, per un periodo non superiore a tre anni a
    decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e per
    lavori di importo inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria, e’
    autorizzato il ricorso alla procedura negoziata senza previa
    pubblicazione del bando di gara di cui all’articolo 63 del decreto
    legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Nel rispetto dei principi di
    trasparenza, concorrenza e rotazione, l’invito contenente
    l’indicazione dei criteri di aggiudicazione e’ rivolto ad almeno
    cinque operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti
    idonei.
  3. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono
    derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le
    Amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le
    risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione
    vigente.

Art. 3

Trattenimento per la determinazione o la verifica dell’identita’ e
della cittadinanza dei richiedenti asilo

  1. All’articolo 6, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142,
    sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) dopo il comma 3, e’ inserito il seguente:
    «3-bis. Salvo le ipotesi di cui ai commi 2 e 3, il richiedente puo’
    essere altresi’ trattenuto, per il tempo strettamente necessario, e
    comunque non superiore a trenta giorni, in appositi locali presso le
    strutture di cui all’articolo 10-ter, comma 1, del decreto
    legislativo 25 luglio 1998, n. 286, per la determinazione o la
    verifica dell’identita’ o della cittadinanza. Ove non sia stato
    possibile determinarne o verificarne l’identita’ o la cittadinanza,
    il richiedente puo’ essere trattenuto nei centri di cui all’articolo
    14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, con le modalita’
    previste dal comma 5 del medesimo articolo 14, per un periodo massimo
    di centottanta giorni.»;
    b) al comma 7, le parole «2 e 3» sono sostituite dalle seguenti:
    «2, 3 e 3-bis, secondo periodo»;
    c) al comma 9, le parole «2, 3 e 7» sono sostituite dalle seguenti:
    «2, 3, 3-bis e 7».
  2. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 23-bis, comma 1, dopo le parole «alla misura del
    trattenimento» sono inserite le seguenti «nelle strutture di cui
    all’articolo 10-ter del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,
    ovvero»;
    b) all’articolo 28, comma 1, lettera c), dopo le parole «e’ stato
    disposto il trattenimento» sono inserite le seguenti: «nelle
    strutture di cui all’art. 10-ter del decreto legislativo 25 luglio
    1998, n. 286 ovvero»;
    c) all’articolo 35-bis, comma 3, lettera a), le parole da
    «provvedimento di trattenimento» fino alla fine della medesima
    lettera sono sostituite dalle seguenti: «provvedimento di
    trattenimento nelle strutture di cui all’articolo 10-ter del decreto
    legislativo 25 luglio 1998, n. 286, ovvero nei centri di cui
    all’articolo 14 del medesimo decreto legislativo 25 luglio 1998, n.
    286;».
  3. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo
    non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
    pubblica. Le Amministrazioni interessate provvedono ai relativi
    adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie
    disponibili a legislazione vigente.

Art. 4

Disposizioni in materia di modalita’
di esecuzione dell’espulsione

  1. All’articolo 13, comma 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio
    1998, n. 286, dopo le parole «centri disponibili» sono inseriti i
    seguenti periodi: «, ovvero salvo nel caso in cui non vi sia
    disponibilita’ di posti nei Centri di cui all’articolo 14 o in quelli
    ubicati nel circondario del Tribunale competente. In tale ultima
    ipotesi il giudice di pace, su richiesta del questore, con il decreto
    di fissazione dell’udienza di convalida, puo’ autorizzare la
    temporanea permanenza dello straniero, sino alla definizione del
    procedimento di convalida in strutture diverse e idonee nella
    disponibilita’ dell’Autorita’ di pubblica sicurezza. Qualora le
    condizioni di cui al periodo precedente permangono anche dopo
    l’udienza di convalida, il giudice puo’ autorizzare la permanenza, in
    locali idonei presso l’ufficio di frontiera interessato, sino
    all’esecuzione dell’effettivo allontanamento e comunque non oltre le
    quarantotto ore successive all’udienza di convalida.».
  2. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, primo e
    secondo periodo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico
    della finanza pubblica. Le Amministrazioni interessate provvedono ai
    relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie
    disponibili a legislazione vigente. Agli oneri derivanti dal comma 1,
    terzo periodo, pari a 1.500.000 euro per l’anno 2019, si provvede a
    valere sulle risorse del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione
    (FAMI), cofinanziato dall’Unione europea per il periodo di
    programmazione 2014-2020.

Art. 5

Disposizioni in materia di divieto di reingresso

  1. All’articolo 13, comma 14-bis, del decreto legislativo 25 luglio
    1998, n. 286, le parole «di cui alla Convenzione di applicazione
    dell’Accordo di Schengen, resa esecutiva con legge 30 settembre 1993,
    n. 388.» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al regolamento (CE)
    n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre
    2006 e comporta il divieto di ingresso e soggiorno nel territorio
    degli Stati membri della Unione europea, nonche’ degli Stati non
    membri cui si applica l’acquis di Schengen.».

Art. 6

Disposizioni in materia di rimpatri

  1. All’articolo 1, comma 1122, della legge 27 dicembre 2017, n.
    205, la lettera b) e’ sostituita dalla seguente:
    «b) al fine di potenziare le misure di rimpatrio, il Fondo di cui
    all’articolo 14-bis, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998,
    n. 286, e’ incrementato di 500.000 euro per il 2018, di 1.500.000
    euro per il 2019 e di 1.500.000 euro per il 2020;».

Capo II
Disposizioni in materia di protezione internazionale

Art. 7

Disposizioni in materia di diniego e revoca
della protezione internazionale

  1. Al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, sono apportate
    le seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 12, al comma 1, lettera c), le parole «del codice
    di procedura penale» sono sostituite dalle seguenti: «del codice di
    procedura penale ovvero dagli articoli 336, 583, 583-bis, 583-quater,
    624 nell’ipotesi aggravata di cui all’articolo 625, primo comma,
    numero 3), e 624-bis, primo comma, nell’ipotesi aggravata di cui
    all’articolo 625, primo comma, numero 3), del codice penale. I reati
    di cui all’articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 2), 6) e 7-bis),
    del codice di procedura penale, sono rilevanti anche nelle
    fattispecie non aggravate»;
    b) all’articolo 16, al comma 1, lettera d-bis) le parole «del
    codice di procedura penale» sono sostituite dalle seguenti: «del
    codice di procedura penale ovvero dagli articoli 336, 583, 583-bis,
    583-quater, 624 nell’ipotesi aggravata di cui all’articolo 625, primo
    comma, numero 3), e 624-bis, primo comma, nell’ipotesi aggravata di
    cui all’articolo 625, comma 1, numero 3), del codice penale. I reati
    di cui all’articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 2), 6) e 7-bis),
    del codice di procedura penale, sono rilevanti anche nelle
    fattispecie non aggravate.».

Art. 8

Disposizioni in materia di cessazione
della protezione internazionale

  1. All’articolo 9 del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251,
    dopo il comma 2-bis, e’ inserito il seguente:
    «2-ter. Per l’applicazione del comma 1, lettera d), e’ rilevante
    ogni rientro nel Paese di origine, salva la valutazione del caso
    concreto.».
  2. All’articolo 15 del decreto legislativo 19 novembre 2007, n.
    251, dopo il comma 2-bis, e’ aggiunto il seguente:
    «2-ter. Ai fini di cui al comma 2, e’ rilevante ogni rientro nel
    Paese di origine, salva la valutazione del caso concreto.».

Art. 9

Disposizioni in materia di domanda reiterata
e di domanda presentata alla frontiera

  1. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 7 il comma 2 e’ sostituito dal seguente:
    «2. La previsione di cui al comma 1 non si applica a coloro che:
    a) debbono essere estradati verso un altro Stato in virtu’ degli
    obblighi previsti da un mandato di arresto europeo;
    b) debbono essere consegnati ad una Corte o ad un Tribunale penale
    internazionale;
    c) debbano essere avviati verso un altro Stato dell’Unione
    competente per l’esame dell’istanza di protezione internazionale;
    d) hanno presentato una prima domanda reiterata al solo scopo di
    ritardare o impedire l’esecuzione di una decisione che ne
    comporterebbe l’imminente allontanamento dal territorio nazionale;
    e) manifestano la volonta’ di presentare un’altra domanda reiterata
    a seguito di una decisione definitiva che considera inammissibile una
    prima domanda reiterata ai sensi dell’articolo 29, comma 1, o dopo
    una decisione definitiva che respinge la prima domanda reiterata ai
    sensi dell’articolo 32, comma 1, lettere b) e b-bis).»;
    b) all’articolo 28-bis:
    1) dopo il comma 1, sono inseriti i seguenti:
    «1-bis. Nel caso previsto dall’articolo 29, comma 1, lettera b), la
    questura provvede senza ritardo alla trasmissione della
    documentazione necessaria alla Commissione territoriale che adotta la
    decisione entro cinque giorni.
    1-ter. La procedura di cui al comma 1 si applica anche nel caso in
    cui il richiedente presenti la domanda di protezione internazionale
    direttamente alla frontiera o nelle zone di transito di cui al comma
    1-quater, dopo essere stato fermato per avere eluso o tentato di
    eludere i relativi controlli. In tali casi la procedura puo’ essere
    svolta direttamente alla frontiera o nelle zone di transito.
    1-quater. Ai fini di cui al comma 1-ter, le zone di frontiera o di
    transito sono individuate con decreto del Ministro dell’interno. Con
    il medesimo decreto possono essere istituite fino a cinque ulteriori
    sezioni delle Commissioni territoriali di cui all’articolo 4, comma
    2, per l’esame delle domande di cui al medesimo comma 1-ter.»;
    2) al comma 2, la lettera b) e’ abrogata;
    3) al comma 2, lettera c), le parole «dopo essere stato fermato per
    avere eluso o tentato di eludere i controlli di frontiera ovvero»
    sono soppresse;
    c) all’articolo 29, comma 1-bis, l’ultimo periodo e’ abrogato;
    d) dopo l’articolo 29 e’ inserito il seguente:
    «Art. 29-bis (Domanda reiterata in fase di esecuzione di un
    provvedimento di allontanamento). – 1. Nel caso in cui lo straniero
    abbia presentato una prima domanda reiterata nella fase di esecuzione
    di un provvedimento che ne comporterebbe l’imminente allontanamento
    dal territorio nazionale, la domanda e’ considerata inammissibile in
    quanto presentata al solo scopo di ritardare o impedire l’esecuzione
    del provvedimento stesso. In tale caso non si procede all’esame della
    domanda ai sensi dell’articolo 29.»;
    e) all’articolo 35-bis:
    1) al comma 3, lettera d), le parole «di cui all’art. 28-bis, comma
    2,» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all’articolo 28-bis,
    commi 1-ter e 2,»;
    2) al comma 5 le parole: «, per la seconda volta,» sono soppresse.
  2. Per le finalita’ di cui al comma 1, lettera b), e’ autorizzata
    la spesa di 465.228,75 euro per l’anno 2018 e 1.860.915 euro a
    decorrere dall’anno 2019. Ai relativi oneri si provvede ai sensi
    dell’articolo 39.

Art. 10

Procedimento immediato innanzi alla Commissione territoriale per il
riconoscimento della protezione internazionale

  1. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 32, dopo il comma 1, e’ inserito il seguente:
    «1-bis. Quando il richiedente e’ sottoposto a procedimento penale
    per uno dei reati di cui agli articoli 12, comma 1, lettera c), e 16,
    comma 1, lettera d-bis), del decreto legislativo 19 novembre 2007, n.
    251, e successive modificazioni, e ricorrono le condizioni di cui
    all’articolo 6, comma 2, lettere a), b) e c), del decreto legislativo
    18 agosto 2015, n. 142, ovvero e’ stato condannato anche con sentenza
    non definitiva per uno dei predetti reati, il questore ne da’
    tempestiva comunicazione alla Commissione territoriale competente,
    che provvede nell’immediatezza all’audizione dell’interessato e
    adotta contestuale decisione. Salvo quanto previsto dal comma 3, in
    caso di rigetto della domanda, il richiedente ha in ogni caso
    l’obbligo di lasciare il territorio nazionale, anche in pendenza di
    ricorso avverso la decisione della Commissione. A tal fine si
    provvede ai sensi dell’articolo 13, commi 3, 4 e 5, del decreto
    legislativo 25 luglio 1998, n. 286.»;
    b) all’articolo 35-bis, comma 5, le parole «ai sensi
    dell’articolo 29, comma 1, lettera b).» sono sostituite dalle
    seguenti: «ai sensi dell’articolo 29, comma 1, lettera b), nonche’
    del provvedimento adottato ai sensi dell’articolo 32, comma 1-bis.».

Art. 11

Istituzione di sezioni della Unita’ Dublino

  1. All’articolo 3, al comma 3, del decreto legislativo 28 gennaio
    2008, n. 25, le parole «del Ministero dell’interno» sono sostituite
    dalle seguenti: «del Ministero dell’interno e le sue articolazioni
    territoriali operanti presso le prefetture individuate, fino ad un
    numero massimo di tre, con decreto del Ministro dell’interno, che
    provvedono nel limite delle risorse umane, strumentali e finanziarie
    disponibili a legislazione vigente».
  2. All’articolo 4 del decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 13 aprile 2017, n. 46,
    dopo il comma 2 e’ aggiunto il seguente:
    «2-bis. Per l’assegnazione delle controversie di cui all’articolo
    3, comma 3-bis, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25,
    l’autorita’ di cui al comma 1 e’ costituita dall’articolazione
    dell’Unita’ Dublino operante presso il Dipartimento per le liberta’
    civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno nonche’ presso le
    prefetture-uffici territoriali del Governo che ha adottato il
    provvedimento impugnato.».

Art. 12

Disposizioni in materia di accoglienza
dei richiedenti asilo

  1. All’articolo 1-sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n.
    416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n.
    39, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) il comma 1, e’ sostituito dal seguente:
    «1. Gli enti locali che prestano servizi di accoglienza per i
    titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non
    accompagnati, che beneficiano del sostegno finanziario di cui al
    comma 2, possono accogliere nell’ambito dei medesimi servizi anche i
    titolari dei permessi di soggiorno di cui agli articoli 19, comma 2,
    lettera d-bis), 18, 18-bis, 20-bis, 22, comma 12-quater, e 42-bis del
    decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, qualora non accedano a
    sistemi di protezione specificamente dedicati.»;
    b) al comma 4, le parole da «del richiedente asilo» fino a «di cui
    al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,» sono sostituite dalle
    seguenti: «dei soggetti di cui al comma 1»;
    c) al comma 5, alla lettera a), le parole «dei richiedenti asilo,
    dei rifugiati e degli stranieri con permesso umanitario» sono
    sostituite dalle seguenti: «dei soggetti di cui al comma 1»;
    d) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Art. 1-sexies. Sistema
    di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori
    stranieri non accompagnati».
  2. Al decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 5:
    1) al comma 2, le parole «agli articoli 6, 9, 11 e 14» sono
    sostituite dalle seguenti: «agli articoli 6, 9 e 11»;
    2) al comma 5, le parole «agli articoli 6, 9 e 14» sono sostituite
    dalle seguenti: «agli articoli 6 e 9»;
    b) all’articolo 8, al comma 1, le parole «di cui all’articolo 16,»
    fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «di cui
    all’articolo 16.»;
    c) all’articolo 9, il comma 5 e’ abrogato;
    d) all’articolo 11:
    1) al comma 1, le parole «delle strutture di cui agli articoli 9 e
    14,» sono sostituite dalle seguenti: «dei centri di cui all’articolo
    9,»;
    2) al comma 3, le parole «nelle strutture di cui all’articolo 9»
    fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «nei centri
    di cui all’articolo 9»;
    e) all’articolo 12, al comma 3, le parole «strutture di cui agli
    articoli 9, 11 e 14.» sono sostituite dalle seguenti: «strutture di
    cui agli articoli 9 e 11.»;
    f) all’articolo 14:
    1) al comma 1, le parole da «Sistema di protezione» fino alla fine
    del comma, sono sostituite dalle seguenti: «presente decreto»;
    2) il comma 2 e’ abrogato;
    3) al comma 3 e’ premesso il seguente periodo: «Al fine di accedere
    alle misure di accoglienza di cui al presente decreto, il
    richiedente, al momento della presentazione della domanda, dichiara
    di essere privo di mezzi sufficienti di sussistenza.»;
    4) al comma 4, secondo periodo, le parole «ai sensi del comma 1»
    sono soppresse;
    5) la rubrica dell’articolo 14 e’ sostituita dalla seguente: «Art.
  3. Modalita’ di accesso al sistema di accoglienza»;
    g) all’articolo 15:
    1) i commi 1 e 2 sono abrogati;
    2) la rubrica dell’articolo 15 e’ sostituita dalla seguente: «Art.
  4. Individuazione della struttura di accoglienza»;
    h) all’articolo 17:
    1) il comma 4 e’ abrogato;
    2) al comma 6, le parole «ai sensi dei commi 3 e 4» sono sostituiti
    dalle seguenti: «ai sensi del comma 3»;
    i) all’articolo 20:
    1) al comma 1, le parole da «Ferme restando» fino a «il
    Dipartimento per le liberta’ civili» sono sostituite dalle seguenti:
    «Il Dipartimento per le liberta’ civili»;
    2) al comma 2, le parole «e agli articoli 12 e 14, comma 2,» sono
    sostituite dalle seguenti: «e all’articolo 12,»;
    l) all’articolo 22, il comma 3 e’ abrogato;
    m) all’articolo 22-bis, al comma 3, il secondo periodo e’
    soppresso;
    n) all’articolo 23:
    1) al comma 1, le parole «di cui all’articolo 14» sono sostituite
    dalle seguenti: «di cui agli articoli 9 e 11»;
    2) al comma 7, le parole «di cui agli articoli 9, 11 e 14» sono
    sostituite dalle seguenti: «di cui agli articoli 9 e 11».
  5. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 4, comma 5, secondo periodo, le parole «governativa
    o in una struttura del sistema di protezione di cui all’articolo
    1-sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39,» sono soppresse;
    b) all’articolo 13, comma 2, le parole «di cui all’articolo 8 del
    decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140,» sono sostituite dalle
    seguenti: «di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 18 agosto
    2015, n. 142,».
  6. Le definizioni di «Sistema di protezione per richiedenti asilo e
    rifugiati» ovvero di «Sistema di protezione per richiedenti asilo,
    rifugiati e minori stranieri non accompagnati» di cui all’articolo
    1-sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, ovunque presenti,
    in disposizioni di legge o di regolamento, si intendono sostituite
    dalla seguente: «Sistema di protezione per titolari di protezione
    internazionale e per minori stranieri non accompagnati» di cui
    all’articolo 1-sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, e
    successive modificazioni.
  7. I richiedenti asilo presenti nel Sistema di protezione di cui
    all’articolo 1-sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39,
    alla data di entrata in vigore del presente decreto, rimangono in
    accoglienza fino alla scadenza del progetto in corso, gia’
    finanziato.
  8. I titolari di protezione umanitaria presenti nel Sistema di
    protezione di cui all’articolo 1-sexies del decreto-legge 30 dicembre
    1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio
    1990, n. 39, alla data di entrata in vigore del presente decreto,
    rimangono in accoglienza fino alla scadenza del periodo temporale
    previsto dalle disposizioni di attuazione sul funzionamento del
    medesimo Sistema di protezione e comunque non oltre la scadenza del
    progetto di accoglienza.
  9. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo
    non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
    pubblica. Le Amministrazioni interessate provvedono ai relativi
    adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie
    disponibili a legislazione vigente.

Art. 13

Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica

  1. Al decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 4:
    1) al comma 1, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il
    permesso di soggiorno costituisce documento di riconoscimento ai
    sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera c), del decreto del
    Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.»;
    2) dopo il comma 1, e’ inserito il seguente:
    «1-bis. Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 non costituisce
    titolo per l’iscrizione anagrafica ai sensi del decreto del
    Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, e dell’articolo
    6, comma 7, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.»;
    b) all’articolo 5:
    1) il comma 3 e’ sostituito dal seguente:
    «3. L’accesso ai servizi previsti dal presente decreto e a quelli
    comunque erogati sul territorio ai sensi delle norme vigenti e’
    assicurato nel luogo di domicilio individuato ai sensi dei commi 1 e
    2.»;
    2) al comma 4, le parole «un luogo di residenza» sono
    sostituite dalle seguenti: «un luogo di domicilio»;
    c) l’articolo 5-bis e’ abrogato.

Capo III
Disposizioni in materia di cittadinanza

Art. 14

Disposizioni in materia di acquisizione
e revoca della cittadinanza

  1. Alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, sono apportate le seguenti
    modificazioni:
    a) all’articolo 8, il comma 2 e’ abrogato;
    b) all’articolo 9-bis, comma 2, le parole «di importo pari a 200»
    sono sostituite dalle seguenti «di importo pari a 250»;
    c) dopo l’articolo 9-bis e’ inserito il seguente:
    «Art. 9-ter. – 1. Il termine di definizione dei procedimenti di cui
    agli articoli 5 e 9 e’ di quarantotto mesi dalla data di
    presentazione della domanda.
  2. Il termine di cui al comma 1 si applica altresi’ ai procedimenti
    di riconoscimento della cittadinanza avviati dall’autorita’
    diplomatica o consolare o dall’Ufficiale di stato civile a seguito di
    istanze fondate su fatti occorsi prima del 1º gennaio 1948.»;
    d) dopo l’articolo 10 e’ inserito il seguente:
    «Art. 10-bis. – 1. La cittadinanza italiana acquisita ai sensi
    degli articoli 4, comma 2, 5 e 9, e’ revocata in caso di condanna
    definitiva per i reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera
    a), n. 4), del codice di procedura penale, nonche’ per i reati di cui
    agli articoli 270-ter e 270-quinquies.2, del codice penale. La revoca
    della cittadinanza e’ adottata, entro tre anni dal passaggio in
    giudicato della sentenza di condanna per i reati di cui al primo
    periodo, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del
    Ministro dell’interno.».
  3. Le disposizioni di cui al comma 1, lettera c), si applicano ai
    procedimenti di conferimento della cittadinanza in corso alla data di
    entrata in vigore del presente decreto.
  4. All’articolo 1, comma 1, della legge 12 gennaio 1991, n. 13, la
    lettera aa) e’ sostituita dalla seguente: «aa) concessione e revoca
    della cittadinanza italiana;».

Capo IV
Disposizioni in materia di giustizia

Art. 15

Disposizioni in materia di giustizia

  1. Al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica
    30 maggio 2002, n. 115, nel capo V del titolo IV della parte III,
    dopo l’articolo 130, e’ inserito il seguente:
    «Art. 130-bis (L) (Esclusione dalla liquidazione dei compensi al
    difensore e al consulente tecnico di parte nei processi civili). – 1.
    Nel processo civile, quando l’impugnazione, anche incidentale, e’
    dichiarata inammissibile, al difensore non e’ liquidato alcun
    compenso.
  2. Non possono essere altresi’ liquidate le spese sostenute per le
    consulenze tecniche di parte che, all’atto del conferimento
    dell’incarico, apparivano irrilevanti o superflue ai fini della
    prova.».

Titolo II
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SICUREZZA PUBBLICA, PREVENZIONE E
CONTRASTO AL TERRORISMO E ALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA
Capo I
Disposizioni in materia di sicurezza pubblica e di prevenzione del
terrorismo

Art. 16

Controllo, anche attraverso dispositivi elettronici,
dell’ottemperanza al provvedimento di allontanamento dalla casa
familiare

  1. All’articolo 282-bis, comma 6, del codice di procedura penale,
    dopo la parola «571,» e’ inserita la seguente: «572,» e dopo le
    parole: «612, secondo comma,» e’ inserita la seguente: «612-bis,».
  2. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono
    derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le
    Amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le
    risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione
    vigente.

Art. 17

Prescrizioni in materia di contratto di noleggio
di autoveicoli per finalita’ di prevenzione del terrorismo

  1. Per le finalita’ di prevenzione del terrorismo, gli esercenti di
    cui all’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 19
    dicembre 2001, n. 481, comunicano, per il successivo raffronto
    effettuato dal Centro elaborazione dati, di cui all’articolo 8 della
    legge 1° aprile 1981, n. 121, i dati identificativi riportati nel
    documento di identita’ esibito dal soggetto che richiede il noleggio
    di un autoveicolo, di cui all’articolo 54 del decreto legislativo 30
    aprile 1992, n. 285. La comunicazione e’ effettuata contestualmente
    alla stipula del contratto di noleggio e comunque con un congruo
    anticipo rispetto al momento della consegna del veicolo.
  2. Il Centro di cui al comma 1 procede al raffronto automatico dei
    dati comunicati ai sensi del comma 1 con quelli in esso conservati,
    concernenti provvedimenti dell’Autorita’ giudiziaria o dell’Autorita’
    di pubblica sicurezza, ovvero segnalazioni inserite, a norma delle
    vigenti leggi, dalle Forze di polizia, per finalita’ di prevenzione e
    repressione del terrorismo. Nel caso in cui dal raffronto emergano
    situazioni potenzialmente rilevanti per le finalita’ di cui al comma
    l, il predetto Centro provvede ad inviare una segnalazione di allerta
    all’ufficio o comando delle Forze di polizia per le conseguenti
    iniziative di controllo, anche ai fini di cui all’articolo 4, primo
    comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al
    regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.
  3. I dati comunicati ai sensi del comma 1 sono conservati per un
    periodo di tempo non superiore a sette giorni. Con decreto del
    Ministro dell’interno di natura non regolamentare, da adottarsi entro
    sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono
    definite le modalita’ tecniche dei collegamenti attraverso i quali
    sono effettuate le comunicazioni previste dal comma l, nonche’ di
    conservazione dei dati. Il predetto decreto e’ adottato, sentito il
    Garante per la protezione dei dati personali, il quale esprime il
    proprio parere entro quarantacinque giorni dalla richiesta, decorsi i
    quali il decreto puo’ essere comunque emanato.
  4. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo
    non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
    pubblica. Il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero
    dell’interno provvede ai relativi adempimenti con le risorse umane,
    strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 18

Disposizioni in materia di accesso al CED interforze
da parte del personale della polizia municipale

  1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 16-quater del
    decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 19 marzo 1993, n. 68, il personale dei Corpi e servizi di
    polizia municipale dei comuni con popolazione superiore ai centomila
    abitanti, addetto ai servizi di polizia stradale, in possesso della
    qualifica di agente di pubblica sicurezza, quando procede al
    controllo ed all’identificazione delle persone, accede, in deroga a
    quanto previsto dall’articolo 9 della legge 1° aprile 1981, n. 121,
    al Centro elaborazione dati di cui all’articolo 8 della medesima
    legge al fine di verificare eventuali provvedimenti di ricerca o di
    rintraccio esistenti nei confronti delle persone controllate.
  2. Con decreto del Ministro dell’interno, da emanarsi entro 90
    giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
    presente decreto, sentita la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie
    locali, nonche’ il Garante per la protezione dei dati personali, sono
    definiti le modalita’ di collegamento al Centro elaborazione dati e i
    relativi standard di sicurezza, nonche’ il numero degli operatori di
    polizia municipale che ciascun comune puo’ abilitare alla
    consultazione dei dati previsti dal comma 1.
  3. Per l’attuazione del presente articolo e’ autorizzata la spesa
    di 150.000 euro per l’anno 2018. Ai relativi oneri si provvede ai
    sensi dell’articolo 39.

Art. 19

Sperimentazione di armi ad impulsi elettrici
da parte delle Polizie municipali

  1. Previa adozione di un apposito regolamento comunale, emanato in
    conformita’ alle linee generali adottate in materia di formazione del
    personale e di tutela della salute, con accordo sancito in sede di
    Conferenza Unificata, i comuni con popolazione superiore ai centomila
    abitanti possono dotare di armi comuni ad impulso elettrico, quale
    dotazione di reparto, in via sperimentale, per il periodo di sei
    mesi, due unita’ di personale, munito della qualifica di agente di
    pubblica sicurezza, individuato fra gli appartenenti ai dipendenti
    Corpi e Servizi di polizia municipale.
  2. Con il regolamento di cui al comma 1, i comuni definiscono, nel
    rispetto dei principi di precauzione e di salvaguardia
    dell’incolumita’ pubblica, le modalita’ della sperimentazione che
    deve essere effettuata previo un periodo di adeguato addestramento
    del personale interessato nonche’ d’intesa con le aziende sanitarie
    locali competenti per territorio, realizzando altresi’ forme di
    coordinamento tra queste ed i Corpi e Servizi di polizia municipale.
  3. Al termine del periodo di sperimentazione, i comuni, con proprio
    regolamento, possono deliberare di assegnare in dotazione effettiva
    di reparto l’arma comune ad impulsi elettrici positivamente
    sperimentata. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni del
    regolamento di cui al decreto del Ministro dell’interno 4 marzo 1987,
    n. 145, ad eccezione di quanto previsto dall’articolo 2, comma 2.
  4. I comuni e le regioni provvedono, rispettivamente, agli oneri
    derivanti dalla sperimentazione di cui al presente articolo e alla
    formazione del personale delle polizie municipali interessato, nei
    limiti delle risorse disponibili nei propri bilanci.
  5. All’articolo 8, comma 1-bis, del decreto-legge 22 agosto 2014,
    n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 ottobre 2014,
    n. 146, le parole «della pistola elettrica Taser» sono sostituite
    dalle seguenti: «dell’arma comune ad impulsi elettrici».

Art. 20

Estensione dell’ambito di applicazione del divieto di accesso ai
luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive

  1. All’articolo 6, comma 1, della legge 13 dicembre 1989, n. 401,
    dopo il primo periodo e’ inserito il seguente: «Il divieto di cui al
    presente comma puo’ essere adottato anche nei confronti dei soggetti
    di cui all’articolo 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 6
    settembre 2011, n. 159.».

Art. 21

Estensione dell’ambito di applicazione del divieto
di accesso in specifiche aree urbane

  1. All’articolo 9, comma 3, del decreto-legge 20 febbraio 2017, n.
    14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48,
    sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) dopo le parole «su cui insistono» sono inserite le seguenti:
    «presidi sanitari,»;
    b) dopo le parole «flussi turistici,» sono inserite le seguenti:
    «aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati, pubblici
    spettacoli,».

Art. 22

Potenziamento di apparati tecnico-logistici
del Ministero dell’interno

  1. Al fine di corrispondere alle contingenti e straordinarie
    esigenze connesse all’espletamento dei compiti istituzionali della
    Polizia di Stato e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, per
    l’acquisto e il potenziamento dei sistemi informativi per il
    contrasto del terrorismo internazionale, ivi compreso il
    rafforzamento dei nuclei
    «Nucleare-Batteriologico-Chimico-Radiologico» (NBCR) del suddetto
    Corpo, nonche’ per il finanziamento di interventi diversi di
    manutenzione straordinaria e adattamento di strutture ed impianti, e’
    autorizzata in favore del Ministero dell’interno la spesa complessiva
    di 15.000.000 euro per l’anno 2018 e di 49.150.000 euro per ciascuno
    degli anni dal 2019 al 2025, da destinare:
    a) quanto a 10.500.000 euro per l’anno 2018 e a 36.650.000 euro per
    ciascuno degli anni dal 2019 al 2025, alla Polizia di Stato;
    b) quanto a 4.500.000 euro per l’anno 2018 e a 12.500.000 euro per
    ciascuno degli anni dal 2019 al 2025, al Corpo nazionale dei vigili
    del fuoco.
  2. Agli oneri di cui al comma 1 si provvede ai sensi dell’articolo

Art. 23

Disposizioni in materia di blocco stradale

  1. Al decreto legislativo 22 gennaio 1948, n. 66, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 1, comma 1, le parole «in una strada ferrata» sono
    sostituite dalle seguenti: «in una strada ordinaria o ferrata o
    comunque ostruisce o ingombra una strada ordinaria o ferrata,»;
    b) l’articolo 1-bis e’ abrogato.
  2. All’articolo 4, comma 3, del decreto legislativo 25 luglio 1998,
    n. 286, dopo le parole «e degli articoli 473 e 474 del codice penale»
    sono inserite le seguenti: «, nonche’ dall’articolo 1 del decreto
    legislativo 22 gennaio 1948, n. 66.».

Capo II
Disposizioni in materia di prevenzione e contrasto alla criminalita’
mafiosa

Art. 24

Modifiche al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159

  1. Al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, sono apportate
    le seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 10, dopo il comma 2-ter e’ inserito il seguente:
    «2-quater. In caso di conferma del decreto impugnato, la corte di
    appello pone a carico della parte privata che ha proposto
    l’impugnazione il pagamento delle spese processuali.»;
    b) all’articolo 17, al comma 3-bis sono apportate le seguenti
    modificazioni:
    1) alla lettera c) dopo la parola «comunicazione» e’ inserita la
    seguente: «sintetica» e le parole «La mancata comunicazione comporta
    l’inammissibilita’ della proposta» sono sostituite dalle seguenti:
    «Il procuratore nei dieci giorni successivi comunica all’autorita’
    proponente l’eventuale sussistenza di pregiudizi per le indagini
    preliminari in corso. In tali casi, il procuratore concorda con
    l’autorita’ proponente modalita’ per la presentazione congiunta della
    proposta.»;
    2) la lettera d) e’ abrogata;
    c) all’articolo 19, comma 4, all’ultimo periodo, dopo le parole
    «sequestro della documentazione» sono inserite le seguenti: «di cui
    al primo periodo»;
    d) all’articolo 67, al comma 8, dopo le parole «comma 3-bis, del
    codice di procedura penale» sono inserite le seguenti: «nonche’ per i
    reati di cui all’articolo 640, secondo comma, n. 1), del codice
    penale, commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico, e
    all’articolo 640-bis del codice penale».
  2. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono
    derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le
    Amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le
    risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione
    vigente.

Art. 25

Sanzioni in materia di subappalti illeciti

  1. All’articolo 21, comma 1, della legge 13 settembre 1982, n. 646,
    sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al primo periodo, le parole «l’arresto da sei mesi ad un anno e
    con l’ammenda» sono sostituite dalle seguenti: «la reclusione da uno
    a cinque anni e con la multa»;
    b) al secondo periodo, le parole «dell’arresto da sei mesi ad un
    anno e dell’ammenda» sono sostituite dalle seguenti: «della
    reclusione da uno a cinque anni e della multa.».

Art. 26

Monitoraggio dei cantieri

  1. All’articolo 99, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008,
    n. 81, dopo le parole «provinciale del lavoro» sono inserite le
    seguenti: «nonche’ al prefetto».

Art. 27

Disposizioni per migliorare la circolarita’ informativa

  1. L’articolo 160 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e’
    sostituito dal seguente:
    «Art. 160. – Per le finalita’ di prevenzione generale di reati e
    per l’esercizio del potere di proposta di cui all’articolo 17, comma
    1, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, le cancellerie
    dei tribunali e delle corti di appello hanno l’obbligo di trasmettere
    ogni quindici giorni, anche per via telematica, il dispositivo delle
    sentenze di condanne irrevocabili a pene detentive al questore della
    provincia in cui il condannato ha la residenza o l’ultima dimora e al
    direttore della Direzione investigativa antimafia. Analogo obbligo
    sussiste per le cancellerie presso la sezione misure di prevenzione e
    presso l’ufficio G.I.P. del tribunale in relazione alla comunicazione
    di copia dei provvedimenti ablativi o restrittivi, emessi nell’ambito
    delle rispettive attribuzioni, alle questure competenti per
    territorio e alla Direzione investigativa antimafia.».
  2. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo
    non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
    pubblica. Le Amministrazioni interessate provvedono ai relativi
    adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie
    disponibili a legislazione vigente.

Art. 28

Modifiche all’articolo 143
del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267

  1. All’articolo 143 del testo unico delle leggi sull’ordinamento
    degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
    267, dopo il comma 7 e’ inserito il seguente:
    «7-bis. Nell’ipotesi di cui al comma 7, qualora dalla relazione del
    prefetto emergano, riguardo ad uno o piu’ settori amministrativi,
    situazioni sintomatiche di condotte illecite gravi e reiterate, tali
    da determinare un’alterazione delle procedure e da compromettere il
    buon andamento e l’imparzialita’ delle amministrazioni comunali o
    provinciali, nonche’ il regolare funzionamento dei servizi ad esse
    affidati, il prefetto, sulla base delle risultanze dell’accesso, al
    fine di far cessare le situazioni riscontrate e di ricondurre alla
    normalita’ l’attivita’ amministrativa dell’ente, individua, fatti
    salvi i profili di rilevanza penale, i prioritari interventi di
    risanamento indicando gli atti da assumere, con la fissazione di un
    termine per l’adozione degli stessi, e fornisce ogni utile supporto
    tecnico-amministrativo a mezzo dei propri uffici. Decorso inutilmente
    il termine fissato, il prefetto assegna all’ente un ulteriore
    termine, non superiore a 20 giorni, per la loro adozione, scaduto il
    quale si sostituisce, mediante commissario ad acta,
    all’amministrazione inadempiente. Ai relativi oneri gli enti locali
    provvedono con le risorse disponibili a legislazione vigente sui
    propri bilanci.».

Art. 29

Modifiche in materia di attivita’ svolte negli enti locali dal
personale sovraordinato ai sensi dell’articolo 145 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267

  1. Le risorse di cui all’articolo 1, comma 706, della legge 27
    dicembre 2006, n. 296, possono essere incrementate, nel rispetto
    dell’invarianza dei saldi di finanza pubblica, fino ad un massimo di
    5.000.000 euro annui a decorrere dal 2018, mediante utilizzo delle
    risorse che si rendono disponibili nel corso dell’anno, relative alle
    assegnazioni a qualunque titolo spettanti agli enti locali,
    corrisposte annualmente dal Ministero dell’interno.
  2. Il Ministro dell’economia e delle finanze, su proposta del
    Ministro dell’interno, e’ autorizzato ad apportare con propri decreti
    le occorrenti variazioni compensative di bilancio.

Capo III
Disposizioni in materia di occupazioni arbitrarie di immobili

Art. 30

Modifiche all’articolo 633 del codice penale

  1. All’articolo 633 del codice penale, dopo il secondo comma e’
    inserito il seguente: «Nelle ipotesi di cui al secondo comma, si
    applica la pena della reclusione fino a quattro anni congiuntamente
    alla multa da 206 euro a 2.064 euro, nei confronti dei promotori e
    organizzatori dell’invasione, nonche’ di coloro che hanno compiuto il
    fatto armati.».

Art. 31

Modifiche all’articolo 266
del codice di procedura penale

  1. All’articolo 266, comma 1, lettera f-ter), del codice di
    procedura penale, le parole «516 e 517-quater del codice penale;»
    sono sostituite dalle seguenti: «516, 517-quater e 633, terzo comma,
    del codice penale;».
  2. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono
    derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le
    Amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le
    risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione
    vigente.

Titolo III
DISPOSIZIONI PER LA FUNZIONALITA’ DEL MINISTERO DELL’INTERNO NONCHE’
SULL’ORGANIZZAZIONE E IL FUNZIONAMENTO DELL’AGENZIA NAZIONALE PER
L’AMMINISTRAZIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI E CONFISCATI
ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA
Capo I
Disposizioni per la funzionalita’ del Ministero dell’interno

Art. 32

Disposizioni per la riorganizzazione dell’amministrazione civile del
Ministero dell’interno

  1. Nell’ambito dei processi di riduzione organizzativa e al fine di
    garantire gli obiettivi complessivi di economicita’ e di revisione
    della spesa previsti dalla legislazione vigente, il Ministero
    dell’interno applica la riduzione percentuale del 20 per cento
    prevista dall’articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto-legge 6
    luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7
    agosto 2012, n. 135, nella misura pari a ventinove posti di livello
    dirigenziale generale, attraverso:
    a) la riduzione di otto posti di livello dirigenziale generale
    assegnati ai prefetti nell’ambito degli Uffici centrali del Ministero
    dell’interno di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7
    settembre 2001, n. 398, con conseguente rideterminazione della
    dotazione organica dei prefetti di cui alla Tabella 1 allegata al
    decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 maggio 2015,
    pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 217 del 18 settembre 2015;
    b) la soppressione di ventuno posti di prefetto collocati a
    disposizione per specifiche esigenze in base alla normativa vigente,
    secondo le modifiche di seguito indicate:
    1) all’articolo 237 del decreto del Presidente della Repubblica 10
    gennaio 1957, n. 3, il terzo comma e’ sostituito dal seguente: «I
    prefetti a disposizione non possono eccedere il numero di due oltre
    quelli dei posti del ruolo organico»;
    2) all’articolo 3-bis, comma 1, del decreto-legge 29 ottobre 1991,
    n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991,
    n. 410, le parole «del 15 per cento» sono sostituite dalle seguenti:
    «del 5 per cento»;
    3) all’articolo 12, comma 2-bis, primo periodo, del decreto
    legislativo 19 maggio 2000, n. 139, dopo le parole «i prefetti», sono
    inserite le seguenti: «entro l’aliquota dell’1 per cento».
  2. Restano ferme le dotazioni organiche dei viceprefetti e dei
    viceprefetti aggiunti, del personale appartenente alle qualifiche
    dirigenziali di prima e di seconda fascia, nonche’ del personale non
    dirigenziale appartenente alle aree prima, seconda e terza
    dell’Amministrazione civile dell’interno di cui alla Tabella 1
    allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22
    maggio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 217 del 18
    settembre 2015.
  3. All’articolo 42, comma 1, della legge 1° aprile 1981, n. 121, le
    parole «di 17 posti» sono sostituite dalle seguenti: «di 14 posti».
  4. Il Ministero dell’interno adotta, con le modalita’ e nel termine
    di cui all’articolo 12, comma 1-bis, primo periodo, del decreto-legge
    17 febbraio 2017, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge
    13 aprile 2017, n. 46, il relativo regolamento di organizzazione.
    Entro il medesimo termine si provvede a dare attuazione alle
    disposizioni di cui all’articolo 2, comma 11, lettera b), del
    decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, con conseguente riassorbimento,
    entro il biennio successivo, degli effetti derivanti dalle riduzioni
    di cui ai commi 1 e 2.

Art. 33

Norme in materia di pagamento dei compensi
per lavoro straordinario delle Forze di polizia

  1. Al fine di garantire le esigenze di tutela dell’ordine e della
    sicurezza pubblica, a decorrere dall’esercizio finanziario 2018, per
    il pagamento dei compensi per prestazioni di lavoro straordinario
    svolte dagli appartenenti alle Forze di polizia, di cui all’articolo
    16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, e’ autorizzata, a valere sulle
    disponibilita’ degli stanziamenti di bilancio, la spesa per un
    ulteriore importo di 38.091.560 euro in deroga al limite di cui
    all’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n.
  2. Il pagamento dei compensi per prestazioni di lavoro
    straordinario di cui al comma 1, nelle more dell’adozione del decreto
    di cui all’articolo 43, tredicesimo comma, della legge 1° aprile
    1981, n. 121, e’ autorizzato entro i limiti massimi fissati dal
    decreto applicabile all’anno finanziario precedente.

Art. 34

Incremento richiami personale volontario
del Corpo nazionale dei vigili del fuoco

  1. Per le finalita’ di cui all’articolo 9, commi 1 e 2, del decreto
    legislativo 8 marzo 2006, n. 139, gli stanziamenti di spesa per la
    retribuzione del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili
    del fuoco, iscritti nello stato di previsione del Ministero
    dell’interno, nell’ambito della missione «Soccorso civile», sono
    incrementati di 5,9 milioni di euro per l’anno 2019 e di 5 milioni di
    euro a decorrere dall’anno 2020.
  2. L’impiego del personale volontario, ai sensi dell’articolo 9 del
    decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, e’ disposto nel limite
    dell’autorizzazione annuale di spesa, pari a 20.952.678 euro per
    l’anno 2019 e a 20.052.678 euro a decorrere dall’anno 2020.
  3. Per l’attuazione del presente articolo e’ autorizzata la spesa
    di 5,9 milioni di euro per l’anno 2019 e di 5 milioni di euro a
    decorrere dall’anno 2020. Ai relativi oneri si provvede ai sensi
    dell’articolo 39.

Art. 35

Ulteriori disposizioni in materia di riordino dei ruoli e delle
carriere del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate

  1. Al fine di adottare provvedimenti normativi in materia di
    riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze di
    polizia e delle Forze armate, ivi comprese le Capitanerie di porto,
    volti a correggere ed integrare il decreto legislativo 29 maggio
    2017, n. 94, e il decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, e’
    istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero
    dell’economia e delle finanze, nel quale confluiscono le risorse di
    cui all’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 3, comma 155,
    secondo periodo, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, con
    riferimento alle risorse gia’ affluite ai sensi dell’articolo 7,
    comma 2, lettera a), del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, e
    non utilizzate in attuazione dell’articolo 8, comma 6, della legge 7
    agosto 2015, n. 124, alle quali si aggiunge una quota pari a
    5.000.000 euro, a decorrere dall’anno 2018, dei risparmi di spesa di
    parte corrente di natura permanente, di cui all’articolo 4, comma 1,
    lettere c) e d), della legge 31 dicembre 2012, n. 244.

Capo II
Disposizioni sull’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia
nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni
sequestrati e confiscati alla criminalita’ organizzata

Art. 36

Razionalizzazione delle procedure di gestione
e destinazione dei beni confiscati

  1. All’articolo 35 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.
    159, al comma 2, secondo periodo, dopo le parole «comunque non
    superiore a tre,» sono inserite le seguenti: «con esclusione degli
    incarichi gia’ in corso quale coadiutore,».
  2. All’articolo 38 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.
    159, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 3:
    1) al secondo periodo, dopo la parola «coadiutore,» sono inserite
    le seguenti: «che puo’ essere»;
    2) dopo il secondo periodo e’ inserito il seguente: «Qualora sia
    diverso dall’amministratore giudiziario, il coadiutore nominato
    dall’Agenzia deve essere scelto tra gli iscritti, rispettivamente,
    agli albi richiamati all’articolo 35, commi 2 e 2-bis.»;
    3) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «All’attuazione del
    presente comma, si provvede con le risorse umane e finanziarie
    disponibili a legislazione vigente.».
  3. All’articolo 48 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.
    159, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 3:
    1) alla lettera b) le parole «Presidente del Consiglio dei
    ministri» sono sostituite dalle seguenti: «Ministro dell’interno»;
    2) alla lettera c) le parole «al patrimonio del comune ove
    l’immobile e’ sito, ovvero al patrimonio della provincia o della
    regione» sono sostituite dalle seguenti: «al patrimonio indisponibile
    del comune ove l’immobile e’ sito, ovvero al patrimonio indisponibile
    della provincia, della citta’ metropolitana o della regione»;
    3) la lettera d) e’ sostituita dalla seguente:
    «d) trasferiti prioritariamente al patrimonio indisponibile
    dell’ente locale o della regione ove l’immobile e’ sito, se
    confiscati per il reato di cui all’articolo 74 del citato testo unico
    approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990,
    n. 309, qualora richiesti per le finalita’ di cui all’articolo 129
    dello stesso decreto del Presidente della Repubblica. Se entro un
    anno l’ente territoriale destinatario non ha provveduto alla
    destinazione del bene, l’Agenzia dispone la revoca del trasferimento
    ovvero la nomina di un commissario con poteri sostitutivi.»;
    b) al comma 4 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole «,
    nonche’, per una quota non superiore al 30 per cento, per
    incrementare i fondi per la contrattazione integrativa anche allo
    scopo di valorizzare l’apporto del personale dirigenziale e non
    dirigenziale al potenziamento dell’efficacia ed efficienza
    dell’azione dell’Agenzia. La misura della quota annua destinata
    all’incremento dei fondi per la contrattazione integrativa viene
    definita con decreto del Ministro dell’interno di concerto con il
    Ministro dell’economia e delle finanze su proposta dell’Agenzia e
    l’incremento non puo’ essere superiore al 15 per cento della
    componente variabile della retribuzione accessoria in godimento da
    parte del predetto personale»;
    c) dopo il comma 4 e’ inserito il seguente:
    «4-bis. Fermi restando i vincoli connessi al trasferimento nel
    patrimonio indisponibile dell’ente destinatario, nell’ambito delle
    finalita’ istituzionali di cui al comma 3, lettera c), rientra
    l’impiego degli immobili, tramite procedure ad evidenza pubblica, per
    incrementare l’offerta di alloggi da cedere in locazione a soggetti
    in particolare condizione di disagio economico e sociale anche
    qualora l’ente territoriale ne affidi la gestione all’ente pubblico a
    cio’ preposto.»;
    d) i commi 5, 6 e 7 sono sostituiti dai seguenti:
    «5. I beni di cui al comma 3, di cui non sia possibile effettuare
    la destinazione o il trasferimento per le finalita’ di pubblico
    interesse ivi contemplate, sono destinati con provvedimento
    dell’Agenzia alla vendita, osservate, in quanto compatibili, le
    disposizioni del codice di procedura civile. Qualora l’immobile si
    trovi nelle condizioni previste per il rilascio del permesso di
    costruire in sanatoria, l’acquirente dovra’ presentare la relativa
    domanda entro centoventi giorni dal perfezionamento dell’atto di
    vendita. L’avviso di vendita e’ pubblicato nel sito internet
    dell’Agenzia e dell’avvenuta pubblicazione e’ data notizia nel sito
    internet dell’Agenzia del demanio. La vendita e’ effettuata per un
    corrispettivo non inferiore a quello determinato dalla stima
    formulata ai sensi dell’articolo 47. Qualora, entro novanta giorni
    dalla data di pubblicazione dell’avviso di vendita, non pervengano
    proposte di acquisto per il corrispettivo indicato al precedente
    periodo, il prezzo minimo della vendita non puo’, comunque, essere
    determinato in misura inferiore all’80 per cento del valore della
    suddetta stima. Fatto salvo il disposto dei commi 6 e 7 del presente
    articolo, la vendita e’ effettuata al miglior offerente, con
    esclusione del proposto o di colui che risultava proprietario
    all’atto dell’adozione della misura penale o di prevenzione, se
    diverso dal proposto, di soggetti condannati, anche in primo grado, o
    sottoposti ad indagini connesse o pertinenti al reato di associazione
    mafiosa o a quello di cui all’articolo 416-bis.1 del codice penale,
    nonche’ dei relativi coniugi o parti dell’unione civile, parenti e
    affini entro il terzo grado, nonche’ persone con essi conviventi.
    L’Agenzia acquisisce, con le modalita’ di cui agli articoli 90 e
    seguenti, l’informazione antimafia, riferita all’acquirente e agli
    altri soggetti allo stesso riconducibili, indicati al presente comma,
    affinche’ i beni non siano acquistati, anche per interposta persona,
    da soggetti esclusi ai sensi del periodo che precede, o comunque
    riconducibili alla criminalita’ organizzata, ovvero utilizzando
    proventi di natura illecita. Si applica, in quanto compatibile, il
    comma 15. I beni immobili acquistati non possono essere alienati,
    nemmeno parzialmente, per cinque anni dalla data di trascrizione del
    contratto di vendita e quelli diversi dai fabbricati sono
    assoggettati alla stessa disciplina prevista per questi ultimi
    dall’articolo 12 del decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59, convertito,
    con modificazioni, dalla legge 18 maggio 1978, n. 191. I beni
    immobili di valore superiore a 400.000 euro sono alienati secondo le
    procedure previste dalle norme di contabilita’ dello Stato.
  4. Possono esercitare la prelazione all’acquisto:
    a) cooperative edilizie costituite da personale delle Forze armate
    o delle Forze di polizia;
    b) gli enti pubblici aventi, tra le altre finalita’ istituzionali,
    anche quella dell’investimento nel settore immobiliare;
    c) le associazioni di categoria che assicurano, nello specifico
    progetto, maggiori garanzie e utilita’ per il perseguimento
    dell’interesse pubblico;
    d) le fondazioni bancarie;
    e) gli enti territoriali.
  5. La prelazione deve essere esercitata, a pena di decadenza, nei
    termini stabiliti dall’avviso pubblico di cui al comma 5, salvo
    recesso qualora la migliore offerta pervenuta non sia ritenuta di
    interesse.»;
    e) dopo il comma 7-bis e’ inserito il seguente:
    «7-ter. Per la destinazione ai sensi del comma 3 dei beni indivisi,
    oggetto di provvedimento di confisca, l’Agenzia o il partecipante
    alla comunione promuove incidente di esecuzione ai sensi
    dell’articolo 666 del codice di procedura penale. Il tribunale,
    disposti i necessari accertamenti tecnici, adotta gli opportuni
    provvedimenti per ottenere la divisione del bene. Qualora il bene
    risulti indivisibile, i partecipanti in buona fede possono chiedere
    l’assegnazione dell’immobile oggetto di divisione, previa
    corresponsione del conguaglio dovuto in favore degli aventi diritto,
    in conformita’ al valore determinato dal perito nominato dal
    tribunale. Quando l’assegnazione e’ richiesta da piu’ partecipanti
    alla comunione, si fa luogo alla stessa in favore del partecipante
    titolare della quota maggiore o anche in favore di piu’ partecipanti,
    se questi la chiedono congiuntamente. Se non e’ chiesta
    l’assegnazione, si fa luogo alla vendita, a cura dell’Agenzia e
    osservate, in quanto compatibili, le disposizioni del codice di
    procedura civile o, in alternativa, all’acquisizione del bene per
    intero al patrimonio dello Stato per le destinazioni di cui al comma
    3, e gli altri partecipanti alla comunione hanno diritto alla
    corresponsione di una somma equivalente al valore determinato dal
    perito nominato dal tribunale, con salvezza dei diritti dei creditori
    iscritti e dei cessionari. In caso di acquisizione del bene al
    patrimonio dello Stato, il tribunale ordina il pagamento delle somme,
    ponendole a carico del Fondo Unico Giustizia. Qualora il partecipante
    alla comunione non dimostri la propria buona fede, la relativa quota
    viene acquisita a titolo gratuito al patrimonio dello Stato ai sensi
    del primo comma dell’articolo 45.»;
    f) il comma 10 e’ sostituito dal seguente:
    «10. Le somme ricavate dalla vendita di cui al comma 5, al netto
    delle spese per la gestione e la vendita degli stessi, affluiscono al
    Fondo Unico Giustizia per essere riassegnate, previo versamento
    all’entrata del bilancio dello Stato, nella misura del quaranta per
    cento al Ministero dell’interno, per la tutela della sicurezza
    pubblica e per il soccorso pubblico, nella misura del quaranta per
    cento al Ministero della giustizia, per assicurare il funzionamento
    ed il potenziamento degli uffici giudiziari e degli altri servizi
    istituzionali, e, nella misura del venti per cento all’Agenzia, per
    assicurare lo sviluppo delle proprie attivita’ istituzionali, in
    coerenza con gli obiettivi di stabilita’ della finanza pubblica.»;
    g) dopo il comma 12-bis e’ inserito il seguente:
    «12-ter. I beni mobili, anche iscritti in pubblici registri, non
    destinati ai sensi dei commi 12 e 12-bis, possono essere destinati
    alla vendita, con divieto di ulteriore cessione per un periodo non
    inferiore a un anno, nel rispetto di quanto previsto dal comma 5,
    sesto periodo, ovvero distrutti.»;
    h) dopo il comma 15-ter e’ aggiunto, in fine, il seguente:
    «15-quater. I beni di cui al comma 5 che rimangono invenduti,
    decorsi tre anni dall’avvio della relativa procedura, sono mantenuti
    al patrimonio dello Stato con provvedimento dell’Agenzia. La relativa
    gestione e’ affidata all’Agenzia del demanio.».
  6. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 3 non devono
    derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le
    Amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le
    risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione
    vigente.

Art. 37

Disposizioni in materia di organizzazione
e di organico dell’Agenzia

  1. All’articolo 110, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre
    2011, n. 159, il primo periodo e’ sostituito dal seguente:
    «1. L’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei
    beni sequestrati e confiscati alla criminalita’ organizzata e’ posta
    sotto la vigilanza del Ministro dell’interno, ha personalita’
    giuridica di diritto pubblico ed e’ dotata di autonomia organizzativa
    e contabile, ha la sede principale in Roma e fino a 4 sedi secondarie
    istituite con le modalita’ di cui all’articolo 112, nei limiti delle
    risorse ordinarie iscritte nel proprio bilancio.».
  2. All’articolo 112 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.
    159, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 4:
    1) dopo la lettera c) e’ inserita la seguente: «c-bis) provvede
    all’istituzione, in relazione a particolari esigenze, fino a un
    massimo di quattro sedi secondarie, in regioni ove sono presenti in
    quantita’ significativa beni sequestrati e confiscati alla
    criminalita’ organizzata, nei limiti delle risorse di cui
    all’articolo 110, comma 1;»;
    2) la lettera h) e’ sostituita dalla seguente: «h) approva il
    bilancio preventivo e il conto consuntivo;»;
    b) al comma 5, alla lettera a) la parola «, h)» e’ soppressa.
  3. All’articolo 113-bis del decreto legislativo 6 settembre 2011,
    n. 159, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 2, primo periodo, dopo le parole «si provvede» sono
    inserite le seguenti: «, nel limite di cento unita’»;
    b) dopo il comma 2 e’ inserito il seguente:
    «2-bis. Per la copertura delle ulteriori settanta unita’ di
    incremento della dotazione organica, il reclutamento avviene mediante
    procedure selettive pubbliche, in conformita’ alla legislazione
    vigente in materia di accesso agli impieghi nelle pubbliche
    amministrazioni. Per l’espletamento delle suddette procedure
    concorsuali, il Dipartimento per le politiche del personale
    dell’amministrazione civile e per le risorse strumentali e
    finanziarie del Ministero dell’interno collabora con l’Agenzia. Gli
    oneri per lo svolgimento delle procedure concorsuali sono a carico
    dell’Agenzia.»;
    c) dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti:
    «4-bis. Nell’ambito della contrattazione collettiva 2019/2021 viene
    individuata l’indennita’ di amministrazione spettante agli
    appartenenti ai ruoli dell’Agenzia, in misura pari a quella
    corrisposta al personale della corrispondente area del Ministero
    della giustizia.
    4-ter. Oltre al personale di cui al comma 1, l’Agenzia e’
    autorizzata ad avvalersi di una aliquota non superiore a 100 unita’
    di personale non dirigenziale appartenente alle pubbliche
    amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto
    legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche’ ad enti pubblici
    economici. Nei limiti complessivi della stessa quota l’Agenzia puo’
    avvalersi in posizione di comando di personale delle Forze di polizia
    ad ordinamento civile e militare con qualifica non dirigenziale fino
    a un massimo di 20 unita’. Il predetto personale e’ posto in
    posizione di comando, distacco o fuori ruolo anche in deroga alla
    vigente normativa generale in materia di mobilita’ temporanea e nel
    rispetto di quanto previsto dall’articolo 17, comma 14, della legge
    15 maggio 1997, n. 127, conservando lo stato giuridico e il
    trattamento economico fisso, continuativo ed accessorio, secondo
    quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, con oneri a carico
    dell’amministrazione di appartenenza e successivo rimborso da parte
    dell’Agenzia all’amministrazione di appartenenza dei soli oneri
    relativi al trattamento accessorio.».
  4. Per l’attuazione del comma 3, lettera b), e’ autorizzata la
    spesa di 570.000 euro per l’anno 2019 e 3.400.000 euro a decorrere
    dall’anno 2020. Ai relativi oneri si provvede ai sensi dell’articolo

Art. 38

Deroga alle regole sul contenimento della spesa
degli enti pubblici e disposizioni abrogative

  1. All’articolo 118 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.
    159, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:
    «3-bis. Al fine di assicurare la piena ed efficace realizzazione
    dei compiti affidati all’Agenzia le disposizioni di cui all’articolo
    6, commi 7, 8, 9, 12 e 13 e 14, del decreto-legge 31 maggio 2010, n.
    78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n.
    122, di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 6 luglio 2012,
    n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.
    135, nonche’ di cui all’articolo 2, commi da 618 a 623, della legge
    24 dicembre 2007, n. 244, non trovano applicazione nei confronti
    dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei
    beni sequestrati e confiscati alla criminalita’ organizzata fino al
    terzo esercizio finanziario successivo all’adeguamento della
    dotazione organica di cui all’articolo 113-bis, comma 1. Allo scadere
    della deroga di cui al presente comma, entro 90 giorni, con decreto
    del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro dell’economia e
    delle finanze su proposta dell’Agenzia vengono stabiliti i criteri
    specifici per l’applicazione delle norme derogate sulla base delle
    spese sostenute nel triennio.».
  2. Per l’attuazione del comma 1, e’ autorizzata la spesa di 66.194
    euro a decorrere dal 2018. Ai relativi oneri si provvede ai sensi
    dell’articolo 39.
  3. Al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, i commi 7 e 8
    dell’articolo 52 sono abrogati.
  4. L’articolo 1, comma 291, della legge 27 dicembre 2017, n. 205,
    e’ abrogato.

Titolo IV
DISPOSIZIONI FINANZIARIE E FINALI

Art. 39

Copertura finanziaria

  1. Agli oneri derivanti dagli articoli 9, 18, 22, 34, 37 e 38, pari
    a 15.681.423 euro per l’anno 2018, a 57.547.109 euro per l’anno 2019,
    a 59.477.109 euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2025 e a
    10.327.109 euro a decorrere dall’anno 2026, si provvede:
    a) quanto a 5.900.000 euro per l’anno 2019 e a 5.000.000 di euro
    annui a decorrere dall’anno 2020, mediante corrispondente riduzione
    dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai
    fini del bilancio triennale 2018-2020, nell’ambito del programma
    «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire»
    dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze
    per l’anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento
    del Ministero dell’interno;
    b) quanto a 15.150.000 euro per l’anno 2018 e a 49.150.000 euro per
    ciascuno degli anni dal 2019 al 2025, mediante corrispondente
    riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale
    iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell’ambito del
    programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da
    ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e
    delle finanze per l’anno 2018, allo scopo utilizzando
    l’accantonamento relativo al Ministero dell’interno;
    c) quanto a 531.423 euro per l’anno 2018, a 2.497.109 euro per
    l’anno 2019, a 5.327.109 euro annui a decorrere dall’anno 2020,
    mediante corrispondente utilizzo di quota parte delle entrate di cui
    all’articolo 18, comma 1, lettera a), della legge 23 febbraio 1999,
    n. 44, affluite all’entrata del bilancio dello Stato, che restano
    acquisite all’erario.
  2. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad
    apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 40

Entrata in vigore

  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
    quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
    Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione
    in legge.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare.

Dato a Roma, addi’ 4 ottobre 2018

MATTARELLA

Conte, Presidente del Consiglio dei
ministri

Salvini, Ministro dell’interno

Bongiorno, Ministro per la pubblica
amministrazione

Savona, Ministro per gli affari
europei

Moavero Milanesi, Ministro degli
affari esteri e della cooperazione
internazionale

Bonafede, Ministro della giustizia

Tria, Ministro dell’economia e
delle finanze

Di Maio, Ministro del lavoro e
delle politiche sociali

Visto, il Guardasigilli: Bonafede

Decreto-Legge 20 giugno 2017, n. 91

Decreto-Legge 20 giugno 2017, n. 91

Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno. (17G00110)

(GU Serie Generale n.141 del 20-06-2017)

Capo I

Misure di sostegno alla nascita e alla crescita delle imprese nel
Mezzogiorno

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di intensificare
gli interventi volti a favorire il superamento del divario economico
e sociale delle regioni del Mezzogiorno rispetto alle altre aree del
Paese;
Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di introdurre nuovi
strumenti volti a sostenere la crescita economica ed occupazionale
delle regioni del Mezzogiorno, anche attraverso l’individuazione di
misure incentivanti per i giovani imprenditori, nonche’ nuovi
strumenti di semplificazione volti a velocizzare i procedimenti
amministrativi funzionali a favorire la crescita economica nelle
regioni del Mezzogiorno e la coesione territoriale;
Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di introdurre nuovi
strumenti sperimentali volti a consentire l’efficienza e la
trasparenza dell’azione amministrativa in favore degli enti
territoriali delle regioni del Mezzogiorno;
Ritenuta altresi’ la straordinaria necessita’ e urgenza di
prevedere interventi di sostegno alla formazione, in particolare per
le situazioni di disagio sociale, anche attraverso interventi in
favore degli enti territoriali, con particolare riguardo a quelli del
Mezzogiorno;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 9 giugno 2017;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, di concerto
con i Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei
trasporti, dell’economia e delle finanze, delle politiche agricole
alimentari e forestali, dell’interno, dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, per la semplificazione e la
pubblica amministrazione, del lavoro e delle politiche sociali, per
gli affari regionali, della giustizia e dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare;

E m a n a

il seguente decreto-legge:

Art. 1

Misura a favore dei giovani imprenditori nel Mezzogiorno, denominata
«Resto al Sud»

1. Al fine di promuovere la costituzione di nuove imprese nelle
regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia,
Sardegna e Sicilia, da parte di giovani imprenditori, con la delibera
CIPE di cui al comma 17 e’ attivata una misura denominata: «Resto al
Sud».
2. La misura e’ rivolta ai soggetti di eta’ compresa tra i 18 ed i
35 anni che presentino i seguenti requisiti:
a) siano residenti nelle regioni di cui al comma 1 al momento
della presentazione della domanda o vi trasferiscano la residenza
entro sessanta giorni dalla comunicazione del positivo esito
dell’istruttoria di cui al comma 5;
b) non risultino gia’ beneficiari, nell’ultimo triennio, di
ulteriori misure a livello nazionale a favore
dell’autoimprenditorialita’.
3. I soggetti di cui al comma 2 possono presentare istanza di
accesso alla misura, corredata da tutta la documentazione relativa al
progetto imprenditoriale, attraverso una piattaforma dedicata sul
sito istituzionale dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli
investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A. – Invitalia, che opera
come soggetto gestore della misura, per conto della Presidenza del
Consiglio dei ministri, amministrazione titolare della misura, con le
modalita’ stabilite da apposita convenzione. Agli oneri derivanti
dalla convenzione si provvede nel limite massimo dell’uno per cento
delle risorse destinate alla misura ai sensi dei commi 16 e 17.
4. Le pubbliche Amministrazioni di cui al decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, e le Universita’, previa comunicazione al
soggetto gestore di cui al comma 3, possono fornire, a titolo
gratuito, servizi di consulenza e assistenza nelle varie fasi di
sviluppo del progetto imprenditoriale, ai soggetti di cui al comma 2.
Le associazioni e gli enti del terzo settore di cui all’articolo 1,
comma 1 della legge 6 giugno 2016, n. 106, possono svolgere i
medesimi servizi di cui al periodo precedente, anche previo
accreditamento presso il soggetto gestore di cui al comma 3. Le
pubbliche Amministrazioni prestano i servizi di cui al periodo
precedente nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali
previste a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri della
finanza pubblica.
5. Il soggetto gestore di cui al comma 3 provvede alla relativa
istruttoria, valutando anche la sostenibilita’ tecnico-economica del
progetto, entro sessanta giorni dalla presentazione dell’istanza, ad
esclusione dei periodi di tempo necessari alle eventuali integrazioni
documentali che possono essere richieste ai proponenti, una sola
volta.
6. Le istanze di cui al comma 3 possono essere presentate, fino ad
esaurimento delle risorse di cui al comma 16, dai soggetti di cui al
comma 2 che siano gia’ costituiti al momento della presentazione o si
costituiscano, entro sessanta giorni dalla data di comunicazione del
positivo esito dell’istruttoria nelle seguenti forme giuridiche: a)
impresa individuale; b) societa’, ivi incluse le societa’
cooperative. I soggetti beneficiari della misura devono mantenere la
residenza nelle regioni di cui al comma 1 per tutta la durata del
finanziamento e le imprese e le societa’ di cui al presente comma
devono avere, per tutta la durata del finanziamento, sede legale e
operativa in una delle regioni di cui al comma 1.
7. Ciascun richiedente riceve un finanziamento fino ad un massimo
di 40 mila euro. Nel caso in cui l’istanza sia presentata da piu’
soggetti gia’ costituiti o che intendano costituirsi in forma
societaria, ivi incluse le societa’ cooperative, l’importo massimo
del finanziamento erogabile e’ pari a 40 mila euro per ciascun socio,
che presenti i requisiti di cui al comma 2, fino ad un ammontare
massimo complessivo di 200 mila euro, ai sensi e nei limiti del
regolamento (UE) n. 1407/2013 sulla disciplina degli aiuti de
minimis.
8. I finanziamenti di cui al presente articolo sono cosi’
articolati:
a) 35 per cento come contributo a fondo perduto erogato dal
soggetto gestore della misura;
b) 65 per cento sotto forma di prestito a tasso zero, concesso da
istituti di credito in base alle modalita’ definite dalla convenzione
di cui al comma 14. Il prestito di cui al periodo precedente e’
rimborsato entro otto anni complessivi dalla concessione del
finanziamento, di cui i primi due anni di pre-ammortamento, e
usufruisce del contributo in conto interessi e della garanzia di cui
al comma 9.
9. Il prestito di cui alla lettera b) del comma 8 beneficia:
a) di un contributo in conto interessi per la durata del
prestito, corrisposto dal soggetto gestore della misura agli istituti
di credito che hanno concesso il finanziamento;
b) di una garanzia nella misura stabilita dal decreto di cui al
comma 15 per la restituzione dei finanziamenti concessi dagli
istituti di credito da parte del soggetto gestore. A tal fine, con
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con
il Ministro dello sviluppo economico, e’ istituita una sezione
specializzata presso il Fondo centrale di garanzia per le piccole e
medie imprese (PMI), di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a),
della legge 23 dicembre 1996, n. 662, alla quale e’ trasferita quota
parte delle risorse di cui al comma 16. Il decreto di cui al periodo
precedente definisce altresi’ i criteri e le modalita’ di accesso
alla Sezione specializzata, istituita presso il Fondo centrale di
garanzia per le PMI.
10. Sono finanziate le attivita’ imprenditoriali relative a
produzione di beni nei settori dell’artigianato e dell’industria,
ovvero relativi alla fornitura di servizi. Sono escluse dal
finanziamento le attivita’ libero professionali e del commercio ad
eccezione della vendita dei beni prodotti nell’attivita’ di impresa.
11. I finanziamenti di cui al comma 8 non possono essere utilizzati
per spese relative alla progettazione, alle consulenze e
all’erogazione degli emolumenti ai dipendenti delle imprese
individuali e delle societa’, nonche’ agli organi di gestione e di
controllo delle societa’ stesse. Le imprese e le societa’ possono
aderire al programma Garanzia Giovani per il reclutamento del
personale dipendente.
12. Le societa’ di cui al comma 6, lettera b), possono essere
costituite anche da soci che non abbiano i requisiti anagrafici di
cui al comma 2, a condizione che la presenza di tali soggetti nella
compagine societaria non sia superiore ad un terzo dei componenti e
non abbiano rapporti di parentela fino al quarto grado con alcuno
degli altri soci. I soci di cui al periodo precedente non possono
accedere ai finanziamenti di cui al comma 8.
13. L’erogazione dei finanziamenti di cui al comma 8 e’
condizionata alla costituzione nelle forme e nei termini di cui al
comma 6 e al conferimento in garanzia dei beni aziendali oggetto
dell’investimento, ovvero alla prestazione di altra idonea garanzia,
al soggetto che eroga il finanziamento. I soggetti beneficiari della
misura, di cui al comma 2, sono tenuti ad impiegare il contributo a
fondo perduto esclusivamente ai fini dell’attivita’ di impresa. In
caso di societa’ di cui al comma 6, lettera b), le quote versate e le
azioni sottoscritte dai beneficiari della misura, di cui al comma 2,
non sono riscattabili se non dopo la completa restituzione del
finanziamento e, in ogni caso, non prima di 5 anni da quando versate
e sottoscritte.
14. Le modalita’ di corresponsione del contributo a fondo perduto e
del contributo in conto interessi, nonche’ i casi e le modalita’ per
l’escussione della garanzia, sono definite con il decreto di cui al
comma 15. Le condizioni tipo dei mutui di cui al comma 8, sono
definite da apposita convenzione che Invitalia e’ autorizzata a
stipulare con l’Associazione Bancaria Italiana (ABI).
15. Con decreto del Ministro per la coesione territoriale e il
Mezzogiorno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, sono individuati i criteri di
dettaglio per l’ammissibilita’ alla misura, le modalita’ di
attuazione della stessa nonche’ le modalita’ di accreditamento dei
soggetti di cui al comma 4 e le modalita’ di controllo e monitoraggio
della misura incentivante, prevedendo altresi’ i casi di revoca del
beneficio e di recupero delle somme.
16. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 141,
della legge 11 dicembre 2016, n. 232, per l’attuazione del presente
articolo saranno destinate le risorse del Fondo per lo sviluppo e la
coesione – programmazione 2014-2020, di cui all’articolo 1, comma 6,
della legge 27 dicembre 2013, n. 147, e successive modificazioni, per
un importo complessivo fino a 1.250 milioni di euro, previa
rimodulazione delle assegnazioni gia’ disposte con apposita delibera
del CIPE, nonche’ eventuale riprogrammazione delle annualita’ del
Fondo per lo sviluppo e la coesione ai sensi dell’articolo 23, comma
3, lettera b) della legge 31 dicembre 2009, n. 196, da ripartire in
importi annuali massimi fino a: 36 milioni di euro per l’anno 2017;
280 milioni di euro per l’anno 2018; 462 milioni di euro per l’anno
2019; 308,5 milioni di euro per l’anno 2020; 92 milioni di euro per
l’anno 2021; 22,5 milioni di euro per l’anno 2022; 18 milioni di euro
per l’anno 2023; 14 milioni di euro per l’anno 2024; 17 milioni di
euro per l’anno 2025. Le risorse del Fondo per lo sviluppo e la
coesione di cui al presente comma sono imputate alla quota delle
risorse destinata a sostenere interventi nelle regioni di cui al
comma 1.
17. Il CIPE con apposita delibera assegna, a valere sul Fondo per
lo sviluppo e la coesione – programmazione 2014-2020, le risorse per
l’attuazione della misura nei limiti di quanto indicato al comma 16,
individuando la ripartizione in annualita’ e gli importi da assegnare
distintamente al contributo a fondo perduto di cui al comma 8,
lettera a) al contributo in conto interessi di cui al comma 9 lettera
a) e al finanziamento della sezione specializzata del Fondo centrale
di garanzia di cui al comma 9 lettera b). Le risorse destinate alle
misure di cui al comma 8, lettera a) ed al comma 9, lettera a) sono
accreditate su un apposito conto corrente infruttifero intestato ad
Invitalia, aperto presso la Tesoreria centrale dello Stato. La
gestione realizzata da Invitalia ha natura di gestione fuori
bilancio, assoggettata al controllo della Corte dei conti, ai sensi
dell’articolo 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041. Alla
rendicontazione provvede il soggetto gestore della misura.

Art. 2

Misure e interventi finanziari a favore dell’imprenditoria giovanile
in agricoltura e di promozione delle filiere del Mezzogiorno
1. Al fine di estendere la misura Resto al Sud alle imprese
agricole, all’articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile
2000, n. 185, dopo il primo periodo e’ aggiunto il seguente: «Nelle
regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia,
Sardegna e Sicilia, ai medesimi soggetti puo’ essere concesso, in
alternativa ai mutui agevolati di cui al periodo precedente, un
contributo a fondo perduto fino al 35 per cento della spesa
ammissibile nonche’ mutui agevolati, a un tasso pari a zero, di
importo non superiore al 60 per cento della spesa ammissibile.».
2. Per le agevolazioni in favore delle imprese agricole ubicate
nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise,
Puglia, Sardegna e Sicilia di cui al comma 1 sono destinate risorse
pari a 5 milioni di euro nel 2017 ed a 15 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, mediante corrispondente
utilizzo del Fondo per lo sviluppo e la coesione – programmazione
2014-2020 di cui all’articolo 1, comma 6, della legge 27 dicembre
2013, n. 147.
3. All’articolo 2 della legge 28 ottobre 1999, n. 410, dopo il
comma 2, e’ aggiunto il seguente: «2-bis. Le attivita’ di cui ai
commi 1 e 2 possono essere svolte dai consorzi agrari anche mediante
la partecipazione a societa’ di capitali in cui i consorzi dispongano
della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria. Le
attivita’ esercitate dalle predette societa’ partecipate a favore dei
soci dei consorzi agrari che ne detengono la partecipazione hanno
natura mutualistica ad ogni effetto di legge.».

Art. 3

Banca delle terre abbandonate o incolte e misure per la
valorizzazione dei beni non utilizzati

1. Per rafforzare le opportunita’ occupazionali e di reddito dei
giovani, nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania,
Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, e’ individuata in via
sperimentale la seguente procedura di valorizzazione di terreni
abbandonati o incolti e di beni immobili in stato di abbandono ai
sensi del comma 2.
2. Ai fini dell’individuazione delle aree di cui al comma 1, si
considerano abbandonati o incolti:
a) i terreni agricoli sui quali non sia stata esercitata
l’attivita’ agricola minima da almeno dieci anni, in base ai principi
e alle definizioni di cui al regolamento (UE) n. 1307/2013 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 e alle
disposizioni nazionali di attuazione;
b) i terreni oggetto di rimboschimento artificiale o in cui sono
insediate formazioni arbustive ed arboree, ad esclusione di quelli
considerati bosco ai sensi delle leggi in materia, nei quali non
siano stati attuati interventi di sfollo o diradamento negli ultimi
quindici anni;
c) le aree edificate ad uso industriale, artigianale,
commerciale, turistico-ricettivo, che risultino in stato di abbandono
da almeno quindici anni.
3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, i comuni delle regioni di cui al
comma 1 provvedono, nei limiti delle risorse umane, finanziarie e
strumentali disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica, ad una ricognizione
complessiva dei beni immobili, di cui sono titolari, che rientrano
nella definizione di cui al comma 2, con particolare riguardo ai
terreni agricoli. L’elenco dei beni di cui al precedente periodo e’
aggiornato con cadenza annuale.
4. I comuni pubblicano sul proprio sito istituzionale l’elenco dei
beni oggetto di ricognizione di cui al comma 3.
5. I beni di cui al comma 3 possono essere dati in concessione, per
un periodo non superiore a nove anni rinnovabile una sola volta, ai
soggetti che, al momento della presentazione della domanda, risultino
avere un’eta’ compresa tra i 18 e i 40 anni, previa presentazione di
un progetto volto alla valorizzazione e all’utilizzo del bene. A tal
fine il comune, pubblica periodicamente sul proprio sito
istituzionale uno o piu’ bandi per l’assegnazione dei beni di cui al
comma 3. Il termine per la presentazione delle domande non puo’
essere inferiore, per ciascun bando, a centoventi giorni dalla
pubblicazione dello stesso. I comuni assicurano una imparziale
valutazione dei progetti, nel rispetto delle vigenti disposizioni in
materia di evidenza pubblica, redigendo una graduatoria. I comuni
introducono criteri di valutazione dei progetti che assicurino
priorita’ ai progetti di riuso di immobili dismessi con esclusione di
consumo di ulteriore suolo non edificato, nonche’ elevati standard di
qualita’ architettonica e paesaggistica.
6. La formale assegnazione e’ effettuata entro e non oltre sessanta
giorni dall’approvazione della graduatoria di cui al comma 5. Con il
provvedimento di cui al periodo precedente:
a) l’immobile viene consegnato al beneficiario, con l’immissione
in uso;
b) il beneficiario assume l’obbligo di eseguirvi le attivita’
quali risultanti dal progetto presentato. Tra le suddette attivita’
rientrano quelle agricole, artigianali, commerciali e
turistico-ricettive;
c) il beneficiario assume la detenzione del bene e ha facolta’ di
godere e di trasformare materialmente il bene medesimo in conformita’
al progetto.
7. Nel caso di beni immobili privati che rientrano nella
definizione di cui al comma 2, i soggetti che, al momento della
presentazione della domanda, risultino avere un’eta’ compresa tra i
18 e i 40 anni manifestano al comune l’interesse ad utilizzare i beni
suddetti. A tal fine, i soggetti di cui al periodo precedente
presentano al comune un progetto di valorizzazione del bene o dei
beni che intendono utilizzare indicando, mediante apposito
certificato redatto da un notaio:
a. i dati di identificazione catastale;
b. il proprietario del fondo, sulla base delle risultanze dei
registri immobiliari;
c. coloro i quali abbiano eventualmente acquisito diritti sul
bene in virtu’ di atti soggetti a trascrizione;
d. l’inesistenza nei registri immobiliari di trascrizioni o
iscrizioni pregiudizievoli, nell’ultimo ventennio.
8. Il comune, valutato positivamente il progetto di valorizzazione
del bene di cui al comma 7, pubblica, in una apposita sezione del
proprio sito istituzionale, il progetto ricevuto e invia mediante
raccomandata con ricevuta di ritorno, o attraverso posta certificata,
una comunicazione all’avente diritto sulla base delle risultanze del
certificato notarile di cui al comma 7, ovvero sulla base di
ulteriore, idonea, documentazione, informandolo del progetto
presentato e delle condizioni economiche determinate in sede di
perizia di cui al comma 14. Alla comunicazione e’ allegata la
proposta irrevocabile del contratto di affitto sottoscritta dal
soggetto di cui al comma 7.
9. Entro centottanta giorni dall’avvenuta comunicazione di cui al
comma 8, il comune, su istanza del presentatore del progetto, qualora
l’avente diritto sul bene abbia manifestato il proprio consenso al
contratto di affitto nelle forme dell’atto pubblico, della scrittura
privata autenticata, ovvero dell’atto firmato digitalmente a norma
dell’articolo 24 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, adotta
gli atti di competenza idonei a consentire l’esecuzione del progetto
per un periodo di durata pari a quello del contratto di affitto.
10. E’ fatto assoluto divieto al beneficiario di cedere a terzi in
tutto o in parte il terreno e i diritti conseguiti con l’assegnazione
e di costituirvi diritti a favore di terzi, nonche’ di alienare,
affittare, concedere in comodato o di effettuare qualunque altra
forma di trasferimento a terzi dell’azienda organizzata per
l’esecuzione delle attivita’ in oggetto. Gli atti posti in essere in
violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli.
11. E’ ammessa, successivamente alla realizzazione delle condizioni
di cui ai commi 6 e 9, la costituzione da parte dell’interessato di
societa’ agricole, di cui al decreto legislativo 29 marzo 2004, n.
99, e successive modificazioni, di societa’ artigiane, di cui alla
legge 8 agosto 1985 n. 443 e successive modificazioni, nelle quali
l’assegnatario abbia la maggioranza del capitale e il potere di
amministrare la societa’ con la connessa rappresentanza legale; sono
altresi’ ammesse le imprese familiari di cui all’articolo 230-bis del
codice civile.
12. Il contratto di affitto e’ trascritto nei registri immobiliari
ai sensi dell’articolo 2645-quater del codice civile. La trascrizione
del contratto costituisce causa di interruzione dell’usucapione.
13. Nel caso in cui l’assegnazione o il progetto di cui al comma 7
abbiano ad oggetto l’esecuzione sui beni, di cui ai commi precedenti,
di attivita’ terziarie di carattere non profit o artigianali, il
comune adotta le connesse modificazioni in variante degli strumenti
urbanistici vigenti entro centottanta giorni dall’assegnazione del
bene; nelle more dell’approvazione definitiva delle suddette
modificazioni, gli atti di assegnazione possono essere egualmente
stipulati, la consegna effettuata e le attivita’ di trasformazione
iniziate.
14. Il beneficiario e’ tenuto a corrispondere al comune un canone
d’uso indicizzato, determinato dal comune stesso sulla base di una
apposita perizia tecnica di stima del bene, il cui costo e’ a carico
del beneficiario, a decorrere dal momento dell’assegnazione. Nel caso
in cui il comune non sia titolare del bene oggetto di affitto, il
canone e’ versato all’avente diritto e il costo della perizia tecnica
e’ a carico del proponente.
15. L’avente diritto al quale il bene sia stato restituito alla
scadenza del periodo contrattuale, il quale, nei cinque anni
successivi alla restituzione, voglia trasferire il bene a titolo
oneroso, deve notificare la proposta di trasferimento, indicandone il
prezzo all’assegnatario, il quale ha diritto di prelazione. Tale
diritto deve essere esercitato, con atto notificato nel termine di
sessanta giorni dalla notificazione, offrendo condizioni uguali a
quelle comunicate. In mancanza della notificazione di cui al primo
periodo del presente comma, ovvero qualora il corrispettivo indicato
sia superiore a quello risultante dall’atto di trasferimento a titolo
oneroso dell’immobile, colui che ha diritto alla prelazione puo’,
entro sei mesi dalla trascrizione del contratto, riscattare
l’immobile dall’acquirente e da ogni altro successivo avente causa.
Ai rapporti instaurati tra i privati si applicano le disposizioni del
codice civile in materia di affitto. La difformita’ dell’attivita’
svolta rispetto al progetto di valorizzazione costituisce causa di
risoluzione del contratto di affitto relativo ai beni privati, fermo
restando il potere di revoca da parte del comune degli eventuali atti
adottati.
16. I comuni trasmettono alle regioni l’elenco dei beni censiti ed
assegnati, anche ai fini dell’inserimento nella Banca delle terre
agricole di cui all’articolo 16 della legge 28 luglio 2016, n. 154.
17. I proponenti dei progetti di cui ai commi precedenti per lo
svolgimento di attivita’ artigianali, commerciali e
turistico-ricettive possono usufruire della misura incentivante
denominata «Resto al Sud» di cui all’articolo 1 e per le attivita’
agricole delle misure incentivanti di cui all’articolo 2.

Capo II

Zone economiche speciali – ZES

Art. 4

Istituzione di zone economiche speciali – ZES

1. Al fine di favorire la creazione di condizioni favorevoli in
termini economici, finanziari e amministrativi, che consentano lo
sviluppo, in alcune aree del Paese, delle imprese gia’ operanti,
nonche’ l’insediamento di nuove imprese in dette aree, sono
disciplinate le procedure, le condizioni e le modalita’ per
l’istituzione di una Zona economica speciale, di seguito denominata
«ZES».
2. Per ZES si intende una zona geograficamente delimitata e
chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato,
costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purche’
presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno
un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento
(UE) n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T).
Per l’esercizio di attivita’ economiche e imprenditoriali le aziende
gia’ operative e quelle che si insedieranno nella ZES possono
beneficiare di speciali condizioni, in relazione alla natura
incrementale degli investimenti e delle attivita’ di sviluppo di
impresa.
3. Le modalita’ per l’istituzione di una ZES, la sua durata, i
relativi criteri che ne disciplinano l’accesso e le condizioni
speciali di cui all’articolo 5 sono definite con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del
Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, di concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dello sviluppo
economico, sentita la Conferenza unificata, entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto.
4. Le proposte di istituzione di una ZES possono essere presentate
dalle regioni meno sviluppate e in transizione, cosi’ come
individuate dalla normativa europea, ammissibili alle deroghe
previste dall’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione
europea.
5. Ciascuna ZES e’ istituita con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro per la
coesione territoriale e il Mezzogiorno, se nominato, di concerto con
il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, su proposta delle regioni
interessate. La proposta e’ corredata da un piano di sviluppo
strategico, nel rispetto delle modalita’ e dei criteri individuati
dal decreto di cui al comma 3.
6. La regione formula la proposta di istituzione della ZES,
specificando le caratteristiche dell’area identificata. Il soggetto
per l’amministrazione dell’area ZES, di seguito soggetto per
l’amministrazione, e’ identificato in un Comitato di indirizzo
composto dal Presidente dell’Autorita’ portuale, che lo presiede, da
un rappresentante della regione, da un rappresentante della
Presidenza del Consiglio dei ministri e da un rappresentante del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Ai membri del
Comitato non spetta alcun compenso, indennita’ di carica,
corresponsione di gettoni di presenza o rimborsi per spese di
missione. Il Comitato di indirizzo si avvale del Segretario generale
dell’Autorita’ portuale per l’esercizio delle funzioni amministrative
gestionali di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Agli
oneri di funzionamento del Comitato si provvede con le risorse umane,
finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
7. Il soggetto per l’amministrazione deve assicurare, in
particolare:
a) gli strumenti che garantiscano la piena operativita’ delle
aziende presenti nella ZES;
b) l’utilizzo di servizi sia economici che tecnologici
nell’ambito ZES;
c) l’accesso alle prestazioni di servizi da parte di terzi.
Il Segretario generale dell’Autorita’ portuale puo’ stipulare,
previa autorizzazione del Comitato di indirizzo, accordi o
convenzioni quadro con banche ed intermediari finanziari.
8. Le imprese gia’ operative nella ZES e quelle che si insedieranno
nell’area, sono tenute al rispetto della normativa nazionale ed
europea, nonche’ delle prescrizioni adottate per il funzionamento
della stessa ZES.

Art. 5

Benefici fiscali e semplificazioni

1. Le nuove imprese e quelle gia’ esistenti, che avviano un
programma di attivita’ economiche imprenditoriali o di investimenti
di natura incrementale nella ZES, possono usufruire delle seguenti
tipologie di agevolazioni:
a) procedure semplificate, individuate anche a mezzo di
protocolli e convenzioni tra le amministrazioni locali e statali
interessate, e regimi procedimentali speciali, recanti accelerazione
dei termini procedimentali ed adempimenti semplificati rispetto a
procedure e regimi previsti dalla normativa regolamentare
ordinariamente applicabile, sulla base di criteri derogatori e
modalita’ individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri, da adottare su proposta del Ministro per la coesione
territoriale e il Mezzogiorno, se nominato, previa delibera del
Consiglio dei ministri;
b) accesso alle infrastrutture esistenti e previste nel Piano di
sviluppo strategico della ZES di cui all’articolo 4, comma 5, alle
condizioni definite dal soggetto per l’amministrazione, ai sensi
della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modificazioni e
integrazioni, nel rispetto della normativa europea e delle norme
vigenti in materia di sicurezza, nonche’ delle disposizioni vigenti
in materia di semplificazione previste dagli articoli 18 e 20 del
decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 169.
2. In relazione agli investimenti effettuati nelle ZES, il credito
d’imposta di cui all’articolo 1, commi 98 e seguenti, della legge 28
dicembre 2015, n. 208, e’ commisurato alla quota del costo
complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2020 nel limite
massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro.
Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al
medesimo articolo 1, commi 98 e seguenti, della legge 28 dicembre
2015, n. 208.
3. Il riconoscimento delle tipologie di agevolazione di cui ai
commi 1 e 2 e’ soggetto al rispetto delle seguenti condizioni:
a) le imprese beneficiarie devono mantenere la loro attivita’
nell’area ZES per almeno cinque anni dopo il completamento
dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei
benefici concessi e goduti;
b) le imprese beneficiarie non devono essere in stato di
liquidazione o di scioglimento.
4. L’agevolazione di cui al comma 2 e’ concessa nel rispetto di
tutte le condizioni previste dal Regolamento (UE) n. 651/2014 della
Commissione del 17 giugno 2014, e in particolare di quanto disposto
dall’articolo 14; agli adempimenti di cui all’articolo 11 del
medesimo Regolamento provvede il Presidente del Consiglio dei
ministri, o il Ministro delegato per la coesione territoriale e il
Mezzogiorno.
5. Agli oneri derivanti dai commi 2, 3 e 4 valutati in 25 milioni
di euro nel 2018; 31,25 milioni di euro nel 2019 e 150,2 milioni di
euro nel 2020 si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo
per lo Sviluppo e la Coesione programmazione 2014-2020 di cui
all’articolo 1, comma 6, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. Le
risorse di cui al periodo precedente sono imputate alla quota delle
risorse destinata a sostenere interventi nelle regioni di cui
all’articolo 4, comma 4.
6. L’Agenzia per la coesione territoriale assicura, con cadenza
almeno semestrale, il monitoraggio degli interventi e degli incentivi
concessi, riferendo al Presidente del Consiglio dei ministri, o al
Ministro delegato per la coesione territoriale e il Mezzogiorno,
sull’andamento delle attivita’ e sull’efficacia delle misure di
incentivazione concesse, avvalendosi di un piano di monitoraggio
concordato con il soggetto per l’amministrazione di cui all’articolo
4, comma 6, sulla base di indicatori di avanzamento fisico,
finanziario e procedurale definiti con il decreto di cui all’articolo
4, comma 3.

Capo III

Semplificazioni

Art. 6

Disposizioni di semplificazione per la valorizzazione dei Patti per
lo sviluppo

1. Al fine di accelerare la realizzazione degli interventi previsti
nell’ambito dei Patti per lo sviluppo, il rimborso delle spese
effettivamente sostenute a valere sulle risorse FSC 2014-2020
assegnate ai Patti per lo sviluppo e’ disposto sulla base di apposite
richieste di pagamento presentate dalle amministrazioni titolari
degli interventi e corredate dell’autocertificazione del
rappresentante legale dell’amministrazione stessa ai sensi degli
articoli 47 e 48 del decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 2000, n. 445, attestante il costo dell’intervento
effettivamente realizzato e la regolarita’ delle spese. Le richieste
di pagamento di cui al presente comma sono inviate dall’Organismo di
certificazione delle amministrazioni titolari degli interventi alla
Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche
di coesione che le inoltra al Ministero dell’economia e delle finanze
– Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ai fini del
pagamento che avviene con le seguenti modalita’: il 50 per cento del
costo realizzato risultante nella richiesta di pagamento all’atto del
ricevimento della stessa e il restante 50 per cento del costo
realizzato, entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta,
previa attestazione da parte dell’Agenzia per la coesione
territoriale della coerenza dell’importo richiesto con i dati
relativi all’avanzamento della spesa inseriti e validati nella Banca
dati unitaria degli interventi della politica regionale.
2. Per ogni intervento previsto dai Patti per lo sviluppo, ciascun
Comitato di indirizzo e controllo per la gestione del Patto individua
l’amministrazione che indice, ai sensi dell’articolo 14-bis, comma 7
della legge 7 agosto 1990, n. 241, la Conferenza di servizi decisoria
finalizzata ad acquisire tutti i pareri, le intese, i concerti, i
nulla osta o altri atti di assenso, comunque denominati, necessari
per la realizzazione del singolo intervento.

Art. 7

Valorizzazione dei Contratti istituzionali di sviluppo – CIS

1. Al fine di sostenere la coesione territoriale, lo sviluppo e la
crescita economica del Paese ed accelerare l’attuazione di interventi
di notevole complessita’, aventi natura di grandi progetti o di
investimenti articolati in singoli interventi tra loro funzionalmente
connessi, che richiedano un approccio integrato e l’impiego di fondi
strutturali di investimento europei e di fondi nazionali inseriti in
piani e programmi operativi finanziati a valere sulle risorse
nazionali e europee, anche in coerenza con quanto previsto
dall’articolo 36 «Investimenti territoriali integrati», regolamento
(UE) n. 1303/2013, del Parlamento europeo e del Consiglio del 17
dicembre 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro
delegato per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, anche ai
sensi di quanto previsto dalla lettera g), del comma 703,
dell’articolo 1, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e della
lettera f-ter), del comma 2, dell’articolo 10, del decreto-legge 31
agosto 2013 n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30
ottobre 2013, n. 125, individua gli interventi per i quali si procede
alla sottoscrizione di appositi Contratti istituzionali di sviluppo
(CIS), su richiesta delle amministrazioni interessate.

Art. 8

Disposizioni di semplificazione in materia di amministrazione
straordinaria

1. Nel caso siano destinatarie di domanda giudiziale di risoluzione
per inadempimento, ovvero di dichiarazione di avvalersi di clausola
risolutiva espressa del contratto di cessione dei complessi aziendali
acquisiti da societa’ sottoposte alla procedura di amministrazione
straordinaria ai sensi del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347,
convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39,
le societa’ cessionarie di tali complessi aziendali sono ammesse
all’amministrazione straordinaria di cui al suddetto decreto-legge,
anche su istanza del commissario straordinario della societa’
cedente, indipendentemente dal possesso dei requisiti previsti alle
lettere a) e b) dell’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 23
dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18
febbraio 2004 n. 39, fermi gli altri presupposti previsti dalle norme
vigenti.

Art. 9

Misure urgenti ambientali in materia di classificazione dei rifiuti

1. I numeri da 1 a 7 della parte premessa all’introduzione
dell’allegato D alla parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006,
n. 152, sono sostituiti dal seguente: «1. La classificazione dei
rifiuti e’ effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente
codice CER ed applicando le disposizioni contenute nella decisione
2014/955/UE e nel regolamento (UE) n. 1357/2014 della Commissione,
del 18 dicembre 2014».

Capo IV

Ulteriori interventi per il Mezzogiorno e per la coesione
territoriale

Art. 10

Ulteriori misure in favore dell’occupazione nel Mezzogiorno

1. Allo scopo di facilitare la ricollocazione dei lavoratori
espulsi dai processi produttivi nelle regioni Abruzzo, Basilicata,
Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, l’Agenzia
nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), istituita ai
sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 14 settembre 2014, n.
150, realizza, in raccordo con le regioni interessate nonche’ con i
fondi interprofessionali per la formazione continua di cui
all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, programmi per
la riqualificazione e la ricollocazione di lavoratori coinvolti in
situazioni di crisi aziendale o settoriale. A tal fine e’ autorizzata
la spesa di 15 milioni di euro per l’anno 2017 e 25 milioni di euro
per l’anno 2018 a favore dell’ANPAL. Al relativo onere si provvede:
a) quanto a 15 milioni di euro per l’anno 2017 e 25 milioni di
euro per l’anno 2018, mediante versamento all’entrata del bilancio
dello Stato, da effettuare nei medesimi anni, di quota dei
corrispondenti importi delle disponibilita’ in conto residui del
Fondo Sociale per Occupazione e Formazione, di cui all’articolo 18,
comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2;
b) quanto a 15 milioni di euro per l’anno 2017 e 25 milioni di
euro per l’anno 2018, ai fini della compensazione degli effetti
finanziari in termini di fabbisogno e di indebitamento netto,
mediante corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione
degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente,
conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui
all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189.

Art. 11

Interventi urgenti per il contrasto della poverta’ educativa minorile
e della dispersione scolastica nel Mezzogiorno
1. Al fine di realizzare specifici interventi educativi urgenti
nelle regioni del Mezzogiorno volti al contrasto della poverta’
educativa minorile e della dispersione scolastica, entro trenta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, di concerto con i Ministri dell’interno e della giustizia,
sono individuate le aree di esclusione sociale, caratterizzate da
poverta’ educativa minorile e dispersione scolastica, nonche’ da un
elevato tasso di fenomeni di criminalita’ organizzata.
2. Entro trenta giorni dall’adozione del decreto, di cui al comma
1, il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca
indice una procedura selettiva per la presentazione di progetti
recanti la realizzazione di interventi educativi di durata biennale,
volti al contrasto del rischio di fallimento formativo precoce e di
poverta’ educativa, nonche’ per la prevenzione delle situazioni di
fragilita’ nei confronti della capacita’ attrattiva della
criminalita’.
3. Possono partecipare alla procedura di cui al comma 2 le reti di
istituzioni scolastiche presenti nelle aree individuate con il
decreto di cui al comma 1, che abbiano attivato, per la realizzazione
degli interventi educativi di durata biennale, partenariati con enti
locali, soggetti del terzo settore, strutture territoriali del CONI,
delle Federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive
associate e degli enti di promozione sportiva o servizi educativi
pubblici per l’infanzia, operanti nel territorio interessato.
4. La procedura di cui al comma 2 e’ finanziata nell’ambito delle
risorse del Programma operativo nazionale «Per la scuola – competenze
e ambienti per l’apprendimento», riferito al periodo di
programmazione 2014/2020, di cui alla decisione della Commissione
europea C(2014) 9952 del 17 dicembre 2014, in coerenza con quanto
previsto dalla stessa programmazione.

Art. 12

Costo standard per studente

1. Per costo standard per studente delle universita’ statali si
intende il costo di riferimento attribuito al singolo studente
iscritto entro la durata normale dei corsi di studio, tenuto conto
della tipologia di corso, delle dimensioni dell’ateneo e dei
differenti contesti economici, territoriali e infrastrutturali in cui
opera l’universita’. In attuazione di quanto disposto dall’articolo
5, comma 4, lettera f), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, il
costo standard per studente costituisce parametro di riferimento per
la ripartizione annuale di una percentuale del fondo di finanziamento
ordinario (FFO) secondo quanto indicato nel presente articolo.
2. La determinazione e l’eventuale aggiornamento del modello di
calcolo del costo standard di ateneo sono definiti sulla base dei
seguenti criteri e relativi indici di costo:
a) criterio del costo del personale docente: si utilizzano come
indici di costo gli standard di docenza previsti per l’accreditamento
iniziale dei corsi di studio e come costo medio di riferimento, cui
parametrare la dotazione standard di docenza, il costo caratteristico
di ateneo del professore di I fascia. Nella determinazione della
dotazione di docenza si utilizza come numero standard di studenti
nelle classi delle aree medico-sanitaria, scientifico tecnologica e
umanistico sociale il valore compreso nell’intervallo tra il 60 per
cento e il 100 per cento del numero di riferimento previsto in sede
di accreditamento, in modo da tenere conto dei costi fissi della
docenza necessaria per l’accreditamento;
b) criterio del costo della docenza a contratto: e’ riferito al
monte ore di didattica integrativa aggiuntiva stabilito in misura
pari al 30 per cento del monte ore di didattica standard della
docenza di cui alla lettera a), parametrato al valore medio di 120
ore per i professori e 60 ore per i ricercatori;
c) criterio del costo del personale tecnico amministrativo: si
attribuisce una dotazione standard pari ad una unita’ di personale
per ogni docente come risultante dal criterio di cui alla lettera a)
e, in aggiunta, un numero di figure di supporto tecnico parametrato a
quelle eventualmente richieste in sede di accreditamento dei corsi di
studio e un numero di collaboratori ed esperti linguistici pari a
quelli in servizio presso l’ateneo;
d) criterio dei costi di funzionamento e di gestione delle
strutture didattiche, di ricerca e di servizio dei diversi ambiti
disciplinari: il costo e’ stimato sulla base degli oneri medi
rilevati dai bilanci degli atenei, tenendo altresi’ conto dei costi
fissi della sede universitaria non dipendenti dalla numerosita’ degli
iscritti.
3. Al fine di tenere conto dei differenti contesti in cui ogni
universita’ si trova ad operare, al costo standard di ateneo di cui
al comma 2 puo’ essere aggiunto un importo di natura perequativa
parametrato fino ad un massimo del 10 per cento rispetto al costo
standard medio nazionale, in base alla diversa capacita’ contributiva
degli studenti iscritti all’universita’, determinata tenendo conto
del reddito medio familiare della ripartizione territoriale ove ha
sede l’ateneo.
4. Al fine di assicurare la continuita’ e l’integrale distribuzione
dei finanziamenti per le universita’ statali sono confermate le
assegnazioni gia’ disposte per gli anni 2014, 2015 e 2016 a valere
sul fondo di finanziamento ordinario che, in relazione al costo
standard per studente, sono state attribuite in coerenza con quanto
definito ai commi 2 e 3 per l’ammontare gia’ indicato nei decreti
ministeriali di attribuzione del FFO.
5. Per l’anno 2017 la quota del FFO ripartita in base al criterio
del costo standard per studente e’ fissata con il decreto del
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca relativo
ai criteri di riparto del fondo di finanziamento ordinario entro
l’intervallo compreso tra il 19 per cento e il 22 per cento del
relativo stanziamento, al netto degli interventi con vincolo di
destinazione. Al fine di assicurare il tempestivo riparto dei
finanziamenti sono utilizzati gli stessi importi del costo standard e
i dati sugli studenti utilizzati per il riparto del FFO dell’anno
2016.
6. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, acquisti i pareri di CRUI e ANVUR,
si provvede alla rideterminazione del modello di calcolo del costo
standard per studente sulla base dei criteri e relativi indici di
costo di cui al comma 2, integrati di un ulteriore importo di natura
perequativa, in aggiunta a quello di cui al comma 3, che tenga conto
della diversa accessibilita’ di ogni universita’ in funzione della
rete dei trasporti e dei collegamenti. Tale ulteriore importo e’
parametrato rispetto al costo standard medio nazionale, fino ad un
massimo del 10 per cento.
7. Il decreto di cui al comma 6 ha validita’ triennale e trova
applicazione a decorrere dall’anno 2018 ai fini della ripartizione di
una percentuale del FFO, al netto degli interventi con vincolo di
destinazione, non inferiore a quella del comma 5, incrementata tra il
2 per cento e il 5 per cento all’anno, in modo da sostituire
gradualmente la quota di finanziamento determinata sulla base del
trasferimento storico e fino ad un massimo del 70 per cento.
8. Ai fini di cui al comma 7, il costo standard per studente di
ateneo e’ moltiplicato per il numero di studenti regolarmente
iscritti entro la durata normale del corso di studi.

Art. 13

Disposizioni in materia di risanamento ambientale
da parte dell’Amministrazione straordinaria ILVA

1. Ai fini dell’attuazione delle misure previste dall’articolo 1,
comma 6-undecies del decreto-legge 4 dicembre 2015, n. 191,
convertito, con modificazioni, dalla legge 1° febbraio 2016, n. 13,
fermo restando quanto previsto dall’articolo 3, comma 1 del
decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni,
dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, qualora la confisca abbia ad oggetto
le obbligazioni di cui alla predetta disposizione, ferma la
destinazione delle somme rivenienti dalla sottoscrizione delle
obbligazioni per le finalita’ di cui al penultimo periodo del
predetto articolo 3, comma 1 del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, il
finanziamento di cui all’articolo 1, comma 6-bis, del decreto-legge
n. 191 del 2015 e’ estinto mediante utilizzo delle risorse
finanziarie derivanti dalla sottoscrizione delle suddette
obbligazioni. I crediti derivanti dalla sottoscrizione delle suddette
obbligazioni sono estinti fino a concorrenza dell’ammontare delle
spese e dei costi sostenuti, a valere sul patrimonio destinato
dell’emittente costituito ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del
decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni,
dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, per l’attuazione e la realizzazione
di interventi di risanamento e bonifica ambientale, compresi gli
interventi gia’ autorizzati a valere sui finanziamenti statali di cui
all’articolo 1, comma 6-bis del decreto-legge 4 dicembre 2015, n.
191, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° febbraio 2016, n.
13.

Art. 14

Proroga dei termini per l’effettuazione degli investimenti di cui
all’articolo 1, comma 9, della legge 11 dicembre 2016, n. 232
1. All’articolo 1, comma 9, della legge 11 dicembre 2016, n. 232,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) le parole: «, effettuati nel periodo indicato al comma 8,»
sono soppresse;
b) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «La disposizione
di cui al presente comma si applica agli investimenti effettuati
entro il 31 dicembre 2017, ovvero entro il 31 luglio 2018, a
condizione che entro la data del 31 dicembre 2017 il relativo ordine
risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di
acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di
acquisizione».
2. La dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica
economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29
novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27
dicembre 2004, n. 307, e’ incrementata di 4 milioni di euro per
l’anno 2024 e 6 milioni di euro per l’anno 2025.
3. Ai maggiori oneri derivanti dal presente articolo, valutati in
15 milioni di euro per l’anno 2019, in 24 milioni di euro per l’anno
2020, in 17 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2023,
e in 2 milioni di euro per l’anno 2024 e pari a 4 milioni di euro per
l’anno 2024 e a 6 milioni di euro per l’anno 2025, si provvede:
a) quanto a 6 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al
2024, mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello
stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini
del bilancio triennale 2017-2019, nell’ambito del programma «Fondi di
riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato
di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno
2017, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo
al Ministero dell’economia e delle finanze per 4,820 milioni di euro
per ciascuno degli anni dal 2019 al 2024, e l’accantonamento relativo
al Ministero dello sviluppo economico per 1,180 milioni di euro per
ciascuno degli anni dal 2019 al 2024;
b) quanto a 8 milioni di euro per l’anno 2019, a 18 milioni di
euro per l’anno 2020 e a 11 milioni di euro per ciascuno degli anni
dal 2021 al 2023, mediante corrispondente riduzione del Fondo per
interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10,
comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
c) quanto a 1 milione di euro per l’anno 2019, mediante
corrispondente utilizzo del fondo di parte corrente iscritto nello
stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico ai sensi
dell’articolo 49, comma 2, lettere a) e b), del decreto-legge 24
aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23
giugno 2014, n. 89;
d) quanto a 6 milioni di euro per l’anno 2025, mediante
corrispondente utilizzo delle maggiori entrate derivanti dal comma 1
del presente articolo.
4. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad
apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 15

Assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali
nelle regioni del Mezzogiorno

1. Nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata,
Calabria, Sicilia e Sardegna, le Prefetture – Uffici territoriali del
Governo, a richiesta degli enti locali del territorio di riferimento,
forniscono agli stessi supporto tecnico e amministrativo al fine di
migliorare la qualita’ dell’azione amministrativa, rafforzare il buon
andamento, l’imparzialita’ e l’efficienza della loro azione
amministrativa, nonche’ per favorire la diffusione di buone prassi,
atte a conseguire piu’ elevati livelli di coesione sociale ed a
migliorare i servizi ad essi affidati.
2. Le forme di supporto di cui al comma 1, che si affiancano a
quelle di assistenza e sostegno di cui all’articolo 1, commi 85,
lett. d), e 88, della legge 7 aprile 2014, n. 56, sono esercitate nel
rispetto delle competenze e responsabilita’ dei soggetti coinvolti,
avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente.
3. Le disposizioni del presente articolo si applicano, in via
sperimentale, per tre anni a decorrere dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, a beneficio degli enti locali situati
nelle regioni di cui al comma 1. A conclusione di tale periodo, il
Ministero dell’interno effettua un monitoraggio sugli esiti della
sperimentazione, i cui risultati sono oggetto di informativa
nell’ambito della Conferenza Stato – Citta’ ed autonomie locali, di
cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Art. 16

Misure urgenti per affrontare situazioni
di marginalita’ sociale

1. Al fine di superare situazioni di particolare degrado nelle aree
dei Comuni, Manfredonia in Provincia di Foggia, San Ferdinando in
Provincia di Reggio Calabria e Castel Volturno in Provincia di
Caserta, caratterizzate da una massiva concentrazione di cittadini
stranieri, possono essere istituiti, con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno, uno o
piu’ commissari straordinari del Governo, nominati tra i prefetti,
anche in quiescenza, per lo svolgimento dei compiti di cui ai commi 2
e 3. Ai commissari non spettano compensi, gettoni di presenza o altri
emolumenti comunque denominati. Gli eventuali rimborsi spese sono
posti a carico dei bilanci delle amministrazioni competenti.
2. Ferme restando le competenze del Ministero dell’interno, i
commissari straordinari di cui al comma 1 adottano, d’intesa con il
medesimo Ministero e con il Prefetto competente per territorio, un
piano di interventi per il risanamento delle aree interessate e ne
coordinano la realizzazione, curando, a tal fine, il raccordo tra gli
uffici periferici delle amministrazioni statali, in collaborazione
con le regioni e gli enti locali interessati, anche al fine di
favorire la graduale integrazione dei cittadini stranieri
regolarmente presenti nei territori interessati agevolando l’accesso
ai servizi sociali e sanitari nonche’ alle misure di integrazione
previste sul territorio, compreso l’inserimento scolastico dei
minori. Per la realizzazione degli interventi di cui al presente
comma, il commissario si raccorda anche con le iniziative promosse
dalla cabina di regia della rete del lavoro agricolo di qualita’, di
cui all’articolo 6 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91,
convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, e
successive modificazioni, nonche’ dalle sezioni territoriali della
medesima rete. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri di cui al comma 1, sono individuate, nell’ambito delle
risorse disponibili nei bilanci delle amministrazioni interessate, le
dotazioni di mezzi e personale a supporto dei commissari
straordinari.
3. L’attuazione dei commi 1 e 2 e’ effettuata nei limiti delle
risorse disponibili a legislazione vigente nei bilanci delle
amministrazioni competenti. Per l’erogazione dei servizi di cui al
comma 2, le regioni e gli enti locali interessati possono altresi’
predisporre, anche in collaborazione con le organizzazioni del terzo
settore, appositi progetti da finanziare con risorse europee.
4. Quale concorso dello Stato agli oneri che sostengono i comuni
per i servizi e le attivita’ strettamente funzionali all’accoglienza
e all’integrazione dei migranti, e’ autorizzata la spesa di 150
milioni di euro per l’anno 2018. A tal fine, la dotazione del fondo
di cui al comma 2 dell’articolo 12 del decreto-legge del 22 ottobre
2016, n. 193, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre
2016, n. 225, e’ incrementata di 150 milioni di euro per l’anno 2018.
Con decreto del Ministro dell’interno, da adottare di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, entro venti giorni dalla data
di entrata in vigore del presente decreto, sono definite le modalita’
di ripartizione delle risorse di cui al presente comma tra i comuni
interessati, nel limite massimo di 700 euro per ogni richiedente
protezione accolto nei centri del Sistema di protezione per
richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) e di 500 euro per ognuno di
quelli ospitati nelle altre strutture e comunque nei limiti della
disponibilita’ del fondo. Il Ministero dell’interno, sulla base di
uno specifico monitoraggio trimestrale, comunica il contributo
spettante a ciascun comune entro il 30 novembre 2017. Agli oneri di
cui al presente comma, pari a 150 milioni di euro per l’anno 2018, si
provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui
all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
5. Negli anni 2018 e 2019, i comuni di cui al comma 4 possono
innalzare del 10 per cento, a valere sulle risorse disponibili nei
rispettivi bilanci, il limite di spesa di cui all’articolo 9, comma
28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, con riferimento ai
rapporti di lavoro flessibile esclusivamente finalizzati a garantire
i servizi e le attivita’ strettamente funzionali all’accoglienza e
all’integrazione dei migranti. Le risorse corrispondenti alla spesa
di cui al presente comma non concorrono all’ammontare delle risorse
previste per i contratti di lavoro flessibile utilizzabili per le
procedure di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 25 maggio
2017, n. 75.

Art. 17

Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione
in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 20 giugno 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

De Vincenti, Ministro per la
coesione territoriale e il
Mezzogiorno

Calenda, Ministro dello sviluppo
economico

Delrio, Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti

Padoan, Ministro dell’economia e
delle finanze

Martina, Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali

Minniti, Ministro dell’interno

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Madia, Ministro per la
semplificazione e la pubblica
amministrazione

Poletti, Ministro del lavoro e
delle politiche sociali

Costa, Ministro per gli affari
regionali

Orlando, Ministro della giustizia

Galletti, Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del
mare
Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto Legge 7 giugno 2017, n. 73

Disegno di Legge AC 4595

APPROVATO DAL SENATO DELLA REPUBBLICA
il 20 luglio 2017 (v. stampato Senato n. 2856)
PRESENTATO DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
(GENTILONI SILVERI)
E DAL MINISTRO DELLA SALUTE
(LORENZIN)
DI CONCERTO CON IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA
(FEDELI)
CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
(ORLANDO)
CON IL MINISTRO PER GLI AFFARI REGIONALI
CON DELEGA IN MATERIA DI POLITICHE PER LA FAMIGLIA
(COSTA)
E CON IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
(PADOAN)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale


Decreto Legge 7 giugno 2017, n. 73

Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale. (17G00095)

(GU Serie Generale n.130 del 07-06-2017)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di emanare
disposizioni per garantire in maniera omogenea sul territorio
nazionale le attivita’ dirette alla prevenzione, al contenimento e
alla riduzione dei rischi per la salute pubblica e di assicurare il
costante mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza
epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale;
Ritenuto altresi’ necessario garantire il rispetto degli obblighi
assunti e delle strategie concordate a livello europeo e
internazionale e degli obiettivi comuni fissati nell’area geografica
europea;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 19 maggio 2017;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, con il Ministro della giustizia,
con il Ministro per gli affari regionali con delega in materia di
politiche per la famiglia e con il Ministro dell’economia e delle
finanze;

E m a n a
il seguente decreto-legge:

Art. 1

Vaccinazioni obbligatorie

1. Al fine di assicurare la tutela della salute pubblica e il
mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in
termini di profilassi e di copertura vaccinale, nonche’ di garantire
il rispetto degli obblighi assunti a livello europeo ed
internazionale, per i minori di eta’ compresa tra zero e sedici anni
sono obbligatorie e gratuite, in base alle specifiche indicazioni del
Calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita,
le vaccinazioni di seguito indicate:
a) anti-poliomielitica;
b) anti-difterica;
c) anti-tetanica;
d) anti-epatite B;
e) anti-pertosse;
f) anti-Haemophilus influenzae tipo b;
g) anti-meningococcica B;
h) anti-meningococcica C;
i) anti-morbillo;
l) anti-rosolia;
m) anti-parotite;
n) anti-varicella.
2. L’avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale,
comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante, ai sensi
dell’articolo 1 del decreto del Ministro della sanita’ 15 dicembre
1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 6 dell’8 gennaio 1991,
ovvero dagli esiti dell’analisi sierologica, esonera dall’obbligo
della relativa vaccinazione.
3. Salvo quanto disposto dal comma 2, le vaccinazioni di cui al
comma 1 possono essere omesse o differite solo in caso di accertato
pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche
documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.
4. In caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale di cui al
comma 1, ai genitori esercenti la responsabilita’ genitoriale e ai
tutori e’ comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro
cinquecento a euro settemilacinquecento. Non incorrono nella sanzione di cui al primo periodo del presente comma i genitori esercenti la responsabilita’ genitoriale e i tutori che, a seguito di
contestazione da parte dell’azienda sanitaria locale territorialmente
competente, provvedano, nel termine indicato nell’atto di
contestazione, a far somministrare al minore il vaccino ovvero la
prima dose del ciclo vaccinale, a condizione che il completamento del ciclo previsto per ciascuna vaccinazione obbligatoria avvenga nel
rispetto delle tempistiche stabilite dalla schedula vaccinale in
relazione all’eta’. Per l’accertamento, la contestazione e
l’irrogazione della sanzione amministrativa si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni contenute nel capo I, sezioni I e II,
della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni.
5. Decorso il termine di cui al comma 4, l’azienda sanitaria locale
territorialmente competente provvede a segnalare l’inadempimento
dell’obbligo vaccinale alla Procura della Repubblica presso il
Tribunale per i Minorenni per gli eventuali adempimenti di
competenza.
6. E’, comunque, fatta salva l’adozione da parte dell’autorita’
sanitaria di interventi di urgenza ai sensi dell’articolo 117 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e successive
modificazioni.

Art. 2

Iniziative di comunicazione
e informazione sulle vaccinazioni

1. A decorrere dal 1° luglio 2017, il Ministero della salute
promuove iniziative di comunicazione e informazione istituzionale per illustrare e favorire la conoscenza delle disposizioni di cui al
presente decreto, ai sensi della legge 7 giugno 2000, n. 150.
2. Il Ministero della salute e il Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, per l’anno scolastico 2017/2018,
avviano altresi’ iniziative di formazione del personale docente ed
educativo nonche’ di educazione delle alunne e degli alunni, delle
studentesse e degli studenti sui temi della prevenzione sanitaria e
in particolare delle vaccinazioni, anche con il coinvolgimento delle
associazioni dei genitori.
3. Ai fini di cui al comma 2, e’ autorizzata la spesa di euro
duecentomila per l’anno 2017.
4. Le sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 1,
comma 4, sono versate ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio
dello Stato. Il cinquanta per cento dell’importo cosi’ acquisito e’
riassegnato, per gli anni 2017 e 2018, a ciascuno degli stati di
previsione del Ministero della salute e del Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, per i fini di cui
al comma 2.

Art. 3

Adempimenti vaccinali per l’iscrizione ai servizi educativi per
l’infanzia, alle istituzioni del sistema nazionale di istruzione,
ai centri di formazione professionale regionale e alle scuole
private non paritarie

1. I dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale
di istruzione ed i responsabili dei servizi educativi per l’infanzia,
dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole
private non paritarie sono tenuti, all’atto dell’iscrizione del
minore di eta’ compresa tra zero e sedici anni, a richiedere ai
genitori esercenti la responsabilita’ genitoriale e ai tutori la
presentazione di idonea documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni indicate all’articolo 1, comma 1, ovvero l’esonero, l’omissione o il differimento delle stesse in relazione a quanto previsto dall’articolo 1, commi 2 e 3, o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all’azienda sanitaria locale territorialmente competente, che eseguira’ le vaccinazioni obbligatorie secondo la schedula vaccinale prevista in relazione all’eta’, entro la fine dell’anno scolastico. La presentazione della documentazione di cui al primo periodo deve essere completata entro il termine di scadenza per l’iscrizione. La documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni puo’ essere sostituita dalla dichiarazione resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445; in tale caso, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni deve essere presentata entro il 10 luglio di ogni anno.
2. La mancata presentazione della documentazione di cui al comma 1 nei termini previsti, e’ segnalata, entro i successivi dieci giorni,
dai dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale di
istruzione e dai responsabili dei servizi educativi per l’infanzia,
dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole
private non paritarie, all’azienda sanitaria locale che, qualora la
medesima o altra azienda sanitaria non si sia gia’ attivata in ordine
alla violazione del medesimo obbligo vaccinale, provvede agli
adempimenti di competenza e, ricorrendone i presupposti, a quelli di
cui all’articolo 1, commi 4 e 5.
3. Per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole
dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la
presentazione della documentazione di cui al comma 1 costituisce
requisito di accesso. Per gli altri gradi di istruzione, la
presentazione della documentazione di cui al comma 1 non costituisce requisito di accesso alla scuola o agli esami.

Art. 4

Ulteriori adempimenti
delle istituzioni scolastiche e educative

1. I minori che si trovano nelle condizioni di cui all’articolo 1,
comma 3, sono inseriti, di norma, in classi nelle quali sono presenti
solo minori vaccinati o immunizzati, fermi restando il numero delle
classi determinato secondo le disposizioni vigenti e i limiti di cui
all’articolo 1, comma 201, della legge 13 luglio 2015, n. 107, e
all’articolo 19, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.
2. I dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale
di istruzione e i responsabili dei centri di formazione professionale
regionale e delle scuole private non paritarie comunicano all’azienda
sanitaria locale, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle
quali sono presenti piu’ di due alunni non vaccinati.

Art. 5

Disposizioni transitorie

1. Per l’anno scolastico 2017/2018, la documentazione di cui
all’articolo 3, comma 1, deve essere presentata entro il 10 settembre
2017, anche ai fini degli adempimenti previsti dall’articolo 4. La
documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni
obbligatorie puo’ essere sostituita dalla dichiarazione resa ai sensi
del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445; in tale caso, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie deve essere presentata entro il 10 marzo 2018.

Art. 6

Abrogazioni

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono abrogati:
a) l’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1967, n. 1518, e successive modificazioni;
b) l’articolo 3, secondo comma, della legge 4 febbraio 1966, n.
51;
c) l’articolo 7, comma 2, della legge 27 maggio 1991, n. 165.

Art. 7

Disposizioni finanziarie

1. Agli oneri derivanti dall’articolo 2, comma 3, pari a
duecentomila euro per l’anno 2017, si provvede mediante
corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui
all’articolo 1 della legge 18 dicembre 1997, n. 440.
2. Dall’attuazione del presente decreto, a eccezione delle
disposizioni di cui all’articolo 2, comma 3, non devono derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 8

Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi’ 7 giugno 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Lorenzin, Ministro della salute

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Orlando, Ministro della giustizia

Costa, Ministro per gli affari
regionali con delega in materia di
politiche per la famiglia

Padoan, Ministro dell’economia e
delle finanze
Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto-Legge 24 aprile 2017, n. 50

Decreto-Legge 24 aprile 2017, n. 50

Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo. (17G00063)

(GU Serie Generale n.95 del 24-4-2017 – Suppl. Ordinario n. 20)


ERRATA-CORRIGE

Comunicato relativo al decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, recante: «Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo.». (Decreto-legge pubblicato nel Supplemento ordinario n. 20/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 95 del 24 aprile 2017). (17A02981)

(GU Serie Generale n.97 del 27-4-2017)

Nel decreto-legge citato in oggetto, pubblicato nel sopra indicato Supplemento ordinario, alla pag. 56, all’art. 67 (Entrata in vigore), il numero «2.» presente prima della clausola di inserzione nella raccolta degli atti normativi, deve intendersi espunto.

Decreto-Legge 30 dicembre 2016, n. 244

Decreto-Legge 30 dicembre 2016, n. 244
(GU n.304 del 30-12-2016 )

Proroga e definizione di termini. (16G00260)

 

 
 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; 
  Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di provvedere  alla
proroga e definizione di termini di  prossima  scadenza  al  fine  di
garantire la  continuita',  l'efficienza  e  l'efficacia  dell'azione
amministrativa; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 29 dicembre 2016; 
  Sulla proposta  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze; 
 
                                Emana 
                     il seguente decreto-legge: 
 
                               Art. 1 
 
 
     Proroga di termini in materia di pubbliche amministrazioni 
 
  1.  L'efficacia  delle  graduatorie  dei  concorsi   pubblici   per
assunzioni a tempo indeterminato, approvate successivamente alla data
di entrata in vigore  del  decreto-legge  31  agosto  2013,  n.  101,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013,  n.  125,
relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni  delle
assunzioni, e' prorogata al  31  dicembre  2017,  ferma  restando  la
vigenza delle stesse fino alla completa assunzione dei  vincitori  e,
per  gli  idonei,  l'eventuale  termine  di  maggior   durata   della
graduatoria ai  sensi  dell'articolo  35,  comma  5-ter  del  decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 
  2.  Le  graduatorie  dei  concorsi   banditi   dall'Amministrazione
penitenziaria ai sensi dell'articolo 2199 del codice dell'ordinamento
militare, di cui  al  decreto  legislativo  15  marzo  2010,  n.  66,
pubblicate in data non anteriore al 1° gennaio 2012,  sono  prorogate
sino al 31 dicembre 2017. 
  3. All'articolo 4, comma 9, terzo  periodo,  del  decreto-legge  31
agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  30
ottobre 2013, n. 125, le parole: «31 dicembre 2016»  sono  sostituite
dalle seguenti: «31 dicembre 2017». 
  4. All'articolo 2, comma 15, del decreto-legge 6  luglio  2012,  n.
95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135,
le parole: «31 dicembre 2016» sono  sostituite  dalle  seguenti:  «31
dicembre 2017». 
  5. All'articolo 1 del  decreto-legge  29  dicembre  2011,  n.  216,
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012,  n.  14,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 2, le parole: «31 dicembre  2016»,  ovunque  ricorrono,
sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2017»; 
  b) al comma 6-quater, le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite
dalle seguenti: «31 dicembre 2017». 
  6. All'articolo 1, comma 5, del decreto-legge 30 dicembre 2013,  n.
150, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2014,  n.
15, le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle seguenti: «31
dicembre 2017». 
  7. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 1, comma 227, della
legge 28 dicembre 2015, n. 208, all'articolo 1 del  decreto-legge  31
dicembre 2014, n. 192, convertito, con modificazioni, dalla legge  27
febbraio 2015, n. 11, sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 2, le parole: «nell'anno 2013 e  nell'anno  2014»  sono
sostituite dalle seguenti: «negli  anni  2013,  2014  e  2015»  e  le
parole: «31 dicembre 2016», ovunque ricorrono, sono sostituite  dalle
seguenti: «31 dicembre 2017»; 
  b) al comma 4 , le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle
seguenti: «31 dicembre 2017». 
  8.  All'articolo  2,  comma  4,  secondo   periodo,   del   decreto
legislativo 15 giugno 2015, n. 81, le parole: «1° gennaio 2017»  sono
sostituite dalle seguenti: «1° gennaio 2018». 
  9. All'articolo 15, comma 6-bis, del decreto-legge 19 giugno  2015,
n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto  2015,  n.
125, le parole: «31 dicembre 2016» sono  sostituite  dalle  seguenti:
«31 dicembre 2017», e le parole: «del patto di stabilita' interno per
l'anno 2014» sono sostituite  dalle  seguenti:  «degli  obiettivi  di
finanza pubblica per l'anno 2016». 
  10. All'articolo 1, comma 543, della legge  28  dicembre  2015,  n.
208, sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al primo periodo, le parole:  «entro  il  31  dicembre  2016,  e
concludere,  entro  il  31  dicembre  2017»,  sono  sostituite  dalle
seguenti: «entro il 31 dicembre  2017,  e  concludere,  entro  il  31
dicembre 2018»; 
  b) all'ultimo periodo, le parole: «31 ottobre 2016» sono sostituite
dalle seguenti: «31 ottobre 2017». 
  11. Il termine di cui all'articolo 1,  comma  6,  del  decreto  del
Ministro dei beni e delle  attivita'  culturali  e  del  turismo,  di
concerto con  il  Ministro  per  la  semplificazione  e  la  pubblica
amministrazione  del  15  aprile  2016,  pubblicato  nella   Gazzetta
Ufficiale n. 96 del 26 aprile 2016, e' prorogato al 28 febbraio 2017. 
  12. All'articolo 1 della legge  28  dicembre  2015,  n.  208,  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 816, le parole: «nell'anno 2016» sono sostituite  dalle
seguenti: «nell'anno 2016 e nell'anno 2017»; 
  b) al comma 817, le parole: «nell'anno 2016» sono sostituite  dalle
seguenti: «nell'anno 2016 e nell'anno 2017». 
  13. All'articolo 4, comma 9-bis, del decreto-legge 31 agosto  2013,
n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30  ottobre  2013,
n. 125, sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) il quarto periodo  e'  sostituito  dal  seguente:  «In  caso  di
mancato conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica per  l'anno
2016, al solo fine di consentire la proroga dei rapporti di lavoro  a
tempo determinato fino  al  31  dicembre  2017,  non  si  applica  la
sanzione di cui alla lettera e) comma 723 dell'articolo 1 della legge
28 dicembre 2015, n. 208.»; 
  b) al quinto e al settimo periodo, le  parole:  «Per  l'anno  2016»
sono sostituite dalle seguenti: «Per l'anno 2017». 
  14. All'articolo 30, comma 1 del decreto-legge 24 giugno  2014,  n.
90, convertito, con modificazioni, dalla legge  11  agosto  2014,  n.
114, le parole: «31 dicembre 2016» sono  sostituite  dalle  seguenti:
«31 dicembre 2017». 
  15. All'articolo 2, comma 5-octies, del decreto-legge  29  dicembre
2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26  febbraio
2011, n. 10, le parole: «31  dicembre  2016»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «31 dicembre 2017». 
  16. All'onere recato dal comma 12, pari a 75.000  euro  per  l'anno
2017 e a  150.000  euro  a  decorrere  dall'anno  2018,  si  provvede
mediante riduzione delle  proiezioni  dello  stanziamento  del  Fondo
speciale di parte corrente iscritto, ai fini del  bilancio  triennale
2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi di  riserva  e  speciale»
della missione «Fondi da ripartire» dello  stato  di  previsione  del
Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016,  allo  scopo
parzialmente utilizzando l'accantonamento del Ministero dell'ambiente
e della tutela del territorio e del mare. 
                               Art. 2 
 
Disposizioni in materia  di  editoria  e  di  durata  in  carica  del
  Consiglio  nazionale  e  dei  Consigli  regionali  dell'Ordine  dei
  giornalisti 
 
  1. All'articolo 12-quater del decreto-legge 30  dicembre  2015,  n.
210, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2016,  n.
21, le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle seguenti: «30
giugno 2017». 
  2. Per favorire l'attuazione del  piano  di  modernizzazione  della
rete di distribuzione e vendita della stampa quotidiana e  periodica,
previsto dall'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 18 maggio  2012,
n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 luglio 2012,  n.
103, ed al fine di rendere effettivamente fruibile  alle  imprese  il
credito d'imposta ivi previsto, il termine a decorrere dal  quale  e'
obbligatorio assicurare la tracciabilita' delle vendite e delle rese,
e' prorogato al 31 dicembre 2017. Il credito  d'imposta  previsto  al
medesimo  comma  1  per  sostenere  l'adeguamento  tecnologico  degli
operatori della rete, distributori ed edicolanti, e' conseguentemente
riconosciuto per gli interventi di adeguamento tecnologico  sostenuti
sino al 31 dicembre 2017, a valere sulle risorse stanziate  per  tale
finalita'  dal  medesimo  comma  1,  come  integrate  dal  comma  335
dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147. 
  3. Il Fondo per  la  compensazione  degli  effetti  finanziari  non
previsti a legislazione vigente  conseguenti  all'attualizzazione  di
contributi  pluriennali,  di  cui  all'articolo  6,  comma   2,   del
decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189 e  successive  modificazioni,  e'
ridotto di 13,3 milioni di euro per il 2017. 
  4. Fino all'adozione di nuove tariffe agevolate  postali  ai  sensi
del comma 1 dell'articolo 1 del decreto-legge 24  dicembre  2003,  n.
353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004,  n.
46, per  le  spedizioni  dei  prodotti  editoriali  effettuate  dalle
imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli
operatori di comunicazione (ROC) e dalle imprese editrici di libri  e
dai soggetti di cui al comma 3 dell'articolo 21 del decreto-legge  29
dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge  24
febbraio 2012, n. 14, sono prorogate le tariffe di cui agli  allegati
B, D ed E del decreto  del  Ministro  dello  sviluppo  economico,  di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze del 21 ottobre
2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 23 novembre 2010
al   fine   della   determinazione   dell'entita'   dell'agevolazione
tariffaria di cui all'articolo 1 del predetto  decreto-legge  n.  353
del 2003; per il medesimo periodo alle spedizioni postali  di  stampe
promozionali e propagandistiche, anche finalizzate alla  raccolta  di
fondi, spedite in abbonamento postale, effettuate dalle  associazioni
ed organizzazioni senza fini di lucro  individuate  dall'articolo  1,
comma 3, del decreto-legge n. 353  del  2003,  e  dalle  associazioni
d'arma  e   combattentistiche,   si   conferma   l'applicazione   del
trattamento tariffario agevolato analogo a quello previsto, a  favore
dei soggetti di cui all'articolo 1, comma 1, del citato decreto-legge
n. 353 del 2003, dal decreto  del  Ministro  delle  comunicazioni  13
novembre 2002, recante:  «Prezzi  per  la  spedizione  di  stampe  in
abbonamento postale non iscritte al registro nazionale delle stampe e
non rientranti nella categoria «no profit», pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 291 del 12 dicembre 2002. 
  5.  Per  quanto  stabilito  dal  comma  4,  il   Dipartimento   per
l'informazione  e  l'editoria  della  Presidenza  del  Consiglio  dei
ministri provvede al  rimborso  a  Poste  italiane  S.p.A.  ai  sensi
dell'articolo 3, comma 1, del citato decreto-legge n. 353  del  2003,
nei limiti delle  risorse,  appositamente  stanziate,  disponibili  a
legislazione vigente. 
  6. I commi 5 e 6 dell'articolo  10  del  decreto-legge  1°  ottobre
2007, n. 159 convertito, con modificazioni, dalla legge  29  novembre
2007, n. 222 sono abrogati. 
                               Art. 3 
 
 
     Proroga di termini in materia di lavoro e politiche sociali 
 
  1. All'articolo  44,  comma  11-bis,  del  decreto  legislativo  14
settembre 2015, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al primo periodo,  dopo  le  parole:  «per  l'anno  2016»,  sono
inserite le seguenti: «e di 117 milioni di euro per l'anno 2017»; 
  b) il terzo periodo e' sostituito dal seguente periodo:  «All'onere
derivante dal primo periodo si provvede, quanto  a  216  milioni  per
l'anno 2016 mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione  di
spesa di cui all'articolo 16, comma  7,  del  decreto  legislativo  4
marzo 2015, n. 22, come incrementata dall'articolo  43,  comma  5,  e
dall'articolo 1, comma 387, lettera b), della legge 28 dicembre 2015,
n. 208, e quanto a 117 milioni per l'anno 2017  a  carico  del  Fondo
sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo  18,  comma
1,  lettera  a),  del  decreto-legge  29  novembre  2008,   n.   185,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28  gennaio  2009,  n.  2,
mediante utilizzo delle disponibilita' in conto residui.»; 
  c) al quinto periodo, dopo le parole: «per l'anno 2016», aggiungere
le seguenti: «e 117 milioni di euro per l'anno 2017». 
  2. All'articolo 53, comma 6, del decreto legislativo 9 aprile 2008,
n. 81, le parole: «Fino ai sei mesi» sono sostituite dalle  seguenti:
«Fino ai 12 mesi». 
  3. All'articolo 1, comma 302, della legge 23 dicembre 2014, n. 190,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al primo periodo, le parole:  «gennaio  2016»;  sono  sostituite
dalla seguente: «gennaio»; 
  b) al secondo periodo le parole : «anno 2017» sono sostituite dalle
seguenti: «anno 2018». 
                               Art. 4 
 
 
 Proroga di termini in materia di istruzione, universita' e ricerca 
 
  1. All'articolo 18, comma 8-quinquies, del decreto-legge 21  giugno
2013, n. 69, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  9  agosto
2013, n. 98, le parole: «31  dicembre  2016»  sono  sostituite  dalle
seguenti:  «31  dicembre  2017».   Restano   fermi   i   termini   di
conservazione dei residui previsti a legislazione vigente. 
  2. Il termine di adeguamento alla  normativa  antincendio  per  gli
edifici scolastici ed i locali adibiti a scuola, per  i  quali,  alla
data di entrata in vigore del presente decreto,  non  si  sia  ancora
provveduto al predetto adeguamento e' stabilito al 31 dicembre 2017. 
  3. All'articolo 1, comma 10-octies, del decreto-legge  30  dicembre
2015, n. 210, convertito, con modificazioni, dalla legge 25  febbraio
2016, n. 21, le parole: «31  dicembre  2016»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «31 dicembre 2017» e le parole «delle tornate 2012 o  2013»
sono soppresse. 
  4. All'articolo 1, comma 107, della legge 13 luglio 2015,  n.  107,
le parole: «2016/2017» sono sostituite dalle seguenti: «2019/2020». 
  5. Il termine del 31 dicembre 2016 di  cui  all'articolo  1,  comma
215, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, relativo  alle  previsioni
di cui all'articolo 6, comma 6-bis,  del  decreto-legge  31  dicembre
2014, n. 192, convertito, con modificazioni, dalla legge 27  febbraio
2015, n. 11 e' differito al 31 dicembre 2017.  All'onere  finanziario
derivante dal differimento di cui al primo periodo, pari a 15 milioni
di euro per l'anno 2017, si provvede, quanto ad  euro  9  milioni,  a
valere  sulle  economie  di  cui  all'articolo  58,  comma   5,   del
decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 9 agosto 2013, n.  98,  e,  quanto  ad  euro  6  milioni,
attraverso la corrispondente riduzione dell'autorizzazione  di  spesa
di cui all'articolo 1, comma 199 della legge  23  dicembre  2014,  n.
190. Conseguentemente, il termine per l'individuazione  di  soluzioni
normative di cui all'articolo 6, comma 6-ter,  del  decreto-legge  31
dicembre 2014, n. 192, convertito, con modificazioni, dalla legge  27
febbraio 2015, n. 11 e' differito al 31 dicembre 2017. 
                               Art. 5 
 
 
Proroga  di  termini  in  materie   di   competenza   del   Ministero
                            dell'interno 
 
  1. All'articolo 1, comma 4-bis, del decreto-legge 28 dicembre 2006,
n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio  2007,
n. 17, e successive modificazioni, le parole: «31 dicembre 2016» sono
sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2017». 
  2. All'articolo 2, comma 6-quinquies, del decreto-legge 29 dicembre
2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26  febbraio
2011, n. 10, le parole: «31  dicembre  2016»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «31 dicembre 2017». 
  3. All'articolo 17, comma 4-quater, del  decreto-legge  9  febbraio
2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012,
n. 35, le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle  seguenti:
«31 dicembre 2017». 
  4. E' prorogata, per l'anno 2017, l'applicazione delle disposizioni
di cui all'articolo 1, comma 1-bis,  del  decreto-legge  30  dicembre
2004, n. 314, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  1°  marzo
2005, n. 26. 
  5.  Il  termine  di  cui  all'articolo   41-bis,   comma   1,   del
decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, e' prorogato al 31 dicembre 2017. 
  6.  I  termini  di  cui  all'articolo   14,   comma   31-ter,   del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono  differiti  al  31  dicembre
2017. 
  7. All'articolo 3, commi 1 e 2 del decreto-legge 20 giugno 2012, n.
79, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 131,
la parola: «2016» e' sostituita dalla seguente: «2017». 
  8. All'articolo 4, comma 2-bis, del decreto-legge 27  luglio  2005,
n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.
155, e successive modificazioni, le parole: «31  gennaio  2017»  sono
sostituite dalle seguenti: «31 gennaio 2018». 
  9. All'articolo 5, comma 5, secondo periodo, del  decreto-legge  12
luglio 2011, n. 107, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  2
agosto 2011, n. 130, le parole: «31 dicembre  2016»  sono  sostituite
dalle seguenti: «31 dicembre 2017». 
  10. All'articolo 4, comma  6-bis,  del  decreto-legge  30  dicembre
2015, n. 210, convertito, con modificazioni, dalla legge 25  febbraio
2016, n. 21, al primo e al terzo  periodo,  le  parole:  «Per  l'anno
2016» sono sostituite dalle seguenti: «Per gli anni 2016 e 2017». 
  11. Il  termine  per  la  deliberazione  del  bilancio  annuale  di
previsione degli enti locali, di cui  all'articolo  151  del  decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per l'esercizio 2017 e' differito
al  31  marzo  2017.  Conseguentemente  e'  abrogato  il  comma   454
dell'articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232. 
                               Art. 6 
 
 
 Proroga di termini in materia di sviluppo economico e comunicazione 
 
  1. All'articolo 43, comma 12, del  decreto  legislativo  31  luglio
2005, n. 177, le parole: «31 dicembre  2016»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «31 dicembre 2017.». 
  2.  Il  Ministero  dello  sviluppo  economico  e'   autorizzato   a
prorogare, per l'anno 2017, il regime convenzionale con il centro  di
produzione Spa ai sensi dell'articolo 1,  comma  1,  della  legge  11
luglio 1998, n. 224. A tal  fine,  e'  autorizzata  la  spesa  di  10
milioni di euro per l'anno 2017. Al relativo onere, per  il  medesimo
anno, si provvede: quanto a 2.180.000  euro  mediante  corrispondente
riduzione delle proiezioni, per il medesimo anno, dello  stanziamento
del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini  del  bilancio
triennale 2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi  di  riserva  e
speciali»  della  missione  «Fondi  da  ripartire»  dello  stato   di
previsione del Ministero dell'economia e  delle  finanze  per  l'anno
2016, allo scopo parzialmente utilizzando  l'accantonamento  relativo
al Ministero dello sviluppo economico; quanto  a  5.000.000  di  euro
mediante utilizzo dei  risparmi  di  spesa  derivanti  dalla  proroga
dell'applicazione delle nuove modalita' di riscossione delle  entrate
degli enti locali prevista dall'articolo 13,  comma  4  del  presente
provvedimento; quanto a 2.820.000 euro mediante riduzione  del  Fondo
per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo
10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. 
  3. Al comma 1-sexies dell'articolo 49 del  decreto  legislativo  31
luglio 2005, n. 177, le  parole:  «novanta  giorni»  sono  sostituite
dalle seguenti: «centottanta giorni». 
  4. Al fine di assicurare il pieno ed efficace svolgimento del ruolo
istituzionale e societario attribuito, sono differiti al  1°  gennaio
2018 gli effetti nei  confronti  della  Rai  Radiotelevisione  S.p.a.
delle norme finalizzate  al  contenimento  di  spesa  in  materia  di
gestione,  organizzazione,  contabilita',  finanza,  investimenti   e
disinvestimenti, previste dalla legislazione  vigente  a  carico  dei
soggetti inclusi nell'elenco dell'ISTAT di cui all'articolo 1,  comma
2, della legge 31  dicembre  2009,  n.  196,  fermo  restando  quanto
disposto dall'articolo 49, commi 1-ter e 1-quater del Testo unico dei
servizi di  media  audiovisivi  e  radiofonici,  di  cui  al  decreto
legislativo 31 luglio 2005, n. 177 e successive modificazioni. 
  5. I termini di cui all'articolo 3, comma 1, del regolamento di cui
al decreto del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro per i
rapporti con le regioni e la coesione territoriale 12 novembre  2011,
n. 226, relativi alla mancata pubblicazione del bando di gara di  cui
all'allegato  1  annesso  allo  stesso  regolamento,  come  prorogati
dall'articolo 3, comma 2-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2015,  n.
210, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2016,  n.
21, sono ulteriormente prorogati di ventiquattro mesi per gli  ambiti
nei  quali  sono  presenti  i  comuni  di  cui  all'articolo  1   del
decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni,
dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, per  consentire  alle  stazioni
appaltanti di determinare i piani  di  ricostruzione  delle  reti  di
distribuzione da includere nel bando di gara. 
  6. Alla legge 24 dicembre 2012, n. 234, sono apportate le  seguenti
modificazioni: 
  a) all'articolo 46, comma 2, le  parole:  «1°  gennaio  2017»  sono
sostituite dalle seguenti: «1° luglio 2017»; 
  b) all'articolo 52, comma 6, le parole: «di entrata in  vigore  del
regolamento di cui al primo periodo» sono sostituite dalle  seguenti:
«del 1° luglio 2017»; 
  c) all'articolo 52, comma 7, le parole:  «Decorsi  sessanta  giorni
dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui  al  comma  6»
sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dal 1° luglio 2017» e le
parole: «, a decorrere dal 1° gennaio 2017,» sono soppresse. 
  7. All'articolo 14, comma 1, lettera a),  n.  2),  della  legge  29
luglio 2015, n. 115, le parole: «1°  gennaio  2017»  sono  sostituite
dalla seguenti: «1° luglio 2017». 
  8. Al fine di allineare le scadenze delle concessioni per commercio
su aree pubbliche garantendo omogeneita' di gestione delle  procedure
di  assegnazione,  nel  rispetto  dei  principi   di   tutela   della
concorrenza, il termine delle concessioni  in  essere  alla  data  di
entrata in vigore del presente decreto e' prorogato  al  31  dicembre
2018. 
  9. All'articolo 3, comma 2, lett. b), del decreto-legge 30 dicembre
2015, n. 210, convertito con modificazioni in legge 25 febbraio 2016,
n.  21,  le  parole:  «con  decorrenza  dal  1°  gennaio  2016»  sono
sostituite dalle seguenti: «con  decorrenza  dal  1°  gennaio  2018».
Conseguentemente, a decorrere dal 1° gennaio 2017, le parti variabili
degli oneri generali di sistema sono applicate all'energia  elettrica
prelevata dalle reti pubbliche con obbligo di connessione di terzi. 
  10. All'articolo 9, comma 5, del decreto legislativo 4 luglio 2014,
n. 102, sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) alla lettera a), le parole: «31 dicembre 2016»  sono  sostituite
dalle seguenti: «30 giugno 2017»; 
  b) alla lettera b) le parole: «31 dicembre  2016»  sono  sostituite
dalle seguenti: «30 giugno 2017». 
                               Art. 7 
 
 
               Proroga di termini in materia di salute 
 
  1. All'articolo 21, comma 1, del decreto-legge 24 giugno  2016,  n.
113, convertito, con modificazioni, dalla legge  7  agosto  2016,  n.
160, le parole: «31 dicembre 2016» sono  sostituite  dalle  seguenti:
«31 dicembre 2017». 
  2. All'articolo 15, comma 2, quinto periodo,  del  decreto-legge  6
luglio 2012, n. 95, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  7
agosto 2012, n. 135, le parole: «1°  gennaio  2017»  sono  sostituite
dalle seguenti: «1° gennaio 2018». 
  3. All'articolo 42, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo  2014,
n. 26, le parole: «1° gennaio 2017» sono sostituite  dalle  seguenti:
«1° gennaio 2018». 
                               Art. 8 
 
 
Proroga di termini in  materia  di  competenza  del  Ministero  della
                               difesa 
 
  1. Al  comma  1  dell'articolo  2248  del  codice  dell'ordinamento
militare, di cui al decreto legislativo 15  marzo  2010,  n.  66,  le
parole: «Sino all'anno 2016» sono sostituite  dalle  seguenti:  «Sino
all'anno 2017». 
  2. Al comma 8-sexies dell'articolo 10 del decreto-legge 30 dicembre
2015, n. 210, convertito, con modificazioni, dalla legge 25  febbraio
2016,  n.  21,  le  parole:  «sono  prorogati  all'anno  2016»   sono
sostituite dalle seguenti: «sono prorogati all'anno 2017». 
  3. All'articolo 1, comma 379, della legge 23 dicembre 2014, n. 190,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al primo periodo, le parole: «e'  prorogato  al  bilancio  2016»
sono sostituite dalle seguenti: «e' prorogato al bilancio 2017»; 
  b) al secondo periodo, le parole:  «e'  prorogato  al  31  dicembre
2016» sono sostitute dalle seguenti: «e'  prorogato  al  31  dicembre
2017». 
  4. All'articolo 18 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n.  177,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) dopo il comma 15, e' inserito il seguente: «15-bis. Fino  al  30
giugno  2017,  gli  uffici  del  Comando   generale   dell'Arma   dei
Carabinieri, assicurano la  gestione  stralcio  delle  operazioni  di
chiusura delle contabilita' in capo al Corpo forestale  dello  Stato,
con il coordinamento, ai sensi del comma 16  del  presente  articolo,
del soggetto in servizio alla data del 31 dicembre 2016  in  qualita'
di Capo del Corpo forestale dello Stato,  avvalendosi  delle  risorse
umane, finanziarie e strumentali  gia'  disponibili,  senza  nuovi  o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»; 
  b) al comma 16, le parole: «primo  gennaio  2017»  sono  sostituite
dalle seguenti: «30 aprile 2017». 
  5. All'articolo 20, comma 1,  del  decreto  legislativo  19  agosto
2016, n. 177, e' aggiunto, infine, il seguente periodo: «Fino  al  31
dicembre 2017 al  personale  del  Corpo  forestale  dello  Stato  che
transita nell'Arma dei Carabinieri per effetto del presente decreto e
che matura il diritto al collocamento  in  quiescenza,  ai  sensi  di
quanto previsto dall'articolo 18, comma 11, in un termine inferiore a
quello  previsto  dal  comma  1  dell'articolo   1914   del   decreto
legislativo 15  marzo  2010,  n.  66,  non  si  applica  l'iscrizione
obbligatoria alla Cassa di  previdenza  delle  Forze  armate  di  cui
all'articolo 1913 del medesimo decreto legislativo.». 
                               Art. 9 
 
 
     Proroga di termini in materia di infrastrutture e trasporti 
 
  1. All'articolo  49  del  decreto-legge  22  giugno  2012,  n.  83,
convertito, con modificazioni, dalla legge 7  agosto  2012,  n.  134,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) ai commi 1 e 2, le parole: «31 dicembre  2016»  sono  sostituite
dalle seguenti: «31 dicembre 2017»; 
  b) al comma 3, le parole: «dal 2012 al 2016» sono sostituite  dalle
seguenti: «dal 2012 al 2017». 
  2.  L'entrata  in   vigore   del   decreto   del   Ministro   delle
infrastrutture e dei trasporti 29 luglio 2016, n. 206 e' prorogata al
31 dicembre 2017. Conseguentemente, le  autorizzazioni  all'esercizio
di attivita' di formazione e concessione  per  lo  svolgimento  delle
attivita' di salvamento acquatico, rilasciate entro  il  31  dicembre
2011, sono prorogate al 31 dicembre 2017. 
  3. All'articolo 2, comma 3, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73,  le
parole: «31  dicembre  2016»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «31
dicembre 2017». 
  4.  All'articolo  216,  comma  11,  terzo  periodo,   del   decreto
legislativo 18 aprile 2016, n. 50, le parole: «Fino  al  31  dicembre
2016» sono sostituite dalle seguenti: «Fino alla data di  entrata  in
vigore del decreto di cui all'articolo 73, comma 4». 
  5. Il termine di cui all'articolo 63, comma 4, della legge 6 giugno
1974, n. 298,  e'  prorogato,  limitatamente  all'anno  2017,  al  28
febbraio 2017. 
  6. Fermo restando il divieto di cui  all'articolo  19  del  decreto
legislativo 5 giugno 2015,  n.  81,  in  attesa  dell'emanazione  dei
provvedimenti di autorizzazione  per  l'assunzione  di  ispettori  di
volo, la facolta' dell'Ente nazionale per l'aviazione  civile  (ENAC)
di  assumere,  in   via   transitoria,   non   oltre   venti   piloti
professionisti prevista dall'articolo 34, comma 7, del  decreto-legge
18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni,  dalla  legge
17 dicembre 2012, n. 221, e' prorogata al 31 dicembre 2018. 
  7. Alla copertura dell'onere derivante dall'attuazione del comma 6,
pari a 2,015 milioni di euro per ciascuno degli  anni  2017  e  2018,
l'ENAC  provvede  con  risorse  proprie.   Alla   compensazione   dei
conseguenti effetti finanziari in  termini  di  indebitamento  netto,
pari a 1,0075 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, si
provvede  mediante  corrispondente  riduzione  del   Fondo   per   la
compensazione degli effetti finanziari non  previsti  a  legislazione
vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di
cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge  7  ottobre  2008,  n.
154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre  2008,  n.
189 e successive modificazioni. 
  8. E' prorogato al 31 dicembre 2017 il termine di cui  all'articolo
1, comma 807, della legge  28  dicembre  2015,  n.  208,  qualora  il
procedimento di progettazione e realizzazione delle opere  sia  stato
avviato in vigenza del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.  163  e
che al 31 dicembre  2016  abbia  conseguito  l'adozione  di  variante
urbanistica e la conclusione favorevole delle procedure di VAS o VIA.
Conseguentemente, in relazione a quanto previsto dal presente  comma,
i termini di cui al primo e al secondo periodo dall'articolo 1, comma
808, della legge 28  dicembre  2015,  n.  208,  sono  rispettivamente
prorogati al 30 giugno 2017 e al semestre 1° luglio-31 dicembre 2017. 
  9. All'articolo 4, comma 8-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2013,
n. 150, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio  2014,
n. 15, le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle  seguenti:
«31 dicembre 2017». 
                               Art. 10 
 
 
             Proroga di termini in materia di giustizia 
 
  1. All'articolo 1, comma 99-bis, della legge 23 dicembre  2014,  n.
190, sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al primo periodo, le parole: «31 dicembre 2016» sono  sostituite
dalle seguenti: «31 dicembre 2017»; 
  b)  al  secondo  periodo,  le  parole:  «28  febbraio  2016»   sono
sostituite dalle seguenti: «28 febbraio 2017». 
  2. All'articolo 3, comma 1-bis, del decreto-legge 23 dicembre 2013,
n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 21 febbraio 2014, n.
10, le parole: «per un periodo di tre anni dalla data di  entrata  in
vigore  della  legge  di  conversione  del  presente  decreto»   sono
sostituite dalle seguenti: «fino al 31 dicembre 2018». 
                               Art. 11 
 
 
     Proroga di termini in materie di beni e attivita' culturali 
 
  1.  All'articolo  2  del  decreto-legge  31  maggio  2014,  n.  83,
convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106,  e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 5 le parole: «ventiquattro mesi» sono sostituite  dalle
seguenti: «trentasei mesi»; 
  b) al comma 5-ter: 
  1) al primo periodo, le parole:  «l'attivita'  della  struttura  di
supporto ivi prevista» sono sostituite dalle seguenti: «le  attivita'
dell'Unita' "Grande Pompei", del vice direttore  generale  vicario  e
della struttura di supporto ivi  previste,»  e  le  parole:  «pari  a
500.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «pari a 900.000 euro»; 
  2) al secondo periodo, le parole: «1° gennaio 2017» sono sostituite
dalle seguenti: «1° gennaio 2018». 
  2. Il termine di cui all'articolo  5,  comma  1,  del  decreto  del
Presidente del Consiglio dei ministri 15 settembre 2016, n.  187,  e'
prorogato al 30 giugno 2017. 
  3. All'articolo 1, comma 583, della legge 11 dicembre 2016, n. 232,
le parole: «entro trenta  giorni»  sono  sostituite  dalle  seguenti:
«entro novanta giorni». Conseguentemente, per le  medesime  finalita'
di cui al citato articolo 1, comma 583, della legge n. 232 del  2016,
e' autorizzata la ulteriore spesa di 10 milioni di  euro  per  l'anno
2017.  Alla  copertura  dell'onere  derivante   dall'attuazione   del
presente comma si  provvede  mediante  corrispondente  riduzione  del
Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014,
n. 190. 
                               Art. 12 
 
 
              Proroga di termini in materia di ambiente 
 
  1. All'articolo  11  del  decreto-legge  31  agosto  2013,  n.  101
convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125 sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 3-bis, primo periodo, le parole: «Fino al  31  dicembre
2016» sono sostituite con le seguenti: «Fino alla data  del  subentro
nella gestione del servizio da parte del  concessionario  individuato
con le procedure di cui al comma 9-bis, e comunque non  oltre  il  31
dicembre 2017,» e l'ultimo periodo e' sostituito dal seguente:  «Fino
alla data del subentro nella  gestione  del  servizio  da  parte  del
concessionario individuato con le procedure di cui al comma 9-bis,  e
comunque  non  oltre  il  31  dicembre  2017,  le  sanzioni  di   cui
all'articolo 260-bis, commi 1 e 2, del decreto legislativo  3  aprile
2006, n. 152, sono ridotte del 50 per cento.»; 
  b) al comma 9-bis, sostituire, ovunque ricorrenti, le  parole:  «al
31 dicembre 2016» con le seguenti:  «alla  data  del  subentro  nella
gestione del servizio da parte del concessionario individuato con  le
procedure di cui al presente  comma,  e  comunque  non  oltre  il  31
dicembre 2017»; alla fine del quarto periodo,  dopo  le  parole:  «10
milioni di euro per l'anno 2016» aggiungere le seguenti: «nonche' nel
limite massimo di 10  milioni  di  euro,  in  ragione  dell'effettivo
espletamento del servizio  svolto  nel  corso  dell'anno  2017.»;  al
quinto periodo, sopprimere le parole: «, entro il 31 marzo 2016,». 
  2. All'Allegato 3, comma 1, del decreto legislativo 3  marzo  2011,
n. 28, sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) alla lettera b) le parole: «31 dicembre  2016»  sono  sostituite
dalle seguenti: «31 dicembre 2017»; 
  b) alla lettera c), le parole: «1° gennaio  2017»  sono  sostituite
dalle seguenti: «1° gennaio 2018». 
                               Art. 13 
 
 
        Proroga di termini in materia economica e finanziaria 
 
  1. All'articolo 6, comma 3, del decreto-legge 31  maggio  2010,  n.
78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n.
122, le parole: «Sino al 31  dicembre  2016»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «Sino al 31 dicembre 2017». 
  2. All'articolo 3-bis, comma 2, del decreto-legge 2 marzo 2012,  n.
16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44,
le parole: «31 dicembre 2016» sono  sostituite  dalle  seguenti:  «31
dicembre 2017». 
  3. All'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95,
convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135,  le
parole: «e 2016» sono sostituite dalle seguenti: «, 2016 e 2017». 
  4. Le disposizioni di cui all'articolo 2-bis del  decreto-legge  22
ottobre 2016, n. 193, convertito, con mortificazioni, dalla legge  1°
dicembre 2016, n. 225, si applicano a decorrere dal 1° luglio 2017. 
  5. All'articolo 19, comma 14, del decreto legislativo 17  settembre
2007, n. 164, le parole: «Fino al 31 dicembre 2016»  sono  sostituite
dalle seguenti: «Fino all'entrata in vigore del  decreto  legislativo
di recepimento della direttiva 2014/65/UE del  Parlamento  europeo  e
del  Consiglio,  del  15  maggio  2014,  relativa  ai  mercati  degli
strumenti finanziari e che modifica  la  direttiva  2002/92/CE  e  la
direttiva 2011/61/UE, anche ai fini dell'adeguamento della  normativa
nazionale alle disposizioni del  regolamento  (UE)  n.  600/2014  del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014,  sui  mercati
degli strumenti finanziari e che  modifica  il  regolamento  (UE)  n.
648/2012, e comunque non oltre il 31 dicembre 2017». 
  6. L'articolo 34, comma 6, lettera  b),  della  legge  31  dicembre
2009, n. 196, e successive modificazioni si applica  alle  variazioni
di bilancio adottate a partire dal 1° dicembre 2016. 
                               Art. 14 
 
 
        Proroga di termini relativi a interventi emergenziali 
 
  1. Al comma 492 dell'articolo 1 della legge 11  dicembre  2016,  n.
232, e' premessa la seguente lettera: 
    «0a) investimenti dei comuni, individuati  dal  decreto-legge  17
ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla  legge  15
dicembre 2016,  n.  229,  nonche'  di  quelli  individuati  ai  sensi
dell'articolo 1 del decreto-legge 6 giugno 2012, n.  74,  convertito,
con  modificazioni,  dalla  legge  1°  agosto   2012,   n.   122,   e
dell'articolo 67-septies del decreto-legge 22  giugno  2012,  n.  83,
convertito, con modificazioni, dalla legge 7  agosto  2012,  n.  134,
finalizzati a  fronteggiare  gli  eccezionali  eventi  sismici  e  la
ricostruzione,  finanziati  con  avanzo  di  amministrazione   o   da
operazioni di indebitamento, per  i  quali  gli  enti  dispongono  di
progetti esecutivi redatti e validati  in  conformita'  alla  vigente
normativa, completi del cronoprogramma della spesa;». 
  2. Il termine di cui all'articolo 48, comma 2, del decreto-legge 17
ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla  legge  15
dicembre  2016,  n.  229,  e'  prorogato   di   ulteriori   6   mesi,
limitatamente ai soggetti danneggiati che  dichiarino  l'inagibilita'
del fabbricato, casa di abitazione, studio professionale  o  azienda,
ai sensi del testo unico di  cui  al  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 28 dicembre 2000,  n.  445,  con  trasmissione  agli  enti
competenti; la proroga  e'  concessa  con  le  modalita'  di  cui  al
medesimo articolo 48, comma 2. 
  3. Il termine di cui all'articolo 48, comma 3, del decreto-legge 17
ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla  legge  15
dicembre 2016, n. 229, e' prorogato al 31 dicembre 2017. 
  4. Il termine di cui all'articolo 48, comma 7, del  decreto-  legge
17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni,  dalla  legge
15  dicembre  2016,  n.  229,  e'  prorogato  al  31  dicembre   2017
limitatamente  alle  istanze  presentate  in  relazione  agli  eventi
sismici di cui all'articolo 1 del citato  decreto-legge  n.  189  del
2016. 
  5. Il termine di cui all'articolo 48, comma 17,  del  decreto-legge
17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni,  dalla  legge
15 dicembre 2016, n. 229, e' prorogato al 31 dicembre 2017. 
  6. Per i pagamenti di cui all'articolo 48, comma 1, lettera g), del
decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni,
dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, il termine di  sospensione  del
31 dicembre 2016 e' prorogato al 31 dicembre 2017 limitatamente  alle
attivita' economiche e produttive nonche' per i soggetti privati  per
i  mutui  relativi  alla  prima  casa  di  abitazione,  inagibile   o
distrutta. 
  7. All'articolo  3  del  decreto-legge  24  giugno  2016,  n.  113,
convertito, con modificazioni, dalla legge 7  agosto  2016,  n.  160,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 1 dopo le parole: «16 milioni di euro,»  sono  aggiunte
le  seguenti:  «e  per  l'anno  2017  e'  assegnato   un   contributo
straordinario dell'importo complessivo di 12 milioni di euro,»; 
  b) al comma 2 dopo le parole: «fuori del cratere,» sono aggiunte le
seguenti: «e per l'anno 2017 e' destinato un contributo  pari  a  2,0
milioni di euro,». 
  8. In relazione alle esigenze connesse alla ricostruzione a seguito
degli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016,  per
l'anno 2017 e' assegnato in favore dei Comuni di cui agli allegati  1
e 2 del  decreto-legge  17  ottobre  2016,  n.  189,  convertito  con
modificazioni in legge  15  dicembre  2016,  n.  229,  un  contributo
straordinario a copertura delle maggiori spese e delle minori entrate
per complessivi 32 milioni di euro. Le risorse sono ripartite  tra  i
Comuni interessati con provvedimenti di cui all'articolo 2,  comma  2
del medesimo decreto-legge n. 189 del 2016. Al relativo onere, pari a
32  milioni  di  euro  per  l'anno   2017,   si   provvede   mediante
corrispondente riduzione del  Fondo  per  interventi  strutturali  di
politica  economica,  di  cui   all'articolo   10,   comma   5,   del
decreto-legge   29   novembre   2004,   n.   282,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. 
  9. Al comma 4-quater dell'articolo 10 del decreto-legge  22  giugno
2012, n. 83, convertito, con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012,
n. 134, le parole:  «al  31  dicembre  2016»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «al 31 dicembre 2018». Ai relativi oneri,  pari  a  600.000
euro per ciascun anno, si provvede nell'ambito  e  nei  limiti  delle
risorse del Fondo per la ricostruzione di cui all'articolo  2,  comma
1,  del  decreto-legge  6  giugno  2012,  n.  74,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 1° agosto 2012, n. 122. 
  10. All'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 10 dicembre 2013, n.
136, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio  2014,  n.
6, le parole: «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle seguenti:  «31
dicembre 2017». 
  11. All'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 26 aprile  2013,  n.
43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71,
le parole: «31 dicembre 2016» sono  sostituite  dalle  seguenti:  «31
dicembre 2017». Agli oneri  derivanti  dall'attuazione  del  presente
comma si provvede con le  risorse  gia'  previste  per  la  copertura
finanziaria dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei  ministri
n. 3858 del 12 marzo 2010, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n.  65
del 19 marzo 2010. 
  12. Il termine del 31 dicembre 2016 relativo alle  disposizioni  di
cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri  n.  3554
del 5 dicembre 2006, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.  288  del
12  dicembre  2006,  stabilito  dall'articolo   5,   comma   5,   del
decreto-legge   10   dicembre   2013,   n.   136,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge  6  febbraio  2014,  n.  6,  e  successive
modificazioni e' prorogato al 31 dicembre 2017. 
                               Art. 15 
 
 
                       Variazioni di bilancio 
 
  1. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze  e'  autorizzato  ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di  bilancio,
anche  in  conto  residui,  connesse  all'attuazione   del   presente
provvedimento. 
                               Art. 16 
 
 
                          Entrata in vigore 
 
  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso  della  sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica  italiana  e
sara' presentato alle Camere per la conversione in legge. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
 
    Dato a Roma, addi' 30 dicembre 2016 
 
                             MATTARELLA 
 
 
                                  Gentiloni Silveri,  Presidente  del
                                  Consiglio dei ministri 
 
                                  Padoan,  Ministro  dell'economia  e
                                  delle finanze 
 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando