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Popsophia

POPSOPHIA – FESTIVAL DEL CONTEMPORANEO

“I sogni sono la mia realtà”

CIVITANOVA ALTA – 2/5 Agosto

La serata di sabato 28 luglio al Lido Cluana, dedicata alle sognanti canzoni d’amore di Lucio Battisti, con la presenza di Mogol, apre il Festival nazionale di Popsophia, che dal 2 al 5 agosto si trasferirà nel bellissimo centro storico della città alta.

Dalla Piazza della Libertà al Chiostro di Sant’Agostino, dall’ex Pescheria alla Chiesa di San Francesco, la città sarà invasa da mostre, installazioni, performance, inediti spettacoli filosofico-musicali, laboratori per ragazzi, video conferenze e degustazioni a cura di chef stellati.

“Dreams are my reality, i sogni sono la mia realtà” è il tema che unirà gli appuntamenti delle giornate di Popsophia che si svolgeranno nelle strade e nelle piazze all’interno dell’antica cinta muraria.

Un programma ricco di appuntamenti che, dal pomeriggio a notte inoltrata, coinvolgeranno numerosi ospiti di fama nazionale; dalla eccezionale partecipazione dello scrittore e regista Niccolò Ammaniti alla brillante attrice Lella Costa, dall’eclettico critico d’arte Philippe Daverio al giornalista Leo Turrini, dal critico musicale Paolo Talanca alla scrittrice Eleonora Caruso, dalla sportiva Elisa Di Francisca al divulgatore Riccardo Dal Ferro. E, per combattersi a colpi di classici della filosofia e di fenomeni pop, arriveranno a Civitanova Alta tanti nomi della filosofia italiana – Alessandro Alfieri, Tommaso Ariemma, Leonardo Caffo, Umberto Curi, Massimo Donà, Adriano Fabris, Salvatore Patriarca, Simone Regazzoni, Marcello Veneziani – per entrare nel labile confine che separa il sogno e la veglia, la fantasia dalla realtà.

“Popsophia gioca con il pensiero costruendo contaminazioni inedite e creative – ha dichiarato la direttrice artistica Lucrezia Ercoli – Attraverso scrittori, giornalisti, musicisti e artisti la città storica diventa il laboratorio per indagare e costruire l’immaginario onirico della contemporaneità unendo piacere e conoscenza, godimento e ragionamento”.

“Popsophia – aggiunge l’assessore Maika Gabellieri – è un’eccellenza culturale che contribuisce a rendere Civitanova un centro importante del dibattito nazionale, con la sua originale capacità di entrare nella battaglia delle idee che si svolge oltre i confini regionali”.

“L’amministrazione comunale accoglie con entusiasmo il ritorno a Civitanova Alta di Popsophia che aveva tenuto a battesimo fin dagli esordi – dichiara il sindaco Fabrizio Ciarapica – In nessun altro festival la filosofia racconta il presente in forma così originale ed intrigante e per questo noi continuiamo a credere in questo progetto nel comune obiettivo di una fruizione consapevole e partecipata della cultura”.

La partecipazione alle giornate del Festival ha valore di formazione e rientra nelle attività riconosciute dall’Ufficio Regionale Scolastico come valide ai fini dell’aggiornamento docenti.

Arcipelago Scuola

Maratona progettuale con 150 studenti sul ruolo dell’architettura come strumento chiave per promuovere la crescita e lo sviluppo dei territori interni del Paese

Da mercoledì 18 a venerdì 20 luglio, presso la Sala d’Armi, Sala G, dell’Arsenale di Venezia, nell’ambito del programma di Biennale Educational per la Biennale Architettura 2018, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (MIBAC), in collaborazione con SOS – School of Sustainability, lanciano “Arcipelago Scuola”, una maratona progettuale durante la quale 150 studentesse e studenti, in rappresentanza di 26 scuole italiane, collaboreranno con l’obiettivo di immaginare nuovi modelli, soluzioni e prototipi per il futuro dei luoghi dell’”Arcipelago Italia”, tema del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2018, curato da Mario Cucinella.

In linea con il più generale Freespace, tema scelto dalle curatrici della Biennale Yvonne Farrell e Shelley McNamara e relativo all’indagine sulla qualità dello spazio, “Arcipelago Italia” focalizza l’attenzione sullo spazio urbano che corre lungo la dorsale italiana, in una sorta di “ricerca-azione” sulle aree interne del Paese, in relazione con la loro storia, il presente e il futuro.

Durante i tre giorni dell’iniziativa è prevista la partecipazione di rappresentanti istituzionali, esperti, mentor e architetti che metteranno a disposizione dei partecipanti le proprie conoscenze e metodologie, supportando i ragazzi nello sviluppo delle idee progettuali.

Il programma dei lavori e i temi delle sfide progettuali di “Arcipelago Scuola” verranno presentati mercoledì 18 luglio, alle ore 19, presso le Sale d’Armi dell’Arsenale, alla presenza delle istituzioni e degli enti promotori. Gli esiti, con le proposte realizzate dagli studenti, saranno illustrati al termine della giornata conclusiva del 20 luglio, alle 18.30, appuntamento a cui presenzierà anche il curatore del Padiglione Italia, Mario Cucinella.

“Arcipelago Scuola è una opportunità per i nostri ragazzi che, nella tre giorni di maratona, avranno l’occasione di acquisire nuove competenze, di condividere idee, di dare voce alle loro esigenze, di disegnare gli ambienti del loro futuro. Di vivere un momento di scuola innovativa”, sottolinea Simona Montesarchio, direttrice della Direzione Generale per gli interventi in materia di edilizia scolastica, gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale del MIUR.

“Sono certa che “Arcipelago Scuola” – dichiara Federica Galloni, direttrice della Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del Mibac – attraverso nuove visioni realizzate dai giovani partecipanti, misurandosi con i temi dell’identità e del patrimonio culturale, consentirà loro di conoscere meglio il paesaggio e il patrimonio storico artistico italiani, rafforzando certamente il senso di appartenenza alle loro comunità”.

“Per progettare è necessario che si incontrino e dialoghino discipline diverse: l’architettura, la pedagogia, la psicologia, l’antropologia – dichiara Mario Cucinella, curatore del Padiglione Italia -. In altre parole, la qualità degli spazi dipende da come questi saperi riescono a interagire tra loro. Il coinvolgimento dei ragazzi in “Arcipelago Italia” è fondamentale per intercettare i loro desideri e dar vita a una riflessione cosciente, appropriata e sostenibile sul ruolo dell’architettura come strumento educativo e di rilancio dei territori. La partecipazione, il coinvolgimento emotivo e la vivibilità degli spazi sono prerogative imprescindibili per la creazione degli spazi che i giovani progettisti andranno ad elaborare nelle loro proposte. Sono particolarmente impaziente di scoprire l’esito”.

Gli studenti partecipanti saranno posti davanti all’obiettivo di generare soluzioni creative alle principali sfide dell’architettura, partendo dalla conoscenza dei loro territori e delle loro città di appartenenza. Si partirà, infatti, da loro per dare vita a una esperienza di formazione e di condivisione in grado di stimolare, attraverso una metodologia basata sul learning by doing, l’apprendimento, l’intraprendenza, la creatività e il lavoro collaborativo.

La giornata conclusiva vedrà la presentazione delle proposte progettuali realizzate dagli studenti (diretta Facebook sul canale di Arcipelago Italia dalle 18.30).

Elenco degli istituti selezionati:

Scuola Liceo Statale “E. Medi”- Senigallia (An)

Liceo Artistico “Gentile Mazara”-Sulmona (Aq)

Liceo Artistico “Callisto Piazza I.I.S. Pandini” – S. Angelo Lodigiano (Lodi)

Liceo Scientifico “G. Galilei” – Pescara            

Liceo Scientifico “N. Cortese” – Maddaloni (Ce)               

Liceo Scientifico e Linguistico – Ceccano (Fr)

Liceo Artistico “Teodosio Rossi” – Priverno (Lt)                    

IS “Benvenuto Cellini” – Firenze       

Liceo Scientifico “Liceti” – Rapallo (Ge)

Liceo Scientifico e Linguistico Statale “A.Vallone” – Galatina (Le)

IIS  “Borghese” – Faranda – Patti (Me)

IIS “D. Zaccagna”- Carrara  (Ms)

Liceo Classico “G.Peano – S.Pellico” – Cuneo

Liceo Ginnasio “E. Duni – C. Levi” – Matera                 

Liceo Artistico “Damiani Almeyda” – Palermo        

IIS “Leonardo Da Vinci” – Umbertide (Pg)        

Liceo Artistico “Nervi” – Severini -Ravenna      

Liceo Scientifico – Tecnologico “Rosatelli” – Rieti       

Liceo Scientifico “Blaise Pascal” – Pomezia (Roma)      

Istituto Tecnico “A.De Simoni-M.Quadrio” – Sondrio        

Ls  “G. Battaglini” – Taranto  

IIS “25 Aprile” – Torino  

Convitto Nazionale “P. Diacono” – Cividale Del Friuli (Ud)      

Ls “Nicolò Tron” – Schio (Vi)    

Ls  “G.B. Quadri” – Vicenza      

IIS “Benedetti-Tommaseo” – Venezia 

Progetto IUL Basket,

Scuola e università, al via il progetto di educazione, lavoro e sport dell’Ateneo telematico IUL

Un progetto educativo, professionale e sportivo per far giocare gli atleti ad alti livelli e allo stesso tempo formarli o inserirli nel mercato del lavoro. Sono questi gli obiettivi che l’Università telematica IUL si propone per il prossimo anno accademico con l’avvio del progetto IUL Basket, un’iniziativa che è stata presentata il 18 luglio a Roma, al Reale Circolo Canottieri Tevere Remo.

Per realizzare questa attività, l’Ateneo IUL, che ha come enti promotori l’istituto di ricerca Indire e l’Università di Firenze, ha siglato un accordo con la Tiber Basket, società che milita nel campionato di serie B di pallacanestro e che è molto riconosciuta a livello nazionale per il settore giovanile.

La collaborazione, oltre a impegnare gli atleti sul versante sportivo e agonistico, offrirà loro l’opportunità di iscriversi all’università o riprendere un percorso formativo interrotto. I giocatori potranno scegliere il corso di laurea in Scienze motorie, in partenza il prossimo anno accademico, con la possibilità di acquisire competenze direttamente spendibili in un ambito, quello sportivo, all’interno del quale sono già inseriti.

Da anni l’Ateneo è impegnato con progetti legati all’educazione e allo sport. Nel 2017-18, IUL ha condotto per conto del Ministero dell’Istruzione la formazione per oltre 500 docenti e tutor sportivi impegnati nella sperimentazione studenti-atleti di alto livello. La partecipazione dell’Ateneo alla sperimentazione è stata confermata anche per il 2018-2019.

Alla conferenza sono intervenuti il Direttore Generale dell’Università IUL, Massimiliano Bizzocchi, il Presidente dell’U.S. Tiber Basket, Massimo Cilli, e il tecnico della squadra, Alex Righetti.

«IUL Basket – dichiara il Direttore Generale dell’Università IUL, Massimiliano Bizzocchi – è un progetto ambizioso per il nostro Ateneo, perché si rivolge contemporaneamente al mondo sportivo, educativo e lavorativo. L’idea è di offrire ai giocatori, giovani e meno giovani, l’opportunità di svolgere un’attività lavorativa o un tirocinio all’interno dell’Ateneo o in una delle tante realtà collegate. Un aspetto innovativo del progetto è la possibilità di iscriversi a un corso di laurea o riprendere un percorso formativo interrotto. In questo modo, gli atleti che hanno abbandonato gli studi in favore dell’attività agonistica potranno ‘rimettersi in gioco’ e acquisire competenze spendibili sul mercato del lavoro. Ciò sarà possibile con l’avvio del corso di laurea triennale in scienze motorie, un percorso che ha molti sbocchi professionali proprio in un ambito, quello sportivo, in cui sono già inseriti gli atleti».

«Siamo orgogliosi di condividere questo progetto con l’Università IUL – dichiara Massimo Cilli, Presidente della U.S. Tiber Basket – perché si fonda su valori importanti, che vanno oltre l’aspetto puramente sportivo. La Tiber, nei suoi oltre cinquant’anni di storia, si è sempre caratterizzata per un’attenzione particolare al settore giovanile, accompagnando la crescita tecnica e umana dei ragazzi. L’accordo con l’Ateneo va proprio in questa direzione, perché mira alla valorizzazione degli atleti anche dal punto di vista educativo e professionale. Ci auguriamo che questa unione di intenti ci consenta nella prossima stagione di ottenere risultati positivi a livello sportivo e allo stesso tempo possa rappresentare un trampolino di lancio per i giovani del nostro vivaio».

Violenze nelle scuole

La FLC CGIL e Proteo Fare Sapere organizzano un convegno nazionale dal significativo titolo: “Violenze nelle scuole. La solitudine dei docenti fra adolescenti fragili e spavaldi e genitori adolescenti”. All’incontro, che si terrà a Roma il 10 luglio, ha assicurato la sua presenza il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Prof. Marco Bussetti.

Al verificarsi di episodi inqualificabili di aggressione ai docenti da parte di alunni e talvolta anche di genitori, la FLC CGIL con il suo Segretario generale ha fatto sentire la sua voce di condanna di quegli inaccettabili gesti e di solidarietà per i docenti coinvolti.
Non abbiamo mai pensato che l’inasprimento delle punizioni o nuovi interventi normativi siano necessari per far fronte a questo nuovo fenomeno che è nuovo soprattutto per l’intensificarsi degli eventi di violenza.
Siamo convinti che, soprattutto in un contesto educativo, sono innanzitutto gli strumenti della comprensione, dell’indagine, della cultura a dover essere messi in campo.
Da qui scaturisce questa iniziativa che vuole scavare sul fenomeno chiamando al confronto psicologi, pedagogisti, docenti, dirigenti scolastici, studenti.

L’iniziativa essendo organizzata da soggetto qualificato per l’aggiornamento (DM 8.6.2005) è automaticamente autorizzata ai sensi degli articoli 64 e 67 CCNL 2006/2009 del Comparto Scuola), con esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi.


Henri Matisse. Sulla scena dell’arte

L’esposizione Henri Matisse. Sulla scena dell’arte presenta e sviluppa una tematica centrale all’interno della vasta vita artistica di Henri Matisse: il rapporto con il teatro e la produzione di opere legate alla drammaturgia. Una mostra inedita che porta al Forte di Bard, in Valle d’Aosta, dal 7 luglio al 14 ottobre 2018 oltre 90 opere realizzate in un arco temporale di 35 anni, dal 1919 fino alla morte dell’artista, avvenuta nel 1954. Si tratta principalmente della cosiddetta période Nicoise: Matisse, infatti, nel 1917 scelse Nizza come luogo principale della sua creazione artistica.

Il percorso espositivo, curato da Markus Müller, direttore del Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster, è suddiviso in quattro grandi sezioni: Costumi di scena; Matisse e le sue modelle; Le odalische; Jazz.  Una selezione di opere illustra il rapporto tra l’artista e le sue modelle, “attrici” della sua arte, mentre l’esposizione di tappeti, abiti, oggetti di arte orafa, collezionati dall’artista e concessi in prestito dalla famiglia Matisse, dà conto dell’interesse di Matisse per il decorativismo di influenza orientaleggiante. Negli anni Quaranta, infine, Matisse sviluppa la tecnica dei “papiers découpés”, di cui le opere della serie “Jazz” sono la testimonianza più importante.

I capolavori – tra tele, disegni, sculture e opere grafiche – provengono dal Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster che possiede nella sua collezione permanente anche la più ampia raccolta di opere di Matisse in Germania. Oltre al museo di Münster, figurano tra i prestatori il Musée Matisse di Nizza, i Ballets di Monte-Carlo e gli stessi eredi di Matisse, che hanno concesso in prestito oggetti della collezione privata dell’artista, come fonti di ispirazione e testimonianza dei suoi viaggi.

Costumi di scena. Dalla composizione immobile al “tableau vivant”
Nel 1919 Matisse riceve la commissione di concepire i costumi e le scenografie per il balletto “Il canto dell’usignolo”. Per la prima volta nella sua vita d’artista Matisse deve – per così dire – realizzare apparati scenografici, ovvero creare una sorta di ‘pittura in movimento’. Il suo più grande antagonista, Pablo Picasso, nel 1917, aveva già dipinto con gran successo le scene per “Parade”. Anche forse per spirito di emulazione, Matisse accetta questo incarico in cui darà prova di aver assimilato anche l’influsso dell’arte orientale, dal momento che l’azione teatrale si svolge alla corte dell’Imperatore della Cina. Nel 1939 Matisse rinnova questa esperienza, preparando le scenografie del balletto “Rouge et Noir.”
Al di là dell’aspetto ornamentale ed esotico, l’interesse di Matisse per il teatro diventa centrale nella sua estetica: si pone di fronte alla creazione pittorica come un regista o un drammaturgo, come accade durante la preparazione della decorazione della Chappelle du Rosaire a Vence, che realizza come se fosse ‘un decoro di scena’. I disegni preparatori della Chappelle di Vence saranno esposti insieme ai costumi per i balletti.

L’artista come drammaturgo. Matisse e le sue modelle
Matisse ha bisogno della presenza fisica di un modello. L’artista francese lavora sempre come un drammaturgo o come un regista. Matisse inizia una collezione di abiti per le sue modelle, si interessa alla “alta moda” (Haute couture) e fa la selezione del vestito secondo il modello o la composizione. Esiste une specie di interazione tra l’artista e le sue modelle, Matisse parla delle sue modelle come “attrici” della sua arte.
Nel 1939 Matisse affermava: “l miei modelli, esseri umani, non sono mai solo un elemento secondario in un ambiente. Sono il tema principale del mio lavoro. Dipendo interamente dal mio modello”.
L’artista ha rapporti professionali lunghi con i suoi modelli e lavora per anni sempre con gli stessi. Una selezione di opere illustra il rapporto tra l’artista e i suoi modelli, con particolare attenzione alla sua assistente Lydia Delectorskaya, che ricoprirà un ruolo centrale per Matisse dagli anni Trenta sino alla sua morte, nel novembre 1954.

Le odalische. Viaggi immaginari
L’interesse di Matisse per il decorativismo di stampo arabeggiante e orientalista è un fatto noto. Il tema delle odalische rappresenta per l’artista la sintesi ideale tra la rappresentazione della donna e il proliferare dell’ornamento vegetale o geometrico.
Nel biennio 1912-1913 aveva effettuato numerosi viaggi soprattutto in Algeria e in Marocco, fedele al concetto romantico dell’artista viaggiatore, sulle orme di Ingres e Delacroix. Da questi viaggi nascono le sue collezioni di tappeti, abiti, oggetti di arte orafa di cui sarà esposta una selezione.

Jazz. L’artista e il suo pubblico
All’inizio degli anni Quaranta Matisse sviluppa una tecnica particolare denominate papiers décupés, carte ritagliate, sintesi perfetta, secondo Matisse, tra colore e precisione della linea. Il suo capolavoro di questo periodo è indubbiamente “Jazz”, una serie di 40 opere realizzate con questa tecnica. Come un musicista jazz, ha creato una sorta di “tema con variazioni”. I temi di queste opere sono il circo e i suoi attori, la mitologia e le memorie dei suoi viaggi. Lo stile di queste opere in colori dissonanti ha ispirato per esempio Andy Warhol e la “pop art” americana.
L’iconografia popolare del circo cela l’aspetto ‘tragico’ del rapporto dell’artista con il suo pubblico.

BIOGRAFIA
Henri Matisse è considerato uno dei grandi maestri dell’arte del Novecento, eclettico e sperimentatore, amico e rivale di Pablo Picasso.
Nato a Cateau-Cambrésis nel 1869, abbandona ben presto gli studi di legge e una carriera di futuro avvocato per dedicarsi alla pittura. Frequenta a Parigi l’atelier di Gustave Moreau, ma guardando alle opere di Paul Cézanne, soprattutto nel trattamento del colore, che diventerà il fine stesso della creazione dell’immagine.
Nel 1905, al Salon d’Automne di Parigi, solleva uno scandalo presentando, insieme a Marquet, de Vlaminck, Derain e Van Dongen, alcune tele dai colori puri e violenti, stesi uniformemente sulla tela.
Il critico Louis Vauxcelles conia per questi artisti il termine fauves, presto adottato dal gruppo in segno di sfida.
Del 1910 è la prima mostra importante alla galleria Bernheim-Jeune a Parigi, seguita dalle personali a Londra e a New York.
A partire dal 1919 decide di trascorrere gran parte dell’anno in Costa Azzurra, che considera un ‘paradiso’. La sua attività espositiva è in continua crescita e le sue opere incontrano un grande interesse da parte dell’intera comunità artistica.
Nel 1920 lavora alle scene e ai costumi per Le chant du rossignol, l’opera di Stravinsky rappresentata da Diaghilev con i Ballets Russes, e la coreografia di Massine.
Il decennio 1920-1930 segna un ritorno a composizioni di tipo più tradizionale e all’interesse per il tema delle Odalische.
Dopo numerosi viaggi in Italia, Spagna, Germania, Gran Bretagna e Russia, nel 1931, e dopo un soggiorno di tre mesi a Tahiti, Matisse si reca negli Stati Uniti, dove ha l’incarico di una grandiosa decorazione sul tema della danza per la Fondazione Barnes a Merion.
Del 1938 è l’esposizione ‘Picasso-Matisse’ al Museum of Modern Art di Boston.
Stabilitosi a Vence nel 1939, si dedica con particolare interesse alla grafica: illustra, tra l’altro, Pasiphaé di H. de Montherlant (1944) e Les Fleurs du Mal di Ch. Baudelaire (1947) e produce illustrazioni in bianco e nero per diversi libri, tra cui l’Ulisse di James Joyce.
Del 1945 è la grande retrospettiva al Salon d’Automne di Parigi, seguita da una doppia personale al Victoria and Albert Museum di Londra, insieme a Picasso. L’anno successivo viene realizzato un film sul suo lavoro.
Del 1947 l’editore parigino Tériade pubblica Jazz: in quest’opera appaiono i primi risultati della tecnica dei papiers découpés, alle quale si dedica con passione negli ultimi anni della sua vita. nel 1948 viene nominato Commendatore della Legione Onore; di questo periodo sono anche i primi contatti con il frate domenicano Rayssiguier in vista della decorazione della Cappella del Rosario a Vence, che sarà terminata e inaugurata nel 1951.
Del 1950 è il Primo Premio della Pittura alla XXV Biennale di Venezia.
Nel 1952 apre nella sua città natale, Cateau-Cambrésis, il Musée Matisse.
Muore il 3 novembre 1954 a Nizza.

Informazioni
Associazione Forte di Bard
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Prenotazione visite
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prenotazioni@fortedibard.it

Orari martedì-venerdì: 10.00-18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00-19.00
Aperta tutti i giorni dal 23 luglio al 2 settembre 10.00-19.30
La Biglietteria chiude 45 minuti prima.

Ufficio Stampa Forte di Bard
Studio ESSECI, di Sergio Campagnolo, tel. 049.663499
referente Simone Raddi: gestione2@studioesseci.net www.studioesseci.net
Ufficio Stampa Associazione Forte di Bard
Tel. + 39 0125 833824 – ufficiostampa@fortedibard.it

festivalfilosofia di Modena

Al festivalfilosofia di Modena 200 appuntamenti in tre giorni sulla verità
Conferenza stampa a Roma – Al festivalfilosofia di Modena 200 appuntamenti in tre giorni sulla verità
Duecento appuntamenti gratuiti in tre giorni per riflettere sul significato di “verità”. Oltre 50 lezioni magistrali affidate a grandi protagonisti del pensiero contemporaneo, mostre, concerti, spettacoli, letture, iniziative per bambini e cene filosofiche: è ciò che propone la diciottesima edizione del festivalfilosofia di Modena, Carpi, Sassuolo, in programma da venerdì 14 a domenica 16 settembre in 40 luoghi delle tre città.
La manifestazione, che lo scorso anno ha sfiorato le 200 mila presenze e in diciassette anni ha superato i due milioni, è organizzata dal “Consorzio per il festivalfilosofia”.

Il programma del festival viene presentato agli organi di informazione nel corso di una

CONFERENZA STAMPA
Martedì 3 luglio ore 11.30
Associazione Stampa Estera
Roma, via dell’Umiltà 83/C

Intervengono alla conferenza stampa:
Gian Carlo Muzzarelli, Sindaco di Modena;
Giulia Pigoni, Assessora alla Cultura in rappresentanza del Sindaco di Sassuolo;
Alberto Bellelli, Sindaco di Carpi;
Anselmo Sovieni, Presidente del Consiglio direttivo del Consorzio per il festivalfilosofia e membro del Consiglio d’amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena;
Simona Santini, in rappresentanza del Presidente Fondazione CR Carpi;
Remo Bodei, professore alla University of California di Los Angeles, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia;
Tullio Gregory, Accademico dei Lincei, membro del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia;
Michelina Borsari, membro del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia;
Daniele Francesconi, direttore del festivalfilosofia.

60 ANNI DI EDUCAZIONE CIVICA NELLA SCUOLA ITALIANA

UCSI  Unione Cattolica  Stampa  Italiana
Sezione Provinciale di Catania

60 ANNI DI EDUCAZIONE CIVICA NELLA SCUOLA ITALIANA
LA LIBERTA DI EDUCAZIONE IN ITALIA E IN EUROPA

Il 13 giugno del 1958  il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e  Ministro dell’Istruzione, Aldo Moro, hanno  firmato il DPR n.585, che ha  introdotto l’Educazione Civica nella  scuola italiana come disciplina curriculare , oggi denominata “Cittadinanza & Costituzione.

L’UCIIM  (Unione Cattolica degli Insegnanti ) che si è sempre battuta per una completa educazione dello studente e nel 1957 al Castello Ursino ha celebrato un convegno nazionale che ha prodotto poi all’introduzione dell’Educazione Civica nella scuola italiana  intende ricordare l’evento storico, occasione di riflessione  sulle molteplici emergenze della scuola oggi .

L’UCSI  (Unione cattolica stampa italiana) con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti  che ha concesso i  crediti  formativi  intende accendere i riflettori anche sulla   crisi delle scuole paritarie, l’eutanasia delle scuole cattoliche , sollecitando   una presa di coscienza sul diritto  della libertà di educazione  sancita dalla  Costituzione  della quale si celebrano i 70 anni.

L’incontro introdotto e moderato dal preside : Giuseppe Adernò, presidente UCSI di Catania , avrà come relatori la prof: Maria Teresa Moscato –  Docente di Pedagogia – Università di Bologna; il prof . don Giuseppe Costa  – Giornalista – Già Direttore Libreria Editrice Vaticana e Suor Anna Monia Alfieri– Giornalista –  Esperta di politiche scolastiche  della Lombardia

Il convegno avrà luogo MERCOLEDI 13 GIUGNO  – inizio ore 16,00 presso l’Auditorium “Palazzo  Ex ESA” uffici della Presidenza  Regionale a  Catania  – Via Beato Bernardo n. 5  (Piazza San Domenico) Catania

Ai giornalisti partecipanti vengono  riconosciuti i crediti formativi

Per gioco e sul serio

A Firenze la presentazione del volume Indire “Per gioco e sul serio”

Un catalogo sulla letteratura giovanile italiana dagli anni ‘20 alla fine degli anni ‘70

 La storia della letteratura giovanile italiana, raccolta nel volume “Per gioco e sul serio. Libri di ricreazione e libri di lettura del Fondo Antiquario di letteratura giovanile Indire”, a cura di  Pamela Giorgi, Irene Zoppi e Marta Zangheri, sarà al centro di un incontro che si terrà martedì 12 giugno alle ore 16 a Firenze, nella Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana (via de’ Ginori, 7).

L’opera raccoglie circa 550 volumi e 58 testate di periodici italiani, pubblicati tra i primi anni dell’Ottocento e la prima metà del Novecento: una realtà quasi unica nel panorama del nostro Paese, che testimonia la nascita e l’evolversi della letteratura per ragazzi e dell’editoria specializzata nel settore. Il periodo storico preso in considerazione ha inizio nel 1923, durante la Mostra Didattica Nazionale a Firenze, in cui furono esposti i risultati della Riforma Gentile, e termina nella metà degli anni ‘70.

Il volume verrà introdotto da Diana Marta Toccafondi, responsabile della Soprintendenza Archivistica per la Toscana, a cui farà seguito la ricercatrice di Indire, Pamela Giorgi, responsabile dell’Archivio storico dell’Istituto, che illustrerà il percorso di valorizzazione del patrimonio documentario e bibliografico di Indire. Il pedagogista Franco Cambi guiderà il pubblico tra testi e iconografie all’interno del Fondo, alla ricerca di possibili itinerari didattici. Marta Zangheri, ex bibliotecaria della “Marucelliana” di Firenze, e Irene Zoppi, collaboratrice nell’Archivio storico di Indire, presenteranno il volume. L’incontro terminerà con l’intervento sul futuro dell’editoria giovanile di Carla Ida Salviati, studiosa di storia dell’editoria e a lungo direttrice dei periodici scolastici di Giunti.

Il valore della raccolta è testimoniato dalla presenza nel Fondo Antiquario di Letteratura giovanile di grandi e famosi autori come Emma Perodi, Carlo Collodi, Luigi Capuana, Emilio Salgari e Vamba. A ciò si aggiungono una varietà editoriale e di tematiche, oltre a una differenziazione dei destinatari dei libri, dai bimbi più piccoli fino alle giovinette, completi di “istruzioni” per un comportamento consono al ruolo della donna.

Inoltre, sono presenti le illustrazioni che accompagnano le opere del Fondo: dalle novelle e le filastrocche per i più “piccini”, le varie edizioni illustrate di Pinocchio, fino a quelle inserite nei racconti per i giovani, nei testi destinati alle “giovinette” e nei periodici per ragazzi del Novecento.

Oltre il carcere

Istruzione degli adulti, a Bari il seminario “Oltre il carcere”

Un dibattito sull’educazione negli istituti penitenziari con testimonianze di detenuti

L’Unità EPALE Italia, che gestisce la community online per l’apprendimento degli adulti in Europa, organizza a Bari il seminario “Oltre il Carcere”, un evento dedicato all’educazione negli istituti di detenzione. Da oggi fino al 13 giugno, nel Salone degli Affreschi del Palazzo Ateneo dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, si confronteranno più di 150 persone fra docenti carcerari, personale penitenziario e operatori del terzo settore presenti negli istituti di detenzione.
Tra i temi principali del convegno, il ruolo delle misure alternative e la loro efficacia, che verrà illustrata attraverso la presentazione di alcuni dati di monitoraggio che evidenziano un’importante diminuzione della recidiva nelle strutture dove vengono svolti dei percorsi rieducativi. Inoltre, saranno proposti esempi di buone pratiche, che spaziano dall’istruzione ai percorsi professionali e che contribuiscono in maniera determinante all’economia carceraria.

Verrà poi affrontata la tematica della giustizia riparativa, un argomento ancora nuovo in Italia, basato sulla possibilità di costruire processi di riparazione del danno causato alla società, in relazione mediata tra vittima e reo, nei casi ritenuti idonei dal magistrato.

A tal proposito, il Direttore dell’Unità nazionale EPALE Indire, Flaminio Galli, ha dichiarato: «EPALE Italia promuove da anni il ruolo dell’istruzione, della formazione e del lavoro nell’ambito penitenziario. Il nostro impegno è rivolto verso una maggiore responsabilizzazione dei detenuti che si realizza attraverso percorsi di crescita a livello culturale e professionale, in funzione di un loro possibile reinserimento nella società e avvicinamento tra carcere e collettività».

Sull’importanza dell’iniziativa, Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, che interverrà nel convegno di oggi pomeriggio, ha dichiarato: «Ritengo sia necessario coinvolgere realtà diverse e attori diversi che parallelamente stanno discutendo attorno al tema dell’istruzione in carcere. Occorre mettere insieme le non molte forze disponibili per una riflessione sugli strumenti operativi utilizzabili».

Nel corso del seminario sono previsti gli interventi di Carmelo Cantone, Provveditore regionale amministrazione penitenziaria Puglia e Basilicata, Giuseppe Centomani, Direttore Centro minorile Puglia e Basilicata, Pietro Rossi, Garante regionale dei detenuti per la Puglia. In programma anche tre sessioni tematiche coordinate da esperti, testimonianze dirette di detenuti, performance teatrali e visite alle strutture carcerarie.

COS’È EPALE

L‘Electronic Platform for Adult Learning in Europe (EPALE) è l’ambiente online aperto a tutti, ma dedicato in particolare a chi opera nel settore dell’educazione degli adulti. Punto di incontro europeo sulle migliori pratiche ed esperienze, la piattaforma ha lo scopo di aprire all’Europa il dibattito nazionale sui tanti temi che intersecano i percorsi educativi pensati per gli adulti, anche a livello non formale. Sulla piattaforma è possibile scambiare notizie, opinioni, idee e risorse con altri professionisti in tutta Europa. Attualmente sono circa 39.000 gli iscritti, di cui 4.200 in Italia. Ogni mese circa 120 esperti italiani del settore si registrano al portale europeo. Il nostro Paese è il secondo nel mondo per numero di iscritti, dopo la Turchia (4.900 iscritti).  L’Unità nazionale EPALE ha sede presso l’Indire. 

Info: www.indire.it/2018/03/13/oltre-il-carcere-seminario-nazionale-epale/

MAPPING THE UNEXPLORED TERRAIN OF MIDDLE LEADERSHIP IN ITALIAN SCHOOLS

ANCODIS: l’esperienza italiana dei Collaboratori dei DS, un case study presentato alla conferenza internazionale dal tema “Teacher Education and Educational Research in the Mediterranean

 

Giorno 8- 9 giugno 2018 presso il Campus di Valletta dell’Università di Malta si è tenuta la conferenza internazionale dal tema “Teacher Education and Educational Research in the Mediterranean”.

Tra gli interventi previsti, il dott. Bufalino Giambattista dell’Università di Lincoln ha relazionato sul tema della middle leadership nel contesto scolastico italiano, presentando il case study dell’Associazione Nazionale dei Collaboratori del Dirigente Scolastico.

In effetti, lo stato dell’arte della letteratura scientifica italiana intorno alla categoria del middle management, ovvero di figure collocate fra chi svolge l’attività dell’insegnare e quella del progettare ed organizzare, rileva uno scarso riconoscimento del loro ruolo all’interno nel modello organizzativo scolastico italiano.

Gli studi internazionali e i pochi studi nazionali condotti sul tema, tuttavia, evidenziano come i collaboratori dei Dirigente scolastico, che rientrano a pieno titolo in questa categoria, svolgano una funzione educativa e strategica nella gestione organizzativa della scuola.

Attraverso una presentazione degli esiti di alcune ricerche educative internazionali sul tema della middle leadership, la tesi presentata dal dott. Bufalino è andata nella direzione di una maggiore valorizzazione di queste funzione vitali nella scuola dell’autonomia e del loro ruolo fondamentale a supporto del Dirigente scolastico e di leadership educativa nelle comunità scolastiche.

All’ interno del dibattito attuale sul riconoscimento del ruolo dei collaboratori dei DS, il case study dell’A.N.Co.Di.S. rappresenta un esempio di iniziativa bottom up che ha come finalità quella di ottenere il riconoscimento giuridico, di mettere in rete e rappresentare un punto di riferimento dei tanti Collaboratori dei DS.

Sono state presentati i risultati di alcune indagini interne condotte dall’ Associazione e attraverso un’analisi di alcuni documenti sono stati messi in luce i tratti identitari di questa figura e la funzione di leadership educativa, il cui ruolo è difficilmente inscrivibile all’interno di una chiara job description.

Le indicazioni presentate hanno sollecitano progetti e piste future di ricerca educativa che andrebbero ulteriormente valorizzati.

Parole O_Stili 2018

Parole O_Stili 2018: oltre 1.000 esperti della rete e persone da tutta Italia a Trieste per fare il punto sui temi dell’ostilità in rete.

Hate speech, scende l’allarme da parte dei cittadini (-17% rispetto al 2017) con una tendenza all’assuefazione e minor consapevolezza. 

Cresce invece l’attenzione all’interno delle aziende: l’81% dei dirigenti le ritiene bersaglio di odio e fake news.

Questi alcuni dei dati emersi dalla nuova ricerca di SWG presentata in anteprima nell’ambito della seconda edizione di Parole O_Stili, insieme  al lancio del nuovo “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende”.


Quando le parole sono un ponte” – quinto principio del Manifesto della comunicazione non ostile e, oggi più che mai, tema di grande attualità – è il filo condutture di Parole O_Stili 2018, l’appuntamento annuale che giovedì 7 giugno vede riunirsi a Trieste oltre 1.000 esperti della rete, giornalisti, manager, politici, comunicatori, influencer, rappresentanti della PA e numerose persone e professionisti provenienti da tutta Italia, legati dalla volontà di promuovere un dialogo per contrastare il linguaggio dell’odio in rete e non solo.

Hate speech, fake news, fact-checking, disinformazione e formazione, consapevolezza e fiducia: tanti i temi affrontati in diversi ambiti, dal giornalismo alla politica, dal business alla pubblica amministrazione, dalla scuola alla famiglia, a partire dai nuovi dati delle ricerche presentate in anteprima per questa occasione:

l’indagine inedita di SWG su “Hate speech e Fake news nel lavoro e nel business”, condotta tra cittadini, lavoratori e dirigenti;
gli esiti della ricerca “Trust in progress. Viaggio alla scoperta dei nuovi costruttori di fiducia” realizzata da RENA per indagare gli attori, le realtà e i meccanismi necessari per favorire una nuova creazione di fiducia;i dati su “Competenze digitali e mediazione sociale dei ragazzi online” di “EU Kids Online per Miur e Parole O_Stili”, la ricerca condotta dall’OssCom dell’Università Cattolica in collaborazione con il Miur e l’ATS Parole Ostili.

Al via inoltre due nuovi importanti progetti: il lancio del “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende”, scritto da Annamaria Testa e da un gruppo di aziende sensibili al tema, e l’iniziativa Paroleinformazione, una vera e propria chiamata al mondo dell’informazione affinché possa farsi portatore di consigli e di un messaggio di sensibilizzazione su un tema attuale come quello dell’utilizzo del linguaggio in rete e non solo.

In anteprima a Parole O_Stili 2018 i nuovi dati della ricerca di SWG su Hate speech e Fake news condotta tra cittadini, lavoratori e dirigenti. Rispetto ai cittadiniscende significativamente il livello di allarme e di attenzione sull’hate speech, dal 70 al 53% (-17% rispetto al 2017), mentre sulle fake news il calo di chi ritiene il grado di allarme e di attenzione su questo tema adeguato risulta più ridotto, dal 65 al 59% (- 6%). Per entrambi i fenomeni, a distanza di un anno si evince una tendenza all’assuefazione rispetto alle precedenti rilevazioni espresse dai cittadini, con un conseguente calo dell’attenzione “di massa” e della consapevolezza nei confronti di fake news ed hate speech, pur restando un fenomeno all’ordine del giorno. Due persone su tre pensano che le fake news e i toni offensivi usati in rete siano una nuova realtà con cui ci si dovrà misurare d’ora in avanti, un nuovo modo di comunicare della società di oggi e in rete (lo pensa il 66%), mentre solo per il 23% si tratta di un fenomeno temporaneo, legato in parte al periodo di crisi in cui viviamo e alla necessità di imparare a utilizzare i nuovi strumenti. Se i millennial, cresciuti nell’epoca dei social, percepiscono meno il salto di paradigma (-6%), la percezione risulta invece maggiore nelle fasce di popolazione più istruita (+7%). Dai dati si evidenzia anche un legame tra la percezione di questi fenomeni e il livello d’istruzione degli intervistati: sono infatti le persone laureate le più preoccupate, mentre chi non supera la licenza media percepisce minor odio nelle comunicazioni. In generale, politica/economia ed esteri/migrazioni rimangono i temi centrali su cui si innescano fake news ed hate speech, sebbene il tema esteri/migrazioni (31%) mostri un minor livello di hate speech rispetto al primo (50%).

Inedite le rilevazioni di SWG sul campione di lavoratori e dirigenti: il 58% dei lavoratori dipendenti intervistati sostiene che l’uso di linguaggio aggressivo e irrispettoso sia diffuso in ambito lavorativo e che lo sia di più rispetto a 10 anni fa (lo crede il 47%). Eppure sette dipendenti su dieci ritengono che lo stile comunicativo delle imprese abbia una funzione pedagogica perché incide direttamente sul cambiamento di linguaggio della società. Emerge quindi anche l’importanza che le aziende possono avere nel ruolo di sensibilizzazione ed educazione verso una maggiore consapevolezza e uso degli strumenti del digitale.
Da parte loro anche i dirigenti ritengono molto cambiata la comunicazione negli ultimi 10 anni e circa un terzo si sente ancora a disagio con il nuovo modello comunicativo (36%), i cui ingredienti principali sono protagonismo e aggressività, prevalenti rispetto ad assertività ed empatia. L’81% dei dirigenti ritiene che le aziende siano bersaglio di odio e fake news e il 59% afferma di riscontrare difficoltà nel controllo della propria brand image online, soprattutto sui social. Andando più nel dettaglio emerge che, per sentirsi attrezzate a comunicare sui social network, alle aziende mancano soprattutto competenze (42%), ma anche risorse umane (30%), approccio mentale e culturale al fenomeno (24%), investimenti (20%), pratica ed esperienza (18%). Infine, sulla linea tra buona educazione e toni forti, per la quasi totalità dei dirigenti (95%) la buona educazione e il linguaggio incidono sulla brand reputation delle imprese di oggi, sebbene il 43% degli intervistati affermi allo stesso tempo che una pubblicità, per essere efficace, debba usare toni forti.

“Il tema della parola e dell’ostilità nel linguaggio è centrale in questo momento storico. A dimostrarcelo sono state le centinaia di migliaia di persone, provenienti da ogni parte d’Italia, che
in poco più di un anno hanno aderito spontaneamente al Manifesto della comunicazione non ostile, portandolo a compiere un viaggio straordinario fra case, scuole, uffici, istituzioni, al di là di
qualsiasi aspettativa. Insegnanti, impiegati, manager d’azienda, comunicatori, professionisti e persone che hanno reso Parole O_Stili una community sempre più grande, espressione chiara e trasversale di un bisogno di stile e rispetto nell’utilizzo dei social media e, in generale, del
linguaggio, dalla politica alle imprese, alla vita di tutti i giorni, per accompagnare la crescita di una società civile consapevole e responsabile. Grazie di cuore, da parte nostra, a tutte queste
persone”, ha commentato Rosy Russo, fondatrice di Parole O_Stili.

Dalla scrittrice Michela Murgia ad Agnese Moro, dalla giornalista Maria Concetta Mattei alla Senatrice Valeria Fedeli, da Antonia Klugmann, chef stellata e giudice di MasterChef Italia, a Carlo Verna, Presidente Ordine dei Giornalisti Italiani, da Annamaria Testa, esperta di comunicazione e saggista, a Paola Bonini, Consultant Digital Direction Rai: sono solo alcuni dei nomi che, a partire da ambiti, esperienze, stili e professioni diverse, hanno dialogato e riflettuto sull’importanza del linguaggio e delle parole, sulla consapevolezza che “virtuale è reale” e che l’ostilità espressa in Rete può avere conseguenze concrete e permanenti nella vita delle persone ma anche di aziende, enti e istituzioni. Con l’obiettivo di trovare insieme soluzioni che possano contribuire a ridurre e contrastare questo fenomeno.

Parole O_Stili 2018 è stato realizzato con il supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Porto di Trieste e grazie agli Sponsor Carrefour, Costa Crociere, Sorgenia, Illy, Coca-Cola HBC Italia, Genertel, Eurospital, Ikea.

L’appuntamento di Trieste segna una nuova tappa nel percorso di Parole O_Stili, la prima community in Italia contro la violenza 2.0 nata a febbraio 2017 con il lancio del “Manifesto della comunicazione non ostile” – dieci principi di stile per arginare e combattere i linguaggi ostili in Rete – che in pochi mesi ha già compiuto un viaggio straordinario di bacheca in bacheca, passando per le aule delle scuole, per le università, gli uffici e molte aziende, non solo Italia, ma anche in Europa.

Il “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende” 

Rappresenta una risposta delle imprese e per le imprese ai rischi connessi alla diffusione del linguaggio d’odio nella società il “Manifesto della comunicazione non ostile… per le aziende”, dieci principi a cui aziende e imprese possono ispirarsi per gestire al meglio il dialogo sui social media e i rapporti online. Come già era avvenuto per l’elaborazione, prima per la Politica e poi per la PA, ad ogni punto del Manifesto corrisponde una declinazione per il business, elaborata nella sua versione finale da Annamaria Testa sulla base dei contributi proposti da aziende sensibili alla tematica dell’ostilità nel linguaggio in rete e non, che hanno deciso di partecipare alla stesura del Manifesto. Fra queste vi sono in particolare: Carrefour, Coca Cola HBC Italia, Costa Crociere, Discovery, Piaceri Mediterranei, Genertel, Granarolo, Groupon, Ikea, Illy, AXA Italia, Mondadori Education, Gruppo Nestlé Italia, Nissan, Playmobil, SEC – Strategy PR Advocacy, Signify, Sorgenia, Spin Master, The Walt Disney Company Italia, Trieste Airport.

Il “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende” fa parte delle iniziative promosse dall’“Academy Parole O_Stili”, nata per definire e promuovere i principi di rispetto e
cittadinanza che devono governare la comunicazione delle imprese e delle pubbliche amministrazioni nei social media. Rivolto a collaboratori di aziende, istituzioni ed enti, il percorso formativo si propone di promuovere anche in azienda una maggiore consapevolezza rispetto al linguaggio sui social allo scopo di attivare un cambiamento nei comportamenti comunicativi delle persone: virtuale è reale, reale è virtuale. Da poche settimane, il Porto di Trieste è la prima istituzione in Italia ad aver ottenuto l’attestato “Parole O_Stili. Per una comunicazione responsabile”, dopo aver intrapreso e concluso un percorso formativo dedicato che ha visto parte del personale lavorare con esperti qualificati e partecipare a corsi e workshop sull’importanza dell’utilizzo dei linguaggi non ostili sui social network e sul web.

Paroleinformazione 

Organizzata da Ordine dei Giornalisti nazionale, Federazione Nazionale Stampa Italiana e Parole O_Stili, l’iniziativa “Paroleinformazione” è una “chiamata collettiva” ai giornalisti italiani, per chiedere di contribuire alla creazione di una raccolta di consigli, punti di vista, esempi riguardanti lo stile con cui un giornalista può (e dovrebbe) stare in rete. L’obiettivo: portare l’attenzione sul tema dell’utilizzo delle parole in rete e creare uno strumento agile e utile per le nuove leve che credono nel giornalismo, per quanti intendono lavorare con le parole, per quanti sono semplicemente interessati al tema.

In che modo si può partecipare? Commentando, rigorosamente in 280 caratteri (lo spazio di un tweet), uno fra i dieci principi del Manifesto della Comunicazione non ostile, e offrendo un contributo professionale e allo stesso tempo personale. Una parte dei commenti formerà un ebook che verrà diffuso in rete.

Il libro “Parole OStili – dieci racconti” 

Appena uscito in libreria e reso disponibile gratuitamente dal MIUR in ebook per tutti i docenti, il libro “Parole Ostili – dieci racconti” – edito da Laterza e dal Salone internazionale del Libro di Torino – presenta 10 racconti per 10 scrittori, ciascuno liberamente ispirato a un principio del Manifesto della comunicazione non ostile. A cura di Loredana Lipperini e nato dalla collaborazione tra il progetto “Parole O_Stili” e il MIUR, il libro riunisce alcune fra le voci più interessanti della narrativa contemporanea – Tommaso Pincio, Giordano Meacci, Giuseppe Genna, Diego De Silva, Helena Janeczek, Alessandra Sarchi, Fabio Geda, Nadia Terranova, Christian Raimo, Simona Vinci – per riflettere sull’uso del linguaggio in rete, attraverso lo strumento del racconto.

Parole O_Stili e il Manifesto della comunicazione non ostile 

Nato dal lavoro collettivo di oltre cento professionisti della comunicazione, il Manifesto della comunicazione non ostile esprime una duplice volontà: rendere la Rete un luogo migliore, meno violento, più rispettoso e civile e responsabilizzare ed educare gli utenti a praticare forme di comunicazione non ostile. Lanciato a Trieste nel febbraio 2017, in pochi mesi si è diffuso non solo in Italia, ma in tutta Europa, ed è stato tradotto in 17 lingue. Oggi è al centro di un grande e ambizioso progetto di educazione collettiva promosso dall’Associazione Parole O_Stili, impegnata nella sensibilizzazione contro l’ostilità delle parole online e offline. Sono numerose le iniziative che, negli ultimi mesi, si sono sviluppate intorno al Manifesto, dalla comunicazione tra Pubblica Amministrazione e cittadini, alla comunicazione d’impresa, a quella politica, oltre a progetti e appuntamenti dedicati a studenti e docenti. Questi ultimi, in particolare sono stati resi possibili grazie alla partnership con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto Giuseppe Toniolo, da sempre sostenitori centrali del progetto, e all’importante protocollo d’intesa firmato dall’ATS Parole Ostili con il Miur. Tutte le iniziative sono consultabili su: paroleostili.com