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La ricerca del paradiso

INAUGURAZIONE IL 13 OTTOBRE DALLE 17.30

IN ESPOSIZIONE FINO AL 21 OTTOBRE 2018

A MILANO PRESSO LA CASA DI VETRO

L’ARTE COME FORMA DI ESPRESSIONE DI CHI È DISABILE NE “LA RICERCA DEL PARADISO”, LA NUOVA MOSTRA DEL FOTOGRAFO ROBERTO SALVATORE SIRCHIA

“ASCOLTA CON GLI OCCHI, PARLA CON LE MANI”

 

In anteprima nazionale, presso La Casa di Vetro di Milano, inaugura il 13 ottobre alle 17.30 “Roberto Salvatore Sirchia. La ricerca del Paradiso”, la nuova mostra del fotografo milanese dedicata al mondo della disabilità. L’autore espone una selezione di immagini tratte dal suo reportage realizzato tra il marzo e il maggio scorso nelle aule della scuola della Fondazione Giovanni e Irene Cova, dove ha seguito il percorso formativo di Kristian, un ragazzo sordo e con ritardo mentale. Realizzata in collaborazione con Fondazione Giovanni e Irene Cova, Scuola Cova e Fraternità e Amicizia – Cooperativa Sociale Onlus, l’esposizione è in programma fino al 21 ottobre 2018.

 

 

Per me, la vita è il dono che Dio vi ha fatto.

Il modo in cui vivete la vostra vita è il dono che voi fate a Dio.

Fate in modo che sia un dono fantastico.

 

Leo Buscaglia (dal libro, di cui è autore, “Vivere, Amare, Capirsi”, edizioni Mondadori)

 

Avete il pennello, avete i colori, dipingete il Paradiso e poi entrateci.

 

Nikos Kazantzakis (dal libro di Leo Buscaglia “Vivere, Amare, Capirsi”, edizioni Mondadori)

 

La disabilità non è una coraggiosa lotta o il coraggio di affrontare le avversità. La disabilità è un’arte. Un modo ingegnoso di vivere.

 

Neil Marcus

 

“ROBERTO SALVATORE SIRCHIA. LA RICERCA DEL PARADISO”

 

Inaugura a Milano in anteprima nazionale il 13 ottobre alle 17.30 “Roberto Salvatore Sirchia. La ricerca del Paradiso”, la nuova mostra del fotografo milanese dedicata alle persone colpite da disabilità e a chi cerca di supportarle e formarle per farle uscire dal loro isolamento fisico e mentale. In programma fino al 21 ottobre 2018 presso La Casa di Vetro, l’esposizione si compone di 38 immagini stampate in analogico (quasi tutte in formato 30×40) tratte dal fotoreportage che l’autore milanese ha realizzato tra il marzo e il maggio scorsi presso la scuola della Fondazione Giovanni e Irene Cova di Milano, dove ha seguito le speciali lezioni di Kristian, un adolescente che fin dalla nascita ha dovuto affrontare le difficoltà di chi nasce sordo e con un ritardo mentale.

 

A seguire il ragazzo di 18 anni, che “ascolta con gli occhi e parla con le mani”, è Erminia Sciacca, la sua assistente all’autonomia e alla comunicazione. Ed è proprio lei ad aver proposto alla direzione della scuola Cova un percorso educativo-didattico individualizzato e personalizzato dal titolo “Le mie mani parlano…”. Un progetto formativo che ha come fine quello di immergere Kristian nel mondo dell’arte facendo così emergere tutta la sua creatività. La proposta è stata approvata dalla Fondazione, in quanto in linea con la storia dell’istituto che nel corso del tempo ha visto alternarsi nelle sue aule illustri esponenti dell’arte come Bruno Munari, Giò Ponti, Nanni Valentini, Carlo Zauli, Nino Caruso e Libero Vitali.

 

“Fonte di ispirazione del progetto – spiega Erminia Sciacca – proprio l’artista, designer e scrittore Bruno Munari che nei suoi scritti non solo ha sottolineato l’importanza del senso del tatto per conoscere la realtà ma ha anche rimarcato come l’arte visiva non vada solo raccontata ma anche sperimentata”. Sono state perciò mostrate a Kristian le opere di alcuni artisti sordi facenti parte del movimento artistico “De’ VIA” (movimento artistico nato nel 2010 con l’intento di far conoscere la cultura sorda nel mondo) e in particolare quelle dell’artista Nancy Rourke, che usa solo i colori primari, il bianco e il nero, per realizzare dipinti con cui racconta storie ed esprime le sue opinioni in una lingua che non sia solo quella dei segni. “Quindi – sottolinea Erminia Sciacca – è stato proposto a Kristian di sperimentare in prima persona l’arte attraverso l’uso delle mani, confrontandosi con i diversi materiali. Un’attività che ha permesso al ragazzo di sviluppare delle capacità di codificazione e rielaborazione che lo hanno trasformato in un vero e proprio artista, cioè in qualcuno che usa l’arte per esprimersi”.

 

Uno degli obiettivi del progetto sin dall’inizio è stato quello di far emergere la disabilità non come deficit ma come una risorsa. E perché questo avvenisse e fosse mostrato al mondo la scuola ha deciso di contattare Roberto Salvatore Sirchia, fotografo specializzato in street photography particolarmente bravo a cogliere la personalità emotiva dei suoi soggetti. E Roberto Salvatore Sirchia ha subito risposto all’appello. “Rendendomi però conto – sottolinea il fotografo – nel giro di breve tempo del fatto che i reportage sarebbero stati non uno ma due: il primo dedicato allo studente e l’altro alla stessa Erminia e al prof. Giacomo Viva, l’insegnante di Kristian che gli ha impartito le lezioni di ceramica. Cioè coloro che cercano di costruire, giorno dopo giorno, l’avvenire del ragazzo con fatica, passione, impegno, dedizione, conoscenza e soprattutto amore”.

 

Parlare a lungo con loro e in particolare con Erminia ha fatto capire a Roberto Salvatore Sirchia, che con la disabilità fino a quel momento non si era mai confrontato, in che direzione dovesse guardare: quella della speranza. E prendendo spunto dalla capacità di relazionarsi che hanno avuto gli insegnanti con il loro allievo ha impostato il suo reportage non come semplice foto-storia di come gli educatori di Kristian cercano di formarlo e supportarlo ma come testimonianza visiva di un continuo scambio di vedute, di dialoghi tra persone, indipendentemente dal loro ruolo formale. Un’idea che ha cercato in tutti i modi di trasmettere con le sue immagini.

 

“I fotografi che fanno reportage – spiega Roberto Salvatore Sirchia – hanno due opzioni sulle quali poter lavorare quando trattano di questi argomenti: esasperare le condizioni della disabilità, mettere in risalto le difficoltà e le differenze oggettive, drammatizzando i fatti anche attraverso le stesse modalità di stampa – per esempio utilizzando deliranti contrasti – oppure restituire a questi uomini la dignità di essere persone, sottolineando quanta speranza c’è in un abbraccio, in un gesto, in un sorriso. Ho scelto quest’ultima opzione consapevole che questo era ciò che anche Erminia avrebbe sperato alla fine di questo percorso”.

 

La mostra è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Giovanni e Irene Cova, Scuola Cova e Fraternità e Amicizia – Cooperativa Sociale Onlus.

 

 

LA PULCE, IL RAGAZZO E IL GIGANTE

 

La telefonata, che arrivò qualche mese fa, la ricordo bene.

Mi veniva chiesto se fossi disponibile a fotografare un ragazzo con disabilità, nel suo percorso formativo presso la Scuola Cova di Milano.

Più che altro ricordo l’impatto che ebbe su di me.

Una leggera scossa, in quanto totalmente inaspettata, e la domanda che balenò istintivamente nella mia testa fu: “Cosa so io della disabilità?”.

E la risposta arrivò subito: “Nulla!”.

Sono un “fotografo di strada” e l’unico reportage che ho fatto in passato risale al periodo della “Civica Scuola di Fotografia” di Milano. Più di vent’anni fa.

Una sfida per niente facile. Ma dissi di sì. Mi piacciono le sfide.

Ma come affrontare un lavoro su di un ragazzo sordo?

Passai la serata a pensare al progetto e a come realizzarlo.

Questo durò anche nei giorni successivi, fino al primo giorno delle riprese, quando scoprii un mondo sconosciuto del quale avevo qualche volta sentito parlare, attraverso la televisione o i giornali.

Scoprii un universo fatto di lunghi silenzi, di sguardi, di espressioni e di gesti.

Per me, che ho facoltà di parlare e udire, non erano all’apparenza nient’altro che quello che vedevo.

Per questo ragazzo – Kristian – era la sua lingua ufficiale. “Quella dei segni”.

Ma un’altra realtà si presentava davanti ai miei occhi.

Il lavoro di chi cerca di costruire, giorno dopo giorno, l’avvenire di queste persone.

Con fatica, passione, impegno, dedizione, conoscenza e soprattutto amore.

Era come se stessi facendo due reportage, non uno. O se preferite, uno nell’altro.

Entrato in questo vortice di dedizione e passione, lavorando con calma e soprattutto con la consapevolezza che senza “il tempo” non si combina nulla di buono, ho cominciato ad accumulare scatti fotografici, ritagli di vita, e ciò che vedevo mi lasciava basito e mi stupiva sempre di più.

Mi sono sentito come una pulce davanti alla sua assistente all’autonomia e alla comunicazione, Erminia, la quale al mio fianco mi facilitava il compito, il lavoro.

Era come se le movenze, i gesti, le espressioni intrappolate dentro a un corpo che aveva difficoltà ad esprimersi, improvvisamente prendessero forma, finalmente si manifestassero, in tutta la loro armonia e bellezza!

Di questo si deve ringraziare Erminia, l’assistente alla comunicazione di Kristian.

E’ lei “il gigante” di questo racconto.

Perché questa è anche la sua storia. Sua l’idea di fotografare questo percorso.

Parlare a lungo con Erminia mi ha fatto capire in che direzione dovessi andare.

Meglio in che direzione dovessi “guardare”. Quella della speranza.

Così ho scoperto poco alla volta che il reportage non è fatto solo di fotografie, ma soprattutto di scambi di vedute, di dialoghi continui.

 

I fotografi che fanno reportage hanno due opzioni sulle quali poter lavorare:

“Esasperare le condizioni della disabilità, mettere in risalto le difficoltà e le differenze, oggettive, drammatizzare l’evento attraverso la stampa stessa. Magari utilizzando deliranti contrasti.

Oppure, restituire a questi uomini la dignità di essere “persone”, e la speranza in un abbraccio, in un gesto, in un sorriso.

Ho scelto quest’ultima opzione, consapevole che questo era ciò che anche Erminia avrebbe sperato alla fine di questo percorso.

 

Tutti i miei lavori cominciano sempre con “la luce”.

È un “marchio di fabbrica, una firma” .

Un modo, il mio, di “essere fotografo”.

Diretta, forte come una lama che illumina, o soffusa, ma sempre presente all’inizio di ogni progetto.

Stavolta ho deciso di cominciare con una scatola di matite colorate, un album da disegno e delle mani. Quelle di Kristian.

Non perché abbia cambiato idea.

Ma perché la “luce” è dentro ogni foto, in ogni istante, in ogni momento ripreso.

Non arriva dalle finestre, ma dalle “persone”.

Ma soprattutto perché è rimasta dentro di me, giorno dopo giorno, con questo lavoro.

 

In fondo anche le pulci hanno bisogno della “luce per vivere”.

 

Roberto Salvatore Sirchia

 

 

FONDAZIONE GIOVANNI E IRENE COVA

 

Scuola Cova (www.scuolacova.it) nasce nel 1931 per volontà della sua fondatrice Irene Cova. Nel 1972 si convenziona con Regione Lombardia e diviene Centro di Formazione Professionale, consolidando il suo ruolo di istituto d’arte grazie all’apporto di illustri esponenti come Bruno Munari, Giò Ponti, Nanni Valentini, Carlo Zauli, Nino Caruso e Libero Vitali. Nel 1990 la Scuola trasforma definitivamente la propria personalità giuridica in Fondazione e si iscrive all’Albo Regionale degli Operatori Accreditati per i Servizi di Istruzione e Formazione della Regione Lombardia. Attraverso il Centro di Formazione Professionale vengono erogati percorsi di istruzione dopo la terza media, riconosciuti dal Ministero della Pubblica Istruzione, dal Ministero del Lavoro e da tutti gli organi aventi la facoltà di istituirli per legge. La tradizione formativa della Scuola viene mantenuta nell’ambito dell’artigianato artistico e delle arti applicate, con uno sguardo alle nuove tecnologie ed ai continui cambiamenti del mercato del lavoro. In tali settori si sviluppano corsi di specializzazione, di formazione continua e permanente per la qualificazione ed il perfezionamento delle professioni, oltre ad attività divulgative della cultura artistica ceramica, del disegno artistico, della serigrafia, del restauro, della decorazione degli oggetti, del design e della progettazione di complementi d’arredo. L’offerta formativa della Scuola Cova è rivolta ai giovani che desiderano acquisire competenze professionali e si configura come un’opportunità per sviluppare talenti, attitudini e quelle potenzialità necessarie per un inserimento proficuo nel mercato del lavoro.

 

 

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

 

Roberto Salvatore Sirchia nasce a Milano l’11 marzo 1958. Scopre tardi la passione per la fotografia: se ne innamora a 28 anni durante una vacanza in Umbria. Allievo del fotografo Giovanni Chiaramonte, nella prima metà degli anni novanta si diploma presso la “Civica Scuola di Fotografia” di Milano, con un esame finale sul fotografo francese Henri Cartier Bresson. Nel 1994 scatta a Milano quella che considera la sua fotografia più importante e la intitola “Blow-Up” come la celebre pellicola di Michelangelo Antonioni. Quella foto è l’inizio del progetto “Via Mondo” , il lavoro più vicino al suo modo di intendere la fotografia. Tra il 1995 e il 1996 produce un reportage – per conto della Scuola di Fotografia – negli studi dei maggiori fotografi milanesi, appartenenti all’AFIP – Associazione Fotografi Italiani Professionisti. Nel 1998 il critico e gallerista Lanfranco Colombo vede le sue foto e lo fa esporre con una personale nello spazio “Images on the road by Giovenzana” nel centro di Milano. Nel 2009 conosce la poetessa tarantina Maria Letizia Gangemi. Nasce un sodalizio artistico culturale, dove la parola incontra la fotografia, dando vita a due mostre, a Taranto nel 2009 e a Firenze nel 2010. A fianco dell’attività di fotografo, svolge da qualche anno anche quella di collezionista di fotografie antiche. Possiede un “corpus” di alcune centinaia d’immagini che vanno dalla metà dell’800 fino agli anni ’60 del secolo scorso, per lo più di autori ignoti. Vive tra Milano e la provincia di Piacenza.

 

“Argento nero” è il sito del fotografo: https://argentonero.jimdo.com

 

Esposizioni precedenti:

 

  • Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi – Milano, febbraio 1995 (coll.)
  • Images on the road by Giovenzana – Milano, gennaio 1998
  • Studio Fotografico ” Aria di foto ” – Milano, aprile – maggio 1999
  • Spazio Arte S-NE’ CANDEBU’ – Torino, maggio – giugno 1999
  • Circolo Culturale “Bertolt Brecht” – Milano, maggio – giugno 1999 (coll.)
  • Circolo Fotografico Milanese – Milano, febbraio 2003
  • Novegro Photo Cine – Circolo Fotografico Milanese – Novegro, ottobre 2003 (coll.)
  • Images on the road by Giovenzana – Milano, agosto – settembre 2004
  • Lo studio d’arte “Ai Quattro Venti” – Taranto, ottobre 2009
  • Il centro culturale “Il Fuligno” – Firenze, maggio 2010
  • Images on the road by Giovenzana – Milano, giugno – luglio 2013
  • Foto Ottica Giovenzana – Milano, maggio – ottobre 2017
  • Photofestival – Omaggio a Peppino Giovenzana: “Images on the road” ( coll.) – Palazzo Giureconsulti, Milano, maggio – giugno 2018

 

 

CREDITI

 

Titolo:

“Roberto Salvatore Sirchia. La ricerca del Paradiso”

 

Organizzazione e grafica:

Eff&Ci – Facciamo Cose

 

Ufficio Stampa e Comunicazione:

Alessandro Luigi Perna

 

Foto di:

Roberto Salvatore Sirchia

 

La mostra è stata realizzata in collaborazione con:

Fondazione Giovanni e Irene Cova

Scuola Cova

Fraternità e Amicizia – Cooperativa Sociale Onlus

 

 

INFORMAZIONI

 

Inaugurazione aperta al pubblico:

13 ottobre 2018 – ore 17:30 / 19:30

 

Periodo di esposizione:

14 – 21 ottobre 2018

 

Giorni e orari:

Da lunedì a domenica dalle 15:30 alle 19:30 (ultimo ingresso alle 19:00)

 

Ingresso:

Libero

 

Come arrivare

  • MM3 – fermata piazzale Lodi + filobus 91,92
  • Passante ferroviario – fermata Porta Vittoria
  • Filobus 90/91, 93 – fermata viale Molise
  • Filobus 92 – fermata via Costanza Arconati
  • Tram 12 – fermata viale Molise
  • Autobus 66 – fermata piazzale Martini
  • Autobus 84 – fermata via Maestri Campionesi

 

Sede dell’esposizione:

la Casa di Vetro

via Luisa Sanfelice, 3

20137 Milano

 

Info per il pubblico:

Tel. 02.55019565

federica.candela@effeci-facciamocose.com

www.effeci-facciamocose.com


#Erasmusdays

#ERASMUSDAYS: due giornate per scoprire e raccontare Erasmus+ in 37 paesi

Il 12 e 13 ottobre oltre 70 eventi in Italia e 1.400 in Europa

Firenze, 10 ottobre 2018 – Il 12 e 13 ottobre arrivano le Giornate Erasmus, con una serie di eventi in Italia e in tutti Paesi europei. A raccontare il Programma saranno i protagonisti di esperienze di mobilità e progetti: scuole, università, associazioni culturali, cooperative sociali, centri per la formazione e l’educazione degli adulti, enti locali. Sono istituti e realtà che hanno accolto l’invito dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire a organizzare un evento Erasmus, per dare visibilità al Programma e avvicinare il territorio alle opportunità europee.

Gli #Erasmusdays nascono dalla collaborazione tra l’Agenzia Erasmus+ Indire e l’Agenzia Erasmus+ in Francia in occasione delle celebrazioni per i 30 anni del Programma Erasmus e diventano un appuntamento annuale europeo, con oltre 1.400 eventi in programma in 37 diversi in Europa e oltre. L’edizione 2018 ha ricevuto l’Alto Patrocinio del Parlamento europeo e della Commissione europea.

In Italia sono molte le città coinvolte, da Udine a Catania, passando per Brescia, Belluno, Forlì, Parma, Bologna, Reggio Emilia, Imperia, Pisa, Firenze, Latina, Roma, Ancona, L’Aquila, Pescara, Salerno, Sassari, Foggia ecc.

Sono in programma oltre 70 eventi tra conferenze, mostre fotografiche, momenti di formazione per insegnanti, tavole rotonde e momenti più informali con flash-mob, mostre digitali e aperitivi europei.

Spazio anche a tante storie, soprattutto nelle scuole che ogni anno accolgono con grande entusiasmo l’invito a partecipare; storie raccontate da studenti ad altri studenti di diversi Istituti e diversi livelli scolastici, o tra studenti europei che stanno vivendo un’esperienza di mobilità grazie al Programma. Molti eventi sono aperti al pubblico e rappresentano un’occasione per capire cosa significhi realizzare un progetto Erasmus+, e quanto da un’esperienza Erasmus scaturisca un momento di incontro e di crescita per individui e istituzioni.

In questa edizione si registra una presenza importante dell’ambito educazione degli adulti. Si segnala la mostra digitale EPALE Europa – la piattaforma per l’apprendimento degli adulti, che viene presentata oggi a Parigi (10 ottobre) durante la Conferenza stampa europea #ErasmusDays. Con immagini di fotografia artistica ogni paese racconta un progetto EDA; rappresenta l’Italia il progetto “Overseas del CPIA di Bari, racconto fotografico dell’identità migrante.

Le celebrazioni proseguono oltre i confini nazionali all’Acropoli di Atene dove avrà luogo la Conferenza internazionale “The Cultural Heritage in the Mediterranean Europe: a Contact of Culture in Time” organizzata dall’Agenzia Erasmus+ greca in collaborazione con  l’Agenzia Erasmus+ Indire con gli interventi di rappresentanti delle Università di Bari e di Bologna.

Hashtag ufficiale dell’evento: #ERASMUSDAYS.

Gli ERASMUSDAYS organizzati in Italia sono online a questo link.

Per esplorare tutti gli eventi è disponibile la mappa europea degli Erasmusdays  a cura dell’Agenzia francese Erasmus+.

A scuola anch’io

A scuola anch’io
Per la formazione dei nuovi cittadini

12 ottobre 2018 ore 9 – 18

 

Aula magna, Università Roma Tre, Via Principe Amedeo, 182 Roma

 

8,30  Registrazione dei partecipanti

 

9 – 10,30 Presiede Massimiliano Fiorucci, Direttore Dipartimento Scienze Formazione, Università Roma Tre

 

Saluti istituzionali

Luca Pietromarchi, Rettore Università Roma Tre

Daniele Cabras, Consigliere del Presidente della Repubblica

Massimiliano Smeriglio, Vice Presidente Regione Lazio

 

Proiezione breve docu-film sul diritto allo studio dei nuovi cittadini
Paola Piva, Presentazione dell’iniziativa “A scuola anch’io”

Graziella Favaro, Centro COME e Osservatorio nazionale per l’integrazione MIUR

“L’italiano di prossimità: bisogni, azioni, apprendenti”

 

10,30 – 13,30 SESSIONI PARALLELE

 

  1. Educazione linguistica a scuola e nel quartiere, coordina Patrizia Sentinelli, Altramente
  2. Nuovi alunni negli istituti superiori, coordina Vinicio Ongini , MIUR
  3. Lingua italiana e cittadinanza, coordina Ginevra Demaio, IDOS/Progetto Voci di Confine
  4. Alfabetizzare migranti privi di istruzione, coordina Florinda D’Amico, Casa Diritti Sociali
  5. Lingua, professionalità, lavoro, coordina Paola Vacchina, FORMA

 

13,30 – 15,00 pausa pranzo

 

 

15,00 – 17,30 TAVOLA ROTONDA L’impegno delle istituzioni per la formazione dei nuovi cittadini coordina Maria Assunta Rosa, Vice prefetto Ministero Interno
Alcune partecipazioni sono da confermare

 

Gildo De Angelis, direttore USR

Tatiana Esposito, DG Immigrazione del Ministero del Lavoro e Welfare

Elisabetta Longo, DG Formazione, Ricerca, Scuola, Università, Diritto allo studio, Regione Lazio

Laura Baldassarre, Assessora alla scuola, Comune di Roma
Damiano Coletta, Sindaco Latina

Sabrina Alfonsi, Presidente Municipio 1 di Roma

 

Conclusioni

 

 

partecipazione gratuita

attestato di partecipazione valido per l’esonero ministeriale

indispensabile l’iscrizione a https://goo.gl/forms/5P416mmlDWOcNE142

Segreteria: info@scuolemigranti.org 327 2804675 giorni feriali ore 9 – 13


A scuola anch’io. Per la formazione dei nuovi cittadini

12 ottobre 2018

ore 10,30 – 13,30 Sessioni parallele

 

Sessione 1. Educazione linguistica nella scuola e nel quartiere

Coordina Patrizia Sentinelli, Altramente

 

TEMA. Le scuole del Lazio, accogliendo 78.000 alunni di origine straniera (9,5% della popolazione scolastica), sono di fatto ormai multietniche e multilingue. Tuttavia negli istituti comprensivi, a partire dalla scuola per l’infanzia, si registrano varie criticità quali: inserimento di alunni stranieri che arrivano in corso d’anno, attivazione di laboratori per insegnare l’italiano, mediatori culturali per il dialogo con le famiglie. Come estendere l’applicazione delle Linee guida del Miur in tutte le scuole del Lazio? La sessione presenta soluzioni sperimentate nelle scuole, attivando sinergie con associazioni esperte nell’insegnamento dell’italiano ad alunni di famiglie migranti. Iniziative nei quartieri di comunità educante.

 

BUONE PRATICHE Viene presentato il progetto “A scuola anch’io” che Scuolemigranti riserva agli istituti scolastici che attivano  percorsi di inclusione di alunni di origine straniera: aiuto ai genitori per l’iscrizione a scuola, laboratori di italiano in orario scolastico aperti tutto l’anno, continuità didattica tra docenti e insegnanti volontari, sostegno allo studio anche in estate, corsi di italiano per le mamme con spazio gioco per i bimbi, centri educativi per italiani e stranieri. Esperienza IC “P.Mattej” di Formia. Esperienze di alcuni municipi di Roma per sostenere reti di scuole e intese scuole – associazioni. La sessione suggerisce alcune misure per generalizzare le esperienze positive negli istituti scolastici e nei quartieri.

 

Sessione 2. Nuovi alunni negli istituti superiori

Coordina Vinicio Ongini, MIUR

 

TEMA. Nel Lazio il secondo ciclo di istruzione accoglie 19.799 studenti di origine migrante. Tra questi, 501 hanno ricevuto la prima istruzione nel paese d’origine e lo scoglio dell’italiano si aggiunge ad altre difficoltà, quali rapporto con “nuovi” parenti, amicizia con coetanei italiani, orientamento nel nostro complesso sistema di istruzione e formazione. Inoltre una quota di studenti che hanno completato il primo ciclo nelle scuole del Lazio conserva un gap linguistico che penalizza nello studio . Infine, i minori stranieri che vivono in comunità hanno ricevuto un mandato familiare che li spinge a diventare presto adulti. E’ nel secondo ciclo che le strade degli alunni di origine straniera tendo a divergere: chi ama lo studio tende ad eccelle, altri invece sono attratti da percorsi brevi, che avviano rapidamente al lavoro.  Esame delle criticità che affrontano gli istituti superiori per orientare le famiglie nella scelta degli indirizzi di studio, offrire corsi di italiano, evitare abbandoni precoci.

 

BUONE PRATICHE. Laboratori di lingua a scuola nell’istituto superiore “Luigi Einaudi” di Roma e nel “Fratelli Rosselli” di Aprilia. Sperimentazione CPIA 3 e Istituto “C. Cattaneo” del doppio canale di istruzione (IeFP). Progetti a scuola e nel quartiere per stimolare il dialogo tra coetanei italiani e stranieri.

 

Sessione 3. Lingua italiana e cittadinanza

Coordina Ginevra Demaio, IDOS

 

TEMA. In Italia e nel Lazio i migranti adulti trovano corsi di italiano sia nei centri provinciali di istruzione per adulti (CPIA) che nei corsi gestiti dal terzo settore, ampiamente diffusi presso parrocchie, biblioteche, associazioni di promozione volontariato e di promozione sociale, anche istituti scolastici. Tutto ciò è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di formazione linguistica della popolazione migrante nel Lazio? Quanti adulti non accedono ai corsi per impedimenti soggettivi e oggettivi? Mancano ricerche che permettano di stimare la domanda implicita e valutare la distribuzione dell’offerta rispetto alle specificità dell’immigrazione nei vari territori.

Nel Lazio il privato sociale mette in campo Scuolemigranti, una rete del privato sociale che coordina 90 scuole di italiano con 150 sedi distribuite in tutte le provincie, un’offerta di prossimità, con orari flessibili e un approccio pro-attivo per andare incontro ai potenziali utenti dei corsi. Il CPIA, oltre a fornire l’attestato di italiano valido per la Questura, rappresenta la porta d’ingresso nel sistema di istruzione pubblica per i migranti che intendono continuare a studiare.  Questa sessione intende contribuire alla  creazione di un sistema integrato pubblico-privato per la lingua e la formazione continua dei migranti adulti.

 

BUONE PRATICHE  Strategie formative adottate dalle scuole del volontariato, grandi e piccole, che riescono a far emergere la domanda implicita di apprendimento della lingua, a facilitare la frequenza degli iscritti e l’accesso ai servizi fondamentali per la cittadinanza. La passeggiata didattica al palazzo Quirinale è una via per rinforzare la lingua e al tempo stesso illustrare la costituzione italiana e principi democratici.

La ricerca IREF-Scuolemigranti apre la riflessione sulle opportunità pubbliche e private di apprendimento della lingua attive nel Lazio e sulla congruenza domanda-offerta. Indagine sul profilo socio-linguistico di 6.000 iscritti ai corsi di Scuolemigranti nel 2017-2018.

Proposta all’USR e alla Regione Lazio per la costruzione di un osservatorio permanete dedicato alla formazione linguistica, al monitoraggio del sistema pubblico-privato, alla pianificazione dei corsi per migranti adulti.

 

Sessione 4. Alfabetizzare migranti privi di istruzione

Coordina Lorenzo Rocca, Università di Perugia

 

TEMA. Nei corsi di lingua dei CPIA e del terzo settore sempre più spesso una fascia di allievi risulta analfabeta o debolmente istruito, privo delle competenze di base per inserirsi nella nostra società (leggere, scrivere, far di conto). Solo di recente questo fenomeno è emerso in Italia, stimolando lo sviluppo di metodi e manuali dedicati, tuttavia per incoraggiare un migrante adulto che non è andato a scuola a colmare questo gap, occorrono docenti preparati e molte ore di insegnamento, non meno di 600-800. In alcune regioni i CPIA hanno creato un polo esperto per la didattica a migranti analfabeti, nel Lazio per ora solo Scuolemigranti si sta curando la formazione di docenti e insegnanti volontari.

 

BUONE PRATICHE Innovazioni realizzate in Italiane nei CPIA e nel privato sociale per l’alfabetizzazione di adulti scarsamente o per nulla scolarizzati. Il CPIA 2 del Piemonte da anni è dotato di un gruppo di docenti esperti che, in asse con le associazioni locali, ogni anno formano un migliaio di migranti analfabeti. Il polo ItaStra dell’università di Palermo dedicato all’analfabetismo, fa ricerca e sperimentazione didattica con adulti e minori stranieri non accompagnati. Testimonianze di CPIA della regione Emilia Romagna. Esperienza della cooperativa Ruah di Bergamo, che accoglie richiedenti asilo.

La sessione avanza alcune proposte per costruire nel Lazio per creare un polo dedicato alla formazione formatori e a corsi sperimentali per migranti privi di istruzione.

 

Sessione 5. Lingua, professionalità e lavoro

Coordina Paola Vacchina, FORMA

 

TEMA. Per il migrante che ha superato l’età scolare e avverte l’urgenza di trovare lavoro occorre una formazione professionale breve collegata alla struttura produttiva locale, con tirocini lavoro e incentivi all’azienda in caso di assunzione. Per i richiedenti asilo e rifugiati il diritto alla formazione è affidato ai centri di accoglienza (CAS, SPRAR, comunità per minori non accompagnati), ma per il migrante che non rientra in questo circuito esistono poche opportunità e soprattutto è difficile venirne a conoscenza. Inoltre, alla persona migrante in cerca di occupazione viene richiesto un livello di italiano, adeguata alle mansioni che andrà a svolgere. Per questo motivo gli “sportelli lavoro”  gestiti dal terzo settore sono in rete con corsi di lingua. L’avviamento al lavoro dei migranti comporta quindi la creazione di una filiera integrata di agenzie: servizi di accompagnamento al lavoro, corsi professionali, corsi di italiano, tirocini, aziende.

 

BUONE PRATICHE Metodi per l’accompagnamento al lavoro degli sportelli Caritas, Centro Astalli, Casa diritti sociali e Consulta chiese evangeliche. La rete che a Latina e a Formia mette insieme CPIA, associazioni di Scuolemigranti e il circuito dell’accoglienza (CAS e SPRAR). Progetti integrati di formazione professionale, corsi di lingua, tirocinio aziendale e lavoro.

Imparare a mettersi in gioco

IMPARARE A METTERSI IN GIOCO: IL 62% DELLE RAGAZZE PRONTE PER STUDIARE PER UN PERIODO ALL’ESTERO VS IL 38% DEI COETANEI MASCHI

I dati della ricerca dell’Osservatorio sull’internazionalizzazione delle scuole della Fondazione Intercultura presentati oggi presso la sede di Assolombarda

 

Milano, 11 ottobre 2018_ Un’esperienza di studio all’estero di lunga durata (dai tre mesi all’intero anno scolastico) durante le scuole superiori è oggi riconosciuta come una necessità crescente per gli adolescenti: maggiore sicurezza in se stessi, autonomia, consapevolezza delle proprie capacità in cui investire e dei propri limiti da accettare sono tutti elementi di primaria importanza che aiutano i nostri ragazzi a vedere più chiaramente nel loro futuro personale e professionale. Ben 7.400 adolescenti delle scuole superiori, secondo le stime di Fondazione Intercultura, hanno trascorso un periodo tra i 3 o 6 mesi o l’intero anno scolastico all’estero con un incremento del +111% dal 2009. Un importante passo in avanti nel lento ma inarrestabile cammino della scuola italiana nell’apertura verso esperienze di formazione internazionali.

Eppure, sembra che una parte considerevole dell’universo adolescenziale fatichi a rendersi conto di questi potenziali benefici e non trovi i mezzi per superare le paure e mettersi in gioco. E i dati non lasciano dubbi: si tratta soprattutto dei giovani maschi italiani, che vivono un’esperienza di studio all’estero solo nel 38% dei casi, contro il 62% delle coetanee femmine.

È quanto emerge dalla ricerca 2018 dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca promossa dalla Fondazione Intercultura in collaborazione con Ipsos (www.scuoleinternazionali.org). La ricerca, che ha coinvolto oltre 800 studenti delle scuole superiori[1] con l’obiettivo di sondare le motivazioni per cui la proposta di un’esperienza all’estero in età adolescenziale trovi terreno fertile più facilmente tra le ragazze, è stata presentata oggi dinanzi a 400 studenti delle scuole superiori lombarde nella sede dell’Assolombarda alla presenza di esperti del settore dell’educazione: il Professor Carlo Buzzi, sociologo e docente presso l’Università di Trento, la Professoressa Anna Granata dell’Università di Torino, Andrea Peduto, responsabile delle risorse umane di Edison Spa, Nando Pagnoncelli di Ipsos e il Segretario Generale di Fondazione Intercultura Roberto Ruffino.

Immaturità? Risultati scolastici poco brillanti? La passione per specifiche discipline sportive che non permettono un allontanamento da casa? Sono proprio questi i motivi – quelli che più banalmente vengono addotti – o c’è ben altro? Il risultato più evidente da questa indagine, al di là delle differenze di genere è che i giovani di oggi – la generazione “post Millennials – si trovano sballottati in un presente in continua mutazione, come spiega il Prof. Buzzi: “Ci sono tanti modi di essere giovani, spesso contemporanei ma incompatibili, a seconda del contesto. Il punto di partenza della nostra analisi sono le tendenze evolutive della cultura giovanile attraverso le quali vanno emergendo nuove sensibilità che hanno mutato i quadri generali di riferimento, le forme di percezione del vivere sociale, i modi di rapportarsi agli altri, gli schemi comportamentali che informano le pratiche del quotidiano”.

È una generazione “liquida”, quella degli studenti di oggi, che cresce con il freno a mano tirato, bloccata da tre principali elementi vissuti in maniera diversa da maschi e femmine: il sentirsi a proprio agio nel proprio alveo familiare, la classica “caverna di Platone” senza il desiderio di vedere che cosa c’è fuori; la paura verso il diverso, forse anche alimentata in questo particolare momento storico da un’opinione pubblica divisa tra l’accoglienza o meno dei migranti; il timore di assumersi responsabilità se percepite come foriere di cambiamenti irreversibili nella propria vita.

Non è un caso che una prima grande differenza riscontrata è di tipo caratteriale: i maschi (53% rispetto al 42% delle ragazze) si identificano di più con l’idea di sentirsi a proprio agio a casa propria, mentre le femmine si sentono stimolate all’idea di incontrare mondi nuovi (58% contro 47% dei ragazzi).

 

I maschi, inoltre, dice la ricerca, tendono ad evitare di assumersi responsabilità giudicate “irreversibili”, come può essere quella di trascorrere da adolescenti un lungo periodo di studio all’estero. Ad avere difficoltà a muoversi dalla propria “comfort zone” sono soprattutto i maschi: il 59% di loro non si identifica con la frase proposta dai ricercatori di Ipsos “C’è sempre un momento nella vita per scelte decisive da cui non si può tornare indietro”, una percentuale che diminuisce al 54% tra le femmine.

 

Ma quali sono dunque le motivazioni che spingono in numero maggiore le ragazze rispetto ai coetanei maschi a partire per un periodo di studio? Innanzi tutto per motivazioni di tipo “strutturale”. Da un punto di vista statistico, nonostante la popolazione scolastica delle superiori in generale sia ben distribuita (51% maschi e 49% femmine), se si va a vedere chi tra loro decide di trascorrere un periodo di scuola all’estero l’ago della bilancia si sposta nettamente verso il 62% di femmine contro il 38% dei ragazzi. Chi parte proviene prevalentemente (l’80%) da licei (dove è maggiormente concentrata la popolazione femminile) e in maggioranza si tratta di studenti brillanti, visto che il 60% di loro si considera tra i migliori della classe (si ritiene tale il 49% delle ragazze vs il 37% dei ragazzi).

 

I dati numerici da soli non sembrano però sufficienti a spiegare approfonditamente i motivi di questa netta supremazia del genere femminile verso le esperienze. Confrontando le risposte di maschi e femmine appartenenti al sottogruppo intervistato da Ipsos di chi era in procinto di partire per tale esperienza, emergono differenze significative negli aspetti più legati alla sfera motivazionale e valoriale. “Chi parte si definisce più curioso, più ambizioso, più altruista, meno introverso, meno insicuro, meno timido del complesso dei giovani. – commenta il prof Buzzi – Ma è soprattutto su due tratti che passa la differenza: l’indipendenza e la tendenza all’avventura. Chi non parte, ed esprime in tal senso nessun desiderio, mostra paura per l’ignoto, insicurezza per le cose che non si conoscono, timore a cambiare troppo le proprie abitudini, paura di stare solo. In altre parole il piano motivazionale si sovrappone a quello caratteriale. Insomma, le ragazze vogliono viaggiare perché desiderano cambiare, mentre i maschi sono più abitudinari e si sentono protetti dal loro ambiente e dalla loro quotidianità.

 

Un’altra motivazione fondamentale che divide il mondo femminile da quello maschile è la visione prospettica del proprio futuro lavorativo: i maschi si vedono impegnati maggiormente in lavori più legati all’ambito professionale con un obiettivo di carriera anche sacrificato rispetto alla qualità della vita. Le ragazze sono più proiettate verso professioni legate al settore terziario e sociale e il successo, per loro, passa più attraverso la dimensione personale che quella professionale (il 39% delle femmine vs il 34% dei maschi si dice disposta a rinunciare a parte del proprio guadagno pur di avere maggiore tempo libero).

 

Infine, nel Paese dei “mammoni”, non è trascurabile il ruolo della famiglia. Le mamme italiane, si sa, tendono a tutelare molto a lungo i propri figli. In ogni caso il contributo e l’approvazione famigliare sono fondamentali per aiutare gli adolescenti nella loro scelta di partire. La famiglia di origine fa da sprone soprattutto nei confronti delle ragazze (il 41% di loro rispetto al 35% dei coetanei maschi dice di essere stimolata ad essere autonoma e indipendente), perché sono considerate più mature. Con loro si instaura un circolo virtuoso mentre, nel caso dei maschi, il circolo è vizioso: giudicati immaturi, la famiglia li spinge a rimanere a casa, destabilizzandoli e aumentando, così, le loro insicurezze (solo i l14% rispetto al 19% delle ragazze afferma che mamma e papà approvano le loro scelte).

Roberto Ruffino, Segretario generale della Fondazione Intercultura: Il divario tra maschi e femmine evidenziato dalla ricerca non si limita all’idea di studiare all’estero: le ragazze sono più curiose, si impegnano in generale più dei ragazzi, laureandosi prima e con voti migliori, sono in grado di assumersi rischi maggiori di fronte a decisioni importanti per il loro futuro. Questa capacità più spiccata di mettersi in gioco sta portando le ragazze ad acquisire importanti vantaggi competitivi, soprattutto se si considera che un liceale di oggi si prepara a vivere in un mondo sempre più globalizzato, dove conoscere bene le lingue ed essere stati a lungo all’estero rappresentano competenze ed esperienze che contano. Tutto ciò è in netto contrasto con la tendenza della maggior parte delle organizzazioni pubbliche e private ad avere al loro interno, nei ruoli di responsabilità, una marcata prevalenza maschile rispetto a quella femminile. Non è che la punta dell’iceberg – conclude Ruffino con uno sguardo rivolto alle richieste delle aziende e del mondo lavorativo in generalema quanto abbiamo osservato evidenzia la trasformazione in corso: c’è tutto un movimento femminile che avanza con determinazione molto maggiore dei propri coetanei maschi e che necessariamente imporrà anche alle aziende, in Italia come negli altri Paesi, la necessità di dare spazio alle donne, di guardare al rapporto tra uomini e donne nella gestione della cosa pubblica o di quella privata con occhi diversi da come tradizionalmente è stato fatto in passato, soprattutto nel nostro Paese.”

 

Alla presentazione, come sempre, ha dato la propria testimonianza una rappresentanza degli studenti lombardi appena rientrati da un anno scolastico all’estero con un programma di intercultura:

 

 

10 NOVEMBRE: SCADENZA DELLE ISCRIZIONI INTERCULTURA: IN PALIO 2.200 POSTI IN TUTTO IL MONDO

Per tutti gli studenti tra i 15 e i 17 anni interessati a sviluppare le proprie capacità, a conoscere i propri talenti nascosti, a partire adolescenti per tornare adulti, mancano pochissimi giorni per iscriversi al concorso Intercultura, in scadenza il 10 novembre, sul sito www.intercultura.it.

In palio oltre 2.200 posti in 65 Paesi nei 4 continenti e oltre un migliaio di borse di studio offerte da sponsor o messe a disposizione dall’apposito fondo di Intercultura. Attualmente, sono all’estero 2.200 studenti in tutti e 4 i continenti: il 22% negli USA e Canada, il 5% in Australia e Nuova Zelanda; il 26% in America latina, il 13% in Asia, il 2% in Africa, il 32% in diversi Paesi dell’Europa.

 

Sul sito www.scuoleinternazionali.org sono disponibili le infografiche con i principali dati delle ricerche

[1] Indagine quali-quantitativa con 700 interviste ad un campione rappresentativo della popolazione studentesca italiana tra il 2° e il 5° anno (15-19 anni) e 172 interviste di sovracampionamento ad un campione rappresentativo degli studenti in partenza per un programma di mobilità annuale nell’a.s. 2018/2019


Fiera EduCanada 2018

Fiera EduCanada 2018 a Roma e Milano, il 9 e 11 ottobre

L’Ambasciata del Canada in Italia organizza la VI edizione della Fiera EduCanada, il salone interamente dedicato ai programmi di studio in Canada, con un doppio appuntamento:

Roma | martedì 9 ottobre, presso il Centro Congr. Cavour, Via Cavour 50A, ore 14.30 – 19.30;

Milano | giovedì 11 ottobre, presso il Palazzo Stelline, Corso Magenta 61, ore 14.30 – 19.30.

La Fiera è aperta al pubblico, in particolare a docenti, studenti di tutte le età e ai loro genitori. Saranno presenti i rappresentanti canadesi di università, colleges, istituti di istruzione secondaria (High-schools) e scuole di lingua dal Canada, che forniranno materiale informativo e indicazioni sulle opportunità formative.

Focus particolare dell’edizione di quest’anno è la promozione dei programmi di studio post-secondari, in inglese e francese, presso le università e “Colleges e Institutes”, istituzioni post-secondarie a forte vocazione TVET. Si tratta di un settore sempre più in espansione in Canada, capace di integrare istruzione e formazione professionalizzante di qualità, adeguandosi alle richieste del mercato del lavoro per un rapido e efficace inserimento nel sistema produttivo del Paese.

L’ingresso alla Fiera è totalmente gratuito. Per informazioni sugli espositori canadesi e per registrarsi all’evento è possibile consultare la pagina dedicata alla Fiera EduCanada 2018 sul sito dell’Ambasciata del Canada in Italia (www.canada.it).

LA CRISI DELLA PROFESSIONE DOCENTE

LA CRISI DELLA PROFESSIONE DOCENTE: 5 OTTOBRE CONVEGNO A ROMA
Iniziativa della Gilda degli Insegnanti in occasione della Giornata Mondiale dell’Insegnante istituita dall’Unesco. Appuntamento all’hotel Massimo D’Azeglio dalle 9.30 alle 13.30. Presente ai lavori il ministro Marco Bussetti.
Il ruolo dell’insegnante nella scuola della società liquida” è il titolo del convegno nazionale, organizzato dalla Gilda degli Insegnanti e dall’Associazione Docenti Art. 33, che si svolgerà venerdì 5 ottobre a Roma all’hotel Massimo D’Azeglio (via Cavour 18) dalle ore 9,30 alle 13,30 in occasione della Giornata Mondiale dell’Insegnante.
Sarà presente ai lavori il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti.
I recenti episodi di violenza nei confronti dei docenti da parte di genitori e studenti, intesi come “clienti”, sono il sintomo di una visione della scuola e dell’insegnamento come “servizio” alla persona in un sistema di tipo aziendalista cui deve corrispondere il “diritto al successo formativo”. 
Dopo trent’anni di riforme, che hanno profondamente cambiato la scuola italiana e il ruolo e la funzione degli insegnanti, è necessario aprire una seria riflessione sulla situazione attuale caratterizzata da una perdita progressiva di autorevolezza da parte dei docenti. 
È giunto il momento di tentare di invertire con analisi e proposte coraggiose una tendenza che sta portando la scuola italiana allo sbando. 
La prima sessione del convegno (ore 9.30 – 11.30) verterà sul difficile rapporto tra scuola e famiglia e sulla crisi della figura professionale dell’insegnante e sarà animata dagli interventi di Paolo Crepet, psichiatra, scrittore e sociologo; Ernesto Galli Della Loggia, storico ed editorialista del Corriere della Sera; Adolfo Scotto Di Luzio, professore di Storia della Pedagogia all’Università degli Studi di Bergamo; Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti. 
La seconda parte dei lavori (11.30 – 13.30) sarà dedicata al confronto politico sulle proposte di modifica alla legge 107/2015 avanzate dalla Gilda degli Insegnanti e vedrà la partecipazione di Mario Pittoni, presidente della 7.a Commissione del Senato (Istruzione Pubblica, Beni Culturali); Luigi Gallo, presidente della VIII Commissione della Camera (Cultura, Scienza e Istruzione), e dei responsabili Scuola dei partiti politici presenti in Parlamento.

Modererà Alessandro Giuliani, direttore responsabile della Tecnica della Scuola.


LA CRISI DELLA PROFESSIONE DOCENTE: 5 OTTOBRE CONVEGNO A ROMA
Il ruolo dell’insegnante nella scuola della società liquida” è il titolo del convegno nazionale, organizzato dalla Gilda degli Insegnanti e dall’Associazione Docenti Art. 33, che si è svolto questa mattina a Roma in occasione della Giornata Mondiale dell’Insegnante. L’iniziativa ha puntato i riflettori sulla crisi della professione docente alla quale concorre il grave fenomeno delle aggressioni compiute da genitori e studenti ai danni degli insegnanti. Episodi che sono il sintomo di una visione della scuola e dell’insegnamento come “servizio” alla persona in un sistema di tipo aziendalista cui deve corrispondere il “diritto al successo formativo”. Il convegno è stato l’occasione per aprire una riflessione sulla situazione attuale caratterizzata da una perdita progressiva di autorevolezza da parte dei docenti. Ecco, in estrema sintesi, gli interventi dei relatori intervenuti.
Paolo Crepet, psichiatra, scrittore e sociologo 
La perdita di autorevolezza da parte dei docenti è dovuta a vari fattori, primo fra tutti i decreti delegati che negli anni Settanta hanno introdotto la famiglia all’interno della scuola. I genitori si sono sentiti alla pari con chi a scuola era in cattedra da 30 anni ed è stato un disastro. Quando i genitori questionano sul 4 e sul 5 assegnato dai docenti ai loro figli, si instaura una insana competizione tra loro, che sono incompetenti, e gli insegnanti che così non riescono ad assolvere al proprio compito. Se gli insegnanti amano il loro lavoro, devono recuperare autorevolezza e per riuscirci, occorre aumentarne anche le retribuzioni, perché nell’opinione comune percepire stipendi medi di 1200 euro al mese è da poveracci e sfigati.  
Ernesto Galli Della Loggia, storico ed editorialista del Corriere della Sera 
La profonda crisi che sta attraversando la professione docente è figlia della perdita di centralità dell’insegnante: la funzione della docenza si è diluita per fare spazio alla cosiddetta comunità educante, una sorta di collettivo in cui si è smarrita la consistenza delle discipline e il rapporto didattico tra docente e discente, che per sua natura intrinseca non può essere paritetico, si è trasformato in un dialogo a tu per tu. Il ritorno alla predella che ho auspicato provocatoriamente ha un senso perché nella spazialità c’è un’importanza simbolica: la posizione più elevata della cattedra indica che il rapporto didattico non è tra eguali e che funziona soltanto se da parte dello studente c’è la consapevolezza di questa distanza con il professore. La libertà di insegnamento si è persa nel momento in cui si è fatto spazio a una miriade di organi collettivi. L’autonomia scolastica, presentata come un glorioso traguardo, in realtà ha danneggiato fortemente la centralità della figura dell’insegnante. 
Adolfo Scotto Di Luzio, professore di Storia della Pedagogia all’Università degli Studi di Bergamo
Conoscere se stessi e studiare sono cose diverse ed è grave se passa il concetto per cui la scuola è un luogo dove i ragazzi vanno soltanto per imparare a conoscere se stessi e gli altri. La scuola è e deve rimanere il luogo dove si studia, altrimenti gli adolescenti finiranno con il pensare che ciò che conta nella vita si conquista fuori dalle aule scolastiche. Compito della scuola non è insegnare la democrazia, ma dotare lo studente di strumenti intellettuali che gli consentano di costruirsi da solo e liberamente un proprio modo di stare nella sfera pubblica.
Luigi Gallo, presidente della VII Commissione della Camera (Cultura, Scienza e Istruzione)
Deve partire una nuova stagione di aumenti dei fondi destinati all’istruzione. Realisticamente quest’anno potremo lanciare soltanto un piccolo segnale in questa direzione, ma deve essere sostanziale per indicare la strada futura da seguire. Non risolveremo tutti i problemi con una manovra finanziaria, ma ci impegneremo per migliorare la scuola. Vi assicuro che Bussetti conosce bene i problemi del mondo della scuola, lavoreremo bene con lui. 
Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia e vice presidente della Camera dei Deputati
Lancio un appello al governo affinché operi cambiamenti chirurgici e dia certezze alla scuola nella regolarità. Per fare fronte alla degenerazione del rapporto tra studenti e insegnanti, occorre fare squadra  e riprogettare la scuola, incoraggiando i docenti a recuperare quell’autorevolezza e quella centralità che in passato nessuno mai avrebbe osato mettere in discussione. Il disfacimento della scuola in quanto istituzione non è certamente responsabilità degli insegnanti che, invece, sono vittime. 
Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti 
Nel messaggio che ci ha inviato, il ministro Bussetti, riferendosi alle tante aggressioni che hanno caratterizzato lo scorso anno scolastico, ha affermato che bisogna muoversi per far sì che i docenti vengano rispettati. Speriamo che queste parole si sostanzino in azioni concrete. Basterebbe che tutti i dirigenti scolastici si attivassero per mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione per garantire il rispetto dei docenti. La scuola non può garantire il successo formativo ma deve assicurare a tutti gli studenti lo stesso punto di partenza. Poi ogni allievo raggiungerà un diverso traguardo a seconda delle proprie capacità individuali.

Ripensare il curricolo del liceo classico

Scuola, ripensare il curricolo del liceo classico.
Un ciclo di seminari per docenti e dirigenti

Prende il via a Torino, giovedì 4 ottobre, il ciclo di seminari territoriali dedicati al rinnovamento del curricolo del liceo classico. L’iniziativa è della Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione del MIUR con la collaborazione della Rete Nazionale dei Licei Classici

Si apre giovedì 4 ottobre, a Torino il primo dei sei seminari territoriali dedicati al rinnovamento del curricolo del liceo classico dal titolo Digital humanities e beni culturali, progettati dalla Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione del MIUR in accordo di collaborazione con la Rete Nazionale dei Licei Classici.
In continuità con le azioni intraprese negli anni passati e con il seminario nazionale La ragione tra natura, cultura, tecnologia, tenutosi a Roma nel maggio scorso, l’iniziativa intende valorizzare il ruolo della cultura umanistica nella sua accezione più ampia per la formazione dei giovani e dell’innovazione didattica e metodologica nell’apprendimento/insegnamento delle materie che compongono il curricolo del liceo classico.
Gli incontri della durata di un giorno si svolgeranno nei mesi di ottobre e novembre nelle città di Venezia (15 ottobre), Cagliari (10 novembre), Portici (17 novembre), Firenze (24 novembre), Palermo (27 novembre) con il supporto degli Uffici Scolastici Regionali interessati e sono aperti alla partecipazione di tutti i docenti e dirigenti della secondaria di secondo grado come attività di formazione.
La pluralità dei temi proposti spazia dal rapporto tra digital humanities e beni culturali, all’elogio della parola; dall’apertura internazionale del curricolo del liceo classico, alla relazione tra l’Uomo e la visione scientifica della Natura; dal ruolo di pensiero critico, creatività e interpretazione al contributo del pensiero scientifico al curricolo del liceo classico.
Ogni seminario si articola in tre sessioni: nella prima saranno presentati gli obiettivi metodologico-didattici del progetto e le finalità del Portale dei licei classici; nella seconda accademici e studiosi approfondiranno i contenuti relativi alla tematica individuata in ciascun incontro; nella terza la varietà dei tavoli tematici intende favorire il confronto di idee e proposte tra esperti e docenti attraverso la molteplicità delle esperienze innovative sviluppate dalle istituzioni scolastiche. La sinergia tra i protagonisti di scuola, università e ricerca sostiene la qualità del processo di rinnovamento del curricolo del liceo classico, al fine di costruire e condividere percorsi in grado di valorizzare la professionalità di docenti e dirigenti e sviluppare passione e interesse nei giovani.
Come ci ricorda il grande studioso della cultura europea George Steiner ne La lezione dei maestri: “Risvegliare in un altro essere umano forze e sogni superiori alle proprie; indurre in altri l’amore per quello che amiamo; fare del proprio intimo presente il loro futuro: è una triplice avventura senza pari”.
Il programma di ciascun seminario è consultabile al Portale dei Licei Classici al link: http://www.rnlc.unisa.it/

Formazione e politiche attive del lavoro

2 ottobre 2018 dalle 11.30 alle 14,00

SENATO della Repubblica
Piazza della Minerva 38 – ROMA
Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”

Formazione e politiche attive del lavoro:
aumentano gli investimenti delle regioni a favore dell’occupazione

Presentazione dei dati del Rapporto 2018 Cnos-Fap e Noviter
“Politiche della Formazione Professionale e del lavoro
– Analisi ragionata degli interventi regionali”

Oltre un miliardo nelle Politiche attive del Lavoro e 830 milioni di euro nella Formazione: è il dato che emerge dal Rapporto del Cnos-Fap, curato dalla Noviter, quale investimento effettuato nel 2017 dalle Regioni e dall’Agenzia nazionale delle Politiche attive del Lavoro.
Il rapporto, realizzato con l’analisi di 238 bandi regionali emanati lo scorso anno, è un primo bilancio degli strumenti scelti e utilizzati a livello territoriale e nazionale per favorire l’occupazione in Italia. Una pubblicazione di 326 pagine, dalla quale emerge la “fotografia” di un Paese con soluzioni adottate ancora troppo frastagliate per rappresentare un sistema nazionale. Interessante l’analisi delle 108 linee di intervento relative alle politiche del lavoro, anche in relazione alle diverse vocazioni produttive regionali e all’effettiva domanda di lavoro richiesta dal mercato. Un focus, con dati, grafici e un’analisi ragionata, anche sui meccanismi di funzionamento amministrativo, il rapporto tra finanziamento a processo e a risultato, i destinatari degli interventi e i diversi soggetti chiamati a realizzare le attività.
Il rapporto sarà lo spunto per la tavola rotonda che si svolgerà il 2 Ottobre dalle 12.00 alle 14.00 presso la Biblioteca del Senato a Roma, con il coinvolgimento dei maggiori interlocutori del sistema, alla luce della riforma del mercato del lavoro, con l’introduzione di una nuova governance dei servizi per il lavoro, di servizi e misure di politiche attive del lavoro da garantire ai cittadini, degli indirizzi europei sulla Garanzia Giovani. Obiettivo: valutare le recenti ricadute positive per l’occupazione e le strategie future anche in vista dei prossimi interventi del Governo, come ad esempio la riforma dei Centri per l’impiego e l’introduzione del reddito di cittadinanza.

RSVP – UFFICIO STAMPA
Maria Grazia Balbiano – 347 36 07 342 – mg.balbiano@mariagraziabalbiano.com
Luisa Leonzi – 348 80 13 644 – luisaleonzi@libero.it

Procedure accredito Stampa al Senato: si richiede di inviare entro il 28/09 nome, cognome, testata, luogo e data di nascita, n.° tesserino stampa. Per l’accesso alla Sala si richiede un abbigliamento consono con giacca e cravatta per gli uomini.

PROGRAMMA SEMINARIO
Ore 11,30 ACCREDITI
Ore 12,00 Saluti e Introduzione al Seminario
Presidente del Senato – Maria Elisabetta Alberti Casellati
Sen. Antonio De Poli Questore, componente 11° Commissione per il Lavoro Pubblico e privato e previdenza sociale
Paola Vacchina, Presidente Forma
Ore 12.20 Presentazione del Rapporto
“Politiche della formazione professionale e del lavoro. Analisi ragionata degli interventi regionali”
Chiavi di lettura del quadro degli interventi regionali 2017
Eugenio Gotti, CEO Noviter
Ore 12,45 – Tavola Rotonda
Moderatore: Claudio Tucci – giornalista Sole24 Ore
Partecipanti: Sen. Nunzia Catalfo (Pres. Commissione XI Senato, Lavoro Pubblico e Previdenza Sociale) Tiziano Barone (DG Agenzia Regionale Veneto Lavoro), Gianni Bocchieri (DG IFL Regione Lombardia), Paola Cicognani ( DG Agenzia Regionale per il lavoro Emilia Romagna) e Salvatore Pirrone (DG Anpal)
Ore 13,30 CONCLUSIONI
Luigi Enrico Peretti – Direttore Generale CNOS-FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione e Aggiornamento Professionale)