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Ricominciamo dalla pedagogia

Ricominciamo dalla pedagogia*

 di Maurizio Tiriticco

 

Carissime! Carissimi! Grazie di essere così numerosi qui a Laceno per discutere di pedagogia, piuttosto che stare al mare ad abbronzarvi! Mi piace ricordare una riflessione di Carlo Cattaneo, tratta da “I problemi dello Stato italiano”. E’ un’ottima cosa il fatto che “i maestri e le maestre, chiuso il loro annuale corso d’insegnamento, vengono chiamati alla volta loro a imparare. Parte dell’anno insegnano; parte dell’anno imparano ciò che debbono insegnare. E così, d’anno in anno, questi veri padri e queste vere madri del popolo salgono d’un gradino la scala; e con loro sale tutto il popolo”.

Raffaele Laporta, nel suo L’assoluto pedagogico, saggio sulla liberà in educazione, La Nuova Italia, Firenze, 1996, a pag. 257, così scrive: “Esiste una diffusa pratica di educatori che non hanno rispetto per la libertà dei loro educandi; anzi, si può affermare che una gran parte della riflessione sull’educazione abbia all’origine proprio constatazioni relative ai danni prodotti da un tale tipo di pratica”. Laporta ci ricorda nella sua ultima opera – ci ha lasciati nel 2000 – che non c’è libertà di insegnamento, se non c’è libertà di apprendimento. E non è un gioco di parole! Sono anzi parole importanti, che hanno segnato la lunga storia della nostra ricerca pedagogica. Sia quella di matrice laica che quella di matrice cattolica, molto attive nel nostro Paese. Alcuni nomi: Giuseppe Lombardo Radice, Ernesto Codignola, le sorelle Agazzi, Rosa e Carolina. Per non dire anche di Antonio Gramsci! Mi è sufficiente ricordare un saggio bellissimo di Mario Alighiero Manacorda: Il principio educativo in Gramsci. Americanismo e conformismo, Roma, Armando, 1970. E per non dire di Don Milani! Ma qui mi fermo perché la nostra ricerca educativa è stata più che fertile!

Sì, fino agli ultimi decenni del secolo scorso. Ma poi?

 

La scuola ai tempi del Regime

 

Molti molti anni fa, esattamente nel 1916, John Dewey pubblicava a New York “Democracy and Education”. Ma in Italia non venne pubblicato! Prima la guerra, poi il fascismo e, con il Regime, c’era poco da scherzare! Solo la classicità, l’Antica Roma, erano rivisitate ad uso e consumo… della nuova Italia! Che bisogno avevamo noi Itagliani, sì Itagliani, con la gl, come ci apostrofava il Duce in ogni suo discorso! Che bisogno avevamo di accedere alle culture straniere? Straniero come estraneo, come nemico, soprattutto! Noi, eredi di un’antica civiltà, dovevamo farla rinascere ed esportarla in tutto il mondo! Sulla mura di Via dell’Impero figurava un enorme tavola marmorea! I confini dell’Impero Romano ai tempi di Traiano! Ovviamente non solo un ricordo, ma anche e soprattutto un monito, una promessa!

L’Enciclopedia Utet del ragazzo italiano – venti volumi, se non erro, e i miei genitori, ovviamente, me l’acquistarono – era tutta un’esaltazione della Nuova Era fascista, i cui anni, in cifre romane, si affiancavano a tutti i calendari gregoriani! E l’America in quell’enciclopedia ci era descritta come il Paese degli scioperi e dei gangster! E i nostri ragazzi dovevano essere difesi da quella incultura! Così fummo tutti irreggimentati! Io balilla, prima semplice, poi escursionista, poi moschettiere, poi tamburino, poi trombettiere, poi mazziere! Un cursus honorum di tutto rispetto, di cui andavo fiero, fino a quel 25 luglio del 1943! Ed erano passati appena tre anni da quel discorso del Duce, pronunciato dallo storico balcone di Palazzo Venezia la sera del 10 giugno 1940!

A memoria me lo avevano fatto imparare! “Combattenti di terra, di mare e dell’aria. Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Italiani! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del Regno d’Albania! Ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano. Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue Stati”. E mi fermo qui.

Anni bui per la nostra cultura! Ed anche per la ricerca pedagogica! Dewey? Non ne avevamo alcun bisogno. Dominavano Croce e Gentile! E soprattutto l’attualismo gentiliano! Un Dewey, che con molta umiltà attendeva nel suo libro a sviluppare concetti fondanti, educazione come necessità della vita, educazione come funzione sociale, educazione come direzione, educazione come crescita. E che così scriveva: “Una società distinta in classi deve prestare attenzione speciale soltanto all’educazione dei suoi elementi dirigenti. Ma una società democratica, mobile, ricca di canali distributori dei cambiamenti, ovunque si verifichino, deve provvedere a che i suoi membri siano educati all’iniziativa personale e all’adattabilità. Altrimenti essi sarebbero sopraffatti dai cambiamenti nei quali si trovassero coinvolti e di cui non capissero il significato e la connessione. Ne conseguirebbe una confusione nella quale un piccolo numero di persone si impadronirebbe dei risultati delle attività altrui cieche e dirette all’esterno” (p. 111).

Sono solo alcune delle considerazioni di Dewey. Quindi estremamente pericolose per un regime che, come tale, doveva irreggimentare un popolo e soprattutto la sua gioventù. Il regime accettò soltanto Maria Montessori, la cui esperienza, comunque, aveva ormai raggiunto una fama internazionale! E poi lei si occupava degli svantaggiati! Questo sosteneva il regime! Perché tutti i bambini e le bambine non svantaggiati venivano inquadrati nei “figli della lupa” e nelle “piccole italiane”! Tutti e tutte con tanto di emme maiuscola sul petto o sul fez!

Nel ventennio l’elaborazione pedagogica d’oltremare o d’oltr’alpe – l’allusione è anche a Piaget e a Vigotsky – da noi non ebbe alcuna fortuna! L’attualismo gentiliano era più che sufficiente! Ed istruire i nuovi piccoli italiani, insegnare loro a leggere, scrivere e far di conto – la grande scommessa dei governi dell’Italia postunitaria – non era più sufficiente. Occorreva ben altro! Il regime doveva occuparsi non solo di istruire, ma anche e sopratutto di educare! Ed educare, ovviamente agli ideali e ai principi della nuova era fascista. “Libro e moschetto, fascista perfetto”! Quindi si superava il leggere, scrivere e far di conto di sempre per educare soprattutto i nuovi nati ai princìpi e agli ideali della nuova era fascista!

E Giovanni Gentile fu il primo ministro dell’Italia fascista dopo la “marcia su Roma”. Guidò il ministero a partire dal 30 ottobre del 1922 – il 28, due giorni prima i fascisti avevano marciato su Roma – fino al primo luglio del 1924! Quel Ministero dell’Istruzione che dal 1929 fu ridenominato Ministero dell’Educazione Nazionale! Gentile governò il ministero per appena due anni! Durante i quali, però, la nostra scuola venne interamente riformata! Educare tutti e subito, non appena nati! Era una scommessa, oltre che un parola d’ordine, per il regime fascista. E nel 1923 Gentile varò quella riforma che porta il suo nome, riforma che, di fatto – almeno secondo il mio modesto giudizio – non è stata ancora del tutto superata! Nei suoi contenuti di fondo! Ed è trascorso quasi un secolo! Novantacinque anni, per l’esattezza!

 

La scuola come palestra di libertà

 

Ma torniamo a Dewey. E a quel titolo, “Democrazia e Educazione”. Così giustifica la sua scelta lo stesso Dewey nella prefazione all’opera: “Le seguenti pagine contengono un tentativo di scoprire ed esporre le idee implicite in una società democratica e di applicare queste idee ai problemi del compito educativo. La discussione include un’indicazione degli scopi costruttivi e dei metodi dell’educazione pubblica osservati da questo punto di vista, e una valutazione critica delle teorie della conoscenza e dello sviluppo morale che erano state formulate in precedenti condizioni sociali, ma che ancora agiscono, in società nominalmente democratiche, per ostacolare l’adeguata realizzazione dell’ideale democratico”. Queste considerazioni Dewey le sviluppava nell’agosto del 1915. L’Europa era nel pieno della prima guerra mondiale. Gli Stati Uniti interverranno a fianco delle truppe dell’Intesa nel 1917.

In Italia finalmente potemmo leggere e conoscere Dewey solo dopo la seconda guerra mondiale, dopo tanti anni di scuola fascista, di retorica fascista e di mistica fascista… non sto scherzando! La “Scuola di mistica fascista Italico Sandro Mussolini”, nipote di Mussolini, morto giovanissimo, fu fondata a Milano il 10 aprile del 1930 e fu attiva fino al 1943. Il fascismo era letto addirittura come religione! Ebbene, Enzo Enriques Agnoletti e Paolo Paduano tradussero “Democrazia e Educazione” e lo pubblicarono nel maggio del 1949 per i tipi de “La Nuova Italia”. Leggere Dewey per noi non fu solo una scoperta, ma la grande occasione per riprendere quel discorso pedagogico – che andava anche oltre i confini italiani – che il fascismo aveva violentemente interrotto! Per non dire poi di tutte quelle aberranti giustificazioni addotte quando il regime, in ordine alle scelte naziste, decise che la pura razza italica avrebbe dovuto essere difesa! Per poi affermarsi in tutto il mondo! Appunto! Quando nacque quella orribile rivista, “La difesa della razza”, diretta da Telesio Interlandi. E Giorgio Almirante era segretario di redazione.

Ma non fu solo la scoperta di Dewey che ci appassionò, che mi appassionò, in quegli anni. C’era anche un Jean Piaget! Ed anche quel comunista sovietico di Lev Semënovič Vygotskij. E la polemica che tra loro era intercorsa. Problema: il pensiero e il linguaggio – che poi sarà il titolo dell’opera di Vigotskij – nascono dal soggetto/persona in quanto tale, o sono indotti dal sociale, dalla comunità in cui il soggetto nasce e apprende? Una tematica oltremodo interessante. Sulla quale mi sono già intrattenuto sei anni fa con la relazione intitolata “Omaggio a Jean Piaget e al suo fondamentale contributo all’educazione: attualità della sua ricerca”, presso l’Institut de Psycologie et Education de l’Université de Neuchâtel, Svizzera, in due giornate di studio organizzate dall’ANDIS. Un contributo che allego alla presente relazione. In effetti, a mio vedere, si trattò più di una polemica ideologica che di un confronto scientifico. In realtà, e’ come se volessimo polemizzare se è nato prima l’uovo o la gallina.

Comunque, è certo che il compito del vivente è in primo luogo quello di sopravvivere e di riprodursi. Pertanto, i viventi di tutte le specie apprendono nella misura in cui devono sopravvivere e riprodursi. Ciascun vivente apprende secondo i programmi genetici e i quadri concettuali che gli sono naturalmente dati. In linea generale possiamo dire che ogni vivente, dagli esseri unicellulari all’uomo, per sopravvivere deve adattarsi all’ambiente secondo un processo che Jean Piaget distingue in due stadi: assimilazione e accomodamento. Se piove, io mi riparo; se ho freddo, io mi copro; se ho fame, io mangio; se ho uno stimolo sessuale, io mi riproduco. Sono le strategie imposte dalla natura e adottate per sopravvivere e riprodursi! Sono le chiavi dell’apprendimento! Se non apprende, l’individuo muore… e muore la specie. Il che è un’assurda banalità!

 

La Scuola Città Pestalozzi

 

Ma torniamo a quel “Democracy and Education”, che per prima volta apparve in Italia ben trentatre anni dopo la sua prima pubblicazione! Trentatre anni di silenzio! Perché doveva risuonare la fanfara dell’educazione fascista. Ebbene, quel volume nell’immediato dopoguerra segnò la ripresa nel nostro Paese del discorso pedagogico, della ricerca pedagogica, anzi. Non a caso fu pubblicato a Firenze, per i tipi de “La Nuova Italia Editrice”. Perché a Firenze Ernesto Codignola e la moglie Anna Maria Lelli avevano fondato nell’immediato dopoguerra la Scuola Città Pestalozzi. Un’assoluta novità! Gli obiettivi della nuova scuola erano essenzialmente due: offrire un servizio sociale alle famiglie disagiate del rione, tra i più popolari e malfamati di Firenze e tra i più disastrati dalla guerra; costituire uno spazio educativo per la formazione del cittadino, dove si potesse coniugare l’istruzione ed il consolidamento di una coscienza civica e democratica. Al progetto partecipò anche Raffaele Laporta, mio maestro di pedagogia.

Laporta sosteneva con forza che l’istruzione e la cultura devono essere proposte ed erogate non solo da istituzioni a ciò dedicate, ma anche dall’intera comunità sociale del territorio. E’ notorio – e lo era anche allora – che non è cosa facile affidare o restituire la scuola al sociale, in forza del fatto che dell’educazione da sempre si sono fatto carico la famiglia ed il conteso comunitario. Comunque, pensava ad una scuola che provenisse dal sociale e che appartenesse al sociale, ma… come? Si trattò in verità di una scommessa, anzi di una “Difficile Scommessa”! È il saggio più significativo di quegli anni che Raffaele Laporta pubblicò nel 1971 per La Nuova Italia e che volle dedicare a Bruno Ciari, scomparso l’anno precedente.

Gli anni Settanta furono anni felici per la rinnovata ricerca pedagogica nel nostro Paese. Potrei accennare a più tipologie di ricerca, a quella cattolica e a quella laica: quest’ultima riconducibile al filone socialista e al filone comunista! Quindi, si leggevano anche tre prestigiose riviste: “Orientamenti pedagogici”, gestita dai Salesiani; “Scuola e Città”, dell’area socialista; e “Riforma della Scuola”, dell’area comunista. Ed io ne ero redattore. Ricordo anche benissimo come condussi due seminari annuali – quando ebbi in sorte di insegnare con Raffaele Laporta – uno avente come tema la pedagogia cattolica, il secondo la pedagogia marxista.

Nel 1978 vide la luce un aureo volumetto, di ben 334 pagine, intitolato “Pedagogia e scienze dell’educazione”. Ne era autore Aldo Visalberghi, che si era avvalso della collaborazione di due validi scolari, tra virgolette: Roberto Maragliano e Benedetto Vertecchi. Due animali di razza, come si suol dire! Le scienze dell’educazione – dopo anni di diseducazione fascista – andavano quindi per la maggiore! Ed erano anche tante! Alla pagina 21 del citato volume i nostri autori ne individuano ben ventiquattro! Afferibili a quattro macroaree: settore psicologico; settore sociologico; settore metodologico-didattico, settore dei contenuti. E sono citati numerosissimi autori di un panorama pedagogico internazionale! Ne cito solo alcuni. Althusser, Bloom, Bruner, Calonghi, Castelnuovo, Chomsky, Claparède, Decroly, Dewey, Engels, Freinet, Gagné, Illich, Jakobson, Nicholls, Piaget, Pontecorvo, Rogers, Lodi, Tornatore, Vygotskij, e tanti altri! Ed ovviamente, non poteva mancare la “Scuola di Barbiana”.

 

Da Comenio a Morin

 

Ma voglio tornare un po’ indietro nel tempo. E’ noto che per secoli e secoli l’istruzione pubblica non ha mai interessato i governi, tranne qualche rara eccezione nel periodo degli Illuministi. Ciò non significa che la ricerca filosofica a volte non approdasse anche a qualche suggerimento pedagogico! E’ più che noto! Ci sono voluti secoli perché la pedagogia si riscattasse come disciplina di ricerca a tuttotondo e soprattutto autonoma. Voglio ricordare una rara ma preziosa eccezione! Cito un nome e un’opera: Comenio e il suo “Orbis pictus”! Convinto che l’istruzione dovesse coinvolgere tutti ed arrivare a tutti, Comenio volle produrre quello che potremmo definire il primo sillabario della storia. Fu un grande primo maestro nel porgere all’alunno il disegno di un dato oggetto, il suo nome, il suo significato e l’uso che se ne dovesse fare. E tutto con un linguaggio di estrema semplicità. In un’epoca e in un mondo in cui il bello scrivere era una sorta di gara tra dotti e letterati! Il volgo era ignorante! E tale doveva rimanere! Ma mi piace rinviarvi ad un saggio di Benedetto Vertecchi, “Rileggere Comenio”, che del nostro grande pedagogo ne sa senz’altro più di me. Ecco il link — (http://lps.uniroma3.it/wp-uploads/2014/03/140317_09-10-Rileggere-Comenio.pdf) — Buona lettura!

Gli anni corrono! Giungiamo alla fine del “secolo breve”!! E, a cavallo del nuovo, si distinguono due autorevoli autori, ma ricercatori e militanti di campi opposti! Alludo a Luigi Berlinguer e a Giuseppe Bertagna. La storia è nota. Giuseppe Bertagna ispira direttamente quella riforma condotta e realizzata dalla Ministra Letizia Moratti, che trova corpo nel Legge n. 53 del 28 marzo 2003, avente come titolo: “Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”. Con questa legge, le due leggi varate con il Ministro Berlinguer vengono abrogate: la legge 9, del 20 gennaio 1999, concernente “Disposizioni urgenti per l’elevamento dell’obbligo di istruzione”, e la legge 30 del 10 febbraio 2000, concernente il “Riordino dei cicli di istruzione”. La nostra scuola militante visse allora momenti molto difficili. Nel corso di un biennio furono varate due riforme, e non di lieve entità.

Ciò che è accaduto dopo è cosa nota. Matura la stagione delle “Indicazioni nazionali” e delle “Linee guida”. Cito soltanto due nomi, un filosofo e un politico: Edgar Morin, con la sua “Testa ben fatta”; Giuseppe Fioroni, ministro dell’istruzione dal maggio del 2006 al maggio del 2008! Mi piace ricordare che con quest’ultimo è stato innalzato l’obbligo di istruzione: dpr n. 139 del 22 agosto 2007.

Ma, in tutto questo bailamme, la ricerca pedagogica ha avuto una funzione? Non so! In effetti non c’è ministro che non intervenga a ritoccare o a riformare la scuola, un po’ per lasciare il suo nome ai posteri, un po’ per dare qualche indicazione di non so quale natura, ma… mi sembra che ciò che è avvenuto in questi ultimi anni si debba più a una sorta di furore normativo – qualche allusione alla 107? – che di una effettiva necessità di innovare qualcosa! Anche e soprattutto perché non si può innovare senza un’idea! Ed oggi c’è carenza di idee! Spesso si innova solo per innovare, per lasciare traccia di sé, ma! La situazione delle nostre scuole è sotto gli occhi di tutti! Fatto salvo il primo gradino di istruzione – grazie soprattutto a tante nostre brave maestre – rileviamo studenti ed insegnanti sempre più demotivati. Gli studenti in forza di strutture e modalità amministrative vetuste! Sulle quali qualunque presunta innovazione si infrange inesorabilmente! E non sto qui a ripetere la storia delle tre C, Classe, Cattedra, e Campanella su cui ho scritto centinaia di pagine! Quelle tre C che il dirigente scolastico Salvatore Giuliano – oggi nostro apprezzato Sottosegretario all’Istruzione – ha brillantemente dribblato e da tempo nel “Majorana” di Brindisi, l’istituto tecnico da lui diretto! E gli insegnanti in forza del fatto che il loro lavoro è sottopagato!

Ma ciò che è più grave è che la scuola OGGI non è sostenuta, accompagnata, incoraggiata da una ricerca pedagogica che sia veramente tale! Comunque, se mi sbaglio, mi corrigerete! Come disse Papa Vojtila quando si presentò al popolo romano per la prima volta dal balcone di San Pietro! Ovviamente, la pedagogia si insegna all’Università. Tuttora! Ma con quali finalità? Non so e vorrei essere corretto ed informato! E manca anche forse una sociologia dell’educazione. Ricordo Bourdieux e Passeron! Sostenevano l’inutilità della scuola! Considerata uno strumento di cui la società si serve per riprodurre se stessa! E vorrei capire se è vero o no che gli insegnanti sono anche oggi le “vestali della classe media” come sostenevano negli anni settanta Marzio Barbagli e Marcello Dei. Ma c’è anche il risvolto della medaglia! La scuola non condiziona le menti e non riproduce l’assetto sociale! La scuola libera! Ovvio è il richiamo a Don Milani! “La scuola non deve essere un ospedale che cura i sani e respinge i malati”! La scuola, l’istruzione, come liberazione! Paulo Freire, un maestro di scuola, in Brasile! Sempre anni settanta del secolo scorso.

Il mio cruccio è oggi quello di allora! La parola d’ordine allora è: gli insegnanti non devono soltanto istruire! Anche se il Ministero è il Ministero dell’Istruzione! Debbono anche e soprattutto formare persone, educare cittadini! I tre verbi di cui all’articolo 1, comma 2 del dpr 275/1999, con cui abbiamo varato l’autonomia delle istituzioni scolastiche! Queste sono tematiche che richiedono attenzione, studio, ricerca, promozione!

Esistono i dipartimenti di scienze dell’educazione, o della formazione! Ma io sono abbastanza ignorante da non sapere quali siano oggi i ricercatori più accreditati, o all’avanguardia! In grado di dare alla nostra povera scuola qualche luce! Ammesso poi che la nostra povera scuola abbia gli occhi per vedere! E non solo per piangere! Come a volte avviene! Insomma, non vorrei che i pedagogisti di oggi fossero come le lucciole estive, la cui luce ha durata stagionale! O come le chimere, pezzi di varie discipline male assemblate.

Ovviamente, in questo nostro consesso, amici più esperti di me mi potranno illuminare in proposito! Quello che so, ho detto! Quello che non so, non dico! Parafrando il Maestro Manzi, che era sempre generoso con i suoi alunni! Quando diceva: “Fa quel che può, quel che non può, non fa”!

Ed io non sono un buon alunno! Ma un novantenne! Che ha bisogno di luce, di tanta luce! Altrimenti rischia di spegnersi! Ma oggi no! Grazie a voi!

Laceno, 14 luglio 2018


*Relazione tenuta da Maurizio Tiriticco all’”11° Seminario Nazionale Estivo ANDIS di studi e confronto sul tema: Proviamo a riparlare di scuola e di educazione” – Laceno – Bagnoli Irpino (Av) – 12-13-14 luglio 2018

FAQ Handicap e Scuola – 62

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

Su un documento di valutazione di scuola primaria, relativo ad un alunno diversamente abile con paritaria, le insegnanti hanno aggiunto a penna “la valutazione si riferisce agli obiettivi previsti nel Pei”. Tale specificazione a me, personalmente, sembra inopportuna. Ho provato a cercare una normativa che lo vieti ma mi sembra di capire che sia a discrezione delle scuole una tale specificazione. L’unico riferimento esplicito da me trovato è relativo alla scuola superiore dove si dice che tale affermazione va esplicitata solo in presenza di una programmazione differenziata. Potrebbe gentilmente, segnalarmi, se esiste, la norma che vieta una tale precisazione in pagella alla scuola primaria.

Il comma 6 dell’art. 15 dell’OM 90/2001 stabilisce che il riferimento al PEI può essere utilizzato unicamente per gli studenti che seguono una programmazione differenziata; di conseguenza, per coloro che seguono una programmazione “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali”, ovvero un programma semplificato, non deve essere fatta menzione nella scheda di valutazione. Riprende lo stesso principio il comma 15 dell’art. 11 del decreto legislativo n. 62/2017. A ciò si aggiunga la normativa sulla privacy.
Quindi nella scuola del primo ciclo, dove non esiste la programmazione differenziata, non si può aggiungere la frase erroneamente apposta nella scheda di valutazione della ragazzina di scuola primaria.

Vorrei sapere se per una alunna con disabilità art.3 comma 3 a fine del primo ciclo si deve rilasciare la licenza media o l’attestato?
Naturalmente il PEI è differenziato e ha sostenuto tutte le prove d’esame adattate alle sue capacità.

Nella scuola secondaria di Primo grado la programmazione prevede unicamente il curricolo semplificato o personalizzato. Solamente nel secondo grado sono previste due opzioni: semplificato o differenziato.
Tanto premesso, per gli esami conclusivi del primo ciclo d’istruzione si fa riferimento al Piano educativo individualizzato.
Riferimenti normativi:
– art. 16 c. 2 della l. n. 104/92, in base al quale nella scuola dell’obbligo (allora l’obbligo durava sino alla terza media) la valutazione avviene sulla base del PEI, formulato sulla base delle effettive capacità dell’alunno;
– art. 11 del d.lgs. 62/2017, che recupera il principio della legge 104/92; il decreto stabilisce che le prove d’esame, denominate differenziate, sono predisposte sulla base del PEI, coerentemente con le attività effettivamente svolte durante l’anno; il loro superamento contempla il rilascio del diploma finale.
In sintesi se l’alunno dimostra di aver raggiunto gli obiettivi del suo PEI, evidenziando progressi rispetto i livelli iniziali delle conoscenze, merita il diploma, anche se non sapesse leggere, scrivere o far di conto.
Ricordiamo, infine, che nel diploma finale rilasciato al termine degli esami del primo ciclo e nelle tabelle affisse all’albo di istituto non deve essere fatta menzione delle modalità di svolgimento e della differenziazione delle prove (art. 11).

Il dirigente scolastico ha avvisato la famiglia di un minore con disabilità mentale lieve, iscritto alle scuole medie, che nel prossimo anno scolastico il proprio figlio sarà trasferito in un’altra sezione, visto che l’assegnazione del insegnate di sostegno sono poche.
Desideravo sapere se è lecito spostare un minore da una sezione ad un altra, senza tenere conto della sua disabilità, della necessità di doversi nuovamente riambientare, della continuità socio educativa; il minore ha fatto una fatica enorme quest’anno ad inserirsi in un nuovo ambiente.

La normativa è inclusiva, perché vuole l’inserimento di qualità in una classe con dei compagni e questo per tutta la durata di quel determinato ciclo di studi, in una logica di continuità (sia con i compagni, come detto, e sia dal punto di vista della didattica con i docenti).
Qualunque esigenza organizzativa della scuola, che comporti un cambio di sezione, deve essere vagliata dal GLHO e il suo parere deve considerarsi vincolante, a meno che non sussistano necessità insormontabili di fusione di due classi o di soppressione di una sezione, sempre nel rispetto del tetto massimo di 20 alunni.

Sono il papà di un bambino autistico ed epilettico, quest’anno l’avrei voluto iscrivere alle secondarie di primo grado ad indirizzo musicale ma una prova preselettiva ha causato la sua esclusione. Il punto è questo: è legale far fare una prova preselettiva ad un disabile? E soprattutto, ammesso sia legale, fargliela fare secondo le stesse modalità dei normodotati senza tenere in minimo conto della sua peculiare disabilità (autismo)?

La Legge n.114/2014 all’art 15 comma 9 esclude le persone co n disabilità dal sottoporsi a prove selettive nei concorasi e quindi anche all’ammissione agli istituti musicali.

Sono un insegnate di scuola elementare, mi è sta riscontrata una invalidità lavorativa superiore ai 2/3 pari al 90% per l’asportazione della vescica, e un ictus che mi ha causato una riduzione della mobilità della gamba e braccio dx, attualmente svolgo normalmente la mia attività lavorativa.
Con questo grado di invalidità, il DS o chi per lui potrebbe richiedere nei miei confronti un controllo per verificare se ho ancora i requisiti per l’insegnamento?

Se il DS chiede la visita collegiale per verificare le sue condizioni di idoneità all’insegnamento, dovrà comunque essere rispettata la normativa sull’occupazione obbligatoria dei lavoratori con disabilità, di cui alla l.n. 68/99. Comunque ne parli col suo sindacato.

Vorrei sapere come va compilato il tabellone dello scrutinio di ammissione all’esame di Stato del 5^ anno -secondaria secondo grado – nel caso di alunno h con PEI differenziato che non vada all’esame e permanga per la seconda volta alla frequenza della classe stessa.

Nelle tabelle affisse all’albo di istituto non deve essere fatta menzione del percorso differenziato. Come per tutti gli altri studenti, sul tabellone sarà riportata la dicitura: “ammesso” oppure “non ammesso”.

Sono una docente di sostegno con 11 ore su un alunno grave. L’insegnante di sostegno che insieme a me completava le altre 11 ore sul bambino ha chiesto e ottenuto trasferimento. Io ho chiesto alla DS della nostra scuola di far completare l’orario sull’alunno alla maestra di matematica della classe che ha ottenuto tramite TFA il titolo di sostegno, proprio per garantire continuità didattica, visto che già conosce il bambino e la classe. La DS non mi è sembrata molto d’accordo. Allora le chiedo, non si deve applicare in questo caso il principio di continuità?

La proposta da voi presentata è sicuramente da considerarsi ed è in linea con i principi della corresponsabilità e della continuità didattica. Fate presente alla D.S. che, recentemente, il decreto legislativo n. 66/2017, all’art. 14, attribuisce al dirigente la possibilità di utilizzare i docenti dell’autonomia specializzati in parte su posto di sostegno e in parte su posto comune; questo a vantaggio e beneficio non solo dell’alunno con disabilità, ma di tutto il gruppo-classe e della comunità scolastica nel suo insieme.

Sono una docente di sostegno alla scuola primaria, quest’anno è stato inserito un alunno alla classe terza primaria con problematiche cognitive rilevanti, è stato certificato con DF medio grave solo durante il secondo quadrimestre, l’alunno ha 11 anni e il Dirigente Scolastico ha proposto di fargli fare gli esami di idoneità alla classe quinta proprio per l’età. Noi docenti ci chiediamo se ciò è legale e se si a quale normativa fare riferimento.

Un alunno di 11 anni dovrebbe trovarsi nella stessa classe con i suoi coetanei, e non solo perché la norma prevede il ricorso a bocciature unicamente in casi eccezionali e straordinari, ma perché dal punto di vista degli apprendimenti e della relazione le maggiori interazioni positive avvengono nel gruppo dei pari. Appare pertanto poco educativo che un ragazzino di 11 anni sia in classe con bambini di 8 anni.
Ciò premesso, a nostro avviso appare coerente l’indicazione del Dirigente scolastico che, sicuramente, avrà fatto riferimento a quanto stabilito dal recente decreto legislativo in tema di valutazione; il decreto lgs. n. 62/2017, infatti, prevede che i privatisti possano fare esami secondo la loro età.

Ho letto la normativa relativa all’Esame di Stato per i diversamente abili. In particolare gradirei chiarimenti sulla certificazione delle competenze.
Mi sembra di capire che bisogna rilasciare un attestato certificante le competenze, dove venga indicato un voto, nella prima parte, ed una sorta di report sulle competenze acquisite, nella seconda parte. Sbaglio?
È obbligatorio rilasciare un attestato di questo tipo o si può omettere il voto e apporre al suo posto un giudizio? C’è una discrezionalità della commissione o c’è un modello da adottare per tutti, indipendentemente dalla gravità del disagio?
Non sarebbe opportuno che la Scuola avesse un unico modello con il suo logo?

Il Decreto 742/17 stabilisce, all’art. 1, che le Istituzioni scolastiche statali e paritarie del primo ciclo debbano certificare l’acquisizione delle competenze progressivamente acquisite dagli alunni. E questo vale per tutti gli alunni. In questo documento non sono riportati voti, bensi una descrizione dei risultati del processo formativo, secondo una valutazione complessiva in ordine alla capacità di utilizzare i saperi acquisiti per affrontare compiti e problemi, complessi e nuovi, reali o simulati.
La certificazione delle competenze è redatta in sede di scrutinio finale da parte di tutti i docenti del Consiglio di classe ed è consegnata, in copia, sia alla famiglia dell’alunno sia all’istituzione scolastica o formativa del ciclo successivo (art. 2).
Per gli alunni con disabilità il modello nazionale di certificazione delle competenze può essere accompagnato, ove necessario, da una “Nota esplicativa”, in cui viene descritto “il significato degli enunciati relativi alle competenze del profilo dello studente” rapportati agli obiettivi specifici del Piano Educativo Individualizzato). Nel Modello è presente anche una sezione a cura dell’INVALSI che viene curata dall’INVALSI se lo studente ha affrontato le prove standard. Negli altri casi è il Consiglio di classe che provvede a completare tale sezione.
Non è possibile adottare un modello standard di questo documento valido per tutti gli alunni con disabilità: ciò equivarrebbe a negare il principio di individualizzazione sotteso al processo inclusivo stesso.

Desidero sapere se in una scuola primaria la Ds può assegnare a docente sostegno lingua inglese per la classe nella quale lavora? La docente può essere sostuita da curriculare senza specializzazione?

Tenga presente che i docenti assegnati ad una classe in cui è iscritto un alunno con disabilità, che siano specializzati o non specializzati, sono a “pieno titolo” insegnanti di tutti gli alunni della classe (quindi anche dell’alunno con disabilità).
In base al decreto legislativo n. 66/2017, art. 14, il D.S., acquisita la disponibilità, incarica docenti specializzati per parte del loro orario su posto di sostegno e per parte del loro orario su posto comune o disciplinare (nella stessa classe).

Sono una docente che ha in classe un alunno diversamente abile molto grave e che all’esame non potrà sostenere alcuna prova.
Vorrei saper se è sempre facoltà del consiglio di classe deliberare che verrà ammesso all’esame di terza media solo per il rilascio dell’attesato di credito formativo o questo lo si potrà rilasciare solo nel caso in cui l’alunno non dovesse presentarsi all’eame stesso.(vedi dec. leg. 62/2017)

La norma stabilisce che per gli alunni con disabilità intellettiva “la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita nei confronti dell’allievo, deve comunque aver luogo” (OM 90/2001, art. 15); principio ripreso e confermato dal recente Decreto Legislativo n. 62/2017.
Il D.Lgs. 62/17, confermando tale indirizzo, stabilisce, in linea con quanto stabilito dall’art. 16 della legge 104/92, che per gli alunni con disabilità devono essere predisposte dalla sottocommissione (ovvero dal Consiglio di classe) “prove coerenti con il Piano Educativo Individualizzato”, aventi valore equivalente e, di conseguenza, utili per il conseguimento del diploma. Sempre in linea con le indicazioni del decreto legislativo, le prove devono rispettare nei contenuti e nei tempi quando il PEI riporta.
A tali indicazioni normative la Commissione (così come la sottocommissione) deve attenersi.

Sono un’insegnante di sostegno di ruolo nella scuola primaria nella provincia di Ancona, vorrei sapere che cosa può votare allo scrutinio l’insegnante di sostegno che è insegnante di classe, posso condividere e votare per gli alunni della classe solo il voto di comportamento o anche i voti delle discipline curricolari? Questo concetto non mi è mai troppo chiaro e a quale normativa si può far riferimento. Ovviamente tutto è semplice quando c’ è collegialità e condivisione, diventa complicato quando ci sono pareri discordanti.

Se Lei è solo docente per il sostegno, può esprimere il Suo voto su tutti gli alunni della classe relativamente al livello di inclusione raggiunto da ciascuno, secondo quanto stabilito dagli art 2, 4 e 6 del dpr n. 122/09 che proprio per il voto dei docenti per il sostegno richiama espressamente i parametri dell’art 12 comma 3 della l.n. 104/92.
Se è invece anche docente curricolare, cosa che ho sempre deprecato, ha diritto a due voti: ad uno come docente per il sostegno avente ad oggetto quanto detto sopra; ed altro voto come docente curricolare relativamente alla propria disciplina di insegnamento.

Mio figlio, disabile grave, malattia rara, cieco medio grave, ha 16 anni.
– Per assistenza eventuale crisi epilettica esiste sempre normativa che dirigente scolastico deve individuare qualcuno ,senza imporre,e con asl stilare protocollo di intervento prima assistenza e chiamata 118?
– Cambio pannolino e igiene spetta ai collaboratori scolastici ,supportati da educatore del ragazzo?sento parlare di operatore igienico da alcuni genitori,ma qui non si ha tale figura.
– Quest’anno mio figlio termina la terza media; il dirigente e insegnante sostegno dicono avrà attestato e NON diploma, che non possono compattare in un solo giorno tutto l’esame, che lui poi per suo ritardo cognitivo grave svolge programma da bimbo piccolo, permettetemi.
Il dirigente insiste che deve stare in classe per esame!!! Un ragazzo che fermo 10 minuti e calmo è spesso impossibile!!!

– Somministrazione farmaci
Per la somministrazione dei farmaci, il riferimento normativo è la Nota n. 2312 del 2005, in base alla quale il Dirigente scolastico, a seguito della richiesta “scritta” di somministrazione farmaci (da parte della famiglia):
a) verifica il luogo in cui conservare e somministrare i farmaci,
b) concede, ove richiesta, l’autorizzazione all’accesso ai locali scolastici in orario scolastico da parte dei genitori o loro delegati (incaricati per la somministrazione dei farmaci)
c) verifica la disponibilità di personale della scuola “in servizio” a garantire la continuità di somministrazione dei farmaci (il personale oltre alla disponibilità deve possedere specifici requisiti)
d) in assenza di locali adatti e/o di disponibilità alla somministrazione da parte del personale della scuola, procede all’individuazione di altri soggetti istituzionali del territorio (per stipulare accordi e convenzione).
Se nessuno dei precedenti requisiti può essere soddisfatto, le Linee guida, allegate alla Nota, indicano i successivi passaggi (può trovare la nota al seguente indirizzo: https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf )
– Cambio pannolino e igiene
L’assistenza di base, nel rispetto del genere, è compito assegnato dal Dirigente scolastico al collaboratore o alla collaboratrice scolastica (rif. Decreto legislativo n. 66/2017)
– Esame di Stato: titolo di studio
In base all’art. 16 della legge 104/92 e del recente Decreto legislativo n. 62/2017, le prove dell’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione (esame di Stato) sono preparate dal Consiglio di Classe (sottocommissione) in base al PEI (coerentemente cioè con quanto indicato nel PEI e quindi con quanto svolto effettivamente durante l’anno scolastico, compresi i tempi. Il D.Lgs. 62/2017 ribadisce chiaramente che le prove d’esame devono essere coerenti con il PEI, pertanto quanto in esso indicato deve essere rispettato: se nel PEI vi sono scritte le modalità con cui vengono somministrate le prove -compresi i tempi di svolgimento delle stesse-, allora in sede di esame di Stato devono essere rispettati anche i tempi descritti nel PEI).
Le prove preparate dalla sottocommissione sono definite “differenziate” e hanno valore “equivalente” ai fini del conseguimento del titolo di studio.
Lo studente, che affronta le prove strutturate sulla base del PEI in conformità al D.Lgs. n. 62/2017, consegue regolare titolo di studio.

Sono una docente di sostegno, vorrei chiederle se per un alunno diabetico da legge è previsto un docente di sostegno e va redatto un PEI, nonostante la neuropsichiatra non lo abbia in carico perché l’ alunno non ha problemi cognitivi e non avendo una diagnosi funzionale.

Non tutti gli alunni certificati come “invalidi civili, ciechi o sordi” hanno diritto al sostegno, ma solo quelli che, in base alla Diagnosi Funzionale, ne siano riconosciuti “bisognosi”.

Sono il papà di una bimba di 5 anni disabile al 100% ceca assoluta celebrolesa grave non si muove,non parla, non tiene il capo, si nutre con peg e soffre di epilessia grave ridotta con 4 farmaci e tiene il pannolone. La mia domanda è: vorrei sapere se è obbligatorio iscriverla a scuola.

Senta gli esperti che seguono la bimba; se essi ritengono che comunque è importante farle fare l’esperienza di integrazione scolastica, la iscriva pretendendo che siano predisposti per lei tutti i servizi necessari che Le sono suggeriti dagli esperti, ivi compresi anche quelli della Lega del Filo d’oro di Osimo, specializzati nelle persone con pluri-minorazioni. Altrimenti chieda alla scuola o il riconoscimento al diritto all’istruzione domiciliare o di effettuare l’istruzione familiare.
Comunque tutti questi sono modi di adempimento dell’obbligo scolastico che non può essere violato, pena l’irrogazione di un’ammenda.

Sono una docente di sostegno, abbiamo redatto un PEI ad un bambino a cui la commissione medica ha dato la 104, però a scuola non è arrivata ancora l’attestazione di handicap. È illegale aver redatto il PEI?

In assenza di formale documentazione, ovvero di Verbale di Accertamento e di Diagnosi Funzionale, il bambino non può essere riconosciuto come alunno con disabilità e, di conseguenza, non può essere elaborato un PEI.

Sono un docente di sostegno in un V di un I.T.T. Seguo un ragazzo in possesso di certificazione medica a cui è associato un codice ICF ma sprovvisto di certificazione medica ai fini della legge 104/92; in vista dell’esame di stato mi chiedo se l’alunno in questione possa essere supportato dal docente di sostegno; secondo l’ordinanza ministeriale 2017/18 ex art. 22 mi sembrerebbe di no.

In assenza di formale documentazione, ovvero di Verbale di Accertamento e di Diagnosi Funzionale, lo studente non può essere riconosciuto come alunno con disabilità. Al momento, poi, non ci sono più i tempi neppure per un riconoscimento come alunno con BES, in quanto il documento del 15 maggio e i suoi allegati riservati sono già stati depositati.

Sono l’insegnante di sostegno di un’alunna gravissima che quest’anno sosterrà l’esame di Stato. Volevo sapere se, vista la gravità, l’alunna potrà sostenere solo il colloquio orale (proiezione di una tesina sul suo percorso scolastico) e non le prove scritte, visto che non sa scrivere, non conosce né lettere né numeri e ha grande difficoltà di concentrazione. Durante l’anno é stata valutata in tre materie per attività prevalentemente educative. Potrebbero esserci problemi per il calcolo del voto, visto che mancherebbero i voti degli scritti? Esistono dei riferimenti di legge a riguardo?

Risulta abbastanza strano – e improprio – che nel corso dell’anno scolastico si sia proceduto alla valutazione di soli tre materie e non di tutte, essendo il riferito tempo-scuola coerente con una progettazione che deve essere predisposta e inserita nel Piano Educativo Individualizzato.
Per ciascuna disciplina, infatti, andavano indicate le relative valutazione “in decimi”. Vi è una mancanza al riguardo. Per gli alunni con disabilità per i quali viene adottata una programmazione differenziata il Consiglio di classe prevede per ciascuna disciplina (la cui corrispondenza è il “tempo-scuola”) le relative attività, comprensive di “prove di verifica e di criteri di valutazione”. Questa programmazione non può essere omessa. Si rimanda, al riguardo, all’OM 90/2001.
Ciò premesso, va detto che le prove differenziate (si deduce che per l’alunna, previo acquisito consenso della famiglia, il Consiglio di classe abbia adottato una programmazione differenziata) sono costruite coerentemente con quanto indicato nel PEI. Ne consegue che, sulla base dell’allegato riservato del documento del 15 maggio, potranno essere predisposte prove coerenti, quindi anche una tesina il cui contenuto dovrà essere coerente con le attività “effettivamente svolte” nel corso dell’anno scolastico.
Per quanto riguarda il voto conclusivo, trattandosi di prove differenziate è possibile sostituire alcune o tutte le prove scritte con prove orali e quindi il punteggio globale è rapportabile a quello dei compagni, sia pur trattandosi di PEI differenziato.

Sono una docente di sostegno di una scuola professionale ho saputo che un ragazzo di 20 anni con legge 104 e diagnosi funzionale vuole iscriversi al serale ha diritto al docente di sostegno?
Non ci vuole come per gli altri anche la documentazione dell INPS?

Certamente senza certificazione della Commissione INPS, attestante la certificazione di disabilità ai sensi dell’art 3 comma 1 o comma 3 della legge n. 104/92, non si può richiedere (e avere) il sostegno.
Qualora ciò sia presente agli atti della scuola, l’alunno, anche nei corsi serali, ha diritto al sostegno in forza del D.M. n. 455/97 che è stato, di fatto, recepito dalla recente normativa sui centri territoriali per gli adulti.
Ovviamente se ha già avuto ore di sostegno nelle classi della scuola secondaria di Secondo grado (del mattino), queste verranno decurtate dal monte-ore di sostegno serale e, se le avesse avute con cattedra intera per tutti i cinque anni, riteniamo che l’USR difficilmente riassegnerà ore di sostegno al serale.

Sono un’insegnante di sostegno e vorrei un chiarimento sulla promozione di una ragazza autistica a basso funzionamento non verbale. I genitori si oppongono alla promozione appoggiati dal neuropsichiatra il quale ha firmato una loro richiesta con la quale chiedono la bocciatura della figlia. Il consiglio di classe è invece di parere contrario e voterà per la promozione dell’alunna in quanto ha fatto il suo percorso ottenendo tra l’altro anche dei buoni risultati a livello sia di comportamento e di relazione con gli altri. Vorrei sapere se la ragazza può essere promossa oppure il consiglio deve tenere conto del parere del neuropsichiatra e dei genitori.

È compito esclusivo del Consiglio di classe stabilire l’ammissione o la non ammissione di uno studente alla classe successiva o all’esame di Stato (D.Lgs. 62/2017 e DPR 122/2009).

Sono la mamma di un ragazzo con disabilità. Mio figlio frequenta la quarta elementare ma ha 11 anni perché lo abbiamo trattenuto un anno in più alla scuola dell’infanzia in accordo ovviamente con gli specialisti e insegnanti….ma… mio figlio da quasi due anni ha capito ovviamente di essere più grande e di essere diverso per la sua malattia quindi sono due anni che ci dice che non vuole più stare alle elementari e dal prossimo anno vuole andare in prima media….questa cosa lo fa soffrire e ha chiuso con tutti… La mia domanda è: possiamo far saltare la quinta elementare e portarlo in prima media?

L’art 10 del decreto legislativo n. 62/17 a proposito degli esami dei privatisti stabilisce quanto segue: possono sostenere gli esami di idoneità alla frequenza del primo anno di scuola media i candidati che abbiano compiuto 11 anni di età.
Avendo suo figlio già compiuto 11 anni, potrà partecipare.
In qualità di genitori dovete parlare con la scuola per sapere se può far domanda anche se non si è ritirato entro fine Marzo.
Al momento non si vedono altre soluzioni.

Un ragazzo con dichiarazione di EES per border cognitivo che frequenta la classe terza media, in seguito alla rivalutazione della diagnosi in vista del passaggio alla scuola secondaria di secondo grado, effettuata ad aprile 2018, viene diagnosticato con ritardo cognitivo lieve ICD-10 F70.
Ovviamente la diagnosi verrà recapitata quanto prima alla scuola superiore, ma mi chiedo come comportarci nel corso di questo ultimo mese di scuola e in particolare all’esame di stato del terzo anno. Non possiamo non tenere conto della certificazione, immagino, ma non so se possiamo predisporre delle prove calibrate sulle sue difficoltà, differenziando i quesiti, semplificando le richieste per le materie d’esame, non essendo riconosciuto come diveresamente abile dall’USR e non avendo avuto l’assegnazione delle ore di sostegno.

La sola certificazione non è sufficiente per poter avviare la procedura prevista dalla normativa a favore degli alunni con disabilità. Occorre, infatti, che la famiglia presenti alla scuola copia della Diagnosi Funzionale rilasciata dall’ASL (ai sensi del DPCM 185/2006).
Se la famiglia provvederà in tal senso, consegnando cioè la Diagnosi Funzionale alla scuola, allora il Consiglio di classe con la collaborazione della famiglia e degli specialisti provvederà a elaborare il Profilo Dinamico Funzionale e il PEI e, in sede di esame di Stato, lo studente potrà sostenere prove coerenti con il PEI.
Se, invece, la famiglia non farà avere alla scuola la Diagnosi Funzionale, la scuola dovrà procedere secondo quanto previsto dalla norma vigente: in questo caso, in presenza del solo riconoscimento di BES, lo studente sosterrà le prove d’esame esattamente come i suoi compagni.

Sono il papà di un bambino di 3 anni e mezzo iscritto alla scuola Primaria con Disturbo dello Spettro Autistico, il bambino è certificato con il comma 3 ed ha diritto all’Insegante di Sostegno (al massimo delle ore), all’Assistente Igienico Sanitario ed all’Assistente alla Comunicazione.
Nella sua scuola ci sono 4 bambini Certificati (con il massimo delle ore) e ci sono solo 3 Insegnanti di Sostegno per cui mio figlio come gli altri 3 resta scoperto per un paio di ore, mi chiedo se ciò è possibile?
Il Comune ha nominato l’Assistente alla Comunicazione per un totale di 2 ore settimanali, mi chiedo se ciò è possibile?
Il prossimo anno lo vorremmo trasferire presso un altro Asilo, all’interno dello stesso Circolo ma in un Comune diverso, l’Assistente alla Comunicazione deve essere pagato dal Comune di Residenza del bambino o dal Comune della Classe che frequenta?

Gli alunni certificati con l’art 3 comma 3 della legge n. 104/92, in situazione di gravità, solitamente hanno diritto ad una cattedra intera. In mancanza, si invia diffida all’Ufficio Scolastico Regionale, quindi si procede con il ricorso.

Vi chiedo informazioni e chiarimenti in merito alla possibilità o meno di fermare un alunno certificato.
Ho visto già delle vostre risposte sul sito ma vi chiedo se ci sono novità recenti in quanto la nostra dirigente, in estrema sintesi, ci dice che non si possono più fermare gli alunni con disabilità viste le ultime indicazioni in merito.
Il problema sorge quando è la famiglia stessa a chiederci, a ragione e in pieno accordo con il consiglio di classe, di prolungare il percorso nel primo grado d’istruzione.
Se la non ammissione alla classe successiva, così come la non ammissione all’esame di terza media, di fatto, non pare neanche più contemplabile, che strumenti ci sono per dare più tempo a quegli alunni che sono in uno stato di forte gravità e per cui un anno in più sarebbe senz’altro utile?
Ci pare di capire che l’alunno disabile non possa non avere che un successo formativo, è così?

La normativa sembra puntare più su miglioramenti apprenditivi fondati sulla prosecuzione e senza interruzione coi compagni e sugli sviluppi nel tempo degli stessi, più che sulla ripetizione tramite bocciature.
Comunque se l’alunno non raggiunge gli obiettivi indicati nel PEI, il Consiglio di classe, all’unanimità per la scuola primaria e a maggioranza per gli altri ordini di scuola, può non ammettere alla classe successiva. Su questa decisione, che compete esclusivamente ai docenti della classe, non ha alcuna influenza (né può averla) l’eventuale richiesta di bocciatura da parte della famiglia o di qualsiasi altro soggetto non appartenente al Consiglio di classe.

Una studentessa iscritta al quinto anno di Liceo artistico, fino al quarto anno con diagnosi Dsa (risalente a precedenti ordini di scuola) e relativa predisposizione annuale del Pdp, all’inizio del quinto anno presenta alla scuola una relazione dell’Asl, dove si fa riferimento alla diagnosi F70 codice ICD10 ritardo mentale lieve. Nella relazione si aggiunge che su richiesta della famiglia e dell’allieva non si procede nell’iter per ottenere il riconoscimento della L. 104, ma si chiede ai docenti di adottare una semplificazione del programma. Il consiglio di classe, appurato che in effetti l’allieva necessita di tale semplificazione e con molta volontà raggiunge gli obiettivi minimi attraverso strumenti adeguati, recepiscono le indicazioni scritte nella relazione. Ora però il consiglio di classe, su sollecitazione del dipartimento dei docenti di sostegno, che ritiene non abbia valore per la scuola la relazione Asl ricevuta, decide a maggioranza di ritenere ancora valida la precedente diagnosi Dsa, riprendendo il precedente Pdp riferito a soli strumenti compensativi/dispensativi, senza alcuna semplificazione. È corretta tale decisione? Altri docenti invece ritenevano più corretto adottare un Pdp riferito a un Bes, in quanto la relazione Asl escluderebbe sia la 104 che la 170, ma con riferimento al deficit cognitivo diagnosticato richiederebbe una semplificazione del programma. La domanda è quale procedura sia legittima, e in che modo le indicazioni adottate dal consiglio di classe dovranno essere recepite in sede di esame di Stato.
E’ possibile adottare una semplificazione del programma in caso di Dsa, ad esempio in caso di deficit cognitivo secondario al disturbo? E sarebbe possibile considerare tale semplificazione uno strumento compensativo, possibile quindi in sede di esame di Stato, anche per studenti con Bes? Se sì, a quali condizioni?

Nel presentare la “relazione dell’ASL” la studentessa e la famiglia chiedono l’applicazione di quanto previsto per gli alunni con disabilità, senza tuttavia produrre la relativa documentazione (Diagnosi Funzionale e Verbale di Accertamento); in questo caso la scuola non ha gli strumenti per poter “semplificare il programma”.
In assenza di ciò, il Consiglio di classe si chiede se procedere con il riconoscimento di BES; al riguardo, si ricorda che, anche se la studentessa fosse riconosciuta dal CdC come alunna con BES, il programma svolto coincide con quello della classe frequentata (lo stesso vale per gli studenti con diagnosi di DSA).
Infine, per ritenere “ancora valida” la documentazione presentata (diagnosi di DSA, di cui lei non riferisce se sia stata ritirata o meno) è necessario interpellare la famiglia e la studentessa e, in caso di conferma, procedere alla elaborazione di un Piano Didattico Personalizzato, come previsto dalla normativa a favore degli alunni con DSA, documento che dovrà poi essere allegato, come riservato, al fascicolo del 15 maggio.
Ripetiamo: la semplificazione del programma in presenza di alunni con BES o di alunni con diagnosi di DSA non è possibile; l’individualizzazione del percorso è prevista unicamente per gli studenti con certificazione di disabilità.
La Consensus Conference ha precisato che la diagnosi di DSA comporta l’esclusione della presenza di disabilità. Per cui non può sussistere una disabilità intellettiva come “secondaria” rispetto al Disturbo specifico di Apprendimento.
Le prove equipollenti, peraltro, sono previste esclusivamente per alunni certificati con disabilità ai sensi della l.n. 104/92.

Sono un docente a cui viene chiesto di firmare le ore dell’assistente: il preside è tenuto a comunicare ai docenti l’orario di questi assistenti in forma ufficiale cioè tramite documentazione scritta?

Se le viene chiesto solo di “controfirmare” la firma dell’assistente e non anche di segnalare la sua assenza, non le serve l’orario dell’assistente. Supponiamo che tale richiesta sia determinata dal fatto che gli assistenti vanno pagati ad ora e che, in sala-insegnanti, non esista un registro delle presenze.

Sono la mamma di un bambino autistico che frequenta l’ultimo anno di scuola dell’infanzia.
Sono venuta a sapere che il Dirigente scolastico farà cessare il contratto della supplente di sostegno alla data del 30.05.2018. Per tutto il mese di giugno, quindi, mio figlio si troverà sprovvisto della sua insegnante.
Vorrebbe motivare tale scelta col fatto che, non essendoci più il servizio mensa, i bambini uscirebbero alle ore 13, quindi ci sarebbe la compresenza delle 2 insegnanti di classe, una delle quali si occuperebbe di lui!!!
Tale decisione a me pare priva di fondamento normativo, oltre che logico.
Sono rimasta esterrefatta.
Vorrei sapere se posso muovermi legalmente per far cessare tale forma di arbitrio e sopruso, se di questo si tratta.
Ha mio figlio diritto all’insegnante di sostegno fino al termine delle attività didattiche?

Compito primario del docente per il sostegno è la didattica. Pertanto che la sua presenza non serva più per la pausa-pranzo è irrilevante ai fini del sostegno didattico, il cui bisogno permane per tutto l’anno scolastico e non può essere interrotto per motivi estranei alla didattica, pena ricorso per discriminazione ai sensi della legge n. 67/06.
Scriva una lettera in tal senso al Dirigente scolastico, minacciando eventuale ricorso al Tribunale civile.

Sono un insegnante di scuola superiore. Un mio alunno h dal primo giorno di scuola non ha frequentato, poiché i suoi disturbi comportamentali lo hanno portato a chiudersi sempre piu in se stesso e a rifiutare il contatto umano
Malgrado le sollecitazioni rivolte ai genitori dell’alunno fino al mese di marzo nulla è cambiato. All’inizio di Aprile con nostra sorpresa la famiglia dell’alunno ha contattato il dirigente scolastico chiedendo di predisporre un piano per l’inserimento (di fatto qualche giorno di frequenza saltuaria) e la conseguente promozione. Il dirigente scolastico è stato molto solerte pressando indirettamente il consiglio di classe al fine di predisporre del materiale fittizio che giustifichi un lavoro ed una valutazione che di fatto non ci sarà. Il dirigente è favorevole alla promozione ma allo stesso tempo non ci ha fornito i riferimenti legislativi che giustifichino tale atto. Tutto ruota intorno ad una interpretazione del concetto di valutazione per alunni con handicap grave. Il dirigente asserisce che non dovendo l’alunno ricevere un diploma ma un attestato il Consiglio di Classe può promuovere malgrado le innumerevoli assenze. La disponibilità del Consiglio è totale ma vorremmo essere confortati dalla Legge.

L’art 14 comma 7 del DPR n. 122/09 stabilisce che, per evitare l’invalidità dell’anno scolastico, la famiglia deve presentare la certificazione dell’ASL da cui risulti che le assenze sono dovute a gravi motivi di salute.
I docenti del Consiglio di classe, inoltre, debbono poter effettuare delle interrogazioni e qualche compito a scuola, sulla base del PEI dell’alunno, in modo da acquisire sufficienti elementi e procedere alla valutazione.

Sono la mamma di un ragazzo autistico di 14 anni che frequenta la prima superiore di un istituto tecnico. Il suo Pei prevede il conseguimento di obbiettivi minimi e lui ha buoni voti nella maggior parte delle materie tranne due.
Le mie domande: può essere rimandato nelle materie dov’e’insufficiente? Si potrebbe cambiare il suo programma con uno che porti all’attestato dal momento che abbiamo deciso di fargli fare solo il biennio? Questo cambiamento potrebbe evitargli di essere rimandato a settembre? Se anche fosse bocciato, dopo la ripetizione del primo anno sara’considerato assolto l’obbligo scolastico?

Il Consiglio di classe ha adottato per suo figlio il programma semplificato, ovvero globalmente riconducibile ai programmi ministeriali (OM 90/2001), finalizzato al conseguimento del titolo di studio. Questo contempla che possa essere anche rimandato in una o due materie, ma sulla valutazione dell’insufficienza si deve esprimere il Consiglio di classe (provi a parlarne con i professori). Le suggeriremmo di evitare di passare a un programma differenziato, ancor più a fronte del fatto che lei intende avvalersi unicamente del periodo di obbligo scolastico. Obbligo che si completa al compimento del 16esimo anno di età (pertanto, una volta compiuti i 16 anni, lo studente ha assolto tale adempimento e non è più vincolato alla frequenza).

Sono una docente di sostegno della Scuola dell’Infanzia, seguo un bambino con disturbo dello spettro autistico che frequenta l’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia. E’ un bambino con delle difficoltà, ma ultimamente, il suo comportamento è peggiorato al punto da mettere in pericolo la sua incolumità e quella dei compagni. La nostra scuola funziona a tempo normale con sevizio mensa, per cui il bambino rimane a scuola dalle 8.00 alle 16.00, ma dalle 13.00 alle 16.00 il bambino resta senza l’insegnante di sostegno. Fatta questa premessa volevo sapere: il bambino può rimanere di pomeriggio a scuola senza l’insegnante di sostegno?

Molto probabilmente è necessario rammentare che il bambino è alunno di tutti i docenti della sezione e non soltanto del docente incaricato su posto di sostegno. L’alunno con disabilità ha diritto a frequentare per il tempo scelto dalla famiglia e i docenti in servizio non possono rifiutare l’alunno!
Va poi aggiunto che, se effettivamente il bimbo ha necessità di un supporto dalle ore 13 in poi, la scuola può chiedere al Sindaco un certo numero di ore di assistenza per l’autonomia personale, facendo riferimento alle risultanze della “Diagnosi Funzionale”, del Profilo Dinamico Funzionale, già predisposto, e del “Piano Educativo Individualizzato” elaborato per l’anno in corso.
Se necessario, inoltre, la famiglia insista col Comune per iscritto che, se non viene assegnato l’assistente, si rivolgerà al giudice per discriminazione.

Sono un’educatrice/assistente alla comunicazione. Avrei bisogno del Vs aiuto/chiarimento in merito a quanto sto assistendo nella scuola dove lavoro.
Avrei bisogno di sapere se, un insegnante di sostegno (nella fattispecie segue un ragazzo autistico a bassissimo funzionamento) può telefonare a casa dei genitori e chiedere a loro che lo stesso sia tenuto a casa perché il sostegno stesso è malata senza, peraltro, chiedere nemmeno il permesso alla dirigente, tenendo all’oscuro il suo operato. I genitori, molto contrariati hanno tenuto a casa il ragazzo. Esiste una legge che regolamenta questo comportamento?

Nessun docente, sia esso incaricato su posto di sostegno o su posto disciplinare, può chiedere a un genitore di tenere a casa il figlio da scuola.
Si consideri inoltre che, in base all’art. 12, comma 4, della legge n. 104/92, la condizione di disabilità non può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.

Sono la mamma di un ragazzo di 16 anni autistico non verbale, che andrà in gita con la sua classe a maggio. Lo seguirà il suo professore di sostegno, non l’addetta all’assistenza, ma il dirigente ha chiesto alla famiglia se lo accompagnerà anche un genitore. Il papà ha acconsentito pur di agevolare nostro figlio quindi parteciperà alla gita di 3 giorni a Siena. Ora la scuola chiede gli acconti e più tardi i saldi per tutti e due. (la spesa sarà di 200 euro a testa)
Negli anni precedenti abbiamo sempre accompagnato nostro figlio nelle uscite della scuola di tasca nostra e senza tante storie, perchè per noi è sempre stato importante coinvolgere nostro figlio con gli altri, ma anche gli altri con lui. Purtroppo, ora le spese sono più impegnative.
Vi chiedo gentilmente di spiegarmi in che modo far presente alla scuola che l’accompagnatore, non dovrebbe assumersi la spesa.

La C.M n. 291/92 stabilisce che il compito di “accompagnare” gli alunni in uscita didattica o in viaggio di istruzione può essere affidata a un qualunque membro della comunità scolastica.
Poiché il Dirigente stesso ha chiesto la presenza del genitore in qualità di accompagnatore, il genitore non deve sostenere le spese per tale attività. Diversamente si incorrerebbe in una palese discriminazione, vietata dalla legge n. 67/2006.

Sono una mamma con un figlio autistico ad alto funzionamento le scrivo perchè spero possa consigliarmi in merito a delle problematiche che sto avendo a scuola con l’insegnante di sostegno. Dopo aver constatato che mio figlio non ha partecipato ad alcune attività perchè non c’erano stai i tempi per prepararlo… Cosa posso fare, qual è la norma e come posso muovermi abbiamo già fatto presente alla scuola le linee guida del Miur ma ci hanno risposto che l’insegnante di sostegno può insegnare alla classe perché è insegnante di classe.

Quanto le è stato comunicato dalla scuola è vero in parte: il docente per il sostegno è assegnato alla classe, ma la sua presenza, fissata in un certo numero di ore, è determinata dal fatto che, in quella classe, è iscritto un alunno con disabilità. E quelle ore devono essere puntualmente assicurate: non si possono sottrarre le ore di sostegno, in quanto ciò produrrebbe un’interruzione di pubblico servizio oltre alla lesione del diritto allo studio per l’alunno con disabilità, diritto costituzionalmente garantito.
L’utilizzo del docente di sostegno per supplenze quando l’alunno con disabilità è a scuola, non solo è scorretto e improprio, ma illegale, anche quando questo avviene per l’assenza del docente curricolare nella stessa classe.

Durante le esercitazioni pratiche all’interno di un laboratorio con un alunno comportamentale la responsabilità è solo del insegnante curriculare o anche dell’educatore?

La responsabilità degli alunni, di tutti gli alunni della classe, è del/dei docenti in servizio.
Per quanto riguarda l’educatore egli risponderà, a titolo personale, per eventuali suoi comportamenti nei riguardi dello studente e nei riguardi di terzi.
Le possiamo suggerire di inviare una diffida al Dirigente scolastico per lesione del diritto allo studio e interruzione di pubblico servizio.

Volevo avere dei chiarimenti sui diritti di mio figlio che ha la sindrome di malan che comporta un ritardo psico motorio, non parla non dice quando gli scappano i bisogni ma bisogna ricordarglielo ed accompagnarlo al bagno accertato dall’asl con legge 104 art 3 comma 3, lui frequenta la scuola del infanzia con una copertura di 15 ore per le insegnanti di sostegno e 7 ore assistente at personam. Il problema è che il bambino può frequentare l’asilo solo per quelle 22 ore: è possibile questo per legge? Perché la dirigente mi disse che sono le insegnanti che gestiscono le ore, parlo anche con loro ma mi dissero che loro non si fidano a tenere il bambino in classe per tutte le 40 ore e che non possono restare da sole con lui perché se devono accompagnarlo al bagno non possono abbandonare la classe e che le bidelle non hanno il compito di accompagnare i bambini al bagno.. la npi ci ha chiaramente detto che mio figlio NON ha bisogno di un assistenza con rapporto 1:1 .. ho sentito altre scuole e mi hanno detto che assolutamente il bambino deve frequentare per tutto l orario ma non so cosa devo fare e a che leggi appellarmi.

La legge 104/92 garantisce il diritto all’educazione e all’istruzione dal nido all’università (art. 12). Pertanto il bambino ha diritto a frequentare per tutto il tempo scuola. Per le questioni poste, suggeriamo di convocare un GLHO in cui affrontare la questione dell’assistenza di base e dell’autonomia.
Per l’assistenza di base (bagno), la competenza è dei collaboratori scolastici: pertanto il dirigente scolastico deve affidare tale compito a una collaboratrice o a un collaboratore.
Per l’autonomia personale (e per la comunicazione), la legge stabilisce che siano garantite figure professionali come gli assistenti ad personam (art. 13 della legge 104/92); in questo caso è possibile chiedere la presenza dell’assistente ad personam per il tempo necessario (in sede di incontro, inserite anche la richiesta delle ore necessarie per il prossimo anno nel PEI).
Per quanto riguarda il docente, invece, essendo il bambino certificato con art. 3 comma 3, gli devono essere riconosciute 25 ore di insegnante di sostegno, ovvero il rapporto 1:1 (anche in questo caso, in sede di incontro di GLHO, inserite la richiesta delle ore necessarie per il prossimo anno nel PEI).

Sono un ‘insegnate referente delle visite guidate nella scuola primaria. Nell organizzare un’ uscita un genitore di un alunno diversamente abile ha chiesto di essere autorizzato ad accompagnare il bambino, perche giornalmente gli vengono somministrati medicinali poiche’ affetto da crisi epilettiche. Dietro mia richiesta il DS ha autorizzato il genitore. Di conseguenza ho ritenuto opportuno mettere l ‘insegnante di sostegno del bambino a supporto su altre classi che superano i 15 bambini. Il quesito e’ il seguente: e’ corretto quello che ho fatto oppure no?

La C.M n. 291/92 stabilisce che il compito di “accompagnare” gli alunni in uscita didattica o in viaggio di istruzione può essere affidata a un qualunque membro della comunità scolastica.
Se il genitore partecipa all’uscita per “somministrare i medicinali” al figlio e anche in qualità di “accompagnatore”, allora quanto da lei disposto va bene ed è legittimo.

Vorrei sapere se è possibile che un alunno non vedente sostenga l’esame di maturità usando un tablet o simili, personale o deve essere fornito dalla scuola.

Se lo studente ha utilizzato lo strumento nel corso dell’anno, sicuramente può utilizzarlo anche in sede di esame di stato, purché siano rimossi file o altri materiali non coerenti con la prova o che potrebbero in qualche modo inficiare la prova stessa. Nel dubbio, sarà la scuola a provvedere con apposito strumento, ovviamente fruibile e noto, nell’utilizzo, allo studente.

La famiglia di un alunno diversamente abile, è obbligata a consegnare alla scuola la certificazione di situazione di handicap o in base al D.L. 196/2003, depositare in segreteria un certificato generico, rilasciato dal medico di base, che attesti la disabilità e la necessita di un docente di sostegno?

La famiglia, affinché per il figlio siano riconosciute e assegnate le risorse necessarie, deve consegnare alla scuola “copia” della documentazione necessaria, nello specifico: la Diagnosi Funzionale e il Verbale di Accertamento, entrambi rilasciati dall’ASL, ai sensi del DPCM 185/2006.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola superiore. All’interno della mia classe frequentano tre allieve disabili, tutte che seguono la programmazione con gli obiettivi minimi; preciso che una di queste allieve ha chiesto a dicembre, nell’ ambito della stessa scuola, un cambio di classe ed è per questo motivo che ora nel secondo quadrimestre ci troviamo con tre studentesse diversamente abili e tre docenti di sostegno che, suddividendosi le discipline, seguono singolarmente le tre allieve. Conosco gli artt. del DPR 122/2009: “… Qualora un alunno con disabilità sia affidato a più docenti del sostegno, essi si esprimono con un unico voto.”
Secondo il mio modesto parere, per ogni allieva disabile i tre docenti di sostegno esprimono in sede di scrutinio un voto solo; secondo altri, tutti e tre i docenti votano per ogni singolo allievo disabile con un totale di 9 voti, tre per ogni studentessa.

La norma da lei citata è chiarissima: ogni docente del consiglio di classe esprime un solo voto.
Il caso citato dal DPR 122/2009 riguarda l’assegnazione per lo stesso caso.
Nella situazione da lei descritta l’assegnazione, per quanto sia alla classe, è intesa come rapporto 1:1. Pertanto ogni insegnante componente del gruppo di classe vota per tutti gli alunni attraverso un solo voto.
Solo se un alunno è seguito da più docenti per il sostegno, questi, tutti insieme, esprimono un solo voto.

Sono un’insegnante di sostegno e vorrei avere informazioni riguardo il caso di un ragazzo sordo.
L’alunno ha frequentato la scuola alberghiera seguendo un PEI differenziato (è solo sordo, non presenta ritardi), la mamma non soddisfatta di questo percorso proposto ha deciso di iscriverlo nella nostra scuola.
La mamma vorrebbe riscrivere il figlio al primo anno e fargli seguire un PEI ad obiettivi minimi e affiancargli un assistente alla comunicazione, secondo i diritti che hanno tutti i sordi.
In questo modo perderebbe due anni, ma ricomincerebbe un nuovo percorso.
Ciò è possibile? Chi stabilisce che il ragazzo pur avendo fatto due anni di PEI differenziato non ha le competenze per iscriversi al 3 anno?
La mamma deve sottoscrivere una dichiarazione in cui esplicitamente chiede la rinuncia di due anni?

L’ammissione al primo o al terzo anno spetta alla scuola e non alla famiglia; in mancanza di un titolo di studio idoneo, sarà il Consiglio di classe a stabilire in quale classe iscrivere lo studente.
Vi sono, piuttosto, problemi relativi al sostegno e all’età. Non ci si può iscrivere alla scuola secondaria di secondo grado (frequenza del mattino), se si è ultradiciottenni; in questo caso, infatti, è possibile iscriversi solo ai corsi serali.
Quanto al sostegno, se lo studente ha già fruito di questo diritto alla scuola secondaria di secondo grado, già frequentata, vi sono dubbi in merito al fatto che l’Ufficio Scolastico Regionale assegni un altro docente per il sostegno.

Mobilità 2018-2019

Calendario Mobilità

a cura di Dario Cillo


Mobilità

Tipo di personale Termine presentazione domande Termine acquisizione domande Diffusione risultati
Docenti Scuola Infanzia (1)
3  – 26 aprile 11 maggio 12 giugno
Docenti Scuola Primaria (1)
3  – 26 aprile 11 maggio 1 giugno
Docenti Scuola Secondaria I grado (2)
3  – 26 aprile 9 giugno 27 giugno
Docenti Scuola Secondaria II grado (2)
3  – 26 aprile 27 giugno 13 luglio
Docenti Discipline spec. Licei Musicali
3  – 26 aprile 8 maggio 28 maggio

4 giugno

Personale Educativo (3)
3  – 28 maggio 28 giugno 16 luglio
Personale ATA (4) 23 aprile – 14 maggio 28 giugno 20 luglio
Personale IRC (5) 13 aprile – 16 maggio 18 giugno 30 giugno

NB: Sono indicate in rosso le date che hanno subito variazioni

Come previsto dalla Nota 27 giugno 2018, AOODGPER 29748, “i docenti trasferiti su ambito – tramite la funzione resa disponibile su Istanze on line – indicheranno nell’apposita sezione, l’istituzione scolastica di partenza, necessaria per la successiva assegnazione delle sedi di competenza di codesti Uffici Scolastici. Qualora il docente non esprima la scuola di prima preferenza verrà considerata come prima preferenza la scuola capofila di ambito.
Entro i termini sopra riportati, l’Ufficio scolastico competente per territorio provvede ad assegnare prioritariamente alle scuole i docenti titolari su ambito, beneficiari delle precedenze di legge previste dal CCNI mobilità del 7 marzo 2018, articolo 13.
Successivamente i suddetti Uffici provvederanno, utilizzando l’apposita procedura informatica, al l’assegnazione della sede ai restanti docenti provenienti dalle operazioni di mobilità e titolari su ambito. A tal fine, l’Ufficio scolastico procede in ordine di graduatoria secondo il punteggio con cui si è conseguita la mobilità su ambito.
I dirigenti scolastici nell’attribuzione dell’incarico triennale al docente loro assegnato avranno cura di verificare, nell’eventualità della presenza di cattedre ad orario esterno, che i docenti già titolari siano riassorbiti sulla cattedra interna ai sensi dell’articolo 11 del CCNI Mobilità.
Successivamente alla pubblicazione dei trasferimenti per la scuola secondaria di secondo grado , sarà possibile procedere alla determinazione dei contingenti, ripartiti per provincia, classe di
concorso/tipo posto, da destinare alle nomine in ruolo.


(1) Il dirigente scolastico competente provvede, entro i 15 giorni successivi al termine fissato dall’O.M. per la presentazione delle domande di mobilità, alla formazione e pubblicazione all’albo dell’istituzione scolastica delle graduatorie comprendenti sia agli insegnanti titolari su scuola, sia i docenti titolari di incarico triennale. (art. 19, c. 4, CCNI)

(2) I dirigenti scolastici, entro i 15 giorni successivi alla scadenza delle domande di trasferimento, formulano e affiggono all’Albo le graduatorie per l’individuazione dei soprannumerari comprendenti sia i docenti titolari su scuola sia i docenti con incarico triennale. (art. 21, c. 3, CCNI)

(3) Il dirigente scolastico competente, provvede – entro 10 giorni dalla data di pubblicazione della tabella organica – alla formazione e pubblicazione all’albo della direzione delle graduatorie relative al personale educativo interessato al fenomeno delle soppressioni. (art. 31, c. 4, CCNI)

(4) I dirigenti scolastici, entro i 15 giorni successivi alla scadenza delle domande di trasferimento, formulano e affiggono all’albo le graduatorie per l’individuazione dei perdenti posto. (art. 45, c. 5, CCNI)

(5) Gli insegnanti di religione cattolica che si vengano a trovare in posizione di soprannumero rispetto alle dotazioni organiche di ogni singola diocesi sono individuati sulla base della graduatoria articolata per ambiti territoriali diocesani, predisposta dall’Ufficio scolastico regionale competente. (art. 27, c. 7, CCNI)


Utilizzazioni e Assegnazioni provvisorie

Tipo di personale Termine presentazione domande
Personale Docente
Scuola Infanzia e Primaria
13 – 23 luglio
Personale Docente
Scuola Secondaria I e II Grado
16 – 25 luglio
Personale Educativo 16 – 25 luglio
Personale IRC 16 – 25 luglio
Personale ATA 23 luglio – 3 agosto

Si informa che le domande, in formato cartaceo, relative alle utilizzazioni nei licei musicali, alle assegnazioni provvisorie e utilizzazioni del personale docente di Religione Cattolica e del personale educativo andranno inviate, all’Ufficio territorialmente competente per la provincia e/o l’Istituzione scolastica presso la quale si intende chiedere la mobilità annuale secondo la seguente tempistica:

  • dal 16 luglio al 25 luglio personale utilizzato nelle discipline specifiche dei licei musicali;
  • dal 16 luglio al 25 luglio personale educativo e docenti di religione cattolica.

Resta confermata la tempistica per le domande della scuola secondaria di primo e secondo grado dal 16 al 25 luglio.

Quando non ci sono idee, vince l’inerzia

Quando non ci sono idee, vince l’inerzia

di Gabriele Boselli

Dalle conferme sulla valutazione di sistema e dalle tracce dei temi per l’esame di Stato, per ora continua il ventennale vuoto di idee; come per la “buona scuola” renziana, non ci sarà una “riscrittura” teleologica ma un semplice “tagliando”, come si fa con un’auto che sostanzialmente ci piace e che vogliamo solo conservare.

Stasi

Di solito l’identità del giorno s’intuisce sin dal primo mattino, anche se è vero che le turbolenze indotte dalle mutazioni climatiche spesso fanno sbagliare. Ciò riconosciuto, abbiamo per ora le non-dichiarazioni di Conte in materia scolastica nel discorso programmatico e un primo flatus vocis del nuovo ministro dell’Istruzione dalla sede molto significativa scelta per la sua prima importante uscita pubblica (la Banca d’Italia). Dai primi non-atti di un ministro forse divenuto tale –come il suo premier- proprio per la mancanza di personale peso politico (1), traspare una sostanziale continuità con la subcultura MIUR degli ultimi vent’anni. Non che prima ci fossero forti motivazioni ideali, ma il nulla sembrerebbe continuare.

Primi segni di immobilità: le sovrabbondanti tracce (più che tracce, quasi temi svolti) per l’esame di Stato licenziate dal nuovo ministro: nell’insieme costituiscono un manifesto assai coerente dell’assiologia e della vuota politica scolastica che ha colpito la scuola ormai da troppo tempo. Sono tutti brani marcati “amici della Fedeli” su cui il successore non ha voluto effettuare alcun intervento, come sarebbe stato possibile almeno per la prima prova.

Anche sul tema della valutazione di sistema è pubblicamente confermato pure il predominio della solita tardopositivistica filosofia INVALSI: oggettivismo appena un po’ mascherato, test che valorizzano il pensiero convergente a scapito di quello divergente, non considerazione delle capacità critiche. Chi pensa che dopo trent’anni potesse verificarsi anche qualche pur timido segnale di cambiamento per adesso ha poco da aspettarsi poiché, parafrasando Gorgia, un pensiero non c’è, se vi fosse non sarebbe conoscibile e se fosse conoscibile non verrebbe comunicato. Ignorando la lezione della metodologia fenomenologica ed ermeneutica, si continuerà a operare con i test. Si rifilerà di nuovo la storia delle disparità territoriali e intercolastiche; i giornali continueranno con le classifiche; quel che è peggio, le capacità superiori dell’intelligenza –quelle critiche e creative- se si persiste con la metodologia attuale continueranno a non essere prese in considerazione e dunque scoraggiate.

Applausi pertanto in coro dalle vecchie consorterie del MIUR e da gran parte dei media.

Dopo Scott. Suggestioni villeneuviane per legislature a venire (a.D. 2049)

Come in un film. A differenza di chi ha guidato sinora il Ministero (nessun riferimento dunque ai ministri), molti insegnanti e ispettori e alcuni dirigenti la capacità di pensare e un’idea di scuola eroicamente le hanno coltivate e le coltivano. Tanti di loro consegnano ai giovani doni per orientarsi nella cultura di un domani ( a.D. 2049?) non dominato da una mediocre, strapotente retorica dell’economia e della tecnica ma innervato dall’intera estensione del campo culturale, scienza e tecnica comprese. Tanti nelle scuole padroneggiano sia la carta che l’infosfera, sia la cronaca che la storia; interessati a generare capacità di conoscere, non stanno a perdere troppo tempo nell’innestare nel cervello dei ragazzi competenze utili al domani quanto i vuoti a perdere.

Seguendo l’invito dei docenti, dei dirigenti e degli ispettori più allergici alle circolari romane, i giovani sapranno comunque orientarsi in uno spazio globale in cui, senza più la protezione di frontiere e di normative nazionali, servirà non un pensiero conforme ma un pensare originale e innovativo, non tanto il possesso di competenze ma la capacità di intendere la struttura generativo-trasformazionale del conoscere. La scuola, a prescindere da viale Trastevere, consegnerà le chiavi anche per comprendere gli effetti voluti e quelli collaterali dell’intelligenza artificiale e del post-umano. L’ A.I. è la questione cardinale, nella ricerca, nell’economia, nella politica (penso all’utilizzazione dell’ A.I. nelle elezioni americane) e nella scuola. Alle vecchie e nuove élites del potere scolastico più altolocato la portata reale cosa è ignota e invece occorrerebbe intenderne il valore.

Negli ultimi vent’anni di MIUR colonizzato dai “quartierini” sono stati ignorati i mutamenti più profondi del paesaggio culturale e scientifico. Nei prossimi trent’anni forse i programmi ministeriali prenderanno atto della rivoluzione già in corso nella matematica e nelle scienze del mondo fisico: es. forme-matrici per comprendere le interazioni di campo, fisica sub-atomica esplorata in quegli acceleratori del CERN cui pure collaborano nostri scienziati, informatica a base quantistica….

Permanendo come sembra la cultura dei soliti think tank sopravviventi a qualsiasi cambiamento politico, dopo il celebre tunnel Gelmini cosa dovremo vedere? Qualcosa di analogo se non si prenderà atto come nell’ultimo decennio si sia determinata nei mondi ignoti ai perenni ghost writers del potere un’accelerazione del sapere paragonabile a quella dei primi vent’anni del secolo scorso e come questa  inizi a produrre i primi risultati anche in termini di tecnologie. E’ stupendo quel che sta maturando anche nelle scienze della vita (studi sul genoma e biotecnologie per l’uomo, gli animali e l’agricoltura; ingegneria genetica, nuove tecnologie diagnostico-terapeutiche e nuovi farmaci). Le ipermigrazioni (2), le dinamiche sociali, economiche e scientifiche stanno incrementando la loro potenzialità di positiva o (quanto?) negativa trasformazione del mondo.  Di fronte a fenomeni nuovi per natura massa e vettorialità occorrerebbe un pensiero nuovo per comprenderli e regolarsi di conseguenza senza “protezioni” retoriche. Nelle scuole e in molte università i docenti lo stanno già producendo; MIUR e INVALSI finora accreditano e promuovono il pensiero compilativo e meramente applicativo, quello del sì e del no, del monocromatismo senza colori e senza sfumature, delle forme semplicistiche della semplicità.

La resistenza al cambiamento della cultura, delle scienze e dell’economia solidificatasi nel palazzone romano e attualmente senza segni evidenti di discontinuità nei nuovi padroni si attenuerà? La politica scolastica non-vedente dell’ultimo ventennio verrà archiviata?


(1) come si fece ai suoi tempi con la Gelmini, quando si prese una sconosciuta senza seguito per dirottare tranquillamente altrove le risorse destinate alla scuola

(2) spostamenti caotici di grandi masse di persone da un punto all’altro del globo con nuovi tipi di conflitto sociale e mutazioni del paesaggio antropico, culturale e materiale

Un sistema da migliorare

Un sistema da migliorare

di Maurizio Tiriticco

Giorgio Allulli in “Passare dalla conoscenza al miglioramento del sistema”, pubblicato su “il Sole 24 Ore” di oggi, afferma tra l’altro, a proposito degli esisti della somministrazione delle prove Invalsi in alcune delle nostre scuole: “Se le novità organizzative del 2018 presentano aspetti positivi, luci ed ombre emergono dai risultati dei test. Complessivamente soddisfacenti appaiono i risultati per quanto riguarda la conoscenza della lingua inglese, mentre rimangono confermati, anzi in qualche caso si allargano, gli squilibri nei risultati conseguiti nelle diverse regioni italiane e dagli alunni di diversa appartenenza socio-economica e culturale. Questi squilibri sono limitati nella scuola elementare e si aggravano nella scuola media e secondaria: in alcune regioni del Sud i risultati del 75% degli alunni sono sotto la media nazionale; inoltre, sempre nell’Italia meridionale, l’influenza della condizione socio-economica e culturale familiare condiziona pesantemente i livelli di apprendimento degli alunni”.

I commenti sarebbero infiniti! Ma mi limito a sottolineare che la scuola elementare, oggi primaria, adempie ai suoi compiti istituzionali, mentre, nei gradi successivi di scuola, gli obiettivi di apprendimento – per non parlare delle competenze, altrimenti il discorso sarebbe infinito e problematico – man mano che si procede nella successione dei gradi e nella differenziazione degli ordini (istituti professionali, tecnici e licei), lasciano sempre più a desiderare. Il che significa, a mio modesto giudizio, che forse sarebbe il caso di chiedersi se l’organizzazione stessa degli studi in tali ordini di studi non sia totalmente da rivedere. L’organizzazione militaresca – potremmo dire – della nostra istruzione secondaria di primo e secondo grado, non sarebbe forse l’ora di rivederla? Allulli e i miei lettori conoscono già la “storia” della tre C, la Classe d’età, la Cattedra e la Campanella! Una organizzazione da collegio di altri tempi! I gesuiti erano maestri nell’organizzazione dei loro collegi! Ma sotto i ponti di acqua ne è passata! Basti pensare che lo stesso Papa Francesco è un gesuita! Eppure innova! Io ricordo benissimo Pio XII! Uno stile comportamentale che oggi non comprenderemmo!

Per non dire poi di lezioni, compiti a casa e in aula, interrogazioni, registri! Lo so! I richiami alla “didattica laboratoriale” compaiono puntualmente in tutti i documenti innovativi, cosiddetti, emanati dal nostro Miur! Alludo alle reiterate Indicazioni nazionali e Linee guida. Si tratta di nobili inviti ad innovare, ma chi si occupa di “teoria delle organizzazioni” – e tu Giorgio, ne sai più di me in materia – sa bene in quale misura una struttura organizzativa condiziona l’attività lavorativa. Le ricerche di Kenneth Blanchard e Paul Harsey (vedi “Il modello di leadership situazionale”), anche se datate, sono sempre valide. Pertanto i richiami alla “didattica laboratoriale”, salvo rare eccezioni, lasciano il tempo che trovano.

Possiamo, pertanto, dire che “a tale organizzazione corrisponde tale attività”. Mi occupai di queste cose nel lontano 1999 quando pubblicai per Anicia un agile volumetto dal titolo “Apprendimento organizzativo nella scuola dell’autonomia”. Era Ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer e si pensava tutti a riforme che avrebbero innovato profondamente la nostra scuola! Ma le due leggi da lui firmate, la 9/1999 sull’innalzamento dell’obbligo di istruzione, e la 30/2000 sul riordino dei cicli, furono spazzate via dalla legge 53/2003 della Ministra Moratti. E da allora – ed è passato quasi un ventennio – di luci innovative per la nostra scuola, o meglio per il nostro “Sistema educativo nazionale di istruzione e formazione” non abbiamo visto nulla! Non dirmi della legge delega 107/2015, la cosiddetta “buona scuola” e dei successivi decreti delegati! Si tratta di 202 articoli che di fatto non mettono in discussione le tre C di sempre.

Caro Giorgio! Un grande Dirigente Scolastico, Salvatore Giuliano, ha rovesciato come un guanto il suo Istituto tecnico di Brindisi! Non entro nel merito per non farla lunga! Il che dimostra, però, che a volte certi condizionamenti normativi possono essere, se non stravolti, però utilizzati al meglio! Chissà se il nostro Giuliano, nuovo Sottosegretario di Stato, potrà essere di esempio ai tanti nostri Dirigenti Scolastici! E a quelli futuri! Il concorso è prossimo! E i nostri candidati si apprestano a memorizzare le migliaia di quesiti! A proposito: ho provato a leggerli! Io, professore di liceo e di università, ispettore tecnico, sarei sonoramente bocciato! O tempora o mores?

La lettura: processi coinvolti e difficoltà specifiche

La lettura: processi coinvolti e difficoltà specifiche

di Immacolata Lagreca

Nel 1975, il linguista e semiologo francese Roland Barthes (1915-1980), durante un incontro al Congresso dell’Association Francaise des Enseignants de Francais, osservava: «Leggere può essere eseguito da mille complementi oggetto: io leggo dei testi, delle immagini, delle città, dei visi, dei gesti, delle scene, ecc». Questo ci suggerisce che l’atto di leggere è molto più complesso di quanto crediamo. L’etimologia del termine ci introdurrà alla comprensione di termine e alle implicazioni che esso comporta. Leggere è da ricondursi al latinolegere, con il significato di raccogliere. Leggeresignifica fondamentalmente raccogliere, ma il termine ci suggerisce un significato che va oltre la semplice ripetizione meccanica di suoni. Infatti, la radice leg- è alla base del termine lògos, che racchiude in sé svariati significati (parola, discorso, causa, ragione), per cui la lettura può essere considerata come un’azione che coinvolge la totalità della persona che “raccoglie” e “cogliere”il significato profondo di quello che legge.

L’atto di leggere, sia che si tratti di un testo scritto, di una fotografia, di un’illustrazione o di un di volto, si compone di tre azioni tra esse integrate:

    • raccogliere i dati delle parole ,delle immagini, della realtà;
    • dare loro un senso, un significato, capire;
    • reagire, rispondere, attivare una reazione cognitiva, emotiva e comportamentale. Senza la reazione, qualsiasi lettura rimane un atto puramente meccanico, di semplice registrazione.

Facciamo alcuni esempi di lettura:

1) lettura della realtà: un bambino vede una figura di donna entrare in casa (raccoglie i dati della realtà che gli sta attorno), riconosce la sua mamma al rientro a casa (da un senso a quell’immagine, capisce), si agita, sorride o piange perché vuole essere coccolato da sua madre che non vede da un po’ (reagire, rispondere, attivare una reazione cognitiva, emotiva e comportamentale).

  1. lettura di parole (ascolto): il bambino ascolta la frase detta dal papà “Fuori è buio” (raccoglie le parole), capisce che fuori è successo qualcosa (da un senso alle parole, un significato), corre a guardare dalla finestra per curiosità (ha reazione cognitiva, comportamentale).

  2. lettura di un libro illustrato: il bambino vede una foto in cui è ritratto un cane (raccoglie le immagini del libro), coglie che è l’immagine di un cane (da un senso all’immagine), emette il suono “bau” (reagisce, attivare una reazione cognitiva).

Dopo questi esempi, possiamo affermare che l’atto della lettura è di pertinenza innanzitutto della psicologia, poiché riguarda il nostro apparato percettivo. Infatti, la lettura è un processo cognitivo complesso che per svilupparsi in modo adeguato necessita sia di buone abilità uditive-fonologiche sia di adeguate abilità visuo-percettive, che sembrerebbero mediate dall’attenzione spaziale.

La lettura è un processo il cui scopo è quello della comprensione di un testo scritto, di un’immagine, della realtà. Tralasciando gli ultimi due, concentriamo la nostra attenzione sul testo scritto.

Nei processi di lettura di un testo scritto intervengono più fattori: la messa a fuoco dell’occhio idonea a rilevare i tratti segnici da leggere; la rappresentazione dei segni grafici e la sua trasmissione, affinché la sensazione si traduca in percezione; l’intelligenza e la memoria che comprende l’idea espressa e la ricorda (comprensione del testo); il processo motorio della parola (oralizzazione); il sentimento che sottolinea l’interesse per il contenuto (reazione). La comprensione del testo si realizza quando il soggetto riesce a ricostruire una rappresentazione mentale dello scritto; il processo psicolinguistico si ha quando il soggetto che legge costruisce una rappresentazione mentale (la parte psico) che ricava da una serie di elementi linguistici scritti (la parte linguistica); l’oralizzazione si ha quando si trasforma il testo scritto (segni) in enunciato verbale (suoni). L’analisi sperimentale di questi processi (ottico, acustico-motorio e mentale) ha permesso di strutturare vari metodi per l’insegnamento della lettura.

La lettura ha un ruolo di primaria importanza che ha delle sensibili ricadute su tutti i settori dell’apprendimento, si può affermare che il successo scolastico è strettamente connesso alla capacità di decifrare correttamente un messaggio verbale e/o scritto, sia sul piano fonologico sia su quello semantico.

Il processo di acquisizione della lettura di un testo scritto avviene per passaggi successivi e graduali. Concentriamo brevemente la nostra attenzione sui i meccanismi del processo di lettura. La lettura come processo psicolinguistico si realizza attraverso almeno due meccanismi:

  • il meccanismo di anticipazione (meccanismo cognitivo che assolve la parte psico);

  • il meccanismo di decifrazione (meccanismo linguistico che assolve alla parte linguistica).

Il meccanismo di anticipazione è un dispositivo di previsione attraverso il quale chi legge immagina ciò che è scritto in un testo prima di decifrarlo interamente. Può essere effettuato sia su tutto il testo che sulle singole parole e consente di economizzare nel meccanismo di decifrazione. L’anticipazione si basa sugli indici selezionati dal soggetto. Gli indici possono essere: linguistici (sono quelli che si ricavano dal test) ed extra linguistici (sono quelli che non si ricavano dal testo scritto e che tuttavia vi si riferiscono, come le immagini, alle conoscenze preesistenti sull’argomento. È importante tener presente che l’anticipazione è un meccanismo cognitivo, che non riguarda solo la lettura, ma anche altri processi di comprensione non linguistici. Inoltre, all’interno del processo di lettura, non riguarda una singola fase, ma le investe tutte.

Il meccanismo di decifrazione è l’attività con cui il soggetto analizza il segmento scritto nelle unità che lo compongono. È un meccanismo percettivo, quindi un elemento molto importante che influenza l’apprendimento del meccanismo di decifrazione è dato dalla natura del carattere utilizzato. Il sistema più semplice da decifrare, e che il bambino sceglie spontaneamente prima dell’inizio del processo di oralizzazione, è lo “stampato maiuscolo”.

L’accesso al significato delle parole, dunque, avviene sia direttamente, sulla base di un codice visivo (via visiva), sia sulla base di un codice fonologico (via fonologica). Questo modello, chiamato “modello standard “a due vie” di Coltheart.

Una difficoltà in uno di questi processi o vie di lettura determina particolari errori di lettura che possono far parte di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, quale la Dislessia.

La principale caratteristica di questa categoria di DSA è la sua specificità, ovvero il disturbo interessa uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. La Dislessia è un disturbo settoriale della lettura che si manifesta in un bambino privo di deficit neurologici, sensoriali, cognitivi, relazionali. La Dislessia, spesso, si accompagna a difficoltà nella scrittura, nei processi di letto-scrittura del numero e del calcolo. Questo tipo di deficit, che è abbastanza frequente, è dunque caratterizzato dall’incapacità di imparare a decifrare e comprendere testi scritti, anche in assenza di danni sensoriali e/o neurologici o di ritardo nello sviluppo intellettivo. In particolare, la lettura è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni, omissioni, lentezza ed errori di comprensione.

La dislessia può essere di due tipi: acquisita, quando fa riferimento a quei disturbi di lettura che insorgono come conseguenza di un danno cerebrale; o evolutiva, quando c’è un disturbo specifico che inibisce il normale processo di acquisizione della lettura. Se nel primo caso la dislessia sopraggiunge a causa di un infortunio, nel secondo caso non è dovuta a incidenti e si manifesta nonostante il bambino abbia avuto (ed ha) normali e adeguate opportunità scolastiche.

Durante il processo di lettura, si possono distinguere due sottotipi di dislessia: dislessia superficiale, quando i soggetti sono in grado di leggere parole regolari attraverso la conversione grafema-fonema, ma incontrano difficoltà a leggere parole non regolari; dislessia fonologica, che consiste nella marcata difficoltà a leggere parole che sono già state immagazzinate come lessico visivo, ma rimane integra la capacità di leggere parole ad alta frequenza d’uso.

La diagnosi è posta alla fine del secondo anno della scuola primaria. Tuttavia, già alla fine del primo anno della scuola primaria profili funzionali compromessi e presenza di altri specifici indicatori diagnostici (ritardo del linguaggio e anamnesi familiare positiva per DSA) possono anticipare i termini della formulazione diagnostica.

Quando qualcuno (genitore o insegnante) sospetta di trovarsi di fronte ad un bambino dislessico è importante che venga fatta, al più presto una valutazione diagnostica. La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti, mediante specifici test. La diagnosi permette di capire che cosa sta succedendo ed evitare gli errori più comuni come colpevolizzare il bambino (ad esempio rimproverarlo perché non impara perché non si impegna) e l’attribuire la causa a problemi psicologici, errori che determinano sofferenze, frustrazioni. Ottenuta la diagnosi si possono mettere in atto aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso, nonché alcuni semplici provvedimenti della modifica della didattica a favore dei ragazzi dislessici e contenute nelle direttive Ministeriali (Prot. n. 4099/A/4).

È importante sapere che i bambini/ragazzi dislessici possono imparare ad apprendere anche se in maniera un po’ diversa dagli altri.

Bibliografia

Biancardi A., Milano G., Le difficoltà di apprendimento a scuola.Vincere la dislessia e i disturbi dell’apprendimento, Rizzoli, Milano, 2001.

Chauveau G., Come il bambino diviene lettore. Per una psicologia cognitiva e culturale della lettura, trad. it. ,Armando, Roma 2000.

Crowder R.G., Wagner R., Psicologia della lettura, il Mulino, Bologna 1998.

Flores d’Arcais G.B., Introduzione alla psicologia della lettura, Cleup, Padova 2008.

Porta M., Pellegrini L., L’apprendimento della lettura. Processi, problemi, prevenzione,Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 1996.

Lettera aperta a Salvatore Giuliano

Lettera aperta a Salvatore Giuliano

di Maurizio Tiriticco

Caro Salvatore! Penso che questo governo “penta-legato” durerà a lungo, stante la polverizzazione delle opposizioni, anche se io, come sai, sono un uomo di sinistra da sempre! E sai anche quanto apprezzi da tempo – e non solo da ora – ciò che hai innovato nel corso degli anni nell’Istituto Tecnico “Ettore Majorana” di Brindisi. Ne fa fede il fatto che, se scorri i miei numerosi articoli, quando accenno alla necessità di processi riformatori nella scuola, scrivo sempre di te e del tuo istituto! Dove le tre C sono scomparse da tempo! Quelle tre C, la Classe, la Cattedra e la Campanella, che fin dai tempi della legge Casati, del lontano 1859/69, e della riforma Gentile, del meno lontano 1922/23, non sono mai cambiate! Si tratta di quella struttura oraria e organizzativa dura a morire! Anche nonostante il recente varo delle Indicazioni Nazionali e delle Linee guida, nonché di quella legge 107 che tutto sembra innovare – 202 commi!!! – ma che non tocca di un ette la struttura oraria di sempre. E che in effetti non intacca neanche – salvo casi sporadici – quel rapporto docente/alunno fondato da sempre sulla tripletta lezione, compiti per casa, interrogazione! E compiti in classe! Non meno di tre a trimestre! Sennò come si fa a calcolare una media accettabile? Nonché diario di classe e registro! Elettronico, certamente! E per sua natura altamente democratico!

Alunni, genitori, nonni e parentame tutto sono così debitamente e tempestivamente informati sul cinque o sull’otto che il nostro studente ha conseguito! Appunto! Sul cinque e sull’otto! Per non dire dei più, dei meno, dei meno meno e dei mezzi! Nonostante i numerosi dpr sulla valutazione, che da anni il ministero ci ripropone, affermino e sostengano chiaramente che la valutazione adottata dalla nostra scuola è decimale e che riguarda solo numeri interi! Pertanto, niente più, niente meno, niente mezzi! Ma gli insegnanti italiani sono più realisti del re! Dieci posizioni non sono mai sufficienti! Così la scala decimale, di fatto, diventa una scala di venti o trenta punti, se non di più! Salvo a riadattarla con le scadenze trimestrali! O bimestrali che siano!

Viene da dire: c’era una volta la docimologia! Perché di fatto è una disciplina come le altre, come la storia, la filosofia, la lingua straniera! Ma l’insegnante di storia, di filosofia o di inglese, è padrone della sua disciplina senz’altro! I nostri insegnanti sono tra i migliori in Europa E forse sanno anche come si insegna la disciplina di competenza! Ma nulla o poco sanno di come si valuta la prestazione du un alunno! O più prestazioni! Poco sanno che prima del valutare c’è il misurare e che, poi, da alcuni anni, dopo il misurare e il valutare, c’è anche il certificare! Una tripletta valutativa di tutto rispetto! Ed ecco pure la certificazione delle competenze! E in molti si chiedono, ma non lo dicono: ma che diavolo è una competenza? Perché, in effetti, non è neanche roba nostra! Se la sono inventata in Europa! Quella Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006! Sono passati 12 anni 12!!! Sì! Le competenze chiave per l’apprendimento permanente! Ma che ci azzeccano queste cose con la valutazione dei miei alunni? Io voglio sapere se Antonio la prima guerra punica l’ha studiata o non l’ha studiata! Per non dire cha Laura ancora non ha capito che cosa significa quattro terzi pi greco erre tre! Eppure è campionessa di palla a volo!

Insomma, caro Salvatore! Non voglio farti perdere tempo, perché il da fare che hai di fronte è immenso! Se pensi che tutte le scuole della Repubblica debbano diventare come la tua, sai anche che hai bisogno non solo di tanta pazienza, ma anche di tempi molto lunghi! Dovrai rovesciare la nostra scuola come un pedalino! Aiutarla a superare le limitazioni indotte, anzi imposte, dalle tre C di sempre e da una legislazione che a volte ha imposto più laccioli che proposto briglie per correre! E che la nostra scuola, con te, impari a correre come un cavallo di razza! Grazie per quanto farai!

L’inedaguatezza della dirigenza scolastica

L’inedaguatezza della dirigenza scolastica

di Enrico Maranzana

Si definisce FISSITA’ FUNZIONALE un processo mentale che vincola il campo del problema all’esperienza e alle pratiche risolutive tradizionali: la possibilità di ristrutturare il terreno problemico è trascurata e l’utilizzo non convenzionale degli elementi disponibili non è preso in considerazione.


La scuola ha iniziato a manifestare la patologia “fissità” alla fine degli anni 60. In quel tempo lo studio delle finalità del sistema scolastico era intenso e, in particolare, si concentrava sull’esplosione delle conoscenze: era stato calcolato che in sette anni il sapere umano raddoppia ed era stato costatato che la sua evoluzione avviene per ristrutturazioni e non per accumulazione.

Da qui la necessità di riorientare i processi formativi: la conoscenza non può essere più intesa come finalità ma come palestra per la promozione e il consolidamento di capacità e di abilità.

Le discipline non sono più il cardine della scuola; le potenziali qualità dello studente sono il suo nuovo perno.

Sia d’esempio l’esame di maturità del 1969.

La norma è inequivocabile; il versante della conoscenza è nettamente separato da quello dei comportamenti, comportamenti da cui affiorano le particolarità individuali:

Lo scrutinio finale è inteso a valutare il grado di preparazione del candidato”.L’esame di maturità ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato”.

Una separazione protetta e vincolata sia dalla collegialità di tutte le operazioni d’esame, sia dalla procedura per l’espressione del giudizio di maturità:

“A conclusione dell’esame di maturità viene formulato, per ciascun candidato, un motivato giudizio, sulla base delle risultanze tratte dall’esito dell’esame, dal curriculum degli studi e da ogni altro elemento posto a disposizione della commissione.  

Il giudizio, se positivo, si conclude con la dichiarazione di maturità espressa a maggioranza.

Il giudizio di maturità è integrato da un voto”.

Le commissioni d’esame hanno snaturato l’accertamento qualitativo/descrittivo, disattendendo il mandato ricevuto:

• Non hanno percepito la necessità d’identificare traguardi cui far convergere le osservazioni degli esaminatori: la prescritta attività collegiale è stata sterilizzata.

• Hanno operato per compartimenti stagni: il punto di vista delle discipline è stato privilegiato.

• Hanno assegnato voti alle singole prove: dalla loro sintesi scaturiva il giudizio di maturità.


Il governo di un sistema implica la circostanziata indicazione dei risultati attesi.

Come identificare l’orientamento del sistema educativo?

L’ordinamento vigente individua i soggetti responsabili dell’elaborazione dei traguardi, precisa la forma della loro espressione, specifica la loro natura, espone i loro componenti.

La legge delega del 2003, relativa alla definizione delle norme generali sull’istruzione, ha formalizzato l’orientamento sotteso alle disposizioni elaborate nei trent’anni precedenti: “E’ promosso l’apprendimento in tutto l’arco della vita e sono assicurate a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea”.

Da cui:

• Le capacità e le competenze esprimono la finalità del sistema;

• Le competenze sono generali e specifiche;

• Le conoscenze e le abilità sono le “occasioni e gli strumenti” del lavoro docente.

I regolamenti di riordino del 2010 forniscono repertori di competenze generali mentre le competenze specifiche sono elencate nelle indicazioni nazionali.

La struttura decisionale, responsabile dell’efficacia del servizio, è compendiata nel T.U. del 1994:

“L’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro” è affidato al Consiglio di Circolo/Istituto che “elabora e adotta gli indirizzi generali” esprimendoli sotto forma di competenze generali [la legge 107/2015 non ha modificato tale prerogativa perché l’approvazione del PTOF compete al Consiglio di Istituto].

• La “programmazione dell’azione educativa” “coerente con le attitudini e scelte personali” compete al Collegio dei docenti che identifica le capacità1 sottese alle competenze generali, ipotizza e gestisce percorsi, “verifica periodicamente l’efficacia degli orientamenti e degli obiettivi programmati”.

• Per “assicurare a tutti pari opportunità” di formazione e di educazione è necessaria la convergenza di tutti gli insegnamenti, responsabilità del Consiglio di classe che gestisce il “coordinamento didattico”.

• La progettazione di occasioni d’apprendimento chiude la scomposizione: i docenti mettono a punto e gestiscono materiali per realizzare quanto deciso dal Consiglio di classe. Si tratta di strumentazione didattica che trasmette una corretta immagine della disciplina di competenza.

Ne discende che la responsabilità del successo formativo e di quello educativo non può e non deve essere attribuita al singolo docente: è il Consiglio di classe che indirizza e vincola l’attività degli insegnanti.

Il Consiglio di classe è l’unità operativa elementare.


Si richiamano le cause del fallimento dell’esame di maturità del 1969 sopra esposte: le commissioni

• Non hanno percepito la necessità d’identificare traguardi cui far convergere le osservazioni degli esaminatori: la prescritta attività collegiale è stata sterilizzata.

• Hanno operato per compartimenti stagni: il punto di vista delle discipline è stato privilegiato.

• Hanno assegnato voti alle singole prove: dalla loro sintesi scaturiva il giudizio di maturità.

La patologia “fissità”, che ha viziato l’antico procedimento, nonostante i cinquant’anni che ci separano dall’esperienza, non è stata diagnosticata. I suoi effetti hanno continuato e continuano ad ammorbare la vita delle scuole.

La lettura dei PTOF esposti in rete sono inequivocabili.

Si trascrivono alcuni eloquenti passi del PTOF dell’I.I.S.S. “Ettore Majorana” di Brindisi, a firma del dirigente scolastico Prof. Salvatore Giuliano, ora sottosegretario del MIUR

“Il Collegio dei docenti ha stabilito che occorre un congruo numero di interrogazioni/esercitazioni al fine di accertare il raggiungimento, mediante l’espressione di un voto unico, degli obiettivi specifici di apprendimento di ciascuna disciplina”.

“Le indicazioni nazionali e le linee guida delineano una prospettiva formativa e didattica articolata in obiettivi”.

“Nello scrutinio finale per ogni disciplina è espresso un voto unico, sintesi valutativa delle verifiche e di tutti gli elementi di giudizio acquisiti durante l’attività didattica..”

Un’impostazione viziata dall’assenza della

• visione sistemica;

• struttura organizzativa prevista dal legislatore: non c’è spazio per la collegialità;

• categoria competenze generali;

• categoria capacità: il riferimento alle indicazioni nazionali è inequivocabile; esse formulano le competenze specifiche in termini di conoscenze e abilità;

• praticabilità del feed-back.

Il Ptof del Majorana è infarcito di buoni propositi, cui non fa riscontro la progettualità formativa, educativa dell’istruzione prevista dal DPR sull’autonomia del 99: la scomposizione delle finalità in obiettivi, la formulazione d’ipotesi, la controllabilità non sono presenti.

“La promozione delle competenze”, visibile in rete, mostra un’esperienza ministeriale: indica la via da seguire per ridare alla scuola il necessario prestigio.

1   Capacità. Un sottoinsieme: Analizzare   Applicare  Argomentare/Giustificare   Comunicare  Comprendere    Decidere/Scegliere  Generalizzare   Interpretare    Memorizzare    Modellare    Progettare   Relativizzare   Riconoscere    Ristrutturare   Sintetizzare    Sistematizzare   Trasferire   Valutare …

F. Nirenstein, In Israele

Di nuovo la Nirenstein tra i suoi Ebrei

di Antonio Stanca

E’ nata a Firenze nel 1945, è un’italiana di origine ebrea, è laureata in Storia Moderna e nel 1976 col giornale Paese Sera ha iniziato la sua attività giornalistica che in seguito l’ha vista presente su molti settimanali italiani, in particolare L’Europeo, Panorama ed Epoca. Agli inizi i suoi interessi erano concentrati sulla politica italiana. Quando aveva cominciato a scrivere, negli anni Settanta, era ancora in corso il movimento studentesco del ’68 e c’erano ancora le Brigate Rosse. Poi i suoi interessi si sono spostati verso la politica estera e in particolar modo verso quanto avveniva in Medio Oriente, verso le tante complicazioni alle quali si andavano esponendo gli stati di quella parte del mondo con particolare riguardo ad Israele.

Si chiama Fiamma Nirenstein, oltre che giornalista è scrittrice ed anche programmi televisivi ha curato segnando ogni sua attività, ogni suo impegno di un carattere non solo politico ma pure umano, morale, civile, sociale, perseguendo ogni volta finalità che andavano oltre la circostanza, la vicenda particolare perché rivolte al raggiungimento di un bene superiore, di una condizione di vita improntata agli ideali della pace, del progresso, della civiltà.

Molti libri ha scritto la Nirenstein, molti riconoscimenti ha ottenuto e come nei servizi sui giornali anche nei libri intenti profondamente umanitari ha sempre perseguito, dalla parte degli offesi, degli sconfitti si è sempre messa, alla ricerca della verità, della giustizia è sempre stata. Molti capi di stato ha incontrato, intervistato, incarichi politici ha ricoperto. Il suo, però, è stato un pacifismo rimasto inascoltato, un umanesimo che ha visto annullati i suoi appelli, i suoi richiami ai valori più alti dello spirito, alle necessità prime della natura umana. Niente ha potuto la Nirenstein quando con i suoi giornali, i suoi libri ha denunciato il pericolo, la violenza che incombevano in tante zone di quel Medio Oriente che sarebbe diventato il suo argomento più trattato perché il più esposto agli orrori della moderna barbarie.

Anche nel recente breve volume In Israele, uscito quale supplemento de Il Giornale e dedicato al 70° anniversario della fondazione d’Israele, la Nirenstein esprime il suo dissenso, la sua condanna per quanto di difficile, di complicato, di pericoloso, di mortale, di crudele ha dovuto sopportare il popolo ebreo prima e dopo aver ottenuto una terra nella quale potesse riconoscere il proprio Stato, la propria patria. Sempre esposti a soprusi, a rivendicazioni sono stati gli ebrei e nonostante tutto si sono mostrati sempre capaci di raggiungere risultati positivi in ogni settore della vita, da quello economico a quello tecnologico, scientifico, culturale, letterario. Sempre in progresso si sono fatti vedere. Anche mentre sostenevano attentati, scontri non trascuravano la condizione della loro vita. E’ questa tanto importante per loro, tanto importante è lo spirito di partecipazione ai bisogni, ai problemi comuni da essere diventato la nota distintiva degli ebrei, quella che li segnala tra tante altre popolazioni. Nessun popolo come quello ebreo vive, sente i problemi della propria terra, del proprio Stato, della propria gente, nessuno come quello ebreo partecipa alla loro soluzione si tratti anche di andare in guerra, di rischiare la vita. Questa volontà, questo bisogno di stare meglio, di stare insieme, di sentirsi uniti, di essere solidali, di aiutarsi, ha fatto sì che gli ebrei superassero gli infiniti ostacoli che hanno segnato la loro esistenza, che giungessero oggi ad essere un popolo, a volersi un popolo migliore di tanti altri nonostante si sia tante volte tentato di cancellarlo.

Molta ammirazione esprime, nell’opera, la Nirenstein a proposito di tale indole dell’uomo ebreo ma anche molta riprovazione riguardo a quel che è finito col diventare un accanimento da parte di altri popoli, vicini o lontani, contro gli ebrei. Col libro vorrebbe se non risolvere un problema tanto antico quanto grave, almeno mostrarlo nelle infinite manifestazioni che ha assunto, ripercorrerlo nei tempi, farlo giungere ad un pubblico più vasto affinché diventi un elemento costitutivo della cultura generale, del sapere popolare, una parte di esso che non si può trascurare.

Aspiranti allo sbaraglio!

Aspiranti allo sbaraglio!

di Maurizio Tiriticco

In un mondo in cui l’immagine è dominante e dove la parola conta sempre meno, sembra che la parola scritta, quella che esprime un pensiero, un ragionamento, una serie di considerazioni, oggi non abbia più mercato! In un mondo dominato dai vaffa dei pentastellati e del “prima gli Italiani” dei leghisti, tutto sembra estremamente semplificato! E la tv aiuta! E come! Immagine dopo immagine, parola dopo parola, dove tutto corre come un fiume! Interrotto solo dalle mille barchette dei messaggi pubblicitari! Ragazze accattivanti, prodotti che di meglio non ce n’è! L’essenziale è persuadere! Ad acquistare e a consumare, soprattutto! Ma non i contenitori di plastica che ormai riempiono i nostri secchi della mondezza più che gli alimenti il frigorifero! Sovrabbondanza di plastica, che tutto contiene e tutto fa risplendere! Mettici anche un po’ di colore, qualche parola suadente… io sono l’unico! Come me non c’è nessuno! Dopo di me il diluvio! Questi sono gli unici piselli! Queste le uniche marmellate! Compra, compra, che oggi c’è lo sconto, un centesimo di euro, domani chissà!

E tutti noi navighiamo in questi mari dei supermercati! Metti pure questo nel carrello! Ma non serve! Serve, serve, servirà! Lo consumerai, stai certo! Questa è la società dei consumi! Questa, che si è impadronita del mondo, quello cosiddetto civile, e che ha depredato interi continenti, cosiddetti incivili! Ma i neri ora ci chiedono il conto, sbarcano sulle nostre spiagge, risalgono le nostre strade, come i salmoni i nostri fiumi! E alcuni non ce la fanno! Come i salmoni divorati dagli orsi, puntuali al cibo stagionale, e gratuito anche! E poi, quando bevi quella birra o mangi quel biscotto, è come se baciassi la meravigliosa fanciulla che lo sponsorizza! L’oggetto è l’immagine e l’immagine è l’oggetto! E la parola corre dietro, sempre pericolante, paurosa di perdere il suo significato! Il dominio è quello dell’immagine e degli jingle! Si sa, quando un fiume giunge alla sua foce, si confonde con il mare, diventa mare! Là dove tutte le parole del vocabolario si ritrovano in ordine alfabetico! Il vocabolario è pieno di parole , ma non dice nulla! I nostri politici abbondano di parole – ed anche di parolacce, ormai! Tutto è sdoganato! Tutto è colore, tutto è suono, tutto è parola detta… e ridetta! Ma, la parola scritta? La parola scritta, poverella, è sempre fredda, carta su inchiostro! La parola scritta! Troppo difficile oggi, dove tutto si consuma! E la carta serve solo per impacchettare oggetti che poi riempiono le nostre case. E’ vietato scrivere! Ma è pericoloso, perché, di fatto, è anche vietato pensare!

In un simile contesto, fortemente subculturale, anche un concorso per dirigenti scolastici diventa una sorta di gioco! I quiz televisivi sono divertenti, ma… i quiz per accedere a una professione sono semplicemente demenziali! Ma così va il mondo, qui ed oggi, se vuoi diventare dirigente scolastico! Per cui, è necessario rassicurare i nostri numerosi candidati DS a mettersi l’anima in pace e a subirsi tonnellate di quiz (che non ho il coraggio di chiamare item, i quali, in prove serie, sono strumenti altrettanto seri e più efficaci) se intendono veramente diventare DS. Lo so! Si tratta di una scrematura perché i concorrenti sono tanti! Comunque, è il trionfo della memoria sull’intelligenza, sulla cultura e sulla creatività! No è più come ai miei tempi in cui a concorrere come direttore didattico o preside o, addirittura, ispettore, o dirigente tecnico che sia, non eravamo migliaia di aspiranti! In effetti, i numeri grossi di oggi ci fanno anche riflettere sui modi con cui la scuola è considerata da ci governa! Cioè, una cosa di cui si farebbe volentieri a meno! Perché la cultura, gli studi e la scuola in questa società tutta mirata al soldo e all’imbroglio sono solo cose da sopportare! Ma non da sostenere! Non da governare!

Purtroppo questa considerazione negativa su chi ci governa ricade su alunni, genitori e insegnanti! Alunne sempre più demotivati, genitori attenti solo alla promozione comunque; gli insegnanti mal pagati e rassegnati! Qualche lettore insorgerà! E non nego che le eccezioni ci sono! Gli eroi non mancano mai! Ma dei ragazzi del ’99 le mitragliatrici austriache hanno fatto macello!!! Comunque, non so chi ha detto che una società che non pone mai ai primi posti la cultura e la scuola è condannata a deperire! Eppure un tempo i nostri edifici scolastici costruiti dopo l’Unità sono ancora in piedi, forti, maestosi! Gli edifici scolastici costruiti in questi ultimi anni sono fatiscenti! O ci piove dentro o casca qualche soffitto! O non so che altro! Gli ultimi ministri dell’istruzione? Ignoti pressappochisti, lanciati nel cursus honorum!

Ora l’ignoranza non solo dilaga! Ma viene premiata!! Ed in effetti lo vediamo. Il triumvirato che ci governa è composto da tre ometti piccoli cos’, ma che si danno tanto da fare. Tra un congiuntivo sbagliata ed un altro! Per non dire di un curriculum in cui una pizza mangiata a Cambridge diventa una laurea conseguita! Un Presidente del Consiglio ignorante e bugiardo! Un Ministro degli Esteri che parla per slogan! Un Ministro dell’Economia che si fa imboccare da un Paolo Savona, finto Ministro degli Affari Europei! Tutto ciò mi riempie di tristezza! Abbiamo avuto un De Gasperi, un Togliatti, un Moro, un Berlinguer! I politici di oggi non dovrebbero neanche pronunciare il loro nome! La scuola che oggi conta è solo imparare ad essere furbi e a rubare! A cominciare dalle migliaia di furbetti del cartellini! E il nostro Paese è in crisi! Lo credo bene! E non so se riusciremo a superarla! In tempi brevi non davvero! Mi sembra che non siamo più il Paese di Dante, di Michelangelo, di Galilei, del Ponte di Rialto, della Sistina, di Venezia e di Firenze! Due città che, con gli assalti di masse di ignoranti scamiciati che vengono da tutto il mondo , nel giro di un paio di decenni saranno polvere! Voglio veramente sperare di essere un pessimista! E che la storia dei prossimi anni mi smentisca!

Sportello Genitori Studenti e Scuola

Domande e risposte su Genitori Studenti & Scuola
a cura di Cinzia Olivieri

Lo Sportello Genitori Studenti e Scuola,si propone di offrire consulenza ed assistenza su tematiche di interesse pratico per superare la demotivazione partecipativa conseguente alla difficoltà in particolare nell’utilizzo degli strumenti normativi.

Le potenzialità virtualmente illimitate della rete vanno rafforzate e valorizzate per superare questi elementi di debolezza.

Laddove poi ci si ponga progettualmente l’obiettivo di dare origine a rapporti costanti e continuativi e favorire un collegamento che vada oltre le necessità contingenti, uno Sportello di consulenza rappresenta un ottimo strumento coordinato ad altri quali:

–    Mailing List per un pubblico scambio di informazioni e buone pratiche

–    Guide sul funzionamento degli organi collegiali in formato PowerPoint di facile consultazione:

CONSULENZA – FAQ

Tutti i quesiti e le risposte sulla complessa normativa* che regola la vita nella scuola e la partecipazione agli organi collegiali

Le domande possono essere poste attraverso la mailing list
oppure in forma privata inviando la richiesta a famiglie@edscuola.com
e verranno  inserite prive di ogni riferimento allinterno delle FAQ

* in vigore al momento della formulazione del quesito

Indice FAQ  

Genitori Studenti Scuola
Accesso ai documenti Accesso ai documenti
Accesso ai locali scolastici
Asili nido
Assegnazione docenti alle classi
Assemblea Assemblea Assemblea
Assenze
Assicurazione
Attivita integrative
Autovalutazione di istituto
Calendario scolastico
Classi aperte
Collaboratori Coordinatori ATA Collaboratori Coordinatori ATA
Collegio dei docenti
Comitato di valutazione Comitato di valutazione
Comitato genitori Comitato studentesco
Comitato genitori (Bolzano)
Commissioni
Compiti a casa
Comunicazioni
Consiglio di circolo e di istituto
>Composizione e funzionamento
>Elezioni e Dimissioni
>Dirigente
>Incompatibilità ed ineleggibilità
>Mancanza
>Permessi lavorativi
>Presidente del Consiglio di Istituto
>Prima seduta
Consiglio classe, interclasse, intersezione
Convocazione
Elezioni
>Rappresentante di classe
a Collegamento dei rappresentanti
b Compiti del rappresentante
>Riunione
>Valutazione – Disciplina
Consulta dei genitori
Continuità
Contrattazione
Contributo volontario
Convenzione di cassa
Convitti
Crediti – Debiti – Recupero Crediti – Debiti – Recupero Crediti – Debiti – Recupero
Dimensionamento Dimensionamento
Diritto allo studio
Disciplina Disciplina
Donazioni
Doveri dei docenti
Elezioni politiche
Esami Esami Esami
Ferie Ferie
Flessibilità organizzativa quadrimestre Flessibilità organizzativa quadrimestre
FoNAGS FoPAGS FoRAGS
Formazione delle classi Formazione delle classi
Giunta Esecutiva
GLH
Incompatibilità
Inventario
Istituzione nuove scuole ed indirizzi
Istruzione parentale
Libri di testo
>1 Adozioni
>2 Noleggio e comodato d’uso
>3 Tetti di spesa
Liste d’attesa
Manutenzione edifici scolastici
Mense scolastiche
Nulla osta – Trasferimenti
Orario scolastico
Organico
Organo di garanzia
Passerelle e Cambio di indirizzo
Patto educativo di corresponsabilità
POF
>1 Commissione POF
>2 Competenza
>3 Contenuti e proposte
>4 Pubblicità
>5 Risorse finanziarie
>6 Rispetto
>7 Scadenze temporali
Privacy a scuola Privacy a scuola
Programma annuale – Bilancio di previsione – Conto consuntivo
Proiezione audiovisivi
Prove suppletive
Pubblicità degli atti e delle sedute
Rapporti con gli enti locali
Rapporti scuola-famiglia Rapporti scuola-famiglia
Recupero
Registro di classe
Regolamento di istituto
Religione cattolica
Residui attivi
Ricorsi Ricorsi
Ripetenza
Ripresa studi interrotti
Ritiro dalla scuola
Scuole paritarie
Sciopero
Sezioni primavera
Sicurezza
Sospensione delle attività didattiche
Sponsorizzazioni
Spostamento classi
Supplenze
Tasse scolastiche Tasse scolastiche
Trasporto scolastico
Utilizzo locali ed attrezzature Utilizzo locali ed attrezzature
Valutazione Valutazione
Vigilanza uscita alunni Vigilanza uscita alunni
Visite guidate viaggi istruzione Visite guidate viaggi istruzione
>1.Rimborso_spese >1 Rimborso spese
Zainetti pesanti

 

Quarta prova scritta Esame II Ciclo

La quarta prova scritta si svolge il 28 giugno, alle ore 8.30,

  • nei licei ed istituti tecnici presso i quali è presente il progetto sperimentale ESABAC (DM 8 febbraio 2013, n. 95) ed ESABAC TECHNO (DM 4 agosto 2016, n. 614)
  • nei licei con sezioni ad opzione internazionale spagnola, tedesca e cinese.

Diario d’Esame A.S. 2017-2018
Una guida, passo per passo, al lavoro delle Commissioni
a cura di Dario Cillo

diario

Intesa sulle assegnazioni provvisorie

Siglata il 28 giugno l’Ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale Integrativo concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale docente, educativo e ATA per l’anno scolastico 2018/2019


Siglata nel pomeriggio del 28 giugno l’intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e le Organizzazioni Sindacali sulle utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale della scuola. Definiti tempi certi per la conclusione delle operazioni, che si chiuderanno il 31 agosto prossimo per consentire un ordinato avvio del nuovo anno scolastico.

Attenzione particolare viene posta, nell’accordo siglato questo pomeriggio, ai diritti delle alunne e degli alunni con disabilità. Le assegnazioni sui posti di sostegno saranno date prioritariamente, come di consueto, agli insegnanti specializzati. L’assegnazione potrà poi essere richiesta anche da chi sta per concludere il percorso di specializzazione sul sostegno o, in subordine, da chi ha prestato servizio per almeno un anno su posti di sostegno. Gli insegnanti che sono genitori di figli con disabilità o che hanno meno di dodici anni avranno la priorità nelle assegnazioni provvisorie sul sostegno purché in possesso dei requisiti richiesti.

Intelligenza eguale memoria?

Intelligenza eguale memoria?

di Maurizio Tiriticco

Nei lontani anni cinquanta nei lontani Stati Uniti un certo signor Bloom, psicologo e pedagogista di chiara fama, elaborò una tassonomia, cioè una classificazione, delle nostre operazioni cognitive, a partire da quella più semplice fino a quella più elaborata. I gradini erano sei! E lo sono ancora, ovviamente, almeno per quanto riguarda il signor Bloom! In effetti altri studiosi elaborarono tassonomie più complesse. Ricordo, ad esempio, quella di Krathwohl e quella di Gagné. Per non dire poi che un altro scienziato americano, Joy Paul Guilford, ne ha individuate ben 120! Hai voglia a conoscere! Quando affitti? Come diciamo a Roma!

Ma torniamo a Bloom, certamente il più gettonato, il quale propose la seguente successione, secondo la quale il processo cognitivo procede da un primo scalino, abbastanza semplice, che poi si sviluppa lungo altri cinque scalini, sempre più complessi. Eccoli: conoscenza, comprensione, applicazione, analisi, sintesi e valutazione. Tra i primi tre e i tre successivi corre una grande differenza. Possiamo dire che i primi tre sono abbastanza semplici e che i successivi sono più complessi. Un esempio banale. Ho a che fare per la prima volta con una matita: la vedo, la tocco, la conosco; poi qualcuno mi aiuta a comprendere a che cosa serve, quindi la applico, o meglio la uso per scrivere. Ma, se la punta della matita si rompe, sono guai! Che fare? Allora voglio capire, o meglio analizzare, com’è fatta: la rompo e mi rendo conto che si tratta di una cannuccia di legno con all’interno un sottile cilindro di grafite, in genere nera. Se posso – ma non credo – la ricompongo. Con la matita rotta non c’è nulla da fare: debbo ricorrere ad un’altra! Ne trovo una nuova – sintesi – e constato – valutazione – che scriveee!!! Cheffelicità!!! La prossima volta, se la matita non scrive, non la rompo! Ho capito che è un’operazione inutile! E che devo semplicemente ricorrere a un temperamatite! Non ridete! Anche le operazioni banali hanno la loro successione!

Ricorro a un altro esempio, meno banale. Un antico romano, resuscitato grazie a chissà quali sortilegi, ha a che fare con un’automobile! Che diavolo mai sarà? Con l’aiuto di uno di noi, conosce che si tratta di un’automobile e comprende a che cosa serve. Dopo un corso in un’autoscuola – ovviamente un po’ lunghetto, abituato com’è solo alle bighe – impara a guidarla: è la fase dell’applicazione. Allora finalmente corre tutto felice, ma ad un tratto – per Bacco – l’auto si ferma! Che cosa è successo? Procede all’analisi della situazione e si accorge che è finita la benzina! Per Diana! O, se volete, per Giove! Ma Giove non interviene! Sappiamo quali sono i suoi deboli! Lo avrebbe fatto solo se l’autista fosse stata una bella ragazza! E si sarebbe trasformato in un vigile premuroso… ma molto interessato! Insomma, spinge l’auto – è un antico romano, quindi è forte e robusto – fino al primo benzinaio e, come si suol dire, “fa il pieno”! E’ l’operazione del fare, quella della sintesi. Si rimette in auto, tutto felice, mette in moto e riparte! Quindi valuta che è tutto ok! E menomale che si tratta solo di sei operazioni! Con il signor Guilford non se la sarebbe cavata così facilmente! Hai voglia a percorrere i 120 gradini che lui ha contato!!! E chissà con quanto scrupolo!!!

Ma tutto ‘sto discorso a che serve? Sto pensando ai nostri insegnanti, maschi e femmine, altrimenti mi accusano di maschismo, aspiranti dirigenti scolastici… e me cojoni, come diciamo a Roma! Poverelli! In effetti, sono trattati peggio di un bambino di prima  primaria! In prima istanza debbono dimostrare che sanno conoscere! O meglio, nel loro caso – ma che diavolo di amministrazione abbiamo? – a ri-conoscere tra non so quante migliaia di item, quali sono quelli corretti! E’ il primo gradino di Bloom! E quello di tutti gli scienziati che si sono occupati del conoscere, dell’intellegere dei Latini! O meglio, forse di un sottogradino! Quello del semplice memorizzare! E di un memorizzare tutto strumentale, che richiede soltanto una delle forme prime, se non primordiali, pur se importantissime, dell’intelligenza, del conoscere e del comprendere!

Mi chiedo: ma in che mondo viviamo!? Povera nostra scuola! Avremo dirigenti prodigiosi per la memoria, ma… mi chiedo: un poverello, od una poverella, che non ha tanta memoria – e sarebbe il mio caso! Eppure so’ diventato ispettore!!! – che fine farà! E pensare che si tratta solo del primo gradino! Perché il bello, il concorso, che è una cosa seria, viene dopo! E allora saranno dolori! Auguri, carissimi! Datevi da fare! Memorizzate! Memorizzate! Memorizzate!

Gli indirizzi per la redazione del PTOF del Dirigente scolastico

Gli indirizzi per la redazione del PTOF del Dirigente scolastico

di Stefano Stefanel

 

         Il testo che propongo pubblicamente non è propriamente un articolo o un approfondimento, ma un punto all’ordine del giono del Collegio docenti e del Consiglio d’Istituto redatto in forma discorsiva anche nella sua versione ufficiale. Per poter realizzare un lavoro completo che coniughi innovazione e rigore ho deciso di dare al Collegio docenti e al Consiglio d’istituto gli indirizzi per il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (2019/2022) – da approvarsi entro il 31 ottobre 2018 – al termine del presente anno scolastico (Collegio docenti del 19 giugno 2018 e Consiglio d’Istituto del 27 giugno 2018) per permettere un’elaborazione estiva del documento, da limare poi nel primo periodo scolastico che – nel Liceo che dirigo – corrisponde anche al primo dei due periodi di valutazione (la scansione dei due periodi disomogenei è 11 settembre/31 ottobre e 2 novembre/11 giugno).

         Prima di emanare i nuovi indirizzi ho pensato fosse utile dare una lettura dei primi indirizzi (quelli per il PTOF 2016/2019) al fine di stabilire un’organica conseguenza a quanto progettato. E’ nato così il documento che allego e che costuisce già un piccolo Bilancio sociale non redatto per un pubblico ampio, ma per i pubblici più ristretti e riflessivi degli Organi Collegiali (Collegio docenti e Consiglio d’istituto). Il documento ha una prima parte in cui vengono analizzati nel dettaglio i primi indirizzi e una seconda parte in cui vengono comunicati i secondi indirizzi senza alcujna spiegazione, visto che sarà il corpo docenti a dare voce agli indirizzi nel documento ufficiale e conclusivo.

         Il documento di indirizzo è comunque già ordinato in funzione di una futura redazione del Bilancio sociale. Se poi verrà tutto cancellato da una nuova visione ministeriale della scuola questo sarà comunque stato un utile elemento di analisi.


PIANO TRIENNALE DELL’OFFERTA FORMATIVA
ANNI SCOLASTICI 2019/2020 – 2020/2021 – 2021/2022

da approvare entro il 31 ottobre 2018

 

INDIRIZZI PER LE ATTIVITA’ DELLA SCUOLA E DELLE SCELTE DI GESTIONE E DI AMMINISTRAZIONE

 

ANALISI DELLO STATO DI ATTUAZIONE DEL PTOF 2016/2019. Il Piano Triennale dell’Offerta Formativa per il periodo 2016/2019 è stato approvato dagli organi collegiali delle scuole in prima battuta entro il 16 gennaio 2016, in base alle linee di indirizzo date dal dirigente scolastico. Entro il 31 ottobre 2018 va approvato il nuovo Piano Triennale dell’Offerta Formativa, attivo dal 1° settembre 2019 al 31 agosto 2022. Non è dato di sapere oggi se sarà veramente così o se questa innovazione rimarrà relegata alla sola sua prima attuazione. Poiché, comunque, si rende necessario elaborare nuove linee di indirizzo che tengano conto di quanto avvenuto al Liceo Marinelli, delle novità intervenute (PON – Piano Operativo Nazionale, PNSD – Piano Nazionale Scuola Digitale, PNF – Piano Nazionale di Formazione, alternanza scuola-lavoro, ecc.), delle possibilità e necessità delle scuole, delle mutazioni anche notevoli in alcuni settori formativi, credo sia necessario analizzare preliminarmente il ruolo che hanno avuto nei primi due anni di attuazione del PTOF le “vecchie” linee di indirizzo, prima che il PTOF nuovo si affianchi all’ultimo anno del primo PTOF.

Riporto quindi in un unico testo in tabella tutte e dieci le mie Linee di indirizzo e poi ne analizzo lo sviluppo una per una.

 

INDIRIZZI PER IL PIANO TRIENNALE DELL’OFFERTA FORMATIVA

(Anni scolastici 2016/17 – 2017/18 – 2018/19)

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1. Mantenimento della seconda lingua comunitaria tra le opzioni e trasformazione delle stesse in insegnamenti opzionali (ai sensi del comma 28 dell’art 1. della legge n° 107/2015)

2. Integrazione nell’ambito di un curricolo plurilinguistico delle attività della scuola con ricadute sia formali (italiano, latino, inglese), sia non formali e informali (seconda lingua comunitaria, friulano, altre lingue anche solo introdotte a livello culturale, lingua madre)

3. Inserimento di tutte le attività della scuola nell’ambito di due diversi settori in cui gli apprendimenti formali-non formali e informali vengano tutti equamente e regolarmente valutati con attribuzione di voti o crediti disciplinari agli studenti:

a. Attività che hanno diretta incidenza sulle discipline curricolari ordinarie, che avranno la prevalenza anche nelle fonti di finanziamento e devono prevedere sempre valutazioni (voti o crediti disciplinari)

b. Attività di carattere formativo che non possono avere un riconoscimento nell’ambito dei curricoli ordinari del liceo e che avranno canali secondari di finanziamento

4. Personalizzazione delle attività della scuola riferite alle azioni di recupero degli studenti in difficoltà e di potenziamento degli studenti in posizione di eccellenza, ai sensi del comma n° 29 dell’art. 1 della legge 107/2015. Applicazione dei principi di trasparenza e tempestività previsti dal DPR 122/2009 nella valutazione riferita al percorso personalizzato dell’alunno, nell’ambito di una finalità liceale unica (apprendimento dello studente) in cui le procedure valutative costituiscano mero sostegno all’apprendimento e non elemento a se stante

5. Redazione e realizzazione di attività inserite all’interno di curricoli verticali in raccordo con le scuole secondarie di primo grado del territorio e con le università, che escano dalla logica del programma solo nominalmente modificato. Gestione diretta di materiali curricolari o editoriali prodotti nell’ambito del Liceo Marinelli con un’attinenza diretta con la didattica

6. Potenziamento delle attività attinenti al potenziamento dell’organico con le seguenti priorità, attivate dopo una precisa valutazione dei curricula presenti negli ambiti di scelta:

a. Area linguistica: docenti di inglese/tedesco ed eventualmente inglese/francese

b. Area scientifica (matematica e fisica ed eventualmente scienze)

c. Area artistica e umanistica (lettere ed eventualmente storia/filosofia, disegno e storia dell’arte)

7. Sviluppo di attività didattiche e formative connesse con l’utilizzo sistematico delle tecnologie sia a livello individuale sia a livello laboratoriale, con potenziamento della strumentazione di proprietà del Liceo nell’ambito di Piani di sviluppo e l’utilizzo sistematico di quanto di proprietà degli studenti (Comma 56 dell’art. 1 della legge 107/2009).

8. Inserimento delle attività della scuola dentro due periodi scrutinati disomogenei (inizio dell’attività didattica-fine ottobre, inizio di novembre fine della scuola) con una processuale diversificazione valutativa delle attività valutate dopo il 30 aprile e con uno sviluppo sistematico – soprattutto nel secondo periodo dell’ultimo anno – di quanto previsto al comma 30 dell’art. 1 della legge n° 107/2015.

9. Integrazione delle attività di alternanza scuola-lavoro e di orientamento nell’ambito del curricolo verticale e delle attività didattiche ordinarie (commi 33 e 35 dell’art. 1 della legge 107/2015). Avvio e processualizzazione ordinaria di prove scritte su più discipline con valutazioni distinte per ognuna delle discipline coinvolte (non più quesiti di materie diverse, ma un’unica prova che abbia una valutazione linguistica – italiano o inglese – e una valutazione contenutistica (altra disciplina)

10. Potenziamento, sviluppo o introduzione delle competenze nei settori tecnico e amministrativo ai fini della dematerializzazione, sburocratizzazione, semplificazione di tutta l’attività del Liceo in supporto all’azione didattica

 

LINEA DI INDIRIZZO N° 1 “Mantenimento della seconda lingua comunitaria tra le opzioni e trasformazione delle stesse in insegnamenti opzionali (ai sensi del comma 28 dell’art 1. della legge n° 107/2015)”.

 

La Riforma Gelmini ha tolto l’insegnamento delle seconde lingue comunitarie dall’organico dei Licei scientifici. A suo tempo (prima del mio arrivo) il Liceo Marinelli scelse la lingua inglese, trasformando la seconda lingua comunitaria (francese, tedesco, spagnolo) in corsi a pagamento inseriti per alcune classi nell’orario mattutino, passando così dalle 27 ore canoniche alle 30 con l’attività opzionale. A partire dall’anno scolastico 2018/19 gli alunni delle classi terze hanno potuto aggiungere una materia al proprio curricolo di studi e dunque reinserire la seconda lingua comunitaria tra le materie valutate. Il passaggio dall’opzionalità a pagamento all’obbligatorietà disciplinare, reso possibile dall’organico dell’autonomia che ha aggiunto due docenti di tedesco al Liceo Marinelli, è stato accompagnato da azioni di supporto, affinché l’opzione fosse scelta da studenti con buone competenze in seconda lingua, in modo che questa materia aggiuntiva fosse un elemento di solo arricchimento e non di appesantimento. Le ore aggiuntive settimanali saranno due portando il monte ore obbligatorio degli studenti che hanno aderito all’opzione a 32. Una parte delle ore sarà coperta con i docenti dell’organico dell’autonomia e una parte contrattualizzandone altri con fondi propri del Marinelli. Questi i numeri delle scelte:

  • Tedesco – 59
  • Francese – 16
  • Spagnolo – 24

 

LINEA DI INDIRIZZO N. 2. “Integrazione nell’ambito di un curricolo plurilinguistico delle attività della scuola con ricadute sia formali (italiano, latino, inglese), sia non formali e informali (seconda lingua comunitaria, friulano, altre lingue anche solo introdotte a livello culturale, lingua madre)”

 

La realizzazione di un reale pluringuismo si è dimostrata molto complessa e sta interessando solo una parte del Liceo, sia pure con esperienze molto innovative e coinvolgenti. Lo spettro plurilinguistico non è difficile da enunciare e studiare e il Liceo Marinelli ha dato vita fin dal suo avvio alla Settimana del pluringuismo (anche organizzando un Convegno), ma la penetrazione di una coscienza plurilinguistica nella scuola rimane parzialmente ostacolata da problemi di integrazione disciplinare di molti insegnanti anche di materie linguistiche. La Linea di indirizzo non si può ritenere pienamente applicata, anche se i grandi sforzi progettuali ed economici del Liceo sono evidenti e documentabili, ed hanno permesso un oggettivo miglioramento soprattutto degli studenti con maggiori competenze.

 

LINEA DI INDIRIZZO N. 3. “Inserimento di tutte le attività della scuola nell’ambito di due diversi settori in cui gli apprendimenti formali-non formali e informali vengano tutti equamente e regolarmente valutati con attribuzione di voti o crediti disciplinari agli studenti:

  1. Attività che hanno diretta incidenza sulle discipline curricolari ordinarie, che avranno la prevalenza anche nelle fonti di finanziamento e devono prevedere sempre valutazioni (voti o crediti disciplinari)
  2. Attività di carattere formativo che non possono avere un riconoscimento nell’ambito dei curricoli ordinari del liceo e che avranno canali secondari di finanziamento”

 

Lo sforzo del Liceo Marinelli in riferimento a questa Linea di indirizzo è stato notevole ed ha consentito significativi risultati, anche se l’enorme mole di attività, progetti e proposte spesso ha determinato difficoltà di rendicontazione e raccolta dati. Nel complesso però l’influenza del non formale e dell’informale è stata notevole e la sua ricaduta sullo sviluppo in senso positivo del Liceo è stata senza dubbio sensibile. E’ proprio lo sviluppo dell’informale e del non formale da parte del Liceo che ha permesso di intercettare le molte proposte del territorio e le linee di tendenza culturali e didattiche degli anni a venire.

 

LINEA DI INDIRIZZO N. 4. Personalizzazione delle attività della scuola riferite alle azioni di recupero degli studenti in difficoltà e di potenziamento degli studenti in posizione di eccellenza, ai sensi del comma n° 29 dell’art. 1 della legge 107/2015. Applicazione dei principi di trasparenza e tempestività previsti dal DPR 122/2009 nella valutazione riferita al percorso personalizzato dell’alunno, nell’ambito di una finalità liceale unica (apprendimento dello studente) in cui le procedure valutative costituiscano mero sostegno all’apprendimento e non elemento a sé stante

 

Le azioni messe in atto dal Liceo Marinelli sono state di altissimo livello, sia sul piano del recupero, – molto più efficace anche grazie alla diversa articolazione dei due periodi dell’anno scolastico – sia su quello della valorizzazione delle eccellenze che, secondo quanto deliberato, avrà la sua piena attuazione nel terzo anno del PTOF. Per quanto attiene alla valutazione si è sviluppata in modo sensibile e con piena coerenza dalla semplice misurazione ad un rapporto armonico tra misurazione, certificazione e valutazione come elemento finale del processo. In questo senso c’è stata una vera personalizzazione solo per una parte degli studenti del Liceo, ma in realtà azioni personalizzanti sono state messe in atto per tutti gli studenti del triennio, partendo dall’alternanza scuola lavoro e terminando nel lavoro del Piano per l’inclusione e il supporto all’orientamento e allo sviluppo delle proprie competenze. L’alternanza scuola lavoro sta rendendo irreversibile il processo di personalizzazione in senso positivo degli studenti del triennio (e dei loro curricoli). Inoltre è stato possibile aumentare le prestazioni didattiche degli studenti medi dentro un percorso di aumento degli studenti con risultati molto positivi.

 

LINEA DI INDIRIZZO N. 5. Redazione e realizzazione di attività inserite all’interno di curricoli verticali in raccordo con le scuole secondarie di primo grado del territorio e con le università, che escano dalla logica del programma solo nominalmente modificato. Gestione diretta di materiali curricolari o editoriali prodotti nell’ambito del Liceo Marinelli con un’attinenza diretta con la didattica

 

La linea di indirizzo è stata solo parzialmente attuata. La verticalità dei curricoli è solo teoricamente enunciata e comunque si lega spesso alla rielaborazione di programmi. Si sta tentando di rendere sempre meno occasionali i rapporti con l’università, anche attraverso l’interazione dei nostri docenti e con le attività di alternanza scuola lavoro. Notevole è stata invece la spinta verso pubblicazioni del Liceo Marinelli sia da parte degli studenti, sia da parte dei docenti.

 

LINEA DI INDIRIZZO N. 6. Potenziamento delle attività attinenti all’organico con le seguenti priorità, attivate dopo una precisa valutazione dei curricula presenti negli ambiti di scelta:

  1. Area linguistica: docenti di inglese/tedesco ed eventualmente inglese/francese
  2. Area scientifica (matematica e fisica ed eventualmente scienze)
  3. Area artistica e umanistica (lettere ed eventualmente storia/filosofia, disegno e storia dell’arte)

 

L’organico dell’autonomia assegnato al Liceo Marinelli ha rispecchiato per almeno 11/13 le richieste fatte tramite piattaforma. Ha toccato le seguenti discipline:ù

  • Tedesco (richiesto, anche se la materia non è curricolare nel Liceo scientifico): 2 docenti
  • Inglese: 2 docente
  • Matematica e fisica: 3 docenti
  • Fisica: 1 docente, che non è stato richiesto, ma che insegnando una materia presente nel Liceo scientifico è stato regolarmente inserito nell’organico
  • Italiano e latino: 1 docente
  • Filosofia e storia: 1 docente
  • Scienze naturali, chimiche e biologiche: 1 docente
  • Storia dell’arte: 1 docente non inseribile nell’organico ordinario in quanto la sua classe di concorso non è presente nel Liceo scientifico
  • Discipline pittoriche: 1 docente. In questo caso il Liceo Marinelli ha stipulato una convenzione con il Liceo artistico Sello di Udine (ai sensi dell’art. 7 del DPR 275/99) e pertanto la docente di discipline pittoriche svolge la sua attività al Liceo artistico e un altro insegnante di fisica è entrato nell’organico del Liceo scientifico sia pure attraverso un profilo progettuale

La situazione creatasi oltre a rispecchiare le reali esigenze del Liceo Marinelli ha anche permesso di attuare azioni di recupero in matematica e fisica, potenziamenti linguistici di vasta portata e un abbattimento della quota richiesta ai genitori per l’insegnamento della seconda lingua comunitaria nel biennio. Inoltre lo sviluppo di progetti e e di azioni di miglioramento è stato reso possibile dall’ottimo personale docente entrato al Liceo Marinelli attraverso l’organico dell’autonomia. Una certa criticità si è solo avuta dal regime di part time delle docenti di tedesco, che ha costretto ad una ricerca di supplenti in una classe di concorso quasi esaurita, con inevitabili difficoltà nell’offerta formativa.

Per il Liceo Marinelli di Udine tornare alla situazione pre-organico dell’autonomia sarebbe veramente complesso, poiché grazie ad esso si sono trasferita ore nella progettualità per circa 50 degli oltre 100 docenti della scuola, visto che l’organico è stato spalmato attraverso esoneri orari e non lasciato interamente sui 13 insegnanti aggiuntivi. Questo ha favorito la crescita e lo sviluppo delle iniziative offerte agli studenti.

 

LINEA DI INDIRIZZO N. 7. Sviluppo di attività didattiche e formative connesse con l’utilizzo sistematico delle tecnologie sia a livello individuale sia a livello laboratoriale, con potenziamento della strumentazione di proprietà del Liceo nell’ambito di Piani di sviluppo e l’utilizzo sistematico di quanto di proprietà degli studenti (Comma 56 dell’art. 1 della legge 107/2009).

 

L’azione di deregolamentazione a fronte della strutturale trasformazione informatica in atto colloca il Liceo Marinelli a livelli altissimi di BYOD. L’azione monitorante dell’animatrice digitale ha permesso di analizzare in tempo reale i mutamenti nella penetrazione del BYOD nel Liceo. verificare il veloce sviluppo del digitale andando verso un’integrazione sempre più didatticamente significativa tra gli studenti, i docenti e le tecnologie. L’integrazione di studenti e docenti con le tecnologie mostra un velocissimo sviluppo di competenze digitali e l’utilizzo di nuovi ambienti per l’apprendimento. Anche in questo caso il ritorno al passato provocherebbe nel Liceo Marinelli molti problemi, perché il rapporto con le tecnologie è quotidiano, ordinato e in costante sviluppo.

 

LINEA DI INDIRIZZO N. 8. Inserimento delle attività della scuola dentro due periodi scrutinati disomogenei (inizio dell’attività didattica-fine ottobre, inizio di novembre fine della scuola) con una processuale diversificazione valutativa delle attività valutate dopo il 30 aprile e con uno sviluppo sistematico – soprattutto nel secondo periodo dell’ultimo anno – di quanto previsto dal comma 30 dell’art. 1 della legge n° 107/2015.

 

I risultati della periodizzazione atipica sono sotto gli occhi di tutti e i ritmi del Liceo Marinelli sono fortemente cambiati a favore di un apprendimento in cui la valutazione sia un supporto e non un fine. Inoltre l’assenza nei mesi di dicembre e gennaio di azioni valutative ha permesso un grosso sviluppo di attività di alto livello nell’istituto. La processuale diversificazione valutativa dopo il 30 aprile risulta non accettata per diversi docenti.

 

LINEA DI INDIRIZZO N. 9. Integrazione delle attività di alternanza scuola-lavoro e di orientamento nell’ambito del curricolo verticale e delle attività didattiche ordinarie (commi 33 e 35 dell’art. 1 della legge 107/2015). Avvio e processualizzazione ordinaria di prove scritte su più discipline con valutazioni distinte per ognuna delle discipline coinvolte (non più quesiti di materie diverse, ma un’unica prova che abbia una valutazione linguistica – italiano o inglese – e una valutazione contenutistica (altra disciplina)

 

La linea di indirizzo è stata solo parzialmente attuata. La pluridisciplinarietà nei primi due anni PTOF ha solo mosso i primi passi. La logica del “compito in classe” ancora condiziona il sistema di valutazione, che non riesce ad evolvere su forme ordinarie e pienamente sviluppate di valutazioni di processo. Il forte impatto dell’alternanza scuola lavoro sugli studenti e sulla scuola ha avuto un ritorno valutativo ancora in fase di sistematizzazione, che nel terzo anno del PTOF avrà uno sviluppo più sistematico.

 

LINEA DI INDIRIZZO N. 10. Potenziamento, sviluppo o introduzione delle competenze nei settori tecnico e amministrativo ai fini della dematerializzazione, sburocratizzazione, semplificazione di tutta l’attività del Liceo in supporto all’azione didattica

 

La linea di indirizzo è stata nel complesso attuata con successo. Per sua natura il personale amministrativo ha una predilezione per il cartaceo, ma si deve notare come professionalità e disponibilità del personale abbiano comunque trasformato il Liceo Marinelli in una scuola che regge strutture complesse territoriali grazie al lavoro amministrativo. L’attuazione dei PON, del PNSD, del PNF di Ambito sono solo alcuni degli elementi di forza della struttura in applicazione della linea di indirizzo. Qualora da parte ministeriale vi fosse un rallentamento e una razionalizzazione nella trasmissione di incombenze alle segreterie delle scuole il Liceo Marinelli potrebbe raggiungere una situazione di standard amministrativo nettamente al di sopra di tutte le scuole della Regione e di gran parte delle scuole d’Italia.

 


 

INDIRIZZI PTOF 2019/2022. Dopo aver attentamente valutato quanto sopra esposto emano i seguenti indirizzi affinché si possa redigere con piena trasparenza e attraverso documenti condivisi il prossimo PTOF.

 

  1. Organizzazione della valutazione degli apprendimenti dentro chiari criteri d’istituto che permettano la valutazione complessiva dello studente con modalità di tipo processuale al fine della personalizzazione e valorizzazione dello studente o del suo recupero, utilizzando la disomogeneità dei periodi di valutazione nell’ambito di una diagnosi iniziale (da effettuarsi entro la fine di ottobre) e di una sintesi finale, che raccolga anche l’informale e il non formale.
  2. Raccordo – attraverso supporti d’istituto e di dipartimento – tra le esperienze di progetto, di attività e di alternanza scuola lavoro e le attività ordinarie, al fine anche di una chiara e condivisa valutazione degli apprendimenti che raccolga tutti gli elementi utili al curriculum formale e sostanziale dello studente.
  3. Potenziamento del raccordo tra curricoli e progetti attraverso un uso espansivo dell’organico dell’autonomia e delle potenzialità del Liceo, per creare le opportunità migliori per gli studenti e per i docenti, dentro un’idea di Liceo come centro culturale permanente e di territorio.
  4. Sviluppo di curricoli plurilinguistici e pluridisciplinari per restituire le discipline liceali alla loro oggettiva costruzione di percorsi di apprendimento completi e fortemente orientanti a fini universitari.
  5. Incentivazione – anche attraverso il supporto economico del Liceo – alla creazione di testi cartacei ed on line che permettano la migliore espressione culturale del Liceo anche in forma pubblica. Sviluppo ulteriore delle attività di formazione del personale docente che negli ultimi anni ha aderito in questo modo alla formazione:
    1. A.S 2016/17 – 4210
    2. A.S 2017/18 – 3322 (dato ancora parziale)
  6. Sviluppo delle pratiche BYOD anche attraverso i PON, il PNSD e il PNF al fine di creare un passaggio armonico tra l’enciclopedismo di tipo cartaceo e una nuova azione sulle fonti nata nell’ambito multimediale.
  7. Potenziamento delle azioni di smaterializzazione degli uffici e spinta verso un’azione di collaborazione con gli istituti dell’Ambito n° 8 del Fvg per l’attività amministrativa.
  8. Creazione di strumenti di valutazione e autovalutazione del PTOF del Liceo per una sua eventuale modifica in itinere utilizzando gli strumenti ministeriali (RAV e PDM) ed attivando una serrata comunicazione pubblica che abbia il suo elemento conclusivo nel Bilancio sociale.