Archivi categoria: Rubriche

T. Cantelmi – V. Carpino, Amore tecnoliquido

Tonino Cantelmi e Valeria Carpino, Amore tecnoliquido. L’evoluzione dei rapporti interpersonali tra social, cybersex e intelligenza artificiale. edizioni FrancoAngeli, 2020

…Amore tecnoliquido è un viaggio tra le nuove modalità dell’essere sociale. Si è sempre più connessi, isolati dalla realtà e soli.
Questa continua evoluzione riuscirà a estinguere il bisogno umano di relazioni d’amore autentiche?
Nel nuovo millennio la comunicazione è immediata e tecnomediata. Il digitale ha modificato l’amicizia, le relazioni, l’amore, la sessualità…Ma come è mutata la mente? Come si modifica l’identità? Essere connessi è sinonimo di socialità o solo di tecnosocialità? Le relazioni sono soddisfacenti?
E la sessualità tecnomediata è appagante? Saranno possibili relazioni con gli umanoidi? A quindici anni dalla pubblicazione del volume Tradimento on line, Amore tecnoliquido è un viaggio tra le nuove modalità dell’essere sociale. Si è sempre più connessi, isolati dalla realtà e soli. Ci si cerca, ci si trova, ci si lascia, ci si cerca nuovamente per tentare di istaurare legami che non siano troppo stretti ma sostituibili e intercambiabili, in formato tascabile. Questa continua evoluzione riuscirà ad estinguere il bisogno umano di relazioni d’amore autentiche?

Mobilità 2020/2021

Calendario Mobilità

a cura di Dario Cillo

Utilizzazioni e Assegnazioni provvisorie

In data 8 luglio 2020 è stato sottoscritto il CCNI concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale docente, educativo ed A.T.A. in vigore per gli anni scolastici relativi al triennio 2019/20, 2020/21 e 2021/22.

Tipo di personaleTermine presentazione domande
Personale Docente
Scuola Infanzia e Primaria
dal 13 al 24 luglio 2020
Personale Docente
Scuola Secondaria I e II Grado
dal 13 al 24 luglio 2020
Personale Educativodal 13 al 24 luglio 2020
Personale IRC
Personale ATAdal 13 al 24 luglio 2020

Mobilità 2020-2021 – Ministero Istruzione


6 luglioTermine presentazione domandeTermine acquisizione domandeDiffusione risultati
Docenti Scuola Infanzia (1)
28 marzo  – 21 aprile5 giugno29 giugno
Docenti Scuola Primaria (1)
28 marzo – 21 aprile5 giugno29 giugno
Docenti Scuola Secondaria I grado (2)
28 marzo – 21 aprile5 giugno29 giugno
Docenti Scuola Secondaria II grado (2)
28 marzo – 21 aprile5 giugno29 giugno
Docenti Discipline spec. Licei Musicali
28 marzo – 21 aprile5 giugno29 giugno
Personale Educativo (3)
4 – 28 maggio22 giugno10 luglio
Personale ATA (4)1 – 27 aprile8 giugno6 luglio
Personale IRC (5)13 aprile – 15 maggio19 giugno1 luglio

NB: Sono indicate in rosso le date che hanno subito variazioni


(1) Il dirigente scolastico competente provvede, entro i 15 giorni successivi al termine fissato dall’O.M. per la presentazione delle domande di mobilità, alla formazione e pubblicazione all’albo dell’istituzione scolastica delle graduatorie comprendenti sia agli insegnanti titolari su scuola, sia i docenti titolari di incarico triennale. (art. 19, c. 4, CCNI)

(2) I dirigenti scolastici, entro i 15 giorni successivi alla scadenza delle domande di trasferimento, formulano e affiggono all’Albo le graduatorie per l’individuazione dei soprannumerari comprendenti sia i docenti titolari su scuola sia i docenti con incarico triennale. (art. 21, c. 3, CCNI)

(3) Il dirigente scolastico competente, provvede – entro 10 giorni dalla data di pubblicazione della tabella organica – alla formazione e pubblicazione all’albo della direzione delle graduatorie relative al personale educativo interessato al fenomeno delle soppressioni. (art. 31, c. 4, CCNI)

(4) I dirigenti scolastici, entro i 15 giorni successivi alla scadenza delle domande di trasferimento, formulano e affiggono all’albo le graduatorie per l’individuazione dei perdenti posto. (art. 45, c. 5, CCNI)

(5) Gli insegnanti di religione cattolica che si vengano a trovare in posizione di soprannumero rispetto alle dotazioni organiche di ogni singola diocesi sono individuati sulla base della graduatoria articolata per ambiti territoriali diocesani, predisposta dall’Ufficio scolastico regionale competente. (art. 27, c. 7, CCNI)


Scuola, pubblicati i risultati della mobilità degli ATA: soddisfatto oltre il 79% delle domande

Pubblicati il 6 luglio gli esiti della mobilità del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) per l’anno scolastico 2020/2021.

Le domande elaborate quest’anno sono state 26.326, delle quali 25.341 per la mobilità territoriale e 985 per quella professionale. I dipendenti ATA effettivamente coinvolti – al netto delle domande non accoglibili – sono stati 23.925 (15.789 donne e 8.136 uomini).

Le domande soddisfatte a livello nazionale sono state 18.924 (di cui 343 mobilità professionale), pari a oltre il 79% del totale del personale ATA che ha partecipato alla mobilità ordinaria. Nel dettaglio, sono state accolte 18.581 domande di mobilità territoriale, il 73% di quelle presentate. I soddisfatti nella mobilità provinciale sono stati 16.617, quelli nella mobilità interprovinciale sono stati 2.307 di cui 1.654 fuori regione.


Scuola, pubblicati il 29 giugno i risultati della mobilità dei docenti: soddisfatto oltre il 55% degli insegnanti. Per 8.000 ok a spostamento in altra Regione. Azzolina: “Importante aver garantito la procedura. Ora avanti con le assunzioni”

Oltre il 55% delle richieste soddisfatte. È il dato che emerge dall’analisi degli esiti della mobilità dei docenti per l’anno scolastico 2020/2021 pubblicati oggi. Quest’anno sono state 108.676 le domande elaborate, di cui 90.306 per la mobilità territoriale e 18.370 per quella professionale. Oltre 96mila i docenti effettivamente coinvolti – al netto delle domande non accoglibili – 78.881 le donne e 17.696 gli uomini. Le domande soddisfatte a livello nazionale sono state 55.008, pari a oltre il 55% del totale dei docenti che hanno partecipato alla mobilità ordinaria. Nel dettaglio, sono state accolte 49.053 domande di mobilità territoriale, il 54,3% di quelle presentate, per un totale di 8.000 spostamenti circa fuori Regione garantiti agli insegnanti.

“Aver garantito la procedura mobilità è stato importante e non scontato, dato che eravamo in piena emergenza sanitaria – sottolinea la Ministra Lucia Azzolina -. Il Ministero ha svolto un grande lavoro, ha supportato il personale, ha portato avanti un’operazione normalmente ordinaria in tempi straordinari. Oggi questo risultato può sembrare scontato, ma ricordo che qualche mese fa non era considerato tale. Abbiamo garantito i diritti degli insegnanti, per 8mila di loro c’è uno spostamento fuori Regione che significa riavvicinamento a casa. Ora lavoriamo per le assunzioni da fare questa estate anche in vista della ripresa di settembre”.



Mobilità dei docenti 2020/2021: 110.940 le domande inoltrate. Oltre 45mila quelle per la scuola secondaria di II grado

(27 aprile 2020) Sono state complessivamente 110.940 le domande di mobilità presentate dai docenti per l’anno scolastico 2020/2021. Di queste, 271 sono state effettuate con delega: il docente si è avvalso di un delegato per la presentazione. Le domande sono state presentate sia per spostamenti territoriali (82% delle richieste), che per passaggi di ruolo e passaggi di cattedra.

Per presentare la domanda c’era tempo dal 28 marzo al 21 aprile scorso. Il maggior numero di richieste è stato presentato per la scuola secondaria di II grado (45.409). Seguono le domande per la scuola primaria (31.539), quelle per la secondaria di I grado (20.325) e, infine, le domande per la scuola dell’infanzia (13.667). I risultati della mobilità saranno pubblicati il 26 giugno.


Scuola, Ministero: su mobilità ci sarà supporto per il personale con help desk e guida alla compilazione della domanda

(24 marzo 2020) Con riferimento alla mobilità 2020/2021 del personale della scuola (docenti, personale educativo e Ata) il Ministero dell’Istruzione fa sapere che ci sarà il massimo impegno per supportare i dipendenti coinvolti. Si lavora, infatti, a sistemi di aiuto per la compilazione delle domande. Si va dall’attivazione di help desk su base regionale, a una guida con le istruzioni dettagliate, per aiutare chi dovesse incontrare difficoltà.

Si ricorda che è già previsto, da anni, che la domanda sia compilata online, in versione digitale. Si tratta di una mobilità ordinaria, di una procedura che si verifica tutti gli anni, nel rispetto e sulla base del Contratto collettivo nazionale integrativo firmato dal Ministero con le organizzazioni sindacali. L’ultimo è stato siglato il 6 marzo del 2019, un anno fa. Sono procedure note. L’ordinanza ministeriale di ieri non fa che declinarne termini e modalità.

Sulla mobilità il Ministero si è mosso nel rispetto delle aspettative e dei diritti di quanti vogliono poter chiedere il cambio di sede, in vista del prossimo anno scolastico, come è sempre avvenuto, ogni anno. Rinunciare all’apertura dei termini per la presentazione delle domande avrebbe significato il blocco totale della mobilità per l’anno in corso e avrebbe comportato un grosso disagio, nonché la lesione di un diritto per migliaia di persone. Farla saltare o slittare ulteriormente avrebbe impattato poi negativamente sull’avvio del prossimo anno scolastico, il 2020/2021, a danno degli studenti e di tutto il personale. La mobilità è, infatti, passaggio necessario, come noto, per poter definire gli organici per il prossimo anno. 

Con riferimento alle polemiche sul mancato confronto con il sindacato, il Ministero sottolinea che le organizzazioni sindacali, il 5 marzo scorso, hanno partecipato a un incontro in cui sono state concordate le modalità e anche lo slittamento temporale dei termini di presentazione delle domande di mobilità per l’anno 2020/2021, proprio per tenere conto dell’emergenza in atto che non deve, però, e non può immobilizzare lo Stato: tanti dipendenti stanno lavorando, in modalità agile o in presenza, per garantire che procedure come questa possano avvenire. 

La sollecitazione a spostare in avanti le date di presentazione delle domande è stata pienamente accolta, modificando l’iniziale bozza di ordinanza. E il Ministero ha anche contattato le proprie sedi periferiche per assicurarsi che tutto possa svolgersi come dovuto. E si impegna, sin da ora, per monitorare tutte le attività e il buon esito delle operazioni, sperando in un fattivo e sinergico impegno dell’Amministrazione e delle Parti Sociali.


Scuola, pubblicata l’ordinanza sulla mobilità. Per i docenti domande dal 28 marzo al 21 aprile

Disponibile l’Ordinanza relativa alla mobilità del personale docente, educativo ed Ausiliario,Tecnico e Amministrativo (ATA) per l’anno scolastico 2020/2021.

Disponibile anche l’ordinanza per i docenti di religione cattolica. Il personale docente potrà presentare domanda dal 28 marzo al 21 aprile 2020. Entro il 5 giugno si concluderanno gli adempimenti di competenza degli uffici periferici del Ministero. Gli esiti della mobilità saranno pubblicati il 26 giugno.

Il personale educativo potrà fare domanda nel periodo 4-28 maggio 2020, gli adempimenti saranno chiusi il 22 giugno, la pubblicazione dei movimenti avverrà il 10 luglio.

Gli A.T.A. potranno presentare domanda fra l’1 e il 27 aprile 2020, gli adempimenti saranno chiusi entro l’8 giugno, gli esiti saranno pubblicati il 2 luglio.

Per i docenti di religione cattolica, la presentazione delle domande è prevista dal 13 aprile al 15 maggio 2020. Mentre gli esiti dei movimenti saranno pubblicati l’1 luglio 2020.

La scuola del Grande Fratello?

La scuola del Grande Fratello?

di Maurizio Tiriticco

Quando leggo sui quotidiani delle modalità di riapertura del prossimo anno scolastico, o meglio della concreta organizzazione dell’aula, confesso che sono molto preoccupato. Aule trasformate in camere di ospedale??? In effetti – copio dal web – “nelle camere di degenza la superficie del pavimento non deve essere inferiore a 7 mq. per letto nelle camere a letti plurimi e a 9 mq. per letto nelle camere ad un letto. In ogni camera di degenza non possono essere collocati più di 4 letti e sempre che la superficie del pavimento sia di 7 mq. per posto letto; diversamente il numero dei letti da collocare deve essere proporzionato a tale superficie…”. Ed analoghe previsioni dovranno valereper le nostre aule scolastiche? Insomma: ciò che conterà sarà solo un puntiglioso rispetto di adeguate distanze interpersonali, mascherine e non so quali altre diavolerie?Pertanto, tutto ciò che da sempre è una classe di alunni attiva in un’aula scolastica verrà deliberatamente e – direi – violentemente cancellato! Addio alla disciplina, anche se avolte di facciata! Addio al parlarsi sotto il banco mentre l’insegnate spiega, addio a pizzicotti, spintoni! Addio allecorse in corridoio dopo la campanella che segna l’attesa ricreazione! Tutti/e ubbidienti soldatini/e mascherati/e!

Ma non è finita qui! “La distanza di un metro da bocca a bocca sarà statico o sarà dinamico?”: si chiede Antonello Giannelli presidente dell’Associazione Nazionale Presidi. Ma è un interrogativo che – con molti altri – avanzano anche i DS dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici. Ma anche gli stessi insegnanti! Mah! Sarà il trionfo dell’immobilità e del silenzio? Purtroppo, a mio vedere, sarà anche la fine di tanti anni di ricerca pedagogica e di tante esperienze didattiche! Addio a Makarenko e al suo “Poema pedagogico”! Addio a Freinet che ha introdotto nell’aula il lavoro cooperativo e la “tecnica della tipografia”. Addio alla Montessori, a Piaget e alla sua polemica con Vigotskij: viene prima la Persona o la Società? Addio a Dewey, a Bloom e a Bruner! Addio a Don Milani! Insomma a decenni di ricerca pedagogica! Di entusiasmi pedagogici! Di tanti preziosi suggerimenti didattici! Di tante fruttuose sperimentazioni!

Non vorrei che a breve nelle nostre scuole si cancellassero addirittura, per necessità e per legge, i naturali rapporti interpersonali, quelli che costituiscono la radice prima dello sviluppo dei rapporti sociali. E si imponessero, invece, i “non” rapporti, di cui al “Big Brother”, creato da George Orwell per il suo “1984”. Nello Stato assoluto e totalitario di Oceania ciascun fratello – quale ironia – è costantemente controllato, anzi spiato, dall’Autorità. E non gode di alcuna autonomia. Perchéciascuno è perseguitato dallo slogan “Il Grande Fratello vi guarda”!

E questa dovrebbe essere la realtà del nostro vivere quotidiano? Si comincia dalla scuola, per passare poi al contesto sociale? E non solo! Forse avremmo bisogno di un novello Hitler! Lui sì che sapeva tutto di come organizzare la vita delle persone! Dei nuovi nati si salvavano solo i biondi in ottima salute! Gli altri? Allo scarico! Ora… “a parte ischerzi” – come diiimo a Roma – pare che ‘sto Covid19, e poi 20, 21 e così via, sia il segno distintivo della civiltà del Terzo Millennio! Civiltà? E siamo solo ai primi anni venti…

Che, però, mi ricordano altri anni venti. Quando nel 1927 Fritz Lang diresse Metropolis, uno stupendo film muto. Vi si immagina il futuro del prossimo 2026. Ci siamo vicini: un mondo in cui pochi ricchi impongono a milioni di poveri di lavorare per loro in un clima di assoluta tirannia. Si tratta di un film magistrale. E il web ci dice che film è tra le opere simbolo del cinema espressionista ed è universalmente riconosciuto come modello di gran parte del cinema di fantascienza.

Mah! Speriamo che la nostra scuola non diventi una cosa fantascientifica!

FAQ Handicap e Scuola – 65

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Lo studente  che ho seguito come docente di sostegno ha da poco sostenuto l’esame di maturità e io sono stata nominata come assistente alla prova d’esame. La Presidente di Commissione non mi ha permesso di partecipare alla scelta del materiale per la terza parte del colloquio e mi ha congedata senza comunicarmi l’esito dell’esame dell’alunno; lo stesso hanno fatto i commissari, miei colleghi da anni.Pertanto le chiedo: poteva la Commissione impedire alla docente di sostegno di partecipare alla scelta del materiale e rifiutarsi di comunicare l’esito dell’esame con la scusa della possibile fuga di notizie prima della pubblicazione degli esiti?

In sede di esame di Stato, lei è stata convocata, coerentemente con quanto stabilito dalla normativa vigente, in qualità di “esperta”, così come specificato al comma 4 dell’art. 19 dell’OM 10/2020. Tale comma stabilisce che, per la predisposizione e per lo svolgimento della prova d’esame, “la commissione può avvalersi del supporto dei docenti e degli esperti che hanno seguito lo studente durante l’anno scolastico. Il docente di sostegno e le eventuali altre figure a supporto dello studente con disabilità sono nominati dal presidente della commissione sulla base delle indicazioni del documento del consiglio di classe, acquisito il parere della commissione”. La sua presenza non è, quindi, di “membro aggregato della commissione”, bensì di esperto convocato dalla stessa; tanto è vero che verrà retribuita solo per il giorno di assistenza e non per altre attività della commissione, di cui non fa parte; quindi il comportamento del presidente e dei colleghi della commissione è legittimo.


Sono la mamma di bambino a cui è stata riconosciuta l’nvalidità civile. A settembre mio figlio comincerà la prima elementare in una scuola paritaria fuori dal nostro comune di residenza.Volevo chiedere due informazioniLa prima è che una scuola, sempre paritaria, in cui avevamo già pagato la preiscrizione l’anno scorso, ha rifiutato l iscrizione di entrambe i miei figli (sono gemelli e anche l’altro, non ha la certificazione, ma è comunque seguito da un neuropsichiatra e da uno psicoterapeuta) perché non hanno i fondi per il sostegno. Nonostante la nostra volontà di cercare una persona, anche a nostre spese, il preside ci ha chiuso la porta in faccia. Volevo sapere a chi potevamo denunciare l’accaduto, visto che ai miei figli è stato negato il diritto allo studio.La seconda informazione riguarda al tipo di richiesta per un aiuto economico che possiamo fare al nostro comune di residenza . Nella scuola in cui sono finalmente iscritti non riescono a coprire tutto il monte ore. Si sono comunque presi l impegno di chiedere al loro comune un aiuto e a noi han chiesto di fare lo stesso. Possiamo farlo anche se la scuola è in un altro comune e non è statale?

Se la scuola, alla quale avete iscritto ora i vostri figli, è, oltre che paritaria, anche parificata, essa ha diritto ad avere pagato il sostegno (docente) da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR); potreste richiedere i soldi pagati alla scuola precedente, anche se essa era solo paritaria oppure anche parificata.  La scuola paritaria non può rifiutare l’iscrizione di alunni con disabilità: ciò è in contrasto con quanto disposto dalla legge 62/2000 ed è una palese forma di discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. La denuncia, per il rifiuto dell’iscrizione, può essere inoltrata alla Procura della Repubblica, mentre per la discriminazione il ricorso va inoltrato al tribunale civile. Per quanto riguarda, invece, il secondo quesito, ovvero la richiesta di aiuto economico, è da precisarsi la finalità. Se l’aiuto economico riguarda il poter supportare la retta per il docente incaricato su posto di sostegno, tale cifra potrebbe essere garantita dall’USR, come indicano numerose sentenze; se, invece, tale richiesta concerne la possibilità di fruire di figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale di suo figlio, e se il comune dove ha sede la scuola vi dà poche ore o non ve ne vuole assegnare, allora sarà il Comune di residenza che, su specifica richiesta, dovrà garantire la figura addetta all’assistenza, anche se la scuola è situata in altro comune o in altra Regione. Anche in tal senso sono state emanate numerose sentenze.


Sono un docente curriculare di un istituto di Istruzione Secondaria di II Grado. In seguito alle legge 41/2020 (articolo 1 comma 4-ter) che ha convertito, con modifiche,  il decreto legge 8 aprile 2020, sono pervenute alla scuola numerose richieste di genitori di studenti diversamente abili, al fine di consentire la reiscrizione dei figli con disabilità al “medesimo anno di corso frequentato nell’anno scolastico 2019/2020”. Vi chiedo se ritenete possibile, anche alla luce della successiva nota ministeriale esplicativa (n. 793; 08/06/2020), l’accoglimento delle richieste presentate dopo lo scrutinio finale e, soprattutto, nel caso in cui gli alunni abbiano conseguito “gli obiettivi didattici e inclusivi”e, dunque, non sia stato verbalizzato dai consigli di classe “il mancato conseguimento” degli stessi. I consigli di classe, in assenza di valutazioni insufficienti, riguardanti anche gli obiettivi di inclusione, non avevano proposto la reiscrizione al medesimo anno scolastico,   “subordinata alla richiesta delle famiglia/in acquisizione del parere GLO” (secondo la formula suggerita,  per altra situazione, dalla summenzionata Nota).

Coerentemente con quanto disposto dalla legge 41/2020 e dalle successive Note ministeriali (la Nota 793/2020 e la Nota 1068/2020), la reiscrizione, limitatamente all’a.s. 2019-2020, è atto che segue l’ammissione alla classe successiva (ammissione prevista dall’OM 11/2020). La procedura, indicata dal ministero, prevede che dopo l’ammissione alla classe successiva o la promozione all’esame di Stato, la famiglia, se lo ritiene necessario e sulla base delle norme sopra indicate, possa formulare domanda motivata di “reiscrizione” al Dirigente scolastico, il quale, acquisiti il parere del GLO e del Consiglio di classe, sulla base dei pareri ottenuti valuta l’opportunità della reiscrizione al medesimo anno di corso frequentato nell’a.s. 2019-2020. Se dai dati acquisiti risulta che lo studente non ha raggiunto, per un qualunque (ma anche dichiarato) motivo, gli obiettivi del suo PEI, il D.S. è tenuto ad autorizzare la “reiscrizione”; se, invece, non ritenesse opportuna la reiscrizione, deve formulare, in modo analitico, le motivazioni del suo diniego, non potendosi trincerare dietro alcuna espressione generica, del tipo “non sussistono le condizioni per la reiscrizione” (che, di fatto, è una ripetenza sollecitata), in quanto risulterebbe passibile di ricorso vittorioso al TAR da parte della famiglia. Purtroppo questa è la norma e, anche se non condivisibile da parte nostra, essa deve essere applicata, a meno che la scuola non intenda impugnarla in Corte costituzionale.


Sono un insegnante di sostegno , desirerei avere chiarimenti in merito ad un alunno che l’anno scorso non è mai venuto a scuola e vorrebbe ri frequentare l’anno . Cosa bisogna fare per iscriverlo. Quali sono i riferimenti normativi a tale riguardo?

Non avendo l’alunno frequentato per tutto l’anno scolastico (e ipotizzando che trattasi di studente della scuola secondaria di primo o di secondo grado), il Consiglio di classe avrebbe dovuto applicare quanto indicato dall’articolo 3, c. 7 dell’O.M. 11/2020 che si riporta: “Nei casi in cui i docenti del consiglio di classe non siano in possesso di alcun elemento valutativo relativo all’alunno, per cause non imputabili alle difficoltà legate alla disponibilità di apparecchiature tecnologiche ovvero alla connettività di rete, bensì a situazioni di mancata o sporadica frequenza delle attività didattiche, già perduranti e opportunamente verbalizzate per il primo periodo didattico, il consiglio di classe, con motivazione espressa all’unanimità, può non ammettere l’alunno alla classe successiva”. Come indicato dalla legge 41/2020 e dalle successive Note, la reiscrizione non riguarda gli insegnanti; è la famiglia che invia richiesta al DS il quale, sentiti il GLO e il Consiglio di classe, valuta l’opportunità o meno della reiscrizione. 


Sono una docente di sostegno di un istituto di istruzione Secondaria di II grado. Ogni giorno sento ripetere dai colleghi curricolari la frase: “L’alunno con programmazione differenziata non può prendere 10 in alcune o tutte le materie in sede di scrutinio intermedio o finale altrimenti si dovrebbe riformulare il PEI, che da differenziato dovrebbe diventare per obiettivi minimi!!”. A me sembra un’assurdità. Perché l’alunno non può conseguire ottimi risultati in base a quella che è  una programmazione che risponde alle proprie e reali capacità e potenzialità,  così come i compagni normodotati? Perché, ad esempio, un alunno che nel PEI differenziato ha come obiettivo saper contare fino a 20 e alla fine dell’anno riesce a farlo,  non dovrebbe prendere 10 in matematica? E così per le altre materie..

Concordiamo con lei: affermare che uno studente (e vale per tutti, ovviamente) non possa vedersi riconosciuto un 10 a fronte di obiettivi raggiunti non soltanto è paradossale, ma, a nostro parere, è discriminante. E ciò vale anche per lo studente con PEI differenziato: se lo studente raggiunge gli obiettivi per lui indicati, gli deve essere riconosciuto il massimo dei voti, esattamente come avviene per gli altri, che raggiungono in modo eccellente gli obiettivi previsti.


Sono un’insegnante di sostegno di scuola secondaria di I grado e vorrei sapere se, nel momento in cui una famiglia di un alunno DVA, fa richiesta scritta alla scuola (DS, CdC) che il proprio figlio sia esonerato dallo studio della seconda lingua straniera e in sostituzione a questa svolga un’attività alternativa (programmata nel PEI), spetta obbligatoriamente ed esclusivamente al docente di sostegno attuare l’attività prevista,  oppure, l’alunno può essere preso in carico anche da un altro insegnante (curricolare) che,  per completare il proprio orario di servizio (18 h di cattedra), abbia ore a disposizione

Precisiamo che la questione qui posta è diversa da quella che riguarda gli alunni con diagnosi di DSA, per i quali, sulla base di uno specifico iter e di quanto indicato nella diagnosi, può essere accolta dal Consiglio di classe la richiesta di “esonero” dall’insegnamento delle lingue straniere e, di conseguenza, essere adottata una programmazione differenziata per il tempo-scuola corrispondente alla o alle lingua/e straniera/e. Non così per gli alunni con disabilità: precisiamo, infatti, che per gli alunni con disabilità non è previsto alcun esonero e che per ogni momento del tempo-scuola devono essere programmate attività formative “individualizzate”, indicate nel Piano educativo individualizzato. Non possono essere accolte, pertanto, richieste da parte dei genitori; è invece il Consiglio di classe che si esprime (non il solo docente di sostegno) e che indica gli obiettivi disciplinari, previa valutazione attenta e coerente delle capacità e delle potenzialità dello studente stesso. La legge 104/92 all’art. 16 ben chiarisce quanto sopra esposto: il Consiglio di classe deve predisporre attività anche in sostituzione dei contenuti programmatici di alcune discipline, ovvero effettivamente rispondenti alle capacità e alle potenzialità dell’alunno; si tratta, quindi, di individualizzare, non di sostituire. Il compito specifico di “insegnare” riguarda tutti i docenti componenti il consiglio di classe; saranno pertanto i docenti in servizio e incaricati dell’insegnamento disciplinare a provvedere in tal senso, supportati, se in servizio, dal docente incaricato su posto di sostegno.


Sono la mamma di una ragazza con disabilità che ha frequentato l’ultimo anno di scuola secondaria di 2 grado con PEI e programmazione differenziata e che avrebbe dovuto purtroppo lasciare la scuola.come da normativa fino a quando a giugno il nuovo decreto sulla scuola n.22 ci apre uno spiraglio: vista l’eccezionalità della situazione i ragazzi diversamente abili potranno reiscriversi all’anno scolastico anche i ragazzi dell’ultimo anno dopo aver sostenuto l’esame e non averlo superato. Bene il decreto ha avuto la colpa di essere arrivato dopo il consiglio di classe e quindi dopo aver deciso e verbalizzato l’ammissione e il raggiungimento degli obiettivi. Questo è costato a mia figlia la promozione e quindi il conseguente abbandono di quella scuola che lei ha amato tanto. Io non lo ritengo assolutamente giusto perché in questo modo mia figlia e stata privata di un diritto che le era stato concesso. Cosa posso fare? 

La Nota ministeriale Prot n. 1068/2020, riprendendo la Nota 793/2020, riguarda espressamente gli alunni per i quali sia stato adottato un PEI differenziato. Dato che sua figlia ha sostenuto le prove d’esame con PEI differenziato, una volta ricevuto l’Attestato, potrete scrivere al DS chiedendo la reiscrizione, in conformità alla Nota 1068/2020, che lo consente. Questa norma, infatti, è applicabile solo dopo che l’alunna ha sostenuto la prova d’esame ed ha formalmente ricevuto l’Attestato. Se, dunque, lei desidera ottenere la reiscrizione (cosa non condivisibile, ma legalmente consentita), invii formale richiesta al D.S.; se il Dirigente le risponde per iscritto che non vuole o non può farlo, dopo la promozione pronunciata dalla Commissione e se lei se la sente, può impugnare avanti al TAR la promozione e il rifiuto del D.S. per violazione dell’art 1 comma 4 ter della l.n. 41/2020.


Sono la mamma di un bambino disabile (EH) che a settembre frequentera’ la classe quinta della scuola primaria. Mii figlio e’stato seguito, a partire dalla classe seconda  dalla stessa insegnante di sostegno in assegnazione provvisoria. Grazie al lavoro di tale insegnante e alla sua continuita’ mio figlio ha fatto notevoli progressi. La stessa insegnante quest’ anno ha ottenuto il trasferimento nell’Istituto frequentato da mio figlio pero’ su tipologia DH (audiolesi). Premesso che io e mio marito chiederemo per iscritto la continuita’ con la stessa docente che tra l’altro e’ disponibile a continuare a seguire mio figlio per l’ultimo anno, volevo sapere se il Dirigente puo’ rifiutarsi di accettare la nostra richiesta giustificandosi magari con il fatto che l’insegnante e’ stata trasferita su un posto DH e non EH. Oppure nell’ambito dell’utonomia e con la disponibilita’ dell’insegnante puo’ assegnare  la stessa docente a mio figlio? ( Tra l’altro la docente ha un titolo di sostegno polivalente,  cioe’ puo’ insegnare sia agli alunni EH che DH e CH).

Poiché la docente è stata confermata nell’istituto presso il quale per 3 anni ha prestato il suo servizio (in assegnazione provvisoria), ne consegue che, avendo la stessa ottenuto trasferimento nello stesso istituto, in virtù della legge 107/2015 possa essere confermata nella classe presso la quale ha svolto il suo servizio.In sostanza, il DS deve rispettare il principio della continuità didattica sancito nell’art. 1 comma 181 lettera c n.2 della legge n. 107/2015.


Sono la madre di un bambino con invalidità per trapianto di fegato. Nessun problema cognitivo, molto maturo per la sua età. Inizierà in settembre la prima elementare.Non riteniamo necessario avere una maestra di sostegno. Possiamo rifiutare il sosotegno che la scuola vuole offrirci?

Sicuramente potete rinunciare al docente di sostegno, nel caso in cui questa figura fosse prevista nella Diagnosi Funzionale, rilasciata dall’equipe multidisciplinare dell’ASL; naturalmente resteranno vigenti tutti gli altri diritti spettanti agli alunni certificati con disabilità, quali, ad esempio, la formulazione del PEI sulla base delle effettive capacità dell’alunno e la valutazione con prove differenti per la scuola del primo ciclo (d.lgs 62/17 articolo 11) oppure la scelta tra PEI semplificato, con prove equipollenti, o PEI differenziato, scelta prevista nella scuola secondaria di secondo grado (articolo 20 dello stesso decreto).


E’ previsto che un alunno della secondaria, al quale siano assegnate 30 ore di sostegno, possa avere due docenti, uno che copre 18 ore e l’altro che ne copre 12 o bisogna per legge avvalersi del docente (18 ore) e dell’assistente educativo (12 ore)?

Se le 30 ore sono state assegnate ufficialmente solo per il sostegno (cosa assurda ma eccezionalmente possibile), vuoi con sentenza o vuoi per decisione dell’Ufficio scolastico regionale, è ovvio che occorreranno due docenti, dal momento che nella scuola secondaria di primo e di secondo grado la cattedra di un docente è pari a 18 ore massimo. Se invece l’Ufficio scolastico ha assegnato solo 18 ore di sostegno e la Regione, o l’ente al quale essa lo avrà delegato, ha assegnato le restanti 12 ore per l’assistente all’autonomia e alla comunicazione, allora per le 12 ore di assistenza dovrà essere nominato un assistente per l’autonomia e la comunicazione da parte della regione o dell’ente da essa delegato, eventualmente mediante la cooperativa convenzionata con tale ente.


Sono un docente disabile, legge 104, art. 3, c. 3 con gravi problemi di deambulazione. Mi sono infortunato cadendo, riportando una frattura del femore e conseguente artroprotesi. Purtroppo la gamba incidentata avendo un deficit motorio da pregressa patologia invalidante di naturaoncologica/neurologica, non consente alla protesi di sbloccarsi. Risultato: cammino con piccolissimi passi, stampella, e non sono in grado di superare un gradino benché di pochi centimetri. Vorrei sapere se ho diritto nella scuola in cui lavoro di chiedere e ottenere beneficio che le mie aule siano collocate a piano terra. La scuola è dotata di ascensore, ma se va via la corrente? e, cosa che spesso accade, se l’ascensore non funziona? e se subentra una emergenza?

La scuola deve garantirle la possibilità di svolgere la sua professione con le classi a lei affidate in aule poste a piano terra. Qualora ciò sia materialmente impossibile, lei deve poter usare l’ascensore, ma dati i frequenti guasti allo stesso la scuola dovrebbe garantire la possibilità di salire ai piani o con il montacarichi, cioè la piattaforma con cremagliera su cui si mette la sedia a ruote, che con l’energia elettrica la porta a tutti i piani, o in mancanza con lo scoiattolo che è una piattaforma cingolata che sale i gradini, guidata con bastone-manubrio condotto da un collaboratore scolastico. Ovviamente questi lavori e queste attrezzature, se non già presenti nella scuola, debbono essere immediatamente assicurate dall’ente locale titolare della scuola (Comune per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, Regione o ente ad essa designato per scuola secondaria di secondo grado). Qualora ciò non avvenisse, previa richiesta formale da parte sua al dirigente scolastico, il quale dovrà inoltrarla all’ente locale competente, lei potrebbe citare l’ente locale per discriminazione ai sensi della legge 67/06, chiedendo anche il risarcimento dei danni non patrimoniali.


Sono insegnante di sostegno nella secondaria di secondo grado. Vorrei porvi il seguente quesito: Uno studente con PEI differenziato, pur avendo un orario ridotto di frequenza ha diritto alla valutazione con voto di tutti i componenti del consiglio di classe, anche se l’orario di servizio di qualche docente non corrisponde alla frequenza effettiva dell’allievo?
Resta inteso che nel PEI non è  prevista alcuna esenzione disciplinare e a prescindere dalla frequenza effettiva dello studente tutti i docenti sono sempre stati invitati nelle riunioni del GLO di cui fanno parte a pieno titolo, dal momento che in un PEI per competenze chiave, strutturato su base ICF, si valuta soprattutto il processo di integrazione ed inclusione piuttosto che le prestazioni disciplinari.
Scrivo questo perché dopo un anno di lavoro difficile, in cui si è cercato in tutti i modi di combattere il problema della delega all’insegnante di sostengo  è davvero spiacevole arrivare allo scrutinio e assistere alle defezioni di alcuni colleghi che vogliono esimersi dalla valutazione pur essendo state parte a pieno titolo del GLO.

L’art 16 comma 1 della l.n. 104/92 stabilisce che il consiglio di classe, nel formulare il PEI, può decidere la sostituzione di talune discipline con altre attività, ma non la riduzione dell’orario scolastico. Quindi è strano che non abbiate provveduto ad applicare questo comma. L’alunno con disabilità è alunno della classe e quindi di tutti i docenti della stessa. Pertanto ogni insegnante disciplinare deve esprimere una sua valutazione rispetto alla disciplina insegnata; e ciò vale anche se, nelle ore in cui era prevista una specifica disciplina, tale insegnamento sia stato sostituito da attività predisposte nella logica dell’inclusione, così come indicato dalla normativa. Il docente incaricato su posto di sostegno, in quanto contitolare e componente del GLO, aluta ciascun alunno della classe. Lascia alquanto perplessi, invece, la strutturazione del PEI, che, da quanto lei riporta, è stato organizzato su base ICF e orientato a valutare “soprattutto il processo di integrazione ed inclusione piuttosto che le prestazioni disciplinari”, quindi trascurando gli apprendimenti. Ciò è lesivo del diritto allo studio dell’alunno con disabilità e in totale contrasto con l’art. 12, comma 4, della legge 104/92, in cui è affermato che l’esercizio “del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalla condizione di disabilità o condizioni ad essa connesse”. Si aggiunge, infine, che il tempo-scuola, per lo studente con disabilità, deve essere sempre pianificato con attività coerenti rispetto alle sue capacità e alle sue potenzialità e non ridotto, a priori, impedendogli, di fatto, la frequenza. Per completezza, si precisa che l’oggetto della valutazione espressa dal docente incaricato su posto di sostegno, come richiamato espressamente all’art 12 comma 3 della l.n. 104/92, è coerente con il livello di inclusione scolastica raggiunta da ciascun alunno, e non solo di quello con disabilità, in base alla realizzazione degli obiettivi di inclusione scolastica ivi indicati, ovvero la crescita negli apprendimenti, nella comunicazione, nella socializzazione e nelle relazioni. Ciascun docente curricolare deve esprimere il proprio voto per ogni alunno della classe (compreso l’alunno con disabilità) relativamente alla disciplina alla quale è stato assegnato (art. 9 del DPR 122/2009); la valutazione, come esito dello scrutinio, è l’espressione collegiale dei docenti contitolari della classe o del consiglio di classe. 


Domanda: la Nota 29 maggio 2020 AOODPIT 752 cosa intende per cambio ciclo? La scuola Primaria e le Medie fanno parte del medesimo ciclo. Quindi la proroga in oggetto è valida per un alunno con DSA che risulta di passaggio tra la quinta primaria e la prima media?
Un’ altra domanda il D.lgs. 66/2017 e relative disposizioni integrative e correttive sopravvenute con il D.lgs  96 del 7 agosto 2019, è attuativo a tutti gli effetti? E se lo è, come si può redigere un PEI a giugno 2020 se gli alunni non vivono l’ambiente scuola da marzo? Numerosi pediatri segnalano una regressione generalizzata in tutte le fasi di sviluppo su numerosi bambini,  dovuta al Lockdown. Va da sè che a settembre, più che mai l’osservazione sistematica, sarà uno strumento di fondamentale importanza per lo sviluppo di un progetto di vita dell’alunno.Il PEI è solo un punto di partenza, ma se non sappiamo in che stazione siamo è difficile capire quale treno dobbiamo prendere e sopratutto dove intendiamo arrivare.
Un ultima domanda: seguo un’alunna alla primaria cieca e con grave ritardo cognitivo.Durante il periodo della DaD nonostante tutte le difficoltà che tale circostanza ha determinato,grazie alla collaborazione e al coordinamento con la famiglia, siamo riusciti a lavorare bene e tutti i giorni. La restituzione delle attività proposte è avvenuta attraverso l’invio di video da parte della madre. La scuola adesso chiede di rendere conto delle attività svolte possibilmente caricando sul registro elettronico i video realizzati che ritraggono l’alunna. Non è però chiara la procedura da applicare nell’upload su ARGO a tutela della privacy della alunna.Come mi devo comportare?

1) Il termine “ciclo” indicato nella circolare, a nostro avviso, ha valore tecnico e quindi riguarda al passaggio dal primo al secondo ciclo e non anche il passaggio interno da infanzia a primaria e primaria secondaria di primo grado e passaggio da biennio a triennio della secondaria di secondo grado. Occorre tuttavia precisare che la certificazione di DSA non deve essere rinnovata; l’Intesa Stato-Regioni del 25 luglio 2012, all’art. 3, comma 2, stabilisce che la certificazione di DSA debba contenere «anche gli elementi per delineare un profilo di funzionamento (che definisce più precisamente le caratteristiche individuali con le aree di forza e di debolezza), mentre al comma 3 indica che il «profilo di funzionamento è di norma aggiornato:
a) al passaggio da un ciclo scolastico all’altro e comunque, di norma, non prima di tre anni dal precedente;
b) ogni qualvolta sia necessario modificare l’applicazione degli strumenti didattici e valutativi necessari, su segnalazione della scuola alla famiglia o su iniziativa della famiglia».
Di conseguenza se non sono ancora trascorsi tre anni dal rinnovo del profilo di funzionamento nel momento del passaggio da un ciclo a un altro, non è necessario procedere all’aggiornamento (e questo indipendentemente dalla Nota del ministero).
2) Per quanto riguarda la formazione del PEI, in modalità provvisoria, così come indicato all’art. 7 del D.lgs. 66/17, come modificato dall’art. 96/19, occorre attendere l’emanazione del provvedimento applicativo. Secondo Nocera, invece, la stesura del “PEI provvisorio” potrebbe esser attuabile, in particolare per gli alunni iscritti al primo anno dell’ordine o grado successivo di scuola. In tal caso, l’incontro di GLO per il PEI provvisorio dovrà tenersi successivamente a quello di valutazione del PEI, valutazione espressamente indicata dal DPR 24 febbraio 1994, all’art. 6. Nel documento definibile “Pei provvisorio” vanno specificate le risorse per il prossimo anno scolastico, che saranno confermate o modificate rispetto a quelle già indicate in sede di PEI iniziale; tale specifica deve essere supportata dalla descrizione dello studente, descrizione dalla quale devono emergere le capacità possedute e le sue potenzialità, così come documentate a fine anno scolastico (e declinate nel certificato delle competenze, e già descritte in sede di valutazione del PEI e nell’incontro di raccordo fra scuola Primaria-scuola Secondaria di Primo grado); invece nel documento provvisorio non si devono indicare gli obiettivi educativo-didattici, che saranno oggetto di elaborazione da parte del GLO, entro ottobre del prossimo anno scolastico, insieme a una nuova descrizione dell’alunno, che dovrà anch’essa essere predisposta in sede di GLO da parte dei suoi componenti (non va trascurato infatti che gli alunni, tutti, cambiano; e l’alunno, già nel mese di settembre, presenterà significativi cambiamenti, derivanti sia dalle esperienze vissute sia processo di sviluppo costantemente in atto). 
3) In questi tre mesi le lezioni sono state sospese dal ministero; l’eventuale redazione delle attività svolte dagli insegnanti durante questo periodo deve riguardare tutti i docenti della scuola (non solo quelli incaricati su posto di sostegno). Poiché l’attività, di fatto, si è svolta presso il domicilio dell’alunna, si dovrebbe acquisire il consenso della famiglia (in quanto le scene riprendono ambienti privati e, molto probabilmente, anche persone diverse dall’alunna). Se deve soddisfare la richiesta perché, come detto, rivolta a tutti i docenti della scuola, potrà sostituire i video con una breve sintetica relazione della attività svolte insieme ai colleghi incaricati su posto disciplinare o su posto comune.


Sono un’insegnante di scuola dell’infanzia. Volevo chiedere un parere tecnico riguardo alla formazione delle sezioni che accolgono alunni con certificazione di disabilità. Nell’istituto comprensivo in cui lavoro sono presenti due plessi (infanzia e scuola primaria) distanti un chilometro tra loro.  In un plesso ci sono due sezioni di scuola dell’infanzia a tempo ridotto e due a tempo pieno (eterogenee per età), nell’altro ci sono tre sezioni omogenee per età, tutte a tempo pieno. In totale dunque i due plessi constano di cinque sezioni a tempo pieno e due a tempo ridotto. Attualmente sono già iscritti alla scuola sette bambini con diagnosi di disabilità ai sensi dell’articolo 3 comma 3 della legge 104 (due certificati in corso d’anno). Oltre ai bambini già frequentanti, ha presentato domanda d’iscrizione un altro bambino con lo stesso riconoscimento di handicap grave. Tutti i bambini di cui sopra hanno necessità di frequentare il tempo pieno, eccetto uno. Ci troviamo quindi nella condizione di non poter, rispettando la normativa vigente, soddisfare le esigenze di tutti. Inserendo in ciascuna sezione del tempo pieno un solo bambino con certificazione (art.3 comma3) risulterebbero esclusi dal tempo pieno sia uno di quei bambini certificati in corso d’anno che ha chiesto il tempo pieno, sia il nuovo iscritto.
Volevo pertanto chiedere se esistono delle eccezioni all’applicazione del D.M. n141 del 1999, art.10 e 10.2 per i bambini già frequentanti ma che chiedono un cambiamento di tempo scuola, e sia quindi possibile formare delle sezioni con due bambini con disabilità grave, o se vi siano altre soluzioni quali lo sdoppiamento delle sezioni e in caso, come sia possibile provvedere e secondo quali procedure. 
Il bambino che arriva con nuova iscrizione può essere inserito in un tempo pieno in cui già ci sia un bambino con disabilità grave?
Durante una conversazione tra colleghi è emersa la proposta di spostare di plesso uno di questi bambini (per cui è stata richiesta la permanenza) poiché, pur conservando la continuità con le maestre, si sarebbe trovato in una classe di bambini piccoli. Nello stesso plesso tuttavia continuano a frequentare la scuola sia il fratello che la sorella. In nessun modo vorremo ledere i diritti del bambino né tantomeno arrecare disagio alla famiglia e alla sua organizzazione. Volevo perciò chiedere se esistono normative tutelanti rispetto alla continuità educativa con le insegnanti e l’ambiente o se prevalgono in questo caso le esigenze legate al contesto d’età.

Il problema non si pone, poiché il DM n. 141/99 è stato abrogato dal DPR 81/2009. Solo se la vostra scuola avesse deliberato, tramite il Consiglio di Istituto, un tetto massimo di alunni con disabilità per classe e per sezione (della scuola dell’Infanzia) e se avesse anche deliberato i criteri di selezione, in caso di eccesso di iscrizioni, come nel vostro caso e se avesse affisso all’albo della scuola e pubblicato sul sito della stessa tale delibera in data anteriore all’inizio della data delle iscrizioni, solo in presenza di queste condizioni, avreste le mani legate. Ma se una sola di queste condizioni non esiste, allora siete liberi, anzi avete il dovere di accettazione di un qualunque numero di alunni con disabilità nella stessa classe e nella stessa sezione della scuola dell’Infanzia.Va rispettato il numero massimo di alunni per ciascuna sezione che, come indicato nel DPR 81/2009, deve essere costituita da non più di 20 bambini, compreso il bambino o bambini con disabilità (art. 5). Sul trattenimento del bambino con disabilità si ricorda che la normativa che consente la deroga, in quanto per i bambini a sei anni subentra l’obbligo scolastico, riguarda unicamente, e in casi eccezionali e documentati, i bambini adottati (Nota 547/2014, Deroga all’obbligo scolastico di alunni adottati. Chiarimenti).


Siamo i genitori di un bambino a cui è stata diagnostica l’ADHD ed alcuni tratti di spettro autistico. Scriviamo per chiedere supporto in merito alla richiesta di fermo in classe seconda elementare, che come genitori abbiamo richiesto alla scuola. L’istituto richiede un certificato dal neuropsichiatra (che non è disponibile in tal senso) infantile che lo segue in cui si esprima in modo favorevole alla nostra richiesta, in virtù del suo benessere. Infatti la nostra richiesta nasce dalla decisione di cambiare scuola sia per motivi di logistica ma anche perchè ci siamo resi conto di alcune lacune legate alla gestione sia sul piano didattico sia sul piano relazionale del team. (come anche confermato dalla pedagogista privata che lo sta seguendo nel suo percorso).In virtù del nuovo  Decreto Scuola, ed in particolare dell’emendamento relativo all’opportunità di fermare gli alunni diversamente abili che necessitano di ripetere il percorso, vorremo capire come procedere affinchè la nostra richiesta possa essere accolta.

Il 6 giugno è stato approvata la legge di conversione del decreto legge 22/2020; nel nuovo provvedimento è racchiuso un emendamento che rende possibile la reiscrizione dell’alunno con disabilità alla classe frequentata nell’a.s. 2019-2020. Qual è la procedura? Il Dirigente scolastico, sulla “base di specifiche e motivate richieste da parte delle famiglie degli alunni con disabilità”, tenuto conto della particolarità di questo anno scolastico, dopo aver sentito i Consigli di classe e dopo aver acquisito il parere del Gruppo di lavoro per l’inclusione, ovvero il GLI della scuola, valuta l’opportunità di concedere “la reiscrizione dell’alunno al medesimo anno di corso frequentato nell’anno scolastico 2019/2020”. Come indicato dalla nuova norma, la richiesta va debitamente motivata e documentata. Fate presente al DS che dovrà consultare il Team docente della classe e dovrà anche acquisire il parere del GLI (organo introdotto il 1° settembre 2017) in merito agli obiettivi indicati nel PEI, non raggiunti a causa della sospensione delle lezioni. In realtà in GLI non ha titolo né dispone di elementi per dare informazioni in merito al raggiungimento degli obiettivi: su questo si potrà esprimere unicamente il Team dei docenti della classe alla quale è iscritto suo figlio.


Sono docente di sostegno in una scuola superiore e quest’anno porterò agli esami un’alunna che per tutto il percorso di studi ha seguito una programmazione differenziata. Solo da dicembre scorso, per esclusiva volontà dei genitori, è passata ad una programmazione paritaria. 
La mia domanda è la seguente: i 32 crediti accumulati con un Pei da differenziata vengono considerati alla stessa stregua dei crediti delle altre compagne di classe? Come verranno valutati? 

Quando uno studente passa dal PEI differenziato a quello semplificato dopo quattro anni di frequenza, per volontà della famiglia contro il parere dei docenti, gli insegnanti del Consiglio di classe propongono specifiche “prove di idoneità relative alle discipline degli anni precedenti” (OM 90/2001). Le prove non vengono proposte se la decisione di passare a un PEI semplificato è assunta dallo stesso Consiglio di Classe, che delibera, sia pur a maggioranza, in quanto essa è sostenuta dagli elementi di valutazione già in possesso del CdC. Era quindi vostro compito sottoporre le prove di idoneità alla studentessa, a inizio di anno scolastico, nel momento in cui la famiglia ha rifiutato il differenziato. Si fa presente che, con il PEI differenziato, il passaggio da un anno all’altro non costituisce legalmente una “promozione”, bensì una “ammissione alla frequenza della classe successiva”, in osservanza della sentenza della Corte costituzionale n. 215/1987, che garantisce il diritto allo studio, e non anche il “titolo di studio”, agli alunni con disabilità frequentanti la secondaria di secondo grado.  In merito ai crediti, la normativa prevede che per il periodo del PEI  differenziato  i  crediti  vengano valutati in modo eguale a quelli del PEI semplificato, anche se l’alunna riuscisse ad evitare la bocciatura e ottenesse un attestato.


Sono la funzione strumentale di un istituto superiore. Mi può indicare quali sono i documenti che un prof di sostegno deve redigere a fine anno scolastico per un alunno disabile che segue una programmazione differenziata? In particolare per quelli che devono affrontare l’esame di Stato? Fra i tanti mi riferisco soprattutto al programma svolto con l’alunno da allegare alla relazione finale. Mi può indicare la normativa che regola detta documentazione?

È da premettere che non deve essere solo il docente per il sostegno a predisporre la documentazione che riguarda l’alunno con disabilità, bensì tutto il Consiglio di classe; il docente incaricato su posto di sostegno può, al più, predisporre i materiali; ma il documento del 15 maggio (quest’anno del 30 maggio, in virtù dell’OM 10/2020) deve essere predisposto da tutto il Consiglio di Classe. La norma che prevede ciò è contenuta nell’Ordinanza sugli esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione (OM 10/2020). La parte del documento “riservato”, concernente l’alunno con disabilità, è un allegato al documento relativo a tutta la classe; in quanto documento riservato non va pubblicato all’albo, a differenza del documento generale che, invece, va pubblicato. La relazione finale corrisponde alla valutazione del PEI che il GLO formula in merito al percorso scolastico dell’alunno: è quindi compito dei componenti del GLO concordarlo ed elaborarlo a conclusione dell’anno scolastico.


Sono il padre di una bambina con handicap grave che frequenta la scuola elementare, ho appena ricevuto una comunicazione da parte del comune di residenza, specificando che quest’anno la richiesta per l’assistenza educativa scolastica va fatta direttamente al comune di appartanenza della scuola, quindi comune diverso dalla residenza. Dove devo presentare il rinnovo, al mio comune di residenza o al comune della scuola? Quindi di conseguenza quale ente locale dovra’ fornire il servizio? La bambina, vista la situazione Covid19, non ha usufruito della didattica a distanza, gradirei sapere la responsabilità penale del dirigente scolastico. Per terminare, il GLH finale (per valutare l’apprendimento della bambina e far presente/rinnovare le ore di assistenza educativa per il prossimo anno scolasti) vista la situazione Covid19, non e’ stato fatto. Questo presumo sia molto grave, cosa mi consiglia di fare?

Se il suo Comune di residenza, che per legge è obbligato a provvedere all’assegnazione degli assistenti per l’autonomia e per la comunicazione, le dice di indirizzare la domanda al Comune dove ha sede la scuola, lei invii la domanda a quest’altro Comune, allegando copia della lettera che lei ha ricevuto dal suo Comune. Se il nuovo Comune rifiutasse di prendere in considerazione la sua domanda, riscriva immediatamente al suo Comune di residenza, allegando il rifiuto e pretendendo che sia esso a convincere il nuovo Comune, altrimenti lei lo citerà in giudizio, per ottenere quanto le spetta. Per quanto riguarda la richiesta delle ore di assistenza, esse vanno definite in sede di GLO (gruppo di lavoro operativo formato da tutti i docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti ASL); il GLO è convocato dal Dirigente scolastico a conclusione dell’anno scolastico, anche per esprimere una valutazione del PEI, ovvero del percorso scolastico. I genitori, in quanto membri di diritto del GLO, possono chiedere la convocazione del gruppo di lavoro: inoltri tale richiesta al Dirigente Scolastico, facendo presente l’urgenza dell’incontro. 


Sono una docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado, attualmente in servizio in una classe terza in cui è presente un alunno interessato da disabilità il quale, ai sensi della legge 104/92 usufruisce del docente di sostegno per 18 ore settimanali e dell’educativa specialistica scolastica per 9 ore settimanali. L’alunno è affetto da Disturbo dello Spettro Autistico  con deficit cognitivo e espressivo relazionale di tipo grave. Considerata la disabilità grave dell’alunno  e, non essendo , quest’ultimo, nelle condizioni di poter predisporre un elaborato finale, né tanto meno esporlo, il consiglio di classe ha espresso la volontà di rilasciare il solo Attestato di Credito Formativo. Visto l’insorgere dell’emergenza Covid-19 e, considerate le modifiche messe in atto dal governo, per ciò che attiene l’esame di stato del primo ciclo, il quesito che pongo è il seguente: vi sarà, comunque, la possibilità di rilasciare un Attestato, in seguito allo scrutinio finale, vista l’impossibilità di partecipare al colloquio orale  e predisporre l’elaborato?

Come specificato anche dalla normativa sugli esami di Stato, le prove d’esame, per gli alunni con disabilità, devono essere coerenti con il PEI (art. 2 comma 3). Ciò significa che il Consiglio di classe, nel dare indicazioni, deve obbligatoriamente far riferimento al PEI. Peraltro si rammenta che l’OM non prevede unicamente il testo scritto, ma anche una presentazione multimediale, una mappa oppure un insieme di mappe, un filmato oppure una produzione artistica (es. un disegno), o un prodotto tecnico-pratico o strumentale, i cui contenuti sono oggetto di una ‘presentazione’ da parte dello studente (e non di un colloquio). Lo studente potrà presentare uno di questi prodotti oppure altro, purché quanto presentato, avvalendosi delle modalità comunicati da lui utilizzate, sia coerente con il PEI. Infine si ricorda che l’OM, all’art. 4, considera anche la possibilità che uno studente possa non presentarsi all’esposizione orale, per “gravi e documentati motivi”; in tal caso, il Consiglio di classe procede comunque alla valutazione dell’elaborato inviato dall’alunno e delle attività effettivamente svolte, nonché del percorso triennale e attribuisce un voto in decimi (art. 7, commi 1 e 2). L’alunno, pertanto, consegue il titolo di studio. Nel caso in cui, invece, lo studente non inviasse alcuna comunicazione, in merito all’impossibilità di presenziare di fronte al computer, e non inviasse nulla di quanto concordato con il Consiglio di classe, ovvero attività coerente con il suo PEI, allora potreste applicare quanto previsto dall’art. 11 del d.lgs. n. 62/2017, rilasciando allo studente l’Attestato, titolo idoneo per l’iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado.


Sono una docente di una scuola superiore, vi pongo il seguente quesito. Per un  alunno frequentante la classe quinta con programmazione differenziata, il CdC già alla fine del trimestre aveva concordato  con la famiglia e l’equipe multidisciplinare di fargli ripetere l’anno prevedendo un giudizio di non ammissione. Ora la recente ordinanza sull’Esame di Stato ha previsto l’automatica ammissione all’esame di tutti gli alunni, anche con insufficienze, vi chiedo quindi se dobbiamo ammetterlo e poi non fargli fare l’esame e se possiamo scriverlo in relazione finale anticipando che l’alunno non si presenterà. 

La normativa vigente stabilisce, come giustamente lei ha precisato, che tutti gli alunni siano ammessi alla classe successiva; e per gli studenti con disabilità, per i quali è stato adottato un PEI differenziato, anche quando non dovessero presentarsi all’esame di Stato, verrà loro rilasciato un Attestato. Ora, è vero che in questi giorni il decreto scuola, in discussione al Parlamento, pare modificare alcune questioni, tuttavia la responsabilità di ammissione o non ammissione resta in ogni caso in capo al Consiglio di classe, il quale è chiamato a deliberare nelle sedi previste. Se poi l’emendamento in questione verrà definitivamente approvato, cosa che avverrà certamente, avendo già il Governo chiesta la fiducia alla Camera (fiducia che dovrà richiedere al Senato, perchè altrimenti il decreto decadrebbe), allora la famiglia potrà rivolgersi al Dirigente Scolastico e chiedere una nuova iscrizione nella classe frequentata dal figlio nell’anno scolastico 2019-2020. In base all’emendamento accolto, il DS, sentiti il Consiglio di Classe e il GLI, gruppo di lavoro per l’inclusione, deciderà se accogliere o meno la richiesta di reiscrizione avanzata dalla famiglia. Parrebbe superata la preoccupazione per i singoli Consigli di classe, ma resta ancora da chiarire, pur nella straordinarietà della situazione, come si possa delegittimare il Consiglio di classe nella sua funzione ufficiale. I Dirigenti scolastici in questo periodo, a seguito di questa norma, subiranno pressioni incredibili da parte delle famiglie per le ripetenze assurde dei loro figli con disabilità.


Sono una docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado che lavora in una classe terza in cui è inserito un alunno con 104. La famiglia a gennaio mi ha detto durante un colloquio che avrebbe provveduto personalmente a passare documenti e informazioni alla scuola superiore, proibendomi così di dare qualsiasi informazione ai colleghi del grado successivo. La famiglia ha già agito allo stesso modo per gli altri due figli e quindi con altri colleghi, ma ora sono io ad essere in difficoltà con la scuola superiore che mi richiede informazioni e colloquio di passaggio. Chiedo quindi aiuto a voi: come posso agire per il bene dell’alunno e rispettando i miei doveri, senza però negare alla famiglia il diritto alla privacy?

Il “Vademecum del Garante della privacy sul trattamento dei dati personali a scuola” stabilisce che il DS della scuola di provenienza dell’alunno debba consegnare alla famiglia, in plico chiuso, i documenti necessari per il completamento della pratica di iscrizione alla scuola di grado superiore; pertanto si ritiene che la famiglia abbia ragione. Ovviamente se la famiglia non vuole iscrivere l’alunno come alunno con disabilità, può farlo anche se, a nostro avviso, ciò danneggerebbe l’alunno.


Sono un’insegnante della Scuola dell’Infanzia. La mia domanda è questa: a un bambino con disabilità , con insegnante di sostegno e PEI deve essere fatta la certificazione delle competenze?

La certificazione delle competenze non è prevista per gli alunni della scuola dell’Infanzia. La certificazione delle competenze, come indicato dalla normativa in vigore, è prevista “unicamente ed esclusivamente” per i soli alunni della classe 5 della scuola Primaria (per tutti gli alunni, quindi anche peri gli alunni con disabilità) e per i soli alunni della classe 3 della scuola secondaria di Primo grado (per tutti gli alunni, quindi anche peri gli alunni con disabilità).


Sono un docente di scuola secondaria di secondo grado. Quest’anno seguo insieme a un collega, un ragazzo autistico, rispettivamente 2 ore settimanali io e il resto il collega (16) per un totale di 18 ore settimanali. Vorrei sapere se c’è una norma che regola la stesura della Relazione finale e la varia documentazione (PEI, ecc) in base alle ore assegnate oppure è competenza di entrambi in egual modo?

La stesura della relazione finale e l’elaborazione del PEI, nonché l’aggiornamento del Profilo dinamico funzionale, sono di competenza del GLO, il gruppo idi lavoro costituito dai seguenti soggetti: tutti gli insegnanti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti socio-sanitari dell’ASL. L’alunno con disabilità è affidato a tutti i docenti della classe alla quale egli è iscritto; tutti, in egual misura, sono responsabili del suo percorso formativo (corresponsabilità). Rif. normativi: legge 104/92, DPR 24/92/2009, art. 9 del D.lgs. 66/17, come modificato dal D.lgs. 96/19, Linee guida ministeriali del 4 agosto 2009.


Vorrei chiedere un consiglio per scegliere il tipo di scuola superiore adatto per mio fratello con sindrome di down

Non conoscendo suo fratello, è difficile esprimere un’indicazione puntuale. Possiamo darle solo dei suggerimenti, in modo suo fratello possa orientarsi in una scelta che soddisfi i suoi desideri e le sue aspettative. Dovete analizzare, oltre alle sue capacità e potenzialità, anche i suoi interessi e le sue attitudini; in base a questi elementi, potrete scegliere una scuola che incontri, nella sua offerta formativa, ciò che da suo fratello è apprezzato e gradito.


Sono una docente di sostegno nella scuola media secondaria di primo grado, il mio alunno dopo il primo quadrimestre si è traferito con la madre in Tunisia per motivi di famiglia e poi non sono potuti rientrare in Italia per il Coronavirus. Ora è arrivato il momento degli scrutini finali per licenziarlo dalla scuola media e dargli attestato per iscriversi alla scuola media di secondo grado. Vorrei sapere se l’alunno può essere licenziato anche se non viene scrutinato.

Le ordinanze sulla valutazione ed esami, in applicazione all’art. 1 del decreto legge n. 22/2020, stabiliscono che tutti gli alunni verranno ammessi agli esami; nello specifico, l’art. 2 dell’OM 9/2020 precisa che l’esame di Stato, conclusivo del primo ciclo di istruzione, “coincide con la valutazione finale da parte del consiglio di classe”. Come richiamato dalle specifiche Ordinanze, per gli alunni con disabilità le prove d’esame dovranno essere coerenti con il PEI, facendo riferimento alle attività effettivamente svolte. Vista la particolare situazione, è forse il caso di far pervenire una comunicazione alla famiglia dello studente, tramite l’ambasciata, rispetto alle nuove modalità di esame. L’Ordinanza, infatti, prevede che lo studente invii a scuola un elaborato, concordato con il Consiglio di classe, che potrà esporre in via telematica, facendo riferimento all’art. 4 comma 5. Nel caso non ci fosse possibilità per lo studente di effettuare la presentazione orale, il consiglio di classe procederà comunque alla valutazione dell’elaborato inviato dall’alunno. Se la valutazione sarà positiva, lo studente conseguirà regolare titolo di studio.


Sono un insegnante di sostegno di scuola secondaria di primo grado. L’alunno con certificazione 104 nella classe a me assegnata, a tempo normale con inglese potenziato, presenta tuttavia una fortissima repulsione per la lingua inglese, a tal punto da non accettare alcun tipo di attività in tale disciplina. 
Recentemente, tuttavia, l’alunno ha manifestato un notevole interesse per la lingua spagnola, il cui insegnamento nell’istituto è contemplato, benché nell’altra sezione. L’alunno stesso avrebbe manifestato la volontà di cambiare lingua straniera pur rimanendo nella stessa sezione per poter mantenere i legami di socializzazione con i propri compagni; la proposta incontrerebbe anche il favore della famiglia.
Sarebbe possibile e lecito dal punto di vista legale assecondare tale richiesta, magari inserendo tale proposta nel PEI?

Lo studio delle lingue caratterizza le diverse sezioni di ogni istituto; pertanto la proposta di permanere nella stessa sezione, cambiando lingua, mi sembra in contrasto con questo aspetto istituzionale, che non può essere certamente modificato con un semplice PEI. Forse si potrebbe chiedere una sperimentazione autorizzata dall’USR. In mancanza di questa, la vostra proposta non potrà trovare applicazione. Sentite l’USR per sapere che cosa ne pensano.


Siamo genitori di una ragazza con handicap grave L.104 art.3 comma 3 con sostegno e assistenza scolastica. Nostra figlia frequenta il I° Anno in una scuola superiore, e siccome ha avuto molta difficoltà in varie materie, abbiamo deciso di iscriverla per il II° Anno Scolastico presso un altro Istituto Scolastico. Nel frattempo abbiamo chiesto un incontro con il Dirigente Scolastico della nuova scuola, al quale abbiamo esposto la nostra situazione. Purtroppo lui ci ha riferito che non può accogliere la nostra richiesta d’iscrizione, perché ogni classe contiene già una o due casi BES di 1^ fascia, e nelle classi in cui vi sono due alunni BES di 1^ fascia ha messo i comma 1, invece nelle altre classi hanno tutti il comma 3; quindi non sarebbe in grado di garantire a nostra figlia e agli altri studenti un percorso scolastico formativo. Infine ci ha detto che se qualche suo alunno dovesse cambiare scuola, terrà conto della nostra richiesta. Ora, ci domandiamo se è possibile rifiutare tale domanda, per la quale noi genitori e soprattutto nostra figlia siamo rimasti veramente dispiaciuti.

Sicuramente la scuola alla quale volevate iscrivere vostra figlia ha applicato, per analogia a questo caso, le ordinanze sulle iscrizioni, le quali prevedono che, in caso di eccesso di iscrizioni di alunni (e quindi anche di alunni con disabilità), i Consigli di istituto possano deliberare il tetto massimo al numero di alunni (e quindi anche di alunni con disabilità) per classe, purché tale delibera preveda i criteri di selezione in caso di eccesso di iscrizioni e purchè tali delibere vengano pubblicate all’albo e nel sito web della scuola, in modo che chi chiede l’iscrizione sappia che la sua domanda potrebbe non essere accolta. Pertanto se sono state rispettate queste garanzie, non potete far nulla e dovete cercare un’altra scuola.


Sono la mamma di un bimbo di due anni e 10 mesi .  Questo anno abbiamo fatto l’iscrizione alla scuola d’infanzia. L’iscrizione è stata accettata, abbiamo pagato la prima rata. Nel frattempo è arrivata la conferma che nostro figlio è autistico (causa Coronavirus abbiamo soltanto una parte del referto medico rilasciato dall’ospedale in quanto non abbiamo finito tutte le visite previste). Abbiamo informato la scuola e loro ci hanno detto che per mancanza di fondi la scuola non può prendersi cura di un bimbo disabile e ci hanno invitato  a rinunciare al nostro posto alla scuola. In questo momento le graduatorie sono già chiuse , i posti occupati .. Abbiamo iniziato a fare delle richieste in varie scuole ma tutte con risposte negative – quelle paritarie / convenzionate non hanno posti per bimbi disabili (ci sono tanti posti disponibili per i bimbi normali ) – invece nelle statali/comunali non ci sono posti disponibili.. Noi ci troviamo all’inizio di un percorso molto difficile, quello del autismo , e abbiamo trovato già i primi “muri”… 

Se l’iscrizione è stata accolta, non può essere ritirata; il rifiuto correlato alla comunicazione di disabilità si configura come una grave discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Inoltre, in base alla legge 62/2000, per mantenere la condizione di “scuola pubblica”, le scuole paritarie hanno l’obbligo di accogliere gli alunni con disabilità.  Cosa fare? Ne parli con la scuola, facendo presente che se il loro rifiuto persiste, sarà riportato nelle sedi opportune. Nel caso in cui la scuola insistesse con il rifiuto, segnali al MIUR e all’USR ed anche al Prefetto l’inottemperanza della scuola, procedendo contestualmente con un’azione per discriminazione.


Mio figlio sta facendo il primo anno di scuola  superiore fa uso del sostegno scolastico ma quest’anno non è andato regolarmente a scuola. I professori per non fargli perdere l’anno di scuola l’hanno messo su un programma di studio pei (piano educativo individualizzato). Vorrei sapere se il secondo anno si potrà togliere il pei e se il primo anno di scuola superato con il pei influisca sul conseguimento normale del diploma.

Il PEI, fino a quando agli atti della scuola sono depositate le certificazioni di disabilità, deve essere obbligatoriamente formulato.  Si può passare da un PEI differenziato ad uno semplificato o viceversa; però non si può rinunciare al PEI, se la documentazione è agli atti.Si può rinunciare al docente per il sostegno, però con gravi problemi concreti per l’alunno. Comunque, la predisposizione del PEI e presenza del docente per il sostegno non influiscono sull’esito degli esami. Se per l’alunno è stato adottato un PEI semplificato, superate le prove d’esame, che abbia o meno il docente per il sostegno, riceverà il Diploma. Mentre se per l’alunno è stato adottato un PEI differenziato, che abbia o meno il docente per il sostegno, otterrà l’Attestato. Abbiamo già detto che, se certificato, non può andare agli esami senza PEI; la famiglia dovrebbe ritirare le certificazioni prima dell’inizio dell’ultimo anno, ma metterebbe l’alunno in condizioni apprenditive impossibili.


Sono una prof.ssa di sostegno della secondaria di secondo grado, seguo quest anno una ragazza, di 19 anni, iscritta alla classe terza con legge 104 art 3 comma 1 (affetta da meningite) certificata, quest’ ultima ha fatto ben il 34% delle assenze solo nel primo quadrimestre alla data del 4 marzo. A seguito dell’emergenza cod-v19 ha incominciato a seguire le videolezioni (a causa della mancanza di strumentazione elettronica) a partire dal 20 aprile e che logicamente non ha recuperato le materie, nè raggiunto gli obiettivi prefissati dal Pei obiettivi minimi. Il CdC è concorde nel volerla bocciare.  E’ possibile bocciare la ragazza per non aver raggiunto le ore di frequenza scolastica  e gli obiettivi prefissati dal Pei? Se può indicarmi la normativa di riferimento qualora fosse possibile, e qualora non lo fosse. 

Il decreto legge 22/2020 impone obbligatoriamente l’ammissione alla classe successiva, come pure l’Ordinanza ministeriale sulla valutazione. La studentessa, pertanto, dovrà ammessa alla classe successiva. Si ricorda che già l’ordinanza sulla valutazione prevede l’obbligo per le scuole di organizzare a settembre corsi di recupero per gli alunni che sono rimasti indietro rispetto ai compagni, ai quali si aggiungono “corsi di apprendimento integrativo”, da tenersi durante il prossimo anno scolastico per tutte le classi che non hanno completato i programmi.


Gli alunni con 104 sono esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche (scuola secondaria di secondo grado)?

L’art. 30 della legge n. 118/71 stabilisce che gli alunni con disabilità sono esenti da tali tasse sulla base della situazione economica.  La normativa successiva ha precisato che la frequenza dei primi due anni di scuola secondaria di secondo grado è gratuita, essendo scuola dell’obbligo. Per le ultime due o tre classi della scuola secondaria di secondo grado, ovvero dopo il compimento del sedicesimo anno di età, gli studenti con disabilità, per usufruire dell’esonero dalle tasse scolastiche e del bollo, devono versare in condizione di disagiata situazione economica.


Sono il referente sul sostegno di un IIS. Volevo sapere se, in base alla normativa vigente, esiste la possibilità di fermare un alunno con percorso “B” nella classe 5. Neuropsichiatra e famiglia sono d’accordo però come scuola abbiamo dei dubbi. Se viene ammesso e non si presenta all’esame, in ogni caso esce con l’attestato. Se non viene ammesso come possiamo giustificarlo. Se si ritira ora cosa succede? Viene fatto uscire ugualmente o può iscriversi per il prossimo anno alla classe 5?

Il decreto legge n. 22/2020, all’art. 1, stabilisce che tutti gli alunni dovranno essere ammessi agli esami; quindi dovete necessariamente ammetterlo. Trattandosi di uno studente per il quale è stato adottato un PEI differenziato ed avendo egli ormai raggiunto gli obiettivi del suo PEI, riceverà l’Attestato. Analogamente se si dovesse ritirare.


Sono genitore di una ragazzina  disabile con 18 ore di sostegno che ha frequentato il secondo anno di liceo, vorrei che l’anno venturo cambi istituto per una serie di circostanze e che possa ripetere il secondo anno visto che quest’anno ha frequetato poco anche a causa della situazione COVID 19, tra l’altro non ha seguito le lezioni on-line per scarsa concentrazione sullo schermo, è possibile fare questa richiesta e a chi mi dovrei rivolgere? 

Se desidera cambiare istituto, sicuramente lo può fare. Sarà la scuola a dirle se sono necessarie integrazioni tramite prove da sostenersi o l’eventuale iscrizione al secondo anno. Non è possibile, in ogni caso, ricorrere alla “bocciatura preventiva”. 


Sono un insegnate di sostegno nominato dal dirigente scolastico in una scuola di II grado Regionale, ho un contratto fino alla data degli scrutini, l’alunno che sto seguendo freguenta il V anno e ha un sostegno differenziato. In base alle disposizioni del Miur, sarà ammesso all’esame finale, in questo caso il mio contratto verrà prorogato? e fino a quando?

Dovrebbero prorogare la sua nomina sino alla data dell’esame dell’alunno e le verrebbe pagato solo il giorno dell’esame, non essendo lei membro di commissione e, quindi, non potendo partecipare né alla riunione preliminare né a quella di scrutinio. Sarebbe necessario che la sua presenza all’esame risultasse nel documento che, per quest’anno, è fissato alla data del 30 Maggio. Ovviamente è indispensabile che l’alunno si presenti all’esame di Stato, sia che si svolga in presenza sia che si svolga a distanza.


Sono la mamma di un bambino certificato per pluripatologie ex art 3 co 3 l 104 a cui per il secondo anno di primaria sono state confermate 22 ore di sostegno con docente di sostegno specializzato di ruolo. Qualora in sede di GLO di verifica del PEI il DS (che non conosce affatto il bambino) non fosse intenzionato a sottoscrivere il modello in deroga per il rinnovo della richiesta di sostegno con rapporto 1:1 per non meglio precisate scelte dirigenziali, nonostante il parere unanime di terapisti, docenti e noi familiari  per le 22 ore (il bambino non è assolutamente autonomo, ha disturbi del comportamento e necessita di mediazione continua per il suo percorso scolastico ed è regredito in modo importante in seguito al fermo forzato per emergenza COVID), come dovremmo comportarci per tutelare il bambino? se, come abbiamo sentore, a settembre la cattedra dovesse essere smembrata tra più insegnanti, come potremmo richiedere di riavere interamente il nostro insegnante che rimane all’interno della medesima istituzione scolastica e che ha creato un rapporto efficace e proficuo con nostro figlio? 

In base alla normativa vigente, è il GLO che esprime la richiesta delle risorse per l’anno scolastico successivo; pertanto il dirigente scolastico deve richiedere all’USR le ore indicate dal gruppo di lavoro. Se dovesse rifiutarsi, sarebbe passibile di omissione di atti d’ufficio. Nel caso ciò si verificasse, potete segnalare la situazione al Ministero dell’Istruzione. Per chiedere la continuità con lo stesso docente, potreste appellarvi alla legge n. 107/15, art. 1, comma 181, lettera c n. 2, che sancisce il diritto alla continuità (purché il docente sia in servizio, anche per l’anno scolastico prossimo, nello stesso Istituto scolastico).


Un’alunna, diversamente abile, iscritta alla terza media ha effettuato per il 1° quadrimestre, e fino al 5 marzo, il 70% delle assenze a causa di problemi psicologici e relazionali. Con la didattica a distanza ha frequentato le videolezioni con la docente di sostegno per due volte alla settimana con buona partecipazione. L’alunna e la famiglia seguivano un percorso psicologico; il Consiglio di classe ritiene opportuno che l’alunna sia trattenuta ancora alla scuola media per lasciarla in un ambiente a lei conosciuto. Si ritiene, infatti, che lei non frequenterà la scuola superiore (a cui ancora non si è iscritta) e quindi passerà le giornate chiusa in casa. E’ possibile trattenere una alunna diversamente abile? Anche considerando l’emergenza della pandemia?

Va detto che il decreto legge n. 22/2020 stabilisce, all’art. 1, che tutti gli alunni dovranno essere ammessi all’esame di Stato, con i voti loro attribuiti; dovranno sostenere gli esami e, anche se il risultato fosse negativo, potrebbe essere previsto un debito da saldare a settembre; al riguardo bisogna vedere che cosa stabilirà l’ordinanza per gli esami per casi simili, cioè se questi alunni potranno essere bocciati oppure no, conseguendo il Diploma. Nel caso l’alunna non dovesse presentarsi agli esami, gli verrà rilasciato un attestato, quindi, proseguirà il percorso nella secondaria di secondo grado. Sarebbe quindi il caso che la famiglia si rivolgesse al comune per la predisposizione di un Progetto individuale ai fini dell’attuazione del Progetto di vita, ai fini dell’art 14 della legge n. 328/2000, che prevede anche attività di tempo libero, unitamente ad attività formativa, se possibile.


Un’alunna diversamente abile iscritta alla prima media non ha mai frequentato per gravissimi problemi di salute (non è possibile neanche la scuola a domicilio). Come la Scuola deve agire?

L’art. 1 del decreto legge, n. 22/2020, stabilisce che gli alunni delle classi diverse dall’ultima sono tutti ammessi alla classe successiva col punteggio che si meritano.


Sono un docente di sostegno che segue per 12h un ragazzino down. La classe è composta da 34 alunni di cui 2 handicap (1 grave con PEI differenziato) e 2 docenti di sostegno più AEC. La classe è pessima, è difficile fare integrazione, i curriculari non tutti aiutano, per giunta i 2 ragazzi con handicap non vanno per niente d’accordo, anzi se messi vicini fanno scintille. La mia domanda è ci sono delle norme che potrebbero obbligare la dirigente a scindere la classe e quindi i ragazzi?! 

È il caso di ricordare che il termine “handicap”, bandito dall’OMS nel 2001, è stato sostituito dall’espressione “alunno o studente con disabilità”, alla quale tutti devono attenersi. Tanto premesso, sarebbe da chiedersi quanti alunni aveva la classe, quando si è costituita in prima. Comunque gli artt. 4 e 5, comma 2, del DPR n. 81/09 stabiliscono che le prime classi delle scuole di ogni ordine e grado debbono costituirsi di norma, in presenza di alunni con disabilità, con non più di 20 alunni, ed eccezionalmente in misura non superiore al 10%, cioè massimo 22. Per le classi successive non si dice nulla; ma è ovvio che, se sono formate inizialmente con questi numeri, non possono successivamente arrivare a 34 alunni, perché è vietato dalla norma interpretata logicamente. Se invece la prima classe è composta da più di 22 alunni, e quindi è illegittima, tutte le volte che le famiglie, non solo quelle degli alunni con disabilità, sono ricorse alla Magistratura, anche all’ultimo anno o anche quasi alla fine dell’anno scolastico, hanno sempre ottenuto sentenze che sdoppiano o obbligano l’amministrazione scolastica a sdoppiare la classe. Lo stesso DPR 81/09 ha abrogato la norma che stabiliva il numero massimo di alunni con disabilità per classe. Se si vuole evitarlo, i Consigli di istituto possono deliberare, e pubblicare all’albo della scuola e sul sito della stessa, la decisione di un numero massimo, uno o più alunni con disabilità, purché nella delibera siano indicati i criteri di selezione in caso di eccesso di iscrizioni. Ciò in analogia a quanto previsto dalle circolari sulle iscrizioni nel caso di eccesso di iscrizioni di alunni senza disabilità.


Sono una insegnante di un istituto superiore. In una classe quinta i genitori di un alunno con pei differenziato per i precedenti 4 anni, non hanno firmato per il rinnovo dello stesso e quindi il ragazzo è passato ad obiettivi riconducibili ai programmi ministeriali. Dovendo calcolare il credito scolastico come ci si deve regolare? E per l’alternanza? Non sono state svolte le ore previste negli ultimi 3 anni.

Sul calcolo del credito scolastico, occorre attendere l’emanazione dell’ordinanza sugli esami. Quanto all’effettuazione dell’alternanza (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento), che era prerequisito per l’ammissione agli esami, è stata eliminata come condizione e quindi si è ammessi agli esami qualunque sia il numero delle ore di alternanza svolte.


Sono una ragazza disabile 104 che dovrebbe dare l’esame di Stato in questo brutto periodo, purtroppo da quando non vado più a scuola il mio insegnante di sostegno mi manda solo mail di compiti, ho sempre seguito le lezioni on-line sin dai primi giorni, ma il mio insegnante si è presentato alle lezioni solo dal 16 aprile dopo varie richieste della mia famiglia, non ha mai fatto una lezione on-line individuale, non sono sottoposta a verifiche candelarizzate come da PEI e  il materiale mi viene preparato costantemente dal mio educatore, perché le mail che mi manda l’insegnante sono semplicemente argomenti scaricati dai vari siti. Mi chiedo cosa succederà ora? inoltre nel PEI si specifica che le mie verifiche saranno svolte in forma scritta per le mie grosse difficoltà di linguaggio e ansia che ne inficia il risultato, sono disperata perché nessuno mi dice come effettivamente mi devo organizzare. Inoltre mi si chiede di svolgere un esame in presenza ma essendo un soggetto immunodepresso ho terrore di essermi riservata sino ad ora per nulla.Mi scuso per la lungaggine della mia domanda, ma ho bisogno di sapere se qualcuno ha pensato anche a noi che costantemente sembriamo invisibili.

Quanto le sta capitando è, purtroppo, la storia di molti altri studenti con disabilità. Le consigliamo di prendere contatti con il dirigente scolastico, facendo presente che, come stabilito dalla normativa vigente, gli alunni con disabilità hanno quali insegnanti “tutti gli insegnanti della classe”, non solo il docente di sostegno. Pertanto, quando si svolgono lezioni a distanza per tutta la classe, deve essere presente anche il docente per il sostegno il quale, al temine di ogni argomento (ovvero durante la lezione proposta dal docente curricolare), deve chiedere a lei e ai suoi compagni se vi è necessità di ulteriori chiarimenti o approfondimenti; se ve ne sono, il docente curricolare deve ritornare sulla spiegazione, esprimendosi in modo diverso, ricorrendo a forme alternative (per esempio utilizzando mappe o slide o video o forme interattive, ovvero adottando strategie didattiche come l’approccio metacognitivo e/o l’apprendimento cooperativo). Il docente curricolare, nel fare ciò, si fa aiutare dal docente per il sostegno. Quanto alle lezioni a distanza individuali, è ovvio che un docente per il sostegno non può essere tuttologo, in particolare nei corsi di studio della scuola secondaria di secondo grado. Quindi, eventuali lezioni individuali a distanza, che non saranno molte per lei da parte però di tutti i docenti, devono essere programmate, di volta in volta, dai singoli docenti delle discipline. Sull’obbligatorietà della didattica a distanza vi sono opinioni divergenti: la Sentenza del TAR del Lazio indica tale modalità come peraltro sottolinea il decreto-legge 22/2020, una norma forse illegittima, ma efficace. Infine, il decreto-legge n. 22/2020, all’art 2, stabilisce che gli organi collegiali lavorano a distanza; ne consegue che i docenti del Consiglio di classe redigeranno, entro il 15 maggio, il documento riservato che dovrà poi essere consegnato alla commissione d’esame. Nell’allegato riservato vengono inseriti copia del PEI (specificando se le prove d’esame sono equipollenti oppure no e indicando, per ciascuna disciplina, le modalità da adottarsi e i relativi criteri di valutazione), le simulazioni d’esame e ogni altra indicazione utile ai fini della prova conclusiva. È necessario, quindi, che i docenti le sottopongano le prove (dette simulazioni) di valore equipollente in preparazione all’esame di Stato (come avviene, peraltro, per tutti gli studenti dell’ultimo anno). 


Sono una docente di sostegno presso una scuola media e vorrei, gentilmente, sapere se il PDF è un documento che deve essere inviato a tutti i componenti del glho come mi chiede di fare la scuola, per essere approvato o respinto in quella sede. Mi sorge questo dubbio perché so essere il PDF un documento riservato che indica le caratteristiche dell’alunno e le sue difficoltà di apprendimento. 

La formulazione e l’aggiornamento del Profilo dinamico funzionale (PDF) sono di competenza del gruppo di lavoro, costituito da tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, dai genitori dell’alunno e dagli specialisti che lo seguono (GLO). Per l’aggiornamento del PDF è necessario convocare ufficialmente il gruppo di lavoro (GLO), tramite riunione a distanza (nel caso in cui gli specialisti non potessero essere presenti, per motivazioni legate all’emergenza, l’incontro in via telematica avrà luogo e avrà valore a tutti gli effetti; si ricorda che all’incontro sono tenuti a partecipare, ovviamente in via telematica, i seguenti soggetti: tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori dell’alunno con disabilità e gli specialisti. Si ricorda, inoltre, che per l’incontro è bene che il dirigente scolastico prenda accordi con la famiglia per definire l’orario, come indicato dalle Linee guida ministeriali del 2009). La segretezza dei dati è per voi, componenti del GLO, un obbligo penale, come divieto di violazione del segreto di ufficio; pertanto non potete inviare un documento riservato, come il PDF (fatta eccezione per la famiglia, la quale detiene la responsabilità genitoriale del figlio).


Sono docente di sostegno nella scuola secondaria di 2 grado, seguo un alunno che ha un disturbo della sfera emozionale. Verso la fine del I anno, l’alunno ha subito l’improvvisa morte della madre. Questo evento ha portato il ragazzo a chiudersi completamente in sé. Nel corso dei cinque anni, purtroppo,  non ha beneficiato di continuità didattica, sia per quanto riguarda i docenti curriculari sia per quanto riguarda i docenti di sostegno. Con gli anni ci si è resi conto che comprende tutto e  appare in possesso di conoscenze e competenze, in alcuni campi superiori alla media della classe, ma le sue difficoltà relazionali non consentono una verifica  oggettiva di esse. ll PEI è sempre stato differenziato perché, anche se  nel corso degli anni alcuni docenti hanno scorto le grandi potenzialità dell’alunno e ,di fatto, egli seguisse, eccetto in matematica e fisica, la programmazione della classe, ovviamente con le opportune sintesi, mappe e quant’altro di supporto allo studio, il blocco emotivo  inficiava la relazione, requisito fondamentale per il processo di apprendimento e non consentiva una  valutazione oggettiva. Il CDC conscio che il superamento del blocco emozionale consentisse all’alunno di seguire un PEI semplificato per tutto quanto sopraindicato, ha più volte chiesto aiuto al neuropsichiatra che aveva in carico il ragazzo, che però, non ha fatto altro che consigliare di rivolgersi ad una struttura pubblica, per iniziare un percorso face to face finalizzato al superamento del blocco relazionale,unica strada da percorrere da parte dell’alunno ormai maggiorenne . Il CDC ha , continuamente sollecitato il padre affinché il ragazzo iniziasse questo percorso. Lo studente, da febbraio ha finalmente intrapreso un percorso farmacologico e psicologico e, già in presenza, i docenti hanno registrato un netto miglioramento della performance relazionale e della gestione dell’ansia da parte dello studente. Attualmente a più di due mesi dall’inizio della terapia i progressi sono notevoli, più volte l’alunno si è fatto interrogare non solo per iscritto ma ha anche risposto oralmente e partecipa attivamente alle videolezioni. Il  CDC ritiene che l’alunno, avendo la possibilità di frequentare nuovamente il 5 anno, potrebbe conseguire un diploma ma, avendo seguito un PEI  differenziato , secondo il d.lgs 62/2017 non può essere bocciato ed è “costretto” a conseguire un attestato che, in quanto conclusione del ciclo di studi, non gli consentirà il prossimo anno di iscriversi e frequentare nuovamente il 5 anno.Frequentare il serale in un altro istituto dove nessuno lo conosce e senza nessun supporto, probabilmente lo farebbe “ripiombare” nel suo silenzio… Cosa possiamo fare? 

La scelta di passare da un Pei differenziato a un PEI semplificato è di competenza del Consiglio di classe; ed è corretto che il Consiglio di classe, avendo rilevato le effettive capacità dell’alunno, si riunisca urgentemente, prima del 15 maggio, e indichi per l’alunno il PEI semplificato, ovvero un percorso “globalmente riconducibile  ai programmi ministeriali” (come stabilito dall’O.M. 90/2001); tale modifica può avvenire anche senza convocare il GLO (ma potreste valutare anche di convocarlo, invitando anche lo stesso studente). Nel documento del 15 maggio aggiungerete, nell’allegato riservato, le simulazioni d’esame e copia delle attività svolte dall’alunno. Il Consiglio di classe, ripetiamo, non solo ha piena autonomia nell’assumere tale decisione, ma è suo dovere procedere proprio in virtù delle capacità e delle potenzialità rilevate. A completamento, si fa presente che il decreto legge n. 22/2020 impone l’ammissione agli esami di tutti gli alunni dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, pertanto il passaggio dal PEI differenziato a quello semplificato deve essere formulato in tempi brevi.


Nella mia scuola l’insegnante di sostegno che ha il compito di gestire l’inclusione, quest’anno è esonerata dalla preside per l’orario cattedra per occuparsi del coordino dei colleghi di sostegno e degli educatori. Volevo capire se questo è possibile e rientra nella autonomia riservata alla scuola.Il mio dubbio parte dal fatto che il monte ore di sostegno viene stabilito in base ai ragazzi diversamente abili frequentanti la scuola e in base alle loro diagnosi. Questo modus operandi non lede i diritti dei nostri alunni diversamente abili sottraendo loro ore di prezioso supporto?

Se la docente, distaccata dall’insegnamento per svolgere il ruolo di funzione strumentale, non era incaricata su posto di sostegno, è probabile che siano state sottratte ore di compresenza e/o di potenziamento; si tratta di una scelta discutibile, in quanto ciò potrebbe determinare una riduzione di ore da utilizzarsi per il potenziamento della didattica. Se, invece, la docente, distaccata dall’insegnamento per svolgere il ruolo di funzione strumentale, era incaricata su posto di sostegno, significa che sono state sottratte ore di sostegno agli alunni con disabilità e ai loro compagni di classe. In questo caso, avendo la dirigente “esonerato dall’insegnamento” un docente incaricato su posto di sostegno, deve nominare immediatamente un supplente oppure deve revocare l’esonero alla docente, perché l’alunno con disabilità e i suoi compagni hanno diritto alle ore di sostegno nel numero stabilito nel PEI.  Il compito del docente per il sostegno non è sostituibile da altri che non siano eventualmente con la specializzazione. È forse il caso di informare l’US Territoriale, affinché intervenga: le ore di sostegno non possono essere sottratte in alcun modo. Diversamente si creano le condizioni per un ricorso da parte delle famiglie. In ultima analisi, come mai il Collegio docenti ha votato a favore di un totale esonero? Sapeva il Collegio quali ore venivano tolte? E, nonostante ciò, ha acconsentito?


Se per un alunno con disabilità fosse prevista la scuola ospedaliera o domiciliare, a causa di una malattia oncologica, può essere richiesta anche la figura dell’assistente all’autonomia e comunicazione? Se l’alunno fosse sordo segnante, quindi usasse la LIS, può essere inoltrata la richiesta all’Ente locale? Vi è una normativa che prevede la figura dell’asacom in ospedale o a domicilio qualora lo studente avesse gravi problemi di salute?

L’art 16 del decreto legislativo n. 66/17 garantisce l’istruzione a domicilio per le persone con disabilità, purché abbiano una prognosi di almeno 30 giorni di assenza dalle lezioni, a causa della malattia; lo stesso è assicurato per l’istruzione in ospedale dagli artt. 8 e 9 della legge n. 104/92. Ovviamente questi diritti riguardano sia il diritto al docente, sia esso di sostegno che di posto comune o disciplinare, che all’assistente per la comunicazione. In tempo di corona-virus tale diritto permane dal momento che gli aspetti sanitari debbono essere garantiti con tutte le misure di sicurezza. Per quanto riguarda la presenza del docente presso il domicilio, al momento non è possibile, in quanto le lezioni sono sospese; mentre potranno essere garantite le attività con la Didattica a distanza, supportate dall’intervento dell’interprete LIS, che può (e deve) agire grazie alle videoconferenze oggi attivate da molte scuole.


Vi scrivo per chiedere se sia possibile proporre un progetto che preveda la frequenza degli ambienti scolastici di un ragazzino disabile grave (tetraplegico e non in grado di comunicare verbalmente) anche dopo aver terminato il ciclo di studi (quest’anno finirebbe la terza media). La nostra idea sarebbe permettergli di frequentare la stessa scuola media che quest’anno a giugno terminerebbe. Se fosse possibile, potete darci alcuni suggerimenti per impostare il progetto: Quali figure/enti coinvolgere? A quali norme fare riferimento? Se sia possibile richiedere un insegnante di sostegno? 

Non avendo specificato l’età dell’alunno, si ipotizza che alla base di questa scelta sussista il timore per il ciclo successivo; in questo caso, avendo concluso il percorso della scuola secondaria di primo grado, lo studente deve proseguire il percorso scolastico, almeno fino al compimento del sedicesimo anno di età (obbligo scolastico) frequentando la scuola secondaria di secondo grado. Nel caso in cui lo studente, invece, abbia già compiuto i diciotto anni di età, allora egli non potrà proseguire con il ciclo successivo, ma potrà iscriversi solo al corso serale.  In sintesi, la permanenza nella scuola secondaria di primo grado non potrà essere considerata per il prossimo anno scolastico. Suggeriamo di rivolgersi al Comune di residenza, affinché venga impostato un Progetto individuale, orientato anch’esso al progetto di vita. Il Progetto individuale, in base all’art. 14 della legge n. 328/2000, è predisposto dal Comune e dall’ASL territoriale, previa richiesta della famiglia o dell’interessato, e mira, con tutte le risorse pubbliche, private e del terzo settore, a evitare l’emarginazione. Contestualmente vi suggeriamo sia di consultare qualche associazione di persone con disabilità, per avere qualche indicazione, sia di pensare subito ad un gruppo di lavoro per la formulazione di questo progetto con tutte le risorse materiali, finanziarie ed umane necessarie.


Sono docente di sostegno nella scuola secondaria di II grado, seguo un alunno di 19 anni, frequentante la  classe 5 del liceo artistico con programmazione differenziata, dalla 4* e non dal primo anno quindi purtroppo è mancata la continuità scolastica sia come docenti di sostegno sia come docenti di classe.
L’alunno con 104 art.3 comma 1 , ha un blocco emotivo che non gli consente di relazionarsi in particolare con gli adulti, questo ovviamente ha inficiato la relazione nella quale si instaura il processo di apprendimento. Ci siamo resi conto nel corso del 4 anno, da alcuni suoi interventi  sporadici,  che ha un pensiero critico rispetto alla realtà  che lo circonda comprende le cose che ascolta e le rielabora,  ha potenzialità e capacità unite ad una sensibilità in alcuni casi anche superiori alla media.
All’inizio di quest’anno pensavamo al passaggio ad una programmazione per Obiettivi Minimi, come si evince dai verbali, ma mancava un supporto di tipo terapeutico che sostenesse l’alunno e noi in questo percorso, anche perché il neuropsichiatra dell’asl di appartenenza, nel corso del GLHO dello scorso anno, oltre a constatare la necessità  di un percorso sanitario ad hoc non ha potuto fare altro.
A febbraio , anche dietro continue sollecitazioni da parte del cdc , il ragazzo ha iniziato un percorso seguito da un’equipe di neuropsichiatri e relativa terapia farmacologica prescritta.
Abbiamo notato subito dei miglioramenti, l’alunno era  più ricettivo, prendeva appunti e si mostrava anche meno teso.
Attualmente la situazione è questa, segue il programma della classe, segue tutte le videolezioni, riesce nelle verifiche, che fa solo per iscritto,  a raggiungere gli obiettivi minimi ad eccezione di matematica , che è l’unica materia dove permangono le carenze, quindi il cdc  pensava di fargli sostenere l’esame con una valutazione per obiettivi minimi, anche perché se non riuscisse, una bocciatura gli consentirebbe di iscriversi nuovamente al 5 anno e di sostenere l’esame l’anno prossimo cosa che NON potrebbe fare se ricevesse un attestato.
Il DS non è d’accordo, noi del cdc non ci rassegniamo a vedere questo ragazzo che riceverà un attestato e non il diploma che noi pensiamo, se non quest’anno l’anno prossimo, potrebbe conseguire. Vorremmo un suo parere.

La scelta di passare da un Pei differenziato a un PEI semplificato è di competenza del Consiglio di classe. In tal senso, quanto affermato dal Dirigente scolastico non può pesare al punto da precludere allo studente un percorso coerente con le sue capacità e le sue potenzialità. Il Consiglio di classe, ripetiamo, ha piena autonomia nell’assumere tale decisione, anche con il parere contrario del dirigente scolastico.


Scrivo in merito alla legge 104 e alle ore di sostegno scolastico, mia figlia di 5 anni le è stata assegnata un anno fa la legge 104 comma 3 art. 3 fino al 2021 con insegnante di sostegno già avviata da 3 anni. Ora la certificazione per il sostegno è scaduta e la scuola ci ha fatto presente che dovevamo andare all’ulss di pertinenza a farla rinnovare, la dottoressa che ha visitato mia figlia vedendola migliorata non ha intenzione di rinnovare la certificazione per il sostegno. La mia domanda può farlo considerando che mia figlia ha appunto la 104 comma 3 art.3?

Dopo “l’accertamento dell’handicap”, previsto dalla legge 104/92, i genitori possono chiedere all’ASL il riconoscimento del figlio come “alunno con disabilità”, ai sensi del DPCM 185/2006. La commissione dell’ASL, dopo aver redatto un Verbale di Accertamento che contiene il termine di “rivedibilità”, se ve ne sono le condizioni, rilasciano la Diagnosi Funzionale, documento utile ai fini del sostegno a scuola, ovvero di quanto effettivamente necessario all’alunno. È necessario qui puntualizzare il fatto che, a fronte di unna data di “scadenza”, la scuola non deve sollecitare la famiglia, in quanto il compito di convocare i genitori per la “rivedibilità” è dell’ASL che sicuramente, nei tempi previsti, vi avrebbe convocato. Tanto premesso, se nel corso della visita la commissione ha ritenuto che per vostro figlio non sussista più il riconoscimento di “alunno con disabilità”, e quindi non procedano alla redazione della Diagnosi funzionale, ciò, da parte dell’ASL, è corretto. Se voi non concordate con il parere dell’ASL, potete provare a presentare ricorso. 


Sono un’Assistente Sociale NPIA. Chiedo che mi vengano forniti chiarimenti in merito ad un problema: Un ragazzo di 17 anni frequenta una scuola secondaria di 2° in un paese diverso da quello della sua residenza. Per quanto riguarda l’integrazione scolastica, chi deve redigere la Diagnosi Funzionale e Verbale Collegio H? L’ASL di residenza dell’alunno, o l’ASL del paese in cui è la scuola frequentata dal ragazzo?

Salvo che i genitori non abbiano espressamente richiesto di essere seguiti da ASL differente da quella del luogo di residenza, la competenza per la redazione della Certificazione di disabilità (verbale “Collegio H”) e della Diagnosi funzionale è dei servizi del comune di residenza


Sono un’insegnante di sostegno e seguo da 5 anni un ragazzo down che frequenta l’ultimo anno dell’istituto alberghiero. In tutti questi anni lui ha seguito una programmazione differenziata ma gli argomenti sono sempre stati quelli della classe ovviamente semplificati. Il ragazzo ha sempre seguito l’orario scolastico completo. Ha svolto regolarmente le ore di alternanza scuola\lavoro. È sempre stato seguito il pomeriggio da un’insegnante. Arrivati all’ultimo anno la famiglia ha fatto richiesta di una programmazione paritaria. Il consiglio di classe, pur riconoscendo l’impegno del ragazzo, ha messo in evidenza le difficolta’ a cui sarebbe andato incontro soprattutto nelle prove scritte( considerando anche che la commissione  mista). Nonostante tali argomentazioni, la famiglia è rimasta ferma nella sua decisione. Durante il primo trimestre il ragazzo ha dato segnali di forte stanchezza e le valutazioni nelle prove scritte non sono state sufficienti. A questo punto la famiglia ha fatto un passo indietro e prima della fine del trimestre si è passati ad una programmazione differenziata , sempre però seguendo gli argomenti della classe. Sappiamo bene che ora con il corona virus si apre un nuovo scenario. Se gli esami dovessero essere solo orali con la commissione interna il ragazzo non avrebbe problemi a sostenerli. Sarebbe anche un premio per l’impegno e la costanza dimostrata in tutti questi anni. La domanda che pongo è la seguente:” si potrebbe cambiare nuovamente la programmazione in paritaria specificando le motivazioni?”. Premetto che tutto il consiglio di classe sarebbe d’accordo, magari il dirigente un po’ meno. Attendo una risposta, perché vorrei tanto fare questa soddisfazione ad un ragazzo che nonostante la sua disabilità non si è mai sottratto agli impegni scolastici e non solo.

Il Consiglio di classe, a maggioranza, può sempre decidere il passaggio da un PEI differenziato a un PEI semplificato, come espressamente scritto nell’art 15 dell’O M n. 90/01, motivando la propria delibera. Tanto premesso, considerato che, da quanto scrive, lo studente svolge le stesse attività dei compagni di classe, quindi raggiunge gli obiettivi programmati per la classe frequentata, come mai nel PEI non sono state considerate modalità di verifica “equipollenti”, come la norma prevede? La prova scritta poteva (e può) essere tranquillamente sostituita da una orale o completata da una parte orale, ovvero la prova scritta poteva (e può) essere strutturata in modalità differente, coerentemente con le capacità dello studente. Indipendentemente da come sarà strutturata la prova d’esame, conclusiva del ciclo di studi, è fondamentale che ripristiniate nel PEI le corrette modalità, introducendo quelle forme equipollenti che la norma prevede a tutela del diritto allo studio dell’alunno con disabilità.


Sono un docente di sostegno di scuola superiore, ho avuto una discussione con una collega di sostegno che ritiene che le verifiche nelle varie discipline dovrebbero essere concordate prima, in merito ai contenuti della stessa, (sapere cioè in anticipo da parte del docente di sostegno quale sarà la specifica e precisa verifica); personalmente ritengo invece che il docente di sostegno dovrebbe conoscere l’ambito, le strategie e le modalità, i tempi, ma non la specifica verifica (trattandosi di uno studente non vedente con regolare programmazione ministeriale dovrebbe essere trattato allo stesso modo, ad esclusione degli adattamenti relativi di tipo strumentale ed eventualmente semplificativo). Divulgare prima la verifica, anche con il docente di sostegno, non garantisce, a mio avviso, la sicurezza della stessa, con inevitabili ripercussioni anche sul piano legislativo  e formale amministrativo. Potrei capire una divulgazione pochi minuti prima, ma non oltre. Essendo la mia collega assolutamente convinta di ciò, chiedo lumi al riguardo.

Nel caso di alunni con disabilità intellettive o relazionali, per i quali di solito si concordano le interrogazioni programmate, è normale che il docente per il sostegno sia informato con anticipo dei contenuti delle interrogazioni, al fine di saper meglio seguire e orientare l’alunno durante le stesse. Nel caso, invece, di alunni con disabilità motoria o sensoriale, è sufficiente che il docente per il sostegno sia informato, in tempo utile – quindi anche una settimana prima -, della struttura della prova, al fine di predisporre, salvo che non lo faccia direttamente lei, quanto necessario per affrontare la prova, come ad esempio, sussidi o software specifici o altro. Essendo, il docente incaricato su posto di sostegno, membro effettivo del Consiglio di classe, è bene che fra tutti i componenti del Consiglio sussista reciproca fiducia. E questa si attua anche nella condivisione delle attività programmate e rivolte alla classe; essa non può mancare fra i colleghi con i quali il docente per il sostegno si trova in servizio nello stesso orario.


Scrivo per chiedere informazioni relative ad una studentessa autistica, che frequenta la V liceo e che segue una programmazione per obiettivi differenziati.
Al termine dell’esame di maturità, venendo promossa, potrebbe continuare a frequentare la scuola per un altro anno scolastico?
Può essere pensato un anno integrativo o la studentessa, per poter continuare a frequentare, dovrebbe necessariamente essere respinta agli esami?

Quando si concludono gli esami di maturità col diploma o, se è stato predisposto un PEI differenziato, con l’Attestato, termina il percorso scolastico e, quindi, legalmente non è possibile proseguire la frequenza scolastica.  Anche nel caso in cui uno studente non si presenti agli esami di Stato, le verrebbe comunque rilasciato un Attestato di credito formativo, come stabilito dall’art. 20 del decreto legislativo n. 62/17, con relativa conclusione del percorso di studio. Vi suggeriamo di rivolgervi al Comune di residenza e richiedere la predisposizione di un “Progetto individuale (progetto di vita)”, che preveda, ad esempio, un possibile inserimento lavorativo, un insieme di formazione professionale, attività per il tempo libero, etc. Ciò è previsto dall’art 14 della legge n. 328/2000, richiamato dall’art 6 del decreto legislativo n. 66/17.


Sono un’insegnante di sostegno in una scuola secondaria di 1°, come voi sapete, in questi giorni di sospensione delle attività didattiche in presenza (causa Coronavirus), si sta provvedendo a interventi educativo-formativi a distanza. Il quesito che desidero porvi è questo: il docente di sostegno può avere una sua classe virtuale in cui inserire materiali e interventi calati sui bisogni educativi speciali per gli alunni H? Il Ds oggi, in un consiglio di classe virtuale, ha sostenuto che questo non è possibile. Mi sembra un’assurdità, considerato che la classe virtuale servirebbe anche per interventi individualizzati o personalizzati a seconda delle esigenze.

Il dirigente, correttamente, interpreta l’approccio inclusivo, che vede il docente incaricato su posto di sostegno come risorsa a vantaggio di tutti gli alunni della classe. Promuovere attività “in solitaria” – è bene tenerlo presente – corrisponde a consolidare il fenomeno della delega e a rafforzare la deresponsabilizzazione dei docenti curricolari. In questa fase, particolarmente complessa per il nostro Paese, quindi anche per la scuola italiana, è quanto mai necessario promuovere modalità di lavoro coordinato e coeso. Ecco perché le attività vanno realizzate in sinergia con i colleghi curricolari, collaborando per un intervento adeguato (personalizzato) dei materiali da rendere disponibili a ciascun alunno. Per quanto riguarda, poi, l’accesso mediante le aule virtuali, queste vanno opportunamente calibrate (non è, infatti, pensabile che si possano collegare troppi docenti nella stessa giornata); il docente incaricato su posto di sostegno potrà intervenire nella stessa aula virtuale del docente di matematica o di italiano o di altra disciplina. Il docente di sostegno può anche avere dei propri interventi personalizzati a favore dell’alunno con disabilità, interventi rispetto ai quali – va puntualizzato – non devono essere esclusi i compagni. 


Sono docente di sostegno di un istituto comprensivo. La nostra dirigente, senza consultare il collegio ha attivato la didattica a distanza. Io ed altre  colleghe abbiamo  mostrato  le nostre perplessità  a riguardo,  visto che questa  didattica non è  efficace per molti  degli alunni disabili  nel nostro istituto . Ora a distanza di qualche giorno sempre ci rendiamo  conto che non solo gli alunni disabili, ma anche altri alunni con svantaggio non riescono a seguire i compiti e e lezioni proposti perché sprovvisti di mezzi e strumenti. Mi chiedo la scuola non sta ledendo il diritto  all’ istruzione? La scuola può  attivare qualcosa che non garantisce  a tutti lo stesso diritto? Una didattica a distanza che aumenta la disuguaglianza è  veramente una didattica da perseguire?

Finché rimane in vigore il decreto, che impone a tutti di rimanere a casa, la scelta della Dirigente ci sembra un mezzo per non trascurare gli alunni con disabilità. Peraltro la didattica a distanza, come indicato dalla Nota MIUR n. 368/2020, prevede attenzione alla “socializzazione”, ancor più con bambini che frequentano la scuola primaria. Nell’adottare la modalità a distanza, in sintesi, è bene evitare di “insegnare” contenuti nuovi” e di effettuare “valutazioni”, che risulterebbero improprie; meglio puntare, per quanto e se possibile, su attività di potenziamento, di ripasso, di dialogo e, sempre per quanto possibile, favorire e creare attività ludiche, magari mettendo in contatto “telematico” fra loro i bambini della classe.


Sono una docente  di sostegno e  funzione strumentale per l’ inclusione  di una scuola primaria. Durante la riunione dello staff,  ho sollevato il problema di come intervenire a sostegno di alunni disabili gravissimi ( come tetraplegici, autismi non verbali etcc) che sono presenti nel nostro istituto e che in questi giorni di sospensione  delle attività  didattiche si trovano soli a casa con le loro famiglie. Ovviamente per loro la didattica a distanza non è  efficace, e aumenta le distanze invece di diminuire. La scuola per loro è  soprattutto relazione e socializzazione, ma in questo periodo di sospensione  cosa possiamo attivare per loro? Ho proposto alla dirigente di attivare l’ istruzione domiciliare per alcune ore, o di far intervenire  a casa degli alunni gli educatori che li seguono a scuola. , ma la risposta è  stata negativa. Come muoversi? Loro più di altri hanno bisogno in questo momento!

È importante premettere che devono essere rispettati i provvedimenti emanati dal Governo in data 1 e 4 marzo 2020, in virtù dello stato di emergenza che sta interessando l’intero Paese. Potrebbero sussistere, in alcune zone, le condizioni per la fattibilità di un intervento presso il domicilio di alcuni alunni, in particolare degli alunni con disabilità. La didattica a distanza, che si avvale dell’e-learning e degli strumenti tecnologici dell’informazione e della comunicazione, se può essere valida per buona parte degli studenti, non lo è per molti altri (e ciò riguarda anche alunni non con disabilità). Nel caso specifico è possibile, quindi, ipotizzare che gli assistenti all’autonomia e/o alla comunicazione possano svolgere le loro ore presso il domicilio, anziché presso la sede scolastica, purché ciò sia reso possibile dai Comuni o dagli Enti interessati (sussistono, infatti, vincoli contrattuali che non possono essere ignorati ma che, stante la situazione di emergenza, potrebbero trovare in una nuova disposizione delle ore, un possibile consenso). Nel caso delle figure addette all’assistenza, la richiesta all’Ente locale deve essere formulata dai genitori. Per quanto riguarda l’invio dei materiali a domicilio, essi devono essere il frutto di un lavoro di sinergia fra gli insegnanti, e non una solitaria decisione di uno dei docenti della classe (nello specifico quello incaricato su posto di sostegno). La FISH, in questo momento, sta dialogando con il MIUR per l’istruzione domiciliare effettuata dai docenti per il sostegno; la Federazione ritiene che la sospensione della didattica non impedisca ai docenti di recarsi a scuola per lavorare a distanza e quindi per recarsi anche a domicilio. Anche il CIIS, insieme a un gruppo di genitori (Fb “Non c’è PEI senza condivisione), sta cercando di sollecitare l’attenzione degli amministratori affinché siano garantite, ove ne sussistano le condizioni e su base volontaria, le ore di assistenza all’autonomia presso il domicilio. Al riguardo si fa presente che più di un comune si è già attivato e altri stanno valutando la fattibilità di questo servizio


Sono una  docente della scuola primaria, nella classe 5 della scuola primaria  della mia scuola è  stata fatta una selezione tra gli alunni per poter accedere alla sezione musicale della scuola secondaria di primo grado. Tra gli alunni che hanno partecipato  alla selezione c’era anche un allunno disabile con 104 che la commissione giudicatrice ha eliminato, poiché  la commissione  esaminatrice ha valutato l’alunno non idoneo a svolgere attività  musicali (canto, uso strumento). So che la commissione  ha usato criteri  di valutazione uguali per tutti, non considerando la patologia dell’alunno che ha difficoltà  di relazione e di interazione per cui durante la prova è  riuscito solo in parte a cantare e ha riprodurre un ritmo come gli era stato richiesto. Io ed altre docenti avevamo informato la commissione  di questa difficoltà  che rientra nella sua patologia. Ora mi chiedo perché  non sono stati adottati criteri diversi? È  legale l’esclusione di un alunno 104 dalla sezione musicale in una scuola dell’obbligo? Dal verbale che ha redatto la commissione  non si evince nulla riguardo a prove differenziate per l’ alunno. Quello che sospetto è  che sia stato escluso semplicemente  per una questione  di numeri, perché  con un disabile la sezione musicale va costituita con 22 alunni, senza il disabile con 28 alunni. Possiamo fare qualcosa? La famiglia può  fare qualcosa?

Il Tribunale di Pisa, con l’Ordinanza Pisa 4 settembre 2014, ha stabilito che è discriminazione sottoporre un alunno con disabilità a prove selettive per l’ammissione ad un liceo musicale. È da ritenere che il principio della sentenza sia estendibile anche ai fini dell’ammissione alla sezione musicale di una scuola secondaria di primo grado.


Sono un’insegnante di Scuola dell’infanzia, mi restano ancora due anni di servizio e sono portatrice di protesi acustiche in quanto affetta da ipoacusia bilaterale dalla nascita. Premetto di aver ottenuto diplomi e passato il concorso ordinario quando ancora non portavo nessun tipo di protesi. Una mia collega, responsabile di plesso, mi ha detto che avrei dovuto comunicare al dirigente il mio problema. Questo nell’ottica delle visite attitudinali che lui ha dichiarato saranno effettuate per stabilire l’idoneità allo svolgimento delle funzioni lavorative. La mia domanda e’… sono obbligata a dare questa comunicazione al mio dirigente?

Se lei sta insegnando con le protesi e ciò non le impedisce un buon rapporto educativo con gli allievi, non dovrebbe aver timore di comunicare al DS la sua personale situazione; anzi, potrebbe precisare che lavora bene con i suoi alunni.  Se poi il DS ritiene di inviarla a una visita di controllo, è ipotizzabile che siano confermate sia le sue condizioni di salute che l’idoneità all’insegnamento. Se poi l’esito dovesse essere negativo, dovrebbe svolgere, in quest’ultimo biennio di servizio, altre mansioni, come per esempio la biblioteca, oppure potrebbe chiedere il diritto di pensionamento anticipato come lavoro usurante. Ai ciechi vengono dati 5 anni di scivolo.


Sono un Assistente specialistica in favore di un’alunna con disabilità psicofisica che ormai seguo da 5 anni.
Durante un Glh mi è stato conferito il compito di accompagnare l’alunna dalla sede centrale dell’Istituto fino alla sede distaccata dove è collocata la classe della studentessa ogni giorno, nonostante fossi assente durante i lavori d’equipe. Ho sottolineato il problema ai referenti per il sostegno ma continuano a voler affidare l’incarico solo a me. Dal punto di vista normativo questo incarico è tra i compiti dell’assistente specialistica?

Lo spostamento degli alunni con disabilità all’interno dell’edificio scolastico (o di più edifici, fra loro vicini, in quanto collocati all’interno di uno stesso spazio chiuso) è dei collaboratori scolastici, come previsto dal CCNL. La decisione assunta in sua assenza non può esserle imposta, e non solo per le motivazioni sopra descritte, ma anche perché, non rientrando questo fra i suoi compiti, oltre al consenso dei componenti del GLO, era necessario anche il suo (e, ovviamente, quello successivo del capo d’istituto). 


Sono la mamma di un bambino disabile grave con disturbo del comportamento, mio figlio frequenta la 1 media e dall’inizio dell’anno mi è stato chiesto di effettuare un suo inserimento graduale  a scuola. Di fatto mi chiedevano di riprenderlo prima dopo la seconda ora poi la terza infine alla quarta ora, con il risultato che mio figlio frequenta 20 ore a settimana anzichè 30.Io ingenuamente ho firmato le richieste di uscita anticipata indicando come motivo “come concordato” poi quando mi sono resa conto che l’intento del dirigente scolastico era di lasciare l’orario così ridotto ho firmato le richieste con la dicitura “su richiesta della scuola”, anche perchè io e mio marito non abbiamo mai concordato un orario ridotto in via definitiva.Mi ritrovo che a seguito dell’ultimo GLHO la scuola si riserva di valutare l’orario a 30 ore per l’inizio del prossimo anno scolastico sempre a seguito di valutazione del comportamento di mio figlio. A ciò si aggiunga che mio figlio è stato escluso dal campo scuola di due giorni perchè nessun insegnante se la sente di accompagnarlo, ma la cosa più grave è che non se la sentono di portalo in gita anche solo per un giorno. Cosa devo fare? 

È vero che sussistono situazioni per le quali è opportuno un inserimento graduale, ma ciò è opportunamente concordato in sede di GLO o GLHO, da parte di tutti i componenti (insegnanti della classe, genitori dell’alunno, specialisti ASL) e a fronte di motivazioni documentate. Da quanto lei scrive, più che un inserimento graduale, la scuola ha deciso, unilateralmente, la riduzione dell’orario di frequenza; e ciò è decisamente improprio. Suo figlio, per il quale sussiste l’obbligo scolastico, ha diritto a partecipare a tutte le attività promosse dalla scuola, comprese le uscite didattiche e i viaggi di istruzione programmati per le classi alla quale egli è iscritto, diritto garantito dalla legge 104/92 che, all’art. 12 comma 4, afferma che nessuna disabilità può essere causa di esclusione o riduzione della frequenza scolastica; se i docenti, come lei scrive, “non se la sentono di accompagnarlo”, allora l’uscita o il viaggio va annullato, se invece viene effettuato vietando la partecipazione all’alunno, allora potete procedere per discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Analogamente per quanto riguarda la frequenza scolastica: vostro figlio ha diritto all’intera frequenza, esattamente come i compagni. Se sussistono reali criticità, riferibili al comportamento dello studente, potreste, in sede di GLO, prevedere anche un certo numero di ore, da indicare nel PEI, di personale addetto all’autonomia personale dell’alunno da richiedersi all’Ente Locale (comune). Come genitori fate presente alla scuola che vostro figlio, da oggi stesso, resterà a scola per tutto il tempo previsto, proprio come i compagni, e che parteciperà (previa vostra libera adesione) alle uscite didattiche o ai viaggi di istruzione programmati per la classe alla quale è iscritto; fate presente inoltre che, in caso di diniego da parte della scuola, procederete per discriminazione ai sensi della legge 67/2006 e per interruzione di pubblico servizio.


Ho un ragazzo con disabilità (art. 1 comma 3) con ripetenza. La mamma per motivi che non sto qui ad elencare vuole fare richiesta di istruzione parentale. L’alunno compirà 16 anni a dicembre.  Può farla?

La madre può sicuramente fare la richiesta. Nella richiesta che invierà alla scuola, la madre deve precisare che si impegnerà a garantire l’istruzione o direttamente o tramite docenti privati e quindi sottoporre l’alunno a fine anno agli esami presso la stessa o in altra scuola (stesso percorso di studio). Contestualmente deve darne comunicazione al sindaco del paese, in quanto l’alunno è ancora soggetto all’obbligo scolastico.


Sono una insegnante di sostegno specializzata di scuola primaria. 
Le scrivo in merito alla questioni insegnante di sostegno e supplenze: la circolare Miur 9838 del 2010 sulle supplenze temporanee precisa di non sostituire i docenti assenti con gli insegnanti di sostegno “salvo casi eccezionali non altrimenti risolvibili”. Le chiedo gentilmente cosa si intende con “casi eccezionali non altrimenti risolvibili”? Chi stabilisce quali siano questi “casi eccezionali non altrimenti risolvibili”? Il dirigente scolastico? I genitori dell’alunno disabile possono opporsi e secondo quali modalità al fatto che l’insegnante di sostegno del loro figlio venga usato sovente per fare supplenze nella scuola, non garantendo così all’alunno l’approccio personalizzato e l’inclusione di cui necessita? L’insegnante di sostegno può rifiutarsi di fare supplenze e in base a quali criteri normativi? 

I casi eccezionali non altrimenti risolvibili si sostanziano in condizioni eccezionali, che possono verificarsi una o due volte l’anno; è responsabilità del dirigente scolastico provvedere alle sostituzioni e/o alla nomina dei supplenti ed è quindi suo compito valutare se sussistano o meno le condizioni di “eccezionalità”, tali da giustificare l’eventuale utilizzo del docente incaricato su posto di sostegno per una non derogabile supplenza limitatamente al primo giorno di assenza del docente da sostituirsi. Nel ricordare che il garantire all’alunno con disabilità il diritto allo studio è compito di ogni insegnante della classe, e non di uno in particolare, i genitori possono sicuramente agire, in caso di utilizzo del docente di sostegno per reiterate supplenze, intervendo presso le sedi competenti per interruzione di pubblico servizio e per discriminazione. Anche il docente incaricato su posto di sostegno può opporsi, esprimendo il suo dissenso di fronte al primo ordine di servizio scritto che riceve (si ricorda che l’ordine di servizio deve contenere: la data del giorno della supplenza, la classe e l’orario, nonché la firma del dirigente scolastico); dopo il secondo ordine di servizio scritto ricevuto, il docente deve provvedere alla sostituzione, informando successivamente la famiglia, il proprio sindacato e il Referente regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’USR. Si rammenta che senza ordine di servizio il docente non può lasciare il suo posto, in quanto incorrerebbe in abbandono del posto di lavoro.


Sono un assistente specialistico di una scuola superiore. Quest’anno abbiamo un insegnante di sostegno, su 2 casi gravi (art. 3 comma 3) e non autonomi, che si assenta 2 giorni tutte le settimane e quindi dobbiamo togliere le ore di assistenza ad alunni h, ma non gravi, tutte le settimane e coprire le ore dell’insegnante di sostegno. Tutto ciò crea danni agli alunni che seguono obbiettivi minimi ministeriali e anche ai casi gravi perché spesso noi assistenti dobbiamo stare con il nostro alunno e quello scoperto (non potendo stare soli). Senza parlare della progettualità didattica 

L’assistente ad personam o AEC è assegnato ad un alunno con disabilità e deve garantire, per le ore indicate, il suo apporto professionale, senza sottrarre ore o tempo dedicato all’alunno. Il docente assente deve esser sostituito con un insegnante, figura analoga, e non con una figura professionale differente (peraltro già impegnata nell’orario richiesto). Se le venisse rivolta ulteriore richiesta, si rifiuti, facendo presente al dirigente che lei, in quanto assistente o AEC, è assegnata ad un alunno e non può togliere ore a quell’alunno; nel caso di insistenza, informi la sua cooperativa, affinché intervenga presso il DS. Contestualmente lo faccia presente anche alla famiglia, in modo che intervenga a garanzia del diritto allo studio del figlio, per evitare una interruzione di servizio.


Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado e mi trovo nella delicata circostanza di essere accompagnatrice al campo scuola di un alunno certificato che a causa di forti stati di ansia non desidera partecipare, nonostante l’insistenza della famiglia. Come garantire una adeguata tutela?

La responsabilità degli alunni, durante un’uscita didattica o un viaggio di istruzione, è di tutti i docenti incaricati come accompagnatori, in egual misura. Se lo studente non vuole partecipare, non si capisce perché la famiglia insista, dovrebbe, infatti, non obbligarlo a fare un’attività che può metterlo in difficoltà; probabilmente ci saranno altre motivazioni. Le suggeriamo di chiedere un incontro con la famiglia, al quale devono partecipare tutti i docenti della classe; in tale sede affrontate serenamente la questione.


Sono un insegnante di sostegno di una prima classe di scuola superiore.Alcuni giorni fa è stato effettuato il GLH operativo di un alunno che al momento  frequenta seguendo una programmazione per obiettivi minimi. Gli insegnanti presenti hanno suggerito alla neuropsichiatra e alla famiglia di approvare un percorso differenziato per una riduzione oraria in quanto il ragazzo, che presenta una problematica di carattere psichiatrico, non riesce, in generale, a seguire le attività didattiche e formative soprattutto nelle ultime ore della mattinata durante le quali manifesta grande disagio (per due giorni la settimana una settima ora che termina alle 14.35). La neuropsichiatra chiede, in virtù del fatto che Il ragazzo possiede sufficienti potenzialità intellettive, la possibilità di poter ridurre l’orario ma seguendo una programmazione per obiettivi minimi. Tale richiesta può formalizzarla dietro una sua dettagliata relazione. Se tale percorso è possibile, ci sono dei riferimenti normativi?

Nella scuola secondaria di secondo grado sono previsti due percorsi: Pei semplificato o Pei differenziato. Mentre per il Pei semplificato decide autonomamente il Consiglio di classe, per adottare il Pei differenziato il Consiglio di classe deve acquisire il consenso firmato della famiglia, non degli specialisti ASL. Ciò premesso, appare chiaro che la scelta di un percorso semplificato sia stata effettuata dal Consiglio di classe che, in base alle capacità e alle potenzialità dell’alunno e dopo aver acquisito gli elementi utili, ha ritenuto di poter procedere in tal senso. Per quanto riguarda la riduzione dell’orario di frequenza nelle due giornate in cui le attività didattiche si concludono alle 14.35 è corretto (ed è necessario) ridurre il carico orario a favore di tutti gli studenti della scuola (a parte il fatto che ciò consentirebbe all’alunno con disabilità di non perdere le ore di frequenza per discipline che fanno parte del PEI semplificato); risulta, infatti, eccessivo e controproducente anche da un punto di vista didattico, a parere di chi scrive, un orario che costringa gli studenti a stare a scuola fino alle 14.35.


Sono una mamma di un bambino di 7 anni con disturbi dell’attenzione. Dimesso per aver terminato le terapie essendo stato promosso in tutte le attività proposte. L’insegnante della scuola può richiedermi il sostegno?

L’insegnante di sostegno viene assegnato per promuovere l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. La richiesta del docente è inoltrata dal Dirigente dopo che la famiglia ha consegnato alla scuola copia del Verbale di accertamento e della Diagnosi Funzionale rilasciati dall’ASL (in alcune regioni è richiesto anche il CIS, il “Certificato di inclusione scolastica”, che viene rilasciato sempre dall’Unità multidisciplinare dell’ASL).


Sono la mamma di un ragazzo tetraplegico di 12 anni. Frequenta la seconda media e segue la programmazione della classe(purtroppo senza semplificazioni). È impegnato con le terapie 4 giorni a settimana. Potrebbe essere esonerato dai compiti per casa? C’è una legge che lo tuteli?

La norma prevede che, per gli alunni con disabilità, siano garantite forme individualizzate, anche a fronte dello stesso percorso dei compagni della classe alla quale egli è iscritto. Non possono, cioè, essere ignorate forme di personalizzazione che possono consistere in modalità di verifica differenti (stessi contenuti culturali, ma impostazione diversa, come per esempio test a scelta multipla o vero/falso o prova orale sostitutiva interamente o parzialmente di quella scritta ovvero utilizzo di forme di comunicazione alternative, come la CAA o tabella Etran o altro); al tempo stesso devono essere indicati criteri di valutazione “personalizzati”, coerentemente con le capacità e le potenzialità manifeste dall’alunno.
In sede di GLO o GLHO, ovvero durante la stesura del PEI, si possono concordare a fronte di impegni (come possono essere le sedute di terapia) o di particolari altre situazioni l’assegnazione completa o parziale dei compiti (ovvero la non assegnazione in determinati giorni). Se ciò non fosse stato concordato, suggeriamo di chiedere la convocazione del GLO e di inserire nel PEI tali indicazioni (nel caso l’ASL non potesse partecipare, chiedetele di intervenire mediante videoconferenza; in caso di assenza dell’ASL, voi procedete con l’incontro, indicando l’assenza nel verbale dell’incontro). 


Sono un’insegnante di sostegno vorrei sapere se nel caso di rinuncia al sostegno di un alunno iscritto al primo anno delle superiori bisogna depositare la diagnosi agli atti. Se non fosse obbligatorio sarebbe giusto informare il consiglio di classe al fine di agevolare il percorso educativo?

Se la famiglia rinuncia al sostegno, ritirando tutta la documentazione, da quel momento essa dovrà essere tolta dal fascicolo personale dell’alunno. Resterà la documentazione pregressa, in quanto sono stati prodotti documenti sulla base di una precisa richiesta fornita alla scuola dalla famiglia: tale documentazione andrà archiviata. È bene precisare che, con il ritiro della documentazione da parte della famiglia, l’alunno non è più da considerarsi con disabilità (e perde tutti i diritti previsti).
Se invece la famiglia esprime formale rinuncia del “docente per il sostegno” e non ritira la documentazione inserita nel fascicolo dell’alunno, allora l’alunno, in quanto alunno con disabilità, continua ad avvalersi di tutti gli altri diritti, tranne del sostegno (docente); per lui, pertanto, dovranno essere predisposti i documenti previsti (PEI per ciascun anno scolastico e aggiornamento periodico del Profilo dinamico funzionale); l’alunno, inoltre, potrà avvalersi, ad esempio, delle prove equipollenti (in caso di PEI semplificato), di modalità di verifica e di criteri di valutazione personalizzati, di obiettivi individualizzati, della presenza dell’assistenza all’autonomia personale e/o alla comunicazione (se previsto), dei sussidi e degli ausili per lui necessari e di ogni altra forma prevista e a lui utile per garantire l’esercizio del diritto allo studio. Alla predisposizione della documentazione (aggiornamento PDF ed elaborazione del PEI annuale) provvedono congiuntamente: tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti ASL, con la partecipazione dell’assistente, se trattasi di figura professionale prevista


La qualifica di maestro d arte è considerata una qualifica professionale o liceale?

Il diploma di maestro d’arte, della durata triennale, è oggi non più conseguibile, in quanto, con la riforma del 2010, gli istituti d’arte sono stati convertiti in licei artistici (la cui durata è quinquennale). Per accedere all’università, ovvero per conseguire un titolo liceale, è necessario frequentare il biennio aggiuntivo.


Sono una docente e avrei un dubbio nella gestione delle verifiche per un’alunna. La studentessa ha un lieve ritardo e segue una programmazione per obiettivi minimi. La famiglia chiede la suddivisione delle verifiche scritte in più momenti per poter affrontare un argomento alla volta. È possibile? Oppure La verifiche già strutturata per gli obiettivi minimi è sufficiente?

In base al principio di personalizzazione è possibile concordare la programmazione delle interrogazioni, in modo da rendere meno pesante lo studio dell’alunno, come pure suddividere le verifiche scritte (o. orali) in più momenti, affrontando un argomento alla volta.


Sono l’insegnante di sostegno nella scuola secondaria di I grado. Nella classe assegnatami all’inizio dell’anno sono presenti due alunni DVA, art. 3 comma 1. Il mio orario prevede 18 ore settimanali (9+9), ma un’ora di sostegno è stata sottratta agli alunni aventi diritto per essere attribuita alla copertura dell’ora di alternativa in un’altra classe (la distribuzione autorizzata dal DS). Nel corso dell’anno (inizio dicembre) alla scuola giunge la documentazione completa di attestazione di handicap, art. 3 comma 3, di un altro alunno, presente in classe in cui svolgo le mie 17 ore di sostegno. Per cui, gli alunni disabili ne diventano 3, di cui il neocertificata con handicap grave (avrebbe diritto soltanto lui a 18 ore settimanali di sostegno). Fino ad oggi (febbraio) non vi é stata nessuna assegnazione delle ulteriori ore di sostegno alla classe. Mi viene detto che, essendo io l’insegnante di sostegno assegnata alla classe, devo prendermene carico, con la stesura del relativo PEI e di tutti i relativi annessi. In mese di novembre il CDC ha steso il PDP per l’alunno che all’epoca era in fase di certificazione. Tale PDP è ancora in funzione. È coretto che venga sostituito con un PEI reddato in assenza delle effettive ore di sostegno assegnate?

1) Le ore di sostegno assegnate agli alunni non possono essere sottratte nel corso dell’anno, ed è ciò che, invece, è avvenuto con l’ora che le è stato richiesta di svolgere altrove (il fatto che contempli l’autorizzazione conferma che si tratta di modalità impropria, che poteva essere “tollerata” per un giorno, come condizione straordinaria, ma che non poteva e non può essere la normalità).
2) La mancata assegnazione delle ore di sostegno all’alunno certificato nel mese di dicembre: per questo alunno le ore devono essere garantite; il diritto alle ore di sostegno è un diritto di ciascun alunno con disabilità, sancito dall’art. 13, comma 3, della legge 104/92 e ribadito in più sentenze della Corte Costituzionale (dalla n. 80/2010 alla n. 275/2016, secondo la quale tale diritto non può essere violato con motivi di problemi di bilancio); il Consiglio di Stato, inoltre, con la sentenza n. 2023 del 2017 ha stabilito che il dirigente scolastico ha l’obbligo di chiedere la cattedra completa per gli alunni con articolo 3, comma 3, e se l’Ufficio Scolastico si rifiuta, il Dirigente Scolastico deve inviare una Nota alla sezione regionale della Corte dei Conti e, per conoscenza, allo stesso Ufficio Scolastico, dichiarando che non si sente responsabile per il danno erariale che tale rifiuto produrrà a causa della perdita della causa da parte dell’amministrazione, in caso di ricorso promosso dalla famiglia.
3) La stesura del Pei: il PEI, Piano Educativo Individualizzato, deve essere elaborato congiuntamente dal gruppo di lavoro, i cui componenti effettivi sono tutti i docenti della classe, la famiglia dell’alunno con disabilità e gli specialisti dell’ASL. Il fatto che sia o che non sia ancora stato assegnato il docente di sostegno alla classe non sottrae i docenti (tutti) dagli obblighi previsti dalla norma (come, nello specifico, la stesura del PEI, insieme agli altri componenti del gruppo di lavoro)


Sono la mamma di una bambina con una disabilità intellettiva grave, certificata 104 art 3 comma 3.La bambina frequenta la quarta elementare e noi genitori , in accordo con il servizio di neuropsichiatria, vorremmo che questo anno venisse bocciata per poterla iscrivere il prossimo anno in una scuola afferente ad un centro riabilitativo, dove potrebbe affrontare la scuola secondaria di primo grado in un ambiente a lei più confacente. La dirigente si oppone alla bocciatura, dicendo che la normativa non lo permette in alcun modo. È corretto? Se la bocciatura è richiesta e motivata da necessità certificate della bimba non si può derogare in qualche modo?

Il decreto legislativo 62 del 2017 prevede che l’ammissione alla classe successiva avvenga “anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. La non ammissione (o bocciatura) è contemplata solamente per “casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”, in tali casi l’eventuale non ammissione alla classe successiva (ovvero la bocciatura) viene assunta “all’unanimità” da parte di tutti i docenti della classe. Spetta, dunque, unicamente ed esclusivamente ai docenti della classe, che valutano l’alunno sulla base del PEI predisposto per l’anno scolastico in corso, decidere se ammettere o se non ammettere l’alunno alla classe successiva.


Mio figlio è portatore di handicap legge 104 e legge 45 per disgrafia. Può essere bocciato  a scuola in 3 anno superiore

In terza superiore, se l’alunno non raggiunge gli obiettivi del suo PEI semplificato o differenziato, può essere bocciato.


Sono la mamma di un bambino affetto da sindrome di down, dopo un ricovero ospedaliero, sotto consiglio del medico, causa ricadute, ci è stato consigliato l’istruzione a domicilio. Mi sono recata presso l’istituto dove va a scuola mio figlio che frequenta la seconda elementare, per attivare tutto ciò con tanto di certificato del medico, ma la scuola che naturalmente non è contenta, richiede 2 fogli precisi compilati dal medico (che non ne è a conoscenza) che indicano anche il tempo richiesto, senza darmi altre precise istruzioni su di essi. Chiedo gentilmente se potete aiutarmi a reperire tali informazioni per poter accedere a questa documentazione per poter attivare tale richiesta.

Per attivare il servizio di istruzione domiciliare, la famiglia deve presentare alla scuola (al dirigente scolastico) i seguenti documenti:
–       formale richiesta di attivazione del servizio di istruzione domiciliare,
–       idonea e dettagliata certificazione sanitaria, in cui è indicata l’impossibilità a frequentare la scuola per un periodo non inferiore ai 30 giorni (anche non continuativi), rilasciata dal medico ospedaliero (C.M. n. 149 del 10/10/2001) o comunque dai servizi sanitari nazionali (escluso, pertanto, il medico di famiglia) e non da aziende o medici curanti privati (i 30 giorni sono trenta giorni di lezione, non trenta giorni consecutivi e basta). 
Gli insegnanti della classe, dopo la presentazione della domanda della famiglia, elaborano un progetto formativo, indicando il numero dei docenti coinvolti (ovvero dei docenti che si sono resi disponibili a insegnare al domicilio), gli ambiti disciplinari cui dare la priorità, le ore di lezione previste.
Il progetto deve essere approvato dal collegio dei docenti e dal consiglio d’Istituto e inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa (se nel PTOF è già inserito il servizio di istruzione domiciliare, non vi è necessità di effettuare questi passaggi). 
Il dirigente invia all’USR la richiesta, corredata dalla documentazione sanitaria e dal progetto: in questa sede, l’apposito Comitato tecnico regionale procederà alla valutazione della documentazione presentata, ai fini della successiva assegnazione delle risorse. 
In genere, il monte ore di lezioni è indicativamente di circa 4/5 ore settimanali per la scuola primaria. Se, però, il docente di sostegno dà la disponibilità a espletare il suo orario (o parte del suo orario) presso il domicilio (alternandosi con i colleghi) le ore potranno corrispondere a quelle previste per il sostegno. Infatti, le Linee guida prevedono che pere gli alunni con disabilità l’istruzione domiciliare può essere garantita dall’insegnante di sostegno (al riguardo si cita la sentenza del TAR del Lazio, che ha condannato l’USR ad assegnare al domicilio tutte le ore di sostegno assegnate all’alunno).
In sintesi, la scuola non può rifiutare questo servizio, previsto per garantire il diritto allo studio e, al tempo stesso, per la tutela della salute del minore.
Norme di riferimento: d.lgs. 66/17 come riformato dal d.lgs. 96/19; DM 461/19 e allegate Linee di indirizzo nazionali sulla scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare.


Un’alunna diversamente abile  in terza media ha effettuato un numero di assenze del 70 per cento. Per i docenti è impossibile una valutazione, si può mettere “Non classificata” al primo quadrimestre? O si deve esprimere ugualmente una valutazione in base ai pochi elementi a disposizione?

La norma stabilisce che per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato si debbano considerare le “presenze”.  Per il vincolo della frequenza, fissato a tre quarti del monte ore personalizzato, il Decreto legislativo n. 62/17 prevede che il Collegio docenti adotti – “per casi eccezionali” – motivate e straordinarie deroghe (documentate, per gli alunni con disabilità, da certificazioni riguardanti lo stato di salute). Se il Consiglio di classe dispone di sufficienti elementi, procede alla valutazione (e il 30% da lei indicato indicherebbe un tempo utile pe acquisire gli elementi necessari). Se il Consiglio di classe non dispone di sufficienti elementi di valutazione, può indicare “non classificato” nel primo quadrimestre. Non avete pensato di attivare il servizio di istruzione domiciliare?


Sono un assistente specialistico e quest’anno per ripetute assenze di un insegnante di sostegno (almeno 2 giorni a sett) sono costretta a coprire anche alunni non miei, ritrovandomi o a lasciare scoperti i miei alunni meno gravi o a coprire alunni che non sono a me assegnati. Mi chiedevo se l’assistente specialistico può rifiutarsi di fare da tappa buchi. 

L’assistente per l’autonomia e la comunicazione deve svolgere il suo compito a favore dell’alunno al quale è assegnato, per le ore stabilite nel PEI; l’assistente non può essere distolto dalle sue mansioni e dallo svolgimento delle ore, che deve garantire all’alunno assegnato e, ancor meno, può essere utilizzato per sostituire un insegnante assente: 
–       in primo luogo, perché il docente deve essere sostituito da un insegnante (e il dirigente non può provvedere una figura professionale differente); 
–       in secondo luogo perché vengono sottratte ore all’alunno al quale l’assistente è stato assegnato, determinando una interruzione di pubblico servizio; 
–       in terzo luogo perché la presenza dell’assistente accanto ad un alunno che non è quello al quale è stato assegnato non è autorizzata, né lo può essere, da un ordine di servizio del D.S.; in caso di infortunio o di un danno recato o subito dall’assistente, come verrebbe giustificata la sua presenza in sede diversa rispetto alla quale egli era stato destinato?
Le suggeriamo di far presente al D.S., nel caso venisse ancora invitato a “supplire” un insegnante assente, che lei, in quanto assistente o educatore, non può sostituire un insegnante e che non può abbandonare l’alunno al quale è stato assegnato, perché andrebbe a determinarsi una interruzione di un servizio che deve essere garantito all’alunno.Se ciò non bastasse, ne parli con la cooperativa o con l’Ente dal quale ha ricevuto l’incarico, illustrando i rischi cui si esporrebbe effettuando supplenze “improprie” e chieda loro di farsi portavoce presso il D.S.


Sono un docente di sostegno in una V classe di una scuola secondaria superiore. L’alunna che seguo con un Ritardo mentale grave, a causa della sua disabilità e dell’ambiente deprivante in cui vive, ha una frequenza molto irregolare. (solo 15 gg in questo primo quadrimestre). Cosa bisogna fare in questi casi? Può non essere ammessa agli esami per mancanza di validità dell’anno scolastico? In riferimento al primo quadrimestre alcuni docenti curricolari lamentano la mancata presenza durante le proprie ore di lezione. Si può comunque attribuire la valutazione tenendo conto degli obiettivi fissati nel PEI?

In base al DPR 122/09 il Collegio dei docenti può fissare alcune “deroghe straordinarie” al numero massimo di assenze, al fine di assicurare la validità dell’anno scolastico; il Consiglio di classe, sulla scorta di tali deroghe e se in possesso di sufficienti elementi di valutazione, può procedere con l’ammissione all’esame di Stato; in caso contrario, scatta l’invalidità dell’anno scolastico. Per completezza ai fini dell’ammissione va considerata anche la partecipazione alle prove Invalsi che, da quest’anno, riguarda tutti gli studenti delle classi quinte (d.lgs. 62/2017): il recentissimo Protocollo di somministrazione delle prove standardizzate, pubblicato da Invalsi alla pagina https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2020/Protocollo_somministrazione_GR13_ITALIA_2019_2020.pdf, indica tre possibili opzioni per gli alunni con disabilità (anziché due), fra queste il “non svolgimento delle prove” (per questi alunni la scuola può predisporre prove adattate, coerenti con il PEEI). 


Sono un’insegnante di scuola primaria e chiedo cortesemente di ricevere una risposta con i riferimenti normativa, circa la valutazione di alunni dva gravissimi. Se nel PEI di un DVA gravissimo è previsto un percorso differenziato, che non include l’apprendimento delle discipline, bensì favorisce l’integrazione e la socializzazione, l’autonomia e la comunicazione n.v., come è possibile inserire voti in decimi nelle materie curricolari?

Premesso che per gli alunni con disabilità intellettiva la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita, deve sempre avere luogo (OM 90/2001), si rammenta che la legge 104/92 afferma che l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento “né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap” (art. 12, comma 4). A ciò si aggiunga che l’art. 16 della legge n. 104/92 prevede la possibilità di adottare attività integrative e di sostegno, anche in sostituzione delle discipline; ora, poiché il D.lgs. 62/2017 stabilisce che la valutazione degli alunni con disabilità deve essere effettuata in base al PEI e che tale valutazione deve essere espressa in decimi (e ciò vale per tutti gli alunni), coerentemente con quanto previsto, anche per l’alunno che lei definisce “gravissimo” la valutazione deve essere formulata in sulla base del PEI (e deve essere riportata nella scheda di valutazione in “decimi”, esattamente come avviene per gli altri studenti). Trattandosi di scuola Primaria (e ciò vale per la scuola del primo ciclo e per gli alunni per i quali è adottata una valutazione semplificata nel secondo ciclo) nella scheda di valutazione non deve essere fatto alcun riferimento al PEI (d.lgs. 62/17).  L’occasione è utile anche per rammentare che la scuola deve garantire, a ciascun alunno, gli apprendimenti, coerenti con le capacità e le potenzialità presenti; non può limitarsi alla sola socializzazione (lo stabiliscono la legge 104/92 e le Linee Guida ministeriali del 4 agosto 2009).


Mia figlia frequenta la prima liceo applicato scienze e biotecnologia ma, a causa di una serie di eventi traumatici, è crollata in una forte forma depressiva con forte ricaduta sulla frequentazione scolastica. Premetto che mia figlia è nata con una malformazione grave per la quale ha un riconoscimento con legge 104 e indennità di frequenza. Stiamo tentando di aiutarla con una equipe di psichiatri e psicologi ma il progresso è molto lento visto anche l’età che non aiuta. La mia domanda è: quali certificazioni devo far produrre dai medici per tutelarla sia per l’obbligo scolastico che per la privacy?

Le certificazioni sono quelle relative all’attuale stato di salute di sua figlia. Il Decreto legislativo n. 62/17, all’art. 13, stabilisce che, per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato, sia necessaria la frequenza di almeno tre quarti del monte ore personalizzato; lo stesso decreto richiama il DPR 122/2009 che, all’art. 14 comma 7, contempla di poter adottare – per casi eccezionali – motivate e straordinarie deroghe, purché le assenze non pregiudichino, a giudizio del Consiglio di classe, la possibilità di procedere ad una valutazione degli alunni interessati. Chieda pertanto che il Collegio dei docenti adotti una delibera relativa a tali deroghe.


Sono una docente di sostegno a tempo indeterminato e scrivo per un parere su come muovermi a seguito della circolare inviata dal mio Dirigente Scolastico a tutto il personale scolastico. Un alunno, pur essendo un disabile grave, usufruisce di 18 ore settimanali ed ha un’assistente materiale per 2 ore a settimana. I genitori hanno perso la causa al TAR per ottenere la copertura totale delle ore di sostegno. Dal 3 febbraio la docente che lo segue per 12 ore settimanali è assente e non si sa fino a quando. Il Preside dispone che tutti i docenti di sostegno debbano fare delle ore di supplenze sull’alunno anche se impegnati con altri alunni disabili. La domanda che mi pongo è la seguente: un docente di sostegno può lasciare il proprio alunno per andare a supplire un ragazzo con una disabilità più grave? è possibile contestare la circolare in oggetto dato che in questo modo non vengono più garantite le ore di sostegno come stabilite nei P.E.I. agli altri ragazzi?

Le “Linee guida” ministeriali, del 4 agosto 2009, vietano di spostare per supplenza in altra classe il docente per il sostegno, che opera con l’alunno nella classe alla quale è stato assegnato. La recente circolare sulle supplenze impone al Dirigente scolastico di nominare un supplente “dopo il primo giorno di assenza di un docente incaricato su posto curricolare o incaricato su posto di sostegno”


Sono una supplente precaria e lavoro in una scuola secondaria di istruzione superiore.
Una persona con disabilità grave si trovava seguito da me e una collega che da più di 20 giorni è in maternità. La scuola non si è attivata per trovare un supplente ed attualmente la persona si ritrova a non avere 9 ore di sostegno su 18. Dopo il ritiro di un altro alunno con disabilità, la dirigente ha incaricato la referente di dipartimento di ridistribuire le ore del personale e coprire quindi le 18 ore, lasciando scoperte altre persone che hanno diritto al sostegno ma si vedono ridotto il servizio senza spiegazioni. 
La referente di dipartimento sostiene che noi insegnanti non abbiamo possibilità di fare alcunché per migliorare la situazione. È legale questa soluzione? Quali sono i diritti della famiglia?  È buona norma che la persona sia seguita da 3 o 4 docenti diversi?

La recente circolare sulle supplenze ribadisce il principio che dopo il primo giorno di assenza il dirigente scolastico debba nominare un supplente. Se, come nel vostro caso, si sono rese disponibili ore di sostegno per il ritiro di uno o più alunni, queste ore (e solamente queste. ore) possono assegnate all’alunna, senza toccare le ore già assegnate agli altri frequentanti. Pertanto se mancano ancora ore per l’alunna il dirigente scolastico ha l’obbligo di nominare un supplente per tali ore. Fatelo presente alla famiglia. Sottrarre ore già assegnate ad alunni frequentanti è un atto illegittimo, forse anche con risvolti penali.


Sono la mamma di una ragazza tetraplegica con certificazione del 2014 in cui si evince un insufficienza mentale media ,tale certificazione è in possesso della scuola superiore di secondo grado in cui mia figlia frequenta la quinta con una programmazione semplificata ricondocibile al programma Ministeriale. Tempo fa per l’esattezza a dicembre abbiamo  consultato un Neuropsichiatra specializzato ,perché nostra figlia ha espresso la sua opinione sulla sua diagnosi funzionale così negativa e voleva essere sottoposta a nuovi test ,in effetti aveva pienamente ragione perché la nuova diagnosi parla di parametri normali anzi un pochino più alti .Il problema nasce solo con il linguaggio che inficia qualsiasi prova orale(il medico scrive che è impossibile fare prove orali) sia per l’ansia da prestazione che per problemi di coordinazione del linguaggio  (parla con difficoltà )e i suoi tempi di prestazione, sono molto più lunghi della norma. Abbiamo prodotto la nuova certificazione alla scuola chiedendo un GLH  per discutere del PEI in cui si era già chiarito che le verifiche orali erano controproducenti e si dovevano usare solo come compensazione dello scritto, Il risultato è stato pessimo perché ad ogni verifica scritta fanno seguire sistematicamente quella orale ,inoltre non rispettano ne’ tempi ne’ modalita’ concordati a suo tempo e specificati nel PEI ,la ragazza è in forte crisi perché le insegnanti quasi tutti i giorni le dicono che all’esame dovrà per forza fare la prova orale. Il GLH sarà a febbraio, come far capire che il PEI è disatteso? mi può aiutare a capire se mia figlia può sostenere l’esame di stato, senza per forza produrre la prova di cui sa già di non poter fare ?È possibile farla in forma scritta? 

Considerato quanto riportato nella documentazione sanitaria, in realtà, oltre all’eventuale completamento orale, era necessario prevedere forme “equipollenti” di somministrazione delle prove, previste a garanzia del diritto allo studio degli alunni con disabilità; al riguardo, si rimanda all’articolo 6 comma 1 del DPR 323 del 1998 che, nel definire il concetto di prove equipollenti, precisa che queste possono essere sia differenti da quelle ufficiali per i contenuti che per le modalità. È fondamentale, pertanto, che tali indicazioni siano coerentemente definite nel PEI, in quanto documento cui bisogna far riferimento per la predisposizione delle prove dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.  In sede di esame, la prova orale può sicuramente essere affrontata con modalità differenti (che possono andare dalla lettura fatta da terzi di un testo scritto dalla stessa studentessa all’utilizzo di “ausili”, che sostituiscono il linguaggio verbale), ovvero “equipollenti” (DPR 323/98). A conferma di forme differenti, ovvero con modalità equipollente, si può citare la LIS: lo studente che si avvale della LIS in sede di esame di Stato fruisce dell’assistente alla comunicazione.  In sede di PEI, a febbraio, occorre esplicitare questi passaggi, richiamando il riferimento normativo e individuando le modalità maggiormente funzionali e fruibili da parte dell’alunna. È il caso che, a questo incontro, sia presente la studentessa che, meglio di altri, può dare indicazioni su quali siano le modalità migliori per poter sostenere le performance richieste dalla scuola.


Sono la madre di una bimba che ha la legge 104 per un problema neurologico (art. 33,  comma 3). La bimba frequenta una scuola primaria paritaria dove l’insegnante di sostegno, già poco attrezzata per il suo problema, non la segue affatto in alcuni momenti per lei molto delicati (es. intervallo dopo il pranzo). Ho sentito parlare della possibilità di richiedere un educatore al comune ad ulteriore supporto della permanenza a scuola. Potete darmi qualche indicazione?

Se nella vostra Regione la legge sul diritto allo studio prevede gli assistenti anche nelle scuole paritarie, in sede di GLO potete esplicitare la necessità di poter fruire della presenza di un assistente all’autonomia personale dell’alunna, riportando nel verbale dell’incontro e nel PEI tale indicazione; sarà poi cura del dirigente scolastico chiedere all’Ente locale di competenza l’assegnazione di tale figura. Se, invece, tale figura non è prevista per le scuole paritarie, sarà la famiglia a sostenere le spese per la presenza di questa figura, mentre il docente è a carico della scuola paritaria.


Sono una docente  della  scuola  primaria, l’anno prossimo si iscriverà  alla scuola primaria  un alunno disabile con sostegno di 11 ore settimanali. Premetto che nella nostra scuola ci sono classi a 30 ore settimanali  e classi a 40 ore settimanali. La dirigente ha detto alla famiglia di iscrivere il bambino a 40 ore settimanali premettendo che lui avrà  una riduzione di orario (30 ore settimanali). Questo molto probabilmente prevederà  che il bambino non potrà  seguire tutte le materie. Io ed altre docenti ci chiediamo se non sia più  funzionale un’ iscrizione a 30 ore settimanali, visto che in tal modo l’alunno seguirebbe tutte le attività. Lo so che spetta alla famiglia decidere il tempo scuola, ma non so quanto la famiglia abbia capito bene la situazione. Inoltre la riduzione d’ orario suppongo che  do  andrà  concordata durante il PEI.  La scuola può far iscrivere un bambino ad un tempo scuola e poi far frequentare un tempo scuola a 30 ore che è  previsto nel suo assetto?

Non sono previsti, per gli alunni, “riduzioni di orario” di frequenza, peraltro per un ordine di scuola per il quale è contemplato l’obbligo. Se per l’alunno è migliore un tempo di frequenza pari a 30 ore settimanali, non si capisce perché suggerire il tempo-pieno per poi prevedere una frequenza ridotta pari a 10 ore; ciò, peraltro, costituisce un danno all’erario. Spetta sicuramente alla famiglia decidere il tempo-scuola da scegliere e se ritiene che le 30 ore siano adeguate per il bambino, deve sicuramente optare per le 30 ore settimanali.


L’insegnante di mia figlia che frequenta l’asilo è in malattia in classe c’è la maestra di sostegno e non stanno nominando la supplente perché comunque quando non c’è la maestra di sostegno si appoggiano al plesso di un altro paese. Noi genitori cosa possiamo fare per far nominare un’altra maestra perché i bimbi solo lasciati a loro stessi e non controllati

La recente circolare sulle supplenze stabilisce che il dirigente scolastico ha l’obbligo di nominare un supplente dopo il primo giorno di assenza. 


Sono insegnante di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado. 
Mi sono stati assegnati due ragazzi disabili, (9 ore ciascuno) in due classi diverse. 
In una delle due classi è presente un altro ragazzo disabile seguito da un’altra insegnate di sostegno per 12 ore settimanali. 
Quindi nella stessa classe abbiamo due insegnanti di sostegno, una presente 12 ore ed io presente 9 ore. I nostri alunni seguono un pei differenziato ed un orario differenziato, tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00.  Quindi, in alcune ore, nella stessa classe sono presenti tre insegnanti: due di sostegno più l’insegnante delle varie discipline. 
La vicepreside non vuole assolutamente che ci sia questa presenza contemporanea di due insegnanti di sostegno e vuole che ce ne sia sempre uno solo che segua ambedue i ragazzi che, ribadisco hanno esigenze estremamente diverse. Che dobbiamo fare? 

Non esiste una norma che impedisca la presenza di più docenti di sostegno, peraltro è prevedile la presenza contemporanea, in virtù dell’abolizione del tetto che fissava un numero definiti di alunni con disabilità per classe. Per motivazioni didattiche e organizzative è bene che il Consiglio di classe valuti e concordi quanto è bene che queste figure siano presenti ed eventualmente che lo condividano in sede di GLO (al quale partecipano tutti i docenti della classe, compresi i due docenti incaricati su posto di sostegno). Si consideri anche che le ore assegnate non possono essere sottratte a ciascun alunno, ma devono essere garantite, a tutela del diritto allo studio. Non spetta certo al docente incaricato come vicario del dirigente entrare nel merito del “quando” la risorsa “sostegno” debba essere presente in classe, ma solamente invitare i docenti del consiglio di classe a valutare l’opportunità, da un punto di vista organizzativo, in considerazione dell’efficacia e dell’efficienza degli interventi, considerazioni che competono al Consiglio di classe e che coinvolgono i componenti del GLO.


Sono una docente di un istituto di scuola secondaria superiore, scrivo in merito alla possibilità di utilizzare in classe la smartpen. Personalmente non ho mai avuto problemi a consentire ai miei allievi di registrare le lezioni o utilizzare la smartpen per prendere appunti, ma alcuni colleghi si oppongono, e ritengono di non essere obbligati a consentirne l’uso, anche  ad allievi con certificazione DSA, pur in presenza della richiesta di tale strumento compensativo da parte della famiglia, in quanto indicato dallo specialista che ha rilasciato la diagnosi (come da certificazione in possesso della scuola). Mi risulta che il vademecum del garante per la privacy abbia già dato parere positivo sulle registrazioni delle lezioni in classe, naturalmente ad esclusivo uso didattico personale. I miei colleghi, però, sostengono che il docente possa negare il permesso per tutelare la privacy degli altri allievi e per motivi didattici non meglio chiariti. Chi ha ragione? La famiglia, in caso di bocciatura di un allievo cui sia stato negato l’uso di tale strumento, può rivalersi nei confronti della scuola?

Per gli alunni con diagnosi di DSA è consentito registrare le lezioni a scuola: l’uso, da parte dello studente, è strettamente personale, mentre la registrazione riguarda “la lezione”. Questa indicazione, ripotata nel Piano didattico personalizzato, condiviso con la famiglia e con lo studente, va rispettata da tutti i docenti. In merito alla questione posta, va rispettato quanto indicato nel PDP (il problema privacy non è pertinente all’argomento).


Pillola europea

Pillola europea

di Maurizio Tiriticco

Stamane su RaiTvUno si è discusso della necessità di una concreta e fattiva Educazione Civica nelle nostre istituzioni scolastiche, che sarebbe meglio definire, a mio vedere, “Educazione alla Cittadinanza Attiva”. Protagonista la Senatrice Flavia Piccoli Nardelli, del Partito Democratico. E’ indubbio – almeno a mio parere – che un insegnamento attivo e partecipato è di per sé il migliore insegnamento civico! Alludo alla “didattica laboratoriale”, che virgoletto perché è invocata sia dalle Linee guida che dalle Indicazioni nazionali che riguardano i diversi ordini e gradi del nostro sistema scolastico.

E’ bene, comunque, ricordare la distinzione che corre tra l’EDUCAZIONE, che attiene, appunto, allo sviluppo della convivenza civile e democratica, la FORMAZIONE, attinente allo sviluppo della persona ed alla consapevolezza del Sé, e l’ISTRUZIONE, che riguarda nello specifico lo studio e la padronanza dei diversi saperi disciplinari e pluridisciplinari. Si tratta di tre “parole magiche” che ricorrono anche nel comma 2 dell’articolo 1 del dpr 275/99, concernente l’avvio dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.

A mio vedere, almeno tre sono gli assi che, scanditi ovviamente lungo l’arco dei dieci anni dell’istruzione obbligatoria, dovrebbero costituire la matrice dell’ECA: 1) la Costituzione repubblicana, le vicende storiche e sociali che ne hanno costituito le fondamenta ed il nostro ordinamento istituzionale; 2) l’Unione Europea, status e cenni storici, con particolare riguardo al Manifesto di Ventotene, del 1944, ed al Trattato di Maastricht, del 1992, in forza del quale una semplice CEE, Comunità Economica Europea, istituita nel lontano 1957 con i Trattati di Roma, costituita di appena sei Paesi, Italia Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo, oggi è diventata un organismo più forte ed autorevole e ne conta ben ventisette; 3); l’Agenda Onu 2030, contenente i 17 obiettivi necessari per realizzare, a livello mondiale, uno sviluppo sostenibile. Ritengo opportuno ricordare il quarto obiettivo, che riguarda uno dei compiti più importanti delle istituzioni scolastiche europee e che così recita: “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”.

L’auspicio è che una scuola di qualità sia in grado di raggiungere tutti i bambini del pianeta. Cosa che così non è, com’è purtroppo noto. In troppe zone – che sarebbe anche difficile definire Paesi – il lavoro, anzi lo sfruttamento minorile è largamente diffuso. Ed in altre abbiamo anche il fenomeno dei bambini soldato, che vengono educati – se così si può dire – non solo all’uso precoce delle armi, ma anche e soprattutto alle crudeltà che ne conseguono. Paesi in cui più di educazione civica sarebbe opportuno parlare di educazione ai più elementari sentimenti che dovrebbero caratterizzare i rapporti interpersonali: l’ascolto e il rispetto! Mah! La difficoltà di costruire un mondo migliore!

Profilo e condizione occupazionale di dottori di ricerca e diplomati di master

di AlmaLaurea

I risultati dei Report 2020 di AlmaLaurea sul profilo e sulla condizione occupazionale di dottori di ricerca e diplomati di master fotografano alti tassi di occupazione (89,0% per i dottori di ricerca, 88,6% per i diplomati di master), maggiore retribuzione mensile netta (rispettivamente 1.703€ e 1.717€), più efficacia del titolo per trovare lavoro o migliorare la propria condizione occupazionale rispetto ai laureati.


Perché scegliere un corso post laurea.
Valore aggiunto e tutela contro la disoccupazione

[Bologna, 06 luglio 2020] Aggiornamento continuo e crescita professionale. Connubio garantito. Percorsi post laurea di alta specializzazione disciplinare e interdisciplinare consentono, infatti, di rafforzare e ampliare conoscenze e competenze, per rispondere con successo alle esigenze del mercato del lavoro.

Le indagini del Consorzio AlmaLaurea sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei dottori di ricerca e diplomati di master lo confermanoanalizzando sia le performance formative di circa 4.000 dottori di ricerca del 2019 di 24 atenei[1] aderenti al Consorzio e quelle lavorative di oltre 5.500 dottori di ricerca del 2018 di 36 atenei[2], contattati ad un anno dal conseguimento del titolo di studio; sia le performance formative di circa 8.500 diplomati del 2019, di primo e secondo livello, che hanno conseguito il titolo di studio in uno dei 17 atenei[3] aderenti al Consorzio e quelle lavorative di oltre 12.000 diplomati di master del 2018 di 23 atenei[4], contattati a un anno dal conseguimento del titolo di studio.

Perché scegliere un corso post laurea? Le analisi di AlmaLaurea aiutano a spiegare i motivi del lifelong learning o dell’apprendimento continuo, occasione vincente per trovare più facilmente un’occupazione, anche meglio retribuita, o per valorizzare il proprio ruolo professionale al passo con i cambiamenti e le esigenze del mercato.

Molteplici le voci prese in esame per fotografare il profilo di chi sceglie percorsi di alta specializzazione, tra le altre le differenze di genere, il contesto socio culturale, la mobilità geografica, le motivazioni che spingono a una scelta per la quale alcuni fruiscono di finanziamenti oltre che le valutazioni date da chi ha frequentato tali percorsi. Un’analisi questa di AlmaLaurea dalla quale emergono anche dati relativi a efficacia e performance occupazionali e retributive di chi sceglie master o dottorati di ricerca.


*AlmaLaurea è un Consorzio Interuniversitario fondato nel 1994 che a oggi rappresenta 76 Atenei e circa il 90% di coloro che ogni anno si laureano in Italia. Il Consorzio è sostenuto dal contributo del Ministero dell’Università e della Ricerca e dagli Atenei aderenti. Il suo Ufficio di Statistica è dal 2015 membro del Sistan, il Sistema Statistico Nazionale.
Il Consorzio realizza ogni anno due Indagini censuarie sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati a 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo, restituendo agli Atenei aderenti, al Ministero, all’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) basi documentarie attendibili per favorire i processi di programmazione, monitoraggio e valutazione delle decisioni assunte dalle Università. Il Consorzio vuole essere anche un punto di riferimento per i diplomati e per i laureati di ogni grado, ai quali AlmaLaurea offre servizi, informazioni e occasioni di confronto tra pari, per valorizzare il loro percorso formativo e facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro.
Il Consorzio raccoglie e rende disponibili online i CV dei laureati (oggi quasi 3.100.000) e affianca gli Atenei consorziati nelle attività di job placement attraverso una piattaforma web per l’intermediazione.
Favorisce, inoltre, l’incontro tra offerta e domanda di lavoro qualificato tramite la società interamente controllata AlmaLaurea srl, Agenzia Per il Lavoro (APL) che opera principalmente nell’intermediazione e nella ricerca e selezione del personale, progettando ed erogando servizi – rivolti a imprese, enti e professionisti – concepiti e offerti nell’interesse primario dei laureati e in sinergia con gli Atenei e con le Istituzioni pubbliche competenti.
Il Consorzio internazionalizza i propri servizi, le competenze, le attività di ricerca in prospettiva globale, collaborando con Paesi europei – in linea con la Strategia di Lisbona – ed extra europei.
Dall’esperienza di AlmaLaurea è nata l’associazione di scuole AlmaDiploma, per creare un collegamento tra la scuola secondaria superiore, l’università e il mondo del lavoro.


[1] Bergamo, Bolzano, Cagliari, Campania Luigi Vanvitelli, Cassino e Lazio Meridionale, Ferrara, Firenze, Genova, Insubria, Milano Bicocca, Milano IULM, Padova, Parma, Pavia, Pisa, Roma Foro Italico, Roma Sapienza, Roma Tor Vergata, Salerno, Trento, Trieste, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV, Verona.

[2] Bergamo, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campania Luigi Vanvitelli, Cassino e Lazio Meridionale, Ferrara, Firenze, Genova, Insubria, Milano, Milano Bicocca, Milano IULM, Modena e Reggio Emilia, Napoli L’Orientale, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Pavia IUSS, Piemonte Orientale, Pisa, Pisa Normale, Pisa Sant’Anna, Roma Foro Italico, Roma Sapienza, Roma Tor Vergata, Salerno, Torino, Trento, Trieste, Udine, Urbino Carlo Bo, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV, Verona.

[3]  Bergamo, Bologna, Bolzano, Cagliari, Ferrara, Milano Bicocca, Milano IULM, Napoli L’Orientale, Padova, Piemonte Orientale, Roma Sapienza, Roma Tre, Salerno, Siena, Torino Politecnico, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV.

[4] Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Ferrara, Genova, Milano, Milano Bicocca, Milano IULM, Modena e Reggio Emilia, Napoli L’Orientale, Padova, Palermo, Piemonte Orientale, Roma Sapienza, Roma Tre, Salerno, Pisa Sant’Anna, Siena, Torino, Torino Politecnico, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV.

Autonomia, adesso o mai più

Autonomia, adesso o mai più

di Gian Carlo Sacchi

Le difficoltà in cui si dibatte la nostra scuola in vista dell’apertura del nuovo anno hanno mobilitato forse per la prima volta nella sua storia contemporaneamente istituzioni e realtà sociali a cercare modalità di ripresa dopo una lunga chiusura che ha creato non pochi disagi alla didattica ed alle relazioni tra le persone e le comunità, cercando di schivare un’eventuale recrudescenza della pandemia che ha imposto comportamenti ai quali mai prima si sarebbe pensato e che adesso diventano centrali nell’organizzazione.

Il rapporto tra scuola e società è in discussione da tempo, ma finora si è trattato di timide aperture alla partecipazione e se pur una pluralità di soggetti si trovava insieme in organismi chiamati collegiali per evidenziarne l’aspetto democratico, questi non avevano nessun potere reale di governo rimasto saldamente nelle mani dello Stato che lo esercita attraverso il suo apparato amministrativo.

Bisognava andare oltre l’aspetto partecipativo e nel periodo di riforma della pubblica amministrazione attuata, alla fine degli anni settanta del secolo scorso, si fece largo il concetto di autonomia appannaggio perlopiù di regioni ed enti locali, che venne riconosciuta anche alle scuole, le quali avrebbero dovuto abbandonare la dipendenza dall’amministrazione per potersi relazionare direttamente con le istituzioni del territorio. Ma la cosa si concluse a metà, in quanto si volle evitare la frammentazione di un servizio destinato a tutti i cittadini, da organizzare a livello nazionale.

La revisione del titolo quinto della Costituzione introdusse lo sdoppiamento delle competenze attribuendo allo Stato le norme generali e i principi fondamentali del sistema ed alle Regioni la governance dei servizi, facendo salva l’autonomia scolastica, la quale però non avendo un’organizzazione delle scuole autonome in grado di rapportarsi con i due interlocutori principali, statale e regionale, fu trattata come il vaso di coccio, in grado di espletare soltanto competenze tecnico-didattiche e non si è mai valorizzato adeguatamente un’autonomia “pedagogica”, nonostante il riconoscimento costituzionale, privilegiando la  dimensione politico-amministrativa.  

Inizia così la contesa tra i poteri dello Stato e quelli delle Regioni, approdata spesso alla Corte Costituzionale; a queste due riforme si è aggiunta la legge sul federalismo fiscale, per arrivare alle proposte relative al regionalismo differenziato, tutte fondate sull’accentuazione dell’autonomia. Nel settore dell’istruzione però il passaggio di attribuzioni agli enti territoriali ed alle scuole c’è stato solo in minima parte e questo fa sì che i vincoli normativi generali e le esigenze locali creino disagio ed inefficienza nel sistema.

L’emergenza sanitaria ha inferto una forte scossa all’organizzazione del servizio, facendo riemergere il tema dell’autonomia degli istituti scolastici e dei poteri di Comuni e Regioni nei confronti del centralismo statale. Si pensi ad esempio al di là dei necessari finanziamenti come l’assegnazione del personale debba passare attraverso l’ordinanza degli organici e modalità di reclutamento standard a livello nazionale, mentre sia importante da un lato diversificare gli interventi con un’assegnazione su base regionale e dall’altro che le scuole abbiano a disposizione un organico di istituto da utilizzare in modo flessibile, sia in relazione al curricolo, sia alle nuove disposizioni sulla sicurezza sanitaria.

Un altro esempio eclatante che incomincia a fare notizia è il totale fallimento dell’Agenzia Nazionale per le politiche attive del lavoro con i relativi navigator, quando le Regioni disponevano già di banche dati sulla domanda e l’offerta, in una collaudata struttura di servizi per l’impiego.

Le scuole devono riaprire a settembre, il tempo stringe, molte sono le cose da fare e le proteste non tardano ad arrivare, soprattutto da parte di chi è abituato a sottolineare le inefficienze statali rimanendo comunque all’ombra delle indicazioni ministeriali, ma la cosa più interessante è che Stato, Enti Locali e scuole stanno facendo la loro parte nell’ottica della leale collaborazione e per la prima volta in questo settore si vede applicato il nuovo titolo quinto, valorizzando la partecipazione (patto educativo con la famiglia), la gestione del servizio e il governo del territorio, fino ad arrivare all’intervento dello Stato a sostenere la qualità del sistema. Riemerge anche il ruolo della sanità pubblica con maggiori competenze sulla salute e sicurezza di alunni ed operatori, non semplicemente con compiti diagnostici e certificativi. 

In apparenza è sembrato che l’inconcludenza politica scaricasse una serie di incombenze sugli anelli più deboli della catena, quelli terminali, ma dopo l’intesa Stato-Regioni si può credere che il cerchio delle responsabilità sia sostenuto da diversi enti, chiamando a collaborare le famiglie e la società civile. Questo dovrà rassicurare i dirigenti scolastici che finalmente faranno il mestiere che tanto hanno rivendicato, cioè il referente del progetto formativo nei rapporti con l’utenza e gli altri soggetti impegnati nelle politiche territoriali (patti educativi di comunità).

E’ raro che un ministro non faccia della retorica sull’autonomia, ma pur con tante incertezze e fragilità questa volta ha espresso la convinzione che “ipotizzare una soluzione uguale per tutti, centralizzata, sarebbe fantascienza….l’autonomia non è una scorciatoia, è l’unica strada possibile”. In questo appoggiata da tutte le forze politiche di maggioranza.

Le linee guida del Governo per l’apertura del nuovo anno scolastico mettono in evidenza le due scuole di pensiero ancora compresenti nell’amministrazione, da un lato quella che sull’onda degli scarsi investimenti pone dei vincoli sul piano organizzativo, e, dall’altro, quella che facendo leva sull’autonomia cerca di forzare le predette limitazioni per lasciare più spazio alle decisioni prese sul territorio. Se ad esempio sono necessarie più risorse per effettuare il distanziamento, con l’assunzione di più personale, perché si deve dar corso all’abolizione delle scuole sottodimensionate, da sempre subite dalle Regioni, alle quali spetterebbe la programmazione della rete, mantenendo un servizio soprattutto nelle zone più disagiate e generalizzando gli istituti comprensivi del primo ciclo anche nelle aree urbane, che permettono un uso promiscuo di spazi e di personale da parte dei vari gradi scolastici.

In tale documento, emanato forse troppo in fretta, seppure in una situazione di emergenza, vengono fornite indicazioni di sistema, che competerebbero al capitolo delle norme generali dello Stato, ma anche di carattere didattico, che andrebbero invece attribuite alle autonomie scolastiche e più legate a scelte territoriali di competenza degli enti preposti. Tavoli operativi regionali, per mettere in pratica le intese Stato-Regioni, e conferenze dei servizi degli EELL, strumenti di gestione dei problemi dei territori, con la partecipazione delle istituzioni scolastiche, che in questo modo si vedono riconosciute e legittimate come interlocutori di costruzione delle strategie a livello locale.

Senza voler entrare nelle disposizioni minute dettate soprattutto dalle necessità di far fronte all’emergenza sanitaria, si accennano alle questioni inerenti l’esercizio dell’autonomia, utili per l’intero sistema anche in tempi di pace. La prima indicazione del documento ministeriale riguarda la flessibilità in tutte le sue applicazioni: la “riconfigurazione del gruppo classe” era già contenuta nel DPR 275/1999, ma la possibilità di costituire “più gruppi di apprendimento” con alunni “provenienti dalla stessa classe o da classi diverse e da diversi anni di corso” e “diverso frazionamento dei tempi di insegnamento”, coinvolge non solo i turni differenziati di frequenza, ma anche il curricolo, la valutazione, la diversificazione degli stessi ambienti nei quali si apprende.

Una didattica integrata, in presenza e a distanza, non può essere ridotta al nozionismo via web, ma trattandosi di flipped classroom vuol dire cambiare la modalità di costruzione della conoscenza, dall’analisi della realtà, ad una pluralità di linguaggi, al coinvolgimento dell’esperienza degli studenti. Non si tratterà più di somministrare un sapere frammentato in tante materie, ma è possibile “l’aggregazione delle discipline in aree o ambiti disciplinari”, riprendendo l’impostazione data alla riforma della primaria con il relativo team docente, che farebbe bene anche alle procedure anticovid. Tale modalità andrà applicata nella secondaria di primo grado, che ha bisogno di aree disciplinari, pena la dispersione non solo cognitiva, ma più in generale il fallimento della scolarità.

La scuola aperta è un’altra indicazione di cui si parla da tanto tempo, che è stata rilanciata anche dalla legge 107/2015, non solo per allungare i tempi della didattica peraltro sempre più richiesti anche dalle famiglie, ma per vedere in essa un “presidio pedagogico del territorio”, un “civic center” a disposizione di un’utenza anche adulta, come previsto dal citato decreto sull’autonomia, ma della cittadinanza intera, dove si intendono promuovere le competenze non formali ed informali, in collaborazione con iniziative degli enti locali,  del mondo aziendale e dell’associazionismo, attraverso i suddetti patti educativi di comunità, nonché i laboratori territoriali per l’occupazione.

Qui bisogna avere il coraggio di investire nel personale rovesciando la procedura in atto a livello sindacal-burocratico, e cioè il piano dell’offerta formativa non può essere contenuto nella rigida struttura oraria dettata dagli accordi sindacali e imposta a livello nazionale, ma ,al contrario, è il progetto di istituto, che diventa di territorio, a dettare le esigenze di organico che si risolve con il potenziamento di quest’ultimo sia con docenti e ATA, sia con altre figure professionali assunte a contratto dal dirigente scolastico, con l’intervento di programmazione delle regioni, come ebbe a dire un bel po’ di tempo fa la Corte Costituzionale.

Il vero rischio paventato anche in questo caso dai detrattori dell’autonomia è quello di avere un sistema che manca di equità, e come sia possibile garantirla adottando soluzioni organizzative diverse. Non v’è chi non veda, e l’INVALSI in questi anni ne è stato buon testimone, che il centralismo non ha ottenuto risultati omogenei e che il nuovo titolo quinto della Costituzione aveva previsto l’elaborazione dei “livelli essenziali delle prestazioni” per tutti i cittadini, tradotti negli “standard minimi di servizio”; è su questi che lo Stato si deve impegnare colmando i vuoti di regioni con scarsa capacità fiscale, con fondi perequativi previsti dall’art.119 della carta costituzionale. Ed è qui che si discute sulle ragioni del regionalismo differenziato.

Al ministero compete di mettere a disposizione degli strumenti, in modo che ogni scuola creerà il proprio vestito su misura: parola di ministro. Tenere la barra sull’autonomia è tra i mille altri problemi l’elemento più interessante di queste linee guida; è da qui che si deve partire per tentare di risolvere le altre questioni di carattere organizzativo, ma anche educativo e didattico, nonché di governo, dove ognuno agisce per le sue competenze e insieme per rilanciare la scuola nel Paese, facendo tuttavia molta attenzione che nel bailamme legislativo, e questa contraddizione è ben presente anche nei recenti provvedimenti, si tenti di riportare continuamente sotto la voce ordinamento non solo le norme generali, indicate dall’art. 117 della Costituzione, ma anche la gestione.

Il triangolo dell’autonomia si chiude con il ruolo che hanno avuto le Regioni  in questa partita, che per la prima volta a loro dire hanno contribuito alla costruzione del Piano Scuola 2020/2021. Una collaborazione  che supera i passati conflitti di competenze, salvaguardando ciò che la Costituzione attribuisce alle scuole. E’ su questa lunghezza d’onda che vediamo dunque applicato il nuovo titolo quinto e che vorremmo vedere il regionalismo differenziato. Recuperare i tagli di personale operati sugli organici degli anni precedenti e distribuirlo con il contributo delle Regioni stesse, come la suprema Corte aveva già indicato nel 2004, aiuta a sostenere l’emergenza e non solo. Intervenire sull’edilizia scolastica, sul sistema integrato per l’infanzia; sostenere le scuole autonome, mantenendone un numero concordato, tenendo conto delle criticità di ciascuna, nei rapporti con i diversi attori locali che possono contribuire all’arricchimento dell’offerta formativa.

Comunità territoriali tra sussidiarietà e corresponsabilità educativa per fornire una visione unitaria del progetto educativo legato però alle specifiche esigenze. In sintesi linee guida che applicano il predetto titolo quinto. In tale contesto famiglie e allievi dovranno continuare a mettere in pratica i comportamenti previsti per il contrasto all’epidemia in un’azione di responsabilità educativa collettiva, che diventeranno vere e proprie azioni formative con adeguate competenze per i più grandi e gioiose routine per i più piccoli.

Se gli edifici non sono sufficienti nel breve periodo vanno integrati con altri spazi anche esterni, mentre nel lungo periodo andranno riconsiderate le iscrizioni, per porre fine alle “classi pollaio”, e l’ampiezza delle autonomie, con una maggiore presenza della componente sanitaria (il medico competente D.Leg.vo 81/2008). Si devono trovare parametri di riempimento degli edifici cui deve corrispondere la misura dell’organico di istituto, anche in relazione ai diversi indirizzi di studio.

Cinquant’anni dalle prime elezioni regionali, vent’anni circa dalla riforma del titolo quinto, scadenze che dobbiamo richiamare proprio in questa emergenza, che ci aiutano non solo nell’allerta sanitaria, ma nel procedere del cammino istituzionale. La Repubblica nasce nel rifiuto del carattere autoritario e centralista dello Stato, per l’identità dei territori che sono la ricchezza della civiltà italiana, dice il presidente Mattarella. Il principio di autonomia delle regioni e degli enti locali, al quale si aggiunge nella riforma costituzionale quella delle scuole, è alle fondamenta della costruzione democratica. Le diversità, se non utilizzate in modo improprio, sono ancora parole della più alta magistratura statale, sono un moltiplicatore di crescita, civile, economica e culturale. Ed anche l’Europa è chiamata a valorizzare la dimensione regionale come vettore per l’integrazione.

Siamo alla vigilia di elezioni regionali e la pandemia nei sondaggi vede la gente apprezzare i presidenti delle regioni in una gestione vicina ai cittadini, nel bene e nel male. Un movimento trasversale che si aggiunge a quello delle cento città, con l’elezione diretta del sindaco, che in passato ha suscitato diffidenza e irritazione da parte della politica centralista di diversi schieramenti. La mappa del potere però sta cambiando e speriamo che la campagna elettorale non ci riproponga i soliti conflitti della politica nazionale. Queste elezioni, che peraltro ci danno il virus ancora presente nelle nostre comunità, dovrebbero essere il banco di prova del cambiamento culturale che ci faccia uscire dagli interessi di bottega e faccia emergere le esigenze dei territori. E’ sotto gli occhi di tutti un rimescolamento delle tradizionali provenienze politiche in relazione alla diversità delle realtà locali che il covid con il suo rapido cambiamento ci fa apprezzare in diretta, da una regione all’altra.

Ahi settembre…

AHI SETTEMBRE, TORNERÒ. SONO PRONTO E TOCCA A ME…

di Maria Grazia Carnazzola

1. Per iniziare

L’anno scolastico appena concluso è stato un anno al limite dell’assurdo: di attese disattese, di rattoppi convulsi e ansiosi, di indicazioni arrivate fuori tempo- generative di quotidiane incongruenze-di inutili rincorse di una qualità dell’insegnamento da sempre poco conosciuta, di valutazioni degli apprendimenti docimologicamente traballanti… Non è colpa di nessuno, del Covid-19 semmai. Tutti, o quasi tutti, hanno fatto del loro meglio, alunni e famiglie compresi. Ora siamo proiettati sul nuovo anno, sul 14 settembre, e siamo di nuovo tutti in ansia, pensando a come smaltire lo stress accumulato e a come realizzare quella scuola che aspira a diventare “innovativa” (non si capisce bene cosa significhi precisamente il termine), ma di cui si faticano a costruire le condizioni e le premesse. La scuola richiede cornici di senso, la situazione sociale e culturale richiede un cambiamento della formazione e questo postula modifiche sul piano professionale e didattico, prima ancora che organizzativo, e un progetto culturale di largo respiro, dove le soluzioni tecniche rimandano a risignificazioni complessive. Nessun cambiamento può essere desiderato e perseguito se non si ha una prospettiva di senso da perseguire; la scuola attraversa una profonda crisi di significati che si manifesta, anche ma non solo, nella difficoltà a raggiungere esiti soddisfacenti sul versante dell’educazione e dell’istruzione.

2. Il Documento di pianificazione delle attività scolastiche 2020/2021

Le linee guida sono ampie, prendono in considerazione, anche se non sempre con chiarezza, molti aspetti istituzionali, organizzativi, logistici, sanitari e gestionali: uno sforzo da riconoscere.
Un elemento centrale, purtroppo, è rimasto sullo sfondo. Con questa operazione di marketing comunicazionale si è lasciato in secondo piano proprio l’aspetto centrale della scuola: un progetto culturale serio che indichi il patrimonio conoscitivo e tecnico complessivo di cui la società dispone attualmente e sul quale occorre riflettere per individuare, in termini probabilistici, ciò che dovrà permanere e ciò che dovrà cambiare per il futuro prossimo e meno prossimo. Una scuola che meriti questo nome si occupa fisiologicamente del cosa insegnare e del come insegnarlo, monitorando e valutando gli esiti del proprio fare sul piano degli apprendimenti e delle prassi di insegnamento, per la necessaria retroazione. È il pensiero teoretico che deve essere trasposto in termini istituzionali, organizzativi e pratico-operativi, non viceversa. La domanda di fondo è: quale uomo e quale cittadino? Da qui un progetto di scuola che, attraverso l’organizzazione culturale diventerà organizzazione istituzionale e poi “mentalità comune” della nazione. Solo così ha senso parlare di inclusione, di innovazione, di responsabilità…Senza un preciso quadro di riferimento il linguaggio diventa propaganda che si appropria delle parole comuni snaturando la lingua e le prassi civili, sociali e culturali. Ce lo ha spiegato bene V. Klemperer; e se questo succede “le istituzioni pensano e ragionano per noi”, direbbe E. Kant. La formazione è un processo complesso che richiede risposte competenti. Non è ripetendo le stesse cose in contesti diversi e con formule diverse-innovazione, inclusione, cittadinanza, media-education, sviluppo sostenibile – che si orienta la formazione verso risultati diversi. Bisogna creare le condizioni per una corretta significazione e attuazione degli indirizzi nazionali indicando gli strumenti culturali e tecnici necessari. Le scuole, gli insegnanti, sanno bene che per finalizzare il lavoro allo sviluppo delle competenze di cittadinanza occorre fare ragionamenti a metà fra educazione e istruzione, tra responsabilità / apprendimenti disciplinari e responsabilità / apprendimenti trasversali. Senza nascondersi che parlare di cittadinanza attiva e responsabile pare confliggere con i macroprocessi sociali in atto e questo riporta in evidenza quanto più sopra sostenuto: il significato dell’innovazione della formazione sta nella ridefinizione dei fini, prima, e nel disegno dell’organizzazione e nella ricerca degli strumenti e dei modi, poi.

3. Piano scolastico per la didattica digitale integrata

Confesso la mia ignoranza, ma non sono riuscita a capire con che cosa o con chi dovrà essere integrata la didattica digitale. Ma, a pagina 15 leggo: “Le Linee guida per la didattica digitale integrata proporranno alle scuole i seguenti elementi” e la cosa mi ha tranquillizzato, arriveranno chiarimenti. Arriveranno, ma tempo non ce n’è. Siamo a luglio: quando le scuole faranno il necessario lavoro di reimpostazione del curricolo e la formazione/aggiornamento dei docenti che si rendessero necessari? Devono essere coinvolti il Consiglio di Istituto, il Collegio dei docenti, i dipartimenti disciplinari e successivamente i Consigli di classe. Cambiano i tempi e i modi di erogazione del servizio, qualche riflessione dovrà essere fatta. Quanto prescritto dai documenti programmatici nazionali di tutti i gradi scolastici- Linee Guida o Indicazioni Nazionali, Linee guida per l’educazione civica…- o internazionali – Competenze chiave 2018, Indicazioni dell’Agenda 2030… – dovranno pur essere ricomposte in un progetto unitario di Istituto che fornisca ai singoli docenti i criteri ispiratori delle scelte metodologiche e degli indicatori di risultato. Il piano dei valori condivisi, quali la collaborazione, la cooperazione, la convivenza rispettosa, la legalità, l’etica della responsabilità, dovrà coniugarsi con quello delle competenze culturali di base, dei saperi disciplinari e dei saperi trasversali per un esito finale e globale di formazione che, toccando i diversi aspetti della persona, costruisca gli strumenti e le condizioni per una vita personale, sociale e per una relazione consapevole con la realtà. L’integrazione delle competenze disciplinari con quelle trasversali (responsabilità di tutti i docenti) è una delle difficoltà maggiori che le scuole incontrano, anche per la poca abitudine all’analisi del compito e, quindi, per la scarsa consapevolezza del rapporto esistente tra stimolo offerto e processi-abilità sollecitate da parte nella pratica didattica. Ma proprio questo sarà uno dei passaggi obbligati per consentire la padronanza didattica e la condivisione di strumenti, anche digitali, e di strategie intenzionalmente finalizzate ai risultati attesi per tutti gli alunni, relativamente alle discipline, alla realtà contemporanea, al proprio funzionamento cognitivo e metacognitivo. Potranno così essere poi presi in considerazione i problemi derivanti dall’uso didattico delle tecnologie e delle ricadute sulle pratiche di insegnamento e sui modi – tempi dell’apprendimento, in una visione veramente integrata dei processi con i fini. Questo nostro presente ha riproposto la necessità di una formazione che integri le conoscenze specialistiche, parziali, con la flessibilità degli stili di pensiero per l’adattabilità dei comportamenti. Ciò, da un punto di osservazione più generale, è possibile solo se si cambiano le categorie interpretative dei fenomeni e degli accadimenti del presente o del passato e ci si sforza di non leggerli esclusivamente all’interno del loro ambito scientifico-disciplinare (della storia, della medicina, della filosofia, della fisica…), ma cercando comuni orizzonti di senso.

4. Conclusioni

La scuola rimane lo strumento di crescita e di sviluppo sociale per eccellenza se, e quando, comprende le trasformazioni in atto e cerca di gestirle nella loro complessità, senza tentazioni di semplificazioni, riduzionismi o illusioni di conoscenza. Il periodo particolare che stiamo attraversando, oltre ad aver rimesso in evidenza le carenze storiche del sistema, potrebbe comportare un aumento delle deleghe educative a fronte di uno strisciante impoverimento degli strumenti professionali degli insegnanti sul piano culturale, psicopedagogico, didattico ed etico e di un progetto formativo istituzionale disegnato al ribasso. Le innovazioni, i dibattiti, le vetrine non hanno senso se al centro non si riposiziona la professionalità degli insegnanti, unici a poter gestire il cambiamento e a mantenere viva la passione per quello che fanno. E questo rimanda, anche, alla necessità della “manutenzione” della professionalità – ancor più necessaria nei momenti di transizione come l’attuale- manutenzione che si fonda sulla riflessione e sulla necessità di tempo dedicato: in fondo il pensiero del futuro è l’unico che giustifica e motiva il “fare” nel presente. Urge la revisione dell’organizzazione strutturale e delle prassi della formazione scolastica. Le sfide si vincono alzando il livello della competenza didattica, non abbassando il livello delle richieste di apprendimento e banalizzando la valutazione degli esiti. Serve una diversa impostazione ermeneutica che colga le opportunità che offre il presente, che ponga un modo nuovo di rapportarsi con le narrazioni delle storie e degli accadimenti, con le dimensioni dell’incertezza e del non ancora conosciuto dell’esistenza individuale e sociale. I docenti possono farlo- se sono posti nelle condizioni di poterlo fare- senza pretese di certezze, confidando in sé stessi, nei colleghi e un po’ nella buona sorte. “Le cose che ci aspettiamo non si compiono, per quelle inattese un dio trova la via” recitava, verso la fine, il coro nelle Baccanti di Euripide.

BIBLIOGRAFIA

A.Fortis, Settembre,1981
E. Kant, Per la pace perpetua, Feltrinelli, Milano 2013, p. 87
V. Klemperer, LTI. La lingua del terzo Reich, Giuntina Firenze 1998
Indicazioni Nazionali 2012
Indicazioni Nazionali per i Licei 2010 e Linee Guida per gli Istituti Tecnici e Professionali 2010-2012
Agenda 2030
Raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea, 22/5/2018
Piano Scuola 2020-21

Gli alunni con cittadinanza non italiana – Anno scolastico 2018/2019

Ministero dell’Istruzione – Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica


Nell’anno scolastico 2018/2019 le scuole hanno accolto complessivamente 8.580.000 studenti di cui 857.729 di cittadinanza non italiana (10% del totale). Rispetto all’anno precedente, il 2017/2018, la popolazione scolastica è calata complessivamente di quasi 85 mila unità, pari all’1%. Gli studenti con cittadinanza italiana hanno registrato una flessione di oltre 100 mila unità (-1,3%) a fronte, invece, di una crescita di 16 mila studenti con cittadinanza non italiana (+1,9%), per cui la loro incidenza sul totale passa dal 9,7% al 10%. Al contempo, i dati di trendmostrano comunque che la presenza di questi ultimi tende a stabilizzarsi. Nel decennio 2009/2010 – 2018/2019 gli studenti con cittadinanza non italiana sono complessivamente aumentati del 27,3% (+184 mila unità), un ritmo di crescita assai lontano da quello verificatosi nel decennio 1999/2000 – 2008/2009, durante il quale l’incremento è stato del 425,9%, corrispondente a 510 mila unità. Si tratta per lo più di studentesse e studenti di seconda generazione, nati cioè in Italia da genitori non italiani. In particolare, la quota dei nati in Italia sul totale degli studenti di origine migratoria è salita al 64,5%, oltre un punto percentuale in più rispetto al 2017/2018 (63,1%).

I dati confermano che la maggior parte degli studenti con cittadinanza non italiana si concentra nelle regioni del Nord (65%), seguite dal Centro (22%). La presenza nel Mezzogiorno è di poco superiore al 13%. In Emilia-Romagna, gli studenti con cittadinanza non italiana sono, in rapporto alla popolazione scolastica regionale, il 16,4%, valore più elevato a livello nazionale. Seguono Lombardia (15,5%)Toscana (14,1%)Umbria (13,8%)Veneto (13,6%) e Piemonte (13,5%). Al Sud l’incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana è ovunque inferiore alla media nazionale del 10%. L’indice varia tra il 7,5% dell’Abruzzo e il 2,6% della Sardegna.

Il 46,3% degli studenti con cittadinanza non italiana proviene da un Paese europeo. A seguire, ci sono gli studenti di provenienza o origine africana (25,7%) e asiatica (20,1%). Assai più contenuta la percentuale degli studenti provenienti dall’America e dall’Oceania (7,9% e 0,03%).

Le linee guida che portano fuori strada

Le linee guida che portano fuori strada

di Giovanni Fioravanti

Tanto tuonò che piovve, pare abbia detto imperturbato Socrate dopo che sua moglie Santippe gli rovesciò sul capo una brocca d’acqua.

Con altrettanta imperturbabilità accogliamo le linee guida che la ministra Azzolina ha licenziato per l’avvio del prossimo anno scolastico con tavoli e Conferenze a livello regionale e locale.

I tempi non sono stati rapidi, ma dopo comitati tecnico scientifici e task force il ministero dell’istruzione il 26 giugno ha deliberato che  tavoli e conferenze andavano convocati.

Di più, la Ministra con la sua lettera a tutta la comunità scolastica assicura che: “La scuola di settembre sarà responsabile, flessibile, aperta, rinnovata, rafforzata.”

Sì, avete letto bene, cinque aggettivi qualificativi, uno dietro all’altro di fila: responsabile, flessibile, aperta, rinnovata, rafforzata.

Incredibile, dopo mesi di lockdown, di didattica a distanza, nel giro dei mesi estivi, a settembre il paese su tutto il suo territorio avrà una scuola che non ha mai conosciuto prima. O questi hanno lavorato duro per tutti i mesi di chiusura forzata delle scuole o al ministero di viale Trastevere sono dei veri Mandrake a partire dalla loro ministra.

Di colpo scomparsi i ritardi cronici del nostro sistema formativo, anni di tagli e assenze di risorse, differenze tra nord e sud. 

Poi a leggere di seguito capite subito che non poteva essere. Perché la ministra per “responsabile” intende misure di sicurezza, locali puliti e igienizzati, “flessibile” per via degli orari, delle classi, degli ingressi e delle uscite, “aperta” significa alla ricerca di nuovi spazi, per “rinnovata” si riferisce ai locali e agli arredi scolastici, “rafforzata” attraverso il potenziamento dell’organico scolastico.

Allora perché sprecare aggettivi così impegnativi che si prestano ad essere usati più per il contenuto dell’apprendimento e le sue modalità che per il suo contenitore. È come un abito che ha bisogno di essere rovesciato, di aggiustamenti e abbellimenti per poter continuare ad essere portato, ma per chi lo indossa nulla cambia, il tessuto è sempre quello di prima.

È la solita strategia a cui ci stanno assuefacendo, mancano i soldi, le idee e le competenze, ma non le parole roboanti con cui coprire il vuoto. Ha ragione Antonio Scurati che, sulle pagine del Corriere della Sera del 30 giugno, osserva come la pubblicazione delle linee guida, per il rientro in aula il 14 settembre , “ha raggiunto il colmo di una sequenza di incompetenze e incapacità”.

Non solo, c’è di peggio. Ad un occhio attento che non si lasci offuscare dal fumo delle parole non può sfuggire che con quelle linee guida si compie un cambio di prospettiva. Nel loro esordio, infatti, non si rivolgono al paese ma a “…un’intera comunità educante, intesa come insieme di portatori di interesse della scuola e del territorio…”

Alla “comunità educante” e ai “portatori di interesse”, gli stakeholder, direbbero inglesi e americani. Viene da chiedersi cosa sono e dove sono le comunità educanti e i portatori d’interesse. O è il cedimento ad un lessico ormai abusato, con faciloneria e senza pesare il senso delle parole o la “comunità educante e i suoi portatori di interesse”, che per forza di cose variano da realtà a realtà, rappresenta una curvatura pensata e studiata verso l’autonomia differenziata, verso lo spezzatino della scuola della Repubblica e della Costituzione.

Un paese che rinuncia ad avere un suo sistema formativo valido per tutto il territorio per delegare l’istruzione a tante comunità educanti, e, mentre si cita a difesa delle proprie argomentazioni l’art. 3 della Costituzione, non ci si rende conto di compiere passi destinati a vanificarlo.

Quella comunità educante nasconde una preoccupante angustia di prospettiva, un’autarchia da fai da te dell’apprendimento, vanifica il respiro europeo che da decenni  istruzione e formazione dovrebbero avere assunto nel nostro paese.

Ci si è dimenticati, se mai è stato letto, del Libro Bianco che la Commissione europea pubblicò 25 anni fa, giusto nel 1995, in cui si affermava un concetto  nuovo di formazione, in particolare alla funzione di “educazione” si sostituiva quella di “apprendimento continuo”, non comunità educanti ma “società della conoscenza”, fondate sull’apprendimento permanente come impianto dei loro sistemi formativi a partire dalle scuole, dai loro curricoli e dalla loro organizzazione.

Scrive Scurati che per la scuola dei nostri figli pretendiamo il meglio. Certo, è il paese che innanzitutto dovrebbe pretenderlo, ma la questione del sistema formativo pare del tutto scomparsa dal nostro orizzonte concettuale e politico. 

La scuola delle linee guida non vede oltre il prossimo anno scolastico come se la questione riguardasse la sola contingenza del Corona virus. 

Il paese pare ancora sotto l’anestesia del lungo lockdown, con un letargo del pensiero e della politica, quando ci scuoteremo comprenderemo che se vogliamo recuperare venticinque anni di ritardi anche il nostro sistema formativo, vecchio di secoli nel suo impianto, ha necessità del suo Mes o comunque di una cifra almeno equivalente del Recovery fund. 

Ma perché questo possa accadere bisognerebbe realizzare il sogno che Scurati, sulle pagine del Corriere della Sera, dice di aver fatto: “Il sogno che a governare la disastrata scuola italiana ci sia una persona seria, competente, capace, una guida sicura, brillante, eccellente, una persona cui tutti noi affideremmo volentieri il futuro dei nostri figli con piena fiducia, giusta ammirazione, motivata speranza”.

Già questo potrebbe costituire il segnale di una inversione di tendenza, un promettente inizio e ci eviterebbe di finire fuori strada.

L. Slimani, Il diavolo è nei dettagli

Leïla Slimani, la scrittrice impegnata

di Antonio Stanca

Al 2016 risale il breve volume Il diavolo è nei dettagli, che quest’anno è stato ristampato da Rizzoli con la traduzione di Elena Cappellini. Lo ha scritto LeïlaSlimani, giornalista e scrittrice francese di origine marocchina. Nell’opera ha raccolto sei dei suoi tanti interventi sul settimanale francese “Le 1”, impegnato inquestioni di attualità, di politica, di società.

La Slimani è nata a Rabat, Marocco, nel 1981. Di famiglia colta, ha frequentato scuole francesi e a Parigi, dove si è trasferita nel 1999, ha studiato Scienze politiche e giornalismo. Ha iniziato a lavorare come giornalista e poi si è dedicata pure alla scrittura narrativa. Col suo secondo romanzo Ninna Nanna del 2016 ha vinto il Premio Goncourt. Altri premi ha vinto e molto tradotte sono le sue opere. Nel 2017 è stata nominata dal presidente francese Macron ambasciatrice internazionale per la francofonia. Anche racconti e saggi ha scritto nei quali, come nei romanzi, muove sempre da quanto accade, dalla realtà, da problemi di caratteresociale, da questioni morali, civili, religiose ancora irrisolte specie in paesi come il suo d’origine o altri dialtre aree sottosviluppate dove tanti sono ancora i vincoli, i limiti imposti al pensiero, all’azione dei cittadini. Per una vita nuova, diversa, liberata da imposizioni religiose, da divieti sociali, la Slimani era andata dal Marocco ed aveva fatto di Parigi la sua nuova residenza. Qui si era sentita rinnovata, rinata ma nonaveva smesso di dire, di scrivere dei problemi africani. Naturalmente anche di altri problemi, di altra attualità si sarebbe interessata come giornalista e come scrittrice dal momento che dalla realtà, vicina o lontana, privata opubblica, si è detto che trae origine la sua opera qualunque sia il genere.

La sua è una delle coscienze critiche del nostro tempo, una delle figure più impegnate nell’osservazione, nella valutazione di fenomeni, avvenimenti, problemi contemporanei, nelle riflessioni, nelle considerazioni che da essi provengono, nelle conclusioni, nelle indicazioni che si ricavano. Così succede pure in Il diavolo è nei dettagli, nei sei scritti che contiene e che fanno parte del giornalismo della Slimani. Vi scrive di sé e di altri, di Rabat e di Parigi, del Marocco e della Francia, dice che pericolosi sono i sistemi politici improntati a rendere ipopoli sudditi, a comandare, ad isolare, e utili quelli che perseguono la libertà, la collaborazione, la solidarietà. Si sofferma a segnalare il ruolo che la letteratura deve assumersi, il compito che deve svolgere. L’intellettuale, l’artista, per la Slimani, non deve rimanere estraneo a quanto succede nella vita, nel mondo, nella storia ma deve impegnarsi, intervenire. La sua voce, la sua parola, la sua scrittura, la sua opera deve contribuire alla soluzione dei problemi, a modificare il modo di pensare, di fare, a migliorare la vita. Nel libro si dice pure dei pericoli, dei danni che i moderni sistemi di vita comportano per quei principi, quei valori che per tanto tempo sono stati fondamentali. Nonostante tutto la maniera della Slimani rimane quella della fiducia, del coraggio non della rinuncia al confronto: non bisogna accettare l’idea che la volgarità dei costumi o il fanatismo religioso vinca sulla civiltà.

   Tanti sono i problemi che la modernità ha comportato, tanti gli aspetti che hanno assunto e tante volte è intervenuta la Slimani a chiarire, spiegare, cercare di risolvere. Esempi di tale suo costante impegno contiene questo libro. 

Un documento, un insegnamento, un invito, un consiglio può essere considerato!

Olimpiadi di Robotica

Acqua, terra e cielo: premiati i progetti vincitori delle Olimpiadi di Robotica – Circa 100 le squadre in gara

Il monitoraggio della quantità di acqua durante le irrigazioni agricole per evitarne lo spreco. La prevenzione degli incendi boschivi tenendo sotto controllo l’umidità, la temperatura e la velocità del vento. Il controllo dell’attività sismica tramite l’analisi dei danni alle strutture. Sono i tre progetti vincitori delle Olimpiadi di Robotica, organizzate dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con la Scuola di Robotica. La quinta edizione si è conclusa martedì pomeriggio con la premiazione delle scuole che hanno presentato i progetti più validi. Circa 100 le squadre di in gara – di tre studenti ciascuna – nella prima fase di selezione. In 30 quelle che hanno affrontato la finale.

“Abbiamo vissuto tutti un anno scolastico particolare e difficile, caratterizzato dalla chiusura della scuola a causa della pandemia – ha detto la Ministra Lucia Azzolinasalutando tutti i partecipanti all’iniziativa -. Proprio per questo la premiazione di questa competizione ha un valore ancora più elevato perché è un’ulteriore dimostrazione che, nonostante le difficoltà, la comunità scolastica ha saputo stringersi e andare avanti. Ringrazio le studentesse e gli studenti per la partecipazione che so essere stata, come ogni anno, molto intensa e di grande qualità. Grazie ai docenti e alle famiglie che hanno accompagnato gli ‘olimpionici’ nella preparazione e nelle varie fasi di gara”.

Quest’anno le Olimpiadi sono state trasformate in un hackathon online per permettere a tutti gli studenti iscritti la partecipazione da remoto, a causa dell’emergenza sanitaria. Ai ragazzi è stato chiesto di realizzare un progetto robotico orientato all’analisi dell’ambiente e alla raccolta dati e alla creazione di una rete nazionale tra le scuole partecipanti per accumulare e analizzare i dati sull’ambiente raccolti durante le prove.

Tra gli obiettivi della competizione: l’ideazione, la progettazione e la costruzione di prototipi di robot in grado di svolgere funzioni utili al miglioramento delle condizioni ambientali del nostro pianeta e delle condizioni di vita dell’uomo, grazie allo sviluppo di strumenti in grado di rilevare dati in maniera sensibile in luoghi difficili da raggiungere.

A far da cornice alla sfida dei ragazzi, un seminario con la partecipazione di numerosi ospiti con interventi legati all’utilizzo della robotica in campo ambientale e non solo.

Tutti i progetti presentati durante la Finale Nazionale erano open source, con la possibilità di essere replicati, modificati e riprodotti per fornire ispirazione ad altri studenti sul territorio nazionale.

Le squadre vincitrici

Per la categoria ‘Aria’:
il team ‘GREEN BOT’ dell’Istituto d’Istruzione Superiore “ITI – ITG” di Vibo Valentia.

Per la categoria ‘Terra’:
il team ‘ATP’ del Liceo scientifico “Arcangelo Scacchi” di Bari.

Per la categoria ‘Acqua’:
il team ‘SENSO’ dell’Istituto tecnico “John Fitzgerald Kennedy” di Pordenone.

Fare come e perchè

Fare come e perchè

di Maurizio Tiriticco

Antonio Fundarò in un articolo dal titolo “Didattica a distanza, come rimodulare la progettazione delle attività didattiche”, pubblicato recentemente da edscuola.it, commentando la CM del MI del 17 marzo 2020, avente per oggetto “emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus”, afferma tra l’altro quanto segue: “La didattica a distanza, molto più di quella in presenza a scuola, implica un coinvolgimento attivo individuale importante, sul quale i docenti non hanno possibilità di intervenire se non riprogettando e riadattando competenze, abilità e conoscenze anche se, per lo più, le competenze dovrebbero rimanere invariate mentre le abilità e le conoscenze potrebbero essere diverse. Si ricorda, infatti, che al dovere della scuola di attivare le modalità di didattica a distanza, modificando, talvolta profondamente la progettazione approvata ad inizio anno, corrisponde il dovere di partecipazione per gli studenti che sarà tanto maggiore quanto più adeguato sarà la rimodulata azione educativa-formativa”.

Non so quale vantaggio tragga il lettore insegnante da queste considerazioni. L’attività didattica – sia in presenza che a distanza – va sempre e comunque progettata. Mi piace ricordare il primo avvio della “progettazione educativa e didattica”, di cui al dm 9 febbraio 1979 relativo alle attività didattiche della scuola media. Ed è anche opportuno, quando sia il caso, riprogettarla: ad esempio, nel caso in cui dati obiettivi (ovvero le performance richieste ad ogni singolo alunno) si dimostrino troppo ambiziosi. Mi chiedo però che cosa significa affermare che “le competenze dovrebbero rimanere invariate mentre le abilità e le conoscenze potrebbero essere diverse”. In realtà, in un’operazione finalizzata – semplice o complessa che sia – si realizza sempre uno stretto rapporto in crescendo – potremmo dire – che lega e sviluppa conoscenze, abilità e competenze. Un esempio banale: l’alunno “sa contare” (conoscenza), quindi è capace di acquistare un quotidiano (abilità). Poi, chiamato a svolgere una ricerca sul covid19, ovviamente eseguirà operazioni complesse e competenti, fondate  sulla ricerca delle fonti opportune.

In altri termini, un’azione competente è un insieme di attività strettamente connesse e a volte complesse, mirate ad un preciso scopo. Quando faccio la spesa al supermercato, si intrecciano tra loro molte operazioni: quali prodotti acquistare e perché; quali sono le disponibilità di danaro; quanti sono i membri della famiglia; quanto tempo dovranno durare; e mille altre variabili che non sto a dire. Sono esempi banali, lo so! Ma esistono attività lavorative professionali che richiedono progettazioni molto attente: il piastrellista, l’architetto, il medico, l’insegnante e tanti altri lavoratori devono conoscere bene il da farsi al fine di raggiungere un dato obiettivo, e devono valutare opportunamente tempi, modi, costi, eventuali difficoltà ed imprevisti. Pertanto CONOSCONO il da farsi, sono ABILI nel fare, COMPETENTI nel raggiungere l’obiettivo.

Ritorno alla citata considerazione di Fundarò: “le competenze dovrebbero rimanere invariate mentre le abilità e le conoscenze potrebbero essere diverse”. Non ne capisco il senso. In realtà, ciascuna operazione finalizzata si intenda compiere, il rapporto che corre tra il conoscere, il fare (abilità) e il realizzare (competenza) un dato obiettivo atteso è molto stretto. In effetti, anche andare in pizzeria con gli amici richiede operazioni organizzative! Che, ovviamente, non sono quelle che attendono alla costruzione di un ponte! Ma alla gestione di una qualsiasi attività didattica, sì!

I bambini penalizzati

I bambini penalizzati

di Maurizio Tiriticco

Questo maledetto corona virus!!! Dal prossimo a.s. i nostri ragazzi a scuola, tra distanziamenti spaziotemporali, mascherine ed altre stravaganti misure atte ad evitare contatti e contagi, saranno come tanti soldatini, ubbidienti e allineati. Chetttristezzzaaa!!! Pare che le terribili visioni di Fritz Lang e di George Orwell si avverino! Autori che avevano previsto inimmaginabili, allora, situazioni difficili, anzi catastrofiche! E gli effetti funesti! I più vari! Tranne la pandemia del covid 19. Inimmaginabile!

Copio dal web — METROPOLIS è uno stupendo film muto del 1927, diretto da Fritz Lang, e considerato il suo capolavoro. Il regista ambienta il film in un futuro distopico (nel 2026, esattamente a 100 anni di distanza da quello di produzione del film, presentato in prima assoluta il 10 gennaio 1927), in cui le divisioni classiste sembrano accentuarsi. L’umanità è divisa in due classi: quella degli schiavi, che lavorano in fabbriche avanzatissime, ma sono costretti a vivere nel sottosuolo. Il film è tra le opere simbolo del cinema espressionista ed è universalmente riconosciuto come modello di gran parte del cinema di fantascienza moderno, avendo ispirato pellicole quali Blade Runner e Guerre stellari.— 1984, NINETEEN EIGTHY-FOUR è uno dei più celebri romanzi di George Orwell, pubblicato nel 1949, ma iniziato a scrivere nel 1948 (anno da cui deriva il titolo, ottenuto appunto dall’inversione delle ultime due cifre). Le Monde lo posiziona al 22 posto della classifica dei 100 migliori libri mai scritti.

Insomma, la letteratura non ci risparmia visioni catastrofiche. La stessa cosa ritroviamo in testi lontani del nostro passato. Zoroastro e lo Zendavesta prevedono che la fine del mondo avverrà in seguito ad un incendio disastroso! E la stessa cosa ci dice Pietro nella sua epistola. Insomma, dopo il diluvio universale l’incendio universale. Dall’acqua al fuoco! E lo annunciano anche autori latini: Cicerone, Lucrezio, Vilrgilio, Ovidio! Insomma avremo un finale pirotecnico! Mah! Se questi annunci hanno un minimo di credibilità, viene da pormi questo interrogativo: è forse possibile che l’umanità sia condannata a vivere in un prossimo futuro secondo regole di comportamento che ne altereranno la sua originale natura? Forse, per la mancanza di contatti interpersonali, in un futuro non lontano avremo figli solo in provetta? E andremo forse verso un nuovo “peccato originale”? Sempreché ci siano alberi di mele! E sperando che una novella Lilith non voglia fare nuovamente le scarpe ad Eva!

Ma torno con i piedi per terra e penso ai nostri bambini e ai loro giochi! Con questo maledetto corona virus potranno ancora giocare? Perché in effetti, è vero che si può giocare da soli, ma il gioco quello vero è sempre in compagnia! Lo stesso saltatore olimpionico salta da solo, ma deve superare il salto dell’avversario! Non si gioca da soli! Solo io lo faccio, costretto a casa con i miei solitari di carte al PC!!! Ed il GIOCO, singolo e/o a due e in gruppo, per un bambino che cresce, è un passaggio importante, anzi determinante, ai fini della “costruzione del sé”. E non lo dico io! Ce lo ha insegnato Piaget, che ha costruito le sue ricerche osservando quotidianamente i figli e i loro compagni di gioco, non solo con l’occhio del genitore, ma anche con quello dello scienziato. Ed ha scoperto che lo sviluppo/crescita del nuovo nato si svolge lungo quattro fasi: 1) fisico/senso/motoria; 2) emotivo/affettiva; 3) cognitiva; 4) sociocollaborativa. E poi, in forza dell’epigenesi, l’area successiva ingloba quella precedente.

Ovviamente rinvio ai testi dell’autore l’esplicitazione del tutto e delle sue particolarità. In questa sede voglio solo sottolineare che la seconda fase piagetiana è una delle più importanti per la “presa di coscienza del sé”, in quanto anche e soprattutto “differenziazione dall’altro”. Ed è ciò che accade in un’aula/sezione della scuola per l’infanzia. Qui, con l’aiuto e la guida esperta della/e maestra/e, Antonio “prende consapevolezza di sé”, di ciò che sa fare ed imparare a conoscere per fare, “misurandosi con l’altro e con gli altri”. Basti pensare al girotondo! Quante cose avvengono! I bambini si contano; cooperano; tirano e mollano; destra/sinistra; avanti e indietro; su e giù; maschio e femmina;  alto e basso; movimento e ritmo; canto e comandi! E non so quante altre “cose” ancora!

Il gioco, pertanto, è presa di coscienza, consapevolezza e conoscenza di sé. In effetti “il sé” ha senso e consistenza solo in quanto esiste l’“altro da sé”. Lo stesso padreterno ha costruito l’universo per prendere coscienza di sé e del suo potere! Da solo… sai che noia!

Ora mi chiedo… e chiedo a chi ne sa più di me, alle maestre della scuola per l’infanzia: che accade se, grazie a questo stramaledetto corona virus – e lo chiamano anche corona! – in una sezione di scuola per l’infanzia, in un’aula scolastica i bambini devono essere distanti l’uno dall’altro non so quanti centimetri? E non possono neanche toccarsi? Su di loro, a mio vedere, di fatto si eserciterà una vera e propria violenza: ed il loro personale sviluppo/crescita ne risentirà! Ma forse dovrei chiudere con un interrogativo più che con un esclamativo! E chiedo a chi ne sa più di me di correggermi.