Archivi categoria: Recensioni

E. Keret, Pizzeria Kamikaze

Keret non fa solo ridere…

di Antonio Stanca

   L’israeliano Etgar Keret ha cinquantatré anni, è nato a Tel Aviv nel 1967 ed ha cominciato a scrivere durante il servizio militare. Il racconto è stato il genere letterario da lui preferito poiché gli è sembrato più facile giungere al lettore, trasmettere un messaggio, ottenere un significato, un effetto quando ci si muove rapidi, a breve distanza. Anche di cinema, di televisione si è interessato, anche di fumetti e a Tel Aviv, dove vive, insegna presso la Facoltà di Cinema e Televisione. Molto noto è il suo nome in Israele e all’estero, molto tradotta la sua narrativa e per questa ha ricevuto numerosi riconoscimenti anche in ambito internazionale.

   Keret fa parte della nuova generazione di scrittori ebrei, quella manifestatasi alla fine degli anni ’90 e durata fino ai nostri giorni. Da alcuni è considerato il fondatore della corrente letteraria che fu propria di quegli scrittori e che volle fare del surreale, dell’assurdo la sua nota distintiva. Mai vero, mai concreto è il mondo Keret perché immaginato, inventato è sempre. In una dimensione parallela ci si muove con questo scrittore, una dimensione che un’inesauribile carica d’ironia interviene a liberare da ogni dramma, da ogni pericolo.

   Una vita difficile ha avuto Keret e l’ironia lo ha aiutato a sollevarsi, ad uscire da quanto gli succedeva. Di quell’ironia avrebbe fatto il tono, la maniera della sua scrittura e con questa sarebbe andato oltre la realtà. Avrebbe trasferito tutto in un altro ambito, convinto che più ampi sarebbero stati i significati raggiunti, i messaggi trasmessi, più chiare le soluzioni per i problemi affrontati. Questi avrebbero riguardato la condizione che i tempi moderni hanno procurato all’umanità, avrebbero mostrato come questa sia rimasta isolata tra l’infuriare di tanti nuovi interessi, come abbia perso quanto era sempre stato proprio del suo spirito, della sua anima e come lo stia cercando.

   Così succede pure in Pizzeria Kamikaze, un’ennesima raccolta di racconti di questo scrittore che la Feltrinelli ha ristampato, nella “Universale Economica”, ad Aprile di quest’anno. La traduzione è di Alessandra Shomroni.

   Anche qui sono molti i personaggi che si muovono, tanta è l’umanità che si vede, è di ogni età, di ogni luogo. A unirla sono i richiami, i bisogni di elementi che soddisfino, che colmino quanto della vita è venuto a mancare, quanto della storia si è perso. Sono persone private di ciò che era loro sempre appartenuto e Keret fa vedere come lo vogliano, lo cerchino. Fa vedere, però, che non riescono nell’impresa, che finita e per sempre è quella vita.    Un dramma al quale Keret fa pensare mentre fa ridere!

AA.VV., A scuola dopo la Covid-19

A scuola dopo la Covid-19

Non torniamo indietro, andiamo avanti!
Riflessioni e idee per una scuola a misura di bambini e ragazzi

Vivere l’emergenza sanitaria causata dal virus Covid-19 ha comportato per l’intera umanità grande sofferenza, disagio e, in moltissimi casi, lutti, impoverimento ed emarginazione.
Sono poche le categorie rimaste indenni da questa terribile esperienza e possiamo dichiarare, senza timore di smentita, che i bambini e gli adolescenti sono tra quelle che maggiormente hanno patito le conseguenze della pandemia.
E allora, pensando a tutto quello che questa pandemia ha portato via all’infanzia e all’adolescenza, a quello di cui bambini e ragazzi avranno bisogno quando a settembre, si spera, si potrà tornare a scuola, abbiamo voluto raccogliere nell’E-Book “A scuola dopo la Covid-19. Non torniamo indietro, andiamo avanti! Riflessioni e idee per una scuola a misura di bambini e ragazzi” pareri autorevoli su come possiamo provare a rispondere adeguatamente a questi bisogni. Ne è nata una bellissima pubblicazione, grazie alla collaborazione con la GAM Editrice di Rudiano (BS), un E-Book disponibile in tutte le librerie on line.

Incontreremo l’opinione del Pedagogista, del Medico, della Psicoterapeuta, del Pediatra, dell’Educatrice, dell’Insegnante, della Professoressa, del Formatore e anche di un Dirigente Scolastico.
Persone competenti e generose, amici cari, a cui va tutta la nostra gratitudine, che lavorano nella scuola o che hanno dedicato la vita allo studio dell’infanzia e dell’adolescenza.
Ognuna/o ha arricchito il dibattito con un punto di vista particolare e significativo.
Ci auguriamo che questo testo potrà essere utile a educatori e insegnanti e, attraverso di loro, portare ai bambini e ai ragazzi tutto l’aiuto di cui avranno bisogno.
Ringraziamo di cuore Stefania Fenizi per averci donato il disegno di Gianfranco Zavalloni in copertina 

INDICE

PREFAZIONE
di Rosa Giudetti, Presidentessa dell’Associazione Montessori Brescia

PARTE PRIMA
La parola a Pedagogisti, Pediatri e Psicoterapeuti
·         RICOMINCIARE di Gianfranco Staccioli, Pedagogista, Presidente del Museo della Scuola, Segretario Nazionale dei CEMEA italiani e Scrittore
·         UNA PASSIONE ANCORA MIA. RI-CONOSCERSI A SETTEMBRE di Raffaele Mantegazza, Pedagogista e Professore Associato di Pedagogia Generale e Sociale dell’Università Bicocca, Scrittore
·         I BAMBINI NORMALIZZANO di Doriana Allegri, Pedagogista, Dirigente responsabile dei Nidi delle scuole dell’infanzia del Comune di Genova e Formatrice dell’Opera Nazionale Montessori, Scrittrice
·         DALLA PARTE DEI BAMBINI: LA VOCE DI DUE MEDICI di Elena Balsamo, Pediatra e Scrittrice ed Elisabetta Galli, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Medicina Naturale ad orientamento antroposofico
·         ORGANIZZAZIONE DEGLI SPAZI E CURA DELLE RELAZIONI. UN NIDO A MISURA DI BAMBINA E DI BAMBINO contributo del Centro Nascita Montessori a cura di Nella Norcia, Pedagogista e Psicoterapeuta e Franco De Luca, Pediatra, Presidente del CNM e Scrittore
·         DIALOGHI INEDITI E NUOVE SCENE EDUCATIVE Per l’Associazione ElinorGoldschmied EduCare APS Irene Auletta, Consulente Pedagogica e Formatrice
Lidia Magistrati lunga esperienza educativa in ambito Materno Infantile, già responsabile di nidi e centri per la Prima Infanzia, Formatrice e Presidente dell’Associazione ElinorGoldschmied EduCare
 
PARTE SECONDA
La parola a Educatori, Insegnanti e Professori
·         UN NUOVO INCONTRO CON I BAMBINI: LA RELAZIONE COME CATEGORIA PER INTERPRETARE LO SPAZIO ED IL TEMPO di Isabella Micheletti, Educatrice montessoriana e Formatrice dell’Opera Nazionale Montessori, Scrittrice
·         IL MIO ALFABETO DELLA RIPARTENZA di Paola Veneziani, Insegnante e Coordinatrice di una Casa dei Bambini montessoriana e Vice Presidentessa dell’Associazione Montessori Brescia, Formatrice Opera Nazionale Montessori
·         RIFLESSIONI PEDAGOGICHE PER LA RIPARTENZA: QUANDO IL PENSIERO ORIENTA AZIONI DI RINNOVAMENTO  di Mariangela Scarpini, Dottoressa di Ricerca in Scienze Pedagogiche, Prof.ssa a contratto Dip. di Scienze dell’Educazione, Università di Bologna, Insegnante montessoriana di Scuola Primaria, Formatrice dell’Opera Nazionale Montessori
·         I BAMBINI E LE BAMBINE DIMENTICATI di Luciana Bertinato, Insegnante di scuola Primaria, amica e collaboratrice di Mario Lodi e scrittrice
·         DALLA DaD ALLA BACHECA di Melucci Federica, Insegnante di scuola dell’infanzia
·         LA SCUOLA CHE CI ATTENDE di Alex Corlazzoli, Insegnante di scuola Primaria, Giornalista e Scrittore
·         ASCOLTO, FORMAZIONE E SPERIMENTAZIONE PER RIPARTIRE CON IL PIEDE GIUSTO di Davide Tamagnini, Insegnante di scuola Primaria, Scrittore
·         RIFLESSIONI SULLA SCUOLA DI IERI E DI OGGI di Francesca Poretti, già docente di Lettere Latine e Greche nella scuola secondaria di secondo grado, Scrittrice, Presidentessa AICC Delegazione di Taranto «Adolfo F. Mele»
 
PARTE TERZA
La Scuola Primaria – Osservazioni, riflessioni e proposte
·         I BAMBINI NO di Rodolfo Apostoli, Pedagogista, già Dirigente Scolastico, Istruttore presso il CEMEA e Scrittore

AA.VV., L’Educazione secondo Papa Francesco

Educhi-amo-ci all’incontro:
Le idee di Papa Francesco sull’educazione

di Carlo De Nitti

L’educazione secondo Papa Francesco è il titolo scelto per pubblicare, curati da Ernesto Diaco, gli Atti della X Giornata pedagogica del Centro Studi per la Scuola Cattolica (C.S.S.C.), tenutasi in Roma il 14 ottobre 2017, editi  nel 2018 per i tipi delle Edizioni Dehoniane con la prefazione di S.E.R. Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.).

In questo volumetto (pp. 137), ogni lettore può agevolmente invenire una sinossi tanto agile quanto articolata del pensiero, ovviamente in fieri, del pensiero del Santo Padre, in materia di educazione, di pedagogia e di scuola, in ragione dell’alto profilo dei partecipanti alla Giornata ed ai conseguenti Atti qui presentati.

Ad una persona di scuola – quale chi scrive è da ormai circa trentacinque anni – non può non interessare, convinto com’è anch’egli che: <<ogni persona è costantemente inserita in una rete di relazioni con altre persone dalle quali riceve ed alle quali dà stimoli che lasciano evidentemente qualche segno e, quindi, in un certo senso, educano>> (NUNZIO GALANTINO, p. 5).

Attraverso i sei saggi che costituiscono il volume, gli Autori  [ANTONIO SPADARO, ANGELO VINCENZO ZANI, GIUSEPPE ZANNIELLO, GIUSEPPE MARI (1965-2018), GIUSEPPINA DEL CORE, SERGIO CICATELLI] lumeggiano, da par loro, gli aspetti più peculiari dell’impegno educativo e della riflessione pedagogica di Papa Francesco, a partire dai suoi anni giovanili ed arcivescovili a Buenos Aires ma anche il suo essere “gesuita” – il primo pontefice gesuita, e latino-americano, della storia bimillenaria della Chiesa cattolica – ovvero membro della più grande Congregazione che si prefigge, quale proprio fine fondamentale, l’educazione.

Dalla lettura del testo qui presentato è possibile evincere i nuclei tematici fondamentali delle riflessioni sull’educazione di Papa Francesco; centrale è <<evitare che la luce di Cristo resti per molti un ricordo lontano o che, peggio ancora, resti in mano a una piccola ed eletta schiera di “puri”: questo trasformerebbe la Chiesa in una setta>> (ANTONIO SPADARO, p. 14).

Occorre, quindi, connettere la sfida educativa del XXI secolo a quella antropologica: gli educatori non possono aver risposte pre-costituite alla domande, ma devono suscitarne di sempre nuove e creative. <<Questa pedagogia vivace fa leva sull’inquietudine e sulle domande, che ha una concezione inclusiva della verità ed ha un’impostazione di largo respiro si fonda sul fatto che l’educazione non è una tecnica ma una fecondità generativa >> (ANTONIO SPADARO, p. 21) per costruire ponti tra le generazioni per venire incontro ai giovani ed ai loro bisogni formativi. Nello scenario del nostro tempo “liquido” <<si può notare come gli interventi di Papa Francesco per la scuola e per l’educazione siano profetici e carichi di risposte […] come fattori che immettono un’anima negli scenari del futuro>> (ANGELO VINCENZO ZANI, p. 28).

Non vi è chi non veda come peculiarità specifica delle riflessioni del Pontefice sia la passione educativa che ha come fine ultimo il perseguimento della cultura dell’incontro nell’ottica del bene comune. Soltanto mediante l’incontro ed il dialogo è possibile comporre le fratture che caratterizzano il tempo presente: quella tra laicità e religione; quella tra generazioni e quella tra uomo/società e natura/ambiente.

Per questo fine, sulla scia della Populorum progressio di Papa Paolo VI (1967), Papa Francesco afferma che <<occorre, quindi, educare ogni persona a diventare cittadino responsabile del bene comune, capace di costruire un nuovo modello culturale […] che vada al di là dei muri e delle barriere>> (ANGELO VINCENZO ZANI, p. 35): occorre un’educazione in uscita, che valorizzi tutti i linguaggi dell’uomo – quello della testa, quello del cuore e quello delle mani –  a favore di una cultura dell’incontro e dell’ascolto che consenta di abbattere tutti i muri materiali e spirituali che dividono gli uomini, anche mediante l’educazione informale (arte, sport, musica).

Proprio attraverso di essa è più agevole intercettare i bisogni ed i desideri dei giovani verso i quali <<lo sguardo di Francesco […] è sempre uno sguardo positivo che rifugge da qualunque tentativo di giudizio categorizzante>> (GIUSEPPINA DEL CORE, p. 101). A loro, infatti, chiede di <<>diventare artigiani di futuro>>, <<essere capaci di sognare>>, <<mettersi in gioco puntando su grandi ideali>>, <<ricostruire una nuova fiducia nella vita>>, <<trasformare la difficoltà in opportunità>>, prendere la vita nelle proprie mani e decidere responsabilmente>>, <<avere il coraggio di andare controcorrente>>, <<essere protagonisti del cambiamento della società>>, <<essere costruttori di un’umanità nuova>>, <<divenire cittadini responsabili>> (GIUSEPPINA DEL CORE, p. 113 – 118 passim). In una parola, di divenire ed essere uomini liberi …

Una concreta testimonianza delle idee di Papa Francesco sull’educazione è nell’esperienza di Scholas Occurrentes, <<una rete mondiale di scuole le cui origini risalgono ai programmi “Scuola del vicinato” e “Scuole sorelle” promossi dall’allora arcivescovo Bergoglio per favorire la collaborazione tra scuole e territorio, tenuto conto anche della crisi del “patto educativo” scuola-famiglia>> (GIUSEPPE MARI, pp. 90 – 91).

Oggi esse sono una realtà consolidata in 190 Paesi a partire da quando – il 15 agosto 2015 – venne eretta la Fondazione di diritto pontificio Scholas Occurrentes: <<Globalizzare la speranza è la specifica missione dell’educazione […] per consentire a ogni cittadino di sentirsi attivamente partecipe nella costruzione di una nuova società>> (ANGELO VINCENZO ZANI, pp. 43 – 44). Anche in Italia l’esperienza si sta diffondendo e consolidando, ma tanto è ancora tanto da fare … con impegno e dedizione da parte di tutt*!

M. Biller, Sei valigie

Biller tra i suoi misteri

di Antonio Stanca

Quest’anno, a Gennaio, da Sellerio è stato ristampato Sei valigie, romanzo pubblicato nel 2018 dallo scrittore tedesco Maxim Biller.

Biller è nato a Praga nel 1960 da genitori russi ebrei. Nel 1970 la famiglia si è trasferita in Germania dove è vissuta tra Amburgo e Monaco. Ora Biller risiede e lavora a Berlino. Svolge attività di critico letterario su importanti riviste e dagli anni ’90 è autore di una rubrica satirica, “Cento righe di odio”, che ha registrato un notevole successo. A quegli anni risale pure l’inizio della sua produzione narrativa nella quale ricorre il tema, quasi autobiografico, del difficile rapporto tra ebrei e tedeschi. Molto tradotte e molto premiate sono state le sue opere. Numerose le onorificenze tributate allo scrittore. E’ considerato uno degli scrittori tedeschi “più appassionanti e imprevedibili” poichè le sue narrazioni sono cariche di pathos e sorprese. Avvincono il lettore, lo legano alle vicende narrate spesso di carattere sentimentale con risvolti inaspettati. Un classico dellanarrazione potrebbe essere definito, un abile costruttore di tessuti narrativi, capace di creare storie tanto ampie da comprendere molti personaggi, molte vite, molti tempi.Le sue sembrano le storie della grande narrativa russa tra Ottocento e primo Novecento, dei grandi romanzi di storia e vita, ragione e passione degli scrittori di quella tradizione. Pure Sei valigie può essere inserito in questo genere, anche qui la vicenda si estende fino a comprendere molte persone, molte circostanze, molti luoghi.

   I quattro figli di una famiglia di ebrei russi riescono a fuggire da Mosca e ad arrivare in Germania attraverso la Cecoslovacchia e la Polonia. Vivono situazioni tra le più pericolose. Il padre, colpevole di commerci clandestini, era stato condannato a morte e giustiziato senza che si fosse mai capito chi lo aveva accusato, come avevanofatto a scoprirlo le forze dell’ordine. Anche uno dei figli era stato arrestato e detenuto in carcere per cinque anni senza che il suo caso fosse mai chiarito. 

  Rancori, paure, rivalità, odi, inganni, sospetti, segreti sono gli elementi che percorreranno la vita di queste persone anche quando avranno una loro famiglia, dei loro figli. Divisi, lontani penseranno di stare quei fratelli una volta giunti in Germania. Anche le mogli, i figli vivranno questa situazione, parteciperanno dell’ambiente che si è creato nella famiglia e che neppure alla fine verrà completamente spiegato. Finirà il romanzo lasciando intendere che poco di quanto era veramente successo è stato detto e che dalle rivelazioni di una delle figlie di quelle famiglie si deve attendere di sapere tutta la verità.

  Erano i tempi della seconda guerra mondiale, della sua fine e dopo, quei fratelli, di origine ebrea, avevano dovuto guardarsi anche all’esterno, avevano dovuto salvarsi dalle persecuzioni naziste. Erano stati in tanti posti durante la loro fuga dalla Russia, avevano vissuto tanta vita insieme, da soli, con le famiglie. Ognuno aveva avuto la sua storia, ognuno viveva ora la conclusione di essa, Le loro vicende offriranno a Biller l’occasione per ripercorrere quanto di terribile era stato allora vissuto dai paesi dell’Est europeo. Non si finirà mai di sapere leggendo il romanzo, il privato si combinerà col pubblico in una pendolarità che sembrerà non volersi mai concludere. Il lecito starà con l’illecito, la verità con la menzogna, l’amore con l’odio, la vita con la morte. Mai si potrà prevedere con certezza il risvolto, lo sviluppo, la conclusione della situazione che si sta verificando, sempre “imprevedibile” rimarrà. Niente di sicuro sembra ci possa essere. Tutto si muove, tutto cambia, mai si può sapere come, quando finirà questo movimento. Neanche quanto è successo in quella famiglia si può sapere perché viene trasferito ad un momento, ad un discorso che non avverranno nel romanzo, che inizieranno quando il romanzo finirà.

Di tutto e di niente scrive Biller, vuol dire e non vuole:è tale e tanta l’ampiezza della sua visione della vita, della storia, da comprendere pure quel che non può essere detto anche se può accadere.

V. Alinei, Education marketing

Valeria Alinei, Education marketing
Strategie e strumenti per comunicare il valore nel mondo dell’istruzione

Scuole, università e centri di formazione in generale rappresentano, per un Paese, luoghi di primaria importanza, non soltanto sotto il profilo economico e culturale, ma anche da un punto di vista squisitamente sociale. La funzione intrinseca di queste organizzazioni, infatti, può esplicarsi solo nel rapporto con la società e con il pubblico cui esse si rivolgono: la comunità studentesca. È quindi necessario che gli istituti guardino con interesse e capacità di ascolto al mercato, inteso come luogo figurato in cui avviene lo scambio tra domanda e offerta formativa.

L’Education Marketing, oggetto di questo volume, è la materia che si occupa di elaborare strumenti e strategie per approcciare in modo efficace ed efficiente al mondo dell’istruzione: il fine è dare impulso al miglioramento delle realtà accademiche, partendo dall’osservazione delle dinamiche del mercato, con l’obiettivo di incrementare la soddisfazione degli studenti, dei docenti e di tutte le figure che lavorano o interagiscono all’interno del settore.

Il volume – quale testo base di Education Marketing – si rivolge sia agli addetti ai lavori (dirigenti scolastici, Rettori, docenti, imprenditori della formazione), sia a tutti i professionisti e studenti di marketing interessati ad una prospettiva moderna e innovativa sul mondo dell’educazione.


1 Introduzione all’Education Marketing
2 Mercato e consumatori: le peculiarità del settore
3 L’organizzazione accademica: la qualità come obiettivo
4 Sviluppo del brand e reputation management
5 Formulare una strategia di Education Marketing
6 Comunicare il valore: open day ed orientamento
7 Comunicare il valore: sito web e social media
8 Comunicare il valore: personalizzazione del messaggio e dell’esperienza
9 Comunicare il valore: il ruolo degli alumni
10 Education Marketing internazionale


Valeria Alinei è una professionista nel campo del Marketing e della Comunicazione. Grazie ad un background accademico internazionale, ha svolto ricerche in merito all’applicazione del marketing al settore dell’istruzione, a partire dal lavoro di Tesi magistrale dal titolo “Higher Education Marketing a supporto dell’internazionalizzazione delle Università”, che le è valso una Menzione Speciale da parte dell’AICUN – Associazione Italiana Comunicatori d’Università. Ha collaborato con l’Ufficio Marketing dell’Università Cattolica di Milano ed è – dal 2016 – una firma stabile del blog di Education Marketing Italia.

T. Cantelmi – V. Carpino, Amore tecnoliquido

Tonino Cantelmi e Valeria Carpino, Amore tecnoliquido. L’evoluzione dei rapporti interpersonali tra social, cybersex e intelligenza artificiale. edizioni FrancoAngeli, 2020

…Amore tecnoliquido è un viaggio tra le nuove modalità dell’essere sociale. Si è sempre più connessi, isolati dalla realtà e soli.
Questa continua evoluzione riuscirà a estinguere il bisogno umano di relazioni d’amore autentiche?
Nel nuovo millennio la comunicazione è immediata e tecnomediata. Il digitale ha modificato l’amicizia, le relazioni, l’amore, la sessualità…Ma come è mutata la mente? Come si modifica l’identità? Essere connessi è sinonimo di socialità o solo di tecnosocialità? Le relazioni sono soddisfacenti?
E la sessualità tecnomediata è appagante? Saranno possibili relazioni con gli umanoidi? A quindici anni dalla pubblicazione del volume Tradimento on line, Amore tecnoliquido è un viaggio tra le nuove modalità dell’essere sociale. Si è sempre più connessi, isolati dalla realtà e soli. Ci si cerca, ci si trova, ci si lascia, ci si cerca nuovamente per tentare di istaurare legami che non siano troppo stretti ma sostituibili e intercambiabili, in formato tascabile. Questa continua evoluzione riuscirà ad estinguere il bisogno umano di relazioni d’amore autentiche?

L. Slimani, Il diavolo è nei dettagli

Leïla Slimani, la scrittrice impegnata

di Antonio Stanca

Al 2016 risale il breve volume Il diavolo è nei dettagli, che quest’anno è stato ristampato da Rizzoli con la traduzione di Elena Cappellini. Lo ha scritto LeïlaSlimani, giornalista e scrittrice francese di origine marocchina. Nell’opera ha raccolto sei dei suoi tanti interventi sul settimanale francese “Le 1”, impegnato inquestioni di attualità, di politica, di società.

La Slimani è nata a Rabat, Marocco, nel 1981. Di famiglia colta, ha frequentato scuole francesi e a Parigi, dove si è trasferita nel 1999, ha studiato Scienze politiche e giornalismo. Ha iniziato a lavorare come giornalista e poi si è dedicata pure alla scrittura narrativa. Col suo secondo romanzo Ninna Nanna del 2016 ha vinto il Premio Goncourt. Altri premi ha vinto e molto tradotte sono le sue opere. Nel 2017 è stata nominata dal presidente francese Macron ambasciatrice internazionale per la francofonia. Anche racconti e saggi ha scritto nei quali, come nei romanzi, muove sempre da quanto accade, dalla realtà, da problemi di caratteresociale, da questioni morali, civili, religiose ancora irrisolte specie in paesi come il suo d’origine o altri dialtre aree sottosviluppate dove tanti sono ancora i vincoli, i limiti imposti al pensiero, all’azione dei cittadini. Per una vita nuova, diversa, liberata da imposizioni religiose, da divieti sociali, la Slimani era andata dal Marocco ed aveva fatto di Parigi la sua nuova residenza. Qui si era sentita rinnovata, rinata ma nonaveva smesso di dire, di scrivere dei problemi africani. Naturalmente anche di altri problemi, di altra attualità si sarebbe interessata come giornalista e come scrittrice dal momento che dalla realtà, vicina o lontana, privata opubblica, si è detto che trae origine la sua opera qualunque sia il genere.

La sua è una delle coscienze critiche del nostro tempo, una delle figure più impegnate nell’osservazione, nella valutazione di fenomeni, avvenimenti, problemi contemporanei, nelle riflessioni, nelle considerazioni che da essi provengono, nelle conclusioni, nelle indicazioni che si ricavano. Così succede pure in Il diavolo è nei dettagli, nei sei scritti che contiene e che fanno parte del giornalismo della Slimani. Vi scrive di sé e di altri, di Rabat e di Parigi, del Marocco e della Francia, dice che pericolosi sono i sistemi politici improntati a rendere ipopoli sudditi, a comandare, ad isolare, e utili quelli che perseguono la libertà, la collaborazione, la solidarietà. Si sofferma a segnalare il ruolo che la letteratura deve assumersi, il compito che deve svolgere. L’intellettuale, l’artista, per la Slimani, non deve rimanere estraneo a quanto succede nella vita, nel mondo, nella storia ma deve impegnarsi, intervenire. La sua voce, la sua parola, la sua scrittura, la sua opera deve contribuire alla soluzione dei problemi, a modificare il modo di pensare, di fare, a migliorare la vita. Nel libro si dice pure dei pericoli, dei danni che i moderni sistemi di vita comportano per quei principi, quei valori che per tanto tempo sono stati fondamentali. Nonostante tutto la maniera della Slimani rimane quella della fiducia, del coraggio non della rinuncia al confronto: non bisogna accettare l’idea che la volgarità dei costumi o il fanatismo religioso vinca sulla civiltà.

   Tanti sono i problemi che la modernità ha comportato, tanti gli aspetti che hanno assunto e tante volte è intervenuta la Slimani a chiarire, spiegare, cercare di risolvere. Esempi di tale suo costante impegno contiene questo libro. 

Un documento, un insegnamento, un invito, un consiglio può essere considerato!

J. Asher, Tredici

Asher tra i ragazzi d’oggi

di Antonio Stanca

   A Gennaio di quest’anno in Edizione Speciale Mondadori è uscito Tredici, romanzo d’esordio dello scrittore americano Jay Asher. La traduzione è di Lorenzo Borgotallo e Maria Carla Dallavalle. Asher lo scrisse nel 2007, quando aveva trentadue anni e ancora cercava, tramite studi universitari ed altro, un titolo, una qualifica, una professione. Era nato ad Arcadia, California, nel 1975 e diversi mestieri, tra i quali il commesso, il bibliotecario, il libraio, aveva svolto prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Romanzi per ragazzi, libri illustrati e romanzi umoristici avrebbe scritto. Tra i primi rientra Tredici, che ha avuto molti riconoscimenti. Da esso è stata tratta una serie televisiva per conto della Netflix. L’opera è diventata un bestseller internazionale, tanti, molti ragazzi si sono riconosciuti nei suoi personaggi, una testimonianza, un riflesso di quanto può avvenire oggi tra i più giovani ha rappresentato, un richiamo ha voluto essere, un appello, un avviso contro i pericoli che si possono verificare. Bene è riuscito lo scrittore in questi impegni, capace è stato di farli assolvere tutti dalla protagonista, Hannah Baker. E’ una ragazza che, venuta in città con i genitori, frequenta la prima classe di un liceo e si divide tra la casa, la scuola e le prime, appena nate, amicizie. Non ha fratelli, la famiglia si è sistemata in una casa nuova e i genitori hanno avviato un negozio di scarpe. Molto ci tengono all’educazione e alla formazione dell’unica figlia. Succederà, però, che questa, di carattere molto spontaneo, tanto da farla apparire a volte ingenua, si esponga a rischi, diventi vittima di inganni, raggiri combinati dai compagni di scuola e fatti passare per semplici scherzi o incidenti. Si prolungheranno, però, al punto da incidere su di lei, da preoccuparla, da renderla inquieta, carica di tensione, da farle avere paura. La situazione andrà avanti per molto tempo, non si limiterà all’ambiente scolastico ma riguarderà anche la casa di Hannah, la sua vita privata, i suoi rapporti, le sue frequentazioni. Diventerà un problema dal quale non riuscirà a liberarsi nonostante si sforzi di ridurre, di sottovalutare la gravità. In ogni luogo si sentirà priva di difese, perseguitata, suoi avversari saranno non solo ragazzi ma anche ragazze, i risultati a scuola peggioreranno sempre più. Giungerà a non sopportare quanto le sta accadendo, a sentirsi circondata, assalita, invasa, soffocata, penserà di togliersi la vita. Lo farà ma prima dichiarerà, registrerà su sette cassette tutto quanto le è successo in quel primo anno della nuova scuola, tutto ciò che di crudele, di feroce è stato ordito, tramato intorno a lei da compagni e compagne, come siano riusciti a guastare, rovinare la sua reputazione, ad esporla allo scherno, al dileggio anche in ambienti diversi da quello scolastico. Di quelle cassette “tredici” lati soltanto saranno occupati dalle sue dichiarazioni, saranno quelli che lei vorrà far ascoltare ai compagni ai quali le invierà prima di suicidarsi. Vorrà mettere qualcuno a conoscenza della verità, vorrà che almeno dopo la morte si sappia, si capisca il motivo della sua disperazione, del gesto che l’ha conclusa.

   Anche alcuni ragazzi destinatari delle cassette, del loro ascolto, si scopriranno colpevoli nei riguardi di Hannah, altri si ritroveranno tra quelli che, anche se inutilmente, avevano cercato di aiutarla, tutto si saprà: sembrerà di assistere ad una cospirazione, ad una congiura preparata ai danni di una ragazza giunta in un ambiente nuovo e diventata vittima delle manie, dei vizi, delle perversioni di questo mentre fiduciosa era stata, sicura di venire corrisposta da coetanei nei suoi semplici bisogni.

  Ad un dramma era andata incontro, ad una sciagura della quale nessuno dei colpevoli sarebbe stato punito. Alcuni non si sarebbero nemmeno accorti del male fatto se non avessero ascoltato quelle registrazioni, non avrebbero mai saputo che esistono sensibilità tali da portare a gesti estremi.

  Molto originale, unica l’opera dell’Asher: un confronto tra l’uno e i molti la percorre, un senso di perdita, di sconfitta la oscura, il senso della morte la finisce.

F. Dall’Ara, Mamma, usciamo?

Francesca Dall’Ara, illustrazioni di Giada Negri

Storia di un coronavirus

MAMMA, USCIAMO?

Un e-book gratuito per accompagnare i bambini nel graduale rientro

nella nuova quotidianità, che tanto spazio lascia alla responsabilità di ognuno

All’inizio della pandemia di Covid-19, Erickson, insieme alla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, hanno rivolto l’attenzione ai genitori e ai loro bambini, per sostenerli nel difficile momento che stavano attraversando attraverso la pubblicazione e la diffusione gratuita dell’e-book Storia di un coronavirus.

Ora, appare altrettanto importante accompagnare i più piccoli in questo graduale rientro nella nuova quotidianità, in una fase che presenta nuove «sfide» per genitori e bambini, come la gestione dell’incertezza e la convivenza con la libertà.

Nasce così il sequel di Storia di un coronavirusMamma, usciamo?, scritto da Francesca Dall’Ara e illustrato da Giada Negri, scaricabile gratuitamente qui: https://form.jotform.com/201591364115348

Questa nuova storia narra entusiasmi, paure e dubbi di Margherita e dei suoi fratellini. Il racconto ha l’intento di spiegare ai bambini le ragioni delle misure di contenimento e distanziamento provando a delineare divieti e nuove opportunità, il tutto attraverso un linguaggio semplice e dando forte rilievo alle diverse sfumature emotive di ciascun personaggio.

Anche questo libro si rivolge a tutti i bambini, a partire dai 2 anni, e pone un’attenzione specifica a quelli con bisogni comunicativi complessi e disturbi del neurosviluppo, attraverso una versione adattata e tradotta in simboli CAA con gli strumenti della comunicazione aumentativa, secondo il modello inbook.

Una nuova idea, nata all’interno del gruppo di lavoro dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, per trovare un modo concreto e immediatamente fruibile per aiutare i genitori ad affrontare questa nuova sfida al fianco dei loro piccoli.

In questa nuova fase «potrebbe non essere semplice convincere i bambini a rinunciare alle certezze e alle routine faticosamente reinventate e conquistate durante il lockdown, in favore di una normalità parziale, fatta di distanza e misure di protezione individuale. Potremo incontrare bambini entusiasti all’idea di uscire come altri che non ne hanno nessuna intenzione, bambini capaci di mantenere in modo esemplare le regole di igiene e distanziamento come altri trasgressivi e provocatori di fronte alle richieste dei genitori. Ecco perché appare fondamentale coinvolgere e spiegare ai bambini cosa sta succedendo e cosa succederà attraverso parole, tempi ma anche strumenti adatti a ciascuno, in base all’età e alla diversa capacità di comprendere, lasciando spazio alle loro domande curiose e alle loro incertezze» afferma Maria Antonella Costantino, neuropsichiatra e Direttrice dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Francesca Dall’Ara è psicologa e psicoterapeuta. Lavora da molti anni nell’ambito della disabilità complessa all’interno dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Pagine: 51 pagine illustrate

Formato: e-book e in-book

Età: +2 anni

Disponibile gratuitamente qui: https://form.jotform.com/201591364115348

La didattica a distanza

L’emergenza Covid-19 ha costretto il mondo della scuola a ripensare alcuni suoi paradigmi per proiettarsi verso un futuro sempre più caratterizzato dalla didattica a distanza.

In questo momento storico bisogna trasformare le criticità del sistema in punti di forza e opportunità di crescita non solo per docenti, dirigenti e personale ATA, ma anche per gli studenti e le loro famiglie.

Per questo motivo la casa editrice EdiSES ha deciso di pubblicare un nuovo volume che riassume le esperienze virtuose e le best practices realizzate dalle scuole, con l’obiettivo di fornire uno strumento di lavoro che possa contribuire a migliorare la capacità organizzativa in tema di didattica a distanza.

Il testo analizza il ruolo del dirigente scolastico nell’implementazione della DaD, sintetizza le principali metodologie didattiche e passa in rassegna i principali strumenti per la didattica a distanza sincrona e asincrona, con esempi pratici di attività in diversi ambiti disciplinari (materie letterarie, matematiche, scientifiche).

L’Italia dei problemi

L’Italia dei problemi

di Antonio Stanca

   La rapidità, con la quale si propaga, spaventa, incute terrore, la facilità, con la quale assale, non permette nemmeno di rendersi conto, le vittime che miete possono essere di ogni età, di ogni luogo, le loro difese all’inizio erano minime, il nome è Coronavirus, un’epidemia che sembra aver riportato il mondo ai tempi delle pestilenze bibliche. Ma a differenza di allora il mondo moderno è altamente sviluppato, molto progredito ed è quasi impossibile pensare che si sia dovuto arrendere ad una malattia, che questa sia avanzata a passi così grandi. Si è trovato impreparato quel mondo, ha avuto bisogno di tempo per organizzare delle difese ed è riuscito, è riuscito a salvarsi dopo, però, aver perso tante vite. In alcune zone ancora difficile risulta contenere simile devastazione, ancora grave è il problema del contagio, dei luoghi, dei modi di cura, del personale addetto. Senza dire che dove la partita è “quasi vinta” sono rimaste le conseguenze dello stato di fermo, del blocco da essa comportato riguardo alle attività industriali, commerciali, artigianali ed altre. Gravi sono le conseguenze che attualmente si registrano in questo senso soprattutto in paesi come l’Italia dove già difficili erano le condizioni economiche. In questi paesi il Coronavirus ha comportato danni dei quali non si può prevedere la fine, è stato una rovina.

   Sembra, appunto, un racconto biblico, di quelli dove si dice di vicende paurose, avvenimenti catastrofici che si diffondono con facilità, non conoscono limiti, giungono ovunque, di quei racconti che comprendono il mondo intero anche se quello di adesso non è un racconto e l’umanità attuale è molto aumentata. Sono diventati tanti i popoli della terra, ognuno ha la sua vita, il suo sistema, le sue forze e nonostante tutto si è rivelato facile preda dell’epidemia, nessuno ha saputo sottrarsi.

   E’ partita probabilmente dalla Cina e ora sta infuriando in Russia, America, Sud America e altrove dopo averlo fatto in Europa. Si è trasformata in una pandemia, neanche del farmaco adatto a contenerla, del vaccino, sembra si possa ancora parlare con certezza. Anzi si dice di un ritorno del contagio in autunno: quando mai nella storia, remota e prossima, si è assistito ad una sciagura simile? Come mai un mondo così specializzato nelle sue funzioni quale il moderno ha dovuto cedere il passo ad una malattia? Quando mai ha trasferito ai privati cittadini le misure di sicurezza? E si è impegnato pure a controllare, tramite le forze dell’ordine, che fossero rispettate.       Spontanea sorge una domanda: perché non sempre? Se è possibile sorvegliare persone, strade, locali e tutto, perché non lo si fa sempre specie in paesi come l’Italia dove i pericoli comportati dal malcostume non finiscono mai? Il nostro è ormai uno Stato percorso da ogni genere di persone, uno Stato che permette di tutto, uno Stato dove neanche il Coronavirus ha fermato le trasgressioni, la violenza, la malavita. Stiano, dunque, perennemente quelle forze dell’ordine a vigilare se non più sul rispetto delle norme antivirus, sulla sicurezza dei cittadini.

A. Nothomb, Sete

La Nothomb scrive di Cristo

di Antonio Stanca

   Quest’anno, a febbraio, la casa editrice Voland di Roma ha pubblicato la prima edizione italiana del romanzo Sete di Amélie Nothomb. La traduzione è di Isabella Mattazzi. Scrittrice belga in lingua francese, la Nothomb vive tra Bruxelles e Parigi dopo essere stata per un certo tempo in Giappone. Qui è nata nel 1967, qui si trovava allora la famiglia a causa degli spostamenti richiesti dall’attività diplomatica del padre. A Bruxelles Amélie ha compiuto gli studi universitari, in questa città dopo molto tempo si sarebbe stabilita definitivamente la famiglia senza che Amélie rinunciasse a stare pure a Parigi.

   Al 1992, al romanzo Igiene dell’assassino, risale il suo esordio letterario e d’allora non si sarebbe più fermata, avrebbe sempre scritto. Di narrativa, teatro, poesia sarebbe stata autrice, molte traduzioni avrebbero avuto le sue opere, molte trasposizioni cinematografiche, molto premiate sarebbero state. Il romanzo Sete è il suo ventottesimo, lo ha scritto l’anno scorso e allora è risultato secondo al Prix Goncourt. Anche qui come in altri romanzi la Nothomb è insolita, particolare, presenta situazioni e personaggi fuori dal comune per poi ricondurli entro i termini della logica, della regola. E’ la sua maniera di procedere, generalmente volta a rappresentare quanto di strano, difficile, complicato sia oggi sopravvenuto nella vita, nella società, nei rapporti individuali, sociali senza, però, lasciare che si giunga alla fine, alla rovina poiché capace sempre è la sua scrittura di riprendersi, tornare all’ordine, contenere il disastro. Ogni volta, in ogni opera, si arriva al limite, si sfiora la tragedia ma si riesce sempre ad evitarla, a fare un passo indietro, a salvarsi.    Anche in Sete la situazione è nuova, è quella di Cristo che discute sulla sua figura, sulla sua funzione, sulla sua vita, sulla sua morte, su Dio che lo ha voluto, su tutto quanto ha fatto parte di lui, lo ha costituito. Nell’opera della Nothomb sono tanti i problemi che Cristo si pone da sembrare una persona comune, da assumere una dimensione, un’espressione, una condizione quotidiana. Le vicende che attraversa, i luoghi, le persone della sua vita sono quelle che i Vangeli hanno trasmesso ma questa volta sono state riportate ad una misura più ridotta, più familiare. Cristo discute di quanto gli succede, di quanto gli viene detto, sembra uno dei tanti non l’unico, il solo. Altre cose si aggiungono alla sua figura, di altri pensieri, di altre azioni lo si vede capace, ad un processo di umanizzazione sembra che la Nothomb lo abbia sottoposto: non diverso ma come gli altri è, come loro fa. E’ una novità che alla fine, però, cessa di essere tale poiché la situazione rientra tra quanto stabilito, tramandato dalla tradizione religiosa. Torna Cristo ad essere unico, ad essere Dio dopo aver pensato e agito come uomo, recupera la scrittrice quanto tralasciato, accetta le regole di sempre. Momentanea è stata la loro inosservanza ma non inutile poiché è riuscita a far pensare quanto attendibile possa ritenersi un Cristo diverso.

Anne Frank, una voce ancora attuale

Anne Frank, una voce ancora attuale

di Federica Pannocchia *

Il 12 giugno 2020 Anne Frank avrebbe compiuto 91 anni. Oggi, il suo Diario, è uno dei 10 libri più letti al mondo.

Anne Frank, nata a Francoforte sul Meno il 12 giugno 1929, è divenuta il simbolo dei bambini della Shoah. Dopo esser stata costretta a nascondersi con la sua famiglia e con altre due famiglie di ebrei nell’Alloggio Segreto ad Amsterdam, il 4 agosto1944 è stata scoperta, arrestata e infine deportata.

Destinazione? Il campo di transito di Westerbork. Successivamente il campo di sterminio nazista di Auschwitz- Birkenau e, infine, il campo di concentramento di Bergen – Belsen, dove Anne e sua sorella Margot sono morte di tifo.

Anne, però, desiderava continuare a vivere anche dopo la morte. E c’è riuscita proprio attraverso la pubblicazione del suo Diario, resa possibile il 25 giugno 1947 da suo padre Otto Frank, unico superstite della famiglia e unico Sopravvissuto degli otto clandestini nascosti nell’Alloggio Segreto.

Anne Frank era una ragazzina normale, speciale è stato il modo in cui ha vissuto.

La storia di Anne Frank, infatti, è un’unione perfetta fra Memoria e presente. Fra ieri e oggi. Fra testimonianze e silenzio. Fra dolore e speranza.

Anne non solo è il simbolo dei bambini vittime della Shoah ma è anche la voce di coloro che, nella nostra società, non ne hanno una. Persone emarginate, allontanate ed escluse.

Ultimamente tutto il mondo sta vivendo in una parentesi di incertezze dovute al Covid-19 e a tutte le sue conseguenze. Seppur con misure differenti e in un periodo storico diverso da quello in cui è cresciuta Anne Frank ognuno di noi ha sperimentato che cosa significa avere paura, non sapere che cosa succederà, essere privati della libertà. E per molte persone in questo periodo buio la figura di Anne Frank e le sue parole sono state un’àncora, un appiglio, un modo per riuscire a rimanere a galla.

La storia di Anne ci accompagna giorno dopo giorno e la sua voce rimane attuale.

Chi sono le Anne Frank moderne?

Anne si nasconde dentro tutti quei bambini che a scuola sono vittime di bullismo; dentro le ragazzine dei Paesi in via di sviluppo che non possono studiare solo perché femmine; dentro gli immigrati che sono costretti a lasciare il proprio Paese e la propria famiglia; dentro chi viene discriminato, allontanato, discriminato…

Anne è un incoraggiamento a dire no all’indifferenza e ad essere la differenza.

Personalmente, nel 2015 ho fondato l’Associazione di volontariato Un ponte per Anne Frank di cui con onore sono Presidente. Sono riuscita a costituirla con il pieno consenso di Buddy Elias, cugino di Anne Frank, e oggi lavoriamo a 360° con scuole, Comuni, Associazioni, Sopravvissuti al dramma della Shoah e con la Casa di Anne Frank di Amsterdam attraverso incontri, laboratori, progetti per bambini in difficoltà, mostre itineranti, Viaggi della Memoria… per raggiungere sempre più persone, per incoraggiare a sapere, a riflettere partendo dalla storia di Anne Frank per ricordare ogni singola vittima e imparare dagli errori del passato per costruire, oggi, una società migliore.

Durante il suo periodo di nascondiglio Anne Frank decise di scrivere sempre più nel suo Diario, per mettere su carta le proprie emozioni, per raccontare, far sapere, testimoniare. Anne decise di essere la voce nel silenzio volendo pubblicare i suoi scritti. E incoraggia ognuno di noi a farlo. Oggi anche attraverso altri mezzi di comunicazione che abbiamo.

Perché l’importante è far sentire la propria voce, esattamente come ha fatto Anne Frank.

Indipendentemente dalla nostra età, ci è possibile condividere i nostri pensieri, confrontarci, raccontare e non tapparci le orecchie, gli occhi e la bocca ma dire no a quello che pensiamo non essere giusto.

Perché Anne Frank si nasconde anche dentro ognuno di noi.

Proprio lei scriveva: “Che bello il fatto che nessuno debba aspettare un momento particolare per iniziare a migliorare il mondo.”

E con questo incoraggiamento vogliamo ricordare Anne Frank il giorno del suo 91° compleanno. Una ragazzina normale, che nonostante la paura, le brutture che la circondavano, la guerra e le deportazioni ha continuato fino alla fine ad avere fiducia.

“Vedo il sole anche quando piove” scriveva Anne Frank.

E che anche queste sue parole possano essere un modo per ricordare Anne Frank e per fare nostri i suoi valori.

Per essere noi stessi il cambiamento.

Per dire no a qualsiasi forma di discriminazione e indifferenza.

Per ricordare che ancora oggi vi sono atteggiamenti antisemitici, di razzismo, bullismo ed esclusione.

Che ancora oggi c’è chi ha bisogno di aiuto.

Un incoraggiamento a rispondere all’odio con l’amore. A tendere la mano, a regalare un sorriso, ad imparare a far sentire la nostra voce e ad ascoltare. A far vincere il rispetto, la pace, la gentilezza, la tolleranza, l’accoglienza e l’inclusione.

A vivere la vita.

Amandola follemente.

* Presidente dell’Associazione di volontariato
Un ponte per Anne Frank
www.unponteperannefrank.org
Scrittrice, attrice, sceneggiatrice

S. Naspini, I Cariolanti

Naspini sulla via del male…

di Antonio Stanca

A quarantaquattro anni Sacha Naspini ha scritto un buon numero di racconti e romanzi che hanno avuto traduzioni in molti paesi stranieri. Scrive pure per il cinema e collabora con le attività di alcune case editrici.

  E’ nato a Grosseto nel 1976 e a quando aveva trent’anni risalgono le sue prime prove narrative. Saranno caratterizzate, come le altre che verranno di seguito, da atmosfere cupe, situazioni violente, personaggi esasperati, parole crude, immagini raccapriccianti, da tutto quanto contribuisce a rendere drammatica, tragica una situazione, una vicenda, una storia. Stando a dichiarazioni dell’autore egli scriverebbe del male del mondo per mettere in evidenza quanto bisogno c’è di bene, direbbe dell’odio per far capire che serve l’amore.

La sua maniera ritorna nel romanzo I Cariolanti del 2009, che quest’anno è stato ristampato dalla E/O di Roma. L’opera finisce come inizia: si parte da quando Bastiano era un bambino che, durante la seconda guerra mondiale, viveva nascosto con i genitori in una buca scavata nel terreno tra i boschi della Marchigiana poiché il padre non aveva voluto partire per il fronte, e si giunge a quando Bastiano è diventato un uomo di cinquantacinque anni che, dopo tante, infinite peripezie,è tornato in quel posto, in quella buca a vivere come allora, tra ristrettezze e stenti di ogni genere, con i mezzi, i modi di allora, da primitivo.

  Della vita di Bastiano scrive, quindi, Naspini, nel romanzo, della serie di disavventure, di disgrazie che lo perseguiteranno ma anche di sue azioni cattive, malvagie. Queste sarebbero da attribuire ai suoi impulsi, propri di chi è nato e cresciuto a contatto con la natura,con gli animali, ad essi è finito per assomigliare, come essi è finito col fare. Spietato, feroce, crudele apparirà Bastiano in alcune sue azioni, in alcuni suoi comportamenti. E di questo Naspini comincerà a direquando farà uscire quella famiglia da quella buca,quando la mostrerà rientrata nella vicina loro vecchia casa, quando farà vedere come Bastiano, che adesso è un adolescente, si comporta con gli altri, con il mondo che si trova intorno. Qualunque esperienza abbia, quella dell’amore per la piccola Sara, del carcere per colpa del padre, della guerra partigiana che ha preferito al carcere, del lavoro nei campi dei tedeschi, del fuoriuscito, dello sbandato, di una sorella, sua gemella, ritrovata vedova e ricca della quale non aveva mai saputo e che i genitori avevano “venduto” a ricchi signori del posto a causa della loro miseria, dell’amore per la bella Rosa, che in casa della sorella lavora, ognuna di queste esperienzeandrà male e a volte sarà Bastiano a volerlo, sarà lui l’artefice del male, il colpevole.

  Sembrerebbe una maledizione, una sventura, ma nel libro si dice spesso che “lui è nato di traverso” e vive di traverso, sempre, cioè, dalla parte sbagliata, sempre privo di una regola, di una misura, di un ordine. Il male fa parte delle sue cose, rientra tra i suoi pensieri, le sue azioni senza che lo faccia soffrire, che gli procuri pentimento. Era nato, si era formato nel male e così sispiega quel che pensa, quel che fa. Si sente quasi chiamato a continuare una condizione che gli è propria.

Non è la prima volta che Naspini scrive di situazioni, di personaggi così inclini alla violenza, al terrore e non è la prima volta che dichiara di farlo per dimostrare quanto più del male sia preferibile il bene. Non si è ancoraaccorto che la via del bene non passa necessariamentedal male! Che può essere un’altra!