Archivi categoria: Sociale e Handicap

FAQ Handicap e Scuola – 65

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


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Salve, sono un’insegnante di sostegno e seguo da 5 anni un ragazzo down che frequenta l’ultimo anno dell’istituto alberghiero. In tutti questi anni lui ha seguito una programmazione differenziata ma gli argomenti sono sempre stati quelli della classe ovviamente semplificati. Il ragazzo ha sempre seguito l’orario scolastico completo. Ha svolto regolarmente le ore di alternanza scuola\lavoro. È sempre stato seguito il pomeriggio da un’insegnante. Arrivati all’ultimo anno la famiglia ha fatto richiesta di una programmazione paritaria. Il consiglio di classe, pur riconoscendo l’impegno del ragazzo, ha messo in evidenza le difficolta’ a cui sarebbe andato incontro soprattutto nelle prove scritte( considerando anche che la commissione  mista). Nonostante tali argomentazioni, la famiglia è rimasta ferma nella sua decisione. Durante il primo trimestre il ragazzo ha dato segnali di forte stanchezza e le valutazioni nelle prove scritte non sono state sufficienti. A questo punto la famiglia ha fatto un passo indietro e prima della fine del trimestre si è passati ad una programmazione differenziata , sempre però seguendo gli argomenti della classe. Sappiamo bene che ora con il corona virus si apre un nuovo scenario. Se gli esami dovessero essere solo orali con la commissione interna il ragazzo non avrebbe problemi a sostenerli. Sarebbe anche un premio per l’impegno e la costanza dimostrata in tutti questi anni. La domanda che pongo è la seguente:” si potrebbe cambiare nuovamente la programmazione in paritaria specificando le motivazioni?”. Premetto che tutto il consiglio di classe sarebbe d’accordo, magari il dirigente un po’ meno. Attendo una risposta, perché vorrei tanto fare questa soddisfazione ad un ragazzo che nonostante la sua disabilità non si è mai sottratto agli impegni scolastici e non solo.

Il Consiglio di classe, a maggioranza, può sempre decidere il passaggio da un PEI differenziato a un PEI semplificato, come espressamente scritto nell’art 15 dell’O M n. 90/01, motivando la propria delibera. Tanto premesso, considerato che, da quanto scrive, lo studente svolge le stesse attività dei compagni di classe, quindi raggiunge gli obiettivi programmati per la classe frequentata, come mai nel PEI non sono state considerate modalità di verifica “equipollenti”, come la norma prevede? La prova scritta poteva (e può) essere tranquillamente sostituita da una orale o completata da una parte orale, ovvero la prova scritta poteva (e può) essere strutturata in modalità differente, coerentemente con le capacità dello studente. Indipendentemente da come sarà strutturata la prova d’esame, conclusiva del ciclo di studi, è fondamentale che ripristiniate nel PEI le corrette modalità, introducendo quelle forme equipollenti che la norma prevede a tutela del diritto allo studio dell’alunno con disabilità.


Sono un docente di sostegno di scuola superiore, ho avuto una discussione con una collega di sostegno che ritiene che le verifiche nelle varie discipline dovrebbero essere concordate prima, in merito ai contenuti della stessa, (sapere cioè in anticipo da parte del docente di sostegno quale sarà la specifica e precisa verifica); personalmente ritengo invece che il docente di sostegno dovrebbe conoscere l’ambito, le strategie e le modalità, i tempi, ma non la specifica verifica (trattandosi di uno studente non vedente con regolare programmazione ministeriale dovrebbe essere trattato allo stesso modo, ad esclusione degli adattamenti relativi di tipo strumentale ed eventualmente semplificativo). Divulgare prima la verifica, anche con il docente di sostegno, non garantisce, a mio avviso, la sicurezza della stessa, con inevitabili ripercussioni anche sul piano legislativo  e formale amministrativo. Potrei capire una divulgazione pochi minuti prima, ma non oltre. Essendo la mia collega assolutamente convinta di ciò, chiedo lumi al riguardo.

Nel caso di alunni con disabilità intellettive o relazionali, per i quali di solito si concordano le interrogazioni programmate, è normale che il docente per il sostegno sia informato con anticipo dei contenuti delle interrogazioni, al fine di saper meglio seguire e orientare l’alunno durante le stesse. Nel caso, invece, di alunni con disabilità motoria o sensoriale, è sufficiente che il docente per il sostegno sia informato, in tempo utile – quindi anche una settimana prima -, della struttura della prova, al fine di predisporre, salvo che non lo faccia direttamente lei, quanto necessario per affrontare la prova, come ad esempio, sussidi o software specifici o altro. Essendo, il docente incaricato su posto di sostegno, membro effettivo del Consiglio di classe, è bene che fra tutti i componenti del Consiglio sussista reciproca fiducia. E questa si attua anche nella condivisione delle attività programmate e rivolte alla classe; essa non può mancare fra i colleghi con i quali il docente per il sostegno si trova in servizio nello stesso orario.


Scrivo per chiedere informazioni relative ad una studentessa autistica, che frequenta la V liceo e che segue una programmazione per obiettivi differenziati.
Al termine dell’esame di maturità, venendo promossa, potrebbe continuare a frequentare la scuola per un altro anno scolastico?
Può essere pensato un anno integrativo o la studentessa, per poter continuare a frequentare, dovrebbe necessariamente essere respinta agli esami?

Quando si concludono gli esami di maturità col diploma o, se è stato predisposto un PEI differenziato, con l’Attestato, termina il percorso scolastico e, quindi, legalmente non è possibile proseguire la frequenza scolastica.  Anche nel caso in cui uno studente non si presenti agli esami di Stato, le verrebbe comunque rilasciato un Attestato di credito formativo, come stabilito dall’art. 20 del decreto legislativo n. 62/17, con relativa conclusione del percorso di studio. Vi suggeriamo di rivolgervi al Comune di residenza e richiedere la predisposizione di un “Progetto individuale (progetto di vita)”, che preveda, ad esempio, un possibile inserimento lavorativo, un insieme di formazione professionale, attività per il tempo libero, etc. Ciò è previsto dall’art 14 della legge n. 328/2000, richiamato dall’art 6 del decreto legislativo n. 66/17.


Sono un’insegnante di sostegno in una scuola secondaria di 1°, come voi sapete, in questi giorni di sospensione delle attività didattiche in presenza (causa Coronavirus), si sta provvedendo a interventi educativo-formativi a distanza. Il quesito che desidero porvi è questo: il docente di sostegno può avere una sua classe virtuale in cui inserire materiali e interventi calati sui bisogni educativi speciali per gli alunni H? Il Ds oggi, in un consiglio di classe virtuale, ha sostenuto che questo non è possibile. Mi sembra un’assurdità, considerato che la classe virtuale servirebbe anche per interventi individualizzati o personalizzati a seconda delle esigenze.

Il dirigente, correttamente, interpreta l’approccio inclusivo, che vede il docente incaricato su posto di sostegno come risorsa a vantaggio di tutti gli alunni della classe. Promuovere attività “in solitaria” – è bene tenerlo presente – corrisponde a consolidare il fenomeno della delega e a rafforzare la deresponsabilizzazione dei docenti curricolari. In questa fase, particolarmente complessa per il nostro Paese, quindi anche per la scuola italiana, è quanto mai necessario promuovere modalità di lavoro coordinato e coeso. Ecco perché le attività vanno realizzate in sinergia con i colleghi curricolari, collaborando per un intervento adeguato (personalizzato) dei materiali da rendere disponibili a ciascun alunno. Per quanto riguarda, poi, l’accesso mediante le aule virtuali, queste vanno opportunamente calibrate (non è, infatti, pensabile che si possano collegare troppi docenti nella stessa giornata); il docente incaricato su posto di sostegno potrà intervenire nella stessa aula virtuale del docente di matematica o di italiano o di altra disciplina. Il docente di sostegno può anche avere dei propri interventi personalizzati a favore dell’alunno con disabilità, interventi rispetto ai quali – va puntualizzato – non devono essere esclusi i compagni. 


Sono docente di sostegno di un istituto comprensivo. La nostra dirigente, senza consultare il collegio ha attivato la didattica a distanza. Io ed altre  colleghe abbiamo  mostrato  le nostre perplessità  a riguardo,  visto che questa  didattica non è  efficace per molti  degli alunni disabili  nel nostro istituto . Ora a distanza di qualche giorno sempre ci rendiamo  conto che non solo gli alunni disabili, ma anche altri alunni con svantaggio non riescono a seguire i compiti e e lezioni proposti perché sprovvisti di mezzi e strumenti. Mi chiedo la scuola non sta ledendo il diritto  all’ istruzione? La scuola può  attivare qualcosa che non garantisce  a tutti lo stesso diritto? Una didattica a distanza che aumenta la disuguaglianza è  veramente una didattica da perseguire?

Finché rimane in vigore il decreto, che impone a tutti di rimanere a casa, la scelta della Dirigente ci sembra un mezzo per non trascurare gli alunni con disabilità. Peraltro la didattica a distanza, come indicato dalla Nota MIUR n. 368/2020, prevede attenzione alla “socializzazione”, ancor più con bambini che frequentano la scuola primaria. Nell’adottare la modalità a distanza, in sintesi, è bene evitare di “insegnare” contenuti nuovi” e di effettuare “valutazioni”, che risulterebbero improprie; meglio puntare, per quanto e se possibile, su attività di potenziamento, di ripasso, di dialogo e, sempre per quanto possibile, favorire e creare attività ludiche, magari mettendo in contatto “telematico” fra loro i bambini della classe.


Sono una docente  di sostegno e  funzione strumentale per l’ inclusione  di una scuola primaria. Durante la riunione dello staff,  ho sollevato il problema di come intervenire a sostegno di alunni disabili gravissimi ( come tetraplegici, autismi non verbali etcc) che sono presenti nel nostro istituto e che in questi giorni di sospensione  delle attività  didattiche si trovano soli a casa con le loro famiglie. Ovviamente per loro la didattica a distanza non è  efficace, e aumenta le distanze invece di diminuire. La scuola per loro è  soprattutto relazione e socializzazione, ma in questo periodo di sospensione  cosa possiamo attivare per loro? Ho proposto alla dirigente di attivare l’ istruzione domiciliare per alcune ore, o di far intervenire  a casa degli alunni gli educatori che li seguono a scuola. , ma la risposta è  stata negativa. Come muoversi? Loro più di altri hanno bisogno in questo momento!

È importante premettere che devono essere rispettati i provvedimenti emanati dal Governo in data 1 e 4 marzo 2020, in virtù dello stato di emergenza che sta interessando l’intero Paese. Potrebbero sussistere, in alcune zone, le condizioni per la fattibilità di un intervento presso il domicilio di alcuni alunni, in particolare degli alunni con disabilità. La didattica a distanza, che si avvale dell’e-learning e degli strumenti tecnologici dell’informazione e della comunicazione, se può essere valida per buona parte degli studenti, non lo è per molti altri (e ciò riguarda anche alunni non con disabilità). Nel caso specifico è possibile, quindi, ipotizzare che gli assistenti all’autonomia e/o alla comunicazione possano svolgere le loro ore presso il domicilio, anziché presso la sede scolastica, purché ciò sia reso possibile dai Comuni o dagli Enti interessati (sussistono, infatti, vincoli contrattuali che non possono essere ignorati ma che, stante la situazione di emergenza, potrebbero trovare in una nuova disposizione delle ore, un possibile consenso). Nel caso delle figure addette all’assistenza, la richiesta all’Ente locale deve essere formulata dai genitori. Per quanto riguarda l’invio dei materiali a domicilio, essi devono essere il frutto di un lavoro di sinergia fra gli insegnanti, e non una solitaria decisione di uno dei docenti della classe (nello specifico quello incaricato su posto di sostegno). La FISH, in questo momento, sta dialogando con il MIUR per l’istruzione domiciliare effettuata dai docenti per il sostegno; la Federazione ritiene che la sospensione della didattica non impedisca ai docenti di recarsi a scuola per lavorare a distanza e quindi per recarsi anche a domicilio. Anche il CIIS, insieme a un gruppo di genitori (Fb “Non c’è PEI senza condivisione), sta cercando di sollecitare l’attenzione degli amministratori affinché siano garantite, ove ne sussistano le condizioni e su base volontaria, le ore di assistenza all’autonomia presso il domicilio. Al riguardo si fa presente che più di un comune si è già attivato e altri stanno valutando la fattibilità di questo servizio


Sono una  docente della scuola primaria, nella classe 5 della scuola primaria  della mia scuola è  stata fatta una selezione tra gli alunni per poter accedere alla sezione musicale della scuola secondaria di primo grado. Tra gli alunni che hanno partecipato  alla selezione c’era anche un allunno disabile con 104 che la commissione giudicatrice ha eliminato, poiché  la commissione  esaminatrice ha valutato l’alunno non idoneo a svolgere attività  musicali (canto, uso strumento). So che la commissione  ha usato criteri  di valutazione uguali per tutti, non considerando la patologia dell’alunno che ha difficoltà  di relazione e di interazione per cui durante la prova è  riuscito solo in parte a cantare e ha riprodurre un ritmo come gli era stato richiesto. Io ed altre docenti avevamo informato la commissione  di questa difficoltà  che rientra nella sua patologia. Ora mi chiedo perché  non sono stati adottati criteri diversi? È  legale l’esclusione di un alunno 104 dalla sezione musicale in una scuola dell’obbligo? Dal verbale che ha redatto la commissione  non si evince nulla riguardo a prove differenziate per l’ alunno. Quello che sospetto è  che sia stato escluso semplicemente  per una questione  di numeri, perché  con un disabile la sezione musicale va costituita con 22 alunni, senza il disabile con 28 alunni. Possiamo fare qualcosa? La famiglia può  fare qualcosa?

Il Tribunale di Pisa, con l’Ordinanza Pisa 4 settembre 2014, ha stabilito che è discriminazione sottoporre un alunno con disabilità a prove selettive per l’ammissione ad un liceo musicale. È da ritenere che il principio della sentenza sia estendibile anche ai fini dell’ammissione alla sezione musicale di una scuola secondaria di primo grado.


Sono un’insegnante di Scuola dell’infanzia, mi restano ancora due anni di servizio e sono portatrice di protesi acustiche in quanto affetta da ipoacusia bilaterale dalla nascita. Premetto di aver ottenuto diplomi e passato il concorso ordinario quando ancora non portavo nessun tipo di protesi. Una mia collega, responsabile di plesso, mi ha detto che avrei dovuto comunicare al dirigente il mio problema. Questo nell’ottica delle visite attitudinali che lui ha dichiarato saranno effettuate per stabilire l’idoneità allo svolgimento delle funzioni lavorative. La mia domanda e’… sono obbligata a dare questa comunicazione al mio dirigente?

Se lei sta insegnando con le protesi e ciò non le impedisce un buon rapporto educativo con gli allievi, non dovrebbe aver timore di comunicare al DS la sua personale situazione; anzi, potrebbe precisare che lavora bene con i suoi alunni.  Se poi il DS ritiene di inviarla a una visita di controllo, è ipotizzabile che siano confermate sia le sue condizioni di salute che l’idoneità all’insegnamento. Se poi l’esito dovesse essere negativo, dovrebbe svolgere, in quest’ultimo biennio di servizio, altre mansioni, come per esempio la biblioteca, oppure potrebbe chiedere il diritto di pensionamento anticipato come lavoro usurante. Ai ciechi vengono dati 5 anni di scivolo.


Sono un Assistente specialistica in favore di un’alunna con disabilità psicofisica che ormai seguo da 5 anni.
Durante un Glh mi è stato conferito il compito di accompagnare l’alunna dalla sede centrale dell’Istituto fino alla sede distaccata dove è collocata la classe della studentessa ogni giorno, nonostante fossi assente durante i lavori d’equipe. Ho sottolineato il problema ai referenti per il sostegno ma continuano a voler affidare l’incarico solo a me. Dal punto di vista normativo questo incarico è tra i compiti dell’assistente specialistica?

Lo spostamento degli alunni con disabilità all’interno dell’edificio scolastico (o di più edifici, fra loro vicini, in quanto collocati all’interno di uno stesso spazio chiuso) è dei collaboratori scolastici, come previsto dal CCNL. La decisione assunta in sua assenza non può esserle imposta, e non solo per le motivazioni sopra descritte, ma anche perché, non rientrando questo fra i suoi compiti, oltre al consenso dei componenti del GLO, era necessario anche il suo (e, ovviamente, quello successivo del capo d’istituto). 


Sono la mamma di un bambino disabile grave con disturbo del comportamento, mio figlio frequenta la 1 media e dall’inizio dell’anno mi è stato chiesto di effettuare un suo inserimento graduale  a scuola. Di fatto mi chiedevano di riprenderlo prima dopo la seconda ora poi la terza infine alla quarta ora, con il risultato che mio figlio frequenta 20 ore a settimana anzichè 30.Io ingenuamente ho firmato le richieste di uscita anticipata indicando come motivo “come concordato” poi quando mi sono resa conto che l’intento del dirigente scolastico era di lasciare l’orario così ridotto ho firmato le richieste con la dicitura “su richiesta della scuola”, anche perchè io e mio marito non abbiamo mai concordato un orario ridotto in via definitiva.Mi ritrovo che a seguito dell’ultimo GLHO la scuola si riserva di valutare l’orario a 30 ore per l’inizio del prossimo anno scolastico sempre a seguito di valutazione del comportamento di mio figlio. A ciò si aggiunga che mio figlio è stato escluso dal campo scuola di due giorni perchè nessun insegnante se la sente di accompagnarlo, ma la cosa più grave è che non se la sentono di portalo in gita anche solo per un giorno. Cosa devo fare? 

È vero che sussistono situazioni per le quali è opportuno un inserimento graduale, ma ciò è opportunamente concordato in sede di GLO o GLHO, da parte di tutti i componenti (insegnanti della classe, genitori dell’alunno, specialisti ASL) e a fronte di motivazioni documentate. Da quanto lei scrive, più che un inserimento graduale, la scuola ha deciso, unilateralmente, la riduzione dell’orario di frequenza; e ciò è decisamente improprio. Suo figlio, per il quale sussiste l’obbligo scolastico, ha diritto a partecipare a tutte le attività promosse dalla scuola, comprese le uscite didattiche e i viaggi di istruzione programmati per le classi alla quale egli è iscritto, diritto garantito dalla legge 104/92 che, all’art. 12 comma 4, afferma che nessuna disabilità può essere causa di esclusione o riduzione della frequenza scolastica; se i docenti, come lei scrive, “non se la sentono di accompagnarlo”, allora l’uscita o il viaggio va annullato, se invece viene effettuato vietando la partecipazione all’alunno, allora potete procedere per discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Analogamente per quanto riguarda la frequenza scolastica: vostro figlio ha diritto all’intera frequenza, esattamente come i compagni. Se sussistono reali criticità, riferibili al comportamento dello studente, potreste, in sede di GLO, prevedere anche un certo numero di ore, da indicare nel PEI, di personale addetto all’autonomia personale dell’alunno da richiedersi all’Ente Locale (comune). Come genitori fate presente alla scuola che vostro figlio, da oggi stesso, resterà a scola per tutto il tempo previsto, proprio come i compagni, e che parteciperà (previa vostra libera adesione) alle uscite didattiche o ai viaggi di istruzione programmati per la classe alla quale è iscritto; fate presente inoltre che, in caso di diniego da parte della scuola, procederete per discriminazione ai sensi della legge 67/2006 e per interruzione di pubblico servizio.


Ho un ragazzo con disabilità (art. 1 comma 3) con ripetenza. La mamma per motivi che non sto qui ad elencare vuole fare richiesta di istruzione parentale. L’alunno compirà 16 anni a dicembre.  Può farla?

La madre può sicuramente fare la richiesta. Nella richiesta che invierà alla scuola, la madre deve precisare che si impegnerà a garantire l’istruzione o direttamente o tramite docenti privati e quindi sottoporre l’alunno a fine anno agli esami presso la stessa o in altra scuola (stesso percorso di studio). Contestualmente deve darne comunicazione al sindaco del paese, in quanto l’alunno è ancora soggetto all’obbligo scolastico.


Sono una insegnante di sostegno specializzata di scuola primaria. 
Le scrivo in merito alla questioni insegnante di sostegno e supplenze: la circolare Miur 9838 del 2010 sulle supplenze temporanee precisa di non sostituire i docenti assenti con gli insegnanti di sostegno “salvo casi eccezionali non altrimenti risolvibili”. Le chiedo gentilmente cosa si intende con “casi eccezionali non altrimenti risolvibili”? Chi stabilisce quali siano questi “casi eccezionali non altrimenti risolvibili”? Il dirigente scolastico? I genitori dell’alunno disabile possono opporsi e secondo quali modalità al fatto che l’insegnante di sostegno del loro figlio venga usato sovente per fare supplenze nella scuola, non garantendo così all’alunno l’approccio personalizzato e l’inclusione di cui necessita? L’insegnante di sostegno può rifiutarsi di fare supplenze e in base a quali criteri normativi? 

I casi eccezionali non altrimenti risolvibili si sostanziano in condizioni eccezionali, che possono verificarsi una o due volte l’anno; è responsabilità del dirigente scolastico provvedere alle sostituzioni e/o alla nomina dei supplenti ed è quindi suo compito valutare se sussistano o meno le condizioni di “eccezionalità”, tali da giustificare l’eventuale utilizzo del docente incaricato su posto di sostegno per una non derogabile supplenza limitatamente al primo giorno di assenza del docente da sostituirsi. Nel ricordare che il garantire all’alunno con disabilità il diritto allo studio è compito di ogni insegnante della classe, e non di uno in particolare, i genitori possono sicuramente agire, in caso di utilizzo del docente di sostegno per reiterate supplenze, intervendo presso le sedi competenti per interruzione di pubblico servizio e per discriminazione. Anche il docente incaricato su posto di sostegno può opporsi, esprimendo il suo dissenso di fronte al primo ordine di servizio scritto che riceve (si ricorda che l’ordine di servizio deve contenere: la data del giorno della supplenza, la classe e l’orario, nonché la firma del dirigente scolastico); dopo il secondo ordine di servizio scritto ricevuto, il docente deve provvedere alla sostituzione, informando successivamente la famiglia, il proprio sindacato e il Referente regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’USR. Si rammenta che senza ordine di servizio il docente non può lasciare il suo posto, in quanto incorrerebbe in abbandono del posto di lavoro.


Sono un assistente specialistico di una scuola superiore. Quest’anno abbiamo un insegnante di sostegno, su 2 casi gravi (art. 3 comma 3) e non autonomi, che si assenta 2 giorni tutte le settimane e quindi dobbiamo togliere le ore di assistenza ad alunni h, ma non gravi, tutte le settimane e coprire le ore dell’insegnante di sostegno. Tutto ciò crea danni agli alunni che seguono obbiettivi minimi ministeriali e anche ai casi gravi perché spesso noi assistenti dobbiamo stare con il nostro alunno e quello scoperto (non potendo stare soli). Senza parlare della progettualità didattica 

L’assistente ad personam o AEC è assegnato ad un alunno con disabilità e deve garantire, per le ore indicate, il suo apporto professionale, senza sottrarre ore o tempo dedicato all’alunno. Il docente assente deve esser sostituito con un insegnante, figura analoga, e non con una figura professionale differente (peraltro già impegnata nell’orario richiesto). Se le venisse rivolta ulteriore richiesta, si rifiuti, facendo presente al dirigente che lei, in quanto assistente o AEC, è assegnata ad un alunno e non può togliere ore a quell’alunno; nel caso di insistenza, informi la sua cooperativa, affinché intervenga presso il DS. Contestualmente lo faccia presente anche alla famiglia, in modo che intervenga a garanzia del diritto allo studio del figlio, per evitare una interruzione di servizio.


Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado e mi trovo nella delicata circostanza di essere accompagnatrice al campo scuola di un alunno certificato che a causa di forti stati di ansia non desidera partecipare, nonostante l’insistenza della famiglia. Come garantire una adeguata tutela?

La responsabilità degli alunni, durante un’uscita didattica o un viaggio di istruzione, è di tutti i docenti incaricati come accompagnatori, in egual misura. Se lo studente non vuole partecipare, non si capisce perché la famiglia insista, dovrebbe, infatti, non obbligarlo a fare un’attività che può metterlo in difficoltà; probabilmente ci saranno altre motivazioni. Le suggeriamo di chiedere un incontro con la famiglia, al quale devono partecipare tutti i docenti della classe; in tale sede affrontate serenamente la questione.


Sono un insegnante di sostegno di una prima classe di scuola superiore.Alcuni giorni fa è stato effettuato il GLH operativo di un alunno che al momento  frequenta seguendo una programmazione per obiettivi minimi. Gli insegnanti presenti hanno suggerito alla neuropsichiatra e alla famiglia di approvare un percorso differenziato per una riduzione oraria in quanto il ragazzo, che presenta una problematica di carattere psichiatrico, non riesce, in generale, a seguire le attività didattiche e formative soprattutto nelle ultime ore della mattinata durante le quali manifesta grande disagio (per due giorni la settimana una settima ora che termina alle 14.35). La neuropsichiatra chiede, in virtù del fatto che Il ragazzo possiede sufficienti potenzialità intellettive, la possibilità di poter ridurre l’orario ma seguendo una programmazione per obiettivi minimi. Tale richiesta può formalizzarla dietro una sua dettagliata relazione. Se tale percorso è possibile, ci sono dei riferimenti normativi?

Nella scuola secondaria di secondo grado sono previsti due percorsi: Pei semplificato o Pei differenziato. Mentre per il Pei semplificato decide autonomamente il Consiglio di classe, per adottare il Pei differenziato il Consiglio di classe deve acquisire il consenso firmato della famiglia, non degli specialisti ASL. Ciò premesso, appare chiaro che la scelta di un percorso semplificato sia stata effettuata dal Consiglio di classe che, in base alle capacità e alle potenzialità dell’alunno e dopo aver acquisito gli elementi utili, ha ritenuto di poter procedere in tal senso. Per quanto riguarda la riduzione dell’orario di frequenza nelle due giornate in cui le attività didattiche si concludono alle 14.35 è corretto (ed è necessario) ridurre il carico orario a favore di tutti gli studenti della scuola (a parte il fatto che ciò consentirebbe all’alunno con disabilità di non perdere le ore di frequenza per discipline che fanno parte del PEI semplificato); risulta, infatti, eccessivo e controproducente anche da un punto di vista didattico, a parere di chi scrive, un orario che costringa gli studenti a stare a scuola fino alle 14.35.


Sono una mamma di un bambino di 7 anni con disturbi dell’attenzione. Dimesso per aver terminato le terapie essendo stato promosso in tutte le attività proposte. L’insegnante della scuola può richiedermi il sostegno?

L’insegnante di sostegno viene assegnato per promuovere l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. La richiesta del docente è inoltrata dal Dirigente dopo che la famiglia ha consegnato alla scuola copia del Verbale di accertamento e della Diagnosi Funzionale rilasciati dall’ASL (in alcune regioni è richiesto anche il CIS, il “Certificato di inclusione scolastica”, che viene rilasciato sempre dall’Unità multidisciplinare dell’ASL).


Sono la mamma di un ragazzo tetraplegico di 12 anni. Frequenta la seconda media e segue la programmazione della classe(purtroppo senza semplificazioni). È impegnato con le terapie 4 giorni a settimana. Potrebbe essere esonerato dai compiti per casa? C’è una legge che lo tuteli?

La norma prevede che, per gli alunni con disabilità, siano garantite forme individualizzate, anche a fronte dello stesso percorso dei compagni della classe alla quale egli è iscritto. Non possono, cioè, essere ignorate forme di personalizzazione che possono consistere in modalità di verifica differenti (stessi contenuti culturali, ma impostazione diversa, come per esempio test a scelta multipla o vero/falso o prova orale sostitutiva interamente o parzialmente di quella scritta ovvero utilizzo di forme di comunicazione alternative, come la CAA o tabella Etran o altro); al tempo stesso devono essere indicati criteri di valutazione “personalizzati”, coerentemente con le capacità e le potenzialità manifeste dall’alunno.
In sede di GLO o GLHO, ovvero durante la stesura del PEI, si possono concordare a fronte di impegni (come possono essere le sedute di terapia) o di particolari altre situazioni l’assegnazione completa o parziale dei compiti (ovvero la non assegnazione in determinati giorni). Se ciò non fosse stato concordato, suggeriamo di chiedere la convocazione del GLO e di inserire nel PEI tali indicazioni (nel caso l’ASL non potesse partecipare, chiedetele di intervenire mediante videoconferenza; in caso di assenza dell’ASL, voi procedete con l’incontro, indicando l’assenza nel verbale dell’incontro). 


Sono un’insegnante di sostegno vorrei sapere se nel caso di rinuncia al sostegno di un alunno iscritto al primo anno delle superiori bisogna depositare la diagnosi agli atti. Se non fosse obbligatorio sarebbe giusto informare il consiglio di classe al fine di agevolare il percorso educativo?

Se la famiglia rinuncia al sostegno, ritirando tutta la documentazione, da quel momento essa dovrà essere tolta dal fascicolo personale dell’alunno. Resterà la documentazione pregressa, in quanto sono stati prodotti documenti sulla base di una precisa richiesta fornita alla scuola dalla famiglia: tale documentazione andrà archiviata. È bene precisare che, con il ritiro della documentazione da parte della famiglia, l’alunno non è più da considerarsi con disabilità (e perde tutti i diritti previsti).
Se invece la famiglia esprime formale rinuncia del “docente per il sostegno” e non ritira la documentazione inserita nel fascicolo dell’alunno, allora l’alunno, in quanto alunno con disabilità, continua ad avvalersi di tutti gli altri diritti, tranne del sostegno (docente); per lui, pertanto, dovranno essere predisposti i documenti previsti (PEI per ciascun anno scolastico e aggiornamento periodico del Profilo dinamico funzionale); l’alunno, inoltre, potrà avvalersi, ad esempio, delle prove equipollenti (in caso di PEI semplificato), di modalità di verifica e di criteri di valutazione personalizzati, di obiettivi individualizzati, della presenza dell’assistenza all’autonomia personale e/o alla comunicazione (se previsto), dei sussidi e degli ausili per lui necessari e di ogni altra forma prevista e a lui utile per garantire l’esercizio del diritto allo studio. Alla predisposizione della documentazione (aggiornamento PDF ed elaborazione del PEI annuale) provvedono congiuntamente: tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti ASL, con la partecipazione dell’assistente, se trattasi di figura professionale prevista


La qualifica di maestro d arte è considerata una qualifica professionale o liceale?

Il diploma di maestro d’arte, della durata triennale, è oggi non più conseguibile, in quanto, con la riforma del 2010, gli istituti d’arte sono stati convertiti in licei artistici (la cui durata è quinquennale). Per accedere all’università, ovvero per conseguire un titolo liceale, è necessario frequentare il biennio aggiuntivo.


Sono una docente e avrei un dubbio nella gestione delle verifiche per un’alunna. La studentessa ha un lieve ritardo e segue una programmazione per obiettivi minimi. La famiglia chiede la suddivisione delle verifiche scritte in più momenti per poter affrontare un argomento alla volta. È possibile? Oppure La verifiche già strutturata per gli obiettivi minimi è sufficiente?

In base al principio di personalizzazione è possibile concordare la programmazione delle interrogazioni, in modo da rendere meno pesante lo studio dell’alunno, come pure suddividere le verifiche scritte (o. orali) in più momenti, affrontando un argomento alla volta.


Sono l’insegnante di sostegno nella scuola secondaria di I grado. Nella classe assegnatami all’inizio dell’anno sono presenti due alunni DVA, art. 3 comma 1. Il mio orario prevede 18 ore settimanali (9+9), ma un’ora di sostegno è stata sottratta agli alunni aventi diritto per essere attribuita alla copertura dell’ora di alternativa in un’altra classe (la distribuzione autorizzata dal DS). Nel corso dell’anno (inizio dicembre) alla scuola giunge la documentazione completa di attestazione di handicap, art. 3 comma 3, di un altro alunno, presente in classe in cui svolgo le mie 17 ore di sostegno. Per cui, gli alunni disabili ne diventano 3, di cui il neocertificata con handicap grave (avrebbe diritto soltanto lui a 18 ore settimanali di sostegno). Fino ad oggi (febbraio) non vi é stata nessuna assegnazione delle ulteriori ore di sostegno alla classe. Mi viene detto che, essendo io l’insegnante di sostegno assegnata alla classe, devo prendermene carico, con la stesura del relativo PEI e di tutti i relativi annessi. In mese di novembre il CDC ha steso il PDP per l’alunno che all’epoca era in fase di certificazione. Tale PDP è ancora in funzione. È coretto che venga sostituito con un PEI reddato in assenza delle effettive ore di sostegno assegnate?

1) Le ore di sostegno assegnate agli alunni non possono essere sottratte nel corso dell’anno, ed è ciò che, invece, è avvenuto con l’ora che le è stato richiesta di svolgere altrove (il fatto che contempli l’autorizzazione conferma che si tratta di modalità impropria, che poteva essere “tollerata” per un giorno, come condizione straordinaria, ma che non poteva e non può essere la normalità).
2) La mancata assegnazione delle ore di sostegno all’alunno certificato nel mese di dicembre: per questo alunno le ore devono essere garantite; il diritto alle ore di sostegno è un diritto di ciascun alunno con disabilità, sancito dall’art. 13, comma 3, della legge 104/92 e ribadito in più sentenze della Corte Costituzionale (dalla n. 80/2010 alla n. 275/2016, secondo la quale tale diritto non può essere violato con motivi di problemi di bilancio); il Consiglio di Stato, inoltre, con la sentenza n. 2023 del 2017 ha stabilito che il dirigente scolastico ha l’obbligo di chiedere la cattedra completa per gli alunni con articolo 3, comma 3, e se l’Ufficio Scolastico si rifiuta, il Dirigente Scolastico deve inviare una Nota alla sezione regionale della Corte dei Conti e, per conoscenza, allo stesso Ufficio Scolastico, dichiarando che non si sente responsabile per il danno erariale che tale rifiuto produrrà a causa della perdita della causa da parte dell’amministrazione, in caso di ricorso promosso dalla famiglia.
3) La stesura del Pei: il PEI, Piano Educativo Individualizzato, deve essere elaborato congiuntamente dal gruppo di lavoro, i cui componenti effettivi sono tutti i docenti della classe, la famiglia dell’alunno con disabilità e gli specialisti dell’ASL. Il fatto che sia o che non sia ancora stato assegnato il docente di sostegno alla classe non sottrae i docenti (tutti) dagli obblighi previsti dalla norma (come, nello specifico, la stesura del PEI, insieme agli altri componenti del gruppo di lavoro)


Sono la mamma di una bambina con una disabilità intellettiva grave, certificata 104 art 3 comma 3.La bambina frequenta la quarta elementare e noi genitori , in accordo con il servizio di neuropsichiatria, vorremmo che questo anno venisse bocciata per poterla iscrivere il prossimo anno in una scuola afferente ad un centro riabilitativo, dove potrebbe affrontare la scuola secondaria di primo grado in un ambiente a lei più confacente. La dirigente si oppone alla bocciatura, dicendo che la normativa non lo permette in alcun modo. È corretto? Se la bocciatura è richiesta e motivata da necessità certificate della bimba non si può derogare in qualche modo?

Il decreto legislativo 62 del 2017 prevede che l’ammissione alla classe successiva avvenga “anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. La non ammissione (o bocciatura) è contemplata solamente per “casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”, in tali casi l’eventuale non ammissione alla classe successiva (ovvero la bocciatura) viene assunta “all’unanimità” da parte di tutti i docenti della classe. Spetta, dunque, unicamente ed esclusivamente ai docenti della classe, che valutano l’alunno sulla base del PEI predisposto per l’anno scolastico in corso, decidere se ammettere o se non ammettere l’alunno alla classe successiva.


Mio figlio è portatore di handicap legge 104 e legge 45 per disgrafia. Può essere bocciato  a scuola in 3 anno superiore

In terza superiore, se l’alunno non raggiunge gli obiettivi del suo PEI semplificato o differenziato, può essere bocciato.


Sono la mamma di un bambino affetto da sindrome di down, dopo un ricovero ospedaliero, sotto consiglio del medico, causa ricadute, ci è stato consigliato l’istruzione a domicilio. Mi sono recata presso l’istituto dove va a scuola mio figlio che frequenta la seconda elementare, per attivare tutto ciò con tanto di certificato del medico, ma la scuola che naturalmente non è contenta, richiede 2 fogli precisi compilati dal medico (che non ne è a conoscenza) che indicano anche il tempo richiesto, senza darmi altre precise istruzioni su di essi. Chiedo gentilmente se potete aiutarmi a reperire tali informazioni per poter accedere a questa documentazione per poter attivare tale richiesta.

Per attivare il servizio di istruzione domiciliare, la famiglia deve presentare alla scuola (al dirigente scolastico) i seguenti documenti:
–       formale richiesta di attivazione del servizio di istruzione domiciliare,
–       idonea e dettagliata certificazione sanitaria, in cui è indicata l’impossibilità a frequentare la scuola per un periodo non inferiore ai 30 giorni (anche non continuativi), rilasciata dal medico ospedaliero (C.M. n. 149 del 10/10/2001) o comunque dai servizi sanitari nazionali (escluso, pertanto, il medico di famiglia) e non da aziende o medici curanti privati (i 30 giorni sono trenta giorni di lezione, non trenta giorni consecutivi e basta). 
Gli insegnanti della classe, dopo la presentazione della domanda della famiglia, elaborano un progetto formativo, indicando il numero dei docenti coinvolti (ovvero dei docenti che si sono resi disponibili a insegnare al domicilio), gli ambiti disciplinari cui dare la priorità, le ore di lezione previste.
Il progetto deve essere approvato dal collegio dei docenti e dal consiglio d’Istituto e inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa (se nel PTOF è già inserito il servizio di istruzione domiciliare, non vi è necessità di effettuare questi passaggi). 
Il dirigente invia all’USR la richiesta, corredata dalla documentazione sanitaria e dal progetto: in questa sede, l’apposito Comitato tecnico regionale procederà alla valutazione della documentazione presentata, ai fini della successiva assegnazione delle risorse. 
In genere, il monte ore di lezioni è indicativamente di circa 4/5 ore settimanali per la scuola primaria. Se, però, il docente di sostegno dà la disponibilità a espletare il suo orario (o parte del suo orario) presso il domicilio (alternandosi con i colleghi) le ore potranno corrispondere a quelle previste per il sostegno. Infatti, le Linee guida prevedono che pere gli alunni con disabilità l’istruzione domiciliare può essere garantita dall’insegnante di sostegno (al riguardo si cita la sentenza del TAR del Lazio, che ha condannato l’USR ad assegnare al domicilio tutte le ore di sostegno assegnate all’alunno).
In sintesi, la scuola non può rifiutare questo servizio, previsto per garantire il diritto allo studio e, al tempo stesso, per la tutela della salute del minore.
Norme di riferimento: d.lgs. 66/17 come riformato dal d.lgs. 96/19; DM 461/19 e allegate Linee di indirizzo nazionali sulla scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare.


Un’alunna diversamente abile  in terza media ha effettuato un numero di assenze del 70 per cento. Per i docenti è impossibile una valutazione, si può mettere “Non classificata” al primo quadrimestre? O si deve esprimere ugualmente una valutazione in base ai pochi elementi a disposizione?

La norma stabilisce che per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato si debbano considerare le “presenze”.  Per il vincolo della frequenza, fissato a tre quarti del monte ore personalizzato, il Decreto legislativo n. 62/17 prevede che il Collegio docenti adotti – “per casi eccezionali” – motivate e straordinarie deroghe (documentate, per gli alunni con disabilità, da certificazioni riguardanti lo stato di salute). Se il Consiglio di classe dispone di sufficienti elementi, procede alla valutazione (e il 30% da lei indicato indicherebbe un tempo utile pe acquisire gli elementi necessari). Se il Consiglio di classe non dispone di sufficienti elementi di valutazione, può indicare “non classificato” nel primo quadrimestre. Non avete pensato di attivare il servizio di istruzione domiciliare?


Sono un assistente specialistico e quest’anno per ripetute assenze di un insegnante di sostegno (almeno 2 giorni a sett) sono costretta a coprire anche alunni non miei, ritrovandomi o a lasciare scoperti i miei alunni meno gravi o a coprire alunni che non sono a me assegnati. Mi chiedevo se l’assistente specialistico può rifiutarsi di fare da tappa buchi. 

L’assistente per l’autonomia e la comunicazione deve svolgere il suo compito a favore dell’alunno al quale è assegnato, per le ore stabilite nel PEI; l’assistente non può essere distolto dalle sue mansioni e dallo svolgimento delle ore, che deve garantire all’alunno assegnato e, ancor meno, può essere utilizzato per sostituire un insegnante assente: 
–       in primo luogo, perché il docente deve essere sostituito da un insegnante (e il dirigente non può provvedere una figura professionale differente); 
–       in secondo luogo perché vengono sottratte ore all’alunno al quale l’assistente è stato assegnato, determinando una interruzione di pubblico servizio; 
–       in terzo luogo perché la presenza dell’assistente accanto ad un alunno che non è quello al quale è stato assegnato non è autorizzata, né lo può essere, da un ordine di servizio del D.S.; in caso di infortunio o di un danno recato o subito dall’assistente, come verrebbe giustificata la sua presenza in sede diversa rispetto alla quale egli era stato destinato?
Le suggeriamo di far presente al D.S., nel caso venisse ancora invitato a “supplire” un insegnante assente, che lei, in quanto assistente o educatore, non può sostituire un insegnante e che non può abbandonare l’alunno al quale è stato assegnato, perché andrebbe a determinarsi una interruzione di un servizio che deve essere garantito all’alunno.Se ciò non bastasse, ne parli con la cooperativa o con l’Ente dal quale ha ricevuto l’incarico, illustrando i rischi cui si esporrebbe effettuando supplenze “improprie” e chieda loro di farsi portavoce presso il D.S.


Sono un docente di sostegno in una V classe di una scuola secondaria superiore. L’alunna che seguo con un Ritardo mentale grave, a causa della sua disabilità e dell’ambiente deprivante in cui vive, ha una frequenza molto irregolare. (solo 15 gg in questo primo quadrimestre). Cosa bisogna fare in questi casi? Può non essere ammessa agli esami per mancanza di validità dell’anno scolastico? In riferimento al primo quadrimestre alcuni docenti curricolari lamentano la mancata presenza durante le proprie ore di lezione. Si può comunque attribuire la valutazione tenendo conto degli obiettivi fissati nel PEI?

In base al DPR 122/09 il Collegio dei docenti può fissare alcune “deroghe straordinarie” al numero massimo di assenze, al fine di assicurare la validità dell’anno scolastico; il Consiglio di classe, sulla scorta di tali deroghe e se in possesso di sufficienti elementi di valutazione, può procedere con l’ammissione all’esame di Stato; in caso contrario, scatta l’invalidità dell’anno scolastico. Per completezza ai fini dell’ammissione va considerata anche la partecipazione alle prove Invalsi che, da quest’anno, riguarda tutti gli studenti delle classi quinte (d.lgs. 62/2017): il recentissimo Protocollo di somministrazione delle prove standardizzate, pubblicato da Invalsi alla pagina https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2020/Protocollo_somministrazione_GR13_ITALIA_2019_2020.pdf, indica tre possibili opzioni per gli alunni con disabilità (anziché due), fra queste il “non svolgimento delle prove” (per questi alunni la scuola può predisporre prove adattate, coerenti con il PEEI). 


Sono un’insegnante di scuola primaria e chiedo cortesemente di ricevere una risposta con i riferimenti normativa, circa la valutazione di alunni dva gravissimi. Se nel PEI di un DVA gravissimo è previsto un percorso differenziato, che non include l’apprendimento delle discipline, bensì favorisce l’integrazione e la socializzazione, l’autonomia e la comunicazione n.v., come è possibile inserire voti in decimi nelle materie curricolari?

Premesso che per gli alunni con disabilità intellettiva la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita, deve sempre avere luogo (OM 90/2001), si rammenta che la legge 104/92 afferma che l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento “né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap” (art. 12, comma 4). A ciò si aggiunga che l’art. 16 della legge n. 104/92 prevede la possibilità di adottare attività integrative e di sostegno, anche in sostituzione delle discipline; ora, poiché il D.lgs. 62/2017 stabilisce che la valutazione degli alunni con disabilità deve essere effettuata in base al PEI e che tale valutazione deve essere espressa in decimi (e ciò vale per tutti gli alunni), coerentemente con quanto previsto, anche per l’alunno che lei definisce “gravissimo” la valutazione deve essere formulata in sulla base del PEI (e deve essere riportata nella scheda di valutazione in “decimi”, esattamente come avviene per gli altri studenti). Trattandosi di scuola Primaria (e ciò vale per la scuola del primo ciclo e per gli alunni per i quali è adottata una valutazione semplificata nel secondo ciclo) nella scheda di valutazione non deve essere fatto alcun riferimento al PEI (d.lgs. 62/17).  L’occasione è utile anche per rammentare che la scuola deve garantire, a ciascun alunno, gli apprendimenti, coerenti con le capacità e le potenzialità presenti; non può limitarsi alla sola socializzazione (lo stabiliscono la legge 104/92 e le Linee Guida ministeriali del 4 agosto 2009).


Mia figlia frequenta la prima liceo applicato scienze e biotecnologia ma, a causa di una serie di eventi traumatici, è crollata in una forte forma depressiva con forte ricaduta sulla frequentazione scolastica. Premetto che mia figlia è nata con una malformazione grave per la quale ha un riconoscimento con legge 104 e indennità di frequenza. Stiamo tentando di aiutarla con una equipe di psichiatri e psicologi ma il progresso è molto lento visto anche l’età che non aiuta. La mia domanda è: quali certificazioni devo far produrre dai medici per tutelarla sia per l’obbligo scolastico che per la privacy?

Le certificazioni sono quelle relative all’attuale stato di salute di sua figlia. Il Decreto legislativo n. 62/17, all’art. 13, stabilisce che, per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato, sia necessaria la frequenza di almeno tre quarti del monte ore personalizzato; lo stesso decreto richiama il DPR 122/2009 che, all’art. 14 comma 7, contempla di poter adottare – per casi eccezionali – motivate e straordinarie deroghe, purché le assenze non pregiudichino, a giudizio del Consiglio di classe, la possibilità di procedere ad una valutazione degli alunni interessati. Chieda pertanto che il Collegio dei docenti adotti una delibera relativa a tali deroghe.


Sono una docente di sostegno a tempo indeterminato e scrivo per un parere su come muovermi a seguito della circolare inviata dal mio Dirigente Scolastico a tutto il personale scolastico. Un alunno, pur essendo un disabile grave, usufruisce di 18 ore settimanali ed ha un’assistente materiale per 2 ore a settimana. I genitori hanno perso la causa al TAR per ottenere la copertura totale delle ore di sostegno. Dal 3 febbraio la docente che lo segue per 12 ore settimanali è assente e non si sa fino a quando. Il Preside dispone che tutti i docenti di sostegno debbano fare delle ore di supplenze sull’alunno anche se impegnati con altri alunni disabili. La domanda che mi pongo è la seguente: un docente di sostegno può lasciare il proprio alunno per andare a supplire un ragazzo con una disabilità più grave? è possibile contestare la circolare in oggetto dato che in questo modo non vengono più garantite le ore di sostegno come stabilite nei P.E.I. agli altri ragazzi?

Le “Linee guida” ministeriali, del 4 agosto 2009, vietano di spostare per supplenza in altra classe il docente per il sostegno, che opera con l’alunno nella classe alla quale è stato assegnato. La recente circolare sulle supplenze impone al Dirigente scolastico di nominare un supplente “dopo il primo giorno di assenza di un docente incaricato su posto curricolare o incaricato su posto di sostegno”


Sono una supplente precaria e lavoro in una scuola secondaria di istruzione superiore.
Una persona con disabilità grave si trovava seguito da me e una collega che da più di 20 giorni è in maternità. La scuola non si è attivata per trovare un supplente ed attualmente la persona si ritrova a non avere 9 ore di sostegno su 18. Dopo il ritiro di un altro alunno con disabilità, la dirigente ha incaricato la referente di dipartimento di ridistribuire le ore del personale e coprire quindi le 18 ore, lasciando scoperte altre persone che hanno diritto al sostegno ma si vedono ridotto il servizio senza spiegazioni. 
La referente di dipartimento sostiene che noi insegnanti non abbiamo possibilità di fare alcunché per migliorare la situazione. È legale questa soluzione? Quali sono i diritti della famiglia?  È buona norma che la persona sia seguita da 3 o 4 docenti diversi?

La recente circolare sulle supplenze ribadisce il principio che dopo il primo giorno di assenza il dirigente scolastico debba nominare un supplente. Se, come nel vostro caso, si sono rese disponibili ore di sostegno per il ritiro di uno o più alunni, queste ore (e solamente queste. ore) possono assegnate all’alunna, senza toccare le ore già assegnate agli altri frequentanti. Pertanto se mancano ancora ore per l’alunna il dirigente scolastico ha l’obbligo di nominare un supplente per tali ore. Fatelo presente alla famiglia. Sottrarre ore già assegnate ad alunni frequentanti è un atto illegittimo, forse anche con risvolti penali.


Sono la mamma di una ragazza tetraplegica con certificazione del 2014 in cui si evince un insufficienza mentale media ,tale certificazione è in possesso della scuola superiore di secondo grado in cui mia figlia frequenta la quinta con una programmazione semplificata ricondocibile al programma Ministeriale. Tempo fa per l’esattezza a dicembre abbiamo  consultato un Neuropsichiatra specializzato ,perché nostra figlia ha espresso la sua opinione sulla sua diagnosi funzionale così negativa e voleva essere sottoposta a nuovi test ,in effetti aveva pienamente ragione perché la nuova diagnosi parla di parametri normali anzi un pochino più alti .Il problema nasce solo con il linguaggio che inficia qualsiasi prova orale(il medico scrive che è impossibile fare prove orali) sia per l’ansia da prestazione che per problemi di coordinazione del linguaggio  (parla con difficoltà )e i suoi tempi di prestazione, sono molto più lunghi della norma. Abbiamo prodotto la nuova certificazione alla scuola chiedendo un GLH  per discutere del PEI in cui si era già chiarito che le verifiche orali erano controproducenti e si dovevano usare solo come compensazione dello scritto, Il risultato è stato pessimo perché ad ogni verifica scritta fanno seguire sistematicamente quella orale ,inoltre non rispettano ne’ tempi ne’ modalita’ concordati a suo tempo e specificati nel PEI ,la ragazza è in forte crisi perché le insegnanti quasi tutti i giorni le dicono che all’esame dovrà per forza fare la prova orale. Il GLH sarà a febbraio, come far capire che il PEI è disatteso? mi può aiutare a capire se mia figlia può sostenere l’esame di stato, senza per forza produrre la prova di cui sa già di non poter fare ?È possibile farla in forma scritta? 

Considerato quanto riportato nella documentazione sanitaria, in realtà, oltre all’eventuale completamento orale, era necessario prevedere forme “equipollenti” di somministrazione delle prove, previste a garanzia del diritto allo studio degli alunni con disabilità; al riguardo, si rimanda all’articolo 6 comma 1 del DPR 323 del 1998 che, nel definire il concetto di prove equipollenti, precisa che queste possono essere sia differenti da quelle ufficiali per i contenuti che per le modalità. È fondamentale, pertanto, che tali indicazioni siano coerentemente definite nel PEI, in quanto documento cui bisogna far riferimento per la predisposizione delle prove dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.  In sede di esame, la prova orale può sicuramente essere affrontata con modalità differenti (che possono andare dalla lettura fatta da terzi di un testo scritto dalla stessa studentessa all’utilizzo di “ausili”, che sostituiscono il linguaggio verbale), ovvero “equipollenti” (DPR 323/98). A conferma di forme differenti, ovvero con modalità equipollente, si può citare la LIS: lo studente che si avvale della LIS in sede di esame di Stato fruisce dell’assistente alla comunicazione.  In sede di PEI, a febbraio, occorre esplicitare questi passaggi, richiamando il riferimento normativo e individuando le modalità maggiormente funzionali e fruibili da parte dell’alunna. È il caso che, a questo incontro, sia presente la studentessa che, meglio di altri, può dare indicazioni su quali siano le modalità migliori per poter sostenere le performance richieste dalla scuola.


Sono la madre di una bimba che ha la legge 104 per un problema neurologico (art. 33,  comma 3). La bimba frequenta una scuola primaria paritaria dove l’insegnante di sostegno, già poco attrezzata per il suo problema, non la segue affatto in alcuni momenti per lei molto delicati (es. intervallo dopo il pranzo). Ho sentito parlare della possibilità di richiedere un educatore al comune ad ulteriore supporto della permanenza a scuola. Potete darmi qualche indicazione?

Se nella vostra Regione la legge sul diritto allo studio prevede gli assistenti anche nelle scuole paritarie, in sede di GLO potete esplicitare la necessità di poter fruire della presenza di un assistente all’autonomia personale dell’alunna, riportando nel verbale dell’incontro e nel PEI tale indicazione; sarà poi cura del dirigente scolastico chiedere all’Ente locale di competenza l’assegnazione di tale figura. Se, invece, tale figura non è prevista per le scuole paritarie, sarà la famiglia a sostenere le spese per la presenza di questa figura, mentre il docente è a carico della scuola paritaria.


Sono una docente  della  scuola  primaria, l’anno prossimo si iscriverà  alla scuola primaria  un alunno disabile con sostegno di 11 ore settimanali. Premetto che nella nostra scuola ci sono classi a 30 ore settimanali  e classi a 40 ore settimanali. La dirigente ha detto alla famiglia di iscrivere il bambino a 40 ore settimanali premettendo che lui avrà  una riduzione di orario (30 ore settimanali). Questo molto probabilmente prevederà  che il bambino non potrà  seguire tutte le materie. Io ed altre docenti ci chiediamo se non sia più  funzionale un’ iscrizione a 30 ore settimanali, visto che in tal modo l’alunno seguirebbe tutte le attività. Lo so che spetta alla famiglia decidere il tempo scuola, ma non so quanto la famiglia abbia capito bene la situazione. Inoltre la riduzione d’ orario suppongo che  do  andrà  concordata durante il PEI.  La scuola può far iscrivere un bambino ad un tempo scuola e poi far frequentare un tempo scuola a 30 ore che è  previsto nel suo assetto?

Non sono previsti, per gli alunni, “riduzioni di orario” di frequenza, peraltro per un ordine di scuola per il quale è contemplato l’obbligo. Se per l’alunno è migliore un tempo di frequenza pari a 30 ore settimanali, non si capisce perché suggerire il tempo-pieno per poi prevedere una frequenza ridotta pari a 10 ore; ciò, peraltro, costituisce un danno all’erario. Spetta sicuramente alla famiglia decidere il tempo-scuola da scegliere e se ritiene che le 30 ore siano adeguate per il bambino, deve sicuramente optare per le 30 ore settimanali.


L’insegnante di mia figlia che frequenta l’asilo è in malattia in classe c’è la maestra di sostegno e non stanno nominando la supplente perché comunque quando non c’è la maestra di sostegno si appoggiano al plesso di un altro paese. Noi genitori cosa possiamo fare per far nominare un’altra maestra perché i bimbi solo lasciati a loro stessi e non controllati

La recente circolare sulle supplenze stabilisce che il dirigente scolastico ha l’obbligo di nominare un supplente dopo il primo giorno di assenza. 


Sono insegnante di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado. 
Mi sono stati assegnati due ragazzi disabili, (9 ore ciascuno) in due classi diverse. 
In una delle due classi è presente un altro ragazzo disabile seguito da un’altra insegnate di sostegno per 12 ore settimanali. 
Quindi nella stessa classe abbiamo due insegnanti di sostegno, una presente 12 ore ed io presente 9 ore. I nostri alunni seguono un pei differenziato ed un orario differenziato, tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00.  Quindi, in alcune ore, nella stessa classe sono presenti tre insegnanti: due di sostegno più l’insegnante delle varie discipline. 
La vicepreside non vuole assolutamente che ci sia questa presenza contemporanea di due insegnanti di sostegno e vuole che ce ne sia sempre uno solo che segua ambedue i ragazzi che, ribadisco hanno esigenze estremamente diverse. Che dobbiamo fare? 

Non esiste una norma che impedisca la presenza di più docenti di sostegno, peraltro è prevedile la presenza contemporanea, in virtù dell’abolizione del tetto che fissava un numero definiti di alunni con disabilità per classe. Per motivazioni didattiche e organizzative è bene che il Consiglio di classe valuti e concordi quanto è bene che queste figure siano presenti ed eventualmente che lo condividano in sede di GLO (al quale partecipano tutti i docenti della classe, compresi i due docenti incaricati su posto di sostegno). Si consideri anche che le ore assegnate non possono essere sottratte a ciascun alunno, ma devono essere garantite, a tutela del diritto allo studio. Non spetta certo al docente incaricato come vicario del dirigente entrare nel merito del “quando” la risorsa “sostegno” debba essere presente in classe, ma solamente invitare i docenti del consiglio di classe a valutare l’opportunità, da un punto di vista organizzativo, in considerazione dell’efficacia e dell’efficienza degli interventi, considerazioni che competono al Consiglio di classe e che coinvolgono i componenti del GLO.


Sono una docente di un istituto di scuola secondaria superiore, scrivo in merito alla possibilità di utilizzare in classe la smartpen. Personalmente non ho mai avuto problemi a consentire ai miei allievi di registrare le lezioni o utilizzare la smartpen per prendere appunti, ma alcuni colleghi si oppongono, e ritengono di non essere obbligati a consentirne l’uso, anche  ad allievi con certificazione DSA, pur in presenza della richiesta di tale strumento compensativo da parte della famiglia, in quanto indicato dallo specialista che ha rilasciato la diagnosi (come da certificazione in possesso della scuola). Mi risulta che il vademecum del garante per la privacy abbia già dato parere positivo sulle registrazioni delle lezioni in classe, naturalmente ad esclusivo uso didattico personale. I miei colleghi, però, sostengono che il docente possa negare il permesso per tutelare la privacy degli altri allievi e per motivi didattici non meglio chiariti. Chi ha ragione? La famiglia, in caso di bocciatura di un allievo cui sia stato negato l’uso di tale strumento, può rivalersi nei confronti della scuola?

Per gli alunni con diagnosi di DSA è consentito registrare le lezioni a scuola: l’uso, da parte dello studente, è strettamente personale, mentre la registrazione riguarda “la lezione”. Questa indicazione, ripotata nel Piano didattico personalizzato, condiviso con la famiglia e con lo studente, va rispettata da tutti i docenti. In merito alla questione posta, va rispettato quanto indicato nel PDP (il problema privacy non è pertinente all’argomento).


F. Dall’Ara, Storia di un Coronavirus

GIORNATA MONDIALE AUTISMO

Erickson e Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano presentano “Storia di un coronavirus” di Francesca Dall’Ara

Un e-book gratuito per spiegare il coronavirus ai bambini, anche con disturbi del neurosviluppo

Il 2 aprile è la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Quest’anno è un 2 aprile diverso per l’emergenza coronavirus. Un’occasione per comprendere l’impatto che questa situazione sta avendo su bambini, ragazzi e adulti con autismo e proporre idee per essere al loro fianco.

In questo tempo sospeso e complesso, in cui gli scienziati di tutto il mondo sono impegnanti per superare l’emergenza coronavirus, è molto importante non dimenticarsi che anche i bambini hanno il diritto di sapere. Soprattutto i bambini che vivono situazioni di fragilità o presentano un disturbo del neurosviluppo, che potrebbero avere meno strumenti per la comprensione di quanto sta accadendo e per la gestione di pensieri ed emozioni.

Per affrontare questa situazione, Erickson ha scelto di pubblicare e diffondere gratuitamente l’e-book “Storia di un coronavirus” scritto da Francesca Dall’Ara e illustrato da Giada Negri (scaricabile qui https://www.erickson.it/it/approfondimento/giornata-mondiale-autismo )

Una storia semplice che racconta una realtà molto complicata con l’intento di sostenere le mamme e i papà ad affrontare insieme ai più piccoli (e forse anche grazie a loro) questo difficilissimo momento.

Il racconto si rivolge a tutti i bambini a partire dai 2 anni, con un’attenzione specifica ai bambini con bisogni comunicativi complessi e disturbi del neurosviluppo, attraverso una versione adattata e tradotta in simboli con gli strumenti della comunicazione aumentativa, secondo il modello inbook. 

Un’idea nata, all’interno del gruppo di lavoro dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, per trovare un modo concreto e immediatamente fruibile per facilitare genitori e bambini nell’affrontare nel miglior modo possibile l’emergenza generata dal coronavirus e le emozioni che questa scaturisce. 

Tra restrizioni e permanenza forzata in casa «è fondamentale trovare il giusto equilibrio tra una spiegazione degli eventi che renda maggiormente comprensibile l’origine e il senso del grande stravolgimento che caratterizza le giornate, l’accoglienza delle emozioni faticose che lo accompagnano e l’insegnamento delle norme base per proteggersi e prevenire il contagio. Ma, soprattutto, è indispensabile riuscire a trasmettere fiducia nel fatto che stiamo cercando di fare tutto il possibile, anche se molte incertezze e preoccupazioni restano.» afferma Maria Antonella Costantino, neuropsichiatra e Direttrice dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Francesca Dall’Ara è psicologa e psicoterapeuta. Lavora da molti anni nell’ambito della disabilità complessa all’interno dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Ha scritto questo libro grazie alle preziose suggestioni e suggerimenti di un gruppo di colleghi.

Pagine: 44 pagine illustrate

Formato: e-book e in-book

Età: +2 anni

Disponibile gratuitamente qui: https://www.erickson.it/it/approfondimento/giornata-mondiale-autismo

Giornata Mondiale Autismo

Le Nazioni Unite hanno proclamato il 2 aprile Giornata Mondiale dell’Autismo: Autism Europe e World Autism Awareness Day


Giornata Mondiale Autismo, il Palazzo dell’Istruzione si illumina di blu La Ministra Azzolina: “Celebrarla è oggi ancora più importante. La scuola da sempre impegnata su questo fronte”

Il Ministero dell’Istruzione si tinge di blu per la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU per richiamare l’attenzione sui diritti delle persone che vivono nello spettro autistico.

Dal tramonto e fino alle 24, la facciata del Palazzo dell’Istruzione, in viale Trastevere, a Roma, verrà illuminata in contemporanea con monumenti e luoghi simbolo di tutto il mondo. Il blu è il colore scelto dall’ONU per questa Giornata. L’installazione luminosa sarà realizzata dagli alunni della Rete degli istituti professionali, servizi culturali e dello spettacolo di Roma e conclude un percorso didattico pluridisciplinare. Ragazze e ragazzi hanno infatti lavorato a questo progetto, guidati dai propri insegnanti, con lezioni a distanza.

“Celebrare la Giornata della Consapevolezza sull’Autismo oggi è ancora più importante – sottolinea la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -. In questa emergenza siamo costretti a stare distanti, per prevenire la diffusione del virus, ma dobbiamo rimanere uniti, solidali, vicini. La scuola sta facendo la propria parte, come sempre. Le difficoltà non mancano ma dobbiamo porre attenzione a tutti i nostri ragazzi, con riguardo particolare alle studentesse e agli studenti con disabilità. Il ruolo della scuola è fondamentale. Seguire giorno dopo giorno l’evoluzione della crescita, nel rapporto diretto con l’insegnante, è una necessità. E aiuta le famiglie ad accompagnare il percorso dei ragazzi verso l’età adulta, così che possano realizzarsi nella società”. “Per sostenere l’inclusione scolastica degli alunni con disturbi dello spettro autistico metteremo in campo azioni mirate – aggiunge la Ministra -, a partire dal potenziamento degli sportelli dedicati che lavorano a supporto delle scuole”.

Gli ‘Sportelli Autismo’ sono stati avviati a livello sperimentale nel 2015 dal Ministero dell’Istruzione. Sono incardinati presso i Centri Territoriali di Supporto (i CTS) o presso altre scuole polo per l’inclusione. Attualmente sono operativi una cinquantina di Sportelli sul territorio nazionale. Il Ministero lavorerà al loro potenziamento.

Per gli alunni e gli studenti con lo spettro autistico è disponibile anche uno specifico spazio con informazioni e materiali nel portale dedicato alla Didattica a distanza (https://www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html). Nella sezione online è fruibile anche un servizio di supporto e consulenza alle scuole (sportelliautismo@istruzione.it).

Oggi, in occasione dellaGiornata mondiale della consapevolezza sull’autismo 2020, anche la rubrica quotidiana #LaScuolaNonSiFerma che il Ministero dedica sui social alle esperienze di didattica a distanza, sarà dedicata al tema. Con un racconto speciale: in tutte le classi e sezioni dell’Istituto Comprensivo Statale Gaetano Guarino di Favara si alterneranno disegni, video, chat, collegamenti, foto, film da vedere insieme, materiale di studio da condividere, “segno di uno sforzo che va avanti – spiega il dirigente scolastico, Gabriella Bruccoleri -. Il 2 aprile tutta la nostra scuola, sia pure con le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, ricorderà l’impegno di tutti e di ciascuno per l’inclusione e gli alunni con sindrome dello Spettro Autistico”. “Il 2 aprile tutti insieme, distanti ma uniti, vogliamo testimoniare vicinanza, solidarietà attiva e corresponsabilità educativa – conclude il dirigente Gabriella Bruccoleri – Il tempo che verrà, verrà da questa pena, ma avrà il colore di un cielo sempre più blu”.

 #LaScuolaNonSiFerma è la campagna social lanciata dal Ministero dell’Istruzione per raccontare la scuola durante l’emergenza sanitaria del Coronavirus, ma anche per condividere buone pratiche, informazioni, materiali didattici per supportare la didattica a distanza.

Nuovo Coronavirus. Dieci comportamenti da seguire – in CAA

In queste giornate caratterizzate da incertezza, imprevedibilità e lontananza forzata degli studenti dal contesto scuola, dai compagni e da figure adulte di riferimento, il Centro Territoriale di Supporto di Bologna, facente capo all’Istituto Comprensivo di Ozzano dell’Emilia, scuola capofila della rete dei CTS dell’Emilia-Romagna, ha realizzato, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, una guida che costituisce la traduzione del vademecum del Ministero della Salute “Nuovo Coronavirus. Dieci comportamenti da seguire” nel linguaggio della Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA).

La guida, realizzata nella logica di offrire la massima accessibilità all’informazione da parte di tutti, intende rappresentare uno strumento per la comunicazione e la diffusione delle regole comportamentali sul COVID-19, pensato, in particolare, per raggiungere gli studenti con bisogni comunicativi complessi.

La guida è stata pensata, inoltre, come strumento di supporto per famiglie, docenti e personale della scuola al fine di favorire la costruzione di “ponti” di comunicazione e affrontare temi complessi utilizzando supporti visivi, che illustrano comportamenti e modalità di gestione di situazioni problematiche e, per i più, nuove (es.: stare male, avere la febbre, usare la mascherina, …).

“Si tratta di un contributo che non ha pretese di esaustività” – ha sottolineato il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, Stefano Versari – “ma che ci si augura possa fornire una prima, immediata risposta ad un bisogno di chiarezza contingente. Il lavoro grafico di traduzione in CAA è stato realizzato per l’emergenza COVID-19 e costituisce “apripista” di una serie di materiali che questo Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, con il Centro Territoriale di Supporto di Bologna sta approntando per le scuole emiliano-romagnole e di cui si darà quanto prima diffusione.”

Decreto #Iorestoacasa: le faq sulle misure per le persone con disabilità

Ministero della Salute del 11.03.2020

Decreto #Iorestoacasa: le faq sulle misure per le persone con disabilita’

L’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità ha messo online le risposte alle domande più frequenti sulle misure contenute nel dpcm del 9 marzo che riguardano i soggetti con disabilità e chi li assiste. La pagina web verrà di volta in volta aggiornata in base ai nuovi provvedimenti emanati. 

Dove posso reperire informazioni riguardo i provvedimenti del Governo in merito al contrasto del nuovo Coronavirus e relative alle persone con disabilità? 

La Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Salute pubblicano tutti gli aggiornamenti relativi al nuovo Coronavirus su questo sito. 
Aggiornamenti specifici relativi alle norme che riguardano le persone con disabilità sono pubblicati sul sito dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, dove vengono pubblicati anche i vademecum del Ministero della Salute in forma accessibile.
I bollettini del Dipartimento di Protezione Civile sono disponibili, anche in versione LIS (Lingua dei Segni Italiana) sul canale YouTube del Dipartimento. Gli estratti dei bollettini sono disponibili, in forma scritta, sul sito del Dipartimento. 

Mi devo spostare per assistere un familiare con disabilità, posso muovermi senza incorrere in sanzioni?
Sì, se lo spostamento è determinato da situazioni di necessità che devono essere comunque autocertificate. Tuttavia è strettamente necessario attenersi comunque alle regole di distanziamento sociale per prevenire il contagio, tanto più che le persone con disabilità possono essere soggetti ancora più fragili. 

Assisto per lavoro una persona con disabilità, posso muovermi senza incorrere in sanzioni?
Sì, se lo spostamento è determinato da comprovate esigenze lavorative che devono essere comunque autocertificate. Tuttavia è strettamente necessario attenersi comunque alle regole di distanziamento sociale per prevenire il contagio, tanto più che le persone con disabilità possono essere soggetti ancora più fragili. 

Per la mia condizione fisica necessito di svolgere saltuariamente attività all’aria aperta, posso uscire di casa?
Sì. Puoi uscire rispettando le regole di distanziamento sociale per prevenire il contagio del virus. 

Durante la sospensione del servizio scolastico, viene garantita l’assistenza agli alunni con disabilità?
Sì. Durante la sospensione del servizio scolastico e per tutta la sua durata, gli enti locali possono fornire, tenuto conto del personale disponibile, l’assistenza agli alunni con disabilità mediante erogazione di prestazioni individuali domiciliari. Queste prestazioni sono finalizzate al sostegno nella fruizione delle attività didattiche a distanza. 

In caso di chiusura dei centri diurni per disabili, sono garantite le prestazioni sanitarie fondamentali?
Sì. Le regioni e le province autonome hanno facoltà di istituire unità speciali atte a garantire l’erogazione di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie a domicilio in favore di persone con disabilità che presentino condizione di fragilità o co-morbilità tali da renderle soggette a rischio nella frequentazione dei centri diurni per persone con disabilità. 

Come posso verificare se nella mia Regione è attiva l’unità speciale per l’assistenza sanitaria a domicilio per le persone che frequentano i centri diurni per disabili
Puoi verificarne l’attivazione contattando la tua Regione tramite i numeri verdi regionali dedicati. 

Le persone sorde o con ipoacusia, a chi devono rivolgersi per informazioni sul nuovo Coronavirus?
Le persone sorde o con ipoacusia per avere informazioni possono utilizzare l’indirizzo email a loro dedicato 1500coronavirus@sanita.it.

FAQ Handicap e Scuola – 64

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Sono la mamma di un  ragazzo di 15 anni affetto da autismo altamente funzionale.
Mio figlio ha sempre frequentato dall’età di due anni lo stesso Istituto scolastico paritario e parificato in tutti gli ordini scolastici.
Ora è in terza media ed eravamo intenzionati ad iscriverlo sempre nello stesso istituto per il liceo.
Tenga presente che i rapporti con la scuola sono ottimi, c’è sempre stato in tutti questi anni un’ottima e fattiva collaborazione tra tutti gli operatori e professionisti che aiutano nostro figlio nella sua crescita.
Premesso ciò, ieri ci siamo visti rifiutare l’iscrizione di nostro figlio.
Potete immaginare la “doccia fredda” che abbiamo subito. A questo punto, vi chiedo un vostro parere professionale.

La legge n. 62/2000, sulla parità scolastica, all’art 1 stabilisce che la scuola paritaria che rifiuta l’iscrizione di un alunno con disabilità rischia di perdere la parità se la famiglia denuncia il rifiuto al Ministero. Pertanto fate presente tale norma e chiedete i motivi del rifiuto. Comunque per il sostegno lo Stato non dà alla scuola lo stipendio per il docente; la Cassazione ha stabilito che tale spesa è a carico della scuola; spesso, però, le scuole paritarie pretendono le somme per tale compenso; la cassazione ha stabilito che la famiglia può fare ricorso e pretendere sia che la scuola paghi il docente incaricato su posto di sostegno, sia che restituisca le somme richieste.


L’assistenza al genitore disabile grave nella giornata di permesso 104, deve intendersi 24 ore compresa la notte come indicato dal ds in una circolare? Non trovo riferimenti normativi in tal senso, piuttosto tutti in senso opposto. 

L’assistenza deve riguardare, ai fini dei permessi, solo le ore in cui il lavoratore è occupato a lavorare. Non si conoscono norme che prevedano quanto stabilito dal Dirigente Scolasico.


Sono  docente di sostegno in una scuola primaria. È stata rilevata l’esigenza per un alunno disabile di essere seguito in vasca durante l’attività natatoria. Nell’ora in questione l’alunno è coperto da un’educatrice del comune che si reca un piscina con l insegnante curriculare ma che non entra in vasca con l alunno. Mi è stato  riferito dall’assistente  alla comunicazione che la scuola deve fare richiesta al comune per avere una risorsa che entri in vasca con l’alunno ma, di fatto, essendoci già una educatrice comunale non potrebbe essere essa stessa a farlo?

Nel momento in cui si programmano specifiche attività, è opportuno valutarne la fattibilità per garantire a tutti la possibilità di fruirne. Immaginiamo che dell’attività in piscina ne abbiate parlato anche in sede di GLO, valutando la partecipazione dell’alunno, come pure degli accompagnatori. Non conosciamo, da quanto scrive, quali siano i compiti richiesti all’assistente (educatrice), se non che la norma garantisce la presenza di questa risorsa per l’autonomia personale dell’alunno. Dovreste informarvi sui compiti che questa figura, in base al suo contratto, è stata chiamata ad assolvere.


Sono il docente di sostegno dell’alunna in questione. Sia io, il collegio docenti, la famiglia ed anche il medico che la segue siamo concordi nel trattenerla ancora un anno alla scuola “media” (terzo anno) non per demeriti scolastici ma perché così facendo rimarrebbe in un ambiente a lei familiare ed amico che l’ha fatta migliorare sotto tanti punti di vista e le si evita il cambio scuola (per lei molto traumatico) in un nuovo istituto nel quale starebbe soltanto per un anno. L’alunna, se trattenuta, espleterebbe l’obbligo scolastico alle “medie” in quanto già bocciata una volta alle elementari e quindi compirebbe sedici anni durante il prossimo anno scolastico.

Perché chiedere la bocciatura, se l’alunna apprende e il suo percorso scolastico è positivo?
La scuola non è un parcheggio, e non è corretto ciò che viene da voi richiesto, ossia di “trattenere” l’alunna, in virtù di motivazioni che variano dal “trauma” all’assolvimento “dell’obbligo scolastico”. 
In merito al suo quesito, inoltre, facciamo presente quanto segue: 1) non vi è una norma che preveda la bocciatura dei un alunno ai fini dell’assolvimento dell’obbligo scolastico; 2) non è compito suo, in quanto docente, o del collegio docenti, né della famiglia e neppure del medico assumere decisioni che competono, secondo la normativa vigente, al Consiglio di classe. 


Sono una docente  della scuola primaria, tra noi docenti è  sorto un dubbio. Gli alunni bes con certificazione della legge 170, possono avere una programmazione per obiettivi minimi o devono seguire la programmazione di classe con soltanto misure compensative e dispensative?

Premesso che la programmazione per “obiettivi minimi” non è contemplata per nessun ordine e grado di scuola (è un’espressione impropria ed errata), per gli alunni con diagnosi di DSA la programmazione corrisponde integralmente a quella della classe cui sono iscritti. In sintesi, la legge 170 del 2010 e la normativa successiva prevedono per gli alunni con diagnosi di DSA esclusivamente il ricorso a strumenti compensativi, a misure dispensative, a metodologie didattiche personalizzate e a criteri di valutazione individualizzati, da riportarsi nel Piano Didattico Personalizzato (Linee Guida DSA), documento predisposto con la collaborazione della famiglia.


Sono un insegnante di sostegno,che segue una bimba di 4 anni affetta dalla sindrome di Turner, io ho con lei 12 ore alla settimana. Devo fare un piano di attività da farle seguire, vorrei un vostro consiglio su cosa farle fare, ad esempio lei è un po restia ad usare i punteruoli, non vuole sempre disegnare, le facciamo usare anche i pennelli,ma non sempre è disponibile a farlo.
Potete consigliarmi degli esercizi da fare in palestra?

La progettazione deve essere concordata fra tutti i docenti della sezione e condivisa con la famiglia in sede di elaborazione del Piano Educativo Individualizzato. Nella sua richiesta ha purtroppo omesso quali sono le capacità e le potenzialità della bambina, riferimenti indispensabili per poterle suggerire possibili attività. L’indicazione del disturbo (o la diagnosi) non è, infatti, sufficiente, in quanto offre un dato generale, ma non dice nulla della bambina. E come lei sa (e come viene sottolineato dall’OMS, in particolare nel suo classificatore più noto, l’ICF) a diagnosi uguale corrispondono persone con capacità differenti e con bisogni diversi. Tanto premesso, in attesa che lei ci invii una descrizione sulle capacità, sulle potenzialità e sugli interessi della bambina, le possiamo suggerire di adottare attività in apprendimento cooperativo, molto efficace per tutti gli alunni della sezione, supportato da un approccio metacognitivo. Contestualmente può proporre a tutti gli alunni della sezione, quindi anche alla bambina, attività “metafonologiche”, con giochi e proposte da attuarsi anche in palestra; si tratta di indicazioni di massima, in attesa di una sua successiva comunicazione.


La Dirigente vuole scrivere un regolamento d’Istituto in cui si afferma che l’insegnante di sostegno deve sostituire il curricolare quando questi è assente, sostenendo che non c’è nessuna legge che lo vieta. LA PERPLESSITÀ che le ho espresso è che il docente di sostegno è contitolare della classe e, se è  assente il curricolare, il docente di sostegno non può  sostituirlo, perché non svolgerebbe più il lavoro d’integrazione per l’alunno a cui è stato assegnato (legge 104). Allora la norma esiste, ma si interpreta a proprio piacimento

Il dirigente scolastico deve nominare i supplenti dei docenti assenti dopo il primo giorno di assenza. Pertanto nel regolamento potrebbe scrivere che il docente per il sostegno, unicamente nel caso in cui non vi fossero docenti della scuola a disposizione o in compresenza o incaricati su organico di potenziamento, può supplire, in via del tutto eccezionale, un collega curricolare della propria classe limitatamente alle prime ore del giorno di assenza, comunque, sempre in via eccezionale, non oltre il primo giorno di assenza dello stesso.


Mio figlio ad oggi frequenta la seconda elementare, è diagnosticato con disturbo dello spettro autistico livello severità 1, con necessità di sostegno e di assistenza educativa specialistica. Gli è stato riconosciuto l’art. 3 comma 3 L. 104. La scuola offre un insegnante di sostegno e, in virtù di una convenzione fatta col Comune (che non si sa quanto durerà, o meglio che durerà finchè ci saranno i fondi per la relativa copertura), al bambino è stato assegnato un educatore generico per 7 ore la settimana. Noi genitori a settembre 2018, inizio anno scolastico della prima elementare, nonchè nuovamente nel mese di novembre 2019, chiediamo per iscritto al Preside che permetta l’ingresso a scuola per almeno un paio d’ore la settimana della pedagogista comportamentale ABA,  che già lo segue in privato da ormai due anni, per un’eventuale osservazione, anche a tempo determinato, nel contesto scolastico per l’eventuale presenza dii anomalie del comporatmento offrendoci naturalmente di pagarne le spese, di stipulare eventuale polizza assicurativa per la responsabilità civile e di raccogliere – come abbiamo fatto – il consenso unanime dei docenti e dei genitori della classe.Facciamo presente che il precedente dirigente scolastico, consentiva l’accesso della pedagogista in orario curricolare, durante gli ultimi due anni della scuola materna. Da parte del Preside nessuna risposta, e nemmeno un appuntamento per parlarne. Dopo diversi solleciti ereiterata la domanda a novembre con espressa richiesta di risposta scritta ai sensi della L. 241/90, il Preside ci ha finalmente convocato per comunicarci oralmente che non è obbligato a concederci l’ingresso, che infatti nega. Alla richiesta di mettere nero su bianco le motivazioni del diniego, risponde che basta la risposta verbale.Tutto questo nonostante il coinvolgimento di rappresentanti di istituto, che a loro volta hanno sollecitato la sottoscrizione di un protocollo e/o di un regolamento ad hoc, secondo un apprezzabile prassi ormai adottata in tantissimi istituti italiani, di cui è stata fornita evidenza documentale al Dirigente. Da parte della scuola, o meglio del suo Dirigente, continua ad esserci un muro. Noi non intendiamo rinunciare a tutelare fino in fondo il nostro bambino, o quantomeno ad accertare che le risposte fornite siano effettivamente e definitivamente corrette; e pertanto metteremo in pratica tutto ciò che è necessario per garantire a nostro figlio, sempre naturalmente nei termini di legge, tutta l’assistenza che non una, ma ben tre neuropsichiatri hanno stabilito che sia necessaria.

L’ingresso in classe di personale esterno all’istituzione scolastica, per motivi di privacy e per le questioni inerenti alla sicurezza, compete al Dirigente scolastico e non ad altri. Contestualmente va precisato che la scuola non è un luogo in cui si effettuano terapie o interventi di riabilitazione. Da quanto ci scrive, lei chiede l’accesso a scuola, ovvero “in classe”, di personale specialista per effettuare un’osservazione contestuale, per un tempo limitato ed ha acquisito il consenso (autorizzazione) da parte di tutti i genitori degli alunni della classe in cui è iscritto suo figlio. Ora, forse è il caso di puntualizzare che nella vostra richiesta voi chiedete che la specialista “possa implementare l’intervento cognitivo-comportamentale in ambito scolastico”, nello specifico in aula, durante le ore di lezione, e che deciderete voi l’orario, comunicando solo successivamente le variazioni: il che non è possibile. Essendo così formulata la richiesta, la risposta del Dirigente Scolastico è, correttamente, negativa. Nel caso in cui la richiesta fosse limitata all’osservazione in classe, secondo “orari concordati” con il Dirigente Scolastico, ciò si renderebbe possibile; e a tal proposito vi è anche una sentenza del tribunale di Bologna.


Sono una docente di sostegno vi pongo una  serie di domande: l’insegnante di sostegno può  sostituire il docente  curriculare quando questo è  assente ma è  presente l’alunno disabile in classe?
Il docente di sostegno può sostituire curriculari assenti quando è  assente l’alunno  ma se deve svolgere un’attività  nella sua classe deve rimanere lì?
La dirigente vuole mettere per iscritto in un regolamento d’istituto che il docente di sostegno va a supplire il docente curricolare quando questo è assente ma è  presente l’alunno disabile?
La dirigente sostiene che le Linee guida sull’Integrazione scolastica e le varie note del MIUR non sono una norma imperativa, come lo sono i DPR o I decreti legislativi e che quindi lei può  mettere per iscritto quanto sopra.

Le Linee guida e le altre norme, come le ordinanze e le circolari, sono vincolanti per quanto esse siano gerarchicamente subordinate a chi le ha emanate. Pertanto chi (come un Dirigente Scolastico) formula provvedimenti di sua competenza, contrari alle norme amministrative ad essi sovraordinati, viola le norme medesime e può quindi incorrere anche in provvedimenti amministrativi. Contro tali atti può essere proposto ricorso al TAR per violazione di tali norme. Pertanto quanto lei dice che è stato deciso dalla sua DS non è legittimo. Le consigliamo di parlare subito con l’USR, affinché intervenga immediatamente.


Sono un’insegnante di sostegno che lavora nell’ambito della Formazione Professionale. Capita sempre più spesso che uno studente abbia riconosciuto dal Collegio per l’individuazione della disabilità, soprattutto nel passaggio alle superiori, l’assistenza educativa e non l’insegnante di sostegno. In questo caso il CDC deve predisporre un PEI o un PDP? E gli esami possono essere affrontati dallo/a studente con prove equipollenti o con le regole previste per uno studente con Bes? 

La fattispecie non è molto chiara, poiché non si comprende se trattasi di passaggio dalla scuola secondaria di primo grado alla formazione professionale o dalla scuola secondaria di secondo grado alla formazione professionale o viceversa. Comunque senza la certificazione di disabilità e della legge 104 del 92 non si può essere considerati alunni con disabilità: solo a favore di coloro che presentano i documenti previsti è consentita la formulazione del PEI con assegnazione del docente di sostegno e prove equipollenti. Negli altri casi, dipende: è il Consiglio di classe che, riconoscendo efficaci eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative, predispone un PDP la cui validità non può superare l’anno scolastico di riferimento (Nota 2563/13) e, in ogni caso, trattasi di condizione transitoria (la condizione di BES non è né può essere permanente, non può cioè durare per un quinquennio). Se, invece, alla scuola sono stati consegnati copia del verbale di accertamento e della diagnosi funzionale da parte della famiglia ed è stato riconosciuta, come risorsa, la figura dell’assistente (e non del docente per il sostegno), allora deve essere predisposto il PEI (Piano educativo Individualizzato) da parte del competente gruppo di lavoro (GLO), che è costituito da tuti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, dagli specialisti ASL e dai genitori dell’alunno con disabilità.


Sono un docente di una scuola  primaria, quest’anno nella mia scuola è  capitato che in una classe vi siano 2 alunni disabili, ognuno con 11 ore di sostegno. Nella classe vi sono 2 insegnanti  di sostegno. Alla scuola sono state date ore in più  per cui ad un alunno è  stata aggiunta un’ora perché più in difficoltà (12 ore) l’altro invece ha avuto 10 ore. A quest’ ultimo però  è  stata tolta un’ora con la motivazione che essendo nella stessa classe l’insegnante che lavora sul bambino di 12 ore può  lavorare anche sull’altro in quell’ora mancante.  Però la richiesta fatta all’ ufficio scolastico per le ore di sostegno  prevedeva 11 ore per uno e 11 ore per l’ altro. Inoltre la docente sostiene che siccome le disabilità dei due alunni sono diverse, non riesce a lavorare con entrambi. Le chiedo è  legittimo togliere un’ora ad un alunno con le motivazioni sopra riportate, o dobbiamo restituire all’alunno quell’ora mancante come previsto

Se per un verso è vero che la legge 111 del 2011 all’articolo 9, comma 1, stabilisce che l’USR assegna globalmente le ore alla scuola e che questa, poi, le distribuisce tra i diversi alunni, è altrettanto vero che, in tale ripartizione, la scuola deve assolutamente rispettare la richiesta del numero di ore contenuta nei singoli PEI, richiesta che è ormai obbligatoria sia in base alla legge 122 del 2010 articolo 10, comma 5 sia in forza dell’articolo 7 del dlgs 66/17 come modificato dal dlgs 96/19. Pertanto se nel PEI di ciascun alunno sono indicate 11 ore dovete restituire l’ora tolta all’alunno; se avete disponibilità di altre ore potete dare una dodicesima ora all’altro (senza sottrarla ad altri alunni con disabilità).


Sono una docente di sostegno di un Istituto superiore e quest’anno lavoro con una ragazza con grave disabilità inserita in una classe V. Nei giorni scorsi la famiglia ha avuto un colloquio con la Psicologa dell’UMEA per decidere il futuro della figlia. La proposta emersa dal colloquio è stata l’inserimento in un centro diurno. La famiglia turbata dalla prospettiva, chiede adesso alla scuola di bocciare la figlia e rimandare tutto di un anno. Noi scuola cosa possiamo fare, considerando che l’alunna in questione segue una programmazione differenziata? Legalmente è possibile fermare l’alunna su richiesta della famiglia?

È bene premettere che la responsabilità della valutazione è di competenza dei soli insegnanti della classe, non della famiglia. Inoltre, per gli alunni con PEI differenziato, siamo in molti a sostenere che la ripetenza non trova giustificazione, considerato che gli obiettivi fissati nel PEI sono calibrati sulle effettive capacità dei singoli studenti e possono essere adattati ad esse in ogni momento; pertanto essendo gli obiettivi raggiungibili, la ripetenza sarebbe irragionevole. Piuttosto, invece di prospettare alla famiglia un Centro diurno, si tratta di pretendere dal Comune di raccogliere attorno a un tavolo tutti i soggetti impegnati per legge e il volontariato per la formulazione del Progetto individuale, ai fini della realizzazione del progetto di vita, successivo alla scuola, ai sensi dell’articolo 14 della legge 328 del 2000. A tal fine le alleghiamo un commento a due recenti sentenze che precisa l’obbligo del Comune di residenza a formulare un progetto di vita non generico, ma puntuale. 


Sono un’insegnante di liceo (scientifico) e mi trovo a dover affrontare una situazione piuttosto complessa (soprattutto perché il consiglio di classe non ha avuto la possibilità di accedere alla documentazione medica) . In una delle mie classi prime è iscritta una ragazza con handicap (legge 104). 
La disabilità è dovuta ad una caduta dalle scale e ad una frattura non rilevata al momento del ricovero. La ragazza, comunque, dopo un lungo periodo in ospedale, è tornata a camminare e ballare pur con dei forti dolori che spesso le facevano perdere l’equilibrio. I genitori, pertanto hanno deciso di adottare la sedia a rotelle come strumento di protezione e non come unico mezzo di deambulazione. 
A tutto questo si aggiunge il fatto che spesso la ragazza si addormenta improvvisamente e/o sviene anche per delle ore (il motivo di ciò, però, non sembra essere noto). 
Per quanto concerne l’ambito scolastico:
– Per i problemi sopra riportati la ragazza ha frequentato la scuola le prime due o tre settimane e soltanto le prime 3 ore (su richiesta dei genitori)durante le quali spesso era fuori dall’aula in stato di incoscienza; 
-dai primi di ottobre l’alunna risulta continuamente assente, pertanto non è stato possibile svolgere alcuna forma di osservazione o mettere in atto strategie per l’inclusione;
-I genitori hanno espressamente rifiutato l’istruzione domiciliare, pertanto sono state nominate un’insegnante di sostegno e un’assistente specialistica che seguono le nostre lezioni in classe e prendono appunti per la ragazza;
-la diagnosi funzionale presentata i primi di dicembre fa riferimento ad una patologia di carattere psicosomatico;
-Gli specialisti ci hanno imposto un pei per obiettivi minimi, anche se ovviamente questi ultimi sono aleatori e fondati sul nulla, dato che non conosciamo affatto l’alunna;
-Inoltre la famiglia pretende che l’alunna faccia le verifiche a casa in presenza dell’insegnante di sostegno (verifiche che il consiglio di classe ritiene assolutamente inutili dato che nessuno dei docenti curricolari ha avuto modo di seguire la ragazza nel suo percorso didattico);
-per assecondare questa richiesta, la preside vorrebbe proporre al Consiglio d’istituto di lunedì un progetto per pagare tramite Fis chi di noi si dichiarasse disponibile ad andare a casa dell’alunna  a somministrare i compiti in classe. 
Arrivo finalmente alle domande: 
La studentessa può non venire a scuola? Può fare i compiti in classe a casa senza la presenza degli insegnati curricolari?  Posso essere obbligata ad andare a casa o ad accettare che un’altra persona faccia le prove per me? È normale che io mi debba limitare a trascrivere un voto su RE? Si può attivare l’istruzione domiciliare dopo la nomina degli insegnanti di sostegno?  Si può chiamare istruzione domiciliare un’istruzione rivolta alle sole prove di valutazione?
Cosa ci consigliate di fare in questa situazione per tutelarci legalmente, ma soprattutto per aiutare veramente la ragazza? 

È assai grave che voi docenti non abbiate potuto sino ad ora prendere conoscenza della documentazione sanitaria, in particolare della Diagnosi Funzionale, documento utile, insieme ad altre informazioni, ai fini della redazione del Profilo Dinamico Funzionale. Quanto alle valutazioni, non sembra legittimo che vengano somministrate presso il domicilio, in assenza del servizio di istruzione domiciliare non attivato dalla famiglia nonostante il vostro suggerimento. Stante così la situazione, per essere valutata la studentessa deve presentarsi a scuola per le per le prove scritte e orali.Se, invece, la famiglia attiva il servizio di istruzione domiciliare, ai sensi dell’art. 16 del decreto legislativo n. 66/17, gli insegnanti possono recarsi presso il domicilio della studentessa, collegarsi via Skype o in video e/o audio-conferenza con la sua classe e le prove di verifica (scritte e orali) avrebbero valore a tutti gli effetti, anche svolte con questi mezzi. Il collegamento tramite audio e/o videoconferenza potrà garantire alla studentessa di seguire le lezioni (cfr. la Nota 7736/2010 e legge 104/92, nonché decreto valutazione). Nell’immediato, pertanto, è indispensabile che il DS convochi un GLO d’urgenza e, alla presenza di tutti i docenti del Consiglio di classe, della famiglia e degli operatori socio-sanitari che seguono il caso, proceda con la formulazione del PEI, valido per il corrente anno scolastico, dopo aver preso visione della Diagnosi Funzionale e del Profilo Dinamico Funzionale (documento elaborato e aggiornato sempre dal GLO e propedeutico per la elaborazione del PEI). Per quanto concerne la validità dell’anno scolastico, in considerazione dello stato di salute dell’alunna e considerate le certificazioni attuali, che motivano la non presenza, potete giustificare le assenze ai fini della validità dell’anno scolastico (al riguardo si vedano il D.lgs. 62/2017, il DPR 122/2009, la C.M. 20/2011); il Consiglio di classe, sulla base di questo dato e se dispone di “sufficienti elementi di valutazione” procede con la valutazione ai fini dell’ammissione al successivo anno scolastico. Se, invece, non riuscirete a valutare l’alunna, non disponendo di sufficienti elementi, l’anno scolastico per la studentessa sarà perduto.


Sono semplicemente un’amica della madre di una bambina di 12 anni che ha un handicap psicomotorio, con legge 104 comma 3, con difficoltà a camminare sola. La madre della bambina spesso mi chiede di accompagnarla a scuola, all’entrata, perché lei deve scappare a lavoro. Io le prime volte ho accettato con inconsapevolezza delle difficoltà a cui andavo incontro (visto che cammina inciampando spesso e cadendo) e delle responsabilità che mi addossavo. Tutt’ora continua la madre a chiedermi favori nell’accompagnare sua figlia a scuola, entrata, uscita e persino alle uscite didattiche all’interno della città, in passato, con il benestare del maestro di sostegno e degli altri docenti. Come posso tutelarmi io, oltre a rifiutarmi alle prossime richieste, perché la madre spesso lascia scendere sua figlia davanti scuola di fretta e furia lì dove sono io e va via dicendo “per favore guardala tu devo andare a lavoro” e poi finisce sempre che il collaboratore scolastico, giustamente, cerca il genitore della bambina per farla entrare e lì devo intervenire io dicendo che l’ha lasciata a me! È stata ripresa la madre dai docenti in occasione dei colloqui, perché ho notato che per qualche giorno entrava a scuola accompagnando la figlia, ma è durato pochi giorni.

Tenga presente che lei non è assolutamente garantita, poiché in caso di danno che si procurasse la ragazza o che procurasse a terzi, lei ne risponde economicamente; nel primo caso ai sensi dell’art. 1218 del Codice civile, nel secondo ai sensi dell’art. 2043 dello stesso Codice. Sarebbe bene che almeno lei si facesse scrivere una lettera dalla madre con la quale le chiede “la cortesia” di portare o prendere la bimba a scuola, aggiungendo che la esonera da ogni responsabilità per eventuali danni subiti dall’alunna o da lei procurati a terzi. Ciò, in caso di richiesta di risarcimenti nei suoi confronti, non la libera nei confronti di terzi, ma le consente di chiedere e ottenere il rimborso da parte della famiglia; invece, nel caso di danni subiti dalla ragazzina, le consente di opporre alla famiglia la lettera scrittale. Si aggiunga, infine, che, per quanto riguarda le uscite, la scuola non avrebbe dovuto chiederle di partecipare come “accompagnatore”; è la scuola che, organizzando le uscite, deve accertarsi di disporre degli accompagnatori necessari fra il personale stesso della scuola. 


Può un genitore imporre al consiglio di classe l’adozione di un pei con programmazione uguale alla classe pur essendo in presenza di alunno autistico con tutte le implicazioni del caso? 

La diagnosi non è la persona, e la persona non è un disturbo o una sindrome. Ci sono persone “con autismo” che lavorano in università come docenti. Come vede un disturbo non offre informazioni sulla persona, al massimo fa affiorare lo stigma. 


Sono un insegnante di sostegno della scuola primaria e  funzione strumentale che si occupa dell’area del sostegno in un Istituto Comprensivo.
Mi permetto di chiederle gentilmemte informazioni di tipo normativo:
1. Quando l alunno Comma3 con 18 ore di sostegno, è in classe senza docente di sos. Chi ha il compito di preparare i metriali, le lezioni e le verifiche? L’insegnante di sostegno o l’insegnante di classe? Qual è la normativa che regola i compiti di ognuno?
Mi trovo spesso in difficoltà nel dover coordinare gli insegnanti di sostegno della secondaria di primo grado. Suggerisco con buon senso, di collaborare con docenti di classe nella produzione di materiale didattico/operativo per l’alunno con 104 ma mi sento chiedere sulla base di quale norma sono tenuti a farlo.Oppure mi sento rispondere dal docente di sostegno che lui prepara per le ore in cui è presente, mentre per le rimanenti ore ci devono pensare gli insegnanti di classe.
2. Firma sul PEI di un ragazzino comma 3. Genitori separati da molti anni, padre disinteressato e assente da sempre nella vita scolastica del ragazzo. La scuola, normativamente parlando, è obbligata a rintracciarlo per la firma del PEI ? Anche qui chiedo la normativa di riferimento.

Il docente incaricato su posto di sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità per un certo numero di ore; se, come lei scrive, questo docente deve occuparsi di predisporre tutte le attività per tutti i docenti per tutto il tempo-scuola dell’alunno, allora ciò deporrebbe a favore della tesi che vede il docente di sostegno assegnato per tutto il tempo-scuola, divenendo unico referente del processo di inclusione. E ciò è in netta contraddizione con i principi di una scuola inclusiva. Va aggiunto che il docente di sostegno non è un tuttologo, e questo già potrebbe essere sufficiente per offrire una risposta esaustiva. Tanto premesso, è chiaro che il docente specializzato è chiamato a offrire le sue competenze a supporto dell’azione didattica dei colleghi, proponendo suggerimenti e assicurando supporto, quando richiesto, in merito a come impostare le attività e a quali strategie ricorrere, per effettuare efficaci interventi formativi; pertanto egli garantirà il suo intervento nell’orario di servizio, mentre per le attività, di cui sono responsabili i colleghi incaricati su posto disciplinare, offrirà la sua consulenza nelle sedi e nei tempi opportuni.
Per quanto concerne la “firma del PEI”, suggeriamo quanto segue: la scuola convochi entrambi i genitori alla riunione del GLO per la formulazione del PEI, precisando che sarà sufficiente la firma di chi si presenta alla riunione. Se l’altro genitore è veramente disinteressato, non parteciperà o non avrà nulla da obiettare. Se, invece, fosse interessato, allora interverrà oppure scriverà qualcosa. 


Sono un insegnante di sostegno e beneficio della l. 104 di mia madre. Sono impiegata su un bambino cieco al quarto anno di scuola primaria. L’anno prossimo il mio alunno frequenterà la quinta, per cui poi andrà alla secondaria di primo grado. Essendo impiegata specificamente in detta graduatoria, quando finirò il ciclo di scuola primaria con lui, sarò trasferita o sarò inclusa nella graduatoria di circolo nel ruolo psicofisico? 

I docenti incaricati su posto di sostegno devono possedere titolo polivalente, pertanto, concluso il ciclo, lei sarà assegnato ad altra classe in cui è iscritto un alunno con disabilità. Nel caso non ci fossero più alunni con disabilità nella scuola o nel plesso dove lavora, risulterà perdente posto e, di conseguenza, potrà essere spostato in un istituto vicino o in un altro plesso. Tuttavia, qualora la scuola ritenesse erroneamente che lei è ormai nell’elenco per gli alunni ciechi, ha comunque diritto a restare in quella scuola con precedenza su alunni con altre disabilità, essendo in possesso della specializzazione polivalente.


Sono la referente per i BES nel mio liceo da oltre 10 anni. Ho affrontato con entusiasmo la formazione continua, la creazione e la condivisione di un sistema scolastico inclusivo, ho combattuto nei primi anni perchè tutti i colleghi vincessero le proprie resistenze e perplessità ma alla fine pensavo di poter dire che sul fronte BES ogni ostacolo nella mia scuola fosse stato quasi completamente rimosso.Invece no… adesso il processo si è invertito. Il “nemico” a volte è costituito proprio dalle famiglie, nemico che negli ultimi anni ha distrutto tutto quanto costruito con passione e pazienza. A fronte di tantissimi ragazzi con DSA o altri BES che vivono la loro esperienza scolastica con soddisfazione e in sintonia con il proprio modo di essere (alcuni tra i primi della classe) ogni anno ci capita sempre più spesso di doverci arrendere a continue minacce, pretese, pressioni, da parte di genitori, imboccati da avvocati e psicologi del tutto privi di etica e professionalità che, invece di dare il proprio contributo alla società, provvedono a smontarne i valori. Ed ecco fiorire i ricorsi che ovviamente puntano alla forma, alla piccola omissione, al buco normativo …Per non parlare della quantità di certificazioni che cresce in modo troppo esponenziale per poter essere credibile. Famiglie di ragazzi con disabilità gravissime che non hanno mai parlato, comunicato, che hanno affrontato 12 anni e mezzo di scuola con un PEI differenziato, improvvisamente si armano di carte e codici per farli ammettere agli esami di stato rifiutando il PEI e vincendo ricorsi grazie a procedure macchinose promosse da avvocati senza alcuna dignità. E questa non è che la punta dell’iceberg. Anni di costruzione dell’inclusione che vanno in fumo, perchè la scuola non ne può più. Non siamo avvocati, siamo formatori, e veniamo continuamente lasciati soli a combattere battaglie che non possiamo vincere.Risultato? la resa. Cosa vuoi, un sei? un diploma? un babisitteraggio mattutino gratis? ok, basta, fai come ti pare.Sconfitta.Scusate lo sfogo, ma credo di non essere l’unica.
Se mi permettete vi disturberei per una  consulenza. Cosa si deve fare se la famiglia rifiuta di firmare un PDP? Il motivo del rifiuto non è la rinuncia al Piano, ma alla volontà di volerne dirigere i contenuti in modo troppo invasivo, nel senso ” o scrivete questo o non firmiamo”. Naturalmente se vi disturbo è perchè queste pretese sono davvero assurde e non il linea con quelli che sono gli obiettivi di un liceo o di qualsiasi altra scuola.
Se la famiglia non firma la scuola cosa deve fare? quali sono le procedure per non incappare nell’ennesimo ricorso? quali sono eventualmente i riferimenti normativi?Premetto che i signori in questione hanno già vinto lo scorso anno un ricorso al TAR contro un esame di riparazione a settembre trovando una imperfezione procedurale nell’attribuzione dell’insufficienza da parte del collega. Hanno la denuncia facile e con fare ricattatorio anche quest’anno vogliono dirigere l’andamento scolastico del figlio, demolendo il clima dell’intera comunità educante, dai docenti ai compagni di classe.

Le criticità interessano sicuramente la scuola, in cui operano docenti preparati e competenti… e non solo; ma le difficoltà riguardano anche i genitori, che in più occasioni vivono situazioni complesse, immersi in inutili e improduttivi conflitti. Nessuno può dirsi fuori. Tanto premesso, è opportuno aggiungere, per chiarezza di informazione, che non è possibile che un alunno con disabilità effettui un percorso di “12 anni con PEI differenziato”, in quanto tale evenienza, in base alla normativa vigente, e che i docenti ben conoscono, è limitata al periodo della scuola secondaria di secondo grado, la cui durata è quinquennale.
Che cosa fare se la famiglia rifiuta di firmare un PDP? Lei non ha specificato il destinatario del PDP, per cui supponiamo, dall’oggetto, che si tratti di alunno con diagnosi di DSA. Le “Linee guida per il diritto allo studio degli studenti con diagnosi di DSA”, del 2011, stabiliscono che il Piano Didattico Personalizzato venga elaborato con la collaborazione della famiglia (“Nella predisposizione della documentazione in questione è fondamentale il raccordo con la famiglia, che può comunicare alla scuola eventuali osservazioni su esperienze sviluppate dallo studente anche autonomamente o attraverso percorsi extrascolastici”). È altrettanto importante coinvolgere, in questa predisposizione, anche lo studente direttamente interessato. Il PDP è uno strumento “utile” non solo per la continuità didattica, ma anche per “la condivisione con la famiglia” di ciò che viene intrapreso con il suo contributo. Sappiamo quanto sia difficile mediare e quanto il dialogo a volte si areni per una reciproca difficoltà di comprensione (le parole, spesso, assumono significati differenti e una persona, quando vi ricorre, non sempre riesce a veicolare il messaggio che intende far presente. Gli esperti della didattica, su questo, dovrebbero essere molto attenti; questa attenzione nella comunicazione può facilitare e aiutare la costruzione del dialogo e sostenere una reciproca fiducia). La diagnosi, peraltro, testimonia la presenza di un disturbo che la scuola non può ignorare. Il programma, per gli alunni con diagnosi di DSA, coincide con quello della classe alla quale lo studente è iscritto; non può essere difficile concordare “l’uso degli strumenti compensativi”, la “adozione di adeguate e coerenti misure dispensative”, l’indicazione delle modalità di verifica e dei criteri di valutazione per ciascuna disciplina (compito che spetta a ogni docente della classe). Il genitore e lo studente possono offrire un valido aiuto e facilitare, in tal senso, la redazione del PDP. Nell’oggetto in questione, al fine di stemperare il clima creatosi, è bene che la scuola, per prima, dimostri attenzione. Che cosa fare in sintesi? A fronte della presentazione di una diagnosi di DSA, il PDP va obbligatoriamente elaborato (mentre per gli alunni con BES della terza sottocategoria, per citare la triste espressione usata dalla Direttiva del 2012, anche a fronte di una relazione o altra documentazione sanitaria, il Consiglio di classe è autonomo nel riconoscere o meno l’alunno come alunno con BES e quindi di redigere o meno un PDP). Per quanto riguarda la firma essa è importante, in quanto, come indicato dalle Linee guida del 2011, allegate al DM 5669, la famiglia “condivide le linee elaborate nella documentazione dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati ed è chiamata a formalizzare con la scuola un patto educativo/formativo che preveda l’autorizzazione a tutti i docenti del Consiglio di Classe – nel rispetto della privacy e della riservatezza del caso – ad applicare ogni strumento compensativo e le strategie dispensative ritenute idonee, previste dalla normativa vigente”, quindi è chiamata a condividere il PDP firmandolo. Il nostro suggerimento è di invitare la scuola al dialogo, anche se comprendiamo le difficoltà descritte, e ad agire con professionalità, accogliendo i suggerimenti della famiglia, quei suggerimenti che favoriscono il percorso scolastico dello studente, avendo cura di condividerli direttamente anche con lo stesso studente (siamo in una secondaria di secondo grado) ciò che nel PDP sarà formalizzato. Qualora la famiglia insistesse nel rifiuto di firmare il PDP, la scuola deve attenersi a tale volontà, e dovrà mettere a verbale che, a fronte della mancata firma, la famiglia espone l’alunno a grosse difficoltà, specie nella valutazione degli apprendimenti e che non si applicano gli strumenti compensativi e le misure dispensative, aggiungendo, sempre nel verbale, le motivazioni per le quali la famiglia esprime il suo rifiuto.


La famiglia di un bambino con disturbo dello spettro autistico vorrebbe che il figlio fosse seguito anche in orario scolastico e all’interno della classe dalla comportamentista che lo segue a casa e ne fa richiesta al Dirigente scolastico. Tale richiesta viene supportata dalle firme di tutte le insegnanti del consiglio di classe e da quelle dei genitori dei compagni. Il Dirigente in questo caso è obbligato a concedere l’intervento in classe o può comunque negarlo considerando che è un esperto pagato dalla famiglia? 

Le attività di riabilitazione devono essere effettuate in orario extrascolastico al di fuori dell’ambiente scolastico; a scuola, durante l’orario delle lezioni, non è consentita la riabilitazione. Anche sulla base di recenti sentenze, a scuola può entrare unicamente un esperto, con compiti di supervisione, a condizione che sia in possesso della certificazione BCBA, come precisa la Sentenza del Tribunale di Bologna che, con ordinanza 20/12/2013, ha autorizzato l’operatore per un intervento di supervisione tre volte al mese. Disponendo delle autorizzazioni di tutti i genitori, la supervisione potrebbe essere effettuata in classe, in merito agli interventi “educativo-didattici”, non certamente per attività di riabilitazione. Si rammenta, per completezza, che la responsabilità degli alunni, sia che la supervisione venga effettuata in aula o al di fuori dell’aula, è esclusivamente dei docenti in servizio.


Sono una docente utilizzata in altra mansione e usufruisco della L. 104 dal 2017 chiedendo i permessi dei tre giorni mensili per l’assistenza di mia madre con cui abbiamo la stessa residenza anagrafica e presentai una autorcetificazione dichiarando, sotto la mia responsabilità, che sono l’unica persona che beneficia della L.104, considerando mio fratello con cui non c’è alcun rapporto e di cui non conosco nemmeno se è ancora in vita.
Adesso il punto è questo: ho bisogno, di tanto in tanto, di utilizzare alcuni giorni detraendoli dal congedo biennale ma non mi viene concesso perchè la direzione pretende la firma di mio fratello dichiarante che non è coinvolto a beneficiare del congedo.
Ribadisco che non ho alcuna informazione, ormai da anni, di mio fratello per cui sono impossibilitata a produrre quanto richiedono.
Come posso agire per uscire da questa situazione così controversa?

Stante la sua situazione familiare dell’assenza di rapporti con suo fratello, a nostro avviso, comunichi alla scuola e all’INPS che Lei, da tempo, non ha rapporti con suo fratello, di cui non ha più neppure l’indirizzo di residenza o di domicilio;   ribadisca che è soltanto lei ad assistere la mamma; inviti l’INPS a trovare suo fratello e chiedergli conferma della sua dichiarazione che, come tutte le dichiarazioni, in tali casi è soggetta, se infedele, alle sanzioni di legge, tra cui anche la restituzione delle somme corrispondenti ai permessi fruiti, nel caso in cui l’INPS accertasse che le ue dichiarazioni sono mendaci. Pertanto, un suo diritto non può essere escluso da circostanze estranee alla sfera del suo controllo.


Avrei bisogno di capire quale sia l’iter per l’insegnante scolastico di sostegno e se necessariamente  si debba attivare la l. 104. 
Mio figlio ha avuto diagnosi  di autismo di grado lieve certificato da università  pubblica. A seguito di tale certificazione, in accordo  anche con gli esperti  dell’università  è  stato redatto un pdp (come legge 170 che ha supportato mio figlio al quinto anno della primaria). 
Premetto  che non ho mai presentato alla scuola la diagnosi sul funzionamento  di mio figlio perché  appunto , data la realtà  in cui vivo, non volevo farlo ” bollare”. 
Ora le insegnanti di prima media (che molto probabilmente  hanno riconosciuto  la patologia) nel redigere il pdp parlano di autonomia limitata, di manierismo  e di scarsa relazione e in incontro di persona mi chiedono il sostegno. 
Non perché  non abbia le competenze (i voti iniziali sono tutti sufficienti ) ma perché  per sostenere  l’attenzione  mio figlio ha bisogno di un rapporto 1:1 che loro non possono sostenere. Sarebbe possibile trovare un percorso per attivare un sostegno  che non leda mio figlio per il futuro precludendogli sbocchi lavorati/ concorsi  o altro?

L’iter per il sostegno, attualmente, è il seguente: dopo l’accertamento “dell’handicap”, come dispone la legge 104/92, i genitori, rivolgendosi all’ASL, chiedono la valutazione per il riconoscimento del figlio come “alunno con disabilità”, ai sensi del DPCM 185/2006. L’equipe multidisciplinare dell’ASL rilascia il Verbale di Accertamento e la Diagnosi Funzionale, che la famiglia consegna in copia cartacea alla scuola. A questo punto il Dirigente scolastico, facendo riferimento alla Diagnosi Funzionale, richiede il docente per il sostegno e ogni altra risorsa riportata nel documento. La certificazione di disabilità non comporta, in automatico, il mancato conseguimento del titolo di studio, come il diploma. Di fatto, essa costituisce una tutela, in quanto permette di predisporre un percorso individualizzato a favore dell’alunno, che può avvalersi di ausili e/o sussidi didattici eventualmente necessari. Contestualmente, con la predisposizione del PEI (percorso annuale individualizzato), per ciascuna disciplina vengono specificati sia le modalità di verifica che i criteri di valutazione. Il PEI è il documento che viene elaborato congiuntamente da tutti i docenti della classe con i genitori e con gli specialisti dell’ASL.


Avrei necessità di conoscere la normativa che regolamenta la validità del diploma di scuola media inferiore in presenza di certificazione ai sensi Legge 104/92. Vorrei sapere  se con lo stato di gravità l’alunno può conseguire  un diploma  o se ottiene solo un titolo di frequenza e quindi non accede a un diploma di scuola media superiore.

Per l’esame di Stato, conclusivo del primo ciclo di istruzione, la sottocommissione d’esame, sulla base del PEI e prevedendo l’uso di “attrezzature tecniche e sussidi didattici” indicati nel PEI, predispone “prove differenziate idonee a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali”; queste prove, dette differenziate, hanno “valore equivalente ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale” (d.lgs. 62/17; legge 104/92).


Sono un’insegnante della scuola primaria. Il mio dirigente scrive una circolare dicendo che noi docenti siamo tenuti a consegnare copia del documento PEI o PDP ai genitori. In merito a questo mi sono fatta delle domande soprattutto dopo aver frequentato un corso di formazione sulla privacy. Chiedo gentilmente se potete chiarire i miei dubbi. Il PEI documento con all’interno dei dati sensibili dell alunno viene depositato nel fascicolo personale dello stesso e se il genitore ne fa richiesta è l’ufficio amministrativo che lo dovrebbe consegnare e non il docente vedi legge n 241/90. Il docente si può rifiutare?

I genitori hanno diritto ad avere copia cartacea di tutta la documentazione del figlio che, a scuola, è custodita nel suo fascicolo personale. I genitori potrebbero presentare una richiesta scritta in segreteria, ma nulla vieta che tale documento venga consegnato alla famiglia, nelle modalità indicate dal dirigente scolastico. Deve infine tener presente che per l’utilizzo dei dati sensibili riguardanti il figlio è la famiglia che autorizza la scuola, e non viceversa (proprio perché essi detengono la responsabilità genitoriale).


Sono la mamma di un ragazzo che frequenta la scuola e mi trovo ad avere dei dubbi sulla gestione dell’educatore di sostegno per mio figlio perché fino all’anno scorso aveva 21 ore tra insegnante di sostegno e educatore, mentre quest’anno l’insegnante di sostegno ha solo 4 ore delle 9 previste dal pei e l’educatore che ne aveva 10 ora ne ha 4 divise tra due educatori di cui una ha 3 ore e l’altra 1. E’ possibile che succeda questo?

Per quanto riguarda le ore di sostegno ed anche per le ore dell’assistente (educatore), la scuola deve assegnare quelle che sono state indicate nel PEI. Se così non avviene, come nel suo caso, la famiglia può inoltrare ricorso. L’orario degli insegnanti, normalmente, è curato dal Dirigente o da personale da lui delegato; se ritenete che quello attualmente indicato non è adeguato per garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità, parlatene dapprima con i docenti della classe di vostro figlio e, se necessario, chiedete la convocazione urgente del GLO; in tale sede, potrete discutere la distribuzione delle risorse in modo proficuo per l’alunno stesso. Se l’orario risulterà differente da quello in uso, dovrà essere presentato al dirigente scolastico per una modifica formale.


Sono insegnante nella scuola superiore e seguo un’alunna autistica art.3 comma 3; vorrei chiarimenti normativi che riguardano l’organizzazione oraria dell’alunna, in particolar modo vorrei sapere se è necessario che l’alunna segua l’orario della classe sia in ingresso che in uscita oppure se è possibile che l’alunna  possa trattenersi a scuola al di fuori dell’orario di classe, per proseguire l’attività didattica con l’insegnante di sostegno !

L’orario di frequenza deve essere per quanto possibile identico a quello dei compagni. In caso di spostamenti dalla norma è bene che le modifiche all’orario della classe siano concordate e approvate nel PEI in sede di GLO. Tuttavia, per le attività svolte a scuola, l’orario non può eccedere quello della classe; diverso è l’intervento presso il domicilio (servizio di istruzione domiciliare).


Mia figlia  precaria, docente di lettere abilitata ,ha ricevuto  da poco , incarico annuale su posto di sostegno (non ha titolo)  in una scuola secondaria di primo grado. Da premettere che tutte le cattedre sono state assegnate a settembre  tra gli alunni  da supportare gliene e’ stato assegnato uno  per 8 ore (con gia’ 18 ore di sostegno più 12 di potenziamento con docente avente specializzazione H ) , gravissimo, aggressivo, violento, schizofrenico, scappa anche dalla scuola non solo dall’aula. Avendo, mia figlia, subito intervento alla cervicale con rimozione vertebra e sostituzione con una in titanio,  a detta del chirurgo deve evitare  scossoni, spinte e traumi alla schiena ecc. , ed una invalidità’ del 47% per altre patologie (da rivedere per aggravamento),  ha chiesto alla reggente che le venga sostituito  tale alunno  che va  bloccato con forza quando prende a pugni e a calci compagni e docenti, con uno non violento  e pericoloso per la sua incolumita’. La reggente , che ha il compito di tutelare i lavoratori, ha risposto che può’ “rinunciare all’incarico””!!! Come può’ agire mia figlia , se la Reggente non accogliesse la sua richiesta? 

Nel momento in cui è stato conferito l’incarico, sua figlia avrebbe dovuto far presente al Dirigente scolastico la sua situazione. Non si capisce perché non lo abbia tempestivamente informato, presentando, a supporto, la documentazione necessaria. Suggerisca a sua figlia di prendere contatti subito con il Dirigente scolastico, che è responsabile di tutto il personale della scuola. Tenga presente, che l’eventuale spostamento su altro caso è alquanto improbabile, essendo l’anno scolastico avviato; non è possibile, infatti, interrompere la continuità didattica già in atto.


Siamo due docenti di scuola primaria, in classe abbiamo un alunno che è seguito dalla docente di sostegno per 22 ore. Al momento segue la programmazione della classe, senza particolari difficoltà se non avere la docente di sostegno che per alcune attività fornisce una spiegazione ulteriore ma non differente dalla classe. Ci siamo poste una domanda, nel pei vanno messi gli obiettivi specifici per ciascuna disciplina estrapolandoli dalla programmazione della classe? La docente di sostegno ritiene che non serva in quanto specifica in altre aree del pei che per l’alunno è sufficiente una spiegazione aggiuntiva. Per non fare errori vorremmo capire cosa fare se mettere gli obiettivi seppure estrapolati dalla programmazione di classe, oppure se mettere che segue la programmazione della classe con semplici spiegazioni aggiuntive. Sentiamo la profonda responsabilità verso tale alunno e la sua famiglia e non vorremmo fare un errore in un documento così importante come il pei.

Se l’alunno sostanzialmente segue gli obiettivi fissati per la classe frequentata, è sufficiente indicare, nella parte riguardante ciascuna disciplina, che si fa riferimento agli obiettivi programmati per la classe e, nella parte generale, che la programmazione coincide con quella della classe alla quale l’alunno è iscritto. Nella sezione riguardante ogni singola disciplina, in cui devono essere specificati le modalità di verifica, i criteri di valutazione e gli eventuali ausili e/o sussidi didattici utilizzati, sarà opportuno indicare, nella parte relative alle strategie, che alcune tematiche sono approfondite individualmente o nel piccolo gruppo cooperativo.


Vorrei avere dei chiarimenti sul tipo di intervento che la scuola può mettere in atto nei confronti di alunno con certificazione L104 art. 3 comma 3, che ha compiuto 17 anni e frequenta la quarta di un liceo artistico. Il problema è che questo alunno di fatto si assenta spessissimo, frequenta la scuola 4/5 volte al mese, rendendo vano ogni tipo di intervento educativo, pedagogico e di inclusione. La mamma si rende quasi sempre irreperibile e quando si ha la fortuna di interpellarla adduce una serie di scuse per giustificare le numerose assenze: il ragazzo non si vuole alzare la mattina, ha delle visite mediche o non sta bene. Giungo alla domanda: come deve agire la scuola? In questo caso vengono disperse risorse umane importanti: docente di sostegno e assistente specialistica che non possono essere assegnati ad altri alunni, in attesa che arrivi l’ alunno di cui sopra.

L’articolo 5, comma 2, del d.lgs 62/17 stabilisce che, superato un quarto di assenze, l’anno scolastico per l’alunno è invalidato; solo eccezionalmente, sulla base dei criteri stabiliti dal Collegio Docenti, il Consiglio di classe, sulla base di opportuna documentazione, può ritenere valido l’anno scolastico malgrado le assenze, purché sia in grado di valutare positivamente l’alunno, ovvero possieda sufficienti elementi di valutazione; in mancanza, l’alunno non viene ammesso alla classe successiva. Se non riuscite comunque a valutarlo non potete bocciarlo prima dello scrutinio finale. Vi suggeriamo, appena l’alunno supera un quarto d’assenze, di chiedere alla famiglia una certificazione medica relativa all’impossibilità di frequenza continuativa, se ciò è possibile. Le assenze, infatti, vanno giustificate. Considerate anche che se le assenze sono determinate da particolari condizioni di salute, che ne impediscono di fatto la frequenza, in quanto l’alunno necessita di cure o altro da effettuarsi presso il domicilio, la scuola può organizzare, previa richiesta formale della famiglia (corredata da certificazione medica), il servizio di istruzione domiciliare, in modo da garantire il diritto allo studio e, contestualmente, tutelare la salute dello studente. Vi suggeriamo di convocare formalmente la famiglia e di valutare insieme questa ipotesi di intervento. In mancanza potete destinare le risorse ad altri alunni, tenendo presente che lo studente, regolarmente iscritto alla classe quarta, ha diritto a frequentare fino alle fine dell’anno scolastico. Infine è bene che considerate anche il fatto che quando lo studente viene a scuola, anche se ciò accade occasionalmente, devono essergli garantite le risorse a lui assegnate. Concludiamo rammentando che il diritto allo studio dello studente comprende il completamento del percorso, ossia anche l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.


Sono docente di sostegno in una scuola sec. di primo grado. Seguo da due anni un bambino affetto da autismo e sin da subito sono emerse divergenze con la famiglia sul piano metodologico e didattico . L’intero consiglio di classe e il Preside sostengono una tesi, la famiglia un’altra. Recentemente la famiglia ha chiesto l’intervento ad una psicologa che lavora in struttura privata. L’incontro tra la sottoscritta e la psicologa avverrà a breve. La domanda è: fin dove si può spingere uno psicologo esterno in merito alla didattica e metodologia? può imporre una sua visione della cosa oppure può solo dare suggerimenti e il Consiglio di classe è sovrano?

L’intervento di uno psicologo o di un esperto in ABA, applied behavior analysis, può aiutare i docenti a comprendere come debbano comportarsi e in che modo interagire con l’alunno, coerentemente con le scelte educative della famiglia. Un confronto in tal senso è sicuramente positivo, da apprezzare e condividere, purchè coinvolga tutti i docenti della classe e non uno soltanto. La didattica, invece, rimane di competenza della scuola e quindi le proposte di questi esperti relative al PEI debbono essere valutate dai docenti come suggerimenti e non vincolanti.


Sono la mamma di un ragazzo di 11 anni frequentante la 2 media con diagnosi di “disregolazione dell’umore dirompente e disgrafia”. Sulla certificazione 104 c’è scritto quanto segue: “Portatore di handicap ai sensi dell’art. 3, comma 1, L.5.2.1992, n.104”. Gli è stato assegnato un insegnante di sostegno per 13 ore settimanali e un assistente educativo (AEC) per 3 ore settimanali. La scuola, durante l’ultimo glho ha proposto una riduzione di orario da 30 a 20 ore settimanali in modo da avere la quasi totalità delle ore coperte da sostegno e AEC. Di fatto, invece, ha deciso unilateralmente di applicarla questa riduzione senza informarci su cosa andrebbe a perdere e senza chiederci autorizzazione a procedere. (non ci hanno neanche dato una copia del verbale GLHO, nè ce l’hanno fatta firmare) La mia domanda è: può la scuola fare tutto ciò senza far firmare nulla a noi genitori? Oltretutto la riduzione di 10 ore settimanali a noi sembra un pò eccessiva

Tutte le decisioni relative alla didattica con alunni con disabilità, ivi compreso l’orario di frequenza, devono essere adottate dal GLO e indicate puntualmente nel PEI; lei, come membro di diritto del GLO doveva essere a conoscenza di una tale proposta della scuola e, soprattutto, aveva diritto di dire la sua.  Comunque la riduzione dell’orario di frequenza motivata dall’insufficiente numero di ore di sostegno e di assistenza è del tutto illegittima, stante la norma tassativa dell’articolo 12 comma 4 della legge 104 del 1992 secondo la quale nessuna disabilità può essere causa di esclusione o di riduzione dalla frequenza scolastica. Pertanto invii una mail o una raccomandata al Dirigente Scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale e al MIUR (alla direzione generale per lo studente, email: dgsip.segreteria@istruzione.it), facendo presente che lei pretende che suo figlio frequenti, come tutti i compagni, l’orario delle lezioni, aggiungendo che, in caso contrario, sarà costretta a rivolgersi al tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge 67 del 2006, chiedendo anche i danni non patrimoniali per il periodo di ridotto orario di frequenza scolastica.  Se la scuola ritiene che sia indispensabile per suo figlio la presenza di una persona in tutte le ore dell’orario scolastico, è la scuola, come servizio pubblico, che deve adoperarsi o presso l’ufficio scolastico regionale o presso l’ente locale per avere un maggior numero di ore di sostegno e/o di assistenza per l’autonomia. Ci tenga informati sugli sviluppi della situazione. 


Sono diplomata con un Pei differenziato quindi con un attestato di diploma e oltre ad essere una limitazione dal punto di vista psicologico perchè non mi vengono riconosciuti 5 anni di liceo tranne al CPI dove viene riconosciuto come  diploma di scuola superiore che non permette l’accesso all’università.
Il problema sorge in quanto sono iscritta alla legge 68 e vorrei provare un concorso statale e chiedevo se questo titolo di studio viene riconosciuto per la classe di concorso del diploma o se essendo iscritta a questa legge ci possono essere agevolazioni.

Per partecipare a un concorso statale è necessario possedere un diploma di scuola secondaria di secondo grado. Che cosa può fare? Può iscriversi come privatista, prendendo contatti con la scuola in cui intende sostenere le prove d’esame, al fine di concordare i contenuti di un PEI semplificato. Per le prove d’esame, infatti, i candidati privatisti con disabilità possono fare riferimento al Decreto Ministeriale del 13 dicembre 1984, concernente gli esami di scuola media. Tale norma, a nostro avviso, è applicabile, per analogia, anche agli esami conclusivi del secondo ciclo d’istruzione. Potrà, pertanto, svolgere l’esame di Stato anche con prove equipollenti, secondo la definizione che ne dà l’art. 6 comma 1 del DPR n. 323/1998 e avrà diritto all’assegnazione di un docente, che la assista durante le prove.


Sono un’insegnante curricolare di un bambino certificato a
fine agosto 2019 con diritto a 12 ore di sostegno e  10 di assistente
all’autonomia. Ad oggi il bambino riesce a frequentare solo al mattino e con le ore dell’assistente, diminuite rispetto a quelle di inizio anno. Chiedo in continuazione alla direzione notizie rispetto all’arrivo dell’insegnante di sostegno, e mi rispondono dicendo che aspettano decreto da UST. Noi siamo una scuola d’infanzia. Mi sembra assurdo non ci sia ancora insegnante e di non poter tutelare i diritti alla frequenza del bambino. Cosa posso fare?

Occorre verificare le ragioni di questo enorme ritardo. Se fosse dovuta al fatto che mancano docenti specializzati, sarà necessario accettare anche docenti non specializzati, pretendendo però che svolgano immediatamente, insieme ai colleghi di sezione, un breve corso di aggiornamento, che ormai è divenuto obbligatorio. Se, invece, la causa è il fatto che non si riesce a trovare docenti, anche non specializzati, allora occorre provare a cercarli anche in graduatorie di scuole vicine, richiedendo i recapiti alle scuole. Se, infine, la causa riguardasse il fatto che le graduatorie non sono ancora definitive, magari a causa di ricorsi, occorre attendere che divengano definitive, pretendendo che il prossimo anno ne sia anticipata la pubblicazione. Il bambino, nel frattempo, deve frequentare per il tempo-scuola previsto (la sua frequenza non può essere limitata al mattino per assenza o per mancata nomina del docente di sostegno, perché ciò costituirebbe una discriminazione nei confronti del piccolo, perseguibile per legge).


Sono un’insegnante  con specializzazione polivalente e lavoro in una scuola primaria statale, frequentata solo da alunni diversamente abili. Vorrei sapere se  è possibile sostituire i libri di testo con altri testi più funzionali ai bisogni degli alunni (testi sensoriali, facilitati, ecc.) in quanto i testi che ogni anno vengono adottati relativi la classe di frequenza non vengono utilizzati (gli alunni presentano tipologie diverse di handicap anche gravissimo).

Quanto lei scrive ci lascia alquanto perplessi. Gli alunni con disabilità, in base alle nostre norme frequentano le “classi comuni” della scuola italiana, e non, certamente, una scuola “separata” dagli altri.


Sono un docente di un Istituto di Istruzione Secondaria superiore. Da qualche anno è prassi nella mia scuola dividere le 18H di uno stesso alunno H a due/tre docenti di sostegno. In particolare quest’anno nel mio cdc ci sono due docenti di sostegno che seguono un alunno H per 8 ore (4+4) . Ritengo che questo frazionamento sia deleterio per il ragazzo (che non ha una sola figura di riferimento) e per lo stesso consiglio di classe in quanto non viene garantita l’unicità dell’insegnamento. Chiedo cortesemente di sapere se la prassi che utilizza la mia scuola sia corretta (io ritengo invece che debba essere una eccezione e per casi isolati) e in caso come posso fare ‘’ragionare’’ DS e referenti del Sostegno.

La questione da lei sollevata è particolarmente importante, fermo restando il fatto che la responsabilità dell’alunno con disabilità è in capo ad ogni insegnante della classe, in quanto l’alunno con disabilità è alunno di ogni docente, non di uno soltanto. La prassi adottata, non solo nella sua scuola ma in moltissime altre, è contraria proprio ai principi che sottendono il progetto inclusivo. Sembra, infatti, che prevalga la questione “copertura” a discapito della qualità dell’insegnamento e, nello specifico, dell’intervento, che il legislatore attribuisce al docente incaricato su posto di sostegno, proprio per favorire le “attività di sostegno” alla classe, consentendo, con la sua presenza, l’attuazione del diritto allo studio. Parlatene in sede di Collegio Docenti e fatene motivo di riflessione. 


Sono un’insegnante di sostegno ed opero nella scuola dell’infanzia. Seguo un bambino autistico per 25 ore settimanali, al mattino all’interno della sezione vengo affiancata da una specialista del metodo Aba la quale mi istruisce sugli interventi specialistici comportamentali che devo adottare nei confronti dell’alunno, ritenendoli gli unici idonei per poter raggiungere l’obiettivo dell’autonomia personale e mettendo in discussione il mio operato didattico… Tale situazione diventa ancora più complessa, quando alla specialista, si aggiunge la figura della super visore, che due volte al mese viene a controllare il comportamento del bambino, ma indirettamente anche il  mio operato e se mi attengo ad eseguire completamente le loro tecniche metodologiche… Ciò per me è molto frustrante perché essendo una docente specializzata in attività di sostegno, avendo  le competenze  ed utilizzando le strategie didattiche opportune,  sentirmi osservata e contestata da loro se sforo le loro richieste metodologiche, mi  infastidisce terribilmente. Come devo comportarmi?  Devo annullare le mie competenze e acquisire le loro metodologie?

È fuori discussione che scuola e famiglia collaborino e operino congiuntamente per favorire il percorso formativo dell’alunno con disabilità e che vengano poste in essere tutte le strategie necessarie e indispensabili. L’ABA, Analisi applicata del comportamento, i cui principi affondano nel comportamentismo, è basato sulla tecnica del rinforzo e su una serie di procedure le quali, soprattutto in fase di implementazione, richiedono applicazione costante e frequente e rispetto preciso di esse. Mediante il rinforzo e il ricorso a tecniche comportamentali si possono incrementare o ridurre specifici comportamenti. La ripetitività e la generalizzazione sono irrinunciabili per una corretta applicazione e per rilevare oggettivi e visibili apprendimenti. Naturalmente questa modalità (o “pratica”, come la definisce la dott.ssa Morena Mari) non corrisponde ad una “metodologia didattica”, né può sostituirsi ad essa. Come fare, allora, affinché l’intervento non si perda e non venga meno il percorso attivato dalla famiglia? È necessario che fra scuola e famiglia vi sia un aperto e costante confronto e che gli operatori coinvolti dialoghino nel rispetto delle reciproche competenze e del ruolo ricoperto. In altre parole gli insegnanti non possono sostituirsi agli operatori ABA (che sono specialisti appositamente formati per una corretta applicazione dell’analisi applicata comportamentale), né gli operatori ABA possono improvvisarsi insegnanti o imporre ad altri professionisti vincoli e comportamenti propri del “terapista comportamentale”. Il rispetto – reciproco – dei ruoli (dei compiti e delle competenze) è’ alla base della collaborazione. Non si capisce, peraltro, come un operatore ABA possa “entrare in classe” per istruire un docente impegnato, contrattualmente, nei suoi compiti. Si aggiunga pure che la presenza di una figura esterna deve essere preventivamente autorizzata dal Dirigente scolastico, dopo che questi ha raccolto il consenso “firmato” dei genitori di tutti gli alunni della classe o della sezione per garantire il rispetto della privacy. In ogni caso l’esperto, che deve possedere comprovate e specifiche competenze, potrà entrare in classe per un numero limitato di ore (il Tribunale di Bologna ha consentito tale presenza per tre ore mensili) e non certamente tutti i giorni. Il lavoro di supervisione e ogni altro intervento potranno effettuarsi unicamente “fuori dall’aula” e in determinati momenti (che non possono corrispondere con l’orario di servizio dei docenti della classe, bensì in orari non di lezione (come potrebbe essere la programmazione settimanale). In sintesi gli insegnanti della classe non possono improvvisarsi terapisti o operatori ABA, ma devono assolvere ai compiti proprio della loro professionalità, come declinato dal CCNL di categoria. Con gli operatori, invece, potranno essere concordate linee di intervento e di azione che dovranno essere attuate da “tutti i docenti della classe”, dato che l’alunno con disabilità ha più insegnanti (e non uno solo). A ciò si aggiunga che gli operatori non possono criticare l’agire professionale degli insegnanti: non rientra nei loro compiti e non spetta loro giudicare il lavoro di un altro o di altri professionisti. Vi consigliamo di chiedere un immediato incontro con il GLHO o GLO e, in quella sede, puntualizzare, con serenità, questi principi, chiedendo, invece, di definire insieme le modalità operative che possano supportare efficacemente l’azione intrapresa dagli specialisti presso il domicilio, al fine di garantire il principio di continuità dell’intervento dal punto di vista educativo (che non incide come azione con l’agire proprio e specifico della didattica, rispetto alla quale i docenti opereranno le loro scelte, nel rispetto delle scelte educative della famiglia). 


Chi deve accompagnare i bambini della materna in bagno prima della mensa per lavarsi le mani?

Il CCNL del 2003, ribadito dal CCNL del 2006 agli art 47,48 e tab. A, stabilisce che tale compito è dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche.


Sono genitore di un ragazzo che frequenta la scuola media, con legge 104 per funzionamento cognitivo limite e disabilità scolastiche miste. Per questo anno scolastico abbiamo chiesto la revoca dell’insegnante di sostegno, senza ritirare la certificazione e senza il parere del glho. Il ragazzo ha ancora diritto ad avere il pei? Questo può essere redatto senza la neuropsichiatra Asl, ma con la partecipazione degli operatori privati che seguono il ragazzo?

Suo figlio ha diritto alla formulazione del PEI, anche se ha rinunciato al docente per il sostegno. Quanto a chi debba formularlo, ciò è stabilito dal DPR 24/2/1994 e dall’art. 12 comma 5 della legge 104/92, nonché dalla Linee guida del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274 (e riconfermato dall’art. 9, comma 10, del decreto legislativo n. 66/17 come modificato in questo punto dal decreto legislativo n. 96/19). Pertanto è necessario convocare tutti i soggetti indicati: se poi qualcuno non viene, la riunione è valida a tutti gli effetti: i presenti possono confermare il PEI apponendo le firme per la condivisione. Infine, in quanto genitore, lei può chiedere al Dirigente scolastico se accetta la presenza di suoi esperti.


La famiglia di uno studente disabile, preso atto del non superamento dell’esame di stato a seguito di ricorso prodotto ed accolto per una precedente non ammissione allo stesso (percorso scolastico per obiettivi minimi e non differenziato), chiedono ora se procedendo con le prove di ammissione e l’effettuazione delle prove d’esame da privatista, lo studente potrà fruire di misure compensative e dispensative e procedere con prove equipollenti. Considerato che non si è rinvenuto nella normativa di riferimento  una precisa indicazione rispetto alla questione posta in esame  se non la richiesta di un’attenzione alle indicazioni contenute nella certificazione di disabilità, si chiede cortesemente di fornire indicazioni al riguardo.

Per le prove d’esame di candidati privatisti con disabilità esiste solo il decreto ministeriale del 13 Dicembre 1984, concernente gli esami di scuola media. Tale norma è, a nostro avviso, applicabile – per analogia – anche agli esami conclusivi del secondo ciclo d’istruzione. Se l’alunno intende presentarsi con un PEI semplificato deve prendere contatto con la scuola al fine di concordare i contenuti di tale PEI; potrà, così, svolgere l’esame anche con prove equipollenti, secondo la definizione che ne dà l’art. 6 comma 1 del DPR n. 323/1998 e ha diritto all’assegnazione di un docente, che lo assista durante le prove. Concludiamo facendo presente che per gli alunni con disabilità la norma prevede “percorsi personalizzati”, coerenti con le loro capacità e potenzialità, mentre gli strumenti compensativi e le misure dispensative sono indicati espressamente anche dalla norma per gli alunni con diagnosi di DSA (proprio per le loro caratteristiche “compensative” e per le opportunità “dispensative”, non necessarie per un alunno per il quale il percorso è costruito “su misura”. Per approfondimenti “sugli strumenti e sulle misure” si rimanda al DM 5669/11, e, in particolare, al decreto ministeriale del 13 Dicembre 1984)


Sono la mamma di un bambino disabile in situazione di gravità. 
Ha la sindrome di Down e, a seguito di una ischemia cerebrale, non cammina da solo ed è non verbale. Frequenta la 1^media della scuola secondaria di 1^ grado. Sono un genitore unico. Ho un appuntamento con l’assistente sociale del mio Comune, con la quale mi sto scontrando in merito al trasporto scolastico di mio figlio, in quanto vuole impormi di effettuare alcuni dei trasporti durante la settimana. Vorrei sapere se il Comune ha l’obbligo di effettuare il trasporto scolastico gratuito dell’alunno disabile e, in caso affermativo, qual è la legge alla quale posso appellarmi. 

Il trasporto da casa a scuola è gratuito in forza dell’art. 28 comma 1 della legge n. 118/1971.


Nel mese di giugno ho inviato una pec alla segreteria della scuola di mio figlio agli uffici scolastici territoriale e regionale per revocare l’insegnante di sostegno per mio figlio, affinché non partecipasse più ai laboratori per l’handicap. Nella richiesta ho specificato che non era mia intenzione ritirare la certificazione. A settembre, ho contattato la npi della Asl, la quale mi ha informata che non ci sarebbe stato l’incontro del glho e la stesura del pei per mio figlio, perché non aveva più l’insegnante di sostegno. Mi sembrava di ricordare che non fosse così.

Alcuni ritengono che a qualificare un alunno come persona con disabilità sia la presenza del docente per il sostegno. Noi siamo di diverso avviso, in quanto tutta la normativa ininterrottamente, a partire già prima della legge n. 104/92, stabilisce che l’alunno si considera persona con disabilità dal momento in cui ha la certificazione di disabilità ai sensi dell’art. 3 della legge n. 104/92, normativa confermata sino ai recenti decreti legislativi n. 66/17, art. 5, e successivo decreto legislativo n. 96/19. Pertanto, se, come lei dice, voi genitori non avete tolto la certificazione dalla scuola, vostro figlio deve essere considerato a tutti gli effetti alunno con disabilità e quindi tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità insieme agli specialisti dell’ASL e ai genitori hanno l’obbligo di formulare il Piano Educativo Individualizzato (PEI) per l’anno scolastico in corso. Le prestazioni del docente per il sostegno non sono un obbligo per l’alunno con disabilità, ma un suo diritto e ai diritti, che non siano costituzionalmente essenziali, si può legittimamente rinunciare, rimanendo l’alunno “persona con disabilità” e quindi destinatario di ciò che prevede la normativa vigente in materia di inclusione scolastica.


Sono la mamma di una ragazza disabile 104 che frequenta il 5 anno di scuola superiore di secondo grado. Quest’anno in previsione dell’esame di stato con programmazione semplificata (su espresso volere della ragazza) abbiamo fatto richiesta al D.S. della presenza in classe dell’educatore che la segue a casa, (sottolineando che le spese sarebbero a nostro carico) con cui ha un rapporto di piena fiducia e con cui trova aiuto valido in casa anche da un punto di vista didattico, (tra l’altro questo educatore è già stato in quella stessa scuola e classe con mia figlia per anni). La risposta del D.S. e’ stata negativa. Cosa posso fare per aiutare mia figlia? Posso avere qualche speranza che finisca il suo percorso didattico serenamente affiancata da chi lei ritiene un aiuto indispensabile? Si potrebbe agire da un punto di vista legale?

Per legge la scuola statale non può accogliere in classe docenti o assistenti che non siano stati nominati secondo le procedure previste. Purtroppo la sua richiesta non corrisponde alla normativa. Il Dirigente scolastico può accettare che un esperto di sua fiducia possa partecipare, senza esprimersi in merito ai contenuti, alle riunioni del GLO; ma normalmente non è consentito accettare in classe persone diverse da quelle istituzionali. Può tuttavia chiedere che questa sua persona di fiducia partecipi a una riunione del GLO, in modo da confrontarsi coi docenti, per fornire loro le proprie osservazioni e suggerimenti.


Su disposizione del DS all’incontro di GLHO erano presenti la famiglia dell’alunno, la terapeuta, la coordinatrice della classe e il docente di sostegno. L’incontro ha portato alla definizione di alcune scelte educative per la progettazione PEI del corrente a. s. Successivamente, alcuni docenti del C. d. C non presenti, ma informati dell’incontro, hanno contestato l’attuazione di tali scelte progettuali formulate nell’incontro. Chiedo, a chi spetta la sovranità delle scelte progettuali in questo caso: al gruppo di GLHO o al parere finale del Cdc? Un docente può esimersi dall’attuazione o è obbligato ad adeguarsi? 

l Dirigente Scolastico, così come prevede la norma, deve convocare tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, e non uno soltanto oppure due. I colleghi del Consiglio di classe hanno ragione. Suggeriamo di riconvocare il GLHO o GLO (ossia tutti i docenti della classe, i genitori e gli specialisti ASL) e, in quella sede, concordare insieme i contenuti del PEI, sottoscrivendo contestualmente il documento.


Può un docente di sostegno attuare un progetto durante le ore curricolari lasciando scoperti  gli alunni affidati?

L’insegnante incaricato su posto di sostegno è assegnato alla classe; pertanto può partecipare alle attività progettuali previste per gli alunni della classe. Ora non è chiaro se il progetto di cui lei parla riguarda, per l’appunto, gli alunni della classe o se, invece, riguarda alunni di altra classe. Nel caso riguardasse gli alunni della classe e la stesa venisse divisa in due gruppi, l’attività è fattibile e coerente con il progetto inclusivo. Se, invece, l’insegnante di sostegno “si allontana dalla classe nel suo orario di servizio”, allora no, questo non è possibile (ma questo, sia ben inteso, riguarda tutti gli insegnanti della classe in egual misura).


Sono un’assistente alla comunicazione con metodo Aba, ogni anno da noi il comune fa un progetto per la scuola e abbiamo sempre collaborato con l’insegnante di sostegno, quest anno ci è stato detto dalla preside che da normativa del ministero non è possibile collaborare e quindi ci è stato fatto un orario per coprire le ore buca dell’insegnante. Come è possibile io questa normativa non la trovo. Potete darmi chiarimenti?

I compiti e le competenze dell’assistente sono differenti da quelli del docente specializzato sul sostegno, come definito dai rispetti Contratti di lavoro e dalla stessa legge 104/92 all’art. 13 comma 3. Docente e assistente sono figure che non possono essere scambiate fra loro, pertanto potrebbero effettuare il servizio anche nello stesso orario. Se per l’alunno, infatti, è necessaria l’assistenza per la comunicazione (CAA o altro, ovvero modalità con cui comunica l’alunno), l’assistente dovrebbe essere presente per tutte le ore di lezione, come avviene, ad esempio, per gli alunni sordi segnanti, per i quali viene garantita la risorsa per la comunicazione (interprete gestuale).


Ho un bimbo con disturbo dello spettro autistico attivo di 5 anni che frequenta il secondo anno di asilo. Fino all’anno scorso aveva l’indennità di frequenza che, andando a revisione INPS, è divenuta purtroppo indennità di accompagnamento, sempre con lo stesso art. 3 comma 3. Il punto è che lui, fino a una settimana fa, a scuola aveva 25 ore di sostegno e proprio la scorsa settimana l’insegnante mi ha informato che l’istituto ha convocato tutte le insegnanti di sostegno per dire loro che sono state tolte 3 ore di sostegno sia a mio figlio che a un altro bimbo con la sindrome Down, essendo gli unici ad avere 25 ore alla settimana. Le ore sottratte sono state distribuite a un altro bimbo per fare in modo che tutti avessero le stesse ore; hanno detto che ciò è stato disposto dal Provveditorato. Io ho telefonato al Provveditorato, ma loro mi dicono di non sapere nulla e che se un bimbo ha 25 ore, mentre un altro ne ha di meno, un motivo ci sarà… Io cosa posso fare in merito? ho paura che mio figlio possa avere una regressione, in quanto vedendo la sua insegnante andare da un altro bimbo che non sia lui possa pensare che non lo voglia più e, di conseguenza, avere una reazione in merito, perché le 3 ore tolte a lui, la sua stessa insegnante dovrà farle con un altro bimbo. 

In corso d’anno scolastico, le ore di sostegno non possono essere arbitrariamente sottratte a un alunno e assegnate ad altri alunni (seppur con disabilità). Ciò non è possibile e non è corretto. Sono state emanate molte sentenze che vietano di ridurre le ore di sostegno per darle ad altri. Il Provveditorato (ora Ufficio scolastico provinciale), come giustamente le ha fatto presente, non è responsabile di questa decisione, che è stata operata dalla scuola. Possiamo dirle che tre ore settimanali non possono costituire motivo di regressione (peraltro l’alunno ha più di un insegnante a scuola, in quanto tutti i docenti della sezione sono suoi insegnanti; e l’insegnante di sostegno è docente di tutti gli alunni della sezione, non soltanto di suo figlio), ma la loro sottrazione costituisce una violazione del diritto, garantito dalla normativa vigente, e un’azione discriminante nei confronti di suo figlio, azione perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Le suggeriamo, in sintesi, di inviare una diffida al dirigente scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale, chiedendo il ripristino delle ore di sostegno (25 ore settimanali) e facendo presente che, in caso contrario, sarà costretta a ricorrere per discriminazione ai sensi della legge 67/2006. Prima di agire giudizialmente, tuttavia, le suggeriamo di contattare il Referente regionale presso l’Ufficio scolastico Regionale, affinché possa intervenire sulla scuola, facendo ripristinare le ore sottratte illegalmente.


Desidero capire come genitore, come può la scuola decidere di adottare per quest’anno un modello di PEI IN ICF, facendo compilare ai docenti la parte che compete ad una unità di valutazione multidisciplinare, coi vari codici, senza che siano stati emanati i decreti attuativi e linee guida come il decreto legislativo 96/2019 afferma? Le funzioni strumentali affermano che tutte le scuole stanno facendo ciò perché richiesto dagli uffici provinciali scolastici. A chi posso rivolgere la mia istanza per chiedere informazioni certe sulla normativa applicabile da portare al dirigente scolastico. Noi genitori siamo perplessi e intendiamo opporci ad un pei in icf non supportato e sopportabile dal profilo di funzionamento su base icf, quale documento propedeutico al pei in icf, in assenza dei decreti attuativi. Sono in attesa di essere ricevuta dal dirigente scolastico al quale vorrei chiedere una “richiesta al miur sulle procedura da seguire”.

Affinché il decreto legislativo 96/19, entrato in vigore il 12 settembre 2019, diventi attuativo nella maggior (se non quasi totale) parte dei suoi articoli, è necessario che vengano emanati i relativi decreti attuativi. A nostro avviso la nuova normativa sarà applicabile solo dopo la pubblicazione delle Linee Guida e del modello di PEI previsti dall’articolo 5 del decreto stesso. La questione non è tanto quella di adottare un PEI con impostazione culturale ICF, già presente dal 2006, bensì un modello basato sul Profilo di Funzionamento che, ad oggi, non è ancora stato adottato nella prassi sanitaria, appunto per l’assenza dei decreti attuativi. Peraltro il PEI in ICF non è “una raccolta di codici alfanumerici”, compito demandato alle ASL per una puntuale e corretta declinazione e adozione, per cui non si capisce da dove la scuola possa trarre riferimenti su cui poggiare scelte in decisa controtendenza con i compiti che le sono affidati (ossia educare e istruire ogni cittadino che ad essa accede). Sembra persino paradossale che una richiesta di questo tipo provenga addirittura dagli Uffici Scolastici Provinciali.  Condividiamo la vostra perplessità e riteniamo che la scelta da voi adottata di parlarne con il Dirigente Scolastico, che è garante del processo di integrazione (come recitano le Linee Guida del 2009), sia corretta. Presentate al D.S. il testo del decreto che è molto chiaro e non lascia adito a libere interpretazioni. 


I docenti del consiglio della classe frequentata dall’alunno con disabilità al fine di predisporre il PEI da condividere con la famiglia e i servizi sociali, possono conoscere, anche  tramite il docente di sostegno, i dati sensibili del medesimo? Io sto sostenendo la tesi affermativa in quanto, a parte il vincolo del segreto professionale cui sono soggetti i docenti, la tesi opposta mal si concilierebbe col dovere di predisporre da parte di ciascun insegnante una programmazione delle materie scolastiche che tengano conto dell’effettiva condizione dell’allievo. Che cosa ne pensate?

Concordiamo con quanto da lei affermato. Dovrebbe essere noto che i docenti sono tenuti al segreto professionale e lo sono nei confronti di ogni alunno, non di uno soltanto (ovvero di tutti gli alunni delle classi alle quali i docenti sono stati assegnati). Si aggiunga che i docenti del Consiglio di classe non solo hanno il diritto, ma hanno il dovere di accedere alle informazioni riguardanti l’alunno con disabilità, proprio perché è un loro alunno e, per lui, insieme alla famiglia e agli specialisti ASL, devono predisporre il PEI, contenente la programmazione per l’anno scolastico in corso. Si rammenta che il PEI viene elaborato, come stabilito dalla legge 104/92, sulla base del Profilo Dinamico Funzionale (art. 12, comma 5). Pertanto il Dirigente deve acconsentire l’accesso alla documentazione. Ma il DS potrebbe anche fornire la documentazione (ossia la Diagnosi Funzionale) con un codice identificativo, sostitutivo del nome e del cognome, senza che venga meno il dovere del segreto d’ufficio per tutti i docenti che consulteranno il documento ai fini della elaborazione o dell’aggiornamento del PDF e, di seguito, del PEI.


La maestra di sostegno può assistere ad una terapia  fatta dal centro dove va mio figlio, bambino autistico di 3 livello e sordo con impianto cocleare?

Forse la maestra è molto coinvolta e ritiene di imparare come meglio comunicare con suo figlio. Le spieghi che la riabilitazione è cosa differente dalla scuola. È sufficiente che la maestra si faccia spiegare da voi come parlare e come comunicare col bimbo. Non mortificatela, ma fatele capire che a lei le tecniche riabilitative non servono.


Sono una docente curricolare e nella mia classe prima, secondaria di II grado, ci sono 26 alunni, di cui un alunno disabile grave affiancato per 18 ore dall’insegnante di sostegno e per 9 dall’educatore. Il tempo scuola è di 35 ore, per cui l’alunno per 8 ore è scoperto, la famiglia ha rifiutato la proposta dell’orario ridotto, lesiva del diritto allo studio. Lui tende a scappare dalla classe, assume atteggiamenti oppositivi. Come gestirlo? Se scappasse fuori dalla scuola di chi sarebbe la responsabilità? 

Poiché nella classe da lei descritta vi è un alunno con disabilità, il numero degli alunni non può essere superiore a 22 (limite massimo consentito dal DPR 81/2009, art. 5 e art. 4), proprio per garantire a ciascun alunno un percorso formativo idoneo e una didattica di qualità. È necessario che venga da subito ridotto il numero degli alunni della classe. Si ricorda, quindi, che la responsabilità di “ogni alunno della classe” (quindi tutti e nessuno escluso) è del docente o dei docenti in servizio. In secondo luogo suggeriamo di convocare urgentemente il GLO (ossia tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti ASL), invitando anche i collaboratori scolastici e il Dirigente scolastico, al fine di concordare le modalità di intervento, in particolare nel caso in cui l’alunno dovesse lasciare improvvisamente l’aula. Potranno essere, infatti, i collaboratori scolastici a sorvegliare le uscite improvvise e impreviste dell’alunno. Se la scuola è convinta che l’alunno non possa rimanere da solo per 8 ore, in sede di GLO valutate anche l’eventualità di esigere da parte del comune un aumento di otto ore di assistenza. Al tempo stesso suggeriamo di adottare – e di non trascurare –  tutte quelle strategie didattiche che consentano la partecipazione dell’alunno alla vita della classe, in modo che, interessato e coinvolto, possa sentirsi parte attiva e non fuggire. Concludiamo facendo presente che non si può chiedere ai genitori di ridurre l’orario di frequenza del figlio: la scuola deve garantire a ogni cittadino il diritto allo studio e di questo devono essere consapevoli, in quanto responsabili, tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità.  


Sono un’insegnante di sostegno della scuola media. Vorrei sapere qual è la procedura per ridurre l’orario di frequenza scolastica di un alunno h grave che ha 18 ore di sostegno e 15 di oepa (copertura totale e 3 ore di compresenza previste per un progetto). Chi decide quali e quante ore di riduzione? Ci deve essere una motivazione adeguata da parte della famiglia? 
È possibile che la riduzione oraria ricada sulle ore di sostegno? O si può rimodulare l’orario dell’insegnante di sostegno in modo da mantenere tutte e 18 le ore di sostegno? Così facendo tuttavia si creerebbero molte ore di compresenza tra sostegno e oepa. È possibile?

Non andrebbero proprio ridotte le ore di frequenza scolastica, perché viene meno il diritto allo studio dell’alunno che, come i suoi compagni e le sue compagne, ha diritto a partecipare a tutte le attività scolastiche programmate per la classe alla quale è iscritto, sulla base del PEI per lui predisposto. La condizione di “gravità” non è una motivazione sufficiente per dire ad un alunno “non puoi venire a scuola”. Non avendo lei specificato le motivazioni, potremmo supporre che il ragazzo, per motivi di salute, fatichi a restare in classe per l’intero orario scolastico. In questo caso si possono programmare ore di attività didattica presso il domicilio, avviando il “servizio di istruzione domiciliare” per il tempo necessario (ovviamene ciò deve essere supportato dalla richiesta formale della famiglia che deve presentare, in allegato, una certificazione sanitaria che attesti l’effettiva necessità). Al domicilio dovranno recarsi, anche alternandosi, i docenti della classe (anche in orario extrascolastico). Secondo una recente sentenza del TAR Lazio il docente incaricato su posto di sostegno dovrebbe effettuare le sue ore di servizio anche presso il domicilio dell’alunno. Concludiamo facendo presente che la figura dell’assistente non coincide con quella del docente, in quanto l’OEPA assolve a compiti differenti da quelli degli insegnanti. In una parola, non sono figure interscambiabili.


Sono la docente di un bambino che frequenta la prima media affetto da tetra-paresi spastica. Il bambino ha bisogno di essere cambiato e poi alimentato con un integratore semiliquido e un succo di frutta. Per far bere il bambino si deve attuare una procedura non sempre semplice. La famiglia non chiede l’assistenza specialistica perché sostiene tale procedura sia assistenza di base. La collaboratrice scolastica non vuole sottostare a questo e ha cominciato una lotta sindacale. Il comune sostiene che questo sia di competenza della scuola. Voi cosa ne dite, a chi spetta il compito di dargli da bere?

Il compito di somministrare i pasti è dei collaboratori scolastici, che devono essere individuati dal Dirigente scolastico e, da questi, nominati. I collaboratori non possono opporsi, salvo documentate motivazioni; in questo caso il Dirigente dovrà individuare altro personale, anche spostandolo da un plesso a un altro plesso, ovvero da altre Istituzioni scolastiche (la priorità è il diritto del bambino). Se il numero dei collaboratori scolastici è scarso, il Dirigente può chiedere all’Ufficio Scolastico Regionale che si faccia autorizzare dal MIUR ad assegnare qualche unità in più di collaboratori scolastici sia per l’assistenza igienica e la cura dell’igiene personale, che per l’assistenza e la cura durante i pasti agli alunni con disabilità. Ciò è previsto dalle Ordinanze sull’organico di fatto, contenenti un paragrafetto concernente proprio i collaboratori e le collaboratrici scolastiche. Se la procedura di somministrazione, invece, richiedesse personale specifico (ma questo può dirlo solamente la componente sanitaria), allora deve essere l’ASL a provvedere con tale personale, previa formale richiesta da parte del Dirigente scolastico.  Non è compito dei docenti somministrare i pasti agli alunni. Suggeriamo comunque di convocare urgentemente un GLO o GLHO e, in quella sede, definire questi aspetti, per consentire, se si rivelasse necessario, al Dirigente di inoltrare eventuale richiesta di personale specifico presso l’ASL o altro Ente competente. 


Sono funzione strumentale handicap in un istituto, dove alla scuola primaria e di infanzia abbiamo alunni diabetici per quali non vi sono diagnosi che attestino la necessità  del docente di sostegno di cui invece entrambi usufruiscono da 2 anni a cattedra piena. Informo che entrambi gli alunni non hanno problemi di apprendimento, di attenzione ecc… Nell’ultima riunione sull’inclusione a livello di ambito territoriale  è  venuto fuori che gli alunni diabetici senza diagnosi non possono avere il docente di sostegno. Ora dopo tanta  insistenza a parte mia la dirigente convocherà  le famiglie per farsi fare la diagnosi. Sottolineo che 2 anni fa la neuropsichiatra  mi aveva già  detto che per alunni diabetici senza problemi didattici lei non avrebbe rilasciato  nessuna certificazione.  Ho chiesto alla dirigente di convocare le famiglie  alla presenza anche delle docente curricolari e della funzione  strumentale. Lei invece vuole avere un colloquio privato con le famiglie. Posso in quanto funzione  strumentale appellarmi a qualcosa per potervi partecipare? La mia sensazione è  che si voglia convicere i genitori a fare passi che non hanno niente a che fare con l’ inclusione e che siccome ci sono già  due cattedre assegnate non sappia come giustificare all’ufficio scolastico  regionale. Chiedo come devo comportarmi. 

Concordiamo con lei circa l’inesistenza del diritto di alunni con diabete o altri problemi esclusivamente fisici che non interferiscono con le funzioni intellettive, relazionali o sensoriali, a ottenere ore di sostegno didattico. Ciò è correttamente dichiarato dalla rappresentante dell’ASL che, normalmente, deve rilasciare la documentazione prevista (Verbale di Accertamento e Diagnosi Funzionale e, in alcune Regioni, anche il CIS, certificato di inclusione scolastica), ma che in questo caso correttamente si rifiuta di rilasciarla. Nel caso in cui la famiglia ottenesse in qualche modo da altri i documenti sopra elencati, pretenda di partecipare, insieme alla rappresentante dell’ASL, al GLO per la definizione del PEI e per l’indicazione delle ore di sostegno; in tale sede fate mettere a verbale che dissentite dalla richiesta di ore di sostegno e, qualora la Dirigente scolastica riuscisse a imporre la richiesta, lei (o, meglio, la rappresentante dell’ASL che non ha rapporto gerarchico con la Dirigente scolastica) invii all’USR una nota di dissenso da tale richiesta, motivandola.


Come si attiva la specialistica scolastica? Qual è la procedura?

La richiesta di ore per l’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione, ai sensi dell’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, spetta al Dirigente scolastico sulla base delle risultanze della Diagnosi funzionale e del PEI. Per la scuola dell’Infanzia, per la scuola Primaria e per la scuola Secondaria di Primo grado la richiesta va indirizzata al Comune di residenza dell’alunno; mentre per la scuola Secondaria di Secondo grado e per gli alunni con disabilità sensoriale la richiesta, che prima era indirizzata alla Provincia, oggi va inviata alla Regione (o all’ente che essa ha delegato a seguito della legge n. 56/2014).


Per una diagnosi di “disturbo psicotico” relativa ad un alunno sedicenne, la scuola può rifiutare l’iscrizione o anche la frequenza, in considerazione della estrema complessità e gravità del caso?

La Costituzione garantisce a tutti il diritto allo studio, diritto che non può essere negato. Negare un’iscrizione equivale a porre in atto palese discriminazione. La scuola, pertanto, come luogo educativo e formativo, ha il dovere di accogliere tutti, adottando le risorse necessarie per garantire a ciascuno non solo il diritto allo studio, ma anche il successo formativo. 


Sono un’insegnante di seconda. Nella classe è  inscritta un’alunna disabile che in due anni ha frequentato solo una settimana giustificata dalla sua gravità.  Noi come scuola ci accingiamo a stilare il PEI,  ma cosa possiamo fare di concreto?

Se le assenze sono determinate dalle condizioni di salute, si potrebbe attivare il servizio di istruzione domiciliare. Valutatelo con la famiglia, che deve inoltrare formale richiesta alla scuola, insieme ad un certificato medico, in cui sia indicato il periodo di non frequenza di minimo 30 giorni di lezione, anche non continuativi. Questo consentirà all’alunna di esercitare il suo diritto allo studio, tutelando contestualmente la sua salute, e di acquisire elementi utili per la valutazione degli apprendimenti.


Sono il papà di un bambino autistico (asperger) che sta frequentando l’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Contrariamente ai buoni miglioramenti avuti nel primo anno per quanto riguarda l’interazione sociale con i compagni e l’apprendimento didattico, da metà dello scorso anno mio figlio ha iniziato a manifestare delle regressioni mostrandosi inoltre riluttante all’idea di andare a scuola. La situazione è stata analizzata con la NPI che lo ha in carico; considerando che in questa prima fase dell’anno scolastico la problematica si è accentuata, la NPI ci ha consigliato di chiedere un cambio di classe.
Abbiamo così inoltrato la richiesta alla dirigente scolastica, la quale ha negato la possibilità di trasferimento.
Può la DS rifiutare la richiesta di trasferimento considerando che è avvallata dalla NPI e che si tratta di un caso particolare che vede coinvolto un bambino disabile certificato?

Se la richiesta, da voi avanzata, è supportata da una motivazione documentata dalla NPI, il Dirigente scolastico dovrebbe, dopo aver ponderato la situazione, ossia incontrando le insegnanti della sezione, assumere una decisione equa, rispettosa dei vissuti del bambino. Bisogna capire se nelle sezioni che ospita la scuola dell’infanzia vi siano altri elementi che, oggettivamente, impediscano alla dirigente di vagliare lo spostamento del bambino. Se l’impossibilità non derivasse dalla situazione delle altre sezioni, vi suggeriamo di rivolgervi al Referente regionale per la disabilità, chiedendo un suo intervento. Se invece la vostra richiesta è di cambiare scuola, allora dovrete chiedere al D.S. il nulla osta, documento che non potrà esservi rifiutato, come ha deciso anche la Magistratura. Piuttosto occorre chiedere al Dirigente Scolastico della nuova scuola se può accogliere in condizione di qualità l’alunno in una classe con non più di 22 alunni e ottenere subito il docente per il sostegno.


Sono la FS Bes di una scuola secondaria di primo grado. In seguito alle osservazioni relative ai bisogni degli alunni con disabilità iscritti nell’IC dove lavoro, viste le esigenze della scuola primaria e della scuola dell’infanzia (dove le ore di servizio OEPA assegnate non sono sufficienti) avrei bisogno di rimodulare l’orario  degli OEPA stabilito in sede di GLI  in base alle reali esigenze degli alunni ed evitare le compresenze. In tal modo potrei  ridistribuire 8 ore sulla scuola dell’infanzia e sulla primaria. Avrei bisogno di sapere se è possibile effettuare questa  modifica all’assegnazione delle ore di servizio OEPA  nel rispetto della normativa vigente . 

Le ore di OEPA debbono essere quelle concordate nel PEI di ciascun alunno, sulla base delle effettive esigenze risultanti dalla diagnosi funzionale e dal profilo dinamico funzionale. Se il numero delle ore assegnate dall’Ente locale è inferiore a quello richiesto nei singoli PEI, il DS deve far presente all’Ente locale che la Corte costituzionale con sentenza n. 275/16 ha stabilito che non si possono tagliare ore con la motivazione che bisogna risparmiare, perché, afferma la Corte, non è il diritto degli alunni che deve cedere di fronte ai problemi di bilancio, ma è il bilancio che deve adeguarsi al diritto allo studio degli alunni. Se, malgrado tale lettera del DS, l’ente locale non aumenta le ore, le famiglie facciano ricorso.


Crisi d ansia nelle ore di frequenza con una particolare docente che arriva a relazionarsi in modo tale da suscitare addirittura il rifiuto di andare a scuola nei giorni in cui la stessa è presente. Più genitori isolati (ovviamente di questi ragazzini più fragili emotivamente e con più difficoltà di studio) hanno a intermittenza annuale riportato i loro problemi (i risultati sono stati negativi comunque sul piano scolastico: cambio sezione, bocciatura, cambio scuola) al dirigente… Nulla è cambiato. Ora cosa dovrei fare io come genitore per soppiantare definitivamente queste modalità per nulla inclusive?

Le suggeriamo di chiedere l’intervento di un ispettore ministeriale, al quale dovrete sottoporre tutta la documentazione in vostro possesso.


Mio figlio con disabilità motoria e visiva, non intellettiva  perche parla e capisce tutto,  dall’anno scorso frequenta la prima media. Da metà dell’anno scolastico sono iniziati i problemi per la mancanza tempestiva delle bidelle nei momenti di bisogno. Ho chiesto un incontro con la dirigente scolastica. Ha risposto che il problema è la mancanza di personale ed ha proposto di mettere il pannolino a mio figlio, cosa che io indignata ho rifiutato categoricamente. Dopo l’incontro abbiamo invitato la dirigente all’incontro di rete ma non si è presentata. La neuropsichiatra ha segnalato la criticità scolastica ed ha chiesto la presenza constante dell’operatore scolastico dedicato all’attività di assistenza di base al piano della classe per facilitare la tempestività nell’accudimento del minore in relazione alle necessità igieniche, cosa che non è mai avvenuta. La dirigente scolastica non ha l’obbligo di mettere a disposizione personale per poter garantire a mio figlio una adeguata assistenza nell’igiene personale? Tutta questa situazione compromette anche la partecipazione didattica e relazionale all’esperienza scolastica.

Indubbiamente al capo d’Istituto compete l’obbligo di assicurarsi che, per gli alunni con disabilità, sia assicurata l’assistenza igienica. Il DS, infatti, deve incaricare un collaboratore scolastico per l’assistenza igienica e, contemporaneamente, di fargli frequentare un corso di 40 ore a spese dell’Ufficio Scolastico Regionale, al termine del quale il collaboratore, passando alla qualifica superiore, potrà percepire un aumento di stipendio pari a mille Euro annui lordi, che entrano nella base pensionabile. Tutto ciò è espressamente previsto nel CCNL del 2003, agli artt. 47, 48 e tabella A, e successive modifiche del CCNL. Se il collaboratore incaricatosi rifiuta, il Dirigente può avviare la sanzione disciplinare ed incaricare un altro. Al tempo stesso, andrebbe valutato “quando” il ragazzo chiede di dover andare in bagno, se cioè sia possibile insegnargli ad anticipare la richiesta di aiuto, in modo da avere il tempo di raggiungere il bagno con tutta tranquillità. Se, invece, nonostante l’anticipo della richiesta, si determina la situazione da voi descritta, si potrebbe, in via precauzionale, far utilizzare all’alunno un pannolone (ciò non sarebbe assolutamente di svilimento della sua dignità e non lo porrebbe nell’imbarazzo descritto).


I genitori di un alunno della scuola primaria non vogliono avviare la procedura di accertamento della disabilità del proprio figlio con la conseguenza che la scuola non può  richiedere l’insegnante di sostegno. Qual è la normativa di riferimento e quali procedure deve attivare il dirigente scolastico per tutelare il diritto del minore ad avere un insegnante di sostegno se i genitori continuano a rifiutare l’accertamento della disabilità?

La C.M. n. 363/1994 sulle iscrizioni, mai abrogata, stabilisce che in casi come quelli descritti il DS invia una raccomandata alla famiglia invitandola, nell’interesse del minore, a presentare una certificazione dell’ASL positiva o negativa entro 10 giorni, avvertendo che, in mancanza, provvederà la scuola. Se la famiglia provvede o non replica, le cose vanno bene; se invece la famiglia si oppone, allora il DS interpella i servizi sociali che, nell’interesse del minore, possono contattare il Tribunale per i minori; il Tribunale, nell’interesse del minore, può emettere una sentenza che impone alla famiglia di sottoporre a visita medica il minore e, in caso di esito positivo, scatta la normativa di tutela delle persone con disabilità.


Sono il coordinatore delle attività didattiche  di una scuola paritaria.
Per la prima volta, quest’anno, il Comune, alla mia richiesta di personale AEC per alunni disabili della scuola secondaria di primo grado, ha dichiarato per iscritto la non competenza specificando che questa è in capo alla Regione dal 1° gennaio 2016. Contestualmente ha assunto l’impegno di spesa  con determinazione del Responsabile del Settore Servizi sociali, solo per la scuola statale materna, elementare e media. Vorrei sapere se il Comune è legittimato ad escluderci esercitando tale discriminazioni.

A noi risulta che la Regione si sia assunta l’onere di spesa solo per le scuole secondarie di secondo grado, lasciando ai Comuni l’onere per le scuole del Primo ciclo di Istruzione, statali e paritarie. Comunque è bene che lei contatti il Direttore generale dell’Assessorato alla scuola i cui recapiti dovrebbero essere reperibili sul sito della Regione.


Sono un insegnante dell’infanzia  in un circolo didattico. Sono previsti 2 plessi, 1 plesso 5 sezioni con un unica collega con l.104 , il secondo 4 sezioni con 5 colleghe con 104. Ora a parte il disagio delle possibili e lecite assenze, la preside ha disposto per tutte le colleghe un orario che prevede un giorno di 7 h per garantire la compresenza e il supporto alla collega di sostegno.  Mi chiedo e lecito? Non si dovrebbe stabilire in sede di collegio?

Trattasi di materia di contrattazione fra RSU e Istituzione scolastica. In questo caso dovete sentire i vostri rappresentanti, chiedendo eventuale convocazione di assemblea per discutere e concordare insieme organizzazione e orari. 


Insegno in una prima primaria, in classe ho due alunni autistici, uno ad alto funzionamento, l’altro molto più grave, la famiglia di quest’ultimo ha scelto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, l’insegnante di sostegno ha l’intera cattedra sui due alunni, può portare fuori quello più grave? Che comunque andrebbe in un’altra classe, senza svolgere nulla perché non autonomo. Esiste una normativa che lo impedisce? L’insegnante di religione insiste che per normativa l’alunno DVA non può fare attività di rinforzo, anche se non fa religione. 

I genitori scelgono se avvalersi o meno dell’Insegnamento della Religione Cattolica esprimendo, in caso di non adesione, attività alternative. Se la famiglia per il proprio figlio ha scelto di avvalersi di attività alternative, la scuola è tenuta a predisporre tali attività avvalendosi di un docente della scuola (se nella classe altri alunni hanno aderito alle attività alternative, sicuramente saranno seguiti da un docente e sarà questo docente a occuparsi dell’alunno con disabilità). In quanto alle affermazioni che l’alunno “non può fare attività”, essa è particolarmente fuori luogo e anche grave: si dimentica, infatti, che non solo tutti apprendono, ma che la stessa Costituzione garantisce l’esercizio del diritto allo studio di ciascun cittadino; a ciò si aggiunga quanto prescrive la legge 104/92 che, all’art. 12 comma 4, sottolinea che nessuna tipologia di disabilità può essere addotta come motivazione per non garantire gli apprendimenti. 


Sono mamma di un bimbo epilettico a cui è stato riconosciuto anche un disturbo di coordinazione motoria e adhd. Quest’anno il bambino ha iniziato la scuola primaria ma purtroppo la certificazione per la 104 non è  arrivata in tempo (ad ottobre da maggio che era richiesta). Pertanto, pur necessitando di sostegno e aec, ped le tempistiche non abbiamo ottenuto  nulla per quest’anno. Il bimbo è  un comma 3. Possibile questa cosa?

Anche se la certificazione arriva in ritardo, in questo caso nel mese di ottobre, il Dirigente deve inoltrare richiesta sia del sostegno che di ogni altra figura prevista (così come di eventuali ausili o sussidi didattici necessari). In attesa della nomina del sostegno, la scuola potrebbe avvalersi, temporaneamente, del docente incaricato su potenziamento impostando, in questa fase, un Piano Educativo Individualizzato (PEI), contenente gli obiettivi per l’anno scolastico in corso (all’incontro del PEI partecipano i docenti della classe, i genitori e gli specialisti ASL). Nel caso in cui la scuola non avesse provveduto a inoltrare richiesta di posto in deroga (per il sostegno), come famiglia potreste diffidare sia il dirigente scolastico, che l’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero; nella lettera fate presente che se non provvederanno alla nomina, potreste rivolgervi al tribunale civile per discriminazione, chiedendo eventuali danni. 


Sono un docente di sostegno, seguo un alunno affetto da sindrome di down di  diciannove anni che frequenta il quinto anno di un liceo, segue una programmazione differenziata. La mamma dell’alunno ha chiesto che il figlio venga trattenuto per un ulteriore anno presso l’Istituto; è possibile  una cosa del genere se si con quali motivazioni ? Motivazioni che  andranno prese nel corso del GLHO? Nel caso di risposta affermativa l’alunno dovrà essere coperto, come avviene adesso, per 18 ore dall’insegnate di sostegno e per il resto dall’assistente specialistico? Ultima domanda fino a che età massima l’alunno potrà frequentare L’Istituto d’Istruzione secondaria di secondo grado?

L’ammissione o la non ammissione alla classe successiva viene effettuata sulla base dei criteri stabiliti nel PEI ed è di competenza esclusiva dei docenti che compongono il Consiglio di classe cui è iscritto l’alunno. Non possono esserci imposizioni da parte della famiglia per una non ammissione; il Consiglio di classe in questa decisione è totalmente autonomo e opera facendo riferimento al percorso indicato nel PEI.  Se l’alunno segue un pei differenziato, egli deve essere ammesso agli esami di Stato; nel caso non si presentasse, allora gli sarà rilasciato riceverà un attestato, con il quale chiude il percorso con la Scuola Secondaria di Secondo grado, come stabilito dall’art 20 del D.lgs. n. 62/17. L’alunno potrà chiedere di iscriversi ad altro istituto, però potrà frequentare solo i corsi per adulti e senza sostegno visto che ne ha già usufruito. È bene ricordare che la scuola non è un parcheggio, ma un luogo di crescita, insieme ai coetanei, negli apprendimenti, nella socializzazione, nella relazione e nella comunicazione (legge 104/92), luogo in cui si attua il diritto allo studio costituzionalmente garantito. Potete suggerire alla famiglia di iscrivere il figlio ad un corso di formazione professionale regionale e, comunque, di concordare con il Comune il progetto di vita individuale di cui all’art 14 della l.n. 328/2000.


Ho un bambino di 8 anni portatore di handicap legge 104 comma 1 art 3 che frequeta la classe 3° Ultimamente la maestra di ruolo fa un piccolo gruppo con altri bambini che non hanno il sostegno e li manda fuori in un’auletta per concentrarsi o per fare delle schede. Premetto che mio figlio non presenta nessun ritardo cognitivo. Ha un disturbo della coordinazione motoria, immaturità affettiva in soggetto pretermine. L’altra mattina ad esempio questo “piccolo gruppo” ha perso la gara di tabelline… Loro continuano a dire che lo fanno per il bene dei bambini ma io inizio a non tollerare più, anche perchè si continua a parlare di inclusione ma questa per me è esclusione. Se non erro per legge non potrebbero farlo giusto?

I gruppi costituiti da “soli alunni con disabilità” o da “alunni con disabilità e altri alunni che presentano difficoltà scolastiche” sono assimilabili alle “classi differenziali di fatto” abolite dalla legge 517 del 1977. Anche le Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009 ribadiscono che “è contraria alle disposizioni della Legge 104/92, la costituzione di laboratori che accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche minime e per prolungati e reiterati periodi dell’anno scolastico”. A ciò si aggiunga un’altra questione, molto importante: gli alunni (tutti gli alunni) sono affidati alla responsabilità degli insegnanti della classe, i quali non possono mandarli da soli fuori dall’aula, cioè fuori dalla loro stretta sorveglianza. Ora, da quanto lei scrive, i bambini verrebbero mandati fuori dalla classe da soli, trovandosi così non sotto la sorveglianza del docente in servizio. Le suggeriamo di incontrare il Dirigente scolastico per far presente quanto accade nella classe, affinché egli intervenga al più presto; lo informi anche del fatto che i bambini vengono lasciati “da soli fuori dalla classe”. 


Nella nostra scuola c’è una ragazza in terzo superiore con diagnosi della ASL di ritardo cognitivo lieve (da approfondire) e DSA. Nella diagnosi c’è scritto che si suggerisce di affiancarla con un docente di sostegno ma la famiglia non vuole. Abbiamo spiegato che questo è sulla classe e non sulla figlia ma i genitori non vogliono saperne. Abbiamo allora adottato come consiglio di classe un PDP ma purtroppo con grande fatica la ragazza non riesce a raggiungere i risultati e voti congrui alla sufficienza. Vorremmo adottare allora un pei per obiettivi minimi per rendere la didattica più modulare alle sue esigenze. Ci domandavamo come consiglio di classe possiamo noi predisporre un PEI senza il collega di sostegno o comunque la stesura del PEI è legata alla presenza del docente di sostegno?

La presenza di DSA è diagnosticabile unicamente escludendo la condizione di disabilità intellettiva; per cui appare in contrasto quanto afferma la diagnosi (fermo restando che, da quanto scrivete, la disabilità intellettiva è in fase di accertamento, quindi non ancora conclamata). Si dedurrebbe, pertanto, la presenza di disturbi specifici di apprendimento e, in tal senso, la scuola è tenuta a formulare un Piano Didattico Personalizzato ai sensi della legge 170/2010 e decreto applicativo del 2011; documento obbligatorio, che richiede la partecipazione della famiglia nella sua predisposizione e la firma. La diagnosi di DSA non prevede l’assegnazione alla classe di un docente per il sostegno. È quindi necessario che il PDP predisposto consenta all’alunna di poter affrontare il percorso con serenità, grazie ad una didattica personalizzata nelle strategie e metodologie, grazie a prove di verifica e a criteri di valutazione personalizzati. Non potete certamente predisporre un PEI, previsto unicamente per alunni con certificazione di disabilità ai sensi della legge 104/92, che sarà, invece, possibile nel caso in cui arrivasse la certificazione di disabilità, anche se fosse ad anno scolastico iniziato. Infine non è possibile nel modo più assoluto utilizzare per nessuno ore di sostegno già assegnate ad un qualunque alunno con disabilità.


Sono una docente di sostegno della scuola primaria e nella classe in cui lavoro è stato certificato il terzo alunno con Legge 104. La richiesta per l’insegnante di sostegno è stata presentata alla scuola il ad agosto. A tutt’oggi la scuola non ha provveduto ad informare le docenti (lo hanno fatto i genitori)  per cui ci chiediamo se questo alunno quest’anno debba avere un PEI o per il ritardo della ASL bisogna aspettare il prossimo anno scolastico? 

L’integrazione scolastica è un diritto e quindi non è condizionata da limiti di tempo o organizzativi. Avendo la scuola ha ricevuto la documentazione riguardante l’alunno iscritto alla vostra classe, e per il quale dovrebbe aver inoltrato richiesta per il sostegno, avreste dovuto essere informati già da tempo (ovvero prima dell’avvio del nuovo anno scolastico). Se la scuola non ha provveduto a inoltrare la richiesta del numero di ore di sostegno in organico di fatto o in sede di deroghe, la famiglia ha diritto a diffidare sia il dirigente scolastico, che l’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero, facendo presente che, dato il ritardo imperdonabile, si vedrà costretta a rivolgersi al tribunale civile per discriminazione, chiedendo i danni anche non patrimoniali, normalmente fissati dalla magistratura in mille euro al mese di ritardo rispetto all’inizio delle lezioni.Per quanto riguarda il PEI: poiché voi, come docenti della classe, avete ricevuto la comunicazione da parte dei genitori della consegna della documentazione alla scuola, informate di questo il Dirigente scolastico, chiedendo anche notizie sul docente di sostegno e, contestualmente, chiedete la convocazione del gruppo di lavoro (ovvero tutti i docenti della classe, i genitori e gli specialisti ASL) per la predisposizione del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo Individualizzato per l’anno in corso. 


Sono un’insegnante di sostegno e lavoro in una scuola Primaria. Seguo un bimbo da cinque anni, l’alunno in questione per motivi inerenti alla patologia ogni giorno va via alle 12:30, uscita supportata da un certificato medico. Fino allo scorso anno avevamo un registro online strutturato in mezz’ore, da quest’anno la Dirigente ha cambiato il registro di sua iniziativa, e sostiene che dobbiamo firmare ad ore piene perchè il registro è strutturato così. Le chiedo può un Dirigente non tener conto dell’esigenza un bimbo diversamente abile e sostenere che l’orario deve essere fatto in virtù della strutturazione di un registro? 

La soluzione proposta dal Dirigente Scolastico comporta la perdita di un’ora settimanale di sostegno, e ciò è illegittimo; in questo caso il suggerimento è di parlare con il referente scolastico regionale operante presso il vostro ufficio scolastico regionale, affinché faccia comprendere al dirigente che, a fronte della sottrazione di un’ora di sostegno, sottrazione non giustificata altrimenti, la famiglia potrebbe far causa. Se invece l’obbligo di firmare diversamente, in modo alterno, non impedisce a lei di mantenere il rapporto nella sua classe per le due mezz’ore, anche quando firma sino alle ore 12.00, sarà problema della Dirigente assumersi la responsabilità che nella mezz’ora in cui lei non firma è egualmente presente in classe per la responsabilità di eventuali incidenti all’alunno o agli alunni della classe o incidenti procurati dall’alunno o dagli alunni della classe. Piuttosto è contrario alla legge che l’alunno debba rinunciare alle lezioni della scuola dell’obbligo per recarsi alla riabilitazione durante l’orario scolastico. È il caso che il Dirigente Scolastico faccia presente al direttore amministrativo, come pure a quello sanitario dell’Asl o al direttore del centro riabilitativo, che la riabilitazione non può sottrarre ore alla scuola dell’obbligo; li inviti quindi a garantire la riabilitazione pomeridiana, in orario extra-scolastico, altrimenti il D.S. si vedrà costretto a denunciare il caso per interruzione di un pubblico sevizio.


Dove posso fare una certificazione per la diagnosi funzionale? Io ho già ho fatto una visita dal neurologo ed anche un test neuropsicologico, dal quale risulta che ho un disturbo dell’apprendimento.

Per una diagnosi di disturbo specifico di apprendimento deve rivolgersi all’ASL e deve chiedere una “valutazione per DSA, ovvero disturbi specifici di apprendimento” in base alla legge 170 del 2010 e del decreto 5669 del 12 luglio 2011.


Sono la mamma di un bambino disabile di 10 anni che frequenta la 5 elementare. 
Lui ha sempre avuto insegnante di sostegno ed educatore. Quest’anno alla revisione della 104 ci hanno tolto la gravità e il comune ha eliminato la figura dell’educatore che per mio figlio è fondamentale in quanto lui non scrive e ha difficoltà di autonomia. 
Adesso stiamo aspettando la nuova visita che abbiamo subito richiesto  nella speranza che ci venga di nuovo riconosciuta la gravità visto che niente è cambiato dalle altre revisioni fatte. 
La mia domanda è la figura dell’assistente educatore è legata al riconoscimento della gravità? 

No, la figura dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione non è associata al riconoscimento della gravità, bensì al bisogno effettivo dell’alunno rispetto all’autonomia personale e/o alla comunicazione, come stabilito dalla legge 104/92 all’art. 13.


Mio figlio rientra nello spettro dell’autismo. Gli hanno riconosciuto l’art 3 comma 3 della L.104/92.
Quest’anno frequenta la terza elementare in una scuola che prevede 27 ore settimanali.
A mio figlio sono state riconosciute 12 ore di assistente educativo e 22h di insegnante di sostegno.
Lo scorso anno hanno avuto delle ore in compresenza ma quest’anno la scuola ha ridotto le ore di sostegno (senza avvisare noi genitori) a 17 in quanto l’ente territoriale ha imposto la non compresenza delle due figure.
Cosa possiamo fare noi genitori per scongiurare questa riduzione? A chi possiamo rivolgerci per far valere i nostri diritti

Essendo suo figlio certificato con autismo e con l’art. 3 comma 3 della legge n. 104/92, è ovvio che deve essergli riconosciuto il rapporto 1:1, pari a 18 ore settimanali. Se il numero delle ore è stato ridotto senza la motivazione provata che suo figlio è migliorato rispetto allo scorso anno o senza che questo sia stato deciso in sede di redazione del PEI da parte del Gruppo di lavoro, potete inviare una lettera avente quali destinatari la scuola, l’Ufficio Scolastico Regionale e il MIUR (al Dirigente Generale per lo Studente), minacciando, se non ridanno il numero di ore dello scorso anno, che sarete costretti a fare ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n.67/2006. Ricevuta la lettera il Dirigente Scolastico della vostra scuola dovrebbe mandare una lettera all’Ufficio Scolastico Regionale, facendo presente la necessità dell’aumento del numero di ore di sostegno pari a quello dello scorso anno; deve inoltre far presente che lei (o lui) non si sente responsabile del danno erariale che certamente verrà a subire l’Amministrazione a causa della sicura vittoria della famiglia, pari a numerosissime sentenze già pronunciate in tutta Italia. La lettera va inviata anche alla Direzione Regionale della Corte dei conti; così è stabilito dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 2017. Quanto alla contemporaneità del docente per il sostegno e dell’assistente per la comunicazione, essa è indispensabile, trattandosi di alunno con autismo, il quale senza l’esperto in comunicazione, utile per lui, potrebbe non comunicare adeguatamente, rendendo vana la spesa del sostegno per le ore eccedenti il numero di quello di assistenza. Scrivete pure all’Ente che eroga questo servizio la stessa lettera. Nelle due lettere deve essere precisato che la motivazione dello scarso numero di ore dovuto ai tagli alla spesa pubblica, è incostituzionale come risposta; così è stato infatti deciso in due sentenze della Corte costituzionale: la s. n. 80/2019 per le ore di sostegno e la s. n. 275/2016 per le ore di assistenza.


Sono un docente laureato in filosofia e facente parte dunque delle classi di concorso A018 (filosofia e scienze umane) e A019 (filosofia e storia). Quest’anno sono stato chiamato a fare una supplenza nella classe di concorso attinente “filosofia e scienze umane”. Mi è stato detto dal referente per il sostegno che dovrò essere assegnato in due prime (in una ci sono già stato e so che ci sono due alunne da seguire) a fare inglese e matematica. Tenendo conto che non sono specializzato per il sostegno ed è la prima volta che lo faccio alle Superiori; tenuto anche conto che matematica e inglese non fanno parte delle mie classi di concorso: cosa devo fare?

La normativa vigente non prevede più la suddivisione in aree, come accadeva nel passato: la legge 128 del 2013 all’art 15 comma 3-bis, infatti, ha abolito le aree disciplinari nella scuola secondaria di secondo grado. Il docente di sostegno, come recita l’art. 13 al comma 3, è assegnato ad una classe in quanto in essa vi è iscritto un alunno con disabilità al fine di “promuovere attività di sostegno alla stessa” (citiamo testualmente: “3. Nelle scuole di ogni ordine e grado, (…), sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati”. In assenza di docenti specializzati è possibile utilizzare, previa acquisita disponibilità, docenti non specializzati. Lei deve possedere competenze psico-pedagogico-didattiche, tecnologiche e linguistiche, come da CCNL, ma non certo specifiche competenze disciplinari, di cui sono responsabili, ciascuno per la propria, i docenti incaricati su posto disciplinare. Il suo compito non è quello di fare “l’insegnante privato dell’alunno o che dà ripetizioni”, bensì di coordinarsi con i colleghi di classe, affinché sia garantito e tutelato il diritto allo studio dell’alunno stesso (e quindi anche gli apprendimenti). Le suggeriamo di rivolgersi ai colleghi incaricati sulla disciplina e di raccordare con loro la/le modalità di intervento, tenendo presente che i contenuti formali sono loro compito. Tenga conto che lei, seguendo i consigli dei colleghi, potrà sostenere gli alunni, anche avvalendosi dei compagni della classe, mediante attività di apprendimento cooperativo.


Sono un’insegnante straniera di lingua straniera in un istituto superiore. Come tutti gli anni organizziamo uno scambio scolastico in famiglia all’estero per i ragazzi delle seconde. Quest’anno ho un bimbo tetraplegico e anche se il viaggio in sé non sarebbe un problema (aereo e treno che prenderemo con piattaforma per la sua carrozzina o il pullman della scuola ospitante che ci ha assicurato che lo includeranno in tutto e per tutto), la difficoltà (per lui come per tutti gli altri) è di trovare una famiglia idonea che possa accoglierlo. Ci siamo messi d’accordo con il padre che ci accompagnerebbe nel caso trovassimo una famiglia pronta ad ospitare sia lui che il figlio. La famiglia del bimbo però ci ha anche detto che se non troviamo una famiglia di accoglienza per loro due allora la gita sarebbe un’esclusione del loro figlio e che tutto lo scambio dovrà essere rimandato per le 3 classi che ci partecipano. Non conosco bene le leggi italiane a tal proposito e il mio dirigente scolastico si è trovato in difficoltà dicendomi di trovare una famiglia o di cancellare tutto. Mi può aiutare a capire se questa è l’unica strada percorribile? Io vorrei ovviamente che tutti potessero partecipare… 

Il Dirigente correttamente vi ha informato che l’attività promossa dalla scuola è possibile unicamente se per lo studente sussisteranno le stesse condizioni garantite ai compagni, con la piena partecipazione. Quando si programma un’uscita didattica o un viaggio di istruzione o, come nel vostro caso, uno scambio con famiglie all’estero, il Consiglio di classe deve necessariamente accertarsi che ogni attività promossa possa essere effettuata da ciascuno studente e da ciascuna studentessa e che nessuno, di conseguenza, possa essere escluso o possa veder per lui o per lei preclusa la possibilità di partecipazione. Ciò infatti si configurerebbe come discriminazione nei suoi confronti, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. D’altra parte, che senso avrebbe un’attività programmata senza tener conto degli alunni della classe per i quali le attività stesse sono progettate? Nella situazione da voi descritta risulta non programmata in anticipo un’adeguata sistemazione per lo studente, e ciò, di per sé, rende la proposta non fattibile. 


Nella mia scuola che è un liceo artistico c’è un ragazzo con Pei differenziato molto grave tanto che lo stesso ha frequentato tutti i cinque anni in un’aula a parte perché impossibile integrarlo nella classe.
Arrivato in quinta il Consiglio di classe ha ritenuto giusto bocciarlo.
Mi chiedo se è legittimo dal momento che non esiste nessun obiettivo da raggiungere e se non è una strategia per prolungare semplicemente la permanenza dell’alunno a scuola o garantire il posto ai docenti.

Non sappiamo se lei svolga, nella sua scuola, funzione di docente o altro. Quello che, molto probabilmente, le sfugge, è che in Italia è stato volutamente scelto che tutti i cittadini e tutte le cittadine possano accedere alla scuola di tutti e che a tutti, come prevede la Costituzione, siano riconosciuti i diritti fondamentali, fra cui quello allo studio. Oggi, ai principi, sanciti dalla Costituzione e da numerose norme emanate dallo Stato italiano, fra cui la legge 104/92, che all’art. 12 comma 4 ribadisce chiaramente che nessuna disabilità può essere causa di impedimento al diritto all’educazione e all’istruzione, si aggiungono le ricerche in ambito pedagogico e neuro-scientifico, secondo le quali tutti apprendono; perché ciò avvenga deve esserci un’azione educativa intenzionale, gli studenti devono essere mesi nella condizione di poter “imparare”, partendo dalle loro capacità e potenzialità, presenti sempre; e non è la “quantità” degli apprendimenti o lo “standard” di quanto appreso che rende “utile o inutile” una persona, ma la qualità e la possibilità offertagli dal percorso formativo. Certamente questo richiede che nella scuola operino docenti professionalmente competenti.


Due alunne gravemente disabili di un IC usufruiscono da 6/7 anni dell’insegnante di sostegno con rapporto 1:1 più due ore di un educatore mandato dal Comune. Quest’anno il Comune ha fatto richiesta, a ridosso dell’inizio della scuola, di verbale accertamento invalidità dell’Inps revisionato. Documento che le alunne non hanno poiché mai richiesto in passato. In attesa non ha attivato le ore. Il dirigente, sostenendo che un docente di sostegno per legge non può sostituire un educatore, anche se in via temporanea, ha deciso di ridurre a 18 l’orario scolastico delle ragazze “richiedendo” alle famiglie di venirle a prendere prima da scuola. L’alternativa sarebbe aumentare le ore di sostegno ripartendo gli insegnanti sulle classi degli alunni H. Gradirei capire se tutto questo è normativamente corretto. Un alunno può avere più di 18 ore di sostegno? Un dirigente puo’ chiedere alle famiglie di ridurre l’orario dei propri figli perche’ non può garantirne la copertura?

Premesso che quando una certificazione INPS è scaduta, essa continua ad avere efficacia sino al rilascio della nuova certificazione, ciò in forza della legge n. 114/2014 art 25, comma 6-bis, e considerato che nella scuola secondaria di primo grado non si possono avere più di 18 ore di sostegno settimanali, poiché la certificazione continua ad aver valore, il Comune deve continuare ad assicurare le ore di assistenza già calendarizzate e previste (così come da richiesta del Dirigente Scolastico). Per altro, il Dirigente scolastico non può rifiutare la frequenza scolastica, adducendo alla “mancanza di ore di assistenza e/o di sostegno” tali da “coprire” tutte le ore di lezione (la norma non copre le ore, ma garantisce l’esercizio del diritto allo studio con l’erogazione delle risorse necessarie); ciò, infatti, è espressamente vietato dall’art 12 comma 4 della legge n. 104/92, secondo il quale nessuna disabilità può essere causa di esclusione (e neppure di riduzione) dalla frequenza scolastica.Il Dirigente scolastico che lo imponesse si esporrebbe al rischio di denuncia per abuso di potere, di interruzione di un pubblico servizio con conseguente ricorso al Tribunale civile per discriminazione con diritto al risarcimento dei danni, anche non patrimoniali, ai sensi della legge n. 67/06 sulla non discriminazione delle persone con disabilità.


Sono una docente di sostegno specializzata con titolo per l’insegnamento dell’inglese nella scuola primaria. Mi è stato chiesto dalle colleghe di classe di insegnare inglese nella classe dove è presente l’alunno disabile grave, poiché contitolare della classe. E’ possibile? 

Non solo è possibile attuare l’incarico misto in tutti gli ordini e gradi di scuola, ma è anche auspicabile al fine di potenziare il processo inclusivo e favorire la corresponsabilità educativa (D.lgs. 96/19, riferimento all’art. 14 comma 2 del decreto legislativo n. 66/17). Lei, pertanto, potrà insegnare l’inglese nella sua classe, mentre uno dei docenti del Team, sempre della stessa classe, sarà impegnato sul sostegno per le ore di insegnamento corrispondenti a quelle di insegnamento di inglese. Parlatene anche con il D.S. per formalizzare l’assegnazione di incarico.


Sono un’insegnante funzione strumentale inclusione. Nel caso non si trovasse mezzo idoneo al trasporto disabili in carrozzina la restante parte della classe può secondo la legge partecipare ugualmente al viaggio?

Nel caso vi fosse impossibilità di reperire un mezzo idoneo, impedendo la partecipazione di uno solo degli alunni della classe, l’uscita didattica non può aver luogo; attuare l’uscita didattica motivando la non partecipazione dell’alunno con disabilità per “assenza del mezzo di trasporto” si configura come azione discriminante nei confronti dell’alunno, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Vi suggeriamo di trovare un’altra soluzione per il mezzo di trasporto, contattando altri gestori, o, in alternativa, di modificare la destinazione, in modo che l’alunno con disabilità possa partecipare con i suoi compagni e con le sue compagne.

Il progetto individuale deve essere onnicomprensivo

Il progetto individuale deve essere onnicomprensivo (TAR Sicilia 2782/19 e 2783/19)

di Salvatore Nocera
Osservatorio Scolastico sull’Inclusione dell’AIPD Nazionale

Il TAR Sicilia, sezione di Catania con due sentenze rispettivamente n° 2782 e n° 2783 del 20/11/2019 ha pienamente accolto i ricorsi patrocinati dagli avvocati Ettore Nesi, Gianfranco de Robertis e Mariapaola Giardina e tendenti all’annullamento di uno pseudo progetto di vita formulato dall’ASL di Siracusa.

Le parti sostenevano che l’ASL e il Comune si erano limitate a fornire un progetto di vita, di cui all’articolo 14, legge n° 328 del 2000, del tutto insufficiente, contenendo solo la scheda di valutazione della disabilità e alcune generiche indicazioni di carattere assistenziale.
Il TAR ha pienamente accolto i ricorsi con le seguenti motivazioni che si pubblicano per esteso data la loro chiarezza:

“Il progetto di cui all’art. 14 della legge n. 328/2000 deve soddisfare in modo puntuale alcune specifiche previsioni. In primo luogo, ai sensi del secondo comma della disposizione indicata, esso deve comprendere, “oltre alla valutazione diagnostico-funzionale o al profilo di funzionamento, le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale, il Piano Educativo Individualizzato a cura delle istituzioni scolastiche, i servizi alla persona a cui provvede il Comune in forma diretta o accreditata, con particolare riferimento al recupero e all’integrazione sociale, nonché le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale” e deve altresì definire “le potenzialità e gli eventuali sostegni per il nucleo familiare”. Ai sensi dell’art. 2 del decreto ministeriale in data 26 novembre 2011, il progetto deve anche contemplare un budget di progetto, da intendersi quale “insieme di tutte le risorse umane, economiche e strumentali da poter utilizzare in maniera flessibile, dinamica e integrata”), nonché individuare una figura di riferimento (il cosiddetto “case manager ”) e “metodologie di monitoraggio, verifica periodica ed eventuale revisione, tenuto conto della soddisfazione e delle preferenze della persona disabile”. Come disposto dall’art. 1, secondo comma, della legge n. 112/2016, il progetto deve, infine, contemplare “misure di assistenza, cura e protezione nel superiore interesse delle persone con disabilità grave, non determinate dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di fornire l’adeguato sostegno genitoriale, nonché in vista del venir meno del sostegno familiare, attraverso la progressiva presa in carico della persona interessata già durante l’esistenza in vita dei genitori”, con il necessario “coinvolgimento dei soggetti interessati” e “nel rispetto della volontà delle persone con disabilità grave, ove possibile, dei loro genitori o di chi ne tutela gli interessi”. Il progetto che è stato consegnato alla ricorrente risulta largamente incompleto rispetto alle indicazioni normative cui si è fatto riferimento. A titolo di esempio, può osservarsi che esso non contempla in alcun modo (neppure al fine di giustificare una loro ragionevole esclusione) eventuali forme di recupero o di integrazione sociale, eventuali misure economiche per il superamento di condizioni di disagio, la definizione di potenzialità e sostegno per il nucleo familiare, un budget di progetto (nel senso sopra specificato), una figura di riferimento (cioè il cosiddetto “case manager”), nonché “metodologie di monitoraggio, verifica periodica ed eventuale revisione, tenuto conto della soddisfazione e delle preferenze della persona disabile”. Il ricorso va, quindi, accolto, con conseguente annullamento degli atti impugnati. A seguito di ciò, le Amministrazione interessate, cioè il Comune e l’Azienda Sanitaria Provinciale (tenute a provvedere d’intesa, come disposto dall’art. 14, primo comma, della legge n. 328/2000), dovranno predisporre e approvare, con la massima sollecitudine, il progetto individuale contemplato dalla norma citata nell’interesse del soggetto disabile di cui si tratta. Al riguardo deve anche precisarsi che non può condividersi la tesi dell’Azienda Sanitaria, secondo cui l’attività di sua competenza sarebbe già stata interamente espletata, ove si consideri che, ad esempio, nel progetto consegnato alla ricorrente non sono indicate le “metodologie di monitoraggio, verifica periodica ed eventuale revisione” (per l’individuazione delle quali risultano imprescindibili le valutazioni tecniche e specialistiche dell’Azienda stessa). Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo, tenendo conto della semplicità della controversia, della sua sollecita definizione e della sua sostanziale identità con altro ricorso parimenti definito in data odierna. Esse, inoltre, vengono poste per tre quarti a carico del Comune di Palazzolo Acreide, atteso che l’Azienda Sanitaria Provinciale, in realtà, ha già parzialmente provveduto alle incombenze di sua competenza.”

OSSERVAZIONI

Le due sentenze sono di enorme importanza perché chiariscono in modo esauriente quali debbano essere i contenuti del progetto di vita di cui all’articolo 14, legge 328 del 2000.

Non solo, è altresì importante perché al termine delle motivazioni il TAR stabilisce cosa Comune ed ASL debbano precisare nei contenuti del vero piano individuale che dovranno formulare di intesa con la famiglia e i diretti interessati.

E’ altresì da precisare che, qualora Comune ed Asl non provvedano ad eseguire le sentenze, lo stesso avvocato de Robertis aveva ottenuto in precedenza altra sentenza di ottemperanza con la quale il TAR aveva nominato il prefetto “commissario ad acta” per la formulazione del completo progetto di vita in sostituzione degli inadempienti (vedi sentenza TAR Catania n. 559 del 14 Marzo 2019, già commentata nella nostra scheda n° 595. Il comune è obbligato a formulare il progetto di vita, specie dopo la scuola (TAR Catania 559/19)).

La sentenza chiarisce ancora come in materia di controversie relative al progetto di vita la competenza esclusiva sia del TAR.

E’ infine interessante la motivazione della condanna alle spese “tenendo conto della semplicità della controversia. Ciò significa che ormai circa le controversie sul rifiuto o l’incompleta formulazione del progetto di vita da parte del comune di residenza non ci dovrebbero essere più timori di rigetto dei ricorsi da parte degli interessati o di loro soccombenza alle spese.

E’ doveroso dare atto all’avvocato Gianfranco de Robertis dell’ANFFAS, che ha contribuito in modo significativo a rilanciare l’importanza giuridica e sociale del progetto di vita, del quale è parte integrante il Piano Educativo Individualizzato, come stabilito dall’articolo 6 del D.Lgs n° 66/17 come integrato, proprio per questo aspetto, dal D.Lgs n° 96/19.

Le famiglie di alunni con disabilità che al termine della scuola sono tentate di far loro ripetere la scuola proprio per la mancanza di futuro di vita dei loro figlioli, trovano in queste decisioni giurisdizionali lo stimolo a veramente “pensare adulti” i loro figlioli, come soleva dire il compianto Mario Tortello, perché la giurisprudenza offre ormai loro delle possibilità nuove di socializzazione e di partecipazione alla vita di tutti che un completo progetto di vita può seriamente offrire, tenendo conto anche del possibile coinvolgimento delle associazioni, delle organizzazioni di volontariato e degli altri soggetti del Terzo Settore.

FIABADAY 2019

FIABADAY 2019
XVII GIORNATA NAZIONALE PER L’ABBATTIMENTO DELLE  BARRIERE ARCHITETTONICHE

Il FIABADAY – Giornata Nazionale per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche, che si terrà domenica 6 ottobre 2019 a Roma, in piazza Colonna, è organizzato da FIABA in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e con il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto. La manifestazione ha ricevuto il patrocinio di Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero della Giustizia, Ministero della Difesa, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero della Salute, Regione Lazio, Roma Capitale, Responsabilità Sociale Rai e Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati.

La “Giornata Nazionale FIABADAY per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche” si celebrerà il prossimo 6 ottobre 2019 a Roma a Palazzo Chigi (piazza Colonna, 370). Come nelle precedenti edizioni, dalle ore 9.00 alle 13.30, la sede del Governo italiano aprirà le porte alle visite guidate nelle sale interne del Palazzo a gruppi di persone con disabilità e loro accompagnatori, previa prenotazione delle visite attraverso l’indirizzo e-mail eventi@fiaba.org oppure telefonando al n. 06 43400800. I visitatori saranno accolti dai funzionari di Palazzo Chigi e dallo staff di FIABA Onlus mentre a piazza Colonna, fino alle ore 19.00, si terranno spettacoli e dibattiti per grandi e bambini.

Il FIABADAY proseguirà nel mese di ottobre con eventi organizzati su tutto il territorio nazionale dai nostri partner sottoscrittori di Protocollo d’intesa e dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, attraverso i quali saranno effettuate visite in numerosi porti italiani.

FAQ Handicap e Scuola – 63

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Nella mia scuola c’è un alunno particolarmente grave che necessita di compresenza ed aula a parte perché non può essere integrato nella classe con i compagni.
Arrivato al 5 anno è stato bocciato per permettergli di continuare a frequentare la scuola, un ambiente per nulla adatto a lui.
Mi chiedo, non potendo conseguire un effettivo diploma, a quale titolo si decide di bocciarlo con costi eccessivi che ricadono sull’amministrazione pubblica dal momento che  la sua permanenza a scuola richiede due insegnanti di sostegno.
Mi chiedo se tutto ciò è legale o meno

Viene da chiedersi come può la scuola italiana, “scuola inclusiva”, annoverare docenti che affermano che uno studente “non può essere integrato nella classe con i compagni”! Ora, essendo stato predisposto un PEI differenziato, questo si deduce da quanto lei scrive, lo studente avrebbe dovuto essere ammesso agli esami di Stato; nel caso non si fosse presentato, la scuola avrebbe dovuto rilasciare un Attestato, con il quale lo stesso avrebbe chiuso con la frequenza scolastica. Ma questo, evidentemente, non è stato fatto. Tanto doverosamente premesso, concordiamo sul fatto che la scuola non è un parcheggio e che, giunti al termine del percorso, si debba accedere ad altri contesti; ma anche il vuoto, successivo al periodo scolastico, è fonte di grande preoccupazione per i genitori, che non trovano, a livello sociale, risposte adeguate. La famiglia, come previsto dall’art. 14 della legge 328/2000 (come modificato dal decreto legislativo 96/19), può chiedere al comune la formulazione di un Progetto individuale, proprio per ribadire l’abbandono a sé dopo la scuola. 


I genitori di un alunno della scuola media non vogliono avviare la procedura di accertamento della disabilità del proprio figlio con la conseguenza che la scuola non può  richiedere l’insegnante di sostegno. Qual è la normativa di riferimento e quali procedure deve attivare il dirigente scolastico per tutelare il diritto del minore ad avere un insegnante di sostegno se i genitori continuano a rifiutare l’accertamento della disabilità?

In base alla normativa vigente, sono solo i genitori che, in quanto detentori della responsabilità genitoriale, possono inoltrare richiesta di “accertamento” presso le sedi competenti e, successivamente, valutare se richiedere o meno il riconoscimento del figlio come alunno con disabilità (a fronte dell’eventuale esito positivo dell’accertamento ai sensi della legge 104/92). Esiste la C.M. n. 363/94 sulle iscrizioni, mai abrogata, nella quale è stabilito che in situazioni come quelle da lei descritte, i docenti segnalano al Dirigente Scolastico il caso; il D.S., acquisita l’informativa da parte del Consiglio di classe, invia una raccomandata alla famiglia invitandola a produrre, entro 10 giorni (questa è la data indicata dalla norma, che fa riferimento agli anni Novanta, periodo in cui le AASSLL erano più celeri), una certificazione positiva o negativa circa l’eventuale disabilità del figlio, avvertendo che, in mancanza, provvederà egli stesso a sottoporre a visita l’alunno. In base a tale circolare, se la famiglia accettava, nulla quaestio: in base all’esito della visita, veniva deciso o meno per il sostegno. Se invece la famiglia si rifiutava, allora la scuola doveva informare i servizi sociali i quali, nell’interesse dell’alunno, potevano segnalare il caso al Tribunale dei minori che, sempre nell’interesse dell’alunno, poteva disporre la visita, tramite sentenza, al cui esito si provvede come sopra.


Sono insegnante di sostegno di una ragazza disabile con pei differenziato di 21 anni che, nonostante abbia concluso i cinque anni di scuola media superiore di secondo grado, è stata iscritta al terzo anno nel mio liceo e le sono state assegnate 22 ore di sostegno. È legale tutti ciò? Cosa devo fare in caso di illegalità?

La ragazza, avendo concluso il percorso scolastico, può frequentare il corso serale, non più il diurno; ciò è stabilito chiarissimamente in tutte le circolari sulle iscrizioni. Va precisato inoltre che, avendo l’alunna già goduto di sostegno per cinque anni, al corso serale non sarà riconosciuto il sostegno. Quanto accaduto dovrebbe essere segnalato da lei o da un’Associazione all’USR di riferimento, mettendo in conoscenza anche il MIUR, in quanto ciò determina un danno erariale, da segnalarsi alla Direzione regionale della Corte dei conti.


Sono una docente specializzata, referente per il sostegno didattico, in una scuola secondaria di secondo grado dove vige, da sempre, la cultura dell’accoglienza. Quest’anno, nella formazione delle classi prime, si è verificata una situazione a dir poco inverosimile: nel mese di febbraio, in organico di diritto, si era formata una sola prima di circa 20 ragazzi, di cui 6 diversamente abili. Pensando che nel corso dell’estate, come di norma accade, ulteriori alunni sarebbero confluiti da altre scuole, sono state accolte tutte e sei le istanze di iscrizione, potendo richiedere a settembre, lo sdoppiamento della classe in organico di fatto. Purtroppo, al contrario, c’è stata una “emorragia” di iscritti dovuta alla richiesta di nulla osta da parte di alcune famiglie. Il Liceo si è ritrovato, così, con una sola classe prima formata da 12 alunni di cui 6 d.a. Di questi sei, tre in situazione di gravità e due con gravità severa, comunque tutti seguiti dai docenti di sostegno per 18 ore e dagli assistenti all’autonomia e comunicazione. Inutile dire che il normale svolgimento delle lezioni è pesantemente inficiato dalla presenza in classe, in contemporanea, di più figure adulte e disturbato, in particolare, da un alunno che presenta un comportamento particolarmente aggressivo: lancia oggetti, rovescia banchi, si aggrappa ai capelli e sferra calci contro compagni e insegnanti, innescando, così, le reazioni esasperate di altri due alunni autistici, nello sconcerto e nel timore di tutti, compagni “normodotati” compresi. Parole quali “inclusione”, “integrazione”, “diritto allo studio” ecc., a questo punto, che senso hanno? Sfoghi, legittimi o no a parte, in che modo si può risolvere l’incresciosa situazione venutasi, di fatto, a creare? Oltre a coinvolgere i genitori, che non vogliono sentire ragioni per una più proficua ridistribuzione in altre scuole del territorio, il Consiglio d’Istituto, il GLHO e l’Ufficio Scolastico Provinciale, quali altre strategie possono essere attuate, per i diritti e la tutela di ciascuno, anche da un punto di vista legale?

In mancanza di una delibera del Consiglio d’Istituto da pubblicarsi all’albo e sul sito in data anteriore all’inizio della data di iscrizione, la scuola è tenuta ad accettare tutte le iscrizioni che pervengono. La situazione in cui vi trovate è davvero paradossale. Potreste chiedere un incontro con l’ufficio Scolastico Regionale, in particolare con il referente regionale per l’inclusione scolastica insieme alle famiglie degli alunni con disabilità, affinché quattro dei sei possano essere spostati in altri Istituti. Quanto all’alunno che manifesta comportamenti oppositivi, provate a parlare, se esiste, con lo sportello per l’Autismo presso il CTS della vostra città o del vostro territorio.


Sono una docente di sostegno e coordino una classe di una scuola secondaria di secondo grado. Lo scorso anno si sono iscritte nella mia classe 2 ragazze che hanno espresso volontà di non avvalersi del docente di sostegno. Alle scuole medie erano state seguite da docente di sostegno. Le famiglie hanno appoggiato la scelta delle discenti impegnandosi a farle seguire a casa da personale qualificato. Dunque a noi non sono state fornite diagnosi né altro supporto. Abbiamo preparato un PDP a tutela delle piccole al quale ci siamo attenuti scrupolosamente, basato sulla osservazione del Consiglio di Classe. Il disagio delle alunne, poiché  adolescenti è comprensibile. Così è trascorso il primo anno durante il quale le discenti sono state inserite in percorsi di recupero  pomeridiani. Una delle due è davvero riuscita a completare la sua preparazione al pari di tutti gli altri componenti il gruppo classe. La seconda invece mostra delle fragilità. Dunque chiedo a voi  come è consigliabile agire ora? Fino a che punto la famiglia può imporre di non produrre documentazione? Cosa è giusto fare? 

I genitori, che detengono la responsabilità genitoriale, possono decidere se avvalersi o meno del docente di sostegno (che è un diritto, non un obbligo); nei casi qui descritti, le famiglie hanno deciso di non fruire dei diritti derivanti dalla presentazione della certificazione di disabilità: la scuola è tenuta a rispettare tali decisioni. Immaginiamo che il PDP, predisposto per ciascuna alunna, così come indicato dalla normativa sui BES, sia stato condiviso e sottoscritto anche dalla famiglia. Nel corrente anno scolastico voi rilevate criticità a carico di una delle due studentesse: in questo caso vi suggeriamo di convocare la famiglia e di presentare la situazione in modo chiaro e documentato, al fine di concordare insieme se proseguire con la predisposizione di un PDP, che come è noto è un documento “temporaneo” e necessita della condivisione con la famiglia o se, invece, la famiglia non ritenga di assumere altre decisioni. Potete rassicurare la famiglia, confermando il percorso semplificato (da quanto scrive di evince che la studentessa è stata ammessa alla classe successiva) e che la presenza del docente di sostegno non comporterà uscite fuori dall’aula, modalità a volte utilizzata in modo improprio. Oppure potete far presente che la presentazione della documentazione di disabilità potrà consentire anche la sola predisposizione del PEI, senza necessariamente ricorrere alla nomina di un docente specializzato.


Sono un’insegnante di scuola dell’infanzia, di ruolo, con legge 104 art.3 comma 3.
Gradirei sapere se è  possibile passare dall’insegnamento ai bambini ad un posto tipo segreteria o similare, considerando il fatto che ho problemi di deambulazione e che mi risulta assai difficile gestire 21 bambini.

La normativa prevede che o lei o il DS possa chiedere una visita presso un particolare ospedale delegato per consentire il passaggio dall’insegnamento alla segreteria o altri lavori a scuola. Le suggeriamo, tuttavia, di rivolgersi ai sindacati di categoria per acquisire maggiori informazioni e per la procedura che dovrà avviare. 


Sono un docente di sostegno scuola primaria. Vorrei sapere se un docente di sostegno, per motivi di orario di servizio, può lasciare l’alunno con disabilità mezz’ora prima che quest’ultimo esca da scuola?

L’orario di servizio dei docenti è fissato dal Dirigente Scolastico. Probabilmente, in base alle ore assegnate alla classe, le attività didattiche del collega su posto di sostegno si concludono nell’orario che coincide a trenta minuti prima del termine delle lezioni. Se questo è il suo orario, anche se pare assai strano (di solito l’orario è costruito sulla singola ora o sul singolo momento-lezione), egli si atterrà all’orario ricevuto dal dirigente scolastico. Qualora il docente, invece, intendesse uscire mezz’ora prima per sue necessità, è indispensabile non solo che abbia l’autorizzazione del Dirigente scolastico, ma che annoti nel registro di classe l’orario effettivo di uscita, specificando gli estremi dell’autorizzazione. Ciò perché, in mancanza, egli è responsabile di quanto possa accadere a tutti gli alunni della classe cui è stato assegnato (tutti gli alunni significa, ovviamente, anche l’alunno con disabilità) e l’assicurazione non lo copre neppure per incidenti in itinere, se fuori del suo orario ordinario, se nel registro non è annotato il suo legittimo allontanamento.


Sono una docente di sostegno di un istituto alberghiero. Vorrei sapere con quali criteri  viene assegnata l’assistenza educativa agli studenti. Nella scuola in cui lavoro mi capita di vedere degli educatori che affiancano dei ragazzi senza particolari problematiche, del tutto autonomi e con soltanto lievi disturbi cognitivi. Infatti, non sapendo che tipo di lavoro svolgere con questi ragazzi, fanno attività didattica che dovrebbe essere, invece, prerogativa del docente di sostegno. La domanda é: la scuola può decidere autonomamente di assegnare queste figure a chi vuole o é vincolata dalla certificazione, profilo di funzionamento, che dovrebbe esplicitare la necessità di questo tipo di interventi? Sinceramente non si capisce più niente. Ho posto questo quesito al referente della scuola e mi é stato risposto che la provincia assegna un budget alla scuola e quest’ultima lo può utilizzare come ritiene opportuno. Io ho sempre saputo che le figure di supporto agli alunni disabili devono essere menzionate nella diagnosi e stabilite dal l’equipe medica o specialista della ASL che ha in carico l’alunno h. Come funziona esattamente? 

La legge 104/92 prevede che agli alunni, per i quali sia effettivamente necessario un supporto per l’autonomia personale e/o per la comunicazione, siano assegnate figure addette a tale assistenza. Con il tempo, però, il ricorso a queste figure è diventato di surroga: considerata la riduzione delle ore di sostegno, molte scuole, ma anche molte famiglie, hanno ritenuto di sopperire al taglio sostituendo il docente con gli assistenti ad personam. Ciò ha determinato da un lato un uso improprio (e inutile) laddove superflue, dall’altro una carenza evidente e cronica ove indispensabili. In realtà queste figure dovrebbero essere indicate come necessarie in prima istanza nella diagnosi funzionale e, in seguito, nei singoli PEI. Potrebbe essere che l’indicazione dei PEI non sia orientata nella giusta direzione.Si spera che con il nuovo mansionario, che il MIUR dovrà emanare entro il marzo prossimo, si possa chiarire questa situazione e, soprattutto, si possano garantire queste risorse laddove effettivamente necessarie, indipendentemente dalla presenza del docente specializzato, trattandosi di figure professionali differenti per compiti e per competenze. 


Sono un’insegnante di scuola primaria. In una mia classe è inserito un bambino DVA legge 104 art.3 comma 1. Ha usufruito negli anni precedenti di 8 h dell’ins. di sostegno su un tempo scuola di 40. Quest’anno, in un primo assetto, gli sono state assegnate 7 ore. Dopo pochi giorni le sue 7 ore sono state traslate su un bambino con comma 3 per poterlo seguire per 22 ore settimanali. Sulla mia classe è stata così assegnata una docente compresente per 9 ore settimanali (posto comune) che arriverà a breve . Mi chiedo: sebbene ci sarà questa figura , il bambino non ha comunque diritto ad avere una docente con contratto su posto di sostegno? Con cui redigere un PEI? Una docente su posto comune sebbene in compresenza, ha un ruolo diverso da un docente assegnato alla classe proprio perché è presente un alunno DVA. I genitori possono far valere i diritti del proprio figlio? 

All’alunno devono essere garantite le risorse, così come per gli altri alunni certificati con disabilità. Se nel PEI dello scorso anno sono state indicate le ore di sostegno, i genitori possono inoltrare ricorso per il riconoscimento delle ore indicate. Per quanto riguarda la mancata nomina del docente su posto di sostegno, i genitori possono presentare diffida al dirigente scolastico, richiedendo l’immediata nomina; in caso contrario potranno procedere sia per discriminazione, ai sensi della legge 67/2006, sia per omissione di atti d’ufficio, ma anche per interruzione di pubblico ufficio, dato che si viene a ledere il diritto allo studio garantito agli alunni con disabilità, diritto che chiama in causa, secondo i principi della contitolarità e della corresponsabilità, tutti i docenti della classe, in quanto insegnanti dell’alunno con disabilità.


Sono la mamma di un bimbo autistico di 4 anni. Avrei voluto far domanda per l’assistenza educativa, ma il mio comune mise subito in chiaro che non avrebbe erogato il servizio in quanto noi siamo residenti in un comune e il bimbo va a scuola in un comune limitrofo. Mi ha risposto che devo cambiar casa o cambiar scuola. Ho insistito con la scuola a far comunque domanda ufficiale, ma la scuola mi ha dissuaso dal far richiesta perché dice che effettivamente è già successo che il mio comune abbia rifiutato altre domande in passato. È vero che avendo le ore di scuola coperte dall’insegnante di sostegno non mi servirebbe l’educativa scolastica, ma pensavo comunque a quella domiciliare o se lo volessi iscrivere al centro estivo questa estate. La domanda è: possono veramente rifiutarmi l’educatore perché vivo in un comune e mio figlio va a scuola in un altro?

Occorre distinguere l’assistenza domiciliare da quella scolastica. Per quella domiciliare deve rivolgersi al suo comune che, secondo il proprio regolamento, deve riconoscergliela. Per quella scolastica, invece, normalmente il Comune la eroga per le scuole site nel proprio ambito. Però ci sono sentenze mediante le quali i giudici hanno obbligato il comune a dare l’assistenza ad alunni frequentanti scuole al di fuori del proprio territorio.


Sono assistente educatrice con quasi trenta anni di servizio nelle scuole come assistente e supporto ai bambini diversamente abili.
Amo fare questo lavoro e lo faccio con devozione.
Ora si vocifera che non possiamo piu lavorare nelle scuole per la legge Iori n. 205/2017… e’ mai possibile?

A noi non risulta che sia stata emanata una legge che impedisca agli assistenti all’autonomia e alla comunicazione di essere assegnati ad alunni con disabilità, per i quali sia stata inoltrata richiesta. Risulta, invece, che il decreto legislativo 96/2019, recentemente emanato, stabilisca che debba essere definito, a livello nazionale, un mansionario per questa figura professionale, indicando anche il percorso formativo per l’accesso a tale ruolo. La legge Iori riguarda “assistenti educatori generici”; purtroppo in mancanza di un profilo nazionale, singoli enti locali potrebbero prevedere anche la loro presenza, mentre non potrebbero vietare di partecipare a quanti, come lei,  hanno già svolto queste funzioni. Se lo facessero si può ricorrere alla magistratura.


Sono il papà di un minore disabile down con legge art.3 comma 3 ed accompagno, che frequenta la classe 5 di una scuola primaria. 
Quest’anno il Municipio ha diminuito le ore dell’AEC cioè degli operatori per l’autonomia creando un forte disagio all’Istituto perchè non si riesce a garantire la piena inclusione dei bambini disabili gravi certificati alla scuola primaria e secondaria di 1° grado. Ho scritto al Municpio ma a tutt’oggi non ho avuto risposta; cosa posso fare per risolvere questa situazione?

A questo punto consigliamo a lei e a tutti gli altri genitori di rivolgervi a un avvocato amico, il quale, a nome di tutti voi, invii al municipio una diffida secondo la quale, trascorsi cinque giorni inutilmente rispetto alla richiesta di conferma del numero delle ore dello scorso anno, agirà avanti al tribunale civile, in via di urgenza, per discriminazione ai sensi della legge 67 del 2006, con contestuale richiesta sia di un numero di ore superiore a quelle dello scorso anno, possibilmente risultanti dai singoli PEI, sia di risarcimento di danni anche non patrimoniali. Il municipio dovrà tener conto del fatto che la Corte Costituzionale, con sentenza numero 275 del 2016, ha stabilito che gli Enti locali non possano ridurre o lesinare il numero di ore di assistenza adducendo problemi di bilancio.


Sono un’insegnante di sostegno di un autistico grave di scuola secondaria di primo grado subentrata da poco e al quale è assegnato anche un educatore. L’alunno non è stato integrato nella classe. Passa pochissimo tempo in classe, quindi sta da solo in un’aula a svolgere le sue attività con l’educatore oppure con l’insegnante di sostegno.  Mi chiedo: può un educatore occuparsi da solo fuori dalla classe di un alunno con handicap oppure deve stare in compresenza con l’insegnante di sostegno?

La norma non prevede che l’alunno venga affidato a un assistente ad personam (o educatore), ma agli insegnanti della classe; come tutti i compagni, l’alunno con disabilità è affidato a tutti i docenti della classe, che ne hanno responsabilità “civile e penale”. Ne consegue che un alunno (con o senza disabilità) non possa essere affidato a figure differenti da quelle dei docenti della classe. In sintesi, un assistente non può portare un alunno fuori dall’aula. Esistono rari e specifici casi, che potrebbero configurare l’ipotesi da lei qui citata, ma questi casi sono obbligatoriamente motivati e documentati e indicati in all’interno del PEI, in pieno accordo con tutti i docenti della classe, con i genitori e con gli specialisti ASL (nel PEI, in sintesi, va definito “con chi esce l’alunno”, “a fare che cosa”, “per quale motivo”, “per quanto tempo (dalle… alle..)”, “dove”; se sussistono queste condizioni, essendoci una motivazione e un accordo, allora ciò è possibile, diversamente non solo non si può, ma è contrario alle norme per l’inclusione scolastica.


Sono una docente di scuola primaria che usufruisce di legge 104 per assistenza al figlio (art.3 comma 3).
Volevo chiedere se la scuola dove presto servizio puo’ obbligarmi a richiedere il sostegno per mio figlio che frequenta, da quest’anno, la prima classe di scuola primaria, presso la stessa scuola dove io insegno.
Mi è stato comunicato che, avendo presentato richiesta per usufruire dei tre giorni di assistenza, sono obbligata a richiedere il sostegno per mio figlio anche contro la mia volontà.

Se lei ha presentato la certificazione per suo figlio al fine di ottenere non solo i tre giorni mensili di permesso ma anche perché egli possa avvalersi dei diritti spettanti agli alunni certificati con disabilità, tra questi diritti è presente pure quello alle ore di sostegno. Però il sostegno è un diritto e non un obbligo, pertanto suo figlio, pur mantenendo il diritto a tutte le agevolazioni consentite agli alunni con disabilità, può rinunciare, suo tramite, al sostegno, mantenendo lei il diritto ai tre giorni mensili. Qualora, invece, lei abbia presentato la certificazione di suo figlio solo per i suoi tre giorni, suo figlio formalmente non può essere considerato con disabilità e non potrà godere di alcun diritto, fermo restando il suo diritto a godere dei tre giorni. Quanto le vorrebbe imporre la scuola è pertanto illegittimo e faccia presente che, oltre a eventuale suo ricorso per illegittimità, ci sarebbero anche gli estremi per una denuncia penale per abuso di potere. 


Sono mamma di una bambina disabile che da quest’anno è entrata in prima elementare, ma a scuola non c’è un bagno per disabili… nelle scuole è obbligatorio? A chi bisogna rivolgersi per far presente questo disagio? Da premettere che nei bagni a disposizione la bambina non riesce ad entrare con la carrozzina.

È grave che il Dirigente Scolastico, avendo ricevuto a gennaio l’iscrizione di un’alunna in sedia ruote e sapendo che la sua scuola non ha un bagno accessibile, non si sia immediatamente dato da fare col Comune per eliminare questa barriera architettonica. L’accessibilità degli istituti scolastici relativi alla scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado è competenza dei Comuni. Pertanto inviate una lettera al Sindaco e, per conoscenza, inviatela anche al Prefetto (la lettera, possibilmente, dev’essere firmata da quanti più docenti e famiglie potete raccogliere), con la quale invitate il Sindaco a provvedere immediatamente alla eliminazione della barriera architettonica, minacciando sia una eventuale azione civile per risarcimento dei danni sia un’eventuale azione penale per omissione di atti d’ufficio e interruzione di un pubblico servizio. 


Ho effettuato l’iscrizione al primo anno di liceo di mio figlio in condizione di handicap grave – è autistico – il primo giorno utile scegliendo la sede più vicina al mio ufficio, essendo io vedova e quindi l’unica persona che lo può seguire. Faccio presente che l’istituto scelto ha due sedi, una più centrale (che è poi quella più vicina al mio ufficio) e un’altra più decentrata. Il primo giorno di scuola scopro che è stato assegnato alla sede più lontana. Rappresento, con mail, le mie problematiche e la dirigente scolastica mi risponde argomentanto che avrei dovuto contestare l’assegnazione a febbraio, quando mio figlio fu assegnato alla sede più lontana. Faccio presente che non mi era stata data comunicazione di ciò e lei mi risponde che era consultabile nell’albo pretorio presente sul sito della scuola. A questo proposito evidenzio che nessuna pubblicità è riportata sul sito della scuola all’albo pretorio, nè tantomeno viene segnalata la necessità di consultarlo per avere conferma della sede scelta. La dirigente cita una circolare della scuola in cui si dice che non è un titolo preferenziale la vicinanza del lavoro della madre alla sede scolastica del figlio. Dice anche di avere, nella sede da me richiesta, un ragazzo con handicap grave per ogni classe. Chiedo se è vero che non ci sia la possibilità di avere due ragazzi con handicap grave per ogni classe e se, secondo il vostro parere, ci siano gli estremi per fare ricorso.

Essendo stato abrogato il DM 141 del 1999, le classi prime, delle scuole di ogni ordine e grado, possono accogliere più di un alunno con disabilità. Il comportamento della scuola, nei suoi confronti, non ci sembra corretto, pertanto le consigliamo di rivolgersi alle Referenti Regionali per l’Inclusione Scolastica.


Sono la mamma di una bambina  di nove anni con grave disabilità che sta frequentando la Scuola dell’obbligo. Vi scrivo perché nonostante la gioia della bambina nel ritornare sui banchi di scuola, dove  finalmente può ritornare, dopo la pausa estiva, in un ambiente  inclusivo nel quale può vivere , almeno in parte, una sana “normalità “ fatta di bambini, insegnanti, amicizie ,  gioie e difficoltà . E’ proprio per questo motivo che vi sto scrivendo. Avrei bisogno di chiedervi un parere riguardante la frequenza scolastica, o meglio riguardo le uscite e le entrate posticipate a scuola in orario scolastico, per consentire la frequenza di terapie  riabilitative.

Per quanto riguarda gli interventi di riabilitazione, essi devono attuarsi in orario extrascolastico all’esterno della scuola e non possono essere di ostacolo alla frequenza scolastica, obbligatoria peraltro, sottoponendo il minore ad uscite anticipate o a ingressi posticipati. Le suggeriamo di parlarne con il Dirigente Scolastico, in modo che egli scriva o telefoni direttamente al Direttore del centro di riabilitazione pretendendo che la riabilitazione avvenga di pomeriggio, ossia in orario extrascolastico, pena il rischio di denuncia per interruzione di pubblico servizio di istruzione obbligatoria.


Sono un’insegnante di sostegno da oltre trenta anni e ho sempre svolto il mio lavoro con passione e dedizione. Oggi sono stanca e delusa , spesso isolata  dalle docenti curricolari e dalla dirigente nei casi più gravi laddove ho dovuto richiedere un sostegno psicologico esterno per non cedere e andare avanti. Io cerco dignità e gratificazione nel mio lavoro ma intorno a me tutto rema contro. Quest’anno dovevo iniziare con serenità dopo un primo anno molto stressante in cui la preside mi aveva assegnato un bambino autistico per nove ore che ho seguito con grande attenzione rispetto e anche fatica mentale e fisica. Alla fine dell anno scolastico abbiamo raggiunto con il collega che lavorava per altre nove ore, degli ottimi risultati. La preside ha deciso quest’anno di togliermi le ore di sostegno per lui e affidarmi una bambina in entrata molto grave, lasciandomi la continuità solo con un altro alunno affetto da mutismo elettivo. Ora vorrei sapere come fare per non perdere la continuità con il bimbo autistico che è stato affidato per 18 ore al mio collega, quello con cui ho lavorato l’anno scorso. Vorrei mettere per iscritto la richiesta di motivazione del cambiamento di orario. Cosa mi consigliate, che riferimenti normativi devo citare? Vorrei dare dignità al mio lavoro sebbene oramai sono molto demotivata e stanca.

La normativa assegna al Dirigente Scolastico la responsabilità di assegnare i docenti alle classi, ma è pur vero che il principio della continuità didattica è presente nella normativa e costituisce, a nostro avviso, un limite ai poteri decisionali, nel momento in cui sono in gioco i diritti di alunni. Il principio di continuità didattica, che riguarda tutti i docenti della classe, è richiamato anche dalla legge n. 107/2015; esso costituisce una garanzia per assicurare il diritto allo studio degli alunni. Dato che lei è rimasta nella stessa Istituzione scolastica e considerato che, da quanto scrive, non sussistono motivazioni che giustifichino il suo spostamento su altri casi, non può che essere riassegnata, per effetto della continuità didattica, alla stessa classe in cui, nel precedente anno, ha prestato servizio in qualità di insegnante specializzata su posto di sostegno. Che cosa fare? Le suggeriamo di parlare direttamente con il Dirigente Scolastico, rappresentando anche il lavoro svolto con i colleghi lo scorso anno e gli ottimi risultati da lei descritti.Contestualmente consegni alla sua scuola una comunicazione scritta, indirizzata al Dirigente Scolastico e, per conoscenza, al Referente regionale disabilità dell’USR: nella lettera esprima la sua contrarietà per lo spostamento subito e chieda, essendo lei in servizio nella stessa Istituzione scolastica, di essere riassegnata alla stessa classe in cui ha già lavorato lo scorso anno e in cui, quest’anno, è ancora iscritto l’alunno con disabilità. A supporto della richiesta di riassegnazione, faccia riferimento non solo a motivazioni di carattere didattico, ma anche psico-pedagogiche, descrivendo il lavoro svolto con i colleghi, e sottolineando l’importanza della continuità di tutti i docenti, quindi anche la sua; sempre nel testo della lettera, richiami l’art. 1 comma 72 della legge 662/1996, che assicura il diritto di continuità e, come già citato, il principio della continuità richiamato dalla legge n. 107/2015. Informi anche la famiglia, affinché intervenga presso il D.S. per richiedere e pretendere la continuità, dato che lei si trova nella stessa Istituzione scolastica. Se la richiesta non dovesse essere accolta, la famiglia potrà rivolgersi alla Magistratura, inoltrando denuncia per discriminazione (ai sensi della legge 67/2006) e per violazione del principio di continuità fissato dalla legge n. 107/2015, art. 1 comma 181, lettera c) n. 2.


Sono un’insegnante di scuola primaria. Io e la mia collega lavoriamo su due classi mescolando i bambini e scambiandoli per le attività. La cooperativa che assegna gli educatori sul territorio vorrebbe assegnare ad un’alunna con disabilità come assistente ad personam la mamma di un bambino delle classi. L’alunna con disabilità risulta iscritta nel corso A e il figlio della presunta assistente nel corso B. Nella realtà dei fatti l’assistente si troverebbe spesso con il proprio figlio e parteciperebbe ai momento di programmazione e di discussione dei problemi delle due classi, consigli di classe, stesure PEI . La scuola (primaria privata paritaria parificata ) può impedire questa cosa?

Per quanto riguarda i momenti formali, come, per esempio, gli incontri di programmazione settimanale o attività, in carico ai docenti, la persona che ricopre il ruolo di assistente non può parteciparvi, in quanto sono attività riservate ai docenti, sia come responsabilità che competenza. Nel caso fosse necessario un incontro di programmazione con l’assistente, prima di tutto ella sarà convocata dai “docenti contitolari della classe” (Team o Modulo), quindi parteciperà su “espressa richiesta”, e potrà presenziare unicamente per il tempo dedicato alle motivazioni dell’incontro (aspetti educativi e/o legati all’autonomia e/o alla comunicazione riguardanti l’alunna con disabilità, alla quale l’assistente è assegnata). In sede di definizione di PEI, invece, l’assistente partecipa, in quanto soggetto concorrente al processo educativo dell’alunna con disabilità; in sede di PEI partecipano anche gli specialisti ASL e la famiglia, oltre agli insegnanti della classe, ed è fondamentale che il GLO veda la presenza di tutti i soggetti coinvolti. Non sussistono, al riguardo, motivazioni di impedimento alla presenza dell’assistente.


Avrei bisogno di sapere quale normativa regola la sostituzione dei docenti di sostegno ad a.s. già avviato per assenze brevi (inferiori a 5gg). La scuola può utilizzare i docenti su posto comune nelle loro ore di compresenza per la sostituzione dell’insegnante di sostegno assente?

È prassi che, in mancanza di docenti di potenziamento, i DS chiedano ai docenti curricolari in compresenza di recarsi a supplire colleghi assenti, non potendo distogliere i docenti per il sostegno quando l’alunno è in classe. Però tenga presente che dopo il primo giorno di assenza il DS deve nominare un supplente, come ribadito nella recente circolare sulle supplenze (Nota 28 agosto 2019, AOODGPER 38905).


Sono la mamma di un ragazzo autistico, con ritardo cognitivo dello sviluppo. Oggi dalla scuola di mio figlio mi comunicano che le 18 ore di sostegno verranno divise a due insegnanti, praticamente mio figlio avrebbe due insegnanti di sostegno…
Sono rimasta molto amareggiata da questa decisione anche perché io ho chiesto sempre la continuità.

Non sono note le motivazioni di questa distribuzione di ore. Se il docente che ha seguito fin qui Suo figlio rimane nella stessa scuola, prima di assegnare la sua mezza cattedra ad altro alunno, il DS deve rispettare il principio di “continuità didattica”, di cui alla legge n. 107/2015, art. 1 comma 181, lettera c) n. 2. Questo principio è immediatamente applicabile proprio nel caso dell’assegnazione di una cattedra intera con un docente a tempo indeterminato o determinato che rimanga ancora nella stessa scuola.


Sono una docente di scuola primaria, vorrei sapere se vi è  una norma che prevede la continuità didattica dei docenti di sostegno a ruolo sul medesimo caso.

La continuità dei docenti di ruolo, sia per coloro incaricati su posto di sostegno che per quelli incaricati su posto comune, è garantita e assicurata dalla legge n. 107/2015 (ar. 1, comma 181, lettera c). La legge 107/15 sancisce un principio già applicabile ai docenti di ruolo; per i docenti precari, invece, tale principio, esplicitato nell’art. 14 del d.lgs n. 66/17, come ridefinito dall’art. 14 del d.lgs n. 96/19, attende l’emanazione di un regolamento ministeriale. Se il DS non garantisce la continuità di un docente di ruolo, la famiglia può diffidare il DS, minacciando di fare esposto all’USR e al MIUR, salvo il ricorso per discriminazione o violazione di legge.


Una cooperativa può assumere una persona con un semplice diploma liceale e metterlo in una scuola a fare educativa scolastica?

Se lei si riferisce alla figura dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione di cui all’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, purtroppo non esiste un profilo nazionale di questa professione; quindi si trova di tutto e di più. Le sentenze dicono che tali figure debbono essere formate per saper rispondere ai bisogni educativi dei singoli alunni. Veda poi se la sua Regione o il suo Comune ha emanato norme sui requisiti culturali richiesti per svolgere questa professione: se così fosse, pretenda il rispetto di tali requisiti.


Sono una insegnante, abbiamo urgenza di risolvere un grave problema all’avvio di quest’anno scolastico. Abbiamo tre bambini nello spettro autistico iscritti alla scuola dell’infanzia. Per questione di numeri quest’anno è stata soppressa una sezione, quindi rimangono solo due sezioni perciò i bambini più grandi di cinque anni sono stati inseriti nella stessa sezione pur avendo entrambi l’art. 3 comma 3 con importanti disturbi comportamentali. La Dirigente reggente dopo aver respinto le varie proposte delle insegnanti (mettere insieme i bambini di quattro e cinque anni e sdoppiare la sezione, accettare le varie richieste di iscrizioni per raggiungere i numeri ecc.), alla richiesta di nominare un altro insegnante di sostegno ha risposto che non essendo scuola dell’obbligo non poteva farlo. E il diritto di questi bambini all’apprendimento? Cosa possiamo fare?

La norma stabilisce che fra le risorse cui ricorrere per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità vi sia, laddove previsto, la nomina di un docente specializzato per le attività di sostegno. Si tratta di un diritto a favore di ciascun alunno e di un dovere da parte della scuola garantire l’esercizio di tale diritto. Pertanto si faccia presente alla D.S. che, per gli alunni con disabilità, l’art. 12 della legge 104/92, ai commi 1 e 2, stabilisce che, pur non essendo la scuola dell’infanzia scuola dell’obbligo, essa costituisce un “diritto” e non una mera possibilità come per tutti gli altri alunni. Quindi la D.S. non solo può ma deve nominare non meno di due docenti per il sostegno: per gli alunni certificati con disabilità ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge 104/92, peraltro, la Sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2010 ha fissato le ore di sostegno secondo il rapporto 1:1, che nella scuola dell’infanzia corrisponde, per ciascun alunno con disabilità, a 25 ore settimanali. La stessa Sentenza ribadisce che il nucleo essenziale del diritto allo studio degli alunni con disabilità, costituito dal numero di ore di sostegno, non può essere ridotto o violato per motivi di bilancio.


Sono a richiedere indicazioni su normativa e obblighi nel caso in cui la scuola primaria decida (una settimana dall’inizio dell’anno scolastico) di sospendere servizio prescuola (da 7.50 a 8.25) organizzato internamente.Preciso che la primaria non ha alcun sevizio di trasporto scolastico.

Si tratta di questioni organizzative, legate alla disponibilità del personale addetto a tali compiti. Trattandosi di attività non didattiche, tale servizio, in genere, è garantito da personale messo a disposizione dal Comune, e non è necessariamente obbligatorio. Vi suggeriamo di contattare l’Ente locale per avere chiarimenti al riguardo. Se però la famiglia si è iscritta in quella scuola proprio perché o nel sito della scuola o su altro documento era stato ufficialmente dichiarato “il pre-scuola”, allora il DS non può, ad una settimana dall’inizio delle attività didattiche, rinnegare questa tipologia di clausola offerta per le iscrizioni. Nella seconda ipotesi, infatti, la famiglia potrebbe intentare causa. 


Sono la mamma di un bambino autistico con 104 e vorrei sapere se mio figlio può frequentare la scuola con orario intero come tutti gli altri bambini anche se non è coperto al 100% con le ore di sostegno.

Suo figlio ha diritto a frequentare insieme ai suoi compagni per tutto il tempo-scuola al quale voi genitori lo avete iscritto, anche se non è “coperto al 100%” dal sostegno o da eventuale altra figura, come potrebbe essere l’assistente per l’autonomia e/o la comunicazione. Tenga presente che l’art. 12, comma 4, della legge n. 104/92 stabilisce che nessuna disabilità può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica. Di conseguenza, a fronte di eventuale rifiuto di frequenza da parte della scuola, avvertite la stessa che sarete costretti a rivolgervi ai Carabinieri, per constatare il rifiuto e quindi avviare la pratica di eventuale denuncia non solo di “omissione degli obblighi e interruzione di un pubblico servizio”, ma anche di discriminazione ai sensi della legge n. 67/06.


Avrei bisogno di sapere quale normativa regola la sostituzione dei docenti di sostegno ad a.s. già avviato per assenze brevi (inferiori a 5gg). La scuola può utilizzare i docenti su posto comune nelle loro ore di compresenza per la sostituzione dell’insegnante di sostegno assente?

Il D.S. può utilizzare i docenti curricolari, che sono in servizio “in compresenza”, per supplire docenti per il sostegno solo per il primo giorno di assenza, in quanto, per i giorni successivi, è obbligato a nominare un supplente. Al riguardo si rimanda all’ultima circolare sulle supplenze emanata dal MIUR (Nota 28 agosto 2019, AOODGPER 38905).


Ho un bimbo di 4 anni che frequenta regolarmente il secondo anno di materna, un anno fa abbiamo fatto domanda e ricevuto l’insegnate di sostegno e l’educatrice, visti i grossissimi miglioramenti fatti dal piccolo potrebbe non essere più utile avere un’educatrice al suo fianco in quanto il piccolo è diventato pienamente autonomo, qual è l’iter da seguire per rimuovere l’educatrice? In questo modo possiamo lasciare questa figura a chi ne ha più bisogno in questo momento.

Sentiamo il desiderio di ringraziarla per la sua lealtà nel riconoscere che sua figlia non ha più bisogno dell’assistente e di lasciarla ad altri. Non parleremo, in questo caso, di “rimuovere”, ma di “cedere”. Per far ciò è sufficiente che lei scriva una lettera all’Ente, che paga questa figura professionale, in cui dichiara di rinunciare all’assistente, in quanto “il suo intervento è risultato tanto efficace da consentire alla bambina di acquisire una autonomia tale da non richiedere più il suo supporto”. In questo modo questa figura sarà messa a disposizione di altri.


Avrei bisogno di sapere quale normativa regola la sostituzione dei docenti di sostegno ad a.s. già avviato per assenze brevi (inferiori a 5gg). La scuola può utilizzare i docenti su posto comune nelle loro ore di compresenza per la sostituzione dell’insegnante di sostegno assente?

l D.S. può utilizzare i docenti curricolari, che sono in servizio “in compresenza”, per supplire docenti per il sostegno solo per il primo giorno di assenza, in quanto, per i giorni successivi, è obbligato a nominare un supplente. Al riguardo, si rimanda all’ultima circolare sulle supplenze emanata dal MIUR (Nota 28 agosto 2019, AOODGPER 38905)


Sono la referente per i BES di un liceo scientifico.Una nostra studentessa, disabile molto grave (disabilità cognitiva, mancanza di ogni possibilità di comunicazione, anche oculare, tetraplegica, con importanti problemi di salute) ha frequentato tutto il percorso scolastico dalle elementari al 4 liceo scientifico con pei differenziato e diverse figure di sostegno. Adesso, alla vigilia dell’inizio del 5 anno la famiglia comunica di non volere più il pei differenziato.Senza entrare in particolari dolorosi che raccontano il vissuto della famiglia e il suo atteggiamento nei confronti del mondo, le motivazioni non possono essere che due: o la volontà di far ripetere la ragazza per lasciarla a scuola o  aspirare ad una promozione confidando nelle consuete intimidazioni che fanno si che le commissioni d’esame preferiscano togliersi il problema e passare oltre. Purtroppo temiamo la seconda. La famiglia parla addirittura di università. La ragazza nei 4 anni non ha mai mostrato capacità alcuna di comunicare ed è impensabile che possa affrontare un percorso scolastico basato sull’apprendimento delle discipline.Come dobbiamo comportarci? Il CDC è ovviamente assolutamente contrario al passaggio ad un PEI semplificato.
L’ O.M. n. 90/2001 all’art. 15 stabilisce che “qualora durante il successivo anno scolastico vengano accertati livelli di apprendimento corrispondenti agli obiettivi previsti dai programmi ministeriali, il Consiglio di classe delibera di passare ad una programmazione semplificata o per obiettivi minimi oppure di seguire una programmazione normale, senza necessità di prove di idoneità relative alle discipline dell’anno o degli anni precedenti.”
Possiamo davvero appellarci a questa norma? In che modo? quali sarebbero le procedure per le prove di idoneità a cui si riferisce? Nulla in contrario all’ipotesi di bocciatura, ma temiamo molto invece di incappare in una serie di ricorsi quando procederemo alla non ammissione agli esami. La famiglia purtroppo è molto incline alle vie legali per ogni cosa. Come si può continuare a lavorare così? L’inclusione si sta trasformando sempre di più in difesa dai ricorsi, a danno di tutti i ragazzi che ne beneficiano. Potete aiutarci?

Premesso che, da norma, la programmazione differenziata può essere adottata unicamente nella scuola secondaria di secondo grado e precisato che l’OM 90/2001 non riporta in nessun passaggio la dicitura “obiettivi minimi”, mentre la forma corretta da approntarsi per ciascun alunno con disabilità è  “programmazione individualizzata”, la richiesta inoltrata dalla famiglia di passare da un PEI differenziato a un PEI semplificato al quinto anno della scuola secondaria di secondo grado contempla quanto segue:
–      il Consiglio di Classe somministrerà alla studentessa specifiche prove di idoneità, relative alle discipline dell’anno e/o degli anni precedenti, prove utili per accedere alla classe quinta (le prove sono predisposte da ciascun docente incaricato su posto disciplinare, con attribuzione di relativa valutazione);
–      il Consiglio di Classe, all’atto della rinuncia del PEI differenziato, informerà la famiglia che la studentessa sarà considerata “non con disabilità” unicamente ai fini della valutazione(mentre per il resto si provvederà con le prove equipollenti, predisposizione dei materiali, ricorso ad ausili, programmazione individualizzata “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali”, ecc.) e che, pertanto, sarà valutata come i compagni, con il rischio della bocciatura e/o non ammissione all’esame di Stato.


Sono la mamma di un bambino affetto dallo spettro di autismo che tra pochi giorni dovrà frequentare la prima media. Poiché ci siamo trasferiti in un paese limitrofo appartenente allo stesso distretto scolastico può la Dirigente della nuova scuola esprimere parere sfavorevole non consentendo il trasferimento dell’alunno solo perché non è stata nominata in tempo una insegnante di sostegno ? Tra l’altro stiamo parlando di un bambino che non ha particolari problemi che non disturba il normale svolgimento delle lezioni, che ha già capito che c’è qualche problema in merito al passaggio alla nuova scuola e ne soffrirebbe se non venisse ammesso in classe insieme agli altri bambini.
Essendo ormai imminente l’inizio dell’anno scolastico cosa mi è possibile fare?  Dal provveditorato di competenza territoriale assicurano che nel breve termine la nuova insegnante possa essere nominata ma è giusto che il bambino debba rimanere a casa fino ad allora?

Trattandosi di scuola dell’obbligo, la nuova scuola non può rifiutare l’iscrizione. Quanto al sostegno, il docente verrà certamente nominato, sia pur con ritardo. L’alunno ha diritto ad andare a scuola e frequentare, anche in assenza del docente incaricato su posto di sostegno per i primi tempi (e ha diritto a frequentare anche nel momento in cui il docente incaricato su posto di sostegno, una volta nominato, non sarà in servizio). È bene puntualizzare, infine, quanto la legge n. 104/92 stabilisce all’art. 12 comma 4, e cioè che nessuna disabilità può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.


Sono la mamma di un ragazzino con sindrome di Down che fra un po comincerà  la 1° media al nostro paese, il padre che fa il collaboratore  scolastico  ha fatto domanda  di avvicinamento, pochi giorni fa gli è  stato comunicato che sarà  proprio nella  stessa scuola che frequenterà  nostro figlio, anche se per pochi giorni, gli altri invece sarà  alle elementari. A noi la cosa non piace  per niente  e lo abbiamo  manifestato  alla nuova  dirigente. Sembra che a questo problema  non  ci  sia soluzione. Cosa possiamo  fare ?

Da quanto lei scrive, il padre si troverà nello stesso plesso frequentato dal figlio solo per pochi giorni, poi sarà trasferito nel plesso della scuola Primaria. Sicuramente potete parlare con la nuova Dirigente Scolastica, esprimendo la vostra preoccupazione e chiedendo di trasferire, da subito, il padre presso a scuola Primaria; qualora ciò non sia possibile, invitate la DS a disporre un orario ed una collocazione del collaboratore scolastico, cioè del padre, in modo che non possa incontrare il figlio.


Sono un’insegnante curricolare e chiedo indicazioni normative che regolino il rifiuto di un trasferimento di una alunna disabile da parte del dirigente scolastico. La madre di una bambina disabile vuole trasferire sua figlia di una classe terza primaria in un’altra scuola ad inizio anno scolastico. La preside dell’istituto di arrivo si è rifiutata dicendo che ormai l’insegnante di sostegno è già stato assegnato nell’organico di giugno  nell’istituto di provenienza e quindi non può accettare il trasferimento della nuova bambina disabile nel suo istituto. È possibile un possibile rifiuto? Quali leggi lo regolano?

Il rifiuto non è determinato da norme, bensì dall’esigenza pratica di realizzare all’inizio dell’anno scolastico una buona inclusione; infatti tutte le classi hanno un loro organico e un numero di alunni, già determinati nel mese di giugno. Dovete, pertanto, contattare il referente regionale per l’inclusione scolastica, al fine di trovare una scuola, in cui non ci siano troppi alunni in classe e nella quale sia ancora possibile avere in organico di fatto un docente incaricato su posto di sostegno. 


Sono il papà di un ragazzo maggiorenne (18 anni) autistico (disabilità gravissima), frequenta il quarto anno delle superiori, nel 2020 avrà l’esame di stato e ha il Pei. Ha 18 ore di sostegno e 10 di assistenza. Vorremmo chiedere gli obiettivi minimi in maniera tale che non venga ammesso e ripeta il quinto.  E’ possibile conservare insegnante di sostegno e assistenza dopo aver chiesto il passaggio da pei a obiettivi minimi?  Qual è la procedura da seguire per ottenere un anno in più di frequenza scolastica?

Gli alunni con PEI differenziato non possono non essere ammessi agli esami, proprio perché il loro PEI è su misura, quindi gli obiettivi per loro fissati, stante anche la possibilità di “modificarli” in itinere se necessario, sono per loro raggiungibili. L’ipotesi di chiedere un PEI semplificato solo per giustificare una ripetenza, ci pare scorretta ed assume la prospettiva del “momentaneo parcheggio”; ammesso, infatti, che ve lo concedessero, servirebbe unicamente a posticipare di un anno il problema dell’uscita dalla scuola. Vi suggeriamo, invece, di rivolgervi al Comune di residenza, chiedendo la predisposizione di un “Progetto Individuale”, documento che il Comune ha l’obbligo di formulare insieme alle Istituzioni coinvolte, previa richiesta da parte della famiglia, ai sensi dell’art. 14 della legge n. 328/2000. Se il Comune dovesse rifiutarsi, tenete presente che, al riguardo, sono attive Sentenze che impongono all’Ente locale di rispettare l’obbligo fissato dalla legge 328/2000; la richiesta del Progetto Individuale è importante proprio per evitare il ricovero in istituto, dopo l’impegno profuso per l’inclusione scolastica.


 Sono la mamma di un bimbo di 4 anni con autismo grave, al quale è stato riconosciuto dal INPS handicap grave e assegno di accompagnamento. Nel anno scolastico appena concluso mio figlio ha regolarmente frequentato la scuola materna comunale in una scuola antimeridiana. A maggio di quest’anno si è tenuto il gid municipale e in quella sede la coordinatrice della scuola, per dare una continuità didattica, condivisa anche con noi genitori, ha richiesto per la sua scuola due insegnanti di sostegno full-time (tra cui l’insegnante di mio figlio, che è di ruolo nella scuola a tempo indeterminato) e due insegnanti part-time. In sede di gid dipartimentale, però, il dipartimento dei servizi educativi e scolastici ha determinato di assegnare solo una figura full time, che per motivi tecnici, non è l’insegnante di sostegno di mio figlio, che ha avuto l’obbligo di richiedere il trasferimento. Come genitore del bambino ho richiesto di rivedere questa decisione ma dopo un secondo gid dipartimentale vengo messa al corrente che la loro decisione non ha subito modifiche in quanto visto l’orario antimeridiano della scuola, la copertura assegnata garantisce il sostegno necessario per il numero dei bambini disabili. Volevo sapere se il comportamento del dipartimento scolastico è corretto, se la legge tutela questo comportamento.

La norma prevede che sia il Glho, il gruppo di lavoro operativo, costituito da tutti i docenti della classe (in questo caso i docenti della sezione), dai genitori dell’alunno e dagli specialisti dell’ASL, a indicare le risorse per garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità. Tali ore devono essere riportate nel PEI. Per quanto riguarda il docente di ruolo, lo stesso, in quanto neo-immesso potrebbe aver dovuto accettare “la sede di servizio”, prassi normale; in questo caso la docente potrebbe chiedere l’assegnazione provvisoria, dopo aver accettato il trasferimento. Se, invece, si tratta di scuola comunale, allora le risorse sono stabilite dal Comune stesso. 


I professori possono decidere di cambiare gli schemi ai ragazzi DSA come me il giorno prima di un esame?

Quanto stabilito e fissato nel PDP deve essere puntualmente rispettato.


Sono una assistente sociale specialista. Alle scuole medie abbiamo un ragazzo con una grave disabilità che a settembre compie 18 anni. 
I genitori lo hanno nuovamente iscritto alla terza media ed hanno nuovamente richiesto la figura dell’aec.
Il comune si chiede se sia lecito assegnare la figura aec ad un disabile maggiorenne pur frequentando ancora la scuola media.

In effetti uno studente di 18 dovrebbe essere iscritto alla scuola secondaria di secondo grado e non al primo grado. Condividiamo le sue perplessità. Per quanto riguarda la questione, da un punto di vista formale, se lo studente presentatosi all’esame di Stato non lo ha superato e quindi deve ripetere la classe terza della scuola secondaria di primo grado, non avendo lo stesso compiuto i 18 anni di età, devono essere assicurate le risorse necessarie per garantire il diritto allo studio. Se l’iscrizione, invece, non deriva dal non superamento dell’esame di Stato, allora non ci sono elementi affinché il comune eroghi il servizio richiesto. Per la verità non dovrebbe neppure essere iscritto alla scuola secondaria di primo grado, bensì frequentare la secondaria di secondo grado, se la famiglia lo ha iscritto. Nel caso la famiglia considerasse la reiscrizione dopo il compimento dei 18 anni, potrebbe reiscrivere il figlio, come ripetente, alla classe terza della secondaria di primo grado dei corsi serali per adulti. In tal caso il servizio di assistenza, come il sostegno, permangono: è un diritto garantito dal DM 455/98 e confermato. 


Sono un’insegnante di scuola primaria, funzione strumentale per l’handicap, vorrei sapere chi deve redigere la diagnosi funzionale e firmare il PEI per un alunno con 104 con gravità per trapianto cardiaco. Consultorio e pediatra sostengono di non doverlo firmare in quanto i primi non l’hanno in carico perché la famiglia ha rifiutato un percorso psicologico, il secondo perché non di sua competenza.

È solamente la famiglia che, una volta ricevuta la documentazione da parte dell’ASL (ovvero il Verbale di accertamento e la Diagnosi Funzionale), decide se consegnare o meno alla scuola tali documenti ai fini dei diritti per l’inclusione scolastica. Nel momento in cui la famiglia consegna alla scuola copia cartacea del Verbale di Accertamento e della Diagnosi Funzionale, allora la scuola dovrà provvedere ad assicurare le risorse indicate e, in seguito, a convocare il Gruppo di lavoro operativo (GLO), composto da tutti i docenti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti ASL, affinché si elaborino i documenti previsti:
–          il Profilo Dinamico Funzionale (PDF), che sarà periodicamente aggiornato,
–          e il Piano Educativo Individualizzato (PE), che viene predisposto per ciascun anno scolastico).
È responsabilità dei componenti del Gruppo di lavoro, sopra elencati, firmare tanto il PDF (una volta steso e ogni volta che viene aggiornato) quanto il PEI (ogni volta che viene elaborato).
Tenga presente però che se la famiglia non consegna la Diagnosi Funzionale alla scuola, voi non dovete attivarvi, violando la privacy, per chiedere informazioni che spettano e competono unicamente alla famiglia. Solo se la famiglia vi consegnerà la documentazione sopra descritta, allora potrete procedere, se necessario, alla elaborazione dei documenti previsti (PDF e PEI).
Per completezza sappia che “l’accertamento dell’handicap” (come indicato dalla legge 104/92) non comporta sempre e necessariamente il riconoscimento dell’alunno come “alunno con disabilità” (ai sensi del DPCM 185/2006).


Sono la mamma di un bambino 104 che ha fatto la prima media. Abbiamo chiesto più volte il Pei e in tutto l’anno scolastico non ci è stato consegnato. Volevo sapere se la scuola era obbligata a farci visionare il pei e a farcelo firmare perché dalla normativa non vedo scritto che sia un obbligo …..mi pare dica “la scuola è tenuta. …..”

La norma a favore dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità stabilisce che vengano predisposti documenti, fra cui il PEI, finalizzati ad assicurare il diritto allo studio. Alla consegna della documentazione alla scuola da parte della famiglia, viene redatto un Profilo Dinamico Funzionale (PDF), elaborato dal Glho, gruppo di lavoro composto da tutti i docenti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti ASL. Al Profilo Dinamico Funzionale, documento che viene periodicamente aggiornato, fa seguito il PEI, Piano Educativo Individualizzato, che viene redatto congiuntamente ai componenti del Glho ed è scritto nuovo per ogni anno scolastico. La partecipazione della famiglia alla formulazione del PEI non è solo un diritto, ma anche un dovere. La scuola deve pertanto convocare il gruppo di lavoro per l’annuale elaborazione del PEI. Se ciò non dovesse avvenire, la famiglia può inviare formale richiesta alla scuola, chiedendo la convocazione del gruppo di lavoro, avendo cura di protocollare la lettera (o inviare richiesta tramite posta certificata). La convocazione del gruppo di lavoro è obbligatoria, ed è diritto dei genitori prendere parte alle decisioni contenute nel PEI, in particolare per gli aspetti educativi. Per quanto riguarda i documenti, i genitori possono poi inoltrare richiesta alla scuola per avere copia cartacea di ogni documento contenuto nel Fascicolo personale del figlio, fascicolo che ogni scuola attiva per ciascun alunno. Riferimenti normativi: legge 104/92; DPR 14 febbraio 1992; Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274; normativa trasparenza: Legge 241/99.


Vorrei porre le seguenti domande riguardanti un caso di una bimba che ho seguito quest’anno (ha la certificazione di disabilità 104 Art. 3 Comma 3, una bimba con grave ritardo cognitivo, non cammina, non parla, non ha il controllo sfinterico, occorre assistenza continua); in corso d’anno abbiamo avviato la richiesta e tutta la procedura per effettuare, per l’anno successivo, il Progetto Permanenza alla scuola dell’infanzia, in accordo con la famiglia e gli operatori ASL (inserendo tutto il materiale necessario richiesto secondo quanto esplicita la normativa); il Dirigente non è mai riuscito (per motivi suoi lavorativi) ad incontrare personalmente la famiglia per chiedere un colloquio sul caso e non ha mai visto la bambina ma ha solamente visionato tutto il materiale da noi fornito e non ha acconsentito la permanenza della bimba (6 anni compiuti); così per il prossimo anno scolastico proseguirà (in quanto comunque iscritta come prevede la legge) il suo percorso alla scuola primaria:
– la permanenza si sa che è una cosa del tutto eccezionale: quali sono però i criteri e/o le specificità che dovrebbe avere l’alunno e/o la situazione per le quali il dirigente può acconsentire la permanenza di un bambino alla scuola dell’infanzia? nella normativa questo non viene specificato;
– i genitori di questa bambina non sono d’accordo con la decisione del Dirigente… non sono d’accordo neanche di un possibile anno Ponte come alternativa… possono fare un ricorso in merito? quante probabilità hanno di vincere o meno tale ricorso?

Ormai la normativa stabilisce che tutti gli alunni, compresi quelli con disabilità, debbono adempiere l’obbligo scolastico al compimento del sesto anno di età. L’art 194 del TU delle norme sulla scuola, approvato con decreto legislativo n. 297/94, prevede che in casi eccezionali, per gravissimi motivi di salute, gli alunni possono essere trattenuti per un anno in scuola dell’infanzia. Ovviamente, trattandosi di casi eccezionali la norma non può riferirsi ad alunni con disabilità, perché la loro disabilità non è un fatto per loro eccezionale. La rigidità applicativa della normativa è dovuta al fatto che l’inclusione vuole che l’educazione avvenga tra coetanei con e senza disabilità, mentre negli anni passati troppo spesso gli alunni con disabilità venivano trattenuti per svariati anni fino al punto di pervenire alle iscrizioni alle scuole superiori con più di 18 anni e ciò impedisce loro di iscriversi alle scuole del mattino.


Sono un’insegnante di sostegno che ha svolto l’anno di prova sull’infanzia. Il 1^ settembre 2019, dopo la presa di servizio, mi comunicano che l’alunna con certificazione 104 si era trasferita e che avrei dovuto seguire un bambino con diagnosi in attesa di certificazione. Premetto che in un altro plesso dello stesso Istituto c’erano 25 ore di sostegno infanzia senza titolare assegnate il 31 agosto dopo la mia nomina in ruolo a supplente annuale con contratto a tempo determinato. 
Suppongo che questa cattedra sarebbe dovuta essere assegnata a me. Seguo il bambino in attesa di certificazione, redigo il Pei sintetico e quello finale, assolvo a tutti i miei doveri di insegnante in prova, mi assento per soli 5 giorni. 
Il 25 giugno vengo convocata per il colloquio finale per il 29 giugno. Il giorno precedente la DS comunica che il colloquio viene sospeso in quanto necessita di maggior tempo per esaminare il fascicolo personale. Il 29 giugno la DS e la vicepreside mi informano che dopo il 10 luglio mi avrebbero comunicato una data utile in cui convocare il Comitato di Valutazione. Attendo inutilmente e il giorno 12 luglio contatto telefonicamente la DS la quale mi comunica che purtroppo l’anno non si può considerare valido non avendo i 120 giorni di lezione, in quanto la certificazione dell’alunno era arrivata il 22 marzo (verbale della visita collegiale redatto in data 31 gennaio 2019). La DS mi ha assicurato che a breve avrebbe stilato una relazione in tal senso. Attualmente la DS è in ferie e sono ancora in attesa. Secondo lei è valido il mio anno di prova?

A nostro avviso l’anno di prova è pienamente valido, in quanto le decisioni delle commissioni medicolegali per l’invalidità hanno efficacia dalla data di presentazione della domanda; tant’è vero che alle persone risultanti invalide vengono riconosciuti i benefici economici con gli arretrati fin dalla data della presentazione della domanda. 


Sono il papa’ di una bimba disabile 100% con accompagnamento. A giorni saro’ immesso in ruolo. Volevo sapere se ho diritto alla precedenza nella scelta della sede scolastica. Mia moglie non lavora.

Le precedenze sono previste dall’art 33 della legge n. 104/92; le precedenze contemplate dall’articolo citato, però, riguardano solo per le persone lavoratrici con disabilità per la scelta della prima sede. Per i successivi trasferimenti, l’Ordinanza apposita contempla precedenze anche per i lavoratori che assistono persone con disabilità.


Ho iscritto mio figlio (certificato l.104) alla scuola secondaria di primo grado scegliendo un tempo scuola ordinario (per la verità avevo indicato come prima scelta la sezione musicale ma mio figlio non ha passato il test attitudinale).
Oggi sono uscite le formazioni delle classi e ho così scoperto che mio figlio è stato inserito, a mia insaputa, in una classe a tempo prolungato.
Le classi a tempo ordinario sono tutte con 26 alunni.
Posso richiedere che mio figlio venga inserito come richiesto nel tempo ordinario e quindi che si formi una classe con meno di 20 alunni?

Da quanto lei scrive, suo figlio non ha superato il test di ammissione al corso musicale; considerato che l’alunno è un alunno con disabilità, le prove sono state adattate? Se le prove del test selettivo sono le stesse somministrate ai compagni, si ravviserebbe una discriminazione (ai sensi della legge 67/2006) e, pertanto, potreste impugnare l’esito. In caso di esito positivo del ricorso, non si porrebbe più la questione della formazione delle classi, né del tempo scuola. Certamente è giusto che vostro figlio frequenti il tempo-scuola da voi richiesto. Valutate, tuttavia, la possibilità di un’iscrizione al tempo prolungato, con tempo di frequenza corrispondente al tempo normale (24 ore o 30 ore), accertandovi, però, che l’orario scolastico sia strutturato in modo tale che non venga compromesso il percorso di apprendimento (se, per esempio, le ore di matematica sono proposte in orario di non frequenza del ragazzo, è chiaro che questa ipotesi andrebbe a ledere il diritto allo studio di vostro figlio). Parlatene attentamente con il Dirigente scolastico: se vi dà rassicurazioni al riguardo, potreste considerare questa ipotesi come fattibile.


Sono una docente di scuola superiore. Una amica ha un bimbo con sindrome autistica. Fino a quest’anno ha usufruito dell’insegnante di sostegno per 22 ore. La commissione medica ha tolto la 104/92 al bambino, compreso la gravità (art.3 comma 3). Certo il bambino non è guarito ma è migliorato un pochino. I genitori hanno posto ricorso a questa decisione della commissione. Mi hanno chiesto, pensando che potessi aiutarli, se per il prossimo anno scolastico 2019/2020 il bambino, a seguito del “congelamento tramite il ricorso”, possa ottenere l’insegnante di sostegno e le 22 ore e qual è la normativa di riferimento cui attenersi nei confronti dell’Istituzione scolastica in cui è inserito il bambino.

È assai discutibile l’esito della recente visita di controllo che annulla addirittura una certificazione di art. 3 comma 3. Si consiglia di fare subito ricorso amministrativo all’INPS, entro 90 giorni. Tenga presente che se entro i 90 giorni l’INPS non decide, la famiglia deve fare ricorso al Tribunale civile entro altri 90 giorni a pena di decadenza. Sarà necessario corredare il ricorso all’INPS con un certificato medico specialistico preferibilmente dell’ASL.


Sono insegnate di sostegno da diversi anni e chiedo un chiarimento sulle modalità con cui va espresso il voto da parte degli insegnanti di sostegno. Tengo a precisare che lavoro in una scuola dove sono presenti nelle classi più ragazzi con certificazione L. 104/92, e l’organizzazione didattica dei docenti di sostegno assegnati alla classe ne prevede almeno due nei casi di non gravità (derivante sia da scelte didattiche che dalla superata distribuzione per aree), e minimo tre in presenza di gravità. Sono ormai diversi anni che a seguito del DPR 122 del 2009 il voto di sostegno viene espresso trovando un accordo tra tutti i docenti presenti nella classe, a prescindere dal numero di ragazzi certificati (quindi il sostegno vota 1 anche in presenza di più ragazzi con certificazione). Da un recente confronto con colleghi, soprattutto con quelli che lavorano nella secondaria di primo grado, è emerso che tale modalità di voto non è generalizzata e che in molti casi il voto del sostegno nei cc avviene per team che lavorano su singoli ragazzi, i quali al loro interno concordano il voto da esprimere. Di conseguenza, qualora siano presenti più team (dovuti alla compresenza di più ragazzi con certificazione), ciascun team esprime il suo voto, quindi in presenza di 3 ragazzi si può verificare che il sostegno possa esprimere 1, 2 o anche 3 voti, a seconda al numero dei team assegnati alla classe?

Il docente incaricato su posto di sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, contitolare a pieno titolo con i colleghi del Consiglio di classe e, di conseguenza, partecipe a tutte le operazioni ad esso affidate. La valutazione è effettuata “collegialmente” dai docenti contitolari, ovvero dal Consiglio di classe. Come ben puntualizza l’OM 90/2001, in sede di valutazione periodica e finale, il Consiglio di classe, esaminando “gli elementi di giudizio forniti da ciascun insegnante sui livelli di apprendimento raggiunti” dall’alunno, “verifica i risultati complessivi rispetto agli obiettivi prefissati dal Piano Educativo Individualizzato”.  Tanto premesso, utilizzando l’espressione da lei proposta, cioè “team”, la norma stabilisce che, in sede di valutazione formale, “ciascun team” esprima un unico voto riferendosi all’alunno con disabilità, sulla base degli obiettivi del PEI per lui predisposto (e come specificato dall’OM 90/2001, art. 15, comma 2). In merito alla valutazione di tutti gli altri alunni della classe, la norma non offre alcuna indicazione. Ora, poiché anch’essi sono alunni dei docenti incaricati su sostegno, coerentemente con quanto stabilito dalle norme in materia di valutazione, rispetto all’oggetto stesso della valutazione (declinato dal d.lgs. all’art. 1 comma 1: “La valutazione ha per oggetto il processo formativo e i risultati di apprendimento delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione e formazione, ha finalità formativa ed educativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo degli stessi, documenta lo sviluppo dell’identità personale e promuove la autovalutazione di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze”) e in linea con il principio introdotto dal legislatore rispetto alle modalità di valutazione degli alunni con disabilità, parrebbe ovvio che gli stessi “team” si esprimano con un unico voto per ciascun alunno della classe. 


Dove posso trovare il modulo per richiesta assistenza domiciliare per un ragazzo di 16 anni con sordità profonda?

Probabilmente può trovare il modulo presso la Provincia, dove lei ha residenza, nel caso in cui si tratti di assistenza domiciliare che si svolge in sostituzione o in aggiunta all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione a scuola. Se invece trattasi di semplice assistenza domiciliare e non scolastica, è da supporre che essa vada richiesta al proprio Comune di residenza.


Sono la mamma di un ragazzo con sindrome di down di 23 anni. Le scrivo per chiederle informazioni riguardo alla possibilità di potergli permettere il conseguimento di un diploma di scuola superiore, che gli possa consentire di accedere anche all’università. Mio figlio è in possesso di diploma di licenza media; di attestato di credito formativo ; inoltre è in possesso dell’ “EIPASS 7 moduli User”. Mi sono rivolta a una scuola statale serale e, mi è stato riferito che non può usufruire dell’insegnante di sostegno in quanto ne ha già beneficiato. Inoltre ho chiesto anche a una scuola privata ma, non ho avuto risposta positiva. Mio figlio preferirebbe anche una frequenza al mattino.

Purtroppo, avendo suo figlio già fruito del docente per il sostegno nel corso al termine del quale ha ricevuto l’Attestato, egli non può più avere altro sostegno, né può rifrequentare altro corso del mattino, poiché ha superato i 18 anni di età. Per tentare di conseguire il diploma, suo figlio potrebbe sostenere gli esami da privatista, utilizzando per analogia l’apposita normativa scritta per gli esami dei privatisti con disabilità di terza media. Però la scuola, presso la quale intenderà fare gli esami, potrebbe chiedere allo studente di sostenere le prove integrative relative ai cinque anni di scuola superiore in cui ha svolto un PEI differenziato e non i normali corsi. Le suggeriamo di valutare con attenzione questa ipotesi, in quanto è probabile che il percorso possa rivelarsi particolarmente faticoso e complesso. 


Sono un’insegnante di sostegno di scuola superiore, abbiamo un alunno autistico che quest’anno ha frequentato la classe quinta. Per la tranquillità  e per il bene dell’alunno è stato deciso di non farlo partecipare all’esame di Stato. E’ stata fatta tutta la documentazione compresa la relazione finale da presentare alla commissione con cui si dichiarava il percorso dell’allievo e le motivazioni per la non partecipazione all’esame. Ora ad esami iniziati il presidente della commissione si ritrova l’alunno nella lista degli esaminandi. Chi deve fare l’attestato delle competenze? Come si può risolvere la questione? Chi deve fare cosa?

La norma prevede che tutti gli alunni partecipino agli esami di Stato e non contempla alcun esonero; non prevede neppure che il Consiglio di classe decida o meno la partecipazione agli esami di Stato di uno studente. Il suggerimento e la relazione non sono rispettosi di quanto detta la norma in materia. L’art. 20 del D.lgs. 62/2017, in vigore da quest’anno, stabilisce, al comma 5, che venga rilasciato un Attestato di credito formativo recante gli elementi informativi relativi all’indirizzo e alla durata del corso di studi seguito, alle discipline comprese nel piano di studi, con l’indicazione della durata oraria complessiva destinata a ciascuna delle valutazioni, anche parziali, ottenute in sede di esame” agli studenti con disabilità per i quali sono predisposte “prove non equipollenti” o agli studenti con disabilità che non partecipano agli esami o che non sostengono una o più prove d’esame. La documentazione alla quale può (e deve) fare riferimento la Commissione d’esame è unicamente quella contenuta nei documenti riservati (comprensivi delle simulazioni d’esame) allegati alla relazione del 15 maggio, che la scuola predispone. Sarà pertanto la Commissione d’esame a formulare, e quindi a firmare, l’Attestato sulla base della documentazione e del giudizio di ammissione forniti dalla scuola.


Sono un docente della scuola primaria. Nella mia scuola è  presente un’alunna diabetica alla quale è  stata assegnata una docente di sostegno, senza però  avere una diagnosi funzionale ed un profilo dinamico dell’alunna, perché  la neuropsichiatra sostiene che i bambini diabetici non li segue, visto che sono in carica ai centri diabetologi. Allora mi chiedo chi redige la diagnosi ed il profilo? E su quali basi allora spetta il sostegno a quest’alunna? Non credo che possa avere una docente di sostegno. Potete darmi chiarimenti?

È alquanto strano che l’USR, solitamente così restia nel dare ore di sostegno, abbia dato indicazioni per l’assegnazione del docente per il sostegno ad un alunno diabetico, intellettivamente e sensorialmente normodotato. Stante così la situazione, non si deve neppure predisporre un PEI. Il Dirigente Scolastico, per correttezza, deve comunicare all’USR (Ufficio Scolastico Regionale) che restituisce il docente, dal momento che non solo mancano la diagnosi funzionale e il verbale di accertamento ma anche la ragione sostanziale della presenza di un docente specializzato.


Sono una docente di sostegno in una scuola superiore di II grado. Come ogni anno con l’inizio degli esami di stato si presenta il problema del ruolo dell’insegnante di sostegno. Sono a conoscenza del fatto che tale figura professionale viene nominata come membro esterno alla commissione per assistere il proprio alunno disabile, e che non può partecipare agli scrutini finali degli esami, proprio perché non facente parte della commissione. È una informazione corretta? E nel caso a quale normativa si può fare riferimento?

Il docente incaricato su posto di sostegno, in quanto docente, è membro effettivo del Consiglio di classe e partecipa a tutte le operazioni di competenza del Consiglio di classe i cui componenti sono tutti “insegnanti” dell’alunno con disabilità. Nella scuola italiana gli alunni di una classe sono alunni di tutti i docenti assegnati a quella classe. In riferimento alle Commissioni d’esame, il d.lgs. 62/17 stabilisce una Commissione d’esame ogni due classi; ciascuna commissione, presieduta da un presidente esterno, è costituita da tre membri esterni e, per ciascuna delle due classi per le quali è nominata, da tre membri interni (garantendo la presenza di commissari delle materie oggetto della prima e della seconda prova scritta). Le operazioni relative allo svolgimento degli esami di Stato sono affidate alla singola Commissione, la quale provvede alla correzione delle prove scritte operando per aree disciplinari: le decisioni finali sono assunte dall’intera commissione a maggioranza assoluta. I docenti incaricati su posto di sostegno non sono più, come era previsto prima, “membri aggregati”, bensì utilizzati, su richiesta della Commissione, come  “assistenti alla prova” ricevendo un compenso forfettario rispetto ai membri della commissione che, invece, percepiscono un compenso e una diaria piena. Per definire nello specifico i compiti occorre fare riferimento all’art. 20 comma 3 del d.lgs. 62/17, in cui è previsto che ciascuna Commissione possa avvalersi “dei docenti” della classe dell’alunno con disabilità (non solo del docente incaricato su posto di sostegno); a questi docenti, la Commissione può chiedere un supporto per la predisposizione, per lo svolgimento e per la correzione delle prove d’esame.


L’anno prossimo all’interno della nostra sezione primavera verrà inserita una bimba down. A tal proposito volevo chiedervi se sapete indicarmi quale sia la legge specifica di questo sindrome che permette di effettuare l’inserimento di un educatore a sostegno della classe.

La normativa, a favore del diritto allo studio degli alunni con disabilità, prescrive l’assegnazione di un insegnante specializzato per le attività di sostegno. Pertanto, sulla base della Diagnosi Funzionale che la famiglia vi ha consegnato, dovete garantire alla sezione, in cui è iscritto l’alunno, un docente specializzato per il monte ore previsto. Se nella Diagnosi Funzionale fosse indicata la necessità di assistenza per l’autonomia personale e/o per la comunicazione, allora dovete provvedere ad assicurare tale figura, che sarà assegnata all’alunno con disabilità. Nello specifico, l’art. 13 comma 3 della legge 104/92 prevede entrambi i diritti per tutti gli alunni con disabilità.


Sono una docente di scuola secondaria di primo grado titolare della legge 104 per assistere mio figlio affetto da autusmo. Ho chiesto inizialmente il part-time di 9 ore settimanali poi, per agevolare la scuola, poiché non si era più creata la classe a tempo prolungato, essendo io insegnante di matematica e scienze, per non creare uno spezzone in una classe, la dirigente mi ha chiesto di prolungare a 12 ore settimanali il mio orario. Ho accettato poiché gli altri dirigenti con cui avevo avuto a che fare hanno sempre chiesto alla collega che struttura l’orario di darmi la priorità. La nostra scuola applica il tempo orario di 55 minuti per avere un recupero per poter effettuare supplenze o attività di recupero o laboratoriali. Per esigenze personali, poiché mio figlio frequenta la  scuola con orario ridotto e non ho nessuno che lo possa andare a portare e a recuperare, ho chiesto alla collega di mettermi in orario dalla seconda ora alla quarta ora. Poiché sono le ore che comprendono l’intervallo e quindi due ore diventano da 60 minuti, nell’arco dell’anno non ho ore da recuperare. La nuova dirigente mi ha detto che non ho diritto ad avere questa agevolazione e che quindi il prossimo anno mi toglierà questa aiuto. Volevo chiedere se posso avere la possibilità di oppormi a questa decisione proprio perché non avrei la possibilità mi accompagnare e riprendere mio figlio a scuola.

Provi a parlare nuovamente con la Dirigente scolastica, ricordandole che lei ha accettato l’aumento di tre ore settimanali per andare incontro alle esigenze della scuola, ma che il suo orario è di 9 ore settimanali; la informi del fatto che lei necessita di una particolare strutturazione dell’orario unicamente per far fronte alle necessità di suo figlio e che, da parte sua, permane la disponibilità ad effettuare le 12 ore settimanali, a condizione che ciò non le impedisca di essere presente per suo figlio. Nel caso la dirigente ribadisse l’indisponibilità a venirle incontro, faccia presente che lei torna al suo orario di servizio, cioè 9 ore settimanali. Se nonostante ciò la dirigente insistesse nell’affermare che non le sarà concessa nessuna attenzione, si rivolga a un sindacato e chieda di essere tutelata nei suoi diritti.


Uno studente con disabilità sensoriale certificata e ritardo mentale lieve completa il ciclo di studi con percorso differenziato conseguendo un attestato di crediti formativi. La famiglia, su richiesta del ragazzo, vuole riscriverlo alla classe quinta per tentare il conseguimento del diploma, pur essendo consapevole che  il figlio non potrà avere assegnate ore di sostegno. Il docente di sostegno sostiene che vi siano molte probabilità di successo formativo, considerata la forte motivazione dello stesso studente. La scuola può accettare l’iscrizione ai corsi diurni tenendo conto che trattandosi di disabilità sensoriale vi sono numerose fragilità che in un contesto di adulti, magari non più giovani, potranno rendere ancora più difficoltosa la frequenza scolastica senza docente di sostegno? Avendo effettuato il percorso in gran parte riferito  alle grandi linee dei programmi curricolari, può lo studente essere iscritto alla classe quinta senza debiti formativi? 

Avendo l’alunno ottenuto l’attestato, non può più iscriversi specie ai corsi del mattino, poiché ha ormai concluso gli studi superiori con un titolo che non è bocciatura, ma parallelo al diploma. Se si iscrivesse al corso per adulti, difficilmente potrebbe ottenere il sostegno, dato che è già stato assegnato per tutto il corso superiore del mattino. Comunque, se non supera le prove integrative, relative agli anni di PEI differenziato, non potrà ottenere un PEI semplificato. L’unica possibilità, che potrebbe esserci, è di presentarsi agli esami di Stato come privatista, utilizzando per analogia il decreto ministeriale 10 dicembre 1984 concernente gli esami di terza media da privatisti degli alunni con disabilità.


Sono una docente della primaria. In questi giorni stiamo formando le classi delle future prime. Vi sono 3 disabili in gravità.  Uno sarà  iscritto al tempo delle 27 ore con 17 alunni, gli altri 2 nel tempo a 40 ore di cui uno in una classe da 23 e l’ altro in una classe da 24. La normativa parla di costituire classi di 20 alunni con disabili gravi con elevazione del numero a 22. In questo caso cosa deve fare il dirigente?  So che deve scrivere all’ Ufficio scolastico regionale, ma in caso di risposta negativa, può  richiamare le famiglie ed invitare a “spostare” alcuni alunni iscritti al tempo lungo in quello corto per avere sezioni numericamente più omogenee?

La norma prevede che i genitori possano esprimere la loro preferenza in merito al tempo-scuola, come pure fissa dei criteri per la formazione delle classi, che tengano conto non solo degli aspetti legati alla didattica e al diritto allo studio, ma anche alla sicurezza (stabilendo, al riguardo, vincoli precisi che non possono essere ignorati). La Dirigente può convocare i genitori e fare loro la richiesta di rivedere le iscrizioni al tempo pieno, ma, in questo caso, deve convocare tutti i genitori e non solamente alcuni, lasciando comunque a loro la decisione ultima. Al tempo stesso deve attivarsi presso l’USR per chiedere che le venga riconosciuta una classe in più. La norma, infatti, a proposito della formazione delle classi, stabilisce che le stesse siano formate da 20 alunni se vi sono iscritti alunni con disabilità (DPR 81/09, art. 5); lo stesso DPR, all’art. 4, prevede la possibilità di un aumento del 10%, portando il numero massimo consentito a 22 alunni, non oltre. Tenga presente che la Magistratura ha fatto rispettare questo tetto anche ad anno scolastico avviato. Le attività didattiche di qualità richiedono anche un numero di alunni che consenta un lavoro efficace da parte dei docenti: il sovraffollamento delle classi è sicuramente un deterrente per una scuola di qualità.


Vi scrivo in quanto rappresentante di Istituto per i genitori di una scuola dell’infanzia per avere delucidazioni in merito al numero di bambini che possono essere presenti in una classe che ha un alunno con disabilità. Rispetto alle letture che ho potuto fare dei riferimenti normativi mi pare di aver compreso che gli alunni non devono essere più di 20, ma volevo sapere se questo valore è tassativo o vi è un margine di discrezionalità da parte del dirigente. Volevo inoltre sapere se vi può essere più di un bambino disabile per classe e, nel caso, a quali condizioni (es. presenza di 2 insegnanti di sostegno?). La mia richiesta nasce dal fatto che nella scuola in questione fino a quest’anno ci sono state 4 sezioni, ognuna con un bambino con disabilità. Dall’anno prossimo gli iscritti nella scuola saranno 63 e la dirigente ha previsto di ridurre le sezioni a 3 soltanto (con 4 bambini disabili più uno in fase di certificazione per sordità). Mi chiedevo inoltre se di fronte a questa riduzione delle sezioni con un aumento dei bambini per classe (sarebbero 21 per classe con 4 bambini con disabilità ed un bambino ipoacusico) sia possibile fare qualcosa .

L’art. 5 del DPR 81/2009 stabilisce che le classi prime delle scuole di ogni ordine e grado (quindi anche l’infanzia) sono formate da 20 alunni, se in tali classi sono iscritti anche alunni con disabilità. Lo stesso provvedimento, all’art. 4, prevede una deroga pari al 10%, per cui il numero massimo consentito è di 22 alunni. Quello stesso provvedimento, però, ha abrogato il tetto massimo di alunni con disabilità per classe o, nella scuola dell’infanzia, per sezione. Nella stessa classe o sezione, dii conseguenza, possono essere iscritti da uno a più alunni con disabilità, per cui nella stessa classe o nella stessa sezione ci potranno essere più docenti di sostegno. È normale. Quanto previsto dalla Dirigente è corretto dal punto di vista formale. Gli alunni con disabilità saranno quindi presenti in ognuna delle tre sezioni (se le sezioni della scuola dell’infanzia saranno complessivamente cinque, in una sezione ci sarà un solo alunno, mentre in ciascuna delle altre due ci saranno due alunni).


Scrivo per conto di un’amica. Alla sua bambina è stata riconosciuta invalidità art 3 comma 3 legge 104 (maggio 2019).
Ha fatto l’iscrizione a gennaio della scuola Primaria, prima elementare, scegliendo la classe a tempo ridotto. 
Pochi giorni fa gli è stata riconosciuta l’invalidità sopra citata, l’ha consegnata alla preside della scuola, la quale ha risposto che non c’è il numero per formare una classe a tempo ridotto. Inoltre anche altre mamme, e precisamente 10, hanno richiesto questo tempo
Possibile che una bambina con quella condizione fisica, certificata dall’INPS, viene abbandonata dalla scuola? Non hanno la priorità?

I genitori, in base alla normativa vigente, possono esprimere una scelta sul tempo scuola: tempo pieno (40 o 30 ore) e tempo ridotto (24 o 27 ore). La scuola, in base alle iscrizioni e alle preferenze indicate, ma anche considerate le risorse che saranno autorizzate dall’Ufficio scolastico regionale, attiva le classi con il tempo-scuola che ha ricevuto maggiore consenso. 
Occorre valutare se negli altri plessi dell’Istituto sono presenti classi a tempo ridotto: in tal caso il dirigente potrebbe valutare di spostarne una nel plesso presso il quale ha chiesto l’iscrizione l’alunna con disabilità, trasferendo nello stesso plesso la classe a tempo pieno. Potreste peraltro valutare se iscrivere la bambina in un altro Istituto vicino, in cui siano presenti classi a tempo ridotto. In alternativa, potreste considerare il tempo pieno, omettendo le ore di frequenza non obbligatoria (come, per esempio, il tempo mensa e le ore dedicate ad attività aggiuntive). 


Vorrei avere notizie sulla compilazione del pei in mancanza di insegnante di sostegno in classe.
La mia fiduciaria me ne chiede la compilazione. Pur non avendo avuto l’insegnante di sostegno ma solo un’assistente educativa, la bambina è stata trattenuta per la gravità della sua disabilità ma non si è ben capito perché le sue ore di sostegno siano sparite.
Adesso vorrei capire cosa si deve fare.

Il Piano Educativo Individualizzato è compito del GLHO, il gruppo composto da tutti i docenti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti ASL. Questo documento (PEI), che “deve” essere elaborato da un gruppo di lavoro e non da una sola persona, va predisposto a inizio anno scolastico, non a conclusione dell’anno scolastico. In esso, infatti, sono contenuti gli obiettivi annuali da perseguire con le attività scolastiche.
Cosa fare, oggi, a fronte della situazione descritta?
Premesso che non ha precisato di quale ordine di scuola si tratta, va detto che lascia molto perplessi il fatto che l’alunna sia stata trattenuta a causa della “sua gravità”, lasciando intuire che non si è tenuto conto delle sue potenzialità, delle sue capacità e delle sue attitudini e dei principi pedagogici che riconoscono al percorso effettuato con i pari, per età anagrafica, significative e maggiori opportunità di crescita e di interazione. Se poi alla classe o alla sezione sono state assegnate ore di sostegno, perché nessuno dei docenti della classe o della sezione non è intervenuto per la mancata presenza? Perché nessuno dei docenti della classe o della sezione si è preoccupato della compilazione della documentazione, che la norma prevede a favore dell’alunno con disabilità? Non resta, allo stato attuale, che formulare una bozza di PEI (non è possibile redigere un PEI ad anno scolastico concluso), in cui saranno indicate le risorse per il prossimo anno scolastico; alla formulazione di questo documento devono partecipare, su invito scritto della scuola, tutti i docenti della classe o della sezione, i genitori dell’alunna e gli specialisti dell’ASL (gli specialisti dell’ASL potrebbero partecipare anche tramite Skype o, se impossibilitati, inviare una giustificazione della loro assenza, giustificazione che sarà riportata nel verbale dell’incontro). Naturalmente le risorse indicate, richieste poi dal Dirigente scolastico agli enti competenti, dovranno essere correttamente utilizzate, contribuendo a garantire il diritto allo studio dell’alunna con disabilità. 


Sono la mamma di una bambina di 8 anni che frequenta la terza  elementare in una classe di 25 bambini tra cui uno gravemente autistico.
Nel corso dell’attività scolastica disturba la classe.
Noi genitori temiamo che questo bambino non sia adeguatamente vigilato e non siano prese idonee cautele .
Cosa possiamo chiedere alla scuola?

Il bambino con disabilità ha diritto, come suo figlio e come tutti gli altri bambini e bambine, a frequentare la scuola e a ricevere gli insegnamenti utili a potenziare capacità e potenzialità. La norma prevede che tali attività si svolgano in classe, insieme ai compagni, secondo un piano educativo individualizzato per lui predisposto e coordinato con la programmazione della classe. Affermare che un bambino “disturbi” la classe con una presenza in aula pari a due ore, sembra decisamente eccessivo. Non meno, riteniamo, disturberanno gli altri. Per quanto riguarda l’uscita, sei ore di viaggio sono troppe per bambini così piccoli e ciò lascia intuire come non siano stati considerati gli alunni, e in particolare l’alunno con disabilità, ma ben altro, determinando una condizione di discriminazione. Le attività devono essere programmate considerando le capacità di ciascun alunno ed anche ciò che può costituire ostacolo o difficoltà. Questo è importante. Alla scuola, come genitori, potete offrire piena collaborazione, anche attraverso occasioni di incontro in orario extra scolastico fra i vostri figli e l’alunno con disabilita, favorendo il processo di socializzazione, migliorando la relazione fra pari e potenziando la comunicazione fra loro: ciò gioverebbe a tutti, anche ai vostri figli. Al tempo stesso potreste chiedere alla scuola di porre maggiore attenzione a tutti gli alunni, in modo che le attività siano organizzate considerando le effettive capacità di ciascuno, senza creare condizioni di sovraccarico, con rischio di manifestazione di comportamenti incontrollati, o di sfociare in scelte che possono determinare discriminazione. Il vostro apporto sarà sicuramente apprezzato e potrà contribuire a migliorare il processo di inclusione di tutti gli alunni della classe, con evidenti benefici per tutti gli alunni della classe, quindi anche per i vostri figli. 


Lavoro nella disabilità e i genitori di un bambino mi riferiscono che la scuola, in occasione delle terapie al mattino, non consente al loro figlio di entrare a scuola poco prima dell’orario di mensa perchè non consentito, obbligando così i genitori a tenere a casa il bambino, per necessitando quest’ultimo di stare con gli altri coetanei quanto più possibile.

L’esercizio del diritto allo studio deve essere garantito per tutti gli alunni, anche per gli alunni con disabilità; il tempo-scuola, in sintesi, non può essere ridotto né sottratto. Per questo le terapie devono essere effettuate in orario extrascolastico. È forse il caso di rimodulare il calendario delle terapie, posticipandole in orario pomeridiano, comunque non coincidente con le attività scolastiche.  


Sono la mamma di una bimba disabile grave a livello di 12 anni che per diversi anni ha scelto l’istruzione parentale perche’  cagionevole di salute. Dall’anno scorso e’ stata accordata, anzi direi  imposta (tramite UVM)  una frequenza scolastica saltuaria per la socializzazione. Nessun medico ha voluto fare un certificato di esonero. Perche’ noi genitori di figli disabili non siamo liberi di poter scegliere? Un amico avvocato mi ha segnalato la sentenza 226 / 01 con la quale la Corte Costituzionale cita che  le persone handicappate sono tenute alla frequenza scolastica obbligatoria per favorire l’apprendimento, la comunicazione, le relazioni e la socializzazione. Ci sono ulteriori leggi a mio favore?

Premesso che l’istruzione parentale è un diritto per i casi in cui ci sono problemi per la frequenza scolastica, va ribadito che quanto stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale coglie lo spirito dell’inclusione. Gli alunni con disabilità dalla frequenza delle classi comuni, insieme a coetanei senza disabilità, traggono il vantaggio della vita di tutti, evitando isolamento ed emarginazione. Tuttavia, se lei desidera continuare a praticare l’istruzione parentale, nel pieno rispetto delle condizioni previste dalla normativa, è un suo diritto; molto probabilmente non lo è per sua figlia, la quale pure ha dei diritti, fra cui la relazione e la socializzazione con i coetanei senza disabilità. Rif. normativi: decreto legislativo n. 62/17; decreto legislativo n. 76/2005.


E’ legittimo l’impegno che una scuola parificata paritaria (primaria) vuol far sottoscrivere ai genitori di una bambina con handicap grave avente ad oggetto la compartecipazione alle spese relative all’insegnante di sostegno non coperte dal finanziamento statale? In sostanza, firmando questo impegno i genitori si verrebbero ad accollare le spese relative all’insegnante di sostegno non coperte dal finanziamento (circa 1000 euro al mese). I Suoi interventi e le varie sentenze in merito, mi sembra evidenzino che sia onere della scuola farvi carico. Può delucidarmi in merito?

Come lei sostiene, la scuola non può far firmare tali dichiarazioni alla famiglia. Se lei consulta le schede normative, riguardanti il sostegno nelle scuole paritarie, preparate dall’avv. Nocera, ricaverà che è la scuola che deve fornire a proprie spese il sostegno (anche se in parte rimborsate dal MIUR, in quanto scuola parificata). Anzi. Nelle sentenze della Cassazione, che l’avv. Nocera cita nelle sue schede, la scuola paritaria non può pretendere alcun pagamento e, se richiesto, deve rimborsarlo.


Avrei bisogno di risalire a una “indicazione normativa” presente nella giurisprudenza sui DSA di cui non ricordo la natura (nota, circolare, ordinanza, ecc) che determinava la  “possibilità  di rivedere la valutazione finale nelle materie curricolari nel caso di sopraggiunta certificazione di DSA ad anno scolastico quasi concluso.” Per cui nel caso in cui uno studente abbia riscontrato difficoltà determinate da un disturbo non riconosciuto con conseguente valutazione inficiata da tale disturbo in una o più materie gli insegnanti “possono” o “devono” (anche questo non ricordo) rivedere la loro valutazione alla luce di quanto descritto nella certificazione.

La norma non prevede valutazioni come quelle da lei descritte. Solo la Conferenza Unificata Stato Regioni ha espresso indicazioni riguardanti le prime certificazioni, che devono essere consegnate entro il 31 marzo da parte degli studenti iscritti all’ultimo anno della scuola secondaria di primo e di secondo grado e che saranno pertanto impegnati negli esami di Stato. Gli accorgimenti della norma riguardano la possibilità di adottare quanto previsto dalla legge 170/2010 e dai decreti applicativi nel momento in cui lo studente è sottoposto all’iter di valutazione, previa comunicazione da parte della famiglia. Non sussiste alcun riferimento normativo, invece, in merito alla possibilità da lei citata di “rivedere la valutazione finale”, con retrocessione. Questo non è possibile. 


Mio figlio è affetto da ipoacusia bilaterale di grado severo e porta protesi acustiche. Frequenta una scuola materna comunale a tempo pieno e due volte a settimana effettua sedute di logopedia in un centro durante l’orario scolastico, quindi lo prendo a scuola alle 10.30 e lo riporto dopo la terapia alle 12.30. La dirigente scolastica mi ha comunicato che dal prossimo anno il bambino non potrà rientrare a scuola dopo l’uscita oppure dovrà entrare a scuola dopo la terapia. Mi chiedo se c’è una normativa che regola questa cosa. Sono due anni ormai che frequenta questa scuola e fino ad oggi non ci sono mai stati problemi. Credo sia un suo diritto poter frequentare la scuola regolarmente e allo stesso tempo effettuare una terapia a lui necessaria per il corretto sviluppo del linguaggio. Purtroppo  al momento non ci sono altre disponibilità di orario nel centro per evitare di spezzare la giornata scolastica. Allo stesso tempo non vorrei fargli saltare la scuola 2 volte a settimana.

Purtroppo la prassi di molti centri italiani di rifiutare le terapie dei minori in orario pomeridiano crea questi problemi. La scuola ha la sua organizzazione, che viene disturbata dall’interruzione bisettimanale di orario. Lei deve pertanto insistere con il centro, affinché collochi gli interventi negli orari pomeridiani o, in alternativa, che li inserisca almeno nelle prime ore mattutine, cioè all’inizio della giornata. Se trattasi di centro convenzionato per terapie rivolte a minori, esso deve riorganizzarsi per consentire ai bambini la scolarizzazione mattutina. Provi a parlare anche con l’assessorato comunale alla salute, affinché intervenga presso il centro in suo favore.

Nel caso in cui l’ASL rifiuti di  firmare il piano educativo individualizzato con relativa relazione finale nonostante la presenza della certificazione H per problemi solamente fisici e psicologici (nessun ostacolo per l’apprendimento), l’eventuale PEI è da ritenersi valido anche senza la firma degli operatori sanitari? 

Se gli specialisti dell’ASL partecipano all’incontro, non si capisce perché non dovrebbero sottoscrivere il PEI (questo avviene a inizio di anno scolastico), mentre la Relazione finale, che viene allegata al fascicolo personale dell’alunno e che descrive il percorso scolastico dell’alunno, offrendo eventuali indicazioni per utili per una sempre migliore inclusione, e che è il frutto anche del confronto intercorso in sede di GLHO, non richiede necessariamente la firma di tutti i componenti. Se gli specialisti dell’ASL rifiutano di apporre la loro firma al PEI e se questo documento è sottoscritto dalla famiglia e dagli insegnanti (tutti) della classe, allora il documento è valido a tutti gli effetti; naturalmente si chiederà all’ASL di motivare la mancata firma, allegando al verbale dell’incontro la dichiarazione che gli specialisti rilasceranno.


La presente per richiedere chiarimenti e delucidazioni in merito ai criteri corretti per la non ammissione all’esame di alunno con disabilita’  L.104/92 comma 3.
Premesse: 
1. E’ presente un totale e completo accordo di tutto il Consiglio di Classe e del DS in merito alla non ammissione per consentire la ripetizione della classe terza della Scuola Sec.I grado.
2. Totale e completo accordo da parte della famiglia dell’alunno sempre a tale proposito espresso nel gruppo integrato.
3. Parere favorevole sempre espresso a verbale nei gruppi integrati dell’associazione che ha in cura il percorso riabilitativo dell’alunno. Parere espresso dal Dottore di riferimento e responsabile dell’associazione.
Il problema e’ sorto in merito alla procedura corretta da seguire da parte della Scuola.
Quesito 1. E’ possibile, viste tutte le premesse sopra, non ammettere all’esame di terza l’alunno in sede di scrutinio con tutte le votazioni piu’ che sufficienti? Pertanto addurre a motivazione solo il mancato raggiungimento di obiettivi in riferimento al PEI relativi all’autonomia personale (es.  mancata consapevolezza del pericolo ecc.) all’asse affettivo-relazionale, sociale, ? 
Il Consiglio di Classe sembra essere attualmente su questa linea, citata nel quesito 1: non ammettere all’esame lasciando tutte le valutazioni sufficienti ed addurre motivazioni solo riconducibili al PEI relative agli assi di cui sopra. Relazionando anche in merito al parere favorevole della famiglia e dei medici espresso nel Gruppo integrato per la non ammissione all’esame.
Quesito 2 Il mio dubbio come docente di sostegno e’ se questo sia davvero possibile e se si’ in base a quali riferimenti normativi? 
Quesito 3 Se si procede in tale modo l’USR puo’ in seguito procedere e dichiarare non idonea la ripetizione della classe terza? E chiedere alla scuola di proseguire nella Sec.II grado dove e’attualmente preiscritto l’alunno? Se cosi’ fosse la famiglia potrebbe davvero ricorrerere per restare in terza media.
Quesito 4 In sede di scrutinio con voto di consiglio e’ possibile cambiare alcune valutazioni (una o piu’ discipline : in base ai criteri di ammissione all’esame votati dal nostro Collegio dei docenti) ed inserire alcuni 5 (insufficienze). Il CDC puo’ esprimere una sola insufficienza per non ammettere all’esame? E sempre citare l’accordo con famiglia e equipe medica?
Qual e’ la procedura corretta in base al D.lsg 62/2017 e successive note? Gentilmente quali sono i precisi riferimenti normativi  riguardanti la non ammissione all’esame di alunno con disabilita’ con comma 3 ? 
Si vorrebbero evitare eventuali ricorsi successivi con un dispendio di tempo, risorse, energia da parte della famiglia con la quale la scuola ha lavorato in rete in modo positivo e sereno sempre.
Esattamente vorrei una delucidazione chiara e precisa anche come insegnante di sostegno sulla documentazione da produrre (ovviamente PEI, verbali GLHO, PDF, relazione finale) e su quale sia la procedura corretta in sede di scrutinio.

Si precisa che la responsabilità unica della “ammissione” o della “non ammissione” di un alunno alla classe successiva o agli esami di Stato è in capo esclusivamente al Consiglio di classe, anche se questi dovesse attivarsi per raccogliere “pareri” che non solo non possono essere richiesti, ma non sono vincolanti e non possono costituire presupposto formalmente valido per le decisioni assunte (che sono e restano solo dei docenti del Consiglio di classe).La valutazione dell’alunno con disabilità, nella scuola secondaria di primo grado, è riferita al PEI che, come stabilisce l’art. 16, comma 2, della legge n.104/92, deve essere formulato sulla base delle effettive capacità dell’alunno e non dei programmi ministeriali; pertanto, a fronte di evidenti progressi rispetto ai livelli iniziali di apprendimento, egli deve essere promosso alla classe successiva.  Nel caso esposto, questo aspetto appare ben puntualizzato: lo studente ha conseguito valutazioni più che positive, dimostrando di aver raggiunto gli obiettivi del suo PEI e, di conseguenza, deve essere ammesso, essendo in classe terza, all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.  Se come Consiglio di Classe, per impedirne la promozione, pensate di modificare i voti in sede di scrutinio, sappiate che con tale azione commettereste un falso in atto pubblico. Si tratta di un illecito grave, che non trova giustificazione neppure se sostenuto, come lei scrive, da persone terze, non appartenenti al Consiglio di classe. Dovete quindi ammettere lo studente all’esame di Stato. Anche nel caso in cui lo studente dovesse non presentarsi all’esame di Stato, dovete tener presente quanto stabilito dall’art. 11 del D.lgs. 62/17: a coloro che non si presentano all’esame di Stato deve essere rilasciato un Attestato coi crediti formativi e quindi ammesso alla frequenza della secondaria di secondo grado. Nel caso in cui pensaste di non ammettere comunque lo studente, dovete assumervi la responsabilità di questa decisione senza alterare le valutazioni (che sono riportate in strumenti formali come i registri, e quindi non modificabili) e senza giustificare tale scelta celandovi dietro suggerimenti di altri.  In sintesi la corretta procedura da seguire è di promuovere lo studente, ammettendolo all’esame di Stato, proprio perché egli ha raggiunto positivamente gli obiettivi fissati, come risulta dai documenti ufficiali prodotti dal Consiglio di Classe.  


Sono un’insegnante di sostegno di un istituto di istruzione superiore. Avrei bisogno di chiarimenti in merito all’esame finale di uno studente H che per tutti e 5 gli anni ha seguito una programmazione differenziata non riconducibile agli obiettivi minimi. Io ho cominciato a seguirlo solo quest’anno. Si è deciso insieme alla famiglia di fargli sostenere il solo esame orale che verterà sulle esperienze di alternanza scuola lavoro, che ha effettivamente svolto nel corso dell’anno. Ora ci si pone il problema della valutazione e quindi della predisposizione di una griglia di valutazione ad hoc. Io pensavo, su suggerimento di altri insegnanti di sostegno con maggiore esperienza, di calcolare il massimo della valutazione dell’orale in 60esimi, essendo il valore massimo dei crediti scolastici pari a 40. Secondo lei può andare bene?
Altra domanda: i crediti scolastici vengono calcolati in base alla media dei voti del 3, 4 e 5 anno scolastico. Mi è venuto però il dubbio che il ragazzo in questione nel corso degli anni passati non sia stato sempre valutato in tutte le materie perchè, essendo un H grave, è difficile valutarlo a volte. Qualche insegnante dice di non avere elementi… Qualora manchi qualche valutazione, la media si calcola solo sulle materie valutate? Poi qualche insegnante di sostegno ritiene che gli studenti che seguono una differenziata vanno valutati sempre e comunque su tutte le discipline: non si può non valutare. È vero?

Per gli studenti con disabilità, indipendentemente dalla gravità, la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita nei confronti dello stesso alunno, “deve sempre e comunque aver luogo”. Il Consiglio di classe, sulla scorta del PEI, esamina gli elementi di giudizio che ciascun docente, incaricato su posto disciplinare, fornisce in merito ai livelli di apprendimento raggiunti (anche attraverso attività di integrazione e di sostegno), verificando i risultati complessivi rispetto agli obiettivi riportati nel PEI stesso (OM 90/2001). Forse attribuire 60 punti per una sola prova può essere eccessivo; sulla base dei crediti formativi documentati, e considerato il percorso triennale (tenga presente che lo studente non può essere penalizzato perché nei precedenti anni il Consiglio di classe ha omesso di esprimere una o più valutazioni!), con riferimento a quanto effettivamente presente nella documentazione dello studente, potreste assegnare da 20 a 25 punti per il colloquio e da 35 a 40 punti per il credito scolastico. Potreste eventualmente valutare i 5 punti che la Commissione può attribuire per l’impegno profuso nel percorso scolastico (punteggio riconosciuto agli studenti meritevoli). 


Sono un insegnante di scuola primaria. Vorrei porre un quesito sulla sostituzione di colleghi assenti. Quando si assenta un insegnante e in altra classe sono presenti due colleghi uno su posto comune e uno su posto di sostegno, il collega su posto comune può essere chiamato a svolgere la supplenza? 

Nessun docente che sia in orario dovrebbe essere distolto dal suo incarico, così come affermano le Linee Guida del 4 agosto 2009 (“La presenza nella scuola dell’insegnante assegnato alle attività di sostegno si concreta quindi, nei limiti delle disposizioni di legge e degli accordi contrattuali in materia, attraverso la sua funzione di coordinamento della rete delle attività previste per l’effettivo raggiungimento dell’integrazione”). Quindi il docente di sostegno non può essere utilizzato per supplire il collega che supplisce un altro insegnante assente. La situazione deve riguardare solo il primo giorno di assenza, perché a partire dal secondo il Dirigente scolastico è tenuto a nominare un supplente.


Sono un insegnante di sostegno in una scuola secondaria di secondo grado. Un paio di anni addietro, ho seguito un Suo seminario di aggiornamento sulla Normativa riferita agli alunni diversamente abili, che hanno sempre seguito una programmazione differenziata, con particolare attenzione agli esami di stato. In quella occasione, mi sembra si sia ribadito, che  un ragazzo diversamente abile che segue da sempre una programmazione differenziata (L. 104, comma 1  e 3), non possa in nessun caso non promosso agli Esami di Stato. La pregherei tanto se mi potrebbe venire in aiuto, chiarendomi in dettaglio questa mia lacuna, indicandomi anche la relativa Normativa di riferimento.

L’alunno con PEI differenziato non deve raggiungere gli obiettivi dei programmi ministeriali, ma quelli indicati nel suo PEI; gli obiettivi contenuti nel PEI, peraltro, possono essere adattati alle sue capacità in ogni momento. Pertanto, siccome lo studente raggiungerà sicuramente gli obiettivi che sono stati descritti nel suo PEI, egli non può essere bocciato e deve quindi ricevere l’attestato. La norma è l’art 15 dell’O.M. n. 90/01, che prevede il rilascio dell’attestato agli alunni per i quali è stato adottato un PEI differenziato. 


Sono la mamma di un ragazzo autistico che ha l. 104 art.3 comma 3. Quest’ anno è iscritto al 5 anno dell’ istituto agrario. Per motivi di salute ( crisi comportamentali , enuresi e varia sintomatologia su cui si stanno effettuando accertamenti) da inizio marzo ha frequentato la scuola solo per tre giorni. Chiedo alla scuola di poterlo bocciare e fargli ripetere questo ultimo anno per poter raggiungere gli obiettivi del PEI , considerato che è sempre stato motivato alla frequenza scolastica e che aveva iniziato l’ anno scolastico in modo brillante mentre adesso ha perso tutte le routine e non c’è stato modo di prepararlo alla fine del percorso scolastico. La Npi dell’ Asl ha espresso parere positivo. L’ insegnante di sostegno chiede come impostare la relazione perché il consiglio di classe si esprima con parere positivo alla bocciatura. 

È sufficiente dimostrare che l’alunno non ha frequentato per motivi di salute e che non è stato possibile al Consiglio di classe valutare i suoi apprendimenti, come stabilito dall’art 7 comma 14 del DPR n. 122/09.


Sono un’insegnante di sostegno da più di dieci anni, specializzata e a tempo ind. In questi ultimi quattro anni ho lavorato con un bambino affetto da ADHD al quale però è stato sempre possibile seguire la programmazione di classe fin dall’inizio. Ho sempre redatto il PEI e ho combattutto per quattro anni con le mie colleghe per far capire loro che il bambino deve essere valutato pensando ai suoi limiti e ai suoi grandi passi in avanti. Il mio lavoro per i primi tre anni è stato quello di sedermi ad un lato della classe e fare silenzio. Non ho potuto mai partecipare ad una lezione e non ho mai potuto programmare attività diverse per il bambino. Sono anche musicoterapeuta e ho provato per due anni di seguito a chiedere alle mie colleghe di permettermi di fare musica, facendo uno scambio (la collega mi avrebbe coperto per un’ora) e io avrei insegnato ai bambini musica, mantenendo un’integrazione del bambino con la classe. Loro mi hanno risposto che io sono importante solo qualora il bambino scoppi e non si riesca a contenere, cosa che in quattro anni ancora non è mai successo. Negli ultimi due anni mi sto specializzando in un Modello musicoterapico di terapia non-verbale Benenzon e a maggio diventerò tecnico. Grazie a quello modello sono riuscita a comunicare con il bambino in maniera differente. In classe, non essendomi permesso di dire una parola, ho lavorato sulla comunicazione non-verbale che ha affinato in lui moltissimo la sua sensibilità. Ho lavorato in sordina, però questo tipo di lavoro frustrante mi ha stancata. Ho lavorato su me stessa e sulla mia pazienza, non sono mai stata irrispettosa nei confronti dei miei colleghi ma quest’anno ho avuto la possibilità di chiedere il passaggio dal Sostegno alla scuola curricolare e ho fatto domanda. Mi sto documentando sulla legislazione scritta a tutela (diritti e doveri) della figura dell’insegnante di sostegno, ma finora non ho trovato molti articoli attendibili. Avrei intenzione, dopo il mio passaggio, di continuare a lavorare per il Sostegno, cercando di aiutare a far risalire questa figura che sta diventando essa stessa elemento di disabilità nelle Scuole. Si parla nella legislazione di integrazione della disabilità sia di alunni con legge 104 che alunni BES e DSA, ma dell’integrazione dell’insegnante di Sostegno non se ne parla (almeno io ancora non sono riuscita a trovare nulla). Siamo figure preziose, sia con la specializzazione che senza (la formazione è importante, ma se deve creare figure sterili allora è meglio la passione per questo lavoro), il nostro lavoro scende nelle difficoltà, risveglia in noi nuove strategie di risoluzione dei problemi e ogni giorno non seguiamo una programmazione fissa perché con bambini con disturbo del comportamento c’è continuamente imprevedibilità. Quello che non viene minimamente menzionato è che spesso diventiamo sostegno dei nostri colleghi, diventiamo mediatori tra loro e il bambino. Eppure la nostra integrazione rimane misera e vige questa forma di gerarchia che rasenta alle volte una vera e propria forma di bullismo, se non addirittura di mobbing. Nel novembre dell’anno scorso è capitato che il bambino fosse assente per malattia e io in classe vengo completamente buttata fuori, perché la mia collega si rivolge a me dicendomi “se hai qualcosa da fare vai pure, tanto qui io non ho bisogno, tanto …..non c’è”. Sono andata dalla referente di plesso a chiederle se potevo essere utile, vista l’assenza dell’alunno e lei mi ha risposto “prima ho visto quella bambina che stava poco bene, forse deve vomitare, vai ad accompagnarla in bagno” e poi mi ha riso in faccia…. Angherie di questo genere dovrebbero essere eliminate in un ambiente che si elegge a voler essere formatore di essere umani che saranno la nuova generazione. Perciò vorrei tanto chiedervi se avete dei siti da indicarmi che possano fare più luce su questa questione perché non vanno bene le cose così. Ho provato a parlare con altre colleghe di sostegno, non specializzate e mi hanno confidato la loro frustrazione e la loro sensazione di nullità in classe e questa continua sensazione (che alla fine è realtà) di essere cacciate dalla loro classe e di non poter mettere bocca altro che per il bambino che seguono. Quando ho provato a chiedere loro se volessero partecipare a raccogliere delle testimonianze per provare a cambiare le sorti, mi hanno risposto ” non vedo l’ora di fare il passaggio…allora sì che farò quello che voglio con la mia classe e poi se capiterà un’insegnante di sostegno la butterò fuori come hanno fatto con me”. Ho letto, nei siti finora visti, molte volte la parola “contitolarità” ma dov’è? Molti mi hanno detto che rischio di fare una battaglia contro i mulini a vento, invece io penso che forse in tutta Italia esisteranno dei Movimenti che stanno lavorando per salvare questa figura professionale così poco riconosciuta. Vorrei proprio lavorare insieme a questi gruppi per favorire il sostegno.

Il docente per le attività di sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità. È una figura che, professionalmente, ha gli stessi compiti e le stesse competenze dei colleghi, così come stabilito e fissato nel Contratto collettivo nazionale di lavoro. Fra i compiti dei docenti vi è quello di favorire il processo di integrazione di “tutti gli alunni della classe” (tutti, non uno soltanto, altrimenti viene meno il senso stesso della scelta inclusiva della scuola italiana), garantendo a ciascun alunno il successo formativo; per questo, tutti gli insegnanti, tanto quello/i incaricato/i su posto di sostegno quanto quelli incaricati su posto disciplinare o su posto comune, devono lavorare con unitarietà d’intenti fra loro e in sinergia con la famiglia e con i servizi, predisponendo, insieme, i documenti previsti (dal profilo dinamico funzionale all’annuale piano educativo individualizzato). Il docente che lavora da solo, che predispone PEI da solo, che esclude dalle sue scelte quelle dei colleghi, difficilmente può favorire l’attuarsi del processo inclusivo. È necessario, infatti, dialogare insieme e, sempre insieme, creare le condizioni migliori, a vantaggio di tutti gli alunni della classe, mediando e collaborando. E qui entrano in gioco la professionalità del docente specializzato e le sue competenze, non solo psico-pedagogico-didattiche e tecnologiche, come prevede il contratto, ma anche empatiche, oltre a quelle che riguardano la capacità di lavorare in team. Abbiamo letto attentamente quanto da lei scritto e vorremmo soffermarci su un episodio da lei riportato. Quando uno dei colleghi invita il docente di sostegno a uscire dall’aula, perché l’alunno con disabilità è assente, e il docente interpellato acconsente, allora si creano le condizioni di mancata collaborazione, fermo restando che viene meno anche l’impegno contrattuale: il docente è in servizio, in base al suo orario, nella classe alla quale è stato assegnato, salvo diverse disposizioni del capo d’Istituto. Ma se lo stesso docente di sostegno percepisce la sua inutilità, in che modo il collega può riconoscergli una professionalità che neppure egli avverte?Se il docente di sostegno resta fermo al margine della classe e non prova ad entrare in relazione con gli alunni e con i colleghi, in che modo pensa di promuovere l’inclusione? Egli stesso fornisce di sé l’idea dell’insegnante “riservato a un solo alunno”.  Sappiamo che non è facile, sappiamo che nella scuola le difficoltà talora sembrano impossibili da affrontare, ma siamo anche consapevoli che una professionalità competente, frutto di una formazione teorica in costante dialogo con l’esperienza quotidiana, costituisca uno dei fondamentali presupposti affinché l’inclusione “degli alunni e delle alunne” si realizzi. 


Purtroppo al termine delle iscrizioni, tenendo conto delle precedenze dovute alle stesse, ci siamo ritrovati con questa situazione: Scuola Primaria 85 alunni iscritti 8 dei quali in situazione di gravità (art. 3 c.3 della L. 104). Il Ds, a nostro parere correttamente ha chiesto l’autorizzazione di cinque classi. Il competente USP ha autorizzato invece solo quattro di esse sulla base delle seguenti considerazioni: non più di 20 alunni in classi con alunni disabili, per cui 3 alunni disabili in due classi da 20, due alunni nella terza classe e i 25 alunni residui a formare la quarta prima. E’ corretto . Forse da un punto di vista matematico, ma gestire 3 alunni disabili gravi, con riconosciuti problemi comportamentali, con incroci di docenti di sostegno e educatori, forse lo sarà un pò meno. Si può far qualcosa?

Il DPR 81/2009, in effetti, stabilisce che le classi in cui sono iscritti alunni con disabilità siano costituite da non più di 20 alunni, con la possibilità di un aumento, in percentuale, pari al 10% (22 alunni massimo); quella stessa norma ha abrogato il numero di alunni con disabilità per classe, consentendo l’iscrizione, nella stessa, di più alunni con disabilità. Se l’UST ha autorizzato solamente quattro classi, a fronte delle cinque richieste, in ciascuna classe vanno inseriti due alunni con disabilità, dato che, come avete specificato, sono otto in totale gli alunni iscritti. La possibilità di vedere assegnata una classe in più potrebbe determinarsi unicamente a fronte di un ricorso inoltrato dai genitori degli alunni delle classi prime (possibilmente tutti, non solamente i genitori degli alunni con disabilità).

Sono la mamma di una bambina con sdd che frequenta la scuola primaria, Nel plesso era stata adibita una piccola stanza per lei e un altro bambino in alcuni momenti in cui l’inclusione non era possibile, ora questa stanza è stata adibita ad altro. Mi chiedevo se esiste una legge che dà diritto ai bambini con difficoltà all’interno del plesso di una stanza per le loro esigenze.

Quanto da lei descritto si configura come una “classe differenziale di fatto”, ossia quel tipo di organizzazione che è stata abolita dalla legge 517 del 1977. Anche le Linee Guida del MIUR, emanate il 4 agosto 2009, sottolineano che sono contrarie alle disposizioni della legge 104/92 “la costituzione di laboratori che accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche minime e per prolungati e reiterati periodi dell’anno scolastico” (si possono definire laboratori, attività integrate, individualizzate, cioè possono essere chiamate con nomi differenti, ma nella sostanza trattasi di attività riservate solo a più alunni con disabilità, ossia quella “classi differenziali” che, come già detto, la norma ha abolito). Se gli insegnanti ritengono che per l’alunno siano necessari interventi individualizzati, questi devono verificarsi nel rapporto 1:1 (docente – alunno) oppure possono essere organizzate anche attività in piccolo gruppo (gruppo costituito da alunni della stessa classe con capacità differenti, che viene definito “gruppo eterogeneo”).  Pertanto le suggeriamo di far presente quanto sopra scritto tanto ai docenti quanto al Dirigente, in modo che situazioni come quella da lei descritta, contrarie alla normativa sull’integrazione scolastica, non abbiano più a verificarsi. 


Vorrei sapere se la normativa scolastica italiana si è espressa in riferimento alla presenza in classi di scuola superiore di alunni disabili adulti con disabilità intellettiva di grado moderato che abbiano deciso di intraprendere un percorso di riabilitazione e rieducazione sfruttando l’unico canale presente nel proprio territorio, appunto la scuola.
Il provveditorato potrebbe sospendere la permanenza nella classe ordinaria e giornaliera, pretendendo di spostare l’alunno disabile al serale in virtù della sua età?
Ci sono riferimenti giuridici in materia?

Il percorso quinquennale di scuola secondaria di secondo grado si conclude, in media, dopo il compimento del diciottesimo anno di età. Pertanto, se lo studente si è iscritto alla Prima Classe della scuola secondaria di secondo grado, iscrizione effettuata prima del compimento del diciottesimo anno di età, egli ha diritto di concludere il percorso diurno, fino alla classe quinta, esattamente come i suoi compagni. Se invece si tratta di acquisizione di un secondo diploma, allora lo studente deve frequentare il corso serale o comunque il corso per adulti. Analogamente nel caso in cui gli studi siano stati interrotti ed ora, trascorsi alcuni anni, egli desidera riprenderli: in questo caso l’unica possibilità legale è quella dei corsi per adulti, in genere erogati in orario serale.


Sono insegnante di sostegno dell’infanzia, vorrei sapere se è possibile la permanenza nella scuola dell’Infanzia di un bambino autistico con ritardo cognitivo medio-grave per 2 anni scolastici.

Non può essere una diagnosi la motivazione che induce a decidere del futuro di un bambino, né, come afferma la legge 104/92, la condizione di disabilità (art. 12). Peraltro la norma fissa l’obbligo scolastico al compimento del sesto anno di età: vincolo che comprende tutti i bambini e le bambine, siano esse con disabilità o senza. Il trattenimento alla scuola dell’infanzia, limitato ad un anno scolastico e non oltre, è da considerarsi quale condizione eccezionale e viene autorizzato dal dirigente scolastico in via straordinaria, valutando attentamente situazioni motivate e adeguatamente documentate. Appare evidente che la sua richiesta non trova legittimazione dal punto di vista normativo, come del resto non trova fondamenta in motivazioni pedagogiche e, ancor meno, culturali.


Sono la mamma di un bambino disabile di 8 anni che frequenta la seconda elementare, volevo capire se e in che modo posso tutelarmi legalmente per fare valere i diritti di mio figlio,dal momento in cui le sue insegnanti,compreso il sostegno,non vogliono nessun tipo di ingerenza da parte della famiglia e dell’equipe medica,non rispettano il pei, non rispettano il bambino, visto che o dimenticano di dargli la merenda o dimenticano di dargli il lavoretto di Pasqua o rifiutano di condividere i materiali delle recite, per noi fondamentali per poter preparare il bambino all’evento in modo più appropriato con l ausilio delle psicologhe, un muro di gomma, mio figlio ha dei diritti che io devo fare rispettare, un legale potrebbe aiutarmi?

Prima di rivolgersi al legale, cosa pienamente legittima, le consigliamo di provare a contattare subito il Referente regionale per l’inclusione scolastica, operante presso il vostro Ufficio Scolastico Regionale (USR). I docenti della classe debbono collaborare con la famiglia, obbligo previsto da tutta la normativa e, non da ultimo, dall’art 2 del recente decreto legislativo n. 66/17.


Sono referente inclusione per la mia scuola,  un istituto comprensivo da infanzia a secondaria di I grado.  Per il prossimo anno  per le future classi prime medie si prospettano  circa  78 iscritti  comprese 2 disabilità con connotazione di gravità. Le due disabilità non potranno essere messe nella stessa classe dal momento che hanno scelto  tempi scuola diversi. 
Ad oggi il nostro dirigente ha fatto richiesta per avere 4 sezioni (quindi una in più rispetto alle tre sezioni canoniche) proprio per favorire la formazione di classi che rispettino il limite numerico in presenza di disabilità.
Il mio timore però,  sulla base di ciò  che è successo in un recente passato nella nostra scuola, è che si rischi di non ottenere le quattro sezioni richieste, risultando poi la famosa eccezione che conferma la normativa sulla formazione delle classi in presenza di certe disabilità, se in qualche modo non accompagnano la richiesta formale con altro. Quindi mi chiedevo se come istituto,  o rete,  come Glhi,  coinvolgendo in caso anche i genitori e/o il comune, potessimo sollecitare e accompagnare in qualche modo la richiesta, piuttosto che limitarsi alla richiesta pro forma dell’organico in piattaforma . Cosa ne pensate?   Dovremmo preventivamente accompagnare la richiesta formale del d. s.  o aspettare un feedback da ufficio scolastico territoriale,  rischiando poi di non poter più intervenire e ritrovandosi così ad avere classi pollaio con dentro disabilità importanti,  per le quali sarebbero funzionali numeri più vivibili? 

La norma stabilisce che le classi in cui sono iscritti uno o più alunni con disabilità siano costituite da 20 alunni, con una deroga pari al 10% non altrimenti superabile (quindi il limite massimo consentito è di 22 alunni). Essendo due gli alunni con disabilità che hanno richiesto l’iscrizione alla classe prima della scuola secondaria di primo grado, dovranno essere inseriti in classi differenti. La vostra Dirigente ha correttamente inoltrato richiesta agli uffici preposti, affinché siano assegnate alla scuola 4 classi, in modo da consentire il rispetto non solo del DPR 81/2009, ma anche delle norme sulla sicurezza (comprese quelle anti-incendio); e la sua richiesta è agli atti della scuola. Nel caso in cui questa richiesta non venisse soddisfatta, sarà cura delle famiglie degli alunni delle classi prime promuovere un ricorso e chiedere lo sdoppiamento delle stesse.


Sono un insegnante di scuola primaria. In una discussione sui DSA tra insegnanti è sorta la domanda in relazione alla validità del titolo di studio della scuola secondaria di primo grado dei ragazzini con DSA dispensati dalla lingua straniera. Il titolo di studio resta comunque valido? E per quanto riguarda la scuola superiore di secondo grado?

L’art. 11, comma 14, del d.lgs. 62/17 stabilisce che gli alunni con diagnosi di DSA, per i quali il Consiglio di classe o il Team docente ha accordato, previa richiesta scritta dei genitori, supportata da riferimenti diagnostici, la dispensa dalla valutazione dello scritto delle lingue straniere, siano esonerati dalle prove standardizzate di inglese. Sempre lo stesso articolo, al comma 12, indica le modalità di esame di Stato per gli studenti diagnosi di DSA con “dispensa dalla valutazione dello scritto delle lingue straniere”: per costoro la sottocommissione d’esame predispone una prova orale sostitutiva della prova scritta. Superata la prova d’esame, lo studente consegue regolare titolo di studio. D’altra parte, se la norma assurda dell’art. 11 consente il diploma a chi è esonerato dall’insegnamento delle lingue straniere, a maggior ragione deve concederlo a chi è stata riconosciuta la dispensa e sostiene la prova orale sostitutiva di quella scritta. Si ricorda che nel diploma finale, com pure nelle tabelle affisse all’alto di Istituto, non deve essere fatta menzione delle modalità di svolgimento e della differenziazione delle prove.


Sono un insegnante di scuola primaria. Nel mio istituto una classe di scuola primaria ha subito importanti trasferimenti degli alunni nel corso di quest’anno scolastico, tanto che ad oggi è composta da sei alunni, tra cui la presenza di un alunno con disabilità. Cosa succederà a questa classe? Potrà essere soppressa?

Stando alla normativa vigente, che consente al massimo classi con non meno di 13 alunni, questa classe dovrebbe essere abolita con accorpamento ad altra classe.In ogni caso è necessario sapere che cosa deciderà al riguardo il MIUR, su proposta dell’USR, in quanto è necessario valutare alcune specifiche caratteristiche, per esempio, se si stratta di un piccolo comune di montagna.


Sono una docente di sostegno in una scuola secondaria di primo grado. Volevo porre una domanda in riferimento all’esame conclusivo del primo ciclo di scuola ed al conseguente diploma.
L’attestato che viene rilasciato ad uno studente con programmazione DIFFERENZIATA (e NON semplificata, per obbiettivi minimi) è un diploma a tutti gli effetti (e quindi valevole anche per la partecipazione ad eventuali concorsi) oppure è una certificazione dei crediti formativi acquisiti, necessaria per il passaggio alla scuola secondaria di secondo grado?

Nella scuola del primo ciclo non esiste la differenza tra PEI semplificato e PEI differenziato, differenza che è legittima, invece, nel secondo ciclo di istruzione, in forza dell’art 15 dell’O M n. 90/01. Anche le Linee Guida del 4 agosto 2009 hanno puntualizzato questa differenza: “Si precisa infine che dal punto di vista concettuale e metodologico è opportuno distinguere fra la programmazione personalizzata che caratterizza il percorso dell’alunno con disabilità nella scuola dell’obbligo e la programmazione differenziata che, nel II ciclo di istruzione, può condurre l’alunno al conseguimento dell’attestato di frequenza”. Pertanto, in relazione a quanto chiesto, si fa presente che nella scuola del primo ciclo, come precisa l’art. 16 comma 2 della legge 104/92, il PEI viene formulato sulla base delle effettive capacità dell’alunno, il quale ha diritto al diploma se dimostra di aver realizzato dei progressi rispetto ai livelli iniziali degli apprendimenti e di aver raggiunti gli obiettivi indicati nel PEI per lui elaborato (rif. Art. 11, comma 11, dell’OM 90/01 e art. 11 del D.lgs. 62/2017). Sempre in base al D.lgs. 62/17, l’art. 11 al comma 6 indica che è compito della sottocommissione d’esame predispone prove differenziate con valore equivalente, che devono essere coerenti con il percorso effettivamente svolto dallo studente; richiamando l’OM 90/01 e, quindi, il recente D.lgs. 62/17, se lo studente supera l’esame per lui predisposto, ha diritto a conseguire il diploma finale; se non supera tali prove, che ricordiamo devono essere coerenti con il percorso effettuato durante l’anno scolastico, vale per lui quanto previsto per gli altri alunni. A ciò si aggiunga quanto stabilito dal D.lgs. 62/17:  agli studenti che non si presentano all’esame di Stato sarà rilasciato un Attestato di credito formativo, titolo utile per “l’iscrizione e la frequenza della scuola secondaria di secondo grado” ai soli fini “del riconoscimento di ulteriori crediti formativi”.


Mi viene contestato, dalla coordinatrice del sostegno della mia scuola, l’ “originalità” del verbale GLHO di un mio allievo perchè manchevole a suo dire delle firme della Nps dell’asl e della coordinatrice di classe. In oltre vent’anni di insegnamento non mi era mai accaduto niente di simile. Il documento da me redatto, in quanto unico verbalizzatore dell’incontro da me interamente condotto, è stato protocollato come faccio sempre ed è nient’altro che il resoconto di quanto detto da chi vi ha partecipato.

Il verbale redatto in sede di GLHO è finalizzato a documentare l’incontro e a conservare memoria di quanto discusso. In genere gli argomenti trattati riguardano la stesura del PEI o la valutazione intermedia o finale del percorso. Gli elementi salienti dell’incontro sono, di fatto, riportati nel PEI, che deve essere applicato. In quanto strumento utile ai fini dell’integrazione, il verbale viene redatto da uno dei docenti della classe e dovrà poi essere firmato e consegnato in segreteria o in direzione, affinché venga inserito nel fascicolo personale dell’alunno. Se coordinatore dell’incontro ed estensore del verbale coincidono con la stessa persona, il verbale sarà firmato da quell’unico docente sotto la dicitura “coordinatore e verbalizzatore della riunione”. Suggeriamo, tuttavia, di scrivere contestualmente, in forma sintetica e oggettiva, quanto trattato nell’incontro del GLHO e di darne lettura immediata prima della conclusione dello stesso.


Sono  funzione strumentale dell’inclusione , nella nostra scuola  si è iscritta al serale una ragazza non vedente che chiede il sostegno. Ne ha diritto visto che ha già un diploma ma vuole prenderne un altro?

Avendo già frequentato un corso e conseguito un diploma di scuola secondaria di secondo grado, la studentessa non può chiedere il sostegno, mentre può richiedere l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione, prevista dall’art. 13 comma 3 della legge 104/92.


Sono una docente nonché funzione strumentale Inclusione e ho in classe un alunno con Disturbo dello Spettro Autistico. Questo alunno fino al secondo liceo aveva un PEI equipollente a quello della classe, ma a partire dal terzo anno di liceo i colleghi di sostegno, di matematica e fisica e scienze hanno convenuto di fare un PEI differenziato. Io sono sempre stata contraria, tuttavia, essendo l’unica a sostenere la mia contrarietà non sono riuscita a fare prevalere la mia opinione e la mamma, pur dispiaciuta, alla fine ha firmato il PEI. Quest’anno si è ripetuta la stessa situazione degli anni scorsi: tutti hanno firmato il PEI differenziato e anch’io ho ceduto. Tuttavia recentemente sono avvenuti tre elementi di novità: 1) il ragazzo è passato sotto la giurisdizione del servizio ASL per disabili adulti e la nuova neuropsichiatra non capisce come mai il PEI del ragazzo sia differenziato; 2) ho avuto modo di leggere bene il D.Lgs.62/17 e le relative ordinanze ministeriali sugli esami di stato, dove si dice che si possono ammettere agli esami alunni con insufficienze in una disciplina o gruppi di discipline: dunque mi sono detta che al limite potremmo applicare questa norma al ragazzo in questione; 3) ho scoperto dalla mamma del ragazzo che lui non sa di avere un PEI differenziato, nonostante ormai negli anni sia diventato molto autonomo (viene e torna da scuola da solo, studia da solo, fa sport). Sono pertanto preoccupata della sua reazione quando lo scoprirà.
Tutto ciò premesso la mia domanda è: c’è qualcosa che possiamo fare a questo punto dell’anno per cambiare il PEI e renderlo equipollente, nonostante la mamma (genitore unico) lo abbia già firmato a dicembre? Lei ora vorrebbe non averlo firmato, ma è una donna molto fiduciosa nella scuola, non ha voluto rivolgersi ad associazioni o esperti.

Premessa: L’Ordinanza Ministeriale 90/2001 attribuisce ai docenti del Consiglio di classe la responsabilità di individuare il percorso scolastico dell’alunno con disabilità; è infatti il CdC che propone alla famiglia un PEI differenziato per acquisirne il consenso. In base a tale norma, la famiglia può rifiutare il PEI differenziato e, di conseguenza, il CdC la informerà che lo studente sarà considerato come studente “non con disabilità” unicamente ai fini della valutazione, pertanto, sarà valutato come i compagni, con la possibilità di una non ammissione alla classe successiva o agli esami di Stato; per quanto riguarda, invece, tutte le altre tutele previste dalla normativa, esse permangono (percorso individualizzato coerente, in questo caso, con contenuti che consentano il conseguimento di un diploma; modalità di verifica individualizzate, con valore equipollente; utilizzo di ausili e/o sussidi didattici). Nel caso in cui la famiglia accetti il PEI differenziato, la scuola opera sempre a favore degli apprendimenti, curando il percorso dello studente, così come degli altri obiettivi fissati dall’art. 12, ai commi 3 e 4, della legge 104/92. Dopo aver adottato il PEI differenziato, il Consiglio di classe, avendo a disposizione sufficienti elementi di valutazione, potrebbe decidere di passare a un PEI semplificato (decisione a maggioranza), senza dover acquisire ulteriori dati, con prove integrative.
Situazione: Nel caso da lei sottoposto, appare evidente come lo studente sia in grado di affrontare il percorso scolastico con autonomia e conseguendo buoni risultati. La decisione adottata del PEI differenziato, come lei scrive, è stata determinata dall’aver rilevato insufficienze in tre materie, peraltro non di indirizzo della scuola frequentata. A ciò si aggiunga che fra i requisiti per l’ammissione all’esame di Stato, l’art. 13 del decreto legislativo n. 62/2017 al comma 2 lettera d), riguardante “l’ammissione dei candidati interni”, precisa quanto segue: “votazione non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi”, specificando che “Nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, l’ammissione all’esame conclusivo del secondo ciclo”. In questo secondo caso, il voto del docente di IRC o di “attività alternative”, se ritenuto determinante, “diviene un giudizio motivato iscritto a verbale” (comma 2, lettera d) dell’art. 13 del D.lgs. 62/2017).
Cosa fare?
Potremmo indicare due ipotesi:
-la prima, la più ovvia, è che il CdC, preso atto della situazione e considerato quanto stabilito dal D.lgs. 62/2017 all’art. 13 e, nello specifico, alla lettera d) del comma 2, stabilisca autonomamente, a maggioranza, di adottare un PEI semplificato;
-la seconda è che i genitori rinuncino formalmente al PEI differenziato comunicandolo per iscritto alla scuola (protocollando la lettera) e che la scuola, contestualmente, informi la famiglia che lo studente non sarà più considerato con disabilità unicamente ed esclusivamente ai fini della valutazione e sarà pertanto valutato come i suoi compagni, restando attive le tutele previste dalla norma (che dovranno esser riportate puntualmente nell’allegato riservato del documento del 15 maggio, unitamente alle simulazioni d’esame e a ogni altra documentazione utile, compreso il PEI).
Considerate poi, da quanto lei scrive, la particolare situazione e la consapevolezza dello studente, è bene che lo stesso sia direttamente informato. Se la rinuncia avviene in sede formale (GLHO) o in un incontro scuola-famiglia, suggeriamo di far partecipare anche lo studente, peraltro maggiorenne. La dirigente può esprimere un suo pensiero che, tuttavia, non può essere in alcun modo contrario alle norme che tutelano il diritto allo studio degli alunni con disabilità né avere valore discriminatorio nei loro confronti. Si rammenta, infine, che la responsabilità prima e ultima, della scelta del percorso scolastico dello studente è dei docenti del Consiglio di classe, acquisito il consenso della famiglia; il CdC è chiamato a decidere senza lasciarsi influenzare da opinioni, pareri, supposizioni o quant’altro, agendo in totale autonomia e basandosi esclusivamente sugli esiti raggiunti dallo studente.


Sono un docente di sostegno in una scuola  primaria. La prossima settimana una classe del mio istituto con un alunno disabile grave andrà  in gita. Le insegnanti hanno richiesto la presenza dell’ educatore alla gita perché  in servizio in quella giornata, ma l’insegnante di sostegno anche lei in servizio per alcune ore sulla classe vuole partecipare alla gita. Vorrei sapere se la normativa stabilisce che l’ educatore non può  essere responsabile dell’alunno senza la presenza del docente di sostegno.

Ormai, in base all’autonomia le singole scuole decidono liberamente chi della comunità scolastica debba essere accompagnatore, ovviamente nel rispetto dei diritti degli alunni; nel caso di specie, se un docente per il sostegno in quella stessa giornata presta servizio solo nella classe che effettua l’uscita, riceverà l’incarico in qualità di accompagnatore; se, invece, nella giornata programmata per l’uscita presta servizio anche in altra classe, allora potrà non essere individuato come accompagnatore. Premesso che l’accompagnatore può essere un qualunque membro della comunità scolastica, si ricorda che la responsabilità degli alunni, di tutti gli alunni della classe, quindi anche dell’alunno con disabilità, è dei docenti, ai quali gli alunni (tutti) sono affidati.


Siamo genitori di un ragazzo con un disturbo generalizzato dello spettro autistico, con problematiche relative al linguaggio e alla comprensione. Nostro figlio frequenta la classe 2° superiore, ha una certificazione di handicap, art 3 comma 3. Seguito sin dalle scuole elementari sia da assistente educatore che da insegnante di sostegno. Premettiamo che ha un quoziente intellettivo nella norma, voti sia a livello didattico (media del 7) che in condotta (9), abbastanza alti, da sempre. Dal 1° anno superiore, sta e stiamo avendo dei problemi con la sua insegnante di sostegno, che da sempre rispetto al comportamento di nostro figlio (schivo, diretto, freddo, schematico ecc, caratteristiche che distinguono chi ha questa diagnosi), ne ha fatto una questione personale. Siccome è una situazione che va avanti da 2 anni, senza giovamento né per nostro figlio (di fatto è senza sostegno) né per l’insegnante stessa, abbiamo chiesto il parere della vice preside, che ci ha detto che in questi casi ci sono i presupposti per pensare ad un cambio. Questa cosa, probabilmente ha scatenato le ira della professoressa che ora, per la prima volta durante l’incontro annuale con le figure di sostegno assistente sociale, ecc, ci ha informati del fatto che insieme al coordinatore hanno ripensato al percorso di nostro figlio, anzi che il percorso A (che porta al diploma) vogliono fargli seguire quello B (senza ottenimento del diploma), perché si sono accorti che fa fatica. La nostra domanda è: cosa possiamo fare?, ci sono delle leggi che ci tutelano?

La decisione della programmazione compete al Consiglio di classe, non a uno o a due docenti che lo compongono, che la comunica alla famiglia; se il Consiglio di Classe decide per un percorso differenziato, per poterlo attuare deve acquisire il consenso firmato della famiglia; se la famiglia non accetta il percorso differenziato (quello che lei indica come “percorso B”), allora il Consiglio di classe deve adottare un PEI semplificato (quello che lei indica come “percorso A”). Appare tuttavia molto strano che oggi, a fronte di un PEI semplificato (percorso A) finora adottato per scelta del Consiglio di classe, quello stesso Consiglio, considerate le valutazioni conseguite dallo studente, da lei qui riportate, possa decidere di passare da un PEI semplificato a un PEI differenziato. Evidentemente le criticità che lei qui ha descritto stanno risultando lesive per suo figlio, che mostra difficoltà di relazione con un solo docente, quello di sostegno, e non invece con gli altri suoi insegnanti (cioè tutti i docenti della sua classe). A questo punto non vi resta che parlare con il Dirigente Scolastico, informandolo del fatto che se non provvederà al cambio immediato del docente di sostegno, voi procederete con la rinuncia del medesimo; il docente di sostegno, infatti, è un diritto, non un dovere.


Sono un’insegnante della scuola primaria. Nella scuola dove lavoro capita quando sono assenti delle insegnanti che le classi siano divise, cosi facendo ci ritroviamo nella nostra classe alunni di altre classi con i conseguenti problemi di spazio. Come ci dobbiamo comportare?

In assenza di un docente, come stabilisce la normativa in materia, deve essere nominato un supplente (Decreto 8/11/2010, n. 9839) e gli alunni non possono essere divisi in altre classi. Se ciò dovesse accadere, non solo si verrebbe a ledere il diritto allo studio, con palesi “disagi sulla continuità dell’ordinaria attività didattica” (Sentenza del Tribunale di Firenze del 14 luglio 2010), ma si provocherebbe un’interruzione di pubblico servizio. Inoltre verrebbero determinarsi problemi sulla sicurezza. Secondo i parametri delle norme sulla sicurezza, ripresi nel Decreto 81/08, già fissati dal DM 18 dicembre 1975, nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado devono essere garantiti 1,80 metri quadri, mentre nella scuola secondaria di secondo grado 1,96 metri quadri. E ciò vale anche per la sicurezza anti-incendio: il DM 26/08/92, infatti, prevede che in ciascuna aula non debbano essere presenti più di 26 persone (compresi i docenti). Peraltro il ricorso alla distribuzione degli alunni nelle classi comporta una modifica dell’organico, con la costituzione di pluriclassi non autorizzate. Che cosa fare, quindi, di fronte a tale situazione? È necessario che richiediate un ordine di servizio e, al tempo stesso, è bene che ne parliate in Collegio docenti, dopo aver sentito le RSU.


Sono un’insegnante di sostegno di scuola secondaria, seguo un’alunna audiolesa con sordità profonda bilaterale. Per lei è stato deciso dagli specialisti e dalla famiglia di non utilizzare la lingua LIS. Nei prossimi anni dovrà affrontare l’esame di maturità; segue un percorso semplificato con obiettivi minimi. Considerate le prove invalsi previste per il quinto anno, in particolar modo la prova di inglese che prevede un ascolto. Vorrei sapere come dobbiamo comportarci affinché l’alunna possa esser ammessa all’esame di stato senza problemi. Potremmo chiedere una prova diversa? Chiedo delucidazioni anche per il fatto che lei non utilizza Lis e che la sua comunicazione si basa esclusivamente sulla lettura labiale.

Abbiamo inoltrato il vostro quesito direttamente al Direttore Generale di Invalsi. Di seguito la risposta. “La studentessa audiolesa potrà svolgere le prove INVALSI di Italiano, Matematica e Inglese (lettura) e essere dispensata dalla prova di Inglese (Ascolto). Per farlo sarà sufficiente che, nel momento previsto dallo scadenzario che viene comunicato alla scuole ogni anno, il dirigente scolastico indichi, in corrispondenza del nominativo della studentessa, la scelta di dispensarla dalla svolgimento della prova di Inglese ascolto. La dispensa dovrà essere indicata nel Piano Educativo Individualizzato (PEI). Se nel PEI non fosse stata esplicitata questa misura, sarà sufficiente aggiornare il documento in tal senso prima dell’indicazione delle misure dispensative e compensative relative alle prove INVALSI“.


Sono una docente di scuola secondaria di primo grado, coordinatrice di una classe nella quale in corso d’anno un alunno ha manifestato dei problemi poi confermati dalla famiglia. Il consiglio di classe, preso atto della situazione, anche in virtù della certificazione sanitaria presentata dalla famiglia, ha redatto un PDP. E’ violazione della privacy scrivere nel verbale del consiglio di classe la diagnosi medica?

È vero che il verbale del Consiglio di classe è un documento riservato; però sarebbe opportuno accennare in esso ai problemi dell’alunno, di cui al documento prodotto dalla famiglia, senza specificare quali siano i problemi, già resi noti a voce ai docenti, ai fini della predisposizione del PDP. In sintesi, rappresentando la diagnosi un dato ininfluente ai fini dell’individuazione degli opportuni ed efficaci interventi educativo-didattici (che fanno riferimento al “funzionamento” della persona in considerazione dell’influenza dei fattori contestuali) ed essendo la stessa acquisita agli atti, ovvero inserita nel fascicolo personale dell’alunno, non sussistono motivazioni perché essa sia trascritta nel Registro dei Verbali o in un Verbale; è sufficiente, infatti, richiamare il fatto che la diagnosi o certificazione consegnata dalla famiglia è inclusa nel fascicolo personale dello studente.


Ho una sorella disabile, l.104 comma 3 art 3, per la quale usufruisco dei 3 giorni al mese per assisterla e a volte non bastano, soprattutto ora che è ricoverata presso Ospedale… Posso richiedere congedo straordinario di 2 anni in quanto mancano i presupposti per un’assistenza sicura e garantita?

La giurisprudenza ha chiarito che anche se una persona con disabilità è ricoverata in ospedale colui che l’assiste può prendere i permessi mensili, poiché trattasi di brevi momenti di assistenza; invece nega tale possibilità per i congedi poiché, trattandosi di periodi più lunghi, già esiste l’assistenza dell’ospedale. Solo se l’ospedale richiede per iscritto a colui che assiste che provveda ad assistere, allora, si può chiedere il congedo, ovviamente avvertendo precedentemente l’INPS.


Sono la mamma di un bimbo che frequenta la scuola dell’infanzia. Nella sua classe ci sono tre insegnanti (due sono part time) ma sia l’insegnante a tempo pieno sia una delle maestre part time hanno la 104. Ci sono norme in merito? Oppure è tutto demandato al buon senso della preside nella attribuzione delle cattedre? Capita spesso che i bambini siano scoperti per l’intera giornata e divisi tra le varie classi

Non esistono regole specifiche per quanto riguarda la questione da lei posta, ovvero per l’attribuzione di un docente a una sezione. Per quanto riguarda invece le assenze, è bene sapere che i docenti devono essere sostituiti fin dal secondo giorno e che i bambini non possono essere suddivisi nelle sezioni presenti nella scuola.


Mio figlio è un bambino asperger certificato 104, senza compromissione cognitiva, ha un quoziente intellettivo pari a 128, è un talento matematico, segue la programmazione di classe come indicato nel Pei ed ha l’insegnante di sostegno. La questione è la scuola, la funzione strumentale mi ha comunicato che il bambino svolgerà la prova standardizzata ma non rientrerà nella valutazione e statistica della classe, in quanto alunno certificato. Io ritengo la cosa ingiusta perché probabilmente il bambino più di altri non certificati è in grado di svolgere la prova standardizzata Invalsi. Chiedo consigli su come procedere per far si che la stessa scuola possa decidere che la prova Invalsi del bambino sia conteggiata nella statistica della classe.

Dato che il D.lgs. n. 62/2017 all’art. 11, comma 4, attribuisce ai docenti della classe il compito di stabilire o meno per gli alunni con disabilità l’esonero dalle prove Invalsi, dopo aver valutato come inadeguate le opzioni riguardanti l’uso di “misure compensative o dispensative” e l’adattamento delle prove, in virtù di tale indicazione potrà essere lo stesso team docente a precisare che l’alunno può partecipare alle prove standardizzate e, in questo caso, omettere il dato riferito alla “certificazione di disabilità”. Pertanto lei potrà chiedere al Dirigente Scolastico di inviare una comunicazione all’Invalsi in cui viene rettificata la posizione di suo figlio, il quale potrà, in tal modo, non solo partecipare alle prove standardizzate, ma anche concorrere alla “Valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione”. Contestualmente può comunicare al Dirigente scolastico di averci sottoposto la questione e che, come EdScuola, ci stiamo attivando ponendo uno specifico quesito a Invalsi e al MIUR, affinché intervengano in merito.


A settembre dovremmo inserire alla scuola primaria un bimbo disabile portatore di tracheostomia. Considerato che né l’educatore (fornito dal Comune di residenza del bimbo), né l’insegnante di sostegno possono fornire l’adeguata assistenza sanitaria qualificata di cui il bimbo necessita, vorremmo sapere chi la deve fornire? Abbiamo già interpellato l’ATS competente, ma ci ha rimandato all’ASST. Potreste indicarci i riferimenti di Legge ai quali eventualmente appellarci in caso di risposta negativa da parte dell’ASST? Vogliamo assolutamente operarci per garantire il diritto del piccolo a frequentare la scuola.

Nella sua email non è detto in che cosa consiste, nello specifico, l’assistenza sanitaria richiesta per l’alunno. Se si tratta, infatti, di interventi specialistici, afferenti la sfera sanitaria, come, ad esempio, la tracheoaspirazione, deve essere l’ASL di competenza a fornire il personale competente, deputato ad assolvere a tali compiti, al fine di tutelare la salute dell’alunno con disabilità e di garantire, al tempo stesso, il diritto allo studio (in questo caso dovrà essere l’ASST, Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Como, ad assicurare al bambino il personale professionale per tutto il tempo necessario). Se, invece, per il bambino sono necessarie altre tipologie di intervento, riconducibili a pratiche assimilabili alla somministrazione farmaci, si potrà individuare personale idoneo presso l’Istituzione scolastica, previa richiesta scritta dei genitori, corredata da documentazione sanitaria, in cui siano specificati nel dettaglio le modalità di intervento e/o eventuale somministrazione farmaci (come sa, per questo tipo di compiti, il personale, che il Dirigente può eventualmente individuare presso la scuola, deve essere in possesso di specifici requisiti, oltre a dare la propria disponibilità, che rientra nella sfera soggettiva, così come indicato nella Nota Prot. 2312 del 2005, le Raccomandazioni siglate fra il MIUR e il Ministero della salute). In alternativa, è possibile chiedere a un’organizzazione di volontariato sanitario territoriale, anche in questo caso secondo le indicazioni della Nota 2312/2005. Per quanto riguarda le norme, si fa riferimento sicuramente alla Legge 104/92, al DPR 24/02/1994, alla legge 328/2000 (art. 14), al D.Lgs. 66/2017, alle Linee Guida del 4/08/2009, alla Costituzione Italiana, alla legge 67/2006, anti discriminazione e alla Nota 2312/2005.


Vorrei sapere sino a che anno si ha diritto al sostegno a scuola

Gli alunni con disabilità hanno diritto al sostegno per tutta la durata del ciclo di studi, ovvero dalla scuola dell’infanzia fino alla conclusione della scuola secondaria di secondo grado, qualunque sia la loro età.


Sono una docente di Sostegno della Scuola Secondaria di primo grado. Quest’anno seguo un alunno con disabilità motoria che si muove con la sedia a rotelle. L’alunno in questione ha richiesto che non sia io a spingere la carrozzina ma bensì i suoi compagni e che venga controllato da me un po’ a distanza. Finora, durante gli spostamenti all’interno dell’edificio scolastico, l’ho sempre accontentato, limitandomi a camminargli più o meno affianco o a qualche passo da lui. Il problema però si pone durante le uscite didattiche e soprattutto in previsione di una gita all’estero. Io capisco il disagio del mio alunno e vorrei anch’io che potesse ritagliarsi dei momenti di normalità con i compagni. Tuttavia come insegnante di Sostegno, essendo contitolare della classe, ho una doppia responsabilità: su di lui e sull’intera classe. Per questo vorrei sapere se esiste una normativa a riguardo circa le mie responsabilità in merito. È lecito quello che chiede l’alunno? Sapreste indicarmi eventuali riferimenti normativi?

Le responsabilità di un docente incaricato su posto di sostegno sono le stesse in capo a ciascun docente (rif. CCNL di categoria). In relazione alla richiesta dello studente di poter fare affidamento sui compagni per gli spostamenti, durante le attività scolastiche (all’interno del plesso scolastico e anche all’esterno), dato che tali attività sono fra i compiti dei collaboratori scolastici, ma, soprattutto, tenuto conto della sua autodeterminazione, che va sostenuta, suggeriamo di convocare il gruppo di lavoro, il GLHO (cioè tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti ASL) e di inserire nel PEI le relative indicazioni, nel rispetto delle richieste dello studente.


Sono la coordinatrice del GLI di una scuola, anche quest’anno l’USR ha inviato nota con oggetto “Rilevazione alunni con disabilità – organico di diritto anno scolastico 2019/2020” (n. 10519 del 07.03.19) nella quale si legge: “…alunni certificati per i quali la vigente normativa prevede l’attribuzione della risorsa professionale per le attività di sostegno alla didattica…la documentazione che dà diritto all’assegnazione della risorsa…verbale di accertamento rilasciato dall’apposita commissione ASL…L. 104/92; Certificazione per l’integrazione Scolastica (CIS), rilasciata esclusivamente dal TSMREE della ASL…”.​ Attualmente nel nostro istituto ci sono 3 alunni riconosciuti in situazione di handicap con delle specificità:​ • uno è in attesta di visita presso la ASL di appartenenza per il rilascio della CIS (i tempi sono lunghissimi); ​ • un alunno per il quale la neuropsichiatra infantile riconosce come unica risorse necessaria per l’inclusione scolastica l’operatore per l’autonomia (ex AEC);​ • un altro la specialista della ASL, valutato il funzionamento del bambino, non ritiene ci siano più le condizioni per avere l’insegnante di sostegno (è in passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado).​ Vorrei sapere se per questi bambini, riconosciuti in situazione di handicap secondo l’art. 3 della L. 104/92, dovrà essere redatto un PEI (come previsto dall’art. 12 comma 5 della legge quadro) oppure no?​

La richiesta delle risorse viene formulata a fronte di completa documentazione acquisita dalla scuola (ad oggi, il verbale di accertamento e la Diagnosi Funzionale e, limitatamente alla Regione Lazio, il certificato per l’integrazione scolastica). In assenza dei documenti di rito, non è possibile inoltrare alcuna domanda. Il Piano Educativo Individualizzato è redatto a fronte di Diagnosi Funzionale consegnata dalla famiglia alla scuola; anche a fronte di disabilità fisica potrebbe essere necessario redigere un PEI se, per lo svolgimento delle attività, occorre utilizzare specifici ausili o sussidi come, per esempio, il puntatore oculare o un particolare banco, o altri accorgimenti irrinunciabili per l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione


Sono un docente di sostegno in un alberghiero. Abbiamo fatto, presso il nostro istituto, un GLHO dove mancava solo l’equipe multidisciplinare. Due GLI dove ha partecipato anche il medico e assistente dell’UOMI. Inoltre abbiamo fatto incontri singoli con l’equipe, tutti gli alunni frequentanti e relativi genitori. Si è redatto il PEI con la firma di tutte le componenti. E’ arrivato un fax dall’UOMI con il calendario di incontri, senza specificare meglio, con ogni alunno e genitori presso gli uffici dell’UOMI, Il problema è che alcune date sono “complicate” per i docenti. Abbiamo chiesto, come scuola, di rifare il calendario perchè quelle date e quell’orario non consentono la partecipazione dei docenti ma non c’è stato nulla da fare. Come muoverci?

Forse è bene precisare che il GLHO è il gruppo i cui componenti sono: tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, gli specialisti dell’ASL che seguono lo studente, i genitori dell’alunno con disabilità. La convocazione del GLHO, gruppo di lavoro istituito ai fini scolastici, è compito del Dirigente Scolastico. Il Dirigente Scolastico deve, pertanto, scrivere al suo omologo dell’ASLper concordare con la scuola le riunioni; se l’ASL insiste nell’effettuarle in orari non concordati e in assenza di convocazione da parte del DS, sarà il Dirigente Scolastico a dichiarare che i docenti non si recheranno alla riunione e qualora l’ASL voglia svolgere la riunione in orari scelti solo da essa e senza convocazione del DS, lo stesso D.S. si vedrà costretto a denunciare il Dirigente dell’ASL per abuso di potere. Fra le possibili opzioni, che possono essere indicate per favorire la partecipazione dell’ASL, si può suggerire il collegamento tramite Skype, modalità ormai in uso e valida a tutti gli effetti.


Ho due gemellini di 3 anni con ipoacusia grave inseriti in due classi diverse, siccome la maestra di sostegno di uno dei bambini (il più grave) è in maternità,la scuola mi sta dando tante noie per riassegnare una nuova maestra di sostegno. Tutti hanno una scusa da scaricare sull’altro ed io vedo mio figlio indietreggiare sia a livello scolastico sia a livello psicologico. Come possiamo noi genitori far fronte a questa situazione? Esistono delle leggi (oltre il diritto al sostegno) a cui possiamo riferirci per mediare questa cosa?

Fermo restando che il diritto all’educazione e all’istruzione, che prevede l’assegnazione di docenti specializzati, non è in discussione (i diritti vanno garantiti), se in questo periodo lei ha registrato una notevole regressione, significa che gli altri insegnanti, presenti nella classe, non si stanno occupando di suo figlio; e se questo fosse vero, ciò sarebbe molto grave, non solo per inadempienza nei confronti del contratto (tenga presente che TUTTI gli insegnanti della classe di suo figlio sono suoi insegnanti: questo è importantissimo), ma anche per discriminazione (ignorando, cioè, uno degli alunni loro affidato). Chieda pertanto un urgente incontro con tutti i docenti della classe e con il dirigente scolastico per valutare nell’immediato questa situazione, affinché tutti si attivino per una positiva e significativa inclusione. Per quanto riguarda il supplente, in realtà, la scuola avrebbe dovuto nominarne uno fin dal secondo giorno di assenza della docente in maternità. La mancata nomina si configura come interruzione di pubblico servizio.


Sono la mamma di un bimbo di 5 anni al quale e’ stato diagnosticato un lieve ritardo del linguaggio e psicomotorio ha la legge 104 art 13 comma 1 e sta attualmente frequentando la scuola dell’ infanzia con sostegno. A ottobre c’e’ stato un incontro con l’ASL e la responsabile ha redatto la diagnosi funzionale pur non conoscendo mio figlio perche’ la sua neuropsichiatra infantile e’ un’altra ha pensato che siccome compie 6 anni il 26 dicembre 2019 avrei dovuto procedere con l’iscrizione alla scuola primaria anche se noi genitori non eravamo d’ accordo. A Marzo ho rifatto la visita dalla sua neuropsichiatra infantile e lei valutando il bambino era concorde con me che e’ il caso di fargli ripetere un altro anno e quindi mi ha rilasciato l’ autorizzazione di permanenza alla scuola dell’ infanzia. Parlando con la referente scolastica mi ha comunicato che se procediamo mio figlio non avrebbe il sostegno visto che e’ stata già fatta richiesta di organico e poi mi ha detto che le procedure di richiesta del sostegno sono diverse dalla scuola dell’infanzia da quella della scuola primaria alla quale adesso risulta iscritto, ma io mi chiedo come funziona adesso?

La normativa è molto chiara: in forza della legge n. 53/03 tutti i bambini, compresi quelli con disabilità, al compimento del sesto anno di età debbono frequentare la scuola Primaria, che è scuola dell’obbligo. Anche gli alunni in situazione di gravità debbono rispettare questa norma. Le consigliamo, pertanto, di preparare con cura l’ingresso alla scuola primaria.


Sono la mamma di un ragazzo con ritardo mentale medio grave. Poichè mio figlio ha il comma 1 articolo 3 della legge 104 vogliono diminuire le ore di sostegno. La legge 104 scade nel 2020 e contemporaneamente il ragazzo diventa maggiorenne. Come devo procedere per tutelare mio figlio?

Le ore di sostegno sono indicate dal GLHO, ovvero il gruppo di lavoro costituito da tutti i docenti della classe in cui è iscritto suo figlio, da voi, genitori dell’alunno con disabilità, e dagli specialisti dell’ASL che seguono l’alunno; queste ore sono inserite nel PEI. Se come gruppo di lavoro (GLHO) ritenete che siano necessarie più ore rispetto alle attuali, sta a voi specificarlo e scriverlo nel PEI. Tenga comunque presente che gli insegnanti di suo figlio sono tutti i docenti della classe, non uno solo; pertanto non sarà lasciato a sé, nelle ore in cui il docente di sostegno non è in servizio, ma sarà seguito dai docenti in servizio. Per quanto riguarda, invece, la questione della certificazione, anche quando suo figlio avrà 18 anni dovranno essere garantite le tutele previste (a fronte della possibile scadenza, la documentazione mantiene, infatti, la sua validità, finché l’INPS non avrà fatto gli accertamenti necessari e fino a quando l’INPS non rilascerà la nuova documentazione).


Sono intenzionata ad aprire una sezione di scuola dell’infanzia privata NON PARITARIA. Come organico sarei io ed un collaboratore. Se viene un genitore con un bambino portatore di Handicap devo obbligatoriamente assumere un insegnante di sostegno? Non ci sono disponibilità finanziarie e non ho titolo specifico. I locali sono privi di ascensore. Verrò penalizzata e rifiutata per la domanda?

Se la sua è una scuola semplicemente privata, non ha l’obbligo di accogliere alunni con disabilità, obbligo riguardante le scuole paritarie. Se però lo accoglie, stipula implicitamente con la famiglia un contratto di corresponsabilità; in forza di tale contratto, lei assume l’obbligo di fornire all’alunno con disabilità, che non era obbligato ad accogliere, tutto quanto richiesto dai suoi bisogni educativi a partire dal docente per il sostegno.


Sono la referente di uno stage linguistico in Inghilterra che vedrà partire studenti e accompagnatrici. Una di queste ultime è una docente con disabilità dovuta a mobilità ridotta (con ausilio di stampelle). Ho chiesto al DS un ulteriore accompagnatore per viaggiare e soggiornare in sicurezza, ma la mia richiesta è stata negata. Esiste una normativa di riferimento in proposito?

Se tra gli alunni viaggianti c’è almeno uno studente con disabilità, lei può chiedere, per questo alunno, la presenza di un altro docente accompagnatore, il quale potrà comunque aiutarla anche per supportare la collega con disabilità motoria. In mancanza, non può avere altri accompagnatori. Tuttavia, se la collega ha accettato di essere tra gli accompagnatori degli alunni, è perché sa di essere sufficientemente autonoma.


Sono un’insegnante di scuola superiore e mi appresto a portare in gita una classe in cui è presente uno studente con diagnosi di epilessia lieve e che gestisce in autonomia gli unici farmaci che deve assumere. Vorrei sapere se come docente accompagnatore devo avere una formazione specifica formalizzata.

No, non è necessario. Peraltro, da quanto scrive, è lo stesso studente che provvederà all’assunzione dei farmaci prescritti. Se vuole approfondire la questione, può prendere visione delle Linee guida interministeriali trasmesse con Nota 25 novembre 2005, Prot. n. 2312, oppure visitare il sito dell’Associazione italiana contro l’epilessia, in cui troverà informazioni utili al riguardo.


Sono un insegnate di sostegno, abilitata primaria e infanzia con laurea in SFP, specializzata su sostegno primaria, in servizio presso una scuola primaria, su sostegno, con contratto a tempo determinato. Sono stata assegnata ad una classe IV per promuovere l’integrazione scolastica, collaborando con i docenti contitolari della classe, di un alunno con disabilità, nel dettaglio: assenza di mobilità (il bambino non deambula, usa una carrozzina elettrica per gli spostamenti) e assenza di controllo degli sfinteri. Sin dal primo giorno di scuola, ho notato e segnalato (verbalmente) l’assenza di un assistente di base igienico-personale. Nulla a tal proposito mi è stato riferito. Nel dettaglio, ad oggi, 6 mesi dall’inizio dell’anno scolastico, non conosco se vi sono o meno, nel plesso, collaboratori scolastici formati per ricoprire compiti di assistenza materiale agli alunni con disabilità. Essendo di origini filippine, i genitori non comprendono tale mancanza/necessità. Io non mi sono tirata indietro (forse sbagliando), per il bene del bambino, assistendolo, da subito, anche nei sui bisogni primari, il bambino dovrà pure andare in bagno… Una situazione intollerabile ed a risentirne è sicuramente il bambino, limitato negli spostamenti, limitato nelle primarie necessita.

L’integrazione degli alunni con disabilità compete a tutti gli insegnanti della classe non ad uno soltanto. Era ed è corretto che tutto il team docente segnali al Dirigente scolastico la necessità dell’assistenza di base che, per contratto, spetta ai collaboratori scolastici (artt. 47-48 e tab. A del CCNL di categoria). È compito del Dirigente Scolastico individuare il collaboratore o la collaboratrice da incaricare per svolgere tali mansioni. Se il DS, debitamente informato, non interviene, incorre in una omissione e, per questo, può essere perseguito.


Sono una docente di storia e filosofia di un liceo, nonché funzione strumentale Inclusione e ho in classe un alunno con Disturbo dello Spettro Autistico. Questo alunno fino al secondo liceo aveva un PEI equipollente a quello della classe, ma a partire dal terzo anno di liceo linguistico i colleghi di sostegno, di matematica e fisica e scienze hanno convenuto di fare un PEI differenziato. Io sono sempre stata contraria, poiché è un ragazzo che va bene nelle materie umanistiche e la sua “caduta” nelle discipline scientifiche è ben documentata dalla sua Diagnosi funzionale (il ragazzo ha 80 di QI, ma con una grande caduta nel campo logico-matematico). Tuttavia, essendo l’unica a sostenere la mia contrarietà (anche la neuropsichiatra della ASL ai GLHO si diceva d’accordo), non sono riuscita a fare prevalere la mia opinione e la mamma, pur dispiaciuta, alla fine ha firmato il PEI. Quest’anno si è ripetuta la stessa situazione degli anni scorsi: tutti hanno firmato il PEI differenziato e anch’io ho ceduto. Tuttavia recentemente sono avvenuti tre elementi di novità: 1) il ragazzo è passato sotto la giurisdizione del servizio ASL per disabili adulti e la nuova neuropsichiatra non capisce come mai il PEI del ragazzo sia differenziato; 2) ho avuto modo di leggere bene il D.Lgs.62/17 e le relative ordinanze ministeriali sugli esami di stato, dove si dice che si possono ammettere agli esami alunni con insufficienze in una disciplina o gruppi di discipline: dunque mi sono detta che al limite potremmo applicare questa norma al ragazzo in questione; 3) ho scoperto dalla mamma del ragazzo che lui non sa di avere un PEI differenziato, nonostante ormai negli anni sia diventato molto autonomo (viene e torna da scuola da solo, studia da solo, fa sport). Sono pertanto preoccupata della sua reazione quando lo scoprirà. Tutto ciò premesso la mia domanda è: c’è qualcosa che possiamo fare a questo punto dell’anno per cambiare il PEI e renderlo equipollente, nonostante la mamma (genitore unico) lo abbia già firmato a dicembre? Lei ora vorrebbe non averlo firmato, ma è una donna molto semplice, non ha voluto rivolgersi ad associazioni o esperti.

E’ utile premettere che la scelta della programmazione è di competenza del solo Consiglio di classe e non degli specialisti, che non possono intervenire o dare indicazioni al riguardo. La competenza del Consiglio di classe deve, tuttavia, trovare conferma nella volontà dei genitori, che devono acconsentire l’adozione di un PEI differenziato, esprimendo il loro parere con la sottoscrizione della proposta avanzata dal Consiglio di Classe. Se la famiglia non condivide il PEI differenziato, non dà la sua approvazione; di conseguenza il CdC deve adottare un PEI semplificato, informando la famiglia che, unicamente ai fini della valutazione, il figlio sarà considerato “non con disabilità” e valutato come i compagni. In merito alle situazioni recenti, da lei descritte, lascia molto perplessi il fatto che lo studente non solo non sia stato informato e, da quanto lei scrive, apparirebbe evidente come un PEI differenziato risulti di per sé inadeguato (ovviamente si tratta di considerazioni espresse avendo quale unico riferimento il suo scritto, in quanto non disponiamo di tutti gli elementi oggettivi per sostenere l’affermazione). Veniamo al quesito posto. Sì, i genitori potrebbero, attualmente, ritirare formalmente il consenso al PEI differenziato. Sarà ovviamente cura del Consiglio di classe informare la famiglia di quanto segue: – lo studente dovrà superare le prove necessarie per accertare le sue competenze in relazione alla classe frequentata; – lo studente potrà non essere ammesso all’esame di Stato; – lo studente, unicamente per quanto riguarda la valutazione, sarà valutato come i compagni (naturalmente per il resto è alunno con disabilità e quindi dovranno essere adottate tutte le modalità previste dalla normativa in materia di inclusione scolastica).


Sono una docente di sostegno di scuola secondaria di secondo grado. Quest’anno lavoro in una classe con un allievo con disturbo dello spettro autistico. I coordinatori del sostegno hanno deciso di dividere la cattedra tra due docenti, perciò lavoro con un’altra docente. La situazione di particolare gravità dell’allieva rende necessaria la compresenza fissa di un docente e un assistente educativo. Gli educatori che ruotano sull’allieva sono tre. Considerata la gravità del caso è sempre necessario avvisare le famiglie del contenuto delle circolari pubblicate in istituto. La mia domanda è la seguente: in questi casi chi deve occuparsi della comunicazione con le famiglie? Docenti ed educatori hanno in questo le stesse funzioni? Oppure è il docente solo che deve comunicare il contenuto delle circolari alle famiglie? Ci sono scuole in cui i ruoli di educatori e docenti si confondono ingenerando malintesi e malessere, oltre una generica perdita del senso del proprio ruolo. Perciò sarebbe utilissimo avere guide che indichino (e laddove necessario) distinguano i differenti ruoli.

La nuova legge di riforma della scuola, la legge 107/2015, prevedeva, in uno dei suoi decreti attuativi, la definizione del profilo professionale delle figure addette all’assistenza e/o all’autonomia personale dell’alunno con disabilità. Intento che, al momento, resta nelle intenzioni del legislatore, ma non trova vita in un provvedimento che delinei compiti e competenze dell’assistente (o educatore). Certamente, sottoscrivendo queste figure, un proprio contratto, va da sé che esse non ricoprono il ruolo di “insegnante”, diversamente normato e definito da compiti e ruolo nel CCNL di categoria. La circolare applicativa della sentenza della Corte costituzionale del 1987, la n. 262/88, al punto 5 precisa che “In presenza di alunni con minorazioni fisiche e sensoriali o tali che ne riducano o impediscano l’autonomia e la comunicazione, le SS.LL., all’atto dell’iscrizione, chiedono ai comuni di nominare assistenti e accompagnatori, ai sensi degli articoli 42-45 del D.P.R. n. 616/77”, aggiungendo che “Èopportuno sottolineare che l’attività degli assistenti e degli accompagnatori deve sostanziarsi nella mera traduzione della volontà dell’alunno e in nessun caso quindi deve modificarne il contenuto”. Ne consegue che l’assistente o educatore (rif. Legge 104/92) è una figura diversa dal docente e svolge compiti legati all’assistenza all’autonomia personale e/o alla comunicazione dell’alunno con disabilità, sostanziando la sua azione nella “mera traduzione della volontà dello studente”, pertanto se nella classe sono distribuite circolari o altre comunicazioni “Scuola-Famiglia”, sarà compito delle figure professionali in servizio provvedere affinché lo studente riceva “copia della comunicazione, affinché la porti a casa”, così come fanno tutti gli altri studenti; quindi anche l’assistente non solo può, ma deve svolgere questo tipo di compito (accertarsi che venga consegnata copia della comunicazione o della circolare allo studente).


Sono la mamma di un ragazzo autistico ad alto funzionamento, che frequenta l’ultimo anno di liceo artistico e che l’anno prossimo vorrebbe studiare Storia all’Università per poi diventare giornalista. Durante tutti gli anni del liceo, sino a ora, è stato adottato un pei differenziato. Durante quest’ultimo anno il ragazzo ha raggiunto un considerevole livello di crescita, sia dal punto di vista personale, che didattico, riportando sempre ottime votazioni. Ai colloqui informativi presso due Università mi hanno pero’ comunicato che non potrà iscriversi, né tantomeno avere supporti, ma solamente avere una frequenza da uditore, non essendo in possesso di diploma, bensi’ di attestato. Il Preside del liceo non è convinto di questa teoria, a lui risulta che potrebbe iscriversi comunque all’Università. Vorrei sapere se risulta anche a voi, oppure se sia possibile cambiare in corsa il pei differenziato attuale per passare a un pei con obiettivi minimi, in modo da consentire un eventuale rilascio del diploma.

La normativa vieta a chi non ha il diploma di maturità di iscriversi all’Università. Se l’Università vuole accogliere una persona con o senza disabilità come uditore può farlo; ma tale persona non potrà avere mai la laurea. Chi vuole avere il diploma, può presentarsi da “studente privatista con disabilità”, facendo riferimento al decreto 10 dicembre 1984 sugli esami dei privatisti con disabilità agli esami di scuola media, utilizzabile per analogia anche per gli esami di Stato della secondaria di secondo grado.


Sono il coordinatore di una classe V superiore e fra i miei studenti uno fruisce di una programmazione differenziata. I genitori di questo studente vorrebbero farlo partecipare alla prova INVALSI che vedrà coinvolte le quinte quest’anno, pur consapevoli che il percorso di studi finali condurrà ad una certificazione delle competenze e non all’acquisizione di un diploma di studio. Il desiderio nasce dall’aspirazione del ragazzo di partecipare alla prova insieme alla classe per non sentirsi escluso. Il CdC vorrebbe invece estrometterlo, sostenendo che le circolari ministeriali non prevedono la partecipazione all’INVALSI delle quinte per i i disabili con programmazione differenziata. Per poter dare soddisfazione, con una informazione chiara e trasparente, alla famiglia e offrire una risposta, positiva o negativa che fosse, ho cercato chiarimenti, tuttavia non sono riuscito a trovare idati e indicazioni utili circa i disabili con programmazione differenziata, solo riguardanti i disabili con programmazione per obiettivi minimi e le operazioni compensative/dispensative da attuare. Potreste gentilmente dare chiarimenti?

Non capiamo da dove derivi la convinzione che uno studente, per il quale è stato adottato un PEI differenziato, non possa o, addirittura, non debba partecipare alle prove standardizzate. L’art. 20 del decreto legislativo n. 62/17, infatti, stabilisce in modo chiaro che gli studenti con disabilità devono partecipare alle prove INVALSI, senza fare distinzione fra alunni per i quali è stato predisposto un PEI semplificato e coloro per i quali è stato adottato un PEI differenziato. Sarà pertanto cura dei singoli Consigli di Classe predisporre, per ciascuno studente con disabilità, “prove adattate” coerentemente con il PEI (e questo vale sia per gli studenti con PEI semplificato che per gli studenti con PEI differenziato). Concordiamo con voi sull’assurdità di citare, come scritto nel testo, “adeguate misure compensative o dispensative”, ma confidiamo nel fatto che si tratti di una svista dell’estensore.


Sono una docente di sostegno, vorrei delle delucidazioni in merito alla riforma del sostegno, perché non mi è chiaro se la sua entrata in vigore è stata prorogata a settembre. Ma soprattutto vorrei sapere quali sono i punti salienti.

Per quanto riguarda le novità, che il d.lgs. 66/17 prevedeva per il 1 gennaio scorso, vi è stato uno slittamento al 1° settembre prossimo. Si dovranno pertanto attendere i decreti attuativi, che riguardano, nello specifico, la certificazione e la documentazione (ossia il Profilo di Funzionamento), il PEI (con le novità riportate nel decreto), il Gruppo per l’Inclusione Territoriale, GIT e l’iter per la richiesta delle ore di sostegno. Dovranno poi essere emanate indicazioni rispetto ai nuovi percorsi formativi, in particolare in merito al corso di specializzazione che pare che anche questo governo intenda mantenere come “aggiuntivo”, anche se con maggiori aperture per la frequenza (infatti, nel decreto che ha dato il via ai corsi sono stati inseriti candidati privi di abilitazione all’insegnamento). Di fatto, i corsi di specializzazione sia per la scuola dell’infanzia e primaria (art. 13 del D.lgs. 66/17) che per la secondaria (D.lgs. n. 59/17) potevano essere attuati anche da subito; però il Governo ha bandito tre corsi di specializzazione, che si svolgeranno nei prossimi tre anni accademici facendo riferimento alle vecchi regole; pertanto la nuova normativa potrà essere applicata, salvo ulteriori modifiche, fra quattro anni. Nel decreto pubblicato il 21 febbraio scorso sono indicate le Università con i posti per ciascun ordine e grado di scuola. Nel sito del MIUR e di molte Associazioni, come pure dei sindacati di categoria, è possibile trovare i provvedimenti citati.


Sono la mamma di una ragazzina che a settembre ha iniziato a frequentare la prima media. È una ragazza certificata con legge 104 in gravità in quanto cieca e con problematiche motorie e ritardo cognitivo a causa di un idrocefalo. A gennaio nella sua classe è arrivata una ragazzina adottata da anni con un PDP in quanto BES. Sta portando scompiglio a tutta la classe. Mi chiedo se è possibile fare questo inserimento da parte della dirigente in una classe dove è presente una disabilità grave e quindi rischiare che ci rimettano entrambe le ragazze in quanto gli insegnanti hanno 2 casi particolari da gestire.

Se esiste nella scuola un’altra prima senza alunni con disabilità, la cosa più logica è chiedere al Dirigente scolastico di spostare questa nuova ragazza nell’altra classe. Se invece questa è l’unica prima classe esistente nella scuola, allora occorre pretendere che intervenga anche il Comune per valutare l’assegnazione, a questa nuova studentessa, di una figura educativa. In questo dovranno, ovviamente, essere coinvolti i genitori dell’alunna e, all’eventuale incontro, potranno partecipare unicamente i docenti della classe, i genitori e, possibilmente, gli specialisti dell’ASL, oltre al Dirigente scolastico. Suggeriamo anche a voi di chiedere un incontro del GLHO (con tutto il Consiglio di classe, alla presenza del Dirigente Scolastico, e degli specialisti che seguono vostra figlia e voi, in quanto genitori) al fine di valutare, nel frattempo, quali misure possano essere adottate per garantire il diritto allo studio di vostra figlia.


Sono una docente di sostegno. Sto seguendo un’alunna affetta da disturbo del linguaggio e delle capacità scolastiche con emiparesi dx per cui ha una disabilità psicofisica, con facoltà mentali nella norma; la ragazza segue quindi un programma con obiettivi e supporti compatibili alla sua disabilità. Ha già 18 anni perché al primo anno scolastico ha avuto l’ictus che non le ha permesso di frequentare e la scuola, in cui io ancora non ero presente, non ha attivato percorsi per poter permettere l’inclusione della ragazza, per cui la ragazza è stata respinta. Nel mese di novembre, dopo i successi riportati negli anni precedenti ha espresso il suo desiderio di voler conseguire il diploma recuperando l’anno “perso” , per poter lavorare avendo una situazione socio-familiare deprivata. La scuola non ha accolto con piacere questa richiesta dichiarando che lei si debba ritirare entro marzo e presentarsi da privatista agli esami di idoneità e all’Esame di Stato, nonostante il fatto che per lei sia previsto il sostegno da diagnosi. In questo percorso di recupero l’alunna non può continuare ad avere il sostegno rientrando in un percorso individualizzato come supporto al raggiungimento dei suoi obiettivi pur essendosi ritirata formalmente?

In base a quanto da lei scritto, facendo riferimento in particolare alle capacità della studentessa, per lei è stato predisposto un PEI semplificato, ovvero “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali”. Non trova pertanto ragion d’essere l’attivazione di un corso di recupero, proprio perché per la studentessa è previsto un percorso semplificato. Se attualmente la studentessa è iscritta al quinto anno è perché è stata regolarmente ammessa dal Consiglio di classe sulla base degli elementi di valutazione in suo possesso. Sarà cura del Consiglio di classe predisporre l’allegato riservato, da unire al documento del 15 maggio, in cui indicare il valore equipollente delle prove differenziate, prove strutturate coerentemente con il PEI e i criteri di valutazione, sempre indicati nel PEI, nonché l’utilizzo, se previsto nel PEI, degli ausili necessari per affrontare le prove. Non si capisce pertanto il motivo di pensare ad una bocciatura “a priori”.


Sono un’insegnante di scuola secondaria di secondo grado. Il cdc può decidere di sospendere un alunno disabile che segue una programmazione differenziata perché disturba continuamente le lezioni se nella sua diagnosi, oltre ad un ritardo medio, risulta un’elevata iperattività?

In base alle informazioni da lei fornite, risulta eccessiva e fuori luogo una sospensione che assume più la connotazione di discriminazione, mirata più a punire anziché educare e formare.


Sono la mamma di un bimbo di 6 anni che è certificato ex l.104 art. 3 comma 3 e che frequenta la prima elementare di una scuola paritaria cattolica. Visto che abbiamo inviato la certificazione in ritardo (dicembre perche’ abbiamo avuto solo allora tutta la documentazione) l’insegnante di sostegno arrivera’ a settembre. Nel frattempo la scuola ha messo altra persona a proprio carico per 10 ore e ci ha chiesto di coprire ulteriori 10 ore a nostro carico. La scuola puo’ farlo? Per chiedere un AEC come devo fare?

Tecnicamente no. La scuola Primaria è scuola dell’obbligo e la scuola paritaria deve garantire le stesse tutele che la scuola statale pubblica riconosce; non può, cioè, chiedere al con compenso alla famiglia. Al riguardo, la invitiamo a consultare le schede elaborate dall’avv. Nocera e pubblicate nel sito www.aipd.it (nella homepage deve leccare la voce “Scuola” e, nella pagina che si apre, deve ciccare su “Schede normative”. Facciamo presente, inoltre, che per gli alunni certificati con art. 3 comma 3, la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 80 del 2010 ha stabilito il rapporto 1:1 (nel caso della scuola primaria questo rapporto corrisponde a 22 ore settimanali in classe più due di programmazione).


Sono un docente di una scuola secondaria di primo grado. Nella mia scuola un alunno con patologia grave che durante le ore scolastiche ha un assistente alla persona per interventi di tipo sanitario piuttosto importanti, parteciperà ai PON con i docenti della scuola. Il fatto è che vi parteciperà senza assistente alla persona perché non disponibile il sabato mattina il giorno dei PON. Mi chiedo di chi è la responsabilità se accadesse qualcosa?

Da quanto scrive, l’attività che si svolgerà di sabato è organizzata dalla scuola ed è rivolta a tutti gli studenti; e l’alunno con disabilità, giustamente, ha aderito. Ogni attività programmata dalla scuola deve prendere in considerazione tutte le situazioni, in modo da garantire la possibilità di partecipazione a tutti gli alunni, diversamente sarebbe discriminatoria. Pertanto avreste dovuto voi prevedere quanto necessario per rispondere ai bisogni dello studente. Che cosa fare adesso? Individuate la persona che possa garantire allo studente di prendere parte all’iniziativa promossa dalla scuola. Ci lasci concludere con un pensiero. Sorprende che voi affermiate, nella parte finale, che “la scuola non può accettare di far partecipare l’alunno”, ovvero che riteniate corretto escludere l’alunno dall’attività programmata, in quanto, scrivete, si troverebbe “senza un adeguato supporto di tipo sanitario”: il fatto è che, in fase organizzativa avreste dovuto prevedere, a fronte dell’adesione di questo come di altri studenti, quanto necessario per garantirne la piena e legittima partecipazione. Non potete in alcun modo pensare di non farlo partecipare, perché agireste in contrasto con la legge 67/2006, la norma che tutela contro la discriminazione. Viene davvero da chiedersi come si possa parlare di inclusione scolastica quando è la scuola che, per prima, esclude.


Sono una docente di una scuola primaria, all’interno della mia scuola sono stati messi dei bidoni dell’organico dove ogni giorno i custodi gettano i sacchetti dell’umido che rimangono nel bidone per alcune settimane. Faccio presente che nelle aule limitrofe vi sono alunni disabili con patologie respiratorie gravi. Noi docenti volevamo scrivere una lettera al DS per togliere i bidoni per salvaguardare la salute di tutti.

Sembra quanto mai corretto inviare tempestivamente al Dirigente Scolastico comunicazione in merito alla questione qui segnalata. Il diritto alla salute riguarda tutti, indistintamente.


Un ragazzo di 13 anni di seconda media con handicap riconosciuto dalla legge 104 ha obbligo di frequenza come gli altri alunni? In caso quanti giorni minimi deve essere presente a scuola? Dopo quanto tempo in cui il ragazzo è assente va segnalata la situazione?

L’obbligo scolastico riguarda indistintamente tutti gli alunni, siano essi con o senza disabilità, pertanto le assenze devono essere sempre giustificate. Dato che nel corso dell’anno potrebbero verificarsi assenze talora prolungate, le Istituzioni scolastiche possono deliberare, in sede di Collegio Docenti, motivate deroghe al vincolo del numero dei giorni di frequenza, limite necessario per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato; esse riguardano casi eccezionali, che devono essere documentati. E poiché per gli alunni con disabilità tali assenze potrebbero essere dovute, per esempio, a motivi di salute o altro, comunque documentabile, il MIURha fornito alcune indicazioni ricordando che le deroghe vanno applicate considerando le ore complessive e non quelle riguardanti le singole discipline (rif. C.M. 20/2011); indicazione ripresa e ribadita anche dall’art. 4 del D.lgs. 62/17, a condizione che il Consiglio di Classe, in base alla frequenza effettiva, disponga di elementi sufficienti per la valutazione. In genere quando ci verificano assenze prolungate le famiglie avvertono la scuola; se ciò non fosse accaduto, potreste contattare la famiglia per avere informazioni sullo studente, magari tramite il Dirigente Scolastico. Sarà il D.S. a valutare se la situazione rientra nei casi di segnalazione oppure no.


Ho un bimbo che sta per compiere 6 anni e che, da settembre, dovrebbe iniziare le elementari. Durante l’ultimo glh la npi della asl ha richiesto un anno di permanenza all’infanzia, le maestre concordano che non è pronto per la primaria, la responsabile dell’aec ha dato parere favorevole, le terapiste che lo seguono (3 diverse figure) mi hanno caldamente consigliato un ulteriore anno perché al momento non è pronto. La preside dice no perché la normativa scolastica non lo permette e perché pensa sia inutile essendo seguito dal sostegno. Io non so a chi rivolgermi per farmi aiutare per la richiesta che dovrò preparare e se sarà necessario l’intervento di un legale. Sapete indicarmi a chi posso rivolgermi per capire cosa posso fare anche legalmente?

La norma prevede l’obbligo scolastico per tutti i bambini e per tutte le bambine al compimento dei sei anni e questo vale anche per gli alunni con disabilità (legge 53/2003). Vi sono valide motivazioni tanto dal punto di vista pedagogico che socio-culturali che sostengono questo orientamento, attento al periodo di sviluppo del bambino e all’importanza delle sue interazioni con i coetanei, come hanno dimostrato più ricerche pedagogiche. È bene approcciarsi con fiducia e guardare al bambino valorizzando le sue capacità, le sue potenzialità e le sue attitudini. Le suggeriamo di orientare la sua attenzione al nuovo ordine di scuola, accertandosi che la classe che accoglierà suo figlio sia costituita con non più di 20 alunni, come prevede la normativa vigente, che siano richieste le ore di sostegno e/o di assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione se prevista, precisando per ciascuna figura professionale le ore che ritenente necessarie il prossimo anno e indicandole, in sede di GLHO, nel PEI. Verificate anche la presenza o meno di barriere architettoniche, per intervenire in tempo utile.


Ho un figlio affetto da disturbo dello spettro autistico. Lui purtroppo non entra a scuola in orari previsti per motivi legati alla sua patologia. Alle scuole elementari non hanno fatto problemi, quest’anno che frequenta la prima media, mi è arrivata una comunicazione nella quale mi comunicano che il bambino fa troppe ore di assenza e se continua a farne non potrà essere giudicato a fine anno. Vorrei sapere se c’è una legge che tutela mio figlio e se in caso di bocciatura posso fare ricorso.

L’ammissione alla classe successiva, nella scuola secondaria di primo grado (art 16 comma 2 della legge n. 104/92), è subordinata al raggiungimento degli obiettivi per ciascuna disciplina, in base ai criteri fissati nel PEI, al comportamento e alla frequenza, ossia alla validità dell’anno scolastico, così come disciplinato dalla Circolare Ministeriale 20/2011 e dall’art. 4 del D.lgs. 62/2017. Le Istituzioni scolastiche possono deliberare, in sede di Collegio Docenti, motivate deroghe al vincolo del numero di presenze necessarie per l’ammissione alla classe successiva; esse riguardano casi eccezionali, debitamente documentati. In tal caso, se il Consiglio di classe, in base alla frequenza effettiva, dispone di sufficienti elementi di valutazione, può essere prevista l’ammissione alla classe successiva; in caso contrario potrà proporsi una bocciatura. Il suggerimento è di valutare se il ragazzo riesce a frequentare per il tempo-scuola previsto o, almeno, per la maggior parte. Se le assenze sono prive di documentate giustificazioni rientranti nei criteri stabiliti dal Collegio Docenti e se il Consiglio di classe non dispone di elementi di valutazione sufficienti, infatti, potrà verificarsi la bocciatura.


Ho un dubbio riguardo il trattenimento alla scuola dell’infanzia degli alunni con disabilita’. C’è una normativa che regola quanto in oggetto? Chi decide il trattenimento: Asl? famiglia? scuola? Se un bambino seguito dell’insegnante di sostegno e dall’educatore,nonché dalle insegnanti di sezione, raggiunge dei buoni risultati, perché trattenerlo?

Al compimento del sesto anno di età l’obbligo scolastico interessa tutti i bambini e le bambine, anche quelli con disabilità certificata ai sensi della legge 104/92. La norma vigente contempla la possibilità del trattenimento unicamente “in rari ed eccezionali casi” ampiamente documentati. Se il Dirigente Scolastico, al quale compete la decisione, ha già espresso il parere negativo, il bambino, a settembre, deve frequentare la classe prima della scuola Primaria. Da un punto di vista pedagogico il trattenimento alla scuola dell’infanzia non è coerente con il processo di crescita (con i compagni più piccoli, infatti, si riducono le interazioni e, di conseguenza, anche gli apprendimenti), mentre dal punto di vista culturale ha un impatto negativo sul contesto sociale nei confronti degli alunni con disabilità. “Pensami adulto” diceva l’ispettore Neri, proprio per invitare docenti e genitori a credere nel bambino e nelle sue capacità e potenzialità.


Sono un’insegnante di sostegno di una scuola secondaria avrei bisogno di chiarimenti in merito al ruolo dell’educatore all’interno della scuola. Ci sono “voci” negli ultimi tempi che riguardano il ruolo degli educatori, mi spiego: abbiamo ragazzi abbastanza gravi che hanno ore di sostegno ed ore di educativa. Durante il Pei può essere deciso di far svolgere un’attività all’alunno all’esterno della scuola, tipo attività di autonomia, magari organizzando progetti per una spesa ai supermercati o una sorta di applicazione pratica alla studio della matematica sull’uso del denaro, al concetto di resto, o addirittura attività di stage personalizzato. Può capitare che l’orario coincida con la presenza dell’educatore e che tali uscite vengano effettuate con la sua presenza senza l’insegnante di sostegno. Mi è stato chiesto se ero a conoscenza del fatto che sia intervenuta una nuova normativa che vieti le attività fuori dalla scuola solo con la presenza dell’educatore, nonostante vi sia il nulla osta della famiglia e l’approvazione del cdc, e che per poter fare questo tipo di attività occorra la presenza dell’insegnante di sostegno insieme all’educatore. Chiedo com’è possibile? Considerato che le attività a scuola non possono esser svolte in compresenza con l’educatore? Può essere subentrata una legge regionale in merito?

Tutti gli studenti, e questo vale da sempre, sono affidati alla responsabilità degli insegnanti della classe alla quale sono iscritti. Gli assistenti ad personam, invece, sono assegnati ai singoli alunni con disabilità, per compiti di assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. Insegnanti e assistenti, per competenze e per contratto, sono figure professionali differenti, i cui diversi compiti concorrono a sostenere l’alunno con disabilità nel suo percorso educativo e formativo. Va considerato che per le uscite didattiche e i viaggi d’istruzione la responsabilità degli alunni è affidata dal Dirigente scolastico agli insegnanti; analogamente per le uscite nel territorio, che equivalgono per l’appunto a uscite didattiche.


Sono un’insegnante di sostegno e mi sto occupando fin dalla prima classe, scuola primaria, di un bambino adottato all’età di due anni e mezzo. È stato trattenuto un anno in più alla scuola materna. E’ un bambino oltremodo vivace con scatti di rabbia conseguenti al non volersi adeguare alle poche, basilari, semplici regole che possono essere date a dei bambini di prima. I genitori anziché collaborare VERAMENTE attaccano mettendo in discussione gli interventi didattici e la mia preparazione. La scuola, cioè il Dirigente, quale mio datore di lavoro perciò responsabile della mia sicurezza e di quella dei bambini, data la pericolosità del soggetto obbligare ad un’indagine specialistica presso centri specifici?

L’intervento educativo-didattico è frutto dell’azione condivisa e messa in atto da tutti i docenti della classe, non da parte del solo insegnante di sostegno. Infatti, e non a caso, le Linee Guida non solo richiamano tutti i docenti alla corresponsabilità, ma ribadiscono che, per non disattendere mai gli obiettivi dell’apprendimento e della condivisione, è indispensabile che la programmazione delle attività sia realizzata da “tutti i docenti della classe”, i quali devono definire obiettivi correlati con quelli previsti per la classe, cui l’alunno con disabilità è iscritto. Tali obiettivi sono riportati nel PEI, elaborato dal GLHO. Il GLHO, il gruppo costituito da tutti gli insegnanti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti che seguono l’alunno, è chiamato anche ad affrontare tutte le questioni che possono essere sollevate dalla scuola o dalla famiglia: è in tale sede che i docenti possono far presenti tanto le loro preoccupazioni in merito al comportamento del bambino quanto i progressi da questi raggiunti, trovando concordemente le modalità per interventi di tipo educativo, senza entrare nel merito di aspetti che sono di competenza degli specialisti sanitari e che richiedono la decisione autonoma dei genitori. Se quindi non è ancora stato fatto, si suggerisce di convocare urgentemente un GLHO e, in quella sede, prendere le decisioni opportune, verbalizzandole nel PEI, individuando le strategie didattiche che possano aiutare l’alunno ad acquisire un maggior autocontrollo e autoregolazione mediante, se necessarie, opportune tecniche educative.


Sono un’insegnante di sostegno di scuola secondaria ormai da più di 10 anni. Quando un alunno si iscrive e consegna alla segreteria la certificazione 104 per ottenere il sostegno ho avuto sempre l’abitudine di controllare se c’è gravità (art 3 comma 3) e l’eventuale scadenza che generalmente viene riportata nel modello regionale che abbiamo in fondo alla certificazione rilasciata dall’Inps. Mi è capitato che le 104 non avessero scadenza e ho dedotto che fosse dovuto al fatto che l’alunno fosse con gravità o avesse una patologia particolare che non richiedesse almeno per il periodo scolastico la revisione. Ultimamente mi è capitato di trovare nei fascicoli dei ragazzi la certificazione 104 senza scadenza o termine e successivamente trovare un rinnovo. Le richieste di sostegno almeno fino ad ora avvenivano sulla base di una certificazione 104 valida, se poi c’era scadenza si chiedeva alla famiglia di sollecitare chi di dovere ad effettuare il rinnovo sempre per garantire all’alunno l’insegnante. Ci sono capitate certificazioni senza scadenza (ed ultimamente ne sono capitate tante senza che ci sia gravità, intendo anche con livello lieve) e poi nel corso degli anni scolastici arrivare un rinnovo di certificazione, in alcuni casi con scadenza. Cosa può esser successo? Come possiamo come scuola sapere dove non c’è nessuna scadenza che sarà necessaria una revisione e comunque successivamente sia una certificazione con scadenza? Su che base verrà chiesto il sostegno se poi magari con una revisione inavvertita la certificazione 104 non verrà rinnovata? L’alunno ha comunque diritto al sostegno?

La legge 114/14 stabilisce che, in attesa di eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, per gli alunni con disabilità sono conservati tutti i diritti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura (art. 25). Per cui, fino a quando l’alunno non sarà chiamato a visita medica, convocazione che è di competenza dell’INPS, continua ad aver valore la certificazione precedente e la scuola deve richiedere regolarmente le risorse previste (insegnante e/o assistente e/o gli ausili necessari).


Sono un professore di sostegno e seguo per 18 ore settimanali un ragazzo con sindrome dello spettro autistico frequentante regolarmente la classe quarta del Liceo Scientifico. Lo studente ha finora seguito un Pei con programmazione differenziata. Mi è stata ora prospettata la possibilità, da parte della famiglia, di prevedere per il seguente anno scolastico 2019-20 un Pei con obiettivi minimi, finalizzato al conseguimento del diploma di maturità. Le chiedo se può fornirmi indicazioni in merito alla definizione degli obiettivi minimi da conseguire, la strutturazione delle prove dell’Esame di Stato e riferimenti sulla normativa vigente, nonchè un suo parere personale, in modo da poter correttamente valutare la sostenibilità effettiva di tale percorso.

È soltanto il Consiglio di Classe che, sulla base degli elementi di conoscenza dello studente con disabilità, ossia delle sue capacità, potenzialità, interessi e attitudini, nonché degli elementi di criticità e dell’influenza dei fattori contestuali, individua e definisce il percorso ritenuto adeguato a suo favore. Nel caso di passaggio da PEI differenziato a PEI semplificato dopo il quarto anno di scuola secondaria di secondo grado, determinato da mancato consenso da parte della famiglia, il Consiglio di Classe, in conformità all’art. 15 comma 4 dell’OM 90/2001, predispone “prove di idoneità relative alle discipline dell’anno o degli anni precedenti” (prove che non verrebbero richieste se fosse il Consiglio di Classe a stabilire il passaggio al PEI semplificato); inoltre, il Consiglio di Classe deve informare la famiglia che lo studente sarà considerato “non con disabilità” ai fini della valutazione e che sarà valutato come i compagni della classe e, ricorrendone le condizioni, non essere ammesso alla classe successiva, mentre restano invariate le altre tutele previste a favore degli alunni con disabilità (OM 90/01, L. 104/92, Linee Guida del 4/9/09). È importante, infine, che anche il PEI differenziato contenga per ciascuna disciplina i relativi obiettivi, raccordati alla progettazione di classe.


Sono la mamma di un ragazzo disabile che frequenta la quinta superiore in un liceo con Pei differenziato. Poiché secondo noi genitori non sono stati raggiunti gli obiettivi del Pei e non vi è stato ancora redatto un progetto vita, abbiamo chiesto al Preside di trattenere ancora un anno il ragazzo in quinta. Lui ha risposto di no dicendoci che i ragazzi con Pei differenziato non possono essere bocciati. Vogliamo sapere se questo risulta vero e se possiamo appellarci a quanto deciso dal Preside.

È competenza esclusiva del Consiglio di Classe stabilire, sulla base di opportune valutazioni pedagogico-didattiche e coerentemente con gli obiettivi fissati nel PEI, l’ammissione o la non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato. Agli studenti con disabilità che partecipano alle prove d’esame “non equipollenti a quelle ordinarie” (ossia sulla base degli obiettivi definiti nel PEI differenziato) o che sostengono solo una parte delle prove d’esame o che non si presentano all’esame di Stato, viene rilasciato un attestato di credito formativo (Decreto legislativo n. 62/2017, art. 20). Per completezza, si fa presente che il Progetto di Vita non è un documento a parte, bensì trattasi dell’insieme delle azioni promosse nei differenti ambiti di vita a favore dello studente, che, a scuola, trovano espressione nel PEI.


Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado. Nel mese di gennaio è arrivata una certificazione di disabilità e la relativa diagnosi funzionale di un alunno. Non c’è insegnante di sostegno. Quali documenti bisogna redigere tra la certificazione e l’arrivo, ormai per l’anno prossimo, dell’insegnante di sostegno?

Seppur con ritardo, l’alunno ha diritto al sostegno anche per quest’anno. Inviate subito la richiesta di ore all’Ufficio Scolastico Regionale (USR) allegando la certificazione medica, la Diagnosi Funzionale e il PEI, in cui dovete indicare il numero delle ore richieste. Se l’USR non intende dare le ore, rivolgetevi a un avvocato.


Ho avuto un problema con l’uscita scolastica. Mio figlio, non vedente, si spaventa molto e piange quando si crea una notevole confusione e le maestre urlano per ripristinare l’ordine; il giorno della gita purtroppo è successo proprio questo, impedendogli di partecipare. Cosa dovrei fare?

La scuola, secondo l’orientamento introdotto dal Classificatore ICF (e che troverà ospitalità come impostazione nel “Nuovo PEI”), deve valutare e analizzare i fattori contestuali per agire su essi. Non tanto per trovare (o indovinare) codici alfanumerici (compito, questo, che appartiene agli specialisti sanitari), ma per capire in che modo far sì che l’influenza dei fattori contestuali possa produrre effetti positivi, ovvero come agire per modificare comportamenti, atteggiamenti, ambienti. Ed è quanto dovrebbe essere applicato nel contesto da lei descritto. Se il bambino prova disagio di fronte alle urla, i docenti devono controllare il tono di voce e provare a impostare forme di gestione della classe maggiormente efficaci (per esempio avvalendosi dell’apprendimento cooperativo, promuovendo negli alunni tanto l’autocontrollo quanto l’autoregolazione, sostenendo la motivazione intrinseca). Il fatto di non aver consentito al piccolo di partecipare all’uscita didattica si configura come comportamento discriminatorio, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Le suggeriamo di chiedere un urgente incontro del GLHO con la presenza del Dirigente Scolastico non solo per l’increscioso episodio, che ha visto il piccolo escluso dall’attività didattica, ma anche per intervenire su quei fattori contestuali (come possono essere le voci troppo alte) che impediscono al bambino di vivere in modo sereno il tempo scuola. Al tempo stesso, si suggerisce di chiedere al Dirigente l’attivazione di un breve corso di formazione sulle problematiche dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, non solo per superare la delega al solo docente di sostegno, ma anche per apprendere, insieme, le strategie per migliorare la gestione della classe e intervenire positivamente sui fattori contestuali.


Nella nostra scuola primaria, su due piani, vi è un’alunna con deficit motorio e un unico bagno per i docenti, che avendo il wc più alto è stato allestito dai genitori dell’alunna, con un supporto che lo ha alzato maggiormente per consentirle di alzarsi con maggiore facilità. Purtroppo alcune docenti non hanno avuto la possibilità di utilizzarlo per le proprie necessità lasciandolo nelle dovute condizioni igieniche. Quindi si è pensato di usare solo il bagno del secondo piano. A questo punto i collaboratori si sono rifiutati di pulire quest’ultimo servizio in quanto non presente nel piano delle attività. Esiste quindi una normativa che disciplini l’uso dei servizi dei disabili nella scuola?

Ogni luogo pubblico deve essere dotato di servizi igienici ad uso delle persone con disabilità, quindi anche la scuola. È compito del Dirigente scolastico accertarsi che ogni locale della scuola venga pulito, compresi i servizi igienici presenti (e utilizzati), da parte dei collaboratori scolastici (salvo che tale compito non sia stato affidato a ente esterno). Segnalate al D.S. l’inadempienza da voi riscontrata.


Sono il papà di un bambino che frequenta la scuola primaria e che possiede la certificazione per stato di invalidità e di handicap con gravità. A lui come altri ragazzi nella medesima situazione sono stati assegnati insegnante di sostegno e assistente all’autonomia. Chiedo se è lecito per i genitori avere trasparenza sulle modalità di assegnazione delle ore di assistente all’autonomia che è evidente non vengano attribuite con criteri oggettivi. La DS ogni anno fa richiesta al Comune del pacchetto ore necessario, il quale accorda un numero di ore (solitamente inferiore alla richiesta) e poi è la stessa DS a decidere la distribuzione delle ore sui vari alunni. E’ corretta questa procedura? Premesso che il Comune non è in grado di coprire il 100% delle ore richieste, la distribuzione delle ore disponibili, non dovrebbe essere ripartita in modo pesato/proporzionale alle indicazioni della neuropsichiatria su cui in teoria si è basata la richiesta iniziale della dirigente al Comune?

La richiesta della figura addetta all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità viene inserita, per l’anno successivo, nel PEI da parte del GLHO (ovvero il gruppo formato da tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti dell’ASL). In base alle indicazioni contenute in ciascun PEI, il Dirigente inoltra richiesta all’Ente competente (in questo caso il Comune), quindi attribuisce le risorse ai singoli casi. Come lei ha precisato, le ore concesse spesso sono inferiori a quelle effettivamente chieste dal D.S. A questo punto non resta che inoltrare ricorso, affinché siano attribuite le risorse, secondo quanto indicato in modo chiaro nel PEI, al fine di garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità.


Sono un’insegnante di sostegno di un ragazzo down con autismo di secondo livello. Il ragazzo segue un programmazione differenziata. In questi due anni il ragazzo ha avuto dei miglioramenti. Nella riunione di inizio con l’equipe medica, su proposta del genitore di fermarlo almeno per un anno, visti i miglioramenti del discente e della voglia del ragazzo di venire a scuola, tutti gli operatori si sono trovati d’accordo. Ora sembra che la dirigente vorrebbe tornare sui suoi passi. Cosa e come dovremmo produrre la documentazione idonea e relazionare per il trattenimento del ragazzo nella terza classe?

È importante premettere che, per legge, nella scuola secondaria di primo grado non si parla, per legge, di “PEI differenziato”, valido solo ed esclusivamente nelle scuole secondarie di secondo grado (cfr. art. 15 dell’OM 90/2001 e Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009). Nelle scuole del Primo Ciclo si applica quanto previsto dall’art 16, commi 1 e 2, della l.n. 104/92; in base a tale articolo, il PEI dell’alunno con disabilità può contenere una personalizzazione del percorso scolastico, con la specificazione della programmazione didattica, ovvero “i criteri didattici adottati per le singole discipline, le attività integrative e di sostegno previste, compresa la sostituzione parziale dei contenuti programmatici di alcune discipline”; in sintesi, il PEI è formulato non con riguardo alle indicazioni nazionali, bensì alle “effettive capacità dell’alunno”. Pertanto, se l’alunno dimostra progressi rispetto ai livelli iniziali degli apprendimenti, raggiungendo gli obiettivi per lui fissati nel suo PEI (Piano individualizzato), egli deve essere ammesso agli esami ed essere promosso (conseguendo regolare titolo di studio). Se, pur essendo ammesso agli esami, non si presenta, non può più essere considerato bocciato come avveniva sino a due anni fa ma, in forza dell’art 11 del decreto legislativo n. 62/17, riceverà dalla commissione l’attestato coi crediti formativi maturati, che è titolo idoneo per la frequenza della scuola secondaria di secondo grado da lui scelta, attestato utile al fine di conseguire altro attestato agli esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione.


Sono una insegnante di sostegno specializzata e l’alunno che seguo, in situazione di GRAVITÀ (art.3 c.3), segue una programmazione DIFFERENZIATA ed ha compiuto 19 anni. Quest’anno l’alunno in questione sta frequentando il quinto superiore in un istituto PROFESSIONALE e quindi, a breve, terminerà il suo ciclo scolastico. Per il benessere del ragazzo sarebbe preferibile prolungare di almeno un anno la permanenza a scuola ma, una bocciatura, sarebbe devastante per la personalità fragile del ragazzo. Vorrei quindi sapere se si può ISCRIVERE NUOVAMENTE al terzo superiore, ma con un indirizzo diverso rispetto a quello frequentato finora. I genitori, pur di permettere al figlio di proseguire la sua permanenza a scuola, RINUNCEREBBERO (se necessario) al sostegno, di cui ha sempre usufruito e farebbero frequentare la scuola al figlio solo per 2, massimo tre, giorni a settimana, quando ci sono le attività pratiche in cui è molto portato. I genitori sono consapevoli che il figlio andrebbe incontro a una bocciatura, ma questo anno in più gli permetterebbe una uscita graduale dal mondo della scuola.

La ripetenza, in particolare per gli studenti per i quali è stato predisposto un PEI differenziato, sa di parcheggio e quindi non è possibile. La reiscrizione ad altro indirizzo, trattandosi di una nuova iscrizione, non può più avvenire ai corsi del mattino, in quanto l’alunno è ultradiciottenne, bensì ai corsi serali per adulti. Sarebbe invece opportuno far frequentare allo studente un corso di formazione professionale nel settore della ristorazione, in modo che acquisisca ulteriori apprendimenti pratici.


Sono una docente di sostegno alla scuola dell’infanzia e vorrei chiederle un’informazione. Ho un bambino a scuola con sindrome di down, livello di gravità medio che usufruisce di 15 ore di sostegno e 9 di educativa. Il prossimo anno, visto che sarà l’ultimo della scuola dell’infanzia, vorremmo come scuola, ma anche la famiglia, avere più ore. Abbiamo chiesto al neuropsichiatra che ha fatto l’accertamento di handicap un aiuto ma lui è molto restio a ritoccare la diagnosi perché effettivamente non è lui che lo segue bensì un equipe privata e si dimostra poco disponibile anche a visitare il bambino neo tempi che ci possano consentire l’incremento delle ore. Il bambino ad oggi, non parla e non è autonomo avrebbe proprio bisogno di aiuto aggiuntivo. Potete dirmi qual è la giusta procedura per avere diritto alla richiesta di più ore?

Dovreste convocare una riunione di GLHO (ossia di tutti i docenti della sezione in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori dell’alunno con disabilità e gli specialisti dell’ASL che seguono l’alunno); in tale sede, come stabilità dalla legge 122/2010, art. 10 comma 5, specificate le risorse necessarie per il prossimo anno scolastico; la norma, infatti, prevede l’obbligo di indicare “in sede di PEI iniziale” le ore necessarie per garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità Si ricorda che, in base a una Sentenza della Cassazione, l’Amministrazione scolastica non può discostarsi dal numero di ore richieste nel PEI, che sono giustificate dalla situazioni di gravità in cui versano tutte le persone con sindrome di Down e che sono chiaramente specificate nel PEI. Se le risorse richieste non venissero assegnate, i genitori possono inoltrare ricorso alla Magistratura.


Ho una bambina con sindrome rara e ritardo psicomotorio che ha iniziato da pochi mesi la prima elementare. Purtroppo nella sua classe di 23 alunni è presente un altro bambino in attesa di certificazione con forti disturbi comportamentali e fortemente aggressivo… alla bambina sono state date 20 ore di sostegno settimanali ma praticamente l’insegnante di sostegno è quasi sempre impegnata a limitare i danni dell altro bambino e questo sta creando un forte disagio alla nostra bambina che reagisce con atteggiamento oppositivo e esplosioni emotive difficili da gestire per le insegnanti. Cosa possiamo fare?… è lecito da parte nostra chiedere che i due vengano divisi? Come possiamo tutelare nostra figlia fisicamente e psicologicamente?… e difendere i nostri diritti?

Dovreste convocare immediatamente un GLHO e discutere, durante l’incontro, della situazione, adottando soluzioni equilibrate, tra cui, anche quella della separazione dei due bimbi, sembra molto ragionevole; decidete chi dei due debba andare in altra classe, pretendendo però, che sia richiesto al Comune un assistente per l’autonomia e la comunicazione da assegnare al bimbo aggressivo e la sua visita ai fini di conoscere se si è in presenza di un bimbo con disabilità, in modo che poi la scuola adotti quanto necessario per l’applicazione delle norme relative ai suoi diritti.


Sono un docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado e per il ragazzo che seguo, nel GLH, con parere favorevole di tutte le componenti, è stata presa la decisione di fermarlo. domanda: la famiglia deve fare l’iscrizione alla scuola superiore pur sapendo che il ragazzo sarà trattenuto?

Non è compito del GLHO stabilire la promozione o la bocciatura di un alunno; questo compito attiene esclusivamente agli insegnanti della classe i quali, sulla base delle dovute e motivate considerazioni di ordine pedagogico-didattico, stabiliscono se ammettere o se non ammettere l’alunno alla classe successiva. Si ricorda che anche gli alunni che s’intende fermare debbono comunque iscriversi all’ordine di scuola successivo, poiché ciò serve alla formulazione dell’organico di diritto; in relazione a tale computo, non è, infatti, legittimo prevedere già una bocciatura alla fine del primo quadrimestre. L’eventuale decisione di non ammissione alla classe successiva, in sede di scrutinio finale, comporterà, di conseguenza, una modifica nell’organico di fatto. Tuttavia sulle ripetenze a conclusione della scuola secondaria di primo grado occorre riflettere, in quanto potrebbero sussistere più conseguenze negative, fra cui:
– la ripetenza impedisce all’alunno diciottenne, ossia che abbia compiuto il 18° anno di età prima dell’inizio del successivo anno scolastico, di frequentare i corsi del mattino della scuola secondaria di secondo grado; potrà frequentare unicamente i corsi serali per adulti, sia pur con tutti i diritti;
– l’aspetto culturale, ovvero il metamessaggio inviato ai compagni e alla società sulle persone con disabilità, per le quali il successo formativo è “impedito dalla loro stessa condizione”;
– l’aspetto personale: lo studente come vivrà la sconfitta di una bocciatura? Il suo impegno verrà vanificato, con probabili conseguenze sul piano psicologico;
– l’aspetto socio-affettivo, derivante dall’interruzione della relazione e della socializzazione con il gruppo dei pari;
– e, non da ultimo, la programmazione messa in atto, che risulterebbe non adeguatamente formulata. Come, infatti, non interrogarsi se quanto stabilito nel Piano Educativo Individualizzato sia stato non debba debitamente rivisto, come prevede la norma. Infatti, se il Consiglio di classe ritiene che gli obiettivi fissati nel PEI siano difficili da raggiungere, deve modificarli in sede di GLHO, in modo da formulare un PEI coerente con le capacità dell’alunno e accompagnarlo, così, al successo formativo, secondo il percorso programmato. Un buon PEI e una buona attuazione dello stesso non giustificano la non ammissione alla classe successiva.


Mio figlio a dicembre 2018 ha compiuto 5 anni gli e’ stato riscontrato un lieve ritardo psicomotorio e di linguaggio ha la 104/92 comma1. Voglio fargli ripetere un altro anno di materna. Come funziona la procedura?

La normativa sull’inizio dell’obbligo scolastico al compimento del sesto anno di età si applica a tutti, compresi i bambini con disabilità. In tal senso è stata abrogata una vecchia circolare che consentiva la permanenza. Le consigliamo pertanto di pretendere di preparare bene con la scuola primaria l’ingresso di suo figlio, a partire dall’inserimento, il prossimo anno, in una classe con non più di 20 alunni (DPR 81/2009, art. 5), proseguendo con la richiesta di ore di sostegno secondo le sue effettive esigenze (le ore per il prossimo anno scolastico devono essere indicate nel PEI, da parte di tutto il GLHO, il gruppo di lavoro formato da tutti gli insegnanti della sezione in cui è iscritto suo figlio, dagli specialisti ASL e da voi genitori). Tale numero verrà poi confermato nella richiesta che la scuola invierà per la costituzione delle cattedre della scuola primaria. Sempre nel PEI vanno indicate, se necessarie, le seguenti risorse: le ore di assistenza per l’autonomia e per la comunicazione (che la scuola inoltrerà al Comune), e la richiesta di assistenza per la cura dell’igiene personale del bimbo, che deve essere svolta da un collaboratore scolastico (CCNL del 2005 art 47,48 e tab. A., nonché all’art 3 del decreto legislativo n. 66/17).


Sono una insegnante di sostegno di scuola primaria. Le scrivo in merito ad una problematica presente in una classe di per sé complessa con più alunni h, con d.s.a. e con ancora qualche difficoltà presente. La classe lavora su un progetto di tipo metacognitivo, dove grande rilevanza ha il lavoro di gruppo e dunque la coordinazione dell’azione didattica del team docente. La presenza di un’insegnante di sostegno che ha difficoltà oggettive ad inserirsi in una didattica di questo tipo è aggravata da evidenti riscontri comportamentali. Purtroppo non sappiamo bene come muoverci e quali risorse poter attivare.

I problemi esposti non sono risolvibili da voi docenti. È opportuno che siano le famiglie a parlarne col Dirigente scolastico e concordare con lui se chiedere la sostituzione della docente oppure se sia il caso che lo stesso Dirigente scolastico invii la docente a una visita medicolegale o inoltri richiesta di visita ispettiva. Vi suggeriamo di parlarne subito con le madri interessante. Nel frattempo
– cercate di evitare che il bambino esca con l’insegnante, prevedendo attività, come d’altra parte avete già descritto, che lo rendano il più possibile partecipe alla vita scolastica, continuando il progetto di tipo metacognitivo avviato,
– contestualmente scrivete al Dirigente scolastico per comunicare le vostre preoccupazioni.


Sono un insegnante di scuola primaria. Nel plesso in cui lavoro è  inserito un alunno frequentante la terza  con un disturbo oppositivo provocatorio accentuato. In classe  riesce a stare per una o due ore poi con vari pretesti (se viene ripreso per un compito non svolto correttamente, se viene elogiato per compiti o altro ….) esce dalla classe  sbattendo la porta tirando calci, sedie, lancia calci o botte a chiunque li capiti vicino sia adulto che coetaneo, apostrofa le insegnanti con parole offensive, talvolta rientra in classe sale sui banchi butta in terra tutto cio’ che trova strappa fogli, quaderni dei compagni, alcuni giorni anche a più riprese. Le insegnanti relazionano quotidianamente  i comportamenti , da quest’anno ha un insegnante di sostegno per 11 ore , che però non accetta, assume terapia farmacologia ma è  regolata dai genitori per cui dorme un giorno si agita a dismisura un altro. Le insegnanti di classe sono sfinite poiché  i suoi comportamenti  sono imprevedibili e repentini temono per l’incolumità  degli altri. Mi chiedo se sia possibile  una riduzione dell’ orario di frequenza per agevolare in primis l’alunno  che mostra un disagio notevole ma anche i compagni e in ultimo le insegnanti che quotidianamente lavorano con poca serenità.

È necessario convocare il GLHO con urgenza, assicurando la partecipazione di tutti i componenti: della famiglia, degli operatori ASL e di tutti i docenti della classe. Nella riunione sarà utile far presente il comportamento tenuto dall’alunno, sottolineando anche i momenti di tranquillità e aggiungendo le vostre perplessità come qui delineate. Forse il dosaggio dei farmaci deve essere rivisto, ma, in questo caso specifico, spetta all’ASL intervenire per dare le giuste indicazioni alla famiglia. Se i farmaci sono necessari al figlio e loro non li somministrano, qualche assistente sociale potrebbe prendere la scusa per riferirlo al Tribunale dei minori. Per quanto riguarda l’orario scolastico, dato che per l’alunno vige l’obbligo di frequenza, è il caso di verificare se nella scuola ci sono corsi a orario ridotto, in modo che il bambino non veda compromesso il suo percorso formativo; quale seconda ipotesi da accertare vi è la non frequenza delle ore non obbligatorie (ore opzionali) in genere presenti. Parlatene in tale contesto. Ma prima della riduzione dell’orario, sarà necessario valutare quali strategie la scuola possa e debba adottare, in piena sintonia con la famiglia, per gestire le situazioni comportamentali descritte. Al riguardo, suggeriamo di prendere visione della Nota 15 giugno 2010, Prot.n. 4089, in cui trovate precise e utili indicazioni riguardanti gli alunni con ADHD. Se l’ASL dovesse rifiutare di partecipare, adducendo scuse varie, il DS deve contattare il Direttore sanitario e amministrativo del Distretto al fine di pretendere che il personale ASL, data la delicatezza del caso, venga alla riunione, pena segnalazione alla Magistratura dell’omissione di atti di ufficio.


Ho un bimbo in carrozzina che l’anno prossimo andrà in prima elementare, il bimbo è ipovedente grave non parla e non cammina. L’istituto non possiede un ascensore quindi il bimbo dovrebbe rimanere su un solo piano e per entrare ed uscire da scuola deve prendere un ascensore esterno nel retro dell’istituto. Cosa posso pretendere di diritto per mio figlio?

Se nella scuola vi sono aule al piano terra, la classe di suo figlio potrà trovarsi in quel piano, così come, eventualmente la mensa. Se non vi sono aule al piano terra, è necessario che la scuola si attivi per l’abbattimento delle barriere architettoniche, in modo che il bambino possa frequentare serenamente. Per la questione “via di fuga”, il piano terra resta probabilmente la soluzione migliore. Ne parli con il dirigente scolastico.
Per quanto riguarda, invece, le figure professionali, in base al PEI, elaborato l’ultimo anno di scuola dell’Infanzia, immaginiamo che il GLHO (ossia il gruppo di lavoro formato da tutti i docenti della sezione, voi, in quanto genitori, e gli specialisti ASL) abbia indicato quanto necessario per favorire l’integrazione del bambino: le ore di sostegno (ossia la presenza del docente di sostegno) ed eventualmente la figura addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione. Se il bambino necessita di assistenza igienica, va fatto presente al Dirigente, il quale provvederà a nominare un collaboratore o una collaboratrice scolastica (ex bidello).


Sono insegnante di sostegno dell’infanzia, vorrei sapere se è possibile la permanenza nella scuola dell’Infanzia di un bambino autistico con ritardo cognitivo medio-grave per 2 anni scolastici

La normativa sull’obbligo scolastico, che inizia per tutti al compimento del sesto anno di età, si applica anche agli alunni con disabilità. Pertanto occorre preparare bene il passaggio dalla scuola dell’infanzia a quella primaria, pretendendo il rispetto della normativa sul tetto massimo di 20 (con la possibilità di un aumento in percentuale del 10%, ovvero massimo 22) alunni per classe, la richiesta entro maggio o giugno del numero di ore di sostegno e di eventuale assistenza per l’autonomia e/o per la comunicazione, la formazione e l’individuazione di un collaboratore o una collaboratrice scolastica per l’assistenza igienica (se necessaria), l’eventuale trasporto gratuito da chiedere al Comune, etc. Se gli alunni con disabilità rimangono nella scuola dell’infanzia, trattenuti, poi perdono il contatto coi compagni e si troveranno in seguito a vivere con ragazzi più piccoli di loro, dai quali non possono ricevere gli stimoli che, invece, si ricevono dai coetanei e, quando arrivano alla scuola secondaria di primo e di secondo grado si troveranno in difficoltà a integrarsi coi compagni; da non dimenticare il fatto che, se arrivano a iscriversi alla scuola secondaria di secondo grado avendo superato i 18 anni di età, non potranno frequentare i corsi del mattino e dovranno frequentare quelli serali per adulti.


La scuola organizza corsi di formazione sulla sicurezza gestiti da docenti interni per gli studenti alla fine è previsto come da normativa un test. Questi test permettono l’accesso ai nostri laboratori oltre che all’alternanza. A seconda della specializzazione è sufficiente una formazione di base, in altri anche una specifica. Primo quesito. Nella scuola sono presenti due studenti certificati ai sensi della 104 con PEI ob minimi  che sia in terza sia in quarta non hanno potuto frequentare. Il responsabile della sicurezza mi dice che se dovessero tornare a  scuola non li fa entrare nei laboratori. Ho chiesto di fare i test on line mi  ha risposto che non se ne parla. Mi sembra follia dal momento che li isolerebbe dalla classe.
Secondo quesito. Nella medesima scuola ci sono 3 studenti che hanno un PEI differenziato che non sono in grado di fare il test. Hanno frequentato il corso ma così come è strutturato il test non sono in grado di farlo. Il responsabile mi dice che non li farà entrare nei laboratori al mattino.
Terzo quesito. Il responsabile della sicurezza dice che se a scuola c’è un ragazzo con sindrome schizofrenica non deve frequentare i laboratori e quindi non lo ammetterebbe a determinate specializzazioni anche se lo demotiva.
Chiedo eventuali riferimenti normativi per arrivare ad una soluzione sensata.

La certificazione di ammissione ai laboratori è prevista dalla Circolare Ministeriale n. 363/94; ivi è precisato che tale attestato viene rilasciato dall’ASL, che ha formulato la Diagnosi Funzionale. Qualora l’ASL, che può chiedere di visitare i laboratori, ritenesse che i pericoli per l’alunno siano superabili con eventuali opportuni accorgimenti da essa suggeriti (ad esempio utilizzando prese di corrente protette oppure reti divisorie da fonti di pericolo o, ancora, la presenza di assistente per l’autonomia), l’alunno ha diritto alla frequenza dei laboratori e la scuola è obbligata a predisporre tali accorgimenti. Solo se tali accorgimenti non siano materialmente possibili, per quell’anno l’alunno non potrà frequentare i detti laboratori. In merito a ciascuno dei punti da lei sollevati, si fa presente che: 1) tali alunni debbono essere messi in condizione di poter entrare nei laboratori, sulla base di quanto previsto dalla circolare citata, pena il rischio che la scuola venga denunciata per abuso di potere o per discriminazione; 2) a tali alunni si applica quanto detto sopra; 3) per questi alunni è necessario acquisire un parere dell’ASL e comportarsi secondo quanto da essa indicato.


Sono un’insegnante di sostegno nella scuola secondaria di primo grado e quest’anno ho soltanto 9 ore su un ragazzo con un lieve ritardo. Avendo 9 ore seguo soltanto alcune discipline. Mi è venuto un dubbio. Nel PEI devo inserire soltanto le materie da me seguite oppure tutte le materie che il ragazzo segue?

Il PEI, Piano Educativo Personalizzato dell’alunno, è elaborato “congiuntamente” dai seguenti soggetti: a) tutti i docenti della classe (in cui è iscritto l’alunno con disabilità), b) i genitori o esercenti responsabilità genitoriali dell’alunno co disabilità, c) gli specialisti ASL, che seguono l’alunno. Il PEI, pertanto, deve contenere tutte le discipline studiate dall’alunno, siano esse svolte come gli altri (in modo semplificato), siano invece rapportate alle sue effettive capacità (art. 16, c. 2, della legge 104/92).


Sono la mamma di un ragazzo di 12 anni che frequenta la terza media. Un ragazzo educato, che non mi ha dato mai problemi a scuola, con un media alta e distinto nel comportamento. Mio figlio ha in classe una ragazza violenta (sono stata io stessa aggredita da lei), una bulla, ma che dicono che e’ un elemento h (che scopriamo solo quando succedono degli spiacevoli episodi). Martedi scorso mio figlio ha subito in classe un aggressione da parte sua prima verbalmente e poi fisicamente. Mio figlio si e’ difeso ed ha reagito e per questo motivo gli sono stati dati tre giorni di sospensione. Sospensione decisa esclusivamente dalla reggente, il martedi accade l’episodio e il mercoledi mi notifica la sospensione in piena autonomia, senza consiglio di classe e senza ascoltare i ragazzi. Cosa posso fare?

Il tipo di sanzione disciplinare e l’organo scolastico che può irrogarle sono chiaramente regolati dal DPR n. 235/2007, che ha integrato il Regolamento dei Diritti delle studentesse e degli studenti, emanato alla fine degli anni Novanta. A nostro avviso La sanzione irrogata, senza sentire le parti e senza rispettare il DPR citato, è illegittima e può essere contestata avanti al TAR.


Come insegnante specializzato per le attività di sostegno, vorrei sapere se, in riferimento agli esami conclusivi per la scuola secondaria di primo grado, ci sono sostanziali novità nella valutazione degli alunni nel Decreto Legislativo n 62/17 oppure si fa sempre riferimento alla DPR 122 del 2009 o all’art 16 legge 104? Inoltre si aggiunge qualcosa alla circolare ministeriale 48 del 2012 che parlava di prove differenziate come equipollenti? Insomma, avendo sempre scritto giudizi di amminissione con questi riferimenti normativi, dovrò anche inserire il Decreto Legislativo n 62/17? Se sì in quale forma rispetto la normativa precedente che ho citato?

Per quanto riguarda la valutazione, come precisato nel D.Lgs. n. 62/2017, si deve, obbligatoriamente, far riferimento ai criteri indicati, per ciascuna disciplina, nel PEI (citando l’art. 16 della legge 104/92). Le prove d’esame sostenute dagli studenti con disabilità, preparate dalla Sottocommissione, sono prove differenziate con valore “equivalente”, il cui superamento comporta regolare conseguimento del titolo di studio (D.lgs. 62/2017).


Sono una docente di sostegno. Scrivo nel tentativo di poter dirimere una controversia tra docenti che si è sviluppata nella scuola dove mio marito, docente di sostegno di terza fascia, ha avuto un incarico fino al 30 Giugno. Ora, mio marito segue, in un Liceo, per 9 ore settimanali, una ragazza con ritardo lieve, priva di autostima, la quale adempie ai doveri scolastici con grande motivazione e impegno e segue una programmazione per obiettivi minimi. Sul tema della valutazione, il docente di matematica, fratello di un avvocato, asserisce che gli studenti con obiettivi minimi non possano essere valutati con votazioni superiori al 6. La stessa funzione strumentale per l’inclusione scolastica non ha saputo produrre norme giuridiche attestanti il contrario e ha lasciato la questione in sospeso. Potrebbe, Lei, essere così gentile da fornirmi delucidazioni in merito alla suddetta questione?

Va precisato che l’OM 90/2001, all’art. 15, stabilisce che, nella scuola secondaria, il Consiglio di Classe adotti un PEI i cui obiettivi sono “globalmente riconducibili ai programmi ministeriali” finalizzato al conseguimento del Diploma; tale Pei prende il nome di “semplificato”. In alternativa il Consiglio di Classe può adottare, previa acquisizione del consenso firmato da parte della famiglia, un PEI differenziato, i cui obiettivi, personalizzati, consentono allo studente di conseguire un Attestato di partecipazione. Non esiste, nella norma, la dicitura “obiettivi minimi”. Tanto premesso, dato che il PEI, come contenuti e come “criteri di valutazione”, viene predisposto dal Consiglio di classe per ciascuna disciplina, la valutazione farà riferimento unicamente ai criteri indicati nel PEI, con l’attribuzione coerente del voto; ciò significa che il voto, laddove vi siano capacità e potenzialità evidenti, non debba e non può essere appiattito sul “6 politico”, bensì su valori che arrivano fino al 10, coerentemente con i principi indicati dall’art. 16 della legge 104/92.


Sono una docente della scuola primaria. Nella mia scuola docenti a ruolo su sostegno da un anno all’altro a seconda delle circostanze cambiano alunni a loro assegnati. Per me è un fatto grave. Vorrei sapere qual è la normativa sulla continuità didattica del sostegno.

Se un docente si trasferisce o chiede l’assegnazione provvisoria, la sua partenza determina un’interruzione di continuità nelle classi in cui era assegnato. Se invece il cambio di classe dipende da una decisione assunta dal Dirigente scolastico, allora la situazione cambia. È vero che la normativa assegna al Dirigente Scolastico il potere di assegnare i docenti alle classi, ma è pur vero che il principio della continuità didattica è egualmente presente nella normativa e costituisce, a nostro avviso, un limite ai poteri del DS, quando sono in gioco i diritti degli alunni. Vi suggeriamo di rivolgervi al responsabile regionale per l’inclusione scolastica.Se non riusciste a risolvere tramite l’intervento del referente regionale, non vi resterebbe che rivolgervi ai sindacati-scuola o alla Magistratura.


Sono la mamma di una ragazza down di 16 anni frequentante il secondo anno di un liceo… è stata organizzata una gita scolastica alla quale in principio mi è stata negata la partecipazione ad accompagnarla e poi in seguito pretendono che io paghi la mia quota… mi sono rifiutata e dopo molti incontri e facendo presente che esiste una normativa in tema che dice il contrario pretendono che io faccia una domanda scritta per la mia partecipazione… la mia domanda è giusto che io lo faccia… ho paura che nel momento che faccio questa domanda poi mi facciano pagare perché sono io ha chiedere di partecipare… la scuola in merito alla normativa risponde che non la conoscono e che questa normativa non ha nessun valore ne per la scuola ne a livello giuridico

In realtà, essendo l’uscita didattica un’attività della scuola, devono essere i docenti ad accompagnare tutti gli alunni della classe. E se la scuola è pronta a garantire l’accompagnamento con proprio personale, è sicuro che se lei, in quanto genitore, chiede di accompagnare la figlia, dovrà pagare la quota. Pertanto le suggeriamo di non scrivere nulla e di chiedere alla scuola di provvedere, affinché vi sia il numero di accompagnatori adeguato per consentire a tutti gli alunni della classe, quindi anche a sua figlia, di partecipare all’uscita. Se la scuola assicura l’accompagnatore, lasci che sua figlia, che è già grande (l’associazione italiana Persone Down è disposta ad allenare all’autosufficienza), vada da sola con la classe. Concludendo, l’unica possibilità affinché la ragazza non partecipi all’uscita è una vostra libera e autonoma scelta, in quanto genitori. Diversamente, il diniego a prendere parte all’attività, si configurerebbe come discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006.


Vorrei avere un chiarimento sulle prove equipollenti richieste per l’esame di maturità 2019. Mio figlio frequenta la V Liceo Linguistico ad obiettivi minimi ed essendo affetto da tetraparesi spastica abbiamo indicato nel Pei le prove equipollenti con il docente di sostegno che scriva per lui. Il grave danno motorio (art 3 comma 3 ) lo rallenta molto e i docenti hanno scelto gli obiettivi minimi. La domanda riguarda le simulazioni da fare durante l’anno soprattutto per le lingue inglese spagnolo e tedesco per la seconda prova. Come prova equipollente è stata decisa la lettura e comprensione del testo in lingua straniera con 10 risposte (scritte- vero/falso-a risposta multipla) oltre alla produzione di un tema (dettando al prof di sostegno.) Il chiarimento riguarda il tipo di testo che il docente di lingua deve preparare per fare le simulazioni in corso dell’anno. Attendiamo di conoscere le materie a gennaio ma nel frattempo a scuola stanno facendo le simulazioni. Per inglese e spagnolo la comprensione è buona ma per tedesco è più difficile. L’insegnante di tedesco propone lo stesso testo della classe (livello b2 ) con l’unica modifica di prepararlo in 350 parole anziché 500 con la valutazione uguale al resto della classe. Io mi chiedo se mio figlio ha la programmazione per obiettivi minimi il testo dovrebbe essere equipollente agli obiettivi minimi e non al livello di tedesco B2. Infatti gli studenti che comprenderanno tutto il testo correttamente avranno 10. Quindi il testo in lingua per la comprensione dovrebbe essere più semplice essendo l’obiettivo minimo ma come si può richiedere di fare applicare questo nel Pei? Quale deve essere il livello di Lingua (B1 o B2) per la prova equipollente del liceo linguistico per mio figlio?

Gli alunni con PEI semplificato hanno diritto a prove equipollenti, la cui definizione è descritta all’art 6 comma 1 del DPR n. 323 del 1998.


Sono un’insegnante di sostegno di un Liceo. Quest’anno, per la prima volta, seguo una studentessa di 19 anni, inserita in una quinta classe, affetta da Displegia con assenza di linguaggio verbale fluido e intenzionale. Ha sempre seguito programmazioni differenziate. L’uso del computer, introdotto dal mese di settembre, ha consentito di stimolare il dialogo didattico, educativo e relazionale, dando opportunità, a tutto il Consiglio di Classe, di scoprire abilità cognitive inattese, oltre alla presenza di un mondo interiore ricco e aperto alle nuove conoscenze. Al fine di potenziare il processo educativo della ragazza, il Consiglio di Classe, all’unanimità, e anche su richiesta della famiglia, propone una ripetenza del quinto anno, per poter verificare, in un tempo maggiore, quanto gli obiettivi didattici possano avvicinarsi o corrispondere a quelli minimi delle programmazioni curriculari.Ho letto con attenzione le sue considerazioni in merito alla permanenza degli alunni che svolgono programmazioni differenziate, ma vorrei capire se, appellandoci all’autonomia decisionale del Consiglio di Classe, possiamo, con la ripetenza del quinto anno, garantire all’alunna un recupero dignitoso del diritto allo studio.

La mancata presenza all’esame di Stato comporta, da quest’anno, il rilascio automatico dell’Attestato. Per rispondere alla sua richiesta, è responsabilità esclusiva del Consiglio di Classe stabilire l’ammissione o meno alla classe successiva, così come l’ammissione o meno all’esame di Stato. In sintesi, solamente in caso di non ammissione la studentessa potrebbe ripetere l’anno scolastico (decreto legislativo n. 62/2017).


Abbiamo una ragazza con autismo che frequenta una 1^ liceo.Riteniamo che la richiesta per le ore di sostegno non è stata adeguata da parte della scuola, che non vengano erogati strumenti compensativi per lo studio e che per le valutazioni debbano essere utilizzate metodologie adeguate alla difficoltà di nostra figlia. ABBIAMO BISOGNO DI UNA PERSONA ESPERTA IN MATERIA – ANCHE UN LEGALE – CHE CI AIUTI A METTERE NOSTRA FIGLIA IN GRADO DI FARE IL SUO PERCORSO

Se il docente per il sostegno non è in grado di fare quanto voi richiedete, parlando coi colleghi curricolari, potete rivolgervi al Referente regionale per l’inclusione scolastica della vostra Regione. Se anche con questo non si riesce a superare il problema, allora rivolgetevi ad un avvocato, specie per le ore di sostegno, che debbono corrispondere in base a quanto indicato nel PEI (vedasi legge n. 122/2010, art. 10 comma 5).


Sono insegnante di sostegno nella scuola primaria, mi assento x assistere mia sorella tre giorni al mese, prima il DS mi sostituiva, ora non più. Cosa potrei suggerire al D.S.?

Sembra che le classi in cui lei lavora siano formate solo da alunni “a sviluppo tipico”. Acclarato quindi che la classe è formata da tutti gli alunni, quando lei si assenta per i motivi esposti, deve essere nominato un docente? Se per il primo giorno di lezione il Dirigente può nominare personale interno (ad esempio il potenziamento), per i successivi giorni deve incaricare un supplente, magari affidando l’incarico a personale non in servizio e che ha dato la disponibilità ad aumentare, per supplenze, il suo orario di servizio per massimo 6 ore la settimana (cfr. Nota MIUR 8 novembre 2010, Prot. n. 9839). Tenga presente che la nomina del supplente, dopo il primo giorno, deve effettuarsi se le sue assenze sono consecutive. Se sono separate, il D.S. non può nominare supplenti per un solo giorno. Potrebbe però mandare, come già scritto, un docente del potenziamento.


Sono un insegnante di sostegno. Quest anno sono in una scuola superiore di secondo grado. Ho un dubbio su come vengono assegnate le ore dall’usp. Da un primo conto sono scarse 6 ore ad allievo per la succursale. Come si può fare per avere più ore?
La DS non vuole che la documentazione dei ragazzi disabili e dsa sia presente nella sede della succursale. Quindi quando serve visionare la documentazione bisogna andare nella sede centrale dopo l’orario di servizio. Volevo chiedere se c è un riferimento normativo da presentare per avere la documentazione anche in succursale?

1) Se il numero di ore richieste per i singoli alunni risulta nei singoli PEI, allora le famiglie possono pretendere che l’Ufficio Scolastico Regionale rispetti quell’indicazione, in forza della legge n. 122/2010, art 10 comma 5, diffidando la scuola e l’Ufficio Scolastico Regionale a rispettare tale numero e minacciando che, in mancanza, si rivolgeranno al TAR.
2) I docenti hanno diritto di avere anche copia anonima della documentazione e della diagnosi dei singoli alunni, eventualmente contrassegnata da un numero di codice identificativo. Senza la documentazione relativa, infatti, i docenti non sono in grado di impostare e svolgere un PEI adeguato ai bisogni indicati nelle diagnosi medesime.


L’educatore può accompagnare minori a lui in carico in attività esterne al plesso scolastico (gite, soggiorni, attività sportive, ecc…) anche in assenza di insegnanti ?

L’assistente educatore non ha alunni in carico; egli viene assegnato all’alunno con disabilità per l’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. L’alunno con disabilità, e ciò vale per tutti gli alunni della classe, è affidato agli insegnanti (a tutti gli insegnanti della classe). In caso di viaggi di istruzione o di uscite didattiche o di attività che si svolgono fuori dal plesso scolastico, attività autorizzate dal Dirigente scolastico e che vedono coinvolti tutti gli alunni della classe, fra gli accompagnatori possono esserci figure educative, ma questo non sottrae i docenti dalla presenza in qualità di accompagnatori, responsabili dell’alunno con disabilità a loro affidato.


Il mio istituto ha aderito ad un progetto educativo motorio presso un altro istituto della nostra città. L’insegnante di sostegno di un alunno non è presente nell’ora in cui l’alunno disabile dovrebbe partecipare al progetto prendendo un pulmino per recarsi all’altro istituto. Potrebbe essere accompagnato dall’educatore che in quell’orario sta con l’alunno?

Non ha indicato se si tratta di una scuola Primaria o Secondaria, né di quale tipo di intervento si tratta e, nello specifico, chi vede coinvolti questo progetto. Se lo desidera, ci dia maggiori informazioni al riguardo. Nel frattempo, facciamo presente quanto segue: poiché la scuola è impegnata in percorsi inclusivi, se viene promosso un progetto in orario scolastico, esso deve essere rivolto a tutti gli alunni della classe e non al solo alunno con disabilità.


Sono un insegnante di scuola primaria su posto di sostegno da ormai 22 anni. Seguo da due anni una bambina autistica e sono da molti anni funzione strumentale per l’inclusione nel mio istituto. Ora, dal prossimo anno scolastico risulterò perdente posto per mancanza di alunni certificati. La mia domanda è questa: essendo presente nel mio istituto un posto di potenziamento su posto comune, in cui però la titolare non ha mai effettivamente preso servizio per motivi di salute, non è possibile chiedere il cambiamento in posto di sostegno? Premetto che non è un problema di posto di lavoro, dopo 22 anni potrei chiedere tranquillamente e ottenere il cambio su posto comune e lavorare vicino casa mia…. ma vorrei poter continuare a seguire la funzione che svolgo con passione…

In via di principio riterremmo che la Sua richiesta possa ottenere accoglimento.
Ne parli col DS, il quale prenderà contatti con l’USR. L’unico problema potrebbe essere costituito dal fatto che i posti di sostegno sono creati in presenza di iscrizioni di alunni con disabilità. In mancanza di alunni certificati, potrebbe passare su posto comune nel suo istituto, mantenendo l’incarico di funzione strumentale per l’inclusione.

Il D.Lgs 96/2019: le modifiche al D.Lgs 66/2017

Il D.Lgs 96/2019: le modifiche al D.Lgs 66/2017

di Fabio Zanardelli

Una delle novità di maggior rilievo degli ultimi giorni è stata l’emanazione del D.Lgs 96/2019, Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante: «Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c) , della legge 13 luglio 2015, n. 107».

Il nuovo testo di legge, entrato in vigore il 12 settembre 2019, introduce alcune importanti modifiche al D.Lgs 66/2017 su cui pare opportuno soffermarsi al fine di fornire un’analisi più aggiornata del decreto sull’inclusione scolastica.

Dopo aver elencato per punti le principali novità introdotte dal nuovo decreto, si proseguirà con un bilancio provvisorio dei nuovi punti di forza e delle criticità ancora in essere che caratterizzano il D.Lgs 66/2017 a valle delle modifiche introdotte dal D.Lgs 96/2019, cercando di mettere in luce se, e in quale misura, tali novità abbiano migliorato l’impostazione del testo di legge.

Le principali modifiche

Tralasciando gli aggiustamenti di terminologia, si possono riassumere le principali novità introdotte dal nuovo decreto nei seguenti punti:

  • Maggiore insistenza sul principio di accomodamento ragionevole come principio guida per l’utilizzo delle risorse per il sostegno dei singoli PEI (D.Lgs. 96/2019, art. 7, Modifiche all’art. 8 del D.Lgs 66/2017).
  • Estensione dell’adozione dei criteri dell’ICF anche all’accertamento della condizione di disabilità (D.Lgs 96/2019, art. 4, Modifica all’art. 5 del D.Lgs 66/2017)
  • Modifica delle commissioni mediche per l’accertamento della disabilità e precisazione dei partecipanti alla stesura dei documenti per l’Inclusione (D.Lgs 96/2019, art. 4, Modifica all’art. 5 del D.Lgs 66/2017, c. 3). La commissione medica per la redazione del Profilo di Funzionamento è stata notevolmente ridimensionata, con un numero di elementi che oscilla da 3 a un massimo di 4 professionisti (Neuropsichiatra infantile o esperto nella patologia più almeno due tra terapista della riabilitazione, psicologo e assistente sociale o rappresentante dell’Ente Locale). Ad essa si aggiunge la collaborazione dei genitori, la partecipazione dell’alunno -“nella massima misura possibile”- e della scuola nella persona del dirigente scolastico o di un docente specializzato in sostegno didattico (il decreto precedente indicava un rappresentante generico dell’istituzione scolastica, individuato “preferibilmente” tra i docenti).
  • Circoscrizione più puntuale del Piano Educativo Individualizzato. All’art. 6 del D.Lgs 96/2019 si specifica che il documento deve essere redatto dal Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione di cui all’art. 8 del suddetto decreto e deve contenere una quantificazione delle ore e delle risorse necessarie per il sostegno, nonché tutti gli strumenti, le strategie e gli interventi educativi e didattici (D.Lgs 96/2019, art. 6, c. 1, punto 4). Inoltre, sono stabilite scadenze univoche, ancorché non cogenti, per la sua redazione: il PEI “va redatto in via provvisoria entro giugno e in via definitiva, di norma, non oltre il mese di ottobre” (D.Lgs 96/2019, art. 6, c. 1, punto 6).
  • Chiarificazione dei rapporti tra i differenti documenti per l’inclusione scolastica, con particolare riferimento al Progetto Individuale: Il Piano Educativo Individualizzato è ora definito univocamente come “facente parte del progetto individuale” (D.Lgs 96/2019, art. 4, Modifica all’art. 5 del D.Lgs 66/2017, sostituzione della lettera b), sancendo definitivamente lo statuto del progetto individuale come summa onnicomprensiva degli interventi predisposti per il progetto di vita della persona con disabilità.
  • Coinvolgimento diretto dello studente con disabilità nel progetto di inclusione in virtù del suo diritto all’autodeterminazione; il decreto, infatti, specifica che la “partecipazione attiva”  di tali studenti deve essere “assicurata” all’interno del Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione (D.Lgs 96/2019, art. 8, c.11), in sede di definizione del proprio progetto educativo individuale. 
  • Introduzione, a livello di singola istituzione scolastica, del Gruppo di Lavoro Operativo per la progettazione per l’inclusione dei singoli alunni con accertata condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica (GLO, D.Lgs 96/2019, art. 8, c. 10, Modifica all’art. 9 del D.Lgs 66/2017): si tratta, in altre parole, di una legittimazione del GLHO, fino ad oggi lasciato in ombra dalla legislazione e inserito solo in sporadici riferimenti come operativo ma destinato ad essere sostituito dal GLI. In seguito alla modifica del decreto si chiarisce il rapporto di sinergia e azione complementare ai fini dell’inclusione scolastica tra GLO (a livello di singoli alunni) e GLI (a livello di intero istituto).
  • Riconoscimento e istituzionalizzazione della realtà dei Centri Territoriali di Supporto e delle Scuole Polo come importante supporto per l’inclusione scolastica (D.Lgs 96/2019, Art. 8, Modifica all’art. 9 del D.lgs 66/2017, aggiunta dei commi 2-bis e 2-ter).
  • Definizione più precisa dei ruoli del GIT: essi costituiscono da un lato  la cinghia di trasmissione a livello di ambito territoriale tra Istituzioni e Ufficio Scolastico Regionale e, dall’altro, sono un punto di riferimento e supporto per i gruppi per l’inclusione delle singole Istituzioni scolastiche (D.Lgs 96/2019, art. 8, commi 1-7). 
  • Maggiore rilievo all’interistituzionalità del progetto inclusivo. La maggior parte dei documenti per l’inclusione prevede la collaborazione, a diverso titolo, dei rappresentanti di almeno due delle diverse realtà territoriali (Sanità, Scuola, Ente Locale). A titolo di esempio, la stesura del progetto individuale è ora affidata non esclusivamente all’Ente Locale (D.Lgs 66/2017, art. 6, c. 2), ma all’azione sinergica di quest’ultimo d’intesa con la competente Azienda Sanitaria Locale (D.Lgs 96/2019, art. 7, c. 1, b) ). Ancora, l’azione dei gruppi di lavoro per l’inclusione può avvalersi della collaborazione delle associazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità nell’inclusione scolastica, degli Enti Locali e delle Aziende Sanitarie Locali (D.Lgs 96/2019, art. 8, c. 6). In virtù di questa impostazione, la quasi totalità del processo di inclusione è affidata ad un’autentica azione di rete tra le Istituzioni presenti sul territorio.

Le nuove proroghe

Tra le nuove proroghe introdotte dal D.Lgs 96/2019, le più rilevanti riguardano i seguenti tre punti: l’utilizzo dei criteri dell’ICF, l’entrata in funzione del Gruppo per l’Inclusione Territoriale in riferimento all’assegnazione delle risorse per il sostegno e la definizione delle misure di accompagnamento per la formazione in servizio del personale scolastico

Ancora una volta, a causa delle forti disparità tra le Aziende Sanitarie Locali delle diverse Regioni e, soprattutto, in assenza di opportune Linee Guida, ad oggi ancora da emanare, è stata rinviata la stesura della documentazione per l’inclusione secondo i criteri dell’ICF. Per risolvere tale criticità, oltre alla pubblicazione della Linee Guida, sarebbe auspicabile un’iniziativa di formazione diffusa non solo tra il personale sanitario, ma anche all’interno delle diverse realtà del territorio, scuola ed Ente Locale, in modo da rendere l’ICF un vero linguaggio comune per descrivere e classificare il funzionamento dei soggetti con disabilità e consentire una progettazione davvero efficace e interistituzionale del loro percorso di vita.

Quanto all’operatività del GIT, essa è ancora rimandata a data da destinarsi, ma il decreto introduce un’importante soluzione ad interim: fino a quando il GIT non sarà formato e operativo, il Dirigente Scolastico potrà interloquire direttamente con l’USR per richiedere l’assegnazione delle ore per il sostegno (D.Lgs 96/2019, artt. 9 e 16). Questo provvedimento snellisce e velocizza la procedura e investe il Dirigente Scolastico di una grande responsabilità nei confronti dell’Istituto, ma il rischio di non avere il filtro di un gruppo che funga da cinghia di trasmissione tra Istituzioni scolastiche di un ambito territoriale e Regione potrebbe comportare complicazioni a livello burocratico e logistico. Inoltre, la mancanza di obbligatorietà o di termini ultimi per la formazione del GIT potrebbe risultare nella permanenza a tempo indeterminato della discrezionalità completa dei Dirigenti Scolastici nella richiesta di risorse per il sostegno, con possibilità di contenzioso per le Istituzioni scolastiche tra loro e con USR senza la possibilità di mediazione a livello né di provincia né di ambito territoriale.

L’ultima nota -in parte- dolente del decreto riguarda la fondamentale questione della formazione in servizio del personale docente. Le misure di accompagnamento definite all’art. 15, infatti, stabiliscono, senza precisarle, le necessarie misure di accompagnamento per assicurare la formazione in materia di inclusione scolastica. L’aspetto positivo che caratterizza questa e altre disposizioni del D.Lgs 96/2019 riguarda il termine di centoventi giorni dall’entrata in vigore del decreto per la loro messa in atto. Si auspica che tale termine sia rispettato ed entro marzo del prossimo anno le misure previste dal decreto trovino piena attuazione.

Il nuovo decreto-un bilancio provvisorio

Alla luce delle modifiche introdotte dal D.Lgs 96/2019, il D.Lgs 66/2017 presenta notevoli miglioramenti in termini di precisione delle direttive e attuazione del processo inclusivo come azione di rete e a misura del singolo alunno con disabilità, del quale è assicurata, ove possibile, la partecipazione diretta alla creazione del progetto inclusivo.

Tra le criticità, oltre alle proroghe che ancora gravano sull’attivazione di alcuni provvedimenti, si riscontra una ancora poco soddisfacente regolamentazione della continuità del progetto educativo, che allo stato attuale esclude, penalizzandoli, i lavoratori a tempo determinato non in possesso del titolo di specializzazione che hanno tuttavia prestato servizio su sostegno, magari anche instaurando una relazione significativa con l’alunno. Per quanto riguarda la formazione in servizio, inoltre, non sono ancora state regolamentate né la quantificazione, né le modalità di tali importanti iniziative.

Nel complesso, per concludere, il nuovo decreto ha compiuto notevoli passi in avanti verso la piena attuazione della L. 107/2015, cui fa spesso diretto riferimento. Si auspica che le successive disposizioni non si limitino ad attuare in maniera più completa la L. 107/2015 (“La Buona Scuola”), ma implementino ulteriormente, e a livello di tutti i contesti di vita, la portata inclusiva della legislazione italiana.

I principali dati relativi agli alunni con DSA anno scolastico 2017/2018

MIUR – Ufficio Statistica e Studi


Scuola, pubblicati i dati sugli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento

È disponibile l’approfondimento statistico relativo agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento nelle scuole statali, paritarie e non paritarie. I dati si riferiscono all’anno scolastico 2017/2018.
Il numero di alunni con DSA sul totale dei frequentanti è costantemente cresciuto ed è passato dallo 0,7% del 2010/2011 al 3,2% del 2017/2018.
L’incremento del numero di certificazioni registrato nell’arco degli ultimi quattro anni è notevole: quelle relative alla dislessia sono salite da circa 94 mila a 177 mila, segnando un tasso di crescita dell’88,7%; le certificazioni di disgrafia sono passate da 30 mila a 79 mila, con una crescita del 163,4%. Anche il numero di alunni con disortografia certificata è aumentato notevolmente, passando da circa 37 mila a 92 mila (+149,3%; gli alunni con discalculia sono aumentati da 33 mila a poco meno di 87 mila (+160,5%).
Gli alunni con DSA per ordine di scuola
Nel 2017/2018, gli alunni con DSA frequentanti le scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati 276.109, pari al 3,2% del totale. Nella Primaria la percentuale si è attestata intorno al 2%, per la Secondaria di I grado al 5,6% e per la Secondaria di II grado al 4,7%. Nella Scuola dell’infanzia, appena lo 0,12%.

Mediamente, la percentuale di studenti con DSA è stata pari al 3,3% del totale degli alunni della scuola a gestione statale e al 2,3% nella scuola a gestione non statale (3,2% in media su tutte le scuole). Con specifico riferimento alla scuola paritaria, la percentuale degli alunni con DSA è stata pari al 2,1% del totale.

La diffusione territoriale

Le certificazioni di DSA sono state rilasciate in misura maggiore nelle Regioni del Nord-Ovest, in cui la percentuale sul totale dei frequentanti è stata pari al 4,8%. Percentuale elevata anche nelle Regioni del Centro (3,9%) e del Nord-Est (3,6%). Percentuale nettamente inferiore nel Sud (1,6%).

Tra le singole Regioni, i valori più elevati sono stati riportati da Valle d’Aosta e Liguria, entrambe con il 5,1% di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento sul totale di alunni frequentanti; in Piemonte con il 4,8% e in Lombardia con il 4,7%. Le percentuali più contenute sono state presenti in Calabria (0,8%), Campania (1%) e Sicilia (1,3%).

Le tipologie di disturbo
Complessivamente, nel 2017/2018, 177.212 alunni presentavano dislessia (disturbo nell’imparare a leggere), 79.261 disgrafia (disturbo nell’imparare a scrivere), 92.134 disortografia (disturbo nell’utilizzare il codice linguistico), 86.645 discalculia (disturbo nel calcolo matematico).

Il numero complessivo di alunni con DSA, pari a 276.109, non coincide con la somma degli alunni per tipologia di disturbo non solo perché per la Scuola dell’infanzia non è riportato il dettaglio per tipo di disturbo, ma soprattutto perché gli alunni possono avere più tipologie di DSA.
Gli alunni con dislessia rappresentavano il 2,1% del numero complessivo degli alunni frequentanti le scuole italiane, gli alunni con disgrafia lo 0,9%, quelli con disortografia l’1,1%, quelli con discalculia l’1%.
Per tutti gli ordini di scuola il disturbo mediamente più diffuso è stato quello della dislessia: considerando nel loro complesso Primaria e Secondaria di I e di II grado, il 40,7% degli alunni con DSA aveva questa certificazione, il 18,2% disgrafia, il 21,2% disortografia, il 19,9% di disgrafia.
Nel dettaglio dei vari ordini di scuola, nella Primaria il 41,4% delle certificazioni di DSA riportava un disturbo di dislessia, il 20,2% di disgrafia, il 24,7% di disortografia e il 13,7% di discalculia.
Per la Secondaria di I grado, il 38% delle certificazioni riguardava la dislessia, il 19% disgrafia, il 23% disortografia e il 20% discalculia.
Nella Secondaria di II grado, il 42,6% riportava un disturbo di dislessia, il 16,7% disgrafia, il 18,2% disortografia e il 22,5% discalculia.

Alunni con disabilità – A.S. 2017/2018

a cura del MIUR – Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica

Nel 2017/2018 erano presenti nelle aule scolastiche 268.246 alunni con disabilità, il 3,1% del totale, 14 mila in più rispetto all’anno precedente, quando erano il 2,9%. Rispetto a venti anni fa, gli alunni con disabilità certificata sono più che raddoppiati (erano 123.862 nel 1997/1998). Nel 2017/2018, il 93,3% degli alunni con disabilità ha frequentato una scuola statale, il 5,1% una paritaria, l’1,6% una non paritaria comunque iscritta negli elenchi regionali. Le classi con almeno un alunno con disabilità sono state 192.606, pari al 45% del totale delle 427.728 classi attivate, comprese le sezioni della Scuola dell’infanzia.
Nel 2017/2018 gli studenti con disabilità erano così distribuiti per ordine di scuola: 31.724 nella Scuola dell’infanzia, 95.081 nella Primaria, 71.065 nella Secondaria di I grado, 70.376 nella Secondaria di II grado. Netta la prevalenza del genere maschile.

Distribuzione territoriale
La Regione con la percentuale più alta di alunni con disabilità è stata l’Abruzzo (3,7%), quella con la percentuale più bassa, la Basilicata (2,3%).
A livello territoriale si è evidenziata una distribuzione disomogenea, con notevoli differenze tra le singole Regioni. Mediamente, nelle Regioni del Centro e del Nord Ovest l’incidenza è stata maggiore che nel resto d’Italia. Nel complesso del sistema scolastico, la presenza è stata del 3,1%, mentre nel Centro e nel Nord Ovest si è attestata al 3,2%, rispettivamente 53.748 alunni con disabilità su un totale di 1.667.396 e 70.611 su un totale di circa 2.203.000. Nel Nord Est si è registrata la percentuale più contenuta, pari al 2,7%.

Tipologie di disabilità
Il 96,4% degli alunni con disabilità aveva una disabilità psicofisica, l’1,4% una disabilità visiva, il 2,3% una disabilità uditiva.

La disabilità nella Scuola secondaria di II grado
La percentuale media di alunni con disabilità rispetto al totale dei frequentanti nella Scuola secondaria di II grado è stata prossima al 2,6%. Per i Licei l’1,3%, per gli Istituti tecnici pari al 2,2%, nei Professionali ha raggiunto il 6,6%.
Il 23,8% del totale degli alunni con disabilità frequentava un Liceo, il 27,3% un Istituto tecnico, il 48,9% un Istituto professionale.

Posti e docenti per il sostegno nella Scuola statale
Nel 2017/2018 il rapporto tra numero di studenti con disabilità e posti di sostegno è stato pari, nella scuola statale, a 1,69 alunni per posto di sostegno. Sempre nel 2017/2018 si è registrato un incremento rispetto all’anno precedente di oltre 16.000 unità sul numero di docenti per il sostegno in tutti gli ordini di scuola. In numero complessivo, è risultato pari a 155.977 su un totale di 872.268, così ripartito: 17.743 per l’Infanzia, 55.578 per la Primaria, 41.512 per la Secondaria di I grado, 41.144 per la Secondaria di II grado.

Le nuove regole dell’inclusione
L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità si appresta a fare un passo avanti: il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato lunedì 20 maggio, in via preliminare, un importante provvedimento che interviene per modificare significativamente le nuove norme in materia che sarebbero entrate in vigore il prossimo settembre e che vengono riviste mettendo sempre di più al centro lo studente e le sue necessità. A partire dall’assegnazione delle ore di sostegno che, d’ora in poi, avverrà anche con il coinvolgimento delle famiglie, fino a oggi lasciate fuori da questo processo. Cambia radicalmente l’approccio alla disabilità in ambito scolastico.
L’Italia, già all’avanguardia in materia, si allinea definitivamente al principio riconosciuto dalle Nazioni Unite secondo cui la disabilità è tale in relazione al contesto: solo offrire opportunità specifiche ai ragazzi con diverse abilità garantisce maggiore autonomia e una qualità della vita più elevata. Con l’approvazione delle nuove norme, dunque, sussidi, strumenti, metodologie di studio più opportune, saranno decisi non in modo ‘standard’, in relazione al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico veramente individualizzato che guarderà alle caratteristiche del singolo studente.

Referenti regionali Integrazione scolastica DSA

REFERENTI REGIONALI DISABILITA’/DSA

REGIONE REFERENTE DISABILITÀ /DSA TELEFONO E-MAIL
    ABRUZZO RAPICAVOLI Angela Maria rapicavoli.angela@gmail.com;

AngelaMaria.Rapicavoli@istruzione.it

    BASILICATA MOSCATO Antonietta antonietta.moscato@istruzione.itantonietta.moscato@istruzione.it
    CALABRIA SICLARI Maria Carmela Tel. Uff.: 0961-734480 mcarmela.siclari@istruzione.it

mcarmela.siclari@istruzione.it

mcsiclari@gmail.com

    CAMPANIA LANDFOLFO Maria Tel. Uff.: 081-5576600 m.landolfo@istruzione.it
    EMILIA ROMAGNA RODA Graziella

Per comunicazioni ufficiali:

Dirigente Uff. III: Chiara Brescianini

Tel. Uff.: 051-3785263 graziella.roda@istruzione.it

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FRIULI VENEZIA GIULIA Isp. FLOREANCIG Paola Tel. Uff.: 040- 4194158 floreancigpaola@gmail.com
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    LIGURIA LENTI Luca Maria Tel. Uff.: 010 8331215 lucamaria.lenti@istruzione.it
    LOMBARDIA

SALA Jessica

Tel. Uff.: 02 574627299 jessica.sala@istruzione.it
    MARCHE Nunziata Orlando Tel. Uff.: 071 2295476 orlando.nunziata@istruzione.it
    MOLISE LANZA Michele Tel. Uff.: 0874 497546

Fax Uff.: 0874 497558

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    PIEMONTE DAMIANI Paola Tel. Uff.: 011-5163605 paola.damiani@usrpiemonte.it
    PUGLIA DELRE Antonella Maria

(referente tecnico per l’inclusione)

FORLIANO Francesco

(coordinatore per l’inclusione)

antonellamaria.delre@istruzione.it

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    SARDEGNA ATZENI Carla Tel. Uff.: 070/2194268 carla.atzeni@istruzione.it
    SICILIA FASULO Patrizia Agata

GENTILE Cosimo Maurizio

Tel. Uff.: 09169084544

Tel. Uff.: 091-6909216

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    TOSCANA INFANTE Pierpaolo Tel. Uff.: 055 2725 276 pierpaolo.infante@istruzione.it
UMBRIA BOARELLI Sabrina Tel. Uff.: 075-5828287 sabrina.boarelli@istruzione.it
    VENETO STURARO Filippo Tel. Uff.: 041 2723193 filippo.sturaro@istruzioneveneto.it
   TRENTINO A.A. GULLOTTA Vincenzo Cell. Uff.: 338-1647082

Tel. Uff.: 0471/411307

vincenzo.gullotta@scuola.alto-adige.it

FAQ Handicap e Scuola – 62

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

Sono una docente di sostegno di un alunno con 104 alla scuola primaria. Entro il mese di ottobre 2018 avrebbe dovuto avere la revisione per tale legge. Ancora nessuno l’ha rivisto. È la scuola che deve contattare ASL o la famiglia si deve muovere? Inoltre ho letto che la revisione d’invalidità adesso spetta all’INPS? Ho un po’ di dubbi, mi può gentilmente fare un quadro più chiaro per risolvere questo problema?

La legge n. 114 del 2014, all’art. 6-bis, stabilisce che è l’INPS, che deve chiamare a visita l’alunno; la stessa norma sancisce che continua ad avere efficacia la precedente certificazione, ovvero, sino a quando non sarà rilasciata la nuova certificazione, sono conservati tutti i diritti previsti.

Vorrei chiedere chiarimenti circa l’esonero da una lingua straniera per gli alunni certificati alla legge 104 e il conseguimento del diploma di scuola secondaria di 1°.

Per gli studenti certificati in conformità alla legge 104/92 non è previsto alcun tipo di esonero, bensì un percorso individualizzato, indicato nel PEI per ciascuna disciplina (ed è a questo percorso che la Sottocommissione deve fare riferimento nel predisporre le prove per l’Esame di Stato). Come stabilito dal decreto legislativo n. 62/2017, le prove d’esame devono essere “coerenti con il PEI, ovvero con il percorso effettivamente svolto. Queste prove, che hanno valore equivalente, determinano, per lo studente, il conseguimento del Diploma di scuola secondaria di Primo grado).
In sintesi, in sede di definizione del PEI, il Consiglio di classe deve fissare specifici obiettivi, che devono essere conseguiti dallo studente nelle ore previste dall’insegnamento della lingua straniera in questione, ossia programma secondo i principi del “percorso individualizzato”.

Sono il babbo di una ragazzina con autismo di 15 anni al primo anno di liceo.
Nel precedente pei erano state assegnate 12 ore di sostegno e 12 di educatore.
Nulla è cambiato nella valutazione di aprile di quest’anno.
Con l’inizio della scuola sono state date 5 di sostegno e delle 12 di educatore la scuola ne ha richieste solo 3 in deroga e 3 ne sono state assegnate dall’ufficio scolastico.
Mia figlia resta completamente scoperta in una disciplina e parzialmente in altre.
Nelle materie in cui è coperta ha anche voti incoraggianti; in quelle parzialmente scoperta no.
Al GLH ci è stato proposto il percorso differenziato e non per obiettivi minimi: visto i risultati abbiamo dato parere negativo; anche gli operatori asl hanno cercato di convincere i professori.
Abbiamo parlato con il preside che ci ha dato una certa disponibilità ma abbiamo come l’impressione che nostra figlia sia stata giudicata un po’ troppo frettolosamente e quindi le successive decisioni sul
richiedere le ore in deroga siano figlie di quel giudizio. Come possiamo muoverci?

ORE DI SOSTEGNO
Se nel PEI del precedente anno sono state indicate 12 ore di sostegno (docente) e 12 ore di assistente ad personam (o educatore), queste ore devono essere garantite. Da quanto lei scrive, risultano, ad oggi, 8 ore di sostegno (docente) e 12 di assistente ad personam.Deve esigere le restanti 4 ore e, se non assegnate, procedere con ricorso, affinché siano garantite le risorse indicate nel PEI (potete avvalervi del supporto gratuito messo a disposizione di ANIEF o di altre Associazioni).
ATTIVITÀ IN CLASSE
Per quanto riguarda la questione “interrogazione”, è compito di tutti i docenti della classe non solo insegnare a sua figlia, ma anche valutarla e, per questo, sono predisposte apposite verifiche (coerenti con il PEI, e di valore equipollente se è stato adottato un PEI semplificato). È quindi normale che la ragazza venga interrogata dal docente disciplinare. Non è vincolante la presenza del docente incaricato su posto di sostegno.
PEI DIFFERENZIATO O PEI SEMPLIFICATO
Correttamente vi siete espressi in merito al PEI, scegliendo per vostra figlia un percorso semplificato a fronte della richiesta del Consiglio di Classe di adottare un Pei differenziato; è bene che siate informati sul fatto che, in questo caso, vostra figlia sarà considerata “non con disabilità” unicamente ai fini della valutazione (sarà cioè valutata come i compagni), mentre per tutto il resto vigono i benefici previsti dalla normativa a favore degli alunni con disabilità (prove equipollenti, uso di sussidi e ausili, ecc.).

La famiglia di un alunno certificato art. 3 comma 1 di scuola secondaria di secondo grado che frequenta da 10 /15 ore settimanali su 32, chiede una programmazione con obiettivi minimi. È possibile con una frequenza oraria così ridotta, senza alcun certificato di necessità di cure o di ospedalizzazione valutare per obiettivi minimi? Qual è la normativa di riferimento?

L’alunno è soggetto alla frequenza, come tutti gli altri studenti, lecito, pertanto, chiedersi da dove deriva una riduzione così significativa dell’orario scolastico: è stata richiesta da voi? È stata richiesta dalla famiglia?

In qualità di insegnante di sostegno sono stata assegnata per 18 ore in una classe, suddividendo le ore nel modo seguente: 10 ore a Tizio e 8 ore a Caio. Nella stessa classe c’é un altro docente di sostegno per 6 ore settimanali su Sempronio. Nelle ore in cui non c’é il suo ins di sostegno, io dovrei seguire anche Sempronio. Cosa ne pensate?

In realtà lei, in quanto docente di sostegno, è assegnata alla classe, quindi deve favorire il processo inclusivo di tutti gli alunni della classe; se parliamo di inclusione, questo principio è importantissimo, e va rispettato.
Certo è che se, come lei scrive, manca uno dei docenti specializzati, allora “deve essere nominato un docente” che supplisca il collega momentaneamente assente.

Ho un figlio disabile che frequenta la primaria di primo grado. Capita che l’insegnante di sostegno manchi per due o tre giorni, parlando con la dirigente scolastica ho richiesto che venga sostituita già dal primo giorno, lei mi ha risposto che secondo i nuovi indirizzi della buona scuola e dell’ultima circolare miur non può sostituirla prima dei 10 giorni di assenza. Volevo capire se questo è vero.

La Nota 9839/2010 interviene sulle “Supplenze temporanee del personale docente”; in essa viene ribadito che vige l’obbligo di provvedere alla sostituzione del personale temporaneamente assente, ricorrendo, prioritariamente, al personale della scuola “in soprannumero o con ore a disposizione o di contemporaneità” non programmata (ovvero in applicazione di quanto previsto dall’art. 28, commi 5 e 6, del CCNL/07) e, in subordine, attribuendo tali ore a personale in servizio, che si renda disponibile ad aumentare di 6 ore l’orario settimanale di servizio.
I Dirigenti possono nominare il personale supplente:
– per periodi inferiori a 5 giorni nella scuola Primaria (come previsto dall’art. 28, c. 5 del CCNL)
– per periodi pari a 15 giorni di assenza nella scuola secondaria.
Per quanto riguarda, nello specifico, il docente su posto di sostegno, è possibile avvalersi del personale della scuola per supplire il primo giorno di assenza, ma dal secondo deve essere nominato un supplente per il tempo di assenza del titolare.

Mia figlia che frequenta la terza media, ha 18 ore di sostegno in quanto ha disabilità grave ex art. 3 legge 104/92.
Quest’anno il nuovo professore di italiano sta creando notevoli difficoltà allo svolgimento personalizzato delle lezioni della prof. di sostegno in quanto pretende, in nome della legge (quale?), che la collega di sostegno stia in classe e aiuti tutti gli allievi in difficoltà, di fatto vanificando l’insegnamento per mia figlia che ha bisogno di interventi mirati. Questo professore impedisce addirittura alla collega di uscire dalla classe per poter lavorare al meglio con mia figlia.
Vi chiedo se è legittimo che, in nome del principio di inclusione (per il quale la scuola si sta dotando di apposito protocollo), l’insegnante di sostegno debba stare sempre in classe e se invece lo stesso può (e deve) uscire per quelle materie dove è necessaria la forte personalizzazione del programma.
Se nel Pei redatto con il neuropsichiatra è scritto che sono necessari interventi fuori aula, interventi in piccoli gruppi e, in altre materie, permanenza in classe, è possibile opporre efficacemente questo documento al protocollo della scuola e alle pretese di questo professore?
È utile far valere il diritto all’istruzione di mia figlia? In extrema ratio, quali rimedi giudiziari si possono far valere?

Il docente di sostegno è assegnato “alla classe”, perché in quella classe è iscritto un alunno con disabilità. Sono quindi i docenti in servizio (su posto di sostegno e su posto disciplinare) a stabilire concordemente, e in base a quanto specificato nel PEI, se e quando prevedere interventi individualizzati. Non ha competenza, in questo caso, il NPI.
Lei può chiedere un incontro con il docente di italiano per cercare di capire come è stato organizzato il tempo scuola, quali obiettivi si intendono perseguire e in quale modo (informazioni che dovrebbero essere già presenti nel PEI che, da quanto scrive, mi pare abbiate già condiviso).

Vorrei avere informazioni circa il numero sufficiente per poter decidere in sede di consiglio di classe per la programmazione differenziata.

Il Consiglio di classe, sulla base degli elementi di conoscenza dell’alunno, quindi in base alle sue capacità, potenzialità, attitudini, nonché in relazione alle materie di indirizzo del percorso di studio, si esprime sulla scelta di un Pei differenziato o di un Pei semplificato (ovvero globalmente riconducibile “al programma ministeriale”, come stabilito dall’OM 90/2001).
Non esiste, nella norma, un’indicazione relativa all’unanimità, per cui appare ovvio che la decisione possa e debba essere assunta a maggioranza, ma che, prima ancora di questo criterio, si debba necessariamente tener conto delle capacità dell’alunno e delle sue potenzialità, avendo presenti tanto il percorso di studio intrapreso (materie caratterizzanti) quanto il Progetto di vita.

Sono una docente di sostegno di scuola secondaria di secondo grado, quest’anno seguo un ragazzo che ha usufruito dell’insegnante di sostegno sin dalla scuola materna. Il ragazzo ora ha 19 anni e frequenta l’ultimo anno di scuola. Durante il primo anno di scuola superiore seguiva un Pei ad obiettivi minimi e dal secondo anno ha seguito un Pei differenziato, quest’anno quindi dovrà sostenere l’esame di maturità per prendere l’attestato. A settembre è andato presso la asl a fare la visita per il rinnovo della 104 e vista la sua maggiore età e la sua disabilità cognitiva lieve la commissione non gli ha rinnovato la 104 in quanto ritiene che il ragazzo non abbia più i requisiti per poter essere considerato come soggetto portatore di handicap. Ovviamente tutto questo è accaduto con l’anno scolastico già iniziato e la scuola ne è venuta a conoscenza solo da pochi giorni perché durante il GLHO la madre ha presentato la documentazione dove si evinceva il fatto che non gli era stata rinnovata la 104. Il problema è quindi che in questa situazione il ragazzo ovviamente non ha più diritto all’insegnante di sostegno e dovrà quindi seguire un percorso come gli altri ragazzi e prendere un diploma. Purtroppo però il ragazzo non ha né le basi ne le competenze per affrontare tutto ciò per cui vorrei sapere come è possibile affrontare questa situazione.

Notiamo una certa tendenza nello scegliere un PEI differenziato, piuttosto che operare scelte coerenti con le effettive “capacità, potenzialità, attitudini” dello studente e del suo “funzionamento” nel complesso, per utilizzare un’espressione ripresa da ICF. Senza null’altro aggiungere, com’è possibile optare per un PEI differenziato, quando vi è una condizione di “disabilità lieve”?
Il mancato rinnovo della certificazione, ovviamente, fa venire meno i benefici derivanti dalla presenza di disabilità.
Che cosa fare? Si potrebbe ipotizzare il ricorso al riconoscimento dello studente come alunno con BES? Ferme restando le recenti indicazioni del MIUR (Nota 1143/18), quanto previsto dalla Direttiva è coerente con azioni che la legge 170/2010 stabilisce per alunni con diagnosi di DSA, quindi, di fatto, applicabili solo nei principi, ma non per questo efficaci e utili (senza contare la necessità di acquisire il consenso dello studente stesso, che è maggiorenne).
In ogni caso, essendo per lo studente l’ultimo anno, se non dovesse superare l’esame di Stato, dovrebbe ripetere l’anno.
E allora, che altro fare? Rilasciare l’attestato di adempiuto obbligo scolastico, come prevede l’art. 21 del dlgs 62/17? Se questa fosse l’opzione, è bene ricordare che allo studente deve essere rilasciato il relativo curricolo, in cui sono indicate le competenze acquisite (questo documento equivale, di fatto, all’attestato dei crediti formativi maturati).
E se lo studente, legittimamente, desiderasse conseguire il titolo di studio, allora il Consiglio di classe deve favorire il suo conseguimento; sarà necessario, mettere in atto quanto possibile per favorire al massimo un recupero del percorso formativo.

Sono un docente di sostegno, vi scrivo perché la famiglia di un alunno con grave disabilita ha messo a verbale che dall’anno prossimo non vorrà il docente di sostegno. Visto che quest’alunno ha anche l’assistente all’autonomia, anche questa figura non sarà più presente?

Se non vorrà più l’assistente, lo sa solo l’interessato. La rinuncia al sostegno non comporta automaticamente la rinuncia all’Assistente.
Fate capire che, se rinunciano al sostegno per timore di non prendere il diploma, sbagliano, perché si può prendere il diploma anche se c’è il sostegno.

Un alunno certificato come dsa con certificazione medica ambigua e poco chiara, nella quale non e riportato alcun riferimento specifico secondo le nuove normative sui codici ic 10.
La dott. ssa che ha redatto la certificazione medica afferma che si tratta di un caso limite, e che andava considerato come dsa. Dato la particolarità del caso, messo al corente il consiglio di classe, la redazione del nuovo pdp è stata temporaneamente sospesa. Chiediamo degli aggiornamenti o precisazioni in forma scritta da parte dei soggetti competenti in materia, poichè dal punto di vista legale la certificazione cosi come è redatta segue la normativa 104 e non la 170?

Premesso che non è compito della scuola certificare né interpretare le certificazioni che pervengono, da quanto lei scrive non si può fare riferimento a nessuno dei due casi citati: infatti, se si trattasse di alunno con disabilità, alla scuola dovrebbero essere consegnati la Diagnosi Funzionale e il Verbale di Accertamento rilasciati dall’ASL e conseguenti il riconoscimento della condizione di “handicap”, ai sensi della legge 104/92 (per la certificazione della legge n. 104/92, occorre la visita medico-legale di invalidità civile e poi, almeno in alcune regioni, anche il CUIS, certificato di inclusione scolastica, che viene rilasciato dall’unità multidisciplinare dell’ASL di residenza dell’alunno).
Se, invece, si trattasse di alunno con diagnosi di DSA, ai sensi della legge 170/2010, avreste dovuto ricevere la Diagnosi redatta da NPI, psicologo e logopedista (dell’ASL o Ente autorizzato), come stabilito dall’Intesa Stato, Regioni, Province Autonome del 25 luglio 2012. Se il Centro che stila la certificazione di DSA non è “accreditato o convenzionato col servizio sanitario nazionale”, allora la certificazione risulta non ammissibile.
Aggiungiamo quanto segue: perché non è stata interpellata la famiglia? Non viene precisato se il referente abbia chiesto autorizzazione alla famiglia per poter contattare direttamente lo specialista (che, da quanto scrive, non ha saputo fornire indicazioni in merito alla documentazione sanitaria). Ripetiamo: la scuola non ha il compito di “interpretare” le diagnosi o le certificazioni, ma di rispettare quanto previsto dalla norma a fronte di una specifica e puntuale documentazione (sia essa una certificazione o una diagnosi).

Alunno con certificazione (da prima visita) di ritardo moderato F71. Unità Multidisciplinare (che non ha inteso certificare alunno ai sensi del DPCM n. 185/2006, in virtù del periodo transitorio riguardo alla nuova normativa), compilerà Diagnosi Funzionale soltanto dopo aver acquisito la certificazione ai sensi della L. 104/92. USR non assegna quindi ore di sostegno fino a quando pratica non sarà completa.
In attesa dell’assegnazione della definizione della pratica e dell’assegnazione del sostegno può il C. di C. , in cui sono già presenti docenti di sostegno assegnati per altri alunni, studiare ed attivare, comunque, un PEI semplificato o differenziato, o potrà soltanto elaborare un Piano Didattico Personalizzato?

Da quanto scrive non vi è neppure una certificazione ai sensi della legge 104/92, senza la quale non è possibile formulare una Diagnosi Funzionale; pertanto, per utilizzare i termini propri della legge 104/92, non è ancora stata “accertata la condizione di handicap”, e, finchè ciò non avverrà, non è possibile esprimersi in modo certo. In ogni caso, in assenza di documentazione formale da parte dell’ASL, ossia Diagnosi Funzionale e Verbale di Accertamento, non è possibile compilare o predisporre un Piano educativo individualizzato. L’ASL non dovrebbe, fra l’altro in assenza di norme che rendano effettivo il nuovo iter di certificazione e di documentazione, non applicare quanto la normativa oggi prevede (ossia il DPCM 185/2006); non siamo infatti in una condizione di “vuoto normativo”.

Sono un docente di sostegno di scuola superiore secondaria. Vorrei sapere se con gli “obiettivi differenziati” e di conseguenza con l’attestato di frequenza e non il diploma (al termine del percorso di studi), si può comunque lavorare in azienda, partecipare a concorsi o appartenere a delle liste speciali per trovare un posto di lavoro.

Certamente con l’attestato è legittimo essere iscritti alle liste speciali e partecipare a corsi di formazione, tirocini di lavoro e “inserimenti lavorativi mirati”, ai sensi della Legge n. 68/99.
Non è possibile partecipare a concorsi di Gruppo B, che richiedono il possesso del diploma di maturità; però si può partecipare a concorsi di gruppo C, per i quali è sufficiente il diploma di scuola secondaria di primo grado.
Con l’Attestato non è possibile iscriversi all’Università, perché occorre il diploma di maturità.

Le scrivo per un consiglio su come gestire la situazione profilatasi riguardo a due alunni H che vengono condotti fuori dalla scuola (!) a mia insaputa, a passeggio al parco o dovunque sia, dalla assistente igienico-sanitaria, e comunque sottratti alla integrazione in classe (sembra con un’autorizzazione della responsabile di Sede nominata dal D.S., che tuttavia non mi é mai pervenuta). Peraltro, una dei due alunni entra sempre in seconda ora ed esce anticipatamente, ad arbitrio della suddetta assistente igienico-sanitaria. Inoltre, la settimana scorsa ho trovato seduto alla cattedra, da solo, uno dei due ragazzi diversamente abili, la cui docente di sostegno era stata incaricata di supplenza altrove. Sembra che vi sia un’autorizzazione in tal senso, mai resa pubblica.

Il diritto allo studio degli alunni con disabilità si esercita “nelle classi comuni” delle scuole di ogni ordine e grado. Questo è un principio assoluto, che tutti sono tenuti a rispettare ed è chiaramente normato dal nostro ordinamento, a partire dalla Costituzione.
Prima questione
Non esiste (né può essere emanata) un’indicazione da parte del Dirigente scolastico o dalla responsabile di plesso o chi per essi che possa legittimare gli assistenti ad personam o educatori di portare gli alunni “a passeggio nel parco” durante le ore di lezione.
Gli assistenti ad personam o “assistenti igienico-sanitari” o educatori non possono portare gli alunni fuori dalla classe e devono lavorare in aula, alla presenza del docente in servizio. Il docente in servizio, al quale sono affidati “tutti gli alunni della classe”, è responsabile di ciascuno di essi penalmente e civilmente.
La prima responsabilità è quindi da individuarsi a carico del docente in servizio, che consente questa riprovevole prassi. Per l’assistente, invece, si profilano responsabilità dal punto di vista personale nei confronti dell’alunno stesso.
Va anche aggiunto che non esiste copertura assicurativa per attività svolte fuori dalla scuola senza l’autorizzazione del Dirigente scolastico, che, se tale fosse, si profilerebbe come “assegnazione di incarico” con indicati data, orario, luogo, durata delle attività, obiettivi, descrizione delle attività ed elenco degli accompagnatori (come in una normale uscita didattica).
Quanto accade, così come lei lo descrive, è molto grave.
Oltre alla responsabilità legata alla sorveglianza, vi è anche una palese lesione del diritto allo studio dell’alunno con disabilità e dei suoi compagni, con evidente discriminazione nei confronti dell’alunno disabile, perseguibile ai sensi della legge 67/2006.
Seconda questione
L’insegnante incaricato su posto di sostegno non può essere utilizzato per attività diverse da quelle per le quali è stato incaricato, quindi non può effettuare supplenze, ancor più se l’alunno con disabilità è presente a scuola. Si tratta di uso improprio del docente, oltre a costituire un evidente danno del diritto allo studio dell’alunno con disabilità (con sottrazione di ore di sostegno). In questo caso, è bene sapere che il docente in questione, ma vale per tutti gli insegnanti, non può allontanarsi dalla classe nel suo orario di lavoro se è privo di “ordine di servizio” scritto e firmato dal Dirigente scolastico, in cui siano indicati: data, orario, classe. In assenza di tale documento, il docente, se effettua una supplenza, sta “abbandonando il proprio posto di lavoro” e dovrà risponderne in prima persona. Con l’ordine di servizio, il docente si sposta dalla classe; quindi informa la famiglia, la quale potrà intervenire presso il Dirigente scolastico minacciando ricorso per “interruzione di pubblico servizio”.

Sono referente del sostegno presso un istituto comprensivo. Di recente è emerso un problema relativo alla gerarchia delle supplenze di colleghi assenti. Il dirigente, a mio parere, giustamente, ha considerato una gerarchia delle sostituzioni che prevede che l’insegnante di sostegno senza la presenza dell’alunno venga utilizzato per la copertura delle supplenze solo dopo aver utilizzato gli insegnanti in compresenza, quelli a disposizione, quelli di potenziamento.
In pratica la necessità di utilizzare l’insegnante di sostegno emerge quando tutte queste figure sono state già impiegate e si dovrebbe ricorrere al pagamento delle ore eccedenti.
Mi potete dare indicazioni normative e pareri sull’operato del dirigente?
Tutto ciò è materia di contrattazione?
Tutto ciò può essere deliberato nel collegio dei docenti o anche nel consiglio d’istituto?

Non esiste una norma che indichi la gerarchia delle supplenze; è invece stabilito che, per le supplenze, debbano essere utilizzati docenti non in servizio e appositamente nominati. Quanto da voi indicato, tuttavia, potrebbe essere individuato come possibile: dopo i docenti a disposizione, dopo quelli del potenziamento e dopo quelli in compresenza, dopo un docente non in servizio, potrebbe essere utilizzato il docente su sostegno, a condizione che l’alunno con disabilità sia assente.

Sono la mamma di un bambino con la Sindrome di Down che l’anno prossimo inizierà il primo anno della scuola media. Avendo scelto una scuola paritaria vorrei sapere quali contributi posso chiedere per finanziare l’insegnante di sostegno.

Nella scuola secondaria di primo grado il docente per il sostegno, essendo scuola dell’obbligo, è retribuito dalla scuola.

Sono il coordinatore didattico di una scuola primaria paritaria. Vorrei chiedere se la figura dell’AEC può essere introdotta anche in una scuola non statale e come avviene in questo caso il reclutamento e il pagamento. Altra cosa se il bambino ha difficoltà di tipo caratteriale e nessuna certificazione di disabilità è possibile fare ricorso a questa figura?

Per le scuole paritarie, l’AEC può essere fornito dagli enti locali (il Comune per la scuola del primo ciclo e la Provincia o la Regione per quelle del secondo ciclo, se le leggi regionali sul diritto allo studio lo prevedono). In mancanza di previsione legislativa regionale, le famiglie, sulla base del presupposto che le scuole sono paritarie rispetto a quelle statali, potrebbero pretendere dalle scuole, a loro spese, la nomina di assistenti, come è stato deciso dalla Cassazione per i docenti per il sostegno.
Però a questo punto anche le scuole paritarie potrebbero invocare la parità e pretendere dallo Stato e dagli Enti locali lo stesso trattamento finanziario usato dallo Stato e dagli Enti locali verso le scuole statali.
In caso di rifiuto, probabilmente le scuole potrebbero sollevare, nel corso della causa promossa dalle famiglie, la questione di legittimità costituzionale del rifiuto di fornire la copertura finanziaria per queste spese anche alle scuole paritarie, invocando la violazione dell’art. 33 comma 4 della Costituzione, che prevede un trattamento identico per le scuole paritarie rispetto a quelle statali, mentre l’art. 33 comma 3 che consente ai privati di aprire scuole (semplicemente private e non anche paritarie) senza ONERI PER L’ERARIO.

Siamo insegnanti di una scuola superiore. Alla nostra scuola è iscritto uno studente con certificazione di disabilità ai sensi della L. 104/92 che non sta frequentando da alcuni mesi proprio a causa della patologia riscontrata. Si vorrebbe attivare l’istruzione domiciliare, ma abbiamo queste perplessità:
– lo studente non è stato precedentemente ospedalizzato, è comunque possibile attivare l’istruzione domiciliare?
– l’insegnante di sostegno deve andare presso l’abitazione del ragazzo? o deve essere “disponibile” ad andare?

Se leggete attentamente l’art 16 del decreto legislativo n. 66/17, vedrete che ormai la preventiva ospedalizzazione non è richiesta ed è sufficiente una prognosi di una impossibilità di frequenza paria ad almeno 30 giorni di lezione anche non continuativi per gravi motivi di salute.
L’attivazione del servizio è possibile previa richiesta, corredata da documentazione sanitaria attestante il periodo di assenza, da parte dei genitori. Sarà compito del dirigente individuare il personale da inviare al domicilio, previa predisposizione di apposito progetto che dovrà essere approvato dall’USR.
Se il docente assegnato per il sostegno dà la propria disponibilità a recarsi al domicilio dell’alunno, potrà espletare lì il suo orario di servizio.
Teneteci informati sugli sviluppi.

Sono papà di un bimbo di 6 anni iscritto al primo anno della scuola primaria. A mio figlio è stato diagnosticato un Disturbo dello spettro autistico di grado lieve, e dopo la visita di accertamento all’ASL ha ottenuto lo status di handicap (legge 104 art.3 comma 1). Sulla diagnosi funzionale il nostro neuropsichiatra aveva richiesto la possibilità di avere oltre all’insegnante di sostegno anche l’educatrice comunale. Per il sostegno tutto bene, ma il comune non ci ha concesso l’educatrice perchè non sussiste la gravità (non ha il comma 3). E’ una prassi possibile?

L’assistenza per l’autonomia e PER la comunicazione non viene attribuita solo nei casi gravi, ma in tutti quelli in cui sussiste la necessita di una forma di assistenza educativa, anche se l’alunno non ha disabilità grave.
Pertanto, insistete col Comune affinché rispetti l’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, in cui non si fa alcuna distinzione tra gravi e non gravi; la maggiore o minore gravità influirà sul numero maggiore o minore di ore di assistenza da assegnare.
Inviate una diffida al Comune precisando che se entro una decina di giorni dalla richiesta non procederanno all’assegnazione, sarete costretti a rivolgervi alla Magistratura.

Vorrei sapere qual è la differenza fra le due figure da voi citate nelle faq Personale Educativo Assistenziale nelle Scuole

Il riferimento è alla figura di assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale, di cui all’art. 13, comma 3, della legge 104/92.

Qual è la legge che prevede di andare a scuola a 6 anni? Mio figlio, nato prematuro, compie sei anni a dicembre. Può ripetere l’anno di scuola materna?

Al compimento del sesto anno di età scatta l’obbligo scolastico: lo prevede l’art. 2, comma 1, lettera e) della legge 28 marzo 2003, n. 53 («alla scuola primaria si iscrivano le bambine e i bambini che compiono i sei anni di età entro il 31 agosto; possono iscriversi anche le bambine e i bambini che li compiono entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento»).

Vorrei sapere per un’alunna con la 104, comma 1, con disturbi comportamentali, se la legge prevede la possibilità di prendere provvedimenti disciplinari nel caso il consiglio di classe lo decida.

Anche gli alunni con art 3 comma 3 possono essere destinatari di sanzioni disciplinari, purché queste abbiano carattere educativo più che sanzionatorio. Sentite, eventualmente per le vie brevi, il neuropsichiatra che segue l’alunno.

Sono un insegnante di sostegno a tempo indeterminato e seguo due alunne di seconda media in due classi diverse. Il mese prossimo ci sarà un uscita didattica ad un museo e le due classi in quell’occasione di divideranno. Ho fatto presente che non posso essere in due luoghi diversi, mi è stato risposto dalla referente del sostegno, che potrei prenderle entrambe e tenerle in una delle due classi nel momento della visita guidata. Ho obiettato dicendo che secondo me non è giusto, non vi sarebbero l’integrazione e la socializzazione, due elementi fondamentali per un alunno diversamente abile, perchè una delle due non starebbe con i propri compagni di classe. Vorrei quindi avere un suo parere e se ci sono indicazioni nella normativa.

Non è detto nel quesito perché una delle due classi non partecipi alla visita del museo e perché l’alunna della classe che va non partecipi alla visita.
La normativa sull’inclusione vuole che gli alunni con disabilità abbiano il massimo di opportunità di socializzazione e quindi debbano partecipare alle visite di istruzione della scuola ed in particolare della propria classe.
È altresì contro l’inclusione separare un’alunna con disabilità dalla propria classe e metterla, sia pur temporaneamente, in altra classe.

Sono un’insegnante di scuola primaria e mi trovo a lavorare in una classe quarta, all’interno di questa classe c’è un alunno con disabilità, ma i genitori hanno deciso per l’anno scolastico in corso di rinunciare al sostegno. Leggendo le vostre Faq ho trovato questa informazione:
“La presenza del docente per il sostegno è un diritto non un obbligo: i genitori, se vogliono, possono chiedere la rinuncia al docente per il sostegno. In questo caso occorre verbalizzare la decisione. Per quanto riguarda l’alunno, se la famiglia si limita a rinunciare al solo docente e non ritira la documentazione, deve essere considerato come studente con disabilità a tutti gli effetti. Al Consiglio di classe, pertanto, spetta il compito di programmare il percorso educativo-didattico, definendo modalità di valutazione, criteri di valutazione, eventuali utilizzi di ausilio e quanto previsto dalla norma in materia.”
Vorrei sapere a quale normativa si riferisce quanto voi dichiarate, se ad oggi è ancora così e se è valido in ogni ordine e grado di scuola.

Ci si basa sui principii contenuti nella sentenza del Consiglio di Stato n. 245/01, secondo la quale si può chiedere la sostituzione del docente per il sostegno quando si dimostri che non sia stato possibile realizzare un valido rapporto educativo con l’alunno.
Ribadiamo, quindi, che la presenza del docente per il sostegno è un diritto non un obbligo, per cui i genitori, se vogliono, possono chiedere, ed è valido ancor oggi, la rinuncia al docente per il sostegno, con le modalità già indicate e da lei riprese.

Un alunno con P.E.I. differenziato per i primi 3, 4 anni di un istituto superiore può passare ad una programmazione curriculare con obiettivi minimi nell ultimo anno di detta scuola per poter ottenere il diploma con validità legale? Per fare questo quali prove dovrà sostenere? Che tipo di valutazione dovranno adottare gli insegnanti?

Se il passaggio dal PEI differenziato a quello semplificato è stato deliberato dai docenti del consiglio di classe, l’alunno non dovrà sostenere alcuna prova integrativa prima degli esami, come stabilito dall’O M n. 90/01; se invece il passaggio è stato voluto dalla famiglia senza il consenso dei docenti, allora l’alunno, prima degli esami, dovrà sostenere le prove integrative relative a tutti gli anni di PEI differenziato. L’alunno avrà diritto alle prove equipollenti e all’assistenza di chi lo ha assistito durante l’anno e potrà ottenere il diploma se raggiunge la sufficienza.

Sono un assistente educativa scolastica specialistica, potrei avere informazioni inerenti alla nostra compresenza con gli insegnanti di sostegno, nel senso: esiste una normativa specifica che parli di illegittimità se si lavora con l’utente in compresenza con il suo insegnante di sostegno?

L’insegnante di sostegno è assegnato alla classe, quindi a tutti gli alunni, mentre l’assistente ad personam è assegnato nominalmente a un alunno. Mentre il primo si occupa di attività inerenti gli aspetti pedagogici-didattici, l’assistente è incarico per l’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità.
Trattandosi di compiti e competenze differenti, non si pone la questione di legittimità o di illegittimità da lei evocata. Semplicemente si tratta di assegnare risorse sulla base delle effettive necessità dell’alunno con disabilità. Pertanto, l’assistente potrebbe essere assegnata per tutto il tempo-scuola: in questo caso si rapporterà con i docenti in servizio.
Rif. normativi legge 104/92, art. 13, comma 3.

Sono il papà di un bimbo che frequenta l’ultimo anno di Scuola dell’Infanzia. Mio figlio, in quanto disabile, è beneficiario della Legge 104, art. 3 comma 3.
Da una mia indagine risulta che mio filgio non dovrebbe pagare la mensa. La Scuola ed il Comune sono di avviso diverso.

La quota di partecipazione è determinata da indici stabiliti dal Comune di residenza; se in base a questi lei rientra nell’esonero, allora deve essere applicato; se, invece, non si possiedono i requisiti per l’esonero, allora la quota mensa deve essere versata.

Sono un’ insegnante di scuola dell’infanzia, volevo chiedere se è possibile avere anche a metà ’ anno scolastico l’insegnante di sostegno, in quanto la 104 del bambino sarà pronta a dicembre.

Quando la famiglia consegna alla scuola la copia del Verbale di Accertamento e della Diagnosi Funzionale, il Dirigente Scolastico invia la richiesta delle risorse indicate. Sarà l’Ufficio Scolastico Territoriale ad autorizzare le ore in deroga, in modo che venga assunto un docente per garantire le attività di sostegno.
Il sostegno è un diritto costituzionale; pertanto anche ad anno scolastico avviato, l’alunno certificato ha diritto alle ore indicate nella diagnosi funzionale.

Sono un insegnante di sostegno vorrei porvi una domanda, nel caso in cui un alunno cambi scuola a settembre l’insegnante di sostegno che era stato a lui assegnato lo deve seguire? Se si quale é la norma di riferimento?

Non ha precisato se questo avviene prima o dopo l’inizio delle lezioni. Ipotizzando che ciò accada dopo l’avvio delle lezioni, e facendo presente che il docente di sostegno è assegnato alla classe, e non ad uno specifico alunno, nel caso da lei descritto, se il bambino si sposta nello stesso territorio comunale, il docente incaricato su posto di sostegno può andare nella stessa scuola e, quindi, seguire l’alunno. Ma dato che, per il docente, non sussiste più l’obbligo di “seguire l’alunno”, se il docente non accetta questo spostamento, sarà l’USR a stabilire dove collocare il docente e ciò significa che potrà essere assegnato in un comune diverso da quello in cui attualmente opera.

Vorrei sapere, per favore, come può configurarsi la scuola attraverso un progetto educativo di vita, quando le terapie su un alunno autistico, diventano “invadenti”, presciso il diritto/dovere della famiglia, ad effettuare 4 gg su 5 di una scuola a tempo pieno, le terapie di: psicomotricità, logopedia, e metodo aba, sempre rigorosamente di mattina, il bambino entra alle 8.30/10 esce, x rientrare alle 13/15, dalle quali emergono già delle criticità, ma diventa ancora più difficile poter coordinare gli orari di 3 figure, insegnante, assistente ed educatrice, quando la famiglia cambia di continuo tali orari di terapia, mentre la scuola è chiamata verso un serio progetto di inclusione scolastica! vorremmo, in sede di GIO, far emergere tali criticità, ponendo l’accento soprattutto sull’alunno, un piccolo bambino di 6 anni e sulle sue fragilità, ma anche su organizzazioni logistiche, di cui la scuola inevitabilmente è fatta. Quali sono le normative che potrebbero aiutarci in questo caso, per contenere eventuali e inappropriate invadenze, ma soprattutto per permetterci di effettuare il nostro lavoro sull’alunno.

Non avendo specificato l’ordine di scuola, dall’età anagrafica deduciamo che si tratti di scuola Primaria. Le attività di riabilitazione devono essere espletate in orario extrascolastico e non possono interferire con le attività didattiche della scuola.
Parlatene con la famiglia, affinché concordi altri orari con i centri di riabilitazione; potete anche sottoporre alla famiglia la possibilità di spostare il bambino nel corso di 24 o di 27 ore che la scuola offre (togliendolo dal tempo-pieno, ovviamente se l’impegno di frequenza richiesto risultasse, per la famiglia, eccessivo).
Se la situazione dovesse persistere, la scuola può inviare una diffida al legale rappresentante del Centro di riabilitazione, affinché modifichi l’orario delle prestazioni riabilitative. Se anche questo non basta, allora non resta che rivolgersi al Prefetto, come rappresentante del Governo e tutore della legge.

Vorrei un chiarimento dal punto di vista giuridico/legale in quanto neo-assunta in qualità di Neuropsichiatra Infantile.
Ho recentemente preso in carico un paziente seguito finora da un collega che ha cambiato mansioni. Il paziente ha una disabilità sia intellettiva che motoria molto grave, è sempre stato seguito qui dal punto di vista riabilitativo nonostante i genitori siano residenti in un’altra provincia. La mia domanda sta nel chiederle se è obbligatorio che la scuola abbia un contatto “territoriale” per quanto riguarda la riabilitazione. Mi riferisco sia agli aspetti burocratici (diagnosi funzionale, stesura del PEI) ma anche ai successivi rapporti scuola-servizio sanitario che sono spesso molti nei bambini così gravi.
Le chiedo ciò perché la famiglia non vuole avere contatti con la Neuropsichiatria del suo Comprensorio e preferisce farsi seguire fuori provincia. Qui però nascono alcune difficoltà non per ultime le lievi sfumature con cui la legge 104 viene applicata nelle diverse province. D’altra parte sarebbe più facile per la Neuropsichiatria del territorio competente rapportarsi con le scuole del suo distretto.
Da parte mia risulta essere un problema il dovermi rapportare con scuole non del mio territorio.

La norma stabilisce che il Profilo Dinamico Funzionale (che va periodicamente aggiornato) e il Piano Educativo Individualizzato (che va redatto per ogni nuovo anno scolastico) devono essere elaborati “congiuntamente” dai seguenti soggetti: tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori dell’alunno con disabilità e gli specialisti dell’ASL (o APSS) che seguono l’alunno stesso (legge 104/92; DPR 24/02/1994; Linee guida ministeriali del 4/08/2009, Prot. 4274).
Come poter ovviare alla sua partecipazione, considerata la distanza?
Come avviene in molte aziende, è possibile utilizzare un collegamento virtuale, per esempio tramite skype. In questo modo lei potrà essere presente e contribuire alla elaborazione e alla verifica del Piano educativo individualizzato (e, in sede di aggiornamento, del PDF).

Sono il papà di un bambino autistico che frequenta l’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Al bambino è stato, sin dall’inizio, assegnato un insegnate di sostegno. Sono tre anni che abbiamo adottato la tecnica comportamentale ABA (Applied Behavioral Analysis). I responsabili del Centro presso cui fa terapia hanno necessità di “accedere”, attraverso e terapiste qualificate, negli ambienti scolastici al fine di osservare il comportamento del bambino e individuare i giusti correttivi. Purtroppo la Dirigente Scolastica nega l’accesso per motivi di privacy o, quantomeno, afferma che esiste una procedura particolare per consentire tali accessi. Chiedo cortesemente se è possibile venire a conoscenza della normativa di riferimento e, soprattutto, avere la documentazione (dichiarazioni, liberatorie, … …) utile per favorire l’accesso nelle scuole da parte di persone qualificate, in modo che i bambini con autismo possano realmente “dirsi” integrati e inclusi nel sistema considerato nel suo complesso.

Se la vostra richiesta riguarda, nello specifico, l’osservazione durante le attività didattiche, la scuola deve necessariamente acquisire il consenso di tutti i genitori degli alunni della classe; diversamente non si può accedere a una classe, per le questioni sulla privacy che il capo d’Istituto vi ha già sottoposto.
Se, invece, l’intervento dovesse riguardare azioni coerenti con l’applicazione del metodo ABA, e quindi supportato dalla necessità di un confronto con i docenti, allora potrà entrare “a scuola” un esperto, con compiti di supervisione, a condizione che sia in possesso della certificazione BCBA, come precisa la Sentenza del Tribunale di Bologna con ordinanza 20/12/2013.

Profilo di funzionamento: se capisco bene le Linee Guida previste dal D.Lgsvo 66/17 non sono ancora uscite. Ho visto bene?

In base all’art. 5 del decreto legislativo n. 66/17, il Ministero della salute è incaricato di emanare un decreto al quale partecipano, di concerto, il MIUR, il ministero del lavoro e delle politiche sociali, il ministero dell’economia e delle finanze, il ministero per gli affari regionali e le autonomie, previa intesa in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni-Province (e dopo aver sentito l’Osservatorio per l’inclusione scolastica), in cui sono definite le Linee guida contenenti i criteri di redazione della certificazione di disabilità e di redazione del Profilo di Funzionamento.
L’emanazione di questo decreto, ad oggi non ancora avvenuta, renderà operativa la procedura fissata nel decreto stesso, a fronte degli eventuali emanandi decreti attuativi (per le parti interessate).

Sono una docente di sostegno in una scuola secondaria superiore. Il papà di un nostro alunno disabile ha chiesto alla mia scuola di compilare un modulo in cui specificare la composizione totale e il numero degli alunni diversamente abili inseriti nella classe del figlio; in realtà solo il figlio. La scuola ha l’obbligo di fornire tali informazioni? E in particolare, in caso di risposta affermativa, ha l’obbligo di utilizzare il modulo inviato di cui non conosciamo la provenienza?

Se il genitore di un alunno con disabilità chiede alla scuola di conoscere il numero di alunni della classe o degli eventuali compagni con disabilità in essa presenti, personalmente si ritiene che la scuola debba comunicare tali dati numerici, poiché il genitore cerca di far rispettare il DPR n. 81/09 e la qualità dell’inclusione.
Ovviamente non deve essere comunicato alcun nominativo di alunni con o senza disabilità, ma esclusivamente dati numerici.
Non si deve usare nessun modulo fornito dall’esterno, ma procedere con una semplice comunicazione da parte della scuola.

Mio figlio frequenta il quinto anno di un liceo con un programma differenziato. Per dare l’esame, che sarà differenziato, mi hanno richiesto nuovamente la diagnosi funzionale da presentare alla commissione d’esame urgentemente entro i primi di dicembre. È realmente necessaria? L’avevo già portata prima di iniziare il ciclo di scuola, cinque anni fa.

Bisogna capire che cosa è scritto nel Verbale di Accertamento, se cioè è stata indicata una data in base alla quale avreste dovuto richiedere la valutazione, in base al DPCM 185/2006. Verifichi, pertanto, questo documento. Se la data di rivedibilità non è indicata o se è successiva a quella richiesta dalla scuola, si attenga a questo documento e lo comunichi, per iscritto alla scuola, consegnando contestualmente copia del Verbale di Accertamento.

Vi scrivo perchè a mio figlio di 7 anni è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico ma la visita presso la commissione ASL, richiesta nel luglio 2018 è stata fissata per il mese di maggio 2019, questo significa che non riuscirà ad avere il sostegno adeguato nè quest’anno, nè il prossimo.
Ho letto che il decreto semplificazione n. 90/2014 interviene espressamente su tali lungaggini solo in tema di permessi lavorativi. Se facessi fare un certificato provvisorio presso il centro pubblico in cui è seguito mio figlio, potrei ottenere l’insegnante di sostegno già da ora anche se non sono ancora in possesso della certificazione dell’handicap grave?

Il DPCM 185/2006, ancora in vigore, stabilisce che gli accertamenti di individuazione dell’alunno come soggetto in situazione di handicap, sono da effettuarsi in tempi utili rispetto all’inizio dell’anno scolastico e comunque non oltre trenta giorni dalla ricezione della richiesta. Faccia presente all’ASL quanto sopra, chiedendo un nuovo appuntamento per gli accertamenti previsti.

Può uno studente con disabilità che ha frequentato un istituto superiore di secondo grado e conseguito all’ esame di Stato un certificato di credito formativo, poiché ha seguito un PEI differenziato, iscriversi in altro istituto superiore per conseguire un Diploma?

Essendo l’alunno ultradiciottenne, deve iscriversi solo ai corsi serali; avendo peraltro già fruito del sostegno, durante i cinque anni di PEI differenziato, non riceverà nuovamente il sostegno.
Proponiamo di presentarsi, eventualmente, da privatista, utilizzando per analogia il decreto del 10 dicembre 1984, scritto espressamente per gli esami di scuola secondaria di Primo grado degli alunni privatisti con disabilità.

Sono la mamma di un bimbo di 6 anni con diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Il bambino ha cominciato a frequentare la 1’elementare ed è seguito dal’insegnante di sostegno per 22 ore e dall’assistente alla comunicazione. Quest’ultima figura ha seguito il bambino sin dall’asilo ed ha partecipato al percorso di formazione aba con ottimi risultati. Si tenga presente che il servizio di Npi che segue il bambino ha prescritto che l’assistente alla comunicazione debba seguire il bambino per la totalità dell’orario scolastico.
In classe vi è un bimbo oppositivo non diagnosticato che sta creando tante difficoltà. Infatti oltre a creare confusione perché lancia in aria qualunque cosa gli capiti, e’ anche molto aggressivo (più volte anche mio figlio è stato vittima delle sue aggressioni fisiche). Non essendo diagnosticato non ha una persona che lo segue ed il dirigente scolastico ha pensato di “utilizzare” l’assistente alla comunicazione di mio figlio su di lui, imponendole di guardarlo e di portarlo nella stanza morbida per diverse ore al giorno, il tutto con il consenso dei genitori che nel frattempo pare abbiano attivato le procedure per la certificazione.
Mio figlio, però, si trova completamente sprovvisto di questa figura che, non essendo presente in classe, non può captare i vari momenti d’interazione che si creano tra il bambino ed i compagnetti per intervenire con le dovute procedure. Quindi mi ritrovo un bambino completamente diverso: isolato (essendo incapace di stabilire relazioni autonomamente), imitativo di comportamenti aggressivi che vede fare da quel bimbo e con una forte regressione comportamentale dovuta al clima di ansia e paura che si respira in classe.
È legale questa utilizzazione? Qualora dovesse arrivare la certificazione di quel bambino, che quindi avrebbe un sostegno, sarebbe conforme alla legge se il dirigente decidesse di far rimanere quel bimbo in classe con mio figlio? E potrebbe continuare ad utilizzare l’assistente alla comunicazione di mio figlio su quel bambino?

L’assistente assegnato ad un alunno non può in nessun modo essere utilizzato per altri; se occorre, la scuola chieda la nomina di un educatore sino a quando verrà certificata la situazione di disabilità per l’altro alunno.

Sono una docente curriculare di scuola primaria. Nella nostra classe sono presenti due insegnanti di sostegno e due assistenti alla comunicazione per seguire due alunni con handicap lievi. La normativa vieta che le colleghe di sostegno escano dall’aula per fare supplenza in altre classi, pertanto devo essere io durante il mio orario di servizio a lasciare la mia classe per andare a coprire i colleghi assenti e gli alunni rimangono con le colleghe di sostegno
Mi chiedo se tutto ciò è legale, in una settimana nella mia classe ho operato solo 7 su 18.
A mio avvviso, è sacrosanto che agli alunni in difficoltà debba essere garantito il diritto all ‘ isttuzione e l’intervento del docente specializzato, ma ritengo che lo stesso diritto debba essere esteso anche agli altri alunni.
È possibile che la norma vieti l’allontanamento dall’aula del docente di sostegno e obblighi i curriculari a farlo?

Le “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”, emanate dal MIUR il 4 agosto 2009, vietano espressamente che il docente incaricato su posto di sostegno, soprattutto quando l’alunno con disabilità è a scuola, venga utilizzato per supplenze “in altre classi” oppure “nella classe in cui è assegnato come sostegno alla stessa”.
Il dirigente, pertanto, deve provvedere a nominare un supplente o utilizzare l’organico di potenziamento o, ancora, pagare le ore di supplenza ai colleghi non in servizio che si rendono disponibili. Al massimo, e in via eccezionale, può prevedere che il docente di sostegno supplisca il collega curricolare, ma unicamente per il primo giorno di assenza (questo, naturalmente, potrà verificarsi qualche volta durante l’anno, non ogni volta); quindi, a partire dal secondo giorno, il D.S. deve necessariamente nominare un supplente.
In caso di utilizzo improprio del docente di sostegno, è necessario informare la famiglia, che potrà segnalare al Referente regionale per l’inclusione scolastica (dell’USR di riferimento), affinché inviti il Dirigente scolastico a cessare questa pratica illegittima da subito; in mancanza scatterà la denuncia per interruzione di pubblico servizio e azione discriminante nei confronti del diritto allo studio del figlio.

Sono il papà di una ragazzina disabile, mia figlia frequenta la seconda media ed ha un’educatrice che la segue da 3 anni.
Questa mattina mi ha detto che ieri ha ricevuto una chiamata da un asilo pubblico per l’assistenza da subito di un bambino disabile e ha dovuto dare una risposta immediata per accettare l’incarico che ha accettato e da lunedì 22 non ci sarà più lei, con la quale ho parlato e mi ha detto che deve dare un avviso di 40 pena lo scorporo dei giorni già fatti.
Premetto che dei 40 giorni già fatti non mi interessa nulla, ma chiedo se è possibile avere un comportamento così eticamente scorretto e non deontologico nei confronti non del genitore Ma dell’alunno disabile (che l’ha fatta lavorare) e se non si può fare nulla almeno per obbligare a fare un periodo anche di 10-15 giorni dove dovrà affiancare la nuova sostituta e oltre che spiegare come e cosa ha fatto, far conoscere mia figlia a lei e lei a mia figlia senza abbandonarla così a metà percorso a scuola iniziata e dover iniziare tutto da capo.

Comprendiamo il suo disagio, ma come poter biasimare la scelta di un operatore che opta per un’altra proposta lavorativa? Non conosciamo a fondo le ragioni che hanno spinto l’assistente a fare questa scelta.
Potrebbe essere valutata la possibilità (e la fattibilità) di affiancare la nuova assistente ad personam? Dovrebbe parlarne con il Dirigente scolastico, chiedendo di autorizzare il suo ingresso a scuola dopo aver acquisito un parere da parte del Consiglio di classe (in aula, infatti, potrebbero trovarsi contestualmente troppe figure).
Tuttavia, per il principio di continuità, come giustamente lei evidenzia, l’assistente che sarà sostituita dovrebbe operare almeno nello scambio delle consegne con la nuova, ovviamente sempre sentiti il Dirigente Scolastico e il Consiglio di classe.
Riteniamo più fattibile questa modalità. Ne parli con il Dirigente.

Esiste una normativa relativa alla compresenza dell’assistenza educativa e insegnante di sostegno? Come vengono distribuite le ore dell’assistente sugli alunni disabili?

La norma stabilisce che, ove necessario, sia assegnata all’alunno con disabilità una figura professionale addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. L’assegnazione di tale risorsa, pertanto, è strettamente correlata alle necessità dell’alunno stesso. Se necessario, infatti, questa figura può essere presente per tutto l’orario scolastico.
Per quanto riguarda l’insegnante incaricato su posto di sostegno, le ore complessive in genere coincidono con l’orario di cattedra (25 per la scuola dell’infanzia; 22 per la scuola primaria; 18 per la scuola secondaria di primo e di secondo grado); il docente di sostegno, assegnato alla classe, sarà presente durante le attività che il Consiglio di classe o il Team docente individua come maggiormente funzionali per promuovere il processo inclusivo a favore dell’alunno con disabilità e dei suoi compagni, essendo egli, come gli altri colleghi della classe, esperto di didattica.

Sono un’insegnante di sostegno della Scuola Primaria e nella mia scuola mi è stato proposto per l’anno scolastico in corso di seguire un’alunna con 104 art.3 comma 3 per 16 ore e le restanti 6 per attività di recupero potenziato nella sua classe di appartenenza, è possibile tutto ciò’? Io credo che dovrei svolgere con questa alunna 22 ore cioè’ la copertura totale. Vorrei sapere se esiste una normativa che possa garantire la legalità del mio lavoro.

Per l’orario di servizio, deve rispettare quanto l’incarico ricevuto dal Dirigente Scolastico, con la distribuzione oraria da lui indicata.
Per quanto riguarda, invece, l’alunno con disabilità, certificato in base all’art. 3 comma 3 della legge 104/92, essendo in condizione di gravità, salvo differenti indicazioni riportate nel PEI, devono essere riconosciute 22 ore settimanali (coerentemente con la Sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2010). Se le ore sono state decurtate, la famiglia deve presentare ricorso.

Sono un docente della scuola dell’infanzia. Ho una classe di 23 alunni, di cui due (a mio parere) con disturbo di comportamento. I genitori, dopo molte sollecitazioni portano un bambino a visita, dove si riscontrano difficoltà, che con piccole regole (scrive lo specialista) si potranno avere i risultati. Il medico ha voluto lanciare l’ostacolo ma poi nello stesso tempo ha scaricato tutto sulle insegnanti. Non riesco a lavorare più serenamente, questi due bambini sono il tormento della classe… gli alunni della mia sezione sono piccolini… hanno solo tre anni… non si riesce a dare tutto l’affetto che a questa età, hanno bisogno. Posso relazionare tutto al mio dirigente per iscritto anche se verbalmente già gli é stato detto tutto, giusto per tutelarmi in eventuali incidenti dei bambini a scuola. Volendo, il dirigente può chiedere una visita scolastica per questi due alunni, dopo la relazione dell’andamento scritta da me?

I compiti del docente, descritti nel CCNL di categoria nella sezione “I docenti”, sono coerenti con attività di natura pedagogico-didattica. Ai docenti non viene chiesto di sostituirsi alle figure di riferimento, offrendo affetto, viene invece chiesto loro di educare e di istruire.
E, correttamente, in qualità di docenti avete fatto presente ai genitori quelli che, a vostro parere, risultavano segnali degni di attenzione. I genitori, da quanto lei riferisce, vi hanno ascoltato, sottoponendo i figli ad accertamenti, facendovi persino pervenire la valutazione sanitaria. Non ci sono gli estremi per un’azione diversa, ancor più alla luce della valutazione rilasciata da uno specialista sanitario, avente le competenze per stabilire o meno la presenza di un disturbo o o altro. Non è certo compito della scuola diagnosticare o formulare ipotesi in tal senso. Meglio che ciascuno si attenga ai propri compiti, rispettando il ruolo di altri professionisti.
I compiti del docente, ampiamente descritti nel CCNL di categoria nella sezione “I docenti”, sono coerenti con attività di natura pedagogico-didattica. E, si aggiunge, non viene chiesto ai docenti di sostituirsi alle figure di riferimento, offrendo affetto, ma viene chiesto loro di educare e di istruire.
Pare davvero eccessiva la sua preoccupazione attuale e la sua espressione: “questi due bambini sono il tormento della classe” rivela più la sua incapacità di agire, in qualità di docente.
Appare anche eccessiva quest’ansia di tutelarsi.
Ma da che cosa?
Manca, nel suo scritto, un preciso riferimento o l’intenzione di avviare azioni educative, concordate dal team di sezione: questa è sicuramente la via da percorrere, insieme ad un’attenzione più serena nei confronti degli alunni. Non è raro, e ogni docente lo sa, che l’effetto Pigmalione induca alla realizzazione “della profezia”; mentre i rinforzi negativi, anziché modificarli, rafforzano comportamenti inadeguati. Occorre che i docenti adottino comportamenti differenti, se vogliamo che gli alunni imparino quelli corretti.
Ed è compito dei docenti, di tutti i docenti della sezione, educare e istruire. Orienti la sua azione in questa direzione. Potrà sorprendersi dei risultati.

Vorrei chiarimenti circa l’orario del docente di sostegno. Io ho studiato il mio orario basandomi su una prima osservazione dell’alunno disabile e considerando il Pei dell’alunno… la dirigente mi ha invece invitato a cambiare l’orario perché dovevo inserire 2 prime ore e 2 ultime per fare da supplente in caso di colleghi assenti della stessa mia classe non considerando le esigenze del ragazzo! E’ possibile ciò?

Obbligo anche stavolta premettere che l’alunno con disabilità è alunno di tutti i docenti della classe e che ogni scelta a suo favore deve essere effettuata in accordo all’interno del Team docente o del Consiglio di classe (non ha specificato l’ordine di scuola).
Ora, sappiamo che l’orario è di competenza del Dirigente scolastico, il quale, tuttavia, non può ignorare quelle che sono le indicazioni degli insegnanti della classe.
Ovviamente le motivazioni che il Dirigente le ha riferito per giustificare l’aggiustamento dell’orario non sono in linea con quanto prevede la normativa in materia di inclusione scolastica. Ricordiamo che le Linee Guida del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274, puntualizzano chiaramente che il docente per il sostegno non può essere utilizzato impropriamente per attività non coerenti a quello che è il suo incarico; in sintesi, non può essere utilizzato per fare supplenze durante il suo orario di servizio, quando l’alunno con disabilità è presente in classe.
Che cosa fare?
Vi suggeriamo di presentare al Dirigente scolastico, come docenti della classe, l’orario corredato di motivazioni per le quali, secondo voi, esso risulti più funzionale per l’alunno e per la classe, proprio per favorire il successo formativo e garantire il diritto allo studio. Se il dirigente scolastico dovesse rifiutare, parlatene in sede di GLHO in fase di predisposizione del PEI.
Inoltre, scrivete una lagnanza indirizzata non solo al Dirigente scolastico, ma anche al Referente per l’Inclusione scolastica dell’Ufficio Scolastico Reginale di riferimento e al MIUR (Direzione Generale per lo Studente).

SONO UN’INSEGNANTE DI SOSTEGNO, NELLA SCUOLA PRIMARIA DOVE LAVORO MI HANNO PROPOSTO UN’ASSEGNAZIONE ORARIA DI 16 ORE SU UN’ALUNNA CON 104 ART.3 COMMA 3 E LE RESTANTI 6 ORE DI SUPPORTO ALLA SUA CLASSE COME COMPRESENZA PERCHE’ CON LA BAMBINA CI SAREBBE L’ASSISTENTE. VOLEVO SAPERE SE E’ LEGALE FARE TUTTO CIO’? C’E’ UNA NORMATIVA CHE AFFERMA CHE L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO PUO’ EFFETTUARE L’ORARIO SOLO SU ALUNNI CON 104 E NON PER ALTRI RUOLI O FUNZIONI?

Per l’orario di servizio, deve rispettare quanto l’incarico ricevuto dal Dirigente Scolastico, con la distribuzione oraria da lui indicata.
Per quanto riguarda, invece, l’alunno con disabilità, certificato in base all’art. 3 comma 3 della legge 104/92, essendo in condizione di gravità, salvo differenti indicazioni riportate nel PEI, devono essere riconosciute 22 ore settimanali (coerentemente con la Sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2010). Se le ore sono state decurtate, la famiglia può presentare ricorso.

E’ possibile ottenere notizie relative alle normative vigenti in tema di valutazione e per l’esame di alunni disabili frequentanti la scuola secondaria di primo grado?

Richiamando l’ultimo provvedimento emanato in materia, ossia il D.lgs. 62/17, gli alunni con disabilità sono ammessi all’esame di Stato facendo riferimento al PEI e, per quanto riguarda la validità dell’anno scolastico (a fronte di eventuali minori presenze, conteggiate a seguito di documentate giustificazioni delle assenze) l’ammissione è consentita se il Consiglio di classe se questi dispone di sufficienti elementi di valutazione.
In sede di esame di Stato le prove strutturate, da ciascuna sottocommissione, sono coerenti con il PEI, ossia con quanto effettivamente svolto dallo studente durante l’anno; le prove sono chiamate differenziate e hanno valore equivalente ai fini del rilascio del titolo di studio (diploma). Naturalmente in sede di esame di Stato lo studente potrà utilizzare gli ausili indicati nel PEI.
Unicamente nel caso in cui lo studente non si presentasse all’esame, senza giustificare tale assenza, viene rilasciato un attestato (valido ai fini della prosecuzione degli studi).

Sono un docente di sostegno della scuola primaria, il mio alunno affetto da grave patologia con sostegno, ha bisogno di interventi di tipo sanitario durante le ore scolastiche. Per cui da quest’anno ha un assistente ad personam per tutta la giornata scolastica. L’assistente sta in classe con i docenti tutto il giorno. La normativa prevede la presenza dell’assistente in classe per tutte le ore visto che i suoi interventi sono solo di tipo sanitario?

Se la figura è assunta come “assistente ad personam”, lavora in classe e favorisce l’autonomia dell’alunno, in presenza dei docenti in servizio.
Appare molto strano che la figura professionale assunta per l’assistenza all’autonomia personale abbia competenze di tipo sanitario e, da quanto scrive, attui interventi di “tipo sanitario” in classe.
Gli interventi di riabilitazione non possono essere effettuati a scuola, bensì in altra sede e in orario extrascolastico. Se, però, per il bambino quel tipo di interventi sono irrinunciabili, allora va pensato un tempo dedicato, in uno spazio esterno all’aula, in cui l’operatore presti la sua necessaria “azione sanitaria”. In sintesi: in aula gli interventi sanitari riabilitativi non sono né contemplati né possibili.

Quando spetta il diritto a non pagare il buono pasto per la mensa scolastica?

Non esiste un diritto assoluto a non pagare la mensa scolastica per il solo fatto che l’alunno sia persona con disabilità. La retta della mensa viene stabilita dal Comune e, in genere, è fissata in base al reddito della famiglia (ISEE); pertanto deve prendere visione delle indicazioni emanate. In caso di impossibilità a effettuare il versamento richiesto, le suggeriamo di contattare i servizi sociali comunali.

Sono la mamma di un bambino di 10 anni con sindrome di Asperger. La diagnosi è arrivata alla fine del 3° anno della scuola primaria, e perciò solo lo scorso anno, ossia in quarta, a mio figlio è stata assegnata un’insegnante di sostegno di ruolo (che da anni opera nello stesso plesso) con un monte ore di 13 ore settimanali, e un assistente ad personam, con copertura di 20 ore settimanali. L’insegnante di sostegno copriva altre ore, seguendo un altro bimbo di 2. Al termine dell’ anno scolastico non mi è stata consegnata alcuna relazione del lavoro svolto. Ed inoltre, senza nessun preavviso, quando il 12 settembre è iniziata la scuola, mio figlio si è vista sostituita l’insegnante di sostegno ed anche l’assistente. Dopo 3 settimane mi è arrivato a casa, su mia specifica richiesta, l’orario scolastico e solo a quel punto ho saputo che la copertura del sostegno era passata da 13 a circa 22 ore, e l’assistente 11 ore. La motivazione non mi è stata assolutamente data, e oggi sono stata contattata dall’ex insegnante di sostegno per dirmi che le dispiaceva molto non poter seguire più mio figlio, ma la cosa non dipendeva da lei, poiché solo qualche giorno prima dell’inizio della scuola le era arrivata a casa la lettera da parte della dirigente la quale, senza darle nessuna motivazione, l’aveva trasferita in un altro plesso e assegnata a 2 bimbi, uno di quinta e uno di seconda. Mi ha spiegato che lei aveva insistito con la dirigente perché l’assegnasse totalmente a mio figlio, ma l’altra non le ha nemmeno risposto.
Quello che chiedo è se vi é legalità in un comportamento del genere, visto che la legge indica che bisogna dare la continuità didattica soprattutto a soggetti con handicap, e se potete indicarmi gli articoli di legge corrispondenti, affinché io stessa possa andare a chiedere spiegazioni, che peraltro relativamente alla legge sulla trasparenza mi devono essere fornite.

È vero che la normativa assegna al Dirigente Scolastico il potere di assegnare i docenti alle classi, ma è pur vero che il principio della continuità didattica è egualmente presente nella normativa e costituisce, a nostro avviso, un limite ai poteri del DS quando sono in gioco i diritti di alunni. Basti citare i principi di continuità, principio cardine del processo inclusivo che riguarda tutti i docenti della classe, anche quello di sostegno, ribadito dalla norma.
Se la docente è rimasta nella stessa Istituzione scolastica, non si capisce perché sia stata spostata; per effetto della continuità didattica, infatti, avrebbe dovuto essere riassegnata alla stessa classe in cui, nel precedente anno, aveva prestato servizio in qualità di insegnante specializzato su posto di sostegno.
Che cosa fare? Parlatene con il Dirigente Scolastico, consegnando nello stesso tempo una comunicazione scritta, indirizzata per conoscenza anche al Referente regionale disabilità dell’USR, in cui, nell’esprimere la vostra contrarietà per lo spostamento del docente, chiedete che lo stesso, essendo presente nella stessa Istituzione scolastica, venga riassegnato alla stessa classe in cui ha già lavorato lo scorso anno e in cui, quest’anno, è ancora iscritto vostro figlio. Il docente dovrà essere incaricato per le 22 ore settimanali già attribuite all’alunno. A supporto della vostra richiesta, fate riferimento non solo a motivazioni di carattere psico-pedagogico, ma anche all’art. 1 comma 72 della legge 662/1996, che assicura il diritto di continuità-
Se non verrete ascoltati, non vi resta che rivolgervi alla Magistratura, inoltrando denuncia per discriminazione (legge 67/2006) e per violazione del principio di continuità fissato dalla legge n. 107/2015, art. 1 comma 181, lettera c) n. 2.

Le indicazioni contenute nei protocolli di intesa e relative alla somministrazione di farmaci salvavita non sembrano essere esaustive. A mio avviso prevedere l’individuazione di personale preposto alla somministrazione di tale farmaco solo su base volontaria potrebbe ledere il diritto ad essere salvati in situazione prevenibile e prevedibile. Mi sembrerebbe invece opportuno investire di tale ruolo chiunque abbia a che fare con l’alunno/a che ha un simile protocollo sanitario. Nella mia scuola stiamo cercando di capire come procedere per garantire la salute dell’alunno/a senza incorrere in errore rispetto a quanto si può chiedere al nostro personale.

Le Raccomandazioni emanate dal MIUR, siglate con il ministero della salute in data 25 novembre 2005, danno indicazioni precise rispetto alla somministrazione dei farmaci a scuola che richiedono, prima di tutto, che la persona individuata per tale compito abbia effettuato un percorso formativo di “Pronto soccorso” e che la stessa esprima manifesta disponibilità, mediante anche la sottoscrizione dell’accordo, predisposto previa richiesta scritta, corredata da documentazione sanitaria, presentata dalla famiglia.
I docenti e il personale ATA non sono tenuti, per contratto, alla somministrazione dei farmaci, competenza che appartiene invece ad altre figure professionali appositamente formate. E la somministrazione di farmaci, anche salvavita, presuppone una responsabilità, di cui il soggetto risponde sia in sede penale che civile.

Sono la mamma di un ragazzo affetto da disabilità psichica in condizione di gravità di quasi 13 anni che quest’anno frequenta la prima media.
Tra ore di sostegno e ore di educatrice non riesce ad avere la copertura completa, mancano 4 ore.
La scuola propone in maniera abbastanza rigida a noi genitori che il ragazzo venga lasciato a casa un giorno a settimana. I servizi preposti, la scuola e l’assistente sociale dicono di aver già concesso il massimo delle ore. L’unica possibilità quando non c’è la copertura totale è che il ragazzo NON frequenti per tali ore la scuola dell’obbligo?

Tutti i docenti della classe sono insegnanti di suo figlio e ciascun docente è responsabile del suo percorso formativo, per cui le ore di sostegno non possono che essere minori, rispetto a tutto il tempo-scuola; nella scuola secondaria di primo grado, nello specifico, in base alla Sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010, le ore di sostegno a favore di un alunno con disabilità in situazione di gravità sono pari a 18.
Per le ore di assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale, invece, se il GLHO riconosce la necessità, può essere incaricato personale addetto anche per tutto il tempo di frequenza.
Premesso che non è accettabile che al ragazzo sia impedita la frequenza, va precisato che la scuola non può chiedere alla famiglia di tenere a casa il figlio in quanto espressamente vietato dall’art. 12 comma 4 della legge n. 104/92. Pertanto le suggeriamo di lasciare il ragazzo a scuola e di chiedere l’immediata convocazione del GLHO per valutare l’effettiva necessità della presenza di una figura addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale; se il GLHO si esprimerà in tal senso, la scuola si dovrà attivare per inoltrare richiesta all’ente competente; se invece il GLHO riterrà non necessaria quest’ulteriore presenza, non verrà inoltrata richiesta, ma il ragazzo deve frequentare la scuola per tutto i tempo previsto.

Sono una collaboratrice scolastica e assisto una ragazzina dsa (dva) alla quale cambio pannolino
e spesso vengo chiamata dalla insegnante di supporto (educatrice) per aiutarla.
Ho i miei lavori da svolgere sul piano per quanto riguarda la pulizia dei locali (aule e bagni annessi) ma a volte non riesco a portare avanti il mio lavoro per assistere la bambina (sono in una scuola elementare). Posso chiedere una riduzione del numero delle mansioni?

Il contratto, agli artt. 47 e 48 e Allegato A, attribuisce ai collaboratori scolastici l’assistenza di base degli alunni con disabilità, compito che viene assegnato dal Dirigente scolastico per il quale il collaboratore ha diritto ad un aumento stipendiale in forza all’art. 7 dello stesso CCNL. Pertanto, il collaboratore interviene su ordine del Dirigente scolastico.

Sono una docente di sostegno nella scuola Secondaria di Primo grado. Seguo un allievo di classe seconda con 104 art. 3 comma 3, ADHD oppositivo comportamentale, a cui lo scorso anno in classe prima media, sono state assegnate 18 ore settimanali come da richiesta certificazione, mentre quest’anno da 18 sono passate a 10. Per lui ed altri allievi la giustificazione è stata che non non ci sono ore a sufficienza e quindi, senza neanche informarsi sulle potenzialità reali dell’alunno e/o discuterne con il docente di sostegno, sono state decurtate ben 8 ore, con gravi compromissioni. Ad oggi la scuola non ha neanche formalizzato la questione con la famiglia la quale vuole avviare un ricorso per riottenere il massimo monte ore. Quali sono i passi da fare?

La sentenza della Corte Costituzionale n. 80/2010 riconosce agli alunni certificati con disabilità in conformità all’art. 3 comma 3 della legge 104/92, ovvero in condizioni di gravità, il rapporto 1:1 che, nella scuola secondaria di primo grado, corrisponde a 18 ore settimanali.
A questo importante provvedimento va aggiunto quanto il GLHO ha espressamente indicato nel Piano Educativo Individualizzato dello scorso anno rispetto alle risorse necessarie per il corrente anno scolastico 2018-2019 (ovvero, il docente di sostegno per un totale di 18 ore settimanali).
Con questa documentazione, la famiglia può chiedere le ore mancanti, promuovendo ricorso. È possibile chiedere patrocinio gratuito ad alcune Associazioni o ad alcuni Sindacati.

Nella scuola dove lavoro viene richiesto agli insegnanti di sostegno di effettuare un orario che preveda almeno due pomeriggi, inoltre si richiede che tutti i giorni della settimana dal lunedì al venerdì siano coperti con la presenza a scuola degli insegnanti di sostegno in orario 14,30/ 16,30 in modo da avere personale da utilizzare con mansioni di sostituzione colleghi assenti. Tale utilizzo degli insegnanti di sostegno per supplenze è stato messo tra i criteri per le sostituzioni e votati in Collegio Docenti.
Ciò non risulta in linea con la necessità di garantire l’efficacia del pei e non garantisce il diritto allo studio degli alunni con disabilita, come possiamo opporci?

Come precisato nelle Linee guida del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274, l’insegnante di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente connesse al progetto d’integrazione; non è possibile, cioé, un utilizzo che, nella sostanza, riduca anche in minima parte l’efficacia di detto progetto. Ne consegue che il docente incaricato su posto di sostegno non può essere utilizzato per supplenze, nel momento in cui l’alunno con disabilità è presente in classe, in quanto ciò si configurerebbe come interruzione di pubblico servizio e azione discriminante ai fini dell’esercizio del diritto allo studio dell’alunno e dei suoi compagni.
I criteri adottati dal Collegio Docenti, in quanto contrari alle disposizioni di legge, non hanno alcun valore. Si suggerisce di contattare sia il referente disabilità dell’Ufficio Scolastico Regionale di riferimento, sia il MIUR, scrivendo loro, affinché intervengano tempestivamente a tutela del diritto degli alunni stessi.
Al tempo stesso, in presenza di ordini di servizio, emanati dal Dirigente scolastico, informare prontamente le famiglie, affinché intervengano presso lo stesso, facendo presente che agiranno tramite ricorso per interruzione di pubblico servizio e per discriminazione.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria, durante il mio servizio vengo talvolta affiancata da una terapista comportamentale. Dobbiamo lavorare sempre in compresenza o lei può intervenire anche senza la mia presenza? Quale norma regola la compresenza tra insegnanti, terapisti e assistenti durante le ore di lezione? Sono sempre gli insegnanti responsabili degli alunni o la responsabilità è personale di chi interviene in quel momento sull’alunno?
I terapisti possono portare l’alunno disabile fuori dall’aula per effettuare il loro intervento o devono essere comunque affiancati da un docente?

A scuola, in orario scolastico, non è prevista la “compresenza” con i terapisti, in quanto le attività di riabilitazione devono essere effettuate in orario extrascolastico al di fuori del plesso scolastico.
Non è bene specificato, ma se l’intervento a scuola, di cui lei parla, è correlato ad una scelta da parte della famiglia del metodo cognitivo comportamentale ABA, allora è bene sapere che in classe può entrare unicamente un esperto, con compiti di supervisione, a condizione che sia in possesso della certificazione BCBA, come precisa la Sentenza del Tribunale di Bologna con ordinanza 20/12/2013.
Naturalmente la responsabilità degli alunni, sia che la supervisione venga effettuata in aula o al di fuori dell’aula, è in capo esclusivamente ai docenti in servizio.

Sono una giovane insegnante di sostegno. La dirigente quest’anno mi ha incaricata come referente dell’area sostegno primaria e purtroppo sto cercando di gestire le esigue risorse disponibili.
Nei giorni scorsi il mio alunno è stato assente ed in alcune ore doveva essere seguito da un’educatrice comunale. Dato che nella mia scuola c’è carenza di personale specializzato, al punto che ad ottobre ci ritroviamo ancora con un caso letteralmente scoperto, ho deciso di mandare questa educatrice su un’altra bambina (caso sempre assegnato dalla cooperativa alla medesima educatrice). In queste ore però l’educatrice sarebbe stata in compresenza con l’insegnante di sostegno (so che la compresenza tra insegnante di sostegno ed educatrice è legale), dato lo stato di emergenza e di mancanza di risorse in cui versa la scuola, ho ordinato all’insegnante di sostegno di “coprire” in quelle ore, un altro alunno che purtroppo non ha ancora un insegnante. L’insegnante di sostegno in questione si è rifiutata ed ha minacciato di denunciare la scuola perché ha sottratto per delle ore la sua alunna diversamente abile della presenza della sua insegnante, pur avendo comunque la presenza di un’educatrice.
Io credo di aver agito spinta dalla passione per il mio lavoro e dal buon senso, ma soprattutto mossa dalle direttive della 104 che, tra le altre cose, pone la coorresponsabilità educativa di tutta la comunità scolastica alla base del processo di integrazione. Ho commesso un illecito?

Forse sarebbe stato più opportuno mandare l’assistente (il cui alunno era assente) dall’alunno senza nessuno, lasciando la docente nella sua classe. Si ignorano, però, le situazioni delle vostre classi.
Il criterio sull’utilizzo del personale su posto di sostegno è declinato nelle Linee Guida del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274; le Linee Guida affermano che il docente per il sostegno non può essere utilizzato impropriamente per supplenze nella sua o in altre classi, sottraendo ore di sostegno all’alunno con disabilità.

Nella nostra classe a t.p. é arrivato un bambino down a livello intellettivo abbastanza grave con copertura dell’ins. di sostegno per 20 h. Può l’educatore (5 h) pretendere di fare l’orario che gli viene più comodo e costringere il collega di sostegno a fare un orario spezzato con buchi orari? Oppure in alternativa coprire la mensa in cui non c’è bisogno perché il bimbo in questione a tavola si comporta meglio dei suoi compagni?

L’assistente ad personam o educatore viene assegnato all’alunno con disabilità per lo svolgimento di precisi compiti, che la legge 104/92 specifica all’art. 13: compiti di “assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale” dell’alunno stesso.
La sua presenza è richiesta in sede di pianificazione del PEI, da parte dei componenti del GHO (cioè tutti gli insegnanti della classe, i genitori e gli specialisti ASL), in quanto funzionale ai bisogni sopra descritti. Ne consegue che egli dovrà svolgere il suo servizio per il tempo previsto, definito dagli insegnanti della classe, in modo da tutelare e garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità.

Sono un’insegnante della scuola dell’infanzia. Ho in carico da settembre una bambina con disturbo dello spettro autistico; questa settimana abbiamo avuto la riunione d’equipe e nonostante abbia un comma 3 della L. 104 le sono state assegnate 20 ore di insegnante di sostegno anzichè 25 cioè la copertura totale come sarebbe stato giusto; il provveditorato infatti, a fronte della richiesta dell’equipe precedente delle 25 ore, ha assegnato all’istituto comprensivo un monte ore totale di 100 ore da dividere per tutti i casi di handicap a cura della Dirigente; la Dirigente ha fatto meglio che poteva visto che la “coperta era corta” per dare le ore un po’ qui e un po’ là dove serviva ma comunque poche; abbiamo richiesto l’educatore L. 41 che, se verrà, arriverà a gennaio ed avrà al massimo 10 ore in quanto non ci sono fondi; la nostra scuola è aperta per 40 ore alla settimana e noi riteniamo sia un diritto della bambina frequentare a tempo pieno ma ci mancano le risorse per garantirle un percorso adeguato, la buona volontà però non manca! Possiamo fare qualcosa per ottenere 25 ore anzichè 20? la famiglia potrebbe rivolgersi all’Ufficio Scolastico Regionale? altri genitori hanno avuto esperienze simili e come hanno agito? ci sono altre strade da percorrere?

Da quanto scrive, nella sezione in cui lei lavora come docente, incaricata su posto di sostegno, è iscritta un’alunna certificata con disabilità, in base all’art. 3 comma 3 della legge 104/92. Premesso che non è possibile sostituire un docente con la figura di un assistente, in quanto ciascuna figura, in base al proprio contratto, ha competenze e compiti completamente differenti, a fronte delle informazioni indicate, è necessario pertanto che la famiglia promuova un ricorso per il riconoscimento delle ore mancanti.
In base alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2010, infatti, all’alunna deve essere riconosciuto il rapporto 1:1, pari a 25 ore settimanali; indicazione confermata da quanto stabilito in sede di GLHO lo scorso anno, come richiesta di ore per il presente anno scolastico. Al riguardo possiamo suggerire di rivolgersi ad alcuni enti o sindacati che offrono patrocinio gratuito.

Quest’anno su richiesta della Coordinatrice di plesso del mio Istituto si è posto il problema delle riunioni concesse da ASL solo negli orari scolastici presenti genitori, insegnante di sostegno (anche in servizio e senza sostituzione), educatori, logopedista e Neuropsichiatra presso la scuola in orario di lezione (1 ora).
Il preside ha fatto sapere che a tali incontri possono partecipare solo i docenti curricolari non in servizio in quel momento, mentre è concesso partecipare ai docenti di sostegno ed agli educatori che tolgono loro presenza agli alunni.
Ma è lecita tale limitazione anche quando è assicurata la possibilità di copertura della classe all’interno del team di interclasse senza necessità di divisione della classe che la nostra scuola applica tramite le compresenze, come per le assenze di altri colleghi?
Facendo parte della commissione inclusione e con il collegio docenti previsto per la prossima settimana avrei bisogno di chiarimenti urgenti, visto che, invece, il DS ci impone, anche per ogni colloquio con i genitori, di essere tutti presenti per la tutela e la sinergia necessaria alla didattica condivisa che è giusto assicurare agli alunni.
Davvero abbiamo situazioni di serie A ed altre di Serie B? A mio parere si tratta di un danno che subisce l’alunno BES! Mi domando se il mio pensiero sia errato?

Durante le lezioni in classe non si possono tenere attività che contrastino, impediscano o non consentano il loro corretto svolgimento. Si configurerebbe come interruzione di pubblico servizio.
La scuola deve convocare in orario extrascolastico il GLHO, il gruppo di lavoro impegnato nell’aggiornamento del PDF e nella stesura del PEI, di cui fanno parte, di diritto, tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori e gli specialisti dell’ASL, ovvero gli operatori socio-sanitari che seguono l’alunno, e, ove presenti, eventuali figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità, in conformità a quanto stabilito dall’art. 5 del DPR 24 febbraio 1994. Tale indicazione è richiamata anche dal D.lgs. 66/17.
Le Linee guida del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274, stabiliscono che il Dirigente scolastico debba concordare l’orario dell’incontro del GLHO con la famiglia, individuando comunque orari tali da consentire a tutti i membri di partecipare
L’ASL, in quanto membro effettivo del GLHO, così come lo è la famiglia, ha l’obbligo di partecipare agli incontri del GLHO, quindi i suoi rappresentanti debbono essere presenti alle riunioni anche, se necessario, tramite Skype, come avviene già in alcune scuole (e negli incontri di molte attività private).
Se, pertanto l’ASL dovesse comunicare che i propri rappresentanti sono disponibili solamente in orario scolastico, allora il Dirigente scolastico deve pretendere dal coordinatore amministrativo o dal presidente dell’ASL che, sia pure via Skype, gli specialisti ASL partecipino in orario extrascolastico, pena denuncia per omissione di atti di ufficio o interruzione di un pubblico servizio.
Quanto ai docenti curricolari, essi, in quanto docenti dell’alunno con disabilità, debbono partecipare tutti alle riunioni dei GLHO, pena la delega ai soli docenti per il sostegno, che è vietata.
Se il Dirigente scolastico non si comportasse rispettando quanto stabilito dalla normativa citata, corre il rischio che qualche famiglia possa sporgere denuncia per omissione di atti di ufficio.

Sono mamma di un ragazzo certificato L. 104, art. 3, comma 1. Giorni fa ho inoltrato richiesta di accesso ai documenti/atti amministrativi alla ex Scuola Media del ragazzo motivando il mio interesse personale ad averli (ora lui frequenta il primo anno delle Superiori e volevo far visionare i verbali alla nuova Insegnante di Sostegno, oltre ad averli tra la nostra documentazione… credo di averne diritto).
Chiedevo copia dei verbali redatti dall’allora Insegnante di Sostegno in occasione delle riunioni con la NPI e la Scuola che mi hanno sempre fatto firmare senza darmene copia.
Ora la Preside mi scrive a mezzo email chiedendo chiarimenti. Cosa devo rispondere?

Le “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità” del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274, sottolineano l’importanza, “in particolare nel momento del passaggio fra un grado e l’altro d’istruzione, del fascicolo individuale (o fascicolo personale) dell’alunno con disabilità, che dovrà essere previsto a partire dalla
Scuola dell’Infanzia e comunque all’inizio del percorso di scolarizzazione, al fine di documentare il percorso formativo compiuto nell’iter scolastico.”
Non solo. Sempre le Linee Guida evidenziano l’importanza delle “finalità informative” del fascicolo personale dell’alunno con disabilità, la “cui assenza può incidere negativamente
tanto sul diritto di informazione della famiglia quanto sul più generale processo di integrazione.”
Va da sé, quindi, che la scuola secondaria di Primo Grado avrebbe dovuto aver già inviato tale fascicolo da tempo, ancor più a fronte dell’autorizzazione dei genitori. Non facendolo, è incorsa in un mancato rispetto della normativa, a danno dell’alunno con disabilità e del suo percorso formativo (Linee guida).
Le suggeriamo, a questo punto, di chiedere copia integrale del fascicolo personale di suo figlio, in quanto rientra nel suo diritto, ma anche fra i suoi doveri, di genitore.
Riformuli la richiesta di acquisire “copia cartacea” dei documenti contenuti nel fascicolo personale, aggiungendo fra le motivazioni, oltre al fatto di “esercitare la responsabilità genitoriale del minore”, la “necessità di fornire elementi utili ai nuovi docenti, dal momento che il fascicolo personale del figlio (specificare il nome) non è stato trasmesso dalla scuola secondaria di Primo Grado (nome della scuola) alla nuova Istituzione scolastica, presso la quale, oggi, è iscritto il ragazzo”, così come previsto dalla normativa vigente e come da me autorizzato”.

Chi deve firmare la programmazione differenziata per un alunno maggiore con ritardo lieve, la famiglia o l’alunno maggiorenne? e cosa succede in caso di contrasto tra loro?

L’OM 90/2001 attribuisce ai genitori la responsabilità di acconsentire o meno a un percorso differenziato.
In caso di rifiuto da parte del genitore, il Consiglio di classe deve procedere con la programmazione semplificata (globalmente riconducibile ai programmi ministeriali).

Può il DS imporre le quinte e seste ore all’ins. di sostegno nei casi gravi con il comma3?

L’orario di sostegno, in genere, è concordato fra i docenti al fine di offrire opportunità formative efficaci a favore dell’alunno con disabilità
Certamente l’orario è di competenza del Dirigente scolastico, tuttavia se il Consiglio di classe ritiene che debba essere adottata una distribuzione differente, più vantaggiosa per l’alunna, si suggerisce di far pervenire tali motivazioni al Dirigente scolastico. In presenza di diniego, si porrà la questione in sede di GLHO.

Ho mia madre che lavora come collaboratrice scolastico ed é una persona non udente,quindi in possesso della legge 104. Oggi ha avuto un’ordinanza dal preside in cui dice di spostarsi per 1 settimana con gli stessi orari di lavoro da una scuola a un’altra . Questa ordinanza può rifiutarla? O questa ordinanza può valere anche se in possesso della 104 come sopra detto?

L’art. 33 della legge n. 104/92 stabilisce che il lavoratore ha diritto a scegliere la sede più vicina al suo domicilio, “ove possibile”.
Se quindi ci sono necessità organizzative, il Dirigente Scolastico può spostare in sedi più lontane.
Nel caso attuale, si tratta di una sola settimana. Quindi sua madre non può rifiutarsi di eseguire l’ordine di servizio ricevuto.

Sono il genitore di una bambina tetraplegica (tetraparesi spatica discinetica), scrivo per chiedere informazioni in merito ad un problema che si è presentato in ambito scolastico. La bimba sta avendo problemi a scuola in quanto gli assistenti scolastici nominati per l’assistenza ai bambini con handicap, non si ritengono responsabili della somministrazione del cibo, operazione alla quale la bambina, (ovviamente) non può provvedere autonomamente. La mia domanda è la seguente; è lecito che gli operatori scolastici rifiutino di dargli da mangiare e da bere? nonostante noi abbiamo presentato un assunzione di responsabilità genitoriale che li solleva da eventuali rischi??? A quale legge dobbiamo far riferimento per poter autorizzare o far si in qualche modo che la bimba possa essere rifocillata e dissetata durante l’orario scolastico?

Il compito di spostare l’alunno con disabilità nel contesto scolastico, ma anche di provvedere all’assistenza di base e alla somministrazione dei cibi, è in capo ai collaboratori scolastici (artt. 47 e 48 e Allegato A del CCNL di categoria), individuati (e incaricati) dal Dirigente scolastico, previa presentazione di richiesta di tali necessità da parte dei genitori.
Nel caso in cui la somministrazione dei pasti richiedesse particolari manovre, sarà necessario, invece, inviare tale richiesta all’ASL, in modo che provveda con personale specializzato. In questo caso suggeriamo anche di attivarvi per chiedere al Comune, in conformità all’art. 14 della legge 328/2000, un progetto individuale, che il Comune stesso dovrà elaborare in sinergia con l’ASL al fine di stabilire quanto necessario per garantire i diritti di vostra figlia nei vari contesti di vita, compreso l’ambito scolastico (es. trasporto, altro).

Sono una docente di lingua francese presso una scuola secondaria di 1° grado. Su richiesta della famiglia e del neuropsichiatra l’anno scorso, in prima media, un alunno è stato esonerato (non dispensato) dallo studio della lingua francese per gravi disturbi del linguaggio e grave deficit cognitivo. In alternativa l’alunno svolgeva un potenziamento di informatica (video scrittura) per 2 ore settimanali con l’insegnante di sostegno. All’inizio di quest’anno scolastico, l’alunno in questione sembrava essere ancora esonerato. Tuttavia, poiché l’orario definitivo del docente di sostegno non permette la sua presenza durante le ore di francese, e visto che non è possibile affidarlo all’assistente ad personam poiché manca un docente di riferimento in alternativa sia al docente di francese che al docente di sostegno, si è pensato di togliere l’esonero per la lingua francese. Tutto questo mi lascia perplessa. A mio parere sembra indispensabile non solo il coinvolgimento della famiglia, bensì anche il parere del neuropsichiatra. Faccio presente che fino a 15 giorni fa, il docente di sostegno aveva sottolineato le gravi difficoltà dell’alunno, che nel giro di 15 giorni sembra essere miracolosamente migliorato. E’ stato persino riferito che ci sono stati casi in cui uno studente esonerato dalla seconda lingua abbia sostenuto la prova di francese all’esame finale di licenza media… mi sembra un poco assurdo. Potrei sapere come comportarmi?

Per gli alunni con disabilità, il GLHO (composto da tutti i docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti) elabora un Piano educativo individualizzato, che contiene la programmazione redatta appositamente per l’alunno sulla base delle sue capacità, delle sue potenzialità, delle sue attitudini, avendo presente il suo “funzionamento” (per prendere un termine coniato da ICF).
Questo significa che per gli alunni con disabilità viene predisposto un “percorso individualizzato” e, in quanto tale, non sussistono condizioni di esonero o di dispensa, bensì unicamente di “individualizzazione”.
Quanto avvenuto nel precedente anno è anomalo e contrario alle indicazioni di norma che tutelano il diritto allo studio dell’alunno con disabilità. Si provveda quest’anno, nel rispetto di tali diritti, a indicare quali sono gli obiettivi che il Consiglio di classe intende raggiungere, descrivendoli disciplina per disciplina e riportandoli nel PEI.
In sostanza, per uno studente con disabilità, ed è questo un esempio, nelle ore in cui sono programmate le lezioni di francese si possono progettare obiettivi relativi all’apprendimento di alcuni termini, piuttosto che al riconoscimento di alcuni oggetti (concreti o iconici), o alla coloritura di spazi. Sono esempi che evidenziano come possa essere possibile anche, se necessario, il discostamento da quelli che sono i contenuti disciplinari.
Non vale, pertanto, se è presente o meno (in quelle ore) il docente di sostegno: durante le ore di francese è in servizio il docente incaricato dell’insegnamento di tale disciplina il quale, in quanto insegnante di tutti gli alunni di quella classe, deve lavorare anche con l’alunno con disabilità, predisponendo le attività per lui contemplate all’interno del PEI.
In sede di esame di Stato, le prove predisposte dovranno essere prove differenziate con valore equivalente, cioè costruite sulla base delle attività effettivamente svolte durante l’anno scolastico; il superamento di tali prove dà diritto al conseguimento del titolo di studio (D.lgs. 62/2017).

Vorrei sapere se esiste una normativa che autorizza i bambini della scuola dell’obbligo a uscire dalla scuola per poter frequentare terapia logopedica o riabillitativa. E se al tempo stesso un dirigente può negare tale uscita ai bambini.

Le attività di riabilitazione devono essere effettuate in orario extrascolastico e al di fuori dall’ambiente scolastico. Il Dirigente scolastico sta agendo correttamente.

Può la dirigente decidere di trasferire le classi con alunni con disabilità cognitive e motorie gravi al piano superiore della scuola, pur in presenza dell’ascensore?

Non conosciamo le motivazioni di tale cambiamento; forse il piano superiore dispone di aule capienti e/o di altri ausili, importanti per gli alunni, ed essendo presente, nell’edificio, un ascensore, lo spostamento potrebbe trovare giustificazione.
Indubbiamente di fronte a disabilità motorie gravi sarebbe più opportuno che gli alunni frequentassero al piano terra. Avete provato a chiedere al Dirigente motivazione di questo cambiamento?

Sono docente di sostegno in una scuola superiore di secondo grado dove abbiamo, tra i 21 alunni con BES, nr 4 alunni con diagnosi e profilo funzionale severi. I nostri 4 alunni frequentano circa 18-20 ore a settimana sia perché non reggerebbero 31 ore di scuola ogni settimana e sia perché non hanno copertura totale (i nostri alunni non hanno né 18 né 20 ore di sostegno).
La possibilità di fare dei laboratori dedicati con la possibilità che vi ruotino 2 docenti + 1 assistente ad personam per 4 alunni è legale? Alcune colleghe di sostegno si sottraggono a questo impegno perché non è sancito dalla legge e forse hanno ragione.
Mi chiedo allora dove prendere le risorse per sostenere questi alunni speciali che NON RIESCONO A STARE IN CLASSE.

La creazione, sia pur temporanea, di gruppi di soli alunni con disabilità è contraria ai principi dell’inclusione scolastica e, come tale, è espressamente vietata dalle “Line guida” ministeriali del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274.
Se gli alunni hanno difficoltà a stare in classe per tutto il tempo e se ritenete, come Consiglio di classe, che sia necessario adottare percorsi differenziati, potete prevedere momenti di attività educativa, mediante interventi individualizzati, anche in gruppi eterogenei, coinvolgendo i compagni di classe.
Quanto al personale necessario, dovete chiedere, secondo le necessità, ore aggiuntive e/o di sostegno o/e di assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale.
Tenete presente la sentenza del Consiglio di Stato n. 2023/17 che, in caso di scarse risorse ricevute, invita le scuole a inoltrare reclamo all’USR o all’Ente locale interessato e, per conoscenza, alla Corte dei conti Regionale per denunciare la scarsità di risorse e chiederne aggiuntive.

Sono un insegnante di sostegno e la nostra scuola insiste nel far entrare gli specialisti dell’AIAS in orario scolastico qual è la legge che potrei usare per controbattere a questa proposta …sono RSU della primaria … ma non trovo riferimenti di legge … In un vostro articolo fate riferimento al prefetto infatti ho scritto una mail alla prefettura ma non ho ancora ricevuto risposta

Vi è necessità di capire la motivazione che induce a tali interventi. Se, infatti, riguardano un alunno con autismo per il quale la famiglia ha adottato il metodo ABA, l’esperto può entrare in classe, purché in possesso della certificazione BCBA (si rimanda alla Sentenza del Tribunale di Bologna: ordinanza 20/12/2013).
Se trattasi di interventi sulla CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa, volti a far comprendere ai docenti le modalità di comunicazione), anche in questo caso l’esperto può entrare, in virtù della corrispondenza alla figura professionale dell’assistente alla comunicazione personale, prevista dall’art. 13 comma 3 della legge 104/92.
Se trattasi, invece, di interventi di riabilitazione, questi devono essere effettuati in orario extrascolastico e sicuramente non in ambiente scolastico.

Un ragazzo diversamente abile grave frequenta la scuola secondaria di secondo grado ed avendo la copertura completa dell orario é stato seguito da 6 docenti di sostegno per rendere gli interventi più mirati, efficaci ed efficienti.
Quest’anno il genitore ha chiesto solo 2 dei 6 docenti ed è stato accontentato.
Ora le chiedo se il genitore non ha mai espresso per iscritto qualche lamentela verso gli altri docenti negli anni precedenti alla luce di quale principio e quale norma la richiesta è stata assecondata?

Gli art 2,4 e 6 del dpr n. 122/09 prevedono l’ipotesi eccezionale che un alunno possa essere seguito da più di un docente. Però è assurdo pedagogicamente avere sei docenti per il sostegno. L’esperienza, fra l’altro, ha dimostrato che avere più di un docente per il sostegno può disorientare l’alunno.
Di norma i genitori non possono scegliere i docenti per il sostegno; possono solo chiederne la sostituzione se non si è realizzato un valido rapporto educativo con l’alunno (Sentenza del Consiglio di Stato n. 245/01).

Un ragazzo di 21anni compiuti e con disabilita’ grave ha frequentato nell anno 2017/2018 l’ultimo anno di un istituto di istruzione secondaria superiore e all’esame di stato non si è presentato ma il Consiglio di classe ha dimenticato di ratificare il non superamento dell esame e quindi la ripetizione della classe quinta. La scuola visto che il genitore ha intrapreso una tutela giudiziaria nell attesa di risposta da parte della magistratura consente la frequenza provvisoria al ragazzo che del resto non è stato inserito nell elenco. È legittimo ciò? Quali docenti devono essere assegnati visto che la madre addirittura ha indicato 2 nomi di docenti di sostegno?
Può un genitore tra i docenti di sostegno, che hanno seguito il figlio nel percorso scolastico di 5 anni durante il quale non ha mai esternato lamentele scritte verso i docenti, manifestare una preferenza verso qualcuno piuttosto che verso altri? Quali sono i criteri di assegnazione dei docenti di sostegno agli alunni?
Nell istituto per le altre discipline si segue la graduatoria, la continuità e la compatibilità; però per il sostegno per le superiori il criterio della continuità è in minima parte seguito sia per la necessità di un docente esperto della materia in cui l’alunno presenta difficoltà e sia perché quando i ragazzi sono molto gravi si preferisce alternarsi con altri docenti di sostegno per rendere il lavoro meno gravoso.

Se l’alunno ha ottenuto dal TAR una sospensiva, la scuola ha dovuto accettarlo come ripetente; se invece, non c’è la sospensiva, la scuola non ha l’obbligo di accettarlo, sia pur con riserva.
In nessun caso la famiglia può scegliere i docenti per il sostegno; può solo rifiutarli se non riescono a realizzare un valido rapporto educativo, ma non può sceglierli.

Sono un insegnante di sostegno infanzia, quest’anno mi è stato affidato un alunno con una sindrome genetica Cromosopatia multipla; si tratta di un bambino di circa 2 anni e mezzo dunque un anticipatario, tale sindrome ha come conseguenza una serie di problematiche importanti tra queste: assenza di deambulazione, cecità, assenza di linguaggio, crisi epilettiche ecc ecc, la scuola tra l’altro non ha a disposizione assistentato materiale. L’oggetto di dibattito tra la famiglia e la scuola è circa la questione della somministrazione dell’eventuale farmaco salvavita, ovvero il bambino potrebbe aver bisogno del farmaco qualora la crisi supera un certo tempo. Fatta questa sintetica premessa le pongo qualche domanda in merito: a chi spetta la somministrazione del farmaco e la gestione della crisi nel momento in cui si presenta? può un alunno anticipatario con questa delicata situazione frequentare già la scuola dell’infanzia, o esiste una legge che rimanda per questo caso specifico al compimento dei 3 anni di età?

L’alunno è stato accolto, previa domanda da parte dei genitori dalla scuola, pertanto ha diritto alla frequenza.
Per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci, anche salvavita, si fa riferimento alle Raccomandazioni emanate dal Miur insieme al Ministero della salute.
La Nota MIUR 23/11/2005, prot. n. 2312, attribuisce al Dirigente scolastico il compito della procedura. Ricevuta dalla famiglia la richiesta scritta, corredata da documentazione medica, il Dirigente scolastico:
a) verifica il luogo in cui conservare e somministrare i farmaci,
b) concede, ove richiesta, l’autorizzazione all’accesso ai locali scolastici in orario scolastico da parte dei genitori o loro delegati (incaricati per la somministrazione dei farmaci)
c) verifica la disponibilità di personale della scuola “in servizio” a garantire la continuità di somministrazione dei farmaci (il personale oltre alla disponibilità deve possedere specifici requisiti)
d) in assenza di locali adatti e/o di disponibilità alla somministrazione da parte del personale della scuola, procede all’individuazione di altri soggetti istituzionali del territorio (per stipulare accordi e convenzione).
Se nessuno dei precedenti requisiti può essere soddisfatto, le Linee guida, allegate alla Nota, indicano i successivi passaggi

Mio figlio con diagnosi di lieve ritardo nello sviluppo, ha iniziato il secondo anno di scuola materna.
In settimana al provveditorato si sono tenute le nomine x il sostegno, chi ha fatto il sostegno lo scorso anno è laureata in “scienze della formazione primaria indirizzo scuola dell’infanzia” ma essendo in II fascia non ha potuto scegliere l’ Istituto, chi ha scelto l’Istituto non è sufficiente e mio figlio (che ha 25 ore di sostegno e 10 di educatore) ha solo le 2 maestre (nuove e quindi con difficoltà perché il mio bimbo non parla e usa solo gesti e ci vuole un po’ per capirlo) di cui una part-time, non ha ancora il sostegno e il Comune sta ancora facendo il bando per la Cooperativa di Educatori.
Dato che ora la scuola dovrà attingere dalla graduatoria interna ho chiesto di essere celeri, ma mi hanno detto che attendono la delibera dal Provveditorato. Ho sollecitato il Provveditorato che dice che per la nomina del sostegno non serve la liberatoria. Mi sapete dire qual è la normativa che permette alla scuola di effettuare le chiamate senza la liberatoria ?

Di solito dopo i primi giorni di Settembre gli Uffici scolastici regionali dovrebbero avere esaurite le graduatorie e quindi comunicano che i presidi possono nominare dalle proprie graduatorie di istituto.
InformateVi con il Vostro Ufficio scolastico regionale se sono state esaurite le graduatorie provinciali e se quindi possono nominare le singole scuole.

Sono la mamma di un bimbo certificato alla fine di giugno 2018 e frequentante la classe quarta primaria.
Ho subito portato la documentazione a scuola. Oggi la scuola mi riferisce che mio figlio non potrà avere l’insegnante di sostegno perché le deroghe vengono assegnate solo su handicap gravi in base a una sentenza del 2005, che non so quale è. È vero? Come devo comportarmi?

È da supporre che vostro figlio sia stato certificato “con disabilità non grave”, ai sensi dell’art. 3 comma 1 della legge n. 104/92.
Anche in questi casi, però, l’alunno ha diritto ad alcune ore di sostegno settimanali sulla base della richiesta formulata, in questo caso, nella Diagnosi Funzionale.
Non conosciamo la Sentenza indicatale dalla scuola; in ogni caso, il diritto al sostegno spetta sulla base della certificazione di disabilità in forza dell’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, del DPCM 185/2006, dell’art. 3 del Decreto legislativo n. 66/17.
Insistete quindi per avere mezza cattedra, pari a 11 ore settimanali, minacciando in caso contrario il ricorso alla Magistratura.
(Si allega l’elenco dei Referenti regionali per l’Inclusione scolastica operanti presso ogni Ufficio Scolastico Regionale, ai quali potete rivolgervi, affinché chiariscano, a chi di dovere, che alcune ore di sostegno spettano a vostro figlio, per il quale avete fatto pervenire la documentazione entro il 30 giugno 2018, un tempo limite, ma sufficiente perché fosse inoltrata richiesta da parte del Dirigente Scolastico).

Lavoro con mansioni amministrative nell’ambito dell’accertamento dello stato di alunno con handicap.
Essendo la ns una zona di confine ci sono diversi bambini di cittadinanza svizzera che frequentano la scuola italiana. È prevista la possibilità che possano presentare istanza per il riconoscimento del diritto all’insegnante di sostegno?

La nostra normativa prevede che anche gli alunni stranieri con disabilità presenti in Italia, compresi quelli non regolari, abbiano diritto all’inclusione scolastica con tutte le risorse che vengono fornite agli analoghi alunni italiani.
Siccome la Svizzera è uno Stato florido, sarebbe il caso di promuovere un accordo culturale bilaterale che preveda questo aspetto.

Sono una docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado. Quest’anno ho fatto il passaggio nella stessa scuola da tipologia udito a psico-fisico ed in virtu’ di cio’ il dirigente mi ha assegnato un altro alunno interrompendo, con mio disappunto, la continuita’ del progetto didattico-educativo sull’alunna sorda che seguivo gia’ da 2 anni ed assegnando il caso ad una collega neoarrivata su udito. Cosa prevede la normativa sul diritto da parte della famiglia alla continuita’ e cosa si puo’ fare in merito? Il dirigente ha agito correttamente e nell’interesse dell’alunna?

Se il docente rimane nella stessa scuola, l’alunno ha diritto alla continuità, pena denuncia per discriminazione e violazione del principio di continuità fissato dalla legge n. 107/2015, art. 1 comma 181, lettera c) n. 2.

All’inizio di questo mese ho assegnato presso la sede associata un tecnico di laboratorio beneficiario della Legge 104/92 a causa dell’assenza di un posto libero nella sede principale, dove l’interessato ha fatto richiesta in quanto più vicina al suo comune di residenza dove presta assistenza alla moglie.
L’interessato, dopo alcune missive, attraverso il suo legale ha poi comunicato di adire le vie legali in mancanza di revoca del provvedimento.

La legge n. 104/92 all’articolo 33, a proposito dell’assegnazione della sede a lavoratori con disabilità, prevede che essi abbiano diritto a scegliere la sede più vicina alla propria residenza “ove possibile” e, cioè, se di fatto ciò sia possibile.
Se non esiste un posto nella sede più vicina, l’interessato deve accettare la sede assegnata e il ricorso non dovrebbe avere esito positivo.

Una scuola secondaria di primo grado ha formato le classi prime escludendo dal gruppo delle elementari un bambino con 104. Ovvero, su 5 iscritti tra cui tre con 104, ha messo nelle stessa classe 4 alunni, escludendo il quinto che è rimasto senza compagni ai quali era molto legato. A chiarimenti richiesti è stato risposto che hanno guardato solo le preferenze espresse dai genitori sulle domande di iscrizione. Ma le classi non dovrebbero essere eterogenee e formate su precisi criteri? Ora il bambino si rifiuta di andare a scuola

Dite alla famiglia che si rivolga subito al referente regionale per l’inclusione scolastica (elenco dei Referenti delle diverse Regioni).
Ci tenga informati, perché questo è un caso di discriminazione perseguibile ai sensi della l.n. 67/06.

Un ragazzo di 21 anni con disabilita’ grave con il sostegno che ha completato il percorso di scuola secondaria di secondo grado può iscriversi al corso serale ed avere il docente di sostegno per un numero di ore limitato cioè pari a quelle che non ha goduto nel percorso del mattino (ad esempio quando i compagni andavano via alle 15 mentre lui usciva alle 13,conteggiandole per tutti e 5 gli anni) sottratte al monte-ore complessivo del corso serale? Il D.M 455/97 recepito dalla recente normativa sui centri territoriali per gli adulti fa riferimento al monte ore complessivo che cosa significa?

Quanto richiesto non può trovare accoglimento, sia perché le ore di sostegno vengono assegnate di anno in anno e non possono recuperarsi quelle non utilizzate, sia perché una volta ottenute durante i corsi del mattino, l’amministrazione non ne assegna altre nei corsi serali.

Una docente specializzata per le attività di sostegno con incarico a tempo indeterminato svolge servizio in una scuola secondaria di I grado per un intero anno scolastico su cattedra di sostegno.
L’alunno possiede una certificazione di disabilita’ visiva ai sensi della L.104/92 art.3 comma 3. Gli sono state pertanto assegnate 18 ore totali di sostegno, delle quali 9 sono state svolte dalla suddetta docente, le residue 9 ore sono state assegnate ad un docente privo di abilitazione e di specializzazione con un incarico a t.d..
L’anno successivo il figlio della stessa docente, ammesso alla scuola secondaria di I grado, viene inserito nella stessa sezione dell’alunno con disabilita’, ma in classe diversa, dopo aver superato una selezione per poter accedere all’indirizzo musicale ( dunque non per una scelta della docente ma per una casualità).
Vi chiedo cortesemente dei chiarimenti sui seguenti aspetti:
1) la docente può svolgere il proprio servizio in classe diversa da quella del proprio figlio ma nella stessa sezione?
2) quali elementi ostativi impedirebbero la conferma dell’incarico in condizioni di continuità didattica alla docente?
3) è valido il criterio della continuità didattica anche se ha svolto servizio di 9 su 18 ore totali e per un solo anno scolastico?

1) qualunque docente può svolgere attività nella stessa scuola dove frequenta il proprio figlio, purché non insegni nella sua stessa classe,
2) solo se il posto del docente dell’anno precedente viene preso da un docente a tempo indeterminato specializzato o da un docente supplente specializzato con più punti, il docente dell’anno precedente perde quel posto, ma questo non è il caso della docente, in quanto specializzata e di ruolo, pertanto non sussistono elementi ostativi,
3) negli altri casi la continuità deve essere garantita in forza del principio sancito dalla legge n. 107/15, art. 1, comma 181, lettera c) n. 2. Nel caso da lei presentato, pertanto, la continuità deve essere garantita (possibilmente per l’intera cattedra, pari a 18 ore, in quanto sembra non sussistano motivazioni per “spezzarla”).

Nostro figlio, di 21 anni compiuti e con disabilità grave (Sindrome du cri du chat), ha frequentato nell’anno 2017-2018 l’ultimo anno di un Istituto di istruzione secondaria superiore. A metà dell’anno è stato chiesto un GLH nel corso del quale è stato redatto il documento firmato dai docenti, dalla neuropsichiatra dell’ASL di competenza e dai genitori. In detto documento veniva indicata l’opportunità di continuare il percorso formativo del ragazzo riscrivendolo a scuola con la retrocessione , però, di due classi al fine di garantirgli una continuità di relazione con i compagni. La neuropsichiatra indicava con sicurezza la possibilità della permanenza a scuola per i ragazzi con disabilità fino ai 23 anni. Pertanto, al termine della V, invece di sostenere l’esame, ci è stato suggerito dalla scuola di ritirarlo e di fare la nuova iscrizione, iscrizione regolarmente accettata. Oggi, a pochi giorni dall’inizio della scuola e con grande attesa da parte del ragazzo di ricominciare, essendo cambiato il dirigente scolastico, ci è stato comunicato che ci sono problemi per il suo reinserimento e per la concessione delle ore si sostegno delle quali, con una sentenza del TAR, lui usufruisce fino al termine del percorso scolastico. A scuola risulta agli atti il PEI, ma, per errore della scuola, abbiamo saputo soltanto adesso, che non ha fatto seguito a questo la delibera del collegio dei docenti.
Lei ritiene che ci siano delle possibilità di risoluzione del problema? Noi siamo rimasti sconcertati dalla situazione perché, oltre tutto, ne siamo stati informati solo da pochi giorni e non abbiamo avuto né il tempo né il modo di trovare altre soluzioni. Inoltre, non consideriamo la scuola un semplice parcheggio, ma un luogo dove nostro figlio impara a relazionarsi con gli altri, a rispettare le regole e apprende molto più di quanto non sia in grado di esprimere verbalmente.

Quanto concordato in sede di GLHO lo scorso anno non è applicabile: nessuna norma contempla la frequenza fino all’età di 23 anni e non è possibile “retrocedere di classe”. Le “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità” del 4 agosto 2009 (Prot. n. 4274) prevedono la permanenza nel sistema di istruzione e di formazione fino all’età adulta (21 anni).
L’unica considerazione possibile riguarda il fatto che lo studente non si è presentato all’esame di Stato e, in tal caso, il Consiglio di classe avrebbe dovuto affermare il non superamento dell’esame e quindi la ripetizione della classe quinta. Ma questo, da quanto lei scrive, non si è verificato.
Non resta che valutare la possibilità di iscrivere il ragazzo ad un corso serale dove, tenga presente, non sarà assegnato il docente di sostegno, perchè ne ha usufruito durante il corso degli studi superiori del mattino.
A questo punto prendete contatto col Comune per impostare un Progetto di vita ai sensi dell’art.14 della legge n. 328/2000, che possa prevedere o un corso di formazione professionale o un tirocinio di lavoro, che potrebbe svolgersi anche a scuola, ovviamente però senza entrare in aula come alunno.

Sono beneficiario di legge 104 art3 comma 3 per familiare. Vorrei sapere se può essermi assegnata una mole di lavoro maggiore ad esempio un numero di classi più alto rispetto a colleghi della mia stessa disciplina di insegnamento.

La normativa non contempla questa fattispecie, limitandosi ai permessi e ai congedi.
Dipende dalla discrezione del DS tener conto di questo problema anche per ll’assegnazione delle classi o dagli accordi sindacali che possono prenderlo in considerazione.

Desidero conoscere la normativa inerente l’inserimento e la gestione di portatori di handicap all’interno di istituzioni educative quali i convitti annessi.

Non risultano differenze rispetto all’inclusione nelle scuole comuni. Il problema si pone se l’alunno vuole vivere nel convitto, dal momento che la normativa si è preoccupata dell’inclusione nelle scuole vicino casa e non si è preoccupata di casi di alunni con disabilità in istituti che, anzi, ha contrastato. Se l’alunno deve stare sempre in convitto, occorre un accordo col Comune che fornisca un assistente soprattutto negli orari extrascolastici, specie se l’alunno non è autonomo.

In un plesso ubicato in un piccolo comune vi è una sezione staccata del nostro Istituto d’istruzione superiore. Questo plesso è frequentato da un’alunna tetraplegica su carrozzina, bisognosa di assistenza quando va in bagno (necessita di aiuto per alzarsi dalla carrozzina e svestirsi). L’alunna in questione accetta comprensibilmente solo l’assistenza di collaboratrici scolastiche donne, altrimenti rifiuta di frequentare la scuola. Purtroppo il plesso in questione è piccolo per cui è possibile impiegare un unico “bidello”.il fatto è che possiede la 104 per assistenza a un anziano genitore proprio un bidello uomo di quel paese, per cui bisognerebbe contemperare i due diritti, quello dell’alunna all’inclusione e all’istruzione e quello del bidello a lavorare nel posto dove presta assistenza e anche quello del genitore a essere assistito. É difficile capire quale interesse sia preminente. Il Comune manda degli assistenti fisici, le cui ore, però, non coprono l’intero arco della giornata. Sapreste darmi una soluzione o esiste giurisprudenza in materia?

La scuola è un servizio agli studenti, per cui va tutelato, prima di tutto, il diritto allo studio dell’alunna con disabilità. Il recente Decreto legislativo n. 66/2017 prevede che, nell’assegnare i collaboratori scolastici, sia rispettata la differenza di genere, proprio perché rientra nei loro compiti l’assistenza di base (CCNL artt. 47, 48 e Allegato A).
Quindi il DS deve chiedere all’USR l’invio di una collaboratrice scolastica di un paese viciniore, ovviamente non titolare del diritto di disabilità ai sensi della legge n. 104/92. Ciò è ormai un diritto delle alunne e non può essere violato con motivi di tagli alla spesa pubblica.
Se il DS o l’USR non provvedono immediatamente, la famiglia dell’alunna può rivolgersi immediatamente al Tribunale civile, previa diffida, per discriminazione ai sensi della legge n. 67/06.

Gli alunni che ad inizio anno scolastico sono in possesso del certificato ai fini dell’integrazione ma non ancora del verbale della L. 104/92 hanno comunque diritto a delle ore di sostegno, che andrebbero inevitabilmente tolte a quegli alunni in possesso delle certificazioni previste dalla legge?

L’attribuzione delle ore di sostegno è conseguente alla presentazione della documentazione prevista dalla normativa vigente. La famiglia deve consegnare alla scuola il Verbale di accertamento e la Diagnosi Funzionale, e, in base a quanto in esso contenuto, la scuola richiederà le risorse necessarie.
Ricordiamo che in nessun caso è possibile sottrarre ore di sostegno già assegnate ad altri alunni, come afferma la sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 2017.

Vi chiedo informazioni a riguardo la mia bambina di 12 anni affetta da idrocefalo in possesso di 104/92. L’anno scorso l’orario di entrata a scuola era alle 8.15, e malgrado Tutti i miei sforzi riuscivamo ad entrare alle 8.30. Uscita 13.15
La bambina Tutti i pomeriggi è impegnata con stimoli ed altro, ha logopedisti,(tsmre), il progetto Home Care della regione Lazio, e psicologi, il sabato catechismo…
Quest’anno l’istituto scolastico ha deciso di far entrare i bambini alle 8.00, ciò andrebbe a costituire un disagio ed una discriminazione ad una bimba portatrice di handicap, non riuscirebbe a seguire con attenzione le lezioni, e sarò costretta a chiedere di farla entrare alle 8.30, creando così una discriminazione; l’entrata alle ore 8.00 penalizzerebbe non solo l’attenzione per l’apprendimento scolastico, ma tutta la giornata, lei è seguita da logopedisti fisioterapisti, e psicologi…
In quanto la bambina stanca non dà rendimento e ne avrebbe input positivi.
Vi chiedo posso chiedere al dirigente di istituto di cambiare orario d’entrata e spostarlo alle 8.30??
Devo diffidare il dirigente? Devo inviare al Provveditorato di Roma la diffida per conoscenza?? O è tutto giusto e quindi devo o cambiare scuola o farla entrare dopo..

Nel caso da lei esposto, difficilmente può parlarsi di discriminazione, in quanto trattasi di una scelta di orario determinata dalla richiesta della maggioranza delle famiglie.
Sarà opportuno contattare un’altra scuola, che prevede le ore 8.30 come orario di entrata.

A chi spetta il compito di fornire un operatore di sostegno/educatore durante il pasto alla scuola dell’infanzia per un alunno con disabilità? E’ competenza del dirigente scolastico o del Comune?

In conformità al contratto di categoria, artt. 47 e 48 e Allegato A, il compito di imboccare l’alunno con disabilità è affidato ai collaboratori scolastici, in servizio presso l’Istituto scolastico, individuati dal Dirigente scolastico. Se il bambino con disabilità richiede una specifica attenzione, dovuta a forme patologiche particolari, allora sarà l’ASL, ovvero il servizio sanitario, a provvedere a tale figura, sempre su richiesta del Dirigente scolastico.

Sono la mamma di una bimba di quasi 5 anni affetta da osteogenesi imperfetta di tipo 1.
Brevemente chiarisco quali sono i sintomi della patologia: l’osteogenesi rende le ossa fragili quindi con traumi molto leggeri vengono prodotte delle fratture.
La mia bambina dovrà frequentare l’ultimo anno della scuola materna ed io e mio marito è già dall’anno scorso che cerchiamo di ottenere un assistente alla persona ma invano. Abbiamo ripiegato sull’insegnante di sostegno ma in effetti non serve alla bambina che non ha nessun deficit cognitivo.
Abbiamo bussato alle porte del comune, della dirigente scolastica, della neuropsichiatra che ha redatto la diagnosi funzionale per il sostegno e di un avvocato ma questa figura specifica è inesistente per tutti. Nessuno sa dove reperirlo e chi deve richiedere la sua presenza in classe.
Chiedo cortesemente a Voi se è possibile di avere delucidazioni o a quale ufficio dovrei rivolgermi per avere finalmente la possibilità di tutelare nel modo corretto la salute di mia figlia.

L’art. 13, comma 3, della legge 104/92 prevede che, se necessario, all’alunno con disabilità sia assegnata la figura addetta all’assistenza all’autonomia personale e/o alla comunicazione. Nella Diagnosi Funzionale, predisposta dall’ASL, deve pertanto essere riportata questa indicazione e il Dirigente scolastico, ricevuta la documentazione dalla famiglia, dovrà inoltrare regolare richiesta presso l’Ente competente (in questo caso il comune). In assenza di precise indicazioni, infatti, non è possibile per la scuola effettuare la richiesta. Considerata la particolare situazione, l’assistente ad personam (assistente comunale), assegnata all’alunno, dovrà essere formata dall’ASL anche con un breve corso, sulle problematiche fisiche della bambina.

Sono un assistente educativo, avrei bisogno di un’informazione, le assenze dell’alunno che seguo devono essere recuperate? Oppure no.
Mi è stato affidato un incarico di due alunni e uno dei quali è mancato per un mese e per questo ho dovuto recuperare le assenze dell alunno facendo slittare di un mese il termine del lavoro da me svolto. E non solo mi è stato calcolato solo mezzo punto per un mese di lavoro svolto nonostante tutto io abbia lavorato per due mesi.

Gli studenti sono tenuti alla frequenza nelle giornate di lezione previste dal calendario scolastico. Se uno degli studenti, ai quali lei è stata assegnata in qualità di assistente ad personam o di educatore, è stato assente anche per un mese, è tenuto a giustificare l’assenza alla scuola ma non è tenuto al recupero.
Per le altre questioni la invitiamo a contattare il sindacato di categoria.

Ho una invalidità riconosciuta al 100% rivedibile nel 2019 e sono docente di ruolo alla scuola primaria.
Ho una laurea in architettura vecchio ordinamento e vorrei conseguire una nuova abilitazione per insegnare alle superiori.
Sapete se ci sono percorsi abilitanti speciali o termini legali per chiedere la mobilità?

Dovrebbe chiedere al suo Ufficio Scolastico Regionale o al MIUR, nello specifico alla direzione generale per il personale docente. Al momento, l’unica possibilità è la partecipazione al FIT, iscrivendosi, dopo aver acquisito i 24 Cfu previsti, al concorso che sarà bandito. Deve valutare se la frequenza del FIT le consentirà poi di insegnare o se dovrà sospendere l’attività per un tempo che, sicuramente, sarà indicata nell’emanando bando.

Sono la zia di una bimba disabile di 5 anni e mezzo. Poiché sua mamma lavora e io sono disoccupata, mi occupo di lei quando non è alla materna, a titolo gratuito. Poiché sono in difficoltà economica, sto attivamente cercando lavoro, ma se lo trovassi mia sorella sarebbe in difficoltà, in quanto non sarebbe in grado di pagare una babysitter. Mi chiedevo perciò se potessi candidarmi come assistente all’igiene (o assistente personale, non so come definirla) per la bambina a scuola, in maniera da avere una retribuzione almeno per i mesi in cui è a scuola. Vorrei sapere quali sono i requisiti per questo incarico, e se l’assunzione debba seguire una graduatoria, oppure se, dopo aver fatto gli opportuni corsi (quali?) possa essere assunta direttamente dal comune o dall’ente scolastico. Quest’anno a settembre la bambina frequenterà l’ultimo anno di scuola materna, l’anno prossimo passerà alla primaria.

Se lei intende svolgere a scuola il ruolo di assistente per l’autonomia e la comunicazione, di cui all’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, deve contattare il Comune di residenza, il quale ha una sua normativa per la nomina di queste persone.
Se invece intendere svolgere il ruolo di assistente igienica, ovviamente nell’ipotesi che sua nipote ne abbia necessità o lo richieda altro alunno con disabilità, deve inserirsi nella graduatoria dei collaboratori scolastici dipendenti dagli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, prendendo contatti con tali uffici. Temiamo che, al momento, siano scaduti i termini.

Su un documento di valutazione di scuola primaria, relativo ad un alunno diversamente abile con paritaria, le insegnanti hanno aggiunto a penna “la valutazione si riferisce agli obiettivi previsti nel Pei”. Tale specificazione a me, personalmente, sembra inopportuna. Ho provato a cercare una normativa che lo vieti ma mi sembra di capire che sia a discrezione delle scuole una tale specificazione. L’unico riferimento esplicito da me trovato è relativo alla scuola superiore dove si dice che tale affermazione va esplicitata solo in presenza di una programmazione differenziata. Potrebbe gentilmente, segnalarmi, se esiste, la norma che vieta una tale precisazione in pagella alla scuola primaria.

Il comma 6 dell’art. 15 dell’OM 90/2001 stabilisce che il riferimento al PEI può essere utilizzato unicamente per gli studenti che seguono una programmazione differenziata; di conseguenza, per coloro che seguono una programmazione “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali”, ovvero un programma semplificato, non deve essere fatta menzione nella scheda di valutazione. Riprende lo stesso principio il comma 15 dell’art. 11 del decreto legislativo n. 62/2017. A ciò si aggiunga la normativa sulla privacy.
Quindi nella scuola del primo ciclo, dove non esiste la programmazione differenziata, non si può aggiungere la frase erroneamente apposta nella scheda di valutazione della ragazzina di scuola primaria.

Vorrei sapere se per una alunna con disabilità art.3 comma 3 a fine del primo ciclo si deve rilasciare la licenza media o l’attestato?
Naturalmente il PEI è differenziato e ha sostenuto tutte le prove d’esame adattate alle sue capacità.

Nella scuola secondaria di Primo grado la programmazione prevede unicamente il curricolo semplificato o personalizzato. Solamente nel secondo grado sono previste due opzioni: semplificato o differenziato.
Tanto premesso, per gli esami conclusivi del primo ciclo d’istruzione si fa riferimento al Piano educativo individualizzato.
Riferimenti normativi:
– art. 16 c. 2 della l. n. 104/92, in base al quale nella scuola dell’obbligo (allora l’obbligo durava sino alla terza media) la valutazione avviene sulla base del PEI, formulato sulla base delle effettive capacità dell’alunno;
– art. 11 del d.lgs. 62/2017, che recupera il principio della legge 104/92; il decreto stabilisce che le prove d’esame, denominate differenziate, sono predisposte sulla base del PEI, coerentemente con le attività effettivamente svolte durante l’anno; il loro superamento contempla il rilascio del diploma finale.
In sintesi se l’alunno dimostra di aver raggiunto gli obiettivi del suo PEI, evidenziando progressi rispetto i livelli iniziali delle conoscenze, merita il diploma, anche se non sapesse leggere, scrivere o far di conto.
Ricordiamo, infine, che nel diploma finale rilasciato al termine degli esami del primo ciclo e nelle tabelle affisse all’albo di istituto non deve essere fatta menzione delle modalità di svolgimento e della differenziazione delle prove (art. 11).

Il dirigente scolastico ha avvisato la famiglia di un minore con disabilità mentale lieve, iscritto alle scuole medie, che nel prossimo anno scolastico il proprio figlio sarà trasferito in un’altra sezione, visto che l’assegnazione del insegnate di sostegno sono poche.
Desideravo sapere se è lecito spostare un minore da una sezione ad un altra, senza tenere conto della sua disabilità, della necessità di doversi nuovamente riambientare, della continuità socio educativa; il minore ha fatto una fatica enorme quest’anno ad inserirsi in un nuovo ambiente.

La normativa è inclusiva, perché vuole l’inserimento di qualità in una classe con dei compagni e questo per tutta la durata di quel determinato ciclo di studi, in una logica di continuità (sia con i compagni, come detto, e sia dal punto di vista della didattica con i docenti).
Qualunque esigenza organizzativa della scuola, che comporti un cambio di sezione, deve essere vagliata dal GLHO e il suo parere deve considerarsi vincolante, a meno che non sussistano necessità insormontabili di fusione di due classi o di soppressione di una sezione, sempre nel rispetto del tetto massimo di 20 alunni.

Sono il papà di un bambino autistico ed epilettico, quest’anno l’avrei voluto iscrivere alle secondarie di primo grado ad indirizzo musicale ma una prova preselettiva ha causato la sua esclusione. Il punto è questo: è legale far fare una prova preselettiva ad un disabile? E soprattutto, ammesso sia legale, fargliela fare secondo le stesse modalità dei normodotati senza tenere in minimo conto della sua peculiare disabilità (autismo)?

La Legge n.114/2014 all’art 15 comma 9 esclude le persone co n disabilità dal sottoporsi a prove selettive nei concorasi e quindi anche all’ammissione agli istituti musicali.

Sono un insegnate di scuola elementare, mi è sta riscontrata una invalidità lavorativa superiore ai 2/3 pari al 90% per l’asportazione della vescica, e un ictus che mi ha causato una riduzione della mobilità della gamba e braccio dx, attualmente svolgo normalmente la mia attività lavorativa.
Con questo grado di invalidità, il DS o chi per lui potrebbe richiedere nei miei confronti un controllo per verificare se ho ancora i requisiti per l’insegnamento?

Se il DS chiede la visita collegiale per verificare le sue condizioni di idoneità all’insegnamento, dovrà comunque essere rispettata la normativa sull’occupazione obbligatoria dei lavoratori con disabilità, di cui alla l.n. 68/99. Comunque ne parli col suo sindacato.

Vorrei sapere come va compilato il tabellone dello scrutinio di ammissione all’esame di Stato del 5^ anno -secondaria secondo grado – nel caso di alunno h con PEI differenziato che non vada all’esame e permanga per la seconda volta alla frequenza della classe stessa.

Nelle tabelle affisse all’albo di istituto non deve essere fatta menzione del percorso differenziato. Come per tutti gli altri studenti, sul tabellone sarà riportata la dicitura: “ammesso” oppure “non ammesso”.

Sono una docente di sostegno con 11 ore su un alunno grave. L’insegnante di sostegno che insieme a me completava le altre 11 ore sul bambino ha chiesto e ottenuto trasferimento. Io ho chiesto alla DS della nostra scuola di far completare l’orario sull’alunno alla maestra di matematica della classe che ha ottenuto tramite TFA il titolo di sostegno, proprio per garantire continuità didattica, visto che già conosce il bambino e la classe. La DS non mi è sembrata molto d’accordo. Allora le chiedo, non si deve applicare in questo caso il principio di continuità?

La proposta da voi presentata è sicuramente da considerarsi ed è in linea con i principi della corresponsabilità e della continuità didattica. Fate presente alla D.S. che, recentemente, il decreto legislativo n. 66/2017, all’art. 14, attribuisce al dirigente la possibilità di utilizzare i docenti dell’autonomia specializzati in parte su posto di sostegno e in parte su posto comune; questo a vantaggio e beneficio non solo dell’alunno con disabilità, ma di tutto il gruppo-classe e della comunità scolastica nel suo insieme.

Sono una docente di sostegno alla scuola primaria, quest’anno è stato inserito un alunno alla classe terza primaria con problematiche cognitive rilevanti, è stato certificato con DF medio grave solo durante il secondo quadrimestre, l’alunno ha 11 anni e il Dirigente Scolastico ha proposto di fargli fare gli esami di idoneità alla classe quinta proprio per l’età. Noi docenti ci chiediamo se ciò è legale e se si a quale normativa fare riferimento.

Un alunno di 11 anni dovrebbe trovarsi nella stessa classe con i suoi coetanei, e non solo perché la norma prevede il ricorso a bocciature unicamente in casi eccezionali e straordinari, ma perché dal punto di vista degli apprendimenti e della relazione le maggiori interazioni positive avvengono nel gruppo dei pari. Appare pertanto poco educativo che un ragazzino di 11 anni sia in classe con bambini di 8 anni.
Ciò premesso, a nostro avviso appare coerente l’indicazione del Dirigente scolastico che, sicuramente, avrà fatto riferimento a quanto stabilito dal recente decreto legislativo in tema di valutazione; il decreto lgs. n. 62/2017, infatti, prevede che i privatisti possano fare esami secondo la loro età.

Ho letto la normativa relativa all’Esame di Stato per i diversamente abili. In particolare gradirei chiarimenti sulla certificazione delle competenze.
Mi sembra di capire che bisogna rilasciare un attestato certificante le competenze, dove venga indicato un voto, nella prima parte, ed una sorta di report sulle competenze acquisite, nella seconda parte. Sbaglio?
È obbligatorio rilasciare un attestato di questo tipo o si può omettere il voto e apporre al suo posto un giudizio? C’è una discrezionalità della commissione o c’è un modello da adottare per tutti, indipendentemente dalla gravità del disagio?
Non sarebbe opportuno che la Scuola avesse un unico modello con il suo logo?

Il Decreto 742/17 stabilisce, all’art. 1, che le Istituzioni scolastiche statali e paritarie del primo ciclo debbano certificare l’acquisizione delle competenze progressivamente acquisite dagli alunni. E questo vale per tutti gli alunni. In questo documento non sono riportati voti, bensi una descrizione dei risultati del processo formativo, secondo una valutazione complessiva in ordine alla capacità di utilizzare i saperi acquisiti per affrontare compiti e problemi, complessi e nuovi, reali o simulati.
La certificazione delle competenze è redatta in sede di scrutinio finale da parte di tutti i docenti del Consiglio di classe ed è consegnata, in copia, sia alla famiglia dell’alunno sia all’istituzione scolastica o formativa del ciclo successivo (art. 2).
Per gli alunni con disabilità il modello nazionale di certificazione delle competenze può essere accompagnato, ove necessario, da una “Nota esplicativa”, in cui viene descritto “il significato degli enunciati relativi alle competenze del profilo dello studente” rapportati agli obiettivi specifici del Piano Educativo Individualizzato). Nel Modello è presente anche una sezione a cura dell’INVALSI che viene curata dall’INVALSI se lo studente ha affrontato le prove standard. Negli altri casi è il Consiglio di classe che provvede a completare tale sezione.
Non è possibile adottare un modello standard di questo documento valido per tutti gli alunni con disabilità: ciò equivarrebbe a negare il principio di individualizzazione sotteso al processo inclusivo stesso.

Desidero sapere se in una scuola primaria la Ds può assegnare a docente sostegno lingua inglese per la classe nella quale lavora? La docente può essere sostuita da curriculare senza specializzazione?

Tenga presente che i docenti assegnati ad una classe in cui è iscritto un alunno con disabilità, che siano specializzati o non specializzati, sono a “pieno titolo” insegnanti di tutti gli alunni della classe (quindi anche dell’alunno con disabilità).
In base al decreto legislativo n. 66/2017, art. 14, il D.S., acquisita la disponibilità, incarica docenti specializzati per parte del loro orario su posto di sostegno e per parte del loro orario su posto comune o disciplinare (nella stessa classe).

Sono una docente che ha in classe un alunno diversamente abile molto grave e che all’esame non potrà sostenere alcuna prova.
Vorrei saper se è sempre facoltà del consiglio di classe deliberare che verrà ammesso all’esame di terza media solo per il rilascio dell’attesato di credito formativo o questo lo si potrà rilasciare solo nel caso in cui l’alunno non dovesse presentarsi all’eame stesso.(vedi dec. leg. 62/2017)

La norma stabilisce che per gli alunni con disabilità intellettiva “la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita nei confronti dell’allievo, deve comunque aver luogo” (OM 90/2001, art. 15); principio ripreso e confermato dal recente Decreto Legislativo n. 62/2017.
Il D.Lgs. 62/17, confermando tale indirizzo, stabilisce, in linea con quanto stabilito dall’art. 16 della legge 104/92, che per gli alunni con disabilità devono essere predisposte dalla sottocommissione (ovvero dal Consiglio di classe) “prove coerenti con il Piano Educativo Individualizzato”, aventi valore equivalente e, di conseguenza, utili per il conseguimento del diploma. Sempre in linea con le indicazioni del decreto legislativo, le prove devono rispettare nei contenuti e nei tempi quando il PEI riporta.
A tali indicazioni normative la Commissione (così come la sottocommissione) deve attenersi.

Sono un’insegnante di sostegno di ruolo nella scuola primaria nella provincia di Ancona, vorrei sapere che cosa può votare allo scrutinio l’insegnante di sostegno che è insegnante di classe, posso condividere e votare per gli alunni della classe solo il voto di comportamento o anche i voti delle discipline curricolari? Questo concetto non mi è mai troppo chiaro e a quale normativa si può far riferimento. Ovviamente tutto è semplice quando c’ è collegialità e condivisione, diventa complicato quando ci sono pareri discordanti.

Se Lei è solo docente per il sostegno, può esprimere il Suo voto su tutti gli alunni della classe relativamente al livello di inclusione raggiunto da ciascuno, secondo quanto stabilito dagli art 2, 4 e 6 del dpr n. 122/09 che proprio per il voto dei docenti per il sostegno richiama espressamente i parametri dell’art 12 comma 3 della l.n. 104/92.
Se è invece anche docente curricolare, cosa che ho sempre deprecato, ha diritto a due voti: ad uno come docente per il sostegno avente ad oggetto quanto detto sopra; ed altro voto come docente curricolare relativamente alla propria disciplina di insegnamento.

Mio figlio, disabile grave, malattia rara, cieco medio grave, ha 16 anni.
– Per assistenza eventuale crisi epilettica esiste sempre normativa che dirigente scolastico deve individuare qualcuno ,senza imporre,e con asl stilare protocollo di intervento prima assistenza e chiamata 118?
– Cambio pannolino e igiene spetta ai collaboratori scolastici ,supportati da educatore del ragazzo?sento parlare di operatore igienico da alcuni genitori,ma qui non si ha tale figura.
– Quest’anno mio figlio termina la terza media; il dirigente e insegnante sostegno dicono avrà attestato e NON diploma, che non possono compattare in un solo giorno tutto l’esame, che lui poi per suo ritardo cognitivo grave svolge programma da bimbo piccolo, permettetemi.
Il dirigente insiste che deve stare in classe per esame!!! Un ragazzo che fermo 10 minuti e calmo è spesso impossibile!!!

– Somministrazione farmaci
Per la somministrazione dei farmaci, il riferimento normativo è la Nota n. 2312 del 2005, in base alla quale il Dirigente scolastico, a seguito della richiesta “scritta” di somministrazione farmaci (da parte della famiglia):
a) verifica il luogo in cui conservare e somministrare i farmaci,
b) concede, ove richiesta, l’autorizzazione all’accesso ai locali scolastici in orario scolastico da parte dei genitori o loro delegati (incaricati per la somministrazione dei farmaci)
c) verifica la disponibilità di personale della scuola “in servizio” a garantire la continuità di somministrazione dei farmaci (il personale oltre alla disponibilità deve possedere specifici requisiti)
d) in assenza di locali adatti e/o di disponibilità alla somministrazione da parte del personale della scuola, procede all’individuazione di altri soggetti istituzionali del territorio (per stipulare accordi e convenzione).
Se nessuno dei precedenti requisiti può essere soddisfatto, le Linee guida, allegate alla Nota, indicano i successivi passaggi (può trovare la nota al seguente indirizzo: https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf )
– Cambio pannolino e igiene
L’assistenza di base, nel rispetto del genere, è compito assegnato dal Dirigente scolastico al collaboratore o alla collaboratrice scolastica (rif. Decreto legislativo n. 66/2017)
– Esame di Stato: titolo di studio
In base all’art. 16 della legge 104/92 e del recente Decreto legislativo n. 62/2017, le prove dell’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione (esame di Stato) sono preparate dal Consiglio di Classe (sottocommissione) in base al PEI (coerentemente cioè con quanto indicato nel PEI e quindi con quanto svolto effettivamente durante l’anno scolastico, compresi i tempi. Il D.Lgs. 62/2017 ribadisce chiaramente che le prove d’esame devono essere coerenti con il PEI, pertanto quanto in esso indicato deve essere rispettato: se nel PEI vi sono scritte le modalità con cui vengono somministrate le prove -compresi i tempi di svolgimento delle stesse-, allora in sede di esame di Stato devono essere rispettati anche i tempi descritti nel PEI).
Le prove preparate dalla sottocommissione sono definite “differenziate” e hanno valore “equivalente” ai fini del conseguimento del titolo di studio.
Lo studente, che affronta le prove strutturate sulla base del PEI in conformità al D.Lgs. n. 62/2017, consegue regolare titolo di studio.

Sono una docente di sostegno, vorrei chiederle se per un alunno diabetico da legge è previsto un docente di sostegno e va redatto un PEI, nonostante la neuropsichiatra non lo abbia in carico perché l’ alunno non ha problemi cognitivi e non avendo una diagnosi funzionale.

Non tutti gli alunni certificati come “invalidi civili, ciechi o sordi” hanno diritto al sostegno, ma solo quelli che, in base alla Diagnosi Funzionale, ne siano riconosciuti “bisognosi”.

Sono il papà di una bimba di 5 anni disabile al 100% ceca assoluta celebrolesa grave non si muove,non parla, non tiene il capo, si nutre con peg e soffre di epilessia grave ridotta con 4 farmaci e tiene il pannolone. La mia domanda è: vorrei sapere se è obbligatorio iscriverla a scuola.

Senta gli esperti che seguono la bimba; se essi ritengono che comunque è importante farle fare l’esperienza di integrazione scolastica, la iscriva pretendendo che siano predisposti per lei tutti i servizi necessari che Le sono suggeriti dagli esperti, ivi compresi anche quelli della Lega del Filo d’oro di Osimo, specializzati nelle persone con pluri-minorazioni. Altrimenti chieda alla scuola o il riconoscimento al diritto all’istruzione domiciliare o di effettuare l’istruzione familiare.
Comunque tutti questi sono modi di adempimento dell’obbligo scolastico che non può essere violato, pena l’irrogazione di un’ammenda.

Sono una docente di sostegno, abbiamo redatto un PEI ad un bambino a cui la commissione medica ha dato la 104, però a scuola non è arrivata ancora l’attestazione di handicap. È illegale aver redatto il PEI?

In assenza di formale documentazione, ovvero di Verbale di Accertamento e di Diagnosi Funzionale, il bambino non può essere riconosciuto come alunno con disabilità e, di conseguenza, non può essere elaborato un PEI.

Sono un docente di sostegno in un V di un I.T.T. Seguo un ragazzo in possesso di certificazione medica a cui è associato un codice ICF ma sprovvisto di certificazione medica ai fini della legge 104/92; in vista dell’esame di stato mi chiedo se l’alunno in questione possa essere supportato dal docente di sostegno; secondo l’ordinanza ministeriale 2017/18 ex art. 22 mi sembrerebbe di no.

In assenza di formale documentazione, ovvero di Verbale di Accertamento e di Diagnosi Funzionale, lo studente non può essere riconosciuto come alunno con disabilità. Al momento, poi, non ci sono più i tempi neppure per un riconoscimento come alunno con BES, in quanto il documento del 15 maggio e i suoi allegati riservati sono già stati depositati.

Sono l’insegnante di sostegno di un’alunna gravissima che quest’anno sosterrà l’esame di Stato. Volevo sapere se, vista la gravità, l’alunna potrà sostenere solo il colloquio orale (proiezione di una tesina sul suo percorso scolastico) e non le prove scritte, visto che non sa scrivere, non conosce né lettere né numeri e ha grande difficoltà di concentrazione. Durante l’anno é stata valutata in tre materie per attività prevalentemente educative. Potrebbero esserci problemi per il calcolo del voto, visto che mancherebbero i voti degli scritti? Esistono dei riferimenti di legge a riguardo?

Risulta abbastanza strano – e improprio – che nel corso dell’anno scolastico si sia proceduto alla valutazione di soli tre materie e non di tutte, essendo il riferito tempo-scuola coerente con una progettazione che deve essere predisposta e inserita nel Piano Educativo Individualizzato.
Per ciascuna disciplina, infatti, andavano indicate le relative valutazione “in decimi”. Vi è una mancanza al riguardo. Per gli alunni con disabilità per i quali viene adottata una programmazione differenziata il Consiglio di classe prevede per ciascuna disciplina (la cui corrispondenza è il “tempo-scuola”) le relative attività, comprensive di “prove di verifica e di criteri di valutazione”. Questa programmazione non può essere omessa. Si rimanda, al riguardo, all’OM 90/2001.
Ciò premesso, va detto che le prove differenziate (si deduce che per l’alunna, previo acquisito consenso della famiglia, il Consiglio di classe abbia adottato una programmazione differenziata) sono costruite coerentemente con quanto indicato nel PEI. Ne consegue che, sulla base dell’allegato riservato del documento del 15 maggio, potranno essere predisposte prove coerenti, quindi anche una tesina il cui contenuto dovrà essere coerente con le attività “effettivamente svolte” nel corso dell’anno scolastico.
Per quanto riguarda il voto conclusivo, trattandosi di prove differenziate è possibile sostituire alcune o tutte le prove scritte con prove orali e quindi il punteggio globale è rapportabile a quello dei compagni, sia pur trattandosi di PEI differenziato.

Sono una docente di sostegno di una scuola professionale ho saputo che un ragazzo di 20 anni con legge 104 e diagnosi funzionale vuole iscriversi al serale ha diritto al docente di sostegno?
Non ci vuole come per gli altri anche la documentazione dell INPS?

Certamente senza certificazione della Commissione INPS, attestante la certificazione di disabilità ai sensi dell’art 3 comma 1 o comma 3 della legge n. 104/92, non si può richiedere (e avere) il sostegno.
Qualora ciò sia presente agli atti della scuola, l’alunno, anche nei corsi serali, ha diritto al sostegno in forza del D.M. n. 455/97 che è stato, di fatto, recepito dalla recente normativa sui centri territoriali per gli adulti.
Ovviamente se ha già avuto ore di sostegno nelle classi della scuola secondaria di Secondo grado (del mattino), queste verranno decurtate dal monte-ore di sostegno serale e, se le avesse avute con cattedra intera per tutti i cinque anni, riteniamo che l’USR difficilmente riassegnerà ore di sostegno al serale.

Sono un’insegnante di sostegno e vorrei un chiarimento sulla promozione di una ragazza autistica a basso funzionamento non verbale. I genitori si oppongono alla promozione appoggiati dal neuropsichiatra il quale ha firmato una loro richiesta con la quale chiedono la bocciatura della figlia. Il consiglio di classe è invece di parere contrario e voterà per la promozione dell’alunna in quanto ha fatto il suo percorso ottenendo tra l’altro anche dei buoni risultati a livello sia di comportamento e di relazione con gli altri. Vorrei sapere se la ragazza può essere promossa oppure il consiglio deve tenere conto del parere del neuropsichiatra e dei genitori.

È compito esclusivo del Consiglio di classe stabilire l’ammissione o la non ammissione di uno studente alla classe successiva o all’esame di Stato (D.Lgs. 62/2017 e DPR 122/2009).

Sono la mamma di un ragazzo con disabilità. Mio figlio frequenta la quarta elementare ma ha 11 anni perché lo abbiamo trattenuto un anno in più alla scuola dell’infanzia in accordo ovviamente con gli specialisti e insegnanti….ma… mio figlio da quasi due anni ha capito ovviamente di essere più grande e di essere diverso per la sua malattia quindi sono due anni che ci dice che non vuole più stare alle elementari e dal prossimo anno vuole andare in prima media….questa cosa lo fa soffrire e ha chiuso con tutti… La mia domanda è: possiamo far saltare la quinta elementare e portarlo in prima media?

L’art 10 del decreto legislativo n. 62/17 a proposito degli esami dei privatisti stabilisce quanto segue: possono sostenere gli esami di idoneità alla frequenza del primo anno di scuola media i candidati che abbiano compiuto 11 anni di età.
Avendo suo figlio già compiuto 11 anni, potrà partecipare.
In qualità di genitori dovete parlare con la scuola per sapere se può far domanda anche se non si è ritirato entro fine Marzo.
Al momento non si vedono altre soluzioni.

Un ragazzo con dichiarazione di EES per border cognitivo che frequenta la classe terza media, in seguito alla rivalutazione della diagnosi in vista del passaggio alla scuola secondaria di secondo grado, effettuata ad aprile 2018, viene diagnosticato con ritardo cognitivo lieve ICD-10 F70.
Ovviamente la diagnosi verrà recapitata quanto prima alla scuola superiore, ma mi chiedo come comportarci nel corso di questo ultimo mese di scuola e in particolare all’esame di stato del terzo anno. Non possiamo non tenere conto della certificazione, immagino, ma non so se possiamo predisporre delle prove calibrate sulle sue difficoltà, differenziando i quesiti, semplificando le richieste per le materie d’esame, non essendo riconosciuto come diveresamente abile dall’USR e non avendo avuto l’assegnazione delle ore di sostegno.

La sola certificazione non è sufficiente per poter avviare la procedura prevista dalla normativa a favore degli alunni con disabilità. Occorre, infatti, che la famiglia presenti alla scuola copia della Diagnosi Funzionale rilasciata dall’ASL (ai sensi del DPCM 185/2006).
Se la famiglia provvederà in tal senso, consegnando cioè la Diagnosi Funzionale alla scuola, allora il Consiglio di classe con la collaborazione della famiglia e degli specialisti provvederà a elaborare il Profilo Dinamico Funzionale e il PEI e, in sede di esame di Stato, lo studente potrà sostenere prove coerenti con il PEI.
Se, invece, la famiglia non farà avere alla scuola la Diagnosi Funzionale, la scuola dovrà procedere secondo quanto previsto dalla norma vigente: in questo caso, in presenza del solo riconoscimento di BES, lo studente sosterrà le prove d’esame esattamente come i suoi compagni.

Sono il papà di un bambino di 3 anni e mezzo iscritto alla scuola Primaria con Disturbo dello Spettro Autistico, il bambino è certificato con il comma 3 ed ha diritto all’Insegante di Sostegno (al massimo delle ore), all’Assistente Igienico Sanitario ed all’Assistente alla Comunicazione.
Nella sua scuola ci sono 4 bambini Certificati (con il massimo delle ore) e ci sono solo 3 Insegnanti di Sostegno per cui mio figlio come gli altri 3 resta scoperto per un paio di ore, mi chiedo se ciò è possibile?
Il Comune ha nominato l’Assistente alla Comunicazione per un totale di 2 ore settimanali, mi chiedo se ciò è possibile?
Il prossimo anno lo vorremmo trasferire presso un altro Asilo, all’interno dello stesso Circolo ma in un Comune diverso, l’Assistente alla Comunicazione deve essere pagato dal Comune di Residenza del bambino o dal Comune della Classe che frequenta?

Gli alunni certificati con l’art 3 comma 3 della legge n. 104/92, in situazione di gravità, solitamente hanno diritto ad una cattedra intera. In mancanza, si invia diffida all’Ufficio Scolastico Regionale, quindi si procede con il ricorso.

Vi chiedo informazioni e chiarimenti in merito alla possibilità o meno di fermare un alunno certificato.
Ho visto già delle vostre risposte sul sito ma vi chiedo se ci sono novità recenti in quanto la nostra dirigente, in estrema sintesi, ci dice che non si possono più fermare gli alunni con disabilità viste le ultime indicazioni in merito.
Il problema sorge quando è la famiglia stessa a chiederci, a ragione e in pieno accordo con il consiglio di classe, di prolungare il percorso nel primo grado d’istruzione.
Se la non ammissione alla classe successiva, così come la non ammissione all’esame di terza media, di fatto, non pare neanche più contemplabile, che strumenti ci sono per dare più tempo a quegli alunni che sono in uno stato di forte gravità e per cui un anno in più sarebbe senz’altro utile?
Ci pare di capire che l’alunno disabile non possa non avere che un successo formativo, è così?

La normativa sembra puntare più su miglioramenti apprenditivi fondati sulla prosecuzione e senza interruzione coi compagni e sugli sviluppi nel tempo degli stessi, più che sulla ripetizione tramite bocciature.
Comunque se l’alunno non raggiunge gli obiettivi indicati nel PEI, il Consiglio di classe, all’unanimità per la scuola primaria e a maggioranza per gli altri ordini di scuola, può non ammettere alla classe successiva. Su questa decisione, che compete esclusivamente ai docenti della classe, non ha alcuna influenza (né può averla) l’eventuale richiesta di bocciatura da parte della famiglia o di qualsiasi altro soggetto non appartenente al Consiglio di classe.

Una studentessa iscritta al quinto anno di Liceo artistico, fino al quarto anno con diagnosi Dsa (risalente a precedenti ordini di scuola) e relativa predisposizione annuale del Pdp, all’inizio del quinto anno presenta alla scuola una relazione dell’Asl, dove si fa riferimento alla diagnosi F70 codice ICD10 ritardo mentale lieve. Nella relazione si aggiunge che su richiesta della famiglia e dell’allieva non si procede nell’iter per ottenere il riconoscimento della L. 104, ma si chiede ai docenti di adottare una semplificazione del programma. Il consiglio di classe, appurato che in effetti l’allieva necessita di tale semplificazione e con molta volontà raggiunge gli obiettivi minimi attraverso strumenti adeguati, recepiscono le indicazioni scritte nella relazione. Ora però il consiglio di classe, su sollecitazione del dipartimento dei docenti di sostegno, che ritiene non abbia valore per la scuola la relazione Asl ricevuta, decide a maggioranza di ritenere ancora valida la precedente diagnosi Dsa, riprendendo il precedente Pdp riferito a soli strumenti compensativi/dispensativi, senza alcuna semplificazione. È corretta tale decisione? Altri docenti invece ritenevano più corretto adottare un Pdp riferito a un Bes, in quanto la relazione Asl escluderebbe sia la 104 che la 170, ma con riferimento al deficit cognitivo diagnosticato richiederebbe una semplificazione del programma. La domanda è quale procedura sia legittima, e in che modo le indicazioni adottate dal consiglio di classe dovranno essere recepite in sede di esame di Stato.
E’ possibile adottare una semplificazione del programma in caso di Dsa, ad esempio in caso di deficit cognitivo secondario al disturbo? E sarebbe possibile considerare tale semplificazione uno strumento compensativo, possibile quindi in sede di esame di Stato, anche per studenti con Bes? Se sì, a quali condizioni?

Nel presentare la “relazione dell’ASL” la studentessa e la famiglia chiedono l’applicazione di quanto previsto per gli alunni con disabilità, senza tuttavia produrre la relativa documentazione (Diagnosi Funzionale e Verbale di Accertamento); in questo caso la scuola non ha gli strumenti per poter “semplificare il programma”.
In assenza di ciò, il Consiglio di classe si chiede se procedere con il riconoscimento di BES; al riguardo, si ricorda che, anche se la studentessa fosse riconosciuta dal CdC come alunna con BES, il programma svolto coincide con quello della classe frequentata (lo stesso vale per gli studenti con diagnosi di DSA).
Infine, per ritenere “ancora valida” la documentazione presentata (diagnosi di DSA, di cui lei non riferisce se sia stata ritirata o meno) è necessario interpellare la famiglia e la studentessa e, in caso di conferma, procedere alla elaborazione di un Piano Didattico Personalizzato, come previsto dalla normativa a favore degli alunni con DSA, documento che dovrà poi essere allegato, come riservato, al fascicolo del 15 maggio.
Ripetiamo: la semplificazione del programma in presenza di alunni con BES o di alunni con diagnosi di DSA non è possibile; l’individualizzazione del percorso è prevista unicamente per gli studenti con certificazione di disabilità.
La Consensus Conference ha precisato che la diagnosi di DSA comporta l’esclusione della presenza di disabilità. Per cui non può sussistere una disabilità intellettiva come “secondaria” rispetto al Disturbo specifico di Apprendimento.
Le prove equipollenti, peraltro, sono previste esclusivamente per alunni certificati con disabilità ai sensi della l.n. 104/92.

Sono un docente a cui viene chiesto di firmare le ore dell’assistente: il preside è tenuto a comunicare ai docenti l’orario di questi assistenti in forma ufficiale cioè tramite documentazione scritta?

Se le viene chiesto solo di “controfirmare” la firma dell’assistente e non anche di segnalare la sua assenza, non le serve l’orario dell’assistente. Supponiamo che tale richiesta sia determinata dal fatto che gli assistenti vanno pagati ad ora e che, in sala-insegnanti, non esista un registro delle presenze.

Sono la mamma di un bambino autistico che frequenta l’ultimo anno di scuola dell’infanzia.
Sono venuta a sapere che il Dirigente scolastico farà cessare il contratto della supplente di sostegno alla data del 30.05.2018. Per tutto il mese di giugno, quindi, mio figlio si troverà sprovvisto della sua insegnante.
Vorrebbe motivare tale scelta col fatto che, non essendoci più il servizio mensa, i bambini uscirebbero alle ore 13, quindi ci sarebbe la compresenza delle 2 insegnanti di classe, una delle quali si occuperebbe di lui!!!
Tale decisione a me pare priva di fondamento normativo, oltre che logico.
Sono rimasta esterrefatta.
Vorrei sapere se posso muovermi legalmente per far cessare tale forma di arbitrio e sopruso, se di questo si tratta.
Ha mio figlio diritto all’insegnante di sostegno fino al termine delle attività didattiche?

Compito primario del docente per il sostegno è la didattica. Pertanto che la sua presenza non serva più per la pausa-pranzo è irrilevante ai fini del sostegno didattico, il cui bisogno permane per tutto l’anno scolastico e non può essere interrotto per motivi estranei alla didattica, pena ricorso per discriminazione ai sensi della legge n. 67/06.
Scriva una lettera in tal senso al Dirigente scolastico, minacciando eventuale ricorso al Tribunale civile.

Sono un insegnante di scuola superiore. Un mio alunno h dal primo giorno di scuola non ha frequentato, poiché i suoi disturbi comportamentali lo hanno portato a chiudersi sempre piu in se stesso e a rifiutare il contatto umano
Malgrado le sollecitazioni rivolte ai genitori dell’alunno fino al mese di marzo nulla è cambiato. All’inizio di Aprile con nostra sorpresa la famiglia dell’alunno ha contattato il dirigente scolastico chiedendo di predisporre un piano per l’inserimento (di fatto qualche giorno di frequenza saltuaria) e la conseguente promozione. Il dirigente scolastico è stato molto solerte pressando indirettamente il consiglio di classe al fine di predisporre del materiale fittizio che giustifichi un lavoro ed una valutazione che di fatto non ci sarà. Il dirigente è favorevole alla promozione ma allo stesso tempo non ci ha fornito i riferimenti legislativi che giustifichino tale atto. Tutto ruota intorno ad una interpretazione del concetto di valutazione per alunni con handicap grave. Il dirigente asserisce che non dovendo l’alunno ricevere un diploma ma un attestato il Consiglio di Classe può promuovere malgrado le innumerevoli assenze. La disponibilità del Consiglio è totale ma vorremmo essere confortati dalla Legge.

L’art 14 comma 7 del DPR n. 122/09 stabilisce che, per evitare l’invalidità dell’anno scolastico, la famiglia deve presentare la certificazione dell’ASL da cui risulti che le assenze sono dovute a gravi motivi di salute.
I docenti del Consiglio di classe, inoltre, debbono poter effettuare delle interrogazioni e qualche compito a scuola, sulla base del PEI dell’alunno, in modo da acquisire sufficienti elementi e procedere alla valutazione.

Sono la mamma di un ragazzo autistico di 14 anni che frequenta la prima superiore di un istituto tecnico. Il suo Pei prevede il conseguimento di obbiettivi minimi e lui ha buoni voti nella maggior parte delle materie tranne due.
Le mie domande: può essere rimandato nelle materie dov’e’insufficiente? Si potrebbe cambiare il suo programma con uno che porti all’attestato dal momento che abbiamo deciso di fargli fare solo il biennio? Questo cambiamento potrebbe evitargli di essere rimandato a settembre? Se anche fosse bocciato, dopo la ripetizione del primo anno sara’considerato assolto l’obbligo scolastico?

Il Consiglio di classe ha adottato per suo figlio il programma semplificato, ovvero globalmente riconducibile ai programmi ministeriali (OM 90/2001), finalizzato al conseguimento del titolo di studio. Questo contempla che possa essere anche rimandato in una o due materie, ma sulla valutazione dell’insufficienza si deve esprimere il Consiglio di classe (provi a parlarne con i professori). Le suggeriremmo di evitare di passare a un programma differenziato, ancor più a fronte del fatto che lei intende avvalersi unicamente del periodo di obbligo scolastico. Obbligo che si completa al compimento del 16esimo anno di età (pertanto, una volta compiuti i 16 anni, lo studente ha assolto tale adempimento e non è più vincolato alla frequenza).

Sono una docente di sostegno della Scuola dell’Infanzia, seguo un bambino con disturbo dello spettro autistico che frequenta l’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia. E’ un bambino con delle difficoltà, ma ultimamente, il suo comportamento è peggiorato al punto da mettere in pericolo la sua incolumità e quella dei compagni. La nostra scuola funziona a tempo normale con sevizio mensa, per cui il bambino rimane a scuola dalle 8.00 alle 16.00, ma dalle 13.00 alle 16.00 il bambino resta senza l’insegnante di sostegno. Fatta questa premessa volevo sapere: il bambino può rimanere di pomeriggio a scuola senza l’insegnante di sostegno?

Molto probabilmente è necessario rammentare che il bambino è alunno di tutti i docenti della sezione e non soltanto del docente incaricato su posto di sostegno. L’alunno con disabilità ha diritto a frequentare per il tempo scelto dalla famiglia e i docenti in servizio non possono rifiutare l’alunno!
Va poi aggiunto che, se effettivamente il bimbo ha necessità di un supporto dalle ore 13 in poi, la scuola può chiedere al Sindaco un certo numero di ore di assistenza per l’autonomia personale, facendo riferimento alle risultanze della “Diagnosi Funzionale”, del Profilo Dinamico Funzionale, già predisposto, e del “Piano Educativo Individualizzato” elaborato per l’anno in corso.
Se necessario, inoltre, la famiglia insista col Comune per iscritto che, se non viene assegnato l’assistente, si rivolgerà al giudice per discriminazione.

Sono un’educatrice/assistente alla comunicazione. Avrei bisogno del Vs aiuto/chiarimento in merito a quanto sto assistendo nella scuola dove lavoro.
Avrei bisogno di sapere se, un insegnante di sostegno (nella fattispecie segue un ragazzo autistico a bassissimo funzionamento) può telefonare a casa dei genitori e chiedere a loro che lo stesso sia tenuto a casa perché il sostegno stesso è malata senza, peraltro, chiedere nemmeno il permesso alla dirigente, tenendo all’oscuro il suo operato. I genitori, molto contrariati hanno tenuto a casa il ragazzo. Esiste una legge che regolamenta questo comportamento?

Nessun docente, sia esso incaricato su posto di sostegno o su posto disciplinare, può chiedere a un genitore di tenere a casa il figlio da scuola.
Si consideri inoltre che, in base all’art. 12, comma 4, della legge n. 104/92, la condizione di disabilità non può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.

Sono la mamma di un ragazzo di 16 anni autistico non verbale, che andrà in gita con la sua classe a maggio. Lo seguirà il suo professore di sostegno, non l’addetta all’assistenza, ma il dirigente ha chiesto alla famiglia se lo accompagnerà anche un genitore. Il papà ha acconsentito pur di agevolare nostro figlio quindi parteciperà alla gita di 3 giorni a Siena. Ora la scuola chiede gli acconti e più tardi i saldi per tutti e due. (la spesa sarà di 200 euro a testa)
Negli anni precedenti abbiamo sempre accompagnato nostro figlio nelle uscite della scuola di tasca nostra e senza tante storie, perchè per noi è sempre stato importante coinvolgere nostro figlio con gli altri, ma anche gli altri con lui. Purtroppo, ora le spese sono più impegnative.
Vi chiedo gentilmente di spiegarmi in che modo far presente alla scuola che l’accompagnatore, non dovrebbe assumersi la spesa.

La C.M n. 291/92 stabilisce che il compito di “accompagnare” gli alunni in uscita didattica o in viaggio di istruzione può essere affidata a un qualunque membro della comunità scolastica.
Poiché il Dirigente stesso ha chiesto la presenza del genitore in qualità di accompagnatore, il genitore non deve sostenere le spese per tale attività. Diversamente si incorrerebbe in una palese discriminazione, vietata dalla legge n. 67/2006.

Sono una mamma con un figlio autistico ad alto funzionamento le scrivo perchè spero possa consigliarmi in merito a delle problematiche che sto avendo a scuola con l’insegnante di sostegno. Dopo aver constatato che mio figlio non ha partecipato ad alcune attività perchè non c’erano stai i tempi per prepararlo… Cosa posso fare, qual è la norma e come posso muovermi abbiamo già fatto presente alla scuola le linee guida del Miur ma ci hanno risposto che l’insegnante di sostegno può insegnare alla classe perché è insegnante di classe.

Quanto le è stato comunicato dalla scuola è vero in parte: il docente per il sostegno è assegnato alla classe, ma la sua presenza, fissata in un certo numero di ore, è determinata dal fatto che, in quella classe, è iscritto un alunno con disabilità. E quelle ore devono essere puntualmente assicurate: non si possono sottrarre le ore di sostegno, in quanto ciò produrrebbe un’interruzione di pubblico servizio oltre alla lesione del diritto allo studio per l’alunno con disabilità, diritto costituzionalmente garantito.
L’utilizzo del docente di sostegno per supplenze quando l’alunno con disabilità è a scuola, non solo è scorretto e improprio, ma illegale, anche quando questo avviene per l’assenza del docente curricolare nella stessa classe.

Durante le esercitazioni pratiche all’interno di un laboratorio con un alunno comportamentale la responsabilità è solo del insegnante curriculare o anche dell’educatore?

La responsabilità degli alunni, di tutti gli alunni della classe, è del/dei docenti in servizio.
Per quanto riguarda l’educatore egli risponderà, a titolo personale, per eventuali suoi comportamenti nei riguardi dello studente e nei riguardi di terzi.
Le possiamo suggerire di inviare una diffida al Dirigente scolastico per lesione del diritto allo studio e interruzione di pubblico servizio.

Volevo avere dei chiarimenti sui diritti di mio figlio che ha la sindrome di malan che comporta un ritardo psico motorio, non parla non dice quando gli scappano i bisogni ma bisogna ricordarglielo ed accompagnarlo al bagno accertato dall’asl con legge 104 art 3 comma 3, lui frequenta la scuola del infanzia con una copertura di 15 ore per le insegnanti di sostegno e 7 ore assistente at personam. Il problema è che il bambino può frequentare l’asilo solo per quelle 22 ore: è possibile questo per legge? Perché la dirigente mi disse che sono le insegnanti che gestiscono le ore, parlo anche con loro ma mi dissero che loro non si fidano a tenere il bambino in classe per tutte le 40 ore e che non possono restare da sole con lui perché se devono accompagnarlo al bagno non possono abbandonare la classe e che le bidelle non hanno il compito di accompagnare i bambini al bagno.. la npi ci ha chiaramente detto che mio figlio NON ha bisogno di un assistenza con rapporto 1:1 .. ho sentito altre scuole e mi hanno detto che assolutamente il bambino deve frequentare per tutto l orario ma non so cosa devo fare e a che leggi appellarmi.

La legge 104/92 garantisce il diritto all’educazione e all’istruzione dal nido all’università (art. 12). Pertanto il bambino ha diritto a frequentare per tutto il tempo scuola. Per le questioni poste, suggeriamo di convocare un GLHO in cui affrontare la questione dell’assistenza di base e dell’autonomia.
Per l’assistenza di base (bagno), la competenza è dei collaboratori scolastici: pertanto il dirigente scolastico deve affidare tale compito a una collaboratrice o a un collaboratore.
Per l’autonomia personale (e per la comunicazione), la legge stabilisce che siano garantite figure professionali come gli assistenti ad personam (art. 13 della legge 104/92); in questo caso è possibile chiedere la presenza dell’assistente ad personam per il tempo necessario (in sede di incontro, inserite anche la richiesta delle ore necessarie per il prossimo anno nel PEI).
Per quanto riguarda il docente, invece, essendo il bambino certificato con art. 3 comma 3, gli devono essere riconosciute 25 ore di insegnante di sostegno, ovvero il rapporto 1:1 (anche in questo caso, in sede di incontro di GLHO, inserite la richiesta delle ore necessarie per il prossimo anno nel PEI).

Sono un ‘insegnate referente delle visite guidate nella scuola primaria. Nell organizzare un’ uscita un genitore di un alunno diversamente abile ha chiesto di essere autorizzato ad accompagnare il bambino, perche giornalmente gli vengono somministrati medicinali poiche’ affetto da crisi epilettiche. Dietro mia richiesta il DS ha autorizzato il genitore. Di conseguenza ho ritenuto opportuno mettere l ‘insegnante di sostegno del bambino a supporto su altre classi che superano i 15 bambini. Il quesito e’ il seguente: e’ corretto quello che ho fatto oppure no?

La C.M n. 291/92 stabilisce che il compito di “accompagnare” gli alunni in uscita didattica o in viaggio di istruzione può essere affidata a un qualunque membro della comunità scolastica.
Se il genitore partecipa all’uscita per “somministrare i medicinali” al figlio e anche in qualità di “accompagnatore”, allora quanto da lei disposto va bene ed è legittimo.

Vorrei sapere se è possibile che un alunno non vedente sostenga l’esame di maturità usando un tablet o simili, personale o deve essere fornito dalla scuola.

Se lo studente ha utilizzato lo strumento nel corso dell’anno, sicuramente può utilizzarlo anche in sede di esame di stato, purché siano rimossi file o altri materiali non coerenti con la prova o che potrebbero in qualche modo inficiare la prova stessa. Nel dubbio, sarà la scuola a provvedere con apposito strumento, ovviamente fruibile e noto, nell’utilizzo, allo studente.

La famiglia di un alunno diversamente abile, è obbligata a consegnare alla scuola la certificazione di situazione di handicap o in base al D.L. 196/2003, depositare in segreteria un certificato generico, rilasciato dal medico di base, che attesti la disabilità e la necessita di un docente di sostegno?

La famiglia, affinché per il figlio siano riconosciute e assegnate le risorse necessarie, deve consegnare alla scuola “copia” della documentazione necessaria, nello specifico: la Diagnosi Funzionale e il Verbale di Accertamento, entrambi rilasciati dall’ASL, ai sensi del DPCM 185/2006.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola superiore. All’interno della mia classe frequentano tre allieve disabili, tutte che seguono la programmazione con gli obiettivi minimi; preciso che una di queste allieve ha chiesto a dicembre, nell’ ambito della stessa scuola, un cambio di classe ed è per questo motivo che ora nel secondo quadrimestre ci troviamo con tre studentesse diversamente abili e tre docenti di sostegno che, suddividendosi le discipline, seguono singolarmente le tre allieve. Conosco gli artt. del DPR 122/2009: “… Qualora un alunno con disabilità sia affidato a più docenti del sostegno, essi si esprimono con un unico voto.”
Secondo il mio modesto parere, per ogni allieva disabile i tre docenti di sostegno esprimono in sede di scrutinio un voto solo; secondo altri, tutti e tre i docenti votano per ogni singolo allievo disabile con un totale di 9 voti, tre per ogni studentessa.

La norma da lei citata è chiarissima: ogni docente del consiglio di classe esprime un solo voto.
Il caso citato dal DPR 122/2009 riguarda l’assegnazione per lo stesso caso.
Nella situazione da lei descritta l’assegnazione, per quanto sia alla classe, è intesa come rapporto 1:1. Pertanto ogni insegnante componente del gruppo di classe vota per tutti gli alunni attraverso un solo voto.
Solo se un alunno è seguito da più docenti per il sostegno, questi, tutti insieme, esprimono un solo voto.

Sono un’insegnante di sostegno e vorrei avere informazioni riguardo il caso di un ragazzo sordo.
L’alunno ha frequentato la scuola alberghiera seguendo un PEI differenziato (è solo sordo, non presenta ritardi), la mamma non soddisfatta di questo percorso proposto ha deciso di iscriverlo nella nostra scuola.
La mamma vorrebbe riscrivere il figlio al primo anno e fargli seguire un PEI ad obiettivi minimi e affiancargli un assistente alla comunicazione, secondo i diritti che hanno tutti i sordi.
In questo modo perderebbe due anni, ma ricomincerebbe un nuovo percorso.
Ciò è possibile? Chi stabilisce che il ragazzo pur avendo fatto due anni di PEI differenziato non ha le competenze per iscriversi al 3 anno?
La mamma deve sottoscrivere una dichiarazione in cui esplicitamente chiede la rinuncia di due anni?

L’ammissione al primo o al terzo anno spetta alla scuola e non alla famiglia; in mancanza di un titolo di studio idoneo, sarà il Consiglio di classe a stabilire in quale classe iscrivere lo studente.
Vi sono, piuttosto, problemi relativi al sostegno e all’età. Non ci si può iscrivere alla scuola secondaria di secondo grado (frequenza del mattino), se si è ultradiciottenni; in questo caso, infatti, è possibile iscriversi solo ai corsi serali.
Quanto al sostegno, se lo studente ha già fruito di questo diritto alla scuola secondaria di secondo grado, già frequentata, vi sono dubbi in merito al fatto che l’Ufficio Scolastico Regionale assegni un altro docente per il sostegno.

Dislessia 2.0

Con “Dislessia 2.0”, al via lo screening digitale gratuito e aperto a tutti

La prima piattaforma in Italia che permette di valutare le abilità comunicative e di lettura di bambini, ragazzi e adulti e orientare le famiglie verso le 5.000 scuole certificate “Amiche della Dislessia”

 

Prende il via, in occasione della European Dyslexia Awareness Week 2018, Dislessia 2.0  la prima piattaforma in Italia che mette a disposizione di famiglie, docenti, studenti e pediatri strumenti digitali innovativi per lo screening gratuito delle difficoltà di lettura e la mappatura delle 5.000 scuole già certificate “Amiche della Dislessia”.

L’iniziativa è realizzata da Fondazione TIM in partnership con l’Associazione Italiana Dislessia, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’Istituto Superiore di Sanità e  l’Istituto di Scienze Applicate & Sistemi Intelligenti del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Messina in collaborazione con il Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che ne hanno monitorato la validità e gli effetti.

Un unico portale con tre importanti funzionalità. Per individuare i segnali del disturbo di lettura con Dislessia on line, bambini dai sette anni, ragazzi e adulti potranno effettuare prove di lettura e in caso di lievi difficoltà avviare un percorso di recupero con una sessione finale di verifica di tali difficoltà. La piattaforma indirizzerà coloro che presentano profili a rischio a strutture competenti per una diagnosi più approfondita. Uno screening on line che permetterà di ridurre il ricorso da parte delle famiglie a specialisti del settore se non in caso di effettivo bisogno.

Invece per riconoscere i disturbi della comunicazione e del linguaggio nei primi tre anni di vita dei bambini con Smart@pp, i pediatri –  in accordo con i logopedisti e i neuropsichiatri –  potranno effettuare, anche da tablet e smartphone, uno screening ultra-precoce con domande puntuali secondo test standard validati.

Passando infine all’inclusione degli studenti con DSA, sul portale con Dislessia Amica le famiglie potranno consultare la mappa dei 5.000 istituti – dalla primaria fino alla secondaria di II grado – con docenti formati, che rappresentano oltre il 60% di tutte le scuole statali italiane.

La certificazione è stata raggiunta tramite un programma e-learning che dal  2016 ha coinvolto 170 mila insegnanti, 6000 istituti ed erogato 5milioni ore di formazione.

Fondazione TIM è in prima linea sul tema della Dislessia fin dal 2009 e con questa innovativa  piattaforma consolida il proprio impegno a fianco delle Istituzioni e delle famiglie nel campo del sociale, promuovendo nel Paese una maggiore conoscenza e una cultura più consapevole e sensibile sul tema della dislessia grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Il progetto Dislessia 2.0 è una delle iniziative al centro della campagna #disleggo2018 che ha l’obiettivo di diffondere  la corretta informazione su questo disturbo.