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FAQ Handicap e Scuola – 61

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

Nella mia scuola (un Liceo) frequenta attualmente il V anno uno studente autistico con particolari difficoltà, nonostante le quali il suo percorso scolastico è stato regolare e si è ottenuto un buon inserimento nella classe. Da alcuni mesi la famiglia chiede o meglio pretende che il ragazzo sia trattenuto alla scuola superiore perché non gradisce inserirlo nei servizi per disabili che nel nostro Comune sono presenti e tutto sommato ben funzionanti. Davanti al parere negativo della scuola, che non ritiene formativo per lui il permanere in una realtà diversa da quella della sua classe e dei compagni con cui ha convissuto per 5 anni, la madre ha chiaramente detto che non lo manderà a scuola a sostenere l’esame di stato, in modo che saremo obbligati a bocciarlo e quindi trattenerlo un altro anno. Il ragazzo svolge una programmazione molto differenziata (non parla, non ha relazioni pressoché con nessuno, non ha abilità grafiche, non legge, non è in grado di seguire ragionamenti semplici…) e potrà acquisire solo il certificato di competenze.
Gli alunni disabili inseriti nella nostra scuola sono 26 su 38 classi e il nostro Liceo è considerato un modello per l’inclusione; il nostro parere negativo è pertanto fondato non su pregiudizi più o meno evidenti ma esclusivamente su un PEI accuratamente predisposto per preparare il ragazzo all’uscita dalla scuola e sulla convinzione che per lui un ulteriore anno di scuola, con compagni più piccoli e diversi dai precedenti, non potrà apportare alcun beneficio e che il suo progetto di vita deve ormai svilupparsi fuori dalla scuola.
Aggiungo infine che dalla madre è recentemente arrivata anche una nuova proposta: iscrivere il ragazzo comunque un altro anno nel nostro Liceo e poi fargli frequentare non la classe ma solo alcuni dei laboratori attivati per gli alunni con grave disabilità (una-due mattine la settimana).
Che cosa possiamo fare, secondo lei?

Il Consiglio di classe è autonomo nel decidere l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato, ed è responsabile delle sue scelte. La famiglia può sicuramente avanzare le sue richieste, ma non può imporle. Nel caso in cui lo studente non dovesse presentarsi agli esami, egli, per legge, viene considerato bocciato, ma ciò non comporta, quale diretta conseguenza, che lo studente abbia diritto alla ripetenza. La possibilità di ripetere l’anno, infatti, è vincolata a una delibera del Dirigente Scolastico o del Consiglio di classe e non è escluso che possa essere negata.
Per quanto concerne la seconda ipotesi avanzata dalla famiglia, e cioè di “iscrivere il ragazzo un altro anno per fargli poi frequentare non la classe, ma solo alcuni dei laboratori attivati dalla vostra scuola per gli alunni con grave disabilità (una-due mattine la settimana), ci domandiamo in che termini l’organizzazione di laboratori riservati ai soli alunni con disabilità, che le Linee Guida descrivono essere “contrari alle disposizioni della Legge 104/92”, possa connotare il vostro come un istituto di qualità. Errata e non perseguibile è la richiesta dei genitori; come risulta errata l’organizzazione dei laboratori attivati dalla vostra scuola, così come da lei descritti.
Suggeriamo pertanto di smantellare e chiudere i laboratori riservati ai soli alunni con disabilità, che rievocano le classi differenziali (abolite dalla legge 517/77) alla luce delle indicazioni normative vigenti citate che di seguito riportiamo: “è contraria alle disposizioni della Legge 104/92, la costituzione di laboratori che accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche minime e per prolungati e reiterati periodi dell’anno scolastico” (Linee Guida)
Al tempo stesso vi consigliamo di convocare il GLHO in modo da provare a persuadere la famiglia circa l’inopportunità della bocciatura e in merito alla impossibilità di effettuare scelte come quella descritta nella seconda ipotesi.

E’ il mio primo anno in servizio come insegnante di sostegno. Mi è stata assegnata una ragazza tetraplegica, i collaboratori scolastici, con tanto di avallo dei diversi sindacalisti ai quali è stato sottoposto il problema, asseriscono che non rientra tra le loro competenze somministrare la merenda e imboccare la ragazza, lo sto pertanto facendo io, anche che se sono convinta che non rientra neanche tra le funzioni del docente.
Potrei cortesemente avere dei precisi riferimenti normativi in merito, cosicché possa sciogliere dubbi dei collaboratori, docenti e Dirigente compresa?

Compete non ai docenti, bensì ai collaboratori scolastici, incaricati dal Dirigente Scolastico, somministrare i pasti e garantire l’assistenza igienica di base degli alunni con disabilità, in conformità del Contratto di lavoro, artt. 47 e 48, e allegato A.

Mio figlio certificato 104 frequenta la IV liceo vorrei sapere se il tempo in più concesso per le prove scritte ed orali è o può essere quantificato.
Inoltre per prove equipollenti es:se devo fare un tema di letteratura con collegamenti storici come può essere equiparata la prova? A crocette, multidomanda…

Per suo figlio, certificato con disabilità, devono essere predisposte prove equipollenti, i cui tempi di esecuzione dovrebbero coincidere con quelli richiesti ai compagni.
In merito alla richiesta di chiarimenti sul “tema di letteratura” si potrebbero sicuramente strutturare test a risposta multipla, oppure domande aperte o chiuse, o cloze come percorso equipollente; questo dipende anche da che cosa è stato indicato nel Piano Educativo Individualizzato, alla voce “Verifica”, ovvero prove di verifica.

Sono la mamma di un bambino disabile di nove anni, frequentante la quarta elementare di un istituto. Avrei bisogno di alcuni chiarimenti relativi all’interpretazione, fin troppo liberale, che taluni istituti compiono in materia di tributo relativo alle attività didattiche parascolastiche: i bambini disabili, sono tenuti a pagare o è la scuola che deve farsi carico dell’onere contributivo? Nello specifico sto parlando di una rappresentazione teatrale che si terrà nei locali della scuola al costo risibile di tre euro e cinquanta.
Sono madre di altri due bambini, ”normodotati”, che hanno regolarmente pagato il biglietto per partecipare alla rappresentazione in oggetto e, come facilmente intuibile, l’esborso non rappresenta un problema ma, quello che vorrei capire è se, difformemente da quanto previsto nella circolare ministeriale 291 del 92, mio figlio è tenuto o meno a pagare il biglietto.

Da quanto scrive, la rappresentazione teatrale rientrerebbe nelle attività che la scuola propone ai suoi alunni e, dato che ha un suo costo, viene chiesto alle famiglie di partecipare alla spesa con un contributo. Questo presuppone che tutti gli alunni della scuola aderiscano. Se qualche famiglia trovasse difficoltà nel partecipare, può farlo presente in segreteria e chiedere che la scuola sostenga la spesa per il figlio. Questo vale per tutti gli alunni, indipendentemente dalla condizione di disabilità

Vorrei sapere se i genitori dei ragazzi diversamente abili possono partecipare alla maturità al posto del docente di sostegno

La partecipazione agli esami in qualità di docenti o di aiuto spetta agli insegnanti per il sostegno o agli assistenti alla comunicazione e all’autonomia, individuati e incaricati, per i compiti necessari, direttamente dalla Commissione d’esame. Non possono i genitori partecipare alle operazioni d’esame.

Mia figlia nelle scuole superiori certificata DVA (RML) con comorbilità DSA (discalculica e disgrafica) ha per i primi 3 anni usfruito del PEI ad obiettivi minimi. Senza Ritocchi al PEI durante gli anni scorsi.
Qust’anno il CDC ha ritenuto opportuno optare per il PEI differenziato.
I quesiti sono i seguenti:
1) si può a ridosso della seconda parte dell’anno del 4° di scuola superiore passare da PEI obiettivi mini a differenziato? con tutte le conseguenze del caso?;
2) il rifiuto da parte della famiglia, implica ogni caso l’obbligo del CDC a rediger il PDP visto che rientra cmq nei DSA certificati?
3) nei tre anni precedenti per l’alunna non è mai stato redatto un PDF, tale mancanza può incidere sul’apprendimento regresso degli anni scorsi?
4) altresì l’ipotesi del programma differenziato gli è stato riferito a voce. Alla data odierna 14/12 non ha nè ricevuto una comunicazione formale e nè tantomeno gli è stato sottoposto un PEI.
QUALI SONO LE AZIONI CHE POSSO INTRAPRENDERE (LEGALI E NON) PER TUTELARE MIA FIGLIA CHE STA UINIZIANDO AD AVERE I PRIMI SINTOMI DI DEPRESSIONE?.
Il D.S. è a conoscenza di tale anomalia.

Premesso, ed è lecito chiederselo, che appare molto confusa la situazione di sua figlia dal punto di vista certificativo, determinando incompatibilità nella elaborazione dei documenti previsti, ci permettiamo di suggerirle di sottoporre sua figlia ad un’accurata valutazione, al fine di stabilire, con certezza, se si è in presenza di una disabilità intellettiva o di un disturbo evolutivo specifico di apprendimento. È appurato dalla comunità scientifica che, per certificare la presenza di “Disturbi specifici di apprendimento”, è necessario, prima di tutto, “escludere” la condizione di disabilità intellettiva. Insieme, infatti, queste due diagnosi non possono essere poste.
Veniamo ai quesiti da lei posti.
Quesito numero 1. Il Consiglio di classe può, sicuramente, avanzare la richiesta di un PEI differenziato, dopo attenta valutazione. Appare sicuramente strano che ciò avvenga a ridosso della classe quarta, dopo un triennio in cui per l’alunna è stata prevista una programmazione semplificata, ovvero “globalmente riconducibile agli obiettivi ministeriali” (OM 90/2001); tuttavia il Consiglio di classe ne ha la facoltà. Naturalmente il passaggio ad un PEI differenziato richiede che i genitori accettino e firmino; nel caso in cui la famiglia stabilisse di non accettare il PEI differenziato, il Consiglio di classe deve proseguire con la programmazione semplificata (ovvero riconducibile globalmente ai programmi ministeriali, ciò che a scuola, in questi ultimi anni, viene impropriamente devo “obiettivi minimi”).
Quesito numero 2. Il rifiuto da parte della famiglia di accettare il PEI differenziato obbliga la scuola a proseguire con la programmazione semplificata, come riportato nel punto 1. In questo caso l’alunna, solo ai fini della valutazione, è valutata come i compagni e potrà, se non raggiunge gli obiettivi fissati, essere bocciata. Il PDP, in questo caso, non trova ragione di essere predisposto, trattandosi di alunna con disabilità.
Quesito numero 3. Il Profilo Dinamico Funzionale è obbligatorio, subito dopo la consegna alla scuola, da parte della famiglia, della Diagnosi Funzionale. Il PDF viene periodicamente aggiornato (mentre il PEI viene scritto nuovo ogni anno). Indubbiamente la stesura del PDF è importante per una buona e solida progettazione didattica.
Quesito numero 4. Il Piano educativo individualizzato è un documento che viene elaborato congiuntamente da tutti i docenti della classe insieme agli specialisti dell’ASL e ai genitori e, in questo caso, anche con la partecipazione dell’alunna. Se ad oggi non è ancora stato convocato il gruppo di lavoro, suggeriamo di inviare immediata richiesta di convocazione.

Sul VOSTRO sito ho letto: “Le iscrizioni degli alunni in situazione di handicap che documentano la situazione di handicap, non possono essere rifiutate ed hanno la precedenza all’iscrizione (c.m. 363/94) in particolare poi se si tratta di gravita’ (art. 3 della legge 104/92). E’ consigliabile fare una lettera raccomandata con r.r. e citare le leggi a tutela dei ragazzi in situazione di handicap e diffidare la scuola ad adempiere così come obbliga la legge”
VOLEVO SAPERE SE io ho diritto ancora di essere inserita (??) dopo essere stata rifiutata, (?)
MA c’è un problema, !!! è che io alla dirigente all’inizio non ho detto di essere invalida psichica.
Posso ancora “PRETENDERE” che mi fanno entrare in classe per fare la V AFM (ex-Ragioneria) DURANTE QUESTO ANNO 2017/2018-………… per conseguire il mio diploma con obiettivi minimi?
o almeno che mi fanno entrare in virtù del fatto che la mia invalidità non mi fa accettare il fatto di rendere “PUBBLICHE” i miei problemi….
almeno farmi frequentare….anche se vengo bocciata….e poi rifare ancora la V effettiva l’anno prossimo 2018/2019? sono ferma da 2 anni e non ce la faccio più a stare senza poter prendere il mio diploma

Se lei si è regolarmente iscritta per la frequenza di quest’anno, avendole impedito di entrare in classe, anche adesso lei ha diritto di frequentare regolarmente.
Se invece non si è regolarmente iscritta, la scuola potrebbe obiettare che lei è fuori termini e deve quindi rinviare l’iscrizione all’anno prossimo, nel mese di gennaio, per poi frequentare il prossimo anno scolastico sempre con tutti i diritti (docente per il sostegno, eventuale assistenza e tipo di PEI da concordare con il Consiglio di classe).

Sono un professore di secondaria di II° nonché referente per il sostegno. Un quesito: gli alunni con programmazione differenziata possono essere bocciati? Quando e in che misura? La nostra scuola l’anno scorso ha deciso di “alzare” gli obiettivi di un paio di PEI per permettere a due ragazzi con grave sindrome dello spettro autistico di rimanere un altro anno a scuola, in mancanza di prospettive di uscita. Una delle famiglie ha richiesto di ripetere l’operazione anche quest’anno, sempre in virtù dell’assenza di prospettive in uscita, ma la scuola a questo punto è certa di compiere un illecito che si potrebbe configurare come danno erariale, dato che il percorso differenziato, per sua natura, non può dare luogo ad effettiva bocciatura, a meno che il Piano educativo individualizzato non “fallisca”, e dato che la permanenza a scuola di uno studente raggiunti gli obiettivi del suo piano non rientra più in un’ottica di “diritto”. Si possono avere delucidazioni in merito?

Per gli alunni con disabilità, la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita nei confronti dell’allievo, deve aver luogo.
Non è corretto aumentare gli obiettivi del PEI per giustificare la bocciatura di uno studente, e qui si prefigurerebbe un danno in quanto contrario a quanto previsto dalla normativa in materia; peraltro, a fronte di una ripetenza, gli obiettivi del PEI, devono poi essere ridotti l’anno successivo (OM 90/2001).
L’Ordinanza citata, infatti, afferma che in caso di PEI differenziato, il Consiglio di classe valuta i risultati dell’apprendimento, con l’attribuzione di voti relativi unicamente allo svolgimento del PEI, e non ai programmi ministeriali. Tali voti hanno valore legale solo ai fini della prosecuzione degli studi per il perseguimento degli obiettivi del piano educativo individualizzato. In caso di ripetenza, il Consiglio di classe riduce ulteriormente gli obiettivi didattici del PEI; non può, comunque, essere preclusa ad un alunno con disabilità l’iscrizione e la frequenza anche per la terza volta alla stessa classe.

Sono la mamma di un bambino di 6 anni con una diagnosi di autismo. Nella sua diagnosi la commissione scrive: Minore invalido con necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita (L18\80) indennità di accompagnamento. Nella scuola ha un’assistente di sostegno ma non è solo per lui. La dirigente mi dice che è per la classe e non per lui solamente. Ha ragione?

Nella Diagnosi Funzionale, che voi come genitori avete consegnato alla scuola, sono indicate le risorse necessarie: ore di sostegno (insegnante) eventuale ore di assistenza all’autonomia e alla comunicazione (assistente). Bisogna pertanto fare riferimento a quel documento per sapere quante sono le ore riconosciute e, di conseguenza, chiedere alla scuola che vengano rispettate.
Se il bambino era già certificato alla scuola dell’infanzia (e già nella scuola dell’infanzia aveva il sostegno), allora è necessario vedere anche quante ore di sostegno ed eventualmente quante ore di assistenza avete indicato come gruppo di lavoro, GLHO, nel PEI, o nel verbale allegato per questo anno scolastico: è al PEI che bisogna fare riferimento per sapere quante sono le ore effettive e, se risultassero meno di quelle previste, chiedete al D.S. che si attenga a quanto riportato nel PEI.

Siamo due genitori di un bambino di sette anni certificato con disabilità grave. L’anno scolastico è iniziato con una scarsissima comunicazione tra noi e la scuola, ma al di là di ciò è un’altra la questione che ci preme chiarire.
Abbiamo appena chiesto alle insegnanti di nostro figlio se al colloquio tra noi e loro poteva partecipare anche una figura esterna, esperta educatrice per bambini come mio figlio. Le insegnanti si sono rifiutate. Possono farlo? Dobbiamo soprassedere?

In genere gli incontri fra scuola e famiglia prevedono la sola presenza dei genitori e degli insegnanti della classe; ciò non vieta che la famiglia, se lo ritiene utile per il percorso formativo del figlio, possa chiedere la presenza di una terza persona (esperto, rappresentante di Associazione, persona di fiducia). Occorre considerare che i contenuti del colloquio, fra i genitori e gli insegnanti, riguardano il figlio, del quale esercitano la responsabilità genitoriale unicamente i genitori. Pertanto suggeriamo di inviare una lettera al D.S. per informarlo e chiedere, contestualmente, per lo specialista, individuato dagli stessi genitori, l’autorizzazione a partecipare agli incontri scuola-famiglia.

Oggi ho partecipato al GLH e la preside della I elementare vuole ridurre le 22 ore di AEC assegnate a mio figlio secondo legge e darle in parte ad una bambina che non ha la certificazione di mio figlio e può avere solo 5 ore…(perché mio figlio starebbe meglio della bambina secondo la preside). A sostegno di questa riduzione secondo la preside c’è una contraddizione dei codici sui certificati.
Inoltre sono sempre stata d’accordo che il sostegno e l’AEC di mio figlio erano per tutta la classe e non solo per lui: però di fronte a questa situazione mi sento in difficoltà e spero che possa darmi delucidazioni anche perché la preside mi ha detto che dovevo farmi fare una rettifica dall’ASL (la neuropsichiatra di mio figlio ha preso tempo per ora).

La certificazione ai fini scolastici si basa sul Classificatore ICD10 e reca art 3 comma 3 della legge n. 104/92; ai fini dell’assegnazione del numero di ore di sostegno, vale la dizione art. 3 comma 3, cui corrisponde di solito una intera cattedra di sostegno.
Se la DS non è convinta della certificazione, che è un atto pubbblico, invii essa stessa all’ASL la certificazione chiedendo una rettifica; sino a quando tale eventuale rettifica non interverrà, sua figlia ha diritto alla cattedra intera; nessuna ora può essere pertanto tolta a sua figlia per darla ad altro alunno certificato; peggio ancora se l’alunno non è certificato, poichè non può avere neppure un’ora di sostegno.
Comunque se a suo figlio sono state assegnate 22 ore di assistenza settimanali, il DS non può ridurle a suo piacimento neppure per darle ad altri; in tal caso, Lei impugni immediatamente dinanzi al TAR il provvedimento di riduzione del numero di ore.

Sono un’insegnate di un centro di formazione professionale ed in una classe prima abbiamo un ragazzo 104 con problemi psichici. Più volte è successo che colleghi si trovassero a gestire i suoi scatti di rabbia rischiando di essere picchiati o che uno dei compagni venisse colpito. Oltre al fatto che alcune volte il ragazzo stesso si mette in situazioni di pericolo.
Nonostante le lamentele e rimostranze da parte del corpo docente coinvolto alla direzione, attualmente l’unico provvedimento adottato sono solo più ore di sostegno ma non la copertura totale. Anche se, nonostante la presenza di un tutor, sono successi comunque situazioni di pericolo.
La mia domanda è: ma quali sono le responsabilità civili/penali di un docente qualora succedesse un incidente in classe durante le lezioni a causa di questo studente?

Dal punto di vista della responsabilità, ciascun docente della classe ha uguale responsabilità civile e penale nei confronti di ciascun studente. Per la situazione descritta, va predisposta una progettazione che aiuti l’alunno a controllare i suoi comportamenti, nel limite della fattibilità: suggeriamo di convocare urgentemente il GLHO e, in quella sede, prendere le decisioni opportune, verbalizzandole nel PEI.
Contestualmente suggeriamo di mettere in atto strategie didattiche che aiutino lo studente ad acquisire un maggiore autocontrollo.

Nella mia classe è presente un bambino in via di certificazione. Avendo l’istituto ore di sostegno da ripartire tra diversi casi alcune ore sono state assegnate anche a lui. Per lui dovremmo fare il PEI anche se la certificazione non arrivase entro l’anno?

Non solo non dovete predisporre un PEI finché non perverrà la documentazione da parte dell’ASL, ma non potete nemmeno assegnare “per quell’alunno” ore di sostengo didattico alla classe, sottraendole agli alunni certificati della vostra scuola..

Vorrei avere chiarimenti riguardo il numero massimo di insegnanti di sostegno in una classe. In quella di mia figlia ci sono tre bambini certificati 104 con due insegnanti di sostegno e altri casi problematici.

Il provvedimento sulla riorganizzazione del sistema scolastico del 2009 ha abrogato la norma che stabiliva il numero massimo di alunni con disabilità per classe; ne consegue che, in una classe, possano essere presenti più alunni e, di conseguenza, docenti incaricati su posto di sostegno. Potreste, se volete, far deliberare al Consiglio di Istituto, in base alla circolare annuale sulle iscrizioni, un tetto massimo di alunni con disabilità per classe, purché la delibera contenga i criteri di selezione in caso di eccesso di iscrizioni e purché la delibera venga pubblicata all’albo dell’Istituto anche on line prima dell’inizio della data di iscrizioni, fissata, per quest’anno, per martedì 16 Gennaio 2018.

Mi potrebbe aiutare a capire se conformemente al regolamento sull’autonomia scolastica di cui al DPR n°275/99,art.4,comma 2,lett.C, mio figlio dovendo recarsi in gita scolastica può usufruire dell’accompagnatore a spese della scuola, o se la scuola deve pagarci le spese per dover accompagnare nostro figlio.

Suo figlio, in quanto alunno della scuola, ha diritto a partecipare al viaggio di istruzione o all’uscita didattica programmata per la classe; alla famiglia sarà chiesto, come per i compagni, di partecipare alle spese del viaggio, mentre tale richiesta non sarà rivolta a coloro che sono incaricati di accompagnare gli studenti nell’uscita.
Pare abbastanza strano che la scuola chieda ai genitori di offrirsi quali accompagnatori: nel programmare questo tipo di attività, infatti, è necessario stabilire a priori se ci sono docenti disponibili e assicurarsi che siano in numero sufficiente per garantire la partecipazione di tutti gli studenti della classe. In assenza del numero necessario, l’uscita deve essere annullata. Non si capisce, di fatto, quali siano le motivazioni per le quali la scuola insisterebbe nel volere i genitori nel ruolo di accompagnatori, ancor più per il fatto che questo tipo di esperienza, come quella vissuta a scuola, è molto ricca e significativa per lo studente, che si trova a condividere un momento importante della sua storia scolastica e di vita insieme ai suoi compagni.
Nel caso in cui decideste di accompagnare vostro figlio, sarà la scuola che dovrà intervenire pagando le spese previste.

Ha validità il glho se i genitori nn sono presenti? Gli stessi nn hanno comunicato il motivo della loro assenza.

Il GLHO, per essere considerato tale, prevede la partecipazione della famiglia e degli specialisti dell’ASL. Ed è così importante che vi sia la famiglia, che le Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274, puntualizzano che per gli incontri di GLHO il Dirigente scolastico debba concordare l’orario con la famiglia, proprio per favorirne la partecipazione. In assenza dei genitori, che non siano stati formalmente convocati, l’incontro non può tenersi e non può essere considerato GLHO a tutti gli effetti. Provate a sentire i genitori, potrebbero aver avuto un contrattempo. E, al tempo stesso, fissate una nuova data concordandola, dapprima, con loro, così come stabilito dalle Linee Guida.
Nel caso in cui, invece, a fronte di regolare convocazione, stabilendo insieme l’orario, la famiglia o chi esercita la responsabilità genitoriale non si presentasse, allora la riunione si svolgerà regolarmente e sarà valida a tutti gli effetti.

La certificazione di un ospedale contenente la diagnosi può dare corso alla possibile presenza di un insegnante di sostegno anche se la presentazione del documento e in corso d’anno?

La sola diagnosi non dà diritto al sostegno; per la richiesta del sostegno, la famiglia deve presentare la Diagnosi Funzionale; sarà poi il Dirigente Scolastico, anche in corso d’anno, a richiedere le risorse in essa previste.

Sono una docente di sostegno che segue un alunno con una grave patologia neuromuscolare, ma dal punto di vista cognitivo l’alunno é in grado di seguire la programmazione di classe e questo é stato scritto anche nel PEI con il consenso della neuropsichiatra. Ora le docenti di classe vorrebbero che lei seguisse una programmazione differenziata, ma io non sono d’accordo, come mi devo comportare?

La scelta della programmazione non è mai in carico allo specialista dell’ASL. Sorprende che la scuola si affidi a personale esterno per assumere decisioni che le competono quale compito attinente la professione docente. Ciò premesso, se è vero che, a parere dei docenti della classe, lo studente non può seguire la programmazione prevista per la classe frequentata, essi devono convocare la famiglia e sottoporre a questa la loro “unanime” decisione; sarà la famiglia a decidere, accettando o rifiutando la richiesta della scuola. Non si pone in questo caso la questione della valutazione, in quanto per lo studente è già stato stabilito in sede di GLHO il programma “coerente con quello ministeriale” previsto per la classe frequentata. Per lo studente, in quanto con disabilità, il Consiglio di classe deve predisporre prove equipollenti e l’utilizzo di ausili o altri supporti necessari. L’indicazione delle prove equipollenti e degli ausili dovrà essere specificata non solo nel PEI ma anche nel documento del 15 maggio affinché, in sede di esami di Stato, quanto previsto venga applicato e adottato da parte della Commissione a favore dello studente.

Sono una docente di scuola superiore, referente H, vorrei sapere se il Pei deve essere obbligatoriamente firmato da entrambi i genitori.

Il Piano Educativo Individualizzato è elaborato “congiuntamente” da tutti i docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’ASL che, una volta predisposto, lo sottoscrivono. La questione della firma congiunta si configura necessaria qualora i genitori fossero separati e/o in affidamento congiunto. La scuola è tenuta a convocare entrambi i genitori, concordando, nel caso di separazione, con ciascuno dei due la data dell’incontro (si rimanda alle Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274).

Abbiamo un alunno di quinto superiore individuato BES da diversi anni per la difficoltà ad esprimersi in forma orale dinanzi ai docenti. Si tratta di una forma di mutismo selettivo (nel gruppo dei pari il ragazzo parla, ma solo se non vi sono adulti che possano ascoltarlo o vederlo parlare). Nel PDP abbiamo predisposto la sostituzione delle prove orali con prove scritte quando il suo grado di ansia non gli consente di esprimersi oralmente (ovvero quasi sempre).
Ci stiamo ora chiedendo se in base alla normativa vigente possiamo prevedere, per gli esami di Stato conclusivi, di proporre alla commissione la sostituzione del colloquio orale in forma scritta, dispensando quindi l’alunno dal colloquio orale vero e proprio, o se ciò non sia possibile.

La normativa BES ha introdotto il riconoscimento del “bisogno educativo speciale” quale condizione “temporanea”, non certo per un periodo lungo più anni; la nota Miur, Prot. 2563, del 22 novembre 2013, peraltro sottolinea che il Piano Didattico Personalizzato, adottato per una situazione rientrante in un termine temporale delimitato, non può superare l’anno scolastico stesso.
Nel caso degli alunni individuati come BES, la recente Ordinanza Ministeriale per l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione prevede, nel caso specifico in cui tali accorgimenti siano stati indicati nel Piano Didattico Personalizzato e adottati nel corso dell’anno, il ricorso a “eventuali strumenti compensativi”, mentre non contempla il ricorso a misure dispensative né altre forme specifiche, come quelle da voi citate. Naturalmente quanto indicato nel PDP deve essere riportato nel documento del 15 maggio.

Con i tagli al servizio AEC,il dirigente della scuola in cui mio figlio frequenta la seconda elementare, mi ha detto che potrà, se necessario, cambiare classe a mio figlio. Quindi dal tempo pieno pieno mio figlio si troverà a frequentare una classe a tempo ridotto, cambiando sia docenti che compagni. Vorrei sapere se un dirigente ha potere in queste decisioni.

Il tempo scuola è liberamente scelto da ciascuna famiglia sulla base dell’offerta formativa della scuola presso la quale i genitori iscrivono il proprio figlio. Il Dirigente Scolastico non può, arbitrariamente, stabilire di modificare il percorso scelto dalla famiglia, tanto meno in corso d’anno.

Sono una docente, vi chiedo di avere delucidazioni in merito ad alunno con diabete (legge 104 art. 3 comma 3) a cui il Dirigente vuole assegnare alcune ore di sostegno pur non avendo il bambino problemi di apprendimento, anzi essendo uno dei migliori della sua classe. A diversi docenti sembra che il dare il sostegno invece di favorire l’inclusione, si faccia il contrario. La normativa cosa dice al riguardo.

Se la famiglia ha consegnato alla scuola la Diagnosi Funzionale e se in essa è indicato che debbano essere riconosciute ore di sostegno didattico, allora il Dirigente Scolastico è tenuto a inoltrare richiesta agli organi competenti.

Sono un docente di sostegno. Vorrei sapere se posso rifiutarmi di utilizzare un modello PDF secondo il modello ICF non avendo le competenze per farlo. Inoltre posso chiedere al Dirigente scolastico di attivare un corso di formazione specifico su tale argomento?

Non esistono modelli che vincolano; mentre, invece, sono vincolanti gli elementi descritti nel DPR 24 febbraio 1994 e quanto specificato dall’art. 12, comma 5, della legge 104/92 (che sarà modificato solo a partire dal 2019).
Quello che, invece, come docenti potete richiedere al D.S. è sicuramente di attivare un corso di formazione su ICF, in prospettiva anche dei nuovi cambiamenti che saranno introdotti dal Decreto legislativo 66/2017 a partire dall’anno scolastico 2019-2020

Sono una docente di sostegno, vorrei un chiarimento: l’ educatrice che segue una bambina disabile grave vuole andare al PEI di un altro alunno nelle ore in cui è in servizio sulla bambina, non venendo sostituita da un altro educatore. Quindi l’ alunna rimarrebbe scoperta. Vorrwi sapere cosa dice la normativa in merito.

La partecipazione alla stesura del PEI da parte anche degli assistenti (o educatori) è sicuramente da incentivare, in quanto fondamentale per stabilire modalità di interazione e concordare gli aspetti educativi relativi al percorso formativo dell’alunno, al quale collabora, con il suo intervento sull’autonomia personale e sulla comunicazione, anche questa figura professionale.
Tuttavia non è pensabile che l’assistente sottragga ore di servizio per recarsi ad un incontro che, di norma, deve essere tenuto in orario extrascolastico, proprio per favorire la massima partecipazione. Riteniamo pertanto che non si debba interrompere il servizio, e che l’assistente debba restare, per l’orario previsto, con l’alunna alla quale è stata assegnata.
Appare utile richiamare quanto indicato nelle “Linee guida” ministeriali del 4 agosto 2009 (Prot. N. 4274), in cui è stato stabilito che le riunioni di GLHO debbano essere svolte in un orario tale da consentire a tutti la massima partecipazione, senza quindi sottrarre ore agli alunni.
Per quanto riguarda gli insegnanti, le ore possono essere conteggiate nel “monte ore” di attività funzionali all’insegnamento e per il funzionamento degli organi collegiali (le riunioni del GLHO, di fatto, rientrano nelle riunioni degli organi collegiali).

Come devono comportarsi i docenti e gli insegnanti di sostegno quando un genitore rifiuta di far svolgere al figlio una programmazione differenziata non riconducibile agli obiettivi minimi. La ragazza frequenta il secondo anno di un liceo e durante il primo anno ha seguito una programmazione con obiettivi minimi.. É stata promossa nonostante avesse delle insufficienze perché è stato valutato soprattutto l’aspetto relazionale (tutto verbalizzato).. Questo anno scolastico stanno insorgendo molte problematiche ed è evidente che la ragazza non riesce a seguire.. Alle verifiche scritte e orali sfugge semore assentandosi e quando si riesce a interrogarla è impreparata

Nella scuola secondaria di secondo grado, coerentemente con quanto stabilito dall’O.M. 90/2001, il Consiglio di classe può adottare:
a) una programmazione“globalmente riconducibile ai programmi ministeriali” o semplificata;
b) oppure una programmazione differenziata.
Come stabilito dalla normativa in materia, ogni alunno ha diritto a una valutazione “trasparente e tempestiva”: questo vale anche per gli alunni con disabilità, per i quali la valutazione è riferita alle discipline (apprendimenti), al comportamento e alle attività svolte sulla base del Piano Educativo Individualizzato (DPR 122/2009). Questi sono gli elementi da considerarsi; da quanto scrive, invece, per quanto possa essere stato documentato, è stata posta particolare enfasi agli aspetti relazionali che, in base alla normativa vigente, non sono oggetto di valutazione. Gli aspetti relazionali potevano essere analizzati quali elementi del percorso di crescita, non certamente quale fattore predominante per una valutazione che, di fatto, ha condizionato, sempre da quanto scrive, il comportamento dello studente.
Se pertanto sono state attribuite insufficienze facendo riferimento più agli aspetti relazionali che ai contenuti disciplinari, appare motivato e legittimo il comportamento dei genitori che chiedono che, anche per quest’anno scolastico, si prosegua con una programmazione “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali” altrimenti definita “semplificata”. La programmazione differenziata non può essere imposta alla famiglia né assunta arbitrariamente da parte del Consiglio di classe. Appare opportuno richiamare a una definizione dei criteri di valutazione che tenga conto delle discipline, al fine di recuperare lo studente dal punto di vista della motivazione.

E’ giunta presso la scuola in cui lavoro la certificazione di una alunna con diagnosi ICD 10 F 81.9
la mia domanda è la seguente: tutti i codici F 81 rientrano nei DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO e perciò va redatto un piano didattico personalizzato dal consiglio di classe?

Le tutele della legge 170/2010 riguardano gli alunni la cui diagnosi è coerente con i seguenti Disturbi Specifici di Apprendimento: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Le altre casistiche rientrano nel quadro più ampio dei Bisogni educativi speciali, normati dalla Direttiva del 27/12/12, dalla successiva CM 8/13 e dalla Nota Miur del 22 novembre 2013, Prot. N. 2563.

Cosa possiamo fare come genitori, educatori, società che ha ha cuore le persone con disabilità (fisica e cognitiva), quando nella scuola capitano insegnanti che farebbero meglio a stare a casa? Gente senza alcuna coscienza di ciò che dovrà fare, né tanto meno delle persone che vengono loro affidate da genitori col cuore in mano, i quali sanno che i loro figli spesso non potranno comunicare i loro disagi e si ritrovano a essere assistiti o accompagnati nel percorso scolastico da gente che viene pescata da una graduatoria senza alcuna preparazione, conoscenza, e purtroppo nemmeno formazione umana (non c’è da scandalizzarsi, purtroppo capita gente di ogni sorta!)?
Non si dà nemmeno ai presidi la libertà di sceglierli con dei colloqui, per valutarne l’idoneità. Dopotutto non sono insegnanti della scuola, ma insegnanti di un singolo alunno con la particolarità di una relazione 1:1 che si basi sull’empatia, sull’accoglienza, sulla conoscenza della sua disabilità e sul modo di accompagnare la persona in un percorso speciale e adatto alle sue risorse. Si richiede loro di aiutarli a integrarsi e interagire , relazionarsi, creare opportunità di relazione collaborando con gli altri docenti. Ma questo avviene in rari casi!

Occorre dapprima far chiarezza rispetto a compiti e ruoli, onde evitare confusione e fraintendimenti; la lettura delle “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”, provvedimento emanato il 4 agosto 2009, potrebbe aiutare a orientare.
Nella scuola lavorano gli insegnanti, i quali sono incaricati, da parte del dirigente scolastico, su posto disciplinare o comune (insegnamento della disciplina) o su posto di sostegno (attività di sostegno alla classe). Quindi anche coloro che sono incaricati su posto di sostegno sono “docenti” e sono stati assunti in qualità di insegnanti. Va superata pertanto l’idea che il solo docente per il sostegno è responsabile della formazione dell’alunno con disabilità: tutti i docenti della classe ne rispondono in ugual misura.
Sulla questione delle competenze per lavorare con tutti gli alunni, non possiamo che condividere: ogni alunno ha diritto a essere accompagnato nel suo percorso scolastico in modo competente e qualificato al fine di raggiungere il successo formativo. E questo indipendentemente dal fatto che si tratti alunni con o senza disabilità. Dobbiamo imparare a far crescere una società in cui ciascuno sia riconosciuto in quanto persona, indipendentemente dal suo “funzionamento” (per riprendere un tipico termine proprio di ICF).
Alla base della professionalità del personale docente urge una formazione altrettanto coerente e diffusa, in cui tutti siano in grado di lavorare con tutti gli alunni, anche con gli alunni con disabilità. Nell’immediato una formazione diffusa obbligatoria per tutti, e un maggiore approfondimento sulle didattiche inclusive per coloro che si occupano delle attività di sostegno.

Nostra figlia ha un grave disabilita’ motoria, certificata ai sensi della Legge 104/92. Da sempre frequenta la scuola a distanza, tramite videoconferenza on-line, essendo impossibilitata alla frequenza in presenza per motivi terapeutici, assistenziali e di prevenzione. Ha sempre seguito un P.E.I. per obiettivi minimi, essendo l’orario della videoconferenza ridotto rispetto al monte ore settimanale.
Alla fine dell’anno scolastico 2016/2017 (fine Maggio), alcuni insegnanti ci hanno comunicato in modo informale che nella classe di nostra figlia è attivo il progetto ESABAC. Si e’ trattata per noi di una notizia inaspettata, in quanto nessuno ci aveva informati prima, ne’ al momento dell’iscrizione ne’ negli incontri preliminari o in quelli successivi con il Dirigente Scolastico, con il Consiglio di Classe e con l’équipe per l’adozione del P.E.I.
Nel P.T.O.F. dell’Istituto si parla del progetto ESABAC ma non e’ specificato in quale classe si attui e non ci e’ mai stato sottoposto alcun documento informativo o di richiesta relativo a tale progetto.
Sorvolando sul comportamento scorretto e sulla mancanza di tempestiva ed efficace comunicazione da parte del’Istitutzione scolastica, su ogni riflessione legata all’opportunita’ d’inserire una studentessa che frequenta per un orario ridotto in una classe dove si svolge l’ESABAC, le nostre domande sono le seguenti:
1. l’obbligatorietà del progetto ESABAC, estesa all’intera classe dal D.M. 95/2013, si applica anche agli studenti che seguono un P.E.I. per obiettivi minimi? All’esame di Stato mia figlia dovra’ sostenere anche le prove aggiuntive previste dall’ESABAC?
2. la rinuncia all’ESABAC puo’ inficiare l’equipollenza del percorso di studi e delle prove dell’esame di Stato, portando necessariamente ad un P.E.I. differenziato ed al mancato conseguimento del Diploma?
3. l’insegnamento di storia in lingua francese, previsto nelle classi dove si attua l’ESABAC, potrebbe essere considerato come attivita’ d’insegnamento in modalita’ CLIL nell’ambito di un P.E.I. per obiettivi minimi che non contempli l’adesione al progetto ESABAC?
Chiediamo chiarimenti anche in merito allo svolgimento dell’alternanza scuola-lavoro:
1. Attualmente per gli studenti dei Licei sono previste 200 ore nell’ultimo triennio. Cio’ vale anche per gli studenti che seguono un P.E.I. nel quale e’ prevista una riduzione dell’orario settimanale?
2. Per una studentessa che segue un P.E.I. per obiettivi minimi, una riduzione delle ore di alternanza scuola-lavoro, rispetto alle 200 previste, puo’ inficiare l’equipollenza del percorso di studi ed il conseguimento del Diploma al termine del quinquennio?

Quanto previsto dalla scuola come “obiettivi minimi” corrisponde al “PEI semplificato”, come stabilito dall’art. 15 dell’O.M. n. 90/2001: per alunni con disabilità, infatti, è necessario adottare un percorso “individualizzato”, costruito specificamente sulla base delle capacità e delle potenzialità; trattasi, in sintesi, di “programmazione globalmente riconducibile ai programmi ministeriali” (O.M. 90/2001).
In merito alla questione posta, è fuori dubbio che la scuola avrebbe dovuto informarvi, sin dal giorno dell’iscrizione, che per la sezione – alla quale vostra figlia è stata iscritta – era stato attivato il Progetto ESABAC, che avrebbe interessato la classe dal terzo anno. Questa mancata informazione è stata una grave omissione: avreste potuto chiedere un’altra sezione o, in assenza di sezioni possibili nella scuola, valutare se iscrivere vostra figlia ugualmente o se scegliere un altro Istituto. È vero che si tratta di un liceo linguistico, ma il progetto non riguarda l’insegnamento di una lingua in più, ma introduce insegnamenti in lingua e, di conseguenza, anche l’esame di Stato dovrà essere strutturato coerentemente agli insegnamenti svolti secondo il progetto ESABAC.
Che cosa fare a questo punto? Non resta che cambiare sezione, inserendo la studentessa in una classe in cui non viene attuato il progetto ESABAC. Non si vede altra soluzione possibile. Pertanto chiedete al Dirigente Scolastico di cambiare sezione, proprio per l’assenza di informazioni che la scuola avrebbe dovuto rilasciare sia durante l’iscrizione, sia negli anni successivi e durante gli incontri di GLHO. Inoltre esigete che per la studentessa siano garantite tutte le ore di lezione: trattandosi di interventi in videoconferenza, perché non le è consentito di fruire di tutti gli insegnamenti previsti per la sua classe?

Sono un’insegnante di sostegno di ruolo della scuola primaria da 17 anni,il Comune della scuola dove insegno fornisce tramite cooperative sociali il servizio di assistenza educativa a quasi tutti i bambini con legge 104, queste ore spesso vengono richieste in sede Pei per sopperire alle ore mancanti di sostegno…ad oggi con i nuovi Accordi ci viene detto che l’assistente nel caso in cui manca a scuola il bambino con disabilità può rimanere in classe per almeno 2 gg e uscire con altri bambini della classe che hanno delle difficoltà in altre aule! Mi chiedo dove sia la correttezza di queste pratiche considerato che l’inclusione si fa in classe e che dette assistenti sono nominate su quel bambino specifico.Non capisco più i ruoli. Chi è l’insegnante e chi l’assistente?Qual è la normativa a cui fare riferimento?

Occorre premettere che la richiesta di ore di “assistenza educativa” da parte della scuola finalizzata a “sopperire le ore di sostegno mancanti” appare decisamente fuori luogo; se il GLHO ritiene che debbano essere assegnate più ore di sostegno, per quale motivo pensare di poterle sostituire con una figura professionale differente da quella del docente specializzato?
Per quanto riguarda i nuovi Accordi, per cui all’assistente sono riconosciuti due giorni di servizio a fronte dell’assenza dell’alunno al quale è stato assegnato, trattandosi di decisione del Comune, non vi è nulla da dire; quello che il Comune non può fare è decidere, in quanto Ente esterno e non competente, o stabilire a priori come debbano essere impiegate quelle ore “dentro la scuola”.
Gli assistenti non possono lavorare con gli altri alunni della classe e, soprattutto, non possono portare fuori dalla classe nessun bambino; questo non solo è illegale, ma è molto grave. I docenti della classe hanno la responsabilità degli alunni, pertanto in assenza dell’alunno disabile, al quale l’assistente è stato assegnato, i docenti non possono far entrare in classe personale che giustifica la sua presenza in aula proprio per quello specifico alunno.

Sono la mamma di un bambino che ha 18 ore di sostegno nella scuola media. Mio figlio frequenta l’indirizzo musicale per cui ha un’ora il pomeriggio (all’interno della scuola) in cui ha lezione singola col professore di strumento.
Vorrei sapere se è legale che il prof. di sostegno di nostro figlio debba essere, su richiesta del professore di strumento, presente alla lezione singola togliendo così un’ora alla classe durante le lezioni mattutine.

Le ore di sostegno assegnate vengono distribuite, in genere, sulla base dell’orario della classe, delle attività programmate e, non da ultimo, del bisogno formativo dell’alunno. In ogni caso, in sede di GLHO, in fase di stesura del Piano Educativo Individualizzato (PEI) è possibile per i componenti del gruppo confrontarsi su questo punto e valutare l’opportunità e l’efficacia della presenza del sostegno nell’ora pomeridiana di strumento musicale.

Nella mia regione vi è una legge regionale per l’assistenza educativa domiciliare ai non vedenti; dallo scorso anno scolastico il servizio è passato in mano ai comuni, i quali, non essendovi una regolamentazione regionale che uniformi lo svolgimento del servizio, gestiscono con enormi difformità lo stesso servizio in precedenza gestito dalle province; molti comuni sono partiti in ritardo rispetto all’anno scolastico e riducendo ulteriormente le ore a settimana a studente (anche tagliando dei mesi adducendo la mancanza di fondi); chiedo cosa possa fare un genitore nei confronti del comune inadempiente rispetto all’applicazione della normativa regionale e se tale inadempienza possa considerarsi come una interruzione di pubblico servizio con danni conseguenti alla persona (derivanti da aspetti educativi mancati)

Le consigliamo, se possibile, di riunirvi in molti genitori di diversi comuni, per fare presente alla Regione e a tutti i Comuni questa violazione ai diritti dei vostri figli, citando la recente sentenza della Corte costituzionale n. 275/2016, secondo la quale il nucleo essenziale del diritto allo studio, costituito dall’assistenza per l’autonomia e la comunicazione, non può essere né violato né ridotto per motivi di bilancio.
Minacciate quindi che, se entro una settimana non verrà garantito egualmente il diritto su tutto il territorio regionale, vi vedrete costretti ad agire con un ricorso collettivo al TAR o al Tribunale civile, secondo quello che vi consiglieranno i vostri avvocati, minacciando pure di riservarvi di procedere anche per interruzione di un pubblico servizio.
Non vi consiglio, almeno per ora, di denunciare per l’interruzione del pubblico servizio, poiché le cause penali debbono precedere quelle civili e quindi rischiate di vedere rinviata di tanto tempo la trattazione dei ricorsi che, invece, vi potranno concedere in pochi giorni i provvedimenti di urgenza per ottenere le ore di assistenza mancanti.

Vorrei sapere cosa prescrive la legge italiana riguardo la possibilità per l’assistente educativo di uscire dalla classe con il minore per svolgere attività individuali, sulla base delle indicazioni dell’equipe multidisciplinare.
Il problema è emerso perché un’insegnante si è opposta, dicendo che la legge non mi permette di uscire da solo con il minore, ma non mi ha ancora mostrato quale sia la legge a cui fa riferimento ne mi ha indicato cosa prescrive esattamente.

L’assistente è una figura educativa professionale che, in base alla legge 104/92, è assegnata all’alunno con disabilità per l’assistenza all’autonomia personale e alla comunicazione. Svolge i suoi compiti in classe, in questo caso nella sezione, seguendo le indicazioni dell’insegnante.
Mentre agli insegnanti, che sono assegnati alla classe, sono affidati i bambini della sezione, compreso l’alunno con disabilità, e di questi ogni docente ne è responsabile.
Ora trattandosi di una scuola dell’Infanzia, lecito chiedersi quali potrebbero essere le motivazioni che giustifichino l’uscita dall’aula. Nella scuola dell’Infanzia le attività sono momenti di condivisione, di gioco, di scoperta di sé e del mondo, di interazione, di rapporto e di dialogo con i coetanei. Pertanto è decisamente auspicabile che il tempo scuola del bambino sia da effettuarsi in sezione, insieme ai suoi compagni.
Se in sede di GLHO il gruppo di lavoro ritiene che siano necessarie “uscite dall’aula” (in questo caso con la figura dell’assistente), tali uscite devono essere programmate, motivate puntualmente e, nel PEI, dovrà essere riportato quanto segue: con chi esce l’alunno, dove si reca (spazi), in quale momento (tempi, precisando dalle ore alle ore), per quale motivo, quali sono gli obiettivi da perseguirsi o le motivazioni che supportano la necessità dell’uscita, quali attività svolge fuori. Solo e unicamente a fronte di una progettazione puntuale e motivata e pienamente condivisa da tutti in sede di GLHO, allora potrebbero essere inserite tali uscite; diversamente l’assistente non può prendere la libera iniziativa di portare il bambino fuori dalla sezione e non basta neppure l’indicazione a voce degli specialisti. La decisione, ripetiamo, attiene esclusivamente al gruppo GLHO, in sede di definizione di pianificazione delle attività annuali (ovvero del PEI).

Sono un’insegnante di sostegno di un alunno iscritto al primo anno del liceo socio- economico che fruisce di 18 ore di sostegno (ritardo di apprendimento, difficoltà di linguaggio e difficoltà motorio- prassiche).
Al fine di garantire all’alunno la serenità necessaria e i suoi diritti di studente nel rispetto della normativa Le chiedo quanto segue:
-Nel caso di adozione di programmazione semplificata per obiettivi minimi può l’alunno, messo nelle condizioni a lui più favorevoli (prove equipollenti) essere “aiutato” dall’insegnante di sostegno durante lo svolgimento delle verifiche scritte ? Vi è una norma che regola questo aspetto?
– per ottenere la dispensa dalle prove scritte delle lingue straniere deve presentare certificazione del medico specialista che attesti la gravità del disturbo come avviene per i DSA? (l’alunno è disprassico e ha difficoltà di tipo fonetico- articolativo).
– utilizza abitualmente pc e calcolatrice, può avvalersi di altri strumenti compensativi ( mappe, ecc. ) come avviene per i DSA?

Nel caso in cui il Consiglio di classe adotti una “programmazione semplificata riconducibile ai programmi ministeriali” (OM 90/2001) fa testo quanto indicato nel Piano educativo individualizzato.
Se nel PEI è stato scritto che durante le prove (equipollenti) il docente per il sostegno partecipa in misura ben definita (per esempio: spostando un foglio; leggendo la consegna; porgendo lo strumento necessario), nel momento in cui l’alunno con disabilità affronta le prove di verifica, quanto concordato nel PEI dovrà essere attuato regolarmente e puntualmente.
Per quanto riguarda la dispensa essa è consentita unicamente per gli alunni con diagnosi di DSA, secondo una ben definita procedura.
Per gli alunni con disabilità, così come prevede la normativa a loro favore, in sede di PEI potete specificare che, per quanto riguarda le prove di lingua straniera, cioè le prove scritte, queste saranno sostituite da prove orali (tecnicamente questa modalità si chiama “prova equipollente” ed è “la! modalità prevista per gli alunni con disabilità, introdotta dalla sentenza della Corte costituzionale del 1987; ma, attenzione: non si tratta di una misura dispensativa, questione molto diversa e riguardante, per norma, altri alunni):
Analogamente per la calcolatrice o per le mappe mentali o concettuali: si tratta di ausili che per lo studente con disabilità diventano indispensabili in quanto la loro adozione risulta coerente con l’avvalersi di prove equipollenti.
Specificate questi elementi in modo puntuale e dettagliato nel PEI, perché in sede di esame di Stato questi riferimenti saranno determinanti per la costruzione delle prove (e dovranno essere riportati nel documento del 15 maggio).

Sono un’insegnante di una scuola primaria, le scrivo per sapere quale sia il numero massimo di bambini certificati dalla neuropsichiatria infantile ed aventi diritto all’insegnante di sostegno possa essere presente all’interno di un gruppo classe secondo le normative attuali.
Ho provato a rivolgermi alla mia referente dell’area handicap ma non ha saputo rispondermi, dicendomi che il numero è variabile sulla base del numero di iscritti presenti all’interno della scuola.
Attualmente la mia classe è composta da 18 alunni, dei quali 3 certificati (e uno in corso di certificazione) e mi chiedevo se tale proporzione fosse in linea con le normative del ns paese.

Il DPR 81/09, abrogando la normativa che fissava un tetto al numero di alunni con disabilità, non indica quanti possono essere iscritti per ciascuna classe.
Indubbiamente se nella scuola sono presenti più sezioni della stessa classe, è bene che i bambini con disabilità non siano presenti in una sola sezione, perché si riprodurrebbe una classe differenziale, che la legge italiana ha abrogato nel 1977.
Se, invece, la sezione è unica, i bambini frequentano, tutti, la stessa classe.

Nella scuola dell’infanzia dove presto servizio sono stati attivati tre laboratori e i bambini che seguo non sono sempre affidati a me. Due giorni a settimana ruotano in gruppi dove ci sono 2 insegnanti curriculari e 1 di sostegno. Praticamente i bambini ruotano nei vari laboratori e io in questi 2 giorni seguo altri bambini certificati mentre i miei vengono seguiti da altre insegnanti di sostegno. Volevo sapere se tale organizzazione e contemplata e che tutto sia in regola… (sicurezza, responsabilita).

Prima ancora di altre questioni, viene da chiedersi se lei è stata coinvolta nella fase di ideazione di questo progetto e, ancor prima, se tale progettazione sia stata condivisa e concordata nel Piano Educativo Individualizzato. Il fatto che lei si ponga delle domande, forse significa che non c’è stata una condivisione nemmeno a livello di gruppo docente.
È forse il caso di convocare con carattere di urgenza il GLHO e definire se tale organizzazione possa essere efficace o no per gli alunni, alle cui sezioni lei è stata assegnata, e per cercare di capire se per i bambini questa proposta può essere significativa o meno. Quindi riportare nel PEI quanto deciso.
Se in sede di GLHO il gruppo riterrà l’attività poco consona, la scuola dovrà ripensare la sua organizzazione e promuovere altre proposte significative per il bambino e, contemporaneamente, per i suoi compagni; se invece iin sede di GLHO il gruppo riterrà tale proposta valida, sarà bene definire in modo puntuale i tempi, gli spazi, le persone, le attività, le finalità e gli obiettivi, riportando il tutto accuratamente nel PEI.

Sono una docente di sostegno della scuola secondaria superiore. Ho seguito un alunno che presentava un lieve ritardo cognitivo.L’alunno ha seguito una programmazione per obiettivi minimi, ma ha mostrato uno scarso impegno soprattutto nelle ore extracurriculari ed ha effettuato numerose assenze e inoltre la famiglia è stata poco presente. Dopo aver informato la madre della possibilità dell’adozione di una programmazione differenziata, visto lo scarso impegno e le numerose assenze, mi chiedo se dal punto di vista legale siamo in regola visto che si tratta di un allievo con lieve ritardo cognitivo.

La programmazione per “obiettivi minimi” non è prevista da alcuna norma che riguarda il percorso formativo degli alunni con disabilità; per loro, infatti, è necessario adottare un percorso “individualizzato”, costruito specificamente sulla base delle capacità e delle potenzialità possedute dall’alunno per il quale si redige il PEI. Per la scuola secondaria di secondo grado, l’OM 90/2001 ha introdotto le seguenti diciture: “semplificato” o “differenziato”.
La scelta della programmazione differenziata, sempre in base al provvedimento richiamato, prevede che venga acquisito il consenso della famiglia, come voi, in quanto Consiglio di classe, correttamente avete fatto. La decisione, invece, di passare ad una programmazione differenziata motivando tale scelta con lo scarso impegno dell’alunno, con le assenze (che per gli alunni con disabilità potrebbero rientrare in una situazione di normalità, tanto che la normativa, al riguardo, è intervenuta sulla validità dell’anno scolastico, proprio a loro tutela) e con lo scarso impegno in merito alle ore extracurricolari (se si tratta di ore “extra curricolo”, di fatto, non rientrano nell’obbligatorietà, fatta eccezione per l’alternanza scuola-lavoro, rispetto alla quale andrebbe forse riconsiderata da parte dei docenti la scelta) appare abbastanza difficile da sostenere. Forse sarebbe il caso di rivedere la proposta formativa in generale, nonché le strategie e le metodologie didattiche, cercando di sostenere e potenziare la motivazione e di promuovere quelle attività in cui lo studente possa sperimentare il successo formativo e trovare, nuovamente, interesse per lo studio (anche attività effettuate con i compagni, modalità di apprendimento cooperativo o di lavoro in coppia, in cui pure lui sia coinvolto per aiutare gli altri, partendo dalle sue passioni e scegliendo attività per lui apprezzabili e accessibili).
A volte è necessario rivedere il “fare scuola” e spesso è proprio in questo cambiamento che si possono trovare risposte maggiormente efficaci e significative, rispetto all’abbassare, drasticamente, la progettazione di un percorso scolastico, fondamentale per l’attuazione del Progetto di Vita di una persona.

Scrivo in merito alla valutazione di una studentessa che seguo in qualità di insegnante di sostegno. La ragazza frequenta la classe IV di un liceo linguistico, non è affetta da nessun ritardo cognitivo, ma soffre di un disturbo psicotico per il quale assume farmaci specifici.
Secondo alcuni colleghi curricolari è necessario proporre una programmazione differenziata in quanto la ragazza non sarebbe in grado di raggiungere gli obiettivi minimi dipartimentali i quali, secondo gli stessi colleghi, non possono essere ulteriormente semplificati.
Ho fatto notare loro che il D.L. 297 del 94 parla di contenuti ridotti e/o sostituiti, ma non è servito a nulla. Alcuni di loro non vedono possibilità di semplificazione, se non attraverso la differenziazione della programmazione che però comporta la compromissione della possibilità di conseguire il diploma.
In una prima fase, la docente di matematica era d’accordo sulla possibilità di proporre una programmazione che prevedesse I contenuti essenziali e fondanti sia degli anni precedenti (quelli da recuperare), sia dell’anno in corso. Poi ha cambiato idea perché teme di aiutarla troppo.
Questa modalità sarebbe stata giusta? Esiste un qualche documento normativo che fa riferimento alla possibilità di prevedere soltanto I contenuti essenziali e fondanti di ogni disciplina? Contenuti che sono I docenti curricolari a individuare in base alla situazione della studentessa e che ovviamente non sempre possono coincidere con gli obiettivi minimi dipartimentali.
Come posso muovermi per aiutare questa ragazza che ha un QI nella norma a conseguire il diploma che le spetta?

Il principio generale stabilisce che il Consiglio di Classe, coerentemente con quanto sancito dall’art. 4 del Regolamento dell’autonomia, deve fissare, per ciascuno studente, criteri di valutazione, in considerazione del singolo percorso. Nello specifico, l’art. 15 dell’Ordinanza Ministeriale n. 90/2001 fornisce indicazioni in merito alla valutazione degli alunni con disabilità nella scuola Secondaria di Secondo grado, fermo restando che “l’individuazione del percorso curricolare, predisposto a favore dell’alunno con disabilità, è di competenza di tutto il Consiglio di classe” e non del solo docente incaricato su disciplina. Ma i contenuti, come giustamente riportato, non sempre coincidono con gli obiettivi minimi dipartimentali, in quanto possono essere in parte al di sotto come pure ad essi superiori. E se l’alunna in qualche disciplina raggiunge risultati superiori alla sufficienza, ha diritto ad avere, in quella disciplina, voti superiori a 6, ovvero fino a 10.
Ciò significa che anche per la studentessa si debbano prevedere, a fronte di un programma “globalmente riconducibile alla programmazione ministeriale”, forme di semplificazione e, in ogni caso, di personalizzazione da un punto di vista
– contenutistico e strumentale (uso di ausili, ecc.),
– delle scelte metodologico-didattiche da parte di ciascun docente,
– della predisposizione di prove “equipollenti”, così come stabilito dall’art 6 comma 1 del DPR n. 323/98, al fine di favorire il successo formativo, di cui tutti i docenti della classe sono “corresponsabili”.
La semplificazione dei materiali non è un privilegio, ma un diritto dettato dalla norma a tutela del diritto allo studio, nel rispetto di quanto sancito dall’art. 3 della Costituzione italiana (principio di uguaglianza) e dall’art. 2 (principio di solidarietà).
Anche per quanto concerne il programma, non dovrebbe sussistere l’idea di “recuperare” quello del precedente anno scolastico, in quanto non trova fondamento. Se il Consiglio di classe ha promosso la studentessa alla classe successiva: o le ha attribuito dei debiti, e questi possono essere colmati anche mediante crediti acquisiti in ambito extrascolastico, oppure è bene che eviti di insistere sull’idea del “recupero durante l’attuale anno scolastico”. Si tenga presente che si è di fronte a un’alunna certificata con disabilità, i cui diritti devono essere tutelati e garantiti, prima di tutto, dagli stessi docenti della classe. In sintesi, il principio della individualizzazione del percorso, per gli studenti con disabilità, deve essere salvaguardato e tutelato sempre.

Per un’alunna con un deficit cognitivo gravissimo ( è in sedia a rotelle, non si muove da sola, non parla, non si nutre da sola, ha bisogno di assistenza continua alla persona) che a gennaio compirà 18 anni di età, e frequenta attualmente la classe terza media, posso richiedere rilascio del diploma finale o posso avere solo l’attestato di frequenza?

In linea generale, non si può non constatare che dopo 40 anni di integrazione scolastica si registrino ancora casi di alunni con età anagrafica ben distante da quelle dei compagni di classe, in quanto trattenuti o bocciati durante il loro percorso formativo. È il fallimento del progetto inclusivo! A 18 anni gli studenti, infatti, devono frequentare la scuola secondaria di secondo grado e questo indipendentemente dalla loro condizione e a tutela dei diritti ad essi riconosciuti (principi Costituzionali e art. 12 della legge 104/92).
Ciò premesso, per quanto riguarda l’Esame di stato della scuola secondaria di primo grado, come stabilito dall’art.11 del recente decreto legislativo n. 62/17, per lo studente con disabilità ogni singola sottocommissione (Consiglio di classe) predispone “prove differenziate”, che devono essere coerenti con il PEI, ovvero con il percorso effettivamente svolto durante l’anno; il superamento di dette prove comporta il conseguimento del titolo di studio (diploma).

Sono una disabile al 50% faccio la collaboratrice scolastica se un bambino ha il pannolone sono tenuta a cambiarlo? Le faccio presente che ho problemi di ernie e di ginocchia.

È compito del Dirigente incaricare un collaboratore per assolvere il compito di assistenza igienico-personale dell’alunno con disabilità, consentendogli, contestualmente (se già non lo ha fatto), la frequenza di un apposito corso a spese dell’USR. Dopo il corso il collaboratore – o la collaboratrice – sale di qualifica e ottiene un incremento stipendiale, valido ai fini pensionistici, di circa mille euro lordi l’anno.
Se il collaboratore individuato presenta giustificato motivo (ad esempio anch’egli è con disabilità motoria), il dirigente scolastico dovrà individuare un altro collaboratore, se presente nel suo istituto. Se non presente, dovrà chiedere la sostituzione del collaboratore impossibilitato all’adempimento del servizio, ai fini di tutelare l’interesse primario dell’alunno con disabilità e garantire l’esercizio del diritto allo studio.

Sono da poco stata nominata come supplente sul sostegno, avendo come classe di concorso la A059 (ex 060) area scientifica.
Nella preparazione dell’orario siamo stati affidati a classi intere e ci hanno detto che non dobbiamo curarci solo del ragazzo con 104 (di cui non siamo ancora a conoscenza dello stato di handicap, né delle ore attribuite) ma di tutti. Inoltre ci è stato detto che nella stessa classa non ci può essere più di un docente della stessa area, ma mi ritrovo a fare area tecnica a volte anche in compresenza con un collega di area tecnica.
Potrei avere chiarimenti su come dovrebbe essere organizzato questo sostegno?

L’insegnante di sostegno è assegnato alla classe ed è corresponsabile di tutti gli studenti della classe, che è chiamato a valutare in sede di valutazione intermedia e finale. Al tempo stesso, il docente è presente in quella specifica classe perché ad essa è iscritto un alunno con disabilità. Pertanto il docente deve essere informata in merito ai seguenti elementi:
a) sapere chi è l’alunno con disabilità e quante ore sono state assegnate;
b) prendere visione della documentazione pregressa, in genere custodita in segreteria o in direzione (Profilo Dinamico Funzionale, il documento che, periodicamente, deve essere aggiornato; PEI, Piano Educativo Individualizzato, degli anni precedenti, documento che deve essere elaborato per ogni nuovo anno scolastico; verbali e altri eventuali documenti contenuti nel fascicolo personale dell’alunno);
c) sapere qual è il suo orario di servizio.
Essendo incaricato per “le attività di sostegno”, e non per la singola disciplina o area, il docente di sostegno può essere presente anche nelle ore di insegnamento che non rientrano nella sua area (è utile ricordare che le aree di sostegno non esistono più, dal momento che la l.n. 328/2013 ha abrogato il comma 5 dell’art 13 della l.n. 104/92 che, per l’appunto, prevedeva le quattro aree di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado). In ogni caso, il docente di sostegno deve raccordarsi con il curricolare in servizio in merito alle attività programmate, cercando di coordinare l’intervento didattico individualizzato con quanto programmato per il resto della classe e favorendo l’interazione e la collaborazione fra gli alunni che lavorano insieme nella stessa classe. Durante il suo orario di servizio, se l’alunno è presente in classe, lei non può essere utilizzata per supplenze dei colleghi in altre classi o nella sua.
Entro questo mese, possibilmente, dovrà elaborare, insieme a tutti i colleghi della classe e con la collaborazione della famiglia e degli specialisti, il Piano Educativo Individualizzato, che contiene la programmazione curricolare per l’anno in corso prevista per l’alunno con disabilità. Tale gruppo in genere viene denominato GLHO. Nel frattempo prenda contatti con la famiglia per acquisire maggiori informazioni sullo studente. Ricordi che l’alunno con disabilità è alunno di tutti i docenti della classe, che ne sono responsabili e che devono, tutti, lavorare con lui.
Per quanto riguarda la questione compresenza da lei sollevata, dato che non le sono state fornite indicazioni in merito al nome dell’alunno e alle ore assegnate, potrebbe essere che nella classe sia iscritto un altro studente con disabilità.
Le suggeriamo di chiedere urgentemente un incontro con il dirigente scolastico e di farsi mettere per iscritto il caso al quale è stata assegnata e il numero delle ore di sostegno. Infine chieda che le venga consegnata copia della documentazione dello studente con disabilità.

In assenza del docente di sostegno, può, l’assistente specialistico, condurre l’alunno disabile, nell’aula detta “laboratorio creativo” e permanervi per ore intere?

Se non sussistono particolari indicazioni e accordi, motivati e concordati, nel PEI, l’assistente specialistico (o assistente ad personam) non può portare l’alunno con disabilità fuori dalla classe (e poi perché per così tanto tempo?). L’alunno con disabilità, infatti, è affidato ai docenti della sua classe, che ne sono responsabili e ha diritto a frequentare insieme ai suoi compagni; l’assistente specialistico deve restare nell’aula e svolgere il suo lavoro seguendo le indicazioni del docente in servizio.
Appare utile ricordare che la presenza della figura professionale dell’assistente ad personam (o specialistico) è determinata da bisogni di tipo assistenziale legati alla comunicazione e/o all’autonomia personale dell’alunno con disabilità (L. 104/92) al quale è assegnato.

L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO PUO’ ANDARE A CASA DELLA BAMBINA/O PER L’INTERO ANNO SCOLASTICO? SE SI QUAL E’ LA NORMATIVA A CUI FARE RIFERIMENTO?

L’insegnamento presso il domicilio è determinato da motivi di salute ed è regolato da precise norme coerenti con la scuola in ospedale, di cui il servizio di istruzione domiciliare costituisce un ampliamento.
Il Servizio di Istruzione Domiciliare prevede che, a seguito della formulazione di una prognosi d’impossibilità a frequentare la scuola per almeno 30 giorni per gravi motivi di salute, ovvero per terapie o cure da effettuarsi presso il domicilio, la famiglia inoltri richiesta, corredata con i documenti citati, alla scuola per l’attivazione del servizio di istruzione domiciliare (art. 16 del D.Lgs. n. 66/17).
La scuola dovrà predisporre un progetto, quindi individuare i docenti disponibili a prestare il loro servizio presso l’abitazione del bambino per il tempo previsto dalla documentazione sanitaria e, infine, inviare il progetto all’USR per l’autorizzazione. Il servizio di istruzione domiciliare viene attivato una volta pervenuta l’approvazione da parte dell’USR.

Sono una docente della scuola primaria a tempo pieno. Nel nostro plesso abbiamo un bambino autistico grave che sulle carte ha un rapporto 3 ad uno data la sua gravità! Fino all’anno scorso aveva l’insegnante di sostegno e l’assistente educativo data la sua gravità in quanto per la sua forza fa male agli altri inoltre è autolesionista. Quest’anno il comune ha tolto 2 h all’assistente educativa pertanto l’insegnante di sostegno ha chiesto più volte data la gravità al dirigente una soluzione perché da sola è impossibile! La dirigenza consapevole del pericolo ha obbligato i colleghi che hanno qualche ora di compresenza a sostituire l’assistente educativa! Potete immaginare che già il bambino è aggressivo vedendo persone nuove che girano attorno a lui e non conoscono le sue abitudini ovviamente diventa più aggressivo! La mia domanda è : il dirigente può obbligare un docente nella sua ora di compresenza a sostituire l’assistente educativo?

È utile innanzitutto rammentare che docenti e assistenti ad personam sono due figure professionali fra loro non interscambiabili.
Dalla sua email, appare poco chiaro il rapporto fra docente e alunno (trattandosi di gravità, infatti, dovrebbe esservi un rapporto 1:1, pari a 22 ore settimanali di sostegno).
L’assistente all’autonomia personale e alla comunicazione è una figura professionale che viene assegnata all’alunno in base a specifici bisogni, in genere prevista già nella Diagnosi Funzionale (prima certificazione) e, negli anni successivi, indicata dal GLHO nel Piano Educativo Individualizzato nella parte in cui sono esplicitate le risorse per l’anno successivo.
Se per questo alunno è stata inoltrata richiesta per un certo numero di ore per “l’assistente ad personam”, tali ore devono essere effettivamente assicurate: se a fronte di formale richiesta, inviata dalla scuola all’Ente locale, le ore risultano inferiori ai bisogni dell’alunno, allora occorre agire su altro piano.
I genitori del bambino potrebbero rivolgersi al Prefetto per chiedere che il Comune intervenga, provvedendo cioè o ad assegnare le ore per il monte ore necessario oppure ad attribuire i fondi o alla scuola (che dovrà provvedere a cercarlo) o alla famiglia (che deve dare una ricevuta, ottenendo l’autorizzazione della scuola per l’ingresso dell’assistente).
È possibile, infine, suggerire alla famiglia di inoltrare una diffida.

Sono una psicologa che da circa 4 anni segue, privatamente, come tutor, un ragazzo di 14 anni che attualmente è iscritto al primo anno di un istituto tecnico industriale. Sono stata convocata qualche giorno fa per il primo GLH operativo dalla sua insegnante di sostegno che però oggi mi scrive dicendomi che per motivi istituzionali e di legge non posso più parteciparvi, perchè può essere presente solo il medico ufficiale, ovvero lo psichiatra che una tantum firma le certificazioni. La mia domanda adesso è: come psicologa privata, se richiesto dai genitori (e in questo caso il consenso c’è), ho il diritto di partecipare al GLH? C’è una legge/articolo che posso presentare in cui si evidenzia che la mia presenza è legale?

La richiesta di partecipazione al GLHO deve essere inoltrata dalla famiglia e non dal docente incaricato su posto di sostegno. Chieda pertanto alla famiglia, se ritiene che lei debba essere presente all’incontro, di inoltrare richiesta scritta al Dirigente scolastico.

Ho una bambina di otto anni con problemi di linguaggio ma con una certificazione di art.3 comma 3 in situazioni di gravità fino al completamento degli studi …frequenta la terza elementare con il sostegno ..a oggi 21 ottobre siamo costretti per motivi personali a trasferirci. Cosa prevede l’assegnazione per l’insegnante di sostegno? È possibile ottenere un insegnante di sostegno o già le nomine sono state assegnate? La scuola deve accettare la bambina anche se è sprovvista ora di sostegno? La scuola rifiuta di inserirla.

La scuola non può rifiutare l’iscrizione della minore, salvo situazioni motivate (ad esempio classi sovraffollate), e questo anche a fronte della non immediata nomina del docente per il sostegno.
Nel frattempo il Dirigente Scolastico è tenuto a inoltrare urgente richiesta all’Ufficio Scolastico Regionale e all’Ufficio Scolastico Territoriale affinché vengano assegnate, immediatamente, “ore in deroga” e garantire, così, il diritto allo studio di sua figlia.

Sono la mamma di un bambino di 6 anni appena iscritto alla scuola primaria. Durante la scuola dell’infanzia, benché vi fossero alcuni tratti autistici, il bambino ha frequentato normalmente senza certificazione né assistenza particolare. Si è deciso di fare in questo modo, di comune accordo con la maestra e con lo psicoterapeuta cui il bambino è in carico, poiché il bambino migliora visibilmente ogni qual volta viene trattato in modo “normale” , e l’aggiunta di figure professionali speciali non aveva ragione di essere. Mio figlio è infatti autonomo, non aggressivo, verbale. I problemi si sono manifestati all’ingresso nella scuola primaria, quest’anno, che cerca di imporci la presenza di un educatore in classe. Abbiamo così effettuato una diagnosi funzionale che rileva spettro autistico lieve, ma non abbiamo portato avanti l’iter per la richiesta di 104.
– può la scuola imporci un educatore?
– qualora procedessimo con la richiesta di invalidità 104, possiamo ottenere l’insegnante di sostegno e rifiutare la figura dell’educatore?
– può la scuola trattenere questo foglio di diagnosi, da noi ingenuamente consegnato, che ora utilizza contro di noi asserendo che il bambino è ingestibile o a nostra richiesta deve ridarcelo?

Se la famiglia decide di non consegnare la documentazione relativa alla certificazione di disabilità (e quindi non consegna alla scuola la Diagnosi Funzionale), la scuola non può richiedere alcuna risorsa, nemmeno la figura dell’educatore. Nel momento in cui voi consegnate alla scuola la Diagnosi Funzionale (D.F.), la scuola è tenuta a richiedere le risorse in essa indicate come, per esempio, l’insegnante per il sostegno e, se prevista, la figura addetta all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale, definito educatore o assistente ad personam e normato dall’art. 13 comma 3 della legge 104/92.
Se, però, voi desiderate che vostro figlio prosegua il suo percorso senza l’assegnazione di un docente per il sostegno alla classe e (sempre se indicato nella D.F.) senza l’assegnazione al bambino di un educatore o assistente ad personam, dovete dichiarare, per iscritto, tale rinuncia e, da quel momento, ogni figura dovrà essere tolta nell’immediato. Tale azione è possibile, in quanto queste figure costituiscono un diritto, non un obbligo.

Sono insegnante di sostegno di un ragazzo di prima media epilettico con ritardo medio. L’alunno ha 18 ore di sostegno e 8 di assistenza educativa per un totale di 26 ore settimanali su 30. La famiglia è contraria ad una riduzione delle ore di frequenza. Nelle 4 ore in cui non siamo presenti né io né l’assistente, il ragazzo tende a scappare fuori dall’aula e nascondersi e gli insegnanti curricolari sono molto preoccupati dalla imprevedibilità del suo agire che spesso li costringe ad abbandonare l’aula per rincorrerlo. Cosa si può fare?

Lo studente ha diritto a frequentare la scuola per tutto il tempo del corso al quale si è iscritto; la riduzione dell’orario corrisponde ad una lesione al suo diritto allo studio. Pertanto questa ipotesi non va considerata.
In relazione alla situazione descritta, vi suggeriamo di parlarne con il Dirigente Scolastico, in quanto devono essere coinvolti i collaboratori scolastici che, per contratto, sono impegnati anche nella sorveglianza. Quindi convocate il GLHO d’urgenza e, in quella sede, riportate tutto nel PEI.

Sono una docente nella cui scuola è stata affidata, ad un docente specializzato, un ragazzo ipovedente (ha perso un occhio in seguito ad una grave patologia) con riconosciuta invalidità: 104/92 art.3 comma 1 (9 ore di sostegno). La ragazza, dunque, ha solo un handicap fisico. Il dirigente sostiene che, in assenza di ritardo cognitivo, non è necessario acquisire una diagnosi funzionale e che si potrebbe addirittura optare per una non elaborazione di un PEI. La domanda è: si può, in base alla situazione appena descritta, non richiedere una D.F.? Senza il citato documento, si può elaborare un PEI o addirittura ometterne la stesura? Io ritengo di no.

A seguito del riconoscimento della condizione di disabilità, viene redatta, da parte dell’equipe multidisciplinare, la Diagnosi Funzionale, utile ai fini della richiesta delle risorse per il sostegno, come indicato nell’art. 12 comma 5 della legge n. 104/92 (“All’individuazione dell’alunno come persona handicappata ed all’acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale” viene predisposto un “Profilo Dinamico-Funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato”).
Pertanto se la famiglia della studentessa (o dello studente) non ha presentato contestuale Diagnosi Funzionale, la scuola non deve elaborare un Piano Educativo Individualizzato.

Sono la mamma di una ragazza Down di 18 anni frequentante la quarta di un liceo musicale. Ha 18 ore settimanali di sostegno, divise fra due insegnanti, fino ad oggi è coperta per nove ore perché manca ancora un insegnante. Continuano a dirmi che non dipende dalla scuola, volevo sapere se veramente non si può fare niente tranne aspettare o cosa posso fare per sbloccare questa situazione. Intanto mia figlia è tenuta in una tristissima aula di sostegno a colorare e sta cominciando a manifestare grossi disagi.

Per quanto riguarda le ore di sostegno, esse devono essere riconosciute fin dal primo giorno di scuola, ancor più se nel PEI del precedente anno scolastico (o nel relativo Verbale) sono state indicate 18 ore di sostegno per questo anno scolastico. In virtù di quanto indicato nel PEI e in base alla Sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010, non vi resta che inoltrare ricorso affinché venga tutelato il diritto allo studio di vostra figlia, attraverso anche il riconoscimento delle ore necessarie per l’esercizio di tale diritto.
Le suggeriamo inoltre di intervenire, affinché sua figlia venga portata nella sua classe, insieme ai suoi compagni e non sia lasciata “parcheggiata” nella tristissima aula di sostegno (che non dovrebbe neppure esistere). L’integrazione, come prevede la legge 517/77, avviene nelle classi comuni e non nelle “aule di sostegno” che sono state abolite da anni. Richieda, pertanto, la convocazione urgente del GLHo al fine di chiarire da subito questa situazione. In sede di GLHO rammenti a tutti i docenti che sua figlia è alunna di ciascuno degli insegnanti della sua classe e non di uno e che ha diritto a stare insieme ai suoi coetanei.

Può un’insegnante di sostegno, disponibile a farlo, somministrare il pasto al bambino disabile o esistono leggi che le vietino di farlo? può fornirmi riferimenti normativi?

Non è compito dei docenti imboccare i bambini durante i pasti; tale compito spetta ai collaboratori scolastici (riferimento: CCNL, art. 47, tab. A).
Il Dirigente scolastico deve affidare l’incarico a uno dei suoi collaboratori scolastici, richiedendo, come nel caso descritto, di assistere durante i pasti l’alunno e, quindi, di imboccarlo.

Sono l’insegnante di sostegno di alunno cieco totale frequentante il 5 liceo, che ha sempre seguito una programmazione riconducibile agli obiettivi minimi ministeriali. Mi chiedevo, per l’esame di maturità, oltre a richiedere il plico in Braille con prove equipollenti, è possibile una ulteriore semplificazione operata dalla commissione qualora tali prove fossero troppo difficili per lui? Durante l’anno svolge sempre prove uguali o equipollenti calibrate sulle sue conoscenze e capacità (soprattutto in matematica, chimica e fisica) ma nel caso della maturità queste arriverebbero già pronte. Come si può fare senza precludergli il conseguimento di titolo legale?

Premesso che la norma non parla di obiettivi minimi quando interviene a proposito della valutazione degli alunni, si richiama l’Ordinanza Ministeriale 90/2001 in cui sono previsti solamente due percorsi: uno differenziato e uno semplificato.
Nel caso in questione, pertanto, occorre rimodulare l’indicazione relativa alla programmazione utilizzando il termine “semplificata” e descrivendo, per ciascuna disciplina, i contenuti e gli obiettivi, nonché le competenze, previste (individualizzando il percorso).
Nel documento del 15 maggio, il Consiglio di classe affiderà alla Commissione d’Esame tutte le informazioni necessarie ai fini del corretto svolgimento dell’esame di Stato, compreso il Piano Educativo Individualizzato. La Commissione potrà, pertanto, avere informazioni puntuali dal PEI, in cui, per ciascuna disciplina, il Consiglio di classe avrà riportato competenze attese nonché obiettivi disciplinari, metodologie, contenuti, modalità di verifica (precisando eventuali adattamenti), criteri di verifica.

Ho un figlo per cui è stata riconosciuta disabilità grave secondo legge 104 art.3 comma 3.
Prima di ricevere la certificazione per handicap e invalidità civile abbiamo fatto richiesta ed abbiamo ottenuto il sostegno in classe.
Quando siamo andati a scuola a protocollare la certificazione di disabilità ci è stato detto che a loro questo documento non interessava…è giusto?
Inoltre il preside recentemente ci ha detto che il sostegno, essendo assegnato alla classe, non deve occuparsi esclusivamente di mio figlio ma di tutti i ragazzi problematici non certificati presenti in classe…è corretto? Qual è il riferimento normativo?

Per la richiesta del sostegno sono necessarie la copia della Diagnosi Funzionale e, in alcune regioni, anche la copia del Verbale di accertamento. Non serve, di fatto, consegnare la copia della certificazione di disabilità.
Il docente per il sostegno è assegnato alla classe: questo significa che sicuramente egli deve occuparsi, come i colleghi, di tutti gli alunni della classe ma, certamente, non deve occuparsi esclusivamente dei soli alunni problematici. La presenza del docente di sostegno, è bene ricordarlo, è vincolata a quella dell’alunno con disabilità, per il quale egli e i tutti i colleghi della classe programmano le attività di insegnamento volte a sviluppare le potenzialità dell’alunno con disabilità negli apprendimenti, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione, promuovendo contestualmente l’inclusione.

Nel GLHO è possibile richiedere solo l’intervento di uno specialista privato e non dell’asl di competenza? E se tale specialista fosse in servizio in un centro a diversa distanza e pertanto impossibilitato a partecipare agli incontri è obbligato a farsi sostituire da qualcuno?

Come stabilito dalla normativa vigente, il GLHO è composto dai docenti della classe, dalla famiglia (o esercenti responsabilità genitoriale) e dagli specialisti che seguono l’alunno (facendo riferimento all’ASL). La famiglia, tuttavia, può avvalersi di specialisti di fiducia, comunicando alla scuola il nominativo e i contatti per l’inoltro dell’invito. La partecipazione ai lavori è ovviamente importante e, in genere, si cerca di concordare una data, proprio per favorire la presenza di tutti. In caso di impossibilità, si suggerisce di inviare comunicazione scritta con motivazione.

Sono un insegnante di scuola primaria e insegno matematica e scienze in una 4 e le discipline in una 1. In 4 c’è una bambina diversamente abile che non si riesce a gestire durante le ore del pomeriggio infatti lei stessa dice che è stanca. Ha 22 ore di sostegno ma al giovedì pomeriggio la sua insegnante non c’è. Giovedi pomeriggio ha avuto una crisi ed ha disturbato la classe x un’ora circa mettendosi ad urlare cantare ballare e sputare i suoi compagni. Sono stata aiutata dal bidello x un po ma poi essendo da sola in classe con o bambini ho telefonato i genitori di venire a prenderla. Vorrei sapere se ho fatto bene a telefonare i genitori oppure dovevo lasciarla in classe fino alle 16 : 30 con tutta la classe.

Purtroppo è ancora radicata, anche fra gli insegnanti, l’idea che l’alunno con disabilità abbia un “suo personale docente”. L’alunna con disabilità non era senza la “sua” insegnante, in quanto in classe era presente lei, che ci scrive, ovvero “una delle sue insegnanti”, così come il docente per il sostegno è docente di tutti gli alunni della classe.
Va poi aggiunto che, spesso, quando capitano situazioni di crisi manifestate dall’alunno con disabilità, queste vengono stigmatizzate come “disturbo” nei confronti degli altri. Lecito chiedersi, dunque: se la crisi avesse coinvolto un qualsiasi altro alunno, magari uno di quelli che vengono definiti normodotati, lei si sarebbe comportata allo stesso modo?
Per venire alla domanda postaci, in base alla descrizione fornita, le motivazioni che l’hanno spinta a chiamare i genitori, anticipando l’uscita da scuola dell’alunna, risultano non solo lesive del diritto allo studio dell’alunno con disabilità, ma anche discriminatorie nonché arbitrarie.
Ciò premesso, suggeriamo di condividere nel team di modulo le modalità operative per far fronte a situazioni critiche, le strategie più efficaci per una gestione generale del gruppo-classe, al fine di garantire a ciascuno il successo formativo all’interno di un percorso fortemente inclusivo.

Sono una docente di sostegno, nella mia scuola un’ insegnante è stata assunta dalla scuola su cattedra di sostegno e poi messa dalla dirigente su posto comune a fare italiano, perché la docente di itaiani é assente e non nomina perché la docente spezza continuamente la malattia e nessuno accetta la supplenza. É una cosa lecita? Il bambino rimane scoperto per alcune ore, cosa possiamo fare?

In relazione al processo inclusivo, le “Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità” precisano che “l’insegnante per le attività di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente connesse al progetto d’integrazione” (Linee Guida 4/8/2009, Prot. n. 4274). L’insegnante incaricato su posto di sostegno assume, di fatto, la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui opera (art. 13, c. 6, della Legge 104/92).
Per le supplenze il Dirigente Scolastico deve attenersi a quanto indicato dal DM 131/07 e dalla Nota Prot. n. 9839 dell’8 novembre 2010, in cui non solo è stabilito l’obbligo di supplenze per periodi brevi, ma viene ribadisce il divieto di utilizzo del docente per il sostegno in supplenze (per approfondimenti, vedasi le schede dell’avv. Salvatore Nocera pubblicate nel sito www.aipd.it: la Scheda n. 314 e, in relazione alla “immediata nomina di un supplente”, la Scheda n. 166).
Sul divieto di utilizzare per le supplenze il docente per il sostegno, durante il suo orario di servizio, si rimanda alla Nota USP di Bari n. 76/11.
In sintesi: in assenza di uno dei due docenti che operano in contitolarità nella classe alla quale sono stati assegnati – e nel caso specifico in assenza del docente curricolare – quello per il sostegno non può essere utilizzato come supplente.

Dyslexia o Dysdaxia: de-medicalizzare l’Infanzia

Dyslexia o Dysdaxia: de-medicalizzare l’Infanzia
Lo sviluppo del bambino è quello di un fiore di un giardino e non di un oggetto industriale o un prodotto di un laboratorio di neurochimica

di Piero Morpurgo

Osservatorio sull’inclusione scolastica

Si è tenuta il 27 novembre, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la riunione di insediamento del nuovo Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica. Erano presenti i rappresentanti delle Associazioni di persone con disabilità e dei loro familiari più rappresentative a livello nazionale, i rappresentanti dell’Amministrazione centrale e periferica del Miur e quelli di altri Ministeri competenti in tema di diritti delle persone con disabilità, oltre ai presidenti delle principali società scientifiche e professionali. Ha presieduto i lavori la Capo di Gabinetto Sabrina Bono.

“L’Osservatorio sarà uno spazio essenziale e molto operativo di confronto. Abbiamo chiesto ai partecipanti – sottolinea la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli – di lavorare insieme al Ministero in questa fase di attuazione dei decreti della legge 107 del 2015. Come ho più volte ricordato i decreti attuativi rappresentano una delle parti più qualificanti della riforma. Dobbiamo lavorare insieme, ognuno per la propria parte, per consentire una attuazione rapida ed efficace delle norme che metta al centro le nostre ragazze e i nostri ragazzi”. Il Miur, in particolare, ha proposto all’Osservatorio di attivare un gruppo di lavoro per ciascuna delle deleghe della legge 107. L’Osservatorio si darà anche un regolamento interno per coordinare i due organismi nei quali si articola: Comitato Tecnico scientifico e Consulta delle Associazioni. Il regolamento sarà predisposto entro metà dicembre per consentire un veloce avvio dei gruppi di lavoro.

La scuola pubblica, madre o matrigna degli studenti con disabilità?

La scuola pubblica, madre o matrigna degli studenti con disabilità?(*)

di Simonetta Morelli

L’anno della maturità è quello in cui tutti i ragazzi attrezzano sogni e li riempiono di un potere sfacciato. Dopo gli esami, faranno i conti con la vita da adulti e non sempre potranno frequenterare l’università. Impegnarli sarà un problema perché il mondo del lavoro, oltre che avaro di occasioni, è spesso avaro di solidarietà. Un mondo occupato in gran parte da persone di mezza età non può essere accogliente per un diciannovenne; a tratti è cinico con chi è disorientato, a maggior ragione se ha una disabilità cognitivo-relazionale e non è in grado di rappresentare se stesso.

A questo pensavo nei primi giorni di giugno, gli ultimi di scuola, mentre con il professore di sostegno ponevamo le fondamenta per il nuovo e ultimo anno scolastico di mio figlio, per accompagnarlo fuori dalla scuola senza abbandonarlo. A fine agosto, con una telefonata – voce affranta e tanto coraggio – il professore mi ha informato che non avrebbe accompagnato il suo alunno per alcuni mesi: un infortunio lo stava costringendo a un lungo ricovero ospedaliero.

Per alcuni secondi non sono riuscita a parlare. Oggi, aspetto che un supplente accetti la nomina solo per alcuni mesi, fino a Natale, e spero che mio figlio, quando tornerà a scuola, accetti il cambiamento.
E quel dolore che prende la forma appuntita della rabbia, quella dei genitori degli alunni con disabilità, quest’anno non lo ascolto. Piuttosto lo rivendico per me ma al contrario: non per lamentarmi ma per ricordare, per lasciarmi traboccare di riconoscenza e per mettere in fila i fondamentali che la scuola pubblica mi ha lasciato.

La scuola narrata dai media è un colabrodo, una pena, quasi un’indecenza in cui talvolta singoli eroi salvano situazioni disperate. Oppure in cui vittime innocenti subiscono ingiustizie tanto più odiose quanto più è delicata la condizione di fragilità. Narrazioni estreme che si incardinano su dati di realtà innegabili ma che non rendono conto della vita vera delle persone che, è pur vero, non senza difficoltà fanno la fatica di cercare soluzioni. E magari le trovano, non perfette ma di buon senso, in una «normalità» di strepitosa bellezza che non fa notizia ma c’è. Quando i media vorranno cercare le storie di fatica e bravura incastonate in un sistema così difficile da vivere, avranno reso un servizio vero creando reti di condivisione e conoscenza della realtà tutta, non a metà: quella della scuola buona che c’è sempre stata.

Qui si sono scoperti e giocati i talenti dei ragazzi con disabilità: difficoltà e bellezza, progettualità e visioni; tentativi, cadute e rialzate. Nel bene e nel male la scuola pubblica c’è stata. Per questo l’anno scolastico che chiude definitivamente non un capitolo ma quasi tutta la vita di mio figlio è così importante.
A scuola ho imparato anch’io, da madre, a non contrappormi, ad ascoltare ulteriormente proprio quando il timore di una delusione rodeva testa e anima come un tarlo, lasciando posto solo alla «pancia». Abbassare le difese per prima ha permesso ai miei interlocutori di abbandonarsi del tutto al rapporto con la famiglia. Insieme abbiamo imparato a fare squadra per il bene del loro alunno, mio figlio.

La scuola pubblica può essere anche matrigna, a causa di dirigenti che non rendono conto dello spirito delle leggi che, in Italia, hanno preceduto di molti anni la convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità. La scuola pubblica è l’unico ambiente inclusivo per legge; qui i ragazzi con disabilità si appropriano, con decisione anche se più lentamente rispetto agli altri, della propria identità civile. «Studente» c’è scritto alla voce professione, sulla carta d’identità di mio figlio, anche se non è in grado di studiare. È un cittadino di questa Repubblica che a diciotto anni ha ricevuto il certificato elettorale, anche se non è in grado di votare. Il valore civile di queste scelte dello Stato è altissimo.

La scuola non è un parcheggio. Infatti a scuola si verifica e si mette in discussione anche l’operato di tutti quei professionisti che hanno accompagnato l’alunno fin lì. Le scuole che non si adeguano, che non accolgono, che non prevengono gli atti di bullismo, che eseguono il compitino dell’applicazione della legge, realizzano una pseudo-inclusione, quelle sì, diventano parcheggi per ragazzi.

Anche stare a scuola è una competenza da acquisire, per tutti gli alunni, con e senza disabilità. Per i ragazzi con disabilità intellettivo-relazionale quel pugno di anni scolastici è tutto ciò che avranno in termini di relazione autentica. Per questo il principio dell’inclusione scolastica ci riguarda tutti insieme: dirigenti scolastici e insegnanti curricolari, non solo di sostegno; genitori di tutti gli alunni, non solo di quelli con disabilità. Non sentirsi direttamente coinvolti nelle questioni, non è una giustificazione.

Ai genitori che verranno, non ho altro da lasciare se non la testimonianza di diciotto anni combattuti e appassionati che rendo volentieri per amore di giustizia nei confronti di chi a vario titolo ci ha accompagnato. Sia testimonianza d’amore per i ragazzi della V D che ancora aspettano il loro compagno più fragile. Sia scudo per tutti i docenti appassionati e i dirigenti visionari che ho conosciuto, anche fuori dalle scuole di mio figlio. Sia d’auspicio per chi arriverà dopo di noi, ogni anno, per tutto il tempo che verrà.


(*) blog Invisibili – Corriere.it
http://invisibili.corriere.it/2017/09/26/la-scuola-pubblica-madre-o-matrigna-degli-studenti-con-disabilita/

FAQ Handicap e Scuola – 60

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

 

Sono mamma di una bimba con disabilità grave e che necessità per questo di essere assistita in tutte le sue attività quotidiane.
Il problema che ad oggi mi si presenta è quello della somministrazione dei pasti a scuola.
E’ una bambina con problemi di disfagia ma alla quale non è particolarmente complicato dare il pasto.
L’insegnante di sostegno si è da subito resa disponibile nel farlo ma le è stato riferito che non può per legge. E’ vero? Ci sono riferimenti normativi ai quali far riferimento?

Non è compito dei docenti imboccare i bambini durante i pasti; tale compito è affidato ai collaboratori scolastici (riferimento: CCNL, art. 47, tab. A). Nella Tabella A del Contratto, infatti, è riportato che i compiti dei collaboratori scolastici riguardano: la “vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche”.
Al Dirigente Scolastico spetta il compito di assegnare l’incarico a uno dei suoi collaboratori scolastici, richiedendo, come nel caso descritto, di assistere durante i pasti l’alunno e, quindi, di imboccarlo; a tal fine, al collaboratore o alla collaboratrice sarà consentito frequentare un corso di aggiornamento fruendo, di conseguenza, di un aumento stipendiale.

Sono la mamma di un ragazzino di 12 anni, autistico. Quest’anno deve iniziare le scuole medie ma si rifiuta di frequentare la scuola,mentre frequenta un centro specializzato con molta serenità e facendo progressi. Vorrei sapere se fosse possibile frequentare il centro al posto della scuola dell’obbligo.

Suo figlio rientra nell’obbligo scolastico, pertanto dovrà iniziare a frequentare la scuola. Non avendo ancora iniziato a frequentare la scuola, non è dato sapere se anche nel contesto scolastico egli sperimenterà vissuti di serenità, facendo altrettanti progressi. Peraltro le attività che egli sperimenta al centro potrà continuare a viverle, ma nelle ore extrascolastiche, mentre è importante che egli frequenti anche la scuola con i suoi compagni e che apprenda quanto per lui previsto nel percorso scolastico.  Le suggeriamo di chiedere la convocazione urgente del GLHO, al fine di individuare, insieme ai docenti della classe e agli specialisti, sia le strategie che possano favorire la permanenza di suo figlio, insieme ai suoi compagni, in classe, sia le attività che maggiormente possano sostenere la motivazione e l’interesse nei confronti della proposta scolastica.

Mio fratello ha frequentato l’istituto agrario seguendo il pei. Ha svolto l’esame di stato e mi hanno sempre detto che non sarebbe stato rilasciato un vero e proprio diploma di maturità ma bensì un ‘attestato di frequenza’. Adesso però mi sorge un dubbio.. con questo titolo potrà sostenere eventuali concorsi che richiedono appunto dei titoli di studio?

Potrà partecipare a quei concorsi per i quali possiede il titolo di studio, ovvero, immaginiamo, il diploma di scuola secondaria di primo grado (ex scuola media).

Sono la mamma di una ragazza disabile art. 3 comma 3 diagnosi a d h d tranquilla anche troppo.. si rifiuta di andare a scuola , dice che nn se la sente è in classe non parla.. dall’inizio dell’anno ci è andata pochissimo… a casa studia con un insegnante… cosa si può fare?

Inoltri richiesta alla scuola per la convocazione urgente del GLHO: in quella sede affrontate la situazione insieme agli insegnanti e agli specialisti, al fine di individuare sia le modalità per favorire la permanenza, insieme ai suoi compagni, in classe, sia le strategie che la aiutino a ritrovare motivazione e interesse nei confronti della proposta scolastica.

Sono operatore socio sanitario, con esperienza di almeno dieci anni.E’ possibile sapere come e dove bisogna rivolgersi per entrare nelle scuole?

Nella scuola, per gli alunni e gli studenti con disabilità, viene richiesta l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale. Le suggeriamo di rivolgersi alle singole cooperative che, tramite il Comune o altri Enti, impiegano il loro personale, in questo caso come “assistenti ad personam”, nelle scuole; potrà essere accettato dalla cooperativa come dipendente oppure come socio lavoratore.
Tali cooperative, in genere, per svolgere l’attività presso la scuola primaria o secondaria di primo grado, sono convenzionate con i comuni, mentre per le scuole secondarie di secondo grado con le Regioni, le province o i comuni o gli ambiti territoriali, a seconda delle singole norme regionali.

Sono docente sostegno T.I. lavoro 3° classe primaria 22h con un bimbo disprassico verbale che l’anno scorso ha svolto programmazione ob.vi minimi classe x matematica e personalizzata lingua italiana. (non solo semplificazione contenuti ma proposte differenziate).
La mamma questo anno ha richiesto FS Disabilità un incontro docenti team al più presto x definizione PEI. Purtroppo noi docenti fino a metà ottobre siamo impegnati in riunioni collegiali e pertanto non possiamo riceverla. Ma io mi chiedo a parte le modalità e i tempi normativa ,durante l’incontro calendarizzato con la mamma dobbiamo presentare PEI articolato nei obiettivi dettagliati o negli obiettivi generalie con metodologie didattiche di intervento? La definizione PEI l’anno scorso l’abbiamo svolta durante il GLHO con la famiglia e i genitori.

La programmazione per “obiettivi minimi” non è prevista da alcuna norma che riguarda il percorso formativo degli alunni con disabilità; per loro, infatti, è necessario adottare, come previsto dalla normativa vigente, un percorso “individualizzato”, costruito specificamente sulla base delle capacità e delle potenzialità possedute da ciascun alunno.
A differenza della secondaria di secondo grado (che prevede oltre a quella semplificata l’eventuale programmazione differenziata), nella scuola primaria la programmazione dovrà essere semplificata o la stessa della classe frequentata.
In relazione al PEI: La richiesta da parte dei genitori per la definizione del PEI è legittima. Nel corso dell’incontro che, immaginiamo, sarà calendarizzato a breve, i docenti della classe devono presentare una bozza di programmazione da condividere con il gruppo di lavoro. La programmazione, come normalmente avviene, si articola nella definizione degli obiettivi individualizzati (comprensivi di obiettivi generali, trasversali, metodologie didattiche, modalità di svolgimento delle verifiche e criteri di valutazione), coerentemente collegati con quelli della classe (i cui riferimenti sono ripresi dal Curricolo adottato dall’Istituzione scolastica).
Il PEI va concordato congiuntamente dai componenti del gruppo di lavoro (famiglia, specialisti e docenti della classe), pur restando di specifica pertinenza della scuola la programmazione curricolare, e, sempre congiuntamente, tale documento viene firmato da tutti nel corso di tale incontro.

Sono un’insegnante di scuola elementare, ho accettato una nomina da gae. Non sono abilitata sul sostegno ma avendo accettato un posto su sostegno mi è stato affidato un caso difficile, un bambino con gravi problemi psicofisici. Ho parlato con il DS dicendo che non sono capace a gestire il bambino anche perché sono già finita in ospedale a causa sua con una prognosi di 10 giorni. Nessuno sembra voglia ascoltarmi. Cosa devo fare? A chi mi devo rivolgere?

I docenti, seppur privi di specializzazione sul sostegno, possono essere incaricati su posto di sostegno, come il caso da lei descritto. Per quanto riguarda la sua richiesta, le suggeriamo di chiedere la convocazione urgente del GLHO, gruppo di lavoro, al quale partecipano, di diritto, tutti gli insegnanti della classe (insista sulla partecipazione di tutti), la famiglia o gli esercenti la responsabilità genitoriale, gli specialisti dell’ASL e chieda anche che a questo incontro partecipi personalmente il Dirigente scolastico.
In quella sede dovrete analizzare la situazione e concordare le strategie necessarie; tenga presente che l’alunno non è solamente “suo” e che tutti i docenti della classe sono “suoi” insegnanti e quindi devono partecipare al processo formativo.
Verbalizzate quanto stabilito, avendo cura di specificare i compiti di ciascuno, al fine di assicurare un positivo e proficuo percorso scolastico all’alunno.

Ho una amica che è un insegnante di sostegno e gli è stato affidato un bambino di 6 anni che ancora frequenta la scuola elementare… naturalmente questo bambino è una persona che ha dei problemi comportamentali.. la domanda è….. lei è una ragazza di bassa statura e questo bambino è molto aggressivo e lei non può contenerlo, può chiedere alla preside di cambiare bambino e la preside può rifiutarsi..

L’azione di intervento educativo-didattico non è compito esclusivo del docente di sostegno, ma di tutti gli insegnanti della classe, proprio perché il docente di sostegno è assegnata ad una classe, mentre il bambino (ogni bambino della classe) è affidato a tutti gli insegnanti che lavorano in quella classe.
Se il GLHO ritiene necessaria la presenza di un assistente ad personam, lo stesso gruppo può inserirlo nel PEI dell’anno successivo, anche se tale figura non è indicata nella Diagnosi funzionale; l’art. 13 comma 3 della legge n. 104/92, infatti, prevede la possibilità che l’assistente per l’autonomia venga nominato dal Comune (eventualmente in convenzione con una cooperativa), al quale deve essere inoltrata formale richiesta da parte della scuola, in fase di attivazione di risorse sulla base di quanto specificato nel singolo PEI.

Dove si presenta la domanda per far parte delle cooperative che assistono i diversamente abili nelle scuole?

Le richieste vanno rivolte alle singole cooperative per essere accettati come soci lavoratori o come semplici dipendenti. Se si tratta di lavorare presso scuole dell’infanzia, scuole primarie o scuole secondarie di primo grado, le cooperative, normalmente, sono convenzionate con i comuni; per le scuole secondarie di secondo grado, possono occuparsi di ciò le Regioni, le province o i comuni o gli ambiti territoriali, a seconda delle singole norme regionali.

Sono la madre di un bambino autistico iscritto all’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado.
Mio figlio non parla e scrive ma solo in mia presenza. Gli piace molto studiare e quando gli si chiede da grande cosa immagina di fare, lui risponde che, conscio che non sia un lavoro, vorrebbe, appunto, continuare a studiare.
Da quando ha tre anni legge, studia, disegna con me. Se accompagnato da altri la sua interazione si riduce ai minimi termini: scrive solo qualche parola e soprattutto urla disperato.
Ha conoscenze e competenze coerenti con la sua età. Non usa sussidi di alcun tipo, ma pretende che io sia con lui.
Il comportamento no: si agita tanto che la mia presenza è resa indispensabile dal fatto che in momenti di stress tende a farsi del male.
Pertanto pare che non potrà sostenere l’esame di terza media. Io non potrò presenziare agli scritti ed è prevedibile che lui sarà così disperato da farsi molto male. Davvero non c’è modo che possa sostenere l’esame in forma diversa che preveda la mia presenza? La presenza di uno o più testimoni che controllino che io non gli suggerisca nulla non è un problema.

Favorire l’autonomia e l’indipendenza sono compiti molto importanti che la scuola, in alleanza con la famiglia, persegue, oltre a quelli indicati dalla legge 104/92. Essere tanto presenti da diventare insostituibili, creando una forma di dipendenza, potrebbe giovare ben poco ad una persona, anche a suo figlio.
Le suggeriamo di iniziare una graduale e progressiva azione di distacco, in modo da far sì che suo figlio possa autodeterminarsi ed effettuare le sue personali e libere scelte. Acquisita l’autonomia, non si porrà la questione dell’esame di stato.

Sono un insegnante di sostegno della secondaria di secondo grado. Con l’educatore con cui collaboro vorremmo predisporre un progetto che prevede delle uscite in orario curricolare con un’allieva per fare piccole attività quotidiane (spesa, autobus, etc…). Premesso che in questo caso sarebbe più opportuno che l’uscita fosse fatta insieme all’insegnante e all’educatore, mi è stato detto che per legge l’educatore non può fare tali uscite da solo ma deve sempre essere insieme al docente di sostegno. Vorrei sapere se questo corrisponde al vero e quali sono i riferimenti normativi.

Gli alunni sono affidati dalla famiglia agli insegnanti della classe, che ne sono responsabili, mentre l’assistente è assegnato a uno specifico alunno, ma la responsabilità è dei docenti della classe in servizio (così come per gli altri alunni della classe). Pertanto l’uscita dalla scuola deve prevedere sempre la presenza di un docente.

In caso di alunno con handicap grave iscritto ad un liceo, chi deve provvedere al cambio del pannolino?

La nota ministeriale Prot. 3390/01 stabilisce che è compito dei collaboratori l’assistenza igienica totale degli alunni con disabilità, compito peraltro previsto dal contratto.
Infatti gli artt. 47 e 48 e l’allegata tab. A del CCNL del 2003 (e i successivi) stabiliscono che, per l’attività di assistenza igienica, il DS deve attribuire l’incarico a un collaboratore scolastico (o a una collaboratrice), il quale acquisisce il diritto a seguire un corso di aggiornamento e un aumento stipendiale.

Sono un insegnante di ruolo nella scuola dell’infanzia. Quest’anno è arrivato un bambino non vedente e gli sono state date 25 ore, il massimo. Nella stessa scuola è presente anche un bambino affetto da autismo che frequenta l’ultimo anno ed ha solo 12,30 di assistenza.
Il mio dirigente vuole che io faccio 12,30 su questo bimbo e 12,30 sul bambino non vedente.
Tra l’altro quest’ultimo ha per ore 9 la settimana un’assistente mandata dall’Unione ciechi a fare un progetto e che lo segue anche due volte la settimana, il pomeriggio.
Vorrei sapere se è una cosa regolare che il dirigente divida la cattedra di 25 ore sopratutto in presenza di un bambino con una certa gravità??
Il dirigente lo spiega dicendo che i bambini si devono abituare a diverse figure.

Le ore assegnate ad un alunno non possono essere ridotte arbitrariamente in corso d’anno. Provi a contattare il referente dell’Ufficio scolastico regionale, sperando che convinca il Dirigente scolastico a ritirare la sua riduzione arbitraria. In caso di risposta negativa, non resta che un intervento della famiglia, che deve chiedere l’applicazione di quanto previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 2017. In ultima istanza non resta che presentare ricorso facendo riferimento al PEI o alla Diagnosi Funzionale, richiamando in questo caso non solo la sentenza citata, ma anche la Sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010, che stabilisce il rapporto 1:1 per gli alunni certificati in base all’articolo 3 comma 3 della legge 104/92 (in questo caso 25 ore settimanali) e la Sentenza, sempre della Corte Costituzionale n. 275/2016.

Sono la mamma di una bambina di quasi 4 anni con sindrome di Down, siamo al secondo anno di asilo e per fortuna ci è stata assegnata la stessa insegnante di sostegno dell’anno scorso con 25h.Stamattina mi informano pero che il dirigente ha deciso di smezzare le sue ore per coprire un altro bambino, la mia domanda è, è possibile farlo? c è una legge che glielo consente? …ed io oltre al ricorso al Tar x il quale sappiamo ci vorrà tempo, cosa potrei fare nell’immediato per far sì che le ore restino quelle decise dal provveditorato?

È abbastanza insolito che il Dirigente modifichi le ore assegnate dopo l’avvio dell’anno scolastico. Le ore assegnate ad un alunno non possono essere ridotte arbitrariamente, neppure per sostenere altri alunni. Provi a contattare il referente dell’Ufficio scolastico regionale, sperando che convinca il Dirigente scolastico a ritirare la sua riduzione arbitraria, inoltrando contestualmente la richiesta di ulteriori ore (per gli altri alunni).
Nel caso questo intervento non andasse a buon fine, non resta che inoltrare ricorso, facendo riferimento al PEI e alla sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010, e chiedendo di applicare la sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 2017.

Sono la mamma di una bambina di 9 anni, inserita nella scuola primaria del mio paese. Mia figlia ha una certificazione di handicap legge 104, art 3 comma 3.
Tre volte la settimana è seguita in un centro di riabilitazione motoria dove effettua logopedia.
Ogni anno la scuola fa richiesta dell’assistente specialistica (educatore).
Purtroppo però ogni anno a settembre …mi trovo a lottare con i mulini a vento.
L’ente comunale eroga il servizio dopo lunghissimo tempo rispetto all’inizio della scuola …anche gennaio.
Cosa posso fare? Come muovermi?
È possibile poter fruire dell’educatore anche a casa ma sempre pagato dal comune? Come?

Dovete insistere, parlando anche col Prefetto, affinché il comune assegni l’educatore oppure attribuisca i fondi o alla scuola (che provvede a trovarlo) o alla famiglia (che deve dare una ricevuta, ottenendo l’autorizzazione della scuola al suo ingresso).
Il comune di solito paga o l’assistente a scuola o a casa.

SONO UNA DSGA DI UN CIRCOLO DIDATTICO. IN QUESTA ISA CI SONO ALCUNI BAMBINI CHE HANNO BISOGNO DEL CAMBIO DEL
PANNOLINO. CHIEDO SE IL COLLABORATORE SCOLASTICO E’ TENUTO A SVOLGERE QUESTO COMPITO.

Dovrebbe fornirci maggiori indicazioni: il suo quesito riguarda gli alunni con disabilità?
La normativa in materia di integrazione scolastica prevede che l’assistenza di base a favore degli alunni con disabilità sia espletata dai collaboratori scolastici,
Già la nota ministeriale Prot. 3390/01 stabilisce che è compito dei collaboratori l’assistenza igienica totale degli alunni con disabilità, compito peraltro previsto dal contratto.
IL CCNL del 2003 e successivi, infatti, agli artt. 47 e 48 e all’allegata tab. A, stabiliscono che, per l’attività di assistenza igienica, il DS deve dare l’incarico ad un collaboratore scolastico, il quale, in questo caso, acquisisce il diritto a seguire un corso di aggiornamento e un aumento stipendiale.
A fronte di rifiuto di eseguire l’ordine di servizio del DS (anche se ancora non ha frequentato il corso di aggiornamento), la Cassazione recentemente ha condannato due collaboratrici scolastiche per inosservanza dei doveri di ufficio, condannandole anche al risarcimento dei danni.

Nella nostra scuola una nostra alunna maggiorenne frequenta il quinto anno.
La ragazza, seguita dai servizi sociali e vissuta per un periodo in casa famiglia, ha perso ogni diritto di assistenza compiuti i diciotto anni. La revisione della 104 (art. 3 comma 1) non è andata a buon fine, pertanto la ragazza, da quest’anno, non ha più diritto al sostegno scolastico, né all’assistenza specialistica.
Non essendo più seguita dal servizio disabili adulti, nessuno può concederle un CIS, con il quale, almeno, si potrebbero richiedere alcune ore di sostegno scolastico.
La ragazza, con importanti problemi familiari e disturbi dell’alimentazione, un lieve ritardo cognitivo e difficoltà di apprendimento, ha sempre frequentato la scuola con un orario ridotto ed è stato adottato per lei, fin dal primo anno delle superiori, un PEI differenziato e non è assolutamente in grado di superare il quinto anno con un piano educativo didattico riferibile agli obiettivi minimi.
Qualora il Consiglio di classe considerasse l’alunna con BES, come potremmo giustificare comunque una programmazione differenziata per assicurarle un attestato di frequenza con la regolare certificazione delle competenze acquisite? Come superare questo ostacolo senza un insegnante di sostegno?

Da quanto scrivete, la studentessa è stata sottoposta a visita: non viene specificato, ma da quanto scrivete pare che sia già stato ufficializzato l’esito della nuova visita. Pertanto, sulla base della valutazione sanitaria, la studentessa non è stata più certificata come alunna con disabilità.
Questo significa che la documentazione agli atti risulta decaduta, pertanto la studentessa non può più essere considerata come “alunna non con disabilità” e valutata come vengono valutati i compagni. Anche le vostre affermazioni risultano non proprie, in quanto voi affermate che la studentessa presenza una “disabilità intellettiva lieve”; se così fosse ciò risulterebbe dalla documentazione.
Potreste, come consiglio di classe, ipotizzare di individuare l’alunna come alunna con BES, ma sicuramente non è ipotizzabile un curricolo differenziato e neppure l’assegnazione alla classe del docente specializzato per il sostegno.

Sono la mamma di una bambina certificata alunna disabile art 3 coma 1 dalla commissione asl ed anche riconosciuta disabile art 3 coma 3 da commissione INPS.
Gli specialisti che seguono mia figlia hanno richiesto la certificazione per poterla aiutare in classe con un educatore ed un minimo sostegno alla didattica (6 ore educatore e 4 ore didattica- soffre di disturbo d ansia reattiva e dsa).
Ieri durante l’incontro con equipe specialistica, il direttore della scuola (e’ una scuola parificata) e la maestra, il direttore si e’rifiutato di accettare la certificazione alunno disabile volendo egli fare un osservazione sulla bambina e dicendo che il compito educativo e’della maestra e non vuole quindi aggiungere un’altra figura in classe che aiuti la bambina.
Può il direttore fare questo?
Come mi devo comportare come madre?

La scuola non può rifiutare la certificazione di alunno con disabilità, peraltro rilasciata dall’ASL. Pertanto, se necessario per il percorso formativo dell’alunno e quindi indicato nella diagnosi funzionale, il docente di sostegno (così come l’eventuale educatore) deve essere assicurato, in conformità a quanto prevede la normativa vigente in tema di integrazione scolastica.
Occorre tuttavia sapere che se trattasi di una scuola paritaria, ma non anche elementare parificata, lo Stato non paga il docente per il sostegno. CI sono sentenze della Cassazione che impongono alla scuola di pagare il docente per il sostegno. Però dovreste fare causa alla scuola.

Sono un’educatrice che lavora presso una comunità terapeutica per disabili psichici, accompagnando una delle nostre utenti a scuola sono venuta a conoscenza dell’esistenza della figura dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione. Vorrei chiedere se si tratta di un educatrice laureata e se sono alla dipendenza della scuola o del DSM.

L’assistente per l’autonomia e la comunicazione non dipende dalla scuola bensì, seppur non in maniera diretta, dal Comune per la scuola del primo ciclo e, per la nomina per le scuole di secondo grado, dalla Regione o altro ente, cui essa abbia dato la delega. In base all’art. 13 della legge 104/92 questa figura professionale provvede all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità, al quale viene assegnata. Al momento non esiste un profilo professionale nazionale e quindi il curricolo e la nomina variano da Ente locale a Ente locale; è l’Ente locale che dà in appalto questa figura alle cooperative.
Si informi nella sua zona come si procede.

Sono il padre di un bimbo diabetico di 4 anni. Lorenzo ha una certificazione di invalidità (legge 104/92 art.3 comma 3) redatta dalla commissione per l’invalidità civile.
So che la legge 104 prevede, anche per i minorati fisici, l’insegnante di sostegno e l’assistente per l’autonomia a scuola.
A quale ente devo rivolgermi per avere una certificazione valida per la scuola? La neuropsichiatria dell’ Asl mi ha risposto che non devo rivolgermi a loro perchè non si occupano di diabete e comunque visto che mio figlio non ha un ritardo mentale non ha diritto al sostegno.
È dunque sufficiente la certificazione di invalidità che è già in mio possesso o a chi devo rivolgermi per ottenere il certificato corretto da presentare a scuola?

Per alunni con diabete non è prevista la presenza del docente per il sostegno che non servirebbe, bastando i docenti della classe. Anche l’assistente per l’autonomia non pare sia necessario, essendo lo studente autonomo.
Occorre solo concordare con la scuola l’eventuale somministrazione dei farmaci prescritti in orario scolastico, che si basa sulla nota interministeriale Istruzione-Salute n. Prot 2312 del 2005.

Sono il padre di un bambino autistico di quasi quattro anni iscritto al secondo anno della scuola dell’infanzia. In seguito alla visita Inps del Gennaio 2017, il bambino è stato dichiarato con handicap ex art. 3, comma 3, l. 104/92. Abbiamo provveduto ad eseguire la diagnosi funzionale e a richiedere per l’anno scolastico 2017-2018 il sostegno per il minore. Solo ieri, in seguito a colloquio con la dirigente scolastica, abbiamo appreso che la medesima ha nominato una sola insegnante per due bambini, entrambi con la stessa patologia. Inutile rappresentarLe che il bambino da mesi segue una terapia cognitivo comportamentale secondo il metodo ABA, che l’Analista del Comportamento ha predisposto per lui programmi serrati e personalizzati, che il bambino in soli sei mesi ha fatto passi da gigante. In seguito alle mie rimostranze, la DS ha addiritturato osato affermare che il rapporto 1 a 1 ad oggi E’ VIETATO PER LEGGE! Come avrà capito sono intenzionato fermamente a ricorrere al Tar e a tutelare i diritti di mio figlio. La mia domanda è di natura procedurale. Non avendo ancora il PEI, ad oggi sarebbe piu opportuno diffidare da subito la scuola e il Miur a garantire il rapporto 1a1 oppure fare richiesta di accesso agli atti, ottenere il Pei e ricorrere al Tar.

Per quanto riguarda il PEI, formalmente, non può essere richiesto, perché deve ancora essere elaborato, subito dopo il Profilo Dinamico Funzionale, dal gruppo di lavoro composto dai docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’ASL.
Se le ore di sostegno riconosciute risultassero non sufficienti rispetto a quanto indicato nella Diagnosi Funzionale (rilasciata dall’equipe disciplinare alla famiglia), si può fare riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2010, che riconosce, per gli alunni con disabilità certificata art. 3 comma 3, il rapporto 1:1 (nel caso specifico pari a 25 ore settimanali). Peraltro appare scorretta l’affermazione che non si può più dare una cattedra a un solo alunno, poiché nessuna norma in tal senso esiste; se l’amministrazione scolastica non volesse assegnare la cattedra intera, limitandosi ad attribuire il rapporto 1:2 (mezza cattedra), anche in questo caso è possibile inoltrare ricorso in violazione della sentenza della Corte costituzionale.

Sono una mamma di una bimba disabile certificata da poco. Vorrei sapere se posso pretendere dalla scuola dell’infanzia paritaria la maestra di sostegno.

Le scuole paritarie devono garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità; nel caso specifico, trattandosi di scuola dell’infanzia, spetta alla famiglia intervenire economicamente per retribuire il docente di sostegno. In realtà una recente sentenza della V Cassazione, n. 21122/13, ha stabilito che il sostegno debba essere riconosciuto e che la scuola paritaria non possa chiedere ai genitori tale retta, in quanto essa è posta in carico allo Stato.

Può un ragazzo affetto da sindrome di down già diplomato presso un istituto d’istruzione secondario superiore e re-iscritto presso un istituto alberghiero, vista la sua passione per la cucina, usufruire di un educatore che possa accompagnarlo nel processo di apprendimento a scuola? Ci può essere un aiuto pubblico in tal senso?

Se lo studente necessita di qualcuno che lo accompagni nel processo di apprendimento, allora si dovrebbe pensare ad un docente; ma avendo già frequentato la scuola secondaria di secondo grado, fino al diploma, non è più possibile richiedere il docente per il sostegno. Al riguardo si aggiunge il parere del Consiglio di Stato che vieta le reiterazione di scuola secondaria di secondo grado.
In questo secondo percorso di scuola secondaria di secondo grado, pertanto, lo studente sarà accompagnato dai docenti della sua classe.

Sono la mamma di una studentessa disabile di 16 anni, a cui è stato assegnato un insegnante di sostegno dalla scuola secondaria di primo grado. Al termine dell’anno scolastico 2016/17 abbiamo deciso di far cambiare scuola a nostra figlia. Per accedere a questa nuova scuola, a settembre mia figlia dovra’ sostenere, come privatista, cinque esami integrativi. Pensavamo che potesse essere assistita da un insegnante di sostegno durante gli esami, ma in questi giorni ci è stato detto che poiché nostra figlia è formalmente ancora iscritta nella precedente scuola, ciò non è possibile. Alla nostra richiesta di essere almeno affiancata dall’assistente ad personam, che le è stata già assegnata per quest’anno scolastico (peraltro la stessa educatrice che l’ha seguita negli ultimi due anni anche nell’altra scuola e che già lavora nella stessa scuola dove mia figlia sosterrà gli esami), ci è stato detto che non era possibile nemmeno questo perché mia figlia, come privatista, non ha diritto all’assistenza di un docente della nuova scuola. Mi chiedo se ciò sia corretto, visto che l’assistente ad personam non è un docente della scuola, ma un facilitatore della comunicazione il cui lavoro dovrebbe proprio essere quello di “facilitare” il percorso anche scolastico del disabile a lui assegnato.

Per tutelare il diritto allo studio, la normativa per l’inclusione prevede che, ove necessario, siano riconosciute risorse per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale a favore degli alunni con disabilità. Inoltre per questa ragazza va applicato il Decreto sui criteri degli esami dei privatisti con disabilità; quindi la scuola deve assegnarle un docente che l’assiste durante le prove.
Ne consegue che, seppur nella condizione di privatista, sua figlia ha diritto a tali risorse, al fine di affrontare adeguatamente le prove di ammissione, che devono essere strutturate, in base all’art. 16 della legge 104/92, in base al PEI.

Sono un docente di scuola media e, riconosciuto invalido grave, mi avvalgo della legge 104 per permessi mensili; sulla mia invalidità si avvale anche di permessi per 104 mia moglie, dipendente comunale. Da diversi anni svolgo lavoro continuato come consulente psicologo presso la ASL. A scuola, quest’anno mi stanno ponendo il problema della incompatibilità tra la funzione docente e il mio rapporto con la ASL, anche facendo riferimento al mio avvalermi della 104. Posso ricevere chiarimenti per comportarmi di conseguenza?

A tutti i docenti lo stato giuridico consente l’esercizio di una professione autonoma, ma non un rapporto di lavoro dipendente da altro ente. È sufficiente chiedere l’autorizzazione al dirigente scolastico che non può negarla se l’attività professionale esterna non interferisce con l’orario dell’attività di insegnamento.
Se il DS comunque si oppone, senza ragionevole e comprovata motivazione, lei può rivolgersi all’Ufficio Scolastico Regionale.
Il fatto che lei sia persona con disabilità non le impedisce di svolgere contemporaneamente attività di insegnamento e professionale.

Una studentessa di un istituto superiore in situazione di handicap (art 3 comma 1) ha frequentato i primi 4 anni supportata da un docente di sostegno seguendo un percorso B viste le notevoli difficoltà cognitive.
Arrivata allla classe 5 i genitori vorrebbero toglierle il sostegno. Credo che sia necessaria una richiesta scritta e credo anche che sia importante che il consiglio di classe si tuteli verbalizzando il loro parere contrario a tale passaggio.
I genitori si dichiarano anche pronti ad una eventuale bocciatura pur di evitare l’assegnazione di un docente di sostegno.
Le chiedo conferma sulla regolarità di tale iter.

La presenza del docente per il sostegno è un diritto non un obbligo: i genitori, se vogliono, possono chiedere la rinuncia al docente per il sostegno. In questo caso occorre verbalizzare la decisione.
Per quanto riguarda l’alunno, se la famiglia si limita a rinunciare al solo docente e non ritira la documentazione, deve essere considerato come studente con disabilità a tutti gli effetti. Al Consiglio di classe, pertanto, spetta il compito di programmare il percorso educativo-didattico, definendo modalità di valutazione, criteri di valutazione, eventuali utilizzi di ausilio e quanto previsto dalla norma in materia.
Occorre tuttavia far presente alla famiglia che, anche con il docente per il sostegno, lo studente ha diritto, se supera l’esame di stato, al diploma e non compare nulla sul diploma circa la presenza del docente per il sostegno.

Scrivo da una ASL per l’inserimento in una scuola dell’infanzia di un bimbo affetto da grave disabilità.
Al bimbo, già inserito nella scuola da due anni, a seguito di aggravamento delle condizioni cliniche, è stata impiantata una PEG per la somministazione del cibo.
La pompa di cui dispone è stata tarata a piccole dosi continue, per cui il pasto ha la durata di circa 3 ore.
Non riesco a trovare la normativa che regola la materia: di chi è la competenza per l’attacco della pompa? chi può fare sorveglianza affinchè, se subentrano problemi siano messi in atto modalità di intervento per la gestione dell’emergenza?

Poiché non si tratta di sola somministrazione di cibo, per cui potreste chiedere al Dirigente scolastico (il quale, applicando, per analogia, la normativa sulla somministrazione dei farmaci, valuta la disponibilità di personale scolastico, debitamente formato per assolvere il compito richiesto, previo consenso della famiglia), ma sono previste azioni per la gestione dell’emergenza, la responsabilità resta in carico a personale sanitario specializzato, che voi, come ASL, dovete fornire alla scuola per il tempo necessario.

Sono la madre di un ragazzo di 14 anni che sta per iniziare la scuola superiore
Ha una certificazione di disabilità con diagnosi di Sindrome di Asperger rilasciata dalla ASL competente.
Ha inoltre una certificazione di disgrafia (dsa).
La diagnosi funzionale prevede per lui, stante le sue difficoltà di socializzazione e comunicazione, la figura dell’educatore ma non quella dell’insegnante di sostegno dato il suo livello intellettivo nella norma.
La scuola media per i tre anni ha redatto il PEI, per definire le aree di intervento dell’educatore ma anche degli insegnanti curricolari.
La scuola superiore invece non intende redigere il PEI perché afferma che lo stesso e’ previsto solo in presenza dell’insegnante di sostegno.
L’unica cosa che si può redigere secondo loro è un PDP, dove si inserisca anche il ruolo dell’educatore.
La cosa mi sembra assurda perché, come del resto ha fatto la scuola media, si tratta di definire un intervento educativo (che comprende sia l’area didattica che sociale) a fronte di una sindrome che corrisponde ad una disabilità certificata (seppure con il comma 1 e non comma 3 di gravità).

Da quanto scrive a suo figlio sono state riconosciute due condizioni fra loro contrastanti; la diagnosi di DSA, infatti, non può essere posta a fronte di una disabilità (si vedano al riguardo l’art. 1 della L. 170/10, il decreto applicativo, il documento della Consensus Conference).
Ora, la scuola non può predisporre un PEI e contestualmente un PDP.
Dato che lei scrive che la diagnosi di Sindrome di Asperger è stata rilasciata dall’ASL competente, e le è stata rilasciata la Diagnosi Funzionale, procederemo facendo riferimento alla condizione di disabilità.
In base alla normativa vigente, dato che lei ha presentato alla scuola documentazione attestante la disabilità (Diagnosi Funzionale), per lo studente deve essere predisposto un PEI da parte di tutti i docenti della classe insieme a voi, famiglia, e con la collaborazione degli specialisti e, ovviamente, dell’assistente assegnato allo studente.
Può fare riferimento alla normativa in materia di disabilità (L. 104/92, decreto applicativo DPR 24 febbraio 1994, Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009), diversamente si registrerebbe una omissione di atti di ufficio.

Sono un docente di scuola secondaria superiore in un Liceo, a cui hanno assegnato tre ore settimanali con un ragazzo con disabilità intellettiva grave che l’anno prossimo frequentera’ l’ultimo anno di scuola superiore. Seguo questo alunno da tre anni insieme ad altri due docenti, quest’anno addirittura quattro più l’educatrice comunale. L’allievo ha compiuto 21 anni a febbraio, quindi ha ampiamente assunto l’obbligo scolastico. Presenta un disturbo generalizzato dello sviluppo che lo fa sembrare un bambino di circa undici anni. Non parla, non scrive né utilizza alcuno strumento didattico. Non ci sono state fornite più indicazioni su nuove strategie da adottare o nuovi metodi tant’è che l’allievo non mostra più interesse alcuno per queste attività. È stata abbandonata anche la CAA iconica perché troppo difficile. Comunica attraverso lo sguardo e la prossemica. Qualsiasi oggetto gli venga dato viene portato in bocca, che è anche una sua frequente stereotipia, o gettato per terra. È stato sfortunato perché durante la sua crescita è stato seguito e poi abbandonato da diverse strutture e centri, anche a pagamento. Dopo un primo entusiasmo iniziale ci si rendeva conto della gravita’ del caso e a seguito di numerosi tentativi di recupero, tali centri si dileguavano. Noi docenti ci trovamo in un vicolo cieco. L’anno prossimo sarò solo io di continuità perché un collega di ruolo si è traseferito mentre gli altri due erano precari. Quest’anno l’alunno è molto peggiorato, non rispondeva più alle richieste, tendeva a lasciarsi scivolare per terra o ad accasciarsi sugli scalini durante la salita o la discesa. Ha mostrato spesso disagio e nervosismo, con crisi di pianto. In classe è praticamente impossibile tenerlo perché si agita, cammina per l’aula, fa puzzette e cerca, giustamente l’attenzione dei compagni. Non è autonomo al bagno e sovente necessità di essere portato ai servizi ivi anche due volte al giorno per espletare i bisogni più lunghi.
Ora, con tutto l’affetto e la comprensione del mondo che senso ha imporgli ancora questo supplizio? La mia coordinatrice afferma che andando in quinta dovrebbe fare una prova davanti alla commissione a fine anno ma a mio modesto parere rischierebbe di diventare una pantomima. I genitori sono in attesa che venga accettato in un CDD e vorrebbero continuare a fargli frequentare la scuola per sedici ore settimanali. Il ragazzo, secondo me, dovrebbe al massimo frequentare la scuola due volte a settimana perche di più non reggerrebbe il carico orario. La scelta oraria è stata più che altro dettata dalle esigenze lavorative dei genitori più che da quelle del ragazzo; i restanti giorni bisognerebbe fare pressione sul centro affinché lo prenda in carico al più presto.
Mi scuso per lo sfogo ma davvero vorrei il meglio per questo alunno.

In base alla loro formazione, gli insegnanti posseggono quelle competenze psico-pedagogico-didattiche necessarie alla professione, confermate dal CCNL (art. 27, profilo professionale docente: “Il profilo professionale dei docenti è costituito da competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca, documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col maturare dell’esperienza didattica, l’attività di studio e di sistematizzazione della pratica didattica.”) È dunque compito di ciascun docente individuare le strategie, le metodologie e le attività didattiche finalizzate alla realizzazione del successo formativo dello studente con disabilità. In sintesi: la sinergia con gli esperti non comporta che questi “offrano indicazioni” di carattere metodologico-didattico, in quanto tali competenze sono proprie della professione docente.
Occorre dunque elaborare un PEI, comprensivo di programmazione curricolare individualizzata, sulla base del quale saranno poi strutturate le prove d’esame che, anche per lo studente con disabilità (indipendentemente dalla gravità), deve essere predisposto.
Al Consiglio di classe compete, dunque, programmare il tempo-scuola in modo che risulti proficuo per lo studente e per i suoi compagni, nella prospettiva di una migliore qualità della vita, partendo dalle sue capacità e potenzialità. dai suoi interessi e da ciò che maggiormente lo sollecita o che riesca a stimolare la sua partecipazione. È possibile programmare attività pratiche, che aiutino lo studente, attraverso compiti autentici, ad affrontare la quotidianità (ad esempio l’uso del denaro, leggere cartelloni o segnali), avvalendosi di una didattica laboratoriale, con i compagni, oppure creando situazioni di role playing(sempre con i compagni).
Comprendiamo il suo scoramento, ma fatichiamo a capire quel senso di “sconfitta anticipata”, che lei attribuisce, da quanto leggiamo, ad una mancata collaborazione con gli specialisti; ma poiché gli esperti, in ambito scolastico, sono per l’appunto gli insegnanti, sta a voi programmare le attività scolastiche e attuarle.
Per quanto riguarda la frequenza di un CDD, è possibile progettarla purché avvenga nel pomeriggio, senza cioè danneggiare o ridurre la frequenza mattutina della scuola con i compagni. Il ragazzo ha diritto al suo percorso scolastico e a trascorrere, con i compagni, il tempo-scuola: a tutti i docenti, ovvero ai componenti del Consiglio di classe, il compito di favorire al massimo “apprendimenti, socializzazione, relazione, comunicazione”, anche trovando forme alternative o mediate di CAA.

Mio figlio disabile con 104, sordo, iscritto quest’anno per la prima volta ad una classe terza di un istituto tecnico tecnologico, si ritrova in una classe di 27 alunni. Qual è il numero di alunni massimo previsto per classe in presenza di un disabile? Ho trovato solo riferimento alla formazione delle prime classi… faccio presente che questa è la prima classe del triennio (indirizzo di specializzazione) e che ne è stata fatta una sola per questo indirizzo mentre a mio parere andava sdoppiata. Ho bisogno cortesemente di una risposta in tempi brevi per potermi muovere adeguatamente.

Essendo questa terza la classe iniziale del triennio, potete far valere le norme sulle prime classi di cui all’art. 4 e all’art. 5, comma 2, del DPR n. 81/09.
Diffidate quindi a formare la classe con non più di 22 alunni, minacciando ricorso al TAR.

In un Asilo Nido Aziendale a chi competono i costi extra di una educatrice in caso di frequenza di bambino con handicap grave?

Trattandosi di struttura privata, salvo diverse indicazioni, ovvero in base alle vostre leggi regionali, i costi dell’educatrice (in aggiunta all’organico) sono in carico alla famiglia.
Si ricorda, quale utile riferimento, il recente Decreto Legislativo n. 65/2017 sul sistema integrato degli asili nido e delle scuole dell’infanzia (nello specifico si rimanda all’art. 9).

Sono la mamma di una bambina di 8 anni, alla quale è stata riconosciuta la legge 104 con art.3 comma 3. La bambina non ha nessun disturbo cognitivo, ha esclusivamente limitazioni motorie poiché è costretta a muoversi con le stampelle, pertanto ho richiesto l’aiuto delle maestre per portare in classe lo zaino della bambina e l’utilizzo dell’ascensore per poter usufruire del servizio mensa, situato al piano terra della scuola. Per quanto riguarda l’uso dell ascensore mi è stato negato, motivando il rifiuto dicendomi di avvalermi di un operatore per svolgere la funzione di accompagnare la bambina su e giù dall’ascensore; invece per quanto riguarda l’aiuto con lo zaino, a fine anno mi è stato richiesto un biglietto di ringraziamento dalle maestre per aver svolto questa facilitazione non sapendo se fosse necessaria o meno e ribadendomi che avrei dovuto richiedere un operatore per adempiere a queste mansioni.
Recentemente mi sono rivolta al dirigente scolastico per segnalare questi episodi, ottenedo dallo stesso la medesima risposta, dicendomi di richiedere un operatore per trasportare lo zaino della bambina e per portarla su e giu in ascensore i due giorni della mensa.
Il dirigente mi ha detto inoltre di essere costretto per legge a richiedere un operatore.
E’ giusto richiedere un operatore per una bambina autosufficiente con delle limitazioni motorie temporanee legate alla sua malattia solamente per trasportare uno zaino? o ci si può avvalere del personale scolastico?

ll CCNL (Contratto collettivo Nazionale di lavoro), in vigore fin dal 2003, agli articoli 47 e 48, compresa la tab. A, stabilisce che i collaboratori e le collaboratrici scolastiche hanno il compito di accompagnare gli alunni con disabilità nei locali della scuola, quindi, a nostro avviso, anche di accompagnarli in ascensore e di portare il loro zainetto.
Quindi scriva pure due righe di ringraziamento alle maestre per la disponibilità mostrata. Per il resto, invece, faccia presente al Dirigente Scolastico quanto sopra riportato.

Sono un assistente specialistica e lavoro ormai da tanti anni nelle scuole, le insegnanti mi fanno uscire spesso con l’alunno disabile, vorrei sapere se posso uscire fuori dalla classe e andare in una stanza strutturata apposta e stare sola con l’alunno.

Gli alunni, tutti gli alunni, sono affidati ai docenti. Gli assistenti specialistici sono, invece, assegnati ad uno specifico alunno, con compiti di “assistenza all’autonomia e alla comunicazione”, svolgendo tali compiti all’interno dell’aula, in presenza del docente in servizio.
Pertanto durante le ore in cui lei è in servizio in qualità di assistente, se viene invitata dal docente in servizio a uscire e portare l’alunno con disabilità “nell’aula di sostegno” (aula strutturata), cioè fuori dalla classe, dica semplicemente “no” e svolga il suo lavoro in aula. Non può e non deve essere snaturato il diritto costituzionale all’inclusione nella classe e coi compagni.

Sono un’insegnante di scuola primaria. La mia classe era formata da 25 alunni con un alunno con certificato di disabilità. Alla fine di quest’anno una bimba si è trasferita in un’altra scuola.
Ora il dirigente ci ha comunicato di aver accolto, al suo posto, l’iscrizione nella nostra classe di un alunno con un grave grado di disabilità: disturbi emotivi e della condotta.
Perciò da settembre p.v la mia classe sarà formata di nuovo da 25 alunni, di cui due disabili e uno di questi dichiarato grave dalla certificazione.
È stata corretta la scelta del dirigente?
Personalmente credo che la gestione della classe risulterà molto impegnativa, considerato anche il tipo di handicap del nuovo alunno. A tutto discapito della qualità della nostra azione didattico – educativa.
Inoltre, credo di aver capito che la normativa preveda un tetto massimo addirittura di 20 alunni con un disabile grave.

Il DPR n. 81/09, all’art 5 comma 2, stabilisce che “di norma” le classi con alunni con disabilità sono costituite da non più di 20 alunni, mentre l’art. 4, dello stesso DPR, prevede che eccezionalmente tale tetto possa essere aumentato del 10% (quindi massimo 22 alunni). Quindi qualunque famiglia della classe può invitare il Dirigente Scolastico a non accogliere in questa classe questo nuovo alunno, pena ricorso al TAR che potrebbe anche ridurre la classe a 22 alunni.

Sono un’insegnante di sostegno appena trasferita in una piccola scuola… solo oggi ho saputo che il posto libero è in classe di mia figlia… sono disperata e imbarazzata di questo. Le chiedo può il dirigente (visto che ci sono altri due posti) non tener conto della continuità e assegnarmi un caso diverso?

Se necessario ne parli con il referente regtionale per l’inclusione scolastica operante presso il Suo USR. A fronte di assenza di ulteriori posti presso l’I.C. al quale è stata assegnata e senza dover interrompere la continuità, potrebbe chiedere al D.S. di spostare sua figlia in una classe parallela.

Mia moglie Insegna in una scuola media ed ha una invalidità del 75 ℅ per seri problemi di deambulazione. La scuola è strutturata su più piani, uno (aula magna) è situato al dì sotto del piano dove ci sono le classi. La scuola è sprovvista di ascensore. Spesso nell’aula magna si tengono incontri o consigli di classe, ecc..
Per mia moglie risulta complicato raggiungere l’aula magna.
Volevo chiedere se esiste una legge per chiedere la messa a norma della scuola con l’installazione di un ascensore.

Le norme di riferimento sono il DPR n. 603/1996, tutti i riferimenti contenuti nella Legge n. 104/92 e nella Convenzione ONU, ratificata dall’Italia dalla Legge n. 18/09.
In attesa dell’ascensore, si può intanto chiedere l’acquisto di un montascale, detto, in gergo, “lo scoiattolo”. Si tratta di una piattaforma su cingoli a batterie, su cui viene collocata la sedia a ruote, che “sale da sola le scale”, purché guidata da un collaboratore scolastico che la orienta in salita senza alcuno sforzo.

Siamo i genitori di un bambino di 4 anni a cui è stata appena riconosciuta la condizione di gravità ai fini dell’integrazione scolastica ai sensi della legge 104/92 art. 3 comma con indicazione “necessita della presenza dell’operatore sociosanitario e dell’insegnante di sostegno” che frequenta una scuola materna privata (non paritaria) che si rifiuta di pagare l’insegnante di sostegno e ritiene che sia a carico dei genitori. E’ così?

Nella scuola privata, come in quella paritaria, il docente per il sostegno viene scelto e pagato dalla famiglia.

Sono una docente di sostegno di una scuola secondaria di secondo grado. Vorrei sapere, se possibile, i riferimenti normativi relativi alle responsabilità del docente di sostegno nei confronti degli alunni disabili affidati durante i viaggi di istruzione di alcuni giorni. In particolare vorrei chiederle se un alunno con art. 3 comma 3 ha diritto durante il viaggio ad un rapporto 1:1 con il docente di sostegno. Considerando che sono tanti i ragazzi disabili in tale situazione, potrebbe indicarmi i riferimenti di legge che disciplinano la questione? In tutte le scuole in cui ho lavorato mi è capitato di incontrare dei genitori che chiedono tale rapporto ma le scuole si organizzano diversamente. Cosa rispondere a tali genitori?

La Circolare Ministeriale n. 291/92 stabilisce che l’accompagnatore non deve essere solo il docente per il sostegno ma qualunque membro della comunità scolastica.
Le modalità di svolgimento delle visite di istruzione per gli alunni con disabilità debbono essere concordate per tempo, durante il GLHO: in quella sede i docenti, in dialogo con la famiglia e con gli operatori socio-sanitari che seguono lo studente, concordano chi debba essere accompagnatore e come debba seguire l’alunno. Non ha senso qui il concetto del rapporto uno ad uno, perché esso è stato coniato in previsione delle ore di frequenza scolastica; e la responsabilità degli alunni, durante un viaggio di istruzione o un’uscita didattica, è di tutti i docenti incaricati in qualità di accompagnatori, mentre a scuola tale responsabilità riguarda tutti i docenti della classe.
Per le uscite si può prevedere che, in casi particolarmente complessi, l’accompagnatore, che come detto può essere un qualunque docente della classe, venga aiutato da personale addetto all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione (assistente ad personam) e/o che venga assistito da un collaboratore scolastico o da una collaboratrice scolastica, se l’alunno necessita di assistenza igienica.
Nei casi meno complessi, ad es. un alunno cieco o sordo senza altre disabilità, se trattasi di visita di ultimo anno, la prassi offre esempi di alunni assistiti dai compagni di classe maggiorenni, senza bisogno di aggiungere altro docente o altro assistente.
Ciò che è fondamentale è che tutto venga concordato e chiarito all’interno del GLHO.

Sono un dipendente del comparto scuola, vi scrivo per avere informazione sui permessi L.104, nel mio caso posso dire che la persona disabile in questione e’ mia suocera che vive con me e mia moglie che e’ casalinga quindi una non lavoratrice e proprio per questo motivo che il mio dirigente ha rifiutato di concedermi i permessi della legge in questione. A questo punto io vi chiedo se posso avere dei chiarimenti in merito a tutto questo.

La normativa prevede che chi assiste debba essere l’unica persona in grado di farlo. Ecco perché, avendo Lei sua moglie casalinga, non riceve i permessi per assistenza. Solo se si dimostrasse che sua moglie, a causa di una malattia, fosse impossibilitata a prestare assistenza alla madrre, solo allora il diritto di permesso passerebbe a Lei che diverrebbe così l’unica persona a poter assistere.

Sono la mamma di una bimba disabile in stato di gravità, riconosciuta,con legge 104, nata a fine ottobre….a settembre di questo anno devo riprendere a lavorare ma il nido comunale non la prende, perché dicono che non sono obbligati a dare un assistente visto che non è età scolare. Dicono che se voglio posso portarla se mi fermo io con lei. Realmente la mia bimba non ha diritto al nido?

Sua figlia non ha solo la possibilità di andare all’asilo-nido, ma addirittura ha il diritto di andarvi anche se non è scuola dell’obbligo; ciò è previsto dall’art 12 commi 1 e 2 della legge n. 104/92. Anzi, se è in situazione di gravità (art 3 comma 3 della legge n. 104/92) ha diritto di precedenza su tutti gli altri compagnetti.
Il diritto agli asili-nido è stato riaffermato dal recente Decreto Legislativo 65/2017 sul “Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6” anni, decreto applicativo della legge 107/15.
Pertanto fate un invito diffida a prendere vostro figlio con precedenza assoluta per l’anno prossimo e, se non vi dànno una risposta positiva entro una settimana, dite che sarete costretti a fare ricorso al TAR per violazione di legge chiedendo i danni.

Sono una docente di sostegno. Quest’anno un allievo con una pregrammazione differenzaita termina il percorso scolastico. Abbiamo deciso di fargli svolgere gli esami di maturità con prove differnziate. Cosa dobbiamo rilasciare all’allievo? La segreteria didattica rilascia un attestato di frequenza. La commissione di esami? eventualmente possiamo rilasciare una certificazione di competenze? a quale normativa posso fare riferimento? esiste un modello tipo format da utilizzare?

Per gli studenti con disabilità per i quali è stata adottata una valutazione “differenziata”, le prove d’esame sono strutturate coerentemente con il percorso di studi effettivamente svolto (prove differenziate); a questi studenti è rilasciato, al superamento dell’esame di Stato, un “Attestato” di cui all’articolo 13 del D.P.R. n. 323 del 1998, in cui viene fatto riferimento alle prove differenziate (mentre nei tabelloni all’albo dell’Istituto, come precisa l’OM 257/2017 “non va inserito alcun riferimento alle prove differenziate”).
Per la certificazione delle competenze, occorre attendere il D. L.vo n. 62/2017 le cui disposizioni, anche in relazione al certificato delle competenze, saranno attuative a partire dal 1 settembre 2018.

Sono la mamma di un bimbo autistico art.3 comma 3, quest’anno ha finito la scuola primaria e a settembre inizierà la scuola secondaria I grado.
E’ possibile usufruire della stessa insegnate di sostegno avuta alla scuola primaria, dietro richiesta nominativa da parte dei genitori, anche se non parliamo di istituto comprensivo?

La possibilità che un docente della scuola Primaria possa insegnare in una scuola secondaria di primo grado è ipotizzabile se il docente in questione possiede i requisiti (ovvero i titoli), se lo richiede e se vi sono posti disponibili. La richiesta scritta della famiglia non è requisito sufficiente.

Sono una docente di sostegno scuola sec di 1° grado. I genitori di un alunno appena licenziato in sede di GLH hanno firmato la rinuncia all’insegnante di sostegno per le scuole superiori. Mi chiedo se nel passaggio dei fascicoli personali degli alunni agli istituti superiori la segreteria debba comunque inviare anche tutta la documentazione pregressa relativa all’handicap.

Da quanto scrive, i genitori hanno rinunciato al docente per il sostegno. Se non hanno ritirato tutta la documentazione, per quanto riguarda la condizione di disabilità, i docenti devono provvedere secondo quando previsto dalla normativa in materia (predisporre il PEI, aggiornare il PDF, adottare una programmazione individualizzata, ecc.): in questo caso la scuola di primo grado deve inoltrare alla scuola accogliente la relativa documentazione.
Se la famiglia non porta la documentazione o vieta che venga trasmessa, la nuova scuola non può considerare l’alunno come studente con disabilità, con grave rischio a causa della perdita dei diritti a suo favore previsti dalla normativa vigente. Occorre precisare ai genitori che l’alunno con certificazione se svolge positivamente un PEI semplificato ha diritto al diploma; questo, infatti, è il motivo per il quale molte famiglie alla scuola secondaria di secondo grado non vogliono il sostegno o addirittura la certificazione.

Un alunno disabile con tratti autistici di sedici anni a cui verrà rilasciato alla fine dell’esame di licenza media soltanto l’attestato di frequenza non si è presentato o meglio non ha svolto il colloquio orale. Cosa può comportare? Gli si può rilasciare comunque l’attestato?

Attualmente, avendo l’alunno partecipato ad alcune prove e non ad altre, si potrebbe dargli un debito per la parte orale non sostenuta e se a settembre non si ripresenta, allora, pensiamo si potrebbe dargli direttamente l’attestato.
Il prossimo anno, in base all’art 11 del decreto legislativo n. 62/17, la procedura coinciderà con quanto da voi descritto.

Vorrei avere dei chiarimenti in merito ad un alunno affetto da gravi problemi di salute per cui é necessaria a scuola una figura sanitaria che non c’è. Le docenti di tale alunno vogliono relazionare il caso e ciò che hanno fatto durante l’anno a livello sanitario per l’alunno chiedendo al collegio di redigere un documento, per evitare di ricominciare l’anno prossimo con le stesse problematiche sanitarie che le docenti sono state chiamate ad affrontare. Il collegio può redigere un documento in cui si afferma che all’alunno viene garantito il diritto allo studio tramite videoscuola e istruzione domiciliare, ma che non può frequentare senza la presenza di un sanitario a scuola o richiedere per l’alunno una riduzione dell’ orario scolastico laddove si trovassero i fondi per un sanitario? (il sanitario non ci viene dato perché secondo l’ASL la famiglia riceve già tutti i finanziamenti per la patologia del figlio). Il dirigente afferma che non può dire alla famiglia di non far frequentare la scuola al figlio e nemmeno di ridurre l’orario scolastico. Ma con la videoscuola e l’istruzione domiciare si nega il diritto allo studio?

Il Dirigente ha ragione: l’orario di frequenza scolastica non può essere arbitrariamente ridotto dalla scuola. Il Collegio docenti non ha titolo per deliberare quanto da voi richiesto.
Per quanto riguarda il servizio di Istruzione domiciliare, esso è possibile unicamente previa richiesta scritta da parte della famiglia (il servizio di istruzione domiciliare prevede la presenza di un docente presso il domicilio e non soltanto il collegamento in video-conferenza), dopo che l’ASL le ha rilasciato la prognosi di impossibilità a frequenza per almeno 30 giorni, anche non consecutivi, a causa di “gravi motivi di salute dell’alunno”.
Se invece il problema è posto dalla necessità di presenza o meno di un medico o di un paramedico a scuola, allora si deve applicare per analogia il principio delle Linee guida sulla somministrazione dei farmaci a scuola: deve, cioè, essere il medico curante a scrivere nel certificato medico se l’alunno necessita a scuola della presenza costante o temporanea, magari a orari fissi, di una figura medica o paramedica; in questa ipotesi il Dirigente scolastico deve prendere contatti col direttore amministrativo dell’ASL al fine di ottenere la presenza di questa figura a scuola; se l’ASL risultasse inadempiente, allora la famiglia (e teoricamente anche la scuola) potrebbe fare ricorso per ottenere dal Tribunale civile, in via d’urgenza, la presenza di questa figura a scuola a spese dell’ASL.

Se uno studente all’esame del primo ciclo consegue l’attestato di credito formativo sul tabellone degli scrutini oltre alla dicitura “esito positivo” va indicato anche il voto attribuito in base al PEI?

Certamente sì, come per tutti gli altri alunni con esito positivo. L’esito positivo dell’esame, con l’indicazione della votazione complessiva conseguita, è pubblicato, per tutti i candidati, nell’albo della scuola sede della commissione. L’indicazione “ESITO POSITIVO” deve essere utilizzata anche per gli alunni con disabilità che conseguono l’attestato (C.M. 48/2012).
Solamente nel verbale di scrutinio occorre precisare che la valutazione è relativa al PEI.

Sono una docente referente per l’inclusione e funzione strumentale – inclusione e benessere, e lavoro presso una scuola primaria.  In chiusura d’anno ho incontrato una difficoltà:  dover compilare la scheda di certificazione delle competenze al termine della scuola primaria  per un alunno con sindrome di down e grave deficit cognitivo. Vorrei sapere se esiste una normativa che chiarisca come si deve comportare un team docente in questi casi, o se la decisione di non sottoporre l’alunno in situazione di gravità a questo tipo di valutazione, può essere deliberata dal collegio dei docenti.

La certificazione delle competenze, che accompagna il documento di valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli alunni, rappresenta un atto educativo, fornendo informazioni utili in senso qualitativo, in quanto descrive i risultati del processo formativo; il documento “certificato delle competenze” deve essere compilato per ciascun alunno della scuola; questo, ovviamente, se la scuola ha aderito, anche per l’anno scolastico 2016-2017, alla sperimentazione del “Modello di certificazione”.
Nel caso in cui la vostra scuola aderisse a tale sperimentazione, potete utilizzare il modello sperimentale indicato dalla Nota 23 febbraio 2017, Prot. n. 2000, opportunamente adattato: infatti, in base alle Linee Guida, allegate alla Nota 2000/17, per gli alunni con disabilità il documento di certificazione delle competenze, che è redatto dagli insegnanti a conclusione dello scrutinio finale della classe quinta ed è firmato dal DS, deve essere compilato coerentemente con gli obiettivi previsti nel Piano educativo individualizzato (PEI) dell’alunno.

Sono una docente di sostegno della scuola superiore di II grado. Vorrei chiedere conforto riguardo ad una situazione dell’alunno che ho seguito. Affetto da gravi problemi di salute, costretto su una sedia a rotelle e con una limitatissima mobilità anche degli arti superiori che non gli consentono di scrivere. Fin dal primo anno ha seguito una programmazione per obiettivi minimi in quanto non ha nessun deficit cognitivo, ma ha accumulato un notevole ritardo nell’apprendimento.
Per i primi tre anni la frequenza è stata tutto sommato regolare, il quarto anno invece ha frequentato quasi niente a causa di gravissimi problemi di salute.
Quest’anno era iscritto al quinto anno ma si è ritirato prima del 15 marzo (peraltro è venuto a scuola solo pochissimi giorni ad inizio anno) e ha fatto domanda da esterno per gli esami di maturità.
All’inizio dell’anno in sede di programmazione il Consiglio di classe ha ritenuto di proporre alla famiglia una programmazioine differenziata in quanto riteneva che l’alunno non fodde in grado di affrontare l’esame con gli obiettivi minimi; inviata la lettera alla famiglia non abbiamo avuto nessuna risposta.
La mia domanda adesso è questa: essendo un candidato esterno (che ha regolarmente effettuato gli esami preliminari di ammissione all’esame di Stato), ha diritto all’insegnante di sostegno e all’assistente igienico-personale di cui usufruiva in qualità di studente della scuola?

Pensiamo si debba applicare per analogia il decreto sugli esami di candidati privatisti con disabilità della scuola Secondaria di Primo grado (Decreto Ministeriale 10 dicembre 1984). Pertanto durante le prove allo studente spetta un assistente o un docente e, se fosse necessario, anche un collaboratore scolastico per l’assistenza igienica.

Mi sto accingendo a frequentare un corso serale nella mia città, nel mio gruppo classe formato da persone adulte, c’è una signora che presenta un oggettivo ritardo mentale,il vice preside della scuola prima le ha detto che può frequentare e poi la letteralmente cacciata. La suddetta ha fatto molti progressi e ora si sente inutile. Non c’è niente che noi possiamo fare?

Gli adulti con disabilità hanno diritto di frequentare il corso serale con gli stessi diritti previsti per coloro che frequentano al mattino.
Pertanto anche gli alunni con disabilità che frequentano il serale debbono avere ore di sostegno e tutto quanto è garantito a coloro che frequentano i corsi diurni; ciò in base al Decreto Ministeriale n 477/75, recepito dalla normativa recente sui centri per l’istruzione per gli adulti.

Sono un’insegnante della scuola primaria, vorrei sapere se i docenti sono obbligati a somministrare farmaci salvavita a scuola, visto che dal prossimo anno avremo a scuola bambini con diabete. La dirigente ci ha detto che siamo obbligati in base ad accordi tra il MIUR e la regione.

Premesso che fra i compiti del personale scolastico, quindi anche i docenti, non sono previsti vincoli o obblighi per la somministrazione di farmaci, non rientrando tali azioni nei loro compiti, il DS deve individuare fra il personale scolastico coloro che, essendo adeguatamente formati, manifestano la loro disponibilità; in ogni caso non può imporre obbligo alcuno ai docenti che non accettano tale incarico. Le Lineeguida interministeriali prot n. 2312/2005 stabiliscono che deve essere il medico specialista a scrivere nella diagnosi se la somministrazione può avvenire da parte di chiunque o deve essere avvenire solo da parte di una figura sanitaria.
Comunque, ripetiamo, non è previsto l’obbligo.
Per completezza, essendo questo quesito particolarmente ripetuto, riteniamo opportuno fare una breve lettura della documentazione indicata, citando, nello specifico, il Protocollo Toscana e, di seguito, le Raccomandazioni MIUR-Ministero della salute.

Protocollo Regione Toscana e USR Toscana del 30 marzo 2009
Il Protocollo per la somministrazione dei farmaci, frutto dell’accordo fra la Regione Toscana (Direzione generale della salute e politiche sociali) e l’Ufficio scolastico regionale per la Toscana, detta le regole per la somministrazione dei farmaci a scuola, consentendo la conservazione degli stessi e la loro somministrazione in orario scolastico. “I farmaci a scuola – viene precisato nel Protocollo – devono essere somministrati nei casi autorizzati dai Servizi di Pediatria delle Aziende Sanitarie, dai Pediatri di Libera Scelta e/o dai Medici di Medicina Generale, tramite documentazione recante la certificazione medica di stato di malattia dell’alunno e la prescrizione specifica dei farmaci da assumere avendo cura di specificare se trattasi di farmaco salvavita o indispensabile”; “l’autorizzazione – prosegue il Protocollo – viene rilasciata su richiesta dei genitori (o degli studenti se maggiorenni) che presentano ai medici la documentazione sanitaria utile per la valutazione del caso”.
Al Protocollo del 30 marzo 2009 (Toscana) è allegato un “Modulo di autorizzazione”, in cui devono essere precisati: il nome e cognome dello studente, il nome del farmaco, la descrizione dell’evento che richiede la somministrazione, il dosaggio, la modalità di somministrazione e di conservazione del farmaco e la durata della terapia.
Procedura: il Dirigente, acquisiti la richiesta e il modulo di autorizzazione valuta la fattibilità, prevedendo anche l’eventuale formazione del personale scolastico, individuando fra gli operatori scolastici (docenti, non docenti, personale educativo-assistenziale) colui o coloro che saranno incaricati della somministrazione del farmaco salvavita, acquisendo, contestualmente, la “disponibilità di operatori scolastici, adeguatamente formati, per la somministrazione di farmaci indispensabili in orario scolastico”.
In caso di criticità rispetto alla messa in opera del Protocollo del 30 marzo 2009 (Toscana), nello stesso viene fatto esplicito richiamo (e il testo è riportato in calce) alle “Raccomandazioni sulla somministrazione dei farmaci” siglato tra MIUR e Ministero della salute in data 25 novembre 2005”.
Valgono pertanto, in via esclusiva, le condizioni che le stesse Raccomandazioni prevedono, peraltro richiamate dallo stesso Protocollo all’articolo 2 in cui è indicata, quale condizione, l’acquisizione del “consenso” da parte degli operatori scolastici, i quali, in caso di disponibilità, debbono comunque essere “adeguatamente formati” (così come contemplato nelle Raccomandazioni del 2005).

Le Raccomandazioni MIUR-Ministero della Salute del 25 novembre 2005, Prot. 2312
Si riporta di seguito la procedura che le Raccomandazioni del MIUR-Ministero della Salute Prot. 2312/2005 prevedono in caso di somministrazione di farmaci:
Articolo 4. Modalità di intervento
a) La somministrazione di farmaci in orario scolastico deve essere formalmente richiesta dai genitori che devono presentare la relativa certificazione medica con la prescrizione specifica dei farmaci da assumere (conservazione, modalità e tempi di somministrazione, posologia).
b) I dirigenti scolastici, a seguito della richiesta scritta di somministrazione di farmaci:
– individuano luogo per la conservazione e la somministrazione dei farmaci;
– concedono, ove richiesta, l’autorizzazione all’accesso ai locali scolastici durante l’orario scolastico ai genitori degli alunni, o a loro delegati, per la somministrazione dei farmaci;
– verificano la disponibilità degli operatori scolastici in servizio a garantire la continuità della somministrazione dei farmaci, ove non già autorizzata ai genitori, esercitanti la potestà genitoriale o loro delegati (gli operatori scolastici possono essere individuati tra il personale docente ed ATA che abbia seguito i corsi di pronto soccorso ai sensi del Decreto legislativo n. 626/94)
– in caso di mancata disponibilità da parte del personale i DS procedono all’individuazione di altri soggetti istituzionali del territorio con i quali stipulare accordi e convenzioni.
– Nel caso in cui non sia attuabile tale soluzione, i dirigenti scolastici possono provvedere all’attivazione di collaborazioni, formalizzate in apposite convenzioni, con i competenti Assessorati per la Salute e per i Servizi sociali, al fine di prevedere interventi coordinati, anche attraverso il ricorso ad Enti ed Associazioni di volontariato (es.: Croce Rossa Italiana, Unità Mobili di Strada).
– In difetto delle condizioni sopra descritte, il dirigente scolastico è tenuto a darne comunicazione formale e motivata ai genitori o agli esercitanti la potestà genitoriale e al Sindaco del Comune di residenza dell’alunno per cui è stata avanzata la relativa richiesta.

Quando insegnavo alla scuola secondaria di secondo grado, in qualità di insegnante di sostegno, al momento degli esami di maturità, il presidente di turno, all’insediarsi della commissione, procedeva alla nomina degli insegnanti di sostegno aggregati alla commissione, ed io partecipavo solo nei giorni strettamente necessari e cioè agli scritti, all’orale dell’alunno ed alla ratifica. Ora mi chiedo la prassi è la stessa alla scuola secondaria di primo grado? Il presidente può obbligare il docente di sostegno a presiedere anche alla prova orale di tutti gli alunni normodotati?

Nella scuola secondaria di Primo grado, in sede di esame di Stato il docente specializzato per il sostegno è parte integrante della Commissione d’esame, pertanto partecipa, a pieno titolo, a tutte le operazioni previste.
Tenga presente inoltre che lei, in qualità di docente specializzato per il sostegno, è assegnato alla classe e, di conseguenza, lei è responsabile di tutti gli alunni di quella classe, siano essi con o senza disabilità, in quanto affidati anche a lei, quale componente del Consiglio di classe.

Vorrei chiedere un informazione riguardo ai titoli previsti per poter svolgere servizio di assistenza scolastica nelle scuole ai disabili.
Avendo appena partecipato ad un bando di assistenza scolastica alunni disabili ho visto  che occorre avere:
-titolo di educatore professionale
-alcune lauree magistrali tra cui la Laura L-50 in “Gestione e programmazione servizi educativi”.
Ma la laurea in educatore professionale socio culturale facoltà Scienze dell’ educazione  non è prevista . Io questo lo trovo assurdo perché è prevista la sua magistrale,  ma non la triennale
È possibile avere informazioni in più?

I requisiti sono fissati dall’Ente che ha pubblicato il bando e che, da quanto scrive, richiede la laurea “magistrale” (di conseguenza la laurea triennale non è considerata requisito sufficiente).
Per acquisire maggiori informazioni al riguardo, le suggeriamo di rivolgersi al Comune o alla Provincia o all’Ente che ha fissato nel bando i requisiti per l’esercizio della professione di assistenza scolastica ad alunni con disabilità.

Sono la mamma di un bambino sordo segnante. Nella scuola che frequesta mio figlio (primaria) non è possibile avere in compresenza l’insegnante di sostegno (che NON conosce la LIS) con l’educatrice che invece “parla” molto bene la lingua dei segni!!!
Volevo sapere a cosa posso appellarmi o a chi rivolgermi per cambiare questa situazione.

Deve assolutamnte pretendere la compresenza del docente per il sostegno e dell’assistente LIS; infatti senza di essa è totalmente inutile la presenza separata delle due figure.

Sono un’insegnante di sostegno a tempo indeterminato presso una scuola primaria, quest’anno ho seguito una bambina sorda in prima, dai trasferimenti appena usciti, vedo che hanno dato, nella mia scuola un posto di udito, quindi vi chiedo, il prossimo anno l’alunna da chi verrà seguita? Da me o dalla nuova insegnante? Non verrà presa in considerazione la continuità?

Se Lei rimane in quella scuola, è ovvio che per continuità didattica sarà assegnata alla stessa classe di quest’anno, dove è iscritta l’alunna che ha seguito, anche se Lei non ha la specializzazione specifica per sordi, ma quella polivalente.
Peraltro coloro che erano in possesso di specializzazione monovalente avrebbero dovuto convertirla in polivalente in base all’art. 27 dell’OM 72/1996.

Insegno italiano nella scuola secondaria di primo grado. In vista dei prossimi esami di licenza media sono a chiederle una indicazione, data la sua esperienza.
Ho una alunna che ha un deficit intellettivo gravissimo (età mentale 1 anno); non parla (dice solo il proprio nome, buongiorno, si o no…), spesso scappa, non sempre tiene in mano il colore e non sempre colora, non sempre sta seduta; con lei i docenti non hanno svolto una attività didattica ma una attività di integrazione sociale e di azione comunicativa. La famiglia sa che riceverà un attestato. L’alunno deve essere presente alle prove di esame previste? Oppure in plenaria si può dichiarare che lei riceverà l’attestato di frequenza della scuola media senza sostenere le prove (viste le sue caratteristiche)?

Gli alunni con disabilità non sono la loro “età mentale”, sono, come ciascuno di noi, persone: ciascuna con il proprio funzionamento. Ed è riferendosi alla persona, in quanto tale, che avrebbero dovuto essere programmate anche attività didattiche finalizzate agli apprendimenti, secondo un percorso individualizzato. Le prove d’esame, come stabilisce l’art. 16 della legge 104/92, devono essere coerenti con tale piano e se l’alunna dovesse anche non saper leggere e scrivere, nel momento in cui consegue gli obiettivi fissati nel piano, ha diritto al titolo di studio (e non un attestato).
Ciò premesso, la commissione d’esame dovrà predisporre prove d’esame coerenti con il PEI effettivamente svolto.
In relazione al quesito posto, se lo studente non partecipa a tutte le prove d’esame, la scuola rilascerà un attestato.

Sono un insegnante di sostegno presso una scuola media statale e seguo un alunno disabile che sarà fermato in terza media con il consenso del GLH e la esplicita richiesta dei genitori dell’alunno in questione. La scuola effettivamente può ancora offrire opportunità di crescita rispetto ai bisogni dell’alunno stesso. Vado alla domanda….. Può il cdc non ammetterlo con una votazione unanime di 6/10 considerando che la relazione finale giustifichi tali voti che vogliono premiare ed evidenziare l’impegno in un ragazzo con grosse difficoltà di apprendimento non avendo comunque raggiunto gli obiettivi del PEI? Oppure è necessario riportare in pagella dei 5/10 per doverlo trattenere in terza media? Non ho ancora trovato e, ammetto la mia ignoranza, una risposta convincente e una legge a tale proposito.

Anche a fronte di richiesta scritta da parte dei genitori o di eventuale condivisione in GLHO, la competenza di eventuale bocciatura è esclusivamente del Consiglio di classe, che deve assumersi la responsabilità delle sue decisioni.
Se lo studente non ha raggiunto gli obiettivi del suo PEI, è da chiedersi perché il documento, come prevede la normativa in materia, non sia stato modificato, dato che la programmazione deve essere coerente con le capacità e le potenzialità dello studente (Se per esempio gli obiettivi risultano troppo elevati o eccessivamente contenuti, si deve procedere modificando il PEI).
Lei afferma che la bocciatura è determinata dal fatto che “la scuola effettivamente può ancora offrire opportunità di crescita rispetto ai bisogni dell’alunno stesso”, ma dopo la scuola secondaria di primo grado, lo studente si iscriverà in una scuola del secondo grado! Quanto scritto non è motivo per “bocciare” uno studente.
Se peraltro intendete ammetterlo con votazione unanime di 6/10, state ammettendo di aver effettuato una scelta errata nei confronti dello studente. Peraltro, con tale votazione, lo studente non può che essere ammesso a sostenere l’esame di Stato con prove differenziate (CM 48/2012), predisposte dalla commissione d’esame, superate le quali potrà conseguire il titolo e proseguire il suo percorso di studio.

Ho due alunni, entrambi con programmazione differenziata, in quinta classe, dovranno sostenere entrambi gli esami di stato con prove differenziate, ma, poiché di sezioni diverse, risultano in due differenti commissioni. Potrebbero essere inseriti in una unica classe, di conseguenza Unica commissione?

Perché uno dei due studenti dovrebbe partecipare agli esami di Stato con un gruppo di compagni differente dal suo? Se lei è l’unico docente di sostegno (non ha precisato questo nella sua richiesta), durante le prove scritte opterà per uno dei due studenti, mentre per l’altro, se nel documento del 15 maggio è stata indicata la presenza di un supporto, potrà essere individuato uno degli insegnanti del Consiglio di classe dell’altro studente.

Sono un’insegnante di matematica, sul sostegno da 28 anni ed insegno in una scuola secondaria di primo grado. Il mio alunno di terza media non sosterrà la prova Invalsi mentre tutte le altre prove sì, anche se differenziate. Mi è stato detto che dovrò sia somministrare che correggere le prove Invalsi di un’altra terza. È legittimo?

Lo studente con disabilità è alunno di tutti i docenti del Consiglio di classe e lei, in quanto docente incaricato su posto di sostegno, è insegnante di tutti gli alunni della classe alla quale è stata assegnata; pertanto lei non ha “un solo alunno”, come erroneamente afferma.
Per quanto riguarda le prove d’esame, nello specifico: vi è un motivo per il quale lo studente non sostiene le prove INVALSI? Come lei sa, le prove devono essere predisposte dal Consiglio di classe, adattate secondo il PEI effettivamente svolto: è stata valutata questa evenienza?
Per la questione posta: va precisato che essendo lei docente della classe e componente, a pieno titolo, della commissione d’esame, non può sottrarsi agli obblighi derivanti dal suo ruolo.

Sono una docente di sostegno il mio alunno non sarà presente agli esami avrà comunque l’attestato di frequenza per le prove scritte io sono tenuta ad essere presente a tutte le prove scritte anche se l’alunno non sosterrà alcuna prova.

Per la scuola secondaria di secondo grado, il docente per il sostegno non è membro della commissione, mentre per gli esami di Stato della scuola Secondaria di Primo grado lo è.
In quanto componente del Consiglio di classe, lei è “membro effettivo” della commissione d’esame ed è chiamato a valutare tutti gli alunni, in quanto “suoi alunni”, e ciò anche se l’alunno con disabilità non si presenta agli esami.

Sono la mamma di un ragazzino di 13 anni ipovedente oltre che disabile motorio grave. Vorrei sapere se posso chiedere alla dirigente della scuole media di mio figlio di affiancargli un addetto alla comunicazione pagato da noi famigliari. Mio figlio ha già questa figura professionale mandata dalla provincia che lo segue a casa per poche ore e vorrei tenerla a livello domiciliare. Mi chiedevo se posso pretendere che a scuola accettino l’addetto che pagherei io. Mio figlio ha già insegnante di sostegno e addetto all’assistenza fisica ma non riescono a dargli a scuola un aiuto reale per quel che riguarda la comunicazione (e non solo… anche nella didattica lasciano a desiderare). Infatti lui non parla e non gli stanno dando nessuno strumento per comunicare. Pensavo anche solo di farlo affiancare da questa persona pagata da me per un periodo breve ad inizio anno scolastico per far capire ai suoi insegnanti come lui si esprime. Altrimenti continuano a credere che lui sia una tabula rasa e questo non lo posso più sopportare.

Pagare un assistente in una scuola pubblica non dovrebbe essere consentito. Sarebbe più semplice se lei spostasse l’attuale assistente domiciliare pagato dal Comune a scuola e trattenesse a casa l’assistente pagato da lei; se ciò non fosse possibile, provi a parlarne con il Dirigente scolastico, sperando che lo consenta.

Nel caso una famiglia decida di rinunciare all’insegnante di sostegno, può il dirigente scolastico rimettere la stessa insegnante nella classe con incarico di sostegno alla classe? considerando che la stessa classe ha una sola alunna con 104 art. 3 comma 3 e a lei assegnata !

Se la famiglia rinuncia all’insegnante di sostegno, lo stesso non può essere incaricato nella stessa classe, a meno che nella stessa non sia iscritto un altro alunno con disabilità.

Sono riuscito a realizzare un progetto che mi è costato anni di sacrifici inviando le insegnanti al centro di terapia dove si applica l’aba ed ippoterapia …peccato che nonostante la formazione gratuita le insegnanti si sono dimostrate disinteressate e sofferenti…anzi in alcune occasioni hanno fatto anche commenti fuori luogo. e proprio a seguito di questi comportamenti ho fatto rinuncia al sostegno. E’ possibile sapere come i docenti hanno speso i 500 E di bonus del ministero per la loro formazione?

No, non è possibile.

Posso chiedere al mio comune e alla mia asl la realizzazione del progetto individuale ( assistenza indiretta) secondo il combinato disposto legge 104/92 di cui agli artt.3-7-39?

Il progetto individuale, finalizzato a realizzare la piena integrazione delle persone con disabilità, di cui all’art. 3 della L. 104/92, in ambito familiare e sociale, come pure nei percorsi di istruzione scolastica o professionale e del lavoro, è richiesto dall’interessato al comune; il comune, d’intesa con l’ASL, predispone il progetto individuale.
Il progetto individuale, come indicato dal comma 2 dell’art. 14 della legge 328/2000, comprende:
a) La valutazione diagnostico-funzionale
b) Le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio sanitario nazionale
c) I servizi alla persona a cui provvede il comune in forma diretta o accreditata, con particolare riferimento al recupero e all’integrazione sociale
d) Le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale
e) La definizione delle potenzialità e gli eventuali sostegni per il nucleo familiare.

In quale reato si configura un dirigente scolastico che da’ ORDINE al personale docente e non docente di non far entrare il genitore all’ingresso della scuola e alle insegnanti di non uscire per accogliere il disabile a scuola?

I docenti accolgono gli alunni nei locali della scuola o negli spazi scolastici adibiti all’accoglienza.

Può un dirigente inviare il docente di sostegno in un altra classe di un altro istituto durante l’assenza del disabile e sapendo che il disabile stà tornando a scuola per assenza terapeutica, lo stesso sostegno, deve restare al secondo incarico destinatogli?

Il docente assegnato su posto di sostegno, assegnato ad una determinata classe, può essere utilizzato per supplenze in caso di assenza dell’alunno con disabilità (prassi che personalmente non condivido, ma che viene applicata in ambito scolastico); nel momento in cui lo studente entra a scuola, in questo caso per un ritardo che i genitori avranno cura di giustificare, l’insegnante deve rientrare nella classe di titolarità in cui presta servizio; diversamente viene leso il diritto allo studio dell’alunno con disabilità.

Sono un’operatrice sociale, diplomata e specializzata nel settore infanzia. Mi chiedevo come fosse possibile riuscire a lavorare negli Istituti scolastici e similari come operatrice materiale.

Ai posti di collaboratrice scolastica si accede tramite le domande di supplenza indirizzata agli uffici scolastici regionali, ai Dirigenti scolastici delle singole Istituzioni scolastiche oppure tramite concorso.
Si rivolga, nel frattempo, ad una scuola o ad un sindacato di categoria (comparto scuola) per conoscere quando scadono le date delle tre possibilità sopra elencate.

Sono una tiflologa seguo un alunno non vedente la cui docente di sostegno utilizza un ora al giorno per il riposo di allattamento. Volevo sapere se un DS ha l’obbligo di nominare un docente di sostegno sul riposo per allattamento (5 ore settimanali) o può utilizzare le ore libere dei docenti curriculari.

Per una sola ora al giorno pensiamo che sia possibile utilizzare un docente dell’organico di potenziamento o colleghi anche non specializzati che siano a disposizione.

Vorrei chiedere se e come è possibile controllare se il proprio familiare, dipendente pubblico, usufruisce dei permessi previsti dalla legge 104/92.
Nello specifico: essendo io persona con grave disabilità con certificazione legge 104/92 so per certo che un mio familiare ha presentato simile certificazione per le agevolazioni della legge stessa.
Ma raramente se non quasi mai in un mese questo familiare viene a trovarmi negli orari lavorativi (ed extra lavorativi) per questo mi sorge il dubbio se effettivamente lo stesso non richieda mai permessi per attaccamento a lavoro o se ne usufruisca per scopi personali non riguardanti le mie necessità.
Quindi esisterebbe la possibilità per il sottoscritto di verificare questo?

È sufficiente che lei scriva all’ufficio del suo familiare o chiedendo se usufruisce dei permessi e quando, oppure, se intende toglierli, può comunicare direttamente all’ufficio che intende non essere più assistito dallo stesso, dal momento che sino ad oggi non l’ha assistito che sporadicamente o che non lo ha assistito affatto.

Sono docente di una terza primaria. Ho un’alunna con diagnosi: oppositiva- provocatoria; ADHD; borderline. Ha diritto al sostegno ma i genitori si rifiutano di chiederlo, possono farlo?

Se la bambina è stata valutata e riconosciuta con disabilità ai sensi della legge 104/92 e i genitori, a fronte della certificazione, hanno deciso di non avvalersi del docente di sostegno, possono farlo: il sostegno è un diritto, non un obbligo.
Se la situazione in classe è di difficile gestione, potete chiedere di convocare il gruppo di lavoro (GLHO), chiedendo al Dirigente scolastico di partecipare all’incontro, e, in tale sede, affrontate la questione con i genitori e con gli specialisti, facendo presente le criticità emerse. Sicuramente nel PEI che voi docenti insieme ai genitori e agli specialisti avete predisposto saranno state indicate le modalità di intervento e le strategie più efficaci per rispondere ai bisogni formativi dell’alunna. In sede di incontro analizzate la validità di quanto fino ad oggi adottato concordando insieme in che modo affrontare la situazione.
Sarebbe, tuttavia, necessario indagare per quale motivo i genitori vogliono privare il figlio di tale diritto. Se lo fanno perché credono che col sostegno il figlio non potrà prendere il diploma, smentite questa loro falsa notizia. Probabilmente allora non insisteranno per la rinuncia al sostegno.

Sono un docente di sostegno scuola primaria. Attualmente visto che l’alunna che seguo entra tardi rispetto all’orario di entrata, nella prima parte della giornata, sono stata collocata su un caso con Bes non certificato.  Vorrei sapere se il Dirigente Scolastico può assegnarmi ad una classe con alunno con Bes non certificati. Qual è la normativa che regola tale materia? Corrisponde al vero che i docenti di sostegno possono essere collocati solo su casi con certificazione ai sensi della L.104/92?

Gli insegnanti per il sostegno sono assegnati alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità (L.104/92). In assenza di un progetto inclusivo, programmato per la classe alla quale è stata assegnata in assenza dell’alunno con disabilità il dirigente scolastico la utilizza in altre classi; tale utilizzo non riguarda, né può riguardare, uno studente specifico, bensì una classe.
Non ha pensato di modificare l’orario di servizio in modo da consentire all’alunna della sua classe di poter beneficiare della presenza del sostegno nelle ore di frequenza?

Sono la mamma di una ragazza di 2° media nonchè rappresentante di una classe con una ragazza con disabilità. I ragazzi sono tenuti ad accompagnare questa ragazza in bagno? nonostante nel plesso ci siano due operatrici scolastiche donne ed una professoressa di sostegno per questa ragazza. Alcuni professori quasi le obbligano a farlo.
Se questa ragazza involontariamente dovesse cadere, su chi ricade la colpa???
Prima di andare a parlare con la dirigente scolastica vorrei avere delle delucidazioni competenti in materia.

L’obbligo di accompagnare gli alunni ai servizi igienici è esclusivamente dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche ai quali il Dirigente scolastico deve dare un preciso incarico personale; ciò in base al CCNL del 2005 art 47,48 e tab-A.
Le compagne possono essere invitate (mai obbligate) ad accompagnare la compagna con disabilità, purché la stessa sia assistita dalla collaboratrice scolastica e debbono limitarsi a farle compagnia durante il tragitto, in senso di amicizia per sostenerla psicologicamente e comunque possono rifiutarsi.

Sono un’insegnante di sostegno e seguo per 12 ore a settimana un ragazzo disabile gravissimo non in grado di comunicare (né verbalmente, né con modalità alternative, in quanto manca totalmente un’intenzionalità e una consapevolezza). Ho perseguito quindi obiettivi principalmente tesi al benessere psicofisico dell’alunno, puntando ad attività di rilassamento, sensoriali, basate sulla musica e di integrazione nel gruppo classe, quando possibile dato che questo dipende anche dalla capacità di una reale programmazione inclusiva tra docenti di sostegno e curricolari. A mio avviso questa programmazione inclusiva di qualità è ben diversa da slanci di bontà o buonismo che a quanto pare però sono molto apprezzati perché comunque è già meglio di niente o di reazioni di rifiuto e non è pensabile che sia l’insegnante di sostegno da solo a portare avanti tutta la baracca.
Per quanto riguarda poi l’esame conclusivo del primo ciclo, vista la gravità della situazione non è possibile fargli sostenere delle prove scritte per quanto personalizzate possano essere. Io ho proposto per scritto di riproporre in sede di esame le attività col materiale strutturato che lui è abituato a fare (puzzle a sei incastri degli animali, mettere degli oggetti nelle scatole, battere il ritmo di una canzone ecc…). Anche rispetto a queste attività non sempre le esegue a richiesta e non sempre utilizza questo materiale per lo scopo previsto dall’attività. Magari prende un pezzetto del puzzle a incastro ma per giocherellarci con le mani o batterlo sul banco per un gradimento sonoro (penso…). In ogni caso, mi sembra sempre più dignitoso che non un compito cartaceo che anche se costruito per immagini prevede una finezza nella motricità e un livello cognitivo che, purtroppo, non è stato raggiunto nel suo sviluppo.

La normativa in materia di esame di Stato conclusivo del primo ciclo prevede che gli studenti con disabilità s svolgano “prove differenziate, ovvero “prove coerenti con gli interventi educativo-didattici” attuati sulla base del percorso formativo individualizzato, come riportato cioè nel PEI (art. 16 della legge 104/92). Le prove permettono di valutare il progresso dello studente, rapportato alle sue capacità e potenzialità: il superamento delle prove per lui predisposte comporta il regolare conseguimento del diploma.

Vorrei sapere se si può passare da una programmazione per obiettivi minimi, conforme ai programmi ministeriali, a una differenziata (ovviamente previo consenso firmato dalla famiglia) anche in sede di scrutinio finale. Nell’O.M. n.90/01 non trovo alcun riferimento specifico.

La valutazione differenziata deve essere accettata dalla famiglia che, mediante consenso scritto firmato, approva la scelta di un percorso differenziato.
In assenza del consenso dei genitori, il Consiglio di classe non può arbitrariamente adottare una programmazione differenziata, e questo vale durante l’anno scolastico, mentre in sede di scrutinio è addirittura impensabile.
Riferimenti normativi: Ordinanza Ministeriale 90/2001.

Presso la nostra scuola è iscritto uno studente disabile di 15 anni. E’ affetto da ADHD con psicopatia grave in atto (curata con farmaci). Nei mesi precedenti si sono verificati degli episodi gravi a scuola che hanno richiesto le cure del pronto soccorso per diverse persone operanti a scuola. Da qui la decisione di far concludere l’anno scolastico presso una struttura onlus. Lo studente è seguito da un OSS e da due docenti di sostegno ed un educatore, per 7 ore settimanali. Le figure operano contemporaneamente. La scuola ha presentato un progetto formativo. Tuttavia l’ambiente non è nè idoneo (ci sono seghe, martelli, catene, cacciaviti,il tutto in locali aperti ed accessibili) nè salubre (topi). La domanda è la seguente: il docente di sostegno è obbligato a recarsi presso una struttura esterna visti anche i precedenti episodi?

Nel porci il quesito, omette il grado di scuola frequentato dallo studente. Tuttavia dall’età si può risalire alla frequenza della classe 2a della scuola secondaria di secondo grado. In questo caso, trattandosi di scuola dell’obbligo, spostare l’alunno fuori dalla classe, nello specifico in un centro diurno, per fargli scuola, ci sembra giuridicamente non legittimo.

Mia figlia frequenta il secondo anno di un liceo linguistico privato. È sorda e porta l’impianto cocleare dall’età di tre anni. Ha sempre avuto il verbale di invalidità, la 104 e, di conseguenza, l’insegnante di sostegno e il PEI in tutti i cicli scolastici, incluso l’attuale liceo.
Il suo programma scolastico e verifiche fino all’anno corrente è sempre stato equipollente e adeguato alla sua patologia. Ha sempre raggiunto gli obiettivi minimi con ottimi risultati, ha fatto enormi progressi e non ha mai perso un anno scolastico.
In recente colloquio insieme al Preside, alla coordinatrice di classe e all’insegnante di sostegno, il Preside mi ha evidenziato con incredibile freddezza e distacco il seguente problema:
. se mia figlia proseguirà con il programma individuale, con le verifiche equipollenti e le uscite dall’aula per lezioni individuali con l’insegnante di sostegno li dove ci fosse il bisogno, con raggiungimento minimo degli obbiettivi, non sarà preparata per l’esame di Stato e, di conseguenza, non potrà frequentare l’università;
. se non verrà promossa all’esame di Stato, dovrà accontentarsi del certificato di frequenza, il che ugualmente non le darà la possibilità di frequentare l’università.
Il Preside, anche assumendo la realtà, cioè, che il primo e il secondo liceo sono stati di grande progresso, che mia figlia non rischia alcun debito, tanto meno la bocciatura, ha “proposto” se al partire dal quarto anno non fosse il caso di trasferirla ad un istituto tecnico.
Altrimenti, al liceo attuale, dovendo eseguire le prove a parità degli alunni senza disabilità, dovendo seguire tutte le lezioni in classe e, per ciò, con pochi interventi dell’insegnante di sostegno che non la seguirà più in lezioni individuali li dove ci fosse bisogno, i docenti potrebbero prospettare una non-ammissione all’esame di Stato.
Ho avuto la triste e chiara impressione che, per la buona reputazione della scuola, la stessa stia “lavandosi le mani” della responsabilità di seguire fino all’esame di maturità un’alunna con difficoltà di apprendimento. Ed io che avevo scelto questo rinomato liceo perché credevo fosse in grado di guidare mia figlia all’esame di Stato!
Il Preside non ha minimamente tenuto conto degli enormi progressi scolastici, dell’avanzare della maturità intellettuale e, soprattutto, del trauma psicologico, emotivo e sociale che un cambiamento di scuola potrebbe causare a mia figlia. In effetti, questa è la prima scuola dove mia figlia non è stata rinnegata dai compagni per essere “diversa”, dove ha finalmente fatto amicizie che si prolungano fuori dell’orario scolastico, dove sta finalmente acquisendo autostima, perdendo l’insicurezza sentendosi accettata e “uguale”.
Per mia figlia per primo e per me di conseguenza, come madre, si pongono questi problemi:
. trasferirla in una scuola dove l’integrazione iniezierebbe da capo e senza garanzia di buoni risultati, è fuori questione;
. mia figlia non vuole accontentarsi del certificato di presenza, perché frequentare l’università è il suo obbiettivo maggiore. È cosciente delle difficoltà del triennio, del fatto che deve sempre partire in svantaggio in confronto ai coetanei, che probabilmente arriverà per ultimo, ma ci arriverà.
Io, come madre, sono cosciente delle sue difficoltà, ma anche dei suoi enormi progressi, della sua enorme forza di volontà e della grinta con la quale affronta la sua strada piena di ostacoli.
Non essendo la sordità una disabilità intellettiva, soprattutto perché mia figlia porta l’impianto cocleare, il quale le restituisce la facoltà di sentire e di comprendere, anche se l’impianto cocleare non sostituisce l’udito umano al 100% e lei avrà sempre difficoltà di comprensione e conseguente difficoltà di apprendimento, non considero valido questo impedimento che mi propone il Preside al proseguimento del liceo che frequenta da due anni con buoni risultati.
Detto tutto, vorrei sapere in termini di legge, in che modo la scuola debba seguire mia figlia con la responsabilità di portarla all’esame di Stato.
In sintesi:
. Dal triennio (a partire del prossimo Settembre), avrà diritto ad un PEI adeguato al raggiungimento dell’esame di Stato?
. Avrà diritto a lezioni individuali li dove ci fosse bisogno con l’insegnante di sostegno o deve per forza seguire tutte le lezioni insieme alla classe?
. Avrà diritto a prove adeguate alla sua disabilità uditiva senza che i docenti prospetassero o venissero influenzate dal Preside ad una non-ammissione all’esame di Stato?
. All’esame di maturità avrà diritto alla presenza dell’insegnante di sostegno che gli ha prestato assistenza, conforme l’art.6 comma 1 del DPR n.323/98?
Sempre dentro le leggi che garantiscono gli studi e l’integrazione degli alunni con disabilità o difficoltà di apprendimento, per il benessere psicologico, emotivo e sociale di mia figlia, ho bisogno di conoscere tutte le responsabilità e impegni che la scuola deve prendere per guidare mia figlia all’esame di Stato, senza creare un clima di conflitto tra il Preside, i docenti e mia figlia.

Dovrebbe far presente al Dirigente Scolastico che in Italia abbiamo molti “sordi oralisti” che si sono laureati in diversi tipi di facoltà, da quelle scientifiche a quelle umanistiche e che svolgono attività professionali che vanno dall’ingegnere all’informatico, dal regista cinematografico all’attore, per citarne solo alcune.
Nella scuola Secondaria di Secondo grado occorre però che gli alunni con sordità frequentino tutte le lezioni con la presenza del docente per il sostegno, il quale può aiutare, offrendo qualche piccolo chiarimento in classe e, in orario non di lezione e preventivamente concordato e riportato nel Piano Educativo Individualizzato, dare dei rinforzi. Per gli studenti con sordità, inoltre, la Provincia, deve fornire anche assistenti per la comunicazione a casa il pomeriggio in base alla legge n. 67/93.
La studentessa ha diritto a svolgere le prove scritte e le interrogazioni utilizzando “prove equipollenti”, la cui definizione si rinviene proprio nell’art 6 comma 1 da lei citato e nel quale è previsto il diritto ad essere seguiti durante gli esami da chi, durante l’anno, ha prestato assistenza e supporto.
Eviti però di recarsi fuori dall’aula col docente per il sostegno durante alcune ore di lezione, perché ciò può indurre i docenti curricolari interessati a farsi un cattivo giudizio sulla preparazione dell’alunna nelle loro discipline.

La famiglia di un alunno di una terza classe di una scuola secondaria di II grado, in sede di GLHO di maggio, con all’ordine del giorno verifica PEI, di fronte ad una possibile non ammissione all’anno successivo per il non raggiungimento degli obiettivi minimi concordati ad inizio anno, chiede il passaggio dalla programmazione con obiettivi minimi alla programmazione differenziata (ai sensi dell’O.M.90 art. 15 comma 4-5). Come deve comportarsi il Consiglio di Classe con le verifiche già sostenute dall’alunno, valutate e registrate sul registro elettronico? Si può procedere a partire dalla data attuale a nuove prove e quindi nuove valutazioni con criteri differenti? Ovviamente credo che sia necessario anche stilare un nuovo PEI. Per la famiglia è fondamentale che il ragazzo rimanga con l’attuale gruppo classe.

L’art 15 dell’O M n. 90/01, che prevede la possibilità di passaggio da un PEI semplificato a uno differenziato, non pone limiti di tempo.
Pertanto, come da Lei indicato, il GLHO deve immediatamente riunirsi, formulare un PEI differenziato su richiesta della famiglia, che deve risultare a verbale, e provvedere nei giorni restanti alla valutazione in base al nuovo PEI.
Ovviamente, se, come è prevedibile, lo studente volesse passare al PEI semplificato l’ultimo anno, qualora tale passaggio fosse deliberato dal Consiglio di classe non richiederebbe l’effettuazione di prove integrative relative all’anno o agli anni di pei differenziato da parte dello studente; qualora invece la richiesta della famiglia di passaggio dal differenziato al semplificato avvenga col parere contrario del Consiglio di classe, l’alunno dovrebbe prima sostenere le prove integrative e poi gli esami.

Sono la mamma di una bimba disabile con invalidita’ accertata del 100% (malattia rara genetica)
Volevo sapere se posso far ripetere la classe 5 elementare ancora per un anno o piu’.
Questo perche’ obiettivamente la bimba, a livello di apprendimento e interazione e’ piu’ vicina ai bambini delle elementari che non delle scuole medie.
La mia richiesta con la preside e’ quella di fermarla ancora almeno un anno in 5° Elementare (non parla e ha un ritardo cognitivo pesante) ma la preside mi ha detto che non e’ possibile per l’eta’ (oggi fa la 4° elementare ed ha 12 anni). Infatti avevo gia’ tenuto mia figlia due anni in piu’ alla scuola materna.
Volevo sapere se c’e’ una legge precisa che vieta questo o se e’ una decisione della preside.
Se c’e’ una dichiarazione del neuropsichiatra che certifica che la bimba e’ meglio fermarla alle elementari puo’ bastare?

La convinzione che gli alunni con disabilità è bene che ripetano una o più classi per meglio acquisire gli apprendimenti era normale nelle scuole speciali; essa, infatti, è stata abbandonata con la cultura dell’inclusione scolastica, secondo la quale la co-educazione di coetanei con e senza disabilità favorisce, in questi ultimi in particolare, la crescita in autonomia e negli apprendimenti.
Per questo ormai non si ricorre alla ripetenza per gli alunni con disabilità; anzi la normativa è chiara: nella scuola primaria per bocciare qualunque alunno è necessaria l’unanimità dei consensi dei docenti della classe e una valida motivazione.
La motivazione di fermarli per farli migliorare è superata dalle ricerche, dagli studi, dalle scelte culturali che sottendono la scuola dell’inclusione.
Quindi conviene preparare un buon ingresso nella scuola media; le suggeriamo di parlare di questo con la Dirigente scolastica, affinché nel passaggio delle consegne, che occorrerà fare d’intesa tra le due scuole verso giugno del prossimo anno scolastico, si provveda a richiedere tutto ciò che rende buona l’inclusione nella nuova scuola, fra cui: a) classe con un totale di 20 alunni, massimo 22 (in base agli articoli 4 e 5, comma 2, del DPR n. 81/09); b) ore di sostegno sulla base delle effettive necessità dell’alunna, risultanti dalla Diagnosi Funzionale e/o dal Piano Educativo Individualizzato, in conformità all’art. 1, comma 605 lettera b), della legge n. 297/2006 e dall’articolo 10, comma 5, della legge n. 122/2010); c) (eventuali) ore di assistenza per l’autonomia e la comunicazione, come indicato dall’art. 13, comma 3, della legge 104/92; d) trasporto gratuito a scuola a carico del comune (in base all’art. 139 del Decreto Legislativo n. 112/1998); e) (eventuale) assistenza igienico-personale da parte dei collaboratori scolastici (ex-bidelli), in conformità agli artt. 47, 48 e alla tab. A del CCNL del 2005; f) aggiornamento del Consiglio di classe obbligatorio sulle didattiche inclusive (Legge n. 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c); e quanto altro possa essere ulteriormente necessario.

Sono un Docente di sostegno non specializzato e quest’anno ho seguito una ragazza (DSA) per 9 ore settimanali (Liceo linguistico, percorso DIFFERENZIATO, quinto anno). Scrivo per sapere se è possibile richiedere alla commissione d’esame la presenza dell’educatrice professionale che ha seguito l’alunna per i cinque anni del Liceo.
In particolare vorrei sapere:
1) È possibile richiedere la presenza all’esame della sola educatrice e non del docente di sostegno?
2) È possibile richiedere la presenza di entrambi all’esame?
3) Queste richieste devono essere formalizzate nel documento che contiene la relazione finale?
4) Potreste spedirmi o indicarmi con precisioni i decreti che possono servirmi per risolvere in modo chiaro i miei dubbi?

Da quanto scrive, la studentessa presenta un Disturbo dello Spettro Autistico (DSA). In merito al suo quesito, va premesso che l’art 6 comma 1 del regolamento per gli esami di Stato, approvato con DPR n. 323/1998 stabilisce che l’alunno può essere seguito durante gli esami da chi lo ha assistito durante l’anno.
È il Consiglio di classe che stabilisce se, durante le prove dell’esame di Stato, sia necessaria la presenza del docente oppure dell’assistente ad personam. La presenza di entrambi, salvo particolari e motivate situazioni, parrebbe eccessiva in quanto si tratta di studentessa per la quale è stato adottata una programmazione differenziata e in quanto la normativa prevede un compenso forfettario, per chi assiste, limitato ad una sola persona.
Se dunque il Consiglio di classe ritiene necessaria la presenza di una figura, è necessario che nel documento riservato, che dovrà essere allegato alla relazione del 15 maggio, sia indicata e motivata la richiesta dell’assistenza, unitamente al nominativo di colui che sarà impegnato per tale compito, oltre alle simulazioni d’esame, al Piano educativo individualizzato e alle altre indicazioni, compresi i criteri di valutazione, necessari per affrontare l’esame di Stato. Si ricorda che il documento riservato, concernente l’alunna e allegato alla relazione del 15 maggio, non viene pubblicata all’albo con tutto il resto della relazione, ma viene depositato in segreteria per motivi di privacy.

Sono una docente e avrei bisogno di un chiarimento in merito all’esame di terza media per alunni con disabilità intellettiva. Possono effettuare le prove, scritte e orali, in sole due giornate? È necessario che siano presenti a scuola  tutti i giorni d’esame? Gli alunni per i quali chiedo informazioni, pur in situazione di gravità, avranno il diploma.

Se ritenete che gli alunni possano conseguire il diploma, in quanto hanno raggiunto gli obiettivi indicati nel PEI predisposto per ciascuno di loro, sarebbe meglio che sostenessero le prove come tutti gli altri e negli stessi giorni.

In futuro vorrei diventare un’assistente educativo, quali requisiti bisogna raggiungere? Io sono una psicologa iscritta all’albo, posso svolgere questo tipo di lavoro?

Allo stato attuale, per quanto riguarda la figura educativa da lei richiesta, manca una norma nazionale sui requisiti unici di accesso alla professione; sono le cooperative o gli Enti, che si avvalgono degli assistenti ad personam, a definirne i criteri per l’affidamento dell’incarico. Pertanto occorre vedere i bandi emanati dai singoli comuni o delle singole regioni (unitamente alle richieste delle cooperative locali).
Per quanto riguarda la normativa, per questa figura educativa che opera in ambito scolastico e che si occupa dell’autonomia personale e della comunicazione dell’alunno con disabilità, si fa riferimento all’art. 13 comma 3 della legge 104/92.
Gli attuali decreti di “riforma in materia di disabilità”, recentemente approvati dal Governo, potrebbero introdurre un documento specifico, probabilmente un mansionario, e dare indicazioni rispetto al percorso formativo, con riferimento, si presuppone, alle competenze che la figura professionale deve acquisire per poter accedere alla professione di assistenza all’autonomia personale e alla comunicazione dell’alunno con disabilità. Si aggiunge, quale informazione, che attualmente è in discussione in Parlamento una Proposta di legge su questa figura professionale; ma ancora non è legge.

Sono una studentessa che a volte presta servizio per una cooperativa turistica. Facciamo visite guidate. La domanda riguarda la classificazione che usano ora le scuole per i bambini diversamente abili. Il mio problema/curiosità è questo: noi chiediamo alle insegnanti di indicarci il numero dei bambini disabili e capita spesso che ci indichino zero, poi quando arrivano si scopre lì per lì che ci sono 3-4 bambini “H”, qualunque cosa voglia dire, che hanno bisogno di più attenzione. Ora, sia per motivi organizzativi, logistici che di comprensione della situazione vorrei sapere questa H per cosa sta, e se c’è una classificazione precisa dove posso trovarla? Non c’è mai tempo di chiedere direttamente alle insegnanti, questo metodo ho notato che è molto usato e se può aiutarvi nella risposta ho notato che questa H non indica bambini fisicamente inabili o con particilari difficoltà mentali; per lo più si tratta di iperattività o di difficoltà nell’attenzione. Non è una diagnosi è solo la mia opinione. Se sapessi cosa significa questa classificazione potremmo agire più consapevolmente e precisamente nel servizio che offriamo alle scuole.

In genere con la lettera “H” la scuola fa riferimento, in modo generico e improprio, agli alunni con disabilità, certificati ai sensi della legge 104/92. Per necessità di privacy normalmente le scuole indicano numericamente e non nominativamente tali alunni che debbono essere accompagnati da docenti della classe che li conoscono. Voi dovete pretendere dalla scuola il numero di tali alunni e chi sono i loro accompagnatori in modo da essere sicuri che ci sia un accompagnatore responsabile per ciascuno di loro.

Sono una docente di sostegno neoimmesssa in ruolo, in servizio in una classe seconda di scuola secondaria di primo grado dove seguo un’alunna con disabilità grave (L 104/92, art.3 co. 3). La ragazza ha in realtà 17 anni, non per ripetenza, ma perché è entrata a scuola in ritardo. Di conseguenza, l’anno prossimo, quando sosterrà l’esame di terza media, sarà già maggiorenne. Date le circostanze, la madre è preoccupata di non poter iscrivere la figlia alla scuola superiore quando verrà il momento.
Vorrei sapere se è in qualche modo sia possibile anticipare i tempi e iscrivere da privatista l’alunna ai prossimi esami di giugno, in modo da poterla inserire alla scuola superiore già a settembre e garantirle un percorso scolastico ancora per un quinquennio.

Sostenendo gli Esami di stato il prossimo anno, la studentessa potrà iscriversi ai corsi per adulti, in quanto diciottenne; per i corsi serali sono garantiti tutti i diritti previsti per la frequenza dei corsi diurni, ovvero docente per il sostegno, eventuale assistenza alla comunicazione e all’autonomia personale, trasporto, ecc.
Per quanto riguarda la possibilità da lei descritta di anticipare l’Esame di stato all’attuale anno scolastico, potreste provare a informarvi presso l’USR, in quanto non solo manca l’ammissione alla classe terza, ma non è stato presentato alla scuola entro il 30 settembre il piano di studi individualizzato, come previsto dalla normativa vigente (DM 10/12/94).

Vorrei parlarle di un bambino che frequenta l’ultimo anno di scuola materna in una situazione di handicap gravissimo (autismo) con insegnante di sostegno. Quest’anno purtroppo l’insegnante di sostegno assegnata che il bambino non conosceva ha iniziato a chiedere con estrema frequenza giorni di malattia tendenzialmente il lunedì presenta la richiesta di mutua per 5 giorni che ripete poi il lunedì successivo. Oramai è da gennaio che si va avanti così.
La dirigente l’ha sostituita di volta in volta sempre con persone diverse, che però non sono riuscita per il breve tempo a disposizione a organizzare il lavoro con il bambino. Lui ha bisogno di tempo per abituarsi a una figura di riferimento nuova. Come si può porre rimedio ad una situazione simile?

Per quanto riguarda la tutela del suo diritto allo studio, è bene tener presente che la “continuità” è garantita da tutti i docenti – compreso il docente per il sostegno – che sono stati assegnati alla sezione, in quanto ogni docente è insegnante dell’alunno con disabilità. I docenti della sezione sono infatti responsabili di ogni alunno loro affidato, compreso l’alunno con disabilità.
Ciò premesso, sulla base di quanto scrivete, viene da chiedersi se la scuola abbia provveduto o meno a inviare almeno una visita fiscale, se non altro per accertare le condizioni e valutare di conseguenza.
Appare quanto mai evidente che, in relazione alla situazione descritta, vi siano palesi gravi disagi, anche di tipo relazionale, per l’alunno con disabilità e non solo.
In forza dei principi sanciti nella Sentenza del Consiglio di Stato n. 245/01, si può chiedere la sostituzione del docente per il sostegno “quando non sia stato possibile instaurare un valido rapporto educativo tra docente e alunno” e ciò indipendentemente dalla bravura del docente.

Siamo docenti di una scuola a cui verrà fatto il corso per il BLS pediatrico. Vorremmo sapere se dopo questo corso potremmo usare usare l’ ambu o altri strumenti per rianimare gli alunni o se invece ciò non spetta a noi

Un compito come quello indicato, che prevede, fra l’altro, l’utilizzo di strumentazione sanitaria, va riservato unicamente a personale sanitario. In caso di presenza di una crisi, il compito dei docenti è di allertare il 118, informando tempestivamente i genitori, oltre il Dirigente scolastico.

Mio figlio frequenta il primo anno della scuola media ed e’ certificato dalle elementare come disortografico e discalculico. Profilo cognitivo nella norma. Quest’anno e’ andato bene e ha raggiunto discreti risultati in tutte le materie, ma nonostante questo ci chiedono un sostegno al bambino. Eppure non ha insufficienze, e’ solo molto distratto a scuola. Io voglio fare di tutto perche’ non si senta diverso dagli altri, posso oppormi? Anche perche’ il sostegno essendo scuola privata e’ a nostro carico e oltre alla retta che e’ cara dobbiamo sostenere questo onere. Sono disperata mi può’ dare dei consigli? Non voglio che mio figlio venga certificato con l.104 perche’ risulta handicap.

La richiesta di riconoscimento di disabilità è inoltrata unicamente da parte dei genitori all’ASL; la scuola non può formulare diagnosi. Va inoltre aggiunto che in base alla normativa vigente e secondo quanto indicato dalla Consensus conference, la diagnosi di DSA prevede, fra i suoi criteri, l’esclusione della presenza di una condizione di disabilità intellettiva (cfr. Linee Guida).

Sono una docente di sostegno della scuola primaria, vorrei sapere se per un alunno con 104 in gravità e quindi con 22 ore di sostegno, si possa ridurre il numero di ore per volere della famiglia, o se il numero di ore deve rimanere invariato.

Se la famiglia ritiene di avvalersi di un minor numero di ore di sostegno, deve metterlo per iscritto, preferibilmente durante una riunione di GLHO, in modo che si possa verbalizzare anche il parere dei docenti; ciò onde evitare che poi la famiglia ci ripensi chiedendo nuovamente l’aumento delle ore che, dopo il rifiuto, andranno certamente a vantaggio di altri alunni, senza possibilità di ripristino per l’alunna.

Puo’ un alunno disabile con programmazione differenziata rispetto a quella della classe, per le numerose assenze a causa della sospensione del servizio di trasporto, non essere ammesso all ‘ esame di Stato? quale è la procedura corretta da seguire?

La risposta che segue è basata sul presupposto che la richiesta pervenuta riguardi la scuola secondaria di secondo grado, l’unico ordine e grado di scuola in cui si possibile adottare per gli studenti con disabilità un PEI differenziato..
Poiché lo studente, per il quale è stato adottato un PEI differenziato, è certificato con disabilità ai sensi della legge 104/92, occorre fare riferimento alla normativa in tema di integrazione scolastica; nello specifico, si tenga conto dell’art. 14, comma 7, del DPR n. 122/2009 in cui viene consentito di non tener conto delle assenze, purché i docenti dispongano di sufficienti elementi per la valutazione sulla base del PEI, in questo caso differenziato. Ne consegue che lo studente può essere ammesso a sostenere gli Esami di stato. Si tenga presente che le prove d’esame, che devono essere coerenti con il PEI programmato, possono essere fissate anche in un’unica giornata.
Chiedete alla famiglia che presenti un certificato medico sullo stato di salute dell’alunno e procedete con l’ammissione agli esami in modo che possa conseguire l’attestato.

Vi chiedo di erudirmi su una questione.
In una delle mie classi c’è un alunno, con PEI, seguito dall’insegnante di sostegno e dall’assistente educatore per gravi problemi comportamentali.
Durante le mie lezioni, e non solo le mie, l’assistente educatore lo porta sempre fuori dalla classe insieme a un altro alunno (quest’altro ha una certificazione per problemi di apprendimento, con un PDP, ma non ha il sostegno) nonostante i miei continui inviti a rimanere. Ne ho parlato più volte alla coordinatrice di classe e ad altri colleghi e da tutti ho sempre avuto la stessa risposta: così è stato deciso dal consiglio di classe (avendo, io, nove classi raramente sono stata inserita nelle riunioni di questo consiglio).
So che il docente di classe è responsabile degli alunni anche quando escono, a meno che escano con l’insegnante di sostegno. Ma qui si tratta di un assistente educatore…
Io sono rientrata lunedì scorso dopo una lunga malattia. In tal periodo l’alunno in questione ha combinato un fatto ritenuto grave ed è stato sospeso per una settimana su decisione del consiglio d’istituto che ha anche stilato un contratto formativo personalizzato con la famiglia per permettergli di essere ammesso agli esami di licenza media (in alternativa, sarebbe stato sospeso fino al termine delle lezioni).
Il cdc straordinario successivo ha stabilito per l’alunno un orario ridotto (no prima e ultima ora) e, durante alcune lezioni, compresa la mia, l’alunno deve continuare a uscire con l’assistente educatore mentre ciascun docente di tali materie deve dargli del lavoro da fare da valutare ogni volta.
Io chiedo: se l’alunno (anzi, gli alunni, perchè sono due, come ho scritto sopra) non segue le mie lezioni, che lavoro dovrei dargli? per verificare cosa? e, soprattutto: se succedesse qualche guaio fuori dalla classe, chi ne sarebbe responsabile? Io comunque? Io che sarei costretta ad accettare le decisioni dei colleghi che non condivido?

Il docente, durante le sue ore di servizio, è responsabile, dal punto di vista civile e penale, di tutti gli alunni della classe alla quale egli è stato assegnato, quindi anche dell’alunno con disabilità.
L’assistente ad personam o assistente educatore è assegnato ad un alunno e svolge la sua prestazione professionale in classe, sotto la guida del docente in servizio; la sua presenza è determinata dal bisogno di autonomia personale e di comunicazione dell’alunno con disabilità; l’assistente educatore non ha compiti afferenti la didattica e gli alunni della classe non sono affidati a lui.
Ne consegue che l’assistente non è autorizzato a condurre gli alunni fuori dall’aula; e ancor meno è legittimato a ricreare una “mini-classe differenziale di fatto” (come non lo sono, in questo caso, neppure i docenti). Quanto avviene nella sua classe è lesivo dei diritti degli alunni stessi ed è contrario alla normativa vigente in tema di inclusione scolastica e in tema di responsabilità civile e penale.
Pertanto quanto lei è in servizio non deve limitarsi a invitare l’assistente educatore a non uscire ma deve “proibirgli” di condurre gli alunni fuori dall’aula, in quanto in quel momento lei è responsabile di tutti gli alunni. E altrettanto devono fare i suoi colleghi.
Scriva una lettera al Dirigente Scolastico informandolo dei gravi comportamenti che si verificano nella sua classe e chieda che venga convocato un Cdc urgente al fine di ripristinare la condizione di legalità e di sicurezza, nonché di rispetto del diritto allo studio dell’alunno con disabilità, così come dell’altro studente, che devono frequentare le ore di lezione in classe, insieme ai compagni; in tale sede vanno analizzate più questioni: il ruolo dell’assistente educatore, che deve operare all’interno dell’aula sotto la guida dei docenti in servizio, e i suoi compiti, che riguardano unicamente l’alunno con disabilità, e l’orario dello studente con disabilità, che non può essere arbitrariamente ridotto.
Al tempo stesso chieda che venga urgentemente convocato un GLHO in cui si affrontino le questioni dette, puntualizzando correttamente e in linea con la normativa sull’inclusione scolastica i compiti delle figure professionali ritenute necessarie per consentire l’esercizio del diritto allo studio dell’alunno con disabilità; se la figura dell’assistente educatore impedisce l’esercizio del diritto allo studio è da valutarsi attentamente l’opportunità della sua presenza. Altrettanto dicasi per l’orario ridotto.
Infine informi di quanto avviene anche il referente regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’USR della sua Regione.

Io ed alcune colleghe siamo state informate dai genitori di un alunno disabile che hanno intenzione di non volere più il docente di sostegno anche se l’ alunno ha una disabilita’ grave. Dobbiamo redigere ugualmente il PEi? Lo dobbiamo redigere senza il docente di sostegno? Come facciamo a portare avanti una programmazione per lui anche se a un buon livello cognitivo, fino ad ora con il docente di sostegno ha svolto anche attività personalizzate per recuperare alcune nozioni?

Il docente per il sostegno non sostituisce in alcun modo l’azione e gli interventi educativo-didattici dei colleghi, che coadiuva e con i quali collabora al fine di promuovere l’attuazione dell’inclusione scolastica a favore di tutti gli alunni della classe alla quale è assegnato.
Premesso che il sostegno è un diritto e non un dovere, se la famiglia decide di rinunciare al docente per il sostegno può farlo. In questo caso, il modulo (o consiglio di classe) è tenuto a elaborare congiuntamente con i genitori e con gli specialisti dell’Asl il Piano Educativo Individualizzato, così come previsto dalla normativa vigente (come pure lo stesso gruppo di lavoro è tenuto ad aggiornare periodicamente il Profilo dinamico funzionale).
L’alunno con disabilità, che partecipa alle attività della classe all’interno dell’aula, è alunno di tutti i docenti in servizio nella classe alla quale è iscritto, pertanto è vostro compito adottare le strategie necessarie affinché siano garantiti il diritto allo studio e il successo formativo.

Sono un’insegnante di sostegno, vorrei che mi togliesse un dubbio. L’educatore professionale può occuparsi di didattica collaborando con il docente di sostegno ma non prendendo decisioni per suo conto e nemmeno fare della didattica il suo esclusivo aspetto su cui lavorare…visto che c’è bisogno di altro . Mi spiega perché sempre più spesso invece di occuparsi agli aspetti relazionali, sociali, motivazionali e dell’ autonomia, gli educatori vogliono occuparsi di didattica?

Possono essere differenti le motivazioni e le situazioni che spingono una persona che ricopre il ruolo di assistente ad andare “oltre” le sue competenze, attribuendosi compiti non suoi: in parte perché, e lo sappiamo, esiste una implicita delega da parte dei docenti curricolari e di sostegno, oppure perché alcuni assistenti o educatori, che hanno compiuto studi universitari, ritengono di avere più competenze rispetto agli stessi docenti o, ancora, perché di fronte allo scarso impegno dei docenti essi intervengono, infine per una eccessiva invadenza da parte degli stessi assistenti o educatori.
A tutti gli educatori, comunque, va ricordato che essi sono assistenti per l’autonomia e la comunicazione, anche se laureati, e queste due mansioni debbono essere svolte da loro; solo se il docente in servizio, sia esso di sostegno o disciplinare, li invita a fare svolgere esercizi assegnati dagli stessi docenti, essi possono e devono procedere secondo le indicazioni e le direttive impartite dai docenti: azione, questa, che rientra nel supporto all’autonomia personale dell’alunno, compito che sostanzia la presenza degli educatori o assistenti (v. art. 13 c. 3 della legge 104/92).

Siamo alcune docenti della scuola primaria, vorremmo sapere se nel caso la famiglia rinunciasse a sostegno per disabile grave, sostenendo che l’ assistente ad personam (che nel nostro caso sarà un paramedico) dovrà aiutare l’ alunno nella didattica,usare strumenti quali computer, software e personalizzare là dove é necessario l’ attività, potremmo mettere a verbale del PEI che siamo contrarie alla rinuncia del docente di sostegno, perché riteniamo una figura fondamentale nel percorso formativo dell’ alunno e perché un assistente non può svolgere attività didattiche che prevedano l’ uso di strumenti e metodologie e di interventi di recupero che non sono di sua competenza.

Dovete farlo e potete provare a far comprendere alla famiglia che le due figure sono compatibili. Se la famiglia non vuole, non potete impedirle di poter scegliere se fruire o meno della presenza del docente per il sostegno, in quanto tale evenienza si prefigura come diritto e non come obbligo. La famiglia, infatti, può rinunciare al docente per il sostegno, assumendosene tutte le possibili eventuali conseguenze negative, nel caso dovessero accadere.
L’assistente per l’autonomia e per la comunicazione, come giustamente avete scritto, non può svolgere attività didattica, funzione di esclusiva competenza dei docenti; l’assistente ad personam, che lavora unicamente all’interno della classe, può, anzi, deve occuparsi, in accordo e sotto la guida del docente in servizio, di supportare l’autonomia dell’alunno nello svolgimento di esercizi o delle attività che il docente, unico responsabile della didattica, potrà indicargli di volta in volta.

Durante l’anno scolastico in corso i docenti di sostegno sono stati chiamati più volte a supplire colleghi di classe o di altre classi in presenza dell’alunno disabile, motivando che non ci sono docenti a disposizione. La referente di plesso sostiene che il foglio delle supplenze é un ordine di servizio della preside e che il collegio ha stabilito che l’insegnante di sostegno supplisce in caso di emergenza. L’emergenza però nella nostra scuola é tutto l’anno. Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo chiedere un ordine di servizio firmato dalla preside? Non lediamo un diritto per chi ha la 104? Inoltre nella nostra scuola sono state garantite delle compresenze nelle classi, non si possono sfruttare per coprire i docenti assenti, invece di supplire con gli insegnanti di sostegno?

Rispondete per iscritto che ciò che viene presentato come “ordine di servizio”, ovvero il foglio delle supplenze, è illegittimo poiché contrastante con quanto stabilito nelle Linee guida ministeriali del 4 Agosto 2009 e nella circolare ministeriale che vieta la nomina di un supplente solo per il primo giorno di assenza.
Invitate la DS a farvi un espresso ordine di servizio personale per iscritto, al quale solo siete tenuti ad obbedire e violando il quale potete andare incontro a sanzioni disciplinari, comunque illegittime per quanto detto sopra; in ogni caso, per il primo ordine di servizio violato in tali circostanze non può scattare una sanzione disciplinare, come stabilito dalla Magistratura.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola secondaria di Secondo Grado. Ho un quesito: qualora uno studente certificato con disabilità (su percorso con obiettivi minimi e prove equipollenti) durante le verifiche scritte non riesca a svolgerle perchè preso da attacchi d’ansia o crisi di pianto, come valutare la prova?
Si può farla svolgere in un altro giorno o questa verifica va comunque valutata?
Se questa situazioni di crisi di pianto e di rifiuto di stare in classe e svolgere il compito si dovesse presentare durante gli scritti degli esami di stato, cosa prevede la normativa?

Da quanto scrive il mancato svolgimento si determina a fronte di prove scritte, che naturalmente non andranno valutate. Occorre, invece, indagare quali condizioni determinano le crisi di pianto e gli attacchi di ansia: potrebbe essere la forma della prova (a risposta multipla piuttosto che a domande aperte o viceversa oppure vero-falso) oppure il non sapere su quali contenuti verte o il fatto stesso che sia richiesto un testo scritto. Premesso che, ovviamente, è possibile spostare la prova in date successive, anche più volte, si potrebbe provare a modificare le prove stesse, sostituendo la prova scritta con una orale equipollente o completando la prova scritta con una parte orale, per esempio, così come la forma (risposta multipla o vero-falso o domande aperte o quesiti accompagnati da illustrazioni o prove con clooze o riordino di frasi, per citare alcuni esempi) oppure anticipando i contenuti della prova e/o consentendo l’utilizzo di schemi o mappe. Se adottando questi o altri accorgimenti, lo studente riesce a gestire i suoi attacchi di ansia, il Consiglio di classe, dopo averli descritti nel PEI, in vista dell’Esame di stato li dovrà indicare in modo puntuale nella relazione allegata al documento del 15 maggio, affinché gli stessi accorgimenti vengano applicati per lo svolgimento delle prove d’esame. Se, nonostante le modalità adottate, in sede di esame lo studente dovesse ripresentare le stesse reazioni, si potrà spostare la prova nella sessione riservata agli studenti ammalati oppure la Commissione potrebbe rimandare lo svolgimento delle prove a settembre.

Sono un’insegnate di sostegno, ricopro anche il ruolo di FS inclusione, ho urgente bisogno di un supporto normativo.
Le espongo il problema: un docente curriculare senza specializzazione, con ore a disposizione, può rifiutarsi di fare supplenza su un bambino disabile grave (art.3 comma 3) adducendo la scusa che non è abilitato??
In che misura è in base a quale norma, un insegnante di classe può rifiutarsi di sostituire un collega di sostegno assente?

La specializzazione per il sostegno è titolo prioritario per essere assegnati su posto di sostegno; ma non costituisce titolo esclusivo di attività didattica con gli alunni con disabilità; infatti l’art. 13 comma 6 della legge n. 104/92 stabilisce che nessuna utilizzazione o incarico su posto di sostegno può essere attribuita a personale non specializzato fino a quando sono presenti e disponibili docenti specializzati.
Va inoltre aggiunto che il docente viene assegnato alla classe alla quale è iscritto l’alunno con disabilità, pertanto, avendo ore a disposizione, egli non può rifiutarsi a fronte della richiesta scritta da parte del Dirigente scolastico.
Coloro che dispongono di ore a disposizione, infatti, possono essere utilizzati in tutte le classi della scuola in cui prestano servizio. Altrimenti qualunque docente potrebbe rifiutarsi di svolgere supplenze di colleghi che non abbiano la sua stessa abilitazione.
Piuttosto il docente non specializzato potrebbe pretendere che la scuola organizzi un corso di aggiornamento, sia pur breve, per acquisire un minimo di informazione utile per espletare l’incarico affidatogli.

Siamo delle docenti di una scuola primaria, vorremmo sapere se la famiglia chiedendo l’ educatore ad personam per un alunno con grave disabilita’ motoria ma non cognitiva, può rinunciare al sostegno e se l’ assistente può nell’eventualità svolgere anche didattica.

Il sostegno è un diritto e non anche un dovere; quindi la famiglia può rinunciare al sostegno, assumendosene tutte le possibili eventuali conseguenze negative, se dovessero accadere.
L’assistente per l’autonomia e la comunicazione non può svolgere attività didattica, funzione esclusiva dei docenti, ma attività di svolgimento di esercizi in accordo e su indicazione del docente in servizio nella classe.

Sono la mamma di un ragazzino autistico di 11 anni, con certificazione L.104 comma 3, in stato di gravità. Ho provveduto entro i termini ad iscrivere mio figlio alla prima classe di una scuola Media nella mia città. Dopo una riunione con tutti gli specialisti che ruotano su mio figlio e lo hanno in cura, abbiamo stabilito che la scuola dove l’ho iscritto non è adatta a lui e così sono stata consigliata di cambiare l’iscrizione anche se fuori dai termini.
Dopo un colloquio con il coordinatore per il sostegno della scuola dove vorrei iscriverlo, mi è stato detto che a causa delle troppe iscrizioni, non potevano accoglierlo. Possono davvero rifiutare un’iscrizione di un disabile? Ci sono i termini per un ricorso?

L’art 3 comma 3, secondo periodo, stabilisce che la certificazione di gravità è causa di priorità per l’accesso a tutti i servizi previsti dalla presente legge, quindi anche la scuola. Però lei ha provveduto a iscriverlo con molto ritardo e, nel frattempo, tutte le scuole si sono organizzate per la composizione delle classi. Pertanto la seconda scuola può legittimamente rifiutare la sua iscrizione.
Provi a parlare con il referente provinciale o regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’ufficio scolastico provinciale o regionale del suo territorio e si faccia consigliare un’altra scuola, che possa essere contattabile da parte dello stesso referente.
Certamente un’altra scuola dovrebbe essere rintracciabile; altrimenti per quest’anno faccia frequentare il bimbo presso la scuola dove è già iscritto e  poi, in tempo utile, cioè nel mese di gennaio, provveda all’iscrizione in un’altra scuola, tenendo presente che, iscrivendolo ad una seconda classe, ci sono problemi molto simili a quelli di quest’anno, poiché le classi sono già formate.

Sono un insegnante di sostegno della scuola primaria avrei bisogno di un’informazione sapere un’insegnante può deciere di non far partecipare alle rove Invalsi bambini con difficoltà in attesa di certificazione e se questa decisione ha bisogno dell’autorizzazione dei genitori e tal proposito se c’è un modulo che genitori devono compilare.

Per quanto riguarda le prove INVALSI solamente il Dirigente scolastico può autorizzare eventuali esoneri; si rimanda alla Nota dell’Invalsi 2016-2017 per gli allievi con bisogni educativi speciali, pubblicata il 20 marzo 2017 in cui sono descritti i casi che, nello specifico, potrebbero riguardare alunni con disabilità certificata e alunni con diagnosi di DSA).
Per quanto riguarda gli allievi in attesa di certificazione la nota non riporta alcuna indicazione; pertanto questi alunni dovranno partecipare, come i compagni, alla prova.

Sono un’insegnante di sostegno presso la scuola dell’infanzia.Seguo un bambino autistico a basso funzionamento, adesso lui seguirà un percorso Aba con un esperto privato. Vorrei sapere se esiste qualche legge che mi permetta  come insegnante di sostegno di  andare a casa del bambino la mattina ,invece di fare le ore di servizio a scuola, per seguire gli interventi fatti dalle  tutor che seguono il bambino in questo percorso.

In quanto docente, lei è tenuta ad effettuare le sue ore presso la sede di servizio.
Tuttavia se desidera partecipare agli interventi presso l’abitazione del minore, può farlo, a titolo di volontariato personale e previo consenso della famiglia, al di fuori del suo orario di servizio.
In alternativa, si potrebbe ipotizzare, in sede di GLHO, un intervento di “istruzione domiciliare”, modificando, in tal senso, il PEI, e prevedendo la sua presenza presso l’abitazione del bambino.

Sono la mamma di una bimba di 11 anni che presenta un RM lieve/moderato, per una patologia complessa ma talmente bordline da sottoporre la bimba a ben due Risonanze Magnetiche al cranio con anestesia totale per confermare la diagnosi, che ha mostrato potenziale di recupero enorme ed ha cambiato 3 scuole primarie per motivi gravi. La Neuropsichiatra assegnataci dall’ASL ha presenziato tutto il cammino scolastico della bimba ma offre a tale pessima scuola l’alibi del RM di mia figlia.  E’ certo che riusciranno così a farla entrare nel RM GRAVE. Come faccio a farmi cambiare dottoressa dall’ASL?

Esistono anche dei centri di riabilitazione logopedica privati convenzionati col sistema sanitario nazionale e quindi a costo zero; cerchi uno di questi centri, facendoselo segnalare da qualche associazione della Sua città.

Sono un’insegnante di una scuola primaria. Nella mia classe è inserito un alunno con la sma che necessita di essere cambiato poiché non ha  il controllo sfinterico ed ha bisogno di tutori  che devono essergli applicati per alcune ore al giorno. Chi dovrebbe occuparsi di svolgere tali mansioni? Inoltre è capitato varie volte che sia stato assente o l’ins . Di sostegno o l’ins. Di classe e non sia stato mai sostituito. La motivazione addotta è che “non si trovano supplenti”. È legittimo tutto ciò ?

L’assistenza igienico-sanitaria e l’accompagnamento ai servizi igienici spetta ai collaboratori scolastici e alle collaboratrici scolastiche, in forza degli artt. 47 e 48 e della tab. A del CCNL del 2005.

È compito del Dirigente incaricare un collaboratore per assolvere a questo compito, consentendogli, contestualmente (se già non lo ha fatto), la frequenza di un apposito corso a spese dell’USR. Dopo il corso il collaboratore – o la collaboratrice – sale di qualifica e ottiene un incremento stipendiale valido ai fini pensionistici di circa mille euro lordi l’anno.
Se il collaboratore individuato si rifiuta senza un giustificato motivo (ad esempio anch’egli è con disabilità motoria), subisce una sanzione disciplinare e pure la denuncia per inosservanza dei doveri di ufficio, come recentemente ha stabilito la Cassazione.
Se il DS non dà l’incarico, o non avvia l’eventuale provvedimento disciplinare in caso di rifiuto, egli stesso è passibile di denuncia per omissione di atti di ufficio e mancata assistenza di incapace.
Per quanto riguarda le sostituzioni, il DS ha l’obbligo, in caso di assenza del docente per il sostegno o del docente incaricato su posto comune (o disciplinare), di assegnare per il primo giorno altro docente della scuola e, per i giorni successivi, di nominare un supplente. 

Sono una insegnante si sostegno, mi occupo di un bambino autistico con rapporto uno a uno, inserito con un progetto orario di tre ore al giorno (da tre mesi è stata inserita anche la mensa con i compagni) nella classe 4 della scuola primaria a tempo pieno. Nel momento in cui ho dovuto chiedere 2 giorni di malattia, ai genitori è stato chiesto prima di far entrare il bambino un’ora dopo e in un secondo momento è stata chiamata la mamma che è venuto a prenderlo per portarlo a mangiare a casa, nonostante paghi ovviamente i pasti in modo forfettario. Al mio ritorno ho manifestato la mia indignazione, pensando ad una deprivazione del diritto allo studio e del diritto di mangiare in mensa con gli altri bambini. Il preside ha detto che questo tipo di cosa si può fare se necessaria. Dal momento che a scuola c’è abbondanza di insegnanti di sostegno che avrebbero potuto sostituirmi consentendo la frequenza scolastica al bambino (che è molto contento di venire a scuola e a casa vive situazioni difficili, chiedo se quanto riferito dal dirigente sia esatto e non leda i diritti del bambino e della sua famiglia. Aggiungo che il bambino è cinese e la sua famiglia ovviamente non conosce le regole scolastiche vigenti in Italia.
Con queste modalità, inoltre, viene condizionata l’insegnante che, per evitare quanto sopra, entra in servizio anche con la febbre a 38. Ma vi pare normale?

Occorre rivedere quanto prima il tempo di frequenza dell’alunno: l’art. 12 comma 4 della legge n. 104/92 stabilisce che nessuna condizione di disabilità può essere causa di esclusione (e quindi anche di riduzione) della frequenza scolastica. Il DS ha l’obbligo, in caso di assenza del docente per il sostegno, di assegnare per il primo giorno altro docente della scuola e, per i giorni successivi, di nominare un supplente. Lei come qualunque altro docente ha uno stato giuridico che le garantiscono dei giorni di assenza.

Sono una docente di sostegno da 30 anni. Seguo una ragazza con ritardo mentale grave per 15 ore da tre anni ed un’altra per 3 ore nella stessa classe  con lieve ritardo ma con  disturbi relazionali. Gita d’istruzione di 3 giorni, vanno tutte e due. Ho dato la mia disponibilità per accompagnarle ma la Dirigente ha nominato la collega di lettere per la mia classe e poi ha preferito mandare la prof di matematica dell’altra classe senza inserire nessuna docente di sostegno. So che la legge glielo consente ma i genitori sono seriamente preoccupati perché per la figlia sono un importante punto di riferimento. Non si può intervenire in alcun modo?

Certo; ma non Lei; solo le famiglie, se sono preoccupate, esprimano i loro timori alla Dirigente e, se necessario, minaccino che protesteranno se al viaggio di istruzione non partecipa una persona che conosce, ancor meglio dell’attuale accompagnatrice, gli alunni.

Sono un’ insegnante di sostegno di una scuola primaria, scrivo per sapere se é legittimo che un alunno con grave disabilita’ (quindi con 22 ore) abbia 2 docenti di sostegno.

Purtroppo manca una norma che lo vieti; quindi è legittimo, anche se scorretto che ciò possa avvenire; tanto è vero che gli art 2,4 e 6 del DPR n. 122/09 prevedono che, nel caso in una stessa classe si trovino più docenti per il sostegno, essi, tutti insieme, esprimano un solo voto.

Nella classe di mia figlia – prima media- vi e’ un bambino seguito da insegante di supporto che ha momenti violenti contro compagni e tutori.
Che ricevono pugni che lasciano senza fiato,  con nasi sanguinanti e schiene lividate…
Siamo preoccupati per I nostri figli che sembra debbano subire violenze per permettere questa integrazione…

In questo caso è bene che i rappresentanti di classe si facciano portavoce presso il Consiglio di classe, alla presenza del Dirigente scolastico, per rendere noti i fatti da voi descritti. Sarà poi il Consiglio di classe che, insieme al Dirigente, provvederà, se lo riterrà il caso, a convocare il GLHO al fine di affrontare la questione da voi sollevata.

Può la scuola richiedere un incontro ufficioso con i terapisti del centro riabilitativo che ha in carico il bambino con disabilità senza informare i genitori dello stesso?

No, non possono farlo. Se la scuola desidera un incontro con il centro riabilitativo, ovvero con i terapisti che seguono un alunno con disabilità, deve dapprima acquisire l’autorizzazione scritta da parte dei genitori, essendo gli stessi gli esercenti la responsabilità genitoriale. Oppure si devono convocare contestualmente anche i genitori.
Nel caso in cui l’incontro avvenisse, allora bisogna pretendere la convocazione del GLHO per discutere il da farsi, eventualmente contestando ciò che la scuola ha fatto di nascosto dalla famiglia.

Vorrei sapere quali sono i termini per la richiesta dell’educatore, le modalità e se eventualmente può essere chiesto anche nel corso dell’anno scolastico… Nel caso venisse assegnato e possibile recedere?

Se c’è una indicazione della utilità di questa figura nella diagnosi funzionale, a cura dei soli specialisti, o nel PEI, a cura dei docenti della classe e degli specialisti insieme ai genitori, potete indicare nel documento l’assistente all’ente competente, in qualsiasi momento, così come per le ore di sostegno.
Se si riesce ad ottenerlo, si può rinunciarvi; lecito chiedersi che senso avrebbe chiedere per subito rinunciare.

Sono un insegnante di sostegno della scuola superiore, l’alunno che seguo non vuole sostenere gli esami di maturità. Vorrei sapere che tipo di certificazione otterrà e se questa sarà uguale, ai fini legali, a quella ottenuta ai sensi dell’art.13 del D.P.R. 23 luglio 1998, n. 323.

Tutti gli studenti devono sostenere le prove conclusive del ciclo di studi. Non esiste la possibilità di esonero. Il titolo di studio che potrà conseguire, sarà coerente con il tipo di programmazione che il Consiglio di classe ha adottato per lui: un attestato, stante le condizioni, rispetto alle quali deve essere acquisito consenso scritto della famiglia (OM 90/2001); un diploma negli altri casi.
Tenga presente che solo la Commissione di esami può rilasciare l’attestato coi crediti formativi maturati. Nel caso in cui lo studente non si presentasse agli esami, la scuola può rilasciargli l’attestato di adempiuto obbligo scolastico e quello di frequenza: sono attestati che non hanno un valore legale, come pure l’attestato coi crediti formativi.
Nell’Attestato relativo ai crediti formativi va scritto ciò che lo studente ha fatto e ciò che sa fare; in quelli rilasciati dalla scuola si dice solo che ha frequentato e ciò che ha fatto; non si dice cosa sa fare. Ai fini legali, tuttavia, entrambi non sono titoli di studio e valgono solo come biglietto da visita per un possibile corso di formazione professionale o per un lavoro.

Sono la mamma di una ragazza di 17 anni con una disabilità per lieve ritardo, frequenta da due anni una scuola regionale cfp con sostegno gestito internamente da loro.
Mia figlia ha sempre avuto un pei ma in questa scuola non l’ho mai firmato e adesso a due mesi dall’esame di qualifica mi hanno detto che si può pensare a un certificato di competenze base perché può essere che non raggiunga gli obiettivi minimi….possono farlo?!
Io non ho firmato Pei e quando l’ho chiesto mi hanno risposto che non sono tenuti a condividerlo con me…
Hanno parcheggiato mia figlia due anni senza seguirla come lei era abituata… Come posso muovermi?

Va premesso che, in base alla normativa vigente, se il Consiglio di classe ritiene di richiedere per l’alunno con disabilità una valutazione “differenziata”, ai fini del conseguimento dell’attestato, deve dapprima acquisire il consenso scritto dei genitori (art. 15 dell’OM 90/2001). In assenza di tale consenso, per lo studente viene adottata una programmazione “globalmente conforme agli obiettivi didattici previsti dai programmi ministeriali” (OM 90/2001), ovvero semplificata, utile ai fini del conseguimento del diploma.
Stante la situazione come da lei descritta, dovreste acquisire copia della documentazione predisposta per vostra figlia e chiedere un incontro urgente del GLHO, in cui precisare, fra l’altro, che l’art. 17 della legge n. 104/92 stabilisce espressamente che la formazione professionale si svolge in continuità coi criteri seguiti nel percorso scolastico (quindi con il PEI elaborato). Il PEI è un documento preparato e firmato “congiuntamente”: pertanto i docenti avrebbero avuto l’obbligo di formulare insieme a Lei e agli operatori sociosanitari, che seguono il caso, il PEI, come previsto dalla normativa vigente (L. 104/92, Linee Guida del 2009, DPR 24/02/94). Pertanto
A questo punto, se l’alunna non ha studiato per loro colpa, dovrebbe ripetere l’anno a loro spese, compresa quella di un docente per il sostegno, che la faccia recuperare pervenendo così agli esami in condizioni da prendere la qualifica professionale.
Se si rifiutano, minacciate ricorso alla Magistratura.

Sono una docente del liceo delle scienze umane. Nella  classe seconda è presente un’alunna, diversamente abile, che segue una programmazione differenziata. L’alunna in questione  dall’inizio dell’anno ha cumulato, per problemi di salute, un considerevole numero di assenze   Vorrei sapere se  il numero massimo di ore di assenza, per poter essere ammessi alla classe successiva,  nello scrutinio finale, è valido anche per gli alunni che seguono un PEI oppure sono esonerati da questa regola.  In presenza di una malattia certificata,  è possibile non tener conto dell’elevato numero di assenze e promuovere l’alunna alla classe successiva?

L’art 14 comma 7 del dpr n. 122/2009 prevede proprio che , se le assenze sono giustificate con cause sanitarie, non se ne tiene conto ai fini della validità dell’anno scolastico, a condzione che i docenti comunque siano messi in condizione di valutare tali alunni.

Il mio dubbio riguarda un alunno di istituto professionale frequentante il IV anno e che ha sempre seguito una differenziata. Ora, chiuso il secondo trimestre, la madre chiede che il figlio segua una curriculare, dichiarando di non aver mai capito ( ???) che il figlio non  avrebbe avuto, agli esami di stato, un diploma. Mi pare che in linea generale la normativa lo preveda, assumendosene la madre la responsabilità,  però
● al terzo anno ha partecipato agli esami di qualifica conseguendo ovviamente solo certificato di credito formativo
●sia al terzo anno che al quarto, che sta frequentando, non ha partecipato alle attività di alternanza scuola-lavoro quindi  non ha le 400 ore ( o almeno 300) necessarie per accedere agli esami di stato
Cosa è consentito fare?

Deve fare presente tutto ciò alla madre, precisandole che, senza tali adempimenti, lo studente non potrà essere ammesso agli esami di stato. Inoltre dovrete comunicarle per iscritto, o verbalmente durante la riunione del GLHO, quanto previsto dall’articolo 15 dell’OM 90/2001 (e cioè che, essendo contrario il consiglio di classe ad adottare una programmazione “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali”, lo studente, ai soli fini della valutazione, non sarà considerato “con disabilità” e quindi potrebbe essere bocciato come tutti gli alunni che non raggiungono la sufficienza; informatela inoltre che la ripetizione della classe non è un diritto, ma deve essere deliberata dal Coniglio di classe.
Va altresì specificato che se lo studente, ai soli fini della valutazione, non sarà considerato “con disabilità” lo è unicamente per questa voce e non per tutto il resto (ovvero: la programmazione, le strategie e metodologie didattiche, la strutturazione delle prove di verifica, quindi le modalità di verifica, l’uso di ausili, ecc.).
Infine, considerate attentamente la situazione, perché in casi simili, la famiglia, una volta non ammesso l’alunno agli esami, si è rivolta al TAR, ottenendo una ammissione con riserva agli esami in cinque giorni con un decreto presidenziale e poi fa di tutto, perché superi gli esami di stato con prove equipollenti fasulle. Capita pure che, se l’alunno viene ammesso agli esami, possano non far presentare lo studente, pretendendo così una ripetenza anche più volte, trasformando, di conseguenza, la scuola in un parcheggio!

Siamo delle insegnanti di una scuola primaria. Nella nostra classe é inserita un’ alunna affetta da SMARD 1 . L’ alunna a causa della sua patologia presenta una notevole debolezza dei muscoli usati per la respirazione per cui è assistita nella respirazione da un ventilatore ed é alimentata tramite Peg. Per lei é difficile tossire e talvolta anche deglutire la saliva. Durante l’ anno abbiamo dovuto usare l’ ambu e la macchina della tosse per aiutare la bambina. Queste manovre di rianimazione ci sono state illustrate dalla famiglia e dai fisioterapisti respiratori in un incontro, ma non ci hanno rilasciato nessuna certificazione. Le nostre domande sono le seguenti:
Compete a noi docenti fare tali manovre?
Possiamo richiedere un infermiere a scuola all’ ASL o deve essere la famiglia a fare la richiesta?
La dirigente non sa come muoversi, noi quale iter dobbiamo intraprendere?

Le manovre di rianimazione, come la somministrazione dei farmaci, non competono al personale docente e devono essere effettuate da personale addetto.
In virtù degli accordi intercorsi fra MIUR e Ministero della salute, è necessario che, ricevuta la richiesta da parte della famiglia, documentata da certificazione medica, il dirigente scolastico proceda secondo quanto indicato dal protocollo, così come descritto nelle “Linee Guida” del 25 novembre 2005, Prot. n. 2312 (http://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf).
Per ulteriori approfondimenti può essere utile documentarsi leggendo il commento dell’avv. Salvatore Nocera pubblicato in edscuola: http://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq_farmaci.pdf.

Vorrei capire come si debbano porre gli alunni portatori di handicap (certificato in base alla legge 104/92) in riferimento all’alternanza scuola-lavoro prevista dalla legge 107/2015 per il secondo biennio della scuola media superiore.
1. Sono obbligati a svolgerla come tutti gli altri alunni? Possono godere di uno sgravio del monte orario o di una esenzione ?
2. Si può prevedere nel PEI/PDP personale che il percorso sia configurato in modo conforme alle caratteristiche specifiche del singolo alunno?
3. In che misura per tali allievi l’esperienza concorre alla valutazione di fine anno o all’esame di stato ?

Lo studente con disabilità deve svolgere tutte le ore di alternanza come gli altri alunni; ovviamente svolgerà le ore di alternanza tenendo conto dei suoi problemi e bisogni personali; non per nulla la normativa consente di svolgere l’alternanza anche tramite imprese simulate, cioè tramite internet, impostando un progetto che farà parte del PEI concordato da tutti i docenti della classe e dalla famiglia, con la consulenza degli operatori socio-sanitari che seguono il ragazzo. L’esito dell’alternanza entra a far parte della valutazione finale.
L’emanando decreto delegato probabilmente eviterà che l’esito dell’alternanza faccia media con le altre prove; ma per ora la normativa è questa.

Sono docente di sostegno di un alunno autistico ad alto funzionamento presso una scuola secondaria di primo grado. Da tre anni seguo il ragazzo che ha una programmazione per obiettivi minimi. Il ragazzo ha spesso posto in essere episodi di aggressività nei confronti del personale scolastico e dei compagni soprattutto in condizioni di confusione e forti rumori. Pertanto ho deciso di svolgere le attività in laboratorio, cercando di evitare il caos della classe, soprattutto nelle ultime ore della mattinata. L’alunno non è autonomo, necessita della presenza costante del docente di sostegno e viene a scuola solo 18 ore settimanali. Non mancano le attività svolte con piccoli gruppi di compagni con lo scopo di favorire l’inclusione scolastica.  A causa del deficit cognitivo, che lo portano ad occuparsi solo ed esclusivamente dei suoi interessi, la programmazione svolta ha dovuto subire un adeguamento. Spesso, chi si occupa dell’educazione di persone con disturbi dello spettro autistico tende a contenere fissazioni e stereotipie preferendo un tipo di intervento che limita le passioni morbose. Nel caso del mio alunno, invece, le sue “manie” sono diventate strumenti di insegnamento positivi capaci di calmare, motivare e migliorare l’apprendimento. Si avvicina il giorno dell’ammissione agli esami di terza media e volevo chiedervi: il voto di consiglio deciderà l’ammissione dell’alunno, questo vuol dire che saranno chiamati ad esprimersi tutti i docenti della classe. Come possono i miei colleghi professori di francese, musica e tecnologia valutare l’alunno se non ha mai svolto attività didattica con loro? Come fanno ad esprimere un voto se nei loro registri non c’è traccia di verifiche con l’alunno disabile? In questo caso i docenti della classe che, per problemi vari e per incompatibilità di orario, non hanno praticamente mai visto il ragazzo, quale criterio di valutazione dovrebbero usare?

È intanto da premettere che nella scuola del primo ciclo non esiste la differenza tra PEI differenziato o PEI ‘globalmente riconducibile ai programmi ministeriali’ (semplificato); infatti l’art 16 comma 2 della legge n. 104/92 stabilisce che il PEI sia formulato esclusivamente sulla base delle effettive capacità dell’alunno e che, se egli dimostra dei progressi rispetto ai livelli iniziali, deve essere promosso alla classe successiva ed essere ammesso agli esami e, se realizza gli obiettivi del suo PEI, deve ricevere il diploma, anche se le sue effettive capacità non gli consentono di leggere, scrivere e far di conto. Ovviamente deve sostenere gli esami su tutte le discipline, oggetto degli stessi contenuti (del PEI), ma con prove differenziate, come stabilisce l’art. 11 comma 11 dell’O.M. n. 90/01.
Faccia presente al suo DS che la vostra scuola ha violato tutta la normativa inclusiva e che se venisse un ispettore come Dio comanda potrebbe farvi un rapporto che vi metterebbe tutti nei guai.

Un alunno disabile  ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge 104/92 frequenta la classe seconda media e quest’anno  compie 17 anni, di conseguenza  in classe terza compierà 18 anni e non potrà accedere alla scuola superiore con il sostegno e l’assistenza fisica di cui necessita.
Per ovviare questo inconveniente la famiglia chiede di fargli fare il salto dell’anno scolastico e di fargli affrontare l’esame  di Stato a giugno 2017. Come possiamo dare corpo  concretamente a  questa richiesta? Conviene fargli affrontare l’esame di Stato  oppure è meglio ripiegare sull’attestato, cosa scriviamo sul PEI, quali sono le pratiche burocratiche da espletare affinché tutto si svolga nel rispetto delle norme.

Solo se i 18 anni si compiono prima dell’inizio del prossimo anno scolastico l’alunno non potrà frequentare la secondaria di secondo grado del mattino.
Certo è da chiedersi chi ha trattenuto sino ad oggi questo alunno, facendogli ripetere varie classi; probabilmente la famiglia, ma anche i consigli di classe che hanno accettato di fare ripetere, quando la normativa vieta sia la ripetenza nella scuola primaria che il trattenimento nella scuola dell’infanzia.
A questo punto, se l’alunno compie 18 anni prima dell’inizio del’anno scolastico prossimo, egli dovrà frequentare i corsi per gli adulti con tutti i diritti previsti per gli alunni con disabilità.
Pensare di farlo presentare come privatista, potrebbe rivelarsi stressante per l’alunno.

Siamo i genitori di un bimbo di 6 anni, che sta frequentando il primo anno di scuola elementare.
Da alcune settimane siamo venuti a conoscenza che il bimbo viene accompagnato dal salone di raggruppamento alla classe sempre per ultimo e a mani di una maestra di sostegno.
Premesso che tutto ciò non ci è mai stato detto nè richiesto parere, gradiremmo sapere se è possibile tale azione, anche perchè nostro figlio non ha alcun problema fisico e/o mentale; a volte è lento nei compiti, oppure dondola con la sedia durante le lezioni o qualche altra manchevolezza tipica dell’età.
Riteniamo che la figura del bambino venga gravemente compromessa, anche davanti agli altri genitori, che possono interpretare tale gesto come handicap e, quel che è peggio, potrebbe anch’egli subire un complesso e sentirsi inferiore rispetto agli altri.
Insomma, anzichè aiutarlo, in questo modo riteniamo venga gravemente punito e leso psicologicamente.
E’ lecito tutto ciò? Per la scuola è normale, si tratta, anzi, di un aiuto da parte loro.

Vi suggeriamo di chiedere un incontro urgente con le insegnanti per avere ulteriori informazioni al riguardo; è necessario, infatti, sapere se l’accompagnamento “per ultimo” è determinato dal comportamento del bambino oppure dal tranquillizzarlo per timori o paure oppure altro ancora. Queste sono solo ipotesi per dirle che senza aver sentito le docenti ogni supposizione è destinata a restare tale. Appare tuttavia strano il fatto che non vi abbiano informato di questa loro scelta.

Sono un’insegnante di sostegno specializzato in servizio di ruolo nella scuola secondaria di primo grado. Il prossimo anno l’alunno con disabilità grave frequenterà ancora la scuola media e l’anno successivo sarebbe mia intenzione chiedere l’utilizzo presso la scuola superiore alla quale lui si iscriverà. Vorrei sapere se come docente abilitato solo in una classe di concorso per la scuola media, ma in possesso della specializzazione per l’insegnamento sul sostegno, è possibile continuare a seguire il proprio alunno disabile alla scuola superiore. Ad esempio chiedendo l’utilizzo.

Attuare la sua richiesta è estremamente difficile, in quanto, per lavorare nel secondo grado, lei dovrebbe almeno possedere l’abilitazione per quell’ordine di scuola.
Potrebbe, tuttavia, provare a chiedere, in assenza di docenti specializzati nella scuola del secondo grado, una sperimentazione di continuità didattica ai sensi dell’art 13 comma 1 lettera E della l.n. 104/92.
Nel caso in cui l’USR l’autorizzasse, allora il Dirigente scolastico potrebbe attivare le procedure per la richiesta di autorizzazione, dopo aver fatto approvare dal Collegio dei docenti il progetto sperimentale.

In qualità di docente di sostegno, ho in carico un alunno con grave disabilità che frequenta il V anno di un istituto tecnico e segue una programmazione differenziata. Con i membri dell’equipe multisciplinare concordo nel ritenere inopportuno sottoporre lo stesso allo stress dell’esame di Stato. Mi è stato riferito che, nel suo caso, è possibile un esonero dall’esame di maturità. Chiedo a voi conferma ed in tal caso vorrei sapere quali sono i riferimenti normativi (che non sono riuscita a trovare in rete) e la procedura corretta da seguire.

No, non è possibile. Soltanto la Commissione può rilasciare l’attestato. Potreste comunque concordare con la commissione “esami differenziati”, che possono svolgersi in due soluzioni: ad esempio un’unica prova scritta e un colloquio. Potete verificare anche se la Commissione consente il superamento di un’unica prova.

Sono un’ insegnante di Scuola Primaria e avrei bisogno di una delucidazione. Un’alunna della mia classe, ha ottenuto la certificazione 104 nell’ estate tra la terza e la quarta elementare, la famiglia si era opposta , ma viste le crescenti difficoltà della bambina si sono convinti. Pur avendo ricevuto subito l’ assegno di invalidità non hanno mai voluto portarla in un centro convenzionato, in attesa di essere chiamati in base alla graduatoria, utilizzando quindi quella cifra per della logopedia o per seguire delle terapie che aiutassero la bimba  in base ai disturbi certificati.Siamo in V e per ora il centro convenzionato non puó ancora chiamare la bambina per le terapie e quindi vi chiedo: la famiglia è obbligata a utilizzare quell’ assegno per la figlia per le terapie dovute? La scuola puó chiedere formalmente che venga fatto …nel Pei abbiamo una diagnosi funzionale risalente a 2 anni fa, non possiamo programmare in modo adeguato con l’insegnante di sostegno proprio perchè manca totalmente un riferimento che ci aiuti a farlo nel modo piú adeguato.La neuropsichiatra asl si limita a firmare il Pei , a dire che la bambina dovrebbe andare in terapia , ma non controlla che la famiglia lo faccia.

Successivamente alla Diagnosi Funzionale, la legge 104/92 prevede che la scuola insieme alla famiglia e agli specialisti socio-sanitari predisponga un Profilo Dinamico Funzionale (PDF), che va periodicamente aggiornato sempre dal gruppo di lavoro, ai fini della elaborazione del Piano Educativo Individualizzato.
Ed è sulla base del PDF che si procede con una programmazione più dettagliata: la programmazione annuale, che è descritta e contenuta nel PEI (e che riguarda ogni disciplina scolastica). Pertanto è a questo documento che dovete fare riferimento per la vostra progettazione, dato che la Diagnosi Funzionale è ancora valida.
Per quanto riguarda l’accesso ai servizi socio-sanitari è compito ed è responsabilità della famiglia provvedere.

A chi compete l’acquisto di un lettino di dimensioni piu ampie, tipo lettino per estetista, che occorre per una ragazzina disabile. ALLA SCUOLA? ALLA  ASL? non c’e nel nomenclatore tariffario.

L’ASL deve dare in uso temporaneo gratuito alla scuola attrezzature sanitarie necessarie per l’autonomia degli alunni con disabilità. Il nomenclatore tariffario non c’entra, poiché esso vale solo per gli ausilii personali e non per il lettino che si usa solo a scuola.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria. Sono stata assegnata ad una classe prima che ha un bambino con un ritardo psicomotorio per 11 ore settimanali. Nel corso di quest’anno all’interno della stessa classe è stato segnalato un altro bambino e alla fine è stato certificato BES. I genitori vorrebbero un docente di potenziamento per seguire il figlio, che ha una buona intelligenza ma un cattivo controllo del proprio corpo. La D.S però non vuole affiancargli nessun docente perché la classe ha gia un’insegnante di sostegno per 11 ore. Ora, io lo so che il docente è di sostegno a tutta la classe e, per il mio buon senso, già mi occupo di altri bambini con delle difficoltà. Ma prendersi  cura di questo nuovo bambino è per me una responsabilità grande perché l’attenzione che vuole mi farebbe distogliere dal bambino per il quale sono stata assegnata alla classe. Vorrei avere delle normative che tutelino il mio operato perché sono stata ripresa dalla DS, che mi ha detto che non ho capito niente del mio lavoro e che mi devo occupare di tutti i casi difficili presenti in classe. Io sono stata assegnata alla classe per un bambino, avrà tale bambino diritto più degli altri ad avere la mia attenzione per 11 ore settimanali?

Faccia dire dalla famiglia alla DS che la normativa sui BES vieta l’utilizzo di docenti per il sostegno, i quali possono essere assegnati ed operare solo con alunni certificati con disabilità. Pertanto, in assenza di un progetto rivolto a tutta la classe, quindi tutti gli alunni, e che veda coinvolti tutti gli insegnanti, compreso il docente per il sostegno, in assenza di ciò, faccia dire dalla famiglia che se essa si accorge che il docente assegnato per il sostegno alla classe in cui è iscritto il proprio figlio, ed è lì in ragione della presenza del figlio, viene utilizzato anche per un alunno non certificato, si vedrà costretta a denunciare il caso non solo all’Ufficio Scolastico Regionale, ma anche alla Procura della Repubblica.
Lei non faccia nulla per non scontrarsi con la DS, ma si limiti a riferire alla famiglia come stanno le cose; nessuno può rimproverarla perchè Lei ha informato la famiglia della situazione, in quanto Lei, così come i colleghi della classe in cui lavora, ha l’obbligo di dialogare con la famiglia sull’andamento dell’inclusione dell’alunno.

Per un corso serale è previsto il Docente di sostegno?

Se uno studente frequenta il corso di scuola secondaria per la prima volta o in quanto completamento del percorso diurno, allora è prevista l’assegnazione del docente per le attività di sostegno.

Avrei bisogno di sapere se, nel caso in cui ci siano due insegnanti di sostegno nella stessa classe (scuola secondaria di primo grado), per la presenza di due alunni disabili (autismo e iperattività), le insegnanti che hanno orario sfalsato (non in compresenza) possono seguire entrambi gli alunni, ovviamente nel rispetto dei tempi e delle possibilità del momento. Oppure se, invece, ognuna è tenuta a seguire il proprio alunno. Capita per esempio che in classe sia presente l’insegnante di sostegno del ragazzino autistico e non l’altra. In questo caso l’insegnante non dovrebbe occuparsi un pochino anche del ragazzino iperattivo?

L’insegnante per le attività di sostegno è assegnato alla classe in cui sono iscritti alunni con disabilità; ed è la presenza dell’alunno con disabilità che determina l’assegnazione di questa risorsa alla classe.
Nel rispetto quindi del diritto allo studio di tutti gli alunni della classe, i docenti in servizio, sia che siano assegnati su posto di sostegno sia che siano assegnati su posto disciplinare, lavorano con tutti gli alunni della classe.
Pertanto se il docente di sostegno in servizio svolge parte delle sue ore con l’alunno con iperattività, analogamente, almeno per lo stesso tempo, l’altro docente per il sostegno svolgerà parte del suo tempo con l’alunno con autismo.
Ripetiamo: il diritto va tutelato per tutti gli alunni.

Sono un’insegnante di sostegno e  coordinatrice per l’integrazione scolastica di un grosso istituto cittadino.
Il mio istituto é noto per la buonissima qualità di integrazione scolastica. Il lavoro che si svolge nelle nostre scuole é veramente eccellente tanto che le altre scuole della città dirigono le famiglie con bambini disabili presso di noi ( mi chiedo se questo sia corretto) e lo stesso viene fatto dai tecnici dell’Azienda Sanitaria della città (anche questo va bene?).
Noi siamo accoglienti ma per continuare a fare bene il nostro lavoro abbiamo bisogno delle giuste risorse previste dalla legge.
Da anni USP E USR assegnano un numero di docenti di sostegno notevolmente inferiore alle necessità , infatti ogni anno non tengono conto della gravità degli alunni iscritti (pur richiedendocela scritta e comprovata dalla documentazione).
Quel che secondo me é ancora più grave è che non si tiene conto del  diritto dei bambini e dei ragazzi con gravità di godere del rapporto 1:1. Il comune spende moltissimi soldi per gli assistenti educativi e nonostante ciò a gran fatica riusciamo a coprire decentemente tutti gli alunni con gravità a discapito di quelli con l’ art.1 comma 3.
Il Ds minimizza e sembra rassegnato, continua a chiedere le ore in deroga (che sono 11 ore per la primaria e 10 alla secondaria perché” a suo avviso” sono più della metà) .
Io sono una semplice maestra ma da anni mi chiedo cosa possiamo fare concretamente per soddisfare il diritto dei nostri alunni che viene annualmente negato?

La scuola presenta all’Usr, tramite il GLIP, la richiesta delle risorse necessarie per il sostegno, così come indicato nei Pei e in base alle effettive necessità dei singoli alunni con disabilità.
Per gli alunni certificati in base all’articolo 3 comma 3 della legge 104/92, la sentenza 80/10 della Corte Costituzionale riconosce il diritto alle ore in deroga, pari al rapporto 1:1; se ciò non è assicurato, allora le famiglie possono inoltrare ricorso per il riconoscimento delle ore mancanti. È molto importante, in tal senso, che nel PEI siano specificate le ore per il sostegno e le risorse necessarie per favorire il diritto allo studio degli alunni con disabilità, al quale concorrono, in egual misura, tutti gli insegnanti assegnati alla classe alla quale l’alunno con disabilità è  iscritto.

Sono la mamma di un bambino che frequenta la classe 1 media ed ha il sostegno a scuola (comportamenti oppositivo, dislessia, iperattività ecc ecc).
Dopo aver fatto un glh in data 5 dicembre ed aver fatto svariati solleciti in data 8 febbraio ho fatto richiesta scritta del PEI.
Alla data odierna ancora non ne ho ricevuto copia.
A chi posso inviare una denuncia ?
Ho parlato con il dirigente scolastico una volta telefonicamente , chiedendole un colllquio sollecitato con due mail ma nulla …
potreste aiutarmi?

Non è chiaro da quanto scrive se suo figlio è certificato con disabilità ai sensi della legge 104/92 o se, invece, la diagnosi corrisponda ad un Disturbo specifico di apprendimento ai sensi della legge 170/2010.

Sono la mamma di un bambino di prima elementare. In classe di mio figlio c’è un bambino che, secondo il parere delle insegnanti, necessità di sostegno dal momento che presenta dei disturbi comportamentali oppositivi piuttosto importanti che destamhilizzano l’intera classe e sono pericolosi per se è per gli altri (il bambino in questione lancia sedie, rovescia tavoli, spinge..urla, scappa, si nasconde..)
La scuola sollecita noi genitori a rivolgerci al dirigente scolastico affinché vengano presi provvedimenti adeguati e al bambino possa essere assegnato un insegnante di sostegno.
A mio avviso non sono le famiglie a doversi rivolgere al dirigente scolastico, che ben conosce la situazione.
Mi domando quindi cosa deve o può fare la scuola quando una famiglia non ammette le problematiche del proprio figlio e non si rivolge alla Asl per le certificazioni necessarie all’individuazione dell’eventuale disturbo e della conseguente necessità del sostegno.

La CM n. 363/1994 prevede che in questi casi il DS scriva alla famiglia invitandola a presentare una certificazione positiva o negativa di disabilità, precisando che , qualora tale documentazione non pervenga entro 10 giorni, provvederà il DS. Se la famiglia si oppone, allora il DS si rivolge ai servizi sociali che possono rivolgersi al Tribunale per i minori che, anche contro la volontà dei genitori, può con sentenza far sottoporre a visita per l’invalidità e l’handicap il minore e, se ottiene una decisione di disabilità o handicap, può far nominare un docente per il sostegno e/o un assistente per l’autonomia e la comunicazione.

Sono un’insegnante di sostegno che desidera avere un chiarimento in merito ai documenti scolastici per gli alunni con disabilità.
Di norma, ho sempre condiviso con i genitori e consegnato loro una copia del PEI, autorizzata le prime volte a voce dal mio precedente DS. Con il nuovo DS pare che questa procedura sia scorretta e che per  ottenere copia del PEI  i genitori debbano fare una richiesta formale di accesso agli atti in segreteria…
Sbagliavo prima o è in errore il mio attuale DS a richiedere questa prassi più formale???
Vale la stessa regola per i PDP che vengono compilati per gli alunni con DSA?

Questa è una prassi burocratica, che non dovrebbe essere applicata, dal momento che i genitori sono coautori del pei l.n. 104/92 art 12 comma 5

Sono la mamma di una ragazza ipovedente di 12 anni. Mia figlia frequenta regolarmente la 2 media e da quest’anno per la prima volta le è stata assegnata l’insegnante di sostegno poiché nonostante io abbia sempre presentato documentazione relativa alla 104 mai sono stata informata della possibilità per mia figlia di avere un’insegnante di sostegno per aiutarla lì dove la sua patologia, ribadisco ipovedente, necessita. Preciso che la ragazza è ed è sempre stata autonoma. Il problema sorto quest’anno è il presente: la dirigente scolastica ha comunicato per mezzo di circolare l’obbligo, in presenza di 104 comma 3, da parte dei genitori di prelevare all’uscita di scuola i figli minorenni e l’obbligo da parte degli insegnanti di assistere tali alunni fino all’arrivo dei genitori. Ora mi chiedo se mia figlia indipendente e autonoma da sempre, debba essere trattata come una ragazza diversa e non autonoma. Mi chiedo se sia legale non tenere conto del tipo di disabilità imponendo regole uniche per tutti  i ragazzi con 104 comma 3. Premetto che ho già parlato con la dirigente spiegando che la bambina autonoma da sempre non può accettare di essere trattata come una ragazza incapace di gestirsi e che la bambina come tutti i ragazzi della sua età aveva diritto a poter uscire autonomamente da scuola e ho precisato che avrei firmato autorizzazione per dispensare la scuola da ogni responsabilità. La dirigente mi ha risposto che non poteva fare differenziazioni. Ora mi chiedo la dirigente può obbligarmi, in virtù dell’autonomia scolastica, a prelevare mia figlia fin dentro scuola con relativa consegna da parte dell’insegnante a lei assegnata anche se la sua patologia non lo richiede? Vorrei riferimenti normativi precisi per poter tutelare mia figlia.

Purtroppo la norma del Codice penale relativa al reato di abbandono di minore stabilisce che, se un minore degli anni 14 con o senza disabilità, uscendo da scuola, si fa male, è considerato automaticamente responsabile il Dirigente scolastico, il quale deve dimostrare di non aver abbandonato il minore, affidandolo nelle mani di un familiare o persona da lui delegata.
Questa norma viene sempre disattesa verso tutti gli alunni, tranne che per quelli con disabilità. Superati i 14 anni, invece, non c’è la responsabilità automatica dei Dirigenti scolastici, ma deve la procura della Repubblica provare che c’è stato un abbandono di minore e i Dirigenti scolastici sono ampiamente scagionati, quando presentano una lettera della famiglia che chiede che i figli escano da soli per tornare a casa.
Nel Suo caso, è strano che l’ASL abbia riconosciuto l’art 3 comma 3 per un caso di ipovisione. Comunque, se il Dirigente scolastico non accetta la sua lettera, in cui lei autorizza l’uscita della figlia da scuola da sola, o Lei delega qualcuno, ad es. un docente della scuola che faccia uscire l’alunna con sé, lasciandola libera girato l’angolo oppure faccia la battaglia, facendo presente che allora la norma va applicata a tutti i minori dei 14 anni, con o senza disabilità, sollevando così un vespaio nei confronti della scuola.

Può un genitore di alunno con disabilità assistere agli esami di terza media scritti e orale?
Inoltre se l’insegnante di sostegno prevede di andare in maternità a maggio, cosa succede se la scuola non sarà in grado di reperire un sostituto ? Chi preparerà l’alunno all’esame? Può essere ravvisata una forma di discriminazione dato che la scuola non fornisce lo strumento di intermediazione (sostegno) rispetto al resto della classe? Essendo le graduatorie esaurite, cosa la scuola può fare? Può coinvolgere in qualche modo il genitore?

Se nel mese di Maggio il docente per il sostegno, che dovrebbe assistere l’alunno agli esami di stato, cessa dal servizio per qualunque motivo, la scuola deve nominare un supplente fino alla fine dell’anno scolastico.
Quanto agli esami, se l’assistente o il supplente nominato non fosse in grado di seguire l’alunno agli esami, il Dirigente scolastico dovrà chiedere ad altro docente per il sostegno di assistere l’alunno rimasto privo di assistenza agli esami.
In ogni caso, i genitori possono assistere agli esami orali, che sono pubblici; ovviamente è escluso che possano assistere a quelli scritti.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria, mi occupo di un bambino autistico che frequenta 15 ore settimanali, mensa compresa. Ho bisogno di un’informazione: se l’insegnante di sostegno è assente per due giorni, può la scuola far entrare il bambino un’ora dopo e addirittura rimandarlo a casa per il pasto, chiamando all’ultimo momento i genitori per farlo venire a prendere? Oltre a tutto, la mensa viene pagata dai genitori mensilmente.

Il diritto allo studio di un alunno con disabilità non è vincolato alla presenza di un particolare docente: è un diritto a prescindere. Premesso poi che il docente per le attività di sostegno è assegnato alla classe, in quanto nella stessa è iscritto un alunno con disabilità, e la sua presenza corrisponde ad un certo numero di ore del tempo-scuola, il bambino, che fra l’altro è soggetto all’obbligo scolastico, deve restare a scuola per tutto il tempo previsto.
Il bambino ha diritto a frequentare regolarmente la scuola per il tempo previsto. È invece contrario alla norma, in quanto vi sarebbe violazione dell’articolo 12 comma 4 della legge 104/92, prevedere un ingresso posticipato o un’uscita anticipata in relazione alla presenza, in servizio, di un docente.

Ho mia figlia disabile, che frequenta la prima superiore, che ha l’esonero da educazione fisica per problemi motori.
Ma ha l’obbligo di partecipare per avere una valutazione?

Da quanto è possibile rilevare, sua figlia è esonerata dall’attività fisica di educazione fisica. Essendo certificata con disabilità, per il tempo-scuola corrispondente alle lezioni di educazione fisica, dovrebbero essere previste altre attività, programmate e documentate nel PEI che avete approvato a inizio di anno scolastico. In base all’art 16 della legge 104/92, la valutazione dovrà essere coerente con quanto indicato in tale Piano.
Possibile anche prevedere nel Pei, anche su richiesta della famiglia, che l’alunna, senza essere esonerata dall’educazione fisica, possa svolgere attività compatibili con il suo funzionamento (condizione di disabilità), come, ad esempio, il lancio del disco o comunque altre attività per lei possibili.

Ho una bambina di 8 anni con handicap riconosciuto dalla 104 che prende un medicinale salva vita che le deve essere somministrato sempre alle 17. La gita scolastica ha come rientro le 18.30 posso accompagnarla per poter somministrare la medicina?

Il personale docente, infatti, non ha alcun obbligo di somministrare farmaci in orario scolastico (e l’uscita didattica o il viaggio di istruzione sono da considerarsi, a tutti gli effetti, tempo scuola).
Se trattasi solo di garantire la somministrazione del farmaco in orario fisso e non prorogabile, si potrebbe pensare di affidare tale incarico agli accompagnatori, fermo restando quanto stabilito dalle Linee Guida sulla somministrazione dei farmaci, sottoscritta dal Miur e dal Ministero della salute (Nota 25 novembre 2005, Prot. N. 2312). In tal senso, è necessario che lei si rivolga al Dirigente Scolastico per l’avvio della procedura prevista.
Il poter accompagnare la figlia in uscita appare decisamente improbabile.
In alternativa, potrebbe chiedere al Dirigente Scolastico di poter raggiungere in macchina il luogo in cui si trova la classe e provvedere lei, direttamente, alla somministrazione del farmaco.

Nel corso del presente anno e dello scorso ho più volte reiterato al Dirigente, con diverse lettere protocollate, la  richiesta di attribuire ai docenti specializzati della scuola (che ne avessero fatto richiesta) le ore di sostegno non ancora date a supplenza, una volta esauriti gli insegnanti specializzati nelle varie graduatorie di Istituto
Di fronte alle mie richieste, tutte motivate in diritto, il Dirigente attua una strategia semplice ma efficace: non  mi risponde (per altro non mi ha mai risposto da due anni a questa parte), silenzio assoluto. L’Usp d’altro canto da me interpellata replica che non è questione di loro competenza.
A questo punto le chiedo come devo muovermi, non esistono altri mezzi per stimolare una risposta da parte dell’amministrazione, devo per forza adire al TAR?

Proprio perchè i DS debbono avvalersi delle professionalità presenti nella scuola, il Dirigente Scolastico dovrebbe dare la precedenza ai docenti specializzati del suo Istituto che richiedono di poter effettuare le sei ore settimanali aggiuntive.
Anche le ultime circolari in materia di supplenze ribadiscono che gli spezzoni di ore debbono essere dati con priorità ai docenti già in servizio; per i posti su sostegno, infine, è utile richiamare quanto stabilito dall’art 14 comma 6 della legge n. 104/92, in base al quale prima di attribuire posto di sostegno ai docenti non specializzati, anche di ruolo, vanno individuati docenti in possesso dei requisiti, ovvero con specializzazione.
È vero che questi non sarebbero spezzoni, ma cattedre intere spezzettate, ma in questo caso si garantirebbe il principio sancito dalla legge n. 104/92.
Potreste effettivamente pensare a un ricorso al TAR, magari collettivo, per vedere definitivamente come si orienta la Magistratura: potrebbe, infatti, assecondare la priorità ai docenti in possesso di specializzazione per le attività di sostegno.

Mio figlio frequenta il primo anno della scuola secondaria.
Non ha il controllo sfinterico, bisogna quindi provvedere per la sua igiene intima  e pulizia e quant’altro. Questa situazione, è stata fatta presente all’atto  della  iscrizione e della richiesta del sostegno,sia a voce,sia per scritto, come risulta  a chiare lettere, nella diagnosi clinica-funzionale consegnata alla scuola.
I ‘bidelli’ si sono, categoricamente, rifiutati TUTTI! La insegnante di sostegno non lo può fare nemmeno lei, perché non rientra, chiaramente,nelle sue funzioni, e anche per questioni di assicurazione, nella remota evntuale disponibilità.
Mio figlio frequenta la scuola, per un totale di 24 ore settimali (09.00-13.00), orario ridotto, concordato tra genitori e scuola, anche per favorire una copertura maggiore da parte dell’assistente comunale. Le ore del sostegno sono 18.
Il comune di residenza ha messo a disposizione un assistente, che si prende cura di mio figlio in tutto e per tutto, ma soltanto per 14 ore. Il comune dice di aver fatto il massimo (questione di scarsità di soldi… ).
E le altre 10 ore !?
Le mie domande sono:
– I bidelli si possono, per legge,  rifiutare ?
– E’ la scuola, per legge, obbligata a provvedere ?
– E’ il comune di residenza, per legge, a dover coprire tutte le ore ?
– E se nessuno è obbligato, mio figlio lo tengo a casa???

L’assistenza igienico-sanitaria è di competenza dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche in forza del CCNL del 2003 e, successivi, art 47,48 e Tab. A.
È compito del Dirigente Scolastico, in base alle norme citate, attribuire un incarico specifico a uno dei collaboratori o a una delle collaboratrici, nel rispetto del genere degli alunni, in seguito al quale i collaboratori, nel caso in cui non l’avessero ancora fatto, dovranno frequentare un corso di aggiornamento di almeno 40 ore, divenuto ora obbligatorio con la legge n. 107/2015 (art 1 comma 181 lettera C n. 8). A conclusione di questo corso i collaboratori salgono di qualifica e ricevono un aumento stipendiale di circa mille euro lordi annui, che entrano nella base pensionabile.
Se il collaboratore (o la collaboratrice) si rifiuta di frequentare il corso oppure si rifiuta di prestare assistenza igienica all’alunno, allora scattano le sanzioni disciplinari e possono anche aversi denunce penali, che portano alla sanzione penale per rifiuto dei doveri di servizio: così è stato deciso dalla Magistratura con una recente sentenza sulla quale l’avvocato Nocera ha scritto una scheda scaricabile dal sito www.aipd.it (cliccare la voce “Scuola” e quindi “Schede normative”).
È bene che lei faccia presente al DS che deve dare l’incarico ad un collaboratore scolastico (o a una collaboratrice), e gli rammenti che se non attribuisce questo incarico ad un collaboratore (o a una collaboratrice) egli può subire denuncia penale per omissione di atti di ufficio e il suo rifiuto potrebbe essere assunto negativamente dall’USR in sede di valutazione ai fini del rinnovo dell’incarico dirigenziale.

Ho una bambina con ADHD piu`dsa certificata, frequenta la quinta elementare, le hanno dato 11 ore di sostegno. Da ottobre l’insegnane di sostegno viene utilizzata per le supplenze in altre classi lasciando mia figlia senza senza poter lavorare in quanto non è autosufficiente nella produzione, con la scusa che le ore assegnate sono otto piu` tre di potenziamento. Vi sembra legale? Le ore di potenziamento se le fossero state assegnate non dovrebbero essere spese con lei? Le ore che le sono stare assegnate devono essere fatte per intero settimanalmente? L’insegnante di sostegno può essere utilizzata con la scusa del potenziamento per fare supplenza nelle altre classi… La settimana scorsa si e` assentatanto sette ore in tre giorni… devo dire per correttezza che l’insegnante segue nella stessa classe due alunne con 11 ore ciascuna. Cosa mi consigliate di fare?

Quanto sta accadendo a sua figlia è illegittimo: sua figlia ha diritto a 11 ore settimanali di sostegno. Se nella sua classe vi sono altri alunni con disabilità, allora vanno assegnate altre ore di sostegno, che non possono coincidere con quelle assegnate a sua figlia. Ciò in forza della Sentenza della Corte costituzionale n. 80/10 e dell’art 19 comma 11 della legge n. 111/2011.
Quando sua figlia è presente a scuola, il docente per il sostegno non può essere utilizzato in supplenze in altre classi; ciò è stabilito dalle “Linee Guida” del 4 agosto 2009 del MIUR.
Infine se alcune ore di organico potenziato sono assegnate ad un alunno con disabilità, queste debbono permanere a lui, e il docente assegnato alla classe non può effettuare supplenze altrove; altrimenti si nomini un supplente stabile per l’alunno.
Fate pertanto una diffida inviandola al Dirigente scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale e al Referente regionale per l’inclusione scolastica, in cui invitate l’amministrazione a rispettare da subito la normativa citata; se la situazione illegittima dovesse permanere, allora rivolgetevi ad un avvocato amico e fate causa per la tutela dei diritti dell’alunno.

Sono la mamma di un bambino con legge 104 autistico. Il pulmino e la mensa sono gratuiti?

Per la mensa gli alunni con disabilità sono trattati come tutti gli altri compagni; il trasporto a scuola, invece,è gratuito per i bimbi certificati con disabilità (articolo 28 comma 1 della legge n. 118/1971). E non si dica che la scuola dell’infanzia non fa parte della scuola dell’obbligo: per gli alunni con disabilità tale scuola è un DIRITTO, così come scritto nell’art 12 comma 2 della legge n.. 104/92, mentre per gli altri alunni è una possibilità.

Alla data odierna, la scuola non ha ancora provveduto a rettificare (sulla base delle indicazione del gruppo multidisciplinare) il PEI.
Già lo scorso anno, non era stato sottoposto alla firma della famiglia né del gruppo multidisciplinare, mentre l’anno precedente era stato fatto firmare solo al gruppo multidisciplinare due giorni dopo la fine dell’anno scolastico.
Posso denunciare la scuola per  questa negligenza?

Certamente il comportamento tenuto dalla scuola sia nello scorso che nell’attuale anno è palesemente contrario a quanto stabilito dalla normativa vigente. Però occorrerebbe fare una denuncia penale per omissione di atti di ufficio, per sapere se la Magistratura ritiene tali comportamenti omissivi oltre che illegittimi, anche penalmente rilevanti. Pensiamo sia più utile fare una diffida al Dirigente scolastico, inviandola per conoscenza anche al Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, con la quale si invita a provvedere immediatamente, e comunque entro una settimana, a riparare alle omissioni, specificando che, in mancanza, si procederà avanti al Tribunale civile per violazione dei diritti dell’alunno con disabilità e per discriminazione nei suoi confronti, chiedendo pure il risarcimento dei danni anche non patrimoniali.
Un precedente giurisprudenziale in tal senso dovrebbe costituire un pericolo per l’amministrazione scolastica, che potrebbe essere convenuta in giudizio da tante famiglie, risultando soccombente.

Sono la mamma di un bambino disabile (ritardo mentale) frequentante la  prima media che dall’asilo ed elementari è sempre stato trattato a casa e scuola con il metodo Aba, condiviso da accudenti e docenti di sostegno nei vari anni
Ora l’attuale insegnante non ha accettato questo percorso ma al contempo dimostra atteggiamenti che pur dovendo essere correttivi- stimolanti nella loro funzione educativa-come da lei sempre riferiti- vengono riferiti dagli stessi alunni della classe di mio figlio,  come da altri alunni di classi diverse, visti e uditi come urla spinte, derisioni e strattonamenti diretti ovviamente a mio figlio. Le sucitate comunicazioni sono state rese note dai genitori (a mia insaputa e successivamente informata anche la sottoscritta) agli insegnanti responsabili della classe di mio figlio come eventi (che durano da mesi) e che stressano, urtano nella sensibilità i bambini  che assistono a tali eventi non osando pensare a mio figlio che non essendo verbale e molto dolce  non dimostra segnali di disagio o riferiti su questi eventi.
A parte il dialogo con insegnanti e dirigente che sto programmando pongo un quesito: È possibile proporre la continua formazione  (da parte di professionista esperta e certificata) dell’accudiente  a scuola secondo il metodo Aba, quando non è con l’insegnante,  cosa che avveniva  gli anni scorsi, anche se l’insegnante non li adotta? Ovviamente il tutto sostenuto privatamente nei costi da noi.
È possibile  chiedere autorizzazione alla dirigenza per l’ingresso a scuola  del formatore per la sola accudiente o tutto dipende dal consenso dell’insegnante di sostegno anche per l’accudiente?
Il neuropsichiatra che ha in carico il bambino ha sempre sostenuto la validità del l’approccio Aba.

Fermo restando il diritto del docente alla livertà di insegnamento, l’applicazione dei principi dell’analisi comportamentale (ABA) riguarda la comunicazione e quindi l’assistente alla comunicazione; tale assistente che, nella scuola del primo ciclo, è fornito dal Comune, deve essere esperto nella tecnica ABA, come ha recentemente affermato una sentenza del Tribunale di Bologna. Questa figura professionale, in quanto prevista dall’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, deve essere fornita gratuitamente dal Comune e non a vostre spese e deve entrare in classe secondo l’orario di assistenza concordato nel PEI.

Ho mia figlia disabile , che frequenta la prima superiore, ha l’esonero da educazione fisica per problemi motori. Ma ha l’obbligo di partecipare per avere una valutazione?

Ormai solitamente, non si concede l’esonero, ma si svolge la disciplina in modo orale.
Comunque se ha l’esonero, non deve partecipare alle lezioni di e f; personalmente rinuncerei all’esonero, chiedendo solo lo svolgimento orale della disciplina per non discriminare troppo la ragazza rispetto ai compagni.
In tal caso l’alunna parteciperà alle lezioni senza svolgere attività ginnica.

Nella scuola secondaria di primo grado, in mancanza di un educatore, a quale figura spetta l’assistenza agli alunni con disabilità nella salita sull’autobus al termine della scuola?

L’accompagnamento degli alunni con disabilità all’uscita dalla scuola spetta ai Collaboratori scolastici in forza degli art 47,48 e tab A del CCNL del 2003 e successivi; il DS deve dare l’incarico a uno o più collaboratori di provvedere a questo compito, senza indennità aggiuntive; se questi si rifiutano, sono passibili di sanzioni disciplinari e anche sono passibili di condanna penale per il reato di inadempienza agli obblighi di ufficio, come ha recentemente stabilito la Cassazione.

Mio figlio di 3,5 anni con SDD è appena stato escluso dalla iscrizione ad una scuola materna statale per graduatoria (è risultato 22° e ne prendevano solo 18). Il punteggio per i bambini con handicap è bassissimo 6 punti.
Siamo rimasti molto male perché avevamo trovato una scuola adatta al nostro bambino con una sola sezione e soprattutto con una educatrice con esperienza che lo avrebbe accolto a braccia aperte. Esiste qualche norma alla quale mi potrei appellare.

Suo figlio ha diritto di entrare per primo in quella scuola statale, poiché non solo l’art 12 comma 2 della legge n. 104/92 stabilisce che per i bambini con disabilità la scuola dell’infanzia è un “diritto”, ma ancor di più perché l’art 3 comma 3 della stessa legge stabilisce che le persone con disabilità grave hanno priorità nell’accesso ai servizi previsti da questa legge.
Le persone con Sindrome di Down sono per legge in situazione di gravità, come stabilito dall’art. 193, comma 4, della legge n. 289/2002 e quindi hanno diritto di accesso con precedenza nelle scuole statali, che sono un servizio cui la stessa legge-quadro attribuisce moltissima importanza.
Pertanto, dovete rinnovare la richiesta di iscrizione alla scuola inviandone copia, per conoscenza, sia all’Ufficio Scolastico Regionale, sia al Ministero all’attenzione del dr. Raffaele Ciambrone, responsabile dell’Ufficio IV, Direzione Generale per lo studente, e mandandone copia pure a noi.
Fate il tutto subito, perché nel caso in cui non accettassero l’iscrizione, dovete inoltrare immediatamente un ricorso al tribunale amministrativo per violazione di legge, nella specie delle norme sopra citate.
Vi chiediamo di tenerci informati degli sviluppi, poiché questa è una questione di principio alla quale non possiamo rinunciare.

Può un genitore di alunno con disabilità assistere agli esami di terza media scritti e orale?
Inoltre se l’insegnante di sostegno prevede di andare in maternità a maggio, cosa succede se la scuola non sarà in grado di reperire un sostituto ? Chi preparerà l’alunno all’esame? Può essere ravvisata una forma di discriminazione dato che la scuola non fornisce lo strumento di intermediazione (sostegno) rispetto al resto della classe? Essendo le graduatorie esaurite, cosa la scuola può fare? Può coinvolgere in qualche modo il genitore?

NO; certamente un genitore non può assistere agli esami scritti del proprio figlio con o senza disabilità. Quanto a quelli orali, può assistere come pubblico, essendo essi pubblici, ma non può prestare assistenza.
Se il docente per il sostegno deve assentarsi per gravi motivi dal partecipare come membro di commissione agli esami di licenza media, la scuola è tenuta a trovare uun supplente che assiste l’alunno e faccia parte della commissione di esami, dovendo valutare tutti gli alunni, sia pur sotto il solo profilo di cui all’art 12 comma 3 l.n. 104/92, come stabilito dall’art 4 del dpr n. 122/09.

Sono un’insegnante della scuola primaria. Nel nostro istituto è presente un’alunno affetto da SMA di tipo II. L’interrogativo che vorrei porle riguarda le mansioni che spettano all’insegnante di sostegno nel caso debba seguire un’alunna affetta da tale patologia. Nello specifico infatti il bambino a causa della malattia è affetto da una debolezza dei muscoli utilizzati per la respirazione di conseguenza anche tossire diventa difficile per lui. Le manovre di rianimazione usate in questi casi sono state illustrate  dalla famiglia durante un incontro informale a cui hanno partecipato soltanto le insegnanti di classe compresa l’insegnante di sostegno. A tale proposito vorrei chiederle:
– In che misura spetta all’insegnante di sostegno effettuare tali manovre vista l’assenza di una formazione specifica ceritificata?tale formazione inoltre è obbligatoria per tutto il personale docente e anche ATA?
– l’insegnante di sostegno può rifiutarsi di seguire la bambina durante la mensa?
– nel caso di assenza dell’insegnante di sostegno a chi spetta effettuare tali manovre?
– nel caso di tale patologia è possibile richiedere un operatore di assistenza nominato dagli Enti locali?Quale iter bisognerebbe intraprendere?

Premesso che il docente per il sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità (pertanto “non segue” un alunno, bensì favorisce il processo inclusivo di tutta la classe cooperando con i colleghi secondo criteri di corresponsabilità e di collegialità, secondo gli obiettivi descritti nell’articolo 12, commi 3 e 4, della legge 104/92), le manovre di rianimazione non competono al personale docente e devono essere effettuate da personale addetto.
In virtù degli accordi intercorsi fra MIUR e Ministero della salute, per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci ed eventuali altre azioni, è necessario che si proceda secondo quanto indicato dal protocollo. Le Linee Guida del 25 novembre 2005, Prot. n. 2312, alle quali si rimanda, contengono nel dettaglio le modalità di procedura.
http://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf
Per ulteriori approfondimenti si rimanda al commento dell’avv. Salvatore Nocera pubblicato in edscuola: http://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq_farmaci.pdf.

Sono un insegnante al quale è stata riconosciuta una invalidità e inabilità al 100% dalla Asl L.104
sono quindi entrato nel novero delle patologie gravi e permanenti, mi devo sottoporre a visita superiore per ottenere l’esonero dal servizio? con quali conseguenze? Pensionamento, declassamento, demansionamento o licenziamento?

Se ci sono le condizioni lavorative, potrà proseguire con l’insegnamento, con le tutele previste dalla legge 104/92 (potrà, ad esempio, fruire dei giorni di permesso). Nel caso non dovesse essere idoneo al lavoro, andrà in pensione con l’invalidità e l’accompagno (sempre che gli spetti). In merito al demansionamento, presumo non ci siano le condizioni: o lavora o non lavora, perché viene considerato inabile. Ecco il perché della pensione. (Rolando A. Borzetti)

Le suggeriamo, infine, di rivolgersi ai Patronati  le cui funzioni sono proprio quelle di aiutare la persona con disabilità.

Sono un’insegnante di sostegno di scuola dell’infanzia,titolare nella scuola in cui presto servizio. Per il prossimo anno scolastico non vi sono ancora iscrizioni di alunni con disabilita’, vorrei sapere se il Dirigente può utlizzarmi per altre mansioni o se sarò costretta a spostarmi in una scuola dove ci siano alunni con disabilita’. Se posso essere utilizzata per altre mansioni, mi potreste dire quali?

Se lei permane nel vincolo, deve soddisfare il quinquennio su posto di sostegno. Se, invece, non rientra più nel vincolo, il dirigente potrà utilizzarla su posto comune.

Sono stata rimproverata dalla Dirigente perché collaboro troppo con l’insegnante di sostegno e che lei dovrebbe stare con il bambino e non partecipare alle attività scolastiche. Perché la madre ha riferito che l’insegnante di sostegno mi aiuta. Io sono del parere che per non far sentire diverso il bambino dagli altri non sta attaccato a lui io assegno l’attività a tutti gli altri e lei fa lo stesso con il bambino, poi vengono corretti i compiti una volta finiti e lei fa lo stesso con il suo. Poiché lei ne ha solo uno poi viene e mi aiuta a correggere sotto la mia guida. Mi spieghi se sto sbagliando. Per la madre lei dovrebbe stare attaccata a lui perché è dell’alunno. Ma non è così. La docente i sostegno è contitolare alla classe. Mi puo dare qualche documento che attesti la posizione del sostegno e della docente di classe.

Gli insegnanti per le attività di sostegno sono assegnati alla classe alla quale è iscritto l’alunno con disabilità e, in base all’art. 13 comma 6 della legge 104/92, assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti (1 ter).
Gli insegnanti della classe, sia quelli incaricati su posto disciplinare che quelli incaricati su posto di sostegno, hanno la responsabilità di tutti gli alunni della classe e cooperano, secondo criteri di corresponsabilità e di collegialità (Linee Guida Miur del 4 agosto 2009), a favore di tutti gli alunni della classe (compreso quindi lo studente con disabilità) loro affidata promuovendo il processo inclusivo.
È bene tuttavia ricordare che il docente per il sostegno “non ha un suo alunno”, ma ha, quali alunni, tutti gli alunni della classe alla quale è stato assegnato. È pertanto decisamente improprio affermare che il docente per il sostegno “ha un suo alunno”.
Riferimenti normativi: Legge 104/92; Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, Prot. Miur n. 4274 del 4 agosto 2009.

Sono un’insegnante di ruolo, specializzato nel sostegno, della scuola secondaria di primo grado.
Il genitore di una alunna che seguo da due anni, ha chiesto in questi giorni il nullaosta per cambio di residenza, cambiando provincia.
Un caso che in 24 anni di insegnamento non mi è mai capitato e mi pongo delle domande ed in particolare non capisco che tipo di funzione mi potrà essere richiesta per le 7 ore assegnate alla classe dell’alunna che si trasferisce.
– Se sono considerata un’insegnante assegnata alla classe, dovrò restare in questa classe almeno per parte delle ore e svolgere attività con alunni in difficoltà presenti, per poter poi valutare e presenziare i consigli di classe nonchè gli scrutini?
– mi possono chiedere in queste ore di effettuare supplenze in classi che non mi sono state assegnate? e  in cui non sono presenti alunni con sostegno?
– è possibile potenziare le ore di sotegno degli altri due alunni che sto seguendo in classi diverse da quella in cui  non avrò  più l’alunna?
Mi è stato riferito che in questi ultimi due anni la normativa relativa al sostegno è cambiata e l’insegnante di sostegno viene assegnato all’alunno e non alla classe. Potreste darmi informazioni rispetto a questo? io non riesco a trovare alcuna normativa al riguardo.

L’assegnazione del docente specializzato ad una classe è determinata dall’iscrizione alla stessa di un alunno con disabilità. Essendosi l’alunno ritirato, viene meno anche la presenza del sostegno.
Sarà quindi il Dirigente Scolastico che stabilirà, sulla base delle necessità dell’Istituto, in che modo avvalersi di lei in quanto docente.
Infine, le confermo che il docente per le attività di sostegno, come lei ha ben riportato, è assegnato alla classe alla quale è iscritto l’alunno con disabilità, assumendone la contitolarità (Legge 104/92, art. 13, comma 6); al riguardo, non vi sono stati cambiamenti normativi .

Sono un RSPP di un asilo nido e volevo sapere se l’asilo nido e per esso il direttore del Municipio (Datore di Lavoro) è obbligato a fornire un sistema posturale per una bambina che soffre di una grave disabilità accertata ai sensi della L. 104/92 art.3 comma 3, in quanto non controlla il tronco, gli arti superiori e inferiori e il capo. Senza l’ausilio, le educatrici per la preoccupazione di un eventuale soffocamento dalla bambina, sono sottoposte ad un eccessivo stress e per questo motivo chiedono al datore di lavoro di acquistarlo. Il mio dubbio è che  l’ausilio deve essere richiesto dai genitori presso la ASL competente.

L’art. 34 della legge 104/92 ha fissato i criteri per la definizione delle attrezzature e degli apparecchi elettronici e di altri ausili tecnici che consentano di “compensare le difficoltà delle persone con disabilità”, nello specifico devono mettere l’alunna in condizioni di usufruire appieno del diritto allo studio.
La competenza è in capo all’Ente Locale.

Sono un’insegnante di sostegno e ho un contratto al 30/6 di 11 ore di sostegno in una classe per una bambina certificata per epilessia. A seguito di problematiche di gestione sorte in classe, a causa di due bambini con ADHD (1 certificato e 1 in via di certificazione) che non hanno nessun tipo di supporto (educatore o sap), la dirigente ha stabilito che tutte le insegnanti abbiano la compresenza e per far ciò ha proposto di togliere due ore dal sostegno e dirottarle su compresenza. Può farlo e se non potesse, io accettando, incorrerei in qualche sanzione?

Il docente di sostegno è assegnato alla classe e promuove il processo inclusivo mediante attività di sostegno alla stessa; essendo contitolare partecipa alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti (art. 13, c. 6, legge 104/92). Pertanto egli è responsabile di tutti gli alunni della classe alla quale è stato assegnato.
Le ore di sostegno non possono essere sottratte all’alunno con disabilità per fini diversi da quelli riguardanti l’inclusione stessa.
Pertanto se il suo incarico è stato formalmente, modificato e risultassero ore sottratte al sostegno, allora è bene che la famiglia intervenga perché sia garantito il diritto allo studio del figlio, senza riduzione di risorse; in caso contrario,, in quanto docente assegnato alla classe, lei si deve occupare di tutti gli alunni, anche dell’alunno con disabilità, in base alla programmazione settimanale concordata nel team di modulo e prevista nel PEI.

Sono una docente di sostegno che lavora in una scuola primaria.
Il bambino che seguo, presenta una diagnosi clinica di grave paralisi cerebrale infantile, ipovisione e difficoltà cognitive.
Secondo quanto prevedono  gli Accordi di Programma, nella Diagnosi Funzionale, non vengono espressi i valori della scala CGAS
e l’area cognitiva riporta quanto segue: le capacità cognitive sono deficitarie rispetto all’età. le capacità di comprensione ed elaborazione sono comunque più evolute rispetto alle capacità esecutive. Inoltre nella tabella in cui sono riportati “Il grado di compromissione funzionale delle aree” nell’area cognitiva vi è un livello medio di compromissione mentre non compare nulla di scritto nell’area degli apprendimenti..
Sulla base di quanto esposto, mi chiedo, visto che siamo ancora un po’ lontani dal passaggio di scuola, se posso richiedere all’ASL di competenza una maggiore specifica in queste parti della DF e che quindi venga aggiornata. Comunico anche che la neuropsichiatra che l’ha redatta non è quella attuale…

La richiesta di aggiornamento della documentazione, fra cui la Diagnosi Funzionale, compete esclusivamente ai genitori o esercenti la responsabilità genitoriale. In questo periodo, metà anno scolastico, dovrebbe essere convocato, in base a quanto stabilito dal DPR 24 febbraio 1994, il GLHO per la valutazione intermedia del PEI: durante l’incontro, al quale partecipano tutti gli insegnanti della classe, i genitori e gli specialisti, potranno essere affrontate tutte le questioni relative al percorso scolastico dell’alunno.

La scuola (parliamo di scuola primaria) quanto tempo prima deve informare le famiglie per un evento! Mi spiego meglio, se di mercoledì è prevista una riunione sindacale quando dovrei ricevere l’avviso?

Quando il personale docente è coinvolto in assemblee sindacali, il dirigente scolastico provvede, in base alle adesioni ricevute, alla sospensione delle lezioni, avvertendo le famiglie interessate e disponendo eventuali adattamenti dei docenti in servizio. La scuola, in genere, provvede ad informare le famiglie mediante comunicazioni scritte (ad esempio: il diario, le circolari, il libretto, l’affissione nei locali della scuola e/o tramite sito web). In genere le assemblee, che coincidono con l’orario delle lezioni, si svolgono all’inizio o, di norma, al termine delle attività didattiche giornaliere (art. 8, c. 4, del CCNL scuola). Se non sussistono particolari accordi fra scuola e famiglia in merito alla tempistica e alle modalità di comunicazione, in base a quanto stabilito dal contratto citato, non esistono tempi minimi di preavviso.
Si tratta ora di capire se nella sua scuola sia stata adottata e resa nota la tempistica. Suggeriamo di sottoporre la questione al Consiglio di Istituto, qualora non fosse già regolamentata.

Sono la referente alunni con BES di una scuola secondaria di II grado, vorrei un chiarimento in merito al certificato per l’integrazione scolastica.
Se la famiglia consegna a scuola il certificato per l’integrazione scolastica con i codici diagnostici nel quale è barrata la casella:  si richiede il sostegno (secondo  la legge 104) però  la famiglia dice che l’alunno non ha la Legge 104, la scuola può assegnare le ore di sostegno?
Ieri sono andata al CSA e mi hanno detto che anche senza L.104, con il certificato per l’integrazione scolastica, si può fare richiesta per il sostegno. Potrei avere dei chiarimenti in merito?

Ai fini della individuazione dell’alunno come soggetto con disabilità, il DPCM 185/06, stabilisce che le Aziende Sanitarie dispongano, su richiesta dei genitori o degli esercenti la responsabilità genitoriale, accertamenti collegiali, coerenti con quanto stabilito dalla legge 104/92; agli accertamenti fa seguito la stesura del “verbale di accertamento”. Questi due documenti servono per la redazione della Diagnosi Funzionale che, insieme al verbale di accertamento, viene consegnata alla famiglia.
La famiglia inoltra la diagnosi funzionale all’Istituzione scolastica ai fini della richiesta delle relative risorse, fra cui il docente di sostegno.

Sono papà di un’adolescente che ha problemi per disturbi dello sviluppo neuropsicologico (difficoltà o ritardi nel linguaggio, di apprendimento, dello sviluppo cognitivo, ecc.). Volevo sapere se per partecipare ad un G.L.H.  devo utilizzare le ore di permesso L.104 per allontanarmi dal lavoro, quindi ore in meno per assistere poi  mia figlia,  oppure è previsto per legge un permesso retribuito diverso basta che è giustificato con un certificato rilasciato dalla scuola?

Non esiste alcuna norma al riguardo; a meno che. nel suo contratto di lavoro, non sia esplicitato il riconoscimento dei permessi per partecipare ai GLHO dei figli con disabilità.
Purtroppo dovrà utilizzare ore dei tre giorni dei permessi mensili.

Sono la mamma di una ragazza di 17 anni che ha un ritardo cognitivo lieve/medio. Da anni combatto per la programmazione semplificata ed ogni anno mi ripropongono la differenziata. Quest’anno frequenta il quarto superiore di un IST. Alberghiero e l’anno prossimo dovrebbe fare il quinto superiore, mi chiedo quindi, se ha il sostegno e seguendo una programmazione semplificata al raggiungimento degli obiettivi minimi, può prendere il DIPLOMA? Mi è stato riferito che se ha il sostegno non può prendere il diploma?

Nel caso in cui per lo studente con disabilità il Consiglio di classe adotti una programmazione riconducibile globalmente ai programmi ministeriali (impropriamente definita per obiettivi minimi), lo studente viene valutato in conformità agli artt. 12 e 13 dell’OM 90/2001.
In sede di Esame di stato, sempre in base all’art. 15 dell’OM 90/2001, per lo studente con disabilità si provvede predisponendo “prove equipollenti”, come stabilito dall’art.318 del D.Lvo 16.4.1994, n. 297.
Pertanto, se la studentessa supera le prove d’esame per lei predisposte (prove equipollenti), consegue il diploma, ovvero regolare titolo di studio.

Sono un’insegnante di sostegno nonche’ referente di una scuola media.
Ad inizio anno scolastico si e’ trasferita nel nostro istituto un’alunna con certificazione per QXX borderline che frequenta la 2 media. Ci siamo resi conto che la certificazione e’ aggioranta a maggio 2014 e tra l/altro la NPI che l’ha firmata non segue piu’ la bambina che nel frattempo ha anche cambiato residenza.
Di fatto noi scuola, non abbiamo la certificazione rinnovata (l’ultima risale a quando la bambina frequantava la scuola elementare essendo nata nel 2004).Sulla base di questa certicazione le sono state assegnate 12 ore di sostegno.
Cosa dobbiamo fare per “metterci in regola” con la certificazione? o cosa deve fare la famiglia?

Per la richiesta delle risorse, la famiglia deve presentare la Diagnosi Funzionale, che viene periodicamente rinnovata dall’Asl. La questione, pertanto, non riguarda la certificazione in sé, quanto il documento che accompagna la diagnosi funzionale, ovvero il verbale di rivedibilità, nel quale è posta la data per la successiva valutazione. Presa visione della data, occorre informare la famiglia che chieda il rinnovo al più presto.
Tenga presente che finché non viene ufficializzato l’esito della nuova visita, continua ad aver valore la vecchia certificazione, anche se scaduta. C’è una legge, di pochi anni fa che lo stabilisce.

Sono una docente di una scuola supporto. Vorrei sapere se è possibile fare una programmazione ad obiettivi minimi e differenziare una sola disciplina. Ciò permette all’allievo di conseguire il diploma?

Il Consiglio di classe deve optare per un solo tipo di programmazione: “semplificata” (ovvero riconducibile ai programmi ministeriali) o differenziata (vedasi art. 15 dell’OM 90/2001).
La normativa prevede che, adottando la programmazione semplificata, non vengano meno altri accorgimenti previsti per gli alunni con disabilità, come una semplificazione del testo, uso degli ausili, strategie didattiche, modalità di verifica individualizzata comunque equipollenti (ad es. prova mista, orale e scritta, prova a risposta multipla, vero-falso, ecc.) e così i criteri di valutazione (art. 16 comma 1 della legge 104/92).
Non avendo altre indicazioni, le suggeriamo di valutare alla luce di queste indicazioni per l’adozione di uno dei due curricoli previsti.

Vorrei sapere quali sono i compiti specifici di un operatore socio sanitario che svolge assistenza ad un ragazzo di prima superiore di un istituto alberghiero, con autismo a basso funzionamento, e in  particolare nei laboratori di cucina.

L’assistente, di cui all’art. 13 comma 3 della legge 104/92, è addetto all’autonomia e alla comunicazione personale dello studente con disabilità, al quale viene assegnato. Partecipa alla definizione del PEI, come componente del gruppo di lavoro, per la parte relativa agli aspetti educativi, di autonomia e di comunicazione. Svolge la sua attività esclusivamente in classe, sotto la guida del docente curricolare in servizio che si occupa della didattica.

Mio figlio frequenta la prima classe della scuola primaria ed ha una certificazione ai sensi della L. 104 di Disturbo dello Spettro Autistico.
Ad oggi, non è stato ancora redatto il PEI nonostante la scuola abbia tutta la documentazione relativa alla disabilità già da prima dell’inizio dell’anno scolastico.
Parlando con il Provveditorato, mi è stato detto di formulare una richiesta scritta per avere copia del PEI e vedere cosa la scuola mi avrebbe risposto.
Tuttavia, parlando con un’amica insegnante, ci è stato detto che è praticamente normale che, purtroppo, in nessuna scuola (della provincia, suppongo) gli alunni con disabilità che frequentano il primo anno hanno ancora un PEI e che questo verrà redatto probabilmente dal secondo anno.
Posso sapere se effettivamente è così e, in caso, come mi consigliate di comportarmi?

Secondo gli articoli 4 e 5 del DPR 24 febbraio 1994, il PEI va formulato dopo circa due mesi dall’inizio dell’anno scolastico, dopo formulazione del Profilo dinamico funzionale (art. 12, c. 5, della legge 104/92).
Se nella Sua provincia l’andazzo è di non farlo il primo anno, sappia che sono fuori legge, come pure lo sono se formulano PDF (Profilo Dinamico Funzionale) e il PEI senza la partecipazione dei genitori.
Sia l’art 12 comma 5 della legge n. 104/92 e sia l’art 5, già citati, stabiliscono che il PDF, prima, e il PEI, subito dopo o contestualmente, debbano essere elaborati “congiuntamente” dal gruppo di lavoro, ovvero il GLHO; pertanto la sua partecipazione, in qualità di genitore, è ineliminabile.

Scrivo per avere informazioni sull’educatore scolastico.
Ho iscritto mio figlio al primo anno della scuola dell’infanzia e consegnato la modulistica per richiedere il sostegno scolastico.
L’iscrizione è stata fatta in una scuola di un comune diverso da quello della nostra residenza.
La preside dell’istituto mi ha detto che per i bambini residenti nel Comune, la scuola richiede un educatore per ogni bambino disabile, ma che non essendo noi residenti, devo fare io questa richiesta al mio comune di residenza.
Ho contatto l’ufficio scuola del mio comune di residenza e mi hanno detto che loro garantiscono l’educatore solo per i bambini residenti che frequentano le scuole del comune.
È corretto ciò? Mio figlio non ha gli stessi diritti degli altri bambini disabili o comunque li perde perché è iscritto in n comune diverso?

L’art 3 comma 3 della legge n. 104/92 stabilisce che le persone con disabilità hanno diritto ai servizi previsti dalla stessa legge-quadro, principio che viene solitamente interpretato in riferimento ai servizi gestiti nell’ambito del comune di residenza. L’assistenza all’autonomia e alla comunicazione deve essere garantita dal Comune di residenza, a meno che i due comuni non concordino in proposito delle agevolazioni a favore dell’interessato non residente. La richiesta dovrà essere inoltrata da voi genitori.

Scrivo per capire meglio i meccanismi di assegnazione delle ore di sostegno a mio figlio, che ha un ritardo cognitivo lieve. In particolare io vorrei che mio figlio avesse assegnate lo stesso numero di ore assegnata alle elementari (adesso frequenta la quinta elementare ed ha circa 15 ore). Dalla scuola attuale mi dicono che le ore il prossimo anno, in prima media, verranno presumibilmente dimezzate, ma devo dire che io non ci vedo chiaro e vorrei conoscere meglio il processo di assegnazione delle ore, in modo da prevenire tagli ingiusti. Chi decide con precisione quante ore di sostegno avrà mio figlio?

In base al DPCM 185/2006, il GLHO indica le ore di sostegno per il successivo anno scolastico che, nel mese di giugno-luglio, vengono inoltrate all’USR.
Nel caso in cui le ore, l’anno successivo, non fossero assegnate così come previsto nel PEI, la famiglia può ricorrere al Tribunale affinché venga riconosciuto il diritto alle ore di sostegno indicate.

Un Cdc, di fronte ad un’alunna che ha seri problemi psicologici (certificata DVA), vorrebbe dare in pagella un giudizio della serie “ALUNNA MALEDUCATA, CHE NON FA I COMPITI E CHE NON ENTRA IN CLASSE MA VAGA NEI CORRIDOI”… Ovviamente io ho sottolineato che dietro tutto ciò c’è anche la presenza di un Giudice per i minori e che l’alunna è veramente in uno stato di salute borderline.  L’insegnante di sostegno è una ragazzina precaria e la Dirigente tutte le volte SOTTOLINEA che la legge dice …. etc etc. Ma questi non intendono!!!! Datemi un consiglio per poterla aiutare.

Essendo l’alunna certificata con disabilità in base all’art. 16 c. 1 della legge 104/92 deve essere valutata in base al PEI che, per lei, è stato predisposto (il Pei contiene i criteri di valutazione per ciascuna disciplina). Va poi detto che “le passeggiate nei corridoi”, che lei indica, non sottraggono alla loro responsabilità -civile e penale – i docenti in servizio, essendo la minore, finché si trova a scuola, affidata ai docenti della classe alla quale è iscritta.
In merito agli atteggiamenti del Consiglio di classe, il Dirigente scolastico potrebbe, a fronte dei suoi inascoltati richiami, scrivere ai docenti interessati una lettera di richiamo affinché ottemperino a quanto la normativa vigente stabilisce.
È anche il caso, a fronte di una situazione tanto complessa, convocare urgentemente il GLHO, o gruppo di lavoro, con la partecipazione di tutti i componenti del consiglio di classe, alla presenza del Dirigente Scolastico degli esercenti la potestà genitoriale e degli specialisti Asl nonché dei servizi sociali, per fare il punto della situazione e valutare, in questa fase, gli effetti dell’intervento scolastico, positivi e negativi, in modo da ridefinire, concordandola, la progettazione educativo-didattica per i prossimi mesi. La firma di tutti i docenti, della famiglia o degli esercenti la potestà genitoriale, degli specialisti Asl e del DS costituiscono un impegno da parte di ciascuno al rispetto di quanto stabilito nel Pei. 

Ciò che capita in classe relativamente ad un bambino autistico grave può essere scritto dall’assistente all’autonomia e dato alla responsabile della Cooperativa? Mi pare che la responsabile della cooperativa debba avere informazioni sull’assistente non su cosa fa il bambino

Premesso che tutti sono tenuti al segreto d’ufficio e, in caso di violazione, sussistono sanzioni penali. E questo riguarda anche il personale addetto all’assistenza e all’autonomia, il quale è tenuto a mantenere il massimo riserbo su quanto avviene all’interno della scuola e che, trovandovisi ad operare, inevitabilmente osservano.
Sull’alunno, l’assistente deve riferire ai docenti della classe che, in realtà, già sono testimoni delle interazioni e degli interventi, proprio perché sono i docenti in servizio che si occupano della didattica e quindi anche degli apprendimenti dell’alunno con disabilità.
Se l’assistente riferisce questioni riguardanti l’alunno a terzi, anche se questi è il responsabile della cooperativa che eroga il servizio, si espone a un comportamento grave, per il quale è bene informare il dirigente scolastico affinché intervenga, dirimendo la questione anche con la stessa cooperativa.

Sono un insegnante di sostegno in una scuola dell’ infanzia paritaria, seguo un bambino di 5 anni con un ritardo psico- motorio e del linguaggio. I genitori vorrebbero la permanenza nella scuola dell’ infanzia e anche il servizio di neuropsichiatria che lo segue. Volevo sapere noi come scuola cosa dobbiamo fare a livello di documentazione tenendo conto che il nostro parere non sarebbe favorevole alla permanenza. Quali sono i modi e i tempi per inviare le pratiche?

La normativa stabilisce l’obbligo scolastico al compimento del sesto anno; pertanto il bambino deve iscriversi alla scuola Primaria che frequenterà dal prossimo settembre.
Per ritardare l’accesso alla scuola Primaria sono previste rare eccezioni, che riguardano unicamente casi particolari e debitamente documentati .
Considerato tuttavia che il vostro parere, rispetto a un trattenimento, è correttamente contrario, ai genitori non resta che adempiere alla norma in vigore, iscrivendo il figlio alla scuola Primaria.

Sono un assistente alla comunicazione nonché biologa, poiché seguo un ragazzo sordo da un anno che si iscriverà alle superiori a settembre, la mamma vuole che lo segua… Che voi sappiate il dirigente scolastico può scegliermi come insegnante di sostegno e assistente alla comunicazione?

Da quanto scrive, si deduce che il prossimo anno lei ipotizzi di essere assunta come docente nella scuola secondaria di secondo grado. Se presterà servizio come docente a tempo determinato, non potrà, contestualmente, essere assunta per svolgere il ruolo di assistente ad personam nella stessa scuola e ancor meno nella stessa classe.

Ho un bambino che devo iscrivere alla scuola dell’infanzia lui è nato con una patologia rara una malformazione dell’esofago per la quale la legge riconosce la 104 con aggravamento art.3. comma 3 ed accompagnamento .
Presentando la domanda mi è stato risposto che nonostante nell’istituto scelto ci fosse già la sorella frequentante e quindi risultasse con un punteggio piu alto rispetto ad altri non potevano accettare l’iscrizione perché nella stesso istituto già ci sono 2 bambini con sostegno che frequentano  e quindi un terzo sarebbe in esubero in quanto non ci sarebbe un altro insegnante di sostegno da poter inserire.
Io sono rimasta sconcertata in quanto ero quasi sicura abitando vicino all’istituto ed avendo già inserito la bambina l’anno scorso che mio figlio avendo anche la legge 104 sarebbe entrato senza problemi.
Mi è stato risposto che mi offrivano un altro posto in un altro istituto. Io mi sono rifiutata, mi hanno anche eventualmente consigliato di fare un autocertificazione dichiarando che mio figlio non ha bisogno di sostegno.
La patologia di mio figlio in realtà da’ solo problemi a livello respiratorio con frequenti bronchiti e la sua vita fino ad oggi si è svolta “tranquillamente”  a parte le varie visite settimanali dal pediatra ed ricoveri per patologie respiratorie al di là di tutto lui si muove autonomamente parla cammina come un bambino normale e secondo me non avrebbe bisogno di questo sostegno. Capisco anche però che io non mi posso prendere la responsabilità di dire se gli spetta questo sostegno,credo che ci siano delle commissioni preposte che giudicano in questi termini.
Vi chiedo cortesemente se avete dei consigli da darmi perché devo recarmi al più presto dal docente scolastico per decidere sul da farsi , quindi vorrei essere documentata bene sui diritti di mio figlio avendo la legge 104. E se è giusto che non venga accettata la mia iscrizione,
Mi  è stato anche risposto che se io non presentavo la domanda con la documentazione della legge 104 loro lo avrebbero inserito tranquillamente, quindi credo che il problema sia sulla mancanza di organico.

L’art. 3 comma 3 della legge n. 104/92 stabilisce che le persone con disabilità grave accertata hanno diritto di precedenza nell’accesso ai servizi previsti dalla stessa legge-quadro, principio che viene solitamente interpretato in riferimento ai servizi gestiti nell’ambito dello stesso comune di residenza. Se pertanto la scuola dell’Infanzia presso la quale intendete scrivere vostro figlio si trova nel comune di residenza, avete diritto di precedenza.
L’ipotesi di non poter assegnare alla sezione un docente specializzato per il sostegno è quanto mai fumosa: se per vostro figlio, infatti, è richiesto il sostegno didattico (nella Diagnosi Funzionale), allora la scuola deve provvedere. Se invece nella Diagnosi Funzionale non è indicato, fra le risorse, il docente specializzato, allora la scuola non sarà tenuta a fare richiesta.
La scuola vi ha comunicato che se vostro figlio non fosse stato disabile, sarebbe stato accolto; come non ravvisare in ciò una violazione delle norme antidiscriminazione (legge 67/2006)?
Se ritenete che vostro figlio non necessiti di sostegno (insegnante), potreste non presentare la certificazione di disabilità in modo che il bambino venga accettato. In ogni caso, il comportamento della scuola palesa evidente discriminazione.

Vorrei avere un Vostro parere in merito all’alternanza scuola lavoro per alunni disabili.
Ho bisogno di sapere se è possibile ridurre il monte-ore previsto per alunni con un PEI per obiettivi minimi di classe.
Nel caso di un PEI differenziato le ore possono essere ridotte e nell’Attestato delle Competenze rilasciato al termine degli studi si certificheranno le ore effettivamente svolte, ma nel caso di un PEI per obiettivi minimi è possibile ridurre la durata dell’alternanza adducendo delle motivazioni legate alle difficoltà dell’alunno?

È utile rammentare che l’adozione di una programmazione semplificata riconducibile ai programmi ministeriali o programmazione semplificata (che non corrisponde con l’impropria espressione utilizzata, cioè “obiettivi minimi”) non esonera la scuola dal non tener conto della condizione di disabilità e delle opportunità che la norma prevede; in base dell’art. 16 della legge n. 104/92, il Consiglio di classe è tenuto a “individualizzare” il curricolo, strutturando prove equipollenti che si differenziano da quelle dei compagni per le modalità (esempi: prova scritta invece della prova orale o viceversa, o prova scritta integrata con la prova orale, ecc.) e/o per i contenuti (ad es. domande a scelta multipla, vero-falso, di completamento, ecc.), per l’uso di ausili (ad es.: dattilobraille, puntatore oculare, tavoletta di Etran, ecc.). Le prove così strutturate devono consentire al docente di acquisire gli elementi utili per verificare le acquisizioni da parte dello studente (principio stabilito nel DPR n. 323/98 art 6 comma 1).
Analogamente per tutto ciò che riguarda la progettazione per lo studente con disabilità.
Il periodo di alternanza scuola-lavoro (rif. L. 107/2015) riguarda tutti gli studenti, anche quelli con disabilità. Nello specifico, la norma stabilisce, per gli studenti con disabilità, che i periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro siano dimensionati in modo da promuoverne l’autonomia anche ai fini dell’inserimento nel mondo del lavoro. (MIUR, Attività di Alternanza Scuola-Lavoro. Guida operativa per la scuola).
La legge 107/2015, inoltre, prevede che talune ore di alternanza possano essere svolte non in presenza, bensì tramite la gestione di un’impresa virtuale, riducendo, in tal modo, le ore di presenza fuori dalla scuola se, effettivamente, esse risultassero troppo gravose per l’alunno. Naturalmente la scelta di “adattare i tempi dell’alternanza scuola-lavoro” deve essere concordata e illustrata nel PEI elaborato per lo studente.

I genitori di figlio disabile (down), hanno la possibilità di prepensionamento?

Attualmente, pur essendovi in discussione in Parlamento  proposte di legge su agevolazioni dei caregivers familiari, tra le quali pure quella del pensionamento anticipato, ancora non è stata emanata una norma che abbia recepito questa richiesta.
Di fatto molte famiglie, giunte agli ultimi due anni di servizio, prendono, se non l’hanno mai usato, il congedo di due anni, col quale praticamente non vanno più al lavoro; ma non viene data la pensione, bensì continua il pagamento dello stipendio con le detrazioni previste per ferie, tredicesima e Tfr.

Con riferimento ad un cambio di scuola ( passaggio scuola secondaria – LICEO), la richiesta di insegnante di sostegno-assistente alla persona-educatore come si effettuano? Tramite struttura scolastica, comune o ente provinciale?

La famiglia, all’atto dell’iscrizione del figlio alla scuola secondaria di secondo grado, comunica, nei documenti che consegna alla scuola, la condizione di disabilità del figlio. Una volta che la scuola riceve la documentazione (in genere trasmessa dalla secondaria di primo grado alla scuola accogliente, in questo caso il liceo), il Dirigente scolastico, sulla base delle informazioni indicate nel PEI, chiede le risorse necessarie. Per quanto riguarda il docente per le attività di sostegno la richiesta è inoltrata all’amministrazione scolastica (USR), mentre per l’assistente ad personam la provincia (ora sostituita dalla città metropolitana o, in alcuni casi, dalla regione stessa).

Vorrei informazioni riguardo la figura dell’assistente ai disabili nelle scuole. Mi sa per caso indicare quale sia la modalità di reclutamento attuale? E’ vero che il comune emana dei bandi attraverso i quali elabora una graduatoria da cui attingere per impiegare queste risorse?

Ogni Ente gestisce in modo differente le attribuzioni, ai singoli casi, di personale addetto all’assistenza e all’autonomia degli alunni con disabilità. In genere viene promossa una gara di appalto, alla quale partecipano associazioni o cooperative; chi si aggiudica l’appalto provvede poi con personale proprio, assunto direttamente dalla cooperativa.
Prossimamente saranno probabilmente pubblicate le linee guida per l’assunzione di questo personale, oltre ad una maggiore definizione dei loro compiti, che la legge 104/92 declina in assistenza all’autonomia personale e alla comunicazione personale degli alunni con disabilità (art. 13, comma 3).

Sono l’insegnante di sostegno di una ragazza di 19 anni frequentante la 3° superiore. La ragazza è affetta da un grave ritardo mentale, non parla ed ha una motricità ridotta.
Non è autonoma nell’equilibrio, nè nella deambulazione nonostante nella diagnosi funzionale risulta scritto che deambula autonomamente. I genitori non hanno firmato il PEI perchè vogliono che noi, insegnanti di sostegno, aiutiamo la figlia ad alzarsi dalla sedia (non si alza autonomamente) la sorreggiamo per farle fare qualche passo e la rifacciamo sedere sulla sedia a rotelle riposizionandola correttamente. Non esiste nella cartella personale nessun esito di visita fisiatrica ed i genitori sono contrari a farla. Il D.S. vuole acconsentire alle richieste della famiglia e attualmente sta modificando l’orario dei docenti di sostegno inserendo a sostegno della ragazza un docente AD04 che si è reso disponibile per fare quanto richiesto dalla famiglia. Mi viene chiesto di modificare il PEI sia nell’orario sia introducendo la dicitura che per l’attività motoria si farà riferimento all’insegnante (nome e cognome) al fine di incentivare la camminata. E’ regolare tutto questo? Si può modificare il PEI in corso d’anno senza riunire il gruppo operativo? E’ legittima la richiesta de D.S.?

Il Pei, che viene elaborato congiuntamente da tutti i docenti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti Asl (Glho), può essere sottoposto a valutazione periodica e, di conseguenza, può essere modificato in corso d’anno, convocando tutti coloro che hanno partecipato alla sua stesura (DPR 24/2/1994). Ogni modifica del testo deve essere concordata dal gruppo di lavoro: il dirigente deve procedere convocando tutti i soggetti previsti dalla norma; in quella sede verranno discusse e concordate le modifiche.
Per quanto riguarda il cambio dei docenti in corso d’anno, se non sussistono situazioni gravi (incompatibilità relazionale fra docenti e studentessa, per esempio), non si comprende perché interrompere più continuità (anche altri studenti saranno inevitabilmente coinvolti in queste variazioni di assegnazione) e inserire nuove figure. La continuità didattica, infatti, è uno dei principi cardine del processo inclusivo, continuità che riguarda tutti i docenti della classe.
Le azioni da lei descritte (alzare dalla sedia la studentessa, sorreggerla, farla camminare e riposizionare correttamente) sono svolte da personale addetto all’assistenza (assistente all’autonomia personale, ai sensi dell’art. 13 c. 3 della legge 104/92) fornito dalla provincia (città metropolitana o regione) o, se più affine ad una forma di riabilitazione, da personale fornito dall’Asl, sempre incaricato di assolvere ai bisogni di autonomia. Pertanto, in sede di PEI, la questione va affrontata con gli specialisti dell’Al.

Settimana Nazionale della Dislessia


Dal 2 all’8 di ottobre 2017 AID organizza la seconda edizione della Settimana Nazionale della Dislessia.

Quest’anno l’evento si propone di mettere in luce le potenzialità dei bambini e dei ragazzi con DSA piuttosto che le loro difficoltà. Da qui l’idea di leggere l’acronimo che identifica i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, DSA, da un altro punto di vista: “DSA? Diverse Strategie di Apprendimento” – Conoscerle per fare la differenza.

Il titolo dell’evento di quest’anno parte dal presupposto che le persone con Disturbi Specifici dell’Apprendimento hanno un diverso modo di apprendere e per loro sono necessarie strategie differenti rispetto a quelle usate canonicamente. Comprendere le loro difficoltà e il loro modo di pensare, creativo e divergente, ci permette di trovare nuove risorse e di fare la differenza, nel percorso verso l’inclusione e il successo scolastico e lavorativo.

Obiettivo della Settimana Nazionale della Dislessia 2017 è mettere al centro di tutte le attività proprio i ragazzi DSA, rendendoli i protagonisti dell’evento, attraverso iniziative rivolte a loro e alle loro famiglie che diano rilevanza ad attività ludico-laboratoriali, alla gestione degli aspetti emotivi e relazioni, alle testimonianze dei giovani dislessici e alla sperimentazione, da parte dei genitori, di strategie didattiche e compensative.

L’iniziativa prevede un articolato programma di eventi di informazione e sensibilizzazione, rivolti anche a docenti e professionisti del settore, su tutto il territorio nazionale, organizzati a livello locale da oltre 1.500 volontari, di 80 sezioni AID. 300 gli enti pubblici e le istituzioni scolastiche coinvolte come partner, in tutta la Penisola.

Anche quest’anno la Settimana Nazionale della Dislessia si terrà in concomitanza con la European Dyslexia Awareness Week, promossa dalla European Dyslexia Association (EDA).

A partire da inizio settembre verrà pubblicata, all’interno di questo articolo, una mappa navigabile degli eventi organizzati dalle sezioni AID su tutto il territorio nazionale.

Chi pensa ai disabili?

Chi pensa ai disabili?
I problemi da quarant’anni  sempre emergenti

di Giuseppe Adernò

All’inizio dell’anno scolastico le difficoltà maggiori le vivranno gli studenti con disabilità. Nonostante le buone intenzioni, espresse a parole dalla Ministra della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli e i diversi impegni assunti pubblicamente, soprattutto nei confronti degli studenti con disabilità, si preannuncia una ripresa delle attività scolastiche con le ormai solite difficoltà.

L’aver inserito nell’organico dell’autonomia il ruolo dei docenti di sostegno avrebbe dovuto ridurre la girandola di docenti che crea sempre disagio, specie agli alunni con difficoltà di apprendimento e di adattamento.

A fronte di un organico di diritto (docenti di ruolo, stabili, docenti di sostegno, e docenti di potenziamento) continua ancora la procedura della “deroga”, che aumenta ogni anno, determinando il conferimento di “ incarichi annuali”, spesso conferiti a docenti senza titolo specifico.

La tanto decantata possibilità di chiedere la conferma del supplente di sostegno da parte delle famiglie degli alunni con disabilità, (diverse lettere sono pervenute al Ministero e alle Direzioni Regionali), di fatto è resa inapplicabile in quanto gli uffici territoriali e i Dirigenti scolastici non hanno ricevuto istruzioni in merito da parte del MIUR. Tutto ciò evidenzia il problema reale e sembra lecito porsi due domande: la prima se erano supplenti chi sostituivano? La seconda se non lo erano perché non stabilizzarli rendendo superfluo l’intervento delle famiglie?

Prevedere posti in organico di diritto significa non aumentare cattedre , ma mutare la loro natura: da tempo determinato a tempo indeterminato. Ciò garantirebbe la continuità del docente per un’efficace integrazione del disabile nel gruppo classe, in modo da realizzare concretamente la tanto declamata “inclusione scolastica”.

Un altro punto critico di questi primi giorni di scuola è quello relativo al numero degli alunni/e per classe. Le classi in organico e il numero degli alunni crea non poche difficoltà. In molti casi risultano ad oggi inapplicate le normative sul numero degli studenti per classe in presenza di certificazioni di disabilità grave che, peraltro, configgono anche con la normativa in materia di sicurezza. Tali questioni vanno affrontate e avviate a risoluzione, non possono più essere rinviate o peggio ancora ignorate.

La modifica delle norme sulla fusione delle classi intermedie è indispensabile e urgente per dare adeguate risposte al reale “diritto allo studio”. Classi pollaio e classi con pochi alunni nel medesimo istituto appare una vergognosa incongruenza.

A 40 anni di distanza della Legge 517, emanata il 4 agosto del 1977 e constatare come ancora oggi molti problemi rimangono ancora insoluti, rivela una carente progettualità organizzativa della scuola che presenta segni di eccellenza in alcune regioni e profondo degrado e abbandono in altre.

L’auspicata vitalità del GLI (Gruppo di lavoro per l’inclusione), “con il compito di collaborare alle iniziative educative e d’integrazione predisposte dal piano educativo”, già previsto dalla Direttiva Ministeriale del 2012, in tutte le istituzioni scolastiche, anche con “funzioni di raccordo di tutte le risorse specifiche e di coordinamento, presenti nella scuola” (Circ. 6 marzo 2013), dovrebbe dare all’azione didattica del sostegno una specifica connotazione didattica che supera il semplice assistenzialismo e vigilanza del disabile in classe.

Auguriamo che anche le nuove leve di docenti che hanno superato la selezione per il corso TFA di sostegno possano sviluppare una rinnovata mentalità didattica di attenzione e di efficienza nella prospettiva dell’inclusione sociale che non si consegue mediante norme di leggi, bensì attraverso una nuova cultura e sensibilità educativa, capace di saper guardare tutti e osservare ciascuno e seguire con amorevolezza quanti hanno bisogno di particolari attenzioni.

Forum Europeo della disabilità (EDF)

European Disability Forum –Forum européen des personnes handicapées
Rue du Commerce 39-41, 1000 Brussels, Tel : +32/2/282.46.00, Fax : +32/2/282.46.09
E-mail : info@edf-feph.org – Website : http://www.1million4disability.eu

Forum Europeo della disabilità (EDF)

Nel 1997 le organizzazioni europee e nazionali di persone con disabilità e i familiari di queste ultime che non erano in grado di rappresentarsi da sole decisero di costituire il Forum Europeo della Disabilità (EDF).

L’EDF è una piattaforma unica e indipendente in Europa, con un ruolo attivo verso le istituzioni dell’Unione Europea e i suoi responsabili politici, che cerca di proteggere e difendere i diritti delle persone con disabilità. La sua aspirazione, perseguita attraverso attività quotidiane, è quella di influenzare la legislazione dell’Unione Europea, in quanto ogni decisione e iniziativa di quest’ultima hanno un impatto diretto su tutti gli ambiti della vita quotidiana dei cittadini europei con disabilità.

E’ passato un decennio dall’inizio della nostra battaglia. Oggi, noi, persone con disabilità e familiari di persone con disabilità che non possono rappresentarsi da sole possiamo guardare indietro ed essere fieri del contributo dato alla promozione dei nostri diritti in Europa.
Oggi, dobbiamo anche guardare al futuro e continuare ad impegnarci per influenzare e rafforzare le misure legislative di non discriminazione in Europa, per assicurare che la piena integrazione delle persone con disabilità nella società diventi una realtà. Noi dobbiamo fare questo perché la disabilità è una questione di Diritti Umani e perché la disabilità è un argomento che riguarda tutti noi.

DIETRO ALLA DISABILITA’…

  • Le persone con disabilità non sono una piccola minoranza: siamo più di 50 milioni in Europa e rappresentiamo più del 10% della popolazione europea.
  • In una famiglia su quattro vive una persona con una disabilità.
  • Rispetto agli studenti non disabili, sono il doppio quelli con disabilità impossibilitati a raggiungere un livello di istruzione universitario.
  • La maggioranza dei bambini con disabilità non hanno pari opportunità di accesso all’istruzione.
  • Le nostre fonti di reddito sono costituite molto più spesso da sussidi statali che non da stipendi di lavoro. Inoltre, questi redditi di solito sono molto più bassi di quelli delle persone non disabili.
  • Siamo esposti a tassi di disoccupazione doppi rispetto alle persone non disabili.
  • Viviamo in un ambiente inaccessibile, nonostante rappresentiamo, insieme alle persone con temporanea mobilità ridotta, il 40% della popolazione.
  • Tra le persone con disabilità, una su due non ha mai partecipato ad attività ricreative, culturali o sportive, e non ha mai avuto accesso a teatri, cinema, concerti, biblioteche.
  • Dobbiamo continuamente affrontare l’isolamento e il pregiudizio.
  • Ci sono più di 200.000 persone con disabilità obbligate a vivere in istituzioni chiuse, senza il diritto di fare delle scelte sulla propria vita e private dei più fondamentali diritti umani.
  • La libera circolazione delle persone nell’Unione Europea è per noi solo un concetto astratto, perchè il più delle volte sorgono ostacoli che ci impediscono di lasciare il luogo dove viviamo.

1997-2007: LA DECADE CHE HA APERTO LA STRADA

La prima conquista del Forum Europeo della Disabilità aprì la strada, nel 1997, ad una nuova era per le persone con disabilità in Europa: l’adozione dell’Articolo 13 del Trattato di Amsterdam sulla non discriminazione, il primo e unico riferimento alla disabilità inserito in un trattato europeo. Un successo notevole che stabilì la base legale per la tutela delle persone con disabilità dalla discriminazione e che assegnò all’Unione Europea la responsabilità di operare per raggiungere questo obiettivo. Un risultato che non sarebbe mai stato possibile senza la vasta mobilitazione in tutta Europa delle persone con disabilità e delle organizzazioni che le rappresentano.

In questi dieci anni di intenso lavoro a livello nazionale ed europeo, l’EDF ha seguito le innumerevoli iniziative e decisioni legislative delle istituzioni europee, le quali hanno cambiato e continueranno a cambiare la vita delle persone con disabilità in Europa:

  • un numero crescente di città europee offre trasporti pubblici accessibili alle persone con mobilità ridotta, migliorando la loro capacità di spostarsi in autonomia;
  • i datori di lavoro devono applicare le procedure di assunzione del personale su basi paritarie e devono adattare il luogo di lavoro alle necessità delle persone con disabilità assunte;
  • una persona con disabilità può avviare un’azione legale contro il datore di lavoro che l’abbia discriminata durante le procedure di assunzione o durante il periodo di formazione;
  • sono sempre più numerosi i siti web pubblici accessibili alle persone con disabilità;
  • aumentano gli ascensori progettati secondo gli standard di accessibilità;
  • aumentano i prodotti e i servizi di tecnologia per l’informazione e la comunicazione (cellulari, personal computer e software) accessibili alle persone cieche o ipovedenti;
  • l’euro è la valuta con le monete e le banconote più accessibili mai avute prima in Europa;
  • aumentano i medicinali venduti con la confezione e le note informative leggibili in Braille;
  • le persone con disabilità hanno il diritto di beneficiare di servizi di assistenza di qualità quando viaggiano in aereo, dall’aeroporto di partenza fino a quello di arrivo;
  • promosso dall’EDF, l’Anno Europeo delle Persone con Disabilità – celebrato nel 2003 – ha stimolato, sia a livello europeo che locale, una nuova consapevolezza riguardo alla disabilità. Nel corso di esso, poi, in vari Paesi europei sono state attuate molte iniziative di governo e a carattere legislativo;
  • nelle gare di assegnazione degli appalti pubblici per la fornitura di prodotti o servizi, le autorità devono verificare che tali forniture rispettino i requisiti di accessibilità per le persone con disabilità;
  • il 35 % dei fondi europei destinati alle aree regionali e locali deve finanziare progetti che rispettino i principi di non discriminazione e di piena accessibilità per le persone con disabilità;
  • la Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità, fortemente voluta e promossa dall’EDF e adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 2006, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che può essere applicato all’Unione Europea e ai suoi Stati membri.

L. d’Alonzo, La differenziazione didattica per l’inclusione

L. d’Alonzo, La differenziazione didattica per l’inclusione

 

«La lettura di questo serio manuale offerto al lavoro pratico dei docenti in classe – scrive tra l’altro Salvatore Nocera, parlando della “Differenziazione didattica per l’inclusione”, volume recentemente pubblicato da Luigi d’Alonzo – è certamente fondamentale per chi voglia insegnare oggi in un mondo che cambia, con alunni che sono già cambiati rispetto ai compagni di ieri»

Si chiama La differenziazione didattica per l’inclusione (Trento, Erickson, 2017), l’interessantissimo libro di 129 pagine, corredato da un’ampia bibliografia, recentemente pubblicato da Luigi d’Alonzo, docente di Pedagogia Speciale all’Università Cattolica di Milano.
Che non si tratti solamente di un importante studio per addetti ai lavori,  ma di un serio manuale offerto al lavoro pratico dei docenti in classe, si evidenzia sin dal sottotitolo (Metodi, strategie, attività). I cinque capitoli in cui si sviluppa il volume mettono in luce le difficoltà dell’insegnare in classi in cui gli alunni non sono solo diversi tra loro, ma molto differenti da quelli di una volta, quando non erano distratti da altre agenzie informative e dall’incertezza del lavoro futuro. In particolare, si evidenziano le differenze esistenti tra gli alunni odierni e la presa di consapevolezza dei docenti di questa nuova realtà.
Vengono inoltre approfondite le diverse teorie su come funzionano le intelligenze, le differenti metodologie didattiche per rispondere ai bisogni educativi dei diversi alunni e si forniscono consigli pratici – scientificamente validati da ricerche sul campo – per rendere più disponibili i differenti alunni ad apprendere e i diversi docenti più idonei ad insegnare.
E in questo quadro vi è pure una parte dedicata all’inclusione degli alunni con disabilità, nella logica generale della teoria dell’inclusione di tutti.

Luigi d’Alonzo è un esperto della “gestione della classe”, tema al quale ha dedicato numerose ricerche e pubblicazioni. Con questo volume completa i suoi studi precedenti, evidenziando in particolare la necessità di chi voglia insegnare agli studenti di oggi ad acquisire una professionalità fatta non solo di contenuti disciplinari, ma di una sapienza didattica nel saper capire i bisogni educativi dei differenti alunni e nel sapere approntare strategie didattiche rispondenti a tali differenti bisogni.

I temi trattati e gli specifici argomenti sono di estrema attualità, proprio in queste settimane in cui sono in discussione per un Parere in Parlamento e nell’opinione pubblica culturale e politica i contenuti dei Decreti Delegati della Legge 107/15 (La Buona Scuola), e soprattutto quelli sull’inclusione degli alunni con disabilità (Atto di Governo n. 378), sulla formazione iniziale e in servizio dei docenti curricolari e per il sostegno (Atto del Governo n. 377) e sulla valutazione degli alunni da parte dei docenti (Atto del Governo n. 384).
In tal senso, vi è uno scontro in atto tra due modi di pensare: da un lato i cosiddetti “disciplinaristi”, che insistono per dedicare il massimo dei tempi di studio dei futuri docenti alla competenza delle singole discipline di insegnamento; dall’altro, coloro che sostengono, invece, che uno spazio indispensabile debba essere assegnato alla pedagogia e alla didattica, generale e speciale, nei corsi universitari rivolti a tutti i futuri docenti (curricolari e di sostegno), proprio per saper rispondere ai differenti bisogni educativi.
Si badi bene: non si tratta di formare dei docenti specializzati negli aspetti sanitari delle diverse disabilità; occorre invece che i docenti curricolari, e soprattutto quelli per il sostegno, conoscano i differenti bisogni educativi degli alunni con disabilità e siano in grado di approntare le strategie didattiche più appropriate.
Ad esempio, mentre per gli alunni non disabili l’insegnamento della letto-scrittura avviene ormai con il metodo globale, per gli alunni ciechi, invece, deve avvenire con il tradizionale metodo sillabico, poiché essi leggono con il metodo Braille, basato sulla “lettura tattile”.

La lettura del nuovo libro di Luigi d’Alonzo, quindi, diviene fondamentale per chi voglia insegnare oggi in un mondo che cambia, con alunni che sono già cambiati rispetto ai compagni di ieri.

Disabilità e DSA

UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER L’EMILIA-ROMAGNA
Direttore Generale Stefano Versari
Uff.III – Dirigente Chiara Brescianini

Si informa che al link sotto riportato è stato pubblicato l’elenco delle note e dei materiali illustrativi prodotti da questo Ufficio in tema di disabilità e di DSA, aggiornato al 31 gennaio 2017.

http://istruzioneer.it/2017/02/03/note-e-materiali-dellufficio-scolastico-regionale-sullinclusione-degli-alunni-con-disabilita-o-con-disturbi-specifici-di-apprendimento/

FAQ Handicap e Scuola – 59

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

 

In una classe seconda di una scuola secondaria di primo grado c’è una alunna con disabilità severa fisica e mentale. L’alunna è seguita da un’insegnante di sostegno e da un’operatrice dell’ULSS. Tuttavia spesso l’alunna viene affidata ai compagni, che la gestiscono in completa assenza delle figure strutturate suddette e devono non solo occuparsi di giocare con lei, insegnarle ad articolare qualche parola (lei non è in grado di parlare) e portarla in giro per la scuola, ma anche pulirle il naso che spesso cola, e che lei d’stinto si tocca di continuo con le mani, asciugarle le bave prodotte dalla salivazione che lei non riesce a controllare e farla alzare dalla carrozzella e sostenerne il peso mentre lei tenta di muovere dei passi (l’alunna ha 14 anni, ed una certa stazza, e non è in grado di alzarsi da sola nè di camminare senza sostegno). Ai ragazzi, a turno e in coppia, viene consegnata “la bavaglia” e a viene loro richiesto di occuparsi integralmente della compagna disabile, compresa, come descritto sopra, la cura dell’igiene personale. Questo accade ad esempio ogni ricreazione, a volte anche in altri momenti della giornata. In queste occasioni l’insegnante di sostegno è assente,non è presente nemmeno a vigilare da lontano, così come l’operatore dell’ospedale. Non c’è un adulto con i ragazzi. Tutto questo avviene con il pretesto dell’integrazione e della sensibilizzazione nei confronti di chi è più debole. Vorrei sapere se questo è normale, data l’evidente incapacità, impreparazione degli alunni dodicenni di gestire in totale autonomia una compagna portatrice di handicap grave, specialmente in mansioni delicate come la pulizia della ragazza.

Il docente per il sostegno è assegnato alla classe per promuovere l’integrazione scolastica, collaborando con i docenti contitolari della classe, al fine di garantire e tutelare il diritto allo studio dell’alunno con disabilità.
L’assistente, invece, è assegnato all’alunno con disabilità per favorire l’autonomia personale e la comunicazione (art. 13 c. 3 della l. 104/92). Entrambe le figure, insieme a tutti i docenti della classe, concorrono all’attuazione del processo inclusivo.
Premesso ciò, occorre precisare che se le azioni da lei descritte sono state concordate e riportate nel Pei, secondo una progettazione che il gruppo di lavoro ha ritenuto proficua tanto da condividerla, la domanda è: dato che lei scrive che durante la ricreazione tutto ciò avviene in assenza di un adulto, dove si trovi il docente incaricato per la sorveglianza durante la ricreazione? Non è infatti stabilito a priori che durante la ricreazione debba essere incaricato della sorveglianza degli alunni il solo docente per il sostegno: se questi non fosse in servizio, è ovvio che non possa essere presente. Non è invece ovvio che il docente in servizio non coordini e sorvegli quanto avviene.
Per quanto riguarda l’operatrice, assistente, vale la stessa cosa: se il suo orario di servizio coincide con la ricreazione, deve trovarsi nello stesso spazio dove essa si svolge, assolvendo ai compiti necessari, in base agli accordi prestabiliti. Ricordiamo infine che la ricreazione, pur essendo un tempo per staccare dalle attività didattiche, è tempo scuola non solo per i docenti in servizio, sui quali ricade la responsabilità della sorveglianza, ma anche per gli studenti, che la trascorrono insieme, stabilendo rapporti e interazioni fra tutti i compagni di classe.

Sono la mamma di un ragazzo disabile mentale che ha comma 3. Ha iniziato il primo anno delle superiori ed ha 30 ore di assistenza. Il preside dice che non si possono fare assolutamente le compresenze con il prof di sostegno che ha 4 ore. All’inizio tutto andava bene ma da due mesi han voluto cambiare l’orario facendogli fare ore in piu perchè dicono che la legge è cosi e lui è peggiorato.

Non è scritto da nessuna parte che il docente per il sostegno e l’assistente all’autonomia e alla comunicazione possano trovarsi in servizio nello stesso orario (contemporaneità).
Se è necessario, infatti, in base alla diagnosi funzionale e al parere dei docenti e del Glho, specificato nel PEI, entrambe le figure possono lavorare contemporaneamente e tale compresenza è legittima.
Ciò premesso, dato che lo studente è certificato con art. 3 c. 3 della legge 104/92, in base alla sentenza della Corte Costituzionale dovrebbero essere state riconosciute 18 ore di sostegno (docente), pari al rapporto 1:1; da quanto scrive, invece, sono state assegnate solamente 4 ore di sostegno: questo non è coerente con quanto afferma la normativa oggi.

Siamo i genitori di un ragazzo autistico con legge 104, vorremmo sapere se l’assistente scolastica specialistica possa essere presente in quanto a noi e’ stato negato. E’ possibile che la provincia possa oltrepassare la legge 104?

La legge 104/92 stabilisce, all’art. 13 comma 3, che agli alunni con disabilità, in base ai bisogni soggettivi e debitamente documentati, sia assegnata una figura professionale per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione; per questo nel Pei, elaborato a inizio anno, vengono indicate le ore necessarie per l’anno scolastico successivo.
Per richiedere l’assistenza per all’autonomia, assegnato nominalmente all’alunno con disabilità, è necessario rivolgersi alla Provincia o all’Ente che adesso la sostituisce; la Provincia aveva (e l’Ente che la sostituisce ha) l’obbligo di fornire assistenti per l’autonomia nella scuola secondaria di secondo grado agli alunni con disabilità ai sensi dell’art 139 del decreto legislativo n. 112/98. La richiesta è inoltrata alla Provincia da parte del Dirigente Scolastico, sulla base delle indicazioni contenute nel PEI.

Sono la mamma di una ragazza che dovrà affrontare esame con Pei differenziato di terza  media.
Se non si consegue il diploma anche l’iscrizione nelle liste di collocamento obbligatorie non servono perché la richiesta da parte delle aziende è di solito con il diploma. Che si può fare?

Nella scuola secondaria di primo grado non è possibile adottare una programmazione differenziata come nella scuola secondaria di secondo grado: scelta che deve essere sottoposta al consenso formale della famiglia e che comporta, a fine percorso, il conseguimento dell’attestato.
Nella scuola secondaria di primo grado, per l’esame di stato sono previste “prove differenziate” (OM 90/2001), che vengono predisposte sulla base del PEI, che deve essere formulato sulla base delle “effettive capacità dell’alunno”, in base all’art. 16 comma 2 della legge 104/92 e non in relazione ai programmi ministeriali; pertanto se l’alunno raggiunge gli obiettivi fissati nel suo PEI, anche se non sa leggere, scrivere e far di conto come i compagni, ha diritto a ricevere il diploma.
Infine, prima di pensare all’iscrizione nelle liste di collocamento, va detto che il ragazzo deve assolvere l’obbligo scolastico fino a 16 anni.

Sono la mamma di un bambino con disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento che frequenta la scuola primaria. Finora il bambino ha seguito il programma di tutta la classe ma in questo momento gli argomenti e metodi stanno diventando più faticosi rispetto alle sue difficoltà che rivestono essenzialmente la sfera del linguaggio. Il bambino viene infatti interrogato oralmente su un volume pari a quello dei compagni e , nonostante si impegni a studiare a casa con il mio ausilio, durante l’interrogazione non riesce a rendere più di tanto , mentre , sugli stessi argomenti da me tradotti in forma scritta “a crocette” fornisce risposte totalmente corrette. Ho segnalato il problema all’insegnante in questione e mi è stato risposto che per mio figlio devo accontentarmi di questo risultato perché è già un traguardo. Mi chiedo se posso richiedere alla scuola di personalizzare il metodo di verifica , pur mantenendo lo stesso programma e , qualora nel PEI non fosse stato specificato, se è possibile che i genitori richiedano una modifica del PEI in itinere.

Faccia presente che per gli alunni con disabilità del primo ciclo il PEI deve essere formulato non sui programmi ministeriali o sulle indicazioni nazionali, bensì “sulla base delle effettive capacità” (legge n. 104/92 art 16 comma 2, mentre il comma 1 consente anche la riduzione dei contenuti di talune discipline).
Inoltre il comma 3 dello stesso art 16 dà diritto allo svolgimento di “prove equipollenti” le quali, secondo quanto stabilito dall’art 6 comma 1 del DPR n. 323/98, possono differenziarsi dalle prove ufficiali sia per le modalità che per i contenuti. Quindi suo figlio ha diritto a svolgere le prove orali in forma scritta e, se la scuola non lo consente, fate presente che sta violando la legge e sarete costretti a ricorrere al TAR per chiedere il risarcimento dei danni.
Per quanto riguarda la convocazione del gruppo di lavoro per apportare modifiche al PEI, potete richiederla al DS, in quanto esercenti la potestà genitoriale e in quanto previsto dal DPR 24/2/1994.

Sono insegnante supplente, non specializzata, di sostegno alla scuola secondaria di primo grado.
Mi è stato richiesto di occuparmi dell’accompagnamento ai servizi dell’alunna disabile che seguo. La bambina non riesce ad aprire il bottone dei pantaloni, nè la cintura, che la famiglia si ostina a metterle, a causa del suo limite motorio alle mani. Si imbambola ogni tanto, cosi’ mi viene richiesto di sollecitare a voce le azioni necessarie stando fuori dalla porta (questo dopo il cdc, perchè la collega più anziana mi dava a intendere che dovevo stare dentro con lei e controllare di fatto che svolgesse il bisogno, e anche aiutare a pulirla dopo defecazione, come fa lei, sulla quale cosa il preside al cdc ha fatto passi inidetro). Ho fatto presente che questi compiti non dovrebbero competere all’insegnante, mi è stato risposto dal DS che è scritto nel PEP che l’autonomia ai servizi è un obiettivo didattico dell’area dell’autonomia dell’alunna ed avendolo io firmato non posso sottrarmi a questa mansione. Chiaramente ho firmato il pep in buona fede nei confronti della collega più anziana che lo ha redatto e non sono andata a leggermelo tutto, avevo già letto quello della primaria per farmi un’idea della situazione e non mi sarei aspettata una cosa del genere.
Le domande sono:
-ho diritto ad avere una copia del PEP per me?
-possono aspettarsi legittimamente che io compia tale mansione travestendola da compito didattico o continua a spettare all’ente locale fornire il personale di sostegno per questo genere di autonomia, come ho letto in svariati testi informativi?
-posso incorrere in sanzioni o problemi da parte della famiglia se risulta che la bambina magari un giorno se la fa addosso perchè non è riuscita ad espletare il suo bisogno in autonomia a scuola? E’ cioè una mia responsabilità nelle ore in cui sono con lei?
– i compiti dell’insegnante specializzata e del supplente non specializzato sono identici o c’è differenza?
Io mi trovo a disagio, non ho scelto questa via, è un ripiego temporaneo, come per tanti; questo non toglie che mi impegni nelle ore con l’alunna gravemente disabile a cercare di rendere produttivo per lei il mio intervento, con tutta la creatività di cui dispongo, visto che non ho formazione al riguardo, ma nel momento in cui mi toccano tali mansioni, diventa più difficile per me rapportarmi serenamente con l’alunna, mi sento una cameriera e la mia attività didattica ne risente negativamente.

Solo in Sicilia l’assistenza igienica è stata affidata con una legge balorda ai Comuni; in tutto il territorio nazionale, compresa la Sicilia, l’assistenza igienica non è assolutamente di competenza dei docenti siano essi assegnati su posto di sostegno o su posto curricolare.
L’assistenza igienico-sanitaria è di competenza dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche in forza del CCNL del 2003 e, successivi, art 47,48 e Tab. A. Il Dirigente Scolastico dovrebbe sapere che egli, in base a tali norme, ha l’obbligo di dare un incarico specifico a uno dei collaboratori o a una delle collaboratrici (nel rispetto del genere degli alunni) e, a seguito di tale incarico, i collaboratori (se non l’hanno ancora fatto) debbono frequentare un corso di aggiornamento di almeno 40 ore, divenuto ora obbligatorio con la legge n. 107/2015 (art 1 comma 181 lettera C n. 8); dal momento della conclusione del corso, i collaboratori salgono di qualifica e ricevono un aumento stipendiale di circa mille euro lordi annui, che entrano nella base pensionabile.
Se il collaboratore (o la collaboratrice) si rifiuta di frequentare il corso o di prestare assistenza igienica all’alunno, allora scattano le sanzioni disciplinari e possono anche aversi denunce penali, che portano alla sanzione penale per rifiuto dei doveri di servizio; così è stato deciso dalla Magistratura con una recente sentenza sulla quale l’avvocato Nocera ha scritto una scheda scaricabile dal sito www.aipd.it (cliccare la voce “Scuola” e quindi “Schede normative”).
Faccia presente al DS che, se non dà l’incarico ad un collaboratore scolastico, può subire denuncia penale per omissione di atti di ufficio e il suo rifiuto potrebbe essere assunto negativamente dall’USR in sede di valutazione ai fini del rinnovo dell’incarico dirigenziale.
È necessario, pertanto, che lei faccia pervenire e protocollare una sua comunicazione al Dirigente scolastico, con la quale rende presente che l’assistenza igienica degli alunni con disabilità non rientra nelle sue mansioni, in base alla normativa citata, declinando quindi ogni responsabilità se l’alunna non viene assistita dalla scuola e se dovesse esservi da parte della famiglia la denuncia per abbandono di incapace e interruzione di pubblico servizio. Eventualmente ci faccia pure sapere qual è la scuola e in quale regione si trova, in modo che possiamo segnalare questo assurdo caso al referente regionale per l’inclusione scolastica e al MIUR.
Per il documento condiviso fra scuola, famiglia e Asl, che la legge definisce Piano Educativo Individualizzato (L. 104/92 e DPR 24 febbraio 1994), elaborato “congiuntamente” dai soggetti richiamati e che, immaginiamo, corrisponda alla voce Pep da lei utilizzata, la stesura di una bozza preliminare all’incontro non può che essere condivisa nel Consiglio di classe; il PEI, che ha durata annuale, ovvero vale per l’anno in corso, deve dapprima essere letto per essere sottoscritto. Pertanto va bene documentarsi leggendo la documentazione pregressa, ma, al tempo stesso, lei avrebbe dovuto compartecipare alla redazione del PEI, leggendo attentamente quanto in esso riportato e condividendo il testo con il GLHO prima di firmarlo.
Una copia del PEI deve essere consegnata alla famiglia (Linee Guida 4/08/2009), mentre una copia viene conservata nel registro dei verbali, ad uso del Consiglio di classe, di cui lei fa parte a pieno titolo. Le ricordiamo, infine, di leggere il contratto di lavoro da lei sottoscritto, nonché i suoi compiti, che trova descritti nel CCNL scuola, Capo IV, Docenti, artt. 24 e seguenti. Tutti i docenti assegnati ad una classe sono responsabili di tutti gli alunni della classe, indipendentemente dal fatto che il DS li incarichi su posto di sostegno o su posto disciplinare. Il docente per il sostegno, in quanto contitolare della classe, valuta tutti gli alunni e adempie a tutti gli obblighi previsti, nella stessa misura dei colleghi (art. 13, comma 6, della L. 104/92).
Infine, se lei, da come scrive: “Io mi trovo a disagio, non ho scelto questa via, è un ripiego temporaneo”, ha assunto l’incarico come “ripiego temporaneo” forse è opportuno che valuti seriamente se restare nel ruolo di docente. Lavorare come docente su posto di sostegno non può in alcun modo essere considerato un ripiego!
Se invece pensa di poter assolvere il suo ruolo in qualità di docente, per il quale le sono richieste competenze psico-pedagogico-didattiche (CCNL), può chiedere al DS che promuova, anche in rete con gli Istituti del territorio o rivolgendosi ai CTI o ai CTRH, un corso di formazione rivolto ai docenti incaricati su posto di sostegno e ai colleghi curricolari per approfondire alcuni aspetti relativi al processo inclusivo e alle strategie metodologico-didattiche.

Sono il papà di un bambino che frequenta la scuola dell’infanzia statale.
Nel corso del primo anno è stato diagnosticato a mio figlio un disturbo dello spettro autistico di primo grado (quello più lieve) e gli sono stati certificati invalidità e l’handicap con gravità.
La diagnosi è arrivata ad anno in corso per cui il primo anno il bambino non ha potuto essere assistito dall’insegnante di sostegno (la nomina è annuale) e dall’assistente ad personam (il comune fissa le risorse economiche solo all’inizio di ogni anno). Data la mancanza di queste figure la scuola ha imposto che l’orario di frequenza del bambino fosse ridotto a mezza giornata (la mattina) e così è stato con la promessa che l’anno successivo avrebbe frequentato tutta la giornata data la presenza delle figure sopra citate.
All’inizio del secondo hanno ci è stata data una copertura di 23 ore tra sostegno e assistente. Nonostante questo la scuola ha pretesto si continuasse con lo stesso orario dell’anno precedente: solo la mattina. Dopo aspre discussioni abbiamo ottenuto che nostro figlio frequentasse circa 6 ore al giorno su 7/8 di frequenza totale possibile.
Considerando che:
– attualmente non è assistito per solo un ora al giorno circa (il primo anno non era assistito in alcun ora e frequentava 5 ore)
– la neuropsichiatria da cui è seguito sostiene che il bambino è in grado di frequentare per l’intero orario giornaliero scolastico
– essendo stato diagnosticato il livello di gravità di autismo più lieve, il bambino non richiede assistenza/supervisione continua in ogni istante perchè non presenta: mancanza fisiche di alcun tipo, deficit cognitivo, non è violento ed è autosufficiente nei bisogni primari
– le problematiche che presenta afferiscono principalmente alla sfera sociale/comunicativa (tra l’altro a differenza dell’anno scorso ora il bambino parla e sa esprimere le proprie intenzioni o bisogni in modo, anche se semplice, ma comunque comprensibile (questo aspetto è riconosciuto dalle stesse insegnanti)
– la scuola, a differenza di molte altre, è seguita da esperti del settore che effettuano mensilmente osservazioni e danno indicazioni operative alle insegnanti
Mi chiedo:
– è possibile per noi chiedere e far riconoscere un orario di frequenza maggiore (vorremmo che il bambino si fermasse 45 minuti in più al giorno per poter fare merenda con i compagni e completare la giornata scolastica insieme agli altri), spesso è lui stesso che non vorrebbe lasciare la scuola e che chiede di potersi fermare mentre usciamo dall’edificio
– mi sapreste dare il riferimento di leggi/articoli normativi che regolano questo aspetto?
– possibile che una dirigente scolastica consideri solo il parere delle insegnanti curriculari? le quali non hanno una formazione specifica sull’argomento autismo e che sostengono di non riuscire a gestire il bambino (capisco che ci si possa trovare spiazzati nella gestione di un bambino diverso dagli altri, però sarebbe meglio informarsi/documentarsi/chiedere invece che elevare un muro dicendo che non si è in grado di gestirlo).
– il parere dell’asl non conta in quanto la scuola si auto-regola da sola? eventualmente la scuola potrebbe riconoscere indicazioni a tal proposito di un neuropsichiatra privato?

L’obbligo scolastico inizia dal sesto anno di età anagrafica, con l’accesso alla scuola Primaria. La scuola dell’Infanzia, infatti, non è obbligatoria. Ora, indipendentemente dal fatto che si parli di un alunno con disabilità o senza, la frequenza, in genere, viene stabilita dalla famiglia, se non prevista in modo specifico dal Piano dell’Offerta Formativa Triennale della scuola. Se la famiglia desidera ritirare il figlio prima del pranzo o subito dopo, può comunicarlo alla scuola e prendere il figlio all’ora concordata. Se invece la famiglia desidera lasciare il proprio figlio a scuola per tutto il tempo previsto dalla scuola stessa, allora può lasciare tranquillamente il bambino, senza sentirsi obbligata da alcuno a ritirare il piccolo.
Se la scuola vi invita a prendere prima il figlio, al di là della vostra decisione, potete far presente che ricorrete per palese discriminazione: un alunno con disabilità non ha un diritto ridotto alla frequenza!

Le scrivo per chiederle delucidazioni in merito a quanto avviene quando i genitori non accettano la proposta di obiettivi differenziati da parte del consiglio di classe perché lo studente non ha i prerequisiti per affrontare l’anno in corso.
E’ corretto predisporre un PEI per obiettivi minimi facendo peraltro
riferimento ad una cosiddetta “programmazione” equipollente così come richiesto dai genitori?
Da quanto previsto dalla normativa “l’alunno deve essere valutato come se non fosse in situazione di handicap”, pertanto presumo che non possa essere considerata la possibilità di predisporre alcun un PEI.

Il PEI deve essere obbligatoriamente predisposto per ogni nuovo anno scolastico: non sussistono motivazioni valide a supporto della omessa redazione da parte del gruppo di lavoro (insegnanti della classe, famiglia, specialisti Asl) di tale documento.
Per quanto riguarda la programmazione, parte integrante del PEI, unicamente nella secondaria di secondo grado è possibile adottare una “valutazione differenziata” o “riconducibile ai programmi ministeriali” (la norma per l’integrazione non fa mai riferimento agli obiettivi minimi).
Se a fronte della richiesta del Consiglio di Classe di adottare una valutazione differenziata, la famiglia (che deve essere obbligatoriamente consultata al riguardo e che deve esprimere formale assenso o rifiuto) rifiuta, allora il Consiglio di classe considera l’alunno non “con disabilità” per quanto riguarda unicamente la valutazione, mentre permane valida ogni altra forma e modalità prevista a favore dello studente con disabilità (prove equipollenti, individualizzazione del percorso, utilizzo di ausili, ecc.); ciò in base all’art. 15 dell’OM 90/2001.

Se la scuola superiore non informa la famiglia del fatto che, tenendo l’insegnante di sostegno al quinto anno, non si conseguirà il diploma ma solo un attestato di frequenza, si può recuperare in qualche modo (visto l’errore della scuola)? Il ragazzo ha ormai poco più di trent’anni e lavoricchia, ma il diploma gli farebbe comodo per cercare un lavoro migliore.
Poi.. Può essere che questa cosa fosse perlomeno scritta nel Pei? Ogni quanto si fa e si firma il Pei? Solo il primo anno o ogni anno?

Lei non ha specificato se trattasi di corso serale, rivolto agli adulti, o di corso diurno; non si giustificherebbe, infatti, uno studente di oltre 30 anni al corso diurno.
Ciò premesso, ricordiamo che il Piano Educativo Individualizzato deve essere redatto per ogni nuovo anno scolastico. In merito alla programmazione, parte integrante del PEI, è necessario acquisire il consenso firmato dei genitori o degli esercenti la potestà genitoriale per procedere con una programmazione differenziata, (gli studenti che seguono una programmazione differenziata conseguono un attestato).
Se la scuola non ha informato la famiglia, nei tempi utili, risulta inadempiente; ciò potrebbe comportare l’avvio di un’azione per omissione di atti d’ufficio e danni esistenziali.

Sono un insegnante di sostegno della scuola primaria. Avrei bisogno di una delucidazione: spesso noi insegnanti di sostegno ci troviamo a fare delle ore in più per uscite didattiche, gite, laboratori, spettacoli di fine anno senza avere la possibilità di recuperarle. A tal proposito vorremmo sapere se c’è una circolare ministeriale o una legge che regoli tale situazione.

La questione riguarda tutti i docenti, sia incaricati su posto di sostegno che su posto comune. Deve prendere visione degli accordi intercorsi fra le RSU e il dirigente del suo istituto, accordi che, in genere, sono prima  discussi in assemblea (docenti e Rsu).
Tenga presente, in ogni caso, che per i viaggi di istruzione e per le uscite didattiche la sua partecipazione è subordinata alla sua disponibilità. Per gli spettacoli e laboratori, si rimanda alla contrattazione di istituto.

Sono un educatore professionale che lavora nelle scuole in qualità di assistente educativo di minori con handicap. Visto che a livello nazionale non esiste ancora una lettura chiara ed univoca del nostro ruolo molti operatori, ma anche le scuole a cui veniamo assegnati, navigano nel caos con interpretazioni proprie e diverse tra un plesso all’altro. La domanda in questione è : noi Educatori abbiamo la responsabilità sul minore che seguiamo.

Se è vero che la responsabilità degli alunni è affidata ai docenti assegnati alla classe, è vero che anche gli assistenti hanno una loro responsabilità:
– vi è responsabilità penale per dolo o colpa grave o lieve se l’alunno subisce dei danni personali;
– vi è responsabilità civile per danni subiti dall’alunno in forza dell’art 1118 del Codice Civile, in quanto voi siete assegnati all’alunno con disabilità;
– vi è responsabilità per danni prodotti a terzi dall’alunno: siete responsabili solo per dolo o colpa grave e, in caso di colpa grave, siete liberati se dimostrate di aver fatto di tutto per evitare il danno;
– se l’assistente è individuato come accompagnatore in viaggi di istruzione o uscite didattiche, valgono le norme generali indicate sopra.
Occorre peraltro precisare che per l’assistente all’autonomia e alla comunicazione sussiste il divieto di portare gli alunni con disabilità fuori dalla classe, salvo particolari situazioni descritte e motivate nel PEI e per periodi limitati e, comunque, non in un’aula cosiddetta di sostegno o di gruppi di soli alunni con disabilità, condizione vietata in modo esplicito dalle Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009.

Sono il papà di un bimbo affetto da emofilia A grave, riconosciuto art 3 comma 3 legge 104 in situazione di gravità.
Volevo sapere se alla scuola dell’infanzia è prevista una figura che lo controlla a scuola, visto che per lui e molto pericoloso avere traumi,  che in classe è facile avere senza che la maestra se ne accorga.

Si può provare a chiedere al Comune la nomina di un assistente per l’autonomia ai sensi dell’art 13 comma 3 della legge n. 104/92; temo però che il Comune si dica non disposto a nominare per questo un’assistente. Chiedete ai docenti di avere particolare attenzione nei confronti del bambino. Al tempo stesso potreste tentare di avere una certificazione medica nel senso richiesto e, in caso di rifiuto del Comune, tentare un ricorso al TAR. Abbiamo, tuttavia, qualche perplessità circa l’esito positivo del ricorso.

Sono un insegnante di sostegno di un  liceo artistico. Quest’anno sto seguendo un alunno della classe  prima con una programmazione per obiettivi minimi.  Il ragazzo oltre alla  diagnosi primaria  per cui usufruisce del sostegno,  è fortemente obeso  e sta accumulando un numero eccessivo di assenze,  anzi ha già superato il limite annuo. Quando è presente, si impegna e partecipa attivamente alle lezioni. La mia domanda è questa:  per gli alunni disabili che seguono una programmazione semplificata, che cosa dice la normativa relativamente alle assenze? Hanno un limite annuo da non superare? La famiglia potrebbe appellarsi alla necessità di riposo determinata dall’obesità?  Si affatica facilmente.

L’art 14 comma 7 del DPR n. 122/2009 stabilisce che, se le assenze sono motivate e giustificate a livello sanitario, si può superare il quarto delle assenze senza che l’anno scolastico venga invalidato.
È però importante che lo studente riesca a farsi interrogare da tutti i docenti e sostenga tutti i compiti in classe, in modo da essere valutato da tutti i docenti.

Sono una docente referente per l’inclusione. Vorrei spere se è possibile fare i gruppi h senza operatori dell’ASP. Se sono obbligati a presenziare (almeno un operatore), potrei conoscere nello specifico quale legge tutela la scuola in questo senso?

L’art 12 comma 5 della legge n. 104/92 stabilisce che il GLHO deve essere composto anche dagli operatori sociosanitari che seguono il caso; l’art 15 comma 2 della legge 104/92 stabilisce che il GLHI, oggi GLI, deve essere composto anche dagli operatori sociosanitari di zona della scuola; pertanto avete l’obbligo di richiedere sia all’ASL che ai servizi sociali del comune di fornirvi i nominativi di tali operatori che dovete formalmente invitare ad ogni riunione; se poi, pur essendo stati regolarmente invitati, non partecipano, le riunioni sono egualmente valide e deliberano validamente anche senza la loro presenza.

Sono la Coordinatrice didattica di una scuola primaria paritaria.
Nel mese di novembre ho accettato l’iscrizione per la prima classe dell’anno scolastico 2017-2018 di un bambino i cui genitori  hanno parlato di difficoltà minime rilevate dai medici. Mi avevano promesso di consegnarmi la diagnosi in loro possesso ma, sebbene li abbia sollecitati più volte, non riesco a leggere alcun documento che descriva la reale situazione. Nel frattempo io ho accettato altre iscrizioni formando una classe di circa 26 allievi. Come devo comportarmi? Posso rifiutarmi di accettare questa iscrizione se non vedo chiaro? Posso sicuramente continuare ad insistere e aspettare il 28 di febbraio. Se non ricevo nulla entro quella data posso non ritenere valida l’iscrizione?

Se l’iscrizione è pervenuta nei termini, ma senza documentazione di disabilità, a nostro avviso, dovreste accettarla come iscrizione normale; fate quindi presente che senza certificazione l’alunno non verrà considerato con disabilità e non potrete trattarlo come tale ai fini del suo diritto allo studio. Se invece la certificazione perverrà entro il termine finale delle iscrizioni, dovete dargli la precedenza per l’iscrizione ai sensi dell’art 3 comma 3 della legge n. 104/92, purchè l’alunno presenti una certificazione di gravità ai sensi dello stesso art. 3 comma 3; se invece l’alunno è certificato in base al comma 1 dell’art. 3, egli non gode di priorità; però conserva la collocazione in graduatoria secondo la data di iscrizione.
Se siete una scuola anche paritaria, avete diritto a scegliervi un docente per il sostegno, comunicarne il nominativo all’Ufficio Scolastico Regionale, e pretendere dallo stesso Ufficio il pagamento, come per gli altri docenti.

Mia figlia deve frequentare la scuola superiore e oltre al sostegno ha bisogno di un educatore per supporto. Come devo muovermi per fare richiesta dell’educatore?

Se la Regione ha stabilito che gli assistenti di cui all’art 13 comma 3 della legge n. 104/92 per la scuola Secondaria di secondo grado vengano assegnati dalla Regione, dovete immediatamente chiedere o far chiedere dalla scuola alla Regione; se invece la Regione ha delegato un altro ente, ad es. la stessa provincia o il Consorzio dei Comuni, la richiesta va indirizzata a questo ente.

Avrei bisogno di qualche chiarimento in merito ad una situazione creatasi nell’istituto di scuola primaria dove mia figlia frequenta il secondo anno. Nella scuola, che fa tempo pieno, sempre dello stesso paese, in una quarta c’è un alunno con sindrome autistica che è senza insegnate di sostegno (questo perché il suo insegnante dell’anno scorso purtroppo è venuto a mancare e dicono di non riuscire a trovare un sostituto); dal 9 gennaio, il DS, senza preavviso, ha trasferito l’insegnante di matematica/scienze/geografia/motoria dal nostro istituto a tempo normale a quello a tempo pieno,  dando a questa maestra un incarico forse non suo …. il sostegno!! Ma il problema è che a metà anno non credo sia giusto e possibile legalmente trasferire un insegnante di quest’importanza per le classi seconde … solo per scelta personale!! Senza informare i genitori e figli delle classi seconde che si ritrovano spiazzati!!! E la continuità didattica? E quel povero bimbo che viene strapazzato da inizio anno???

È vero che la normativa assegna al Dirigente Scolastico il potere di assegnare i docenti alle classi, ma è pur vero che il principio della continuità didattica è egualmente presente nella normativa e costituisce, a nostro avviso, un limite ai poteri del DS quando sono in gioco i diritti di alunni.
Pertanto vi consigliamo di rivolgervi al responsabile regionale per l’inclusione scolastica.
Se non riusciste a risolvere tramite l’intervento del referente regionale, che potrebbe anche aiutare la scuola a trovare il docente per il sostegno, non vi resterebbe che rivolgervi ai sindacati-scuola o alla Magistratura.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola media. Quest’anno mi è stato affidato in prima un ragazzino certificato che ha grossi problemi comportamentali che lo portano ad allontanarsi e a mettersi in situazione di pericolo. Purtroppo io e le altre due figure di sostegno che lavorano con me su di lui non abbiamo ricevuto un adeguato supporto innanzitutto dalla psichiatra, che ha fatto una diagnosi piuttosto approssimativa e che dietro nostra insistenza non è venuta a fare un’osservazione a scuola né ha mandato qualcuno per conto suo a farla. La famiglia è in difficoltà, la madre è l’unica che riesce a gestire un pò di più il ragazzino, lei sostiene che il figlio ha lo spettro autistico (anche io ho notato dei tratti caratteristici ma non figura nulla sulla diagnosi). A casa il bimbo passa ore ed ore davanti al televisore o sul tablet a guardare i suoi cartoni animati preferiti. A scuola non vuole entrare in classe, scappa, è salito sul tetto e su un ballatoio non protetto delle scale. Io ho fatto presente a tutti, psichiatra, genitori, colleghi e dirigente la pericolosità di certi comportamenti problema che il bimbo mette in atto. Nessuno pare preoccuparsi. Ho chiesto espressamente alla dirigente di mettere in sicurezza alcuni punti della scuola che, quest’anno con la presenza di questo alunno, sicuri non sono; lei ha detto che avrebbe contattato il comune ma ha minimizzato la mia preoccupazione. Le ho anche detto l’importanza di coinvolgere tutto il personale della scuola con un preciso piano di intervento in caso di necessità con il bimbo, che è a carico dell’intera scuola e non solo delle figure di sostegno. Spesso noi siamo fuori dalla classe e i colleghi curricolari nemmeno si chiedono dove siamo e cosa stiamo facendo. La dirigente propone come soluzione il contenimento fisico; io mi rifiuto di farlo, non è un metodo educativo, non sarei nemmeno in grado e soprattutto con questo ragazzino è deleterio, diventa aggressivo all’ennesima potenza, tira calci, pugni, morsi, urla ed è difficile calmarlo. Certi comportamenti problematici vanno compresi e prevenuti a mio parere.
Vorrei avere dei chiari e semplici rifermenti normativi su ciò che noi figure di sostegno, tutti i docenti di classe, i bidelli, la dirigente dobbiamo o non dobbiamo fare, specie in quelle situazioni di reale difficoltà (nello specifico qualcosa che indichi come il contenimento fisico è da evitare) e fin dove arriva la responsabilità di ognuno di noi.

In merito al quesito posto, ci siamo rivolti, in quanto esperta nel campo dell’autismo, a Donata Vivanti, vice-presidente della FISH.
Scrive Donata Vivanti, Responsabile gruppo scuola di FISH:

“Gentile prof.ssa,
la ringrazio per averci contattato. Lei ha ragione su tutto, è un peccato che la scuola non sappia valorizzare e talvolta nemmeno comprendere le risorse di cui dispone al suo interno. Una persona della sua sensibilità e lucidità di giudizio sarebbe ancora più preziosa se adeguatamente formata ad affrontare le situazioni come quella che descrive e considerata un valido sostegno innanzi tutto per i colleghi e il personale della scuola in generale, dirigenti compresi. Purtroppo nemmeno le neuropsichiatria infantili dispongono di una formazione adeguata, poiché si tratta di conoscere strategie di tipo comportamentale che hanno una valenza prettamente educativa. I neuropsichiatri e i medici in generale (lo dico sulla base della mia formazione di medico) non hanno le basi per comprendere e mettere in atto strategie di tipo educativo. Gli psicologi possono essere dotati di competenze di base più adeguate, ma sono pochi nelle ASL e in Italia generalmente poco esperti di psicopedagogia.
Per venire agli aspetti relativi alla violazione dei diritti dell’alunno, la Convenzione ONU sui diritti delle Persone con disabilità, che è legge in Italia dalla ratifica avvenuta con legge 18 del 2009, proibisce il contenimento, sulla base del Principio generale di rispetto della dignità intrinseca di ogni persona (Art.3 (a), e dell’articolo 17, che ribadisce che ogni persona con disabilità ha diritto al rispetto della propria integrità̀ fisica e mentale, su base di uguaglianza con gli altri, indipendentemente dal livello di sostegno necessario (Preambolo, (J)), una frase quest’ultima che viene usata nella Convenzione ONU per indicare la gravità della disabilità.
Inoltre l’Articolo 14, Libertà e sicurezza della persona, impone di garantire che le persone con disabilità godano del diritto alla libertà e alla sicurezza personale, su base di uguaglianza con gli altri (ovvero, non siano trattate diversamente dalle altre persone, in questo caso dagli altri alunni, per i quali non credo sia considerato accettabile esercitare la contenzione fisica); l’Articolo 15 stabilisce che nessuno può  essere sottoposto a tortura, a pene o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti (e la contenzione, per questo alunno, sembra essere una forma di tortura, viste le sue reazioni, oltre a configurarsi senza dubbio come un trattamento degradante); l’Articolo 16 impone di proteggere le persone con disabilità… contro ogni forma di … violenza e di abuso (la contenzione fisica lo è). Inoltre l’articolo 7, Minori con disabilità, impone di garantire il pieno godimento di tutti i diritti umani e delle libertà̀ fondamentali ai minori con disabilità. Infine l’articolo 5, Uguaglianza e non discriminazione, impone di adottare “accomodamenti ragionevoli”, ovvero “le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo, adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà̀ fondamentali” (Art. 2, Definizioni). La messa in sicurezza della scuola è quindi doverosa e, in prospettiva, utile per tutti gli alunni.
Inoltre, come lei ha ben compreso, la contenzione fisica non solo costituisce una violazione dei diritti dell’alunno, ma è anche una pratica controproducente, poiché peggiora i problemi di comportamento e a breve e lungo termine. Non solo infatti scatena reazioni violente, immediate, che lasciano capire quale sofferenza costituisca per l’alunno la contenzione, ma a lungo termine renderà sempre più difficile l’accoglienza e la permanenza dell’alunno a scuola, aumentando i comportamenti di fuga e l’esclusione dalla classe. Se in casi come questo può essere necessario un percorso di inclusione graduale nella classe, questo percorso dovrebbe essere condiviso con gli insegnanti di classe e con la famiglia, sempre con l’obiettivo di inserire l’alunno nella classe e in un percorso di crescita insieme ai coetanei. Non ho parole per il (purtroppo comune) comportamento dei docenti curricolari che si lavano le mani dell’alunno, contravvenendo al loro dovere di insegnanti. Anche loro avrebbero bisogno di una formazione molto più approfondita sulla disabilità, se non altro per acquisire le competenze necessarie a costruire insieme un percorso d’inclusione che in nessun caso può infrangere i diritti dell’alunno e prescindere dalle sue necessità.
Mi chiedo inoltre quale insegnamento possa dare agli altri alunni una scuola che ignora la dignità intrinseca di ogni essere umano, indipendentemente dalle sue condizioni; essa viola i diritti umani dei più vulnerabili e li espone a trattamenti degradanti, come la contenzione. Non sono certo gli apprendimenti accademici l’obiettivo principale dell’istruzione, ma la costruzione di cittadini giusti e solidali.
Mi auguro che la mia risposta possa aiutarla a far valere il suo sacrosanto punto di vista, e incoraggi la dirigenza ad avviare un adeguato percorso di formazione utile a prevenire i comportamenti problematici, piuttosto che a sanzionarli. Formazione peraltro utile per gestire tutti gli alunni in difficoltà, non solo gli alunni con disabilità comportamentali.”

Chiedo  informazioni per la redazione del PEI di un’allieva ipovedente affetta da retinite pigmentosa (primo anno di un Istituto di Formazione professionale).
Le difficoltà riguardano soprattutto la disciplina informatica: l’allieva non è in grado di seguire il programma della classe (es. l’utilizzo di word prevede la formattazione,…). A seguito di ciò si potrebbe decidere per la stesura di un PEI differenziato che , però, non porterebbe all’acquisizione della qualifica ma solo ad un certificato di competenze.
Mi potrebbe dare un supporto relativamente alle procedure da mettere in atto nel supporto degli allievi ipovedenti che non possono acquisire certe competenze disciplinari a causa del deficit visivo?

L’efficace utilizzo del computer e degli strumenti informatici, intesi come ausili, costituisce uno degli obiettivi fondamentali per gli studenti ipovedenti.
Se la studentessa mostra difficoltà in informatica, questo fatto non può costituire il motivo per passare ad un PEI differenziato. Provate da un lato a personalizzare l’intervento didattico, procedendo in modo graduale e dando tempo alla studentessa di familiarizzare con il computer e con le opportunità che esso offre, dall’altro a “modificare” lo strumento, affinché per la studentessa sia maggiormente accessibile.
Potreste rivolgervi ai CTS territoriali sia per avere informazioni pratiche sia per richiedere la configurazione del computer, l’installazione di software e l’adozione di particolare strumentazione, ovvero ausili, lavorando, al tempo stesso, sul potenziamento dell’autonomia. della studentessa.

Sono la mamma di una bimba certificata con anomalia genetica ritardo motorio e cognitivo.
Tra poco dovremo iscrivere alla scuola primaria nostra figlia, anche un altro bimbo che uscirà dalla scuola dell’infanzia (certificato spettro autistico) verrà iscritto per lo stesso tempo scuola di nostra figlia (di solito viene formata una sola sezione per questo tempo scuola).
Volevo sapere se è possibile mettere due bambini certificati nella stessa classe? Quali tutele hanno?
Noi genitori che potere abbiamo nella scelta dell’insegnante di sostegno?

Gli alunni certificati con gravità ai sensi dell’art 3 comma 3 della legge n. 104/92 hanno diritto di precedenza ad iscriversi alla scuola; in tal caso la classe non può avere più di 20, massimo 22 alunni in totale; non ci sono limiti attualmente all’iscrizione di due bimbi con disabilità nella stessa classe, a meno che il Consiglio di Istituto abbia deliberato in tal senso prima della data di inizio delle iscrizioni.
Alla classe alla quale saranno iscritti i due bambini verranno assegnati, per ciascun alunno, un docente per il sostegno, in base alle ore indicate nel PEI elaborato all’inizio dell’ultimo anno di scuola dell’Infanzia. Il docente di sostegno viene scelto dall’amministrazione scolastica fra i docenti specializzati in servizio (se di ruolo) oppure fra docenti a tempo determinato, scorrendo le graduatorie, in base al rispettivo punteggio. Se conoscete qualcuno nella scuola, potete chiedere al D.S., ma non è detto che la vostra richiesta sia accolta.
Oltre al docente specializzato, per ciascun bambino vengono predisposti, come alla scuola dell’Infanzia, i documenti previsti, ovvero il PEI, elaborato per ogni anno scolastico dal gruppo di lavoro, GLHO (insegnanti della classe, specialisti Asl, genitori) e, nei tempi previsti, l’aggiornamento del PDF (Profilo Dinamico Funzionale).

Sono un’assistente all’autonomia e alla comunicazione che lavora presso una scuola secondaria di primo grado. Seguo un ragazzo con un ritardo mentale gravissimo (non valutabile). Vi avevo scritto all’inizio dell’anno scolastico per la difficoltà nella gestione dei comportamenti violenti del ragazzo. In sinergia col docente di sostegno abbiamo lavorato su una fase di accoglienza per il benessere del ragazzo in questione. Purtroppo i comportamenti violenti anche se sono diminuiti non sono scomparsi, in quanto il ragazzo li mette in atto quando è stanco, quando ha malesseri fisici (ciò accade spessissimo a causa della sua patologia) o quando è oppositivo. Ovviamente abbiamo lavorato sulla gestione di tali comportamenti. Adesso vi scrivo perché è stato vinto un ricorso in merito alla mia figura professionale (25 ore, prima ne facevo 18). Considerate le difficoltà della gestione del ragazzo ( abbiamo sempre lavorato in compresenza con l’insegnante di sostegno per garantire la tempestiva gestione dei comportamenti problematici e per evitare che il ragazzo possa ferirsi a causa dei comportamenti autolesionistici che ha strutturato nel corso della sua vita) mi chiedo come possa tutelare adeguatamente il ragazzo e me stessa trovandomi potenzialmente da sola con lui ( purtroppo ci troviamo costretti a lavorare spesso fuori dalla classe per tutelare il gruppo-classe dagli atteggiamenti violenti e aggressivi che manifesta, ad es. morsi). Purtroppo non credo che la scuola mi possa affiancare del personale di supporto al di fuori delle 18 ore dell’insegnante di sostegno.
Chiedo a Voi come io possa essere tutelata legalmente (posso/ devo rimanere da sola considerate le specificità?) e come dovrei comportarmi durante la scopertura delle ore in cui mi troverò da sola col ragazzo (considerato che non sempre è possibile andare in classe perché il ragazzo si oppone e non posso certo costringerlo prendendolo in braccio e scatenando la sua aggressività!) per evitare di non poterlo tutelare adeguatamente evitando che possa farsi/farmi male. Comprendo perfettamente che il problema è relativo ad una gestione pratica ma mi preme capire se la mia posizione è a rischio e, in caso affermativo, come gestire la situazione (deve essere la scuola, il comune o la cooperativa a prendersi carico della gestione del problema o riguarda esclusivamente me?).

Premesso che non esiste la condizione di “non valutabilità”, e lo ha affermato la normativa italiana riconoscendo e tutelando il diritto allo studio di tutti gli alunni, indipendentemente dal loro funzionamento, come lei sa, l’assistente svolge la sua attività lavorativa in presenza del docente in servizio (sia esso di sostegno o incaricato su posto disciplinare). Ne consegue che durante le ore in cui lei presta servizio, deve svolgere tale tempo in classe, alla presenza del docente.
Sulla gestione dello studente deve intervenire il docente curricolare, che non può delegare tale gestione esclusivamente a lei.
Infine è opportuno aggiungere che è quanto mai necessario avviare, da subito, un percorso di graduale presenza nella classe, in modo che lo studente si abitui a stare con i compagni.

Sono la mamma di un bimbo di 6 anni, non vedente dalla nascita che il prossimo settembre inizierà a frequentare la scuola primaria dopo un anno di prolungamento della scuola dell’infanzia.
Nel nostro paese non esiste il tempo pieno e dovendo io riprendere il lavoro ad orario completo (l’azienda non mi concederà nessuna riduzione) ho fatto richiesta in alcune scuole dei paesi limitrofi, finora ho ricevuto solo risposte negative visto che prevedono una sola sezione di tempo pieno per il prossimo anno scolastico… è possibile che non esista una possibilità per uscire da questa situazione?

Premesso che è bene che il bambino segua il percorso con i suoi compagni, tanto che la stessa normativa ha più volte richiamato sul fatto di evitare i trattenimenti alla scuola dell’Infanzia, ogni scuola, prima di organizzare le sezioni di scuola Primaria, dovrebbe consultare i genitori in merito alla loro preferenza per il tempo-scuola. Da quanto scrive, la scuola da lei contattata non offre questo servizio.
Ora, l’art 3 comma 3 della legge n. 104/92 stabilisce che le persone con disabilità grave accertata hanno diritto di precedenza nell’accesso ai servizi previsti dalla stessa legge-quadro, principio che viene solitamente interpretato in riferimento ai servizi gestiti nell’ambito dello stesso comune di residenza. Quindi se ci fosse una scuola a tempo pieno nel vostro Comune avreste sicuramente diritto alla precedenza; per le scuole a tempo pieno gestite da comuni vicini, potreste provare a chiedere il rispetto della precedenza dal momento che nel vostro Comune non ci sono scuole a tempo pieno (domanda: non si capisce il rapporto 1:4 da lei descritto; perché mai un bambino, da solo, occuperebbe il posto di ben quattro alunni?)
Lo stesso dicasi per la richiesta di assistenza all’autonomia e alla comunicazione, che viene garantita dal Comune di residenza, a meno che i due comuni non concordino in proposito delle agevolazioni a favore dell’interessato non residente.
Per le ore pomeridiane potreste provare a chiedere se esiste un centro educativo gestito dal vostro comune o da un’organizzazione di volontariato e se il Comune si accolla la spesa della frequenza di vostro figlio. Infine potreste chiedere l’assistenza domiciliare pomeridiana al vostro Comune di residenza.

Sono un docente di sostegno della scuola secondaria di secondo grado. Mi si presenta il caso di un alunno accompagnato fino ad ora da certificazione che da’ diritto all’attivazione di un protocollo BES (disprassia). Una volta raggiunta la maggiore età, mentre frequenta il quarto anno, la famiglia presenta un certificato della ASL per deficit cognitivo lieve.
Essendo stata presentata tale certificazione per la prima volta per alunno maggiorenne, che quindi non era mai stato seguito da docente di sostegno (per altro con espresso rifiuto da parte della famiglia), avrebbe adesso diritto ad insegnante di sostegno?

Il diritto nasce siolo se c’è una certificazione dell’ASL o della Commissione INPS dalla quale risulti che l’alunno è certificato ai sensi dell’art 3 comma 1 o comma 3 della legge n. 104/92. Senza tale certificazione la diagnosi funzionale non basta. Con tale certificazione, anche se presentata con ritardo, si deve convocare un GLHO nel quale formulare il Profilo Dinamico Funzionale e quindi il Piano Educativo Individualizzato per l’anno scolastico in corso, indicando, nel Pei, le ore di sostegno da richiedere all’Ufficio Scolastico Regionale.

Sono la mamma di una ragazza di 15 anni di seconda superiore con certificazione, pei semplificato e vorrei sapere il docente di sostegno quando deve portarla fuori in che momenti. A mia figlia piacerebbe molto essere portata fuori dall’aula. Come posso fare?

Le uscite dall’aula, se necessarie, debbono essere concordate nel PEI e debitamente motivate.
Quindi se l’alunna desidera uscire, ciò potrebbe essere segno che in classe non è bene accolta o si trova male; e questo sarebbe indice di cattiva inclusione.

Sono un’insegnante di sostegno in un istituto tecnico, quest’anno seguo il caso di un ragazzo con ritardo cognitivo di media entità, iscritto in una prima. Si è deciso in consiglio di classe, in presenza dei genitori che spingono fortemente per il raggiungimento degli obiettivi di classe, di seguire gli obiettivi minimi per la maggior parte delle materie e obiettivi differenziati per due materie per riuscire se possibile a colmare le lacune accertate.
Ho posto la questione all’ufficio provinciale  che ha affermato la possibilità di  adottare tale modalità per valorizzare le capacità del
ragazzo.
Le vostre risposte  invece dicono che tale modalità non è possibile nelle scuole superiori  perchè porta a risultati legali contrapposti. I genitori possono agire contro la scuola per disattesa degli obiettivi?
Con tale modalità si passa ad una programmazione differenziata? I ragazzi con ritardo cognitivo medio/grave possono conseguire il titolo legale? Ho sempre letto, nelle varie disposizioni, riferimenti al ritardo cognitivo lieve.

Va detto che la condizione di disabilità intellettiva, termine che oggi sostituisce l’espressione ritardo mentale, non preclude il conseguimento del diploma; inoltre nessuna disposizione normativa ha mai fatto distinzioni fra “funzionamento cognitivo” e conseguimento del titolo di studio. Il conseguimento del titolo di studio è legato al percorso svolto. Il conseguimento del titolo di studio è legato al percorso effettivamente svolto, percorso strutturato coerentemente con la condizione della persona.
Per quanto riguarda la scuola secondaria di secondo grado sono previsti, a scelta della scuola ma con precisi vincoli, due possibili curricoli: il primo semplificato o individualizzato, ovvero “riconducibile ai programmi ministeriali”; il secondo differenziato.
Il primo consente, superato l’esame di stato, di ottenere il Diploma, mentre per il secondo è previsto il rilascio dell’attestato. La scelta di una “programmazione differenziata”, tuttavia, non è scelta esclusiva della scuola: il Consiglio di classe deve, infatti, acquisire formalmente il consenso da parte della famiglia (OM 90/2001).
Occorre infine ricordare che l’adozione di una programmazione riconducibile ai programmi ministeriali (o programmazione semplificata) non esonera la scuola dal non tener conto della condizione di disabilità e delle opportunità che la norma prevede; in base dell’art. 16 della legge n. 104/92, il Consiglio di classe è tenuto a “individualizzare” il curricolo, strutturando prove equipollenti che si differenziano da quelle dei compagni per le modalità (esempi: prova scritta invece della prova orale o viceversa, o prova scritta integrata con la prova orale, ecc.) e/o per i contenuti (ad es. domande a scelta multipla, vero-falso, di completamento, ecc.), per l’uso di ausili (dattilobraille, puntatore oculare, tavoletta di etran, ecc.). Tali prove, comunque, debbono mettere l’esaminatore o il docente della disciplina in grado di verificare se l’alunna ha acquisito gli elementi sufficienti rispetto alle singole discipline; tale principio è stabilito nel DPR n. 323/98 art 6 comma 1.

Mia figlia ha seguito una programmazione col Pei per tutto il liceo conseguendo un attestato ora vorrebbe prendere un diploma integrando le materie o comunque conseguire la maturità avendo un diploma a tutti gli effetti in una scuola privata a cui abbiamo chiesto si può fare o ci sono accorgimenti?

Da quanto scrive non precisa se, durante la frequenza del liceo, per sua figlia sia stata adottata una programmazione differenziata oppure riconducibile ai programmi ministeriali; in virtù dell’Attestato conseguito, si deduce che voi abbiate firmato il consenso per l’adozione da parte della scuola di una programmazione differenziata.
Il conseguimento dell’Attestato non compromette la possibilità per gli studenti con disabilità di iscriversi come privatisti e di sostenere gli Esami di Stato per il conseguimento del titolo di studio; in questo caso la scuola predispone “prove equipollenti”, sulla base della programmazione riconducibile ai programmi ministeriali che la scuola dovrà predisporre nel Pei, formulato in base al DPR 24/2/94 e alle legge 104/92.

Sono un’insegnante di sostegno in ruolo. L’alunno con certificazione di disabilità la prossima settimana cambierà casa e quindi si trasferirà… va da sè che non frequenterà più la nostra sede.
Premetto che la nostra segreteria sta ancora cercando di nominare l’ultima insegnante si sotegno su incarico annuale; come potrò essere utilizzata io? Dal momento che nella classe dove è inserito il bambino HC ci sono diversi bambini con difficoltà certificate tramite PDP, potrei rimanere a lavorare nella stessa classe?

Il docente per le attività di sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità.
Per quanto riguarda gli alunni con BES di seconda e terza sottocategoria (utilizzando l’espressione introdotta dalla Direttiva 27/122/2012) non è previsto in alcun caso che alla classe venga assegnato un docente specializzato per il sostegno.
Nel momento in cui l’alunno si trasferirà, da quanto scrive, è probabile che venga utilizzata nella classe dell’Istituto in cui non è ancora stato individuato il docente destinatario dell’incarico per il sostegno.

Vorrei conoscere la normativa riguardo l’utilizzo degli insegnanti di sostegno in sostituzione dei colleghi curriculari  assenti. È lecito utilizzare l’insegnante di sostegno in caso di assenza del docente curriculare della propria  classe?

In relazione al processo inclusivo, le Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità precisano che “l’insegnante per le attività di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente connesse al progetto d’integrazione” (Linee Guida 4/8/2009, Prot. n. 4274). L’insegnante incaricato su posto di sostegno assume, infatti, la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui opera (art. 13, c. 6, della Legge 104/92).
In assenza, dunque, di uno dei due docenti che operano in contitolarità nella classe alla quale sono assegnati, in questo caso in assenza del docente curricolare, il docente per il sostegno non può essere utilizzato come supplente. Per le supplenze, il DS deve attenersi a quanto indicato dal DM 131/07 e dalla Nota Prot. n. 9839 dell’8 novembre 2010.

Vorrei sapere ogni quanto è necessario rifare la diagnosi funzionale e soprattutto se è necessario rifarla all’ultimo anno delle scuole superiori, tenuto conto che all’università non è previsto l’insegnante di sostegno.

La Diagnosi Funzionale viene rivista periodicamente, previa richiesta di aggiornamento all’Asl da parte delle famiglie, in quanto deve essere riconsiderata in base all’evoluzione della persona. L’aggiornamento della Diagnosi Funzionale avviene, di media, ad ogni passaggio di grado di istruzione o in presenza di condizioni nuove sopravvenute.

Sono una musicista iscritta alle graduatorie in terza fascia. Mi è stata proposta  una supplenza fino al 30 giugno su sostegno in una scuola media. Mi hanno specificato che il caso era molto grave  ma non potevo immaginare fino a che punto.
Mi hanno affidato una ragazza di 18 anni paraplegica che non parla e non si muove  autonomamente. Non è in grado nemmeno di formulare un si o un no. Viene alimentata con un procedimento lungo e minuzioso attraverso una valvola nello stomaco e cambiata con un procedimento alquanto faticoso e  pericoloso che prevede la svestizione e il togliere un busto molto particolare. La ragazza soffre anche di crisi epilettiche e noi dobbiamo essere in grado  di metterla in sicurezza fino all’arrivo dell’autoambulanza .
La preside minimizza sulle responsabilità e tutte queste mansioni dobbiamo eseguirle io e la mia collega di sostegno. Vorrei capire quali sono le mie effettive responsabilità e quali sono le reali mansioni che mi competono; questo non tanto perché non voglio assolverle ma perché mi sembrano cose estremamente delicate e pericolose che dovrebbe fare una infermiera specializzata.

I compiti di assistenza alla persona non rientrano nel mansionario del docente, pertanto sia lei che la collega di sostegno non avete titolo per svestire la ragazza dal busto e per alimentarla tramite la “valvola nello stomaco” (si deduce che trattasi di alimentazione via peg).
Per quanto concerne l’intervento sanitario, soltanto il personale che abbia frequentato un apposito corso può intervenire secondo gli accordi siglati fra scuola e famiglia, ovviamente su indicazione precisa dei sanitari.

Sono una mamma con bambini affetti da ipoacusia acuta  bisensoriale. Nel primo caso la bambina di 3 anni è diventata totalmente sorda in un giro di un anno e nel giro di un anno siamo riusciti ad avere un riconoscimento di sordità ma siamo ancora in attesa di verbale 104 , nonostante ciò la scuola ha assegnato una maestra di sostegno x 25 ore settimanali. Il secondo caso è un bambino di 6 anni che frequenta la 1a elementare, purtroppo la sua perdita uditiva è avventa intorno ai 4/5 anni e ad oggi siamo ancora in attesa dei verbali. Abbiamo presentato alla scuola primaria tutta la documentazione ufficiale medica compresa una documento rilasciato dal responsabile del reparto Audiologia del POLICLINICO che accerta la categoria di appartenenza del bambino che è sordo (percentuali di perdita attestati 80% su un orecchio e 90% sull’altro). La scuola ha assegnato inizialmente una maestra x 22 ore ma dal mese di ottobre ha dimezzato le ore da 22 settimanali a 2 a settimana, in una classe di 27 bambini. Il bambino in 1a elementare nonostante gli sforzi e l’impegno constatato dalle stesse insegnanti ha difficoltà e non sappiamo più come fare. Datemi consigli o procedure in quanto i verbali non sono neanche ancora elaborati.

In presenza di una diagnosi di disabilità certificata in base alla legge 104/92 art. 3 comma 3, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 80/2010, afferma che debba essere riconosciuto il rapporto 1:1 (nella scuola primaria corrisponde a 24 ore settimanali, di cui 2 di programmazione).
Per quanto riguarda il numero degli alunni, nelle classi prime delle scuole di ogni ordine e grado, compresa la scuola dell’Infanzia, in cui siano iscritti alunni con disabilità il numero complessivo degli alunni è pari a 20 (art. 5 del DPR 81/2009) con la possibilità di un aumento pari al 10% (art. 4 del DPR 81/2009).
In assenza del riconoscimento, determinato dalle norme vigenti, non resta che ricorrere al Tar.

Sono una docente di sostegno della secondaria di secondo grado, il mio alunno beneficia della 104 per 9 ore di sostegno. Le altre 9 ore le ho a disposizione. Secondo il coordinatore dei docenti di sostegno della mia scuola dovrei stare in classe anche durante le ore a disposizione fino a quando non mi si chieda di fare una sostituzione. Ma è così come dice lui?

È assai strano che, data la carenza di ore di sostegno assegnate dagli USR, ci sia in una scuola un docente utilizzato solo per metà orario su posto di sostegno e per l’altra metà “a disposizione”; per caso, non è che le ore di servizio “a disposizione” coincidano con le ore di potenziamento?
In ogni caso, stante così la situazione, potrebbe risultare opportuno che, in attesa di essere impiegata per altri incarichi nel suo Istituto, lei venga utilizzata nella classe alla quale è stata assegnata, ovvero la classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità; in queste ore potrebbe, coordinandosi con i colleghi, ampliare l’offerta inclusiva per tutti gli alunni, favorendo il processo di integrazione dell’alunno con disabilità.

Sono una docente referente per l’Handicap. Nel corrente anno scolastico, presso la nostra scuola, si sono iscritti due bambini con handicap seguiti dai servizi sociali. Ci sono dei riferimenti normativi che regolamentano i rapporti tra assistenti sociali e scuola?

I rapporti sono quelli tra Ente locale e Scuola; quindi possono partecipare alle riunioni di GLHO, così come partecipano gli operatori sanitari che seguono il caso; ovviamente non partecipano alle riunioni di scrutinio.
È opportuno che quando vengono invitati a delle riunioni lo siano anche i genitori, onde evitare possibili conflitti tra loro. Comunque possono avanzare proposte come tutti, ma non possono imporre decisioni circa le didattiche da seguire, spettando queste decisioni definitive ai docenti.

Sono un’insegnante di sostegno che segue un bimbo per 11h; il bimbo ha una problematica organica con importante disturbo della tiroide tale da inficiare aspetti emotivo-comportamentali. Emerge notevole disturbo della regolazione. Dopo un anno negativo e traumatizzante vissuto in altro plesso del medesimo Istituto, i genitori hanno fatto uno spostamento interno. In meno di un mese e mezzo il bimbo ha fatto dei cambiamenti e miglioramenti incredibili, in primis a livello emotivo e conseguentemente a livello didattico/cognitivo. I genitori hanno ridotto persino la terapia farmacologica perché il bimbo è più tranquillo, sereno e sereno nel venire a scuola. Ora, i genitori in colloquio mi hanno chiesto se potevo rafforzare questo momento positivo del bimbo seguendolo una volta a settimana fuori scuola. Da parte mia propensa e felice nel poterlo fare, potendo gestire in tal modo tempi differenti, più diluiti col bimbo. Dopo averne parlato con la Dirigente, ricevo risposta negativa dicendo che non si può, è contro la legge. Mi domando se sia effettivamente così, essendo in part time e lavorando anche come libero professionista in qualità di psicoterapeuta. Lungi dal proporre alcun tipo di terapia (impossibilitata per codice deontologico e per diversa impostazione); mi domando se un percorso di supporto scolastico per un certo periodo, debba essere vietato!

Se il suo intervento rientra in un supporto scolastico all’alunno come l’aiuto nello svolgere i compiti, allora deve attenersi a quanto le ha indicato, correttamente, la DS; se, infatti, dovesse seguire l’alunno come docente, allora necessiterebbe dell’autorizzazione dell’Ufficio Scolastico Regionale.
Se, invece, intendesse seguirlo come psicologa, ed è autorizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale a svolgere la professione, così come lo sono gli avvocati, gli ingegneri etc, allora può farlo, preferibilmente a titolo di volontariato, e avvertendo la DS.

Sono la mamma di un ragazzo che frequenta la prima media.  In seguito ai tanti problemi  il sostegno,  i docenti, che non  lo seguono, vogliono farmi firmare il Pei senza averlo letto senza aver fatto il glh.  Voglio cambiargli scuola. Tutto bene, d’accordo con il provveditorato, con il nuovo Dirigente.  Mi chiama il provveditorato x dirmi che avevano capito male (scuola elementare) e NON MI POSSONO DARE IL SOSTEGNO. Non ho capito bene perché…. La scuola nuova si trova in un altro comune, adiacente all’attuale e fra le due scuole vi sono 7 km di distanza. Possibile che non si possa cambiare scuola? Ma dove sono i nostri diritti?

In base alla normativa vigente, il PEI viene elaborato congiuntamente a inizio di anno scolastico dal GLHO, composto da tutti i docenti del Consiglio di classe, dagli specialisti dell’Asl e dalla famiglia; pertanto la famiglia, senza aver preso parte al tavolo di lavoro, non può firmare un documento che, di fatto, non può corrispondere ad un PEI. Per quanto riguarda il trasferimento: purtroppo, quando si cambia scuola e si va in un comune diverso, il docente per il sostegno non è obbligato a seguire l’alunno, anche se si tratta di pochi chilometri. Pertanto occorre chiedere all’Ufficio Scolastico Regionale che venga riconosciuto un altro docente; se l’Ufficio Scolastico Regionale si rifiuta, non resta che parlare con il referente regionale per l’inclusione, perché ottenga le nuove ore di sostegno per la nuova scuola e, in mancanza, si fa ricorso alla Magistratura.

Sono un’educatrice professionale che ha in carico un bambino di 12 anni affetto da distrofia muscolare per questo costretto ad utilizzare la sedia a rotelle.
Purtroppo per raggiungre alcuni labortori siamo costretti a movimentare il ragazzo su per le scale perchè la scuola è sprovvista di pedane per la carrozzina.
Se l’educatore professionale per problemi di salute a sua volta non può movimentare il ragazzo è possibile far svolgere il compito esclusivamente alle bidelle?

I collaboratori scolastici, in base all’Allegato A, Area “A”, prestano ausilio materiale agli alunni con disabilità “nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale” anche con riferimento alle attività previste dall’art. 47 del CCNL. Pertanto, in relazione al caso da lei descritto, lo spostamento dell’alunno con disabilità deve essere assolto dai collaboratori scolastici.

Per quanto riguarda le barriere architettoniche, sarebbe opportuno che il DS intervenisse presso le autorità competenti, ovvero il Comune, affinché intervenga prontamente per rendere i locali della scuola accessibili.

Da circa due settimane ho cominciato a seguire a casa una ragazza di 20 anni che frequenta la 5^ superiore in un Istituto Alberghiero. La ragazza ha un ritardo moderato e, oltre al sostegno, le sono stati dati degli obiettivi minimi. Volevo chiedervi, oltre agli obiettivi minimi, ha diritto a compiti in classe semplificati? Perché lei ha gli stessi compiti in classe dei suoi compagni e, con le sue difficoltà, non è in grado di affrontarli, (soprattutto le domande aperte).

Nella scuola secondaria di secondo grado, il curricolo può essere “individualizzato”, finalizzato al conseguimento del diploma, oppure “differenziato”, in questo caso lo studente consegue un attestato.

All’inizio dell’anno scolastico, il GLHO, composto da tutti i docenti del Consiglio di classe, dagli specialisti dell’Asl e dalla famiglia, elabora il Piano Educativo Individualizzato, in cui viene indicato il curricolo adottato per lo studente con disabilità.

La dicitura “obiettivi minimi”, che ultimamente è stata adottata nel Secondo grado, è riferita al fatto che per la studentessa il curricolo adottato è “un programma semplificato riconducibile ai programmi ministeriali”; al di là dell’espressione, di fatto impropria, il Consiglio di classe, in forza dell’art. 16 c. 3 della legge n. 104/92, è tenuto a “individualizzare” il curricolo, strutturando per la studentessa prove equipollenti che si differenziano da quelle dei compagni per le modalità (ad es. prova scritta invece della prova orale o viceversa, oppure prova scritta integrata con la prova orale, ecc.) e/o per i contenuti (ad es. domande a scelta SÌ-NO, con domande successive di richiamo per verificare se la e le risposte precedenti siano casuali o frutto di conoscenza; oppure domande a scelta multipla, ecc.). Tali prove, comunque, debbono mettere l’esaminatore o il docente della disciplina in grado di verificare se l’alunna ha acquisito gli elementi sufficienti rispetto alle singole discipline; tale principio è stabilito nel DPR n. 323/98 art 6 comma 1.

Con l’accordo della famiglia e delle due scuole è fattibile che un disabile molto grave si iscriva presso una scuola secondaria di secondo grado, ma che per problemi di spazi frequenti ancora la scuola secondaria di primo grado?
Mi spiego meglio, il disabile vive una condizione di forte gravità e necessità di un ampio spazio che utilizza in modo quasi esclusivo. La scuola secondaria di secondo grado non dispone di tale spazio, mentre la scuola secondaria di primo grado si.
Se c’è l’accordo tra le due scuole (dello stesso paese) e la famiglia, è possibile che il disabile pur essendo iscritto alla scuola secondaria di secondo grado continui a frequentare gli spazi forniti dalla scuola secondaria di primo grado, affiancato dal docente di sostegno o assistente ad personam forniti dalla scuola secondaria di secondo grado?

A nostro avviso, nelle scuole statali ciò non è possibile; infatti, l’alunno ammesso alla frequenza della scuola secondaria di secondo grado deve frequentarla, avvalendosi dei locali e del personale della scuola. Non sarebbe giustificabile che l’alunno frequenti la scuola secondaria di secondo grado nei locali della scuola secondaria di primo grado, senza i suoi compagni e avvalendosi di docenti e di assistenti e, se necessario per l’assistenza igienica, anche di Collaboratori scolastici della scuola secondaria di secondo grado.
Ancor più impensabile appare il fatto che uno studente ammesso alla frequenza della scuola secondaria di secondo grado frequenti in una classe della scuola secondaria di primo grado.

Leggendo la vostra rubrica ho da sottolineare una grande inesattezza, i collaboratori scolastici anche in possesso dell’art 7 non sono assolutamente tenuti ad imboccare i bambini portatori di handicap
1 perchè il ccnl non lo prevede assolutamente, la dicitura assistenza è riferito ad altro che non è il cibo;
2 l’assistenza che il collaboratore è tenuto a espletare durante il pranzo è di pura e mera sorveglianza in quanto non in possesso delle vaccinazioni dovute per la distribuzione del cibo e altro;
3 l’assistenza richiesta in questo senso, come pure la pulizia igenica del corpo, e strettamente legata alla figura della assistente di base in quanto formato e autorizzato dalla norme legali sia civili che penali.

Quanto scritto nella nostra rubrica risulta corretto. Infatti la Tab. A., allegata al CCNL 2002-2005 e ribadita anche nell’ipotesi contrattuale 2006-2009, quanto ai compiti dei collaboratori scolastici stabilisce per  l’«Area A» che il personale è addetto a compiti di “vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche”; nella stessa tabella, «Area A», fra i compiti del collaboratore scolastico, sono annoverate prestazioni di “ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale” anche in riferimento alle attività previste dall’art. 47.
Il riferimento all’art. 47 significa che queste attività, avendo un carattere specialistico, debbono essere oggetto di un apposito incarico da parte del Dirigente Scolastico e che rientrano nell’area B, area che comprende l’obbligo di seguire un corso di aggiornamento e il diritto di avere un aumento stipendiale che, in base alla sequenza negoziale del 2007, entra a far parte della base pensionabile.
Pertanto se il Dirigente Scolastico dà incarico ad un collaboratore o ad una collaboratrice scolastica di assistere durante i pasti un alunno che non ha l’uso delle mani, e quindi di imboccarlo, questo collaboratore o collaboratrice dovrà frequentare un corso di aggiornamento e  avrà il diritto all’aumento stipendiale. Laddove il collaboratore incaricato si rifiuti di prestare tale servizio senza giustificato motivo (ad es. disabilità ai sensi della l. n° 104/92) o si rifiuti di frequentare il corso di aggiornamento, che è divenuto obbligatorio in forza dell’art. 1 comma 181 lettera c) n. 8 della legge n. 107/2015, il dirigente scolastico potrà procedere ad irrogare sanzione disciplinare e addirittura a denunciarlo per inosservanza di obblighi d’ufficio, come è stato stabilito dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 22786/16.

Sono una mamma che vuole fare il bene di suo figlio e perciò vi chiedo quanto tempo per legge una cooperativa o altri, previa certificazione 104 comma 3 art 3 e diagnosi funzionale, deve erogare l’educatrice in più? Mio figlio di 22 mesi ha una patologia rara, l’osteogenesi imperfetta, che consiste in una fragilità ossea; non ha handicap di altro genere, quindi può fare tutto, ovviamente evitando le situazioni ipoteticamente rischiose dove potrebbe cadere. Il bimbo, a detta del referente comunale e della dott.ssa che ha redatto la prima visita di neuropsichiatria infantile e di conseguenza LS diagnosi funzionale, poteva di frequentare da subito il nido (il bimbo ha avuto una frattura proprio al nido ed è stato ingessato 2 mesi: dal 18 ottobre è guarito e per i medici poteva tornare). Abbiamo portato la diagnosi funzionale ma ad oggi non hanno saputo dirci quando arriverà l’educatrice.

Gli asili nido sono oggetto di un diritto e non di una semplice concessione per gli alunni con disabilità, come espressamente precisato nell’art. 12 comma 1della legge n. 104/92; pertanto, con lettera raccomandata o con un fax, invitate il responsabile dell’asilo nido a garantire la presenza di un assistente per vostro figlio, altrimenti sarete costretti a rivolgervi al TAR con tutte le spese a carico dell’ente gestore dell’asilo.

Sono la mamma di una bimba con disabilità grave riconosciuta con 104/92 art 3 comma 3. Mia figlia frequenta la classe 4 scuola primaria e quest anno ha cambiato classe (non circolo) e tutte le insegnati compresa quella di sostegno. In questi anni è stato comprato del materiale strutturato e non (computer, software) che con l’avvenuto cambio di classe non ha seguito la bambina. L’attuale insegnante ha fatto richiesta di tale materiale ma hanno detto che lo stavano usando altri bimbi con la 104, inoltre alla richiesta di un elenco del materiale comprato e messo a disposizione di mia figlia, hanno risposto che l’avevano perso. Domanda: se il materiale è stato comprato per un alunno non dovrebbe seguire quest’ultimo? Vorrei fare chiarezza su questa storia e non so a chi chiedere, chi stanzia i soldi per questo materiale? Il comune o il provveditorato? L’elenco del materiale se la scuola dice di non averlo a chi posso chiedere?

Probabilmente la segreteria dovrebbe avere notizia dell’acquisto del materiale che dovrebbe essere inventariato e dovrebbe esservi un responsabile della custodia dello stesso.
Normalmente il materiale acquistato per un alunno con disabilità dovrebbe seguirlo per tutta la durata del ciclo di studi; potrebbe esservi materiale anche acquistato tramite una scuola-polo o un CTS e assegnato in uso alla scuola per poi essere riassegnato ad altra scuola, nel momento in cui l’alunno assegnatario ha terminato il ciclo di studi.
Comunque il materiale non è assegnato ad una classe, ma ad una scuola o ad una rete di scuole. Se non è possibile recuperarlo, il Dirigente chieda all’Ufficio Scolastico Regionale oppure ad un CTS, se presente nel vostro territorio, per poterne avere altro.
Se nel computer usato sino ad allora dall’alunno c’erano sofware personalizzati per quell’alunno, se ne può chiedere la duplicazione.

Sono un’insegnante di sostegno presso una scuola media secondaria di primo grado. Seguo un alunno disabile per 18 h settimanali in una terza media. A dicembre deve rifare la visita per l’attribuzione della 104 e del sostegno . Se non dovessero più riconoscergli questo diritto, in che modo verrei utilizzata dal dirigente per il resto dell’anno?

Intanto bisogna attendere l’esito della visita e la comunicazione ufficiale di tale esito alla famiglia; sino a questa data continua a valere la precedente certificazione.
Qualora la nuova dovesse essere negativa, sarà il DS a prendere accordi con l’USR che potrebbe confermarla in quella scuola o assegnarla ad un altro Istituto Scolastico.

Durante l’anno scolastico, in terza elementare, una delle maestre mi dice che mio figlio poteva essere dislessico; lo porto da una neuro psichiatra infantile che dopo vari controlli stabilisce che non lo è. A questa notizia la maestra non è d’accordo, quindi mi dice di riparlare con il medico. La dottoressa a quel punto chiede una relazione scritta con le spiegazioni per cui lei lo ritenesse dislessico: la maestra non ha mai fornito nessuna relazione. La mia domanda è questa: i docenti devono fornire una relazione per la quale l’alunno deve fare i controlli? oppure basta la loro parola? cosa prevede la legge? come mi devo comportare?

Per il riconoscimento della presenza di un Disturbo evolutivo specifico di apprendimento, la normativa vigente, sulla base delle indicazioni della Consensus Conference, attribuisce alle scuole il compito di attivare, dopo aver opportunamente informato le famiglie, interventi tempestivi, idonei per il riconoscimento dei casi sospetti di DSA (l’esito di queste attività non è configurabile come diagnosi); a fronte di “adeguate attività di recupero didattico mirato” e in presenza di persistenti difficoltà, la scuola deve darne comunicazione alla famiglia, la quale liberamente si rivolgerà agli specialisti per chiedere la valutazione. Queste indicazioni, richiamate nelle Linee Guida, sono esplicitate anche nella Nota interministeriale Prot. n. 297 del 17 aprile 2013, siglata dal Miur e dal Ministero della salute. Nella stessa nota è ribadito che è necessario distinguere le difficoltà di apprendimento dal disturbo, compito questo in carico agli specialisti; in ogni caso, sottolinea la nota interministeriale “le difficoltà di apprendimento possono essere superate”, mentre “il disturbo, avente una base costituzionale, resiste ai trattamenti messi in atto dall’insegnante e persiste nel tempo, pur potendo presentare notevoli cambiamenti”.  
In sintesi, se uno specialista afferma e certifica che il bimbo non è dislessico, la scuola deve accettare quanto lo specialista dichiara. Se riscontrano problemi, li documentino adeguatamente, segnalandoli a Lei: in base a tali indicazioni, deciderete voi se sia o meno il caso di chiedere una nuova valutazione.
Consiglio: si potrebbe suggerire ai docenti di provare a cambiare le metodologie didattiche adottate; a volte, infatti, i metodi di insegnamento possono risultare inefficaci per alcuni alunni.

Ho una figlia disabile che frequenta l’ultimo anno di una scuola statale di secondo grado. Il dirigente richiede la reperibilità mia e di mia moglie in casi di criticità scaturiti dal comportamento di nostra figlia.
La nostra disponibilità  negli anni ce sempre stata ma in quest’ultimo anno ci viene richiesto spesso di andare a scuola per cercare di trovare soluzioni. In un ultimo episodio, dopo averci telefonato per avvertici di quello che succedeva e essendo impossibilitati a raggiungere la scuola il dirigente ci ha contattati telefonicamente e con toni aggressivi ci ha convocati a scuola per stilare un protocollo d’intesa. Se vi è possibile dateci un consiglio su come affrontare quanto richiesto dal dirigente.

Purtroppo non è chiaro che tipo di comportamento tiene sua figlia. Se si trattasse di crisi di salute, basterebbe dire al Dirigente scolastico che, invece di perseguitarli tanto spesso, chiami il 118 e così si risolverebbe la situazione.
Se si tratta, invece, di crisi comportamentali, sarà necessario fare un incontro di GLHO con la presenza dell’ASL, ed eventualmente di un medico di fiducia della famiglia, e adottare insieme le misure idonee necessarie (educative o altro, in base alla valutazione che emergerà dall’incontro).
Quanto all’intesa, non sapendo che cosa propone il Dirigente, non siamo in grado di dare risposte; comunque l’eventuale richiesta di ridurre l’orario scolastico non sembra corretta, specie se è contrastabile con specifici interventi (da terapie di carattere psicologico a quelle educative o altro, in base a ciò che indicherà il GLHO).

Sono un’insegnante di sostegno, vorrei sapere se seguendo una programmazione per obiettivi minimi, ci sono dei vincoli per i livelli di apprendimento (base-intermedio-elevato)

Gli obiettivi programmati per gli alunni con disabilità, così come previsto dalla normativa vigente, sono “individualizzati”, ovvero coerenti con il funzionamento della persona e mirano allo sviluppo e al potenziamento delle capacità individuali (art. 12 c. 3 della l. 104/92).
La valutazione, di conseguenza, deve essere coerente con una progettazione individualizzata e il voto che viene attribuito, è espresso non in base a parametri standard, bensì a criteri definiti e coerenti con il Piano Educativo Individualizzato (art. 16 della legge 104/92); il che non esclude che, fra i voti, si possa attribuire 10.

Sono un’insegnante di scuola dell’infanzia vorrei dei chiarimenti circa la frequenza di un alunno disabile al quale sono state riconosciute 25 ore di sostegno. L’alunno frequenta per 40 ore settimanali, pertanto dalle 13.00 alle 16.00 l’insegnante curricolare opera da sola con il bambino disabile e l’intera sezione. Il bambino è autistico,  sulla diagnosi funzionale è specificato che ha bisogno, oltre che dell’insegnante di sostegno anche di un educatore. Nel plesso il pomerigio è presente dalle ore 12:30 alle 15:30 un’assistente su 4 bambini tutti con 25 ore e con necessità di un educatore oltre che dell’insegnante di sostegno. Il bambino che mi è stato affidato non ha raggiunto l’educazione degli sfinteri e frequenta senza pannetto; non comunica, non interagisce con i coetanei, porta tutto in bocca, vuole stare in braccio e tende a scappare fuori dalla sezione. In tali situazioni è difficile garantire il diritto allo studio di tutti i bambini e anche la sola vigilanza. Vorrei sapere come procedere per far si che il diritto allo studio e all’inclusione scolastica del bambino disabile vengano garantiti. Inoltre nel mio istituto comprensivo il primo giorno di assenza sia dell’insegnante di sostegno sia dell’insegnante curricolare non nominano.

Da quanto scrive, nella sua scuola vi è un assistente assegnato a più alunni nella stessa fascia oraria: come è possibile ciò? come può l’assistente trovarsi in più sezioni contemporaneamente, dato che egli viene assegnato ad un solo alunno per volta?
Per quanto concerne l’igiene personale dell’alunno con disabilità debbono provvedere i collaboratori scolastici in forza della Nota ministeriale Prot. 3390/01 e del CCNL del 2005 art 47, 48 e tab. A.
Per le risorse è, invece, necessario chiedere ulteriori ore di assistenza sulla base della Diagnosi Funzionale e del Pei; nel Pei, nello specifico, per ciascun alunno nel PEI di riferimento vanno indicate le ore di assistenza.
In merito alla questione delle supplenze, ovvero al fatto che per il primo giorno di assenza non si provvede a nominare supplenti,   va detto che ciò è previsto dalla L.n. 107/15 e, in forza di tale dispositivo, per le sostituzioni devono essere utilizzati i docenti dell’organico potenziato.

Ho chiesto la certificazione per mio figlio in ritardo ma a furia di pressioni da parte mia e delle insegnanti,  mio figlio frequenta la prmia elementare, siamo riusciti ad ottenerla fino a fine anno scolastico ma la scuola non mi ha assegnato nessun insegnante di sostegno!! Mio figlio ha problemi di apprendimento è iperattività e con problemi di comportamento cosa posso fare?

Anche se con ritardo, appena ottenuta la certificazione dell’art 3 comma 1 o comma 3 della l.n. 104/92, l’alunno ha diritto immediatamente ad avere le ore di sostegno indicate nel Pei e, se queste non arrivano, la famiglia ha diritto a fare causa alla scuola e all’Ufficio Scolastico Regionale per ottenerle.

Sono un collaboratore scolastico in servizio in una scuola secondaria di primo grado. Nella scuola ci sono ragazzi che per problemi di scogliosi o interventi chirurgici alle articolazioni, hanno richiesto alla scuola se i collaboratori possono portare gli zaini nelle classi sia all’entrata della scuola che all’uscita , constatato che questo servizio non è stato considerato come una intensificazione di servizio e quindi non compensata economicamente nel fondo d’istituto , parecchi hanno rinunciato a portare gli zaini ,il dirigente ha richiesto di motivare il diniego al servizio , ritenendo che questa mansione rientra nei nostri compiti nella voce di (servizio di ausilio materiale degli alunni in situazione di temporaneo handicap) ora la domanda è: questi ragazzi sono considerati portatori di handicap? spetta a noi il compito di svolgere questo servizio? se si va ritenuto intensificazione di servizio?

Il CCNL del 2005 agli art 47, 48 e tab. A ha previsto che tutti i Collaboratori debbano accompagnare gli alunni con disabilità dall’ingresso della scuola in classe, senza alcuna retribuzione aggiuntiva, rientrando ciò nel normale mansionario. Accompagnamento ovviamente non significa, come avviene nelle normali visite di cortesia tra ospiti, stare accanto all’ospite o precederlo nell’attraversamento dei locali; ma, trattandosi di persone che hanno dei particolari bisogni, significa sorreggerli, spingere le loro sedie a ruote e, se necessario, prendere per qualche minuto i loro zaini, come fanno di solito quanti ricevono in casa un ospite al quale tolgono di mano il soprabito per appenderlo.
Se ci sono ancora Collaboratori che pretendono una elencazione tassativa nel mansionario delle singole operazioni cui sono tenuti gratuitamente e  di quelle per le quali hanno diritto ad una retribuzione aggiuntiva, ignorando il senso chiaro del CCNL sottoscritto dai Sindacati, allora vuol dire che l’inclusione scolastica sta facendo dei paurosi passi indietro, testimoniati ad es. da quanti sostengono che  “l’accompagnamento ai servizi igienici” (operazione prevista con retribuzione aggiuntiva) dovrebbe consistere nell’accompagnare un alunno tetraplegico sino alla porta del bagno e non accudirlo all’interno dello stesso, proprio perché il CCNL usa il termine “accompagnamento”…

Sono responsabile di plesso in una scuola secondaria di primo grado e vorrei conoscere la normativa in merito alla sostituzione degli insegnanti di sostegno. Il caso in cui ci troviamo a operare è quello di un alunno autistico grave che tende a scappare dall’aula e che necessita di un’attenzione individualizzata e costante. In caso di assenza del docente di sostegno risulta pertanto impossibile all’insegnante di classe farsene carico contemporaneamente alla gestione della classe stessa. Nella scuola è presente un altro insegnante di sostegno che segue ben tre casi e non pare corretto lasciare questi ragazzi senza il loro insegnante, salvo situazioni emergenziali. D’altro canto chiedere alla famiglia di tenere a casa l’alunno con grave disabilità lede il suo diritto alla frequenza e mette in difficoltà la madre. Qual è il modo corretto di procedere, supponendo che l’assenza dell’insegnante duri pochi giorni e non sia possibile procedere alla nomina di un supplente?

Il Ministero ha stabilito che dopo il primo giorno di assenza deve essere nominato un supplente; c’è anche una vecchia decisione della Corte dei conti che ha affermato che non nominare il supplente può costituire l’illecito di interruzione di un pubblico servizio.

Mia figlia, che frequenta le elementari e ha la 104 art. 3 comma 1, per le gite paga tutta la quota? o solo il trasporto?

Gli alunni con disabilità partecipano alle gite pagando, come i compagni, la propria quota per intero; nulla invece debbono pagare per l’eventuale accompagnatore.

Sono una docente di sostegno di un istituto professionale,
le scrivo per  sapere se un alunno che accede all’esame di stato per conseguire un attestato di competenze in quanto ha seguito una programmazione differenziata per tutto il suo percorso scolastico alle superiori, è tenuto a pagare la tassa di 12 euro per il rilascio del diploma.

Solo se di famiglia disagiata in base ad un certo reddito, si ha il diritto di non pagare la tassa scolastica statale per gli esami secondo quanto previsto dall’art 29 della l.n. 118/1971.

I bambini con L.104 pagano eventuali spettacoli teatrali e corsi (musica, inglese, motoria) che si tengono a scuola in orario scolastico?

SI, come tutti i compagni. A meno che non versino in disagiate condizioni economiche, in forza delle quali, agli alunni con e senza disabilità, talora la scuola concede delle agevolazioni.

Mio nipote, che ha 5 anni, ha un piccolo problema: è un bambino con disabilità con autismo di frequenza lieve. Va a scuola. C’è l’insegnante di sostegno. Il bambino non sa parlare. Non sa dire quando deve andare al bagno; e quando deve fare la cacca chiamano la mamma, che poi se vede la mamma, piange. Cortesemente, di chi è la competenza: della scuola o della mamma?

L’assistenza igienica agli alunni con disabilità spetta ai bidelli (collaboratori scolastici); ciò in base alla Nota ministeriale prot n. 3390/01 e al Contratto collettivo nazionale di lavoro del 2005 art 47, 48 e tab. A.
Quindi dite al Dirigente scolastico che provveda subito a dare tale incarico a un bidello e a non disturbare più la madre, perché è compito della scuola provvedere a questi compiti.

Sono un’insegnante di classe di scuola primaria. Avrei bisogno di un chiarimento in merito alla formazione di gruppi utilizzando anche la figura dell’insegnante di sostegno. Noi vorremmo alternare la gestione dei gruppi, quindi capiterà che l’alunno diversamente abile rimanga con l’insegnante di classe nel suo gruppo e viceversa. L’insegnante di sostegno ci dice che non è possibile perché deve seguire l’alunno che le è stato assegnato. Premetto che anch’io sono specializzata e mi sembrava bello non delegarle sempre il bambino.

Da un punto di vista formale tutti i docenti della classe, sia quelli incaricati su posto comune che quelli incaricati su posto di sostegno, sono responsabili di tutti gli alunni della classe.
Peraltro la costituzione di gruppi eterogenei offre molteplici possibilità di apprendimento, favorisce la socializzazione e contribuisce alla realizzazione di una scuola inclusiva: si tratta di una modalità da incoraggiare e promuovere. L’alternanza della gestione dei gruppi è bene che preveda, come da lei ipotizzato, che l’alunno con disabilità si trovi sempre con il suo gruppo, pertanto una volta con lei, docente di posto comune, e una volta con la collega di sostegno.

Sono una collaboratrice scolastica che ha il compito di assistere una bambina di 13 anni disabile al 100% in carrozzina, la bambina non ha il controllo dello sfintere perciò devo cambiare il pannolino più volte al giorno, fin qui nessun problema, i genitori hanno avanzato la pretesa di educare la bambina all’uso del water costringendo noi collaboratori a lasciare la bimba per molto tempo sul water fin quando non fa pipì ( che non fa mai) poi prenderla di peso ( circa 60 kg) e metterla sul lettino per il cambio del pannolino, per me diventa un lavoro enorme con il rischio di farla cadere e tra l’ altro obbligare la bimba a fare cose che non riesce a fare, la domanda è: spetta a me educare il disabile all’autonomia delle funzioni corporali? Mi possono obbligare a sollevare e spostare una bambina così pesante?

In forza del CCNL del 2005 – art 47,48 e Tab. A – i Collaboratori scolastici hanno il compito solo di portare gli alunni con disabilità al bagno e quindi pulirli, se sono non autonomi, e riportali in classe; l’educazione all’uso degli sfinteri non rientra nel loro mansionario e non va svolto a scuola.

Sono un’ insegnante della scuola dell’infanzia, quest’anno è stato inserito un bimbo con disturbo dello spettro autistico a cui è stata assegnata la docente di sostegno ma non è stato costituito il gruppo integrato, in quanto la famiglia ha residenza in altra regione.
In questo caso la compilazione del PEi e del PDF spetta alle sole insegnanti e famiglia senza alcun parere medico? L’ unica documentazione in nostro possesso e’ una DF, peraltro poco esaustiva. Inoltre il bimbo avrebbe bisogno di terapia logopedica che la famiglia non può sostenere privatamente. Escludendo che la famiglia possa chiedere la residenza e rivolgersi all’Asl di competenza, ci sono altri enti che possono aiutarci?

La normativa sanitaria prevede che, nell’impossibilità di ottenere una prestazione dalla propria ASL di residenza, si possa ottenere da questa l’autorizzazione di un’altra ASL, la quale addebiterà all’ASL di residenza il costo delle prestazioni effettuate al cittadino (prestazioni che sono di competenza dell’ASL di residenza).
I genitori devono pertanto chiedere l’autorizzazione alla propria ASL di residenza per poi consegnarla alla ASL territorialmente competente per la scuola; in questo modo si potranno ottenere le prestazioni necessarie per il minore, come pure, in quanto previsto dalla normativa vigente, la partecipazione degli specialisti dell’Asl alle riunioni di GLHO per la stesura, insieme alla famiglia e ai docenti della sezione, del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo Individualizzato.

Sono un’insegnante di sostegno assegnata ad una classe quinta di un istituto superiore, per 18 ore settimanali, dove al momento
dell’assegnazione era presente un solo alunno certificato. Successivamente a fine ottobre è arrivato un nuovo alunno, con certificazione per il quale non è stato nominato alcun insegnante.Posso io prendere in carico anche tale alunno, redigere eventuale PEI, o i genitori dell’alunno a cui sono stata, precedentemente, assegnata potrebbero reclamare?
Altro questione. Il nuovo arrivato maggiorenne,non ha mai avuto un PEI e qualcuno sostiene che non è possibile farlo al quinto anno.E’ veramente così?

Se al primo alunno sono state assegnate originariamente 18 ore settimanali, non si può ridurre tale numero senza informare la famiglia; se la famiglia non accetta, come è pensabile, la riduzione di tale numero di ore, la scuola deve chiedere all’USR altre ore di sostegno sulla base del Pei del nuovo alunno.
Lei, in qualità di docente assegnata alla classe, è tenuta, insieme a tutti i colleghi del Consiglio di Classe (e quindi anche al nuovo docente di sostegno) e alle altre figure previste (famiglia e Asl), a partecipare alla stesura del Piano Educativo Individualizzato per entrambi gli alunni.
Il Pei, come documento, viene scritto “nuovo” ogni anno; il fatto che nel passato non sia stato elaborato, non esonera il Consiglio di Classe a non predisporlo, in quanto lo studente ha diritto ad avere un PEI, che è lo strumento didattico fondamentale previsto per legge che deve indicare gli obiettivi da raggiungere e le risorse, tra le quali le ore di sostegno, per raggiungerli.
Questo è ribadito dal DPR 24 febbraio 1994, in applicazione dell’art 12 comma 5 della legge n. 104/92, e dall’art 10 comma 5 della legge n. 122/2010.

Sono lo zio di un bambino di 5 anni al quale è stata prescritta una terapia logopedista, psicomotoria e contestualmente L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO.
Premetto che il bambino ha cambiato vari istituti di scuola materna tra pubblici e privati che hanno rispettivamente e letteralmente fatto in modo che andasse via per i “fastidi che provocava”.
In ultimo anche l’asilo al quale è attualmente iscritto, in quanto privato, ha comunicato a mia sorella che non è di loro gradimento la presenza di mio nipote presso la loro struttura.
Mia sorella ha attivato la procedura per la 104.
La mie domande sono:
1) VERRA’ ASSEGNATO L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO A MIO NIPOTE NELLA NUOVA SCUOLA (PUBBLICA OVVIAMENTE)   VISTO CHE L’ANNO SCOLASTICO E’ GIA’ INIZIATO?
2) CHI DECIDE ,QUALE LEGGE NEL MERITO LO STABILISCE E SOPRATTUTTO COSA E’ PREVISTO CHE VENGA FATTO PER MIO NIPOTE?
3) SAREBBE POSSIBILE ASSEGNARLO AD UNA CLASSE DI UNA SCUOLA DOVE E’ GIA’ PRESENTE UN ALTRO BAMBINO CHE NECESSITA’ DI SOSTEGNO VISTO IL PREVISTO RAPPORTO INSEGNANTE – BAMBINO 1 A 2 E QUINDI PRESENTARE LA DOMANTA ALLA SEGRETERIA PROVINCIALE ANZICHE’ ESCLUSIVAMENTE AD UN ISTITUTO?

Affinché venga assegnato un docente per il sostegno, è necessario che l’alunno sia certificato con disabilità, ai sensi dell’art 3 comma 1 o 3 comma 3 della legge 104/92.
Dopo la valutazione, l’equipe, se riconosce il bambino come alunno con disabilità, rilascia alla famiglia il Verbale di accertamento e la Diagnosi Funzionale: documenti che la famiglia consegna alla scuola (in copia).
Il Dirigente Scolastico, ricevuta la documentazione dalla famiglia, chiede le risorse necessarie all’Ufficio Scolastico Regionale.
Quindi appena avrete tale certificazione potreste fare la richiesta alla scuola pubblica facendo presente che, anche ad anno scolastico iniziato, il bambino, una volta certificato fuori termine, ha diritto comunque al sostegno: una cattedra se ha l’art 3 comma 3 (22 ore settimanali), mezza se ha l’art 3 comma 1 (11 ore settimanali). Il bambino potrebbe essere accolto in classi o sezioni in cui sono iscritti altri alunni con disabilità.
Dopo la consegna dei documenti alla scuola, tutti i docenti della classe a cui è iscritto il bambino insieme ai genitori e agli specialisti dell’Asl elaborano, nella riunione del GLHO, il Profilo Dinamico Funzionale (che verrà periodicamente aggiornato) e il Piano Educativo Individualizzato (che viene scritto nuovo per ogni anno scolastico sempre dai docenti della classe insieme alla famiglia e agli specialisti dell’Asl).
È sulla base del PEI, formulato nella riunione di GLHO, che vengono indicate le risorse necessarie per l’alunno.

È lecito che un dirigente scolastico si rifiuti di far partecipare alla stesura del pei durante l’incontro con l’unità multidisciplinare un pedagogista clinico il quale effettua trattamento clinico Pedagogico al mio minore?

Quando i genitori desiderano far partecipare alla definizione del PEI un membro esterno (specialista, esperto di associazioni, ecc.), inoltrano richiesta scritta al Dirigente scolastico il quale, generalmente, autorizza la partecipazione, nello spirito di collaborazione e cooperazione fra scuola e famiglia.
Non esiste un diritto della famiglia di portare esperti di propria fiducia, anche se tutta la normativa invita a favorire l’intesa scuola-famiglia e, pertanto, tale possibilità dovrebbe essere normale.
Nel caso specifico, trattasi di specialista che interagisce con l’alunno, pertanto la sua presenza è auspicabile, proprio perché la coordinazione e la collaborazione sono i presupposti per elaborare una progettazione efficace ed efficiente, alla cui definizione, ciascuno dei partecipanti al Glho, offre il proprio contributo, in base alle specifiche competenze e al ruolo ricoperto (Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, 4 agosto 2009). 
Inoltrate nuovamente richiesta scritta al D.S. richiamando la normativa citata (oltre alla Legge 104/92) e in caso di diniego, chiedete che vi metta per iscritto le motivazioni.

Sono la madre adottiva di una bambina disabile che frequenta la scuola primaria classe 3a; ora il problema che pongo e il seguente: la bambina ha difficoltà nell’apprendimento e nel linguaggio ma soprattutto ha dei comportamenti problematici (tipo lanciare degli oggetti rovesciare banchi mordere l’insegnante) che l’insegnante di sostegno ( ha l’art.3 comma 3 della 104) non riesce a gestire. Ho fatto una richiesta scritta al dirigente scolastico dove si dice di far intervenire a scuola la Terapista che segue la bambina per aiutare la bambina, i compagni e le insegnanti stesse, ma mi è stato detto che non è possibile.

La collaborazione scuola-famiglia è la strategia più efficace per determinare azioni mirate a migliorare, come in questo caso, il comportamento. Dovrebbe essere apprezzata la vostra collaborazione e disponibilità.
Chiedete, come genitori. la convocazione urgente del GLHO o, se già avete predisposto il PEI, chiedete una seconda convocazione con la presenza del Dirigente Scolastico. Esprimete la vostra preoccupazione in merito agli episodi che si sono verificati a scuola e chiedete la presenza della specialista affinché possa, dopo opportuna osservazione, suggerire strategie utili al miglioramento del comportamento della bambina, specificando il tempo necessario. Naturalmente la scuola comunicherà a tutti i genitori della presenza della terapista, che seguirà le indicazioni del D.S. riguardo l’accesso presso l’aula della minore. Presentate, a supporto della vostra richiesta, la sentenza del Tribunale civile di Bologna con la quale è stato autorizzato l’ingresso in classe di terapisti della comunicazione per un alunno con autismo; per estensione tale Ordinanza può riguardare anche la situazione descritta  [Ordinanza Tribunale Bologna 20 dicembre 2013]. In caso di ulteriore rifiuto, rivolgetevi alla Magistratura.

Volevo sapere se l’assistente all’autonomia e alla comunicazione spetta solo ai disabili gravi o anche a quelli non gravi. Nel caso di specie si tratta di una bambina che oltre al  mutismo selettivo, ha un ritardo mentale medio e per questo è stata riconosciuta disabile non grave ai sensi dell’art. 3 comma 1 della legge 104. Il neuropsichiatra sostiene che per avere l’assistente specializzato occorre essere in situazione di gravità ed avere l’art. 3 comma 3 della legge 104. E’ vero?

Nessuna norma subordina la nomina dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione alla certificazione di gravità. La richiesta delle sue ore deve risultare dal PEI, motivata anche, ma non esclusivamente, dalla diagnosi funzionale dell’ASL.
Anche gli ipovedenti, che non hanno l’art 3 comma 3, ma comma 1, hanno diritto all’assistente per l’autonomia.

Sono la mamma di un bimbo di 5 anni affetto da disturbo dello spettro dell’autismo di livello 1 (il più lieve descritto dal DSM V). Il bambino, cui due anni fa è stato riconosciuto lo stato di disabilità grave e dunque il diritto al sostegno scolastico nella sua formula piena, frequenta il terzo anno di scuola d’infanzia, in un ambiente che posso oggettivamente ritenere positivo e sereno, almeno nelle grandi linee.  Purtroppo, queste grandi linee sono state turbate, quest’anno, da un rifiuto, da parte della dirigente scolastica, dell’autorizzazione all’ingresso in classe delle terapiste, che come lo scorso anno avevano programmato, d’intesa con l’analista comportamentale che (privatamente e a nostre spese) lo segue, un breve periodo di affiancamento del nuovo insegnante di sostegno (purtroppo la precarietà scolastica implica anche la non sempre positiva rotazione di queste figure, così importanti nel processo di recupero di questi bimbi). Bene, l’autorizzazione ci è stata negata con la motivazione che i docenti sono già sufficientemente attrezzati, e quindi non si ravvisa la necessità di un affiancamento specialistico. Motivazione che mi permetto di definire faziosa e lacunosa, dal momento che gli strumenti della terapia comportamentale, lungi dall’interferire con quelli della didattica (esclusivo appannaggio del corpo docente), si mettono a disposizione di quest’ultima, e richiedono un aggiornamento costante, che vada di pari passo con i sempre nuovi progressi o (purtroppo per noi) regressi del bambino. A differenza della motivazione generica addotta per il rifiuto (ricavata, tra l’altro, dall’uso improprio e parziale di un report dell’analista comportamentale sopra citata, la quale, pur decantando i meriti oggettivi degli insegnanti, sottolineava la necessità di un affiancamento, anche breve, al fine di coordinare il rapporto scuola-casa), ritengo di poter affermare oltre ogni ragionevole dubbio che detto rifiuto sia dovuto ad alcuni momenti di tensione veirficatisi durante la convivenza tra docenti e terapiste, per ragioni che non posso indagare, ma delle quali ho solo dei “sentito dire”, non trovandomi io in classe.
Ora,  questo quadro – forse sintentico e in parte approssimativo, ma comunque veritiero rispetto alla situazione creatasi –  lo sottopongo a voi con l’intenzione di chiedere se vi siano gli estremi, non voglio dire per impugnare, ma quantomeno per indurre la dirigente scolastica a rivedere la sua decisione, che, con gli elementi al momento a mia disposizione, ritengo lesiva di un preciso diritto di mio figlio, quello all’assistenza specialistica, che nel nostro caso passa attraverso necessari periodi di osservazione del bambino nel contesto classe. Preciso qui che la decisione presa dalla dirigente non è inserita neanche nell’ambito del piano educativo individualizzato, che, alla data di oggi, 21 novembre, non è stato ancora redatto, a causa della mancata convocazione del “gruppo h”, che, se sono bene informata, dovrebbe obbligatoriamente riunirsi prima dell’inizio dell’anno scolastico, e nell’ambito del quale decisioni di questo genere vanno inserite.

Una sentenza del Tribunale civile di Bologna ha autorizzato l’ingresso in classe di terapisti della comunicazione per un alunno con autismo [Ordinanza Tribunale Bologna 20 dicembre 2013].
Faccia richiesta formale al Dirigente scolastico allegando la sentenza e, in caso di ulteriore rifiuto, si rivolga alla Magistratura.

Vorrei sapere qual è il riferimento normativo che stabilisce il numero max di alunni per classe in cui è presente un alunno D.A. che segue il PEI ( in una classe di scuola secondaria di secondo grado).

L’art 5 comma 2 del DPR n. 81/09 stabilisce che di norma le classi prime delle scuole di ogni ordine e grado, e quindi quelle ad esse conseguenti, ove sono iscritti alunni con disabilità non possono avere più di 20 alunni; l’art 4 dello stresso DPR consente, eccezionalmente, l’aumento di tale tetto a 22 alunni e non oltre.

Sono un insegnante di sostegno di scuola secondaria di I grado. Da tre anni sono assegnata per le mie 18 ore ad una alunna, che però frequenta settimanalmente per sole 15 ore. Il dirigente scolastico utilizza le mie tre ore settimanali per farmi effettuare sostituzioni dei colleghi assenti come fossero ore a disposizione e come fossi una docente perdente posto. Nei riki due anni sul mio orario risultava comunque assegnata alla classe in cui era presente la mia alunna. Quest’anno, invece, nel quadro orario definitivo le mie tre ore sono esplicitamente ore a disposizione. È possibile che il ds utilizzino il mio orario in tal modo? Non potrebbe destinarmi per quelle 3 ore a compiti coerenti con il mio ruolo di insegnante di sostegno?

Purtroppo con le difficoltà per nominare i supplenti, i DS le trovano tutte per risparmiare; così, avendo le Sue tre ore in più, la mette a disposizione della scuola per supplenze.
Non è corretto; ma credo che non sia illegittimo.

Sono un’insegnante di sostegno di scuola media. Quest’anno in una classe seconda sono presenti due alunni certificati che, assieme ad altri alunni della stessa classe, non si avvalgono dello studio della Religione Cattolica, ma hanno scelto lo studio assistito. Al momento il docente per lo studio assistito non è ancora stato nominato, e per i due alunni poter essere seguiti in quest’ora dall’insegnante di sostegno (fuori dalla classe) risulta molto proficuo perché hanno la possibilità di svolgere attività di recupero, di prepararsi a verifiche, di migliorare il  metodo di studio, ecc. Mi chiedo, però, se è possibile continuare a prevedere il sostegno anche una volta che arriverà l’insegnante per lo studio assistito che dovrà seguire un gruppetto di 6-7 alunni: in questo caso, anche se il sostegno per i due alunni certificati continuerebbe ad essere molto importante, di fatto si creerebbe una compresenza di insegnanti non curricolari con funzioni simili, e l’insegnante di sostegno non svolgerebbe – per quell’ora – il ruolo di supporto alla classe e non avrebbe quindi alcuna funzione inclusiva…

Per gli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, la scuola organizza attività alternative (CM 316 del 28/10/1987), per le quali vengono utilizzati docenti che, in base alla nota del MEF, non devono essere individuati fra i docenti della scuola già in servizio nella stessa classe.
Nella situazione descritta, essendo particolarmente esiguo il numero degli alunni interessati dall’alternativa ed essendo già in servizio i docenti per il sostegno, si potrebbero ipotizzare due piccoli gruppi eterogenei, condotti ciascuno dal docente per il sostegno. Questa modalità organizzativa consentirebbe di proseguire, approfondendole, le attività di potenziamento, sempre utili per tutti gli studenti. Ovviamente non si renderebbe necessaria la nomina di un terzo docente.

Sono  un operatore di mensa che si occupa della distribuzione pasti in un scuola elementare.
Causa terremoto e relativi piani di evacuazione, sono sorte delle diatribe rispetto al posto che deve occupare una bimba disabile in mensa.
E’ vero che esiste una legge che prevede l’uscita per ultimo dello studente disabile per non intralciare l’uscita degli altri bambini, e che quindi non deve essere posizionato in prossimità della porta, ma in una posizione che permetta agli altri di uscire velocemente? se si quale legge è?

Per quanto riguarda la norma si rimanda alla normativa sulla sicurezza e al DM 26/8/1992. Ogni scuola deve dotarsi di una procedura di evacuazione per condurre fuori dall’edificio alunni con disabilità o alunni che sono temporaneamente impediti.
Il Servizio di Prevenzione e protezione di Pisa e le Linee Guida per la pianificazione dell’evacuazione in edifici scolastici (predisposta dal Comando Provinciale dei vigili del Fuoco di Bergamo, giugno 2000) hanno pubblicato due opuscoli in cui sono descritti i criteri generali: 1) attendere lo sfollamento delle altre persone;
2) accompagnare, o far accompagnare, le persone con capacità motorie o sensoriali ridotte all’esterno dell’edificio;
3) se non è possibile raggiungere l’esterno dell’edificio, provvedere al trasporto del disabile fino ad un luogo idoneo, possibilmente un locale dotato di finestra, in attesa dei soccorsi;
4) segnalare l’avvenuta evacuazione del disabile o l’impossibilità di effettuarla.

Sono Presidente di un Comitato Genitori e rappresentante, per la componete genitori, del GLI. Avrei bisogno dei riferimenti normativi dai quali si evinca che è dovere del Dirigente Scolastico richiedere all’Ente Comunale le ore di assistenza educativa.

Il  Dirigente scolastico è responsabile del buon andamento della scuola e dell’inclusione; egli quindi deve chiedere le risorse necessarie a realizzare il risultato positivo (cfr. Legge 104/92). A parte il riferimento ai compiti del DS indicati nelle Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009, non c’è una norma che stabilisca ciò; ciò è una conseguenza del ruolo e della funzione del Dirigente, rafforzato dalla recente legge di riforma della scuola n. 107/2015.

Premesso che nella scuola in cui insegno sostegno, vi sono molte classi con 2 e anche 3 alunni certificati, spesso gravi, con obbligo di 18 ore di sostegno più ore di assistenza.
Quest’anno il ds, ha intimato di organizzare l’orario scolastico in modo che in classe, in ciascuna ora non ci sia più di un docente di sostegno o assistente. Ha anche imposto che gli alunni con 18 ore abbiano un solo docente di sostegno.  Ebbene questi due vincoli rendono molto difficile organizzare l’orario, e costringono ad impegnare ore di sostegno anche in discipline in cui non sarebbe necessario. Succede anche che nelle ore in cui è più utile il sostegno, ne può usufruire solo uno degli alunni della classe.
E, per ultimo, l’orario di servizio dei docenti diventa un ‘colabrodo’ pieno di buchi.
È legittima questa politica nella formulazione dell’orario delle lezioni?

Premesso che il “sostegno” non è un insegnamento, infatti il docente è incaricato “su posto di sostegno” per le attività finalizzate a promuovere e sostenere l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, va precisato che l’organizzazione delle ore di sostegno devono, prima di tutto, rispondere ai bisogni formativi degli alunni. Principio peraltro stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010, la quale stabilisce che le ore di sostegno sono assegnate ai singoli alunni e non possono essere spalmate a favore di altri; se in una classe ci sono due alunni con disabilità ai quali sono assegnate singolarmente una cattedra ciascuno, tali ore debbono essere svolte dai singoli docenti a favore di ciascuno degli alunni, anche nello stesso orario di servizio.
Le motivazioni a sostegno di una organizzazione, che risponde ai bisogni formativi degli alunni con disabilità, trovano esplicitazione nella progettazione annuale predisposta per ciascun alunno con disabilità (Piano Educativo Individualizzato).
Pertanto se voi ritenete che, sulla base del Pei (L. 104/92 e DPR 24 febbraio 1994), l’organizzazione oraria, per essere efficace e significativa ai fini del processo inclusivo e dei bisogni formativi dell’alunno con disabilità (Linee Guida del 4 agosto 2009), debba essere strutturata diversamente da quanto indicato dal Dirigente Scolastico, dovete sottoporre al DS quanto stabilito dalla Sentenza della Corte Costituzionale insieme a quanto indicato nel Pei e alle motivazioni a supporto.
Solo se altre soluzioni, come quella di questa scuola, sono concordate nei GLHO, allora è possibile derogare al criterio fissato dalla Corte.

Sono un insegnante di sostegno specializzata, con incarico annuale del CSA presso una scuola Primaria, inizialmente mi erano stati assegnati due bambini in classi diverse con 11 ore ciascuno, ora invece mi hanno assegnata ad una delle due classe con la presenza di un bambino certificato con 11 ore dicendomi che ho ventidue ore in quella classe per la presenza anche di un altro bambino Bes con particolari problemi, Ho provato a sollevare il problema chiedendo la giustificazione di quelle ore (anche per la firma dei registri e la compilazione del PEI) e mi è stato risposto dalla Coordinatrice che ho 22 ore sul suddetto bambino disabile e sono” titolare” della classe ( cioè ho contemporaneamente 22 sulla classe) anche qualora le docenti curricolari dovessero assentarsi. Cerco di spiegarmi: mi è stato riferito che io sono titolare in quella classe e quindi la sostituzione delle insegnanti curricolari non costituisce
supplenza.

Da quanto scrive, lei ha ricevuto l’incarico annuale ed è stata assegnata a due classi differenti dall’inizio dell’anno scolastico; a distanza di due mesi, viene spostata su una delle due classi, con evidente “interruzione di continuità educativo-didattica” non giustificata.
Non avendo sufficienti elementi, in base al testo da lei inviato, si profilano due situazioni:
1)       nel caso di interruzione della continuità educativo-didattica, ritenuta fondamentale anche dalla recente legge di riorganizzazione del sistema, la legge 107/2015, vanno tutelati i diritti dell’alunno; per garantire la continuità, infatti, la norma in vigore stabilisce che dopo 20 giorni dall’inizio delle attività scolastiche il docente non può essere spostato di sede (art. 461 del Decreto legislativo n. 297/94); scriva pertanto al Dirigente Scolastico richiamando il Decreto legislativo citato e aggiungendo che, oltre a motivazioni di carattere psico-pedagogiche, l’art. 1 comma 72 della legge n. 662/1996 assicura il diritto alla continuità; e dato che lei si trova nello stesso Istituto, deve essere riassegnata allo stesso caso fino ad oggi seguito;
2)       nel caso di ridefinizione dell’orario, in quanto uno dei due alunni ricorrendo ha ottenuto il rapporto 1:1, in forza di una Sentenza, dica alla famiglia del bimbo che ha ottenuto 22 ore che la scuola ne ha tolte 11 per assegnarle ad un bambino non certificato. Così la madre solleverà il problema anche presso l’Ufficio Scolastico Regionale, perché i bimbi non certificati non possono avere ore di sostegno. In questo caso, per quanto riguarda le supplenze, faccia presente che il MIUR ha stabilito che dopo il primo giorno di assenza deve essere nominato il supplente: si veda, al riguardo, la decisione del Consiglio di Stato, di seguito riportata.
In entrambi i casi, appare quanto mai opportuna la seguente domanda: lei afferma di aver ricevuto l’incarico di variazione dalla Coordinatrice; ora, essendo stata assegnata alle rispettive classi ad inizio di anno scolastico dal Dirigente Scolastico, le è stato consegnato un ordine scritto di modifica dell’incarico e di nuova assegnazione?
– Allegato –
Per il Consiglio di Stato, l’Amministrazione Scolastica non può ridurre le ore di sostegno ad altri alunni con disabilità in caso di sconfitta in un processo per il sostegno
di Salvatore Nocera
Sembra opportuno tornare sulla Sentenza n. 1134/05 del Consiglio di Stato in materia di aumento di ore di sostegno. Tale sentenza oggi dopo la sentenza n. 80/2010 della Corte costituzionale sembra ormai superata in meglio a favore dei diritti degli alunni con disabilità.
È però importante soffermarsi su un aspetto procedurale, trattato preliminarmente dalla decisione ed apparentemente di scarsa importanza rispetto all’esito del ricorso.
L’avvocatura dello Stato, che resisteva all’appello, sosteneva che il ricorso fosse da rigettare poiché non era stato notificato agli altri alunni con disabilità della stessa scuola, che avrebbero dovuto qualificarsi processualmente come “controinteressati; sosteneva infatti l’Avvocatura che, avendo l’Amministrazione scolastica regionale assegnato globalmente alla scuola un certo numero di posti di sostegno, in caso di vittoria del ricorrente, le ore in più a lui assegnate avrebbero ridotto quelle degli altri compagni con disabilità; di qui l’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di notifica ai controinteressati. L’obiezione dell’Avvocatura veniva a legittimare una prassi che si era diffusa a partire dalle prime decisioni con cui i TAR aumentavano le ore di sostegno ad alunni certificati con disabilità grave. Se il Consiglio di Stato avesse accolta questa eccezione processuale avrebbe avvalorato una prassi che sostanzialmente riduceva il diritto dei singoli alunni con disabilità ad un semplice interesse legittimo, cioè tutelabile purché non in contrasto con l’interesse generale che sarebbe stato quello di non aumentare il contingente di ore di sostegno assegnato alle singole scuole.
Il Consiglio di Stato, sulla base della costante Giurisprudenza della Corte costituzionale, ha sostenuto che il diritto alle ore di sostegno è un diritto del singolo alunno costituzionalmente incomprimibile neppure per motivi di bilancio.
Ciò significa che, in caso di vittoria di un alunno, il numero delle ore di sostegno a lui aumentate non possono essere tolte agli altri alunni presenti nella scuola, vantando anch’essi un egual diritto soggettivo. Di qui il diniego della qualifica dei compagni come “controinteressati” e di qui l’ammissibilità del ricorso, che è stato vittorioso per l’alunno ricorrente.
Questa sentenza è comunque ancora arretrata rispetto alla più recente Giurisprudenza dello stesso consiglio di Stato, poiché essa, pur in presenza di un pieno accoglimento del ricorso in appello, alla fine compensa le spese che per il vincitore sono quelle di ben due gradi di giudizio con notevoli spese per consulenze, oltre che di parcelle legali.
Oggi sia i TAR che il consiglio di Stato non solo condannano l’Amministrazione scolastica resistente alla rifusione delle spese, ma anche al risarcimento dei danni patrimoniali e, più di recente, anche dei danni non patrimoniali, trattandosi di diritti fondamentali della persona.
Comunque questa decisione è assai importante per l’aspetto, apparentemente minore, evidenziato, del diniego di considerare “controinteressati” gli altri alunni con disabilità presenti nella scuola. Infatti, a seguito della Sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010 il prossimo anno ci sarà un’alluvione di richieste di ore di sostegno in più e, in caso di diniego dell’Amministrazione scolastica, vi sarà un diluvio di decisioni dei TAR favorevoli ai ricorrenti.
Qualora l’Amministrazione volesse ridurre i danni, riducendo le ore di sostegno assegnate agli altri alunni presenti nella stessa scuola, è avvertita dal Consiglio di Stato che non potrà ricorrere a questa prassi illegittima, pena l’aumento del contenzioso in cui l’Amministrazione risulterà soccombente con condanna a spese e danni.
Le associazioni sostengono da anni che, se l’Amministrazione vuol ridurre notevolmente il contenzioso sul sostegno, deve adoperarsi normativamente e nella prassi a formare obbligatoriamente i docenti curricolari sulla didattica dell’integrazione scolastica, poiché è la presa in carico da parte di questi la vera e principale risorsa per l’integrazione stessa, ferma restando la collaborazione dei docenti per il sostegno.
Però l’Amministrazione sino ad oggi non solo non si è adoperata in tal senso, ma addirittura ha di recente aumentato paurosamente il numero degli alunni per classe, con la concentrazione di più alunni con disabilità nella stessa classe; ciò ovviamente impedisce ai docenti curricolari di prendersi anch’essi cura dell’integrazione degli alunni con disabilità, sia pur con la collaborazione dei colleghi per il sostegno. E così l’Amministrazione scolastica, nel vano ed illegittimo tentativo di ridurre le spese per l’integrazione scolastica, le vedrà notevolmente aumentare a causa del crescente numero di decisioni a sé sfavorevoli.
Come mai il livello politico del Ministero dell’Istruzione ed il Governo non sanno farsi i conti?

Ho saputo per caso che uno specialista del team che seguo mio figlio si recherà a scuola per effettuare un’osservazione durante le lezioni in classe. A noi genitori non è stato detto nulla. Infatti non siamo d’accordo che la psicomotricista vada in classe, perché non l’abbiamo mandata noi. Ora ci chiediamo se è possibile che la scuola possa fare questo senza dirci nulla. Che cosa possiamo fare noi?

Scrivete immediatamente una lettera di protesta al Dirigente scolastico, e se ancora lo psicomotricista non è andato, pretendete che non vada; se è già andato, chiedete subito una riunione di GLHO in cui discutere il caso, chiarendo che senza consenso dei genitori nessuno può sottoporre ad osservazioni  l’alunno.

Sono un’insegnante di sostegno e volevo porvi la seguente domanda: ” Può la titolare di un centro educativo privato e non accreditato partecipare alla riunione del gruppo H?” La legge 104/92 parla di operatori di servizi, ma non specifica se debbano essere solo pubblici o anche privati, accreditati o meno…

Se la famiglia ne fa richiesta e il Dirigente scolastico accetta, allora sì; diversamente non esiste alcun diritto.

Sono il  papà di un bambino diversamente abile che frequenta la 2^ classe della scuola secondaria di primo grado. Mio figlio è, tra le altre problematiche, sordo e ha necessità di essere guidato quando va in bagno e per mangiare.
Fermo restando che ai viaggi di istruzione deve andare l’insegnate di sostegno e l’assistente alla comunicazione (pagata dall’ente locale), come bisogna comportarsi per alimentazione e igiene? Chi deve pensare a tale figura? quale figura presente nella scuola può svolgere tale servizio? in base a quali norme?

Per quanto riguarda le uscite didattiche o i viaggi di istruzione, la partecipazione dei docenti non è obbligatoria: essa è su base volontaria; coloro che danno la disponibilità prendono parte a questo tipo di attività. Pertanto per il docente di sostegno non sussiste alcun vincolo.
Per quanto riguarda l’assistenza all’autonomia personale (alimentazione) può provvedere l’assistente alla comunicazione (salvo diverse indicazioni contrattuali).
Da quanto scrive, il ragazzo deve essere soltanto guidato verso il bagno e non richiede assistenza igienica: in questo caso sarà sufficiente che l’assistente piuttosto che il docente in servizio lo accompagni verso il bagno. Se, invece, si tratta di “assistenza igienica”, allora va prevista la partecipazione del collaboratore scolastico e non dell’assistente, in quanto “l’assistenza igienica e l’assistenza ai pasti” sono di competenza dei collaboratori scolastici in forza del CCNL del 2005 (artt. 47 e 48 e tab. A), in base al quale ai collaboratori spetta l’obbligo di frequentare un breve corso di aggiornamento e il diritto di avere un aumento stipendiale di circa mille euro annui che entrano nella base pensionabile.

Mi sono laureata in scienze della formazione e dell’educazione. Sono un’educatrice. Vorrei sapere se posso lavorare nelle scuole se è si come faccio a presentare domanda e soprattutto a chi rivolgermi.
Mi potete spiegare tutto l’iter per favore?

In genere il personale addetto all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale degli alunni con disabilità è assunto dalle Cooperative le quali, dopo aver ottenuto un appalto dagli Enti Locali, provvedono a collocarlo nelle scuole, in base alle richieste ricevute.
Deve pertanto rivolgersi alle Cooperative del suo territorio, formulando domanda o seguendo le procedure previste per l’eventuale assunzione.

Sono una terapista ABA, vi scrivo per conto della mamma di un bimbo con disturbo dello spettro autistico a cui è stata assegnata insegnante di sostegno per un numero di ore consistenti. Tale famiglia però si è recentemente trasferita in un’altra zona della stessa città e vorrebbe chiedere il trasferimento in corso d’anno ma le hanno detto che perderebbe il sostegno. È vero? In caso non lo fosse, qual è la normativa a cui può fare riferimento per far valere i suoi diritti?

Se un alunno si sposta da una scuola all’altra dello stesso Comune, il docente per il sostegno non può rifiutarsi di seguire l’alunno, poiché tale spostamento di sede non gli rende più gravoso il compito di docente, evitando così un aggravio per l’erario con la nomina di altro docente.
D’altra parte, se il docente è stato nominato per essere assegnato in quella classe in quanto vi era iscritto un alunno con disabilità, che cosa farebbe in quella scuola se l’alunno non c’è più? egli dovrebbe essere restituito all’USR, che potrebbe assegnarlo anche in altro Comune; quindi è più logico che segua l’alunno nello stesso Comune.

Sono la mamma di una alunna di quinta superiore, (104 art 3 comma 3), affetta da malattia genetica rara, EDS ipermobile. Viste le numerose assenze dello scorso anno è stata esonerata dalla frequenza. E’ uscita con la media del sette, nonostante l’insufficienza in inglese. Il preside ci ha consigliato di chiedere l’insegnante di sostegno. Abbiamo ottenuto nove ore. L’insegnante che ci è arrivato però finora ci ha creato solo enormi problemi: la prima settimana di scuola ha sostenuto che non sapeva se la ragazza avrebbe potuto sostenere l’esame di stato, senza addurre alcuna motivazione, nonostante lei non abbia alcun limite cognitivo (QI 142) e finora sia riuscita ad affrontare serenamente la carriera scolastica. Ripreso dal preside adesso sembra aver optato per una sorta di “desistenza”: non tiene al pari la ragazza nei programmi, non le fissa le interrogazioni, non controlla che gli insegnanti attuino il PEI. In compenso la mette in grave difficoltà con gli insegnanti e ancor più con i compagni, continuando a riprenderla per la sua scarsa attenzione (già certificata dalla psicologa), trattandola come una sfaticata se non prende appunti (spesso la malattia le blocca le articolazioni delle mani), rimproverando i compagni che le stanno vicino nel banco, e soprattutto riportando tutte queste a altre “mancanze” ai professori in classe. Questo ha generato uno stato di stress che penso possa ben immaginare. Abbiamo interpellato il provveditorato e ci è stato risposto di rivolgerci al Preside. Il dirigente ci ha ricevuto più volte senza mai fornirci una risposta ma prendendo tempo. Dopo l’ennesimo incontro stamattina in presidenza siamo stati accusati di pretendere dal professore cose che non sono di sua competenza. La mia domanda quindi è:
quali sono nello specifico le competenze dell’insegnante di sostegno?
Può proporre al consiglio di classe di non ammettere la ragazza all’esame, anche se solo con una materia insufficiente?
Noi abbiamo già chiesto due volte al preside di avviare la procedura di rinuncia al sostegno ma ci ha osteggiato in tutti i modi, paventando scenari apocalittici di mancata tutela in sede d’esame. L’altro quesito è: quale ruolo ha l’insegnante di sostegno in sede di esame di Stato? Infine, è possibile che la rinuncia all’insegnante abbia ripercussioni sull’istituto con indagini del provveditorato o simili?

Il docente deve essere “di sostegno” alla crescita in autonomia e sicurezza dell’alunno; in questo caso sta risultando di impedimento.
Proporrei che vi rinunciate o chiedendo la sostituzione con altro docente, che sia in grado di stabilire un “valido rapporto educativo” con l’alunna, oppure di rinunciarvi e basta, chiedendo ed ottenendo che il docente non abbia più rapporti con la ragazza, poiché il sostegno è un diritto ma non è un obbligo.
Eventualmente chiedendo in sostituzione personale addetto all’assistenza per l’autonomia fornito dalla Regione o da un ente cui la Regione abbia delegato questo compito.
Se necessario, colui che assiste l’alunno durante l’anno scolastico può essere nominato dal Presidente di commissione come assistente durante gli Esami di stato; se l’alunno non ne ha bisogno, ciò non avviene.

Vorrei sapere se ad  un ragazzo con  percorso differenziato art. 15 , che faccia esame di stato possa venire assegnato come accompagnatore il suo insegnante di sostegno.

Ciò è previsto sia dal Regolamento sugli Esami di Stato, DPR n. 323/98 art. 6 comma 1, sia dalle annuali Ordinanze emanate dal MIUR sugli esami di Stato nell’apposito articolo che riguarda gli studenti con disabilità.

Sono una docente di sostegno che segue un alunno in prima media , affetto dallo spettro autistico, ho preparato una piano educativo personalizzato con una programmazione DIFFERENZIATA. La mia domanda è bisogna FAR FIRMARE IL CONSENSO AI GENITORI O
Si fa solo nella scuola secondaria di secondo grado?

Il pei differenziato esiste unicamente nella scuola secondaria di secondo grado (art. 15 dell’OM 90/01).
Nella scuola secondaria di primo grado (ex-scuola media), il Pei deve essere “individualizzato o semplificato”, ovvero formulato sulla esclusiva base delle effettive capacità dell’alunno e, se egli mostra dei progressi rispetto ai livelli iniziali degli apprendimenti, deve essere promosso. Ciò è stabilito dall’art 16 comma 2 della legge n. 104/92, che Lei, da docente specializzata, può far presente ai suoi colleghi curricolari affinché lo applichino.

Deroga inizio obbligo scolastico

Deroga inizio obbligo scolastico – La vittoria di Pirro
(TAR Sicilia Sent. 2473/16)

Il Tar Sicilia, Sezione di Catania, con sentenza n° 2473/16 pubblicata il 10/10/2016 ha annullato il provvedimento dell’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia con il quale si rigettava la deroga concessa dal Dirigente Scolastico di un istituto comprensivo ad un alunno con disabilità grave a permanere ancora per un anno in scuola dell’infanzia.

Il TAR ha accolto le motivazioni del ricorso fondate sulla violazione dell’art. 114 comma 5 del Testo Unico D.Lgs. n° 297/1994 e su una interpretazione assai estensiva della Nota Ministeriale n° 547/14 che consentono di ritardare di un anno l’iscrizione alla scuola dell’obbligo per gravi motivi di salute.

Purtroppo né i ricorrenti, né i Magistrati hanno seguito le vicende relative alla formulazione della Nota Ministeriale n° 547/14, di cui mi sono dovuto personalmente occupare al momento della sua prima pubblicazione.

È legittima la permanenza alla scuola dell’infanzia oltre il 6 anno di età?
(Nota 547/14)

Riporto il mio commento alle vicende relative a tale Nota che, se fosse stato acquisito dal Collegio giudicante, probabilmente avrebbe offerto materiali interpretativi opposti alla decisione frettolosamente assunta.

Ciò perché la Nota Ministeriale n° 547/14 riguardava gli alunni stranieri adottati e non “gli alunni affetti da handicap”, come erroneamente riporta la sentenza. Conseguentemente solo per i primi tale nota consente di ritardare di un anno l’ingresso nella scuola dell’obbligo.

Come si legge nella mia scheda n° 462 citata, una prima stesura di tale nota citava la vecchia circolare n° 235 del 1975 che consentiva la stessa deroga anche agli alunni con disabilità, ma dopo le proteste della FISH, la nota a favore degli alunni stranieri adottati è stata ripubblicata (con il numero 547/14), omettendo quell’espresso riferimento a quella circolare, perché ormai abrogata.

Concentrandoci sulla sentenza, se tra i motivi di salute, di cui all’art. 114 comma 5 del D.Lgs. n° 297/1994, si comprendessero anche le situazioni di disabilità, allora quasi tutti i circa 240.000 alunni con disabilità attualmente frequentanti le scuole comuni dovrebbero essere autorizzati a ritardare di un anno l’iscrizione alla scuola dell’obbligo, poiché non hanno ancora acquisito i requisiti per l’ingresso in scuola primaria, contrariamente ai compagni senza disabilità.

Anzi, se si dovesse seguire questa interpretazione meramente sanitaria, c’è da chiedersi perché un solo anno di deroga, dal momento che le situazioni di gravità non potranno mai essere superate neppure in tutta una vita; ed allora è da chiedere ai Magistrati perché non considerare illegittimo il limite temporale di un solo anno, quando questi nostri alunni neppure dopo decine di anni potranno avere acquisito i prerequisiti per l’ingresso alla scuola primaria?

Il MIUR e già prima il legislatore delegato del Testo Unico avevano scritto il termine “motivi di salute, o altri impedimenti gravi” pensando a situazioni transitorie e non permanenti come quelle degli alunni con gravi disabilità; per questo avevano limitato ad un solo anno la possibilità di deroga.

C’è da augurarsi che i Magistrati si ricredano sull’interpretazione troppo estensiva data al termine “gravi motivi di salute” ed i loro Colleghi di altri Collegi giudicanti non ne seguano le orme. Diversamente i genitori di questo alunno, che credono di aver ottenuto una grande vittoria, e quanti altri volessero seguirne l’esempio, si renderanno conto che trattasi di una vittoria di Pirro, dal momento che questa sentenza potrebbe colpire al cuore la logica culturale con la quale da oltre 40 anni in Italia abbiamo una normativa inclusiva. Infatti l’interpretazione di questa sentenza rischia di impedire ai nostri ragazzi con gravi disabilità di poter mai entrare nella scuola dell’obbligo.

Infatti un qualunque medico o ASL non avrebbe difficoltà a certificare che ancora questi alunni non hanno acquisito i prerequisiti per accedere alla scuola dell’obbligo e, coi tempi di riflusso che corrono, anche qualche Dirigente scolastico, basandosi su questa certificazione, potrebbe rigettare l’iscrizione alla scuola dell’obbligo, vedendosi confermato questo suo provvedimento da qualche organo giudicante che segua gli orientamenti di questa infausta sentenza.

22/11/2016

Salvatore Nocera Responsabile dell’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio Scolastico sull’Inclusione dell’AIPD Nazionale


È legittima la permanenza alla scuola dell’infanzia oltre il 6 anno di età? (Nota 547/14)

Il MIUR aveva emanato il 4 febbraio 2014 la nota prot. n° 338 che consentiva agli alunni stranieri adottati di permanere nella scuola dell’infanzia al fine di raggiungere un equilibrio psicologico e apprenditivo per affrontare con successo l’inizio degli studi dell’obbligo. Tale nota era stata richiesta dall’Ufficio Scolastico del Veneto per venire incontro alle numerose giustificate richieste di genitori e di associazioni di genitori adottivi. Purtroppo per giustificare la deroga all’inizio dell’obbligo scolastico al compimento dei 6 anni d’età la Nota citava l’esempio degli alunni con disabilità, per i quali una vecchia C.M. n° 335/75 consentiva tale deroga.

La FISH, ritenendo il riferimento a tale Circolare del tutto impertinente sia per la diversità dei soggetti interessati che per l’abrogazione implicita della Circolare n° 235/75 a seguito della L. n° 53/03 sull’inderogabilità dell’inizio dell’obbligo scolastico, aveva chiesto ed ottenuto dal MIUR la sospensione della predetta nota n° 338/14 (vedi comunicato stampa FISH).

Chiarita la situazione il MIUR ha emanato la nuova Nota prot. n° 547 del 21/02/2014nella quale non si fa più alcun riferimento alla C.M. n° 335/75, mentre si consente eccezionalmente il trattenimento per un solo anno per “alunni che necessitano di una speciale attenzione” ai sensi della Direttiva sui BES del 27/12/2012 e successive circolari applicative.

Ecco il testo della parte dispositiva della Nota:

“Sottolineando la straordinarietà e specificità degli interventi in questione, si invitano le SS.LL. qualora si trovino in presenza di situazioni riguardanti alunni che necessitano di una speciale attenzione -a porre in essere gli strumenti e le più idonee strategie affinché i Dirigenti Scolastici esaminino i singoli casi con sensibilità e accuratezza, confrontandosi – laddove necessario – anche con specifiche professionalità di settore e con il supporto dei Servizi Territoriali, predisponendo percorsi individualizzati e personalizzati.

Solo a conclusione dell’iter sopra descritto, inerente casi eccezionali e debitamente documentati, e sempre in accordo con la famiglia, il Dirigente Scolastico -sentito il team dei docenti -potrà assumere la decisione, in coerenza con quanto previsto dall’art. 114, comma 5 del D.Lgs. n° 297/94, di far permanere l’alunno nella scuola dell’infanzia per il tempo strettamente necessario all’acquisizione dei prerequisiti per la scuola primaria, e comunque non superiore ad un anno scolastico, anche attraverso un’attenta e personalizzata progettazione educativa.”

Per completezza si riporta pure il testo dei primi 5 commi dell’art. 114 del Testo Unico D.Lvo n° 297/94 citato nella nota:

“1. Il sindaco ha l’obbligo di trasmettere ogni anno, prima della riapertura delle scuole, ai direttori didattici l’elenco dei fanciulli che per ragioni di età sono soggetti all’obbligo scolastico, con l’indicazione del nome dei genitori o di chi ne fa le veci.

2. Iniziato l’anno scolastico, l’elenco degli obbligati è confrontato con i registri dei fanciulli iscritti nelle scuole al fine di accertare chi siano gli inadempienti.

3. L’elenco degli inadempienti viene, su richiesta dell’autorità scolastica, affisso nell’albo pretorio per la durata di un mese.

4. Trascorso il mese dell’affissione di cui al comma 3, il sindaco ammonisce la persona responsabile dell’adempimento invitandola ad ottemperare alla legge.

5. Ove essa non provi di procurare altrimenti l’istruzione degli obbligati o non giustifichi con motivi di salute, o con altri impedimenti gravi, l’assenza dei fanciulli dalla scuola pubblica, o non ve li presenti entro una settimana dall’ammonizione, il sindaco procede ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale. Analoga procedura è adottata in caso di assenze ingiustificate durante il corso dell’anno scolastico tali da costituire elusione dell’obbligo scolastico.”

OSSERVAZIONI

Da quanto sopra si evidenzia con chiarezza che, limitatamente ai casi di “motivi gravi” o “motivi di salute” (comma 5 citato), può essere consentita la permanenza per non più di un anno nella scuola dell’infanzia ad “alunni che necessitano di una speciale attenzione”.

Quanto agli alunni con disabilità è da ritenere che i motivi di salute non possono coincidere con la sola situazione di disabilità certificata, poiché, diversamente, quasi tutti gli alunni con certificazione di disabilità avrebbero diritto alla permanenza in scuola dell’infanzia.

Pertanto vale anche per essi, come per tutti, la sottolineatura della nota circa “la straordinarietà e specificità degli interventi in questione”.

È ancora da precisare che, mentre la precedente nota prot. n° 338 del 4/2/2014 attribuiva al collegio dei docenti il potere di deliberare l’ulteriore permanenza alla scuola dell’infanzia, la nuova nota prot. N° 547/14 attribuisce tale compito al capo d’istituto che deve confrontarsi con “specifiche professionalità di settore, con il supporto dei servizi territoriali”, sentito il team dei docenti ed in accordo con la famiglia.

04/03/2014

Salvatore Nocera

Responsabile dell’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio Scolastico sull’Integrazione dell’AIPD Nazionale

FAQ Handicap e Scuola – 58

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

 

Seguo un alunno disabile maggiorenne che chiede di passare da una programmazione differenziata ad una programmazione per obiettivi minimi nonostante il consiglio abbia proposto un programmazione differenziata.   In quanto maggiorenne, deve essere lui a firmare il modulo in cui respinge la proposta del consiglio di una programmazione differenziata o un genitore? Esiste una normativa di riferimento?

Per la scelta tra Pei semplificato (riconducibile ai programmi ministeriali) e il Pei differenziato, atteneteVi a quanto stabilito nell’art 15 dell’O M n. 90/01, e cioè che quando la famiglia chiede il Pei semplificato con il parere contrario dei docenti, esso va formulato; però la famiglia deve essere formalmente informata che, ai soli fini della valutazione, l’alunno non sarà considerato con disabilità e quindi potrebbe anche essere bocciato se non raggiunge gli obiettivi del Pei semplificato.
Quanto alla sottoscrizione, fate pure firmare lo studente; ma siccome è la famiglia che lo ha iscritto, chiedete anche la sottoscrizione della famiglia; in caso di conflitto, che farete risultare a verbale, prevale la volontà dell’alunno se non è nè interdetto e né sottoposto ad amministrazione di sostegno.

Mi è stato assegnato sostegno su un bambino con 104 art 3 comma 3 per 22 ore settimanali alla scuolaprimaria.
Oggi mi viene detto che devo coprire anche un altro bambino nella stessa classe art 3 comma 1  visto che sono sulla stessa classe.
Posso conoscere la normativa? Sul PEI devono essere indicate le ore per cascun bambino?

Dovete informarVi per sapere quante ore sono state richieste dalla scuola all’USR. Se sono state richieste ed assegnate 22 ore, nemmeno un’ora può essere tolta all’alunno per darla ad altri. Gli altri facciano richiesta per avere altre ore. Ciò è chiaramente detto nella l.n. 122/2010 art 10 comma 5.

Sono una docente di scuola primaria che lavora in una classe seconda a tempo pieno. Da diversi anni, per ripetuti problemi oncologici ho la certificazione 104 con gravità. Da quest’anno ho richiesto la riduzione giornaliera, a fronte di 7 ore di riduzione mi hanno sostituita con una collega del potenziamento per due ore, per le restanti ore ci sono state tolte le compresenze e mi sostituisce la collega di classe. Ma il problema che vi voglio sottoporre non è questo.
In classe abbiamo 19 alunni, di cui uno è portatore di handicap, uno è DSA, un’altra è BES e altri tre vivono situazioni famigliari difficili.
In questo contesto, la preside, reggente da quest’anno, ci ha comunicato che un alunno portatore di handicap seguito dalla sua docente di sostegno, a seguito dell’incontro del gruppo GLH e su richiesta della famiglia passerà dalla classe terza a tempo normale alla mia classe seconda a tempo pieno e dopo un periodo di osservazione si farà una rivalutazione per deciderne la permanenza in classe.
Alle nostre rimostranze il DS ci ha concesso altre 5 ore di potenziamento.
La domanda mia e delle colleghe contitolari è : quello che ho descritto è consentito in assenza di un progetto a classi aperte?
Possono in una stessa classe stare due docenti di sostegno e diverse situazioni di disagio?
È possibile in corso di anno scolastico il passaggio da una terza ad una seconda?
Io sono molto dispiaciuta per la situazione che si è venuta a creare perché i genitori del bambino in questione hanno chiesto proprio noi.
Ma loro non conoscono, e non sono tenuti a saperlo, nè la mia situazione personale nè quella della classe in cui vogliono inserire il loro bimbo.

Premesso che è possibile avere in una classe più docenti specializzati con più alunni con disabilità, purché la classe non superi i 20 alunni, in relazione alla questione posta, non è invece consentito il passaggio da una classe ad una precedente. L’alunno iscritto alla classe terza, in sintesi, deve frequentare la classe alla quale è iscritto. Diversa, invece, l’ipotesi di progettare attività a classi aperte, ipotesi che parte da un accordo fra i moduli dei docenti delle classi interessate e finalizzata al conseguimento di specifici obiettivi; il progetto “classi aperte”, infatti, coinvolge tutti gli alunni delle classi interessate e non un unico alunno.
In assenza di un progetto predisposto dai docenti, in questo caso delle due classi, e di una delibera di tale progetto, quanto proposto dal GLHO della classe terza non può trovare applicazione. Parlatene con il Dirigente Scolastico e, se lo ritenete, affrontate la questione con il modulo della classe terza, predisponendo congiuntamente un “progetto” che interessi tutti gli alunni delle due classi.

Mia figlia frequenta la terza media ma ancora non so, precisamente, quali siano gli obblighi della scuola in materia di convocazione e attività del glhi, perchè ho l’impressione che praticamente non esista.

In ogni scuola il Dirigente scolastico ha l’obbligo di costituire il GLHI, di cui all’art 15 comma 2 l.n. 104/92, divenuto GLI ma con le stesse funzioni, ampliate anche agli alunni con DSA e con ulteriori BES (il GLi è stato introdotto dalla CM 8/2013). Il GLI formula proposte e dà pareri agli organi monocratici e collegiali della scuola sui problemi relativi all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità ed altri Bes. Ne fanno parte docenti, genitori e rappresentanti dell’ASL ed Enti locali.

Ho effettuato un cambio di residenza che mi ha portato a cambiare anche l’ASL di pertinenza.
Mio figlio ha la legge 104, per problemi di autostima, con la quale ha avuto un sostegno scolastico fino allo scorso anno, a completamento della 3 media.
A luglio ho effettuato l’accertamento della 104 ma pur avendo il parere del neuropsichiatra infantile, dell’ASL che lo ha seguito, negativo: “.. sono stati raggiunti gli obbiettivi per tanto non si ritiene più necessario che segna una terapia presso un centro..”, mi sono ritrovata con il decreto della 104 ancora in essere (rinnovo e nuova visita per il 2018), e alla mi a richiesta di incongruenza tra la documentazione presentata alla commissione per l’accertamento e il decreto che mi è stato rilasciato, mi è stato detto che è prassi… e che l’usufrutto della legge 104 viene a cadere nel momento in cui non mi presento alla successiva data di accertamento.
La scuola superiore presso cui ho inscritto mio figlio, pur firmando la rinuncia al sostegno, in accordo col neuropsichiatra infantile, con il vecchio docente di sostegno si era stabilito di dare una opportunità a mio figlio di crescere in autonomia,  mi ha richiesto la diagnosi funzionale, mi sono rivolta all’ASL indicatami dalla scuola, e mi è stato detto che devo invece rivolgermi al CAF per espletare una nuova domanda per il sostegno..
Qual è la procedura reale da seguire in questo caso?
La scuola può obbligarmi a richiedere nuovamente il sostegno?
Una eventuale Diagnosi Funzionale di un privato, che valenza può avere?

Se non volete più il sostegno non siete obbligati ad averlo; dovreste però riflettere sull’opportunità di una tale scelta che potrebbe privare Vostro figlio di un aiuto durante il periodo scolastico.
Se invece volete il sostegno, la precedente diagnosi e certificazione di disabilità valgono sino a quando verrà espletata la nuova visita e Vi verrà dato l’esito. L’ASL competente è sempre quella di Vostra residenza e non quella di dove ha sede la scuola. Comunque per questo il medico di famiglia sa tutto.

Sono docente di sostegno di un bambino di 11 anni con gravi problemi di psicomotricità e piede torto, non è autosufficiente nei bisogni primari e deve essere seguito sempre da un adulto, non comunica se non con gesti, frequenta la prima media in una pluriclasse con ragazzi di 1^ e 2^, il bambino soffre molto del fatto che non riesce a comunicare con i propri compagni e ciò lo porta ad aggressività nei loro confronto ed a autoinfliggersi morsi alle mani, la scuola è situata in un piccolo centro per cui non so se sopravviverà come plesso, la madre conoscendo questa situazione ha chiesto negli anni passati di fermare il bambino per 2 anni in modo di non aver l’obbligo di iscriverlo alla secondaria superiore che sono tutte situate fuori dalla sua residenza, non ha mai ottenuto risposte positive a tale richiesta; quello che volevo mi spiegaste è: primo se c’è l’obbligo da parte dei genitori una volta terminata la scuola secondaria di 1° di iscrivere il figlio portatore di handicap grave alla scuola secondaria di 2° fino all’età dell’obbligo scolastico; secondo chi decide se fermare o meno un bambino durante il percorso scolastico obbligatorio.

L’obbligo di almeno dieci anni di frequenza della scuola vale anche per gli alunni con disabilità. Tale obbligo, dopo la scuola primaria e la secondaria di primo grado, può essere soddisfatto per i restanti due anni di scuola secondaria di secondo grado anche nei corsi di formazione professionale oppure con attività di apprendistato. Nessuno può essere esonerato dall’adempimento di tale obbligo.
Per quanto riguarda le manifestazioni di aggressività, se dalla vostra osservazione avete rilevato che essa derivi  da una sofferenza interiore dettata dall’incapacità di comunicare con i propri compagni, provate ad adottare linguaggi alternativi, come ad esempio la CAA. 
Per quanto riguarda la difficoltà a iscrivere il ragazzo in una scuola lontano dalla propria residenza, per evitare inutii bocciature, potete suggerire ai genitori di valutare la possibilità dell’istruzione domiciliare.

Pongo un quesito in merito alla possibilità da parte del consiglio di classe di formulare un PEI già fissato a fine mese per un alunno, attualmente DSA (con PDP dell’anno precedente), che ha richiesto la certificazione H ancora  in corso di approvazione.
Senza la documentazione sanitaria che attesta la completa certificazione H, dobbiamo redarre un PEI o per il momento un PDP?
Nel caso la certificazione dovesse arrivare dopo la formulazione del PDP possiamo redarre un PEI successivamente?

Appare abbastanza strano il fatto che per uno studente con diagnosi di DSA si preveda una certificazione di disabilità, in quanto la normativa DSA stabilisce che la diagnosi, in base a quanto indicato dalla Consensus Conference, viene posta a fronte di “capacità cognitive adeguate” e “in assenza di condizioni di patologie neurologiche e di deficit sensoriali” (L. 170/2010).
Dato che al momento la scuola dispone di una diagnosi che riconosce il ragazzo come studente con Disturbi Specifici di Apprendimento, il Consiglio di classe e la famiglia, e con la partecipazione dello studente, predispongono un Piano Didattico Personalizzato (Linee Guida DSA).
Nel caso dovesse pervenire la certificazione di disabilità in base alla legge 104/92, il consiglio di classe predispone dapprima il Profilo Dinamico Funzionale e, subito dopo, il Piano Educativo Individualizzato.

Volevo sapere se in linea teorica una riduzione oraria delle lezioni, come nel caso di un ragazzo che a causa del suo handicap viene con il pulmino alle 9:00 invece che alle 8:00, è compatibile con una programmazione per obiettivi minimi riconducibile a quella Ministeriale.
Faccio presente che nella fattispecie nessuna materia è ridotta, a causa dell’entrata in seconda ora, per più del 50%.

Va considerata la validità dell’anno scolastico, pensando a ipotetiche riduzioni. Ai fini della valutazione finale, infatti, l’art. 14 c. 7 del DPR 122/2010 prevede la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale; è possibile prevedere deroghe per casi eccezionali, purché motivate, straordinarie e documentate, e purché tali assenze non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe, la possibilità di procedere alla valutazione dell’alunno stesso.

Sono un’insegnante di scuola secondaria di secondo grado statale. Un nostro alunno DA iscritto alla classe prima che coordino, per il quale è stato predisposto un PEI con programmazione semplificata per obiettivi minimi, manifesta interesse praticamente nullo per tutte le materie, oltre ad un comportamento fortemente problematico che destabilizza l’intera classe. E’ inoltre soggetto, per precedenti penali, alla tutela minorile.
L’assistente sociale, pienamente consapevole delle difficoltà, ci ha proposto un percorso misto, che prevede la frequenza di un percorso laboratoriale presso un centro privato del nostro territorio per tre mattine alla settimana, unitamente alla frequenza nel nostro Istituto per le restanti due mattine. Mi chiedo se tale percorso sia realizzabile. Ho pensato ad una revisione del PEI nel senso di una programmazione differenziata con riduzione delle ore di frequenza scolastica. Mi chiedo però se sia fissato per legge un limite minimo di ore che l’alunno debba frequentare presso l’istituzione scolastica.

Se lo studente vive condizioni di difficoltà così problematiche, esse permarranno anche se spostato in altra sede. Visto, inoltre, che il Consiglio di classe ha adottato per lui un percorso individualizzato, non si giustifica l’improvviso passaggio ad un percorso differenziato: è importante rispettare e tutelare i diritti dell’alunno. E così, forse dovreste provare a pensare se avete provato ad adottare delle strategie finalizzate ad un miglioramento del comportamento generale o se avete provato a proporre attività per lui significative. Ad esempio, quali sono i suoi interessi? Che cosa preferisce fare? Potreste raccogliere informazioni al riguardo e poi provare a strutturare attività didattiche che possano coinvolgerlo, facendolo lavorare insieme ai compagni (per es. adottando approcci cooperativi).
Pensando a ipotetiche riduzioni, occorre porre attenzione alla validità dell’anno scolastico. Ai fini della valutazione finale, infatti, l’art. 14 c. 7 del DPR 122/2010 prevede la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale; è possibile effettuare delle deroghe, per casi eccezionali, purché motivate e straordinarie: assenze documentate e continuative possono essere contemplate purché le assenze non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe, la possibilità di procedere alla valutazione dell’alunno stesso.
Ovviamente una programmazione strutturata su due giorni non può che essere differenziata: rispetto a questa scelta deve pronunciarsi unicamente la famiglia.

Essendo genitore di alunno con disabilità vorrei ricevere indicazioni sulle procedure per entrare a far parte del G. L.H. di istituto .

La legge 104/92 all’art. 15 comma 2 prevede che presso ogni istituzione scolastica siano costituiti “gruppi di studio e di lavoro composti da insegnanti, operatori dei servizi, familiari e studenti con il compito di collaborare alle iniziative educative e di integrazione”: tale indicazione è stata ripresa dalle Linee Guida del 4 agosto 2009, in cui viene specificato che presso ogni istituzione scolastica la costituzione dei GLHI “è obbligatoria” e non dipende “dalla discrezionalità dell’autonomia funzionale” ed è affidato al DS il compito di intraprendere tutte le iniziative opportune affinché vengano attivati, “individuando anche orari compatibili per la presenza di tutte le componenti chiamate a parteciparvi”. Può, pertanto, scrivere al Dirigente Scolastico offrendo la sua disponibilità ad entrare a far parte del GLH di Istituto.

Sono la mamma di un bambino di 6 anni disabile che abbiamo fermato 1anno in più alla scuola dell’infanzia.
Il bambino ha sempre avuto copertura con assistente educatore perché l’asilo è paritario (30 ore prima, poi 25 e quest’anno 23). Ha sempre avuto la stessa assistente che ora si è licenziata per motivi personali. Ieri ha preso servizio la nuova ragazza che ho scoperto essere studente alla facoltà di giurisprudenza. Il bambino da’ ottimi risultati e pensare che la persona a cui è affidato il suo percorso non ha una base di studi adeguata (non ha alla base uno studio di scienze della formazione insomma….) mi getta nel panico. È possibile una situazione come questa? Posso fare qualcosa? Non conosco la persona… Potrebbe essere bravissima, ma sapere che non conosce la Caa quando il mio bambino la usa, non mi fa stare tranquilla.

L’assistente ad personam, come previsto dall’art 13 c. 3 della legge 104/92, è assegnata all’alunno con disabilità con compiti di assistenza alla comunicazione e all’autonomia personale; pertanto i requisiti professionali dovrebbero essere coerenti con i compiti. Purtroppo non esiste un mansionario, né esistono riferimenti in merito alle competenze di questo personale.
Tuttavia, se il bimbo si trova bene, chiedete che l’assistente assegnata a vostro figlio possa frequentare un breve corso di CAA, in modo che sappia comunicare con lui, assolvendo così alla sua funzione. Al tempo stesso, fate in modo che possa pure svolgersi nella sezione un breve corso di aggiornamento sulle didattiche inclusive rivolto a tutti i docenti della sezione.

Sono un’insegnante di sostegno alla prima esperienza in una scuola media. Le vorrei chiedere se c’è un numero massimo di alunni da seguire, in classi diverse, stando ovviamente nelle 18 ore complessive. Mi sono stati assegnati tre casi su tre classi uno di 9 ore (su 12 ore totali, le atre tre sono svolte da un’altra docente ), 2 ragazzine autistiche a completamento delle restanti 9 ore, 4 per una e 5 per l’altra.

Purtroppo non esiste una norma che fissi un limite al numero di alunni da seguire; esso dovrebbe essere dato dal buon senso nell’assegnare a ciascuno le ore che vengono proposte nei singoli Pei (ore che vengono date dall’USR alla singola istituzione scolastica e, da questa, divise fra i casi), favorendo la presenza di un unico docente.
Va aggiunto che la l.n. 128/2013, abrogando i quattro ambiti previsti nel secondo grado, ha ribadito il principio di assegnare una cattedra intera ad un solo docente per non creare disorientamento nell’alunno.

Mia figlia è certificata legge 104 per handicap fisico e ha un ritardo cognitivo lieve/medio. E’  iscritta al primo anno del liceo linguistico.
Ho la necessità di capire i criteri di applicazione delle prove equipollenti e della loro valutazione.
A quali riferimenti normativi specifici per il ritardo cognitivo posso fare riferimento?
Gli insegnanti di classe non sembrano (tutti) collaborativi nei confronti degli insegnanti di sostegno né sull’assegnazione di prove equipollenti né sulla valutazione delle stesse.

La nozione legale di prove equipollenti si rinviene sia nella legge 104/92, art. 16, comma 3: “Nell’ambito della scuola secondaria di secondo grado, per gli alunni handicappati sono consentite prove equipollenti e tempi più lunghi per l’effettuazione delle prove scritte o grafiche e la presenza di assistenti per l’autonomia e la comunicazione”, sia nell’art. 6 comma 1 del DPR n. 323/1998 che, come vedrà, è molto ampio con il solo limite della possibilità, che deve essere offerta alla Commissione, di verificare se l’alunno conosce gli elementi basilari della disciplina.

Sono l’nsegnante di sostegno di una bambina dolcissima di terza elementare fin dallo scorso febbraio.
In classe seguo anche 2 bambine BES. Mi è  stato chiesto di preparare lezioni e compiti in modo che quando il mio orario in quella classe finisce, gli insegnanti che si succedono hanno già il lavoro stabilito perché  loro non hanno tempo di pensare  alle bambine visto che devono seguire la classe.(parole dette da un’insegnante di “base”)
È il primo anno che mi trovo in questa situazione e non so come gestirla perché credo che il compito dell’insegnante di sostegno sia di integrazione alla classe e che l’alunno non sia solo ed esclusivamente dell’insegnante di sostegno.
Cosa devo fare?

Da premettere che gli alunni con BES, non certificati, non è previsto il sostegno alla classe; questi alunni, infatti, hanno un funzionamento cognitivo nella norma, pertanto seguono la programmazione prevista per la classe; la normativa BES prevede, per loro, l’utilizzo degli strumenti compensativi e delle misure dispensative, in base al singolo caso e alla discrezionalità dei singoli docenti (nota Miur 22 novembre 2012, n. 2563). Risulta peraltro strano che il docente per il sostegno, da sola, debba preparare le attività per l’alunno con disabilità: tale compito, infatti, riguarda tutti i docenti della classe, essendo ciascuno di loro docente dell’alunno con disabilità. Le Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità sono molto chiare nel richiamare la “corresponsabilità” di tutti i docenti della classe; pertanto, quando lei non è in servizio, è compito dei docenti che lo sono predisporre attività per tutti gli alunni (lei potrà dare il suo supporto nella preparazione o nell’indicazione di strategie utili durante le ore di programmazione).
Si richiamano anche la Direttiva del 27 Dicembre 2012 sui BES e l’art 5 del DPR del 24/02/1994 che ribadiscono tali principi, in relazione alla programmazione e alla predisposizione del Pei.
Va aggiunto, infine, che con la nuova legge di riforma n. 107/15, la formazione interesserà in maniera più diretta i docenti della classe, per i quali subentrerà l’obbligo di aggiornamento in servizio sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.

Esiste una normativa nazionale o regionale in tema di rapporto numerico fra assistente all’infanzia e bambini nel post scuola?
Nel mio comune è stato ritenuto congruo il rapporto 1/35 per il post scuola nel bando che ha assegnato ad una cooperativa lo svolgimento del relativo servizio.
Non è troppo oneroso per un assistente all’infanzia tener testa a 35 bambini?

Questi rapporti sono contenuti normalmente nei Regolamenti comunali per la gestione di tali servizi; comunque fissare un rapporto senza darne la motivazione costituisce vizio di legittimità dell’atto, che potrebbe essere impugnato al TAR.
Comunque la giustificazione di un tale assurdo rapporto non può essere quella del risparmio, perché i servizi debbono essere fruiti dai cittadini con profitto.

Un alunno diversamente abile  che frequenta la scuola superiore di secondo grado e segue la programmazione differenziata può, ricorrendo determinati presupposti, essere bocciato e quindi ripetere l’anno scolastico?

Riteniamo di NO; infatti la bocciatura riguarda alunni che con due anni si spera possano raggiungere gli obiettivi dei programmi ministeriali; invece il Pei persegue obiettivi suoi propri ed è modificabile in ogni momento, abbassando gli obiettivi se risultano troppo elevati, in modo tale che l’alunno possa sempre raggiungerli.

Sono la mamma di un bambino con certificazione ADHD e spettro autistico ad alto funzionamento. Volevo sapere se ho il diritto di visionare la documentazione 104 negli uffici della segreteria della scuola senza chiedere l’autorizzazione della Dirigente.

Normalmente non è possibile accedere anche al fascicolo personale di un alunno neppure da parte dei genitori senza l’autorizzazione del Dirigente scolastico; comunque, avendo Lei consegnata la documentazione della 104, dovrebbe sapere che cosa ha depositato; se però vuole prenderne visione, è sufficiente che chieda al Dirigente Scolastico, per iscritto, l’accesso agli atti, motivando tale richiesta (è sufficiente in questo caso dichiarare di essere genitori, ovvero esercenti la potestà genitoriale) e il Dirigente Scolastico non può negarvi di accedere agli atti.

Sono la mamma di un ragazzo con disabilità che frequenta la 3 media di una scuola paritaria. La mia domanda è il rilascio della licenza media o della frequenza scolastica a tale proposito volevo un chiarimento la scuola vuole il pagamento per il rilascio di tale licenza media . Ma se fosse solo una frequenza come rilascio cosa li aspetta in tale proposito una o l’altra, e se la devo pagare?

Se pagare o meno in caso di rilascio del solo attestato è questione che dovete trattare con la scuola; se la scuola è paritaria, per gli esami si pagano le tasse che pagano tutti gli alunni anche nelle scuole statali.

Nella mia classe, V anno liceo, è presente un alunno diversamente abile che ha seguito una programmazione differenziata per tutti i quattro anni precedenti. Ora la famiglia ha espresso la volontà di non accettare il percorso differenziato proposto dalla scuola volendo passare alla programmazione di classe al fine di fargli conseguire il diploma. Quali riferimenti normativi seguire e come bisogna agire?

L’art 15 dell’O M n. 90/01 stabilisce che se la famiglia pretende il Pei “riconducibile ai programmi ministeriali” contro la volontà del Consiglio di Classe, si deve verbalizzare che verrà svolto un Pei semplificato ma che, ai soli fini della valutazione, l’alunno non sarà considerato con disabilità; ciò significa che potrebbe anche non essere ammesso agli esami o, se ammesso, potrebbe essere bocciato.
State attenti di garantirgli comunque prove equipollenti; state pure attenti che, se non doveste ammetterlo agli esami, è molo probabile che la famiglia si faccia dare una sospensiva rapida dal Presidente del TAR che ammette l’alunno egualmente agli esami; in tal caso, appena ricevete la notifica del ricorso, dovete subito, entro cinque giorni, fare pervenire all’avvocatura dello Stato la richiesta che un avvocato si presenti dal presidente per contestare la mancanza di legalità nella pretesa della famiglia dell’alunno. Se comunque dovessero ammetterlo agli esami, dovete stare attenti a come l’alunno svolgerà le prove equipollenti agli esami, onde evitare che venga aiutato e che quindi arrivi alla sufficienza non con le sue sole forze.

Sono un docente di scuola media superiore di II grado; ho 9 ore su un ragazzo di 15 anni, frequentante il secondo anno, con sindrome di Down, ritardo grave e 9 ore su un ragazzo sempre di 15 anni, con sindrome di Down, ritardo grave, con tratti di autismo, il quale ne ha complessivamente 27 di ore, frequentante altra II classe.
Orbene, entrambi, a metà mattinata vanno in escandescenze, manifestando atti violenti, nei confronti di docenti, operatori, eventuali alunni (tirano sedie, calci, pugni, ecc.).
Il docente dell’anno scorso non li faceva stare in classe ma nel laboratorio (sto visionando il PEI per vedere se tale cosa è stata deliberata), sta di fatto che in classe li porto per 20 – 40 minuti massimo e poi sono costretto per impossibilità oggettiva a portarli in laboratorio H.
Quando hanno questi atti di violenza ingestibile ho chiamato i genitori che li hanno prelevati, quasi disturbati e seccati, dicendomi  che la prossima volta sarebbe stato meglio che chiamassi il 118.
Ho sollecitato all’asp l’incontro GLIS gruppo misto per avere lumi sul da farsi, sto preparando PEI. Che fare? posso davvero in questi casi chiamare il 118? Se sono pericolosi per sè e per altri cosa si può fare?
possono in queste condizioni stare in classe o quanto meno a scuola?
p.s. noi verbalizziamo quanto succede giornalmente.

Per ciascuno studente, convocate immediatamente un GLHO con la presenza dell’ASL e della singola famiglia (ancor meglio se ciascuna famiglia porta un esperto che segue il caso).
In ogni GLHO concordate come affrontare i singoli casi; se necessario, prevedete nel Pei che, dopo un certo tempo trascorso in aula, lo studente venga spostato per svolgere altre attività (attività descritte nella programmazione individualizzata) fuori della classe, non necessariamente in un’aula separata; sempre nel Pei indicato se è necessario somministrare dei farmaci.
Chiamare il 118 potrebbe creare un clima troppo di contenzione sanitaria che metterebbe in ombra gli aspetti educativi.
Se nella Vostra zona esiste uno “Sportello per l’autismo”, consultatelo e chiedete che un membro dello sportello oppure un esperto di Associazioni Sindrome di Down o di Associazioni per l’autismo (presenti sul territorio) partecipi all’incontro.

Mio figlio ha una patologia che gli determina un ritardo dell’apprendimento, ha delle difficoltà cognitive, ma fino ad oggi non ha mai incontrato serie difficoltà nel suo percorso scolastico ed ha avuto sempre un buon rendimento. Frequenta il primo anno delle superiori, liceo scientifico scienze applicate, nonostante avesse diritto a 18 ore di sostegno riconosciuto da una sentenza del Tar e tutta la documentazione presentata alla scuola, per una serie di vicende non ha avuto il sostegno fino alla metà di ottobre.
Pur essendo seguito a casa ed avendo fatto presente agli insegnanti che era senza sostegno in classe gli è stato chiesto di sostenere delle verifiche al pari degli altri studenti solo con tempo maggiore o leggermente facilitate ma senza il supporto del sostegno.
I risultati di queste verifiche è stata una bella collezione di 4.
Diversamente appena è intervenuto il sostegno è stato in grado di prendere 6 all’interrogazione di storia e 8 alla verifica scritta di matematica.
Vorrei sapere se devo contestare per iscritto i voti posti sul registro e presi prima del sostegno. Ho avuto delle rassicurazioni verbali dal preside e insegnati che non ne terranno conto ma in realtà si tratta di atti posti su un atto pubblico che fino  contestazione fanno fede, oltre a ledere profondamente l’autostima di mio figlio così faticosamente raggiunta in questi anni. Vorrei un consiglio da voi se devo, al fine di tutelarlo, procedere comunque ad una contestazione scritta di questi voti per evitare che vengano sicuramente considerati nel giudizio finale, o fidarmi delle assicurazioni verbali, di chi non è reso conto del problema?

In effetti, le prove avrebbero dovuto essere coerenti con il Piano Educativo Individualizzato, così come prevede la normativa sull’inclusione scolastica; la mancata nomina del docente per il sostegno non esonera i docenti curricolari dalle loro responsabilità e dal loro lavoro nei confronti dell’alunno con disabilità. Più che una contestazione, si suggerisce una formale richiesta di annullamento delle valutazioni riportate nel registro personale dei docenti, in quanto trattasi di valutazioni attribuite a prove che non tengono conto del percorso individualizzato dell’alunno; contestualmente chiedete che vengano strutturate prove sufficienti per la valutazione che confluirà nella scheda di valutazione del primo quadrimestre.

Sono un’insegnante di sostegno vorrei sapere se un alunno con programmazione con obiettivi minimi e ritardo mentale lieve e DSA può effettuare una programmazione differenziata ottenendo solo un attesto di frequenza e di competenze e non il diploma di scuola superiore.

La scelta della valutazione differenziata è in carico al Consiglio di Classe previo consenso scritto e firmato dai genitori.
Dalla sua descrizione sembrerebbe più compatibile una programmazione “riconducibile ai programmi ministeriali”, che consente l’acquisizione del diploma a fine percorso (cfr. OM 9/2001).

Ho un diploma magistrale abilitante vorrei fare un corso riconosciuto per entrare a lavorare a scuola, sapete darmi informazioni?

Se desidera frequentare un corso, può iscriversi a Scienze della Formazione Primaria, corso di laurea quinquennale o, se preferisce, può scegliere un corso di laurea triennale o quinquennale. Il diploma di laurea le consentirà di accedere ai master. Per quanto riguarda la specializzazioni o i corsi di perfezionamento, verifichi i requisiti di accesso richiesti dalle università.
Si rivolga pertanto alla Segreteria di facoltà di Scienze della Formazione o altro per individuare i corsi per lei accessibili

Nel caso di un bambino in via di certificazione di dva, con gravi problemi di comportamento e di salute (epilessia) è possibile, su richiesta della famiglia, affiancare durante l’orario scolastico, un assistente educativo privato? (pagato dalla famiglia stessa) se sì secondo quale normativa?

Nelle scuole statali non è normalmente consentito pagare dei docenti o assistenti privati. Se l’alunno necessita di un assistente all’autonomia, va richiesto agli enti locali: l’assistente è una figura professionale fornita, ai sensi dell’art 13 comma 3 l.n. 104/92, dal Comune (per la scuola per primo ciclo) e dalla Regione (per le scuole secondarie di secondo grado)

Sono un’insegnante in una classe terza di scuola primaria.
Da quest’anno un’alunna della mia classe è stata certificata secondo la legge 104 e le è stata assegnata un’insegnante di sostegno per 11 ore settimanali.
Purtroppo fino ad oggi nessun insegnante è stato ancora nominato, né titolare né supplente.
Nel frattempo però mi è arrivata la convocazione per una riunione con l’equipe socio pedagogica della  ASL di zona e con la famiglia della bambina per la presentazione del P.E.I.
Sono tenuta alla compilazione del P.E.I. anche in assenza dell’insegnante di sostegno? Né io né le mie colleghe abbiamo la specializzazione per tale incarico: un conto è collaborare alla stesura come team, altra cosa è compilarlo interamente.
Cosa devo fare secondo voi?

È da premettere che la famiglia deve essere informata in merito al diritto di pretendere la nomina di un docente per il sostegno, in questo caso fino all’avente diritto, in modo che possa rivolgersi al D.S. chiedendo l’immediata individuazione di un docente per il sostegno (in attesa, eventualmente, della nomina definitiva).
Quanto alla formulazione del PEI, dato che tale documento è compito di tutti i docenti della classe che lo elaborano insieme alla famiglia e agli specialisti (gruppo di lavoro), se non sapete nulla, dovreste pretendere dal DS che organizzi un breve corso di aggiornamento su come si legge una diagnosi funzionale e su come si predispongono il Profilo Dinamico Funzionale e il PEI (il Pei, nello specifico, prevede la programmazione didattica, ovvero gli obiettivi da raggiungere nell’anno scolastico in corso, nonché le strategie da utilizzare avvalendosi delle risorse assegnate a quell’alunno, le modalità di verifica e i criteri di valutazione individualizzati).
Per completezza si rammenta che, trattandosi di prima certificazione, il gruppo di lavoro (composto da tutti i docenti della classe, gli specialisti e la famiglia) deve dapprima predisporre il Profilo Dinamico Funzionale e, successivamente (o nella stessa seduta), il PEI.

Mio figlio di 25 anni che frequenta il quinto anno della scuola serale come manutentore e stato dichiarato disabile intellettivo al 60 per cento quest’anno e la scuola ha voluto la certificazione per dirci di firmare il pei così a fine anno avrebbe preso il certificato di competenza e non il diploma, mio figlio si rifiuta e vuole a tutti i costi il diploma perché lo considera un umiliazione, cosa posso fare affinché il ragazzo arrivi a diplomarsi; mi rendo conto delle sue difficoltà che rendono impossibile anche un rapporto lavorativo a causa del suo handicap che si riflette moltissimo nel suo modo di relazionarsi con le persone, sono disperata e mi sta facendo passare dei giorni di inferno fra urla e porte sbattute in casa perché non accetta di non potersi diplomare con il resto della classe , cosa posso fare sto seriamente pensando di pagargli il diploma pur di vederlo un po’ sereno.

Da quanto scrive, suo figlio è stato riconosciuto studente con disabilità intellettiva durante la frequenza del quinto (e ultimo) anno della scuola secondaria di secondo grado; ciò significa che fino ad oggi il ragazzo ha seguito la programmazione prevista dai programmi ministeriali.
Dopo la consegna della Diagnosi Funzionale, la scuola deve predisporre insieme ai voi e agli specialisti un Piano Educativo Individualizzato (atto successivo al Profilo Dinamico Funzionale); per quanto riguarda la programmazione, il Consiglio di classe vi ha chiesto di firmare la programmazione differenziata; la normativa vigente, infatti, prevede la possibilità di adottare una programmazione differenziata previo consenso scritto e firmato da parte dei genitori (o esercenti potestà genitoriale). In assenza di una vostra firma di accettazione della programmazione differenziata, la scuola procede con una programmazione “riconducibile ai programmi ministeriali” utile ai fini del conseguimento del diploma, valutando quindi l’alunno come gli altri studenti. Pur valutando l’alunno come gli altri studenti, la scuola è tenuta a considerare la condizione di disabilità adottando per lui le forme previste dalla normativa vigente, come ad esempio le verifiche equipollenti.
Se il ragazzo non dovesse superare l’anno scolastico, è possibile per lui presentarsi come privatista e sostenere gli esami per il conseguimento del titolo di studio e non dell’attestato.

Insegno in una quinta primaria e ho un alunno che non segue la programmazione di classe in quanto già dal primo anno di scuola primaria ha subito mostrato difficoltà nella lettura nella scrittura e nella comprensione . Ho subito informato la famiglia ma in cinque anni nulla è stato fatto
Essendo arrivato all ultimo anno mi chiedo cosa io debba o possa fare

Da quanto scrive non specifica se si tratta di un alunno con disabilità o no. Deduciamo che l’alunno non sia certificato. Bisogna capire a che cosa siano dovute le difficoltà di cui parla. Vista la scarsità delle informazioni a disposizione, proviamo a suggerirle quanto segue:
–          a scuola provate a lavorare in modo da sviluppare o potenziare le strumentalità, organizzando la classe in gruppi cooperativi di apprendimento e adottando una didattica metacognitiva;
–          dato che avete parlato con la famiglia, informate il Dirigente scolastico e chiedete poi ai genitori di chiedere una valutazione alla Asl.

Ho un ragazzo autistico seguito privatamente da una psicologa e da un educatore specializzato, quest’anno frequenta il primo liceo artistico, abbiamo chiesto al Dirigente scolastico il permesso di affiancare il ragazzo e di formare gli insegnanti durante le ore scolastiche (un totale di 8 ore a settimana) ma ci è stato negato. Volevo sapere se possiamo pretenderlo (siamo noi a farci carico del costo) e se esiste un impedimento legale effettivo.

Il Tribunale di Bologna ha autorizzato l’ingresso in classe di un esperto ABA (Applied Behavioral Analysis).

Sono previste agevolazioni per l’acquisto di libri per mia figlia 11enne (che frequenta la prima media) alla quale da ormai 8 anni la commissione INPS ha riconosciuto la L. 104 art. 3 comma 3 con situazioni di gravità?

La l.n. 104/92 all’art 13 prevede agevolazione per acquisto di ausilii; chiedete al Dirigente scolastico per sapere se le agevolazioni provengono dall’USR o dal Comune di residenza.

Sono una docente di scuola primaria e quest’anno nella classe prima in cui insegno è presente un alunno autistico ad alto funzionamento cui è stato assegnato un insegnante di sostegno con rapporto 1/1 data la gravità della situazione riconosciuta.
Questo alunno è particolarmente difficile da gestire e stiamo aspettando l’accesso a scuola del terapista ABA che è già stato autorizzato dal dirigente scolastico.
Il problema è particolarmente evidente nel giorno libero dell’insegnante di sostegno poiché questo bambino all’improvviso si alza dal suo banco, incomincia a girare su se stesso e poi si butta per terra (con il rischio di rompersi la testa) oppure spalanca la porta e si lancia di corsa nel corridoio, entrando in altre aule oppure cercando di aprire le porte di uscita per “andare a casa” (le porte sono facilmente apribili perché dotate di maniglioni antipanico, come previsto dalle norme di sicurezza). In tutto questo va sottolineata la grande collaborazione del collaboratore ATA che però potrebbe, per un qualsiasi motivo, essere impegnato in altre mansioni inerenti la sua funzione e, di conseguenza, non essere in grado di correre dietro al bambino. Io come docente per correre dietro a lui devo lasciare temporaneamente incustoditi altri 13 bambini…
Poiché è per me la prima volta che ho tra gli alunni un dsa di questo tipo, mi chiedevo come operare tutelando sia gli alunni (TUTTI!) che ovviamente me stessa in tale difficile situazione …
Chiedevo in particolare di sapere se nelle scuole possono essere coinvolte e quindi accedere figure che in qualche modo possano affiancare il docente nel giorno libero dell’insegnante di sostegno e, nel caso, quali, come è a chi fare richiesta…

È opportuno convocare al più presto il gruppo di lavoro (GLHO) per definire una linea di lavoro condivisa. Contestualmente comunichi, per iscritto, al dirigente scolastico la situazione, facendo presente la questione sicurezza; al momento potrebbe chiedere che un collaboratore scolastico resti a disposizione degli alunni, e quindi vigili affinché l’alunno non abbandoni l’edificio scolastico o si introduca in altre classi; contestualmente può chiedere che sia assegnato al bambino un assistente ad personam che possa evitare l’uscita dalla classe (la richiesta dell’assistente deve essere formulata dal Dirigente Scolastico al Comune); infine cercate di collocare il bambino in un banco dal quale non sia facile accedere all’uscio dell’aula.

Sono referente H del mio istituto, le ore dalla neuropsichiatria possono essere recuperate nelle ore di programmazione?
La mia dirigente afferma che le ore dalla neuropsichiatra non vanno recuperate.

Deduciamo che con l’espressione “le ore della neuropsichiatria” lei si riferisca al gruppo di lavoro, costituito da specialisti dell’Asl, famiglia e tutti i docenti della classe. Il gruppo di lavoro, generalmente denominato GLHO, elabora congiuntamente il PEI per l’anno in corso e, quando previsto, aggiorna il PDF.
Le ore utilizzate per il GLHO, che si svolge presso l’Asl o esternamente alla scuola, rientrano nelle 80 ore funzionali all’insegnamento e non coincidono con le ore di lezione; mentre le ore di GLHO effettuate presso la sede scolastica rientrano nelle ore di programmazione.

Vogliamo sapere che cosa fare perché, ad oggi, non c’è ancora l’insegnante di sostegno per nostro figlio. E’ possibile?

Scrivete una diffida alla scuola e all’Ufficio Scolastico Regionale nella quale, mentre lamentate la mancata nomina del titolare del sostegno, chiedete l’immediata nomina di un supplente in attesa dell’avente diritto.

Ho diverse domande che ci stanno molto a cuore:
1) Il DS può utilizzare il docente di sostegno per supplenze su ALTRE classi quando è assente il bambino con disabilità nella classe in cui il docente è titolare? E’ una misura sempre utilizzabile oppure ci sono delle limitazioni a questo? Ad esempio  deve essere effettuato solo in caso di straordinarietà (e quali sono i casi di straordinarietà? Un’assenza per malattia di un docente lo è? Un’assenza preventivata da giorni o mesi del docente lo è?) oppure non può essere comunque effettuato se c’è un Progetto di inclusione sulla classe tale che lo spostamento dell’insegnate di sostegno ne pregiudichi o ne limiti lo svolgimento anche quando il bambino con disabilità è assente?
2) Il docente di sostegno può essere utilizzato per supplire il collega assente della propria classe quando il bambino con disabilità è presente? Può sempre essere fatto o ci sono limitazioni a questo? Ad esempio può essere fatto solo se il bambino non è certificato con disabilità grave, mentre viceversa non è possibile? Oppure può essere fatto se un assistente alla comunicazione è presente sul bambino contemporaneamente? Le ore comunque sottratte al sostegno devono essere restituite oppure se c’era l’assistente non vanno restituite?
3) Se un insegnante di sostegno si assenta per un solo giorno con un permesso per formazione accordato dal DS, deve restituire le ore di sostegno non svolte? Le insegnanti di classe possono pretenderlo e il Dirigente è giusto che autorizzi la restituzione? Se in particolare l’insegnante si trovasse a completare l’orario su due classi,  queste ore possono essere “restituite” quando il bambino con disabilità dell’altra classe non fosse presente?
4) Quando un docente assente non viene sostituito e l’Ins. di sostegno rimane da solo in classe con il bambino con disabilità presente è legittimo che la classe venga suddivisa e sparpagliata in altre classi e l’Ins. di sostegno segua il bambino disabile oppure rimanga con lo stesso nella sua classe con un piccolo gruppo di alunni? Ci sono limitazioni a questo? (Non deve mai essere fatto, si può fare in caso di emergenza straordinaria etc)
5) L’assenza di uno o più  docenti preventivata con oltre 30 giorni di anticipo (ad esempio se sono stati autorizzati dal DS a seguire un corso di formazione organizzato dallo stesso Istituto) considerarsi situazione di “straordinarietà” tale da dover impiegare il /gli Ins. di sostegno in servizio ( il bambino disabile presente),  per supplire il collega/i colleghi assenti? Tale da giustificare il frazionamento della classe in altre classi?
6) Cosa deve fare l’Ins. di sostegno se riceve solo verbalmente dal DS, dal responsabile di plesso, o da altri, la richiesta di lasciare il proprio posto di lavoro per effettuare supplenze? Se riceve la richiesta di frazionare la classe  e sparpagliare gli alunni in altre classi vista l’assenza del collega? Se un docente riceve la stessa richiesta di frazionare i propri alunni perchè le ore successive non sono coperte può opporsi? In che modo?

Premesso che “l’insegnante per le attività di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente connesse al progetto d’integrazione, qualora tale diverso utilizzo riduca anche in minima parte l’efficacia di detto progetto” (Linee Guida4/8/2009),
a) il docente per il sostegno, quando manca l’alunno con disabilità, potrebbe essere utilizzato, secondo le necessità, come la supplenza in altre classi. In presenza di un progetto, approvato dal GLHO e dal Collegio docenti, quindi funzionale al processo inclusivo, non può essere spostato dalla sua sede di servizio.
b) Se manca nella propria classe un docente curricolare, il docente per il sostegno non può essere utilizzato come supplente; per le supplenze, il DS deve attenersi a quanto indicato dal DM 131/07 e dalla Nota Prot. n. 9839 dell’8 novembre 2010.
c) Se l’alunno è presente in classe, il docente per il sostegno non può essere mandato a svolgere supplenze in altre classi, anche se ci fosse presente in classe l’assistente. Ciò perché espressamente vietato dalle Linee Guida ministeriali del 4 Agosto 2009.
d) Nel caso di utilizzo del docente di sostegno nella propria classe, in assenza del curricolare e in presenza dell’alunno con disabilità, le ore di sostegno devono essere restituite alla classe, in quanto si configurerebbe come una “sottrazione di ore di sostegno”, di cui l’alunno ha diritto a fruire.
e) Il Contratto di lavoro prevede che il docente possa richiedere fino a 5 giorni di permesso per la formazione; se il dirigente autorizza l’assenza per formazione, è suo compito sostituire i docenti per i quali ha autorizzato l’assenza; pertanto il docente, impegnato nella formazione autorizzata, di cui produrrà documentazione, non deve restituire nulla alla scuola (non si tratta di assenza non giustificata).
f) In merito alla suddivisione delle classi, il quesito non trova risposta in quanto, come è noto, non è possibile “dividere le classi” e questo per più motivi, che vanno dalla sicurezza al diritto allo studio degli alunni; modalità organizzative che assicurino la piena funzionalità delle attività didattiche nei riguardi degli alunni sono indicate dal DM 131/07 e dalla Nota Prot. n. 9839 dell’8 novembre 2010. Più di un Ufficio Scolastico Regionale si è espresso al riguardo; si richiama la nota Prot. 3022 del 25/02/2014 dell’Usr Calabria.
g) In assenza di ordine di servizio scritto, firmato dal DS, nessun docente può lasciare il proprio posto per effettuare supplenze.

Sono la madre di un bambino che frequenta la seconda elementare di una scuola privata parificata .
Sta consolidando un disturbo specifico dell’apprendimento oltre ad essere iperattivo (ADHD) . Sono state fatte delle osservazioni da una psicologa che lo segue per l’apprendimento in quanto è ancora piccolo per una vera e propria diagnosi . Il prossimo anno potrà avere una diagnosi .
In classe sua ci sono altri 4 bambini molto vivaci e le maestre , da quest’anno è una scuola bilingue , non riescono a gestirli , anche perché non parlano italiano e non hanno alcuno strumento per il bilinguismo ed i dsa.
La preside ci ha convocati pretendendo per mio figlio  un sostegno che copra tutte le ore scolastiche in quanto dicono che sia ribelle , si distragga e dica parolacce , questo capita in particolare con le insegnanti di lingua straniera  . In pratica dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13 più i rientri pomeridiani . Ho parlato con la terapeuta di mio figlio per chiedere se volesse essere lei a seguirlo ma  ha detto che  contro il suo stesso interesse non è possibile chiedere tanti soldi alle famiglie e che mio figlio non ha assolutamente bisogno di tutte queste ore e che solo casi veramente gravi hanno bisogno di tante ore di sostegno  mentre mio figlio non ha alcun handicap psicofisico e che la preside deve giustificare per iscritto questa richiesta , dopo di che si va alla asl e se la Asl non rilascia alcuna diagnosi ove ci siano problematiche tali da giustificare questa richiesta , non possono obbligare ad una misura del genere , e che oltretutto deve pagare la scuola il sostegno in quanto  privata parificata ed hanno già avuto i fondi anche per questo  .
Loro invece vogliono la linea dura e stanno mettendo note continue al bambino dicendo che hanno una loro fiduciaria che può fare il sostegno tutt’e quelle ore . Mettono note anche senza motivazione valida ( si alza per buttare una carta nel cestino senza permesso , disegna durante l’ora di inglese ).

Negli alunni che presentano segnali di rischio DSA potrebbero insorgere problematiche di iperattività, come indicato nelle Linee Guida. Si tratta, per la scuola, di agire dal punto di vista della prevenzione e del potenziamento, azioni indispensabili per porre una diagnosi di DSA (Conferenza Stato-Regioni 25/7/2012). Un contesto sereno, in cui il bambino si percepisca accolto e adeguato, può favorire atteggiamenti positivi.
Ora, come è noto, la Diagnosi di DSA esclude la presenza di disabilità intellettive e/o sensoriali in presenza di un funzionamento intellettivo nella norma. Come affermano le Linee Guida DSA, almeno il 20% dei bambini del primo biennio della scuola primaria presenta segnali di rischio DSA e mentre il disturbo (diagnosticabile solo alla fine della classe seconda della primaria) interessa solo il 3-4% dei casi. Probabilmente la specialista che, attualmente, sta seguendo vostro figlio, disporrà di valutazioni tali da escludere condizioni di disabilità; tuttavia la richiesta di una valutazione presso l’Asl potrebbe essere utile per avere un quadro più completo: seguite quindi il suggerimento che vi è stato dato, sottoponendo a visita della legge 104/92 il bambino.
Se risultasse una disabilità, egli avrebbe diritto al sostegno pagato dallo Stato.
Al momento potreste chiedere al Comune alcune ore di assistenza educativa, che certamente sono previste dalla legge regionale sul diritto allo studio.
Teneteci informati sulla situazione.

Sono un insegnante di sostegno in una scuola secondaria di primo grado. Quest’anno mi è stata assegnata per 18 ore un’alunna con disturbi pervasivi dello sviluppo, tratti autistici ed iperattività. L’alunna è inoltre molto aggressiva, vuole solo giocare alla palla nel cortile della scuola, in classe sta pochissimo e appena cerco di convincerla a rientrare in classe anche solo per fare merenda diventa aggressiva, mi scaglia contro qualsiasi oggetto abbia in mano o mi da’ calci. A quel punto desisto e continuo a stare fuori con lei e giocare a palla. La famiglia non collabora per niente, anzi nega quasi l’esistenza della grave patologia. Ho richiesto l’intervento dell’equipe e la presenza di un assistente ad personam, anche perchè l’alunna tenta spesso la fuga dall’edificio scolastico ed io da sola non ce la faccio a trattenerla, ma a tutt’oggi non ho avuto risposta dal preside. In più per motivi di salute (ho una grave scoliosi con ernia del disco) non riesco a stare tante ore in piedi per seguire la ragazza. Ho anche chiesto al dirigente l’intervento di una figura specialistica o la divisione della cattedra con altri colleghi, ma anche questa richiesta è stata rifiutata. Ma non è tutto: nella stessa scuola ci sono docenti di sostegno i cui alunni non frequentano, per cui il carico di lavoro non mi sembra sia stato diviso in maniera equa. C’è qualche normativa a cui mi possa appellare per potere dividere la cattedra con altri colleghi?
Inoltre, nel caso in cui l’alunna dovesse arrecare danni ad altre persone o a se stessa ( l’alunna ha già tentato di uscire fuori dalla finestra) chi ne è responsabile, considerando il fatto che sono quasi sempre sola e non riesco fisicamente a trattenerla?

Lei dovrebbe chiedere la convocazione immediata di un GLHO e in tale sede faccia presente la situazione dell’alunna, le difficoltà derivanti dal suo stato di salute, la necessità di ulteriori risorse per garantire il diritto allo studio dell’alunna e una maggiore collaborazione da parte del Consiglio di classe (in particolare, occorre creare, quando possibile, momenti di partecipazione alla vita scolastica, che coinvolgano tutti gli alunni).
Faccia mettere per iscritto che Lei non è in grado, a causa del Suo stato di salute, né di rincorrere l’alunna, né di fermarla se tenta gesti pericolosi per lei stessa o per gli atri. In tal modo ha ufficialmente dichiarate le Sue possibilità di prevenire o evitare incidenti. Contestualmente è bene che produca un certificato da consegnare al dirigente scolastico.
Infine faccia in modo che tale verbale pervenga sia al DS che alla famiglia che agli operatori ASL.

Il dirigente può decidere in caso di alunno con 104 comma 3 di dividere la cattedra e darla a due insegnanti diversi? dopo che per le classi precedenti ha avuto un solo insegnante?  e assegnando le classi per ambiti?

Come affermato dalla Corte Costituzionale con Sentenza n. 80/2010 e dalla l.n. 111/2011, art 19 comma 11, all’alunno con disabilità, certificato in base all’art 3 comma 3 della l. 104/92, specie se con disabilità intellettiva o sensoriale, spetta una cattedra intera indivisibile con altri.
Inoltre la l.n. 128/2013 ha abrogato per l’assegnazione del sostegno la suddivisione in quattro ambiti e, quindi, occorre assegnare una cattedra intera ad un solo docente per non creare disorientamento nell’alunno.

Insegno da 40 anni ed usufruisco della Legge 104 dal 1996 perché mi occupo di mio fratello, disabile con invalidita al 100%.
Da allora, ho spesso usufruito dei tre giorni mensili di permesso retribuito e da settembre  2016 son dovuta ricorrere al congedo parentale ed ho richiesto 10 mesi…
Vorrei chiedervi se esiste  per noi insegnanti (e statali) l’obbligo di chiedere espressamente all’ INPS che vengano riconosciuti i contributi figurativi presi durante il congedo della 104, oppure vi è riconoscimento in automatico .

La normativa prevede i contributi figurativi sia per i permessi che per i congedi. Quella che subisce decurtazioni è la liquidazione che è commisurata al periodo di lavoro effettivamente svolto.
Comunque si faccia fare i conteggi da un CAF.

Vorrei sapere se esistono riferimenti normativi per la predisposizione di un progetto di continuità per un alunno certificato con disturbo pervasivo dello sviluppo tra scuole non appartenenti allo stesso istituto comprensivo, dalla scuola primaria alla scuola secondario di primo grado.

Le forme di consultazione “tra insegnanti del ciclo inferiore e del ciclo superiore” per garantire il massimo sviluppo dell’esperienza scolastica per l’alunno con disabilità sono previste in tutti gli ordini e gradi di scuola dall’art. 14, comma 1, lettera c) della legge 104/92.
Trattandosi, in questo caso, di due istituti diversi, la continuità con la presenza di un docente è assai difficile. Se i due istituti rientrano nello stesso ambito territoriale e il docente col quale si vuole la continuità è di ruolo, allora si può tentare una sperimentazione di continuità didattica ai sensi dell’art 13 comma 1 lettera e) della l,.n. 104/92 e della CM 1/1988. Richiamando la legge 104/92, che recepisce quanto indicato nella CM 1/1988, ovvero che nei primi 2-3 mesi di frequenza del nuovo corso scolastico possono essere sperimentati “interventi rivolti all’alunno da parte dell’insegnante di sostegno che lo ha seguito nel precedente ordine di scuola”, potete predisporre il progetto, specificando gli interventi e l’impegno orario necessario, da approvare da parte dei collegi docenti delle scuole interessate e da inviarsi all’USR per la relativa autorizzazione. Parlate di questo coi Dirigenti scolastici dei due istituti e se loro lo ritengono possibile, allora sentiranno l’Ufficio Scolastico Regionale se è disponibile a dare l’autorizzazione; se la risposta è positiva, allora, avviate le procedure, la cosa è fatta.
Se questa strada non è percorribile, l’unica sarebbe di vedere se il docente è disponibile a farsi chiamare o assegnare come organico di potenziamento nell’altro Istituto; anche in questo caso, parlatene coi due Dirigenti scolastici e la cosa è fattibile.
Se anche questa strada non è percorribile, sempre richiamando la CM 1/1988, il Collegio Docenti, nell’ambito delle competenze istituzionali, potrà prevedere “altre forme di coordinamento tra le istituzioni scolastiche del sistema formativo di base: appropriate iniziative di raccordo, infatti, organizzate in funzione delle situazioni scolastiche reali e dei concreti problemi logistici ed organizzativi ad esse collegati, possono porsi come fattori determinanti nella costruzione di significativi rapporti tra le scuole dei diversi livelli, affinché il cammino scolastico dell’alunno con disabilità rispetti e accompagni la continuità del suo processo di sviluppo”.

Mia figlia, 16 anni, frequenta il secondo anno di un istituto professionale. Mia figlia ha autismo grave, disabile 100%,comma 3 . Nel messe di agosto ho fatto la richiesta al comune per il trasporto da casa a scuola. Nel pulmino specifico ci sono 7 disabili, due hanno autismo, e nessun accompagnatore. C’è solo l’autista con 7 disabili. È andata solo un giorno a scuola con il pullmino, poi l’autista ha detto che la ragazza non sta ferma nel pullman e ha  rifiutato di prenderla. Siamo stati al comune, assistente sociale, sindacato, ma nessuno  ci vuole aiutare. Hanno detto che il pullmino per disabili non prevede nessun accompagnatore. La soluzione è di portarlo a scuola con l’autobus, cosa impossibile assolutamente, per la gravita della malattia e per gli orari dell’autobus, devo cambiarne due, non coincidono gli orari… sinceramente impossibile.  Cosa devo fare, a chi devo chiedere aiuto, quali sono i suoi diritti ?

Se il Comune non vuole mettere un accompagnatore a sue spese, allora deve consentire a voi familiari, o ad un volontario da voi scelto, di accompagnare la bimba a scuola; il diritto dell’alunna al trasporto gratuito a scuola è chiaramente sancito dall’art 28 comma 1 l.n. 118/1971 e non può essere violato da nessuno, comune compreso, per motivi di bilancio.
Quindi o il Comune trova una soluzione del tipo di quello indicato o ne trova un’altra; ma se l’alunna non può andare a scuola, il Comune rischia denuncia per discriminazione ai sensi della l.n. 67/06.

A mio figlio con disturbo dell’attenzione e disturbo oppositivo provocatorio è stato assegnato accanto all’insegnante di sostegno anche un Aec. Mio figlio è completamente autosufficiente su ogni cosa, ma l’assistente lo segue dappertutto ogni momento; ciò comporta un disagio notevole a mio figlio di cui si lamenta ogni giorno. È possibile rinunciare alla sola figura dell’assistente educativo mantenendo l’insegnante di sostegno?

Certamente; l’assistente è un diritto dell’alunno ed ai diritti si può rinunciare; prima però di farlo, sembra corretto parlarne coi docenti, perché l’assistente può essere una rassicurazione nel caso in cui possa insorgere qualche crisi oppositiva del ragazzo. Concordata coi docenti la situazione, allora rinunciate formalmente; se i docenti sono contrari alla Vostra rinuncia all’assistente, in quanto si sentono più sicuri, allora concordate con l’assistente che segua il ragazzo da lontano e, da vicino, solo nei casi più delicati.

Sono la mamma di un piccolo di 3 anni che frequenta il primo anno di scuola dell’infanzia.
Purtroppo, nonostante il servizio multidisciplinare del distretto socio sanitario abbia previsto la necessità di assistenza da base poichè il piccolo non ha raggiunto il controllo sfinterico e non è in grado autonomamente per la cura e l’igiene della persona, a tutt’oggi a scuola nessuno gli cambia il pannolino peranto il piccolo rimane 5 ore senza nessun cambio.
Inoltre se ha urgenza siamo chiamati noi genitori per effettuare il cambio.
Nonostante più volte abbia sollevato il problema, anche in una riunione del GLI, ancora non provvedono.
Vorrei capire a CHI spetta questo compito.
Ai collaboratori che hanno provveduto a fare il corso di aggiornamento, o al comune che deve mandare l’assistente igienico sanitario?

L’assistenza igienico personale è compito dei collaboratori scolastici che sono formati, e anche retribuiti, per tale mansione; essi debbono essere designati dal Dirigente scolastico (pena la denuncia per omissione di atti di ufficio); ciò in base sia alla Nota Ministeriale Prot. 3390/01 sia in forza del CCNL del 2005 art 47, art. 48 e tav. A.
A fronte della mancata assistenza, si rivolga al Dirigente Scolastico, affinché intervenga tempestivamente. Se la persona designata dal DS si rifiuta, è passibile di denuncia, come ha di recente stabilito la Cassazione.

Sono la mamma di un alunno disabile di seconda media ed ho due domande da porvi. Mio figlio ha diritto a 18 ore di sostegno, l’anno scorso gliene sono state date 12 e quest’anno 18 ma in compresenza con un’altra alunna con certificazione h ma con esigenze completamente diverse da lui, questo è giusto? Cosa posso fare per ottenere le ore solo per lui? L’altra questione è che l’insegnante di sostegno, per sua stessa ammissione, non ha nessuna esperienza con il sostegno e con il ritardo cognitivo, inoltre non sa rapportarsi con il ragazzo che oltretutto si sta chiudendo a riccio e mina la sua autostima con frasi tipo… è impossibile lavorare con te … non so più cosa fare. .. alza la voce continuamente e anche a livello didattico non segue le indicazioni che gli sono state date dalla pedagogista privata che segue il ragazzo da anni. Cosa posso fare?

A vostro figlio spettano 18 ore in forza della sentenza n. 80/2010 della Corte Costituzionale e, se sono state indicate nel PEI, anche in conformità all’art 10 comma 5 della l.n. 122/2010. Comunicate quindi alla madre dell’altro ragazzo che diffidi la scuola stessa e l’Ufficio Scolastico Regionale ad assegnare anche a lui le 18 ore esclusive a lui spettanti.
Quanto a vostro figlio, chiedete al Dirigente scolastico la sostituzione dell’attuale docente ai sensi della sentenza del Consiglio di Stato n. 245/01, precisando che non è stato possibile realizzare, come afferma la sentenza stessa, un valido rapporto educativo col bimbo producendo, eventualmente, un certificato di un medico o di uno psicologo che documenti la regressione subita dal bimbo.
Chiedete parimenti anche all’Ufficio Scolastico Regionale che si svolga una riunione di GLHO nella quale si precisi che nel Pei venga indicata la necessità di una cattedra completa per vostro figlio, così come previsto dalle norme sopra citate e fate presente che in mancanza Vi vedrete costretti a fare causa con tutte le spese a carico dell’amministrazione scolastica.

Mia figlia non disabile frequenta il primo anno della scuola dell’infanzia. Unica sezione, 26 allievi, unica maestra. A scuola iniziata è arrivata nella sua classe una  bimba disabile “sindrome down” con sostegno di sole 17 ore su 40 settimanali. Questa bambina sta creando un po’ di problemi con gli altri alunni e sta mettendo in seria difficoltà l’insegnante che non sa se stare dietro a lei o agli altri 26 quando manca il sostegno. Cosa possiamo fare noi genitori degli altri bimbi ?

Dovreste associarvi alla famiglia della bimba chiedendo, come prevede la normativa, la riduzione del numero degli alunni per sezione (massimo 22 alunni, comunque non oltre i 20 nelle sezioni e classi prime delle scuole di ogni ordine e grado). Al tempo stesso, sempre con la famiglia, potreste chiedere l’aumento delle ore di sostegno pari a 25 ore settimanali.
Se le maestre lo ritengono, potrebbero chiedere un corso di aggiornamento sulle didattiche per l’inclusione, con alcuni approfondimenti sull’integrazione di alunni con sindrome di Down, con particolare attenzione alla lettura della Diagnosi Funzionale e della formulazione del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo Individualizzato.

Sono un’insegnante di Educazione Fisica presso un Istituto Secondario di Primo Grado. In una classe prima è stata inerita una ragazzina con tetraparesi spastica su sedia a rotelle.
Poichè le capacità intellettive e relazionali dell’alunna sono nella norma vorrei coinvolgerla nel lavoro della classe.
Nell’esecuzione di giochi non sportivi , spinta dall’insegnante di sostegno lei partecipa molto volentieri. Come conciliare però il suo coinvolgimento con la sicurezza per gli altri alunni che potrebbero
scontrarsi con la sedia a rotelle? Esiste una legge che mi permette di fare ciò?

L’alunna può partecipare alle attività della classe, guidata dal docente per il sostegno e, se possibile, anche dai compagni; è importante progettare attività che le consentano di interagire con i coetanei in maniera adeguata, limitando la possibilità di scontro da lei ipotizzata. Tenga tuttavia presente che in palestra qualunque strumento ginnico potrebbe essere causa di un imprevisto (una pallonata, una caduta, un inciampo, la corsa…).
Occorre pertanto agire sui fattori contestuali, programmando attività che lascino all’alunna ampio spazio di azione e educando i compagni affinché favoriscano la sua partecipazione.

Sono la referente del sostegno di una scuola secondaria di primo grado. Il mio dirigente scolastico vuole delegarmi a presiedere il Gli di Istituto anche quest’anno. Già lo scorso anno mi sono rifiutata, Lui ha presenziato per metà incontro, poi ha delegato me e se ne è andato. Quest’anno ci vuole riprovare e, senza interpellarmi, mi ha ufficialmente nominata a presiedere, oltretutto con solo una settimana di preavviso!
Chiedo se il Dirigente scolastico può non presiedere al Gli e delegare senza una motivazione valida?

In base alla normativa vigente in materia di BES, il Gruppo di Lavoro dell’Inclusione è coordinato dal Dirigente scolastico o da un suo delegato. Rientra pertanto nella facoltà del D.S. individuare un docente e delegarlo per tale compito. Egli però non può imporre a un docente un incarico, senza la sua disponibilità. Pertanto, se Lei mette per iscritto la Sua indisponibilità a tale incarico, il DS deve trovare altro docente disposto a presiedere.

Seguo un bimbo che pesa 36 kg in carrozzina e nel tempo scuola viene un’ assistente a cambiarlo. Lei lo solleva per metterlo sul fasciatoio ma anche io lo faccio con lei 2 volte nella mattinata. Quando andiamo in piscina una volta la settimana per tutto l’anno scolastico bisogna spostarlo sollevandolo 4 volte. Sto soffrendo di mal di schiena, l’altro giorno con le lacrime agli occhi mi rendo conto che per il mio fisico non possente questo mi fa male. Sono obbligata? Come funzionano queste cose in genere? Come mi devo comportare?

Non è compito dei docenti prestare assistenza fisica agli alunni con e senza disabilità; se si sentono, possono farlo volontariamente; ma non esiste alcun obbligo di farlo; nel Suo caso Lei non deve farlo perché nuoce alla Sua salute. Pertanto il Dirigente scolastico deve provvedere o facendosi assegnare altre ore di assistenza per l’autonomia o incaricando un collaboratore scolastico che ha il compito della cura dell’igiene personale.

Sono un’insegnante della scuola dell’infanzia. Vorrei sapere se la bambina con handicap può rimanere a scuola il pomeriggio senza l’insegnante di sostegno.

Certo che può rimanere a scuola quando manca il docente per il sostegno non è in servizio, dal momento che con lei debbono lavorare anche i docenti di sezione.
L’art 12 comma 4 della l.n. 104/92 stabilisce che nessuna disabilità può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.
Se fosse necessaria la presenza di un assistente per la comunicazione o l’autonomia, si deve farne richiesta all’ente locale.

Sono un  docente di sostegno nella scuola secondaria I grado.
Cortesemente chiedo se c’è una normativa riguardo questa prassi ormai in uso da tempo nel mio Istituto: abbiamo sempre diviso la cattedra di sostegno dell’ alunno grave su due docenti per evitare che la stanchezza soprattutto psicologica del docente  vada a nuocere sul lavoro da svolgere. Abbiamo sempre avuto un riscontro positivo da parte degli alunni, sembra anche che sia meno noioso per loro avere più figure con cui relazionarsi. Quest’anno è arrivata una nuova Dirigente che non è d’accordo su questa nostra prassi ormai datata e ben collaudata. Mi chiedo se esiste un’articolo che regola questo aspetto.

Personalmente siamo dell’avviso della nuova DS; infatti specie gli alunni con disabilità grave hanno bisogno di una sola figura di riferimento, per evitare che possano disorientarsi. La prassi, che non è espressamente vietata normativamente, di assegnare due docenti allo stesso alunno è in contrasto con corretti principii pedagogico-didattici orientati a non creare confusione nell’alunno, in particolare con le diverse modalità di impostazione delle attività didattiche e con i diversi stili di insegnamento del docente di sostegno.

Sono la mamma di un bambino di tre anni affetto da Sindrome di Down e con una grave ipotonia, un grave ritardo psicomotorio (non deambula), un grave ritardo del linguaggio e con grossi problemi di deglutizione (il bambino si alimenta quasi esclusivamente con l’utilizzo del biberon), operato all’età di 12 mesi al cuore con la ricostruzione della valvola mitralica.
Mio figlio, certificato ai sensi della L. 104/92, è riconosciuto minore affetto da disabilità grave, frequenta la scuola dell’infanzia.
Lo scorso anno, in questa sezione era presente il nostro secondogenito e proprio per un rapporto di continuità, abbiamo scelto la stessa sezione.
L’insegnante di sostegno, che è stata scelta per lavorare con mio figlio, è arrivata con un bagaglio carico di umiltà, di professionalità, di voglia di lavorare e con una grandissima esperienza sulla Sindrome di Down. Si è messa al “servizio” della piccola comunità nella quale è entrata, dapprima approfondendo la patologia di mio figlio, poi osservando lui e i suoi compagni a scuola ed infine progettando e realizzando – insieme all’insegnante della classe – un lavoro encomiabile che ha coinvolto tutti i bambini, rispettando le finalità del p.e.i.
Ogni mattina mio figlio in quasi un mese ha avuto amore e dedizione da tutti i compagnetti, soprattutto dalla sua insegnante di sostegno, dalla quale andava spalancando le braccia.
Come madre ho dovuto lottare per avere una sedia che lo aiutasse per la postura. In data odierna, senza sapere nulla fino a ieri, hanno tolto l’insegnante a mio figlio. Decisione presa dal D.S. poiché in questo mese, per mancanza di altri insegnanti di sostegno, quest’insegnante svolgeva le ore a disposizione con mio figlio ed anche con un altro bambino disabile. La Preside mi ha detto pertanto che l’insegnante (scelta inizialmente e principalmente per mio figlio) è stata assegnata definitivamente ad altro bambino poiché ritenuto con piu’ necessità. (bambino autistico)
Ho fatto presente al D.S. che mio figlio ha delle gravità non indifferenti, e che tra l’altro è piu’ piccolo, ma Lei ha risposto in malo modo accusandomi (in presenza di altre persone) di essere arrogante e di dover accettare la sua decisione senza insistere. Sono state nominate le insegnanti di sostegno NON DI RUOLO per l’anno scolastico in corso, ed una di queste è stata scelta per mio figlio. Cio’ significa che un bambino con gravi disabilità che dovrà stare per tre anni in questa scuola, si vedrà cambiare un insegnante ogni anno, anziché averne una di ruolo come mi era stato prospettata fin dall’inizio dalla responsabile dei bambini “H”. La stessa insegnante ci parlava del progetto da applicare al bambino anche per gli anni successivi.
Naturalmente, non mi permetto di esprimere alcuna considerazione nei confronti della nuova insegnante che non conosco affatto. Ma mi permetto invece di “urlare” il mio disappunto, la mia frustrazione, la mia delusione ed il mio dolore per un percorso che avevamo faticosamente cominciato dal 12 settembre scorso e con il quale ho raggiunto obiettivi strabilianti con il mio piccolo, perchè la grande professionalità dell’insegnante ha dato, da subito, dei frutti insperati, adesso però grazie alla scelta della preside è stato bruscamente troncato in barba alle più elementari regole di umanità, civiltà, rispetto per gli altri. Si parla tanto dell’importanza della continuità nella scuola e allora perché questa regola non deve valere per mio figlio? Perché un progetto che funziona non può continuare, visti i risultati conseguiti pur se in sole tre settimane?
In fondo al mio cuore lo so io il perché: perché nessuno pensa al benessere dei bambini, perché non si valuta per obiettivi e risultati, si permette a chi è più in alto di scegliere ciò che è meglio per sé e non per i bambini.
Oggi mio figlio tutto il pomeriggio è stato turbato, anche dal mio malessere e pertanto chiedo se questa scelta da parte del d.s. sia stata fatta in modo corretto e lecito. Faccio presente anche che la responsabile dei bambini H  in data odierna, convocata dal d.s., davanti a me, ha detto che c’era stato uno sbaglio, quando all’inizio dell’anno mi era stata comunicata l’assegnazione di ruolo dell’insegnante per mio figlio.
Di fare chiarezza sul fatto che dal primo momento sapevamo che l’insegnante doveva esercitare il sostegno esclusivamente nella classe di mio figlio, mentre poi abbiamo saputo solo oggi che svolgeva le proprie mansioni anche presso la classe dell’altro bambino disabile.
Se cio’ invece fosse stata una decisione sbagliata, chiedo cortesemente di sapere cosa fare per riaffidare l’insegnante a mio figlio. Fino a quando non sapro’ questa risposta non voglio turbare il bambino con l’approccio con un’altra insegnante, perchè mio figlio ha bisogno di una figura stabile che lo accompagni per questi anni di scuola materna con competenze specifiche sulla sindrome di down. Cosa che mi era stata prospettata fin dal primo giorno dalla stessa insegnante di sostegno.

L’insegnante specializzato è un docente assegnato alla sezione che promuove, insieme ai colleghi, il progetto di integrazione scolastica. È una risorsa importante, perché il suo contributo ha ricadute anche in ambito sociale e culturale, in quanto partecipe, insieme ai colleghi, della formazione dei futuri cittadini. Le sue competenze e i suoi compiti, come quelle di tutti i docenti, sono di tipo psico-pedagogico-didattiche.
Accanto a queste considerazioni, è opportuno richiamare la rilevanza della comunicazione e della relazione nel processo di sviluppo dei bambini: gli apprendimenti, come è noto, si sviluppano in un contesto relazionale e sociale significativo. Per questo la scuola promuove la continuità educativo-didattica come fattore rilevante, tanto che la recente legge di riorganizzazione del sistema, la legge 107/2015, riconosce al punto 2, lettera c) del comma 181 la necessità di garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità, assicurando lo stesso docente per il sostegno per il ciclo scolastico frequentato, in questo caso il triennio della scuola dell’infanzia.
Inoltre, in merito alla continuità, la norma, proprio per garantire la continuità educativo-didattica, stabilisce che dopo 20 giorni dall’inizio delle attività scolastiche il docente non può essere spostato di sede (art. 461 del Decreto legislativo n. 297/94). Scriva pertanto al Dirigente Scolastico richiamando il Decreto legislativo citato e aggiungendo che, oltre a motivazioni di carattere psico-pedagogiche, l’art. 1 comma 72 della legge n. 662/1996 assicura il diritto alla continuità; pertanto il docente per il sostegno, dato che si trova ancora nello stesso Istituto, deve essere riassegnato allo stesso caso fino ad oggi seguito.

Sono un’insegnante di sostegno di una scuola primaria con contratto a T.I. Scrivo perché quest’anno il coordinatore ha deciso di cambiare la mia assegnazione dopo due anni di servizio nella stessa classe. Mi spiego meglio: seguo dalla classe prima un bambino certificato in base alla L. 104 comma 3. Quest’anno, in terza, il coordinatore vuole che segua il bambino solo per metá ore e per le restanti 11 subentrerá un’altra insegnante non di ruolo.  Le 11 ore rimanenti dovró effettuarle su un’altra bambina con certificazione di gravitá e a completare la cattedra sará l’insegnante di cui sopra. Quello che mi chiedo é se questa nuova organizzazione é corretta e se non leda il diritto alla continuità del bambino da me seguito fino ad ora (considerando anche che l’insegnante che mi affiancherà non potrà garantire la continuità non essendo di ruolo e tantomeno specializzata sul sostegno). Le motivazioni che il coordinatore attribuisce a questa scelta sono di carattere puramente organizzativo e cioè facilitare la “copertura” dei bambini se una docente dovesse assentarsi. Lei cosa ne pensa? Come posso fare per evitare questa suddivisione che reputo ingiusta per il bambino?

Questa organizzazione non solo rompe o comunque riduce la continuità didattica, ma anche crea un grave disordine didattico nell’alunno il quale ha due docenti specializzati di riferimento e quindi si disorienta. Non si può subordinare l’interesse dell’alunno alle esigenze organizzative.

L’insegnante di sostegno è assente e per pochi giorni la dirigente non provvede alla richiesta di un supplente.
La compresenza però è fondamentale poiché trattasi di un bambino gravissimo con bisogno di un affiancamento con rapporto di 1:1
Visto che non ci sono neanche gli operatori AEC,  poiché ridotti drasticamente,  la compresenza non può essere garantita
Il docente di classe cosa può fare?
Il bambino ha comunque diritto a frequentare la scuola?

I Dirigenti Scolastici, in base alla Nota Miur 8 novembre 2010, prot. 9839, “al fine di garantire ed assicurare il prioritario obiettivo del diritto allo studio e della piena funzionalità delle attività didattiche, possono provvedere alla nomina di personale supplente in ogni ordine e grado di scuola”. Il docente su posto comune si occupa dell’alunno con disabilità in quanto suo alunno; e questo avviene sia in presenza del docente di sostegno sia quando questi non è in servizio.
Il diritto alla frequenza è garantito per tutti gli alunni, con o senza disabilità.

Sono un insegnante di classe. Essendo state decurtate le ore di aec ad un bambino down grave, lo scorso anno ne aveva come risulta nel  pei assegnate 20, siamo state costrette, per coprire le 40 ore di permanenza a scuola del bambino, ad utilizzare le nostre ore di compresenza per fare assistenza durante le ore del pranzo in assenza di copertura aec  poiché quest’anno scolastico le ore sono state ridotte a 15.
Volevo chiedere se è nelle nostre mansioni dare da mangiare a questo bambino che va guardato a vista altrimenti mangia con le mani nei piatti di tutti?
C’è una normativa che regolarizza tali mansioni.

I docenti, sia curricolari che assegnati su posto di sostegno, non sono tenuti a somministrare il pasto agli alunni; pertanto il Dirigente scolastico deve provvedere o facendosi assegnare altre ore di assistenza per l’autonomia o incaricare un collaboratore scolastico che ha il compito della cura dell’igiene personale.

Mio Figlio disabile al 100%  con accompagnamento e legge 104 adesso sta frequentando il 5° anno delle Scuole Superiori, potrei inscriverlo il prox anno ad una nuova Scuola Superiore? C’e’ una legge che lo vieti ? (visto che dopo si prospetterebbe un Centro diurno e non sono tanto propensa a mandarlo…)

Come risulta dal Parere del Consiglio di Stato 3333/2006 non è possibile re-iscriversi ad un ciclo di scuola secondaria di secondo grado, dopo averne frequentato uno o comunque non viene dato il sostegno.

Qual’è la normativa per l’elaborazione del piano annuale inclusione?
Chi è che lo elabora? Chi lo approva?

La normativa è indicata nella C.M. n. 8 /2013 e nella Nota ministeriale del 22 /11/2013.
Quanto al PAI viene predisposto dal GLI e lo approva il Collegio dei docenti.

Nel caso in cui i genitori di un bambino audioleso non vogliano un’assistenza alla comunicazione specializzata LIS, come ci si deve muovere?
È una decisione che spetta unicamente alla famiglia?

La decisione di avvalersi o meno dell’assistente alla comunicazione spetta esclusivamente alla famiglia, essendo questa presenza un diritto e non un obbligo. Quindi la famiglia può chiedere un comunicatore per i sordi oralisti oppure nessun comunicatore.

Mio nipote affetto da autismo e frequentante la scuola per l’infanzia, ha visto quest’anno sostituita la percedente insegnante di sostegno con una nuova. Secondo indiscrezioni trapelate di recente di cui siamo venuti a conoscenza, quest’ultima è stata oggetto due anni fa di denunce relative a maltrattamenti verso un bambino autistico. Siamo preoccupati e vorremmo sapere i passi da compiere preventivamente salvaguardando sia il piccolo  che anche la privacy di questa persona. Possiamo richiedere ad esempio al distretto l’idoneita ed i requisiti richiesti in tale circostanza su questa insegnante?

Se la docente ha questo trascorso, è da supporre che non ripeta l’errore che le è costato lo spostamento di sede. Lei potrebbe in modo riservato parlare col Dirigente scolastico, che sicuramente è informato del curricolo della docente, facendo presente che, se si dovesse ripetere con Vostro figlio il comportamento lesivo, non Vi accontentereste dello spostamento di sede ma denuncereste il docente; invitate quindi il dirigente a mettere sull’avviso in generale la docente sul fatto che è conosciuto il suo trascorso e che le famiglie sono allerta.
Non riteniamo sia il caso di chiedere nulla agli uffici poiché, trattandosi di privacy, non darebbero alcuna notizia.

Sono un assistente specialistico per l’integrazione in un Istituto Tecnico informatico. Abbiamo un ragazzo con una sindrome dello spettro autistico di secondo livello ed è stata avviata una programmazione didattica con un orario ridotto (richiesto dai genitori) rispetto alla classe. Volevo chiedere se con un orario ridotto di 8 ore, è comunque possibile attivare una programmazione didattica che segua gli obiettivi minimi, oppure legalmente dobbiamo seguire una programmazione differenziata.

Questa è una risposta che spetta ai docenti della classe che la riportano nel GLHO, ma compete ai docenti decidere il tipo di programmazione (se differenziata o se riconducibile ai programmi ministeriali, in base all’OM 90/2001).
Sono i docenti gli attori della gestione del Pei, come sono i tecnici della riabilitazione gli attori del progetto di riabilitazione e Voi operatori sociali gli attori del progetto sociale.
Si tenga presente che comunque la famiglia può sempre rifiutare il Pei differenziato, rischiando che l’alunno possa essere bocciato, come stabilisce l’art 15 dell’O M n. 90/01.

Sono una docente della scuola dell’infanzia. Nella mia sezione è presente un bambino con L. 104. Il bambino viene seguito per quattro ore al giorno dall’insegnante di sostegno (la certificazione per l’integrazione scolastica ai sensi dell’art. 3 della  leve 104/92 richiede espressamente un docente di sostegno). Ora la dirigente scolastica vuole che il bambino si fermi a scuola anche il pomeriggio senza nessun docente di sostegno, educatore o assistente: insomma devono essere le docenti titolari della sezione a farsene carico. È giusto tutto questo? Può il dirigente pretendere una cosa del genere?

Il bambino ha diritto a frequentare tutto l’orario scolastico frequentato dai compagni. Pertanto al pomeriggio il bimbo sarà seguito dai soli docenti curricolari; ciò è corretto, poiché  inclusione significa che l’alunno con disabilità è di tutti i docenti della sezione, aiutati ,se necessario, dal docente specializzato; al pomeriggio si svolgono attività diverse da quelle del mattino e quindi Voi docenti curricolari potete organizzarVi per integrare nel lavoro di classe il Vostro alunno con disabilità.
Se si trattasse di un bimbo iperattivo e si rivelasse necessaria la presenza di un assistente per l’autonomia, fate una riunione di GLHO e richiedete tale figura al Comune tramite il Pei che la prevede.

Volevo sapere se un Istituto superiore può espellere una alunno disabile psichico per un episodio di violenza verso i compagni in un Istituto paritario.
L’alunno con diagnosi di schizofrenia e nessun supporto scolastico (né sostegno, né Aec) ha causato una rissa a seguito di ripetute “prese in giro” da parte dei compagni.
Nel caso sia legittima l’espulsione, può essere iscritto durante quest’anno scolastico in un altro istituto?

È molto strano che si usi una tale sanzione verso un alunno con disabilità, privo di assistenza in un istituto che è paritario; si poteva sospenderlo per qualche giorno; comunque si dovrebbero prendere misure disciplinari anche nei confronti dei compagni.
A nostro avviso, il caso dovrebbe essere denunciato al MIUR, perché questo è un caso evidente di non accettazione di un alunno con disabilità e quindi, in base alla l.n. 62/2000, l’istituto rischia di perdere la parità.
Penso che, data la circostanza, l’iscrizione dell’alunno possa essere accettata tardivamente presso un istituto statale, ovviamente purché ci sia una classe con non più di 22 alunni e si dia all’alunno la dovuta assistenza per l’autonomia.

Sono un operatore specializzato che segue un ragazzo con disabilità con ritardo mentale gravissimo presso una scuola secondaria di primo grado. Il ragazzo presenta atteggiamenti di autolesionismo (si ferisce con morsi e pugni) e atteggiamenti violenti verso il personale. Ciò accade prevalentemente quando il bambino è stanco o è frustrato. Per evitare che possa farsi male dobbiamo contenerlo fisicamente, tenendogli le mani. Mi chiedo se queste nostre azioni siano consone ai nostri doveri ( mio e del docente di sostegno) o si tratta di una modalità”violenta” e quindi da evitare. Vi chiedo inoltre se posso lavorare in assenza dell’insegnante di sostegno, lui è presente per 18 ore e io 20, chiaramente il dirigente mi fa affiancare da altri docenti disponibili al momento per la sicurezza di tutti. Ci sarebbe la possibilità di rendere ufficiale la disponibilità di altre persone? Durante i precedenti glis è stato stabilito che il bambino non può rimanere  in presenza di un solo adulto per motivi di sicurezza. Vorremmo proporre, di concerto con la neuropsichiatra, una riduzione dell’orario di frequenza vista la sua incapacità di sostenere questi tempi scolastici (5-6 ore giornaliere). Tuttavia vorremmo garantire l’accoglienza scolastica al minore.

In merito al quesito posto, ci siamo rivolti a Donata Vivanti, vice-presidente FISH, in qualità di esperta nel campo dell’autismo.

Sono un docente di sostegno della secondaria di I grado . Scrivo a nome di una mamma in preda a sensi di colpa ed emotivamente provata per non aver fatto presentare il figlio all’esame di maturità (un mio alunno del I grado)  nella certezza che potesse riscriverlo alla classe quinta. La richiesta è stata rifiutata adducendo come motivazione che anche in assenza di certificato medico il ragazzo fosse obbligato a  sostenere le prove suppletive dell’esame di maturità. Attualmente il ragazzo è a casa.

Se un alunno non si presenta agli esami senza giustificazione, viene bocciato e la ripetenza non è automatica, dal momento che deve essere deliberata dal Dirigente o dal Consiglio di classe che può rifiutarla legittimamente.
Nel caso di un alunno con disabilità della scuola secondaria di secondo grado, per il quale è stato adottato un Pei differenziato, la ripetenza è da ritenere illegittima poiché è stata prevista per poter raggiungere in due anni gli obiettivi riconducibili ai programmi ministeriali, mentre la programmazione differenziata fa riferimento ai propri obiettivi.
Potete pertanto pensare di inserire il giovane in un corso di formazione professionale diurno o serale,  in modo da avviarlo ad un’attività lavorativa o presso una ditta o presso una cooperativa sociale integrata.

L’alunna che seguo con rapporto uno a uno nella Scuola Primaria durante l’orario scolastico effettua per un’ora al giorno dalle 9,30 alle 10,30 terapia riabilitativa di logopedia e psicomotricità. Può il genitore chiedere alla docente di sostegno il recupero di questa ora di insegnamento?

Gli interventi specialistici di riabilitazione devono essere effettuati in orario extrascolastico, cioè non di lezione, per non ridurre le ore di insegnamento col rischio della validità dell’anno scolastico.
Dovreste riunire il GLHO facendo presente alla famiglia di chiedere al centro di modificare l’orario; se il centro non accetta la modifica dell’orario, rivolgetevi al Prefetto perché intervenga per bloccare questo abuso.
È possibile anche prevedere una variazione di orario scolastico, in tal caso la richiesta va sottoposta al Dirigente Scolastico.

Sono la referente del sostegno scolastico di un ITI.
In presenza di alunni diversamente abili può la scuola organizzare
uscite didattiche che prevedono il raggiungimento della meta
con mezzi propri? Come dobbiamo comportarci?

Trattandosi di una scuola superiore il trasporto è di competenza della Provincia; ora penso che ,coi cambiamenti nelle competenze delle Probince, questo compito sia stato assunto dalla Regione; dovreste quindi contattare la Regione per sapere se è essa che si occupa del trasporto alle scuole superiori o se è di altro ente e quale; fare presente che c’è questa uscita didattica e che questo ente ha l’obbligo di garantire il trasporto per tale alunno; muoveteVi subito perchè ci sarà da discutere con probabile rimballo di competenze e rifiuto di tale trasporto. Suppongo che l’alunno necessiti di un trasporto particolare con pedana mobile e questo deve essere fatto presente.

Ho un figlio con gravissime disabilità 100% non autosufficiente che frequenta il 4  l’istituto Agrario. L’insegnante di sostegno dell’anno scorso è ritornato questa settimana nella sua scuola, ora il Dirigente scolastico mi sta dando mille scuse per cui non può riprendere mio figlio perché ha già un insegnante assegnato. Non posso obbligare il Dirigente ad un cambio di assegnazione per continuità didattica?

Dica al Dirigente Scolastico che, oltre a motivazioni di carattere pedagogico e psicologico, l’art. 1 comma 72 della l.n. 662/1996 assicura il diritto alla continuità; nel caso di specie il docente si trova ancora nello stesso Istituto, quindi la scuola è obbligata a riassegnarlo allo stesso caso, ovvero alla classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità.

Vorrei sapere se legalmente un bambino di primaria, portatore di handicap, iscritto in quarta classe e non ammesso in quinta, possa essere inserito a frequentare la  classe inferiore terza, per permettergli di recuperare abilità e contenuti non acquisiti e contemporaneamente sottrarlo ad un contesto conflittuale con gli altri alunni della classe. Esiste una normativa che permette un provvedimento del genere e come si può attuare in termini pratici.

Legalmente, l’alunno deve frequentare la classe alla quale è iscritto. È illegale, invece, inserire un alunno in una classe differente dalla sua. Si rammenta inoltre che per l’alunno con disabilità deve essere predisposto un Piano Educativo Individualizzato, che comprende la programmazione per lui prevista: per gli obiettivi si deve fare riferimento unicamente al PEI. Se l’alunno è stato ammesso alla classe quarta significa che gli obiettivi per lui fissati sono stati raggiunti.

Mia figlia frequenta la terza elementare e da due anni è seguita da una logopedista in quanto ha disturbi di linguaggio ed apprendimento.
Abbiamo lasciato la vecchia logopedista pe una nuova con cui la bimba va in piena sintonia.
L’attuale professionista è diventata insegnante di sostegno nella stessa classe di mia figlia è il dirigente scolastico mi dice che devo evitare di mandare mia figlia il pomeriggio privatamente dalla professionista.
Ovviamente non è insegnante di sostegno della mia bimba in quanto non c’è la necessità vista la lieve difficoltà, quindi mia figlia segue il classico programma e non interagisce con l’insegnante di sostegno durante le lezioni, ma come prima ha il suo piano di incontri pomeridiani quando la persona esercita la libera professione.
Ma non dovremmo vedere il bene dei bimbi più che seguire una burocrazia ?

Il docente per le attività di sostegno, anche se in prevalenza potrebbe lavorare con l’alunno con disabilità, è docente di tutti gli alunni, dei quali è responsabile insieme ai colleghi, e partecipa alla valutazione di tutti gli alunni della classe alla quale è assegnato.
Se la logopedista di sua figlia è anche sua docente, in quanto assegnata su posto di sostegno nella stessa classe, non esiste alcun conflitto legale col fatto che la bambina sia una sua cliente pomeridiana privata per altra attività professionale, quale la logopedia.
La normativa vieta ai docenti di intrattenere rapporti privati coi propri alunni in qualità di insegnanti e cioè per lezioni private; e questo non è il caso di Vostra figlia.
Lo stesso può accadere ad un alunno in una classe in cui opera un docente che sia pure autorizzato ad esercitare la libera professione ad es. di avvocato o di geometra; tale alunno o la sua famiglia può certamente intrattenere rapporti professionali con il professionista citato, ovviamente non per lezioni private, ma per questioni legali o di progetti edilizi, e in orario extrascolastico.

Sono il padre di un bambino di 4 anni con sindrome di Williams, a cui è stata riconosciuto l’handicap con connotazione di gravità L.104 comma 3.
Mio figlio frequenta la scuola materna, e gli sono state assegnate 16 ore di sostegno settimanali.
Ad oggi ha una copertura di solo 4 ore perchè. a detta dell’ “Istituto Comprensivo”, non ci sono docenti per coprire la totalità delle ore!
Anche l’ambito territoriale prende tempo senza dare risposte.
Come mi devo comportare per ottenere la copertura prevista di 16 ore?
C’è qualche responsabilità legale in questa mancanza di copertura per il dirigente scolastico?

Agli alunni con disabilità grave, accertata ai sensi dell’art 3 comma 3 l.n. 104/92, se con disabilità intellettive, relazionali o sensoriali, la sentenza della Corte Costituzionale 80/2010 assegna una cattedra intera (nella scuola dell’Infanzia corrisponde a 25 ore settimanali), confermata in ciò dalla l.n. 111 (2011 art 19 comma 11.
Vi consiglio di mandare una diffida scritta alla scuola e all’Ufficio Scolastico Regionale.
Quanto a frequentare la scuola tutti i giorni, questo è un diritto dell’alunno che non può essere negato se manca personale assistente; vedete l’art 12 comma 4 l.n. 104/92 che vieta l’esclusione dalla frequenza per motivi di disabilità.
Se voleste, quindi, potreste portare a scuola il bimbo per tutta la settimana e se si rifiutano di prenderlo, potete denunciare il Dirigente per omissione di atti di ufficio, oltre che agire per discriminazione ai sensi della l.n. 67/06.

Cosa dice la normativa vigente riguardo agli obblighi da parte degli educatori della Provincia che lavorano nelle scuole di indicare gli obiettivi del PEI raggiunti dai ragazzi diversamente abili durante un anno scolastico?

Gli obiettivi indicati nel PEI sono “da raggiungere”, quindi il percorso scolastico, e le attività correlate, sono finalizzate al loro raggiungimento.
Il Piano Educativo Individualizzato è un documento scritto a più mani fra gli insegnanti della classe, i genitori e gli specialisti; a questo lavoro possono concorrere anche le altre figure educative che si rapportano con l’alunno con disabilità; ciascuno partecipa secondo le proprie competenze, nel rispetto dei differenti ruoli.
Gli educatori possono proporre elementi utili dal punto di vista educativo: le loro proposte vengono analizzate dal gruppo di lavoro e, se accolte, riportate nel Pei, nella parte relativa agli accordi educativi.
In aula, gli educatori si raccordano e coordinano la loro azione con i docenti in servizio.
A fine anno scolastico gli educatori partecipano al GLHO e forniscono le loro osservazioni sull’attuazione del Pei e non possono sottrarsi a tale compito.

Chi è tenuto a comprare il materiale didattico per le attività scolastiche di un bambino con bisogni speciali:  l’istituto o il genitore? Ve lo chiedo perché quest’anno mio figlio è in seconda elementare e ci è stato chiesto dall’insegnante di sostegno di acquistare del materiale didattico, ma non parliamo di modiche cifre. E se un genitore non può permettersi spese extra?

Se si tratta di apparecchiature, la scuola, di solito, si rivolge al CTS (Centri Territoriali di Supporto) per ottenerle in comodato; se si tratta di materiali di consumo, dovrebbe provvedere la legge regionale sul diritto allo studio che dovrebbe fornire alle scuole dei fondi.
Comunque se la scuola deve acquistare qualcosa col proprio fondo di istituto, gode dell’IVA al 4%.

Sono un assistente specialistico per l’integrazione in un Istituto Tecnico informatico. Abbiamo un ragazzo con una sindrome dello spettro autistico di secondo livello ed è stata avviata una programmazione didattica con un orario ridotto (richiesto dai genitori) rispetto alla classe. Volevo chiedere se con un orario ridotto di 8 ore, è comunque possibile attivare una programmazione didattica che segua gli obiettivi minimi, oppure legalmente dobbiamo seguire una programmazione differenziata.

La programmazione curricolare è competenza esclusiva del Consiglio di classe. Ed è infatti il Consiglio di classe che ha gli elementi per valutare se il tempo scuola consente di acquisire sufficienti elementi per una valutazione riconducibile ai programmi ministeriali.

E’ possibile sostituire l’insegnante di sostegno per grave incompatibilità con il ragazzo disabile nella scuola superiore e quale è la procedura?

La sentenza del Consiglio di Stato n. 245/2001 ha stabilito che si può chiedere la sostituzione quando non si sia creato un valido rapporto educativo tra alunno e docente, indipendentemente dalle capacità professionali del docente.

Sono un insegnante specializzata sul sotegno e lavoro presso una scuola dell’infanzia. Ho una questione da porre che non riesco a risolvere: alla scuola dell’infanzia c’è il tempo pieno con la mensa. A chi spetta il compito di dar da mangiare ad un bambino disabile? All’insegnante di sostegno o al personale qualificato? Ho già letto che i comuni devono affiancare l’assistente personale.
Ma il problema annoso è: se l’alunno disabile è “in grado di poter mangiare da solo” ma va soltanto aiutato ad “imparare a mangiare da solo, impugnando autonomamente una forchetta o un cucchiaio, imparando a chiedere semplicemente del pane e/o dell’acqua, imparando altresì le regole a tavola” a chi spetta il compito? Io ho sempre pensato che spettasse all’insegnante di sostegno poichè rientra in uno degli obiettivi che vengono inseriti nel P.E.I. riguardo l’autonomia personale e sociale.
Potreste, cortesemente, risolvere questo dubbio?

È prassi frequente che, in mancanza di una precisazione normativa in proposito, si distingua tra il caso di un bimbo che non riesce a mangiare autonomamente, perché non ha il corretto uso delle mani e quindi si sporcherebbe, caso in cui l’imboccamento verrebbe effettuato dai collaboratori scolastici per la cura dell’igiene personale, come previsto dal CCNL ed il caso in cui il bimbo, perfettamente in grado di alimentarsi da solo, non riesce per mancata educazione; in tal caso il compito educativo spetterebbe all’assistente per l’autonomia.
Normalmente non rientra nel mansionario dei docenti l’imboccamento; se però qualcuno si offre spontaneamente a fini educativi, non è vietato.

Sono una docente di un liceo. L’anno scorso in classe, in una prima liceo ho avuto un ragazzo  e  suo fratello gemello che hanno ripetuto per due volte la prima perchè i colleghi sostenevano che non erano adatti ad una prima superiore in quanto il loro comportamento era di un alunno delle elementari.
Li ho ereditati io; i ragazzi hanno dei comportamenti “fuori” dalla norma : lentezza, interventi a sproposito, uno in particolare riferisce frasi appartenenti ad un suo mondo.
Ho chiamato i genitori, ho riferito loro ciò che ho osservato in qualità di coordinatrice.
I genitori sono due medici : si spiegano il tutto con i problemi alla nascita, entrambi prematuri, uno in fin di vita alla nascita e per entrambi  un’educazione che sin dall’infanzia, per paura, li ha ovattati privandoli delle esperienze normali.
Ho capito subito che non intendono avvalersi di nessun insegnante di sostegno e di chiedere nessuna certificazione.
Ho intuito il loro dramma, ho cercato di incontrare il loro dolore.
Ho praticato , con il loro consenso, l’unica via percorribile: i Bes e l’adozione di un PDP. Prima di allora nessuno ha praticato questa via.
I ragazzi sono molto forti nella narrazione e nella memoria, il senso logico è carente. Uno ha problemi di balbuzie. A casa sono seguiti tanto, le verifiche con dei criteri oggettivi arrivano al 7 con tempi più lunghi.
Promossi entrambi con la media del 7.
Quest’anno, classe seconda, una nuova docente : quando ho presentato i due casi e ha visto i ragazzi ha affermato che convocherà  la famiglia per chiedere la certificazione perchè , secondo lei, uno è autistico e  in particolare è da programmazione differenziata e uno da semplificata e lei senza certificati non fa nessun PDP.
Addirittura ha detto che chiamerà l’ispettore perchè si rispetti la legge. Aggiungo anche che nella classe, per un’altra ragazza, c’è l’insegnante di sostegno e l’anno scorso si è messa a disposizione di tutti, come deve essere.
Prevedo battaglia nel primo consiglio di classe per l’adozione del PDP. Vorrei sapere se il mio modo di procedere rispetta la normativa sui BES.

Il riconoscimento degli alunni come alunni con BES è previsto dalla normativa vigente, pertanto lo scorso anno è stato effettuato l’iter corretto, acquisendo il consenso della famiglia, in accordo con il Consiglio di classe. E il percorso scolastico, da quanto lei riporta, è stato particolarmente efficace.
In base all’Ordinanza Ministeriale del 27 dicembre, seppur rivista dalla CM 8/2013 e precisata dalla Nota 2563 del 22 novembre 2013, il consiglio di classe può riconoscere, in base alle proprie competenze psico-pedagogico-didattiche, un alunno come alunno con BES e, con il consenso della famiglia, predisporre un PDP, secondo quanto indicato nella Nota 2563/2013. Il PDP dura per l’anno scolastico di riferimento, perché la condizione di BES (eccetto quelli con diagnosi) non è una condizione “costante”, bensì legata a limiti temporali.
Da quanto lei scrive sembra che anche per quest’anno sia necessario procedere per il riconoscimento degli alunni come alunni con BES, acquisendo il consenso della famiglia e predisponendo, con il consiglio di classe, quindi un PDP.
Quanto asserito dalla sua collega non trova fondamento: sono i genitori gli esercenti la potestà genitoriale e soltanto loro possono richiedere la valutazione per il figlio.
Le suggeriamo di parlare con il Dirigente Scolastico per appianare questo iniziale attrito.

In base a quale criterio viene calcolato il numero delle ore di servizio del personale assistenziale educativo nella scuola primaria?
Nello specifico, trattasi di un alunno certificato in base alla L. 104/92 art. 3 seguito dall’insegnante di sostegno per 12 ore settimanali (11 + 1 di programmazione).

Il criterio riguardante l’assegnazione ad un alunno con disabilità di personale deputato all’assistenza alla comunicazione e all’autonomia personale (L. 104/92, art. 13, c. 3) è determinato dal “bisogno” dell’alunno, che potrebbe riguardare tutto il tempo di frequenza o una parte di esso.
Il Glho, sulla base del bisogno e della diagnosi funzionale, indica le ore necessarie per l’assistenza nel Pei iniziale dell’anno di frequenza (2016-2017), in riferimento al successivo anno scolastico (2017-2018). Riferimenti: l.n. 122/2010 art 10 comma 5.

Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado, ho organizzato un’attività extracurriculare di teatro gestito in collaborazione con un attore che non è dipendente della scuola e deve essere retribuito. L’attività è svolta nell’edificio scolastico ma viene richiesta dalle famiglie e partecipano solo i ragazzi interessati pagando una quota che serve per rimborsare i costi dovuti alla presenza dell’attore professionista. Desidero sapere se i ragazzi con handicap possono partecipare gratuitamente e se sì  chi deve pagare la loro quota?

Se gli alunni con disabilità non versano in disagiate condizioni economiche, penso che dovrebbero pagare la quota come gli altri; inclusione significa essere trattati alla pari; se hanno difficoltà economiche, anche i compagni non disabili dovrebbero godere di un beneficio. A tutto ciò dovrebbe provvedere il fondo di istituto; altrimenti si aumenta la quota di tutti e si paga quella di chi, per motivi economici, non può sostenere la spesa. Si può anche chiedere una sponsorizzazione.

Mio figlio quest’anno è stato spesso assente per problemi di salute, ho saputo di questi piani educativi speciali a maggio , ma lo hanno bocciato rimandandolo di 10 materie,e legale? Ho portato certificati medici.

Il riconoscimento della presenza di un bisogno educativo speciale è determinato in base alle norme in vigore; per gli alunni con BES viene predisposto un Piano Didattico Personalizzato, mentre il Piano Educativo Individualizzato è previsto per gli alunni con disabilità (L. 104/92).
La norma prevede che la famiglia possa, presentando una certificazione, chiedere che il figlio venga riconosciuto come Bes, attribuendo al Consiglio di classe la decisione di accogliere o meno tale richiesta (Nota 22/11/2013 Prot. n. 2563), motivando, per iscritto, il non accoglimento della richiesta.
Il caso da lei descritto riguarda le assenze per motivi di salute (non ha indicato altro, neppure l’ordine di scuola). Sulla base di quanto scritto, in assenza di una certificazione di disabilità e in base alla normativa vigente, si fa riferimento alle norme sulla validità dell’anno scolastico.
Ai fini della validità dell’anno scolastico per la scuola secondaria di primo e di secondo grado è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato.
Sia nel primo come nel secondo grado, i singoli Collegi docenti possono stabilire deroghe eccezionali al limite delle presenze. Le assenze, in ogni caso, devono essere documentate e il Consiglio di classe, a fronte delle deroghe, può procedere alla valutazione a condizione che le assenze non la pregiudichino (per il primo grado: art. 2, comma 10, del DPR 22 giugno 2009; per il secondo grado: art. 14, comma 7, del DPR 22 giugno 2009).

Sono un’insegnante di una scuola dell’infanzia paritaria, ho in sezione un bambino con disturbi dell’udito, l’assistente provinciale copre 6 ore settimanali… Il bambino ha diritto a delle ore di sostegno? Se i genitori non sono d’accordo per il sostegno? Anche senza sostegno bisogna stendere PEI e PDF?

Non è chiaro se il bambino si avvale della Lis, né se l’assistente ad personam, che è stato assegnato dall’ente locale, sia presente per altre motivazioni. Essendo alunno con disabilità, vi sono le condizioni perché alla sezione alla quale è iscritto venga assegnato un docente per le attività  di sostegno.
Se agli atti della scuola è presente la certificazione di sordità concernente l’art 3 della l.n. 104/92, anche se i genitori rinunciano al sostegno, Voi dovete considerare l’alunno con disabilità e, pertanto, dovrete elaborare i documenti di rito: dapprima il Profilo Dinamico Funzionale (se è già stato elaborato dovrà, se necessario, essere aggiornato) quindi il Piano Educativo Individualizzato (naturalmente con la partecipazione della famiglia).
Se invece i genitori hanno ritirato anche la certificazione, allora, la scuola non è tenuta a predisporre né PDF né PEI.

Sono un docente di sostegno specializzato di una scuola superiore di secondo grado, avrei due quesiti da porle.
Nella mia scuola ci sono due ragazzi, uno autistico che necessita di essere accompagnato all’uscita fino alla fermata del pullman
e che l’insegnante di sostegno attenda con lui.
Secondo quesito : uno studente su sedia a rotelle necessita di essere imboccato durante l’intervallo, a chi spetta tale compito
(anche se una collega è disponibile) e di chi è la responsabilità?
Ecco per questi due incarichi noi insegnanti di sostegno siamo disponibili, solo vorremmo sapere se necessità una particolare documentazione o particolare richiesta da parte dei genitori al DS?

Dovrebbe chiarire se lo studente con autismo deve essere accompagnato alla fermata dell’autobus di linea o allo scuolabus. In genere l’accompagnamento allo scuolabus è affidato ad un collaboratore scolastico, come nel caso di altri studenti della scuola minorenni.
Per l’autonomia personale la norma prevede l’assegnazione di personale “ad personam”; questo compito potrebbe essere assolto, previo corso di formazione, dai collaboratori scolastici, se limitato al solo tempo dell’intervallo scolastico e se non sussistono particolari criticità.
Nel caso della disponibilità dei due docenti a svolgere tali compiti come “volontariato”, devono esserci sia l’autorizzazione da parte del Dirigente Scolastico che dei genitori. In questo preciso caso occorre che la famiglia inoltri una precisa richiesta (accompagnare il figlio alla fermata dell’autobus; imboccare il figlio durante la ricreazione); a fronte della domanda della famiglia, la scuola chiede per iscritto ai docenti se intendono svolgere questi compiti e i docenti rispondono positivamente, sempre per iscritto. In assenza, quindi, di assistenti per l’autonomia, la scuola segua questa prassi, assicurando i docenti qualora la normale assicurazione dei docenti non copra tali ‘nuove mansioni’.

Sono la mamma di un bambino al quale è stata riconosciuta disabilità in base alla legge 104 art.3 co.3.  Quest’anno mio figlio frequenta la quinta elementare e come tutti gli anni ancora non è stata nominata l’insegnante di sostegno perché come riferitomi dal Dirigente scolastico nessun insegnante si è presentato per prendere l’incarico. Volevo sapere se vi è l’obbligo della scuola  a nominare una supplente; lascio immaginare in quale stato di disagio si può trovare il bambino stando tutto il tempo senza un supporto.

Dite al Dirigente Scolastico che provveda a nominare immediatamente un supplente in attesa dell’avente diritto; se poi questo docente Vi va bene, dite alla scuola che pretendete che rimanga lui, poiché l’art 461 del decreto legislativo n. 297/94 stabilisce che il docente non può essere spostato di sede dopo 20 giorni dall’inizio delle lezioni; se invece non Vi soddisfa provate col nuovo.

Mio figlio ha tre anni  ha la 104 con art 3 comma 3
Quest’anno frequenta il primo anno di materna statale
È sempre stato seguito da un  neuropsichiatra privato che lavora anche in struttura pubblica e da terapisti privati
Da circa un anno la cooperativa che eroga terapia in convenzione, ha preso in carico mio figlio con 5 interventi terapeutici a settimana
La domanda è questa
1) può la coperativa chiedere alla scuola un glh senza avermelo chiesto??
2) Posso annullare il glh convocato dalla coperativa indicando che il mio neuropsichiatra di riferimentoe quindi l’equipe sanitaria è da intendersi composta principalmente da lui e dai terapisti privati??
3) Esiste una normativa che mi permette di scegliere l’equipe sanitaria che collaborerà con la scuola anche se mio figlio segue delle terapie in regime di convenzione?
4) posso annullare il glh convocato dalla coperativa??

Per la elaborazione del Piano Educativo Individualizzato, la norma prevede che il gruppo di lavoro sia costituito da tutti gli insegnanti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’Asl (o specialisti di fiducia della famiglia) che hanno in carico l’alunno con disabilità (DPR 24 febbraio 1994 e Linee guida del 4 agosto 2009).
L’invito per la elaborazione del Profilo Dinamico Funzionale (primo documento elaborato dopo la presentazione della Diagnosi Funzionale, che viene periodicamente aggiornato) e del successivo Piano Educativo Individualizzato (progetto annuale di lavoro valido per l’anno scolastico in corso) viene inviato dalla scuola sia ai servizi sia alla famiglia. La famiglia, a fronte di specifiche necessità, può chiedere alla scuola la convocazione del Glho.
In relazione ai quesiti posti:
–          la coperatova per chiedere la convocazione del Glho deve dapprima chiedere il consenso alla famiglia,
–          i genitori, in quanto esercenti la potestà genitoriale, possono intervenire e non consentire la convocazione di un incontro (quindi anche il Glho) in cui si parli del figlio senza la loro autorizzazione,
–          per la formulazione della Diagnosi Funzionale, e quindi la partecipazione all’elaborazione del PDF e del PEI, ci si può rivolgere ad un centro convenzionato che sostituisce l’ASL.
Come genitori potete, anzi dovete, comunicare alla scuola che lo specialista di riferimento è il medico di fiducia al quale fate riferimento.

Vi scrivo per una problematica legata ad una ragazza frequentante la scuola secondaria di 2 grado.
Il gruppo del pdf  prevede la presenza obbligatoria del medico specialista che ha in cura la ragazza?
Nel caso ci sarebbe una legge di riferimento?
La stessa non ha, al momento un medico della asl di riferimento, perciò è stata fatta richiesta alla famiglia di mobilitarsi in proposito.

Per la elaborazione del Piano Educativo Individualizzato, la norma prevede che il gruppo di lavoro sia costituito da tutti gli insegnanti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’Asl che hanno in carico la studentessa (DPR 24 febbraio 1994 e Linee guida del 4 agosto 2009).
L’invito viene inviato dalla scuola ai servizi dell’Asl, in genere tramite un contatto informale per avere un riscontro in merito alla disponibilità (data). Tale contatto avviene anche con la famiglia in quanto, come prescrivono le Linee Guida, il Dirigente Scolastico deve concordare l’orario dell’incontro.
Quindi la scuola provvede ad inviare la convocazione formale dell’incontro. Se per la data di convocazione gli specialisti dell’Asl non si presentano saranno indicati come assenti (giustificati se invieranno una lettera in cui motivano la loro assenza).
Il gruppo di lavoro procede elaborando il Pei, come previsto dalla norma.

Lavoro in un Convitto Nazionale in cui sono stati inseriti come convittori, quindi con anche permanenza notturna, dei convittori con handicap che durante il mattino sono sempre seguiti da insegnanti di sostegno mentre nel pomeriggio-notte non hanno alcun sostegno. Si fa presente che il rapporto pomeridiano di 1 istitutore a 18 alunni e notturno di 1 a 34. La Dirigente non ci ha mai comunicato delle disabilità di questi alunni che quindi di pomeriggio-notte, senza sostegno,  tornano ‘sani’. E’ legittimo tutto questo, visto che alle volte questi disabili escono alle volte dal Convitto da soli? Alcuni di loro abbiamo saputo essere anche autisti.

Per questi alunni dovrebbe essere stato formulato un Pei; in esso deve essere assolutamente precisato in che modo deve essere organizzata la vita pomeridiana prevendendo, se necessaria, la presenza di un assistente per l’autonomia o un assistente educativo fuori dell’orario scolastico.
Quanto ad uscire da soli, pretendete l’autorizzazione delle famiglie per non avere dei problemi.

É legale lasciare una bambina down senza insegnante di sostegno in una scuola statale? La bambina scuola primaria ha una copertura di 24 h settimanali

Se all’alunna sono state assegnate 24 ore settimanali di sostegno, ma ancora non è arrivato il docente per il sostegno a causa dei terribili ritardi di quest’anno, si può chiedere al Dirigente scolastico che si faccia autorizzare dall’Ufficio Scolastico Regionale per nominare un supplente in attesa dell’avente diritto.

Vorrei sapere come poter accedere al ruolo di assistete educativo.

Gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione sono nominati dai Comuni per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado e dalle Regioni (o da gli Enti ai quali essi hanno assegnato questo compito) per le scuole secondarie di secondo grado.
Però ormai gli enti locali non assumono più dipendenti e quindi si convenzionano con le cooperative. Manca una norma nazionale che stabilisce quale debba essere il titolo di studio previsto, che quindi cambia da ente ad ente.

Il dirigente scolastico puó vietare l’accesso nel cortile interno della scuola in caso di pioggia per sosta temporanea con auto a bambini con disabilita e legge 104/92?

Questo è un problema assai diffuso; occorre parlare col referente Regionale per l’inclusione scolastica e concordare col Dirigente  Scolastico un “accomodamento ragionevole”, consistente nel fatto che, ad esempio,  quando arriva l’auto con l’alunno con disabilità, il portiere e un collaboratore scolastico, il quale dovrà portare in classe l’alunno, controllino  che l’auto non arrechi rischi agli altri alunni.
La cosa sarebbe fattibile, poiché si tratterebbe di qualche minuto.

Sono un’insegnante di classe di un alunno che in prima, seconda e terza primaria ha avuto la copertura totale delle ore di sostegno. Quest’anno l’orario viene ridotto di un quarto, si dice, per mancanza di personale. E’ lecita questa riduzione?

Essendo l’alunno soggetto all’obbligo scolastico, la decisione di ridurre l’orario scolastico è illegittima. L’alunno con disabilità ha diritto e dovere di frequenza per tutto il tempo-scuola e di lui devono occuparsi tutti i docenti della classe, in quanto responsabili del suo percorso educativo e didattico.
In merito alla “riduzione delle ore di sostegno” essa è legittima se motivata da condizioni di miglioramento della salute dell’alunno; se la “riduzione delle ore di sostegno” è motivata per causa di tagli alla spesa o non è motivata, allora è illegittima, come precisa la sentenza della Corte Costituzionale n. 80/2010 e quindi sussistono le condizioni per rivolgersi alla Magistratura, tramite avvocato.

Mio marito ha legge 104 art 3 comma 3,usufruisce di 2h giornaliere,ora mio suocero si è ammalato di alzheimer.. può chiedere mio marito la 104 ad ore (e quindi aggiungere altre 2h oltre a quelle che prende x se con un totale di 18h mensili), o i 3 g mensili? e richiedere anche l’aspettativa retribuita dei 2anni? Mio marito è figlio unico, non vive con i genitori, mio suocero ha 76anni mia suocera 75.

Se Suo marito è un lavoratore del pubblico impiego può cumulare i permessi per sé con quelli per l’assistenza al suocero in forza della Circolare Ministeriale del Ministero per la Funzione Pubblica del 30 ottobre 1995, n. 20, Applicazione dell’art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate). Parere del Consiglio di Stato n.785/1995”; se invece è un dipendente privato, l’INPS lo vieta in base alla Circolare 11 luglio 2003, n. 128, che al punto 6 afferma: “…Si rammenta comunque che se il soggetto richiedente è a sua volta fruitore di permessi per se stesso (quale lavoratore handicappato), non può fruire di permessi per assistere altre persone (vedi circolare 18 febbraio 1999, n. 37).
Conseguentemente: i congedi si possono sommare se il lavoratore è dipendente del pubblico impiego, mentre il cumulo è vietato per l’impiego privato.
A completamento, riporto di seguito il parere del dr. Andrea Sinno, esperto dello sportello dell’AIP.
«Occorrerebbe dunque preliminarmente sapere se il lavoratore in questione sia un dipendente pubblico o privato. Inoltre faccio presente che la possibilità di frazionare i tre giorni di permesso non è prevista dalla legge.
Tuttavia l’INPS, i cui documenti di prassi (circolari e messaggi) sono diretti unicamente ai lavoratori del settore privato iscritti a tale ente, ammette dal punto di vista contabile tale possibilità (non sancisce un diritto): chiamato a corrispondere l’indennizzo sostitutivo dello stipendio relativo ai giorni di permesso, nulla osta all’indennizzo dei 3 giorni anche qualora frazionati in ore, nel limite massimo determinato dall’algoritmo di calcolo indicato in mess. INPS n.  16866/07. In ogni caso, stando alla circ. INPS 128/2003, il problema non si porrebbe nemmeno, poiché non sarebbe ammessa la possibilità di cumulo.
Per quanto riguarda i dipendenti della Pubblica Amministrazione, invece, il frazionamento dei tre gg. di permesso mensile è previsto solamente da alcuni CCNL (ad es. enti locali e comparto dei Ministeri), in ogni caso nel limite massimo di 18 ore mensili.
Per ciò che concerne infine la possibilità di fruizione di periodi di congedo straordinario retribuito per l’assistenza al genitore, l’art. 42, comma 5 del Dlgs, n. 151/2001, così come modificato dall’art. 4, comma 1 lett. b) del Dlgs. n. 119/2011, stabilisce un nuovo ordine di priorità dei soggetti aventi diritto alla fruizione del congedo straordinario che degrada solo in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei precedenti (la sola condizione anagrafica della madre non è dunque un requisito sufficiente): “5. Il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente (della persona da assistere, ndr.), ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre (della persona da assistere, ndr.) anche adottivi; in caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli (della persona da assistere, ndr.) conviventi; in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del congedo uno dei fratelli o sorelle conviventi.”
A seguito della riformulazione dell’art. 42 comma 5, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha emanato la circolare n. 1/20102, che per l’individuazione delle patologie invalidanti, rimanda a quanto previsto in circ. UPPA n. 13/2010, paragrafo 2, pag. 4, ultimo capoverso: “La legge non ha definito la nozione di “patologia invalidante”. In mancanza di una espressa scelta sul punto,  sentito il Ministero della Salute, un utile punto di riferimento per l’individuazione di queste patologie  è rappresentato dall’art. 2, comma 1, lettera d), numeri 1, 2 e 3 del decreto Interministeriale – Ministero per la solidarietà sociale, Ministero del Lavoro e della previdenza Sociale, Ministero per le pari opportunità 21 luglio 2000  n. 278  (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’articolo 4 della L. 8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari), che disciplina le ipotesi in cui è possibile accordare il congedo per gravi motivi di cui all’art. 4, comma 2, della legge n. 53 del 2000 . In particolare si tratta delle: 1) patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche; 2) patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali; 3) patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;” indicazioni coincidenti con quelle fornite dall’INPS in circ. 32/2012, punto 3. Andrea Sinno (dottore in servizio sociale)».

Sono un docente di sostegno della secondaria di I grado. Scrivo a nome di una mamma che non ha fatto presentare il figlio diversamente abile maggiorenne all’esame di maturità (un mio alunno del I grado) nella certezza che potesse iscriverlo  nuovamente alla classe quinta. La richiesta è stata rifiutata adducendo come motivazione che anche in assenza di certificato medico il ragazzo fosse obbligato a sostenere le prove suppletive dell’esame di maturità. Attualmente il ragazzo è a casa. Vi prego di consentirmi di aiutare il giovane con i riferimenti normativi opportuni onde poter risolvere la questione nel più breve tempo possibile.

Purtroppo l’assenza agli esami produce l’effetto legale della bocciatura; però la ripetenza non è effetto automatico della bocciatura; infatti per la ripetenza ogni scuola secondaria di Secondo grado ha il potere di deliberare se accettarla oppure no; tanto più che per questo alunno era stato adottato un Pei differenziato ed era stato ammesso agli esami per ottenere l’attestato, avendo raggiunto gli obiettivi riferiti al Pei per lui elaborato.
Non credo ci sia più nulla da fare con la scuola, avendo lo studente già adempiuto all’obbligo scolastico.
Una eventuale ripetenza verrebbe considerata non un diritto allo studio, bensì un tentativo di parcheggio.
Si tratta, ora, di contattare un centro di formazione professionale o una cooperativa integrata per avviare il ragazzo, se possibile, ad un’attività lavorativa o, in mancanza, è possibile rivolgersi al Comune per impostare, d’intesa con la famiglia. il progetto di vita di cui all’art 14 della legge n. 328/2000, sulla cui obbligatorietà ci sono pure delle sentenze.

Sono una mamma che ha una ragazzina di 14 anni che frequenta il primo anno di CFP.
Ho fatto richiesta, che è stata accolta, del sostegno all’ASL; ora il CFP mi dice che il sostegno è di poche ore e che è concentrato in un piccolo gruppo.
Mi domando e mi chiedo se mia figlia è affetta da disturbi psicotici del pensiero, come fa a seguire e a socializzare se viene inserita in un piccolo gruppo? IL SUO PROBLEMA RIGUARDA LA SOCIALIZZAZIONE.

Partendo dal presupposto che la norma non consente attività in gruppi formati da soli alunni disabili, dovrebbe parlare della situazione con gli operatori dell’ASL e con i docenti della classe di sua figlia (gli insegnanti del CFP) per sapere se vedono un’opportunità migliore per la ragazza.
Tenga presente che il docente per il sostegno potrebbe aiutare sua figlia a socializzare, proprio grazie al fatto di lavorare in un gruppo di piccole dimensioni, purché questo gruppo sia costituito dai compagni della classe e sia eterogeneo.

Sono un insegnante di sostegno scuole superiori.
Quest’anno mi hanno affidato un alunno di 18 anni in una quinta ITC. I colleghi mi hanno comunicato che questo ragazzo per 4 anni ha seguito una programmazione differenziata. Ho controllato la sua cartella personale e ho constatato che NON RISULTA NESSUNA AUTORIZZAZIONE DELLA FAMIGLIA IN NESSUN ANNO PRECEDENTE, IN CUI ACCETTANO UNA PROGRAMMAZIONE DIFFERENZIATA. Vi prego di consigliarmi come POSSO PROCEDERE affinché, l’alunno possa presentarsi agli esami sia legalmente che didatticamente tutelato. Vi prego di inviarmi qualche riferimento normativo.

Come stabilisce la norma, la valutazione differenziata può essere adottata unicamente a fronte del consenso scritto da parte dei genitori (OM 90/2001).
Oggi, per tutelare lo studente, occorre procedere con la scelta della programmazione, che il consiglio di classe stabilirà, secondo le modalità di seguito descritte:
–       se il consiglio di classe ravvede che per lo studente si possa seguire, per l’attuale anno scolastico, la programmazione riconducibile ai programmi ministeriali, la programmazione viene presentata in sede di PEI, condivisa e lo studente, superato l’esame di stato, consegue il diploma (OM 90/2001);
–       se il consiglio di classe, invece, pensa di adottare la programmazione differenziata, allora deve convocare i genitori e proporla, acquisendo il loro consenso. A fronte del mancato consenso il consiglio di classe deve attenersi ad una programmazione riconducibile ai programmi ministeriali (OM 90/2001).
La norma consente di cambiare tipo di programmazione da un anno all’altro o anche nel corso dello stesso anno scolastico, su decisione dei docenti: per questo non c’è bisogno di prove integrative (OM 90/2001). Ma quando il passaggio dal differenziato al semplificato avviene per volontà della famiglia contro quella dei docenti, la norma stabilisce che la famiglia debba essere formalmente informata che, ai soli fini della valutazione, l’alunno non sarà considerato con disabilità; ciò significa che potrebbe essere bocciato, mentre con un Pei differenziato non sarà bocciato e, superato l’esame di stato, conseguirà l’Attestato.
Ogni modifica, successiva alla prima stesura del Pei di inizio anno, va riportata nel Piano Educativo Individualizzato, sottoscritto da tutti coloro che lo redigono, e cioè i genitori, tutti i docenti della classe e gli specialisti. E questo potrebbe avvenire per il caso da lei descritto, senza dover sottoporre lo studente a prove specifiche.
Pertanto la questione si pone per gli anni pregressi, in cui è stato adottato illecitamente da parte della scuola un tipo di valutazione (programmazione differenziata) senza aver prima acquisito il consenso della famiglia. Se al quinto anno la famiglia pretende il Pei semplificato, esso viene avviato e si sana il mancato consenso degli anni precedenti; comunque la famiglia negli anni precedenti avrebbe dovuto farsi sentire, dato che nella scheda di valutazione, nel momento in cui si adotta una programmazione differenziata, questa viene richiamata (condizione che non sussiste quando la programmazione riguarda un Pei semplificato). 

Prevenzione comportamenti problematici

Sono un operatore specializzato che segue un ragazzo con disabilità con ritardo mentale gravissimo presso una scuola secondaria di primo grado. Il ragazzo presenta atteggiamenti di autolesionismo (si ferisce con morsi e pugni) e atteggiamenti violenti verso il personale. Ciò accade prevalentemente quando il bambino è stanco o è frustrato. Per evitare che possa farsi male dobbiamo contenerlo fisicamente, tenendogli le mani. Mi chiedo se queste nostre azioni siano consone ai nostri doveri ( mio e del docente di sostegno) o si tratta di una modalità”violenta” e quindi da evitare. Vi chiedo inoltre se posso lavorare in assenza dell’insegnante di sostegno, lui è presente per 18 ore e io 20, chiaramente il dirigente mi fa affiancare da altri docenti disponibili al momento per la sicurezza di tutti. Ci sarebbe la possibilità di rendere ufficiale la disponibilità di altre persone? Durante i precedenti glis è stato stabilito che il bambino non può rimanere  in presenza di un solo adulto per motivi di sicurezza. Vorremmo proporre, di concerto con la neuropsichiatra, una riduzione dell’orario di frequenza vista la sua incapacità di sostenere questi tempi scolastici (5-6 ore giornaliere). Tuttavia vorremmo garantire l’accoglienza scolastica al minore.

«Gentile operatore, la ringrazio per aver posto il problema, non tutti hanno la sua sensibilità.  In effetti la contenzione è una procedura che viola il diritto umano all’integrità fisica e mentale, e nel rispetto dell’alunno come persona con pari valore umano e pari dignità di ogni persona non sarebbe eticamente accettabile esercitarla. Tuttavia è anche necessario trovare alternative concrete. Sappiamo che la realtà è molto più complicata e che non è realistico pensare di poter includere un alunno che presenta gravi problemi di comportamento. D’altra parte i problemi di comportamento non scompaiono da soli, e quanto più il ragazzo crescerà, tanto meno i suoi comportamenti saranno accettati e costituiranno un ostacolo sempre più grave alla sua inclusione, sia a causa del normale sviluppo fisico che per l’aumento delle aspettative sociali con l’avvicinarsi all’età adulta. È dunque necessario intervenire, pur nel modo più rispettoso possibile dell’integrità fisica e mentale del ragazzo.
Immagino che non avrà bisogno che le dica che l’approccio più corretto è quello di prevenire la comparsa de i comportamenti problematici, in modo da non dover applicare contenzioni. Ma intanto, se i comportamenti già si manifestano, qualcosa bisogna pur fare, per evitare danni peggiori. Inoltre i diritti, compreso il diritto all’integrità fisica e morale, comportano anche responsabilità, e a nessuno deve essere consentito fare del male agli altri, anche se certamente il ragazzo aggredisce per incapacità di autocontrollo e di esprimere altrimenti il suo disagio, non certo perché abbia cattive intenzioni verso gli altri. Quanto all’autolesionismo, esso è il comportamento che più provoca stress in chi vi assiste, quindi nemmeno questo comportamento è accettabile in una classe con altri bambini o adolescenti, che ne sarebbero seriamente turbati.
Se non è già un esperto di strategie educative comportamentali, un bravo psicologo comportamentale potrebbe aiutarla molto meglio di me. Tuttavia, nel caso in cui non ne fosse invece esperto, mi permetto di rievocare alcuni elementi pratici essenziali, perché credo che sia il ragazzo che lei e la classe abbiate bisogno di vivere serenamente questa esperienza scolastica e che non intervenire in alcun modo priverebbe l’alunno dell’intervento educativo più necessario per lui, ovvero l’insegnamento di capacità di comportamento sociale, senza le quali la sua inclusione attuale e futura sarebbe ostacolata.
Riassumerò quindi qualche informazione essenziale, su che cosa si può fare nell’immediatezza e a lungo termine per prevenire o diminuire i comportamenti problematici. Mi perdonerà se non le servono perché già la conosce,

A: Intervento diretto a breve termine sul comportamento
Se proprio non si può fare a meno di bloccare il comportamento con un intervento fisico, allora è necessario spogliare questo intervento da qualunque emotività. Questo significa che la/le persone che assiste o assistono al comportamento non deve/devono reagire accorrendo, con esclamazioni, commenti, grida o altro. Anche i colleghi e i compagni di classe devono essere istruiti in questo senso. Inoltre deve essere coinvolta, o almeno informata, anche la famiglia, sia perché deve dare il suo consenso all’intervento che si mette in atto, sia perché la coerenza dell’intervento a casa e a scuola è importante per la sua riuscita, e sia per capire l’influenza dell’ambiente sul comportamento. Spesso è proprio l’ambiente scolastico a scatenare comportamenti problematici, per le difficoltà di comprensione di un contesto socialmente troppo complesso, per l’imprevedibilità di quanto succede, o perché il bambino o adolescente ha una ipersensibilità percettiva ai suoni o ad altri stimoli sensoriali.
L’eventuale intervento fisico sull’alunno deve essere fatto da una sola persona alla volta, che avvicina con calma il ragazzo, e gli blocca il braccio o la mano senza guardarlo negli occhi e senza fare commenti. Questo perché i comportamenti problematici possono essere mantenuti e rinforzati dalle risposte che si danno a quel comportamento. Vediamo anche nei bambini che se ottengono qualcosa con un capriccio, tendono a ripetere quel capriccio per ottenere qualsiasi cosa. Chi non ha argomenti e magari nemmeno voce per chiedere, se con un certo comportamento ottiene quello che vuole o anche solo l’attenzione degli altri, che è un rinforzo molto potente, sia che sia un’attenzione in senso positivo o negativo, ripeterà quel comportamento che è l’unico modo che ha per ottenere quanto desidera in ogni circostanza in cui si sente in difficoltà. Meno il ragazzo può interpretare la reazione al suo comportamento come un modo per attirare l’attenzione, meno tenderà a ripetere il comportamento. Tanto meno è appropriato “premiare” in qualche modo il comportamento per cercare di calmarlo. Ad esempio, se l’alunno presenta il comportamento durante una sessione di lavoro, è necessario terminare comunque la sessione, magari aiutandolo o abbreviandola, e possibilmente terminandola con un successo (ovvero proponendo, per terminarla, un compito semplice che sa fare), ma non interromperla, altrimenti quel comportamento verrà poi usato regolarmente per evitare ogni difficoltà.

B. Intervento a lungo termine per prevenire o diminuire il comportamento
Diminuire i comportamenti, problematici, specialmente se sono radicati nel tempo, richiede tempo e impegno. Un intervento adeguato per mitigare i comportamenti problematici richiede di fare un’analisi funzionale del comportamento, che serve a capire che cosa scatena il comportamento e quali reazioni al comportamento contribuiscono a mantenerlo, ovvero la cosiddetta “Analisi ABC” (dall’inglese Antecedent, Behaviour, Consequence, ovvero antecedente, comportamento, conseguenza). Bisogna cioè osservare, per più giorni, che cosa è successo prima del comportamento, come si manifesta il comportamento e che cosa succede dopo il comportamento. Allego una scheda che si può usare per l’analisi ABC. Una volta identificata la causa del comportamento e le reazioni al comportamento che tendono a rinforzarlo e mantenerlo, si può agire sulla causa (per esempio, modificando il programma, il compito o l’ambiente) e/o sulle conseguenze che tendono a mantenerlo, cambiandole. Inoltre non bisogna dimenticare che anche dei disturbi fisici possono scatenare comportamenti problematici e, prima di intervenire sul comportamento, bisognerebbe sempre assicurarsi che non dipendano da una causa organica. Per esempio schiaffeggiassi può indicare mal di denti o mal d’orecchio o perfino dolori addominali, picchiarsi la testa o picchiare la testa contro il muro un mal di testa. In questa ricerca la famiglia può essere di aiuto, o anche la registrazione dell’evenienza temporale del comportamento. Per esempio, se i comportamento si manifesta sempre alla stessa ora, ad esempio dopo il pranzo, potrebbe indicare disturbi addominali oppure, come nel suo caso, se si manifestano alla fine della giornata, indicare stanchezza.
Purtroppo, visto che l’alunno è già alla scuola media, è immaginabile che i suoi comportamenti auto ed etero-aggressivi non siano appena insorti. Questo complica l’intervento, perché i comportamenti auto ed etero-aggressivi possono essere diventati una reazione abituale a qualunque stimolo disturbante e, come sa chi fuma, perdere le cattive abitudini è difficilissimo. In tal caso è necessario insegnare comportamenti alternativi, più funzionali del comportamento problematico, a cominciare dalla comunicazione. L’insegnamento di comportamenti socialmente adeguati e funzionali, compresa la comunicazione, è un capitolo vasto e complesso, che non si può affrontare in poche parole. Il libro di Michael Powers “Autismo: Guida per genitori ed educatori”, edito in italiano da Feltrinelli, è un buon manuale, ma temo che sia esaurito. Tuttavia potrebbe essere disponibile in qualche biblioteca scolastica o centro di risorse.

B.1. Prevenire o diminuire i comportamenti problematici a scuola adattando l’ambiente
Una volta identificati, tramite l’analisi funzionale ABC, gli eventuali fattori ambientali che scatenano il comportamento, si può modificarli. Per esempio, se il comportamento si manifesta in momenti di particolare confusione e chiasso, si può cercare di diminuirli o di assuefare gradualmente l’alunno a sopportarli. Adattare l’ambiente però non riguarda solo l’ambiente fisico, ma anche tutte le circostanze esterne. Stanchezza e frustrazione come causa scatenante dei problemi di comportamento dell’alunno li ha già identificati lei, ma più precisamente, che cosa causa frustrazione e stanchezza? Potrebbero essere, ad esempio, richieste troppo impegnative, alle quali il ragazzo non sa rispondere, o troppo elementari, che lo annoiano. In tal caso bisogna considerare se il PEI del ragazzo è davvero adatto a lui e se ha preso nella dovuta considerazione, oltre ai suoi limiti, le sue preferenze e attitudini. La frustrazione, per ognuno di noi, si verifica soprattutto quando si sperimentano troppi insuccessi. Una prevenzione dei problemi di comportamento richiede un programma individuale attentamente calibrato, basato sul profilo di funzionamento, ma anche sui punti di forza e sulle preferenze dell’alunno, anche concedendo, se necessario massima flessibilità al programma. Un PEI ben calibrato deve consentire al ragazzo di sperimentare successi, quindi concentrarsi su compiti nell’ambito delle attività in cui riesce meglio, o che gli piacciono di più. Non bisogna dare per scontato che il ragazzo, avendo una disabilità importante dell’apprendimento, non abbia punti di forza o che non possa apprendere. Anche attività troppo elementari o inadatte alla sua età possono frustrarlo. Quindi è necessario cercare di adattare il programma scolastico alle esigenze del ragazzo, valutando se i compiti che gli vengono richiesti sono effettivamente adatti al suo livello di sviluppo, e nello stesso tempo alla sua età cronologica e alle sue attitudini. Per esempio, se si tratta di un ragazzo iperattivo, bisognerà ridurre il più possibile il lavoro a tavolino, e aumentare le ore di attività fisica.
Un altro modo utile per adattare l’ambiente è strutturarlo in modo prevedibile. Questo comporta la strutturazione degli spazi (utilizzare uno spazio per un’unica funzione) del tempo, attraverso agende temporali di quanto succederà, per mezzo di oggetti  immagini o parole scritte  a seconda del livello di comprensione e delle predisposizioni dell’alunno, in modo che sappia che cosa succederà e dove, Si tratta del nucleo delle cosiddette strategie TEACCH, che vengono applicate anche in parecchie scuole italiane, ben conosciute e utilizzate dagli sportelli autismo di molti CTS. Anche in questo caso, pur esistendo numerosi libri che le descrivono, non è possibile spiegarle in poche parole. Le segnalo, comunque, che, presso il CTS dell’Istituto Comprensivo Gandhi di Prato, ci sono insegnanti esperti sia nelle strategie di strutturazione TEACCH che nell’insegnamento degli strumenti di comunicazione aumentata/alternativa. E questo ci porta al punto successivo.

B.2. Prevenire i comportamenti problematici insegnando a comunicare
Un bambino che non sa spiegarsi può aver usato vari modi a lui accessibili per far capire un suo disagio e ottenere una risposta. Fra i tanti modi possibili alla sua portata, quello che ha funzionato nell’ottenere attenzione, in positivo o in negativo, verrà ripetuto. Con i problemi di comportamento il bambino manda messaggi, che non sono però comunicazione. La comunicazione è un messaggio rivolto ad altri, comprensibile agli altri. L’insegnamento della comunicazione è un metodo molto efficace per prevenire i problemi di comportamento, poiché insegna un comportamento alternativo per ottenere lo stesso risultato più efficacemente e in modo socialmente più accettabile. Anche in questo caso le tecniche per insegnare la comunicazione sono molto complesse, e non si possono riassumere in due parole.

C. Verifica della validità dell’intervento
Qualunque sia l’intervento messo in atto, è improbabile che il comportamento problematico, specie se di lunga durata, scompaia in breve tempo. A volte sembra che non succeda nulla e ci si scoraggia troppo presto. Quando si mettono in atto interventi per diminuire i comportamenti problematici è necessario monitorare se l’intervento educativo messo in atto sta funzionando. Per questo è necessario utilizzare schede del tipo di quella allegata, per verificare che la gravità del problema stia effettivamente diminuendo d’intensità e/o di frequenza».

Donata Vivanti