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FAQ Handicap e Scuola – 60

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

 

Sono un insegnante di ruolo nella scuola dell’infanzia. Quest’anno è arrivato un bambino non vedente e gli sono state date 25 ore, il massimo. Nella stessa scuola è presente anche un bambino affetto da autismo che frequenta l’ultimo anno ed ha solo 12,30 di assistenza.
Il mio dirigente vuole che io faccio 12,30 su questo bimbo e 12,30 sul bambino non vedente.
Tra l’altro quest’ultimo ha per ore 9 la settimana un’assistente mandata dall’Unione ciechi a fare un progetto e che lo segue anche due volte la settimana, il pomeriggio.
Vorrei sapere se è una cosa regolare che il dirigente divida la cattedra di 25 ore sopratutto in presenza di un bambino con una certa gravità??
Il dirigente lo spiega dicendo che i bambini si devono abituare a diverse figure.

Le ore assegnate ad un alunno non possono essere ridotte arbitrariamente in corso d’anno. Provi a contattare il referente dell’Ufficio scolastico regionale, sperando che convinca il Dirigente scolastico a ritirare la sua riduzione arbitraria. In caso di risposta negativa, non resta che un intervento della famiglia, che deve chiedere l’applicazione di quanto previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 2017. In ultima istanza non resta che presentare ricorso facendo riferimento al PEI o alla Diagnosi Funzionale, richiamando in questo caso non solo la sentenza citata, ma anche la Sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010, che stabilisce il rapporto 1:1 per gli alunni certificati in base all’articolo 3 comma 3 della legge 104/92 (in questo caso 25 ore settimanali) e la Sentenza, sempre della Corte Costituzionale n. 275/2016.

Sono la mamma di una bambina di quasi 4 anni con sindrome di Down, siamo al secondo anno di asilo e per fortuna ci è stata assegnata la stessa insegnante di sostegno dell’anno scorso con 25h.Stamattina mi informano pero che il dirigente ha deciso di smezzare le sue ore per coprire un altro bambino, la mia domanda è, è possibile farlo? c è una legge che glielo consente? …ed io oltre al ricorso al Tar x il quale sappiamo ci vorrà tempo, cosa potrei fare nell’immediato per far sì che le ore restino quelle decise dal provveditorato?

È abbastanza insolito che il Dirigente modifichi le ore assegnate dopo l’avvio dell’anno scolastico. Le ore assegnate ad un alunno non possono essere ridotte arbitrariamente, neppure per sostenere altri alunni. Provi a contattare il referente dell’Ufficio scolastico regionale, sperando che convinca il Dirigente scolastico a ritirare la sua riduzione arbitraria, inoltrando contestualmente la richiesta di ulteriori ore (per gli altri alunni).
Nel caso questo intervento non andasse a buon fine, non resta che inoltrare ricorso, facendo riferimento al PEI e alla sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010, e chiedendo di applicare la sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 2017.

Sono la mamma di una bambina di 9 anni, inserita nella scuola primaria del mio paese. Mia figlia ha una certificazione di handicap legge 104, art 3 comma 3.
Tre volte la settimana è seguita in un centro di riabilitazione motoria dove effettua logopedia.
Ogni anno la scuola fa richiesta dell’assistente specialistica (educatore).
Purtroppo però ogni anno a settembre …mi trovo a lottare con i mulini a vento.
L’ente comunale eroga il servizio dopo lunghissimo tempo rispetto all’inizio della scuola …anche gennaio.
Cosa posso fare? Come muovermi?
È possibile poter fruire dell’educatore anche a casa ma sempre pagato dal comune? Come?

Dovete insistere, parlando anche col Prefetto, affinché il comune assegni l’educatore oppure attribuisca i fondi o alla scuola (che provvede a trovarlo) o alla famiglia (che deve dare una ricevuta, ottenendo l’autorizzazione della scuola al suo ingresso).
Il comune di solito paga o l’assistente a scuola o a casa.

SONO UNA DSGA DI UN CIRCOLO DIDATTICO. IN QUESTA ISA CI SONO ALCUNI BAMBINI CHE HANNO BISOGNO DEL CAMBIO DEL
PANNOLINO. CHIEDO SE IL COLLABORATORE SCOLASTICO E’ TENUTO A SVOLGERE QUESTO COMPITO.

Dovrebbe fornirci maggiori indicazioni: il suo quesito riguarda gli alunni con disabilità?
La normativa in materia di integrazione scolastica prevede che l’assistenza di base a favore degli alunni con disabilità sia espletata dai collaboratori scolastici,
Già la nota ministeriale Prot. 3390/01 stabilisce che è compito dei collaboratori l’assistenza igienica totale degli alunni con disabilità, compito peraltro previsto dal contratto.
IL CCNL del 2003 e successivi, infatti, agli artt. 47 e 48 e all’allegata tab. A, stabiliscono che, per l’attività di assistenza igienica, il DS deve dare l’incarico ad un collaboratore scolastico, il quale, in questo caso, acquisisce il diritto a seguire un corso di aggiornamento e un aumento stipendiale.
A fronte di rifiuto di eseguire l’ordine di servizio del DS (anche se ancora non ha frequentato il corso di aggiornamento), la Cassazione recentemente ha condannato due collaboratrici scolastiche per inosservanza dei doveri di ufficio, condannandole anche al risarcimento dei danni.

Nella nostra scuola una nostra alunna maggiorenne frequenta il quinto anno.
La ragazza, seguita dai servizi sociali e vissuta per un periodo in casa famiglia, ha perso ogni diritto di assistenza compiuti i diciotto anni. La revisione della 104 (art. 3 comma 1) non è andata a buon fine, pertanto la ragazza, da quest’anno, non ha più diritto al sostegno scolastico, né all’assistenza specialistica.
Non essendo più seguita dal servizio disabili adulti, nessuno può concederle un CIS, con il quale, almeno, si potrebbero richiedere alcune ore di sostegno scolastico.
La ragazza, con importanti problemi familiari e disturbi dell’alimentazione, un lieve ritardo cognitivo e difficoltà di apprendimento, ha sempre frequentato la scuola con un orario ridotto ed è stato adottato per lei, fin dal primo anno delle superiori, un PEI differenziato e non è assolutamente in grado di superare il quinto anno con un piano educativo didattico riferibile agli obiettivi minimi.
Qualora il Consiglio di classe considerasse l’alunna con BES, come potremmo giustificare comunque una programmazione differenziata per assicurarle un attestato di frequenza con la regolare certificazione delle competenze acquisite? Come superare questo ostacolo senza un insegnante di sostegno?

Da quanto scrivete, la studentessa è stata sottoposta a visita: non viene specificato, ma da quanto scrivete pare che sia già stato ufficializzato l’esito della nuova visita. Pertanto, sulla base della valutazione sanitaria, la studentessa non è stata più certificata come alunna con disabilità.
Questo significa che la documentazione agli atti risulta decaduta, pertanto la studentessa non può più essere considerata come “alunna non con disabilità” e valutata come vengono valutati i compagni. Anche le vostre affermazioni risultano non proprie, in quanto voi affermate che la studentessa presenza una “disabilità intellettiva lieve”; se così fosse ciò risulterebbe dalla documentazione.
Potreste, come consiglio di classe, ipotizzare di individuare l’alunna come alunna con BES, ma sicuramente non è ipotizzabile un curricolo differenziato e neppure l’assegnazione alla classe del docente specializzato per il sostegno.

Sono la mamma di una bambina certificata alunna disabile art 3 coma 1 dalla commissione asl ed anche riconosciuta disabile art 3 coma 3 da commissione INPS.
Gli specialisti che seguono mia figlia hanno richiesto la certificazione per poterla aiutare in classe con un educatore ed un minimo sostegno alla didattica (6 ore educatore e 4 ore didattica- soffre di disturbo d ansia reattiva e dsa).
Ieri durante l’incontro con equipe specialistica, il direttore della scuola (e’ una scuola parificata) e la maestra, il direttore si e’rifiutato di accettare la certificazione alunno disabile volendo egli fare un osservazione sulla bambina e dicendo che il compito educativo e’della maestra e non vuole quindi aggiungere un’altra figura in classe che aiuti la bambina.
Può il direttore fare questo?
Come mi devo comportare come madre?

La scuola non può rifiutare la certificazione di alunno con disabilità, peraltro rilasciata dall’ASL. Pertanto, se necessario per il percorso formativo dell’alunno e quindi indicato nella diagnosi funzionale, il docente di sostegno (così come l’eventuale educatore) deve essere assicurato, in conformità a quanto prevede la normativa vigente in tema di integrazione scolastica.
Occorre tuttavia sapere che se trattasi di una scuola paritaria, ma non anche elementare parificata, lo Stato non paga il docente per il sostegno. CI sono sentenze della Cassazione che impongono alla scuola di pagare il docente per il sostegno. Però dovreste fare causa alla scuola.

Sono un’educatrice che lavora presso una comunità terapeutica per disabili psichici, accompagnando una delle nostre utenti a scuola sono venuta a conoscenza dell’esistenza della figura dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione. Vorrei chiedere se si tratta di un educatrice laureata e se sono alla dipendenza della scuola o del DSM.

L’assistente per l’autonomia e la comunicazione non dipende dalla scuola bensì, seppur non in maniera diretta, dal Comune per la scuola del primo ciclo e, per la nomina per le scuole di secondo grado, dalla Regione o altro ente, cui essa abbia dato la delega. In base all’art. 13 della legge 104/92 questa figura professionale provvede all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità, al quale viene assegnata. Al momento non esiste un profilo professionale nazionale e quindi il curricolo e la nomina variano da Ente locale a Ente locale; è l’Ente locale che dà in appalto questa figura alle cooperative.
Si informi nella sua zona come si procede.

Sono il padre di un bimbo diabetico di 4 anni. Lorenzo ha una certificazione di invalidità (legge 104/92 art.3 comma 3) redatta dalla commissione per l’invalidità civile.
So che la legge 104 prevede, anche per i minorati fisici, l’insegnante di sostegno e l’assistente per l’autonomia a scuola.
A quale ente devo rivolgermi per avere una certificazione valida per la scuola? La neuropsichiatria dell’ Asl mi ha risposto che non devo rivolgermi a loro perchè non si occupano di diabete e comunque visto che mio figlio non ha un ritardo mentale non ha diritto al sostegno.
È dunque sufficiente la certificazione di invalidità che è già in mio possesso o a chi devo rivolgermi per ottenere il certificato corretto da presentare a scuola?

Per alunni con diabete non è prevista la presenza del docente per il sostegno che non servirebbe, bastando i docenti della classe. Anche l’assistente per l’autonomia non pare sia necessario, essendo lo studente autonomo.
Occorre solo concordare con la scuola l’eventuale somministrazione dei farmaci prescritti in orario scolastico, che si basa sulla nota interministeriale Istruzione-Salute n. Prot 2312 del 2005.

Sono il padre di un bambino autistico di quasi quattro anni iscritto al secondo anno della scuola dell’infanzia. In seguito alla visita Inps del Gennaio 2017, il bambino è stato dichiarato con handicap ex art. 3, comma 3, l. 104/92. Abbiamo provveduto ad eseguire la diagnosi funzionale e a richiedere per l’anno scolastico 2017-2018 il sostegno per il minore. Solo ieri, in seguito a colloquio con la dirigente scolastica, abbiamo appreso che la medesima ha nominato una sola insegnante per due bambini, entrambi con la stessa patologia. Inutile rappresentarLe che il bambino da mesi segue una terapia cognitivo comportamentale secondo il metodo ABA, che l’Analista del Comportamento ha predisposto per lui programmi serrati e personalizzati, che il bambino in soli sei mesi ha fatto passi da gigante. In seguito alle mie rimostranze, la DS ha addiritturato osato affermare che il rapporto 1 a 1 ad oggi E’ VIETATO PER LEGGE! Come avrà capito sono intenzionato fermamente a ricorrere al Tar e a tutelare i diritti di mio figlio. La mia domanda è di natura procedurale. Non avendo ancora il PEI, ad oggi sarebbe piu opportuno diffidare da subito la scuola e il Miur a garantire il rapporto 1a1 oppure fare richiesta di accesso agli atti, ottenere il Pei e ricorrere al Tar.

Per quanto riguarda il PEI, formalmente, non può essere richiesto, perché deve ancora essere elaborato, subito dopo il Profilo Dinamico Funzionale, dal gruppo di lavoro composto dai docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’ASL.
Se le ore di sostegno riconosciute risultassero non sufficienti rispetto a quanto indicato nella Diagnosi Funzionale (rilasciata dall’equipe disciplinare alla famiglia), si può fare riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2010, che riconosce, per gli alunni con disabilità certificata art. 3 comma 3, il rapporto 1:1 (nel caso specifico pari a 25 ore settimanali). Peraltro appare scorretta l’affermazione che non si può più dare una cattedra a un solo alunno, poiché nessuna norma in tal senso esiste; se l’amministrazione scolastica non volesse assegnare la cattedra intera, limitandosi ad attribuire il rapporto 1:2 (mezza cattedra), anche in questo caso è possibile inoltrare ricorso in violazione della sentenza della Corte costituzionale.

Sono una mamma di una bimba disabile certificata da poco. Vorrei sapere se posso pretendere dalla scuola dell’infanzia paritaria la maestra di sostegno.

Le scuole paritarie devono garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità; nel caso specifico, trattandosi di scuola dell’infanzia, spetta alla famiglia intervenire economicamente per retribuire il docente di sostegno. In realtà una recente sentenza della V Cassazione, n. 21122/13, ha stabilito che il sostegno debba essere riconosciuto e che la scuola paritaria non possa chiedere ai genitori tale retta, in quanto essa è posta in carico allo Stato.

Può un ragazzo affetto da sindrome di down già diplomato presso un istituto d’istruzione secondario superiore e re-iscritto presso un istituto alberghiero, vista la sua passione per la cucina, usufruire di un educatore che possa accompagnarlo nel processo di apprendimento a scuola? Ci può essere un aiuto pubblico in tal senso?

Se lo studente necessita di qualcuno che lo accompagni nel processo di apprendimento, allora si dovrebbe pensare ad un docente; ma avendo già frequentato la scuola secondaria di secondo grado, fino al diploma, non è più possibile richiedere il docente per il sostegno. Al riguardo si aggiunge il parere del Consiglio di Stato che vieta le reiterazione di scuola secondaria di secondo grado.
In questo secondo percorso di scuola secondaria di secondo grado, pertanto, lo studente sarà accompagnato dai docenti della sua classe.

Sono la mamma di una studentessa disabile di 16 anni, a cui è stato assegnato un insegnante di sostegno dalla scuola secondaria di primo grado. Al termine dell’anno scolastico 2016/17 abbiamo deciso di far cambiare scuola a nostra figlia. Per accedere a questa nuova scuola, a settembre mia figlia dovra’ sostenere, come privatista, cinque esami integrativi. Pensavamo che potesse essere assistita da un insegnante di sostegno durante gli esami, ma in questi giorni ci è stato detto che poiché nostra figlia è formalmente ancora iscritta nella precedente scuola, ciò non è possibile. Alla nostra richiesta di essere almeno affiancata dall’assistente ad personam, che le è stata già assegnata per quest’anno scolastico (peraltro la stessa educatrice che l’ha seguita negli ultimi due anni anche nell’altra scuola e che già lavora nella stessa scuola dove mia figlia sosterrà gli esami), ci è stato detto che non era possibile nemmeno questo perché mia figlia, come privatista, non ha diritto all’assistenza di un docente della nuova scuola. Mi chiedo se ciò sia corretto, visto che l’assistente ad personam non è un docente della scuola, ma un facilitatore della comunicazione il cui lavoro dovrebbe proprio essere quello di “facilitare” il percorso anche scolastico del disabile a lui assegnato.

Per tutelare il diritto allo studio, la normativa per l’inclusione prevede che, ove necessario, siano riconosciute risorse per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale a favore degli alunni con disabilità. Inoltre per questa ragazza va applicato il Decreto sui criteri degli esami dei privatisti con disabilità; quindi la scuola deve assegnarle un docente che l’assiste durante le prove.
Ne consegue che, seppur nella condizione di privatista, sua figlia ha diritto a tali risorse, al fine di affrontare adeguatamente le prove di ammissione, che devono essere strutturate, in base all’art. 16 della legge 104/92, in base al PEI.

Sono un docente di scuola media e, riconosciuto invalido grave, mi avvalgo della legge 104 per permessi mensili; sulla mia invalidità si avvale anche di permessi per 104 mia moglie, dipendente comunale. Da diversi anni svolgo lavoro continuato come consulente psicologo presso la ASL. A scuola, quest’anno mi stanno ponendo il problema della incompatibilità tra la funzione docente e il mio rapporto con la ASL, anche facendo riferimento al mio avvalermi della 104. Posso ricevere chiarimenti per comportarmi di conseguenza?

A tutti i docenti lo stato giuridico consente l’esercizio di una professione autonoma, ma non un rapporto di lavoro dipendente da altro ente. È sufficiente chiedere l’autorizzazione al dirigente scolastico che non può negarla se l’attività professionale esterna non interferisce con l’orario dell’attività di insegnamento.
Se il DS comunque si oppone, senza ragionevole e comprovata motivazione, lei può rivolgersi all’Ufficio Scolastico Regionale.
Il fatto che lei sia persona con disabilità non le impedisce di svolgere contemporaneamente attività di insegnamento e professionale.

Una studentessa di un istituto superiore in situazione di handicap (art 3 comma 1) ha frequentato i primi 4 anni supportata da un docente di sostegno seguendo un percorso B viste le notevoli difficoltà cognitive.
Arrivata allla classe 5 i genitori vorrebbero toglierle il sostegno. Credo che sia necessaria una richiesta scritta e credo anche che sia importante che il consiglio di classe si tuteli verbalizzando il loro parere contrario a tale passaggio.
I genitori si dichiarano anche pronti ad una eventuale bocciatura pur di evitare l’assegnazione di un docente di sostegno.
Le chiedo conferma sulla regolarità di tale iter.

La presenza del docente per il sostegno è un diritto non un obbligo: i genitori, se vogliono, possono chiedere la rinuncia al docente per il sostegno. In questo caso occorre verbalizzare la decisione.
Per quanto riguarda l’alunno, se la famiglia si limita a rinunciare al solo docente e non ritira la documentazione, deve essere considerato come studente con disabilità a tutti gli effetti. Al Consiglio di classe, pertanto, spetta il compito di programmare il percorso educativo-didattico, definendo modalità di valutazione, criteri di valutazione, eventuali utilizzi di ausilio e quanto previsto dalla norma in materia.
Occorre tuttavia far presente alla famiglia che, anche con il docente per il sostegno, lo studente ha diritto, se supera l’esame di stato, al diploma e non compare nulla sul diploma circa la presenza del docente per il sostegno.

Scrivo da una ASL per l’inserimento in una scuola dell’infanzia di un bimbo affetto da grave disabilità.
Al bimbo, già inserito nella scuola da due anni, a seguito di aggravamento delle condizioni cliniche, è stata impiantata una PEG per la somministazione del cibo.
La pompa di cui dispone è stata tarata a piccole dosi continue, per cui il pasto ha la durata di circa 3 ore.
Non riesco a trovare la normativa che regola la materia: di chi è la competenza per l’attacco della pompa? chi può fare sorveglianza affinchè, se subentrano problemi siano messi in atto modalità di intervento per la gestione dell’emergenza?

Poiché non si tratta di sola somministrazione di cibo, per cui potreste chiedere al Dirigente scolastico (il quale, applicando, per analogia, la normativa sulla somministrazione dei farmaci, valuta la disponibilità di personale scolastico, debitamente formato per assolvere il compito richiesto, previo consenso della famiglia), ma sono previste azioni per la gestione dell’emergenza, la responsabilità resta in carico a personale sanitario specializzato, che voi, come ASL, dovete fornire alla scuola per il tempo necessario.

Sono la madre di un ragazzo di 14 anni che sta per iniziare la scuola superiore
Ha una certificazione di disabilità con diagnosi di Sindrome di Asperger rilasciata dalla ASL competente.
Ha inoltre una certificazione di disgrafia (dsa).
La diagnosi funzionale prevede per lui, stante le sue difficoltà di socializzazione e comunicazione, la figura dell’educatore ma non quella dell’insegnante di sostegno dato il suo livello intellettivo nella norma.
La scuola media per i tre anni ha redatto il PEI, per definire le aree di intervento dell’educatore ma anche degli insegnanti curricolari.
La scuola superiore invece non intende redigere il PEI perché afferma che lo stesso e’ previsto solo in presenza dell’insegnante di sostegno.
L’unica cosa che si può redigere secondo loro è un PDP, dove si inserisca anche il ruolo dell’educatore.
La cosa mi sembra assurda perché, come del resto ha fatto la scuola media, si tratta di definire un intervento educativo (che comprende sia l’area didattica che sociale) a fronte di una sindrome che corrisponde ad una disabilità certificata (seppure con il comma 1 e non comma 3 di gravità).

Da quanto scrive a suo figlio sono state riconosciute due condizioni fra loro contrastanti; la diagnosi di DSA, infatti, non può essere posta a fronte di una disabilità (si vedano al riguardo l’art. 1 della L. 170/10, il decreto applicativo, il documento della Consensus Conference).
Ora, la scuola non può predisporre un PEI e contestualmente un PDP.
Dato che lei scrive che la diagnosi di Sindrome di Asperger è stata rilasciata dall’ASL competente, e le è stata rilasciata la Diagnosi Funzionale, procederemo facendo riferimento alla condizione di disabilità.
In base alla normativa vigente, dato che lei ha presentato alla scuola documentazione attestante la disabilità (Diagnosi Funzionale), per lo studente deve essere predisposto un PEI da parte di tutti i docenti della classe insieme a voi, famiglia, e con la collaborazione degli specialisti e, ovviamente, dell’assistente assegnato allo studente.
Può fare riferimento alla normativa in materia di disabilità (L. 104/92, decreto applicativo DPR 24 febbraio 1994, Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009), diversamente si registrerebbe una omissione di atti di ufficio.

Sono un docente di scuola secondaria superiore in un Liceo, a cui hanno assegnato tre ore settimanali con un ragazzo con disabilità intellettiva grave che l’anno prossimo frequentera’ l’ultimo anno di scuola superiore. Seguo questo alunno da tre anni insieme ad altri due docenti, quest’anno addirittura quattro più l’educatrice comunale. L’allievo ha compiuto 21 anni a febbraio, quindi ha ampiamente assunto l’obbligo scolastico. Presenta un disturbo generalizzato dello sviluppo che lo fa sembrare un bambino di circa undici anni. Non parla, non scrive né utilizza alcuno strumento didattico. Non ci sono state fornite più indicazioni su nuove strategie da adottare o nuovi metodi tant’è che l’allievo non mostra più interesse alcuno per queste attività. È stata abbandonata anche la CAA iconica perché troppo difficile. Comunica attraverso lo sguardo e la prossemica. Qualsiasi oggetto gli venga dato viene portato in bocca, che è anche una sua frequente stereotipia, o gettato per terra. È stato sfortunato perché durante la sua crescita è stato seguito e poi abbandonato da diverse strutture e centri, anche a pagamento. Dopo un primo entusiasmo iniziale ci si rendeva conto della gravita’ del caso e a seguito di numerosi tentativi di recupero, tali centri si dileguavano. Noi docenti ci trovamo in un vicolo cieco. L’anno prossimo sarò solo io di continuità perché un collega di ruolo si è traseferito mentre gli altri due erano precari. Quest’anno l’alunno è molto peggiorato, non rispondeva più alle richieste, tendeva a lasciarsi scivolare per terra o ad accasciarsi sugli scalini durante la salita o la discesa. Ha mostrato spesso disagio e nervosismo, con crisi di pianto. In classe è praticamente impossibile tenerlo perché si agita, cammina per l’aula, fa puzzette e cerca, giustamente l’attenzione dei compagni. Non è autonomo al bagno e sovente necessità di essere portato ai servizi ivi anche due volte al giorno per espletare i bisogni più lunghi.
Ora, con tutto l’affetto e la comprensione del mondo che senso ha imporgli ancora questo supplizio? La mia coordinatrice afferma che andando in quinta dovrebbe fare una prova davanti alla commissione a fine anno ma a mio modesto parere rischierebbe di diventare una pantomima. I genitori sono in attesa che venga accettato in un CDD e vorrebbero continuare a fargli frequentare la scuola per sedici ore settimanali. Il ragazzo, secondo me, dovrebbe al massimo frequentare la scuola due volte a settimana perche di più non reggerrebbe il carico orario. La scelta oraria è stata più che altro dettata dalle esigenze lavorative dei genitori più che da quelle del ragazzo; i restanti giorni bisognerebbe fare pressione sul centro affinché lo prenda in carico al più presto.
Mi scuso per lo sfogo ma davvero vorrei il meglio per questo alunno.

In base alla loro formazione, gli insegnanti posseggono quelle competenze psico-pedagogico-didattiche necessarie alla professione, confermate dal CCNL (art. 27, profilo professionale docente: “Il profilo professionale dei docenti è costituito da competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca, documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col maturare dell’esperienza didattica, l’attività di studio e di sistematizzazione della pratica didattica.”) È dunque compito di ciascun docente individuare le strategie, le metodologie e le attività didattiche finalizzate alla realizzazione del successo formativo dello studente con disabilità. In sintesi: la sinergia con gli esperti non comporta che questi “offrano indicazioni” di carattere metodologico-didattico, in quanto tali competenze sono proprie della professione docente.
Occorre dunque elaborare un PEI, comprensivo di programmazione curricolare individualizzata, sulla base del quale saranno poi strutturate le prove d’esame che, anche per lo studente con disabilità (indipendentemente dalla gravità), deve essere predisposto.
Al Consiglio di classe compete, dunque, programmare il tempo-scuola in modo che risulti proficuo per lo studente e per i suoi compagni, nella prospettiva di una migliore qualità della vita, partendo dalle sue capacità e potenzialità. dai suoi interessi e da ciò che maggiormente lo sollecita o che riesca a stimolare la sua partecipazione. È possibile programmare attività pratiche, che aiutino lo studente, attraverso compiti autentici, ad affrontare la quotidianità (ad esempio l’uso del denaro, leggere cartelloni o segnali), avvalendosi di una didattica laboratoriale, con i compagni, oppure creando situazioni di role playing(sempre con i compagni).
Comprendiamo il suo scoramento, ma fatichiamo a capire quel senso di “sconfitta anticipata”, che lei attribuisce, da quanto leggiamo, ad una mancata collaborazione con gli specialisti; ma poiché gli esperti, in ambito scolastico, sono per l’appunto gli insegnanti, sta a voi programmare le attività scolastiche e attuarle.
Per quanto riguarda la frequenza di un CDD, è possibile progettarla purché avvenga nel pomeriggio, senza cioè danneggiare o ridurre la frequenza mattutina della scuola con i compagni. Il ragazzo ha diritto al suo percorso scolastico e a trascorrere, con i compagni, il tempo-scuola: a tutti i docenti, ovvero ai componenti del Consiglio di classe, il compito di favorire al massimo “apprendimenti, socializzazione, relazione, comunicazione”, anche trovando forme alternative o mediate di CAA.

Mio figlio disabile con 104, sordo, iscritto quest’anno per la prima volta ad una classe terza di un istituto tecnico tecnologico, si ritrova in una classe di 27 alunni. Qual è il numero di alunni massimo previsto per classe in presenza di un disabile? Ho trovato solo riferimento alla formazione delle prime classi… faccio presente che questa è la prima classe del triennio (indirizzo di specializzazione) e che ne è stata fatta una sola per questo indirizzo mentre a mio parere andava sdoppiata. Ho bisogno cortesemente di una risposta in tempi brevi per potermi muovere adeguatamente.

Essendo questa terza la classe iniziale del triennio, potete far valere le norme sulle prime classi di cui all’art. 4 e all’art. 5, comma 2, del DPR n. 81/09.
Diffidate quindi a formare la classe con non più di 22 alunni, minacciando ricorso al TAR.

In un Asilo Nido Aziendale a chi competono i costi extra di una educatrice in caso di frequenza di bambino con handicap grave?

Trattandosi di struttura privata, salvo diverse indicazioni, ovvero in base alle vostre leggi regionali, i costi dell’educatrice (in aggiunta all’organico) sono in carico alla famiglia.
Si ricorda, quale utile riferimento, il recente Decreto Legislativo n. 65/2017 sul sistema integrato degli asili nido e delle scuole dell’infanzia (nello specifico si rimanda all’art. 9).

Sono la mamma di una bambina di 8 anni, alla quale è stata riconosciuta la legge 104 con art.3 comma 3. La bambina non ha nessun disturbo cognitivo, ha esclusivamente limitazioni motorie poiché è costretta a muoversi con le stampelle, pertanto ho richiesto l’aiuto delle maestre per portare in classe lo zaino della bambina e l’utilizzo dell’ascensore per poter usufruire del servizio mensa, situato al piano terra della scuola. Per quanto riguarda l’uso dell ascensore mi è stato negato, motivando il rifiuto dicendomi di avvalermi di un operatore per svolgere la funzione di accompagnare la bambina su e giù dall’ascensore; invece per quanto riguarda l’aiuto con lo zaino, a fine anno mi è stato richiesto un biglietto di ringraziamento dalle maestre per aver svolto questa facilitazione non sapendo se fosse necessaria o meno e ribadendomi che avrei dovuto richiedere un operatore per adempiere a queste mansioni.
Recentemente mi sono rivolta al dirigente scolastico per segnalare questi episodi, ottenedo dallo stesso la medesima risposta, dicendomi di richiedere un operatore per trasportare lo zaino della bambina e per portarla su e giu in ascensore i due giorni della mensa.
Il dirigente mi ha detto inoltre di essere costretto per legge a richiedere un operatore.
E’ giusto richiedere un operatore per una bambina autosufficiente con delle limitazioni motorie temporanee legate alla sua malattia solamente per trasportare uno zaino? o ci si può avvalere del personale scolastico?

ll CCNL (Contratto collettivo Nazionale di lavoro), in vigore fin dal 2003, agli articoli 47 e 48, compresa la tab. A, stabilisce che i collaboratori e le collaboratrici scolastiche hanno il compito di accompagnare gli alunni con disabilità nei locali della scuola, quindi, a nostro avviso, anche di accompagnarli in ascensore e di portare il loro zainetto.
Quindi scriva pure due righe di ringraziamento alle maestre per la disponibilità mostrata. Per il resto, invece, faccia presente al Dirigente Scolastico quanto sopra riportato.

Sono un assistente specialistica e lavoro ormai da tanti anni nelle scuole, le insegnanti mi fanno uscire spesso con l’alunno disabile, vorrei sapere se posso uscire fuori dalla classe e andare in una stanza strutturata apposta e stare sola con l’alunno.

Gli alunni, tutti gli alunni, sono affidati ai docenti. Gli assistenti specialistici sono, invece, assegnati ad uno specifico alunno, con compiti di “assistenza all’autonomia e alla comunicazione”, svolgendo tali compiti all’interno dell’aula, in presenza del docente in servizio.
Pertanto durante le ore in cui lei è in servizio in qualità di assistente, se viene invitata dal docente in servizio a uscire e portare l’alunno con disabilità “nell’aula di sostegno” (aula strutturata), cioè fuori dalla classe, dica semplicemente “no” e svolga il suo lavoro in aula. Non può e non deve essere snaturato il diritto costituzionale all’inclusione nella classe e coi compagni.

Sono un’insegnante di scuola primaria. La mia classe era formata da 25 alunni con un alunno con certificato di disabilità. Alla fine di quest’anno una bimba si è trasferita in un’altra scuola.
Ora il dirigente ci ha comunicato di aver accolto, al suo posto, l’iscrizione nella nostra classe di un alunno con un grave grado di disabilità: disturbi emotivi e della condotta.
Perciò da settembre p.v la mia classe sarà formata di nuovo da 25 alunni, di cui due disabili e uno di questi dichiarato grave dalla certificazione.
È stata corretta la scelta del dirigente?
Personalmente credo che la gestione della classe risulterà molto impegnativa, considerato anche il tipo di handicap del nuovo alunno. A tutto discapito della qualità della nostra azione didattico – educativa.
Inoltre, credo di aver capito che la normativa preveda un tetto massimo addirittura di 20 alunni con un disabile grave.

Il DPR n. 81/09, all’art 5 comma 2, stabilisce che “di norma” le classi con alunni con disabilità sono costituite da non più di 20 alunni, mentre l’art. 4, dello stesso DPR, prevede che eccezionalmente tale tetto possa essere aumentato del 10% (quindi massimo 22 alunni). Quindi qualunque famiglia della classe può invitare il Dirigente Scolastico a non accogliere in questa classe questo nuovo alunno, pena ricorso al TAR che potrebbe anche ridurre la classe a 22 alunni.

Sono un’insegnante di sostegno appena trasferita in una piccola scuola… solo oggi ho saputo che il posto libero è in classe di mia figlia… sono disperata e imbarazzata di questo. Le chiedo può il dirigente (visto che ci sono altri due posti) non tener conto della continuità e assegnarmi un caso diverso?

Se necessario ne parli con il referente regtionale per l’inclusione scolastica operante presso il Suo USR. A fronte di assenza di ulteriori posti presso l’I.C. al quale è stata assegnata e senza dover interrompere la continuità, potrebbe chiedere al D.S. di spostare sua figlia in una classe parallela.

Mia moglie Insegna in una scuola media ed ha una invalidità del 75 ℅ per seri problemi di deambulazione. La scuola è strutturata su più piani, uno (aula magna) è situato al dì sotto del piano dove ci sono le classi. La scuola è sprovvista di ascensore. Spesso nell’aula magna si tengono incontri o consigli di classe, ecc..
Per mia moglie risulta complicato raggiungere l’aula magna.
Volevo chiedere se esiste una legge per chiedere la messa a norma della scuola con l’installazione di un ascensore.

Le norme di riferimento sono il DPR n. 603/1996, tutti i riferimenti contenuti nella Legge n. 104/92 e nella Convenzione ONU, ratificata dall’Italia dalla Legge n. 18/09.
In attesa dell’ascensore, si può intanto chiedere l’acquisto di un montascale, detto, in gergo, “lo scoiattolo”. Si tratta di una piattaforma su cingoli a batterie, su cui viene collocata la sedia a ruote, che “sale da sola le scale”, purché guidata da un collaboratore scolastico che la orienta in salita senza alcuno sforzo.

Siamo i genitori di un bambino di 4 anni a cui è stata appena riconosciuta la condizione di gravità ai fini dell’integrazione scolastica ai sensi della legge 104/92 art. 3 comma con indicazione “necessita della presenza dell’operatore sociosanitario e dell’insegnante di sostegno” che frequenta una scuola materna privata (non paritaria) che si rifiuta di pagare l’insegnante di sostegno e ritiene che sia a carico dei genitori. E’ così?

Nella scuola privata, come in quella paritaria, il docente per il sostegno viene scelto e pagato dalla famiglia.

Sono una docente di sostegno di una scuola secondaria di secondo grado. Vorrei sapere, se possibile, i riferimenti normativi relativi alle responsabilità del docente di sostegno nei confronti degli alunni disabili affidati durante i viaggi di istruzione di alcuni giorni. In particolare vorrei chiederle se un alunno con art. 3 comma 3 ha diritto durante il viaggio ad un rapporto 1:1 con il docente di sostegno. Considerando che sono tanti i ragazzi disabili in tale situazione, potrebbe indicarmi i riferimenti di legge che disciplinano la questione? In tutte le scuole in cui ho lavorato mi è capitato di incontrare dei genitori che chiedono tale rapporto ma le scuole si organizzano diversamente. Cosa rispondere a tali genitori?

La Circolare Ministeriale n. 291/92 stabilisce che l’accompagnatore non deve essere solo il docente per il sostegno ma qualunque membro della comunità scolastica.
Le modalità di svolgimento delle visite di istruzione per gli alunni con disabilità debbono essere concordate per tempo, durante il GLHO: in quella sede i docenti, in dialogo con la famiglia e con gli operatori socio-sanitari che seguono lo studente, concordano chi debba essere accompagnatore e come debba seguire l’alunno. Non ha senso qui il concetto del rapporto uno ad uno, perché esso è stato coniato in previsione delle ore di frequenza scolastica; e la responsabilità degli alunni, durante un viaggio di istruzione o un’uscita didattica, è di tutti i docenti incaricati in qualità di accompagnatori, mentre a scuola tale responsabilità riguarda tutti i docenti della classe.
Per le uscite si può prevedere che, in casi particolarmente complessi, l’accompagnatore, che come detto può essere un qualunque docente della classe, venga aiutato da personale addetto all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione (assistente ad personam) e/o che venga assistito da un collaboratore scolastico o da una collaboratrice scolastica, se l’alunno necessita di assistenza igienica.
Nei casi meno complessi, ad es. un alunno cieco o sordo senza altre disabilità, se trattasi di visita di ultimo anno, la prassi offre esempi di alunni assistiti dai compagni di classe maggiorenni, senza bisogno di aggiungere altro docente o altro assistente.
Ciò che è fondamentale è che tutto venga concordato e chiarito all’interno del GLHO.

Sono un dipendente del comparto scuola, vi scrivo per avere informazione sui permessi L.104, nel mio caso posso dire che la persona disabile in questione e’ mia suocera che vive con me e mia moglie che e’ casalinga quindi una non lavoratrice e proprio per questo motivo che il mio dirigente ha rifiutato di concedermi i permessi della legge in questione. A questo punto io vi chiedo se posso avere dei chiarimenti in merito a tutto questo.

La normativa prevede che chi assiste debba essere l’unica persona in grado di farlo. Ecco perché, avendo Lei sua moglie casalinga, non riceve i permessi per assistenza. Solo se si dimostrasse che sua moglie, a causa di una malattia, fosse impossibilitata a prestare assistenza alla madrre, solo allora il diritto di permesso passerebbe a Lei che diverrebbe così l’unica persona a poter assistere.

Sono la mamma di una bimba disabile in stato di gravità, riconosciuta,con legge 104, nata a fine ottobre….a settembre di questo anno devo riprendere a lavorare ma il nido comunale non la prende, perché dicono che non sono obbligati a dare un assistente visto che non è età scolare. Dicono che se voglio posso portarla se mi fermo io con lei. Realmente la mia bimba non ha diritto al nido?

Sua figlia non ha solo la possibilità di andare all’asilo-nido, ma addirittura ha il diritto di andarvi anche se non è scuola dell’obbligo; ciò è previsto dall’art 12 commi 1 e 2 della legge n. 104/92. Anzi, se è in situazione di gravità (art 3 comma 3 della legge n. 104/92) ha diritto di precedenza su tutti gli altri compagnetti.
Il diritto agli asili-nido è stato riaffermato dal recente Decreto Legislativo 65/2017 sul “Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6” anni, decreto applicativo della legge 107/15.
Pertanto fate un invito diffida a prendere vostro figlio con precedenza assoluta per l’anno prossimo e, se non vi dànno una risposta positiva entro una settimana, dite che sarete costretti a fare ricorso al TAR per violazione di legge chiedendo i danni.

Sono una docente di sostegno. Quest’anno un allievo con una pregrammazione differenzaita termina il percorso scolastico. Abbiamo deciso di fargli svolgere gli esami di maturità con prove differnziate. Cosa dobbiamo rilasciare all’allievo? La segreteria didattica rilascia un attestato di frequenza. La commissione di esami? eventualmente possiamo rilasciare una certificazione di competenze? a quale normativa posso fare riferimento? esiste un modello tipo format da utilizzare?

Per gli studenti con disabilità per i quali è stata adottata una valutazione “differenziata”, le prove d’esame sono strutturate coerentemente con il percorso di studi effettivamente svolto (prove differenziate); a questi studenti è rilasciato, al superamento dell’esame di Stato, un “Attestato” di cui all’articolo 13 del D.P.R. n. 323 del 1998, in cui viene fatto riferimento alle prove differenziate (mentre nei tabelloni all’albo dell’Istituto, come precisa l’OM 257/2017 “non va inserito alcun riferimento alle prove differenziate”).
Per la certificazione delle competenze, occorre attendere il D. L.vo n. 62/2017 le cui disposizioni, anche in relazione al certificato delle competenze, saranno attuative a partire dal 1 settembre 2018.

Sono la mamma di un bimbo autistico art.3 comma 3, quest’anno ha finito la scuola primaria e a settembre inizierà la scuola secondaria I grado.
E’ possibile usufruire della stessa insegnate di sostegno avuta alla scuola primaria, dietro richiesta nominativa da parte dei genitori, anche se non parliamo di istituto comprensivo?

La possibilità che un docente della scuola Primaria possa insegnare in una scuola secondaria di primo grado è ipotizzabile se il docente in questione possiede i requisiti (ovvero i titoli), se lo richiede e se vi sono posti disponibili. La richiesta scritta della famiglia non è requisito sufficiente.

Sono una docente di sostegno scuola sec di 1° grado. I genitori di un alunno appena licenziato in sede di GLH hanno firmato la rinuncia all’insegnante di sostegno per le scuole superiori. Mi chiedo se nel passaggio dei fascicoli personali degli alunni agli istituti superiori la segreteria debba comunque inviare anche tutta la documentazione pregressa relativa all’handicap.

Da quanto scrive, i genitori hanno rinunciato al docente per il sostegno. Se non hanno ritirato tutta la documentazione, per quanto riguarda la condizione di disabilità, i docenti devono provvedere secondo quando previsto dalla normativa in materia (predisporre il PEI, aggiornare il PDF, adottare una programmazione individualizzata, ecc.): in questo caso la scuola di primo grado deve inoltrare alla scuola accogliente la relativa documentazione.
Se la famiglia non porta la documentazione o vieta che venga trasmessa, la nuova scuola non può considerare l’alunno come studente con disabilità, con grave rischio a causa della perdita dei diritti a suo favore previsti dalla normativa vigente. Occorre precisare ai genitori che l’alunno con certificazione se svolge positivamente un PEI semplificato ha diritto al diploma; questo, infatti, è il motivo per il quale molte famiglie alla scuola secondaria di secondo grado non vogliono il sostegno o addirittura la certificazione.

Un alunno disabile con tratti autistici di sedici anni a cui verrà rilasciato alla fine dell’esame di licenza media soltanto l’attestato di frequenza non si è presentato o meglio non ha svolto il colloquio orale. Cosa può comportare? Gli si può rilasciare comunque l’attestato?

Attualmente, avendo l’alunno partecipato ad alcune prove e non ad altre, si potrebbe dargli un debito per la parte orale non sostenuta e se a settembre non si ripresenta, allora, pensiamo si potrebbe dargli direttamente l’attestato.
Il prossimo anno, in base all’art 11 del decreto legislativo n. 62/17, la procedura coinciderà con quanto da voi descritto.

Vorrei avere dei chiarimenti in merito ad un alunno affetto da gravi problemi di salute per cui é necessaria a scuola una figura sanitaria che non c’è. Le docenti di tale alunno vogliono relazionare il caso e ciò che hanno fatto durante l’anno a livello sanitario per l’alunno chiedendo al collegio di redigere un documento, per evitare di ricominciare l’anno prossimo con le stesse problematiche sanitarie che le docenti sono state chiamate ad affrontare. Il collegio può redigere un documento in cui si afferma che all’alunno viene garantito il diritto allo studio tramite videoscuola e istruzione domiciliare, ma che non può frequentare senza la presenza di un sanitario a scuola o richiedere per l’alunno una riduzione dell’ orario scolastico laddove si trovassero i fondi per un sanitario? (il sanitario non ci viene dato perché secondo l’ASL la famiglia riceve già tutti i finanziamenti per la patologia del figlio). Il dirigente afferma che non può dire alla famiglia di non far frequentare la scuola al figlio e nemmeno di ridurre l’orario scolastico. Ma con la videoscuola e l’istruzione domiciare si nega il diritto allo studio?

Il Dirigente ha ragione: l’orario di frequenza scolastica non può essere arbitrariamente ridotto dalla scuola. Il Collegio docenti non ha titolo per deliberare quanto da voi richiesto.
Per quanto riguarda il servizio di Istruzione domiciliare, esso è possibile unicamente previa richiesta scritta da parte della famiglia (il servizio di istruzione domiciliare prevede la presenza di un docente presso il domicilio e non soltanto il collegamento in video-conferenza), dopo che l’ASL le ha rilasciato la prognosi di impossibilità a frequenza per almeno 30 giorni, anche non consecutivi, a causa di “gravi motivi di salute dell’alunno”.
Se invece il problema è posto dalla necessità di presenza o meno di un medico o di un paramedico a scuola, allora si deve applicare per analogia il principio delle Linee guida sulla somministrazione dei farmaci a scuola: deve, cioè, essere il medico curante a scrivere nel certificato medico se l’alunno necessita a scuola della presenza costante o temporanea, magari a orari fissi, di una figura medica o paramedica; in questa ipotesi il Dirigente scolastico deve prendere contatti col direttore amministrativo dell’ASL al fine di ottenere la presenza di questa figura a scuola; se l’ASL risultasse inadempiente, allora la famiglia (e teoricamente anche la scuola) potrebbe fare ricorso per ottenere dal Tribunale civile, in via d’urgenza, la presenza di questa figura a scuola a spese dell’ASL.

Se uno studente all’esame del primo ciclo consegue l’attestato di credito formativo sul tabellone degli scrutini oltre alla dicitura “esito positivo” va indicato anche il voto attribuito in base al PEI?

Certamente sì, come per tutti gli altri alunni con esito positivo. L’esito positivo dell’esame, con l’indicazione della votazione complessiva conseguita, è pubblicato, per tutti i candidati, nell’albo della scuola sede della commissione. L’indicazione “ESITO POSITIVO” deve essere utilizzata anche per gli alunni con disabilità che conseguono l’attestato (C.M. 48/2012).
Solamente nel verbale di scrutinio occorre precisare che la valutazione è relativa al PEI.

Sono una docente referente per l’inclusione e funzione strumentale – inclusione e benessere, e lavoro presso una scuola primaria.  In chiusura d’anno ho incontrato una difficoltà:  dover compilare la scheda di certificazione delle competenze al termine della scuola primaria  per un alunno con sindrome di down e grave deficit cognitivo. Vorrei sapere se esiste una normativa che chiarisca come si deve comportare un team docente in questi casi, o se la decisione di non sottoporre l’alunno in situazione di gravità a questo tipo di valutazione, può essere deliberata dal collegio dei docenti.

La certificazione delle competenze, che accompagna il documento di valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli alunni, rappresenta un atto educativo, fornendo informazioni utili in senso qualitativo, in quanto descrive i risultati del processo formativo; il documento “certificato delle competenze” deve essere compilato per ciascun alunno della scuola; questo, ovviamente, se la scuola ha aderito, anche per l’anno scolastico 2016-2017, alla sperimentazione del “Modello di certificazione”.
Nel caso in cui la vostra scuola aderisse a tale sperimentazione, potete utilizzare il modello sperimentale indicato dalla Nota 23 febbraio 2017, Prot. n. 2000, opportunamente adattato: infatti, in base alle Linee Guida, allegate alla Nota 2000/17, per gli alunni con disabilità il documento di certificazione delle competenze, che è redatto dagli insegnanti a conclusione dello scrutinio finale della classe quinta ed è firmato dal DS, deve essere compilato coerentemente con gli obiettivi previsti nel Piano educativo individualizzato (PEI) dell’alunno.

Sono una docente di sostegno della scuola superiore di II grado. Vorrei chiedere conforto riguardo ad una situazione dell’alunno che ho seguito. Affetto da gravi problemi di salute, costretto su una sedia a rotelle e con una limitatissima mobilità anche degli arti superiori che non gli consentono di scrivere. Fin dal primo anno ha seguito una programmazione per obiettivi minimi in quanto non ha nessun deficit cognitivo, ma ha accumulato un notevole ritardo nell’apprendimento.
Per i primi tre anni la frequenza è stata tutto sommato regolare, il quarto anno invece ha frequentato quasi niente a causa di gravissimi problemi di salute.
Quest’anno era iscritto al quinto anno ma si è ritirato prima del 15 marzo (peraltro è venuto a scuola solo pochissimi giorni ad inizio anno) e ha fatto domanda da esterno per gli esami di maturità.
All’inizio dell’anno in sede di programmazione il Consiglio di classe ha ritenuto di proporre alla famiglia una programmazioine differenziata in quanto riteneva che l’alunno non fodde in grado di affrontare l’esame con gli obiettivi minimi; inviata la lettera alla famiglia non abbiamo avuto nessuna risposta.
La mia domanda adesso è questa: essendo un candidato esterno (che ha regolarmente effettuato gli esami preliminari di ammissione all’esame di Stato), ha diritto all’insegnante di sostegno e all’assistente igienico-personale di cui usufruiva in qualità di studente della scuola?

Pensiamo si debba applicare per analogia il decreto sugli esami di candidati privatisti con disabilità della scuola Secondaria di Primo grado (Decreto Ministeriale 10 dicembre 1984). Pertanto durante le prove allo studente spetta un assistente o un docente e, se fosse necessario, anche un collaboratore scolastico per l’assistenza igienica.

Mi sto accingendo a frequentare un corso serale nella mia città, nel mio gruppo classe formato da persone adulte, c’è una signora che presenta un oggettivo ritardo mentale,il vice preside della scuola prima le ha detto che può frequentare e poi la letteralmente cacciata. La suddetta ha fatto molti progressi e ora si sente inutile. Non c’è niente che noi possiamo fare?

Gli adulti con disabilità hanno diritto di frequentare il corso serale con gli stessi diritti previsti per coloro che frequentano al mattino.
Pertanto anche gli alunni con disabilità che frequentano il serale debbono avere ore di sostegno e tutto quanto è garantito a coloro che frequentano i corsi diurni; ciò in base al Decreto Ministeriale n 477/75, recepito dalla normativa recente sui centri per l’istruzione per gli adulti.

Sono un’insegnante della scuola primaria, vorrei sapere se i docenti sono obbligati a somministrare farmaci salvavita a scuola, visto che dal prossimo anno avremo a scuola bambini con diabete. La dirigente ci ha detto che siamo obbligati in base ad accordi tra il MIUR e la regione.

Premesso che fra i compiti del personale scolastico, quindi anche i docenti, non sono previsti vincoli o obblighi per la somministrazione di farmaci, non rientrando tali azioni nei loro compiti, il DS deve individuare fra il personale scolastico coloro che, essendo adeguatamente formati, manifestano la loro disponibilità; in ogni caso non può imporre obbligo alcuno ai docenti che non accettano tale incarico. Le Lineeguida interministeriali prot n. 2312/2005 stabiliscono che deve essere il medico specialista a scrivere nella diagnosi se la somministrazione può avvenire da parte di chiunque o deve essere avvenire solo da parte di una figura sanitaria.
Comunque, ripetiamo, non è previsto l’obbligo.
Per completezza, essendo questo quesito particolarmente ripetuto, riteniamo opportuno fare una breve lettura della documentazione indicata, citando, nello specifico, il Protocollo Toscana e, di seguito, le Raccomandazioni MIUR-Ministero della salute.

Protocollo Regione Toscana e USR Toscana del 30 marzo 2009
Il Protocollo per la somministrazione dei farmaci, frutto dell’accordo fra la Regione Toscana (Direzione generale della salute e politiche sociali) e l’Ufficio scolastico regionale per la Toscana, detta le regole per la somministrazione dei farmaci a scuola, consentendo la conservazione degli stessi e la loro somministrazione in orario scolastico. “I farmaci a scuola – viene precisato nel Protocollo – devono essere somministrati nei casi autorizzati dai Servizi di Pediatria delle Aziende Sanitarie, dai Pediatri di Libera Scelta e/o dai Medici di Medicina Generale, tramite documentazione recante la certificazione medica di stato di malattia dell’alunno e la prescrizione specifica dei farmaci da assumere avendo cura di specificare se trattasi di farmaco salvavita o indispensabile”; “l’autorizzazione – prosegue il Protocollo – viene rilasciata su richiesta dei genitori (o degli studenti se maggiorenni) che presentano ai medici la documentazione sanitaria utile per la valutazione del caso”.
Al Protocollo del 30 marzo 2009 (Toscana) è allegato un “Modulo di autorizzazione”, in cui devono essere precisati: il nome e cognome dello studente, il nome del farmaco, la descrizione dell’evento che richiede la somministrazione, il dosaggio, la modalità di somministrazione e di conservazione del farmaco e la durata della terapia.
Procedura: il Dirigente, acquisiti la richiesta e il modulo di autorizzazione valuta la fattibilità, prevedendo anche l’eventuale formazione del personale scolastico, individuando fra gli operatori scolastici (docenti, non docenti, personale educativo-assistenziale) colui o coloro che saranno incaricati della somministrazione del farmaco salvavita, acquisendo, contestualmente, la “disponibilità di operatori scolastici, adeguatamente formati, per la somministrazione di farmaci indispensabili in orario scolastico”.
In caso di criticità rispetto alla messa in opera del Protocollo del 30 marzo 2009 (Toscana), nello stesso viene fatto esplicito richiamo (e il testo è riportato in calce) alle “Raccomandazioni sulla somministrazione dei farmaci” siglato tra MIUR e Ministero della salute in data 25 novembre 2005”.
Valgono pertanto, in via esclusiva, le condizioni che le stesse Raccomandazioni prevedono, peraltro richiamate dallo stesso Protocollo all’articolo 2 in cui è indicata, quale condizione, l’acquisizione del “consenso” da parte degli operatori scolastici, i quali, in caso di disponibilità, debbono comunque essere “adeguatamente formati” (così come contemplato nelle Raccomandazioni del 2005).

Le Raccomandazioni MIUR-Ministero della Salute del 25 novembre 2005, Prot. 2312
Si riporta di seguito la procedura che le Raccomandazioni del MIUR-Ministero della Salute Prot. 2312/2005 prevedono in caso di somministrazione di farmaci:
Articolo 4. Modalità di intervento
a) La somministrazione di farmaci in orario scolastico deve essere formalmente richiesta dai genitori che devono presentare la relativa certificazione medica con la prescrizione specifica dei farmaci da assumere (conservazione, modalità e tempi di somministrazione, posologia).
b) I dirigenti scolastici, a seguito della richiesta scritta di somministrazione di farmaci:
– individuano luogo per la conservazione e la somministrazione dei farmaci;
– concedono, ove richiesta, l’autorizzazione all’accesso ai locali scolastici durante l’orario scolastico ai genitori degli alunni, o a loro delegati, per la somministrazione dei farmaci;
– verificano la disponibilità degli operatori scolastici in servizio a garantire la continuità della somministrazione dei farmaci, ove non già autorizzata ai genitori, esercitanti la potestà genitoriale o loro delegati (gli operatori scolastici possono essere individuati tra il personale docente ed ATA che abbia seguito i corsi di pronto soccorso ai sensi del Decreto legislativo n. 626/94)
– in caso di mancata disponibilità da parte del personale i DS procedono all’individuazione di altri soggetti istituzionali del territorio con i quali stipulare accordi e convenzioni.
– Nel caso in cui non sia attuabile tale soluzione, i dirigenti scolastici possono provvedere all’attivazione di collaborazioni, formalizzate in apposite convenzioni, con i competenti Assessorati per la Salute e per i Servizi sociali, al fine di prevedere interventi coordinati, anche attraverso il ricorso ad Enti ed Associazioni di volontariato (es.: Croce Rossa Italiana, Unità Mobili di Strada).
– In difetto delle condizioni sopra descritte, il dirigente scolastico è tenuto a darne comunicazione formale e motivata ai genitori o agli esercitanti la potestà genitoriale e al Sindaco del Comune di residenza dell’alunno per cui è stata avanzata la relativa richiesta.

Quando insegnavo alla scuola secondaria di secondo grado, in qualità di insegnante di sostegno, al momento degli esami di maturità, il presidente di turno, all’insediarsi della commissione, procedeva alla nomina degli insegnanti di sostegno aggregati alla commissione, ed io partecipavo solo nei giorni strettamente necessari e cioè agli scritti, all’orale dell’alunno ed alla ratifica. Ora mi chiedo la prassi è la stessa alla scuola secondaria di primo grado? Il presidente può obbligare il docente di sostegno a presiedere anche alla prova orale di tutti gli alunni normodotati?

Nella scuola secondaria di Primo grado, in sede di esame di Stato il docente specializzato per il sostegno è parte integrante della Commissione d’esame, pertanto partecipa, a pieno titolo, a tutte le operazioni previste.
Tenga presente inoltre che lei, in qualità di docente specializzato per il sostegno, è assegnato alla classe e, di conseguenza, lei è responsabile di tutti gli alunni di quella classe, siano essi con o senza disabilità, in quanto affidati anche a lei, quale componente del Consiglio di classe.

Vorrei chiedere un informazione riguardo ai titoli previsti per poter svolgere servizio di assistenza scolastica nelle scuole ai disabili.
Avendo appena partecipato ad un bando di assistenza scolastica alunni disabili ho visto  che occorre avere:
-titolo di educatore professionale
-alcune lauree magistrali tra cui la Laura L-50 in “Gestione e programmazione servizi educativi”.
Ma la laurea in educatore professionale socio culturale facoltà Scienze dell’ educazione  non è prevista . Io questo lo trovo assurdo perché è prevista la sua magistrale,  ma non la triennale
È possibile avere informazioni in più?

I requisiti sono fissati dall’Ente che ha pubblicato il bando e che, da quanto scrive, richiede la laurea “magistrale” (di conseguenza la laurea triennale non è considerata requisito sufficiente).
Per acquisire maggiori informazioni al riguardo, le suggeriamo di rivolgersi al Comune o alla Provincia o all’Ente che ha fissato nel bando i requisiti per l’esercizio della professione di assistenza scolastica ad alunni con disabilità.

Sono la mamma di un bambino sordo segnante. Nella scuola che frequesta mio figlio (primaria) non è possibile avere in compresenza l’insegnante di sostegno (che NON conosce la LIS) con l’educatrice che invece “parla” molto bene la lingua dei segni!!!
Volevo sapere a cosa posso appellarmi o a chi rivolgermi per cambiare questa situazione.

Deve assolutamnte pretendere la compresenza del docente per il sostegno e dell’assistente LIS; infatti senza di essa è totalmente inutile la presenza separata delle due figure.

Sono un’insegnante di sostegno a tempo indeterminato presso una scuola primaria, quest’anno ho seguito una bambina sorda in prima, dai trasferimenti appena usciti, vedo che hanno dato, nella mia scuola un posto di udito, quindi vi chiedo, il prossimo anno l’alunna da chi verrà seguita? Da me o dalla nuova insegnante? Non verrà presa in considerazione la continuità?

Se Lei rimane in quella scuola, è ovvio che per continuità didattica sarà assegnata alla stessa classe di quest’anno, dove è iscritta l’alunna che ha seguito, anche se Lei non ha la specializzazione specifica per sordi, ma quella polivalente.
Peraltro coloro che erano in possesso di specializzazione monovalente avrebbero dovuto convertirla in polivalente in base all’art. 27 dell’OM 72/1996.

Insegno italiano nella scuola secondaria di primo grado. In vista dei prossimi esami di licenza media sono a chiederle una indicazione, data la sua esperienza.
Ho una alunna che ha un deficit intellettivo gravissimo (età mentale 1 anno); non parla (dice solo il proprio nome, buongiorno, si o no…), spesso scappa, non sempre tiene in mano il colore e non sempre colora, non sempre sta seduta; con lei i docenti non hanno svolto una attività didattica ma una attività di integrazione sociale e di azione comunicativa. La famiglia sa che riceverà un attestato. L’alunno deve essere presente alle prove di esame previste? Oppure in plenaria si può dichiarare che lei riceverà l’attestato di frequenza della scuola media senza sostenere le prove (viste le sue caratteristiche)?

Gli alunni con disabilità non sono la loro “età mentale”, sono, come ciascuno di noi, persone: ciascuna con il proprio funzionamento. Ed è riferendosi alla persona, in quanto tale, che avrebbero dovuto essere programmate anche attività didattiche finalizzate agli apprendimenti, secondo un percorso individualizzato. Le prove d’esame, come stabilisce l’art. 16 della legge 104/92, devono essere coerenti con tale piano e se l’alunna dovesse anche non saper leggere e scrivere, nel momento in cui consegue gli obiettivi fissati nel piano, ha diritto al titolo di studio (e non un attestato).
Ciò premesso, la commissione d’esame dovrà predisporre prove d’esame coerenti con il PEI effettivamente svolto.
In relazione al quesito posto, se lo studente non partecipa a tutte le prove d’esame, la scuola rilascerà un attestato.

Sono un insegnante di sostegno presso una scuola media statale e seguo un alunno disabile che sarà fermato in terza media con il consenso del GLH e la esplicita richiesta dei genitori dell’alunno in questione. La scuola effettivamente può ancora offrire opportunità di crescita rispetto ai bisogni dell’alunno stesso. Vado alla domanda….. Può il cdc non ammetterlo con una votazione unanime di 6/10 considerando che la relazione finale giustifichi tali voti che vogliono premiare ed evidenziare l’impegno in un ragazzo con grosse difficoltà di apprendimento non avendo comunque raggiunto gli obiettivi del PEI? Oppure è necessario riportare in pagella dei 5/10 per doverlo trattenere in terza media? Non ho ancora trovato e, ammetto la mia ignoranza, una risposta convincente e una legge a tale proposito.

Anche a fronte di richiesta scritta da parte dei genitori o di eventuale condivisione in GLHO, la competenza di eventuale bocciatura è esclusivamente del Consiglio di classe, che deve assumersi la responsabilità delle sue decisioni.
Se lo studente non ha raggiunto gli obiettivi del suo PEI, è da chiedersi perché il documento, come prevede la normativa in materia, non sia stato modificato, dato che la programmazione deve essere coerente con le capacità e le potenzialità dello studente (Se per esempio gli obiettivi risultano troppo elevati o eccessivamente contenuti, si deve procedere modificando il PEI).
Lei afferma che la bocciatura è determinata dal fatto che “la scuola effettivamente può ancora offrire opportunità di crescita rispetto ai bisogni dell’alunno stesso”, ma dopo la scuola secondaria di primo grado, lo studente si iscriverà in una scuola del secondo grado! Quanto scritto non è motivo per “bocciare” uno studente.
Se peraltro intendete ammetterlo con votazione unanime di 6/10, state ammettendo di aver effettuato una scelta errata nei confronti dello studente. Peraltro, con tale votazione, lo studente non può che essere ammesso a sostenere l’esame di Stato con prove differenziate (CM 48/2012), predisposte dalla commissione d’esame, superate le quali potrà conseguire il titolo e proseguire il suo percorso di studio.

Ho due alunni, entrambi con programmazione differenziata, in quinta classe, dovranno sostenere entrambi gli esami di stato con prove differenziate, ma, poiché di sezioni diverse, risultano in due differenti commissioni. Potrebbero essere inseriti in una unica classe, di conseguenza Unica commissione?

Perché uno dei due studenti dovrebbe partecipare agli esami di Stato con un gruppo di compagni differente dal suo? Se lei è l’unico docente di sostegno (non ha precisato questo nella sua richiesta), durante le prove scritte opterà per uno dei due studenti, mentre per l’altro, se nel documento del 15 maggio è stata indicata la presenza di un supporto, potrà essere individuato uno degli insegnanti del Consiglio di classe dell’altro studente.

Sono un’insegnante di matematica, sul sostegno da 28 anni ed insegno in una scuola secondaria di primo grado. Il mio alunno di terza media non sosterrà la prova Invalsi mentre tutte le altre prove sì, anche se differenziate. Mi è stato detto che dovrò sia somministrare che correggere le prove Invalsi di un’altra terza. È legittimo?

Lo studente con disabilità è alunno di tutti i docenti del Consiglio di classe e lei, in quanto docente incaricato su posto di sostegno, è insegnante di tutti gli alunni della classe alla quale è stata assegnata; pertanto lei non ha “un solo alunno”, come erroneamente afferma.
Per quanto riguarda le prove d’esame, nello specifico: vi è un motivo per il quale lo studente non sostiene le prove INVALSI? Come lei sa, le prove devono essere predisposte dal Consiglio di classe, adattate secondo il PEI effettivamente svolto: è stata valutata questa evenienza?
Per la questione posta: va precisato che essendo lei docente della classe e componente, a pieno titolo, della commissione d’esame, non può sottrarsi agli obblighi derivanti dal suo ruolo.

Sono una docente di sostegno il mio alunno non sarà presente agli esami avrà comunque l’attestato di frequenza per le prove scritte io sono tenuta ad essere presente a tutte le prove scritte anche se l’alunno non sosterrà alcuna prova.

Per la scuola secondaria di secondo grado, il docente per il sostegno non è membro della commissione, mentre per gli esami di Stato della scuola Secondaria di Primo grado lo è.
In quanto componente del Consiglio di classe, lei è “membro effettivo” della commissione d’esame ed è chiamato a valutare tutti gli alunni, in quanto “suoi alunni”, e ciò anche se l’alunno con disabilità non si presenta agli esami.

Sono la mamma di un ragazzino di 13 anni ipovedente oltre che disabile motorio grave. Vorrei sapere se posso chiedere alla dirigente della scuole media di mio figlio di affiancargli un addetto alla comunicazione pagato da noi famigliari. Mio figlio ha già questa figura professionale mandata dalla provincia che lo segue a casa per poche ore e vorrei tenerla a livello domiciliare. Mi chiedevo se posso pretendere che a scuola accettino l’addetto che pagherei io. Mio figlio ha già insegnante di sostegno e addetto all’assistenza fisica ma non riescono a dargli a scuola un aiuto reale per quel che riguarda la comunicazione (e non solo… anche nella didattica lasciano a desiderare). Infatti lui non parla e non gli stanno dando nessuno strumento per comunicare. Pensavo anche solo di farlo affiancare da questa persona pagata da me per un periodo breve ad inizio anno scolastico per far capire ai suoi insegnanti come lui si esprime. Altrimenti continuano a credere che lui sia una tabula rasa e questo non lo posso più sopportare.

Pagare un assistente in una scuola pubblica non dovrebbe essere consentito. Sarebbe più semplice se lei spostasse l’attuale assistente domiciliare pagato dal Comune a scuola e trattenesse a casa l’assistente pagato da lei; se ciò non fosse possibile, provi a parlarne con il Dirigente scolastico, sperando che lo consenta.

Nel caso una famiglia decida di rinunciare all’insegnante di sostegno, può il dirigente scolastico rimettere la stessa insegnante nella classe con incarico di sostegno alla classe? considerando che la stessa classe ha una sola alunna con 104 art. 3 comma 3 e a lei assegnata !

Se la famiglia rinuncia all’insegnante di sostegno, lo stesso non può essere incaricato nella stessa classe, a meno che nella stessa non sia iscritto un altro alunno con disabilità.

Sono riuscito a realizzare un progetto che mi è costato anni di sacrifici inviando le insegnanti al centro di terapia dove si applica l’aba ed ippoterapia …peccato che nonostante la formazione gratuita le insegnanti si sono dimostrate disinteressate e sofferenti…anzi in alcune occasioni hanno fatto anche commenti fuori luogo. e proprio a seguito di questi comportamenti ho fatto rinuncia al sostegno. E’ possibile sapere come i docenti hanno speso i 500 E di bonus del ministero per la loro formazione?

No, non è possibile.

Posso chiedere al mio comune e alla mia asl la realizzazione del progetto individuale ( assistenza indiretta) secondo il combinato disposto legge 104/92 di cui agli artt.3-7-39?

Il progetto individuale, finalizzato a realizzare la piena integrazione delle persone con disabilità, di cui all’art. 3 della L. 104/92, in ambito familiare e sociale, come pure nei percorsi di istruzione scolastica o professionale e del lavoro, è richiesto dall’interessato al comune; il comune, d’intesa con l’ASL, predispone il progetto individuale.
Il progetto individuale, come indicato dal comma 2 dell’art. 14 della legge 328/2000, comprende:
a) La valutazione diagnostico-funzionale
b) Le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio sanitario nazionale
c) I servizi alla persona a cui provvede il comune in forma diretta o accreditata, con particolare riferimento al recupero e all’integrazione sociale
d) Le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale
e) La definizione delle potenzialità e gli eventuali sostegni per il nucleo familiare.

In quale reato si configura un dirigente scolastico che da’ ORDINE al personale docente e non docente di non far entrare il genitore all’ingresso della scuola e alle insegnanti di non uscire per accogliere il disabile a scuola?

I docenti accolgono gli alunni nei locali della scuola o negli spazi scolastici adibiti all’accoglienza.

Può un dirigente inviare il docente di sostegno in un altra classe di un altro istituto durante l’assenza del disabile e sapendo che il disabile stà tornando a scuola per assenza terapeutica, lo stesso sostegno, deve restare al secondo incarico destinatogli?

Il docente assegnato su posto di sostegno, assegnato ad una determinata classe, può essere utilizzato per supplenze in caso di assenza dell’alunno con disabilità (prassi che personalmente non condivido, ma che viene applicata in ambito scolastico); nel momento in cui lo studente entra a scuola, in questo caso per un ritardo che i genitori avranno cura di giustificare, l’insegnante deve rientrare nella classe di titolarità in cui presta servizio; diversamente viene leso il diritto allo studio dell’alunno con disabilità.

Sono un’operatrice sociale, diplomata e specializzata nel settore infanzia. Mi chiedevo come fosse possibile riuscire a lavorare negli Istituti scolastici e similari come operatrice materiale.

Ai posti di collaboratrice scolastica si accede tramite le domande di supplenza indirizzata agli uffici scolastici regionali, ai Dirigenti scolastici delle singole Istituzioni scolastiche oppure tramite concorso.
Si rivolga, nel frattempo, ad una scuola o ad un sindacato di categoria (comparto scuola) per conoscere quando scadono le date delle tre possibilità sopra elencate.

Sono una tiflologa seguo un alunno non vedente la cui docente di sostegno utilizza un ora al giorno per il riposo di allattamento. Volevo sapere se un DS ha l’obbligo di nominare un docente di sostegno sul riposo per allattamento (5 ore settimanali) o può utilizzare le ore libere dei docenti curriculari.

Per una sola ora al giorno pensiamo che sia possibile utilizzare un docente dell’organico di potenziamento o colleghi anche non specializzati che siano a disposizione.

Vorrei chiedere se e come è possibile controllare se il proprio familiare, dipendente pubblico, usufruisce dei permessi previsti dalla legge 104/92.
Nello specifico: essendo io persona con grave disabilità con certificazione legge 104/92 so per certo che un mio familiare ha presentato simile certificazione per le agevolazioni della legge stessa.
Ma raramente se non quasi mai in un mese questo familiare viene a trovarmi negli orari lavorativi (ed extra lavorativi) per questo mi sorge il dubbio se effettivamente lo stesso non richieda mai permessi per attaccamento a lavoro o se ne usufruisca per scopi personali non riguardanti le mie necessità.
Quindi esisterebbe la possibilità per il sottoscritto di verificare questo?

È sufficiente che lei scriva all’ufficio del suo familiare o chiedendo se usufruisce dei permessi e quando, oppure, se intende toglierli, può comunicare direttamente all’ufficio che intende non essere più assistito dallo stesso, dal momento che sino ad oggi non l’ha assistito che sporadicamente o che non lo ha assistito affatto.

Sono docente di una terza primaria. Ho un’alunna con diagnosi: oppositiva- provocatoria; ADHD; borderline. Ha diritto al sostegno ma i genitori si rifiutano di chiederlo, possono farlo?

Se la bambina è stata valutata e riconosciuta con disabilità ai sensi della legge 104/92 e i genitori, a fronte della certificazione, hanno deciso di non avvalersi del docente di sostegno, possono farlo: il sostegno è un diritto, non un obbligo.
Se la situazione in classe è di difficile gestione, potete chiedere di convocare il gruppo di lavoro (GLHO), chiedendo al Dirigente scolastico di partecipare all’incontro, e, in tale sede, affrontate la questione con i genitori e con gli specialisti, facendo presente le criticità emerse. Sicuramente nel PEI che voi docenti insieme ai genitori e agli specialisti avete predisposto saranno state indicate le modalità di intervento e le strategie più efficaci per rispondere ai bisogni formativi dell’alunna. In sede di incontro analizzate la validità di quanto fino ad oggi adottato concordando insieme in che modo affrontare la situazione.
Sarebbe, tuttavia, necessario indagare per quale motivo i genitori vogliono privare il figlio di tale diritto. Se lo fanno perché credono che col sostegno il figlio non potrà prendere il diploma, smentite questa loro falsa notizia. Probabilmente allora non insisteranno per la rinuncia al sostegno.

Sono un docente di sostegno scuola primaria. Attualmente visto che l’alunna che seguo entra tardi rispetto all’orario di entrata, nella prima parte della giornata, sono stata collocata su un caso con Bes non certificato.  Vorrei sapere se il Dirigente Scolastico può assegnarmi ad una classe con alunno con Bes non certificati. Qual è la normativa che regola tale materia? Corrisponde al vero che i docenti di sostegno possono essere collocati solo su casi con certificazione ai sensi della L.104/92?

Gli insegnanti per il sostegno sono assegnati alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità (L.104/92). In assenza di un progetto inclusivo, programmato per la classe alla quale è stata assegnata in assenza dell’alunno con disabilità il dirigente scolastico la utilizza in altre classi; tale utilizzo non riguarda, né può riguardare, uno studente specifico, bensì una classe.
Non ha pensato di modificare l’orario di servizio in modo da consentire all’alunna della sua classe di poter beneficiare della presenza del sostegno nelle ore di frequenza?

Sono la mamma di una ragazza di 2° media nonchè rappresentante di una classe con una ragazza con disabilità. I ragazzi sono tenuti ad accompagnare questa ragazza in bagno? nonostante nel plesso ci siano due operatrici scolastiche donne ed una professoressa di sostegno per questa ragazza. Alcuni professori quasi le obbligano a farlo.
Se questa ragazza involontariamente dovesse cadere, su chi ricade la colpa???
Prima di andare a parlare con la dirigente scolastica vorrei avere delle delucidazioni competenti in materia.

L’obbligo di accompagnare gli alunni ai servizi igienici è esclusivamente dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche ai quali il Dirigente scolastico deve dare un preciso incarico personale; ciò in base al CCNL del 2005 art 47,48 e tab-A.
Le compagne possono essere invitate (mai obbligate) ad accompagnare la compagna con disabilità, purché la stessa sia assistita dalla collaboratrice scolastica e debbono limitarsi a farle compagnia durante il tragitto, in senso di amicizia per sostenerla psicologicamente e comunque possono rifiutarsi.

Sono un’insegnante di sostegno e seguo per 12 ore a settimana un ragazzo disabile gravissimo non in grado di comunicare (né verbalmente, né con modalità alternative, in quanto manca totalmente un’intenzionalità e una consapevolezza). Ho perseguito quindi obiettivi principalmente tesi al benessere psicofisico dell’alunno, puntando ad attività di rilassamento, sensoriali, basate sulla musica e di integrazione nel gruppo classe, quando possibile dato che questo dipende anche dalla capacità di una reale programmazione inclusiva tra docenti di sostegno e curricolari. A mio avviso questa programmazione inclusiva di qualità è ben diversa da slanci di bontà o buonismo che a quanto pare però sono molto apprezzati perché comunque è già meglio di niente o di reazioni di rifiuto e non è pensabile che sia l’insegnante di sostegno da solo a portare avanti tutta la baracca.
Per quanto riguarda poi l’esame conclusivo del primo ciclo, vista la gravità della situazione non è possibile fargli sostenere delle prove scritte per quanto personalizzate possano essere. Io ho proposto per scritto di riproporre in sede di esame le attività col materiale strutturato che lui è abituato a fare (puzzle a sei incastri degli animali, mettere degli oggetti nelle scatole, battere il ritmo di una canzone ecc…). Anche rispetto a queste attività non sempre le esegue a richiesta e non sempre utilizza questo materiale per lo scopo previsto dall’attività. Magari prende un pezzetto del puzzle a incastro ma per giocherellarci con le mani o batterlo sul banco per un gradimento sonoro (penso…). In ogni caso, mi sembra sempre più dignitoso che non un compito cartaceo che anche se costruito per immagini prevede una finezza nella motricità e un livello cognitivo che, purtroppo, non è stato raggiunto nel suo sviluppo.

La normativa in materia di esame di Stato conclusivo del primo ciclo prevede che gli studenti con disabilità s svolgano “prove differenziate, ovvero “prove coerenti con gli interventi educativo-didattici” attuati sulla base del percorso formativo individualizzato, come riportato cioè nel PEI (art. 16 della legge 104/92). Le prove permettono di valutare il progresso dello studente, rapportato alle sue capacità e potenzialità: il superamento delle prove per lui predisposte comporta il regolare conseguimento del diploma.

Vorrei sapere se si può passare da una programmazione per obiettivi minimi, conforme ai programmi ministeriali, a una differenziata (ovviamente previo consenso firmato dalla famiglia) anche in sede di scrutinio finale. Nell’O.M. n.90/01 non trovo alcun riferimento specifico.

La valutazione differenziata deve essere accettata dalla famiglia che, mediante consenso scritto firmato, approva la scelta di un percorso differenziato.
In assenza del consenso dei genitori, il Consiglio di classe non può arbitrariamente adottare una programmazione differenziata, e questo vale durante l’anno scolastico, mentre in sede di scrutinio è addirittura impensabile.
Riferimenti normativi: Ordinanza Ministeriale 90/2001.

Presso la nostra scuola è iscritto uno studente disabile di 15 anni. E’ affetto da ADHD con psicopatia grave in atto (curata con farmaci). Nei mesi precedenti si sono verificati degli episodi gravi a scuola che hanno richiesto le cure del pronto soccorso per diverse persone operanti a scuola. Da qui la decisione di far concludere l’anno scolastico presso una struttura onlus. Lo studente è seguito da un OSS e da due docenti di sostegno ed un educatore, per 7 ore settimanali. Le figure operano contemporaneamente. La scuola ha presentato un progetto formativo. Tuttavia l’ambiente non è nè idoneo (ci sono seghe, martelli, catene, cacciaviti,il tutto in locali aperti ed accessibili) nè salubre (topi). La domanda è la seguente: il docente di sostegno è obbligato a recarsi presso una struttura esterna visti anche i precedenti episodi?

Nel porci il quesito, omette il grado di scuola frequentato dallo studente. Tuttavia dall’età si può risalire alla frequenza della classe 2a della scuola secondaria di secondo grado. In questo caso, trattandosi di scuola dell’obbligo, spostare l’alunno fuori dalla classe, nello specifico in un centro diurno, per fargli scuola, ci sembra giuridicamente non legittimo.

Mia figlia frequenta il secondo anno di un liceo linguistico privato. È sorda e porta l’impianto cocleare dall’età di tre anni. Ha sempre avuto il verbale di invalidità, la 104 e, di conseguenza, l’insegnante di sostegno e il PEI in tutti i cicli scolastici, incluso l’attuale liceo.
Il suo programma scolastico e verifiche fino all’anno corrente è sempre stato equipollente e adeguato alla sua patologia. Ha sempre raggiunto gli obiettivi minimi con ottimi risultati, ha fatto enormi progressi e non ha mai perso un anno scolastico.
In recente colloquio insieme al Preside, alla coordinatrice di classe e all’insegnante di sostegno, il Preside mi ha evidenziato con incredibile freddezza e distacco il seguente problema:
. se mia figlia proseguirà con il programma individuale, con le verifiche equipollenti e le uscite dall’aula per lezioni individuali con l’insegnante di sostegno li dove ci fosse il bisogno, con raggiungimento minimo degli obbiettivi, non sarà preparata per l’esame di Stato e, di conseguenza, non potrà frequentare l’università;
. se non verrà promossa all’esame di Stato, dovrà accontentarsi del certificato di frequenza, il che ugualmente non le darà la possibilità di frequentare l’università.
Il Preside, anche assumendo la realtà, cioè, che il primo e il secondo liceo sono stati di grande progresso, che mia figlia non rischia alcun debito, tanto meno la bocciatura, ha “proposto” se al partire dal quarto anno non fosse il caso di trasferirla ad un istituto tecnico.
Altrimenti, al liceo attuale, dovendo eseguire le prove a parità degli alunni senza disabilità, dovendo seguire tutte le lezioni in classe e, per ciò, con pochi interventi dell’insegnante di sostegno che non la seguirà più in lezioni individuali li dove ci fosse bisogno, i docenti potrebbero prospettare una non-ammissione all’esame di Stato.
Ho avuto la triste e chiara impressione che, per la buona reputazione della scuola, la stessa stia “lavandosi le mani” della responsabilità di seguire fino all’esame di maturità un’alunna con difficoltà di apprendimento. Ed io che avevo scelto questo rinomato liceo perché credevo fosse in grado di guidare mia figlia all’esame di Stato!
Il Preside non ha minimamente tenuto conto degli enormi progressi scolastici, dell’avanzare della maturità intellettuale e, soprattutto, del trauma psicologico, emotivo e sociale che un cambiamento di scuola potrebbe causare a mia figlia. In effetti, questa è la prima scuola dove mia figlia non è stata rinnegata dai compagni per essere “diversa”, dove ha finalmente fatto amicizie che si prolungano fuori dell’orario scolastico, dove sta finalmente acquisendo autostima, perdendo l’insicurezza sentendosi accettata e “uguale”.
Per mia figlia per primo e per me di conseguenza, come madre, si pongono questi problemi:
. trasferirla in una scuola dove l’integrazione iniezierebbe da capo e senza garanzia di buoni risultati, è fuori questione;
. mia figlia non vuole accontentarsi del certificato di presenza, perché frequentare l’università è il suo obbiettivo maggiore. È cosciente delle difficoltà del triennio, del fatto che deve sempre partire in svantaggio in confronto ai coetanei, che probabilmente arriverà per ultimo, ma ci arriverà.
Io, come madre, sono cosciente delle sue difficoltà, ma anche dei suoi enormi progressi, della sua enorme forza di volontà e della grinta con la quale affronta la sua strada piena di ostacoli.
Non essendo la sordità una disabilità intellettiva, soprattutto perché mia figlia porta l’impianto cocleare, il quale le restituisce la facoltà di sentire e di comprendere, anche se l’impianto cocleare non sostituisce l’udito umano al 100% e lei avrà sempre difficoltà di comprensione e conseguente difficoltà di apprendimento, non considero valido questo impedimento che mi propone il Preside al proseguimento del liceo che frequenta da due anni con buoni risultati.
Detto tutto, vorrei sapere in termini di legge, in che modo la scuola debba seguire mia figlia con la responsabilità di portarla all’esame di Stato.
In sintesi:
. Dal triennio (a partire del prossimo Settembre), avrà diritto ad un PEI adeguato al raggiungimento dell’esame di Stato?
. Avrà diritto a lezioni individuali li dove ci fosse bisogno con l’insegnante di sostegno o deve per forza seguire tutte le lezioni insieme alla classe?
. Avrà diritto a prove adeguate alla sua disabilità uditiva senza che i docenti prospetassero o venissero influenzate dal Preside ad una non-ammissione all’esame di Stato?
. All’esame di maturità avrà diritto alla presenza dell’insegnante di sostegno che gli ha prestato assistenza, conforme l’art.6 comma 1 del DPR n.323/98?
Sempre dentro le leggi che garantiscono gli studi e l’integrazione degli alunni con disabilità o difficoltà di apprendimento, per il benessere psicologico, emotivo e sociale di mia figlia, ho bisogno di conoscere tutte le responsabilità e impegni che la scuola deve prendere per guidare mia figlia all’esame di Stato, senza creare un clima di conflitto tra il Preside, i docenti e mia figlia.

Dovrebbe far presente al Dirigente Scolastico che in Italia abbiamo molti “sordi oralisti” che si sono laureati in diversi tipi di facoltà, da quelle scientifiche a quelle umanistiche e che svolgono attività professionali che vanno dall’ingegnere all’informatico, dal regista cinematografico all’attore, per citarne solo alcune.
Nella scuola Secondaria di Secondo grado occorre però che gli alunni con sordità frequentino tutte le lezioni con la presenza del docente per il sostegno, il quale può aiutare, offrendo qualche piccolo chiarimento in classe e, in orario non di lezione e preventivamente concordato e riportato nel Piano Educativo Individualizzato, dare dei rinforzi. Per gli studenti con sordità, inoltre, la Provincia, deve fornire anche assistenti per la comunicazione a casa il pomeriggio in base alla legge n. 67/93.
La studentessa ha diritto a svolgere le prove scritte e le interrogazioni utilizzando “prove equipollenti”, la cui definizione si rinviene proprio nell’art 6 comma 1 da lei citato e nel quale è previsto il diritto ad essere seguiti durante gli esami da chi, durante l’anno, ha prestato assistenza e supporto.
Eviti però di recarsi fuori dall’aula col docente per il sostegno durante alcune ore di lezione, perché ciò può indurre i docenti curricolari interessati a farsi un cattivo giudizio sulla preparazione dell’alunna nelle loro discipline.

La famiglia di un alunno di una terza classe di una scuola secondaria di II grado, in sede di GLHO di maggio, con all’ordine del giorno verifica PEI, di fronte ad una possibile non ammissione all’anno successivo per il non raggiungimento degli obiettivi minimi concordati ad inizio anno, chiede il passaggio dalla programmazione con obiettivi minimi alla programmazione differenziata (ai sensi dell’O.M.90 art. 15 comma 4-5). Come deve comportarsi il Consiglio di Classe con le verifiche già sostenute dall’alunno, valutate e registrate sul registro elettronico? Si può procedere a partire dalla data attuale a nuove prove e quindi nuove valutazioni con criteri differenti? Ovviamente credo che sia necessario anche stilare un nuovo PEI. Per la famiglia è fondamentale che il ragazzo rimanga con l’attuale gruppo classe.

L’art 15 dell’O M n. 90/01, che prevede la possibilità di passaggio da un PEI semplificato a uno differenziato, non pone limiti di tempo.
Pertanto, come da Lei indicato, il GLHO deve immediatamente riunirsi, formulare un PEI differenziato su richiesta della famiglia, che deve risultare a verbale, e provvedere nei giorni restanti alla valutazione in base al nuovo PEI.
Ovviamente, se, come è prevedibile, lo studente volesse passare al PEI semplificato l’ultimo anno, qualora tale passaggio fosse deliberato dal Consiglio di classe non richiederebbe l’effettuazione di prove integrative relative all’anno o agli anni di pei differenziato da parte dello studente; qualora invece la richiesta della famiglia di passaggio dal differenziato al semplificato avvenga col parere contrario del Consiglio di classe, l’alunno dovrebbe prima sostenere le prove integrative e poi gli esami.

Sono la mamma di una bimba disabile con invalidita’ accertata del 100% (malattia rara genetica)
Volevo sapere se posso far ripetere la classe 5 elementare ancora per un anno o piu’.
Questo perche’ obiettivamente la bimba, a livello di apprendimento e interazione e’ piu’ vicina ai bambini delle elementari che non delle scuole medie.
La mia richiesta con la preside e’ quella di fermarla ancora almeno un anno in 5° Elementare (non parla e ha un ritardo cognitivo pesante) ma la preside mi ha detto che non e’ possibile per l’eta’ (oggi fa la 4° elementare ed ha 12 anni). Infatti avevo gia’ tenuto mia figlia due anni in piu’ alla scuola materna.
Volevo sapere se c’e’ una legge precisa che vieta questo o se e’ una decisione della preside.
Se c’e’ una dichiarazione del neuropsichiatra che certifica che la bimba e’ meglio fermarla alle elementari puo’ bastare?

La convinzione che gli alunni con disabilità è bene che ripetano una o più classi per meglio acquisire gli apprendimenti era normale nelle scuole speciali; essa, infatti, è stata abbandonata con la cultura dell’inclusione scolastica, secondo la quale la co-educazione di coetanei con e senza disabilità favorisce, in questi ultimi in particolare, la crescita in autonomia e negli apprendimenti.
Per questo ormai non si ricorre alla ripetenza per gli alunni con disabilità; anzi la normativa è chiara: nella scuola primaria per bocciare qualunque alunno è necessaria l’unanimità dei consensi dei docenti della classe e una valida motivazione.
La motivazione di fermarli per farli migliorare è superata dalle ricerche, dagli studi, dalle scelte culturali che sottendono la scuola dell’inclusione.
Quindi conviene preparare un buon ingresso nella scuola media; le suggeriamo di parlare di questo con la Dirigente scolastica, affinché nel passaggio delle consegne, che occorrerà fare d’intesa tra le due scuole verso giugno del prossimo anno scolastico, si provveda a richiedere tutto ciò che rende buona l’inclusione nella nuova scuola, fra cui: a) classe con un totale di 20 alunni, massimo 22 (in base agli articoli 4 e 5, comma 2, del DPR n. 81/09); b) ore di sostegno sulla base delle effettive necessità dell’alunna, risultanti dalla Diagnosi Funzionale e/o dal Piano Educativo Individualizzato, in conformità all’art. 1, comma 605 lettera b), della legge n. 297/2006 e dall’articolo 10, comma 5, della legge n. 122/2010); c) (eventuali) ore di assistenza per l’autonomia e la comunicazione, come indicato dall’art. 13, comma 3, della legge 104/92; d) trasporto gratuito a scuola a carico del comune (in base all’art. 139 del Decreto Legislativo n. 112/1998); e) (eventuale) assistenza igienico-personale da parte dei collaboratori scolastici (ex-bidelli), in conformità agli artt. 47, 48 e alla tab. A del CCNL del 2005; f) aggiornamento del Consiglio di classe obbligatorio sulle didattiche inclusive (Legge n. 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c); e quanto altro possa essere ulteriormente necessario.

Sono un Docente di sostegno non specializzato e quest’anno ho seguito una ragazza (DSA) per 9 ore settimanali (Liceo linguistico, percorso DIFFERENZIATO, quinto anno). Scrivo per sapere se è possibile richiedere alla commissione d’esame la presenza dell’educatrice professionale che ha seguito l’alunna per i cinque anni del Liceo.
In particolare vorrei sapere:
1) È possibile richiedere la presenza all’esame della sola educatrice e non del docente di sostegno?
2) È possibile richiedere la presenza di entrambi all’esame?
3) Queste richieste devono essere formalizzate nel documento che contiene la relazione finale?
4) Potreste spedirmi o indicarmi con precisioni i decreti che possono servirmi per risolvere in modo chiaro i miei dubbi?

Da quanto scrive, la studentessa presenta un Disturbo dello Spettro Autistico (DSA). In merito al suo quesito, va premesso che l’art 6 comma 1 del regolamento per gli esami di Stato, approvato con DPR n. 323/1998 stabilisce che l’alunno può essere seguito durante gli esami da chi lo ha assistito durante l’anno.
È il Consiglio di classe che stabilisce se, durante le prove dell’esame di Stato, sia necessaria la presenza del docente oppure dell’assistente ad personam. La presenza di entrambi, salvo particolari e motivate situazioni, parrebbe eccessiva in quanto si tratta di studentessa per la quale è stato adottata una programmazione differenziata e in quanto la normativa prevede un compenso forfettario, per chi assiste, limitato ad una sola persona.
Se dunque il Consiglio di classe ritiene necessaria la presenza di una figura, è necessario che nel documento riservato, che dovrà essere allegato alla relazione del 15 maggio, sia indicata e motivata la richiesta dell’assistenza, unitamente al nominativo di colui che sarà impegnato per tale compito, oltre alle simulazioni d’esame, al Piano educativo individualizzato e alle altre indicazioni, compresi i criteri di valutazione, necessari per affrontare l’esame di Stato. Si ricorda che il documento riservato, concernente l’alunna e allegato alla relazione del 15 maggio, non viene pubblicata all’albo con tutto il resto della relazione, ma viene depositato in segreteria per motivi di privacy.

Sono una docente e avrei bisogno di un chiarimento in merito all’esame di terza media per alunni con disabilità intellettiva. Possono effettuare le prove, scritte e orali, in sole due giornate? È necessario che siano presenti a scuola  tutti i giorni d’esame? Gli alunni per i quali chiedo informazioni, pur in situazione di gravità, avranno il diploma.

Se ritenete che gli alunni possano conseguire il diploma, in quanto hanno raggiunto gli obiettivi indicati nel PEI predisposto per ciascuno di loro, sarebbe meglio che sostenessero le prove come tutti gli altri e negli stessi giorni.

In futuro vorrei diventare un’assistente educativo, quali requisiti bisogna raggiungere? Io sono una psicologa iscritta all’albo, posso svolgere questo tipo di lavoro?

Allo stato attuale, per quanto riguarda la figura educativa da lei richiesta, manca una norma nazionale sui requisiti unici di accesso alla professione; sono le cooperative o gli Enti, che si avvalgono degli assistenti ad personam, a definirne i criteri per l’affidamento dell’incarico. Pertanto occorre vedere i bandi emanati dai singoli comuni o delle singole regioni (unitamente alle richieste delle cooperative locali).
Per quanto riguarda la normativa, per questa figura educativa che opera in ambito scolastico e che si occupa dell’autonomia personale e della comunicazione dell’alunno con disabilità, si fa riferimento all’art. 13 comma 3 della legge 104/92.
Gli attuali decreti di “riforma in materia di disabilità”, recentemente approvati dal Governo, potrebbero introdurre un documento specifico, probabilmente un mansionario, e dare indicazioni rispetto al percorso formativo, con riferimento, si presuppone, alle competenze che la figura professionale deve acquisire per poter accedere alla professione di assistenza all’autonomia personale e alla comunicazione dell’alunno con disabilità. Si aggiunge, quale informazione, che attualmente è in discussione in Parlamento una Proposta di legge su questa figura professionale; ma ancora non è legge.

Sono una studentessa che a volte presta servizio per una cooperativa turistica. Facciamo visite guidate. La domanda riguarda la classificazione che usano ora le scuole per i bambini diversamente abili. Il mio problema/curiosità è questo: noi chiediamo alle insegnanti di indicarci il numero dei bambini disabili e capita spesso che ci indichino zero, poi quando arrivano si scopre lì per lì che ci sono 3-4 bambini “H”, qualunque cosa voglia dire, che hanno bisogno di più attenzione. Ora, sia per motivi organizzativi, logistici che di comprensione della situazione vorrei sapere questa H per cosa sta, e se c’è una classificazione precisa dove posso trovarla? Non c’è mai tempo di chiedere direttamente alle insegnanti, questo metodo ho notato che è molto usato e se può aiutarvi nella risposta ho notato che questa H non indica bambini fisicamente inabili o con particilari difficoltà mentali; per lo più si tratta di iperattività o di difficoltà nell’attenzione. Non è una diagnosi è solo la mia opinione. Se sapessi cosa significa questa classificazione potremmo agire più consapevolmente e precisamente nel servizio che offriamo alle scuole.

In genere con la lettera “H” la scuola fa riferimento, in modo generico e improprio, agli alunni con disabilità, certificati ai sensi della legge 104/92. Per necessità di privacy normalmente le scuole indicano numericamente e non nominativamente tali alunni che debbono essere accompagnati da docenti della classe che li conoscono. Voi dovete pretendere dalla scuola il numero di tali alunni e chi sono i loro accompagnatori in modo da essere sicuri che ci sia un accompagnatore responsabile per ciascuno di loro.

Sono una docente di sostegno neoimmesssa in ruolo, in servizio in una classe seconda di scuola secondaria di primo grado dove seguo un’alunna con disabilità grave (L 104/92, art.3 co. 3). La ragazza ha in realtà 17 anni, non per ripetenza, ma perché è entrata a scuola in ritardo. Di conseguenza, l’anno prossimo, quando sosterrà l’esame di terza media, sarà già maggiorenne. Date le circostanze, la madre è preoccupata di non poter iscrivere la figlia alla scuola superiore quando verrà il momento.
Vorrei sapere se è in qualche modo sia possibile anticipare i tempi e iscrivere da privatista l’alunna ai prossimi esami di giugno, in modo da poterla inserire alla scuola superiore già a settembre e garantirle un percorso scolastico ancora per un quinquennio.

Sostenendo gli Esami di stato il prossimo anno, la studentessa potrà iscriversi ai corsi per adulti, in quanto diciottenne; per i corsi serali sono garantiti tutti i diritti previsti per la frequenza dei corsi diurni, ovvero docente per il sostegno, eventuale assistenza alla comunicazione e all’autonomia personale, trasporto, ecc.
Per quanto riguarda la possibilità da lei descritta di anticipare l’Esame di stato all’attuale anno scolastico, potreste provare a informarvi presso l’USR, in quanto non solo manca l’ammissione alla classe terza, ma non è stato presentato alla scuola entro il 30 settembre il piano di studi individualizzato, come previsto dalla normativa vigente (DM 10/12/94).

Vorrei parlarle di un bambino che frequenta l’ultimo anno di scuola materna in una situazione di handicap gravissimo (autismo) con insegnante di sostegno. Quest’anno purtroppo l’insegnante di sostegno assegnata che il bambino non conosceva ha iniziato a chiedere con estrema frequenza giorni di malattia tendenzialmente il lunedì presenta la richiesta di mutua per 5 giorni che ripete poi il lunedì successivo. Oramai è da gennaio che si va avanti così.
La dirigente l’ha sostituita di volta in volta sempre con persone diverse, che però non sono riuscita per il breve tempo a disposizione a organizzare il lavoro con il bambino. Lui ha bisogno di tempo per abituarsi a una figura di riferimento nuova. Come si può porre rimedio ad una situazione simile?

Per quanto riguarda la tutela del suo diritto allo studio, è bene tener presente che la “continuità” è garantita da tutti i docenti – compreso il docente per il sostegno – che sono stati assegnati alla sezione, in quanto ogni docente è insegnante dell’alunno con disabilità. I docenti della sezione sono infatti responsabili di ogni alunno loro affidato, compreso l’alunno con disabilità.
Ciò premesso, sulla base di quanto scrivete, viene da chiedersi se la scuola abbia provveduto o meno a inviare almeno una visita fiscale, se non altro per accertare le condizioni e valutare di conseguenza.
Appare quanto mai evidente che, in relazione alla situazione descritta, vi siano palesi gravi disagi, anche di tipo relazionale, per l’alunno con disabilità e non solo.
In forza dei principi sanciti nella Sentenza del Consiglio di Stato n. 245/01, si può chiedere la sostituzione del docente per il sostegno “quando non sia stato possibile instaurare un valido rapporto educativo tra docente e alunno” e ciò indipendentemente dalla bravura del docente.

Siamo docenti di una scuola a cui verrà fatto il corso per il BLS pediatrico. Vorremmo sapere se dopo questo corso potremmo usare usare l’ ambu o altri strumenti per rianimare gli alunni o se invece ciò non spetta a noi

Un compito come quello indicato, che prevede, fra l’altro, l’utilizzo di strumentazione sanitaria, va riservato unicamente a personale sanitario. In caso di presenza di una crisi, il compito dei docenti è di allertare il 118, informando tempestivamente i genitori, oltre il Dirigente scolastico.

Mio figlio frequenta il primo anno della scuola media ed e’ certificato dalle elementare come disortografico e discalculico. Profilo cognitivo nella norma. Quest’anno e’ andato bene e ha raggiunto discreti risultati in tutte le materie, ma nonostante questo ci chiedono un sostegno al bambino. Eppure non ha insufficienze, e’ solo molto distratto a scuola. Io voglio fare di tutto perche’ non si senta diverso dagli altri, posso oppormi? Anche perche’ il sostegno essendo scuola privata e’ a nostro carico e oltre alla retta che e’ cara dobbiamo sostenere questo onere. Sono disperata mi può’ dare dei consigli? Non voglio che mio figlio venga certificato con l.104 perche’ risulta handicap.

La richiesta di riconoscimento di disabilità è inoltrata unicamente da parte dei genitori all’ASL; la scuola non può formulare diagnosi. Va inoltre aggiunto che in base alla normativa vigente e secondo quanto indicato dalla Consensus conference, la diagnosi di DSA prevede, fra i suoi criteri, l’esclusione della presenza di una condizione di disabilità intellettiva (cfr. Linee Guida).

Sono una docente di sostegno della scuola primaria, vorrei sapere se per un alunno con 104 in gravità e quindi con 22 ore di sostegno, si possa ridurre il numero di ore per volere della famiglia, o se il numero di ore deve rimanere invariato.

Se la famiglia ritiene di avvalersi di un minor numero di ore di sostegno, deve metterlo per iscritto, preferibilmente durante una riunione di GLHO, in modo che si possa verbalizzare anche il parere dei docenti; ciò onde evitare che poi la famiglia ci ripensi chiedendo nuovamente l’aumento delle ore che, dopo il rifiuto, andranno certamente a vantaggio di altri alunni, senza possibilità di ripristino per l’alunna.

Puo’ un alunno disabile con programmazione differenziata rispetto a quella della classe, per le numerose assenze a causa della sospensione del servizio di trasporto, non essere ammesso all ‘ esame di Stato? quale è la procedura corretta da seguire?

La risposta che segue è basata sul presupposto che la richiesta pervenuta riguardi la scuola secondaria di secondo grado, l’unico ordine e grado di scuola in cui si possibile adottare per gli studenti con disabilità un PEI differenziato..
Poiché lo studente, per il quale è stato adottato un PEI differenziato, è certificato con disabilità ai sensi della legge 104/92, occorre fare riferimento alla normativa in tema di integrazione scolastica; nello specifico, si tenga conto dell’art. 14, comma 7, del DPR n. 122/2009 in cui viene consentito di non tener conto delle assenze, purché i docenti dispongano di sufficienti elementi per la valutazione sulla base del PEI, in questo caso differenziato. Ne consegue che lo studente può essere ammesso a sostenere gli Esami di stato. Si tenga presente che le prove d’esame, che devono essere coerenti con il PEI programmato, possono essere fissate anche in un’unica giornata.
Chiedete alla famiglia che presenti un certificato medico sullo stato di salute dell’alunno e procedete con l’ammissione agli esami in modo che possa conseguire l’attestato.

Vi chiedo di erudirmi su una questione.
In una delle mie classi c’è un alunno, con PEI, seguito dall’insegnante di sostegno e dall’assistente educatore per gravi problemi comportamentali.
Durante le mie lezioni, e non solo le mie, l’assistente educatore lo porta sempre fuori dalla classe insieme a un altro alunno (quest’altro ha una certificazione per problemi di apprendimento, con un PDP, ma non ha il sostegno) nonostante i miei continui inviti a rimanere. Ne ho parlato più volte alla coordinatrice di classe e ad altri colleghi e da tutti ho sempre avuto la stessa risposta: così è stato deciso dal consiglio di classe (avendo, io, nove classi raramente sono stata inserita nelle riunioni di questo consiglio).
So che il docente di classe è responsabile degli alunni anche quando escono, a meno che escano con l’insegnante di sostegno. Ma qui si tratta di un assistente educatore…
Io sono rientrata lunedì scorso dopo una lunga malattia. In tal periodo l’alunno in questione ha combinato un fatto ritenuto grave ed è stato sospeso per una settimana su decisione del consiglio d’istituto che ha anche stilato un contratto formativo personalizzato con la famiglia per permettergli di essere ammesso agli esami di licenza media (in alternativa, sarebbe stato sospeso fino al termine delle lezioni).
Il cdc straordinario successivo ha stabilito per l’alunno un orario ridotto (no prima e ultima ora) e, durante alcune lezioni, compresa la mia, l’alunno deve continuare a uscire con l’assistente educatore mentre ciascun docente di tali materie deve dargli del lavoro da fare da valutare ogni volta.
Io chiedo: se l’alunno (anzi, gli alunni, perchè sono due, come ho scritto sopra) non segue le mie lezioni, che lavoro dovrei dargli? per verificare cosa? e, soprattutto: se succedesse qualche guaio fuori dalla classe, chi ne sarebbe responsabile? Io comunque? Io che sarei costretta ad accettare le decisioni dei colleghi che non condivido?

Il docente, durante le sue ore di servizio, è responsabile, dal punto di vista civile e penale, di tutti gli alunni della classe alla quale egli è stato assegnato, quindi anche dell’alunno con disabilità.
L’assistente ad personam o assistente educatore è assegnato ad un alunno e svolge la sua prestazione professionale in classe, sotto la guida del docente in servizio; la sua presenza è determinata dal bisogno di autonomia personale e di comunicazione dell’alunno con disabilità; l’assistente educatore non ha compiti afferenti la didattica e gli alunni della classe non sono affidati a lui.
Ne consegue che l’assistente non è autorizzato a condurre gli alunni fuori dall’aula; e ancor meno è legittimato a ricreare una “mini-classe differenziale di fatto” (come non lo sono, in questo caso, neppure i docenti). Quanto avviene nella sua classe è lesivo dei diritti degli alunni stessi ed è contrario alla normativa vigente in tema di inclusione scolastica e in tema di responsabilità civile e penale.
Pertanto quanto lei è in servizio non deve limitarsi a invitare l’assistente educatore a non uscire ma deve “proibirgli” di condurre gli alunni fuori dall’aula, in quanto in quel momento lei è responsabile di tutti gli alunni. E altrettanto devono fare i suoi colleghi.
Scriva una lettera al Dirigente Scolastico informandolo dei gravi comportamenti che si verificano nella sua classe e chieda che venga convocato un Cdc urgente al fine di ripristinare la condizione di legalità e di sicurezza, nonché di rispetto del diritto allo studio dell’alunno con disabilità, così come dell’altro studente, che devono frequentare le ore di lezione in classe, insieme ai compagni; in tale sede vanno analizzate più questioni: il ruolo dell’assistente educatore, che deve operare all’interno dell’aula sotto la guida dei docenti in servizio, e i suoi compiti, che riguardano unicamente l’alunno con disabilità, e l’orario dello studente con disabilità, che non può essere arbitrariamente ridotto.
Al tempo stesso chieda che venga urgentemente convocato un GLHO in cui si affrontino le questioni dette, puntualizzando correttamente e in linea con la normativa sull’inclusione scolastica i compiti delle figure professionali ritenute necessarie per consentire l’esercizio del diritto allo studio dell’alunno con disabilità; se la figura dell’assistente educatore impedisce l’esercizio del diritto allo studio è da valutarsi attentamente l’opportunità della sua presenza. Altrettanto dicasi per l’orario ridotto.
Infine informi di quanto avviene anche il referente regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’USR della sua Regione.

Io ed alcune colleghe siamo state informate dai genitori di un alunno disabile che hanno intenzione di non volere più il docente di sostegno anche se l’ alunno ha una disabilita’ grave. Dobbiamo redigere ugualmente il PEi? Lo dobbiamo redigere senza il docente di sostegno? Come facciamo a portare avanti una programmazione per lui anche se a un buon livello cognitivo, fino ad ora con il docente di sostegno ha svolto anche attività personalizzate per recuperare alcune nozioni?

Il docente per il sostegno non sostituisce in alcun modo l’azione e gli interventi educativo-didattici dei colleghi, che coadiuva e con i quali collabora al fine di promuovere l’attuazione dell’inclusione scolastica a favore di tutti gli alunni della classe alla quale è assegnato.
Premesso che il sostegno è un diritto e non un dovere, se la famiglia decide di rinunciare al docente per il sostegno può farlo. In questo caso, il modulo (o consiglio di classe) è tenuto a elaborare congiuntamente con i genitori e con gli specialisti dell’Asl il Piano Educativo Individualizzato, così come previsto dalla normativa vigente (come pure lo stesso gruppo di lavoro è tenuto ad aggiornare periodicamente il Profilo dinamico funzionale).
L’alunno con disabilità, che partecipa alle attività della classe all’interno dell’aula, è alunno di tutti i docenti in servizio nella classe alla quale è iscritto, pertanto è vostro compito adottare le strategie necessarie affinché siano garantiti il diritto allo studio e il successo formativo.

Sono un’insegnante di sostegno, vorrei che mi togliesse un dubbio. L’educatore professionale può occuparsi di didattica collaborando con il docente di sostegno ma non prendendo decisioni per suo conto e nemmeno fare della didattica il suo esclusivo aspetto su cui lavorare…visto che c’è bisogno di altro . Mi spiega perché sempre più spesso invece di occuparsi agli aspetti relazionali, sociali, motivazionali e dell’ autonomia, gli educatori vogliono occuparsi di didattica?

Possono essere differenti le motivazioni e le situazioni che spingono una persona che ricopre il ruolo di assistente ad andare “oltre” le sue competenze, attribuendosi compiti non suoi: in parte perché, e lo sappiamo, esiste una implicita delega da parte dei docenti curricolari e di sostegno, oppure perché alcuni assistenti o educatori, che hanno compiuto studi universitari, ritengono di avere più competenze rispetto agli stessi docenti o, ancora, perché di fronte allo scarso impegno dei docenti essi intervengono, infine per una eccessiva invadenza da parte degli stessi assistenti o educatori.
A tutti gli educatori, comunque, va ricordato che essi sono assistenti per l’autonomia e la comunicazione, anche se laureati, e queste due mansioni debbono essere svolte da loro; solo se il docente in servizio, sia esso di sostegno o disciplinare, li invita a fare svolgere esercizi assegnati dagli stessi docenti, essi possono e devono procedere secondo le indicazioni e le direttive impartite dai docenti: azione, questa, che rientra nel supporto all’autonomia personale dell’alunno, compito che sostanzia la presenza degli educatori o assistenti (v. art. 13 c. 3 della legge 104/92).

Siamo alcune docenti della scuola primaria, vorremmo sapere se nel caso la famiglia rinunciasse a sostegno per disabile grave, sostenendo che l’ assistente ad personam (che nel nostro caso sarà un paramedico) dovrà aiutare l’ alunno nella didattica,usare strumenti quali computer, software e personalizzare là dove é necessario l’ attività, potremmo mettere a verbale del PEI che siamo contrarie alla rinuncia del docente di sostegno, perché riteniamo una figura fondamentale nel percorso formativo dell’ alunno e perché un assistente non può svolgere attività didattiche che prevedano l’ uso di strumenti e metodologie e di interventi di recupero che non sono di sua competenza.

Dovete farlo e potete provare a far comprendere alla famiglia che le due figure sono compatibili. Se la famiglia non vuole, non potete impedirle di poter scegliere se fruire o meno della presenza del docente per il sostegno, in quanto tale evenienza si prefigura come diritto e non come obbligo. La famiglia, infatti, può rinunciare al docente per il sostegno, assumendosene tutte le possibili eventuali conseguenze negative, nel caso dovessero accadere.
L’assistente per l’autonomia e per la comunicazione, come giustamente avete scritto, non può svolgere attività didattica, funzione di esclusiva competenza dei docenti; l’assistente ad personam, che lavora unicamente all’interno della classe, può, anzi, deve occuparsi, in accordo e sotto la guida del docente in servizio, di supportare l’autonomia dell’alunno nello svolgimento di esercizi o delle attività che il docente, unico responsabile della didattica, potrà indicargli di volta in volta.

Durante l’anno scolastico in corso i docenti di sostegno sono stati chiamati più volte a supplire colleghi di classe o di altre classi in presenza dell’alunno disabile, motivando che non ci sono docenti a disposizione. La referente di plesso sostiene che il foglio delle supplenze é un ordine di servizio della preside e che il collegio ha stabilito che l’insegnante di sostegno supplisce in caso di emergenza. L’emergenza però nella nostra scuola é tutto l’anno. Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo chiedere un ordine di servizio firmato dalla preside? Non lediamo un diritto per chi ha la 104? Inoltre nella nostra scuola sono state garantite delle compresenze nelle classi, non si possono sfruttare per coprire i docenti assenti, invece di supplire con gli insegnanti di sostegno?

Rispondete per iscritto che ciò che viene presentato come “ordine di servizio”, ovvero il foglio delle supplenze, è illegittimo poiché contrastante con quanto stabilito nelle Linee guida ministeriali del 4 Agosto 2009 e nella circolare ministeriale che vieta la nomina di un supplente solo per il primo giorno di assenza.
Invitate la DS a farvi un espresso ordine di servizio personale per iscritto, al quale solo siete tenuti ad obbedire e violando il quale potete andare incontro a sanzioni disciplinari, comunque illegittime per quanto detto sopra; in ogni caso, per il primo ordine di servizio violato in tali circostanze non può scattare una sanzione disciplinare, come stabilito dalla Magistratura.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola secondaria di Secondo Grado. Ho un quesito: qualora uno studente certificato con disabilità (su percorso con obiettivi minimi e prove equipollenti) durante le verifiche scritte non riesca a svolgerle perchè preso da attacchi d’ansia o crisi di pianto, come valutare la prova?
Si può farla svolgere in un altro giorno o questa verifica va comunque valutata?
Se questa situazioni di crisi di pianto e di rifiuto di stare in classe e svolgere il compito si dovesse presentare durante gli scritti degli esami di stato, cosa prevede la normativa?

Da quanto scrive il mancato svolgimento si determina a fronte di prove scritte, che naturalmente non andranno valutate. Occorre, invece, indagare quali condizioni determinano le crisi di pianto e gli attacchi di ansia: potrebbe essere la forma della prova (a risposta multipla piuttosto che a domande aperte o viceversa oppure vero-falso) oppure il non sapere su quali contenuti verte o il fatto stesso che sia richiesto un testo scritto. Premesso che, ovviamente, è possibile spostare la prova in date successive, anche più volte, si potrebbe provare a modificare le prove stesse, sostituendo la prova scritta con una orale equipollente o completando la prova scritta con una parte orale, per esempio, così come la forma (risposta multipla o vero-falso o domande aperte o quesiti accompagnati da illustrazioni o prove con clooze o riordino di frasi, per citare alcuni esempi) oppure anticipando i contenuti della prova e/o consentendo l’utilizzo di schemi o mappe. Se adottando questi o altri accorgimenti, lo studente riesce a gestire i suoi attacchi di ansia, il Consiglio di classe, dopo averli descritti nel PEI, in vista dell’Esame di stato li dovrà indicare in modo puntuale nella relazione allegata al documento del 15 maggio, affinché gli stessi accorgimenti vengano applicati per lo svolgimento delle prove d’esame. Se, nonostante le modalità adottate, in sede di esame lo studente dovesse ripresentare le stesse reazioni, si potrà spostare la prova nella sessione riservata agli studenti ammalati oppure la Commissione potrebbe rimandare lo svolgimento delle prove a settembre.

Sono un’insegnate di sostegno, ricopro anche il ruolo di FS inclusione, ho urgente bisogno di un supporto normativo.
Le espongo il problema: un docente curriculare senza specializzazione, con ore a disposizione, può rifiutarsi di fare supplenza su un bambino disabile grave (art.3 comma 3) adducendo la scusa che non è abilitato??
In che misura è in base a quale norma, un insegnante di classe può rifiutarsi di sostituire un collega di sostegno assente?

La specializzazione per il sostegno è titolo prioritario per essere assegnati su posto di sostegno; ma non costituisce titolo esclusivo di attività didattica con gli alunni con disabilità; infatti l’art. 13 comma 6 della legge n. 104/92 stabilisce che nessuna utilizzazione o incarico su posto di sostegno può essere attribuita a personale non specializzato fino a quando sono presenti e disponibili docenti specializzati.
Va inoltre aggiunto che il docente viene assegnato alla classe alla quale è iscritto l’alunno con disabilità, pertanto, avendo ore a disposizione, egli non può rifiutarsi a fronte della richiesta scritta da parte del Dirigente scolastico.
Coloro che dispongono di ore a disposizione, infatti, possono essere utilizzati in tutte le classi della scuola in cui prestano servizio. Altrimenti qualunque docente potrebbe rifiutarsi di svolgere supplenze di colleghi che non abbiano la sua stessa abilitazione.
Piuttosto il docente non specializzato potrebbe pretendere che la scuola organizzi un corso di aggiornamento, sia pur breve, per acquisire un minimo di informazione utile per espletare l’incarico affidatogli.

Siamo delle docenti di una scuola primaria, vorremmo sapere se la famiglia chiedendo l’ educatore ad personam per un alunno con grave disabilita’ motoria ma non cognitiva, può rinunciare al sostegno e se l’ assistente può nell’eventualità svolgere anche didattica.

Il sostegno è un diritto e non anche un dovere; quindi la famiglia può rinunciare al sostegno, assumendosene tutte le possibili eventuali conseguenze negative, se dovessero accadere.
L’assistente per l’autonomia e la comunicazione non può svolgere attività didattica, funzione esclusiva dei docenti, ma attività di svolgimento di esercizi in accordo e su indicazione del docente in servizio nella classe.

Sono la mamma di un ragazzino autistico di 11 anni, con certificazione L.104 comma 3, in stato di gravità. Ho provveduto entro i termini ad iscrivere mio figlio alla prima classe di una scuola Media nella mia città. Dopo una riunione con tutti gli specialisti che ruotano su mio figlio e lo hanno in cura, abbiamo stabilito che la scuola dove l’ho iscritto non è adatta a lui e così sono stata consigliata di cambiare l’iscrizione anche se fuori dai termini.
Dopo un colloquio con il coordinatore per il sostegno della scuola dove vorrei iscriverlo, mi è stato detto che a causa delle troppe iscrizioni, non potevano accoglierlo. Possono davvero rifiutare un’iscrizione di un disabile? Ci sono i termini per un ricorso?

L’art 3 comma 3, secondo periodo, stabilisce che la certificazione di gravità è causa di priorità per l’accesso a tutti i servizi previsti dalla presente legge, quindi anche la scuola. Però lei ha provveduto a iscriverlo con molto ritardo e, nel frattempo, tutte le scuole si sono organizzate per la composizione delle classi. Pertanto la seconda scuola può legittimamente rifiutare la sua iscrizione.
Provi a parlare con il referente provinciale o regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’ufficio scolastico provinciale o regionale del suo territorio e si faccia consigliare un’altra scuola, che possa essere contattabile da parte dello stesso referente.
Certamente un’altra scuola dovrebbe essere rintracciabile; altrimenti per quest’anno faccia frequentare il bimbo presso la scuola dove è già iscritto e  poi, in tempo utile, cioè nel mese di gennaio, provveda all’iscrizione in un’altra scuola, tenendo presente che, iscrivendolo ad una seconda classe, ci sono problemi molto simili a quelli di quest’anno, poiché le classi sono già formate.

Sono un insegnante di sostegno della scuola primaria avrei bisogno di un’informazione sapere un’insegnante può deciere di non far partecipare alle rove Invalsi bambini con difficoltà in attesa di certificazione e se questa decisione ha bisogno dell’autorizzazione dei genitori e tal proposito se c’è un modulo che genitori devono compilare.

Per quanto riguarda le prove INVALSI solamente il Dirigente scolastico può autorizzare eventuali esoneri; si rimanda alla Nota dell’Invalsi 2016-2017 per gli allievi con bisogni educativi speciali, pubblicata il 20 marzo 2017 in cui sono descritti i casi che, nello specifico, potrebbero riguardare alunni con disabilità certificata e alunni con diagnosi di DSA).
Per quanto riguarda gli allievi in attesa di certificazione la nota non riporta alcuna indicazione; pertanto questi alunni dovranno partecipare, come i compagni, alla prova.

Sono un’insegnante di sostegno presso la scuola dell’infanzia.Seguo un bambino autistico a basso funzionamento, adesso lui seguirà un percorso Aba con un esperto privato. Vorrei sapere se esiste qualche legge che mi permetta  come insegnante di sostegno di  andare a casa del bambino la mattina ,invece di fare le ore di servizio a scuola, per seguire gli interventi fatti dalle  tutor che seguono il bambino in questo percorso.

In quanto docente, lei è tenuta ad effettuare le sue ore presso la sede di servizio.
Tuttavia se desidera partecipare agli interventi presso l’abitazione del minore, può farlo, a titolo di volontariato personale e previo consenso della famiglia, al di fuori del suo orario di servizio.
In alternativa, si potrebbe ipotizzare, in sede di GLHO, un intervento di “istruzione domiciliare”, modificando, in tal senso, il PEI, e prevedendo la sua presenza presso l’abitazione del bambino.

Sono la mamma di una bimba di 11 anni che presenta un RM lieve/moderato, per una patologia complessa ma talmente bordline da sottoporre la bimba a ben due Risonanze Magnetiche al cranio con anestesia totale per confermare la diagnosi, che ha mostrato potenziale di recupero enorme ed ha cambiato 3 scuole primarie per motivi gravi. La Neuropsichiatra assegnataci dall’ASL ha presenziato tutto il cammino scolastico della bimba ma offre a tale pessima scuola l’alibi del RM di mia figlia.  E’ certo che riusciranno così a farla entrare nel RM GRAVE. Come faccio a farmi cambiare dottoressa dall’ASL?

Esistono anche dei centri di riabilitazione logopedica privati convenzionati col sistema sanitario nazionale e quindi a costo zero; cerchi uno di questi centri, facendoselo segnalare da qualche associazione della Sua città.

Sono un’insegnante di una scuola primaria. Nella mia classe è inserito un alunno con la sma che necessita di essere cambiato poiché non ha  il controllo sfinterico ed ha bisogno di tutori  che devono essergli applicati per alcune ore al giorno. Chi dovrebbe occuparsi di svolgere tali mansioni? Inoltre è capitato varie volte che sia stato assente o l’ins . Di sostegno o l’ins. Di classe e non sia stato mai sostituito. La motivazione addotta è che “non si trovano supplenti”. È legittimo tutto ciò ?

L’assistenza igienico-sanitaria e l’accompagnamento ai servizi igienici spetta ai collaboratori scolastici e alle collaboratrici scolastiche, in forza degli artt. 47 e 48 e della tab. A del CCNL del 2005.

È compito del Dirigente incaricare un collaboratore per assolvere a questo compito, consentendogli, contestualmente (se già non lo ha fatto), la frequenza di un apposito corso a spese dell’USR. Dopo il corso il collaboratore – o la collaboratrice – sale di qualifica e ottiene un incremento stipendiale valido ai fini pensionistici di circa mille euro lordi l’anno.
Se il collaboratore individuato si rifiuta senza un giustificato motivo (ad esempio anch’egli è con disabilità motoria), subisce una sanzione disciplinare e pure la denuncia per inosservanza dei doveri di ufficio, come recentemente ha stabilito la Cassazione.
Se il DS non dà l’incarico, o non avvia l’eventuale provvedimento disciplinare in caso di rifiuto, egli stesso è passibile di denuncia per omissione di atti di ufficio e mancata assistenza di incapace.
Per quanto riguarda le sostituzioni, il DS ha l’obbligo, in caso di assenza del docente per il sostegno o del docente incaricato su posto comune (o disciplinare), di assegnare per il primo giorno altro docente della scuola e, per i giorni successivi, di nominare un supplente. 

Sono una insegnante si sostegno, mi occupo di un bambino autistico con rapporto uno a uno, inserito con un progetto orario di tre ore al giorno (da tre mesi è stata inserita anche la mensa con i compagni) nella classe 4 della scuola primaria a tempo pieno. Nel momento in cui ho dovuto chiedere 2 giorni di malattia, ai genitori è stato chiesto prima di far entrare il bambino un’ora dopo e in un secondo momento è stata chiamata la mamma che è venuto a prenderlo per portarlo a mangiare a casa, nonostante paghi ovviamente i pasti in modo forfettario. Al mio ritorno ho manifestato la mia indignazione, pensando ad una deprivazione del diritto allo studio e del diritto di mangiare in mensa con gli altri bambini. Il preside ha detto che questo tipo di cosa si può fare se necessaria. Dal momento che a scuola c’è abbondanza di insegnanti di sostegno che avrebbero potuto sostituirmi consentendo la frequenza scolastica al bambino (che è molto contento di venire a scuola e a casa vive situazioni difficili, chiedo se quanto riferito dal dirigente sia esatto e non leda i diritti del bambino e della sua famiglia. Aggiungo che il bambino è cinese e la sua famiglia ovviamente non conosce le regole scolastiche vigenti in Italia.
Con queste modalità, inoltre, viene condizionata l’insegnante che, per evitare quanto sopra, entra in servizio anche con la febbre a 38. Ma vi pare normale?

Occorre rivedere quanto prima il tempo di frequenza dell’alunno: l’art. 12 comma 4 della legge n. 104/92 stabilisce che nessuna condizione di disabilità può essere causa di esclusione (e quindi anche di riduzione) della frequenza scolastica. Il DS ha l’obbligo, in caso di assenza del docente per il sostegno, di assegnare per il primo giorno altro docente della scuola e, per i giorni successivi, di nominare un supplente. Lei come qualunque altro docente ha uno stato giuridico che le garantiscono dei giorni di assenza.

Sono una docente di sostegno da 30 anni. Seguo una ragazza con ritardo mentale grave per 15 ore da tre anni ed un’altra per 3 ore nella stessa classe  con lieve ritardo ma con  disturbi relazionali. Gita d’istruzione di 3 giorni, vanno tutte e due. Ho dato la mia disponibilità per accompagnarle ma la Dirigente ha nominato la collega di lettere per la mia classe e poi ha preferito mandare la prof di matematica dell’altra classe senza inserire nessuna docente di sostegno. So che la legge glielo consente ma i genitori sono seriamente preoccupati perché per la figlia sono un importante punto di riferimento. Non si può intervenire in alcun modo?

Certo; ma non Lei; solo le famiglie, se sono preoccupate, esprimano i loro timori alla Dirigente e, se necessario, minaccino che protesteranno se al viaggio di istruzione non partecipa una persona che conosce, ancor meglio dell’attuale accompagnatrice, gli alunni.

Sono un’ insegnante di sostegno di una scuola primaria, scrivo per sapere se é legittimo che un alunno con grave disabilita’ (quindi con 22 ore) abbia 2 docenti di sostegno.

Purtroppo manca una norma che lo vieti; quindi è legittimo, anche se scorretto che ciò possa avvenire; tanto è vero che gli art 2,4 e 6 del DPR n. 122/09 prevedono che, nel caso in una stessa classe si trovino più docenti per il sostegno, essi, tutti insieme, esprimano un solo voto.

Nella classe di mia figlia – prima media- vi e’ un bambino seguito da insegante di supporto che ha momenti violenti contro compagni e tutori.
Che ricevono pugni che lasciano senza fiato,  con nasi sanguinanti e schiene lividate…
Siamo preoccupati per I nostri figli che sembra debbano subire violenze per permettere questa integrazione…

In questo caso è bene che i rappresentanti di classe si facciano portavoce presso il Consiglio di classe, alla presenza del Dirigente scolastico, per rendere noti i fatti da voi descritti. Sarà poi il Consiglio di classe che, insieme al Dirigente, provvederà, se lo riterrà il caso, a convocare il GLHO al fine di affrontare la questione da voi sollevata.

Può la scuola richiedere un incontro ufficioso con i terapisti del centro riabilitativo che ha in carico il bambino con disabilità senza informare i genitori dello stesso?

No, non possono farlo. Se la scuola desidera un incontro con il centro riabilitativo, ovvero con i terapisti che seguono un alunno con disabilità, deve dapprima acquisire l’autorizzazione scritta da parte dei genitori, essendo gli stessi gli esercenti la responsabilità genitoriale. Oppure si devono convocare contestualmente anche i genitori.
Nel caso in cui l’incontro avvenisse, allora bisogna pretendere la convocazione del GLHO per discutere il da farsi, eventualmente contestando ciò che la scuola ha fatto di nascosto dalla famiglia.

Vorrei sapere quali sono i termini per la richiesta dell’educatore, le modalità e se eventualmente può essere chiesto anche nel corso dell’anno scolastico… Nel caso venisse assegnato e possibile recedere?

Se c’è una indicazione della utilità di questa figura nella diagnosi funzionale, a cura dei soli specialisti, o nel PEI, a cura dei docenti della classe e degli specialisti insieme ai genitori, potete indicare nel documento l’assistente all’ente competente, in qualsiasi momento, così come per le ore di sostegno.
Se si riesce ad ottenerlo, si può rinunciarvi; lecito chiedersi che senso avrebbe chiedere per subito rinunciare.

Sono un insegnante di sostegno della scuola superiore, l’alunno che seguo non vuole sostenere gli esami di maturità. Vorrei sapere che tipo di certificazione otterrà e se questa sarà uguale, ai fini legali, a quella ottenuta ai sensi dell’art.13 del D.P.R. 23 luglio 1998, n. 323.

Tutti gli studenti devono sostenere le prove conclusive del ciclo di studi. Non esiste la possibilità di esonero. Il titolo di studio che potrà conseguire, sarà coerente con il tipo di programmazione che il Consiglio di classe ha adottato per lui: un attestato, stante le condizioni, rispetto alle quali deve essere acquisito consenso scritto della famiglia (OM 90/2001); un diploma negli altri casi.
Tenga presente che solo la Commissione di esami può rilasciare l’attestato coi crediti formativi maturati. Nel caso in cui lo studente non si presentasse agli esami, la scuola può rilasciargli l’attestato di adempiuto obbligo scolastico e quello di frequenza: sono attestati che non hanno un valore legale, come pure l’attestato coi crediti formativi.
Nell’Attestato relativo ai crediti formativi va scritto ciò che lo studente ha fatto e ciò che sa fare; in quelli rilasciati dalla scuola si dice solo che ha frequentato e ciò che ha fatto; non si dice cosa sa fare. Ai fini legali, tuttavia, entrambi non sono titoli di studio e valgono solo come biglietto da visita per un possibile corso di formazione professionale o per un lavoro.

Sono la mamma di una ragazza di 17 anni con una disabilità per lieve ritardo, frequenta da due anni una scuola regionale cfp con sostegno gestito internamente da loro.
Mia figlia ha sempre avuto un pei ma in questa scuola non l’ho mai firmato e adesso a due mesi dall’esame di qualifica mi hanno detto che si può pensare a un certificato di competenze base perché può essere che non raggiunga gli obiettivi minimi….possono farlo?!
Io non ho firmato Pei e quando l’ho chiesto mi hanno risposto che non sono tenuti a condividerlo con me…
Hanno parcheggiato mia figlia due anni senza seguirla come lei era abituata… Come posso muovermi?

Va premesso che, in base alla normativa vigente, se il Consiglio di classe ritiene di richiedere per l’alunno con disabilità una valutazione “differenziata”, ai fini del conseguimento dell’attestato, deve dapprima acquisire il consenso scritto dei genitori (art. 15 dell’OM 90/2001). In assenza di tale consenso, per lo studente viene adottata una programmazione “globalmente conforme agli obiettivi didattici previsti dai programmi ministeriali” (OM 90/2001), ovvero semplificata, utile ai fini del conseguimento del diploma.
Stante la situazione come da lei descritta, dovreste acquisire copia della documentazione predisposta per vostra figlia e chiedere un incontro urgente del GLHO, in cui precisare, fra l’altro, che l’art. 17 della legge n. 104/92 stabilisce espressamente che la formazione professionale si svolge in continuità coi criteri seguiti nel percorso scolastico (quindi con il PEI elaborato). Il PEI è un documento preparato e firmato “congiuntamente”: pertanto i docenti avrebbero avuto l’obbligo di formulare insieme a Lei e agli operatori sociosanitari, che seguono il caso, il PEI, come previsto dalla normativa vigente (L. 104/92, Linee Guida del 2009, DPR 24/02/94). Pertanto
A questo punto, se l’alunna non ha studiato per loro colpa, dovrebbe ripetere l’anno a loro spese, compresa quella di un docente per il sostegno, che la faccia recuperare pervenendo così agli esami in condizioni da prendere la qualifica professionale.
Se si rifiutano, minacciate ricorso alla Magistratura.

Sono una docente del liceo delle scienze umane. Nella  classe seconda è presente un’alunna, diversamente abile, che segue una programmazione differenziata. L’alunna in questione  dall’inizio dell’anno ha cumulato, per problemi di salute, un considerevole numero di assenze   Vorrei sapere se  il numero massimo di ore di assenza, per poter essere ammessi alla classe successiva,  nello scrutinio finale, è valido anche per gli alunni che seguono un PEI oppure sono esonerati da questa regola.  In presenza di una malattia certificata,  è possibile non tener conto dell’elevato numero di assenze e promuovere l’alunna alla classe successiva?

L’art 14 comma 7 del dpr n. 122/2009 prevede proprio che , se le assenze sono giustificate con cause sanitarie, non se ne tiene conto ai fini della validità dell’anno scolastico, a condzione che i docenti comunque siano messi in condizione di valutare tali alunni.

Il mio dubbio riguarda un alunno di istituto professionale frequentante il IV anno e che ha sempre seguito una differenziata. Ora, chiuso il secondo trimestre, la madre chiede che il figlio segua una curriculare, dichiarando di non aver mai capito ( ???) che il figlio non  avrebbe avuto, agli esami di stato, un diploma. Mi pare che in linea generale la normativa lo preveda, assumendosene la madre la responsabilità,  però
● al terzo anno ha partecipato agli esami di qualifica conseguendo ovviamente solo certificato di credito formativo
●sia al terzo anno che al quarto, che sta frequentando, non ha partecipato alle attività di alternanza scuola-lavoro quindi  non ha le 400 ore ( o almeno 300) necessarie per accedere agli esami di stato
Cosa è consentito fare?

Deve fare presente tutto ciò alla madre, precisandole che, senza tali adempimenti, lo studente non potrà essere ammesso agli esami di stato. Inoltre dovrete comunicarle per iscritto, o verbalmente durante la riunione del GLHO, quanto previsto dall’articolo 15 dell’OM 90/2001 (e cioè che, essendo contrario il consiglio di classe ad adottare una programmazione “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali”, lo studente, ai soli fini della valutazione, non sarà considerato “con disabilità” e quindi potrebbe essere bocciato come tutti gli alunni che non raggiungono la sufficienza; informatela inoltre che la ripetizione della classe non è un diritto, ma deve essere deliberata dal Coniglio di classe.
Va altresì specificato che se lo studente, ai soli fini della valutazione, non sarà considerato “con disabilità” lo è unicamente per questa voce e non per tutto il resto (ovvero: la programmazione, le strategie e metodologie didattiche, la strutturazione delle prove di verifica, quindi le modalità di verifica, l’uso di ausili, ecc.).
Infine, considerate attentamente la situazione, perché in casi simili, la famiglia, una volta non ammesso l’alunno agli esami, si è rivolta al TAR, ottenendo una ammissione con riserva agli esami in cinque giorni con un decreto presidenziale e poi fa di tutto, perché superi gli esami di stato con prove equipollenti fasulle. Capita pure che, se l’alunno viene ammesso agli esami, possano non far presentare lo studente, pretendendo così una ripetenza anche più volte, trasformando, di conseguenza, la scuola in un parcheggio!

Siamo delle insegnanti di una scuola primaria. Nella nostra classe é inserita un’ alunna affetta da SMARD 1 . L’ alunna a causa della sua patologia presenta una notevole debolezza dei muscoli usati per la respirazione per cui è assistita nella respirazione da un ventilatore ed é alimentata tramite Peg. Per lei é difficile tossire e talvolta anche deglutire la saliva. Durante l’ anno abbiamo dovuto usare l’ ambu e la macchina della tosse per aiutare la bambina. Queste manovre di rianimazione ci sono state illustrate dalla famiglia e dai fisioterapisti respiratori in un incontro, ma non ci hanno rilasciato nessuna certificazione. Le nostre domande sono le seguenti:
Compete a noi docenti fare tali manovre?
Possiamo richiedere un infermiere a scuola all’ ASL o deve essere la famiglia a fare la richiesta?
La dirigente non sa come muoversi, noi quale iter dobbiamo intraprendere?

Le manovre di rianimazione, come la somministrazione dei farmaci, non competono al personale docente e devono essere effettuate da personale addetto.
In virtù degli accordi intercorsi fra MIUR e Ministero della salute, è necessario che, ricevuta la richiesta da parte della famiglia, documentata da certificazione medica, il dirigente scolastico proceda secondo quanto indicato dal protocollo, così come descritto nelle “Linee Guida” del 25 novembre 2005, Prot. n. 2312 (http://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf).
Per ulteriori approfondimenti può essere utile documentarsi leggendo il commento dell’avv. Salvatore Nocera pubblicato in edscuola: http://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq_farmaci.pdf.

Vorrei capire come si debbano porre gli alunni portatori di handicap (certificato in base alla legge 104/92) in riferimento all’alternanza scuola-lavoro prevista dalla legge 107/2015 per il secondo biennio della scuola media superiore.
1. Sono obbligati a svolgerla come tutti gli altri alunni? Possono godere di uno sgravio del monte orario o di una esenzione ?
2. Si può prevedere nel PEI/PDP personale che il percorso sia configurato in modo conforme alle caratteristiche specifiche del singolo alunno?
3. In che misura per tali allievi l’esperienza concorre alla valutazione di fine anno o all’esame di stato ?

Lo studente con disabilità deve svolgere tutte le ore di alternanza come gli altri alunni; ovviamente svolgerà le ore di alternanza tenendo conto dei suoi problemi e bisogni personali; non per nulla la normativa consente di svolgere l’alternanza anche tramite imprese simulate, cioè tramite internet, impostando un progetto che farà parte del PEI concordato da tutti i docenti della classe e dalla famiglia, con la consulenza degli operatori socio-sanitari che seguono il ragazzo. L’esito dell’alternanza entra a far parte della valutazione finale.
L’emanando decreto delegato probabilmente eviterà che l’esito dell’alternanza faccia media con le altre prove; ma per ora la normativa è questa.

Sono docente di sostegno di un alunno autistico ad alto funzionamento presso una scuola secondaria di primo grado. Da tre anni seguo il ragazzo che ha una programmazione per obiettivi minimi. Il ragazzo ha spesso posto in essere episodi di aggressività nei confronti del personale scolastico e dei compagni soprattutto in condizioni di confusione e forti rumori. Pertanto ho deciso di svolgere le attività in laboratorio, cercando di evitare il caos della classe, soprattutto nelle ultime ore della mattinata. L’alunno non è autonomo, necessita della presenza costante del docente di sostegno e viene a scuola solo 18 ore settimanali. Non mancano le attività svolte con piccoli gruppi di compagni con lo scopo di favorire l’inclusione scolastica.  A causa del deficit cognitivo, che lo portano ad occuparsi solo ed esclusivamente dei suoi interessi, la programmazione svolta ha dovuto subire un adeguamento. Spesso, chi si occupa dell’educazione di persone con disturbi dello spettro autistico tende a contenere fissazioni e stereotipie preferendo un tipo di intervento che limita le passioni morbose. Nel caso del mio alunno, invece, le sue “manie” sono diventate strumenti di insegnamento positivi capaci di calmare, motivare e migliorare l’apprendimento. Si avvicina il giorno dell’ammissione agli esami di terza media e volevo chiedervi: il voto di consiglio deciderà l’ammissione dell’alunno, questo vuol dire che saranno chiamati ad esprimersi tutti i docenti della classe. Come possono i miei colleghi professori di francese, musica e tecnologia valutare l’alunno se non ha mai svolto attività didattica con loro? Come fanno ad esprimere un voto se nei loro registri non c’è traccia di verifiche con l’alunno disabile? In questo caso i docenti della classe che, per problemi vari e per incompatibilità di orario, non hanno praticamente mai visto il ragazzo, quale criterio di valutazione dovrebbero usare?

È intanto da premettere che nella scuola del primo ciclo non esiste la differenza tra PEI differenziato o PEI ‘globalmente riconducibile ai programmi ministeriali’ (semplificato); infatti l’art 16 comma 2 della legge n. 104/92 stabilisce che il PEI sia formulato esclusivamente sulla base delle effettive capacità dell’alunno e che, se egli dimostra dei progressi rispetto ai livelli iniziali, deve essere promosso alla classe successiva ed essere ammesso agli esami e, se realizza gli obiettivi del suo PEI, deve ricevere il diploma, anche se le sue effettive capacità non gli consentono di leggere, scrivere e far di conto. Ovviamente deve sostenere gli esami su tutte le discipline, oggetto degli stessi contenuti (del PEI), ma con prove differenziate, come stabilisce l’art. 11 comma 11 dell’O.M. n. 90/01.
Faccia presente al suo DS che la vostra scuola ha violato tutta la normativa inclusiva e che se venisse un ispettore come Dio comanda potrebbe farvi un rapporto che vi metterebbe tutti nei guai.

Un alunno disabile  ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge 104/92 frequenta la classe seconda media e quest’anno  compie 17 anni, di conseguenza  in classe terza compierà 18 anni e non potrà accedere alla scuola superiore con il sostegno e l’assistenza fisica di cui necessita.
Per ovviare questo inconveniente la famiglia chiede di fargli fare il salto dell’anno scolastico e di fargli affrontare l’esame  di Stato a giugno 2017. Come possiamo dare corpo  concretamente a  questa richiesta? Conviene fargli affrontare l’esame di Stato  oppure è meglio ripiegare sull’attestato, cosa scriviamo sul PEI, quali sono le pratiche burocratiche da espletare affinché tutto si svolga nel rispetto delle norme.

Solo se i 18 anni si compiono prima dell’inizio del prossimo anno scolastico l’alunno non potrà frequentare la secondaria di secondo grado del mattino.
Certo è da chiedersi chi ha trattenuto sino ad oggi questo alunno, facendogli ripetere varie classi; probabilmente la famiglia, ma anche i consigli di classe che hanno accettato di fare ripetere, quando la normativa vieta sia la ripetenza nella scuola primaria che il trattenimento nella scuola dell’infanzia.
A questo punto, se l’alunno compie 18 anni prima dell’inizio del’anno scolastico prossimo, egli dovrà frequentare i corsi per gli adulti con tutti i diritti previsti per gli alunni con disabilità.
Pensare di farlo presentare come privatista, potrebbe rivelarsi stressante per l’alunno.

Siamo i genitori di un bimbo di 6 anni, che sta frequentando il primo anno di scuola elementare.
Da alcune settimane siamo venuti a conoscenza che il bimbo viene accompagnato dal salone di raggruppamento alla classe sempre per ultimo e a mani di una maestra di sostegno.
Premesso che tutto ciò non ci è mai stato detto nè richiesto parere, gradiremmo sapere se è possibile tale azione, anche perchè nostro figlio non ha alcun problema fisico e/o mentale; a volte è lento nei compiti, oppure dondola con la sedia durante le lezioni o qualche altra manchevolezza tipica dell’età.
Riteniamo che la figura del bambino venga gravemente compromessa, anche davanti agli altri genitori, che possono interpretare tale gesto come handicap e, quel che è peggio, potrebbe anch’egli subire un complesso e sentirsi inferiore rispetto agli altri.
Insomma, anzichè aiutarlo, in questo modo riteniamo venga gravemente punito e leso psicologicamente.
E’ lecito tutto ciò? Per la scuola è normale, si tratta, anzi, di un aiuto da parte loro.

Vi suggeriamo di chiedere un incontro urgente con le insegnanti per avere ulteriori informazioni al riguardo; è necessario, infatti, sapere se l’accompagnamento “per ultimo” è determinato dal comportamento del bambino oppure dal tranquillizzarlo per timori o paure oppure altro ancora. Queste sono solo ipotesi per dirle che senza aver sentito le docenti ogni supposizione è destinata a restare tale. Appare tuttavia strano il fatto che non vi abbiano informato di questa loro scelta.

Sono un’insegnante di sostegno specializzato in servizio di ruolo nella scuola secondaria di primo grado. Il prossimo anno l’alunno con disabilità grave frequenterà ancora la scuola media e l’anno successivo sarebbe mia intenzione chiedere l’utilizzo presso la scuola superiore alla quale lui si iscriverà. Vorrei sapere se come docente abilitato solo in una classe di concorso per la scuola media, ma in possesso della specializzazione per l’insegnamento sul sostegno, è possibile continuare a seguire il proprio alunno disabile alla scuola superiore. Ad esempio chiedendo l’utilizzo.

Attuare la sua richiesta è estremamente difficile, in quanto, per lavorare nel secondo grado, lei dovrebbe almeno possedere l’abilitazione per quell’ordine di scuola.
Potrebbe, tuttavia, provare a chiedere, in assenza di docenti specializzati nella scuola del secondo grado, una sperimentazione di continuità didattica ai sensi dell’art 13 comma 1 lettera E della l.n. 104/92.
Nel caso in cui l’USR l’autorizzasse, allora il Dirigente scolastico potrebbe attivare le procedure per la richiesta di autorizzazione, dopo aver fatto approvare dal Collegio dei docenti il progetto sperimentale.

In qualità di docente di sostegno, ho in carico un alunno con grave disabilità che frequenta il V anno di un istituto tecnico e segue una programmazione differenziata. Con i membri dell’equipe multisciplinare concordo nel ritenere inopportuno sottoporre lo stesso allo stress dell’esame di Stato. Mi è stato riferito che, nel suo caso, è possibile un esonero dall’esame di maturità. Chiedo a voi conferma ed in tal caso vorrei sapere quali sono i riferimenti normativi (che non sono riuscita a trovare in rete) e la procedura corretta da seguire.

No, non è possibile. Soltanto la Commissione può rilasciare l’attestato. Potreste comunque concordare con la commissione “esami differenziati”, che possono svolgersi in due soluzioni: ad esempio un’unica prova scritta e un colloquio. Potete verificare anche se la Commissione consente il superamento di un’unica prova.

Sono un’ insegnante di Scuola Primaria e avrei bisogno di una delucidazione. Un’alunna della mia classe, ha ottenuto la certificazione 104 nell’ estate tra la terza e la quarta elementare, la famiglia si era opposta , ma viste le crescenti difficoltà della bambina si sono convinti. Pur avendo ricevuto subito l’ assegno di invalidità non hanno mai voluto portarla in un centro convenzionato, in attesa di essere chiamati in base alla graduatoria, utilizzando quindi quella cifra per della logopedia o per seguire delle terapie che aiutassero la bimba  in base ai disturbi certificati.Siamo in V e per ora il centro convenzionato non puó ancora chiamare la bambina per le terapie e quindi vi chiedo: la famiglia è obbligata a utilizzare quell’ assegno per la figlia per le terapie dovute? La scuola puó chiedere formalmente che venga fatto …nel Pei abbiamo una diagnosi funzionale risalente a 2 anni fa, non possiamo programmare in modo adeguato con l’insegnante di sostegno proprio perchè manca totalmente un riferimento che ci aiuti a farlo nel modo piú adeguato.La neuropsichiatra asl si limita a firmare il Pei , a dire che la bambina dovrebbe andare in terapia , ma non controlla che la famiglia lo faccia.

Successivamente alla Diagnosi Funzionale, la legge 104/92 prevede che la scuola insieme alla famiglia e agli specialisti socio-sanitari predisponga un Profilo Dinamico Funzionale (PDF), che va periodicamente aggiornato sempre dal gruppo di lavoro, ai fini della elaborazione del Piano Educativo Individualizzato.
Ed è sulla base del PDF che si procede con una programmazione più dettagliata: la programmazione annuale, che è descritta e contenuta nel PEI (e che riguarda ogni disciplina scolastica). Pertanto è a questo documento che dovete fare riferimento per la vostra progettazione, dato che la Diagnosi Funzionale è ancora valida.
Per quanto riguarda l’accesso ai servizi socio-sanitari è compito ed è responsabilità della famiglia provvedere.

A chi compete l’acquisto di un lettino di dimensioni piu ampie, tipo lettino per estetista, che occorre per una ragazzina disabile. ALLA SCUOLA? ALLA  ASL? non c’e nel nomenclatore tariffario.

L’ASL deve dare in uso temporaneo gratuito alla scuola attrezzature sanitarie necessarie per l’autonomia degli alunni con disabilità. Il nomenclatore tariffario non c’entra, poiché esso vale solo per gli ausilii personali e non per il lettino che si usa solo a scuola.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria. Sono stata assegnata ad una classe prima che ha un bambino con un ritardo psicomotorio per 11 ore settimanali. Nel corso di quest’anno all’interno della stessa classe è stato segnalato un altro bambino e alla fine è stato certificato BES. I genitori vorrebbero un docente di potenziamento per seguire il figlio, che ha una buona intelligenza ma un cattivo controllo del proprio corpo. La D.S però non vuole affiancargli nessun docente perché la classe ha gia un’insegnante di sostegno per 11 ore. Ora, io lo so che il docente è di sostegno a tutta la classe e, per il mio buon senso, già mi occupo di altri bambini con delle difficoltà. Ma prendersi  cura di questo nuovo bambino è per me una responsabilità grande perché l’attenzione che vuole mi farebbe distogliere dal bambino per il quale sono stata assegnata alla classe. Vorrei avere delle normative che tutelino il mio operato perché sono stata ripresa dalla DS, che mi ha detto che non ho capito niente del mio lavoro e che mi devo occupare di tutti i casi difficili presenti in classe. Io sono stata assegnata alla classe per un bambino, avrà tale bambino diritto più degli altri ad avere la mia attenzione per 11 ore settimanali?

Faccia dire dalla famiglia alla DS che la normativa sui BES vieta l’utilizzo di docenti per il sostegno, i quali possono essere assegnati ed operare solo con alunni certificati con disabilità. Pertanto, in assenza di un progetto rivolto a tutta la classe, quindi tutti gli alunni, e che veda coinvolti tutti gli insegnanti, compreso il docente per il sostegno, in assenza di ciò, faccia dire dalla famiglia che se essa si accorge che il docente assegnato per il sostegno alla classe in cui è iscritto il proprio figlio, ed è lì in ragione della presenza del figlio, viene utilizzato anche per un alunno non certificato, si vedrà costretta a denunciare il caso non solo all’Ufficio Scolastico Regionale, ma anche alla Procura della Repubblica.
Lei non faccia nulla per non scontrarsi con la DS, ma si limiti a riferire alla famiglia come stanno le cose; nessuno può rimproverarla perchè Lei ha informato la famiglia della situazione, in quanto Lei, così come i colleghi della classe in cui lavora, ha l’obbligo di dialogare con la famiglia sull’andamento dell’inclusione dell’alunno.

Per un corso serale è previsto il Docente di sostegno?

Se uno studente frequenta il corso di scuola secondaria per la prima volta o in quanto completamento del percorso diurno, allora è prevista l’assegnazione del docente per le attività di sostegno.

Avrei bisogno di sapere se, nel caso in cui ci siano due insegnanti di sostegno nella stessa classe (scuola secondaria di primo grado), per la presenza di due alunni disabili (autismo e iperattività), le insegnanti che hanno orario sfalsato (non in compresenza) possono seguire entrambi gli alunni, ovviamente nel rispetto dei tempi e delle possibilità del momento. Oppure se, invece, ognuna è tenuta a seguire il proprio alunno. Capita per esempio che in classe sia presente l’insegnante di sostegno del ragazzino autistico e non l’altra. In questo caso l’insegnante non dovrebbe occuparsi un pochino anche del ragazzino iperattivo?

L’insegnante per le attività di sostegno è assegnato alla classe in cui sono iscritti alunni con disabilità; ed è la presenza dell’alunno con disabilità che determina l’assegnazione di questa risorsa alla classe.
Nel rispetto quindi del diritto allo studio di tutti gli alunni della classe, i docenti in servizio, sia che siano assegnati su posto di sostegno sia che siano assegnati su posto disciplinare, lavorano con tutti gli alunni della classe.
Pertanto se il docente di sostegno in servizio svolge parte delle sue ore con l’alunno con iperattività, analogamente, almeno per lo stesso tempo, l’altro docente per il sostegno svolgerà parte del suo tempo con l’alunno con autismo.
Ripetiamo: il diritto va tutelato per tutti gli alunni.

Sono un’insegnante di sostegno e  coordinatrice per l’integrazione scolastica di un grosso istituto cittadino.
Il mio istituto é noto per la buonissima qualità di integrazione scolastica. Il lavoro che si svolge nelle nostre scuole é veramente eccellente tanto che le altre scuole della città dirigono le famiglie con bambini disabili presso di noi ( mi chiedo se questo sia corretto) e lo stesso viene fatto dai tecnici dell’Azienda Sanitaria della città (anche questo va bene?).
Noi siamo accoglienti ma per continuare a fare bene il nostro lavoro abbiamo bisogno delle giuste risorse previste dalla legge.
Da anni USP E USR assegnano un numero di docenti di sostegno notevolmente inferiore alle necessità , infatti ogni anno non tengono conto della gravità degli alunni iscritti (pur richiedendocela scritta e comprovata dalla documentazione).
Quel che secondo me é ancora più grave è che non si tiene conto del  diritto dei bambini e dei ragazzi con gravità di godere del rapporto 1:1. Il comune spende moltissimi soldi per gli assistenti educativi e nonostante ciò a gran fatica riusciamo a coprire decentemente tutti gli alunni con gravità a discapito di quelli con l’ art.1 comma 3.
Il Ds minimizza e sembra rassegnato, continua a chiedere le ore in deroga (che sono 11 ore per la primaria e 10 alla secondaria perché” a suo avviso” sono più della metà) .
Io sono una semplice maestra ma da anni mi chiedo cosa possiamo fare concretamente per soddisfare il diritto dei nostri alunni che viene annualmente negato?

La scuola presenta all’Usr, tramite il GLIP, la richiesta delle risorse necessarie per il sostegno, così come indicato nei Pei e in base alle effettive necessità dei singoli alunni con disabilità.
Per gli alunni certificati in base all’articolo 3 comma 3 della legge 104/92, la sentenza 80/10 della Corte Costituzionale riconosce il diritto alle ore in deroga, pari al rapporto 1:1; se ciò non è assicurato, allora le famiglie possono inoltrare ricorso per il riconoscimento delle ore mancanti. È molto importante, in tal senso, che nel PEI siano specificate le ore per il sostegno e le risorse necessarie per favorire il diritto allo studio degli alunni con disabilità, al quale concorrono, in egual misura, tutti gli insegnanti assegnati alla classe alla quale l’alunno con disabilità è  iscritto.

Sono la mamma di un bambino che frequenta la classe 1 media ed ha il sostegno a scuola (comportamenti oppositivo, dislessia, iperattività ecc ecc).
Dopo aver fatto un glh in data 5 dicembre ed aver fatto svariati solleciti in data 8 febbraio ho fatto richiesta scritta del PEI.
Alla data odierna ancora non ne ho ricevuto copia.
A chi posso inviare una denuncia ?
Ho parlato con il dirigente scolastico una volta telefonicamente , chiedendole un colllquio sollecitato con due mail ma nulla …
potreste aiutarmi?

Non è chiaro da quanto scrive se suo figlio è certificato con disabilità ai sensi della legge 104/92 o se, invece, la diagnosi corrisponda ad un Disturbo specifico di apprendimento ai sensi della legge 170/2010.

Sono la mamma di un bambino di prima elementare. In classe di mio figlio c’è un bambino che, secondo il parere delle insegnanti, necessità di sostegno dal momento che presenta dei disturbi comportamentali oppositivi piuttosto importanti che destamhilizzano l’intera classe e sono pericolosi per se è per gli altri (il bambino in questione lancia sedie, rovescia tavoli, spinge..urla, scappa, si nasconde..)
La scuola sollecita noi genitori a rivolgerci al dirigente scolastico affinché vengano presi provvedimenti adeguati e al bambino possa essere assegnato un insegnante di sostegno.
A mio avviso non sono le famiglie a doversi rivolgere al dirigente scolastico, che ben conosce la situazione.
Mi domando quindi cosa deve o può fare la scuola quando una famiglia non ammette le problematiche del proprio figlio e non si rivolge alla Asl per le certificazioni necessarie all’individuazione dell’eventuale disturbo e della conseguente necessità del sostegno.

La CM n. 363/1994 prevede che in questi casi il DS scriva alla famiglia invitandola a presentare una certificazione positiva o negativa di disabilità, precisando che , qualora tale documentazione non pervenga entro 10 giorni, provvederà il DS. Se la famiglia si oppone, allora il DS si rivolge ai servizi sociali che possono rivolgersi al Tribunale per i minori che, anche contro la volontà dei genitori, può con sentenza far sottoporre a visita per l’invalidità e l’handicap il minore e, se ottiene una decisione di disabilità o handicap, può far nominare un docente per il sostegno e/o un assistente per l’autonomia e la comunicazione.

Sono un’insegnante di sostegno che desidera avere un chiarimento in merito ai documenti scolastici per gli alunni con disabilità.
Di norma, ho sempre condiviso con i genitori e consegnato loro una copia del PEI, autorizzata le prime volte a voce dal mio precedente DS. Con il nuovo DS pare che questa procedura sia scorretta e che per  ottenere copia del PEI  i genitori debbano fare una richiesta formale di accesso agli atti in segreteria…
Sbagliavo prima o è in errore il mio attuale DS a richiedere questa prassi più formale???
Vale la stessa regola per i PDP che vengono compilati per gli alunni con DSA?

Questa è una prassi burocratica, che non dovrebbe essere applicata, dal momento che i genitori sono coautori del pei l.n. 104/92 art 12 comma 5

Sono la mamma di una ragazza ipovedente di 12 anni. Mia figlia frequenta regolarmente la 2 media e da quest’anno per la prima volta le è stata assegnata l’insegnante di sostegno poiché nonostante io abbia sempre presentato documentazione relativa alla 104 mai sono stata informata della possibilità per mia figlia di avere un’insegnante di sostegno per aiutarla lì dove la sua patologia, ribadisco ipovedente, necessita. Preciso che la ragazza è ed è sempre stata autonoma. Il problema sorto quest’anno è il presente: la dirigente scolastica ha comunicato per mezzo di circolare l’obbligo, in presenza di 104 comma 3, da parte dei genitori di prelevare all’uscita di scuola i figli minorenni e l’obbligo da parte degli insegnanti di assistere tali alunni fino all’arrivo dei genitori. Ora mi chiedo se mia figlia indipendente e autonoma da sempre, debba essere trattata come una ragazza diversa e non autonoma. Mi chiedo se sia legale non tenere conto del tipo di disabilità imponendo regole uniche per tutti  i ragazzi con 104 comma 3. Premetto che ho già parlato con la dirigente spiegando che la bambina autonoma da sempre non può accettare di essere trattata come una ragazza incapace di gestirsi e che la bambina come tutti i ragazzi della sua età aveva diritto a poter uscire autonomamente da scuola e ho precisato che avrei firmato autorizzazione per dispensare la scuola da ogni responsabilità. La dirigente mi ha risposto che non poteva fare differenziazioni. Ora mi chiedo la dirigente può obbligarmi, in virtù dell’autonomia scolastica, a prelevare mia figlia fin dentro scuola con relativa consegna da parte dell’insegnante a lei assegnata anche se la sua patologia non lo richiede? Vorrei riferimenti normativi precisi per poter tutelare mia figlia.

Purtroppo la norma del Codice penale relativa al reato di abbandono di minore stabilisce che, se un minore degli anni 14 con o senza disabilità, uscendo da scuola, si fa male, è considerato automaticamente responsabile il Dirigente scolastico, il quale deve dimostrare di non aver abbandonato il minore, affidandolo nelle mani di un familiare o persona da lui delegata.
Questa norma viene sempre disattesa verso tutti gli alunni, tranne che per quelli con disabilità. Superati i 14 anni, invece, non c’è la responsabilità automatica dei Dirigenti scolastici, ma deve la procura della Repubblica provare che c’è stato un abbandono di minore e i Dirigenti scolastici sono ampiamente scagionati, quando presentano una lettera della famiglia che chiede che i figli escano da soli per tornare a casa.
Nel Suo caso, è strano che l’ASL abbia riconosciuto l’art 3 comma 3 per un caso di ipovisione. Comunque, se il Dirigente scolastico non accetta la sua lettera, in cui lei autorizza l’uscita della figlia da scuola da sola, o Lei delega qualcuno, ad es. un docente della scuola che faccia uscire l’alunna con sé, lasciandola libera girato l’angolo oppure faccia la battaglia, facendo presente che allora la norma va applicata a tutti i minori dei 14 anni, con o senza disabilità, sollevando così un vespaio nei confronti della scuola.

Può un genitore di alunno con disabilità assistere agli esami di terza media scritti e orale?
Inoltre se l’insegnante di sostegno prevede di andare in maternità a maggio, cosa succede se la scuola non sarà in grado di reperire un sostituto ? Chi preparerà l’alunno all’esame? Può essere ravvisata una forma di discriminazione dato che la scuola non fornisce lo strumento di intermediazione (sostegno) rispetto al resto della classe? Essendo le graduatorie esaurite, cosa la scuola può fare? Può coinvolgere in qualche modo il genitore?

Se nel mese di Maggio il docente per il sostegno, che dovrebbe assistere l’alunno agli esami di stato, cessa dal servizio per qualunque motivo, la scuola deve nominare un supplente fino alla fine dell’anno scolastico.
Quanto agli esami, se l’assistente o il supplente nominato non fosse in grado di seguire l’alunno agli esami, il Dirigente scolastico dovrà chiedere ad altro docente per il sostegno di assistere l’alunno rimasto privo di assistenza agli esami.
In ogni caso, i genitori possono assistere agli esami orali, che sono pubblici; ovviamente è escluso che possano assistere a quelli scritti.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria, mi occupo di un bambino autistico che frequenta 15 ore settimanali, mensa compresa. Ho bisogno di un’informazione: se l’insegnante di sostegno è assente per due giorni, può la scuola far entrare il bambino un’ora dopo e addirittura rimandarlo a casa per il pasto, chiamando all’ultimo momento i genitori per farlo venire a prendere? Oltre a tutto, la mensa viene pagata dai genitori mensilmente.

Il diritto allo studio di un alunno con disabilità non è vincolato alla presenza di un particolare docente: è un diritto a prescindere. Premesso poi che il docente per le attività di sostegno è assegnato alla classe, in quanto nella stessa è iscritto un alunno con disabilità, e la sua presenza corrisponde ad un certo numero di ore del tempo-scuola, il bambino, che fra l’altro è soggetto all’obbligo scolastico, deve restare a scuola per tutto il tempo previsto.
Il bambino ha diritto a frequentare regolarmente la scuola per il tempo previsto. È invece contrario alla norma, in quanto vi sarebbe violazione dell’articolo 12 comma 4 della legge 104/92, prevedere un ingresso posticipato o un’uscita anticipata in relazione alla presenza, in servizio, di un docente.

Ho mia figlia disabile, che frequenta la prima superiore, che ha l’esonero da educazione fisica per problemi motori.
Ma ha l’obbligo di partecipare per avere una valutazione?

Da quanto è possibile rilevare, sua figlia è esonerata dall’attività fisica di educazione fisica. Essendo certificata con disabilità, per il tempo-scuola corrispondente alle lezioni di educazione fisica, dovrebbero essere previste altre attività, programmate e documentate nel PEI che avete approvato a inizio di anno scolastico. In base all’art 16 della legge 104/92, la valutazione dovrà essere coerente con quanto indicato in tale Piano.
Possibile anche prevedere nel Pei, anche su richiesta della famiglia, che l’alunna, senza essere esonerata dall’educazione fisica, possa svolgere attività compatibili con il suo funzionamento (condizione di disabilità), come, ad esempio, il lancio del disco o comunque altre attività per lei possibili.

Ho una bambina di 8 anni con handicap riconosciuto dalla 104 che prende un medicinale salva vita che le deve essere somministrato sempre alle 17. La gita scolastica ha come rientro le 18.30 posso accompagnarla per poter somministrare la medicina?

Il personale docente, infatti, non ha alcun obbligo di somministrare farmaci in orario scolastico (e l’uscita didattica o il viaggio di istruzione sono da considerarsi, a tutti gli effetti, tempo scuola).
Se trattasi solo di garantire la somministrazione del farmaco in orario fisso e non prorogabile, si potrebbe pensare di affidare tale incarico agli accompagnatori, fermo restando quanto stabilito dalle Linee Guida sulla somministrazione dei farmaci, sottoscritta dal Miur e dal Ministero della salute (Nota 25 novembre 2005, Prot. N. 2312). In tal senso, è necessario che lei si rivolga al Dirigente Scolastico per l’avvio della procedura prevista.
Il poter accompagnare la figlia in uscita appare decisamente improbabile.
In alternativa, potrebbe chiedere al Dirigente Scolastico di poter raggiungere in macchina il luogo in cui si trova la classe e provvedere lei, direttamente, alla somministrazione del farmaco.

Nel corso del presente anno e dello scorso ho più volte reiterato al Dirigente, con diverse lettere protocollate, la  richiesta di attribuire ai docenti specializzati della scuola (che ne avessero fatto richiesta) le ore di sostegno non ancora date a supplenza, una volta esauriti gli insegnanti specializzati nelle varie graduatorie di Istituto
Di fronte alle mie richieste, tutte motivate in diritto, il Dirigente attua una strategia semplice ma efficace: non  mi risponde (per altro non mi ha mai risposto da due anni a questa parte), silenzio assoluto. L’Usp d’altro canto da me interpellata replica che non è questione di loro competenza.
A questo punto le chiedo come devo muovermi, non esistono altri mezzi per stimolare una risposta da parte dell’amministrazione, devo per forza adire al TAR?

Proprio perchè i DS debbono avvalersi delle professionalità presenti nella scuola, il Dirigente Scolastico dovrebbe dare la precedenza ai docenti specializzati del suo Istituto che richiedono di poter effettuare le sei ore settimanali aggiuntive.
Anche le ultime circolari in materia di supplenze ribadiscono che gli spezzoni di ore debbono essere dati con priorità ai docenti già in servizio; per i posti su sostegno, infine, è utile richiamare quanto stabilito dall’art 14 comma 6 della legge n. 104/92, in base al quale prima di attribuire posto di sostegno ai docenti non specializzati, anche di ruolo, vanno individuati docenti in possesso dei requisiti, ovvero con specializzazione.
È vero che questi non sarebbero spezzoni, ma cattedre intere spezzettate, ma in questo caso si garantirebbe il principio sancito dalla legge n. 104/92.
Potreste effettivamente pensare a un ricorso al TAR, magari collettivo, per vedere definitivamente come si orienta la Magistratura: potrebbe, infatti, assecondare la priorità ai docenti in possesso di specializzazione per le attività di sostegno.

Mio figlio frequenta il primo anno della scuola secondaria.
Non ha il controllo sfinterico, bisogna quindi provvedere per la sua igiene intima  e pulizia e quant’altro. Questa situazione, è stata fatta presente all’atto  della  iscrizione e della richiesta del sostegno,sia a voce,sia per scritto, come risulta  a chiare lettere, nella diagnosi clinica-funzionale consegnata alla scuola.
I ‘bidelli’ si sono, categoricamente, rifiutati TUTTI! La insegnante di sostegno non lo può fare nemmeno lei, perché non rientra, chiaramente,nelle sue funzioni, e anche per questioni di assicurazione, nella remota evntuale disponibilità.
Mio figlio frequenta la scuola, per un totale di 24 ore settimali (09.00-13.00), orario ridotto, concordato tra genitori e scuola, anche per favorire una copertura maggiore da parte dell’assistente comunale. Le ore del sostegno sono 18.
Il comune di residenza ha messo a disposizione un assistente, che si prende cura di mio figlio in tutto e per tutto, ma soltanto per 14 ore. Il comune dice di aver fatto il massimo (questione di scarsità di soldi… ).
E le altre 10 ore !?
Le mie domande sono:
– I bidelli si possono, per legge,  rifiutare ?
– E’ la scuola, per legge, obbligata a provvedere ?
– E’ il comune di residenza, per legge, a dover coprire tutte le ore ?
– E se nessuno è obbligato, mio figlio lo tengo a casa???

L’assistenza igienico-sanitaria è di competenza dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche in forza del CCNL del 2003 e, successivi, art 47,48 e Tab. A.
È compito del Dirigente Scolastico, in base alle norme citate, attribuire un incarico specifico a uno dei collaboratori o a una delle collaboratrici, nel rispetto del genere degli alunni, in seguito al quale i collaboratori, nel caso in cui non l’avessero ancora fatto, dovranno frequentare un corso di aggiornamento di almeno 40 ore, divenuto ora obbligatorio con la legge n. 107/2015 (art 1 comma 181 lettera C n. 8). A conclusione di questo corso i collaboratori salgono di qualifica e ricevono un aumento stipendiale di circa mille euro lordi annui, che entrano nella base pensionabile.
Se il collaboratore (o la collaboratrice) si rifiuta di frequentare il corso oppure si rifiuta di prestare assistenza igienica all’alunno, allora scattano le sanzioni disciplinari e possono anche aversi denunce penali, che portano alla sanzione penale per rifiuto dei doveri di servizio: così è stato deciso dalla Magistratura con una recente sentenza sulla quale l’avvocato Nocera ha scritto una scheda scaricabile dal sito www.aipd.it (cliccare la voce “Scuola” e quindi “Schede normative”).
È bene che lei faccia presente al DS che deve dare l’incarico ad un collaboratore scolastico (o a una collaboratrice), e gli rammenti che se non attribuisce questo incarico ad un collaboratore (o a una collaboratrice) egli può subire denuncia penale per omissione di atti di ufficio e il suo rifiuto potrebbe essere assunto negativamente dall’USR in sede di valutazione ai fini del rinnovo dell’incarico dirigenziale.

Ho una bambina con ADHD piu`dsa certificata, frequenta la quinta elementare, le hanno dato 11 ore di sostegno. Da ottobre l’insegnane di sostegno viene utilizzata per le supplenze in altre classi lasciando mia figlia senza senza poter lavorare in quanto non è autosufficiente nella produzione, con la scusa che le ore assegnate sono otto piu` tre di potenziamento. Vi sembra legale? Le ore di potenziamento se le fossero state assegnate non dovrebbero essere spese con lei? Le ore che le sono stare assegnate devono essere fatte per intero settimanalmente? L’insegnante di sostegno può essere utilizzata con la scusa del potenziamento per fare supplenza nelle altre classi… La settimana scorsa si e` assentatanto sette ore in tre giorni… devo dire per correttezza che l’insegnante segue nella stessa classe due alunne con 11 ore ciascuna. Cosa mi consigliate di fare?

Quanto sta accadendo a sua figlia è illegittimo: sua figlia ha diritto a 11 ore settimanali di sostegno. Se nella sua classe vi sono altri alunni con disabilità, allora vanno assegnate altre ore di sostegno, che non possono coincidere con quelle assegnate a sua figlia. Ciò in forza della Sentenza della Corte costituzionale n. 80/10 e dell’art 19 comma 11 della legge n. 111/2011.
Quando sua figlia è presente a scuola, il docente per il sostegno non può essere utilizzato in supplenze in altre classi; ciò è stabilito dalle “Linee Guida” del 4 agosto 2009 del MIUR.
Infine se alcune ore di organico potenziato sono assegnate ad un alunno con disabilità, queste debbono permanere a lui, e il docente assegnato alla classe non può effettuare supplenze altrove; altrimenti si nomini un supplente stabile per l’alunno.
Fate pertanto una diffida inviandola al Dirigente scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale e al Referente regionale per l’inclusione scolastica, in cui invitate l’amministrazione a rispettare da subito la normativa citata; se la situazione illegittima dovesse permanere, allora rivolgetevi ad un avvocato amico e fate causa per la tutela dei diritti dell’alunno.

Sono la mamma di un bambino con legge 104 autistico. Il pulmino e la mensa sono gratuiti?

Per la mensa gli alunni con disabilità sono trattati come tutti gli altri compagni; il trasporto a scuola, invece,è gratuito per i bimbi certificati con disabilità (articolo 28 comma 1 della legge n. 118/1971). E non si dica che la scuola dell’infanzia non fa parte della scuola dell’obbligo: per gli alunni con disabilità tale scuola è un DIRITTO, così come scritto nell’art 12 comma 2 della legge n.. 104/92, mentre per gli altri alunni è una possibilità.

Alla data odierna, la scuola non ha ancora provveduto a rettificare (sulla base delle indicazione del gruppo multidisciplinare) il PEI.
Già lo scorso anno, non era stato sottoposto alla firma della famiglia né del gruppo multidisciplinare, mentre l’anno precedente era stato fatto firmare solo al gruppo multidisciplinare due giorni dopo la fine dell’anno scolastico.
Posso denunciare la scuola per  questa negligenza?

Certamente il comportamento tenuto dalla scuola sia nello scorso che nell’attuale anno è palesemente contrario a quanto stabilito dalla normativa vigente. Però occorrerebbe fare una denuncia penale per omissione di atti di ufficio, per sapere se la Magistratura ritiene tali comportamenti omissivi oltre che illegittimi, anche penalmente rilevanti. Pensiamo sia più utile fare una diffida al Dirigente scolastico, inviandola per conoscenza anche al Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, con la quale si invita a provvedere immediatamente, e comunque entro una settimana, a riparare alle omissioni, specificando che, in mancanza, si procederà avanti al Tribunale civile per violazione dei diritti dell’alunno con disabilità e per discriminazione nei suoi confronti, chiedendo pure il risarcimento dei danni anche non patrimoniali.
Un precedente giurisprudenziale in tal senso dovrebbe costituire un pericolo per l’amministrazione scolastica, che potrebbe essere convenuta in giudizio da tante famiglie, risultando soccombente.

Sono la mamma di un bambino disabile (ritardo mentale) frequentante la  prima media che dall’asilo ed elementari è sempre stato trattato a casa e scuola con il metodo Aba, condiviso da accudenti e docenti di sostegno nei vari anni
Ora l’attuale insegnante non ha accettato questo percorso ma al contempo dimostra atteggiamenti che pur dovendo essere correttivi- stimolanti nella loro funzione educativa-come da lei sempre riferiti- vengono riferiti dagli stessi alunni della classe di mio figlio,  come da altri alunni di classi diverse, visti e uditi come urla spinte, derisioni e strattonamenti diretti ovviamente a mio figlio. Le sucitate comunicazioni sono state rese note dai genitori (a mia insaputa e successivamente informata anche la sottoscritta) agli insegnanti responsabili della classe di mio figlio come eventi (che durano da mesi) e che stressano, urtano nella sensibilità i bambini  che assistono a tali eventi non osando pensare a mio figlio che non essendo verbale e molto dolce  non dimostra segnali di disagio o riferiti su questi eventi.
A parte il dialogo con insegnanti e dirigente che sto programmando pongo un quesito: È possibile proporre la continua formazione  (da parte di professionista esperta e certificata) dell’accudiente  a scuola secondo il metodo Aba, quando non è con l’insegnante,  cosa che avveniva  gli anni scorsi, anche se l’insegnante non li adotta? Ovviamente il tutto sostenuto privatamente nei costi da noi.
È possibile  chiedere autorizzazione alla dirigenza per l’ingresso a scuola  del formatore per la sola accudiente o tutto dipende dal consenso dell’insegnante di sostegno anche per l’accudiente?
Il neuropsichiatra che ha in carico il bambino ha sempre sostenuto la validità del l’approccio Aba.

Fermo restando il diritto del docente alla livertà di insegnamento, l’applicazione dei principi dell’analisi comportamentale (ABA) riguarda la comunicazione e quindi l’assistente alla comunicazione; tale assistente che, nella scuola del primo ciclo, è fornito dal Comune, deve essere esperto nella tecnica ABA, come ha recentemente affermato una sentenza del Tribunale di Bologna. Questa figura professionale, in quanto prevista dall’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, deve essere fornita gratuitamente dal Comune e non a vostre spese e deve entrare in classe secondo l’orario di assistenza concordato nel PEI.

Ho mia figlia disabile , che frequenta la prima superiore, ha l’esonero da educazione fisica per problemi motori. Ma ha l’obbligo di partecipare per avere una valutazione?

Ormai solitamente, non si concede l’esonero, ma si svolge la disciplina in modo orale.
Comunque se ha l’esonero, non deve partecipare alle lezioni di e f; personalmente rinuncerei all’esonero, chiedendo solo lo svolgimento orale della disciplina per non discriminare troppo la ragazza rispetto ai compagni.
In tal caso l’alunna parteciperà alle lezioni senza svolgere attività ginnica.

Nella scuola secondaria di primo grado, in mancanza di un educatore, a quale figura spetta l’assistenza agli alunni con disabilità nella salita sull’autobus al termine della scuola?

L’accompagnamento degli alunni con disabilità all’uscita dalla scuola spetta ai Collaboratori scolastici in forza degli art 47,48 e tab A del CCNL del 2003 e successivi; il DS deve dare l’incarico a uno o più collaboratori di provvedere a questo compito, senza indennità aggiuntive; se questi si rifiutano, sono passibili di sanzioni disciplinari e anche sono passibili di condanna penale per il reato di inadempienza agli obblighi di ufficio, come ha recentemente stabilito la Cassazione.

Mio figlio di 3,5 anni con SDD è appena stato escluso dalla iscrizione ad una scuola materna statale per graduatoria (è risultato 22° e ne prendevano solo 18). Il punteggio per i bambini con handicap è bassissimo 6 punti.
Siamo rimasti molto male perché avevamo trovato una scuola adatta al nostro bambino con una sola sezione e soprattutto con una educatrice con esperienza che lo avrebbe accolto a braccia aperte. Esiste qualche norma alla quale mi potrei appellare.

Suo figlio ha diritto di entrare per primo in quella scuola statale, poiché non solo l’art 12 comma 2 della legge n. 104/92 stabilisce che per i bambini con disabilità la scuola dell’infanzia è un “diritto”, ma ancor di più perché l’art 3 comma 3 della stessa legge stabilisce che le persone con disabilità grave hanno priorità nell’accesso ai servizi previsti da questa legge.
Le persone con Sindrome di Down sono per legge in situazione di gravità, come stabilito dall’art. 193, comma 4, della legge n. 289/2002 e quindi hanno diritto di accesso con precedenza nelle scuole statali, che sono un servizio cui la stessa legge-quadro attribuisce moltissima importanza.
Pertanto, dovete rinnovare la richiesta di iscrizione alla scuola inviandone copia, per conoscenza, sia all’Ufficio Scolastico Regionale, sia al Ministero all’attenzione del dr. Raffaele Ciambrone, responsabile dell’Ufficio IV, Direzione Generale per lo studente, e mandandone copia pure a noi.
Fate il tutto subito, perché nel caso in cui non accettassero l’iscrizione, dovete inoltrare immediatamente un ricorso al tribunale amministrativo per violazione di legge, nella specie delle norme sopra citate.
Vi chiediamo di tenerci informati degli sviluppi, poiché questa è una questione di principio alla quale non possiamo rinunciare.

Può un genitore di alunno con disabilità assistere agli esami di terza media scritti e orale?
Inoltre se l’insegnante di sostegno prevede di andare in maternità a maggio, cosa succede se la scuola non sarà in grado di reperire un sostituto ? Chi preparerà l’alunno all’esame? Può essere ravvisata una forma di discriminazione dato che la scuola non fornisce lo strumento di intermediazione (sostegno) rispetto al resto della classe? Essendo le graduatorie esaurite, cosa la scuola può fare? Può coinvolgere in qualche modo il genitore?

NO; certamente un genitore non può assistere agli esami scritti del proprio figlio con o senza disabilità. Quanto a quelli orali, può assistere come pubblico, essendo essi pubblici, ma non può prestare assistenza.
Se il docente per il sostegno deve assentarsi per gravi motivi dal partecipare come membro di commissione agli esami di licenza media, la scuola è tenuta a trovare uun supplente che assiste l’alunno e faccia parte della commissione di esami, dovendo valutare tutti gli alunni, sia pur sotto il solo profilo di cui all’art 12 comma 3 l.n. 104/92, come stabilito dall’art 4 del dpr n. 122/09.

Sono un’insegnante della scuola primaria. Nel nostro istituto è presente un’alunno affetto da SMA di tipo II. L’interrogativo che vorrei porle riguarda le mansioni che spettano all’insegnante di sostegno nel caso debba seguire un’alunna affetta da tale patologia. Nello specifico infatti il bambino a causa della malattia è affetto da una debolezza dei muscoli utilizzati per la respirazione di conseguenza anche tossire diventa difficile per lui. Le manovre di rianimazione usate in questi casi sono state illustrate  dalla famiglia durante un incontro informale a cui hanno partecipato soltanto le insegnanti di classe compresa l’insegnante di sostegno. A tale proposito vorrei chiederle:
– In che misura spetta all’insegnante di sostegno effettuare tali manovre vista l’assenza di una formazione specifica ceritificata?tale formazione inoltre è obbligatoria per tutto il personale docente e anche ATA?
– l’insegnante di sostegno può rifiutarsi di seguire la bambina durante la mensa?
– nel caso di assenza dell’insegnante di sostegno a chi spetta effettuare tali manovre?
– nel caso di tale patologia è possibile richiedere un operatore di assistenza nominato dagli Enti locali?Quale iter bisognerebbe intraprendere?

Premesso che il docente per il sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità (pertanto “non segue” un alunno, bensì favorisce il processo inclusivo di tutta la classe cooperando con i colleghi secondo criteri di corresponsabilità e di collegialità, secondo gli obiettivi descritti nell’articolo 12, commi 3 e 4, della legge 104/92), le manovre di rianimazione non competono al personale docente e devono essere effettuate da personale addetto.
In virtù degli accordi intercorsi fra MIUR e Ministero della salute, per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci ed eventuali altre azioni, è necessario che si proceda secondo quanto indicato dal protocollo. Le Linee Guida del 25 novembre 2005, Prot. n. 2312, alle quali si rimanda, contengono nel dettaglio le modalità di procedura.
http://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf
Per ulteriori approfondimenti si rimanda al commento dell’avv. Salvatore Nocera pubblicato in edscuola: http://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq_farmaci.pdf.

Sono un insegnante al quale è stata riconosciuta una invalidità e inabilità al 100% dalla Asl L.104
sono quindi entrato nel novero delle patologie gravi e permanenti, mi devo sottoporre a visita superiore per ottenere l’esonero dal servizio? con quali conseguenze? Pensionamento, declassamento, demansionamento o licenziamento?

Se ci sono le condizioni lavorative, potrà proseguire con l’insegnamento, con le tutele previste dalla legge 104/92 (potrà, ad esempio, fruire dei giorni di permesso). Nel caso non dovesse essere idoneo al lavoro, andrà in pensione con l’invalidità e l’accompagno (sempre che gli spetti). In merito al demansionamento, presumo non ci siano le condizioni: o lavora o non lavora, perché viene considerato inabile. Ecco il perché della pensione. (Rolando A. Borzetti)

Le suggeriamo, infine, di rivolgersi ai Patronati  le cui funzioni sono proprio quelle di aiutare la persona con disabilità.

Sono un’insegnante di sostegno di scuola dell’infanzia,titolare nella scuola in cui presto servizio. Per il prossimo anno scolastico non vi sono ancora iscrizioni di alunni con disabilita’, vorrei sapere se il Dirigente può utlizzarmi per altre mansioni o se sarò costretta a spostarmi in una scuola dove ci siano alunni con disabilita’. Se posso essere utilizzata per altre mansioni, mi potreste dire quali?

Se lei permane nel vincolo, deve soddisfare il quinquennio su posto di sostegno. Se, invece, non rientra più nel vincolo, il dirigente potrà utilizzarla su posto comune.

Sono stata rimproverata dalla Dirigente perché collaboro troppo con l’insegnante di sostegno e che lei dovrebbe stare con il bambino e non partecipare alle attività scolastiche. Perché la madre ha riferito che l’insegnante di sostegno mi aiuta. Io sono del parere che per non far sentire diverso il bambino dagli altri non sta attaccato a lui io assegno l’attività a tutti gli altri e lei fa lo stesso con il bambino, poi vengono corretti i compiti una volta finiti e lei fa lo stesso con il suo. Poiché lei ne ha solo uno poi viene e mi aiuta a correggere sotto la mia guida. Mi spieghi se sto sbagliando. Per la madre lei dovrebbe stare attaccata a lui perché è dell’alunno. Ma non è così. La docente i sostegno è contitolare alla classe. Mi puo dare qualche documento che attesti la posizione del sostegno e della docente di classe.

Gli insegnanti per le attività di sostegno sono assegnati alla classe alla quale è iscritto l’alunno con disabilità e, in base all’art. 13 comma 6 della legge 104/92, assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti (1 ter).
Gli insegnanti della classe, sia quelli incaricati su posto disciplinare che quelli incaricati su posto di sostegno, hanno la responsabilità di tutti gli alunni della classe e cooperano, secondo criteri di corresponsabilità e di collegialità (Linee Guida Miur del 4 agosto 2009), a favore di tutti gli alunni della classe (compreso quindi lo studente con disabilità) loro affidata promuovendo il processo inclusivo.
È bene tuttavia ricordare che il docente per il sostegno “non ha un suo alunno”, ma ha, quali alunni, tutti gli alunni della classe alla quale è stato assegnato. È pertanto decisamente improprio affermare che il docente per il sostegno “ha un suo alunno”.
Riferimenti normativi: Legge 104/92; Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, Prot. Miur n. 4274 del 4 agosto 2009.

Sono un’insegnante di ruolo, specializzato nel sostegno, della scuola secondaria di primo grado.
Il genitore di una alunna che seguo da due anni, ha chiesto in questi giorni il nullaosta per cambio di residenza, cambiando provincia.
Un caso che in 24 anni di insegnamento non mi è mai capitato e mi pongo delle domande ed in particolare non capisco che tipo di funzione mi potrà essere richiesta per le 7 ore assegnate alla classe dell’alunna che si trasferisce.
– Se sono considerata un’insegnante assegnata alla classe, dovrò restare in questa classe almeno per parte delle ore e svolgere attività con alunni in difficoltà presenti, per poter poi valutare e presenziare i consigli di classe nonchè gli scrutini?
– mi possono chiedere in queste ore di effettuare supplenze in classi che non mi sono state assegnate? e  in cui non sono presenti alunni con sostegno?
– è possibile potenziare le ore di sotegno degli altri due alunni che sto seguendo in classi diverse da quella in cui  non avrò  più l’alunna?
Mi è stato riferito che in questi ultimi due anni la normativa relativa al sostegno è cambiata e l’insegnante di sostegno viene assegnato all’alunno e non alla classe. Potreste darmi informazioni rispetto a questo? io non riesco a trovare alcuna normativa al riguardo.

L’assegnazione del docente specializzato ad una classe è determinata dall’iscrizione alla stessa di un alunno con disabilità. Essendosi l’alunno ritirato, viene meno anche la presenza del sostegno.
Sarà quindi il Dirigente Scolastico che stabilirà, sulla base delle necessità dell’Istituto, in che modo avvalersi di lei in quanto docente.
Infine, le confermo che il docente per le attività di sostegno, come lei ha ben riportato, è assegnato alla classe alla quale è iscritto l’alunno con disabilità, assumendone la contitolarità (Legge 104/92, art. 13, comma 6); al riguardo, non vi sono stati cambiamenti normativi .

Sono un RSPP di un asilo nido e volevo sapere se l’asilo nido e per esso il direttore del Municipio (Datore di Lavoro) è obbligato a fornire un sistema posturale per una bambina che soffre di una grave disabilità accertata ai sensi della L. 104/92 art.3 comma 3, in quanto non controlla il tronco, gli arti superiori e inferiori e il capo. Senza l’ausilio, le educatrici per la preoccupazione di un eventuale soffocamento dalla bambina, sono sottoposte ad un eccessivo stress e per questo motivo chiedono al datore di lavoro di acquistarlo. Il mio dubbio è che  l’ausilio deve essere richiesto dai genitori presso la ASL competente.

L’art. 34 della legge 104/92 ha fissato i criteri per la definizione delle attrezzature e degli apparecchi elettronici e di altri ausili tecnici che consentano di “compensare le difficoltà delle persone con disabilità”, nello specifico devono mettere l’alunna in condizioni di usufruire appieno del diritto allo studio.
La competenza è in capo all’Ente Locale.

Sono un’insegnante di sostegno e ho un contratto al 30/6 di 11 ore di sostegno in una classe per una bambina certificata per epilessia. A seguito di problematiche di gestione sorte in classe, a causa di due bambini con ADHD (1 certificato e 1 in via di certificazione) che non hanno nessun tipo di supporto (educatore o sap), la dirigente ha stabilito che tutte le insegnanti abbiano la compresenza e per far ciò ha proposto di togliere due ore dal sostegno e dirottarle su compresenza. Può farlo e se non potesse, io accettando, incorrerei in qualche sanzione?

Il docente di sostegno è assegnato alla classe e promuove il processo inclusivo mediante attività di sostegno alla stessa; essendo contitolare partecipa alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti (art. 13, c. 6, legge 104/92). Pertanto egli è responsabile di tutti gli alunni della classe alla quale è stato assegnato.
Le ore di sostegno non possono essere sottratte all’alunno con disabilità per fini diversi da quelli riguardanti l’inclusione stessa.
Pertanto se il suo incarico è stato formalmente, modificato e risultassero ore sottratte al sostegno, allora è bene che la famiglia intervenga perché sia garantito il diritto allo studio del figlio, senza riduzione di risorse; in caso contrario,, in quanto docente assegnato alla classe, lei si deve occupare di tutti gli alunni, anche dell’alunno con disabilità, in base alla programmazione settimanale concordata nel team di modulo e prevista nel PEI.

Sono una docente di sostegno che lavora in una scuola primaria.
Il bambino che seguo, presenta una diagnosi clinica di grave paralisi cerebrale infantile, ipovisione e difficoltà cognitive.
Secondo quanto prevedono  gli Accordi di Programma, nella Diagnosi Funzionale, non vengono espressi i valori della scala CGAS
e l’area cognitiva riporta quanto segue: le capacità cognitive sono deficitarie rispetto all’età. le capacità di comprensione ed elaborazione sono comunque più evolute rispetto alle capacità esecutive. Inoltre nella tabella in cui sono riportati “Il grado di compromissione funzionale delle aree” nell’area cognitiva vi è un livello medio di compromissione mentre non compare nulla di scritto nell’area degli apprendimenti..
Sulla base di quanto esposto, mi chiedo, visto che siamo ancora un po’ lontani dal passaggio di scuola, se posso richiedere all’ASL di competenza una maggiore specifica in queste parti della DF e che quindi venga aggiornata. Comunico anche che la neuropsichiatra che l’ha redatta non è quella attuale…

La richiesta di aggiornamento della documentazione, fra cui la Diagnosi Funzionale, compete esclusivamente ai genitori o esercenti la responsabilità genitoriale. In questo periodo, metà anno scolastico, dovrebbe essere convocato, in base a quanto stabilito dal DPR 24 febbraio 1994, il GLHO per la valutazione intermedia del PEI: durante l’incontro, al quale partecipano tutti gli insegnanti della classe, i genitori e gli specialisti, potranno essere affrontate tutte le questioni relative al percorso scolastico dell’alunno.

La scuola (parliamo di scuola primaria) quanto tempo prima deve informare le famiglie per un evento! Mi spiego meglio, se di mercoledì è prevista una riunione sindacale quando dovrei ricevere l’avviso?

Quando il personale docente è coinvolto in assemblee sindacali, il dirigente scolastico provvede, in base alle adesioni ricevute, alla sospensione delle lezioni, avvertendo le famiglie interessate e disponendo eventuali adattamenti dei docenti in servizio. La scuola, in genere, provvede ad informare le famiglie mediante comunicazioni scritte (ad esempio: il diario, le circolari, il libretto, l’affissione nei locali della scuola e/o tramite sito web). In genere le assemblee, che coincidono con l’orario delle lezioni, si svolgono all’inizio o, di norma, al termine delle attività didattiche giornaliere (art. 8, c. 4, del CCNL scuola). Se non sussistono particolari accordi fra scuola e famiglia in merito alla tempistica e alle modalità di comunicazione, in base a quanto stabilito dal contratto citato, non esistono tempi minimi di preavviso.
Si tratta ora di capire se nella sua scuola sia stata adottata e resa nota la tempistica. Suggeriamo di sottoporre la questione al Consiglio di Istituto, qualora non fosse già regolamentata.

Sono la referente alunni con BES di una scuola secondaria di II grado, vorrei un chiarimento in merito al certificato per l’integrazione scolastica.
Se la famiglia consegna a scuola il certificato per l’integrazione scolastica con i codici diagnostici nel quale è barrata la casella:  si richiede il sostegno (secondo  la legge 104) però  la famiglia dice che l’alunno non ha la Legge 104, la scuola può assegnare le ore di sostegno?
Ieri sono andata al CSA e mi hanno detto che anche senza L.104, con il certificato per l’integrazione scolastica, si può fare richiesta per il sostegno. Potrei avere dei chiarimenti in merito?

Ai fini della individuazione dell’alunno come soggetto con disabilità, il DPCM 185/06, stabilisce che le Aziende Sanitarie dispongano, su richiesta dei genitori o degli esercenti la responsabilità genitoriale, accertamenti collegiali, coerenti con quanto stabilito dalla legge 104/92; agli accertamenti fa seguito la stesura del “verbale di accertamento”. Questi due documenti servono per la redazione della Diagnosi Funzionale che, insieme al verbale di accertamento, viene consegnata alla famiglia.
La famiglia inoltra la diagnosi funzionale all’Istituzione scolastica ai fini della richiesta delle relative risorse, fra cui il docente di sostegno.

Sono papà di un’adolescente che ha problemi per disturbi dello sviluppo neuropsicologico (difficoltà o ritardi nel linguaggio, di apprendimento, dello sviluppo cognitivo, ecc.). Volevo sapere se per partecipare ad un G.L.H.  devo utilizzare le ore di permesso L.104 per allontanarmi dal lavoro, quindi ore in meno per assistere poi  mia figlia,  oppure è previsto per legge un permesso retribuito diverso basta che è giustificato con un certificato rilasciato dalla scuola?

Non esiste alcuna norma al riguardo; a meno che. nel suo contratto di lavoro, non sia esplicitato il riconoscimento dei permessi per partecipare ai GLHO dei figli con disabilità.
Purtroppo dovrà utilizzare ore dei tre giorni dei permessi mensili.

Sono la mamma di una ragazza di 17 anni che ha un ritardo cognitivo lieve/medio. Da anni combatto per la programmazione semplificata ed ogni anno mi ripropongono la differenziata. Quest’anno frequenta il quarto superiore di un IST. Alberghiero e l’anno prossimo dovrebbe fare il quinto superiore, mi chiedo quindi, se ha il sostegno e seguendo una programmazione semplificata al raggiungimento degli obiettivi minimi, può prendere il DIPLOMA? Mi è stato riferito che se ha il sostegno non può prendere il diploma?

Nel caso in cui per lo studente con disabilità il Consiglio di classe adotti una programmazione riconducibile globalmente ai programmi ministeriali (impropriamente definita per obiettivi minimi), lo studente viene valutato in conformità agli artt. 12 e 13 dell’OM 90/2001.
In sede di Esame di stato, sempre in base all’art. 15 dell’OM 90/2001, per lo studente con disabilità si provvede predisponendo “prove equipollenti”, come stabilito dall’art.318 del D.Lvo 16.4.1994, n. 297.
Pertanto, se la studentessa supera le prove d’esame per lei predisposte (prove equipollenti), consegue il diploma, ovvero regolare titolo di studio.

Sono un’insegnante di sostegno nonche’ referente di una scuola media.
Ad inizio anno scolastico si e’ trasferita nel nostro istituto un’alunna con certificazione per QXX borderline che frequenta la 2 media. Ci siamo resi conto che la certificazione e’ aggioranta a maggio 2014 e tra l/altro la NPI che l’ha firmata non segue piu’ la bambina che nel frattempo ha anche cambiato residenza.
Di fatto noi scuola, non abbiamo la certificazione rinnovata (l’ultima risale a quando la bambina frequantava la scuola elementare essendo nata nel 2004).Sulla base di questa certicazione le sono state assegnate 12 ore di sostegno.
Cosa dobbiamo fare per “metterci in regola” con la certificazione? o cosa deve fare la famiglia?

Per la richiesta delle risorse, la famiglia deve presentare la Diagnosi Funzionale, che viene periodicamente rinnovata dall’Asl. La questione, pertanto, non riguarda la certificazione in sé, quanto il documento che accompagna la diagnosi funzionale, ovvero il verbale di rivedibilità, nel quale è posta la data per la successiva valutazione. Presa visione della data, occorre informare la famiglia che chieda il rinnovo al più presto.
Tenga presente che finché non viene ufficializzato l’esito della nuova visita, continua ad aver valore la vecchia certificazione, anche se scaduta. C’è una legge, di pochi anni fa che lo stabilisce.

Sono una docente di una scuola supporto. Vorrei sapere se è possibile fare una programmazione ad obiettivi minimi e differenziare una sola disciplina. Ciò permette all’allievo di conseguire il diploma?

Il Consiglio di classe deve optare per un solo tipo di programmazione: “semplificata” (ovvero riconducibile ai programmi ministeriali) o differenziata (vedasi art. 15 dell’OM 90/2001).
La normativa prevede che, adottando la programmazione semplificata, non vengano meno altri accorgimenti previsti per gli alunni con disabilità, come una semplificazione del testo, uso degli ausili, strategie didattiche, modalità di verifica individualizzata comunque equipollenti (ad es. prova mista, orale e scritta, prova a risposta multipla, vero-falso, ecc.) e così i criteri di valutazione (art. 16 comma 1 della legge 104/92).
Non avendo altre indicazioni, le suggeriamo di valutare alla luce di queste indicazioni per l’adozione di uno dei due curricoli previsti.

Vorrei sapere quali sono i compiti specifici di un operatore socio sanitario che svolge assistenza ad un ragazzo di prima superiore di un istituto alberghiero, con autismo a basso funzionamento, e in  particolare nei laboratori di cucina.

L’assistente, di cui all’art. 13 comma 3 della legge 104/92, è addetto all’autonomia e alla comunicazione personale dello studente con disabilità, al quale viene assegnato. Partecipa alla definizione del PEI, come componente del gruppo di lavoro, per la parte relativa agli aspetti educativi, di autonomia e di comunicazione. Svolge la sua attività esclusivamente in classe, sotto la guida del docente curricolare in servizio che si occupa della didattica.

Mio figlio frequenta la prima classe della scuola primaria ed ha una certificazione ai sensi della L. 104 di Disturbo dello Spettro Autistico.
Ad oggi, non è stato ancora redatto il PEI nonostante la scuola abbia tutta la documentazione relativa alla disabilità già da prima dell’inizio dell’anno scolastico.
Parlando con il Provveditorato, mi è stato detto di formulare una richiesta scritta per avere copia del PEI e vedere cosa la scuola mi avrebbe risposto.
Tuttavia, parlando con un’amica insegnante, ci è stato detto che è praticamente normale che, purtroppo, in nessuna scuola (della provincia, suppongo) gli alunni con disabilità che frequentano il primo anno hanno ancora un PEI e che questo verrà redatto probabilmente dal secondo anno.
Posso sapere se effettivamente è così e, in caso, come mi consigliate di comportarmi?

Secondo gli articoli 4 e 5 del DPR 24 febbraio 1994, il PEI va formulato dopo circa due mesi dall’inizio dell’anno scolastico, dopo formulazione del Profilo dinamico funzionale (art. 12, c. 5, della legge 104/92).
Se nella Sua provincia l’andazzo è di non farlo il primo anno, sappia che sono fuori legge, come pure lo sono se formulano PDF (Profilo Dinamico Funzionale) e il PEI senza la partecipazione dei genitori.
Sia l’art 12 comma 5 della legge n. 104/92 e sia l’art 5, già citati, stabiliscono che il PDF, prima, e il PEI, subito dopo o contestualmente, debbano essere elaborati “congiuntamente” dal gruppo di lavoro, ovvero il GLHO; pertanto la sua partecipazione, in qualità di genitore, è ineliminabile.

Scrivo per avere informazioni sull’educatore scolastico.
Ho iscritto mio figlio al primo anno della scuola dell’infanzia e consegnato la modulistica per richiedere il sostegno scolastico.
L’iscrizione è stata fatta in una scuola di un comune diverso da quello della nostra residenza.
La preside dell’istituto mi ha detto che per i bambini residenti nel Comune, la scuola richiede un educatore per ogni bambino disabile, ma che non essendo noi residenti, devo fare io questa richiesta al mio comune di residenza.
Ho contatto l’ufficio scuola del mio comune di residenza e mi hanno detto che loro garantiscono l’educatore solo per i bambini residenti che frequentano le scuole del comune.
È corretto ciò? Mio figlio non ha gli stessi diritti degli altri bambini disabili o comunque li perde perché è iscritto in n comune diverso?

L’art 3 comma 3 della legge n. 104/92 stabilisce che le persone con disabilità hanno diritto ai servizi previsti dalla stessa legge-quadro, principio che viene solitamente interpretato in riferimento ai servizi gestiti nell’ambito del comune di residenza. L’assistenza all’autonomia e alla comunicazione deve essere garantita dal Comune di residenza, a meno che i due comuni non concordino in proposito delle agevolazioni a favore dell’interessato non residente. La richiesta dovrà essere inoltrata da voi genitori.

Scrivo per capire meglio i meccanismi di assegnazione delle ore di sostegno a mio figlio, che ha un ritardo cognitivo lieve. In particolare io vorrei che mio figlio avesse assegnate lo stesso numero di ore assegnata alle elementari (adesso frequenta la quinta elementare ed ha circa 15 ore). Dalla scuola attuale mi dicono che le ore il prossimo anno, in prima media, verranno presumibilmente dimezzate, ma devo dire che io non ci vedo chiaro e vorrei conoscere meglio il processo di assegnazione delle ore, in modo da prevenire tagli ingiusti. Chi decide con precisione quante ore di sostegno avrà mio figlio?

In base al DPCM 185/2006, il GLHO indica le ore di sostegno per il successivo anno scolastico che, nel mese di giugno-luglio, vengono inoltrate all’USR.
Nel caso in cui le ore, l’anno successivo, non fossero assegnate così come previsto nel PEI, la famiglia può ricorrere al Tribunale affinché venga riconosciuto il diritto alle ore di sostegno indicate.

Un Cdc, di fronte ad un’alunna che ha seri problemi psicologici (certificata DVA), vorrebbe dare in pagella un giudizio della serie “ALUNNA MALEDUCATA, CHE NON FA I COMPITI E CHE NON ENTRA IN CLASSE MA VAGA NEI CORRIDOI”… Ovviamente io ho sottolineato che dietro tutto ciò c’è anche la presenza di un Giudice per i minori e che l’alunna è veramente in uno stato di salute borderline.  L’insegnante di sostegno è una ragazzina precaria e la Dirigente tutte le volte SOTTOLINEA che la legge dice …. etc etc. Ma questi non intendono!!!! Datemi un consiglio per poterla aiutare.

Essendo l’alunna certificata con disabilità in base all’art. 16 c. 1 della legge 104/92 deve essere valutata in base al PEI che, per lei, è stato predisposto (il Pei contiene i criteri di valutazione per ciascuna disciplina). Va poi detto che “le passeggiate nei corridoi”, che lei indica, non sottraggono alla loro responsabilità -civile e penale – i docenti in servizio, essendo la minore, finché si trova a scuola, affidata ai docenti della classe alla quale è iscritta.
In merito agli atteggiamenti del Consiglio di classe, il Dirigente scolastico potrebbe, a fronte dei suoi inascoltati richiami, scrivere ai docenti interessati una lettera di richiamo affinché ottemperino a quanto la normativa vigente stabilisce.
È anche il caso, a fronte di una situazione tanto complessa, convocare urgentemente il GLHO, o gruppo di lavoro, con la partecipazione di tutti i componenti del consiglio di classe, alla presenza del Dirigente Scolastico degli esercenti la potestà genitoriale e degli specialisti Asl nonché dei servizi sociali, per fare il punto della situazione e valutare, in questa fase, gli effetti dell’intervento scolastico, positivi e negativi, in modo da ridefinire, concordandola, la progettazione educativo-didattica per i prossimi mesi. La firma di tutti i docenti, della famiglia o degli esercenti la potestà genitoriale, degli specialisti Asl e del DS costituiscono un impegno da parte di ciascuno al rispetto di quanto stabilito nel Pei. 

Ciò che capita in classe relativamente ad un bambino autistico grave può essere scritto dall’assistente all’autonomia e dato alla responsabile della Cooperativa? Mi pare che la responsabile della cooperativa debba avere informazioni sull’assistente non su cosa fa il bambino

Premesso che tutti sono tenuti al segreto d’ufficio e, in caso di violazione, sussistono sanzioni penali. E questo riguarda anche il personale addetto all’assistenza e all’autonomia, il quale è tenuto a mantenere il massimo riserbo su quanto avviene all’interno della scuola e che, trovandovisi ad operare, inevitabilmente osservano.
Sull’alunno, l’assistente deve riferire ai docenti della classe che, in realtà, già sono testimoni delle interazioni e degli interventi, proprio perché sono i docenti in servizio che si occupano della didattica e quindi anche degli apprendimenti dell’alunno con disabilità.
Se l’assistente riferisce questioni riguardanti l’alunno a terzi, anche se questi è il responsabile della cooperativa che eroga il servizio, si espone a un comportamento grave, per il quale è bene informare il dirigente scolastico affinché intervenga, dirimendo la questione anche con la stessa cooperativa.

Sono un insegnante di sostegno in una scuola dell’ infanzia paritaria, seguo un bambino di 5 anni con un ritardo psico- motorio e del linguaggio. I genitori vorrebbero la permanenza nella scuola dell’ infanzia e anche il servizio di neuropsichiatria che lo segue. Volevo sapere noi come scuola cosa dobbiamo fare a livello di documentazione tenendo conto che il nostro parere non sarebbe favorevole alla permanenza. Quali sono i modi e i tempi per inviare le pratiche?

La normativa stabilisce l’obbligo scolastico al compimento del sesto anno; pertanto il bambino deve iscriversi alla scuola Primaria che frequenterà dal prossimo settembre.
Per ritardare l’accesso alla scuola Primaria sono previste rare eccezioni, che riguardano unicamente casi particolari e debitamente documentati .
Considerato tuttavia che il vostro parere, rispetto a un trattenimento, è correttamente contrario, ai genitori non resta che adempiere alla norma in vigore, iscrivendo il figlio alla scuola Primaria.

Sono un assistente alla comunicazione nonché biologa, poiché seguo un ragazzo sordo da un anno che si iscriverà alle superiori a settembre, la mamma vuole che lo segua… Che voi sappiate il dirigente scolastico può scegliermi come insegnante di sostegno e assistente alla comunicazione?

Da quanto scrive, si deduce che il prossimo anno lei ipotizzi di essere assunta come docente nella scuola secondaria di secondo grado. Se presterà servizio come docente a tempo determinato, non potrà, contestualmente, essere assunta per svolgere il ruolo di assistente ad personam nella stessa scuola e ancor meno nella stessa classe.

Ho un bambino che devo iscrivere alla scuola dell’infanzia lui è nato con una patologia rara una malformazione dell’esofago per la quale la legge riconosce la 104 con aggravamento art.3. comma 3 ed accompagnamento .
Presentando la domanda mi è stato risposto che nonostante nell’istituto scelto ci fosse già la sorella frequentante e quindi risultasse con un punteggio piu alto rispetto ad altri non potevano accettare l’iscrizione perché nella stesso istituto già ci sono 2 bambini con sostegno che frequentano  e quindi un terzo sarebbe in esubero in quanto non ci sarebbe un altro insegnante di sostegno da poter inserire.
Io sono rimasta sconcertata in quanto ero quasi sicura abitando vicino all’istituto ed avendo già inserito la bambina l’anno scorso che mio figlio avendo anche la legge 104 sarebbe entrato senza problemi.
Mi è stato risposto che mi offrivano un altro posto in un altro istituto. Io mi sono rifiutata, mi hanno anche eventualmente consigliato di fare un autocertificazione dichiarando che mio figlio non ha bisogno di sostegno.
La patologia di mio figlio in realtà da’ solo problemi a livello respiratorio con frequenti bronchiti e la sua vita fino ad oggi si è svolta “tranquillamente”  a parte le varie visite settimanali dal pediatra ed ricoveri per patologie respiratorie al di là di tutto lui si muove autonomamente parla cammina come un bambino normale e secondo me non avrebbe bisogno di questo sostegno. Capisco anche però che io non mi posso prendere la responsabilità di dire se gli spetta questo sostegno,credo che ci siano delle commissioni preposte che giudicano in questi termini.
Vi chiedo cortesemente se avete dei consigli da darmi perché devo recarmi al più presto dal docente scolastico per decidere sul da farsi , quindi vorrei essere documentata bene sui diritti di mio figlio avendo la legge 104. E se è giusto che non venga accettata la mia iscrizione,
Mi  è stato anche risposto che se io non presentavo la domanda con la documentazione della legge 104 loro lo avrebbero inserito tranquillamente, quindi credo che il problema sia sulla mancanza di organico.

L’art. 3 comma 3 della legge n. 104/92 stabilisce che le persone con disabilità grave accertata hanno diritto di precedenza nell’accesso ai servizi previsti dalla stessa legge-quadro, principio che viene solitamente interpretato in riferimento ai servizi gestiti nell’ambito dello stesso comune di residenza. Se pertanto la scuola dell’Infanzia presso la quale intendete scrivere vostro figlio si trova nel comune di residenza, avete diritto di precedenza.
L’ipotesi di non poter assegnare alla sezione un docente specializzato per il sostegno è quanto mai fumosa: se per vostro figlio, infatti, è richiesto il sostegno didattico (nella Diagnosi Funzionale), allora la scuola deve provvedere. Se invece nella Diagnosi Funzionale non è indicato, fra le risorse, il docente specializzato, allora la scuola non sarà tenuta a fare richiesta.
La scuola vi ha comunicato che se vostro figlio non fosse stato disabile, sarebbe stato accolto; come non ravvisare in ciò una violazione delle norme antidiscriminazione (legge 67/2006)?
Se ritenete che vostro figlio non necessiti di sostegno (insegnante), potreste non presentare la certificazione di disabilità in modo che il bambino venga accettato. In ogni caso, il comportamento della scuola palesa evidente discriminazione.

Vorrei avere un Vostro parere in merito all’alternanza scuola lavoro per alunni disabili.
Ho bisogno di sapere se è possibile ridurre il monte-ore previsto per alunni con un PEI per obiettivi minimi di classe.
Nel caso di un PEI differenziato le ore possono essere ridotte e nell’Attestato delle Competenze rilasciato al termine degli studi si certificheranno le ore effettivamente svolte, ma nel caso di un PEI per obiettivi minimi è possibile ridurre la durata dell’alternanza adducendo delle motivazioni legate alle difficoltà dell’alunno?

È utile rammentare che l’adozione di una programmazione semplificata riconducibile ai programmi ministeriali o programmazione semplificata (che non corrisponde con l’impropria espressione utilizzata, cioè “obiettivi minimi”) non esonera la scuola dal non tener conto della condizione di disabilità e delle opportunità che la norma prevede; in base dell’art. 16 della legge n. 104/92, il Consiglio di classe è tenuto a “individualizzare” il curricolo, strutturando prove equipollenti che si differenziano da quelle dei compagni per le modalità (esempi: prova scritta invece della prova orale o viceversa, o prova scritta integrata con la prova orale, ecc.) e/o per i contenuti (ad es. domande a scelta multipla, vero-falso, di completamento, ecc.), per l’uso di ausili (ad es.: dattilobraille, puntatore oculare, tavoletta di Etran, ecc.). Le prove così strutturate devono consentire al docente di acquisire gli elementi utili per verificare le acquisizioni da parte dello studente (principio stabilito nel DPR n. 323/98 art 6 comma 1).
Analogamente per tutto ciò che riguarda la progettazione per lo studente con disabilità.
Il periodo di alternanza scuola-lavoro (rif. L. 107/2015) riguarda tutti gli studenti, anche quelli con disabilità. Nello specifico, la norma stabilisce, per gli studenti con disabilità, che i periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro siano dimensionati in modo da promuoverne l’autonomia anche ai fini dell’inserimento nel mondo del lavoro. (MIUR, Attività di Alternanza Scuola-Lavoro. Guida operativa per la scuola).
La legge 107/2015, inoltre, prevede che talune ore di alternanza possano essere svolte non in presenza, bensì tramite la gestione di un’impresa virtuale, riducendo, in tal modo, le ore di presenza fuori dalla scuola se, effettivamente, esse risultassero troppo gravose per l’alunno. Naturalmente la scelta di “adattare i tempi dell’alternanza scuola-lavoro” deve essere concordata e illustrata nel PEI elaborato per lo studente.

I genitori di figlio disabile (down), hanno la possibilità di prepensionamento?

Attualmente, pur essendovi in discussione in Parlamento  proposte di legge su agevolazioni dei caregivers familiari, tra le quali pure quella del pensionamento anticipato, ancora non è stata emanata una norma che abbia recepito questa richiesta.
Di fatto molte famiglie, giunte agli ultimi due anni di servizio, prendono, se non l’hanno mai usato, il congedo di due anni, col quale praticamente non vanno più al lavoro; ma non viene data la pensione, bensì continua il pagamento dello stipendio con le detrazioni previste per ferie, tredicesima e Tfr.

Con riferimento ad un cambio di scuola ( passaggio scuola secondaria – LICEO), la richiesta di insegnante di sostegno-assistente alla persona-educatore come si effettuano? Tramite struttura scolastica, comune o ente provinciale?

La famiglia, all’atto dell’iscrizione del figlio alla scuola secondaria di secondo grado, comunica, nei documenti che consegna alla scuola, la condizione di disabilità del figlio. Una volta che la scuola riceve la documentazione (in genere trasmessa dalla secondaria di primo grado alla scuola accogliente, in questo caso il liceo), il Dirigente scolastico, sulla base delle informazioni indicate nel PEI, chiede le risorse necessarie. Per quanto riguarda il docente per le attività di sostegno la richiesta è inoltrata all’amministrazione scolastica (USR), mentre per l’assistente ad personam la provincia (ora sostituita dalla città metropolitana o, in alcuni casi, dalla regione stessa).

Vorrei informazioni riguardo la figura dell’assistente ai disabili nelle scuole. Mi sa per caso indicare quale sia la modalità di reclutamento attuale? E’ vero che il comune emana dei bandi attraverso i quali elabora una graduatoria da cui attingere per impiegare queste risorse?

Ogni Ente gestisce in modo differente le attribuzioni, ai singoli casi, di personale addetto all’assistenza e all’autonomia degli alunni con disabilità. In genere viene promossa una gara di appalto, alla quale partecipano associazioni o cooperative; chi si aggiudica l’appalto provvede poi con personale proprio, assunto direttamente dalla cooperativa.
Prossimamente saranno probabilmente pubblicate le linee guida per l’assunzione di questo personale, oltre ad una maggiore definizione dei loro compiti, che la legge 104/92 declina in assistenza all’autonomia personale e alla comunicazione personale degli alunni con disabilità (art. 13, comma 3).

Sono l’insegnante di sostegno di una ragazza di 19 anni frequentante la 3° superiore. La ragazza è affetta da un grave ritardo mentale, non parla ed ha una motricità ridotta.
Non è autonoma nell’equilibrio, nè nella deambulazione nonostante nella diagnosi funzionale risulta scritto che deambula autonomamente. I genitori non hanno firmato il PEI perchè vogliono che noi, insegnanti di sostegno, aiutiamo la figlia ad alzarsi dalla sedia (non si alza autonomamente) la sorreggiamo per farle fare qualche passo e la rifacciamo sedere sulla sedia a rotelle riposizionandola correttamente. Non esiste nella cartella personale nessun esito di visita fisiatrica ed i genitori sono contrari a farla. Il D.S. vuole acconsentire alle richieste della famiglia e attualmente sta modificando l’orario dei docenti di sostegno inserendo a sostegno della ragazza un docente AD04 che si è reso disponibile per fare quanto richiesto dalla famiglia. Mi viene chiesto di modificare il PEI sia nell’orario sia introducendo la dicitura che per l’attività motoria si farà riferimento all’insegnante (nome e cognome) al fine di incentivare la camminata. E’ regolare tutto questo? Si può modificare il PEI in corso d’anno senza riunire il gruppo operativo? E’ legittima la richiesta de D.S.?

Il Pei, che viene elaborato congiuntamente da tutti i docenti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti Asl (Glho), può essere sottoposto a valutazione periodica e, di conseguenza, può essere modificato in corso d’anno, convocando tutti coloro che hanno partecipato alla sua stesura (DPR 24/2/1994). Ogni modifica del testo deve essere concordata dal gruppo di lavoro: il dirigente deve procedere convocando tutti i soggetti previsti dalla norma; in quella sede verranno discusse e concordate le modifiche.
Per quanto riguarda il cambio dei docenti in corso d’anno, se non sussistono situazioni gravi (incompatibilità relazionale fra docenti e studentessa, per esempio), non si comprende perché interrompere più continuità (anche altri studenti saranno inevitabilmente coinvolti in queste variazioni di assegnazione) e inserire nuove figure. La continuità didattica, infatti, è uno dei principi cardine del processo inclusivo, continuità che riguarda tutti i docenti della classe.
Le azioni da lei descritte (alzare dalla sedia la studentessa, sorreggerla, farla camminare e riposizionare correttamente) sono svolte da personale addetto all’assistenza (assistente all’autonomia personale, ai sensi dell’art. 13 c. 3 della legge 104/92) fornito dalla provincia (città metropolitana o regione) o, se più affine ad una forma di riabilitazione, da personale fornito dall’Asl, sempre incaricato di assolvere ai bisogni di autonomia. Pertanto, in sede di PEI, la questione va affrontata con gli specialisti dell’Al.

Chi pensa ai disabili?

Chi pensa ai disabili?
I problemi da quarant’anni  sempre emergenti

di Giuseppe Adernò

All’inizio dell’anno scolastico le difficoltà maggiori le vivranno gli studenti con disabilità. Nonostante le buone intenzioni, espresse a parole dalla Ministra della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli e i diversi impegni assunti pubblicamente, soprattutto nei confronti degli studenti con disabilità, si preannuncia una ripresa delle attività scolastiche con le ormai solite difficoltà.

L’aver inserito nell’organico dell’autonomia il ruolo dei docenti di sostegno avrebbe dovuto ridurre la girandola di docenti che crea sempre disagio, specie agli alunni con difficoltà di apprendimento e di adattamento.

A fronte di un organico di diritto (docenti di ruolo, stabili, docenti di sostegno, e docenti di potenziamento) continua ancora la procedura della “deroga”, che aumenta ogni anno, determinando il conferimento di “ incarichi annuali”, spesso conferiti a docenti senza titolo specifico.

La tanto decantata possibilità di chiedere la conferma del supplente di sostegno da parte delle famiglie degli alunni con disabilità, (diverse lettere sono pervenute al Ministero e alle Direzioni Regionali), di fatto è resa inapplicabile in quanto gli uffici territoriali e i Dirigenti scolastici non hanno ricevuto istruzioni in merito da parte del MIUR. Tutto ciò evidenzia il problema reale e sembra lecito porsi due domande: la prima se erano supplenti chi sostituivano? La seconda se non lo erano perché non stabilizzarli rendendo superfluo l’intervento delle famiglie?

Prevedere posti in organico di diritto significa non aumentare cattedre , ma mutare la loro natura: da tempo determinato a tempo indeterminato. Ciò garantirebbe la continuità del docente per un’efficace integrazione del disabile nel gruppo classe, in modo da realizzare concretamente la tanto declamata “inclusione scolastica”.

Un altro punto critico di questi primi giorni di scuola è quello relativo al numero degli alunni/e per classe. Le classi in organico e il numero degli alunni crea non poche difficoltà. In molti casi risultano ad oggi inapplicate le normative sul numero degli studenti per classe in presenza di certificazioni di disabilità grave che, peraltro, configgono anche con la normativa in materia di sicurezza. Tali questioni vanno affrontate e avviate a risoluzione, non possono più essere rinviate o peggio ancora ignorate.

La modifica delle norme sulla fusione delle classi intermedie è indispensabile e urgente per dare adeguate risposte al reale “diritto allo studio”. Classi pollaio e classi con pochi alunni nel medesimo istituto appare una vergognosa incongruenza.

A 40 anni di distanza della Legge 517, emanata il 4 agosto del 1977 e constatare come ancora oggi molti problemi rimangono ancora insoluti, rivela una carente progettualità organizzativa della scuola che presenta segni di eccellenza in alcune regioni e profondo degrado e abbandono in altre.

L’auspicata vitalità del GLI (Gruppo di lavoro per l’inclusione), “con il compito di collaborare alle iniziative educative e d’integrazione predisposte dal piano educativo”, già previsto dalla Direttiva Ministeriale del 2012, in tutte le istituzioni scolastiche, anche con “funzioni di raccordo di tutte le risorse specifiche e di coordinamento, presenti nella scuola” (Circ. 6 marzo 2013), dovrebbe dare all’azione didattica del sostegno una specifica connotazione didattica che supera il semplice assistenzialismo e vigilanza del disabile in classe.

Auguriamo che anche le nuove leve di docenti che hanno superato la selezione per il corso TFA di sostegno possano sviluppare una rinnovata mentalità didattica di attenzione e di efficienza nella prospettiva dell’inclusione sociale che non si consegue mediante norme di leggi, bensì attraverso una nuova cultura e sensibilità educativa, capace di saper guardare tutti e osservare ciascuno e seguire con amorevolezza quanti hanno bisogno di particolari attenzioni.

Regolamento GLHI

ISTITUTO SCOLASTICO COMPRENSIVO “VALESIUM “
TORCHIAROLO – BR

Regolamento GLHI
Gruppo di Lavoro sull’Handicap d’Istituto

Forum Europeo della disabilità (EDF)

European Disability Forum –Forum européen des personnes handicapées
Rue du Commerce 39-41, 1000 Brussels, Tel : +32/2/282.46.00, Fax : +32/2/282.46.09
E-mail : info@edf-feph.org – Website : http://www.1million4disability.eu

Forum Europeo della disabilità (EDF)

Nel 1997 le organizzazioni europee e nazionali di persone con disabilità e i familiari di queste ultime che non erano in grado di rappresentarsi da sole decisero di costituire il Forum Europeo della Disabilità (EDF).

L’EDF è una piattaforma unica e indipendente in Europa, con un ruolo attivo verso le istituzioni dell’Unione Europea e i suoi responsabili politici, che cerca di proteggere e difendere i diritti delle persone con disabilità. La sua aspirazione, perseguita attraverso attività quotidiane, è quella di influenzare la legislazione dell’Unione Europea, in quanto ogni decisione e iniziativa di quest’ultima hanno un impatto diretto su tutti gli ambiti della vita quotidiana dei cittadini europei con disabilità.

E’ passato un decennio dall’inizio della nostra battaglia. Oggi, noi, persone con disabilità e familiari di persone con disabilità che non possono rappresentarsi da sole possiamo guardare indietro ed essere fieri del contributo dato alla promozione dei nostri diritti in Europa.
Oggi, dobbiamo anche guardare al futuro e continuare ad impegnarci per influenzare e rafforzare le misure legislative di non discriminazione in Europa, per assicurare che la piena integrazione delle persone con disabilità nella società diventi una realtà. Noi dobbiamo fare questo perché la disabilità è una questione di Diritti Umani e perché la disabilità è un argomento che riguarda tutti noi.

DIETRO ALLA DISABILITA’…

  • Le persone con disabilità non sono una piccola minoranza: siamo più di 50 milioni in Europa e rappresentiamo più del 10% della popolazione europea.
  • In una famiglia su quattro vive una persona con una disabilità.
  • Rispetto agli studenti non disabili, sono il doppio quelli con disabilità impossibilitati a raggiungere un livello di istruzione universitario.
  • La maggioranza dei bambini con disabilità non hanno pari opportunità di accesso all’istruzione.
  • Le nostre fonti di reddito sono costituite molto più spesso da sussidi statali che non da stipendi di lavoro. Inoltre, questi redditi di solito sono molto più bassi di quelli delle persone non disabili.
  • Siamo esposti a tassi di disoccupazione doppi rispetto alle persone non disabili.
  • Viviamo in un ambiente inaccessibile, nonostante rappresentiamo, insieme alle persone con temporanea mobilità ridotta, il 40% della popolazione.
  • Tra le persone con disabilità, una su due non ha mai partecipato ad attività ricreative, culturali o sportive, e non ha mai avuto accesso a teatri, cinema, concerti, biblioteche.
  • Dobbiamo continuamente affrontare l’isolamento e il pregiudizio.
  • Ci sono più di 200.000 persone con disabilità obbligate a vivere in istituzioni chiuse, senza il diritto di fare delle scelte sulla propria vita e private dei più fondamentali diritti umani.
  • La libera circolazione delle persone nell’Unione Europea è per noi solo un concetto astratto, perchè il più delle volte sorgono ostacoli che ci impediscono di lasciare il luogo dove viviamo.

1997-2007: LA DECADE CHE HA APERTO LA STRADA

La prima conquista del Forum Europeo della Disabilità aprì la strada, nel 1997, ad una nuova era per le persone con disabilità in Europa: l’adozione dell’Articolo 13 del Trattato di Amsterdam sulla non discriminazione, il primo e unico riferimento alla disabilità inserito in un trattato europeo. Un successo notevole che stabilì la base legale per la tutela delle persone con disabilità dalla discriminazione e che assegnò all’Unione Europea la responsabilità di operare per raggiungere questo obiettivo. Un risultato che non sarebbe mai stato possibile senza la vasta mobilitazione in tutta Europa delle persone con disabilità e delle organizzazioni che le rappresentano.

In questi dieci anni di intenso lavoro a livello nazionale ed europeo, l’EDF ha seguito le innumerevoli iniziative e decisioni legislative delle istituzioni europee, le quali hanno cambiato e continueranno a cambiare la vita delle persone con disabilità in Europa:

  • un numero crescente di città europee offre trasporti pubblici accessibili alle persone con mobilità ridotta, migliorando la loro capacità di spostarsi in autonomia;
  • i datori di lavoro devono applicare le procedure di assunzione del personale su basi paritarie e devono adattare il luogo di lavoro alle necessità delle persone con disabilità assunte;
  • una persona con disabilità può avviare un’azione legale contro il datore di lavoro che l’abbia discriminata durante le procedure di assunzione o durante il periodo di formazione;
  • sono sempre più numerosi i siti web pubblici accessibili alle persone con disabilità;
  • aumentano gli ascensori progettati secondo gli standard di accessibilità;
  • aumentano i prodotti e i servizi di tecnologia per l’informazione e la comunicazione (cellulari, personal computer e software) accessibili alle persone cieche o ipovedenti;
  • l’euro è la valuta con le monete e le banconote più accessibili mai avute prima in Europa;
  • aumentano i medicinali venduti con la confezione e le note informative leggibili in Braille;
  • le persone con disabilità hanno il diritto di beneficiare di servizi di assistenza di qualità quando viaggiano in aereo, dall’aeroporto di partenza fino a quello di arrivo;
  • promosso dall’EDF, l’Anno Europeo delle Persone con Disabilità – celebrato nel 2003 – ha stimolato, sia a livello europeo che locale, una nuova consapevolezza riguardo alla disabilità. Nel corso di esso, poi, in vari Paesi europei sono state attuate molte iniziative di governo e a carattere legislativo;
  • nelle gare di assegnazione degli appalti pubblici per la fornitura di prodotti o servizi, le autorità devono verificare che tali forniture rispettino i requisiti di accessibilità per le persone con disabilità;
  • il 35 % dei fondi europei destinati alle aree regionali e locali deve finanziare progetti che rispettino i principi di non discriminazione e di piena accessibilità per le persone con disabilità;
  • la Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità, fortemente voluta e promossa dall’EDF e adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 2006, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che può essere applicato all’Unione Europea e ai suoi Stati membri.

L. d’Alonzo, La differenziazione didattica per l’inclusione

L. d’Alonzo, La differenziazione didattica per l’inclusione

 

«La lettura di questo serio manuale offerto al lavoro pratico dei docenti in classe – scrive tra l’altro Salvatore Nocera, parlando della “Differenziazione didattica per l’inclusione”, volume recentemente pubblicato da Luigi d’Alonzo – è certamente fondamentale per chi voglia insegnare oggi in un mondo che cambia, con alunni che sono già cambiati rispetto ai compagni di ieri»

Si chiama La differenziazione didattica per l’inclusione (Trento, Erickson, 2017), l’interessantissimo libro di 129 pagine, corredato da un’ampia bibliografia, recentemente pubblicato da Luigi d’Alonzo, docente di Pedagogia Speciale all’Università Cattolica di Milano.
Che non si tratti solamente di un importante studio per addetti ai lavori,  ma di un serio manuale offerto al lavoro pratico dei docenti in classe, si evidenzia sin dal sottotitolo (Metodi, strategie, attività). I cinque capitoli in cui si sviluppa il volume mettono in luce le difficoltà dell’insegnare in classi in cui gli alunni non sono solo diversi tra loro, ma molto differenti da quelli di una volta, quando non erano distratti da altre agenzie informative e dall’incertezza del lavoro futuro. In particolare, si evidenziano le differenze esistenti tra gli alunni odierni e la presa di consapevolezza dei docenti di questa nuova realtà.
Vengono inoltre approfondite le diverse teorie su come funzionano le intelligenze, le differenti metodologie didattiche per rispondere ai bisogni educativi dei diversi alunni e si forniscono consigli pratici – scientificamente validati da ricerche sul campo – per rendere più disponibili i differenti alunni ad apprendere e i diversi docenti più idonei ad insegnare.
E in questo quadro vi è pure una parte dedicata all’inclusione degli alunni con disabilità, nella logica generale della teoria dell’inclusione di tutti.

Luigi d’Alonzo è un esperto della “gestione della classe”, tema al quale ha dedicato numerose ricerche e pubblicazioni. Con questo volume completa i suoi studi precedenti, evidenziando in particolare la necessità di chi voglia insegnare agli studenti di oggi ad acquisire una professionalità fatta non solo di contenuti disciplinari, ma di una sapienza didattica nel saper capire i bisogni educativi dei differenti alunni e nel sapere approntare strategie didattiche rispondenti a tali differenti bisogni.

I temi trattati e gli specifici argomenti sono di estrema attualità, proprio in queste settimane in cui sono in discussione per un Parere in Parlamento e nell’opinione pubblica culturale e politica i contenuti dei Decreti Delegati della Legge 107/15 (La Buona Scuola), e soprattutto quelli sull’inclusione degli alunni con disabilità (Atto di Governo n. 378), sulla formazione iniziale e in servizio dei docenti curricolari e per il sostegno (Atto del Governo n. 377) e sulla valutazione degli alunni da parte dei docenti (Atto del Governo n. 384).
In tal senso, vi è uno scontro in atto tra due modi di pensare: da un lato i cosiddetti “disciplinaristi”, che insistono per dedicare il massimo dei tempi di studio dei futuri docenti alla competenza delle singole discipline di insegnamento; dall’altro, coloro che sostengono, invece, che uno spazio indispensabile debba essere assegnato alla pedagogia e alla didattica, generale e speciale, nei corsi universitari rivolti a tutti i futuri docenti (curricolari e di sostegno), proprio per saper rispondere ai differenti bisogni educativi.
Si badi bene: non si tratta di formare dei docenti specializzati negli aspetti sanitari delle diverse disabilità; occorre invece che i docenti curricolari, e soprattutto quelli per il sostegno, conoscano i differenti bisogni educativi degli alunni con disabilità e siano in grado di approntare le strategie didattiche più appropriate.
Ad esempio, mentre per gli alunni non disabili l’insegnamento della letto-scrittura avviene ormai con il metodo globale, per gli alunni ciechi, invece, deve avvenire con il tradizionale metodo sillabico, poiché essi leggono con il metodo Braille, basato sulla “lettura tattile”.

La lettura del nuovo libro di Luigi d’Alonzo, quindi, diviene fondamentale per chi voglia insegnare oggi in un mondo che cambia, con alunni che sono già cambiati rispetto ai compagni di ieri.

Disabilità e DSA

UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER L’EMILIA-ROMAGNA
Direttore Generale Stefano Versari
Uff.III – Dirigente Chiara Brescianini

Si informa che al link sotto riportato è stato pubblicato l’elenco delle note e dei materiali illustrativi prodotti da questo Ufficio in tema di disabilità e di DSA, aggiornato al 31 gennaio 2017.

http://istruzioneer.it/2017/02/03/note-e-materiali-dellufficio-scolastico-regionale-sullinclusione-degli-alunni-con-disabilita-o-con-disturbi-specifici-di-apprendimento/

FAQ Handicap e Scuola – 59

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

 

In una classe seconda di una scuola secondaria di primo grado c’è una alunna con disabilità severa fisica e mentale. L’alunna è seguita da un’insegnante di sostegno e da un’operatrice dell’ULSS. Tuttavia spesso l’alunna viene affidata ai compagni, che la gestiscono in completa assenza delle figure strutturate suddette e devono non solo occuparsi di giocare con lei, insegnarle ad articolare qualche parola (lei non è in grado di parlare) e portarla in giro per la scuola, ma anche pulirle il naso che spesso cola, e che lei d’stinto si tocca di continuo con le mani, asciugarle le bave prodotte dalla salivazione che lei non riesce a controllare e farla alzare dalla carrozzella e sostenerne il peso mentre lei tenta di muovere dei passi (l’alunna ha 14 anni, ed una certa stazza, e non è in grado di alzarsi da sola nè di camminare senza sostegno). Ai ragazzi, a turno e in coppia, viene consegnata “la bavaglia” e a viene loro richiesto di occuparsi integralmente della compagna disabile, compresa, come descritto sopra, la cura dell’igiene personale. Questo accade ad esempio ogni ricreazione, a volte anche in altri momenti della giornata. In queste occasioni l’insegnante di sostegno è assente,non è presente nemmeno a vigilare da lontano, così come l’operatore dell’ospedale. Non c’è un adulto con i ragazzi. Tutto questo avviene con il pretesto dell’integrazione e della sensibilizzazione nei confronti di chi è più debole. Vorrei sapere se questo è normale, data l’evidente incapacità, impreparazione degli alunni dodicenni di gestire in totale autonomia una compagna portatrice di handicap grave, specialmente in mansioni delicate come la pulizia della ragazza.

Il docente per il sostegno è assegnato alla classe per promuovere l’integrazione scolastica, collaborando con i docenti contitolari della classe, al fine di garantire e tutelare il diritto allo studio dell’alunno con disabilità.
L’assistente, invece, è assegnato all’alunno con disabilità per favorire l’autonomia personale e la comunicazione (art. 13 c. 3 della l. 104/92). Entrambe le figure, insieme a tutti i docenti della classe, concorrono all’attuazione del processo inclusivo.
Premesso ciò, occorre precisare che se le azioni da lei descritte sono state concordate e riportate nel Pei, secondo una progettazione che il gruppo di lavoro ha ritenuto proficua tanto da condividerla, la domanda è: dato che lei scrive che durante la ricreazione tutto ciò avviene in assenza di un adulto, dove si trovi il docente incaricato per la sorveglianza durante la ricreazione? Non è infatti stabilito a priori che durante la ricreazione debba essere incaricato della sorveglianza degli alunni il solo docente per il sostegno: se questi non fosse in servizio, è ovvio che non possa essere presente. Non è invece ovvio che il docente in servizio non coordini e sorvegli quanto avviene.
Per quanto riguarda l’operatrice, assistente, vale la stessa cosa: se il suo orario di servizio coincide con la ricreazione, deve trovarsi nello stesso spazio dove essa si svolge, assolvendo ai compiti necessari, in base agli accordi prestabiliti. Ricordiamo infine che la ricreazione, pur essendo un tempo per staccare dalle attività didattiche, è tempo scuola non solo per i docenti in servizio, sui quali ricade la responsabilità della sorveglianza, ma anche per gli studenti, che la trascorrono insieme, stabilendo rapporti e interazioni fra tutti i compagni di classe.

Sono la mamma di un ragazzo disabile mentale che ha comma 3. Ha iniziato il primo anno delle superiori ed ha 30 ore di assistenza. Il preside dice che non si possono fare assolutamente le compresenze con il prof di sostegno che ha 4 ore. All’inizio tutto andava bene ma da due mesi han voluto cambiare l’orario facendogli fare ore in piu perchè dicono che la legge è cosi e lui è peggiorato.

Non è scritto da nessuna parte che il docente per il sostegno e l’assistente all’autonomia e alla comunicazione possano trovarsi in servizio nello stesso orario (contemporaneità).
Se è necessario, infatti, in base alla diagnosi funzionale e al parere dei docenti e del Glho, specificato nel PEI, entrambe le figure possono lavorare contemporaneamente e tale compresenza è legittima.
Ciò premesso, dato che lo studente è certificato con art. 3 c. 3 della legge 104/92, in base alla sentenza della Corte Costituzionale dovrebbero essere state riconosciute 18 ore di sostegno (docente), pari al rapporto 1:1; da quanto scrive, invece, sono state assegnate solamente 4 ore di sostegno: questo non è coerente con quanto afferma la normativa oggi.

Siamo i genitori di un ragazzo autistico con legge 104, vorremmo sapere se l’assistente scolastica specialistica possa essere presente in quanto a noi e’ stato negato. E’ possibile che la provincia possa oltrepassare la legge 104?

La legge 104/92 stabilisce, all’art. 13 comma 3, che agli alunni con disabilità, in base ai bisogni soggettivi e debitamente documentati, sia assegnata una figura professionale per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione; per questo nel Pei, elaborato a inizio anno, vengono indicate le ore necessarie per l’anno scolastico successivo.
Per richiedere l’assistenza per all’autonomia, assegnato nominalmente all’alunno con disabilità, è necessario rivolgersi alla Provincia o all’Ente che adesso la sostituisce; la Provincia aveva (e l’Ente che la sostituisce ha) l’obbligo di fornire assistenti per l’autonomia nella scuola secondaria di secondo grado agli alunni con disabilità ai sensi dell’art 139 del decreto legislativo n. 112/98. La richiesta è inoltrata alla Provincia da parte del Dirigente Scolastico, sulla base delle indicazioni contenute nel PEI.

Sono la mamma di una ragazza che dovrà affrontare esame con Pei differenziato di terza  media.
Se non si consegue il diploma anche l’iscrizione nelle liste di collocamento obbligatorie non servono perché la richiesta da parte delle aziende è di solito con il diploma. Che si può fare?

Nella scuola secondaria di primo grado non è possibile adottare una programmazione differenziata come nella scuola secondaria di secondo grado: scelta che deve essere sottoposta al consenso formale della famiglia e che comporta, a fine percorso, il conseguimento dell’attestato.
Nella scuola secondaria di primo grado, per l’esame di stato sono previste “prove differenziate” (OM 90/2001), che vengono predisposte sulla base del PEI, che deve essere formulato sulla base delle “effettive capacità dell’alunno”, in base all’art. 16 comma 2 della legge 104/92 e non in relazione ai programmi ministeriali; pertanto se l’alunno raggiunge gli obiettivi fissati nel suo PEI, anche se non sa leggere, scrivere e far di conto come i compagni, ha diritto a ricevere il diploma.
Infine, prima di pensare all’iscrizione nelle liste di collocamento, va detto che il ragazzo deve assolvere l’obbligo scolastico fino a 16 anni.

Sono la mamma di un bambino con disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento che frequenta la scuola primaria. Finora il bambino ha seguito il programma di tutta la classe ma in questo momento gli argomenti e metodi stanno diventando più faticosi rispetto alle sue difficoltà che rivestono essenzialmente la sfera del linguaggio. Il bambino viene infatti interrogato oralmente su un volume pari a quello dei compagni e , nonostante si impegni a studiare a casa con il mio ausilio, durante l’interrogazione non riesce a rendere più di tanto , mentre , sugli stessi argomenti da me tradotti in forma scritta “a crocette” fornisce risposte totalmente corrette. Ho segnalato il problema all’insegnante in questione e mi è stato risposto che per mio figlio devo accontentarmi di questo risultato perché è già un traguardo. Mi chiedo se posso richiedere alla scuola di personalizzare il metodo di verifica , pur mantenendo lo stesso programma e , qualora nel PEI non fosse stato specificato, se è possibile che i genitori richiedano una modifica del PEI in itinere.

Faccia presente che per gli alunni con disabilità del primo ciclo il PEI deve essere formulato non sui programmi ministeriali o sulle indicazioni nazionali, bensì “sulla base delle effettive capacità” (legge n. 104/92 art 16 comma 2, mentre il comma 1 consente anche la riduzione dei contenuti di talune discipline).
Inoltre il comma 3 dello stesso art 16 dà diritto allo svolgimento di “prove equipollenti” le quali, secondo quanto stabilito dall’art 6 comma 1 del DPR n. 323/98, possono differenziarsi dalle prove ufficiali sia per le modalità che per i contenuti. Quindi suo figlio ha diritto a svolgere le prove orali in forma scritta e, se la scuola non lo consente, fate presente che sta violando la legge e sarete costretti a ricorrere al TAR per chiedere il risarcimento dei danni.
Per quanto riguarda la convocazione del gruppo di lavoro per apportare modifiche al PEI, potete richiederla al DS, in quanto esercenti la potestà genitoriale e in quanto previsto dal DPR 24/2/1994.

Sono insegnante supplente, non specializzata, di sostegno alla scuola secondaria di primo grado.
Mi è stato richiesto di occuparmi dell’accompagnamento ai servizi dell’alunna disabile che seguo. La bambina non riesce ad aprire il bottone dei pantaloni, nè la cintura, che la famiglia si ostina a metterle, a causa del suo limite motorio alle mani. Si imbambola ogni tanto, cosi’ mi viene richiesto di sollecitare a voce le azioni necessarie stando fuori dalla porta (questo dopo il cdc, perchè la collega più anziana mi dava a intendere che dovevo stare dentro con lei e controllare di fatto che svolgesse il bisogno, e anche aiutare a pulirla dopo defecazione, come fa lei, sulla quale cosa il preside al cdc ha fatto passi inidetro). Ho fatto presente che questi compiti non dovrebbero competere all’insegnante, mi è stato risposto dal DS che è scritto nel PEP che l’autonomia ai servizi è un obiettivo didattico dell’area dell’autonomia dell’alunna ed avendolo io firmato non posso sottrarmi a questa mansione. Chiaramente ho firmato il pep in buona fede nei confronti della collega più anziana che lo ha redatto e non sono andata a leggermelo tutto, avevo già letto quello della primaria per farmi un’idea della situazione e non mi sarei aspettata una cosa del genere.
Le domande sono:
-ho diritto ad avere una copia del PEP per me?
-possono aspettarsi legittimamente che io compia tale mansione travestendola da compito didattico o continua a spettare all’ente locale fornire il personale di sostegno per questo genere di autonomia, come ho letto in svariati testi informativi?
-posso incorrere in sanzioni o problemi da parte della famiglia se risulta che la bambina magari un giorno se la fa addosso perchè non è riuscita ad espletare il suo bisogno in autonomia a scuola? E’ cioè una mia responsabilità nelle ore in cui sono con lei?
– i compiti dell’insegnante specializzata e del supplente non specializzato sono identici o c’è differenza?
Io mi trovo a disagio, non ho scelto questa via, è un ripiego temporaneo, come per tanti; questo non toglie che mi impegni nelle ore con l’alunna gravemente disabile a cercare di rendere produttivo per lei il mio intervento, con tutta la creatività di cui dispongo, visto che non ho formazione al riguardo, ma nel momento in cui mi toccano tali mansioni, diventa più difficile per me rapportarmi serenamente con l’alunna, mi sento una cameriera e la mia attività didattica ne risente negativamente.

Solo in Sicilia l’assistenza igienica è stata affidata con una legge balorda ai Comuni; in tutto il territorio nazionale, compresa la Sicilia, l’assistenza igienica non è assolutamente di competenza dei docenti siano essi assegnati su posto di sostegno o su posto curricolare.
L’assistenza igienico-sanitaria è di competenza dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche in forza del CCNL del 2003 e, successivi, art 47,48 e Tab. A. Il Dirigente Scolastico dovrebbe sapere che egli, in base a tali norme, ha l’obbligo di dare un incarico specifico a uno dei collaboratori o a una delle collaboratrici (nel rispetto del genere degli alunni) e, a seguito di tale incarico, i collaboratori (se non l’hanno ancora fatto) debbono frequentare un corso di aggiornamento di almeno 40 ore, divenuto ora obbligatorio con la legge n. 107/2015 (art 1 comma 181 lettera C n. 8); dal momento della conclusione del corso, i collaboratori salgono di qualifica e ricevono un aumento stipendiale di circa mille euro lordi annui, che entrano nella base pensionabile.
Se il collaboratore (o la collaboratrice) si rifiuta di frequentare il corso o di prestare assistenza igienica all’alunno, allora scattano le sanzioni disciplinari e possono anche aversi denunce penali, che portano alla sanzione penale per rifiuto dei doveri di servizio; così è stato deciso dalla Magistratura con una recente sentenza sulla quale l’avvocato Nocera ha scritto una scheda scaricabile dal sito www.aipd.it (cliccare la voce “Scuola” e quindi “Schede normative”).
Faccia presente al DS che, se non dà l’incarico ad un collaboratore scolastico, può subire denuncia penale per omissione di atti di ufficio e il suo rifiuto potrebbe essere assunto negativamente dall’USR in sede di valutazione ai fini del rinnovo dell’incarico dirigenziale.
È necessario, pertanto, che lei faccia pervenire e protocollare una sua comunicazione al Dirigente scolastico, con la quale rende presente che l’assistenza igienica degli alunni con disabilità non rientra nelle sue mansioni, in base alla normativa citata, declinando quindi ogni responsabilità se l’alunna non viene assistita dalla scuola e se dovesse esservi da parte della famiglia la denuncia per abbandono di incapace e interruzione di pubblico servizio. Eventualmente ci faccia pure sapere qual è la scuola e in quale regione si trova, in modo che possiamo segnalare questo assurdo caso al referente regionale per l’inclusione scolastica e al MIUR.
Per il documento condiviso fra scuola, famiglia e Asl, che la legge definisce Piano Educativo Individualizzato (L. 104/92 e DPR 24 febbraio 1994), elaborato “congiuntamente” dai soggetti richiamati e che, immaginiamo, corrisponda alla voce Pep da lei utilizzata, la stesura di una bozza preliminare all’incontro non può che essere condivisa nel Consiglio di classe; il PEI, che ha durata annuale, ovvero vale per l’anno in corso, deve dapprima essere letto per essere sottoscritto. Pertanto va bene documentarsi leggendo la documentazione pregressa, ma, al tempo stesso, lei avrebbe dovuto compartecipare alla redazione del PEI, leggendo attentamente quanto in esso riportato e condividendo il testo con il GLHO prima di firmarlo.
Una copia del PEI deve essere consegnata alla famiglia (Linee Guida 4/08/2009), mentre una copia viene conservata nel registro dei verbali, ad uso del Consiglio di classe, di cui lei fa parte a pieno titolo. Le ricordiamo, infine, di leggere il contratto di lavoro da lei sottoscritto, nonché i suoi compiti, che trova descritti nel CCNL scuola, Capo IV, Docenti, artt. 24 e seguenti. Tutti i docenti assegnati ad una classe sono responsabili di tutti gli alunni della classe, indipendentemente dal fatto che il DS li incarichi su posto di sostegno o su posto disciplinare. Il docente per il sostegno, in quanto contitolare della classe, valuta tutti gli alunni e adempie a tutti gli obblighi previsti, nella stessa misura dei colleghi (art. 13, comma 6, della L. 104/92).
Infine, se lei, da come scrive: “Io mi trovo a disagio, non ho scelto questa via, è un ripiego temporaneo”, ha assunto l’incarico come “ripiego temporaneo” forse è opportuno che valuti seriamente se restare nel ruolo di docente. Lavorare come docente su posto di sostegno non può in alcun modo essere considerato un ripiego!
Se invece pensa di poter assolvere il suo ruolo in qualità di docente, per il quale le sono richieste competenze psico-pedagogico-didattiche (CCNL), può chiedere al DS che promuova, anche in rete con gli Istituti del territorio o rivolgendosi ai CTI o ai CTRH, un corso di formazione rivolto ai docenti incaricati su posto di sostegno e ai colleghi curricolari per approfondire alcuni aspetti relativi al processo inclusivo e alle strategie metodologico-didattiche.

Sono il papà di un bambino che frequenta la scuola dell’infanzia statale.
Nel corso del primo anno è stato diagnosticato a mio figlio un disturbo dello spettro autistico di primo grado (quello più lieve) e gli sono stati certificati invalidità e l’handicap con gravità.
La diagnosi è arrivata ad anno in corso per cui il primo anno il bambino non ha potuto essere assistito dall’insegnante di sostegno (la nomina è annuale) e dall’assistente ad personam (il comune fissa le risorse economiche solo all’inizio di ogni anno). Data la mancanza di queste figure la scuola ha imposto che l’orario di frequenza del bambino fosse ridotto a mezza giornata (la mattina) e così è stato con la promessa che l’anno successivo avrebbe frequentato tutta la giornata data la presenza delle figure sopra citate.
All’inizio del secondo hanno ci è stata data una copertura di 23 ore tra sostegno e assistente. Nonostante questo la scuola ha pretesto si continuasse con lo stesso orario dell’anno precedente: solo la mattina. Dopo aspre discussioni abbiamo ottenuto che nostro figlio frequentasse circa 6 ore al giorno su 7/8 di frequenza totale possibile.
Considerando che:
– attualmente non è assistito per solo un ora al giorno circa (il primo anno non era assistito in alcun ora e frequentava 5 ore)
– la neuropsichiatria da cui è seguito sostiene che il bambino è in grado di frequentare per l’intero orario giornaliero scolastico
– essendo stato diagnosticato il livello di gravità di autismo più lieve, il bambino non richiede assistenza/supervisione continua in ogni istante perchè non presenta: mancanza fisiche di alcun tipo, deficit cognitivo, non è violento ed è autosufficiente nei bisogni primari
– le problematiche che presenta afferiscono principalmente alla sfera sociale/comunicativa (tra l’altro a differenza dell’anno scorso ora il bambino parla e sa esprimere le proprie intenzioni o bisogni in modo, anche se semplice, ma comunque comprensibile (questo aspetto è riconosciuto dalle stesse insegnanti)
– la scuola, a differenza di molte altre, è seguita da esperti del settore che effettuano mensilmente osservazioni e danno indicazioni operative alle insegnanti
Mi chiedo:
– è possibile per noi chiedere e far riconoscere un orario di frequenza maggiore (vorremmo che il bambino si fermasse 45 minuti in più al giorno per poter fare merenda con i compagni e completare la giornata scolastica insieme agli altri), spesso è lui stesso che non vorrebbe lasciare la scuola e che chiede di potersi fermare mentre usciamo dall’edificio
– mi sapreste dare il riferimento di leggi/articoli normativi che regolano questo aspetto?
– possibile che una dirigente scolastica consideri solo il parere delle insegnanti curriculari? le quali non hanno una formazione specifica sull’argomento autismo e che sostengono di non riuscire a gestire il bambino (capisco che ci si possa trovare spiazzati nella gestione di un bambino diverso dagli altri, però sarebbe meglio informarsi/documentarsi/chiedere invece che elevare un muro dicendo che non si è in grado di gestirlo).
– il parere dell’asl non conta in quanto la scuola si auto-regola da sola? eventualmente la scuola potrebbe riconoscere indicazioni a tal proposito di un neuropsichiatra privato?

L’obbligo scolastico inizia dal sesto anno di età anagrafica, con l’accesso alla scuola Primaria. La scuola dell’Infanzia, infatti, non è obbligatoria. Ora, indipendentemente dal fatto che si parli di un alunno con disabilità o senza, la frequenza, in genere, viene stabilita dalla famiglia, se non prevista in modo specifico dal Piano dell’Offerta Formativa Triennale della scuola. Se la famiglia desidera ritirare il figlio prima del pranzo o subito dopo, può comunicarlo alla scuola e prendere il figlio all’ora concordata. Se invece la famiglia desidera lasciare il proprio figlio a scuola per tutto il tempo previsto dalla scuola stessa, allora può lasciare tranquillamente il bambino, senza sentirsi obbligata da alcuno a ritirare il piccolo.
Se la scuola vi invita a prendere prima il figlio, al di là della vostra decisione, potete far presente che ricorrete per palese discriminazione: un alunno con disabilità non ha un diritto ridotto alla frequenza!

Le scrivo per chiederle delucidazioni in merito a quanto avviene quando i genitori non accettano la proposta di obiettivi differenziati da parte del consiglio di classe perché lo studente non ha i prerequisiti per affrontare l’anno in corso.
E’ corretto predisporre un PEI per obiettivi minimi facendo peraltro
riferimento ad una cosiddetta “programmazione” equipollente così come richiesto dai genitori?
Da quanto previsto dalla normativa “l’alunno deve essere valutato come se non fosse in situazione di handicap”, pertanto presumo che non possa essere considerata la possibilità di predisporre alcun un PEI.

Il PEI deve essere obbligatoriamente predisposto per ogni nuovo anno scolastico: non sussistono motivazioni valide a supporto della omessa redazione da parte del gruppo di lavoro (insegnanti della classe, famiglia, specialisti Asl) di tale documento.
Per quanto riguarda la programmazione, parte integrante del PEI, unicamente nella secondaria di secondo grado è possibile adottare una “valutazione differenziata” o “riconducibile ai programmi ministeriali” (la norma per l’integrazione non fa mai riferimento agli obiettivi minimi).
Se a fronte della richiesta del Consiglio di Classe di adottare una valutazione differenziata, la famiglia (che deve essere obbligatoriamente consultata al riguardo e che deve esprimere formale assenso o rifiuto) rifiuta, allora il Consiglio di classe considera l’alunno non “con disabilità” per quanto riguarda unicamente la valutazione, mentre permane valida ogni altra forma e modalità prevista a favore dello studente con disabilità (prove equipollenti, individualizzazione del percorso, utilizzo di ausili, ecc.); ciò in base all’art. 15 dell’OM 90/2001.

Se la scuola superiore non informa la famiglia del fatto che, tenendo l’insegnante di sostegno al quinto anno, non si conseguirà il diploma ma solo un attestato di frequenza, si può recuperare in qualche modo (visto l’errore della scuola)? Il ragazzo ha ormai poco più di trent’anni e lavoricchia, ma il diploma gli farebbe comodo per cercare un lavoro migliore.
Poi.. Può essere che questa cosa fosse perlomeno scritta nel Pei? Ogni quanto si fa e si firma il Pei? Solo il primo anno o ogni anno?

Lei non ha specificato se trattasi di corso serale, rivolto agli adulti, o di corso diurno; non si giustificherebbe, infatti, uno studente di oltre 30 anni al corso diurno.
Ciò premesso, ricordiamo che il Piano Educativo Individualizzato deve essere redatto per ogni nuovo anno scolastico. In merito alla programmazione, parte integrante del PEI, è necessario acquisire il consenso firmato dei genitori o degli esercenti la potestà genitoriale per procedere con una programmazione differenziata, (gli studenti che seguono una programmazione differenziata conseguono un attestato).
Se la scuola non ha informato la famiglia, nei tempi utili, risulta inadempiente; ciò potrebbe comportare l’avvio di un’azione per omissione di atti d’ufficio e danni esistenziali.

Sono un insegnante di sostegno della scuola primaria. Avrei bisogno di una delucidazione: spesso noi insegnanti di sostegno ci troviamo a fare delle ore in più per uscite didattiche, gite, laboratori, spettacoli di fine anno senza avere la possibilità di recuperarle. A tal proposito vorremmo sapere se c’è una circolare ministeriale o una legge che regoli tale situazione.

La questione riguarda tutti i docenti, sia incaricati su posto di sostegno che su posto comune. Deve prendere visione degli accordi intercorsi fra le RSU e il dirigente del suo istituto, accordi che, in genere, sono prima  discussi in assemblea (docenti e Rsu).
Tenga presente, in ogni caso, che per i viaggi di istruzione e per le uscite didattiche la sua partecipazione è subordinata alla sua disponibilità. Per gli spettacoli e laboratori, si rimanda alla contrattazione di istituto.

Sono un educatore professionale che lavora nelle scuole in qualità di assistente educativo di minori con handicap. Visto che a livello nazionale non esiste ancora una lettura chiara ed univoca del nostro ruolo molti operatori, ma anche le scuole a cui veniamo assegnati, navigano nel caos con interpretazioni proprie e diverse tra un plesso all’altro. La domanda in questione è : noi Educatori abbiamo la responsabilità sul minore che seguiamo.

Se è vero che la responsabilità degli alunni è affidata ai docenti assegnati alla classe, è vero che anche gli assistenti hanno una loro responsabilità:
– vi è responsabilità penale per dolo o colpa grave o lieve se l’alunno subisce dei danni personali;
– vi è responsabilità civile per danni subiti dall’alunno in forza dell’art 1118 del Codice Civile, in quanto voi siete assegnati all’alunno con disabilità;
– vi è responsabilità per danni prodotti a terzi dall’alunno: siete responsabili solo per dolo o colpa grave e, in caso di colpa grave, siete liberati se dimostrate di aver fatto di tutto per evitare il danno;
– se l’assistente è individuato come accompagnatore in viaggi di istruzione o uscite didattiche, valgono le norme generali indicate sopra.
Occorre peraltro precisare che per l’assistente all’autonomia e alla comunicazione sussiste il divieto di portare gli alunni con disabilità fuori dalla classe, salvo particolari situazioni descritte e motivate nel PEI e per periodi limitati e, comunque, non in un’aula cosiddetta di sostegno o di gruppi di soli alunni con disabilità, condizione vietata in modo esplicito dalle Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009.

Sono il papà di un bimbo affetto da emofilia A grave, riconosciuto art 3 comma 3 legge 104 in situazione di gravità.
Volevo sapere se alla scuola dell’infanzia è prevista una figura che lo controlla a scuola, visto che per lui e molto pericoloso avere traumi,  che in classe è facile avere senza che la maestra se ne accorga.

Si può provare a chiedere al Comune la nomina di un assistente per l’autonomia ai sensi dell’art 13 comma 3 della legge n. 104/92; temo però che il Comune si dica non disposto a nominare per questo un’assistente. Chiedete ai docenti di avere particolare attenzione nei confronti del bambino. Al tempo stesso potreste tentare di avere una certificazione medica nel senso richiesto e, in caso di rifiuto del Comune, tentare un ricorso al TAR. Abbiamo, tuttavia, qualche perplessità circa l’esito positivo del ricorso.

Sono un insegnante di sostegno di un  liceo artistico. Quest’anno sto seguendo un alunno della classe  prima con una programmazione per obiettivi minimi.  Il ragazzo oltre alla  diagnosi primaria  per cui usufruisce del sostegno,  è fortemente obeso  e sta accumulando un numero eccessivo di assenze,  anzi ha già superato il limite annuo. Quando è presente, si impegna e partecipa attivamente alle lezioni. La mia domanda è questa:  per gli alunni disabili che seguono una programmazione semplificata, che cosa dice la normativa relativamente alle assenze? Hanno un limite annuo da non superare? La famiglia potrebbe appellarsi alla necessità di riposo determinata dall’obesità?  Si affatica facilmente.

L’art 14 comma 7 del DPR n. 122/2009 stabilisce che, se le assenze sono motivate e giustificate a livello sanitario, si può superare il quarto delle assenze senza che l’anno scolastico venga invalidato.
È però importante che lo studente riesca a farsi interrogare da tutti i docenti e sostenga tutti i compiti in classe, in modo da essere valutato da tutti i docenti.

Sono una docente referente per l’inclusione. Vorrei spere se è possibile fare i gruppi h senza operatori dell’ASP. Se sono obbligati a presenziare (almeno un operatore), potrei conoscere nello specifico quale legge tutela la scuola in questo senso?

L’art 12 comma 5 della legge n. 104/92 stabilisce che il GLHO deve essere composto anche dagli operatori sociosanitari che seguono il caso; l’art 15 comma 2 della legge 104/92 stabilisce che il GLHI, oggi GLI, deve essere composto anche dagli operatori sociosanitari di zona della scuola; pertanto avete l’obbligo di richiedere sia all’ASL che ai servizi sociali del comune di fornirvi i nominativi di tali operatori che dovete formalmente invitare ad ogni riunione; se poi, pur essendo stati regolarmente invitati, non partecipano, le riunioni sono egualmente valide e deliberano validamente anche senza la loro presenza.

Sono la Coordinatrice didattica di una scuola primaria paritaria.
Nel mese di novembre ho accettato l’iscrizione per la prima classe dell’anno scolastico 2017-2018 di un bambino i cui genitori  hanno parlato di difficoltà minime rilevate dai medici. Mi avevano promesso di consegnarmi la diagnosi in loro possesso ma, sebbene li abbia sollecitati più volte, non riesco a leggere alcun documento che descriva la reale situazione. Nel frattempo io ho accettato altre iscrizioni formando una classe di circa 26 allievi. Come devo comportarmi? Posso rifiutarmi di accettare questa iscrizione se non vedo chiaro? Posso sicuramente continuare ad insistere e aspettare il 28 di febbraio. Se non ricevo nulla entro quella data posso non ritenere valida l’iscrizione?

Se l’iscrizione è pervenuta nei termini, ma senza documentazione di disabilità, a nostro avviso, dovreste accettarla come iscrizione normale; fate quindi presente che senza certificazione l’alunno non verrà considerato con disabilità e non potrete trattarlo come tale ai fini del suo diritto allo studio. Se invece la certificazione perverrà entro il termine finale delle iscrizioni, dovete dargli la precedenza per l’iscrizione ai sensi dell’art 3 comma 3 della legge n. 104/92, purchè l’alunno presenti una certificazione di gravità ai sensi dello stesso art. 3 comma 3; se invece l’alunno è certificato in base al comma 1 dell’art. 3, egli non gode di priorità; però conserva la collocazione in graduatoria secondo la data di iscrizione.
Se siete una scuola anche paritaria, avete diritto a scegliervi un docente per il sostegno, comunicarne il nominativo all’Ufficio Scolastico Regionale, e pretendere dallo stesso Ufficio il pagamento, come per gli altri docenti.

Mia figlia deve frequentare la scuola superiore e oltre al sostegno ha bisogno di un educatore per supporto. Come devo muovermi per fare richiesta dell’educatore?

Se la Regione ha stabilito che gli assistenti di cui all’art 13 comma 3 della legge n. 104/92 per la scuola Secondaria di secondo grado vengano assegnati dalla Regione, dovete immediatamente chiedere o far chiedere dalla scuola alla Regione; se invece la Regione ha delegato un altro ente, ad es. la stessa provincia o il Consorzio dei Comuni, la richiesta va indirizzata a questo ente.

Avrei bisogno di qualche chiarimento in merito ad una situazione creatasi nell’istituto di scuola primaria dove mia figlia frequenta il secondo anno. Nella scuola, che fa tempo pieno, sempre dello stesso paese, in una quarta c’è un alunno con sindrome autistica che è senza insegnate di sostegno (questo perché il suo insegnante dell’anno scorso purtroppo è venuto a mancare e dicono di non riuscire a trovare un sostituto); dal 9 gennaio, il DS, senza preavviso, ha trasferito l’insegnante di matematica/scienze/geografia/motoria dal nostro istituto a tempo normale a quello a tempo pieno,  dando a questa maestra un incarico forse non suo …. il sostegno!! Ma il problema è che a metà anno non credo sia giusto e possibile legalmente trasferire un insegnante di quest’importanza per le classi seconde … solo per scelta personale!! Senza informare i genitori e figli delle classi seconde che si ritrovano spiazzati!!! E la continuità didattica? E quel povero bimbo che viene strapazzato da inizio anno???

È vero che la normativa assegna al Dirigente Scolastico il potere di assegnare i docenti alle classi, ma è pur vero che il principio della continuità didattica è egualmente presente nella normativa e costituisce, a nostro avviso, un limite ai poteri del DS quando sono in gioco i diritti di alunni.
Pertanto vi consigliamo di rivolgervi al responsabile regionale per l’inclusione scolastica.
Se non riusciste a risolvere tramite l’intervento del referente regionale, che potrebbe anche aiutare la scuola a trovare il docente per il sostegno, non vi resterebbe che rivolgervi ai sindacati-scuola o alla Magistratura.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola media. Quest’anno mi è stato affidato in prima un ragazzino certificato che ha grossi problemi comportamentali che lo portano ad allontanarsi e a mettersi in situazione di pericolo. Purtroppo io e le altre due figure di sostegno che lavorano con me su di lui non abbiamo ricevuto un adeguato supporto innanzitutto dalla psichiatra, che ha fatto una diagnosi piuttosto approssimativa e che dietro nostra insistenza non è venuta a fare un’osservazione a scuola né ha mandato qualcuno per conto suo a farla. La famiglia è in difficoltà, la madre è l’unica che riesce a gestire un pò di più il ragazzino, lei sostiene che il figlio ha lo spettro autistico (anche io ho notato dei tratti caratteristici ma non figura nulla sulla diagnosi). A casa il bimbo passa ore ed ore davanti al televisore o sul tablet a guardare i suoi cartoni animati preferiti. A scuola non vuole entrare in classe, scappa, è salito sul tetto e su un ballatoio non protetto delle scale. Io ho fatto presente a tutti, psichiatra, genitori, colleghi e dirigente la pericolosità di certi comportamenti problema che il bimbo mette in atto. Nessuno pare preoccuparsi. Ho chiesto espressamente alla dirigente di mettere in sicurezza alcuni punti della scuola che, quest’anno con la presenza di questo alunno, sicuri non sono; lei ha detto che avrebbe contattato il comune ma ha minimizzato la mia preoccupazione. Le ho anche detto l’importanza di coinvolgere tutto il personale della scuola con un preciso piano di intervento in caso di necessità con il bimbo, che è a carico dell’intera scuola e non solo delle figure di sostegno. Spesso noi siamo fuori dalla classe e i colleghi curricolari nemmeno si chiedono dove siamo e cosa stiamo facendo. La dirigente propone come soluzione il contenimento fisico; io mi rifiuto di farlo, non è un metodo educativo, non sarei nemmeno in grado e soprattutto con questo ragazzino è deleterio, diventa aggressivo all’ennesima potenza, tira calci, pugni, morsi, urla ed è difficile calmarlo. Certi comportamenti problematici vanno compresi e prevenuti a mio parere.
Vorrei avere dei chiari e semplici rifermenti normativi su ciò che noi figure di sostegno, tutti i docenti di classe, i bidelli, la dirigente dobbiamo o non dobbiamo fare, specie in quelle situazioni di reale difficoltà (nello specifico qualcosa che indichi come il contenimento fisico è da evitare) e fin dove arriva la responsabilità di ognuno di noi.

In merito al quesito posto, ci siamo rivolti, in quanto esperta nel campo dell’autismo, a Donata Vivanti, vice-presidente della FISH.
Scrive Donata Vivanti, Responsabile gruppo scuola di FISH:

“Gentile prof.ssa,
la ringrazio per averci contattato. Lei ha ragione su tutto, è un peccato che la scuola non sappia valorizzare e talvolta nemmeno comprendere le risorse di cui dispone al suo interno. Una persona della sua sensibilità e lucidità di giudizio sarebbe ancora più preziosa se adeguatamente formata ad affrontare le situazioni come quella che descrive e considerata un valido sostegno innanzi tutto per i colleghi e il personale della scuola in generale, dirigenti compresi. Purtroppo nemmeno le neuropsichiatria infantili dispongono di una formazione adeguata, poiché si tratta di conoscere strategie di tipo comportamentale che hanno una valenza prettamente educativa. I neuropsichiatri e i medici in generale (lo dico sulla base della mia formazione di medico) non hanno le basi per comprendere e mettere in atto strategie di tipo educativo. Gli psicologi possono essere dotati di competenze di base più adeguate, ma sono pochi nelle ASL e in Italia generalmente poco esperti di psicopedagogia.
Per venire agli aspetti relativi alla violazione dei diritti dell’alunno, la Convenzione ONU sui diritti delle Persone con disabilità, che è legge in Italia dalla ratifica avvenuta con legge 18 del 2009, proibisce il contenimento, sulla base del Principio generale di rispetto della dignità intrinseca di ogni persona (Art.3 (a), e dell’articolo 17, che ribadisce che ogni persona con disabilità ha diritto al rispetto della propria integrità̀ fisica e mentale, su base di uguaglianza con gli altri, indipendentemente dal livello di sostegno necessario (Preambolo, (J)), una frase quest’ultima che viene usata nella Convenzione ONU per indicare la gravità della disabilità.
Inoltre l’Articolo 14, Libertà e sicurezza della persona, impone di garantire che le persone con disabilità godano del diritto alla libertà e alla sicurezza personale, su base di uguaglianza con gli altri (ovvero, non siano trattate diversamente dalle altre persone, in questo caso dagli altri alunni, per i quali non credo sia considerato accettabile esercitare la contenzione fisica); l’Articolo 15 stabilisce che nessuno può  essere sottoposto a tortura, a pene o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti (e la contenzione, per questo alunno, sembra essere una forma di tortura, viste le sue reazioni, oltre a configurarsi senza dubbio come un trattamento degradante); l’Articolo 16 impone di proteggere le persone con disabilità… contro ogni forma di … violenza e di abuso (la contenzione fisica lo è). Inoltre l’articolo 7, Minori con disabilità, impone di garantire il pieno godimento di tutti i diritti umani e delle libertà̀ fondamentali ai minori con disabilità. Infine l’articolo 5, Uguaglianza e non discriminazione, impone di adottare “accomodamenti ragionevoli”, ovvero “le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo, adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà̀ fondamentali” (Art. 2, Definizioni). La messa in sicurezza della scuola è quindi doverosa e, in prospettiva, utile per tutti gli alunni.
Inoltre, come lei ha ben compreso, la contenzione fisica non solo costituisce una violazione dei diritti dell’alunno, ma è anche una pratica controproducente, poiché peggiora i problemi di comportamento e a breve e lungo termine. Non solo infatti scatena reazioni violente, immediate, che lasciano capire quale sofferenza costituisca per l’alunno la contenzione, ma a lungo termine renderà sempre più difficile l’accoglienza e la permanenza dell’alunno a scuola, aumentando i comportamenti di fuga e l’esclusione dalla classe. Se in casi come questo può essere necessario un percorso di inclusione graduale nella classe, questo percorso dovrebbe essere condiviso con gli insegnanti di classe e con la famiglia, sempre con l’obiettivo di inserire l’alunno nella classe e in un percorso di crescita insieme ai coetanei. Non ho parole per il (purtroppo comune) comportamento dei docenti curricolari che si lavano le mani dell’alunno, contravvenendo al loro dovere di insegnanti. Anche loro avrebbero bisogno di una formazione molto più approfondita sulla disabilità, se non altro per acquisire le competenze necessarie a costruire insieme un percorso d’inclusione che in nessun caso può infrangere i diritti dell’alunno e prescindere dalle sue necessità.
Mi chiedo inoltre quale insegnamento possa dare agli altri alunni una scuola che ignora la dignità intrinseca di ogni essere umano, indipendentemente dalle sue condizioni; essa viola i diritti umani dei più vulnerabili e li espone a trattamenti degradanti, come la contenzione. Non sono certo gli apprendimenti accademici l’obiettivo principale dell’istruzione, ma la costruzione di cittadini giusti e solidali.
Mi auguro che la mia risposta possa aiutarla a far valere il suo sacrosanto punto di vista, e incoraggi la dirigenza ad avviare un adeguato percorso di formazione utile a prevenire i comportamenti problematici, piuttosto che a sanzionarli. Formazione peraltro utile per gestire tutti gli alunni in difficoltà, non solo gli alunni con disabilità comportamentali.”

Chiedo  informazioni per la redazione del PEI di un’allieva ipovedente affetta da retinite pigmentosa (primo anno di un Istituto di Formazione professionale).
Le difficoltà riguardano soprattutto la disciplina informatica: l’allieva non è in grado di seguire il programma della classe (es. l’utilizzo di word prevede la formattazione,…). A seguito di ciò si potrebbe decidere per la stesura di un PEI differenziato che , però, non porterebbe all’acquisizione della qualifica ma solo ad un certificato di competenze.
Mi potrebbe dare un supporto relativamente alle procedure da mettere in atto nel supporto degli allievi ipovedenti che non possono acquisire certe competenze disciplinari a causa del deficit visivo?

L’efficace utilizzo del computer e degli strumenti informatici, intesi come ausili, costituisce uno degli obiettivi fondamentali per gli studenti ipovedenti.
Se la studentessa mostra difficoltà in informatica, questo fatto non può costituire il motivo per passare ad un PEI differenziato. Provate da un lato a personalizzare l’intervento didattico, procedendo in modo graduale e dando tempo alla studentessa di familiarizzare con il computer e con le opportunità che esso offre, dall’altro a “modificare” lo strumento, affinché per la studentessa sia maggiormente accessibile.
Potreste rivolgervi ai CTS territoriali sia per avere informazioni pratiche sia per richiedere la configurazione del computer, l’installazione di software e l’adozione di particolare strumentazione, ovvero ausili, lavorando, al tempo stesso, sul potenziamento dell’autonomia. della studentessa.

Sono la mamma di una bimba certificata con anomalia genetica ritardo motorio e cognitivo.
Tra poco dovremo iscrivere alla scuola primaria nostra figlia, anche un altro bimbo che uscirà dalla scuola dell’infanzia (certificato spettro autistico) verrà iscritto per lo stesso tempo scuola di nostra figlia (di solito viene formata una sola sezione per questo tempo scuola).
Volevo sapere se è possibile mettere due bambini certificati nella stessa classe? Quali tutele hanno?
Noi genitori che potere abbiamo nella scelta dell’insegnante di sostegno?

Gli alunni certificati con gravità ai sensi dell’art 3 comma 3 della legge n. 104/92 hanno diritto di precedenza ad iscriversi alla scuola; in tal caso la classe non può avere più di 20, massimo 22 alunni in totale; non ci sono limiti attualmente all’iscrizione di due bimbi con disabilità nella stessa classe, a meno che il Consiglio di Istituto abbia deliberato in tal senso prima della data di inizio delle iscrizioni.
Alla classe alla quale saranno iscritti i due bambini verranno assegnati, per ciascun alunno, un docente per il sostegno, in base alle ore indicate nel PEI elaborato all’inizio dell’ultimo anno di scuola dell’Infanzia. Il docente di sostegno viene scelto dall’amministrazione scolastica fra i docenti specializzati in servizio (se di ruolo) oppure fra docenti a tempo determinato, scorrendo le graduatorie, in base al rispettivo punteggio. Se conoscete qualcuno nella scuola, potete chiedere al D.S., ma non è detto che la vostra richiesta sia accolta.
Oltre al docente specializzato, per ciascun bambino vengono predisposti, come alla scuola dell’Infanzia, i documenti previsti, ovvero il PEI, elaborato per ogni anno scolastico dal gruppo di lavoro, GLHO (insegnanti della classe, specialisti Asl, genitori) e, nei tempi previsti, l’aggiornamento del PDF (Profilo Dinamico Funzionale).

Sono un’assistente all’autonomia e alla comunicazione che lavora presso una scuola secondaria di primo grado. Seguo un ragazzo con un ritardo mentale gravissimo (non valutabile). Vi avevo scritto all’inizio dell’anno scolastico per la difficoltà nella gestione dei comportamenti violenti del ragazzo. In sinergia col docente di sostegno abbiamo lavorato su una fase di accoglienza per il benessere del ragazzo in questione. Purtroppo i comportamenti violenti anche se sono diminuiti non sono scomparsi, in quanto il ragazzo li mette in atto quando è stanco, quando ha malesseri fisici (ciò accade spessissimo a causa della sua patologia) o quando è oppositivo. Ovviamente abbiamo lavorato sulla gestione di tali comportamenti. Adesso vi scrivo perché è stato vinto un ricorso in merito alla mia figura professionale (25 ore, prima ne facevo 18). Considerate le difficoltà della gestione del ragazzo ( abbiamo sempre lavorato in compresenza con l’insegnante di sostegno per garantire la tempestiva gestione dei comportamenti problematici e per evitare che il ragazzo possa ferirsi a causa dei comportamenti autolesionistici che ha strutturato nel corso della sua vita) mi chiedo come possa tutelare adeguatamente il ragazzo e me stessa trovandomi potenzialmente da sola con lui ( purtroppo ci troviamo costretti a lavorare spesso fuori dalla classe per tutelare il gruppo-classe dagli atteggiamenti violenti e aggressivi che manifesta, ad es. morsi). Purtroppo non credo che la scuola mi possa affiancare del personale di supporto al di fuori delle 18 ore dell’insegnante di sostegno.
Chiedo a Voi come io possa essere tutelata legalmente (posso/ devo rimanere da sola considerate le specificità?) e come dovrei comportarmi durante la scopertura delle ore in cui mi troverò da sola col ragazzo (considerato che non sempre è possibile andare in classe perché il ragazzo si oppone e non posso certo costringerlo prendendolo in braccio e scatenando la sua aggressività!) per evitare di non poterlo tutelare adeguatamente evitando che possa farsi/farmi male. Comprendo perfettamente che il problema è relativo ad una gestione pratica ma mi preme capire se la mia posizione è a rischio e, in caso affermativo, come gestire la situazione (deve essere la scuola, il comune o la cooperativa a prendersi carico della gestione del problema o riguarda esclusivamente me?).

Premesso che non esiste la condizione di “non valutabilità”, e lo ha affermato la normativa italiana riconoscendo e tutelando il diritto allo studio di tutti gli alunni, indipendentemente dal loro funzionamento, come lei sa, l’assistente svolge la sua attività lavorativa in presenza del docente in servizio (sia esso di sostegno o incaricato su posto disciplinare). Ne consegue che durante le ore in cui lei presta servizio, deve svolgere tale tempo in classe, alla presenza del docente.
Sulla gestione dello studente deve intervenire il docente curricolare, che non può delegare tale gestione esclusivamente a lei.
Infine è opportuno aggiungere che è quanto mai necessario avviare, da subito, un percorso di graduale presenza nella classe, in modo che lo studente si abitui a stare con i compagni.

Sono la mamma di un bimbo di 6 anni, non vedente dalla nascita che il prossimo settembre inizierà a frequentare la scuola primaria dopo un anno di prolungamento della scuola dell’infanzia.
Nel nostro paese non esiste il tempo pieno e dovendo io riprendere il lavoro ad orario completo (l’azienda non mi concederà nessuna riduzione) ho fatto richiesta in alcune scuole dei paesi limitrofi, finora ho ricevuto solo risposte negative visto che prevedono una sola sezione di tempo pieno per il prossimo anno scolastico… è possibile che non esista una possibilità per uscire da questa situazione?

Premesso che è bene che il bambino segua il percorso con i suoi compagni, tanto che la stessa normativa ha più volte richiamato sul fatto di evitare i trattenimenti alla scuola dell’Infanzia, ogni scuola, prima di organizzare le sezioni di scuola Primaria, dovrebbe consultare i genitori in merito alla loro preferenza per il tempo-scuola. Da quanto scrive, la scuola da lei contattata non offre questo servizio.
Ora, l’art 3 comma 3 della legge n. 104/92 stabilisce che le persone con disabilità grave accertata hanno diritto di precedenza nell’accesso ai servizi previsti dalla stessa legge-quadro, principio che viene solitamente interpretato in riferimento ai servizi gestiti nell’ambito dello stesso comune di residenza. Quindi se ci fosse una scuola a tempo pieno nel vostro Comune avreste sicuramente diritto alla precedenza; per le scuole a tempo pieno gestite da comuni vicini, potreste provare a chiedere il rispetto della precedenza dal momento che nel vostro Comune non ci sono scuole a tempo pieno (domanda: non si capisce il rapporto 1:4 da lei descritto; perché mai un bambino, da solo, occuperebbe il posto di ben quattro alunni?)
Lo stesso dicasi per la richiesta di assistenza all’autonomia e alla comunicazione, che viene garantita dal Comune di residenza, a meno che i due comuni non concordino in proposito delle agevolazioni a favore dell’interessato non residente.
Per le ore pomeridiane potreste provare a chiedere se esiste un centro educativo gestito dal vostro comune o da un’organizzazione di volontariato e se il Comune si accolla la spesa della frequenza di vostro figlio. Infine potreste chiedere l’assistenza domiciliare pomeridiana al vostro Comune di residenza.

Sono un docente di sostegno della scuola secondaria di secondo grado. Mi si presenta il caso di un alunno accompagnato fino ad ora da certificazione che da’ diritto all’attivazione di un protocollo BES (disprassia). Una volta raggiunta la maggiore età, mentre frequenta il quarto anno, la famiglia presenta un certificato della ASL per deficit cognitivo lieve.
Essendo stata presentata tale certificazione per la prima volta per alunno maggiorenne, che quindi non era mai stato seguito da docente di sostegno (per altro con espresso rifiuto da parte della famiglia), avrebbe adesso diritto ad insegnante di sostegno?

Il diritto nasce siolo se c’è una certificazione dell’ASL o della Commissione INPS dalla quale risulti che l’alunno è certificato ai sensi dell’art 3 comma 1 o comma 3 della legge n. 104/92. Senza tale certificazione la diagnosi funzionale non basta. Con tale certificazione, anche se presentata con ritardo, si deve convocare un GLHO nel quale formulare il Profilo Dinamico Funzionale e quindi il Piano Educativo Individualizzato per l’anno scolastico in corso, indicando, nel Pei, le ore di sostegno da richiedere all’Ufficio Scolastico Regionale.

Sono la mamma di una ragazza di 15 anni di seconda superiore con certificazione, pei semplificato e vorrei sapere il docente di sostegno quando deve portarla fuori in che momenti. A mia figlia piacerebbe molto essere portata fuori dall’aula. Come posso fare?

Le uscite dall’aula, se necessarie, debbono essere concordate nel PEI e debitamente motivate.
Quindi se l’alunna desidera uscire, ciò potrebbe essere segno che in classe non è bene accolta o si trova male; e questo sarebbe indice di cattiva inclusione.

Sono un’insegnante di sostegno in un istituto tecnico, quest’anno seguo il caso di un ragazzo con ritardo cognitivo di media entità, iscritto in una prima. Si è deciso in consiglio di classe, in presenza dei genitori che spingono fortemente per il raggiungimento degli obiettivi di classe, di seguire gli obiettivi minimi per la maggior parte delle materie e obiettivi differenziati per due materie per riuscire se possibile a colmare le lacune accertate.
Ho posto la questione all’ufficio provinciale  che ha affermato la possibilità di  adottare tale modalità per valorizzare le capacità del
ragazzo.
Le vostre risposte  invece dicono che tale modalità non è possibile nelle scuole superiori  perchè porta a risultati legali contrapposti. I genitori possono agire contro la scuola per disattesa degli obiettivi?
Con tale modalità si passa ad una programmazione differenziata? I ragazzi con ritardo cognitivo medio/grave possono conseguire il titolo legale? Ho sempre letto, nelle varie disposizioni, riferimenti al ritardo cognitivo lieve.

Va detto che la condizione di disabilità intellettiva, termine che oggi sostituisce l’espressione ritardo mentale, non preclude il conseguimento del diploma; inoltre nessuna disposizione normativa ha mai fatto distinzioni fra “funzionamento cognitivo” e conseguimento del titolo di studio. Il conseguimento del titolo di studio è legato al percorso svolto. Il conseguimento del titolo di studio è legato al percorso effettivamente svolto, percorso strutturato coerentemente con la condizione della persona.
Per quanto riguarda la scuola secondaria di secondo grado sono previsti, a scelta della scuola ma con precisi vincoli, due possibili curricoli: il primo semplificato o individualizzato, ovvero “riconducibile ai programmi ministeriali”; il secondo differenziato.
Il primo consente, superato l’esame di stato, di ottenere il Diploma, mentre per il secondo è previsto il rilascio dell’attestato. La scelta di una “programmazione differenziata”, tuttavia, non è scelta esclusiva della scuola: il Consiglio di classe deve, infatti, acquisire formalmente il consenso da parte della famiglia (OM 90/2001).
Occorre infine ricordare che l’adozione di una programmazione riconducibile ai programmi ministeriali (o programmazione semplificata) non esonera la scuola dal non tener conto della condizione di disabilità e delle opportunità che la norma prevede; in base dell’art. 16 della legge n. 104/92, il Consiglio di classe è tenuto a “individualizzare” il curricolo, strutturando prove equipollenti che si differenziano da quelle dei compagni per le modalità (esempi: prova scritta invece della prova orale o viceversa, o prova scritta integrata con la prova orale, ecc.) e/o per i contenuti (ad es. domande a scelta multipla, vero-falso, di completamento, ecc.), per l’uso di ausili (dattilobraille, puntatore oculare, tavoletta di etran, ecc.). Tali prove, comunque, debbono mettere l’esaminatore o il docente della disciplina in grado di verificare se l’alunna ha acquisito gli elementi sufficienti rispetto alle singole discipline; tale principio è stabilito nel DPR n. 323/98 art 6 comma 1.

Mia figlia ha seguito una programmazione col Pei per tutto il liceo conseguendo un attestato ora vorrebbe prendere un diploma integrando le materie o comunque conseguire la maturità avendo un diploma a tutti gli effetti in una scuola privata a cui abbiamo chiesto si può fare o ci sono accorgimenti?

Da quanto scrive non precisa se, durante la frequenza del liceo, per sua figlia sia stata adottata una programmazione differenziata oppure riconducibile ai programmi ministeriali; in virtù dell’Attestato conseguito, si deduce che voi abbiate firmato il consenso per l’adozione da parte della scuola di una programmazione differenziata.
Il conseguimento dell’Attestato non compromette la possibilità per gli studenti con disabilità di iscriversi come privatisti e di sostenere gli Esami di Stato per il conseguimento del titolo di studio; in questo caso la scuola predispone “prove equipollenti”, sulla base della programmazione riconducibile ai programmi ministeriali che la scuola dovrà predisporre nel Pei, formulato in base al DPR 24/2/94 e alle legge 104/92.

Sono un’insegnante di sostegno in ruolo. L’alunno con certificazione di disabilità la prossima settimana cambierà casa e quindi si trasferirà… va da sè che non frequenterà più la nostra sede.
Premetto che la nostra segreteria sta ancora cercando di nominare l’ultima insegnante si sotegno su incarico annuale; come potrò essere utilizzata io? Dal momento che nella classe dove è inserito il bambino HC ci sono diversi bambini con difficoltà certificate tramite PDP, potrei rimanere a lavorare nella stessa classe?

Il docente per le attività di sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità.
Per quanto riguarda gli alunni con BES di seconda e terza sottocategoria (utilizzando l’espressione introdotta dalla Direttiva 27/122/2012) non è previsto in alcun caso che alla classe venga assegnato un docente specializzato per il sostegno.
Nel momento in cui l’alunno si trasferirà, da quanto scrive, è probabile che venga utilizzata nella classe dell’Istituto in cui non è ancora stato individuato il docente destinatario dell’incarico per il sostegno.

Vorrei conoscere la normativa riguardo l’utilizzo degli insegnanti di sostegno in sostituzione dei colleghi curriculari  assenti. È lecito utilizzare l’insegnante di sostegno in caso di assenza del docente curriculare della propria  classe?

In relazione al processo inclusivo, le Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità precisano che “l’insegnante per le attività di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente connesse al progetto d’integrazione” (Linee Guida 4/8/2009, Prot. n. 4274). L’insegnante incaricato su posto di sostegno assume, infatti, la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui opera (art. 13, c. 6, della Legge 104/92).
In assenza, dunque, di uno dei due docenti che operano in contitolarità nella classe alla quale sono assegnati, in questo caso in assenza del docente curricolare, il docente per il sostegno non può essere utilizzato come supplente. Per le supplenze, il DS deve attenersi a quanto indicato dal DM 131/07 e dalla Nota Prot. n. 9839 dell’8 novembre 2010.

Vorrei sapere ogni quanto è necessario rifare la diagnosi funzionale e soprattutto se è necessario rifarla all’ultimo anno delle scuole superiori, tenuto conto che all’università non è previsto l’insegnante di sostegno.

La Diagnosi Funzionale viene rivista periodicamente, previa richiesta di aggiornamento all’Asl da parte delle famiglie, in quanto deve essere riconsiderata in base all’evoluzione della persona. L’aggiornamento della Diagnosi Funzionale avviene, di media, ad ogni passaggio di grado di istruzione o in presenza di condizioni nuove sopravvenute.

Sono una musicista iscritta alle graduatorie in terza fascia. Mi è stata proposta  una supplenza fino al 30 giugno su sostegno in una scuola media. Mi hanno specificato che il caso era molto grave  ma non potevo immaginare fino a che punto.
Mi hanno affidato una ragazza di 18 anni paraplegica che non parla e non si muove  autonomamente. Non è in grado nemmeno di formulare un si o un no. Viene alimentata con un procedimento lungo e minuzioso attraverso una valvola nello stomaco e cambiata con un procedimento alquanto faticoso e  pericoloso che prevede la svestizione e il togliere un busto molto particolare. La ragazza soffre anche di crisi epilettiche e noi dobbiamo essere in grado  di metterla in sicurezza fino all’arrivo dell’autoambulanza .
La preside minimizza sulle responsabilità e tutte queste mansioni dobbiamo eseguirle io e la mia collega di sostegno. Vorrei capire quali sono le mie effettive responsabilità e quali sono le reali mansioni che mi competono; questo non tanto perché non voglio assolverle ma perché mi sembrano cose estremamente delicate e pericolose che dovrebbe fare una infermiera specializzata.

I compiti di assistenza alla persona non rientrano nel mansionario del docente, pertanto sia lei che la collega di sostegno non avete titolo per svestire la ragazza dal busto e per alimentarla tramite la “valvola nello stomaco” (si deduce che trattasi di alimentazione via peg).
Per quanto concerne l’intervento sanitario, soltanto il personale che abbia frequentato un apposito corso può intervenire secondo gli accordi siglati fra scuola e famiglia, ovviamente su indicazione precisa dei sanitari.

Sono una mamma con bambini affetti da ipoacusia acuta  bisensoriale. Nel primo caso la bambina di 3 anni è diventata totalmente sorda in un giro di un anno e nel giro di un anno siamo riusciti ad avere un riconoscimento di sordità ma siamo ancora in attesa di verbale 104 , nonostante ciò la scuola ha assegnato una maestra di sostegno x 25 ore settimanali. Il secondo caso è un bambino di 6 anni che frequenta la 1a elementare, purtroppo la sua perdita uditiva è avventa intorno ai 4/5 anni e ad oggi siamo ancora in attesa dei verbali. Abbiamo presentato alla scuola primaria tutta la documentazione ufficiale medica compresa una documento rilasciato dal responsabile del reparto Audiologia del POLICLINICO che accerta la categoria di appartenenza del bambino che è sordo (percentuali di perdita attestati 80% su un orecchio e 90% sull’altro). La scuola ha assegnato inizialmente una maestra x 22 ore ma dal mese di ottobre ha dimezzato le ore da 22 settimanali a 2 a settimana, in una classe di 27 bambini. Il bambino in 1a elementare nonostante gli sforzi e l’impegno constatato dalle stesse insegnanti ha difficoltà e non sappiamo più come fare. Datemi consigli o procedure in quanto i verbali non sono neanche ancora elaborati.

In presenza di una diagnosi di disabilità certificata in base alla legge 104/92 art. 3 comma 3, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 80/2010, afferma che debba essere riconosciuto il rapporto 1:1 (nella scuola primaria corrisponde a 24 ore settimanali, di cui 2 di programmazione).
Per quanto riguarda il numero degli alunni, nelle classi prime delle scuole di ogni ordine e grado, compresa la scuola dell’Infanzia, in cui siano iscritti alunni con disabilità il numero complessivo degli alunni è pari a 20 (art. 5 del DPR 81/2009) con la possibilità di un aumento pari al 10% (art. 4 del DPR 81/2009).
In assenza del riconoscimento, determinato dalle norme vigenti, non resta che ricorrere al Tar.

Sono una docente di sostegno della secondaria di secondo grado, il mio alunno beneficia della 104 per 9 ore di sostegno. Le altre 9 ore le ho a disposizione. Secondo il coordinatore dei docenti di sostegno della mia scuola dovrei stare in classe anche durante le ore a disposizione fino a quando non mi si chieda di fare una sostituzione. Ma è così come dice lui?

È assai strano che, data la carenza di ore di sostegno assegnate dagli USR, ci sia in una scuola un docente utilizzato solo per metà orario su posto di sostegno e per l’altra metà “a disposizione”; per caso, non è che le ore di servizio “a disposizione” coincidano con le ore di potenziamento?
In ogni caso, stante così la situazione, potrebbe risultare opportuno che, in attesa di essere impiegata per altri incarichi nel suo Istituto, lei venga utilizzata nella classe alla quale è stata assegnata, ovvero la classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità; in queste ore potrebbe, coordinandosi con i colleghi, ampliare l’offerta inclusiva per tutti gli alunni, favorendo il processo di integrazione dell’alunno con disabilità.

Sono una docente referente per l’Handicap. Nel corrente anno scolastico, presso la nostra scuola, si sono iscritti due bambini con handicap seguiti dai servizi sociali. Ci sono dei riferimenti normativi che regolamentano i rapporti tra assistenti sociali e scuola?

I rapporti sono quelli tra Ente locale e Scuola; quindi possono partecipare alle riunioni di GLHO, così come partecipano gli operatori sanitari che seguono il caso; ovviamente non partecipano alle riunioni di scrutinio.
È opportuno che quando vengono invitati a delle riunioni lo siano anche i genitori, onde evitare possibili conflitti tra loro. Comunque possono avanzare proposte come tutti, ma non possono imporre decisioni circa le didattiche da seguire, spettando queste decisioni definitive ai docenti.

Sono un’insegnante di sostegno che segue un bimbo per 11h; il bimbo ha una problematica organica con importante disturbo della tiroide tale da inficiare aspetti emotivo-comportamentali. Emerge notevole disturbo della regolazione. Dopo un anno negativo e traumatizzante vissuto in altro plesso del medesimo Istituto, i genitori hanno fatto uno spostamento interno. In meno di un mese e mezzo il bimbo ha fatto dei cambiamenti e miglioramenti incredibili, in primis a livello emotivo e conseguentemente a livello didattico/cognitivo. I genitori hanno ridotto persino la terapia farmacologica perché il bimbo è più tranquillo, sereno e sereno nel venire a scuola. Ora, i genitori in colloquio mi hanno chiesto se potevo rafforzare questo momento positivo del bimbo seguendolo una volta a settimana fuori scuola. Da parte mia propensa e felice nel poterlo fare, potendo gestire in tal modo tempi differenti, più diluiti col bimbo. Dopo averne parlato con la Dirigente, ricevo risposta negativa dicendo che non si può, è contro la legge. Mi domando se sia effettivamente così, essendo in part time e lavorando anche come libero professionista in qualità di psicoterapeuta. Lungi dal proporre alcun tipo di terapia (impossibilitata per codice deontologico e per diversa impostazione); mi domando se un percorso di supporto scolastico per un certo periodo, debba essere vietato!

Se il suo intervento rientra in un supporto scolastico all’alunno come l’aiuto nello svolgere i compiti, allora deve attenersi a quanto le ha indicato, correttamente, la DS; se, infatti, dovesse seguire l’alunno come docente, allora necessiterebbe dell’autorizzazione dell’Ufficio Scolastico Regionale.
Se, invece, intendesse seguirlo come psicologa, ed è autorizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale a svolgere la professione, così come lo sono gli avvocati, gli ingegneri etc, allora può farlo, preferibilmente a titolo di volontariato, e avvertendo la DS.

Sono la mamma di un ragazzo che frequenta la prima media.  In seguito ai tanti problemi  il sostegno,  i docenti, che non  lo seguono, vogliono farmi firmare il Pei senza averlo letto senza aver fatto il glh.  Voglio cambiargli scuola. Tutto bene, d’accordo con il provveditorato, con il nuovo Dirigente.  Mi chiama il provveditorato x dirmi che avevano capito male (scuola elementare) e NON MI POSSONO DARE IL SOSTEGNO. Non ho capito bene perché…. La scuola nuova si trova in un altro comune, adiacente all’attuale e fra le due scuole vi sono 7 km di distanza. Possibile che non si possa cambiare scuola? Ma dove sono i nostri diritti?

In base alla normativa vigente, il PEI viene elaborato congiuntamente a inizio di anno scolastico dal GLHO, composto da tutti i docenti del Consiglio di classe, dagli specialisti dell’Asl e dalla famiglia; pertanto la famiglia, senza aver preso parte al tavolo di lavoro, non può firmare un documento che, di fatto, non può corrispondere ad un PEI. Per quanto riguarda il trasferimento: purtroppo, quando si cambia scuola e si va in un comune diverso, il docente per il sostegno non è obbligato a seguire l’alunno, anche se si tratta di pochi chilometri. Pertanto occorre chiedere all’Ufficio Scolastico Regionale che venga riconosciuto un altro docente; se l’Ufficio Scolastico Regionale si rifiuta, non resta che parlare con il referente regionale per l’inclusione, perché ottenga le nuove ore di sostegno per la nuova scuola e, in mancanza, si fa ricorso alla Magistratura.

Sono un’educatrice professionale che ha in carico un bambino di 12 anni affetto da distrofia muscolare per questo costretto ad utilizzare la sedia a rotelle.
Purtroppo per raggiungre alcuni labortori siamo costretti a movimentare il ragazzo su per le scale perchè la scuola è sprovvista di pedane per la carrozzina.
Se l’educatore professionale per problemi di salute a sua volta non può movimentare il ragazzo è possibile far svolgere il compito esclusivamente alle bidelle?

I collaboratori scolastici, in base all’Allegato A, Area “A”, prestano ausilio materiale agli alunni con disabilità “nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale” anche con riferimento alle attività previste dall’art. 47 del CCNL. Pertanto, in relazione al caso da lei descritto, lo spostamento dell’alunno con disabilità deve essere assolto dai collaboratori scolastici.

Per quanto riguarda le barriere architettoniche, sarebbe opportuno che il DS intervenisse presso le autorità competenti, ovvero il Comune, affinché intervenga prontamente per rendere i locali della scuola accessibili.

Da circa due settimane ho cominciato a seguire a casa una ragazza di 20 anni che frequenta la 5^ superiore in un Istituto Alberghiero. La ragazza ha un ritardo moderato e, oltre al sostegno, le sono stati dati degli obiettivi minimi. Volevo chiedervi, oltre agli obiettivi minimi, ha diritto a compiti in classe semplificati? Perché lei ha gli stessi compiti in classe dei suoi compagni e, con le sue difficoltà, non è in grado di affrontarli, (soprattutto le domande aperte).

Nella scuola secondaria di secondo grado, il curricolo può essere “individualizzato”, finalizzato al conseguimento del diploma, oppure “differenziato”, in questo caso lo studente consegue un attestato.

All’inizio dell’anno scolastico, il GLHO, composto da tutti i docenti del Consiglio di classe, dagli specialisti dell’Asl e dalla famiglia, elabora il Piano Educativo Individualizzato, in cui viene indicato il curricolo adottato per lo studente con disabilità.

La dicitura “obiettivi minimi”, che ultimamente è stata adottata nel Secondo grado, è riferita al fatto che per la studentessa il curricolo adottato è “un programma semplificato riconducibile ai programmi ministeriali”; al di là dell’espressione, di fatto impropria, il Consiglio di classe, in forza dell’art. 16 c. 3 della legge n. 104/92, è tenuto a “individualizzare” il curricolo, strutturando per la studentessa prove equipollenti che si differenziano da quelle dei compagni per le modalità (ad es. prova scritta invece della prova orale o viceversa, oppure prova scritta integrata con la prova orale, ecc.) e/o per i contenuti (ad es. domande a scelta SÌ-NO, con domande successive di richiamo per verificare se la e le risposte precedenti siano casuali o frutto di conoscenza; oppure domande a scelta multipla, ecc.). Tali prove, comunque, debbono mettere l’esaminatore o il docente della disciplina in grado di verificare se l’alunna ha acquisito gli elementi sufficienti rispetto alle singole discipline; tale principio è stabilito nel DPR n. 323/98 art 6 comma 1.

Con l’accordo della famiglia e delle due scuole è fattibile che un disabile molto grave si iscriva presso una scuola secondaria di secondo grado, ma che per problemi di spazi frequenti ancora la scuola secondaria di primo grado?
Mi spiego meglio, il disabile vive una condizione di forte gravità e necessità di un ampio spazio che utilizza in modo quasi esclusivo. La scuola secondaria di secondo grado non dispone di tale spazio, mentre la scuola secondaria di primo grado si.
Se c’è l’accordo tra le due scuole (dello stesso paese) e la famiglia, è possibile che il disabile pur essendo iscritto alla scuola secondaria di secondo grado continui a frequentare gli spazi forniti dalla scuola secondaria di primo grado, affiancato dal docente di sostegno o assistente ad personam forniti dalla scuola secondaria di secondo grado?

A nostro avviso, nelle scuole statali ciò non è possibile; infatti, l’alunno ammesso alla frequenza della scuola secondaria di secondo grado deve frequentarla, avvalendosi dei locali e del personale della scuola. Non sarebbe giustificabile che l’alunno frequenti la scuola secondaria di secondo grado nei locali della scuola secondaria di primo grado, senza i suoi compagni e avvalendosi di docenti e di assistenti e, se necessario per l’assistenza igienica, anche di Collaboratori scolastici della scuola secondaria di secondo grado.
Ancor più impensabile appare il fatto che uno studente ammesso alla frequenza della scuola secondaria di secondo grado frequenti in una classe della scuola secondaria di primo grado.

Leggendo la vostra rubrica ho da sottolineare una grande inesattezza, i collaboratori scolastici anche in possesso dell’art 7 non sono assolutamente tenuti ad imboccare i bambini portatori di handicap
1 perchè il ccnl non lo prevede assolutamente, la dicitura assistenza è riferito ad altro che non è il cibo;
2 l’assistenza che il collaboratore è tenuto a espletare durante il pranzo è di pura e mera sorveglianza in quanto non in possesso delle vaccinazioni dovute per la distribuzione del cibo e altro;
3 l’assistenza richiesta in questo senso, come pure la pulizia igenica del corpo, e strettamente legata alla figura della assistente di base in quanto formato e autorizzato dalla norme legali sia civili che penali.

Quanto scritto nella nostra rubrica risulta corretto. Infatti la Tab. A., allegata al CCNL 2002-2005 e ribadita anche nell’ipotesi contrattuale 2006-2009, quanto ai compiti dei collaboratori scolastici stabilisce per  l’«Area A» che il personale è addetto a compiti di “vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche”; nella stessa tabella, «Area A», fra i compiti del collaboratore scolastico, sono annoverate prestazioni di “ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale” anche in riferimento alle attività previste dall’art. 47.
Il riferimento all’art. 47 significa che queste attività, avendo un carattere specialistico, debbono essere oggetto di un apposito incarico da parte del Dirigente Scolastico e che rientrano nell’area B, area che comprende l’obbligo di seguire un corso di aggiornamento e il diritto di avere un aumento stipendiale che, in base alla sequenza negoziale del 2007, entra a far parte della base pensionabile.
Pertanto se il Dirigente Scolastico dà incarico ad un collaboratore o ad una collaboratrice scolastica di assistere durante i pasti un alunno che non ha l’uso delle mani, e quindi di imboccarlo, questo collaboratore o collaboratrice dovrà frequentare un corso di aggiornamento e  avrà il diritto all’aumento stipendiale. Laddove il collaboratore incaricato si rifiuti di prestare tale servizio senza giustificato motivo (ad es. disabilità ai sensi della l. n° 104/92) o si rifiuti di frequentare il corso di aggiornamento, che è divenuto obbligatorio in forza dell’art. 1 comma 181 lettera c) n. 8 della legge n. 107/2015, il dirigente scolastico potrà procedere ad irrogare sanzione disciplinare e addirittura a denunciarlo per inosservanza di obblighi d’ufficio, come è stato stabilito dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 22786/16.

Sono una mamma che vuole fare il bene di suo figlio e perciò vi chiedo quanto tempo per legge una cooperativa o altri, previa certificazione 104 comma 3 art 3 e diagnosi funzionale, deve erogare l’educatrice in più? Mio figlio di 22 mesi ha una patologia rara, l’osteogenesi imperfetta, che consiste in una fragilità ossea; non ha handicap di altro genere, quindi può fare tutto, ovviamente evitando le situazioni ipoteticamente rischiose dove potrebbe cadere. Il bimbo, a detta del referente comunale e della dott.ssa che ha redatto la prima visita di neuropsichiatria infantile e di conseguenza LS diagnosi funzionale, poteva di frequentare da subito il nido (il bimbo ha avuto una frattura proprio al nido ed è stato ingessato 2 mesi: dal 18 ottobre è guarito e per i medici poteva tornare). Abbiamo portato la diagnosi funzionale ma ad oggi non hanno saputo dirci quando arriverà l’educatrice.

Gli asili nido sono oggetto di un diritto e non di una semplice concessione per gli alunni con disabilità, come espressamente precisato nell’art. 12 comma 1della legge n. 104/92; pertanto, con lettera raccomandata o con un fax, invitate il responsabile dell’asilo nido a garantire la presenza di un assistente per vostro figlio, altrimenti sarete costretti a rivolgervi al TAR con tutte le spese a carico dell’ente gestore dell’asilo.

Sono la mamma di una bimba con disabilità grave riconosciuta con 104/92 art 3 comma 3. Mia figlia frequenta la classe 4 scuola primaria e quest anno ha cambiato classe (non circolo) e tutte le insegnati compresa quella di sostegno. In questi anni è stato comprato del materiale strutturato e non (computer, software) che con l’avvenuto cambio di classe non ha seguito la bambina. L’attuale insegnante ha fatto richiesta di tale materiale ma hanno detto che lo stavano usando altri bimbi con la 104, inoltre alla richiesta di un elenco del materiale comprato e messo a disposizione di mia figlia, hanno risposto che l’avevano perso. Domanda: se il materiale è stato comprato per un alunno non dovrebbe seguire quest’ultimo? Vorrei fare chiarezza su questa storia e non so a chi chiedere, chi stanzia i soldi per questo materiale? Il comune o il provveditorato? L’elenco del materiale se la scuola dice di non averlo a chi posso chiedere?

Probabilmente la segreteria dovrebbe avere notizia dell’acquisto del materiale che dovrebbe essere inventariato e dovrebbe esservi un responsabile della custodia dello stesso.
Normalmente il materiale acquistato per un alunno con disabilità dovrebbe seguirlo per tutta la durata del ciclo di studi; potrebbe esservi materiale anche acquistato tramite una scuola-polo o un CTS e assegnato in uso alla scuola per poi essere riassegnato ad altra scuola, nel momento in cui l’alunno assegnatario ha terminato il ciclo di studi.
Comunque il materiale non è assegnato ad una classe, ma ad una scuola o ad una rete di scuole. Se non è possibile recuperarlo, il Dirigente chieda all’Ufficio Scolastico Regionale oppure ad un CTS, se presente nel vostro territorio, per poterne avere altro.
Se nel computer usato sino ad allora dall’alunno c’erano sofware personalizzati per quell’alunno, se ne può chiedere la duplicazione.

Sono un’insegnante di sostegno presso una scuola media secondaria di primo grado. Seguo un alunno disabile per 18 h settimanali in una terza media. A dicembre deve rifare la visita per l’attribuzione della 104 e del sostegno . Se non dovessero più riconoscergli questo diritto, in che modo verrei utilizzata dal dirigente per il resto dell’anno?

Intanto bisogna attendere l’esito della visita e la comunicazione ufficiale di tale esito alla famiglia; sino a questa data continua a valere la precedente certificazione.
Qualora la nuova dovesse essere negativa, sarà il DS a prendere accordi con l’USR che potrebbe confermarla in quella scuola o assegnarla ad un altro Istituto Scolastico.

Durante l’anno scolastico, in terza elementare, una delle maestre mi dice che mio figlio poteva essere dislessico; lo porto da una neuro psichiatra infantile che dopo vari controlli stabilisce che non lo è. A questa notizia la maestra non è d’accordo, quindi mi dice di riparlare con il medico. La dottoressa a quel punto chiede una relazione scritta con le spiegazioni per cui lei lo ritenesse dislessico: la maestra non ha mai fornito nessuna relazione. La mia domanda è questa: i docenti devono fornire una relazione per la quale l’alunno deve fare i controlli? oppure basta la loro parola? cosa prevede la legge? come mi devo comportare?

Per il riconoscimento della presenza di un Disturbo evolutivo specifico di apprendimento, la normativa vigente, sulla base delle indicazioni della Consensus Conference, attribuisce alle scuole il compito di attivare, dopo aver opportunamente informato le famiglie, interventi tempestivi, idonei per il riconoscimento dei casi sospetti di DSA (l’esito di queste attività non è configurabile come diagnosi); a fronte di “adeguate attività di recupero didattico mirato” e in presenza di persistenti difficoltà, la scuola deve darne comunicazione alla famiglia, la quale liberamente si rivolgerà agli specialisti per chiedere la valutazione. Queste indicazioni, richiamate nelle Linee Guida, sono esplicitate anche nella Nota interministeriale Prot. n. 297 del 17 aprile 2013, siglata dal Miur e dal Ministero della salute. Nella stessa nota è ribadito che è necessario distinguere le difficoltà di apprendimento dal disturbo, compito questo in carico agli specialisti; in ogni caso, sottolinea la nota interministeriale “le difficoltà di apprendimento possono essere superate”, mentre “il disturbo, avente una base costituzionale, resiste ai trattamenti messi in atto dall’insegnante e persiste nel tempo, pur potendo presentare notevoli cambiamenti”.  
In sintesi, se uno specialista afferma e certifica che il bimbo non è dislessico, la scuola deve accettare quanto lo specialista dichiara. Se riscontrano problemi, li documentino adeguatamente, segnalandoli a Lei: in base a tali indicazioni, deciderete voi se sia o meno il caso di chiedere una nuova valutazione.
Consiglio: si potrebbe suggerire ai docenti di provare a cambiare le metodologie didattiche adottate; a volte, infatti, i metodi di insegnamento possono risultare inefficaci per alcuni alunni.

Ho una figlia disabile che frequenta l’ultimo anno di una scuola statale di secondo grado. Il dirigente richiede la reperibilità mia e di mia moglie in casi di criticità scaturiti dal comportamento di nostra figlia.
La nostra disponibilità  negli anni ce sempre stata ma in quest’ultimo anno ci viene richiesto spesso di andare a scuola per cercare di trovare soluzioni. In un ultimo episodio, dopo averci telefonato per avvertici di quello che succedeva e essendo impossibilitati a raggiungere la scuola il dirigente ci ha contattati telefonicamente e con toni aggressivi ci ha convocati a scuola per stilare un protocollo d’intesa. Se vi è possibile dateci un consiglio su come affrontare quanto richiesto dal dirigente.

Purtroppo non è chiaro che tipo di comportamento tiene sua figlia. Se si trattasse di crisi di salute, basterebbe dire al Dirigente scolastico che, invece di perseguitarli tanto spesso, chiami il 118 e così si risolverebbe la situazione.
Se si tratta, invece, di crisi comportamentali, sarà necessario fare un incontro di GLHO con la presenza dell’ASL, ed eventualmente di un medico di fiducia della famiglia, e adottare insieme le misure idonee necessarie (educative o altro, in base alla valutazione che emergerà dall’incontro).
Quanto all’intesa, non sapendo che cosa propone il Dirigente, non siamo in grado di dare risposte; comunque l’eventuale richiesta di ridurre l’orario scolastico non sembra corretta, specie se è contrastabile con specifici interventi (da terapie di carattere psicologico a quelle educative o altro, in base a ciò che indicherà il GLHO).

Sono un’insegnante di sostegno, vorrei sapere se seguendo una programmazione per obiettivi minimi, ci sono dei vincoli per i livelli di apprendimento (base-intermedio-elevato)

Gli obiettivi programmati per gli alunni con disabilità, così come previsto dalla normativa vigente, sono “individualizzati”, ovvero coerenti con il funzionamento della persona e mirano allo sviluppo e al potenziamento delle capacità individuali (art. 12 c. 3 della l. 104/92).
La valutazione, di conseguenza, deve essere coerente con una progettazione individualizzata e il voto che viene attribuito, è espresso non in base a parametri standard, bensì a criteri definiti e coerenti con il Piano Educativo Individualizzato (art. 16 della legge 104/92); il che non esclude che, fra i voti, si possa attribuire 10.

Sono un’insegnante di scuola dell’infanzia vorrei dei chiarimenti circa la frequenza di un alunno disabile al quale sono state riconosciute 25 ore di sostegno. L’alunno frequenta per 40 ore settimanali, pertanto dalle 13.00 alle 16.00 l’insegnante curricolare opera da sola con il bambino disabile e l’intera sezione. Il bambino è autistico,  sulla diagnosi funzionale è specificato che ha bisogno, oltre che dell’insegnante di sostegno anche di un educatore. Nel plesso il pomerigio è presente dalle ore 12:30 alle 15:30 un’assistente su 4 bambini tutti con 25 ore e con necessità di un educatore oltre che dell’insegnante di sostegno. Il bambino che mi è stato affidato non ha raggiunto l’educazione degli sfinteri e frequenta senza pannetto; non comunica, non interagisce con i coetanei, porta tutto in bocca, vuole stare in braccio e tende a scappare fuori dalla sezione. In tali situazioni è difficile garantire il diritto allo studio di tutti i bambini e anche la sola vigilanza. Vorrei sapere come procedere per far si che il diritto allo studio e all’inclusione scolastica del bambino disabile vengano garantiti. Inoltre nel mio istituto comprensivo il primo giorno di assenza sia dell’insegnante di sostegno sia dell’insegnante curricolare non nominano.

Da quanto scrive, nella sua scuola vi è un assistente assegnato a più alunni nella stessa fascia oraria: come è possibile ciò? come può l’assistente trovarsi in più sezioni contemporaneamente, dato che egli viene assegnato ad un solo alunno per volta?
Per quanto concerne l’igiene personale dell’alunno con disabilità debbono provvedere i collaboratori scolastici in forza della Nota ministeriale Prot. 3390/01 e del CCNL del 2005 art 47, 48 e tab. A.
Per le risorse è, invece, necessario chiedere ulteriori ore di assistenza sulla base della Diagnosi Funzionale e del Pei; nel Pei, nello specifico, per ciascun alunno nel PEI di riferimento vanno indicate le ore di assistenza.
In merito alla questione delle supplenze, ovvero al fatto che per il primo giorno di assenza non si provvede a nominare supplenti,   va detto che ciò è previsto dalla L.n. 107/15 e, in forza di tale dispositivo, per le sostituzioni devono essere utilizzati i docenti dell’organico potenziato.

Ho chiesto la certificazione per mio figlio in ritardo ma a furia di pressioni da parte mia e delle insegnanti,  mio figlio frequenta la prmia elementare, siamo riusciti ad ottenerla fino a fine anno scolastico ma la scuola non mi ha assegnato nessun insegnante di sostegno!! Mio figlio ha problemi di apprendimento è iperattività e con problemi di comportamento cosa posso fare?

Anche se con ritardo, appena ottenuta la certificazione dell’art 3 comma 1 o comma 3 della l.n. 104/92, l’alunno ha diritto immediatamente ad avere le ore di sostegno indicate nel Pei e, se queste non arrivano, la famiglia ha diritto a fare causa alla scuola e all’Ufficio Scolastico Regionale per ottenerle.

Sono un collaboratore scolastico in servizio in una scuola secondaria di primo grado. Nella scuola ci sono ragazzi che per problemi di scogliosi o interventi chirurgici alle articolazioni, hanno richiesto alla scuola se i collaboratori possono portare gli zaini nelle classi sia all’entrata della scuola che all’uscita , constatato che questo servizio non è stato considerato come una intensificazione di servizio e quindi non compensata economicamente nel fondo d’istituto , parecchi hanno rinunciato a portare gli zaini ,il dirigente ha richiesto di motivare il diniego al servizio , ritenendo che questa mansione rientra nei nostri compiti nella voce di (servizio di ausilio materiale degli alunni in situazione di temporaneo handicap) ora la domanda è: questi ragazzi sono considerati portatori di handicap? spetta a noi il compito di svolgere questo servizio? se si va ritenuto intensificazione di servizio?

Il CCNL del 2005 agli art 47, 48 e tab. A ha previsto che tutti i Collaboratori debbano accompagnare gli alunni con disabilità dall’ingresso della scuola in classe, senza alcuna retribuzione aggiuntiva, rientrando ciò nel normale mansionario. Accompagnamento ovviamente non significa, come avviene nelle normali visite di cortesia tra ospiti, stare accanto all’ospite o precederlo nell’attraversamento dei locali; ma, trattandosi di persone che hanno dei particolari bisogni, significa sorreggerli, spingere le loro sedie a ruote e, se necessario, prendere per qualche minuto i loro zaini, come fanno di solito quanti ricevono in casa un ospite al quale tolgono di mano il soprabito per appenderlo.
Se ci sono ancora Collaboratori che pretendono una elencazione tassativa nel mansionario delle singole operazioni cui sono tenuti gratuitamente e  di quelle per le quali hanno diritto ad una retribuzione aggiuntiva, ignorando il senso chiaro del CCNL sottoscritto dai Sindacati, allora vuol dire che l’inclusione scolastica sta facendo dei paurosi passi indietro, testimoniati ad es. da quanti sostengono che  “l’accompagnamento ai servizi igienici” (operazione prevista con retribuzione aggiuntiva) dovrebbe consistere nell’accompagnare un alunno tetraplegico sino alla porta del bagno e non accudirlo all’interno dello stesso, proprio perché il CCNL usa il termine “accompagnamento”…

Sono responsabile di plesso in una scuola secondaria di primo grado e vorrei conoscere la normativa in merito alla sostituzione degli insegnanti di sostegno. Il caso in cui ci troviamo a operare è quello di un alunno autistico grave che tende a scappare dall’aula e che necessita di un’attenzione individualizzata e costante. In caso di assenza del docente di sostegno risulta pertanto impossibile all’insegnante di classe farsene carico contemporaneamente alla gestione della classe stessa. Nella scuola è presente un altro insegnante di sostegno che segue ben tre casi e non pare corretto lasciare questi ragazzi senza il loro insegnante, salvo situazioni emergenziali. D’altro canto chiedere alla famiglia di tenere a casa l’alunno con grave disabilità lede il suo diritto alla frequenza e mette in difficoltà la madre. Qual è il modo corretto di procedere, supponendo che l’assenza dell’insegnante duri pochi giorni e non sia possibile procedere alla nomina di un supplente?

Il Ministero ha stabilito che dopo il primo giorno di assenza deve essere nominato un supplente; c’è anche una vecchia decisione della Corte dei conti che ha affermato che non nominare il supplente può costituire l’illecito di interruzione di un pubblico servizio.

Mia figlia, che frequenta le elementari e ha la 104 art. 3 comma 1, per le gite paga tutta la quota? o solo il trasporto?

Gli alunni con disabilità partecipano alle gite pagando, come i compagni, la propria quota per intero; nulla invece debbono pagare per l’eventuale accompagnatore.

Sono una docente di sostegno di un istituto professionale,
le scrivo per  sapere se un alunno che accede all’esame di stato per conseguire un attestato di competenze in quanto ha seguito una programmazione differenziata per tutto il suo percorso scolastico alle superiori, è tenuto a pagare la tassa di 12 euro per il rilascio del diploma.

Solo se di famiglia disagiata in base ad un certo reddito, si ha il diritto di non pagare la tassa scolastica statale per gli esami secondo quanto previsto dall’art 29 della l.n. 118/1971.

I bambini con L.104 pagano eventuali spettacoli teatrali e corsi (musica, inglese, motoria) che si tengono a scuola in orario scolastico?

SI, come tutti i compagni. A meno che non versino in disagiate condizioni economiche, in forza delle quali, agli alunni con e senza disabilità, talora la scuola concede delle agevolazioni.

Mio nipote, che ha 5 anni, ha un piccolo problema: è un bambino con disabilità con autismo di frequenza lieve. Va a scuola. C’è l’insegnante di sostegno. Il bambino non sa parlare. Non sa dire quando deve andare al bagno; e quando deve fare la cacca chiamano la mamma, che poi se vede la mamma, piange. Cortesemente, di chi è la competenza: della scuola o della mamma?

L’assistenza igienica agli alunni con disabilità spetta ai bidelli (collaboratori scolastici); ciò in base alla Nota ministeriale prot n. 3390/01 e al Contratto collettivo nazionale di lavoro del 2005 art 47, 48 e tab. A.
Quindi dite al Dirigente scolastico che provveda subito a dare tale incarico a un bidello e a non disturbare più la madre, perché è compito della scuola provvedere a questi compiti.

Sono un’insegnante di classe di scuola primaria. Avrei bisogno di un chiarimento in merito alla formazione di gruppi utilizzando anche la figura dell’insegnante di sostegno. Noi vorremmo alternare la gestione dei gruppi, quindi capiterà che l’alunno diversamente abile rimanga con l’insegnante di classe nel suo gruppo e viceversa. L’insegnante di sostegno ci dice che non è possibile perché deve seguire l’alunno che le è stato assegnato. Premetto che anch’io sono specializzata e mi sembrava bello non delegarle sempre il bambino.

Da un punto di vista formale tutti i docenti della classe, sia quelli incaricati su posto comune che quelli incaricati su posto di sostegno, sono responsabili di tutti gli alunni della classe.
Peraltro la costituzione di gruppi eterogenei offre molteplici possibilità di apprendimento, favorisce la socializzazione e contribuisce alla realizzazione di una scuola inclusiva: si tratta di una modalità da incoraggiare e promuovere. L’alternanza della gestione dei gruppi è bene che preveda, come da lei ipotizzato, che l’alunno con disabilità si trovi sempre con il suo gruppo, pertanto una volta con lei, docente di posto comune, e una volta con la collega di sostegno.

Sono una collaboratrice scolastica che ha il compito di assistere una bambina di 13 anni disabile al 100% in carrozzina, la bambina non ha il controllo dello sfintere perciò devo cambiare il pannolino più volte al giorno, fin qui nessun problema, i genitori hanno avanzato la pretesa di educare la bambina all’uso del water costringendo noi collaboratori a lasciare la bimba per molto tempo sul water fin quando non fa pipì ( che non fa mai) poi prenderla di peso ( circa 60 kg) e metterla sul lettino per il cambio del pannolino, per me diventa un lavoro enorme con il rischio di farla cadere e tra l’ altro obbligare la bimba a fare cose che non riesce a fare, la domanda è: spetta a me educare il disabile all’autonomia delle funzioni corporali? Mi possono obbligare a sollevare e spostare una bambina così pesante?

In forza del CCNL del 2005 – art 47,48 e Tab. A – i Collaboratori scolastici hanno il compito solo di portare gli alunni con disabilità al bagno e quindi pulirli, se sono non autonomi, e riportali in classe; l’educazione all’uso degli sfinteri non rientra nel loro mansionario e non va svolto a scuola.

Sono un’ insegnante della scuola dell’infanzia, quest’anno è stato inserito un bimbo con disturbo dello spettro autistico a cui è stata assegnata la docente di sostegno ma non è stato costituito il gruppo integrato, in quanto la famiglia ha residenza in altra regione.
In questo caso la compilazione del PEi e del PDF spetta alle sole insegnanti e famiglia senza alcun parere medico? L’ unica documentazione in nostro possesso e’ una DF, peraltro poco esaustiva. Inoltre il bimbo avrebbe bisogno di terapia logopedica che la famiglia non può sostenere privatamente. Escludendo che la famiglia possa chiedere la residenza e rivolgersi all’Asl di competenza, ci sono altri enti che possono aiutarci?

La normativa sanitaria prevede che, nell’impossibilità di ottenere una prestazione dalla propria ASL di residenza, si possa ottenere da questa l’autorizzazione di un’altra ASL, la quale addebiterà all’ASL di residenza il costo delle prestazioni effettuate al cittadino (prestazioni che sono di competenza dell’ASL di residenza).
I genitori devono pertanto chiedere l’autorizzazione alla propria ASL di residenza per poi consegnarla alla ASL territorialmente competente per la scuola; in questo modo si potranno ottenere le prestazioni necessarie per il minore, come pure, in quanto previsto dalla normativa vigente, la partecipazione degli specialisti dell’Asl alle riunioni di GLHO per la stesura, insieme alla famiglia e ai docenti della sezione, del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo Individualizzato.

Sono un’insegnante di sostegno assegnata ad una classe quinta di un istituto superiore, per 18 ore settimanali, dove al momento
dell’assegnazione era presente un solo alunno certificato. Successivamente a fine ottobre è arrivato un nuovo alunno, con certificazione per il quale non è stato nominato alcun insegnante.Posso io prendere in carico anche tale alunno, redigere eventuale PEI, o i genitori dell’alunno a cui sono stata, precedentemente, assegnata potrebbero reclamare?
Altro questione. Il nuovo arrivato maggiorenne,non ha mai avuto un PEI e qualcuno sostiene che non è possibile farlo al quinto anno.E’ veramente così?

Se al primo alunno sono state assegnate originariamente 18 ore settimanali, non si può ridurre tale numero senza informare la famiglia; se la famiglia non accetta, come è pensabile, la riduzione di tale numero di ore, la scuola deve chiedere all’USR altre ore di sostegno sulla base del Pei del nuovo alunno.
Lei, in qualità di docente assegnata alla classe, è tenuta, insieme a tutti i colleghi del Consiglio di Classe (e quindi anche al nuovo docente di sostegno) e alle altre figure previste (famiglia e Asl), a partecipare alla stesura del Piano Educativo Individualizzato per entrambi gli alunni.
Il Pei, come documento, viene scritto “nuovo” ogni anno; il fatto che nel passato non sia stato elaborato, non esonera il Consiglio di Classe a non predisporlo, in quanto lo studente ha diritto ad avere un PEI, che è lo strumento didattico fondamentale previsto per legge che deve indicare gli obiettivi da raggiungere e le risorse, tra le quali le ore di sostegno, per raggiungerli.
Questo è ribadito dal DPR 24 febbraio 1994, in applicazione dell’art 12 comma 5 della legge n. 104/92, e dall’art 10 comma 5 della legge n. 122/2010.

Sono lo zio di un bambino di 5 anni al quale è stata prescritta una terapia logopedista, psicomotoria e contestualmente L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO.
Premetto che il bambino ha cambiato vari istituti di scuola materna tra pubblici e privati che hanno rispettivamente e letteralmente fatto in modo che andasse via per i “fastidi che provocava”.
In ultimo anche l’asilo al quale è attualmente iscritto, in quanto privato, ha comunicato a mia sorella che non è di loro gradimento la presenza di mio nipote presso la loro struttura.
Mia sorella ha attivato la procedura per la 104.
La mie domande sono:
1) VERRA’ ASSEGNATO L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO A MIO NIPOTE NELLA NUOVA SCUOLA (PUBBLICA OVVIAMENTE)   VISTO CHE L’ANNO SCOLASTICO E’ GIA’ INIZIATO?
2) CHI DECIDE ,QUALE LEGGE NEL MERITO LO STABILISCE E SOPRATTUTTO COSA E’ PREVISTO CHE VENGA FATTO PER MIO NIPOTE?
3) SAREBBE POSSIBILE ASSEGNARLO AD UNA CLASSE DI UNA SCUOLA DOVE E’ GIA’ PRESENTE UN ALTRO BAMBINO CHE NECESSITA’ DI SOSTEGNO VISTO IL PREVISTO RAPPORTO INSEGNANTE – BAMBINO 1 A 2 E QUINDI PRESENTARE LA DOMANTA ALLA SEGRETERIA PROVINCIALE ANZICHE’ ESCLUSIVAMENTE AD UN ISTITUTO?

Affinché venga assegnato un docente per il sostegno, è necessario che l’alunno sia certificato con disabilità, ai sensi dell’art 3 comma 1 o 3 comma 3 della legge 104/92.
Dopo la valutazione, l’equipe, se riconosce il bambino come alunno con disabilità, rilascia alla famiglia il Verbale di accertamento e la Diagnosi Funzionale: documenti che la famiglia consegna alla scuola (in copia).
Il Dirigente Scolastico, ricevuta la documentazione dalla famiglia, chiede le risorse necessarie all’Ufficio Scolastico Regionale.
Quindi appena avrete tale certificazione potreste fare la richiesta alla scuola pubblica facendo presente che, anche ad anno scolastico iniziato, il bambino, una volta certificato fuori termine, ha diritto comunque al sostegno: una cattedra se ha l’art 3 comma 3 (22 ore settimanali), mezza se ha l’art 3 comma 1 (11 ore settimanali). Il bambino potrebbe essere accolto in classi o sezioni in cui sono iscritti altri alunni con disabilità.
Dopo la consegna dei documenti alla scuola, tutti i docenti della classe a cui è iscritto il bambino insieme ai genitori e agli specialisti dell’Asl elaborano, nella riunione del GLHO, il Profilo Dinamico Funzionale (che verrà periodicamente aggiornato) e il Piano Educativo Individualizzato (che viene scritto nuovo per ogni anno scolastico sempre dai docenti della classe insieme alla famiglia e agli specialisti dell’Asl).
È sulla base del PEI, formulato nella riunione di GLHO, che vengono indicate le risorse necessarie per l’alunno.

È lecito che un dirigente scolastico si rifiuti di far partecipare alla stesura del pei durante l’incontro con l’unità multidisciplinare un pedagogista clinico il quale effettua trattamento clinico Pedagogico al mio minore?

Quando i genitori desiderano far partecipare alla definizione del PEI un membro esterno (specialista, esperto di associazioni, ecc.), inoltrano richiesta scritta al Dirigente scolastico il quale, generalmente, autorizza la partecipazione, nello spirito di collaborazione e cooperazione fra scuola e famiglia.
Non esiste un diritto della famiglia di portare esperti di propria fiducia, anche se tutta la normativa invita a favorire l’intesa scuola-famiglia e, pertanto, tale possibilità dovrebbe essere normale.
Nel caso specifico, trattasi di specialista che interagisce con l’alunno, pertanto la sua presenza è auspicabile, proprio perché la coordinazione e la collaborazione sono i presupposti per elaborare una progettazione efficace ed efficiente, alla cui definizione, ciascuno dei partecipanti al Glho, offre il proprio contributo, in base alle specifiche competenze e al ruolo ricoperto (Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, 4 agosto 2009). 
Inoltrate nuovamente richiesta scritta al D.S. richiamando la normativa citata (oltre alla Legge 104/92) e in caso di diniego, chiedete che vi metta per iscritto le motivazioni.

Sono la madre adottiva di una bambina disabile che frequenta la scuola primaria classe 3a; ora il problema che pongo e il seguente: la bambina ha difficoltà nell’apprendimento e nel linguaggio ma soprattutto ha dei comportamenti problematici (tipo lanciare degli oggetti rovesciare banchi mordere l’insegnante) che l’insegnante di sostegno ( ha l’art.3 comma 3 della 104) non riesce a gestire. Ho fatto una richiesta scritta al dirigente scolastico dove si dice di far intervenire a scuola la Terapista che segue la bambina per aiutare la bambina, i compagni e le insegnanti stesse, ma mi è stato detto che non è possibile.

La collaborazione scuola-famiglia è la strategia più efficace per determinare azioni mirate a migliorare, come in questo caso, il comportamento. Dovrebbe essere apprezzata la vostra collaborazione e disponibilità.
Chiedete, come genitori. la convocazione urgente del GLHO o, se già avete predisposto il PEI, chiedete una seconda convocazione con la presenza del Dirigente Scolastico. Esprimete la vostra preoccupazione in merito agli episodi che si sono verificati a scuola e chiedete la presenza della specialista affinché possa, dopo opportuna osservazione, suggerire strategie utili al miglioramento del comportamento della bambina, specificando il tempo necessario. Naturalmente la scuola comunicherà a tutti i genitori della presenza della terapista, che seguirà le indicazioni del D.S. riguardo l’accesso presso l’aula della minore. Presentate, a supporto della vostra richiesta, la sentenza del Tribunale civile di Bologna con la quale è stato autorizzato l’ingresso in classe di terapisti della comunicazione per un alunno con autismo; per estensione tale Ordinanza può riguardare anche la situazione descritta  [Ordinanza Tribunale Bologna 20 dicembre 2013]. In caso di ulteriore rifiuto, rivolgetevi alla Magistratura.

Volevo sapere se l’assistente all’autonomia e alla comunicazione spetta solo ai disabili gravi o anche a quelli non gravi. Nel caso di specie si tratta di una bambina che oltre al  mutismo selettivo, ha un ritardo mentale medio e per questo è stata riconosciuta disabile non grave ai sensi dell’art. 3 comma 1 della legge 104. Il neuropsichiatra sostiene che per avere l’assistente specializzato occorre essere in situazione di gravità ed avere l’art. 3 comma 3 della legge 104. E’ vero?

Nessuna norma subordina la nomina dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione alla certificazione di gravità. La richiesta delle sue ore deve risultare dal PEI, motivata anche, ma non esclusivamente, dalla diagnosi funzionale dell’ASL.
Anche gli ipovedenti, che non hanno l’art 3 comma 3, ma comma 1, hanno diritto all’assistente per l’autonomia.

Sono la mamma di un bimbo di 5 anni affetto da disturbo dello spettro dell’autismo di livello 1 (il più lieve descritto dal DSM V). Il bambino, cui due anni fa è stato riconosciuto lo stato di disabilità grave e dunque il diritto al sostegno scolastico nella sua formula piena, frequenta il terzo anno di scuola d’infanzia, in un ambiente che posso oggettivamente ritenere positivo e sereno, almeno nelle grandi linee.  Purtroppo, queste grandi linee sono state turbate, quest’anno, da un rifiuto, da parte della dirigente scolastica, dell’autorizzazione all’ingresso in classe delle terapiste, che come lo scorso anno avevano programmato, d’intesa con l’analista comportamentale che (privatamente e a nostre spese) lo segue, un breve periodo di affiancamento del nuovo insegnante di sostegno (purtroppo la precarietà scolastica implica anche la non sempre positiva rotazione di queste figure, così importanti nel processo di recupero di questi bimbi). Bene, l’autorizzazione ci è stata negata con la motivazione che i docenti sono già sufficientemente attrezzati, e quindi non si ravvisa la necessità di un affiancamento specialistico. Motivazione che mi permetto di definire faziosa e lacunosa, dal momento che gli strumenti della terapia comportamentale, lungi dall’interferire con quelli della didattica (esclusivo appannaggio del corpo docente), si mettono a disposizione di quest’ultima, e richiedono un aggiornamento costante, che vada di pari passo con i sempre nuovi progressi o (purtroppo per noi) regressi del bambino. A differenza della motivazione generica addotta per il rifiuto (ricavata, tra l’altro, dall’uso improprio e parziale di un report dell’analista comportamentale sopra citata, la quale, pur decantando i meriti oggettivi degli insegnanti, sottolineava la necessità di un affiancamento, anche breve, al fine di coordinare il rapporto scuola-casa), ritengo di poter affermare oltre ogni ragionevole dubbio che detto rifiuto sia dovuto ad alcuni momenti di tensione veirficatisi durante la convivenza tra docenti e terapiste, per ragioni che non posso indagare, ma delle quali ho solo dei “sentito dire”, non trovandomi io in classe.
Ora,  questo quadro – forse sintentico e in parte approssimativo, ma comunque veritiero rispetto alla situazione creatasi –  lo sottopongo a voi con l’intenzione di chiedere se vi siano gli estremi, non voglio dire per impugnare, ma quantomeno per indurre la dirigente scolastica a rivedere la sua decisione, che, con gli elementi al momento a mia disposizione, ritengo lesiva di un preciso diritto di mio figlio, quello all’assistenza specialistica, che nel nostro caso passa attraverso necessari periodi di osservazione del bambino nel contesto classe. Preciso qui che la decisione presa dalla dirigente non è inserita neanche nell’ambito del piano educativo individualizzato, che, alla data di oggi, 21 novembre, non è stato ancora redatto, a causa della mancata convocazione del “gruppo h”, che, se sono bene informata, dovrebbe obbligatoriamente riunirsi prima dell’inizio dell’anno scolastico, e nell’ambito del quale decisioni di questo genere vanno inserite.

Una sentenza del Tribunale civile di Bologna ha autorizzato l’ingresso in classe di terapisti della comunicazione per un alunno con autismo [Ordinanza Tribunale Bologna 20 dicembre 2013].
Faccia richiesta formale al Dirigente scolastico allegando la sentenza e, in caso di ulteriore rifiuto, si rivolga alla Magistratura.

Vorrei sapere qual è il riferimento normativo che stabilisce il numero max di alunni per classe in cui è presente un alunno D.A. che segue il PEI ( in una classe di scuola secondaria di secondo grado).

L’art 5 comma 2 del DPR n. 81/09 stabilisce che di norma le classi prime delle scuole di ogni ordine e grado, e quindi quelle ad esse conseguenti, ove sono iscritti alunni con disabilità non possono avere più di 20 alunni; l’art 4 dello stresso DPR consente, eccezionalmente, l’aumento di tale tetto a 22 alunni e non oltre.

Sono un insegnante di sostegno di scuola secondaria di I grado. Da tre anni sono assegnata per le mie 18 ore ad una alunna, che però frequenta settimanalmente per sole 15 ore. Il dirigente scolastico utilizza le mie tre ore settimanali per farmi effettuare sostituzioni dei colleghi assenti come fossero ore a disposizione e come fossi una docente perdente posto. Nei riki due anni sul mio orario risultava comunque assegnata alla classe in cui era presente la mia alunna. Quest’anno, invece, nel quadro orario definitivo le mie tre ore sono esplicitamente ore a disposizione. È possibile che il ds utilizzino il mio orario in tal modo? Non potrebbe destinarmi per quelle 3 ore a compiti coerenti con il mio ruolo di insegnante di sostegno?

Purtroppo con le difficoltà per nominare i supplenti, i DS le trovano tutte per risparmiare; così, avendo le Sue tre ore in più, la mette a disposizione della scuola per supplenze.
Non è corretto; ma credo che non sia illegittimo.

Sono un’insegnante di sostegno di scuola media. Quest’anno in una classe seconda sono presenti due alunni certificati che, assieme ad altri alunni della stessa classe, non si avvalgono dello studio della Religione Cattolica, ma hanno scelto lo studio assistito. Al momento il docente per lo studio assistito non è ancora stato nominato, e per i due alunni poter essere seguiti in quest’ora dall’insegnante di sostegno (fuori dalla classe) risulta molto proficuo perché hanno la possibilità di svolgere attività di recupero, di prepararsi a verifiche, di migliorare il  metodo di studio, ecc. Mi chiedo, però, se è possibile continuare a prevedere il sostegno anche una volta che arriverà l’insegnante per lo studio assistito che dovrà seguire un gruppetto di 6-7 alunni: in questo caso, anche se il sostegno per i due alunni certificati continuerebbe ad essere molto importante, di fatto si creerebbe una compresenza di insegnanti non curricolari con funzioni simili, e l’insegnante di sostegno non svolgerebbe – per quell’ora – il ruolo di supporto alla classe e non avrebbe quindi alcuna funzione inclusiva…

Per gli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, la scuola organizza attività alternative (CM 316 del 28/10/1987), per le quali vengono utilizzati docenti che, in base alla nota del MEF, non devono essere individuati fra i docenti della scuola già in servizio nella stessa classe.
Nella situazione descritta, essendo particolarmente esiguo il numero degli alunni interessati dall’alternativa ed essendo già in servizio i docenti per il sostegno, si potrebbero ipotizzare due piccoli gruppi eterogenei, condotti ciascuno dal docente per il sostegno. Questa modalità organizzativa consentirebbe di proseguire, approfondendole, le attività di potenziamento, sempre utili per tutti gli studenti. Ovviamente non si renderebbe necessaria la nomina di un terzo docente.

Sono  un operatore di mensa che si occupa della distribuzione pasti in un scuola elementare.
Causa terremoto e relativi piani di evacuazione, sono sorte delle diatribe rispetto al posto che deve occupare una bimba disabile in mensa.
E’ vero che esiste una legge che prevede l’uscita per ultimo dello studente disabile per non intralciare l’uscita degli altri bambini, e che quindi non deve essere posizionato in prossimità della porta, ma in una posizione che permetta agli altri di uscire velocemente? se si quale legge è?

Per quanto riguarda la norma si rimanda alla normativa sulla sicurezza e al DM 26/8/1992. Ogni scuola deve dotarsi di una procedura di evacuazione per condurre fuori dall’edificio alunni con disabilità o alunni che sono temporaneamente impediti.
Il Servizio di Prevenzione e protezione di Pisa e le Linee Guida per la pianificazione dell’evacuazione in edifici scolastici (predisposta dal Comando Provinciale dei vigili del Fuoco di Bergamo, giugno 2000) hanno pubblicato due opuscoli in cui sono descritti i criteri generali: 1) attendere lo sfollamento delle altre persone;
2) accompagnare, o far accompagnare, le persone con capacità motorie o sensoriali ridotte all’esterno dell’edificio;
3) se non è possibile raggiungere l’esterno dell’edificio, provvedere al trasporto del disabile fino ad un luogo idoneo, possibilmente un locale dotato di finestra, in attesa dei soccorsi;
4) segnalare l’avvenuta evacuazione del disabile o l’impossibilità di effettuarla.

Sono Presidente di un Comitato Genitori e rappresentante, per la componete genitori, del GLI. Avrei bisogno dei riferimenti normativi dai quali si evinca che è dovere del Dirigente Scolastico richiedere all’Ente Comunale le ore di assistenza educativa.

Il  Dirigente scolastico è responsabile del buon andamento della scuola e dell’inclusione; egli quindi deve chiedere le risorse necessarie a realizzare il risultato positivo (cfr. Legge 104/92). A parte il riferimento ai compiti del DS indicati nelle Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009, non c’è una norma che stabilisca ciò; ciò è una conseguenza del ruolo e della funzione del Dirigente, rafforzato dalla recente legge di riforma della scuola n. 107/2015.

Premesso che nella scuola in cui insegno sostegno, vi sono molte classi con 2 e anche 3 alunni certificati, spesso gravi, con obbligo di 18 ore di sostegno più ore di assistenza.
Quest’anno il ds, ha intimato di organizzare l’orario scolastico in modo che in classe, in ciascuna ora non ci sia più di un docente di sostegno o assistente. Ha anche imposto che gli alunni con 18 ore abbiano un solo docente di sostegno.  Ebbene questi due vincoli rendono molto difficile organizzare l’orario, e costringono ad impegnare ore di sostegno anche in discipline in cui non sarebbe necessario. Succede anche che nelle ore in cui è più utile il sostegno, ne può usufruire solo uno degli alunni della classe.
E, per ultimo, l’orario di servizio dei docenti diventa un ‘colabrodo’ pieno di buchi.
È legittima questa politica nella formulazione dell’orario delle lezioni?

Premesso che il “sostegno” non è un insegnamento, infatti il docente è incaricato “su posto di sostegno” per le attività finalizzate a promuovere e sostenere l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, va precisato che l’organizzazione delle ore di sostegno devono, prima di tutto, rispondere ai bisogni formativi degli alunni. Principio peraltro stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010, la quale stabilisce che le ore di sostegno sono assegnate ai singoli alunni e non possono essere spalmate a favore di altri; se in una classe ci sono due alunni con disabilità ai quali sono assegnate singolarmente una cattedra ciascuno, tali ore debbono essere svolte dai singoli docenti a favore di ciascuno degli alunni, anche nello stesso orario di servizio.
Le motivazioni a sostegno di una organizzazione, che risponde ai bisogni formativi degli alunni con disabilità, trovano esplicitazione nella progettazione annuale predisposta per ciascun alunno con disabilità (Piano Educativo Individualizzato).
Pertanto se voi ritenete che, sulla base del Pei (L. 104/92 e DPR 24 febbraio 1994), l’organizzazione oraria, per essere efficace e significativa ai fini del processo inclusivo e dei bisogni formativi dell’alunno con disabilità (Linee Guida del 4 agosto 2009), debba essere strutturata diversamente da quanto indicato dal Dirigente Scolastico, dovete sottoporre al DS quanto stabilito dalla Sentenza della Corte Costituzionale insieme a quanto indicato nel Pei e alle motivazioni a supporto.
Solo se altre soluzioni, come quella di questa scuola, sono concordate nei GLHO, allora è possibile derogare al criterio fissato dalla Corte.

Sono un insegnante di sostegno specializzata, con incarico annuale del CSA presso una scuola Primaria, inizialmente mi erano stati assegnati due bambini in classi diverse con 11 ore ciascuno, ora invece mi hanno assegnata ad una delle due classe con la presenza di un bambino certificato con 11 ore dicendomi che ho ventidue ore in quella classe per la presenza anche di un altro bambino Bes con particolari problemi, Ho provato a sollevare il problema chiedendo la giustificazione di quelle ore (anche per la firma dei registri e la compilazione del PEI) e mi è stato risposto dalla Coordinatrice che ho 22 ore sul suddetto bambino disabile e sono” titolare” della classe ( cioè ho contemporaneamente 22 sulla classe) anche qualora le docenti curricolari dovessero assentarsi. Cerco di spiegarmi: mi è stato riferito che io sono titolare in quella classe e quindi la sostituzione delle insegnanti curricolari non costituisce
supplenza.

Da quanto scrive, lei ha ricevuto l’incarico annuale ed è stata assegnata a due classi differenti dall’inizio dell’anno scolastico; a distanza di due mesi, viene spostata su una delle due classi, con evidente “interruzione di continuità educativo-didattica” non giustificata.
Non avendo sufficienti elementi, in base al testo da lei inviato, si profilano due situazioni:
1)       nel caso di interruzione della continuità educativo-didattica, ritenuta fondamentale anche dalla recente legge di riorganizzazione del sistema, la legge 107/2015, vanno tutelati i diritti dell’alunno; per garantire la continuità, infatti, la norma in vigore stabilisce che dopo 20 giorni dall’inizio delle attività scolastiche il docente non può essere spostato di sede (art. 461 del Decreto legislativo n. 297/94); scriva pertanto al Dirigente Scolastico richiamando il Decreto legislativo citato e aggiungendo che, oltre a motivazioni di carattere psico-pedagogiche, l’art. 1 comma 72 della legge n. 662/1996 assicura il diritto alla continuità; e dato che lei si trova nello stesso Istituto, deve essere riassegnata allo stesso caso fino ad oggi seguito;
2)       nel caso di ridefinizione dell’orario, in quanto uno dei due alunni ricorrendo ha ottenuto il rapporto 1:1, in forza di una Sentenza, dica alla famiglia del bimbo che ha ottenuto 22 ore che la scuola ne ha tolte 11 per assegnarle ad un bambino non certificato. Così la madre solleverà il problema anche presso l’Ufficio Scolastico Regionale, perché i bimbi non certificati non possono avere ore di sostegno. In questo caso, per quanto riguarda le supplenze, faccia presente che il MIUR ha stabilito che dopo il primo giorno di assenza deve essere nominato il supplente: si veda, al riguardo, la decisione del Consiglio di Stato, di seguito riportata.
In entrambi i casi, appare quanto mai opportuna la seguente domanda: lei afferma di aver ricevuto l’incarico di variazione dalla Coordinatrice; ora, essendo stata assegnata alle rispettive classi ad inizio di anno scolastico dal Dirigente Scolastico, le è stato consegnato un ordine scritto di modifica dell’incarico e di nuova assegnazione?
– Allegato –
Per il Consiglio di Stato, l’Amministrazione Scolastica non può ridurre le ore di sostegno ad altri alunni con disabilità in caso di sconfitta in un processo per il sostegno
di Salvatore Nocera
Sembra opportuno tornare sulla Sentenza n. 1134/05 del Consiglio di Stato in materia di aumento di ore di sostegno. Tale sentenza oggi dopo la sentenza n. 80/2010 della Corte costituzionale sembra ormai superata in meglio a favore dei diritti degli alunni con disabilità.
È però importante soffermarsi su un aspetto procedurale, trattato preliminarmente dalla decisione ed apparentemente di scarsa importanza rispetto all’esito del ricorso.
L’avvocatura dello Stato, che resisteva all’appello, sosteneva che il ricorso fosse da rigettare poiché non era stato notificato agli altri alunni con disabilità della stessa scuola, che avrebbero dovuto qualificarsi processualmente come “controinteressati; sosteneva infatti l’Avvocatura che, avendo l’Amministrazione scolastica regionale assegnato globalmente alla scuola un certo numero di posti di sostegno, in caso di vittoria del ricorrente, le ore in più a lui assegnate avrebbero ridotto quelle degli altri compagni con disabilità; di qui l’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di notifica ai controinteressati. L’obiezione dell’Avvocatura veniva a legittimare una prassi che si era diffusa a partire dalle prime decisioni con cui i TAR aumentavano le ore di sostegno ad alunni certificati con disabilità grave. Se il Consiglio di Stato avesse accolta questa eccezione processuale avrebbe avvalorato una prassi che sostanzialmente riduceva il diritto dei singoli alunni con disabilità ad un semplice interesse legittimo, cioè tutelabile purché non in contrasto con l’interesse generale che sarebbe stato quello di non aumentare il contingente di ore di sostegno assegnato alle singole scuole.
Il Consiglio di Stato, sulla base della costante Giurisprudenza della Corte costituzionale, ha sostenuto che il diritto alle ore di sostegno è un diritto del singolo alunno costituzionalmente incomprimibile neppure per motivi di bilancio.
Ciò significa che, in caso di vittoria di un alunno, il numero delle ore di sostegno a lui aumentate non possono essere tolte agli altri alunni presenti nella scuola, vantando anch’essi un egual diritto soggettivo. Di qui il diniego della qualifica dei compagni come “controinteressati” e di qui l’ammissibilità del ricorso, che è stato vittorioso per l’alunno ricorrente.
Questa sentenza è comunque ancora arretrata rispetto alla più recente Giurisprudenza dello stesso consiglio di Stato, poiché essa, pur in presenza di un pieno accoglimento del ricorso in appello, alla fine compensa le spese che per il vincitore sono quelle di ben due gradi di giudizio con notevoli spese per consulenze, oltre che di parcelle legali.
Oggi sia i TAR che il consiglio di Stato non solo condannano l’Amministrazione scolastica resistente alla rifusione delle spese, ma anche al risarcimento dei danni patrimoniali e, più di recente, anche dei danni non patrimoniali, trattandosi di diritti fondamentali della persona.
Comunque questa decisione è assai importante per l’aspetto, apparentemente minore, evidenziato, del diniego di considerare “controinteressati” gli altri alunni con disabilità presenti nella scuola. Infatti, a seguito della Sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010 il prossimo anno ci sarà un’alluvione di richieste di ore di sostegno in più e, in caso di diniego dell’Amministrazione scolastica, vi sarà un diluvio di decisioni dei TAR favorevoli ai ricorrenti.
Qualora l’Amministrazione volesse ridurre i danni, riducendo le ore di sostegno assegnate agli altri alunni presenti nella stessa scuola, è avvertita dal Consiglio di Stato che non potrà ricorrere a questa prassi illegittima, pena l’aumento del contenzioso in cui l’Amministrazione risulterà soccombente con condanna a spese e danni.
Le associazioni sostengono da anni che, se l’Amministrazione vuol ridurre notevolmente il contenzioso sul sostegno, deve adoperarsi normativamente e nella prassi a formare obbligatoriamente i docenti curricolari sulla didattica dell’integrazione scolastica, poiché è la presa in carico da parte di questi la vera e principale risorsa per l’integrazione stessa, ferma restando la collaborazione dei docenti per il sostegno.
Però l’Amministrazione sino ad oggi non solo non si è adoperata in tal senso, ma addirittura ha di recente aumentato paurosamente il numero degli alunni per classe, con la concentrazione di più alunni con disabilità nella stessa classe; ciò ovviamente impedisce ai docenti curricolari di prendersi anch’essi cura dell’integrazione degli alunni con disabilità, sia pur con la collaborazione dei colleghi per il sostegno. E così l’Amministrazione scolastica, nel vano ed illegittimo tentativo di ridurre le spese per l’integrazione scolastica, le vedrà notevolmente aumentare a causa del crescente numero di decisioni a sé sfavorevoli.
Come mai il livello politico del Ministero dell’Istruzione ed il Governo non sanno farsi i conti?

Ho saputo per caso che uno specialista del team che seguo mio figlio si recherà a scuola per effettuare un’osservazione durante le lezioni in classe. A noi genitori non è stato detto nulla. Infatti non siamo d’accordo che la psicomotricista vada in classe, perché non l’abbiamo mandata noi. Ora ci chiediamo se è possibile che la scuola possa fare questo senza dirci nulla. Che cosa possiamo fare noi?

Scrivete immediatamente una lettera di protesta al Dirigente scolastico, e se ancora lo psicomotricista non è andato, pretendete che non vada; se è già andato, chiedete subito una riunione di GLHO in cui discutere il caso, chiarendo che senza consenso dei genitori nessuno può sottoporre ad osservazioni  l’alunno.

Sono un’insegnante di sostegno e volevo porvi la seguente domanda: ” Può la titolare di un centro educativo privato e non accreditato partecipare alla riunione del gruppo H?” La legge 104/92 parla di operatori di servizi, ma non specifica se debbano essere solo pubblici o anche privati, accreditati o meno…

Se la famiglia ne fa richiesta e il Dirigente scolastico accetta, allora sì; diversamente non esiste alcun diritto.

Sono il  papà di un bambino diversamente abile che frequenta la 2^ classe della scuola secondaria di primo grado. Mio figlio è, tra le altre problematiche, sordo e ha necessità di essere guidato quando va in bagno e per mangiare.
Fermo restando che ai viaggi di istruzione deve andare l’insegnate di sostegno e l’assistente alla comunicazione (pagata dall’ente locale), come bisogna comportarsi per alimentazione e igiene? Chi deve pensare a tale figura? quale figura presente nella scuola può svolgere tale servizio? in base a quali norme?

Per quanto riguarda le uscite didattiche o i viaggi di istruzione, la partecipazione dei docenti non è obbligatoria: essa è su base volontaria; coloro che danno la disponibilità prendono parte a questo tipo di attività. Pertanto per il docente di sostegno non sussiste alcun vincolo.
Per quanto riguarda l’assistenza all’autonomia personale (alimentazione) può provvedere l’assistente alla comunicazione (salvo diverse indicazioni contrattuali).
Da quanto scrive, il ragazzo deve essere soltanto guidato verso il bagno e non richiede assistenza igienica: in questo caso sarà sufficiente che l’assistente piuttosto che il docente in servizio lo accompagni verso il bagno. Se, invece, si tratta di “assistenza igienica”, allora va prevista la partecipazione del collaboratore scolastico e non dell’assistente, in quanto “l’assistenza igienica e l’assistenza ai pasti” sono di competenza dei collaboratori scolastici in forza del CCNL del 2005 (artt. 47 e 48 e tab. A), in base al quale ai collaboratori spetta l’obbligo di frequentare un breve corso di aggiornamento e il diritto di avere un aumento stipendiale di circa mille euro annui che entrano nella base pensionabile.

Mi sono laureata in scienze della formazione e dell’educazione. Sono un’educatrice. Vorrei sapere se posso lavorare nelle scuole se è si come faccio a presentare domanda e soprattutto a chi rivolgermi.
Mi potete spiegare tutto l’iter per favore?

In genere il personale addetto all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale degli alunni con disabilità è assunto dalle Cooperative le quali, dopo aver ottenuto un appalto dagli Enti Locali, provvedono a collocarlo nelle scuole, in base alle richieste ricevute.
Deve pertanto rivolgersi alle Cooperative del suo territorio, formulando domanda o seguendo le procedure previste per l’eventuale assunzione.

Sono una terapista ABA, vi scrivo per conto della mamma di un bimbo con disturbo dello spettro autistico a cui è stata assegnata insegnante di sostegno per un numero di ore consistenti. Tale famiglia però si è recentemente trasferita in un’altra zona della stessa città e vorrebbe chiedere il trasferimento in corso d’anno ma le hanno detto che perderebbe il sostegno. È vero? In caso non lo fosse, qual è la normativa a cui può fare riferimento per far valere i suoi diritti?

Se un alunno si sposta da una scuola all’altra dello stesso Comune, il docente per il sostegno non può rifiutarsi di seguire l’alunno, poiché tale spostamento di sede non gli rende più gravoso il compito di docente, evitando così un aggravio per l’erario con la nomina di altro docente.
D’altra parte, se il docente è stato nominato per essere assegnato in quella classe in quanto vi era iscritto un alunno con disabilità, che cosa farebbe in quella scuola se l’alunno non c’è più? egli dovrebbe essere restituito all’USR, che potrebbe assegnarlo anche in altro Comune; quindi è più logico che segua l’alunno nello stesso Comune.

Sono la mamma di una alunna di quinta superiore, (104 art 3 comma 3), affetta da malattia genetica rara, EDS ipermobile. Viste le numerose assenze dello scorso anno è stata esonerata dalla frequenza. E’ uscita con la media del sette, nonostante l’insufficienza in inglese. Il preside ci ha consigliato di chiedere l’insegnante di sostegno. Abbiamo ottenuto nove ore. L’insegnante che ci è arrivato però finora ci ha creato solo enormi problemi: la prima settimana di scuola ha sostenuto che non sapeva se la ragazza avrebbe potuto sostenere l’esame di stato, senza addurre alcuna motivazione, nonostante lei non abbia alcun limite cognitivo (QI 142) e finora sia riuscita ad affrontare serenamente la carriera scolastica. Ripreso dal preside adesso sembra aver optato per una sorta di “desistenza”: non tiene al pari la ragazza nei programmi, non le fissa le interrogazioni, non controlla che gli insegnanti attuino il PEI. In compenso la mette in grave difficoltà con gli insegnanti e ancor più con i compagni, continuando a riprenderla per la sua scarsa attenzione (già certificata dalla psicologa), trattandola come una sfaticata se non prende appunti (spesso la malattia le blocca le articolazioni delle mani), rimproverando i compagni che le stanno vicino nel banco, e soprattutto riportando tutte queste a altre “mancanze” ai professori in classe. Questo ha generato uno stato di stress che penso possa ben immaginare. Abbiamo interpellato il provveditorato e ci è stato risposto di rivolgerci al Preside. Il dirigente ci ha ricevuto più volte senza mai fornirci una risposta ma prendendo tempo. Dopo l’ennesimo incontro stamattina in presidenza siamo stati accusati di pretendere dal professore cose che non sono di sua competenza. La mia domanda quindi è:
quali sono nello specifico le competenze dell’insegnante di sostegno?
Può proporre al consiglio di classe di non ammettere la ragazza all’esame, anche se solo con una materia insufficiente?
Noi abbiamo già chiesto due volte al preside di avviare la procedura di rinuncia al sostegno ma ci ha osteggiato in tutti i modi, paventando scenari apocalittici di mancata tutela in sede d’esame. L’altro quesito è: quale ruolo ha l’insegnante di sostegno in sede di esame di Stato? Infine, è possibile che la rinuncia all’insegnante abbia ripercussioni sull’istituto con indagini del provveditorato o simili?

Il docente deve essere “di sostegno” alla crescita in autonomia e sicurezza dell’alunno; in questo caso sta risultando di impedimento.
Proporrei che vi rinunciate o chiedendo la sostituzione con altro docente, che sia in grado di stabilire un “valido rapporto educativo” con l’alunna, oppure di rinunciarvi e basta, chiedendo ed ottenendo che il docente non abbia più rapporti con la ragazza, poiché il sostegno è un diritto ma non è un obbligo.
Eventualmente chiedendo in sostituzione personale addetto all’assistenza per l’autonomia fornito dalla Regione o da un ente cui la Regione abbia delegato questo compito.
Se necessario, colui che assiste l’alunno durante l’anno scolastico può essere nominato dal Presidente di commissione come assistente durante gli Esami di stato; se l’alunno non ne ha bisogno, ciò non avviene.

Vorrei sapere se ad  un ragazzo con  percorso differenziato art. 15 , che faccia esame di stato possa venire assegnato come accompagnatore il suo insegnante di sostegno.

Ciò è previsto sia dal Regolamento sugli Esami di Stato, DPR n. 323/98 art. 6 comma 1, sia dalle annuali Ordinanze emanate dal MIUR sugli esami di Stato nell’apposito articolo che riguarda gli studenti con disabilità.

Sono una docente di sostegno che segue un alunno in prima media , affetto dallo spettro autistico, ho preparato una piano educativo personalizzato con una programmazione DIFFERENZIATA. La mia domanda è bisogna FAR FIRMARE IL CONSENSO AI GENITORI O
Si fa solo nella scuola secondaria di secondo grado?

Il pei differenziato esiste unicamente nella scuola secondaria di secondo grado (art. 15 dell’OM 90/01).
Nella scuola secondaria di primo grado (ex-scuola media), il Pei deve essere “individualizzato o semplificato”, ovvero formulato sulla esclusiva base delle effettive capacità dell’alunno e, se egli mostra dei progressi rispetto ai livelli iniziali degli apprendimenti, deve essere promosso. Ciò è stabilito dall’art 16 comma 2 della legge n. 104/92, che Lei, da docente specializzata, può far presente ai suoi colleghi curricolari affinché lo applichino.