Archivi categoria: Sociale e Handicap

FAQ Handicap e Scuola – 63

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

L’educatore può accompagnare minori a lui in carico in attività esterne al plesso scolastico (gite, soggiorni, attività sportive, ecc…) anche in assenza di insegnanti ?

L’assistente educatore non ha alunni in carico; egli viene assegnato all’alunno con disabilità per l’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. L’alunno con disabilità, e ciò vale per tutti gli alunni della classe, è affidato agli insegnanti (a tutti gli insegnanti della classe). In caso di viaggi di istruzione o di uscite didattiche o di attività che si svolgono fuori dal plesso scolastico, attività autorizzate dal Dirigente scolastico e che vedono coinvolti tutti gli alunni della classe, fra gli accompagnatori possono esserci figure educative, ma questo non sottrae i docenti dalla presenza in qualità di accompagnatori, responsabili dell’alunno con disabilità a loro affidato.

Il mio istituto ha aderito ad un progetto educativo motorio presso un altro istituto della nostra città. L’insegnante di sostegno di un alunno non è presente nell’ora in cui l’alunno disabile dovrebbe partecipare al progetto prendendo un pulmino per recarsi all’altro istituto. Potrebbe essere accompagnato dall’educatore che in quell’orario sta con l’alunno?

Non ha indicato se si tratta di una scuola Primaria o Secondaria, né di quale tipo di intervento si tratta e, nello specifico, chi vede coinvolti questo progetto. Se lo desidera, ci dia maggiori informazioni al riguardo. Nel frattempo, facciamo presente quanto segue: poiché la scuola è impegnata in percorsi inclusivi, se viene promosso un progetto in orario scolastico, esso deve essere rivolto a tutti gli alunni della classe e non al solo alunno con disabilità.

Sono un insegnante di scuola primaria su posto di sostegno da ormai 22 anni. Seguo da due anni una bambina autistica e sono da molti anni funzione strumentale per l’inclusione nel mio istituto. Ora, dal prossimo anno scolastico risulterò perdente posto per mancanza di alunni certificati. La mia domanda è questa: essendo presente nel mio istituto un posto di potenziamento su posto comune, in cui però la titolare non ha mai effettivamente preso servizio per motivi di salute, non è possibile chiedere il cambiamento in posto di sostegno? Premetto che non è un problema di posto di lavoro, dopo 22 anni potrei chiedere tranquillamente e ottenere il cambio su posto comune e lavorare vicino casa mia…. ma vorrei poter continuare a seguire la funzione che svolgo con passione…

In via di principio riterremmo che la Sua richiesta possa ottenere accoglimento.
Ne parli col DS, il quale prenderà contatti con l’USR. L’unico problema potrebbe essere costituito dal fatto che i posti di sostegno sono creati in presenza di iscrizioni di alunni con disabilità. In mancanza di alunni certificati, potrebbe passare su posto comune nel suo istituto, mantenendo l’incarico di funzione strumentale per l’inclusione.

FAQ Handicap e Scuola – 62

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

Sono una docente di sostegno di un alunno con 104 alla scuola primaria. Entro il mese di ottobre 2018 avrebbe dovuto avere la revisione per tale legge. Ancora nessuno l’ha rivisto. È la scuola che deve contattare ASL o la famiglia si deve muovere? Inoltre ho letto che la revisione d’invalidità adesso spetta all’INPS? Ho un po’ di dubbi, mi può gentilmente fare un quadro più chiaro per risolvere questo problema?

La legge n. 114 del 2014, all’art. 6-bis, stabilisce che è l’INPS, che deve chiamare a visita l’alunno; la stessa norma sancisce che continua ad avere efficacia la precedente certificazione, ovvero, sino a quando non sarà rilasciata la nuova certificazione, sono conservati tutti i diritti previsti.

Vorrei chiedere chiarimenti circa l’esonero da una lingua straniera per gli alunni certificati alla legge 104 e il conseguimento del diploma di scuola secondaria di 1°.

Per gli studenti certificati in conformità alla legge 104/92 non è previsto alcun tipo di esonero, bensì un percorso individualizzato, indicato nel PEI per ciascuna disciplina (ed è a questo percorso che la Sottocommissione deve fare riferimento nel predisporre le prove per l’Esame di Stato). Come stabilito dal decreto legislativo n. 62/2017, le prove d’esame devono essere “coerenti con il PEI, ovvero con il percorso effettivamente svolto. Queste prove, che hanno valore equivalente, determinano, per lo studente, il conseguimento del Diploma di scuola secondaria di Primo grado).
In sintesi, in sede di definizione del PEI, il Consiglio di classe deve fissare specifici obiettivi, che devono essere conseguiti dallo studente nelle ore previste dall’insegnamento della lingua straniera in questione, ossia programma secondo i principi del “percorso individualizzato”.

Sono il babbo di una ragazzina con autismo di 15 anni al primo anno di liceo.
Nel precedente pei erano state assegnate 12 ore di sostegno e 12 di educatore.
Nulla è cambiato nella valutazione di aprile di quest’anno.
Con l’inizio della scuola sono state date 5 di sostegno e delle 12 di educatore la scuola ne ha richieste solo 3 in deroga e 3 ne sono state assegnate dall’ufficio scolastico.
Mia figlia resta completamente scoperta in una disciplina e parzialmente in altre.
Nelle materie in cui è coperta ha anche voti incoraggianti; in quelle parzialmente scoperta no.
Al GLH ci è stato proposto il percorso differenziato e non per obiettivi minimi: visto i risultati abbiamo dato parere negativo; anche gli operatori asl hanno cercato di convincere i professori.
Abbiamo parlato con il preside che ci ha dato una certa disponibilità ma abbiamo come l’impressione che nostra figlia sia stata giudicata un po’ troppo frettolosamente e quindi le successive decisioni sul
richiedere le ore in deroga siano figlie di quel giudizio. Come possiamo muoverci?

ORE DI SOSTEGNO
Se nel PEI del precedente anno sono state indicate 12 ore di sostegno (docente) e 12 ore di assistente ad personam (o educatore), queste ore devono essere garantite. Da quanto lei scrive, risultano, ad oggi, 8 ore di sostegno (docente) e 12 di assistente ad personam.Deve esigere le restanti 4 ore e, se non assegnate, procedere con ricorso, affinché siano garantite le risorse indicate nel PEI (potete avvalervi del supporto gratuito messo a disposizione di ANIEF o di altre Associazioni).
ATTIVITÀ IN CLASSE
Per quanto riguarda la questione “interrogazione”, è compito di tutti i docenti della classe non solo insegnare a sua figlia, ma anche valutarla e, per questo, sono predisposte apposite verifiche (coerenti con il PEI, e di valore equipollente se è stato adottato un PEI semplificato). È quindi normale che la ragazza venga interrogata dal docente disciplinare. Non è vincolante la presenza del docente incaricato su posto di sostegno.
PEI DIFFERENZIATO O PEI SEMPLIFICATO
Correttamente vi siete espressi in merito al PEI, scegliendo per vostra figlia un percorso semplificato a fronte della richiesta del Consiglio di Classe di adottare un Pei differenziato; è bene che siate informati sul fatto che, in questo caso, vostra figlia sarà considerata “non con disabilità” unicamente ai fini della valutazione (sarà cioè valutata come i compagni), mentre per tutto il resto vigono i benefici previsti dalla normativa a favore degli alunni con disabilità (prove equipollenti, uso di sussidi e ausili, ecc.).

La famiglia di un alunno certificato art. 3 comma 1 di scuola secondaria di secondo grado che frequenta da 10 /15 ore settimanali su 32, chiede una programmazione con obiettivi minimi. È possibile con una frequenza oraria così ridotta, senza alcun certificato di necessità di cure o di ospedalizzazione valutare per obiettivi minimi? Qual è la normativa di riferimento?

L’alunno è soggetto alla frequenza, come tutti gli altri studenti, lecito, pertanto, chiedersi da dove deriva una riduzione così significativa dell’orario scolastico: è stata richiesta da voi? È stata richiesta dalla famiglia?

In qualità di insegnante di sostegno sono stata assegnata per 18 ore in una classe, suddividendo le ore nel modo seguente: 10 ore a Tizio e 8 ore a Caio. Nella stessa classe c’é un altro docente di sostegno per 6 ore settimanali su Sempronio. Nelle ore in cui non c’é il suo ins di sostegno, io dovrei seguire anche Sempronio. Cosa ne pensate?

In realtà lei, in quanto docente di sostegno, è assegnata alla classe, quindi deve favorire il processo inclusivo di tutti gli alunni della classe; se parliamo di inclusione, questo principio è importantissimo, e va rispettato.
Certo è che se, come lei scrive, manca uno dei docenti specializzati, allora “deve essere nominato un docente” che supplisca il collega momentaneamente assente.

Ho un figlio disabile che frequenta la primaria di primo grado. Capita che l’insegnante di sostegno manchi per due o tre giorni, parlando con la dirigente scolastica ho richiesto che venga sostituita già dal primo giorno, lei mi ha risposto che secondo i nuovi indirizzi della buona scuola e dell’ultima circolare miur non può sostituirla prima dei 10 giorni di assenza. Volevo capire se questo è vero.

La Nota 9839/2010 interviene sulle “Supplenze temporanee del personale docente”; in essa viene ribadito che vige l’obbligo di provvedere alla sostituzione del personale temporaneamente assente, ricorrendo, prioritariamente, al personale della scuola “in soprannumero o con ore a disposizione o di contemporaneità” non programmata (ovvero in applicazione di quanto previsto dall’art. 28, commi 5 e 6, del CCNL/07) e, in subordine, attribuendo tali ore a personale in servizio, che si renda disponibile ad aumentare di 6 ore l’orario settimanale di servizio.
I Dirigenti possono nominare il personale supplente:
– per periodi inferiori a 5 giorni nella scuola Primaria (come previsto dall’art. 28, c. 5 del CCNL)
– per periodi pari a 15 giorni di assenza nella scuola secondaria.
Per quanto riguarda, nello specifico, il docente su posto di sostegno, è possibile avvalersi del personale della scuola per supplire il primo giorno di assenza, ma dal secondo deve essere nominato un supplente per il tempo di assenza del titolare.

Mia figlia che frequenta la terza media, ha 18 ore di sostegno in quanto ha disabilità grave ex art. 3 legge 104/92.
Quest’anno il nuovo professore di italiano sta creando notevoli difficoltà allo svolgimento personalizzato delle lezioni della prof. di sostegno in quanto pretende, in nome della legge (quale?), che la collega di sostegno stia in classe e aiuti tutti gli allievi in difficoltà, di fatto vanificando l’insegnamento per mia figlia che ha bisogno di interventi mirati. Questo professore impedisce addirittura alla collega di uscire dalla classe per poter lavorare al meglio con mia figlia.
Vi chiedo se è legittimo che, in nome del principio di inclusione (per il quale la scuola si sta dotando di apposito protocollo), l’insegnante di sostegno debba stare sempre in classe e se invece lo stesso può (e deve) uscire per quelle materie dove è necessaria la forte personalizzazione del programma.
Se nel Pei redatto con il neuropsichiatra è scritto che sono necessari interventi fuori aula, interventi in piccoli gruppi e, in altre materie, permanenza in classe, è possibile opporre efficacemente questo documento al protocollo della scuola e alle pretese di questo professore?
È utile far valere il diritto all’istruzione di mia figlia? In extrema ratio, quali rimedi giudiziari si possono far valere?

Il docente di sostegno è assegnato “alla classe”, perché in quella classe è iscritto un alunno con disabilità. Sono quindi i docenti in servizio (su posto di sostegno e su posto disciplinare) a stabilire concordemente, e in base a quanto specificato nel PEI, se e quando prevedere interventi individualizzati. Non ha competenza, in questo caso, il NPI.
Lei può chiedere un incontro con il docente di italiano per cercare di capire come è stato organizzato il tempo scuola, quali obiettivi si intendono perseguire e in quale modo (informazioni che dovrebbero essere già presenti nel PEI che, da quanto scrive, mi pare abbiate già condiviso).

Vorrei avere informazioni circa il numero sufficiente per poter decidere in sede di consiglio di classe per la programmazione differenziata.

Il Consiglio di classe, sulla base degli elementi di conoscenza dell’alunno, quindi in base alle sue capacità, potenzialità, attitudini, nonché in relazione alle materie di indirizzo del percorso di studio, si esprime sulla scelta di un Pei differenziato o di un Pei semplificato (ovvero globalmente riconducibile “al programma ministeriale”, come stabilito dall’OM 90/2001).
Non esiste, nella norma, un’indicazione relativa all’unanimità, per cui appare ovvio che la decisione possa e debba essere assunta a maggioranza, ma che, prima ancora di questo criterio, si debba necessariamente tener conto delle capacità dell’alunno e delle sue potenzialità, avendo presenti tanto il percorso di studio intrapreso (materie caratterizzanti) quanto il Progetto di vita.

Sono una docente di sostegno di scuola secondaria di secondo grado, quest’anno seguo un ragazzo che ha usufruito dell’insegnante di sostegno sin dalla scuola materna. Il ragazzo ora ha 19 anni e frequenta l’ultimo anno di scuola. Durante il primo anno di scuola superiore seguiva un Pei ad obiettivi minimi e dal secondo anno ha seguito un Pei differenziato, quest’anno quindi dovrà sostenere l’esame di maturità per prendere l’attestato. A settembre è andato presso la asl a fare la visita per il rinnovo della 104 e vista la sua maggiore età e la sua disabilità cognitiva lieve la commissione non gli ha rinnovato la 104 in quanto ritiene che il ragazzo non abbia più i requisiti per poter essere considerato come soggetto portatore di handicap. Ovviamente tutto questo è accaduto con l’anno scolastico già iniziato e la scuola ne è venuta a conoscenza solo da pochi giorni perché durante il GLHO la madre ha presentato la documentazione dove si evinceva il fatto che non gli era stata rinnovata la 104. Il problema è quindi che in questa situazione il ragazzo ovviamente non ha più diritto all’insegnante di sostegno e dovrà quindi seguire un percorso come gli altri ragazzi e prendere un diploma. Purtroppo però il ragazzo non ha né le basi ne le competenze per affrontare tutto ciò per cui vorrei sapere come è possibile affrontare questa situazione.

Notiamo una certa tendenza nello scegliere un PEI differenziato, piuttosto che operare scelte coerenti con le effettive “capacità, potenzialità, attitudini” dello studente e del suo “funzionamento” nel complesso, per utilizzare un’espressione ripresa da ICF. Senza null’altro aggiungere, com’è possibile optare per un PEI differenziato, quando vi è una condizione di “disabilità lieve”?
Il mancato rinnovo della certificazione, ovviamente, fa venire meno i benefici derivanti dalla presenza di disabilità.
Che cosa fare? Si potrebbe ipotizzare il ricorso al riconoscimento dello studente come alunno con BES? Ferme restando le recenti indicazioni del MIUR (Nota 1143/18), quanto previsto dalla Direttiva è coerente con azioni che la legge 170/2010 stabilisce per alunni con diagnosi di DSA, quindi, di fatto, applicabili solo nei principi, ma non per questo efficaci e utili (senza contare la necessità di acquisire il consenso dello studente stesso, che è maggiorenne).
In ogni caso, essendo per lo studente l’ultimo anno, se non dovesse superare l’esame di Stato, dovrebbe ripetere l’anno.
E allora, che altro fare? Rilasciare l’attestato di adempiuto obbligo scolastico, come prevede l’art. 21 del dlgs 62/17? Se questa fosse l’opzione, è bene ricordare che allo studente deve essere rilasciato il relativo curricolo, in cui sono indicate le competenze acquisite (questo documento equivale, di fatto, all’attestato dei crediti formativi maturati).
E se lo studente, legittimamente, desiderasse conseguire il titolo di studio, allora il Consiglio di classe deve favorire il suo conseguimento; sarà necessario, mettere in atto quanto possibile per favorire al massimo un recupero del percorso formativo.

Sono un docente di sostegno, vi scrivo perché la famiglia di un alunno con grave disabilita ha messo a verbale che dall’anno prossimo non vorrà il docente di sostegno. Visto che quest’alunno ha anche l’assistente all’autonomia, anche questa figura non sarà più presente?

Se non vorrà più l’assistente, lo sa solo l’interessato. La rinuncia al sostegno non comporta automaticamente la rinuncia all’Assistente.
Fate capire che, se rinunciano al sostegno per timore di non prendere il diploma, sbagliano, perché si può prendere il diploma anche se c’è il sostegno.

Un alunno certificato come dsa con certificazione medica ambigua e poco chiara, nella quale non e riportato alcun riferimento specifico secondo le nuove normative sui codici ic 10.
La dott. ssa che ha redatto la certificazione medica afferma che si tratta di un caso limite, e che andava considerato come dsa. Dato la particolarità del caso, messo al corente il consiglio di classe, la redazione del nuovo pdp è stata temporaneamente sospesa. Chiediamo degli aggiornamenti o precisazioni in forma scritta da parte dei soggetti competenti in materia, poichè dal punto di vista legale la certificazione cosi come è redatta segue la normativa 104 e non la 170?

Premesso che non è compito della scuola certificare né interpretare le certificazioni che pervengono, da quanto lei scrive non si può fare riferimento a nessuno dei due casi citati: infatti, se si trattasse di alunno con disabilità, alla scuola dovrebbero essere consegnati la Diagnosi Funzionale e il Verbale di Accertamento rilasciati dall’ASL e conseguenti il riconoscimento della condizione di “handicap”, ai sensi della legge 104/92 (per la certificazione della legge n. 104/92, occorre la visita medico-legale di invalidità civile e poi, almeno in alcune regioni, anche il CUIS, certificato di inclusione scolastica, che viene rilasciato dall’unità multidisciplinare dell’ASL di residenza dell’alunno).
Se, invece, si trattasse di alunno con diagnosi di DSA, ai sensi della legge 170/2010, avreste dovuto ricevere la Diagnosi redatta da NPI, psicologo e logopedista (dell’ASL o Ente autorizzato), come stabilito dall’Intesa Stato, Regioni, Province Autonome del 25 luglio 2012. Se il Centro che stila la certificazione di DSA non è “accreditato o convenzionato col servizio sanitario nazionale”, allora la certificazione risulta non ammissibile.
Aggiungiamo quanto segue: perché non è stata interpellata la famiglia? Non viene precisato se il referente abbia chiesto autorizzazione alla famiglia per poter contattare direttamente lo specialista (che, da quanto scrive, non ha saputo fornire indicazioni in merito alla documentazione sanitaria). Ripetiamo: la scuola non ha il compito di “interpretare” le diagnosi o le certificazioni, ma di rispettare quanto previsto dalla norma a fronte di una specifica e puntuale documentazione (sia essa una certificazione o una diagnosi).

Alunno con certificazione (da prima visita) di ritardo moderato F71. Unità Multidisciplinare (che non ha inteso certificare alunno ai sensi del DPCM n. 185/2006, in virtù del periodo transitorio riguardo alla nuova normativa), compilerà Diagnosi Funzionale soltanto dopo aver acquisito la certificazione ai sensi della L. 104/92. USR non assegna quindi ore di sostegno fino a quando pratica non sarà completa.
In attesa dell’assegnazione della definizione della pratica e dell’assegnazione del sostegno può il C. di C. , in cui sono già presenti docenti di sostegno assegnati per altri alunni, studiare ed attivare, comunque, un PEI semplificato o differenziato, o potrà soltanto elaborare un Piano Didattico Personalizzato?

Da quanto scrive non vi è neppure una certificazione ai sensi della legge 104/92, senza la quale non è possibile formulare una Diagnosi Funzionale; pertanto, per utilizzare i termini propri della legge 104/92, non è ancora stata “accertata la condizione di handicap”, e, finchè ciò non avverrà, non è possibile esprimersi in modo certo. In ogni caso, in assenza di documentazione formale da parte dell’ASL, ossia Diagnosi Funzionale e Verbale di Accertamento, non è possibile compilare o predisporre un Piano educativo individualizzato. L’ASL non dovrebbe, fra l’altro in assenza di norme che rendano effettivo il nuovo iter di certificazione e di documentazione, non applicare quanto la normativa oggi prevede (ossia il DPCM 185/2006); non siamo infatti in una condizione di “vuoto normativo”.

Sono un docente di sostegno di scuola superiore secondaria. Vorrei sapere se con gli “obiettivi differenziati” e di conseguenza con l’attestato di frequenza e non il diploma (al termine del percorso di studi), si può comunque lavorare in azienda, partecipare a concorsi o appartenere a delle liste speciali per trovare un posto di lavoro.

Certamente con l’attestato è legittimo essere iscritti alle liste speciali e partecipare a corsi di formazione, tirocini di lavoro e “inserimenti lavorativi mirati”, ai sensi della Legge n. 68/99.
Non è possibile partecipare a concorsi di Gruppo B, che richiedono il possesso del diploma di maturità; però si può partecipare a concorsi di gruppo C, per i quali è sufficiente il diploma di scuola secondaria di primo grado.
Con l’Attestato non è possibile iscriversi all’Università, perché occorre il diploma di maturità.

Le scrivo per un consiglio su come gestire la situazione profilatasi riguardo a due alunni H che vengono condotti fuori dalla scuola (!) a mia insaputa, a passeggio al parco o dovunque sia, dalla assistente igienico-sanitaria, e comunque sottratti alla integrazione in classe (sembra con un’autorizzazione della responsabile di Sede nominata dal D.S., che tuttavia non mi é mai pervenuta). Peraltro, una dei due alunni entra sempre in seconda ora ed esce anticipatamente, ad arbitrio della suddetta assistente igienico-sanitaria. Inoltre, la settimana scorsa ho trovato seduto alla cattedra, da solo, uno dei due ragazzi diversamente abili, la cui docente di sostegno era stata incaricata di supplenza altrove. Sembra che vi sia un’autorizzazione in tal senso, mai resa pubblica.

Il diritto allo studio degli alunni con disabilità si esercita “nelle classi comuni” delle scuole di ogni ordine e grado. Questo è un principio assoluto, che tutti sono tenuti a rispettare ed è chiaramente normato dal nostro ordinamento, a partire dalla Costituzione.
Prima questione
Non esiste (né può essere emanata) un’indicazione da parte del Dirigente scolastico o dalla responsabile di plesso o chi per essi che possa legittimare gli assistenti ad personam o educatori di portare gli alunni “a passeggio nel parco” durante le ore di lezione.
Gli assistenti ad personam o “assistenti igienico-sanitari” o educatori non possono portare gli alunni fuori dalla classe e devono lavorare in aula, alla presenza del docente in servizio. Il docente in servizio, al quale sono affidati “tutti gli alunni della classe”, è responsabile di ciascuno di essi penalmente e civilmente.
La prima responsabilità è quindi da individuarsi a carico del docente in servizio, che consente questa riprovevole prassi. Per l’assistente, invece, si profilano responsabilità dal punto di vista personale nei confronti dell’alunno stesso.
Va anche aggiunto che non esiste copertura assicurativa per attività svolte fuori dalla scuola senza l’autorizzazione del Dirigente scolastico, che, se tale fosse, si profilerebbe come “assegnazione di incarico” con indicati data, orario, luogo, durata delle attività, obiettivi, descrizione delle attività ed elenco degli accompagnatori (come in una normale uscita didattica).
Quanto accade, così come lei lo descrive, è molto grave.
Oltre alla responsabilità legata alla sorveglianza, vi è anche una palese lesione del diritto allo studio dell’alunno con disabilità e dei suoi compagni, con evidente discriminazione nei confronti dell’alunno disabile, perseguibile ai sensi della legge 67/2006.
Seconda questione
L’insegnante incaricato su posto di sostegno non può essere utilizzato per attività diverse da quelle per le quali è stato incaricato, quindi non può effettuare supplenze, ancor più se l’alunno con disabilità è presente a scuola. Si tratta di uso improprio del docente, oltre a costituire un evidente danno del diritto allo studio dell’alunno con disabilità (con sottrazione di ore di sostegno). In questo caso, è bene sapere che il docente in questione, ma vale per tutti gli insegnanti, non può allontanarsi dalla classe nel suo orario di lavoro se è privo di “ordine di servizio” scritto e firmato dal Dirigente scolastico, in cui siano indicati: data, orario, classe. In assenza di tale documento, il docente, se effettua una supplenza, sta “abbandonando il proprio posto di lavoro” e dovrà risponderne in prima persona. Con l’ordine di servizio, il docente si sposta dalla classe; quindi informa la famiglia, la quale potrà intervenire presso il Dirigente scolastico minacciando ricorso per “interruzione di pubblico servizio”.

Sono referente del sostegno presso un istituto comprensivo. Di recente è emerso un problema relativo alla gerarchia delle supplenze di colleghi assenti. Il dirigente, a mio parere, giustamente, ha considerato una gerarchia delle sostituzioni che prevede che l’insegnante di sostegno senza la presenza dell’alunno venga utilizzato per la copertura delle supplenze solo dopo aver utilizzato gli insegnanti in compresenza, quelli a disposizione, quelli di potenziamento.
In pratica la necessità di utilizzare l’insegnante di sostegno emerge quando tutte queste figure sono state già impiegate e si dovrebbe ricorrere al pagamento delle ore eccedenti.
Mi potete dare indicazioni normative e pareri sull’operato del dirigente?
Tutto ciò è materia di contrattazione?
Tutto ciò può essere deliberato nel collegio dei docenti o anche nel consiglio d’istituto?

Non esiste una norma che indichi la gerarchia delle supplenze; è invece stabilito che, per le supplenze, debbano essere utilizzati docenti non in servizio e appositamente nominati. Quanto da voi indicato, tuttavia, potrebbe essere individuato come possibile: dopo i docenti a disposizione, dopo quelli del potenziamento e dopo quelli in compresenza, dopo un docente non in servizio, potrebbe essere utilizzato il docente su sostegno, a condizione che l’alunno con disabilità sia assente.

Sono la mamma di un bambino con la Sindrome di Down che l’anno prossimo inizierà il primo anno della scuola media. Avendo scelto una scuola paritaria vorrei sapere quali contributi posso chiedere per finanziare l’insegnante di sostegno.

Nella scuola secondaria di primo grado il docente per il sostegno, essendo scuola dell’obbligo, è retribuito dalla scuola.

Sono il coordinatore didattico di una scuola primaria paritaria. Vorrei chiedere se la figura dell’AEC può essere introdotta anche in una scuola non statale e come avviene in questo caso il reclutamento e il pagamento. Altra cosa se il bambino ha difficoltà di tipo caratteriale e nessuna certificazione di disabilità è possibile fare ricorso a questa figura?

Per le scuole paritarie, l’AEC può essere fornito dagli enti locali (il Comune per la scuola del primo ciclo e la Provincia o la Regione per quelle del secondo ciclo, se le leggi regionali sul diritto allo studio lo prevedono). In mancanza di previsione legislativa regionale, le famiglie, sulla base del presupposto che le scuole sono paritarie rispetto a quelle statali, potrebbero pretendere dalle scuole, a loro spese, la nomina di assistenti, come è stato deciso dalla Cassazione per i docenti per il sostegno.
Però a questo punto anche le scuole paritarie potrebbero invocare la parità e pretendere dallo Stato e dagli Enti locali lo stesso trattamento finanziario usato dallo Stato e dagli Enti locali verso le scuole statali.
In caso di rifiuto, probabilmente le scuole potrebbero sollevare, nel corso della causa promossa dalle famiglie, la questione di legittimità costituzionale del rifiuto di fornire la copertura finanziaria per queste spese anche alle scuole paritarie, invocando la violazione dell’art. 33 comma 4 della Costituzione, che prevede un trattamento identico per le scuole paritarie rispetto a quelle statali, mentre l’art. 33 comma 3 che consente ai privati di aprire scuole (semplicemente private e non anche paritarie) senza ONERI PER L’ERARIO.

Siamo insegnanti di una scuola superiore. Alla nostra scuola è iscritto uno studente con certificazione di disabilità ai sensi della L. 104/92 che non sta frequentando da alcuni mesi proprio a causa della patologia riscontrata. Si vorrebbe attivare l’istruzione domiciliare, ma abbiamo queste perplessità:
– lo studente non è stato precedentemente ospedalizzato, è comunque possibile attivare l’istruzione domiciliare?
– l’insegnante di sostegno deve andare presso l’abitazione del ragazzo? o deve essere “disponibile” ad andare?

Se leggete attentamente l’art 16 del decreto legislativo n. 66/17, vedrete che ormai la preventiva ospedalizzazione non è richiesta ed è sufficiente una prognosi di una impossibilità di frequenza paria ad almeno 30 giorni di lezione anche non continuativi per gravi motivi di salute.
L’attivazione del servizio è possibile previa richiesta, corredata da documentazione sanitaria attestante il periodo di assenza, da parte dei genitori. Sarà compito del dirigente individuare il personale da inviare al domicilio, previa predisposizione di apposito progetto che dovrà essere approvato dall’USR.
Se il docente assegnato per il sostegno dà la propria disponibilità a recarsi al domicilio dell’alunno, potrà espletare lì il suo orario di servizio.
Teneteci informati sugli sviluppi.

Sono papà di un bimbo di 6 anni iscritto al primo anno della scuola primaria. A mio figlio è stato diagnosticato un Disturbo dello spettro autistico di grado lieve, e dopo la visita di accertamento all’ASL ha ottenuto lo status di handicap (legge 104 art.3 comma 1). Sulla diagnosi funzionale il nostro neuropsichiatra aveva richiesto la possibilità di avere oltre all’insegnante di sostegno anche l’educatrice comunale. Per il sostegno tutto bene, ma il comune non ci ha concesso l’educatrice perchè non sussiste la gravità (non ha il comma 3). E’ una prassi possibile?

L’assistenza per l’autonomia e PER la comunicazione non viene attribuita solo nei casi gravi, ma in tutti quelli in cui sussiste la necessita di una forma di assistenza educativa, anche se l’alunno non ha disabilità grave.
Pertanto, insistete col Comune affinché rispetti l’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, in cui non si fa alcuna distinzione tra gravi e non gravi; la maggiore o minore gravità influirà sul numero maggiore o minore di ore di assistenza da assegnare.
Inviate una diffida al Comune precisando che se entro una decina di giorni dalla richiesta non procederanno all’assegnazione, sarete costretti a rivolgervi alla Magistratura.

Vorrei sapere qual è la differenza fra le due figure da voi citate nelle faq Personale Educativo Assistenziale nelle Scuole

Il riferimento è alla figura di assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale, di cui all’art. 13, comma 3, della legge 104/92.

Qual è la legge che prevede di andare a scuola a 6 anni? Mio figlio, nato prematuro, compie sei anni a dicembre. Può ripetere l’anno di scuola materna?

Al compimento del sesto anno di età scatta l’obbligo scolastico: lo prevede l’art. 2, comma 1, lettera e) della legge 28 marzo 2003, n. 53 («alla scuola primaria si iscrivano le bambine e i bambini che compiono i sei anni di età entro il 31 agosto; possono iscriversi anche le bambine e i bambini che li compiono entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento»).

Vorrei sapere per un’alunna con la 104, comma 1, con disturbi comportamentali, se la legge prevede la possibilità di prendere provvedimenti disciplinari nel caso il consiglio di classe lo decida.

Anche gli alunni con art 3 comma 3 possono essere destinatari di sanzioni disciplinari, purché queste abbiano carattere educativo più che sanzionatorio. Sentite, eventualmente per le vie brevi, il neuropsichiatra che segue l’alunno.

Sono un insegnante di sostegno a tempo indeterminato e seguo due alunne di seconda media in due classi diverse. Il mese prossimo ci sarà un uscita didattica ad un museo e le due classi in quell’occasione di divideranno. Ho fatto presente che non posso essere in due luoghi diversi, mi è stato risposto dalla referente del sostegno, che potrei prenderle entrambe e tenerle in una delle due classi nel momento della visita guidata. Ho obiettato dicendo che secondo me non è giusto, non vi sarebbero l’integrazione e la socializzazione, due elementi fondamentali per un alunno diversamente abile, perchè una delle due non starebbe con i propri compagni di classe. Vorrei quindi avere un suo parere e se ci sono indicazioni nella normativa.

Non è detto nel quesito perché una delle due classi non partecipi alla visita del museo e perché l’alunna della classe che va non partecipi alla visita.
La normativa sull’inclusione vuole che gli alunni con disabilità abbiano il massimo di opportunità di socializzazione e quindi debbano partecipare alle visite di istruzione della scuola ed in particolare della propria classe.
È altresì contro l’inclusione separare un’alunna con disabilità dalla propria classe e metterla, sia pur temporaneamente, in altra classe.

Sono un’insegnante di scuola primaria e mi trovo a lavorare in una classe quarta, all’interno di questa classe c’è un alunno con disabilità, ma i genitori hanno deciso per l’anno scolastico in corso di rinunciare al sostegno. Leggendo le vostre Faq ho trovato questa informazione:
“La presenza del docente per il sostegno è un diritto non un obbligo: i genitori, se vogliono, possono chiedere la rinuncia al docente per il sostegno. In questo caso occorre verbalizzare la decisione. Per quanto riguarda l’alunno, se la famiglia si limita a rinunciare al solo docente e non ritira la documentazione, deve essere considerato come studente con disabilità a tutti gli effetti. Al Consiglio di classe, pertanto, spetta il compito di programmare il percorso educativo-didattico, definendo modalità di valutazione, criteri di valutazione, eventuali utilizzi di ausilio e quanto previsto dalla norma in materia.”
Vorrei sapere a quale normativa si riferisce quanto voi dichiarate, se ad oggi è ancora così e se è valido in ogni ordine e grado di scuola.

Ci si basa sui principii contenuti nella sentenza del Consiglio di Stato n. 245/01, secondo la quale si può chiedere la sostituzione del docente per il sostegno quando si dimostri che non sia stato possibile realizzare un valido rapporto educativo con l’alunno.
Ribadiamo, quindi, che la presenza del docente per il sostegno è un diritto non un obbligo, per cui i genitori, se vogliono, possono chiedere, ed è valido ancor oggi, la rinuncia al docente per il sostegno, con le modalità già indicate e da lei riprese.

Un alunno con P.E.I. differenziato per i primi 3, 4 anni di un istituto superiore può passare ad una programmazione curriculare con obiettivi minimi nell ultimo anno di detta scuola per poter ottenere il diploma con validità legale? Per fare questo quali prove dovrà sostenere? Che tipo di valutazione dovranno adottare gli insegnanti?

Se il passaggio dal PEI differenziato a quello semplificato è stato deliberato dai docenti del consiglio di classe, l’alunno non dovrà sostenere alcuna prova integrativa prima degli esami, come stabilito dall’O M n. 90/01; se invece il passaggio è stato voluto dalla famiglia senza il consenso dei docenti, allora l’alunno, prima degli esami, dovrà sostenere le prove integrative relative a tutti gli anni di PEI differenziato. L’alunno avrà diritto alle prove equipollenti e all’assistenza di chi lo ha assistito durante l’anno e potrà ottenere il diploma se raggiunge la sufficienza.

Sono un assistente educativa scolastica specialistica, potrei avere informazioni inerenti alla nostra compresenza con gli insegnanti di sostegno, nel senso: esiste una normativa specifica che parli di illegittimità se si lavora con l’utente in compresenza con il suo insegnante di sostegno?

L’insegnante di sostegno è assegnato alla classe, quindi a tutti gli alunni, mentre l’assistente ad personam è assegnato nominalmente a un alunno. Mentre il primo si occupa di attività inerenti gli aspetti pedagogici-didattici, l’assistente è incarico per l’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità.
Trattandosi di compiti e competenze differenti, non si pone la questione di legittimità o di illegittimità da lei evocata. Semplicemente si tratta di assegnare risorse sulla base delle effettive necessità dell’alunno con disabilità. Pertanto, l’assistente potrebbe essere assegnata per tutto il tempo-scuola: in questo caso si rapporterà con i docenti in servizio.
Rif. normativi legge 104/92, art. 13, comma 3.

Sono il papà di un bimbo che frequenta l’ultimo anno di Scuola dell’Infanzia. Mio figlio, in quanto disabile, è beneficiario della Legge 104, art. 3 comma 3.
Da una mia indagine risulta che mio filgio non dovrebbe pagare la mensa. La Scuola ed il Comune sono di avviso diverso.

La quota di partecipazione è determinata da indici stabiliti dal Comune di residenza; se in base a questi lei rientra nell’esonero, allora deve essere applicato; se, invece, non si possiedono i requisiti per l’esonero, allora la quota mensa deve essere versata.

Sono un’ insegnante di scuola dell’infanzia, volevo chiedere se è possibile avere anche a metà ’ anno scolastico l’insegnante di sostegno, in quanto la 104 del bambino sarà pronta a dicembre.

Quando la famiglia consegna alla scuola la copia del Verbale di Accertamento e della Diagnosi Funzionale, il Dirigente Scolastico invia la richiesta delle risorse indicate. Sarà l’Ufficio Scolastico Territoriale ad autorizzare le ore in deroga, in modo che venga assunto un docente per garantire le attività di sostegno.
Il sostegno è un diritto costituzionale; pertanto anche ad anno scolastico avviato, l’alunno certificato ha diritto alle ore indicate nella diagnosi funzionale.

Sono un insegnante di sostegno vorrei porvi una domanda, nel caso in cui un alunno cambi scuola a settembre l’insegnante di sostegno che era stato a lui assegnato lo deve seguire? Se si quale é la norma di riferimento?

Non ha precisato se questo avviene prima o dopo l’inizio delle lezioni. Ipotizzando che ciò accada dopo l’avvio delle lezioni, e facendo presente che il docente di sostegno è assegnato alla classe, e non ad uno specifico alunno, nel caso da lei descritto, se il bambino si sposta nello stesso territorio comunale, il docente incaricato su posto di sostegno può andare nella stessa scuola e, quindi, seguire l’alunno. Ma dato che, per il docente, non sussiste più l’obbligo di “seguire l’alunno”, se il docente non accetta questo spostamento, sarà l’USR a stabilire dove collocare il docente e ciò significa che potrà essere assegnato in un comune diverso da quello in cui attualmente opera.

Vorrei sapere, per favore, come può configurarsi la scuola attraverso un progetto educativo di vita, quando le terapie su un alunno autistico, diventano “invadenti”, presciso il diritto/dovere della famiglia, ad effettuare 4 gg su 5 di una scuola a tempo pieno, le terapie di: psicomotricità, logopedia, e metodo aba, sempre rigorosamente di mattina, il bambino entra alle 8.30/10 esce, x rientrare alle 13/15, dalle quali emergono già delle criticità, ma diventa ancora più difficile poter coordinare gli orari di 3 figure, insegnante, assistente ed educatrice, quando la famiglia cambia di continuo tali orari di terapia, mentre la scuola è chiamata verso un serio progetto di inclusione scolastica! vorremmo, in sede di GIO, far emergere tali criticità, ponendo l’accento soprattutto sull’alunno, un piccolo bambino di 6 anni e sulle sue fragilità, ma anche su organizzazioni logistiche, di cui la scuola inevitabilmente è fatta. Quali sono le normative che potrebbero aiutarci in questo caso, per contenere eventuali e inappropriate invadenze, ma soprattutto per permetterci di effettuare il nostro lavoro sull’alunno.

Non avendo specificato l’ordine di scuola, dall’età anagrafica deduciamo che si tratti di scuola Primaria. Le attività di riabilitazione devono essere espletate in orario extrascolastico e non possono interferire con le attività didattiche della scuola.
Parlatene con la famiglia, affinché concordi altri orari con i centri di riabilitazione; potete anche sottoporre alla famiglia la possibilità di spostare il bambino nel corso di 24 o di 27 ore che la scuola offre (togliendolo dal tempo-pieno, ovviamente se l’impegno di frequenza richiesto risultasse, per la famiglia, eccessivo).
Se la situazione dovesse persistere, la scuola può inviare una diffida al legale rappresentante del Centro di riabilitazione, affinché modifichi l’orario delle prestazioni riabilitative. Se anche questo non basta, allora non resta che rivolgersi al Prefetto, come rappresentante del Governo e tutore della legge.

Vorrei un chiarimento dal punto di vista giuridico/legale in quanto neo-assunta in qualità di Neuropsichiatra Infantile.
Ho recentemente preso in carico un paziente seguito finora da un collega che ha cambiato mansioni. Il paziente ha una disabilità sia intellettiva che motoria molto grave, è sempre stato seguito qui dal punto di vista riabilitativo nonostante i genitori siano residenti in un’altra provincia. La mia domanda sta nel chiederle se è obbligatorio che la scuola abbia un contatto “territoriale” per quanto riguarda la riabilitazione. Mi riferisco sia agli aspetti burocratici (diagnosi funzionale, stesura del PEI) ma anche ai successivi rapporti scuola-servizio sanitario che sono spesso molti nei bambini così gravi.
Le chiedo ciò perché la famiglia non vuole avere contatti con la Neuropsichiatria del suo Comprensorio e preferisce farsi seguire fuori provincia. Qui però nascono alcune difficoltà non per ultime le lievi sfumature con cui la legge 104 viene applicata nelle diverse province. D’altra parte sarebbe più facile per la Neuropsichiatria del territorio competente rapportarsi con le scuole del suo distretto.
Da parte mia risulta essere un problema il dovermi rapportare con scuole non del mio territorio.

La norma stabilisce che il Profilo Dinamico Funzionale (che va periodicamente aggiornato) e il Piano Educativo Individualizzato (che va redatto per ogni nuovo anno scolastico) devono essere elaborati “congiuntamente” dai seguenti soggetti: tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori dell’alunno con disabilità e gli specialisti dell’ASL (o APSS) che seguono l’alunno stesso (legge 104/92; DPR 24/02/1994; Linee guida ministeriali del 4/08/2009, Prot. 4274).
Come poter ovviare alla sua partecipazione, considerata la distanza?
Come avviene in molte aziende, è possibile utilizzare un collegamento virtuale, per esempio tramite skype. In questo modo lei potrà essere presente e contribuire alla elaborazione e alla verifica del Piano educativo individualizzato (e, in sede di aggiornamento, del PDF).

Sono il papà di un bambino autistico che frequenta l’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Al bambino è stato, sin dall’inizio, assegnato un insegnate di sostegno. Sono tre anni che abbiamo adottato la tecnica comportamentale ABA (Applied Behavioral Analysis). I responsabili del Centro presso cui fa terapia hanno necessità di “accedere”, attraverso e terapiste qualificate, negli ambienti scolastici al fine di osservare il comportamento del bambino e individuare i giusti correttivi. Purtroppo la Dirigente Scolastica nega l’accesso per motivi di privacy o, quantomeno, afferma che esiste una procedura particolare per consentire tali accessi. Chiedo cortesemente se è possibile venire a conoscenza della normativa di riferimento e, soprattutto, avere la documentazione (dichiarazioni, liberatorie, … …) utile per favorire l’accesso nelle scuole da parte di persone qualificate, in modo che i bambini con autismo possano realmente “dirsi” integrati e inclusi nel sistema considerato nel suo complesso.

Se la vostra richiesta riguarda, nello specifico, l’osservazione durante le attività didattiche, la scuola deve necessariamente acquisire il consenso di tutti i genitori degli alunni della classe; diversamente non si può accedere a una classe, per le questioni sulla privacy che il capo d’Istituto vi ha già sottoposto.
Se, invece, l’intervento dovesse riguardare azioni coerenti con l’applicazione del metodo ABA, e quindi supportato dalla necessità di un confronto con i docenti, allora potrà entrare “a scuola” un esperto, con compiti di supervisione, a condizione che sia in possesso della certificazione BCBA, come precisa la Sentenza del Tribunale di Bologna con ordinanza 20/12/2013.

Profilo di funzionamento: se capisco bene le Linee Guida previste dal D.Lgsvo 66/17 non sono ancora uscite. Ho visto bene?

In base all’art. 5 del decreto legislativo n. 66/17, il Ministero della salute è incaricato di emanare un decreto al quale partecipano, di concerto, il MIUR, il ministero del lavoro e delle politiche sociali, il ministero dell’economia e delle finanze, il ministero per gli affari regionali e le autonomie, previa intesa in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni-Province (e dopo aver sentito l’Osservatorio per l’inclusione scolastica), in cui sono definite le Linee guida contenenti i criteri di redazione della certificazione di disabilità e di redazione del Profilo di Funzionamento.
L’emanazione di questo decreto, ad oggi non ancora avvenuta, renderà operativa la procedura fissata nel decreto stesso, a fronte degli eventuali emanandi decreti attuativi (per le parti interessate).

Sono una docente di sostegno in una scuola secondaria superiore. Il papà di un nostro alunno disabile ha chiesto alla mia scuola di compilare un modulo in cui specificare la composizione totale e il numero degli alunni diversamente abili inseriti nella classe del figlio; in realtà solo il figlio. La scuola ha l’obbligo di fornire tali informazioni? E in particolare, in caso di risposta affermativa, ha l’obbligo di utilizzare il modulo inviato di cui non conosciamo la provenienza?

Se il genitore di un alunno con disabilità chiede alla scuola di conoscere il numero di alunni della classe o degli eventuali compagni con disabilità in essa presenti, personalmente si ritiene che la scuola debba comunicare tali dati numerici, poiché il genitore cerca di far rispettare il DPR n. 81/09 e la qualità dell’inclusione.
Ovviamente non deve essere comunicato alcun nominativo di alunni con o senza disabilità, ma esclusivamente dati numerici.
Non si deve usare nessun modulo fornito dall’esterno, ma procedere con una semplice comunicazione da parte della scuola.

Mio figlio frequenta il quinto anno di un liceo con un programma differenziato. Per dare l’esame, che sarà differenziato, mi hanno richiesto nuovamente la diagnosi funzionale da presentare alla commissione d’esame urgentemente entro i primi di dicembre. È realmente necessaria? L’avevo già portata prima di iniziare il ciclo di scuola, cinque anni fa.

Bisogna capire che cosa è scritto nel Verbale di Accertamento, se cioè è stata indicata una data in base alla quale avreste dovuto richiedere la valutazione, in base al DPCM 185/2006. Verifichi, pertanto, questo documento. Se la data di rivedibilità non è indicata o se è successiva a quella richiesta dalla scuola, si attenga a questo documento e lo comunichi, per iscritto alla scuola, consegnando contestualmente copia del Verbale di Accertamento.

Vi scrivo perchè a mio figlio di 7 anni è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico ma la visita presso la commissione ASL, richiesta nel luglio 2018 è stata fissata per il mese di maggio 2019, questo significa che non riuscirà ad avere il sostegno adeguato nè quest’anno, nè il prossimo.
Ho letto che il decreto semplificazione n. 90/2014 interviene espressamente su tali lungaggini solo in tema di permessi lavorativi. Se facessi fare un certificato provvisorio presso il centro pubblico in cui è seguito mio figlio, potrei ottenere l’insegnante di sostegno già da ora anche se non sono ancora in possesso della certificazione dell’handicap grave?

Il DPCM 185/2006, ancora in vigore, stabilisce che gli accertamenti di individuazione dell’alunno come soggetto in situazione di handicap, sono da effettuarsi in tempi utili rispetto all’inizio dell’anno scolastico e comunque non oltre trenta giorni dalla ricezione della richiesta. Faccia presente all’ASL quanto sopra, chiedendo un nuovo appuntamento per gli accertamenti previsti.

Può uno studente con disabilità che ha frequentato un istituto superiore di secondo grado e conseguito all’ esame di Stato un certificato di credito formativo, poiché ha seguito un PEI differenziato, iscriversi in altro istituto superiore per conseguire un Diploma?

Essendo l’alunno ultradiciottenne, deve iscriversi solo ai corsi serali; avendo peraltro già fruito del sostegno, durante i cinque anni di PEI differenziato, non riceverà nuovamente il sostegno.
Proponiamo di presentarsi, eventualmente, da privatista, utilizzando per analogia il decreto del 10 dicembre 1984, scritto espressamente per gli esami di scuola secondaria di Primo grado degli alunni privatisti con disabilità.

Sono la mamma di un bimbo di 6 anni con diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Il bambino ha cominciato a frequentare la 1’elementare ed è seguito dal’insegnante di sostegno per 22 ore e dall’assistente alla comunicazione. Quest’ultima figura ha seguito il bambino sin dall’asilo ed ha partecipato al percorso di formazione aba con ottimi risultati. Si tenga presente che il servizio di Npi che segue il bambino ha prescritto che l’assistente alla comunicazione debba seguire il bambino per la totalità dell’orario scolastico.
In classe vi è un bimbo oppositivo non diagnosticato che sta creando tante difficoltà. Infatti oltre a creare confusione perché lancia in aria qualunque cosa gli capiti, e’ anche molto aggressivo (più volte anche mio figlio è stato vittima delle sue aggressioni fisiche). Non essendo diagnosticato non ha una persona che lo segue ed il dirigente scolastico ha pensato di “utilizzare” l’assistente alla comunicazione di mio figlio su di lui, imponendole di guardarlo e di portarlo nella stanza morbida per diverse ore al giorno, il tutto con il consenso dei genitori che nel frattempo pare abbiano attivato le procedure per la certificazione.
Mio figlio, però, si trova completamente sprovvisto di questa figura che, non essendo presente in classe, non può captare i vari momenti d’interazione che si creano tra il bambino ed i compagnetti per intervenire con le dovute procedure. Quindi mi ritrovo un bambino completamente diverso: isolato (essendo incapace di stabilire relazioni autonomamente), imitativo di comportamenti aggressivi che vede fare da quel bimbo e con una forte regressione comportamentale dovuta al clima di ansia e paura che si respira in classe.
È legale questa utilizzazione? Qualora dovesse arrivare la certificazione di quel bambino, che quindi avrebbe un sostegno, sarebbe conforme alla legge se il dirigente decidesse di far rimanere quel bimbo in classe con mio figlio? E potrebbe continuare ad utilizzare l’assistente alla comunicazione di mio figlio su quel bambino?

L’assistente assegnato ad un alunno non può in nessun modo essere utilizzato per altri; se occorre, la scuola chieda la nomina di un educatore sino a quando verrà certificata la situazione di disabilità per l’altro alunno.

Sono una docente curriculare di scuola primaria. Nella nostra classe sono presenti due insegnanti di sostegno e due assistenti alla comunicazione per seguire due alunni con handicap lievi. La normativa vieta che le colleghe di sostegno escano dall’aula per fare supplenza in altre classi, pertanto devo essere io durante il mio orario di servizio a lasciare la mia classe per andare a coprire i colleghi assenti e gli alunni rimangono con le colleghe di sostegno
Mi chiedo se tutto ciò è legale, in una settimana nella mia classe ho operato solo 7 su 18.
A mio avvviso, è sacrosanto che agli alunni in difficoltà debba essere garantito il diritto all ‘ isttuzione e l’intervento del docente specializzato, ma ritengo che lo stesso diritto debba essere esteso anche agli altri alunni.
È possibile che la norma vieti l’allontanamento dall’aula del docente di sostegno e obblighi i curriculari a farlo?

Le “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”, emanate dal MIUR il 4 agosto 2009, vietano espressamente che il docente incaricato su posto di sostegno, soprattutto quando l’alunno con disabilità è a scuola, venga utilizzato per supplenze “in altre classi” oppure “nella classe in cui è assegnato come sostegno alla stessa”.
Il dirigente, pertanto, deve provvedere a nominare un supplente o utilizzare l’organico di potenziamento o, ancora, pagare le ore di supplenza ai colleghi non in servizio che si rendono disponibili. Al massimo, e in via eccezionale, può prevedere che il docente di sostegno supplisca il collega curricolare, ma unicamente per il primo giorno di assenza (questo, naturalmente, potrà verificarsi qualche volta durante l’anno, non ogni volta); quindi, a partire dal secondo giorno, il D.S. deve necessariamente nominare un supplente.
In caso di utilizzo improprio del docente di sostegno, è necessario informare la famiglia, che potrà segnalare al Referente regionale per l’inclusione scolastica (dell’USR di riferimento), affinché inviti il Dirigente scolastico a cessare questa pratica illegittima da subito; in mancanza scatterà la denuncia per interruzione di pubblico servizio e azione discriminante nei confronti del diritto allo studio del figlio.

Sono il papà di una ragazzina disabile, mia figlia frequenta la seconda media ed ha un’educatrice che la segue da 3 anni.
Questa mattina mi ha detto che ieri ha ricevuto una chiamata da un asilo pubblico per l’assistenza da subito di un bambino disabile e ha dovuto dare una risposta immediata per accettare l’incarico che ha accettato e da lunedì 22 non ci sarà più lei, con la quale ho parlato e mi ha detto che deve dare un avviso di 40 pena lo scorporo dei giorni già fatti.
Premetto che dei 40 giorni già fatti non mi interessa nulla, ma chiedo se è possibile avere un comportamento così eticamente scorretto e non deontologico nei confronti non del genitore Ma dell’alunno disabile (che l’ha fatta lavorare) e se non si può fare nulla almeno per obbligare a fare un periodo anche di 10-15 giorni dove dovrà affiancare la nuova sostituta e oltre che spiegare come e cosa ha fatto, far conoscere mia figlia a lei e lei a mia figlia senza abbandonarla così a metà percorso a scuola iniziata e dover iniziare tutto da capo.

Comprendiamo il suo disagio, ma come poter biasimare la scelta di un operatore che opta per un’altra proposta lavorativa? Non conosciamo a fondo le ragioni che hanno spinto l’assistente a fare questa scelta.
Potrebbe essere valutata la possibilità (e la fattibilità) di affiancare la nuova assistente ad personam? Dovrebbe parlarne con il Dirigente scolastico, chiedendo di autorizzare il suo ingresso a scuola dopo aver acquisito un parere da parte del Consiglio di classe (in aula, infatti, potrebbero trovarsi contestualmente troppe figure).
Tuttavia, per il principio di continuità, come giustamente lei evidenzia, l’assistente che sarà sostituita dovrebbe operare almeno nello scambio delle consegne con la nuova, ovviamente sempre sentiti il Dirigente Scolastico e il Consiglio di classe.
Riteniamo più fattibile questa modalità. Ne parli con il Dirigente.

Esiste una normativa relativa alla compresenza dell’assistenza educativa e insegnante di sostegno? Come vengono distribuite le ore dell’assistente sugli alunni disabili?

La norma stabilisce che, ove necessario, sia assegnata all’alunno con disabilità una figura professionale addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. L’assegnazione di tale risorsa, pertanto, è strettamente correlata alle necessità dell’alunno stesso. Se necessario, infatti, questa figura può essere presente per tutto l’orario scolastico.
Per quanto riguarda l’insegnante incaricato su posto di sostegno, le ore complessive in genere coincidono con l’orario di cattedra (25 per la scuola dell’infanzia; 22 per la scuola primaria; 18 per la scuola secondaria di primo e di secondo grado); il docente di sostegno, assegnato alla classe, sarà presente durante le attività che il Consiglio di classe o il Team docente individua come maggiormente funzionali per promuovere il processo inclusivo a favore dell’alunno con disabilità e dei suoi compagni, essendo egli, come gli altri colleghi della classe, esperto di didattica.

Sono un’insegnante di sostegno della Scuola Primaria e nella mia scuola mi è stato proposto per l’anno scolastico in corso di seguire un’alunna con 104 art.3 comma 3 per 16 ore e le restanti 6 per attività di recupero potenziato nella sua classe di appartenenza, è possibile tutto ciò’? Io credo che dovrei svolgere con questa alunna 22 ore cioè’ la copertura totale. Vorrei sapere se esiste una normativa che possa garantire la legalità del mio lavoro.

Per l’orario di servizio, deve rispettare quanto l’incarico ricevuto dal Dirigente Scolastico, con la distribuzione oraria da lui indicata.
Per quanto riguarda, invece, l’alunno con disabilità, certificato in base all’art. 3 comma 3 della legge 104/92, essendo in condizione di gravità, salvo differenti indicazioni riportate nel PEI, devono essere riconosciute 22 ore settimanali (coerentemente con la Sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2010). Se le ore sono state decurtate, la famiglia deve presentare ricorso.

Sono un docente della scuola dell’infanzia. Ho una classe di 23 alunni, di cui due (a mio parere) con disturbo di comportamento. I genitori, dopo molte sollecitazioni portano un bambino a visita, dove si riscontrano difficoltà, che con piccole regole (scrive lo specialista) si potranno avere i risultati. Il medico ha voluto lanciare l’ostacolo ma poi nello stesso tempo ha scaricato tutto sulle insegnanti. Non riesco a lavorare più serenamente, questi due bambini sono il tormento della classe… gli alunni della mia sezione sono piccolini… hanno solo tre anni… non si riesce a dare tutto l’affetto che a questa età, hanno bisogno. Posso relazionare tutto al mio dirigente per iscritto anche se verbalmente già gli é stato detto tutto, giusto per tutelarmi in eventuali incidenti dei bambini a scuola. Volendo, il dirigente può chiedere una visita scolastica per questi due alunni, dopo la relazione dell’andamento scritta da me?

I compiti del docente, descritti nel CCNL di categoria nella sezione “I docenti”, sono coerenti con attività di natura pedagogico-didattica. Ai docenti non viene chiesto di sostituirsi alle figure di riferimento, offrendo affetto, viene invece chiesto loro di educare e di istruire.
E, correttamente, in qualità di docenti avete fatto presente ai genitori quelli che, a vostro parere, risultavano segnali degni di attenzione. I genitori, da quanto lei riferisce, vi hanno ascoltato, sottoponendo i figli ad accertamenti, facendovi persino pervenire la valutazione sanitaria. Non ci sono gli estremi per un’azione diversa, ancor più alla luce della valutazione rilasciata da uno specialista sanitario, avente le competenze per stabilire o meno la presenza di un disturbo o o altro. Non è certo compito della scuola diagnosticare o formulare ipotesi in tal senso. Meglio che ciascuno si attenga ai propri compiti, rispettando il ruolo di altri professionisti.
I compiti del docente, ampiamente descritti nel CCNL di categoria nella sezione “I docenti”, sono coerenti con attività di natura pedagogico-didattica. E, si aggiunge, non viene chiesto ai docenti di sostituirsi alle figure di riferimento, offrendo affetto, ma viene chiesto loro di educare e di istruire.
Pare davvero eccessiva la sua preoccupazione attuale e la sua espressione: “questi due bambini sono il tormento della classe” rivela più la sua incapacità di agire, in qualità di docente.
Appare anche eccessiva quest’ansia di tutelarsi.
Ma da che cosa?
Manca, nel suo scritto, un preciso riferimento o l’intenzione di avviare azioni educative, concordate dal team di sezione: questa è sicuramente la via da percorrere, insieme ad un’attenzione più serena nei confronti degli alunni. Non è raro, e ogni docente lo sa, che l’effetto Pigmalione induca alla realizzazione “della profezia”; mentre i rinforzi negativi, anziché modificarli, rafforzano comportamenti inadeguati. Occorre che i docenti adottino comportamenti differenti, se vogliamo che gli alunni imparino quelli corretti.
Ed è compito dei docenti, di tutti i docenti della sezione, educare e istruire. Orienti la sua azione in questa direzione. Potrà sorprendersi dei risultati.

Vorrei chiarimenti circa l’orario del docente di sostegno. Io ho studiato il mio orario basandomi su una prima osservazione dell’alunno disabile e considerando il Pei dell’alunno… la dirigente mi ha invece invitato a cambiare l’orario perché dovevo inserire 2 prime ore e 2 ultime per fare da supplente in caso di colleghi assenti della stessa mia classe non considerando le esigenze del ragazzo! E’ possibile ciò?

Obbligo anche stavolta premettere che l’alunno con disabilità è alunno di tutti i docenti della classe e che ogni scelta a suo favore deve essere effettuata in accordo all’interno del Team docente o del Consiglio di classe (non ha specificato l’ordine di scuola).
Ora, sappiamo che l’orario è di competenza del Dirigente scolastico, il quale, tuttavia, non può ignorare quelle che sono le indicazioni degli insegnanti della classe.
Ovviamente le motivazioni che il Dirigente le ha riferito per giustificare l’aggiustamento dell’orario non sono in linea con quanto prevede la normativa in materia di inclusione scolastica. Ricordiamo che le Linee Guida del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274, puntualizzano chiaramente che il docente per il sostegno non può essere utilizzato impropriamente per attività non coerenti a quello che è il suo incarico; in sintesi, non può essere utilizzato per fare supplenze durante il suo orario di servizio, quando l’alunno con disabilità è presente in classe.
Che cosa fare?
Vi suggeriamo di presentare al Dirigente scolastico, come docenti della classe, l’orario corredato di motivazioni per le quali, secondo voi, esso risulti più funzionale per l’alunno e per la classe, proprio per favorire il successo formativo e garantire il diritto allo studio. Se il dirigente scolastico dovesse rifiutare, parlatene in sede di GLHO in fase di predisposizione del PEI.
Inoltre, scrivete una lagnanza indirizzata non solo al Dirigente scolastico, ma anche al Referente per l’Inclusione scolastica dell’Ufficio Scolastico Reginale di riferimento e al MIUR (Direzione Generale per lo Studente).

SONO UN’INSEGNANTE DI SOSTEGNO, NELLA SCUOLA PRIMARIA DOVE LAVORO MI HANNO PROPOSTO UN’ASSEGNAZIONE ORARIA DI 16 ORE SU UN’ALUNNA CON 104 ART.3 COMMA 3 E LE RESTANTI 6 ORE DI SUPPORTO ALLA SUA CLASSE COME COMPRESENZA PERCHE’ CON LA BAMBINA CI SAREBBE L’ASSISTENTE. VOLEVO SAPERE SE E’ LEGALE FARE TUTTO CIO’? C’E’ UNA NORMATIVA CHE AFFERMA CHE L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO PUO’ EFFETTUARE L’ORARIO SOLO SU ALUNNI CON 104 E NON PER ALTRI RUOLI O FUNZIONI?

Per l’orario di servizio, deve rispettare quanto l’incarico ricevuto dal Dirigente Scolastico, con la distribuzione oraria da lui indicata.
Per quanto riguarda, invece, l’alunno con disabilità, certificato in base all’art. 3 comma 3 della legge 104/92, essendo in condizione di gravità, salvo differenti indicazioni riportate nel PEI, devono essere riconosciute 22 ore settimanali (coerentemente con la Sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2010). Se le ore sono state decurtate, la famiglia può presentare ricorso.

E’ possibile ottenere notizie relative alle normative vigenti in tema di valutazione e per l’esame di alunni disabili frequentanti la scuola secondaria di primo grado?

Richiamando l’ultimo provvedimento emanato in materia, ossia il D.lgs. 62/17, gli alunni con disabilità sono ammessi all’esame di Stato facendo riferimento al PEI e, per quanto riguarda la validità dell’anno scolastico (a fronte di eventuali minori presenze, conteggiate a seguito di documentate giustificazioni delle assenze) l’ammissione è consentita se il Consiglio di classe se questi dispone di sufficienti elementi di valutazione.
In sede di esame di Stato le prove strutturate, da ciascuna sottocommissione, sono coerenti con il PEI, ossia con quanto effettivamente svolto dallo studente durante l’anno; le prove sono chiamate differenziate e hanno valore equivalente ai fini del rilascio del titolo di studio (diploma). Naturalmente in sede di esame di Stato lo studente potrà utilizzare gli ausili indicati nel PEI.
Unicamente nel caso in cui lo studente non si presentasse all’esame, senza giustificare tale assenza, viene rilasciato un attestato (valido ai fini della prosecuzione degli studi).

Sono un docente di sostegno della scuola primaria, il mio alunno affetto da grave patologia con sostegno, ha bisogno di interventi di tipo sanitario durante le ore scolastiche. Per cui da quest’anno ha un assistente ad personam per tutta la giornata scolastica. L’assistente sta in classe con i docenti tutto il giorno. La normativa prevede la presenza dell’assistente in classe per tutte le ore visto che i suoi interventi sono solo di tipo sanitario?

Se la figura è assunta come “assistente ad personam”, lavora in classe e favorisce l’autonomia dell’alunno, in presenza dei docenti in servizio.
Appare molto strano che la figura professionale assunta per l’assistenza all’autonomia personale abbia competenze di tipo sanitario e, da quanto scrive, attui interventi di “tipo sanitario” in classe.
Gli interventi di riabilitazione non possono essere effettuati a scuola, bensì in altra sede e in orario extrascolastico. Se, però, per il bambino quel tipo di interventi sono irrinunciabili, allora va pensato un tempo dedicato, in uno spazio esterno all’aula, in cui l’operatore presti la sua necessaria “azione sanitaria”. In sintesi: in aula gli interventi sanitari riabilitativi non sono né contemplati né possibili.

Quando spetta il diritto a non pagare il buono pasto per la mensa scolastica?

Non esiste un diritto assoluto a non pagare la mensa scolastica per il solo fatto che l’alunno sia persona con disabilità. La retta della mensa viene stabilita dal Comune e, in genere, è fissata in base al reddito della famiglia (ISEE); pertanto deve prendere visione delle indicazioni emanate. In caso di impossibilità a effettuare il versamento richiesto, le suggeriamo di contattare i servizi sociali comunali.

Sono la mamma di un bambino di 10 anni con sindrome di Asperger. La diagnosi è arrivata alla fine del 3° anno della scuola primaria, e perciò solo lo scorso anno, ossia in quarta, a mio figlio è stata assegnata un’insegnante di sostegno di ruolo (che da anni opera nello stesso plesso) con un monte ore di 13 ore settimanali, e un assistente ad personam, con copertura di 20 ore settimanali. L’insegnante di sostegno copriva altre ore, seguendo un altro bimbo di 2. Al termine dell’ anno scolastico non mi è stata consegnata alcuna relazione del lavoro svolto. Ed inoltre, senza nessun preavviso, quando il 12 settembre è iniziata la scuola, mio figlio si è vista sostituita l’insegnante di sostegno ed anche l’assistente. Dopo 3 settimane mi è arrivato a casa, su mia specifica richiesta, l’orario scolastico e solo a quel punto ho saputo che la copertura del sostegno era passata da 13 a circa 22 ore, e l’assistente 11 ore. La motivazione non mi è stata assolutamente data, e oggi sono stata contattata dall’ex insegnante di sostegno per dirmi che le dispiaceva molto non poter seguire più mio figlio, ma la cosa non dipendeva da lei, poiché solo qualche giorno prima dell’inizio della scuola le era arrivata a casa la lettera da parte della dirigente la quale, senza darle nessuna motivazione, l’aveva trasferita in un altro plesso e assegnata a 2 bimbi, uno di quinta e uno di seconda. Mi ha spiegato che lei aveva insistito con la dirigente perché l’assegnasse totalmente a mio figlio, ma l’altra non le ha nemmeno risposto.
Quello che chiedo è se vi é legalità in un comportamento del genere, visto che la legge indica che bisogna dare la continuità didattica soprattutto a soggetti con handicap, e se potete indicarmi gli articoli di legge corrispondenti, affinché io stessa possa andare a chiedere spiegazioni, che peraltro relativamente alla legge sulla trasparenza mi devono essere fornite.

È vero che la normativa assegna al Dirigente Scolastico il potere di assegnare i docenti alle classi, ma è pur vero che il principio della continuità didattica è egualmente presente nella normativa e costituisce, a nostro avviso, un limite ai poteri del DS quando sono in gioco i diritti di alunni. Basti citare i principi di continuità, principio cardine del processo inclusivo che riguarda tutti i docenti della classe, anche quello di sostegno, ribadito dalla norma.
Se la docente è rimasta nella stessa Istituzione scolastica, non si capisce perché sia stata spostata; per effetto della continuità didattica, infatti, avrebbe dovuto essere riassegnata alla stessa classe in cui, nel precedente anno, aveva prestato servizio in qualità di insegnante specializzato su posto di sostegno.
Che cosa fare? Parlatene con il Dirigente Scolastico, consegnando nello stesso tempo una comunicazione scritta, indirizzata per conoscenza anche al Referente regionale disabilità dell’USR, in cui, nell’esprimere la vostra contrarietà per lo spostamento del docente, chiedete che lo stesso, essendo presente nella stessa Istituzione scolastica, venga riassegnato alla stessa classe in cui ha già lavorato lo scorso anno e in cui, quest’anno, è ancora iscritto vostro figlio. Il docente dovrà essere incaricato per le 22 ore settimanali già attribuite all’alunno. A supporto della vostra richiesta, fate riferimento non solo a motivazioni di carattere psico-pedagogico, ma anche all’art. 1 comma 72 della legge 662/1996, che assicura il diritto di continuità-
Se non verrete ascoltati, non vi resta che rivolgervi alla Magistratura, inoltrando denuncia per discriminazione (legge 67/2006) e per violazione del principio di continuità fissato dalla legge n. 107/2015, art. 1 comma 181, lettera c) n. 2.

Le indicazioni contenute nei protocolli di intesa e relative alla somministrazione di farmaci salvavita non sembrano essere esaustive. A mio avviso prevedere l’individuazione di personale preposto alla somministrazione di tale farmaco solo su base volontaria potrebbe ledere il diritto ad essere salvati in situazione prevenibile e prevedibile. Mi sembrerebbe invece opportuno investire di tale ruolo chiunque abbia a che fare con l’alunno/a che ha un simile protocollo sanitario. Nella mia scuola stiamo cercando di capire come procedere per garantire la salute dell’alunno/a senza incorrere in errore rispetto a quanto si può chiedere al nostro personale.

Le Raccomandazioni emanate dal MIUR, siglate con il ministero della salute in data 25 novembre 2005, danno indicazioni precise rispetto alla somministrazione dei farmaci a scuola che richiedono, prima di tutto, che la persona individuata per tale compito abbia effettuato un percorso formativo di “Pronto soccorso” e che la stessa esprima manifesta disponibilità, mediante anche la sottoscrizione dell’accordo, predisposto previa richiesta scritta, corredata da documentazione sanitaria, presentata dalla famiglia.
I docenti e il personale ATA non sono tenuti, per contratto, alla somministrazione dei farmaci, competenza che appartiene invece ad altre figure professionali appositamente formate. E la somministrazione di farmaci, anche salvavita, presuppone una responsabilità, di cui il soggetto risponde sia in sede penale che civile.

Sono la mamma di un ragazzo affetto da disabilità psichica in condizione di gravità di quasi 13 anni che quest’anno frequenta la prima media.
Tra ore di sostegno e ore di educatrice non riesce ad avere la copertura completa, mancano 4 ore.
La scuola propone in maniera abbastanza rigida a noi genitori che il ragazzo venga lasciato a casa un giorno a settimana. I servizi preposti, la scuola e l’assistente sociale dicono di aver già concesso il massimo delle ore. L’unica possibilità quando non c’è la copertura totale è che il ragazzo NON frequenti per tali ore la scuola dell’obbligo?

Tutti i docenti della classe sono insegnanti di suo figlio e ciascun docente è responsabile del suo percorso formativo, per cui le ore di sostegno non possono che essere minori, rispetto a tutto il tempo-scuola; nella scuola secondaria di primo grado, nello specifico, in base alla Sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010, le ore di sostegno a favore di un alunno con disabilità in situazione di gravità sono pari a 18.
Per le ore di assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale, invece, se il GLHO riconosce la necessità, può essere incaricato personale addetto anche per tutto il tempo di frequenza.
Premesso che non è accettabile che al ragazzo sia impedita la frequenza, va precisato che la scuola non può chiedere alla famiglia di tenere a casa il figlio in quanto espressamente vietato dall’art. 12 comma 4 della legge n. 104/92. Pertanto le suggeriamo di lasciare il ragazzo a scuola e di chiedere l’immediata convocazione del GLHO per valutare l’effettiva necessità della presenza di una figura addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale; se il GLHO si esprimerà in tal senso, la scuola si dovrà attivare per inoltrare richiesta all’ente competente; se invece il GLHO riterrà non necessaria quest’ulteriore presenza, non verrà inoltrata richiesta, ma il ragazzo deve frequentare la scuola per tutto i tempo previsto.

Sono una collaboratrice scolastica e assisto una ragazzina dsa (dva) alla quale cambio pannolino
e spesso vengo chiamata dalla insegnante di supporto (educatrice) per aiutarla.
Ho i miei lavori da svolgere sul piano per quanto riguarda la pulizia dei locali (aule e bagni annessi) ma a volte non riesco a portare avanti il mio lavoro per assistere la bambina (sono in una scuola elementare). Posso chiedere una riduzione del numero delle mansioni?

Il contratto, agli artt. 47 e 48 e Allegato A, attribuisce ai collaboratori scolastici l’assistenza di base degli alunni con disabilità, compito che viene assegnato dal Dirigente scolastico per il quale il collaboratore ha diritto ad un aumento stipendiale in forza all’art. 7 dello stesso CCNL. Pertanto, il collaboratore interviene su ordine del Dirigente scolastico.

Sono una docente di sostegno nella scuola Secondaria di Primo grado. Seguo un allievo di classe seconda con 104 art. 3 comma 3, ADHD oppositivo comportamentale, a cui lo scorso anno in classe prima media, sono state assegnate 18 ore settimanali come da richiesta certificazione, mentre quest’anno da 18 sono passate a 10. Per lui ed altri allievi la giustificazione è stata che non non ci sono ore a sufficienza e quindi, senza neanche informarsi sulle potenzialità reali dell’alunno e/o discuterne con il docente di sostegno, sono state decurtate ben 8 ore, con gravi compromissioni. Ad oggi la scuola non ha neanche formalizzato la questione con la famiglia la quale vuole avviare un ricorso per riottenere il massimo monte ore. Quali sono i passi da fare?

La sentenza della Corte Costituzionale n. 80/2010 riconosce agli alunni certificati con disabilità in conformità all’art. 3 comma 3 della legge 104/92, ovvero in condizioni di gravità, il rapporto 1:1 che, nella scuola secondaria di primo grado, corrisponde a 18 ore settimanali.
A questo importante provvedimento va aggiunto quanto il GLHO ha espressamente indicato nel Piano Educativo Individualizzato dello scorso anno rispetto alle risorse necessarie per il corrente anno scolastico 2018-2019 (ovvero, il docente di sostegno per un totale di 18 ore settimanali).
Con questa documentazione, la famiglia può chiedere le ore mancanti, promuovendo ricorso. È possibile chiedere patrocinio gratuito ad alcune Associazioni o ad alcuni Sindacati.

Nella scuola dove lavoro viene richiesto agli insegnanti di sostegno di effettuare un orario che preveda almeno due pomeriggi, inoltre si richiede che tutti i giorni della settimana dal lunedì al venerdì siano coperti con la presenza a scuola degli insegnanti di sostegno in orario 14,30/ 16,30 in modo da avere personale da utilizzare con mansioni di sostituzione colleghi assenti. Tale utilizzo degli insegnanti di sostegno per supplenze è stato messo tra i criteri per le sostituzioni e votati in Collegio Docenti.
Ciò non risulta in linea con la necessità di garantire l’efficacia del pei e non garantisce il diritto allo studio degli alunni con disabilita, come possiamo opporci?

Come precisato nelle Linee guida del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274, l’insegnante di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente connesse al progetto d’integrazione; non è possibile, cioé, un utilizzo che, nella sostanza, riduca anche in minima parte l’efficacia di detto progetto. Ne consegue che il docente incaricato su posto di sostegno non può essere utilizzato per supplenze, nel momento in cui l’alunno con disabilità è presente in classe, in quanto ciò si configurerebbe come interruzione di pubblico servizio e azione discriminante ai fini dell’esercizio del diritto allo studio dell’alunno e dei suoi compagni.
I criteri adottati dal Collegio Docenti, in quanto contrari alle disposizioni di legge, non hanno alcun valore. Si suggerisce di contattare sia il referente disabilità dell’Ufficio Scolastico Regionale di riferimento, sia il MIUR, scrivendo loro, affinché intervengano tempestivamente a tutela del diritto degli alunni stessi.
Al tempo stesso, in presenza di ordini di servizio, emanati dal Dirigente scolastico, informare prontamente le famiglie, affinché intervengano presso lo stesso, facendo presente che agiranno tramite ricorso per interruzione di pubblico servizio e per discriminazione.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria, durante il mio servizio vengo talvolta affiancata da una terapista comportamentale. Dobbiamo lavorare sempre in compresenza o lei può intervenire anche senza la mia presenza? Quale norma regola la compresenza tra insegnanti, terapisti e assistenti durante le ore di lezione? Sono sempre gli insegnanti responsabili degli alunni o la responsabilità è personale di chi interviene in quel momento sull’alunno?
I terapisti possono portare l’alunno disabile fuori dall’aula per effettuare il loro intervento o devono essere comunque affiancati da un docente?

A scuola, in orario scolastico, non è prevista la “compresenza” con i terapisti, in quanto le attività di riabilitazione devono essere effettuate in orario extrascolastico al di fuori del plesso scolastico.
Non è bene specificato, ma se l’intervento a scuola, di cui lei parla, è correlato ad una scelta da parte della famiglia del metodo cognitivo comportamentale ABA, allora è bene sapere che in classe può entrare unicamente un esperto, con compiti di supervisione, a condizione che sia in possesso della certificazione BCBA, come precisa la Sentenza del Tribunale di Bologna con ordinanza 20/12/2013.
Naturalmente la responsabilità degli alunni, sia che la supervisione venga effettuata in aula o al di fuori dell’aula, è in capo esclusivamente ai docenti in servizio.

Sono una giovane insegnante di sostegno. La dirigente quest’anno mi ha incaricata come referente dell’area sostegno primaria e purtroppo sto cercando di gestire le esigue risorse disponibili.
Nei giorni scorsi il mio alunno è stato assente ed in alcune ore doveva essere seguito da un’educatrice comunale. Dato che nella mia scuola c’è carenza di personale specializzato, al punto che ad ottobre ci ritroviamo ancora con un caso letteralmente scoperto, ho deciso di mandare questa educatrice su un’altra bambina (caso sempre assegnato dalla cooperativa alla medesima educatrice). In queste ore però l’educatrice sarebbe stata in compresenza con l’insegnante di sostegno (so che la compresenza tra insegnante di sostegno ed educatrice è legale), dato lo stato di emergenza e di mancanza di risorse in cui versa la scuola, ho ordinato all’insegnante di sostegno di “coprire” in quelle ore, un altro alunno che purtroppo non ha ancora un insegnante. L’insegnante di sostegno in questione si è rifiutata ed ha minacciato di denunciare la scuola perché ha sottratto per delle ore la sua alunna diversamente abile della presenza della sua insegnante, pur avendo comunque la presenza di un’educatrice.
Io credo di aver agito spinta dalla passione per il mio lavoro e dal buon senso, ma soprattutto mossa dalle direttive della 104 che, tra le altre cose, pone la coorresponsabilità educativa di tutta la comunità scolastica alla base del processo di integrazione. Ho commesso un illecito?

Forse sarebbe stato più opportuno mandare l’assistente (il cui alunno era assente) dall’alunno senza nessuno, lasciando la docente nella sua classe. Si ignorano, però, le situazioni delle vostre classi.
Il criterio sull’utilizzo del personale su posto di sostegno è declinato nelle Linee Guida del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274; le Linee Guida affermano che il docente per il sostegno non può essere utilizzato impropriamente per supplenze nella sua o in altre classi, sottraendo ore di sostegno all’alunno con disabilità.

Nella nostra classe a t.p. é arrivato un bambino down a livello intellettivo abbastanza grave con copertura dell’ins. di sostegno per 20 h. Può l’educatore (5 h) pretendere di fare l’orario che gli viene più comodo e costringere il collega di sostegno a fare un orario spezzato con buchi orari? Oppure in alternativa coprire la mensa in cui non c’è bisogno perché il bimbo in questione a tavola si comporta meglio dei suoi compagni?

L’assistente ad personam o educatore viene assegnato all’alunno con disabilità per lo svolgimento di precisi compiti, che la legge 104/92 specifica all’art. 13: compiti di “assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale” dell’alunno stesso.
La sua presenza è richiesta in sede di pianificazione del PEI, da parte dei componenti del GHO (cioè tutti gli insegnanti della classe, i genitori e gli specialisti ASL), in quanto funzionale ai bisogni sopra descritti. Ne consegue che egli dovrà svolgere il suo servizio per il tempo previsto, definito dagli insegnanti della classe, in modo da tutelare e garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità.

Sono un’insegnante della scuola dell’infanzia. Ho in carico da settembre una bambina con disturbo dello spettro autistico; questa settimana abbiamo avuto la riunione d’equipe e nonostante abbia un comma 3 della L. 104 le sono state assegnate 20 ore di insegnante di sostegno anzichè 25 cioè la copertura totale come sarebbe stato giusto; il provveditorato infatti, a fronte della richiesta dell’equipe precedente delle 25 ore, ha assegnato all’istituto comprensivo un monte ore totale di 100 ore da dividere per tutti i casi di handicap a cura della Dirigente; la Dirigente ha fatto meglio che poteva visto che la “coperta era corta” per dare le ore un po’ qui e un po’ là dove serviva ma comunque poche; abbiamo richiesto l’educatore L. 41 che, se verrà, arriverà a gennaio ed avrà al massimo 10 ore in quanto non ci sono fondi; la nostra scuola è aperta per 40 ore alla settimana e noi riteniamo sia un diritto della bambina frequentare a tempo pieno ma ci mancano le risorse per garantirle un percorso adeguato, la buona volontà però non manca! Possiamo fare qualcosa per ottenere 25 ore anzichè 20? la famiglia potrebbe rivolgersi all’Ufficio Scolastico Regionale? altri genitori hanno avuto esperienze simili e come hanno agito? ci sono altre strade da percorrere?

Da quanto scrive, nella sezione in cui lei lavora come docente, incaricata su posto di sostegno, è iscritta un’alunna certificata con disabilità, in base all’art. 3 comma 3 della legge 104/92. Premesso che non è possibile sostituire un docente con la figura di un assistente, in quanto ciascuna figura, in base al proprio contratto, ha competenze e compiti completamente differenti, a fronte delle informazioni indicate, è necessario pertanto che la famiglia promuova un ricorso per il riconoscimento delle ore mancanti.
In base alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2010, infatti, all’alunna deve essere riconosciuto il rapporto 1:1, pari a 25 ore settimanali; indicazione confermata da quanto stabilito in sede di GLHO lo scorso anno, come richiesta di ore per il presente anno scolastico. Al riguardo possiamo suggerire di rivolgersi ad alcuni enti o sindacati che offrono patrocinio gratuito.

Quest’anno su richiesta della Coordinatrice di plesso del mio Istituto si è posto il problema delle riunioni concesse da ASL solo negli orari scolastici presenti genitori, insegnante di sostegno (anche in servizio e senza sostituzione), educatori, logopedista e Neuropsichiatra presso la scuola in orario di lezione (1 ora).
Il preside ha fatto sapere che a tali incontri possono partecipare solo i docenti curricolari non in servizio in quel momento, mentre è concesso partecipare ai docenti di sostegno ed agli educatori che tolgono loro presenza agli alunni.
Ma è lecita tale limitazione anche quando è assicurata la possibilità di copertura della classe all’interno del team di interclasse senza necessità di divisione della classe che la nostra scuola applica tramite le compresenze, come per le assenze di altri colleghi?
Facendo parte della commissione inclusione e con il collegio docenti previsto per la prossima settimana avrei bisogno di chiarimenti urgenti, visto che, invece, il DS ci impone, anche per ogni colloquio con i genitori, di essere tutti presenti per la tutela e la sinergia necessaria alla didattica condivisa che è giusto assicurare agli alunni.
Davvero abbiamo situazioni di serie A ed altre di Serie B? A mio parere si tratta di un danno che subisce l’alunno BES! Mi domando se il mio pensiero sia errato?

Durante le lezioni in classe non si possono tenere attività che contrastino, impediscano o non consentano il loro corretto svolgimento. Si configurerebbe come interruzione di pubblico servizio.
La scuola deve convocare in orario extrascolastico il GLHO, il gruppo di lavoro impegnato nell’aggiornamento del PDF e nella stesura del PEI, di cui fanno parte, di diritto, tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori e gli specialisti dell’ASL, ovvero gli operatori socio-sanitari che seguono l’alunno, e, ove presenti, eventuali figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità, in conformità a quanto stabilito dall’art. 5 del DPR 24 febbraio 1994. Tale indicazione è richiamata anche dal D.lgs. 66/17.
Le Linee guida del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274, stabiliscono che il Dirigente scolastico debba concordare l’orario dell’incontro del GLHO con la famiglia, individuando comunque orari tali da consentire a tutti i membri di partecipare
L’ASL, in quanto membro effettivo del GLHO, così come lo è la famiglia, ha l’obbligo di partecipare agli incontri del GLHO, quindi i suoi rappresentanti debbono essere presenti alle riunioni anche, se necessario, tramite Skype, come avviene già in alcune scuole (e negli incontri di molte attività private).
Se, pertanto l’ASL dovesse comunicare che i propri rappresentanti sono disponibili solamente in orario scolastico, allora il Dirigente scolastico deve pretendere dal coordinatore amministrativo o dal presidente dell’ASL che, sia pure via Skype, gli specialisti ASL partecipino in orario extrascolastico, pena denuncia per omissione di atti di ufficio o interruzione di un pubblico servizio.
Quanto ai docenti curricolari, essi, in quanto docenti dell’alunno con disabilità, debbono partecipare tutti alle riunioni dei GLHO, pena la delega ai soli docenti per il sostegno, che è vietata.
Se il Dirigente scolastico non si comportasse rispettando quanto stabilito dalla normativa citata, corre il rischio che qualche famiglia possa sporgere denuncia per omissione di atti di ufficio.

Sono mamma di un ragazzo certificato L. 104, art. 3, comma 1. Giorni fa ho inoltrato richiesta di accesso ai documenti/atti amministrativi alla ex Scuola Media del ragazzo motivando il mio interesse personale ad averli (ora lui frequenta il primo anno delle Superiori e volevo far visionare i verbali alla nuova Insegnante di Sostegno, oltre ad averli tra la nostra documentazione… credo di averne diritto).
Chiedevo copia dei verbali redatti dall’allora Insegnante di Sostegno in occasione delle riunioni con la NPI e la Scuola che mi hanno sempre fatto firmare senza darmene copia.
Ora la Preside mi scrive a mezzo email chiedendo chiarimenti. Cosa devo rispondere?

Le “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità” del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274, sottolineano l’importanza, “in particolare nel momento del passaggio fra un grado e l’altro d’istruzione, del fascicolo individuale (o fascicolo personale) dell’alunno con disabilità, che dovrà essere previsto a partire dalla
Scuola dell’Infanzia e comunque all’inizio del percorso di scolarizzazione, al fine di documentare il percorso formativo compiuto nell’iter scolastico.”
Non solo. Sempre le Linee Guida evidenziano l’importanza delle “finalità informative” del fascicolo personale dell’alunno con disabilità, la “cui assenza può incidere negativamente
tanto sul diritto di informazione della famiglia quanto sul più generale processo di integrazione.”
Va da sé, quindi, che la scuola secondaria di Primo Grado avrebbe dovuto aver già inviato tale fascicolo da tempo, ancor più a fronte dell’autorizzazione dei genitori. Non facendolo, è incorsa in un mancato rispetto della normativa, a danno dell’alunno con disabilità e del suo percorso formativo (Linee guida).
Le suggeriamo, a questo punto, di chiedere copia integrale del fascicolo personale di suo figlio, in quanto rientra nel suo diritto, ma anche fra i suoi doveri, di genitore.
Riformuli la richiesta di acquisire “copia cartacea” dei documenti contenuti nel fascicolo personale, aggiungendo fra le motivazioni, oltre al fatto di “esercitare la responsabilità genitoriale del minore”, la “necessità di fornire elementi utili ai nuovi docenti, dal momento che il fascicolo personale del figlio (specificare il nome) non è stato trasmesso dalla scuola secondaria di Primo Grado (nome della scuola) alla nuova Istituzione scolastica, presso la quale, oggi, è iscritto il ragazzo”, così come previsto dalla normativa vigente e come da me autorizzato”.

Chi deve firmare la programmazione differenziata per un alunno maggiore con ritardo lieve, la famiglia o l’alunno maggiorenne? e cosa succede in caso di contrasto tra loro?

L’OM 90/2001 attribuisce ai genitori la responsabilità di acconsentire o meno a un percorso differenziato.
In caso di rifiuto da parte del genitore, il Consiglio di classe deve procedere con la programmazione semplificata (globalmente riconducibile ai programmi ministeriali).

Può il DS imporre le quinte e seste ore all’ins. di sostegno nei casi gravi con il comma3?

L’orario di sostegno, in genere, è concordato fra i docenti al fine di offrire opportunità formative efficaci a favore dell’alunno con disabilità
Certamente l’orario è di competenza del Dirigente scolastico, tuttavia se il Consiglio di classe ritiene che debba essere adottata una distribuzione differente, più vantaggiosa per l’alunna, si suggerisce di far pervenire tali motivazioni al Dirigente scolastico. In presenza di diniego, si porrà la questione in sede di GLHO.

Ho mia madre che lavora come collaboratrice scolastico ed é una persona non udente,quindi in possesso della legge 104. Oggi ha avuto un’ordinanza dal preside in cui dice di spostarsi per 1 settimana con gli stessi orari di lavoro da una scuola a un’altra . Questa ordinanza può rifiutarla? O questa ordinanza può valere anche se in possesso della 104 come sopra detto?

L’art. 33 della legge n. 104/92 stabilisce che il lavoratore ha diritto a scegliere la sede più vicina al suo domicilio, “ove possibile”.
Se quindi ci sono necessità organizzative, il Dirigente Scolastico può spostare in sedi più lontane.
Nel caso attuale, si tratta di una sola settimana. Quindi sua madre non può rifiutarsi di eseguire l’ordine di servizio ricevuto.

Sono il genitore di una bambina tetraplegica (tetraparesi spatica discinetica), scrivo per chiedere informazioni in merito ad un problema che si è presentato in ambito scolastico. La bimba sta avendo problemi a scuola in quanto gli assistenti scolastici nominati per l’assistenza ai bambini con handicap, non si ritengono responsabili della somministrazione del cibo, operazione alla quale la bambina, (ovviamente) non può provvedere autonomamente. La mia domanda è la seguente; è lecito che gli operatori scolastici rifiutino di dargli da mangiare e da bere? nonostante noi abbiamo presentato un assunzione di responsabilità genitoriale che li solleva da eventuali rischi??? A quale legge dobbiamo far riferimento per poter autorizzare o far si in qualche modo che la bimba possa essere rifocillata e dissetata durante l’orario scolastico?

Il compito di spostare l’alunno con disabilità nel contesto scolastico, ma anche di provvedere all’assistenza di base e alla somministrazione dei cibi, è in capo ai collaboratori scolastici (artt. 47 e 48 e Allegato A del CCNL di categoria), individuati (e incaricati) dal Dirigente scolastico, previa presentazione di richiesta di tali necessità da parte dei genitori.
Nel caso in cui la somministrazione dei pasti richiedesse particolari manovre, sarà necessario, invece, inviare tale richiesta all’ASL, in modo che provveda con personale specializzato. In questo caso suggeriamo anche di attivarvi per chiedere al Comune, in conformità all’art. 14 della legge 328/2000, un progetto individuale, che il Comune stesso dovrà elaborare in sinergia con l’ASL al fine di stabilire quanto necessario per garantire i diritti di vostra figlia nei vari contesti di vita, compreso l’ambito scolastico (es. trasporto, altro).

Sono una docente di lingua francese presso una scuola secondaria di 1° grado. Su richiesta della famiglia e del neuropsichiatra l’anno scorso, in prima media, un alunno è stato esonerato (non dispensato) dallo studio della lingua francese per gravi disturbi del linguaggio e grave deficit cognitivo. In alternativa l’alunno svolgeva un potenziamento di informatica (video scrittura) per 2 ore settimanali con l’insegnante di sostegno. All’inizio di quest’anno scolastico, l’alunno in questione sembrava essere ancora esonerato. Tuttavia, poiché l’orario definitivo del docente di sostegno non permette la sua presenza durante le ore di francese, e visto che non è possibile affidarlo all’assistente ad personam poiché manca un docente di riferimento in alternativa sia al docente di francese che al docente di sostegno, si è pensato di togliere l’esonero per la lingua francese. Tutto questo mi lascia perplessa. A mio parere sembra indispensabile non solo il coinvolgimento della famiglia, bensì anche il parere del neuropsichiatra. Faccio presente che fino a 15 giorni fa, il docente di sostegno aveva sottolineato le gravi difficoltà dell’alunno, che nel giro di 15 giorni sembra essere miracolosamente migliorato. E’ stato persino riferito che ci sono stati casi in cui uno studente esonerato dalla seconda lingua abbia sostenuto la prova di francese all’esame finale di licenza media… mi sembra un poco assurdo. Potrei sapere come comportarmi?

Per gli alunni con disabilità, il GLHO (composto da tutti i docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti) elabora un Piano educativo individualizzato, che contiene la programmazione redatta appositamente per l’alunno sulla base delle sue capacità, delle sue potenzialità, delle sue attitudini, avendo presente il suo “funzionamento” (per prendere un termine coniato da ICF).
Questo significa che per gli alunni con disabilità viene predisposto un “percorso individualizzato” e, in quanto tale, non sussistono condizioni di esonero o di dispensa, bensì unicamente di “individualizzazione”.
Quanto avvenuto nel precedente anno è anomalo e contrario alle indicazioni di norma che tutelano il diritto allo studio dell’alunno con disabilità. Si provveda quest’anno, nel rispetto di tali diritti, a indicare quali sono gli obiettivi che il Consiglio di classe intende raggiungere, descrivendoli disciplina per disciplina e riportandoli nel PEI.
In sostanza, per uno studente con disabilità, ed è questo un esempio, nelle ore in cui sono programmate le lezioni di francese si possono progettare obiettivi relativi all’apprendimento di alcuni termini, piuttosto che al riconoscimento di alcuni oggetti (concreti o iconici), o alla coloritura di spazi. Sono esempi che evidenziano come possa essere possibile anche, se necessario, il discostamento da quelli che sono i contenuti disciplinari.
Non vale, pertanto, se è presente o meno (in quelle ore) il docente di sostegno: durante le ore di francese è in servizio il docente incaricato dell’insegnamento di tale disciplina il quale, in quanto insegnante di tutti gli alunni di quella classe, deve lavorare anche con l’alunno con disabilità, predisponendo le attività per lui contemplate all’interno del PEI.
In sede di esame di Stato, le prove predisposte dovranno essere prove differenziate con valore equivalente, cioè costruite sulla base delle attività effettivamente svolte durante l’anno scolastico; il superamento di tali prove dà diritto al conseguimento del titolo di studio (D.lgs. 62/2017).

Vorrei sapere se esiste una normativa che autorizza i bambini della scuola dell’obbligo a uscire dalla scuola per poter frequentare terapia logopedica o riabillitativa. E se al tempo stesso un dirigente può negare tale uscita ai bambini.

Le attività di riabilitazione devono essere effettuate in orario extrascolastico e al di fuori dall’ambiente scolastico. Il Dirigente scolastico sta agendo correttamente.

Può la dirigente decidere di trasferire le classi con alunni con disabilità cognitive e motorie gravi al piano superiore della scuola, pur in presenza dell’ascensore?

Non conosciamo le motivazioni di tale cambiamento; forse il piano superiore dispone di aule capienti e/o di altri ausili, importanti per gli alunni, ed essendo presente, nell’edificio, un ascensore, lo spostamento potrebbe trovare giustificazione.
Indubbiamente di fronte a disabilità motorie gravi sarebbe più opportuno che gli alunni frequentassero al piano terra. Avete provato a chiedere al Dirigente motivazione di questo cambiamento?

Sono docente di sostegno in una scuola superiore di secondo grado dove abbiamo, tra i 21 alunni con BES, nr 4 alunni con diagnosi e profilo funzionale severi. I nostri 4 alunni frequentano circa 18-20 ore a settimana sia perché non reggerebbero 31 ore di scuola ogni settimana e sia perché non hanno copertura totale (i nostri alunni non hanno né 18 né 20 ore di sostegno).
La possibilità di fare dei laboratori dedicati con la possibilità che vi ruotino 2 docenti + 1 assistente ad personam per 4 alunni è legale? Alcune colleghe di sostegno si sottraggono a questo impegno perché non è sancito dalla legge e forse hanno ragione.
Mi chiedo allora dove prendere le risorse per sostenere questi alunni speciali che NON RIESCONO A STARE IN CLASSE.

La creazione, sia pur temporanea, di gruppi di soli alunni con disabilità è contraria ai principi dell’inclusione scolastica e, come tale, è espressamente vietata dalle “Line guida” ministeriali del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274.
Se gli alunni hanno difficoltà a stare in classe per tutto il tempo e se ritenete, come Consiglio di classe, che sia necessario adottare percorsi differenziati, potete prevedere momenti di attività educativa, mediante interventi individualizzati, anche in gruppi eterogenei, coinvolgendo i compagni di classe.
Quanto al personale necessario, dovete chiedere, secondo le necessità, ore aggiuntive e/o di sostegno o/e di assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale.
Tenete presente la sentenza del Consiglio di Stato n. 2023/17 che, in caso di scarse risorse ricevute, invita le scuole a inoltrare reclamo all’USR o all’Ente locale interessato e, per conoscenza, alla Corte dei conti Regionale per denunciare la scarsità di risorse e chiederne aggiuntive.

Sono un insegnante di sostegno e la nostra scuola insiste nel far entrare gli specialisti dell’AIAS in orario scolastico qual è la legge che potrei usare per controbattere a questa proposta …sono RSU della primaria … ma non trovo riferimenti di legge … In un vostro articolo fate riferimento al prefetto infatti ho scritto una mail alla prefettura ma non ho ancora ricevuto risposta

Vi è necessità di capire la motivazione che induce a tali interventi. Se, infatti, riguardano un alunno con autismo per il quale la famiglia ha adottato il metodo ABA, l’esperto può entrare in classe, purché in possesso della certificazione BCBA (si rimanda alla Sentenza del Tribunale di Bologna: ordinanza 20/12/2013).
Se trattasi di interventi sulla CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa, volti a far comprendere ai docenti le modalità di comunicazione), anche in questo caso l’esperto può entrare, in virtù della corrispondenza alla figura professionale dell’assistente alla comunicazione personale, prevista dall’art. 13 comma 3 della legge 104/92.
Se trattasi, invece, di interventi di riabilitazione, questi devono essere effettuati in orario extrascolastico e sicuramente non in ambiente scolastico.

Un ragazzo diversamente abile grave frequenta la scuola secondaria di secondo grado ed avendo la copertura completa dell orario é stato seguito da 6 docenti di sostegno per rendere gli interventi più mirati, efficaci ed efficienti.
Quest’anno il genitore ha chiesto solo 2 dei 6 docenti ed è stato accontentato.
Ora le chiedo se il genitore non ha mai espresso per iscritto qualche lamentela verso gli altri docenti negli anni precedenti alla luce di quale principio e quale norma la richiesta è stata assecondata?

Gli art 2,4 e 6 del dpr n. 122/09 prevedono l’ipotesi eccezionale che un alunno possa essere seguito da più di un docente. Però è assurdo pedagogicamente avere sei docenti per il sostegno. L’esperienza, fra l’altro, ha dimostrato che avere più di un docente per il sostegno può disorientare l’alunno.
Di norma i genitori non possono scegliere i docenti per il sostegno; possono solo chiederne la sostituzione se non si è realizzato un valido rapporto educativo con l’alunno (Sentenza del Consiglio di Stato n. 245/01).

Un ragazzo di 21anni compiuti e con disabilita’ grave ha frequentato nell anno 2017/2018 l’ultimo anno di un istituto di istruzione secondaria superiore e all’esame di stato non si è presentato ma il Consiglio di classe ha dimenticato di ratificare il non superamento dell esame e quindi la ripetizione della classe quinta. La scuola visto che il genitore ha intrapreso una tutela giudiziaria nell attesa di risposta da parte della magistratura consente la frequenza provvisoria al ragazzo che del resto non è stato inserito nell elenco. È legittimo ciò? Quali docenti devono essere assegnati visto che la madre addirittura ha indicato 2 nomi di docenti di sostegno?
Può un genitore tra i docenti di sostegno, che hanno seguito il figlio nel percorso scolastico di 5 anni durante il quale non ha mai esternato lamentele scritte verso i docenti, manifestare una preferenza verso qualcuno piuttosto che verso altri? Quali sono i criteri di assegnazione dei docenti di sostegno agli alunni?
Nell istituto per le altre discipline si segue la graduatoria, la continuità e la compatibilità; però per il sostegno per le superiori il criterio della continuità è in minima parte seguito sia per la necessità di un docente esperto della materia in cui l’alunno presenta difficoltà e sia perché quando i ragazzi sono molto gravi si preferisce alternarsi con altri docenti di sostegno per rendere il lavoro meno gravoso.

Se l’alunno ha ottenuto dal TAR una sospensiva, la scuola ha dovuto accettarlo come ripetente; se invece, non c’è la sospensiva, la scuola non ha l’obbligo di accettarlo, sia pur con riserva.
In nessun caso la famiglia può scegliere i docenti per il sostegno; può solo rifiutarli se non riescono a realizzare un valido rapporto educativo, ma non può sceglierli.

Sono un insegnante di sostegno infanzia, quest’anno mi è stato affidato un alunno con una sindrome genetica Cromosopatia multipla; si tratta di un bambino di circa 2 anni e mezzo dunque un anticipatario, tale sindrome ha come conseguenza una serie di problematiche importanti tra queste: assenza di deambulazione, cecità, assenza di linguaggio, crisi epilettiche ecc ecc, la scuola tra l’altro non ha a disposizione assistentato materiale. L’oggetto di dibattito tra la famiglia e la scuola è circa la questione della somministrazione dell’eventuale farmaco salvavita, ovvero il bambino potrebbe aver bisogno del farmaco qualora la crisi supera un certo tempo. Fatta questa sintetica premessa le pongo qualche domanda in merito: a chi spetta la somministrazione del farmaco e la gestione della crisi nel momento in cui si presenta? può un alunno anticipatario con questa delicata situazione frequentare già la scuola dell’infanzia, o esiste una legge che rimanda per questo caso specifico al compimento dei 3 anni di età?

L’alunno è stato accolto, previa domanda da parte dei genitori dalla scuola, pertanto ha diritto alla frequenza.
Per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci, anche salvavita, si fa riferimento alle Raccomandazioni emanate dal Miur insieme al Ministero della salute.
La Nota MIUR 23/11/2005, prot. n. 2312, attribuisce al Dirigente scolastico il compito della procedura. Ricevuta dalla famiglia la richiesta scritta, corredata da documentazione medica, il Dirigente scolastico:
a) verifica il luogo in cui conservare e somministrare i farmaci,
b) concede, ove richiesta, l’autorizzazione all’accesso ai locali scolastici in orario scolastico da parte dei genitori o loro delegati (incaricati per la somministrazione dei farmaci)
c) verifica la disponibilità di personale della scuola “in servizio” a garantire la continuità di somministrazione dei farmaci (il personale oltre alla disponibilità deve possedere specifici requisiti)
d) in assenza di locali adatti e/o di disponibilità alla somministrazione da parte del personale della scuola, procede all’individuazione di altri soggetti istituzionali del territorio (per stipulare accordi e convenzione).
Se nessuno dei precedenti requisiti può essere soddisfatto, le Linee guida, allegate alla Nota, indicano i successivi passaggi

Mio figlio con diagnosi di lieve ritardo nello sviluppo, ha iniziato il secondo anno di scuola materna.
In settimana al provveditorato si sono tenute le nomine x il sostegno, chi ha fatto il sostegno lo scorso anno è laureata in “scienze della formazione primaria indirizzo scuola dell’infanzia” ma essendo in II fascia non ha potuto scegliere l’ Istituto, chi ha scelto l’Istituto non è sufficiente e mio figlio (che ha 25 ore di sostegno e 10 di educatore) ha solo le 2 maestre (nuove e quindi con difficoltà perché il mio bimbo non parla e usa solo gesti e ci vuole un po’ per capirlo) di cui una part-time, non ha ancora il sostegno e il Comune sta ancora facendo il bando per la Cooperativa di Educatori.
Dato che ora la scuola dovrà attingere dalla graduatoria interna ho chiesto di essere celeri, ma mi hanno detto che attendono la delibera dal Provveditorato. Ho sollecitato il Provveditorato che dice che per la nomina del sostegno non serve la liberatoria. Mi sapete dire qual è la normativa che permette alla scuola di effettuare le chiamate senza la liberatoria ?

Di solito dopo i primi giorni di Settembre gli Uffici scolastici regionali dovrebbero avere esaurite le graduatorie e quindi comunicano che i presidi possono nominare dalle proprie graduatorie di istituto.
InformateVi con il Vostro Ufficio scolastico regionale se sono state esaurite le graduatorie provinciali e se quindi possono nominare le singole scuole.

Sono la mamma di un bimbo certificato alla fine di giugno 2018 e frequentante la classe quarta primaria.
Ho subito portato la documentazione a scuola. Oggi la scuola mi riferisce che mio figlio non potrà avere l’insegnante di sostegno perché le deroghe vengono assegnate solo su handicap gravi in base a una sentenza del 2005, che non so quale è. È vero? Come devo comportarmi?

È da supporre che vostro figlio sia stato certificato “con disabilità non grave”, ai sensi dell’art. 3 comma 1 della legge n. 104/92.
Anche in questi casi, però, l’alunno ha diritto ad alcune ore di sostegno settimanali sulla base della richiesta formulata, in questo caso, nella Diagnosi Funzionale.
Non conosciamo la Sentenza indicatale dalla scuola; in ogni caso, il diritto al sostegno spetta sulla base della certificazione di disabilità in forza dell’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, del DPCM 185/2006, dell’art. 3 del Decreto legislativo n. 66/17.
Insistete quindi per avere mezza cattedra, pari a 11 ore settimanali, minacciando in caso contrario il ricorso alla Magistratura.
(Si allega l’elenco dei Referenti regionali per l’Inclusione scolastica operanti presso ogni Ufficio Scolastico Regionale, ai quali potete rivolgervi, affinché chiariscano, a chi di dovere, che alcune ore di sostegno spettano a vostro figlio, per il quale avete fatto pervenire la documentazione entro il 30 giugno 2018, un tempo limite, ma sufficiente perché fosse inoltrata richiesta da parte del Dirigente Scolastico).

Lavoro con mansioni amministrative nell’ambito dell’accertamento dello stato di alunno con handicap.
Essendo la ns una zona di confine ci sono diversi bambini di cittadinanza svizzera che frequentano la scuola italiana. È prevista la possibilità che possano presentare istanza per il riconoscimento del diritto all’insegnante di sostegno?

La nostra normativa prevede che anche gli alunni stranieri con disabilità presenti in Italia, compresi quelli non regolari, abbiano diritto all’inclusione scolastica con tutte le risorse che vengono fornite agli analoghi alunni italiani.
Siccome la Svizzera è uno Stato florido, sarebbe il caso di promuovere un accordo culturale bilaterale che preveda questo aspetto.

Sono una docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado. Quest’anno ho fatto il passaggio nella stessa scuola da tipologia udito a psico-fisico ed in virtu’ di cio’ il dirigente mi ha assegnato un altro alunno interrompendo, con mio disappunto, la continuita’ del progetto didattico-educativo sull’alunna sorda che seguivo gia’ da 2 anni ed assegnando il caso ad una collega neoarrivata su udito. Cosa prevede la normativa sul diritto da parte della famiglia alla continuita’ e cosa si puo’ fare in merito? Il dirigente ha agito correttamente e nell’interesse dell’alunna?

Se il docente rimane nella stessa scuola, l’alunno ha diritto alla continuità, pena denuncia per discriminazione e violazione del principio di continuità fissato dalla legge n. 107/2015, art. 1 comma 181, lettera c) n. 2.

All’inizio di questo mese ho assegnato presso la sede associata un tecnico di laboratorio beneficiario della Legge 104/92 a causa dell’assenza di un posto libero nella sede principale, dove l’interessato ha fatto richiesta in quanto più vicina al suo comune di residenza dove presta assistenza alla moglie.
L’interessato, dopo alcune missive, attraverso il suo legale ha poi comunicato di adire le vie legali in mancanza di revoca del provvedimento.

La legge n. 104/92 all’articolo 33, a proposito dell’assegnazione della sede a lavoratori con disabilità, prevede che essi abbiano diritto a scegliere la sede più vicina alla propria residenza “ove possibile” e, cioè, se di fatto ciò sia possibile.
Se non esiste un posto nella sede più vicina, l’interessato deve accettare la sede assegnata e il ricorso non dovrebbe avere esito positivo.

Una scuola secondaria di primo grado ha formato le classi prime escludendo dal gruppo delle elementari un bambino con 104. Ovvero, su 5 iscritti tra cui tre con 104, ha messo nelle stessa classe 4 alunni, escludendo il quinto che è rimasto senza compagni ai quali era molto legato. A chiarimenti richiesti è stato risposto che hanno guardato solo le preferenze espresse dai genitori sulle domande di iscrizione. Ma le classi non dovrebbero essere eterogenee e formate su precisi criteri? Ora il bambino si rifiuta di andare a scuola

Dite alla famiglia che si rivolga subito al referente regionale per l’inclusione scolastica (elenco dei Referenti delle diverse Regioni).
Ci tenga informati, perché questo è un caso di discriminazione perseguibile ai sensi della l.n. 67/06.

Un ragazzo di 21 anni con disabilita’ grave con il sostegno che ha completato il percorso di scuola secondaria di secondo grado può iscriversi al corso serale ed avere il docente di sostegno per un numero di ore limitato cioè pari a quelle che non ha goduto nel percorso del mattino (ad esempio quando i compagni andavano via alle 15 mentre lui usciva alle 13,conteggiandole per tutti e 5 gli anni) sottratte al monte-ore complessivo del corso serale? Il D.M 455/97 recepito dalla recente normativa sui centri territoriali per gli adulti fa riferimento al monte ore complessivo che cosa significa?

Quanto richiesto non può trovare accoglimento, sia perché le ore di sostegno vengono assegnate di anno in anno e non possono recuperarsi quelle non utilizzate, sia perché una volta ottenute durante i corsi del mattino, l’amministrazione non ne assegna altre nei corsi serali.

Una docente specializzata per le attività di sostegno con incarico a tempo indeterminato svolge servizio in una scuola secondaria di I grado per un intero anno scolastico su cattedra di sostegno.
L’alunno possiede una certificazione di disabilita’ visiva ai sensi della L.104/92 art.3 comma 3. Gli sono state pertanto assegnate 18 ore totali di sostegno, delle quali 9 sono state svolte dalla suddetta docente, le residue 9 ore sono state assegnate ad un docente privo di abilitazione e di specializzazione con un incarico a t.d..
L’anno successivo il figlio della stessa docente, ammesso alla scuola secondaria di I grado, viene inserito nella stessa sezione dell’alunno con disabilita’, ma in classe diversa, dopo aver superato una selezione per poter accedere all’indirizzo musicale ( dunque non per una scelta della docente ma per una casualità).
Vi chiedo cortesemente dei chiarimenti sui seguenti aspetti:
1) la docente può svolgere il proprio servizio in classe diversa da quella del proprio figlio ma nella stessa sezione?
2) quali elementi ostativi impedirebbero la conferma dell’incarico in condizioni di continuità didattica alla docente?
3) è valido il criterio della continuità didattica anche se ha svolto servizio di 9 su 18 ore totali e per un solo anno scolastico?

1) qualunque docente può svolgere attività nella stessa scuola dove frequenta il proprio figlio, purché non insegni nella sua stessa classe,
2) solo se il posto del docente dell’anno precedente viene preso da un docente a tempo indeterminato specializzato o da un docente supplente specializzato con più punti, il docente dell’anno precedente perde quel posto, ma questo non è il caso della docente, in quanto specializzata e di ruolo, pertanto non sussistono elementi ostativi,
3) negli altri casi la continuità deve essere garantita in forza del principio sancito dalla legge n. 107/15, art. 1, comma 181, lettera c) n. 2. Nel caso da lei presentato, pertanto, la continuità deve essere garantita (possibilmente per l’intera cattedra, pari a 18 ore, in quanto sembra non sussistano motivazioni per “spezzarla”).

Nostro figlio, di 21 anni compiuti e con disabilità grave (Sindrome du cri du chat), ha frequentato nell’anno 2017-2018 l’ultimo anno di un Istituto di istruzione secondaria superiore. A metà dell’anno è stato chiesto un GLH nel corso del quale è stato redatto il documento firmato dai docenti, dalla neuropsichiatra dell’ASL di competenza e dai genitori. In detto documento veniva indicata l’opportunità di continuare il percorso formativo del ragazzo riscrivendolo a scuola con la retrocessione , però, di due classi al fine di garantirgli una continuità di relazione con i compagni. La neuropsichiatra indicava con sicurezza la possibilità della permanenza a scuola per i ragazzi con disabilità fino ai 23 anni. Pertanto, al termine della V, invece di sostenere l’esame, ci è stato suggerito dalla scuola di ritirarlo e di fare la nuova iscrizione, iscrizione regolarmente accettata. Oggi, a pochi giorni dall’inizio della scuola e con grande attesa da parte del ragazzo di ricominciare, essendo cambiato il dirigente scolastico, ci è stato comunicato che ci sono problemi per il suo reinserimento e per la concessione delle ore si sostegno delle quali, con una sentenza del TAR, lui usufruisce fino al termine del percorso scolastico. A scuola risulta agli atti il PEI, ma, per errore della scuola, abbiamo saputo soltanto adesso, che non ha fatto seguito a questo la delibera del collegio dei docenti.
Lei ritiene che ci siano delle possibilità di risoluzione del problema? Noi siamo rimasti sconcertati dalla situazione perché, oltre tutto, ne siamo stati informati solo da pochi giorni e non abbiamo avuto né il tempo né il modo di trovare altre soluzioni. Inoltre, non consideriamo la scuola un semplice parcheggio, ma un luogo dove nostro figlio impara a relazionarsi con gli altri, a rispettare le regole e apprende molto più di quanto non sia in grado di esprimere verbalmente.

Quanto concordato in sede di GLHO lo scorso anno non è applicabile: nessuna norma contempla la frequenza fino all’età di 23 anni e non è possibile “retrocedere di classe”. Le “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità” del 4 agosto 2009 (Prot. n. 4274) prevedono la permanenza nel sistema di istruzione e di formazione fino all’età adulta (21 anni).
L’unica considerazione possibile riguarda il fatto che lo studente non si è presentato all’esame di Stato e, in tal caso, il Consiglio di classe avrebbe dovuto affermare il non superamento dell’esame e quindi la ripetizione della classe quinta. Ma questo, da quanto lei scrive, non si è verificato.
Non resta che valutare la possibilità di iscrivere il ragazzo ad un corso serale dove, tenga presente, non sarà assegnato il docente di sostegno, perchè ne ha usufruito durante il corso degli studi superiori del mattino.
A questo punto prendete contatto col Comune per impostare un Progetto di vita ai sensi dell’art.14 della legge n. 328/2000, che possa prevedere o un corso di formazione professionale o un tirocinio di lavoro, che potrebbe svolgersi anche a scuola, ovviamente però senza entrare in aula come alunno.

Sono beneficiario di legge 104 art3 comma 3 per familiare. Vorrei sapere se può essermi assegnata una mole di lavoro maggiore ad esempio un numero di classi più alto rispetto a colleghi della mia stessa disciplina di insegnamento.

La normativa non contempla questa fattispecie, limitandosi ai permessi e ai congedi.
Dipende dalla discrezione del DS tener conto di questo problema anche per ll’assegnazione delle classi o dagli accordi sindacali che possono prenderlo in considerazione.

Desidero conoscere la normativa inerente l’inserimento e la gestione di portatori di handicap all’interno di istituzioni educative quali i convitti annessi.

Non risultano differenze rispetto all’inclusione nelle scuole comuni. Il problema si pone se l’alunno vuole vivere nel convitto, dal momento che la normativa si è preoccupata dell’inclusione nelle scuole vicino casa e non si è preoccupata di casi di alunni con disabilità in istituti che, anzi, ha contrastato. Se l’alunno deve stare sempre in convitto, occorre un accordo col Comune che fornisca un assistente soprattutto negli orari extrascolastici, specie se l’alunno non è autonomo.

In un plesso ubicato in un piccolo comune vi è una sezione staccata del nostro Istituto d’istruzione superiore. Questo plesso è frequentato da un’alunna tetraplegica su carrozzina, bisognosa di assistenza quando va in bagno (necessita di aiuto per alzarsi dalla carrozzina e svestirsi). L’alunna in questione accetta comprensibilmente solo l’assistenza di collaboratrici scolastiche donne, altrimenti rifiuta di frequentare la scuola. Purtroppo il plesso in questione è piccolo per cui è possibile impiegare un unico “bidello”.il fatto è che possiede la 104 per assistenza a un anziano genitore proprio un bidello uomo di quel paese, per cui bisognerebbe contemperare i due diritti, quello dell’alunna all’inclusione e all’istruzione e quello del bidello a lavorare nel posto dove presta assistenza e anche quello del genitore a essere assistito. É difficile capire quale interesse sia preminente. Il Comune manda degli assistenti fisici, le cui ore, però, non coprono l’intero arco della giornata. Sapreste darmi una soluzione o esiste giurisprudenza in materia?

La scuola è un servizio agli studenti, per cui va tutelato, prima di tutto, il diritto allo studio dell’alunna con disabilità. Il recente Decreto legislativo n. 66/2017 prevede che, nell’assegnare i collaboratori scolastici, sia rispettata la differenza di genere, proprio perché rientra nei loro compiti l’assistenza di base (CCNL artt. 47, 48 e Allegato A).
Quindi il DS deve chiedere all’USR l’invio di una collaboratrice scolastica di un paese viciniore, ovviamente non titolare del diritto di disabilità ai sensi della legge n. 104/92. Ciò è ormai un diritto delle alunne e non può essere violato con motivi di tagli alla spesa pubblica.
Se il DS o l’USR non provvedono immediatamente, la famiglia dell’alunna può rivolgersi immediatamente al Tribunale civile, previa diffida, per discriminazione ai sensi della legge n. 67/06.

Gli alunni che ad inizio anno scolastico sono in possesso del certificato ai fini dell’integrazione ma non ancora del verbale della L. 104/92 hanno comunque diritto a delle ore di sostegno, che andrebbero inevitabilmente tolte a quegli alunni in possesso delle certificazioni previste dalla legge?

L’attribuzione delle ore di sostegno è conseguente alla presentazione della documentazione prevista dalla normativa vigente. La famiglia deve consegnare alla scuola il Verbale di accertamento e la Diagnosi Funzionale, e, in base a quanto in esso contenuto, la scuola richiederà le risorse necessarie.
Ricordiamo che in nessun caso è possibile sottrarre ore di sostegno già assegnate ad altri alunni, come afferma la sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 2017.

Vi chiedo informazioni a riguardo la mia bambina di 12 anni affetta da idrocefalo in possesso di 104/92. L’anno scorso l’orario di entrata a scuola era alle 8.15, e malgrado Tutti i miei sforzi riuscivamo ad entrare alle 8.30. Uscita 13.15
La bambina Tutti i pomeriggi è impegnata con stimoli ed altro, ha logopedisti,(tsmre), il progetto Home Care della regione Lazio, e psicologi, il sabato catechismo…
Quest’anno l’istituto scolastico ha deciso di far entrare i bambini alle 8.00, ciò andrebbe a costituire un disagio ed una discriminazione ad una bimba portatrice di handicap, non riuscirebbe a seguire con attenzione le lezioni, e sarò costretta a chiedere di farla entrare alle 8.30, creando così una discriminazione; l’entrata alle ore 8.00 penalizzerebbe non solo l’attenzione per l’apprendimento scolastico, ma tutta la giornata, lei è seguita da logopedisti fisioterapisti, e psicologi…
In quanto la bambina stanca non dà rendimento e ne avrebbe input positivi.
Vi chiedo posso chiedere al dirigente di istituto di cambiare orario d’entrata e spostarlo alle 8.30??
Devo diffidare il dirigente? Devo inviare al Provveditorato di Roma la diffida per conoscenza?? O è tutto giusto e quindi devo o cambiare scuola o farla entrare dopo..

Nel caso da lei esposto, difficilmente può parlarsi di discriminazione, in quanto trattasi di una scelta di orario determinata dalla richiesta della maggioranza delle famiglie.
Sarà opportuno contattare un’altra scuola, che prevede le ore 8.30 come orario di entrata.

A chi spetta il compito di fornire un operatore di sostegno/educatore durante il pasto alla scuola dell’infanzia per un alunno con disabilità? E’ competenza del dirigente scolastico o del Comune?

In conformità al contratto di categoria, artt. 47 e 48 e Allegato A, il compito di imboccare l’alunno con disabilità è affidato ai collaboratori scolastici, in servizio presso l’Istituto scolastico, individuati dal Dirigente scolastico. Se il bambino con disabilità richiede una specifica attenzione, dovuta a forme patologiche particolari, allora sarà l’ASL, ovvero il servizio sanitario, a provvedere a tale figura, sempre su richiesta del Dirigente scolastico.

Sono la mamma di una bimba di quasi 5 anni affetta da osteogenesi imperfetta di tipo 1.
Brevemente chiarisco quali sono i sintomi della patologia: l’osteogenesi rende le ossa fragili quindi con traumi molto leggeri vengono prodotte delle fratture.
La mia bambina dovrà frequentare l’ultimo anno della scuola materna ed io e mio marito è già dall’anno scorso che cerchiamo di ottenere un assistente alla persona ma invano. Abbiamo ripiegato sull’insegnante di sostegno ma in effetti non serve alla bambina che non ha nessun deficit cognitivo.
Abbiamo bussato alle porte del comune, della dirigente scolastica, della neuropsichiatra che ha redatto la diagnosi funzionale per il sostegno e di un avvocato ma questa figura specifica è inesistente per tutti. Nessuno sa dove reperirlo e chi deve richiedere la sua presenza in classe.
Chiedo cortesemente a Voi se è possibile di avere delucidazioni o a quale ufficio dovrei rivolgermi per avere finalmente la possibilità di tutelare nel modo corretto la salute di mia figlia.

L’art. 13, comma 3, della legge 104/92 prevede che, se necessario, all’alunno con disabilità sia assegnata la figura addetta all’assistenza all’autonomia personale e/o alla comunicazione. Nella Diagnosi Funzionale, predisposta dall’ASL, deve pertanto essere riportata questa indicazione e il Dirigente scolastico, ricevuta la documentazione dalla famiglia, dovrà inoltrare regolare richiesta presso l’Ente competente (in questo caso il comune). In assenza di precise indicazioni, infatti, non è possibile per la scuola effettuare la richiesta. Considerata la particolare situazione, l’assistente ad personam (assistente comunale), assegnata all’alunno, dovrà essere formata dall’ASL anche con un breve corso, sulle problematiche fisiche della bambina.

Sono un assistente educativo, avrei bisogno di un’informazione, le assenze dell’alunno che seguo devono essere recuperate? Oppure no.
Mi è stato affidato un incarico di due alunni e uno dei quali è mancato per un mese e per questo ho dovuto recuperare le assenze dell alunno facendo slittare di un mese il termine del lavoro da me svolto. E non solo mi è stato calcolato solo mezzo punto per un mese di lavoro svolto nonostante tutto io abbia lavorato per due mesi.

Gli studenti sono tenuti alla frequenza nelle giornate di lezione previste dal calendario scolastico. Se uno degli studenti, ai quali lei è stata assegnata in qualità di assistente ad personam o di educatore, è stato assente anche per un mese, è tenuto a giustificare l’assenza alla scuola ma non è tenuto al recupero.
Per le altre questioni la invitiamo a contattare il sindacato di categoria.

Ho una invalidità riconosciuta al 100% rivedibile nel 2019 e sono docente di ruolo alla scuola primaria.
Ho una laurea in architettura vecchio ordinamento e vorrei conseguire una nuova abilitazione per insegnare alle superiori.
Sapete se ci sono percorsi abilitanti speciali o termini legali per chiedere la mobilità?

Dovrebbe chiedere al suo Ufficio Scolastico Regionale o al MIUR, nello specifico alla direzione generale per il personale docente. Al momento, l’unica possibilità è la partecipazione al FIT, iscrivendosi, dopo aver acquisito i 24 Cfu previsti, al concorso che sarà bandito. Deve valutare se la frequenza del FIT le consentirà poi di insegnare o se dovrà sospendere l’attività per un tempo che, sicuramente, sarà indicata nell’emanando bando.

Sono la zia di una bimba disabile di 5 anni e mezzo. Poiché sua mamma lavora e io sono disoccupata, mi occupo di lei quando non è alla materna, a titolo gratuito. Poiché sono in difficoltà economica, sto attivamente cercando lavoro, ma se lo trovassi mia sorella sarebbe in difficoltà, in quanto non sarebbe in grado di pagare una babysitter. Mi chiedevo perciò se potessi candidarmi come assistente all’igiene (o assistente personale, non so come definirla) per la bambina a scuola, in maniera da avere una retribuzione almeno per i mesi in cui è a scuola. Vorrei sapere quali sono i requisiti per questo incarico, e se l’assunzione debba seguire una graduatoria, oppure se, dopo aver fatto gli opportuni corsi (quali?) possa essere assunta direttamente dal comune o dall’ente scolastico. Quest’anno a settembre la bambina frequenterà l’ultimo anno di scuola materna, l’anno prossimo passerà alla primaria.

Se lei intende svolgere a scuola il ruolo di assistente per l’autonomia e la comunicazione, di cui all’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, deve contattare il Comune di residenza, il quale ha una sua normativa per la nomina di queste persone.
Se invece intendere svolgere il ruolo di assistente igienica, ovviamente nell’ipotesi che sua nipote ne abbia necessità o lo richieda altro alunno con disabilità, deve inserirsi nella graduatoria dei collaboratori scolastici dipendenti dagli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, prendendo contatti con tali uffici. Temiamo che, al momento, siano scaduti i termini.

Su un documento di valutazione di scuola primaria, relativo ad un alunno diversamente abile con paritaria, le insegnanti hanno aggiunto a penna “la valutazione si riferisce agli obiettivi previsti nel Pei”. Tale specificazione a me, personalmente, sembra inopportuna. Ho provato a cercare una normativa che lo vieti ma mi sembra di capire che sia a discrezione delle scuole una tale specificazione. L’unico riferimento esplicito da me trovato è relativo alla scuola superiore dove si dice che tale affermazione va esplicitata solo in presenza di una programmazione differenziata. Potrebbe gentilmente, segnalarmi, se esiste, la norma che vieta una tale precisazione in pagella alla scuola primaria.

Il comma 6 dell’art. 15 dell’OM 90/2001 stabilisce che il riferimento al PEI può essere utilizzato unicamente per gli studenti che seguono una programmazione differenziata; di conseguenza, per coloro che seguono una programmazione “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali”, ovvero un programma semplificato, non deve essere fatta menzione nella scheda di valutazione. Riprende lo stesso principio il comma 15 dell’art. 11 del decreto legislativo n. 62/2017. A ciò si aggiunga la normativa sulla privacy.
Quindi nella scuola del primo ciclo, dove non esiste la programmazione differenziata, non si può aggiungere la frase erroneamente apposta nella scheda di valutazione della ragazzina di scuola primaria.

Vorrei sapere se per una alunna con disabilità art.3 comma 3 a fine del primo ciclo si deve rilasciare la licenza media o l’attestato?
Naturalmente il PEI è differenziato e ha sostenuto tutte le prove d’esame adattate alle sue capacità.

Nella scuola secondaria di Primo grado la programmazione prevede unicamente il curricolo semplificato o personalizzato. Solamente nel secondo grado sono previste due opzioni: semplificato o differenziato.
Tanto premesso, per gli esami conclusivi del primo ciclo d’istruzione si fa riferimento al Piano educativo individualizzato.
Riferimenti normativi:
– art. 16 c. 2 della l. n. 104/92, in base al quale nella scuola dell’obbligo (allora l’obbligo durava sino alla terza media) la valutazione avviene sulla base del PEI, formulato sulla base delle effettive capacità dell’alunno;
– art. 11 del d.lgs. 62/2017, che recupera il principio della legge 104/92; il decreto stabilisce che le prove d’esame, denominate differenziate, sono predisposte sulla base del PEI, coerentemente con le attività effettivamente svolte durante l’anno; il loro superamento contempla il rilascio del diploma finale.
In sintesi se l’alunno dimostra di aver raggiunto gli obiettivi del suo PEI, evidenziando progressi rispetto i livelli iniziali delle conoscenze, merita il diploma, anche se non sapesse leggere, scrivere o far di conto.
Ricordiamo, infine, che nel diploma finale rilasciato al termine degli esami del primo ciclo e nelle tabelle affisse all’albo di istituto non deve essere fatta menzione delle modalità di svolgimento e della differenziazione delle prove (art. 11).

Il dirigente scolastico ha avvisato la famiglia di un minore con disabilità mentale lieve, iscritto alle scuole medie, che nel prossimo anno scolastico il proprio figlio sarà trasferito in un’altra sezione, visto che l’assegnazione del insegnate di sostegno sono poche.
Desideravo sapere se è lecito spostare un minore da una sezione ad un altra, senza tenere conto della sua disabilità, della necessità di doversi nuovamente riambientare, della continuità socio educativa; il minore ha fatto una fatica enorme quest’anno ad inserirsi in un nuovo ambiente.

La normativa è inclusiva, perché vuole l’inserimento di qualità in una classe con dei compagni e questo per tutta la durata di quel determinato ciclo di studi, in una logica di continuità (sia con i compagni, come detto, e sia dal punto di vista della didattica con i docenti).
Qualunque esigenza organizzativa della scuola, che comporti un cambio di sezione, deve essere vagliata dal GLHO e il suo parere deve considerarsi vincolante, a meno che non sussistano necessità insormontabili di fusione di due classi o di soppressione di una sezione, sempre nel rispetto del tetto massimo di 20 alunni.

Sono il papà di un bambino autistico ed epilettico, quest’anno l’avrei voluto iscrivere alle secondarie di primo grado ad indirizzo musicale ma una prova preselettiva ha causato la sua esclusione. Il punto è questo: è legale far fare una prova preselettiva ad un disabile? E soprattutto, ammesso sia legale, fargliela fare secondo le stesse modalità dei normodotati senza tenere in minimo conto della sua peculiare disabilità (autismo)?

La Legge n.114/2014 all’art 15 comma 9 esclude le persone co n disabilità dal sottoporsi a prove selettive nei concorasi e quindi anche all’ammissione agli istituti musicali.

Sono un insegnate di scuola elementare, mi è sta riscontrata una invalidità lavorativa superiore ai 2/3 pari al 90% per l’asportazione della vescica, e un ictus che mi ha causato una riduzione della mobilità della gamba e braccio dx, attualmente svolgo normalmente la mia attività lavorativa.
Con questo grado di invalidità, il DS o chi per lui potrebbe richiedere nei miei confronti un controllo per verificare se ho ancora i requisiti per l’insegnamento?

Se il DS chiede la visita collegiale per verificare le sue condizioni di idoneità all’insegnamento, dovrà comunque essere rispettata la normativa sull’occupazione obbligatoria dei lavoratori con disabilità, di cui alla l.n. 68/99. Comunque ne parli col suo sindacato.

Vorrei sapere come va compilato il tabellone dello scrutinio di ammissione all’esame di Stato del 5^ anno -secondaria secondo grado – nel caso di alunno h con PEI differenziato che non vada all’esame e permanga per la seconda volta alla frequenza della classe stessa.

Nelle tabelle affisse all’albo di istituto non deve essere fatta menzione del percorso differenziato. Come per tutti gli altri studenti, sul tabellone sarà riportata la dicitura: “ammesso” oppure “non ammesso”.

Sono una docente di sostegno con 11 ore su un alunno grave. L’insegnante di sostegno che insieme a me completava le altre 11 ore sul bambino ha chiesto e ottenuto trasferimento. Io ho chiesto alla DS della nostra scuola di far completare l’orario sull’alunno alla maestra di matematica della classe che ha ottenuto tramite TFA il titolo di sostegno, proprio per garantire continuità didattica, visto che già conosce il bambino e la classe. La DS non mi è sembrata molto d’accordo. Allora le chiedo, non si deve applicare in questo caso il principio di continuità?

La proposta da voi presentata è sicuramente da considerarsi ed è in linea con i principi della corresponsabilità e della continuità didattica. Fate presente alla D.S. che, recentemente, il decreto legislativo n. 66/2017, all’art. 14, attribuisce al dirigente la possibilità di utilizzare i docenti dell’autonomia specializzati in parte su posto di sostegno e in parte su posto comune; questo a vantaggio e beneficio non solo dell’alunno con disabilità, ma di tutto il gruppo-classe e della comunità scolastica nel suo insieme.

Sono una docente di sostegno alla scuola primaria, quest’anno è stato inserito un alunno alla classe terza primaria con problematiche cognitive rilevanti, è stato certificato con DF medio grave solo durante il secondo quadrimestre, l’alunno ha 11 anni e il Dirigente Scolastico ha proposto di fargli fare gli esami di idoneità alla classe quinta proprio per l’età. Noi docenti ci chiediamo se ciò è legale e se si a quale normativa fare riferimento.

Un alunno di 11 anni dovrebbe trovarsi nella stessa classe con i suoi coetanei, e non solo perché la norma prevede il ricorso a bocciature unicamente in casi eccezionali e straordinari, ma perché dal punto di vista degli apprendimenti e della relazione le maggiori interazioni positive avvengono nel gruppo dei pari. Appare pertanto poco educativo che un ragazzino di 11 anni sia in classe con bambini di 8 anni.
Ciò premesso, a nostro avviso appare coerente l’indicazione del Dirigente scolastico che, sicuramente, avrà fatto riferimento a quanto stabilito dal recente decreto legislativo in tema di valutazione; il decreto lgs. n. 62/2017, infatti, prevede che i privatisti possano fare esami secondo la loro età.

Ho letto la normativa relativa all’Esame di Stato per i diversamente abili. In particolare gradirei chiarimenti sulla certificazione delle competenze.
Mi sembra di capire che bisogna rilasciare un attestato certificante le competenze, dove venga indicato un voto, nella prima parte, ed una sorta di report sulle competenze acquisite, nella seconda parte. Sbaglio?
È obbligatorio rilasciare un attestato di questo tipo o si può omettere il voto e apporre al suo posto un giudizio? C’è una discrezionalità della commissione o c’è un modello da adottare per tutti, indipendentemente dalla gravità del disagio?
Non sarebbe opportuno che la Scuola avesse un unico modello con il suo logo?

Il Decreto 742/17 stabilisce, all’art. 1, che le Istituzioni scolastiche statali e paritarie del primo ciclo debbano certificare l’acquisizione delle competenze progressivamente acquisite dagli alunni. E questo vale per tutti gli alunni. In questo documento non sono riportati voti, bensi una descrizione dei risultati del processo formativo, secondo una valutazione complessiva in ordine alla capacità di utilizzare i saperi acquisiti per affrontare compiti e problemi, complessi e nuovi, reali o simulati.
La certificazione delle competenze è redatta in sede di scrutinio finale da parte di tutti i docenti del Consiglio di classe ed è consegnata, in copia, sia alla famiglia dell’alunno sia all’istituzione scolastica o formativa del ciclo successivo (art. 2).
Per gli alunni con disabilità il modello nazionale di certificazione delle competenze può essere accompagnato, ove necessario, da una “Nota esplicativa”, in cui viene descritto “il significato degli enunciati relativi alle competenze del profilo dello studente” rapportati agli obiettivi specifici del Piano Educativo Individualizzato). Nel Modello è presente anche una sezione a cura dell’INVALSI che viene curata dall’INVALSI se lo studente ha affrontato le prove standard. Negli altri casi è il Consiglio di classe che provvede a completare tale sezione.
Non è possibile adottare un modello standard di questo documento valido per tutti gli alunni con disabilità: ciò equivarrebbe a negare il principio di individualizzazione sotteso al processo inclusivo stesso.

Desidero sapere se in una scuola primaria la Ds può assegnare a docente sostegno lingua inglese per la classe nella quale lavora? La docente può essere sostuita da curriculare senza specializzazione?

Tenga presente che i docenti assegnati ad una classe in cui è iscritto un alunno con disabilità, che siano specializzati o non specializzati, sono a “pieno titolo” insegnanti di tutti gli alunni della classe (quindi anche dell’alunno con disabilità).
In base al decreto legislativo n. 66/2017, art. 14, il D.S., acquisita la disponibilità, incarica docenti specializzati per parte del loro orario su posto di sostegno e per parte del loro orario su posto comune o disciplinare (nella stessa classe).

Sono una docente che ha in classe un alunno diversamente abile molto grave e che all’esame non potrà sostenere alcuna prova.
Vorrei saper se è sempre facoltà del consiglio di classe deliberare che verrà ammesso all’esame di terza media solo per il rilascio dell’attesato di credito formativo o questo lo si potrà rilasciare solo nel caso in cui l’alunno non dovesse presentarsi all’eame stesso.(vedi dec. leg. 62/2017)

La norma stabilisce che per gli alunni con disabilità intellettiva “la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita nei confronti dell’allievo, deve comunque aver luogo” (OM 90/2001, art. 15); principio ripreso e confermato dal recente Decreto Legislativo n. 62/2017.
Il D.Lgs. 62/17, confermando tale indirizzo, stabilisce, in linea con quanto stabilito dall’art. 16 della legge 104/92, che per gli alunni con disabilità devono essere predisposte dalla sottocommissione (ovvero dal Consiglio di classe) “prove coerenti con il Piano Educativo Individualizzato”, aventi valore equivalente e, di conseguenza, utili per il conseguimento del diploma. Sempre in linea con le indicazioni del decreto legislativo, le prove devono rispettare nei contenuti e nei tempi quando il PEI riporta.
A tali indicazioni normative la Commissione (così come la sottocommissione) deve attenersi.

Sono un’insegnante di sostegno di ruolo nella scuola primaria nella provincia di Ancona, vorrei sapere che cosa può votare allo scrutinio l’insegnante di sostegno che è insegnante di classe, posso condividere e votare per gli alunni della classe solo il voto di comportamento o anche i voti delle discipline curricolari? Questo concetto non mi è mai troppo chiaro e a quale normativa si può far riferimento. Ovviamente tutto è semplice quando c’ è collegialità e condivisione, diventa complicato quando ci sono pareri discordanti.

Se Lei è solo docente per il sostegno, può esprimere il Suo voto su tutti gli alunni della classe relativamente al livello di inclusione raggiunto da ciascuno, secondo quanto stabilito dagli art 2, 4 e 6 del dpr n. 122/09 che proprio per il voto dei docenti per il sostegno richiama espressamente i parametri dell’art 12 comma 3 della l.n. 104/92.
Se è invece anche docente curricolare, cosa che ho sempre deprecato, ha diritto a due voti: ad uno come docente per il sostegno avente ad oggetto quanto detto sopra; ed altro voto come docente curricolare relativamente alla propria disciplina di insegnamento.

Mio figlio, disabile grave, malattia rara, cieco medio grave, ha 16 anni.
– Per assistenza eventuale crisi epilettica esiste sempre normativa che dirigente scolastico deve individuare qualcuno ,senza imporre,e con asl stilare protocollo di intervento prima assistenza e chiamata 118?
– Cambio pannolino e igiene spetta ai collaboratori scolastici ,supportati da educatore del ragazzo?sento parlare di operatore igienico da alcuni genitori,ma qui non si ha tale figura.
– Quest’anno mio figlio termina la terza media; il dirigente e insegnante sostegno dicono avrà attestato e NON diploma, che non possono compattare in un solo giorno tutto l’esame, che lui poi per suo ritardo cognitivo grave svolge programma da bimbo piccolo, permettetemi.
Il dirigente insiste che deve stare in classe per esame!!! Un ragazzo che fermo 10 minuti e calmo è spesso impossibile!!!

– Somministrazione farmaci
Per la somministrazione dei farmaci, il riferimento normativo è la Nota n. 2312 del 2005, in base alla quale il Dirigente scolastico, a seguito della richiesta “scritta” di somministrazione farmaci (da parte della famiglia):
a) verifica il luogo in cui conservare e somministrare i farmaci,
b) concede, ove richiesta, l’autorizzazione all’accesso ai locali scolastici in orario scolastico da parte dei genitori o loro delegati (incaricati per la somministrazione dei farmaci)
c) verifica la disponibilità di personale della scuola “in servizio” a garantire la continuità di somministrazione dei farmaci (il personale oltre alla disponibilità deve possedere specifici requisiti)
d) in assenza di locali adatti e/o di disponibilità alla somministrazione da parte del personale della scuola, procede all’individuazione di altri soggetti istituzionali del territorio (per stipulare accordi e convenzione).
Se nessuno dei precedenti requisiti può essere soddisfatto, le Linee guida, allegate alla Nota, indicano i successivi passaggi (può trovare la nota al seguente indirizzo: https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf )
– Cambio pannolino e igiene
L’assistenza di base, nel rispetto del genere, è compito assegnato dal Dirigente scolastico al collaboratore o alla collaboratrice scolastica (rif. Decreto legislativo n. 66/2017)
– Esame di Stato: titolo di studio
In base all’art. 16 della legge 104/92 e del recente Decreto legislativo n. 62/2017, le prove dell’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione (esame di Stato) sono preparate dal Consiglio di Classe (sottocommissione) in base al PEI (coerentemente cioè con quanto indicato nel PEI e quindi con quanto svolto effettivamente durante l’anno scolastico, compresi i tempi. Il D.Lgs. 62/2017 ribadisce chiaramente che le prove d’esame devono essere coerenti con il PEI, pertanto quanto in esso indicato deve essere rispettato: se nel PEI vi sono scritte le modalità con cui vengono somministrate le prove -compresi i tempi di svolgimento delle stesse-, allora in sede di esame di Stato devono essere rispettati anche i tempi descritti nel PEI).
Le prove preparate dalla sottocommissione sono definite “differenziate” e hanno valore “equivalente” ai fini del conseguimento del titolo di studio.
Lo studente, che affronta le prove strutturate sulla base del PEI in conformità al D.Lgs. n. 62/2017, consegue regolare titolo di studio.

Sono una docente di sostegno, vorrei chiederle se per un alunno diabetico da legge è previsto un docente di sostegno e va redatto un PEI, nonostante la neuropsichiatra non lo abbia in carico perché l’ alunno non ha problemi cognitivi e non avendo una diagnosi funzionale.

Non tutti gli alunni certificati come “invalidi civili, ciechi o sordi” hanno diritto al sostegno, ma solo quelli che, in base alla Diagnosi Funzionale, ne siano riconosciuti “bisognosi”.

Sono il papà di una bimba di 5 anni disabile al 100% ceca assoluta celebrolesa grave non si muove,non parla, non tiene il capo, si nutre con peg e soffre di epilessia grave ridotta con 4 farmaci e tiene il pannolone. La mia domanda è: vorrei sapere se è obbligatorio iscriverla a scuola.

Senta gli esperti che seguono la bimba; se essi ritengono che comunque è importante farle fare l’esperienza di integrazione scolastica, la iscriva pretendendo che siano predisposti per lei tutti i servizi necessari che Le sono suggeriti dagli esperti, ivi compresi anche quelli della Lega del Filo d’oro di Osimo, specializzati nelle persone con pluri-minorazioni. Altrimenti chieda alla scuola o il riconoscimento al diritto all’istruzione domiciliare o di effettuare l’istruzione familiare.
Comunque tutti questi sono modi di adempimento dell’obbligo scolastico che non può essere violato, pena l’irrogazione di un’ammenda.

Sono una docente di sostegno, abbiamo redatto un PEI ad un bambino a cui la commissione medica ha dato la 104, però a scuola non è arrivata ancora l’attestazione di handicap. È illegale aver redatto il PEI?

In assenza di formale documentazione, ovvero di Verbale di Accertamento e di Diagnosi Funzionale, il bambino non può essere riconosciuto come alunno con disabilità e, di conseguenza, non può essere elaborato un PEI.

Sono un docente di sostegno in un V di un I.T.T. Seguo un ragazzo in possesso di certificazione medica a cui è associato un codice ICF ma sprovvisto di certificazione medica ai fini della legge 104/92; in vista dell’esame di stato mi chiedo se l’alunno in questione possa essere supportato dal docente di sostegno; secondo l’ordinanza ministeriale 2017/18 ex art. 22 mi sembrerebbe di no.

In assenza di formale documentazione, ovvero di Verbale di Accertamento e di Diagnosi Funzionale, lo studente non può essere riconosciuto come alunno con disabilità. Al momento, poi, non ci sono più i tempi neppure per un riconoscimento come alunno con BES, in quanto il documento del 15 maggio e i suoi allegati riservati sono già stati depositati.

Sono l’insegnante di sostegno di un’alunna gravissima che quest’anno sosterrà l’esame di Stato. Volevo sapere se, vista la gravità, l’alunna potrà sostenere solo il colloquio orale (proiezione di una tesina sul suo percorso scolastico) e non le prove scritte, visto che non sa scrivere, non conosce né lettere né numeri e ha grande difficoltà di concentrazione. Durante l’anno é stata valutata in tre materie per attività prevalentemente educative. Potrebbero esserci problemi per il calcolo del voto, visto che mancherebbero i voti degli scritti? Esistono dei riferimenti di legge a riguardo?

Risulta abbastanza strano – e improprio – che nel corso dell’anno scolastico si sia proceduto alla valutazione di soli tre materie e non di tutte, essendo il riferito tempo-scuola coerente con una progettazione che deve essere predisposta e inserita nel Piano Educativo Individualizzato.
Per ciascuna disciplina, infatti, andavano indicate le relative valutazione “in decimi”. Vi è una mancanza al riguardo. Per gli alunni con disabilità per i quali viene adottata una programmazione differenziata il Consiglio di classe prevede per ciascuna disciplina (la cui corrispondenza è il “tempo-scuola”) le relative attività, comprensive di “prove di verifica e di criteri di valutazione”. Questa programmazione non può essere omessa. Si rimanda, al riguardo, all’OM 90/2001.
Ciò premesso, va detto che le prove differenziate (si deduce che per l’alunna, previo acquisito consenso della famiglia, il Consiglio di classe abbia adottato una programmazione differenziata) sono costruite coerentemente con quanto indicato nel PEI. Ne consegue che, sulla base dell’allegato riservato del documento del 15 maggio, potranno essere predisposte prove coerenti, quindi anche una tesina il cui contenuto dovrà essere coerente con le attività “effettivamente svolte” nel corso dell’anno scolastico.
Per quanto riguarda il voto conclusivo, trattandosi di prove differenziate è possibile sostituire alcune o tutte le prove scritte con prove orali e quindi il punteggio globale è rapportabile a quello dei compagni, sia pur trattandosi di PEI differenziato.

Sono una docente di sostegno di una scuola professionale ho saputo che un ragazzo di 20 anni con legge 104 e diagnosi funzionale vuole iscriversi al serale ha diritto al docente di sostegno?
Non ci vuole come per gli altri anche la documentazione dell INPS?

Certamente senza certificazione della Commissione INPS, attestante la certificazione di disabilità ai sensi dell’art 3 comma 1 o comma 3 della legge n. 104/92, non si può richiedere (e avere) il sostegno.
Qualora ciò sia presente agli atti della scuola, l’alunno, anche nei corsi serali, ha diritto al sostegno in forza del D.M. n. 455/97 che è stato, di fatto, recepito dalla recente normativa sui centri territoriali per gli adulti.
Ovviamente se ha già avuto ore di sostegno nelle classi della scuola secondaria di Secondo grado (del mattino), queste verranno decurtate dal monte-ore di sostegno serale e, se le avesse avute con cattedra intera per tutti i cinque anni, riteniamo che l’USR difficilmente riassegnerà ore di sostegno al serale.

Sono un’insegnante di sostegno e vorrei un chiarimento sulla promozione di una ragazza autistica a basso funzionamento non verbale. I genitori si oppongono alla promozione appoggiati dal neuropsichiatra il quale ha firmato una loro richiesta con la quale chiedono la bocciatura della figlia. Il consiglio di classe è invece di parere contrario e voterà per la promozione dell’alunna in quanto ha fatto il suo percorso ottenendo tra l’altro anche dei buoni risultati a livello sia di comportamento e di relazione con gli altri. Vorrei sapere se la ragazza può essere promossa oppure il consiglio deve tenere conto del parere del neuropsichiatra e dei genitori.

È compito esclusivo del Consiglio di classe stabilire l’ammissione o la non ammissione di uno studente alla classe successiva o all’esame di Stato (D.Lgs. 62/2017 e DPR 122/2009).

Sono la mamma di un ragazzo con disabilità. Mio figlio frequenta la quarta elementare ma ha 11 anni perché lo abbiamo trattenuto un anno in più alla scuola dell’infanzia in accordo ovviamente con gli specialisti e insegnanti….ma… mio figlio da quasi due anni ha capito ovviamente di essere più grande e di essere diverso per la sua malattia quindi sono due anni che ci dice che non vuole più stare alle elementari e dal prossimo anno vuole andare in prima media….questa cosa lo fa soffrire e ha chiuso con tutti… La mia domanda è: possiamo far saltare la quinta elementare e portarlo in prima media?

L’art 10 del decreto legislativo n. 62/17 a proposito degli esami dei privatisti stabilisce quanto segue: possono sostenere gli esami di idoneità alla frequenza del primo anno di scuola media i candidati che abbiano compiuto 11 anni di età.
Avendo suo figlio già compiuto 11 anni, potrà partecipare.
In qualità di genitori dovete parlare con la scuola per sapere se può far domanda anche se non si è ritirato entro fine Marzo.
Al momento non si vedono altre soluzioni.

Un ragazzo con dichiarazione di EES per border cognitivo che frequenta la classe terza media, in seguito alla rivalutazione della diagnosi in vista del passaggio alla scuola secondaria di secondo grado, effettuata ad aprile 2018, viene diagnosticato con ritardo cognitivo lieve ICD-10 F70.
Ovviamente la diagnosi verrà recapitata quanto prima alla scuola superiore, ma mi chiedo come comportarci nel corso di questo ultimo mese di scuola e in particolare all’esame di stato del terzo anno. Non possiamo non tenere conto della certificazione, immagino, ma non so se possiamo predisporre delle prove calibrate sulle sue difficoltà, differenziando i quesiti, semplificando le richieste per le materie d’esame, non essendo riconosciuto come diveresamente abile dall’USR e non avendo avuto l’assegnazione delle ore di sostegno.

La sola certificazione non è sufficiente per poter avviare la procedura prevista dalla normativa a favore degli alunni con disabilità. Occorre, infatti, che la famiglia presenti alla scuola copia della Diagnosi Funzionale rilasciata dall’ASL (ai sensi del DPCM 185/2006).
Se la famiglia provvederà in tal senso, consegnando cioè la Diagnosi Funzionale alla scuola, allora il Consiglio di classe con la collaborazione della famiglia e degli specialisti provvederà a elaborare il Profilo Dinamico Funzionale e il PEI e, in sede di esame di Stato, lo studente potrà sostenere prove coerenti con il PEI.
Se, invece, la famiglia non farà avere alla scuola la Diagnosi Funzionale, la scuola dovrà procedere secondo quanto previsto dalla norma vigente: in questo caso, in presenza del solo riconoscimento di BES, lo studente sosterrà le prove d’esame esattamente come i suoi compagni.

Sono il papà di un bambino di 3 anni e mezzo iscritto alla scuola Primaria con Disturbo dello Spettro Autistico, il bambino è certificato con il comma 3 ed ha diritto all’Insegante di Sostegno (al massimo delle ore), all’Assistente Igienico Sanitario ed all’Assistente alla Comunicazione.
Nella sua scuola ci sono 4 bambini Certificati (con il massimo delle ore) e ci sono solo 3 Insegnanti di Sostegno per cui mio figlio come gli altri 3 resta scoperto per un paio di ore, mi chiedo se ciò è possibile?
Il Comune ha nominato l’Assistente alla Comunicazione per un totale di 2 ore settimanali, mi chiedo se ciò è possibile?
Il prossimo anno lo vorremmo trasferire presso un altro Asilo, all’interno dello stesso Circolo ma in un Comune diverso, l’Assistente alla Comunicazione deve essere pagato dal Comune di Residenza del bambino o dal Comune della Classe che frequenta?

Gli alunni certificati con l’art 3 comma 3 della legge n. 104/92, in situazione di gravità, solitamente hanno diritto ad una cattedra intera. In mancanza, si invia diffida all’Ufficio Scolastico Regionale, quindi si procede con il ricorso.

Vi chiedo informazioni e chiarimenti in merito alla possibilità o meno di fermare un alunno certificato.
Ho visto già delle vostre risposte sul sito ma vi chiedo se ci sono novità recenti in quanto la nostra dirigente, in estrema sintesi, ci dice che non si possono più fermare gli alunni con disabilità viste le ultime indicazioni in merito.
Il problema sorge quando è la famiglia stessa a chiederci, a ragione e in pieno accordo con il consiglio di classe, di prolungare il percorso nel primo grado d’istruzione.
Se la non ammissione alla classe successiva, così come la non ammissione all’esame di terza media, di fatto, non pare neanche più contemplabile, che strumenti ci sono per dare più tempo a quegli alunni che sono in uno stato di forte gravità e per cui un anno in più sarebbe senz’altro utile?
Ci pare di capire che l’alunno disabile non possa non avere che un successo formativo, è così?

La normativa sembra puntare più su miglioramenti apprenditivi fondati sulla prosecuzione e senza interruzione coi compagni e sugli sviluppi nel tempo degli stessi, più che sulla ripetizione tramite bocciature.
Comunque se l’alunno non raggiunge gli obiettivi indicati nel PEI, il Consiglio di classe, all’unanimità per la scuola primaria e a maggioranza per gli altri ordini di scuola, può non ammettere alla classe successiva. Su questa decisione, che compete esclusivamente ai docenti della classe, non ha alcuna influenza (né può averla) l’eventuale richiesta di bocciatura da parte della famiglia o di qualsiasi altro soggetto non appartenente al Consiglio di classe.

Una studentessa iscritta al quinto anno di Liceo artistico, fino al quarto anno con diagnosi Dsa (risalente a precedenti ordini di scuola) e relativa predisposizione annuale del Pdp, all’inizio del quinto anno presenta alla scuola una relazione dell’Asl, dove si fa riferimento alla diagnosi F70 codice ICD10 ritardo mentale lieve. Nella relazione si aggiunge che su richiesta della famiglia e dell’allieva non si procede nell’iter per ottenere il riconoscimento della L. 104, ma si chiede ai docenti di adottare una semplificazione del programma. Il consiglio di classe, appurato che in effetti l’allieva necessita di tale semplificazione e con molta volontà raggiunge gli obiettivi minimi attraverso strumenti adeguati, recepiscono le indicazioni scritte nella relazione. Ora però il consiglio di classe, su sollecitazione del dipartimento dei docenti di sostegno, che ritiene non abbia valore per la scuola la relazione Asl ricevuta, decide a maggioranza di ritenere ancora valida la precedente diagnosi Dsa, riprendendo il precedente Pdp riferito a soli strumenti compensativi/dispensativi, senza alcuna semplificazione. È corretta tale decisione? Altri docenti invece ritenevano più corretto adottare un Pdp riferito a un Bes, in quanto la relazione Asl escluderebbe sia la 104 che la 170, ma con riferimento al deficit cognitivo diagnosticato richiederebbe una semplificazione del programma. La domanda è quale procedura sia legittima, e in che modo le indicazioni adottate dal consiglio di classe dovranno essere recepite in sede di esame di Stato.
E’ possibile adottare una semplificazione del programma in caso di Dsa, ad esempio in caso di deficit cognitivo secondario al disturbo? E sarebbe possibile considerare tale semplificazione uno strumento compensativo, possibile quindi in sede di esame di Stato, anche per studenti con Bes? Se sì, a quali condizioni?

Nel presentare la “relazione dell’ASL” la studentessa e la famiglia chiedono l’applicazione di quanto previsto per gli alunni con disabilità, senza tuttavia produrre la relativa documentazione (Diagnosi Funzionale e Verbale di Accertamento); in questo caso la scuola non ha gli strumenti per poter “semplificare il programma”.
In assenza di ciò, il Consiglio di classe si chiede se procedere con il riconoscimento di BES; al riguardo, si ricorda che, anche se la studentessa fosse riconosciuta dal CdC come alunna con BES, il programma svolto coincide con quello della classe frequentata (lo stesso vale per gli studenti con diagnosi di DSA).
Infine, per ritenere “ancora valida” la documentazione presentata (diagnosi di DSA, di cui lei non riferisce se sia stata ritirata o meno) è necessario interpellare la famiglia e la studentessa e, in caso di conferma, procedere alla elaborazione di un Piano Didattico Personalizzato, come previsto dalla normativa a favore degli alunni con DSA, documento che dovrà poi essere allegato, come riservato, al fascicolo del 15 maggio.
Ripetiamo: la semplificazione del programma in presenza di alunni con BES o di alunni con diagnosi di DSA non è possibile; l’individualizzazione del percorso è prevista unicamente per gli studenti con certificazione di disabilità.
La Consensus Conference ha precisato che la diagnosi di DSA comporta l’esclusione della presenza di disabilità. Per cui non può sussistere una disabilità intellettiva come “secondaria” rispetto al Disturbo specifico di Apprendimento.
Le prove equipollenti, peraltro, sono previste esclusivamente per alunni certificati con disabilità ai sensi della l.n. 104/92.

Sono un docente a cui viene chiesto di firmare le ore dell’assistente: il preside è tenuto a comunicare ai docenti l’orario di questi assistenti in forma ufficiale cioè tramite documentazione scritta?

Se le viene chiesto solo di “controfirmare” la firma dell’assistente e non anche di segnalare la sua assenza, non le serve l’orario dell’assistente. Supponiamo che tale richiesta sia determinata dal fatto che gli assistenti vanno pagati ad ora e che, in sala-insegnanti, non esista un registro delle presenze.

Sono la mamma di un bambino autistico che frequenta l’ultimo anno di scuola dell’infanzia.
Sono venuta a sapere che il Dirigente scolastico farà cessare il contratto della supplente di sostegno alla data del 30.05.2018. Per tutto il mese di giugno, quindi, mio figlio si troverà sprovvisto della sua insegnante.
Vorrebbe motivare tale scelta col fatto che, non essendoci più il servizio mensa, i bambini uscirebbero alle ore 13, quindi ci sarebbe la compresenza delle 2 insegnanti di classe, una delle quali si occuperebbe di lui!!!
Tale decisione a me pare priva di fondamento normativo, oltre che logico.
Sono rimasta esterrefatta.
Vorrei sapere se posso muovermi legalmente per far cessare tale forma di arbitrio e sopruso, se di questo si tratta.
Ha mio figlio diritto all’insegnante di sostegno fino al termine delle attività didattiche?

Compito primario del docente per il sostegno è la didattica. Pertanto che la sua presenza non serva più per la pausa-pranzo è irrilevante ai fini del sostegno didattico, il cui bisogno permane per tutto l’anno scolastico e non può essere interrotto per motivi estranei alla didattica, pena ricorso per discriminazione ai sensi della legge n. 67/06.
Scriva una lettera in tal senso al Dirigente scolastico, minacciando eventuale ricorso al Tribunale civile.

Sono un insegnante di scuola superiore. Un mio alunno h dal primo giorno di scuola non ha frequentato, poiché i suoi disturbi comportamentali lo hanno portato a chiudersi sempre piu in se stesso e a rifiutare il contatto umano
Malgrado le sollecitazioni rivolte ai genitori dell’alunno fino al mese di marzo nulla è cambiato. All’inizio di Aprile con nostra sorpresa la famiglia dell’alunno ha contattato il dirigente scolastico chiedendo di predisporre un piano per l’inserimento (di fatto qualche giorno di frequenza saltuaria) e la conseguente promozione. Il dirigente scolastico è stato molto solerte pressando indirettamente il consiglio di classe al fine di predisporre del materiale fittizio che giustifichi un lavoro ed una valutazione che di fatto non ci sarà. Il dirigente è favorevole alla promozione ma allo stesso tempo non ci ha fornito i riferimenti legislativi che giustifichino tale atto. Tutto ruota intorno ad una interpretazione del concetto di valutazione per alunni con handicap grave. Il dirigente asserisce che non dovendo l’alunno ricevere un diploma ma un attestato il Consiglio di Classe può promuovere malgrado le innumerevoli assenze. La disponibilità del Consiglio è totale ma vorremmo essere confortati dalla Legge.

L’art 14 comma 7 del DPR n. 122/09 stabilisce che, per evitare l’invalidità dell’anno scolastico, la famiglia deve presentare la certificazione dell’ASL da cui risulti che le assenze sono dovute a gravi motivi di salute.
I docenti del Consiglio di classe, inoltre, debbono poter effettuare delle interrogazioni e qualche compito a scuola, sulla base del PEI dell’alunno, in modo da acquisire sufficienti elementi e procedere alla valutazione.

Sono la mamma di un ragazzo autistico di 14 anni che frequenta la prima superiore di un istituto tecnico. Il suo Pei prevede il conseguimento di obbiettivi minimi e lui ha buoni voti nella maggior parte delle materie tranne due.
Le mie domande: può essere rimandato nelle materie dov’e’insufficiente? Si potrebbe cambiare il suo programma con uno che porti all’attestato dal momento che abbiamo deciso di fargli fare solo il biennio? Questo cambiamento potrebbe evitargli di essere rimandato a settembre? Se anche fosse bocciato, dopo la ripetizione del primo anno sara’considerato assolto l’obbligo scolastico?

Il Consiglio di classe ha adottato per suo figlio il programma semplificato, ovvero globalmente riconducibile ai programmi ministeriali (OM 90/2001), finalizzato al conseguimento del titolo di studio. Questo contempla che possa essere anche rimandato in una o due materie, ma sulla valutazione dell’insufficienza si deve esprimere il Consiglio di classe (provi a parlarne con i professori). Le suggeriremmo di evitare di passare a un programma differenziato, ancor più a fronte del fatto che lei intende avvalersi unicamente del periodo di obbligo scolastico. Obbligo che si completa al compimento del 16esimo anno di età (pertanto, una volta compiuti i 16 anni, lo studente ha assolto tale adempimento e non è più vincolato alla frequenza).

Sono una docente di sostegno della Scuola dell’Infanzia, seguo un bambino con disturbo dello spettro autistico che frequenta l’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia. E’ un bambino con delle difficoltà, ma ultimamente, il suo comportamento è peggiorato al punto da mettere in pericolo la sua incolumità e quella dei compagni. La nostra scuola funziona a tempo normale con sevizio mensa, per cui il bambino rimane a scuola dalle 8.00 alle 16.00, ma dalle 13.00 alle 16.00 il bambino resta senza l’insegnante di sostegno. Fatta questa premessa volevo sapere: il bambino può rimanere di pomeriggio a scuola senza l’insegnante di sostegno?

Molto probabilmente è necessario rammentare che il bambino è alunno di tutti i docenti della sezione e non soltanto del docente incaricato su posto di sostegno. L’alunno con disabilità ha diritto a frequentare per il tempo scelto dalla famiglia e i docenti in servizio non possono rifiutare l’alunno!
Va poi aggiunto che, se effettivamente il bimbo ha necessità di un supporto dalle ore 13 in poi, la scuola può chiedere al Sindaco un certo numero di ore di assistenza per l’autonomia personale, facendo riferimento alle risultanze della “Diagnosi Funzionale”, del Profilo Dinamico Funzionale, già predisposto, e del “Piano Educativo Individualizzato” elaborato per l’anno in corso.
Se necessario, inoltre, la famiglia insista col Comune per iscritto che, se non viene assegnato l’assistente, si rivolgerà al giudice per discriminazione.

Sono un’educatrice/assistente alla comunicazione. Avrei bisogno del Vs aiuto/chiarimento in merito a quanto sto assistendo nella scuola dove lavoro.
Avrei bisogno di sapere se, un insegnante di sostegno (nella fattispecie segue un ragazzo autistico a bassissimo funzionamento) può telefonare a casa dei genitori e chiedere a loro che lo stesso sia tenuto a casa perché il sostegno stesso è malata senza, peraltro, chiedere nemmeno il permesso alla dirigente, tenendo all’oscuro il suo operato. I genitori, molto contrariati hanno tenuto a casa il ragazzo. Esiste una legge che regolamenta questo comportamento?

Nessun docente, sia esso incaricato su posto di sostegno o su posto disciplinare, può chiedere a un genitore di tenere a casa il figlio da scuola.
Si consideri inoltre che, in base all’art. 12, comma 4, della legge n. 104/92, la condizione di disabilità non può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.

Sono la mamma di un ragazzo di 16 anni autistico non verbale, che andrà in gita con la sua classe a maggio. Lo seguirà il suo professore di sostegno, non l’addetta all’assistenza, ma il dirigente ha chiesto alla famiglia se lo accompagnerà anche un genitore. Il papà ha acconsentito pur di agevolare nostro figlio quindi parteciperà alla gita di 3 giorni a Siena. Ora la scuola chiede gli acconti e più tardi i saldi per tutti e due. (la spesa sarà di 200 euro a testa)
Negli anni precedenti abbiamo sempre accompagnato nostro figlio nelle uscite della scuola di tasca nostra e senza tante storie, perchè per noi è sempre stato importante coinvolgere nostro figlio con gli altri, ma anche gli altri con lui. Purtroppo, ora le spese sono più impegnative.
Vi chiedo gentilmente di spiegarmi in che modo far presente alla scuola che l’accompagnatore, non dovrebbe assumersi la spesa.

La C.M n. 291/92 stabilisce che il compito di “accompagnare” gli alunni in uscita didattica o in viaggio di istruzione può essere affidata a un qualunque membro della comunità scolastica.
Poiché il Dirigente stesso ha chiesto la presenza del genitore in qualità di accompagnatore, il genitore non deve sostenere le spese per tale attività. Diversamente si incorrerebbe in una palese discriminazione, vietata dalla legge n. 67/2006.

Sono una mamma con un figlio autistico ad alto funzionamento le scrivo perchè spero possa consigliarmi in merito a delle problematiche che sto avendo a scuola con l’insegnante di sostegno. Dopo aver constatato che mio figlio non ha partecipato ad alcune attività perchè non c’erano stai i tempi per prepararlo… Cosa posso fare, qual è la norma e come posso muovermi abbiamo già fatto presente alla scuola le linee guida del Miur ma ci hanno risposto che l’insegnante di sostegno può insegnare alla classe perché è insegnante di classe.

Quanto le è stato comunicato dalla scuola è vero in parte: il docente per il sostegno è assegnato alla classe, ma la sua presenza, fissata in un certo numero di ore, è determinata dal fatto che, in quella classe, è iscritto un alunno con disabilità. E quelle ore devono essere puntualmente assicurate: non si possono sottrarre le ore di sostegno, in quanto ciò produrrebbe un’interruzione di pubblico servizio oltre alla lesione del diritto allo studio per l’alunno con disabilità, diritto costituzionalmente garantito.
L’utilizzo del docente di sostegno per supplenze quando l’alunno con disabilità è a scuola, non solo è scorretto e improprio, ma illegale, anche quando questo avviene per l’assenza del docente curricolare nella stessa classe.

Durante le esercitazioni pratiche all’interno di un laboratorio con un alunno comportamentale la responsabilità è solo del insegnante curriculare o anche dell’educatore?

La responsabilità degli alunni, di tutti gli alunni della classe, è del/dei docenti in servizio.
Per quanto riguarda l’educatore egli risponderà, a titolo personale, per eventuali suoi comportamenti nei riguardi dello studente e nei riguardi di terzi.
Le possiamo suggerire di inviare una diffida al Dirigente scolastico per lesione del diritto allo studio e interruzione di pubblico servizio.

Volevo avere dei chiarimenti sui diritti di mio figlio che ha la sindrome di malan che comporta un ritardo psico motorio, non parla non dice quando gli scappano i bisogni ma bisogna ricordarglielo ed accompagnarlo al bagno accertato dall’asl con legge 104 art 3 comma 3, lui frequenta la scuola del infanzia con una copertura di 15 ore per le insegnanti di sostegno e 7 ore assistente at personam. Il problema è che il bambino può frequentare l’asilo solo per quelle 22 ore: è possibile questo per legge? Perché la dirigente mi disse che sono le insegnanti che gestiscono le ore, parlo anche con loro ma mi dissero che loro non si fidano a tenere il bambino in classe per tutte le 40 ore e che non possono restare da sole con lui perché se devono accompagnarlo al bagno non possono abbandonare la classe e che le bidelle non hanno il compito di accompagnare i bambini al bagno.. la npi ci ha chiaramente detto che mio figlio NON ha bisogno di un assistenza con rapporto 1:1 .. ho sentito altre scuole e mi hanno detto che assolutamente il bambino deve frequentare per tutto l orario ma non so cosa devo fare e a che leggi appellarmi.

La legge 104/92 garantisce il diritto all’educazione e all’istruzione dal nido all’università (art. 12). Pertanto il bambino ha diritto a frequentare per tutto il tempo scuola. Per le questioni poste, suggeriamo di convocare un GLHO in cui affrontare la questione dell’assistenza di base e dell’autonomia.
Per l’assistenza di base (bagno), la competenza è dei collaboratori scolastici: pertanto il dirigente scolastico deve affidare tale compito a una collaboratrice o a un collaboratore.
Per l’autonomia personale (e per la comunicazione), la legge stabilisce che siano garantite figure professionali come gli assistenti ad personam (art. 13 della legge 104/92); in questo caso è possibile chiedere la presenza dell’assistente ad personam per il tempo necessario (in sede di incontro, inserite anche la richiesta delle ore necessarie per il prossimo anno nel PEI).
Per quanto riguarda il docente, invece, essendo il bambino certificato con art. 3 comma 3, gli devono essere riconosciute 25 ore di insegnante di sostegno, ovvero il rapporto 1:1 (anche in questo caso, in sede di incontro di GLHO, inserite la richiesta delle ore necessarie per il prossimo anno nel PEI).

Sono un ‘insegnate referente delle visite guidate nella scuola primaria. Nell organizzare un’ uscita un genitore di un alunno diversamente abile ha chiesto di essere autorizzato ad accompagnare il bambino, perche giornalmente gli vengono somministrati medicinali poiche’ affetto da crisi epilettiche. Dietro mia richiesta il DS ha autorizzato il genitore. Di conseguenza ho ritenuto opportuno mettere l ‘insegnante di sostegno del bambino a supporto su altre classi che superano i 15 bambini. Il quesito e’ il seguente: e’ corretto quello che ho fatto oppure no?

La C.M n. 291/92 stabilisce che il compito di “accompagnare” gli alunni in uscita didattica o in viaggio di istruzione può essere affidata a un qualunque membro della comunità scolastica.
Se il genitore partecipa all’uscita per “somministrare i medicinali” al figlio e anche in qualità di “accompagnatore”, allora quanto da lei disposto va bene ed è legittimo.

Vorrei sapere se è possibile che un alunno non vedente sostenga l’esame di maturità usando un tablet o simili, personale o deve essere fornito dalla scuola.

Se lo studente ha utilizzato lo strumento nel corso dell’anno, sicuramente può utilizzarlo anche in sede di esame di stato, purché siano rimossi file o altri materiali non coerenti con la prova o che potrebbero in qualche modo inficiare la prova stessa. Nel dubbio, sarà la scuola a provvedere con apposito strumento, ovviamente fruibile e noto, nell’utilizzo, allo studente.

La famiglia di un alunno diversamente abile, è obbligata a consegnare alla scuola la certificazione di situazione di handicap o in base al D.L. 196/2003, depositare in segreteria un certificato generico, rilasciato dal medico di base, che attesti la disabilità e la necessita di un docente di sostegno?

La famiglia, affinché per il figlio siano riconosciute e assegnate le risorse necessarie, deve consegnare alla scuola “copia” della documentazione necessaria, nello specifico: la Diagnosi Funzionale e il Verbale di Accertamento, entrambi rilasciati dall’ASL, ai sensi del DPCM 185/2006.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola superiore. All’interno della mia classe frequentano tre allieve disabili, tutte che seguono la programmazione con gli obiettivi minimi; preciso che una di queste allieve ha chiesto a dicembre, nell’ ambito della stessa scuola, un cambio di classe ed è per questo motivo che ora nel secondo quadrimestre ci troviamo con tre studentesse diversamente abili e tre docenti di sostegno che, suddividendosi le discipline, seguono singolarmente le tre allieve. Conosco gli artt. del DPR 122/2009: “… Qualora un alunno con disabilità sia affidato a più docenti del sostegno, essi si esprimono con un unico voto.”
Secondo il mio modesto parere, per ogni allieva disabile i tre docenti di sostegno esprimono in sede di scrutinio un voto solo; secondo altri, tutti e tre i docenti votano per ogni singolo allievo disabile con un totale di 9 voti, tre per ogni studentessa.

La norma da lei citata è chiarissima: ogni docente del consiglio di classe esprime un solo voto.
Il caso citato dal DPR 122/2009 riguarda l’assegnazione per lo stesso caso.
Nella situazione da lei descritta l’assegnazione, per quanto sia alla classe, è intesa come rapporto 1:1. Pertanto ogni insegnante componente del gruppo di classe vota per tutti gli alunni attraverso un solo voto.
Solo se un alunno è seguito da più docenti per il sostegno, questi, tutti insieme, esprimono un solo voto.

Sono un’insegnante di sostegno e vorrei avere informazioni riguardo il caso di un ragazzo sordo.
L’alunno ha frequentato la scuola alberghiera seguendo un PEI differenziato (è solo sordo, non presenta ritardi), la mamma non soddisfatta di questo percorso proposto ha deciso di iscriverlo nella nostra scuola.
La mamma vorrebbe riscrivere il figlio al primo anno e fargli seguire un PEI ad obiettivi minimi e affiancargli un assistente alla comunicazione, secondo i diritti che hanno tutti i sordi.
In questo modo perderebbe due anni, ma ricomincerebbe un nuovo percorso.
Ciò è possibile? Chi stabilisce che il ragazzo pur avendo fatto due anni di PEI differenziato non ha le competenze per iscriversi al 3 anno?
La mamma deve sottoscrivere una dichiarazione in cui esplicitamente chiede la rinuncia di due anni?

L’ammissione al primo o al terzo anno spetta alla scuola e non alla famiglia; in mancanza di un titolo di studio idoneo, sarà il Consiglio di classe a stabilire in quale classe iscrivere lo studente.
Vi sono, piuttosto, problemi relativi al sostegno e all’età. Non ci si può iscrivere alla scuola secondaria di secondo grado (frequenza del mattino), se si è ultradiciottenni; in questo caso, infatti, è possibile iscriversi solo ai corsi serali.
Quanto al sostegno, se lo studente ha già fruito di questo diritto alla scuola secondaria di secondo grado, già frequentata, vi sono dubbi in merito al fatto che l’Ufficio Scolastico Regionale assegni un altro docente per il sostegno.


Dislessia 2.0

Con “Dislessia 2.0”, al via lo screening digitale gratuito e aperto a tutti

La prima piattaforma in Italia che permette di valutare le abilità comunicative e di lettura di bambini, ragazzi e adulti e orientare le famiglie verso le 5.000 scuole certificate “Amiche della Dislessia”

 

Prende il via, in occasione della European Dyslexia Awareness Week 2018, Dislessia 2.0  la prima piattaforma in Italia che mette a disposizione di famiglie, docenti, studenti e pediatri strumenti digitali innovativi per lo screening gratuito delle difficoltà di lettura e la mappatura delle 5.000 scuole già certificate “Amiche della Dislessia”.

L’iniziativa è realizzata da Fondazione TIM in partnership con l’Associazione Italiana Dislessia, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’Istituto Superiore di Sanità e  l’Istituto di Scienze Applicate & Sistemi Intelligenti del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Messina in collaborazione con il Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che ne hanno monitorato la validità e gli effetti.

Un unico portale con tre importanti funzionalità. Per individuare i segnali del disturbo di lettura con Dislessia on line, bambini dai sette anni, ragazzi e adulti potranno effettuare prove di lettura e in caso di lievi difficoltà avviare un percorso di recupero con una sessione finale di verifica di tali difficoltà. La piattaforma indirizzerà coloro che presentano profili a rischio a strutture competenti per una diagnosi più approfondita. Uno screening on line che permetterà di ridurre il ricorso da parte delle famiglie a specialisti del settore se non in caso di effettivo bisogno.

Invece per riconoscere i disturbi della comunicazione e del linguaggio nei primi tre anni di vita dei bambini con Smart@pp, i pediatri –  in accordo con i logopedisti e i neuropsichiatri –  potranno effettuare, anche da tablet e smartphone, uno screening ultra-precoce con domande puntuali secondo test standard validati.

Passando infine all’inclusione degli studenti con DSA, sul portale con Dislessia Amica le famiglie potranno consultare la mappa dei 5.000 istituti – dalla primaria fino alla secondaria di II grado – con docenti formati, che rappresentano oltre il 60% di tutte le scuole statali italiane.

La certificazione è stata raggiunta tramite un programma e-learning che dal  2016 ha coinvolto 170 mila insegnanti, 6000 istituti ed erogato 5milioni ore di formazione.

Fondazione TIM è in prima linea sul tema della Dislessia fin dal 2009 e con questa innovativa  piattaforma consolida il proprio impegno a fianco delle Istituzioni e delle famiglie nel campo del sociale, promuovendo nel Paese una maggiore conoscenza e una cultura più consapevole e sensibile sul tema della dislessia grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Il progetto Dislessia 2.0 è una delle iniziative al centro della campagna #disleggo2018 che ha l’obiettivo di diffondere  la corretta informazione su questo disturbo.


Settimana Nazionale della Dislessia – 3° Edizione

Settimana Nazionale della Dislessia – 3° Edizione

1 – 7 ottobre 2018

La manifestazione volta a informare e sensibilizzare sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento, organizzata da Associazione Italiana Dislessia

Oltre 300 eventi di informazione e sensibilizzazione organizzati su tutto il territorio nazionale da oltre 1.000 volontari AID e in collaborazione con 300 tra enti pubblici e istituzioni scolastiche
La 3° edizione della Settimana Nazionale della Dislessia, la manifestazione fortemente voluta da Associazione Italiana Dislessia per sensibilizzare ed informare sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), che in Italia riguardano circa 2.000.000 di persone, quest’anno si terrà dall’1 al 7 di ottobre 2018, in concomitanza a livello europeo, con la European Dyslexia Awareness Week e prevede un fitto calendario di eventi su tutto il territorio nazionale, che vede coinvolti oltre 1.000 volontari AID e la collaborazione di 300 tra enti pubblici e istituzioni scolastiche.

Filo conduttore della manifestazione sarà la sinergia tra il potenziale e la collaborazione, entrambi elementi fondamentali nella visione di AID. Inoltre, quest’anno, AID amplia la riflessione sui DSA anche al mondo degli adulti, aprendosi a temi come l’accesso al mondo universitario, l’inserimento lavorativo e, più in generale, tutte le tematiche che riguardano il passaggio all’età adulta.

Tra le collaborazioni di questa edizione, la partnership con Erickson, che nell’ambito della campagna “Lo sai che…?”, prevede un calendario di iniziative online e una serie di incontri nelle sedi Erickson di Trento e Roma, che permetteranno a genitori, insegnanti, bambini e ragazzi di entrare in contatto con esperti e saperne di più di disturbi specifici dell’apprendimento. Il calendario di tutte le iniziative correlate è disponibile sul sito www.erickson.it/Pagine/settimana-dislessia-2018.aspx

Per visualizzare il programma completo e la mappa navigabile con le specifiche di tutti gli eventi locali organizzati dalle sezioni AID in Italia: https://www.aiditalia.org/it/news-ed-eventi/eventi/settimana-nazionale-della-dislessia-2018

Per dare supporto organizzativo come volontari o diventare sponsor delle iniziative sul territorio, è possibile mettersi in contatto con la sezione AID più vicina, individuabile a questo link https://www.aiditalia.org/it/sede-e-sezioni/sezioni-locali

DISABILITÀ/DSA

REFERENTI REGIONALI DISABILITÀ/DSA

 

REGIONE REFERENTE DISABILITÀ/DSA CONTATTI TELEFONICI MAIL
 

ABRUZZO

RAPICAVOLI Angela Maria rapicavoli.angela@gmail.com;

AngelaMaria.Rapicavoli@istruzione.it

 

BASILICATA

 

MOSCATO Antonietta

 

antonietta.moscato@istruzione.itantonietta.moscato@istruzione.it

 

CALABRIA

 

SICLARI Maria Carmela

uff: 0961-734480

 

mcarmela.siclari@istruzione.it

mcarmela.siclari@istruzione.it

mcsiclari@gmail.com

 

 

CAMPANIA

 

LANDFOLFO Maria

 

uff: 081-5576600

 

m.landolfo@istruzione.it

 

EMILIA ROMAGNA

RODA Graziella

 

Per comunicazioni ufficiali:

Dirigente Uff. III   Chiara Brescianini

 

uff: 051-3785263

 

graziella.roda@istruzione.it

 

brescinini@g.istruzioneer.it

Direzione-emiliaromagna@istruzione.it

FRIULI VENEZIA GIULIA

 

 

Isp. FLOREANCIG Paola

uff: 040- 4194158  

floreancigpaola@gmail.com

 

LAZIO

 

 

uff: 06-77392328 fax 06 77392318
 

LIGURIA

 

LENTI Luca Maria

 

 

uff: 010 8331215

 

 

lucamaria.lenti@istruzione.it

 

 

LOMBARDIA

 

 

SALA Jessica

 

uff: 02 574627299

 

 

jessica.sala@istruzione.it

 

MARCHE

 

Nunziata Orlando

 

uff: 071 2295476

orlando.nunziata@istruzione.it

 

 

MOLISE

LANZA Michele

 

uff: 0874 497546

fax: 0874 497558

 

michele.lanza@istruzione.it

 

PIEMONTE

 

DAMIANI Paola

 

Uff: 011-5163605

 

paola.damiani@usrpiemonte.it

 

PUGLIA

 

DELRE Antonella Maria (referente tecnico per l’inclusione)

 

FORLIANO Francesco

(coordinatore per l’inclusione)

 

 

antonellamaria.delre@istruzione.it

mantodelre@gmail.com

 

 

francesco.forliano@istruzione.it

 

 

SARDEGNA

 

ATZENI Carla

uff: 070/2194268 carla.atzeni@istruzione.it
 

SICILIA

FASULO Patrizia Agata

 

GENTILE Cosimo Maurizio

uff: 09169084544

uff: 091-6909216

patriziaagata.fasulo@istruzione.it

 

magentile.usrsicilia@gmail.com

 

 

TOSCANA

 

INFANTE Pierpaolo

uff: 055 2725 276 pierpaolo.infante@istruzione.it

 

 

UMBRIA

 

BOARELLI Sabrina

uff: 075-5828287 sabrina.boarelli@istruzione.it
 

VENETO

 

STURARO Filippo

 

uff: 041 2723193

 

filippo.sturaro@istruzioneveneto.it
 

TRENTINO A.A.

 

GULLOTTA Vincenzo

Cell: 338-1647082

uff: 0471/411307

 

vincenzo.gullotta@scuola.alto-adige.it

 

 

Sarà vietato formulare i PDP per alunni con ulteriori BES?

Sarà vietato formulare i PDP per alunni con ulteriori BES? (CM 1143/18)

di Salvatore Nocera

 

La recente Nota 17 maggio 2018, AOODPIT 1143 emanata dal Capo Dipartimento per l’istruzione del MIUR su “L’autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo per ciascuno”, sembra una direttiva pressante alle scuole e questa non è solo un’impressione.

Nella circolare si esalta il ruolo dell’autonomia scolastica rilanciata anche dalla l. n° 107/15 e la “personalizzazione” degli interventi educativi sollecitati da tutta la normativa inclusiva.

Le scuole, quindi, in forza della propria autonomia didattica, debbono puntare al successo formativo di ciascun alunno, qualunque sia la sua situazione personale, indipendentemente da procedure burocratiche che rischiano di fare scambiare il mezzo (procedura) col fine (successo formativo).

La circolare a tal fine svolge una critica, neppure tanto velata, alla normativa sugli “ulteriori bes” come indicata nelle circolari ministeriali n° 8/2013 e n° 2563 del 22 Novembre 2013, senza però accennare alla fonte normativa delle due circolari che è costituita dalla Direttiva Ministeriale del 27 Dicembre 2012.

Ecco un passaggio illuminante della circolare in questione:

«Oggi il contesto normativo è notevolmente modificato: si è assistito ad un’importante crescita culturale e sono stati introdotti nuovi assiomi di riferimento, nuove risorse professionali, economiche e strutturali affinché a ciascuno sia data la possibilità di vedersi riconosciuto nei propri bisogni educativi “normali”, senza la necessità di ricorrere a documenti che attestino la problematicità del “caso”, fermo restando le garanzie riconosciute dalla Legge n. 104/1992 e dalla Legge n. 170/2010».

La frase «senza la necessità di documenti che accertino la problematicità del caso»è chiarissima; ma si scontra con l’inciso conclusivo «fermo restando le garanzie di cui alla l. n. 104/92 e 170/2010» che, vedi caso però, sono due leggi che impongono documenti neppure pedagogici, ma sanitari: la certificazione. Si tratta, rispettivamente, di certificazione di disabilità ed il PEI conseguente, per gli alunni con disabilità, e di certificazione di DSA con seguente PDP per gli alunni con DSA. Pertanto, per esclusione, l’unico documento vietato è la individuazione di alunni con ulteriori BES (operata non dall’ASL ma dal Consiglio di classe) ed il conseguente PDP.

Se il principio dell’eliminazione di tutti i documenti burocratici è valido, deve valere contro tutti i “documenti burocratici”; ma ovviamente una circolare, sia pur direttoriale, non può abrogare le leggi; di qui la salvezza delle certificazioni previste dalle leggi sugli alunni con disabilità ed i disturbi specifici di apprendimento. Ugualmente una circolare, sia pur direttoriale, non può abrogare neppure una Direttiva Ministeriale, quale quella sui BES del 27 Dicembre 2012, che è gerarchicamente sovraordinata; di qui la svalutazione delle circolari ad essa susseguenti, che però lascia in vita tale Direttiva ministeriale, la quale viene rafforzata anche dall’art. 1 comma 7 della l. n° 107/15 che insiste sulla tutela dell’inclusione dei casi di BES.

Ed allora come dobbiamo intendere il successivo paragrafo della circolare in questione?

«I docenti e i dirigenti che contribuiscono a realizzare una scuola di qualità, equa e inclusiva, vanno oltre le etichette e, senza la necessità di avere alcuna classificazione “con BES” o di redigere Piani Didattici Personalizzati, riconoscono e valorizzano le diverse normalità, per individuare, informando e coinvolgendo costantemente le famiglie, le strategie più adeguate a favorire l’apprendimento e l’educazione di ogni alunno loro affidato».

E qui è chiaramente esplicitato il principio che non occorre la dichiarazione di ulteriori BES in alunni con svantaggio o disagio di qualunque tipo, né la formulazione di PDP per il successo educativo per ognuno.

Ora, fermo restando che il principio per essere tale dovrebbe riguardare anche alunni con disabilità e DSA, c’è il problema che in una scuola pubblica, se si deve agevolare qualcuno per motivi personali di qualunque tipo, occorre qualcosa di oggettivo, pena il rischio di precipitare nei favoritismi o peggio…

Infatti, gli alunni con ulteriori BES, in forza della Direttiva ministeriale del 27 Dicembre 2012, godono di “strumenti dispensativi e misure compensative”. Come si fa ad individuare un alunno al quale concedere tali agevolazioni senza qualcosa di oggettivo, come, nel caso dei BES, della delibera del Consiglio di classe ed il conseguente PDP in cui tali misure sono indicate? Ci si rende conto a quanti ricorsi si andrebbe incontro da parte di alunni bocciati cui non sono state concesse le agevolazioni che, a discrezione dei singoli docenti, verrebbero accordate ad altri promossi?

Quando con legge venisse abolito il valore legale dei titoli di studio, e quindi la valutazione non avesse più valore legale, allora sì, che sarebbe possibile dare seguito pienamente alla circolare e probabilmente ciò potrebbe essere accettabile. Ma, sino a quando permane il valore legale dei titoli di studio, quanto auspicato dalla circolare sembra impraticabile.

Che valore allora dare a questa circolare emanata in carenza di auctoritas ministeriale?

Penso sia un auspicio alle scuole a lavorare più sulla didattica; ma non può considerarsi un invito a disattendere la Direttiva ministeriale ancora in vigore sui BES e sui PDP.

L’autonomia scolastica è uno strumento assai importante, introdotta a favore del miglioramento di funzionamento delle scuole; ma è sempre ed ancora subordinata all’autonomia legislativa ed alla gerarchia delle fonti giuridiche.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità stabilisce all’art. 4 comma 3 che tutti gli atti normativi concernenti l’inclusione delle persone con disabilità debbano ricevere un parere del mondo associativo della disabilità.

Alcuni sostengono che a causa della violazione di tale normativa, la circolare sia impugnabile per illegittimità.

Personalmente non arrivo a tanto, anche se l’ipotesi sembra godere di fondamento.

Però, l’art. 15 comma 1 lettera e) del decreto legislativo n° 66/17 prevede tra i compiti dell’Osservatorio del MIUR sull’inclusione scolastica anche quello di fornire pareri sugli atti giuridici concernenti tali argomenti.

Se il MIUR avesse voluto sottoporre all’Osservatorio la circolare per un parere non vincolante, probabilmente non si sarebbe creato tanto disorientamento nelle scuole

I Consigli di classe comunque, continuino a formulare PDP nei casi in cui lo riterranno necessario, autorizzati in ciò dalla Direttiva ministeriale del 27 Dicembre 2012 ancora in vigore.

Alunni con disabilità a.s. 2016/2017


Sono 254.366 le alunne e gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado, il 2,9% del totale della popolazione studentesca. In totale, nell’anno scolastico 2016/2017 il 43,3% delle classi, comprese quelle della scuola dell’infanzia, aveva almeno un’alunna o un alunno disabile al suo interno.

È quanto emerge dalla pubblicazione sui “Principali dati relativi agli alunni con disabilità per l’a.s.2016/2017” disponibile da oggi sul sito del MIUR. Rispetto alla precedente rilevazione, effettuata nell’anno scolastico 2014/5015, le studentesse e gli studenti con disabilità risultano in aumento (+8,3%).

In termini assoluti, è la scuola primaria a registrare la presenza più elevata di alunne e alunni con disabilità, 90.845. Mentre è la scuola secondaria di I grado ad avere la più alta incidenza di disabili sul totale della sua popolazione studentesca, pari al 4%.

Osservando la distribuzione rispetto alle scuole statali e non, dall’indagine emerge che il 93% delle alunne e degli alunni con disabilità frequenta le scuole statali che hanno una media di presenze, rispetto al totale della propria popolazione studentesca del 3,1% contro l’1,6% delle non statali.

A livello territoriale si evidenzia una diversa distribuzione di alunne e alunni con disabilità. Se nel complesso del sistema scolastico italiano sono pari al 2,9% del totale, nel Centro Italia sono il 3,1% (51.259 alunne e alunni), al Nord-Est sono il 2,6% (42.353 alunne e alunni), nel Nord-Ovest  sono il 3% (66.804 alunne e alunni), al Sud sono il 2,9% (93.950 alunne e alunni). A livello regionale, la punta massima si registra in Abruzzo con una percentuale media del 3,6% e la minima in Basilicata con il 2,2%.

Nel 96,1% dei casi la disabilità è di tipo psicofisico. Nella scuola di II grado il 23,6% delle studentesse e degli studenti con disabilità frequenta un liceo, il 26,6% un istituto tecnico e il 50% un istituto professionale.

A partire dall’anno scolastico 2009/2010 si è registrato un miglioramento del rapporto numerico tra alunne/alunni disabili e posti di sostegno, passando da 2,09 alunni a 1,80 nell’anno scolastico 2016/2017. La percentuale del contingente dei docenti di sostegno sul totale del corpo docente è passata dall’8,6% del 2001/2002 al 16,3% del 2016/2017.

Gli alunni con DSA nell’a.s. 2016/2017

  • Gli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) nell’a.s. 2016/2017

Sono complessivamente 254.614 le alunne e gli alunni delle scuole italiane di ogni ordine e grado con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), pari al 2,9% del totale della popolazione studentesca dell’anno scolastico 2016-2017.

È quanto emerge dalla pubblicazione dedicata agli “Alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) nell’a.s. 2016/2017”, pubblicata sul sito del MIUR e curata dall’Ufficio Statistica e Studi.

La percentuale più alta di alunne e alunni con DSA si trova nella scuola secondaria di I grado: sono il 5,40% dei frequentanti, contro il 4,03% della secondaria di II grado e l’1,95% della primaria. Le scuole dell’infanzia hanno trasmesso dati riguardo a casi sospetti di disturbi specifici dell’apprendimento: si tratta di un numero esiguo, 774 bambine e bambini nel 2016/2017, pari allo 0,05% del totale dei frequentanti.

A livello territoriale, le alunne e gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento sono maggiormente presenti nelle regioni del Nord-Ovest (4,5% sul totale della popolazione studentesca), seguite dalle regioni del Centro (3,5%), del Nord-Est (3,3%) e del Sud (1,4%). I valori più elevati si rintracciano in Liguria (4,9%), Valle d’Aosta (4,8%), Piemonte e Lombardia (entrambe 4,5%). Le percentuali più basse, invece, si rilevano in Sicilia (1,1%), Campania (0,9%) e Calabria (0,7%).

Il disturbo mediamente più diffuso è la dislessia (42,5% delle certificazioni), anche se più disturbi possono coesistere in una stessa persona. Seguono le certificazioni per la disortografia (20,8%), quelle per la discalculia (19,3%) e quelle per la disgrafia (17,4%).

Dal 2010-2011 al 2016-2017 si osserva, infine, una notevole crescita delle certificazioni di DSA dovuta all’introduzione della legge 170 del 2010 grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti delle alunne e degli alunni con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti.

FAQ Handicap e Scuola – 61

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria, quest’anno mi trovo a lavorare con una piccola con un gravissimo deficit celebrale (non vede, non parla e non cammina), data la grave situazione ho deciso di stabilire un contatto diretto con la mamma con la quale quotidianamente mi soffermo per parlare della piccola e delle attività svolte. La referente del plesso, (con la quale spesso mi scontro data la sua ottica anti inclusiva) vorrebbe che la mamma non entrasse nella scuola e che io aspettassi la mia alunna all’ingresso. Dato che non c’è un’assistente materiale incaricata al trasporto con il passeggino, spogliare e sollevare la piccola per sederla su una poltroncina (la mamma si fa carico di tutto e rifiuta sedia a rotelle e qualsiasi altro ausilio) vi chiedevo se c’è qualche normativa che consenta l’ingresso nella scuola (indipendentemente dal regolamento d’istituto) per accompagnare i figli disabili così da poter aggiornare la responsabile del plesso e di conseguenza la dirigente.

Nella scuola lo spostamento, e quindi l’accoglienza così da lei descritta, degli alunni con disabilità è compito dei collaboratori scolastici, individuati dal Dirigente scolastico.
Per quanto riguarda i colloqui, devono essere effettuati da tutti gli insegnanti della classe e non da uno solo. Per eventuali comunicazioni urgenti potete utilizzare un quaderno. Per gli incontri scuola-famiglia, invece, vi sono le ore destinate ai colloqui alle quali se ne possono aggiungere altre, su richiesta della famiglia o delle insegnanti della classe alla quale è iscritta l’alunna.

Desidero sapere se la scheda di valutazione di un bambino grave certificato della scuola primaria deve essere come il documento dei compagni con voti numerici nelle singole discipline e voto comportamento e qual è la normativa di riferimento.

Nella scuola primaria, per gli alunni con disabilità, così come per tutti gli altri alunni, la norma stabilisce che la valutazione sia espressa in decimi, mentre per il comportamento viene formulato un giudizio sintetico (D. lgs. n. 62/2017 e DPR 122/2009). La scheda, in cui non si fa riferimento al PEI, è la stessa che viene utilizzata per gli altri alunni.

Ho un figlio con una grave disabilita (art.3 comma 3 legge 104), ha frequentato la scuola elementare con gravissime difficoltà e adesso dovrei iscriverlo alle scuole medie. Vorrei sapere gentilmente se posso non iscriverlo oppure rischio qualcosa?

Anche per gli alunni con gravi disabilità l’obbligo scolastico si adempie solo dopo dieci anni di scolarizzazione a partire dalla classe prima della scuola primaria fino al compimento del sedicesimo anno di età. Può, invece, prendere in considerazione l’istruzione parentale, disciplinata dall’art. 23 del recente decreto legislativo n. 62/2017, in cui è stabilito quanto segue:
“In caso d’istruzione parentale, i genitori dell’alunno, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Tali alunni o studenti sostengono annualmente l’esame d’idoneità per il passaggio alla classe successiva, in qualità di candidati esterni, presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione”.
Tuttavia la esortiamo a rivalutare la possibilità della frequenza a scuola, considerando l’importanza che riveste il ruolo dei compagni nel percorso formativo di suo figlio. Per il bambino poter andare a scuola con gli altri e interagire con i suoi pari è fondamentale sia per la socializzazione che per gli apprendimenti, in prospettiva dell’attuazione del Progetto di vita. È importante, dunque, che lei prenda contatti col Dirigente scolastico della scuola secondaria di primo grado alla quale avrebbe dovuto, già da febbraio, iscrivere suo figlio, facendo presente quali sono le difficoltà e le potenzialità di suo figlio, quali sono le risorse necessarie e quali le strategie didattiche da perseguire in una situazione di pluriminorazione, in cui il ragazzo si trova a vivere.
Concordate col Dirigente scolastico di formulare un abbozzo di PEI per l’anno prossimo, con la collaborazione dei docenti attuali e di qualche docente della scuola secondaria di primo grado che, nel frattempo, possa incontrare il ragazzo per rendersi conto di ciò che concretamente può realizzare.
Data la complessità del caso, certificate se sia possibile impostare, con la collaborazione del comune, un progetto di vita scolastica ed extrascolastica (ai sensi dell’art. 14 della legge n. 328 del 2000 e dell’art. 6 del decreto legislativo n. 66 del 2017), con l’assegnazione di assistenti per l’autonomia (ai sensi dell’art. 13 comma 3 della legge 104/92) e con l’assegnazione di altre risorse, come assistenti domiciliari o la collaborazione di qualche organizzazione del Terzo Settore del vostro territorio, specie per un’accoglienza pomeridiana del ragazzo, in modo che si possa vedere come avviarne una vita non ghettizzata ma, ove possibile, orientata anche a possibili sbocchi lavorativi presso, ad esempio, una cooperativa sociale.

Il mio nipotino autistico frequenta la prima elementare ed ha ottenuto il sostegno ed è anche seguito privatamente da circa tre anni da una equipe specializzata. Detta equipe ha richiesto la possibilità di illustrare all’insegnante il metodo da loro seguito e quali sono i problemi riscontrati dal bambino. La scuola può opporsi alla richiesta di questa equipe di poter seguire alcune lezioni (circa tre mensili) al fine di valutare il metodo seguito dalla maestra per dare eventuali consigli conoscendo da tempo il bambino e valutare i progressi fatti dal bambino?

La collaborazione scuola-famiglia è presupposto determinante per garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità.
Quanto da lei richiesto, in relazione a suo nipote, sembra riguardare una precisa valutazione sulla didattica del docente di sostegno (ma, in realtà, l’osservazione dovrebbe interessare tutti i docenti della classe prima, in quanto sono tutti insegnanti dell’alunno); forse è poco noto, ma la didattica rientra nella libera scelta professionale degli insegnanti.
Tuttavia, poiché come detto, la cooperazione e la condivisione sono a fondamento del percorso di crescita del bambino, suggeriamo di chiedere la convocazione del GLHO e, in quella sede, valutare insieme prima di tutto la finalità dell’osservazione, poi l’opportunità e, infine, la fattibilità. Va infine precisato che una valutazione da parte di esterni richiede, necessariamente, il consenso dei genitori degli altri alunni.

Sono un educatore e seguo due ragazzi che, presso un liceo scientifico, seguono una programmazione per obiettivi minimi.
Quasi quotidianamente devo scontrarmi con le resistenze e la chiusura dei docenti infatti loro sostengono che si lavorerebbe molto meglio con una programmazione differenziata (i due alunni in questione riportano risultati lusinghieri ed incoraggianti nonostante le difficoltà) poiché secondo la loro visione l’alunno deve raggiungere gli obiettivi minimi che i singoli docenti hanno posto nella programmazione della classe all’inizio dell’anno scolastico.
Secondo il mio parere l’obiettivo minimo dei ragazzi in questione non dovrebbe essere quello della classe bensì ponderato, secondo il Pei, a quelle che sono le possibilità e la tempistiche degli alunni, anzi sono addirittura arrivato ad ipotizzare che se l’obiettivo fosse lo stesso della classe quell’ obiettivo che per un alunno normodotato vale 6 per un ragazzo disabile dovrebbe velere 10……le reazioni sono state un mix tra la risata e lo scandalismo. Chiedo delucidazione.
Altro nodo dolente riguarda il materiale fornito per lo studio a casa per le singole discipline, infatti credo che gli alunni dovrebbero essere forniti di materiale riassunto ad hoc, mappe concettuali, schemi , ecc invece gli insegnanti di sostegno si limitano a trasferire sul pc dei ragazzi in questione il materiale che i vari docenti curricolari forniscono alla classe oppure scaricare sul pc del ragazzo i capitoli dei CD allegati ai libri di testo delle varie discipline. Chiedo delucidazione.

a) Gli obiettivi minimi, ovvero riconducibili globalmente alla programmazione ministeriale, sono declinati nel PEI (attraverso la descrizione della programmazione individualizzata) e consentono allo studente di acquisire le competenze necessarie per poter, alla fine del percorso, acquisire il titolo di studio. Questo non significa che il percorso debba essere allineato a una mera valutazione numerica, ma al raggiungimento di quelle competenze basilari e fondamentali (per le quali determinati contenuti devono essere acquisiti). Nella prassi ciò si traduce con il raggiungimento della sufficienza, ma ciò non impedisce allo studente di ottenere voti maggiori, se dimostra di raggiungerli.
b) Sempre nel PEI devono essere indicati gli “ausili” e le “modalità di somministrazione delle prove” (che possono essere equipollenti, come prevede la norma) e, in particolare, i criteri di valutazione.
c) I docenti per il sostegno debbono mettere a disposizione dell’alunno tutti quegli strumenti ed ausilii necessari per il successo formativo, e quindi per il percorso scolastico, come mappe concettuali, contenuti semplificati, e ogni altra modalità che consenta all’alunno di raggiungere gli obiettivi programmati.

Sono la mamma di un bimbo di 11 anni con 104 art. 1. Gli sono state assegnate 5 ore di sostegno scolastico.
Da qualche tempo mi dice che di essere portato fuori dalla classe insieme a due compagni che hanno difficoltà.
Mi dice anche che durante le verifiche molte volte rimane solo al banco perchè il suo insegnante sta aiutando questi due ragazzini. Mio figlio ci rimane molto male perchè ha bisogno di sicurezza e se si accorge di essere solo va in ansia e non riesce più a lavorare e diventa aggressivo disturbando i compagni.
Ora io mi chiedo se questo sia giusto. In fin dei conti è mio figlio che ha diritto al docente di sostegno e credo che nelle ore che gli sono state assegnate il docente debba sostenere lui.
Posso fare qualcosa?

Se alla classe alla quale è iscritto suo figlio sono state assegnate cinque ore di sostegno, queste devono essere utilizzate a favore del processo inclusivo di suo figlio.
In relazione a quanto da lei descritto, si fa presente:
a) il fatto che suo figlio esca dalla classe insieme ad altri due bambini con difficoltà è contrario a quanto dispone la normativa in materia (in particolare si richiamano la legge 104/92 e le Linee guida del 4 agosto 2009)
b) se durante le verifiche il docente di sostegno si allontana da suo figlio, è necessario capire se questo è previsto nel PEI (se, cioè, si sta lavorando sull’autonomia personale e, quindi, sull’autonomia esecutiva); se, invece, da come lei scrive, questo allontanamento determina inevitabilmente l’insorgere di stati di ansia e di comportamenti aggressivi,è bene che ne parliate direttamente con tutte le insegnanti. Per questo suggeriamo di convocare un GLHO per capire che cosa è meglio fare, per rivedere gli accordi presi, per valutare eventuali cambiamenti, da concordare insieme, affinché il bambino possa trascorrere serenamente il tempo-scuola e abituarsi, sicuramente, a lavorare autonomamente ma in modo più graduale. Eventuali cambiamento vanno inseriti nel PEI.

Sono un’insegnante di Sostegno in un istituto superiore. È prassi, in questa scuola che, ove presente l’insegnante di sostegno (tranne eccezioni particolari), costui sostituisca senza considerare coloro che sono a disposizione e molti di loro non sostituiscono praticamente mai.
Che cosa posso fare per evitare queste sostituzioni arbitrarie, così come rimarcato dalle normative per l’inclusione scolastica?

Data la situazione, possiamo consigliarle di far intervenire direttamente le famiglie degli alunni con disabilità, affinché scrivano sia al Dirigente Scolastico che al Referente regionale per l’inclusione scolastica, mettendo in luce la violazione di quanto stabilito dalle Linee Guida ministeriali del 4 agosto 2009, che vietano espressamente di assegnare supplenze ai docenti per il sostegno quando l’alunno è in classe, ed evidenziando la presenza di tanti docenti a disposizione.

Vorrei avere un chiarimento riguardo la telescuola per alunni in gravità. Vorrei sapere se la famiglia può richiedere la telescuola anche quando l’ alunno si assenta da scuola per pochi giorni, o se invece si può attivarla solo per periodi di assenza che superino un mese come é previsto per l’istruzione domiciliare.

In base all’art. 16 del decreto legislativo n. 66/2017, le Istituzioni scolastiche, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, gli Enti locali e le ASL devono concordare azioni per garantire il diritto all’istruzione agli alunni per i quali sia stata accertata l’impossibilità della frequenza scolastica “per un periodo non inferiore a 30 giorni di lezione anche non continuativi”, per gravi patologie, certificate. L’istruzione domiciliare si realizza anche attraverso progetti per i quali possono essere utilizzate le nuove tecnologie.
Pertanto, per l’attuazione del progetto di istruzione domiciliare è necessaria una prognosi medica di almeno 30 giorni di assenza da scuola, anche non continuativi (ma che corrispondano a 30 giorni di lezione); in questo caso la ripresa con telecamera delle lezioni è un diritto; in mancanza di ciò, se la scuola e le famiglie consentono, è una concessione.

Sono interessata a svolgere il ruolo di assistente educativo presso le scuole e mi interessa sapere se anche un’assistente sociale con relativa preparazione corso aba può svolgere questo lavoro oppure se bisogna essere psicologo o educatore?

Per essere individuati come assistente per l’autonomia e la comunicazione personale, deve rivolgersi ai Comuni per la scuola dell’infanzia e per la scuola Primaria e alle Regioni per la scuola Secondaria; tenga presente che, per la nomina, ciascun Ente, sia esso comune o regione, fissa dei requisiti differenti.

Alla luce di quanto affermato sulla valutazione degli alunni diversamente abili nel decreto 62/2017, è ancora possibile attivare un progetto di permanenza alla scuola dell’infanzia per un bimbo certificazione di disabilità grave?

No, in quanto l’obbligo scolastico scatta, anche per gli alunni con disabilità, all’età di sei anni, senza eccezioni.

Avrei bisogno di un chiarimento sulla situazione che si è creata con l’iscrizione alla scuola materna di mia figlia.
Alla domanda di iscrizione ho allegato un certificato che attesta che stiamo facendo accertamenti medici per un ipotetica malattia genetica di mia figlia. Hanno accettato la documentazione assegnando la priorità, ma mi hanno già avvisato che la bambina non verrà presa nella scuola che ho indicato come prima scelta ma in quella di seconda scelta, perché la commissione la ritiene più adatta.
A me questa scuola non piace molto, per una serie di motivi avrei preferito l’altra ma il direttore mi ha detto che se non accetto la loro decisione la bambina non verrà accettata in nessun’altra scuola.
È corretto questo loro comportamento? Possono obbligarmi ad accettare la loro scelta?
La bambina allo stato attuale sta bene, non ha bisogno di nessun ausilio. Non ha bisogno di ascensori né altro. Mi hanno detto che uno dei motivi di scelta potrebbe essere che la scuola di seconda scelta è strutturata su un solo piano mentre l’altra è su due piani ma la bimba non ha problemi a fare le scale.

Di fronte all’irrigidimento della scuola, non essendoci priorità da far valere (come ad esempio la certificazione di disabilità), non si rileva a quale diritto voi, in quanto famiglia, possiate appellarvi.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola media. Da qualche giorno è arrivata nella nostra scuola una nuova ragazzina grave, ma senza certificazioni, tolta dalla strada, che vive in una casa famiglia. In compenso la preside ha visto bene di togliere le ore di sostegno quelle che erano in rimaste in eccedenza e che dall’inizio dell’anno ne usufruivano comunque i ragazzi certificati, per darle a questa nuova ragazza. Certo a metà anno mi sembra una cosa molto scorretta. Lei che ne pensa, che posso fare?

Se le ore di sostegno erano assegnate ad altri alunni, non possono essere in alcun modo a questi sottratte.
Per l’alunna appena giunta nella scuola, se effettivamente sussistono condizioni che determinano la necessità di una valutazione, è bene che la scuola stessa si attivi interessando i servizi sociali. Contestualmente, nell’immediato, la scuola può disporre dell’organico del potenziamento.

Sono un’educatrice professionale, seguo un ragazzino autistico di 14 anni; quest’anno é prevista a scuola una gita di tre giorni e due notti.
Mi é stato chiesto di accompagnarlo in qualità di assistente alla comunicazione.
É obbligatorio? come funziona dal punto di vista della copertura assicurativa? Avendo il ragazzino bisogno di un’assistenza continua é legale che una persona sola si occupi di lui giorno e notte per tre giorni di seguito?

Alle uscite didattiche e ai viaggi di istruzione, oltre ai docenti, può prendere parte anche l’assistente all’autonomia e alla comunicazione, in qualità di accompagnatore dell’alunno con disabilità al quale l’assistente è stato assegnato. Si tenga presente che questa figura professionale può essere aggiuntiva rispetto ai docenti.
Se lei, in quanto assistente, ha dato disponibilità per accompagnare l’alunno e se è previstonel suo contratto, sicuramente deve partecipare al viaggio di istruzione. Per quanto concerne la copertura assicurativa, deve sentire l’ente che l’ha assunta.
Se invece lei non ha dato disponibilità e/o nel suo contratto non è previsto l’accompagnamento, può declinare la richiesta.

Sono una insegnante di sostegno di scuola superiore, gradirei sapere se per avere la riconferma del sostegno scolastico è necessaria pure la revisione della L.104 scaduta o è sufficiente il solo aggiornamento del profilo dinamico funzionale (PDF).

Per confermare o richiedere il sostegno, occorre la certificazione.

Il consiglio di classe può visionare la certificazione dell’alunno dsa depositata in segreteria?
Potreste indicarmi i riferimenti legislativi?

I docenti nello svolgimento delle loro mansioni sono soggetti al rispetto della privacy. Ciò premesso, tutti i docenti del Consiglio di classe non solo possono ma devono prendere visione della certificazione dell’alunno con DSA, purché questi sia iscritto alla classe in cui essi prestano servizio; la consultazione è indispensabile ai fini della stesura dei documenti di rito (nel caso qui descritto, del Piano Didattico Personalizzato), come previsto dalla norma in vigore (legge 170/2010, D.M 5669/2011 e allegate Linee Guida).

Mio figlio (adhd, spettro autistico leggero, ritardo cognitivo moderato) frequenta il quarto anno anno di un istituto alberghiero, finora ha svolto programma per obiettivi minimi, adesso ci chiedono di fargli svolgere una programmazione differenziata, altrimenti sarebbe bocciato. Il problema è che lui non vuole. Gli insegnanti lo hanno pertanto caricato di una raffica di compiti (verifiche) senza nessuna gradualità scatenando grave stato di ansia e perdita autostima (lo scorso anno non gli assagnavano compiti). Non riesce a farli ed è molto nervoso. In questo contesto ha reagito con le mani, in classe, picchiando un ragazzo che lo avrebbe apostrofato con l’appellativo di handicappato (l’insegnante non avrebbe sentito perché impegnata a discutere con altri ragazzi).
Si può chiedere più gradualità nel pei al fine dello svolgimento del programma?

Alla luce della situazione creatasi e dei fatti accaduti, suggeriamo di chiedere la convocazione urgente del GLHO, alla presenza del Dirigente Scolastico e di tutto il Consiglio di classe oltre agli specialisti e a voi, genitori, al fine di ricreare le condizioni per un sereno e proficuo percorso scolastico. Chiedere la differenziata al quarto anno di corso è abbastanza strano, come lo è pure anticipare, ai primi di febbraio, una bocciatura.
La norma stabilisce che gli studenti, per i quali il Consiglio di classe adotta una valutazione globalmente riconducibile ai programmi ministeriali, vanno adottate le misure necessarie, come la predisposizione di prove equipollenti, di strategie metodologico-didattiche, di ogni altra forma utile per garantire l’esercizio del diritto allo studio (OM 90/2001). Adottare una valutazione impropriamente definita per “obiettivi minimi” non significa ignorare che il ragazzo è studente con disabilità e non fa venir meno i diritti previsti.
In sede di GLHO, pertanto, concordate le strategie necessarie, facendo mettere tutto a verbale, modificando il PEI laddove necessario e chiedendo quella flessibilità e quelle azioni indispensabili per il contenimento dell’ansia e per rinforzare la sua autostima. Valutate anche la questione compiti, considerando che tali attività fanno parte della frequenza scolastica. Ci tenga informati.

Sono un insegnante di sostegno, gradirei sapere se anche quest’anno, alla luce delle nuove disposizioni dettate dalla Legge 107, va compilato il PROFILO DINAMICO FUNZIONALE per gli alunni diversamente abili, al passaggio dalla secondaria di primo grado alla secondaria di secondo grado.

La normativa in vigore, al momento, non è cambiata. Pertanto il Profilo Dinamico Funzionale va regolarmente aggiornato, mentre va elaborato per le nuove certificazioni (prima stesura), come stabilito dalla legge 104/92 e dal DPR 24 febbraio 1994.
I cambiamenti introdotti dal Decreto legislativo n. 66/2017 entreranno in vigore nell’anno scolastico 2019-2010, previa emanazione dei decreti applicativi.

Nella mia scuola senza alcun riferimento normativo mi è stato detto (essendo io invalida al 70% e rientrando per requisiti e certificazioni tra i soggetti esentati dall obbligo di reperibilità) che qualora non venissi trovata a casa, dovrei giustificarmi col capo d’istituto.
Quanto dettomi trova riscontro in qualche legge o nota? qualora non esistesse legge che disciplina ciò può il capo d’istituto chiedere giustificazioni?

Con l’invalidità al 70% non deve dare giustificazioni, ma l’Amministrazione deve avere la documentazione che giustifica la sua invalidità, a norma della legge Madia per il Pubblico Impiego, entrata in vigore il 13 gennaio 2018.

Alla luce della legge 104/92 e relative leggi in materia, quale documentazione deve produrre la scuola e l’asl di riferimento? Parlo di un bambino di 10 anni in 5 elementare con certificazione art. 3 comma 3 nello spettro autistico. Noi facciamo glh che non vengono firmati ne verbalizzati al momento o se vengono verbalizzati non riceviamo copia e la dirigente scolastica addirittura diceva che nemmeno per il PEI era indispensabile la nostra firma, che abbiamo duvuto firmare, sbagliando, per paura.
Ora mi chiedo quale documentazione deve essere agli atti della scuola e dell’ASL? Come possiamo sapere se gli obiettivi del PEI sono stati raggiunti? Il glh viene fatto solo ad inizio anno.
E’ possibile chiedere una figura specializzata durante il glh per valutare l’andamento scolastico del bambino?

Documenti della scuola: nel fascicolo personale o individuale dell’alunno (ogni alunno a scuola ha un suo fascicolo) sono conservati tutti i documenti che lo riguardano; nello specifico, per l’alunno con disabilità, nel fascicolo sono inseriti:
a) la documentazione sanitaria (Diagnosi Funzionale e/o Verbale di accertamento rilasciati dall’ASL e consegnati alla famiglia; la famiglia consegna questi documenti alla scuola; in dirigente scolastico, in base a questi documenti, richiede il sostegno e ogni altra risorsa necessaria per garantire il diritto allo studio).
b) il Profilo Dinamico Funzionale (PDF). Contiene la programmazione a medio e lungo termine. Il PDF è elaborato “congiuntamente” da tutti gli insegnanti della classe insieme alla famiglia e agli specialisti ASL (il gruppo viene detto GLHO); è il primo documento che viene “scritto”, dopo la consegna della Diagnosi Funzionale e dopo un periodo di osservazione da parte della scuola (in genere entro fine ottobre o novembre). Il PDF è “periodicamente aggiornato” (in media a conclusione di ogni ciclo scolastico o quando necessario. Cfr. DPR 24 febbraio 1994). Viene firmato da tutti coloro che sono chiamati ad elaborarlo;
c) il Piano Educativo Individualizzato (PEI) (uno per ogni anno scolastico). Il PEI contiene la programmazione educativo-didattica per l’anno in corso dell’alunno con disabilità (quindi che cosa fa a scuola, con chi lo fa, ecc., oltre agli obiettivi educativi e didattici, le modalità di verifica e i criteri di valutazione). Il PEI è elaborato, congiuntamente, dal GLHO, cioè da tutti gli insegnanti della classe insieme alla famiglia e agli specialisti ASL (e, eventualmente, anche insieme all’assistente ad personam o AEC). Il PEI può essere modificato nel corso dell’anno se necessario sempre dallo stesso gruppo di lavoro che lo ha elaborato (GLHO). Il PEI può essere oggetto di valutazione a metà anno scolastico e a fine anno scolastico (la valutazione è effettuata dal GLHO); il PEI è firmato da tutti i componenti del GLHO (non è un optional firmare!) In sede di valutazione finale del PEI sono valutati i progressi conseguiti e se sono stati raggiunti gli obiettivi fissati nel PEI (in genere viene scritta una Relazione finale, condivisa nell’ultimo incontro e inserita nel fascicolo personale dell’alunno).
d) i Verbali o altri documenti (nel corso degli incontri scuola-famiglia o di elaborazione o valutazione del PEI o di aggiornamento del PDF, in genere, viene elaborato un verbale che poi è inserito nel fascicolo personale dell’alunno con disabilità).
Tutti questi documenti DEVONO essere resi disponibili ai genitori, in quanto esercenti la responsabilità genitoriale e in virtù della legge n. 241/1990, art. 24 e seguenti (in cui è affermato che la famiglia ha diritto ad avere copia dei documenti), e della Nota MIUR 4 agosto 2009, Prot. n. 4274 (Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità). La famiglia può inoltrare richiesta scritta al Dirigente Scolastico, rendendosi disponibile a pagare, eventualmente, le copie. La scuola deve consegnare alla famiglia i documenti richiesti (senza sbianchettare i dati sensibili: sono i genitori, infatti, che autorizzano la scuola ad utilizzare i dati sensibili del figlio, non viceversa).
Documenti dell’ASL: presso l’ASL saranno custodite le copie dei documenti rilasciati dalla stessa ASL.

Scrivo a nome di due famiglie, rispettivamente con un figlio disabile l.104 e uno certificato DSA.
Chiedono se, a fronte di motivata richiesta scritta alla Scuola di far entrare in classe per qualche ora l’esperto psicologo che li segue privatamente, il team docente possa rifiutare collaborazione, negando il bisogno dei bambini e non dicendosi d’accordo.
Inoltre gli insegnanti pretendono che, se sono costretti ad accettare lo psicologo in classe, questi non sia il medico curante dei bambini.
Premetto che il Dirigente Scolastico ha espresso parere favorevole.
Si domanda se il Dirigente in accordo con la famiglia, in virtù del principio di inclusione, possa imporre ai docenti l’accettazione e la collaborazione con l’esperto psicologo proposto dai genitori e la stesura di adeguata progettazione.

Per la stesura di un’adeguata progettazione, la norma prevede che famiglia, specialisti e scuola si incontrino e si confrontino. Questo vale in particolare per gli alunni con disabilità, mentre per gli alunni con DSA la progettazione è affidata alla famiglia e agli insegnanti della classe (nulla vieta che all’incontro, stante il consenso delle due parti, siano presenti gli specialisti dell’Asl o privati). Non sono programmate rilevazioni da parte degli specialisti in classe.
Se effettivamente vi è necessità di procedere in tal senso, è bene sapere che va acquisito il consenso degli altri genitori (si tratta sempre di una figura esterna che entra nella scuola e che osserva dei minori, per i quali le famiglie non possono non essere interpellate).
Il rifiuto dei docenti non va letto come rifiuto di collaborazione: la presenza di estranei in classe ha delle ricadute sul lavoro anche con gli altri alunni (distrazione, mancata concentrazione, curiosità legittime non aiutano certamente a lavorare proficuamente).
Se, tuttavia, le famiglie ritenessero questa osservazione irrinunciabile, consigliamo alle rispettive famiglie di chiedere la prima l’incontro del GLHO e la seconda un incontro con i docenti per valutare la necessità e la fattibilità della loro richiesta.

Scrivo per chiedere delucidazioni su una particolare modalità di svolgimento degli esami di stato. Il mio Dirigente sostiene che gli studenti DSA possono svolgere la terza prova con una materia in meno ovvero il consiglio di classe può proporre alla commissione esaminatrice una terza prova, dedicata allo studente DSA, ‘decurtata’ di una materia rispetto al resto della classe.
Pur avendo letto con cura le Ordinanze relative a scrutini ed esami che ogni anno forniscono indicazioni anche per studenti BES, non ho trovato indicazioni in tal senso pertanto chiedo a voi se realmente esiste questa possibilità che non mi risulta praticabile nemmeno per gli studenti con disabilità.

Se il suo quesito riguarda la scuola secondaria di Primo grado, va detto che la norma, presente in uno dei commi dell’art. 11 del decreto legislativo n. 62/17, prevede quanto da lei descritto.
Nello specifico, gli studenti con DSA con esonero dalle lingue straniere sostengono una prova “dedicata”, decurtata quindi di una materia rispetto alla classe, mentre gli studenti con DSA per i quali è prevista la dispensa sostengono una prova orale “equivalente”.
Se il suo quesito, invece, riguarda la scuola secondaria di Secondo grado, la questione non si pone: per gli studenti con DSA per i quali è prevista la dispensa la prova scritta delle lingue straniere è sostituita da quella orale (e lo studente consegue il titolo), per gli studenti con DSA per i quali è previsto l’esonero sono predisposte prove differenziate e lo studente consegue un attestato.

Mio figlio ha avuto un incidente con il motorino… Entrambi i polsi rotti e ingessato per 50gg … Frequenta il primo anno delle superiori. Come puo essere tutelato per le verifiche scritte

Ai fini della validità dell’anno scolastico, a causa delle molte assenze, non c’è timore, poiché l’art 7 comma 14 del DPR. 122/09 consente di giustificarle con gravi motivi di salute, come effettivamente è.
La situazione (temporanea) di impossibilità di effettuare non solo le prove di verifica ma, probabilmente, anche i compiti scritti (come pure, immaginiamo, lo sfogliare i libri), può essere inquadrata in una condizione di BES, bisogno educativo speciale. Tale riconoscimento consente la stesura di un Piano didattico personalizzato temporaneo, in cui il Consiglio di classe stabilisce quali strumenti lo studente può utilizzare e quali dispense gli possono essere riconosciute. Lo studente potrà essere esonerato dallo scrivere autonomamente, dettando il suo lavoro a un docente (durante le prove) o potrà essergli riconosciuta la possibilità di avvalersi di strumenti tecnologici.
Per tutte quelle discipline per le quali non è necessaria la prova scritta, lo studente può sostenere prove orali, mentre per quelle in cui è possibile si può sostituire lo scritto con l’orale.

Ho un bimbo che frequenta la 3a elementare. ha il sostegno e l’assistenza. Ha un lieve ritardo psichico. Frequenta un centro di riabilitazione. Volevo sapere se c’è una legge che obbliga noi mamme ad avvisare UN giorno prima la coordinatrice scolastica del fatto che lasciamo nostro figlio un’ora in più a scuola.

Va premesso che le attività di riabilitazione, compito degli specialisti sanitari, devono essere effettuate in orario non scolastico.
Se vi è necessità per il bambino di frequentare un centro di riabilitazione, forse è il caso di rivedere il tempo scuola e passare da un tempo pieno a quello normale, o, in alternativa, è necessario fissare gli appuntamenti negli orari di non frequenza.
Ciò premesso, lei, in quanto genitore, non è tenuta a comunicare alla scuola che il bambino sarà o meno presente a scuola, in quanto, da orario scolastico, il bambino “deve trovarsi a scuola”.
Immaginando che lei chieda il permesso di “uscita anticipata” ogni volta che va a prendere il bambino, nel caso qui descritto non sarebbe dovuta andare a prendere suo figlio a scuola; e così dovrà fare in futuro. Deve cioè lasciare suo figlio a scuola per il tempo di frequenza, spostando, al tempo stesso, gli appuntamenti degli specialisti in orario extrascolastico.

Sono una insegnante della scuola primaria, nella mia classe quinta c’è una bambina H grave che seguo dalla prima. Già nel glh di terza il neuropsichiatra che la segue aveva richiesto la permanenza alla fine della quinta. La richiesta è ufficialmente presente anche nei verbali degli anni successivi. Sono favorevoli alla permanenza sia io che le insegnanti di lettere e matematica, i genitori e gli operatori del centro e il neuropsichiatramentre non lo è la collega di religione. Ciononostante il Ds vuole mandarla alla secondaria di primo grado perché le prossime quinte non sembrano essere adatte ad accoglierla. È possibile che decida solo il Ds? Non si può inserire, trattandosi di un caso grave, direttamente in una prima o seconda che sarebbero più adatte a lei?

Per l’alunno con disabilità la scuola, in collaborazione con la famiglia e con gli specialisti, predispone un percorso “individualizzato”, coerente con le capacità e le potenzialità possedute dall’alunno stesso.
Una buona progettazione favorisce l’organizzazione di percorsi di qualità, che accompagnano l’alunno nel suo processo di crescita nell’interazione con gli altri, nella comunicazione, nella socializzazione e negli apprendimenti.
A fronte di cambiamenti nelle capacità o in relazione, per esempio, agli obiettivi (come l’aver individuato obiettivi troppo alti o, al contrario, troppo bassi), il GLHO ha titolo di intervenire modificando il PEI. La flessibilità e l’adattabilità sono due caratteristiche fondamentali del Piano educativo individualizzato.
Fatichiamo pertanto a comprendere le ragioni per la bocciatura di un alunno con disabilità, ancor più quando queste sono associate alla condizione di gravità (come se la gravità fosse motivo sufficiente per decidere di interrompere o bloccare un percorso di vita).
Premesso che, nella situazione esposta, le valutazioni del D.S. sono coerenti e attinenti dal punto di vista pedagogico e ribadendo che non è compito dei genitori, e ancor meno lo è degli specialisti, bocciare o promuovere un alunno, si richiama il team dei docenti a questa sua responsabilità, che comporta, fra l’altro, di decidere non solo per l’alunno con disabilità, ma per ciascun alunno della classe nei tempi designati (e non certamente in anticipo di anni!).
A supporto della posizione assunta dal Dirigente scolastico, ovvero di procedere alla promozione dell’alunna, va aggiunto quanto stabilito dalla normativa in materia; la norma vigente attribuisce esclusivamente ai docenti contitolari della classe la responsabilità in merito alla “ammissione o non ammissione alla classe successiva” e sottolinea che l’eventualità di non ammissione deve intendersi come “straordinaria ed eccezionale”, subordinando la stessa a precisi vincoli: a) il primo è quello dell’unanimità da parte dei docenti contitolari della classe; b) il secondo riguarda la motivazione a supporto di una situazione necessariamente straordinaria, che la norma limita a “casi eccezionali e comprovati, per l’appunto, da specifica motivazione” (non fa testo, in questo caso, quanto avete concordato e trascritto nei verbali negli anni precedenti, in quanto si presenta come forma discriminatoria).

Nella mia scuola (un Liceo) frequenta attualmente il V anno uno studente autistico con particolari difficoltà, nonostante le quali il suo percorso scolastico è stato regolare e si è ottenuto un buon inserimento nella classe. Da alcuni mesi la famiglia chiede o meglio pretende che il ragazzo sia trattenuto alla scuola superiore perché non gradisce inserirlo nei servizi per disabili che nel nostro Comune sono presenti e tutto sommato ben funzionanti. Davanti al parere negativo della scuola, che non ritiene formativo per lui il permanere in una realtà diversa da quella della sua classe e dei compagni con cui ha convissuto per 5 anni, la madre ha chiaramente detto che non lo manderà a scuola a sostenere l’esame di stato, in modo che saremo obbligati a bocciarlo e quindi trattenerlo un altro anno. Il ragazzo svolge una programmazione molto differenziata (non parla, non ha relazioni pressoché con nessuno, non ha abilità grafiche, non legge, non è in grado di seguire ragionamenti semplici…) e potrà acquisire solo il certificato di competenze.
Gli alunni disabili inseriti nella nostra scuola sono 26 su 38 classi e il nostro Liceo è considerato un modello per l’inclusione; il nostro parere negativo è pertanto fondato non su pregiudizi più o meno evidenti ma esclusivamente su un PEI accuratamente predisposto per preparare il ragazzo all’uscita dalla scuola e sulla convinzione che per lui un ulteriore anno di scuola, con compagni più piccoli e diversi dai precedenti, non potrà apportare alcun beneficio e che il suo progetto di vita deve ormai svilupparsi fuori dalla scuola.
Aggiungo infine che dalla madre è recentemente arrivata anche una nuova proposta: iscrivere il ragazzo comunque un altro anno nel nostro Liceo e poi fargli frequentare non la classe ma solo alcuni dei laboratori attivati per gli alunni con grave disabilità (una-due mattine la settimana).
Che cosa possiamo fare, secondo lei?

Il Consiglio di classe è autonomo nel decidere l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato, ed è responsabile delle sue scelte. La famiglia può sicuramente avanzare le sue richieste, ma non può imporle. Nel caso in cui lo studente non dovesse presentarsi agli esami, egli, per legge, viene considerato bocciato, ma ciò non comporta, quale diretta conseguenza, che lo studente abbia diritto alla ripetenza. La possibilità di ripetere l’anno, infatti, è vincolata a una delibera del Dirigente Scolastico o del Consiglio di classe e non è escluso che possa essere negata.
Per quanto concerne la seconda ipotesi avanzata dalla famiglia, e cioè di “iscrivere il ragazzo un altro anno per fargli poi frequentare non la classe, ma solo alcuni dei laboratori attivati dalla vostra scuola per gli alunni con grave disabilità (una-due mattine la settimana), ci domandiamo in che termini l’organizzazione di laboratori riservati ai soli alunni con disabilità, che le Linee Guida descrivono essere “contrari alle disposizioni della Legge 104/92”, possa connotare il vostro come un istituto di qualità. Errata e non perseguibile è la richiesta dei genitori; come risulta errata l’organizzazione dei laboratori attivati dalla vostra scuola, così come da lei descritti.
Suggeriamo pertanto di smantellare e chiudere i laboratori riservati ai soli alunni con disabilità, che rievocano le classi differenziali (abolite dalla legge 517/77) alla luce delle indicazioni normative vigenti citate che di seguito riportiamo: “è contraria alle disposizioni della Legge 104/92, la costituzione di laboratori che accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche minime e per prolungati e reiterati periodi dell’anno scolastico” (Linee Guida)
Al tempo stesso vi consigliamo di convocare il GLHO in modo da provare a persuadere la famiglia circa l’inopportunità della bocciatura e in merito alla impossibilità di effettuare scelte come quella descritta nella seconda ipotesi.

E’ il mio primo anno in servizio come insegnante di sostegno. Mi è stata assegnata una ragazza tetraplegica, i collaboratori scolastici, con tanto di avallo dei diversi sindacalisti ai quali è stato sottoposto il problema, asseriscono che non rientra tra le loro competenze somministrare la merenda e imboccare la ragazza, lo sto pertanto facendo io, anche che se sono convinta che non rientra neanche tra le funzioni del docente.
Potrei cortesemente avere dei precisi riferimenti normativi in merito, cosicché possa sciogliere dubbi dei collaboratori, docenti e Dirigente compresa?

Compete non ai docenti, bensì ai collaboratori scolastici, incaricati dal Dirigente Scolastico, somministrare i pasti e garantire l’assistenza igienica di base degli alunni con disabilità, in conformità del Contratto di lavoro, artt. 47 e 48, e allegato A.

Mio figlio certificato 104 frequenta la IV liceo vorrei sapere se il tempo in più concesso per le prove scritte ed orali è o può essere quantificato.
Inoltre per prove equipollenti es:se devo fare un tema di letteratura con collegamenti storici come può essere equiparata la prova? A crocette, multidomanda…

Per suo figlio, certificato con disabilità, devono essere predisposte prove equipollenti, i cui tempi di esecuzione dovrebbero coincidere con quelli richiesti ai compagni.
In merito alla richiesta di chiarimenti sul “tema di letteratura” si potrebbero sicuramente strutturare test a risposta multipla, oppure domande aperte o chiuse, o cloze come percorso equipollente; questo dipende anche da che cosa è stato indicato nel Piano Educativo Individualizzato, alla voce “Verifica”, ovvero prove di verifica.

Sono la mamma di un bambino disabile di nove anni, frequentante la quarta elementare di un istituto. Avrei bisogno di alcuni chiarimenti relativi all’interpretazione, fin troppo liberale, che taluni istituti compiono in materia di tributo relativo alle attività didattiche parascolastiche: i bambini disabili, sono tenuti a pagare o è la scuola che deve farsi carico dell’onere contributivo? Nello specifico sto parlando di una rappresentazione teatrale che si terrà nei locali della scuola al costo risibile di tre euro e cinquanta.
Sono madre di altri due bambini, ”normodotati”, che hanno regolarmente pagato il biglietto per partecipare alla rappresentazione in oggetto e, come facilmente intuibile, l’esborso non rappresenta un problema ma, quello che vorrei capire è se, difformemente da quanto previsto nella circolare ministeriale 291 del 92, mio figlio è tenuto o meno a pagare il biglietto.

Da quanto scrive, la rappresentazione teatrale rientrerebbe nelle attività che la scuola propone ai suoi alunni e, dato che ha un suo costo, viene chiesto alle famiglie di partecipare alla spesa con un contributo. Questo presuppone che tutti gli alunni della scuola aderiscano. Se qualche famiglia trovasse difficoltà nel partecipare, può farlo presente in segreteria e chiedere che la scuola sostenga la spesa per il figlio. Questo vale per tutti gli alunni, indipendentemente dalla condizione di disabilità

Vorrei sapere se i genitori dei ragazzi diversamente abili possono partecipare alla maturità al posto del docente di sostegno

La partecipazione agli esami in qualità di docenti o di aiuto spetta agli insegnanti per il sostegno o agli assistenti alla comunicazione e all’autonomia, individuati e incaricati, per i compiti necessari, direttamente dalla Commissione d’esame. Non possono i genitori partecipare alle operazioni d’esame.

Mia figlia nelle scuole superiori certificata DVA (RML) con comorbilità DSA (discalculica e disgrafica) ha per i primi 3 anni usfruito del PEI ad obiettivi minimi. Senza Ritocchi al PEI durante gli anni scorsi.
Qust’anno il CDC ha ritenuto opportuno optare per il PEI differenziato.
I quesiti sono i seguenti:
1) si può a ridosso della seconda parte dell’anno del 4° di scuola superiore passare da PEI obiettivi mini a differenziato? con tutte le conseguenze del caso?;
2) il rifiuto da parte della famiglia, implica ogni caso l’obbligo del CDC a rediger il PDP visto che rientra cmq nei DSA certificati?
3) nei tre anni precedenti per l’alunna non è mai stato redatto un PDF, tale mancanza può incidere sul’apprendimento regresso degli anni scorsi?
4) altresì l’ipotesi del programma differenziato gli è stato riferito a voce. Alla data odierna 14/12 non ha nè ricevuto una comunicazione formale e nè tantomeno gli è stato sottoposto un PEI.
QUALI SONO LE AZIONI CHE POSSO INTRAPRENDERE (LEGALI E NON) PER TUTELARE MIA FIGLIA CHE STA UINIZIANDO AD AVERE I PRIMI SINTOMI DI DEPRESSIONE?.
Il D.S. è a conoscenza di tale anomalia.

Premesso, ed è lecito chiederselo, che appare molto confusa la situazione di sua figlia dal punto di vista certificativo, determinando incompatibilità nella elaborazione dei documenti previsti, ci permettiamo di suggerirle di sottoporre sua figlia ad un’accurata valutazione, al fine di stabilire, con certezza, se si è in presenza di una disabilità intellettiva o di un disturbo evolutivo specifico di apprendimento. È appurato dalla comunità scientifica che, per certificare la presenza di “Disturbi specifici di apprendimento”, è necessario, prima di tutto, “escludere” la condizione di disabilità intellettiva. Insieme, infatti, queste due diagnosi non possono essere poste.
Veniamo ai quesiti da lei posti.
Quesito numero 1. Il Consiglio di classe può, sicuramente, avanzare la richiesta di un PEI differenziato, dopo attenta valutazione. Appare sicuramente strano che ciò avvenga a ridosso della classe quarta, dopo un triennio in cui per l’alunna è stata prevista una programmazione semplificata, ovvero “globalmente riconducibile agli obiettivi ministeriali” (OM 90/2001); tuttavia il Consiglio di classe ne ha la facoltà. Naturalmente il passaggio ad un PEI differenziato richiede che i genitori accettino e firmino; nel caso in cui la famiglia stabilisse di non accettare il PEI differenziato, il Consiglio di classe deve proseguire con la programmazione semplificata (ovvero riconducibile globalmente ai programmi ministeriali, ciò che a scuola, in questi ultimi anni, viene impropriamente devo “obiettivi minimi”).
Quesito numero 2. Il rifiuto da parte della famiglia di accettare il PEI differenziato obbliga la scuola a proseguire con la programmazione semplificata, come riportato nel punto 1. In questo caso l’alunna, solo ai fini della valutazione, è valutata come i compagni e potrà, se non raggiunge gli obiettivi fissati, essere bocciata. Il PDP, in questo caso, non trova ragione di essere predisposto, trattandosi di alunna con disabilità.
Quesito numero 3. Il Profilo Dinamico Funzionale è obbligatorio, subito dopo la consegna alla scuola, da parte della famiglia, della Diagnosi Funzionale. Il PDF viene periodicamente aggiornato (mentre il PEI viene scritto nuovo ogni anno). Indubbiamente la stesura del PDF è importante per una buona e solida progettazione didattica.
Quesito numero 4. Il Piano educativo individualizzato è un documento che viene elaborato congiuntamente da tutti i docenti della classe insieme agli specialisti dell’ASL e ai genitori e, in questo caso, anche con la partecipazione dell’alunna. Se ad oggi non è ancora stato convocato il gruppo di lavoro, suggeriamo di inviare immediata richiesta di convocazione.

Sul VOSTRO sito ho letto: “Le iscrizioni degli alunni in situazione di handicap che documentano la situazione di handicap, non possono essere rifiutate ed hanno la precedenza all’iscrizione (c.m. 363/94) in particolare poi se si tratta di gravita’ (art. 3 della legge 104/92). E’ consigliabile fare una lettera raccomandata con r.r. e citare le leggi a tutela dei ragazzi in situazione di handicap e diffidare la scuola ad adempiere così come obbliga la legge”
VOLEVO SAPERE SE io ho diritto ancora di essere inserita (??) dopo essere stata rifiutata, (?)
MA c’è un problema, !!! è che io alla dirigente all’inizio non ho detto di essere invalida psichica.
Posso ancora “PRETENDERE” che mi fanno entrare in classe per fare la V AFM (ex-Ragioneria) DURANTE QUESTO ANNO 2017/2018-………… per conseguire il mio diploma con obiettivi minimi?
o almeno che mi fanno entrare in virtù del fatto che la mia invalidità non mi fa accettare il fatto di rendere “PUBBLICHE” i miei problemi….
almeno farmi frequentare….anche se vengo bocciata….e poi rifare ancora la V effettiva l’anno prossimo 2018/2019? sono ferma da 2 anni e non ce la faccio più a stare senza poter prendere il mio diploma

Se lei si è regolarmente iscritta per la frequenza di quest’anno, avendole impedito di entrare in classe, anche adesso lei ha diritto di frequentare regolarmente.
Se invece non si è regolarmente iscritta, la scuola potrebbe obiettare che lei è fuori termini e deve quindi rinviare l’iscrizione all’anno prossimo, nel mese di gennaio, per poi frequentare il prossimo anno scolastico sempre con tutti i diritti (docente per il sostegno, eventuale assistenza e tipo di PEI da concordare con il Consiglio di classe).

Sono un professore di secondaria di II° nonché referente per il sostegno. Un quesito: gli alunni con programmazione differenziata possono essere bocciati? Quando e in che misura? La nostra scuola l’anno scorso ha deciso di “alzare” gli obiettivi di un paio di PEI per permettere a due ragazzi con grave sindrome dello spettro autistico di rimanere un altro anno a scuola, in mancanza di prospettive di uscita. Una delle famiglie ha richiesto di ripetere l’operazione anche quest’anno, sempre in virtù dell’assenza di prospettive in uscita, ma la scuola a questo punto è certa di compiere un illecito che si potrebbe configurare come danno erariale, dato che il percorso differenziato, per sua natura, non può dare luogo ad effettiva bocciatura, a meno che il Piano educativo individualizzato non “fallisca”, e dato che la permanenza a scuola di uno studente raggiunti gli obiettivi del suo piano non rientra più in un’ottica di “diritto”. Si possono avere delucidazioni in merito?

Per gli alunni con disabilità, la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita nei confronti dell’allievo, deve aver luogo.
Non è corretto aumentare gli obiettivi del PEI per giustificare la bocciatura di uno studente, e qui si prefigurerebbe un danno in quanto contrario a quanto previsto dalla normativa in materia; peraltro, a fronte di una ripetenza, gli obiettivi del PEI, devono poi essere ridotti l’anno successivo (OM 90/2001).
L’Ordinanza citata, infatti, afferma che in caso di PEI differenziato, il Consiglio di classe valuta i risultati dell’apprendimento, con l’attribuzione di voti relativi unicamente allo svolgimento del PEI, e non ai programmi ministeriali. Tali voti hanno valore legale solo ai fini della prosecuzione degli studi per il perseguimento degli obiettivi del piano educativo individualizzato. In caso di ripetenza, il Consiglio di classe riduce ulteriormente gli obiettivi didattici del PEI; non può, comunque, essere preclusa ad un alunno con disabilità l’iscrizione e la frequenza anche per la terza volta alla stessa classe.

Sono la mamma di un bambino di 6 anni con una diagnosi di autismo. Nella sua diagnosi la commissione scrive: Minore invalido con necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita (L18\80) indennità di accompagnamento. Nella scuola ha un’assistente di sostegno ma non è solo per lui. La dirigente mi dice che è per la classe e non per lui solamente. Ha ragione?

Nella Diagnosi Funzionale, che voi come genitori avete consegnato alla scuola, sono indicate le risorse necessarie: ore di sostegno (insegnante) eventuale ore di assistenza all’autonomia e alla comunicazione (assistente). Bisogna pertanto fare riferimento a quel documento per sapere quante sono le ore riconosciute e, di conseguenza, chiedere alla scuola che vengano rispettate.
Se il bambino era già certificato alla scuola dell’infanzia (e già nella scuola dell’infanzia aveva il sostegno), allora è necessario vedere anche quante ore di sostegno ed eventualmente quante ore di assistenza avete indicato come gruppo di lavoro, GLHO, nel PEI, o nel verbale allegato per questo anno scolastico: è al PEI che bisogna fare riferimento per sapere quante sono le ore effettive e, se risultassero meno di quelle previste, chiedete al D.S. che si attenga a quanto riportato nel PEI.

Siamo due genitori di un bambino di sette anni certificato con disabilità grave. L’anno scolastico è iniziato con una scarsissima comunicazione tra noi e la scuola, ma al di là di ciò è un’altra la questione che ci preme chiarire.
Abbiamo appena chiesto alle insegnanti di nostro figlio se al colloquio tra noi e loro poteva partecipare anche una figura esterna, esperta educatrice per bambini come mio figlio. Le insegnanti si sono rifiutate. Possono farlo? Dobbiamo soprassedere?

In genere gli incontri fra scuola e famiglia prevedono la sola presenza dei genitori e degli insegnanti della classe; ciò non vieta che la famiglia, se lo ritiene utile per il percorso formativo del figlio, possa chiedere la presenza di una terza persona (esperto, rappresentante di Associazione, persona di fiducia). Occorre considerare che i contenuti del colloquio, fra i genitori e gli insegnanti, riguardano il figlio, del quale esercitano la responsabilità genitoriale unicamente i genitori. Pertanto suggeriamo di inviare una lettera al D.S. per informarlo e chiedere, contestualmente, per lo specialista, individuato dagli stessi genitori, l’autorizzazione a partecipare agli incontri scuola-famiglia.

Oggi ho partecipato al GLH e la preside della I elementare vuole ridurre le 22 ore di AEC assegnate a mio figlio secondo legge e darle in parte ad una bambina che non ha la certificazione di mio figlio e può avere solo 5 ore…(perché mio figlio starebbe meglio della bambina secondo la preside). A sostegno di questa riduzione secondo la preside c’è una contraddizione dei codici sui certificati.
Inoltre sono sempre stata d’accordo che il sostegno e l’AEC di mio figlio erano per tutta la classe e non solo per lui: però di fronte a questa situazione mi sento in difficoltà e spero che possa darmi delucidazioni anche perché la preside mi ha detto che dovevo farmi fare una rettifica dall’ASL (la neuropsichiatra di mio figlio ha preso tempo per ora).

La certificazione ai fini scolastici si basa sul Classificatore ICD10 e reca art 3 comma 3 della legge n. 104/92; ai fini dell’assegnazione del numero di ore di sostegno, vale la dizione art. 3 comma 3, cui corrisponde di solito una intera cattedra di sostegno.
Se la DS non è convinta della certificazione, che è un atto pubbblico, invii essa stessa all’ASL la certificazione chiedendo una rettifica; sino a quando tale eventuale rettifica non interverrà, sua figlia ha diritto alla cattedra intera; nessuna ora può essere pertanto tolta a sua figlia per darla ad altro alunno certificato; peggio ancora se l’alunno non è certificato, poichè non può avere neppure un’ora di sostegno.
Comunque se a suo figlio sono state assegnate 22 ore di assistenza settimanali, il DS non può ridurle a suo piacimento neppure per darle ad altri; in tal caso, Lei impugni immediatamente dinanzi al TAR il provvedimento di riduzione del numero di ore.

Sono un’insegnate di un centro di formazione professionale ed in una classe prima abbiamo un ragazzo 104 con problemi psichici. Più volte è successo che colleghi si trovassero a gestire i suoi scatti di rabbia rischiando di essere picchiati o che uno dei compagni venisse colpito. Oltre al fatto che alcune volte il ragazzo stesso si mette in situazioni di pericolo.
Nonostante le lamentele e rimostranze da parte del corpo docente coinvolto alla direzione, attualmente l’unico provvedimento adottato sono solo più ore di sostegno ma non la copertura totale. Anche se, nonostante la presenza di un tutor, sono successi comunque situazioni di pericolo.
La mia domanda è: ma quali sono le responsabilità civili/penali di un docente qualora succedesse un incidente in classe durante le lezioni a causa di questo studente?

Dal punto di vista della responsabilità, ciascun docente della classe ha uguale responsabilità civile e penale nei confronti di ciascun studente. Per la situazione descritta, va predisposta una progettazione che aiuti l’alunno a controllare i suoi comportamenti, nel limite della fattibilità: suggeriamo di convocare urgentemente il GLHO e, in quella sede, prendere le decisioni opportune, verbalizzandole nel PEI.
Contestualmente suggeriamo di mettere in atto strategie didattiche che aiutino lo studente ad acquisire un maggiore autocontrollo.

Nella mia classe è presente un bambino in via di certificazione. Avendo l’istituto ore di sostegno da ripartire tra diversi casi alcune ore sono state assegnate anche a lui. Per lui dovremmo fare il PEI anche se la certificazione non arrivase entro l’anno?

Non solo non dovete predisporre un PEI finché non perverrà la documentazione da parte dell’ASL, ma non potete nemmeno assegnare “per quell’alunno” ore di sostengo didattico alla classe, sottraendole agli alunni certificati della vostra scuola..

Vorrei avere chiarimenti riguardo il numero massimo di insegnanti di sostegno in una classe. In quella di mia figlia ci sono tre bambini certificati 104 con due insegnanti di sostegno e altri casi problematici.

Il provvedimento sulla riorganizzazione del sistema scolastico del 2009 ha abrogato la norma che stabiliva il numero massimo di alunni con disabilità per classe; ne consegue che, in una classe, possano essere presenti più alunni e, di conseguenza, docenti incaricati su posto di sostegno. Potreste, se volete, far deliberare al Consiglio di Istituto, in base alla circolare annuale sulle iscrizioni, un tetto massimo di alunni con disabilità per classe, purché la delibera contenga i criteri di selezione in caso di eccesso di iscrizioni e purché la delibera venga pubblicata all’albo dell’Istituto anche on line prima dell’inizio della data di iscrizioni, fissata, per quest’anno, per martedì 16 Gennaio 2018.

Mi potrebbe aiutare a capire se conformemente al regolamento sull’autonomia scolastica di cui al DPR n°275/99,art.4,comma 2,lett.C, mio figlio dovendo recarsi in gita scolastica può usufruire dell’accompagnatore a spese della scuola, o se la scuola deve pagarci le spese per dover accompagnare nostro figlio.

Suo figlio, in quanto alunno della scuola, ha diritto a partecipare al viaggio di istruzione o all’uscita didattica programmata per la classe; alla famiglia sarà chiesto, come per i compagni, di partecipare alle spese del viaggio, mentre tale richiesta non sarà rivolta a coloro che sono incaricati di accompagnare gli studenti nell’uscita.
Pare abbastanza strano che la scuola chieda ai genitori di offrirsi quali accompagnatori: nel programmare questo tipo di attività, infatti, è necessario stabilire a priori se ci sono docenti disponibili e assicurarsi che siano in numero sufficiente per garantire la partecipazione di tutti gli studenti della classe. In assenza del numero necessario, l’uscita deve essere annullata. Non si capisce, di fatto, quali siano le motivazioni per le quali la scuola insisterebbe nel volere i genitori nel ruolo di accompagnatori, ancor più per il fatto che questo tipo di esperienza, come quella vissuta a scuola, è molto ricca e significativa per lo studente, che si trova a condividere un momento importante della sua storia scolastica e di vita insieme ai suoi compagni.
Nel caso in cui decideste di accompagnare vostro figlio, sarà la scuola che dovrà intervenire pagando le spese previste.

Ha validità il glho se i genitori nn sono presenti? Gli stessi nn hanno comunicato il motivo della loro assenza.

Il GLHO, per essere considerato tale, prevede la partecipazione della famiglia e degli specialisti dell’ASL. Ed è così importante che vi sia la famiglia, che le Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274, puntualizzano che per gli incontri di GLHO il Dirigente scolastico debba concordare l’orario con la famiglia, proprio per favorirne la partecipazione. In assenza dei genitori, che non siano stati formalmente convocati, l’incontro non può tenersi e non può essere considerato GLHO a tutti gli effetti. Provate a sentire i genitori, potrebbero aver avuto un contrattempo. E, al tempo stesso, fissate una nuova data concordandola, dapprima, con loro, così come stabilito dalle Linee Guida.
Nel caso in cui, invece, a fronte di regolare convocazione, stabilendo insieme l’orario, la famiglia o chi esercita la responsabilità genitoriale non si presentasse, allora la riunione si svolgerà regolarmente e sarà valida a tutti gli effetti.

La certificazione di un ospedale contenente la diagnosi può dare corso alla possibile presenza di un insegnante di sostegno anche se la presentazione del documento e in corso d’anno?

La sola diagnosi non dà diritto al sostegno; per la richiesta del sostegno, la famiglia deve presentare la Diagnosi Funzionale; sarà poi il Dirigente Scolastico, anche in corso d’anno, a richiedere le risorse in essa previste.

Sono una docente di sostegno che segue un alunno con una grave patologia neuromuscolare, ma dal punto di vista cognitivo l’alunno é in grado di seguire la programmazione di classe e questo é stato scritto anche nel PEI con il consenso della neuropsichiatra. Ora le docenti di classe vorrebbero che lei seguisse una programmazione differenziata, ma io non sono d’accordo, come mi devo comportare?

La scelta della programmazione non è mai in carico allo specialista dell’ASL. Sorprende che la scuola si affidi a personale esterno per assumere decisioni che le competono quale compito attinente la professione docente. Ciò premesso, se è vero che, a parere dei docenti della classe, lo studente non può seguire la programmazione prevista per la classe frequentata, essi devono convocare la famiglia e sottoporre a questa la loro “unanime” decisione; sarà la famiglia a decidere, accettando o rifiutando la richiesta della scuola. Non si pone in questo caso la questione della valutazione, in quanto per lo studente è già stato stabilito in sede di GLHO il programma “coerente con quello ministeriale” previsto per la classe frequentata. Per lo studente, in quanto con disabilità, il Consiglio di classe deve predisporre prove equipollenti e l’utilizzo di ausili o altri supporti necessari. L’indicazione delle prove equipollenti e degli ausili dovrà essere specificata non solo nel PEI ma anche nel documento del 15 maggio affinché, in sede di esami di Stato, quanto previsto venga applicato e adottato da parte della Commissione a favore dello studente.

Sono una docente di scuola superiore, referente H, vorrei sapere se il Pei deve essere obbligatoriamente firmato da entrambi i genitori.

Il Piano Educativo Individualizzato è elaborato “congiuntamente” da tutti i docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’ASL che, una volta predisposto, lo sottoscrivono. La questione della firma congiunta si configura necessaria qualora i genitori fossero separati e/o in affidamento congiunto. La scuola è tenuta a convocare entrambi i genitori, concordando, nel caso di separazione, con ciascuno dei due la data dell’incontro (si rimanda alle Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009, Prot. n. 4274).

Abbiamo un alunno di quinto superiore individuato BES da diversi anni per la difficoltà ad esprimersi in forma orale dinanzi ai docenti. Si tratta di una forma di mutismo selettivo (nel gruppo dei pari il ragazzo parla, ma solo se non vi sono adulti che possano ascoltarlo o vederlo parlare). Nel PDP abbiamo predisposto la sostituzione delle prove orali con prove scritte quando il suo grado di ansia non gli consente di esprimersi oralmente (ovvero quasi sempre).
Ci stiamo ora chiedendo se in base alla normativa vigente possiamo prevedere, per gli esami di Stato conclusivi, di proporre alla commissione la sostituzione del colloquio orale in forma scritta, dispensando quindi l’alunno dal colloquio orale vero e proprio, o se ciò non sia possibile.

La normativa BES ha introdotto il riconoscimento del “bisogno educativo speciale” quale condizione “temporanea”, non certo per un periodo lungo più anni; la nota Miur, Prot. 2563, del 22 novembre 2013, peraltro sottolinea che il Piano Didattico Personalizzato, adottato per una situazione rientrante in un termine temporale delimitato, non può superare l’anno scolastico stesso.
Nel caso degli alunni individuati come BES, la recente Ordinanza Ministeriale per l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione prevede, nel caso specifico in cui tali accorgimenti siano stati indicati nel Piano Didattico Personalizzato e adottati nel corso dell’anno, il ricorso a “eventuali strumenti compensativi”, mentre non contempla il ricorso a misure dispensative né altre forme specifiche, come quelle da voi citate. Naturalmente quanto indicato nel PDP deve essere riportato nel documento del 15 maggio.

Con i tagli al servizio AEC,il dirigente della scuola in cui mio figlio frequenta la seconda elementare, mi ha detto che potrà, se necessario, cambiare classe a mio figlio. Quindi dal tempo pieno pieno mio figlio si troverà a frequentare una classe a tempo ridotto, cambiando sia docenti che compagni. Vorrei sapere se un dirigente ha potere in queste decisioni.

Il tempo scuola è liberamente scelto da ciascuna famiglia sulla base dell’offerta formativa della scuola presso la quale i genitori iscrivono il proprio figlio. Il Dirigente Scolastico non può, arbitrariamente, stabilire di modificare il percorso scelto dalla famiglia, tanto meno in corso d’anno.

Sono una docente, vi chiedo di avere delucidazioni in merito ad alunno con diabete (legge 104 art. 3 comma 3) a cui il Dirigente vuole assegnare alcune ore di sostegno pur non avendo il bambino problemi di apprendimento, anzi essendo uno dei migliori della sua classe. A diversi docenti sembra che il dare il sostegno invece di favorire l’inclusione, si faccia il contrario. La normativa cosa dice al riguardo.

Se la famiglia ha consegnato alla scuola la Diagnosi Funzionale e se in essa è indicato che debbano essere riconosciute ore di sostegno didattico, allora il Dirigente Scolastico è tenuto a inoltrare richiesta agli organi competenti.

Sono un docente di sostegno. Vorrei sapere se posso rifiutarmi di utilizzare un modello PDF secondo il modello ICF non avendo le competenze per farlo. Inoltre posso chiedere al Dirigente scolastico di attivare un corso di formazione specifico su tale argomento?

Non esistono modelli che vincolano; mentre, invece, sono vincolanti gli elementi descritti nel DPR 24 febbraio 1994 e quanto specificato dall’art. 12, comma 5, della legge 104/92 (che sarà modificato solo a partire dal 2019).
Quello che, invece, come docenti potete richiedere al D.S. è sicuramente di attivare un corso di formazione su ICF, in prospettiva anche dei nuovi cambiamenti che saranno introdotti dal Decreto legislativo 66/2017 a partire dall’anno scolastico 2019-2020

Sono una docente di sostegno, vorrei un chiarimento: l’ educatrice che segue una bambina disabile grave vuole andare al PEI di un altro alunno nelle ore in cui è in servizio sulla bambina, non venendo sostituita da un altro educatore. Quindi l’ alunna rimarrebbe scoperta. Vorrwi sapere cosa dice la normativa in merito.

La partecipazione alla stesura del PEI da parte anche degli assistenti (o educatori) è sicuramente da incentivare, in quanto fondamentale per stabilire modalità di interazione e concordare gli aspetti educativi relativi al percorso formativo dell’alunno, al quale collabora, con il suo intervento sull’autonomia personale e sulla comunicazione, anche questa figura professionale.
Tuttavia non è pensabile che l’assistente sottragga ore di servizio per recarsi ad un incontro che, di norma, deve essere tenuto in orario extrascolastico, proprio per favorire la massima partecipazione. Riteniamo pertanto che non si debba interrompere il servizio, e che l’assistente debba restare, per l’orario previsto, con l’alunna alla quale è stata assegnata.
Appare utile richiamare quanto indicato nelle “Linee guida” ministeriali del 4 agosto 2009 (Prot. N. 4274), in cui è stato stabilito che le riunioni di GLHO debbano essere svolte in un orario tale da consentire a tutti la massima partecipazione, senza quindi sottrarre ore agli alunni.
Per quanto riguarda gli insegnanti, le ore possono essere conteggiate nel “monte ore” di attività funzionali all’insegnamento e per il funzionamento degli organi collegiali (le riunioni del GLHO, di fatto, rientrano nelle riunioni degli organi collegiali).

Come devono comportarsi i docenti e gli insegnanti di sostegno quando un genitore rifiuta di far svolgere al figlio una programmazione differenziata non riconducibile agli obiettivi minimi. La ragazza frequenta il secondo anno di un liceo e durante il primo anno ha seguito una programmazione con obiettivi minimi.. É stata promossa nonostante avesse delle insufficienze perché è stato valutato soprattutto l’aspetto relazionale (tutto verbalizzato).. Questo anno scolastico stanno insorgendo molte problematiche ed è evidente che la ragazza non riesce a seguire.. Alle verifiche scritte e orali sfugge semore assentandosi e quando si riesce a interrogarla è impreparata

Nella scuola secondaria di secondo grado, coerentemente con quanto stabilito dall’O.M. 90/2001, il Consiglio di classe può adottare:
a) una programmazione“globalmente riconducibile ai programmi ministeriali” o semplificata;
b) oppure una programmazione differenziata.
Come stabilito dalla normativa in materia, ogni alunno ha diritto a una valutazione “trasparente e tempestiva”: questo vale anche per gli alunni con disabilità, per i quali la valutazione è riferita alle discipline (apprendimenti), al comportamento e alle attività svolte sulla base del Piano Educativo Individualizzato (DPR 122/2009). Questi sono gli elementi da considerarsi; da quanto scrive, invece, per quanto possa essere stato documentato, è stata posta particolare enfasi agli aspetti relazionali che, in base alla normativa vigente, non sono oggetto di valutazione. Gli aspetti relazionali potevano essere analizzati quali elementi del percorso di crescita, non certamente quale fattore predominante per una valutazione che, di fatto, ha condizionato, sempre da quanto scrive, il comportamento dello studente.
Se pertanto sono state attribuite insufficienze facendo riferimento più agli aspetti relazionali che ai contenuti disciplinari, appare motivato e legittimo il comportamento dei genitori che chiedono che, anche per quest’anno scolastico, si prosegua con una programmazione “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali” altrimenti definita “semplificata”. La programmazione differenziata non può essere imposta alla famiglia né assunta arbitrariamente da parte del Consiglio di classe. Appare opportuno richiamare a una definizione dei criteri di valutazione che tenga conto delle discipline, al fine di recuperare lo studente dal punto di vista della motivazione.

E’ giunta presso la scuola in cui lavoro la certificazione di una alunna con diagnosi ICD 10 F 81.9
la mia domanda è la seguente: tutti i codici F 81 rientrano nei DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO e perciò va redatto un piano didattico personalizzato dal consiglio di classe?

Le tutele della legge 170/2010 riguardano gli alunni la cui diagnosi è coerente con i seguenti Disturbi Specifici di Apprendimento: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Le altre casistiche rientrano nel quadro più ampio dei Bisogni educativi speciali, normati dalla Direttiva del 27/12/12, dalla successiva CM 8/13 e dalla Nota Miur del 22 novembre 2013, Prot. N. 2563.

Cosa possiamo fare come genitori, educatori, società che ha ha cuore le persone con disabilità (fisica e cognitiva), quando nella scuola capitano insegnanti che farebbero meglio a stare a casa? Gente senza alcuna coscienza di ciò che dovrà fare, né tanto meno delle persone che vengono loro affidate da genitori col cuore in mano, i quali sanno che i loro figli spesso non potranno comunicare i loro disagi e si ritrovano a essere assistiti o accompagnati nel percorso scolastico da gente che viene pescata da una graduatoria senza alcuna preparazione, conoscenza, e purtroppo nemmeno formazione umana (non c’è da scandalizzarsi, purtroppo capita gente di ogni sorta!)?
Non si dà nemmeno ai presidi la libertà di sceglierli con dei colloqui, per valutarne l’idoneità. Dopotutto non sono insegnanti della scuola, ma insegnanti di un singolo alunno con la particolarità di una relazione 1:1 che si basi sull’empatia, sull’accoglienza, sulla conoscenza della sua disabilità e sul modo di accompagnare la persona in un percorso speciale e adatto alle sue risorse. Si richiede loro di aiutarli a integrarsi e interagire , relazionarsi, creare opportunità di relazione collaborando con gli altri docenti. Ma questo avviene in rari casi!

Occorre dapprima far chiarezza rispetto a compiti e ruoli, onde evitare confusione e fraintendimenti; la lettura delle “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”, provvedimento emanato il 4 agosto 2009, potrebbe aiutare a orientare.
Nella scuola lavorano gli insegnanti, i quali sono incaricati, da parte del dirigente scolastico, su posto disciplinare o comune (insegnamento della disciplina) o su posto di sostegno (attività di sostegno alla classe). Quindi anche coloro che sono incaricati su posto di sostegno sono “docenti” e sono stati assunti in qualità di insegnanti. Va superata pertanto l’idea che il solo docente per il sostegno è responsabile della formazione dell’alunno con disabilità: tutti i docenti della classe ne rispondono in ugual misura.
Sulla questione delle competenze per lavorare con tutti gli alunni, non possiamo che condividere: ogni alunno ha diritto a essere accompagnato nel suo percorso scolastico in modo competente e qualificato al fine di raggiungere il successo formativo. E questo indipendentemente dal fatto che si tratti alunni con o senza disabilità. Dobbiamo imparare a far crescere una società in cui ciascuno sia riconosciuto in quanto persona, indipendentemente dal suo “funzionamento” (per riprendere un tipico termine proprio di ICF).
Alla base della professionalità del personale docente urge una formazione altrettanto coerente e diffusa, in cui tutti siano in grado di lavorare con tutti gli alunni, anche con gli alunni con disabilità. Nell’immediato una formazione diffusa obbligatoria per tutti, e un maggiore approfondimento sulle didattiche inclusive per coloro che si occupano delle attività di sostegno.

Nostra figlia ha un grave disabilita’ motoria, certificata ai sensi della Legge 104/92. Da sempre frequenta la scuola a distanza, tramite videoconferenza on-line, essendo impossibilitata alla frequenza in presenza per motivi terapeutici, assistenziali e di prevenzione. Ha sempre seguito un P.E.I. per obiettivi minimi, essendo l’orario della videoconferenza ridotto rispetto al monte ore settimanale.
Alla fine dell’anno scolastico 2016/2017 (fine Maggio), alcuni insegnanti ci hanno comunicato in modo informale che nella classe di nostra figlia è attivo il progetto ESABAC. Si e’ trattata per noi di una notizia inaspettata, in quanto nessuno ci aveva informati prima, ne’ al momento dell’iscrizione ne’ negli incontri preliminari o in quelli successivi con il Dirigente Scolastico, con il Consiglio di Classe e con l’équipe per l’adozione del P.E.I.
Nel P.T.O.F. dell’Istituto si parla del progetto ESABAC ma non e’ specificato in quale classe si attui e non ci e’ mai stato sottoposto alcun documento informativo o di richiesta relativo a tale progetto.
Sorvolando sul comportamento scorretto e sulla mancanza di tempestiva ed efficace comunicazione da parte del’Istitutzione scolastica, su ogni riflessione legata all’opportunita’ d’inserire una studentessa che frequenta per un orario ridotto in una classe dove si svolge l’ESABAC, le nostre domande sono le seguenti:
1. l’obbligatorietà del progetto ESABAC, estesa all’intera classe dal D.M. 95/2013, si applica anche agli studenti che seguono un P.E.I. per obiettivi minimi? All’esame di Stato mia figlia dovra’ sostenere anche le prove aggiuntive previste dall’ESABAC?
2. la rinuncia all’ESABAC puo’ inficiare l’equipollenza del percorso di studi e delle prove dell’esame di Stato, portando necessariamente ad un P.E.I. differenziato ed al mancato conseguimento del Diploma?
3. l’insegnamento di storia in lingua francese, previsto nelle classi dove si attua l’ESABAC, potrebbe essere considerato come attivita’ d’insegnamento in modalita’ CLIL nell’ambito di un P.E.I. per obiettivi minimi che non contempli l’adesione al progetto ESABAC?
Chiediamo chiarimenti anche in merito allo svolgimento dell’alternanza scuola-lavoro:
1. Attualmente per gli studenti dei Licei sono previste 200 ore nell’ultimo triennio. Cio’ vale anche per gli studenti che seguono un P.E.I. nel quale e’ prevista una riduzione dell’orario settimanale?
2. Per una studentessa che segue un P.E.I. per obiettivi minimi, una riduzione delle ore di alternanza scuola-lavoro, rispetto alle 200 previste, puo’ inficiare l’equipollenza del percorso di studi ed il conseguimento del Diploma al termine del quinquennio?

Quanto previsto dalla scuola come “obiettivi minimi” corrisponde al “PEI semplificato”, come stabilito dall’art. 15 dell’O.M. n. 90/2001: per alunni con disabilità, infatti, è necessario adottare un percorso “individualizzato”, costruito specificamente sulla base delle capacità e delle potenzialità; trattasi, in sintesi, di “programmazione globalmente riconducibile ai programmi ministeriali” (O.M. 90/2001).
In merito alla questione posta, è fuori dubbio che la scuola avrebbe dovuto informarvi, sin dal giorno dell’iscrizione, che per la sezione – alla quale vostra figlia è stata iscritta – era stato attivato il Progetto ESABAC, che avrebbe interessato la classe dal terzo anno. Questa mancata informazione è stata una grave omissione: avreste potuto chiedere un’altra sezione o, in assenza di sezioni possibili nella scuola, valutare se iscrivere vostra figlia ugualmente o se scegliere un altro Istituto. È vero che si tratta di un liceo linguistico, ma il progetto non riguarda l’insegnamento di una lingua in più, ma introduce insegnamenti in lingua e, di conseguenza, anche l’esame di Stato dovrà essere strutturato coerentemente agli insegnamenti svolti secondo il progetto ESABAC.
Che cosa fare a questo punto? Non resta che cambiare sezione, inserendo la studentessa in una classe in cui non viene attuato il progetto ESABAC. Non si vede altra soluzione possibile. Pertanto chiedete al Dirigente Scolastico di cambiare sezione, proprio per l’assenza di informazioni che la scuola avrebbe dovuto rilasciare sia durante l’iscrizione, sia negli anni successivi e durante gli incontri di GLHO. Inoltre esigete che per la studentessa siano garantite tutte le ore di lezione: trattandosi di interventi in videoconferenza, perché non le è consentito di fruire di tutti gli insegnamenti previsti per la sua classe?

Sono un’insegnante di sostegno di ruolo della scuola primaria da 17 anni,il Comune della scuola dove insegno fornisce tramite cooperative sociali il servizio di assistenza educativa a quasi tutti i bambini con legge 104, queste ore spesso vengono richieste in sede Pei per sopperire alle ore mancanti di sostegno…ad oggi con i nuovi Accordi ci viene detto che l’assistente nel caso in cui manca a scuola il bambino con disabilità può rimanere in classe per almeno 2 gg e uscire con altri bambini della classe che hanno delle difficoltà in altre aule! Mi chiedo dove sia la correttezza di queste pratiche considerato che l’inclusione si fa in classe e che dette assistenti sono nominate su quel bambino specifico.Non capisco più i ruoli. Chi è l’insegnante e chi l’assistente?Qual è la normativa a cui fare riferimento?

Occorre premettere che la richiesta di ore di “assistenza educativa” da parte della scuola finalizzata a “sopperire le ore di sostegno mancanti” appare decisamente fuori luogo; se il GLHO ritiene che debbano essere assegnate più ore di sostegno, per quale motivo pensare di poterle sostituire con una figura professionale differente da quella del docente specializzato?
Per quanto riguarda i nuovi Accordi, per cui all’assistente sono riconosciuti due giorni di servizio a fronte dell’assenza dell’alunno al quale è stato assegnato, trattandosi di decisione del Comune, non vi è nulla da dire; quello che il Comune non può fare è decidere, in quanto Ente esterno e non competente, o stabilire a priori come debbano essere impiegate quelle ore “dentro la scuola”.
Gli assistenti non possono lavorare con gli altri alunni della classe e, soprattutto, non possono portare fuori dalla classe nessun bambino; questo non solo è illegale, ma è molto grave. I docenti della classe hanno la responsabilità degli alunni, pertanto in assenza dell’alunno disabile, al quale l’assistente è stato assegnato, i docenti non possono far entrare in classe personale che giustifica la sua presenza in aula proprio per quello specifico alunno.

Sono la mamma di un bambino che ha 18 ore di sostegno nella scuola media. Mio figlio frequenta l’indirizzo musicale per cui ha un’ora il pomeriggio (all’interno della scuola) in cui ha lezione singola col professore di strumento.
Vorrei sapere se è legale che il prof. di sostegno di nostro figlio debba essere, su richiesta del professore di strumento, presente alla lezione singola togliendo così un’ora alla classe durante le lezioni mattutine.

Le ore di sostegno assegnate vengono distribuite, in genere, sulla base dell’orario della classe, delle attività programmate e, non da ultimo, del bisogno formativo dell’alunno. In ogni caso, in sede di GLHO, in fase di stesura del Piano Educativo Individualizzato (PEI) è possibile per i componenti del gruppo confrontarsi su questo punto e valutare l’opportunità e l’efficacia della presenza del sostegno nell’ora pomeridiana di strumento musicale.

Nella mia regione vi è una legge regionale per l’assistenza educativa domiciliare ai non vedenti; dallo scorso anno scolastico il servizio è passato in mano ai comuni, i quali, non essendovi una regolamentazione regionale che uniformi lo svolgimento del servizio, gestiscono con enormi difformità lo stesso servizio in precedenza gestito dalle province; molti comuni sono partiti in ritardo rispetto all’anno scolastico e riducendo ulteriormente le ore a settimana a studente (anche tagliando dei mesi adducendo la mancanza di fondi); chiedo cosa possa fare un genitore nei confronti del comune inadempiente rispetto all’applicazione della normativa regionale e se tale inadempienza possa considerarsi come una interruzione di pubblico servizio con danni conseguenti alla persona (derivanti da aspetti educativi mancati)

Le consigliamo, se possibile, di riunirvi in molti genitori di diversi comuni, per fare presente alla Regione e a tutti i Comuni questa violazione ai diritti dei vostri figli, citando la recente sentenza della Corte costituzionale n. 275/2016, secondo la quale il nucleo essenziale del diritto allo studio, costituito dall’assistenza per l’autonomia e la comunicazione, non può essere né violato né ridotto per motivi di bilancio.
Minacciate quindi che, se entro una settimana non verrà garantito egualmente il diritto su tutto il territorio regionale, vi vedrete costretti ad agire con un ricorso collettivo al TAR o al Tribunale civile, secondo quello che vi consiglieranno i vostri avvocati, minacciando pure di riservarvi di procedere anche per interruzione di un pubblico servizio.
Non vi consiglio, almeno per ora, di denunciare per l’interruzione del pubblico servizio, poiché le cause penali debbono precedere quelle civili e quindi rischiate di vedere rinviata di tanto tempo la trattazione dei ricorsi che, invece, vi potranno concedere in pochi giorni i provvedimenti di urgenza per ottenere le ore di assistenza mancanti.

Vorrei sapere cosa prescrive la legge italiana riguardo la possibilità per l’assistente educativo di uscire dalla classe con il minore per svolgere attività individuali, sulla base delle indicazioni dell’equipe multidisciplinare.
Il problema è emerso perché un’insegnante si è opposta, dicendo che la legge non mi permette di uscire da solo con il minore, ma non mi ha ancora mostrato quale sia la legge a cui fa riferimento ne mi ha indicato cosa prescrive esattamente.

L’assistente è una figura educativa professionale che, in base alla legge 104/92, è assegnata all’alunno con disabilità per l’assistenza all’autonomia personale e alla comunicazione. Svolge i suoi compiti in classe, in questo caso nella sezione, seguendo le indicazioni dell’insegnante.
Mentre agli insegnanti, che sono assegnati alla classe, sono affidati i bambini della sezione, compreso l’alunno con disabilità, e di questi ogni docente ne è responsabile.
Ora trattandosi di una scuola dell’Infanzia, lecito chiedersi quali potrebbero essere le motivazioni che giustifichino l’uscita dall’aula. Nella scuola dell’Infanzia le attività sono momenti di condivisione, di gioco, di scoperta di sé e del mondo, di interazione, di rapporto e di dialogo con i coetanei. Pertanto è decisamente auspicabile che il tempo scuola del bambino sia da effettuarsi in sezione, insieme ai suoi compagni.
Se in sede di GLHO il gruppo di lavoro ritiene che siano necessarie “uscite dall’aula” (in questo caso con la figura dell’assistente), tali uscite devono essere programmate, motivate puntualmente e, nel PEI, dovrà essere riportato quanto segue: con chi esce l’alunno, dove si reca (spazi), in quale momento (tempi, precisando dalle ore alle ore), per quale motivo, quali sono gli obiettivi da perseguirsi o le motivazioni che supportano la necessità dell’uscita, quali attività svolge fuori. Solo e unicamente a fronte di una progettazione puntuale e motivata e pienamente condivisa da tutti in sede di GLHO, allora potrebbero essere inserite tali uscite; diversamente l’assistente non può prendere la libera iniziativa di portare il bambino fuori dalla sezione e non basta neppure l’indicazione a voce degli specialisti. La decisione, ripetiamo, attiene esclusivamente al gruppo GLHO, in sede di definizione di pianificazione delle attività annuali (ovvero del PEI).

Sono un’insegnante di sostegno di un alunno iscritto al primo anno del liceo socio- economico che fruisce di 18 ore di sostegno (ritardo di apprendimento, difficoltà di linguaggio e difficoltà motorio- prassiche).
Al fine di garantire all’alunno la serenità necessaria e i suoi diritti di studente nel rispetto della normativa Le chiedo quanto segue:
-Nel caso di adozione di programmazione semplificata per obiettivi minimi può l’alunno, messo nelle condizioni a lui più favorevoli (prove equipollenti) essere “aiutato” dall’insegnante di sostegno durante lo svolgimento delle verifiche scritte ? Vi è una norma che regola questo aspetto?
– per ottenere la dispensa dalle prove scritte delle lingue straniere deve presentare certificazione del medico specialista che attesti la gravità del disturbo come avviene per i DSA? (l’alunno è disprassico e ha difficoltà di tipo fonetico- articolativo).
– utilizza abitualmente pc e calcolatrice, può avvalersi di altri strumenti compensativi ( mappe, ecc. ) come avviene per i DSA?

Nel caso in cui il Consiglio di classe adotti una “programmazione semplificata riconducibile ai programmi ministeriali” (OM 90/2001) fa testo quanto indicato nel Piano educativo individualizzato.
Se nel PEI è stato scritto che durante le prove (equipollenti) il docente per il sostegno partecipa in misura ben definita (per esempio: spostando un foglio; leggendo la consegna; porgendo lo strumento necessario), nel momento in cui l’alunno con disabilità affronta le prove di verifica, quanto concordato nel PEI dovrà essere attuato regolarmente e puntualmente.
Per quanto riguarda la dispensa essa è consentita unicamente per gli alunni con diagnosi di DSA, secondo una ben definita procedura.
Per gli alunni con disabilità, così come prevede la normativa a loro favore, in sede di PEI potete specificare che, per quanto riguarda le prove di lingua straniera, cioè le prove scritte, queste saranno sostituite da prove orali (tecnicamente questa modalità si chiama “prova equipollente” ed è “la! modalità prevista per gli alunni con disabilità, introdotta dalla sentenza della Corte costituzionale del 1987; ma, attenzione: non si tratta di una misura dispensativa, questione molto diversa e riguardante, per norma, altri alunni):
Analogamente per la calcolatrice o per le mappe mentali o concettuali: si tratta di ausili che per lo studente con disabilità diventano indispensabili in quanto la loro adozione risulta coerente con l’avvalersi di prove equipollenti.
Specificate questi elementi in modo puntuale e dettagliato nel PEI, perché in sede di esame di Stato questi riferimenti saranno determinanti per la costruzione delle prove (e dovranno essere riportati nel documento del 15 maggio).

Sono un’insegnante di una scuola primaria, le scrivo per sapere quale sia il numero massimo di bambini certificati dalla neuropsichiatria infantile ed aventi diritto all’insegnante di sostegno possa essere presente all’interno di un gruppo classe secondo le normative attuali.
Ho provato a rivolgermi alla mia referente dell’area handicap ma non ha saputo rispondermi, dicendomi che il numero è variabile sulla base del numero di iscritti presenti all’interno della scuola.
Attualmente la mia classe è composta da 18 alunni, dei quali 3 certificati (e uno in corso di certificazione) e mi chiedevo se tale proporzione fosse in linea con le normative del ns paese.

Il DPR 81/09, abrogando la normativa che fissava un tetto al numero di alunni con disabilità, non indica quanti possono essere iscritti per ciascuna classe.
Indubbiamente se nella scuola sono presenti più sezioni della stessa classe, è bene che i bambini con disabilità non siano presenti in una sola sezione, perché si riprodurrebbe una classe differenziale, che la legge italiana ha abrogato nel 1977.
Se, invece, la sezione è unica, i bambini frequentano, tutti, la stessa classe.

Nella scuola dell’infanzia dove presto servizio sono stati attivati tre laboratori e i bambini che seguo non sono sempre affidati a me. Due giorni a settimana ruotano in gruppi dove ci sono 2 insegnanti curriculari e 1 di sostegno. Praticamente i bambini ruotano nei vari laboratori e io in questi 2 giorni seguo altri bambini certificati mentre i miei vengono seguiti da altre insegnanti di sostegno. Volevo sapere se tale organizzazione e contemplata e che tutto sia in regola… (sicurezza, responsabilita).

Prima ancora di altre questioni, viene da chiedersi se lei è stata coinvolta nella fase di ideazione di questo progetto e, ancor prima, se tale progettazione sia stata condivisa e concordata nel Piano Educativo Individualizzato. Il fatto che lei si ponga delle domande, forse significa che non c’è stata una condivisione nemmeno a livello di gruppo docente.
È forse il caso di convocare con carattere di urgenza il GLHO e definire se tale organizzazione possa essere efficace o no per gli alunni, alle cui sezioni lei è stata assegnata, e per cercare di capire se per i bambini questa proposta può essere significativa o meno. Quindi riportare nel PEI quanto deciso.
Se in sede di GLHO il gruppo riterrà l’attività poco consona, la scuola dovrà ripensare la sua organizzazione e promuovere altre proposte significative per il bambino e, contemporaneamente, per i suoi compagni; se invece iin sede di GLHO il gruppo riterrà tale proposta valida, sarà bene definire in modo puntuale i tempi, gli spazi, le persone, le attività, le finalità e gli obiettivi, riportando il tutto accuratamente nel PEI.

Sono una docente di sostegno della scuola secondaria superiore. Ho seguito un alunno che presentava un lieve ritardo cognitivo.L’alunno ha seguito una programmazione per obiettivi minimi, ma ha mostrato uno scarso impegno soprattutto nelle ore extracurriculari ed ha effettuato numerose assenze e inoltre la famiglia è stata poco presente. Dopo aver informato la madre della possibilità dell’adozione di una programmazione differenziata, visto lo scarso impegno e le numerose assenze, mi chiedo se dal punto di vista legale siamo in regola visto che si tratta di un allievo con lieve ritardo cognitivo.

La programmazione per “obiettivi minimi” non è prevista da alcuna norma che riguarda il percorso formativo degli alunni con disabilità; per loro, infatti, è necessario adottare un percorso “individualizzato”, costruito specificamente sulla base delle capacità e delle potenzialità possedute dall’alunno per il quale si redige il PEI. Per la scuola secondaria di secondo grado, l’OM 90/2001 ha introdotto le seguenti diciture: “semplificato” o “differenziato”.
La scelta della programmazione differenziata, sempre in base al provvedimento richiamato, prevede che venga acquisito il consenso della famiglia, come voi, in quanto Consiglio di classe, correttamente avete fatto. La decisione, invece, di passare ad una programmazione differenziata motivando tale scelta con lo scarso impegno dell’alunno, con le assenze (che per gli alunni con disabilità potrebbero rientrare in una situazione di normalità, tanto che la normativa, al riguardo, è intervenuta sulla validità dell’anno scolastico, proprio a loro tutela) e con lo scarso impegno in merito alle ore extracurricolari (se si tratta di ore “extra curricolo”, di fatto, non rientrano nell’obbligatorietà, fatta eccezione per l’alternanza scuola-lavoro, rispetto alla quale andrebbe forse riconsiderata da parte dei docenti la scelta) appare abbastanza difficile da sostenere. Forse sarebbe il caso di rivedere la proposta formativa in generale, nonché le strategie e le metodologie didattiche, cercando di sostenere e potenziare la motivazione e di promuovere quelle attività in cui lo studente possa sperimentare il successo formativo e trovare, nuovamente, interesse per lo studio (anche attività effettuate con i compagni, modalità di apprendimento cooperativo o di lavoro in coppia, in cui pure lui sia coinvolto per aiutare gli altri, partendo dalle sue passioni e scegliendo attività per lui apprezzabili e accessibili).
A volte è necessario rivedere il “fare scuola” e spesso è proprio in questo cambiamento che si possono trovare risposte maggiormente efficaci e significative, rispetto all’abbassare, drasticamente, la progettazione di un percorso scolastico, fondamentale per l’attuazione del Progetto di Vita di una persona.

Scrivo in merito alla valutazione di una studentessa che seguo in qualità di insegnante di sostegno. La ragazza frequenta la classe IV di un liceo linguistico, non è affetta da nessun ritardo cognitivo, ma soffre di un disturbo psicotico per il quale assume farmaci specifici.
Secondo alcuni colleghi curricolari è necessario proporre una programmazione differenziata in quanto la ragazza non sarebbe in grado di raggiungere gli obiettivi minimi dipartimentali i quali, secondo gli stessi colleghi, non possono essere ulteriormente semplificati.
Ho fatto notare loro che il D.L. 297 del 94 parla di contenuti ridotti e/o sostituiti, ma non è servito a nulla. Alcuni di loro non vedono possibilità di semplificazione, se non attraverso la differenziazione della programmazione che però comporta la compromissione della possibilità di conseguire il diploma.
In una prima fase, la docente di matematica era d’accordo sulla possibilità di proporre una programmazione che prevedesse I contenuti essenziali e fondanti sia degli anni precedenti (quelli da recuperare), sia dell’anno in corso. Poi ha cambiato idea perché teme di aiutarla troppo.
Questa modalità sarebbe stata giusta? Esiste un qualche documento normativo che fa riferimento alla possibilità di prevedere soltanto I contenuti essenziali e fondanti di ogni disciplina? Contenuti che sono I docenti curricolari a individuare in base alla situazione della studentessa e che ovviamente non sempre possono coincidere con gli obiettivi minimi dipartimentali.
Come posso muovermi per aiutare questa ragazza che ha un QI nella norma a conseguire il diploma che le spetta?

Il principio generale stabilisce che il Consiglio di Classe, coerentemente con quanto sancito dall’art. 4 del Regolamento dell’autonomia, deve fissare, per ciascuno studente, criteri di valutazione, in considerazione del singolo percorso. Nello specifico, l’art. 15 dell’Ordinanza Ministeriale n. 90/2001 fornisce indicazioni in merito alla valutazione degli alunni con disabilità nella scuola Secondaria di Secondo grado, fermo restando che “l’individuazione del percorso curricolare, predisposto a favore dell’alunno con disabilità, è di competenza di tutto il Consiglio di classe” e non del solo docente incaricato su disciplina. Ma i contenuti, come giustamente riportato, non sempre coincidono con gli obiettivi minimi dipartimentali, in quanto possono essere in parte al di sotto come pure ad essi superiori. E se l’alunna in qualche disciplina raggiunge risultati superiori alla sufficienza, ha diritto ad avere, in quella disciplina, voti superiori a 6, ovvero fino a 10.
Ciò significa che anche per la studentessa si debbano prevedere, a fronte di un programma “globalmente riconducibile alla programmazione ministeriale”, forme di semplificazione e, in ogni caso, di personalizzazione da un punto di vista
– contenutistico e strumentale (uso di ausili, ecc.),
– delle scelte metodologico-didattiche da parte di ciascun docente,
– della predisposizione di prove “equipollenti”, così come stabilito dall’art 6 comma 1 del DPR n. 323/98, al fine di favorire il successo formativo, di cui tutti i docenti della classe sono “corresponsabili”.
La semplificazione dei materiali non è un privilegio, ma un diritto dettato dalla norma a tutela del diritto allo studio, nel rispetto di quanto sancito dall’art. 3 della Costituzione italiana (principio di uguaglianza) e dall’art. 2 (principio di solidarietà).
Anche per quanto concerne il programma, non dovrebbe sussistere l’idea di “recuperare” quello del precedente anno scolastico, in quanto non trova fondamento. Se il Consiglio di classe ha promosso la studentessa alla classe successiva: o le ha attribuito dei debiti, e questi possono essere colmati anche mediante crediti acquisiti in ambito extrascolastico, oppure è bene che eviti di insistere sull’idea del “recupero durante l’attuale anno scolastico”. Si tenga presente che si è di fronte a un’alunna certificata con disabilità, i cui diritti devono essere tutelati e garantiti, prima di tutto, dagli stessi docenti della classe. In sintesi, il principio della individualizzazione del percorso, per gli studenti con disabilità, deve essere salvaguardato e tutelato sempre.

Per un’alunna con un deficit cognitivo gravissimo ( è in sedia a rotelle, non si muove da sola, non parla, non si nutre da sola, ha bisogno di assistenza continua alla persona) che a gennaio compirà 18 anni di età, e frequenta attualmente la classe terza media, posso richiedere rilascio del diploma finale o posso avere solo l’attestato di frequenza?

In linea generale, non si può non constatare che dopo 40 anni di integrazione scolastica si registrino ancora casi di alunni con età anagrafica ben distante da quelle dei compagni di classe, in quanto trattenuti o bocciati durante il loro percorso formativo. È il fallimento del progetto inclusivo! A 18 anni gli studenti, infatti, devono frequentare la scuola secondaria di secondo grado e questo indipendentemente dalla loro condizione e a tutela dei diritti ad essi riconosciuti (principi Costituzionali e art. 12 della legge 104/92).
Ciò premesso, per quanto riguarda l’Esame di stato della scuola secondaria di primo grado, come stabilito dall’art.11 del recente decreto legislativo n. 62/17, per lo studente con disabilità ogni singola sottocommissione (Consiglio di classe) predispone “prove differenziate”, che devono essere coerenti con il PEI, ovvero con il percorso effettivamente svolto durante l’anno; il superamento di dette prove comporta il conseguimento del titolo di studio (diploma).

Sono una disabile al 50% faccio la collaboratrice scolastica se un bambino ha il pannolone sono tenuta a cambiarlo? Le faccio presente che ho problemi di ernie e di ginocchia.

È compito del Dirigente incaricare un collaboratore per assolvere il compito di assistenza igienico-personale dell’alunno con disabilità, consentendogli, contestualmente (se già non lo ha fatto), la frequenza di un apposito corso a spese dell’USR. Dopo il corso il collaboratore – o la collaboratrice – sale di qualifica e ottiene un incremento stipendiale, valido ai fini pensionistici, di circa mille euro lordi l’anno.
Se il collaboratore individuato presenta giustificato motivo (ad esempio anch’egli è con disabilità motoria), il dirigente scolastico dovrà individuare un altro collaboratore, se presente nel suo istituto. Se non presente, dovrà chiedere la sostituzione del collaboratore impossibilitato all’adempimento del servizio, ai fini di tutelare l’interesse primario dell’alunno con disabilità e garantire l’esercizio del diritto allo studio.

Sono da poco stata nominata come supplente sul sostegno, avendo come classe di concorso la A059 (ex 060) area scientifica.
Nella preparazione dell’orario siamo stati affidati a classi intere e ci hanno detto che non dobbiamo curarci solo del ragazzo con 104 (di cui non siamo ancora a conoscenza dello stato di handicap, né delle ore attribuite) ma di tutti. Inoltre ci è stato detto che nella stessa classa non ci può essere più di un docente della stessa area, ma mi ritrovo a fare area tecnica a volte anche in compresenza con un collega di area tecnica.
Potrei avere chiarimenti su come dovrebbe essere organizzato questo sostegno?

L’insegnante di sostegno è assegnato alla classe ed è corresponsabile di tutti gli studenti della classe, che è chiamato a valutare in sede di valutazione intermedia e finale. Al tempo stesso, il docente è presente in quella specifica classe perché ad essa è iscritto un alunno con disabilità. Pertanto il docente deve essere informata in merito ai seguenti elementi:
a) sapere chi è l’alunno con disabilità e quante ore sono state assegnate;
b) prendere visione della documentazione pregressa, in genere custodita in segreteria o in direzione (Profilo Dinamico Funzionale, il documento che, periodicamente, deve essere aggiornato; PEI, Piano Educativo Individualizzato, degli anni precedenti, documento che deve essere elaborato per ogni nuovo anno scolastico; verbali e altri eventuali documenti contenuti nel fascicolo personale dell’alunno);
c) sapere qual è il suo orario di servizio.
Essendo incaricato per “le attività di sostegno”, e non per la singola disciplina o area, il docente di sostegno può essere presente anche nelle ore di insegnamento che non rientrano nella sua area (è utile ricordare che le aree di sostegno non esistono più, dal momento che la l.n. 328/2013 ha abrogato il comma 5 dell’art 13 della l.n. 104/92 che, per l’appunto, prevedeva le quattro aree di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado). In ogni caso, il docente di sostegno deve raccordarsi con il curricolare in servizio in merito alle attività programmate, cercando di coordinare l’intervento didattico individualizzato con quanto programmato per il resto della classe e favorendo l’interazione e la collaborazione fra gli alunni che lavorano insieme nella stessa classe. Durante il suo orario di servizio, se l’alunno è presente in classe, lei non può essere utilizzata per supplenze dei colleghi in altre classi o nella sua.
Entro questo mese, possibilmente, dovrà elaborare, insieme a tutti i colleghi della classe e con la collaborazione della famiglia e degli specialisti, il Piano Educativo Individualizzato, che contiene la programmazione curricolare per l’anno in corso prevista per l’alunno con disabilità. Tale gruppo in genere viene denominato GLHO. Nel frattempo prenda contatti con la famiglia per acquisire maggiori informazioni sullo studente. Ricordi che l’alunno con disabilità è alunno di tutti i docenti della classe, che ne sono responsabili e che devono, tutti, lavorare con lui.
Per quanto riguarda la questione compresenza da lei sollevata, dato che non le sono state fornite indicazioni in merito al nome dell’alunno e alle ore assegnate, potrebbe essere che nella classe sia iscritto un altro studente con disabilità.
Le suggeriamo di chiedere urgentemente un incontro con il dirigente scolastico e di farsi mettere per iscritto il caso al quale è stata assegnata e il numero delle ore di sostegno. Infine chieda che le venga consegnata copia della documentazione dello studente con disabilità.

In assenza del docente di sostegno, può, l’assistente specialistico, condurre l’alunno disabile, nell’aula detta “laboratorio creativo” e permanervi per ore intere?

Se non sussistono particolari indicazioni e accordi, motivati e concordati, nel PEI, l’assistente specialistico (o assistente ad personam) non può portare l’alunno con disabilità fuori dalla classe (e poi perché per così tanto tempo?). L’alunno con disabilità, infatti, è affidato ai docenti della sua classe, che ne sono responsabili e ha diritto a frequentare insieme ai suoi compagni; l’assistente specialistico deve restare nell’aula e svolgere il suo lavoro seguendo le indicazioni del docente in servizio.
Appare utile ricordare che la presenza della figura professionale dell’assistente ad personam (o specialistico) è determinata da bisogni di tipo assistenziale legati alla comunicazione e/o all’autonomia personale dell’alunno con disabilità (L. 104/92) al quale è assegnato.

L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO PUO’ ANDARE A CASA DELLA BAMBINA/O PER L’INTERO ANNO SCOLASTICO? SE SI QUAL E’ LA NORMATIVA A CUI FARE RIFERIMENTO?

L’insegnamento presso il domicilio è determinato da motivi di salute ed è regolato da precise norme coerenti con la scuola in ospedale, di cui il servizio di istruzione domiciliare costituisce un ampliamento.
Il Servizio di Istruzione Domiciliare prevede che, a seguito della formulazione di una prognosi d’impossibilità a frequentare la scuola per almeno 30 giorni per gravi motivi di salute, ovvero per terapie o cure da effettuarsi presso il domicilio, la famiglia inoltri richiesta, corredata con i documenti citati, alla scuola per l’attivazione del servizio di istruzione domiciliare (art. 16 del D.Lgs. n. 66/17).
La scuola dovrà predisporre un progetto, quindi individuare i docenti disponibili a prestare il loro servizio presso l’abitazione del bambino per il tempo previsto dalla documentazione sanitaria e, infine, inviare il progetto all’USR per l’autorizzazione. Il servizio di istruzione domiciliare viene attivato una volta pervenuta l’approvazione da parte dell’USR.

Sono una docente della scuola primaria a tempo pieno. Nel nostro plesso abbiamo un bambino autistico grave che sulle carte ha un rapporto 3 ad uno data la sua gravità! Fino all’anno scorso aveva l’insegnante di sostegno e l’assistente educativo data la sua gravità in quanto per la sua forza fa male agli altri inoltre è autolesionista. Quest’anno il comune ha tolto 2 h all’assistente educativa pertanto l’insegnante di sostegno ha chiesto più volte data la gravità al dirigente una soluzione perché da sola è impossibile! La dirigenza consapevole del pericolo ha obbligato i colleghi che hanno qualche ora di compresenza a sostituire l’assistente educativa! Potete immaginare che già il bambino è aggressivo vedendo persone nuove che girano attorno a lui e non conoscono le sue abitudini ovviamente diventa più aggressivo! La mia domanda è : il dirigente può obbligare un docente nella sua ora di compresenza a sostituire l’assistente educativo?

È utile innanzitutto rammentare che docenti e assistenti ad personam sono due figure professionali fra loro non interscambiabili.
Dalla sua email, appare poco chiaro il rapporto fra docente e alunno (trattandosi di gravità, infatti, dovrebbe esservi un rapporto 1:1, pari a 22 ore settimanali di sostegno).
L’assistente all’autonomia personale e alla comunicazione è una figura professionale che viene assegnata all’alunno in base a specifici bisogni, in genere prevista già nella Diagnosi Funzionale (prima certificazione) e, negli anni successivi, indicata dal GLHO nel Piano Educativo Individualizzato nella parte in cui sono esplicitate le risorse per l’anno successivo.
Se per questo alunno è stata inoltrata richiesta per un certo numero di ore per “l’assistente ad personam”, tali ore devono essere effettivamente assicurate: se a fronte di formale richiesta, inviata dalla scuola all’Ente locale, le ore risultano inferiori ai bisogni dell’alunno, allora occorre agire su altro piano.
I genitori del bambino potrebbero rivolgersi al Prefetto per chiedere che il Comune intervenga, provvedendo cioè o ad assegnare le ore per il monte ore necessario oppure ad attribuire i fondi o alla scuola (che dovrà provvedere a cercarlo) o alla famiglia (che deve dare una ricevuta, ottenendo l’autorizzazione della scuola per l’ingresso dell’assistente).
È possibile, infine, suggerire alla famiglia di inoltrare una diffida.

Sono una psicologa che da circa 4 anni segue, privatamente, come tutor, un ragazzo di 14 anni che attualmente è iscritto al primo anno di un istituto tecnico industriale. Sono stata convocata qualche giorno fa per il primo GLH operativo dalla sua insegnante di sostegno che però oggi mi scrive dicendomi che per motivi istituzionali e di legge non posso più parteciparvi, perchè può essere presente solo il medico ufficiale, ovvero lo psichiatra che una tantum firma le certificazioni. La mia domanda adesso è: come psicologa privata, se richiesto dai genitori (e in questo caso il consenso c’è), ho il diritto di partecipare al GLH? C’è una legge/articolo che posso presentare in cui si evidenzia che la mia presenza è legale?

La richiesta di partecipazione al GLHO deve essere inoltrata dalla famiglia e non dal docente incaricato su posto di sostegno. Chieda pertanto alla famiglia, se ritiene che lei debba essere presente all’incontro, di inoltrare richiesta scritta al Dirigente scolastico.

Ho una bambina di otto anni con problemi di linguaggio ma con una certificazione di art.3 comma 3 in situazioni di gravità fino al completamento degli studi …frequenta la terza elementare con il sostegno ..a oggi 21 ottobre siamo costretti per motivi personali a trasferirci. Cosa prevede l’assegnazione per l’insegnante di sostegno? È possibile ottenere un insegnante di sostegno o già le nomine sono state assegnate? La scuola deve accettare la bambina anche se è sprovvista ora di sostegno? La scuola rifiuta di inserirla.

La scuola non può rifiutare l’iscrizione della minore, salvo situazioni motivate (ad esempio classi sovraffollate), e questo anche a fronte della non immediata nomina del docente per il sostegno.
Nel frattempo il Dirigente Scolastico è tenuto a inoltrare urgente richiesta all’Ufficio Scolastico Regionale e all’Ufficio Scolastico Territoriale affinché vengano assegnate, immediatamente, “ore in deroga” e garantire, così, il diritto allo studio di sua figlia.

Sono la mamma di un bambino di 6 anni appena iscritto alla scuola primaria. Durante la scuola dell’infanzia, benché vi fossero alcuni tratti autistici, il bambino ha frequentato normalmente senza certificazione né assistenza particolare. Si è deciso di fare in questo modo, di comune accordo con la maestra e con lo psicoterapeuta cui il bambino è in carico, poiché il bambino migliora visibilmente ogni qual volta viene trattato in modo “normale” , e l’aggiunta di figure professionali speciali non aveva ragione di essere. Mio figlio è infatti autonomo, non aggressivo, verbale. I problemi si sono manifestati all’ingresso nella scuola primaria, quest’anno, che cerca di imporci la presenza di un educatore in classe. Abbiamo così effettuato una diagnosi funzionale che rileva spettro autistico lieve, ma non abbiamo portato avanti l’iter per la richiesta di 104.
– può la scuola imporci un educatore?
– qualora procedessimo con la richiesta di invalidità 104, possiamo ottenere l’insegnante di sostegno e rifiutare la figura dell’educatore?
– può la scuola trattenere questo foglio di diagnosi, da noi ingenuamente consegnato, che ora utilizza contro di noi asserendo che il bambino è ingestibile o a nostra richiesta deve ridarcelo?

Se la famiglia decide di non consegnare la documentazione relativa alla certificazione di disabilità (e quindi non consegna alla scuola la Diagnosi Funzionale), la scuola non può richiedere alcuna risorsa, nemmeno la figura dell’educatore. Nel momento in cui voi consegnate alla scuola la Diagnosi Funzionale (D.F.), la scuola è tenuta a richiedere le risorse in essa indicate come, per esempio, l’insegnante per il sostegno e, se prevista, la figura addetta all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale, definito educatore o assistente ad personam e normato dall’art. 13 comma 3 della legge 104/92.
Se, però, voi desiderate che vostro figlio prosegua il suo percorso senza l’assegnazione di un docente per il sostegno alla classe e (sempre se indicato nella D.F.) senza l’assegnazione al bambino di un educatore o assistente ad personam, dovete dichiarare, per iscritto, tale rinuncia e, da quel momento, ogni figura dovrà essere tolta nell’immediato. Tale azione è possibile, in quanto queste figure costituiscono un diritto, non un obbligo.

Sono insegnante di sostegno di un ragazzo di prima media epilettico con ritardo medio. L’alunno ha 18 ore di sostegno e 8 di assistenza educativa per un totale di 26 ore settimanali su 30. La famiglia è contraria ad una riduzione delle ore di frequenza. Nelle 4 ore in cui non siamo presenti né io né l’assistente, il ragazzo tende a scappare fuori dall’aula e nascondersi e gli insegnanti curricolari sono molto preoccupati dalla imprevedibilità del suo agire che spesso li costringe ad abbandonare l’aula per rincorrerlo. Cosa si può fare?

Lo studente ha diritto a frequentare la scuola per tutto il tempo del corso al quale si è iscritto; la riduzione dell’orario corrisponde ad una lesione al suo diritto allo studio. Pertanto questa ipotesi non va considerata.
In relazione alla situazione descritta, vi suggeriamo di parlarne con il Dirigente Scolastico, in quanto devono essere coinvolti i collaboratori scolastici che, per contratto, sono impegnati anche nella sorveglianza. Quindi convocate il GLHO d’urgenza e, in quella sede, riportate tutto nel PEI.

Sono una docente nella cui scuola è stata affidata, ad un docente specializzato, un ragazzo ipovedente (ha perso un occhio in seguito ad una grave patologia) con riconosciuta invalidità: 104/92 art.3 comma 1 (9 ore di sostegno). La ragazza, dunque, ha solo un handicap fisico. Il dirigente sostiene che, in assenza di ritardo cognitivo, non è necessario acquisire una diagnosi funzionale e che si potrebbe addirittura optare per una non elaborazione di un PEI. La domanda è: si può, in base alla situazione appena descritta, non richiedere una D.F.? Senza il citato documento, si può elaborare un PEI o addirittura ometterne la stesura? Io ritengo di no.

A seguito del riconoscimento della condizione di disabilità, viene redatta, da parte dell’equipe multidisciplinare, la Diagnosi Funzionale, utile ai fini della richiesta delle risorse per il sostegno, come indicato nell’art. 12 comma 5 della legge n. 104/92 (“All’individuazione dell’alunno come persona handicappata ed all’acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale” viene predisposto un “Profilo Dinamico-Funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato”).
Pertanto se la famiglia della studentessa (o dello studente) non ha presentato contestuale Diagnosi Funzionale, la scuola non deve elaborare un Piano Educativo Individualizzato.

Sono la mamma di una ragazza Down di 18 anni frequentante la quarta di un liceo musicale. Ha 18 ore settimanali di sostegno, divise fra due insegnanti, fino ad oggi è coperta per nove ore perché manca ancora un insegnante. Continuano a dirmi che non dipende dalla scuola, volevo sapere se veramente non si può fare niente tranne aspettare o cosa posso fare per sbloccare questa situazione. Intanto mia figlia è tenuta in una tristissima aula di sostegno a colorare e sta cominciando a manifestare grossi disagi.

Per quanto riguarda le ore di sostegno, esse devono essere riconosciute fin dal primo giorno di scuola, ancor più se nel PEI del precedente anno scolastico (o nel relativo Verbale) sono state indicate 18 ore di sostegno per questo anno scolastico. In virtù di quanto indicato nel PEI e in base alla Sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010, non vi resta che inoltrare ricorso affinché venga tutelato il diritto allo studio di vostra figlia, attraverso anche il riconoscimento delle ore necessarie per l’esercizio di tale diritto.
Le suggeriamo inoltre di intervenire, affinché sua figlia venga portata nella sua classe, insieme ai suoi compagni e non sia lasciata “parcheggiata” nella tristissima aula di sostegno (che non dovrebbe neppure esistere). L’integrazione, come prevede la legge 517/77, avviene nelle classi comuni e non nelle “aule di sostegno” che sono state abolite da anni. Richieda, pertanto, la convocazione urgente del GLHo al fine di chiarire da subito questa situazione. In sede di GLHO rammenti a tutti i docenti che sua figlia è alunna di ciascuno degli insegnanti della sua classe e non di uno e che ha diritto a stare insieme ai suoi coetanei.

Può un’insegnante di sostegno, disponibile a farlo, somministrare il pasto al bambino disabile o esistono leggi che le vietino di farlo? può fornirmi riferimenti normativi?

Non è compito dei docenti imboccare i bambini durante i pasti; tale compito spetta ai collaboratori scolastici (riferimento: CCNL, art. 47, tab. A).
Il Dirigente scolastico deve affidare l’incarico a uno dei suoi collaboratori scolastici, richiedendo, come nel caso descritto, di assistere durante i pasti l’alunno e, quindi, di imboccarlo.

Sono l’insegnante di sostegno di alunno cieco totale frequentante il 5 liceo, che ha sempre seguito una programmazione riconducibile agli obiettivi minimi ministeriali. Mi chiedevo, per l’esame di maturità, oltre a richiedere il plico in Braille con prove equipollenti, è possibile una ulteriore semplificazione operata dalla commissione qualora tali prove fossero troppo difficili per lui? Durante l’anno svolge sempre prove uguali o equipollenti calibrate sulle sue conoscenze e capacità (soprattutto in matematica, chimica e fisica) ma nel caso della maturità queste arriverebbero già pronte. Come si può fare senza precludergli il conseguimento di titolo legale?

Premesso che la norma non parla di obiettivi minimi quando interviene a proposito della valutazione degli alunni, si richiama l’Ordinanza Ministeriale 90/2001 in cui sono previsti solamente due percorsi: uno differenziato e uno semplificato.
Nel caso in questione, pertanto, occorre rimodulare l’indicazione relativa alla programmazione utilizzando il termine “semplificata” e descrivendo, per ciascuna disciplina, i contenuti e gli obiettivi, nonché le competenze, previste (individualizzando il percorso).
Nel documento del 15 maggio, il Consiglio di classe affiderà alla Commissione d’Esame tutte le informazioni necessarie ai fini del corretto svolgimento dell’esame di Stato, compreso il Piano Educativo Individualizzato. La Commissione potrà, pertanto, avere informazioni puntuali dal PEI, in cui, per ciascuna disciplina, il Consiglio di classe avrà riportato competenze attese nonché obiettivi disciplinari, metodologie, contenuti, modalità di verifica (precisando eventuali adattamenti), criteri di verifica.

Ho un figlo per cui è stata riconosciuta disabilità grave secondo legge 104 art.3 comma 3.
Prima di ricevere la certificazione per handicap e invalidità civile abbiamo fatto richiesta ed abbiamo ottenuto il sostegno in classe.
Quando siamo andati a scuola a protocollare la certificazione di disabilità ci è stato detto che a loro questo documento non interessava…è giusto?
Inoltre il preside recentemente ci ha detto che il sostegno, essendo assegnato alla classe, non deve occuparsi esclusivamente di mio figlio ma di tutti i ragazzi problematici non certificati presenti in classe…è corretto? Qual è il riferimento normativo?

Per la richiesta del sostegno sono necessarie la copia della Diagnosi Funzionale e, in alcune regioni, anche la copia del Verbale di accertamento. Non serve, di fatto, consegnare la copia della certificazione di disabilità.
Il docente per il sostegno è assegnato alla classe: questo significa che sicuramente egli deve occuparsi, come i colleghi, di tutti gli alunni della classe ma, certamente, non deve occuparsi esclusivamente dei soli alunni problematici. La presenza del docente di sostegno, è bene ricordarlo, è vincolata a quella dell’alunno con disabilità, per il quale egli e i tutti i colleghi della classe programmano le attività di insegnamento volte a sviluppare le potenzialità dell’alunno con disabilità negli apprendimenti, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione, promuovendo contestualmente l’inclusione.

Nel GLHO è possibile richiedere solo l’intervento di uno specialista privato e non dell’asl di competenza? E se tale specialista fosse in servizio in un centro a diversa distanza e pertanto impossibilitato a partecipare agli incontri è obbligato a farsi sostituire da qualcuno?

Come stabilito dalla normativa vigente, il GLHO è composto dai docenti della classe, dalla famiglia (o esercenti responsabilità genitoriale) e dagli specialisti che seguono l’alunno (facendo riferimento all’ASL). La famiglia, tuttavia, può avvalersi di specialisti di fiducia, comunicando alla scuola il nominativo e i contatti per l’inoltro dell’invito. La partecipazione ai lavori è ovviamente importante e, in genere, si cerca di concordare una data, proprio per favorire la presenza di tutti. In caso di impossibilità, si suggerisce di inviare comunicazione scritta con motivazione.

Sono un insegnante di scuola primaria e insegno matematica e scienze in una 4 e le discipline in una 1. In 4 c’è una bambina diversamente abile che non si riesce a gestire durante le ore del pomeriggio infatti lei stessa dice che è stanca. Ha 22 ore di sostegno ma al giovedì pomeriggio la sua insegnante non c’è. Giovedi pomeriggio ha avuto una crisi ed ha disturbato la classe x un’ora circa mettendosi ad urlare cantare ballare e sputare i suoi compagni. Sono stata aiutata dal bidello x un po ma poi essendo da sola in classe con o bambini ho telefonato i genitori di venire a prenderla. Vorrei sapere se ho fatto bene a telefonare i genitori oppure dovevo lasciarla in classe fino alle 16 : 30 con tutta la classe.

Purtroppo è ancora radicata, anche fra gli insegnanti, l’idea che l’alunno con disabilità abbia un “suo personale docente”. L’alunna con disabilità non era senza la “sua” insegnante, in quanto in classe era presente lei, che ci scrive, ovvero “una delle sue insegnanti”, così come il docente per il sostegno è docente di tutti gli alunni della classe.
Va poi aggiunto che, spesso, quando capitano situazioni di crisi manifestate dall’alunno con disabilità, queste vengono stigmatizzate come “disturbo” nei confronti degli altri. Lecito chiedersi, dunque: se la crisi avesse coinvolto un qualsiasi altro alunno, magari uno di quelli che vengono definiti normodotati, lei si sarebbe comportata allo stesso modo?
Per venire alla domanda postaci, in base alla descrizione fornita, le motivazioni che l’hanno spinta a chiamare i genitori, anticipando l’uscita da scuola dell’alunna, risultano non solo lesive del diritto allo studio dell’alunno con disabilità, ma anche discriminatorie nonché arbitrarie.
Ciò premesso, suggeriamo di condividere nel team di modulo le modalità operative per far fronte a situazioni critiche, le strategie più efficaci per una gestione generale del gruppo-classe, al fine di garantire a ciascuno il successo formativo all’interno di un percorso fortemente inclusivo.

Sono una docente di sostegno, nella mia scuola un’ insegnante è stata assunta dalla scuola su cattedra di sostegno e poi messa dalla dirigente su posto comune a fare italiano, perché la docente di itaiani é assente e non nomina perché la docente spezza continuamente la malattia e nessuno accetta la supplenza. É una cosa lecita? Il bambino rimane scoperto per alcune ore, cosa possiamo fare?

In relazione al processo inclusivo, le “Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità” precisano che “l’insegnante per le attività di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente connesse al progetto d’integrazione” (Linee Guida 4/8/2009, Prot. n. 4274). L’insegnante incaricato su posto di sostegno assume, di fatto, la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui opera (art. 13, c. 6, della Legge 104/92).
Per le supplenze il Dirigente Scolastico deve attenersi a quanto indicato dal DM 131/07 e dalla Nota Prot. n. 9839 dell’8 novembre 2010, in cui non solo è stabilito l’obbligo di supplenze per periodi brevi, ma viene ribadisce il divieto di utilizzo del docente per il sostegno in supplenze (per approfondimenti, vedasi le schede dell’avv. Salvatore Nocera pubblicate nel sito www.aipd.it: la Scheda n. 314 e, in relazione alla “immediata nomina di un supplente”, la Scheda n. 166).
Sul divieto di utilizzare per le supplenze il docente per il sostegno, durante il suo orario di servizio, si rimanda alla Nota USP di Bari n. 76/11.
In sintesi: in assenza di uno dei due docenti che operano in contitolarità nella classe alla quale sono stati assegnati – e nel caso specifico in assenza del docente curricolare – quello per il sostegno non può essere utilizzato come supplente.

Didattica del latino e dislessia: che fare?

Didattica del latino e dislessia: che fare?

di Marco Ricucci

 

Solo negli ultimi anni i docenti di lingue classiche hanno presso una qualche forma di consapevolezza dell’esistenza del “problema” dislessia: nel processo di “liceizzazione” a cui la scuola italiana è andata incontro, sono giunti sui banchi del liceo molti alunni con Disturbo Specifico di Apprendimento.

Molti colleghi pensano tra sé e sé: “Ma se il ragazzo è dislessico, che senso ha iscriverlo a un liceo classico, scientifico o linguistico?”. Pare una fatica di Sisifo, e non solo affrontare l’apprendimento delle lingue morte. Qualcuno ha anche il coraggio di porre questa domanda ad alta voce. Insieme alla formazione occorre anche sensibilizzare.

Vorrei brevemente, senza pretesa di esaustività, focalizzare l’attenzione su due punti specifici della didattica del latino ad alunni DSA.

Quando parliamo di “dislessia”, ci riferiamo al Disturbo Specifico della Lettura che è identificato con il codice F81.0, secondo la classificazione contenuta nell’elenco accettato dalla comunità scientifica e usato nelle certificazioni (The ICD-10 Classification of Mental and Behavioural Disorders). La dislessia è, in questo senso, un disturbo della lettura di matrice neurobiologica per cui, negli individui in età evolutiva, l’automatizzazione delle procedure di transcodifica dei segni scritti nei corrispondenti fonologici, non avviene “normalmente”. La dislessia si può presentare insieme ad altri specifici disturbi, eterogenei, che vengono esplicitati nelle indagini diagnostiche: la difficoltà di lettura – più o meno grave – spesso si accompagna a problemi nella scrittura e nel calcolo (disortografia, disgrafia e discalculia). La dislessia, intesa come difficoltà di apprendimento di origine neurologica, si attua nell’incapacità, più o meno grave, di riconoscere in modo accurato e/o fluente le parole, poiché essa è generalmente il risultato di un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che emerge in modo inaspettato nelle abilità cognitive del bambino e al riscontro dell’impatto dell’istruzione scolastica impartita dalle istituzioni preposte.  Come fare per il latino? Anzitutto occorre che il docente ne sia consapevole e che attui una trasmissione basata sull’oralità. Il suono è importante perché arriva più direttamente all’alunno dislessico e lo aiuta a “fissare” la regola nella mente, in quanto il codice scritto non costituisce l’ostacolo, anche se esso rappresenta  la via principale  della fruizione della lingua latina: significa perciò “parlare” in latino come per l’inglese? Tralasciamo la querelle sull’uso comunicativo del latino e riflettiamo, invece, sull’utilità della ridondanza: cioè “comunicare” le regole della grammatica in un contesto significativo, trascinando con sé altre regole che non costituiscono la regola, oggetto di studio. Parole d’ordine: limitare al massimo la nomenclatura metalinguistica e puntare sull’uso concreto della regola grammaticale. Infatti, un conto è la pratica di una regolarità di un fenomeno linguistico (la regola) e un conto è descrivere, in maniera astratta, il funzionamento di esso in un ambito decontestualizzato e, di conseguenza, poco significativo e – forse – interessante. L’oralità permette l’uso vivo di una regola praticandola: non si tratta di “parlare” in latino, ma di utilizzare una lingua per un uso strumentale. Non sempre è possibile, ma dove lo è, è utile farlo.

Per la lingua latina che viene fruita prevalentemente nel codice scritto, lo studente dislessico ha necessità di un sostegno “esterno”: sulla pagina la nomenclatura della grammatica è  costituita di lunghe stringhe di parole; i termini hanno radici e suffissi molto simili perciò difficili da distinguere. Un gioco a incastro che può comportare un carico cognitivo nella elaborazione del testo latino che si attua in due piani: decodifica del testo che implica un sovraccarico della memoria di lavoro, con la conseguente perdita di informazioni ed errori frequenti, fino  a un veloce esaurimento dell’attenzione e della concentrazione. Non è che l’allievo DSA non sia capace di riflettere sulla lingua in maniera astratta, tanto da non poter imparare la grammatica che i docenti di latino – giustamente! – amano, ma che lo stesso ha bisogno di modalità diverse per “sperimentare” e per avere accesso alla lingua quando la fruisce attraverso il codice scritto, dato il suo debole processo di automatizzazione di transcodifica del testo scritto.

Il testo latino, dunque, deve divenire in qualche modo “multisensoriale” e “iconizzare” il testo è un semplice ed efficace espediente. In sostanza sarebbe buona prassi adottare una  codificazione cromatica concordando insieme agli studenti  una legenda per evidenziare con colori diversi le componenti della lingua sulle quali si intende concentrare l’attenzione.  Soprattutto la presentazione di un testo “iconizzato” costituisce un concreto sostegno all’alleggerimento del sovraccarico cognitivo del processo di astrazione metalinguistico. Ad esempio impiegare il blu per il maschile, il rosso per il femminile e il verde per il neutro oppure mettere in risalto le caratteristiche temporali o modali della congiunzione verbale (come la caratteristica –ba– dell’imperfetto indicativo o il suffisso –sa- dell’aoristo primo sigmatico) è tanto semplice quanto efficace.

Il “cervello autistico”

Il “cervello autistico”:
aprire
un mondo non completamente irrelato agli altri

di Immacolata Lagreca

 

Definizione

La parola “autismo” deriva dal greco autús che significa “se stesso” e, come malattia o modello particolare di struttura psichica, si evidenzia drammaticamente per l’isolamento, l’anestesia affettiva, la scomparsa dell’iniziativa, le difficoltà psico-motorie, il mancato sviluppo del linguaggio. Il termine fu utilizzato per la prima volta nel 1908 da Eugen Bleuer, psichiatra svizzero tra i primi sostenitori dalla teoria psicoanalitica, per riferirsi ad una particolare forma di ritiro dal mondo, causata, comunque sempre, dalla schizofrenia. L’autismo come entità nosografica nasce nel 1943: lo psichiatra austriaco Leo Kanner descrisse undici bambini con un quadro clinico caratterizzato da un disturbo nel “contatto affettivo con la realtà”. Tale disturbi si traducevano in condotte di evitamento, tendenza all’isolamento e atipie comportamentali (bisogno di immutabilità).

Secondo l’ICD-10 (Classificazione dei disturbi psichici e comportamentali nell’infanzia e nell’adolescenza a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) trattasi di “una sindrome definita dalla presenza di una compromissione dello sviluppo che si manifesta prima dei tre anni di vita e da un tipo caratteristico di funzionamento anormale nelle aree dell’interazione sociale, della comunicazione e del comportamento che è limitato e ripetitivo”.

L’autismo, dunque, non è una malattia ma un disturbo grave dello sviluppo che si manifesta sotto vari aspetti e, in generale, prima dei tre anni (periodo in cui il bambino normale sviluppa le fondamentali potenzialità di apprendimento e di contatto con la realtà che lo circonda). Esso è una difficoltà a entrare nel mondo degli altri, nel mondo delle rappresentazioni condivise, che porta a non condividere le emozioni, a non esprimere intenti e a non impegnarsi in interazioni sociali reciproche[1].

 

Cosa caratterizza l’autismo

L’autismo, dunque, è una patologia con esordio precoce che ha alla base un complesso e pervasivo disturbo del funzionamento mentale e relazionale, che investe tutte le aree dello sviluppo. Le sue cause sono molteplici e la sindrome è diversa da individuo a individuo per la varietà e la gravità dei sintomi presenti. Infatti, all’interno di questo disturbo si trovano soggetti molto diversi tra loro, con gradi di alterazione sociale e disabilità cognitiva estremamente diversificati.

Le persone colpite da disturbi dello spettro autistico presentano delle caratteristiche cliniche in tre campi, si parla allora di “triade autistica”. Si osservano:

– una marcata e persistente compromissione dell’interazione sociale;

– una marcata e persistente compromissione della comunicazione verbale;

– l’assimilazione della percezione e dell’informazione, ciò che si traduce in disturbi del comportamento come in un repertorio ristretto di interessi e attività (sterotipie).

Le persone colpite da autismo soffrono di gravi disturbi nel relazionare e nel comunicare. Esse hanno difficoltà a entrare in contatto con altre persone e la loro comunicazione è perturbata. In molti casi, le persone colpite da autismo non sviluppano il linguaggio verbale, quando c’è il linguaggio presenta delle anomalie (ad esempio la persona autistica usa un tono di voce monotono, ripete in modo stereotipato parole e frasi) e in genere non viene usato in un senso comunicativo. Spesso queste persone si isolano da chi le circonda e si sforzano di mantenere intatto il loro ambiente.

Nello specifico le compromissioni qualitative dell’interazione sociale possono manifestarsi attraverso un’inadeguata capacità di cogliere i segnali socio-emozionali, in uno scarso uso dei segnali sociali e in una debole integrazione dei comportamenti sociali, emotivi e comunicativi. Le compromissioni qualitative della comunicazione sono rappresentate da un mancato uso sociale di qualsiasi capacità di linguaggio, da una compromissione del gioco inventivo e imitativo, da una mancanza di sincronia e reciprocità nell’interscambio della conversazione e da un’assenza di risposta emozionale alle stimolazioni verbali e non verbali delle altre persone.

Infine i modelli di comportamento, gli interessi e le attività appaiono limitati, ripetitivi e stereotipati e si manifestano con una tendenza a imporre rigidità e monotonia a quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana.

 

Le caratteristiche e le forme della sindrome

In breve, i “modi fare” caratteristici dei soggetti che soffrono di questo disturbo sono:

– difficoltà a stabilire relazioni con i suoi coetanei. Soprattutto in età precoce questa cosa non è molto visibile, ma con l’avanzare degli anni diventa più facile che vi siano bambini che preferiscono giochi solitari a giochi di gruppo;

– manierismi motori stereotipati e ripetitivi (battere o torcere le mani o il capo, o complessi movimenti di tutto il corpo)

– riso inappropriato che avviene improvvisamente e senza motivo;

– contatto oculare scarso o assente;

– apparente insensibilità al dolore;

– preferenza a rimanere solo, isolato;

– ruotare gli oggetti o giocattoli in modo ossessivo, poiché i bambini non usano i giochi in maniera funzionale;

– attaccamento morboso e inappropriato all’oggetto o a una parte di esso;

– evidente eccesso o estrema scarsezza di attività fisica;

– mancata risposta ai normali sistemi educativi.

Altri segni riguardano:

– difficoltà di coordinazione oculo-motoria;

– stati d’ansia-collera senza apparente motivo;

– mancanza di reciprocità affettiva (questo non significa che questi bambini non sono affettuosi ma mancano della capacità di esprimere tale sentimento);

– difficoltà a esprimere bisogni;

– gioco bizzarro;

– mancanza di reale paura dei pericoli (ad esempio attraversano la strada senza guardare);

– resistenza marcata al cambiamento (ad esempio, cambiando la strada per arrivare da scuola a casa, questi soggetti esternano disapprovazione).

Un ultimo segnale è rappresentato dal linguaggio, quando c’è. Esso è ecolalico, cioè vengono ripetute parole o frasi senza senso. L’ecolalia, tuttavia, può essere immediata o differita nel tempo.

Tutti questi segni possono essere profondi o lievi, vi possono essere ragazzini con tutti i sintomi, o ragazzini che ne hanno solo qualcuno. La diagnosi di disturbo autistico, secondo i criteri del DSM-IV, viene così effettuata sulla base della presenza contemporanea di una serie di sintomi, in diverse aree comportamentali della persona, riferendosi alle compromissioni nella qualità delle interazioni, e non alla loro assoluta assenza. Ovviamente in psicopatologia da un solo segno non si può inferire la diagnosi e nemmeno sulla base di alcuni segni, ma ci vuole un protocollo diagnostico estremamente rigoroso.

Ricerche hanno dimostrato che molte persone che presentano comportamenti autistici, sono affette da disordini correlati, ma distinti. Questi includono: la Sindrome di Asperger, la Sindrome di Landau-Kleffner, la Sindrome da X Fragile, la Sindrome di Rett, e la Sindrome di Williams.

La Sindrome di Asperger è la forma di autismo più nota. Chi ne è affetto si comporta in modo ossessivo ma, al tempo stesso, sviluppa capacità mnemoniche decisamente al di sopra della media. Questa forma di autismo non compromette la vita del malato, che può vivere in modo autosufficiente[2].

La Sindrome di Landau-Kleffner è la forma di autismo che appare più invasiva rispetto alla precedente. I malati, infatti, sembrano rifiutare qualsiasi contatto sociale e mostrano enormi problemi di comunicazione. Caratteristica di questo tipo di autismo è la sua manifestazione in età più avanzata rispetto alle altre forme e può non comparire fino all’età di sei – sette anni[3].

La Sindrome da X fragile (o Sindrome di Martin-Bell), invece, non è propriamente una forma di autismo primaria perché è conseguenza di un ritardo mentale causato da una contrazione del cromosoma X. Solo una parte dei disabili colpiti da questa sindrome presenta anche una forma di autismo. Tra le caratteristiche più evidenti si rileva l’iperattività[4].

Anche nel caso della Sindrome di Rett, il paziente che ne è affetto si estranea dal mondo che lo circonda. Egli non parla, rifiuta il contatto con le altre persone e spesso si muove in modo non naturale. A esserne affette sono soprattutto le donne, spesso afflitte da un ritardo mentale[5].

La Sindrome di Williams, infine, è una forma molto seria di autismo. Tuttavia, nonostante le difficoltà di linguaggio e il deficit di attenzione, chi ne è affetto non rifiuta il contatto con le altre persone[6].

 

Le cause dell’autismo

L’eziopatogenesi di questo disturbo dello sviluppo psico-mentale è molto controversa dal momento che ci sono specialisti che credono si tratti di una malattia genetica, altri che sottolineano la presenza di malformazioni cerebrali (lobo limbico, corteccia frontale, tronco encefalico), altri ancora che mettono l’accento su alterazioni a livello di neurotrasmettitori (ultimamente: le endorfine). Ci sono poi ricercatori che preferiscono pensare ad un disturbo di origine psicologica derivato, soprattutto, da difficoltà emotive insorte nelle prime relazioni con la madre:

 

le “spiegazioni” dell’autismo possono essere fornite a vari livelli: esiste un piano psicologico, e uno biologico; esistono cause evolutive, così come esistono cause immediate […]. Se analizziamo l’attuale “stato dell’arte”, dobbiamo ammettere che mancano ancora coerenza e unità tra i vari livelli esplicativi, e che nessuna delle spiegazioni fornite all’enigma dell’autismo è davvero soddisfacente e completa[7].

 

Una riflessione più globale tende a prendere in considerazione il fatto che l’autismo è un disordine che si struttura in periodi precoci nei quali si trovano in fase di “maturazione” sia il sistema biologico (cervello: per es. la corteccia frontale esaurisce il suo sviluppo neurobiologico tra il 18 ed il 24 esimo mese), sia i processi psico-mentali. Da questo deriva l’idea che l’autismo potrebbe essere un disturbo psico-neuro-biologico di tipo complesso, nel quale errori o ritardi di sviluppo biologico disturbato anche quello psico-mentale, insomma una deficienza dell’organizzazione neuronale che si manifesta durante lo sviluppo del bambino nella “triade autistica” [8].

 

Gli interventi

Data l’alta variabilità individuale del disturbo, non esiste un intervento specifico valido per tutti allo stesso modo. Si potrebbe subito affermare che, poiché l’autismo è un disturbo pervasivo, in quanto compromette il funzionamento globale del soggetto che soffre del disturbo, ne consegue che anche l’intervento deve essere quanto più possibile pervasivo[9].

Inoltre, poiché raramente è possibile ottenere la remissione totale dei sintomi, sono molti e diversi i trattamenti rivolti all’autismo[10]. Gli unici però supportati da studi scientifici sulla loro validità sono gli interventi di tipo comportamentale e quelli di tipo farmacologico.

Gli interventi più efficaci risultano spesso essere quelli effettuati in età precoce[11] e sono basati innanzitutto su un training altamente strutturato e spesso intensivo adattato individualmente al bambino. I terapisti lavorano sullo sviluppo delle capacità sociali e di linguaggio. Poiché i bambini imparano tanto più efficacemente quanto più sono piccoli, questo tipo di terapia dovrebbe iniziare il più presto possibile.

L’impiego dei farmaci è volto alla riduzione o all’estinzione di alcuni comportamenti problematici come l’auto-aggressività o di disturbi associati come l’epilessia e i deficit di attenzione, con il preciso fine di evitare ulteriori aggravamenti[12].

 

Come si può iniziare a insegnare a un bambino autistico

Il bambino autistico impara soltanto se guidato da un contesto di apprendimento ben strutturato, chiaro e prevedibile. Questo, tuttavia, vale anche, in linea di massima, anche per adolescenti e adulti.

A differenza di altri bambini o adolescenti, il bambino autistico raramente impara in modo spontaneo o incidentale o per semplice imitazione o spiegandogli solo verbalmente ciò che deve fare.

Essendo le sue difficoltà di fondo legate all’incomprensione del mondo sociale, convenzionale e simbolico della nostra realtà quotidiana e alle relative complessità di comunicazione è necessario saper discriminare ciò che è essenziale da ciò che è secondario, ciò che è astratto da ciò che è concreto. Quindi, del nostro mondo così complesso gli si possono insegnare solo semplici regole, ma non gli aspetti più compiuti, e ancora più difficilmente gli aspetti emotivi dei nostri comportamenti. Si tratta di saper individuare le priorità fondamentali per una vita il più possibile sicura e autonoma. Molto invece può imparare degli aspetti concreti della realtà.

In linea generale, valgono le seguenti raccomandazioni:

– Predisporsi sempre positivamente e adottare un modo educativo e d’istruzione stimolante ed entusiasmante

– Per iniziare, individuare un obiettivo molto semplice per il quale dimostra già qualche tentativo di comprensione, di interesse e di esecuzione.

– Evitare istruzioni verbali date con frasi molto lunghe.

– Stimolare e incoraggiare il bambino autistico nelle sue aree di talento.

– Non dare per scontato che una persona non possa fare qualcosa solo perchè ha l’autismo. Non farsi influenzare dal quoziente intellettivo persona perché è molto difficile misurarlo esattamente nelle persone con autismo.

– Parlare in modo lento, chiaro e specifico, aiutandosi anche con oggetti.

– Aver pazienza nei tempi, poiché le persone con autismo possono impiegare più tempo rispetto agli altri nel fare le cose.

– Usare un approccio positivo, evitando commenti sgradevoli e incoraggiando i comportamenti positivi con elogi verbali e rinforzi fisici (carezze, complimenti, “batti cinque, e così via).

– Non alzare mai la voce o minacciare punizioni, piuttosto aiutare il bambino (ad esempio se si è detto di sedersi e il bambino non lo fa, ripeterlo almeno un’altra volta e, se non ubbidisce, prenderlo dolcemente e accompagnarlo alla sedia).

Non chiedere di fare qualcosa, ma dire di farlo senza usare toni eccessivamente autorevoli.

– Non permettere mai che una domanda posta rimanga senza risposta. Quindi avere pazienza nei tempi di risposta e incoraggiare alla replica.

Evitare rumori molesti, risate forti e fonti di luce intermittenti.

Poiché i bambini non riescono a capire completamente e a prestare attenzione a tutte le indicazioni ambientali che annunciano che sta per avvenire una transizione (ad esempio si avvicina l’orario di uscita da scuola) devono essere avvisati quando un’attività deve terminare (“tra cinque minuti si esce, prepariamoci”) o deve iniziarne un’altra (“quando finiamo questo puzzle faremo matematica”). Allo stesso modo devono essere preparati se se sta per accadere qualcosa di insolito (inizia un temporale e si avvisa che potrebbero verificarsi lampi e tuoni) o spaventoso (“tra cinque minuti suonerà la campanella”).

– Insistere affinchè un compito assegnato sia portato a termine, aiutandosi con rinforzi verbali (“tu sei bravo, fammi vedere come lo fai”).

– Non bloccare repentinamente il bambino dal corso della sua routine se non pericolosa per sé e gli altri.

Per insegnare loro in modo efficace, dobbiamo prima ottenere la loro attenzione con piccole furbizie (Se il bambino non guarda l’insegnante e sembra distratto, aspettare e, quando egli avrà incrociato lo sguardo con l’insegnante, anche con un piccolissimo contatto oculare, occorre elogiarlo per il “bello sguardo” presentandogli contemporaneamente un’attività didattica).

– Istruire i genitori per utilizzare una strategia comune[13].


 

Bibliografia

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[1] Cfr. Pizzamiglio M. R., Piccardi L., Zotti A., Lo spettro autistico. Definizione, valutazione e riabilitazione in neuropsicologia, Franco Angeli, Milano, 2008.

[2] Cfr. H. Asperger, Bizzarri, isolati e intelligenti. Il primo approccio clinico e pedagogico ai bambini con SA, Erickson, Trento, 2003; P. Accardo, B. Y. Whitman, Dizionario terminologico delle disabilità dello sviluppo, trad. it. Armando, Roma, 2007, p. 344.

[3] Cfr. M. R. Pizzamiglio, L. Piccardi, A. Zotti, Lo spettro autistico. Definizione, valutazione e riabilitazione in neuropsicologia, Franco Angeli, Milano, 2008, pp. 27-28.

[4] Cfr. P. Accardo, B. Y. Whitman, Dizionario terminologico delle disabilità dello sviluppo, cit., pp. 351-352.

[5] Cfr. K. Hunter, Sindrome di Rett, Vannini, Gussago (Bs), 2005; M. R. Pizzamiglio, L. Piccardi, A. Zotti, Lo spettro autistico. Definizione, valutazione e riabilitazione in neuropsicologia, cit. pp. 31-55.

[6] B. Dalla Piccola, R. Mingarelli, A. Giannotti, M. C. Digilio, V. Volterra, S. Vicari, Linee guida per la sindrome di Williams, «Rivista Italiana di Pediatria (IJP)», 26, 2000, pp. 244-253.

[7] L. Cottini, a cura di, L’autismo. La qualità degli interventi nel ciclo della vita, Franco Angeli, Milano, 2010, p. 58.

[8] Sulle varie teorie sull’origine dell’autismo cfr. L. Wing, I bambini autistici. Una guida per i genitori, trad. it., Armando, Roma, 2000, pp. 43-50; D. Ianes, Facciamo il punto su l’autismo, Erickson, Trento, 2009, pp. 18-21; L. Cottini, a cura di, L’autismo. La qualità degli interventi nel ciclo della vita, cit., pp. 57-60.

[9] Cfr. S. Vicari, G. Valeri, L. Fava, L’autismo. Dalla diagnosi al trattamento, il Mulino, Bologna, 2012, p. 3.

[10] National Research Council, Educating Children with Autism, Committee on Educational Interventions for Children with Autism. Catherine Lord and James P.McGee, eds. Division of Behavioral and Social Sciences and Education, National Academy Press, Washington, 2001.

[11] Cfr. sull’argomento C. Maurice, G. Green, S. C. Luce, L. Nota, S. Soresi, Intervento precoce per bambini con autismo, Edizioni Junior, Bergamo, 2005.

[12] Cfr. anche P. Kluth, P. Schwarz, Valorizzare gli interessi ristretti nei bambini con autismo. Spunti e strategie per impostare la didattica e migliorare le relazioni sociali, Erickson, Trento, 2011; D. J. Cohen, F. R. Volkmar, E. Micheli, Autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo. Strategie e tecniche di intervento, vol. II, Vannini, Gussago (BS), 2005. Quest’ultimo saggio è la seconda parte della traduzione italiana dell’Handbook of Autism and Pervasive Developmental Disorders.

[13] Sull’argomento cfr. F. Cottone, G. Pelagatti, Insegnare ai bambini con disturbi dello spettro autistico. Attività su lettere, numeri, forme e colori, Erickson, Trento, 2012; K. A. Quill, G. Vivanti, S. Congiu, a cura di, Comunicazione e reciprocità sociale nell’autismo. Strategie educative per insegnanti e genitori, Erickson, Trento, 2007; S. Freeman, L. Dake, Il linguaggio verbale nell’autismo. Strategie di insegnamento per bambini con disturbi dello spettro autistico, Erickson, Trento, 2007.

Osservatorio sull’inclusione scolastica

Si è tenuta il 27 novembre, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la riunione di insediamento del nuovo Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica. Erano presenti i rappresentanti delle Associazioni di persone con disabilità e dei loro familiari più rappresentative a livello nazionale, i rappresentanti dell’Amministrazione centrale e periferica del Miur e quelli di altri Ministeri competenti in tema di diritti delle persone con disabilità, oltre ai presidenti delle principali società scientifiche e professionali. Ha presieduto i lavori la Capo di Gabinetto Sabrina Bono.

“L’Osservatorio sarà uno spazio essenziale e molto operativo di confronto. Abbiamo chiesto ai partecipanti – sottolinea la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli – di lavorare insieme al Ministero in questa fase di attuazione dei decreti della legge 107 del 2015. Come ho più volte ricordato i decreti attuativi rappresentano una delle parti più qualificanti della riforma. Dobbiamo lavorare insieme, ognuno per la propria parte, per consentire una attuazione rapida ed efficace delle norme che metta al centro le nostre ragazze e i nostri ragazzi”. Il Miur, in particolare, ha proposto all’Osservatorio di attivare un gruppo di lavoro per ciascuna delle deleghe della legge 107. L’Osservatorio si darà anche un regolamento interno per coordinare i due organismi nei quali si articola: Comitato Tecnico scientifico e Consulta delle Associazioni. Il regolamento sarà predisposto entro metà dicembre per consentire un veloce avvio dei gruppi di lavoro.

La scuola pubblica, madre o matrigna degli studenti con disabilità?

La scuola pubblica, madre o matrigna degli studenti con disabilità?(*)

di Simonetta Morelli

L’anno della maturità è quello in cui tutti i ragazzi attrezzano sogni e li riempiono di un potere sfacciato. Dopo gli esami, faranno i conti con la vita da adulti e non sempre potranno frequenterare l’università. Impegnarli sarà un problema perché il mondo del lavoro, oltre che avaro di occasioni, è spesso avaro di solidarietà. Un mondo occupato in gran parte da persone di mezza età non può essere accogliente per un diciannovenne; a tratti è cinico con chi è disorientato, a maggior ragione se ha una disabilità cognitivo-relazionale e non è in grado di rappresentare se stesso.

A questo pensavo nei primi giorni di giugno, gli ultimi di scuola, mentre con il professore di sostegno ponevamo le fondamenta per il nuovo e ultimo anno scolastico di mio figlio, per accompagnarlo fuori dalla scuola senza abbandonarlo. A fine agosto, con una telefonata – voce affranta e tanto coraggio – il professore mi ha informato che non avrebbe accompagnato il suo alunno per alcuni mesi: un infortunio lo stava costringendo a un lungo ricovero ospedaliero.

Per alcuni secondi non sono riuscita a parlare. Oggi, aspetto che un supplente accetti la nomina solo per alcuni mesi, fino a Natale, e spero che mio figlio, quando tornerà a scuola, accetti il cambiamento.
E quel dolore che prende la forma appuntita della rabbia, quella dei genitori degli alunni con disabilità, quest’anno non lo ascolto. Piuttosto lo rivendico per me ma al contrario: non per lamentarmi ma per ricordare, per lasciarmi traboccare di riconoscenza e per mettere in fila i fondamentali che la scuola pubblica mi ha lasciato.

La scuola narrata dai media è un colabrodo, una pena, quasi un’indecenza in cui talvolta singoli eroi salvano situazioni disperate. Oppure in cui vittime innocenti subiscono ingiustizie tanto più odiose quanto più è delicata la condizione di fragilità. Narrazioni estreme che si incardinano su dati di realtà innegabili ma che non rendono conto della vita vera delle persone che, è pur vero, non senza difficoltà fanno la fatica di cercare soluzioni. E magari le trovano, non perfette ma di buon senso, in una «normalità» di strepitosa bellezza che non fa notizia ma c’è. Quando i media vorranno cercare le storie di fatica e bravura incastonate in un sistema così difficile da vivere, avranno reso un servizio vero creando reti di condivisione e conoscenza della realtà tutta, non a metà: quella della scuola buona che c’è sempre stata.

Qui si sono scoperti e giocati i talenti dei ragazzi con disabilità: difficoltà e bellezza, progettualità e visioni; tentativi, cadute e rialzate. Nel bene e nel male la scuola pubblica c’è stata. Per questo l’anno scolastico che chiude definitivamente non un capitolo ma quasi tutta la vita di mio figlio è così importante.
A scuola ho imparato anch’io, da madre, a non contrappormi, ad ascoltare ulteriormente proprio quando il timore di una delusione rodeva testa e anima come un tarlo, lasciando posto solo alla «pancia». Abbassare le difese per prima ha permesso ai miei interlocutori di abbandonarsi del tutto al rapporto con la famiglia. Insieme abbiamo imparato a fare squadra per il bene del loro alunno, mio figlio.

La scuola pubblica può essere anche matrigna, a causa di dirigenti che non rendono conto dello spirito delle leggi che, in Italia, hanno preceduto di molti anni la convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità. La scuola pubblica è l’unico ambiente inclusivo per legge; qui i ragazzi con disabilità si appropriano, con decisione anche se più lentamente rispetto agli altri, della propria identità civile. «Studente» c’è scritto alla voce professione, sulla carta d’identità di mio figlio, anche se non è in grado di studiare. È un cittadino di questa Repubblica che a diciotto anni ha ricevuto il certificato elettorale, anche se non è in grado di votare. Il valore civile di queste scelte dello Stato è altissimo.

La scuola non è un parcheggio. Infatti a scuola si verifica e si mette in discussione anche l’operato di tutti quei professionisti che hanno accompagnato l’alunno fin lì. Le scuole che non si adeguano, che non accolgono, che non prevengono gli atti di bullismo, che eseguono il compitino dell’applicazione della legge, realizzano una pseudo-inclusione, quelle sì, diventano parcheggi per ragazzi.

Anche stare a scuola è una competenza da acquisire, per tutti gli alunni, con e senza disabilità. Per i ragazzi con disabilità intellettivo-relazionale quel pugno di anni scolastici è tutto ciò che avranno in termini di relazione autentica. Per questo il principio dell’inclusione scolastica ci riguarda tutti insieme: dirigenti scolastici e insegnanti curricolari, non solo di sostegno; genitori di tutti gli alunni, non solo di quelli con disabilità. Non sentirsi direttamente coinvolti nelle questioni, non è una giustificazione.

Ai genitori che verranno, non ho altro da lasciare se non la testimonianza di diciotto anni combattuti e appassionati che rendo volentieri per amore di giustizia nei confronti di chi a vario titolo ci ha accompagnato. Sia testimonianza d’amore per i ragazzi della V D che ancora aspettano il loro compagno più fragile. Sia scudo per tutti i docenti appassionati e i dirigenti visionari che ho conosciuto, anche fuori dalle scuole di mio figlio. Sia d’auspicio per chi arriverà dopo di noi, ogni anno, per tutto il tempo che verrà.


(*) blog Invisibili – Corriere.it
http://invisibili.corriere.it/2017/09/26/la-scuola-pubblica-madre-o-matrigna-degli-studenti-con-disabilita/

FAQ Handicap e Scuola – 60

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv.
Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

 

Sono mamma di una bimba con disabilità grave e che necessità per questo di essere assistita in tutte le sue attività quotidiane.
Il problema che ad oggi mi si presenta è quello della somministrazione dei pasti a scuola.
E’ una bambina con problemi di disfagia ma alla quale non è particolarmente complicato dare il pasto.
L’insegnante di sostegno si è da subito resa disponibile nel farlo ma le è stato riferito che non può per legge. E’ vero? Ci sono riferimenti normativi ai quali far riferimento?

Non è compito dei docenti imboccare i bambini durante i pasti; tale compito è affidato ai collaboratori scolastici (riferimento: CCNL, art. 47, tab. A). Nella Tabella A del Contratto, infatti, è riportato che i compiti dei collaboratori scolastici riguardano: la “vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche”.
Al Dirigente Scolastico spetta il compito di assegnare l’incarico a uno dei suoi collaboratori scolastici, richiedendo, come nel caso descritto, di assistere durante i pasti l’alunno e, quindi, di imboccarlo; a tal fine, al collaboratore o alla collaboratrice sarà consentito frequentare un corso di aggiornamento fruendo, di conseguenza, di un aumento stipendiale.

Sono la mamma di un ragazzino di 12 anni, autistico. Quest’anno deve iniziare le scuole medie ma si rifiuta di frequentare la scuola,mentre frequenta un centro specializzato con molta serenità e facendo progressi. Vorrei sapere se fosse possibile frequentare il centro al posto della scuola dell’obbligo.

Suo figlio rientra nell’obbligo scolastico, pertanto dovrà iniziare a frequentare la scuola. Non avendo ancora iniziato a frequentare la scuola, non è dato sapere se anche nel contesto scolastico egli sperimenterà vissuti di serenità, facendo altrettanti progressi. Peraltro le attività che egli sperimenta al centro potrà continuare a viverle, ma nelle ore extrascolastiche, mentre è importante che egli frequenti anche la scuola con i suoi compagni e che apprenda quanto per lui previsto nel percorso scolastico.  Le suggeriamo di chiedere la convocazione urgente del GLHO, al fine di individuare, insieme ai docenti della classe e agli specialisti, sia le strategie che possano favorire la permanenza di suo figlio, insieme ai suoi compagni, in classe, sia le attività che maggiormente possano sostenere la motivazione e l’interesse nei confronti della proposta scolastica.

Mio fratello ha frequentato l’istituto agrario seguendo il pei. Ha svolto l’esame di stato e mi hanno sempre detto che non sarebbe stato rilasciato un vero e proprio diploma di maturità ma bensì un ‘attestato di frequenza’. Adesso però mi sorge un dubbio.. con questo titolo potrà sostenere eventuali concorsi che richiedono appunto dei titoli di studio?

Potrà partecipare a quei concorsi per i quali possiede il titolo di studio, ovvero, immaginiamo, il diploma di scuola secondaria di primo grado (ex scuola media).

Sono la mamma di una ragazza disabile art. 3 comma 3 diagnosi a d h d tranquilla anche troppo.. si rifiuta di andare a scuola , dice che nn se la sente è in classe non parla.. dall’inizio dell’anno ci è andata pochissimo… a casa studia con un insegnante… cosa si può fare?

Inoltri richiesta alla scuola per la convocazione urgente del GLHO: in quella sede affrontate la situazione insieme agli insegnanti e agli specialisti, al fine di individuare sia le modalità per favorire la permanenza, insieme ai suoi compagni, in classe, sia le strategie che la aiutino a ritrovare motivazione e interesse nei confronti della proposta scolastica.

Sono operatore socio sanitario, con esperienza di almeno dieci anni.E’ possibile sapere come e dove bisogna rivolgersi per entrare nelle scuole?

Nella scuola, per gli alunni e gli studenti con disabilità, viene richiesta l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale. Le suggeriamo di rivolgersi alle singole cooperative che, tramite il Comune o altri Enti, impiegano il loro personale, in questo caso come “assistenti ad personam”, nelle scuole; potrà essere accettato dalla cooperativa come dipendente oppure come socio lavoratore.
Tali cooperative, in genere, per svolgere l’attività presso la scuola primaria o secondaria di primo grado, sono convenzionate con i comuni, mentre per le scuole secondarie di secondo grado con le Regioni, le province o i comuni o gli ambiti territoriali, a seconda delle singole norme regionali.

Sono docente sostegno T.I. lavoro 3° classe primaria 22h con un bimbo disprassico verbale che l’anno scorso ha svolto programmazione ob.vi minimi classe x matematica e personalizzata lingua italiana. (non solo semplificazione contenuti ma proposte differenziate).
La mamma questo anno ha richiesto FS Disabilità un incontro docenti team al più presto x definizione PEI. Purtroppo noi docenti fino a metà ottobre siamo impegnati in riunioni collegiali e pertanto non possiamo riceverla. Ma io mi chiedo a parte le modalità e i tempi normativa ,durante l’incontro calendarizzato con la mamma dobbiamo presentare PEI articolato nei obiettivi dettagliati o negli obiettivi generalie con metodologie didattiche di intervento? La definizione PEI l’anno scorso l’abbiamo svolta durante il GLHO con la famiglia e i genitori.

La programmazione per “obiettivi minimi” non è prevista da alcuna norma che riguarda il percorso formativo degli alunni con disabilità; per loro, infatti, è necessario adottare, come previsto dalla normativa vigente, un percorso “individualizzato”, costruito specificamente sulla base delle capacità e delle potenzialità possedute da ciascun alunno.
A differenza della secondaria di secondo grado (che prevede oltre a quella semplificata l’eventuale programmazione differenziata), nella scuola primaria la programmazione dovrà essere semplificata o la stessa della classe frequentata.
In relazione al PEI: La richiesta da parte dei genitori per la definizione del PEI è legittima. Nel corso dell’incontro che, immaginiamo, sarà calendarizzato a breve, i docenti della classe devono presentare una bozza di programmazione da condividere con il gruppo di lavoro. La programmazione, come normalmente avviene, si articola nella definizione degli obiettivi individualizzati (comprensivi di obiettivi generali, trasversali, metodologie didattiche, modalità di svolgimento delle verifiche e criteri di valutazione), coerentemente collegati con quelli della classe (i cui riferimenti sono ripresi dal Curricolo adottato dall’Istituzione scolastica).
Il PEI va concordato congiuntamente dai componenti del gruppo di lavoro (famiglia, specialisti e docenti della classe), pur restando di specifica pertinenza della scuola la programmazione curricolare, e, sempre congiuntamente, tale documento viene firmato da tutti nel corso di tale incontro.

Sono un’insegnante di scuola elementare, ho accettato una nomina da gae. Non sono abilitata sul sostegno ma avendo accettato un posto su sostegno mi è stato affidato un caso difficile, un bambino con gravi problemi psicofisici. Ho parlato con il DS dicendo che non sono capace a gestire il bambino anche perché sono già finita in ospedale a causa sua con una prognosi di 10 giorni. Nessuno sembra voglia ascoltarmi. Cosa devo fare? A chi mi devo rivolgere?

I docenti, seppur privi di specializzazione sul sostegno, possono essere incaricati su posto di sostegno, come il caso da lei descritto. Per quanto riguarda la sua richiesta, le suggeriamo di chiedere la convocazione urgente del GLHO, gruppo di lavoro, al quale partecipano, di diritto, tutti gli insegnanti della classe (insista sulla partecipazione di tutti), la famiglia o gli esercenti la responsabilità genitoriale, gli specialisti dell’ASL e chieda anche che a questo incontro partecipi personalmente il Dirigente scolastico.
In quella sede dovrete analizzare la situazione e concordare le strategie necessarie; tenga presente che l’alunno non è solamente “suo” e che tutti i docenti della classe sono “suoi” insegnanti e quindi devono partecipare al processo formativo.
Verbalizzate quanto stabilito, avendo cura di specificare i compiti di ciascuno, al fine di assicurare un positivo e proficuo percorso scolastico all’alunno.

Ho una amica che è un insegnante di sostegno e gli è stato affidato un bambino di 6 anni che ancora frequenta la scuola elementare… naturalmente questo bambino è una persona che ha dei problemi comportamentali.. la domanda è….. lei è una ragazza di bassa statura e questo bambino è molto aggressivo e lei non può contenerlo, può chiedere alla preside di cambiare bambino e la preside può rifiutarsi..

L’azione di intervento educativo-didattico non è compito esclusivo del docente di sostegno, ma di tutti gli insegnanti della classe, proprio perché il docente di sostegno è assegnata ad una classe, mentre il bambino (ogni bambino della classe) è affidato a tutti gli insegnanti che lavorano in quella classe.
Se il GLHO ritiene necessaria la presenza di un assistente ad personam, lo stesso gruppo può inserirlo nel PEI dell’anno successivo, anche se tale figura non è indicata nella Diagnosi funzionale; l’art. 13 comma 3 della legge n. 104/92, infatti, prevede la possibilità che l’assistente per l’autonomia venga nominato dal Comune (eventualmente in convenzione con una cooperativa), al quale deve essere inoltrata formale richiesta da parte della scuola, in fase di attivazione di risorse sulla base di quanto specificato nel singolo PEI.

Dove si presenta la domanda per far parte delle cooperative che assistono i diversamente abili nelle scuole?

Le richieste vanno rivolte alle singole cooperative per essere accettati come soci lavoratori o come semplici dipendenti. Se si tratta di lavorare presso scuole dell’infanzia, scuole primarie o scuole secondarie di primo grado, le cooperative, normalmente, sono convenzionate con i comuni; per le scuole secondarie di secondo grado, possono occuparsi di ciò le Regioni, le province o i comuni o gli ambiti territoriali, a seconda delle singole norme regionali.

Sono la madre di un bambino autistico iscritto all’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado.
Mio figlio non parla e scrive ma solo in mia presenza. Gli piace molto studiare e quando gli si chiede da grande cosa immagina di fare, lui risponde che, conscio che non sia un lavoro, vorrebbe, appunto, continuare a studiare.
Da quando ha tre anni legge, studia, disegna con me. Se accompagnato da altri la sua interazione si riduce ai minimi termini: scrive solo qualche parola e soprattutto urla disperato.
Ha conoscenze e competenze coerenti con la sua età. Non usa sussidi di alcun tipo, ma pretende che io sia con lui.
Il comportamento no: si agita tanto che la mia presenza è resa indispensabile dal fatto che in momenti di stress tende a farsi del male.
Pertanto pare che non potrà sostenere l’esame di terza media. Io non potrò presenziare agli scritti ed è prevedibile che lui sarà così disperato da farsi molto male. Davvero non c’è modo che possa sostenere l’esame in forma diversa che preveda la mia presenza? La presenza di uno o più testimoni che controllino che io non gli suggerisca nulla non è un problema.

Favorire l’autonomia e l’indipendenza sono compiti molto importanti che la scuola, in alleanza con la famiglia, persegue, oltre a quelli indicati dalla legge 104/92. Essere tanto presenti da diventare insostituibili, creando una forma di dipendenza, potrebbe giovare ben poco ad una persona, anche a suo figlio.
Le suggeriamo di iniziare una graduale e progressiva azione di distacco, in modo da far sì che suo figlio possa autodeterminarsi ed effettuare le sue personali e libere scelte. Acquisita l’autonomia, non si porrà la questione dell’esame di stato.

Sono un insegnante di sostegno della secondaria di secondo grado. Con l’educatore con cui collaboro vorremmo predisporre un progetto che prevede delle uscite in orario curricolare con un’allieva per fare piccole attività quotidiane (spesa, autobus, etc…). Premesso che in questo caso sarebbe più opportuno che l’uscita fosse fatta insieme all’insegnante e all’educatore, mi è stato detto che per legge l’educatore non può fare tali uscite da solo ma deve sempre essere insieme al docente di sostegno. Vorrei sapere se questo corrisponde al vero e quali sono i riferimenti normativi.

Gli alunni sono affidati dalla famiglia agli insegnanti della classe, che ne sono responsabili, mentre l’assistente è assegnato a uno specifico alunno, ma la responsabilità è dei docenti della classe in servizio (così come per gli altri alunni della classe). Pertanto l’uscita dalla scuola deve prevedere sempre la presenza di un docente.

In caso di alunno con handicap grave iscritto ad un liceo, chi deve provvedere al cambio del pannolino?

La nota ministeriale Prot. 3390/01 stabilisce che è compito dei collaboratori l’assistenza igienica totale degli alunni con disabilità, compito peraltro previsto dal contratto.
Infatti gli artt. 47 e 48 e l’allegata tab. A del CCNL del 2003 (e i successivi) stabiliscono che, per l’attività di assistenza igienica, il DS deve attribuire l’incarico a un collaboratore scolastico (o a una collaboratrice), il quale acquisisce il diritto a seguire un corso di aggiornamento e un aumento stipendiale.

Sono un insegnante di ruolo nella scuola dell’infanzia. Quest’anno è arrivato un bambino non vedente e gli sono state date 25 ore, il massimo. Nella stessa scuola è presente anche un bambino affetto da autismo che frequenta l’ultimo anno ed ha solo 12,30 di assistenza.
Il mio dirigente vuole che io faccio 12,30 su questo bimbo e 12,30 sul bambino non vedente.
Tra l’altro quest’ultimo ha per ore 9 la settimana un’assistente mandata dall’Unione ciechi a fare un progetto e che lo segue anche due volte la settimana, il pomeriggio.
Vorrei sapere se è una cosa regolare che il dirigente divida la cattedra di 25 ore sopratutto in presenza di un bambino con una certa gravità??
Il dirigente lo spiega dicendo che i bambini si devono abituare a diverse figure.

Le ore assegnate ad un alunno non possono essere ridotte arbitrariamente in corso d’anno. Provi a contattare il referente dell’Ufficio scolastico regionale, sperando che convinca il Dirigente scolastico a ritirare la sua riduzione arbitraria. In caso di risposta negativa, non resta che un intervento della famiglia, che deve chiedere l’applicazione di quanto previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 2017. In ultima istanza non resta che presentare ricorso facendo riferimento al PEI o alla Diagnosi Funzionale, richiamando in questo caso non solo la sentenza citata, ma anche la Sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010, che stabilisce il rapporto 1:1 per gli alunni certificati in base all’articolo 3 comma 3 della legge 104/92 (in questo caso 25 ore settimanali) e la Sentenza, sempre della Corte Costituzionale n. 275/2016.

Sono la mamma di una bambina di quasi 4 anni con sindrome di Down, siamo al secondo anno di asilo e per fortuna ci è stata assegnata la stessa insegnante di sostegno dell’anno scorso con 25h.Stamattina mi informano pero che il dirigente ha deciso di smezzare le sue ore per coprire un altro bambino, la mia domanda è, è possibile farlo? c è una legge che glielo consente? …ed io oltre al ricorso al Tar x il quale sappiamo ci vorrà tempo, cosa potrei fare nell’immediato per far sì che le ore restino quelle decise dal provveditorato?

È abbastanza insolito che il Dirigente modifichi le ore assegnate dopo l’avvio dell’anno scolastico. Le ore assegnate ad un alunno non possono essere ridotte arbitrariamente, neppure per sostenere altri alunni. Provi a contattare il referente dell’Ufficio scolastico regionale, sperando che convinca il Dirigente scolastico a ritirare la sua riduzione arbitraria, inoltrando contestualmente la richiesta di ulteriori ore (per gli altri alunni).
Nel caso questo intervento non andasse a buon fine, non resta che inoltrare ricorso, facendo riferimento al PEI e alla sentenza della Corte costituzionale n. 80/2010, e chiedendo di applicare la sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 2017.

Sono la mamma di una bambina di 9 anni, inserita nella scuola primaria del mio paese. Mia figlia ha una certificazione di handicap legge 104, art 3 comma 3.
Tre volte la settimana è seguita in un centro di riabilitazione motoria dove effettua logopedia.
Ogni anno la scuola fa richiesta dell’assistente specialistica (educatore).
Purtroppo però ogni anno a settembre …mi trovo a lottare con i mulini a vento.
L’ente comunale eroga il servizio dopo lunghissimo tempo rispetto all’inizio della scuola …anche gennaio.
Cosa posso fare? Come muovermi?
È possibile poter fruire dell’educatore anche a casa ma sempre pagato dal comune? Come?

Dovete insistere, parlando anche col Prefetto, affinché il comune assegni l’educatore oppure attribuisca i fondi o alla scuola (che provvede a trovarlo) o alla famiglia (che deve dare una ricevuta, ottenendo l’autorizzazione della scuola al suo ingresso).
Il comune di solito paga o l’assistente a scuola o a casa.

SONO UNA DSGA DI UN CIRCOLO DIDATTICO. IN QUESTA ISA CI SONO ALCUNI BAMBINI CHE HANNO BISOGNO DEL CAMBIO DEL
PANNOLINO. CHIEDO SE IL COLLABORATORE SCOLASTICO E’ TENUTO A SVOLGERE QUESTO COMPITO.

Dovrebbe fornirci maggiori indicazioni: il suo quesito riguarda gli alunni con disabilità?
La normativa in materia di integrazione scolastica prevede che l’assistenza di base a favore degli alunni con disabilità sia espletata dai collaboratori scolastici,
Già la nota ministeriale Prot. 3390/01 stabilisce che è compito dei collaboratori l’assistenza igienica totale degli alunni con disabilità, compito peraltro previsto dal contratto.
IL CCNL del 2003 e successivi, infatti, agli artt. 47 e 48 e all’allegata tab. A, stabiliscono che, per l’attività di assistenza igienica, il DS deve dare l’incarico ad un collaboratore scolastico, il quale, in questo caso, acquisisce il diritto a seguire un corso di aggiornamento e un aumento stipendiale.
A fronte di rifiuto di eseguire l’ordine di servizio del DS (anche se ancora non ha frequentato il corso di aggiornamento), la Cassazione recentemente ha condannato due collaboratrici scolastiche per inosservanza dei doveri di ufficio, condannandole anche al risarcimento dei danni.

Nella nostra scuola una nostra alunna maggiorenne frequenta il quinto anno.
La ragazza, seguita dai servizi sociali e vissuta per un periodo in casa famiglia, ha perso ogni diritto di assistenza compiuti i diciotto anni. La revisione della 104 (art. 3 comma 1) non è andata a buon fine, pertanto la ragazza, da quest’anno, non ha più diritto al sostegno scolastico, né all’assistenza specialistica.
Non essendo più seguita dal servizio disabili adulti, nessuno può concederle un CIS, con il quale, almeno, si potrebbero richiedere alcune ore di sostegno scolastico.
La ragazza, con importanti problemi familiari e disturbi dell’alimentazione, un lieve ritardo cognitivo e difficoltà di apprendimento, ha sempre frequentato la scuola con un orario ridotto ed è stato adottato per lei, fin dal primo anno delle superiori, un PEI differenziato e non è assolutamente in grado di superare il quinto anno con un piano educativo didattico riferibile agli obiettivi minimi.
Qualora il Consiglio di classe considerasse l’alunna con BES, come potremmo giustificare comunque una programmazione differenziata per assicurarle un attestato di frequenza con la regolare certificazione delle competenze acquisite? Come superare questo ostacolo senza un insegnante di sostegno?

Da quanto scrivete, la studentessa è stata sottoposta a visita: non viene specificato, ma da quanto scrivete pare che sia già stato ufficializzato l’esito della nuova visita. Pertanto, sulla base della valutazione sanitaria, la studentessa non è stata più certificata come alunna con disabilità.
Questo significa che la documentazione agli atti risulta decaduta, pertanto la studentessa non può più essere considerata come “alunna non con disabilità” e valutata come vengono valutati i compagni. Anche le vostre affermazioni risultano non proprie, in quanto voi affermate che la studentessa presenza una “disabilità intellettiva lieve”; se così fosse ciò risulterebbe dalla documentazione.
Potreste, come consiglio di classe, ipotizzare di individuare l’alunna come alunna con BES, ma sicuramente non è ipotizzabile un curricolo differenziato e neppure l’assegnazione alla classe del docente specializzato per il sostegno.

Sono la mamma di una bambina certificata alunna disabile art 3 coma 1 dalla commissione asl ed anche riconosciuta disabile art 3 coma 3 da commissione INPS.
Gli specialisti che seguono mia figlia hanno richiesto la certificazione per poterla aiutare in classe con un educatore ed un minimo sostegno alla didattica (6 ore educatore e 4 ore didattica- soffre di disturbo d ansia reattiva e dsa).
Ieri durante l’incontro con equipe specialistica, il direttore della scuola (e’ una scuola parificata) e la maestra, il direttore si e’rifiutato di accettare la certificazione alunno disabile volendo egli fare un osservazione sulla bambina e dicendo che il compito educativo e’della maestra e non vuole quindi aggiungere un’altra figura in classe che aiuti la bambina.
Può il direttore fare questo?
Come mi devo comportare come madre?

La scuola non può rifiutare la certificazione di alunno con disabilità, peraltro rilasciata dall’ASL. Pertanto, se necessario per il percorso formativo dell’alunno e quindi indicato nella diagnosi funzionale, il docente di sostegno (così come l’eventuale educatore) deve essere assicurato, in conformità a quanto prevede la normativa vigente in tema di integrazione scolastica.
Occorre tuttavia sapere che se trattasi di una scuola paritaria, ma non anche elementare parificata, lo Stato non paga il docente per il sostegno. CI sono sentenze della Cassazione che impongono alla scuola di pagare il docente per il sostegno. Però dovreste fare causa alla scuola.

Sono un’educatrice che lavora presso una comunità terapeutica per disabili psichici, accompagnando una delle nostre utenti a scuola sono venuta a conoscenza dell’esistenza della figura dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione. Vorrei chiedere se si tratta di un educatrice laureata e se sono alla dipendenza della scuola o del DSM.

L’assistente per l’autonomia e la comunicazione non dipende dalla scuola bensì, seppur non in maniera diretta, dal Comune per la scuola del primo ciclo e, per la nomina per le scuole di secondo grado, dalla Regione o altro ente, cui essa abbia dato la delega. In base all’art. 13 della legge 104/92 questa figura professionale provvede all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità, al quale viene assegnata. Al momento non esiste un profilo professionale nazionale e quindi il curricolo e la nomina variano da Ente locale a Ente locale; è l’Ente locale che dà in appalto questa figura alle cooperative.
Si informi nella sua zona come si procede.

Sono il padre di un bimbo diabetico di 4 anni. Lorenzo ha una certificazione di invalidità (legge 104/92 art.3 comma 3) redatta dalla commissione per l’invalidità civile.
So che la legge 104 prevede, anche per i minorati fisici, l’insegnante di sostegno e l’assistente per l’autonomia a scuola.
A quale ente devo rivolgermi per avere una certificazione valida per la scuola? La neuropsichiatria dell’ Asl mi ha risposto che non devo rivolgermi a loro perchè non si occupano di diabete e comunque visto che mio figlio non ha un ritardo mentale non ha diritto al sostegno.
È dunque sufficiente la certificazione di invalidità che è già in mio possesso o a chi devo rivolgermi per ottenere il certificato corretto da presentare a scuola?

Per alunni con diabete non è prevista la presenza del docente per il sostegno che non servirebbe, bastando i docenti della classe. Anche l’assistente per l’autonomia non pare sia necessario, essendo lo studente autonomo.
Occorre solo concordare con la scuola l’eventuale somministrazione dei farmaci prescritti in orario scolastico, che si basa sulla nota interministeriale Istruzione-Salute n. Prot 2312 del 2005.

Sono il padre di un bambino autistico di quasi quattro anni iscritto al secondo anno della scuola dell’infanzia. In seguito alla visita Inps del Gennaio 2017, il bambino è stato dichiarato con handicap ex art. 3, comma 3, l. 104/92. Abbiamo provveduto ad eseguire la diagnosi funzionale e a richiedere per l’anno scolastico 2017-2018 il sostegno per il minore. Solo ieri, in seguito a colloquio con la dirigente scolastica, abbiamo appreso che la medesima ha nominato una sola insegnante per due bambini, entrambi con la stessa patologia. Inutile rappresentarLe che il bambino da mesi segue una terapia cognitivo comportamentale secondo il metodo ABA, che l’Analista del Comportamento ha predisposto per lui programmi serrati e personalizzati, che il bambino in soli sei mesi ha fatto passi da gigante. In seguito alle mie rimostranze, la DS ha addiritturato osato affermare che il rapporto 1 a 1 ad oggi E’ VIETATO PER LEGGE! Come avrà capito sono intenzionato fermamente a ricorrere al Tar e a tutelare i diritti di mio figlio. La mia domanda è di natura procedurale. Non avendo ancora il PEI, ad oggi sarebbe piu opportuno diffidare da subito la scuola e il Miur a garantire il rapporto 1a1 oppure fare richiesta di accesso agli atti, ottenere il Pei e ricorrere al Tar.

Per quanto riguarda il PEI, formalmente, non può essere richiesto, perché deve ancora essere elaborato, subito dopo il Profilo Dinamico Funzionale, dal gruppo di lavoro composto dai docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’ASL.
Se le ore di sostegno riconosciute risultassero non sufficienti rispetto a quanto indicato nella Diagnosi Funzionale (rilasciata dall’equipe disciplinare alla famiglia), si può fare riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2010, che riconosce, per gli alunni con disabilità certificata art. 3 comma 3, il rapporto 1:1 (nel caso specifico pari a 25 ore settimanali). Peraltro appare scorretta l’affermazione che non si può più dare una cattedra a un solo alunno, poiché nessuna norma in tal senso esiste; se l’amministrazione scolastica non volesse assegnare la cattedra intera, limitandosi ad attribuire il rapporto 1:2 (mezza cattedra), anche in questo caso è possibile inoltrare ricorso in violazione della sentenza della Corte costituzionale.

Sono una mamma di una bimba disabile certificata da poco. Vorrei sapere se posso pretendere dalla scuola dell’infanzia paritaria la maestra di sostegno.

Le scuole paritarie devono garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità; nel caso specifico, trattandosi di scuola dell’infanzia, spetta alla famiglia intervenire economicamente per retribuire il docente di sostegno. In realtà una recente sentenza della V Cassazione, n. 21122/13, ha stabilito che il sostegno debba essere riconosciuto e che la scuola paritaria non possa chiedere ai genitori tale retta, in quanto essa è posta in carico allo Stato.

Può un ragazzo affetto da sindrome di down già diplomato presso un istituto d’istruzione secondario superiore e re-iscritto presso un istituto alberghiero, vista la sua passione per la cucina, usufruire di un educatore che possa accompagnarlo nel processo di apprendimento a scuola? Ci può essere un aiuto pubblico in tal senso?

Se lo studente necessita di qualcuno che lo accompagni nel processo di apprendimento, allora si dovrebbe pensare ad un docente; ma avendo già frequentato la scuola secondaria di secondo grado, fino al diploma, non è più possibile richiedere il docente per il sostegno. Al riguardo si aggiunge il parere del Consiglio di Stato che vieta le reiterazione di scuola secondaria di secondo grado.
In questo secondo percorso di scuola secondaria di secondo grado, pertanto, lo studente sarà accompagnato dai docenti della sua classe.

Sono la mamma di una studentessa disabile di 16 anni, a cui è stato assegnato un insegnante di sostegno dalla scuola secondaria di primo grado. Al termine dell’anno scolastico 2016/17 abbiamo deciso di far cambiare scuola a nostra figlia. Per accedere a questa nuova scuola, a settembre mia figlia dovra’ sostenere, come privatista, cinque esami integrativi. Pensavamo che potesse essere assistita da un insegnante di sostegno durante gli esami, ma in questi giorni ci è stato detto che poiché nostra figlia è formalmente ancora iscritta nella precedente scuola, ciò non è possibile. Alla nostra richiesta di essere almeno affiancata dall’assistente ad personam, che le è stata già assegnata per quest’anno scolastico (peraltro la stessa educatrice che l’ha seguita negli ultimi due anni anche nell’altra scuola e che già lavora nella stessa scuola dove mia figlia sosterrà gli esami), ci è stato detto che non era possibile nemmeno questo perché mia figlia, come privatista, non ha diritto all’assistenza di un docente della nuova scuola. Mi chiedo se ciò sia corretto, visto che l’assistente ad personam non è un docente della scuola, ma un facilitatore della comunicazione il cui lavoro dovrebbe proprio essere quello di “facilitare” il percorso anche scolastico del disabile a lui assegnato.

Per tutelare il diritto allo studio, la normativa per l’inclusione prevede che, ove necessario, siano riconosciute risorse per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale a favore degli alunni con disabilità. Inoltre per questa ragazza va applicato il Decreto sui criteri degli esami dei privatisti con disabilità; quindi la scuola deve assegnarle un docente che l’assiste durante le prove.
Ne consegue che, seppur nella condizione di privatista, sua figlia ha diritto a tali risorse, al fine di affrontare adeguatamente le prove di ammissione, che devono essere strutturate, in base all’art. 16 della legge 104/92, in base al PEI.

Sono un docente di scuola media e, riconosciuto invalido grave, mi avvalgo della legge 104 per permessi mensili; sulla mia invalidità si avvale anche di permessi per 104 mia moglie, dipendente comunale. Da diversi anni svolgo lavoro continuato come consulente psicologo presso la ASL. A scuola, quest’anno mi stanno ponendo il problema della incompatibilità tra la funzione docente e il mio rapporto con la ASL, anche facendo riferimento al mio avvalermi della 104. Posso ricevere chiarimenti per comportarmi di conseguenza?

A tutti i docenti lo stato giuridico consente l’esercizio di una professione autonoma, ma non un rapporto di lavoro dipendente da altro ente. È sufficiente chiedere l’autorizzazione al dirigente scolastico che non può negarla se l’attività professionale esterna non interferisce con l’orario dell’attività di insegnamento.
Se il DS comunque si oppone, senza ragionevole e comprovata motivazione, lei può rivolgersi all’Ufficio Scolastico Regionale.
Il fatto che lei sia persona con disabilità non le impedisce di svolgere contemporaneamente attività di insegnamento e professionale.

Una studentessa di un istituto superiore in situazione di handicap (art 3 comma 1) ha frequentato i primi 4 anni supportata da un docente di sostegno seguendo un percorso B viste le notevoli difficoltà cognitive.
Arrivata allla classe 5 i genitori vorrebbero toglierle il sostegno. Credo che sia necessaria una richiesta scritta e credo anche che sia importante che il consiglio di classe si tuteli verbalizzando il loro parere contrario a tale passaggio.
I genitori si dichiarano anche pronti ad una eventuale bocciatura pur di evitare l’assegnazione di un docente di sostegno.
Le chiedo conferma sulla regolarità di tale iter.

La presenza del docente per il sostegno è un diritto non un obbligo: i genitori, se vogliono, possono chiedere la rinuncia al docente per il sostegno. In questo caso occorre verbalizzare la decisione.
Per quanto riguarda l’alunno, se la famiglia si limita a rinunciare al solo docente e non ritira la documentazione, deve essere considerato come studente con disabilità a tutti gli effetti. Al Consiglio di classe, pertanto, spetta il compito di programmare il percorso educativo-didattico, definendo modalità di valutazione, criteri di valutazione, eventuali utilizzi di ausilio e quanto previsto dalla norma in materia.
Occorre tuttavia far presente alla famiglia che, anche con il docente per il sostegno, lo studente ha diritto, se supera l’esame di stato, al diploma e non compare nulla sul diploma circa la presenza del docente per il sostegno.

Scrivo da una ASL per l’inserimento in una scuola dell’infanzia di un bimbo affetto da grave disabilità.
Al bimbo, già inserito nella scuola da due anni, a seguito di aggravamento delle condizioni cliniche, è stata impiantata una PEG per la somministazione del cibo.
La pompa di cui dispone è stata tarata a piccole dosi continue, per cui il pasto ha la durata di circa 3 ore.
Non riesco a trovare la normativa che regola la materia: di chi è la competenza per l’attacco della pompa? chi può fare sorveglianza affinchè, se subentrano problemi siano messi in atto modalità di intervento per la gestione dell’emergenza?

Poiché non si tratta di sola somministrazione di cibo, per cui potreste chiedere al Dirigente scolastico (il quale, applicando, per analogia, la normativa sulla somministrazione dei farmaci, valuta la disponibilità di personale scolastico, debitamente formato per assolvere il compito richiesto, previo consenso della famiglia), ma sono previste azioni per la gestione dell’emergenza, la responsabilità resta in carico a personale sanitario specializzato, che voi, come ASL, dovete fornire alla scuola per il tempo necessario.

Sono la madre di un ragazzo di 14 anni che sta per iniziare la scuola superiore
Ha una certificazione di disabilità con diagnosi di Sindrome di Asperger rilasciata dalla ASL competente.
Ha inoltre una certificazione di disgrafia (dsa).
La diagnosi funzionale prevede per lui, stante le sue difficoltà di socializzazione e comunicazione, la figura dell’educatore ma non quella dell’insegnante di sostegno dato il suo livello intellettivo nella norma.
La scuola media per i tre anni ha redatto il PEI, per definire le aree di intervento dell’educatore ma anche degli insegnanti curricolari.
La scuola superiore invece non intende redigere il PEI perché afferma che lo stesso e’ previsto solo in presenza dell’insegnante di sostegno.
L’unica cosa che si può redigere secondo loro è un PDP, dove si inserisca anche il ruolo dell’educatore.
La cosa mi sembra assurda perché, come del resto ha fatto la scuola media, si tratta di definire un intervento educativo (che comprende sia l’area didattica che sociale) a fronte di una sindrome che corrisponde ad una disabilità certificata (seppure con il comma 1 e non comma 3 di gravità).

Da quanto scrive a suo figlio sono state riconosciute due condizioni fra loro contrastanti; la diagnosi di DSA, infatti, non può essere posta a fronte di una disabilità (si vedano al riguardo l’art. 1 della L. 170/10, il decreto applicativo, il documento della Consensus Conference).
Ora, la scuola non può predisporre un PEI e contestualmente un PDP.
Dato che lei scrive che la diagnosi di Sindrome di Asperger è stata rilasciata dall’ASL competente, e le è stata rilasciata la Diagnosi Funzionale, procederemo facendo riferimento alla condizione di disabilità.
In base alla normativa vigente, dato che lei ha presentato alla scuola documentazione attestante la disabilità (Diagnosi Funzionale), per lo studente deve essere predisposto un PEI da parte di tutti i docenti della classe insieme a voi, famiglia, e con la collaborazione degli specialisti e, ovviamente, dell’assistente assegnato allo studente.
Può fare riferimento alla normativa in materia di disabilità (L. 104/92, decreto applicativo DPR 24 febbraio 1994, Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009), diversamente si registrerebbe una omissione di atti di ufficio.

Sono un docente di scuola secondaria superiore in un Liceo, a cui hanno assegnato tre ore settimanali con un ragazzo con disabilità intellettiva grave che l’anno prossimo frequentera’ l’ultimo anno di scuola superiore. Seguo questo alunno da tre anni insieme ad altri due docenti, quest’anno addirittura quattro più l’educatrice comunale. L’allievo ha compiuto 21 anni a febbraio, quindi ha ampiamente assunto l’obbligo scolastico. Presenta un disturbo generalizzato dello sviluppo che lo fa sembrare un bambino di circa undici anni. Non parla, non scrive né utilizza alcuno strumento didattico. Non ci sono state fornite più indicazioni su nuove strategie da adottare o nuovi metodi tant’è che l’allievo non mostra più interesse alcuno per queste attività. È stata abbandonata anche la CAA iconica perché troppo difficile. Comunica attraverso lo sguardo e la prossemica. Qualsiasi oggetto gli venga dato viene portato in bocca, che è anche una sua frequente stereotipia, o gettato per terra. È stato sfortunato perché durante la sua crescita è stato seguito e poi abbandonato da diverse strutture e centri, anche a pagamento. Dopo un primo entusiasmo iniziale ci si rendeva conto della gravita’ del caso e a seguito di numerosi tentativi di recupero, tali centri si dileguavano. Noi docenti ci trovamo in un vicolo cieco. L’anno prossimo sarò solo io di continuità perché un collega di ruolo si è traseferito mentre gli altri due erano precari. Quest’anno l’alunno è molto peggiorato, non rispondeva più alle richieste, tendeva a lasciarsi scivolare per terra o ad accasciarsi sugli scalini durante la salita o la discesa. Ha mostrato spesso disagio e nervosismo, con crisi di pianto. In classe è praticamente impossibile tenerlo perché si agita, cammina per l’aula, fa puzzette e cerca, giustamente l’attenzione dei compagni. Non è autonomo al bagno e sovente necessità di essere portato ai servizi ivi anche due volte al giorno per espletare i bisogni più lunghi.
Ora, con tutto l’affetto e la comprensione del mondo che senso ha imporgli ancora questo supplizio? La mia coordinatrice afferma che andando in quinta dovrebbe fare una prova davanti alla commissione a fine anno ma a mio modesto parere rischierebbe di diventare una pantomima. I genitori sono in attesa che venga accettato in un CDD e vorrebbero continuare a fargli frequentare la scuola per sedici ore settimanali. Il ragazzo, secondo me, dovrebbe al massimo frequentare la scuola due volte a settimana perche di più non reggerrebbe il carico orario. La scelta oraria è stata più che altro dettata dalle esigenze lavorative dei genitori più che da quelle del ragazzo; i restanti giorni bisognerebbe fare pressione sul centro affinché lo prenda in carico al più presto.
Mi scuso per lo sfogo ma davvero vorrei il meglio per questo alunno.

In base alla loro formazione, gli insegnanti posseggono quelle competenze psico-pedagogico-didattiche necessarie alla professione, confermate dal CCNL (art. 27, profilo professionale docente: “Il profilo professionale dei docenti è costituito da competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca, documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col maturare dell’esperienza didattica, l’attività di studio e di sistematizzazione della pratica didattica.”) È dunque compito di ciascun docente individuare le strategie, le metodologie e le attività didattiche finalizzate alla realizzazione del successo formativo dello studente con disabilità. In sintesi: la sinergia con gli esperti non comporta che questi “offrano indicazioni” di carattere metodologico-didattico, in quanto tali competenze sono proprie della professione docente.
Occorre dunque elaborare un PEI, comprensivo di programmazione curricolare individualizzata, sulla base del quale saranno poi strutturate le prove d’esame che, anche per lo studente con disabilità (indipendentemente dalla gravità), deve essere predisposto.
Al Consiglio di classe compete, dunque, programmare il tempo-scuola in modo che risulti proficuo per lo studente e per i suoi compagni, nella prospettiva di una migliore qualità della vita, partendo dalle sue capacità e potenzialità. dai suoi interessi e da ciò che maggiormente lo sollecita o che riesca a stimolare la sua partecipazione. È possibile programmare attività pratiche, che aiutino lo studente, attraverso compiti autentici, ad affrontare la quotidianità (ad esempio l’uso del denaro, leggere cartelloni o segnali), avvalendosi di una didattica laboratoriale, con i compagni, oppure creando situazioni di role playing(sempre con i compagni).
Comprendiamo il suo scoramento, ma fatichiamo a capire quel senso di “sconfitta anticipata”, che lei attribuisce, da quanto leggiamo, ad una mancata collaborazione con gli specialisti; ma poiché gli esperti, in ambito scolastico, sono per l’appunto gli insegnanti, sta a voi programmare le attività scolastiche e attuarle.
Per quanto riguarda la frequenza di un CDD, è possibile progettarla purché avvenga nel pomeriggio, senza cioè danneggiare o ridurre la frequenza mattutina della scuola con i compagni. Il ragazzo ha diritto al suo percorso scolastico e a trascorrere, con i compagni, il tempo-scuola: a tutti i docenti, ovvero ai componenti del Consiglio di classe, il compito di favorire al massimo “apprendimenti, socializzazione, relazione, comunicazione”, anche trovando forme alternative o mediate di CAA.

Mio figlio disabile con 104, sordo, iscritto quest’anno per la prima volta ad una classe terza di un istituto tecnico tecnologico, si ritrova in una classe di 27 alunni. Qual è il numero di alunni massimo previsto per classe in presenza di un disabile? Ho trovato solo riferimento alla formazione delle prime classi… faccio presente che questa è la prima classe del triennio (indirizzo di specializzazione) e che ne è stata fatta una sola per questo indirizzo mentre a mio parere andava sdoppiata. Ho bisogno cortesemente di una risposta in tempi brevi per potermi muovere adeguatamente.

Essendo questa terza la classe iniziale del triennio, potete far valere le norme sulle prime classi di cui all’art. 4 e all’art. 5, comma 2, del DPR n. 81/09.
Diffidate quindi a formare la classe con non più di 22 alunni, minacciando ricorso al TAR.

In un Asilo Nido Aziendale a chi competono i costi extra di una educatrice in caso di frequenza di bambino con handicap grave?

Trattandosi di struttura privata, salvo diverse indicazioni, ovvero in base alle vostre leggi regionali, i costi dell’educatrice (in aggiunta all’organico) sono in carico alla famiglia.
Si ricorda, quale utile riferimento, il recente Decreto Legislativo n. 65/2017 sul sistema integrato degli asili nido e delle scuole dell’infanzia (nello specifico si rimanda all’art. 9).

Sono la mamma di una bambina di 8 anni, alla quale è stata riconosciuta la legge 104 con art.3 comma 3. La bambina non ha nessun disturbo cognitivo, ha esclusivamente limitazioni motorie poiché è costretta a muoversi con le stampelle, pertanto ho richiesto l’aiuto delle maestre per portare in classe lo zaino della bambina e l’utilizzo dell’ascensore per poter usufruire del servizio mensa, situato al piano terra della scuola. Per quanto riguarda l’uso dell ascensore mi è stato negato, motivando il rifiuto dicendomi di avvalermi di un operatore per svolgere la funzione di accompagnare la bambina su e giù dall’ascensore; invece per quanto riguarda l’aiuto con lo zaino, a fine anno mi è stato richiesto un biglietto di ringraziamento dalle maestre per aver svolto questa facilitazione non sapendo se fosse necessaria o meno e ribadendomi che avrei dovuto richiedere un operatore per adempiere a queste mansioni.
Recentemente mi sono rivolta al dirigente scolastico per segnalare questi episodi, ottenedo dallo stesso la medesima risposta, dicendomi di richiedere un operatore per trasportare lo zaino della bambina e per portarla su e giu in ascensore i due giorni della mensa.
Il dirigente mi ha detto inoltre di essere costretto per legge a richiedere un operatore.
E’ giusto richiedere un operatore per una bambina autosufficiente con delle limitazioni motorie temporanee legate alla sua malattia solamente per trasportare uno zaino? o ci si può avvalere del personale scolastico?

ll CCNL (Contratto collettivo Nazionale di lavoro), in vigore fin dal 2003, agli articoli 47 e 48, compresa la tab. A, stabilisce che i collaboratori e le collaboratrici scolastiche hanno il compito di accompagnare gli alunni con disabilità nei locali della scuola, quindi, a nostro avviso, anche di accompagnarli in ascensore e di portare il loro zainetto.
Quindi scriva pure due righe di ringraziamento alle maestre per la disponibilità mostrata. Per il resto, invece, faccia presente al Dirigente Scolastico quanto sopra riportato.

Sono un assistente specialistica e lavoro ormai da tanti anni nelle scuole, le insegnanti mi fanno uscire spesso con l’alunno disabile, vorrei sapere se posso uscire fuori dalla classe e andare in una stanza strutturata apposta e stare sola con l’alunno.

Gli alunni, tutti gli alunni, sono affidati ai docenti. Gli assistenti specialistici sono, invece, assegnati ad uno specifico alunno, con compiti di “assistenza all’autonomia e alla comunicazione”, svolgendo tali compiti all’interno dell’aula, in presenza del docente in servizio.
Pertanto durante le ore in cui lei è in servizio in qualità di assistente, se viene invitata dal docente in servizio a uscire e portare l’alunno con disabilità “nell’aula di sostegno” (aula strutturata), cioè fuori dalla classe, dica semplicemente “no” e svolga il suo lavoro in aula. Non può e non deve essere snaturato il diritto costituzionale all’inclusione nella classe e coi compagni.

Sono un’insegnante di scuola primaria. La mia classe era formata da 25 alunni con un alunno con certificato di disabilità. Alla fine di quest’anno una bimba si è trasferita in un’altra scuola.
Ora il dirigente ci ha comunicato di aver accolto, al suo posto, l’iscrizione nella nostra classe di un alunno con un grave grado di disabilità: disturbi emotivi e della condotta.
Perciò da settembre p.v la mia classe sarà formata di nuovo da 25 alunni, di cui due disabili e uno di questi dichiarato grave dalla certificazione.
È stata corretta la scelta del dirigente?
Personalmente credo che la gestione della classe risulterà molto impegnativa, considerato anche il tipo di handicap del nuovo alunno. A tutto discapito della qualità della nostra azione didattico – educativa.
Inoltre, credo di aver capito che la normativa preveda un tetto massimo addirittura di 20 alunni con un disabile grave.

Il DPR n. 81/09, all’art 5 comma 2, stabilisce che “di norma” le classi con alunni con disabilità sono costituite da non più di 20 alunni, mentre l’art. 4, dello stesso DPR, prevede che eccezionalmente tale tetto possa essere aumentato del 10% (quindi massimo 22 alunni). Quindi qualunque famiglia della classe può invitare il Dirigente Scolastico a non accogliere in questa classe questo nuovo alunno, pena ricorso al TAR che potrebbe anche ridurre la classe a 22 alunni.

Sono un’insegnante di sostegno appena trasferita in una piccola scuola… solo oggi ho saputo che il posto libero è in classe di mia figlia… sono disperata e imbarazzata di questo. Le chiedo può il dirigente (visto che ci sono altri due posti) non tener conto della continuità e assegnarmi un caso diverso?

Se necessario ne parli con il referente regtionale per l’inclusione scolastica operante presso il Suo USR. A fronte di assenza di ulteriori posti presso l’I.C. al quale è stata assegnata e senza dover interrompere la continuità, potrebbe chiedere al D.S. di spostare sua figlia in una classe parallela.

Mia moglie Insegna in una scuola media ed ha una invalidità del 75 ℅ per seri problemi di deambulazione. La scuola è strutturata su più piani, uno (aula magna) è situato al dì sotto del piano dove ci sono le classi. La scuola è sprovvista di ascensore. Spesso nell’aula magna si tengono incontri o consigli di classe, ecc..
Per mia moglie risulta complicato raggiungere l’aula magna.
Volevo chiedere se esiste una legge per chiedere la messa a norma della scuola con l’installazione di un ascensore.

Le norme di riferimento sono il DPR n. 603/1996, tutti i riferimenti contenuti nella Legge n. 104/92 e nella Convenzione ONU, ratificata dall’Italia dalla Legge n. 18/09.
In attesa dell’ascensore, si può intanto chiedere l’acquisto di un montascale, detto, in gergo, “lo scoiattolo”. Si tratta di una piattaforma su cingoli a batterie, su cui viene collocata la sedia a ruote, che “sale da sola le scale”, purché guidata da un collaboratore scolastico che la orienta in salita senza alcuno sforzo.

Siamo i genitori di un bambino di 4 anni a cui è stata appena riconosciuta la condizione di gravità ai fini dell’integrazione scolastica ai sensi della legge 104/92 art. 3 comma con indicazione “necessita della presenza dell’operatore sociosanitario e dell’insegnante di sostegno” che frequenta una scuola materna privata (non paritaria) che si rifiuta di pagare l’insegnante di sostegno e ritiene che sia a carico dei genitori. E’ così?

Nella scuola privata, come in quella paritaria, il docente per il sostegno viene scelto e pagato dalla famiglia.

Sono una docente di sostegno di una scuola secondaria di secondo grado. Vorrei sapere, se possibile, i riferimenti normativi relativi alle responsabilità del docente di sostegno nei confronti degli alunni disabili affidati durante i viaggi di istruzione di alcuni giorni. In particolare vorrei chiederle se un alunno con art. 3 comma 3 ha diritto durante il viaggio ad un rapporto 1:1 con il docente di sostegno. Considerando che sono tanti i ragazzi disabili in tale situazione, potrebbe indicarmi i riferimenti di legge che disciplinano la questione? In tutte le scuole in cui ho lavorato mi è capitato di incontrare dei genitori che chiedono tale rapporto ma le scuole si organizzano diversamente. Cosa rispondere a tali genitori?

La Circolare Ministeriale n. 291/92 stabilisce che l’accompagnatore non deve essere solo il docente per il sostegno ma qualunque membro della comunità scolastica.
Le modalità di svolgimento delle visite di istruzione per gli alunni con disabilità debbono essere concordate per tempo, durante il GLHO: in quella sede i docenti, in dialogo con la famiglia e con gli operatori socio-sanitari che seguono lo studente, concordano chi debba essere accompagnatore e come debba seguire l’alunno. Non ha senso qui il concetto del rapporto uno ad uno, perché esso è stato coniato in previsione delle ore di frequenza scolastica; e la responsabilità degli alunni, durante un viaggio di istruzione o un’uscita didattica, è di tutti i docenti incaricati in qualità di accompagnatori, mentre a scuola tale responsabilità riguarda tutti i docenti della classe.
Per le uscite si può prevedere che, in casi particolarmente complessi, l’accompagnatore, che come detto può essere un qualunque docente della classe, venga aiutato da personale addetto all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione (assistente ad personam) e/o che venga assistito da un collaboratore scolastico o da una collaboratrice scolastica, se l’alunno necessita di assistenza igienica.
Nei casi meno complessi, ad es. un alunno cieco o sordo senza altre disabilità, se trattasi di visita di ultimo anno, la prassi offre esempi di alunni assistiti dai compagni di classe maggiorenni, senza bisogno di aggiungere altro docente o altro assistente.
Ciò che è fondamentale è che tutto venga concordato e chiarito all’interno del GLHO.

Sono un dipendente del comparto scuola, vi scrivo per avere informazione sui permessi L.104, nel mio caso posso dire che la persona disabile in questione e’ mia suocera che vive con me e mia moglie che e’ casalinga quindi una non lavoratrice e proprio per questo motivo che il mio dirigente ha rifiutato di concedermi i permessi della legge in questione. A questo punto io vi chiedo se posso avere dei chiarimenti in merito a tutto questo.

La normativa prevede che chi assiste debba essere l’unica persona in grado di farlo. Ecco perché, avendo Lei sua moglie casalinga, non riceve i permessi per assistenza. Solo se si dimostrasse che sua moglie, a causa di una malattia, fosse impossibilitata a prestare assistenza alla madrre, solo allora il diritto di permesso passerebbe a Lei che diverrebbe così l’unica persona a poter assistere.

Sono la mamma di una bimba disabile in stato di gravità, riconosciuta,con legge 104, nata a fine ottobre….a settembre di questo anno devo riprendere a lavorare ma il nido comunale non la prende, perché dicono che non sono obbligati a dare un assistente visto che non è età scolare. Dicono che se voglio posso portarla se mi fermo io con lei. Realmente la mia bimba non ha diritto al nido?

Sua figlia non ha solo la possibilità di andare all’asilo-nido, ma addirittura ha il diritto di andarvi anche se non è scuola dell’obbligo; ciò è previsto dall’art 12 commi 1 e 2 della legge n. 104/92. Anzi, se è in situazione di gravità (art 3 comma 3 della legge n. 104/92) ha diritto di precedenza su tutti gli altri compagnetti.
Il diritto agli asili-nido è stato riaffermato dal recente Decreto Legislativo 65/2017 sul “Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6” anni, decreto applicativo della legge 107/15.
Pertanto fate un invito diffida a prendere vostro figlio con precedenza assoluta per l’anno prossimo e, se non vi dànno una risposta positiva entro una settimana, dite che sarete costretti a fare ricorso al TAR per violazione di legge chiedendo i danni.

Sono una docente di sostegno. Quest’anno un allievo con una pregrammazione differenzaita termina il percorso scolastico. Abbiamo deciso di fargli svolgere gli esami di maturità con prove differnziate. Cosa dobbiamo rilasciare all’allievo? La segreteria didattica rilascia un attestato di frequenza. La commissione di esami? eventualmente possiamo rilasciare una certificazione di competenze? a quale normativa posso fare riferimento? esiste un modello tipo format da utilizzare?

Per gli studenti con disabilità per i quali è stata adottata una valutazione “differenziata”, le prove d’esame sono strutturate coerentemente con il percorso di studi effettivamente svolto (prove differenziate); a questi studenti è rilasciato, al superamento dell’esame di Stato, un “Attestato” di cui all’articolo 13 del D.P.R. n. 323 del 1998, in cui viene fatto riferimento alle prove differenziate (mentre nei tabelloni all’albo dell’Istituto, come precisa l’OM 257/2017 “non va inserito alcun riferimento alle prove differenziate”).
Per la certificazione delle competenze, occorre attendere il D. L.vo n. 62/2017 le cui disposizioni, anche in relazione al certificato delle competenze, saranno attuative a partire dal 1 settembre 2018.

Sono la mamma di un bimbo autistico art.3 comma 3, quest’anno ha finito la scuola primaria e a settembre inizierà la scuola secondaria I grado.
E’ possibile usufruire della stessa insegnate di sostegno avuta alla scuola primaria, dietro richiesta nominativa da parte dei genitori, anche se non parliamo di istituto comprensivo?

La possibilità che un docente della scuola Primaria possa insegnare in una scuola secondaria di primo grado è ipotizzabile se il docente in questione possiede i requisiti (ovvero i titoli), se lo richiede e se vi sono posti disponibili. La richiesta scritta della famiglia non è requisito sufficiente.

Sono una docente di sostegno scuola sec di 1° grado. I genitori di un alunno appena licenziato in sede di GLH hanno firmato la rinuncia all’insegnante di sostegno per le scuole superiori. Mi chiedo se nel passaggio dei fascicoli personali degli alunni agli istituti superiori la segreteria debba comunque inviare anche tutta la documentazione pregressa relativa all’handicap.

Da quanto scrive, i genitori hanno rinunciato al docente per il sostegno. Se non hanno ritirato tutta la documentazione, per quanto riguarda la condizione di disabilità, i docenti devono provvedere secondo quando previsto dalla normativa in materia (predisporre il PEI, aggiornare il PDF, adottare una programmazione individualizzata, ecc.): in questo caso la scuola di primo grado deve inoltrare alla scuola accogliente la relativa documentazione.
Se la famiglia non porta la documentazione o vieta che venga trasmessa, la nuova scuola non può considerare l’alunno come studente con disabilità, con grave rischio a causa della perdita dei diritti a suo favore previsti dalla normativa vigente. Occorre precisare ai genitori che l’alunno con certificazione se svolge positivamente un PEI semplificato ha diritto al diploma; questo, infatti, è il motivo per il quale molte famiglie alla scuola secondaria di secondo grado non vogliono il sostegno o addirittura la certificazione.

Un alunno disabile con tratti autistici di sedici anni a cui verrà rilasciato alla fine dell’esame di licenza media soltanto l’attestato di frequenza non si è presentato o meglio non ha svolto il colloquio orale. Cosa può comportare? Gli si può rilasciare comunque l’attestato?

Attualmente, avendo l’alunno partecipato ad alcune prove e non ad altre, si potrebbe dargli un debito per la parte orale non sostenuta e se a settembre non si ripresenta, allora, pensiamo si potrebbe dargli direttamente l’attestato.
Il prossimo anno, in base all’art 11 del decreto legislativo n. 62/17, la procedura coinciderà con quanto da voi descritto.

Vorrei avere dei chiarimenti in merito ad un alunno affetto da gravi problemi di salute per cui é necessaria a scuola una figura sanitaria che non c’è. Le docenti di tale alunno vogliono relazionare il caso e ciò che hanno fatto durante l’anno a livello sanitario per l’alunno chiedendo al collegio di redigere un documento, per evitare di ricominciare l’anno prossimo con le stesse problematiche sanitarie che le docenti sono state chiamate ad affrontare. Il collegio può redigere un documento in cui si afferma che all’alunno viene garantito il diritto allo studio tramite videoscuola e istruzione domiciliare, ma che non può frequentare senza la presenza di un sanitario a scuola o richiedere per l’alunno una riduzione dell’ orario scolastico laddove si trovassero i fondi per un sanitario? (il sanitario non ci viene dato perché secondo l’ASL la famiglia riceve già tutti i finanziamenti per la patologia del figlio). Il dirigente afferma che non può dire alla famiglia di non far frequentare la scuola al figlio e nemmeno di ridurre l’orario scolastico. Ma con la videoscuola e l’istruzione domiciare si nega il diritto allo studio?

Il Dirigente ha ragione: l’orario di frequenza scolastica non può essere arbitrariamente ridotto dalla scuola. Il Collegio docenti non ha titolo per deliberare quanto da voi richiesto.
Per quanto riguarda il servizio di Istruzione domiciliare, esso è possibile unicamente previa richiesta scritta da parte della famiglia (il servizio di istruzione domiciliare prevede la presenza di un docente presso il domicilio e non soltanto il collegamento in video-conferenza), dopo che l’ASL le ha rilasciato la prognosi di impossibilità a frequenza per almeno 30 giorni, anche non consecutivi, a causa di “gravi motivi di salute dell’alunno”.
Se invece il problema è posto dalla necessità di presenza o meno di un medico o di un paramedico a scuola, allora si deve applicare per analogia il principio delle Linee guida sulla somministrazione dei farmaci a scuola: deve, cioè, essere il medico curante a scrivere nel certificato medico se l’alunno necessita a scuola della presenza costante o temporanea, magari a orari fissi, di una figura medica o paramedica; in questa ipotesi il Dirigente scolastico deve prendere contatti col direttore amministrativo dell’ASL al fine di ottenere la presenza di questa figura a scuola; se l’ASL risultasse inadempiente, allora la famiglia (e teoricamente anche la scuola) potrebbe fare ricorso per ottenere dal Tribunale civile, in via d’urgenza, la presenza di questa figura a scuola a spese dell’ASL.

Se uno studente all’esame del primo ciclo consegue l’attestato di credito formativo sul tabellone degli scrutini oltre alla dicitura “esito positivo” va indicato anche il voto attribuito in base al PEI?

Certamente sì, come per tutti gli altri alunni con esito positivo. L’esito positivo dell’esame, con l’indicazione della votazione complessiva conseguita, è pubblicato, per tutti i candidati, nell’albo della scuola sede della commissione. L’indicazione “ESITO POSITIVO” deve essere utilizzata anche per gli alunni con disabilità che conseguono l’attestato (C.M. 48/2012).
Solamente nel verbale di scrutinio occorre precisare che la valutazione è relativa al PEI.

Sono una docente referente per l’inclusione e funzione strumentale – inclusione e benessere, e lavoro presso una scuola primaria.  In chiusura d’anno ho incontrato una difficoltà:  dover compilare la scheda di certificazione delle competenze al termine della scuola primaria  per un alunno con sindrome di down e grave deficit cognitivo. Vorrei sapere se esiste una normativa che chiarisca come si deve comportare un team docente in questi casi, o se la decisione di non sottoporre l’alunno in situazione di gravità a questo tipo di valutazione, può essere deliberata dal collegio dei docenti.

La certificazione delle competenze, che accompagna il documento di valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli alunni, rappresenta un atto educativo, fornendo informazioni utili in senso qualitativo, in quanto descrive i risultati del processo formativo; il documento “certificato delle competenze” deve essere compilato per ciascun alunno della scuola; questo, ovviamente, se la scuola ha aderito, anche per l’anno scolastico 2016-2017, alla sperimentazione del “Modello di certificazione”.
Nel caso in cui la vostra scuola aderisse a tale sperimentazione, potete utilizzare il modello sperimentale indicato dalla Nota 23 febbraio 2017, Prot. n. 2000, opportunamente adattato: infatti, in base alle Linee Guida, allegate alla Nota 2000/17, per gli alunni con disabilità il documento di certificazione delle competenze, che è redatto dagli insegnanti a conclusione dello scrutinio finale della classe quinta ed è firmato dal DS, deve essere compilato coerentemente con gli obiettivi previsti nel Piano educativo individualizzato (PEI) dell’alunno.

Sono una docente di sostegno della scuola superiore di II grado. Vorrei chiedere conforto riguardo ad una situazione dell’alunno che ho seguito. Affetto da gravi problemi di salute, costretto su una sedia a rotelle e con una limitatissima mobilità anche degli arti superiori che non gli consentono di scrivere. Fin dal primo anno ha seguito una programmazione per obiettivi minimi in quanto non ha nessun deficit cognitivo, ma ha accumulato un notevole ritardo nell’apprendimento.
Per i primi tre anni la frequenza è stata tutto sommato regolare, il quarto anno invece ha frequentato quasi niente a causa di gravissimi problemi di salute.
Quest’anno era iscritto al quinto anno ma si è ritirato prima del 15 marzo (peraltro è venuto a scuola solo pochissimi giorni ad inizio anno) e ha fatto domanda da esterno per gli esami di maturità.
All’inizio dell’anno in sede di programmazione il Consiglio di classe ha ritenuto di proporre alla famiglia una programmazioine differenziata in quanto riteneva che l’alunno non fodde in grado di affrontare l’esame con gli obiettivi minimi; inviata la lettera alla famiglia non abbiamo avuto nessuna risposta.
La mia domanda adesso è questa: essendo un candidato esterno (che ha regolarmente effettuato gli esami preliminari di ammissione all’esame di Stato), ha diritto all’insegnante di sostegno e all’assistente igienico-personale di cui usufruiva in qualità di studente della scuola?

Pensiamo si debba applicare per analogia il decreto sugli esami di candidati privatisti con disabilità della scuola Secondaria di Primo grado (Decreto Ministeriale 10 dicembre 1984). Pertanto durante le prove allo studente spetta un assistente o un docente e, se fosse necessario, anche un collaboratore scolastico per l’assistenza igienica.

Mi sto accingendo a frequentare un corso serale nella mia città, nel mio gruppo classe formato da persone adulte, c’è una signora che presenta un oggettivo ritardo mentale,il vice preside della scuola prima le ha detto che può frequentare e poi la letteralmente cacciata. La suddetta ha fatto molti progressi e ora si sente inutile. Non c’è niente che noi possiamo fare?

Gli adulti con disabilità hanno diritto di frequentare il corso serale con gli stessi diritti previsti per coloro che frequentano al mattino.
Pertanto anche gli alunni con disabilità che frequentano il serale debbono avere ore di sostegno e tutto quanto è garantito a coloro che frequentano i corsi diurni; ciò in base al Decreto Ministeriale n 477/75, recepito dalla normativa recente sui centri per l’istruzione per gli adulti.

Sono un’insegnante della scuola primaria, vorrei sapere se i docenti sono obbligati a somministrare farmaci salvavita a scuola, visto che dal prossimo anno avremo a scuola bambini con diabete. La dirigente ci ha detto che siamo obbligati in base ad accordi tra il MIUR e la regione.

Premesso che fra i compiti del personale scolastico, quindi anche i docenti, non sono previsti vincoli o obblighi per la somministrazione di farmaci, non rientrando tali azioni nei loro compiti, il DS deve individuare fra il personale scolastico coloro che, essendo adeguatamente formati, manifestano la loro disponibilità; in ogni caso non può imporre obbligo alcuno ai docenti che non accettano tale incarico. Le Lineeguida interministeriali prot n. 2312/2005 stabiliscono che deve essere il medico specialista a scrivere nella diagnosi se la somministrazione può avvenire da parte di chiunque o deve essere avvenire solo da parte di una figura sanitaria.
Comunque, ripetiamo, non è previsto l’obbligo.
Per completezza, essendo questo quesito particolarmente ripetuto, riteniamo opportuno fare una breve lettura della documentazione indicata, citando, nello specifico, il Protocollo Toscana e, di seguito, le Raccomandazioni MIUR-Ministero della salute.

Protocollo Regione Toscana e USR Toscana del 30 marzo 2009
Il Protocollo per la somministrazione dei farmaci, frutto dell’accordo fra la Regione Toscana (Direzione generale della salute e politiche sociali) e l’Ufficio scolastico regionale per la Toscana, detta le regole per la somministrazione dei farmaci a scuola, consentendo la conservazione degli stessi e la loro somministrazione in orario scolastico. “I farmaci a scuola – viene precisato nel Protocollo – devono essere somministrati nei casi autorizzati dai Servizi di Pediatria delle Aziende Sanitarie, dai Pediatri di Libera Scelta e/o dai Medici di Medicina Generale, tramite documentazione recante la certificazione medica di stato di malattia dell’alunno e la prescrizione specifica dei farmaci da assumere avendo cura di specificare se trattasi di farmaco salvavita o indispensabile”; “l’autorizzazione – prosegue il Protocollo – viene rilasciata su richiesta dei genitori (o degli studenti se maggiorenni) che presentano ai medici la documentazione sanitaria utile per la valutazione del caso”.
Al Protocollo del 30 marzo 2009 (Toscana) è allegato un “Modulo di autorizzazione”, in cui devono essere precisati: il nome e cognome dello studente, il nome del farmaco, la descrizione dell’evento che richiede la somministrazione, il dosaggio, la modalità di somministrazione e di conservazione del farmaco e la durata della terapia.
Procedura: il Dirigente, acquisiti la richiesta e il modulo di autorizzazione valuta la fattibilità, prevedendo anche l’eventuale formazione del personale scolastico, individuando fra gli operatori scolastici (docenti, non docenti, personale educativo-assistenziale) colui o coloro che saranno incaricati della somministrazione del farmaco salvavita, acquisendo, contestualmente, la “disponibilità di operatori scolastici, adeguatamente formati, per la somministrazione di farmaci indispensabili in orario scolastico”.
In caso di criticità rispetto alla messa in opera del Protocollo del 30 marzo 2009 (Toscana), nello stesso viene fatto esplicito richiamo (e il testo è riportato in calce) alle “Raccomandazioni sulla somministrazione dei farmaci” siglato tra MIUR e Ministero della salute in data 25 novembre 2005”.
Valgono pertanto, in via esclusiva, le condizioni che le stesse Raccomandazioni prevedono, peraltro richiamate dallo stesso Protocollo all’articolo 2 in cui è indicata, quale condizione, l’acquisizione del “consenso” da parte degli operatori scolastici, i quali, in caso di disponibilità, debbono comunque essere “adeguatamente formati” (così come contemplato nelle Raccomandazioni del 2005).

Le Raccomandazioni MIUR-Ministero della Salute del 25 novembre 2005, Prot. 2312
Si riporta di seguito la procedura che le Raccomandazioni del MIUR-Ministero della Salute Prot. 2312/2005 prevedono in caso di somministrazione di farmaci:
Articolo 4. Modalità di intervento
a) La somministrazione di farmaci in orario scolastico deve essere formalmente richiesta dai genitori che devono presentare la relativa certificazione medica con la prescrizione specifica dei farmaci da assumere (conservazione, modalità e tempi di somministrazione, posologia).
b) I dirigenti scolastici, a seguito della richiesta scritta di somministrazione di farmaci:
– individuano luogo per la conservazione e la somministrazione dei farmaci;
– concedono, ove richiesta, l’autorizzazione all’accesso ai locali scolastici durante l’orario scolastico ai genitori degli alunni, o a loro delegati, per la somministrazione dei farmaci;
– verificano la disponibilità degli operatori scolastici in servizio a garantire la continuità della somministrazione dei farmaci, ove non già autorizzata ai genitori, esercitanti la potestà genitoriale o loro delegati (gli operatori scolastici possono essere individuati tra il personale docente ed ATA che abbia seguito i corsi di pronto soccorso ai sensi del Decreto legislativo n. 626/94)
– in caso di mancata disponibilità da parte del personale i DS procedono all’individuazione di altri soggetti istituzionali del territorio con i quali stipulare accordi e convenzioni.
– Nel caso in cui non sia attuabile tale soluzione, i dirigenti scolastici possono provvedere all’attivazione di collaborazioni, formalizzate in apposite convenzioni, con i competenti Assessorati per la Salute e per i Servizi sociali, al fine di prevedere interventi coordinati, anche attraverso il ricorso ad Enti ed Associazioni di volontariato (es.: Croce Rossa Italiana, Unità Mobili di Strada).
– In difetto delle condizioni sopra descritte, il dirigente scolastico è tenuto a darne comunicazione formale e motivata ai genitori o agli esercitanti la potestà genitoriale e al Sindaco del Comune di residenza dell’alunno per cui è stata avanzata la relativa richiesta.

Quando insegnavo alla scuola secondaria di secondo grado, in qualità di insegnante di sostegno, al momento degli esami di maturità, il presidente di turno, all’insediarsi della commissione, procedeva alla nomina degli insegnanti di sostegno aggregati alla commissione, ed io partecipavo solo nei giorni strettamente necessari e cioè agli scritti, all’orale dell’alunno ed alla ratifica. Ora mi chiedo la prassi è la stessa alla scuola secondaria di primo grado? Il presidente può obbligare il docente di sostegno a presiedere anche alla prova orale di tutti gli alunni normodotati?

Nella scuola secondaria di Primo grado, in sede di esame di Stato il docente specializzato per il sostegno è parte integrante della Commissione d’esame, pertanto partecipa, a pieno titolo, a tutte le operazioni previste.
Tenga presente inoltre che lei, in qualità di docente specializzato per il sostegno, è assegnato alla classe e, di conseguenza, lei è responsabile di tutti gli alunni di quella classe, siano essi con o senza disabilità, in quanto affidati anche a lei, quale componente del Consiglio di classe.

Vorrei chiedere un informazione riguardo ai titoli previsti per poter svolgere servizio di assistenza scolastica nelle scuole ai disabili.
Avendo appena partecipato ad un bando di assistenza scolastica alunni disabili ho visto  che occorre avere:
-titolo di educatore professionale
-alcune lauree magistrali tra cui la Laura L-50 in “Gestione e programmazione servizi educativi”.
Ma la laurea in educatore professionale socio culturale facoltà Scienze dell’ educazione  non è prevista . Io questo lo trovo assurdo perché è prevista la sua magistrale,  ma non la triennale
È possibile avere informazioni in più?

I requisiti sono fissati dall’Ente che ha pubblicato il bando e che, da quanto scrive, richiede la laurea “magistrale” (di conseguenza la laurea triennale non è considerata requisito sufficiente).
Per acquisire maggiori informazioni al riguardo, le suggeriamo di rivolgersi al Comune o alla Provincia o all’Ente che ha fissato nel bando i requisiti per l’esercizio della professione di assistenza scolastica ad alunni con disabilità.

Sono la mamma di un bambino sordo segnante. Nella scuola che frequesta mio figlio (primaria) non è possibile avere in compresenza l’insegnante di sostegno (che NON conosce la LIS) con l’educatrice che invece “parla” molto bene la lingua dei segni!!!
Volevo sapere a cosa posso appellarmi o a chi rivolgermi per cambiare questa situazione.

Deve assolutamnte pretendere la compresenza del docente per il sostegno e dell’assistente LIS; infatti senza di essa è totalmente inutile la presenza separata delle due figure.

Sono un’insegnante di sostegno a tempo indeterminato presso una scuola primaria, quest’anno ho seguito una bambina sorda in prima, dai trasferimenti appena usciti, vedo che hanno dato, nella mia scuola un posto di udito, quindi vi chiedo, il prossimo anno l’alunna da chi verrà seguita? Da me o dalla nuova insegnante? Non verrà presa in considerazione la continuità?

Se Lei rimane in quella scuola, è ovvio che per continuità didattica sarà assegnata alla stessa classe di quest’anno, dove è iscritta l’alunna che ha seguito, anche se Lei non ha la specializzazione specifica per sordi, ma quella polivalente.
Peraltro coloro che erano in possesso di specializzazione monovalente avrebbero dovuto convertirla in polivalente in base all’art. 27 dell’OM 72/1996.

Insegno italiano nella scuola secondaria di primo grado. In vista dei prossimi esami di licenza media sono a chiederle una indicazione, data la sua esperienza.
Ho una alunna che ha un deficit intellettivo gravissimo (età mentale 1 anno); non parla (dice solo il proprio nome, buongiorno, si o no…), spesso scappa, non sempre tiene in mano il colore e non sempre colora, non sempre sta seduta; con lei i docenti non hanno svolto una attività didattica ma una attività di integrazione sociale e di azione comunicativa. La famiglia sa che riceverà un attestato. L’alunno deve essere presente alle prove di esame previste? Oppure in plenaria si può dichiarare che lei riceverà l’attestato di frequenza della scuola media senza sostenere le prove (viste le sue caratteristiche)?

Gli alunni con disabilità non sono la loro “età mentale”, sono, come ciascuno di noi, persone: ciascuna con il proprio funzionamento. Ed è riferendosi alla persona, in quanto tale, che avrebbero dovuto essere programmate anche attività didattiche finalizzate agli apprendimenti, secondo un percorso individualizzato. Le prove d’esame, come stabilisce l’art. 16 della legge 104/92, devono essere coerenti con tale piano e se l’alunna dovesse anche non saper leggere e scrivere, nel momento in cui consegue gli obiettivi fissati nel piano, ha diritto al titolo di studio (e non un attestato).
Ciò premesso, la commissione d’esame dovrà predisporre prove d’esame coerenti con il PEI effettivamente svolto.
In relazione al quesito posto, se lo studente non partecipa a tutte le prove d’esame, la scuola rilascerà un attestato.

Sono un insegnante di sostegno presso una scuola media statale e seguo un alunno disabile che sarà fermato in terza media con il consenso del GLH e la esplicita richiesta dei genitori dell’alunno in questione. La scuola effettivamente può ancora offrire opportunità di crescita rispetto ai bisogni dell’alunno stesso. Vado alla domanda….. Può il cdc non ammetterlo con una votazione unanime di 6/10 considerando che la relazione finale giustifichi tali voti che vogliono premiare ed evidenziare l’impegno in un ragazzo con grosse difficoltà di apprendimento non avendo comunque raggiunto gli obiettivi del PEI? Oppure è necessario riportare in pagella dei 5/10 per doverlo trattenere in terza media? Non ho ancora trovato e, ammetto la mia ignoranza, una risposta convincente e una legge a tale proposito.

Anche a fronte di richiesta scritta da parte dei genitori o di eventuale condivisione in GLHO, la competenza di eventuale bocciatura è esclusivamente del Consiglio di classe, che deve assumersi la responsabilità delle sue decisioni.
Se lo studente non ha raggiunto gli obiettivi del suo PEI, è da chiedersi perché il documento, come prevede la normativa in materia, non sia stato modificato, dato che la programmazione deve essere coerente con le capacità e le potenzialità dello studente (Se per esempio gli obiettivi risultano troppo elevati o eccessivamente contenuti, si deve procedere modificando il PEI).
Lei afferma che la bocciatura è determinata dal fatto che “la scuola effettivamente può ancora offrire opportunità di crescita rispetto ai bisogni dell’alunno stesso”, ma dopo la scuola secondaria di primo grado, lo studente si iscriverà in una scuola del secondo grado! Quanto scritto non è motivo per “bocciare” uno studente.
Se peraltro intendete ammetterlo con votazione unanime di 6/10, state ammettendo di aver effettuato una scelta errata nei confronti dello studente. Peraltro, con tale votazione, lo studente non può che essere ammesso a sostenere l’esame di Stato con prove differenziate (CM 48/2012), predisposte dalla commissione d’esame, superate le quali potrà conseguire il titolo e proseguire il suo percorso di studio.

Ho due alunni, entrambi con programmazione differenziata, in quinta classe, dovranno sostenere entrambi gli esami di stato con prove differenziate, ma, poiché di sezioni diverse, risultano in due differenti commissioni. Potrebbero essere inseriti in una unica classe, di conseguenza Unica commissione?

Perché uno dei due studenti dovrebbe partecipare agli esami di Stato con un gruppo di compagni differente dal suo? Se lei è l’unico docente di sostegno (non ha precisato questo nella sua richiesta), durante le prove scritte opterà per uno dei due studenti, mentre per l’altro, se nel documento del 15 maggio è stata indicata la presenza di un supporto, potrà essere individuato uno degli insegnanti del Consiglio di classe dell’altro studente.

Sono un’insegnante di matematica, sul sostegno da 28 anni ed insegno in una scuola secondaria di primo grado. Il mio alunno di terza media non sosterrà la prova Invalsi mentre tutte le altre prove sì, anche se differenziate. Mi è stato detto che dovrò sia somministrare che correggere le prove Invalsi di un’altra terza. È legittimo?

Lo studente con disabilità è alunno di tutti i docenti del Consiglio di classe e lei, in quanto docente incaricato su posto di sostegno, è insegnante di tutti gli alunni della classe alla quale è stata assegnata; pertanto lei non ha “un solo alunno”, come erroneamente afferma.
Per quanto riguarda le prove d’esame, nello specifico: vi è un motivo per il quale lo studente non sostiene le prove INVALSI? Come lei sa, le prove devono essere predisposte dal Consiglio di classe, adattate secondo il PEI effettivamente svolto: è stata valutata questa evenienza?
Per la questione posta: va precisato che essendo lei docente della classe e componente, a pieno titolo, della commissione d’esame, non può sottrarsi agli obblighi derivanti dal suo ruolo.

Sono una docente di sostegno il mio alunno non sarà presente agli esami avrà comunque l’attestato di frequenza per le prove scritte io sono tenuta ad essere presente a tutte le prove scritte anche se l’alunno non sosterrà alcuna prova.

Per la scuola secondaria di secondo grado, il docente per il sostegno non è membro della commissione, mentre per gli esami di Stato della scuola Secondaria di Primo grado lo è.
In quanto componente del Consiglio di classe, lei è “membro effettivo” della commissione d’esame ed è chiamato a valutare tutti gli alunni, in quanto “suoi alunni”, e ciò anche se l’alunno con disabilità non si presenta agli esami.

Sono la mamma di un ragazzino di 13 anni ipovedente oltre che disabile motorio grave. Vorrei sapere se posso chiedere alla dirigente della scuole media di mio figlio di affiancargli un addetto alla comunicazione pagato da noi famigliari. Mio figlio ha già questa figura professionale mandata dalla provincia che lo segue a casa per poche ore e vorrei tenerla a livello domiciliare. Mi chiedevo se posso pretendere che a scuola accettino l’addetto che pagherei io. Mio figlio ha già insegnante di sostegno e addetto all’assistenza fisica ma non riescono a dargli a scuola un aiuto reale per quel che riguarda la comunicazione (e non solo… anche nella didattica lasciano a desiderare). Infatti lui non parla e non gli stanno dando nessuno strumento per comunicare. Pensavo anche solo di farlo affiancare da questa persona pagata da me per un periodo breve ad inizio anno scolastico per far capire ai suoi insegnanti come lui si esprime. Altrimenti continuano a credere che lui sia una tabula rasa e questo non lo posso più sopportare.

Pagare un assistente in una scuola pubblica non dovrebbe essere consentito. Sarebbe più semplice se lei spostasse l’attuale assistente domiciliare pagato dal Comune a scuola e trattenesse a casa l’assistente pagato da lei; se ciò non fosse possibile, provi a parlarne con il Dirigente scolastico, sperando che lo consenta.

Nel caso una famiglia decida di rinunciare all’insegnante di sostegno, può il dirigente scolastico rimettere la stessa insegnante nella classe con incarico di sostegno alla classe? considerando che la stessa classe ha una sola alunna con 104 art. 3 comma 3 e a lei assegnata !

Se la famiglia rinuncia all’insegnante di sostegno, lo stesso non può essere incaricato nella stessa classe, a meno che nella stessa non sia iscritto un altro alunno con disabilità.

Sono riuscito a realizzare un progetto che mi è costato anni di sacrifici inviando le insegnanti al centro di terapia dove si applica l’aba ed ippoterapia …peccato che nonostante la formazione gratuita le insegnanti si sono dimostrate disinteressate e sofferenti…anzi in alcune occasioni hanno fatto anche commenti fuori luogo. e proprio a seguito di questi comportamenti ho fatto rinuncia al sostegno. E’ possibile sapere come i docenti hanno speso i 500 E di bonus del ministero per la loro formazione?

No, non è possibile.

Posso chiedere al mio comune e alla mia asl la realizzazione del progetto individuale ( assistenza indiretta) secondo il combinato disposto legge 104/92 di cui agli artt.3-7-39?

Il progetto individuale, finalizzato a realizzare la piena integrazione delle persone con disabilità, di cui all’art. 3 della L. 104/92, in ambito familiare e sociale, come pure nei percorsi di istruzione scolastica o professionale e del lavoro, è richiesto dall’interessato al comune; il comune, d’intesa con l’ASL, predispone il progetto individuale.
Il progetto individuale, come indicato dal comma 2 dell’art. 14 della legge 328/2000, comprende:
a) La valutazione diagnostico-funzionale
b) Le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio sanitario nazionale
c) I servizi alla persona a cui provvede il comune in forma diretta o accreditata, con particolare riferimento al recupero e all’integrazione sociale
d) Le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale
e) La definizione delle potenzialità e gli eventuali sostegni per il nucleo familiare.

In quale reato si configura un dirigente scolastico che da’ ORDINE al personale docente e non docente di non far entrare il genitore all’ingresso della scuola e alle insegnanti di non uscire per accogliere il disabile a scuola?

I docenti accolgono gli alunni nei locali della scuola o negli spazi scolastici adibiti all’accoglienza.

Può un dirigente inviare il docente di sostegno in un altra classe di un altro istituto durante l’assenza del disabile e sapendo che il disabile stà tornando a scuola per assenza terapeutica, lo stesso sostegno, deve restare al secondo incarico destinatogli?

Il docente assegnato su posto di sostegno, assegnato ad una determinata classe, può essere utilizzato per supplenze in caso di assenza dell’alunno con disabilità (prassi che personalmente non condivido, ma che viene applicata in ambito scolastico); nel momento in cui lo studente entra a scuola, in questo caso per un ritardo che i genitori avranno cura di giustificare, l’insegnante deve rientrare nella classe di titolarità in cui presta servizio; diversamente viene leso il diritto allo studio dell’alunno con disabilità.

Sono un’operatrice sociale, diplomata e specializzata nel settore infanzia. Mi chiedevo come fosse possibile riuscire a lavorare negli Istituti scolastici e similari come operatrice materiale.

Ai posti di collaboratrice scolastica si accede tramite le domande di supplenza indirizzata agli uffici scolastici regionali, ai Dirigenti scolastici delle singole Istituzioni scolastiche oppure tramite concorso.
Si rivolga, nel frattempo, ad una scuola o ad un sindacato di categoria (comparto scuola) per conoscere quando scadono le date delle tre possibilità sopra elencate.

Sono una tiflologa seguo un alunno non vedente la cui docente di sostegno utilizza un ora al giorno per il riposo di allattamento. Volevo sapere se un DS ha l’obbligo di nominare un docente di sostegno sul riposo per allattamento (5 ore settimanali) o può utilizzare le ore libere dei docenti curriculari.

Per una sola ora al giorno pensiamo che sia possibile utilizzare un docente dell’organico di potenziamento o colleghi anche non specializzati che siano a disposizione.

Vorrei chiedere se e come è possibile controllare se il proprio familiare, dipendente pubblico, usufruisce dei permessi previsti dalla legge 104/92.
Nello specifico: essendo io persona con grave disabilità con certificazione legge 104/92 so per certo che un mio familiare ha presentato simile certificazione per le agevolazioni della legge stessa.
Ma raramente se non quasi mai in un mese questo familiare viene a trovarmi negli orari lavorativi (ed extra lavorativi) per questo mi sorge il dubbio se effettivamente lo stesso non richieda mai permessi per attaccamento a lavoro o se ne usufruisca per scopi personali non riguardanti le mie necessità.
Quindi esisterebbe la possibilità per il sottoscritto di verificare questo?

È sufficiente che lei scriva all’ufficio del suo familiare o chiedendo se usufruisce dei permessi e quando, oppure, se intende toglierli, può comunicare direttamente all’ufficio che intende non essere più assistito dallo stesso, dal momento che sino ad oggi non l’ha assistito che sporadicamente o che non lo ha assistito affatto.

Sono docente di una terza primaria. Ho un’alunna con diagnosi: oppositiva- provocatoria; ADHD; borderline. Ha diritto al sostegno ma i genitori si rifiutano di chiederlo, possono farlo?

Se la bambina è stata valutata e riconosciuta con disabilità ai sensi della legge 104/92 e i genitori, a fronte della certificazione, hanno deciso di non avvalersi del docente di sostegno, possono farlo: il sostegno è un diritto, non un obbligo.
Se la situazione in classe è di difficile gestione, potete chiedere di convocare il gruppo di lavoro (GLHO), chiedendo al Dirigente scolastico di partecipare all’incontro, e, in tale sede, affrontate la questione con i genitori e con gli specialisti, facendo presente le criticità emerse. Sicuramente nel PEI che voi docenti insieme ai genitori e agli specialisti avete predisposto saranno state indicate le modalità di intervento e le strategie più efficaci per rispondere ai bisogni formativi dell’alunna. In sede di incontro analizzate la validità di quanto fino ad oggi adottato concordando insieme in che modo affrontare la situazione.
Sarebbe, tuttavia, necessario indagare per quale motivo i genitori vogliono privare il figlio di tale diritto. Se lo fanno perché credono che col sostegno il figlio non potrà prendere il diploma, smentite questa loro falsa notizia. Probabilmente allora non insisteranno per la rinuncia al sostegno.

Sono un docente di sostegno scuola primaria. Attualmente visto che l’alunna che seguo entra tardi rispetto all’orario di entrata, nella prima parte della giornata, sono stata collocata su un caso con Bes non certificato.  Vorrei sapere se il Dirigente Scolastico può assegnarmi ad una classe con alunno con Bes non certificati. Qual è la normativa che regola tale materia? Corrisponde al vero che i docenti di sostegno possono essere collocati solo su casi con certificazione ai sensi della L.104/92?

Gli insegnanti per il sostegno sono assegnati alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità (L.104/92). In assenza di un progetto inclusivo, programmato per la classe alla quale è stata assegnata in assenza dell’alunno con disabilità il dirigente scolastico la utilizza in altre classi; tale utilizzo non riguarda, né può riguardare, uno studente specifico, bensì una classe.
Non ha pensato di modificare l’orario di servizio in modo da consentire all’alunna della sua classe di poter beneficiare della presenza del sostegno nelle ore di frequenza?

Sono la mamma di una ragazza di 2° media nonchè rappresentante di una classe con una ragazza con disabilità. I ragazzi sono tenuti ad accompagnare questa ragazza in bagno? nonostante nel plesso ci siano due operatrici scolastiche donne ed una professoressa di sostegno per questa ragazza. Alcuni professori quasi le obbligano a farlo.
Se questa ragazza involontariamente dovesse cadere, su chi ricade la colpa???
Prima di andare a parlare con la dirigente scolastica vorrei avere delle delucidazioni competenti in materia.

L’obbligo di accompagnare gli alunni ai servizi igienici è esclusivamente dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche ai quali il Dirigente scolastico deve dare un preciso incarico personale; ciò in base al CCNL del 2005 art 47,48 e tab-A.
Le compagne possono essere invitate (mai obbligate) ad accompagnare la compagna con disabilità, purché la stessa sia assistita dalla collaboratrice scolastica e debbono limitarsi a farle compagnia durante il tragitto, in senso di amicizia per sostenerla psicologicamente e comunque possono rifiutarsi.

Sono un’insegnante di sostegno e seguo per 12 ore a settimana un ragazzo disabile gravissimo non in grado di comunicare (né verbalmente, né con modalità alternative, in quanto manca totalmente un’intenzionalità e una consapevolezza). Ho perseguito quindi obiettivi principalmente tesi al benessere psicofisico dell’alunno, puntando ad attività di rilassamento, sensoriali, basate sulla musica e di integrazione nel gruppo classe, quando possibile dato che questo dipende anche dalla capacità di una reale programmazione inclusiva tra docenti di sostegno e curricolari. A mio avviso questa programmazione inclusiva di qualità è ben diversa da slanci di bontà o buonismo che a quanto pare però sono molto apprezzati perché comunque è già meglio di niente o di reazioni di rifiuto e non è pensabile che sia l’insegnante di sostegno da solo a portare avanti tutta la baracca.
Per quanto riguarda poi l’esame conclusivo del primo ciclo, vista la gravità della situazione non è possibile fargli sostenere delle prove scritte per quanto personalizzate possano essere. Io ho proposto per scritto di riproporre in sede di esame le attività col materiale strutturato che lui è abituato a fare (puzzle a sei incastri degli animali, mettere degli oggetti nelle scatole, battere il ritmo di una canzone ecc…). Anche rispetto a queste attività non sempre le esegue a richiesta e non sempre utilizza questo materiale per lo scopo previsto dall’attività. Magari prende un pezzetto del puzzle a incastro ma per giocherellarci con le mani o batterlo sul banco per un gradimento sonoro (penso…). In ogni caso, mi sembra sempre più dignitoso che non un compito cartaceo che anche se costruito per immagini prevede una finezza nella motricità e un livello cognitivo che, purtroppo, non è stato raggiunto nel suo sviluppo.

La normativa in materia di esame di Stato conclusivo del primo ciclo prevede che gli studenti con disabilità s svolgano “prove differenziate, ovvero “prove coerenti con gli interventi educativo-didattici” attuati sulla base del percorso formativo individualizzato, come riportato cioè nel PEI (art. 16 della legge 104/92). Le prove permettono di valutare il progresso dello studente, rapportato alle sue capacità e potenzialità: il superamento delle prove per lui predisposte comporta il regolare conseguimento del diploma.

Vorrei sapere se si può passare da una programmazione per obiettivi minimi, conforme ai programmi ministeriali, a una differenziata (ovviamente previo consenso firmato dalla famiglia) anche in sede di scrutinio finale. Nell’O.M. n.90/01 non trovo alcun riferimento specifico.

La valutazione differenziata deve essere accettata dalla famiglia che, mediante consenso scritto firmato, approva la scelta di un percorso differenziato.
In assenza del consenso dei genitori, il Consiglio di classe non può arbitrariamente adottare una programmazione differenziata, e questo vale durante l’anno scolastico, mentre in sede di scrutinio è addirittura impensabile.
Riferimenti normativi: Ordinanza Ministeriale 90/2001.

Presso la nostra scuola è iscritto uno studente disabile di 15 anni. E’ affetto da ADHD con psicopatia grave in atto (curata con farmaci). Nei mesi precedenti si sono verificati degli episodi gravi a scuola che hanno richiesto le cure del pronto soccorso per diverse persone operanti a scuola. Da qui la decisione di far concludere l’anno scolastico presso una struttura onlus. Lo studente è seguito da un OSS e da due docenti di sostegno ed un educatore, per 7 ore settimanali. Le figure operano contemporaneamente. La scuola ha presentato un progetto formativo. Tuttavia l’ambiente non è nè idoneo (ci sono seghe, martelli, catene, cacciaviti,il tutto in locali aperti ed accessibili) nè salubre (topi). La domanda è la seguente: il docente di sostegno è obbligato a recarsi presso una struttura esterna visti anche i precedenti episodi?

Nel porci il quesito, omette il grado di scuola frequentato dallo studente. Tuttavia dall’età si può risalire alla frequenza della classe 2a della scuola secondaria di secondo grado. In questo caso, trattandosi di scuola dell’obbligo, spostare l’alunno fuori dalla classe, nello specifico in un centro diurno, per fargli scuola, ci sembra giuridicamente non legittimo.

Mia figlia frequenta il secondo anno di un liceo linguistico privato. È sorda e porta l’impianto cocleare dall’età di tre anni. Ha sempre avuto il verbale di invalidità, la 104 e, di conseguenza, l’insegnante di sostegno e il PEI in tutti i cicli scolastici, incluso l’attuale liceo.
Il suo programma scolastico e verifiche fino all’anno corrente è sempre stato equipollente e adeguato alla sua patologia. Ha sempre raggiunto gli obiettivi minimi con ottimi risultati, ha fatto enormi progressi e non ha mai perso un anno scolastico.
In recente colloquio insieme al Preside, alla coordinatrice di classe e all’insegnante di sostegno, il Preside mi ha evidenziato con incredibile freddezza e distacco il seguente problema:
. se mia figlia proseguirà con il programma individuale, con le verifiche equipollenti e le uscite dall’aula per lezioni individuali con l’insegnante di sostegno li dove ci fosse il bisogno, con raggiungimento minimo degli obbiettivi, non sarà preparata per l’esame di Stato e, di conseguenza, non potrà frequentare l’università;
. se non verrà promossa all’esame di Stato, dovrà accontentarsi del certificato di frequenza, il che ugualmente non le darà la possibilità di frequentare l’università.
Il Preside, anche assumendo la realtà, cioè, che il primo e il secondo liceo sono stati di grande progresso, che mia figlia non rischia alcun debito, tanto meno la bocciatura, ha “proposto” se al partire dal quarto anno non fosse il caso di trasferirla ad un istituto tecnico.
Altrimenti, al liceo attuale, dovendo eseguire le prove a parità degli alunni senza disabilità, dovendo seguire tutte le lezioni in classe e, per ciò, con pochi interventi dell’insegnante di sostegno che non la seguirà più in lezioni individuali li dove ci fosse bisogno, i docenti potrebbero prospettare una non-ammissione all’esame di Stato.
Ho avuto la triste e chiara impressione che, per la buona reputazione della scuola, la stessa stia “lavandosi le mani” della responsabilità di seguire fino all’esame di maturità un’alunna con difficoltà di apprendimento. Ed io che avevo scelto questo rinomato liceo perché credevo fosse in grado di guidare mia figlia all’esame di Stato!
Il Preside non ha minimamente tenuto conto degli enormi progressi scolastici, dell’avanzare della maturità intellettuale e, soprattutto, del trauma psicologico, emotivo e sociale che un cambiamento di scuola potrebbe causare a mia figlia. In effetti, questa è la prima scuola dove mia figlia non è stata rinnegata dai compagni per essere “diversa”, dove ha finalmente fatto amicizie che si prolungano fuori dell’orario scolastico, dove sta finalmente acquisendo autostima, perdendo l’insicurezza sentendosi accettata e “uguale”.
Per mia figlia per primo e per me di conseguenza, come madre, si pongono questi problemi:
. trasferirla in una scuola dove l’integrazione iniezierebbe da capo e senza garanzia di buoni risultati, è fuori questione;
. mia figlia non vuole accontentarsi del certificato di presenza, perché frequentare l’università è il suo obbiettivo maggiore. È cosciente delle difficoltà del triennio, del fatto che deve sempre partire in svantaggio in confronto ai coetanei, che probabilmente arriverà per ultimo, ma ci arriverà.
Io, come madre, sono cosciente delle sue difficoltà, ma anche dei suoi enormi progressi, della sua enorme forza di volontà e della grinta con la quale affronta la sua strada piena di ostacoli.
Non essendo la sordità una disabilità intellettiva, soprattutto perché mia figlia porta l’impianto cocleare, il quale le restituisce la facoltà di sentire e di comprendere, anche se l’impianto cocleare non sostituisce l’udito umano al 100% e lei avrà sempre difficoltà di comprensione e conseguente difficoltà di apprendimento, non considero valido questo impedimento che mi propone il Preside al proseguimento del liceo che frequenta da due anni con buoni risultati.
Detto tutto, vorrei sapere in termini di legge, in che modo la scuola debba seguire mia figlia con la responsabilità di portarla all’esame di Stato.
In sintesi:
. Dal triennio (a partire del prossimo Settembre), avrà diritto ad un PEI adeguato al raggiungimento dell’esame di Stato?
. Avrà diritto a lezioni individuali li dove ci fosse bisogno con l’insegnante di sostegno o deve per forza seguire tutte le lezioni insieme alla classe?
. Avrà diritto a prove adeguate alla sua disabilità uditiva senza che i docenti prospetassero o venissero influenzate dal Preside ad una non-ammissione all’esame di Stato?
. All’esame di maturità avrà diritto alla presenza dell’insegnante di sostegno che gli ha prestato assistenza, conforme l’art.6 comma 1 del DPR n.323/98?
Sempre dentro le leggi che garantiscono gli studi e l’integrazione degli alunni con disabilità o difficoltà di apprendimento, per il benessere psicologico, emotivo e sociale di mia figlia, ho bisogno di conoscere tutte le responsabilità e impegni che la scuola deve prendere per guidare mia figlia all’esame di Stato, senza creare un clima di conflitto tra il Preside, i docenti e mia figlia.

Dovrebbe far presente al Dirigente Scolastico che in Italia abbiamo molti “sordi oralisti” che si sono laureati in diversi tipi di facoltà, da quelle scientifiche a quelle umanistiche e che svolgono attività professionali che vanno dall’ingegnere all’informatico, dal regista cinematografico all’attore, per citarne solo alcune.
Nella scuola Secondaria di Secondo grado occorre però che gli alunni con sordità frequentino tutte le lezioni con la presenza del docente per il sostegno, il quale può aiutare, offrendo qualche piccolo chiarimento in classe e, in orario non di lezione e preventivamente concordato e riportato nel Piano Educativo Individualizzato, dare dei rinforzi. Per gli studenti con sordità, inoltre, la Provincia, deve fornire anche assistenti per la comunicazione a casa il pomeriggio in base alla legge n. 67/93.
La studentessa ha diritto a svolgere le prove scritte e le interrogazioni utilizzando “prove equipollenti”, la cui definizione si rinviene proprio nell’art 6 comma 1 da lei citato e nel quale è previsto il diritto ad essere seguiti durante gli esami da chi, durante l’anno, ha prestato assistenza e supporto.
Eviti però di recarsi fuori dall’aula col docente per il sostegno durante alcune ore di lezione, perché ciò può indurre i docenti curricolari interessati a farsi un cattivo giudizio sulla preparazione dell’alunna nelle loro discipline.

La famiglia di un alunno di una terza classe di una scuola secondaria di II grado, in sede di GLHO di maggio, con all’ordine del giorno verifica PEI, di fronte ad una possibile non ammissione all’anno successivo per il non raggiungimento degli obiettivi minimi concordati ad inizio anno, chiede il passaggio dalla programmazione con obiettivi minimi alla programmazione differenziata (ai sensi dell’O.M.90 art. 15 comma 4-5). Come deve comportarsi il Consiglio di Classe con le verifiche già sostenute dall’alunno, valutate e registrate sul registro elettronico? Si può procedere a partire dalla data attuale a nuove prove e quindi nuove valutazioni con criteri differenti? Ovviamente credo che sia necessario anche stilare un nuovo PEI. Per la famiglia è fondamentale che il ragazzo rimanga con l’attuale gruppo classe.

L’art 15 dell’O M n. 90/01, che prevede la possibilità di passaggio da un PEI semplificato a uno differenziato, non pone limiti di tempo.
Pertanto, come da Lei indicato, il GLHO deve immediatamente riunirsi, formulare un PEI differenziato su richiesta della famiglia, che deve risultare a verbale, e provvedere nei giorni restanti alla valutazione in base al nuovo PEI.
Ovviamente, se, come è prevedibile, lo studente volesse passare al PEI semplificato l’ultimo anno, qualora tale passaggio fosse deliberato dal Consiglio di classe non richiederebbe l’effettuazione di prove integrative relative all’anno o agli anni di pei differenziato da parte dello studente; qualora invece la richiesta della famiglia di passaggio dal differenziato al semplificato avvenga col parere contrario del Consiglio di classe, l’alunno dovrebbe prima sostenere le prove integrative e poi gli esami.

Sono la mamma di una bimba disabile con invalidita’ accertata del 100% (malattia rara genetica)
Volevo sapere se posso far ripetere la classe 5 elementare ancora per un anno o piu’.
Questo perche’ obiettivamente la bimba, a livello di apprendimento e interazione e’ piu’ vicina ai bambini delle elementari che non delle scuole medie.
La mia richiesta con la preside e’ quella di fermarla ancora almeno un anno in 5° Elementare (non parla e ha un ritardo cognitivo pesante) ma la preside mi ha detto che non e’ possibile per l’eta’ (oggi fa la 4° elementare ed ha 12 anni). Infatti avevo gia’ tenuto mia figlia due anni in piu’ alla scuola materna.
Volevo sapere se c’e’ una legge precisa che vieta questo o se e’ una decisione della preside.
Se c’e’ una dichiarazione del neuropsichiatra che certifica che la bimba e’ meglio fermarla alle elementari puo’ bastare?

La convinzione che gli alunni con disabilità è bene che ripetano una o più classi per meglio acquisire gli apprendimenti era normale nelle scuole speciali; essa, infatti, è stata abbandonata con la cultura dell’inclusione scolastica, secondo la quale la co-educazione di coetanei con e senza disabilità favorisce, in questi ultimi in particolare, la crescita in autonomia e negli apprendimenti.
Per questo ormai non si ricorre alla ripetenza per gli alunni con disabilità; anzi la normativa è chiara: nella scuola primaria per bocciare qualunque alunno è necessaria l’unanimità dei consensi dei docenti della classe e una valida motivazione.
La motivazione di fermarli per farli migliorare è superata dalle ricerche, dagli studi, dalle scelte culturali che sottendono la scuola dell’inclusione.
Quindi conviene preparare un buon ingresso nella scuola media; le suggeriamo di parlare di questo con la Dirigente scolastica, affinché nel passaggio delle consegne, che occorrerà fare d’intesa tra le due scuole verso giugno del prossimo anno scolastico, si provveda a richiedere tutto ciò che rende buona l’inclusione nella nuova scuola, fra cui: a) classe con un totale di 20 alunni, massimo 22 (in base agli articoli 4 e 5, comma 2, del DPR n. 81/09); b) ore di sostegno sulla base delle effettive necessità dell’alunna, risultanti dalla Diagnosi Funzionale e/o dal Piano Educativo Individualizzato, in conformità all’art. 1, comma 605 lettera b), della legge n. 297/2006 e dall’articolo 10, comma 5, della legge n. 122/2010); c) (eventuali) ore di assistenza per l’autonomia e la comunicazione, come indicato dall’art. 13, comma 3, della legge 104/92; d) trasporto gratuito a scuola a carico del comune (in base all’art. 139 del Decreto Legislativo n. 112/1998); e) (eventuale) assistenza igienico-personale da parte dei collaboratori scolastici (ex-bidelli), in conformità agli artt. 47, 48 e alla tab. A del CCNL del 2005; f) aggiornamento del Consiglio di classe obbligatorio sulle didattiche inclusive (Legge n. 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c); e quanto altro possa essere ulteriormente necessario.

Sono un Docente di sostegno non specializzato e quest’anno ho seguito una ragazza (DSA) per 9 ore settimanali (Liceo linguistico, percorso DIFFERENZIATO, quinto anno). Scrivo per sapere se è possibile richiedere alla commissione d’esame la presenza dell’educatrice professionale che ha seguito l’alunna per i cinque anni del Liceo.
In particolare vorrei sapere:
1) È possibile richiedere la presenza all’esame della sola educatrice e non del docente di sostegno?
2) È possibile richiedere la presenza di entrambi all’esame?
3) Queste richieste devono essere formalizzate nel documento che contiene la relazione finale?
4) Potreste spedirmi o indicarmi con precisioni i decreti che possono servirmi per risolvere in modo chiaro i miei dubbi?

Da quanto scrive, la studentessa presenta un Disturbo dello Spettro Autistico (DSA). In merito al suo quesito, va premesso che l’art 6 comma 1 del regolamento per gli esami di Stato, approvato con DPR n. 323/1998 stabilisce che l’alunno può essere seguito durante gli esami da chi lo ha assistito durante l’anno.
È il Consiglio di classe che stabilisce se, durante le prove dell’esame di Stato, sia necessaria la presenza del docente oppure dell’assistente ad personam. La presenza di entrambi, salvo particolari e motivate situazioni, parrebbe eccessiva in quanto si tratta di studentessa per la quale è stato adottata una programmazione differenziata e in quanto la normativa prevede un compenso forfettario, per chi assiste, limitato ad una sola persona.
Se dunque il Consiglio di classe ritiene necessaria la presenza di una figura, è necessario che nel documento riservato, che dovrà essere allegato alla relazione del 15 maggio, sia indicata e motivata la richiesta dell’assistenza, unitamente al nominativo di colui che sarà impegnato per tale compito, oltre alle simulazioni d’esame, al Piano educativo individualizzato e alle altre indicazioni, compresi i criteri di valutazione, necessari per affrontare l’esame di Stato. Si ricorda che il documento riservato, concernente l’alunna e allegato alla relazione del 15 maggio, non viene pubblicata all’albo con tutto il resto della relazione, ma viene depositato in segreteria per motivi di privacy.

Sono una docente e avrei bisogno di un chiarimento in merito all’esame di terza media per alunni con disabilità intellettiva. Possono effettuare le prove, scritte e orali, in sole due giornate? È necessario che siano presenti a scuola  tutti i giorni d’esame? Gli alunni per i quali chiedo informazioni, pur in situazione di gravità, avranno il diploma.

Se ritenete che gli alunni possano conseguire il diploma, in quanto hanno raggiunto gli obiettivi indicati nel PEI predisposto per ciascuno di loro, sarebbe meglio che sostenessero le prove come tutti gli altri e negli stessi giorni.

In futuro vorrei diventare un’assistente educativo, quali requisiti bisogna raggiungere? Io sono una psicologa iscritta all’albo, posso svolgere questo tipo di lavoro?

Allo stato attuale, per quanto riguarda la figura educativa da lei richiesta, manca una norma nazionale sui requisiti unici di accesso alla professione; sono le cooperative o gli Enti, che si avvalgono degli assistenti ad personam, a definirne i criteri per l’affidamento dell’incarico. Pertanto occorre vedere i bandi emanati dai singoli comuni o delle singole regioni (unitamente alle richieste delle cooperative locali).
Per quanto riguarda la normativa, per questa figura educativa che opera in ambito scolastico e che si occupa dell’autonomia personale e della comunicazione dell’alunno con disabilità, si fa riferimento all’art. 13 comma 3 della legge 104/92.
Gli attuali decreti di “riforma in materia di disabilità”, recentemente approvati dal Governo, potrebbero introdurre un documento specifico, probabilmente un mansionario, e dare indicazioni rispetto al percorso formativo, con riferimento, si presuppone, alle competenze che la figura professionale deve acquisire per poter accedere alla professione di assistenza all’autonomia personale e alla comunicazione dell’alunno con disabilità. Si aggiunge, quale informazione, che attualmente è in discussione in Parlamento una Proposta di legge su questa figura professionale; ma ancora non è legge.

Sono una studentessa che a volte presta servizio per una cooperativa turistica. Facciamo visite guidate. La domanda riguarda la classificazione che usano ora le scuole per i bambini diversamente abili. Il mio problema/curiosità è questo: noi chiediamo alle insegnanti di indicarci il numero dei bambini disabili e capita spesso che ci indichino zero, poi quando arrivano si scopre lì per lì che ci sono 3-4 bambini “H”, qualunque cosa voglia dire, che hanno bisogno di più attenzione. Ora, sia per motivi organizzativi, logistici che di comprensione della situazione vorrei sapere questa H per cosa sta, e se c’è una classificazione precisa dove posso trovarla? Non c’è mai tempo di chiedere direttamente alle insegnanti, questo metodo ho notato che è molto usato e se può aiutarvi nella risposta ho notato che questa H non indica bambini fisicamente inabili o con particilari difficoltà mentali; per lo più si tratta di iperattività o di difficoltà nell’attenzione. Non è una diagnosi è solo la mia opinione. Se sapessi cosa significa questa classificazione potremmo agire più consapevolmente e precisamente nel servizio che offriamo alle scuole.

In genere con la lettera “H” la scuola fa riferimento, in modo generico e improprio, agli alunni con disabilità, certificati ai sensi della legge 104/92. Per necessità di privacy normalmente le scuole indicano numericamente e non nominativamente tali alunni che debbono essere accompagnati da docenti della classe che li conoscono. Voi dovete pretendere dalla scuola il numero di tali alunni e chi sono i loro accompagnatori in modo da essere sicuri che ci sia un accompagnatore responsabile per ciascuno di loro.

Sono una docente di sostegno neoimmesssa in ruolo, in servizio in una classe seconda di scuola secondaria di primo grado dove seguo un’alunna con disabilità grave (L 104/92, art.3 co. 3). La ragazza ha in realtà 17 anni, non per ripetenza, ma perché è entrata a scuola in ritardo. Di conseguenza, l’anno prossimo, quando sosterrà l’esame di terza media, sarà già maggiorenne. Date le circostanze, la madre è preoccupata di non poter iscrivere la figlia alla scuola superiore quando verrà il momento.
Vorrei sapere se è in qualche modo sia possibile anticipare i tempi e iscrivere da privatista l’alunna ai prossimi esami di giugno, in modo da poterla inserire alla scuola superiore già a settembre e garantirle un percorso scolastico ancora per un quinquennio.

Sostenendo gli Esami di stato il prossimo anno, la studentessa potrà iscriversi ai corsi per adulti, in quanto diciottenne; per i corsi serali sono garantiti tutti i diritti previsti per la frequenza dei corsi diurni, ovvero docente per il sostegno, eventuale assistenza alla comunicazione e all’autonomia personale, trasporto, ecc.
Per quanto riguarda la possibilità da lei descritta di anticipare l’Esame di stato all’attuale anno scolastico, potreste provare a informarvi presso l’USR, in quanto non solo manca l’ammissione alla classe terza, ma non è stato presentato alla scuola entro il 30 settembre il piano di studi individualizzato, come previsto dalla normativa vigente (DM 10/12/94).

Vorrei parlarle di un bambino che frequenta l’ultimo anno di scuola materna in una situazione di handicap gravissimo (autismo) con insegnante di sostegno. Quest’anno purtroppo l’insegnante di sostegno assegnata che il bambino non conosceva ha iniziato a chiedere con estrema frequenza giorni di malattia tendenzialmente il lunedì presenta la richiesta di mutua per 5 giorni che ripete poi il lunedì successivo. Oramai è da gennaio che si va avanti così.
La dirigente l’ha sostituita di volta in volta sempre con persone diverse, che però non sono riuscita per il breve tempo a disposizione a organizzare il lavoro con il bambino. Lui ha bisogno di tempo per abituarsi a una figura di riferimento nuova. Come si può porre rimedio ad una situazione simile?

Per quanto riguarda la tutela del suo diritto allo studio, è bene tener presente che la “continuità” è garantita da tutti i docenti – compreso il docente per il sostegno – che sono stati assegnati alla sezione, in quanto ogni docente è insegnante dell’alunno con disabilità. I docenti della sezione sono infatti responsabili di ogni alunno loro affidato, compreso l’alunno con disabilità.
Ciò premesso, sulla base di quanto scrivete, viene da chiedersi se la scuola abbia provveduto o meno a inviare almeno una visita fiscale, se non altro per accertare le condizioni e valutare di conseguenza.
Appare quanto mai evidente che, in relazione alla situazione descritta, vi siano palesi gravi disagi, anche di tipo relazionale, per l’alunno con disabilità e non solo.
In forza dei principi sanciti nella Sentenza del Consiglio di Stato n. 245/01, si può chiedere la sostituzione del docente per il sostegno “quando non sia stato possibile instaurare un valido rapporto educativo tra docente e alunno” e ciò indipendentemente dalla bravura del docente.

Siamo docenti di una scuola a cui verrà fatto il corso per il BLS pediatrico. Vorremmo sapere se dopo questo corso potremmo usare usare l’ ambu o altri strumenti per rianimare gli alunni o se invece ciò non spetta a noi

Un compito come quello indicato, che prevede, fra l’altro, l’utilizzo di strumentazione sanitaria, va riservato unicamente a personale sanitario. In caso di presenza di una crisi, il compito dei docenti è di allertare il 118, informando tempestivamente i genitori, oltre il Dirigente scolastico.

Mio figlio frequenta il primo anno della scuola media ed e’ certificato dalle elementare come disortografico e discalculico. Profilo cognitivo nella norma. Quest’anno e’ andato bene e ha raggiunto discreti risultati in tutte le materie, ma nonostante questo ci chiedono un sostegno al bambino. Eppure non ha insufficienze, e’ solo molto distratto a scuola. Io voglio fare di tutto perche’ non si senta diverso dagli altri, posso oppormi? Anche perche’ il sostegno essendo scuola privata e’ a nostro carico e oltre alla retta che e’ cara dobbiamo sostenere questo onere. Sono disperata mi può’ dare dei consigli? Non voglio che mio figlio venga certificato con l.104 perche’ risulta handicap.

La richiesta di riconoscimento di disabilità è inoltrata unicamente da parte dei genitori all’ASL; la scuola non può formulare diagnosi. Va inoltre aggiunto che in base alla normativa vigente e secondo quanto indicato dalla Consensus conference, la diagnosi di DSA prevede, fra i suoi criteri, l’esclusione della presenza di una condizione di disabilità intellettiva (cfr. Linee Guida).

Sono una docente di sostegno della scuola primaria, vorrei sapere se per un alunno con 104 in gravità e quindi con 22 ore di sostegno, si possa ridurre il numero di ore per volere della famiglia, o se il numero di ore deve rimanere invariato.

Se la famiglia ritiene di avvalersi di un minor numero di ore di sostegno, deve metterlo per iscritto, preferibilmente durante una riunione di GLHO, in modo che si possa verbalizzare anche il parere dei docenti; ciò onde evitare che poi la famiglia ci ripensi chiedendo nuovamente l’aumento delle ore che, dopo il rifiuto, andranno certamente a vantaggio di altri alunni, senza possibilità di ripristino per l’alunna.

Puo’ un alunno disabile con programmazione differenziata rispetto a quella della classe, per le numerose assenze a causa della sospensione del servizio di trasporto, non essere ammesso all ‘ esame di Stato? quale è la procedura corretta da seguire?

La risposta che segue è basata sul presupposto che la richiesta pervenuta riguardi la scuola secondaria di secondo grado, l’unico ordine e grado di scuola in cui si possibile adottare per gli studenti con disabilità un PEI differenziato..
Poiché lo studente, per il quale è stato adottato un PEI differenziato, è certificato con disabilità ai sensi della legge 104/92, occorre fare riferimento alla normativa in tema di integrazione scolastica; nello specifico, si tenga conto dell’art. 14, comma 7, del DPR n. 122/2009 in cui viene consentito di non tener conto delle assenze, purché i docenti dispongano di sufficienti elementi per la valutazione sulla base del PEI, in questo caso differenziato. Ne consegue che lo studente può essere ammesso a sostenere gli Esami di stato. Si tenga presente che le prove d’esame, che devono essere coerenti con il PEI programmato, possono essere fissate anche in un’unica giornata.
Chiedete alla famiglia che presenti un certificato medico sullo stato di salute dell’alunno e procedete con l’ammissione agli esami in modo che possa conseguire l’attestato.

Vi chiedo di erudirmi su una questione.
In una delle mie classi c’è un alunno, con PEI, seguito dall’insegnante di sostegno e dall’assistente educatore per gravi problemi comportamentali.
Durante le mie lezioni, e non solo le mie, l’assistente educatore lo porta sempre fuori dalla classe insieme a un altro alunno (quest’altro ha una certificazione per problemi di apprendimento, con un PDP, ma non ha il sostegno) nonostante i miei continui inviti a rimanere. Ne ho parlato più volte alla coordinatrice di classe e ad altri colleghi e da tutti ho sempre avuto la stessa risposta: così è stato deciso dal consiglio di classe (avendo, io, nove classi raramente sono stata inserita nelle riunioni di questo consiglio).
So che il docente di classe è responsabile degli alunni anche quando escono, a meno che escano con l’insegnante di sostegno. Ma qui si tratta di un assistente educatore…
Io sono rientrata lunedì scorso dopo una lunga malattia. In tal periodo l’alunno in questione ha combinato un fatto ritenuto grave ed è stato sospeso per una settimana su decisione del consiglio d’istituto che ha anche stilato un contratto formativo personalizzato con la famiglia per permettergli di essere ammesso agli esami di licenza media (in alternativa, sarebbe stato sospeso fino al termine delle lezioni).
Il cdc straordinario successivo ha stabilito per l’alunno un orario ridotto (no prima e ultima ora) e, durante alcune lezioni, compresa la mia, l’alunno deve continuare a uscire con l’assistente educatore mentre ciascun docente di tali materie deve dargli del lavoro da fare da valutare ogni volta.
Io chiedo: se l’alunno (anzi, gli alunni, perchè sono due, come ho scritto sopra) non segue le mie lezioni, che lavoro dovrei dargli? per verificare cosa? e, soprattutto: se succedesse qualche guaio fuori dalla classe, chi ne sarebbe responsabile? Io comunque? Io che sarei costretta ad accettare le decisioni dei colleghi che non condivido?

Il docente, durante le sue ore di servizio, è responsabile, dal punto di vista civile e penale, di tutti gli alunni della classe alla quale egli è stato assegnato, quindi anche dell’alunno con disabilità.
L’assistente ad personam o assistente educatore è assegnato ad un alunno e svolge la sua prestazione professionale in classe, sotto la guida del docente in servizio; la sua presenza è determinata dal bisogno di autonomia personale e di comunicazione dell’alunno con disabilità; l’assistente educatore non ha compiti afferenti la didattica e gli alunni della classe non sono affidati a lui.
Ne consegue che l’assistente non è autorizzato a condurre gli alunni fuori dall’aula; e ancor meno è legittimato a ricreare una “mini-classe differenziale di fatto” (come non lo sono, in questo caso, neppure i docenti). Quanto avviene nella sua classe è lesivo dei diritti degli alunni stessi ed è contrario alla normativa vigente in tema di inclusione scolastica e in tema di responsabilità civile e penale.
Pertanto quanto lei è in servizio non deve limitarsi a invitare l’assistente educatore a non uscire ma deve “proibirgli” di condurre gli alunni fuori dall’aula, in quanto in quel momento lei è responsabile di tutti gli alunni. E altrettanto devono fare i suoi colleghi.
Scriva una lettera al Dirigente Scolastico informandolo dei gravi comportamenti che si verificano nella sua classe e chieda che venga convocato un Cdc urgente al fine di ripristinare la condizione di legalità e di sicurezza, nonché di rispetto del diritto allo studio dell’alunno con disabilità, così come dell’altro studente, che devono frequentare le ore di lezione in classe, insieme ai compagni; in tale sede vanno analizzate più questioni: il ruolo dell’assistente educatore, che deve operare all’interno dell’aula sotto la guida dei docenti in servizio, e i suoi compiti, che riguardano unicamente l’alunno con disabilità, e l’orario dello studente con disabilità, che non può essere arbitrariamente ridotto.
Al tempo stesso chieda che venga urgentemente convocato un GLHO in cui si affrontino le questioni dette, puntualizzando correttamente e in linea con la normativa sull’inclusione scolastica i compiti delle figure professionali ritenute necessarie per consentire l’esercizio del diritto allo studio dell’alunno con disabilità; se la figura dell’assistente educatore impedisce l’esercizio del diritto allo studio è da valutarsi attentamente l’opportunità della sua presenza. Altrettanto dicasi per l’orario ridotto.
Infine informi di quanto avviene anche il referente regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’USR della sua Regione.

Io ed alcune colleghe siamo state informate dai genitori di un alunno disabile che hanno intenzione di non volere più il docente di sostegno anche se l’ alunno ha una disabilita’ grave. Dobbiamo redigere ugualmente il PEi? Lo dobbiamo redigere senza il docente di sostegno? Come facciamo a portare avanti una programmazione per lui anche se a un buon livello cognitivo, fino ad ora con il docente di sostegno ha svolto anche attività personalizzate per recuperare alcune nozioni?

Il docente per il sostegno non sostituisce in alcun modo l’azione e gli interventi educativo-didattici dei colleghi, che coadiuva e con i quali collabora al fine di promuovere l’attuazione dell’inclusione scolastica a favore di tutti gli alunni della classe alla quale è assegnato.
Premesso che il sostegno è un diritto e non un dovere, se la famiglia decide di rinunciare al docente per il sostegno può farlo. In questo caso, il modulo (o consiglio di classe) è tenuto a elaborare congiuntamente con i genitori e con gli specialisti dell’Asl il Piano Educativo Individualizzato, così come previsto dalla normativa vigente (come pure lo stesso gruppo di lavoro è tenuto ad aggiornare periodicamente il Profilo dinamico funzionale).
L’alunno con disabilità, che partecipa alle attività della classe all’interno dell’aula, è alunno di tutti i docenti in servizio nella classe alla quale è iscritto, pertanto è vostro compito adottare le strategie necessarie affinché siano garantiti il diritto allo studio e il successo formativo.

Sono un’insegnante di sostegno, vorrei che mi togliesse un dubbio. L’educatore professionale può occuparsi di didattica collaborando con il docente di sostegno ma non prendendo decisioni per suo conto e nemmeno fare della didattica il suo esclusivo aspetto su cui lavorare…visto che c’è bisogno di altro . Mi spiega perché sempre più spesso invece di occuparsi agli aspetti relazionali, sociali, motivazionali e dell’ autonomia, gli educatori vogliono occuparsi di didattica?

Possono essere differenti le motivazioni e le situazioni che spingono una persona che ricopre il ruolo di assistente ad andare “oltre” le sue competenze, attribuendosi compiti non suoi: in parte perché, e lo sappiamo, esiste una implicita delega da parte dei docenti curricolari e di sostegno, oppure perché alcuni assistenti o educatori, che hanno compiuto studi universitari, ritengono di avere più competenze rispetto agli stessi docenti o, ancora, perché di fronte allo scarso impegno dei docenti essi intervengono, infine per una eccessiva invadenza da parte degli stessi assistenti o educatori.
A tutti gli educatori, comunque, va ricordato che essi sono assistenti per l’autonomia e la comunicazione, anche se laureati, e queste due mansioni debbono essere svolte da loro; solo se il docente in servizio, sia esso di sostegno o disciplinare, li invita a fare svolgere esercizi assegnati dagli stessi docenti, essi possono e devono procedere secondo le indicazioni e le direttive impartite dai docenti: azione, questa, che rientra nel supporto all’autonomia personale dell’alunno, compito che sostanzia la presenza degli educatori o assistenti (v. art. 13 c. 3 della legge 104/92).

Siamo alcune docenti della scuola primaria, vorremmo sapere se nel caso la famiglia rinunciasse a sostegno per disabile grave, sostenendo che l’ assistente ad personam (che nel nostro caso sarà un paramedico) dovrà aiutare l’ alunno nella didattica,usare strumenti quali computer, software e personalizzare là dove é necessario l’ attività, potremmo mettere a verbale del PEI che siamo contrarie alla rinuncia del docente di sostegno, perché riteniamo una figura fondamentale nel percorso formativo dell’ alunno e perché un assistente non può svolgere attività didattiche che prevedano l’ uso di strumenti e metodologie e di interventi di recupero che non sono di sua competenza.

Dovete farlo e potete provare a far comprendere alla famiglia che le due figure sono compatibili. Se la famiglia non vuole, non potete impedirle di poter scegliere se fruire o meno della presenza del docente per il sostegno, in quanto tale evenienza si prefigura come diritto e non come obbligo. La famiglia, infatti, può rinunciare al docente per il sostegno, assumendosene tutte le possibili eventuali conseguenze negative, nel caso dovessero accadere.
L’assistente per l’autonomia e per la comunicazione, come giustamente avete scritto, non può svolgere attività didattica, funzione di esclusiva competenza dei docenti; l’assistente ad personam, che lavora unicamente all’interno della classe, può, anzi, deve occuparsi, in accordo e sotto la guida del docente in servizio, di supportare l’autonomia dell’alunno nello svolgimento di esercizi o delle attività che il docente, unico responsabile della didattica, potrà indicargli di volta in volta.

Durante l’anno scolastico in corso i docenti di sostegno sono stati chiamati più volte a supplire colleghi di classe o di altre classi in presenza dell’alunno disabile, motivando che non ci sono docenti a disposizione. La referente di plesso sostiene che il foglio delle supplenze é un ordine di servizio della preside e che il collegio ha stabilito che l’insegnante di sostegno supplisce in caso di emergenza. L’emergenza però nella nostra scuola é tutto l’anno. Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo chiedere un ordine di servizio firmato dalla preside? Non lediamo un diritto per chi ha la 104? Inoltre nella nostra scuola sono state garantite delle compresenze nelle classi, non si possono sfruttare per coprire i docenti assenti, invece di supplire con gli insegnanti di sostegno?

Rispondete per iscritto che ciò che viene presentato come “ordine di servizio”, ovvero il foglio delle supplenze, è illegittimo poiché contrastante con quanto stabilito nelle Linee guida ministeriali del 4 Agosto 2009 e nella circolare ministeriale che vieta la nomina di un supplente solo per il primo giorno di assenza.
Invitate la DS a farvi un espresso ordine di servizio personale per iscritto, al quale solo siete tenuti ad obbedire e violando il quale potete andare incontro a sanzioni disciplinari, comunque illegittime per quanto detto sopra; in ogni caso, per il primo ordine di servizio violato in tali circostanze non può scattare una sanzione disciplinare, come stabilito dalla Magistratura.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola secondaria di Secondo Grado. Ho un quesito: qualora uno studente certificato con disabilità (su percorso con obiettivi minimi e prove equipollenti) durante le verifiche scritte non riesca a svolgerle perchè preso da attacchi d’ansia o crisi di pianto, come valutare la prova?
Si può farla svolgere in un altro giorno o questa verifica va comunque valutata?
Se questa situazioni di crisi di pianto e di rifiuto di stare in classe e svolgere il compito si dovesse presentare durante gli scritti degli esami di stato, cosa prevede la normativa?

Da quanto scrive il mancato svolgimento si determina a fronte di prove scritte, che naturalmente non andranno valutate. Occorre, invece, indagare quali condizioni determinano le crisi di pianto e gli attacchi di ansia: potrebbe essere la forma della prova (a risposta multipla piuttosto che a domande aperte o viceversa oppure vero-falso) oppure il non sapere su quali contenuti verte o il fatto stesso che sia richiesto un testo scritto. Premesso che, ovviamente, è possibile spostare la prova in date successive, anche più volte, si potrebbe provare a modificare le prove stesse, sostituendo la prova scritta con una orale equipollente o completando la prova scritta con una parte orale, per esempio, così come la forma (risposta multipla o vero-falso o domande aperte o quesiti accompagnati da illustrazioni o prove con clooze o riordino di frasi, per citare alcuni esempi) oppure anticipando i contenuti della prova e/o consentendo l’utilizzo di schemi o mappe. Se adottando questi o altri accorgimenti, lo studente riesce a gestire i suoi attacchi di ansia, il Consiglio di classe, dopo averli descritti nel PEI, in vista dell’Esame di stato li dovrà indicare in modo puntuale nella relazione allegata al documento del 15 maggio, affinché gli stessi accorgimenti vengano applicati per lo svolgimento delle prove d’esame. Se, nonostante le modalità adottate, in sede di esame lo studente dovesse ripresentare le stesse reazioni, si potrà spostare la prova nella sessione riservata agli studenti ammalati oppure la Commissione potrebbe rimandare lo svolgimento delle prove a settembre.

Sono un’insegnate di sostegno, ricopro anche il ruolo di FS inclusione, ho urgente bisogno di un supporto normativo.
Le espongo il problema: un docente curriculare senza specializzazione, con ore a disposizione, può rifiutarsi di fare supplenza su un bambino disabile grave (art.3 comma 3) adducendo la scusa che non è abilitato??
In che misura è in base a quale norma, un insegnante di classe può rifiutarsi di sostituire un collega di sostegno assente?

La specializzazione per il sostegno è titolo prioritario per essere assegnati su posto di sostegno; ma non costituisce titolo esclusivo di attività didattica con gli alunni con disabilità; infatti l’art. 13 comma 6 della legge n. 104/92 stabilisce che nessuna utilizzazione o incarico su posto di sostegno può essere attribuita a personale non specializzato fino a quando sono presenti e disponibili docenti specializzati.
Va inoltre aggiunto che il docente viene assegnato alla classe alla quale è iscritto l’alunno con disabilità, pertanto, avendo ore a disposizione, egli non può rifiutarsi a fronte della richiesta scritta da parte del Dirigente scolastico.
Coloro che dispongono di ore a disposizione, infatti, possono essere utilizzati in tutte le classi della scuola in cui prestano servizio. Altrimenti qualunque docente potrebbe rifiutarsi di svolgere supplenze di colleghi che non abbiano la sua stessa abilitazione.
Piuttosto il docente non specializzato potrebbe pretendere che la scuola organizzi un corso di aggiornamento, sia pur breve, per acquisire un minimo di informazione utile per espletare l’incarico affidatogli.

Siamo delle docenti di una scuola primaria, vorremmo sapere se la famiglia chiedendo l’ educatore ad personam per un alunno con grave disabilita’ motoria ma non cognitiva, può rinunciare al sostegno e se l’ assistente può nell’eventualità svolgere anche didattica.

Il sostegno è un diritto e non anche un dovere; quindi la famiglia può rinunciare al sostegno, assumendosene tutte le possibili eventuali conseguenze negative, se dovessero accadere.
L’assistente per l’autonomia e la comunicazione non può svolgere attività didattica, funzione esclusiva dei docenti, ma attività di svolgimento di esercizi in accordo e su indicazione del docente in servizio nella classe.

Sono la mamma di un ragazzino autistico di 11 anni, con certificazione L.104 comma 3, in stato di gravità. Ho provveduto entro i termini ad iscrivere mio figlio alla prima classe di una scuola Media nella mia città. Dopo una riunione con tutti gli specialisti che ruotano su mio figlio e lo hanno in cura, abbiamo stabilito che la scuola dove l’ho iscritto non è adatta a lui e così sono stata consigliata di cambiare l’iscrizione anche se fuori dai termini.
Dopo un colloquio con il coordinatore per il sostegno della scuola dove vorrei iscriverlo, mi è stato detto che a causa delle troppe iscrizioni, non potevano accoglierlo. Possono davvero rifiutare un’iscrizione di un disabile? Ci sono i termini per un ricorso?

L’art 3 comma 3, secondo periodo, stabilisce che la certificazione di gravità è causa di priorità per l’accesso a tutti i servizi previsti dalla presente legge, quindi anche la scuola. Però lei ha provveduto a iscriverlo con molto ritardo e, nel frattempo, tutte le scuole si sono organizzate per la composizione delle classi. Pertanto la seconda scuola può legittimamente rifiutare la sua iscrizione.
Provi a parlare con il referente provinciale o regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’ufficio scolastico provinciale o regionale del suo territorio e si faccia consigliare un’altra scuola, che possa essere contattabile da parte dello stesso referente.
Certamente un’altra scuola dovrebbe essere rintracciabile; altrimenti per quest’anno faccia frequentare il bimbo presso la scuola dove è già iscritto e  poi, in tempo utile, cioè nel mese di gennaio, provveda all’iscrizione in un’altra scuola, tenendo presente che, iscrivendolo ad una seconda classe, ci sono problemi molto simili a quelli di quest’anno, poiché le classi sono già formate.

Sono un insegnante di sostegno della scuola primaria avrei bisogno di un’informazione sapere un’insegnante può deciere di non far partecipare alle rove Invalsi bambini con difficoltà in attesa di certificazione e se questa decisione ha bisogno dell’autorizzazione dei genitori e tal proposito se c’è un modulo che genitori devono compilare.

Per quanto riguarda le prove INVALSI solamente il Dirigente scolastico può autorizzare eventuali esoneri; si rimanda alla Nota dell’Invalsi 2016-2017 per gli allievi con bisogni educativi speciali, pubblicata il 20 marzo 2017 in cui sono descritti i casi che, nello specifico, potrebbero riguardare alunni con disabilità certificata e alunni con diagnosi di DSA).
Per quanto riguarda gli allievi in attesa di certificazione la nota non riporta alcuna indicazione; pertanto questi alunni dovranno partecipare, come i compagni, alla prova.

Sono un’insegnante di sostegno presso la scuola dell’infanzia.Seguo un bambino autistico a basso funzionamento, adesso lui seguirà un percorso Aba con un esperto privato. Vorrei sapere se esiste qualche legge che mi permetta  come insegnante di sostegno di  andare a casa del bambino la mattina ,invece di fare le ore di servizio a scuola, per seguire gli interventi fatti dalle  tutor che seguono il bambino in questo percorso.

In quanto docente, lei è tenuta ad effettuare le sue ore presso la sede di servizio.
Tuttavia se desidera partecipare agli interventi presso l’abitazione del minore, può farlo, a titolo di volontariato personale e previo consenso della famiglia, al di fuori del suo orario di servizio.
In alternativa, si potrebbe ipotizzare, in sede di GLHO, un intervento di “istruzione domiciliare”, modificando, in tal senso, il PEI, e prevedendo la sua presenza presso l’abitazione del bambino.

Sono la mamma di una bimba di 11 anni che presenta un RM lieve/moderato, per una patologia complessa ma talmente bordline da sottoporre la bimba a ben due Risonanze Magnetiche al cranio con anestesia totale per confermare la diagnosi, che ha mostrato potenziale di recupero enorme ed ha cambiato 3 scuole primarie per motivi gravi. La Neuropsichiatra assegnataci dall’ASL ha presenziato tutto il cammino scolastico della bimba ma offre a tale pessima scuola l’alibi del RM di mia figlia.  E’ certo che riusciranno così a farla entrare nel RM GRAVE. Come faccio a farmi cambiare dottoressa dall’ASL?

Esistono anche dei centri di riabilitazione logopedica privati convenzionati col sistema sanitario nazionale e quindi a costo zero; cerchi uno di questi centri, facendoselo segnalare da qualche associazione della Sua città.

Sono un’insegnante di una scuola primaria. Nella mia classe è inserito un alunno con la sma che necessita di essere cambiato poiché non ha  il controllo sfinterico ed ha bisogno di tutori  che devono essergli applicati per alcune ore al giorno. Chi dovrebbe occuparsi di svolgere tali mansioni? Inoltre è capitato varie volte che sia stato assente o l’ins . Di sostegno o l’ins. Di classe e non sia stato mai sostituito. La motivazione addotta è che “non si trovano supplenti”. È legittimo tutto ciò ?

L’assistenza igienico-sanitaria e l’accompagnamento ai servizi igienici spetta ai collaboratori scolastici e alle collaboratrici scolastiche, in forza degli artt. 47 e 48 e della tab. A del CCNL del 2005.

È compito del Dirigente incaricare un collaboratore per assolvere a questo compito, consentendogli, contestualmente (se già non lo ha fatto), la frequenza di un apposito corso a spese dell’USR. Dopo il corso il collaboratore – o la collaboratrice – sale di qualifica e ottiene un incremento stipendiale valido ai fini pensionistici di circa mille euro lordi l’anno.
Se il collaboratore individuato si rifiuta senza un giustificato motivo (ad esempio anch’egli è con disabilità motoria), subisce una sanzione disciplinare e pure la denuncia per inosservanza dei doveri di ufficio, come recentemente ha stabilito la Cassazione.
Se il DS non dà l’incarico, o non avvia l’eventuale provvedimento disciplinare in caso di rifiuto, egli stesso è passibile di denuncia per omissione di atti di ufficio e mancata assistenza di incapace.
Per quanto riguarda le sostituzioni, il DS ha l’obbligo, in caso di assenza del docente per il sostegno o del docente incaricato su posto comune (o disciplinare), di assegnare per il primo giorno altro docente della scuola e, per i giorni successivi, di nominare un supplente. 

Sono una insegnante si sostegno, mi occupo di un bambino autistico con rapporto uno a uno, inserito con un progetto orario di tre ore al giorno (da tre mesi è stata inserita anche la mensa con i compagni) nella classe 4 della scuola primaria a tempo pieno. Nel momento in cui ho dovuto chiedere 2 giorni di malattia, ai genitori è stato chiesto prima di far entrare il bambino un’ora dopo e in un secondo momento è stata chiamata la mamma che è venuto a prenderlo per portarlo a mangiare a casa, nonostante paghi ovviamente i pasti in modo forfettario. Al mio ritorno ho manifestato la mia indignazione, pensando ad una deprivazione del diritto allo studio e del diritto di mangiare in mensa con gli altri bambini. Il preside ha detto che questo tipo di cosa si può fare se necessaria. Dal momento che a scuola c’è abbondanza di insegnanti di sostegno che avrebbero potuto sostituirmi consentendo la frequenza scolastica al bambino (che è molto contento di venire a scuola e a casa vive situazioni difficili, chiedo se quanto riferito dal dirigente sia esatto e non leda i diritti del bambino e della sua famiglia. Aggiungo che il bambino è cinese e la sua famiglia ovviamente non conosce le regole scolastiche vigenti in Italia.
Con queste modalità, inoltre, viene condizionata l’insegnante che, per evitare quanto sopra, entra in servizio anche con la febbre a 38. Ma vi pare normale?

Occorre rivedere quanto prima il tempo di frequenza dell’alunno: l’art. 12 comma 4 della legge n. 104/92 stabilisce che nessuna condizione di disabilità può essere causa di esclusione (e quindi anche di riduzione) della frequenza scolastica. Il DS ha l’obbligo, in caso di assenza del docente per il sostegno, di assegnare per il primo giorno altro docente della scuola e, per i giorni successivi, di nominare un supplente. Lei come qualunque altro docente ha uno stato giuridico che le garantiscono dei giorni di assenza.

Sono una docente di sostegno da 30 anni. Seguo una ragazza con ritardo mentale grave per 15 ore da tre anni ed un’altra per 3 ore nella stessa classe  con lieve ritardo ma con  disturbi relazionali. Gita d’istruzione di 3 giorni, vanno tutte e due. Ho dato la mia disponibilità per accompagnarle ma la Dirigente ha nominato la collega di lettere per la mia classe e poi ha preferito mandare la prof di matematica dell’altra classe senza inserire nessuna docente di sostegno. So che la legge glielo consente ma i genitori sono seriamente preoccupati perché per la figlia sono un importante punto di riferimento. Non si può intervenire in alcun modo?

Certo; ma non Lei; solo le famiglie, se sono preoccupate, esprimano i loro timori alla Dirigente e, se necessario, minaccino che protesteranno se al viaggio di istruzione non partecipa una persona che conosce, ancor meglio dell’attuale accompagnatrice, gli alunni.

Sono un’ insegnante di sostegno di una scuola primaria, scrivo per sapere se é legittimo che un alunno con grave disabilita’ (quindi con 22 ore) abbia 2 docenti di sostegno.

Purtroppo manca una norma che lo vieti; quindi è legittimo, anche se scorretto che ciò possa avvenire; tanto è vero che gli art 2,4 e 6 del DPR n. 122/09 prevedono che, nel caso in una stessa classe si trovino più docenti per il sostegno, essi, tutti insieme, esprimano un solo voto.

Nella classe di mia figlia – prima media- vi e’ un bambino seguito da insegante di supporto che ha momenti violenti contro compagni e tutori.
Che ricevono pugni che lasciano senza fiato,  con nasi sanguinanti e schiene lividate…
Siamo preoccupati per I nostri figli che sembra debbano subire violenze per permettere questa integrazione…

In questo caso è bene che i rappresentanti di classe si facciano portavoce presso il Consiglio di classe, alla presenza del Dirigente scolastico, per rendere noti i fatti da voi descritti. Sarà poi il Consiglio di classe che, insieme al Dirigente, provvederà, se lo riterrà il caso, a convocare il GLHO al fine di affrontare la questione da voi sollevata.

Può la scuola richiedere un incontro ufficioso con i terapisti del centro riabilitativo che ha in carico il bambino con disabilità senza informare i genitori dello stesso?

No, non possono farlo. Se la scuola desidera un incontro con il centro riabilitativo, ovvero con i terapisti che seguono un alunno con disabilità, deve dapprima acquisire l’autorizzazione scritta da parte dei genitori, essendo gli stessi gli esercenti la responsabilità genitoriale. Oppure si devono convocare contestualmente anche i genitori.
Nel caso in cui l’incontro avvenisse, allora bisogna pretendere la convocazione del GLHO per discutere il da farsi, eventualmente contestando ciò che la scuola ha fatto di nascosto dalla famiglia.

Vorrei sapere quali sono i termini per la richiesta dell’educatore, le modalità e se eventualmente può essere chiesto anche nel corso dell’anno scolastico… Nel caso venisse assegnato e possibile recedere?

Se c’è una indicazione della utilità di questa figura nella diagnosi funzionale, a cura dei soli specialisti, o nel PEI, a cura dei docenti della classe e degli specialisti insieme ai genitori, potete indicare nel documento l’assistente all’ente competente, in qualsiasi momento, così come per le ore di sostegno.
Se si riesce ad ottenerlo, si può rinunciarvi; lecito chiedersi che senso avrebbe chiedere per subito rinunciare.

Sono un insegnante di sostegno della scuola superiore, l’alunno che seguo non vuole sostenere gli esami di maturità. Vorrei sapere che tipo di certificazione otterrà e se questa sarà uguale, ai fini legali, a quella ottenuta ai sensi dell’art.13 del D.P.R. 23 luglio 1998, n. 323.

Tutti gli studenti devono sostenere le prove conclusive del ciclo di studi. Non esiste la possibilità di esonero. Il titolo di studio che potrà conseguire, sarà coerente con il tipo di programmazione che il Consiglio di classe ha adottato per lui: un attestato, stante le condizioni, rispetto alle quali deve essere acquisito consenso scritto della famiglia (OM 90/2001); un diploma negli altri casi.
Tenga presente che solo la Commissione di esami può rilasciare l’attestato coi crediti formativi maturati. Nel caso in cui lo studente non si presentasse agli esami, la scuola può rilasciargli l’attestato di adempiuto obbligo scolastico e quello di frequenza: sono attestati che non hanno un valore legale, come pure l’attestato coi crediti formativi.
Nell’Attestato relativo ai crediti formativi va scritto ciò che lo studente ha fatto e ciò che sa fare; in quelli rilasciati dalla scuola si dice solo che ha frequentato e ciò che ha fatto; non si dice cosa sa fare. Ai fini legali, tuttavia, entrambi non sono titoli di studio e valgono solo come biglietto da visita per un possibile corso di formazione professionale o per un lavoro.

Sono la mamma di una ragazza di 17 anni con una disabilità per lieve ritardo, frequenta da due anni una scuola regionale cfp con sostegno gestito internamente da loro.
Mia figlia ha sempre avuto un pei ma in questa scuola non l’ho mai firmato e adesso a due mesi dall’esame di qualifica mi hanno detto che si può pensare a un certificato di competenze base perché può essere che non raggiunga gli obiettivi minimi….possono farlo?!
Io non ho firmato Pei e quando l’ho chiesto mi hanno risposto che non sono tenuti a condividerlo con me…
Hanno parcheggiato mia figlia due anni senza seguirla come lei era abituata… Come posso muovermi?

Va premesso che, in base alla normativa vigente, se il Consiglio di classe ritiene di richiedere per l’alunno con disabilità una valutazione “differenziata”, ai fini del conseguimento dell’attestato, deve dapprima acquisire il consenso scritto dei genitori (art. 15 dell’OM 90/2001). In assenza di tale consenso, per lo studente viene adottata una programmazione “globalmente conforme agli obiettivi didattici previsti dai programmi ministeriali” (OM 90/2001), ovvero semplificata, utile ai fini del conseguimento del diploma.
Stante la situazione come da lei descritta, dovreste acquisire copia della documentazione predisposta per vostra figlia e chiedere un incontro urgente del GLHO, in cui precisare, fra l’altro, che l’art. 17 della legge n. 104/92 stabilisce espressamente che la formazione professionale si svolge in continuità coi criteri seguiti nel percorso scolastico (quindi con il PEI elaborato). Il PEI è un documento preparato e firmato “congiuntamente”: pertanto i docenti avrebbero avuto l’obbligo di formulare insieme a Lei e agli operatori sociosanitari, che seguono il caso, il PEI, come previsto dalla normativa vigente (L. 104/92, Linee Guida del 2009, DPR 24/02/94). Pertanto
A questo punto, se l’alunna non ha studiato per loro colpa, dovrebbe ripetere l’anno a loro spese, compresa quella di un docente per il sostegno, che la faccia recuperare pervenendo così agli esami in condizioni da prendere la qualifica professionale.
Se si rifiutano, minacciate ricorso alla Magistratura.

Sono una docente del liceo delle scienze umane. Nella  classe seconda è presente un’alunna, diversamente abile, che segue una programmazione differenziata. L’alunna in questione  dall’inizio dell’anno ha cumulato, per problemi di salute, un considerevole numero di assenze   Vorrei sapere se  il numero massimo di ore di assenza, per poter essere ammessi alla classe successiva,  nello scrutinio finale, è valido anche per gli alunni che seguono un PEI oppure sono esonerati da questa regola.  In presenza di una malattia certificata,  è possibile non tener conto dell’elevato numero di assenze e promuovere l’alunna alla classe successiva?

L’art 14 comma 7 del dpr n. 122/2009 prevede proprio che , se le assenze sono giustificate con cause sanitarie, non se ne tiene conto ai fini della validità dell’anno scolastico, a condzione che i docenti comunque siano messi in condizione di valutare tali alunni.

Il mio dubbio riguarda un alunno di istituto professionale frequentante il IV anno e che ha sempre seguito una differenziata. Ora, chiuso il secondo trimestre, la madre chiede che il figlio segua una curriculare, dichiarando di non aver mai capito ( ???) che il figlio non  avrebbe avuto, agli esami di stato, un diploma. Mi pare che in linea generale la normativa lo preveda, assumendosene la madre la responsabilità,  però
● al terzo anno ha partecipato agli esami di qualifica conseguendo ovviamente solo certificato di credito formativo
●sia al terzo anno che al quarto, che sta frequentando, non ha partecipato alle attività di alternanza scuola-lavoro quindi  non ha le 400 ore ( o almeno 300) necessarie per accedere agli esami di stato
Cosa è consentito fare?

Deve fare presente tutto ciò alla madre, precisandole che, senza tali adempimenti, lo studente non potrà essere ammesso agli esami di stato. Inoltre dovrete comunicarle per iscritto, o verbalmente durante la riunione del GLHO, quanto previsto dall’articolo 15 dell’OM 90/2001 (e cioè che, essendo contrario il consiglio di classe ad adottare una programmazione “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali”, lo studente, ai soli fini della valutazione, non sarà considerato “con disabilità” e quindi potrebbe essere bocciato come tutti gli alunni che non raggiungono la sufficienza; informatela inoltre che la ripetizione della classe non è un diritto, ma deve essere deliberata dal Coniglio di classe.
Va altresì specificato che se lo studente, ai soli fini della valutazione, non sarà considerato “con disabilità” lo è unicamente per questa voce e non per tutto il resto (ovvero: la programmazione, le strategie e metodologie didattiche, la strutturazione delle prove di verifica, quindi le modalità di verifica, l’uso di ausili, ecc.).
Infine, considerate attentamente la situazione, perché in casi simili, la famiglia, una volta non ammesso l’alunno agli esami, si è rivolta al TAR, ottenendo una ammissione con riserva agli esami in cinque giorni con un decreto presidenziale e poi fa di tutto, perché superi gli esami di stato con prove equipollenti fasulle. Capita pure che, se l’alunno viene ammesso agli esami, possano non far presentare lo studente, pretendendo così una ripetenza anche più volte, trasformando, di conseguenza, la scuola in un parcheggio!

Siamo delle insegnanti di una scuola primaria. Nella nostra classe é inserita un’ alunna affetta da SMARD 1 . L’ alunna a causa della sua patologia presenta una notevole debolezza dei muscoli usati per la respirazione per cui è assistita nella respirazione da un ventilatore ed é alimentata tramite Peg. Per lei é difficile tossire e talvolta anche deglutire la saliva. Durante l’ anno abbiamo dovuto usare l’ ambu e la macchina della tosse per aiutare la bambina. Queste manovre di rianimazione ci sono state illustrate dalla famiglia e dai fisioterapisti respiratori in un incontro, ma non ci hanno rilasciato nessuna certificazione. Le nostre domande sono le seguenti:
Compete a noi docenti fare tali manovre?
Possiamo richiedere un infermiere a scuola all’ ASL o deve essere la famiglia a fare la richiesta?
La dirigente non sa come muoversi, noi quale iter dobbiamo intraprendere?

Le manovre di rianimazione, come la somministrazione dei farmaci, non competono al personale docente e devono essere effettuate da personale addetto.
In virtù degli accordi intercorsi fra MIUR e Ministero della salute, è necessario che, ricevuta la richiesta da parte della famiglia, documentata da certificazione medica, il dirigente scolastico proceda secondo quanto indicato dal protocollo, così come descritto nelle “Linee Guida” del 25 novembre 2005, Prot. n. 2312 (http://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf).
Per ulteriori approfondimenti può essere utile documentarsi leggendo il commento dell’avv. Salvatore Nocera pubblicato in edscuola: http://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq_farmaci.pdf.

Vorrei capire come si debbano porre gli alunni portatori di handicap (certificato in base alla legge 104/92) in riferimento all’alternanza scuola-lavoro prevista dalla legge 107/2015 per il secondo biennio della scuola media superiore.
1. Sono obbligati a svolgerla come tutti gli altri alunni? Possono godere di uno sgravio del monte orario o di una esenzione ?
2. Si può prevedere nel PEI/PDP personale che il percorso sia configurato in modo conforme alle caratteristiche specifiche del singolo alunno?
3. In che misura per tali allievi l’esperienza concorre alla valutazione di fine anno o all’esame di stato ?

Lo studente con disabilità deve svolgere tutte le ore di alternanza come gli altri alunni; ovviamente svolgerà le ore di alternanza tenendo conto dei suoi problemi e bisogni personali; non per nulla la normativa consente di svolgere l’alternanza anche tramite imprese simulate, cioè tramite internet, impostando un progetto che farà parte del PEI concordato da tutti i docenti della classe e dalla famiglia, con la consulenza degli operatori socio-sanitari che seguono il ragazzo. L’esito dell’alternanza entra a far parte della valutazione finale.
L’emanando decreto delegato probabilmente eviterà che l’esito dell’alternanza faccia media con le altre prove; ma per ora la normativa è questa.

Sono docente di sostegno di un alunno autistico ad alto funzionamento presso una scuola secondaria di primo grado. Da tre anni seguo il ragazzo che ha una programmazione per obiettivi minimi. Il ragazzo ha spesso posto in essere episodi di aggressività nei confronti del personale scolastico e dei compagni soprattutto in condizioni di confusione e forti rumori. Pertanto ho deciso di svolgere le attività in laboratorio, cercando di evitare il caos della classe, soprattutto nelle ultime ore della mattinata. L’alunno non è autonomo, necessita della presenza costante del docente di sostegno e viene a scuola solo 18 ore settimanali. Non mancano le attività svolte con piccoli gruppi di compagni con lo scopo di favorire l’inclusione scolastica.  A causa del deficit cognitivo, che lo portano ad occuparsi solo ed esclusivamente dei suoi interessi, la programmazione svolta ha dovuto subire un adeguamento. Spesso, chi si occupa dell’educazione di persone con disturbi dello spettro autistico tende a contenere fissazioni e stereotipie preferendo un tipo di intervento che limita le passioni morbose. Nel caso del mio alunno, invece, le sue “manie” sono diventate strumenti di insegnamento positivi capaci di calmare, motivare e migliorare l’apprendimento. Si avvicina il giorno dell’ammissione agli esami di terza media e volevo chiedervi: il voto di consiglio deciderà l’ammissione dell’alunno, questo vuol dire che saranno chiamati ad esprimersi tutti i docenti della classe. Come possono i miei colleghi professori di francese, musica e tecnologia valutare l’alunno se non ha mai svolto attività didattica con loro? Come fanno ad esprimere un voto se nei loro registri non c’è traccia di verifiche con l’alunno disabile? In questo caso i docenti della classe che, per problemi vari e per incompatibilità di orario, non hanno praticamente mai visto il ragazzo, quale criterio di valutazione dovrebbero usare?

È intanto da premettere che nella scuola del primo ciclo non esiste la differenza tra PEI differenziato o PEI ‘globalmente riconducibile ai programmi ministeriali’ (semplificato); infatti l’art 16 comma 2 della legge n. 104/92 stabilisce che il PEI sia formulato esclusivamente sulla base delle effettive capacità dell’alunno e che, se egli dimostra dei progressi rispetto ai livelli iniziali, deve essere promosso alla classe successiva ed essere ammesso agli esami e, se realizza gli obiettivi del suo PEI, deve ricevere il diploma, anche se le sue effettive capacità non gli consentono di leggere, scrivere e far di conto. Ovviamente deve sostenere gli esami su tutte le discipline, oggetto degli stessi contenuti (del PEI), ma con prove differenziate, come stabilisce l’art. 11 comma 11 dell’O.M. n. 90/01.
Faccia presente al suo DS che la vostra scuola ha violato tutta la normativa inclusiva e che se venisse un ispettore come Dio comanda potrebbe farvi un rapporto che vi metterebbe tutti nei guai.

Un alunno disabile  ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge 104/92 frequenta la classe seconda media e quest’anno  compie 17 anni, di conseguenza  in classe terza compierà 18 anni e non potrà accedere alla scuola superiore con il sostegno e l’assistenza fisica di cui necessita.
Per ovviare questo inconveniente la famiglia chiede di fargli fare il salto dell’anno scolastico e di fargli affrontare l’esame  di Stato a giugno 2017. Come possiamo dare corpo  concretamente a  questa richiesta? Conviene fargli affrontare l’esame di Stato  oppure è meglio ripiegare sull’attestato, cosa scriviamo sul PEI, quali sono le pratiche burocratiche da espletare affinché tutto si svolga nel rispetto delle norme.

Solo se i 18 anni si compiono prima dell’inizio del prossimo anno scolastico l’alunno non potrà frequentare la secondaria di secondo grado del mattino.
Certo è da chiedersi chi ha trattenuto sino ad oggi questo alunno, facendogli ripetere varie classi; probabilmente la famiglia, ma anche i consigli di classe che hanno accettato di fare ripetere, quando la normativa vieta sia la ripetenza nella scuola primaria che il trattenimento nella scuola dell’infanzia.
A questo punto, se l’alunno compie 18 anni prima dell’inizio del’anno scolastico prossimo, egli dovrà frequentare i corsi per gli adulti con tutti i diritti previsti per gli alunni con disabilità.
Pensare di farlo presentare come privatista, potrebbe rivelarsi stressante per l’alunno.

Siamo i genitori di un bimbo di 6 anni, che sta frequentando il primo anno di scuola elementare.
Da alcune settimane siamo venuti a conoscenza che il bimbo viene accompagnato dal salone di raggruppamento alla classe sempre per ultimo e a mani di una maestra di sostegno.
Premesso che tutto ciò non ci è mai stato detto nè richiesto parere, gradiremmo sapere se è possibile tale azione, anche perchè nostro figlio non ha alcun problema fisico e/o mentale; a volte è lento nei compiti, oppure dondola con la sedia durante le lezioni o qualche altra manchevolezza tipica dell’età.
Riteniamo che la figura del bambino venga gravemente compromessa, anche davanti agli altri genitori, che possono interpretare tale gesto come handicap e, quel che è peggio, potrebbe anch’egli subire un complesso e sentirsi inferiore rispetto agli altri.
Insomma, anzichè aiutarlo, in questo modo riteniamo venga gravemente punito e leso psicologicamente.
E’ lecito tutto ciò? Per la scuola è normale, si tratta, anzi, di un aiuto da parte loro.

Vi suggeriamo di chiedere un incontro urgente con le insegnanti per avere ulteriori informazioni al riguardo; è necessario, infatti, sapere se l’accompagnamento “per ultimo” è determinato dal comportamento del bambino oppure dal tranquillizzarlo per timori o paure oppure altro ancora. Queste sono solo ipotesi per dirle che senza aver sentito le docenti ogni supposizione è destinata a restare tale. Appare tuttavia strano il fatto che non vi abbiano informato di questa loro scelta.

Sono un’insegnante di sostegno specializzato in servizio di ruolo nella scuola secondaria di primo grado. Il prossimo anno l’alunno con disabilità grave frequenterà ancora la scuola media e l’anno successivo sarebbe mia intenzione chiedere l’utilizzo presso la scuola superiore alla quale lui si iscriverà. Vorrei sapere se come docente abilitato solo in una classe di concorso per la scuola media, ma in possesso della specializzazione per l’insegnamento sul sostegno, è possibile continuare a seguire il proprio alunno disabile alla scuola superiore. Ad esempio chiedendo l’utilizzo.

Attuare la sua richiesta è estremamente difficile, in quanto, per lavorare nel secondo grado, lei dovrebbe almeno possedere l’abilitazione per quell’ordine di scuola.
Potrebbe, tuttavia, provare a chiedere, in assenza di docenti specializzati nella scuola del secondo grado, una sperimentazione di continuità didattica ai sensi dell’art 13 comma 1 lettera E della l.n. 104/92.
Nel caso in cui l’USR l’autorizzasse, allora il Dirigente scolastico potrebbe attivare le procedure per la richiesta di autorizzazione, dopo aver fatto approvare dal Collegio dei docenti il progetto sperimentale.

In qualità di docente di sostegno, ho in carico un alunno con grave disabilità che frequenta il V anno di un istituto tecnico e segue una programmazione differenziata. Con i membri dell’equipe multisciplinare concordo nel ritenere inopportuno sottoporre lo stesso allo stress dell’esame di Stato. Mi è stato riferito che, nel suo caso, è possibile un esonero dall’esame di maturità. Chiedo a voi conferma ed in tal caso vorrei sapere quali sono i riferimenti normativi (che non sono riuscita a trovare in rete) e la procedura corretta da seguire.

No, non è possibile. Soltanto la Commissione può rilasciare l’attestato. Potreste comunque concordare con la commissione “esami differenziati”, che possono svolgersi in due soluzioni: ad esempio un’unica prova scritta e un colloquio. Potete verificare anche se la Commissione consente il superamento di un’unica prova.

Sono un’ insegnante di Scuola Primaria e avrei bisogno di una delucidazione. Un’alunna della mia classe, ha ottenuto la certificazione 104 nell’ estate tra la terza e la quarta elementare, la famiglia si era opposta , ma viste le crescenti difficoltà della bambina si sono convinti. Pur avendo ricevuto subito l’ assegno di invalidità non hanno mai voluto portarla in un centro convenzionato, in attesa di essere chiamati in base alla graduatoria, utilizzando quindi quella cifra per della logopedia o per seguire delle terapie che aiutassero la bimba  in base ai disturbi certificati.Siamo in V e per ora il centro convenzionato non puó ancora chiamare la bambina per le terapie e quindi vi chiedo: la famiglia è obbligata a utilizzare quell’ assegno per la figlia per le terapie dovute? La scuola puó chiedere formalmente che venga fatto …nel Pei abbiamo una diagnosi funzionale risalente a 2 anni fa, non possiamo programmare in modo adeguato con l’insegnante di sostegno proprio perchè manca totalmente un riferimento che ci aiuti a farlo nel modo piú adeguato.La neuropsichiatra asl si limita a firmare il Pei , a dire che la bambina dovrebbe andare in terapia , ma non controlla che la famiglia lo faccia.

Successivamente alla Diagnosi Funzionale, la legge 104/92 prevede che la scuola insieme alla famiglia e agli specialisti socio-sanitari predisponga un Profilo Dinamico Funzionale (PDF), che va periodicamente aggiornato sempre dal gruppo di lavoro, ai fini della elaborazione del Piano Educativo Individualizzato.
Ed è sulla base del PDF che si procede con una programmazione più dettagliata: la programmazione annuale, che è descritta e contenuta nel PEI (e che riguarda ogni disciplina scolastica). Pertanto è a questo documento che dovete fare riferimento per la vostra progettazione, dato che la Diagnosi Funzionale è ancora valida.
Per quanto riguarda l’accesso ai servizi socio-sanitari è compito ed è responsabilità della famiglia provvedere.

A chi compete l’acquisto di un lettino di dimensioni piu ampie, tipo lettino per estetista, che occorre per una ragazzina disabile. ALLA SCUOLA? ALLA  ASL? non c’e nel nomenclatore tariffario.

L’ASL deve dare in uso temporaneo gratuito alla scuola attrezzature sanitarie necessarie per l’autonomia degli alunni con disabilità. Il nomenclatore tariffario non c’entra, poiché esso vale solo per gli ausilii personali e non per il lettino che si usa solo a scuola.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria. Sono stata assegnata ad una classe prima che ha un bambino con un ritardo psicomotorio per 11 ore settimanali. Nel corso di quest’anno all’interno della stessa classe è stato segnalato un altro bambino e alla fine è stato certificato BES. I genitori vorrebbero un docente di potenziamento per seguire il figlio, che ha una buona intelligenza ma un cattivo controllo del proprio corpo. La D.S però non vuole affiancargli nessun docente perché la classe ha gia un’insegnante di sostegno per 11 ore. Ora, io lo so che il docente è di sostegno a tutta la classe e, per il mio buon senso, già mi occupo di altri bambini con delle difficoltà. Ma prendersi  cura di questo nuovo bambino è per me una responsabilità grande perché l’attenzione che vuole mi farebbe distogliere dal bambino per il quale sono stata assegnata alla classe. Vorrei avere delle normative che tutelino il mio operato perché sono stata ripresa dalla DS, che mi ha detto che non ho capito niente del mio lavoro e che mi devo occupare di tutti i casi difficili presenti in classe. Io sono stata assegnata alla classe per un bambino, avrà tale bambino diritto più degli altri ad avere la mia attenzione per 11 ore settimanali?

Faccia dire dalla famiglia alla DS che la normativa sui BES vieta l’utilizzo di docenti per il sostegno, i quali possono essere assegnati ed operare solo con alunni certificati con disabilità. Pertanto, in assenza di un progetto rivolto a tutta la classe, quindi tutti gli alunni, e che veda coinvolti tutti gli insegnanti, compreso il docente per il sostegno, in assenza di ciò, faccia dire dalla famiglia che se essa si accorge che il docente assegnato per il sostegno alla classe in cui è iscritto il proprio figlio, ed è lì in ragione della presenza del figlio, viene utilizzato anche per un alunno non certificato, si vedrà costretta a denunciare il caso non solo all’Ufficio Scolastico Regionale, ma anche alla Procura della Repubblica.
Lei non faccia nulla per non scontrarsi con la DS, ma si limiti a riferire alla famiglia come stanno le cose; nessuno può rimproverarla perchè Lei ha informato la famiglia della situazione, in quanto Lei, così come i colleghi della classe in cui lavora, ha l’obbligo di dialogare con la famiglia sull’andamento dell’inclusione dell’alunno.

Per un corso serale è previsto il Docente di sostegno?

Se uno studente frequenta il corso di scuola secondaria per la prima volta o in quanto completamento del percorso diurno, allora è prevista l’assegnazione del docente per le attività di sostegno.

Avrei bisogno di sapere se, nel caso in cui ci siano due insegnanti di sostegno nella stessa classe (scuola secondaria di primo grado), per la presenza di due alunni disabili (autismo e iperattività), le insegnanti che hanno orario sfalsato (non in compresenza) possono seguire entrambi gli alunni, ovviamente nel rispetto dei tempi e delle possibilità del momento. Oppure se, invece, ognuna è tenuta a seguire il proprio alunno. Capita per esempio che in classe sia presente l’insegnante di sostegno del ragazzino autistico e non l’altra. In questo caso l’insegnante non dovrebbe occuparsi un pochino anche del ragazzino iperattivo?

L’insegnante per le attività di sostegno è assegnato alla classe in cui sono iscritti alunni con disabilità; ed è la presenza dell’alunno con disabilità che determina l’assegnazione di questa risorsa alla classe.
Nel rispetto quindi del diritto allo studio di tutti gli alunni della classe, i docenti in servizio, sia che siano assegnati su posto di sostegno sia che siano assegnati su posto disciplinare, lavorano con tutti gli alunni della classe.
Pertanto se il docente di sostegno in servizio svolge parte delle sue ore con l’alunno con iperattività, analogamente, almeno per lo stesso tempo, l’altro docente per il sostegno svolgerà parte del suo tempo con l’alunno con autismo.
Ripetiamo: il diritto va tutelato per tutti gli alunni.

Sono un’insegnante di sostegno e  coordinatrice per l’integrazione scolastica di un grosso istituto cittadino.
Il mio istituto é noto per la buonissima qualità di integrazione scolastica. Il lavoro che si svolge nelle nostre scuole é veramente eccellente tanto che le altre scuole della città dirigono le famiglie con bambini disabili presso di noi ( mi chiedo se questo sia corretto) e lo stesso viene fatto dai tecnici dell’Azienda Sanitaria della città (anche questo va bene?).
Noi siamo accoglienti ma per continuare a fare bene il nostro lavoro abbiamo bisogno delle giuste risorse previste dalla legge.
Da anni USP E USR assegnano un numero di docenti di sostegno notevolmente inferiore alle necessità , infatti ogni anno non tengono conto della gravità degli alunni iscritti (pur richiedendocela scritta e comprovata dalla documentazione).
Quel che secondo me é ancora più grave è che non si tiene conto del  diritto dei bambini e dei ragazzi con gravità di godere del rapporto 1:1. Il comune spende moltissimi soldi per gli assistenti educativi e nonostante ciò a gran fatica riusciamo a coprire decentemente tutti gli alunni con gravità a discapito di quelli con l’ art.1 comma 3.
Il Ds minimizza e sembra rassegnato, continua a chiedere le ore in deroga (che sono 11 ore per la primaria e 10 alla secondaria perché” a suo avviso” sono più della metà) .
Io sono una semplice maestra ma da anni mi chiedo cosa possiamo fare concretamente per soddisfare il diritto dei nostri alunni che viene annualmente negato?

La scuola presenta all’Usr, tramite il GLIP, la richiesta delle risorse necessarie per il sostegno, così come indicato nei Pei e in base alle effettive necessità dei singoli alunni con disabilità.
Per gli alunni certificati in base all’articolo 3 comma 3 della legge 104/92, la sentenza 80/10 della Corte Costituzionale riconosce il diritto alle ore in deroga, pari al rapporto 1:1; se ciò non è assicurato, allora le famiglie possono inoltrare ricorso per il riconoscimento delle ore mancanti. È molto importante, in tal senso, che nel PEI siano specificate le ore per il sostegno e le risorse necessarie per favorire il diritto allo studio degli alunni con disabilità, al quale concorrono, in egual misura, tutti gli insegnanti assegnati alla classe alla quale l’alunno con disabilità è  iscritto.

Sono la mamma di un bambino che frequenta la classe 1 media ed ha il sostegno a scuola (comportamenti oppositivo, dislessia, iperattività ecc ecc).
Dopo aver fatto un glh in data 5 dicembre ed aver fatto svariati solleciti in data 8 febbraio ho fatto richiesta scritta del PEI.
Alla data odierna ancora non ne ho ricevuto copia.
A chi posso inviare una denuncia ?
Ho parlato con il dirigente scolastico una volta telefonicamente , chiedendole un colllquio sollecitato con due mail ma nulla …
potreste aiutarmi?

Non è chiaro da quanto scrive se suo figlio è certificato con disabilità ai sensi della legge 104/92 o se, invece, la diagnosi corrisponda ad un Disturbo specifico di apprendimento ai sensi della legge 170/2010.

Sono la mamma di un bambino di prima elementare. In classe di mio figlio c’è un bambino che, secondo il parere delle insegnanti, necessità di sostegno dal momento che presenta dei disturbi comportamentali oppositivi piuttosto importanti che destamhilizzano l’intera classe e sono pericolosi per se è per gli altri (il bambino in questione lancia sedie, rovescia tavoli, spinge..urla, scappa, si nasconde..)
La scuola sollecita noi genitori a rivolgerci al dirigente scolastico affinché vengano presi provvedimenti adeguati e al bambino possa essere assegnato un insegnante di sostegno.
A mio avviso non sono le famiglie a doversi rivolgere al dirigente scolastico, che ben conosce la situazione.
Mi domando quindi cosa deve o può fare la scuola quando una famiglia non ammette le problematiche del proprio figlio e non si rivolge alla Asl per le certificazioni necessarie all’individuazione dell’eventuale disturbo e della conseguente necessità del sostegno.

La CM n. 363/1994 prevede che in questi casi il DS scriva alla famiglia invitandola a presentare una certificazione positiva o negativa di disabilità, precisando che , qualora tale documentazione non pervenga entro 10 giorni, provvederà il DS. Se la famiglia si oppone, allora il DS si rivolge ai servizi sociali che possono rivolgersi al Tribunale per i minori che, anche contro la volontà dei genitori, può con sentenza far sottoporre a visita per l’invalidità e l’handicap il minore e, se ottiene una decisione di disabilità o handicap, può far nominare un docente per il sostegno e/o un assistente per l’autonomia e la comunicazione.

Sono un’insegnante di sostegno che desidera avere un chiarimento in merito ai documenti scolastici per gli alunni con disabilità.
Di norma, ho sempre condiviso con i genitori e consegnato loro una copia del PEI, autorizzata le prime volte a voce dal mio precedente DS. Con il nuovo DS pare che questa procedura sia scorretta e che per  ottenere copia del PEI  i genitori debbano fare una richiesta formale di accesso agli atti in segreteria…
Sbagliavo prima o è in errore il mio attuale DS a richiedere questa prassi più formale???
Vale la stessa regola per i PDP che vengono compilati per gli alunni con DSA?

Questa è una prassi burocratica, che non dovrebbe essere applicata, dal momento che i genitori sono coautori del pei l.n. 104/92 art 12 comma 5

Sono la mamma di una ragazza ipovedente di 12 anni. Mia figlia frequenta regolarmente la 2 media e da quest’anno per la prima volta le è stata assegnata l’insegnante di sostegno poiché nonostante io abbia sempre presentato documentazione relativa alla 104 mai sono stata informata della possibilità per mia figlia di avere un’insegnante di sostegno per aiutarla lì dove la sua patologia, ribadisco ipovedente, necessita. Preciso che la ragazza è ed è sempre stata autonoma. Il problema sorto quest’anno è il presente: la dirigente scolastica ha comunicato per mezzo di circolare l’obbligo, in presenza di 104 comma 3, da parte dei genitori di prelevare all’uscita di scuola i figli minorenni e l’obbligo da parte degli insegnanti di assistere tali alunni fino all’arrivo dei genitori. Ora mi chiedo se mia figlia indipendente e autonoma da sempre, debba essere trattata come una ragazza diversa e non autonoma. Mi chiedo se sia legale non tenere conto del tipo di disabilità imponendo regole uniche per tutti  i ragazzi con 104 comma 3. Premetto che ho già parlato con la dirigente spiegando che la bambina autonoma da sempre non può accettare di essere trattata come una ragazza incapace di gestirsi e che la bambina come tutti i ragazzi della sua età aveva diritto a poter uscire autonomamente da scuola e ho precisato che avrei firmato autorizzazione per dispensare la scuola da ogni responsabilità. La dirigente mi ha risposto che non poteva fare differenziazioni. Ora mi chiedo la dirigente può obbligarmi, in virtù dell’autonomia scolastica, a prelevare mia figlia fin dentro scuola con relativa consegna da parte dell’insegnante a lei assegnata anche se la sua patologia non lo richiede? Vorrei riferimenti normativi precisi per poter tutelare mia figlia.

Purtroppo la norma del Codice penale relativa al reato di abbandono di minore stabilisce che, se un minore degli anni 14 con o senza disabilità, uscendo da scuola, si fa male, è considerato automaticamente responsabile il Dirigente scolastico, il quale deve dimostrare di non aver abbandonato il minore, affidandolo nelle mani di un familiare o persona da lui delegata.
Questa norma viene sempre disattesa verso tutti gli alunni, tranne che per quelli con disabilità. Superati i 14 anni, invece, non c’è la responsabilità automatica dei Dirigenti scolastici, ma deve la procura della Repubblica provare che c’è stato un abbandono di minore e i Dirigenti scolastici sono ampiamente scagionati, quando presentano una lettera della famiglia che chiede che i figli escano da soli per tornare a casa.
Nel Suo caso, è strano che l’ASL abbia riconosciuto l’art 3 comma 3 per un caso di ipovisione. Comunque, se il Dirigente scolastico non accetta la sua lettera, in cui lei autorizza l’uscita della figlia da scuola da sola, o Lei delega qualcuno, ad es. un docente della scuola che faccia uscire l’alunna con sé, lasciandola libera girato l’angolo oppure faccia la battaglia, facendo presente che allora la norma va applicata a tutti i minori dei 14 anni, con o senza disabilità, sollevando così un vespaio nei confronti della scuola.

Può un genitore di alunno con disabilità assistere agli esami di terza media scritti e orale?
Inoltre se l’insegnante di sostegno prevede di andare in maternità a maggio, cosa succede se la scuola non sarà in grado di reperire un sostituto ? Chi preparerà l’alunno all’esame? Può essere ravvisata una forma di discriminazione dato che la scuola non fornisce lo strumento di intermediazione (sostegno) rispetto al resto della classe? Essendo le graduatorie esaurite, cosa la scuola può fare? Può coinvolgere in qualche modo il genitore?

Se nel mese di Maggio il docente per il sostegno, che dovrebbe assistere l’alunno agli esami di stato, cessa dal servizio per qualunque motivo, la scuola deve nominare un supplente fino alla fine dell’anno scolastico.
Quanto agli esami, se l’assistente o il supplente nominato non fosse in grado di seguire l’alunno agli esami, il Dirigente scolastico dovrà chiedere ad altro docente per il sostegno di assistere l’alunno rimasto privo di assistenza agli esami.
In ogni caso, i genitori possono assistere agli esami orali, che sono pubblici; ovviamente è escluso che possano assistere a quelli scritti.

Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria, mi occupo di un bambino autistico che frequenta 15 ore settimanali, mensa compresa. Ho bisogno di un’informazione: se l’insegnante di sostegno è assente per due giorni, può la scuola far entrare il bambino un’ora dopo e addirittura rimandarlo a casa per il pasto, chiamando all’ultimo momento i genitori per farlo venire a prendere? Oltre a tutto, la mensa viene pagata dai genitori mensilmente.

Il diritto allo studio di un alunno con disabilità non è vincolato alla presenza di un particolare docente: è un diritto a prescindere. Premesso poi che il docente per le attività di sostegno è assegnato alla classe, in quanto nella stessa è iscritto un alunno con disabilità, e la sua presenza corrisponde ad un certo numero di ore del tempo-scuola, il bambino, che fra l’altro è soggetto all’obbligo scolastico, deve restare a scuola per tutto il tempo previsto.
Il bambino ha diritto a frequentare regolarmente la scuola per il tempo previsto. È invece contrario alla norma, in quanto vi sarebbe violazione dell’articolo 12 comma 4 della legge 104/92, prevedere un ingresso posticipato o un’uscita anticipata in relazione alla presenza, in servizio, di un docente.

Ho mia figlia disabile, che frequenta la prima superiore, che ha l’esonero da educazione fisica per problemi motori.
Ma ha l’obbligo di partecipare per avere una valutazione?

Da quanto è possibile rilevare, sua figlia è esonerata dall’attività fisica di educazione fisica. Essendo certificata con disabilità, per il tempo-scuola corrispondente alle lezioni di educazione fisica, dovrebbero essere previste altre attività, programmate e documentate nel PEI che avete approvato a inizio di anno scolastico. In base all’art 16 della legge 104/92, la valutazione dovrà essere coerente con quanto indicato in tale Piano.
Possibile anche prevedere nel Pei, anche su richiesta della famiglia, che l’alunna, senza essere esonerata dall’educazione fisica, possa svolgere attività compatibili con il suo funzionamento (condizione di disabilità), come, ad esempio, il lancio del disco o comunque altre attività per lei possibili.

Ho una bambina di 8 anni con handicap riconosciuto dalla 104 che prende un medicinale salva vita che le deve essere somministrato sempre alle 17. La gita scolastica ha come rientro le 18.30 posso accompagnarla per poter somministrare la medicina?

Il personale docente, infatti, non ha alcun obbligo di somministrare farmaci in orario scolastico (e l’uscita didattica o il viaggio di istruzione sono da considerarsi, a tutti gli effetti, tempo scuola).
Se trattasi solo di garantire la somministrazione del farmaco in orario fisso e non prorogabile, si potrebbe pensare di affidare tale incarico agli accompagnatori, fermo restando quanto stabilito dalle Linee Guida sulla somministrazione dei farmaci, sottoscritta dal Miur e dal Ministero della salute (Nota 25 novembre 2005, Prot. N. 2312). In tal senso, è necessario che lei si rivolga al Dirigente Scolastico per l’avvio della procedura prevista.
Il poter accompagnare la figlia in uscita appare decisamente improbabile.
In alternativa, potrebbe chiedere al Dirigente Scolastico di poter raggiungere in macchina il luogo in cui si trova la classe e provvedere lei, direttamente, alla somministrazione del farmaco.

Nel corso del presente anno e dello scorso ho più volte reiterato al Dirigente, con diverse lettere protocollate, la  richiesta di attribuire ai docenti specializzati della scuola (che ne avessero fatto richiesta) le ore di sostegno non ancora date a supplenza, una volta esauriti gli insegnanti specializzati nelle varie graduatorie di Istituto
Di fronte alle mie richieste, tutte motivate in diritto, il Dirigente attua una strategia semplice ma efficace: non  mi risponde (per altro non mi ha mai risposto da due anni a questa parte), silenzio assoluto. L’Usp d’altro canto da me interpellata replica che non è questione di loro competenza.
A questo punto le chiedo come devo muovermi, non esistono altri mezzi per stimolare una risposta da parte dell’amministrazione, devo per forza adire al TAR?

Proprio perchè i DS debbono avvalersi delle professionalità presenti nella scuola, il Dirigente Scolastico dovrebbe dare la precedenza ai docenti specializzati del suo Istituto che richiedono di poter effettuare le sei ore settimanali aggiuntive.
Anche le ultime circolari in materia di supplenze ribadiscono che gli spezzoni di ore debbono essere dati con priorità ai docenti già in servizio; per i posti su sostegno, infine, è utile richiamare quanto stabilito dall’art 14 comma 6 della legge n. 104/92, in base al quale prima di attribuire posto di sostegno ai docenti non specializzati, anche di ruolo, vanno individuati docenti in possesso dei requisiti, ovvero con specializzazione.
È vero che questi non sarebbero spezzoni, ma cattedre intere spezzettate, ma in questo caso si garantirebbe il principio sancito dalla legge n. 104/92.
Potreste effettivamente pensare a un ricorso al TAR, magari collettivo, per vedere definitivamente come si orienta la Magistratura: potrebbe, infatti, assecondare la priorità ai docenti in possesso di specializzazione per le attività di sostegno.

Mio figlio frequenta il primo anno della scuola secondaria.
Non ha il controllo sfinterico, bisogna quindi provvedere per la sua igiene intima  e pulizia e quant’altro. Questa situazione, è stata fatta presente all’atto  della  iscrizione e della richiesta del sostegno,sia a voce,sia per scritto, come risulta  a chiare lettere, nella diagnosi clinica-funzionale consegnata alla scuola.
I ‘bidelli’ si sono, categoricamente, rifiutati TUTTI! La insegnante di sostegno non lo può fare nemmeno lei, perché non rientra, chiaramente,nelle sue funzioni, e anche per questioni di assicurazione, nella remota evntuale disponibilità.
Mio figlio frequenta la scuola, per un totale di 24 ore settimali (09.00-13.00), orario ridotto, concordato tra genitori e scuola, anche per favorire una copertura maggiore da parte dell’assistente comunale. Le ore del sostegno sono 18.
Il comune di residenza ha messo a disposizione un assistente, che si prende cura di mio figlio in tutto e per tutto, ma soltanto per 14 ore. Il comune dice di aver fatto il massimo (questione di scarsità di soldi… ).
E le altre 10 ore !?
Le mie domande sono:
– I bidelli si possono, per legge,  rifiutare ?
– E’ la scuola, per legge, obbligata a provvedere ?
– E’ il comune di residenza, per legge, a dover coprire tutte le ore ?
– E se nessuno è obbligato, mio figlio lo tengo a casa???

L’assistenza igienico-sanitaria è di competenza dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche in forza del CCNL del 2003 e, successivi, art 47,48 e Tab. A.
È compito del Dirigente Scolastico, in base alle norme citate, attribuire un incarico specifico a uno dei collaboratori o a una delle collaboratrici, nel rispetto del genere degli alunni, in seguito al quale i collaboratori, nel caso in cui non l’avessero ancora fatto, dovranno frequentare un corso di aggiornamento di almeno 40 ore, divenuto ora obbligatorio con la legge n. 107/2015 (art 1 comma 181 lettera C n. 8). A conclusione di questo corso i collaboratori salgono di qualifica e ricevono un aumento stipendiale di circa mille euro lordi annui, che entrano nella base pensionabile.
Se il collaboratore (o la collaboratrice) si rifiuta di frequentare il corso oppure si rifiuta di prestare assistenza igienica all’alunno, allora scattano le sanzioni disciplinari e possono anche aversi denunce penali, che portano alla sanzione penale per rifiuto dei doveri di servizio: così è stato deciso dalla Magistratura con una recente sentenza sulla quale l’avvocato Nocera ha scritto una scheda scaricabile dal sito www.aipd.it (cliccare la voce “Scuola” e quindi “Schede normative”).
È bene che lei faccia presente al DS che deve dare l’incarico ad un collaboratore scolastico (o a una collaboratrice), e gli rammenti che se non attribuisce questo incarico ad un collaboratore (o a una collaboratrice) egli può subire denuncia penale per omissione di atti di ufficio e il suo rifiuto potrebbe essere assunto negativamente dall’USR in sede di valutazione ai fini del rinnovo dell’incarico dirigenziale.

Ho una bambina con ADHD piu`dsa certificata, frequenta la quinta elementare, le hanno dato 11 ore di sostegno. Da ottobre l’insegnane di sostegno viene utilizzata per le supplenze in altre classi lasciando mia figlia senza senza poter lavorare in quanto non è autosufficiente nella produzione, con la scusa che le ore assegnate sono otto piu` tre di potenziamento. Vi sembra legale? Le ore di potenziamento se le fossero state assegnate non dovrebbero essere spese con lei? Le ore che le sono stare assegnate devono essere fatte per intero settimanalmente? L’insegnante di sostegno può essere utilizzata con la scusa del potenziamento per fare supplenza nelle altre classi… La settimana scorsa si e` assentatanto sette ore in tre giorni… devo dire per correttezza che l’insegnante segue nella stessa classe due alunne con 11 ore ciascuna. Cosa mi consigliate di fare?

Quanto sta accadendo a sua figlia è illegittimo: sua figlia ha diritto a 11 ore settimanali di sostegno. Se nella sua classe vi sono altri alunni con disabilità, allora vanno assegnate altre ore di sostegno, che non possono coincidere con quelle assegnate a sua figlia. Ciò in forza della Sentenza della Corte costituzionale n. 80/10 e dell’art 19 comma 11 della legge n. 111/2011.
Quando sua figlia è presente a scuola, il docente per il sostegno non può essere utilizzato in supplenze in altre classi; ciò è stabilito dalle “Linee Guida” del 4 agosto 2009 del MIUR.
Infine se alcune ore di organico potenziato sono assegnate ad un alunno con disabilità, queste debbono permanere a lui, e il docente assegnato alla classe non può effettuare supplenze altrove; altrimenti si nomini un supplente stabile per l’alunno.
Fate pertanto una diffida inviandola al Dirigente scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale e al Referente regionale per l’inclusione scolastica, in cui invitate l’amministrazione a rispettare da subito la normativa citata; se la situazione illegittima dovesse permanere, allora rivolgetevi ad un avvocato amico e fate causa per la tutela dei diritti dell’alunno.

Sono la mamma di un bambino con legge 104 autistico. Il pulmino e la mensa sono gratuiti?

Per la mensa gli alunni con disabilità sono trattati come tutti gli altri compagni; il trasporto a scuola, invece,è gratuito per i bimbi certificati con disabilità (articolo 28 comma 1 della legge n. 118/1971). E non si dica che la scuola dell’infanzia non fa parte della scuola dell’obbligo: per gli alunni con disabilità tale scuola è un DIRITTO, così come scritto nell’art 12 comma 2 della legge n.. 104/92, mentre per gli altri alunni è una possibilità.

Alla data odierna, la scuola non ha ancora provveduto a rettificare (sulla base delle indicazione del gruppo multidisciplinare) il PEI.
Già lo scorso anno, non era stato sottoposto alla firma della famiglia né del gruppo multidisciplinare, mentre l’anno precedente era stato fatto firmare solo al gruppo multidisciplinare due giorni dopo la fine dell’anno scolastico.
Posso denunciare la scuola per  questa negligenza?

Certamente il comportamento tenuto dalla scuola sia nello scorso che nell’attuale anno è palesemente contrario a quanto stabilito dalla normativa vigente. Però occorrerebbe fare una denuncia penale per omissione di atti di ufficio, per sapere se la Magistratura ritiene tali comportamenti omissivi oltre che illegittimi, anche penalmente rilevanti. Pensiamo sia più utile fare una diffida al Dirigente scolastico, inviandola per conoscenza anche al Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, con la quale si invita a provvedere immediatamente, e comunque entro una settimana, a riparare alle omissioni, specificando che, in mancanza, si procederà avanti al Tribunale civile per violazione dei diritti dell’alunno con disabilità e per discriminazione nei suoi confronti, chiedendo pure il risarcimento dei danni anche non patrimoniali.
Un precedente giurisprudenziale in tal senso dovrebbe costituire un pericolo per l’amministrazione scolastica, che potrebbe essere convenuta in giudizio da tante famiglie, risultando soccombente.

Sono la mamma di un bambino disabile (ritardo mentale) frequentante la  prima media che dall’asilo ed elementari è sempre stato trattato a casa e scuola con il metodo Aba, condiviso da accudenti e docenti di sostegno nei vari anni
Ora l’attuale insegnante non ha accettato questo percorso ma al contempo dimostra atteggiamenti che pur dovendo essere correttivi- stimolanti nella loro funzione educativa-come da lei sempre riferiti- vengono riferiti dagli stessi alunni della classe di mio figlio,  come da altri alunni di classi diverse, visti e uditi come urla spinte, derisioni e strattonamenti diretti ovviamente a mio figlio. Le sucitate comunicazioni sono state rese note dai genitori (a mia insaputa e successivamente informata anche la sottoscritta) agli insegnanti responsabili della classe di mio figlio come eventi (che durano da mesi) e che stressano, urtano nella sensibilità i bambini  che assistono a tali eventi non osando pensare a mio figlio che non essendo verbale e molto dolce  non dimostra segnali di disagio o riferiti su questi eventi.
A parte il dialogo con insegnanti e dirigente che sto programmando pongo un quesito: È possibile proporre la continua formazione  (da parte di professionista esperta e certificata) dell’accudiente  a scuola secondo il metodo Aba, quando non è con l’insegnante,  cosa che avveniva  gli anni scorsi, anche se l’insegnante non li adotta? Ovviamente il tutto sostenuto privatamente nei costi da noi.
È possibile  chiedere autorizzazione alla dirigenza per l’ingresso a scuola  del formatore per la sola accudiente o tutto dipende dal consenso dell’insegnante di sostegno anche per l’accudiente?
Il neuropsichiatra che ha in carico il bambino ha sempre sostenuto la validità del l’approccio Aba.

Fermo restando il diritto del docente alla livertà di insegnamento, l’applicazione dei principi dell’analisi comportamentale (ABA) riguarda la comunicazione e quindi l’assistente alla comunicazione; tale assistente che, nella scuola del primo ciclo, è fornito dal Comune, deve essere esperto nella tecnica ABA, come ha recentemente affermato una sentenza del Tribunale di Bologna. Questa figura professionale, in quanto prevista dall’art 13 comma 3 della legge n. 104/92, deve essere fornita gratuitamente dal Comune e non a vostre spese e deve entrare in classe secondo l’orario di assistenza concordato nel PEI.

Ho mia figlia disabile , che frequenta la prima superiore, ha l’esonero da educazione fisica per problemi motori. Ma ha l’obbligo di partecipare per avere una valutazione?

Ormai solitamente, non si concede l’esonero, ma si svolge la disciplina in modo orale.
Comunque se ha l’esonero, non deve partecipare alle lezioni di e f; personalmente rinuncerei all’esonero, chiedendo solo lo svolgimento orale della disciplina per non discriminare troppo la ragazza rispetto ai compagni.
In tal caso l’alunna parteciperà alle lezioni senza svolgere attività ginnica.

Nella scuola secondaria di primo grado, in mancanza di un educatore, a quale figura spetta l’assistenza agli alunni con disabilità nella salita sull’autobus al termine della scuola?

L’accompagnamento degli alunni con disabilità all’uscita dalla scuola spetta ai Collaboratori scolastici in forza degli art 47,48 e tab A del CCNL del 2003 e successivi; il DS deve dare l’incarico a uno o più collaboratori di provvedere a questo compito, senza indennità aggiuntive; se questi si rifiutano, sono passibili di sanzioni disciplinari e anche sono passibili di condanna penale per il reato di inadempienza agli obblighi di ufficio, come ha recentemente stabilito la Cassazione.

Mio figlio di 3,5 anni con SDD è appena stato escluso dalla iscrizione ad una scuola materna statale per graduatoria (è risultato 22° e ne prendevano solo 18). Il punteggio per i bambini con handicap è bassissimo 6 punti.
Siamo rimasti molto male perché avevamo trovato una scuola adatta al nostro bambino con una sola sezione e soprattutto con una educatrice con esperienza che lo avrebbe accolto a braccia aperte. Esiste qualche norma alla quale mi potrei appellare.

Suo figlio ha diritto di entrare per primo in quella scuola statale, poiché non solo l’art 12 comma 2 della legge n. 104/92 stabilisce che per i bambini con disabilità la scuola dell’infanzia è un “diritto”, ma ancor di più perché l’art 3 comma 3 della stessa legge stabilisce che le persone con disabilità grave hanno priorità nell’accesso ai servizi previsti da questa legge.
Le persone con Sindrome di Down sono per legge in situazione di gravità, come stabilito dall’art. 193, comma 4, della legge n. 289/2002 e quindi hanno diritto di accesso con precedenza nelle scuole statali, che sono un servizio cui la stessa legge-quadro attribuisce moltissima importanza.
Pertanto, dovete rinnovare la richiesta di iscrizione alla scuola inviandone copia, per conoscenza, sia all’Ufficio Scolastico Regionale, sia al Ministero all’attenzione del dr. Raffaele Ciambrone, responsabile dell’Ufficio IV, Direzione Generale per lo studente, e mandandone copia pure a noi.
Fate il tutto subito, perché nel caso in cui non accettassero l’iscrizione, dovete inoltrare immediatamente un ricorso al tribunale amministrativo per violazione di legge, nella specie delle norme sopra citate.
Vi chiediamo di tenerci informati degli sviluppi, poiché questa è una questione di principio alla quale non possiamo rinunciare.

Può un genitore di alunno con disabilità assistere agli esami di terza media scritti e orale?
Inoltre se l’insegnante di sostegno prevede di andare in maternità a maggio, cosa succede se la scuola non sarà in grado di reperire un sostituto ? Chi preparerà l’alunno all’esame? Può essere ravvisata una forma di discriminazione dato che la scuola non fornisce lo strumento di intermediazione (sostegno) rispetto al resto della classe? Essendo le graduatorie esaurite, cosa la scuola può fare? Può coinvolgere in qualche modo il genitore?

NO; certamente un genitore non può assistere agli esami scritti del proprio figlio con o senza disabilità. Quanto a quelli orali, può assistere come pubblico, essendo essi pubblici, ma non può prestare assistenza.
Se il docente per il sostegno deve assentarsi per gravi motivi dal partecipare come membro di commissione agli esami di licenza media, la scuola è tenuta a trovare uun supplente che assiste l’alunno e faccia parte della commissione di esami, dovendo valutare tutti gli alunni, sia pur sotto il solo profilo di cui all’art 12 comma 3 l.n. 104/92, come stabilito dall’art 4 del dpr n. 122/09.

Sono un’insegnante della scuola primaria. Nel nostro istituto è presente un’alunno affetto da SMA di tipo II. L’interrogativo che vorrei porle riguarda le mansioni che spettano all’insegnante di sostegno nel caso debba seguire un’alunna affetta da tale patologia. Nello specifico infatti il bambino a causa della malattia è affetto da una debolezza dei muscoli utilizzati per la respirazione di conseguenza anche tossire diventa difficile per lui. Le manovre di rianimazione usate in questi casi sono state illustrate  dalla famiglia durante un incontro informale a cui hanno partecipato soltanto le insegnanti di classe compresa l’insegnante di sostegno. A tale proposito vorrei chiederle:
– In che misura spetta all’insegnante di sostegno effettuare tali manovre vista l’assenza di una formazione specifica ceritificata?tale formazione inoltre è obbligatoria per tutto il personale docente e anche ATA?
– l’insegnante di sostegno può rifiutarsi di seguire la bambina durante la mensa?
– nel caso di assenza dell’insegnante di sostegno a chi spetta effettuare tali manovre?
– nel caso di tale patologia è possibile richiedere un operatore di assistenza nominato dagli Enti locali?Quale iter bisognerebbe intraprendere?

Premesso che il docente per il sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità (pertanto “non segue” un alunno, bensì favorisce il processo inclusivo di tutta la classe cooperando con i colleghi secondo criteri di corresponsabilità e di collegialità, secondo gli obiettivi descritti nell’articolo 12, commi 3 e 4, della legge 104/92), le manovre di rianimazione non competono al personale docente e devono essere effettuate da personale addetto.
In virtù degli accordi intercorsi fra MIUR e Ministero della salute, per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci ed eventuali altre azioni, è necessario che si proceda secondo quanto indicato dal protocollo. Le Linee Guida del 25 novembre 2005, Prot. n. 2312, alle quali si rimanda, contengono nel dettaglio le modalità di procedura.
http://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf
Per ulteriori approfondimenti si rimanda al commento dell’avv. Salvatore Nocera pubblicato in edscuola: http://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq_farmaci.pdf.

Sono un insegnante al quale è stata riconosciuta una invalidità e inabilità al 100% dalla Asl L.104
sono quindi entrato nel novero delle patologie gravi e permanenti, mi devo sottoporre a visita superiore per ottenere l’esonero dal servizio? con quali conseguenze? Pensionamento, declassamento, demansionamento o licenziamento?

Se ci sono le condizioni lavorative, potrà proseguire con l’insegnamento, con le tutele previste dalla legge 104/92 (potrà, ad esempio, fruire dei giorni di permesso). Nel caso non dovesse essere idoneo al lavoro, andrà in pensione con l’invalidità e l’accompagno (sempre che gli spetti). In merito al demansionamento, presumo non ci siano le condizioni: o lavora o non lavora, perché viene considerato inabile. Ecco il perché della pensione. (Rolando A. Borzetti)

Le suggeriamo, infine, di rivolgersi ai Patronati  le cui funzioni sono proprio quelle di aiutare la persona con disabilità.

Sono un’insegnante di sostegno di scuola dell’infanzia,titolare nella scuola in cui presto servizio. Per il prossimo anno scolastico non vi sono ancora iscrizioni di alunni con disabilita’, vorrei sapere se il Dirigente può utlizzarmi per altre mansioni o se sarò costretta a spostarmi in una scuola dove ci siano alunni con disabilita’. Se posso essere utilizzata per altre mansioni, mi potreste dire quali?

Se lei permane nel vincolo, deve soddisfare il quinquennio su posto di sostegno. Se, invece, non rientra più nel vincolo, il dirigente potrà utilizzarla su posto comune.

Sono stata rimproverata dalla Dirigente perché collaboro troppo con l’insegnante di sostegno e che lei dovrebbe stare con il bambino e non partecipare alle attività scolastiche. Perché la madre ha riferito che l’insegnante di sostegno mi aiuta. Io sono del parere che per non far sentire diverso il bambino dagli altri non sta attaccato a lui io assegno l’attività a tutti gli altri e lei fa lo stesso con il bambino, poi vengono corretti i compiti una volta finiti e lei fa lo stesso con il suo. Poiché lei ne ha solo uno poi viene e mi aiuta a correggere sotto la mia guida. Mi spieghi se sto sbagliando. Per la madre lei dovrebbe stare attaccata a lui perché è dell’alunno. Ma non è così. La docente i sostegno è contitolare alla classe. Mi puo dare qualche documento che attesti la posizione del sostegno e della docente di classe.

Gli insegnanti per le attività di sostegno sono assegnati alla classe alla quale è iscritto l’alunno con disabilità e, in base all’art. 13 comma 6 della legge 104/92, assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti (1 ter).
Gli insegnanti della classe, sia quelli incaricati su posto disciplinare che quelli incaricati su posto di sostegno, hanno la responsabilità di tutti gli alunni della classe e cooperano, secondo criteri di corresponsabilità e di collegialità (Linee Guida Miur del 4 agosto 2009), a favore di tutti gli alunni della classe (compreso quindi lo studente con disabilità) loro affidata promuovendo il processo inclusivo.
È bene tuttavia ricordare che il docente per il sostegno “non ha un suo alunno”, ma ha, quali alunni, tutti gli alunni della classe alla quale è stato assegnato. È pertanto decisamente improprio affermare che il docente per il sostegno “ha un suo alunno”.
Riferimenti normativi: Legge 104/92; Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, Prot. Miur n. 4274 del 4 agosto 2009.

Sono un’insegnante di ruolo, specializzato nel sostegno, della scuola secondaria di primo grado.
Il genitore di una alunna che seguo da due anni, ha chiesto in questi giorni il nullaosta per cambio di residenza, cambiando provincia.
Un caso che in 24 anni di insegnamento non mi è mai capitato e mi pongo delle domande ed in particolare non capisco che tipo di funzione mi potrà essere richiesta per le 7 ore assegnate alla classe dell’alunna che si trasferisce.
– Se sono considerata un’insegnante assegnata alla classe, dovrò restare in questa classe almeno per parte delle ore e svolgere attività con alunni in difficoltà presenti, per poter poi valutare e presenziare i consigli di classe nonchè gli scrutini?
– mi possono chiedere in queste ore di effettuare supplenze in classi che non mi sono state assegnate? e  in cui non sono presenti alunni con sostegno?
– è possibile potenziare le ore di sotegno degli altri due alunni che sto seguendo in classi diverse da quella in cui  non avrò  più l’alunna?
Mi è stato riferito che in questi ultimi due anni la normativa relativa al sostegno è cambiata e l’insegnante di sostegno viene assegnato all’alunno e non alla classe. Potreste darmi informazioni rispetto a questo? io non riesco a trovare alcuna normativa al riguardo.

L’assegnazione del docente specializzato ad una classe è determinata dall’iscrizione alla stessa di un alunno con disabilità. Essendosi l’alunno ritirato, viene meno anche la presenza del sostegno.
Sarà quindi il Dirigente Scolastico che stabilirà, sulla base delle necessità dell’Istituto, in che modo avvalersi di lei in quanto docente.
Infine, le confermo che il docente per le attività di sostegno, come lei ha ben riportato, è assegnato alla classe alla quale è iscritto l’alunno con disabilità, assumendone la contitolarità (Legge 104/92, art. 13, comma 6); al riguardo, non vi sono stati cambiamenti normativi .

Sono un RSPP di un asilo nido e volevo sapere se l’asilo nido e per esso il direttore del Municipio (Datore di Lavoro) è obbligato a fornire un sistema posturale per una bambina che soffre di una grave disabilità accertata ai sensi della L. 104/92 art.3 comma 3, in quanto non controlla il tronco, gli arti superiori e inferiori e il capo. Senza l’ausilio, le educatrici per la preoccupazione di un eventuale soffocamento dalla bambina, sono sottoposte ad un eccessivo stress e per questo motivo chiedono al datore di lavoro di acquistarlo. Il mio dubbio è che  l’ausilio deve essere richiesto dai genitori presso la ASL competente.

L’art. 34 della legge 104/92 ha fissato i criteri per la definizione delle attrezzature e degli apparecchi elettronici e di altri ausili tecnici che consentano di “compensare le difficoltà delle persone con disabilità”, nello specifico devono mettere l’alunna in condizioni di usufruire appieno del diritto allo studio.
La competenza è in capo all’Ente Locale.

Sono un’insegnante di sostegno e ho un contratto al 30/6 di 11 ore di sostegno in una classe per una bambina certificata per epilessia. A seguito di problematiche di gestione sorte in classe, a causa di due bambini con ADHD (1 certificato e 1 in via di certificazione) che non hanno nessun tipo di supporto (educatore o sap), la dirigente ha stabilito che tutte le insegnanti abbiano la compresenza e per far ciò ha proposto di togliere due ore dal sostegno e dirottarle su compresenza. Può farlo e se non potesse, io accettando, incorrerei in qualche sanzione?

Il docente di sostegno è assegnato alla classe e promuove il processo inclusivo mediante attività di sostegno alla stessa; essendo contitolare partecipa alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti (art. 13, c. 6, legge 104/92). Pertanto egli è responsabile di tutti gli alunni della classe alla quale è stato assegnato.
Le ore di sostegno non possono essere sottratte all’alunno con disabilità per fini diversi da quelli riguardanti l’inclusione stessa.
Pertanto se il suo incarico è stato formalmente, modificato e risultassero ore sottratte al sostegno, allora è bene che la famiglia intervenga perché sia garantito il diritto allo studio del figlio, senza riduzione di risorse; in caso contrario,, in quanto docente assegnato alla classe, lei si deve occupare di tutti gli alunni, anche dell’alunno con disabilità, in base alla programmazione settimanale concordata nel team di modulo e prevista nel PEI.

Sono una docente di sostegno che lavora in una scuola primaria.
Il bambino che seguo, presenta una diagnosi clinica di grave paralisi cerebrale infantile, ipovisione e difficoltà cognitive.
Secondo quanto prevedono  gli Accordi di Programma, nella Diagnosi Funzionale, non vengono espressi i valori della scala CGAS
e l’area cognitiva riporta quanto segue: le capacità cognitive sono deficitarie rispetto all’età. le capacità di comprensione ed elaborazione sono comunque più evolute rispetto alle capacità esecutive. Inoltre nella tabella in cui sono riportati “Il grado di compromissione funzionale delle aree” nell’area cognitiva vi è un livello medio di compromissione mentre non compare nulla di scritto nell’area degli apprendimenti..
Sulla base di quanto esposto, mi chiedo, visto che siamo ancora un po’ lontani dal passaggio di scuola, se posso richiedere all’ASL di competenza una maggiore specifica in queste parti della DF e che quindi venga aggiornata. Comunico anche che la neuropsichiatra che l’ha redatta non è quella attuale…

La richiesta di aggiornamento della documentazione, fra cui la Diagnosi Funzionale, compete esclusivamente ai genitori o esercenti la responsabilità genitoriale. In questo periodo, metà anno scolastico, dovrebbe essere convocato, in base a quanto stabilito dal DPR 24 febbraio 1994, il GLHO per la valutazione intermedia del PEI: durante l’incontro, al quale partecipano tutti gli insegnanti della classe, i genitori e gli specialisti, potranno essere affrontate tutte le questioni relative al percorso scolastico dell’alunno.

La scuola (parliamo di scuola primaria) quanto tempo prima deve informare le famiglie per un evento! Mi spiego meglio, se di mercoledì è prevista una riunione sindacale quando dovrei ricevere l’avviso?

Quando il personale docente è coinvolto in assemblee sindacali, il dirigente scolastico provvede, in base alle adesioni ricevute, alla sospensione delle lezioni, avvertendo le famiglie interessate e disponendo eventuali adattamenti dei docenti in servizio. La scuola, in genere, provvede ad informare le famiglie mediante comunicazioni scritte (ad esempio: il diario, le circolari, il libretto, l’affissione nei locali della scuola e/o tramite sito web). In genere le assemblee, che coincidono con l’orario delle lezioni, si svolgono all’inizio o, di norma, al termine delle attività didattiche giornaliere (art. 8, c. 4, del CCNL scuola). Se non sussistono particolari accordi fra scuola e famiglia in merito alla tempistica e alle modalità di comunicazione, in base a quanto stabilito dal contratto citato, non esistono tempi minimi di preavviso.
Si tratta ora di capire se nella sua scuola sia stata adottata e resa nota la tempistica. Suggeriamo di sottoporre la questione al Consiglio di Istituto, qualora non fosse già regolamentata.

Sono la referente alunni con BES di una scuola secondaria di II grado, vorrei un chiarimento in merito al certificato per l’integrazione scolastica.
Se la famiglia consegna a scuola il certificato per l’integrazione scolastica con i codici diagnostici nel quale è barrata la casella:  si richiede il sostegno (secondo  la legge 104) però  la famiglia dice che l’alunno non ha la Legge 104, la scuola può assegnare le ore di sostegno?
Ieri sono andata al CSA e mi hanno detto che anche senza L.104, con il certificato per l’integrazione scolastica, si può fare richiesta per il sostegno. Potrei avere dei chiarimenti in merito?

Ai fini della individuazione dell’alunno come soggetto con disabilità, il DPCM 185/06, stabilisce che le Aziende Sanitarie dispongano, su richiesta dei genitori o degli esercenti la responsabilità genitoriale, accertamenti collegiali, coerenti con quanto stabilito dalla legge 104/92; agli accertamenti fa seguito la stesura del “verbale di accertamento”. Questi due documenti servono per la redazione della Diagnosi Funzionale che, insieme al verbale di accertamento, viene consegnata alla famiglia.
La famiglia inoltra la diagnosi funzionale all’Istituzione scolastica ai fini della richiesta delle relative risorse, fra cui il docente di sostegno.

Sono papà di un’adolescente che ha problemi per disturbi dello sviluppo neuropsicologico (difficoltà o ritardi nel linguaggio, di apprendimento, dello sviluppo cognitivo, ecc.). Volevo sapere se per partecipare ad un G.L.H.  devo utilizzare le ore di permesso L.104 per allontanarmi dal lavoro, quindi ore in meno per assistere poi  mia figlia,  oppure è previsto per legge un permesso retribuito diverso basta che è giustificato con un certificato rilasciato dalla scuola?

Non esiste alcuna norma al riguardo; a meno che. nel suo contratto di lavoro, non sia esplicitato il riconoscimento dei permessi per partecipare ai GLHO dei figli con disabilità.
Purtroppo dovrà utilizzare ore dei tre giorni dei permessi mensili.

Sono la mamma di una ragazza di 17 anni che ha un ritardo cognitivo lieve/medio. Da anni combatto per la programmazione semplificata ed ogni anno mi ripropongono la differenziata. Quest’anno frequenta il quarto superiore di un IST. Alberghiero e l’anno prossimo dovrebbe fare il quinto superiore, mi chiedo quindi, se ha il sostegno e seguendo una programmazione semplificata al raggiungimento degli obiettivi minimi, può prendere il DIPLOMA? Mi è stato riferito che se ha il sostegno non può prendere il diploma?

Nel caso in cui per lo studente con disabilità il Consiglio di classe adotti una programmazione riconducibile globalmente ai programmi ministeriali (impropriamente definita per obiettivi minimi), lo studente viene valutato in conformità agli artt. 12 e 13 dell’OM 90/2001.
In sede di Esame di stato, sempre in base all’art. 15 dell’OM 90/2001, per lo studente con disabilità si provvede predisponendo “prove equipollenti”, come stabilito dall’art.318 del D.Lvo 16.4.1994, n. 297.
Pertanto, se la studentessa supera le prove d’esame per lei predisposte (prove equipollenti), consegue il diploma, ovvero regolare titolo di studio.

Sono un’insegnante di sostegno nonche’ referente di una scuola media.
Ad inizio anno scolastico si e’ trasferita nel nostro istituto un’alunna con certificazione per QXX borderline che frequenta la 2 media. Ci siamo resi conto che la certificazione e’ aggioranta a maggio 2014 e tra l/altro la NPI che l’ha firmata non segue piu’ la bambina che nel frattempo ha anche cambiato residenza.
Di fatto noi scuola, non abbiamo la certificazione rinnovata (l’ultima risale a quando la bambina frequantava la scuola elementare essendo nata nel 2004).Sulla base di questa certicazione le sono state assegnate 12 ore di sostegno.
Cosa dobbiamo fare per “metterci in regola” con la certificazione? o cosa deve fare la famiglia?

Per la richiesta delle risorse, la famiglia deve presentare la Diagnosi Funzionale, che viene periodicamente rinnovata dall’Asl. La questione, pertanto, non riguarda la certificazione in sé, quanto il documento che accompagna la diagnosi funzionale, ovvero il verbale di rivedibilità, nel quale è posta la data per la successiva valutazione. Presa visione della data, occorre informare la famiglia che chieda il rinnovo al più presto.
Tenga presente che finché non viene ufficializzato l’esito della nuova visita, continua ad aver valore la vecchia certificazione, anche se scaduta. C’è una legge, di pochi anni fa che lo stabilisce.

Sono una docente di una scuola supporto. Vorrei sapere se è possibile fare una programmazione ad obiettivi minimi e differenziare una sola disciplina. Ciò permette all’allievo di conseguire il diploma?

Il Consiglio di classe deve optare per un solo tipo di programmazione: “semplificata” (ovvero riconducibile ai programmi ministeriali) o differenziata (vedasi art. 15 dell’OM 90/2001).
La normativa prevede che, adottando la programmazione semplificata, non vengano meno altri accorgimenti previsti per gli alunni con disabilità, come una semplificazione del testo, uso degli ausili, strategie didattiche, modalità di verifica individualizzata comunque equipollenti (ad es. prova mista, orale e scritta, prova a risposta multipla, vero-falso, ecc.) e così i criteri di valutazione (art. 16 comma 1 della legge 104/92).
Non avendo altre indicazioni, le suggeriamo di valutare alla luce di queste indicazioni per l’adozione di uno dei due curricoli previsti.

Vorrei sapere quali sono i compiti specifici di un operatore socio sanitario che svolge assistenza ad un ragazzo di prima superiore di un istituto alberghiero, con autismo a basso funzionamento, e in  particolare nei laboratori di cucina.

L’assistente, di cui all’art. 13 comma 3 della legge 104/92, è addetto all’autonomia e alla comunicazione personale dello studente con disabilità, al quale viene assegnato. Partecipa alla definizione del PEI, come componente del gruppo di lavoro, per la parte relativa agli aspetti educativi, di autonomia e di comunicazione. Svolge la sua attività esclusivamente in classe, sotto la guida del docente curricolare in servizio che si occupa della didattica.

Mio figlio frequenta la prima classe della scuola primaria ed ha una certificazione ai sensi della L. 104 di Disturbo dello Spettro Autistico.
Ad oggi, non è stato ancora redatto il PEI nonostante la scuola abbia tutta la documentazione relativa alla disabilità già da prima dell’inizio dell’anno scolastico.
Parlando con il Provveditorato, mi è stato detto di formulare una richiesta scritta per avere copia del PEI e vedere cosa la scuola mi avrebbe risposto.
Tuttavia, parlando con un’amica insegnante, ci è stato detto che è praticamente normale che, purtroppo, in nessuna scuola (della provincia, suppongo) gli alunni con disabilità che frequentano il primo anno hanno ancora un PEI e che questo verrà redatto probabilmente dal secondo anno.
Posso sapere se effettivamente è così e, in caso, come mi consigliate di comportarmi?

Secondo gli articoli 4 e 5 del DPR 24 febbraio 1994, il PEI va formulato dopo circa due mesi dall’inizio dell’anno scolastico, dopo formulazione del Profilo dinamico funzionale (art. 12, c. 5, della legge 104/92).
Se nella Sua provincia l’andazzo è di non farlo il primo anno, sappia che sono fuori legge, come pure lo sono se formulano PDF (Profilo Dinamico Funzionale) e il PEI senza la partecipazione dei genitori.
Sia l’art 12 comma 5 della legge n. 104/92 e sia l’art 5, già citati, stabiliscono che il PDF, prima, e il PEI, subito dopo o contestualmente, debbano essere elaborati “congiuntamente” dal gruppo di lavoro, ovvero il GLHO; pertanto la sua partecipazione, in qualità di genitore, è ineliminabile.

Scrivo per avere informazioni sull’educatore scolastico.
Ho iscritto mio figlio al primo anno della scuola dell’infanzia e consegnato la modulistica per richiedere il sostegno scolastico.
L’iscrizione è stata fatta in una scuola di un comune diverso da quello della nostra residenza.
La preside dell’istituto mi ha detto che per i bambini residenti nel Comune, la scuola richiede un educatore per ogni bambino disabile, ma che non essendo noi residenti, devo fare io questa richiesta al mio comune di residenza.
Ho contatto l’ufficio scuola del mio comune di residenza e mi hanno detto che loro garantiscono l’educatore solo per i bambini residenti che frequentano le scuole del comune.
È corretto ciò? Mio figlio non ha gli stessi diritti degli altri bambini disabili o comunque li perde perché è iscritto in n comune diverso?

L’art 3 comma 3 della legge n. 104/92 stabilisce che le persone con disabilità hanno diritto ai servizi previsti dalla stessa legge-quadro, principio che viene solitamente interpretato in riferimento ai servizi gestiti nell’ambito del comune di residenza. L’assistenza all’autonomia e alla comunicazione deve essere garantita dal Comune di residenza, a meno che i due comuni non concordino in proposito delle agevolazioni a favore dell’interessato non residente. La richiesta dovrà essere inoltrata da voi genitori.

Scrivo per capire meglio i meccanismi di assegnazione delle ore di sostegno a mio figlio, che ha un ritardo cognitivo lieve. In particolare io vorrei che mio figlio avesse assegnate lo stesso numero di ore assegnata alle elementari (adesso frequenta la quinta elementare ed ha circa 15 ore). Dalla scuola attuale mi dicono che le ore il prossimo anno, in prima media, verranno presumibilmente dimezzate, ma devo dire che io non ci vedo chiaro e vorrei conoscere meglio il processo di assegnazione delle ore, in modo da prevenire tagli ingiusti. Chi decide con precisione quante ore di sostegno avrà mio figlio?

In base al DPCM 185/2006, il GLHO indica le ore di sostegno per il successivo anno scolastico che, nel mese di giugno-luglio, vengono inoltrate all’USR.
Nel caso in cui le ore, l’anno successivo, non fossero assegnate così come previsto nel PEI, la famiglia può ricorrere al Tribunale affinché venga riconosciuto il diritto alle ore di sostegno indicate.

Un Cdc, di fronte ad un’alunna che ha seri problemi psicologici (certificata DVA), vorrebbe dare in pagella un giudizio della serie “ALUNNA MALEDUCATA, CHE NON FA I COMPITI E CHE NON ENTRA IN CLASSE MA VAGA NEI CORRIDOI”… Ovviamente io ho sottolineato che dietro tutto ciò c’è anche la presenza di un Giudice per i minori e che l’alunna è veramente in uno stato di salute borderline.  L’insegnante di sostegno è una ragazzina precaria e la Dirigente tutte le volte SOTTOLINEA che la legge dice …. etc etc. Ma questi non intendono!!!! Datemi un consiglio per poterla aiutare.

Essendo l’alunna certificata con disabilità in base all’art. 16 c. 1 della legge 104/92 deve essere valutata in base al PEI che, per lei, è stato predisposto (il Pei contiene i criteri di valutazione per ciascuna disciplina). Va poi detto che “le passeggiate nei corridoi”, che lei indica, non sottraggono alla loro responsabilità -civile e penale – i docenti in servizio, essendo la minore, finché si trova a scuola, affidata ai docenti della classe alla quale è iscritta.
In merito agli atteggiamenti del Consiglio di classe, il Dirigente scolastico potrebbe, a fronte dei suoi inascoltati richiami, scrivere ai docenti interessati una lettera di richiamo affinché ottemperino a quanto la normativa vigente stabilisce.
È anche il caso, a fronte di una situazione tanto complessa, convocare urgentemente il GLHO, o gruppo di lavoro, con la partecipazione di tutti i componenti del consiglio di classe, alla presenza del Dirigente Scolastico degli esercenti la potestà genitoriale e degli specialisti Asl nonché dei servizi sociali, per fare il punto della situazione e valutare, in questa fase, gli effetti dell’intervento scolastico, positivi e negativi, in modo da ridefinire, concordandola, la progettazione educativo-didattica per i prossimi mesi. La firma di tutti i docenti, della famiglia o degli esercenti la potestà genitoriale, degli specialisti Asl e del DS costituiscono un impegno da parte di ciascuno al rispetto di quanto stabilito nel Pei. 

Ciò che capita in classe relativamente ad un bambino autistico grave può essere scritto dall’assistente all’autonomia e dato alla responsabile della Cooperativa? Mi pare che la responsabile della cooperativa debba avere informazioni sull’assistente non su cosa fa il bambino

Premesso che tutti sono tenuti al segreto d’ufficio e, in caso di violazione, sussistono sanzioni penali. E questo riguarda anche il personale addetto all’assistenza e all’autonomia, il quale è tenuto a mantenere il massimo riserbo su quanto avviene all’interno della scuola e che, trovandovisi ad operare, inevitabilmente osservano.
Sull’alunno, l’assistente deve riferire ai docenti della classe che, in realtà, già sono testimoni delle interazioni e degli interventi, proprio perché sono i docenti in servizio che si occupano della didattica e quindi anche degli apprendimenti dell’alunno con disabilità.
Se l’assistente riferisce questioni riguardanti l’alunno a terzi, anche se questi è il responsabile della cooperativa che eroga il servizio, si espone a un comportamento grave, per il quale è bene informare il dirigente scolastico affinché intervenga, dirimendo la questione anche con la stessa cooperativa.

Sono un insegnante di sostegno in una scuola dell’ infanzia paritaria, seguo un bambino di 5 anni con un ritardo psico- motorio e del linguaggio. I genitori vorrebbero la permanenza nella scuola dell’ infanzia e anche il servizio di neuropsichiatria che lo segue. Volevo sapere noi come scuola cosa dobbiamo fare a livello di documentazione tenendo conto che il nostro parere non sarebbe favorevole alla permanenza. Quali sono i modi e i tempi per inviare le pratiche?

La normativa stabilisce l’obbligo scolastico al compimento del sesto anno; pertanto il bambino deve iscriversi alla scuola Primaria che frequenterà dal prossimo settembre.
Per ritardare l’accesso alla scuola Primaria sono previste rare eccezioni, che riguardano unicamente casi particolari e debitamente documentati .
Considerato tuttavia che il vostro parere, rispetto a un trattenimento, è correttamente contrario, ai genitori non resta che adempiere alla norma in vigore, iscrivendo il figlio alla scuola Primaria.

Sono un assistente alla comunicazione nonché biologa, poiché seguo un ragazzo sordo da un anno che si iscriverà alle superiori a settembre, la mamma vuole che lo segua… Che voi sappiate il dirigente scolastico può scegliermi come insegnante di sostegno e assistente alla comunicazione?

Da quanto scrive, si deduce che il prossimo anno lei ipotizzi di essere assunta come docente nella scuola secondaria di secondo grado. Se presterà servizio come docente a tempo determinato, non potrà, contestualmente, essere assunta per svolgere il ruolo di assistente ad personam nella stessa scuola e ancor meno nella stessa classe.

Ho un bambino che devo iscrivere alla scuola dell’infanzia lui è nato con una patologia rara una malformazione dell’esofago per la quale la legge riconosce la 104 con aggravamento art.3. comma 3 ed accompagnamento .
Presentando la domanda mi è stato risposto che nonostante nell’istituto scelto ci fosse già la sorella frequentante e quindi risultasse con un punteggio piu alto rispetto ad altri non potevano accettare l’iscrizione perché nella stesso istituto già ci sono 2 bambini con sostegno che frequentano  e quindi un terzo sarebbe in esubero in quanto non ci sarebbe un altro insegnante di sostegno da poter inserire.
Io sono rimasta sconcertata in quanto ero quasi sicura abitando vicino all’istituto ed avendo già inserito la bambina l’anno scorso che mio figlio avendo anche la legge 104 sarebbe entrato senza problemi.
Mi è stato risposto che mi offrivano un altro posto in un altro istituto. Io mi sono rifiutata, mi hanno anche eventualmente consigliato di fare un autocertificazione dichiarando che mio figlio non ha bisogno di sostegno.
La patologia di mio figlio in realtà da’ solo problemi a livello respiratorio con frequenti bronchiti e la sua vita fino ad oggi si è svolta “tranquillamente”  a parte le varie visite settimanali dal pediatra ed ricoveri per patologie respiratorie al di là di tutto lui si muove autonomamente parla cammina come un bambino normale e secondo me non avrebbe bisogno di questo sostegno. Capisco anche però che io non mi posso prendere la responsabilità di dire se gli spetta questo sostegno,credo che ci siano delle commissioni preposte che giudicano in questi termini.
Vi chiedo cortesemente se avete dei consigli da darmi perché devo recarmi al più presto dal docente scolastico per decidere sul da farsi , quindi vorrei essere documentata bene sui diritti di mio figlio avendo la legge 104. E se è giusto che non venga accettata la mia iscrizione,
Mi  è stato anche risposto che se io non presentavo la domanda con la documentazione della legge 104 loro lo avrebbero inserito tranquillamente, quindi credo che il problema sia sulla mancanza di organico.

L’art. 3 comma 3 della legge n. 104/92 stabilisce che le persone con disabilità grave accertata hanno diritto di precedenza nell’accesso ai servizi previsti dalla stessa legge-quadro, principio che viene solitamente interpretato in riferimento ai servizi gestiti nell’ambito dello stesso comune di residenza. Se pertanto la scuola dell’Infanzia presso la quale intendete scrivere vostro figlio si trova nel comune di residenza, avete diritto di precedenza.
L’ipotesi di non poter assegnare alla sezione un docente specializzato per il sostegno è quanto mai fumosa: se per vostro figlio, infatti, è richiesto il sostegno didattico (nella Diagnosi Funzionale), allora la scuola deve provvedere. Se invece nella Diagnosi Funzionale non è indicato, fra le risorse, il docente specializzato, allora la scuola non sarà tenuta a fare richiesta.
La scuola vi ha comunicato che se vostro figlio non fosse stato disabile, sarebbe stato accolto; come non ravvisare in ciò una violazione delle norme antidiscriminazione (legge 67/2006)?
Se ritenete che vostro figlio non necessiti di sostegno (insegnante), potreste non presentare la certificazione di disabilità in modo che il bambino venga accettato. In ogni caso, il comportamento della scuola palesa evidente discriminazione.

Vorrei avere un Vostro parere in merito all’alternanza scuola lavoro per alunni disabili.
Ho bisogno di sapere se è possibile ridurre il monte-ore previsto per alunni con un PEI per obiettivi minimi di classe.
Nel caso di un PEI differenziato le ore possono essere ridotte e nell’Attestato delle Competenze rilasciato al termine degli studi si certificheranno le ore effettivamente svolte, ma nel caso di un PEI per obiettivi minimi è possibile ridurre la durata dell’alternanza adducendo delle motivazioni legate alle difficoltà dell’alunno?

È utile rammentare che l’adozione di una programmazione semplificata riconducibile ai programmi ministeriali o programmazione semplificata (che non corrisponde con l’impropria espressione utilizzata, cioè “obiettivi minimi”) non esonera la scuola dal non tener conto della condizione di disabilità e delle opportunità che la norma prevede; in base dell’art. 16 della legge n. 104/92, il Consiglio di classe è tenuto a “individualizzare” il curricolo, strutturando prove equipollenti che si differenziano da quelle dei compagni per le modalità (esempi: prova scritta invece della prova orale o viceversa, o prova scritta integrata con la prova orale, ecc.) e/o per i contenuti (ad es. domande a scelta multipla, vero-falso, di completamento, ecc.), per l’uso di ausili (ad es.: dattilobraille, puntatore oculare, tavoletta di Etran, ecc.). Le prove così strutturate devono consentire al docente di acquisire gli elementi utili per verificare le acquisizioni da parte dello studente (principio stabilito nel DPR n. 323/98 art 6 comma 1).
Analogamente per tutto ciò che riguarda la progettazione per lo studente con disabilità.
Il periodo di alternanza scuola-lavoro (rif. L. 107/2015) riguarda tutti gli studenti, anche quelli con disabilità. Nello specifico, la norma stabilisce, per gli studenti con disabilità, che i periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro siano dimensionati in modo da promuoverne l’autonomia anche ai fini dell’inserimento nel mondo del lavoro. (MIUR, Attività di Alternanza Scuola-Lavoro. Guida operativa per la scuola).
La legge 107/2015, inoltre, prevede che talune ore di alternanza possano essere svolte non in presenza, bensì tramite la gestione di un’impresa virtuale, riducendo, in tal modo, le ore di presenza fuori dalla scuola se, effettivamente, esse risultassero troppo gravose per l’alunno. Naturalmente la scelta di “adattare i tempi dell’alternanza scuola-lavoro” deve essere concordata e illustrata nel PEI elaborato per lo studente.

I genitori di figlio disabile (down), hanno la possibilità di prepensionamento?

Attualmente, pur essendovi in discussione in Parlamento  proposte di legge su agevolazioni dei caregivers familiari, tra le quali pure quella del pensionamento anticipato, ancora non è stata emanata una norma che abbia recepito questa richiesta.
Di fatto molte famiglie, giunte agli ultimi due anni di servizio, prendono, se non l’hanno mai usato, il congedo di due anni, col quale praticamente non vanno più al lavoro; ma non viene data la pensione, bensì continua il pagamento dello stipendio con le detrazioni previste per ferie, tredicesima e Tfr.

Con riferimento ad un cambio di scuola ( passaggio scuola secondaria – LICEO), la richiesta di insegnante di sostegno-assistente alla persona-educatore come si effettuano? Tramite struttura scolastica, comune o ente provinciale?

La famiglia, all’atto dell’iscrizione del figlio alla scuola secondaria di secondo grado, comunica, nei documenti che consegna alla scuola, la condizione di disabilità del figlio. Una volta che la scuola riceve la documentazione (in genere trasmessa dalla secondaria di primo grado alla scuola accogliente, in questo caso il liceo), il Dirigente scolastico, sulla base delle informazioni indicate nel PEI, chiede le risorse necessarie. Per quanto riguarda il docente per le attività di sostegno la richiesta è inoltrata all’amministrazione scolastica (USR), mentre per l’assistente ad personam la provincia (ora sostituita dalla città metropolitana o, in alcuni casi, dalla regione stessa).

Vorrei informazioni riguardo la figura dell’assistente ai disabili nelle scuole. Mi sa per caso indicare quale sia la modalità di reclutamento attuale? E’ vero che il comune emana dei bandi attraverso i quali elabora una graduatoria da cui attingere per impiegare queste risorse?

Ogni Ente gestisce in modo differente le attribuzioni, ai singoli casi, di personale addetto all’assistenza e all’autonomia degli alunni con disabilità. In genere viene promossa una gara di appalto, alla quale partecipano associazioni o cooperative; chi si aggiudica l’appalto provvede poi con personale proprio, assunto direttamente dalla cooperativa.
Prossimamente saranno probabilmente pubblicate le linee guida per l’assunzione di questo personale, oltre ad una maggiore definizione dei loro compiti, che la legge 104/92 declina in assistenza all’autonomia personale e alla comunicazione personale degli alunni con disabilità (art. 13, comma 3).

Sono l’insegnante di sostegno di una ragazza di 19 anni frequentante la 3° superiore. La ragazza è affetta da un grave ritardo mentale, non parla ed ha una motricità ridotta.
Non è autonoma nell’equilibrio, nè nella deambulazione nonostante nella diagnosi funzionale risulta scritto che deambula autonomamente. I genitori non hanno firmato il PEI perchè vogliono che noi, insegnanti di sostegno, aiutiamo la figlia ad alzarsi dalla sedia (non si alza autonomamente) la sorreggiamo per farle fare qualche passo e la rifacciamo sedere sulla sedia a rotelle riposizionandola correttamente. Non esiste nella cartella personale nessun esito di visita fisiatrica ed i genitori sono contrari a farla. Il D.S. vuole acconsentire alle richieste della famiglia e attualmente sta modificando l’orario dei docenti di sostegno inserendo a sostegno della ragazza un docente AD04 che si è reso disponibile per fare quanto richiesto dalla famiglia. Mi viene chiesto di modificare il PEI sia nell’orario sia introducendo la dicitura che per l’attività motoria si farà riferimento all’insegnante (nome e cognome) al fine di incentivare la camminata. E’ regolare tutto questo? Si può modificare il PEI in corso d’anno senza riunire il gruppo operativo? E’ legittima la richiesta de D.S.?

Il Pei, che viene elaborato congiuntamente da tutti i docenti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti Asl (Glho), può essere sottoposto a valutazione periodica e, di conseguenza, può essere modificato in corso d’anno, convocando tutti coloro che hanno partecipato alla sua stesura (DPR 24/2/1994). Ogni modifica del testo deve essere concordata dal gruppo di lavoro: il dirigente deve procedere convocando tutti i soggetti previsti dalla norma; in quella sede verranno discusse e concordate le modifiche.
Per quanto riguarda il cambio dei docenti in corso d’anno, se non sussistono situazioni gravi (incompatibilità relazionale fra docenti e studentessa, per esempio), non si comprende perché interrompere più continuità (anche altri studenti saranno inevitabilmente coinvolti in queste variazioni di assegnazione) e inserire nuove figure. La continuità didattica, infatti, è uno dei principi cardine del processo inclusivo, continuità che riguarda tutti i docenti della classe.
Le azioni da lei descritte (alzare dalla sedia la studentessa, sorreggerla, farla camminare e riposizionare correttamente) sono svolte da personale addetto all’assistenza (assistente all’autonomia personale, ai sensi dell’art. 13 c. 3 della legge 104/92) fornito dalla provincia (città metropolitana o regione) o, se più affine ad una forma di riabilitazione, da personale fornito dall’Asl, sempre incaricato di assolvere ai bisogni di autonomia. Pertanto, in sede di PEI, la questione va affrontata con gli specialisti dell’Al.