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Esame di stato è una roulette russa. Va abolito!

La nuova maturità si fa sempre più vicina e terrorizza sempre più studenti. In particolare oggi, giorno in cui si è ufficializzato il già annunciato incubo della “doppia materia” in seconda prova. Matematica e fisica allo scientifico, greco e latino al classico.
“Questa impostazione maldestra e raffazzonata dell’esame di stato è l’ennesima conferma: sperimentano sulla pelle degli studenti.” Dichiara Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi. “Ogni anno si annuncia un cambiamento diverso di questo esame che non ha alcun senso di esistere: serve solo per coronare 5 anni di dannosa valutazione numerica e a dare una scusa alle università per ridurre le possibilità di accesso.”
“La doppia materia in seconda prova confonde gli studenti e ne limita la preparazione. L’orale, se possibile, è ancora più ridicolo. Eliminata la tesina, unico momento di libera espressione e allenamento alla ricerca, il candidato dovrà pescare una tra tre buste con degli “spunti” da cui iniziare il colloquio. Questa maturità sembra più una roulette russa che una prova dotata di un qualche senso. Va abolita una volta per tutte, insieme ai voti numerici. Oggi per questo manifestiamo davanti agli Uffici Scolastici Regionali!” Conclude Manfreda.

STIPENDI DOCENTI E SCATTO 2013

STIPENDI DOCENTI E SCATTO 2013, GILDA LANCIA PETIZIONE A PALAZZO CHIGI 

“Scongelare” lo scatto di anzianità del 2013 e incrementare gli stipendi dei docenti utilizzando anche le risorse destinate dalla famigerata legge 107/2015 al finanziamento del bonus merito. La Gilda degli Insegnanti inizia il nuovo anno rilanciando i temi economici più sentiti dalla categoria e lo fa promuovendo una petizione indirizzata al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Le firme verranno raccolte in tutte le scuole d’Italia e anche online attraverso la piattaforma https://www.change.org/p/giuseppe-conte-stipendi-pi%C3%B9-alti-per-gli-insegnanti
“Negli ultimi anni – spiega il sindacato – i docenti hanno subito una sostanziale diminuzione di prestigio, anche a causa della significativa riduzione del potere di acquisto degli stipendi. Buste paga sempre più leggere hanno portato gli insegnanti italiani a diventare fanalino di cosa nell’impietoso confronto con tutti gli altri dipendenti pubblici e con gli insegnanti degli altri Paesi europei”. Secondo i dati Ocse ed Eurydice, gli stipendi dei docenti in Germania sono praticamente il doppio rispetto a quelli italiani, per tutti i gradi di scuole e per tutte le anzianità, e molto al di sopra della media europea; anche in Spagna le retribuzioni, soprattutto quelle iniziali, si collocano al di sopra della media europea. La Francia ricalca l’andamento europeo, ma con le retribuzioni intermedie più basse, mentre l’Italia si mantiene allineata al livello europeo fino all’anzianità di servizio di 15 anni ma segna un netto calo a fine carriera.

“Per cambiare questa situazione indecorosa – afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – occorre investire maggiori risorse nel rinnovo del contratto, a partire dai fondi del bonus merito che, secondo Di Meglio, “non è un sistema che consente di premiare un bravo insegnante: è un incremento del fondo di istituto con soldi messi a disposizione del dirigente per premiare chi fa progetti – dice senza mezzi  termine il coordinatore della Gilda -. Noi abbiamo proposto che le somme stanziate con la legge 107 per il bonus merito vengano utilizzate per dare un minimo di incremento di stipendio agli insegnanti. Se ci sono soldi, che non vengano sprecati”.

Riguardo, poi, allo scippo dello scatto di anzianità 2013, la Gilda sottolinea che il blocco ha effetti su tutti perché ha spostato in avanti di un anno la progressione, con danni consistenti e irreversibili su stipendio e previdenza stimabili mediamente in 7000 euro nell’arco della carriera lavorativa. 

Reddito di cittadinanza: la bufala della disabilità


Uno degli impegni più severi nelle prossime ore sarà quello di spiegare alla nostra gente come – al di là degli annunci e dei giochi con i numeri e le parole – la disabilità sia stata ignorata nel decreto sul reddito di cittadinanza.” Così commenta Vincenzo Falabella, Presidente FISH, il testo del decreto legge approvato ieri sera in Consiglio dei Ministri e su cui FISH aveva chiesto con decisione emendamenti volti a migliorarne i contenuti che non sono stati accolti nemmeno in minima parte.

Alle moltissime persone che già ci contattano in queste ore andrà innanzitutto spiegato che l’annunciato aumento delle pensioni diinvalidità non trova alcuna concretezza nella misura approvata dal Governo.”

Ma non è tutto: per come è articolato il testo, i nuclei in cui sono presenti persone con disabilità, titolate di pensione di invalidità civile, verranno inequivocabilmente trattati meno favorevolmente delle famiglie in cui non sia presente una persona non autosufficiente o con disabilità. E questo a identica situazione di povertà assoluta.

Perché? Il gioco è molto semplice: – prosegue Falabella – vengono considerate alla stregua di un reddito le stesse pensioni di invalidità, criterio che avevamo chiesto fosse espunto dal decreto. Inoltre nessun coefficiente aggiuntivo considera la presenza di una persona disabile nel nucleo.” L’apparente contrasto sul “nodo disabili” fra le due forze di maggioranza non ha prodotto alcuna modificazione sostanziale alla bozza del decreto.

Il Ministro Di Maio però ha dichiarato che il reddito di cittadinanza riguarda anche circa 250mila nuclei in cui sia presente una persona con disabilità. “Si gioca con i numeri: in Italia, e ce lo dice ISTAT, esistono 1.700.000 nuclei in condizione di povertà assoluta. Questi rappresentano, per dichiarazione dello stesso Governo, la platea dei beneficiari del reddito e della pensione di cittadinanza. All’interno di quei nuclei poveri assoluti vi sono anche persone con quella disabilità che è una delle prime cause di impoverimento. Quando il Governo, in tutte le sue componenti, è stato messo alle strette dalle nostre serrate critiche, il Ministero del Lavoro ha effettuato un sommario controllo sulla banca dati ISEE scoprendo che vi è un numero consistente di famiglie sotto la soglia di 9.360 euro con una persona con disabilità al loro interno. Appurato tardivamente ciò, invece di elaborare risposte congruenti, ha usato il dato a fini propagandistici lasciando inalterati quei criteri che trattano meno favorevolmente proprio quei nuclei.”

I risultati sono quindi evidenti: nessun propagandato aumento delle pensioni di invalidità e l’importo del reddito di cittadinanza sarà, in tutti i casi, più basso quando in famiglia c’è un disabile, un titolare di pensione sociale, un giovane che percepisce una borsa lavoro.

Di fronte a queste evidenze – conclude il presidente Falabella – non ci resta che chiamare a raccolta le nostre associazioni e tutte le organizzazioni dell’impegno civile e chiedere con forza al Parlamento di censurare e modificare quel testo visto che il Governo ha pedissequamente ignorato ogni ragionevole richiesta di emendamento!”

Scuola, ecco i furbetti dell’anticipo negli istituti paritari

da la Repubblica

Salvo Intravaia

Le iscrizioni sono in corso, e tra le scelte cui le famiglie sono chiamate una delle più importanti riguarda l’opzione del cosiddetto “anticipo”, introdotto dalla Gelmini nella omonima riforma del 2008: la possibilità di iscrivere i bambini particolarmente dotati in prima elementare a 5 anni e mezzo. La norma attuale, per l’esattezza, consente di iscrivere alla primaria i bambini che compiono i sei anni entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento. Sono i genitori a stabilire se fare esordire anticipatamente i figli nella scuola dell’obbligo. Anche se le maestre della scuola dell’infanzia consigliano mamme e papà sul punto, e spesso si pronunciano negativamente.

Ma per i fanatici dell’anticipo, che – magari per pochi giorni – non rientrano nell’opzione, una scappatoia c’è. Basta rivolgersi a qualche scuola paritaria compiacente che accetta di iscrivere ugualmente in prima anche i bambini che festeggiano il sesto compleanno dopo il 30 aprile. Del resto, pensano i genitori, perché penalizzare un bambino che compie sei anni magari il primo o il due maggio? Ma a proposito delle iscrizioni all’anno scolastico 2019/2020, che si chiuderanno il prossimo 31 gennaio, il Miur ribadisce attraverso il proprio sito che “non è consentita, anche in presenza di disponibilità di posti, l’iscrizione alla prima classe della primaria di bambini che compiono i sei anni successivamente al 30 aprile 2020”.

La possibilità di aggirare l’ostacolo, per le scuole paritarie (solo alcune), è determinata dal fatto che l’iscrizione alla classe prima avviene obbligatoriamente online per le sole scuole statali. “Mentre – continua il ministero dell’Istruzione – per le scuole paritarie resta sempre facoltativa l’adesione al sistema delle Iscrizioni online”. E quasi sempre queste scuole preferiscono il più tradizionale modulo cartaceo da compilare e consegnare personalmente.

Ecco quindi la scappatoia: anche perché, una volta che i bambini sono stati iscritti in prima sotto età e promossi per diversi anni, nessuno si sogna più di obiettare nulla nei gradi successivi d’istruzione. Nel 2016/2017 erano ben 1.635 i bambini che frequentavano la seconda elementare e che festeggiavano il compleanno dopo il 30 aprile 2017. Ed erano quasi quasi 1.900 nell’anno precedente, il 2015/2016.

Pensioni quota 100, solo per i lavoratori della scuola varrà tutto il 2019? Si attende la Circolare Inps

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

I lavoratori della scuola potranno usufruire di quota 100 facendo valere anche l’anno 2019? È la domanda che si stanno ponendo diverse decine di migliaia di insegnanti, Ata e dirigenti scolastici, il cui destino pensionistico è legato proprio alla validità dell’anno in corso, per il raggiungimento dei 62 anni di età e dei 38 anni di contributi complessivi: la richiesta di chiarezza si è amplificata a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del testo del decreto contenente anche le norme che regolano il reddito di cittadinanza.

Un dubbio lecito

Il dubbio, del resto, è lecito. Nell’ultima versione del decreto a nostra disposizione, che potrebbe però all’ultimo momento avere subito delle modifiche, c’era scritto che “per il personale del comparto Scuola ad Afam si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449”.

In quel testo di legge, di 21 anni fa, si spiega che “per il personale del comparto scuola resta fermo, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno”.

Potrà aderire anche chi compie i 62 anni a dicembre?

Se quel comma non è stato sottratto o modificato all’ultimo momento, significa che per raggiungere il doppio requisito – età anagrafica minima e contributi da considerare nel “montante” dei 38 anni – solo per i docenti, il personale Ata e i dirigenti scolastici varrà tutto il 2019.

In pratica, anche i lavoratori che compiranno il 62° anno nel dicembre prossimo, avrebbero la possibilità di accedere a quota 100 (sempre se in possesso di almeno 38 anni di contributi finiti riconoscibili).

In tal caso, per il raggiungimento delle 38 annualità di contribuzione, varranno anche i quattro mesi che vanno da settembre a dicembre 2019, anche se il lavoratore non sarà più in servizio. Confermando la tradizionale norma previdenziale che “regala” 120 giorni al personale della scuola collocato in pensione.

E gli altri dipendenti pubblici?

Per gli altri dipendenti dello Stato, l’uscita dal lavoro tramite quota 100 si realizzerà un mese prima: il 1° agosto 2019.

Tuttavia, per i lavoratori statali non appartenenti al comparto Scuola, però, i requisiti dovranno essere completati entro l’entrata in vigore del decreto.

Successivamente, gli statali conseguiranno “il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi sei mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi”.

Il personale scolastico, in pratica, se confermate tali date, in prima battuta godrebbe di qualche beneficio a livello di requisiti rispetto ai colleghi degli altri comparti pubblici. Salvo poi attendere un altro anno per vedersi concessa un’altra “finestra” d’uscita dal lavoro.

Si attende la Circolare applicativa dell’Inps

A questo punto, per i lavoratori della scuola si attendono però delle conferme, sia da parte del ministero dell’Istruzione sia dall’Inps.

L’istituto di previdenza, in particolare, dovrà scrivere, nero su bianco, i limiti temporali per l’età e per la validità della contribuzione, che dovrebbero essere quelli da noi illustrati.

Le indicazioni arriveranno a breve, considerando che il personale della scuola interessato potrà presentare la domanda entro il prossimo 28 febbraio, come già anticipato.

Le richieste del sindacato

Nel frattempo, anche i sindacati reclamano chiarezza: secondo la Cisl Scuola c’è estrema “necessità di tenere nella dovuta considerazione le particolari modalità con cui avvengono le cessazioni dal servizio del personale scolastico, che può andare in pensione unicamente il 1° settembre di ogni anno. Una scadenza ravvicinata rispetto ai numerosi adempimenti che incidono sia su lavoratrici e lavoratori direttamente interessati, sia sulle procedure di regolare avvio dell’anno scolastico”.

Per chi vuole andare in pensione – sostiene la Cisl Scuola – occorre garantire una puntuale e corretta valutazione dei requisiti posseduti, che incidono sia dal punto di vista del diritto di accesso alla pensione, sia alla determinazione del suo ammontare. Dal punto di vista organizzativo, sapere con certezza quante saranno le cessazioni dal servizio è indispensabile al fine di rendere disponibili per le operazioni di mobilità (trasferimenti e passaggi di ruolo, cattedra o profilo) i posti che si liberano per effetto dei pensionamenti.”

Ora ci si attivi – – dice Maddalena Gissi, leader della Cisl Scuola – per accelerare al massimo tutti gli adempimenti connessi alla gestione delle domande. Fare presto e bene è l’obiettivo che l’Amministrazione deve darsi, stabilendo opportune intese con l’INPS, attivando momenti di coordinamento a livello territoriale per i quali se necessario anche le strutture sindacali e di patronato sono pronte a rendersi disponibili”.

Quota 100, sì del Consiglio dei ministri: 30 mila euro cash di Tfr, in pre-pensione un milione di lavoratori

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Nella serata di giovedì 17 gennaio, il Consiglio dei ministri ha approvato il ‘decretone’ su reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni: la riunione è stata molto veloce, appena mezz’ora, a conferma che gli accordi erano stati presi in mattinata. Ora, il doppio provvedimento – il cui testo definitivo non è ancora stato pubblicato – dovrà essere convertito in legge dalle Camere entro 60 giorni.

Il ritiro dal lavoro sarà possibile, in prima applicazione, dal primo aprile 2019 per i lavoratori privati che abbiano raggiunto i requisiti indicati entro il 31 dicembre 2018 e dal primo agosto 2019 per i lavoratori pubblici che li abbiano maturati all’entrata in vigore del decreto.

Cosa prevede il decreto

Oltre a quota 100, il decreto prevede, la possibilità, solo per le donne, di andare in pensione in anticipo con 42 anni e 10 mesi di contributi, se uomini, e con 41 anni e 10 mesi di contributi. Maturati i requisiti, i lavoratori e le lavoratrici percepiscono la pensione dopo tre mesi.

Ci sarà anche la possibilità per le donne di andare in pensione a 58 anni se dipendenti e 59 se autonome, con almeno 35 anni di contributi al 31 dicembre 2018 (Opzione donna).

A passare è stata che l’applicazione degli adeguamenti alla speranza di vita per i lavoratori precoci, che potranno quindi andare in pensione con 41 anni di contributi. Anche in questo caso, il diritto al trattamento pensionistico decorrerà dopo tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

Via libera al riscatto agevolato del periodo di laurea entro i 45 anni. Ma anche alla facoltà di riscatto di periodi non coperti da contribuzione, con una detraibilità dell’onere del 50% in cinque quote annuali e la rateizzazione fino a 60 mesi, a condizione di non aver maturato alcuna contribuzione prima del 31 dicembre 1995 e di non essere titolari di pensione.

Le disposizioni in materia di pagamento del trattamento di fine servizio o di fine rapporto prevedono la corresponsione della relativa indennità sulla base di una specifica richiesta di finanziamento da parte degli aventi diritto, con la costituzione di uno specifico fondo di garanzia.

Attivato anche un “Fondo bilaterale per il ricambio generazionale”, che prevede la possibilità di andare in pensione tre anni prima di quota 100 purché si abbia una contemporanea assunzione a tempo indeterminato.

Conte: un milione di lavoratori in tre anni

Più che soddisfatto dell’esito dell’approvazione in CdM il premier Giuseppe Conte: nella conferenza stampa a Palazzo Chigi di presentazione del decreto, ha detto che questa è “una tappa fondamentale per questa esperienza di governo: è la dimostrazione che questo Governo gli impegni li mantiene”.

Abbiamo approvato “due misure che non rispondono a estemporanee promesse elettorale, ma costituiscono un progetto di politica economica sociale di cui questo governo va fiero”.

Abbiamo detto sì, ha continuato Conte, ad “un progetto che riguarda cinque milioni di persone che si trovano in povertà e un milione di persone che potranno andare nel triennio in anticipo in pensione”.

Salvini: nessun adeguamento alla speranza di vita

In attesa di prendere visione del testo approvato, è il ministro dell’Interno Matteo Salvini ad annunciare le novità approvate: “Non c’è nessun adeguamento alla speranza di vita (riferendosi ai cinque mesi che sono scattati a fine 2018 e che avrebbero dovuto innalzare l’uscita dal lavoro sia della pensione di anzianità sia di quella di vecchiaia n.d.r.), c’è la possibilità di riscattare in maniera agevolata gli anni della laurea, sono tutelati i comparti delle forze dell’ordine”.

Ma l’accordo raggiunto più importante riguarda la buonuscita degli statali, quindi anche di docenti, Ata e dirigenti scolastici: ci sarà “subito la liquidazione per il settore pubblico, 30 mila euro cash“, ha detto il vicepremier.

A spiegare meglio la consistenza del provvedimento sul Tfr è stata, con un tweet, la ministra per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: “Dopo anni di lunghe attese, finalmente i dipendenti pubblici – ‘quotisti’ e non – che andranno in pensione avranno subito 30.000 euro di Tfr/Tfs, con interessi al 95% a carico dello Stato. Lavoreremo per aumentare la cifra, fino a 40-45.000 euro. Un risultato storico!”.

Assegno di pensione: no tagli, sì decurtazioni

Per quanto riguarda la consistenza dell’assegno di pensionamento da accreditare a chi aderirà a quota 100, invece, bisogna ancora attendere qualche giorno: con quota 100, ha ribadito, “non c’è nessuna penalizzazione e nessun taglio, sarà una libertà di scelta”.

In effetti, non ci saranno tagli, ma decurtazioni (anche del 20% o forse più) derivanti dal mancato gettito nelle casse dell’Inps degli ultimi anni di lavoro: il “montante” dei contributi, in pratica, si ridimensiona e produce un assegno ridotto.

In tutto, il doppio provvedimento è costato allo Stato diversi miliardi: “Soldi veri: 22 miliardi di euro”, ha detto ancora il vice presidente del consiglio, riferendosi alla valenza il ‘decretone’ su reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni.

Concorso Dsga, scadenza domande il 27 o il 28 gennaio?

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Aprendo il bando di concorso Dsga 2019, pubblicato nella G.U. n. 102 del 28/12/2018, si legge a chiare lettere che la scadenza per l’inoltro telematico delle domande è il 27 gennaio 2019. In effetti, come ci hanno fatto notare alcuni lettori, se la domanda deve essere presentata, a pena di esclusione, entro  trenta giorni dalla data di pubblicazione del bando nella Gazzetta Ufficiale, la scadenza cade esattamente il 27.

Ma nel comunicato del Miur e sulla pagina dedicata al Concorso Dsga il Miur scrive che “La domanda deve essere presentata, a pena di esclusione, sul sito POLIS Istanze OnLine del MIUR, entro le ore 23,59 del trentesimo giorno decorrente dalla data di pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale, IV serie speciale Concorsi (28 gennaio 2019)”.

Qual è dunque la data esatta di scadenza?

Il 27 gennaio cade di domenica e secondo il regolamento CEE, Euratom n. 1182/71 del 3 giugno 1971, nonché secondo l’art. 2963 del Codice civile, se il termine scade in un giorno festivo, è prorogato di diritto al giorno seguente non festivo.

Si tratta di norme evidentemente riferite a periodi precedenti all’avvento delle procedure informatiche, quando le domande si presentavano in modalità cartacea e quindi era necessario recarsi negli Uffici postali per spedire la raccomandata.

Si aggiunge, inoltre, che nel bando, contrariamente a quanto normalmente avviene, non è neanche riportata la frase “qualora la scadenza coincida con giorno festivo, il termine si intende prorogato al primo giorno successivo non festivo”.

Perché non esplicitarlo che il termine slitta al giorno successivo, visto che il trentesimo giorno dalla pubblicazione in G.U. cade di domenica?

Abbiamo ritenuto opportuno segnalare al MIUR questa discrepanza tra il comunicato e quanto riportato nel bando in Gazzetta Ufficiale (linkato dalla stessa pagina del Ministero), perché potrebbe ingenerare confusione tra i molti candidati che si accingono a presentare la domanda.

Listen to me

Redattore Sociale del 17-01-2019

Apre domani “Listen to me” il progetto di Chiara Mu che coinvolge performer ciechi

Partito a gennaio al Macro Asilo di Roma, Ambiente 2, il nuovo progetto dell’artista Chiara Mu ha coinvolto performer ciechi dalla nascita pronti a investigare con l’artista il proprio immaginario e il proprio modo di descrivere il mondo, trasformandolo in un personalissimo linguaggio tattile e corporeo. 

ROMA. Vestiti comodi, tempo e disponibilità a farsi guidare da chi ci vede attraverso il corpo. Sono gli ingredienti per partecipare al nuovo progetto dell’artista Chiara Mu, Listen To Me, partito a gennaio al Macro Asilo di Roma, Ambiente 2, e aperto al pubblico da domani fino al 30 gennaio. Coinvolge performer ciechi dalla nascita, pronti a investigare con l’artista il proprio immaginario e il proprio modo di descrivere il mondo, trasformandolo in un personalissimo linguaggio tattile e corporeo. Questo processo si è strutturato in un laboratorio permanente, rimasto chiuso al pubblico durante la prima metà del mese, in cui i performer dialogheranno con un visitatore alla volta del museo per realizzare ogni giorno molteplici performance aperte a tutti, che coinvolgono il pubblico in un mutuo scambio fatto di corpi che si incontrano e si accolgono per ascoltarsi.

“Sono impegnata da anni nell’investigare linguaggi performativi che permettano una trasmissione di storie, narrazioni e vissuti al di fuori dalla consueta, stereotipica separazione tra pubblico e performer, originata dalle dinamiche spaziali e concettuali del teatro e, seppure non posta dall’arte visiva, è ancora molto presente e vissuta nel panorama dell’arte contemporanea italiana. Con il mio lavoro- spiega Chiara Mu- intendo stabilire una dimensione di incontro tra chi agisce un’azione e chi la vive in cui possa avvenire una reciproca, autentica apertura; in cui la messa in gioco attenga alla relazione tra due o più che scelgono o si trovano nella condizione di partecipare ad uno scambio, non mirato all’intrattenimento ma alla scoperta di una percezione altra di ciò che li circonda”.

Nel 2016 l’artista romana ha realizzato un sopralluogo all’istituto dei ciechi Francesco Cavazza di Bologna per realizzare un progetto su richiesta del Museo Tolomeo, collocato nei medesimi spazi. “Mi sono accorta in quel contesto di non avere accesso alla comprensione logica e tattile del linguaggio Braille, poiché fortemente affetta da discalculia (una forma di dislessia che rende difficile l’utilizzo della logica matematica). Il direttore artistico del Museo commentò che anche una persona che vede come me conosce, dunque, una zona cieca, all’interno della quale ogni tentativo di comprendere l’esistente mi è difficile (se non impossibile). Partendo da questo innesco concettuale- racconta Chiara Mu- ho iniziato ad investigare il senso della visione dalla prospettiva di un punto cieco e ho elaborato un progetto relazionale di incontro e ricerca con persone cieche dalla nascita, incentrato sul desiderio di comprendersi, ascoltarsi e vedersi, ma basato esclusivamente sulla tattilità: il principale linguaggio corporeo che accomuna le persone vedenti a chi non possiede riferimenti visivi”.

L’intento di ‘Listen to me’ è esplorare e divulgare quale tipo di visione interiore del mondo viene elaborata da chi non possiede immagini ma immaginari, trasformando questa modalità di comprendere l’esistente in una visione corporea che può essere trasmessa e donata a chi è invece convinto di conoscere le cose, il mondo, solo perché utilizza gli occhi. Il progetto mira a costruire un alfabeto di parole-azioni che rappresentano concetti ed emozioni descrittive dell’esistente, esclusivamente elaborate da chi non possiede riferimenti visivi ed unicamente rappresentate in chiave tattile e corporea. Una volta elaborate, queste gestualità verranno passate ai visitatori vedenti durante un atto performativo, uno scambio da compiere “uno a uno” all’interno del museo.

I partecipanti al laboratorio ‘Listen to me’ diventano i performer in grado di trasmettere le loro parole-azioni a un visitatore alla volta, disponibile ad abbandonare il proprio corpo alla loro guida e al loro controllo tattile. “Vorrei portare il visitatore ad abbandonare il proprio corpo nelle mani di persone non vedenti ma in controllo per entrambi- conclude- cercando un punto di comprensione emozionale comune attraverso il contatto e l’energia che questo sprigionerà”. Questo progetto è promosso in collaborazione con il Centro regionale Sant’Alessio-Margherita di Savoia per i Ciechi di Roma, la Fondazione Pietro e Alberto Rossini e il negozio di tè Il Sogno nel Cassetto di Roma. (DIRE)

In commissione alla Camera la proposta per abolire “classi pollaio”

da Il Sole 24 Ore

Ha iniziato il suo iter in commissione Cultura e istruzione alla Camera una proposta di legge che mira ad abolire le cosiddette “classi pollaio”, modificando il numero di alunni per classe.

Il testo punta a fissare un tetto massimo di 22 studenti per ogni classe delle scuole primarie e secondarie. Attualmente la normativa prevede che nelle scuole primarie si possano avere fino a 27 studenti per classe, numero che aumenta a 28 nella secondarie di primo grado e addirittura a 33 – con la possibilità di derogare fino a 36 – per le secondarie di secondo grado.

«Come si può pensare di offrire un servizio di qualità con cifre come queste? Senza pensare che in Italia ci sono circa 200mila studenti con disabilità, che in aule sovraffollate non potrebbero mai fare un serio percorso di inclusione», hanno affermato le parlamentari Lucia Azzolina e Vittoria Casa, rispettivamente prima firmataria e relatrice della proposta di legge in discussione in commissione Cultura a Montecitorio.

«Dicendo basta alle “classi pollaio” saremo anche in grado di ripristinare le migliaia di posti di lavoro tagliati dalla legge Gelmini che ha aumentato il rapporto tra insegnanti e alunni»,
hanno proseguito Azzolina e Casa.

In commissione Cultura e scuola alla Camera, le deputate Valentina Aprea (Fi) e Anna Ascani (Pd) hanno fatto però notare che il progetto è improponibile dal momento che mancano i fondi. «L’ostilità a discutere la proposta di legge per la riduzione
del numero di alunni per classe da parte del Pd e di Forza Italia è imbarazzante», ha replicato il presidente della commissione, Luigi Gallo (M5S). «Per fortuna il M5S continua a sostenere questa battaglia di civiltà nel nostro Paese per la sicurezza dei ragazzi, per la qualità didattica, per ampliare l’organico della scuole e rendere più efficace tutto il lavoro nella scuola che richiede quell’attenzione ad ogni singolo. Ci sarà tutto il mio impegno a chiedere le risorse necessarie al governo già per il 2020 per dare un segnale straordinario allascuola. E’ una battaglia storica che vuole ridare dignità al nostro Paese», ha concluso Gallo.

Quanto alla Lega, se è d’accordo sul principio di abolire le classi pollaio (il principio era anche contenuto nel contratto di governo) l’impressione è che vi siano perplessità sulla
possibilità di trovare i fondi necessari in tempi contenuti.

Concorso dirigenti scolastici, modificate sottocommissioni. Scaricale

da Orizzontescuola

di redazione

Il 31 dicembre scorso, il Miur ha pubblicato le sottocommissioni del concorso per diventare dirigente scolastico.

Concorso dirigenti scolastici: pubblicate le sottocommissioni

In seguito alle dimissioni dei membri di alcune sottocommissioni e alla verifica della sussistenza di condizioni personali ostative all’incarico per alcuni altri membri, il Miur ha modificato la composizione delle sottocommissioni, come riportato nell’Allegato A al Decreto di rettifica dell’11/01/2019.

Decreto e allegato A

Docente licenziata per aver diffamato un DS e compromesso il clima di lavoro

da Orizzontescuola

di Avv. Marco Barone

I licenziamenti nel settore della scuola, esistono, ma sono un numero, ad oggi, per fortuna, non importante.

Non molti sono quelli che arrivano in conseguenza di procedimenti disciplinari. Quando ciò accade significa che si è veramente all’estrema ratio. La Cass. civ. Sez. VI – Lavoro, Ord., (ud. 20-11-2018) 08-01-2019, n. 228 tratta un caso particolare che merita di essere conosciuto.

Fatto

N.G. è stata licenziata senza preavviso ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55 quater, comma 1, nel 2014 .  Il licenziamento è stato adottato a seguito di contestazione disciplinare avente ad oggetto una serie di addebiti, costituiti essenzialmente, e sinteticamente, nell’aver tenuto gravi condotte moleste, ingiuriose e lesive della dignità del dirigente scolastico, nell’aver fatto affermazioni diffamatorie lesive della dignità del dirigente scolastico scrivendo a più soggetti; nell’aver accusato il dirigente scolastico di palese attività persecutoria nei suoi confronti; nell’aver fatto intervenire inutilmente presso la scuola forze dell’ordine senza consultare la fiduciaria del plesso e il dirigente scolastico; nell’aver tenuto una condotta minacciosa e intimidatoria nei confronti degli alunni, delle loro famiglie e dei colleghi, nell’aver così pregiudicato l’ordinato svolgimento dell’attività scolastica e la serenità del clima di lavoro; per la sua condotta era stata già sottoposta a procedimenti disciplinari e le erano state irrogate sanzioni; i fatti contestati con la lettera di addebito che aveva preceduto il licenziamento erano stati accertati in sede ispettiva, attraverso l’esame della documentazione scolastica e l’audizione dei colleghi, dirigenti scolastici e familiari dei bambini.

Il licenziamento è stato confermato in tutti i gradi di giudizio.

Sull’attendibilità del rapporto ispettivo e sulla qualifica dell’ispettore scolastico

Alla luce della giurisprudenza consolidata di questa Corte  il rapporto ispettivo, pur non facendo piena prova fino a querela di falso, è attendibile fino a prova contraria, quando esprime gli elementi da cui trae origine, restando, comunque, liberamente valutabile dal giudice in concorso con gli altri elementi probatori (cfr. Cass.17/12/2013, n. 28126, non massimata; Cass. 6/9/2012 n. 14965; Cass. 10/11/2010, n. 22862); in particolare, si afferma che i verbali redatti dai funzionari degli enti previdenziali e assistenziali o dell’Ispettorato del lavoro fanno piena prova dei fatti che i funzionari stessi attestino avvenuti in loro presenza, mentre, per le altre circostanze di fatto che i verbalizzanti segnalino di avere accertato, il materiale probatorio è liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, il quale può anche considerarlo prova sufficiente delle circostanze riferite al pubblico ufficiale, qualora il loro specifico contenuto probatorio o il concorso d’altri elementi renda superfluo l’espletamento di ulteriori mezzi istruttori (Cass. 22/02/2005, n. 3525; Cass. 06/06/2008, n. 15073; Cass. 7/11/2014, n. 23800); non pare poi esservi dubbio che agli ispettori scolastici, nell’esercizio delle attività di verifiche e ispezioni, va riconosciuta la qualifica di pubblici ufficiali ex art. 357 c.p., in ragione della funzione esercitata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca e l’inquadramento organico degli ispettori nell’ambito del medesimo (sulla qualifica di pubblici ufficiali degli insegnanti, v. Cass. pen. 3/4/2014, n. 15367; Cass. pen. 20/3/2008, n. 12419);pertanto, i verbali redatti da tali ispettori nell’esplicazione delle funzioni di rilievo e di controllo loro attribuite hanno il valore probatorio di cui all’art. 2700 c.c.;

Sul ne bis in idem

I fatti denunciati e contestati non erano già stati sanzionati. Al riguardo è opportuno ricordare che il principio del ne bis in idem non può essere invocato quando le condotte, benchè della stessa indole di quelle che abbiano già formato oggetto di un precedente procedimento, siano tuttavia diverse per le particolari circostanze di tempo e di luogo in cui sono state commesse.

Per il resto sono stati confermati i fatti di cui all’oggetto dei vari procedimenti disciplinari con la conferma del licenziamento.

Elezioni RSU, la Cisl è il sindacato più rappresentativo. Tutti i numeri

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

La CISL è il sindacato più rappresentativo nel comparto istruzione e ricerca. La conferma arriva con la diffusione dei dati da parte dell’ARAN, che assegnano al sindacato di Maddalena Gissi il primo posto nella “classifica” determinata dal mix fra numero di iscritti e voti ottenuti per le RSU. Il secondo posto della FLC CGIL e il terzo della UIL Scuola ribadiscono la netta prevalenza nel comparto del sindacalismo confederale, che raccoglie quasi il 65% dei consensi.

“Grande soddisfazione per un risultato che è frutto in primo luogo della grande capacità di lavoro delle nostre strutture territoriali – afferma Maddalena Gissi – punto di riferimento sicuro e affidabile per il personale della scuola, dell’Università e AFAM e della Ricerca in ogni angolo del Paese. Un rapporto diretto, costante, quotidiano, quello della nostra dirigenza; non virtuale ma concreto, con tantissime persone, sui luoghi di lavoro e nelle nostre sedi, spesso affollate all’inverosimile. Un lavoro faticoso, ma è una fatica ripagata dalla consapevolezza dell’importanza, del significato e del valore che può avere l’azione del sindacato nella nostra società”.

“Il modello di sindacato che la CISL incarna, tenendo insieme concretezza e visione, riscuote un consenso ampio, e i numeri lo dimostrano con grande evidenza – conclude la segretaria generale della FSUR CISL – gli iscritti sono certificati dal Tesoro, i voti sono stati ottenuti in una consultazione alla quale ha partecipato l’80% del personale. Al di là di tante chiacchiere, è la conferma che il sindacato continua a svolgere una funzione essenziale di rappresentanza ed è per questo anche un fattore fondamentale di democrazia”.

I RISULTATI DEFINITIVI (clicca qui)

Erasmus plus, la guida pratica per i Dirigenti scolastici

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

In vista delle scadenze del 2019 per partecipare ad Erasmus plus, il programma dell’Unione europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (2014-2020), è stata aggiornata la Guida pratica per Dirigenti scolastici.

La guida si rivolge ai dirigenti scolastici che desiderano conoscere le opportunità offerte dal programma nei campi dell’istruzione prescolastica, primaria e secondaria.

La guida si articola in due parti:

  1. la prima parte illustra i benefici di una candidatura a Erasmus+ per la scuola e analizza le opportunità disponibili;
  2. la seconda parte guida passo dopo passo nella stesura di una candidatura di successo, nella ricerca dei partner giusti in Europa e nella valorizzazione delle esperienze maturate. Questa sezione contiene anche esempi relativi a progetti concreti.

Scarica la GUIDA PRATICA PER DIRIGENTI SCOLASTICI

Le scadenze

Per quanto riguarda, in particolare, le istituzioni scolastiche, le date da tener presenti per presentare le candidature sono:

  • 5 febbraio 2019: Mobilità individuale nei settori dell’IFP, dell’istruzione scolastica e dell’istruzione per adulti
  • 21 marzo 2019: Partenariati strategici nel settore dell’istruzione e della formazione.

Documenti da scaricare:

Telecamere negli asili, il Garante per l’Infanzia spinge per l’obbligo

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Carlino

“L’obbligo di installare telecamere negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia consentirebbe una maggiore tutela contro violenze e abusi nei confronti di bambini molto piccoli. Altrettanto importante, però, è prevedere sistemi di formazione iniziale e permanente del personale e una sistematica raccolta dati di tipo quantitativo e qualitativo che, dando la fotografia del fenomeno, consenta di porre in essere interventi di prevenzione. L’insieme di queste misure consentirebbe così di garantire l’interesse prevalente rispetto a tutti gli altri in gioco: il superiore interesse del minore, previsto dall’articolo 3 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.

Così l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano si è espressa stamattina nel corso dell’audizione davanti alla commissione Affari costituzionali del Senato sulle proposte di legge che prevedono la “possibilità” di introdurre telecamere negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia.

“L’obbligatorietà – osserva la Garante – è funzionale rispetto alle finalità che si propone la proposta di legge, vale a dire prevenire e contrastare maltrattamenti e abusi”.

“La tutela di diritti fondamentali di soggetti vulnerabili, la prevenzione dei reati e l’agevolazione delle indagini, ha una connotazione di natura pubblica, sganciata da una valutazione delle parti e rimessa alla scelta del legislatore” precisa Filomena Albano.

Sotto il profilo della riservatezza poi – diritto sancito dalla Convenzione Onu anche a tutela dei minorenni – secondo l’Autorità garante è positivo che i sistemi di videosorveglianza siano a circuito chiuso, criptati e accessibili soltanto su autorizzazione della magistratura.

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza era già stata ascoltata sulle proposte di legge in materia di videosorveglianza il 3 ottobre scorso dalle commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro della Camera dei deputati.

La proposta di legge in Parlamento

C’è una proposta di legge, presentata da Forza Italia, che dispone misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori nei servizi educativi per l’infanzia e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità, dopo l’approvazione alla Camera lo scorso 23 ottobre, che giace ancora in Senato.

In molti si sono dichiarati contrari invocando il rispetto della privacy, altri, invece, reputano troppo alti i costi. Ora l’intervento di Salvini che potrebbe accelerare l’iter dell’approvazione del provvedimento.

Codacons e Moige chiedono le telecamere in classe

Il Codacons ha chiesto a gran voce l’istallazione di sistemi di videosorveglianza negli asili: “Ancora una volta i bambini sono vittime di maltrattamenti da parte degli insegnanti, e si stanno moltiplicando i casi di violenza negli asili portati alla luce solo grazie a telecamere nascoste piazzate dalle forze dell’ordine. Questo dimostra come sia necessario installare telecamere in tutti gli asili e scuole elementari, per controllare l’operato del personale scolastico ed evitare abusi e violenze che possono avere conseguenze anche gravi sui minori”.

“In relazione, ai maltrattamenti a danno dei bambini di un asilo ad Ariccia, in provincia di Roma, proviamo rabbia e disgusto verso questi comportamenti violenti che riteniamo inaccettabili e per questa ragione ci costituiremo parte civile nel processo. Da anni ci battiamo per l’installazione di strumenti di deterrenza, come le telecamere di sorveglianza in tutte le strutture che entrano in contatto con i minori o i disabili, al fine di tutelare la loro salute e, soprattutto, azzerare i tempi delle indagini qualora vi fossero abusi e violenze. L’obiettivo di tutti deve essere quello di tutelare i più deboli.
Chiediamo al Parlamento e al Governo di adottare con urgenza un provvedimento che intervenga sul contrasto e sulla prevenzione degli abusi in modo concreto ed efficace, attraverso l’installazione di telecamere a circuito chiuso in tutte le aule, con immagini a disposizione dell’Autorità giudiziaria solo nel caso di denuncia”. Così Antonio Affinita, direttore generale del Moige – Movimento Italiano Genitori.

Scuola digitale, ecco le graduatorie per la creazione di ambienti didattici innovativi

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Ventidue milioni di euro le risorse a disposizione, 1.115 le proposte finanziate, di cui 663 nel I ciclo di istruzione e 452 nel secondo. Sono i numeri relativi ai progetti di creazione di ambienti didattici innovativi, progetto legato al Piano Nazionale Scuola Digitale, le cui graduatorie sono state rese note dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Le Regioni con il maggior numero di progetti approvati sono Campania (152) e Lombardia (130), seguite da Piemonte (119), Lazio (88), Veneto e Puglia (entrambe queste ultime con 78 progetti ciascuna approvati).

All’Avviso per la presentazione delle candidature dello scorso mese di dicembre hanno risposto oltre 5.000 istituzioni scolastiche, un numero record per le azioni del Piano Nazionale Scuola Digitale.

“In tempi rapidissimi, a meno di un mese dalla chiusura dell’avviso – dichiara il Ministro Marco Bussetti – diamo avvio alla realizzazione di nuovi ambienti di apprendimento in oltre mille scuole italiane, che prevedono dotazioni tecnologiche innovative per l’utilizzo della realtà virtuale e aumentata nella didattica, della robotica educativa, del pensiero computazionale, della stampa 3D. Con questa misura diamo un forte impulso per diffondere nella scuola un nuovo modo di concepire l’aula, attrezzandola con arredi e dispositivi che favoriscano metodologie didattiche innovative”.

“A questa grande richiesta di innovazione che giunge dalle scuole italiane e che conferma l’interesse delle scuole verso le nostre iniziative – conclude il Ministro Bussetti – rispondiamo finanziando subito, già in questo anno scolastico, le prime 1.115 scuole”.

LA GRADUATORIA