Archivi categoria: Rassegne

«L’alternanza è stata applicata male, va rivista»

da Il Sole 24 Ore

«L’alternanza è stata applicata male, va rivista»

di Claudio Tucci

Il contratto per il governo targato M5S e Lega mette nel mirino l’ampliamento «considerevole» delle ore obbligatorie di formazione “on the job”.«Con noi – è scritto nel documento – scatteranno più controlli sulla qualità e coerenze dei percorsi con il ciclo di studi del ragazzo».

Le altre indicazioni
Per l’istruzione, rilanciano grillini e Carroccio, serve un «cambio di rotta» e superare «con urgenza» la riforma della Buona scuola. In particolare, nel contratto si delinea un intervento sulle classi pollaio, sull’edilizia scolastica, sulle graduatorie e sui titoli per l’insegnamento, con una attenzione “particolare” alla questione «dei diplomati magistrali e in generale al problema del precariato nella scuola dell’infanzia e nella primaria».

«Sarà necessario assicurare – si legge – anche attraverso una fase transitoria, una revisione del sistema di reclutamento dei docenti. Saranno anche introdotti «nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio, affrontando all’origine il problema dei trasferimenti (ormai a livelli record), che non consentono un’adeguata continuità didattica» e sarà superato lo strumento della “chiamata diretta” «tanto inutile quanto dannoso». Si guarda anche alla garanzia per gli studenti con disabilità di avere «lo stesso insegnante per l’intero ciclo».

Formazione continua per un docente su tre Fondi a 500 milioni

da Il Sole 24 Ore

Formazione continua per un docente su tre Fondi a 500 milioni

di Claudio Tucci

Circa mezzo miliardo di euro l’anno, 490 milioni per l’esattezza, compresi i fondi europei. Un portale ministeriale, «Sofia», che a pochi mesi dal debutto conta già 280mila docenti iscritti (sui circa 740mila insegnanti italiani – vale a dire, il 37%, più di uno su tre). Un documento, elaborato da un gruppo di esperti scelti dal Miur e messo a disposizione in questi giorni dell’opinione pubblica (e del prossimo governo), dove si parla «di formazione in servizio legata allo sviluppo culturale e professionale continuo degli insegnanti» (capace, perché no, in prospettiva, di incidere anche sulla «carriera» dei professori, oggi del tutto inesistente).

L’introduzione, tre anni fa, con la legge 107, della formazione professionale obbligatoria per i docenti ha segnato il passo: fino al 2015, l’aggiornamento in servizio veniva sistematicamente eluso (in primis, dagli stessi professori), e anche le risorse a disposizione si aggiravano su pochi milioni. Non a caso l’Italia, in ambito Ocse, risulta, da sempre, uno dei paesi in cui gli insegnanti si formano di meno. Con le nuove regole, la situazione sta cambiando: nel 2016, dopo un “letargo” di quasi 30 anni il ministero dell’Istruzione ha adottato il piano triennale di formazione dei prof, orientando, con una serie di priorità nazionali, l’offerta rivolta ai docenti in servizio, che dovrà essere coerente con il piano dell’offerta formativa a vantaggio degli studenti e con il miglioramento complessivo della singola scuola. A crescere sono stati anche i finanziamenti: la fetta più consistente dei 490 milioni annui a disposizione è appannaggio della Card da 500 euro, 380 milioni. A questi si sommano i 40 milioni ad hoc previsti dalla legge 107 (30 per formazione trasversale e disciplinare, i restanti 10 per il digitale). E sul piatto sono stati messi, pure, dai bandi Pon circa 70 milioni.

Certo, ci sono ancora delle criticità: nonostante il nuovo Ccnl «Istruzione e ricerca» mancano, ad esempio, i necessari dispositivi contrattuali per profilare l’impegno orario della formazione dei docenti; e nei territori «la qualità» deve essere passibile ancora di miglioramento. «È vero, va resa più stimolante – sottolinea Maria Maddalena Novelli, dg per il Personale scolastico del Miur -. Andrebbero introdotte nuove metodologie didattiche, non solo lezioni frontali, come percorsi laboratoriali di scambio di esperienze o comunità di lavoro permanenti tra docenti. Ritengo, tuttavia, che sulla formazione stiamo spingendo l’acceleratore. L’impatto delle politiche pubbliche va valutato. Ora lo possiamo fare. L’obiettivo è migliorare le performance, e, più in generale, la qualità della scuola italiana».

Un approccio “un po’ più consapevole” alla formazione in servizio si intravede anche nelle scelte dei corsi operate dai docenti. Un primo monitoraggio condotto a dicembre 2017 dal ministero ha evidenziato che gli iscritti a «Sofia» hanno puntato soprattutto su moduli inerenti la didattica per competenze e su innovazione e digitale. Meno sull’alternanza scuola-lavoro.

Anche i numeri del terzo anno del Card da 500 euro contengono novità rispetto alla fotografia scattata 12 mesi prima (il primo anno i soldi arrivarono diretti in busta paga). Nel 2017, con l’avvento del borsellino elettronico, il 77% delle risorse è stato speso dagli insegnanti per tablet e pc (appena il 6,6% è andato alla formazione pura). E quest’anno? «I numeri sono ancora parziali – risponde Davide D’Amico, a capo dell’ufficio formazione del Miur -. Al 10 maggio i fondi prenotati sono stati 201 milioni. Ebbene, 22 milioni verranno spesi per la formazione pura, siamo al 10,9 per cento. Se sommiamo anche i 36 milioni utilizzati l’acquisto di libri, che hanno comunque una finalità formativa, siamo già a 58 milioni, quasi 3 in più rispetto all’intero anno precedente. Altri 136 milioni andranno ad hardware e software, vale a dire tablet e pc, il 67% del totale. Anche qui c’è un calo rispetto al 2017. I restanti 7 milioni prenotati saranno utilizzati dai docenti per musei, spettacoli dal vivo, mostre, eventi culturali, cinema, teatro».

I 500 euro per la formazione docenti hanno rischiato, nei mesi scorsi, di finire “spalmati” negli aumenti contrattuali. Ma hanno resistito. E anche il prossimo esecutivo dovrebbe confermarli: «L’aggiornamento professionale è importante, e va mantenuto», taglia corto Mario Pittoni, responsabile scuola del Carroccio: «Si possono però finalizzare meglio fondi e procedure».

Il premio al merito per i prof: oggi a pioggia, domani a rischio

da Il Sole 24 Ore

Il premio al merito per i prof: oggi a pioggia, domani a rischio

di Eugenio Bruno

Il rapporto tra la scuola italiana e il merito continua a essere dialettico. Per usare un eufemismo. Lo confermano, da ultimi, i dati sul secondo anno di applicazione del bonus per gli insegnanti che Il Sole 24 ore è in grado di anticipare. E da cui emergono un elemento diretto (la riduzione da 600 a 200 euro dell’importo pro capite) e uno indiretto (l’aumento dei prof “premiati”). Proprio mentre all’orizzonte già si profila una rivisitazione, per restare sempre agli eufemismi, della “Buona Scuola” nel suo complesso. Valutazione compresa.

Anche stavolta conviene partire dai numeri. Secondo le ultime rilevazioni del ministero dell’Istruzione nell’anno scolastico 2016/17 a ciascun istituto sono stati erogati 17.775 euro. Con importi diversi da scuola a scuola in funzione del numero dei docenti in servizio e di alcune caratteristiche di “complessità” (appartenenza a Comuni montani e/o in piccole isole, presenza di alunni stranieri, di disabili, rapporto alunni/classi). In media, restando sempre alle amministrazioni scolastiche, si è andati da un costo per lo Stato minimo di 548,53 (un centro per la formazione degli adulti, ndr) a un massimo di 79.218. In media ogni prof ha ricevuto 207 euro lordi.

Le cifre fornite dal Miur si fermano qui. Per ragionare in termini di “flusso” e non di semplice “stock” bisogna recuperare i dati dell’anno precedente. Quando gli insegnanti meritevoli erano stati 247mila (su 620mila a tempo indeterminato) per una “quattordicesima” media tra i 600 e 700 euro. A parità di risorse complessive (200 milioni) il fatto che l’importo medio sia sceso così tanto porta a pensare che la platea sia almeno raddoppiata. Da qui a sospettare un’erogazione “a pioggia” del bonus il passo è breve. Con effetti di fatto opposti rispetto alle intenzioni di partenza della riforma.

Anche perché quest’anno le risorse per la valutazione dei prof scenderanno a 130 milioni per poi risalire a 160 a regime dal 2019. Settanta milioni (e 40 dal 2019) sui 200 stanziati dalla Buona Scuola serviranno infatti a finanziare gli aumenti previsti dal recente rinnovo del contratto che consentiranno anche agli 1,1 milioni di dipendenti della scuola (e dunque non solo ai docenti) di avvicinarsi o sfondare il muro degli 85 euro di aumento previsti per il resto della Pa. Tanto più il nuovo Ccnl ha innovato anche le modalità di erogazione. Visto che i sindacati potranno co-determinare i criteri generali per l’attribuzione dell’incentivo (ad esempio gli importi minimi e massimi). Fermo restando che a decidere i parametri per le singole scuole saranno i comitati di valutazione mentre la lista dei prof premiati verrà compilata dai dirigenti scolastici.

Tutto ciò in attesa del nuovo governo. I rumors (e le bozze) dei giorni scorsi ribadiscono l’intenzione di intervenire massicciamente sul precariato. Sia sul fronte dei maestri magistrali sia su quello dei supplenti con oltre 36 mesi. A quel punto i 130 milioni quest’anno (160 a regime) che restano appostati sul merito diventerebbero un’occasione troppo ghiotta per non essere sfruttata. Soprattutto per segnare le discontinuità rispetto all’era Renzi-Gentiloni (e Giannini-Fedeli).

Scuola, che errore: sta per sparire la storia dell’arte

da Corriere della sera

Scuola, che errore: sta per sparire la storia dell’arte

Vinecenzo Trione

«Reintrodurremo la storia dell’arte nella SCUOLA italiana!»: era, questo, uno degli slogan degli esponenti del Pd al tempo dell’approvazione della cosiddetta Buona SCUOLA. Intenzioni smentite dalle successive decisioni politiche. Con una nota del 19 aprile, il Miur ha comunicato i nuovi quadri orari del primo biennio degli istituti professionali con le relative classi di concorso, nei quali non c’è traccia della storia dell’arte: neanche in indirizzi dove questa disciplina appare indispensabile. È l’approdo di un grave e pericoloso «smantellamento» che aveva trovato uno snodo decisivo nella riforma Gelmini, la quale ha soppresso o drasticamente tagliato gli insegnamenti di disegno e storia dell’arte nelle scuole superiori di diverso tipo. Il fine sotteso a queste scelte: portare avanti un sistematico attacco alle humanities, prediligendo un realismo tecnocratico, d’impronta tardo-positivista.

Tra qualche giorno conosceremo il nome del prossimo ministro della Pubblica istruzione. Ci piacerebbe che egli avesse il coraggio di avviare un serio ripensamento del ruolo e della funzione nei programmi scolastici della storia dell’arte. Che va intesa come sapere non «a circuito interno», di tipo meramente specialistico o tecnico, ma trasversale, capace di disegnare i confini all’interno dei quali storia, letteratura, filosofia, cinema, scienze e religione entrano in dialogo. Forma alta di educazione civica, in grado di rendere le nuove generazioni di italiani davvero consapevoli dell’identità della nostra nazione, della nostra cultura, della nostra civiltà, del nostro paesaggio. Dunque, una presenza insostituibile.

Anche per tali ragioni riteniamo che la storia dell’arte non possa più essere messa in una posizione marginale o ancillare nella SCUOLA 2.0, ma reclami quella centralità già assegnatele da Giovanni Gentile nel 1923. Perché essa, scriveva un grande studioso come Giuliano Briganti, «ci riguarda direttamente tutti: uno specchio in cui si riflettono i motivi più vivi e inquieti del nostro tempo».

La firma degli alunni nei programmi svolti non è necessaria

da Orizzontescuola

La firma degli alunni nei programmi svolti non è necessaria

di Paolo Pizzo

Vi è una prassi (in alcuni casi una vera e propria leggenda) diffusa nelle scuole che è quella di far firmare agli allievi il programma finale (compreso quello degli Esami di I e II grado) pensando che tale firma lo convalidi o lo renda immune da eventuali “contestazioni”.

Per i programmi degli Esami di Stato di II grado si invoca addirittura l’obbligatorietà! Io invece preciso che non esiste una norma che supporti tutto questo.

Un docente è un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni (i compiti sono sempre atti ufficiali) e non ha bisogno della firma degli allievi (anche se maggiorenni) per la “validazione” dei compiti svolti in classe oppure della programmazione finale (compresi i programmi per gli esami di stato di I e II grado).

Tale programmazione, infatti, non ha bisogno di alcuna validazione o “accettazione” da parte degli allievi perché in pratica è stata già svolta e riportata nel registro di classe (che è a tutti gli effetti un atto pubblico) e in quello personale del docente.

Non si capisce quindi a cosa serva la firma degli allievi: devono “testimoniare” che proprio quella è la programmazione che è stata svolta? E se, per esempio, si rifiutassero di firmarla, la programmazione non sarebbe valida?

Non scherziamo.

In conclusione, la firma degli allievi sul programma finale non ha alcun senso e nemmeno alcun valore giuridico (qualcuno parla di un coinvolgimento nella pratica educativa ma anche qui ci sarebbe da discutere).

Rimane comunque una pratica legittima, nel senso che se si fa o non si fa non cambia nulla, dal momento che non esiste nessuna normativa a supporto che sia favorevole ma neanche contraria, ma sicuramente “vuota” dal punto di vista amministrativo/giuridico, è sempre bene precisarlo, e nel momento in cui il docente non la adotti nessuno (Dirigente o presidente di Commissione) potrà costringerlo a farlo e l’unica firma che conta sul programma svolto è la sua.

Pensioni: potrebbero mancarvi dei contributi versati, come controllare. Fallo prima del 31 dicembre 2018

da Orizzontescuola

Pensioni: potrebbero mancarvi dei contributi versati, come controllare. Fallo prima del 31 dicembre 2018

di redazione

Sul sito INPS è possibile visualizzare tutti i contributi effettuati all’INPS in favore del lavoratore.

Grazie all’ Estratto conto contributivo i lavoratori possono verificare la regolarità dei contributi versati autonomamente o dai propri datori di lavoro per segnalare eventuali discordanze all’INPS.

Prescrizione contributi

Ricordiamo che

l’Inps, con la circolare n. 169 del 15 novembre 2017, ha fornito apposite indicazioni in merito alla prescrizione dei contributi pensionistici dovuti alle Gestioni pubbliche

I dipendenti hanno tempo fino al 31 dicembre 2018 per verificare se il proprio “estratto conto INPS/INPDAP” sia aggiornato con tutti i contributi previdenziali versati. La nuova data deriva dalla circolare INPS n. 169 del 15 novembre 2017, che ha prorogato i termini inizialmente fissati al 31 dicembre 2017.

Accedere al sito INPS

Utilizzare le proprie credenziali (codice fiscale e PIN o identità SPID), quindi “Area prestazioni e servizi/Fascicolo previdenziale del cittadino/Posizione assicurativa/Estratto conto”.

Qualora da tale estratto risultino contributi mancanti o retribuzioni errate, precedenti al 2012, l’interessato dovrà attivare la richiesta di VARIAZIONE e INTEGRAZIONE della posizione ASSICURATIVA, al fine di inserire i periodi mancanti ed evitare il rischio di perderli per sempre.

E’ necessario utilizzare la funzionalità “richieste di variazione alla posizione assicurativa – RVPA”.

Il dipendente in possesso del PIN può telefonare al n. 803164 (Contact center multicanale INPS).

Se mancano contributi

Possono essere recuperati (ma per questo è importante controllare prima del 31 dicembre 2018), con il versamento da parte dell’ente datore di lavoro.

Molti lavoratori, accedendo all’estratto previdenziale, hanno accertato che effettivamente mancano alcuni contributi.

I contributi non vengono comunque persi

La circolare del 15 novembre 2017 è esplicita: “anche in assenza di recupero della contribuzione dovuta alle predette casse, per avvenuto decorso del termine di prescrizione quinquennale, l’attività lavorativa svolta sarà considerata utile ai fini della liquidazione del trattamento di quiescenza; in questa ipotesi,
tuttavia, ai sensi del comma 2 dell’art. 31 della L. n. 610/1952, l’onere del trattamento deve essere ripartito tra l’Istituto e le Amministrazioni datrici di lavoro (“Nei casi di cui al comma precedente per i quali avvenga la valutazione in pensione dei servizi in fatto non assistiti da iscrizione, l’onere dell’assegno di quiescenza viene ripartito tra gli Istituti di previdenza e gli enti presso i quali i medesimi sono stati prestati…”)”

Anche se è vero che i contributi non verranno persi, la modalità del trattamento tra le due Amministrazioni non è ancora rodata.

Consultazione estratto conto contributivo/previdenziale

Pensioni, tutti già a contare quanto manca a quota 100. Ma forse è meglio non illudersi

da La Tecnica della Scuola 

Pensioni, tutti già a contare quanto manca a quota 100. Ma forse è meglio non illudersi

Bullismo: premi agli studenti che denunciano i compagni

da La Tecnica della Scuola 

Bullismo: premi agli studenti che denunciano i compagni

Occhio ai contributi previdenziali non versati dall’ex Inpdap ai docenti

da La Tecnica della Scuola 

Occhio ai contributi previdenziali non versati dall’ex Inpdap ai docenti

Istat: Veneto e Lombardia ultime per insegnanti di sostegno

Redattore Sociale del 20-05-2018

Disabilita’, Istat: Veneto e Lombardia ultime per insegnanti di sostegno

VENEZIA. Il Veneto e’ la Regione in Italia con il piu’ basso rapporto tra insegnanti di sostegno e alunni disabili, ad esclusione della Lombardia, con cui e’ sostanzialmente pari-merito. Lo dicono i dati del rapporto annuale Istat 2018, pubblicato oggi, che evidenzia anche come in realta’ Veneto e Lombardia, con circa 0,5 insegnanti di sostegno per ogni alunno disabile, siano in linea con quanto previsto dalla legge nazionale, che prevede un insegnante ogni due alunni.
Sono quindi le altre Regioni, in particolar modo quelle del Mezzogiorno, ad essere sopra la norma, determinando una media nazionale di circa 0,62 insegnanti di sostegno per ogni alunno disabile. Discorso a parte va fatto per gli assistenti. Il Veneto ne ha circa uno ogni 10 alunni disabili, mentre la media nazionale, peraltro superata ampiamente dalla Lombardia, e’ di circa un assistente ogni cinque alunni disabili. (DIRE)

Greco e latino non sono lingue morte: vivono nel liceo classico

da ItaliaOggi 

Greco e latino non sono lingue morte: vivono nel liceo classico

di Gianfranco Morra
Matteo Renzi non ebbe dubbi: «La buona scuola» intitolò i pochi interventi, per lo più organizzativi, fatti dal suo governo (fra i quali la famigerata limitazione dei licei a quattro anni). Purtroppo né studenti, né docenti erano d’accordo. Anzi. «Buona» è una scuola che serve, ma a che cosa? Le società e le culture sono diverse e propongono scuole diverse. La nostra, oggi, privilegia il fare e il lavoro, il presente e il progresso. Ciò che più conta sono l’inglese e la tecnologia.C’è del vero in questa pretesa, anche se riduce la scuola ad un corso purtroppo poco efficiente di avviamento al lavoro. La scuola deve essere anche questo, ma non solo questo. E non dovrebbe tagliare i ponti con la tradizione europea, che è quella che va dai «collegia» dei gesuiti e dei protestanti sino al liceo classico di Gentile. Che erano scuole formative, dalle quali usciva la futura classe dirigente. Ce lo ricorda un grecista dell’Università di Bologna, Federico Condello: La scuola giusta. In difesa del liceo classico (Mondadori, pp. 264, euro 18). Un’opera lontana da apologie e polemiche, che ripercorre la storia della più alta scuola europea e disvela le autentiche finalità del Liceo classico, nato da una riforma, quella di Gentile, che nulla ebbe di fascista. Ma non è una scuola di élite, sorpassata e fuori del tempo?

Al contrario. È una scuola che raccoglie e adatta la tradizione, i cui saperi sono arricchiti e rinnovati; una scuola di qualità, ma aperta a tutti, che democratizza il capitale simbolico, favorisce l’eguaglianza scolastica e la mobilità tra le generazioni, educa alla riflessione e alla critica (negli anni Trenta tutto l’antifascismo vero degli intellettuali nacque nei licei classici). Ma, insistono i confusi e dogmatici «innovatori», studiare ancora storia e letteratura, greco e latino, queste lingue «morte», serve poco. Non è così: quando i giovani le studiavano, uscivano dai licei capaci di ciò che oggi non sanno più fare: parlare e scrivere in lingua italiana.

Come, tanto e più di tanti aveva capito Giovanni Guareschi: «Il latino è una lingua precisa, essenziale. Verrà abbandonata, non perché inadeguata alle nuove esigenze del progresso, ma perché gli uomini nuovi non saranno più adeguati ad essa. Quando inizierà l’era dei demagoghi, dei ciarlatani, una lingua come quella latina non potrà più servire, e qualsiasi cafone potrà impunemente tenere un discorso pubblico e parlare in modo tale da non essere cacciato a calci giù dalla tribuna. E il segreto consisterà nel fatto che egli, sfruttando un frasario approssimativo, elusivo e di gradevole effetto «sonoro», potrà parlare per un’ora senza dire niente. Cosa impossibile col latino» (nel Candido, 1956, n. 18).

Comandi dirigenti scolastici e docenti, indicazioni Miur per l’anno scolastico 2018/19

da Orizzontescuola

Comandi dirigenti scolastici e docenti, indicazioni Miur per l’anno scolastico 2018/19

di redazione

Il Miur, con nota n. 15260 del 18 maggio 2018, ha fornito indicazioni in merito ai “Comandi dei dirigenti scolastici e del personale docente anno scolastico 2018/2019.”

Nella nota leggiamo che, per il prossimo anno scolastico, possono essere individuati in posizione di comando:

  • 732 docenti per i progetti di cui all’articolo 1 comma 65 secondo periodo della legge 107/115 nella ripartizione definita per ciascun Ufficio scolastico dal Decreto ministeriale 659116;
  • 100 docenti per le assegnazioni presso gli Enti e le Associazioni che svolgono attività di prevenzione del disagio psico-sociale o di assistenza, cura, riabilitazione e reinserimento di tossicodipendenti;
  • 50 docenti per le assegnazioni presso le Associazioni professionali del personale direttivo e docente ed enti cooperativi da esse promossi, nonché presso enti che operano nel campo della formazione e della ricerca educativa e didattica;
  • n. 35 unità di personale scolastico di cui all’art. 13, comma l, del decreto legislativo n.64 del 13 aprile 2017, individuato tramite procedura selettiva a cura del Dipartimento per il Sistema di Educativo di Istruzione e Formazione, da utilizzare ai sensi del sopracitato comma del decreto legislativo n. 64 del 2017.

Dirigenti e docenti distaccati a supporto dell’autonomia

I dirigenti scolastici e i docenti distaccati a supporto dell’autonomia scolastica, ai sensi dell’art. 26 primo periodo della legge 448/98, individuati dalle procedure di selezione espletate nel 2016 per il triennio 2016-2019, possono essere sostituiti solo in caso di rinuncia, cessazione o destinazione a diverso incarico. La sostituzione avverrà mediante lo scorrimento delle attuali graduatorie e solo in caso di esaurimento delle medesime gli Uffici competenti potranno attivare nuove selezioni.

Assegnazioni presso enti di prevenzione del disagio psico-sociale

Le assegnazioni presso  Enti e Associazioni che svolgono attività di prevenzione del disagio psico-sociale o di assistenza, cura, riabilitazione e reinserimento di tossicodipendenti, hanno durata annuale e comportano il collocamento fuori ruolo per l’anno scolastico 2018/19.

Assegnazioni presso Associazioni professionali dei dirigenti e dei docenti

Anche le assegnazioni presso le Associazioni  professionali del personale direttivo e docente ed enti cooperativi da esse promossi, nonché presso enti che operano nel campo della formazione e della ricerca educativa e didattica, hanno durata annuale e comportano il collocamento fuori ruolo per l’anno scolastico 2018/19.

nota e allegati

PON, troppe incombenze per la gestione dei progetti

da Orizzontescuola

PON, troppe incombenze per la gestione dei progetti

di redazione

Dopo l’ANP, anche la Flc Cgil ha avanzato le proprie rimostranze relativamente alla gestione dei progetti PON.

PON. L’ANP scrive al MIUR: pochi compensi per la mole di lavoro, meglio non partecipare più ai bandi

Il sindacato, guidato da Sinopoli, ha sottoposto la questione nel corso dell’incontro dedicato al Regolamento Europeo sulla Privacy.

La gestione dei progetti implica una fitta serie di adempimenti che gravano sulle scuole, già in deficit di risorse umane  (basti pensare alle reggenze di dirigenti scolastici e DSGA ormai dilaganti su quasi tutto il sistema scolastico).

Gli impegni presi dall’amministrazione in materia di semplificazione – conclude la Flc Cgil –  sono stati del tutto disattesi.

Regolamento europeo sulla privacy: presto corso di formazione per DS e DSGA e procedure nomina RDP

da Orizzontescuola

Regolamento europeo sulla privacy: presto corso di formazione per DS e DSGA e procedure nomina RDP

di redazione

Si è svolto oggi l’incontro richiesto dalla FLC CGIL con CISL Scuola e UIL Scuola RUA, lo scorso 26 aprile, sull’applicazione del Regolamento europeo sulla Privacy (RGPD).

Ne dà notizia la FLC CGIL.

Il MIUR emanerà all’inizio della prossima settimana una nota agli USR e alle scuole, per dare indicazioni operative sulle procedure di nomina dei RDP; le procedure saranno coordinate dagli Uffici Scolastici e porteranno alla designazione di un solo RPD per le scuole della stessa area territoriale.

Nella nota saranno anche fornite indicazioni su un percorso di formazione di dirigenti scolastici e direttori dei servizi: una piattaforma di formazione sarà disponibile tra un paio di settimane e sono previste iniziative in presenza con utilizzo dei fondi PON. Le scuole avranno a disposizione un modello base di registro dei trattamenti.

Il 23 maggio 70.000 studentesse e studenti insieme contro le mafie

da Orizzontescuola

Il 23 maggio 70.000 studentesse e studenti insieme contro le mafie

di redazione

Comunicato MIUR – È nel nome degli ‘angeli’ del passato e del presente, degli uomini e delle donne delle scorte che hanno rischiato e rischiano quotidianamente la vita per proteggere servitori dello Stato come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che quest’anno si commemora il XXVI anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita i giudici Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti delle loro scorte Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Claudio Traina.

La manifestazione si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il Patrocinio del Senato della Repubblica.

Oltre 70.000 ragazze e ragazzi saranno coinvolti il prossimo 23 maggio in tutta Italia nelle iniziative di#PalermoChiamaItalia promosse dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dallaFondazione Falcone. Iniziative che nel corso degli anni, a partire dal 2002, si sono arricchite di importanti contributi grazie agli accordi firmati con l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), consentendo di portare nelle scuole esperti e attività didattiche mirate alla diffusione della cultura del rispetto e della legalità.

Anche quest’anno il cammino verso la consapevolezza dell’importanza di una cittadinanza attiva e responsabile culminerà il 23 maggio a Palermo. Nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci migliaia di studentesse e studenti delle scuole e delle università ricorderanno il sacrificio dei servitori dello Stato morti per mano criminale. Le celebrazioni istituzionali si terranno nell’Aula Bunker dell’Ucciardone, luogo simbolo del Maxiprocesso a Cosa Nostra. Sono previste, poi, attività nelle piazze e nelle scuole della città. A Palermo ci saranno le studentesse e gli studenti siciliani, ma anche gli oltre mille ragazze e ragazzi che arriveranno, la mattina del 23 maggio, con la Nave della Legalità che salperà il pomeriggio del giorno prima dal porto di Civitavecchia, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A bordo della Nave studentesse e studenti troveranno anche un “equipaggio” speciale composto da 50 giovani dell’Università degli Studi di Milano accompagnati dal loro docente, il professoreNando Dalla Chiesa, che parteciperanno a momenti di riflessione e attività sul tema della lotta alla criminalità organizzata. Il Prefetto Filippo Dispenza, vertice della struttura che assiste i familiari delle vittime di mafia e terrorismo della Polizia di Stato, illustrerà alle studentesse e agli studenti progetti sul tema della legalità. Sulla nave dibatterà con le ragazze e i ragazzi anche Claudia Loi, sorella di Emanuela Loi, agente della scorta di Borsellino. Il viaggio è reso possibile grazie alla collaborazione con Grandi Navi Veloci (GNV), società del Gruppo MSC, che mette a disposizione una delle sue navi.

Il “no” alle mafie verrà rilanciato il 23 maggio in 10 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Toscana e Umbria) da migliaia di studentesse e studenti in una sorta di “staffetta” a distanza. A coordinare le attività nelle città coinvolte saranno gli Uffici Scolastici Regionali.

“Il 23 maggio e il 19 luglio, date delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, sono anniversari importanti del nostro calendario civile – dichiara la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli – in cui ricordiamo donne e uomini che hanno perso la vita a causa del potere mafioso, mentre con profondo senso del dovere servivano lo Stato. Celebrare queste date è importante per rammentare a tutte e tutti noi come sia cambiata la vita civile e democratica del Paese dopo quella primavera e quell’estate del 1992. Farlo con le nuove generazioni è imprescindibile: ogni anno migliaia di studentesse e studenti, pur non avendo avuto esperienza diretta di quei terribili anni che hanno insanguinato l’Italia, mostrano apertura, curiosità, interesse, protagonismo e responsabilità e raccolgono la chiamata di Palermo a mostrare la loro opposizione alle mafie – a tutte le mafie – e alla criminalità organizzata. Queste giovani e questi giovani che, attraverso la scuola, diventano cittadine e cittadini attivi e consapevoli sono il miglior modo per onorare la memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e dei loro ‘angeli’, le loro scorte, per non disperdere i loro insegnamenti e il valore del loro impegno, per proseguire la loro battaglia per la legalità, la democrazia e la libertà”.

“Quest’anno dedichiamo la ricorrenza del 23 maggio agli agenti di scorta caduti negli attentati di Capaci e via D’Amelio – spiega la presidente della Fondazione Falcone, Maria Falcone -. Giovanissimi, spesso poco più che ragazzi, hanno questo in comune: erano uomini e donne dello Stato morti per aver fatto con coscienza il loro lavoro, così duro e pericoloso, fondamentale nella lotta alla mafia. Rocco Dicillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Agostino Catalano – gli ‘angeli delle scorte’, come amiamo chiamarli – sono da tutti noi ricordati per quel grande senso del dovere che li accomuna a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino. È questo l’insegnamento che viene dal loro sacrificio: l’antimafia, quella vera, esige che ciascuno agisca, quotidianamente, con onestà e onore. Il loro esempio è un monito per tutti noi, adulti e giovani, perché nessuno può considerarsi esente da questo imperativo morale”.

La commemorazione onorerà tutte le donne e tutti gli uomini delle Forze dell’Ordine che hanno sacrificato la vita nella lotta alle mafie. Questo anche attraverso la speciale collaborazione fra il MIUR, la Fondazione Falcone e laPolizia di Stato che nei mesi scorsi hanno bandito due concorsi dedicati agli “Angeli custodi: l’esempio del coraggio, il valore della memoria” per le scuole d’Italia e quelle di Palermo e provincia.

“La vera battaglia contro la Mafia non è solo combattere contro un’organizzazione criminale particolarmente pervasiva. È la battaglia per riaffermare i nostri diritti e le nostre libertà – afferma Franco Gabrielli, capo della Polizia di Stato – perché a volte pensiamo che i diritti e le libertà possano essere limitati soltanto da un oppressore straniero o da un’occupazione armata, ma ci sono forme di dipendenza e di soggezione molto più subdole e molto più invasive ma non per questo meno preoccupanti per la democrazia. Credo che il modo migliore per ricordare chi è morto nel nome di questi ideali e per questi valori, perché erano dei grandi giudici e dei grandi poliziotti, sia quello di avere coscienza di tutto questo”.

Alle manifestazioni del 23 maggio parteciperà il Presidente della Camera, Roberto Fico, che sarà presente a Palermo. L’Aula Bunker dell’Ucciardone, al cui interno sarà allestita la mostra fotografica realizzata dall’agenzia di stampa ANSA “L’eredità di Falcone e Borsellino”, ospiterà la cerimonia istituzionale che sarà trasmessa in diretta suRai Uno dalle 10 alle 13. Interverranno, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura,Giovanni Legnini, la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli, il Procuratore NazionaleAntimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, il Capo della Polizia Franco Gabrielli, il rappresentante del Federal Bureau of Investigation (FBI) John Brosnan, la presidente della Fondazione Falcone e sorella di Giovanni,Maria Falcone, due dei magistrati protagonisti del Maxiprocesso, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala, rispettivamente giudice a latere e  pubblico ministero dello storico processo contro Cosa Nostra istruito da Falcone e Borsellino. Presenti anche i parenti delle vittime e i superstiti delle stragi di Capaci e di via d’Amelio. Durante la cerimonia, Franco Gabrielli, Maria Falcone e Tina Montinaro, vedova di Antonio, caposcorta del giudice Falcone, premieranno le studentesse e gli studenti vincitori del concorso “Angeli custodi: l’esempio del coraggio, il valore della memoria”, mentre il coro dell’Istituto Comprensivo “Sperone Pertini” di Palermo intonerà il brano rap dal titolo “In questa città”, preparato per l’occasione. Le studentesse e gli studenti primi classificati avranno l’opportunità di volare negli Stati Uniti, dal 23 al 30 giugno, per un viaggio della legalità tra Washington e New York che li porterà anche a Quantico, sede dell’Accademia dell’FBI, nel cui giardino si trova la statua di Giovanni Falcone. Le 15 scuole vincitrici di Palermo e provincia saranno protagoniste delle manifestazioni che si svolgeranno in città: si trasformeranno in vere e proprie piazze della legalità, aperte al pubblico, per incontri, seminari, dibattiti, performance teatrali.

Iniziative, spettacoli e laboratori didattici animeranno dal mattino anche piazza Magionevia D’Amelio, l’area che circonda l’Albero Falcone, in via Notarbartolo, dove viveva Giovanni Falcone, e il Giardino della Memoria di Capaci, inaugurato lo scorso anno nel punto esatto in cui la mafia piazzò la carica di esplosivo che uccise Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. A piazza Magione il figlio di Vito Schifani, Antonino Emanuele, Tenente della Guardia di Finanza, accenderà la fiaccola dei campionati studenteschi di atletica leggera che si tengono, quest’anno, proprio a Palermo.

Nel pomeriggio partiranno i due tradizionali cortei di #PalermoChiamaItalia, che vedono protagoniste le scuole ma che saranno aperti a tutta la città: il primo si muoverà alle ore 15.30 da via D’Amelio, il secondo alle ore 16 dall’Aula Bunker. Entrambi si ricongiungeranno sotto l’Albero Falcone, in via Notarbartolo, per il Silenzio, alle 17.58, l’ora della strage di Capaci. La giornata si concluderà in serata con una messa, alle ore 19, presso la Chiesa di San Domenico, in ricordo delle vittime di mafia. La celebrazione sarà seguita da un concerto della banda della Polizia di Stato, al Teatro Massimo.

Per il secondo anno consecutivo, inoltre, verranno presentati a Palermo i progetti delle “Università della Legalità”, i 23 atenei che hanno aderito al Protocollo d’intesa siglato il 23 maggio del 2016 tra il MIUR, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU) e la Fondazione Falcone, con l’obiettivo di promuovere la cultura della memoria e dell’impegno attraverso un percorso di sensibilizzazione e formazione del mondo accademico.

Il 23 maggio sui social

Il MIUR e la Fondazione Falcone uniranno le piazze di #PalermoChiamaItalia e tutte le scuole che vorranno partecipare facendo sentire la loro voce per dire “no” alle mafie utilizzando anche i canali social. Sui profili twitter@MiurSocial e @23maggioItalia ci saranno le dirette degli eventi raccontati attraverso gli hasthag #23maggio,#PalermoChiamaItalia e #navedellalegalità. Gli eventi potranno essere seguiti sulle pagine Facebook,Instagram Youtube del MIUR e di PalermoChiamaItalia e attraverso Miur Radio Network, la web radio che il Ministero attiverà dalla prossima settimana per dare voce alla scuola e alle sue buone pratiche e i cui speaker saranno studentesse e studenti.

Per ulteriori informazioni e dettagli sul programma è possibile consultare le pagine www.miur.gov.it ewww.fondazionefalcone.it. Sui due siti saranno progressivamente caricati materiali, foto, schede.

I numeri della manifestazione:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/I+numeri+della+manifestazione.pdf/2532663b-6c97-4aa2-9d6c-0ab879460d3b

La Nave della Legalità:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/La+nave+della+legalit%C3%A0.pdf/6717e0fe-d711-4a9a-9876-3e2ffdf564c1

Le attività a Palermo:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Le+attivit%C3%A0+a+Palermo.pdf/5ba1524d-ac8f-4748-8dab-cb10c6c32f95

Le Università per la Legalità:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Le+Universit%C3%A0+per+la+Legalit%C3%A0.pdf/71feb0d5-228b-4c49-9d5e-ea5a06a1c3ac

La mostra fotografica ANSA in Aula Bunker:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/La+mostra+fotografica+ANSA.pdf/6fc90549-31d3-4a11-bbe5-dd747b750686

Gli otto “angeli” di Capaci e di via D’Amelio:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Gli+otto+%E2%80%9Cangeli%E2%80%9D+di+Capaci+e+di+via+D%E2%80%99Amelio.pdf/bdf516cf-d771-4244-a7f9-c205cdf8866e