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Di Maio conferma: i fondi tagliati all’alternanza vanno agli stipendi dei docenti

da Il Sole 24 Ore

Di Maio conferma: i fondi tagliati all’alternanza vanno agli stipendi dei docenti
di Claudio Tucci

Il vice premier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, spiazza il Miur, e su Facebook annuncia che i soldi sottratti all’alternanza serviranno a scongiurare l’abbassamento degli stipendi degli insegnanti. Vale a dire a confermare l’elemento perequativo, introdotto, nelle buste paga di 850mila docenti, con l’ultimo rinnovo del Ccnl, ma finanziato dal precedente Esecutivo fino a dicembre.

Le parole di Di Maio
Luigi Di Maio ha detto – probabilmente non conoscendo appieno l’intero funzionamento dell’alternanza scuola-lavoro – che molti dirigenti e docenti «si rifiutavano di mandare gli studenti a friggere le patatine da McDonalds» e quindi, avrebbe deciso di prendere una parte di quei fondi che non si spendevano e riversarli sulle buste paga dei prof.

Il progetto di riforma
Si comprende così la fretta, del ministero dell’Istruzione, di rimodulare le ore di alternanza. La norma, sarà inserita in manovra. Si scenderà ad almeno 90 ore di alternanza scuola-lavoro per gli studenti dell’ultimo triennio dei licei, tutti gli indirizzi dal classico allo scientifico (meno della metà visto che oggi l’obbligo per i liceali è di 200 ore). Asticella minima sarà un pò più alta per i periti degli istituti tecnici: 150 ore complessive da distribuire nelle classi terze, quarta e quinta, al posto delle attuali 400. Le stesse dei professionali che scenderebbero invece a 180, sempre nell’ultimo triennio. Si smonta così l’obbligatorietà prevista dalla “Buona Scuola” del 2015, riportando l’Italia indietro di 15 anni. Al 2003 quando l’alternanza è stata introdotta in via sperimentale, soprattutto negli istituti tecnici, e consisteva in media in 96 ore dalla terza superiore in su.

In arrivo 10 milioni alle mense scolastiche biologiche: la metà in Emilia Romagna

da Il Sole 24 Ore

In arrivo 10 milioni alle mense scolastiche biologiche: la metà in Emilia Romagna
di Eu. B.

In arrivo 10 milioni per le mense scolastiche biologiche. Sul tavolo della Conferenza unificata è in atteso il decreto del ministero delle Politiche agricole che ripartisce le risorse del fondo 2018 sulla base dei pasti annui somministrati agli studenti. Oltre metà delle risorse andranno all’Emilia Romagna.

Il fondo mense biologiche
Il decreto ministeriale ripartisce i 10 milioni del Fondo previsto dall’articolo 64, comma 5-bis, del Dl 50/2017. Risorse destinate a ridurre il costo per l’utenza dei servizi di mensa scolastica biologica e a finanziare attività di informazione e promozione nelle scuole oltre che di accompagnamento al servizio di refezione. A stabilire i criteri perché una mensa sia biologica è stato il decreto interministeriale 18 dicembre 2017 n. 14771. In primis , con
riferimento alle materie prime di origine biologica, vanno rispettate le seguenti percentuali minime di utilizzo in peso e per singola tipologia di prodotto:
– frutta, ortaggi, legumi, prodotti trasformati di origine vegetale (esclusi i succhi di frutta), pane e prodotti da forno, pasta, riso, farine, cereali e derivati, olio extravergine: 70%;
– uova, yogurt e succhi di frutta: 100%;
– prodotti lattiero-caseari (escluso lo yogurt), carne, pesce da acquacoltura: 30%.

La ripartizione delle risorse
Avverrà sulla base dei pasti annui somministrati nelle mense biologiche e riportati nell’elenco delle stazioni appaltanti. Considerando – si legge nel testo del decreto delle Politiche agricole – che nel 2018 si stimano 11.198.836 pasti complessivi il valore pro capite del contributo sarà di 0,89 euro pro capite. Ammontare che andrà moltiplicato per i pasti erogati nelle singole regioni. Risultato: in testa si pone l’Emilia Romagna con 5,2 milioni di fondi attesi (il 52% del totale). A seguire la Toscana con 1,2 e la Lombardia con 1,1 milioni. Ultimo invece il Molise con 9mila euro.

Cooperative Ue: in 25 anni alunni disabili raddoppiati

da Il Sole 24 Ore

Cooperative Ue: in 25 anni alunni disabili raddoppiati 

Raddoppiano gli alunni disabili nelle scuole italiane: in 25 anni i bambini con problemi fisici o psichici nelle classi elementari e medie sono arrivati a quota 160mila, passando dal 2 al 4 per cento del totale degli studenti. È quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop su dati Istat, diffusa in occasione della Giornata nazionale delle persone con la sindrome di Down che si è celebrata domenica 14 ottobre 2018.

Sfida per il welfare italiano
L’aumento della presenza dei disabili a scuola – sottolinea Uecoop – è tra le sfide più importanti per il welfare italiano, che può essere affrontata con la giusta miscela di pubblico e privato grazie anche all’opera delle oltre 12mila cooperative sociali e di istruzione che si occupano di disabilità non solo a scuola, ma anche nei centri di aggregazione e in casa. Nelle scuole italiane dove operano oltre 150mila insegnanti di sostegno – rileva Uecoop – in un caso su tre l’assistenza ai ragazzi disabili riguarda problemi motori e di apprendimento, con oltre il 49% che soffre di vere e proprie disabilità intellettive. In tale contesto, da un lato bisogna garantire la massima assistenza alle famiglie con il potenziamento del numero del personale di sostegno, dall’altra bisogna cercare di proseguire con lo stimolo intellettuale dei ragazzi, sia in classe che nella vita extra scolastica, in modo da amplificare quanto appreso sui banchi nonostante mille difficoltà. Molto spesso al di fuori dell’orario scolastico – conclude Uecoop – è proprio il mondo delle cooperative sociali a svolgere questo lavoro di assistenza ai genitori nelle gestione dei figli disabili.

Concorso presidi, il Tar: rifare la prova preselettiva. Il Miur: no, si va avanti

da Corriere della sera

Concorso presidi, il Tar: rifare la prova preselettiva. Il Miur: no, si va avanti

Accolto il ricorso di 91 candidati che dovranno rifare il test. Ma il 18 ottobre è prevista la prova scritta per quasi novemila candidati. Il ministero: ricorso al Consiglio di Stato e tutto confermato

Gianna Fregonara

Il Miur conferma, il 18 ci sarà la tanto attesa prova scritta del concorso per 2.425 dirigenti scolastici. In ballo c’è l’interesse di quasi novemila candidati che hanno passato la prova preselettiva prevista dal bando lo scorso luglio, spiegano al ministero dell’Istruzione in quello che sta diventando un sabato di fuoco. Venerdì sera insieme alla notizia che il ricorso di un migliaio di candidati che hanno preso più di sei ma meno di 7.1 al pre-test è stato rigettato dal TAR del Lazio, è arrivata una tegola inaspettata. Il medesimo Tar ha imposto la sospensione del bando è una nuova prova preselettiva da farsi entro 20 giorni per 91 insegnanti della Campania che hanno impugnato la prova per un black out durante lo svolgimento. Nel caso in cui prendano più di 7.1 possono essere riammessi in sovrannumero.

Il ricorso al Consiglio di Stato

Non sarebbe niente di grave se non mancassero cinque giorni alla prova scritta, non c’è tempo per rifare la preselezione. Intanto il Miur ha deciso di ricorrere con procedura d’urgenza al consiglio di stato contro la decisione del Tar. Ma anche in questo caso è impensabile avere una decisione in tre giorni. Ma il Miur insiste, si va avanti e ai candidati il messaggio è di continuare a studiare. Tanto più che il ministro Bussetti ha promesso di accelerare il più possibile il concorso per poter avere i nuovi presidi al loro posto entro l’inizio del prossimo anno scolastico. Tra le carte del ministero, per dimostrare che il concorso si è svolto in par condicio nonostante il black-out, il fatto che in Campania sono passati con il voto richiesto un numero di candidati compatibile con i risultati delle altre regioni.

Che cosa succederà dunque giovedì? L’ipotesi più probabile è che alla fine il ministero decida di far sostenere la prova anche ai ricorrenti, con riserva, in modo che non possano bloccare il concorso in nome dell’ordinanza esecutiva del Tar. Sarebbe un grande successo per loro, perché – ricordano i ben informati – chi accede alla prova scritta, storicamente, è poi riuscito ad arrivare in qualche modo ad entrare di ruolo come preside: insomma, se così fosse, si tratterebbe di una vera e propria sanatoria operata dal Tar del Lazio e in qualche modo avallata dal Miur pur di consentire lo svolgimento per tutti gli altri candidati. Ma queste per ora sono interpretazioni, nei prossimi giorni si capirà.

Gallo (M5S): assunzione per 12mila nuovi ATA in più. Stop appalti di pulizia

da Orizzontescuola

Gallo (M5S): assunzione per 12mila nuovi ATA in più. Stop appalti di pulizia
di redazione

Il presidente della VII Commissione Cultura della Camera, Luigi Gallo (M5S), è intervenuto, sulla propria pagina FB, relativamente all’internalizzazione dei servizi di pulizia nelle scuole, attualmente appaltati a società esterne.

Risoluzione e DEF

Il Presidente ha ricostruito la vicenda, ricordando che la maggioranza di Governo sta ottenendo un risultato storico, senza nascondere comunque le grandi difficoltà ad ottenerlo, a causa dei “poteri” che contrastano il provvedimento.

Ricorda, quindi, di aver depositato  una risoluzione, redatta insieme alla Lega e depositata in Commissione Cultura e Commissione Lavoro della Camera che la voteranno insieme.

Ricorda inoltre che la misura è entrata nel DEF.

Tempistica

L’Onorevole comunica che, al momento, manca soltanto la votazione nelle Commissioni suddette, che avverrà  la prossima settimana (probabilmente mercoledì).

Legge di Bilancio

Successivamente alla succitata votazione, la misura entrerà a far parte della legge di Bilancio, per cui entro la fine dell’anno sarà definito l’intero procedimento che porterà all’internalizzazione dei servizi di pulizia e all’assunzione dei lavoratori.

Gallo ha, infine, comunicato che si farà riferimento alla norma introdotta nella legge di bilancio dello scorso anno, che ha portato alla stabilizzazione degli ex LSU ATA di Palermo.

Posti accantonati

La misura prevederà l’assunzione di 12.000 unità di personale sui posti attualmente accantonati e, nel tempo, conclude il Presidente, determinerà l’immissione in ruolo del personale interessato (inserito nella graduatorie permanenti, aggiungiamo noi).

Sciopero, proclamato per l’intera giornata del 26 ottobre

da Orizzontescuola

Sciopero, proclamato per l’intera giornata del 26 ottobre
di redazione

La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica – ha comunicato, con nota del 10 ottobre 2018, la giornata di sciopero prevista per il 26 ottobre p.v.

Queste le azioni di sciopero programmate:

  • “sciopero generale di tutti i settori pubblici e privati nel giorno suindicato, compreso il primo turno montante per i turnisti, proclamato dalle Associazioni sindacali CUB, SGB, SI COBAS, USI-AIT e SLAI COBAS”; al suddetto sciopero ha aderito, con propria nota, l’organizzazione sindacale CUB SUR relativamente ai settori scuola, università e ricerca;
  • “sciopero generale nazionale per tutto il personale a tempo indeterminato e determinato, con contratti precari e atipici, per tutti i comparti, aree pubbliche (compresa la scuola) e le categorie di lavoro privato e cooperativo proclamato dall’Associazione sindacale USI – fondata nel1912 – di Largo Veratti, 25 Roma”; al suddetto sciopero, per quanto attiene il comparto istruzione e ricerca ha aderito, con propria nota, l’organizzazione sindacale SISA – Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente.

Lo sciopero, essendo la scuola un servizio pubblico essenziale, va esercitato in osservanza delle regole e delle procedure fissate dalla normativa.

Le scuole devono comunicare lo sciopero alle famiglie e agli alunni. Devono inoltre comunicare tramite SIDI le seguenti informazioni:

– il numero dei lavoratori dipendenti in servizio;
– il numero dei dipendenti aderenti allo sciopero anche se negativo;
– il numero dei dipendenti assenti per altri motivi;
– l’ammontare delle retribuzioni trattenute.

nota

Contratti pubblici: forse ci sono i soldi per impedire il taglio degli stipendi

da La Tecnica della Scuola

Contratti pubblici: forse ci sono i soldi per impedire il taglio degli stipendi
Di Reginaldo Palermo

In poco meno di 48 ore la questione degli stipendi dei dipendenti pubblici è stata risolta, stando almeno a quanto dichiarato sia dal ministro Marco Bussetti sia dallo stesso vice-presidente Luigi Di Maio.

La questione dell’ “elemento perequativo”

L’elemento perequativo che scadrà a dicembre 2018 e che ha consentito agli stipendi più bassi di essere aumentati di 80-85 euro lordi rispetto a quelli previsti dal precedente contratto nazionale verrà confermato anche per il 2019.
In un primo momento pareva che la conferma dovesse valere solo per la scuola grazie a risorse da recuperarsi all’interno dello stesso comparto, per esempio con una riduzione delle spese per l’alternanza scuola-lavoro o dell’importo del bonus della carta del docente o ancora con la cancellazione definitiva degli stanziamenti per il cosiddetto “bonus premiale”.
Quasi certamente, però, una soluzione del genere non sarebbe stata accettabile per le organizzazioni sindacali che richiedono che la misura riguardi tutto il pubblico impiego con risorse “fresche” e non con tagli al bilancio dei rispettivi ministeri.

Servono 7-800 milioni di euro

Il fatto è che, per garantire il risultato, i soldi necessari sono tanti: a conti fatti ci vogliono almeno 300 milioni di euro per la sola scuola e 7-800 milioni per l’intero comparto pubblico.
Ma, nelle ultime ore, il vicepresidente Di Maio ha assicurato che nella legge di bilancio è previsto un apposito stanziamento per affrontare il problema.
Difficile, però, che i sindacati si accontentino perché questo significa comunque lasciare irrisolta la questione del rinnovo dei contratti nazionali che scadono il prossimo 31 dicembre.
Nel mese di aprile, quando venne siglato il CCNL della scuola, i sindacati dichiararono che si trattava di un “contratto ponte” che sarebbe dovuto servire per far ripartire una nuova stagione contrattuale.
A tutt’oggi non risulta che nella legge di bilancio siano state inserite risorse per i nuovi contratti; nella migliore delle ipotesi ci saranno forse i soldi per evitare che gli stipendi diminuiscano.
Ma per averne la certezza è bene aspettare di leggere il testo del disegno di legge che il Governo dovrà depositare in Parlamento nei prossimi giorni.

Pensioni, il Miur promette tempi rapidi per circolare su dimissioni dal servizio

da La Tecnica della Scuola

Pensioni, il Miur promette tempi rapidi per circolare su dimissioni dal servizio
Di Andrea Carlino

Durante l’informativa del 9 ottobre tra Miur, Inps e sindacati, il ministero ha comunicato alle parti di aver inviato all’Ente di previdenza l’elenco dei lavoratori della scuola nati dal 1952 al 1957 e si è, anche, impegnato a predisporre una circolare con l’Inps, per stabilire le date sia per la presentazione delle domande, prevedendo un anticipo rispetto allo scorso anno, sia per la verifica dei requisiti da parte dell’ente.

L’Amministrazione si è dichiarata disponibile a rivedere il sistema informatico e ha invitato le organizzazioni sindacali ad inviare proposte.

Requisiti per andare in pensione

Il 4 aprile 2018 l’Inps ha pubblicato la circolare n.62 che fissa l’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita.

Ad oggi, è bene ricordare, dal 1° gennaio 2019, quindi, si andrà in pensione più tardi.

  • pensione di vecchiaia: da 66 anni a 7 mesi a 67 anni per tutti. L’anzianità contributiva richiesta sarà sempre pari a 20 anni;
  • pensione di vecchiaia contributiva: da 70 anni e 7 mesi a 71 anni di età. L’anzianità contributiva sarà sempre di 5 anni;
  • pensione anticipata contributiva: da 63 anni e 7 mesi di età a 64 anni. L’anzianità contributiva resta pari a 20 anni;
  • pensione anticipata uomini: da 42 anni e 10 mesi a 43 anni e 3 mesi;
  • pensione anticipata donne: da 41 anni e 10 mesi si passerà a 42 anni e 3 mesi;
  • pensione anticipata lavoratori precoci passa da 41 anni a 41 anni e 5 mesi di anzianità contributiva.

Salve le categorie usuranti

L’aumento dell’età pensionabile, però, non sarà valido per tutti. Ci sono delle categorie di lavoratori, infatti, che potranno accedere alla pensione di vecchiaia all’età di 66 anni e 7 mesi, purché però abbiano maturato un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni (e non 20).

Si tratta dei lavoratori che per almeno metà della abbiano svolto un’attività considerata usurante, tra cui ricordiamo gli insegnanti della scuola dell’infanzia, cioè i lavoratori che lavorano nel sistema integrato 0-6.

La categorie dei lavoratori inserite tra quelle usuranti, dunque, sono:
  • operai dell’industria estrattiva,
  • operai dell’edilizia e della manutenzione degli edifici,
  • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni,
  • conciatori di pelli e pellicce,
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante,
  • conduttori di mezzi pesanti e camion,
  • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni,
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza,
  • insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido,
  • facchini e addetti allo spostamento merci,
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia,
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti,
  • operai agricoli,
  • marittimi, pescatori
  • operai siderurgici di seconda fusione.

Risulta indispensabile ricordare, che non basta avere svolto un lavoro usurante per ottenere la pensione anticipata, ma bisogna avere un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e avere 61 anni e 7 mesi.

Inoltre tali lavoratori devono avere almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa, compreso l’anno di maturazione dei requisiti, per le pensioni che hanno decorrenza entro il 31 dicembre 2017 e almeno la metà della vita lavorativa per le pensioni con decorrenza dall’1 gennaio 2018 in avanti.

Il governo Conte, però, punta a modifiche del sistema.

Ecco un riepilogo in tema di previdenza:

QUOTA 100 si potrà andare in pensione a 62 anni avendo però almeno 38 anni di contributi. Il numero minimo di contributi sarà lo stesso anche a un’età più avanzata, quindi se si esce a 66 anni e 38 anni di contributi lo si farà con quota 104. La quota sarà ancora più alta se si sono maturati più anni di contributi ma non abbastanza per accedere alla pensione anticipata. Si potrà arrivare a 109 se si hanno quasi 67 anni di età e quasi 42 e 10 mesi di contributi.

PENSIONE VECCHIAIA: si andrà a riposo con 67 anni di età e minimo 20 di contributi, così come previsto attualmente per il 2019, ma si studia il blocco dell’aspettativa di vita per gli anni successivi (invece di rivedere l’età ogni due anni collegandolo alla speranza di vita).

PENSIONE ANTICIPATA: l’accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica sarà possibile anche l’anno prossimo con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 per le donne) senza ulteriori incrementi della speranza di vita. Si studia però l’abbassamento a 42 anni (41 per le donne) anche se sarà difficile che l’opzione passi.

APE SOCIALE: la misura del precedente Governo per un reddito ponte per gli over 63 in condizione di bisogno (disoccupati con almeno 30 anni di contributi, lavoratori con lavori gravosi, tra i quali figurano anche le operatrici dei nidi e le maestre della scuola d’infanzia, però con almeno 36 anni di contributi) che sarebbe scaduta a fine anno sarà prorogata fino alla fine del 2021.

OPZIONE DONNA: Si lavora all’estensione della cosiddetta “opzione donna” ma il requisito iniziale (oltre alla finestra di un anno e all’aspettativa di vita) dovrebbe aumentare di un anno passando da 57 a 58 anni (59 per le autonome). Di fatto la possibilità di uscire ricalcolando tutti i propri contributi con il metodo contributivo sfiorerà per le lavoratrici dipendenti i 60 anni (58 anni, più un anno di finestra mobile più sette mesi di aumento di aspettativa di vita) avendo almeno 35 anni di contributi.

Studenti con DSA, detrazione del 19% per strumenti compensativi e sussidi tecnico/informatici

da La Tecnica della Scuola

Studenti con DSA, detrazione del 19% per strumenti compensativi e sussidi tecnico/informatici
Di Lara La Gatta

Godono della detrazione IRPEF le spese sostenute, a partire dal 1° gennaio 2018, dai soggetti sia minori che maggiorenni, con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici, nonché per l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere.

Si tratta di una misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 che ha introdotto la lettera e-ter) all’articolo 15, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi.

Documentazione necessaria

Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con provvedimento del 6 aprile scorso, per fruire della detrazione, il beneficiario deve essere in possesso di un certificato rilasciato dal Servizio sanitario nazionale, da specialisti o strutture accreditate, che attesti per sé ovvero per il proprio familiare, nel caso in cui la spesa è sostenuta nell’interesse di un familiare a carico, la diagnosi di DSA.

La detrazione spetta a condizione che il collegamento funzionale tra i sussidi e gli strumenti compensativi e il tipo di disturbo dell’apprendimento diagnosticato risulti dalla suddetta certificazione ovvero dalla prescrizione autorizzativa rilasciata da un medico.

Ai fini della detrazione, le spese sostenute devono essere documentate da fattura o scontrino fiscale, nel quale indicare il codice fiscale del soggetto affetto da DSA e la natura del prodotto acquistato o utilizzato.

Quali acquisti si possono detrarre?

Si considerano strumenti compensativi, gli strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria. Tra gli strumenti compensativi essenziali sono ricompresi, in via esemplificativa:

  • la sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto;
  • il registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della lezione;
  • i programmi di video scrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori;
  • la calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo;
  • altri strumenti tecnologicamente meno evoluti quali tabelle, formulari, mappe concettuali, etc.

Si considerano sussidi tecnici ed informatici le apparecchiature e i dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, quali, ad esempio, i computer necessari per i programmi di video scrittura, appositamente fabbricati o di comune reperibilità, preposti a facilitare la comunicazione interpersonale, l’elaborazione scritta o grafica, l’accesso alla informazione e alla cultura.

Studenti in piazza in tutta Italia contro tagli del governo

da La Tecnica della Scuola

Studenti in piazza in tutta Italia contro tagli del governo
Di Redazione

Gli studenti scendono in piazza oggi in oltre 30 città al grido di “Chi ha paura di cambiare? Noi no”.

La rete degli studenti critica il “governo del cambiamento”, accusandolo di “propaganda” e “strumentalità”, per avere definito “risparmi” i “100 milioni di tagli sulla scuola”.

Aderiscono all’iniziativa anche gli universitari e la Flc Cgil rivendicando l’urgente messa in sicurezza degli edifici scolastici, un ripensamento dell’alternanza scuola-lavoro e investimenti per il diritto allo studio.

Concorso DS: il TAR Lazio respinge il ricorso per l’ammissione allo scritto

da Tuttoscuola

Concorso DS: il TAR Lazio respinge il ricorso per l’ammissione allo scritto

È di questi ultimi minuti la notizia, peraltro ancora ufficiosa, che il Tar Lazio ha respinto il mega-ricorso di candidati che chiedevano l’ammissione alla prova scritta del concorso per dirigenti scolastici, pur non avendo ottenuto nella prova preselettiva il punteggio utile per entrare negli 8.700 ammessi allo scritto come previsto dal bando.

Si attende ora l’ufficialità della notizia riferita dagli studi legali che, a vario titolo, avevano patrocinato il ricorso.

La previsione della bocciatura si era intuita dal testo di tre ordinanze del Tar che oggi aveva accolto il ricorso di altrettanti candidati che chiedevano di ripetere la prova preselettiva a causa dell’interruzione del collegamento informatico.

Nell’ordinanza di accoglimento dei ricorsi di quei tre candidati il Tar precisa che l’eventuale superamento della nuova preselezione potrà valere per l’ammissione allo scritto a condizione che il nuovo punteggio conseguito sia almeno di 71,70 punti (cioè il punteggio conseguito dall’ultimo degli ammessi nella preselezione del 23 luglio).

In quel modo il TAR aveva anticipato di fatto il respingimento di chi richiedeva l’ammissione per avere conseguito un punteggio sufficiente di almeno sei decimi, cioè almeno 60/100.

Il TAR, come aveva auspicato la segretaria della Cisl Scuola, questa volta non è stato troppo creativo.