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CONSIGLIO DI STATO: LEGITTIME LE BENEDIZIONI PASQUALI

IL CONSIGLIO DI STATO HA EMESSO OGGI 27 MARZO 2017 UNA SENTENZA CHE ACCOGLIE IL RICORSO DEL MIUR E RITIENE LEGITTIME LE BENEDIZIONI PASQUALI EFFETTUATE NEL 2015 PRESSO L’IC 20 DI BOLOGNA AL DI FUORI DELL’ORARIO SCOLASTICO.
EVIDENZIAMO CHE ANCHE IL CONSIGLIO DI STATO CONFERMA L’ILLEGITTIMITA’ DI  SVOLGIMENTO DI ATTI DI CULTO IN ORARIO SCOLASTICO E CHE LA SENTENZA HA VALENZA NAZIONALE!

CI RISERVIAMO IL DIRITTO DI CHIEDERE IL PRONUNCIAMENTO DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO SULLA LEGITTIMITA’ DI SVOLGERE ATTI DI CULTO IN AMBIENTE SCOLASTICO.

Il 9 febbraio 2015, facendo seguito alla richiesta dei parroci delle tre chiese che operano nei territori dei tre plessi dell’Istituto comprensivo n. 20 di Bologna: scuole elementari Carducci e Fortuzzi, scuola media Rolandino, il consiglio di Istituto deliberò a maggioranza di “concedere l’apertura dei locali scolastici di tutti e tre i plessi dell’I.C. 20 per le benedizioni pasquali richieste dai parroci del territorio”

Il 2 marzo 11 insegnanti e 9 genitori, sostenuti dal Comitato bolognese scuola e Costituzione presentarono ricorso d’urgenza per chiedere la sospensiva della delibera.
Il TAR fissò l’udienza per il 26 marzo.

In risposta alla richiesta fatta per iscritto dai legali dei ricorrenti di attendere il parere del TAR del 26 marzo il Consiglio di Istituto dell’IC 20 volle forzare i tempi deliberando il 12 marzo con 11 voti favorevoli e 4 contrari che le benedizioni pasquali richieste dai tre parroci interessati si tenessero il 20 marzo alle scuole Fortuzzi e il 21 marzo sia alle scuole Rolandino che alle scuole Carducci.
Riti che svolsero con una partecipazione di famiglie e studenti irrisoria.

A questo punto il TAR procedette al giudizio di merito.
La sentenza n. 166 del 9/02/16 annullò la delibera del CDI in base alla considerazione che non è legittimo che la scuola sia “coinvolta nella celebrazione di riti religiosi che sono essi sì attinenti unicamente alla sfera individuale di ciascuno – secondo scelte private di natura incomprimibile – e si rivelano quindi estranei ad un àmbito pubblico che deve di per sé evitare discriminazioni. “

Il Ministero dell’istruzione il 29/02/16 presentò appello al Consiglio di stato contro la sentenza, prima chiedendone la sospensione e successivamente, in considerazione del fatto che le benedizioni si svolsero regolarmente, aderendo alla richiesta di giudizio di merito.

L’udienza di merito davanti al Consiglio di Stato si è tenuta il 20 dicembre 2016.

Nel merito della sentenza contestiamo l’affermazione che “ Il fine di tale rito, per chi ne condivide l’intimo significato e ne accetta la pratica, è anche quello di ricordare la presenza di Dio nei luoghi dove si vive o si lavora, sottolineandone la stretta correlazione con le persone che a tale titolo li frequentano. Non avrebbe senso infatti la benedizione dei soli locali, senza la presenza degli appartenenti alle relative comunità di credenti, non potendo tale vicenda risolversi in una pratica di superstizione.”
Riteniamo che i luoghi di lavoro e di studio gestiti dallo Stato italiano debbano restare estranei a ogni iniziativa confessionale o di “superstizione” in nome del principio supremo della laicità dello Stato, che impone che l’attività scolastica sia aperta a tutti. Questa sentenza, se interpretata alla lettera farebbe si che ogni confessione religiosa o filosofica possa usufruire di propri spazi scolastici per propagandare le proprie idee.
Con la conseguenza di produrre una balcanizzazione delle scuole della Repubblica, che è contraria alla necessità che la comunità scolastica sia un luogo di confronto pluralistico fra le diverse posizioni culturali

Per questi motivi intendiamo ricorrere contro la sentenza del Consiglio di Stato presso la Corte europea dei diritti dell’uomo.

LA SEGRETERIA del Comitato bolognese scuola e Costituzione

Lettera aperta al Sottosegretario DeFilippo

Gent.mo Sottosegretario DeFilippo,

i docenti delle GAE La ringraziano infinitamente per aver spiegato con estrema chiarezza e semplicità le problematiche della scuola e dei docenti venutesi a creare in molte Regioni meridionali a seguito all’ applicazione della recente riforma scolastica. Le sue parole riconducono ad una visione obiettiva della realtà fin troppe volte offuscata da opinioni confuse, spesso imprecise o volutamente distorte. Leggere che “l’adesione alla fase nazionale di assunzione era volontaria, per cui i docenti hanno scelto liberamente, sapendo che l’assunzione sarebbe potuta avvenire su tutto il territorio della penisola” e che “si poteva non aderire alla fase nazionale di assunzione, rimanendo iscritti nelle Graduatorie ad esaurimento della propria regione” conferma e dà voce a ciò che noi docenti GAE affermiamo da tempo attraverso appelli inascoltati. Infatti, a conferma di quanto Lei dichiara, si richiama la Legge 107/15 e la FAQ n.10 ministeriale (consultabile sul sito internet dedicato al Piano straordinario di assunzione) nella quale si affermava che i docenti che non avessero presentato domanda sarebbero rimasti “iscritti nelle graduatorie fino al loro esaurimento”. Ognuno ha scelto liberamente assumendosi la responsabilità delle proprie scelte e dei rischi che quelle scelte avrebbero comportato. Nella FAQ n.18 si avvertiva che ” i primi scorrimenti nelle graduatorie ad esaurimento che eventualmente rimarranno in vigore dopo il piano straordinario potrebbero non avvenire prima del 2017/2018″, rischio che noi docenti in GAE abbiamo accettato. Per tutto questo e per ciò che abbiamo subito (Emendamento Puglisi, sblocco vincolo triennale, assegnazioni provvisorie anche per il prossimo anno), tutte modifiche alla Legge concesse a posteriori, noi docenti Gae chiediamo la nostra stabilizzazione.

La ringraziamo per aver preso a cuore la situazione e le preoccupazioni di tanti docenti precari ancora nelle Gae! Si attende con speranza l’accordo tra il Mef e il Miur circa la trasformazione dell’organico di fatto in diritto poiché sia i docenti ancora in Gae che i docenti di ruolo immessi sul territorio nazionale attraverso il Piano straordinario di assunzioni potranno trarre beneficio nel rispetto delle percentuali previste. Tuttavia siamo qui a richiederLe ancora la Sua attenzione in merito ad alcuni temi non affrontati ed emersi recentemente.

Il T.U. n. 297/94, art. 399 comma 2 prevede che, a GM esaurite, gli eventuali posti residui vadano alle GAE. Invece con la nuova delega si cancella unilateralmente tale diritto prescritto per legge e si destinano quei posti agli IDONEI che la Legge inizialmente limitava a una percentuale del 10% (rif. Legge 107/15, Art.1 comma 113 lettera g). Tutto questo porta ad una sola conseguenza: tempi più lunghi per l’immissione dei docenti precari storici delle GAE. Ancora, con la creazione di una graduatoria regionale, una volta esaurite le GM non si prevede l’esaurimento delle Gae residue, a cui spetta il 50% dei posti, ma le stesse concorreranno con una nuova graduatoria regionale in cui saranno inclusi i docenti di 2a fascia delle GI che potrebbero quindi avere il ruolo anche prima dei docenti di 1a fascia delle GI ossia dei docenti delle Gae che hanno la priorità!!!

Ancora si assisterà all’ennesima beffa a danno dei docenti delle Gae!! Tuttavia ciò si potrebbe evitare esaurendo, a GM esaurite, PRIMA TUTTE LE GAE e successivamente creando questa graduatoria regionale per i docenti di 2a fascia. La graduatoria regionale non si dovrebbe costituire in quelle Regioni soprattutto al Meridione in cui si registrano ancora tanti docenti in Gae. Ad es. In Puglia ci sono circa 5500 docenti ancora in Gae (tale cifra è effettiva ed è stata calcolata eliminando i nominativi “duplicati” ossia i docenti con più abilitazioni).

Infine (ma non di minore rilevanza) c’è la questione dell’inserimento in GaE dei diplomati magistrali ante 2001. Troviamo profondamente ingiusto l’atteggiamento di chi sta tentando con tutti i mezzi possibili di equiparare il percorso di chi ha la laurea , con quello di chi è in possesso del solo diploma. Non troviamo corretto consentire l’accesso al ruolo con il solo titolo magistrale. Se le “code” per le GaE sono incostituzionali, confidiamo comunque che assieme ai suoi colleghi sappiate trovare un modo per tenere disgiunti due percorsi. Le chiediamo pertanto di creare i presupposti affinchè si salvaguardino PRIORITARIAMENTE i diritti di chi ha seguito un percorso di specializzazione più complesso (e completo) di un semplice diploma. L’esperienza acquisita dai colleghi con diploma magistrale ha sicuramente un grande valore ma non basta per equiparare la stessa alla laurea. Del resto, come in ogni professione l’infermiere resta tale anche dopo trenta anni e l’esperienza non gli dà il diritto di diventare chirurgo. Lo stesso dicasi per geometra ed architetto, ragioniere e commercialista…

Siamo certi che leggerà con attenzione le nostre osservazioni e che cercherà di trovare soluzioni adeguate al fine di stabilizzare tutti i docenti precari secondo le priorità acquisite.

LE RETI DI SCUOLE E LO SFASCIO DELLE SEGRETERIE SCOLASTICHE

LE RETI DI SCUOLE E LO SFASCIO DELLE SEGRETERIE SCOLASTICHE

L’Art. 1 comma 72 della Legge 107/2015 della Buona Scuola stabilisce la razionalizzazione degli adempimenti amministrativi a carico delle Scuole:
pertanto cessazioni dal servizio, pratiche in materia di contributi e pensioni, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, atti non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica, potranno essere svolte in rete, chiedendo agli Assistenti Amministrativi e ai Direttori S.g.a la disponibilità ad effettuare le pratiche amministrative da svolgere per la rete scolastica; (…quel PUO’ ESSERE SVOLTA, indicata al comma 72, sta a significare che, per ora, NON ESISTE ALCUN OBBLIGO inerente tale gestione).
Ci chiediamo se un tale percorso di accentramento delle pratiche amministrative nelle mani di “pochi eletti”, che ora si rendono disponibili, credendo di fare cosa veramente giusta e lodevole, sia effettivamente utile e produttivo per la gestione futura delle risorse umane del Personale ATA, oppure questa grande “affabilità e apertura verso scenari amministrativi non ancora chiari per nessuno”, sia l’inizio di uno sfascio generalizzato e legalizzato dei nostri servizi di segreteria, che porteranno inevitabilmente, una volta “entrati a regime”, ad una drastica diminuzione di posti in organico, con conseguenze drammatiche per molti nostri colleghi.
Inoltre, dato che non ci sarà un aumento di personale amministrativo in organico, i “colleghi valorosi e volenterosi” impegnati nelle reti, lasceranno i restanti Assistenti Amministrativi da soli nella gestione degli Uffici di Segreteria, con il disagio che lasciamo prevedere e immaginare a chiunque, con una dotazione organica già “ridotta all’osso, moribonda e in via d’estinzione”.
Se poi guardiamo il lato economico delle attività della rete, con una pesante mole di lavoro di grande responsabilità, siamo ai limiti del comico e del grottesco, perché si attingerà ad un “ridicolo 3%” proveniente dai fondi PON, da suddividere tra gli Assistenti Amministrativi e i Direttori S.G.A..
Non vogliamo essere di ostacolo a nessun progresso tecnologico/organizzativo del Personale ATA, chiediamo però rispetto e condivisione delle scelte da effettuare, soprattutto quando esse potrebbero danneggiare seriamente tutta la categoria in merito all’organizzazione delle attività, ai carichi di lavoro, alla ripartizione delle risorse economiche e agli organici.
Ci rivolgiamo soprattutto ai Colleghi D.S.G.A chiedendo loro di valutare bene la situazione prima di accettare di creare gruppi di lavoro al di fuori degli Uffici di Segreteria; potrebbero essere l’inizio di uno sfascio generalizzato dei servizi amministrativi e si avrebbe una Torre di Babele per tutta la comunità scolastica, i cui disastrosi effetti potrebbero diventare irreparabili.
Il Personale ATA non lo meriterebbe.

A proposito di piani di formazione dei docenti

A proposito di piani di formazione dei docenti

Il Presidente Rembado ha inviato alla Ministra Valeria Fedeli una lettera di richiesta di revisione del documento che in data 6 marzo la Direzione Generale per il personale scolastico ha trasmesso agli Uffici Scolastici Regionali. Tale nota (MIUR AOODGPER0009684 – 6 marzo 2017) contiene  dettagliate istruzioni per l’attuazione del piano di formazione docenti 2016-2019 e, in particolare, affronta aspetti amministrativo-contabili.

Il Presidente ha evidenziato il contenuto del tutto anacronistico del documento che ignora l’autonomia delle scuole e non tiene conto persino della loro capacità negoziale.

Ha stigmatizzato il riferimento al D.I. 326/1995 quale fonte per stabilire il compenso relativo alle varie voci delle attività di formazione: è paradossale che la misura dei costi orari sia fatta risalire a ben 22 anni fa! Dopo 22 anni è lecito ritenere che tali compensi siano quanto meno poco adeguati?

Ha, infine, ricordato alla Ministra che  tale materia attiene all’ambito sindacale di interesse dell’ Associazione in quanto concerne anche il trattamento economico dei dirigenti scolastici eventualmente coinvolti, a vario titolo, nella realizzazione della formazione. Sarebbe stato, pertanto, necessario un coinvolgimento dell’ANP nella definizione del documento.

ANP continuerà a seguire da vicino la vicenda e ne darà puntuale informazione.

Interrogazione alla Ministra della Pubblica Istruzione

UE – MO =
A Roma Universita’ La Sapienza annulla autorizzazione per convegno domani su Palestina
Deputati invitati al convegno Palazzotto (SI) Tidei (Pd), Fossati (Art.1 – Mdp)  presentano interrogazione alla Ministra della Pubblica Istruzione

Riteniamo la scelta di revocare la disponibilità all’utilizzo degli spazi dell’Università la Sapienza ‎per l’iniziativa “É tempo di giustizia in Palestina. Le responsabilità dell’Europa” un fatto grave che lede la libertà di espressione e l’autonomia dell’universita’.
Ritenere discriminatorio una iniziativa politica sulla crisi Israelo-Palestinese organizzata dalle associazioni del coordinamento La Nostra Europa di cui fanno parte anche l’Arci, la CGIL e diverse associazioni pacifiste è una forzatura sul piano ideologico oltre che del senso comune.
All’iniziativa avrebbero partecipato infatti oltre che diversi parlamentari nazionali ed europei ‎anche intellettuali e rappresentanti della società civile israeliana e palestinese.
Non permettere che l’iniziativa si svolga nei locali dell’Università su richiesta di un fantomatico Osservatorio sulle discriminazioni appare in questo contesto un atto di censura preventiva che si iscrive nel generale clima di rimozione della questione palestinese ‎nel paese.
‎Abbiamo gia’ presentato un’interrogazione parlamentare alla Ministra dell’Istruzione con cui chiediamo immediati chiarimenti.

Lo dichiarano in una nota i deputati Erasmo Palazzotto di Sinistra Italiana, Marietta Tidei del Partito Democratico e Filippo Fossati di Articolo 1 – Mdp.

Quote azzurre nella scuola italiana

Quote azzurre nella scuola italiana

L’OCSE ci annuncia oggi una cosa che sapevamo già, e cioè che la percentuale dei docenti di sesso femminile è preponderante rispetto a quella maschile. Il dato europeo sarebbe il 68 %, e quello italiano – in alcune cose riusciamo a essere primi in classifica – sale addirittura all’83 %. L’OCSE  non pare però soddisfatta  di tale situazione, poiché nel comunicato si legge: “Persistenti squilibri di genere nella professione di insegnante hanno sollevato una serie di preoccupazioni” e via recriminando su questo tono. Rileviamo en passant il grano di incenso bruciato sull’altare del politicamente corretto (non “sesso” ma “genere”) e veniamo al punto. La premessa doverosa ma tutt’altro che ritualistica è che  le docenti svolgono mediamente assai bene il proprio lavoro: competenza e dedizione riescono a produrre risultati nonostante la scuola com’è oggi strutturata. Sì, diciamo “nonostante”, perché la miriade di incombenze burocratiche cui l’insegnante deve soggiacere (ormai si riempie un modulo anche per andare ai servizi) sembrerebbe tale da soffocare qualsiasi vocazione; eppure, nonostante tale fardello, maestre e professoresse il loro lavoro lo svolgono con un impegno che sfiora l’eroismo. Ma questa era la nostra premessa. Il dubbio che agita l’OCSE è che questa massiccia presenza dell’elemento femminile dietro la cattedra possa produrre dei danni, tanto che – prosegue il documento – “sarebbe interessante indagare il potenziale impatto del divario di genere nell’insegnamento, per esempio, sui risultati di formazione e di carriera”. Su tale questione non mettiamo bocca, preferendo spostare l’attenzione su un altro piano. A noi sembra che la sparizione del docente maschio dalla scuola proceda di conserva (seppure in parte per altre cause) con quella della sparizione del padre dalla famiglia. In poche parole: la femminilizzazione della scuola fa il paio con l’educazione familiare, la quale è impartita dalla madre perché il padre è stato espulso dal nucleo oppure, per motivi storico-sociologici che qui non richiamiamo, è una figura effimera e sbiadita e svolge un ruolo marginale. Nella sostanza, il problema è come incide sull’educazione e la crescita dei giovani italiani la presenza prevalente, in funzione genitoriale ed educativa, di uno solo dei due sessi. Quello cui la tradizione, ma forse anche la natura, affidano tanti preziosissimi compiti in favore della prole, ma non tanto quello del porre dei limiti e abituare ad una ragionevole disciplina nei rapporti con se stessi e con gli altri. Allora, oltre a interrogarsi, come fa l’OCSE, circa le conseguenze “sui risultati di formazione e di carriera”, bisognerebbe forse chiedersi quanto la sparizione del padre come dell’insegnante di sesso maschile, che del padre conserva le stimmate, incida sulle svariate forme di devianza e violenza giovanile di cui le cronache recano allarmante testimonianza.

Alfonso Indelicato
Responsabile Dipartimento Scuola della Lombardia
Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale

Alfredo Reichlin. Il nostro cordoglio

Alfredo Reichlin. Il nostro cordoglio nel messaggio del segretario generale Francesco Sinopoli

Si è spento questa notte Alfredo Reichlin. Antifascista e partigiano, deputato e dirigente del Partito comunista, intellettuale raffinato e analista rigoroso del Novecento e del XXI secolo. Una vita spesa per la bella politica. Esprimo il cordoglio della Federazione dei lavoratori della conoscenza per la triste perdita di un uomo democratico e di sinistra, che non ha fatto mai mancare il suo appoggio alle lotte per l’uguaglianza delle opportunità per tutti, per la difesa e la tutela della scuola pubblica e della sua funzione educativa, per il rilancio dell’alta formazione universitaria e della ricerca anche per la crescita sociale ed economica dell’Italia.

Alfredo Reichlin ha sempre cercato, a partire dal sessantotto, di capire e interpretare le lotte degli studenti e il disagio delle nuove generazioni per una politica che sentivano distante. Così come ha sempre riconosciuto, nelle lotte del personale della scuola a difesa della dignità del loro lavoro, un valore di civiltà e il ruolo decisivo per il rilancio sociale del Paese. Non possiamo non ricordare il suo amore per il Mezzogiorno e la lotta, durata una intera vita, per migliorarne le condizioni, non solo materiali, ma soprattutto umane e intellettuali. Lo diceva spesso: l’uscita dall’assistenzialismo per il Mezzogiorno si può celebrare solo il giorno in cui sarà messa la parola fine alla migrazione di centinaia di migliaia di giovani intellettuali e professionisti verso il Nord.

Anche a noi della FLC CGIL Alfredo Reichlin mancherà. Alla moglie e ai figli rivolgiamo le nostre condoglianze più sentite, e il mai sopito senso di gratitudine per quanto Alfredo Reichlin ha fatto e detto per l’intero sistema della conoscenza.