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l PON/FSE SCUOLA 2014-2020: fasi ed azioni

A.N.Co.Di.S.
Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici

SEMINARIO DI FORMAZIONE

l PON/FSE SCUOLA 2014-2020: fasi ed azioni
Un intervento strategico per la scuola italiana

Aula Magna – I.T.E.T. “Pio La Torre”
Via Nina Siciliana, 22 PALERMO

28 Febbraio 2018
ore 08.00 – 14.00

Bambino e Adolescente

Convegno Internazionale a Catania 24 Febbraio 2018

L’A.N.DI.S.( Associazione nazionale dirigenti scolastici – sezione Catania) in associazione con il Centro Aura, (centro di miglioramento e sviluppo della persona), e all’ A.I.D. (Associazione italiana dislessia- sezione Catania) e con il patrocinio del Comune di Catania

Presentano il convegno internazionale gratuito:

“Bambino e Adolescente: dall’osservazione alla gestione delle difficoltà scolastiche e genitoriali”

L’evento mira all’importanza dell’osservazione sistematica del bambino e dell’adolescente come possibile fonte predittiva di problematiche personali e relazionali, proponendo, di conseguenza, nuove strategie educative e formative per la loro sana crescita personale. Tra i relatori vi saranno due psicologi di fama internazionale Sandra Velasquez e Salvatore Matteo Giacomuzzi.

Il convegno è rivolto a docenti, genitori ed operatori del settore.

Si svolgerà Sabato 24 Febbraio dalle ore 8.30 alle ore 12.30 presso il Convitto Nazionale M. Cutelli, via Vittorio Emanuele II, 56 Catania

Posti limitati (max. 100 partecipanti ).

Si rilascia attestato di partecipazione A.N.DI.S. (Ente accreditato dal MIUR per la formazione del personale della scuola ai sensi della direttiva ministeriale 170/2016)

Info: 347 1787761 info@centroaura.it

I Colloqui Fiorentini

XVII edizione

I Colloqui Fiorentini – Nihil Alienum 

Eugenio Montale. “Eppure resta che qualcosa è accaduto, forse un niente che è tutto”

DUECENTO SCUOLE DA TUTTA ITALIA INCONTRANO EUGENIO MONTALE

PER TRE GIORNI FIRENZE DIVENTA LA “CITTÀ DELLA LETTERATURA”

22-24 febbraio 2018, Firenze, Nelson Mandela Forum

Una no-stop di lezioni fuori dagli schemi promossa dall’Associazione di insegnanti Diesse Firenze e Toscana

È Eugenio Montale, il Premio Nobel così caro a Firenze il protagonista della XVII edizione della manifestazione I Colloqui Fiorentini promossa dall’Associazione Diesse Firenze e Toscana.

Dal 22 al 24 febbraio oltre 3.500 studenti e docenti provenienti da 200 scuole italiane si riuniscono al Nelson Mandela Forum per vivere un evento unico nel suo genere per la quantità dei partecipanti e per il taglio didattico fortemente innovativo. Un’onda che si gonfia di anno in anno e che fa di Firenze non solo la città dell’arte, ma, per tre giorni, anche la Città della Letteratura.

L’originalità dell’evento è insita nella sua stessa struttura, assai poco “convegnistica”, che “scardina” per “ri-innovare” il tradizionale rapporto tra studenti e docenti per valorizzare, in unica agorà, le capacità espressive dei primi e quelle progettuali dei secondi. Perché I Colloqui Fiorentini sono uno spazio nella scuola italiana dove gli studenti sono liberi di avventurarsi nella scoperta di sé e del mondo, in una profonda armonia fra cultura e vita, fra sete di sapere e urgenza di significato, mentre per i docenti un appuntamento di vero aggiornamento professionale.

Proprio per la sua alta qualità scientifica e per la sua particolarità riconosciuta a livello nazionale, il convegno si avvale della collaborazione attiva del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che ne ha riconosciuto la significatività dell’innovazione scolastica e della didattica inserendo I Colloqui Fiorentini nell’Elenco delle Esperienze di promozione delle Eccellenze.

La scelta di Montale è anche un’occasione per riflettere su questa personalità, probabilmente senza pari per la storia letteraria novecentesca, che ha scandagliato con stupefacente acutezza la condizione umana del secolo scorso.

Gli studenti si immergeranno nel mondo montaliano attraverso le lezioni su Montale e la poesia del ’900 tenute dal poeta Davide Rondoni, dai professori universitari Costantino Esposito, Gianfranco Lauretano ed Enrico Rovegno.

I pomeriggi saranno dedicati ai seminari guidati dai docenti del Comitato Didattico de I Colloqui Fiorentini.

L’ultimo giorno del convegno sarà dedicato alle relazioni conclusive e alle premiazioni presenziate dal Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli.

I riconoscimenti, tutti in denaro, per gli studenti vincitori sono divisi in sezioni: la tesina del biennio e del triennio, la narrativa e la produzione artistica.

I Colloqui Fiorentini hanno il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Firenze, della Città Metropolitana, del Gabinetto G.P. Vieusseux e si avvalgono della collaborazione dell’Istituto di Istruzione Superiore “Sassetti-Peruzzi” e dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze i cui allievi prestano servizio di accoglienza, nell’ambito della convenzione di alternanza scuola-lavoro.

BENE OSSERVATORIO MA SERVONO TEMPI RAPIDI PER RIVEDERE LE LINEE GUIDA

Oggi si è ufficialmente insediato per la prima volta l’Osservatorio Nazionale dell’Alternanza Scuola Lavoro, istituito con DM 50/2018, promesso dal Ministero dell’Istruzione con gli Stati Generali dell’Alternanza dello scorso 16 dicembre e già previsto dalla 107 approvata dal parlamento ormai quasi tre anni fa.
“Siamo contenti che sia stato finalmente istituito quest’organo che abbiamo rivendicato negli anni e nelle piazze – dichiara Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi – è fondamentale che esista uno spazio di confronto di tutti gli attori in gioco dell’Alternanza e che veda un coinvolgimento attivo degli studenti. È però ora fondamentale che lavori al meglio e intervenga ogni qualvolta ci sia la necessità, oltre che renda un ruolo attivo del ministero nella gestione delle politiche di monitoraggio, controllo e valutazione dei percorsi dove in questi anni è stato assente”.
Prosegue Manfreda: “Ora è fondamentale che si lavori a rivedere le linee guida ministeriali sull’alternanza scuola lavoro già entro il mese di marzo, insieme all’avvio di un monitoraggio nazionale che coinvolga la totalità delle scuole e dei percorsi e che sia uno sguardo qualitativo all’Alternanza, troppo spesso infatti al centro rimaneva unicamente la “quantità” dei percorsi.”
“Chiediamo inoltre che venga posta in discussione in quest’organo anche la Carta dei Diritti degli Studenti in Alternanza,  emanata lo scorso novembre, perché crediamo sia fortemente lacunosa, non sancendo alcuna gratuita dei percorsi o nessun limite dei periodi legato alla cirricolarita degli orari. Lo scorso autunno abbiamo raccolto 25.000 firme di studenti nel paese che chiedono una revisione in questa direzione.”

Leggi e contratti: facciamo chiarezza

Leggi e contratti: facciamo chiarezza

A leggere l’ipotesi di CCNL scuola colpisce  un dato di fatto: lo strumento del contratto è stato piegato a produrre effetti che c’entrano ben poco con la tutela delle condizioni di lavoro e il miglioramento della qualità del servizio.

Il personale della scuola riceve un incremento salariale simbolico, se non offensivo. Il dirigente scolastico si trova ad operare in un contesto di regole e procedure a dir poco labirintiche e bizantine.

Il contratto collettivo nazionale di lavoro è lo strumento che regola  aspetti rilevanti del rapporto di lavoro e, quindi, è teso a prevenire qualsiasi forma di contenzioso.

Questo CCNL sembra invece puntare ad un altro obiettivo: creare il contesto migliore per determinare ambiguità, oscurità interpretative e quindi contenzioso, l’esatto contrario rispetto alla vocazione naturale di un atto negoziale.

I dirigenti e tutto il personale delle scuole hanno diritto ad avere regole chiare.

Solo con previsioni univoche e realisticamente attuabili è possibile garantire l’interesse pubblico, tutelando così la collettività e non solo una parte.

Quello che stupisce maggiormente non è tanto che l’ipotesi di  CCNL sia stata sottoscritta da parte delle OO.SS., quanto che sia stata firmata della parte pubblica.

L’Amministrazione ha concesso alla parte sindacale di potersi vantare di aver scardinato la legge 107/2015 – senza che questo, peraltro, abbia un fondamento giuridico – completando un percorso avviato già con il CCNI sulla mobilità dell’anno scorso, prorogato anche per l’anno prossimo.

Oltre il danno la beffa.

Gli ultimi rimasti a difendere la legge e a tutelare l’interesse pubblico sono i dirigenti delle scuole, anche se ancora senza contratto e con una retribuzione profondamente iniqua rispetto agli altri dirigenti dell’area Istruzione e Ricerca.

ANP si riserva di approfondire le clausole più problematiche dell’accordo e di valutare iniziative finalizzate a difendere quanto previsto dalle norme imperative che per loro natura sono, appunto, inderogabili dai contratti.

Una Costituente per la scuola

Elezioni, Diesse: «Una Costituente per la scuola»

Milano, 15 febbraio 2018 – Investire sull’autonomia delle scuole, sugli insegnanti e sulla libertà di educazione. Per affrontare in modo nuovo ed efficace, assieme a tutti i soggetti coinvolti – politici, istituzionali, culturali ed economici – la grande questione educativa del nostro Paese. Per realizzare questo obiettivo, la proposta dell’associazione Diesse alle forze politiche in vista delle elezioni del 4 marzo è quella di dare vita a una vera e propria Costituente per la Scuola.
«In una campagna elettorale nella quale finora la grande assente è stata proprio la scuola, desideriamo che l’appuntamento del 4 marzo – si legge nel documento – possa rappresentare l’occasione per un confronto che, superando sterili contrapposizioni e dopo vent’anni di riforme e controriforme di cui la scuola è stata più oggetto che protagonista, consenta di avviare una riflessione per individuare insieme le criticità da affrontare e per definire alcuni importanti e necessari interventi in una strategia di largo respiro».
Tra gli interventi da attuare, vi è anzitutto la necessità di rilanciare l’autonomia scolastica, sia con l’aumento degli investimenti e con una conseguente creazione di un sistema organico di valutazione delle singole scuole, dei docenti e dei dirigenti, sia ripensando l’istruzione secondaria, tecnica e professionale, per favorire un migliore raccordo col mondo del lavoro.
In secondo, luogo occorre investire sui docenti, ridando al mestiere dell’insegnante dignità economica e vero riconoscimento sociale. Per questo, occorre riformulare il percorso ordinario di reclutamento dei nuovi insegnanti, sostenendo al contempo l’attività delle associazioni professionali e disciplinari in particolare nel campo della formazione.
In terzo luogo, diventa imprescindibile l’investimento sulla libertà di educazione nel suo complesso, rafforzando la possibilità delle scuole, statali e paritarie, di proporre curricula personalizzati e di sviluppare forme di sperimentazione organizzativa, didattica, metodologica. È anche giunto il momento – precisa il programma presentato da Diesse – di riconoscere alle scuole la possibilità di esercitare un effettivo diritto di nomina dei nuovi docenti, precisando il ruolo della dirigenza e responsabilizzando l’intera comunità scolastica nell’indirizzo della scuola. Ed è infine quanto mai necessario garantire la reale possibilità per le famiglie di scegliere la scuola che ritengono migliore per i propri figli, operando sulla identificazione dei costi standard per gli alunni e la detraibilità fiscale dei costi sostenuti da quanti scelgono la scuola paritaria.
«A 70 anni dalla entrata in vigore della Costituzione – precisa il documento – è dunque necessaria una “Costituente per la scuola”, perché la scuola è un bene comune di tutto il popolo, dove porre le basi per un nuovo sviluppo, economico e sociale del nostro Paese»

Contro il blocco triennale della mobilità

Docenti immobilizzati, Associazione insegnanti in movimento e Vecchi docenti in ruolo contro il blocco triennale della mobilità
In relazione all’Ipotesi di CCNL, sottoscritta frettolosamente in data 9 Febbraio 2018 tra l’Aran e le Organizzazioni e Confederazioni sindacali, fatta eccezione per lo SNALS CONFSAL e la FED. GILDA UNAMS, i Docenti immobilizzati e i Vecchi docenti in ruolo con vecchie regole manifestano tutto il loro dissenso e la loro disapprovazione, evidenziando come tale accordo penalizzi ancora una volta la categoria dei docenti per quanto attiene ai diritti costituzionalmente garantiti della libera circolazione sul territorio nazionale e del rispetto all’unione familiare.
Aver introdotto ex novo un blocco triennale per quei docenti che, indicando su base volontaria delle scuole, ottengano titolarità su una di queste istituzioni scolastiche, rappresenta una gravissima limitazione. Moltissimi docenti lontani da anni dalle proprie famiglie e vittime dell’algoritmo impazzito, e che stanno provando gradualmente ad avvicinarsi a casa, magari indicando scuole delle province viciniori, rischiano di rimanere bloccati per tre lunghi anni lontani dai propri affetti.
Di fatto si costringono i docenti immobilizzati lontano dalla residenza che hanno già abbondantemente assolto al vincolo triennale, a subirne un altro ancora più subdolo, perché il blocco triennale induce a richiedere solo ambiti e ad essere assoggettati alla chiamata diretta, perdendo ogni possibilità di aspirare alla titolarità su scuola.
Non tenere conto dei disagi che migliaia di docenti stanno vivendo sulla propria pelle da anni, con modifiche peggiorative del proprio status contrattuale e soprattutto dalla ricaduta retroattiva, è lesivo dei propri diritti acquisiti, che non sono stati in alcun modo tutelati dai sindacati firmatari di questo contratto capestro.
Anni di scelte scellerate circa la mobilità territoriale dei docenti hanno prodotto una situazione vergognosa, che anziché essere sanata si continua a peggiorare, con soluzioni vessatorie che sono ben lontane da quello che dovrebbe essere adottato in un Paese civile.
I Docenti immobilizzati, l’ Associazione insegnanti in movimento e iVecchi docenti in ruolo con vecchie regole, pertanto, chiedono che venga eliminato dal CCNL ogni riferimento a vincoli e a restrizioni alla mobilità territoriale e professionale, a maggior ragione per tutti quei docenti che sono entrati in ruolo ante L. 107/15 e che si ritrovano gravemente danneggiati nel loro diritto al rientro in sede di residenza. Rientro che ormai risulta impedito da anni, vedendo i vecchi docenti di ruolo vessati anche dalle aliquote irrisorie assegnate alla mobilità, in favore delle nuove assunzioni.
Si ponga rimedio a questa situazione ingiusta e illegittima: si ripristini la mobilità annuale su scuola senza blocchi di sorta, altrimenti saremo costretti ad adire per l’ennesima volta le vie legali.
Docenti immobilizzati(11.326 membri), Associazione insegnanti in movimento (280 membri),
Vecchi docenti in ruolo con vecchie regole (5134 membri).

Il dado è (con)tratto

Il dado è (con)tratto

Firmata l’Ipotesi di CCNL del comparto ‘istruzione e ricerca’ per il triennio 2016-18

 

E’ stata firmata l’Ipotesi di Contratto collettivo nazionale di lavoro per il comparto ‘istruzione e ricerca’ per il triennio 2016-18.  Il dato è tratto.

L’obiettivo di questo contratto era duplice: migliorare il trattamento economico sulla base delle disponibilità reperite dal Governo e adeguare la parte normativa alle innovazioni contenute nella legge n. 107/2015 nonché nel D. Lgs. n. 75/2017 per quanto riguarda la materia disciplinare.

Anche se va evidenziato che la mediazione raggiunta non trova l’accordo di tutte le rappresentanze sindacali, Il primo obiettivo è stato sostanzialmente raggiunto: il personale della scuola ritroverà in busta paga un incremento stipendiale – una cifra seppur minima e lorda – che non va sottovalutato, stanti le attuali condizioni della finanza pubblica.

Sul versante del secondo obiettivo il Contratto siglato si spinge, invece, ben oltre, assumendo un tratto ‘legiferante’, in deroga al D.L.vo 165/2001 che riportava la funzione sindacale al suo ruolo di contrattare ‘il rapporto di lavoro e le relazioni sindacali’.

Quale valutazione esprimere, dunque, della parte normativa del nuovo Contratto, avendo come criteri il potenziamento della piena autonomia delle istituzioni scolastiche e l’affermarsi di un profilo del docente professionalmente qualificato? Due considerazioni e un commento finale.

*   Innanzitutto la firma del Contratto del 9 febbraio rappresenta, nell’apparente immagine di un successo politico, la sconfitta di un impeto innovatore che aveva comiciato ad attraversare la scuola italiana  in quanto proprio la stessa maggioranza politica che con enfasi approvava, per via parlamentare, la Legge della Buona scuola, ne ha, oggi, sottoscritto, per via contrattuale, la sua sostanziale abrogazione, limitandone ed ingessandone gli aspetti più innovativi: la valorizzazione del merito dei docenti come leva strategica per il miglioramento, la stabilizzazione triennale del personale docente, la formazione obbligatoria, la valorizzazione del ruolo del dirigente scolastico, il potenziamento dell’autonomia delle singole istituzioni scolastiche. Una sconfessione politica, tuttavia, apparente, che concede, e consapevolmente, all’apparato burocratico e sindacale di riprendere in mano quelle leve che la L. 107 aveva ridato alle autonomie scolastiche ed ai suoi protagonisti, raffreddandone, nella forma delle molteplici clausole di contrattazione, di confronto, di legittimazione introdotte, gli aspetti più innovativi e riducendo il ruolo del dirigente scolastico a quello di  funzionario terminale dell’apparato ministeriale. Sono ‘conquiste’, quelle del nuovo contratto della scuola, che lo caratterizzano non solo come un buon accordo preelettorale, quindi, come alcuni hanno insinuato, ma molto più come un documento che impegnerà le scelte di chi governerà il paese e la scuola italiana.

Più che un compromesso un vero e proprio accordo finalizzato a segnare le linee della scuola del (prossimo) futuro.

*    In secondo luogo, l’articolato del nuovo Contratto evidenzia che lo Stato ha palesemente intrapreso la strada di una ridefinizione per via pattizia, anziché per via normativa, dello stato giuridico del docente della scuola italiana, ponendo, di fatto, al prossimo governo le condizioni ed i tratti del suo profilo. Una scelta che depotenzia il ruolo della mediazione parlamentare e del confronto con il mondo della ricerca in ambito pedagogico, delle esperienze dei professionisti della scuola e delle proposte dell’associazionismo professionale scolastico. L’articolo del nuovo Contratto intitolato impropriamente ‘Comunità educante’ (l’art. 3 del D.L.vo 297/94 parlava correttamente, invece, di ‘comunità scolastica’) pare trovar ragione proprio solo per predefinire alcuni confini del profilo docente chge si intende definire: la libertà di insegnare non chiaramente delineata e contrapposta all’impegno di partecipare ad una progettazione formativa definita come ‘centro dell’azione’ della comunità educante; la collegialità delle scelte come contesto obbligato per l’espressione della sua professionalità; l’automatico inserimento del suo ruolo in un rigido (e superato) modello organico predefinito che prescinde dalla possibilità di scelte strategiche della singola istituzione scolastica; la conferma di precedenti articolazioni funzionali del profilo docente, senza riferimenti a differenziazioni di carriere. E, infine, nessun accenno alla valutazione del personale della scuola.

L’interesse a chiudere il Contratto prima delle elezioni politiche non ha condizionato solo i tempi ma, più ancora, ha fatto prevalere scelte che rischiano di rallentare il rilancio dell’autonomia delle scuole. E qui è evidente anche la rinuncia, e questo è grave, della politica, che avrebbe dovuto guidare, in questi anni, un compromesso alto che ridefinisse ruoli, profili, compiti dei professionisti della scuola e strumenti della loro gestione per il potenziamento di un sistema di istruzione moderno e delle professionalità che si dedicano ogni giorno, con intelligenza e passione, alla formazione degli studenti.

Le jeux son fait. Rien ne va plus! E l’appuntamento elettorale si avvicina.

La ruota ricomincerà a girare per ritornare sulla stesso punto di prima?

CCNL 2016-2018, un passo avanti e tre indietro

CCNL 2016-2018, un passo avanti e tre indietro.

 

Venerdi 9 febbraio 2018 le principali OO.SS. (CISL, CGIL, UIL) hanno sottoscritto il testo per il rinnovo del CCNL relativo ai comparti Scuola, Università, Ricerca ed AFAM.

Dopo 10 anni di blocco e di paziente attesa, il contratto viene firmato nel pieno svolgimento della campagna elettorale per le elezioni politiche e per il rinnovo delle RSU.

Una coincidenza a dir poco sospetta……

Governo e OO.SS. propongono come un successo il riconoscimento di una “mancetta” in un contratto che mantiene in gran parte la struttura precedente con elementi “conservatori ma spacciati per innovativi” che ci riportano al periodo antecedente la 107.

Si inneggia con soddisfazione al un risultato che di fatto NON rende giustizia ai nostri stipendi (che restano tra i più bassi in Europa) sacrificando – per interessi elettorali – una visione moderna della scuola fondata anche sulla valorizzazione del merito di ogni docente che vuol essere protagonista nella didattica, nella formazione e, in ultimo, nella collaborazione ai sensi del comma 83 della Legge 107/2015.

Si è voluto fare non uno ma tre passi indietro sulla base del principio “i docenti sono tutti uguali” oppure “lavorano tutti allo stesso modo” per cui il principio della valorizzazione del merito individuale ed il suo conseguente riconoscimento economico è stato di fatto sacrificato al “principio della pioggerellina per tutti”, vista la media di 12 € mensili lordi quale “grande risultato” conseguente alla tanto declamata riduzione (60%) del fondo destinato al merito.

Il Governo cede alla forza elettoralistica delle OO.SS. che così avranno modo di propagandare un modestissimo risultato economico quale grande vittoria (che ricorda quella di Pirro!)

In questa partita contrattuale non ci sono vincitori ma una sola sconfitta: la visione di una scuola moderna fondata sul merito per alunni e docenti.

Quella visione che ci porta ogni giorno a parlare ai nostri alunni di merito e di valore; quella scuola che è aperta alle pari opportunità per tutti i suoi operatori ma non dovrebbe porre freni a chi vuole impegnarsi in termini di tempo e di ruolo; quella scuola che va avanti quotidianamente grazie al lavoro di tanti docenti che – oltre l’attività di docenza – si impegnano intensamente per garantire il migliore servizio possibile per alunni e famiglie.

In questo “vecchio” rinnovo contrattuale, Governo e OO.SS. non hanno voluto dare la meritata attenzione contrattuale ai tanti docenti (almeno 60000 unità) che si occupano delle attività di cui al comma 4 dell’Art. 28 del neonato contratto!

Un contratto arcaico e conservatore che dà un chiaro messaggio: lavorate e faticate pure, dedicate anche tanto tempo alla formazione, il vostro impegno NON merita alcun riconoscimento oltre lo stipendio!

Questa logica egualitaria non ci convince: oltre l’intervento a pioggia, avremmo voluto leggere un comma che illuminasse con un raggio di sole il lavoro di questi docenti!

In questo specifico aspetto, il contratto presenta l’imprimatur di una scelta politica e sindacale che – a partire dal comma 83 della Legge 107 – non ha avuto il coraggio di andare avanti con determinazione sulla strada del riconoscimento giuridico, della apertura ad una carriera integrata, del riconoscimento economico, della valorizzazione del merito di questi docenti.

Vogliamo dirlo senza indugi: questo contratto guarda ai docenti soltanto come tali e non tiene per nulla conto di ruoli ed incarichi che in ciascuna istituzione integrano questa funzione.

Ruoli e incarichi che verranno ulteriormente mortificati dalla nuova pesante riduzione del Fondo per il miglioramento dell’Offerta Formativa prevista dal comma 3 dell’art. 39-bis (Al fine di finanziare quota parte degli incrementi della retribuzione professionale docente di cui all’art. 38, il Fondo di cui ai commi 1 e 2 è ridotto stabilmente, per l’anno 2018 di 80,00 milioni di Euro e a decorrere dal 2019 di 100 milioni di Euro, anche ( ma non solo n.d.r.) a valere sulle disponibilità dell’art. 1, comma 126 della legge n. 107/2015, in misura pari a 70 milioni per il 2018, 50 milioni per il 2019 e 40 milioni a regime).

Il che significa far pagare a quei docenti che liberamente e volontariamente si rendono disponibili a svolgere attività aggiuntive per compensi già assai modesti (Collaboratori del DS, Responsabile di Plesso, Referenti commissioni di lavoro, Referenti di dipartimento, Tutor dei docenti neo-assunti, Tutor dell’alternanza scuola-lavoro, animatori digitali, lavoro straordinario per accompagnamento alunni in gita…… ) il raggiungimento della strabiliante cifra di 12€ mensili di incremento della RPD!

ANCODIS manifesta la sua insoddisfazione per questa visione degli anni 90 sostenendo la necessità che si riconosca in sede giuridica e contrattuale l’impegno, il servizio ed il merito di quanti – oltre l’attività didattica – consentono al sistema scuola di garantire in ciascun giorno dell’anno (scolastico e solare) in stretta collaborazione con i DS il regolare funzionamento didattico, organizzativo e gestionale.

Per queste ragioni, ANCODIS ritiene inadeguato, discriminatorio, con i caratteri di un conservatorismo sindacale il CCNL 2016-2018; informa che metterà in campo tutte quelle azioni ritenute utili e necessarie a tutela della professionalità di quanti collaborano con i DS nelle diverse forme e preannuncia l’intenzione di procedere in giudizio avverso qualsivoglia atto o provvedimento che riterrà lesivo per i propri iscritti.

Ogni risorsa destinata ai salari va in contrattazione

Errata Corrige – Col nuovo Contratto dell’Istruzione e Ricerca ogni risorsa destinata ai salari va in contrattazione
Comunicato unitario FLC CGIL, Cisl Scuola, Uil Scuola RUA
Al fine di fare la dovuta chiarezza circa la sottoscrizione dell’Ipotesi di Contratto Collettivo nazionale Istruzione e Ricerca siglato il 9 febbraio 2018 fra ARAN e FLC Cgil CISL Scuola UIL Scuola RUA, forniscono alcune puntualizzazioni sui punti specifici che riguardano il bonus docenti introdotto dalla legge 107/2015.
Le risorse del bonus diminuiscono perché in parte utilizzate in funzione perequativa nella retribuzione professionale docente. Possono essere, inoltre, sottoposte ad ulteriori interventi di riduzione.
Le risorse residue del bonus vengono ripartite secondo parametri definiti a livello di contrattazione integrativa nazionale.
Le medesime risorse residue del bonus sono poi soggette alla contrattazione di scuola che contratterà i criteri generali per determinare i compensi.
Non vi è nessuna valutazione dei docenti ma una valorizzazione del lavoro svolto al pari della valorizzazione che si consegue con il Fondo dell’Istituzione Scolastica
Il Dirigente Scolastico contratterà con la parte sindacale e le RSU le attività da compensare e necessariamente gli importi da attribuire. Su questa base il DS, come avviene esattamente per il FIS, secondo principi di trasparenza, emetterà i mandati individuali (le persone che beneficiano del bonus saranno individuate necessariamente dal Dirigente Scolastico, come con il FIS, sulla base delle attività svolte).
Il Comitato di valutazione indicherà i suoi criteri che  si arricchiranno del passaggio della contrattazione d’istituto.
Contrariamente a quanto avvenuto finora anche il personale supplente beneficerà degli importi derivanti dal bonus che non “premia” nessuno ma “valorizza” il lavoro svolto.
Il Contratto, mettendo fine all’epoca delle elargizioni unilaterali, ha restituito  alla contrattazione  la competenza a discutere e decidere su  tutte le voci retributive  destinate ai lavoratori, quale ne sia la provenienza. questo il contesto al quale anche le risorse del cosiddetto bonus occorre fare riferimento.

IL RINNOVO DEL CONTRATTO

Alla Ministra del M.I.U.R Sen. Valeria Fedeli

e, p.c. ai Colleghi ATA

Agli Organi di Stampa

Loro Sedi

Oggetto: IL RINNOVO DEL CONTRATTO:MENEFREGHISMO, INDIFFERENZA E NONCURANZA VERSO GLI ATA.

Spett/le Ministra dell’Istruzione Sen. Fedeli,

dopo anni e anni di attese e speranze per un giusto riconoscimento del prezioso lavoro svolto quotidianamente, utile e indispensabile al buon funzionamento di tutte le attività svolte nelle Istituzioni Scolastiche, il Personale ATA, anche stavolta, in occasione del rinnovo contrattuale, è stato completamente ignorato, mortificato e abbandonato; peggio di così non poteva andare.

Gli aumenti stipendiali accordati agli ATA sono inaccettabili, irrisori, squallidi e insignificanti, forse neppure degni di oboli concessi per pietà; nonostante ciò, la stampa e l’opinione pubblica riportano a grandi titoli cifre inesatte e ingigantite, giustamente siamo in campagna elettorale e queste notizie servono per ricevere consensi, ma tutti sappiamo che la realtà è ben diversa.

Inoltre gran parte delle norme contenute nel nuovo Contratto sono imperiose, palesi e arcinote ormai da tempo, spesso inadatte e inopportune per un ambiente scolastico / educativo, adottabili in rarissimi casi.

Spett/le Ministra,

l’aspetto più sconcertante e sconvolgente per il Personale ATA è rappresentato dall’art. 34 “Commissione per l’ordinamento professionale personale ATA”, dalla cui attenta lettura, si evince ancora una volta, a chiare note, la precisa intenzione di continuare a prendere in giro tutti gli ATA delle Istituzioni Scolastiche Italiane.

Invitiamo i Colleghi ad un’analisi approfondita di questo articolo, dove al punto n. 2 si dice che “…le parti convengono di prevedere una fase istruttoria…nella prospettiva di valorizzare le competenze professionali…”, al punto n. 3 lettere a), d) si legge ancora che “…per realizzare la fase istruttoria…è istituita una Commissione paritetica…alla quale sono affidati i seguenti compiti:…analisi delle caratteristiche dell’attuale sistema di classificazione professionale, anche in chiave di raffronto con quelli vigenti in altri settori pubblici e privati o in altre istituzioni scolastiche ed educative dei Paesi europei”…”…di individuare nuove figure professionali, nell’ottica di sostenere i processi di cambiamento organizzativo e di incentivare comportamenti innovativi”.

La Commissione concluderà i suoi lavori riguardo gli ATA entro il mese di Luglio 2018.

E’ scandaloso e inaccettabile che dopo anni e anni di proclami per la rivalutazione professionale della nostra categoria siamo ancora alla fase istruttoria dell’analisi dei problemi lavorativi del Personale ATA; ora si vorrebbero individuare addirittura nuove figure professionali per gettare ancora fumo negli occhi con discorsi inutili e ridicoli; basterebbe, senza troppe chiacchiere, rivalutare i profili professionali ATA esistenti.

E’ ora di smetterla con queste commedie e ingannevoli messinscene sempre più simili a buffonate carnevalesche, e sinceramente, visti i risultati sempre peggiori ottenuti per la nostra categoria, non si riesce più a comprendere l’utilità delle Rappresentanze Sindacali che si definiscono a tutela degli interessi del Personale ATA, pertanto invitiamo i Colleghi ad una profonda riflessione sull’utilità delle loro tessere con i Sindacati Confederali firmatari dei Contratti.

Cordialmente

La Direzione Nazionale Feder.ATA

DIRIGENTI NO PORTFOLIO

DIRIGENTI NO PORTFOLIO: NESSUNA SCHEDATURA DEI REPROBI. E QUALCHE SPIRAGLIO DI LUCE ALL’ORIZZONTE

 

Sia pure con un ragionamento tortuoso e non privo di imbarazzi, l’Amministrazione, nell’incontro specifico chiesto da DIRIGENTISCUOLA, ha dovuto ammettere la non obbligatorietà della compilazione del Portfolio e sue proliferanti appendici per chi ha rifiutato il dispositivo messo a punto dalla Direttiva 36/16 e del tutto distonico rispetto alle prescrizioni di legge, che si propongono, semplicemente, di rilevare sia i comportamenti organizzativo-gestionali che il grado di raggiungimento degli obiettivi codificati nel provvedimento d’incarico e nella diretta disponibilità del soggetto valutato: come per tutti i dirigenti pubblici, inclusi i pari livello dirigenti amministrativi e tecnici del medesimo datore di lavoro.

Dunque, ci è stato assicurato che non sarà operata nessuna schedatura a stigmatizzare la disobbedienza degli oltre 2.000 colleghi resisi indisponibili a fungere da cavia per prolungare artificiosamente la vita di quell’ectoplasma pomposamente denominato Sistema di valutazione della dirigenza scolastica, che progressivamente:

  • è stato convertito in una solipsistica narrazione da parte dei destinatari. O di chi per loro;
  • è stato svincolato da ogni legame con la retribuzione di risultato;
  • è stato depauperato, contra legem, di ogni differenziazione classificatoria del merito, sia in positivo che – per elementare nesso logico – in negativo, secondo le graduazioni figuranti nell’art. 21 del D. Lgs. 165/01;
  • è stato oggetto di proroga dei termini e di integrazione degli obiettivi regionali in corso d’opera;
  • è stato pertanto svilito in un’ulteriore improduttiva molestia burocratica.

Di più, a conclusione del predetto incontro, l’Amministrazione ha dato mostra di volersi confrontare con la proposta di DIRIGENTISCUOLA, già consegnatale in un corposo documento tecnico, di una valutazione seria di una dirigenza vera: vale a dire conforme a legge, analoga a quella cui è sottoposta la restante dirigenza pubblica; che – giova ripeterlo – si propone di verificare il raggiungimento degli obiettivi e l’appropriatezza dei comportamenti organizzativi, gli uni e gli altri formalizzati in anticipo nel provvedimento d’incarico, contenuti in un’unica scheda e lasciando all’interessato la libertà di allegare la ritenuta documentazione significativa che li comprovi. Senza compilazione di portfolii e suoi ingombranti ammennicoli, né visite di nuclei e colloqui via skype, né assistenze tutoriali.

Si è pertanto più che pronti a verificarne la sua reale volontà. Ancor prima delle futuribili nuove convocazioni dell’apposito Osservatorio.

NO AL MISERABILE CONTRATTO

RIALZIAMO LA TESTA. NO AL MISERABILE ‘CONTRATTO’. SCIOPERO GENERALE SCUOLA IL 23 FEBBRAIO. NON UN VOTO RSU, NÉ PIÙ UN ISCRITTO A CHI L’HA FIRMATO.

Il Contratto appena firmato da Cgil, Cisl, e Uil dimostra in modo inequivoco come la Scuola sia oggi priva di rappresentanza adeguata, sia sotto il profilo deontologico specifico, per la totale mancanza di rispetto dell’autonomia e del vincolo costituzionale della libertà d’insegnamento dovuto a 30 anni di controriforme, che per l’inadeguatezza pan-impiegatizia dei sindacati tradizionali, ai quali la casta politica ha accordato una vera e propria dittatura in termini dell’esercizio elementare dei diritti sindacali (negati a qualsiasi nuovo soggetto organizzato).

Ecco quindi un intreccio che stritola la Scuola. Gli insegnanti vengono resi meri esecutori di una valutazione di regime basata sui diktat degli speculatori della UE, con la vergogna didascalica dei quiz Invalsi imposta ad alunni e studenti, con l’aberrante didattica delle ‘competenze’ e la contestuale eliminazione delle conoscenze e dei saperi critici propedeutica ad un’alternanza scuola-lavoro che è mero apprendistato per l’introiezione di attitudini meramente esecutive. Al corpo docente ed agli ata (che esercitano comunque forme di coadiuzione educativa), viene negato ogni riconoscimento professionale, chiusi nella gabbia sotto-impiegatizia tracciata dal 1993 dalle norme imposte dal governo Amato alla contrattazione.

Questa è la radice di un contratto inaccettabile che, dopo 12 anni di blocco (non 10, come dicono), a fronte di una perdita secca di almeno 18.000 euro pro-capite (15.000 stimati dalla stessa Flc-Cgil), destina ‘a recupero’, alla scuola meno retribuita d’Europa, la miseria di circa 250 euro netti medi (circa 400 lordi) in tutto ed ‘aumenti’ pari a 80 euro lordi (45 netti medi) distribuiti nell’anno a partire da Marzo, con Gennaio e Febbraio che passano ‘in cavalleria’, sacrificati per raggiungere gli 80 euro lordi per i restanti mesi, mentre in realtà, solo con questa manovra se ne perdono 90 netti sull’anno. Questo non è l’unico ‘giochino’ di marca confederale. Sempre per garantire gli 80 euro lordi a quel 20% di categoria che viene comunque escluso dalla soglia degli 85 lordi (in particolare collaboratori scolastici ed amministrativi, come per i loro omologhi dell’Università e della Ricerca – altrettanto penalizzati), hanno tirato fuori dal ‘cilindro’ lo storno di (soli) 70 dei 200 milioni di euro del vergognoso ‘bonus’ premiale renziano, facendoli ‘transitare’ dentro la cifra complessiva del fondo di istituto per poi girarli sulla retribuzione professionale docente. Il risultato è che ai dirigenti resteranno comunque circa novemila euro netti da distribuire discrezionalmente nelle singole scuole. Di contro, il nuovo “fondo per il miglioramento dell’offerta formativa” risulta oggi ancora più povero di prima. Per non parlare dei peggioramenti sul piano normativo.

Se la denuncia e le proteste, a cominciare dallo sciopero unitario Cobas-Unicobas-Usb del 10 Novembre 2017, hanno fatto recedere Aran e firmatari dall’obbligatorietà del tutoraggio sull’alternanza scuola-lavoro e sull’aumento d’orario, verrà invece impedito ai docenti che hanno titolarità sull’istituto, dopo le operazioni di mobilità, di presentare domanda per i successivi tre anni.

È solo rinviata, ma ancora incombente, la trattativa sull’incrudimento delle sanzioni disciplinari.  Infine, il demagogico impianto ‘perequativo’ rimane senza garanzia alcuna che venga riconfermato dal 2019. Così, persino quella miserabile mancia che non vedremo prima di Aprile potrebbe sparire a partire da Gennaio 2019.

Complessivamente, la Scuola ha di meno del comparto dei ministeri e circa la metà del comparto ‘sicurezza’ (che aveva una vacanza contrattuale molto inferiore).

Tutto ciò non capita per caso. Le regole imposte alla Scuola (ma non ai docenti universitari, alla magistratura, all’esercito ed alla polizia), da 35 hanno corroso gli stipendi perché impongono ‘aumenti’ adeguati al calcolo sull’inflazione ‘programmata’ che fa il Ministro dell’Economia pro-tempore, parte datoriale per definizione, con percentuali sempre ben al di sotto dell’inflazione dichiarata (dato Istat), che è già la metà di quella reale. Così, di contratto in contratto ci siamo allontanati dalla media europea, per finire ultimi. Col Dl.vo 29/93 li scatti biennali d’anzianità che avevamo sino al 1995 (che i comparti ‘garantiti’ hanno conservato), sono stati prima sterilizzati su 6 e 7 anni, e poi eliminati perché a carico dello stanziamento complessivo per il Fondo di Istituto, così, quando vengono saldati (sempre in ritardo) si riduce la retribuzione media oraria per i progetti didattici e gli straordinari ata.

Ma tutto ciò non avrebbe potuto funzionare se, nel frattempo, non fossero stati eliminate le elezioni per i Consigli Scolastici Provinciali e per il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione che definivano la rappresentanza sindacale di docenti ed ata. Elezioni sostituite da quelle per le RSU, dove il sindacalismo alternativo, frutto della revanche professionale della Scuola, è obbligato a concorrere senza liste provinciali e nazionali, dovendo presentare una lista in ognuno degli 8.400 istituti italiani persino senza il diritto di assemblea in orario di servizio per cercare sottoscrittori e candidature, mentre i soliti noti sono destinati a conservare all’infinito la cd. ‘maggiore rappresentatività’ acquisita in 63 anni di incontrastato dominio di casta. Infatti, la legge Bassanini del 1997 (voluta all’epoca da tutto l’arco parlamentare, da Prodi a D’Alema, da Bersani a Bertinotti, sino al centro ed alle destre, Meloni e Rampelli compresi e, naturalmente alla Lega e Berlusconi) sulla rappresentanza sindacale, con l’introduzione dell’opzione ridicola del 5% di media fra voti ed iscritti, prevede che chi possiede almeno il 10% sul totale dei sindacalizzati rimanga ‘rappresentativo’ anche a voti zero!

In ogni caso, la presentazione di una nostra lista nella maggior parte delle scuole può ugualmente cambiare la situazione della rappresentanza sindacale togliendo il monopolio ai sindacati di partito. Questo, ed una grande adesione di massa allo sciopero del 23 Febbraio (e la rabbia monta di ora in ora), cambierebbe del tutto i rapporti di forza, farebbe crollare la L.107/15, restituirebbe la titolarità di istituto, eliminerebbe la chiamata diretta e l’umiliazione del ‘bonus’ discrezionale, ridurrebbe il numero di alunni per classe, imporrebbe nuove assunzioni basate sulle abilitazioni conseguite e sugli anni di precariato (senza guerra fra poveri), sgancerebbe la scuola dal mondo impiegatizio e l’aggancerebbe all’università: finalmente si potrebbe ricominciare a pretendere retribuzioni europee ed un sistema pensionistico sano ed equo, invece di continuare a veder massacrare scuola, sanità, welfare per regalare soldi alla casta dei partiti, agli speculatori, alle banche.

Come s’è visto, non sono certo le petizioni di principio (allegramente sottoscritte senza conoscenza delle norme) a restituire protagonismo alla categoria. Per questo siamo impegnati in una campagna martellante. Diciamo ad ogni collega: – Se non presenti la nostra lista non ci puoi votare. È in questo modo che restano i soliti noti, gli unici ad avere il monopolio delle assemblee nella tua scuola. Ti fanno credere che queste elezioni servano solo ad eleggere un ‘rappresentante’ (non importa di quale sindacato) per la trattativa di istituto, mentre invece è in gioco la rappresentanza sindacale nazionale per i prossimi 3 anni. Rovescia il tavolo, fai quel che i sindacati di partito non vogliono: non possono impedirti di candidarti e/o votare una lista dell’Unicobas. Basta con i mestieranti sindacali: eleggiti. Non fare il loro gioco: eleggi colleghe e colleghi fuori dai giochi! Dopo il massacro della dignità dell’istruzione pubblica non è accettabile un’altra vittoria di quanti, di contratto in contratto, hanno portato la Scuola alla miseria economica e morale. Sindacati di stato e Ministero contano sui pavidi, ma la paura non è accettabile in democrazia: la Scuola deve rialzare la testa. Oggi più che mai l’istruzione ha bisogno della maieutica dei Leoni, non di quella dei conigli…

È un momento cruciale: è quanto mai necessario fare sul serio. Per questo va curato il fronte comune con i Cobas e con tutto il sindacalismo alternativo (a cominciare da chi è già presente nel percorso del 23 Febbraio: Usb, Usi, coordinamenti di base dei diplomati magistrali, Cub). Ma oggi l’invito va esteso senza remore anche a Gilda e Snals, che non hanno firmato il contratto della miseria, in primis ai loro iscritti (nonché alla base confederale tradita, sempre più critica), perché scendano in campo per iniziative comuni e concordate, sin dalla presenza nello sciopero e nella manifestazione sempre più montante del 23 Febbraio, che partirà dal Ministero dell’Istruzione alle h. 9.00.

Stefano d’Errico (Segretario nazionale Unicobas Scuola & Università)

Un contratto elettorale

Come i ladri di Pisa i sindacati di Palazzo firmano di notte un miserabile contratto elettorale.. e la mattina fingono di litigare

Docenti ed ATA rispondano subito partecipando in massa allo sciopero generale del 23 febbraio e alla manifestazione nazionale a Roma (MIUR, ore 9.30)

Ci scuseranno i pisani/e se usiamo questo riferimento popolare ai “ladri di Pisa” di cui si dice che rubassero di notte insieme e poi di giorno fingessero di litigare. Però è l’immagine che ci è venuta subito in mente di fronte alla farsa ignobile messa in scena da sindacati che, dopo aver affermato che le trattative per il contratto non erano manco cominciate, le hanno poi chiuse di notte in una dozzina di ore; salvo poi, la mattina, farci assistere al “lamento” di una parte di essi per l’eccesso di fretta dell’operazione. Che però nella sua brutale essenzialità è maledettamente chiara: è stato firmato un miserabile contratto elettorale che serve al governo per cercare di raccattare qualche voto in più alle elezioni Politiche e ai sindacati di Palazzo per salvare la faccia in quelle RSU. Fermo restando che dovremo leggere tra le righe di un contratto di 176 pagine, le richieste più rognose del governo (80 ore di extra-cattedra obbligatorie ove infilare di tutto; attività di “potenziamento” e organizzative a totale discrezione dei presidi, così come l’attività di tutoraggio per l’Alternanza scuola-lavoro, formazione obbligatoria non pagata e fuori orario di servizio, nel codice disciplinare nuove “voci” per la sospensione dal servizio e dallo stipendio comminata dal preside), non sono state respinte ma solo, sembrerebbe, rinviate alla fase post-elettorale. E nel contempo pesa come un macigno l’ignobile “mancetta” economica su cui lorsignori si sono accordati e che dimostra l’assoluto disprezzo che Palazzo e sindacati di Palazzo nutrono per docenti ed ATA, ritenuti così sottomessi da dover ringraziare persino per un “aumento” medio netto mensile di 45 euro per gli ATA e di 50 per i docenti, dopo che in dieci anni di blocco contrattuale la categoria ha perso almeno il 20% del proprio salario, cioè alcune decine di migliaia di euro; e dopo che i carichi di lavoro e le responsabilità per docenti ed ATA si sono almeno raddoppiate.

L’intollerabilità di questo umiliante affronto è resa ulteriore da quello che soprattutto la FLC sostiene: e cioè che tale “mancetta” verrà integrata dai soldi del “bonus” che finalmente – sostengono – potrà essere assegnata ai “migliori” e sottratta all’arbitrio dei presidi. In realtà su questo punto il contratto ci fa cadere dalla padella nella brace. Perché stabilisce che ai presunti “migliori” dovrà andare un premio superiore almeno del 30% a quello degli altri/e, rendendolo un obbligo contrattuale e affidandone la gestione per lo più ai sindacati di Palazzo che, grazie alle regole assolutamente antidemocratiche con cui si eleggono le RSU, ne gestiscono gran parte.

Di fronte a questo sconcio, lasciano allibiti i “lamenti” dello Snals che fino a ieri teneva lo stesso “sacco” degli altri. Sostiene Serafini di non aver firmato non perché trattasi di schifezze ma perché “ci sono stati passi avanti e risposte, ma non tutte…non è stato possibile approfondire le modifiche” e che comunque non esistono “solo i docenti e non si vive di solo pane” (boh???): quasi a sostenere che i docenti sono stati compensati con tanto “pane” ma non è chiara la sorte degli altri.

Ora la parola passa a docenti e ATA che hanno una immediata occasione per ribellarsi e mandare un segnale forte, partecipando in massa allo sciopero  del 23 febbraio, indetto dai COBAS e da altri sindacati conflittuali, e alla manifestazione nazionale a Roma (MIUR, V.le Trastevere, ore 9,30) e successivamente non votando nelle elezioni RSU, pur truccate, i sindacati di Palazzo. Dai quali, se davvero almeno per qualche giorno vogliono prendere le distanze, possono distinguersi Snals e Gilda invitando i/le loro aderenti a scioperare anch’essi/e il 23.

Piero Bernocchi    portavoce nazionale COBAS