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Al fianco di super presidi reggenti

ANCODIS: al fianco di super presidi reggenti (riconosciuti) troviamo dei super Collaboratori (NON riconosciuti).

Un altro anno di lavoro “non ordinario” ci attende nella faticosa (per chi?)  gestione delle scuole in reggenza.

 

Ed alla fine – come accade ormai da oltre un decennio – è arrivata l’attesa Circolare estiva!

Gli USR hanno inviato ai DS “l’invito” a presentare la disponibilità ad assumere un incarico di reggenza nelle scuole prive di DS, indicando le sedi sulla base di alcuni criteri generali.

E’ la nota che nessun DS, a parole, dichiara di voler ricevere poichè si troverà di fronte ad un “dovere” al quale non potrà sottrarsi ai sensi dell’Art. 19 comma 1 lettera b CCNL Area V.

E quindi, piuttosto che rischiare una reggenza d’ufficio NON gradita, un DS si rende disponibile ad una reggenza GRADITA nell’auspicio di trovare una Istituzione scolastica senza grandi elementi di complessità e di criticità, con uno staff ben strutturato e competente, magari nello stesso comune, magari con un numero limitato di plessi!

Nuove responsabilità per i DS sicuramente, più lavoro anche!

Ma deve essere chiaro a tutti che una reggenza è accettabile ad un DS per la presenza di Collaboratori all’altezza del compito che lo coadiuvano e lo collaborano rendendo per un intero anno scolastico una missione gravosa certamente “sostenibile”!

Ma NESSUNO dichiara tutto questo nei mezzi di informazione! Ed allora lo diciamo noi Collaboratori di ANCODIS, invisibili allo Stato ed alle OO.SS. ma visibilissimi ai colleghi docenti, al personale non docente, agli alunni, ai genitori!

Diciamo chiaramente che il DS reggente subisce anche un grave nocumento nella sua scuola di titolarità perché viene meno la sua costante presenza ed il regolare svolgimento della funzione dirigenziale; anche in questo caso, però, avrà al suo fianco competenti professionisti che lo rassicureranno con un servizio certamente adeguato al buon andamento della propria Istituzione scolastica ed al raggiungimento degli obiettivi programmati.

Questa condizione è ben nota allo Stato, al MIUR, alle OO.SS., alle Associazioni dei Presidi: ciò che non è riconosciuto ai Collaboratori è il quotidiano lavoro ed il senso di responsabilità nel “donare” il loro servizio.

Quasi fosse anche per noi un “dovere d’ufficio” ai sensi di un articolo del CCNL nel quale, in verità, non ci viene dato neanche uno spazio di esistenza.

Ed, invece, vogliamo esistere, vogliamo avere riconosciuta una professionalità acquisita in diversi anni di collaborazione: siamo per i DS, reggenti e non, la memoria storica delle nostre scuole, produciamo proposte e suggeriamo ipotesi di lavoro, indichiamo percorsi e esprimiamo nostre valutazioni, assumiamo responsabilità di gestione, siamo in servizio quando la gran parte dei docenti è al mare (basta provare a fare una rapida indagine su 100 I.S.).

Tutto questo – oltre l’attività didattica per moltissimi di noi – è il nostro lavoro e merita rispetto e considerazione, va riconosciuto e sostenuto!

Leggere dichiarazioni pubbliche sul lavoro del DS relativo alla gestione di un numero sempre crescente di plessi, all’organizzazione di un servizio scolastico certamente complesso e dinamico, gravato spesso di elementi di criticità e di responsabilità è sicuramente GIUSTO.

Ciò che per noi è INGIUSTO è NON riconoscere pubblicamente chi collabora e coopera in sinergia ed in sintonia con i DS nella governance di una scuola: siamo, infatti, alcune decine di migliaia di docenti (oggi in media 8 per ciascuna Istituzione) che oltre il proprio orario contrattuale di docenza (26-24-18 ore settimanali di insegnamento in base all’ordine di scuola ed in grandissima parte senza esonero) dedicano molto tempo al servizio scolastico (almeno altre 20 ore settimanali). E tra questi in primis l’ex vicepreside oggi 1° Collaboratore o Collaboratore prevalente (secondo ANP).

Un servizio, gestionale ed organizzativo, che è prodromico per sua natura a quello didattico, nel complesso chiamato servizio scolastico, che NON produce effetti nella carriera professionale di ciascuno noi.

Chiediamo semplicemente che il nostro ruolo, le nostre competenze conseguite in anni di collaborazione, non si disperdano ed abbiano quel meritato riconoscimento giuridico e contrattuale che da più parti a parole viene condiviso ma che pochi sostengono con la giusta determinazione.

Ci sembra una richiesta legittima e coerente con quanto DONIAMO alle nostre scuole ogni giorno e da molti anni.

Ed ancora – per un altro anno scolastico – saremo in prima linea, in alcuni territori meglio dire in trincea, nell’interesse delle nostre Istituzioni Scolastiche al fianco dei nostri DS reggenti.

Speriamo che qualcuno finalmente possa accorgersene!

Siamo stanchi dell’indifferenza…..

 

 

Rosolino Cicero, Presidente ANCODIS Palermo

Renato Marino, Presidente ANCODIS Siracusa

Silvia Zuffanelli, Presidente ANCODIS Firenze

Cristina Picchi, Presidente ANCODIS Pisa

Mara Degiorgis, Presidente ANCODIS Cuneo

Antonella D’Agostino, Presidente ANCODIS Catania

Carla Federica Spoleti, Presidente ANCODIS Roma

 

NOMINE IN RUOLO: OPERAZIONI A RILENTO, GRADUATORIE A RISCHIO

NOMINE IN RUOLO: OPERAZIONI A RILENTO, GRADUATORIE A RISCHIO

“L’Italia viaggia a velocità diverse anche per le assunzioni a tempo indeterminato dei docenti, creando iniquità di trattamento e negando una cattedra fissa a migliaia di colleghi”. È quanto afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, in merito alle nomine in corso in questi giorni.

“Negli Uffici scolastici provinciali, con temperature torride e personale ridotto allo stremo, si stanno svolgendo le operazioni relative alle immissioni in ruolo dei vincitori del concorso 2016 e anche dei partecipanti ai Fit, cioè i docenti abilitati della scuola secondaria inferiore e superiore che sostengono il concorso non selettivo. Ebbene, – spiega Di Meglio – in molte regioni le procedure stanno andando molto a rilento, con il rischio concreto che le graduatorie non vengano completate entro il 31 agosto e che le cattedre disponibili continuino ad essere coperte da supplenti annuali anche l’anno prossimo. Eppure si tratta di una semplice selezione che prevede la valutazione dei titoli e un colloquio e che non dovrebbe richiedere chissà quanto tempo. Addirittura nel Lazio per alcune classi di concorso non si sono ancora formate nemmeno le commissioni esaminatrici a causa della mancanza di personale, attualmente in ferie, e dei miseri compensi corrisposti: un euro per ciascun candidato. Se si considera, poi, che in alcune province Gae e Gm relative al concorso 2016 sono esaurite, – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – probabilmente non si concretizzeranno tutte le oltre 57mila assunzioni dei docenti approvate ieri sera dal Consiglio dei Ministri”. 

Incontro al Ministero della salute

Incontro al Ministero della salute del Presidente Giannelli con il Capo di Gabinetto Celotto

Si è svolto oggi, presso il ministero della Salute, l’incontro tra una delegazione ANP guidata dal Presidente Antonello Giannelli ed una delegazione del ministero presieduta dal Capo di Gabinetto Alfonso Celotto. Al centro dell’incontro, il paventato slittamento degli obblighi vaccinali e la conseguente ricaduta sulle scuole.

Il Presidente Giannelli ha fatto presente all’Amministrazione sanitaria quello che tutti i colleghi già sanno e cioè che essi sono dirigenti dello Stato e Pubblici Ufficiali tenuti a rispettare e a far rispettare la Costituzione, le leggi e i principi di base dell’ordinamento. E che inoltre, “per costante giurisprudenza della Cassazione Penale, essi sono anche titolari di posizioni di garanzia dell’incolumità di tutti coloro che frequentano gli ambienti scolastici”.

Se il “decreto Lorenzin” fosse modificato nel senso ipotizzato, la presenza di bambini non vaccinati nelle scuole relative alla fascia di età 0-6 anni metterebbe a rischio la salute dei bambini che non si possono vaccinare e di quelli le cui difese immunitarie sono indebolite anche temporaneamente, a seguito di patologie varie.

Sulla possibilità di classi “differenziali”, composte dai soli bambini vaccinati in cui inserire i bambini immunodepressi, è stato ribadito il netto dissenso dell’ANP, sia perché si porrebbe un grave problema di carattere organizzativo, legato alla composizione delle classi ed alla regola della continuità, sia perché i bambini non sarebbero comunque protetti nei momenti di ricreazione e nei numerosi spazi comuni (mensa, palestra, bagni) e se ne violerebbe, di conseguenza, il diritto alla incolumità.

Antonello Giannelli ha sottolineato, infatti, che “l’ambiente scolastico è di gran lunga quello più favorevole alla diffusione dei contagi per le caratteristiche dei soggetti presenti, per la loro elevata relazionalità sociale – costituente proprio uno degli obiettivi della scuola stessa – e per le caratteristiche degli ambienti: relativamente poco voluminosi, spesso molto riscaldati e con basso ricambio di aria”.

Il Presidente dell’ANP ha infine evidenziato che stanno circolando evidenti travisamenti delle modalità di ricorso allo strumento dell’autocertificazione, peraltro non utilizzabile in campo sanitario se non a seguito di espressa previsione legislativa. Questo rischia, da un lato, di aumentare il carico di lavoro dei dirigenti scolastici (costretti a controllare la veridicità delle dichiarazioni e a denunciarne gli autori in caso di falso) e, dall’altro, di indurre molti genitori a rilasciare con leggerezza dichiarazioni delle quali potrebbero poi dover rispondere all’autorità giudiziaria penale.

Al termine dell’incontro, l’Amministrazione sanitaria si è riservata di valutare quanto esposto dall’ANP e ha proposto di reincontrarne una delegazione prima della fine del mese di agosto.

Lettera al Ministro della Salute

Al Ministro della Salute
On. Giulia Grillo
Lungotevere Ripa 1
00153 Roma

Oggetto: richiesta incontro urgente

On. Ministro,
questa Associazione, l’ANP, forte dell’adesione di oltre il 50% dei dirigenti scolastici in servizio nonché di numerosi docenti, costituisce da sempre un punto di riferimento sindacale e
professionale per la categoria e per la scuola.
La paventata eventualità di un differimento degli obblighi vaccinali pone enormi problemi organizzativi al sistema educativo.
Non è realisticamente ipotizzabile, in particolare, l’eliminazione del rischio di contagio per i bambini impossibilitati a vaccinarsi mediante un inserimento in classi “differenziate”.
I media hanno inoltre veicolato il messaggio, totalmente infondato, che fa sembrare le autocertificazioni come soluzioni semplici e prive di conseguenze anche penali.
Le chiedo pertanto un incontro urgente per affrontare in dettaglio la questione.

Distinti saluti.
Il Presidente nazionale ANP
Antonello Giannelli

Né apertura GaE, né concorso. Immissione subito con 36 mesi di servizio!

I recenti (mis)fatti parlamentari, con l’approvazione in Senato di un emendamento che riaprirebbe le GaE per le diplomate magistrali e gli ITP – approvazione definita un errore dal governo e che probabilmente prelude a una sua bocciatura alla Camera – hanno scatenato molto clamore e riacceso le aspettative di migliaia di precari, per molti dei quali questa possibilità rappresenta ancora la speranza di immissione in ruolo. Come Unione Sindacale di Base Scuola abbiamo sempre detto che le GaE fossero un sistema controllabile e trasparente, forse uno dei sistemi meno dannosi possibili. Non abbiamo però mai mancato di affermare come le graduatorie ad esaurimento rappresentassero, allo stesso tempo, un sistema che ha alimentato lo sfruttamento decennale del lavoro precario. Le graduatorie ad esaurimento non sono e non possono essere la soluzione, per esaurirle (almeno in buona parte) è stata necessaria la scellerata legge 107 e un algoritmo che ha trasformato in precari di ruolo tantissimi che erano in GaE da più di venti anni. Riaprire le GaE non risolverebbe il problema degli attuali precari, ai quali diversi sindacati ricorsifici vendono fumo da anni e spillano soldi inutilmente. Restare inseriti in GaE dieci, quindici anni prima di entrare di ruolo non ha assolutamente senso, ancor meno per chi ha alle spalle un precariato già decennale.

USB scuola da sempre rivendica nelle proprie piattaforme di sciopero e di mobilitazione la necessità di un adeguamento dell’organico di diritto all’organico di fatto, l’aumento degli organici in base alle necessità reali, l’effettiva applicazione del tempo pieno e prolungato in tutt’Italia, la diminuzione del numero degli alunni per classe al fine di creare le condizioni per qualunque precario della scuola docente e ATA, maestro o professore, diplomata magistrale o TFA, di essere assunto dopo 36 mesi di servizio, senza alcuna altra trafila attraverso l’inferno delle GaE o inutili concorsi riservati.

Invitiamo tutti i coordinamenti precari, tutti i movimenti e le associazioni, tutti i colleghi a riflettere sui meccanismi di speculazione e strumentalizzazione, perché occorre cominciare a leggere tra le righe delle promesse sindacali e dei tentativi di correzione di problemi stratificati nel corso dei decenni, che vedranno a breve centinaia di migliaia di docenti coinvolti in nuove procedure concorsuali e nuove mobilitazioni.

È necessario ricominciare una lotta che riguardi la riqualificazione e il reinvestimento a 360° nella Scuola Pubblica e Statale, all’interno della quale soltanto è possibile rivendicare assunzioni e stabilizzazioni per tutti i lavoratori della scuola. Lotta che non può prescindere dalla presa di coscienza del ruolo dei diktat europei nei tagli alla scuola e al suo personale e che per USB si aggancia necessariamente alla battaglia per l’eliminazione del pareggio di bilancio in Costituzione e il referendum sui trattati europei.

Azioni di supporto alle scuole da parte del MIUR nell’applicazione del GDPR

Si è tenuto ieri mattina presso il MIUR, alla presenza del capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane finanziarie e strumentali l’incontro informativo con le Organizzazioni Sindacali in vista della imminente pubblicazione della Guida alla compilazione del Registro delle attività di trattamento, come previsto dall’art. 30 del Regolamento UE 679/2016.

La Guida ha l’obiettivo di supportare le scuole nella compilazione e nella predisposizione del Registro delle attività di trattamento dati. L’Amministrazione ha ribadito che il modello fornito è puramente esemplificativo e non ha carattere vincolante per le stesse.

A questo proposito sottolineiamo che l’ANP ha già fornito ai colleghi numerose indicazioni e documenti che risultano pienamente in linea con quanto presentato dal MIUR e pubblicati al link http://www.anp.it/nonelencate/gdpr/

La nostra delegazione ha chiesto se il modello proposto consente di soddisfare il diritto all’oblio attraverso la cancellazione dei dati e i rappresentanti del MIUR hanno risposto positivamente

A supporto delle scuole nell’applicazione del registro delle attività di trattamento il MIUR ha comunicato l’avvio di una specifica attività di formazione a partire dal prossimo mese di ottobre. I finanziamenti per tali corsi saranno reperiti attraverso bandi PON a cui le scuole potranno accedere attraverso i Poli Formativi esistenti nel territorio. La formazione si articolerà in 4 incontri di 8 ore ciascuno per un totale di 32 ore complessive e saranno coinvolte 4 figure per scuola: il dirigente scolastico, il DSGA, un assistente amministrativo e un docente collaboratore del dirigente.  Il MIUR fisserà i contenuti essenziali del percorso formativo che verrà affidato a esperti individuati secondo le procedure di affidamento degli incarichi adottate dalle singole Scuole Polo.

L’Amministrazione ha inoltre suggerito di attendere, per tutti gli altri aspetti relativi all’entrata in vigore del Regolamento (quale, ad esempio, la figura del Responsabile interno), la pubblicazione del decreto legislativo di modifica del Codice Privacy vigente (d.lgs 196/2003).

A nostro giudizio, pur se tardiva, l’iniziativa assunta dal MIUR è condivisibile soprattutto perché dimostra l’intento di coinvolgere adeguatamente le scuole e di formarne il personale secondo una logica di uniformità a livello nazionale.

L’ANP seguirà con la massima attenzione gli sviluppi della materia e continuerà a sostenere i colleghi nel percorso di attuazione del Regolamento.

Esonero per i primi collaboratori delle scuole in reggenza

L’ANP chiede l’esonero per i primi collaboratori delle scuole in reggenza

Il Presidente dell’ANP ha scritto oggi al Ministro Bussetti per chiedere che i colleghi delle scuole in reggenza possano esonerare dall’insegnamento il collaboratore principale da loro individuato.

Durante il prossimo anno scolastico, infatti, le istituzioni scolastiche in reggenza supereranno la cifra record di 2.000 ed è necessario intervenire con urgenza affinché tutti i dirigenti scolastici preposti ad esse possano effettivamente avvalersi della facoltà prevista dall’articolo 25 del d.lgs. 165/2001, disponendo la relativa supplenza fino al termine delle attività didattiche.

L’intervento da noi richiesto è necessario perché non sempre – o meglio quasi mai – l’organico dell’autonomia comprende anche la classe di concorso a cui appartiene il docente che il dirigente intende individuare quale “collaboratore principale”.

Secondo l’ANP, un incarico delicato e squisitamente fiduciario come quello del “vicepreside” non può essere condizionato da un vincolo esterno (la definizione dell’organico da parte dell’USR).

È del tutto evidente, d’altro canto, che un docente oberato dall’ordinaria attività di insegnamento non può supportare con la dovuta efficacia il dirigente scolastico reggente che, ovviamente, deve occuparsi anche della sua sede principale.

Non possiamo nasconderci che il servizio scolastico necessita anche di adeguate risorse economiche: speriamo che l’Esecutivo sia in grado di reperirle in tempi brevi e di compiere una scelta di qualità, nell’interesse del Paese.

LETTERA APERTA

LETTERA APERTA ALLA CGIL, CISL E UIL scrivono gli Educatori Professionale Socio-Pedagogici ed i Pedagogisti

L’APEI, ASSOCIAZIONE PEDAGOGISTI EDUCATORI ITALIANI, esprime sgomento e perplessità per la presa di posizione unitaria dei sindacati confederali CGIL CISL E UIL in merito all’unificazione della figura dell’educatore professionale Socio Pedagogico (l. 205/17) e dell’Educatore Sanitario(l. 520/98).

Come è stato chiarito ulteriormente con una lettera aperta al Ministro Bussetti, il nostro corso di laurea , oggi L19 SDE era preesistente agli educatori sanitari nati in una facoltà di Medicina, luogo storicamente noto per altre professioni! Infatti leggiamo dalla nota SIPED: <… L’offerta formativa che oggi le Facoltà di Scienze della Formazione offrono è frutto del cambiamento culturale, sociale, politico ed istituzionale iniziato negli anni ‘90 con i nuovi Ordinamenti Universitari (legge n. 341 del 1990, c.d. legge Ruberti). Tali Ordinamenti per rispondere ai nuovi bisogni educativi socio-sanitari hanno trasformato l’unico Corso di Laurea in Pedagogia della vecchia Facoltà di Magistero in Corso di Laurea in Scienze dell’educazione e della formazione (nel 1992-1993) quadriennale (Tab. XV) e suddiviso in due bienni (di base e specialistici), con tre indirizzi (insegnanti di scuole secondarie, educatori professionali extrascolastici, esperti nei processi formativi) richiedendo una maggiore connessione tra sistema della formazione e sistema delle professioni. Pertanto l’avvio di tale corso di Laurea nell’a.a. 1992-93, la sua trasformazione nel 2000, e l’emanazione della legge n. 270/2004, che lo ha ulteriormente modificato hanno costituito il processo attraverso cui consolidare e legittimare una base formativa comune per tutti i professionisti dell’educazione attraverso

1) una Laurea triennale oggi classe L-19 che forma l’Educatore professionale socio-pedagogico;
2)  una laurea magistrale (+2) che forma i Pedagogisti.

A questo lineare percorso intrapreso per rendere completo l’individuazione professionale delle due figure educative, già operanti nel territorio, entra a “gamba tesa” il DM 520/98, che opera come un elefante cieco in una cristalleria! L’unica salvezza dagli enormi danni che avrebbe provocato è stata la lentezza dei suoi movimenti, la poca diffusione sul territorio, la scarsa domanda e i pochi corsi attivati, con poche centinaia di addetti formati.

Prosegue la SIPED: “Tale percorso però non è stato contemporaneamente coadiuvato da una direttiva legislativa e politica chiara, che andasse in tale direzione. Anzi durante questo periodo l’introduzione del decreto n. 520 del 1998, approvato dal Min. della Sanità, nel mettere ordine tra le figure professionali del settore sanitario ha decretato che la Facoltà di Medicina, attraverso un Corso di Laurea triennale, formasse gli Educatori Professionali abilitati e con albo. Oltre al dovere di precisare che è un’anomalia soltanto italiana l’attribuzione di un titolo di “educatori” alla Facoltà di Medicina, occorre ricordare che in realtà tale decreto non è stato altro che la riorganizzazione di decreti precedenti che attribuivano a tale professionista compiti non certo educativi.””

E’ assolutamente falso affermare l’esigenza di riunificare i due profili, falsa e antistorica, perché la genesi è stata fin  dalla nascita di ignoramento, chiusura, superficialità e contrapposizione.

Non ci si unisce senza confronto e dialogo e soprattutto un matrimonio va fatto se entrambi lo vogliono! Come in una commedia popolare “Lui” è bello, ricco e titolato! ma squattrinato, senza storia, nato in un laboratorio politico, tra scelte e decisioni che ancora non si comprendono (il 520/98) mentre Lei (205/17 ha immensi territori in cui svolge da millenni la sua attività culturale, politica e pedagogica. Sembra un matrimonio di interessi! A cui una piccola parte sindacale fa da incomprensibile megafono.

La CGIL di cui sono iscritto da 30 anni, non funziona così! Nella CGIL ci si confronta! Prima di prendere una posizione a livello Nazionale, si fanno le assemblee di base, nel territorio, nei posti di lavoro e, solo dopo un congresso si decide insieme. Questa è la CGIL che conosco e di cui sono onorato di farne parte.

Dopo anni di ingiustizie e di ostacoli al pieno riconoscimento di una figura professionale di educatore in ambito sociale, grazie ai commi 594-601 della L. 205/2017, viene riconosciuta per la prima volta la figura dell’educatore professionale socio-pedagogico: che opera “nell’ambito educativo, formativo e pedagogico, in rapporto a qualsiasi attività svolta in modo formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita, in un prospettiva di crescita personale e sociale” […] “nei servizi e nei presidi socio-educativi e socio-assistenziali, nei confronti di persone di ogni età, prioritariamente nei seguenti ambiti: educativo e formativo; scolastico; socio-assistenziale, limitatamente agli aspetti socio-educativi; della genitorialità e della famiglia; culturale; giudiziario; ambientale; sportivo e motorio; dell’integrazione e della cooperazione internazionale”.

La distinzione tra educatore sanitario ed educatore sociale finalmente è netta e si è cominciata a sanare un’ingiustizia, che vedeva riconosciuta per legge solo la figura dell’educatore professionale sanitario (Ministro della sanità, 8 settembre 1998, n. 520) pur nella sua totale inesistenza sul territorio: riaffermando la reale identità professionale dell’educatore in ambito sociale, socio-assistenziale e socio-sanitario..

I profili professionali di queste due figure di educatori, infatti, non sono affatto simili: una fa riferimento al percorso formativo, prettamente umanistico, della laurea in Scienze dell’educazione (L19) che affonda le sue radici nella storia millenaria della Pedagogia, l’altro appartiene all’ambito delle professioni sanitarie e prevede una formazione di tipo medico-sanitario (L/SNT2)di cui non si conosce l’esistenza a livello europeo.

Gli ambiti di competenza sono stati ritenuti sovrapponibili dai sindacati? Ma li hanno letti? Hanno guardato il percorso formativo di entrambi? Tanta agitazione non è sospetta? Finché, non è stato garantito il riconoscimento con la L.205/2107 di una figura unica di educatore sociale: come professionista dell’educazione, primariamente deputato ad occuparsi degli aspetti socio-educativi in ogni ambito di lavoro, anche in quello socio-sanitario. Con questa legge si è voluto formalizzare il fatto che l’educazione non è un ambito lavorativo in cui tutti possono banchettare, ma appartiene, di diritto, alle professionisti pedagogiche (non dell’ambito medico-sanitario e nemmeno psicologico).

Non siamo affatto concordi in una unificazione delle due figure: gli interventi pedagogico, formativo ed educativo appartengono, infatti, di diritto all’educatore professionale socio-pedagogico, in ogni ambito.

La confusione, semmai, è applicare il medesimo termine “educatore” a due professionisti formatesi in modo sostanzialmente differente. L’educatore sociale, opera dalla prospettiva pedagogica, la Pedagogia è la disciplina di riferimento; è ben altra cosa dal terapista di area medico-sanitaria e riabilitativa!

Il Tavolo tecnico per la definizione del percorso formativo degli “educatori” di cui alla nota M.I.U.R. prot. n. 8116 del 12 marzo 2018, riunitosi in data 20 marzo, 2 maggio e 12 giugno 2018 presso il Ministero dell’università, si è svolto senza la presenza della scomoda Apei. Ma siamo pronti al dialogo e chiediamo ai sindacati di aprire un confronto aperto e costante non solo con le associazioni rappresentative degli interessi dei professionisti del mondo sanitario, ma anche e sopratutto con le associazioni di categoria che difendono e promuovono gli interessi di educatori professionali socio-pedagogici e pedagogisti. Le nostre professioni esistono! Non si può più parlare di educazione senza farci i conti!

Chiediamo ai sindacati di impegnarsi a porre l’attenzione sulle gravi criticità in cui si trovano a operare gli educatori professionali in ambito sociale (totale assenza delle tutele sindacali minime, sulle paghe ridicole, sull’ assenza di ferie, riposi, orari e indennità di turnazione, notturni non pagati, sostituzioni selvagge, inesistenza di mansioni educative, precariato e abusivismo selvaggio, ecc.) con qualifiche, inquadramenti, livelli salariali differenti, a seconda dei contratti nazionali di lavoro applicati, invece che prendere azzardate posizioni su questioni che esulano dal loro ambito di competenza, come la definizione dei percorsi formativi e loro relativi sbocchi lavorativi.

Questa presa di posizione insolita, stupisce ancora di più perché la L. 205/2017 prevede una sanatoria di tre anni che, all’interno delle nuove previsioni normative, salvaguardia decisamente i diritti maturati da chi è già inserito nel mondo del lavoro (commi 597-599); al contrario, in ambito sanitario, con la rincorsa alla creazione dei nuovi albi professionali, si rischia di lasciare fuori una porzione consistente di lavoratori.

Chiediamo ai sindacati di impegnarsi con decisione, infine, nell’unica vera unificazione della figura dell’educatore, per la quale l’APEI ha raccolto più di 5000 firme, che è quella dell’educatore professionale socio-pedagogico (L. 205/2017) con l’educatore nei servizi per l’infanzia (dl.g 65/2017): al fine di affidare davvero e definitivamente ai professionisti dell’educazione, finalmente riconosciuti per legge, gli interventi educativi, formativi e pedagogici in ogni età della vita, a partire dalla prima infanzia.

Il Presidente Nazionale

dott. Alessandro Prisciandaro

MOF, MANCATA FIRMA CCNI: IN DISACCORDO CON DISTRIBUZIONE DEI FONDI

MOF, GILDA NON FIRMA CCNI: IN DISACCORDO CON DISTRIBUZIONE DEI FONDI 
La Gilda degli Insegnanti non sigla il contratto sul Mof (Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa). Dopo due intense giornate di trattative al Miur, la delegazione della Gilda ha deciso di non sottoscrivere il CCNI perché in disaccordo con la ripartizione delle risorse finanziarie previste per l’anno scolastico 2018/19.
“Abbiamo proposto, invano, di aggiungere un comma al CCNI – spiega Maria Domenica Di Patre, vice coordinatrice nazionale della Gilda – nel quale fissare il principio, a livello nazionale, che il FIS venga distribuito rispettando la proporzione dell’organico di diritto tra docenti e ATA in ogni istituzione scolastica”.
“Inoltre, la nostra delegazione non ha condiviso la riduzione di 4 milioni di euro, da 22.150.000 a 18.150.000, della voce ‘Progetti di avviamento alla pratica sportiva’ per retribuire altri capitoli del MOF, soprattutto la sostituzione del DSGA. Ciò – sottolinea Di Patre – in un contesto in cui sarebbero occorse maggiori risorse per un’attività estesa agli istituti comprensivi e alla primaria”.
 
Ora il testo del CCNI dovrà passare tutto l’iter della certificazione degli organi di controllo prima della firma definitiva, dopo la quale sarà possibile assegnare le somme alle scuole. “Ci auguriamo che tutti i passaggi si concludano prima della fine del mese di settembre – conclude la vice coordinatrice nazionale – così da permettere alle RSU di conoscere le somme a disposizione per la contrattazione d’istituto all’inizio dell’anno scolastico”.

FIRMATA L’IPOTESI DI CONTRATTO INTEGRATIVO SUL FONDO PER IL MIGLIORAMENTO DELL’OFFERTA FORMATIVA 2018-19

FIRMATA L’IPOTESI DI CONTRATTO INTEGRATIVO SUL FONDO PER IL MIGLIORAMENTO DELL’OFFERTA FORMATIVA 2018-19: LE SCUOLE POSSONO LIBERAMENTE PROGRAMMARE LE ATTIVITA’ DAL PROSSIMO SETTEMBRE.

Con la firma dell’Ipotesi di Contratto Integrativo Nazionale sul Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa 2018-19, avvenuta mercoledì 1° agosto 2018, si creano le condizioni perché le scuole possano, a partire da settembre prossimo, programmare le attività scolastiche avvalendosi di tutti i fondi contrattuali a disposizione.
L’autonomia delle Istituzioni scolastiche ne esce ancor più rafforzata, non solo perché le risorse disponibili saranno conosciute fin dal primo settembre da ogni scuola, ma anche perché non vi saranno passaggi ulteriori, come avveniva in passato, prima che queste possano essere utilizzabili: ora lo saranno invece da subito. Ciò consente la sottoscrizione del Contratto d’Istituto nei primi giorni di settembre e comunque nei tempi fissati dal CCNL. Le risorse delle aree a rischio e a forte processo immigratorio, come anche quelle delle indennità di bilinguismo e trilinguismo o dei turni notturni e festivi, giungeranno direttamente alle scuole interessate.
Altro aspetto di rilievo è che non solo le somme possono essere liberamente destinate alle attività che più si ritengono funzionali allo sviluppo del Piano triennale dell’offerta formativa, ma nel CCNI si precisa che ogni economia risultante a ciascuna scuola alla conclusione di ogni anno scolastico potrà essere utilizzata nell’anno successivo per finalità diverse da quelle originarie.
Si conferma, poi, la piena attribuzione al MOF anche delle risorse per la valorizzazione del personale docente (bonus), in continuità con la precedente intesa del 26 giugno 2018.
Sanata anche la questione annosa della remunerazione dell’indennità di sostituzione del DSGA (Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi): una apposita somma sarà accantonata per corrispondere a questa esigenza.
Con questo contratto viene rafforzato il ruolo della Contrattazione Integrativa e dei suoi protagonisti, con la riaffermazione delle innovazioni introdotte dal ccnl 2016/2018.
Si conferma ancora una volta come le relazioni sindacali rappresentino strumento efficace e flessibile non solo per regolare il rapporto di lavoro, tutelando Docenti ATA e personale educativo, ma anche per incrementare la funzionalità del sistema scolastico a beneficio degli alunni e delle famiglie.

Francesco Sinopoli Flc CGIL
Maddalena Gissi CISL Scuola
Pino Turi UIL Scuola

SMARTPHONE: “ITALIA SEGUA ESEMPIO FRANCIA E NE VIETI USO A SCUOLA”

SMARTPHONE, GILDA: “ITALIA SEGUA ESEMPIO FRANCIA E NE VIETI USO A SCUOLA”
“L’Italia percorra la via maestra tracciata dalla Francia e vieti l’uso degli smartphone nelle aule scolastiche”. A lanciare l’appello è Maria Domenica Di Patre, vice coordinatrice nazionale della Gilda degli Insegnanti, commentando l’approvazione da parte del parlamento francese della legge che mette al bando i telefoni cellulari nelle scuole e invitando il governo italiano a seguire l’esempio d’Oltralpe.
“L’uso degli smartphone, se non debitamente governato da una progettazione didattica specifica, – dichiara Di Patre – può inibire l’apprendimento delle studentesse e degli studenti distraendoli e astraendoli dal lavoro in classe. Dunque, è necessario superare anche nel nostro Paese la visione mitizzata della comunicazione digitale nell’attività didattica che ha segnato la legge della Buona Scuola”.
“Un esperto del settore come il professor Manfred Spitzer, autore di ‘Demenza digitale’ e ‘Solitudine digitale’, afferma che l’uso dello smartphone a scuola riduce di molto le performance degli studenti. Gli strumenti digitali devono essere il mezzo e non il fine del rapporto educativo e didattico nella scuola, perché nessun device elettronico – conclude la vice coordinatrice nazionale della Gilda – potrà mai sostituire la relazione dialogica tra discenti e docenti”.

PAROLA DI MINISTRO: QUESTA VALUTAZIONE DIRIGENZIALE E’ INUTILE!

PAROLA DI MINISTRO: QUESTA VALUTAZIONE DIRIGENZIALE E’ INUTILE! 

I colleghi che entro il prorogato termine del 31 agosto intendevano compilare sotto l’ombrellone portfolii ed implausibile appendici – vuoi per spirito di servizio, vuoi per il timore di subire pregiudizi o veri e propri atti ritorsivi – possono tirare un sospiro di sollievo.

Nel corso della sua audizione nelle commissioni congiunte Istruzione e Cultura di Camera e Senato del 25 luglio, il ministro Bussetti ha riconosciuto l’insensatezza dell’attuale sistema di valutazione dei dirigenti scolastici, in realtà un clone delle iperconcettuose sperimentazioni confusamente accavallatesi negli ultimi quindici anni e tutte puntualmente naufragate perché scientemente costruite per farle fallire.

Ha affermato, senza mezzi termini, che il caravanserraglio messo in piedi dalla Direttiva 36/16 e replicato con ostinata ottusità anche per l’anno scolastico in procinto di spirare, slegato da ogni forma di incentivo, risulta privo di un requisito essenziale ai fini della valutazione del lavoro dirigenziale.

Abbiamo volutamente atteso un commento di Cgil-Cisl-Uil-Snals. Che non c’è stato, perché spiazzati dalla loro solerzia nell’aver, in un incontro clandestino, convenuto con l’Amministrazione e propri esperti a seguito – reali o presunti – di dover reiterare una pesante ed inutile molestia burocratica inflitta a chi sembra eternamente destinato a far da cavia per legittimare ruoli e funzioni altrui.

Al momento non ci è dato di conoscere come il pregiato ministro intenda rivedere il sistema di valutazione dei dirigenti scolastici, perché a tutt’oggi sono state disattese le richieste di un apposito incontro avanzate da DIRIGENTISCUOLA.

Non sappiamo dunque se sarà rieditato un percorso di orientamento, riflessione e analisi della loro azione dirigenziale, di soggetti perennemente minorenni e in definitiva un po’ tonti, con il corredo di implacabili montagne di carte da riprodurre, compilare, allegare. Oppure se, rispettando le leggi dello Stato e senza coltivare l’illusione di un’impossibile ricerca della formula che eviti una discrezionalità valutativa, voglia egli onestamente e correttamente attribuire ad una valutazione autenticamente dirigenziale – una valutazione seria di una dirigenza vera – il compito di rilevare i soli canonici comportamenti organizzativo-gestionali e il grado di raggiungimento degli obiettivi formalizzati nel provvedimento d’incarico, nella diretta disponibilità del soggetto valutato: come per tutti i dirigenti pubblici, inclusi i pari grado dirigenti amministrativi e dirigenti tecnici dipendenti dallo stesso datore di lavoro, che non ricevono visite di nuclei, né colloquiano in presenza o via skype, né sono sottoposti ad assistenze tutoriali, né sono incisi da defatiganti ed inconferenti incombenze scritturali.

Maestre e maestri ingannati

Maestre e maestri ingannati dalla politica e dai sindacati ricorsifici.

La soluzione proposta dal governo per l’annosa vicenda dei diplomati magistrali è quella di un concorso non selettivo, che permetta a chiunque abbia almeno 24 mesi di servizio di entrare in una graduatoria da cui attingere per i futuri ruoli.

La soluzione è quella che chiunque non abbia lucrato su questa vicenda si aspettava fin dal pronunciamento del Consiglio di Stato. Una soluzione che mette una pezza a una vicenda costruita ad arte dal Ministero e da quei sindacati che non sono in realtà tali, visto che, lungi dal lottare per i diritti di tutti i lavoratori della scuola, traggono guadagno dalla guerra tra diverse categorie di precari, illudendo i lavoratori della scuola che esistano scorciatoie giudiziarie per la stabilizzazione. Veri e propri ricorsifici senza alcuna dignità sindacale.

La riapertura delle GaE, ossia del canale che ha generato negli ultimi venti anni solo precariato, era la follia perseguita unitariamente da alcuni sindacati negli ultimi mesi, nella piena consapevolezza dell’irrealizzabilità di questo disegno sindacale e nella totale presa in giro di migliaia di maestri e maestre. La soluzione trovata dal nuovo governo, del concorso riservato, era l’unica soluzione ovvia a cui poteva giungere una politica che in questi anni ha alimentato sindacati ricorsifici e generato una guerra di tutti contro tutti.

USB ha sempre sostenuto e ribadisce che non esistono scorciatoie giudiziarie per ricostruire una scuola pubblica statale che sia luogo di emancipazione e cultura e per la stabilizzazione dei precari. Esiste la lotta per l’immissione in ruolo di tutti coloro i quali abbiano lavorato nella scuola per almeno 36 mesi, senza ulteriori concorsi e selezioni, esiste la lotta per l’ampliamento degli organici, tagliati a ripetizione dalla famigerata riforma Gelmini in poi, per ottenere il tempo pieno al Sud, per il suo totale ripristino al Nord dove è stato tagliato, per il rientro nei luoghi di residenza dei docenti sparsi per la penisola dall’algoritmo della L.107, per la fine dei finanziamenti alle scuole private.

Per questo USB invita tutti i lavoratori della scuola ad abbandonare questi sindacati che lucrano sulle loro vite e sul loro legittimo desiderio di stabilizzazione e a scegliere chi davvero combatte per i lavoratori e la scuola.

A ogni scuola un preside

A ogni scuola un preside

 

Si è conclusa oggi regolarmente la prova preselettiva del Concorso per l’assunzione di dirigenti scolastici delle scuole statali. Il primo concorso dopo sette anni. Obiettivo: la copertura dei posti vacanti e disponibili per il prossimo triennio, 2019-2021, e il superamento del fenomeno delle reggenze.

Lo svolgimento regolare della prova potrebbe essere il primo passo per un ritorno alla normalità nella direzione e gestione delle scuole statali. In realtà le cose non stanno del tutto così.

 

Da una parte c’è l’amara constatazione di come solo il sistema scolastico italiano realizzi questi tempi biblici per l’avvio di un nuovo concorso per reclutare il proprio personale: sette anni per i dirigenti, quindici anni per i direttori amministrativi.

“Dall’altra – ha ricordato oggi il presidente nazionale di DiSAL Ezio Delfino –  questo concorso non offre soluzione immediata alla grave urgenza segnalata a giugno da DiSAL all’inizio dell’attuale ministero”.

Quell’appello ribadiva che “dal prossimo anno scolastico quasi la metà delle scuole statali avranno un dirigente scolastico a mezzo tempo”.  Quindi, se veramente l’attuale governo intende darsi cura della scuola, occorre “dare al più presto stabilità di direzione a tutte le scuole individuando contestualmente una misura provvisoria che, superando l’istituto della reggenza, consenta fin dal 1 settembre 2018 la guida degli istituti scolastici privi di dirigente titolare”.

 

DiSAL ha sempre sostenuto l’errore dell’istituto della reggenza (art. 1-sexies DLgs del 31/01/2005), divenuto, infatti, da strumento fisiologico per la soluzione di alcune emergenze a fenomeno patologico. Occorre quindi che:

–  entro la fine di quest’anno venga indetto un nuovo concorso alla dirigenza scolastica per far fronte alle centinaia di posti che si renderanno nuovamente vacanti dall’ 1 settembre 2019, modificando da triennali a biennali i prossimi concorsi direttivi;

  • per togliere lo stato di incertezza di tutte le sedi vacanti, il Miur predisponga immediatamente un provvedimento straordinario di assegnazione di un incarico di presidenza per tutte le scuole senza dirigente, fermamente limitato a quest’ anno scolastico e senza alcun vantaggio rispetto a futuri concorsi, anche valorizzando la disponibilità e competenza dei docenti che hanno svolto la funzione vicaria proprio nelle scuole prive di titolare.

 

Ogni scuola ha diritto a una dirigenza e i dirigenti scolastici debbono poter offrire appieno il contributo della loro professionalità alla propria  comunità scolastica.

Il concorso appena avviato può segnare da parte del Ministero l’inizio di nuovo percorso di attenzione e di coerente programmazione per il reclutamento e l’assegnazione di dirigenti alle istituzioni scolastiche.  L’inizio di un nuovo corso: un preside per ogni scuola.

Responsabilità disciplinare docenti

Responsabilità disciplinare docenti: modificare la legge Madia

Il 18 luglio è iniziata all’Aran la trattativa relativa alla sequenza contrattuale sulla responsabilità disciplinare dei docenti, così come previsto dall’articolo 29 del nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro firmato il 19 aprile 2018.

Il confronto era stato rinviato ad una specifica sequenza contrattuale a causa dell’impossibilità di trovare in fase di rinnovo contrattuale una soluzione condivisa tra Aran e sindacati, sulla base delle norme di riferimento, contradditorie e di difficile interpretazione.

Nel corso dell’incontro i sindacati hanno ribadito la totale indisponibilità a definire la materia qualora dovesse permanere il vincolo della legge Madia, previsto peraltro solo nel comparto scuola, che assegna al dirigente scolastico la competenza a irrogare la sanzione della sospensione fino a 10 giorni (negli altri comparti pubblici l’irrogazione di tale sanzione è affidata a un apposito ufficio per i procedimenti disciplinari). La legge Madia va dunque modificata: i poteri disciplinari vanno esercitati in coerenza col modello di scuola comunità educante definito dal CCNL.