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Incarichi di dirigente tecnico

Incarichi di dirigente tecnico: dalla Magistratura un chiaro richiamo al rispetto delle norme

La legge 107/2015, nel tentativo di rinforzare il corpo ispettivo, ha fornito (articolo 1, comma 94) copertura finanziaria all’attribuzione di qualche decina di incarichi triennali di dirigente tecnico. La normativa di riferimento, naturalmente, rimane l’articolo 19 del d.lgs. 165/2001.

Adesso, quasi allo scadere del triennio di riferimento, il Tribunale di Catanzaro ha censurato (sentenza n. 179/2018) l’operato dell’Amministrazione per non avere formulato chiari ed oggettivi criteri di scelta prima di scegliere il destinatario dell’incarico assegnato dal competente USR. L’inosservanza dell’articolo 19 ha causato, pertanto, l’annullamento dell’incarico stesso.

Oltre a richiamare i classici principi della selezione trasparente, del buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, del rispetto della buona fede e della correttezza contrattuale, la sentenza precisa come i criteri di scelta siano l’unico strumento in grado di consentire un controllo – seppur estrinseco – della motivazione del conferimento dell’incarico e pertanto della sua legittimità.

In definitiva il Giudice, pur richiamando l’esercizio del potere privatistico di conferimento dell’incarico dirigenziale di cui è titolare la pubblica amministrazione in qualità di datore di lavoro, esclude del tutto la possibilità di conferimenti meramente fiduciari. È stato quindi ribadito il principio giuridico secondo cui l’attribuzione di incarichi dirigenziali in questione, pur non avendo natura concorsuale, deve basarsi sull’apprezzamento oggettivo e comparativo delle qualità professionali e del merito. È stata nettamente respinta la tesi secondo cui l’incarico possa essere assegnato mediante una valutazione soggettiva.

Resta pertanto fermo il principio dell’assoluto rigore delle selezioni, per garantire gli interessi della parte datoriale nel suo complesso e per confermare anche gli interessi pubblici verso cui – commenta il Giudice – converge l’interesse dei candidati.

Dal Tribunale di Catanzaro arriva dunque un fermo monito per l’Amministrazione.

L’ANP vigilerà attentamente sui futuri interpelli a tutela di tutti i dirigenti scolastici e dello stesso sistema scolastico nella sua interezza.

Regolamento europeo privacy

Regolamento europeo privacy: ancora una volta le scuole devono cavarsela da sole!

Si è tenuto stamattina al MIUR il previsto incontro informativo per le Organizzazioni Sindacali in vista della imminente piena applicazione del Regolamento europeo 2016/679 in materia di protezione dei dati personali (GDPR), prevista per il 25 maggio 2018.

In primo luogo, la delegazione ANP ha espresso la netta contrarietà rispetto al comportamento di alcuni direttori di USR che hanno emesso note sulla materia oggetto dell’odierno incontro prima ancora dell’informativa alle OO.SS.

Come già fatto in occasioni precedenti, l’ANP ha sollecitato un intervento urgente dell’Amministrazione ritenendo che la materia, per la sua complessità, non possa essere affrontata dai dirigenti delle scuole senza indicazioni dal MIUR. In particolare, si è richiesto che la nomina dell’RPD (Responsabile della Protezione dei dati) sia effettuata a livello di amministrazione centrale o periferica e non di singola scuola, individuando un apposito ufficio (regionale o nazionale) con personale che sia in grado di fornire anche consulenza.

La delegazione ANP ha poi richiesto la destinazione di appositi fondi per la parte di messa in conformità e di formazione, che ricade comunque, almeno per la parte relativa alle concrete misure organizzative adottate, sui singoli Istituti scolastici.

L’Amministrazione ha informato del fatto che, all’inizio della prossima settimana, invierà una nota alle scuole con indicazioni di carattere generale sulla materia e suggerimenti sull’opportunità di procedere alla nomina del RPD per reti di scuole. Ha, inoltre, replicato alla nostra richiesta di specifico finanziamento dicendo che i fondi di funzionamento sono stati già definiti e ripartiti e che un tale intervento sarà possibile solo in occasione del prossimo bilancio.

Ha poi annunciato un’iniziativa di formazione rivolta ai dirigenti e poi a cascata ai dipendenti, che dovrebbe prendere l’avvio entro le prossime settimane.

Giudichiamo molto negativamente il comportamento dell’Amministrazione che, dopo ben due anni dall’emanazione del Regolamento europeo, si è ridotta solo all’ultima settimana prima della sua piena entrata in vigore per prendere in considerazione la delicata posizione delle istituzioni scolastiche, senza peraltro assumersi compiti reali di indirizzo e di gestione, quantomeno per la materia del RPD.

Regolamento europeo sulla privacy: incontro al MIUR

Regolamento europeo sulla privacy: incontro al MIUR

In risposta alle sollecitazioni del sindacato il MIUR si è impegnato a fornire indicazioni e supporto alle scuole per l’applicazione del Regolamento.

Si è svolto oggi 18 maggio l’incontro richiesto dalla FLC CGIL con CISL Scuola e UIL Scuola RUA lo scorso 26 aprile sull’applicazione del Regolamento europeo sulla Privacy (RGPD).

Le richieste della FLC CGIL

Preliminarmente abbiamo protestato per l’emanazione, irrispettosa delle relazioni sindacali, da parte di alcuni Direttori Regionali di indicazioni alle scuole prima dello svolgimento dell’incontro con i sindacati e abbiamo lamentato il fatto che finora il MIUR si sia preoccupato solo di provvedere ad una attività di formazione del personale ministeriale e degli adempimenti del MIUR e degli USR, ritardando ingiustificatamente l’attenzione alle problematiche delle scuole.

Nell’incontro abbiamo ribadito le richieste di gestione centralizzata dei principali adempimenti relativi alla valutazione di impatto dei trattamenti dei dati, della predisposizione di un modello di registro dei trattamenti e dell’individuazione delle nuove figure (RDP Responsabile della Protezione dei Dati) sottolineando l’esigenza di supportare le scuole, di assegnare le risorse economiche indispensabili e di provvedere alla formazione del personale. Sul RDP abbiamo richiesto di provvedere a nomine centralizzate sul territorio, così come suggerito dalla normativa e dalle linee guida dell’Unione Europea.

Abbiamo invitato l’Amministrazione ad evitare inutili richiami ai dirigenti scolastici e alle scuole sul senso delle innovazioni previste dal Regolamento e sulle connesse responsabilità dei titolari del trattamento, che i dirigenti scolastici conoscono bene, per dare invece concrete indicazioni operative e contribuire alla valutazione del livello di protezione dei dati trattati.

Le risposte dell’Amministrazione

L’Amministrazione, rappresentata dalla dott.sa Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali e dalla dott.ssa Gianna Barbieri, Direttore generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica, si è impegnata a emanare all’inizio della prossima settimana una nota agli USR e alle scuole autonome contenente indicazioni operative sulle procedure di nomina dei RDP che dovrebbero essere coordinate dagli Uffici Scolastici e dovrebbero condurre alla designazione del medesimo RPD per le scuole della stessa aree territoriale. La nota darà inoltre le informazioni su un percorso di formazione di dirigenti scolastici e direttori dei servizi che prevedrà l’utilizzo (entro un paio di settimane) della piattaforma di formazione già rivolta al personale del MIUR e iniziative in presenza con utilizzo dei fondi PON. L’Amministrazione si è inoltre impegnata a mettere a disposizione delle scuole un modello base di registro dei trattamenti.

Come FLC abbiamo sottolineato la necessità che la nota sollevi le scuole e i dirigenti scolastici dalle preoccupazioni sulla scadenza del 25 maggio ricordando che l’attuale normativa nazionale (dlgs 196/2003) è ancora vigente, che il decreto legislativo correttivo non è ancora stato emanato e che le scuole, seguendo le indicazioni del MIUR, stanno concretamente avviando tutti gli adeguamenti necessari al miglioramento della sicurezza nel trattamento dei dati.

Giù le mani dagli insegnanti

AGGRESSIONI AI DOCENTI, DI MEGLIO: “SERVE FORMAZIONE GIURIDICA ADEGUATA”

“Purtroppo la cronaca quotidiana ci dice che la violenza contro i docenti da parte di studenti e genitori non è un fenomeno episodico, ma ha ormai assunto caratteristiche di vera e propria emergenza. Di fronte a questa drammatica escalation i docenti non possono essere lasciati soli e le istituzioni hanno il dovere di farsi carico di questo problema. I dirigenti scolastici devono tutelare i docenti ed è necessaria una formazione giuridica adeguata”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, ha aperto a Grosseto i lavori del convegno nazionale “Giù le mani dagli insegnanti. Docenti vittime di aggressioni: implicazioni civili e penali”, organizzato dalla Gilda degli Insegnanti di Grosseto, in collaborazione con l’Associazione Docenti Art.33 e il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Grosseto, che si è svolto questa mattina all’istituto “Leopoldo II di Lorena”.
Laura Parlanti, avvocato del Foro di Grosseto, ha illustrato le sanzioni in cui può incappare un insegnante, soffermandosi sulle recenti sentenze che limitano il potere sanzionatorio del dirigente al richiamo verbale e alla censura e non consentono la sospensione. 
L’intervento di Simone Costanzo, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Grosseto, si è invece concentrato sui reati penali in cui può incorrere un insegnante e ha avanzato l’ipotesi che per la scuola e la professione docente serva una legislazione ad hoc che tuteli la libertà d’insegnamento e che permetta al docente di formare i cittadini del futuro.
Fabrizio Reberschegg, presidente dell’associazione Docenti Art.33, ha rimarcato il ruolo dei docenti che stanno in trincea, in classe, e che vivono una preoccupante solitudine educativa, indicando come possibile soluzione la collegialità e il ruolo del Consiglio di classe. 
A chiudere gli interventi, Monica Buonfiglio, dirigente dell’Ufficio VII – Ambito territoriale di Grosseto, la quale ha difeso i principi della legge 107/2015 e ha garantito che l’Amministrazione non lascerà soli gli insegnanti, così come il personale Ata, gli studenti e le famiglie, e ha invitato ad utilizzare gli strumenti a disposizione: patto di corresponsabilità, Ptof e organi collegiali.

LICEI MUSICALI: “MODIFICARE REQUISITI PROVA AMMISSIONE”

LICEI MUSICALI, FGU A MIUR: “MODIFICARE REQUISITI PROVA AMMISSIONE” 
“I requisiti minimi di preparazione stabiliti dal Miur per superare la prova di accesso ai licei musicali rischiano di ridurre ulteriormente il numero di iscritti a questo corso di studi e di penalizzare gli studenti di alcune aree d’Italia”. È la preoccupazione espressa dalla Federazione Gilda-Unams riguardo il decreto ministeriale 382 emanato l’11 maggio, in particolare in merito all’articolo 8 che fissa le competenze e la preparazione necessarie per accedere al primo anno della sezione musicale dei licei musicali e coreutici.
Secondo la FGU, la prova per essere ammessi può essere superata soltanto da chi sia già in possesso di capacità di esecuzione che si acquisiscono dopo 3 o 4 anni di studio. 
“Si tratta di competenze che possono maturare i ragazzi che provengono dalle scuole medie a indirizzo musicale ma, come è noto, gli istituti di questo tipo sono pochi e distribuiti in maniera disomogenea in tutto il territorio nazionale. Senza considerare, poi, che nelle scuole medie a indirizzo musicale si studia, in ogni singolo istituto, una minima parte (soltanto quattro, ndr) degli strumenti previsti nei licei musicali”.
“Per i ragazzi che non provengono da scuole medie a indirizzo musicale, dunque, l’unico modo per superare il nuovo esame di ammissione ai licei musicali è affidarsi ad insegnanti privati. Poiché si tratta di una soluzione molto costosa che non tutti possono permettersi – conclude la Federazione Gilda-Unams -, chiediamo al Miur di modificare il provvedimento per evitare il rischio che l’istruzione musicale pubblica diventi appannaggio delle famiglie più benestanti”.

Messa in sicurezza degli edifici scolastici

On.le Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca
Valeria Fedeli

Dott.ssa Carmela Palumbo
Capo Dipartimento per le risorse

Dott.ssa Simona Montesarchio
Direzione Generale per l’edilizia scolastica

Viale di Trastevere, ROMA

 

Oggetto: Messa in sicurezza degli edifici scolastici

La notizia del crollo di parti di un controsoffitto in una scuola materna di Eboli ha riportato all’attenzione dei dirigenti scolastici e dell’opinione pubblica l’annosa questione della mancata messa in sicurezza delle scuole.

Anche questa volta è stata sfiorata la tragedia. Ovviamente tiriamo tutti un sospiro di sollievo, ma l’incolumità di otto milioni di alunni e di ottocentomila addetti non si può affidare ai miracoli.

Troppi e troppo frequenti negli ultimi anni i casi di crolli in scuole di ogni ordine e grado, eventi a volte annunciati se non addirittura ripetuti, altre volte assolutamente imprevedibili.

Pur apprezzando la decisione degli ultimi due Governi di trasferire agli EE.LL. consistenti risorse per la costruzione di nuovi edifici e per le indagini diagnostiche su solai e controsoffitti, l’ANDIS segnala il forte ritardo con cui gli Enti appaltano e realizzano gli interventi finanziati, come pure sottolinea la necessità e l’urgenza di stanziare risorse statali congrue rispetto all’elevato grado di rischio in cui versano la maggior parte degli edifici scolastici del nostro Paese.

Una vera e propria emergenza nazionale, se si prendono in esame i dati forniti dall’Anagrafe dell’edilizia scolastica del MIUR e dai Rapporti di Legambiente e Cittadinanzattiva.

L’ANDIS ancora una volta protesta per la condizione di abbandono in cui da anni sono stati lasciati i dirigenti scolastici, a fronte delle criticità dell’edilizia scolastica.

Individuati dalla legge quali datori di lavoro, i dirigenti scolastici sono stati chiamati in questi anni ad esercitare responsabilità esclusiva riguardo l’utilizzazione dei locali, l’organizzazione del lavoro, le attrezzature e gli arredi, le sostanze utilizzate, l’uso dei dispositivi di protezione individuale, la gestione delle emergenze, la sorveglianza sanitaria, la formazione e l’informazione dei lavoratori.

Di fronte alla frequente latitanza degli Enti locali, i dirigenti scolastici avvertono tutta la drammaticità della situazione attuale, consapevoli dell’impossibilità di garantire appieno la salute e la sicurezza degli studenti e dei lavoratori in servizio presso i loro istituti.

L’ANDIS, pertanto, sollecita le Autorità in indirizzo a promuovere in tempi brevissimi un Conferenza nazionale sull’edilizia scolastica e sulla sicurezza delle scuole, che veda la presenza dell’Unità di Missione, dell’Osservatorio Edilizia Scolastica, dell’ANCI, dell’UPI, dei Responsabili scuola dei Partiti, delle Associazioni professionali della scuola e delle OO.SS. di comparto e area.

 

Con i più distinti saluti

 

Prof. Paolino Marotta, Presedente dell’ANDiS

RINNOVO CONTRATTUALE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

DiSAL E IL RINNOVO CONTRATTUALE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

Premessa
La Direzione Nazionale dell’Associazione Professionale dei dirigenti scolastici DiSAL, riunita a Milano il 21
aprile 2018, in previsione dell’imminente ripresa del confronto contrattuale per la definizione del CCNL
dell’area dirigenziale C) Istruzione e Ricerca, così definita dall’Accordo Quadro del 13 luglio 2016, auspica
una positiva conclusione del confronto contrattuale in sede ARAN, tenuto conto del lungo periodo di
blocco.
In questa particolare occasione, nel rispetto delle prerogative sindacali e di quelle di Parte Pubblica in
materia, l’Associazione professionale DiSAL offre, all’attenzione delle Parti interessate ed ai Dirigenti
scolastici, alcuni elementi di riflessione, unitamente ad alcune richieste provenienti dai propri soci e di cui
intende farsi carico.
Ridefinizione del profilo del dirigente scolastico
Appare opportuno sottolineare, in via preliminare, come l’attuale dibattito sul rinnovo contrattuale dei
dirigenti scolastici sia polarizzato sugli aspetti retributivi, mentre parrebbe essere passato in secondo piano
il tema della ridefinizione del profilo dirigente scolastico che riteniamo debba essere affrontato e chiarito
unicamente per via legislativa. Non condividiamo, pertanto, l’impostazione dell’Atto di indirizzo relativo al
Comparto scuola che, nella sezione dedicata ai Dirigenti scolastici, affida in effetti alla contrattazione il
compito di declinare il profilo professionale del dirigente. La scuola è un’istituzione che eroga un servizio
pubblico, in cui operano, con ruoli istituzionali e comportamentali diversi, soggetti eterogenei (docenti,
genitori, studenti, ecc.). In questo contesto il dirigente scolastico esercita, tra le altre, funzioni
amministrative e gestionali che, in quanto funzioni a rilevanza pubblica, possono essere esercitate solo
all’interno di un chiaro quadro legislativo che, invece, ha fatto registrare nell’ultimo decennio diverse
innovazioni, talvolta contradditorie tra loro, modificando di fatto l’originario profilo del dirigente scolastico
della scuola dell’Autonomia delineato nel D.Lgs 165/01.
Diversi interventi dei recenti Governi e del Parlamento in materia di riforme della Pubblica Amministrazione
(Dlgs 150/09 e L. 124 /2015 cd legge Madia) e dell’Istruzione e della Formazione (DPR 80/13, L. 107/2015
con particolare riguardo all’art.1 c.78) rendono necessaria per questo una piena ed adeguata rivisitazione in
sede legislativa del profilo del dirigente scolastico.
Stante l’attuale precario quadro politico, che non fa pensare ad interventi legislativi organici in materia nel
breve periodo, uno strumento per mettere mano a tale operazione di raccordo tra le diverse norme che
hanno modificato profondamente ruolo, funzioni e responsabilità dei dirigenti scolastici, potrebbe essere
costituito dall’attuazione – se non decaduta – della nona e ultima delega di cui alla L. 107/2015, inerente la
revisione del decreto legislativo 297/1994 Testo Unico sulla Scuola, all’interno del quale inserire elementi,
definizioni, responsabilità definitori del profilo del dirigente scolastico, prevedendone poi una successiva
ratifica parlamentare.
Responsabilità in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro
Per quanto concerne la delicata questione delle responsabilità del dirigente scolastico in materia di
sicurezza e tutela della salute, invece non resta che attendere che il nuovo Parlamento lo rimetta
nell’agenda dei temi prioritari, facendo tesoro di proposte di legge già presentate e discusse alla fine della
scorsa legislatura cui DiSAL ha fornito il massimo supporto in termini di collaborazione e di elaborazione.
Profilo del dirigente scolastico e contratto di lavoro
DiSAL ritiene che sarebbe evidentemente opportuno redigere e sottoscrivere un nuovo Contratto di lavoro
solo dopo la definizione per via legislativa del profilo e di nuove responsabilità del dirigente scolastico.
Tuttavia, poiché bisogna prendere atto, ancora una volta, che non c’è consequenzialità tra i diversi passaggi
e che urge il rinnovo del contratto di lavoro, non è da escludere che già in esso possano essere ricondotte
specificità, ruoli, azioni e responsabilità del dirigente scolastico, avendo cura, però, di non invadere – come
sopra affermato – le riserve di legge, così come peraltro previsto dagli artt.1 e 2 del CCNL 2002/2005 della dirigenza scolastica e riconfermato dall’art. 1 del CCNL 2006/2009, rispetto alla definizione e contenuti della funzione dirigenziale, in cui si fa esplicito rinvio alle previsioni del D.Lgs 165/01.
E’ da auspicare, invece, che la parte giuridica del prossimo nuovo contratto dei dirigenti scolastici relativa al profilo professionale si occupi di ridefinire, migliorandole, le loro condizioni di lavoro fortemente sbilanciate verso compiti di natura burocratica, spesso collegati a richieste ed esigenze che provengono da altre amministrazioni. E’ opportuno, in tal senso, che accanto al confronto sull’onnicomprensività della retribuzione, siano ridefinite in sede contrattuale le modalità di conferimento degli incarichi, la sostituzione durante le ferie e nei periodi di malattia, le specifiche responsabilità amministrative, i rapporti di responsabilità con il Direttore amministrativo,…
Il Contratto di lavoro non potrà non declinare, infine, un articolato riguardante la formazione in servizio dei dirigenti scolastici nel quale prevedere una congrua destinazione di risorse e permettere attraverso il sistema diffuso dei voucher il protagonismo dei soggetti titolari della formazione dei dirigenti scolastici, comprese le associazioni professionali che svolgono spesso una funzione di supplenza alle carenze dell’amministrazione centrale e invece dovrebbero risultare strategiche anche attraverso il libero organizzarsi delle opportunità di formazione tra dirigenti scolastici o tra reti di scuole.
La retribuzione del dirigente scolastico
Appare invece urgentissimo che alcuni aspetti legati alla retribuzione debbano trovare adeguate soluzioni nella imminente fase di contrattazione mettendo mano, dopo oltre dieci anni dall’ultimo confronto contrattuale, alle questioni stipendiali rimaste sospese.
Tale questione era già matura alla naturale scadenza della vigenza contrattuale 2006/2009, ma proprio il blocco della contrattazione non ha permesso di proseguire nel percorso di perequazione esterna delle retribuzioni dei dirigenti scolastici rispetto ad altre analoghe figure dirigenziali del comparto pubblico (a fronte peraltro di maggiori responsabilità dei primi ed all’aumento di carico di lavoro derivante dalle operazioni di dimensionamento scolastico e di conferimento reggenze sulle sedi vacanti, oltre alle già ricordate “molestie” burocratiche). La mancanza di confronto, unitamente all’assenza di destinazione di risorse (cui in parte e in maniera insufficiente ma non strutturale ha provvisto solo di recente la L.107/15) non ha permesso neppure di sanare la sperequazione interna che si era creata tra gli ex direttori didattici e presidi in ruolo nel 1999/2000 e i presidi incaricati dei primi anni 2000 e coloro che sono entrati in ruolo con gli unici due concorsi ordinari del 2007 e 2011 (che, tra l’altro, rappresentano ormai la maggioranza dei colleghi in servizio), senza citare le sperequazioni stipendiali tra le diverse regioni in materia di retribuzione di posizione parte variabile e di risultato su cui si ritornerà qui sotto.
Aspetti critici da affrontare
Si segnalano, infine, le seguenti criticità che il tavolo di contrattazione dovrà urgentemente e positivamente affrontare e risolvere:
 dedicare attenzione alla sfasatura tra il triennio contrattuale 2016/2018 e le risorse messe a disposizione dalla Legge di stabilità che coprono due annualità 2019 e 2020 che vanno oltre la vigenza contrattuale peraltro già in scadenza a dicembre di questo anno;
 realizzare una reale perequazione esterna: il nuovo Contratto dovrà integrare quanto già definito per i comparti pubblici, rendendo disponibili al tavolo contrattuale le risorse stanziate specificamente per i dirigenti scolastici con il comma 591 della Legge di bilancio 2018 (L.205/17), ponendo così le premesse per una progressiva perequazione. Il tentativo, con queste limitate risorse a disposizione, risulta quello di “…armonizzare progressivamente l’indennità di posizione parte fissa dei dirigenti della scuola (ex Area V) con il valore della corrispondente voce retributiva prevista per gli altri dirigenti dell’area;  regolamentare e tutelare la costituzione del Fondo Unico Nazionale: l’Atto di indirizzo richiede, come per tutte le Aree dirigenziali, l’assorbimento della retribuzione di posizione parte fissa nella voce stipendiale, passaggio questo che potrebbe avere dei riflessi negativi nella costituzione del Fondo Unico Nazionale (FUN), soprattutto in una situazione in cui le reggenze si annunciano in numeri significativi per almeno altri uno/due anni scolastici stante il ritardo delle procedure del nuovo concorso;  attuare una corretta e celere corresponsione del FUN superandone l’attuale gestione puramente ragionieristica da parte del MEF/MIUR: la corresponsione, cronicamente in ritardo ogni anno, dovrà avvenire previa ridefinizione dei suoi criteri di costituzione e quantificazione, rivedendo gli attuali
meccanismi relativi alla determinazione delle fasce, oggi variabili da regione a regione e quelli di erogazione della retribuzione di posizione parte variabile e risultato. Il FUN di fatto si è ridotto rispetto alle misure in atto prima del 2010, registrando un con recupero solo temporaneo con le risorse messe a disposizione dalla L.107/15 e anche a seguito della riduzione del numero della platea dei beneficiari; quest’ultimo concausa peraltro è prevedibile che nel 2019/20, con l’espletamento delle procedure concorsuali, cessi i suoi effetti, per la ricostituzione dell’organico dei Dirigenti. Tra l’altro si tratta di un compenso contrattualmente dovuto a fronte di una prestazione già resa in concomitanza con un aumento esponenziale dei carichi di lavoro come sopra ricordato. Da rilevare che, a seguito dei processi di dimensionamento scolastico, il numero di dirigenti scolastici si è progressivamente ridotto: da 12000 dirigenti scolastici in organico nel 2000 agli 8000 di oggi. Inoltre il FUN viene distribuito in base ai posti in organico delle diverse regioni, anziché in base al numero dei dirigenti in servizio: il risultato di questo orientamento è che i dirigenti che operano nelle regioni con forti vuoti sono avvantaggiate rispetto a quelle ad organici pieni, generando quindi una nuova sperequazione tra i colleghi questa volta da regione a regione le regione;  regolamentare il recupero totale della quota della RIA, nel momento della cessazione dal servizio dei dirigenti scolastici che ne hanno goduto. Tale quota contribuisce ad alimentare il fondo regionale, per essere ridistribuita ai dirigenti in servizio nella retribuzione di posizione parte variabile. Si tratta, infatti, di fondi contrattuali appartenenti al comparto scuola, secondo quanto stabilito già nei CCNL, quello di ingresso nell’area dirigenziale V del 2001 e in quello del 2002/2005;  definire la problematica gestione della retribuzione di risultato oggi legata alle controverse procedure della valutazione dei dirigenti scolastici.

ASSEGNAZIONI PROVVISORIE E DOCENTI “ESILIATI”

ASSEGNAZIONI PROVVISORIE E DOCENTI “ESILIATI” DALLA L. 107 non specializzati nel Sostegno

La riapertura della trattativa nazionale sulle Assegnazioni provvisorie, porta nuovamente alla ribalta l’annosa questione dei docenti sparpagliati in maniera casuale lungo tutta la penisola secondo le catastrofiche modalità della legge n. 107/2015.

Visto che ancora una volta il MIUR ha perso l’occasione per provare a porre rimedio a qualcuno dei danni provocati dalla legge 107/2015 – ad esempio trasformando i posti vacanti e disponibili e i posti in deroga da “organico di fatto” in “organico di diritto” – per le migliaia di colleghe e colleghi allontanati dalla propria città dal “confuso” algoritmo ministeriale, svanita la possibilità di un trasferimento definitivo, non rimane che sperare nelle Assegnazioni provvisorie per ritornare almeno temporaneamente dalle proprie famiglie.

A questo scopo occorrerebbe anche consentire, come accaduto fino a due anni fa, e come reso possibile dal nuovo CCNL Scuola 2016/2018, la possibilità di chiedere l’assegnazione provvisoria sui posti di sostegno anche per i docenti privi del titolo di specializzazione.

Naturalmente, come previsto dalla l. 104/1992, prima di procedere a tale operazione devono essere accantonati tutti i posti da riservare ai docenti precari specializzati presenti nelle GaE e nelle Gd’I (compresi gli attuali specializzandi), garantendone la continuità didattica.

Ma questa è solo una soluzione tampone, di fronte alle resistenze del governo e all’inerzia delle OO.SS. “pronta-firma”, ribadiamo le nostre richieste che consentirebbero di dare stabilità all’organico del personale docente, rispondendo alle richieste delle famiglie, degli studenti, dei colleghi precari e di ruolo:

  1. Trasformazione di tutti i posti vacanti e disponibili e in deroga in “organico di diritto”.

  2. Diminuzione del numero di alunni per classe e diffusione del tempo pieno al Sud.

  3. Ripristino delle compresenze, delle materie e del tempo scuola tagliati dalla “riforma” Gelmini e non reintrodotti dalla legge n. 107/2015.

BASTA PRESE IN GIRO CON L’ALTERNANZA

RETE STUDENTI: BASTA PRESE IN GIRO CON L’ALTERNANZA, VOGLIAMO UNA SCUOLA #BUONAXDAVVERO

Recentemente è stata emanata dal MIUR una nota (7194) con la quale si apre la possibilità a sostenere l’esame di maturità 2017/2018 anche agli studenti che non hanno sostenuto le 200 ore nei licei e 400 ore negli istituti tecnici e professionali. A primo avviso può sembrare, come qualcuno ha detto, che sia venuta meno l’obbligatorietà per coloro che sono entrati al terzo anno nel 2016/2017. Quando sappiamo che per far fronte a quel monte orario, trovandosi completamente impreparate e senza reali vincoli, le scuole hanno accettato percorsi di ogni sorta, con i risultati che abbiamo denunciato sui giornali, nelle piazze e anche con il nostro monitoraggio (qui link). La verità è che la 107/15 comincia a dimostrare di essere una legge che voleva riformare completamente il sistema di istruzione ma che non ne era in grado, perché tra le lacune normative, il ritardo sull’emanazione delle leggi delega (uscite con nell’aprile 2017) e il ritardo evidentemente intenzionale nell’emanare la Carta dei Diritti degli Studenti in Alternanza (link) lo scorso novembre, dimostra gli enormi limiti di una legge caduta dall’alto che necessita di essere rimessa in discussione e superata.

La verità è che c’è una classe d’età su cui si è testato un modello senza poi prendersene le responsabilità. La verità è che questi ragazzi sono stati presi per in giro dal Ministero. Infatti con l’entrata in vigore della legge 13 luglio 2015 n. 107, sin dall’anno scolastico 2015/2016, i percorsi di alternanza scuola-lavoro sono diventati a tutti gli effetti obbligatori e pertanto gli studenti che nel 2015/2016 frequentavano il terzo anno di scuola superiore erano obbligati a seguire la legge.

La normativa che regola però l’accesso agli esami di stato in relazione all’alternanza però non era inserita nella 107/15, bensì nel DL 62 del 13 aprile 2017, che emanato con ritardo faceva si che la riforma dell’esame di maturità ricadesse sulla classe successiva, ovvero chi farà la maturità l’anno prossimo. Alla confusione normativa si va ad aggiungere un’altra questione che il MIUR non aveva previsto, o non si era posto visto che a farne le spese sarebbero stati sempre gli studenti, che non tutti gli studenti che si trovano a dover affrontare la maturità quest’anno rientrano nell’attuale ordinamento, ad esempio gli studenti ripetenti non erano tenuti a svolgere la totalità delle ore di alternanza essendo l’obbligo sul triennio e non sui singoli anni e provenendo da un percorso scolastico differente.

Pertanto con la nota il MIUR prova a equiparare tanto coloro che abbiano effettivamente completato il numero minimo di 400/200 ore, quanto coloro che invece non abbiano completato o completamente svolto tale percorso. Risolvendo al problema che potrebbero verificarsi disparità di trattamento dicendo che l’alternanza per questi studenti è da considerarsi unicamente come un elemento di valorizzazione del proprio curriculum. Rimandando alle valutazioni dei Consigli di classe le modalità con cui valutare le esperienze maturate e quindi la loro ricaduta sugli apprendimenti disciplinari e sul voto di condotta. Sottolinenando poi come la valutazione non deve penalizzare chi quei percorsi non li ha svolti. Ma se qualcuno va valorizzato perché ha svolto l’alternanza è naturale che chi non l’ha svolta risulti penalizzato in quanto non può godere di quella valorizzazione.

“Cosa significa, dunque, tutto questo? – dichiara Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi – A nostro avviso due cose, che abbiamo sempre rivendicato: c’è una classe, quella dei ‘99, che per tre anni è stata presa in giro, con un cambio di regole della maturità a fine corsa. Ci sono voluti tre anni, sulle spalle degli studenti, sulle spalle di chi ha affrontato una corsa contro il tempo per terminare le ore per accedere all’esame di stato, sulle spalle di chi ha subito un cambiamento radicale e venuto dall’alto, sulle spalle di chi alla fine è stato solo lo strumento di un esperimento, a nostro avviso fallito. Far uscire una nota interpretativa a maggio, quando la maturità è a giugno, non dimostra certamente un comportamento dignitoso e rispettoso dello studente. Questo dimostra poi palesemente che la Buona scuola fa acqua da tutte le parti, sarà arrivato il momento di mettersi in discussione, di mettere in discussione tutto e ripartire da chi vive quotidianamente la scuola? Secondo noi si.”

BOICOTTATI I QUIZ INVALSI

PRIMO GIORNO DI SCIOPERO BREVE, IN MIGLIAIA DI CLASSI DELLA SCUOLA PRIMARIA BOICOTTATI I QUIZ INVALSI

Come negli scorsi anni SGB ha fornito ai lavoratori lo strumento dello sciopero delle attività legate ai quiz invalsi; uno sciopero che permette ai docenti di non interrompere le attività didattiche e, contemporaneamente, boicottare gli odiati quiz della scuola a punti, rinunciando ad un’ora di stipendio. Dai dati in nostro possesso, quest’anno l’adesione alla protesta è cresciuta in modo sorprendente. Negli scorsi giorni e nella giornata di oggi siamo stati contattati dagli insegnanti di centinaia di scuole che ci hanno comunicato l’adesione allo sciopero in tutte o molte classi dei loro istituti. La protesta si è articolata su tutto il territorio nazionale, con punte eccezionali al centro-nord, specie in Veneto, Toscana ed Emilia Romagna.

Il risultato assume maggior valore considerato che solo SGB ha organizzato lo sciopero e sarebbe stato prevedibile scontare l’assenza del resto del sindacalismo di base, nonché l’avversione dei sindacati complici, da sempre in posizione di esplicito appoggio al sistema invalsi. Abbiamo dovuto poi affrontare i soliti tentativi di alcuni dirigenti di ostacolare la protesta con pressioni e false indicazioni su una presunta illegittimità dello sciopero, senza alcun fondamento normativo.

I lavoratori hanno comunque accolto il nostro appello e reso quindi possibile la difesa del diritto ad uno sciopero che hanno sentito finalmente utile ed incisivo.

Oltre ai quiz saltati per lo sciopero, in diverse scuole la somministrazione oggi non è stata possibile a causa delle difficoltà tecniche, legate alle procedure informatiche della prova di inglese. Nonostante ciò, attendiamo il solito comunicato fotocopia dell’invalsi che vanta percentuali di riuscita improbabili.

Questa protesta incarna la doverosa opposizione al modello della scuola a quiz che tra l’altro ora, dopo l’emanazione dei decreti sugli esami di Stato, invade il lavoro dei docenti, imponendosi come unico parametro di valutazione, ben più discriminante della valutazione degli insegnanti, minacciando di fatto la fine del principio del valore legale dei titoli di studio, storico obiettivo della cultura più reazionaria e conservatrice del nostro paese.

Resta il rammarico di non essere riusciti ad organizzare forme di sciopero anche alle superiori, dove però contiamo sul senso civico degli studenti che stanno già costruendo forme di opposizione.

Lo sciopero è anche l’occasione di esprimere lo sdegno per la situazione attuale della scuola e la protesta in particolar modo contro la buona scuola, il nuovo umiliante contratto nazionale e la vergognosa vicenda del licenziamento di migliaia di maestre assunte con diploma magistrale.

La forma di questa agitazione, che si realizza scuola per scuola con la solidarietà tra docenti, si profila anche come un importante esercizio di mobilitazione contro i peggioramenti normativi attuati dalla buona scuola e quelli in arrivo con il nuovo contratto.

Lo sciopero iniziato oggi è un’altra importante tappa della lotta dei lavoratori della scuola nel percorso di riappropriazione di dignità e diritti e della costruzione anche nel settore dell’istruzione del sindacato utile, conflittuale e improntato ai soli interessi della classe lavoratrice che ancora manca nel nostro paese.

Docenti IRC commissari d’esame?

Docenti IRC commissari d’esame?

 

Il D.l.vo 62/2017 stravolge tacitamente le disposizioni contenute nell’art. 185 comma 3 del D.l.vo 297/1994. Si tratta della sostituzione dell’elenco relativo alle materie d’esame all’Esame di Stato conclusivo della Scuola Secondaria di I°grado con la dicitura riferita a “tutti i docenti del Consiglio di Classe”. Tra le materie indicate nel D.l.vo del 1994 non figurava l’Insegnamento della Religione Cattolica. E’ questa un’ultima trappola tesa dalla L.107 /2015 che istituisce quella che è stata denominata “Buona Scuola”.

L’inserimento di docenti Irc nelle Commissioni d’esame per la terza media è l’ultimo atto di un processo sotterraneo – iniziato con il rinnovo del sistema concordatario – per recuperare all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche il ruolo di ”materia obbligatoria” con diritto all’esonero. Solo con difficoltà sono state introdotte norme e istituti per rendere effettiva la nuova facoltatività con la formulazione delle quattro alternative fra cui la frequenza di una reale materia alternativa. Nessuna promozione è stata fatta per informare le famiglie su tali alternative sulle quali, anche per la difficoltà a superare certe prassi e il timore di esporre i figli a discriminazioni, sono state esercitate, in particolare nella scuola primaria, ben poche opzioni.

A confermare il valore che la Scuola dello Stato attribuisce all’Irc si è introdotto il ruolo per i docenti chiamati ad impartirlo. Si sono dovute superare grandi difficoltà per l’anomalia di docenti assunti nei ruoli dello Stato ma designati da un’altra autorità che mantiene il diritto di revocarli dal loro servizio imponendo allo Stato l’obbligo di individuare una nuova sede in cui essi possano esercitarlo. E’ sembrato ovvio, senza esserlo, al MIUR che tali insegnanti, equiparati agli altri in ruolo per altre materie, possano essere chiamati a far parte delle Commissioni d’esame per gli esami di licenza media.

Le sottoscritte associazioni che si battono da anni per il rispetto della laicità della Scuola e dello Stato, si oppongono con forza a tale stravolgimento della Legge 121/1985, attuativa del Nuovo Concordato. Rivolgono pertanto al MIUR la richiesta urgente di chiarimenti indispensabili per insegnanti e famiglie di alunni e alunne in procinto di affrontare la prova del citato Esame:

– l’IRC sarà materia d’esame? Se non lo sarà, a qual fine la presenza del docente? L’eventuale presenza di un docente di a. a. non si configura come discriminante nei confronti di coloro che hanno scelto attività di studio e ricerca individuali o la non presenza a scuola durante l’Irc?

– nella prova d’esame, a differenza di quanto avviene nelle operazioni di scrutinio, i voti sono soltanto numerici: è quindi prevedibile una valutazione numerica dell’IRC?

– il docente di R.C. nella votazione per promozione o bocciatura si comporta come previsto nel DPR 202/1990, ossia non vota se il suo voto fosse determinante?

Queste sono solo alcune delle ambiguità da chiarire. Il docente di R.C. non deve essere inserito nelle Commissioni d’Esame di III Media. Questa – lo ribadiamo – è la nostra posizione. Denunciare l’incongruenza di tale nuova norma diventa un’occasione per riproporre la necessità di rivedere l’intera normativa concernente l’Irc e di riproporne la collocazione fuori dell’orario ordinario delle lezioni.

Comitato Nazionale Scuola e Costituzione
Comitato bolognese Scuola e Costituzione

Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica

Manifesto dei 500

Ass.Naz. Sostegno Attivo

Cogedeliguria

Ass.Naz. del Libero Pensiero “Giordano Bruno”

Coordinamento Genitori Democratici (CGD)

Comitato Genovese Scuola e Costituzione

CRIDES (Centro di iniziativa per la difesa dei diritti nella scuola)

Movimento di Cooperazione Educativa (MCE)

U.A.A.R.

FNISM

CIDI

Convocazione Osservatorio nazionale valutazione DS – 8 maggio 2018

Convocazione dell’Osservatorio nazionale sulla valutazione della dirigenza scolastica, martedì 08 maggio 2018 alle ore 15.00

 

Si corrisponde alla convocazione in oggetto, ponendo la doverosa premessa che la riunione dell’Osservatorio è sì di natura tecnica, ma nel contempo non priva di riflessi politici, sia con riguardo alle libere scelte compiute dal Legislatore in ordine alla valutazione della dirigenza scolastica – vincolanti –, sia alle modalità con cui l’Amministrazione – pure tenuta a rispettarle – ha inteso, ed intende tuttora, attuarle: che invece non sono assolutamente condivisibili!

Com’è abbondantemente noto, DIRIGENTISCUOLA rigetta in radice la valutazione assurda di una dirigenza minorenne, fondata su un dispositivo inventato dalla Direttiva 36/16, emanata da una ministra di cui si è persa la memoria e replicante, con mutate denominazioni, iperconcettuose sperimentazioni confusamente accavallatesi negli ultimi quindici anni e tutte puntualmente naufragate.

Contesta, con non minor forza, gli aggiustamenti da ultimo concordati – e secretati – in separata stanza con CGIL, CISL, UIL e SNALS – oggi minoritarie – e i cui contenuti sarebbero stati trasfusi dall’Amministrazione nella Nota esplicativa n. 3 del 19 aprile 2018, non curandosi dell’opposizione delle due sigle sindacali d’area, nel loro insieme rappresentanti circa il 50% dei dirigenti scolastici, e soprattutto del rifiuto espresso l’anno scorso dal 33% della categoria, in disparte ogni indagine sul restante 67% che abbia onorato l’adempimento per convinzione oppure per timore di subire azioni ritorsive e pregiudizi nella carriera.

L’immutato marchingegno lo si vorrebbe adesso alleviato di qualche incombenza cartacea, ma di certo è appesantito dall’ancor più invasiva presenza tutoria di esperti – reali o presunti – a fungere da badanti di soggetti perennemente minorenni e, in definitiva, un po’ tonti: da assistere nell’infinito percorso di orientamento, riflessione e analisi della loro azione dirigenziale(?) e nel loro sviluppo professionale; con l’ulteriore supporto degli uffici scolastici regionali che già si sono peritati di organizzare azioni di informazione, formazione e accompagnamento dei dirigenti scolastici affinché possano conoscere, familiarizzare e sperimentare i nuovi(?) strumenti della valutazione, sempre con l’ausilio di esperti – reali o presunti – che, muniti di accattivanti slide, e con una tempistica ammirevole, stanno battendo lo Stivale, in lungo e in largo, per diffondere il Verbo.

Quel che prima facie viene in evidenza è l’insensato sganciamento della valutazione dalla essenziale retribuzione di risultato: già motivato l’anno prima come intervento di pronto soccorso sulle unanimemente convenute criticità del modello e riproposto in attesa che il nuovo contratto, allineandosi alle norme imperative del D. Lgs. 165/01, e nei limiti quivi statuiti, regoli le ricadute economiche.

Ma l’aspetto più grave è che una valutazione di tal fatta – priva di qualsivoglia conseguenza premiale o sanzionatoria – non ha alcuna fonte legittimante nelle norme di diritto positivo, pertanto, ancora una volta, traducendosi in una gratuita molestia burocratica.

Non esiste nell’ordinamento giuridico una valutazione dirigenziale la cui funzione sia di incessante affiancamento e supporto lungo l’intero percorso professionale, per il c.d. miglioramento continuo.

Non esiste, nell’ordinamento giuridico, una valutazione dirigenziale i cui destinatari ricevono visite di Nuclei, colloquiano ora in presenza e non più via skype, sono sottoposti a sostegni tutoriali, sono infastiditi da portfolii e consimili amenità a corredo: quantomeno non esiste per i dirigenti, amministrativi e tecnici, di pari grado e dipendenti dal medesimo datore di lavoro.

Esiste invece, nell’ordinamento giuridico, per tutti i dirigenti pubblici, una valutazione conforme a legge, vale a dire una valutazione seria per una dirigenza vera; idonea a rilevare sia i comportamenti organizzativo-gestionali che il grado di raggiungimento degli obiettivi formalizzati nel provvedimento d’incarico e nella diretta disponibilità del valutato (oltreché il rispetto delle direttive impartite), cui mettono capo effetti premiali, in termini di retribuzione di risultato significativamente differenziata, ovvero conseguenze sanzionatorie, variamente graduate ai sensi dell’art. 21 del D. Lgs. 165/01, testualmente richiamato dal successivo articolo 25: sì, proprio quello della sublime specificità della dirigenza scolastica! Dunque, una valutazione strutturalmente dura, che impone punteggi e graduatorie, non già sorretta dall’amico critico e priva ex se d’incidenza sulla sfera giuridica del destinatario.

E’ certamente una valutazione conforme a legge quella che il MIUR ha messo a punto per i suoi normali dirigenti di analoga seconda fascia, secondo il modello figurante nel D.M. 971 del 23.11.2013, che riprende la Direttiva n. 4072 del 12.05.2005; compendiato in una scheda formato/A4 (Scheda SOR, degli elencati obiettivi, risultati e comportamenti organizzativi attesi), eventualmente integrabile da una seconda scheda EDE (compensativa degli elementi di difficoltà riscontrati nell’attività gestionale e indicati dal valutato), infine con la libertà lasciata al singolo di allegare l’essenziale documentazione ritenuta pertinente e significativa.

E’ una valutazione, conforme a legge, che va bene anche per gli ultraspecifici dirigenti tecnici, ma non ritenuta applicabile agli specifici dirigenti scolastici, perché possiede l’unico inemendabile difetto di aver dimostrato che funziona!, non essendosi mai posti problemi di una maggiore garanzia oggettiva per i valutati, né essendosi fin qui venuti a conoscenza di ricorsi seriali.

In attesa del nuovo ministro – che, prima o poi, dovrebbe pure insediarsi – determinato a rispettare la volontà del Parlamento della Repubblica, DIRIGENTISCUOLA ha deciso lo stato di agitazione di tutti i dirigenti scolastici, con la riproposizione della disubbidienza civile e del rifiuto a compilare il portfolio, assicurando la copertura sindacale a chi, legittimamente, non intende più far da cavia per giustificare ruoli e funzioni altrui.

Tanto premesso, va rimarcato che i contenuti del significato ordine del giorno riposano su cogenti previsioni di legge, pertanto costituenti limiti invalicabili nelle richieste proposte.

I nuclei di valutazione (nella loro composizione, nelle comprovate competenze da esigere e nell’adeguatezza della propria azione: art. 25 del D. Lgs. 165/01, integrato dal comma 94 della legge 107/15) dovranno formulare, attraverso un’articolata istruttoria, una valutazione di prima istanza, necessitata dalla consistenza numerica dei dirigenti scolastici, che sfuggono alla conoscenza diretta del direttore generale; sparsi sul territorio e, soprattutto, esercitanti la funzione non in un omogeneo ufficio amministrativo strutturato su livelli gerarchici e contrassegnato da procedure in larga prevalenza standardizzate e di agevole riscontro, bensì in più complesse strutture organizzative chiamate a progettare e realizzare un servizio tecnico, d’indole immateriale (istruire, educare, formare), mediato da organi collegiali con poteri deliberanti, e non meramente consultivi, ed erogato da soggetti professionali la cui azione, che il dirigente scolastico è parimenti chiamato a coordinare per condurla a sistema, è connotata da ampi margini di discrezionalità ed è addirittura garantita dalla Costituzione.

L’apprezzamento dell’operato del dirigente scolastico all’interno della comunità professionale e sociale è esplicitamente imposto dal comma 93, lettera c) della legge 107/15 e opera da equilibratore per le più accentuate prerogative conferite ai dirigenti scolastici dalla medesima legge e, per quanto concerne il potere disciplinare, dal D.Lgs. 75/17, non limitato all’indolore rimprovero verbale – la sola sanzione di diretta competenza di tutti gli altri dirigenti pubblici –, ma esteso alla ben più incisiva sospensione dal servizio e dallo stipendio sino a dieci giorni: per il personale ATA e per il personale docente. Occorrerà solo definire una maneggevole strumentazione per il riscontro di tale apprezzamento e di ponderarne l’incidenza in modo tale da contenerne i naturali effetti distorsivi sulla valutazione.

Contratto: in arrivo aumenti e arretrati

Contratto: in arrivo aumenti e arretrati
in busta paga per il personale di scuola e AFAM

Con la firma definitiva apposta da sindacati ed Aran lo scorso 19 aprile il nuovo CCNL “Istruzione e Ricerca” è entrato in vigore a tutti gli effetti. Di conseguenza tutti gli istituti contrattuali in esso presenti sono pienamente fruibili ed esigibili, dai nuovi permessi per il personale ATA, alle più forti potestà attribuite al collegio docenti delle scuole, al rinnovato sistema delle relazioni sindacali.
Tra gli effetti del nuovo contratto vi sono anche gli incrementi retributivi mensili da attribuire al personale scolastico che variano, a seconda del profilo professionale e dell’anzianità di servizio, da un minimo di 80,40 euro ad un massimo di 106,70 euro. In aggiunta dovranno essere riconosciuti anche gli arretrati relativi agli anni 2016-2017.
Gli aumenti e gli arretrati, secondo fonti ufficiose MEF, dovrebbero essere erogati a partire dal mese di maggio 2018 e riguarderanno tutti i lavoratori retribuiti con il sistema NoiPA e pertanto oltre al personale della scuola anche il personale delle istituzioni AFAM.
Faremo un’azione di pressing anche attraverso il MIUR affinché venga rispettata la scadenza del mese di maggio.