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Giorno della Memoria: ricordare le atrocità sulle persone con disabilità

Giorno della Memoria: ricordare le atrocità sulle persone con disabilità

Fra le atrocità che il Giorno della Memoria ci costringe a ricordare c’è anche il programma Aktion T4, diventato tristemente noto come l’Olocausto delle persone con disabilità. Le vittime di quel programma furono decine di migliaia: fin dal 1933 furono forzatamente sterilizzate e dal 1940 uccise nelle prime camere a gas appositamente istallate negli istituti psichiatrici del Terzo Reich. Una storia di orrore tra gli orrori che non può più essere de-rubricata in una narrazione indistinta, che merita una sua propria collocazione per poter colmare il vuoto di studi accademici che in passato l’hanno caratterizzata e di cui ancora oggi subiamo gli esiti. Milioni di persone assassinate nei lager nazisti, ritenute vite non degne di essere vissute, pesi per la società, esseri da sopprimere.

Anche per questo la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap si unisce a chiunque si rifiuti di dimenticare quel crimine contro l’umanità frutto della depravazione e di una visione eugenetica nata prima del nazismo e ad esso sopravvissuta anche fuori dai confini tedeschi ed europei. Si unisce a chiunque voglia ricordare e su quel ricordo basare una convivenza moderna, inclusiva, che rigetta ogni segregazione, che valorizza le diversità, che rende possibile la vita indipendente e l’autodeterminazione.

È un cambio di prospettiva che riguarda tutti, non solo i decisori politici, ma su cui non mancano preoccupazioni per segnali tutt’altro che positivi.

Oggi è la Giornata della Memoria e noi continuiamo a ritenere che possa essere un’occasione di consapevolezza – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH – Ci vogliamo credere nonostante non passi settimana senza che si raccolgano espressioni, linguaggi, parole di odio, di derisione, di disprezzo per la disabilità che rappresentano un segnale tutt’altro che positivo. E questo anche perché quelle parole troppo spesso sono proferite da personaggi noti, in occasioni pubbliche, nello spettacolo, nei talk show, nelle manifestazioni politiche. Non possiamo tacere, né voltarci dall’altra parte. Non possiamo farlo né guardando il passato, né traguardando il futuro. Un futuro che – come tutti – vogliamo di inclusione, rispetto e libertà.”

Ripensare le città per l’inclusione e la sicurezza

Ripensare le città per l’inclusione e la sicurezza

Nei giorni scorsi Niccolò Bizzarri, 21 anni, una persona con disabilità, è morto in seguito ad una caduta in carrozzina, complice una buca nella centrale piazza Brunelleschi di Firenze, dove frequentava la Facoltà di Lettere.

Nell’esprimere la nostra vicinanza alla famiglia – commenta Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – vogliamo manifestare la nostra preoccupazione per le condizioni di vita di tante persone con disabilità. Il diritto all’inclusione e alla vita indipendente transita attraverso molti requisti fra loro intrecciati. Uno di questi è poter circolare liberamente e in sicurezza, senza timore per la propria incolumità, nelle nostre città, nei luoghi delle nostre collettività. Al contrario troppo spesso le nostre città non sono solo percorsi ad ostacoli, spesso punteggiati da barriere e impedimenti, ma diventano anche occasioni di maggior pericolo per i pedoni più fragili, per gli anziani, per le persone con disabilità. Gli interventi di manutenzione e di recupero non vanno ricondotti solo alle grandi opere, alle infrastrutture imponenti, ma anche a tutti i percorsi che abbiamo attorno a casa, che ci sono più familiari, che sono alla base delle nostre relazioni umane, di studio, di lavoro, di salute, di tempo libero. Sono interventi di civiltà, che prevengono drammi come quello di Firenze e che sono occasione di inclusione.”

L’INAIL finanzia in Lazio progetti di reinserimento lavorativo per persone con disabilità

Disabili.com del 11.01.2020

L’INAIL finanzia in Lazio progetti di reinserimento lavorativo per persone con disabilita’ 

ROMA. La convenzione prevede la realizzazione di progetti personalizzati di reinserimento lavorativo, concordati con i servizi territoriali del collocamento mirato e sostenuti con risorse messe a disposizione dall’INAIL.
Un nuovo strumento per il reinserimento lavorativo delle persone con disabilità conseguente ad infortunio sul lavoro o ad una malattia professionale del Lazio è stato presentato la scorsa settimana in conferenza stampa a Roma. Si tratta di un Protocollo sottoscritto dalla Regione Lazio, l’INAIL, le organizzazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità, le organizzazioni sindacali e altri numerosi soggetti (una trentina in tutto), finalizzato a garantire maggiori tutele alle persone più a rischio di esclusione dal mondo del lavoro, come le persone infortunatesi proprio sul posto di lavoro. 
La convenzione, di durata triennale, vedrà la partecipazione dei diversi firmatari ciascuno con le proprie competenze da mettersi in campo allo scopo di attuare azioni per agevolare l’inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone con disabilità, mediante la predisposizione di progetti personalizzati e mirati alla realizzazione di idonee condizioni di lavoro, prevedendo anche il coinvolgimento del centro per l’Impiego – Servizio Inserimento Lavoro Disabili (SILD).

I CONTRIBUTI. 
L’’INAIL metterà a disposizione fino a 150mila euro a fondo perduto per la realizzazione di ciascun progetto personalizzato, soldi che potranno essere spesi impiegati per:
– realizzare interventi di superamento e abbattimento delle barriere architettoniche
– realizzare interventi di di adeguamento e adattamento delle postazioni di lavoro 
– l’attività di formazione finalizzata alla conservazione del posto o all’inserimento del disabile da lavoro in una nuova occupazione.

IL RIMBORSO DELLA RETRIBUZIONE.
Inoltre, l’Istituto rimborserà al datore di lavoro il 60% della retribuzione corrisposta alla persona con disabilità nel periodo che intercorre tra la data di manifestazione della volontà di attivare il progetto personalizzato fino alla sua realizzazione, per un periodo massimo di un anno. Si tratta di un intervento per sostenere la conservazione del posto di lavoro. Inoltre è sempre a carico dell’INAIL anche l’assegno di ricollocazione attribuito ai disabili da lavoro.

EQUIPE MULTIDISCIPLINARI NEI CENTRI PER L’IMPIEGO. L’intesa prevede anche l’istituzione, presso i centri per l’impiego, di un’equipe multidimensionale composta da diverse figure professionali, esperti del mercato del lavoro e psicologi, operanti in stretta sinergia con l’Inail, in modo da fornire ai lavoratori con disabilità un punto di riferimento che faccia anche da raccordo tra i vari soggetti coinvolti.

I SOGGETTI FIRMATARI.
Questi i soggetti firmatari della convenzione: 
Regione Lazio – INAIL Direzione Regionale Lazio – FISH LAZIO – FAND LAZIO – CGIL ROMA E LAZIO – CISL LAZIO – UIL LAZIO – UGL LAZIO – CISAL LAZIO – ABI (Commissione regionale Abi del Lazio) – AGCI LAZIO – CASARTIGIANI LAZIO – CDO ROMA – CNA LAZIO – COLDIRETTI LAZIO – CONFAPI LAZIO – CONFARTIGIANATO IMPRESE LAZIO – CONFCOMMERCIO LAZIO – CONFCOOPERATIVE LAZIO – CONFESERCENTI LAZIO – CONFETRA LAZIO – CONFPROFESSIONI LAZIO – FEDERALBERGHI LAZIO – FEDERLAZIO – LEGACOOP LAZIO – UNINDUSTRIA UNIONE DEGLI INDUSTRIALI E DELLE IMPRESE DI ROMA, FROSINONE, LATINA, RIETI E VITERBO – Anmil Lazio

Per info: www.inail.it

Caregiver, verso la legge

Redattore Sociale del 08.01.2020

Caregiver, verso la legge. I 5 punti delle famiglie 

La legge dovrebbe essere calendarizzata nei prossimi giorni, ma non convince i diretti interessati. Il Coordinamento nazionale famiglie con disabilità diffonde un documento, in cui spiega chi è (e chi dovrebbe essere) il caregiver. E quali sono i suoi cinque bisogni (e diritti) fondamentali.

ROMA. Potrebbe vedere presto la luce l’attesissima legge sul caregiver familiare: il disegno di legge 2461, che mette insieme e integra diverse proposte sul tema, depositato in Senato ad agosto, dovrebbe essere discusso entro la fine del mese. Fin dalla prima diffusione del testo, non sono mancate le perplessità, come pure le osservazioni decisamente critiche da parte soprattutto di familiari e associazioni. A queste si aggiunge oggi la voce del CONFAD, il Coordinamento nazionale delle famiglie con disabilità, che diffonde un documento con i cinque punti che “non dovrebbero mancare in una legge ben fatta”.

Chi è il caregiver familiare?
Una premessa, innanzitutto, sull’identità e il profilo del caregiver: “La figura del caregiver è esclusivamente familiare – precisa CONFAD – secondo quanto già previsto nell’articolo 1 comma 255 della legge 205/2017, ovvero la persona che assiste e si prende cura di un familiare che, a causa di malattia, infermità o disabilità anche croniche e degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell’articolo 3 comma 3, della citata legge 104 del 1992 o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980 n 18”. Si tratta di un’attività “estremamente usurante, e non ha le caratteristiche di volontariato e di gratuità, dal momento che solo le circostanze della vita lo hanno condotto a fare una scelta d’amore, ed allo stesso tempo una scelta forzata: in altri termini, una forte assunzione di responsabilità verso la persona con disabilità accudita. Inoltre, considerare che l’attività svolta possa avere caratteristiche di semplice gratuità, ne sminuisce ingiustamente la funzione, e ne preclude ogni possibile sostegno economico. E’ evidente che, qualora venisse meno l’assunzione di responsabilità da parte del caregiver familiare, si determinerebbe un enorme aggravio finanziario per lo Stato, che sarebbe costretto a provvedere con altre risorse”

Le tutele che non ci sono.
Nonostante questo ruolo sociale fondamentale, manca tuttora “un quadro certo di tutele per i caregiver familiari”, che provoca di fatto “l’ impoverimento della famiglia nonché una serie di problemi di ordine sanitario e psicologico, in spregio ai diritti umani affermati a più riprese dalla Costituzione italiana e dalla convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità”. Tali tutele dovrebbero essere garantite dalla legge, insieme alle risorse per renderle effettive. Con una precisazione: “E’ fondamentale che le risorse che devono essere messe in campo per i caregiver familiari non determinino alcuna riduzione delle risorse per le persone con disabilità – afferma CONFAD – Si tratta di due soggetti che hanno diritti, necessità e bisogni che sono distinti, e che vanno affrontati con ben distinte risorse economiche”. Inoltre, per garantire servizi e trattamenti omogenei in tutta Italia, “bisogna mettere a disposizione tutti gli strumenti di controllo affinché vi siano tutele e misure uniformi su tutto il territorio nazionale, combattendo ogni disparità di trattamenti fra regione e regione”. Ed ecco i cinque punti che non possono mancare in una legge che si ponga l’obiettivo di tutelare i caregiver familiari. 

Tutele previdenziali.
CONFAD chiede “la copertura dei contributi figurativi previsti per la figura professionale Oss riferiti al periodo di accudimento svolto. Deve essere riconosciuto il diritto di accedere al prepensionamento, proporzionale agli anni svolti di caregiving, anticipato e senza penalizzazioni, al raggiungimento di 35 anni di contributi, sommando ai contributi da lavoro quelli figurativi versati dallo Stato per l’attività di caregiver familiare, sia che abbia svolto in precedenza o che stia svolgendo un’attività lavorativa, sia che non abbia mai potuto svolgere un’attività lavorativa. Il calcolo dei contributi figurativi sarà retroattivo per i caregiver che all’entrata in vigore della Legge prestano ancora la loro attività di cura verso il proprio familiare.

Sostegno economico.
Questo va assicurato soprattutto ai “caregiver familiari più esposti al rischio di impoverimento che accudiscono un parente con disabilità non autosufficiente in particolari condizioni (ad esempio l’ impossibilità della persona con disabilità di condurre un progetto di vita indipendente e costretto a vivere sempre in casa, o per ragioni legate alle condizioni di salute o ancora per il carico particolarmente usurante dell’ attività di caregiving)”. A questi, “deve essere riconosciuto un contributo economico simile alla retribuzione della figura professionale Oss, riferiti al periodo di accudimento svolto”.

Sanità.
Per quanto riguarda la tutela sanitaria, Confad chiede per i caregiver “percorsi preferenziali nelle strutture sanitarie, sburocratizzazione delle pratiche al fine di ridurre i tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie, il caregiver familiare dovrà essere provvisto di un’apposita tessera di riconoscimento; inoltre è necessario prevedere la domiciliarizzazione delle visite specialistiche per la persona con disabilità accudita, nel caso in cui il suo trasferimento negli ambulatori specialistici possa compromettere lo stato di salute o il suo equilibrio psico-fisico”.

Diritto a curarsi, al riposo ed alle ferie.
Per garantire questo diritto, Confad chiede “interventi di sollievo per garantire il diritto al riposo e di cura (malattia, visite mediche) del caregiver familiare, mediante il supporto di reti solidali, da attivarsi previo consenso dell’idoneità del servizio da parte della persona con disabilità o del suo Ads o tutore, o la copertura assicurativa a carico dello Stato con il rimborso delle spese sostenute per sopperire alla vacanza assistenziale nei periodi di malattia e di riposo”.

Lavoro.
Infine, va garantita al caregiver la possibilità d’inclusione lavorativa, “incentivando il telelavoro e il lavoro agile; percorsi di reinserimento nel mondo lavorativo del caregiver familiare secondo le proprie competenze professionali pregresse, o valorizzando le competenze acquisite nello svolgimento dell’attività di caregiving”.

SLA, sostegno alle famiglie con bimbi piccoli

Redattore Sociale del 03.01.2020

SLA, sostegno alle famiglie con bimbi piccoli (e uno studio) 

È il progetto “Baobab”, uno sportello nato grazie all’impegno dell’AISLA. Previsto uno studio su 45 ragazzi per fotografare gli effetti della malattia dei genitori sullo sviluppo psicologico dei figli. 

ROMA. Si sente spesso dire che la disabilità riguarda non il singolo individuo, ma l’intera famiglia. Un assunto sempre vero, ma ancora di più quando si tratta di una patologia grave e dagli esiti estremamente invalidanti come la sclerosi laterale amiotrofica. E, se possibile, è ancora più vero quando la malattia fa il suo ingresso all’interno di una famiglia giovane con figli piccoli o comunque minorenni. Per capire meglio come e quanto la Sla incida a livello emotivo ed affettivo sulla crescita dei bambini, l’AISLA (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) ha promosso il progetto “Baobab”, in collaborazione con la fondazione Mediolanum onlus. Si tratta di uno sportello di consulenza psicologica gratuita per le famiglie, a cui farà presto seguito uno studio sui bambini e preadolescenti con genitori colpiti da Sla. Ne parla, sulle pagine di SuperAbile Inail, Antonella Patete.
“L’iniziativa nasce dall’esperienza sul campo all’interno del servizio psicologico del Centro clinico Nemo di Milano”, spiega Gabriella Rossi, coordinatrice dei 14 psicologi attualmente coinvolti nel progetto. “L’abbassamento dell’età di insorgenza della Sla ci ha indotto a concentrare l’attenzione non solo sui singoli pazienti, ma anche sugli altri membri della famiglia, specie quando si tratta di bambini. Ci siamo chiesti come il deterioramento delle condizioni fisiche dei genitori potesse influire sullo sviluppo psicologico dei figli”. Da qui lo studio biennale che coinvolgerà 45 ragazzi fino a 16 anni, articolandosi in tre fasi distinte: la valutazione dello stato psicologico dei soggetti interessati, l’individuazione di possibili soggetti a rischio e l’attivazione di progetti di psicoterapia per aiutarli.
“Le situazioni possono essere molto diverse le une dalle altre”, prosegue la psicologa. “Io stessa ne ho incontrate di diametralmente opposte. Mi ricordo un padre di tre figli di età compresa tra i 7 e i 17 anni. Il più piccolo era il più sofferente, diceva molte bugie e a scuola era sempre distratto. Ma anche la figlia di mezzo, che sembrava la più serena della famiglia, faceva dei disegni molto significativi, con le figure dei familiari impossibilitate a toccarsi tra loro perché prive di braccia e lei stessa rappresentata sempre al di sopra degli altri e a distanza da tutti. Tra i genitori esistevano conflitti e dissapori anche precedenti alla comparsa della malattia. E così il papà era molto preoccupato, non solo per la propria situazione, ma anche perché si sentiva la causa delle paure dei figli”.
Non tutte le esperienze di questo tipo possono, col tempo, contribuire a strutturare personalità fragili o causare vere e proprie psicopatologie. “Ho conosciuto una signora malata con una figlia ai primi anni di scuola elementare. Nonostante fosse sui 45 anni, la donna viveva già in stato di paralisi quasi totale e si esprimeva con un comunicatore oculare. La coppia aveva una buona sintonia, ma temeva comunque che la serenità della bambina celasse una forte sofferenza di fondo. Conoscendo la bambina mi accorsi, però, che non si trattava di una normalità di facciata, in quanto la piccola si era identificata nella mamma piuttosto che nella sua malattia”.
Insomma, il senso di “Baobab” è proprio questo: rilevare le situazioni più difficili per accompagnare la famiglia in percorsi di cura e confronto. Ma anche partire dalla fotografia realizzata dalla ricerca per elaborare una serie di indicazioni rispetto alle modalità educative e al grado di aiuto e di assistenza che si può richiedere ai bambini. A tal fine, nel corso dell’estate, gli psicologi del progetto sono impegnati in un’attività di formazione tenuta in collaborazione con la facoltà di Psicologia dell’Università di Padova. 

Sclerosi multipla, Cnr: un caschetto contro l’affaticamento dei pazienti

Redattore Sociale del 19.12.2019

Sclerosi multipla, Cnr: un caschetto contro l’affaticamento dei pazienti 

Personalizzabile e dotato di elettrodi, grazie a un intervento di neuro-modulazione, è in grado di compensare la distorsione comunicativa tra le regioni del cervello.

ROMA. L’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) ha messo a punto un caschetto con elettrodi personalizzabile che, grazie a un intervento di neuro-modulazione, è in grado di compensare la distorsione comunicativa tra regioni del cervello collegata all’affaticamento del paziente affetto da sclerosi multipla. “Da molti anni, coscienti che l’affaticamento nella sclerosi multipla (SM) conta su cure farmacologiche poco efficaci e spesso accompagnate da effetti collaterali anche gravi e che si accompagna ad alterazioni della comunicazione intracerebrale, abbiamo lavorato per contrastare questo sintomo inviando segnali al cervello. Abbiamo cioè adattato a questa condizione una neuro-modulazione, una tecnica capace di modificare l’eccitabilità di regioni cerebrali, che aveva reso persone sane più resistenti alla fatica”, spiega Franca Tecchio del Cnr-Istc. “Prima di tutto abbiamo quindi cercato le regioni che nel paziente di SM comunicano peggio al crescere della fatica, poi abbiamo messo a punto un intervento di neuro-modulazione per compensare questa distorsione. In tale lavoro si è rivelato utile lo sviluppo di un caschetto adattabile che posiziona un elettrodo, conformato secondo le circonvoluzioni corticali della regione cui giunge la percezione somato-sensoriale da tutto il corpo. Dopo cinque stimolazioni elettriche transcraniche di 15 minuti al giorno mediante intervento elettroceutico personalizzato FaReMuS, molti pazienti si sono sentiti più in forze”.
Col lavoro appena pubblicato sulla rivista del gruppo Nature, Scientific Reports, sono stati indagati gli effetti cerebrali dell’intervento FaReMuS, comprendendo che la dinamica dell’attività elettrica dei neuroni cerebrali (neuro-dinamica) si altera al crescere della fatica, soprattutto nelle regioni di rappresentazione delle sensazioni da tutto il corpo. “Abbiamo utilizzato la dimensione frattale, una misura molto sensibile, che tiene conto delle forme dei segnali inviati da una regione all’altra del nostro cervello. Questa misura è nata per valutare quantitativamente sistemi complessi ove una parte ripete le strutture del tutto, per parti sempre più piccole, come succede nel broccolo o anche nell’albero, in cui rametti piccoli sono simili al ramo portante, fino alla pianta nel suo insieme”, spiega Tecchio. “In neuro-dinamica, abbiamo osservato che la dimensione frattale riesce a misurare adeguatamente le variazioni dell’organizzazione di una certa regione corticale.
Abbiamo studiato il comportamento delle regioni dedicate al controllo dei movimenti della mano destra e sinistra e alle percezioni tattili e propriocettive dalle due mani mediante un algoritmo che cerca le regioni del nostro cervello sfruttando una loro impronta digitale funzionale (Functional Source Separation, FSS). così ci siamo accorti che dopo il trattamento FaReMuS, la neuro-dinamica della regione somato-sensoriale si era normalizzata e così pure era più bilanciata la comunicazione tra le regioni motorie omologhe destre e sinistre. Queste migliorie di comunicazione intracerebrale spiegavano quasi la metà (48%) del miglioramento dell’affaticamento”, conclude Tecchio. “Possiamo affermare che una elettro-ceutica non-invasiva personalizzata sulle specifiche caratteristiche anatomo-funzionali delle regioni compromesse può essere efficace contro la fatica. Parte dell’efficacia nasce dal ristabilire la comunicazione intra-cerebrale che era tanto più alterata al crescere della fatica”. (DIRE)

Accessibilita’, nasce in Lombardia un centro tecnico specializzato

Redattore Sociale del 07.12.2019

Accessibilita’, nasce in Lombardia un centro tecnico specializzato

MILANO. Promosso da Ledha, Comune di Milano e Fondazione Cariplo, il CRABA offrirà assistenza e informazioni a famiglie e progettisti per abbattere barriere architettoniche, sensoriali o della comunicazione MILANO – Qual è la pendenza corretta per lo scivolo per le sedie a rotelle? Come realizzare un sito internet veramente accessibile alle persone ipovedenti? Per trovare una risposta a queste e a tante altre domande esiste ora il “Centro regionale per l’accessibilità e il benessere ambientale” (CRABA), presentato oggi a Palazzo Reale a Milano. È il primo centro di riferimento tecnico attivo nel capoluogo e in tutta la Lombardia che fornisce gratuitamente informazione, consulenze e supporto nella progettazione di ambienti accessibili. Il centro si rivolge alle persone con disabilità e ai loro famigliari oltre che ai tecnici e ai progettisti che lavorano presso enti pubblici e privati. È un progetto promosso e sostenuto dalla Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha) della Lombardia, da Ledha Milano, Comune di Milano e Fondazione Cariplo.
“Oggi, quando una persona con disabilità o un anziano deve abbattere una barriera architettonica per rendere accessibile la propria casa non sa a chi rivolgersi per ottenere informazioni corrette in merito alla normativa, ai possibili contributi di cui usufruire, alle specifiche tecniche da rispettare-spiega Armando De Salvatore, direttore tecnico del CRABA-. In questi anni, inoltre, abbiamo capito che anche da parte di tecnici e progettisti c’è un grande bisogno di avere un supporto e delle indicazioni corrette per muoversi tra norme spesso di non semplice interpretazione. Il CRABA vuole dare una risposta organica a tutte queste esigenze”.
Consulenza e assistenza non si limiteranno al superamento delle barriere architettoniche: il CRABA vuole fornire un’assistenza a 360 gradi per eliminare quelle barriere fisiche, sensoriali o della comunicazione che impediscono alle persone con disabilità motoria, sensoriale intellettiva di vivere e accedere pienamente agli spazi pubblici e privati. Nei prossimi tre anni, inoltre, il CRABA curerà, in collaborazione con l’assessorato alle Politiche sociali e della casa, un progetto pilota su alcuni alloggi dove testare soluzioni progettuali, impiantistiche, spaziali e tecnologiche per migliorare l’accessibilità. Inoltre la collaborazione prevede un intervento finalizzato a orientare i cittadini con disabilità nelle progettualità e nell’accesso ai contributi previsti dalla legge sul “Dopo di noi” e a supportare i lavori dell’Ufficio barriere architettoniche del Comune di Milano. 
Per info: craba@ledha.it.

JobLab

L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità: incontri a Milano e Torino

L’inclusione lavorativa è imprescindibile per una completa e reale inclusione delle persone con disabilità nella società. È, questa, una istanza cui da sempre la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap dà convintamente voce.

Ed è a questo tema che ora, nell’ambito del progetto “JobLab – Laboratori, percorsi e comunità di pratica per l’occupabilità e l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, FISH dedica una serie di 14 incontri territoriali di approfondimento.

Con questi eventi, la Federazione intende fornire, in particolare ai dirigenti associativi e a chi opera nei servizi sociali e in quelli per l’impiego, strumenti e percorsi di inclusione lavorativa replicabili efficacemente in diversi ambiti locali e realtà.

I primi due incontri seguiranno lo stesso tema: “Percorsi e strategie per l’inclusione lavorativa per le persone con disabilità intellettiva, relazionale o psichiatrica”. Si terranno a dicembre a Milano e Torino e tratteranno di occupabilità con particolare attenzione a chi, tra le persone con disabilità, è ancor più a rischio di esclusione.

Con la conduzione dell’esperta Cristina Ribul Moro (Medialabor srl), verranno approfonditi aspetti quali la valutazione delle capacità lavorative ed il loro potenziamento e le possibili strategie per l’individuazione dei contesti di lavoro adatti o adattabili con supporti, sostegni, percorsi di accompagnamento.

Il primo appuntamento, in collaborazione con Ledha – Lega per i diritti delle persone con disabilità e L-inc – Laboratorio inclusione sociale disabilità, sarà l’11 dicembre prossimo, dalle 9:30 alle 13:30, a Cinisello Balsamo (Milano), presso Villa di Breme Forno in Via Martinelli, 23. È previsto il servizio di sottotitolazione. Per questo evento sono stati richiesti i crediti formativi per assistenti sociali (CROAS). Per informazioni: Segreteria Ledha, tel. 02.6570425, info@ledha.it

Il secondo incontro si terrà a Torino (Via Giolitti, 21) il 12 dicembre, dalle 14:30 alle 18, presso il Centro servizi per il Volontariato della provincia di Torino che collabora all’organizzazione dell’evento assieme a CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà. Per informazioni: Segreteria Consulta per le Persone in Difficoltà, tel. 011.3198145, segreteria@cpdconsulta.it

Gli incontri sono aperti a tutti e gratuiti.

Appello al Presidente del Consiglio

3 dicembre: appello di FISH e FAND al Presidente Conte

In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha voluto incontrare questa mattina FISH e FAND, le due Federazioni maggiormente rappresentative delle organizzazioni delle persone con disabilità.

Un confronto in cui è stato ribadito che la concreta attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità necessita di una forte volontà politica e di un assetto strategico e istituzionale chiaro, con un intervento di coordinamento e innovazione della normativa vigente.

Attraverso una lettera appello rivolta al Presidente Conte, FISH e FAND chiedono che il 3 dicembre sancisca l’assunzione di precisi impegni attorno alle future politiche per la disabilità e agli aspetti organizzativi e funzionali necessari alla loro realizzazione.

Le due Federazioni, come ripetutamente affermato nei mesi scorsi, ritengono che la delega sulla disabilità debba essere mantenuta direttamente in capo alla Presidenza del Consiglio, ma contestualmente sollecitano l’istituzione di una Direzione Generale dotata di deleghe specifiche, che operi secondo la logica del mainstreaming. Ciò significa non solo garantire il coinvolgimento dei diretti interessati nelle decisioni che li riguardano, ma anche considerare la disabilità in ogni politica che riguardi tutti i Cittadini.

In tale quadro si chiede che le organizzazioni di persone con disabilità e loro familiari da un lato partecipino agli organismi che possono proporre azioni al Governo e dall’altro siano ascoltate in modo consultivo dalle autorità di Governo prima che esse procedano ad attuare misure di intervento che potrebbero generare una violazione dei loro diritti. Questo sia in aderenza alle indicazioni della citata Convenzione ONU, sia per aderire alle raccomandazioni espresse in tal senso già nel 2016 dal Comitato sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite.

Va quindi rafforzato il ruolo dell’Osservatorio nazionale sulla condizione di vita delle persone con disabilità e del suo Comitato Tecnico Scientifico. Contemporaneamente va istituito un ulteriore organo consultivo permanente che esprima posizioni e contributi in modo trasversale rispetto a qualsiasi ambito di vita, al fine di contrastare possibili discriminazioni e favorire l’inclusione di milioni di Cittadini con disabilità del nostro Paese.

Positivo il commento del Presidente FISH Vincenzo Falabella a margine dell’incontro: “Sono state accolte tutte le richieste avanzate da FISH e FAND. Abbiamo riscontrato una costruttiva disponibilità alla collaborazione che permetterà alle Federazioni di mettersi al lavoro già da domani assieme alla Presidenza del Consiglio per dare corpo e sostanza alle istanze presentate. Confidiamo che le azioni che ne seguiranno possano avere un impatto positivo sul miglioramento della qualità di vita delle persone con disabilità nel nostro Paese”.

La lettera appello delle Federazioni al Presidente del Consiglio è disponibile nel sito FISH.

Giornata della Disabilità

da Ansa, 3 novembre 2019

Giornata della Disabilità: i disabili sono oltre 3 milioni. Mattarella: “Sono una risorsa”

Oggi è la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Sono tre milioni e centomila in Italia le persone con disabilità, pari al 5,2% della popolazione. Gli anziani sono i più colpiti: quasi un milione e mezzo gli ultra settantacinquenni sono in condizione di disabilità, dei quali 990 mila sono donne. E’ quanto emerge dal rapporto Istat “Conoscere il mondo della disabilità”, in un incontro organizzato dal Cip e dall’Inail, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presentato in occasione della Giornata delle persone con disabilità.

Oltre seicentomila persone con limitazioni gravi vivono in una situazione di grande isolamento, senza nessuna rete su cui poter contare in caso di bisogno. Di queste, ben duecentoquattro mila vivono completamente sole. 

Dall’ 1 gennaio 2020 verrà istituito un ufficio permanente per le persone con disabilità a palazzo Chigi: “Sarà uno strumento per coordinare meglio il lavoro delle diverse amministrazioni”. Saranno di 830 milioni nel triennio i fondi accantonati nella nuova legge di bilancio per le misure a sostengo delle persone disabili: lo annuncia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine dell’incontro a palazzo Chigi delle Federazioni che rappresentano le persone disabili Fish e Fand. Con lo stanziamento al fondo “partiremo con cautela nel primo anno ma a regime le somme diventeranno cospicue” promette il premier.

In questi anni, verso i disabili, “si sono messi in atto e portati avanti processi inclusivi, ma non è ancora sufficiente, perché i pregiudizi producono, oltre alle barriere fisiche, anche limiti all’accesso all’educazione per tutti, all’occupazione e alla partecipazione”: così il Papa nel Messaggio per la Giornata mondiale delle persone con disabilità. “Incoraggio tutti coloro che lavorano con le persone con disabilità a proseguire in questo importante servizio e impegno, che determina il grado di civiltà di una nazione”, aggiunge.

 “Il nostro Paese ha nei nostri concittadini con disabilità un giacimento di energie, risorse e contributi di cui si priva perché non li mette in condizione di potersi esprimere: è l’obiettivo sociale e politico”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Da questo rapporto emerge con chiarezza – ha proseguito – che il problema della disabilità non è di assistenza ma soprattutto di sostegno, per consentire l’opportunità di realizzazione” di queste persone. Il presidente cita poi come esempio positivo la Barbie con il volto di Bebe Vio.

Spadafora cita Bebe Vio – “Attraverso lo sport riusciamo a far capire che una cosa vista come un difetto, come un’amputazione o una disabilità, diventa una cosa di cui noi andiamo fieri’: non penso che ci siano parole migliori di quelle della nostra campionessa azzurra Beatrice Vio per celebrare oggi la giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità. Nel tempo infatti, le imprese dei nostri atleti hanno profondamente cambiato l’idea di disabilità. Dando a molti forza e coraggio per vincere la propria battaglia quotidiana”, scrive su Facebook il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, in occasione della Giornata.  

Pancalli, diritti e inclusione per Paese più equo – “Alle istituzioni chiedo di favorire sempre più i percorsi di inclusione e integrazione, alle persone disabili invece di continuare a guardare il bicchiere mezzo pieno. Si può fare di più, stiamo crescendo dal punto di vista dei diritti ma per un Paese più equo e solidale non dobbiamo mollare”. È il doppio messaggio del presidente del Comitato italiano paralimpico Luca Pancalli, a margine della presentazione a Roma del Rapporto Istat ‘Conoscere il mondo della disabilità’ organizzato da Inail e Cip in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità.

Disabilità e Gare sportive studentesche

Il Ministro Fioramonti: “Vogliamo essere i pionieri dell’integrazione”
La Vice Ministra Ascani: “A scuola garantiti diritti sia in attività curricolari che extra”
Un’unica squadra e nessuna ‘categoria speciale’. Niente più gare separate nelle competizioni sportive per gli studenti. Tutti gli alunni potranno gareggiare e competere assieme. In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca lancia il nuovo progetto tecnico dei Campionati nazionali studenteschi. Il progetto – d’intesa con il Comitato Italiano Paralimpico (CIP) – prevede che gli alunni con disabilità possano gareggiare alla pari dei coetanei. L’iniziativa parte già da questo anno scolastico.

“L’Italia è stata la prima ad abolire le classi speciali e a consentire l’integrazione degli alunni con disabilità nelle classi comuni”, ha spiegato il Ministro Lorenzo Fioramonti. “In occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità – ha aggiunto – sono felice di condividere la scelta di abolire le ‘categorie speciali’ nelle gare sportive scolastiche. Questa decisione promuove concretamente l’inclusione nelle nostre aule e il valore della partecipazione. Con questo approccio inclusivo possiamo essere dei pionieri e degli innovatori a livello globale”.

Il progetto tecnico dei Campionati nazionali studenteschi è stato anticipato oggi dal Ministro Fioramonti e dalla Vice Ministra Anna Ascani in una conferenza stampa con il Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), Gabriele Gravina, e con il Commissario Tecnico della Nazionale, Roberto Mancini. Nel corso della conferenza, presso l’Aula Magna del Centro Tecnico Federale di Coverciano, è stato presentato “Valori in Rete”, progetto MIUR-FIGC che ha l’obiettivo di contribuire al potenziamento della pratica sportiva nella formazione degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado.

“La scuola italiana – ha dichiarato la Vice Ministra Ascani – si conferma il luogo dell’inclusione per eccellenza nella nostra società: attraverso il Progetto Tecnico dei Campionati Studenteschi abbiamo deciso, d’intesa con il Comitato Italiano Paralimpico, di superare le gare separate per soli studenti con disabilità. Già da quest’anno i giovani sportivi dei nostri istituti, con disabilità o meno, parteciperanno alle stesse gare. E via via, nei prossimi mesi stabiliremo con precisione regole inclusive per tutti e per tutte le competizioni. Il nostro Paese ha eliminato da decenni le cosiddette ‘classi speciali’, nell’inclusione scolastica siamo all’avanguardia. Ma siamo consapevoli che c’è ancora tanto da fare. Sia per le attività curricolari, che per quelle extra. Sono contenta di aver presentato questa importante novità oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Disabilità: date come questa ci ricordano che il nostro impegno per garantire i diritti di tutti non deve mai venire meno”.

Il progetto prevede l’abolizione di quattro delle sei ‘categorie speciali’ nell’attività sportiva a scuola. Tutti gli studenti avranno le stesse opportunità di gareggiare in competizioni più eque possibili, compensando i diversi livelli di funzionalità fisica. Negli sport individuali, gli allievi con disabilità concorreranno alla pari con gli altri compagni. Negli sport di squadra saranno invece parte integrante del team. Lo sport inclusivo riguarderà anche la pallacanestro e il calcio a 5 integrati che, per la prima volta, approderanno alle finali nazionali dei Campionati Studenteschi. Per il momento, restano attive le categorie speciali per gli studenti non vedenti e con ridotta mobilità, per l’impossibilità di gareggiare in condizioni di totale eguaglianza con i compagni. Il progetto tecnico ha raccolto il parere favorevole delle principali associazioni che operano nel campo dell’inclusione sociale.

Per l’attività sportiva scolastica a livello territoriale, le risorse finanziarie messe a disposizione per quest’anno scolastico ammontano a 2,7 milioni di euro con un aumento di circa il 70%.

Via alla formazione sulle nuove tecnologie per la didattica

Il Sole 24 Ore del 26.11.2019

Associazione italiana dislessia e Microsoft Italia: via alla formazione sulle nuove tecnologie per la didattica 

Prende il via l’attività formativa promossa da Associazione italiana dislessia e Microsoft Italia. Il protocollo d’intesa, recentemente siglato fra le due realtà, prevede iniziative congiunte di formazione e sensibilizzazione per docenti e famiglie, volte a promuovere l’utilizzo della tecnologia da parte degli studenti con DSA (Disturbi specifici dell’apprendimento), affinché riescano ad esprimere il loro pieno potenziale, grazie a strumenti pensati appositamente per aiutarli a superare le loro difficoltà. 

Il primo appuntamento, dedicato ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado, si terrà venerdì 6 dicembre 2019, presso la sede Microsoft di Roma, dalle 14.30 alle 17.30. Ulteriori 4 incontri sul territorio e 5 webinar verranno organizzati nei prossimi mesi per sensibilizzare il pubblico sull’utilizzo di soluzioni digitali a supporto dei processi di inclusione didattica.

Nel corso degli incontri, Microsoft mette a disposizione di studenti, docenti e genitori i Learning tools, una serie di strumenti tecnologici sviluppati per favorire e migliorare le capacità di lettura e scrittura: da soluzioni di lettura immersiva, alla dettatura vocale, alla traduzione automatica.

Obiettivo della collaborazione è promuovere l’utilizzo di questi strumenti, integrati all’interno di quelli di uso comune, come Windows 10 o i programmi di Office 365, affinché la loro diffusione fra tutti gli studenti, compresi quelli con Dsa, possa contribuire a realizzare una nuova inclusività, aperta a tutti e non vincolata all’utilizzo di software specifici.

L’iniziativa si svilupperà inoltre attraverso iniziative formative sui Learning tools Microsoft e sulle soluzioni per una didattica inclusiva, sia all’interno dell’associazione (con incontri dedicati ai soci con cariche istituzionali), sia all’esterno, verso scuole, università, enti di ricerca.

La collaborazione con Aid rientra inoltre all’interno di Ambizione Italia progetto di formazione, aggiornamento e riqualificazione delle competenze in chiave digitale, con il quale Microsoft si propone di coinvolgere entro il 2020 oltre 2 milioni di giovani, studenti, Neet e professionisti in tutta Italia, formando oltre 500.000 persone e certificando 50.000 professionisti con l’obiettivo di contribuire all’occupazione e alla crescita dell’Italia, riducendo il divario tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle realmente disponibili. Il programma di Ambizione Italia dedicato alla scuola, per l’anno scolastico 2019/2020, ha proprio fra le sue parole chiave l’accessibilità, al fine di garantire a tutti le stesse possibilità di apprendimento.

Autismo: occhio alle bufale su cure e sedicenti esperti

Disabili.com del 21.11.2019

Autismo: occhio alle bufale su cure e sedicenti esperti. Appello al ministro della Salute 

ANFFAS e ANGSA chiedono al ministro Speranza di intervenire con verifiche su cure per l’autismo proposte da un osteopata.

Tenere la guardia alta quando si tratta di cure, trattamenti o farmaci più o meno sperimentali o miracolosi è un imperativo per tutti coloro che, trovandosi ad affrontare una malattia o una condizione di disabilità, magari con una diagnosi appena giunta e che lascia smarriti, possono essere più facilmente oggetto di raggiri.

ATTENZIONE ALLE CURE DI FANTOMATICI ESPERTI.
Ed è proprio di questi giorni il richiamo a fare “attenzione ai nuovi casi di fantomatiche cure”, che le due principali associazioni dedicate a persone con autismo e le loro famiglie – ANFFAS Nazionale e ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) – diramano, appellandosi anche al Ministero della Salute. ANFFAS e ANGSA si rivolgono, con una lettera congiunta firmata dai rispettivi presidenti, direttamente al Ministro della Salute, Roberto Speranza, “al fine di tutelare le persone con disturbi dello spettro autistico e le loro famiglie da persone che si spacciano per professionisti e dalle loro fantomatiche cure che altro non sono che mere falsità”.

IL CASO. 
La richiesta, nello specifico, riguarda l’operato di un presunto osteopata che parla dell’autismo come di “una risposta del corpo a una situazione disfunzionale, a un malessere, il cui trattamento dipenderà dalle esigenze di ogni singolo minore”. 
La richiesta delle due associazioni è nata a seguito della segnalazione che ANFFAS e ANGSA hanno ricevuto dalla Federazione Nazionale Ordine dei TSRM e delle Professioni Sanitarie, Tecniche della Riabilitazione e della Prevenzione: secondo quanto riporta una nota stampa di ANFFAS e ANGSA, la federazione ha segnalato un sedicente operatore – dichiaratosi osteopata ma senza indicare l’iscrizione ad un ordine professionale e senza risultare neanche iscritto all’Ordine Professionale dei Medici e a quello dei TSRM PSTRP – che parla dell’autismo come di “una risposta del corpo a una situazione disfunzionale, a un malessere, il cui trattamento dipenderà dalle esigenze di ogni singolo minore”, e che afferma che “L’osteopatia deve essere parte integrante di un team e di un trattamento multi-sistemico, in cui è possibile stabilire una scala di priorità nell’intervento terapeutico”. Ad aggravare la situazione – continuano le associazioni – anche il fatto che questa persona dica di aver prestato servizio presso uno dei Centri IDO – Istituto di Ortofonologia, con sede a Roma, un ente accreditato dal Ministero della Salute e quindi soggetto all’accreditamento di denaro pubblico. 

FIDARSI SOLO DI TERAPIE VALIDATE. 
L’appello a fare attenzione, e fare riferimento solo a terapie validate e accreditate, è quindi forte e chiaro: ANFFAS e ANGSA dichiarano: “Siamo di fronte all’ennesimo nuovo caso di falsa informazione totalmente priva di evidenza scientifica – ricordiamo che il trattamento sopracitato non rientra nella Linea Guida 21 “Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti”, il documento elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità mediante un processo di revisione sistematica della letteratura e delle opinioni di esperti – che mira al puro sensazionalismo e che fa leva sulle fragilità delle famiglie desiderose di aiutare i propri cari con disturbi dello spettro autistico e di conseguenza facili prede di questi fantomatici professionisti.

APPELLO AL MINISTERO.
Ma l’appello è anche a un intervento di tipo istituzionale: per questo motivo ANFFAS e ANGSA hanno chiesto al Ministro di intervenire per capire se quanto denunciato dall’ordine corrisponda al vero ed in caso prendere le necessarie misure del caso, di mettere in atto iniziative non solo volte ad assicurare che le prestazioni rese a carico del SSN siano effettivamente ed esclusivamente comprese tra quelle riconosciute e validate scientificamente, ma anche volte a tutelare in misura maggiore le persone con disturbi dello spettro autistico ed i loro familiari da chi propone trattamenti miracolosi senza alcun fondamento scientifico, ed infine, sempre a tutela delle famiglie e delle persone con disturbi dello spettro autistico, di riconoscere un ruolo attivo delle associazioni maggiormente rappresentative in tutte le fasi di elaborazione di atti, provvedimenti e decisioni, a partire dalla revisione delle linee guida, relativi a tutti gli ambiti di interesse delle famiglie. 

La violenza sulle donne con disabilità

La violenza sulle donne con disabilità: indagine FISH

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ritiene centrale il tema della discriminazione e della violenza contro le bambine, le ragazze e le donne con disabilità. Nell’ultimo Congresso (2018) ha approvato una mozione specifica che rappresenta anche la strategia della FISH. Nei mesi seguenti ha promosso, fra le altre azioni, la ricerca specifica VERA (acronimo per Violence Emergence, Recognition and Awareness) in collaborazione con Differenza Donna, i cui dati, estratti, incrociati ed analizzati dalla ricercatrice Lucia Martinez sono stati presentati oggi a Roma.

Ricordiamo che l’11 dicembre 2018, presso il Senato della Repubblica, FISH ha promosso l’incontro pubblico “Donne con disabilità, violenze e abusi: basta silenzi!”. Un evento al quale parteciparono anche diverse senatrici e deputate, alcune delle quali hanno poi presentato specifiche mozioni approvate alla Camera dei Deputati nell’ottobre scorso.

Atti internazionali come la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, la Strategia ONU 2030 sullo sviluppo sostenibile richiamano un impegno degli Stati e delle organizzazioni su questi aspetti. La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap si assume responsabilmente il ruolo di stimolare e informare e, come in questa occasione, raccogliere e diffondere quei dati che promuovano la consapevolezza e l’adozione di politiche e strategie adeguate.

Dall’analisi presentata oggi, condotta su 519 intervistate con differenti disabilità, si delinea un quadro allarmante e a tinte ancora più fosche di quello che riguarda la violenza sulla generalità delle donne. Le donne con disabilità subiscono una discriminazione multipla: come donne e come disabili. L’esito non è una semplice somma, ma una condizione ancora più complessa.

Dall’indagine emerge una incidenza notevole e superiore a quella finora supposta: su 519 intervistate, ben 339 donne hanno subito violenza in qualche forma (65,3%). Preoccupante è la consapevolezza della violenza subita. Dall’analisi degli incroci delle diverse domande risulta evidente che solo una parte delle intervistate (33%) riconosce effettivamente come violenza ciò che ha subito o che continua a subire. Ciò ad indicare che molto spesso le donne stesse faticano a riconoscere e definire come “violenza” un atto che le danneggia, se non è di natura strettamente fisica o sessuale.

La forma di violenza più ricorrente è quella psicologica, subita dal 54% delle donne; segue la molestia sessuale – che include anche le violenze a sfondo sessuale che si verificano attraverso il web (37%); la violenza fisica (24%) e la violenza economica (7%).

La violenza è perpetrata prevalentemente da persone note alla vittima (80% dei casi). Nel 51% dei casi si tratta di una persona affettivamente vicina, ossia il partner, attuale o passato, o un altro familiare; nel 21% si tratta di un conoscente e nell’8% di un operatore.

Fra le intervistate, dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza l’82% delle donne con una limitazione cognitiva/intellettiva e l’85% di quelle con una disabilità psichiatrica. Le donne con una disabilità plurima hanno subito violenza nel 74% dei casi, rispetto al 64% registrato tra quelle con un solo tipo di limitazione. 

Solo il 37% delle donne che dichiarano di aver subito una qualche forma di violenza tra quelle indicate afferma di aver reagito. Fra queste una quota più residuale di donne ha deciso di confidarsi, in cerca di aiuto, con la propria rete di familiari e amici (6,5%) o si è rivolta al servizio competente, ossia ad un Centro antiviolenza (5,6%).

E quest’ultimo dato è assai significativo: ci rivela quanto la violenza sia confinata nel silenzio e nell’isolamento e quanto siano urgenti strategie e interventi di soccorso e sostegno alle persone. Con l’impegno di tutti.

Nel sito ufficiale di FISH sono disponibili l’abstract e la ricerca completa con analisi e dati

La FISH ha aderito alla Manifestazione Nazionale del 23 novembre (Roma, Piazza della Repubblica, ore 14) promossa da Non Una Di Meno ed altre organizzazioni in occasione della Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne.

Stop agli interventi standard, PEI su misura per ogni alunno

Il Sole 24 Ore del 18.11.2019

Stop agli interventi standard, PEI su misura per ogni alunno 

Più attenzione agli studenti con disabilità, con nuove regole per la composizione delle commissioni che rilasceranno le certificazioni mediche e la previsione del coinvolgimento dell’intera comunità scolastica nel processo di inclusione. Una partecipazione maggiore delle famiglie nei momenti-chiave delle decisioni che saranno prese attorno all’alunno, dall’assegnazione delle diverse misure di sostegno, all’abbattimento delle barriere architettoniche.
È l’obiettivo, ambizioso e giuridicamente molto avanzato, che si pongono le norme in materia di inclusione approvate in via definitiva la scorsa estate attraverso il Dlgs 96/2019 che è andato a limare, integrare e, secondo l’intenzione del legislatore, migliorare il precedente Dlgs 66 del 2017, “figlio” della legge 107 del 2015, la cosiddetta “Buona Scuola”.

Il nuovo pacchetto.
Per il nuovo pacchetto inclusione è tempo di andare a regime: le novità introdotte in agosto sono in vigore dal 12 settembre scorso. Si apre la sfida dell’attuazione (sono allo studio dieci decreti ministeriali) che vedrà protagonista il Miur, ma che coinvolgerà anche quello della Salute, per le certificazioni. Regioni ed Enti locali, coinvolti attraverso la Conferenza Unificata, dovranno garantire una corretta attuazione su tutto il territorio delle nuove regole e una maggiore omogeneità dei servizi.

Cambiamento culturale.
Le norme del 2017 e del 2019 gettano le basi per un cambiamento culturale. L’Italia, già all’avanguardia (dal 1977 sono state abolite le classi speciali per gli alunni diversamente abili), si allinea al principio, riconosciuto dalle Nazioni Unite, secondo cui la disabilità è «in relazione al contesto». È il principio dell’accomodamento ragionevole che indica «le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati (…) per assicurare alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di eguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e libertà fondamentali».
Seguendo i principi indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità sulla redazione del Profilo di funzionamento della persona con disabilità, la legge stabilisce che, per garantire qualità di vita più elevata ai ragazzi con disabilità, bisognerà offrire loro opportunità valutate caso per caso in termini di sussidi didattici e metodologie di studio. Che non dovranno più essere definiti in modo “standard”, solo in relazione diretta al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico davvero individualizzato. Su questo principio viene costruita l’architettura della nuova inclusione scolastica. Con diversi effetti pratici.

Si parte dalla certificazione.
Tutto parte dalla certificazione della condizione di disabilità. Questa andrà sempre richiesta all’Inps, secondo la legge 104 del 1992. La certificazione serve in diversi ambiti. Nella scuola è propedeutica per poter richiedere le misure di supporto e il docente di sostegno, l’assistenza specialistica.
Con il Dlgs 66 e le sue modificazioni, viene cambiata la composizione delle commissioni mediche per l’accertamento della condizione di disabilità per l’inclusione scolastica. Oltre al medico legale, dovranno essere presenti un medico specialista in pediatria o neuropsichiatria infantile e un medico specializzato nella patologia dell’alunno. Una novità che guarda alla necessità di avere nel gruppo di lavoro una figura che sia in grado di comprendere a fondo le problematiche dello studente.

L’accertamento.
L’accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva per l’inclusione scolastica (che deve essere esplicitamente richiesta dalla famiglia) è necessario per poter elaborare il Profilo di funzionamento predisposto «secondo i criteri del modello bio-psico-sociale della Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (Icf) dell’Organizzazione mondiale della sanità». Considerando, cioè, la persona nella sua totalità, senza “tipizzare” le soluzioni proposte con riferimento solo agli aspetti medici.

Profilo di funzionamento.
Il Profilo di funzionamento è il documento che serve per la predisposizione del Piano educativo individualizzato (Pei). Al suo interno sono definite le misure utili (sostegno, ausili, tipi di assistenza) per l’alunno e la sua reale inclusione. È la base per poter avanzare le richieste (in ambito scolastico o anche ai fini dei servizi offerti dagli enti territoriali) che serviranno ad attuare il principio di accomodamento ragionevole sancito dall’Onu. Introducendo la prospettiva Icf dell’Organizzazione della sanità, non si guarda più alla disabilità come “menomazione”, ma all’intera persona e al suo “funzionamento” in termini positivi nel contesto.
Il Profilo viene redatto da specialisti del Sistema sanitario nazionale, con la collaborazione delle famiglie e, se possibile, insieme allo studente con disabilità, per garantirne il diritto all’autodeterminazione. È prevista la partecipazione del dirigente scolastico o di un docente specializzato sul sostegno didattico della scuola.
Una volta prodotto, il documento è trasmesso dalla famiglia alla scuola e all’Ente locale competente che predispongono, rispettivamente, il Pei (in ambito scolastico) e il Progetto individuale (per la dimensione legata ai servizi territoriali). I criteri per le nuove certificazioni e per il Profilo di funzionamento dovranno essere decisi dal ministero della Salute in raccordo con quelli dell’Istruzione, delle Politiche sociali, della Famiglia, degli Affari regionali. Per far partire a pieno regime il nuovo sistema serviranno lo sforzo di molti attori e una efficace rapidità di coordinamento.

di Alessandra Migliozzi