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Il Programma di Azione sulla Disabilità finalmente è legge

Il Programma di Azione sulla Disabilità finalmente è legge

 

Questo è il punto di arrivo, ma ancor più il punto di partenza.” Così inizia il suo commento Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, a margine della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di ieri del secondo Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.

L’adozione del Programma come decreto del Presidente della Repubblica e, finalmente, la formale pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è il punto finale di uno scrupoloso e appassionato lavoro dell’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità. FISH e molti altri hanno partecipato attivamente alla elaborazione di questo documento che vuole rappresentare da un lato la confermata espressione di diritti umani e di cittadinanza, dall’altro essere un riferimento anche organizzativo per il cambiamento delle politiche e dei servizi in una logica inclusiva.”

Da qualche settimana è stato anche ricostituito lo stesso Osservatorio presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Come si combinano i due provvedimenti?

Anche in questo senso il Programma costituisce un nuovo punto di partenza per il Parlamento, il Governo, i Ministeri, le Regioni, i Comuni e vari altri attori istituzionali cui sono indicate specifiche linee di azioni concrete. – conclude Falabella – Ma è anche per noi una cartina di tornasole, uno strumento ulteriore per monitorare e stimolare l’avanzamento dell’applicazione del Programma e dei principi della Convenzione ONU. Lo faremo sia nell’Osservatorio che proseguendo la nostra quotidiana e incessante attività.”

Caregivers espulsi dal mondo del lavoro?

Caregivers espulsi dal mondo del lavoro?

 

In questi giorni la cronaca ha portato in evidenza storie di discriminazione di lavoratori che assistono i loro familiari. Vicende emblematiche di un universo ben più ampio, silenzioso e subdolo, ma non meno drammatico: un certo mondo del lavoro marginalizza ed espelle chi, per condizioni proprie o dei familiari, si trova ad affrontare difficoltà enormi nel conciliare il tempo dedicato alla cura con quello del lavoro.

Ecco allora i licenziamenti, i demansionamenti, gli isolamenti, le discriminazioni che una certa parte del mondo del lavoro pone in atto.

Emblematico il dato proposto da un recentissimo studio del CENSIS (La gestione della cronicità: il ruolo strategico del caregiver. Il quadro generale ed un focus sul Parkinson) che ha coinvolto un campione di caregiver familiari, in prevalenza donne (il 76,4% contro il 23,6% degli uomini).

Oltre ad altri seri impatti negativi, il 36,9% di loro dichiara che il lavoro di cura ha generato un deleterio effetto sulla propria occupazione, che va dai problemi per le ripetute assenze sul lavoro, alla necessità di chiedere il part-time, fino alla scelta di andare in pensione o di licenziarsi con la conseguente perdita di un lavoro retribuito.

In realtà non è il lavoro di cura la causa di tutto ciò quanto piuttosto il pregiudizio, l’assenza di forme di flessibilità (pur suggerite dalla normativa recente), di formule di conciliazione fra necessità occupazionali e famiglia.

E gli effetti si riverberano in particolare sulle lavoratrici donne alle quali, ancora oggi, viene delegata in modo preponderante l’attività di cura. Ne pagano il conto più salato: part-time forzato, rinuncia alla carriera, marginalizzazione, retribuzioni più basse… e troppo spesso sono le prime ad essere licenziate nei momenti di crisi, generando nuove povertà.

È in questo scenario che maturano, in modo tutt’altro che infrequente, situazioni come quella della madre licenziata perché non riesce a gestire straordinari e riabilitazione del figlio, o di quella che viene licenziata mentre è in congedo parentale, o molto più frequentemente del lavoratore demansionato o marginalizzato perché fruisce dei permessi per assistere il familiare con una grave disabilità.

Altro che welfare aziendale! Altro che responsabilità sociale di impresa!

Un Paese ed un tessuto produttivo che non sappiano porre attenzione alla giusta conciliazione fra necessità aziendali e le sempre più diffuse esigenze familiari dei lavoratori genera, amplifica ed esaspera nuovi conflitti allargando implacabilmente la forbice dell’esclusione sociale. È questa la consapevolezza che deve unire in uno sforzo comune il legislatore, l’impresa, la pubblica amministrazione, le organizzazioni sindacali, le espressioni dell’impegno civile per trovare le ineludibili soluzioni.

Lega del Filo d’Oro. Nuovo Centro Nazionale

Vita.it del 04-12-2017

Lega del Filo d’Oro. Nuovo Centro Nazionale, inaugurato il primo lotto

«Qui si raccoglie l’esperienza maturata in 50 anni. Questo risultato è frutto di un grande lavoro di squadra», ha sottolineato il presidente della Lega del Filo d’Oro, Francesco Marchesi. Il Nuovo Centro Nazionale sarà una struttura all’avanguardia per la riabilitazione di chi non vede e non sente. Il taglio del nastro con Laura Boldrini, Presidente della Camera.

OSIMO. «Il futuro non è già scritto, ma è cominciato». Così venerdì 1 dicembre la Lega del Filo d’Oro ha inaugurato il primo lotto del suo nuovo Centro Nazionale, una struttura che complessivamente avrà nove edifici, 24mila mq di verde, 4 palestre e due piscine, 14 ambulatori medici, 80 posti a tempo pieno e 20 per la degenza diurna. Il nuovo Centro Nazionale è il progetto più ambizioso che la Lega del Filo d’Oro ha affrontato nei suoi oltre 50 anni di vita. L’obiettivo è quello di realizzare una struttura interamente progettata per accogliere persone con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriali, garantendo non solo l’accessibilità e la sicurezza ma anche tutti gli stimoli per una fruizione in autonomia. Quella di Osimo così sarà una struttura all’avanguardia in Europa, un polo di eccellenza per la riabilitazione di chi non vede e non sente, dove imparare a mettere a frutto tutte le loro potenzialità.

«Qui si raccoglie l’esperienza maturata in 50 anni e nella costruzione di quattro sedi. Questo risultato è un grande lavoro di squadra», ha sottolineato il presidente della Lega del Filo d’Oro, Francesco Marchesi. «Avevamo bisogno di spazi maggiori per permettere ai nostri bimbi di iniziare fin da subito il loro percorso di autonomia, per cogliere le loro potenzialità e trasformarle in abilità», ha detto Patrizia Ceccarani, Direttore Tecnico Scientifico dell’Associazione. Rossano Bartoli, il Segretario Generale, ha voluto ricordare e ringraziare le persone senza di cui il traguardo di oggi non sarebbe mai stato raggiunto, a cominciare da Sabina Santilli (era presente la sorella Loda), la fondatrice della Lega del Filo d’Oro; don Dino Marabini che ne fu il primo braccio operativo e Aldo Valcavi, che molti anni fa donò alla “Lega” il terreno su cui sta sorgendo il nuovo Centro Nazionale. Sta sorgendo perché se i lavori del primo lotto sono terminati, il progetto è ancora ampio e presto dovranno iniziare i lavori del secondo lotto, che comprenderà le residenze per gli ospiti, la foresteria, la palestra e le piscine, i locali di servizio (mensa, cucina e lavanderia), un piccolo museo e un centro didattico.

A tagliare il nastro del primo lotto insieme al piccolo Benni, c’era la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, accolta con le note dell’Inno d’Italia suonato dal M° Marco Santini. Laura Boldrini ha ricordato come le persone con disabilità incontrino ancora troppo spesso molti ostacoli, quelli visibili come le barriere architettoniche ma anche quelli «che non si vedono, come l’indifferenza, la discriminazione e l’odio. Non uso a caso questa parola, perché sappiamo come spesso proprio le persone con disabilità siano prese di mira, in modo diretto con lo scherno, o indiretto, quando per insultare una persona si fa riferimento a una malattia, lo fanno anche i politici e lo trovo assolutamente disdicevole». Le persone con disabilità, ha ribadito con forza la Presidente della Camera, «possono e devono dare un contributo alla società, è un loro diritto e un loro dovere».

Laura Boldrini ha poi parlato della Lega del Filo d’Oro come di una realtà «che non si limita a dare assistenza o a riabilitare queste persone, ma le rende protagoniste della propria vita, per raggiungere – ognuna a modo suo – il benessere e l’indipendenza. Questa sfida merita il rispetto di tutte le istituzioni, ed è il motivo per cui sono qui oggi», perché «garantire benessere e indipendenza alle persone con disabilità è una questione nazionale». La presidente ha spiegato anche di non aver potuto calendarizzare per dicembre alla Camera l’esame della legge per il riconoscimento della lingua dei segni, già approvata in Senato, «ma mi auguro che a gennaio si possa arrivare in tempo utile per approvarla definitivamente».

Rosa Francioli, in rappresentanza delle famiglie della Lega del Filo d’Oro, ha fatto presente alla Presidente Boldrini che per i ragazzi come suo figlio Andrea, «incontrare o non incontrare la Lega del Filo d’Oro fa la differenza». Per questo per le famiglie risultano inaccettabili «le difficoltà a ottenere da tante Regioni le impegnative per i ricoveri»,che di fatto significa un mancato riconoscimento «della specificità del sostegno offerto dalla “Lega”», come se «queste rette fossero ritenute un investimento inutile per ragazzi ritenuti irrecuperabili. Ma qui non c’è nulla di irrecuperabile. Per questo chiedo aiuto alle istituzioni, perché come lei ha ricordato i nostri figli hanno dei diritti costituzionali, aiutateci a farli valere». Rosa Francioli ha ricordato anche come sia necessario guardare alla istituzionalizzazione in maniera «non ideologica», perché qui alla Lega del Filo d’Oro «ci sono persone».

di Sara De Carli

3 dicembre Giornata internazionale delle Persone con Disabilità

3 dicembre e disabilità, una Giornata per impegnarsi negli anni

 

Il 3 dicembre ricorre la Giornata internazionale delle Persone con Disabilità. Per il nostro movimento, che va ben oltre la nostra sigla pur ampiamente federativa, non è una ricorrenza da festeggiare, anzi. Rappresenta l’occasione per aprire uno spazio di attenzione sulle condizioni di vita di milioni di persone con disabilità nella nostra società e per raccontare come, a condizioni adeguate, esse possano essere davvero incluse nelle loro collettività di riferimento.

La cronaca riporta, ancora e troppo spesso, storie di discriminazione, situazioni di esclusione, episodi di odio, bullismo, violenza, sacche di segregazione. Ma oltre a questo mosaico negativo in modo evidente, ci sono anche drammi umani e familiari che si consumano nel silenzio dell’isolamento e della rassegnazione, quasi fossero l’esito ineluttabile di tragiche fatalità delle quali non esistono responsabili e responsabilità: nella scuola, nel lavoro, nelle nostre città, nelle politiche inclusive…

Ma la Giornata internazionale delle Persone con Disabilità è per il nostro movimento anche l’occasione per rilanciare una sfida costruttiva e propositiva alle forze politiche nella Capitale e in ogni singola Regione.

È imminente la pubblicazione in Gazzetta del “Programma di Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità”. Si tratta di un documento che pone con chiarezza gli obiettivi e le modalità per garantire finalmente i diritti umani delle persone con disabilità. Alla sua stesura ha collaborato intensamente anche FISH.

E tutti gli àmbiti trattati sono centrali per la concreta applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità: diritto allo studio, al lavoro, alla salute, alla mobilità, alla vita indipendente, al riconoscimento della condizione di disabilità, agli interventi in ambito di cooperazione internazionale, ai sistemi di rilevazione statistica.

Nella Giornata internazionale chiediamo con chiarezza: qual è l’impegno – punto per punto – delle forze politiche che ora stanno per approvare la legge finanziaria e fra qualche settimana inizieranno a confrontarsi nella campagna elettorale?

Vorremmo che questa non fosse solo la Giornata della consapevolezza, condizione pur essenziale per ripensare, con il pieno coinvolgimento delle persone con disabilità, ad una strategia che superi, in tempi non generazionali, l’esclusione sociale garantendo per davvero pari opportunità e diritti umani.

Vorremmo che fosse la data in cui si assumono degli impegni come integranti dei futuri programmi e azioni di governo, indipendentemente dagli schieramenti o dagli esiti delle prossime consultazioni. Si esprima con chiarezza e puntualità chi si candida a guidare il Paese.

Nel frattempo vi è anche una legge finanziaria che necessita di scelte scevre da tentennamenti, innanzitutto sui Fondi (politiche sociali, non autosufficienza, dopo di noi, scuola, lavoro) che riguardano famiglie e persone con disabilità e che non possono essere messi in discussione o oggetto di riduzione o di trasferimenti.

Noi di FISH, con immutata determinazione e impegno, continueremo ad esserci anche dopo il 3 dicembre, vigilando, proponendo, protestando quando necessario.

Sconto per non vedenti sui taxi di Torino

Redattore Sociale del 02-12-2017

Giornata disabilita’. Con “Wetaxi” sconto del 30% per non vedenti sui taxi di Torino

Un’iniziativa che darà il via ad una convenzione che si protrarrà per tutto il 2018, con lo scopo di rendere il servizio taxi più conveniente per non vedenti e ipovedenti: Wetaxi rinuncerà infatti ai suoi proventi per effettuare una promozione agli utenti Uici.

TORINO. Wetaxi, la prima app che permette di prenotare e condividere il taxi in tempo reale, scende in campo a fianco delle persone non vedenti. In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità che ricorre il 3 dicembre e che quest’anno intende valorizzare il tema della ‘Trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti’, Wetaxi, in collaborazione con Uici – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, garantirà a tutti gli utenti non vedenti che useranno il servizio un 30% di sconto sulla tariffa. Un’iniziativa che darà il via ad una convenzione che si protrarrà per tutto il 2018, con lo scopo di rendere il servizio taxi più conveniente per non vedenti e ipovedenti: Wetaxi rinuncerà infatti ai suoi proventi per effettuare una promozione agli utenti Uici.

Il servizio di Wetaxi, creato da un gruppo di ricercatori e professori proveniente dal Politecnico di Torino, è al momento attivo nel capoluogo piemontese. Proprio lavorando in sinergia con la sezione torinese dell’UICI – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Wetaxi ha ottimizzato ogni tasto e ogni funzione dell’applicazione su smartphone in funzione dei non vedenti. L’interfaccia dell’app risulta completamente fruibile grazie a VoiceOver su iPhone e a Talkback su smartphone Android. Permette così ai non vedenti di prenotare un taxi in tutta semplicità e di conoscere in anticipo il prezzo della corsa, che non varia anche in presenza di traffico o soste per problemi sulle strade, e che può essere condivisa con altre persone che compiono lo stesso tragitto, sicura fonte di risparmio per chi deve usufruire di questo mezzo più degli altri.

Inoltre, l’utente può segnalare la presenza di un cane guida e il tassista viene avvisato che il passeggero è non vedente, così da aiutarlo a riconoscere il taxi e a salire a bordo. “La collaborazione con Uici nasce dalla volontà di rendere l’utilizzo del taxi più efficiente e alla portata di tutti, in primis per quelle persone che hanno difficoltà a spostarsi in una metropoli come Torino”, sottolinea Massimiliano Curto, ceo di Wetaxi.

“Siamo molto soddisfatti per questa collaborazione, che inizia a dare i suoi frutti”, commenta a nome dell’Uici Torino il presidente Franco Lepore. “Negli ultimi tempi la vita delle persone con disabilità visiva è molto cambiata, grazie alla tecnologia. La mobilità, però, resta un ‘tallone d’Achille’. Muoversi in una città grande come Torino è difficile: ci sono ostacoli e pericoli. Il taxi è un’ottima soluzione (qualche volta l’unica possibile), ma, come noto, finora aveva costi elevati, per molte persone assolutamente impraticabili. Poter contare su tariffe agevolate e su un’applicazione pienamente accessibile rappresenta una preziosa risorsa, che senza dubbio agevola l’autonomia personale dei ciechi e degli ipovedenti. L’esempio di WeTaxi dimostra che, quando c’è una reale volontà di inclusione e quando le aziende sono disponibili a un confronto con le associazioni a tutela dei disabili, si possono raggiungere ottimi risultati”.

HANDImatica 2017

LA TECNOLOGIA CHE COSTRUISCE UNA SOCIETÀ INCLUSIVA
HANDIMATICA TORNA A BOLOGNA DAL 30 NOVEMBRE AL 2 DICEMBRE
La mostra-convegno dedicata alle tecnologie digitali al servizio della disabilità giunge all’XI edizione

4,1 milioni di persone, pari al 6,7% della popolazione, con una spesa pubblica pro-capite annua di circa 437 euro, nettamente inferiore alla media europea (535 euro): sono i numeri della disabilità in Italia, secondo il Censis*. Numeri destinati a crescere (secondo le stime del centro di ricerca infatti i disabili saranno 4,8 milioni nel 2020) di cui però l’opinione pubblica stenta a percepire la portata: un italiano su 4 afferma che non gli è mai capitato di avere a che fare con persone disabili, e la disabilità è percepita da 2 italiani su 3 essenzialmente come limitazione dei movimenti, mentre in realtà la disabilità intellettiva è più diffusa in età evolutiva e rappresenta l’aspetto più misconosciuto, al limite della rimozione.

Ecco perché HANDImatica, la mostra-convegno di Fondazione ASPHI dedicata alle tecnologie digitali al servizio della disabilità, in programma a Bologna dal 30 novembre al 2 dicembre prossimi, si configura come un importante riflettore acceso su un mondo che, se nell’infanzia ed in età scolastica riesce ad ottenere attenzione e “cura”, in età adulta pare dissolversi, con percentuali bassissime di impiego e scarsa capacità di inserimento sociale.

L’evento, realizzato in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, la supervisione scientifica dell’Università di Bologna ed il patrocinio di FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, e FAND – Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità, si svolgerà negli spazi dell’Istituto di Istruzione Superiore Aldini Valeriani. Una scelta non casuale, quella di organizzare la manifestazione in un istituto scolastico, che risponde al desiderio di avvicinarsi concretamente ad un pubblico giovane: all’interno dell’istituto saranno ospitate le numerose aziende, i produttori e distributori specializzati che presenteranno le ultime novità tecnologiche, così come il ricco programma di eventi, tra convegni, seminari e laboratori.

L’evento si rivolge alle persone con disabilità e alle loro famiglie, al personale scolastico (dirigenti ed intero corpo docente), agli operatori sociali e sanitari, responsabili di strutture per anziani, mondo del lavoro e della ricerca universitaria, istituzioni, ma anche a tutti quanti siano interessati a conoscere come le tecnologie possano incidere positivamente sulla qualità di vita, indipendenza e inclusione.

Fondazione ASPHI, nata nel 1980 allo scopo di promuovere l’integrazione delle persone disabili nella scuola, nel lavoro e nella società attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali, persegue da sempre l’obiettivo di costruire una società inclusiva, attraverso la capacità delle tecnologie di diventare facilitatori e di porsi al servizio di una società in cui ciascuno possa muoversi secondo le proprie personali abilità e specificità.

Può esistere un mondo senza disabilità? La risposta è sì, se per disabilità si intende la relazione tra una persona, il suo stato di salute e la sua capacità di interazione con l’ambiente in cui si muove e vive – afferma Franco Bernardi, Presidente di ASPHI. – Agendo sul contesto è infatti possibile eliminare ogni barriera e costruire una società inclusiva nella quale ciascun individuo possa esercitare la propria libera e piena partecipazione alle attività quotidiane”.

Tre le macro-aree tematiche in cui si raggruppano gli appuntamenti di HANDImatica, dai convegni ai seminari ai laboratori pratici: “Inclusione Scolastica”, con l’ampio focus sulla didattica e l’insegnamento; “Inclusione Lavorativa” che include gli appuntamenti dedicati al disability management, e “Inclusione Sociale”, per tutto ciò che concerne il mondo degli anziani e delle persone non autosufficienti.

Il convegno di apertura (giovedì 30 novembre, ore 10) affronta il tema dell’Inclusione nell’era della robotica. Si tratta di un argomento di centrale interesse per Fondazione Asphi, che all’inizio dell’anno scolastico 2017-18 ha introdotto alle Aldini Valeriani-Sirani, grazie ad un accordo con la scuola, TjBot, ideato dagli ingegneri IBM, il primo robot progettato per interagire in classe con insegnanti e studenti per affiancarli e stimolarli nell’apprendimento: un esperimento didattico unico nel suo genere, anche perché saranno gli stessi studenti della scuola bolognese a costruire e programmare nei prossimi mesi i “fratelli” del robot-compagno di classe, con l’aiuto degli insegnanti e delle stampanti 3D in dotazione nei laboratori dell’istituto.

Il tema della robotica è al centro di diversi incontri: dalla robotica utilizzata per migliorare le capacità di relazione e linguaggio degli studenti con disabilità cognitive, fino all’autismo, a come i robot possono facilitare il supporto e l’empowerment delle persone con disabilità nel mondo del lavoro. E ancora l’utilizzo della realtà aumentata a scuola, della quale sarà possibile fare esperienza pratica nei laboratori, le innovazioni tecnologiche a supporto delle disabilità nate dal basso, sviluppate da start up o dalle stesse scuole e famiglie, l’utilizzo del digitale nella terza età per bisogni emergenti quali il mantenimento di una longevità attiva, la gestione della fragilità e non-autosufficienza.

Proprio per porre l’accento sulla crescente importanza dei robots, la cui rapida e pervasiva diffusione sul mercato ha reso l’uso delle loro applicazioni una parte non trascurabile delle nostre azioni quotidiane, HANDImatica ha lanciato una Call for Robots, allo scopo di raccogliere soluzioni progettate per la disabilità: un’apposita commissione selezionerà le proposte ricevute, che saranno presentate durante la manifestazione in un’area dedicata.

Altro tema centrale per Fondazione Asphi è l’autonomia delle persone con disabilità: ecco allora presentate ad HANDImatica le novità nell’ambito dell’accessibilità bancaria, o gli strumenti sviluppati da alcuni Centri Riabilitativi della Regione Emilia Romagna per incentivare l’autonomia, dai computer touch ai sensori di movimento alle tastiere facilitate.

Ci sarà una riflessione sul presente, ed il futuro, della scuola: se l’orizzonte è quello di una scuola inclusiva, in grado di cogliere differenze e bisogni speciali e valorizzare le specifiche competenze, assieme alle conoscenze, è necessaria una riorganizzazione degli spazi educativi alla luce di una nuova flessibilità e di rinnovati strumenti di apprendimento e di valutazione. Ecco perché i momenti laboratoriali daranno spazio ad esperienze (come quella della flipped classroom) in cui l’interazione tra studenti e insegnanti attraverso l’uso della tecnologia vuole superare la consueta interazione passiva per stimolare un apprendimento attivo e coinvolgente.

*3° numero del «Diario della transizione» del Censis, 2014

HANDImatica 2017
Tecnologie digitali per una società inclusiva
30 novembre – 2 dicembre 2017
ITI Aldini Valeriani Sirani, via Sario Bassanelli, 9, Bologna

Un evento ideato e promosso da Fondazione ASPHI
Supervisione scientifica: Università degli Studi di Bologna
Con il contributo di Regione Emilia-Romagna

Con il patrocinio e la collaborazione di
FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
FAND – Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità

“Tommy e gli altri”, tour nelle scuole per raccontare l’autismo

Redattore Sociale del 28-11-2017

“Tommy e gli altri”, tour nelle scuole per raccontare l’autismo

Parte da Roma la prima proiezione del film di Gianluca Nicoletti e Massimiliano Sbrolla per gli studenti. Obiettivo: raccontare l’autismo in Italia. L’anteprima alla presenza della ministra Fedeli. Poi il tour, tra febbraio e marzo, da nord a sud.

ROMA. Dopo aver incontrato decine di famiglie in giro per l’Italia e dopo la recente messa in onda su Sky Arte, Tommy arriva nelle scuole. Continuera’ a raccontare la sua storia, quella di un ragazzo autistico, maggiorenne da pochi mesi, in un viaggio on the road per incontrare altri ragazzi. E lo fara’ con le parole del padre, il giornalista Gianluca Nicoletti che con lui ha condiviso questa avventura. Nicoletti, insieme al regista Massimiliano Sbrolla ha tratto da questa esperienza un docufilm dal titolo ‘Tommy e gli altri’. Questa mattina, al cinema 4 Fontane di Roma, la prima tappa del tour con la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli e gli autori. Il progetto itinerante, sostenuto dal Miur, con il contributo di Sky Italia, fino a marzo tocchera’ anche le citta’ di Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Latina, L’Aquila, Milano, Napoli, Novara, Palermo, Prato, Reggio Calabria, Torino e Udine.

Il film tratta il tema dell’autismo secondo diversi aspetti, in primis quello legislativo, secondo la normativa vigente infatti i ragazzi autistici “cessano di esserlo al compimento della maggiore eta'”. Un frase provocatoria per sottolineare l’interruzione di cure, di programmi e di sostegno da parte dello Stato (ad eccezione di minimi contributi mensili) facendo di fatto ricadere “tutto sulle spalle dei genitori”. Che tuttavia non ci saranno per sempre. Una prospettiva angosciante per molte famiglie che porta alcune di loro addirittura a comprendere l’ipotesi dell’omicidio-suicidio di persone anziane con disabile in casa.

Non solo assistenza ma anche bullismo. I ragazzi autistici infatti sono i primi spesso ad esserne vittima. Per questo, uno degli obiettivi del lungometraggio, e’ quello di “portare i ragazzi a riflettere sul fatto che reagire con violenza a quello che in realta’ non capiamo e di cui forse abbiamo solo paura e’ un comportamento arcaico e da sfigati”. E ancora, frammenti di comicita’, di sconforto, di vero amore tra padre e figlio, ma soprattutto di riflessione. “Non voglio essere considerato un esempio, ne’ un eroe- spiega la voce fuori campo di Nicoletti durante la proiezione del film- non esistono solo storie positive come vorrebbe far credere qualcuno ed essere autistici non e’ una figata”. Quindi la storia si conclude con le immagini di Tommy da bambino al mare con la madre e il padre e le note di ‘costume da Torero’ di Brunori Sas che parla della costante necessita’ di credere a un cambiamento e alla disillusione che spesso ne segue.

“Un’opera bellissima- ha spiegato la ministra Fedeli- in cui si provano tutti i sentimenti tipici dei grandi film: tristezza, rabbia ma anche sorrisi”. Un film “che porta tutti noi a chiederci che possiamo fare, quando in realta’ possiamo solo conoscere. E il nostro obiettivo e’ proprio questo, far conoscere questa realta’, ai ragazzi ma anche agli adulti. Mi auguro che lo vedano piu’ persone possibili”. (DIRE)