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Arte e accessibilità: visite guidate per “Catalonia in Venice”

Venezia – 23/06/2017 – 10/11/2017 Palazzo della Biennale

Arte e accessibilità: visite guidate per “Catalonia in Venice”

Al via i tour guidato per visitare l’installazione “Catalonia in Venice_La Venezia che non si vede” esposta alla biennale di Venezia. Tour ad hoc per persone con disabilità intellettiva.

Il prossimo venerdì 23 giugno partiranno i tour guidati per visitare l’installazione Catalonia in Venice_La Venezia che non si vede esposta all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

I tour sono riservati a piccoli gruppi di persone con disabilità intellettiva, adulti bambini e ragazzi e saranno svolti da Valeria Bottalico, esperta di arte e accessibilità, referente del progetto Museo per tutti e che per Catalonia in Venice ha coordinato la mappatura della città di Venezia accompagnando i gruppi di persone non vedenti che hanno partecipato al progetto dell’artista Antoni Abad e i cui contributi sono stati raccolti all’interno dell’app BlindWiki.

I tour guidati all’opera d’arte di Antoni Abad si svolgeranno nelle seguenti date: 23 giugno, 15 settembre, 13 ottobre e 10 novembre.

Le visite guidate si svolgeranno in due momenti della giornata: alle 11 per gli adulti e alle 15 per i bambini e ragazzi, dai 6 ai 14 anni.  

Quello delle visite guidate è solo uno dei tasselli del lavoro che è stato svolto dal team di l’abilità per rendere accessibile l’installazione alle persone con disabilità cognitiva.

A disposizione dei visitatori con disabilità intellettiva e dei loro caregivers ci sarà un booklet in un linguaggio facilitato con l’ausilio di immagini e simboli  così da rendere fruibile l’opera stessa. Inoltre all’interno di Catalonia in Venice sarà possibile trovare, su tablet dedicati, i contenuti facilitati della mappatura della città.

Le visite guidate sono gratuite ma è necessaria l’iscrizione.

Per info e iscrizioni: l’abilità onlus | comunicazione@labilita.org | tel. 02 66805457

Regione Lombardia e “Dopo di noi”

da LEDHA

Regione Lombardia e “Dopo di noi”

LEDHA, Anffas, Federsolidarietà Lombardia e Uneba commentano il testo della Dgr 6674 recentemente approvata da Regione Lombardia. Molti gli elementi positivi e qualche criticità.

Lo scorso 7 giugno, il Consiglio Regionale lombardo ha approvato la Dgr 6674 di attuazione della legge sul “Dopo di noi” (Legge n. 112/2016) dal titolo “Programma operativo regionale per la realizzazione degli interventi a favore di persone con disabilità grave prive di sostegno familiare”. Con questa Dgr, Regione Lombardia disciplina il programma operativo per la realizzazione degli interventi a favore delle persone con grave disabilità per dare concreta attuazione a quanto previsto dalla normativa nazionale su “Dopo di noi”.

La Dgr presenta diversi elementi positivi. In primis è doveroso sottolineare il fatto che l’iter di approvazione è stato celere, segno concreto dell’attenzione che Regione Lombardia ha dedicato a questo tema. Inoltre Regione Lombardia ha portato avanti un processo partecipato di definizione delle procedure e questo è chiaramente visibile nell’esito finale del testo della Dgr, che ha accolto molte delle proposte espresse dalle associazioni, dagli enti gestori e dalle realtà del terzo settore.

Altro elemento positivo riguarda le modalità con cui viene regolato l’uso delle risorse messe a disposizione per questo capitolo di spesa per il 2016 (circa 15 milioni di euro) e quelle per il 2017 (circa 6 milioni di euro). Inoltre la Dgr offre la possibilità di sperimentare nuove forme di abitare, rispettando lo spirito della legge sul “Dopo di noi”.

Tuttavia non mancano anche alcune criticità. In primis il fatto che Regione Lombardia non abbia stanziato risorse proprie che vadano ad aggiungersi a quelle messe a disposizione dal Ministero. Ma il punto che maggiormente ci preoccupa è il fatto che la Dgr – così come è formulata oggi – sembra escludere le persone con disabilità più complesse, che necessitano di un sostegno maggiore dai percorsi di vita previsti dalla legge sul “Dopo di noi”.

Il nostro auspicio è che questo passaggio venga superato, prevedendo le risorse necessarie, diverse da quelle previste dall’attuale percorso, offrendo anche alle persone con elevati bisogni di sostegno la possibilità di presentare un progetto di vita a casa, personalizzato, in modo da prevenire l’istituzionalizzazione o avviare percorsi di emancipazione non solo dai genitori ma anche, laddove richiesto dall’interessato, dai servizi residenziali.

Con questo provvedimento, Regione Lombardia mette oggi le persone con disabilità (con le loro famiglie e associazioni), i Comuni e gli enti di terzo settore (cooperative sociali associazioni e fondazioni) nelle condizioni di predisporre progetti di vita innovativi a partire dai bisogni e dalle aspettative delle singole persone e dei loro genitori e/o familiari. Progetti che siano in grado da subito di rispondere ai bisogni ed ai diritti di molte persone con disabilità e che in prospettiva possono arricchire e migliorare il complessivo sistema di offerta regionale di sostegni residenziali, comunitari e per l’abitare delle persone con disabilità.

Assistenza educativa, condannata per discriminazione la Città Metropolitana di Milano

da LEDHA

Assistenza educativa, condannata per discriminazione la Città Metropolitana di Milano

Il Tribunale di Busto Arsizio ha riconosciuto la discriminazione indiretta ai danni di uno studente con disabilità che si è visto assegnare un monte ore inferiore rispetto a quello previsto dal piano educativo.

Il Tribunale di Busto Arsizio (Va) ha condannato la Città Metropolitana di Milano per discriminazione ai danni di uno studente con disabilità. In base a quanto prescritto dal proprio piano educativo, Carlo (nome di fantasia ndr) ha diritto a 15 ore di assistenza educativa a settimana per poter frequentare la scuola in condizioni di parità con i suoi compagni di classe. Tuttavia, per l’anno scolastico che si è appena concluso, la Città Metropolitana di Milano gli ha assegnato un numero di ore di assistenza educativa inferiore rispetto a quella prevista.

“Si tratta di una sentenza importante perché è la prima condanna a Città Metropolitana per la mancata erogazione del servizio di assistenza educativa. Ed è una condanna per discriminazione”, spiega Laura Abet, avvocato del Centro Antidiscriminazione di LEDHA – Lega per i diritti delle persone con disabilità che ha sostenuto questo ricorso.

In una situazione di grande caos che si trascina da molti mesi sul tema dei servizi per l’inclusione scolastica degli alunni e studenti con disabilità, la Città Metropolitana di Milano è tenuta a erogare questi servizi. Nello specifico si tratta dell’assistenza alla comunicazione, dell’assistenza ad personam, degli ausili tiflo-didattici e del servizio di trasporto. Servizi che – a partire dall’anno scolastico 2017/2018 saranno in capo a Regione Lombardia.

Per il giudice di Busto Arsizio la condizione in cui si è venuto a trovare Carlo rappresenta una forma di discriminazione indiretta. Dal momento che il diritto all’istruzione per le persone con disabilità “si configura come un diritto fondamentale”, scrive il giudice nella sentenza, la cui fruizione è assicurata tramite “misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicap la frequenza degli istituti d’istruzione”, la scelta discrezionale dell’amministrazione di ridurre le ore di “sostegno” agli studenti agli studenti con disabilità rappresenta una forma di discriminazione indiretta vietata dalla legge 67 del 2006”.

Complessivamente, le più di 30 famiglie assistite dal Centro Antidiscriminazione di LEDHA hanno presentato cinque ricorsi per ottenere l’assistenza educativa per i propri figli. Ma solo nel caso di Busto Arsizio si è arrivati a sentenza in tempi rapidi. In tutti gli altri casi, la decisione di Città Metropolitana di chiamare in causa Regione Lombardia ha provocato un allungamento dei tempi e il rinvio delle udienze anche di molti mesi. In un caso addirittura a settembre, all’inizio del nuovo anno scolastico.

“Siamo soddisfatti di questa sentenza. Tuttavia, siamo convinti che arrivare davanti ai giudici per affermare il diritto degli alunni e studenti con disabilità a frequentare la scuola rappresenti, in un certo senso, una sconfitta – commenta Alberto Fontana, presidente di LEDHA -. Ci auguriamo che non sia più necessario presentare questi ricorsi. I diritti soggettivi degli alunni con disabilità devono essere rispettati da tutti: Regione, Ats e Comuni, in base a quanto previsto dalla nuova normativa che entrerà in vigore con il prossimo anno scolastico. In caso contrario, LEDHA continuerà a tutelare, nelle sedi opportune, i diritti degli alunni e studenti con disabilità”.

A Roma meeting internazionale sull’Hta

da Il Sole 24 Ore

A Roma meeting internazionale sull’Hta

Il 40% della spesa per la salute viene sprecato, in base alle stime dell’Oms e la necessità di rivedere le soluzioni è diventata urgente. Le metodologie scientifiche più rigorose e innovative possono essere un aiuto per i Paesi che vogliono rendere più sistematiche ed efficaci le risposte alla domanda di salute, per tagliare le inefficienze, razionalizzare la spesa e così rendere più trasparente ed etico l’esercizio del diritto a cure appropriate e sostenibili.

L’Italia su questo fronte sta muovendo passi importanti. Non è un caso infatti che la Health Technology Assessment international (HTAi) organizzi in Italia il 14° Meeting annuale con l’obiettivo di valutare i vantaggi e le nuove sfide del settore. L’appuntamento è dal 17 al 21 giugno 2017, a Roma presso l’Ergife Palace Hotel in Via Aurelia 619 (http://htai2017.org/).
Una giornata, il 18 giugno sempre all’Ergife palace Hotel, sarà dedicata in particolare al 10° Congresso della Società Italiana di Health Technology Assessment (SIHTA) che quest’anno ha scelto il titolo “HTA as a human right”, la valutazione della tecnologia sanitaria come diritto umano.

Gli esperti internazionali si incontreranno per approfondire i più recenti approcci, concentrarsi sul futuro del ruolo dell’HTA nei sistemi sanitari e discutere i modi per impegnare i professionisti, sfruttando i contributi oggi disponibili dall’analisi dei big data. Al Congresso annuale, sarà inoltre esplorato il coinvolgimento dei vari stakeholder nell’affrontare i dilemmi etici legati a queste interazioni.

Celiachia: ecco i nuovi requisiti per le strutture specializzate

da Il Sole 24ORE

Celiachia: ecco i nuovi requisiti per le strutture specializzate

di L.Va.

È pronto a passare alla Conferenza Stato-Regioni l’accordo sul documento che individua i requisiti tecnici, professionali e organizzativi dei centri specialistici sulla malattia celiaca.

Con la revisione dei livelli essenziali di assistenza, la celiachia (e la dermatite erpetiforme che ne è la variante clinica) è stata inserita nell’elenco delle malattie croniche invalidanti individuate la decreto ministeriale del 12 gennaio. Per questo i pazienti possono usufruire in regime di esenzione di tutte le prestazioni di diagnosi e cura della malattia, mentre le visite specialistiche non sono più in esenzione. Gli alimenti specifici gluten free rientrano tra le esenzioni.

L’anno scorso, il gruppo di lavoro sulla celiachia istituito al ministero della Salute ha aggiornato i requisiti dei centri specialistici sulla celiachia. L’obiettivo è garantire in tutto il Paese la piena attuazione al nuovo protocollo diagostico che la commissione aveva definito già nel 2015, e che era stato definito in conferenza Stato-Regioni e pubblicato in Gazzetta il 19 agosto 2015.

Il numero teorico delle strutture specialistiche è di 245 su tutto il teritorio nazionale, di cui 120 dedicati all’età pediatrica.

Nel testo dell’accordo i dettagli sui requisiti per i centri di terzo livello, teoricamente ne servirebbero 2 per Regione, di cui uno dedicato ai bambini.

Il follow up della celiachia, si chiarisce all’articolo 6 del provvedimento , è previsto che possa essere effettuato dai medici di famiglia, dai pediatri e dagli specialisti del Ssn.

Caratteri ad alta leggibilità per i DSA

Caratteri ad alta leggibilità per i DSA

 

di Pamela Cappellazzi

L’utilizzo di un foglio elettronico per scrivere e leggere aiuta molto le persone con DSA, ma non sempre i caratteri di scrittura hanno la stessa efficacia. Un recente studio dimostra, ad esempio, come il font  Arial di Word sia molto più leggibile da un dislessico rispetto ad altri caratteri più diffusi. Scrivendo in Arial, a grandezza 14 o più, con un’interlinea doppia, la capacità di lettura e comprensione del lettore dislessico aumenta considerevolmente.

Con questo articolo si vogliono segnalare alcune informazioni interessanti riguardo ai font studiati per la dislessia. Il font, o carattere di stampa, è infatti un elemento molto importante  per facilitare la decifrazione e quindi la comprensione del testo.

  • Open Dyslexic – font gratuito

È un nuovo carattere creato per bambini-ragazzi con dislessia per migliorare la leggibilità dei testi. Le lettere hanno una forma particolare: una base “appesantita” che le ancora maggiormente al foglio. Si tratta di un espediente creato per aggiungere una specie di “forza di gravità” ad ogni lettera. Una volta scaricato il font deve essere installato sul proprio computer con un’operazione molto semplice (si scarica un file zippato che è da de-zippare con appositi programmi –vedi tipo IZArc gratuito-; dopo aver estratto il file desiderato – ci sono più tipi di caratteri tra cui scegliere- si deve fare doppio clic col tasto destro sul file desiderato, quindi cliccare sull’opzione “Installa” e lo si troverà poi tra i caratteri di Word).

Il carattere è utilizzabile anche su iPhone, iPad e diverse versioni di Android.

Per scaricare il font: http://www.dafont.com/alpha.php?lettre=o&page=27