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Autismo, pet therapy e ippoterapia per 30 bambini a Palermo

Redattore Sociale del 14-02-2019

Autismo, pet therapy e ippoterapia per 30 bambini a Palermo

Progetto pilota promosso dall’associazione ParlAutismo d’intesa con l’assessorato regionale all’Agricoltura e la cooperativa Nuova Sair. Gli obiettivi: promozione del senso di fiducia, della dimensione dell’autocontrollo, della socializzazione e della gestione delle emozioni dei bambini.

PALERMO. La terapia con gli animali, in particolare con cani e cavalli, per il miglioramento delle abilità di 30 bambini con autismo fino a 6 anni. E’ il progetto pilota Pet Therapy e Ippoterapia portato avanti con un protocollo d’intesa tra l’assessorato regionale all’Agricoltura della Sicilia nella persona dell’assessore Edy Bandiera, la cooperativa sociale Nuova Sair specializzata in servizi di assistenza socio-sanitaria e l’associazione delle famiglie ParlAutismo.

Il progetto che si svolgerà nell’ampia area verde dell’istituto sperimentale zootecnico di Palermo, ha la durata di 4 mesi e coinvolge i bambini con disturbo dello spettro autistico nell’ambito del loro quadro diagnostico (alto e medio funzionamento) coinvolgendoli in tre percorsi: ippoterapia, pet therapy e laboratorio ambientale. Gli obiettivi che l’intervento pilota vuole perseguire sono la promozione del senso di fiducia, della dimensione dell’autocontrollo, della socializzazione e della gestione delle emozioni dei bambini. Inoltre alle famiglie dei bambini viene proposto un percorso riabilitativo specifico al di fuori dei contesti riabilitativi tradizionali che sono solitamente quelli ambulatoriali. Al progetto lavoreranno 7 operatori: 3 tecnici della riabilitazione con animali con esperienza e formazione specifica, 2 psicoterapeuti cognitivo-comportamentali, per il laboratorio ambientale un agronomo esperto in laboratori sociali e un educatore.

Per l’Ippoterapia verranno utilizzati 2 cavalli e per la Per Therapy 2 cani. Ogni animale lavorerà in assetto individuale con i bambini. La presentazione del progetto è in programma per oggi pomeriggio nella sede dell’istituto sperimentale zootecnico di Sicilia in via Roccazzo, 85. Per l’occasione parteciperanno la presidente di ParlAutismo Rosi Pennino, la garante regionale delle persone con disabilità Giovanna Gambino, Caterina Costa responsabile dell’area sociale di Nuova Sair e l’avvocato Raffaele Bonsignore della Fondazione Banco di Sicilia.

“L’iniziativa rientra nel campo più vasto – spiega la presidente di ParlAutismo Rosi Pennino – di tutte quelle che abbiamo voluto portare avanti per andare oltre le terapie tradizionali. Probabilmente dieci anni fa ne sapevamo poco ma oggi si è andati avanti nel quadro degli interventi di valorizzazione di tutte le potenzialità dei nostri figli autistici. Durante il nostro percorso di consapevolezza, abbiamo imparato ad avere approcci nuovi sull’autismo insieme al lavoro dei professionisti in una prospettiva più ampia di sviluppo dell’autonomia e dei loro progetti di vita. Tutto questo ci ha portato gradualmente e con successo a sganciarci dalla terapia tradizionale che vedeva i nostri figli soli seduti a tavolino con il terapista. Oggi sappiamo che per esempio l’intervento in domiciliare del terapista che viene a casa con un progetto di presa in carico di tutta la famiglia per favorire la crescita dell’autonomia dei bambini è efficace per un concreto percorso di riabilitazione”.

“Insieme alle terapie domiciliari – continua Rosi Pennino – di notevole importanza sono le altre proposte che portano fuori bambini, giovani e adulti con autismo insieme alle loro famiglie. Finalmente hanno preso il giusto spazio le terapie in acqua, le attività sportive, la musica, la pittura e tante altre attività. Stiamo parlando di un approccio multidimensionale che deve riguardare l’accompagnamento degli autistici in tutte le realtà dove si esprime la loro persona. In una prospettiva ancora più ampia, non a caso nella nuova rete per l’autismo, abbiamo chiesto che vengano inserite nei centri diurni l’orto-cultura, la terapia con gli animali, quella in acqua e tutto ciò che consente di interagire con la vita reale uscendo concretamente fuori dalle mura domestiche”.

“Nel caso di questo progetto che abbiamo fortemente voluto come ParlAutismo si tratta di promuovere la terapia assistita con gli animali – aggiunge ancora Rosi Pennino -. Con il sostegno di Fondazione Banco di Sicilia si avvierà, infatti, la prima start up dedicata ai più piccoli. Grazie all’assessorato all’agricoltura, che si concretamente speso per mettere a disposizione gratuitamente il polmone verde dell’istituto zootecnico siciliano, con l’ausilio di cani e cavalli si vuole curare principalmente la relazione che per questo tipo di disabilità è fondamentale. L’appello che oggi verrà lanciato durante la presentazione del progetto sarà anche quello di riuscire a trovare altre linee di finanziamento per ampliare, nella seconda e terza start up, il progetto anche agli adolescenti e adulti”. (set)

Disabilità e lavoro

InVisibili del 01-02-2019

Disabilita’ e lavoro: cinque regole per rimediare a un fallimento

Solo il 18% dei disabili è occupato in un lavoro rispetto al 58,7% del resto della popolazione. Sta tutto in questi numeri il “fallimento” di una legge nata con grandi obiettivi, tra le più avanzate in Europa, che, però, non è stata in grado di attuare un cambiamento culturale tra gli imprenditori. La legge 68/99 è diventata praticamente lettera morta, poco efficace, spesso inapplicata forse perché non sono state comprese fino in fondo le sue potenzialità, forse perché è più semplice “pagare le multe” piuttosto che accettare la sfida di creare occupazione.

Le norme ci sono, manca la cultura, si diceva. Alcuni tentativi per avvicinare il mondo degli imprenditori a quello dei disabili sono stati fatti, da ultimo l’apprezzabile lavoro svolto con il un canale dedicato al mondo della disabilità sul social network principe per i professionisti Linkedin.

E anche Invisibili ha deciso di insistere sul tema chiamando a collaborare Daniele Regolo, fondatore di Jobmetoo, società di consulenza e recruiting di persone con disabilità e appartenenti alle categorie protette, che stimolato sul tema ha proposto un piano di azione per il superamento della legge 68. Una provocazione? Anche, ma soprattutto tanta sostanza. Apriamo il dibattito.

5 PROPOSTE DI JOBMETOO:

1) Studiare un percorso verso la graduale abolizione dell’obbligo di assunzione delle persone con disabilità. È fin troppo evidente che dal mondo delle imprese tale imposizione viene recepita, e di conseguenza elaborata, con riluttanza, sfiducia, pessimismo. Le imprese più virtuose, quelle che sono disposte ad assumere al di là dell’obbligo, avvertono comunque un peso “morale” forte. Al contempo, il candidato che entra in azienda con questi presupposti non può aspettarsi un trattamento veramente alla pari degli altri dipendenti. Eliminare l’obbligo significa rimodulare l’incontro tra azienda e candidato su una base diversa e più moderna, soprattutto più equa. L’incontro deve avvenire esclusivamente sulle competenze e sulla reale compatibilità tra condizione del lavoratore e necessità dell’azienda. Il sistema dovrebbe diventare premiante: tanto più l’Azienda assume persone con disabilità, tanto maggiori saranno gli incentivi e le agevolazioni fiscali.

2) Rendere la normativa anti discriminazione molto stringente. Deve inoltre essere riscritta rovesciando la prospettiva attuale: nessun lavoratore è considerato da tutelare o proteggere – in riferimento alla sua autodeterminazione – ma nessun lavoratore può essere discriminato. Al contempo occorre istituire un fondo che consenta al lavoratore discriminato di poter tutelare la propria posizione. Il tutto nei limiti dell’”accomodamento ragionevole”, uno strumento estremamente avanzato che deve essere maggiormente diffuso ed esteso.

3) Obbligatorietà di un Disability manager a supporto delle Aziende private. Figura autonoma rispetto agli altri manager, il Disability manager rappresenta lo strumento per includere la disabilità nella cultura aziendale. Il vecchio processo, che vedeva “il disabile che entra in azienda accompagnato da esperti, psicologi, associazioni, tutor, interpreti…” deve evolvere in un nuovo processo: “il disabile viene accolto in azienda, nella quale entra con le proprie gambe e senza essere accompagnato (fin quando possibile)”. Il Disability manager è colui che opera per creare le condizioni affinché il lavoratore disabile possa agire nel pieno delle sue potenzialità, diventando una risorsa produttiva, e parimenti aiuta l’Azienda di cui fa parte a capire e gestire la disabilità in maniera naturale e senza traumi.

4) Creare un fondo ad hoc per gli “Accomodamenti ragionevoli” ovvero per l’acquisto e il finanziamento di strumenti, soluzioni, ausili e quanto sia necessario per consentire alla persona con disabilità di esprimere il suo potenziale e le sue abilità nel contesto aziendale. L’accomodamento ragionevole è stato Introdotto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ripreso dalla Direttiva 2000/78/CE e ridefinito in Italia dal D. Lgs. 151/15, rappresenta l’anello mancante per mettere il lavoratore con disabilità nelle condizioni di agire in condizioni di pari opportunità.

5) Valorizzare la rete e i servizi territoriali. Il grande patrimonio rappresentato dalle Associazioni di disabili, che posseggono tra l’altro un know how di alto valore (spesso non adeguatamente noto), e dal mondo delle cooperative (canali ideali per gestire, dal punto di vista lavorativo, le disabilità più complesse attraverso servizi che forniscono alle aziende in outsourcing, come avviene oggi con ex Art. 14) riceve impulso dalla presenza del Disability manager che, dalla sua posizione privilegiata, conosce queste realtà e può supportarle valorizzandole al meglio, nel segno di un legame sempre più forte tra Azienda e territorio di riferimento.

Barriere architettoniche: regole e agevolazioni

Disabili.com del 30-01-2019

Barriere architettoniche: regole e agevolazioni per ascensori, montascale e rampe 

Ecco la classificazione degli interventi per favorire l’accessibilità delle persone disabili, secondo il Glossario Edilizia Libera.

Nel caso di sopraggiunti problemi motori (il nonno anziano inizia a far le scale con fatica) o disabilità che comportino l’uso di ausili (un familiare utilizza la sedia a rotelle per spostarsi), può rendersi necessario intervenire sull’accessibilità in casa, per abbattere le barriere architettoniche che impediscono di fruire liberamente degli spazi domestici.

A questo punto molti ci chiedono come ci si deve muovere sul fronte delle autorizzazioni per questo genere di lavori: per procedere è necessario richiedere e ottenere qualche permesso o titolo abilitativo? La buona notizia è che l’installazione di ascensori interni, montacarichi, servoscala e rampe che contribuiscono all’abbattimento delle barriere architettoniche rientrano tra i lavori di edilizia libera, quindi non richiedono autorizzazioni. Solo per quanto riguarda gli ascensori interni va specificato che in questo caso gli interventi (anche quando solo di messa a norma) non devono incidere sulla struttura portante per poter essere effettuati senza autorizzazioni. 

COSA SIGNIFICA EDILIZIA LIBERA. 
Con il termine “Edilizia libera” il decreto legislativo n. 222 del 2016 (detto decreto Scia 2) definisce quali interventi sono esonerati dalla Cil (Comunicazione di inizio lavori), tra i quali vengono ricompresi quelli di manutenzione ordinaria e di installazione di serre e mobili stagionali, la realizzazione di pavimentazioni esterne, l’installazione di pannelli fotovoltaici, oltre a quelli di abbattimento delle barriere architettoniche. Per chiarire nello specifico quali lavori fossero ammessi a questa “liberalizzazione”, era stata quindi prevista dallo stesso DLgs la stesura di un Glossario che entrasse nel dettaglio, vista la generalità delle definizioni. 

IL GLOSSARIO DEGLI INTERVENTI LIBERI.
Per aiutare il cittadino a muoversi nel pieno rispetto delle norme relative a questi interventi, è stato quindi pubblicato lo scorso anno in Gazzetta Ufficiale il Glossario Edilizia Libera, allegato al decreto del Ministero delle Infrastrutture (decreto ministeriale 2 marzo 2018), in vigore dal 22 aprile 2018. Il testo specifica nel dettaglio quali sono le attività che possono considerarsi di edilizia libera, così come indicato nell’allegato A al DLgs n. 222 del 2016. 
Il DPR n. 380/2001, art. 6, comma 1, lett. b) definisce, tra quelli che possono essere eseguiti senza titolo abilitativo, gli interventi […] volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio. 

Il Glossario edilizia libera ci indica nello specifico di quali interventi si tratta. Questi, quindi, gli interventi che possono essere eseguiti senza richiedere autorizzazioni (nel rispetto comunque delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e di tutte le normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia): 

1) Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di:
– Rampa
– Apparecchio sanitario e impianto igienico e idro-sanitario
– Dispositivi sensoriali

2) Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento, messa a norma di:
– Servoscala e assimilabili

3) Installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento, messa a norma, purché non incida sulla struttura portante di:
– Ascensore, montacarichi

Poiché non viene diversamente specificato (e non è ancora stata redatta una seconda parte del Glossario relativa a opere edilizie realizzabili solo previe autorizzazioni come CILA, SCIA, permesso di costruire e SCIA alternativa al permesso di costruire), è esclusa da questo elenco la realizzazione di ascensori esterni o di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio.

LE AGEVOLAZIONI FISCALI.
Ricordiamo inoltre che è stata confermata anche per il 2019 la misura del Bonus ristrutturazioni che riconosce un’agevolazione fiscale sugli interventi di ristrutturazione edilizia, tra i quali rientrano anche quelli per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Disciplinata dall’art. 16-bis del Dpr 917/86, l’agevolazione dà la possibilità di usufruire di una detrazione dall’Irpef del 50% delle spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2019, fino ad un ammontare complessivo di 96.000 Euro. Rientrano in questa agevolazione le spese sostenute per interventi per la realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia idoneo a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap gravi, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104/1992. 
E’ importante ricordare che questa detrazione riguarda solo le spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili, mentre non spetta per le spese sostenute per il semplice acquisto di strumenti, anche se diretti a favorire la comunicazione e la mobilità interna ed esterna. 

Disability manager: “Manca la volontà di fare rete”

Redattore Sociale del 30-01-2019

Disability manager: “Manca la volontà di fare rete” 

A parlare è Paola Testa, disability manager del Comune di Alessandria: “È necessario che la nostra figura sia istituita come obbligatoria, solo così potremo essere ascoltati seriamente. Costruiamo insieme una cultura dell’universalità”. Il 2 febbraio ad Alessandria il convegno di SIDiMa “Disability management: una competenza innovativa”. 

ALESSANDRIA. “Io ho fatto architettura: se allora avessi frequentato un ciclo di lezioni sul disability management, mi sarei evitata un sacco di errori. Provare a sedersi su una sedia a ruote e affrontare un gradino, capire cosa prova una persona con il Parkinson mentre versa un bicchiere d’acqua. Avrei voluto capire prima queste cose”. Paola Testa è la disability manager del Comune di Alessandria: dal 2010 è l’anello di congiunzione tra le persone con disabilità (e le loro famiglie) e le istituzioni nella cittadina piemontese. Ma il bilancio che traccia non è positivo: “È difficile trovare ascolto. In pochi sono disposti a fare una fatica in più per realizzare qualcosa che sia accessibile a tutti. Così mi trovo costretta a rincorrere le persone o a sperare di incontrarne una di buon cuore. A fronte di moltissimi insuccessi, registro qualche soddisfazione: ma il saldo è negativo, e la frustrazione grande. Non è semplice tessere una rete territoriale, tutti pensano solo a coltivare il loro orto e nessuno condivide nemmeno i semi”.

E se il pubblico sembra essere sordo alle richieste dei disability manager – e quindi delle persone con disabilità – non va meglio nel privato che “tende a essere autoriferito, concentrato sulla soluzione pratica del suo problema e non sulla possibilità di costruire una risposta universale in rete”. Testa denuncia anche la trasversale mancanza di volontà di ascoltare una persona che non ricopre un ruolo obbligatorio: “Purtroppo, in Italia, se la tua figura non è prevista per legge non è presa in seria considerazione, nemmeno dalle associazioni che in noi dovrebbero vedere una spalla. Per questo sposo la richiesta di SIDiMa, l’associazione italiana disability manager, perché al governo istituisca l’obbligatorietà in tutte le istituzioni, piccole o grandi, e in tutte le aziende del disability manager”. È questo il momento giusto, spiega: perché da qualche anno, dopo un avvio in salita, molte persone comuni cominciano a mostrare interesse.

Secondo Testa l’unica via di uscita è la creazione di una cultura dell’universalità, promossa a partire dalle scuole, anche istituendo corsi di perfezionamento in disability management come quello dell’Università del Piemonte Orientale. “Come dicevo, tutti dovrebbero sostenere un esame in disability management, a partire da chi gestisce gruppi di persone. Perché, lo ricordo, il disability manager non è un titolo, bensì una competenza. Ma per vedere dei risultati concreti è necessario essere in tanti ad avanzare la richiesta di una cultura veramente inclusiva: in tanti si è un esercito, da soli si è degli eroi. E di solito gli eroi non fanno una bella fine”.

Tra gli interlocutori, oltre che la scuola, Testa individua, in primis, l’Anci, “patrimonio importante – sottolinea – ma che non dialoga a sufficienza con il governo. L’Anci deve recepire le nostre istanze e portarle davanti al governo, che poi provvederà a spalmarle in tutte le regioni”. L’istituzione di un ministero delle disability può essere utile? “Dipende. Per essere utile deve fare rete con gli addetti ai lavori e ascoltare, ascoltare, ascoltare le persone con disabilità”.

Di lavoro ce n’è ancora molto, Paola Testa l’ha provato sulla sua pelle: ha un figlio con autismo che oggi ha 28 anni, ma ricorda ancora con amarezza tutte le difficoltà che ha attraversato durante il percorso scolastico. “Un bambino con autismo che nasce oggi ha molte più possibilità di affrontare un percorso scolastico ‘normale’. Quante chiusure, invece, abbiamo incontrato noi”. Se nella scuola passi in avanti sono stati fatti, secondo Testa è nel mondo del lavoro che, “fatte salve alcune isole felici, manca totalmente l’inclusione lavorativa, soprattutto per le persone con disabilità cognitive”. Paola Testa sarà una delle relatrici del convegno “Disability management: una competenza innovativa” organizzato da SIDiMa ad Alessandria sabato 2 febbraio. Le iscrizioni sono aperte. (Ambra Notari) 

Al via i tirocini per le persone con sindrome Down

Redattore Sociale del 28-01-2019

Dal Quirinale a Barcellona, al via i tirocini per le persone con sindrome Down

L’AIPD avvia tirocini in tutta Italia e all’estero per 68 giovani e adulti con sindrome di Down. I primi partiranno in questi giorni, diretti al Quirinale e a Barcellona. E’ una “linea” del progetto di orientamento e inserimento lavorativo, che coinvolge in tutto 98 persone in 14 regioni.

ROMA. Partono in questi giorni i primi tirocini (dei 68 previsti) di 3 settimane a Barcellona per giovani con sindrome di Down della rete AIPD. Questi fanno parte di un contingente complessivo di 98 persone con sindrome di Down, coinvolte nel progetto “Chi trova un lavoro trova un tesoro”, promosso da AIPD, l’Associazione Italia Persone Down Onlus. Un progetto avviato nel luglio 2018 e della durata di 18 mesi, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (art. 72 del Codice del Terzo Settore, DLgs N. 117/2017 – annualità 2017), che ha l’obiettivo di accompagnare i giovani con SD verso il lavoro, tramite la costruzione di condizioni e competenze. 

Nell’ambito di “Imparare a lavorare”, che è uno dei tre percorsi previsti dal progetto, dopo una lunga fase di orientamento al lavoro (realizzata tramite 10 incontri locali per sede e 1 seminario nazionale a Roma di 5 giorni) verranno avviate, da fine di gennaio per tutto l’anno, due esperienze di tirocinio per ognuno dei 34 partecipanti: una sul proprio territorio, una in altre realtà (in Italia o all’estero). I giovani con sindrome di Down si metteranno alla prova in esperienze intensive nel settore dell’accoglienza e ristorazione per i tirocini fuori città, ma anche in altri settori per quelli nelle proprie realtà territoriali. Partecipano a questa linea del progetto 9 sedi territoriali: Arezzo, Brindisi, Campobasso, Caserta, Catania, Catanzaro, Potenza, Siracusa, Termini Imerese. Per quanto riguarda i tirocini “fuori città”, in base alle loro competenze e all’esperienza finora maturata, i partecipanti con SD si sperimenteranno in esperienze da un minimo di 1 ad un massimo di 3 settimane fuori, presso diverse realtà.

Chi e dove. Ed ecco, nel dettaglio, le loro destinazioni: dieci persone lavoreranno per una settimana a Roma, presso il Servizio Cucina e Tavola del Quirinale, altre dieci saranno impegnate per due settimane consecutive presso il SUNRISE di Battaglia (SA), l’hotel Melià Genova e l’Hotel ME Milan Il Duca di Milano. Ancora, otto giovani lavoreranno per tre settimane presso l’InOutHostel di Barcellona e Il Crowne Plaza di Amburgo, altre sei saranno impegnate per due o tre settimane presso l’Aqualux Hotel Spa & Suite di Bardolino (VR). Tutti i tirocini “fuori città” coinvolgeranno un “contingente” composto da due persone con SD e un tutor AIPD, provenienti dalla stessa sezione. Le 34 esperienze saranno realizzate in momenti diversi dell’anno.

“Speriamo che questo intenso percorso di orientamento e formazione, vissuto da tutti i giovani con SD con serietà e motivazione“- spiega Monica Berarducci, responsabile dell’Osservatorio sul Mondo del Lavoro di AIPD nazionale – “ sia utile a far trovare loro quanto prima il proprio posto nel mondo del lavoro. Le positive risposte finora pervenute dalle aziende ci fanno pensare che sarà così, se non per tutti, almeno per la maggior parte”.

Simone Indellicato, un ragazzo di AIPD Siracusa, che il prossimo 3 febbraio partirà per Roma, si racconta così: “Sono contento di questa nuova avventura, l’idea di lavorare per la prima volta al Quirinale mi emoziona. Ho capito quanto è importante per me lavorare, essere adulto e responsabile. Voglio continuare a diventare grande e vedere mamma e papà fieri di me.”

Il progetto, in pillole. Il progetto nazionale, avviato nel luglio 2018, coinvolge complessivamente 98 persone con SD e loro famiglie, 41 operatori e 17 volontari di 26 sezioni AIPD: Arezzo, Bari, Belluno, Bergamo, Brindisi, Campobasso, Caserta, Castelli Romani, Catania, Catanzaro, Cosenza, Latina, Livorno, Marsica, Milazzo-Messina, Napoli, Oristano, Pisa, Potenza, Roma, San Benedetto, Siracusa, Termini Imerese, Trento, Venezia-Mestre, Viterbo. L’obiettivo è orientare e avviare al mondo del lavoro 98 persone con SD di diverse età e, parallelamente, formare 42 operatori. Il progetto comprende 3 “linee”, che si rivolgono a differenti territori e beneficiari. Nella linea 2, “Verso il lavoro”, 46 giovanissimi (15-22 anni) di 8 sedi territoriali sono coinvolti in un percorso intensivo di educazione all’autonomia con incontri locali, week end e vacanze. Nella linea 2, “Imparare a lavorare, 34 giovani adulti (23-35 anni) di 9 sedi, avranno la possibilità di avvicinarsi al mondo del lavoro, sia attraverso percorsi di orientamento sia tramite tirocini nelle proprie città, in altre o anche all’estero, per un totale di 64 esperienze. Nella linea 3, “Imparare un lavoro”,18 adulti (23 – 40 anni), di 9 sedi, già formati grazie ad attività di orientamento e tirocini realizzati in precedenti progetti e “pronti” in termini di capacità e consapevolezza, saranno inseriti nel mercato del lavoro tramite tirocini finalizzati all’assunzione.

La formazione degli operatori. A tali azioni saranno affiancati il lavoro di formazione degli operatori (3 seminari, 14 incontri regionali e consulenza a distanza) e famiglie (riunioni e colloqui) e un’intensa campagna nazionale di sensibilizzazione, che avrà l’obiettivo di far conoscere all’opinione pubblica, ma soprattutto alle aziende, le persone con SD e le loro potenzialità come lavoratori. Vista l’importanza dell’orientamento e della formazione ai fini dell’inclusione lavorativa, il progetto prevede la realizzazione di vari strumenti (2 video serie, 1 video racconto finale e 1 pubblicazione), che saranno sperimentati insieme ad altri in essere, per poi essere trasmessi a tutta la rete e alle realtà che perseguono la medesima mission.

Libri e cultura accessibile

Redattore Sociale del 28-01-2019

Libri e cultura accessibile, “la diversita’ e’ un vantaggio” 

L’analisi di Roberto Parmeggiani, presidente del Centro documentazione handicap di Bologna: “Sia che si tratti di persone con disabilità, sia che si tratti di persone di origine straniera, tutti devono essere messi nelle condizioni di avere accesso alla cultura”. Se ne parlerà sabato 9 febbraio. 

BOLOGNA. “Il libro è uno strumento di educazione e cultura. L’accesso alla cultura è uno dei mezzi più importanti che abbiamo a disposizione per realizzare un’inclusione reale”. Roberto Parmeggiani, scrittore ed educatore, è il presidente dell’associazione Centro documentazione handicap, che gestisce la più grande biblioteca specializzata su temi legati alla disabilità. E proprio il Cdh organizza “Il giardino segreto. Convegno nazionale sulla lettura per tutti e i libri accessibili”, in calendario a Bologna sabato 9 febbraio.

Perché è importante riflettere su una cultura per tutti? “Per due motivi. In primis, perché l’accesso a lettura e libri accessibili sta crescendo molto: questo significa crescere bene e insieme. Lo ribadisco: un libro accessibile è un vantaggio per tutti, indipendentemente da un’eventuale disabilità”. L’altro motivo – continua Parmeggiani – è che la cultura è il primo passo verso un contesto davvero inclusivo e accogliente: “Mettere nelle condizioni tutti – persone con disabilità, stranieri – di accedere a tutti i contesti è l’obiettivo”.

Parmeggiani sottolinea, però, la situazione di stallo che riguarda la volontà di costruire contesti inclusivi: “Siamo a un punto morto, ho come l’impressione che lo sguardo sia sempre rivolto al passato. Ancora non siamo riusciti a spostare l’attenzione dal problema all’opportunità. Concentrati sulle diversità, non capiamo che, invece, dovremmo convogliare tutta l’attenzione e l’energia nei processi inclusivi”. E fa l’esempio degli alunni con disabilità che, per legge, devono stare in classe: “All’inizio si agiva così nel rispetto della legge, poi tutti hanno capito che non isolare è un vantaggio per tutti”.

E se l’obiettivo è realizzare contesti inclusivi, è fondamentale cominciare a lavorare già a partire dalla scuola: “Educare i bambini a stare con compagni diversi in contesti diversi farà di loro adulti più aperti e accoglienti”. Ma anche la politica deve fare la propria parte, senza delegare in toto la materia ad associazioni e volontariato: “La politica deve tornare a investire, certo. Ma pensare sempre che il problema lo debba risolvere qualcun altro è sbagliato: tutti possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo, per quanto possa suonare retorico. A scuola, con gli anziani, con il vicino: dobbiamo affrontare con coraggio la paura che la diversità porta inevitabilmente con sé, e superarla con la conoscenza”.

Il convegno “Il giardino segreto” è organizzato in due momenti: la mattinata vedrà una plenaria in Sala Farnese. Eraldo Affinati interverrà sul perché è impote riflettere su una cultura per tutti; Marco Muscogiuri del Politecnico di Milano racconterà di come cambiano i luoghi in cui incontrare i libri. Si parlerà anche di “risposte diverse per diversi lettori” e di temi ritenuti inaccessibili, che in realtà non lo sono, se adeguatamente trasformati. Il programma pomeridiano prevede 5 laboratori tematici divisi tra Fondazione Gualandi e Istituto dei Ciechi “F. Cavazza”: uno sarà sul libro tattile e le indicazioni per realizzarlo, uno sul libro modificato per scrivere, tradurre e giocare con i simboli, il terzo sul metodo Easy To Read, per semplificare un testo senza diminuirne le qualità, un altro sui libri senza parole, per sfruttarne le potenzialità in chiave inclusiva, e infine Storie per tutti su come narrare storie attraverso una pluralità di linguaggi. 

di Ambra Notari

L’Istituto sordi di Roma ricorda l’Olocausto

Redattore Sociale del 26-01-2019

Giornata della memoria. L’Istituto sordi di Roma ricorda l’Olocausto

Trasmesso in prima nazionale il docu-film “Memories of Warsaw Ghetto”: la storia di Genio, un ragazzo ebreo sordo durante l’occupazione nazista in Polonia. Ivano Spano, commissario straordinario dell’Istituto statale sordi di Roma: “Ricordare il passato ci aiuta a capire come vogliamo vivere il presente”. 

ROMA. Il racconto del ghetto di Varsavia attraverso i ricordi di Eugene Bergman, all’epoca solo un ragazzo, che è divenuto sordo dopo essere stato colpito dal calcio di un fucile. È con la proiezione del docu-film “Memories of Warsaw Ghetto”, del regista sordo Alexander Genievsky, che l’Istituto statale sordi di Roma ha voluto ricordare la Giornata della memoria, celebrata il 27 gennaio di ogni anno. Grazie all’integrazione tra le testimonianze in Lingua dei segni e la ricostruzione teatrale degli eventi storici, il docu-film ricostruisce le vicende tra il 1940 e il 1943, quando il piccolo Genio e la sua famiglia lottano per sopravvivere alla persecuzione nazista, scoprendo all’interno del ghetto un tessuto di resistenza, solidarietà e vitalità difficilmente immaginabile in una comunità allo stremo delle forze.

“Ricordare il passato ci aiuta a capire come vogliamo vivere il presente”, ha detto Ivano Spano, commissario straordinario dell’Istituto statale sordi di Roma che, anche quest’anno, ha organizzato “Testimonianze silenziose”, un appuntamento ormai alla nona edizione, per ricordare le vittime del Nazismo: un momento oscuro della nostra storia in cui, ha ricordato Spano, “le persone normali si sono trasformate nei più atroci carnefici”. “Sono state 450 mila le persone liquidate all’interno del ghetto di Varsavia”, ha ricordato Luca Des Dorides, introducendo la proiezione. “Quest’anno abbiamo deciso di occuparci delle vittime attraverso la proiezione di un documentario su un ragazzo ebreo sordo”.

L’obiettivo del docu-film non è solo quello di ripercorrere la memoria storica dell’occupazione nazista, ma anche quello di ricostruire le atmosfere dell’epoca: la paura, la miseria, la fame accanto al forte senso di identità e di comunità che ha caratterizzato la vita nel ghetto. Senza dimenticare di raccontare anche quella parte della storia riguardante coloro che hanno aiutato agli abitanti del ghetto. Quanto al regista Alexander Genievsky, si tratta di un cittadino americano nato in Russia che, all’età di 21 anni, è diventato sordo mentre svolgeva il servizio militare in Afghanistan. “Questo documentario, come altri, costituisce la nostra ricchezza – ha detto Francesca Di Meo del Centro di documentazione dell’Istituto statale sordi –. Appartiene al fondo Cinedeaf e fa parte, a tutti gli effetti, del circuito del cinema sordo di cui Alexander Genievsky è un esponente”. Nel cast del film, in qualità di narratore, anche lo statunitense Bernard Bragg, uno dei maggiori attori, drammaturghi e scrittori sordi della sua generazione, scomparso a settembre dello scorso anno. 

di Antonella Patete

Monitorare l’applicazione delle leggi

Redattore Sociale del 25-01-2019

Disabilita’, garante Sicilia: “Monitorare l’applicazione delle leggi”

Parla il garante delle persone con disabilità regionale Giovanna Gambino. Le criticità: risorse, monitoraggio e controllo del recepimento delle norme, servizi scolastici a singhiozzo. “Ripartire dall’efficienza della pubblica amministrazione”.

PALERMO. La cultura della disabilità passa non solo dalle leggi che in Sicilia non mancano ma anche da coloro che gli sanno dare un applicazione concreta. Spesso tutto si ferma nelle sabbie mobili dei diversi apparati amministrativi dove non c’è un controllo adeguato e nessuna formazione. A dirlo è la garante della Sicilia per le persone con disabilità Giovanna Gambino. 

“Le leggi le abbiamo ma il problema principale risulta la loro applicazione concreta – afferma Giovanna Gambino -. Alcune parti della legge si stanno cominciando ad applicare ma sembra sempre che non si riescano mai a risolvere i problemi delle persone. La parte davvero significativa su cui occorrerebbe intervenire è quella del monitoraggio e controllo del recepimento delle norme. Mancano controlli più serrati e siamo davanti a degli apparati amministrativi che non solo sono pochi rispetto al fabbisogno ma non hanno una formazione adeguata”.

Una nota dolente è ancora l’incapacità di spendere le somme destinate al mondo della disabilità. “Alla regione il fondo dedicato alla disabilità doveva essere anche per i gravi che invece non avranno niente – sottolinea la garante della Sicilia -. Rimangono fuori quindi i disabili gravi che hanno bisogni primari pure h24. In Sicilia sono tanti se consideriamo che rispetto ai gravissimi che sono circa 12 mila i gravi sono oltre 24 mila. Per i gravissimi invece l’erogazione del fondo avviene sempre a singhiozzo e con tempi molto lunghi legati alle enormi lentezze di tutto l’apparato amministrativo. Nei distretti sociosanitari poi c’è davvero un caos. Mancano ancora per esempio i Pua (Punto Unico di Accesso è uno sportello dedicato e aperto all’utenza con problematiche complesse) previsti dalle norme e nelle Uvm non c’è personale formato. Sappiamo che c’è un fondo previsto per i Pua e le UVM (Unità valutativa multidisciplinare) ma non abbiamo idea di come si stia procedendo”. “Ci sono anche parecchi fondi del 2018 che ancora non sono stati spesi – dice ancora -. In questo modo cresce la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni e si accentua l’aggressività di chi ha dei bisogni primari a cui non si danno risposte adeguate. I progetti individualizzati sono seriamente messi a rischio per esempio in questa finanziaria regionale a causa dei tagli”.

“Tutti questi dovrebbero esseri aspetti sicuramente da attenzionare all’interno di un tavolo regionale socio-sanitario che è nato lo scorso aprile ma di cui sappiamo pochissimo – aggiunge ancora Giovanna Gambino -. Oltre a non farne parte, come garante non sono stata mai chiamata per essere informata sullo stato dei lavori. In questi mesi, nonostante le mie diverse sollecitazioni non ho mai avuto risposta. Si va avanti nella programmazione ma senza il dialogo e il confronto tra la politica e la società civile rappresentata dalle associazioni. A livello locale, invece, sta avvenendo diversamente con l’assessorato alla cittadinanza solidale di Palermo dove si è avviato un tavolo di ascolto e di confronto all’insegna della collaborazione e della partecipazione dei cittadini per migliorare alcuni servizi”.

Un nodo grosso è anche da sempre la garanzia della continuità dei servizi scolastici. “Il quadro ahimè è disastroso – dice -. Ieri ho saputo di 70 ragazzi disabili di Caltanissetta che sono rimasti a casa per la mancanza dei servizi essenziali (assistente igienico personale, alla comunicazione oltre che il trasporto). Su questi servizi che sono purtroppo da sempre discontinui in tutta la Sicilia gli studenti con disabilità e le famiglie non possono subire una erogazione a singhiozzo. Questo dovrebbe essere uno dei temi fondamentali che dovrebbe affrontare il tavolo sociosanitario perché i disservizi non garantiscono il diritto allo studio degli studenti con disabilità”.

“Manca ancora la cultura della disabilità perché non si comprendono realmente i bisogni che sono uguali a quelli di tutti gli altri cittadini – conclude infine -. La disabilità ancora non è una priorità nell’agenda politica e istituzionale; lo è probabilmente sulla carta con le leggi che si fanno ma ancora non lo è di fatto in maniera concreta per i vari apparati amministrativi che a cascata non si attivano come dovrebbero. C’è ancora tantissimo lavoro da fare soprattutto nelle fasce intermedie delle realtà amministrative dove non c’è formazione e informazione adeguata. Su questo aspetto in cui crediamo molto, insieme alle diverse associazioni, ci spenderemo nel breve e lungo periodo perché riteniamo che si debba proprio partire dalla efficienza della pubblica amministrazione”. (set) 

Osservatorio Nazionale Disabilità: nuovo coordinatore

Osservatorio Nazionale Disabilità: Giampiero Griffo nuovo coordinatore

È Giampiero Griffo il nuovo coordinatore del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.

La nomina di competenza del Ministro per la famiglia e le disabilità è stata ufficializzata questa mattina durante un incontro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri alla presenza dei membri dell’Osservatorio stesso, delle rappresentanze delle Federazioni FAND e FISH e del sottosegretario Vincenzo Zoccano.

L’Osservatorio è organismo consultivo e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità. Durante l’incontro il Ministro Fontana ne ha ribadito da un lato l’estrema utilità per l’assunzione delle decisioni e per il monitoraggio delle politiche e, al contempo, l’indipendenza.

L’Osservatorio è ora in grado di riprendere le sue attività.

Dagli anni settanta attento animatore del movimento delle persone con disabilità a livello nazionale e internazionale, Giampiero Griffo è uno dei componenti del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), organizzazione della quale ha promosso la nascita della sezione italiana. Dal 2004 al 2006 ha fatto parte della delegazione italiana che ha portato alla definizione e alla successiva approvazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, affiancando nel 2007 l’allora ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, all’atto della sottoscrizione del Trattato. Oggi, oltre a rappresentare in vari appuntamenti europei il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF), presiede la RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), alleanza strategica composta da organizzazioni non governative e da organizzazioni di persone con disabilità che si occupa di cooperazione allo sviluppo delle persone con disabilità in ambito internazionale.

Franco Bettoni e Vincenzo Falabella, presidenti rispettivamente di FAND e FISH, hanno espresso soddisfazione per la ripresa delle attività dell’Osservatorio e per la nomina di Giampiero Griffo a cui rivolgono un augurio per il nuovo impegno e piena disponibilità alla collaborazione.

Nuova condanna Asl di Roma

Agenzia AdnKronos del 23-01-2019

Nuova condanna, Asl di Roma paghera’ cure a bimbo con autismo 

Seconda vittoria di Pietrocarlo e Pillinini, “il giudice non ha fissato limiti di tempo per la terapia”.

Il vento sta cambiando a Roma per i genitori alle prese con il rebus delle terapie per l’autismo. Se l’Istituto superiore di sanità raccomanda l’utilizzo più precoce possibile del metodo ABA nel trattamento dei piccoli con disturbi dello spettro autistico, le Asl non hanno strutture pubbliche specializzate e finora ai genitori non restava che metter mano al portafogli. Ma una nuova speranza arriva dall’ordinanza del Tribunale civile di Roma pubblicata il 22 gennaio, che ha riconosciuto il diritto di un bambino di 3 anni e mezzo con autismo a ricevere le cure Aba pagate dal Servizio sanitario nazionale. Si tratta di una seconda vittoria per Daria Pietrocarlo e Alessandra Pillinini, legali che già nell’ottobre scorso avevano assistito con successo i genitori di un bambino di 5 anni affetto da disturbo generalizzato dello spettro autistico.

“In questo secondo caso parliamo di un bimbo nato nel 2015, di 3 anni e mezzo – raccontano i legali all’AdnKronos Salute – Normalmente in Italia per avere una diagnosi le famiglie attendono a lungo, in questo caso invece la terapia sarà assicurata fin dalla tenera età: il giudice Mariaelena Falato ha rimandato a una struttura pubblica per determinare la durata della terapia Aba, prevedendo solo due requisiti: la diagnosi di autismo da parte della Asl e la prescrizione della terapia Aba da parte dell’azienda sanitaria o di una struttura pubblica”. L’acronimo sta per Applied Behaviour Analysis, cioè analisi del comportamento applicata: si tratta di una metodica di tipo cognitivo comportamentale.

La Asl Roma 2 “non ha strutture autorizzate ad erogare questo servizio, né personale certificato. Così i genitori sono stati costretti a rivolgersi a centri privati, spendendo finora circa 8.881 euro. Ora il Tribunale ha stabilito il diritto del bimbo a ricevere le terapie Aba da strutture pubbliche, accreditate o private in assenza delle precedenti, con una frequenza – continuano i legali – che sarà stabilita dagli specialisti della struttura pubblica che ha in carico il bambino, cioè il Policlinico Umberto I”. Non è stata accolta, invece, la richiesta di rimborso delle spese già sostenute.
“C’è comunque grande soddisfazione per un pronunciamento che ridà speranza a tante famiglie – concludono Pietrocarlo e Pillinini – E una buona notizia arriva anche dal regolamento adottato dalla Regione Lazio che riconosce alle famiglie un contributo per le terapie Aba. Certo, la somma è limitata a 5 mila euro l’anno e i requisiti sono fin troppo stringenti. Ma si tratta comunque di un altro passo avanti per queste famiglie”. 

IL REGOLAMENTO. Dalla Regione Lazio un sostegno per i genitori con figli piccoli affetti da autismo. Il Regolamento del 15 gennaio 2019 stabilisce infatti nuovi ‘interventi a sostegno delle famiglie dei minori in età evolutiva prescolare nello spettro autistico’. “Un passo avanti nella giusta direzione, perché si riconosce finalmente alle famiglie un contribuito per la terapia ABA (Applied Behaviour Analysis, cioè analisi del comportamento applicata), che finora erano costrette a pagare di tasca propria”, commentano Daria Pietrocarlo e Alessandra Pillinini. 
“Certo, i requisiti sono un po’ troppo stringenti e l’importo massimo per ogni bambino è di 5000 euro l’anno, a fronte di spese reali che sono molto più ingenti. Ma bisogna pensare che prima non c’era nulla”, aggiungono i legali. Cosa stabilisce il regolamento? “Il sostegno economico – si legge nell’art. 8 – assume la forma di contributo alla spesa sostenuta dalla famiglia, e viene concesso” comunque “entro il tetto di spesa ammissibile massimo per utente pari a 5.000 €/annui. Il tetto massimo è erogato con priorità ai nuclei familiari con un numero di figli nello spettro autistico superiori a uno e con un Isee inferiore o pari ad € 8.000”. 

Una contributo limitato, a fronte delle spese necessarie ad assicurare la terapia al bambino, “che possono essere molto ingenti, come sanno le bene famiglie”, sottolineano Pietrocarlo e Pillinini. Il regolamento istituisce anche l’Albo regionale dei professionisti con competenze ed esperienza nell’ambito dei trattamenti per i disturbi dello spettro autistico. “Complessivamente si tratta di una misura importante – concludono i legali – anche perché ribadisce l’evidenzia scientifica della terapia ABA”. 

Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza: FISH incontra il Ministro Fontana

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha incontrato nel pomeriggio il Ministro per la famiglia e per le disabilità, Lorenzo Fontana, e il suo staff tecnico. Tema unico: emendare il testo del decreto legge sul reddito di cittadinanza prevedendo una maggiore attenzione sulla disabilità.

Abbiamo iniziato con oggi una serie di interlocuzioni politiche che proseguiranno con chiunque, nel Governo e nel Parlamento, possa o voglia intervenire su un testo che il movimento delle persone con disabilità ritiene insoddisfacente” – premette Vincenzo Falabella, presidente della FISH, Federazione che ha formalmente presentato un documento con precise richieste. “È un elenco di punti essenziali che sarà oggetto di confronto e affinamento nel dialogo con la nostra gente e con qualsiasi altra organizzazione attenta a questi delicati temi.”

Il documento, reso immediatamente disponibile nel sito FISH, sottolinea come sia ormai evidente a qualsiasi interlocutore che il decreto legge non prevede affatto l’aumento delle pensioni di invalidità né per pochi né per tanti. Falabella: “Riteniamo che tale istanza debba essere oggetto di uno specifico ulteriore intervento normativo con adeguate risorse, ma nel frattempo vanno sanati in questa misura di contrasto alla povertà tutti gli aspetti che finiscono per porre le famiglie e le persone con disabilità in una condizione svantaggiata rispetto agli altri nuclei pur ugualmente in povertà assoluta.”

Gli emendamenti proposti sono cinque. Il primo riguarda l’estensione della pensione di cittadinanza, attualmente riservata ai soli over65enni che vivano soli o con un’altra persona coetanea o più anziana, anche ai casi di nuclei il cui l’over65enne viva con una persona con disabilità. L’intento è quello di aprire una ulteriore “finestra” per casi di reale disagio e isolamento.

Il secondo emendamento richiede di ponderare le scale di equivalenza in modo da considerare maggiormente la persone con disabilità nel nucleo familiare, prevedendo parametri aggiuntivi. È importante sia per il calcolo delle soglie di accesso sia per l’ammontare del reddito di cittadinanza eventualmente erogato.

Il terzo emendamento prevede un innalzamento della soglia patrimoniale (risparmi) aggiuntiva da 5.000 a 7.500 euro per le persone con disabilità più severa.

Il quarto emendamento interviene sul computo del reddito che non si può superare pena l’esclusione dalle misure. Si richiede che dal calcolo del reddito familiare siano escluse le pensioni assistenziali di invalidità, cecità, sordità civile, non solo perché non equo, ma anche per evitare probabili contenziosi nei quali lo Stato soccomberebbe. Su analogo tema, infatti, si è già pronunciato il Consiglio di Stato nel 2016.

E l’ultimo emendamento è quello che punta sulle politiche per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Il decreto prevede una serie di incentivi ai datori di lavoro che assumano persone beneficiarie di reddito di cittadinanza. L’emendamento, a costo zero per l’erario, prevede che gli incentivi del reddito di cittadinanza possano essere erogati solo a condizione che le aziende siano in regola con le assunzioni obbligatorie previste dalla legge 68/1999 (collocamento mirato). L’altra precisazione consente la cumulabilità degli incentivi previsti da questo decreto legge con quelli disciplinati dalla legge 68/1999, rendendo così più vantaggiosa l’assunzione di persone con disabilità.

Lo staff tecnico del Ministro Fontana, con atteggiamento sicuramente orientato all’ascolto e alla disponibilità, si è riservato di compiere le valutazioni tecniche sugli emendamenti presentati, valutando in seno all’Esecutivo l’ipotesi di recepirli, in tutto o in parte, come Governo al momento del dibattito parlamentare” – riporta Vincenzo Falabella – “La nostra azione politica non si ferma certo qui né è improntata all’attendismo. Proseguiremo la nostra pressione assieme a chiunque abbia a cuore queste istanze fino all’ultimo passaggio dell’iter parlamentare, condividendo in modo trasparente tutte le novità, positive o negative.”

Autismo, in Toscana nasce il coordinamento delle associazioni

Redattore Sociale del 21-01-2019

Autismo, in Toscana nasce il coordinamento delle associazioni

FIRENZE. Domenica 20 gennaio 2019 a Prato è nato il coordinamento delle Associazioni Toscana di familiari con autismo.Dopo un primo incontro svoltosi nell’aprile 2018 ad Arezzo, è nato ufficialmente un coordinamento che si pone obiettivi precisi e si prepara ad organizzare iniziative congiunte e strategie concrete per la difesa dei diritti delle persone con autismo e delle loro famiglie.

Per la prima volta le Associazioni che raggruppano familiari di persone con autismo di tutta la Toscana hanno deciso di celebrare tutte assieme la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo in programma il 2 aprile e stanno programmando una manifestazione congiunta che si svolgerà a Firenze.

Da oggi parte un percorso che si concentrerà su temi precisi quali il progetto di vita, il diritto allo studio, alle terapie ed al lavoro per tutti gli autistici.All’incontro di Prato erano presenti rappresentanti di Orizzonte Autismo (Prato), Autismo Livorno, Autismo Arezzo, Autismo Toscana, Autismo Casa di Ventignano (Fucecchio – Firenze), Autismo Apuania (Massa Cassara), Autismo Siena Piccolo Principe, Iron Mamme (Grosseto), Autismo Toscana sezione Firenze, Associazione Agrabah (Pistoia), Autismo Pisa (Pisa e Valdera), Autismo In Blu (Valdinievole – Pistoia).

“E’ giunto il momento per far sentire la nostra voce in maniera univoca in tutta la Toscana – hanno spiegato dal coordinamento – Non ci sono più alibi per la politica e per il sistema socio sanitario; ci sono leggi e vanno applicate. L’impegno di questo coordinamento sarà ad ogni livello sia regionale che territoriale, nessuno sarà più solo. Un unico grande obiettivo: il diritto di ciascuna persona con autismo ad avere una vita piena autodeterminata e libera, a vedere realizzato il proprio progetto di vita che parta dai propri desideri e aspirazioni, dalle proprie capacità e attitudini e che consideri le difficoltà e disabilità che limitano ciascuna persona con autismo”.

Reddito cittadinanza e disabilità

Redattore Sociale del 20-01-2019

Reddito cittadinanza e disabilita’, Zoccano: “Associazioni saranno ascoltate”

“Si sta facendo non poca confusione tra pensioni e indennità, tra invalidità e inabilità al lavoro”. Lo sottolinea il sottosegretario con delega a Famiglia e disabilità in riferimento ai commenti delle associazioni che “a vario titolo si stanno esprimendo sul testo del decreto lamentando di non aver visto accolti i loro emendamenti”. 

ROMA. “L’idea che mi sono fatto, assistendo alla miriade di commenti e dichiarazioni sul Decreto del Governo in tema di disabilità, è che si stia facendo non poca confusione tra pensioni e indennità, tra invalidità e inabilità al lavoro”. Così il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega a Famiglia e Disabilità, Vincenzo Zoccano. “Il provvedimento del Reddito di Cittadinanza riguarda allo stesso modo, tutti i cittadini, con o senza disabilità – continua il Sottosegretario – . Le persone con disabilità che rientrano nei parametri della legge 68/99 non firmeranno il Patto per il Lavoro perché sono comprese nel meccanismo del Collocamento Mirato. Sta ora all’ esecutivo, mettere mano in modo chiaro e risolutivo, al funzionamento degli uffici del lavoro: un’azione non più procrastinabile”. 

Zoccano insiste sui necessari chiarimenti, sottolineando che “le prestazioni pensionistiche in favore dei disabili, sono concesse ai soggetti colpiti da patologie invalidanti, non dipendenti da cause di guerra, di lavoro o servizio. Occorre ovviamente non confondere le somme percepite a titolo di indennità, e quindi non soggette a limiti reddituali ed imposizione fiscale e che non formano reddito per il beneficiario, da quelle percepite a titolo di pensione, sottoposte invece a limiti di reddito e di conseguenza sospese o revocate, una volta superato il limite consentito. Le caratteristiche, i requisiti e gli importi delle singole prestazioni dipendono dal tipo di invalidità, dall’età e dalla gravità della menomazione. Uno stesso soggetto può percepire più assegni a vario titolo, in ragione delle condizioni e delle patologie che presenta. L’esempio più ricorrente è quello della percezione di indennità, più la pensione di inabilità, più altra entrata dipendente dalla propria condizione e patologia, come possono essere la cecità o l’ipoacusia”. 

Conclude Zoccano: “Le Associazioni di categoria, che a vario titolo si stanno esprimendo sul testo del decreto, lamentando di non aver visto accolti i loro emendamenti, devono ricordare che la sede costituzionalmente prevista per la fase emendativa, è il Parlamento. Il Governo, nell’ambito delle sue prerogative costituzionali propone un testo che, in ogni caso, deve essere esaminato dal Parlamento. Le Associazioni saranno certamente ascoltate in quella sede, dove potranno ragionevolmente proporre il loro punto di vista e motivare le modifiche che richiedono. Con questo esecutivo, la Disabilità è parte fondamentale dell’Agenda: veniamo da anni di politiche fatte a spot e senza una reale visione di insieme che inserisca la disabilità in ogni campo di vita. Io sono senza dubbio alcuno a favore di un aumento delle pensioni per le Persone con Disabilità, a patto che questo però non sia sproporzionato in relazione all’interesse generale”.

Reddito di cittadinanza e disabilità

Redattore Sociale del 19-01-2019

Reddito di cittadinanza e disabilita’, FAND “Ampliare la platea dei beneficiari”

La Federazione esprime preoccupazione e delusione per la misura presentata dal governo: “Non c’è stato alcun aumento delle misere pensioni che i disabili percepiscono”. Inoltre “è irrealistica la cifra di 255 mila persone destinatarie del Reddito”. Chiesto un tavolo di confronto .

ROMA. La Fand (Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili), dopo la presentazione del Reddito di cittadinanza, esprime “tutta la propria delusione e preoccupazione. “Come è ormai chiaro a tutti – si legge in una nota – non c’è stato alcun aumento delle misere pensioni che i disabili percepiscono, come più volte ventilato nei giorni scorsi, né possono considerarsi ragionevoli e condivisibili le misure previste a favore delle persone con disabilità, che di fatto son poca cosa. Inoltre, è irrealistica la cifra di 255 mila persone con disabilità che, stando alle dichiarazioni del Governo, godrebbero del beneficio del Reddito di cittadinanza vieppiù che quantunque vera è pur sempre limitata rispetto alla platea complessiva di milioni di persone con disabilità grave in Italia. La Fand auspica l’avvio di un tavolo di confronto tra istituzioni e associazioni che rappresentano e tutelano le persone con disabilità che possa lavorare sul testo del decreto per ampliare la platea dei beneficiari per arrivare a soluzioni eque. L’auspicio che siffatta richiesta venga accolta da tutti, in particolare dal Ministro Di Maio, diversamente saranno valutate e considerate palesi manifestazioni di protesta”.

Reddito di cittadinanza: la bufala della disabilità


Uno degli impegni più severi nelle prossime ore sarà quello di spiegare alla nostra gente come – al di là degli annunci e dei giochi con i numeri e le parole – la disabilità sia stata ignorata nel decreto sul reddito di cittadinanza.” Così commenta Vincenzo Falabella, Presidente FISH, il testo del decreto legge approvato ieri sera in Consiglio dei Ministri e su cui FISH aveva chiesto con decisione emendamenti volti a migliorarne i contenuti che non sono stati accolti nemmeno in minima parte.

Alle moltissime persone che già ci contattano in queste ore andrà innanzitutto spiegato che l’annunciato aumento delle pensioni diinvalidità non trova alcuna concretezza nella misura approvata dal Governo.”

Ma non è tutto: per come è articolato il testo, i nuclei in cui sono presenti persone con disabilità, titolate di pensione di invalidità civile, verranno inequivocabilmente trattati meno favorevolmente delle famiglie in cui non sia presente una persona non autosufficiente o con disabilità. E questo a identica situazione di povertà assoluta.

Perché? Il gioco è molto semplice: – prosegue Falabella – vengono considerate alla stregua di un reddito le stesse pensioni di invalidità, criterio che avevamo chiesto fosse espunto dal decreto. Inoltre nessun coefficiente aggiuntivo considera la presenza di una persona disabile nel nucleo.” L’apparente contrasto sul “nodo disabili” fra le due forze di maggioranza non ha prodotto alcuna modificazione sostanziale alla bozza del decreto.

Il Ministro Di Maio però ha dichiarato che il reddito di cittadinanza riguarda anche circa 250mila nuclei in cui sia presente una persona con disabilità. “Si gioca con i numeri: in Italia, e ce lo dice ISTAT, esistono 1.700.000 nuclei in condizione di povertà assoluta. Questi rappresentano, per dichiarazione dello stesso Governo, la platea dei beneficiari del reddito e della pensione di cittadinanza. All’interno di quei nuclei poveri assoluti vi sono anche persone con quella disabilità che è una delle prime cause di impoverimento. Quando il Governo, in tutte le sue componenti, è stato messo alle strette dalle nostre serrate critiche, il Ministero del Lavoro ha effettuato un sommario controllo sulla banca dati ISEE scoprendo che vi è un numero consistente di famiglie sotto la soglia di 9.360 euro con una persona con disabilità al loro interno. Appurato tardivamente ciò, invece di elaborare risposte congruenti, ha usato il dato a fini propagandistici lasciando inalterati quei criteri che trattano meno favorevolmente proprio quei nuclei.”

I risultati sono quindi evidenti: nessun propagandato aumento delle pensioni di invalidità e l’importo del reddito di cittadinanza sarà, in tutti i casi, più basso quando in famiglia c’è un disabile, un titolare di pensione sociale, un giovane che percepisce una borsa lavoro.

Di fronte a queste evidenze – conclude il presidente Falabella – non ci resta che chiamare a raccolta le nostre associazioni e tutte le organizzazioni dell’impegno civile e chiedere con forza al Parlamento di censurare e modificare quel testo visto che il Governo ha pedissequamente ignorato ogni ragionevole richiesta di emendamento!”