L’istruzione tecnica e professionale

L’istruzione tecnica e professionale
Le ragioni di una scelta

 di Maurizio Tiriticco

John Naisbitt: “Chi non cresce è destinato a morire

Entro qualche mese gli studenti della terza media e le loro famiglie dovranno scegliere una delle quattro opzioni che sono loro offerte: il liceo, l’istituto tecnico, l’istituto professionale, tutti di competenza statale, e l’istruzione e formazione professionale, di competenza regionale. Com’è noto, si tratta di percorsi che sono stati recentemente riordinati e sui quali, da parte dell’opinione pubblica non sempre vi è una conoscenza compiuta. Vanno comunque ricordate tutte le iniziative che i singoli istituti superiori attivano per far conoscere agli alunni della scuola media il piano della loro offerta formativa, in altri termini le finalità e gli obiettivi che si propongono e i corsi che attivano.

Indubbiamente, non sarà cosa facile la scelta. C’è il peso di una tradizione – per certi versi tutta italiana – che vuole che gli studi liceali siano i più difficili, ma aprano prospettive di lavoro di un certo livello, le cosiddette professioni liberali, sancite dalle lauree universitarie, e che gli altri percorsi siano meno impegnativi e aprano le porte a un mondo del lavoro altrettanto meno impegnativo. Oggi non è più così! Non è un caso che gli operai della Fiat di Pomigliano indossino oggi tute bianche al posto delle tute blu di un tempo: non c’è più lavoro, oggi, che sia soltanto manuale! Se poi consideriamo tutte le criticità che oggi ci affliggono, la disoccupazione giovanile, le difficoltà sempre crescenti che certe aziende incontrano, allora le scelte che le famiglie devono operare si fanno veramente più difficili. Occorre anche considerare che, mentre l’inoccupazione giovanile sembra crescere anno dopo anno, le offerte di lavoro avanzate dalle aziende in ordine a mansioni molto particolari non hanno alcuna corrispondenza con la domanda. I casi sono due: o i giovani ignorano volutamente questa offerta o non hanno conseguito nei loro percorsi di studio quelle specifiche competenze richieste. D’altro lato, sono sempre più frequenti i casi di immigrati che accettano qualsiasi proposta di lavoro venga loro avanzata, per cui si va creando una concorrenzialità che nei prossimi anni potrebbe anche provocare situazioni difficili da gestire. Di qui l’assoluta necessità di un riordino della nostra istruzione secondaria! Soprattutto tecnica e professionale!

Occorre sottolineare con forza che lo sviluppo che si è avuto negli ultimi decenni del secolo scorso nel nostro Paese ha potuto godere della grossa risorsa di quadri tecnici intermedi formati proprio da quegli istituti tecnici e professionali a cui per altri versi si è sempre guardato, almeno da certe parti della pubblica opinione, con molta sufficienza. Nell’ultimo decennio le cose sono profondamente cambiate, anche e soprattutto per quel fenomeno della globalizzazione: da un lato la delocalizzazione di alcune aziende, dall’altro l’invasione di prodotti stranieri a buon mercato hanno comportato l’avvio di una profonda crisi del nostro sistema produttivo manifatturiero. Il che, per quanto riguarda l’istruzione, ha anche comportato una certa opacizzazione delle filiere tecniche e professionali. In parallelo certe figure professionali, idonee per il mercato occupazionale della fine del secolo scorso si sono venute via via opacizzando anch’esse.

Di qui la necessità di procedere a un riordino complessivo dell’intero sistema di istruzione secondaria, al fine di darle un nuovo slancio, rileggendo e riconfigurando quei profili culturali e professionali che con il tempo si erano andati perdendo. In tale scenario, le finalità che il riordino avviato nel 2010 si è proposto di realizzare sono in linea di massima le seguenti: ridisegnare per ciascuno dei tre percorsi secondari le finalità che ciascuno è tenuto a perseguire. Pertanto, ai licei spetta il compito di erogare quella “cultura disinteressata”, non direttamente legata al mondo del lavoro, ma alla prosecuzione di studi ulteriori; all’istruzione tecnica e a quella professionale spetta il compito di fare acquisire competenze direttamente spendibili nel mondo del lavoro, ma necessarie anche per il proseguimento di studi ulteriori.

Per quanto riguarda lo specifico dell’istruzione tecnica e professionale, il riordino intende:

a) superare e liquidare la polverizzazione dei diplomi e delle qualifiche che si è verificata nel corso dell’ultimo decennio, al fine di dare risposte immediate e certe a quelle figure professionali nuove e diverse che l’evoluzione delle tecnologie e dei processi lavorativi viene via via imponendo;

b) riaggregare concrete conoscenze, abilità e competenze attorno a profili professionali aperti e flessibili, onde evitare quelle canalizzazioni precoci che la costante mobilità dell’offerta avanzata dal mondo del lavoro oggi, e tanto più domani, non sarebbe più in grado di assorbire. In effetti, il mercato del lavoro, in forza della costante evoluzione e moltiplicazione delle applicazioni tecnologiche, dei processi lavorativi e degli stessi prodotti, richiede profili professionali non rigidi, in grado di curvarsi rapidamente alle necessità che a volte con estrema rapidità investono le singole aziende.

Per tali motivi il riordino, mentre da un lato ha provveduto a cancellare i profili predefiniti e circoscritti di cui ai precedenti ordinamenti didattici, dall’altro ha voluto definire e configurare profili aperti e flessibili. Ovviamente, non si è trattato di una operazione facile. E’ anche opportuno che sia chiara la distinzione che corre tra istruzione tecnica e istruzione professionale. A questo proposito è bene riportare alcuni passi del documento “Persona, tecnologie e professionalità, gli Istituti Tecnici e Professionali, come scuola dell’innovazione” [1], in cui tra l’altro si indicano con estrema chiarezza le differenze che corrono tra la filiera tecnica e quella professionale.

“L’istruzione tecnica è finalizzata a garantire l’approfondimento della cultura scientifica e delle basi di riferimento teoriche delle tecnologie, fornendo allo studente le capacità necessarie per comprendere criticamente le problematiche scientifiche e storico-sociali collegate alla tecnologia e alle sue espressioni contemporanee (nel segno dell’high-tech [2]), favorendo l’acquisizione di una perizia applicativa e pratica, assicurando lo sviluppo della creatività e della inventiva progettuale. Tale approccio, oltre a facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro, deve consentire la possibilità di accedere anche alla formazione terziaria successiva, così da rendere possibile un cammino di studi orientato soprattutto verso lauree di tipo scientifico e tecnico”.

“L’istruzione professionale è finalizzata a garantire, nell’ambito di aree produttive sufficientemente ampie, capacità operative di progettazione e realizzazione di soluzioni, per la gestione di processi, impianti e/o servizi. Tali capacità, pur orientate all’espressione di competenze di tipo tecnico-relazionale (nel segno dell’high-touch), vanno inquadrate in una adeguata conoscenza dei fondamenti scientifici e tecnologici. I caratteri distintivi della formazione debbono essere la capacità di personalizzare gli usi delle tecnologie in un contesto con assetti organizzativi e strumenti tecnologici specifici”.

Gli istituti tecnici hanno durata quinquennale e offrono ai giovani conoscenze teoriche e applicative spendibili in ampi contesti di studio, professionali e di lavoro, nonché una gamma di abilità cognitive necessarie a risolvere problemi, a sapersi gestire autonomamente in ambiti caratterizzati da innovazioni continue, assumendo progressivamente anche responsabilità per la valutazione e il miglioramento dei risultati ottenuti. Gli istituti tecnici forniscono agli studenti i saperi e le competenze necessari per inserirsi direttamente nel mondo del lavoro, nonché per accedere a percorsi di livello terziario, nazionale e/o regionale, universitari, nonché degli Istituti Tecnici Superiori, di recente istituzione, e dell’Istruzione e Formazione Tecnica Superiore. I percorsi degli istituti tecnici sono articolati in un’area di istruzione generale comune a tutti e in ampie aree di indirizzo, riferite ad ambiti tecnologici, ai processi produttivi e ai servizi del terziario avanzato, nonché riferite ai successivi percorsi di studio e di lavoro per l’accesso alle professioni intellettuali.

Gli istituti professionali hanno durata quinquennale e forniscono ai giovani la formazione generale, tecnica e professionale riferita alla cultura e alle attività lavorative, nonché una gamma di abilità cognitive necessarie a risolvere problemi, sia per sapersi gestire autonomamente in ambiti caratterizzati dalla personalizzazione del prodotto e del servizio, sia per assumersi responsabilità nel monitoraggio, nella valutazione e nel miglioramento dei risultati di lavoro. I percorsi degli istituti professionali consentono in particolare ai giovani di acquisire saperi e competenze per inserirsi direttamente nel mondo del lavoro; proseguire gli studi nel sistema dell’istruzione e formazione tecnica superiore e all’università; accedere alle professioni, a partire dai settori già presenti negli ordinamenti degli istituti professionali. I percorsi degli istituti professionali sono articolati in un’area di istruzione generale comune a tutti e in ampie aree di indirizzo sin dal primo anno.

Giova ricordare che nei primi due anni dell’istruzione secondaria si conclude l’obbligo di istruzione decennale e che vengono certificate le competenze raggiunte dallo studente in ordine a quattro assi culturali pluridisciplinari: dei linguaggi; il matematico; lo scientifico-tecnologico; lo storico-sociale. E non va sottaciuto il fatto che le attività di insegnamento-apprendimento saranno improntate soprattutto sulla didattica cosiddetta laboratoriale: di fatto gli insegnanti dovranno sollecitare e sviluppare lo spirito di ricerca individuale e di gruppo in modo da responsabilizzare lo studente come artefice del suo personale apprendimento: cosa che in genere si verifica raramente con il tradizionale metodo della lezione cattedratica. In effetti, si ipotizza che un reale cambiamento non si realizza riordinando soltanto l’assetto organizzativo, ma stimolando anche un progressivo rinnovamento della didattica.

Con il riordino l’istruzione tecnica e quella professionale hanno compiuto un decisivo passo in avanti in ordine a due esigenze, ciascuna cruciale per i nostri giovani: a) quella di poter godere pienamente del diritto all’istruzione, all’educazione e alla formazione [3]; b) quella di poter raggiungere una preparazione tale che consenta loro un inserimento fluido e flessibile nel mondo del lavoro. Va infine considerato che le difficoltà oggi esistenti in materia di accesso al lavoro non possono non avere un carattere contingente, per cui non possono e non devono assolutamente influire sulle scelte che studenti e famiglie oggi sono tenuti a operare. Cinque anni di studio sono tanti e tutti noi auspichiamo che la crisi produttiva e occupazionale in cui molti Paesi dell’Unione europea oggi versano debba nel frattempo essere superata. Sarebbe un grave errore, in forza del fatto che oggi il mondo del lavoro presenta tutte le difficoltà che conosciamo, trascurare l’esigenza di essere pronti a fronteggiare le situazioni nuove che si presenteranno alla prossima ripresa!

In effetti, le professionalità acquisite nel frattempo costituiranno un patrimonio da far valere con forza!

 


[1] Il documento è stato pubblicato a cura del Ministero dell’Istruzione il 3 marzo del 2007 ed è reperibile sul web,

[2] Si sottolinea l’esigenza, in tali tipologie di istituti, di un ricerca costante nel campo delle tecnologie, correlata costantemente con le necessarie innovazioni applicative, anche sulla scorta di quanto indicato da John Naisbitt (noto autore di Megatrends, in cui analizza le linee di tendenza globali che caratterizzano il nostro futuro) in High Tech/High Touch. Technology and our Accelerated Search for Meaning. Nicholas Braely Publishing, 2001.

[3] Si tratta di un diritto garantito dalla Costituzione (si vedano gli articoli 2 e 34) e sancito anche dal Regolamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche che così recita: “L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento” (dpr 275/99, art. 1, comma 2).

ERICA E IL PAESAGGIO

ERICA E IL PAESAGGIO

in collaborazione con l’Associazione culturale Erica Fraiese Onlus
è stato richiesto il patrocinio di:
Rappresentanza in Italia della Commissione europea
Unione Internazionale per la Conservazione della Natura – Comitato Italiano Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Federparchi

X Edizione

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, in collaborazione con l’associazione culturale “Erica Fraiese”, bandisce la decima edizione del “Premio Erica Fraiese” quest’anno dedicata al paesaggio.

Obiettivi del concorso

Il Premio ha come obiettivi:
 Stimolare i giovani e gli adolescenti a lavorare con fantasia e creatività alla tutela ed alla promozione dell’ambiente .
 Favorire la solidarietà e l’amicizia attraverso il rispetto e l’amore per la natura.

Ammissione al Premio

Possono partecipare al premio gli alunni delle classi IV -V delle scuole elementari, delle scuole medie e delle scuole superiori, nonché altri organismi ed enti che si occupano di assistenza e solidarietà all’infanzia, in particolare ai bambini disagiati o affetti da particolari malattie. E’ possibile iscriversi o come classe intera o con lavori di gruppo.

Oggetto del Premio

Le aree tematiche da sviluppare sono:

 Una passeggiata nel Parco alla scoperta della sua cultura e del suo paesaggio: racconta le tue emozioni e suggerisci come preservarlo.
 Oggi sempre più spesso il territorio è oggetto di radicali stravolgimenti che cancellano le tracce del passato e modificano irrimediabilmente il paesaggio. Come e quale tra i paesaggi che conosci vorresti preservare?

 La storia della Terra raccontata dalle pietre. Descrivi un luogo (vulcano, grotta, montagna, fiume, costa, etc.).

Possono essere presentati elaborati in forma scritta, grafico-pittorica, video-fotografica e multimediale relativi alle aree tematiche di interesse.
Elaborati scritti – max 15 fogli
Forma grafico-pittorica – max 7 tavole

Video – max 20 minuti
Fotografica – max 15 fotografie
I dati devono essere consultabili e non complessi.

Formato standard Windows compatibile.

Ammontare del Premio

Il premio si articola nel seguente modo:
– sezione narrativa
– sezione grafico-pittorica
– sezione video-fotografica e multimediale
– sezione musicale ( componimento di testi di canzoni e/o musiche ispirate alla natura ed al paesaggio )

Il Premio consiste in un soggiorno (3 notti e 4 giorni) nelle località del Parco, per ciascuna delle quattro sezioni per i primi classificati.
Il soggiorno prevede vitto e alloggio per max 25 studenti + n. 2 accompagnatori per ogni sezione.

I secondi classificati di ogni sezione riceveranno un tablet.

I LAVORI RITENUTI MERITORI AD INSINDACABILE GIUDIZIO DELLA COMMISSIONE POTRANNO ESSERE RACCOLTI IN UN VOLUME.

Modalità di partecipazione

I partecipanti dovranno far pervenire gli elaborati entro e non oltre il 20.03.2013, direttamente a mano o inviati a mezzo posta con raccomandata A/R (farà fede il timbro postale di partenza) presso la Segreteria del premio.

Su ogni elaborato devono essere indicati: classe, sezione e scuola di appartenenza, nome e cognome del docente, timbro della scuola e dichiarazione del Dirigente Scolastico attestante l’originalità del lavoro.

Commissione giudicatrice

Gli elaborati saranno esaminati da apposita Commissione che avrà il compito di definire la graduatoria di attribuzione del Premio.
La commissione è composta da un Presidente e da cinque componenti nominati con provvedimento dell’Ente Parco. Per la sezione video-fotografica e multimediale la giuria è composta da una rappresentanza di studenti di scuole ricadenti nell’area Parco.
Le commissioni deliberano a maggioranza sull’attribuzione dei premi, esplicitando le motivazioni della scelta effettuata.

Modalità di comunicazione dell’avvenuta vincita

I premiati saranno informati dell’assegnazione del premio a mezzo fax o lettera.
I nominativi dei premiati saranno pubblicati sul sito dell’Ente Parco: www.cilentoediano.it e sul sito www.premioericafraiese.org
Le scuole premiate fruiranno del premio dal 22 al 25 maggio 2013.

Segreteria del Premio

I lavori dovranno essere inviati alla segreteria del premio:

“Scuola Media Statale Zanotti Bianco” di Capaccio Paestum. Indirizzo: Piazza Santini – 84040 Capaccio Scalo (SA)
Tel. e Fax: 0828/724771
E_mail: zanottibianco@libero.it

Regole generali

Gli elaborati inviati non saranno restituiti e potranno essere liberamente utilizzati in mostre e pubblicazioni, senza limitazioni di tempo e senza ulteriori autorizzazioni.
La partecipazione al premio comporta l’accettazione e il rispetto del presente regolamento.
I premi non ritirati personalmente non saranno spediti ma resteranno a disposizione dei vincitori per la durata di mesi due dalla data di premiazione presso la Segreteria del premio.

Il Direttore
Prof. Ing. Angelo De Vita

Scatti biennali ai precari

Scatti biennali ai precari: l’ANIEF vince ancora in Tribunale

 

Nuovi successi in Tribunale per i ricorsi patrocinati dall’ANIEF: pieno accoglimento delle richieste dei docenti precari che si sono affidati alla capacità e all’esperienza dei nostri legali per vedersi riconosciuto il diritto alla medesima progressione stipendiale dei docenti di ruolo. Sul punto vengono accolti i ricorsi patrocinati dall’Avv. Leonardo Tovoli presso il Tribunale di Livorno, dall’Avv. Irene Lo Bue presso il Tribunale di Piacenza, dall’Avv. Fortunato Niro presso il Tribunale di Reggio Emilia.

Le sentenze ottenute dall’ANIEF, tutte di identico tenore, riconoscono il diritto dei docenti precari alla parità di trattamento retributivo rispetto ai docenti a tempo indeterminato. In particolare, il Giudice del Lavoro di Reggio Emilia rileva che “nel caso della disciplina italiana, non si rinviene alcuna ragione espressa per il diverso trattamento, né l’Amministrazione resistente è stata in grado di addurne nel caso in esame. Né naturalmente una ragione oggettiva può essere ravvisata nell’esigenza di contenimento della spesa, perché ciò equivarrebbe a dire che il peggior trattamento trova giustificazione in sé stesso e non si spiegherebbe perché, a parità di condizioni, tale contenimento debba essere garantito dai docenti temporanei anziché da quelli di ruolo, a parità di mansioni e condizioni”.

Dando piena ragione a quanto da anni sostenuto dall’ANIEF, dunque, il Giudice conviene che gli anni di precariato sono a tutti gli effetti equiparabili agli anni di lavoro a tempo indeterminato e che “lo scatto di anzianità ha la funzione di parametrare il trattamento retributivo alla progressiva acquisizione di una maggior professionalità e competenza del lavoratore. Esso, in sostanza, tiene conto della maturazione della sempre più ampia esperienza che ciascun docente consegue in forza del protratto svolgimento della propria prestazione”.

L’ANIEF denuncia da anni la violazione da parte del MIUR del principio di non discriminazione nei confronti dei lavoratori a tempo determinato sancita dalla normativa europea e per questo i Giudici del Lavoro di tutta Italia continuano ad accogliere le richieste del nostro sindacato e accertano il diritto dei nostri iscritti alla medesima progressione stipendiale spettante ai docenti in ruolo. Finché il Ministero dell’Istruzione continuerà a perpetrare questa iniqua discriminazione, l’ANIEF continuerà la sua azione legale per garantire pari dignità ai lavoratori della scuola a tempo determinato.

D. Pennac, Storia di un corpo

Daniel Pennac, “Storia di un corpo”
Feltrinelli, Milano 2012, pp. 350

di Maurizio Tiriticco

In quarta di copertina si legge: “un romanzo fortemente raccomandato a tutti quelli che hanno un corpo”. Non so, ma, a mio avviso, chi pensa di accedere a un romanzo, sappia che si troverà dinanzi a un’altra cosa! Un romanzo ha una sua struttura, una sua dinamica, un inizio e una fine, una storia, una tesi, uno o più personaggi… dico cose ovvie anche perché il romanzo ha origini antiche e chi legge sa di trovarsi sempre di fronte ad un “unicum”. Mi spiego meglio: in una storia raccontata – comunque, lungi da me il tirare in campo i generi di scrittura – ogni vicenda ha una sua collocazione, un suo legame con altre, un suo fine: fabula e intreccio non prevedono cadute di stile! In un film, in cui i familiari del rapito attendono che i rapitori si facciano vivi, quando squilla il telefono, è sempre la voce chioccia del rapitore che chiede il prezzo del riscatto. Ma nella vita reale non è così! Può essere la suocera che vuole dettare la ricetta alla nuora, o l’amica che vuole chiacchierare, o il ragazzino che cerca l’innamorata! Hai voglia ad attendere che i rapitori si facciano vivi! Il fatto è che una storia inventata e raccontata ha un suo svolgimento e tutto deve esserle funzionale! Nei racconti un taxi si incrocia subito, un aereo arriva sempre puntuale e così via… a meno che… Ma ciò che è “accidentale” fa sempre parte della storia. Le “uscite laterali”, le mille casualità, sono della vita reale, non delle storie raccontate. A meno che – lo ribadisco – non si voglia sollecitare la suspense… ma questo è un altro discorso.

Ecco perché la “Storia di un corpo” non può definirsi un romanzo come siamo soliti concepirlo! Mi vengono in mente due altri scritti famosi, l’ “Ulisse” di Joyce e il “Libro dell’inquietudine” di Pessoa. Cosi forti, lo sappiamo! Solo oggi, a distanza di decenni, l’ “Ulisse” lo consideriamo un romanzo, ma, alla sua uscita, fu molto difficile capirlo e ritrovarvi le chiavi di lettura adatte. Le avventure dell’Ulisse omerico avevano tutte la loro giustificazione nel fatto che l’eroe, per tornare a casa, doveva superare una serie di prove. La “prova” è il sale della narrazione, e la chiave di lettura di migliaia di storie, e di fiabe, anche, stando al Propp: e queste hanno i loro tempi e i loro spazi, le loro interconnessioni. Ma ricercare le “prove” nelle vicende di Bloom apparve subito estremamente difficile. Spazio e tempo erano congelati nella giornata tutta interiormente vissuta e raccontata dallo stesso protagonista. Prendere o lasciare: questa è la sfida lanciata da Joyce, che solo più tardi abbiamo capito e raccolto. In effetti, un conto è il viaggio di Ulisse alle prese con vicende “esterne” che lo mettono costantemente alla prova; altro conto è il viaggio di Bloom nel mondo delle sue “interne” personali vicende. Nel primo c’è l’avventura dell’uomo che si misura con le cose altre da sé. Nel secondo c’è l’avventura dell’uomo di oggi che si misura con se stesso, con la sua inquieta vicenda interiore. Del resto, a monte di Omero c’erano gli eroi dell’età del bronzo, a monte di Joyce c’è Freud, l’inquietudine dell’uomo contemporaneo.

Il “Libro dell’inquietudine”, pensando al “romanzo” del corpo di Pennac, lo potremmo definire il “romanzo” dell’anima. L’espressione di Soares/Pessoa “cosa buttata in un angolo, cencio caduto per strada, il mio essere ignobile finge se stesso davanti alla vita” (p. 161, Feltrinelli, 1986) è esemplare: la vita è un insieme di atti e di cose che non hanno alcun senso, se non quello di ridurci a semplici osservatori di vicende di cui non abbiamo né padronanza né responsabilità. “Così porto a spasso il mio destino che avanza senza che io avanzi; e il mio tempo che procede senza che io proceda. E niente mi salva dalla monotonia, se non questi brevi commenti che tesso intorno a lei” (p. 126). Non è quella di Pessoa la storia di un’anima, come quella di Pennac non è la storia di un corpo. In ambedue i “romanzi” i protagonisti non sono né l’anima né il corpo, ma le vicende esterne a fronte delle quali anima o corpo non hanno alcun potere. Non possono raccontare di sé, come anima o corpo, ma solo delle vicende a fronte delle quali anima e corpo non hanno alcun potere se non quello di erigere disperate difese.

Per queste ragioni non possiamo parlare della storia di un corpo, ma delle vicende senza senso e senza fine a cui un corpo è esposto dalla nascita alla morte. Non c’è trama, non c’è finalità, non ci sono legami tra le mille vicende di cui il “padre di Lison” è protagonista: anche se protagonista è una parola grossa a fronte di un uomo che racconta solo di sé e di ciò in cui di anno in anno è coinvolto e di cui ha scarsissime responsabilità. In effetti il protagonista non è autore e attore della sua vita, come un eroe greco, ma più semplicemente vive! O sopravvive? Come se la vita gli fosse stata data e non da lui scelta! A meno che oggi non sia eroico sopravvivere alle mille insidie del mondo contemporaneo a fronte delle quali le avventure di Ulisse possono sembrare bazzecole! Un’altra modalità di eroismo!? Ma questo è un altro discorso.

E storia di un corpo perché? Perché in effetti, al di là, o meglio al di qua degli ideali più nobili e dei discorsi più elevati, i conti li dobbiamo sempre fare con la nostra salute. E forse è eroico proprio questo arrendersi, se possiamo dire così, nei confronti delle quotidiane sfide che la vita ci propone e con cui ci dobbiamo cimentare. È un vero e proprio rovesciamento del reale, come in genere lo chiamiamo, che Pennac/padre di Lison vuole rappresentarci. In genere un diario è fatto di parole nobili, o che riteniamo tali, che vogliamo anche rendere altisonanti. Il “piccolo” del vivere quotidiano è rivisitato dal “grande” dell’interpretazione che il soggetto vuole dare. Un mal di pancia difficilmente entra in un diario, ma una rosa donata è occasione di una pagina ricca di sentimento – si dice così – anche se la scrivente è uscita vincente da una diarrea di cui non deve e non vuole assolutamente darci conto. E una pena d’amore è fatta di parole elevate più che di tranquillanti per alleviare la sofferenza che ci stringe lo stomaco… difficilmente il cuore, anche se è più poetico! Il diario che ci propone Pennac è più suggestivo sotto questo aspetto. Centro dell’attenzione sono gli stati del corpo – addio stati d’animo – che poi, a farla breve, condizionano effettivamente il bello e il brutto che il nostro quotidiano vivere ci propone.

In una giornata del giugno 1940, il protagonista ha 16 anni, “incontriamo persone che camminano curve, con lo sguardo vuoto, i gesti lenti. Alcuni sono proprio persi. Nel vero senso della parola. Profughi laceri, cenciosi, con la barba lunga, che vagano per le vie di una città che non conoscono. Faccio fatica a immaginare che solo un mese fa conducevano, a Parigi, una vita normale. Corpi alla deriva” (p. 78). E vediamo come la poppata di un neonato, sempre accolta come uno degli atti più suggestivi del mondo, venga invece ricondotta alla cruda realtà. “I neonati sono energia predatrice allo stato puro. Si abboffano spudoratamente. Senza sonno non c’è riposo. E di sonno, per l’appunto, ce n’è ben poco per i genitori… Rimpiangono… i secoli felici in cui i figli delle classi alte prosciugavano le mammelle del popolo” (p. 210). E quando il protagonista raggiunge la settantina, le preoccupazioni per il corpo aumentano giorno dopo giorno. “Il mio tasso di glicemia è preoccupante, i valori della creatinina sono altissimi, gli acufeni mi creano sempre maggiori interferenze, la cataratta rende il mio orizzonte sfocato, mi sveglio ogni mattina con un nuovo dolore; la vecchiaia, insomma, avanza su tutti i fronti, ma io provo una sola paura: la paura di Alois Alzheimer!” (p. 260).

E poi il nostro supera l’ottantina, ma il tumore lo disfa giorno dopo giorno. “Più mi avvicino al termine, più ci sono cose da annotare, e meno ne ho forza. Il mio corpo cambia di ora in ora. La sua disgregazione si accelera man mano che le funzioni rallentano. Accelerazione rallentamento… Mi sento come una moneta che finisce di ruotare su se stessa” (p. 332). E poi la fine del diario e la fine annunciata del suo corpo: “87 anni, 19 giorni – “Adesso, mio piccolo Dodo, è ora di morire. Non aver paura, ti faccio vedere io come si fa” (p. 333).

Insomma, possiamo dire che non si tratta di un diario nel senso tradizionale del termine, ma di un diario “altro”. Forse, se non è un romanzo, non è neanche un diario, ma un verbale! Si può dire così? Non so, ma, mentre un diario è sempre più un commento che un fatto, il verbale è più un fatto che un commento. Gli eventi e gli oggetti sono dominanti nel cosiddetto “romanzo del corpo”, e la loro rappresentazione, nuda e cruda, ne è anche il commento, o meglio la chiave espositiva più che narrativa, se mi è concesso dir così. Pennac ha scelto un modo diverso di raccontare: siamo lontani dalle storie, ora complesse, ora coinvolgenti, ora divertenti, nel senso etimologico della parola, della “Prosivendola” o del “Signor Malaussène”. Ha scelto un’altra strada, o forse ci ha voluto offrire un’altra chiave di scrittura e, quindi, di lettura. Il punto di vista del corpo, o meglio il protagonismo del corpo, indubbiamente costituisce una scelta nuova e originale. Che nello stesso tempo è punto di vista e punto di narrazione, ma con assoluta continuità… e contiguità. Un esperimento pienamente riuscito, almeno secondo me!

Il MIUR ripartisce i posti per le abilitazioni A077

Il MIUR ripartisce i posti per le abilitazioni A077

Il Coordinamento Nazionale Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (CNAFAM) comunica l’emanazione da parte del MIUR del D.M. n. 192 del 29/11/2012, con il quale il Ministero determina per gli anni accademici 2012/13 e 2013/14 la ripartizione dei posti disponibili in ciascun Conservatorio di Musica per le immatricolazioni ai corsi di II livello ad indirizzo didattico per la classe di concorso A077.

Nel Decreto Ministeriale si fa riferimento alla nota della Direzione Generale per il Personale Scolastico prot. n. 6957 del 20 settembre 2012, con la quale è stata comunicata la previsione del fabbisogno per la formazione personale docente nelle scuole secondarie di I grado relativa alla classe di concorso A077, pari a complessivi 1.164 posti per il triennio 2012-2015.

Al fine di programmare l’organizzazione didattica delle Istituzioni interessate in relazione alla previsione dell’offerta formativa annua, e razionalizzare i costi di funzionamento dei corsi, il MIUR ritiene coerente –  in relazione alla organizzazione didattica delle istituzioni superiori di studi musicali, e tenuto conto della peculiarità dell’insegnamento riferito allo strumento musicale – di fissare in dodici unità il numero annuo di studenti da ammettere per ciascun Conservatorio (suddivisi nelle varie sottoclassi relative a ciascuno strumento), elevabile sino ad un massimo di quindici per le regioni ad alta previsione di fabbisogno: Calabria, Molise, Toscana, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Il risultato è che per gli a.a. 2012/2013 e 2013/2014 il numero totale dei posti è 1.128, distribuiti nei Conservatori di Musica italiani che hanno attiva al proprio interno la Scuola di Didattica della Musica.

L’avvio dei corsi biennali di II livello ad indirizzo didattico per la classe di concorso A077 sembra a questo punto imminente.

Domenico Piccichè
Referente Nazionale CNAFAM

Profumo, il concorso degli insegnati è giusto dobbiamo normalizzarci

da lastampa.it

Profumo, il concorso degli insegnati è giusto dobbiamo normalizzarci

“Abbiamo bisogno di un paese che abbia  una certa continuità”

 roma

Per l’assunzione degli insegnanti «la legge dice che ci sono due canali, le graduatorie o il concorso», un paese però «deve normalizzarsi». Così il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo a Che tempo che fa sull’imminente concorso per gli insegnanti.

«Bisogna mettere ordine – ha detto il ministro -, riavviare il processo, e fare in modo che sia trasparente, in cui le persone credono. Abbiamo bisogno di un paese che non abbia “stop and go“ma una certa continuità».

«Le persone – ha continuato – devono sapere le opportunità che vengono loro date e sulla base di quello possono fare il loro piano della vita. Questo non è successo fino a oggi e quindi il concorso ha anche questo significato. Naturalmente le persone in graduatoria possono fare il concorso, se lo desiderano, e se non vincono restano in graduatoria».

Per il ministro «si poteva assumere anche dalla graduatoria, ma questo – ha sottolineato – significava bloccare per altri 10 anni, e quindi avere altre dieci generazioni perse. Un paese invece deve normalizzarsi e riavviare questo processo chiaro e con continuità».

Intervistato da Fabio Fazio, Profumo ha parlato anche della necessità di «ricreare la fiducia tra famiglie e insegnanti», che peraltro «sono trattati male da troppi anni», e ha affermato che sulla scuola, «stanca a causa di una situazioni di difficoltà trentennale», «c’è la possibilità di intervenire con un programma nel tempo, con risorse certe e con continuità».

L’UCIIM a congresso

L’UCIIM a congresso

L’Uciim, unione cattolica di insegnanti medi, associazione di dirigenti scolastici, docenti e formatori, si riunirà in Congresso dal 6 al 9 dicembre prossimi.
L’assise nazionale chiama a raccolta gli iscritti per eleggere il nuovo presidente e il consiglio centrale che dirigeranno l’associazione per i prossimi tre anni.
L’appuntamento è presso la struttura alberghiera Duca d’Este di Tivoli Terme in provincia di Roma dove i congressisti si confronteranno sul tema: Oltre la crisi, la scuola in dialogo.
Ricco e interessante il programma della quattro giorni.
Il primo giorno il presidente in carica Giovanni Villarossa, relazionerà sul proprio operato e presenterà le tematiche del congresso. Poi, saranno insediati gli organi congressuali.
Il secondo giorno, sulla tematica In dialogo per un nuovo modello di società, relazioneranno il Prof. Gian Cesare Romagnoli – Ordinario di Politica Economica – Università Roma Tre, il  Prof. Giuseppe Zanniello – Presidente Scienze della formazione – Università di Palermo e la Dott.ssa Lucrezia Stellacci – Capo Diparimento Istruzione MIUR. Sono stati invitati a partecipare il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo e gli ex ministri Giuseppe Fioroni e Maria Stella Gelmini.
Molto ricco il pomeriggio che vedrà confrontarsi i congressisti sul tema Etica, politica, educazione.
Nuccio Fava, Presidente Associazione Giornalisti europei, coordinerà la tavola rotonda alla quale siederanno l’On.le Fabio Granata, Componente VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione Camera dei Deputati – FLI; la Dott.ssa Giulia Rodano, Responsabile Dipartimento Cultura e Istruzione – IDV; l’On.le Paola Goisis, Componente VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione Camera dei Deputai – LN; l’On.le Giovanni Bachelet, Presidente Forum nazionale politiche dell’istruzione – PD; l’On.le Valenina Aprea – Assessore P.I. Regione Lombardia – PDL e l’On.le Luisa Capitanio Santolini, Capogruppo VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione Camera Deputai – UDC.
Subito dopo seguirà una tavola rotonda su La crisi: cause e prospettive di soluzione, coordinata da Michele Mirabella, conduttore RAI, e alla quale parteciperanno la Prof.ssa Sandra Chistolini, Ordinario Pedagogia Generale e Sociale, Università Roma Tre, la Prof.ssa Consuelo Corradi, Ordinario di Sociologia, Direttore Dipartimento Scienze umane, Lumsa, Roma, la Prof.ssa Stefania Cosci, – Ordinario di Economia Politica, Presidente Corso di Laurea Servizi Sociali, Lumsa, – Roma, il prof. Angelo Gismondi, Docente di Psicologia, Pontificia Facoltà Teologica Italia Meridionale e  Don Maurizio Viviani – Direttore Unesu della Cei.
Le altre due giornate saranno dedicate a gruppi di studio e all’elezione degli organi statutari.
Vista l’alta valenza educativa e di studio della manifestazione, Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito al Congresso una propria medaglia di rappresentanza.
Il congresso può essere seguito via internet collegandosi al sito www.uciim.it dalle 15.30 alle 20.00 del primo giorno e dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 20.00 del sette dicembre.

Concorso, meglio non rispondere

da ItaliaOggi

Concorso, meglio non rispondere

Intanto il Tar Lazio ammette con riserva i prof di ruolo

Mario D’Adamo

È confermato, le prove preselettive del concorso a 11.542 posti di insegnante delle scuole statali di ogni ordine e grado si terranno il 17 e il 18 dicembre prossimi, nonostante il maltempo abbia messo fuori combattimento alcune aule e soprattutto i pc. Risolto anche il giallo dei candidati ripescati, quelli le cui domande erano presenti a sistema ma non risultavano inoltrate, non solo potranno partecipare alle prove ma avranno la possibilità, com’è giusto, di inserire i loro titoli, essendo stato loro impedito nel periodo dal 7 al 21 novembre.

Resta invece l’incognita dei docenti di ruolo. Il Tar Lazio ieri ha dato ragione ai legali dell’Anief che, in un ricorso patrocinato dall’associazione per una ricorrente che intendeva cambiare classe concorsuale e ordine di scuola, aveva impugnato il procedimento di esclusione: era già di ruolo. E il bando di gara esclude chi è già assunto nella scuola, ma non nelle altre amministrazioni. Il Tar ha ammesso i ricorrenti con riserva, la decisione di merito sarà presa in altra seduta. Anche per questi docenti, intanto, si aprono le porte dei test preselettivi. Chi li supererà lo saprà subito sulla postazione sulla quale ha lavorato. Riusciranno i concorrenti che avranno totalizzato almeno trentacinque punti su un set di cinquanta domande (un punto per ogni risposta esatta), il che non significa però avere risposto esattamente a 35 domande, perché per ogni risposta sbagliata c’è una penalizzazione di mezzo punto. Ogni due risposte sbagliate, quindi, bisogna avere dato una risposta esatta in più. Nell’incertezza meglio non rispondere, non ci sono penalizzazioni. A partire dalle ore 20 di martedì scorso, 27 novembre, ciascuno degli oltre trecentomila candidati può trovare sul portale dei singoli uffici scolastici regionali e su quello del ministero la sede, il giorno e l’orario di svolgimento della prova preselettiva e dalla stessa ora può anche prendere visione dell’archivio da cui saranno estratti i quesiti che saranno loro sottoposti al momento della prova e sui quali possono esercitarsi. L’elenco delle sedi e degli orari è stato subito dopo ripubblicato, a causa di eventi atmosferici che hanno reso impraticabili alcune aule scolastiche. Per facilitare la visualizzazione il ministero ha previsto l’accesso diretto alla sezione concorso del proprio portale. Digitando www.istruzione.it, infatti, compaiono sulla destra vari link, il primo dei quali immette alla sezione relativa al calendario e all’archivio dei quesiti. Ciascun concorrente, digitando la prima lettera del proprio cognome in corrispondenza della regione nella quale ha presentato domanda di partecipazione, vedrà comparire l’elenco dei candidati con indicazione per ciascuno di sede, aula, giorno e ora. La stessa informazione la potrà trovare, accedendo al simulatore con il proprio codice fiscale, in un riquadro prima delle settanta caselle numerate contenente ciascuna i cinquanta quiz sui quali esercitarsi. Com’è noto il numero totale dei quesiti è di tremilacinquecento e chi vorrà esercitarsi su tutti o su parte di essi potrà farlo solo on line, non essendo prevista la possibilità di scaricare quesiti e risposte sul proprio desktop, però potrà sapere se la risposta data è esatta, colore verde, o sbagliata, colore rosso. Le organizzazione sindacali, però, chiedono che tutti i quesiti, che ci si voglia o meno esercitare, siano pubblicati con le relative risposte esatte. Gli stessi quiz saranno sottoposti nei due giorni di prova e saranno associati al candidato con modalità random. Per utilizzare il simulatore con il proprio browser bisogna installare la versione aggiornata del Plugin Java disponibile sul link del sito Scuola in chiaro nella sezione esercitatore e attivare nel browser «consenti popup per questo indirizzo». Il simulatore non è invece utilizzabile da alcuni tablet in quanto non tutti i dispositivi consentono di scaricare ed installare Java. Per abituare il concorrente a tenere conto della durata di svolgimento della prova, cinquanta minuti trascorsi i quali il sistema acquisirà le risposta date fino a quel momento, durante le esercitazioni nella finestra di ciascuna sequenza di quesiti c’è un indicatore del tempo trascorso.

Troppi soprannumeri, niente assunzioni

da ItaliaOggi

Troppi soprannumeri, niente assunzioni

Il governo ha congelato le immissioni in ruolo residuali di Ata e docenti

04/12/2012

Carlo Forte

Gli esuberi del personale docente mettono in stand by le immissioni in ruolo del personale Ata. E rallentano anche quelle dei docenti precari. Perché per ogni docente in esubero da ricollocare il ministero dell’economia preclude una immissione in ruoto. Anche se i posti da utilizzare per i docenti da ricollocare sono diversi da quelli che occupavano prima di andare in esubero.

Per tentare di sbrogliare la matassa, il ministro della funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha messo in piedi un apposito tavolo negoziale. La prima riunione si è tenuta mercoledì scorso, presenti i sindacati della scuola Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams e i vertici del ministero dell’istruzione, della Funzione pubblica e dell’Aran. Nel corso dell’incontro è emerso che il primo nodo da sciogliere riguarda le immissioni in ruolo del personale Ata sui posti che non sono stati occupati dai docenti inidonei. Sebbene il demansionamento fosse stato previsto su base volontaria, e quindi non tutti i posti siano stati coperti, il ministero dell’economia non ne vuole sapere di dare l’ok per disporre immissioni in ruolo sui posti rimasti vuoti. E poi c’è il problema dei 9mila esuberi tra il personale docente, che precludono le immissioni in ruolo in ragione dello stesso numero di cattedre. É stato poi fatto presente che oltre la metà di questi è costituita da insegnanti tecnico pratici diplomati delle scuole superiori. Che non possono essere ricollocati nella scuola dell’infanzia e primaria perché non hanno il titolo giusto. Ma nonostante questo, via XX settembre tiene in stand by altrettante disponibilità presso questi ordini di scuola. Infine, al termine della discussione sono state poste tre questioni, per così dire, collaterali. La prima è quella relativa al contenzioso seriale in materia di reiterazione dei contratti di supplenza. A fronte della pietra tombale apposta dalla Corte di cassazione, secondo la quale nella scuola la reiterazione dei contratti è legittima in ogni caso, resta da vedere come si evolverà il contenzioso a livello europeo. Secondo la Corte di giustizia, infatti, la reiterazione è legittima solo se motivata da esigenze sostitutive. E quindi, solo sui posti in organico di fatto. Al momento, peraltro, non è ancora stata affrontata la questione della riserva dei posti nei concorsi, da destinare ai precari triennalisti, prevista dal governo per fare fronte alla questione del divieto di reiterazione previsto dal decreto 368/2001. Ma, considerando che tale decreto non si applica alla scuola, è probabile che questa disposizione sarà applicata solo agli altri comparti della pubblica amministrazione. La seconda è la diversità di trattamento nella disciplina dei permessi tra docenti di ruolo e non di ruolo. In diversi casi, infatti, per lo stesso tipo di permesso, per il personale di ruolo è prevista la retribuzione e per i precari no. Infine, la terza questione posta in luce è il diritto al completamento. Che attende dal 2009 di essere regolato contrattualmente in via esclusiva, per effetto della riserva di contratto introdotta dal decreto Brunetta. Riserva inderogabile per effetto dell’articolo 33, comma 1 del decreto legislativo 150/2009. Le parti hanno convenuto di coinvolgere nel negoziato il ministero dell’economia e si sono date appuntamento a Palazzo Vidoni per martedì 11 dicembre.

Profumo e Settis da Fabio Fazio

da Tecnica della Scuola

Profumo e Settis da Fabio Fazio
di Reginaldo Palermo
Chiede Fazio: “Ma la scuola è una priorità?” Profumo: “A parole lo è per tutti”. E in consiglio dei minsitri che succede? Profumo: “Nelle riunioni del consiglio c’è poco spazio”.
A “Che tempo che fa” la sera del 3 dicembre si è parlato di nuovo di scuola, questa volta con il ministro Francesco Profumo e con il pofessor Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa fino al 2010. La domanda di apertura di Fazio (“Ministro, come ha reagito alle parole del presidente Monti di qualche sera fa?”) mette visibilmente in difficoltà Francesco Profumo che divaga: “In questi mesi ho visitato molte scuole e ho conosciuto molte persone che fanno il proprio lavoro con impegno e con passione. Il problema è che ormai si è rotto il rapporto esistente fra insegnanti e famiglie , di conseguenza, fra scuola e politica. Bisogna quindi ricreare fiducia e stima”. Non lo dice apertamente, ma lascia capire di non aver apprezzato molto le parole del premier. Più esplicito Settis che tra l’altro ricorda che in questi anni di crisi l’Italia è stato uno dei Paesi dove si è più tagliato sulla scuola. Peggio di noi è stato fatto solo in Estonia. “E non si dica che quella dei tagli è stata una scelta di destra. Perché allora – si chiede Settis – nè Sarkozy né Merkel hanno tagliato?”
Altrettanto vago è il Ministro sulle prospettive future. “Il fatto è – sottolinea Profumo –
che i nostri insegnanti sono stati trattati male per troppi anni e quindi adesso ci vuole un programma pluriennale per affrontare e risolvere i molteplici problemi della scuola che sono legati anche ai grandi numeri che abbiamo di fronte: ci sono 7 milioni di studenti e 64milioni di metri quadri di locali scolastici; ci vogliono risorse con molti zeri”. “E’ un problema di priorità: nei Consigli dei Ministri se ne parla?” sollecita Fazio Risposta sconsolata del Ministro: “Per la verità nelle riunioni del Consiglio c’è poco spazio”. Settis rincara la dose: “Questo lo sappiamo, ma diciamo anche che abbiamo una evasione fiscale enorme, ci sono tasse non pagate per 120/142 miliardi, ma si destinano risorse ingenti alla Tav e alle autostrade ma non alla scuola. La scuola, lo diceva già Calamandrei, è un organo costituzionale; ma di questo anche i Ministri si sono dimenticati da un pezzo anche se continuano a giurare fedeltà alla Costituzione”. Ma da questa situazione disastrosa si può uscire?
“Certo – risponde Profumo –
oggi il bilancio della scuola è di 52-53 miliardi, se si decidesse di aumentare la spesa di un 10% all’anno per un certo numero di anni potremmo finalmente diventare un Paese normale”. E poi, una speranza (o forse un invito alle forze politiche): “Nel passaggio al Senato della legge di stabilità bisognerebbe dare un segnale assegnando risorse alla scuola”.
Fazio insiste: “Ma la scuola non è una priorità?”
“Certo – sottolinea il Ministro –
a parole la scuola è una priorità per tutti; ma adesso che stiamo entrando in campagna elettorale, i partiti dovrebbe dire con chiarezza cosa intendono davvero fare per la scuola”. Settis ritorna sulla domanda iniziale di Fazio e non si frena: “Bisogna restituire agli insegnanti il senso della dignità del lavoro che fanno, ma questo non glielo si dà certamente accusandoli di corporativismo. D’altronde i due Paesi al mondo in testa alle classifiche sono Finlandia e Corea del Sud, paesi accomunati da una grande considerazione sociale nei confronti dei docenti”. Ma, appunto, sono altri Paesi, la Finlandia sta sul circolo polare artico e la Corea del Sud nell’estremo oriente. Migliaia di chilometri lontani da noi, in tutti i sensi.

Concorso, il Miur autorizza la chiusura delle scuole-sedi e conferma l’esito immediato delle preselettive

da Tecnica della Scuola

Concorso, il Miur autorizza la chiusura delle scuole-sedi e conferma l’esito immediato delle preselettive
di A.G.
Le indicazioni contenute in una nota del direttore generale Luciano Chiappetta agli Usr: possibile sospendere l’attività didattica; ammessi i candidati esclusi, solo se muniti di ordinanze o decreti cautelari dei giudici amministrativi a loro favore; vietato alzarsi sino a quando non apparirà il punteggio conseguito; via libera a penne e fogli di carta durante l’esame.
Il Ministero dell’istruzione continua a fornire ulteriori indicazioni e dettagli su come si svolgerà la prova preselettiva del concorso a cattedra, in programma il 17 e 18 dicembre prossimi. L’ultimo ragguaglio è arrivato attraverso una nota inviata dal direttore generale Luciano Chiappetta agli Usr attraverso la nota prot. n. AOODGPER. 8899/bis, datata 23 novembre 2012 (anche se cominciata a circolare, tramite siti internet sindacali, solo nella giornata del 3 dicembre).
Si tratta di indicazioni importanti. Per diversi motivi. Il primo è perché è la prima volta che una prova a cui partecipano così tanti candidati si svolge all’interno di aule informatiche. Il secondo è perché anche gli stessi commissari non avendo attraverso cui orientarsi necessitavano di indicazioni più definite. Il terzo motivo è per informare e rendere participi sin d’ora i 321mila partecipanti alla verifica preselettiva di tutti i passaggi che li aspettano da quando accederanno nella scuola-sede indicata dal portale del Miur sino a quando lasceranno lo stesso istituto.
Veniamo ora alle indicazioni. Nel rivolgersi ai responsabili dei vari Uffici scolastici regionali, il Miur ricorda l’importanza, prioritaria, “di assicurare l’uniformità dei comportamenti da tenere nella fase di organizzazione e svolgimento della” prova concorsuale.
Detto questo, il dg di viale Trastevere sottolinea anche “l’opportunità di sospendere l’attività didattica nelle scuole sedi di svolgimento della prova, salvo che la situazione concreta e logistica consenta di svolgere la stessa prova senza intralcio alle predette attività”.
Passando alle indicazioni operative, l’indicazione è quella di fare in modo che “i comitati di vigilanza” delle prove preselettive “siano presieduti dal dirigente dell’istituzione scolastica sede della prova (o dal vicario in caso di malattia oppure di reggenza, qualora il dirigente sia titolare di altro istituto sede di concorso)”. I comitati dovranno inoltre contenere al loro interno “due referenti (tecnico e amministrativo) per ciascuna aula impegnata”, oltre che e “altri due soggetti scelti tra il personale della scuola e di codesti uffici”.
La chiusura delle scuole dove si svolgeranno le prove si comprende ancora meglio quando il Miur specifica che “per il regolare svolgimento della prova i suddetti comitati si avvalgono di un numero congruo di personale addetto a compiti di sorveglianza ed assistenza interna”.
Gli Usr sono stati inoltre incaricati di “verificare con il massimo rigore che non sussistano cause di incompatibilità nella nomina dei Presidenti e dei membri dei Comitati di vigilanza, ai sensi dell’articolo 9 del D.P.R. n. 487 del 1994”.
Ai referenti amministrativi d’aula viene chiesto poi di assolvere con accuratezza ed “con il massimo rigore” tutte “le operazioni di riconoscimento dei candidati”. In particolare, dato che interessa anche tutti i candidati al concorso, come previsto dal comma 8, dell’articolo 5 del D.D.G. n. 82 del 24 novembre 2012, sarà indispensabile che “i candidati siano muniti di un documento di riconoscimento in corso di validità e del codice fiscale”.
Un’altra indicazione importante riguarda gli esclusi e quelli invece ammessi tramite tribunale. I commissari dovranno, infatti, “verificare che siano ammessi a sostenere la prova, se non presenti negli elenchi degli aspiranti che hanno inoltrato regolare domanda di partecipazione al concorso, solo i candidati muniti di ordinanze o di decreti cautelari dei giudici amministrativi a loro favorevoli”.
Tra le altre indicazioni meritevoli di interesse, riportiamo quella di far “assicurare una congrua dotazione di fogli di carta bianca e di penne da rendere disponibile presso ogni postazione informatica”. Carta e penna potrà essere così portata: l’Avvocatura dello Stato, quindi, deve aver dato il consenso. Anche perché una parte dei test, ad esempio quelli sugli “insiemi”, può necessitare di fare delle verifiche scritte.

Il concorsone e la fuga dei test: ora indaga la polizia postale

da Tecnica della Scuola

Il concorsone e la fuga dei test: ora indaga la polizia postale
di L.F.
Sarà un corvo o una talpa, sta di fatto che, dopo la nostra anticipazione, la vicenda della fuga dei quesiti dalle segrete del Miur è diventata oggetto di indagine della Polizia postale. Ma uguale fuga non avvenne pure con i test preselettivi per il concorso a dirigente?
In perfetta continuità con quanto successo durante il concorso per dirigente scolastico dell’anno scorso, preparato con cura dall’ex ministro Gelmini, anche con i test del concorso a cattedra, fortemente voluto dal ministro Profumo, registriamo l’intervento della polizia postale, chiamata ad indagare sulla fuga di notizie riservate, attinente alla pubblicazione, in alcuni siti web, dei test pubblicati dal Miur ma con tanto di corredo delle risposte esatte. Sembra di rivedere un film già girato appena un anno fa, dove è presumibile che il protagonista occulto, sia sempre la solita “talpa” o il “corvo” o chi sa chi. Ricordiamo, come già detto dal nostro quotidiano on line, che le soluzioni ai quesiti della preselezione al concorso scuola del 17 e 18 dicembre in breve sono finite in pasto della rete, che senza perdere tempo ha anche messo in commercio le risposte esatte, ricevute presumibilmente da una talpa interna al Miur. Ma le risposte ai questi non sarebbero dovute restare segrete, per rendere la vita dura ai mnemonici di mestiere? E invece sono apparse rapidamente in alcuni siti internet e quindi sono diventati di dominio pubblico, anzi di consorzio.
L’ipotesi inquietante è quella dell’esistenza di una talpa interna al ministero dell’istruzione? DI chi si tratta? Chi è la persona che con tanta tempestività ha diramato le tracce con relative risposte all’esterno? La polizia postale è già a lavoro per verificare l’ipotesi di una fuga di notizie riservate. Ma quello che preoccupa è anche il timore di un concorso che si svolgerà con l’ombra dell’irregolarità e dell’imbroglio. Anche per questi motivi troviamo una strana similitudine tra il concorso a dirigente scolastico e questo attuale a cattedra. Forse dovremo rassegnarci ad una nuova pioggia di contestazioni e di ricorsi al Tar, che come è inevitabile segneranno anche questo concorso a cattedra.

Fino al 16 gennaio 2013 la rilevazione delle scuole statali e non statali

da Tecnica della Scuola

Fino al 16 gennaio 2013 la rilevazione delle scuole statali e non statali
di L.L.
I dati andranno ad integrare l’Anagrafe Nazionale degli Studenti
Da fine novembre e fino al 16 gennaio 2013 le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado saranno impegnate con la Rilevazione sulle scuole statali e non statali, al fine di integrare/aggiornare le informazioni già presenti nell’Anagrafe Nazionale degli Studenti.
Accedendo all’area Rilevazioni – Rilevazioni sulle scuole – Dati Generali (ex Integrative) del portale SIDI, le scuole dovranno inserire i dati richiesti. Fatta eccezione che per le scuole dell’infanzia, l’inserimento dei dati nella scheda di rilevazione avviene obbligatoriamente attraverso la funzione “Precompila scheda” che permette di caricare i dati presenti nell’Anagrafe Alunni.
Eseguita l’importazione dei dati con la funzione richiamata di “Precompila scheda”, si dovranno completare le schede di rilevazione con le informazioni richieste non desumibili da Anagrafe Alunni e verificare, infine, la correttezza dei dati inseriti.
Tutte le indicazioni per la compilazione e le schede di rilevazione sono allegate alla nota prot. n. 5242 del 30 novembre 2012.

Concorso: possono partecipare anche i docenti di ruolo

da tuttoscuola.com

Concorso: possono partecipare anche i docenti di ruolo

Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso, patrocinato dall’Anief, di una ricorrente che intendeva cambiare classe concorsuale e ordine dalla scuola media a quella superiore, ed era stata esclusa dopo aver inviato una domanda in forma cartacea, non potendolo fare per via telematica.

Ne dà notizia la stessa associazione sindacale, che aveva patrocinato anche l’ammissione dei laureati negli ultimi dieci anni non abilitati.

La prossima sfida del sindacato” – annuncia il suo presidente Marcello Pacifico – riguarda adesso la soglia del test per passare alle prove successive: 35 punti su 50 per i candidati che svolgeranno le preselezioni tra il 17 e il 18 dicembre, mentre per l’ANIEF ne sarebbero bastati 30 su 50 visto che il legislatore ha fissato a 6 su 10 il punteggio minimo per accedere allo step successivo“.

La rivoluzione? Dal prof burocrate al docente-ricercatore

da www.ilsussidiario.net

La rivoluzione? Dal prof burocrate al docente-ricercatore

Marina Minoli

In una fase di profonda crisi dell’identità del docente, ritengo occorra riflettere sul significato più profondo del suo ruolo. Un ruolo attualmente oggetto di richieste di ridefinizione organizzativa, un ruolo delicato che dovrebbe essere caratterizzato da elevata professionalità, da autostima operativa e dal gusto della condivisione delle proprie esperienze didattico-educative. Un ruolo che ritengo dovrebbe essere da “docente-ricercatore”, ideatore di progettualità significative per i propri studenti, che non si limita mai ad applicare procedure o schemi precostituiti.Docente-ricercatore che importa nella scuola passione per la ricerca didattica, educativa e scientifica maturata anche in altri contesti professionali e quindi in grado di arricchire il modo di operare dell’essere insegnante oggi. Docente-ricercatore che promuove la cultura dell’innovazione nel rispetto dei nuclei fondanti delle proprie discipline, “innovazione consapevole” nella speranza di potere essere maestro che testimonia con il proprio agire professionale il senso profondo del gusto dell’imparare, orientando anche ad una cultura per il mondo del lavoro.Un docente-ricercatore che alimenta nei propri studenti il fascino per la cultura scientifica od umanistica avviando percorsi orientati a superare la netta separazione del loro apprendimento che caratterizza la consuetudine dell’impostazione didattica. Un docente-ricercatore che umanizza la cultura scientifica, proponendo l’analisi di testimonianze dell’operare tecnologico del passato e del presente, che avvia alla comprensione ragionata e consapevole dello sviluppo scientifico attuale senza aspettare che il nuovo si realizzi, ma anticipandolo sia nella formazione individuale sia nelle proposte di nuove professionalità.Percorsi didattici che promuovono interesse, curiosità e conoscenza-formativa anche in settori tecnologici di avanguardia. Applicazioni entrate a pieno titolo in numerosi ambiti di ricerca e sviluppo industriale, settori multidisciplinari che si rivelano risorse per analizzare con gli studenti i bisogni di nuova tecnologia, le figure professionali che dovranno gestire l’innovazione e l’uso responsabile di queste applicazioni. Attività di docente-ricercatore che concepisce, coprogetta e sviluppa un approccio interdisciplinare allo studio della scienza nel rispetto dei nuclei fondanti delle discipline di base. Realizzando queste modalità educative, si pone il lavoro con i giovani al centro di un attivo processo di ricerca, documentazione e sviluppo di idee. Modalità operative integrate dalla riflessione sull’effettiva trasferibilità territoriale delle ricerche svolte, organizzando nelle classi “laboratori di idee” in sinergia con le realtà produttive locali.Promuovere competenze utili per la vita individuale e collettiva nell’ambito di un processo educativo, valutando il sistema produttivo che si riorganizza continuamente intorno a nuove tecnologie. Non concepire dunque la “scuola” come “entità astratta”, che svolge il compito di formare, realizzare, progettare, trasmettere, ma come luogo privilegiato di incontro di “risorse umane” con la propria peculiare unicità nel realizzare comunità educante e di apprendimento culturale di significato.Risorse umane che ideano e realizzano percorsi, meglio che progetti. Percorsi culturali caratterizzati da flessibilità operativa e non progetti con rigidità procedurale, più adatti all’operare burocratico ma non alla complessità dell’agire con l’umano. Percorsi di raccordo scuola-territorio, percorsi che non possono dunque essere copiati o trasferiti con la medesima modalità operativa e risultati in contesti differenti in quanto riflettono l’unicità di una specifica occasione di incontro formativo del docente con i propri studenti.Una sorta di “bottega operativa” dove si impara come si svolge un lavoro pratico o intellettuale, ma all’interno della quale creatività, innovazione, metodo, originalità, capacità di collaborazione e di adattamento sono specifiche delle risorse umane.Un docente-ricercatore che si confronta con altre realtà culturali, che guida all’apprendimento con modalità creativa, che educa al nuovo consapevole evitando di adottare con modalità esecutiva schemi concepiti in altri contesti. Un docente-ricercatore con il gusto di documentare il percorso con i propri studenti, che trasferisca nella scuola la modalità di lavoro del mondo delle professioni, superando i limiti di un limitante lavoro impiegatizio.Un docente con la passione per la ricerca culturale ed educativa che individua nei saperi proposti ai propri studenti un’occasione unica per trasmettere valori ad una popolazione giovanile sempre più in emergenza educativa per carenza di testimonianze significative. Il difficile compito di “affascinare” senza “spettacolarizzare”, guidando anche ad un uso consapevole della tecnologia e delle differenti fonti di informazione, da professionisti del sapere non aspettando che realtà estranee alla scuola si sostituiscano al docente in questo compito.Nessuna legge o decreto potrà mai stabilire questa modalità di lavoro del docente, ma solo la volontà di realizzare un’attività didattica di reale significato formativo, per sé e per gli altri, lo potrà guidare a coltivare con soddisfazione la propria identità operativa nella quotidianità dell’incontro con i giovani studenti.