TFA speciali – Basta indugi

TFA speciali – Basta indugi, il Governo esorti il CdS ad esprimersi: i corsi abilitanti devono partire, non si può continuare a dire a decine di migliaia di precari di attendere. Tra le modifiche ci aspettiamo che per l’accesso ai corsi siano ritenuti validi 360 giorni.

 

Anief chiede pubblicamente al Governo di esortare il Consiglio di Stato ad esprimere un parere entro pochi giorni sulle modifiche al D.M. 249/10, al fine di avviare finalmente i corsi di abilitazione rivolti ai docenti che hanno alle spalle un determinato periodo di servizio.

 

Sono ormai anni che decine di migliaia di precari aspettano di essere valutati per certificare le loro competenze acquisite attraverso titoli di studio ed esperienze formative sul campo. Nei prossimi giorni ci aspettiamo che dopo il via libera del Consiglio di Stato, le commissioni di competenza possano attuare anche le modifiche necessarie all’attuazione di un regolamento il più possibile equo.

 

“A tal proposito – dichiara Marcello Pacifico, presidente dell’Anief – il nostro sindacato ha in questi giorni rinnovato la richiesta agli organi competenti per far valere il medesimo regolamento adottato nelle precedenti tornate abilitanti, nel 1999 e nel 2004, quando bastarono 360 giorni di servizio per essere ammessi ai corsi. Inoltre dovrebbe valere, sempre come titolo di accesso, anche il servizio svolto come dottore di ricerca. Tale indicazione, tra l’altro, è stata di recente coerentemente espressa dal Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione”.

 

Obbligo delle ferie per i precari

Obbligo delle ferie per i precari: alcune note e consigli

La Gilda torna sul problema dei dirigenti scolastici che obbligano i supplenti a fruire delle ferie durante la sospensione delle lezioni

In prossimità delle vacanze natalizie si sta ripresentando il problema dei Dirigenti scolastici che obbligano i supplenti a fruire dei giorni di ferie durante i periodi di sospensione delle lezioni.
Infatti l´art. 5, comma 8, del DL 95 del 6 luglio 2012 (spending review) faceva divieto ai Dirigenti scolastici di pagare le ferie al personale a tempo determinato, contravvenendo per legge alle norme contrattuali.

La FGU-Gilda degli Insegnanti è intervenuta sia presso il Miur sia presso il Parlamento, prima per pretendere il pagamento delle ferie non fruite dell´a.s. 2011/12 e poi per segnalare la specificità della scuola e del personale scolastico a tempo determinato e chiedere che i supplenti fossero sottratti alla norma della spending review.

Infatti la legge di stabilità per il 2013 (art. 1, comma 43), già approvata dalla Camera il 22 novembre 2012, e in approvazione al Senato, recita: “All´articolo 5, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il presente comma non si applica al personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario supplente breve e saltuario o docente con contratto fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche, limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito al personale in questione di fruire delle ferie»” e di fatto scorpora la scuola dalla norma della spending review relativa al divieto di pagamento delle ferie al personale a tempo determinato.

Ciò significa che qualsiasi provvedimento emanato ora dai Dirigenti scolastici finalizzato alla “concessione coatta” delle ferie per il periodo natalizio è da considerarsi sub jure condendo e pertanto non perfettamente legittimo.

In attesa dell´approvazione definitiva della legge di stabilità e dei conseguenti provvedimenti del Miur (circolari applicative) si invitano i docenti assunti a tempo determinato a non sottoscrivere alcuna richiesta di ferie e ad attendere lo specifico ordine di servizio da parte dei dirigenti che intendono applicare ugualmente le norme della spending review. Ciò consentirà di impugnare i provvedimenti illegittimi. Per questo è necessario che i colleghi interessati tengano copia del provvedimento del dirigente debitamente protocollato.

Ricordiamo infine che tale situazione si applica anche ai docenti a tempo determinato nominati fino ad avente titolo.

In questo momento sembra che il Miur non riesca ad emanare le graduatorie definitive in tempo utile prima delle vacanze natalizie. In caso di revoca unilaterale della supplenza per non pagare le vacanze (cosa del tutto illecita) deve essere richiesta (per iscritto con numero di protocollo) copia del provvedimento da parte del dirigente scolastico per consentire l´eventuale impugnativa.

Concorso a cattedra: ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

Concorso a cattedra: ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per l’ammissione alle prove scritte

 

Riservato ai candidati laureati tra il 2002 e il 2012, idonei alle prove pre-selettive, che non hanno ricorso al Tar Lazio, e che riceveranno nei prossini giorni la notifica di esclusione. La procedura deve essere seguita anche da chi ha conseguito il punteggio di 30-34,5/50.

Nonostante l’invito dell’ANIEF a tutti i laureati tra il 2002 e il 2012 non abilitati ad aderire entro lo scorso 23 novembre (ovvero entro il termine di legge di 60 giorni) al ricorso al TAR per ottenere un’ordinanza che sancisse il loro diritto a partecipare al concorso – e che il tribunale amministrativo ha puntualmente riconosciuto a chi ha raccolto tale invito – sono moltissimi coloro i quali, pur se in possesso di titoli non riconosciuti come validi dal bando, hanno presentato la domanda di partecipazione e hanno preso parte alle preselezioni del 17/18 dicembre.

Tra questi, numerosi sono quelli che le hanno superate totalizzando almeno 35/50 punti, soglia minima prevista dal bando per l’accesso alle prove successive. Su di essi, però, pende adesso la spada di Damocle dell’esclusione per mancanza dei requisiti d’accesso previsti. Per evitare la loro esclusione, ANIEF riapre i termini di adesione proponendo un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (i cui termini di scadenza sono di 120 giorni dall’emanazione del bando), al fine di consentire a questi candidati di poter prendere parte alle prove scritte che verranno calendarizzate il prossimo 15 gennaio e che, con tutta probabilità, si svolgeranno nel mese di febbraio 2013.

Tutti gli interessati dovranno inviare entro il 5 gennaio 2013 un’e-mail a esclusi.pdr@anief.net, con oggetto “istruzioni esclusi PdR” e per contenuto: cognome e nome, luogo e data di nascita, codice fiscale, indirizzo e-mail e recapiti telefonici.

Potranno aderire al ricorso al Presidente della Repubblica anche i candidati non in possesso dei titoli d’accesso al concorso che non hanno fatto ricorso né con ANIEF né con altri, e che non hanno superato le preselettive totalizzando però un punteggio compreso tra 30 e 34,5, che per l’ANIEF potrebbe comunque rivelarsi sufficiente per il passaggio alla fase successiva. Questa tipologia di candidati necessita, pertanto, di un contenzioso che consenta sia di far riconoscere la loro laurea conseguita tra il 2002 ed il 2012 come titolo di accesso valido per l’accesso al concorso, sia di far riconoscere come sufficiente il punteggio ottenuto alle preselezioni (purché compreso tra 30 e 34,5) per l’accesso alle prove scritte. Chi rientra in questa tipologia, dovrà inviare una mail entro il 5 gennaio 2013 a soglia.pdr@anief.net con oggetto “istruzioni soglia PdR” e per contenuto: cognome e nome, luogo e data di nascita, codice fiscale, indirizzo e-mail e recapiti telefonici.

Ricordiamo, infine, che sempre entro il 5 gennaio 2013 è possibile per i candidati in possesso dei requisiti di accesso al concorso, oppure privi di questi ultimi ma che hanno già fatto ricorso al TAR, con ANIEF o con altri, ricorrere sempre al Tribunale Amministrativo per ottenere l’ammissione alle prove scritte, a patto che il punteggio complessivo finale ottenuto alle preselezioni sia compreso tra 30 e 34,5 punti. Per ricevere le istruzioni operative per il TAR è sufficiente inviare un’e-mail a concorsoacattedra@anief.net.

Diritti a scuola 2012-13

Diritti a scuola 2012-13

Adesione massiccia delle scuole e

migliaia di opportunità per i lavoratori della scuola

 

È stato pubblicato ieri, 20 dicembre 2012, sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia l’esito dell’esame della commissione regionale che ha valutato i progetti candidati dalle scuole per l’iniziativa regionale Diritti a scuola.

Una vera e propria pioggia di progetti è giunta negli uffici regionali dalle scuole del nostro territorio che, mai come in questa annualità, hanno risposto in maniera massiccia all’avviso pubblico predisposto dalla Regione Puglia.

Sono 301 le scuole che da tutta la Regione sono riuscite ad ottenere l’ammissibilità a finanziamento di 1264 progetti che costringeranno la Regione ad ampliare il fondo inizialmente messo a disposizione  (€ 25 milioni) di altri € 7,6 milioni. Un successo in larga parte inatteso, considerando che lo scorso anno l’ampia disponibilità offerta dalla Regione era rimasta non impiegata proprio per l’insufficienza delle candidature pervenute dalle scuole.

Una partecipazione così larga non si era mai registrata, segno che le scuole hanno compreso l’importanza dell’iniziativa, ma anche che i tagli al funzionamento e all’organico ordinario di docenti e ATA sulle scuole hanno inciso pesantemente sull’offerta formativa e sui servizi amministrativi e ausiliari, costringendo le istituzioni scolastiche a sopperire con progettualità integrative.

La FLC CGIL di Bari non può che esprimere la massima soddisfazione per quest’esito così favorevole – al quale la nostra organizzazione lavora da diversi anni, assistendo scuole e lavoratori impegnati nelle attività progettuali – considerando che l’elevato numero di progetti approvati si tradurrà in cospicue opportunità lavorative per le migliaia di precari inseriti nelle graduatorie provinciali e d’istituto della nostra regione. Lo scorso anno con 618 progetti finanziati nella nostra provincia hanno potuto lavorare circa 600 docenti e 250 unità di personale ATA, quest’anno le previsioni basate sul numero di progetti approvati non può che far prevedere un incremento marcato delle opportunità di lavoro per i docenti dei vari ordini di scuole e per amministrativi e collaboratori scolastici.

Auspichiamo in questa fase che, come abbiamo già chiesto nell’incontro tenutosi con l’Ufficio scolastico provinciale di Bari a margine dell’iniziativa dello scorso 13 dicembre, l’Amministrazione ora possa procedere in tempi celeri alla nomina del personale da impiegare sui progetti regionali e che vengano superati tutti gli intoppi per il riconoscimento giuridico del servizio prestato dai lavoratori impiegati in queste attività.

L’impegno della FLC CGIL in questo senso per questa categoria di lavoratori precari continuerà ad essere massimo.

Scuola, caos supplenze in migliaia di classi

da Il Messaggero

Scuola, caos supplenze in migliaia di classi

LA POLEMICA

ROMA

Succede tutti gli anni in migliaia e migliaia di classi delle primarie, delle medie, delle superiori: a dicembre, nel pieno dell’anno scolastico, l’insegnante saluta e se ne va, perché il suo posto spetta a un altro o a un’altra. È una vecchia disfunzione della scuola italiana, una delle tante, ma quest’anno sta andando ancora peggio del solito. Perché i nuovi docenti, quelli che devono subentrare a quelli nominati provvisoriamente a inizio anno, corrono il rischio di essere a loro volta sostituiti da altri docenti. Tutto dipende dalla storica confusione con cui vengono gestite le cosiddette «graduatorie d’istituto», cioè quelle graduatorie – per così dire – di secondo grado a cui le scuole devono attingere per coprire le supplenze perché non hanno trovato nessuno nelle graduatorie principali (quelle cosiddette «a esaurimento»). Il disordine nasce dal fatto che i posti si assegnano all’inizio dell’anno scolastico, cioè a settembre, ma le graduatorie d’istituto non vengono mai definite prima di novembre, e qualche volta slittano addirittura a dicembre. Il perché di questo ritardo è un mistero, sta di fatto che a ogni inizio d’anno le scuole sono costrette ad assegnare l’incarico in via provvisoria in base alle vecchie graduatorie non aggiornate, facendo firmare all’insegnante un contratto di supplenza con la formula: «fino all’avente diritto», ovvero fino a quando si conosceranno le nuove graduatorie e si scoprirà che un altro docente aveva più diritto a occupare quel posto.

L’ERRORE

Quest’anno la pubblicazione delle graduatorie aggiornate è arrivata il 12 dicembre. Ma la cosa più paradossale è avvenuta due giorni dopo: una circolare del ministero dell’Istruzione ha comunicato a tutti gli istituti italiani che quelle graduatorie appena diffuse online erano sbagliate. E «non essendoci i tempi tecnici per ripristinare le preesistenti graduatorie in via informatica», l’amministrazione invita i dirigenti scolastici «ad effettuare il depennamento dei nominativi dei docenti erroneamente inclusi, ripubblicando, se necessario, le graduatorie interessate dal fenomeno». Insomma, i presidi devono correggere da soli l’errore commesso dal ministero, ricalcolarsi le graduatorie e decidere chi ha diritto al posto conteso. Alcuni lo stanno facendo, altri non vogliono prendersi la responsabilità e sono paralizzati. Insomma è un caos.

LE CONSEGUENZE

Le supplenze assegnate annualmente attraverso le graduatorie d’istituto sono circa 50 mila. Anche sottraendo da questa cifra gli incarichi di pochi giorni, restano comunque molte decine di migliaia di insegnanti che vengono selezionati ogni anno attraverso questa farraginosa procedura. Significa che in decine di migliaia di classi ci sono docenti che arrivano a settembre sapendo che prima di Natale dovranno lasciare il posto a un collega. Talvolta la sostituzione avviene ancora più tardi, a gennaio o febbraio, per cui l’insegnante appena nominato si trova a dover compilare le schede di fine quadrimestre su studenti che neanche conosce. Molti di questi supplenti, nel corso dell’anno, vengono chiamati da un’altra scuola che magari si trova più vicina a casa, accettano la proposta e così bisogna trovare ancora un altro supplente. Non è infrequente il caso di posti che vengono occupati in successione da tre o quattro diversi insegnanti. Per le segreterie delle scuole è un incubo di incombenze amministrative. Ma a rimetterci sono innanzitutto gli studenti che assistono al viavai di maestre e professori, alla faccia del principio della continuità didattica. Le classi più penalizzate sono quelle in cui ci sono alunni disabili, perché gli insegnanti di sostegno più di tutti sono soggetti a questo carosello di incarichi. Il fenomeno è diffuso soprattutto nelle grandi città, dove la percentuale di docenti precari è più alta.

I SINDACATI

La Cgil protesta: «Si scarica ancora una volta sulle scuole l’inaccettabile ritardo d’intervento su di una situazione già nota da tempo e da noi denunciata», si legge in una nota. Per Maria Domenica Di Patre, vice coordinatrice della sigla autonoma Gilda, «quasi a metà anno scolastico ci sono docenti che rischiano di perdere il posto. Non c’è alcun rispetto per studenti e famiglie. È vergognoso».

Pietro Piovani

Concorsone fatale per i maestri. Il ministero: “Alunni e prof, stessi risultati”

da Repubblica.it

Concorsone fatale per i maestri. Il ministero: “Alunni e prof, stessi risultati”

La prima prova superata solo dal 19% negli asili e dal 23 nelle elementari. La valutazioni dell’Istruzione: “I risultati per regione dei prof ricalcano curiosamente le rilevazioni sugli studenti del test Ocse-Pisa”

di SALVO INTRAVAIA

Quiz del concorsone a cattedre particolarmente ostico per gli aspiranti maestri. Va decisamente meglio per i futuri docenti di scuola media e superiore. E, a sorpresa, i dati regionali della prova sostenuta lunedì e martedì scorsi da oltre 264 mila aspiranti insegnanti vanno di pari passo con le performance degli alunni nei test Invalsi. Vuol dire che se al Sud gli alunni fanno male è anche colpa di maestri e prof poco preparati? Una tabella, quella pubblicata da viale Trastevere, che non mancherà di creare polemiche. Pochi minuti fa, il ministero dell’Istruzione ha pubblicato un ulteriore monitoraggio sulla fase preselettiva del  concorso che dopo 13 anni di attesa mette in palio 11.542 cattedre. E le sorprese non mancano.
Il quizzone di 50 domande di logica, comprensione del testo, informatica e lingua straniera, da svolgere in 50 minuti, è risultato particolarmente difficile a coloro che concorrono per le cattedre di scuola materna ed elementare. I primi sono riusciti a staccare il biglietto per gli scritti in appena 19 su cento. Mentre i secondi hanno fatto un po’ meglio: quasi 23 per cento di ammessi. Il test è risultato abbastanza abbordabile agli aspiranti prof di scuola media e superiore. Ma sono i primi a battere ogni record col 48,5 per cento di ammessi agli scritti. Anche i colleghi delle scuole superiori fanno abbastanza bene: conquistano il diritto di svolgere le prove scritte in 45 su cento.
“I dati confermano dunque che i test hanno selezionato comunque delle competenze e non sono stati una semplice lotteria”, dichiarano dal ministero. Ma non solo. “Su base regionale, le percentuali di ammessi al concorso  –  proseguono da viale Trastevere  –  seguono curiosamente l’andamento dei risultati delle rilevazioni sugli apprendimenti degli studenti Ocse PISA 2009. Il tasso di ammissione dei candidati insegnanti aumenta nelle stesse zone d’Italia in cui sale la curva Ocse che indica una maggiore preparazione degli studenti. Emerge dunque una correlazione diretta tra la bravura degli studenti e la capacità dei candidati di superare i test, quindi tra studenti più preparati ed aspiranti docenti più preparati”.
E’ la prima volta che in Italia è possibile testare le “competenze” degli insegnanti  –  o dei futuri insegnanti  –  con un test uguale per tutte le regioni. E, se i numeri hanno un senso, la tabella pubblicata poco fa dal ministero  –  che correla le performance degli studenti con quelle degli insegnanti  –  dimostrerebbe le migliori capacità di insegnamento dei docenti settentrionali e dell’Italia centrale, che hanno superato il test in 40 su cento, rispetto ai colleghi meridionali, che si sono dovuti accontentare di un “misero” 27,4 per cento.

Al via il grande database sulle pagelle dei nostri nonni

da lastampa.it

Al via il grande database sulle pagelle dei nostri nonni

Chiunque potrà vedere pubblicati i ricordi dei propri cari  sul portale www.storia150.ipzs.it creato dal Ministero dell’Istruzione
flavia amabile
roma

Se a casa avete una pagella di un nonno, una nonna, o di chiunque di famiglia e avete voglia di condividerla con tutti, da stasera sarà possibile sul portale www.storia150.ipzs.it creato dal Ministero dell’Istruzione per mettere in mostra il materiale presente nella biblioteca storica del Miur. Accanto ai volumi antichi, ai registri dei maestri d’inizio Novecento, ai libri di testo dell’epoca fascista, quindi, chiunque potrà vedere pubblicati i ricordi dei propri cari.

E’ il modo scelto dal ministero per raccontare la storia della scuola italiana. Stamattina nella sede di viale Trastevere a Roma si inaugura la mostra “Dal libro Cuore alla Lavagna Digitale”, un’idea nata per festeggiare i 150 anni della Biblioteca del Ministero che, fondata nel 1862 a Torino, ha seguito le vicende del Regno d’Italia, venendo trasferita prima a Firenze e poi a Roma nel Palazzo della Minerva. Dal 1928, la biblioteca si trova nella sede storica del Ministero, a Viale Trastevere e accoglie circa 70mila volumi e documenti di notevole importanza storica.

La mostra si divide in 5 sezioni: le aule: esposizione di due aule, una di fine ‘800 e una modernissima 2.0;

la vita di classe: Registri, giornali della classe e quaderni; i libri di testo: Abaci, abbecedari ed altri libri di testo;

pagelle e diplomi: pagelle e attestati dal 1863, comprese quelle della “propaganda”, fino al primo dopo-guerra;

l’amministrazione scolastica: Regi decreti, l’intera collezione delle leggi d’Italia fin dalla prima del 21 marzo 1861, i libri matricolari dei regi provveditori e dei regi ispettori e libri stranieri sull’istruzione dell’800 e del ‘900.

Sarà aperta a scolaresche e cittadini previa prenotazione. Si può scrivere al seguente indirizzo: biblioteca@istruzione.it, oppure chiamare lo 06-5849.2053-2806-3129. Cinque sezioni anche per il portale che sarà attivo stasera: libri di testo, documenti, scuole, ministero, leggi e riforme.

Olimpiadi delle Neuroscienze edizione 2013

da lastampa.it

Olimpiadi delle Neuroscienze edizione 2013

Ragazzi e ragazze di tutto il mondo competono per stabilire chi ha il «miglior cervello»”

Le Neuroscienze sono state tra le discipline scientifiche a maggior crescita nell’ultimo decennio. Favorire la diffusione di queste conoscenze è l’obiettivo primario delle Olimpiadi delle Neuroscienze, che costituiscono le fasi locale e nazionale della «International Brain Bee Competition», una gara altamente competitiva che mette alla prova la conoscenza nel campo delle Neuroscienze degli studenti delle scuole medie superiori (dai 13 ai 19 anni).

Ragazzi e ragazze di tutto il mondo competono per stabilire chi ha il «miglior cervello» su argomenti come l’intelligenza, la memoria, le emozioni, lo stress, l’invecchiamento, il sonno e le malattie del sistema nervoso.

L’iniziativa ha, come scopo principale, quello di aumentare fra i giovani l’interesse per la Biologia in generale e le Neuroscienze in particolare, accrescendo la loro consapevolezza nei confronti della parte più «nobile» del loro corpo, per la propria salute e nell’interesse della società in cui vivono e vivranno, sempre più segnata da problematiche e patologie di ordine neurologico.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito dell’Università di Trento, coordinatore nazionale dell’edizione 2013.

UilScuola: subito i Tfa riservati

da Tecnica della Scuola

UilScuola: subito i Tfa riservati
Vanno rapidamente superati gli ostacoli e avviati subito i Tfa riservati
Per la UiScuola si tratta di consentire a chi ha maturato i giorni di servizio e ha fatto esperienza sul campo, consentendo con un contratto precario il funzionamento delle scuole, di partecipare alla prossima fase concorsuale, semplificando la procedura . Va inoltre considerato, in modo integrato, il sistema della formazione iniziale e il reclutamento, puntando sulla verifica, sul campo, delle competenze didattiche. Va riconosciuto un ruolo centrale agli insegnanti delle scuole, come avviene per tutte le professioni. E’ anche così – spiega il segretario generale Uil Scuola, Massimo Di Menna – che si può passare dalle affermazioni di principio a scelte concrete che diano centralità alle scuole e agli insegnanti.

Concorso, più bravi i candidati prof di medie e superiori

da Tecnica della Scuola

Concorso, più bravi i candidati prof di medie e superiori
di Alessandro Giuliani
La percentuale degli ammessi delle classi di concorso delle secondarie (I grado 48,5%; II grado 45,0%) sono più che doppie rispetto a quelle dell’infanzia (18,9%) e della scuola primaria (22,9%). I motivi da ricercare probabilmente nei diversi studi svolti. Per il Miur significa però soprattutto che i test hanno selezionato delle competenze e non sono stati una semplice ‘lotteria’. Curiosità: al concorso hanno partecipato anche 155 candidati sopra i 61 anni.
Il Miur continua a fornire informazioni indicative su coloro che hanno svolto, ad inizio settimana, le prove preselettive del concorso a cattedra per 11.542 posti: l’ultima, decisamente interessante, è che i candidati docenti destinati alla scuola media e superiore si sono mostrati più abili nel rispondere ai 50 quesiti a risposta multipla loro proposti. “Analizzando i dati delle classi di concorso- ha fatto sapere il dicastero di viale Trastevere – , i risultati sono direttamente collegati al percorso di studi dei candidati. Infatti, la percentuale degli ammessi delle classi di concorso delle secondarie (I grado 48,5%; II grado 45,0%) sono più che doppie rispetto a quelle dell’infanzia (18,9%) e della scuola primaria (22,9%)”.
Cosa vuol dire questo? Probabilmente che gli aspiranti docenti della scuola secondaria hanno trovato meno ostici i test perché più abituati a vivere questo genere di situazioni: una parte consistente dei candidati prof della scuola dell’infanzia e primaria, infatti, non ha conseguito la laurea. E quindi non dovrebbe avere avuto molte occasioni per sperimentare questo genere di selezioni. A questo si aggiunge un altro probabile dato: quello che gli aspiranti docenti della secondaria di primo e secondo grado, soprattutto coloro che hanno svolto studi scientifici, possano essere stati favoriti dalle maggiori conoscenze su certe tipologie di domande, come quelle sull’insiemistica.
Per il Miur, invece, non è il caso di fare commenti su queste distinzioni: per l’amministrazione quel che conta è che “i dati confermano che i test hanno selezionato comunque delle competenze e non sono stati una semplice ‘lotteria’”.
Da viale Trastevere sono arrivate anche conferme sugli esiti delle prove preselettive su base regionale: la regione che ha fatto registrare meno ammessi agli scritti è stata, come già detto, la Calabria (con appena il 20,8% di idonei). I candidati più bravi si sono invece dimostrati quelli della Toscana: hanno superato il primo scoglio oltre il 44% di partecipanti.
Secondo il Miur “le percentuali di ammessi al concorso seguono curiosamente l’andamento dei risultati delle rilevazioni sugli apprendimenti degli studenti Ocse PISA 2009. Il tasso di ammissione dei candidati insegnanti aumenta nelle stesse zone d’Italia in cui sale la curva Ocse che indica una maggiore preparazione degli studenti. Emerge dunque una correlazione diretta tra la bravura degli studenti e la capacità dei candidati di superare i test, quindi tra studenti più preparati ed aspiranti docenti più preparati”.
Confermata anche un’altra indiscrezione: dal punto di vista anagrafico, il concorso ha innegabilmente premiato i più giovani. La percentuale più bassa di ammissione alle prove successive è infatti quella relativa ai candidati sopra i 40 anni di età. Viene da chiedersi, allora, per quale motivo il Ministero abbia escluso dal concorso proprio i candidati che potenzialmente avevano maggiori chance di accedere alle prove successive.
Curiosità finale: al concorso hanno partecipato anche 155 candidati sopra i 61 anni, così distribuiti: Abruzzo 3; Basilicata 1; Calabria 9; Campania 18; Emilia Romagna 7; Friuli Venezia Giulia 1; Lazio 26; Liguria 2; Lombardia 23; Marche 1; Piemonte 8; Puglia 8; Sardegna 4; Sicilia 23; Toscana 15; Veneto 6.

Emanata la circolare per le cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2013

da Tecnica della Scuola

Emanata la circolare per le cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2013
di Lara La Gatta
Domande ed eventuali revoche entro il 25 gennaio 2013
Come ogni anno in questo periodo sono stati emanati il decreto e la relativa circolare riguardanti le cessazioni dal servizio dal 1° settembre dell’anno scolastico successivo.
Con C.M. n. 98 prot. n. 9733 del 20 dicembre 2012 il Miur ha trasmesso il D.M. n 97 di pari data con i quali sono disciplinate le cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2013 e fornite indicazioni relativamente al relativo trattamento di quiescenza.
Per tutto il personale del comparto scuola, è fissato al 25 gennaio 2013 il termine finale per la presentazione delle domande (o eventuali revoche delle stesse) di collocamento a riposo per compimento del limite massimo di contribuzione, di dimissioni volontarie dal servizio e di trattenimento in servizio. Il medesimo termine vale anche per coloro che manifestino la volontà di cessare prima della data finale prevista da un precedente provvedimento di permanenza in servizio, e anche per coloro che, avendo diritto alla cessazione per aver raggiunto la “quota” 96 entro il 31 dicembre 2011 e non avendo compiuto ancora i 65 anni di età, chiedono la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale con contestuale attribuzione del trattamento pensionistico, purché ricorrano le condizioni previste dal decreto 29 luglio 1997, n. 331 del Ministro per la Funzione Pubblica. La medesima possibilità riguarda anche coloro che hanno i requisiti per la pensione anticipata (41 anni e 5 mesi per donne e 42 anni e 5 mesi per gli uomini) e non hanno ancora conseguito i requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia.
La richiesta va formulata con unica istanza in cui gli interessati devono anche esprimere l’opzione per la cessazione dal servizio, ovvero per la permanenza a tempo pieno, nel caso fossero accertate circostanze ostative alla concessione del part-time.
Le modalità di presentazione per il personale Dirigente scolastico, docente, educativo ed ATA di ruolo, compresi gli insegnanti di religione, è esclusivamente la procedura web POLIS “istanze on line” relativa alle domande di cessazione. Solo al personale in servizio all’estero è consentito presentare l’istanza anche con modalità cartacea, così come al personale della province di Trento Bolzano ed Aosta. Restano in forma cartacea anche le domande di trattenimento in servizio.
Devono, invece, essere inviate direttamente all’Ente Previdenziale le domande di pensione esclusivamente attraverso le seguenti modalità:
1) presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell’Istituto, previa registrazione.
2) Presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato (n. 803164)
3) Presentazione telematica della domanda attraverso l’assistenza gratuita del Patronato.
Devono essere invece presentate entro il 28 febbraio 2013 le domande di recesso dal servizio da parte dei dirigenti scolastici. Il dirigente scolastico che presenti comunicazione oltre tale termine non potrà usufruire delle particolari disposizioni che regolano le cessazioni del personale del comparto scuola.
La scheda esplicativa della UilScuola

Predisposizione del programma annuale e.f. 2013

da Tecnica della Scuola

Predisposizione del programma annuale e.f. 2013
di L.L.
Trasmessa alle scuole la consueta circolare con l’indicazione dettagliata delle risorse assegnate
Come di consueto, il Miur ha trasmesso ad ogni istituzione scolastica con una mail massiva la nota prot. n. 8110 del 17 dicembre 2012 relativa al Programma Annuale 2013.
La risorsa finanziaria che sarà erogata alle scuole comprende, tra gli altri, anche: 1. i contratti “Ex LSU” – solo per le scuole con organico accantonato di collaboratori scolastici e contratti di servizio con ditte impieganti personale già ex LSU 2. i contratti “Ex Appalti Storici” – solo per le scuole con organico accantonato di collaboratori scolastici e contratti di servizio con ditte non impieganti personale già ex LSU 3.  i contratti di co.co.co. – solo per le scuole dove prestano servizio soggetti con contratti di co.co.co ai sensi del D.M. n. 66/2001.
Per quanto riguarda in particolare le supplenze brevi e saltuarie e la gestione tramite cedolino unico, il Miur indica che tutte le liquidazioni comunicate dalle scuole a NoiPA dovranno essere al netto delle trattenute da operare per eventuali giorni di assenza o sciopero. Si dovrà liquidare anche il rateo di tredicesima maturato nel mese. Comunque, come precisato con successiva comunicazione del 19 dicembre, ulteriori indicazioni operative sul pagamento delle supplenze brevi e saltuarie sono in corso di predisposizione per l’invio in tempo utile per le operazioni connesse.
La nota contiene anche un chiarimento sugli accertamenti medico-legali: l’articolo 14 comma 27 del decreto legge 95/2012 dispone che a decorrere dal 7 luglio 2012 il Ministero provvede direttamente al rimborso forfetario alle Regioni delle spese sostenute per gli accertamenti medico-legali a favore del personale scolastico ed educativo.
Per tale ragione, le scuole non dovranno effettuare alcun adempimento nel corso del 2013 per il pagamento delle visite fiscali, né dovranno iscrivere in bilancio previsioni di entrata e di spesa al riguardo.
Eventuali fatture relative accertamenti disposti successivamente al 7 luglio 2012 non dovranno essere pagate, previa comunicazione al riguardo agli enti che le avessero emesse.

I test per il ministro sono il modo più moderno per selezionare

da Tecnica della Scuola

I test per il ministro sono il modo più moderno per selezionare
di Lucio Ficara
Il ministro fa sapere che apprezza e si diletta anche lui, come molti connazionali, a giocare con la settimana enigmistica, ma contesta l’accostamento fatto con i quiz del suo concorso. È uno strumento moderno ed attuale per selezionare
Il ministro Profumo, legittimamente e dal suo punto di vista, difende a spada tratta il suo concorsone e in particolare il metodo usato per fare selezione. Rispondendo ad un articolo apparso su “La Repubblica” di Michele Smargiassi dal titolo “Così ho passato il concorsone”, il ministro dell’istruzione contesta all’articolista l’irriverente paragone tra la modalità concorsuale, usata per fare selezione per l’accesso alle prove scritte, e i giochi a quiz del noto periodico “La settimana enigmistica”. Il ministro fa sapere che apprezza e si diletta anche lui, come molti connazionali, a giocare con la settimana enigmistica, ma contesta con decisone l’accostamento fatto con i quiz del suo concorso. Profumo vuole chiarire che le prove preselettive non hanno lo scopo di valutare le competenze dei docenti nelle singole materie, ma intendono misurare le attitudini logiche, di comprensione di un testo e le conoscenze linguistiche ed informatiche. Il metodo di selezione usato nel concorso a cattedra di questi giorni, non è una invenzione del Miur, ci tiene a sottolineare il prof. Francesco Profumo, ma è un modello usato da anni in tutti i paesi più moderni dell’Europa. È uno strumento moderno ed attuale per selezionare la platea che dovrà successivamente confrontarsi con altre prove specifiche, che riguardano le proprie discipline d’insegnamento. Il Ministro Profumo sottolinea il fatto che ci saranno altre due prove che valuteranno le competenze specifiche e che una sarà la novità assoluta di questo concorso, cioè al candidato verrà richiesto la simulazione di una lezione, con lo scopo di testare la capacità di stare in classe e di comunicazione con gli studenti. Per il Miur si è trattata di una prova di selezione riuscitissima, una prova moderna e attuale, svolta completamente on line senza nessun tipo di intoppo. Da un osservatorio esterno e terzo, bisogna riconoscere al ministro Profumo che, rispetto agli ultimi concorsi attuati dal Miur, questo sembrerebbe essere molto più organizzato e con meno contestazioni, ma rimane lo scetticismo di una selezione, che ha penalizzato, statisticamente, i più anziani rispetto ai più giovani , mortificando delle belle e buone professionalità, che magari non hanno il clic facile e veloce del mouse. Ci piace ricordare, ma senza nessuna vena polemica, che la modernità è bella, ma a volte di modernità si può pure morire.

Pubblicata la CM sulla cessazione dal servizio

da tuttoscuola.com

Pubblicata la CM sulla cessazione dal servizio

Sul portale del ministero è stata pubblicata la Circolare Ministeriale n. 98 del 20 dicembre 2012, “Indicazioni operative in merito alle cessazioni dal servizio dal 1 settembre 2013”. Tra i requisiti richiesti, posseduti al 31 dicembre 2011, stanno i 60 anni di età e 36 di contribuzione, o 61 anni di età e 35 di contribuzione, maturati entro il 31 dicembre 2011.

Fermo restando il raggiungimento della quota 96, i requisiti minimi che devono essere posseduti alla suddetta data, senza arrotondamento, sono di 60 anni di età e 35 di contribuzione. L’ulteriore anno eventualmente necessario per raggiungere la “quota 96” può essere ottenuto sommando ulteriori frazioni di età e contribuzione (es. 60 anni e 4 mesi di età, 35 anni e 8 mesi di contribuzione).

Il diritto al trattamento pensionistico di anzianità si consegue altresì, indipendentemente dall’età, in presenza di un requisito di anzianità contributiva non inferiore a 40 anni maturato entro il 31 dicembre 2011.

I requisiti utili per la pensione di vecchiaia sono di 65 anni di età per gli uomini e 61 di età per le donne, con almeno 20 anni di contribuzione (15 per chi è in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1992 se posseduti entro la data del 31 dicembre 2011).

Per le donne che optano per la pensione liquidata con il sistema contributivo si prevede il requisito di almeno 57 anni di età e una contribuzione pari o superiore a 35 anni. In tal caso, tuttavia, ai fini del conseguimento del diritto al trattamento di pensione dal 1 settembre 2013, i requisiti anagrafici e contributivi devono essere stati conseguiti entro il 31 dicembre 2012. Tali lavoratrici sono destinatarie, infatti, della finestra di cui all’articolo 1, comma 21, della L. 148/2011.

La CM specifica che il personale che alla data del 31 dicembre 2011 ha maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento vigenti prima del DL n. 201 del 2011 (sia per età, sia per anzianità contributiva di 40 anni indipendentemente dall’età, sia per somma dei requisiti di età e anzianità contributiva – cd. “quota”), e compie i 65 anni di età entro il 31 agosto 2013, dovrà essere collocato a riposo d’ufficio (salvo trattenimento in servizio).

Per altre fattispecie si rinvia al testo integrale della CM, che si può leggere cliccando qui.

Concorso: premiati i più preparati e i più giovani

da tuttoscuola.com

Nota di commento del Miur
Concorso: premiati i più preparati e i più giovani

Per il Miur le prove preselettive del concorso “hanno selezionato delle competenze e non sono stati una semplice lotteria”. Anzi, sono stati premiati gli aspiranti docenti più preparati e quelli più giovani.

Ad affermarlo è il Ministero dell’istruzione, che in una nota mette in evidenza il fatto che “le percentuali degli ammessi delle classi di concorso delle secondarie (I grado 48,5%; II grado 45,0%) sono più che doppie rispetto a quelle dell’infanzia (18,9%) e della scuola primaria (22,9%)”.

Il Ministero osserva anche che su base regionale “le percentuali di ammessi al concorso seguono curiosamente l’andamento dei risultati delle rilevazioni sugli apprendimenti degli studenti Ocse Pisa 2009”: il tasso di ammissione dei candidati insegnanti aumenta infatti nelle stesse zone d’Italia in cui sale la curva Ocse che indica una maggiore preparazione degli studenti. E fa un esempio: la Toscana risulta la regione con la percentuale maggiore di ammessi (44,3%) e le performance di apprendimento più alte, mentre la Calabria è il fanalino di coda su entrambi i fronti. Emerge dunque, secondo il Miur, una correlazione diretta tra la bravura degli studenti e la capacità dei candidati di superare i test, quindi tra studenti più preparati e aspiranti docenti più preparati.

Infine, dal punto di vista anagrafico, i test hanno premiato i più giovani, rimarca il Miur, visto che la percentuale più bassa di ammissione alle prove successive è quella conseguita dai candidati sopra i 40 anni di età.

Considerazioni interessanti e abbastanza inusuali per il ministero, che faranno certamente discutere.