Scatti biennali: il CCNL discrimina i precari

Scatti biennali: il CCNL discrimina i precari

 

L’ANIEF vince ancora in tribunale: il CCNL concluso tra i sindacati rappresentativi e il MIUR discrimina senza ragioni oggettive i docenti precari. Lo ha ribadito il Tribunale di Catanzaro accogliendo le richieste dei nostri legali e ha confermato che la disparità di trattamento perpetrata ormai da anni dal MIUR nei confronti dei lavoratori a termine, nonostante il beneplacito dei sindacati rappresentativi, non è giustificabile e devono, invece, essere corrisposte le medesime progressioni retributive riconosciute ai docenti di ruolo.

 

L’Avv. Cinzia Galasso, che con costanza e professionalità si occupa di tutelare i diritti degli iscritti ANIEF sul territorio, ottiene il pieno riconoscimento degli scatti biennali maturati da un docente a seguito di contratti a tempo determinato stipulati nel corso degli anni. Il Giudice del Lavoro di Catanzaro ha, infatti, dato piena ragione all’ANIEF asserendo che “per la Corte dell’Unione la Clausola 4.1 osta all’introduzione d’una disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, giustificata dalla mera circostanza che essa sia prevista da una disposizione legislativa o regolamentare di uno Stato membro ovvero da un contratto collettivo concluso tra i rappresentanti sindacali del personale e del datore di lavoro interessato”.

 

Accogliendo l’istanza del legale ANIEF, il Giudice, Dott.ssa Paola Ciriaco, non ha ravvisato “nelle fonti legislative o collettive nazionali ragione sufficiente per derogare al divieto di discriminazione nei confronti del ricorrente” e ha concluso che “non vi sono ostacoli razionali alla possibilità di ricostruire la carriera del personale assunto ripetutamente a termine, tenendo conto dei rapporti pregressi ed applicando gli scatti allo stesso modo di quanto avviene per il personale a tempo indeterminato”. Altre due sentenze, di identico tenore, sono state ottenute in questi giorni grazie al determinate e preciso intervento dell’Avv. Maurizio Ragusa presso il Tribunale di Torino e dell’Avv. Luca Ficuciello presso il Tribunale di Pesaro e sono costate al MIUR una condanna che ammonta a circa 10.000 Euro di risarcimento danni, interessi legali e condanna alle spese di giudizio.

 

I soddisfacenti risultati ottenuti dall’ANIEF in favore dei docenti precari hanno imposto, dunque, una nuova censura dell’operato del MIUR nonostante il beneplacito dei sindacati rappresentativi e una lettura della disciplina nazionale e della contrattazione collettiva conforme alla normativa europea in modo da assicurare la piena e completa efficacia delle disposizioni statuite a tutela del lavoro a tempo determinato.

Puglia, passo indietro del ministro sui licenziamenti illegittimi?

Puglia, passo indietro del ministro sui licenziamenti illegittimi? Se le indiscrezioni della stampa sono reali, ancora una volta le pressioni dell’Anief per il rispetto delle regole hanno ottenuto risultati concreti.

 

Sembrerebbe concludersi con un nulla di fatto la volontà espressa dall’Ufficio regionale della Puglia, attraverso una Circolare, di sollevare dall’incarico il personale, docenti e Ata, assunto in passato con meno punti in graduatoria, per fare spazio ai colleghi vincitori dei ricorsi ai giudici del lavoro a seguito dell’accertato abuso dello Stato dei contratti a termine stipulati nei loro confronti. Da indiscrezioni della stampa, sembrerebbe infatti che il ministro Profumo abbia garantito che non si effettuerà alcun licenziamento: nei prossimi giorni dovrebbe essere anche emanata una specifica circolare in merito. Se così fosse, è evidente che le forti pressioni dell’Anief, confluite nell’esposto-denuncia inviato alla Procura della Repubblica martedì scorso, hanno prodotto risultati concreti.

 

Ha fatto bene il ministro Profumo – commenta la notizia il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico – a dichiarare la volontà dell’amministrazione di fare un passo indietro sulla volontà espressa da un dirigente dell’Usr Puglia di licenziare l’ultimo assunto in ruolo per fare spazio ai legittimi vincitori dei contenziosi. Solo che ora, al di là delle parole, ci aspettiamo dei fatti concreti. Anche perché al nostro sindacato risulta che alcuni Ata assunti in Puglia abbiano già ricevuto delle comunicazioni che preannunciano il loro licenziamento”.

 

Pertanto, la nostra organizzazione invita il ministro ad annullare, con apposito decreto, quanto indicato da un suo sottoposto, vice-responsabile dell’Usr Puglia, attraverso la discriminatoria Circolare dello scorso 29 gennaio. In caso contrario l’Anief sarà costretto a dare seguito all’esposto inviato il 5 marzo alla Procura della Repubblica di Bari e alla Corte dei Conti, che in materia analoga si è anche già espressa con sentenza n. 1916 del 2010.

 

Con questo atto – continua il presidente del giovane sindacato – il ministro Profumo lascerebbe il suo importante mandato istituzionale inviando finalmente un segnale positivo e di rispetto delle regole che riguardano la gestione del personale della scuola. Si tratterebbe anche di una bella lezione di educazione civica per i nostri studenti”, conclude Pacifico.

La circolare esplicativa della direttiva sui BES del 2012

La circolare esplicativa della direttiva sui BES del 2012

di Salvatore Nocera

Subito dopo la divulgazione della Direttiva sui BES del 27 dicembre 2012, erano state sollevate da più parti perplessità interpretative su alcuni passaggi della stessa.

La C M n. 8 del 6/3/2013 firmata dal Capodipartimento del MIUR la dir gen Lucrezia Stellacci fuga quelle perplessità ed offre alle scuole uno strumento operativo di notevole importanza, completando il quadro di allargamento della normativa sull’inclusione scolastica iniziatosi negli Anni ’70 del secolo scorso, ampliatosi con la l.n. 170/2010 e completato con la Direttiva del 27 Dicembre 2012, che però deve essere letta necessariamente alla luce della presente Circolare.

Pertanto in questo commento si riporteranno numerosi brani della stessa, che merita la massima diffusione, essendo stata inviata, oltre che ai destinatari istituzionali ( Uffici scolastici regionali e Dirigenti scolastici) anche alle Associazioni presenti nell’Osservatorio  ministeriale per    l’inclusione scolastica, alle associazioni familiari e degli studenti presenti nei rispettivi Forum, a voler significare che l’inclusione   è compito di tutta la società a partire dai compagni  degli alunni con BES e dalle loro famiglie.

La Circolare fin dall’inizio insiste molto sullanecessità di un progetto educativo didattico che deve essere predisposto per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali anche quelli che hanno uno svantaggio culturale,  personale o sociale.

Ecco la Circolare:

“In questa nuova e più ampia ottica, il Piano Didattico Personalizzato non può più essere inteso come mera esplicitazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con DSA; esso è bensì lo strumento in cui si potranno, ad esempio, includere progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico-strumentale.”

E , per fugare i rischi di genericità applicative, la Circolare prosegue:

“Ove non sia presente certificazione clinica o diagnosi, il Consiglio di classe o il team dei docenti motiveranno opportunamente, verbalizzandole, le decisioni assunte sulla base di considerazioni pedagogiche e didattiche; ciò al fine di evitare contenzioso.”

Si sottolinea la necessità di motivazione e di verbalizzazione delle misure adottate.

La Circolare passa  poi a chiarire alcuni momenti urgenti dell’anno scolastico:

Alunni con DSA e disturbi evolutivi specifici

Per quanto riguarda gli alunni in possesso di una diagnosi di DSA rilasciata da una struttura privata, si raccomanda – nelle more del rilascio della certificazione da parte di strutture sanitarie pubbliche o accreditate – di adottare preventivamente le misure previste dalla Legge 170/2010, qualora il Consiglio di classe o il team dei docenti della scuola primaria ravvisino e riscontrino, sulla base di considerazioni psicopedagogiche e didattiche, carenze fondatamente riconducibili al disturbo.”

Qui si introduce un temporaneo ruolo di supplenza dei docenti della classe ai ritardi burocratici, fondato però su fondate valutazioni pedagogico-didattiche; ma, è da intendersi che, a mio avviso,  ove le certificazioni ufficiali non dovessero pervenire, i docenti dovranno alla fine valutare non confermando le misure compensative e dispensative importanti che avevano anticipato. Ciò ovviamente per evitare “ contenzioso” (come sopra detto) in presenza di uno di tali alunni promossi da parte di compagni  bocciati con analoghi problemi di profitto.

E siccome la Direttiva  su questi aspetti non aveva molto approfondito, la Circolare ulteriormente precisa:

“Negli anni terminali di ciascun ciclo scolastico, in ragione degli adempimenti connessi agli esami di Stato, le certificazioni dovranno essere presentate entro il termine del 31 marzo, come previsto all’art.1 dell’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni sulle certificazioni per i DSA (R.A. n. 140 del 25 luglio 2012).”

E’ da far presente che analoga norma di buon senso pedagogico dovrebbe essere applicata anche agli alunni con disabilità in attesa di certificazione ufficiale.

La Circolare  passa poi a fornire chiarimenti per gli alunni con svantaggio culturale e socioeconomico o personale, che la parte innovativa della Direttiva sui BES:

“Area dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale

Si vuole inoltre richiamare ulteriormente l’attenzione su quell’area dei BES che interessa lo svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale. La Direttiva, a tale proposito, ricorda che “ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”. Tali tipologie di BES dovranno essere individuate sulla base di elementi oggettivi (come ad es. una segnalazione degli operatori dei servizi sociali), ovvero di ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche.
Per questi alunni, e in particolare per coloro che sperimentano difficoltà derivanti dalla non conoscenza della lingua italiana – per esempio alunni di origine straniera di recente immigrazione e, in specie, coloro che sono entrati nel nostro sistema scolastico nell’ultimo anno – è parimenti possibile attivare percorsi individualizzati e personalizzati, oltre che adottare strumenti compensativi e misure dispensative (ad esempio la dispensa dalla lettura ad alta voce e le attività ove la lettura è valutata, la scrittura veloce sotto dettatura, ecc.), con le stesse modalità sopra indicate.
In tal caso si avrà cura di monitorare l’efficacia degli interventi affinché siano messi in atto per il tempo strettamente necessario. Pertanto, a differenza delle situazioni di disturbo documentate da diagnosi, le misure dispensative, nei casi sopra richiamati, avranno carattere transitorio e attinente aspetti didattici, privilegiando dunque le strategie educative e didattiche attraverso percorsi personalizzati, più che strumenti compensativi e misure dispensative.
In ogni caso, non si potrà accedere alla dispensa dalle prove scritte di lingua straniera se non in presenza di uno specifico disturbo clinicamente diagnosticato, secondo quanto previsto dall’art. 6 del DM n. 5669 del 12 luglio 2011 e dalle allegate Linee guida. Si rammenta, infine, che, ai sensi dell’articolo 5 del DPR n. 89/2009, le 2 ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria nella scuola secondaria di primo grado possono essere utilizzate anche per potenziare l’insegnamento della lingua italiana per gli alunni stranieri non in possesso delle necessarie conoscenze e competenze nella medesima lingua italiana, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.”

E’ appena il caso di ricordare che le norme sopra citate precisano inequivocabbilmente che, qualora un alunno con DSA ( e quindi anche quelli con gli ulteriori BES ) chieda ed ottenga non la semplice  “ dispensa“ ma  “l’esonero“ dallo studio di una lingua straniera (ad eccezione degli stranieri) non potrà conseguire il diploma , potendo ricevere come già avviene per gli alunni con disabilità certificata un semplice attestato coi crediti formativi maturati.

Quindi la Circolare passa agli aspetti organizzativi a livello di singola scuola e di territorio:

AZIONI A LIVELLO DI SINGOLA ISTITUZIONE SCOLASTICA

Per perseguire tale “politica per l’inclusione”, la Direttiva fornisce indicazioni alle istituzioni scolastiche, che dovrebbero esplicitarsi, a livello di singole scuole, in alcune azioni strategiche di seguito sintetizzate.

1. Fermo restando quanto previsto dall’art. 15 comma 2 della L. 104/92, i compiti del Gruppo di lavoro e di studio d’Istituto (GLHI) si estendono alle problematiche relative a tutti i BES. A tale scopo i suoi componenti sono integrati da tutte le risorse specifiche e di coordinamento presenti nella scuola (funzioni strumentali, insegnanti per il sostegno, AEC, assistenti alla comunicazione, docenti “disciplinari” con esperienza e/o formazione specifica o con compiti di coordinamento delle classi, genitori ed esperti istituzionali o esterni in regime di convenzionamento con la scuola), in modo da assicurare all’interno del corpo docente il trasferimento capillare delle azioni di miglioramento intraprese e un’efficace capacità di rilevazione e intervento sulle criticità all’interno delle classi.

Tale Gruppo di lavoro assume la denominazione di Gruppo di lavoro per l’inclusione (in sigla GLI) e svolge le seguenti funzioni:

– rilevazione dei BES presenti nella scuola;

– raccolta e documentazione degli interventi didattico-educativi posti in essere anche in funzione di azioni di apprendimento organizzativo in rete tra scuole e/o in rapporto con azioni strategiche dell’Amministrazione;

– focus/confronto sui casi, consulenza e supporto ai colleghi sulle strategie/metodologie di gestione delle classi;

– rilevazione, monitoraggio e valutazione del livello di inclusività della scuola;

– raccolta e coordinamento delle proposte formulate dai singoli GLH Operativi sulla base delle effettive esigenze, ai sensi dell’art. 1, c. 605, lettera b, della legge 296/2006, tradotte in sede di definizione del PEI come stabilito dall’art. 10 comma 5 della Legge 30 luglio 2010 n. 122 ;

– elaborazione di una proposta di Piano Annuale per l’Inclusività riferito a tutti gli alunni con BES, da redigere al termine di ogni anno scolastico (entro il mese di Giugno).
A tale scopo, il Gruppo procederà ad un’analisi delle criticità e dei punti di forza degli interventi di inclusione scolastica operati nell’anno appena trascorso e formulerà un’ipotesi globale di utilizzo funzionale delle risorse specifiche, istituzionali e non, per incrementare il livello di inclusività generale della scuola nell’anno successivo. Il Piano sarà quindi discusso e deliberato in Collegio dei Docenti e inviato ai competenti Uffici degli UUSSRR, nonché ai GLIP e al GLIR, per la richiesta di organico di sostegno, e alle altre istituzioni territoriali come proposta di assegnazione delle risorse di competenza, considerando anche gli Accordi di Programma in vigore o altre specifiche intese sull’integrazione scolastica sottoscritte con gli Enti Locali. A seguito di ciò, gli Uffici Scolastici regionali assegnano alle singole scuole globalmente le risorse di sostegno secondo quanto stabilito dall’ art 19 comma 11 della Legge n. 111/2011.
Nel mese di settembre, in relazione alle risorse effettivamente assegnate alla scuola – ovvero, secondo la previsione dell’art. 50 della L.35/2012, alle reti di scuole -, il Gruppo provvederà ad un adattamento del Piano, sulla base del quale il Dirigente scolastico procederà all’assegnazione definitiva delle risorse, sempre in termini “funzionali”.
A tal punto i singoli GLHO completeranno la redazione del PEI per gli alunni con disabilità di ciascuna classe, tenendo conto di quanto indicato nelle Linee guida del 4 agosto 2009.” (…)”
All’inizio di ogni anno scolastico il Gruppo propone al Collegio dei Docenti una programmazione degli obiettivi da perseguire e delle attività da porre in essere, che confluisce nel Piano annuale per l’Inclusività; al termine dell’anno scolastico, il Collegio procede alla verifica dei risultati raggiunti.”

E’ questo uno dei passaggi più significativi della Circolare, poiché richiama, potenziandolo, il ruolo dei GLHI,  troppo spesso ancora ignorati in alcune scuole attribuendogli i compiti inclusivi anche per tutti gli altri casi di BES (denominandolo ora GLI, gruppo di lavoro per l’inclusione).

La Circolare evidenzia  anche il ruolo di programmazione e verifica didattica del Collegio dei docenti. Da ciò discende che presto il MIUR con l’Osservatorio scolastico  dovrebbero evidenziare alcuni indicatori strutturali, di processo e di esito per valutare la qualità dell’inclusione realizzata nelle singole classi e nelle singole scuole, anche ai fini dell’autovalutazione, oltre che della valutazione delle famiglie e di un soggetto terzo  che inserisca tale valutazione in quella generale del  sistema di istruzione.

La Circolare poi fornisce indicazioni per il POF delle singole scuole:

“2. Nel P.O.F. della scuola occorre che trovino esplicitazione:

– un concreto impegno programmatico per l’inclusione, basato su una attenta lettura del grado di inclusività della scuola e su obiettivi di miglioramento, da perseguire nel senso della trasversalità delle prassi di inclusione negli ambiti dell’insegnamento curricolare, della gestione delle classi, dell’organizzazione dei tempi e degli spazi scolastici, delle relazioni tra docenti, alunni e famiglie;
– criteri e procedure di utilizzo “funzionale” delle risorse professionali presenti, privilegiando, rispetto a una logica meramente quantitativa di distribuzione degli organici, una logica “qualitativa”, sulla base di un progetto di inclusione condiviso con famiglie e servizi sociosanitari che recuperi l’aspetto “pedagogico” del percorso di apprendimento e l’ambito specifico di competenza della scuola;
– l’impegno a partecipare ad azioni di formazione e/o di prevenzione concordate a livello territoriale.

3. La rilevazione, il monitoraggio e la valutazione del grado di inclusività della scuola sono finalizzate ad accrescere la consapevolezza dell’intera comunità educante sulla centralità e la trasversalità dei processi inclusivi in relazione alla qualità dei “risultati” educativi. Da tali azioni si potranno inoltre desumere indicatori realistici sui quali fondare piani di miglioramento organizzativo e culturale. A tal fine possono essere adottati sia strumenti strutturati reperibili in rete [come l’”Index per l’inclusione” o il progetto “Quadis” (http://www.quadis.it/jm/)], sia concordati a livello territoriale. Ci si potrà avvalere inoltre delll’approccio fondato sul modello ICF dell’OMS e dei relativi concetti di barriere e facilitatori.”

Viene qui ricondotto ad unità il percorso normativo di segnalazione, richiesta, assegnazione alla scuola e da questa alle singole classi delle risorse per un’inclusione di qualità.

La Circolare dedica la sua ultima parte  ai chiarimenti della Direttiva sul tuolo dei CTS, Centri territoriali di supporto. E’ chiarito che essi sono collegati e coordinati coi GLIP, di cui all’art 15 commi 1,3 e 4 della L.nn. 104/92 che, proprio in forza di tale norma estendono le loro competenze  anche ai DSA ed agli altri BES. Si precisa che i CTI, Centri territoriali per l’inclusione  di tutti gli alunni con BES, a livello di reti di scuole, si debbono collegare con altri organismi precedentemente costituiti per i soli alunni con disabilità. Si insiste molto sul coordinamento  a livello regionale di tutti questi organismi tramite i GLIR, inizialmente previsti dalle Linee-guida  del 4 Agosto 2009, opportunamente più volte richiamate, per   i soli alunni con disabilità.

In conclusione, trattasi di una circolare organica che dovrebbe giovare alla diffusione ed al potenziamento del processo inclusivo italiano.

Si ringraziano  i Dirigenti generali e gli esperti  che hanno saputo formulare questo testo e ci si augura che il nuovo Ministro ed i Dirigenti generali ministeriali vorranno applicarle, farle applicare ed ulteriormente approfondire.

Sulle norme anticorruzione

Il Ministero dà ragione all’Anp sulle norme anticorruzione

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato una riflessione sull’applicabilità nelle scuole delle norme “anticorruzione” (di cui alla legge 190/12). In quella sede avevamo espresso forti perplessità sulla circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica (n. 1/2012) con la quale – nel dettare istruzioni per la prima applicazione della norma – la si riferiva in modo indifferenziato a tutte le pubbliche amministrazioni.

Avevamo anche assunto un impegno verso i dirigenti della scuola: quello di promuovere un chiarimento nelle sedi istituzionali opportune, al fine di dissipare ogni malinteso sulla portata della norma. Il Presidente Rembado ha quindi scritto una lettera al Ministro Profumo per sollecitare una presa di posizione ufficiale sulla questione.

Apprendiamo oggi che il Ministero ha condiviso le nostre perplessità e, per mano del Capo di Gabinetto, dott. Luigi Fiorentino, ha scritto una lettera al Capo Dipartimento della Funzione Pubblica per richiedere un parere ufficiale. In questa lettera si riprendono tutte le nostre argomentazioni e si giunge alla stessa conclusione cui eravamo autonomamente pervenuti: che le disposizioni si debbano applicare alle amministrazioni centrali, ma non alle singole istituzioni scolastiche, dove esiste un’unica figura dirigenziale.

In particolare, si sottolinea come l’unicità della funzione dirigenziale in capo ad una sola persona all’interno di ciascuna istituzione scolastica renda impraticabile l’ipotesi di attribuire al dirigente l’incarico di responsabile anticorruzione. Si verrebbe infatti a determinare un conflitto evidente fra le altre funzioni che gli sono già attribuite per legge (responsabile della gestione delle risorse finanziarie e degli acquisti, responsabile dell’attribuzione degli incarichi e delle supplenze, titolare dell’azione disciplinare) e quella di ‘vigilante’ sull’esercizio delle stesse funzioni.

Formalmente, la lettera costituisce per il momento solo una richiesta di parere e non ancora una decisione: ma è intanto molto significativo che il MIUR abbia assunto una posizione nel merito e che abbia sollecitato l’unico soggetto abilitato a farlo (la Funzione Pubblica) ad esprimersi nello stesso senso. Rilevante anche la circostanza che sia stato sollecitato un incontro fra le due Amministrazioni per giungere ad una condivisione degli orientamenti da assumere e a decisioni comuni.

Terremo informati i colleghi degli sviluppi della questione.

Ocse, la scuola italiana in ritardo sul digitale

da LaStampa.it

Ocse, la scuola italiana in ritardo sul digitale

Servono più risorse per una maggiore presenza di dotazioni tecnologiche nelle aule
roma

L’Ocse boccia l’Italia sulle dotazioni multimediali e l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) nella scuola, sulle quali siamo «in ritardo rispetto alla maggioranza dei paesi: nel 2011 solo il 30% degli studenti italiani di terza media utilizzava le Ict come strumento di apprendimento durante le lezioni di scienze, rispetto a una media del 48% in altri Paesi dell’Ocse», dice l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nello studio sul Piano nazionale italiano per la Scuola Digitale, presentato oggi a Roma al Ministero dell’Istruzione.

 

Secondo l’Ocse il Piano, lanciato nel 2007 dal Miur, «utilizza le sue modestissime risorse finanziarie per attuare una visione realistica e ambiziosa dell’innovazione: le scarse risorse del Piano – sottolinea l’organizzazione – hanno limitato l’efficacia delle sue diverse iniziative. È soprattutto a causa della mancanza di risorse più che di una scarsa domanda da parte delle scuole e degli insegnanti, che la presenza delle dotazioni tecnologiche nelle classi è ancora molto bassa».

 

Nel suo dossier l’Ocse ricorda che sulle dotazioni multimediali e sulle Ict il Piano italiano per la Scuola Digitale «ha stanziato 30 milioni di euro all’anno per 4 anni, ossia meno dello 0,1% della spesa pubblica per l’istruzione (ovvero meno di 5 euro per studente di scuola primaria e secondaria all’anno). Un aumento significativo delle risorse attraverso finanziamenti pubblici o privati è una condizione necessaria al successo del Piano così com’è attualmente configurato».

 

«Viste le attuali restrizioni di bilancio, è difficile prevedere un aumento delle risorse, e il rapporto propone di riconsiderare alcuni aspetti del Piano per raggiungere due obiettivi: accelerare l’integrazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle scuole e nelle classi; creare una Rete di Laboratori per l’Innovazione in cui alcune scuole pilota sperimentino e concepiscano nuove pratiche didattiche e organizzative per migliorare il sistema scolastico italiano, reindirizzando i progetti di innovazione sull’iniziativa scuol@ 2.0», conclude l’Ocse.

Regolamento sulla valutazione, venerdì 8 marzo il testo nell’ordine del giorno del Cdm

da Tecnica della Scuola

Regolamento sulla valutazione, venerdì 8 marzo il testo nell’ordine del giorno del Cdm
di A.G.
Pubblicato l’elenco dei provvedimenti da approvare dai ministri: c’è anche il discusso decreto presidenziale che introdurrà il modello di verifica dell’organizzazione di ogni singolo istituto.
A proposito della volontà del Governo di approvare lo schema di decreto che introduce il nuovo sistema di valutazione delle scuole italiane, il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, ha solo reso pubblico un dato già programmato. Probabilmente da tempo. Nelle stesse ore in cui il responsabile del Miur annunciava alla stampa la volontà di chiudere con il provvedimento, dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi veniva infatti pubblicato il lungo elenco dei dispositivi di legge, dei decreti e dei contenuti che il Consiglio dei Ministri voterà e affronterà venerdì 8 marzo a partire dalle ore 10,00.
Ebbene, nell’ordine del giorno dell’attesa riunione dei ministri del Governo Monti, una delle ultime prima del “rompete le righe”, figura anche il discusso testo che introdurrà le nuove tre “I” – Invalsi, Indire, Ispettori – per introdurre un modello di verifica dell’organizzazione di ogni singolo istituto: si tratta, in particolare, del “DECRETO PRESIDENZIALE”, riguardante il “Regolamento sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione (ISTRUZIONE)”.
Le quotazioni sull’approvazione del decreto diventano quindi sempre maggiori. Vanificando sempre più le speranze del folto “popolo” dei contrari. Che, con il Partito Democratico in testa, da diversi giorni sostiene che questo genere di provvedimenti non riguardano certo quell’ordinaria amministrazione oltre la quale un Governo agli sgoccioli (e i suoi ministri) non dovrebbe mai andare.

Didattica e scuola digitale, la Consip lancia il bando

da Tecnica della Scuola

Didattica e scuola digitale, la Consip lancia il bando
di A.G.
È l’atto definitivo del progetto Mercato elettronico della Pubblica Istruzione, un’area del Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione, a disposizione delle scuole italiane per acquistare on line beni e servizi destinati alla didattica ed alla gestione organizzativa della Scuola
Il 6 marzo la “Concessionaria Servizi Informativi Pubblici”, più nota come ‘Consip’, ha pubblicato il bando “MePI Soluzioni per la scuola: Soluzioni integrate per la scuola digitale“: si tratta dell’atto definitivo del progetto Mercato elettronico della Pubblica Istruzione (MePI), un’area del Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione, a disposizione delle scuole italiane per acquistare on line beni e servizi destinati alla didattica ed alla gestione organizzativa della Scuola.
Si tratta di un’iniziativa sicuramente innovativa. Ma non è una novità assoluta. Il progetto rientra, in effetti, nell’ambito della collaborazione già avviata negli anni scorsi tra ministero dell’Istruzione, ministero dell’Economia e delle Finanze, oltre che la stessa Consip.

Ma quali saranno ora i passaggi successivi e gli scenari che si andranno a comporre per vedere realizzato un mercato elettronico di buona fattura? È facile da riassumere: le imprese che offrono soluzioni integrate per la Scuola digitale potranno pubblicare i loro cataloghi e, una volta raggiunto un idoneo “popolamento”, le istituzioni scolastiche potranno procedere alle operazioni di acquisto del materiale digitale.

Indicazioni nazionali, presentati i traguardi degli studenti della scuola di base

da Tecnica della Scuola

Indicazioni nazionali, presentati i traguardi degli studenti della scuola di base
di Alessandro Giuliani
Ad illustrarle, il 6 marzo, il ministro Francesco Profumo e il sottosegretario Marco Rossi-Doria, che ne ha seguito l`iter: il documento di indirizzo fornisce alla scuola primaria e alla secondaria di primo grado gli obiettivi che ogni iscritto deve raggiungere in termini di competenze e conoscenze. Diversi i contenuti chiave.
Arrivano le nuove indicazioni nazionali per il curricolo della scuola di base. Ad illustrate sono stati, il 6 marzo, il ministro Francesco Profumo e il sottosegretario all’Istruzione, Marco Rossi-Doria, che ne ha seguito l`iter. Il documento di indirizzo fornisce alla scuola primaria e alla secondaria di primo grado gli obiettivi e i traguardi che ogni studente deve raggiungere in termini di competenze e conoscenze.
Il testo finale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5/2/2013, “è frutto della revisione di un gruppo di esperti e di un percorso di consultazione e confronto con le scuole”, spiega il Miur in una nota.
Dal Miur è stato spiegato che il documento è stato sottoposto ad una larga consultazione nazionale e ad un confronto con 10.000 scuole attraverso vari seminari dedicati. Un Comitato Scientifico avrà il compito di indirizzare, sostenere e valorizzare le iniziative di formazione e ricerca per aumentare l`efficacia dell`insegnamento.
Al centro delle nuove Indicazioni c`è l`autonomia responsabile delle scuole – ha detto Profumo – Le Indicazioni rafforzano l`inclusione scolastica mettendo al centro lo studente e i suoi bisogni. Per questo la nostra scuola fa già tanto: dagli anni `90 ad oggi siamo passati da meno di 60mila studenti di cittadinanza non italiana ad oltre 700mila“.
Il sottosegretario Marco Rossi-Doria ha ricordato “il metodo partecipativo e corresponsabile utilizzato per elaborare le Indicazioni Nazionali: dovrebbe essere la normale modalità di lavoro per le istituzioni. Le indicazioni sono importanti perché sono un testo ‘non completo’, a doverlo completare sono le scuole, nel lavoro di ogni giorno“, ha sottolineato Rossi-Doria.
I contenuti chiave del documento sono diversi. Ad iniziare dal “Dialogo tra discipline”: insegnare a ricomporre i grandi oggetti della conoscenza in prospettiva complessa. C’è poi l’“Essenzialità”: ricerca dei nuclei fondamentali delle discipline. La “Priorità”: maggiore attenzione per una solida acquisizione delle conoscenze e competenze di base, fondamentali per lo sviluppo successivo del sapere e per l`esercizio della cittadinanza. I “Traguardi”: sistema di verifiche periodiche e sistematiche degli apprendimenti. L’Attenzione, infine, per le diversità individuali e valorizzazione dei momenti di passaggio.

Avviate le procedure per bandire nella prossima primavera un nuovo concorso a cattedra

da Tecnica della Scuola

Avviate le procedure per bandire nella prossima primavera un nuovo concorso a cattedra
di Lucio Ficara

Oggi il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, a margine della presentazione di un rapporto OCSE sulla scuola digitale, ha annunciato l’avvio delle procedure per bandire, nella prossima primavera, un nuovo concorso a cattedra.
Il prossimo concorso per l’assunzione di insegnanti nella scuola pubblica che dovrebbe essere bandito in primavera, ci tiene a sottolineare il Ministro dimissionario, è un processo avviato, ma sarà una responsabilità del nuovo governo e del nuovo Parlamento. Il ministro vuole fare sapere che ha fatto tutto quello che poteva fare e anche di più, evidenziando che in qualità di dipendente della pubblica amministrazione continuerà a lavorare fino all’ultimo giorno del suo mandato.
Nello specifico Profumo ha indicato che in merito al nuovo concorso per assunzioni nella scuola, atteso per la prossima primavera, si stanno facendo i conti, ed in particolare, tenendo conto degli organici del prossimo triennio , si sta stabilendo il numero di posti disponibili nel periodo 2015-2017 che è relativamente buono e dovrebbe essere più o meno simile a quello del precedente concorso. Dopo questo nuovo concorso che segue quello appena bandito con DDG n. 82 del 24/9/2012, verrà bandito un concorso a cattedra ogni due anni, per le regioni e le classi di concorso per cui si rendono disponibili posti vacanti. Non è chiaro, perché Profumo non lo ha specificato, quale sia il regolamento per questa procedura concorsuale, visto che le bozze che aveva presentato in passato ai sindacati, erano parse inopportune e inaccettabili.
Viste le contrarietà sui regolamenti delle procedure avanzate dai sindacati, l’auspicio di Profumo è che il nuovo governo e il nuovo Parlamento non blocchino l’operazione ormai avviata. Quindi si continua sulla strada dei concorsi a cattedra, rallentando in questa maniera l’accesso ai ruoli dei precari storici, dalle graduatorie ad esaurimento.

Concorso a Ds: Tar Sicilia respinge la domanda cautelare proposta con ricorso 114 del 2013

da Tecnica della Scuola

Concorso a Ds: Tar Sicilia respinge la domanda cautelare proposta con ricorso 114 del 2013
di Aldo Domenico Ficara
Il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia (Sezione Seconda) ha respinto la domanda cautelare proposta con il ricorso numero di registro generale 114 del 2013
Lo stesso Tar ha ritenuto che, ad un sommario esame, i motivi di censura dedotti in ricorso non appaiono, allo stato, supportati da sufficiente fumus boni iuris, tale da indurre ad una ragionevole previsione sull’esito favorevole del ricorso.
Il Collegio non ha ritenenuto che sussistano motivi per discostarsi dai precedenti cautelari già intervenuti in ordine alla medesima procedura concorsuale per cui è causa (cfr. ordinanza n. 129/2013 e ordinanza n.127/2013 entrambe del 19 febbraio 2013). Inoltre il Tar Sicilia dice testualmente “non venendo in specie in rilievo profili di doglianza sostanzialmente differenti da quelli sui quali la Sezione si è già espressa; né può accedersi, per quanto ancora dibattuto tra le parti alla presente adunanza camerale, alle prospettazioni dei ricorrenti in ordine:
a) al profilo (ulteriore) inerente le modalità di sostituzione del Presidente della Commissione (stante che, come controdedotto puntualmente dall’Avvocatura erariale nella stessa sede, le dimissioni del Presidente di un organo collegiale – ferma restando la temporanea sostituzione da parte del Presidente supplente – implicano la necessità di avviare il sub procedimento per la sostituzione del dimissionario);
b) alla procedura seguita per la sostituzione degli ulteriori dimissionari, stante che -dopo l’avvenuta nomina della commissione originaria e il lasso di tempo intercoso – correttamente l’Amministrazione – anche ai fini di economia procedimentale- ha ritenuto di verificare la disponibilità all’assunzione dell’incarico di componente della commissione d’esame del concorso in questione“.
A leggere con attenzione tra le righe dell’ordinanza sembra aperto uno spiraglio all’appello. A tal proposito nei prossimi giorni i ricorrenti prenderanno la decisione se continuare o meno sulla strada del ricorso.

Review of the Italian Strategy for Digital Schools. Il giudizio dell’Ocse sul Piano Nazionale Scuola Digitale

da Tecnica della Scuola

Review of the Italian Strategy for Digital Schools. Il giudizio dell’Ocse sul Piano Nazionale Scuola Digitale
Tutti i risultati della valutazione esterna richiesta dal ministro Profumo. Dal prossimo anno + 4.200 Lavagne Multimediali e 3mila Cl@ssi 2.0
Un piano che presenta numerosi punti di forza e interesse, seppur in un quadro nel quale non mancano problemi e criticità, da superare attraverso suggerimenti ispirati alle migliori esperienze internazionali. E’ questo, in estrema sintesi, il giudizio formulato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) sul Piano Nazionale Scuola Digitale, avviato dall’Italia nell’ambito delle azioni previste dall’Agenda Digitale Italiana. La valutazione, presentata oggi al Miur, è contenuta nel rapporto Review of the Italian Strategy for Digital Schools, che il ministro Francesco Profumo ha chiesto all’Ocse per una verifica esterna degli obiettivi del Piano per l’innovazione digitale nell’istruzione scolastica e degli interventi a esso collegati.
L’analisi compiuta dall’Ocse, realizzata attraverso incontri con diversi rappresentanti del mondo della scuola e visite in alcuni istituti impegnati nei progetti di innovazione, ha preso in considerazione sia le principali azioni avviate dal Piano (LIM, cl@ssi 2.0, Scuol@ 2.0), sia gli interventi ad esso correlati, quali la nuova legge sui libri digitali e la digitalizzazione dell’amministrazione scolastica. Ne emerge un quadro ricco di punti di forza e di stimoli a proseguire e potenziare le iniziative già intraprese, accelerando la diffusione degli strumenti di ICT, il potenziamento delle risorse didattiche digitali per l’insegnamento e l’apprendimento, le occasioni di sviluppo professionale, nonché le attività di ricerca scientifica e pedagogica sui modelli innovativi di scuola digitale.
Tra i punti di forza del Piano, l’Ocse evidenzia la volontà dell’Amministrazione di incrementare l’uso delle tecnologie e di internet nelle scuole italiane, un obiettivo in sintonia con un percorso intrapreso anche da molti altri Paesi. In questo senso, l’attuazione concreta del piano appare, secondo l’Ocse, in sintonia con l’obiettivo di incrementare l’uso delle tecnologie nelle scuole italiane. Il dispositivo tecnologico sul quale è incentrato il piano infatti è la lavagna interattiva multimediale (LIM), una tecnologia che gli insegnanti possono iniziare a utilizzare senza sopportare costi iniziali elevati e le cui possibilità di impiego si adattano a tutti i metodi di apprendimento e didattici, dai più tradizionali ai più innovativi. Anche per questo motivo la LIM si è rivelata negli anni uno strumento molto apprezzato dai docenti, una sorta di “cavallo di Troia” che incoraggia la maggior parte dei docenti a incrementare l’uso delle tecnologie (internet e PC) nella loro attività professionale.
La strategia adottata dal Piano, inoltre, alimenta la domanda di innovazione, anziché creare resistenze da parte degli insegnanti, grazie soprattutto all’approccio dal basso. Nel piano LIM, infatti, alle scuole è richiesto di presentare volontariamente domanda e, in seguito, di acquistare direttamente le dotazioni tecnologiche. Gli insegnanti, inoltre, devono rendersi fin da subito disponibili a svolgere un’attività di formazione per l’utilizzo della lavagna interattiva. Anche per questo motivo, il rischio che le nuove tecnologie finiscano per non essere utilizzate, una volta entrate in classe, è ridotto al minimo.
Altro punto di forza è il sistema per le procedure di acquisto delle LIM, dei PC e dei computer portatili di cui il Piano si è avvalso. Al fine di contenere i costi, ma senza perdere di vista le esigenze locali, le scuole hanno effettuato gli ordini direttamente sul mercato elettronico, organizzandosi in gruppi di acquisto temporanei. Un’operazione facilitata da Consip, centrale per gli acquisti della pubblica amministrazione. Questo approccio ha agevolato il coinvolgimento di altre scuole che si sono associate con istituti vicini per creare reti locali di utenti o effettuare altri ordini di gruppo, ad esempio per i contratti di manutenzione.
Il piano rientra in un approccio graduale il cui obiettivo è creare le condizioni per favorire un cambiamento di più vasta portata, prima ancora di introdurre altre innovazioni. Tutte le iniziative impostate infatti sono elaborate sulle competenze digitali già in possesso dei docenti. Allo stesso tempo, la strategia si incentra sulla creazione di reti formali e informali, tra docenti e scuole, e sulla base volontaria delle scelte. Elementi che possono generare coinvolgimento e beneficiare dell’entusiasmo dei docenti, in particolare dei più intraprendenti.
Per quanto riguarda il primo punto, l’Ocse pone però l’attenzione sulla lentezza con la quale le tecnologie digitali sono finora state diffuse nelle scuole italiane. Un ritmo contenuto, non dovuto tanto alla mancanza di richieste da parte del mondo della scuola quanto al budget limitato destinato al Piano. Con l’attuale tasso di diffusione – si fa notare – sarebbero necessari altri 15 anni per raggiungere i livelli di diffusione delle tecnologie digitali registrati ad esempio Gran Bretagna, dove l’80% delle classi può contare su strumenti didattici informatici e digitali. Altro punto critico, la scarsità di risorse didattiche digitali a disposizione dei docenti che deve essere superata stimolando la produzione di contenuti digitali ad uso didattico, curandone la qualità e favorendone la diffusione open source.
Fatte queste osservazioni l’Ocse rivolge al sistema italiano alcune raccomandazioni, sia per generalizzare l’utilizzo delle tecnologie digitali nelle scuole che per promuovere cambiamenti di sistema:
per quanto riguarda il primo punto è necessario accelerare l’integrazione e la diffusione delle ICT nelle classi e nelle scuole aumentando i finanziamenti per il piano LIM e ridefinendo alcuni suoi aspetti. Per farlo viene suggerito il ricorso a finanziamenti integrativi, da parte di Regioni, Fondazioni e scuole e l’apertura ad altre tecnologie meno costose e scelte dalle scuole (ad es. kit composto da computer di classe, visualizzatore e proiettore). Tra gli altri suggerimento, lo sviluppo di una piattaforma virtuale di scambio delle risorse digitali per insegnanti, la possibilità per le scuole di organizzare la formazione dei docenti in modo flessibile, l’istituzione di premi per gli insegnanti e fiere dedicate all’innovazione, la definizione di obiettivi, tappe per il completamento del programma e criteri di valutazione dei risultati.
Sul fronte dei cambiamenti di sistema invece si raccomanda di concentrare le risorse su Scuol@ 2.0 e interrompere l’iniziativa Cl@sse 2.0. L’impatto di quest’ultimo progetto infatti potrebbe essere molto più limitato di un’azione condotta a livello dell’intera scuola. Il progetto Scuoa@ 2.0 potrebbe consentire alle scuole pilota di ricercare, sviluppare e sperimentare soluzione per gli altri istituti. Secondo l’Ocse è inoltre necessario garantire una ricca documentazione proprio sulle pratiche didattiche realizzate nelle scuole pilota e finanziare progetti di ricerca, borse di dottorato e post-dottorato al fine di generare ulteriori e più approfondite conoscenze scientifiche.
Secondo i dati dell’Osservatorio Tecnologico del Miur, aggiornati al 31 agosto 2012 ed elaborati su una rilevazione che ha riguardato l’85% delle scuole di ogni ordine e grado, i computer presenti nelle scuole sono: 169.130 nella primaria (1 PC ogni 15 studenti); 150.385 nella secondaria di I grado (1 PC per ogni 11 studenti); 334.079 nella secondaria di II grado (1 PC per ogni 8 studenti). I dispositiviportatili (PC/tablet) in uso individuale agli studenti sono 13.650. Le LIM attualmente installate sono 69.813, per una copertura del 21,6% delle aule scolastiche.
Le aule connesse in rete sono circa il 54%, mentre l’82% circa delle scuole possiede una connessione internet. Inoltre, sono attive 416 Cl@ssi 2.0 e 14 Scuole 2.0.
Per sviluppare il piano, una volta ultimata la rilevazione, il Ministero ha stipulato il 18 settembre 2012 una serie di accordi operativi con le Regioni, sulla base dei quali sono stati pubblicati avvisi pubblici che avranno termine il prossimo 11 marzo. Grazie a questa iniziativa, a partire dal prossimo anno scolastico, saranno installate nelle scuole altre 4.200 lavagne interattive multimediali (LIM), attivate altre 2.600 Cl@ssi 2.0, 16 Scuole 2.0 e istituiti Centri Scolastici Digitali in 6 regioni.
Complessivamente, dunque, lo sviluppo del Piano Nazionale Scuola Digitale consentirà di avere nelle scuole 74.013 LIM, passando dal 21,6% al 23% delle aule coperte da questo nuovo strumento didattico. Allo stesso modo il totale delle Cl@ssi 2.0 salirà a 3mila e quello delle Scuole 2.0 a 30.
Durante la giornata è stato illustrato il bando “MePi: soluzioni per la scuola”. Il bando, frutto della collaborazione tra Miur e Consip, consentirà l’abilitazione di fornitori che presenteranno “Soluzioni integrate per la Scuola Digitale”, garantendo agli istituti un’efficiente procedura di acquisto, specifica e funzionale alle azioni previste nel Piano nazionale Scuola Digitale.

Fuori legge i regali superiori ai cento euro

da Tecnica della Scuola

Fuori legge i regali superiori ai cento euro
di Reginaldo Palermo
Lo stabilisce un provvedimento che potrebbe essere approvato nelle prossime ore dal Governo uscente. La regola riguarderà tutti i dipendenti pubblici. Sparirà l’usanza dei regali a docenti e dirigenti scolastici che cessano dal servizio ? Chi viola la regola rischia il licenziamento.
Stop ai regali ai insegnanti e dirigenti scolastici anche se di modesta entità: è la conseguenza di una disposizione contenuta in un provvedimento normativo che il Governo uscente potrebbe ancora approvare prima di passare le consegne al nuovo esecutivo.
Le nuove regole potrebbero provocare una piccola rivoluzione di usanze consolidate.
Il caso più clamoroso riguarderà senz’altro l’abitudine, diffusa da sempre nella scuola, di fare un piccolo regalo ai docenti o ai dirigenti scolastici che cessano dal servizio.
In una scuola con un centinaio di insegnanti anche un modesto “contributo” di 5 euro pro-capite significa di fatto disporre di una somma di 500 euro che d’ora in avanti sarà del tutto fuori legge.
La norma alla quale Monti e i suoi ministri stanno pensando prevede infatti che i regali debbano essere contenuti in limiti modestissimi, non più di 100 euro.
Ora c’è il fatto che il dirigente o l’insegnante che ricevono il regalo in occasione del loro pensionamento nel momento in cui lo ritirano sono ancora dipendenti pubblici a tutti gli effetti e quindi se lo accettano possono incorrere in sanzioni.
Ma c’è di più: anche il dipendente che fa un regalo ad un superiore è sanzionabile, addirittura con il licenziamento.
A questo punto si pone però un problema: se il regalo è collettivo, verranno sanzionati tutti coloro che hanno contribuito?
Nasce anche una difficoltà interpretativa: un regalo da 500 euro è vietato, ma se proviene da una “colletta” a cui hanno partecipato 100 persone, è ovvio che il dipendente che ha contribuito con 5 euro non può essere sanzionato.
In tal caso sarebbe sanzionabile solo chi il regalo lo ha ricevuto.
Ma se il regalo gli viene consegnato il giorno dopo la cessazione dal servizio come lo si potrà ancora sanzionare?
Insomma, dubbi e perplessità sono d’obbligo.
Il dubbio maggiore, però, è un altro: siamo sicuri che una regola come questa possa davvero contribuire a migliorare l’immagine della pubblica amministrazione e del personale della scuola in particolare?
La risposta ai lettori.

Precariato: altri 173.000 € dal giudice del lavoro di Trapani

Precariato: altri 173.000 € dal giudice del lavoro di Trapani a una docente per mancati scatti e stipendi estivi

Sono tre le sentenze che in una settimana hanno condannato il Miur a risarcire 500.000 € nei ricorsi dei legali coordinati dagli avv. Ganci e Miceli dell’Anief, per abuso dei contratti a termine e disparità di trattamento tra personale assunto a tempo determinato e di ruolo, in violazione della direttiva e giurisprudenza comunitaria, mentre la legge derogatoria italiana sulla stabilizzazione è all’esame del Corte di giustizia europea.

Ancora una volta, la storia di un precario che dal 2000 aveva accettato incarichi su posti disponibili e dal 2006 era stato chiamato anche su posti vacanti, senza alcuna ragione sostitutiva, motivo per cui il giudice Petrusa ha rigettato la domanda di conversione del contratto ai sensi della recente sentenza della Cassazione che ha richiamato la legge derogatoria n. 106/11, ma ha dichiarato l’illegittimità delle clausole appositive del termine dei contratti in base alla cospicua giurisprudenza comunitaria in materia, disponendo non soltanto il pagamento degli scatti biennali di stipendio e delle mensilità estive per gli ultimi sei anni a titolo di omissione retributive e mancata progressione economica (21.094,22 €) oltre accessori ma la condanna dell’amministrazione resistente al risarcimento del danno per lucro cessante futuro (148.050 €) oltre capitalizzazione e al pagamento dei 2/3 delle spese di lite (3.135 €).

La sentenza del 22 febbraio 2013 è la terza emessa in una settimana su ricorso n. 1227/11 patrocinato dai legali dell’Anief. Per Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir al contenzioso, queste condanne esemplari sul trattamento economico dei lavoratori precari sono perfettamente in linea con quanto deciso dall’Europa che pone come discrimine non la natura del contratto ma la prestazione svolta. Sulle mensilità estive di luglio e agosto, d’altronde, l’Anief ha chiesto da tempo al Miur di rivedere scrupolosamente le molte erronee assegnazioni fatte dagli uffici scolastici territoriali al termine delle attività didattiche (contratti al 30 giugno) quando il posto era vacante e disponibile e doveva essere assegnato in supplenza annuale (contratto al 31 agosto). Sulla stabilizzazione, dopo le ordinanze del giudice Coppola di Napoli, la parola passa alla Corte di Lussemburgo, il cui giudizio ai sensi del Trattato di Funzionamento dell’Europa, sarà vincolante per ogni giudice dello Stato italiano.

Nel frattempo, è ancora possibile rivolgersi all’Anief per reclamare i risarcimenti danni per il servizio svolto da precario negli ultimi dieci anni su posto vacante e disponibile.

La dispersione scolastica in Italia è ancora un allarme

da Tecnica della Scuola

La dispersione scolastica in Italia è ancora un allarme
di L.L.
Secondo una ricerca della Fondazione Agnelli, 8 studenti torinesi su 100 abbandonano le scuole superiori nel biennio, senza riprendere gli studi
Secondo la strategia di Lisbona, uno dei cinque obiettivi europei da raggiungere entro il 2010 nel campo dell’istruzione era rappresentato dalla riduzione del 10 per cento della quota di giovani che lasciano la scuola senza essere in possesso di un adeguato titolo di studio.
In Italia si registra sì una riduzione, ma l’obiettivo non è stato ancora raggiunto.
È quanto emerge da uno studio presentato ieri dalla Fondazione Agnelli, limitato al caso torinese, ma che dà comunque un’idea della situazione generale dell’istruzione nel nostro Paese.
Su 100 torinesi che si iscrivono alle scuole superiori, sono ben 8 gli studenti che, entro il biennio, abbandonano gli studi senza poi rientrare nel sistema d’istruzione o di formazione professionale.
La ricerca si è basata sulle risposte al test di Arianna di circa 18.500 giovani che dal 2008 al 2011 hanno risposto. Si tratta di un questionario che il Centro di orientamento scolastico e professionale (Cosp) del comune di Torino propone a tutti gli studenti di terza media e dal quale è possibile ricavare un profilo personale dei ragazzi dal punto di vista delle loro propensioni e capacità.
Quel che emerge è innanzitutto la difficoltà di scegliere quale scuola frequentare dopo le medie: uno studente su quattro dichiara di non sapere cosa farà. In genere, i ragazzi che vanno meglio a scuola hanno le idee più chiare, mentre i più indecisi sono in larga parte studenti di origine straniera.
Tra coloro che iniziano le scuole superiori, ad abbandonare gli studi nel biennio sono soprattutto i maschi, di origine socioculturale svantaggiata, di origine straniera o, se italiano, con un ritardo scolastico.
Sono inoltre 4 studenti su 10 a compiere una scelta di proseguimento degli studi al di sopra delle possibilità suggerite dal risultato oggettivo del test.
”Un buon orientamento può limitare il rischio dispersione – ha sottolineato il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto – e gli esiti della nostra ricerca suggeriscono che con alcuni aggiustamenti Arianna potrebbe diventare uno strumento di programmazione a disposizione di scuole e famiglie sia per interventi di orientamento in itinere per gli studenti con le idee meno chiare, sia per il supporto allo studio degli allievi più esposti al rischio insuccesso. Per ottenere il massimo vantaggio dalle previsioni del test pero sarebbe opportuno anticipare il test alla seconda media, tra gennaio e maggio”.

Presentate le nuove Indicazioni nazionali

da tuttoscuola.com

Presentate le nuove Indicazioni nazionali
 

Sono state presentate oggi, alla presenza del ministro Francesco Profumo e del sottosegretario Marco Rossi-Doria che ne ha seguito l’iter, le nuove Indicazioni nazionali per il Curricolo della Scuola di base.

Il documento di indirizzo fornisce alla scuola primaria e alla secondaria di primo grado gli obiettivi e i traguardi che ogni studente deve raggiungere in termini di competenze e conoscenze. Il testo finale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5/2/2013, è frutto della revisione di un gruppo di esperti e di un percorso di consultazione e confronto con le scuole. Il documento è stato sottoposto a una consultazione nazionale e ad un confronto con 10.000 scuole attraverso vari seminari dedicati. Un Comitato scientifico avrà il compito di indirizzare, sostenere e valorizzare le iniziative di formazione e ricerca per aumentare l’efficacia dell’insegnamento.

I contenuti chiave del documento sono:

Dialogo tra discipline: insegnare a ricomporre i grandi oggetti della conoscenza in prospettiva complessa; Essenzialità: ricerca dei nuclei fondamentali delle discipline;
Priorità: maggiore attenzione per una solida acquisizione delle conoscenze e competenze di base, fondamentali per lo sviluppo successivo del sapere e per l’esercizio della cittadinanza;
Traguardi: sistema di verifiche periodiche e sistematiche degli apprendimenti.
Attenzione per le diversità individuali e valorizzazione dei momenti di passaggio.

Al centro delle nuove Indicazioni c’è l’autonomia responsabile delle scuole – ha detto il ministro Francesco Profumo – Le Indicazioni rafforzano l’inclusione scolastica mettendo al centro lo studente e i suoi bisogni. Per questo la nostra scuola fa già tanto: dagli anni ’90 ad oggi siamo passati da meno di 60mila studenti di cittadinanza non italiana ad oltre 700mila“.

“Il metodo partecipativo e corresponsabile utilizzato per elaborare le Indicazioni nazionali – ha dichiarato il sottosegaretario Rossi-Doria – dovrebbe essere la normalemodalità di lavoro per le istituzioni. Le indicazioni sono importanti perché sono un testo ‘non completo’, a doverlo completare sono le scuole, nel lavoro di ogni giorno”.