Valutiamo, quindi siamo?

Valutiamo, quindi siamo?

di Claudia Fanti

Siamo abituati da tanto tempo, troppo, a non venir considerati dal ministero nelle scelte che coinvolgono il nostro lavoro, noi e i nostri alunni, per cui non ci dovremmo stupire più di tanto.

Eppure l’argomento della valutazione non ci può esimere dal commentare, almeno dal commentare. Se non altro, si ha modo di esprimere la contrarietà, la preoccupazione, fors’anche l’avversione per il regolamento sulla valutazione di sistema appena approvato.

Mentre come docenti d’aula (la cui opera è sempre meno nominata e valorizzata dai vari documenti ministeriali, come fosse di irrisoria importanza per i livelli di apprendimento e di tenuta del sistema) ci rendiamo conto di quanto sia preziosa la nostra azione puntuale, attenta alle discipline che insegniamo e contemporaneamente alle dinamiche relazionali delle classi su cui lavoriamo e ai singoli con le loro evoluzioni, la loro crescita fisica, psichica ed emozionale, chi ci governa rema esattamente in direzione opposta producendo materiali documentali poco chiari, complessi, forieri di altre alchimie gerarchiche dentro la scuola.

I docenti impegnati qui e ora cercano risposte nei propri studi individuali e con i colleghi nei momenti istituzionali (che già esistono), ma non solo, alla propria fame di pedagogia e di strategie per giungere a conquistare, sul piano dello studio e della coesione interna alle classi ed esterna, ragazze e ragazzi. Essi quotidianamente sono dinanzi a problematiche che riguardano la vita dei giovani e delle loro famiglie e le devono affrontare senza rimandi e senza indugi allo scopo di predisporre operazioni didattiche, metodologiche, psicologiche con un’estrema tensione al benessere dei singoli e dei gruppi. Essi sanno che l’importante per una qualsivoglia riuscita è far convergere tutte le proprie energie ed esperienze culturali e pedagogiche sulle scelte da compiere giorno per giorno per tamponare, arricchire, sostenere, affiancare i soggetti (non oggetti da “soppesare” con continue ed estenuanti verifiche con voto incorporato)…e cosa viene proposto dal ministero? Un ambaradam di slide e indicazioni per “sostenere” con questionari e istituzioni di commissioni e sottocommissioni il processo di autovalutazione e valutazione di efficacia e di efficienza della scuola nel suo complesso. Un elefantiaco sistema in cui la cosiddetta “comunità” corre il rischio di trovarsi imbrigliata (se non troverà le solite “vie d’uscita” per salvare la baracca) compilando schede, moduli, producendo descrizioni all’interno di griglie predisposte per gli ambiti indicati dal “Regolamento” in un intreccio di “sguardi” di persone interne ed esterne alla scuola “telecomandate” da indicatori di qualità relativi a livelli interni (organizzazione, risorse, strutture, materiali…) ed esterni (svantaggio socio-economico, rapporti col territorio…).

Alcuni insegnanti scrivono in rete proprio per chiedere ascolto, per non soccombere, per provare a razionalizzare l’irrazionale di un Sistema Nazionale di Valutazione così impostato, per rendere noto il disagio, lo stato d’animo, ma sanno che nulla cambierà la direzione intrapresa dagli ultimi due ministeri che in continuità hanno proceduto senza pietà a tagliare e al contempo emanare decreti e circolari contromano che inducono la scuola a essere schizofrenica tra sogno e realtà.

Il sogno è quello di un avanzamento delle future leggi nella direzione di ciò che occorrerebbe a un arricchimento concreto in termini di docenti “nuovi”, numero inferiore di alunni per classe, strumenti tecnologici di supporto, tecnici presenti nella scuola per accorrere celermente in aiuto nel caso di malfunzionamento degli ammennicoli tecnologici, riconoscimento almeno culturale del valore dello studio personale e del tempo che occorre allo stesso per farsi opera nella pratica, tutela della nostra scuola senza sottrazione di anni al suo percorso attuale, aiuto economico a ogni insegnante per l’acquisto di libri, riviste, tecnologie, iscrizione a corsi di formazione sul territorio su libera scelta motivata dai reali interessi del docente, il quale ora è una specie di reietto della società e addirittura deve pietire lo sconto dal libraio di fiducia!

(I docenti della primaria poi non hanno neppure i libri di testo omaggio! Credo che maestre e maestri abbiano mantenuto l’editoria e meriterebbero una medaglia al valor culturale!).

Il sopra scritto elenchino è soltanto un sogno per la scuola italiana! Per altri Paesi invece è la normalità!

La realtà italiana invece è quella che sempre più essa si farà dispendio di energie nel “render conto” all’esterno, come voluto dal regolamento di valutazione, in un continuo raffronto, all’interno e con altre scuole, dei risultati “migliori” (migliori in che senso?)…Il termine “miglioramento” lascia francamente molto perplessi. Il significato che gli si dà pare essere soggettivo anche per chi amministra dall’alto la scuola. E’ comunque soggettivo e imposto da criteri totalmente estranei a ciò che i docenti ritengono essenziali per gli studenti e per la loro vita futura. Le opinioni e le elucubrazioni di esperti che dissertano su ciò che sarà fondamentale per i giovani nel futuro non sono mai concordi, e non potrebbero esserlo d’altronde, proprio per l’imprendibilità del futuro e del suo essere incerto, sorprendente, labile, inimmaginabile ai contemporanei. Infatti si leggono cose che fanno sorridere sugli scenari possibili, ma sono cose che lasciano il tempo che trovano.

L’unico valore certo per un bambino o una bambina, secondo la coscienza dell’insegnante, è che da qualsiasi situazione di partenza si sia trovato/a a dover partire un alunno, debba poi trovare una cura, nel singolo docente e nei colleghi dei team, una cura fatta di totale ascolto, com-prensione attimo per attimo, accoglienza, inclusione…e al contempo debba appropriarsi lentamente nell’interscambio costante nella relazione e nella conversazione dello strumento della parola, della coesione e della coerenza della lingua orale e scritta, per poter dominare gli apprendimenti che deve e dovrà affrontare, per esprimere liberamente il proprio pensiero, per pensare al come pensa, per farsi critico verso insegnanti e sistema, per capire che essere maestri di se stessi è base fondamentale per stare con gli altri, per farsi carico degli altri dopo essersi fatti carico di se stesso, per opporsi costruttivamente alle ingiustizie, per rialacciare i rapporti interrotti o crearne dei nuovi con l’ambiente familiare e quello esterno, per gestire i conflitti in modo via via più consapevole e sereno…Questi “risultati”, che soltanto un occhio, un orecchio e una mente estremamente raffinati possono cogliere, sono impagabili per il futuro, qualsiasi esso sia…altri risultati tanto efficaci e tanto efficienti, non conosco, eppure essi non potranno mai essere valutati da alcun Sistema Nazionale di Valutazione. Anzi paradossalmente tale SNV, per “stare” nel mondo delle sigle che aumentano di numero a dismisura (!), abbasserà di molto i risultati sopra scritti a causa del fatto che gli insegnanti più “sensibili” al volere ministeriale saranno presi nel vortice della rendicontazione, del tutto testare, delle scalette, degli indicatori dei curricoli a cui fare riferimento a causa delle Indicazioni (pure esse da poco in vigore)…atteggiamento professionale che è già evidente dopo che è stato esteso a tutte le scuole il monitoraggio a batteria di test dell’Invalsi, figurarsi i comportamenti futuri! Fra poco sarà una specie di delirio con a capo il Dirigente coadiuvato dall’ennesimo nucleo di docenti a fare la spola tra la classe e l’ufficio di dirigenza lasciando nel panico un collega a sostituirli per “un certo tempo”, magari con un occhio a due classi!

E nel pomeriggio, prevedo l’ennesima serie di riunioni, fogli alla mano, a studiare il documento ministeriale, a decodificare ogni vocabolo, a discutere sul “cosa si intenda per…”, a scegliere i termini da scrivere per “rendicontare” bene e in modo “inequivocabile”, per far bella figura, per non mettere in imbarazzo il dirigente “che, povero, ha tante grane” (verissimo del resto!)…

Cosa resterà del rapporto insegnante/discente? Sempre meno: insegnante con le occhiaie dopo le nottate ad arrovellarsi su cosa scivere nell’ennesima relazione sulla vautazione, discente preoccupato dello stato di salute del proprio ex-prof, divenuto burocrate a tempo pieno.

Relazione tra uso del cellulare e media scolastica

Relazione tra uso del cellulare e media scolastica

di Ruggero Da Ros

In tutte le scuola è iniziato da tempo il secondo quadrimestre e molti studenti stanno affinando le strategie per migliorare la media dei voti del primo periodo, cercando di finire in bellezza l’anno scolastico. Ecco una semplice formula che può aiutarli e che fornisce risultati sicuri perché deriva da dati sperimentali:

“Se uno studente riduce di un terzo il tempo dedicato al cellulare e a internet, aumenta di un voto la sua media scolastica.”

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Questo è quanto emerge da un’indagine fatta alla fine dell’anno scolastico su un intero corso di liceo con circa 300 ragazzi. Le conclusioni sono sorprendenti: in media gli studenti passano 5 ore al giorno con il cellulare o davanti ad un video, con grandi differenze a seconda del rendimento scolastico. Escludendo i 104 minuti dedicati alla televisione, che sembra non incidano sul profitto, chi ha sei di media dedica 5 ore al giorno al cellulare e al computer, contro le sole 2 ore di chi ha la media dell’otto. Sono tre ore che fanno la differenza.

Se guardiamo solo gli sms, quelli con la media del sei spediscono mediamente 100 sms al giorno, contro i soli 25 di quelli che hanno la media dell’otto. Gli studenti più giovani, e più deboli, sono anche quelli che passano più tempo con la tecnologia: 6 ore nelle classi prime  contro 4 nelle quinte. Diversi alunni dei primi anni spediscono più di 200 sms al giorno! Questo tempo sempre crescente dedicato alla tecnologia, e tolto allo studio, potrebbe essere la spiegazione della continua riduzione dei programmi a cui sono costretti i docenti con il passare degli anni e le conoscenze sempre minori di chi accede all’università.

L’indagine è stata svolta chiedendo ai ragazzi di indicare in modo anonimo il tempo dedicato alle varie tecnologie, la media scolastica del primo quadrimestre e quella presunta del secondo. Per semplificare i calcoli sono stati convertiti gli sms in minuti, supponendo che per leggere un messaggio ricevuto, pensare e scriverne la risposta, si impieghi mediamente un minuto.

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E’ interessante notare che l’unico dispositivo che non sembra influenzare la media scolastica è la televisione, forse perché non vincola l’attenzione, oppure perché obsoleta. Il tempo dedicato alle telefonate è poco rispetto alla quantità di messaggi spediti perché tutti gli studenti hanno delle promozioni sugli sms, sono pochi quelli che hanno promozioni sulle chiamate. Anche l’uso di internet è inferiore a quello che ci si aspetterebbe, questo è dovuto al fatto che molti degli studenti oggetto dell’indagine vivono in zone prive della connessione ADSL. Dai dati analizzati risulta inoltre che circa il 5% dei ragazzi sono molto capaci e riescono bene a scuola pur dedicando molto tempo al cellulare e al computer, così come c’è un 5% con una media scolastica molto bassa malgrado li usino pochissimo. Queste sono eccezioni, il 90% degli studenti rientra nella media descritta e per loro vale la formula indicata. Il problema è anche un altro: la maggior parte degli studenti studia con computer o cellulare accesi, in questo modo vengono continuamente distratti dall’attesa o dall’arrivo di una mail o di un sms, perdendo la concentrazione. Durante lo studio questi dispositivi andrebbero assolutamente spenti o allontanati.

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Anche il Consiglio di Stato per l’equiparazione AFAM – Università

Anche il Consiglio di Stato per l’equiparazione AFAM – Università

Il 2013 non poteva aprirsi in modo migliore per la formazione artistica, musicale e coreutica italiana.

Dopo l’entrata in vigore – dal 1° gennaio 2013 – della legge di stabilità 2013 (l. 228/2012), i cui commi 102-107 stabiliscono le equipollenze tra titoli AFAM e titoli universitari, intervengono due sentenze del Consiglio di Stato a confermare l’equiparazione tra il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM) e il sistema universitario, e a rafforzare  – anche a livello giurisprudenziale – le posizioni da sempre sostenute dal CNAFAM, il Coordinamento Nazionale che raggruppa i professionisti del settore artistico, musicale e coreutico italiano.

Ricordiamo innanzitutto i contenuti della legge di stabilità, art. 1, commi da 102 a 107:
1. l’equipollenza dei diplomi accademici di I livello alle lauree universitarie della classe L-3 (Lauree triennali in Discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda);
2. l’equipollenza dei diplomi accademici di II livello alle lauree magistrali universitarie (Lauree quinquennali nella classe LM 45 – Musicologia per Conservatori, Istituti musicali pareggiati e Accademia Nazionale di Danza; classe LM 12 – Design per l’ISIA; classe LM 65 – Scienze dello spettacolo e produzione multimediale per l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica; classe LM 89 – Storia dell’arte, classe LM 12 – Design e classe LM 65 – Scienze dello spettacolo e produzione multimediale per le Accademie di Belle Arti);
3. l’equipollenza dei diplomi di vecchio ordinamento conseguiti anteriormente all’entrata in vigore della legge (e purché congiunti con il diploma di scuola secondaria di II grado) ai diplomi accademici di II livello (e dunque alle lauree magistrali);
4. la messa a regime di tutte le sperimentazioni entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge e l’equipollenza dei titoli sperimentali di I e II livello già conseguiti;
5. i diplomi accademici di II livello (e dunque anche quelli di vecchio ordinamento) costituiranno titolo di accesso per i corsi universitari di specializzazione e di dottorato di ricerca.

La prima sentenza del Consiglio di Stato del 2013 a riguardare il settore AFAM è la n. 58 del 9/1/2013. Essa ribadisce l’obbligatorietà del possesso del diploma di scuola secondaria di II grado ai fini dell’accesso ai corsi di diploma accademico di II livello ad indirizzo didattico per il conseguimento dell’abilitazione, confermando con ciò pienamente la natura di titolo di rango universitario del diploma accademico di II livello.

La seconda sentenza del Consiglio di Stato che tocca direttamente il settore AFAM è la n. 389 del 23/1/2013. Essa ribadisce come l’evoluzione normativa del settore AFAM abbia sancito l’equiparazione della laurea e degli altri titoli di studio universitari ai diplomi e ai titoli di studio rilasciati dalle istituzioni AFAM. In particolare la sentenza riguardava la mancata valutazione di un master di I livello rilasciato da un’accademia di belle arti in una graduatoria per l’insegnamento. Il Consiglio di Stato osserva che già la legge 508/99 ha equiparato le istituzioni AFAM alle università. E, fra i titoli che la legge e i successivi regolamenti consentono a tali istituzioni di rilasciare, vi sono anche i master. Il quadro normativo esistente, dunque, evidenzia la sostanziale equiparazione delle istituzioni AFAM alle università e la altrettanto completa equiparazione dei titoli di studio universitari ai titoli di studio rilasciati dalle istituzioni AFAM, tra i quali sono compresi anche i master.

Il CNAFAM esprime tutta la propria soddisfazione per l’approvazione della legge di stabilità e per le pronunce del Consiglio di Stato. Ricorda di aver da sempre convintamente sostenuto la completa equiparazione dell’AFAM all’Università (si legga il nostro Manifesto programmatico), intervenendo più volte in audizione presso le competenti commissioni di Camera e Senato.

Gradualmente, il CNAFAM sta realizzando tutti gli obiettivi che si era posto alla sua fondazione. E ciò grazie alla sua crescente forza, data dai suoi oltre 2700 aderenti, che ne fanno la principale organizzazione professionale nazionale dei settori artistico, musicale e coreutico italiano.

Il 17 marzo si celebra la Giornata dell’Unità nazionale

da Tecnica della Scuola

Il 17 marzo si celebra la Giornata dell’Unità nazionale
di A.G.
La festa civile, introdotta nel novembre scorso attraverso la Legge n. 222, vuole ricordare l’importanza del giorno di 152 anni fa in cui fu proclamato il Regno d’Italia. Nato per infondere valori di cittadinanza e riaffermare e consolidare l’identità nazionale attraverso la memoria civica, l’evento trova nella Scuola il luogo dove potersi meglio esprimere. La nota del Miur.
Il 17 marzo si celebra la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”: la festa civile, introdotta nel novembre scorso attraverso la Legge n. 222, vuole ricordare l’importanza del giorno di 152 anni fa in cui fu proclamato il Regno d’Italia.
Nato per infondere valori di cittadinanza e riaffermare e consolidare l’identità nazionale attraverso la memoria civica, l’evento trova nella Scuola il luogo dove potersi meglio esprimere. Nei giorni scorsi, infatti, il ministero dell’Istruzione ha fatto sapere che nei giorni a cavallo della giornata dell’Unità Nazionale sono previsti nelle scuole di ogni ordine e grado – a partire dall’anno scolastico in corso – “dall’art. 1, percorsi didattici, momenti di riflessione, iniziative e incontri celebrativi. Iniziative che hanno il fine di far conoscere gli eventi e il significato del Risorgimento, nonché di meditare sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale, alla scelta dell’Inno di Mameli e della bandiera nazionale e all’approvazione della Costituzione, anche alla luce della storia europea. Il comma 2 prevede l’insegnamento dell’Inno di Mameli e dei suoi fondamenti storici e ideali.
La scuola infatti è più di ogni altra istituzione il luogo deputato al consolidamento di radici e principi comuni per la formazione e l’evoluzione dell’unità nazionale”.
Inoltre, il ministro Profumo ha invitato tutte le quasi 10mila scuole italiane “ad organizzare giornate di studio, dibattiti e convegni scientifici. Ma anche occasioni ricreative, aperte alla partecipazione delle famiglie e con l’ambizione di coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini. Tutto questo nel pieno rispetto dell’autonomia didattica e in collaborazione con Enti locali, Associazioni territoriali e Consulte provinciali degli studenti”.
Sempre le scuole sono state inoltre invitate a inviare (alla casella di posta: celebrazioni.17marzo@istruzione.it ) gli eventuali materiali didattici prodotti anche per la ricorrenza del 17 marzo per consentire una condivisione delle esperienze e delle opportunità educative vissute. I materiali saranno pubblicati nella costituita sezione web del portale del ministero dell’Istruzione. “Un archivio virtuale – spiegano dal Miur – in cui conservare la memoria di questa grande emozione comune, per mantenere vivo lo spirito condiviso dell’identità nazionale”.
Tra i non troppo numerosi interventi per ricordare l’importanza della ricorrenza, segnaliamo quello dell’Anief, l’associazione sindacale degli educatori in formazione che in questi giorni ha organizzato una serie di dibattiti, convegni e seminari sulla legislazione scolastica e sul rispetto delle leggi, ad iniziare dalla nostra Costituzione. “Bisogna far capire ai nostri studenti – ha scritto Marcello Pacifico, presidente dell’Anief – come si compone l’architettura istituzionale del nostro Paese, passaggio centrale per comprendere l’importanza dell’identità nazionale e della matrice comune europea. Partendo dalla visione del lavoro come dovere civico di ogni cittadino, non come un’opportunità. Un lavoro che va interpretato come una risorsa per il progresso sociale, civile ed economico della nazione. E non di certo come mero arricchimento personale”.
L’Anief ha inoltre sottolineato come la giornata dell’Unità Nazionale “debba essere considerata anche in un’importante opportunità per l’Italia di migliorare la sua integrazione con l’Europa: nei giorni in cui si sta insediando il nuovo Parlamento, occorre ricordare a tutto coloro che lo andranno ad occupare per la prossima legislatura che un articolo della Costituzione impone ai nostri decisori politici di tenere sempre conto, nell’emanare le leggi, delle norme presenti nel trattato di funzionamento della Comunità Europea e delle direttive comunitarie”.

“Penso al mondo della scuola”: così il nuovo presidente del Senato, Pietro Grasso

da Tecnica della Scuola

“Penso al mondo della scuola”: così il nuovo presidente del Senato, Pietro Grasso
di P.A.
“Penso al mondo della Scuola, nelle cui aule ogni giorno si affaccia il futuro del nostro Paese, e agli insegnanti che fra mille difficoltà si impegnano a formare cittadini attivi e responsabili”
Dopo l’elezione di Laura Boldrini, eletta nelle liste di Sel alle ultime elezioni, alla Presidenza della Camera dei deputati, nella stessa giornata di oggi è stato eletto Piero Grasso alla presidenza del Senato.
Nel suo discorso di insilamento come Presidente del Senato, il neo senatore, eletto nelle liste del Pd in Sicilia, non ha dimenticato la scuola. E per quanto ci riguarda questo appare un buon inizio. E appare un buon inizio anche per i riferimenti che ha fatto: alle aule, dove si forma il futuro del nostro Paese, ma che non si pensa a mettere a norma contro i crolli e i sommovimenti della terra; e agli insegnanti che nelle difficoltà che ogni giorno vivono, anche in termini talvolta di accuse e soprattutto di scarsa riconoscenza e gratifica, si impegnano per formare i cittadini “responsabili”.
Un discorso che fa ben sperare sulle future intenzioni del nuovo Parlamento e che ci auguriamo possano trovare terreno fertile e accoglienza unanime da tutti gli schieramenti, anche perché la scuola non vive di partiti politici ma di didattica e di cultura, di saperi e di conoscenze per formare cittadini consapevole e liberi, soprattutto.
Il discorso intero del presidente Pietro Grasso

L’Inps dà istruzioni applicative sul diritto al congedo obbligatorio e facoltativo del padre

da Tecnica della Scuola

L’Inps dà istruzioni applicative sul diritto al congedo obbligatorio e facoltativo del padre
di L.F.
La circolare Inps n.40 del 15 marzo 2013 dà istruzioni applicative sul diritto al congedo obbligatorio ed il congedo facoltativo, di cui all’articolo 4, comma 24, lettera a), della legge 28 giugno 2012, n. 92, detta legge Fornero
Questi congedi, previsti come detto dalla legge Fornero, sono fruibili dal padre, lavoratore dipendente, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio. Pertanto tale termine resta fissato anche nel caso di parto prematuro, ipotesi nella quale la madre potrebbe invece far slittare il termine di inizio del congedo obbligatorio .
La disciplina normativa, su richiamata, si applica esclusivamente per i parti, adozioni e affidamenti avvenuti a partire dal 1° gennaio 2013, e per alcun motivo può essere usufruita dai chi è diventato papà per esempio nel dicembre 2012. La legge prevede un periodo sperimentale a partire dal primo gennaio 2013, che proseguirà per tutto il 2014 e 2015. Bisogna anche dire per completezza d’informazione che dall’art.1, commi 7 e 8 della su citata legge, si evince che la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della funzione pubblica, ha chiarito che la normativa in questione non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art.1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, sino all’approvazione di apposita normativa che, su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione, individui e definisca gli ambiti, le modalità ed i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche.
Analogamente a quanto disposto per il congedo di maternità obbligatorio, la durata del congedo obbligatorio e del congedo facoltativo del padre non subisce variazioni nei casi di parto plurimo. Quindi questa legge n.92/2012 ha introdotto due nuovi congedi a favore dei padri lavoratori dipendenti, che potranno astenersi dal lavoro per il periodo di un giorno, entro 5 mesi dalla nascita del figlio, e di ulteriori due giorni di astensione continuativi, goduti in sostituzione alla madre, per i quali è riconosciuta un’indennità giornaliera a carico INPS pari al 100% della retribuzione. Come fare per ottenere questo congedo?
Per richiedere e quindi ottenere il congedo per paternità, basta comunicare in forma scritta al dirigente scolastico i giorni scelti per astenersi dall’attività lavorativa, con un preavviso di almeno 15 giorni . Da un’indagine conoscitiva, effettuata in questo primo trimestre 2013, emerge che poco meno del 7% dei neo papà ha scelto di usufruirne di tale normativa. Quali sono i motivi di una così bassa richiesta? Una risposta potrebbe essere la non conoscenza della legge, oppure una concezione troppo tradizionalista della famiglia, dove il congedo per occuparsi dei figli è un qualcosa che riguarda il ruolo di mamma e non quello di papà. Anche la crisi economica, che ha creato molta disoccupazione e le difficoltà attuali esistenti nel mondo del lavoro, potrebbero essere cause della bassissima percentuale di richieste di tale tipologia di congedo. Tornando a parlare di risvolti della legge, dobbiamo dire che il congedo obbligatorio è un giorno fruibile, anche contemporaneamente al congedo di maternità della madre, che ovviamente sia anch’essa lavoratrice. Nella circolare n. 40/2013 dell’Inps è stato precisato che si tratta di un diritto autonomo e, pertanto, aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al congedo obbligatorio. In altre parole, anche se la madre è casalinga il papà ha diritto ad assentarsi per un giorno; e spetta anche se il papà fruisce del congedo di paternità.
Mentre la fruizione del congedo facoltativo, richiesta da parte del padre lavoratore dipendente, ai sensi del secondo periodo dell’articolo 4, comma 24, lettera a) citato, di uno o due giorni, anche continuativi, è condizionata, e quindi legata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre per un numero di giorni pari al numero di giorni fruiti dal padre.
Il dettato normativo configura questa fattispecie non come un diritto autonomo bensì come un diritto derivato da quello della madre lavoratrice dipendente o iscritta alla gestione separata che in tal caso dovrà, ovviamente, trovarsi in astensione dall’attività lavorativa.
Questo congedo facoltativo è fruibile dal padre anche contemporaneamente all’astensione della madre. Si precisa che il congedo facoltativo dovrà essere fruito dal padre comunque entro il quinto mese dalla data di nascita del figlio indipendentemente dal termine ultimo del periodo di astensione obbligatoria spettante alla madre a fronte di una preventiva rinuncia della stessa di un equivalente periodo (uno o due giorni).
Si precisa che il congedo facoltativo spetta anche se la madre, pur avendone diritto, non si avvale del congedo di maternità. É importante sottolineare che il entrambi i congedi possono essere richiesti anche durante il periodo indennizzato per indennità di disoccupazione, quindi potranno fruirne anche i docenti assunti con un contratto a tempo determinato. Concludiamo con il ricordare l’aspetto dei contributi figurativi nel sistema previdenziale. Infatti ai sensi dell’art.2, comma 2, del decreto ministeriale 22.12.2012, al congedo obbligatorio e facoltativo del padre di cui all’art. 4, comma 24, lett.a della legge n.92/2012, si applica la disposizione prevista in materia di congedo di paternità dall’art.30 del D.Lgs.n.151 /2001.
Come è noto, il predetto articolo 30, nel disciplinare il trattamento previdenziale del congedo di paternità di cui all’art.28 del D.lgs.151/2001, rinvia a sua volta all’art. 25 del citato decreto 151, che disciplina il trattamento previdenziale (contributi figurativi ), sia per il periodo di congedo di maternità caduto in corso di rapporto di lavoro ( art.25, comma 1 ) sia per il periodo corrispondente al congedo di maternità trascorso al di fuori del rapporto di lavoro (art.25 comma 2).

Mobilità 2013/2014: quante sedi provinciali si possono scegliere in un’unica domanda?

da Tecnica della Scuola

Mobilità 2013/2014: quante sedi provinciali si possono scegliere in un’unica domanda?
di Lucio Ficara
Per la mobilità verso istituti di istruzione secondaria di II grado ed artistica è possibile richiedere sedi in più province diverse da quelle di titolarità, fino ad un massimo di 15.
Nell’Ordinanza Ministeriale n. 9 del 13 marzo 2013, riguardante gli aspetti applicativi della mobilità del personale scolastico per l’anno scolastico 2013/2014, all’art. 8 si spiegano le disposizioni generali e comuni della domanda di trasferimento e di passaggio di cattedra. In tale articolo si specifica ai commi 1 e 2 la diversa modalità di richiesta delle preferenze, sulla scelta delle sedi, tra scuola statale dell’infanzia, scuola primaria, scuola secondaria di primo grado e scuola secondaria di secondo grado.
È utile sapere che, mentre i docenti di ruolo delle scuole dell’infanzia statali, di scuola primaria, di scuola secondaria di primo grado, titolari di sede o di posto di dotazione organica provinciale, possono chiedere il trasferimento ad altre sedi della provincia di titolarità o a sedi di una sola altra provincia (diversa da quella di titolarità) o congiuntamente per entrambe, invece, come si evince dal comma 2 dell’art. 8, i docenti di ruolo delle scuole ed istituti di istruzione secondaria di II grado ed artistica possono chiedere il trasferimento ad altre sedi nell’ambito della provincia di titolarità o per sedi di più province, presentando un’unica domanda di trasferimento.
Come mai questa differenza nella scelta del numero delle province, tra scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo grado e scuole secondarie di secondo grado? La risposta a questa domanda viene data all’art. 9 comma 7 dell’O.M. n. 9/2013, in cui si spiega che le preferenze esprimibili dai docenti degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado ed artistica possono riferirsi anche a più province, considerata la particolare situazione di alcuni tipi di istituti di istruzione secondaria di II grado ed artistica che non sono presenti in tutte le province del territorio nazionale ovvero sono presenti con un solo istituto o in numero estremamente esiguo di istituti nell’ambito delle varie province.
Bisogna quindi precisare che le preferenze esprimibili, sono in numero non superiore a 20 per le scuole dell’infanzia e primarie, dove si è comunque obbligati a fare domanda o all’interno della provincia di titolarità o per una sola provincia al di fuori di quella di titolarità o ancora congiuntamente per la provincia di titolarità ed un’altra provincia, con le stesse modalità appena espresse si possono esprimere fino a 15 sedi per la scuola secondaria di primo grado, mentre per le scuole secondarie di II grado si può arrivare a esprimere fino a 15 province diverse.
Quindi possiamo concludere dicendo che per la mobilità verso istituti di istruzione secondaria di II grado ed artistica è possibile richiedere sedi di più province diverse da quelle di titolarità, fino ad un massimo di 15, mentre tale possibilità non viene prevista negli altri ordini di istruzione, dove si può al massimo richiedere il trasferimento congiunto nella provincia di titolarità e in un’altra sola provincia a scelta dell’interessato.

A. Crofts, Il fabbricante di sogni

Tra cronaca e letteratura

di Antonio Stanca

croftsHa sessant’anni, vive e lavora a Londra e vi si trova dal 1970, quando aveva diciassette. Si era trasferito dalla provincia inglese dove era nato nel 1953 e dopo aver ricevuto un’istruzione presso il Lancing College. Nella capitale aveva cercato lavoro e poi aveva cominciato a scrivere per giornali e riviste. Scriveva soprattutto di viaggi, di quelli che faceva nei Caraibi, in Estremo Oriente, nel Pacifico Meridionale. Giornalista indipendente, free-lance era stato per  molto tempo e negli ultimi anni del ‘900 aveva cominciato a dedicarsi alla narrativa. Scrittore fantasma, ghost writer si era rivelato nel senso che non sempre il suo nome compariva sulle copertine dei romanzi. Questi trattavano  generalmente di vicende ambientate in paesi sottosviluppati, presso popoli gravemente arretrati, di situazioni individuali e sociali molto sofferte, di persone che vivevano in stato di estremo disagio e non avevano nessuna possibilità di dire, parlare, scrivere del loro caso. Perciò l’autore aveva pensato di fare della loro la voce di molte sue opere, aveva rinunciato ad ascriversi la produzione di queste ed aveva permesso che sulla copertina apparissero altri nomi. Altre volte il suo nome era comparso insieme a quello di altri scrittori. Molto ha scritto, in diversi modi si è presentato, molto successo ha avuto come con il romanzo Vendute del 1992, realizzato insieme alla scrittrice inglese Zana Muhsen e risultato, quell’anno, il più letto in Francia e il più venduto nel mondo.

Altri riconoscimenti in patria e all’estero ha ottenuto questo autore, da alcuni suoi lavori sono stati tratti film di successo o sceneggiature televisive, Andrew Crofts è il suo nome e dai luoghi, dalla gente, dagli ambienti conosciuti durante i lunghi viaggi ha tratto i motivi del suo giornalismo e poi quelli della sua narrativa. In questa spesso è rimasto nell’ombra per dare una voce a chi non ce l’ha e non sa come fare per dire di sé, della sua pena, a volte ha scritto insieme ad altri e a volte si è mostrato da solo, nella sua identità. E’ il caso di un romanzo del 2006 intitolato Il piccolo eroe e recentemente ristampato dalla casa editrice Piemme Bestseller di Milano col titolo Il fabbricante di sogni e con la traduzione di Leonardo Dehò (pp.199, € 9,50).  Come in altre opere anche in questa Crofts si muove tra realtà e invenzione al fine di realizzare  i suoi propositi di giornalista e scrittore, cioè denunciare le sopraffazioni, gli abusi ai quali sono esposte intere popolazioni o fasce di esse che, pur in un mondo moderno, patiscono ancora condizioni di schiavitù. Ne Il fabbricante di sogni ci si trova in Pakistan, Asia Occidentale, e ad essere rappresentati sono i bambini di un villaggio sperduto che vengono sistematicamente venduti ai proprietari di fabbriche di tappeti o mattoni. Questi fanno dei prestiti alle famiglie dei bambini che tanto bisogno hanno di aiuti economici e in cambio usufruiscono senza limite del lavoro dei minori. Un mercato simile avviene nel Pakistan ma uno di quei bambini, Iqbal, è diverso, non sopporta la situazione e fugge. Fugge dalla fabbrica di tappeti dove è costretto a lavorare senza sosta, fugge dalla famiglia che lo ha venduto e s’imbatte nei rappresentanti di un’associazione sorta da alcuni anni nel suo Paese e interessata a tutelare i diritti dei minori, a scoprire e risolvere casi nei quali essi vengono sfruttati. Iqbal diviene amico di chi presiede l’associazione, da questi è protetto, difeso, fatto istruire e trasformato nel simbolo di quell’umanità che si vorrebbe liberare dalle catene della schiavitù. Iqbal parla del problema nelle scuole, nelle piazze, viene invitato a farlo anche all’estero, ottiene dei riconoscimenti dal momento che oltremodo giusta sembra ovunque la sua battaglia a favore di bambini sottratti alla famiglia, alla scuola e utilizzati per produrre con poca spesa. Il bambino, ormai ragazzo, è ovunque ammirato per il suo coraggio, la sua determinazione, nel giro di pochi anni il suo nome è noto in molti posti, diventa quello di un personaggio. Ma basta che rientri a casa per trascorrervi le festività pasquali e una mano anonima pone fine alla sua vita: stava sfidando un sistema che durava da secoli. Tuttavia il suo nome, le speranze, i sogni da lui rappresentati  non finiranno poiché la loro importanza era stata tale da farli rientrare nel pensiero, nella cultura, nella storia del popolo pakistano, da procurare alla figura del ragazzo i caratteri della leggenda, del mito.

Bene è riuscito Crofts ad usare i modi del parlato e ad ottenere significati profondi, estesi, a fare letteratura della cronaca, a tradurre in romanzo un evento, a coinvolgere fin dall’inizio il lettore, a richiamarlo attraverso i sentimenti, le emozioni del protagonista ai principi della giustizia, ai doveri della coscienza, a provare come siano inalterabili, come valgano pur in circostanze disperate.

Sarà il lungo esercizio giornalistico a permettergli di raggiungere con facilità tali risultati!

17 marzo Formazione Commissioni Esami di Stato

La Circolare Ministeriale 19 febbraio 2013, n. 7, relativa alla formazione delle commissioni degli Esami di Stato conclusivi dei corsi di studio d’istruzione secondaria di secondo grado per l’anno scolastico 2012/2013, e la Nota 11 marzo 2013, Prot.1307, prevedono le seguenti scadenze per i relativi adempimenti amministrativi:

Attività

Periodo/Data
  1 Termine per la designazione dei commissari interni da parte dei consigli di classe e delle proposte di configurazione da parte dei Dirigenti Scolastici

 21/2/2013

  2 Termini per la trasmissione, tramite istanza POLIS, delle schede di partecipazione (Modello ES-1)

21/2/2013 – 17/3/2013 (ore 22,00)

  3 Termine ultimo per la presentazione delle schede degli aspiranti ai Rettori (Modello ES-2)

8/3/2013

  4 Termine ultimo per il recapito, dai Dirigenti scolastici agli Uffici Scolastici Regionali, delle proposte di formazione delle commissioni, comprensive dell’indicazione riguardante la componente interna (Modello ES-0)

26/2/2013

  5 Termine ultimo per il recapito delle schede Modello ES-2 dai Rettori delle università e dai Direttori delle istituzioni A.F.A.M. agli Uffici Scolastici Regionali competenti

18/3/2013

  6 Termine ultimo per il recapito, dai Dirigenti scolastici agli Uffici Scolastici regionali, dell’elenco alfabetico riepilogativo degli aspiranti che hanno presentato il modello ES-1, dell’elenco degli esonerati e dei docenti che abbiano omesso di presentare la scheda (con indicazione dei motivi)

30/3/2013

  7 Verifica e convalida delle schede di partecipazione (Modelli ES-1) da parte degli Istituti Scolastici e degli Uffici Provinciali

18/3/2013 – 9/4/2013

 8 Gestione delle proposte per la configurazione delle Commissioni da parte degli Uffici Scolastici Regionali

21/2/2013– 3/4/2013

 9 Gestione delle schede di partecipazione (Modelli ES-2) da parte degli Uffici Scolastici Regionali competenti

21/2/2013– 3/4/2013