Test d’ingresso alle superiori: “violano la Costituzione”

Test d’ingresso alle superiori: Pantaleo, “violano la Costituzione”

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

I test d’ingresso alle superiori sono una evidente violazione della Costituzione.
Siamo di fronte all’ennesimo attacco al diritto all’istruzione che deve essere garantito a tutti. Non si può in alcun modo ostacolare l’accesso alle scuole superiori. Nel nome dell’ideologia e della meritocrazia si punta ad una selezione di classe anche nella scuola dell’obbligo. Bisognerebbe abolire il numero chiuso anche nelle università sostituendolo con serie politiche d’orientamento e di sostegno alle scelte dei percorsi di studio.

Mentre il Paese chiede radicali cambiamenti per garantire più uguaglianza, con simili misure si calpestano perfino i diritti degli studenti di poter scegliere liberamente l’indirizzo di studi. Tutto ciò è ingiusto e genera una pericolosa sottovalutazione della funzione sociale della scuola.

Siamo pronti a intraprendere tutte le iniziative possibili per bloccare la deriva demagogica di alcune scuole.
Il Ministro Profumo intervenga immediatamente per evitare che vengano calpestati i diritti costituzionali.

Contrattazione d´istituto: assegnate le risorse alle scuole

Contrattazione d´istituto: assegnate le risorse alle scuole

Fondi MOF per una somma complessiva di 924.04 milioni di euro

Oggi 19 marzo si è svolta la riunione presso l´Ufficio Bilancio tra Amministrazione e OO.SS. per la firma dell´intesa sull´assegnazione alle Istituzioni Scolastiche del MOF per l´a.s. 2012-13. Il Dott. Filisetti ha lungamente e analiticamente descritto gli aspetti essenziali dell´accordo dopo la stipula definitiva all´ARAN del contratto sugli scatti e l´erogazione del MOF. Si tratta quindi delle cifre che vanno a coprire tutte le attività del MOF per una somma complessiva di 924.04 milioni di euro.

I problemi riscontrati e lungamente dibattuti sono stati ancora quelli relativi alle attività di pratica sportiva e alle aree a rischio. In questo senso era stato chiesto dalle OO.SS. adeguato monitoraggio delle richieste. Per le aree a rischio si è trovato un accordo prevedendo la reiterazione dei criteri già stabiliti e procedendo ad una riduzione in percentuale così come definita in sede ARAN. Per le attività sportive si sta aspettando la conclusione del monitoraggio dei progetti mandati dalle scuole per verificare le possibili ulteriori economie. Rimane inalterata la quota spettante ai coordinatori delle attività sportive in applicazione del CCNL. Le parti, per evitare che le economie possano essere disperse o utilizzate impropriamente hanno concordato di trovarsi entro l´11 aprile per stipulare una ulteriore intesa sulle eventuali economie che si saranno create su tutti gli istituti contrattuali oggetto dell´accordo.

A seguire il Dott. Filisetti ha letto alle OO.SS. la bozza di circolare relativa al pagamento (mancato) delle ferie ai supplenti che riprende l´interpretazione restrittiva data già dalla Funzione Pubblica. Le OO.SS. unanimemente e con le stesse motivazioni hanno considerato la circolare illegittima poiché spinge i dirigenti a disapplicare le norme contrattuali che dovevano cessare nella loro vigenza solo dal 1 settembre 2013.
Ciò determinerà una esplosione dei contenziosi soprattutto in assenza di un quadro politico chiaro di indirizzo. Le OO.SS. si sono impegnate a ritrovare l´Amministrazione su questo tema lunedì prossimo per verificare la possibilità di modifiche e integrazioni alla circolare, anche se sembra evidente che la decisione dell´Amministrazione sia ormai definita.

Scadenza domande di trasferimento e passaggi

Scadenza domande di trasferimento e passaggi per docenti e educativi, 9 aprile.

Personale ATA, 11 giugno. A Castrovillari le scuole ritornano come prima.

 

  Al fine di dare massima informativa fra il personale interessato, il sindacato SAB tramite il segretario generale prof. Francesco Sola, comunica che il MIUR, con O.M. n. 9 del 13/3/2013, di trasmissione del contratto che regola la mobilità del personale scolastico per l’a.s. 2013/14, ha anche stabilito le scadenze di presentazione delle domande di trasferimento e passaggi di cattedra o ruolo per il personale docente e educativo fissando tale termine al 9 aprile 2013.

Per il personale ATA invece tale termine è stato differito per cui, solo per tale categoria di personale scolastico, le domande potranno essere presentate dal 13 maggio all’11 giugno 2013 e non prima in quanto, prima di tali date, non sarà aperta la funzione, anche perché vanno presentate, per la prima volta, on-line.

Con la pubblicazione dell’O.M. e dei relativi bollettini ufficiali dei codici delle varie scuole è stata data esecuzione anche alla sentenza del Consiglio di Stato che aveva annullato il dimensionamento delle scuole dell’obbligo del Comune di Castrovillari, per cui ora a Castrovillari tornano a rivivere le due direzioni didattica, Villaggio Scolastico e SS. Medici, e una sola scuola media, la “E. De Nicola”, e non più tre istituti comprensivi.

Il portale telematico del MIUR ha già recepito tale modifica facendo ritornare i docenti nelle scuole di ex titolarità, quelli della scuola media tutti alla “E. De Nicola”, quelli della scuola dell’infanzia e primaria al Villaggio Scolastico o ai SS. Medici, per cui se vogliono fare domanda di trasferimento devono tener presente la nuova posizione di titolarità al fine di non commettere errori.

Il SAB, come sempre, resta disponibile a fornire informazioni in merito, assistenza e consulenza  tecnica

F.to Prof. Francesco Sola

Segretario Generale SAB

ASSURDO PENALIZZARE STUDENTI PIU’ DEBOLI PER ACCESSO ALLE SUPERIORI

DI GIORGI (PD): “ASSURDO PENALIZZARE STUDENTI PIU’ DEBOLI PER ACCESSO ALLE SUPERIORI, NEGANDO LORO UN FUTURO”

Dichiarazione della senatrice del Pd Rosa Maria Di Giorgi

“Assurdo imporre il numero chiuso per l’accesso alle scuole superiori, si penalizzano ragazzi che potrebbero avere un brillante futuro di studi”.
Rosa Maria Di Giorgi, senatrice del PD, interviene a seguito della notizia che molte scuole secondarie di secondo grado potrebbero imporre test di accesso agli studenti.
“Siamo di fronte a una situazione che – spiega la senatrice fiorentina del PD -, in molti casi per carenza di spazi, in altri per esplicita scelta dei dirigenti scolastici, rischia di negare pari opportunità a giovani che devono avere davanti a loro tutte le possibilità di scelta, per valorizzare le proprie qualità e attitudini. Il successo scolastico non è determinabile meccanicamente e può realizzarsi in momenti temporalmente diversi. Ragazzi con risultati non brillanti nella secondaria di primo grado, frequentemente affermano le proprie peculiarità negli anni successivi”.
“Premiare il merito e la qualità dei risultati – ammette la senatrice Di Giorgi – è importante, ma quando si tratta di ragazzi così giovani, poco più che bambini, il rischio è quello di colpire i più deboli, non consentendo loro di avere gli stessi sbocchi curriculari di compagni più fortunati o precoci. La rigidità di accesso diventerebbe una ‘ghigliottina’ verso chi è in condizioni sociali più deboli, negandogli il diritto allo studio e all’affermazione della persona. In molti casi si lamentano problemi di spazi scolastici ed è su questo che dobbiamo impostare il nostro lavoro, garantendo che le nostre scuole superiori siano in grado far fronte alle richieste di accesso”.

Ricorsi Pettine: altre tre immissioni in ruolo

Ricorsi Pettine: altre tre immissioni in ruolo grazie all’ANIEF

 

Altre tre docenti precarie ottengono l’aspirata immissione in ruolo dalle graduatorie 2009/2011 grazie ai ricorsi patrocinati dall’ANIEF contro le “code della vergogna”. Ancora una volta il nostro sindacato ottiene giustizia in favore dei propri iscritti. MIUR sconfitto dall’azione legale coordinata dagli Avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli e condannato a un totale di 13.800 Euro di spese di giudizio.

 

Il Tribunale di Bologna, con tre sentenze di identico tenore ottenute grazie al sempre preciso intervento del nostro legale sul territorio, Avv. Tiziana Sponga, accoglie totalmente le richieste presentate dall’ANIEF, riconoscendo il pieno diritto di ogni ricorrente all’assunzione in ruolo nel biennio 2009/2011 “in quanto utilmente collocata (come non contestato dalla convenuta) nell’ambito delle graduatorie stilate dal commissario ad acta, con posti successivamente “accantonati” nell’attesa di definizione del contenzioso davanti al Tribunale Amministrativo Regionale, con condanna dell’Amministrazione al riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con i relativi effetti giuridici ed economici”. Ribadendo, come da sempre sostenuto dal nostro sindacato, che ciascun lavoratore “vanta una posizione di diritto soggettivo all’assunzione”, il Giudice accoglie i ricorsi e “condanna il Miur ad emanare tutti gli atti necessari per il riconoscimento del diritto come sopra riconosciuto”.

 

Presso i Tribunali di Benevento e di Brindisi, grazie al determinante intervento sul territorio rispettivamente degli Avvocati Stefano Rossi e Cosima Baccaro, l’ANIEF ottiene il riconoscimento della retrodatazione della nomina di altri tre docenti entrati un ruolo dalle nuove graduatorie 2011/2014; i Giudici hanno pienamente riconosciuto il perdurare dell’interesse alla retrodatazione dell’immissione riconoscendo “che per le assunzioni successive all’1.9.2011 vi era un netto peggioramento delle posizioni stipendiali, circostanza pacifica, nonché di quelle relative ad eventuali domande di trasferimento”.

 

L’ANIEF esprime piena soddisfazione per le continue conferme che quotidianamente pervengono dai tribunali di tutta Italia sulla validità di quanto da sempre rivendicato in favore di migliaia di docenti precari iniquamente collocati “in coda” dal MIUR nel biennio 2009/2011 e ribadisce che la propria azione proseguirà con costanza e sempre rinnovata determinazione in tutte le sedi opportune per veder riconosciuti quei diritti che il MIUR ha voluto negare a totale detrimento del merito e della professionalità acquisita nel corso degli anni.

La facile relazione fra scienze dell’educazione e neuroscienze

La facile relazione fra scienze dell’educazione e neuroscienze

 di Adriana Rumbolo

Le scienze dell’educazione necessitavano dell’era delle neuroscienze che con tecnologie ci avrebbero permesso  di entrare per immagini nel cervello umano  mostrando la sua ricostruzione in un soggetto vivo e non in autopsia

Finalmente accanto all’esperienza, ai percorsi  filosofici, al  buonsenso, agli studi pedagogici e psicologici , al contributo delle varie letterature si aggiungevano le scoperte delle neuroscienze.

Per me soprattutto l’incontro con il “cervello  emotivo” che resistendo al tormentato e inevitabile  incontro natura-cultura aveva finalmente il giusto riconoscimento.

Oggi  posso festeggiare  i 16 anni da quando in una classe mista di venticinque ragazzi annunciai che avrei dato loro delle informazioni sul cervello in generale e in particolare su tutto quello che loro in modo confuso sentivano  e di cui avevano urgenza di parlare e di dargli un nome.

E attraverso il dialogo piano, piano proprio sulle emozioni alle mie informazioni, arrivarono venticinque risposte diverse che diventavano merce di scambio coinvolgendo tutti  in  tanti aspetti della loro vita.

Quando iniziai non  volevo fare della scuola un laboratorio e avevo promesso ai ragazzi che avrei evitato di proposito parole come  patologico, normale, non normale, matto, psicotico, schizofrenico e niente tests.

Mi sembrava opportuno che nella loro prima conoscenza , soprattutto delle  emozioni avessero la mia parola  che ci saremmo serviti solo del dialogo  e solo dopo una maggiore padronanza  degli argomenti trattati potevano affidarmi   i loro pensieri,le loro riflessioni scritte e divulgabili.

Era la prima esperienza  in una scuola pubblica  dove le neuroscienze  diventavano ogni giorno più familiari finche un giorno uno studente di 14 anni esclamò ;”potessi vedere un neurone!”

Poi ancora per dieci anni,  mai un giorno uguale a un altro  dove attraverso i risultati si toccava con mano la bio-diversità

Ma  senza la collaborazione di un  gruppetto di insegnanti pionieri indispensabili  per la riuscita dell’esperimento non avrei potuto fare niente.

Grazie a tutti.

Ma come in tutte le  favole ci volevano anche i soggetti che esercitando una superiorità astratta sostenuta da burocrazia, amministrazione e … a mettere tanti ostacoli.

L’esperienza è oggi profondamente viva ed io rifarei tutto.

L’assente ingiustificato di nome Scuola

da Corriere della Sera

L’assente ingiustificato di nome Scuola

E’ partita il 18 marzo, e proseguirà fino a fine mese, l’iniziativa Assente ingiustificato, una campagna di sensibilizzazione per l’abbattimento delle barriere architettoniche e psicologiche che limitano l’accesso allo mondo della scuola a chi vive con una disabilità. Un’idea promossa da Cittadinanzattiva e dall’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm) e giunta alla nona edizione. Come spiegano gli autori del progetto «L’assente ingiustificato non è solo lo studente che non può entrare a scuola a causa delle barriere, ma anche il contesto-scuola che non partecipa come dovrebbe alla realizzazione di quei percorsi di autonomia personale, affettiva e cognitiva, che “aprono” a ogni individuo la possibilità di vedersi protagonista delle proprie scelte e che hanno proprio nella scuola un fondamentale punto di partenza».

Sono sufficienti pochi dati per comprendere quando ancora si debba fare su questo fronte. Basti pensare che il 9% delle famiglie di alunni con disabilità deve ricorrere alla magistratura per vedersi riconosciuto il diritto a un numero adeguato di ore di sostegno. In media ogni ragazzo può disporre tra le 10 e 13 ore settimanali se si parla di scuola primaria (al Sud la media è di 13,3, al Nord 10,3, al Centro 10,1) e tra le otto e le dieci ore nella scuola secondaria. Poche, ma i responsabili si giustificano con la scarsità dei fondi a disposizione. Benvenuti nell’Italia dei tagli alla scuola e al welfare. La fotografia che restituisce l’indagine condotta dall’Istat sulla popolazione degli allievi disabili in Italia delle scuole primarie e secondarie di primo grado per l’anno scolastico 2011/2012 ci racconta molto di più.

«Nell’anno scolastico 2011-2012» scrivono gli esperti nel rapporto «sono circa 145 mila gli alunni con disabilità. Nella scuola primaria sono circa 81 mila (pari al 2,9% del totale degli studenti italiani), in quella secondaria di primo grado poco più di 63 mila (il 3,5% del totale)». Se si prendono in considerazione gli ultimi dieci anni il numero degli alunni con disabilità è cresciuto dell’1% nelle scuole italiane, ma se si prende in considerazione solo la “fetta” degli alunni con disabilità l’incremento è di oltre il 30%, circa 20 mila alunni con disabilità in più. A conti fatti, quindi, le iniziative come quella portata avanti dalla Uildm stanno sortendo effetti positivi.

Uno di questi effetti sicuramente è quello di vedere integrate – da apprezzare almeno il tentativo -molteplici forme di disabilità. Non solo disabilità motorie o sensoriali, ma anche intellettive. Stando ai dati del rapporto: «le forme di disabilità presenti (nelle scuole n.d.r) sono molte ma il ritardo mentale è quella che raggiunge la percentuale più alta sia nella scuola primaria (36,3%del totale delle persone con disabilità), che nella scuola secondaria inferiore (42,9%). Vi sono poi i problemi legati all’apprendimento (24,9%), all’attenzione (23,3%) e ai disturbi affettivi e relazionali (18,2%)». Prosegue anche l’inclusione delle persone non totalmente autonome: «uno studente con disabilità su cinque risulta non autonomo in almeno una delle attività indagate (autonomia nel mangiare, nello spostarsi e nell’andare in bagno), e un 7,8% non lo è in tutte e tre le attività» stabilisce il rapporto.

Dietro i numeri e le percentuali ovviamente ci sono le persone. Ragazzi con grandi difficoltà che lentamente si inseriscono nella società. Anche grazie alla scuola, su cui, ormai da anni, lo Stato non investe. Anzi, quasi lo considerasse un inutile orpello, opera tagli che colpiscono indiscriminatamente tutti gli studenti. Specie chi necessita di maggior attenzione. Secondo i dati del Ministero dell’istruzione, università e ricerca «si contano poco più di 65 mila insegnanti di sostegno che svolgono attività di tipo didattico con l’80% degli alunni con disabilità». Quindi in media un insegnante ogni due studenti disabili. Oltre il 40% di questi docenti è precario e cambia di anno in anno (circa il 40% dei ragazzi ha un nuovo insegnante di sostegno) lasciando la persona con disabilità un po’ “spaesato” (leggi la storia di Francesco Gallone). La situazione è ancora peggiore se si parla dell’assistente educativo culturale (Aec), la figura professionale specifica per gli alunni con problemi di autonomia pagata dagli enti locali: le ore settimanali a disposizione scendono in media a 9 per i problemi considerati gravi e a 3 per chi ha limitate problematiche di autonomia. Come se queste persone potessero andare in bagno ad intermittenza e non secondo i propri bisogni fisiologici.

Dall’assistenza alle barriere fisiche: una scuola su cinque presenta ancora barriere architettoniche per scale non a norma, una su quattro non dispone di servizi igienici adeguati, metà non ha percorsi interni o esterni totalmente privi di barriere. Se si sommano il numero ridotto di ore di sostegno disponibili e la presenza elevata di impedimenti all’accesso si comprende poi la scarsa partecipazione alle attività extrascolastiche: in media solo 3 ore a fronte di 20/25 ore trascorse in aula alla settimana.

Una scuola ancora più vecchia

da ItaliaOggi

Una scuola ancora più vecchia

Con la riforma Fornero, prof in cattedra altri 5-7 anni. Le proiezioni confermano: si uscirà con il contagocce. Ipotecate le future assunzioni

di Alessandra Ricciardi

Altro che svecchiamento. Con i nuovi requisiti della riforma Fornero, le prossime assunzioni nella scuola saranno fatte con il contagocce e l’età dei docenti italiani, già alta, continuerà a crescere: di almeno 5 anni, anche 7 per le donne. Le proiezioni sui pensionamenti 2013, trapelate in questi giorni, danno il segnale dell’inversione del trend: se lo scorso anno sono andati in pensione in 30 mila, quest’anno non si arriverà neanche alla metà, tra insegnanti, ausiliari, tecnici e amministrativi.

La situazione è destinata a peggiorare dal 2015, quando quasi tutti i dipendenti potranno accedere al trattamento previdenziale con i nuovi requisiti: chi poteva andare in pensione di anzianità con 35 anni di lavoro, dovrà aspettare di aver maturato i 42 anni di contributi, se uomo, o i 41 se donna; a pagare di più saranno le insegnanti interessate alla pensione di vecchiaia: se prima della riforma Fornero bastavano 61 anni di età e 20 di contributi, l’età dovrà essere di almeno 66, che cresce lentamente verso i 67. Come gli uomini, a cui prima servivano 65 anni di età. Insomma, una pesante ipoteca sulle prossime assunzioni: salvo un piano straordinario di investimenti, che svincoli il reclutamento dalla copertura dei posti lasciati disponibili dai pensionamenti, si assumerà poco. Il concorso in atto, con le sue 11 mila immissioni in ruolo, consentirà a tutti i docenti verosimilmente di essere in cattedra già il prossimo settembre, salvo non si decida di assumere sulla metà dei posti disponibili anche dalle graduatorie a esaurimento. Per non parlare del fatto che il dimezzamento dei pensionamenti si rifletterà negativamente anche sui posti disponibili per gli incarichi annuali. Insomma, si è innescata una reazione a catena che renderà molto difficile il ricambio.

L’età media dei docenti italiani è di 50 anni, e nel tempo anche quella dei precari è salita: 39 anni. Insomma, i docenti arrivano in cattedra tardi e vi dovranno restare a lungo. Nel Regno Unito, soltanto il 32% degli insegnanti ha più di 50 anni. In Francia è il 30% e in Spagna il 28%.

É pendente presso al Corte costituzionale un ricorso che potrebbe nell’immediato migliorare la situazione dei pensionamenti attesi per settembre. Si tratta di quanti avevano maturato i requisiti pre Fornero non al 31 dicembre 2011 -limite fissato dalla legge- ma al 31 di agosto 2012: chiedono di tenere conto che nella scuola l’anno di servizio si matura entro agosto e non entro dicembre. Se la Corte dovesse dire di sì, verrebbe loro riaperta la porta del pensionamento e ci sarebbero alcune migliaia di nuove cattedre da poter coprire.

Il ministro uscente dell’istruzione, Francesco Profumo, aveva lanciato l’ipotesi di avviare già quest’anno un nuovo concorso per il 2014, la procedura poi si è arenata per la fine anticipata del governo. Ma forse ha giocato un ruolo anche la previsione di una riduzione progressiva delle uscite che renderebbe oltremodo dispendioso avviare le procedure concorsuale (alle ultime, i candidati sono stati oltre 300 mila) per assumere su poche migliaia di posti.

Per il prossimo governo resta così tutto da districare il nodo di una riforma del reclutamento, con una eventuale revisione delle percentuali di immissioni tra graduatorie concorsuali e graduatorie ad esaurimento, che consenta di aprire a forze fresche senza però tradire le aspettative di quanti, dopo decenni di precariato, aspirano a una stabilizzazione. Gli spazi per agire non sono ampi, le attese del settore invece sì.

Inidonei, un decreto in extremis

da ItaliaOggi

Inidonei, un decreto in extremis

Il passaggio dei docenti nei ruoli ata non sarebbe definitivo

di Franco Bastianini

É in atto l’ennesimo tentativo di definire la posizione giuridica, economica e professionale dei circa quattromila insegnanti che, dichiarati per motivi di salute inidonei a svolgere la funzione docente, sono stati collocati fuori ruolo e utilizzati in altri compiti nelle scuole o negli uffici scolastici territoriali o negli uffici del ministero dell’istruzione.

Quattro sono stati fino ad oggi i tentativi di trovare una soluzione al problema. Il primo era contenuto nella legge n. 289/2002. Il comma 5 dell’art. 35 di tale legge disponeva che i docenti inidonei potevano chiedere di transitare nei ruoli dell’amministrazione scolastica, di altra amministrazione statale o di un ente pubblico. In assenza di domanda e trascorsi cinque anni sarebbero stati soggetti alla risoluzione di autorità del rapporto di lavoro. La disposizione non fu mai applicata. Il secondo tentativo, contenuto nel comma 608 dell’art. 1 della legge n. 296/2006, stabiliva che ai fini di quanto prevedeva il predetto comma 5 dell’art. 35, doveva essere predisposto un apposito piano organico per consentire una mobilità intercompartimentale. Il tentativo non andò in porto sia per la indisponibilità della Funzione Pubblica, che per le resistenze apposte dalle organizzazioni sindacali del pubblico impiego. Il terzo tentativo, posto in essere dal legislatore con la legge n. 244/2007, disponeva l’istituzione di un ruolo speciale ad esaurimento nel quale avrebbero dovuto essere collocati tutti gli inidonei in attesa di mobilità. Del ruolo speciale non se ne è fatto nulla, ma l’annuncio è servito ad allontanare la prospettiva del licenziamento.

Quarto tentativo. Per tentare di dare una soluzione al problema, il legislatore si era affidato all’art. 19 del decreto legge n. 98/2011 il quale disponeva tra l’altro l’inquadramento degli inidonei, previa specifica istanza, esclusivamente nel ruolo degli assistenti amministrativi e tecnici. In assenza dell’istanza era ipotizzato il passaggio obbligatorio nei ruoli del personale amministrativo delle pubbliche amministrazioni. Lettera morta anche il quarto tentativo.

L’ultimo intervento del legislatore, in ordine di tempo, è contenuto nell’art. 14 del decreto legge n. 95/2012 che disponeva il passaggio degli inidonei, entro il 15 settembre 2012, nel ruolo degli amministrativi e tecnici del comparto scuola. Disponeva inoltre che con apposito decreto ministeriale dovevano essere stabiliti i criteri e le procedure per l’attuazione delle predette disposizioni. In assenza del decreto non c’è stato alcun passaggio e gli inidonei stanno continuando a prestare servizio nelle scuole svolgendo i compiti loro assegnati.

Ora c’è un nuovo decreto in preparazione.

Stando ad alcune indiscrezioni, il nuovo decreto manterrebbe in vigore il principio del trasferimento dei docenti inidonei su posti Ata, trasferimento che tuttavia dovrebbe realizzarsi gradualmente sui posti vacanti e disponibili dopo le operazioni di mobilità relative al prossimo anno scolastico. Il trasferimento nel ruolo del personale Ata non farebbe comunque venire meno la possibilità di transitare in altre amministrazioni quando saranno attivate le relative procedure. Verrebbe inoltre consentito agli inidonei, senza una ulteriore visita medica, di essere dispensati dal servizio ed essere collocati a riposo con diritto al trattamento pensionistico.

Incontri formativi sulla legislazione scolastica

Incontri formativi Anief sulla legislazione scolastica: un successo inaspettato

 

Al centro dei quattro incontri svolti in questi giorni, tutti gratuiti e tenuti da relatori qualificati, argomenti di sicuro interesse: Tfs/Tfr, scatti di anzianità, valutazione, precarietà, pensioni, mobilità e concorsi. Ad aprile si replica a Firenze, Modena, Trento, Bolzano, Milano e L’Aquila: potranno partecipare, con esonero dal servizio, docenti, Ata, dirigenti scolastici ed Rsu. Non è necessaria l’iscrizione al sindacato.

 

È davvero lusinghiero il resoconto della prima tornata di seminari formativi tenuti gratuitamente dall’Anief, soggetto qualificato per la formazione del personale della Scuola, sulle ultime novità in tema di legislazione scolastica, nazionale ed europea: oltre cinquecento lavoratori della scuola, anche appartenenti ad altre organizzazioni sindacali, hanno infatti partecipato agli incontri svolti in questi giorni a Cosenza, Potenza, Bisceglie e Lecce.

 

Alle giornate formative si sono presentati docenti, amministrativi, tecnici, ausiliari, Dsga, dirigenti scolastici e Rsu, tutti esonerati dal servizio ai sensi della normativa vigente. I relatori, altamente qualificati, hanno presentato il quadro della situazione relativa alla legislazione contrattuale e giurisprudenziale; per poi affrontare le problematiche e gli innumerevoli risvolti connessi a Tfs/Tfr, scatti di anzianità, valutazione, precarietà, pensioni, mobilità e concorsi.

 

Il successo dei seminari è stato riscontrato, oltre che dall’alta presenza di partecipanti, anche dai tanti consensi ricevuti: durante gli incontri, molti presenti hanno stimolato proficui momenti di dibattito. E in diverse occasioni sono anche emerse le tante incertezze, le difficoltà e i sacrifici economici che il personale della scuola sta subendo ormai da troppi anni.

 

Si tratta di un disagio palpabile – spiega Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, presente a tutti gli incontri formativi – che abbiamo raccolto e che cercheremo sempre di supportare con il nostro operato quotidiano. Abbiamo ricordato, tra l’altro negli stessi giorni in cui l’Italia ha festeggiato l’unità nazionale e la sua Costituzione, che l’Unione Europea, con le sue norme sovranazionali e super partes, rappresenta l’unico baluardo per garantire il rispetto del diritto del lavoro. Come stabilito, a chiare lettere, dall’articolo 1 della nostra Costituzione. Un punto fondamentale per uno Stato moderno, ma che, purtroppo, continua ad essere ignorato da governi nazionali, come l’Italia, tutti concentrati sui loro difficili equilibri economici. Dimenticando, in tal modo, il bene dei loro cittadini”.

 

Il successo ottenuto in questa prima tornata di seminari ha spinto l’Anief ha confermare e arricchire quelli che si svolgeranno nel mese di aprile a Firenze, Modena, Trento, Bolzano, Milano e L’Aquila.

 

Anief conferma quindi la volontà, sempre nell’ottica dell’aggiornamento permanente cui anche il personale della scuola ha diritto, di continuare a porsi come soggetto emanatore di quella certezza giuridica che ha contraddistinto il giovane sindacato sin dalla nascita. Un’opera che la nostra associazione qualificata continuerà ad assolvere, sempre gratuitamente, attraverso corsi formativi di alta qualità e di sicuro interesse, rivolti al personale dipendente e dirigente di ruolo e precario della scuola italiana.

 

Test d’ingresso anche per i licei: “Così avremo gli studenti migliori”

da Repubblica.it

Test d’ingresso anche per i licei: “Così avremo gli studenti migliori”

L’idea di molti presidi alle prese con il boom di iscritti: “Non c’è spazio per tutti”. Ma è polemica: “No al numero chiuso nella scuola dell’obbligo”. La Cgil sul piede di guerra: “È vietato, denunceremo queste iniziative”

di CORRADO ZUNINO

I TEST d’ingresso, che in alcuni casi preludono a un vero e proprio numero chiuso, entrano nelle scuole medie. Alcuni licei, linguistici, istituti tecnici, convitti hanno fissato diverse prove tra gennaio e febbraio (scorsi). Sono scritti di matematica e italiano, inglese e tedesco, di logica e di musica destinati a chi sta frequentando la terza media e con largo anticipo ha già scelto la scuola dove approdare. .
I risultati di questi test serviranno a presidi e rettori delle superiori per fare selezione basandosi sui meriti, le conoscenze e le attitudini. Il test “in età dell’obbligo” è un inedito pericoloso per la scuola pubblica italiana. L’ultimo annuncio è arrivato dall’Istituto tecnico (e liceo delle scienze applicate) Fermi di Mantova.
La preside Cristina Bonaglia, verificata la forte crescita delle iscrizioni on line, ha annunciato: “Siamo oltre i trenta alunni per ognuna delle nostre sei prime, troppi. Faremo come all’università: prova d’ammissione e numero chiuso. Useremo il criterio della meritocrazia, come ha già deciso il consiglio d’istituto. Invito i genitori a non allarmarsi”. Con una circolare, la dirigente del provveditorato provinciale ha chiesto alle famiglie “in eccedenza” di accettare lo spostamento del figlio all’istituto indicato come seconda scelta. A Mantova, però, anche nel pari grado Belfiore le richieste d’iscrizione sono in crescita e il numero delle aule sempre fermo.
Come per l’università, il test per le scuole superiori nasce per esigenze di sopravvivenza – poche classi, troppi alunni -, ma rischia di diventare una discriminazione per quattordicenni in piena evoluzione. Il liceo europeo Altiero Spinelli di Torino propone il test dal 2007. La struttura ha introdotto addirittura la prova selezionante per le medie: in quinta elementare, chi vuole entrare allo Spinelli, si deve sottoporre a test.
Deve conoscere pronomi personali e aggettivi possessivi in almeno due lingue straniere, a dieci anni. La preside Carola Garosci ne parla con rammarico: “Il test setaccio non ci piace per niente, ma dobbiamo farlo. Da anni chiediamo più spazio alla Provincia, condividiamo il palazzo con altre due scuole. L’ultima risposta è stata una circolare: non abbiamo la possibilità di dare a voi né ad altri nuove aule. Con cinque classi e trecento richieste dovremmo stipare sessanta ragazzi per classe e allora abbiamo optato per le prove annunciate sei mesi prima dell’iscrizione. Chi non passa, e quest’anno sono stati centosettanta, farà in tempo a provare altrove. I test si basano sulle competenze dei ragazzi, da noi contano le lingue straniere. Altre scuole, raggiunto il quorum degli studenti ospitabili, lasciano a casa tutti gli altri, a primavera inoltrata. Noi, almeno, diamo un criterio e una logica alla nostra selezione”.
La logica del merito in età adolescenziale. La prova di ingresso non determina solo una graduatoria per l’ammissione, ma, si legge nell’offerta formativa della scuola, “fornisce uno strumento per la formazione delle classi”. Intelligenze omogenee tutte insieme.
Anche il convitto Umberto I, sempre a Torino, ha organizzato il test d’ingresso a gennaio, “per motivare maggiormente i futuri alunni del liceo”. La griglia di correzione consentirà di valutare, testuale dal sito: la capacità di attenersi alle consegne e di concentrazione, la velocità, la conoscenza della lingua italiana e dei rudimenti di quella inglese, le conoscenze logico-matematiche, le capacità di organizzazione del lavoro. Tolti di mezzo i non abili, i primi giorni dei quattordicenni prescelti serviranno a “sdrammatizzare il passaggio dalla scuola media alla scuola superiore allentando la tensione”. Il convitto nazionale di Roma, Vittorio Emanuele II, seleziona con i test. Fra le materie da studiare c’è il cinese e, qui, le attitudini sono necessarie. Così come sono necessarie le inclinazioni per entrare in un liceo musicale, l’unico per il quale il test d’ingresso è previsto da una legge nazionale.
Carmela Palumbo, direttore generale del ministero dell’Istruzione, dice: “I test d’accesso per scremare sono discutibili, ma per ora limitati. Nelle circolari diffuse abbiamo chiesto ai consigli d’istituto di non selezionare sotto il profilo meritocratico, in una scuola e in una classe ci devono essere tutti i livelli di conoscenza”. Alcune scuole (liceo classico D’Azeglio di Torino) affidano l’ingresso in aula degli alunni a un sorteggio. Altre (liceo Virgilio di Roma, sezione internazionale) usano i voti delle scuole medie. Gianna Fracassi, segretaria nazionale della Cgil scuola, attacca: “Siamo pronti a denunciare le scuole che allestiscono test d’ingresso per le prime superiori. Siamo in piena scuola dell’obbligo e ogni criterio meritocratico, qui, è solo un danno per gli alunni”. 

#succedesolonellamiascuola: Twitter svela la scuola

da Tecnica della Scuola

#succedesolonellamiascuola: Twitter svela la scuola
di P.A.
Scuole di tutta Italia unite sotto le bandiere di twitter e della parola d’ordine  #succedesolonellamiascuola per globalizzare, più che le conoscenze, le difficoltà che le tante istituzioni scolastiche italiane vivono ogni giorno, ma raccontate dai ragazzi
Il Messaggero ha aperto alla conoscenza un altro fronte di difficoltà, ma non solo, che riguarda la scuola e in modo particolare l’uso che gli alunni italiani incominciano a fare di twitter, eleggendolo a una sorta di pubblico confessionale per denunciare, ma pure per riderci, dei tic, dei nervosismi e delle idiozie delle nostre istituzioni scolastiche. E allora, bagni senza carta igienica e gessetti da utilizzare in modalità “spending review”, botta e risposta alunni-prof e turni per andare al bagno, bidelli svogliati non meno del compagno di banco, che schiaccia un pisolino durante la lezione senza che nessuno se ne accorga. E poi, ancora, docenti in difficoltà con il pc, paura per le finestre che “si staccano”, ammirazione per i “graffiti” che decorano i corridoi. C’è chi parla della chimera di avere un docente fisso: «Ogni settimana abbiamo un professore di arte diverso»; chi dice che l’insegnante di religione non fa che raccontare storie personali, salvo poi avere «il coraggio di mettere insufficiente»; chi osserva che la «prof di educazione fisica ha la stessa tuta da 50 anni». Ci sono i ragazzi che si cambiano in classe dopo le ore di educazione fisica perché non ci sono spogliatoi. Le classi «a forma di L», delle quali per ovvi motivi viene utilizzata solo una parte; l’acqua marrone che esce dai – pochi – rubinetti funzionanti. E se gli edifici scolastici vengono quasi sempre descritti come inadatti, poco sicuri, freddi o sporchi, non va meglio al personale docente: gli studenti li considerano vittime dei loro discutibili comportamenti. Poche sono le lodi «l’insegnante di inglese ci sa fare», molte le critiche: «ci chiedono di non usare il cellulare in classe ma poi, quando squilla il loro telefonino, rispondono sempre perché è un’emergenza»; «non vogliono che fumiamo, ma il preside va in giro con il sigaro». I tweet si accavallano, si intrecciano, ce ne sono di tutti i tipi: alcuni divertenti, altri dissacranti, altri ancora a dir poco preoccupanti. Quel che è certo, dice il Messaggero, è che, su twitter, gli studenti hanno aperto un varco a chiunque voglia comprendere il loro modo di vivere gli anni della scuola: una scuola che può permettersi di «comprare i registi-tablet ma non di mandarci in gita quest’anno». Ci sono poi i vizi e le tendenze dei giovanissimi, «se non fumi sei uno sfigato», le mode del momento «le ragazze hanno le treccine». Tra i tanti “cinguettii”, sottolinea il quotidiano, quel che emerge è il ritratto di una scuola in crisi e di una generazione complessa: spesso ineducata, ma anche attenta ai dettagli e, tutto sommato, dotata di un discreto senso dell’ironia.

Per il 91% degli studenti la scuola è utile

da Tecnica della Scuola

Per il 91% degli studenti la scuola è utile
Secondo un’indagine dell’Ocse, che si basa sui dati dei test Pisa 2009, e riguarda i quindicenni di 48 Paesi, il 91% degli studenti ritiene che andare a scuola sia utile e l’88% pensa che quello che s’impara possa essere importante per trovare lavoro
E non solo, il 76% pensa che la scuola li prepari per affrontare meglio la vita da adulti e il 74% che li aiuti a trovare la fiducia necessaria in se stessi. L’Ocse precisa che, da Paese a Paese, i risultati cambiano. Ci sono Paesi dove gli studenti apprezzano più le nozioni apprese a scuola, e altri dove si sottolinea più il ruolo di “preparazione alla vita” che la scuola ha. Ma il giudizio è ovunque, largamente positivo, dal Messico alla Tailandia e dall’Indonesia alla Germania. Certo, precisano i ricercatori, è evidente che “i ragazzi che riportano un punteggio alto ai test Pisa tendono a dare giudizi maggiormente positivi sulla scuola rispetto a quelli con punteggi bassi”. Ma ci sono anche altre differenziazioni: per esempio i ragazzi che frequentano scuole efficienti sono maggiormente soddisfatti e fiduciosi, mentre quelli che lamentano lezioni disturbate dagli schiamazzi dei compagni, difficoltà dell’insegnante ad attirare e mantenere l’attenzione degli alunni danno ovviamente giudizi negativi sulla funzione della scuola. Alla fine, quello che conta maggiormente sembra essere decisamente il rapporto di fiducia che s’instaura tra allievo e insegnante: “Gli studenti che hanno un buon rapporto con i professori e che studiano in classi dove vengono incoraggiati verso l’apprendimento pensano che la scuola sia utile, e questo loro atteggiamento positivo migliora ancora di più il clima scolastico”.

I sindacati confermano la competenza delle RSU sull’organizzazione del servizio

da tuttoscuola.com

I sindacati confermano la competenza delle RSU sull’organizzazione del servizio 

Il decreto legislativo 165/2001, riformato dall’ex-ministro Brunetta con il decreto legislativo 150/2009 relativamente alle competenze dell’organizzazione del servizio scolastico, ha diviso per mesi il mondo della scuola. Da una parte i dirigenti scolastici che, vincolati alle nuove norme, hanno avuto la responsabilità di determinare in via esclusiva l’organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro; dall’altra i sindacati che hanno invocato la validità del CCNL che affida tale competenza alla contrattazione integrativa con le RSU.

Sappiamo come è andata tra sentenze incrociate di giudici del lavoro: a volte è prevalso il CCNL, a volte il decreto Brunetta. Fino a quando prima dell’estate 2011 la Funzione Pubblica ha fornito l’interpretazione che è il decreto 150 a prevalere sul CCNL.

Per oltre un anno la disputa sembrava archiviata, ma recentemente si sono registrati segnali di ripresa da parte dei sindacati. Nel preambolo all’Accordo del 13 marzo u.s. sulle RSU nelle istituzioni scolastiche dimensionate, mentre si fa riferimento al decreto legislativo 165/2001, si tace su quello stesso decreto nella parte modificata dal decreto Brunetta, preferendo richiamare il ‘vecchio’ art. 6 del CCNL con le competenze sulle RSU.

È un modo indiretto per rendere attuale – e quindi tuttora valida – la competenza della contrattazione integrativa di istituto (RSU) sull’organizzazione del lavoro scolastico, vanificando l’esclusiva competenza in materia da parte del dirigente scolastico.

È un segnale di ripresa della conflittualità tra RSU e dirigenza scolastica?

Dimensionamento. L’accordo salva tutte le RSU elette l’anno scorso

da tuttoscuola.com

Dimensionamento. L’accordo salva tutte le RSU elette l’anno scorso

Con un accordo integrativo presso l’Aran, il 13 marzo scorso le cinque Organizzazioni sindacali rappresentative del comparto scuola hanno ridefinito e puntualizzato le regole delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) a seguito del ridimensionamento delle istituzioni scolastiche.

Le RSU erano state elette un anno fa nel momento in cui molte istituzioni scolastiche nelle quali avrebbero dovuto esercitare la propria funzione rappresentativa, per effetto della legge 111/2011, si preparavano ad un radicale ridimensionamento. Tra accorpamenti e soppressioni di istituzioni scolastiche, molte RSU rischiavano di decadere prima ancora di cominciare a funzionare.

C’era, quindi, una certa attesa per conoscere quale interpretazione avrebbe dato l’accordo per non vanificare, il più possibile, le elezioni di marzo 2012, riducendo al minimo le eventuali decadenze.

La soluzione adottata consente ai diversi eletti di svolgere il ruolo di rappresentanti nella istituzione in cui si trovano attualmente. L’Accordo prevede, infatti, che “In via transitoria e fino alla scadenza del proprio mandato, la RSU delle istituzioni (ridimensionate) sarà formata da tutti gli eletti delle scuole coinvolte nel dimensionamento, i quali continueranno a svolgere le funzioni di componente RSU esclusivamente nella istituzione scolastica in cui sono in servizio”. 

Salvi tutti gli eletti, dunque, senza decadenza alcuna. Ciò significa che, rispetto alla tradizionale composizione di tre componenti, potranno esserci RSU con un numero superiore o inferiore a tre, a condizione, come prevede l’accordo, che non siano meno di due.

In quel caso si va a nuove elezioni.