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31 gennaio Riorganizzazione MIUR e PNR in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della seduta del 31 gennaio, ha approvato un regolamento per la riorganizzazione del MIUR, in conformità con quanto disposto dal decreto legge in materia di revisione della spesa pubblica (n.95 del 2012)


Regolamento di organizzazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

A seguito della riduzione del 20%, la nuova dotazione organica degli uffici dirigenziali generali viene ridotta da 34 a 27 posti, con una contrazione di n. 7 posti di dirigente di I fascia. La riduzione dei n. 7 uffici dirigenziali generali si realizza attraverso due diverse azioni:

  • la soppressione di n. 3 direzioni generali in seno all’amministrazione centrale, una per ciascun dipartimento;
  • la direzione, da parte di dirigenti non generali, degli Uffici scolatici regionali con una popolazione studentesca inferiore a n. 150.000 unità, e cioè l’Ufficio scolastico regionale per il Molise (42.000 studenti), l’Ufficio scolastico per la Basilicata (84.000 studenti), l’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria (119.000 studenti), l’Ufficio scolastico regionale per il Friuli-Venezia Giulia (145.000 studenti).

Per quanto riguarda gli uffici dirigenziali di livello non generale, la  riduzione della dotazione organica è stata superiore al 20%, a causa di compensazioni orizzontali (operate dal Funzione Pubblica) e verticali (con enti di ricerca), adottate sulla base della direttiva del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione n. 10/2012. Pertanto la nuova dotazione organica degli uffici dirigenziali di livello non generale viene ridotta da 544 posti a 413 posti – di cui 191 dirigenti tecnici e 222 dirigenti amministrativi – con una contrazione di n. 131 uffici.

Relativamente al personale di livello non dirigenziale, per effetto della riduzione della spesa pari al 10% di cui al sopraccitato decreto legge, cui si sono aggiunte compensazioni verticali e orizzontali, la nuova dotazione organica dei posti non dirigenziali passa da 7.034 posti  a 5.978 unità, con una contrazione di 1056 posti corrispondenti ad un risparmio (pari ad euro 34.958.508).
La dotazione organica complessiva del personale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sarà, dunque, complessivamente pari a 6.418 unità:

  • 27 dirigenti di I fascia
  • 413 dirigenti di II fascia
  • 2.490 unità di Area III
  • 3.144 unità di Area II
  • 344 unità di Area I

Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha presentato al Consiglio dei ministri il Piano Nazionale per la Ricerca (PNR) 2014-2020.

Il nuovo PNR, che si vuole trasformare da triennale a settennale (2014-20) per allinearsi con il Programma Quadro europeo Horizon 2020, si pone come obiettivo:

  • rilanciare la ricerca in Italia;
  • avviare Grandi Progetti Nazionali di innovazione;
  • creare nuova occupazione;
  • favorire la crescita dell’autonomia dei nostri ricercatori e il trasferimento non solo di tecnologie e brevetti, ma anche di competenze, all’interno di una cornice Paese.

È il frutto di una consultazione molto ampia portata avanti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, che sta coinvolgendo tutti gli stakeholder maggiori, pubblici e privati, centrali e regionali, raccogliendo finora 2.145 manifestazioni di interesse. Il Programma è il risultato quindi di un grande impegno di ascolto, coordinamento e internazionalizzazione e punta a definire un sostanziale cambio di rotta rispetto alle politiche degli ultimi anni, con l’obiettivo di rimettere il sistema della ricerca al centro dei meccanismi di creazione di ricchezza culturale, sociale ed economica del Paese.
Il Programma identifica un piano d’azione attento alle sfide maggiori che la società contemporanea propone, identificate a livello comunitario, e al tempo stesso frutto di una declinazione nazionale di quelle sfide, che emerge dalla strategia di specializzazione intelligente dei territori. Le sfide individuate sono undici:

  • Scientific and cultural progress;
  • Health, demographic change and wellbeing;
  • European Bio-economy Challenges;
  • Secure, clean and efficient energy;
  • Smart, green and integrated transport;
  • Climate action, resource efficiency and raw materials;
  • Europe in a changing world – inclusive, innovative and reflective societies;
  • Space and astronomy;
  • Secure societies – protecting freedom and security of Europe and its citizens;
  • Restoring, preserving, valuing & managing the European Cultural Heritage, Creativity;
  • Digital Agenda.

Tre sono gli assi prioritari sui quali il Programma si muove: a) lo sviluppo e l’attrazione di capitale umano altamente qualificato, da inserire nel tessuto produttivo del Paese; b) l’identificazione di un numero limitato di importanti progetti tematici (con il corredo delle rispettive infrastrutture) a forte impatto sul benessere dei cittadini; c) la promozione, anche attraverso il trasferimento di conoscenza e competenze, della capacità d’innovare e di competere da parte del sistema delle imprese, in particolare delle piccole e piccolissime.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, prevede di investire circa 900 milioni di euro l’anno (6,3 miliardi in 7 anni) per la realizzazione del Programma. A questi si aggiungeranno le risorse destinate al PNR dagli altri Ministeri o Enti finanziatori.
Entro 60 giorni dall’approvazione del PNR da parte del CIPE, verranno costituiti dei Comitati di Programma (CP) specifici per ciascuna linea di intervento, formati da rappresentanti dei principali enti pubblici e privati partecipanti a quell’intervento, in primo luogo le Regioni, che ne definiranno linee guida e programmi.

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Programma Nazionale per la Ricerca presentato in Cdm

(Roma, 4 febbraio 2014) Il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, ha presentato in Consiglio dei Ministri il Programma Nazionale della Ricerca. Rilanciare la ricerca in Italia, avviare Grandi Progetti Nazionali di innovazione, creare nuova occupazione, favorire la crescita dell’autonomia dei nostri ricercatori e il trasferimento non solo di tecnologie e brevetti, ma anche di competenze, all’interno di una cornice Paese. Sono alcuni dei grandi obiettivi del Pnr. La durata del Programma nazionale verrà estesa da 3 a 7 anni per allineare l’Italia con il Programma Quadro europeo Horizon 2020. L’investimento complessivo del Miur è di 6,3 miliardi di euro su 7 anni, 900 milioni all’anno.

Un finanziamento che crescerà attraverso la collaborazione con gli altri partner istituzionali interessati. “Per la prima volta – ha spiegato Carrozza – tutti i Ministeri si coordineranno per dare vita al Programma”. Si sovrappongono a quelli di Horizon 2020 anche gli 11 temi identificati nel Piano Nazionale: dal progresso scientifico alla salute, dalla bioeconomia al clima, dallo spazio e l’astronomia all’agenda digitale.

“L’obiettivo – ha aggiunto il Ministro – è rilanciare la ricerca italiana e darle la capacità di attrarre capitale umano qualificato, al quale poter offrire la prospettiva di una pianificazione settennale”. Il Pnr, ha sottolineato il Ministro, nasce dalla consultazione molto ampia degli stakeholder interessati, realizzata in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico. Sono già oltre duemila le manifestazioni di interesse arrivate dalle istituzioni e dai privati consultati. Entro 60 giorni dall’approvazione del Pnr da parte del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) verranno costituiti dei Comitati di Programma specifici per ciascuna linea di intervento.

Ricerca: Carrozza presenta PNR in Consiglio dei Ministri
Dal Miur investimenti per 900 milioni l’anno

(Roma, 31 gennaio 2014) Rilanciare la ricerca in Italia, avviare Grandi Progetti Nazionali di innovazione, creare nuova occupazione, favorire la crescita dell’autonomia dei nostri ricercatori e il trasferimento non solo di tecnologie e brevetti, ma anche di competenze, all’interno di una cornice Paese.

Sono alcuni degli obiettivi del nuovo Programma Nazionale per la Ricerca (PNR), che è stato illustrato oggi in Consiglio dei Ministri dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza.
Il nuovo PNR, che si vuole trasformare da triennale a settennale (2014-20) per allinearsi con il Programma Quadro europeo Horizon 2020, è il frutto di una consultazione molto ampia portata avanti dal MIUR in collaborazione con il MISE, che sta coinvolgendo tutti gli stakeholder maggiori, pubblici e privati, centrali e regionali, raccogliendo finora 2.145 manifestazioni di interesse. Il Programma è il risultato quindi di un grande impegno di ascolto, coordinamento e internazionalizzazione e punta a definire un sostanziale cambio di rotta rispetto alle politiche degli ultimi anni, con l’obiettivo di rimettere il sistema della ricerca al centro dei meccanismi di creazione di ricchezza culturale, sociale ed economica del Paese.
Il Programma identifica un piano d’azione attento alle sfide maggiori che la società contemporanea propone, identificate a livello comunitario, e al tempo stesso frutto di una declinazione nazionale di quelle sfide, che emerge dalla strategia di specializzazione intelligente dei territori. Le sfide individuate sono 11:

  • Scientific and cultural progress
  • Health, demographic change and wellbeing
  • European Bio-economy Challenges
  • Secure, clean and efficient energy
  • Smart, green and integrated transport
  • Climate action, resource efficiency and raw materials
  • Europe in a changing world – inclusive, innovative and reflective societies
  • Space and astronomy
  • Secure societies – protecting freedom and security of Europe and its citizens
  • Restoring, preserving, valuing & managing the European Cultural Heritage, Creativity
  • Digital Agenda

Tre sono gli assi prioritari sui quali il Programma si muove: a) lo sviluppo e l’attrazione di capitale umano altamente qualificato, da inserire nel tessuto produttivo del Paese; b) l’identificazione di un numero limitato di importanti progetti tematici (con il corredo delle rispettive infrastrutture) a forte impatto sul benessere dei cittadini; c) la promozione, anche attraverso il trasferimento di conoscenza e competenze, della capacità d’innovare e di competere da parte del sistema delle imprese, in particolare delle piccole e piccolissime.

Il MIUR prevede di investire circa 900 milioni di euro l’anno (6,3 miliardi in 7 anni) per la realizzazione del Programma. A questi si aggiungeranno le risorse destinate al PNR dagli altri Ministeri o Enti finanziatori.

Entro 60 giorni dall’approvazione del PNR da parte del CIPE, verranno costituiti dei Comitati di Programma (CP) specifici per ciascuna linea di intervento, formati da rappresentanti dei principali enti pubblici e privati partecipanti a quell’intervento, in primo luogo le Regioni, che ne definiranno linee guida e programmi.

30 gennaio Banda larga in Italia

Il 30 gennaio viene presentato a Palazzo Chigi, il rapporto “Raggiungere gli obbiettivi Europei 2020 della banda larga in Italia: prospettive e sfide”. Il rapporto è stato illustrato dal commissario di Governo per l’Agenda Digitale, Francesco Caio, da Gérard Pogorel, professore emerito dell’Università ParisTech di Parigi e da Scott Marcus, già advisor della Federal Communication Commission.

Gli obiettivi europei per il 2020 prevedono:

  • Banda larga veloce (30 Mbps) per tutti;
  • Banda larga ultraveloce (100 Mbps) per il 50% degli utenti domestici.

L’Italia accelera sulla banda larga di nuova generazione: in tre anni la nuova rete raggiungerà il 50% della popolazione

Decisivo per il raggiungimento degli obiettivi UE 2020 un ruolo attivo del Governo per il monitoraggio dei piani degli operatori e l’uso dei fondi Strutturali Europei

I piani analizzati giustificano un cauto ottimismo sullo sviluppo e penetrazione della banda larga e ultra larga in Italia. Gli operatori hanno piani concreti per raggiungere l’obiettivo di copertura del 50% circa della popolazione con tecnologia FTTCab/VDSL2 entro il 2017 circa. A differenza di piani annunciati in passato quelli esaminati sono già in attuazione. Date le caratteristiche favorevoli della rete italiana (struttura della rete con sub-loop in rame corti, 300 m in media), i piani prevedono di erogare una banda superiore ai 30 Mbps, in linea con i requisiti degli obiettivi DAE per la larga banda. Rimangono sfide realizzative e regolatorie che debbono essere prontamente affrontate e risolte.

Aspetti critici da risolvere per raggiungere gli obiettivi DAE

Non vi sono piani operativi di dettaglio per superare il 50% della copertura delle linee con servizi a banda larga e ultra larga, anche se alcuni gestori hanno piani preliminari per raggiungere il 70% al 2020.
L’Obiettivo 3 DAE (50% penetrazione 100Mbps al 2020) è una combinazione di sviluppo di piani realizzativi e crescita della domanda. I piani degli operatori attualmente non prendono servizi a 100Mbps. Se i piani FTTCab illustrati saranno realizzati secondo quanto previsto, è ragionevole ipotizzare che nelle aree a più alta densità la banda disponibile possa raggiungere i 60-70 Mbps circa. Il raggiungimento di questo obiettivo richiederà iniziative e monitoraggio anche sul fronte della domanda .

In assenza di un forte, sostenuto e continuo impegno del Governo italiano, gli obiettivi DAE non saranno completamente raggiunti. Pertanto si raccomanda che il Governo affronti questi punti aperti, nel rispetto delle sue responsabilità istituzionali, e nel rispetto delle competenze e indipendenza dell’EU e delle Autorità di Regolamentazione (AGCOM e Antitrust).

Si raccomandano le seguenti azioni:

  • Monitoraggio dei piani degli operatori, degli investimenti messi in campo e della copertura raggiunta anche per eventuali interventi correttivi
  • Utilizzo dei Fondi Strutturali EU per assicurare a tutta la popolazione l’accesso alla rete a 30 Mbps entro il 2020 considerando un approccio bilanciato tra risorse infrastrutturali fisse, mobili, fisse wireless e anche satellitari. A questo fine si raccomanda lo sviluppo di un Piano Nazionale che in coordinamento con le Regioni permetta di avere l’accesso a questi fondi.
  • Misure per ottimizzare gli investimenti, comprese la promozione della condivisione di investimenti infrastrutturali nel rispetto delle norme per gli aiuti di Stato e della concorrenza, fissati dalla EU, e iniziative per aumentare la disponibilità di spettro radio e l’efficienza del suo impiego
  • Misure per intervenire sul ritardo della domanda per i servizi a banda larga in Italia, considerando i programmi di alfabetizzazione digitale dell’Agenda Digitale Italiana.

Allegati

28 gennaio Pensioni Scuola alla Camera

Il 28 gennaio la 7a Commissione della Camera esprime parere favorevole con condizione sul nuovo testo unificato (C. 249 Ghizzoni e C. 1186 Marzana) di modifica della normativa in materia di requisiti di accesso al trattamento pensionistico per il personale della scuola

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

  La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
esaminato il nuovo testo unificato delle proposte di legge C. 249 Ghizzoni e abbinata, recante modifica all’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di requisiti di accesso al trattamento pensionistico per il personale della scuola;
viste le modifiche apportate al testo su cui già la Commissione si era espressa favorevolmente;
esprime

PARERE FAVOREVOLE

con la seguente condizione:
la Commissione di merito chiarisca che tutte le domande pervenute entro il 31 maggio 2014 sono prese in considerazione dall’INPS prima di procedere alla definizione di un elenco numerico, sulla base di un criterio progressivo risultante dalla somma dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva fino al raggiungimento del limite di 4000 soggetti.

28 gennaio Blocco restituzione scatti

Il 28 gennaio, alle ore 11.30, nella sede del Miur di Viale Trastevere, si svolge l’incontro tra il ministro Carrozza e i sindacati con all’odg: “Posizioni stipendiali e relativi incrementi economici del personale della scuola”.

Miur, il Ministro Carrozza ha incontrato i sindacati della scuola

(Roma, 28 gennaio 2014) Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, ha incontrato questa mattina i sindacati della scuola presso la sede del Miur in Viale Trastevere.
Fra gli argomenti al centro dell’incontro, il piano triennale di assunzioni del personale previsto dal decreto ‘L’Istruzione riparte’, lo stato dell’arte delle norme attuative del decreto stesso, la questione degli scatti degli insegnanti.

Il Ministro ha annunciato che la prima tranche del piano triennale prevede oltre 18.000 assunzioni in ruolo, fra docenti, posti di sostegno e Ata (Ausiliari, tecnici e amministrativi). Carrozza ha poi ribadito il forte impegno profuso dal governo sulla questione degli scatti del personale docente attraverso il decreto approvato lo scorso 17 gennaio in Consiglio dei Ministri. Dal governo, ha detto il Ministro, “è arrivato un segnale di attenzione importante”. Prosegue, poi, in un clima di collaborazione con le altre amministrazioni, il lavoro per dare applicazione al decreto Scuola.

Il 22 gennaio si svolge nella 7a Commissione del Senato l’audizione del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sugli automatismi stipendiali del personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA)

Il ministro Maria Chiara CARROZZA si sofferma anzitutto sulla normativa che, in passato, ha assicurato una progressione stipendiale automatica collegata all’anzianità di servizio a quasi tutto il personale statale, ricordando che tale progressione fu soppressa alla fine degli anni Novanta per molti comparti ma non nella scuola, la quale fu lasciata in attesa di una diversa progressione di carriera, legata alla valutazione, che tuttavia non è stata ancora introdotta.

Il Ministro rammenta altresì che la progressione stipendiale automatica del personale scolastico è appannaggio solo di quello di ruolo e degli incaricati di religione, atteso che il personale precario non gode di detti incrementi se non all’atto dell’eventuale immissione in ruolo, quando è oggetto di un provvedimento di ricostruzione della carriera con il quale è riconosciuta anche l’anzianità di servizio maturata durante il precariato.

Dopo aver dato conto degli incrementi mensili lordi dovuti all’anzianità di servizio dei docenti e del personale ATA, il Ministro evidenzia che il comma 1 dell’articolo 9 del decreto-legge n. 78 del 2010 ha disposto il blocco degli stipendi del personale pubblico per gli anni 2011, 2012 e 2013, ora esteso al 2014 dal decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2013.

Il successivo comma 23 del medesimo 9 del decreto-legge n. 78 ha altresì previsto la non utilità degli anni 2010, 2011 e 2012 ai fini della progressione stipendiale del personale scolastico e il predetto decreto n. 122 ha esteso tali disposizioni al 2013. L’articolo 8, comma 14, del decreto-legge n. 78, consentiva però di recuperare l’utilità degli anni 2010, 2011, 2012 e 2013 ai fini della progressione economica, a tal fine utilizzando fra l’altro una quota del 30 per cento derivante dai risparmi sulla scuola, che doveva essere reinvestita nel comparto. In effetti, riferisce il Ministro, l’utilità dell’anno 2010 è stata recuperata utilizzando le risorse del predetto 30 per cento. Analogamente, ma solo in parte, è accaduto per l’anno 2011, quando 31 milioni sono stati prelevati dal 30 per cento e 350 milioni sono stati invece recuperati diminuendo la retribuzione accessoria del personale scolastico e le prestazioni aggiuntive per gli alunni (di cui al Fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa).

Quanto al 2012, il Ministro dà conto che la maggior parte delle organizzazioni sindacali ha chiesto di poter recuperare i relativi scatti mediante un’ulteriore riduzione della retribuzione accessoria. In previsione di ciò, è stata diminuita la somma destinata alla contrattazione collettiva nazionale integrativa, sicchè le scuole hanno ricevuto solo 521 milioni nell’anno scolastico 2013-2014 per le attività aggiuntive a favore degli alunni, su un totale di 984 milioni disponibili.

Soffermandosi indi sul blocco per il 2013, il Ministro ribadisce che esso è stato disposto dal decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre 2013, n. 122, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 ottobre, e pertanto dopo che circa 50.000 dipendenti avevano già percepito l’incremento da 10 mesi e avrebbero dovuto quindi restituirlo.

Affinché i dipendenti non avessero una riduzione stipendiale in conseguenza della restituzione degli incrementi già percepiti, il Consiglio dei ministri ha recentemente approvato un decreto-legge che blocca la restituzione delle somme, rimanda ad una sessione negoziale il riconoscimento dell’anzianità maturata nel 2012 e prevede espressamente la maturazione degli scatti relativi al 2014.

Circa la copertura prevista, a carico dei fondi per il miglioramento dell’offerta formativa, il Ministro ricorda che si tratta di risorse comunque destinate alla retribuzione del personale scolastico, prevalentemente per lo svolgimento di attività aggiuntive, come corsi di recupero, incarichi specifici, progetti di pratica sportiva, sostituzione di colleghi assenti o progetti nelle aree a forte rischio sociale. A favore di tali attività erano complessivamente previsti, per l’anno scolastico 2010-2011, circa 1,5 miliardi di euro, poi diminuiti in proporzione alla riduzione del personale in servizio, ulteriormente decurtati dalla legge di stabilità 2013 ed infine parzialmente utilizzati per recuperare il blocco degli scatti 2011. Per l’anno scolastico 2013-2014 il Fondo ammontava pertanto a 984 milioni, anche se al termine della sessione negoziale per il recupero degli scatti 2012 detta cifra si ridurrà ulteriormente. Il Ministro conferma peraltro che, di detti 984 milioni di euro, alle scuole sono stati finora assegnati 521 milioni, a seguito dell’accantonamento di 463 milioni in attesa della conclusione della predetta sessione negoziale.

Dopo aver dato conto delle procedure di gestione del Fondo per l’offerta formativa, il Ministro si avvia alla conclusione sottolineando l’importanza degli scatti per il settore della scuola. Assicura perciò il proprio impegno per lo sblocco del contratto, che attualmente rappresenta l’unico strumento di miglioramento retributivo del comparto. Ritiene tuttavia doveroso superare l’attuale progressione basata solo sull’anzianità, introducendo anche altri tipi di meccanismi. Comunica peraltro, che allo stato, il Ministero non dispone di risorse libere da poter impegnare per tali finalità e pertanto può utilizzare solo fondi destinati ad altre funzioni fondamentali. Pur avendo avviato un attento procedimento di spendig review interno che comporta una precisa analisi di tutte le spese del Ministero, ivi compresa la definizione del costo standard per studente, al momento le risorse del Ministero risultano completamente vincolate.

Assicura comunque la sua disponibilità a partecipare nuovamente ai lavori della Commissione, augurandosi che l’odierno atto di trasparenza sia stato comunque utile ai fini di una riflessione sullo status dei docenti e più in generale sul personale scolastico.

Il Consiglio dei ministri, nel corso della seduta del 17 gennaio, approva un decreto legge in materia di retribuzioni per il personale della Scuola

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Presidente, Enrico Letta, e dei ministri dell’Istruzione università e ricerca, Maria Chiara Carrozza, dell’Economia e Finanze, Fabrizio Saccomanni, e della Pubblica amministrazione e Semplificazione, Gianpiero D’Alia, un decreto legge in materia di retribuzioni per il personale della Scuola che demanda ad un’apposita Sessione negoziale avviata dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il riconoscimento dell’anno 2012 ai fini della progressione stipendiale del personale della Scuola (docente, educativo ed ATA). Nelle more della conclusione della sessione al personale interessato verrà mantenuto il trattamento economico corrisposto nell’anno 2013. La procedura negoziale per il recupero dei mancati scatti è stata già utilizzata per gli anni precedenti al 2012 e viene finanziata con risparmi e risorse rinvenienti dal settore scolastico senza alcun onere aggiuntivo per il bilancio dello Stato. Il decreto prevede altresì, come già annunciato, che non venga comunque effettuata alcuna azione di recupero delle somme attribuite al personale della Scuola per progressioni stipendiali nell’anno 2013. Viene inoltre prevista, per l’anno 2014, la non applicazione al personale della Scuola, con riferimento alle progressioni stipendiali correlate all’anzianità di servizio, del limite ai trattamenti economici individuali introdotto dall’art. 9, comma 1, del decreto legge n. 78 del 2010, nella considerazione che, a legislazione vigente, la predetta annualità per il comparto scuola è già utile ai fini delle progressioni stipendiali.

Di seguito il comunicato di Palazzo Chigi del 13 gennaio:

Con lo stipendio ordinario di gennaio è stata data applicazione al Dpr 122/2013 con blocco degli scatti di anzianità dal 2013 e recupero degli eventuali debiti per un importo massimo mensile di 150 euro lordi.
Come da disposizioni concordate tra il ministero dell’Economia e delle Finanze e dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è sospesa l’attività di recupero e l’importo di 150 euro lordi verrà rimborsato con esigibilità contestuale a quella dello stipendio ordinario in pagamento nel mese di gennaio 2014.
Per quanto riguarda il 2014, il pagamento degli scatti potrà essere assicurato a seguito delle decisioni che verranno assunte nel prossimo Consiglio dei ministri per gli insegnanti che ne abbiano beneficiato nell’anno 2013.

Al riguardo sul portale NoiPA viene pubblicata la seguente nota:

“Stipendi della scuola – Sospensione recupero debiti per blocco scatti di anzianità 2013
Con lo stipendio ordinario di gennaio è stata data applicazione al dPR 122/2013 con blocco degli scatti di anzianità dal 2013 e recupero degli eventuali debiti per un importo massimo mensile di 150 euro lordi.
Come da disposizioni concordate tra il MEF e il MIUR, è sospesa l’attività di recupero e l’importo di 150 euro lordi verrà rimborsato con esigibilità contestuale a quella dello stipendio ordinario in pagamento nel mese di gennaio 2014.
Ulteriori emissioni straordinarie potranno essere effettuate in attuazione delle decisioni che verranno assunte in sede governativa in ordine al riconoscimento degli scatti di anzianità ai lavoratori che ne abbiano beneficiato nell’anno 2013″.

L’8 gennaio, nel corso di una riunione a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Enrico Letta, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, e il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, si è deciso che gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro percepiti nel 2013 derivanti dalla questione del blocco degli scatti.

10 gennaio Relazione programmatica partecipazione Italia all’UE 2014

Nel corso della seduta del 10 gennaio, il Ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, ha illustrato al Consiglio dei Ministri le linee direttrici della Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2014, prevista dalla legge n. 234 del 2012, che il Governo presenta ogni anno al Parlamento.

La relazione indica gli orientamenti e le priorità che il Governo intende perseguire nell’anno successivo con riferimento agli sviluppi del processo di integrazione europea, ai profili istituzionali e a ciascuna politica dell’Unione europea, gli orientamenti che il Governo ha assunto o intende assumere, le strategie di comunicazione in merito all’attività dell’Unione europea ed alla partecipazione italiana.

In particolare il punto 2.6 della Relazione indica gli obiettivi per “Istruzione e formazione, gioventù e sport”.
L’Italia intende valorizzare:
– la mobilità europea ed internazionale di studenti e docenti
– la prevenzione e il contrasto all’abbandono e alla dispersione scolastica
– l’integrazione tra i sistemi di istruzione/formazione e il mercato del lavoro
– il rafforzamento dei diritti dei giovani attraverso i processi di interazione e di Youth empowerment
– la promozione dello sport come strumento di conoscenza, inclusione sociale, dialogo e fratellanza