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31 dicembre Messaggio di fine anno

Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

 

Palazzo del Quirinale, 31/12/2015

Buonasera,
un saluto molto cordiale a quanti mi ascoltano e gli auguri migliori, altrettanto cordiali, a tutte le italiane e a tutti gli italiani, in patria e all’estero; e a coloro che si trovano in Italia e che amano il nostro Paese. A tutti un buon 2016.

L’anno che sta per concludersi ha recato molte novità intorno a noi: alcune positive, altre di segno negativo.

Questa sera non ripeterò le considerazioni che ho fatto, giorni fa, incontrando gli ambasciatori degli altri Paesi in Italia sulla politica internazionale, e neppure quelle svolte con i rappresentanti delle nostre istituzioni.

Stasera vorrei dedicare questi minuti con voi alle principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno.

Il lavoro anzitutto.

L’occupazione è tornata a crescere.

Ma questo dato positivo, che pure dà fiducia, l’uscita dalla recessione economica e la ripresa non pongono ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante persone e di tante famiglie.

Il lavoro manca ancora a troppi dei nostri giovani.

Sono giovani che si sono preparati, hanno studiato, posseggono talenti e capacità e vorrebbero contribuire alla crescita del nostro Paese. Ma non possono programmare il proprio futuro con la serenità necessaria.

Accanto a loro penso a tante persone, quarantenni e cinquantenni, che il lavoro lo hanno perduto, che faticano a trovarne un altro e che vivono con la preoccupazione dell’avvenire della propria famiglia.

Penso all’insufficiente occupazione femminile.

Il lavoro manca soprattutto nel Mezzogiorno. Si tratta di una questione nazionale. Senza una crescita del Meridione, l’intero Paese resterà indietro.

Le diseguaglianze rendono più fragile l’economia e le discriminazioni aumentano le sofferenze di chi è in difficoltà.

Come altrove, anche nel nostro Paese i giovani che provengono da alcuni ambienti sociali o da alcune regioni hanno più opportunità: dobbiamo diventare un Paese meno ingessato e con maggiore mobilità sociale.

Il lavoro e la società sono al centro di un grande processo di cambiamento.

L’innovazione è una sfida che riguarda tutti. La competizione richiede qualità, creatività, investimenti. Impresa privata e settore pubblico, in particolare scuola, università e ricerca, devono operare d’intesa.

La condizione economica dell’Italia va migliorando: questo va sottolineato.

Anche le prospettive per il 2016 appaiono favorevoli.

Senza dimenticare l’azione svolta dalle istituzioni, va detto – e tengo a dirlo – che moltissimi nostri concittadini hanno operato con impegno e con senso di responsabilità, in settori diversi e con compiti differenti. Hanno contribuito in questo modo, malgrado la crisi, a tenere in piedi l’economia italiana.

A tutti loro desidero render merito ed esprimere grande riconoscenza.

Così come intendo inviare un messaggio di sostegno e di speranza alle famiglie particolarmente in affanno: non vanno lasciate sole, e chiedo l’impegno di tutti perché le difficoltà si riducano e vengano superate.

Un elemento che ostacola le prospettive di crescita è rappresentato dall’evasione fiscale.

Secondo uno studio, recentissimo, di pochi giorni fa, di Confindustria, nel 2015 l’evasione fiscale e contributiva in Italia ammonta a 122 miliardi di euro. 122 miliardi! Vuol dire 7 punti e mezzo di PIL. Lo stesso studio calcola che anche soltanto dimezzando l’evasione si potrebbero creare oltre trecentomila posti di lavoro: gli evasori danneggiano la comunità nazionale e danneggiano i cittadini onesti. Le tasse e le imposte sarebbero decisamente più basse se tutti le pagassero.

In questi giorni avvertiamo allarme per l’inquinamento, specialmente nelle grandi città.

Il problema dell’ambiente, che a molti e a lungo è apparso soltanto teorico, oggi si rivela concreto e centrale.

Mi auguro che lo si affronti con un comune impegno da parte di tutti.

Sono utili le diverse opinioni – e non si può certo comprimere il confronto politico – ma siamo di fronte anche alla natura, e ai suoi mutamenti, che contribuiscono a provocare siccità e alluvioni.
In presenza di una sfida così grande, che coinvolge la salute, è necessario che prevalga lo spirito di collaborazione.

Dobbiamo avere maggior cura dei nostri territori.

Da quelli montani a quelli delle piccole isole, dove nostri concittadini affrontano maggiori disagi.

Occorre combattere contro speculazioni e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. E’ confortante vedere la formazione di molti movimenti spontanei, l’impegno di tanti che si mobilitano per riparare danni provocati dall’incuria e dal vandalismo, e difendono il proprio ambiente di vita, i parchi, i siti archeologici.

L’Italia è vista all’estero come il luogo privilegiato della cultura e dell’arte, e lo è davvero. Questo patrimonio costituisce una nostra ricchezza, anche economica.

Abbiamo il dovere di farlo apprezzare in un ambiente adeguato per bellezza.

L’impegno delle istituzioni, nazionali e locali, deve essere in questo campo sempre maggiore.

Un esempio: si può chiedere ai cittadini di limitare l’uso delle auto private, ma, naturalmente, il trasporto pubblico deve essere efficiente.

E purtroppo non dovunque è così.
Il compito di difendere l’ambiente, peraltro, ricade in parte su ciascuno di noi.

Molto della qualità della nostra vita dipende dalla raccolta differenziata dei rifiuti e dal rispetto dei beni comuni.

Non dobbiamo rassegnarci alla società dello spreco e del consumo distruttivo di cibo, di acqua, di energia.

Passando ad un altro argomento su cui c’è grande attenzione, tutti sappiamo che il terrorismo fondamentalista cerca di portare la sua violenza nelle città d’Europa, dopo aver insanguinato le terre medio-orientali e quelle africane.

Realizzare condizioni di pace e stabilità per i popoli di quei Paesi è la prima risposta necessaria, anche per difendere l’Europa e noi stessi.

La prosperità, il progresso, la sicurezza di ciascuno di noi sono strettamente legati a quelli degli altri.

Non esistono barriere, naturali o artificiali, che possano isolarci da quel che avviene oltre i nostri confini e oltre le frontiere dei nostri vicini.

In questi decenni di pace e di democrazia abbiamo sempre dispiegato un impegno costante in difesa di questi valori, ovunque siano minacciati.

La presenza diffusa dei nostri militari all’estero lo testimonia. A loro – e ai tanti volontari – va grande riconoscenza.

Il terrorismo ci vuole impaurire e condizionare. Non glielo permetteremo. Difenderemo le conquiste della nostra civiltà e la libertà delle nostre scelte di vita. Con questo spirito abbiamo sentito, tutti, su di noi la sofferenza dei parenti delle vittime di Parigi e ci siamo stretti intorno alla famiglia di Valeria Solesin.

Le nostre Forze di polizia e i nostri servizi di sicurezza stanno agendo con serietà e con competenza per difendere la tranquillità della nostra vita. Il pericolo esiste ma si sta operando con grande impegno per prevenirlo.

Agli altri Paesi dell’Unione Europea abbiamo proposto di aumentare la collaborazione e di porre sollecitamente in comune risorse, capacità operative, conoscenze e informazioni per meglio contrastare e sconfiggere il terrorismo di matrice islamista.

In questo periodo masse ingenti di persone si spostano, anche da un Continente all’altro, per sfuggire alle guerre o alla fame o, più semplicemente, alla ricerca di un futuro migliore. Donne, uomini e bambini: molti di questi muoiono annegati in mare, come il piccolo Aylan e, ormai, purtroppo anche nell’indifferenza.

Il fenomeno migratorio nasce da cause mondiali e durerà a lungo. Non ci si può illudere di rimuoverlo, ma si può governare. E si deve governare.

Può farlo con maggiore efficacia l’Unione Europea e la stiamo sollecitando con insistenza.

Occorrono regole comuni per distinguere chi fugge da guerre o persecuzioni e ha, quindi, diritto all’asilo, e altri migranti che vanno invece rimpatriati, sempre assicurando loro un trattamento dignitoso.
L’Italia ha conosciuto bene, nei due secoli passati, la sofferenza e la fatica di chi lascia casa e affetti e va, da emigrante, in terre lontane. Il nostro è diventato, da alcuni anni, un Paese di immigrazione.

Molte comunità straniere si sono insediate regolarmente nel nostro territorio, generalmente bene accolte dagli italiani. Tanto che affidiamo spesso a lavoratrici e a lavoratori stranieri quel che abbiamo di più caro: i nostri bambini, i nostri anziani, le nostre case.

Sperimentiamo, giorno per giorno, sui banchi di scuola, al mercato, sui luoghi di lavoro, esperienze positive di integrazione con cittadini di altri Paesi, di altre culture e di altre fedi religiose. Il 70 per cento dei bambini stranieri in Italia, lo dice l’Istat, ha come migliore amico un coetaneo italiano.

Bisogna lavorare per abbattere, da una parte e dall’altra, pregiudizi e diffidenze, prima che divengano recinti o muri, dietro i quali potrebbero nascere emarginazione e risentimenti.

Serve accoglienza, serve anche rigore.

Chi è in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese. Deve essere aiutato ad apprendere la nostra lingua, che è un veicolo decisivo di integrazione.

Larghissima parte degli immigrati rispetta le nostre leggi, lavora onestamente e con impegno, contribuisce al nostro benessere e contribuisce anche al nostro sistema previdenziale, versando alle casse dello Stato più di quanto ne riceva.

Quegli immigrati che, invece, commettono reati devono essere fermati e puniti, come del resto avviene per gli italiani che delinquono.

Quelli che sono pericolosi vanno espulsi.

Le comunità straniere in Italia sono chiamate a collaborare con le istituzioni contro i predicatori di odio e contro quelli che praticano violenza.
Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità per il valore della legalità.

Soprattutto i più giovani esprimono il loro rifiuto per comportamenti contrari alla legge perché capiscono che malaffare e corruzione negano diritti, indeboliscono la libertà e rubano il loro futuro.
Contro le mafie stiamo conducendo una lotta senza esitazioni, e va espressa riconoscenza ai magistrati e alle forze dell’ordine che ottengono risultati molto importanti.
Vi è, poi, l’illegalità di chi corrompe e di chi si fa corrompere.

Di chi ruba, di chi inquina, di chi sfrutta, di chi in nome del profitto calpesta i diritti più elementari, come accade purtroppo spesso dove si trascura la sicurezza e la salute dei lavoratori.

La quasi totalità dei nostri concittadini crede nell’onestà. Pretende correttezza.

La esige da chi governa, ad ogni livello; e chiede trasparenza e sobrietà. Chiede rispetto dei diritti e dei doveri.

Sono numerosi gli esempi di chi reagisce contro la corruzione, di chi si ribella di fronte alla prepotenza e all’arbitrio.

Rispettare le regole vuol dire attuare la Costituzione, che non è soltanto un insieme di norme ma una realtà viva di principi e valori.

Tengo a ribadirlo all’inizio del 2016, durante il quale celebreremo i settant’anni della Repubblica.

Tutti siamo chiamati ad avere cura della Repubblica.

Cosa vuol dire questo per i cittadini? Vuol dire anzitutto farne vivere i principi nella vita quotidiana sociale e civile.

Nell’anno che sta per aprirsi si svolgerà il maggior percorso del Giubileo della Misericordia, voluto da Francesco, al quale rivolgo i miei auguri ed esprimo riconoscenza per l’alto valore del suo magistero.

E’ un messaggio forte che invita alla convivenza pacifica e alla difesa della dignità di ogni persona.

Con una espressione laica potremmo tradurre quel messaggio in comprensione reciproca, un atteggiamento che spero si diffonda molto nel nostro vivere insieme.

Sappiamo tutti che quando si parla di noi italiani le prime parole che vengono in mente sono genio, bellezza, buon gusto, inventiva, creatività. Sappiamo anche che spesso vengono seguite da altre, non altrettanto positive: scarso senso civico, particolarismo, individualismo accentuato.

Ricevo ogni giorno molte lettere e, in questo mio primo anno di presidenza, in giro per l’Italia e al Quirinale, ho incontrato tante persone e conosciuto le loro storie.

Parlano di coraggio, di impegno, di spirito d’impresa, di dedizione agli altri, di senso del dovere e del bene comune, di capacità professionali, di eccellenza nella ricerca.
E non si tratta di eccezioni.

Nei miei colloqui con i rappresentanti di altri Paesi, in Italia e all’estero, ho sempre colto una considerazione e una fiducia nei confronti dell’Italia e degli italiani maggiori di quanto, a volte, noi stessi siamo disposti a riconoscere.

L’Italia è ricca di persone e di esperienze positive.

A tutte loro deve andare il nostro grazie.

Sono ben rappresentate da alcune figure emblematiche. Ne cito soltanto tre: Fabiola Gianotti, che domani assumerà la direzione del Cern di Ginevra, Samantha Cristoforetti, che abbiamo seguito con affetto nello spazio, Nicole Orlando, l’atleta paralimpica che ha vinto quattro medaglie d’oro.

Nominando loro rivolgo un pensiero di riconoscenza a tutte le donne italiane.

Fanno fronte a impegni molteplici e tanti compiti, e devono fare ancora i conti con pregiudizi e arretratezze. Con una parità di diritti enunciata ma non sempre assicurata; a volte persino con soprusi o con violenze.

Un pensiero particolare alle persone con disabilità, agli anziani che sono o si sentono soli, ai malati.

Un augurio speciale, infine, a tutti i bambini nati nel 2015: hanno portato gioia nelle loro famiglie e recano speranza per il futuro della nostra Italia.

Vi ringrazio, e a tutti buon 2016!

29 dicembre Conferenza stampa di fine anno 2015

Conferenza stampa di fine anno 2015

Presidente del Consiglio dei Ministri

23 dicembre Milleproroghe in Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei ministri, nel corso della riunione del 23 dicembre, ha approvato un decreto legge recante “Disposizioni urgenti in materia di proroga termini”; prorogato, fra gli altri, al 31 dicembre 2016 il termine di attuazione delle vigenti disposizioni legislative e regolamentari in materia di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica.

22 dicembre Legge di Stabilità al Senato

Il 22 dicembre l’Aula del Senato approva definitivamente i disegni di legge di stabilità e di bilancio.

Sintesi degli emendamenti approvati dalla V Commissione Bilancio della Camera

Il 19 dicembre l’Aula della Camera approva i disegni di legge: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016), Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2016 e bilancio pluriennale per il triennio 2016-2018 e la Nota di variazioni al Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2016 e bilancio pluriennale per il triennio 2016-2018

Il 20 novembre l’Aula del Senato approva, con 164 voti favorevoli, 116 contrari e 2 astenuti, il maxiemendamento interamente sostitutivo del ddl di stabilità 2016, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia. Dopo l’approvazione della Nota di variazioni, è stato dato il via libera anche al ddl di “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2016 e bilancio pluriennale per il triennio 2016-2018”, con 154 voti favorevoli, 6 contrari e 8 astenuti. I testi passano all’esame della Camera dei deputati.

Il 19 novembre l’Aula del Senato esamina i DdL relativi a:

  1. Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2016 e bilancio pluriennale per il triennio 2016-2018
  2. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)

Il 3 e 4 novembre la 7a Commissione del Senato esamina i DdL relativi a:

  1. Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2016 e bilancio pluriennale per il triennio 2016-2018
  2. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)

25 novembre Classi di Concorso nelle 7e Commissioni

Il 25 novembre la 7a Commissione del Senato esamina lo schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disposizioni per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento

PARERE APPROVATO DALLA 7a COMMISSIONE SENATO
(25 novembre 2015)

La Commissione, esaminato, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell’articolo 64, comma 4, lettera a), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, lo schema di decreto del Presidente della Repubblica in titolo,
preso atto del parere approvato dalla VII Commissione della Camera dei deputati nella seduta del 18 novembre scorso;
considerato che nel corso della seduta della 7a Commissione del 18 novembre scorso è stato dato mandato alla relatrice di individuare le associazioni rappresentative alle quali chiedere contributi scritti in ordine all’atto in questione, previa acquisizione delle proposte di soggetti rappresentativi da inserire nell’elenco degli auditi, formulate dai commissari;
preso atto che in data 19 novembre è stata inviata una mail alle associazioni rappresentative individuate, nella quale è stato fissato alle stesse il termine del 23 novembre per l’invio di contributi scritti in merito allo schema di regolamento in titolo;
considerato che entro il predetto termine sono pervenuti i contributi delle associazioni ADIDA, CRUI, Divisione didattica società chimica italiana, Pentagram, Rete nazionale qualità e sviluppo licei musicali e coreutici e UDU;

esprime parere favorevole con le seguenti condizioni:

i) per quanto riguarda le classi di concorso:

1. sia eliminato dalla premessa del regolamento il riferimento all’articolo 50 del decreto-legge n. 5 del 2012, poiché questo è stato abrogato dall’articolo 1, comma 199, della legge n. 107 del 2015, a decorrere dall’inizio dell’anno scolastico in corso;
2. sia disciplinata, nel provvedimento, l’ipotesi di consentire ai docenti già assunti a tempo indeterminato e titolari su di una classe di concorso oggetto di accorpamento con altre classi di concorso,di poter insegnare la nuova disciplina frutto dell’accorpamento effettuato e prevedere tale medesima possibilità anche per i docenti non di ruolo ma abilitati su una delle singole classi di concorso accorpate;
3. siano ampliati gli insegnamenti attribuiti alla classe di concorso A47 (matematica applicata), in considerazione delle comuni competenze da perseguire per l’asse matematico e della sostanziale omogeneità dei percorsi curricolari previsti per il primo biennio degli indirizzi tecnici e professionali;
4. siano ampliati gli insegnamenti previsti per la classe di concorso A50 (scienze naturali, chimiche e biologiche), in considerazione del fatto che la tabella delle confluenze già prevista in allegato al decreto del Presidente della Repubblica n. 88 del 2010 attribuiva alla ex 60/A l’insegnamento della chimica in diverse articolazioni ed indirizzi dell’istituto tecnico, settore tecnologico;
5. sia rimodulata la tabella ” indirizzi di Studi” per la classe di concorso A18 ( Filosofia e Scienze umane) nella parte relativa a Liceo Scientifico-Opzione Scienze Applicate-Filosofia 2° Biennio e 5° anno prevedendo tale possibilità di insegnamento solo “fino ad esaurimento” inserendo il relativo asterisco “*” stante la specificità dell’insegnamento della Filosofia nei Licei Scientifici;
6. sia rimodulata la tabella “indirizzi di Studi” per la classe di concorso A 65 (teoria e tecnica della comunicazione) inserendo i seguenti indirizzi:
a) Istituto Professionale-Indirizzo Servizi Commerciali Tecniche di comunicazione 2° biennio e 5° anno
b) Istituto professionale – Indirizzo Servizi per l’enogastronomia e l’ospitabilità Alberghiera-Articolazione –Accoglienza Turistica-Tecniche di comunicazione 2° biennio e 5° anno
7. sia modificata la tabella ” note” relativa alla classe di concorso A84 (Trattamento testi, dati e applicazioni) considerata ” classe di concorso ad esaurimento” in quanto, al contrario, è ancora previsto l’insegnamento presso l’Istituto Professionale, Settore Servizi-indirizzo Servizi Commerciali- laboratorio di tecniche professionali dei servizi commerciali in compresenza per cui non è da considerarsi ad esaurimento; (nuova)
8. siano introdotte nuove classi concorsuali corrispondenti ad insegnamenti previsti dagli ordinamenti vigenti ma non codificate dallo schema di decreto ma che necessitano, invece, di una maggiore specificità disciplinare per caratterizzare meglio l’offerta formativa delle singole istituzioni scolastiche.
Si segnalano peraltro le seguenti classi concorsuali in integrazione a quelle previste:
a. per le discipline della tabella A: A66 storia della danza;
b. rinominare la classe di concorso A59 in Teoria, pratica musicale per la danza e tecniche di accompagnamento alla danza , rivedendo titoli di accesso, note e indirizzi di studi se necessario; la nuova classe di concorso, dunque, include e sostituisce la A59 ed è necessario sottrarre l’insegnamento di Teoria e pratica per la danza alla classe di concorso A55; ( nuova)
c. per le discipline della tabella B: ex classe C440 massochinesiterapia fino ad esaurimento
9. si rinumerino, in tabella A, le classi successive alla A67, poiché mancano le classi A68, A69;

ii) per quanto riguarda i titoli di accesso alle classi di concorso:

1. Sia chiarito che, laddove la tabella A indica tra i titoli di accesso i diplomi accademici di secondo livello, tuttora mancanti di un corretto e definitivo inquadramento ordinamentale, si intenda comunque valido il possesso dei diplomi accademici di secondo livello attivati in via sperimentale dalle istituzioni AFAM ai sensi dell’articolo 5, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 212 del 2005.
2. sia svolta una revisione complessiva della congruità dei titoli di accesso alle diverse classi concorsuali, nonché dei crediti formativi universitari e accademici uniti al possesso di specifiche lauree magistrali o lauree specialistiche, come in buona sostanza auspicato nel parere espresso dal Consiglio Universitario Nazionale nonché da altri autorevoli enti esponenziali, quali gli organismi dell’AFAM e la Cabina di Regia della rete nazionale “Qualità e sviluppo dei licei musicali e coreutici” (in tale contesto, la Commissione in questa sede indica, a titolo esemplificativo alcune delle correzioni più significative, senza negare pregnanza alle altre numerose e ragionevoli osservazioni pervenute);
3. per gli insegnamenti di discipline letterarie delle classi A12 e A22, si aggiornino i CFU indicati nelle note, prevedendo almeno ulteriori 16 CFU acquisiti nel settore scientifico disciplinare di latino;
4. a) per la classe di concorso A18 sia inserita la LM50 (programmazione e gestione dei servizi educativi) e la LM64 (scienza delle religioni) e per la classe di concorso A19, sia inserita la LM85 (scienze pedagogiche) e la LS87 (scienze pedagogiche), allo stesso tempo prevedendo, in nota, un congruo numero di CFU integrativi nelle discipline caratterizzanti della classe di concorso;
b) per la classe di concorso A50 (Scienze naturali, chimiche e biologiche) siano inserite le classi LM-13 e 14/S (Farmacia e farmacia industriale);
c) per le classi di concorso A-17 (Disegno e storia dell’arte), A-37 (Scienze e tecnologie delle costruzioni, tecnologie e tecniche di rappresentazione grafica) e A-60 (Tecnologia) siano inserite le classi LM-12 (Design) e 103/S (Teoria e metodi del disegno industriale);
d) per le classi di concorso A-20 (Fisica) e A-32 (Scienze della geologia e della mineralogia) siano inserite le classi LM-79 e 85/S (Scienze geofisiche);
e) per la classe di concorso A-41 (Scienze e tecnologie informatiche) siano inserite le classi LM-91 e 100/S (Tecniche e metodi per la società dell’informazione);
f) per la classe di concorso A-42 (Scienze e tecnologie meccaniche) siano inserite le classi LM-20 e 25/S (Ingegneria spaziale e astronautica), LM-34 e 37/S (Ingegneria navale);
g) per la classe di concorso A-45 (Scienze economiche e aziendali) sia inserita la classe LM-76 (Scienze economiche per l’ambiente e la cultura);
h) per le classi di concorso A-51 (Scienze, tecnologie e tecniche agrarie) e A-52 (Scienze, tecnologie e tecniche di produzioni animali) siano inserite le classi LM-70 e 78/S (Scienze e tecnologie alimentari).
5. per le classi di concorso dell’ambito artistico, del design, della grafica, del disegno, della musica, sia inserito tra i requisiti di accesso il diploma accademico di secondo livello;
6. per le classi concorsuali afferenti ad ambiti del design, del tessuto e della moda, siano previsti anche diplomi specifici, quale il diploma di Istituto professionale in tecnica dell’abbigliamento e della moda;
7. i diplomi previsti in nota per la classe A09 dovranno prevedere anche il diploma di maturità professionale per Disegnatore e stilista di moda, quello di maturità professionale in Tecnico dell’abbigliamento e della moda e quello di maturità professionale settore industria e artigianato, indirizzo produzioni industriali e artigianali, articolazione industria;
8. siano considerate le seguenti osservazioni in ordine alla classe A23. La mancata indicazione specifica, nello schema di decreto, degli indirizzi di studi nei quali è possibile attuare l’insegnamento previsto potrebbe generare confusione e generalizzazione che di fatto mortificherebbero la matrice culturale e scientifica della nuova classe concorsuale. La stessa assenza potrebbe, inoltre, favorire la creazione di classi di alunni interamente composte da stranieri tradendo i principi di inclusione che permeano il nostro sistema scolastico e come ribaditi dalla legge n. 107 del 2015.
Alla luce, infatti, delle recenti novità introdotte dalla medesima legge di riforma, si potrebbe prevedere la possibilità di utilizzare i docenti di L2 per l’insegnamento della “lingua italiana per discenti di lingua straniera” nelle scuole di ogni ordine e grado in attività di potenziamento in modo da creare un percorso educativo e didattico trasversale di inclusione. I nuovi docenti di L2, infatti, rappresentano una novità all’interno del nostro panorama scolastico anche se su specifici territori vi sono già esperienze codificate in tal senso per cui è fondamentale la loro presenza e la professionalità di cui sono portatori per una scuola che sia davvero inclusiva e che possa dotarsi di un Piano triennale dell’offerta formativa in grado di garantire a tutti la pari opportunità. Gli stessi docenti rappresentano, ancora, una concreta possibilità per strutturare e codificare percorsi educativi e didattici in grado di contrastare l’insuccesso e la dispersione scolastica che vedono, tra gli alunni stranieri, alte percentuali. Sicché per la classe di concorso A23:
a. sia esplicitato con precisione che i docenti saranno utilizzati all’interno del potenziamento;
b. siano riconosciuti, quali titoli specifici, percorsi abilitanti autorizzati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
c. siano previsti quali titoli di accesso tutti quelli già contemplati per le classi di concorso A12 e A22
9. quanto alla classe di concorso A43, anche in virtù della disciplina internazionale e comunitaria – in particolare Convenzione internazionale STCW/78 em. Manila 2010, Direttive 106/2008/Ce e 35/2012/UE che ha come finalità primaria la sicurezza e la salvaguardia di persone e merci in navigazione, è necessario intervenire per rafforzate le competenze tecnico-professionali degli operatori scolastici, sia dei docenti che degli alunni, per cui si rende necessario richiedere il possesso di certificazioni aggiuntive rispetto a quelle già previste ai docenti disciplinaristi. A tal fine:
· tra i titoli di accesso di vecchio ordinamento sia previsto, oltre al titolo di ufficiale superiore di vascello della Marina Militare proveniente da corsi regolari dell’Accademia Navale, anche il titolo della Marina Mercantile;
· là dove il titolo di accesso non sia direttamente afferente al settore scientifico disciplinare delle scienze nautiche, sia previsto, congiuntamente al diploma di istituto tecnico-settore tecnologico indirizzo trasporti e logistica, articolazione conduzione del mezzo, opzione mezzo navale, anche il titolo di capitano di lungo corso (patentino);
10. circa le classi di concorso relative agli insegnamenti in lingua slovena ed a quelli in lingua tedesca si tenga conto di quanto segue:
a. per le scuole con lingua di insegnamento slovena e od o bilingue del Friuli Venezia Giulia, siano mantenute distinte le classi di concorso per la lingua italiana (seconda lingua) e la lingua slovena, sia per la scuole secondarie di primo grado che per le scuole secondarie di secondo grado. Allo sloveno siano aggiunte per le prime storia ed educazione civica, geografia, per le seconde le discipline letterarie. I requisiti di accesso/classi di abilitazione vengano definiti in accordo con l’Ufficio speciale, di cui all’articolo 13 della legge 23 febbraio 2001, n. 38, che sarà chiamato a gestire i concorsi a livello regionale.
b. le specificità vigenti in materia di classi di concorso per la scuola secondaria di primo e secondo grado nella Provincia autonoma di Bolzano, ai sensi dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 e successive modificazioni, e delle relative norme di attuazione, prevedendo un’apposita clausola di salvaguardia, con particolare riguardo alle classi di concorso individuate nella Tabella A allegata al regolamento con i codici alfanumerici da A-75 a A-84, per le quali la Provincia autonoma di Bolzano ha già provveduto alla definizione, in modo che le disposizioni del presente regolamento trovino applicazione per le scuole in lingua italiana, tedesca e delle località ladine della Provincia autonoma di Bolzano, fino a quando le stesse disposizioni, a norma dell’articolo 12, comma 13, del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 1983, n. 89, non saranno sostituite, nonché che ci sia la corrispondenza della denominazione delle nuove classi di concorso alle indicazioni provinciali per la definizione dei curricula delle scuole della Provincia autonoma di Bolzano;
11. circa le discipline dell’ambito musicale (A55 e A56 strumento musicale, nelle scuole secondarie di secondo grado e di primo grado), si osserva che il Legislatore è più volte intervenuto per normare la disciplina dei titoli di accesso previsti per l’insegnamento di tali classi di concorso. Tutti gli interventi avutisi hanno contribuito a generare una sorta di coacervo di diversi titoli accademici e di abilitazione, generando spesso confusione negli operatori del settore stante la peculiarità degli stessi titoli. Alcune norme prevedevano anche come valido accesso all’insegnamento di dette discipline alcuni titoli di studio che, a loro volta, non prevedevano necessariamente il precedente possesso del Diploma di istituto Superiore di II grado. La legge 268/2002, con valore retroattivo, ha sanato tale situazione modificando l’articolo 4 della legge n. 508 del 1999. Il “possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado” per “l’accesso ai pubblici concorsi” è stato quindi esteso e posto quale condizione a tutti i titoli rilasciati dalle istituzioni dell’AFAM e conseguiti anteriormente alla data di entrata in vigore della legge. Quindi, per tali titoli e la loro equiparazione alle lauree di cui alla legge n. 508 del 1999, pur mantenendo la loro validità ai fini dell’accesso all’insegnamento e ai corsi di specializzazione, sono state poste le seguenti condizioni:
“3-bis. Ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi, sono equiparati alle lauree di cui al decreto del Ministro dell’università’ e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, i diplomi di cui al comma 1, conseguiti da coloro che siano in possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado”. Tale ratio è stata in ultimo confermata con la legge n. 228 del 2012 (commi 102-107) anche ai fini delle equipollenze dei titoli di vecchio ordinamento ai “diplomi di secondo livello”. Ciò specificato si ritiene che per tutti gli insegnamenti di musica e di strumento nella scuola secondaria di primo e secondo grado dovrà essere previsto, insieme al titolo di accesso di vecchio ordinamento, il titolo di scuola secondaria superiore. L’assenza di specifiche abilitazioni per le nuove classi di concorso previste per i licei musicali impedirebbe l’accesso al concorso previsto dalla legge n. 107 del 2015 che pone come requisito d’accesso il possesso di titolo abilitante. Senza interventi adeguati si rischia di impedire il reclutamento sugli insegnamenti ordinamentali previsti nei licei musicali. A tal fine, si intervenga prevedendo:
· una conversione delle ex classi di concorso 31/a 32/a e 77/a nelle nuove classi di concorso A29 A30 e A56 ricollocando e rinominando le nuove;
· limitatamente al solo periodo transitorio, la previsione di corrispondenze per abilitazioni affini tra le nuove classi di concorso A53 A55 A63 A64 e le abilitazioni delle ex classi di concorso 77/A 31/A e 32/A.
· riconoscendo la validità dell’abilitazione per l’ accesso al concorso specificando, in nota, appropriate condizioni da esprimere esclusivamente in termini di CFA e o CFU o titoli di studio aggiuntivi, in relazione al tipo di abilitazione posseduta in particolar modo per quanto riguarda le classi di concorso A63 (Tecnologie musicali) e A 64 (Teoria Analisi e composizione);

iii) sia corretto – nell’allegata tabella A/1 relativa alle omogeneità degli esami previsti nei piani di studio dei titoli di vecchio ordinamento per l’accesso alle classi di concorso – l’omogeneità tra linguistica generale e glottologia, al pari di quanto previsto per glottodidattica.

e le seguenti osservazioni:

a) appare utile precisare in maniera inequivocabile che quando si lega l’accesso non solo al possesso di un dato titolo di studio ma anche all’acquisizione di CFU in specifici settori scientifico-disciplinari, tale acquisizione può avvenire nel corso dell’intera carriera universitaria o anche successivamente,
b) appare necessario evidenziare alcune perplessità suscitate da un’attenta ed approfondita analisi dei titoli di accesso alle diverse classi di concorso. Nello specifico è utile evidenziare come in alcuni casi il titolo accademico, per essere ritenuto valido per l’accesso all’insegnamento, deve essere congiunto ad un alto numero di CFU integrativi per cui, di fatto, viene snaturato lo spesso percorso universitario seguito dall’aspirante docente. In alcune note, infatti, sono contemplati fino a 132 CFU che corrispondono ad una nuovo percorso di Laurea.
In altri casi, il titolo di accesso previsto appare lontano dalla disciplina di insegnamento per cui sembra non andare nella direzione della specificità dello stesso. A titolo esemplificativo si riporta l’esempio della Laurea in Architettura del paesaggio che, pur congiunta a specifici CFU, non sembra essere sempre pertinente con la relativa classe di concorso, come puntualmente rilevato dal CUN.
In altri casi, invece, gli stessi titoli sono enucleati con troppa approssimazione, come nel caso della classe di concorso A61 ( Tecnologie e tecniche delle comunicazioni multimediali) dove è riportato: ” LM qualsiasi” pur con nota. Si rappresenta che non solo in ambito universitario ma anche all’interno dell’AFAM esistono specifici corsi accademici, come Diploma di II livello –Indirizzo arti multimediali e tecnologiche- Indirizzo cinema e televisione.
c) si auspica che nella tabella B si operi in modo che gradualmente fra i titoli di accesso necessari si inseriscano anche opportune lauree triennali;
d) appare necessario, relativamente alla classe A23, considerare la validità delle certificazioni per la didattica Ditals Cedis e Dils rilasciate dalle università italiane;
e) in alternativa al punto i)3 si valuti l’opportunità di accorpare le classi di concorso A26 e A47.

Il 17 e 18 novembre le 7e Commissioni di Camera e Senato esaminano lo schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disposizioni per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento

PARERE APPROVATO DALLA 7a COMMISSIONE CAMERA
(18 novembre 2015)

La VII Commissione,
esaminato l’atto del Governo n. 220 nelle sedute del 10, 11, 12, 17 e 18 novembre 2015 e udito l’ampio e ricco dibattito;
letta la documentazione e – in particolare – preso atto dei rilievi della sezione consultiva del Consiglio di Stato;
prese in considerazione le memorie pervenute dalla CRUI, dalle associazioni sindacali (CGIL, CISL e Gilda) e dalle associazioni studentesche;
valutato che in questa sede la Commissione è condizionata dai tempi ristretti imposti dall’imminenza della pubblicazione del bando di concorso, volto a reclutare docenti per le nuove classi di concorso imposte dai nuovi ordinamenti degli studi;
considerato che nondimeno – in vista del varo del nuovo sistema di formazione iniziale contemplato dalla legge n. 107 del 2015 – dovrà essere avviata un’ampia e partecipata discussione per una complessiva rivisitazione, ispirata anche ai seguenti principi di fondo:
    a) l’aderenza ai nuovi orientamenti, teorie e modelli pedagogici, che privilegiano approcci didattici tesi all’acquisizione della consapevolezza della complessità, ove la riconduzione a sistema è prevalente rispetto alla parcellizzazione delle conoscenze, poiché più idonea a favorire la maturazione di un sapere consapevole e al perseguimento di competenze;
    b) l’impiego efficace ed efficiente dell’organico dell’autonomia, secondo l’impianto progettuale e organizzativo previsto dalla legge n. 107 del 2015;
ritenuto quindi che, in esito a tale revisione, potrà aversi l’accorpamento di ulteriori classi concorsuali o la scomposizione di altre, con particolare riferimento alle seguenti:
    i) matematica e scienze nella scuola secondaria di primo grado;
    ii) l’ambito matematico, fisico e chimico;
    iii) l’ambito storico;
    iv) l’ambito filosofico e psico-pedagogico;
premesso altresì che, in ordine alla configurazione delle classi di concorso, la generale ristrutturazione delle classi dovrà avere come obiettivo anche l’evitare il sottoutilizzo di importanti competenze maturate in diversi ambiti, come per esempio quello matematico-scientifico,
esprime

PARERE FAVOREVOLE

  con le seguenti condizioni:
   i) per quanto riguarda le classi di concorso:
1) sia eliminato dalla premessa del regolamento il riferimento all’articolo 50 Pag. 120del decreto-legge n. 5 del 2012, poiché questo è stato abrogato dall’articolo 1, comma 199, della legge n. 107 del 2015, a decorrere dall’inizio dell’anno scolastico in corso;
2) sia esplicitata nel provvedimento la possibilità per i docenti titolari su classi di concorso accorpate, di insegnare nelle nuove classi di concorso nate dagli accorpamenti e, per converso, la possibilità, per gli abilitati non di ruolo su una classe di concorso risultata accorpata, di partecipare alle procedure concorsuali per le nuove classi nate dall’accorpamento;
3) siano ampliati gli insegnamenti attribuiti alla classe di concorso A47 (matematica applicata), in considerazione delle comuni competenze da perseguire per l’asse matematico e della sostanziale omogeneità dei percorsi curricolari previsti per il primo biennio degli indirizzi tecnici e professionali;
4) siano ampliati gli insegnamenti previsti per la classe di concorso A50 (scienze naturali, chimiche e biologiche), in considerazione del fatto che la tabella delle confluenze già prevista in allegato al decreto del Presidente della Repubblica n. 88 del 2010 attribuiva alla ex 60/A l’insegnamento della chimica in diverse articolazioni ed indirizzi dell’istituto tecnico, settore tecnologico;
5) siano introdotte classi concorsuali corrispondenti ad insegnamenti previsti dagli ordinamenti vigenti e non menzionate nelle allegata tabelle, o menzionate in modo inappropriato, come storia della danza classica e storia della danza contemporanea rilevabili nelle classi A57 e A58 che corrispondono a tecniche della danza moderna e contemporanea assolutamente non assimilabili alla storia. Si segnalano peraltro le seguenti classi concorsuali a integrazione di quelle previste:
a) una nuova classe di concorso per la storia della danza e «teoria e pratica della danza»;
b) un’apposita classe concorsuale per pianista accompagnatore per la danza (ora inserita come disciplina non prevista dagli ordinamenti, di «tecniche di accompagnamento alla danza» A59) potrebbe essere prevista come nuova classe concorsuale della tabella B;
c) per le discipline della tabella B: ex classe C440 massochinesiterapia, a esaurimento.
6) si rinumerino, in tabella A, le classi successive alla A66, poiché mancano le classi A67, A68, A69;
   ii) per quanto riguarda i titoli di accesso alle classi di concorso:
1) sia svolta una revisione complessiva della congruità dei titoli di accesso alle diverse classi concorsuali, nonché dei crediti formativi universitari e accademici uniti al possesso di specifiche lauree magistrali o lauree specialistiche, come in buona sostanza auspicato nel parere espresso dal Consiglio Universitario Nazionale nonché da altri autorevoli enti, quali gli AFAM e la Rete dei licei musicali e coreutici (in tale contesto, la Commissione in questa sede indica alcune delle correzioni più urgenti, senza negare pregnanza alle altre numerose e ragionevoli osservazioni pervenute);
2) per gli insegnamenti di discipline letterarie delle classi A12 e A22, si aggiornino i CFU indicati nelle note, prevedendo almeno ulteriori 12 CFU acquisiti nel settore scientifico disciplinare di latino;
3) per le classi di concorso A18 e A19 sia inserita la LM50 (programmazione e gestione dei servizi educativi) e la LM64 (scienza delle religioni), la LM85 (scienze pedagogiche) e la LS87 (scienze pedagogiche), nonché le LM e LS afferenti all’antropologia culturale, allo stesso tempo prevedendo, in nota, i CFU integrativi;
4) per le classi di concorso dell’ambito artistico del design, della grafica, del disegno, della musica, sia inserito tra i requisiti di accesso il diploma accademico di secondo livello;Pag. 121
5) per le classi concorsuali afferenti ad ambiti del design, del tessuto e della moda, siano previsti anche diplomi specifici, quale il diploma di Istituto professionale in tecnica dell’abbigliamento e della moda;
6) i diplomi previsti in nota per la classe A09 dovranno prevedere anche il diploma di maturità professionale per Disegnatore e stilista di moda, quello di maturità professionale in Tecnico dell’abbigliamento e della moda e quello di maturità professionale settore industria e artigianato, indirizzo produzioni industriali e artigianali, articolazione industria;
7) siano considerati i seguenti rilievi in ordine alla classe A23. Poiché per ogni classe concorsuale prevista in tabella A viene definito l’ambito di insegnamento corrispondente ai percorsi di istruzione secondaria di primo e secondo grado previsti dagli attuali ordinamenti, non è congruo che lo stesso non sia definito per la nuova classe A23 «lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti)». Viste le linee guida e le indicazioni nazionali previste per i diversi ordinamenti, si può ipotizzare l’impiego dei docenti di italiano L2 nelle scuole di ogni ordine e grado in luogo del docente di lingua italiana con ciò prefigurando la costituzione di classi per soli alunni stranieri. Tale impostazione contraddice i principi di inclusione sui quali si fondano gli orientamenti pedagogici delle nostre scuole e che la legge n. 107 del 2015 ha riaffermato. L’altro possibile impiego dei docenti abilitati nella classe A23 potrebbe essere nell’area del potenziamento. Mentre non è dubbio che docenti con elevata professionalità nell’insegnamento della lingua italiana rappresentino una risorsa preziosa per ogni scuola (e, in particolare, con quelle con elevata percentuale di alunni stranieri), l’affiancamento ai docenti dei diversi insegnamenti e la possibilità d’interventi individualizzati per alunni di lingua straniera costituiscono strategie di contrasto all’insuccesso formativo che devono essere sostenute e incoraggiate. Questo prefigura il collocamento del docente di italiano come L2 nell’area del potenziamento e rende complessa la determinazione del fabbisogno poiché legata ai piani triennali dell’offerta formativa. Sicché per la classe di concorso A23:
a) sia esplicitato con precisione l’ambito di insegnamento all’interno del potenziamento;
b) siano riconosciuti percorsi abilitanti istituiti come, per esempio, il IX ciclo della Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario del Veneto, presso Università Ca’ Foscari di Venezia autorizzati da MURST con decreto del 4 luglio 2007;
8) quanto alla classe di concorso A43, siano rafforzate le competenze tecnico-professionali, prevedendo il possesso di certificazioni aggiuntive a quelle già previste (la finalità prioritaria della sicurezza e la salvaguardia di persone e merci in navigazione è infatti oggetto di disciplina internazionale e comunitaria – in particolare Convenzione internazionale STCW/78 em. Manila 2010, Direttive 106/2008/Ce e 35/2012/UE – e richiede agli stati membri che tutte le attività di formazione del settore marittimo siano adeguate, costantemente controllate ed assicurino qualificati ed esperti istruttori). A tal fine:
tra i titoli di accesso di vecchio ordinamento sia richiesto, oltre al titolo di ufficiale superiore di vascello della Marina Militare proveniente da corsi regolari dell’Accademia Navale, anche il titolo della Marina Mercantile;
là dove il titolo di accesso non sia direttamente afferente al settore scientifico disciplinare delle scienze nautiche, sia previsto, congiuntamente al diploma di istituto tecnico – settore tecnologico indirizzo trasporti e logistica, articolazione conduzione del mezzo, opzione mezzo navale, anche il titolo di capitano di lungo corso (patente);
9) circa le classi di concorso relative agli insegnamenti in lingua slovena ed Pag. 122a quelli in lingua tedesca si tenga conto di quanto segue:
a) per le scuole con lingua di insegnamento slovena e od o bilingue del Friuli Venezia Giulia, siano mantenute distinte le classi di concorso per la lingua italiana (seconda lingua) e la lingua slovena, sia per le scuole secondarie di primo grado che per le scuole secondarie di secondo grado. Allo sloveno siano aggiunte per le prime storia ed educazione civica, geografia, per le seconde le discipline letterarie. I requisiti di accesso/classi di abilitazione vengano definiti in accordo con l’Ufficio speciale, di cui all’articolo 13 della legge 23 febbraio 2001, n. 38, che sarà chiamato a gestire i concorsi a livello regionale.
b) le specificità vigenti in materia di classi di concorso per la scuola secondaria di primo e secondo grado nella Provincia autonoma di Bolzano, ai sensi dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 e successive modificazioni, e delle relative norme di attuazione, prevedendo un’apposita clausola di salvaguardia, con particolare riguardo alle classi di concorso individuate nella Tabella A allegata al regolamento con i codici alfanumerici da A-75 a A-84, per le quali la Provincia autonoma di Bolzano ha già provveduto alla definizione, in modo che le disposizioni del presente regolamento trovino applicazione per le scuole in lingua italiana, tedesca e delle località ladine della Provincia autonoma di Bolzano, fino a quando le stesse disposizioni, a norma dell’articolo 12, comma 13, del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 1983, n. 89, non saranno sostituite, nonché che ci sia la corrispondenza della denominazione delle nuove classi di concorso alle indicazioni provinciali per la definizione dei curricula delle scuole della Provincia autonoma di Bolzano;
10) circa le discipline dell’ambito musicale (A55 e A56 strumento musicale, nelle scuole secondarie di secondo grado e di primo grado), si osserva che lo stratificarsi nel tempo di norme in materia di accessi all’insegnamento ha prodotto una giungla di fattispecie di abilitazioni. Nel settore musicale, in particolare, sono stati riconosciuti validi nel tempo titoli di accesso per i quali non era richiesto il possesso del diploma di maturità. Tuttavia, per quanto concerne le discipline musicali il legislatore ha posto precise condizioni di riordino sino dal 2002, quando – con la legge n. 268 – è stata disposta, anche con valore retroattivo, la modifica dell’articolo 4 della legge n. 508 del 1999. Il «possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado» per «l’accesso ai pubblici concorsi» è stato quindi esteso e posto quale condizione a tutti i titoli rilasciati dalle istituzioni dell’AFAM e conseguiti anteriormente alla data di entrata in vigore della legge. Quindi, per tali titoli e la loro equiparazione alle lauree di cui alla legge n. 508 del 1999, pur mantenendo la loro validità ai fini dell’accesso all’insegnamento e ai corsi di specializzazione, sono state poste le seguenti condizioni:
«3-bis. Ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi, sono equiparati alle lauree di cui al decreto del Ministro dell’università’ e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, i diplomi di cui al comma 1, conseguiti da coloro che siano in possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado». Tale ratio è stata in ultimo confermata con la legge n. 228 del 2012 (commi 102-107) anche ai fini delle equipollenze dei titoli di vecchio ordinamento ai «diplomi di secondo livello». Ciò specificato si ritiene che per tutti gli insegnamenti di musica e di strumento nella scuola secondaria di primo e secondo grado dovrà essere previsto, insieme al titolo di accesso di vecchio ordinamento, il titolo di scuola secondaria superiore. L’assenza di specifiche abilitazioni per le nuove classi di concorso previste per i licei musicali impedirebbe l’accesso al concorso previsto dalla legge n. 107 del 2015 che pone come requisito d’accesso il possesso di titolo abilitante. Senza interventi adeguati si rischia di impedire il reclutamento sugli insegnamenti Pag. 123ordinamentali previsti nei licei musicali. A tal fine, si intervenga prevedendo:
una conversione delle ex classi di concorso 31/a 32/a e 77/a nelle nuove classi di concorso A29 A30 e A56. La conversione comporterà la ricollocazione e la ridenominazione delle vecchie classi di concorso in quelle nuove;
limitatamente al solo periodo transitorio, la previsione di corrispondenze per abilitazioni affini tra le nuove classi di concorso A53, A55, A63 e A64 e le abilitazioni delle ex classi di concorso 77/A 31/A e 32/A.
riconoscendo la validità dell’abilitazione per l’accesso al concorso specificando, in nota, appropriate condizioni da esprimere esclusivamente in termini di CFA e od o CFU o titoli di studio aggiuntivi, in relazione al tipo di abilitazione posseduta e non di servizio prestato;
    iii) sia corretta – nell’allegata tabella A/1 relativa alle omogeneità degli esami previsti nei piani di studio dei titoli di vecchio ordinamento per l’accesso alle classi di concorso – l’omogeneità tra linguistica generale e glottologia, al pari di quanto previsto per glottodidattica.
e le seguenti osservazioni:
   a) appare utile precisare in maniera inequivocabile che quando si lega l’accesso non solo al possesso di un dato titolo di studio ma anche all’acquisizione di CFU in specifici settori scientifico-disciplinari, tale acquisizione può avvenire nel corso dell’intera carriera universitaria o anche successivamente, all’interno di corsi di dottorato o master;
   b) tutti i settori MAT sono equivalenti dal punto di vista delle competenze disciplinari per l’insegnamento; eventuali richieste di crediti sui settori MAT dovrebbero essere espresse considerando i settori MAT nel loro complesso, senza distinguere fra i vari settori. Analoga osservazione vale di norma anche per i settori FIS;
   c) si auspica che nella tabella B si operi in modo che gradualmente fra i titoli di accesso necessari si inseriscano anche opportune lauree triennali e i diplomi di tecnico superiore rilasciati dagli ITS.


 

(7a Senato, 17.11.15) Riferisce la relatrice Elena FERRARA (PD) sul provvedimento in titolo, la quale osserva preliminarmente che lo schema di regolamento in esame è adottato in attuazione dell’articolo 64, comma 4, lettera a), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che ha attribuito al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, il potere di incidere, con regolamento di delegificazione, sull’attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, anche seguendo, tra i vari criteri indicati dalla predetta disposizione, quello della razionalizzazione e dell’accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti.

Con riferimento all’attuale quadro normativo rileva che in base all’articolo 270 del decreto legislativo n. 297 del 1994, le tipologie delle classi di concorso per l’accesso ai ruoli del personale docente sono stabilite con decreto ministeriale. Da ultimo, si fa riferimento alle classi di concorso determinate con decreto ministeriale n. 39 del 1998 e decreto ministeriale n. 22 del 2005 e alle classi di abilitazione di cui al decreto ministeriale n. 37 del 2009.

Segnala poi che la legge 13 luglio 2015, n. 107 prevede (all’articolo 1, comma 193) che il regolamento di cui al citato articolo 64, comma 4, lettera a), decreto-legge n. 112 del 2008, non si applica alle procedure del piano straordinario di assunzioni oggetto dei commi da 95 a 104 dell’articolo 1 della stessa legge.

Secondo la relazione illustrativa dello schema di regolamento in esame, “tale deroga si giustifica alla luce dei tempi necessari per l’attuazione del piano, che prevede l’assunzione di un contingente di circa 100.000 docenti per l’anno scolastico 2015/2016, assunzione che non si sarebbe potuta realizzare se non con le classi di concorso attualmente vigenti. Ed infatti, l’applicazione di nuove classi di concorso avrebbe comportato un eccessivo allungamento dei tempi in considerazione del fatto che le attuali graduatorie ad esaurimento sono determinate sulla base delle vigenti (“vecchie”) classi di concorso. L’espressa previsione della deroga fa, implicitamente, salva l’applicazione della norma di portata generale – che prevede l’emanazione di un regolamento per l’accorpamento e la razionalizzazione delle classi di concorso – per le ordinarie procedure di assunzione del personale docente e, quindi, per le assunzioni del prossimo concorso che sarà bandito dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca entro l’anno 2015″.

Si ricorda inoltre che l’articolo 1, comma 180, della legge n. 107 del 2015, ha delegato il Governo ad adottare, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, decreti legislativi finalizzati alla riforma di differenti aspetti del sistema scolastico.

In particolare, per quanto qui rileva, il successivo comma 181 prevede alla lett. b), tra i vari principi e criteri direttivi, il riordino, l’adeguamento e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria, in modo da renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, mediante (come dispone segnatamente il n. 6) il riordino delle classi disciplinari di afferenza dei docenti e delle classi di laurea magistrale, in modo da assicurarne la coerenza ai fini dei concorsi nazionali per l’assunzione di docenti nella scuola secondaria statale, nonché delle norme di attribuzione degli insegnamenti nell’ambito della classe disciplinare di afferenza secondo principi di semplificazione e di flessibilità, fermo restando l’accertamento della competenza nelle discipline insegnate.

Sul punto specifico, la relazione illustrativa osserva che la finalità dell’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008 “non appare superata dagli interventi” previsti dalla legge n. 107 del 2015 sia in materia di titoli di accesso per il concorso sia in materia di ordinamenti didattici. La citata legge, infatti, “attua l’obiettivo già proprio dell’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008 di dare maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico, anche in attuazione del piano programmatico ivi previsto”. Anche lo schema di regolamento in esame contribuisce a realizzare, quindi, una maggiore razionalizzazione delle risorse umane, finanziarie e strumentali “ponendosi in collegamento funzionale all’espletamento delle procedure concorsuali di cui alla legge n. 107 del 2015”.

Quanto ai criteri per l’accorpamento delle classi di concorso e ai suoi effetti, rileva che il piano programmatico di cui all’articolo 64, comma 3, decreto-legge n. 112 del 2008 ha previsto che si “provvederà ad accorpare le classi di concorso con una comune matrice culturale e professionale, ai fini di una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti. Tale misura risulta funzionale al processo di essenzializzazione dei curricoli previsti dal piano, nonché alla revisione dei quadri orario delle discipline d’insegnamento”.

Secondo la relazione illustrativa, lo schema di regolamento si pone quindi in linea con la ratio più ampia della norma primaria di cui al citato articolo 64, che è quella di conseguire una “maggiore razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico”.

In particolare, rispetto alle classi di concorso contemplate dalla legislazione vigente, la relazione sottolinea che lo schema di regolamento prevede: il loro aggiornamento, al fine di tener conto delle modifiche ordinamentali intervenute e relative sia agli insegnamenti della scuola secondaria sia alle lauree che costituiscono titolo di accesso ai percorsi abilitanti per l’insegnamento. Tale aggiornamento ha interessato tutte le classi di concorso; il loro accorpamento, per una maggiore fungibilità dei docenti; l’introduzione di 11 nuove classi di concorso.

La relatrice pone l’accento sui licei musicali, rispetto ai quali non sono stati banditi concorsi nelle specifiche classi di insegnamento.

Secondo la relazione illustrativa, lo schema di regolamento intende anche consentire l’avvio del prossimo concorso per l’assunzione di docenti che sarà basato su un assetto ordinamentale delle classi di concorso rivisitato e coerente con la finalità, sopra indicata, di assicurare una migliore utilizzazione delle risorse a disposizione e, di conseguenza, una maggiore funzionalità del sistema scolastico. Infatti, il nuovo concorso per docenti non potrebbe essere bandito in base alle attuali classi di concorso, considerato che: le attuali classi di concorso non sono adeguate agli ordinamenti recentemente introdotti e non contemplano alcuni insegnamenti come quelli dei licei musicali e coreutici istituiti con il decreto del Presidente della Repubblica del 15 marzo 2010, n. 89; le stesse classi si riferiscono agli ordinamenti universitari in essere negli anni ’90 e considerano, quali requisiti di accesso ai corrispondenti percorsi abilitanti, titoli del vecchio ordinamento superati dagli attuali ordinamenti universitari, impedendo ad alcune categorie di laureati (per esempio in scienze politiche e biotecnologie) la partecipazione al concorso; le attuali classi di concorso consentono una scarsissima fungibilità di docenti in ragione del numero elevato delle stesse classi. Ciò comporta un incremento e un aggravio delle procedure concorsuali, maggiori difficoltà nell’assorbimento del precariato, oltre ad un notevole incremento dei costi, tutti svantaggi in parte superabili dal loro accorpamento e razionalizzazione.

In base alla relazione tecnica, inoltre, il raggruppamento delle classi di concorso è avvenuto in classi di similarità in modo tale da aumentare il tasso di sostituibilità tra i docenti appartenenti ad una specifica classe di concorso e da ridurre il numero di esuberi.

Nel dettaglio, le classi di concorso si ridurranno da 168 a 114 (di cui 81 elencate nella Tabella A e 33 comprese nella Tabella B). La riduzione del numero di classi di concorso determina, conseguentemente, un aumento nel numero medio di posti per ciascuna di esse e una riduzione della disomogeneità nella loro dimensione.

Per effetto di tale accorpamento, la relazione tecnica ipotizza poi una riduzione complessiva di 224 situazioni di esubero per l’istruzione secondaria. Infatti per l’anno scolastico 2014/2015 si è verificato un esubero per 322 unità nella scuola secondaria di primo grado e un esubero di 7.071 unità di personale, nelle varie classi di concorso.

Passando all’illustrazione del contenuto degli articoli dello schema di regolamento, si evidenzia preliminarmente che lo stesso si compone di 6 articoli.

L’articolo 1 precisa cheil regolamento, adottato ai sensi dell’articolo 64, comma 4, lettera a), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, contiene disposizioni di revisione dell’attuale assetto ordinamentale delle classi di concorso per la scuola secondaria di primo e di secondo grado, attraverso la loro razionalizzazione e il loro accorpamento.

L’articolo 2, al comma 1, rinvia alla Tabella A allegata allo schema di regolamento, nella quale sono individuate le classi di concorso per la scuola secondaria di primo e secondo grado, identificate attraverso uno specifico codice alfanumerico, nonché gli insegnamenti ad esse relativi, i titoli necessari per 1’accesso ai percorsi di abilitazione di cui ai decreti del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca n. 39 del 30 gennaio 1998,n. 270 del 22 ottobre 2004, n. 22 del 9 febbraio 2005, e le corrispondenze con le classi di concorso di cui alle Tabelle A e D, allegate al citato decreto ministeriale n. 39 del 1998.

Nel comma 2 si rimanda alla Tabella B allegata allo schema di regolamento, nella quale sono individuate le classi di concorso a posti di insegnante tecnico-pratico per la scuola secondaria di primo e secondo grado, identificate attraverso uno specifico codice alfanumerico, nonché gli insegnamenti ad esse relativi, i titoli necessari per l’accesso ai percorsi di abilitazione di cui al citato decreto ministeriale del 30 gennaio 1998, n. 39 e ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87 e 88 e le corrispondenze con le classi di concorso di cui alla Tabella C allegata al medesimo decreto ministeriale del 30 gennaio 1998.

Il comma 3, attraverso il riferimento alla Tabella A/l allegata allo schema di regolamento, individua la corrispondenza tra gli esami previsti nei piani di studio dei titoli del vecchio ordinamento per l’accesso alle classi di concorso, limitatamente ai titoli previsti dalla Tabella A.

L’articolo 3 prevede, al comma 1, che i titoli di accesso ai percorsi abilitanti per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado sono definiti, per ciascuna classe di concorso, nelle Tabelle A e B allegate allo schema di regolamento.

Il comma 2 qualifica il possesso dell’abilitazione o dell’idoneità all’insegnamento in una delle classi di concorso di cui alle Tabelle A e D allegate al decreto ministeriale del 30 gennaio 1998, n. 39 come titolo per la partecipazione ai concorsi per titoli ed esami relativi alle classi di concorso di cui alla Tabella A, allegata allo schema di regolamento in esame. Allo stesso modo, il possesso dell’idoneità all’insegnamento in una delle classi di concorso di cui alla Tabella C allegata al decreto ministeriale del 30 gennaio 1998, n. 39 costituisce titolo per la partecipazione ai concorsi per titoli ed esami relativi alle classi di concorso di cui alla Tabella B, allegata allo schema di regolamento.

Il comma 3 prevede che sono confermate le disposizioni di cui all’articolo 14, commi 17 e seguenti, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, al fine di garantire – secondo la relazione illustrativa – “le economie recate dalle richiamate disposizioni”.

In base all’articolo 4, possono essere previste prove comuni tra diverse classi di concorsoal fine di un complessivo snellimento delle procedure relative alle prove dei concorsi per titoli ed esami e alle prove di accesso ai percorsi formativi di cui al decreto ministeriale n. 249 del 2010.

L’articolo 5 ammette a partecipare alle prove di accesso ai relativi percorsi di tirocinio formativo attivo di cui al decreto ministeriale n. 249 del 2010 coloro i quali, all’entrata in vigore del regolamento, sono iscritti a uno dei percorsi che costituiscono titolo di accesso alle previgenti classi di concorso, come ridefinite nelle Tabelle A e B dello schema di regolamento in esame, conseguito il titolo e gli eventuali titoli aggiuntivi richiesti (comma 1).

Il comma 2 abroga – dall’entrata in vigore del regolamento in esame – il decreto ministeriale n. 39 del 1998.

Il comma 3 dispone che dall’attuazione del regolamento non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

L’articolo 6 dispone l’entrata in vigore del regolamento nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.

Con riferimento alle Tabelle allegate allo schema di regolamento, si sottolinea che la Tabella A – richiamata dal comma 1 dell’articolo 2 – definisce le classi di concorso e di abilitazione per le scuole secondarie di primo e di secondo grado e si articola in 7 colonne, citate singolarmente dalla relatrice.

La Tabella B – richiamata dal comma 2 dell’articolo 2 – definisce le classi di concorso a posti di insegnante tecnico-pratico e si articola in 5 colonne, sulle quali si sofferma specificamente la relatrice.

La Tabella A/1 – richiamata dal comma 3 dell’articolo 2 – reca una tabella di omogeneità degli esami previsti nei piani di studio dei titoli di vecchio ordinamento per l’accesso alle classi di concorso.

Il 10, 11, e 12 novembre la 7a Commissione della Camera esamina lo schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disposizioni per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento

(7a Camera, 12.11.15) Flavia PICCOLI NARDELLI, presidente, poiché non vi sono obiezioni, accoglie la richiesta di attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso. Con riferimento allo schema di regolamento in esame, comunica che, come concordato nell’Ufficio di presidenza svoltosi ieri, ha scritto alla Conferenza dei Rettori e alle sigle sindacali indicatele dal gruppo Movimento Cinque Stelle, invitandoli, ove lo ritengano opportuno, a inviare memorie alla Commissione entro la giornata di domani.

Gianluca VACCA (M5S) osserva che la nota esplicativa del MIUR sul provvedimento in esame, allegata al resoconto della seduta di ieri, appare consistere nella risposta del Ministero ai rilievi e alle richieste di chiarimento da parte del Consiglio di Stato. Entrando nel merito delle classi di concorso e dei titoli richiesti per potervi accedere, rileva – in via generale – che nelle tabelle dello schema di regolamento vi sono degli asterischi cui non fa riferimento alcuna spiegazione, per cui la ricostruzione del dato normativo risulta complessa e talvolta incerta. Analogo discorso si può fare per la dicitura «ad esaurimento» o per la preferenza attribuita ai docenti «in utilizzazione». Espone poi singole problematiche, relative, in particolare, alle ex classi di concorso 50 e 51, relative alle materie letterarie e al latino, con riferimento alla possibilità o meno di insegnare in futuro talune discipline in alcune tipologie di liceo. Ricorda poi le problematiche relative alla Tabella A/1, con riferimento in particolare alla glottologia e quelle riguardanti i licei musicali. Ritiene inoltre singolare che sia permesso l’accesso alla classe di concorso A-45 relativa alle scienze economico-aziendali anche a coloro che sono in possesso della laurea in scienze statistiche LM 82, senza che siano richiesti in questo caso crediti formativi universitari in talune discipline caratterizzanti la classe di concorso. Rileva, inoltre, che i 96 crediti richiesti in taluni settori scientifico-disciplinari per l’accesso alla classe A-46, afferente alle scienze giuridico-economiche, non trovano riscontro, probabilmente, negli attuali corsi di laurea. Un discorso analogo si può fare per la classe di concorso A-26 (matematica) per la quale sono richiesti almeno 80 crediti in determinati settori scientifico-disciplinari. Ricorda poi che la laurea dell’ingegneria dell’automazione LM 29/S non è contemplata dal presente provvedimento; che la laurea in ingegneria gestionale LM 31 non permette l’accesso alla classe di concorso A-36 (scienze e tecnologia della logistica); che le lauree LM 1 e LS 1 (antropologia culturale ed etnologia) non permettono l’accesso alla classe di concorso A-18 (filosofia e scienze umane). Rileva poi delle problematiche concernenti la distinzione tra matematica e fisica, del cui accorpamento si discute da anni. Si riserva infine di integrare quanto sopra con ulteriori osservazioni e proposte.

Luisa BOSSA (PD) ringrazia la relatrice e l’onorevole Carocci per le puntuali osservazioni che da loro ha udito. Si sofferma quindi sulle problematiche attinenti ai licei musicali, rilevando che vi sono decine di giovani musicisti che non si sono potuti abilitare finora per l’insufficienza di corsi biennali e di tirocini formativi attivi per coloro che sono usciti dai conservatori. Dovrebbe essere data la possibilità per costoro di abilitarsi a seguito del conseguimento di un corso specialistico di secondo livello di durata biennale. Dubita poi che i possessori della laurea specialistica LS 51 (musicologia e beni musicali), abbiano i requisiti per insegnare, in particolare nei licei musicali, materie assai diverse tra le quali storia e geografia.

Manuela GHIZZONI (PD), dopo aver ringraziato i colleghi per l’approfondito dibattito che si sta svolgendo, deve rimarcare che due mondi si vanno distinguendo, al punto tale da entrare ormai in aperta reciproca contraddizione: da un lato, il settore universitario si spinge sul crinale di specializzazioni molto marcate, quasi a parcellizzarsi e isolarsi su ciascun insegnamento; dall’altro, nel settore scolastico, emerge la necessità di perseguire il carattere interdisciplinare e trasversale dei saperi. Una prima risposta a tale conflitto potrebbe venire dall’intelligente esercizio delle deleghe in materia di formazione iniziale e di reclutamento degli insegnanti, contenute nella legge n. 107 del 2015. In questa visione, la definizione delle classi di concorso non può essere ridotta a viatico per risparmiare risorse umane, bensì al contrario per qualificare meglio gli insegnamenti. Pensa, pertanto, che nelle premesse del parere, che la relatrice si appresta a redigere, debba essere contenuto un passaggio sui connotati epistemologici cui ha appena fatto riferimento.

Flavia PICCOLI NARDELLI, presidente, concorda con la collega Ghizzoni, ritenendo fondamentale che la Commissione si impegni intensamente sul tema delle competenze, oltre che sulle conoscenze.

Luigi GALLO (M5S) chiede una valorizzazione dei laureati in scienze economiche per l’ambiente e la cultura (LM-76) che, in particolare, non possono accedere all’area disciplinare A-45 relativa alle scienze economico-aziendali. Pur dichiarandosi disponibile a ragionare nei termini indicati dalla collega Ghizzoni, nel senso di superare l’attuale parcellizzazione delle discipline – analogamente a quanto accade in altri paesi europei come la Finlandia – paventa che in quest’epoca «Renzi» si affrontino delle tematiche non per offrire maggiori opportunità agli studenti, bensì in un’ottica contraria agli interessi dei lavoratori.

Gianluca VACCA (M5S) chiede e auspica che nelle prossime sedute sul provvedimento in esame sia presente un rappresentante del Governo, il quale fornisca i chiarimenti richiesti nel corso della discussione.


(7a Camera, 11.11.15) Maria Grazia ROCCHI (PD), relatrice, dopo aver ripreso sinteticamente l’illustrazione della seduta di ieri, ne conclude l’esposizione rilevando, in particolare, con riferimento alle 11 nuove classi di concorso richiamate nella seduta di ieri, che queste si sono rese necessarie vista la recente introduzione dei licei musicali e coreutici nonché degli indirizzi di Calzature e Moda e Grafica e Comunicazione. Precisa che solo nel caso della classe «A-23 Lingua italiana per discenti di lingua straniera», l’introduzione di una nuova classe di concorso si giustifica non per l’esigenza di adeguamento ai nuovi ordinamenti, bensì alla luce di una presenza sempre più rilevante di alunni alloglotti. Aggiunge che secondo la relazione illustrativa, lo schema di regolamento intende anche «consentire l’avvio del prossimo concorso per l’assunzione di docenti che sarà basato su un assetto ordinamentale delle classi di concorso rivisitato e coerente con la finalità, sopra indicata, di assicurare una migliore utilizzazione delle risorse a disposizione e, di conseguenza, una maggiore funzionalità del sistema scolastico. Aggiunge che, infatti, il nuovo concorso per docenti non potrebbe essere bandito in base alle attuali classi di concorso, considerato che: a) le attuali classi di concorso non sono adeguate agli ordinamenti recentemente introdotti e non contemplano alcuni insegnamenti come quelli dei licei musicali e coreutici istituiti con il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89; b) le attuali classi di concorso si riferiscono agli ordinamenti universitari in essere negli anni ’90 e considerano, quali requisiti di accesso ai corrispondenti percorsi abilitanti, titoli del vecchio ordinamento superati dagli attuali ordinamenti universitari, impedendo ad alcune categorie di laureati (per esempio in scienze politiche e biotecnologie) la partecipazione al concorso; c) le attuali classi di concorso consentono una scarsissima fungibilità di docenti in ragione del numero elevato delle stesse classi. Ciò comporta un incremento e un aggravio delle procedure concorsuali, maggiori difficoltà nell’assorbimento del precariato, oltre ad un notevole incremento dei costi, tutti svantaggi in parte superabili dal loro accorpamento e razionalizzazione».
Rileva inoltre che, in base alla relazione tecnica, il raggruppamento delle classi di concorso è avvenuto in classi di similarità in modo tale da aumentare il tasso di sostituibilità tra i docenti appartenenti ad una specifica classe di concorso e da ridurre il numero di esuberi.
Precisa, nel dettaglio, che le classi di concorso si ridurranno da 168 a 114 (di cui 81 elencate della Tabella A e 33 comprese nella Tabella B).
Osserva quindi che la riduzione del numero di classi di concorso determina, conseguentemente, un aumento nel numero medio di posti per ciascuna di esse e una riduzione della disomogeneità nella loro dimensione. Evidenzia poi che, per effetto di tale accorpamento, la relazione tecnica ipotizza una riduzione complessiva di 224 situazioni di esubero per l’istruzione secondaria. Infatti per l’anno scolastico 2014/2015 si è verificato un esubero per 322 unità nella scuola secondaria di primo grado e un esubero di 7.071 unità di personale, nelle varie classi di concorso. Tale situazione è riconducibile – secondo la relazione tecnica – al fatto che la «frammentazione degli insegnamenti su molte classi di concorso nonché, soprattutto, la presenza di numerose classi di concorso che caratterizzano pochi posti d’organico, determina un ridotto tasso di sostituibilità dei docenti. Precisa altresì che il tasso di sostituibilità è limitato anche dall’ambito unicamente provinciale per la mobilità a richiesta dell’Amministrazione e che tra le conseguenze di tale stato di cose, si ha che una diminuzione del fabbisogno di posti per ciascuna classe di concorso e per ciascuna provincia può determinare un eccesso di disponibilità di docenti di ruolo, col conseguente esubero dei relativi docenti. Tale evenienza diviene tanto più probabile quanto più aumenta la percentuale di docenti di ruolo rispetto al totale costituito dal ruolo e dai supplenti». Con riferimento alle tabelle allegate allo schema di regolamento, ricorda che le stesse sono tre. La Tabella A – richiamata dal comma 1 dell’articolo 2 – definisce le classi di concorso e di abilitazione per le scuole secondarie di primo e di secondo grado e si articola in 7 colonne. In particolare: la prima colonna elenca il codice della nuova classe di concorso, nonché la confluenza con la o le precedenti classi di concorso, oppure la dicitura «nuova», se non vi è confluenza; la seconda colonna contiene la denominazione della classe di concorso, nonché quella della o delle precedenti classi di concorso; la terza colonna elenca i titoli di accesso di vecchio ordinamento; nella quarta colonna sono individuate le lauree specialistiche; nella quinta colonna sono indicate le lauree magistrali nonché i diplomi accademici di secondo livello; la sesta colonna elenca, laddove previsti, specifici esami per lauree di vecchio ordinamento o specifici crediti formativi universitari per lauree specialistiche o magistrali, nonché, la presenza, eventuale, di altro titolo congiunto; la settima colonna individua gli indirizzi di studi assegnati a ciascuna classe di concorso, nonché, ove del caso, una specifica nota che individua la nuova classe di abilitazione che appartenga al medesimo ambito disciplinare verticale, come previsto dal decreto ministeriale n. 354 del 1998 e, ancora, con apposito asterisco, l’insegnamento eventualmente assegnato in via transitoria ad esaurimento.
Aggiunge che la Tabella B – richiamata dal comma 2 dell’articolo 2 – definisce le classi di concorso a posti di insegnante tecnico-pratico e si articola in 5 colonne. Più specificamente: la prima colonna elenca il codice della nuova classe di concorso, nonché la confluenza con la o le precedenti classi concorso, oppure la dicitura «nuova» se non vi è confluenza; la seconda colonna contiene la denominazione della classe di concorso, nonché quella della o delle precedenti classi di concorso, nonché, eventualmente, la dizione «Classe di concorso ad esaurimento»; la terza colonna indica i titoli di accesso previsti dalla Tabella C allegata al decreto ministeriale del 1998 e la presenza, eventuale, di altro titolo congiunto; la quarta colonna elenca i titoli di accesso previsti dai decreti del Presidente della Repubblica n. 87 e n. 88 del 2010; la quinta colonna elenca gli indirizzi di studio e discipline e/o laboratori cui può accedere la classe di concorso, assegnati a ciascuna classe di concorso.
Ricorda, infine, che la Tabella A/1 – richiamata dal comma 3 dell’articolo 2 – reca una tabella di omogeneità degli esami previsti nei piani di studio dei titoli di vecchio ordinamento per l’accesso alle classi di concorso. Resta quindi in attesa di ascoltare i contributi che i colleghi e il Governo vorranno apportare al dibattito sull’importante provvedimento oggi in discussione.

Milena SANTERINI (PI-CD) deve dare atto al Governo del lavoro «archeologico» realizzato, che ha preso in considerazione una stratificazione amministrativa di molti anni. La razionalizzazione intrapresa con il presente schema di regolamento ha dovuto fare i conti con lo scadimento delle competenze e si è sviluppato su un arco di tempo assai lungo. Rileva, dunque, che forse si sarebbe dovuta svolgere un’attività conoscitiva più estesa, al fine di comprendere in maniera più approfondita i presupposti scientifici che hanno portato all’accorpamento del precedente numero eccessivo di classi di concorso, ascoltando la comunità scientifica. D’altronde, l’emanazione del regolamento de quo in tempi rapidi è necessaria alla luce del prossimo bando di concorso per l’assunzione di docenti. Entrando poi nel merito delle classi di concorso e dei titoli per l’accesso a queste, rileva che emergono alcune incongruenze e inesattezze, le quali andrebbero sanate. Si riferisce, in particolare, alla mancanza della previsione per la classe di concorso 18 della laurea magistrale 50 e per la classe di concorso 19 delle lauree magistrali 50 e 85. Con riferimento, poi, alla nuova classe di concorso A-23 relativa alla lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti), sottolinea che tale innovazione non dovrà portare a suddividere in classi separate coloro che apprendono la lingua italiana, a seconda che siano madrelingua o meno.

Gianluca VACCA (M5S) contesta il metodo di lavoro prescelto che rischia di essere ancora una volta condizionato dalla fretta. Rileva quindi che un ulteriore approfondimento sul provvedimento in esame si rileva necessario, alla luce di dimenticanze, errori e omissioni che lo caratterizzano, per cui risulta necessario previamente ascoltare soggetti qualificati prima di esprimere un parere. Ricorda che lo stesso MIUR, nell’ambito dell’analisi di impatto della regolamentazione (AIR), rileva che non si è proceduto a svolgere le prescritte consultazioni dei molteplici soggetti interessati. Osserva poi che lo stesso Consiglio di Stato ha chiesto al Ministero di integrare elementi i dati forniti con ulteriori elementi informativi, in quanto non erano ben chiari i presupposti che hanno portato alla predisposizione dello schema. Entrando nel merito, rileva preliminarmente che non appare comprensibile a che cosa servano le nuove classi di concorso, considerato che la prossima procedura è riservata a coloro che sono già abilitati con riferimento alle vecchie. Rileva poi che emergono rilevanti aspetti critici sulla classi di concorso di matematica e scienze, come risulta dalle tantissime segnalazioni pervenute dagli interessati, rendendosi problematico l’inserimento di docenti cui si applicano le vecchie classi di concorso insieme a coloro che saranno assunti in base alle nuove classi. Dopo aver ricordato che, tra l’altro, analoghe criticità caratterizzano i titoli per l’accesso ai licei musicali, evidenzia una serie di classi di concorso per le quali non sono previste adeguate equipollenze, sottolineando, in particolare, che nella Tabella A/1 manca la classe di concorso A-25.

Mara CAROCCI (PD) evidenzia come la revisione delle classi di concorso dovrebbe avere come obiettivo la predisposizione di un modello didattico che non si esaurisce nella lezione frontale e volto – come sostenne Edgar Morin – a costruire teste ben fatte. Nel riconoscersi in diverse delle osservazioni sostenute dalla collega Santerini, rileva come sia necessario tenere conto dell’elaborazione pluridecennale sui saperi fondamentali, sui nuclei epistemologici irrinunciabili che gli studenti devono possedere e che i docenti devono essere in grado di trasmettere, attraverso l’interdisciplinarietà, la contaminazione dei saperi, la didattica cooperativa e laboratoriale. Evidenzia altresì che i tre criteri di fondo su cui lavorare sono la competenza disciplinare dei docenti; l’ampia possibilità di utilizzazione nelle scuole, a salvaguardia delle possibilità lavorative e dell’utilizzazione in meno sedi possibili; e l’ottimizzazione dell’organizzazione scolastica. Osserva inoltre che si deve operare per salvaguardare chi è già abilitato, guardando all’interesse generale della scuola e a quello complessivo dei docenti delle varie classi di concorso, senza favorire l’uno o penalizzare l’altro, possibilmente sanando situazioni sperequative che si sono create nel passato, in particolare a seguito della scuola secondaria di secondo grado. Ritiene quindi che in questo senso si debbano inserire alcuni titoli di accesso mancanti, ad esempio: per la classe di concorso A-05 il diploma di tecnico dell’abbigliamento della moda; per la classe di concorso A-09 il diploma di maturità artistica a indirizzo figurativo; per la classe di concorso A-19 la laurea LM85 in scienze pedagogiche. Aggiunge che si dovrebbe cercare, quindi, di semplificare, contemperando le tre esigenze precedentemente espresse con riferimento, in particolare, alle classi di concorso A-11, concernente le discipline letterarie e latino nei licei e nell’istituto magistrale e A-12 relativo alle discipline letterarie negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado. Osserva a quest’ultimo proposito che si potrebbe rafforzare la preparazione disciplinare con la richiesta di un corso annuale di latino, che sarebbe opportuno anche per la classe di concorso A-22, relativo a italiano, storia e geografia nella scuola secondaria di primo grado, che appare necessario all’insegnante di italiano anche se non insegna latino. Sarebbe opportuno ripensare l’unità d’insegnamento delle scienze e della matematica nella scuola secondaria di primo grado, a meno che non si richiedano crediti formativi universitari specifici e consistenti per entrambe le discipline. Cita poi la classe di concorso A-43, relativa alle scienze e tecnologie nautiche per la quale c’è una forte carenza di docenti: bisognerebbe quindi superare in questo ambito la sperequazione fra personale militare e personale civile nell’accesso della predetta classe di concorso. Evidenzia inoltre il rischio che l’istituzione della classe di concorso A-23 relativa alla lingua italiana per discenti di lingua straniera possa diventare il presupposto per la nascita di classi «differenziate» da soli alunni stranieri: l’unico utilizzo didatticamente proficuo per tale classe di concorso può essere quello sul potenziamento. Un discorso a parte deve essere fatto con riferimento alle classi di concorso del liceo musicale: essendo classi di nuova istituzione, per esse non esiste l’abilitazione e paradossalmente potrebbe essere impossibile partecipare ai prossimi concorsi. Il problema si potrebbe superare riconoscendo come valida l’abilitazione alle classi ex A-31, A-32, A-77, a determinate e appropriate condizioni, da specificare in relazione alla classe di concorso e abilitazione posseduta, al fine di un’adeguata competenza disciplinare e preparazione culturale. Ritiene inoltre che occorre aggiungere la classe di concorso di storia della danza. La soluzione che ha appena offerto corrispondono anche a quanto rappresentato in decine di e-mail che le sono pervenute.

Tamara BLAZINA (PD) ricorda che il provvedimento in esame è atteso da tempo e che bisogna tener conto, tra l’altro, della specificità dell’insegnamento nei confronti delle minoranze linguistiche. Ricorda previamente che la provincia di Bolzano ha emanato proprie norme sulle classi di concorso, dovendosi quindi il presente decreto coordinare con le predette disposizioni della provincia autonoma. Ritiene inoltre che sia sbagliato mettere insieme la lingua slovena e l’italiano, in quanto la specificità della lingua slovena nelle aree in cui questa è riconosciuta e garantita da norme di rango costituzionale, in particolare nel Friuli-Venezia Giulia, deve essere tutelata.

Luisa BOSSA (PD) chiede se siano stati effettuati degli studi sul rapporto tra il riordino e l’abolizione di alcune classi di concorso e il numero di insegnanti eventualmente in esubero.

Luigi GALLO (M5S) evidenzia alcune criticità, tra le quali, quella già ricordata della classe di concorso A-43 in scienze e tecnologie nautiche, osservando che vi sono tipologie di accesso per questa classe assai diverse che vanno dal diploma di istituto superiore nautico a quello di ingegnere nautico. Rileva quindi che non essendo favorita una formazione tecnica e culturale adeguata dei docenti abilitati per questa classe di concorso permarrebbero i rilievi formulati dagli armatori in merito alla scarsa preparazione dimostrata da molti studenti che studiano scienze e tecnologie nautiche.

Silvia CHIMIENTI (M5S) chiede al sottosegretario Faraone di non affrettare i tempi, in modo da consentire l’approfondimento gli aspetti critici evidenziati nella discussione. Ritiene inoltre che il prossimo concorso per l’assunzione di docenti si dovrebbe svolgere ancora con le vecchie classi di concorso, al fine di correggere in un periodo di tempo adeguato gli errori e le imperfezioni che stanno emergendo sul testo sottoposto alla Commissione. Ritiene infine, con riferimento a quanto affermato dalla collega Carocci, che non si debba uniformare la formazione degli insegnanti di discipline umanistiche nella scuola secondaria di primo grado a quella richiesta per i docenti della scuola secondaria di secondo grado.

Maria Grazia ROCCHI (PD), rispondendo alla collega Bossa, ricorda che non sussistono problemi per coloro che hanno conseguito le «vecchie abilitazioni» che automaticamente confluiscono nelle nuove.

Davide FARAONE si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito.


(7a Camera, 10.11.15) Maria Grazia ROCCHI (PD), relatrice, sottolinea l’importanza della nuova disciplina che anche in questa legislatura è stata più volte sollecitata con interrogazioni ed atti d’indirizzo, evidenziando che sarebbe stato auspicabile disporre di un tempo maggiore per la discussione. Precisa che la necessità di pervenire in tempi ristretti al previsto parere delle Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato è attribuibile all’esigenza di perfezionamento dell’atto in esame in tempi antecedenti alla prossima pubblicazione del bando di concorso che la legge 107 del 2015 prevede entro la fine del 2015. Segnala inoltre che l’atto è pervenuto alle Camere solo da pochi giorni per effetto dei tempi prolungati per l’acquisizione dei previsti pareri del Consiglio di Stato e della Conferenza Unificata Stato-Regioni.
Ricorda quindi che la relazione illustrativa al provvedimento si sviluppa nelle seguenti tre parti: la base normativa dell’intervento regolamentare; i criteri per l’accorpamento delle classi di concorso ed i suoi effetti; il contenuto dello schema di regolamento e delle tabelle allegate.
Rileva dunque che lo schema di regolamento in esame è adottato in attuazione dell’articolo 64, comma 4, lettera a), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, che ha attribuito al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, il potere di incidere, con regolamento di delegificazione, sull’attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, anche seguendo, tra i vari criteri indicati dalla predetta disposizione, quello della razionalizzazione e dell’accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti. Aggiunge poi che, in base all’articolo 270 del decreto legislativo n. 297 del 1994, le tipologie delle classi di concorso per l’accesso ai ruoli del personale docente sono stabilite con decreto ministeriale e che si fa riferimento alle classi di concorso determinate con DM 39 del 1998 e DM 22 del 2005 e alle classi di abilitazione di cui al DM 37 del 2009. Più nel dettaglio, il DM 30 gennaio 1998, n. 39 ha individuato le classi di concorso per l’insegnamento nella scuola secondaria fissando in numero di 94 le classi di concorso a cattedre (annessa Tabella A), in numero di 52 le classi di concorso a posti di insegnamento tecnico-pratico (annessa Tabella C) e in numero di 22 le classi di concorso a posti di insegnamento d’arte applicata (annessa Tabella D). Il decreto ha, altresì, fissato per ciascuna classe di concorso i titoli di studio validi per l’ammissione ai concorsi e gli insegnamenti compresi nelle medesime classi di concorso, specificando, peraltro, se si tratta di insegnamenti impartiti in istituti di istruzione secondaria di primo o di secondo grado.
Con il DM 9 febbraio 2005, n. 22, e relativo Allegato A, ad integrazione del DM 39 del 1998, sono state definite le classi di lauree specialistiche (LS) che danno accesso all’insegnamento nella scuola secondaria e sono stati inseriti taluni diplomi di laurea (DL) del vecchio ordinamento, non previsti in precedenza. Aggiunge che con DM 26 marzo 2009, n. 37, le classi di concorso a cattedre di cui alla tabella A del DM 39 del 1998, relativamente alla scuola secondaria di I grado, sono state ridefinite in classi di abilitazione e che in applicazione dell’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, il Consiglio dei ministri ha approvato in prima lettura, il 12 giugno 2009, uno schema di regolamento di revisione delle classi di concorso, non pervenuto alle Camere.
Segnala poi che la legge 13 luglio 2015, n. 107 prevede (all’articolo 1, comma 193) che il regolamento di cui al citato articolo 64, comma 4, lettera a) del decreto-legge n. 112 del 2008, non si applica alle procedure del piano straordinario di assunzioni oggetto dei commi da 95 a 104 dell’articolo 1 della stessa legge. Secondo la relazione illustrativa dello schema di regolamento in esame, «tale deroga si giustifica alla luce dei tempi necessari per l’attuazione del piano, che prevede l’assunzione di un contingente di circa 100.000 docenti per l’anno scolastico 2015/2016, assunzione che non si sarebbe potuta realizzare se non con le classi di concorso attualmente vigenti. E, infatti, l’applicazione di nuove classi di concorso avrebbe comportato un eccessivo allungamento dei tempi in considerazione del fatto che le attuali graduatorie ad esaurimento sono determinate sulla base delle vigenti («vecchie») classi di concorso. Precisa che l’espressa previsione della deroga fa, implicitamente, salva l’applicazione della norma di portata generale – che prevede l’emanazione di un regolamento per l’accorpamento e la razionalizzazione delle classi di concorso – per le ordinarie procedure di assunzione del personale docente e, quindi, per le assunzioni del prossimo concorso che sarà bandito dal MIUR entro l’anno 2015». Ricorda inoltre che l’articolo 1, comma 180, della legge n. 107 del 2015, ha delegato il Governo ad adottare, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, decreti legislativi finalizzati alla riforma di differenti aspetti del sistema scolastico. In particolare, per quanto qui rileva, il successivo comma 181 prevede alla lettera b), tra i vari princìpi e criteri direttivi, il riordino, l’adeguamento e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria, in modo da renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, mediante (come dispone segnatamente il n. 6) il riordino delle classi disciplinari di afferenza dei docenti e delle classi di laurea magistrale, in modo da assicurarne la coerenza ai fini dei concorsi nazionali per l’assunzione di docenti nella scuola secondaria statale, nonché delle norme di attribuzione degli insegnamenti nell’ambito della classe disciplinare di afferenza, secondo princìpi di semplificazione e di flessibilità, fermo restando l’accertamento della competenza nelle discipline insegnate.
Rileva che sul punto specifico, la relazione illustrativa osserva che la finalità dell’articolo 64 del decreto-legge n. 112/2008 «non appare superata dagli interventi» previsti dalla legge 107 del 2015 sia in materia di titoli di accesso per il concorso sia in materia di ordinamenti didattici e che la citata legge segna un’importante discontinuità in quanto, istituendo l’organico dell’autonomia, esige il superamento di eccessi di parcellizzazione nelle classi disciplinari e l’assunzione di margini di flessibilità che permettano di dare al sistema scolastico maggiore efficacia ed efficienza.
Aggiunge che anche lo schema di regolamento in esame contribuisce a realizzare, quindi, una maggiore razionalizzazione delle risorse umane, finanziarie e strumentali «ponendosi in collegamento funzionale all’espletamento delle procedure concorsuali di cui alla legge n. 107 del 2015».
Rileva poi che il piano programmatico di cui all’articolo 64, comma 3, del decreto-legge n. 112 del 2008 ha previsto che si «provvederà ad accorpare le classi di concorso con una comune matrice culturale e professionale, ai fini di una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti». Secondo la relazione illustrativa, lo schema di regolamento si pone quindi in linea con la ratio più ampia della norma primaria di cui al citato articolo 64, che è quella di conseguire una «maggiore razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico». Porta, quindi, ad esempio, il fatto che lo schema di regolamento accorpa le attuali classi di concorso di elettronica ed elettrotecnica; che la nuova classe di tecnologie e tecniche della comunicazione multimediale ne accorpa ben sei di quelle attualmente in vigore (che invece sono suddivise in funzione del mezzo di riproduzione); che le classi di concorso di arte sono state accorpate per settore produttivo (ceramica, carta, libro, moda e così via). In particolare, rispetto alle classi di concorso previste dalla legislazione vigente, la relazione sottolinea che lo schema di regolamento prevede il loro aggiornamento, al fine di tener conto delle modifiche ordinamentali intervenute e relative sia agli insegnamenti della scuola secondaria sia alle lauree che costituiscono titolo di accesso ai percorsi abilitanti per l’insegnamento. Tale aggiornamento ha interessato tutte le classi di concorso. Lo schema di regolamento prevede inoltre il loro accorpamento, per una maggiore fungibilità dei docenti e l’introduzione delle seguenti 11 nuove classi di concorso: A-23 «Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti)»; A-35 «Scienze e tecnologie della calzatura e della moda»; A-36 «Scienze e tecnologia della logistica»; A-53 «Storia della musica»; A-55 «Strumento musicale negli istituti di istruzione secondaria di II grado»; A-57 «Tecnica della danza classica»; A-58 «Tecnica della danza contemporanea»; A-59 «Tecniche di accompagnamento alla danza»; A-63 «Tecnologie musicali»; A-64 ’Teoria, analisi e composizione»; A-65 «Teoria e tecnica della comunicazione». Rimanda quindi alla lettura integrale della relazione da lei predisposta, riservandosi di intervenire successivamente per eventuali integrazioni.

15 ottobre Legge di Stabilità 2016 in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della riunione del 15 ottobre, approva i disegni di legge riguardanti le Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ed il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2016 e per il triennio 2016-2018.


 

LEGGE DI STABILITÀ 2016

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (disegno di legge)

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016). Una manovra finanziaria di 26,5 miliardi di euro, che potrà aumentare fino a 29,5 miliardi in base all’accoglimento o meno della richiesta, avanzata alla Ue, di utilizzare uno 0.2% di spazio di patto in più per la “clausola migranti”. La Legge di Stabilità 2016 prosegue il piano di taglio delle tasse, avviato lo scorso anno, intensifica la lotta contro la povertà e la tutela delle fasce più deboli della popolazione, procede con la spending review. Qui di seguito i punti principali della legge:

ELIMINAZIONE AUMENTI ACCISE E IVA – Vengono totalmente disattivate per il 2016 le clausole di salvaguardia previste dalle precedenti disposizioni legislative per un valore di 16,8 miliardi. Di conseguenza non ci saranno aumenti di Iva e Accise.

TASI-IMU – L’imposta sulla prima casa viene abolita per tutti per una riduzione fiscale complessiva pari a circa 3,7 miliardi. La Tasi viene abolita anche per l’inquilino che detiene un immobile adibito ad abitazione principale.

IMU AGRICOLA – Vengono esentati dall’Imu tutti i terreni agricoli – montani, semi-montani o pianeggianti – utilizzati da coltivatori diretti, imprenditori agricoli professionali e società. L’alleggerimento fiscale per chi usa la terra come fattore produttivo è pari a 405 milioni.

COMPENSAZIONI AI COMUNI – I Comuni saranno interamente compensati dallo Stato per la perdita di gettito conseguente alle predette esenzioni di Imu e Tasi su abitazione principali.

PATTO STABILITÀ COMUNI – Le nuove regole consentiranno ai Comuni che hanno risorse in cassa di impegnarle per investimenti per circa 1 miliardo nel 2016. In aggiunta sarà consentito lo sblocco di pagamenti di investimenti già effettuati (e finora bloccati dal Patto) a condizione che i comuni abbiano i soldi in cassa.

IMU IMBULLONATI – Gli imbullonati non saranno più conteggiati per il calcolo delle imposte immobiliari per un alleggerimento fiscale pari a 530 milioni di euro.

IRAP IN AGRICOLTURA E PESCA – Dal 2016 viene azzerata.

AMMORTAMENTI – La misura è volta a incentivare gli investimenti in beni strumentali nuovi (a partire dal 15 ottobre 2015 e fino al 31 dicembre 2016) attraverso il riconoscimento di una maggiorazione della deduzione ai fini della determinazione dell’Ires e dell’Irpef. La maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto è del 40% portando al 140% il valore della deduzione.

IRES – Si ridurrà del 3,5%, dall’attuale 27,5% al 24%, a partire dal 2017, con uno sgravio di 3,8 miliardi nel primo anno che arriverà a circa 4 miliardi dall’anno successivo. Si potrà anticipare di un anno l’entrata in vigore della riduzione dell’aliquota qualora le istituzioni europee accordino la ‘clausola migranti’.

PROFESSIONISTI E IMPRESE DI PICCOLE DIMENSIONI – La norma viene modificata per ampliare l’accesso al regime fiscale forfettario di vantaggio . La soglia di ricavi per l’accesso a tale regime viene aumentata di 15.000 euro per i professionisti (portando così il limite a 30.000 euro) e di 10.000 euro per le altre categorie di imprese. Viene estesa la possibilità di accesso al regime forfettario ai lavoratori dipendenti e pensionati che hanno anche un’attività in proprio a condizione che il loro reddito da lavoro dipendente o da pensione non superi i 30.000 euro. Per le nuove start up viene previsto un regime di particolare favore con l’aliquota che scende dall’attuale 10% al 5% applicabile per 5 anni (anziché 3 anni). In attesa di una riforma strutturale sulla fiscalità delle società di persone, aumenta la franchigia di deduzione IRAP per questa tipologia di imprese da 10.500 a 13.000 euro.

ASSUNZIONI – Anche per le nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2016 è prevista una agevolazione attraverso la riduzione dei contributi al 40% per 24 mesi, misura che complessivamente porta a un alleggerimento pari a 834 milioni nel 2016 per salire a 1,5 miliardi nel 2017.

BONUS EDILIZIA – Viene aumentata dal 36% al 50% la detrazione sulle spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie, confermando l’attuale livello di agevolazione. La detrazione viene mantenuta anche per l’acquisto dei mobili e di grandi elettrodomestici. Si conferma al 65% il cosiddetto ‘ecobonus’, la detrazione sulle spese per gli interventi di riqualificazione energetica degli immobili.

CONTRATTAZIONE DECENTRATA – Sulla quota di salario di produttività, di partecipazione agli utili dei lavoratori o di welfare aziendale derivante dalla contrattazione aziendale si applica l’aliquota ridotta del 10% con uno sgravio fiscale complessivo di 430 milioni nel 2016 che sale a 589 negli anni successivi. Il bonus avrà un tetto di 2.000 euro (estendibile a 2.500 se vengono contrattati anche istituti di partecipazione) e sarà utilizzabile per tutti i redditi fino a 50.000 euro.

CANONE RAI – Si riduce dagli attuali 113,50 a 100 euro. Si pagherà attraverso la bolletta elettrica della casa di abitazione. Restano in vigore le attuali esenzioni.

CONTANTE – La soglia per i pagamenti in contanti sale da 1.000 a 3.000 euro.

COOPERAZIONE – Crescono i fondi per la cooperazione internazionale: 120 milioni nel 2016.

SOSTEGNO AI PIU’ DEBOLI – 90 milioni nel 2016 per la Legge sul “Dopo di noi” per sostenere persone con disabilità al venir meno dei familiari. Rifinanziamento del Fondo per la non autosufficienza per un totale di 400 milioni di euro.

SEMPLIFICAZIONI FISCALI – Si anticipa di un anno la semplificazione delle sanzioni amministrative in campo fiscale. Le imprese si vedranno subito rimborsare l’IVA per i crediti non riscossi, senza dover aspettare la fine delle procedure concorsuali. Si permette lo scioglimento delle società di comodo.

CONTRASTO ALLA POVERTÀ – Viene istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il ‘Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale’ al quale è assegnata la somma di 600 milioni di euro per il 2016 e di un miliardo a decorrere dal 2017. Il Fondo finanzierà la legge delega sulla povertà che verrà approvata come collegato alla legge di stabilità. Parte la prima misura strutturale contro la povertà, che sarà prioritariamente rivolta alle famiglie povere con minori a carico. Viene poi istituito, in via sperimentale, un altro fondo finalizzato a misure di sostegno contro la povertà educativa, alimentato da versamenti effettuati dalle fondazioni bancarie. Attraverso questa seconda iniziativa si rendono disponibili ulteriori 100 milioni l’anno.

PENSIONATI – Aumenta la “no tax area”, ossia la soglia di reddito entro la quale i pensionati non versano l’Irpef. Per i soggetti sopra i 75 anni si passa dall’attuale soglia di 7.750 euro a 8.000. euro, sostanzialmente lo stesso livello previsto per i lavoratori dipendenti. Per i pensionati di età inferiore ai 75 anni la “no tax area” aumenta da 7.500 euro a 7.750 euro.

SALVAGUARDIA PENSIONI – Viene prevista la settima operazione di “salvaguardia” a favore dei soggetti in difficoltà con il lavoro e che non hanno ancora maturato i requisiti della legge Fornero per accedere al pensionamento. Per finanziare la settima ‘salvaguardia’ si spendono le risorse non utilizzate nelle precedenti salvaguardie chiuse.

OPZIONE DONNA – Il regime sperimentale per le donne che intendono lasciare il lavoro con 35 anni di contributi e 57-58 anni di età (e la pensione calcolata con il metodo contributivo) viene esteso al 2016, anno in cui devono essere maturati i requisiti.

PART TIME – La norma è finalizzata ad accompagnare i lavoratori più anziani al pensionamento in maniera attiva. Si potrà chiedere il part time ma senza avere penalizzazioni sulla pensione perché lo Stato si farà carico dei contributi figurativi. Il datore di lavoro dovrà corrispondere in busta paga al lavoratore la quota dei contributi riferiti alle ore non prestate, che si trasformeranno quindi in salario netto.

CATTEDRE UNIVERSITARIE DEL MERITO – 500 nuovi professori saranno selezionati sulla base del merito tra i migliori cervelli, all’estero o “in trappola” in Italia, in settori strategici per il futuro del Paese. Per tale misura sono previsti 40 milioni per il prossimo anno e 100 milioni dal 2017.

GIOVANI RICERCATORI – All’assunzione di 1.000 nuovi ricercatori vengono destinati 45 milioni nel 2016, che salgono a 60 milioni nel 2017 e a 80 milioni nel 2018.

SPECIALIZZANDI MEDICI – 6.000 borse (ogni anno) per gli specializzandi medici, per assicurare qualità e prospettiva al sistema sanitario nazionale.

IMPEGNI

VOCE

AMMONTARE

ELIMINAZIONE CLAUSOLE SALVAGUARDIA

16.800

ABOLIZIONE TASSA PRIMA CASA

3.700

ABOLIZIONE IMU AGRICOLA

400

ABOLIZIONE TASSA SU IMBULLONATI

500

PACCHETTO ENTI LOCALI

1.200

CONTRASTO POVERTA’ E ALTRE MISURE SOCIALI

700 + 400

PACCHETTO SVILUPPO (ammortamenti + contrattazione aziendale)

600

SGRAVI CONTRIBUTIVI ASSUNZIONI

800

CULTURA E MERITO

250

TERRA DEI FUOCHI

150

COOPERAZIONE SVILUPPO

120

PUBBLICO IMPIEGO

200

altro

680

TOTALE

26.500

(anticipo taglio Ires + edilizia scolastica)

3.100

NUOVO TOTALE

29.600

RISORSE

VOCE

AMMONTARE

FLESSIBILITA’ UE

14.600

VOLUNTARY DISCLOSURE

2.000

IMPOSTA SUI GIOCHI

500

GIOCHI (NUOVE GARE)

500

SPENDING REVIEW

5.800

ULTERIORI EFFICIENTAMENTI

3.100

TOTALE

26.500

(Clausola migranti)

3.100

NUOVO TOTALE

29.600

Stabilità, Giannini: “Valorizza il merito e apre ai giovani”
500 le cattedre d’eccellenza, 1.000 i nuovi ricercatori

“Quella approvata oggi è una legge di stabilità che valorizza l’eccellenza, il merito e l’alta qualità scientifica. Abbiamo varato misure importanti e incisive sul capitale umano e per i giovani. Sono particolarmente soddisfatta: per l’Università e la Ricerca è davvero un nuovo inizio”. Così il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini.
“Diamo agli atenei i fondi per 500 cattedre di eccellenza destinate ai ricercatori e agli studiosi italiani e stranieri con alta qualificazione scientifica”. Si tratta di 50 milioni per il 2016 e di 75 milioni a partire dal 2017.
“Stanziamo risorse – 55 milioni per il 2016 e 60 milioni dal 2017 – per l’assunzione di 1.000 ricercatori. Ai migliori di loro gli atenei potranno garantire una carriera da docente. Si tratta di una misura importante a favore di quei ragazzi che, dopo gli studi universitari, per talento e passione, ambiscono a proseguire nel campo della ricerca”. Al piano straordinario si aggiunge “lo sblocco totale del turn over per i ricercatori a tempo determinato. Finalmente ogni università potrà fare una politica di investimento sui giovani”.
“Infine – conclude il Ministro Giannini – una misura di cui sono particolarmente orgogliosa è quella che stabilizza alla cifra di 6.000 all’anno le borse di specializzazione in Medicina che, all’insediamento del Governo di cui faccio parte, erano poco più di 3.000”.

25 settembre Valutazione performance PA in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della riunione del 25 settembre, esamina uno schema di decreto del Presidente della Repubblica in materia di misurazione e valutazione della performance delle pubbliche amministrazioni

VALUTAZIONE DELLE PERFORMANCE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Regolamento di disciplina delle funzioni del dipartimento della funzione pubblica in materia di misurazione e valutazione della performance delle pubbliche amministrazioni (decreto presidenziale – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia, ha approvato in esame preliminare al fine di acquisite i pareri prescritti, uno schema di decreto del Presidente della Repubblica recante il regolamento di disciplina delle funzioni del dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di misurazione e valutazione della performance delle pubbliche amministrazioni.

Nello specifico il regolamento anticipa alcune necessarie misure che saranno più organicamente oggetto dell’esercizio della delega in attuazione della legge di riforma delle amministrazioni pubbliche, appena approvata dal Parlamento. Il regolamento, previsto dal decreto legge n. 90/2014 al fine di completare il trasferimento delle funzioni in materia di valutazione già attribuite all’ANAC, disciplina in particolare per le amministrazioni la possibilità di semplificare il ciclo della performance e per il cittadino la garanzia di una valutazione più indipendente e affida al Dipartimento della Funzione Pubblica un ruolo di coordinamento, chiarendo il quadro delle competenze sulla misurazione e valutazione della performance. Viene inoltre promossa la costituzione di una Rete nazionale per la valutazione delle amministrazioni pubbliche che dia evidenza alle migliori esperienze in essere.

27 agosto Assunzione DS in Consiglio Ministri

Il Consiglio dei Ministri, nel corso della riunione del 27 agosto, approva uno schema di DPR che autorizza l’assunzione di ulteriori 336 dirigenti scolastici.

ASSUNZIONI DI DIRIGENTI SCOLASTICI

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante l’autorizzazione al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ad assumere a tempo indeterminato, per l’anno scolastico 2015/2016, ulteriori 336 dirigenti scolastici in aggiunta alle n. 258 assunzioni di dirigenti scolastici deliberate dal Consiglio dei ministri del 6 agosto 2015.
Tale autorizzazione si ripartisce nel seguente modo:
a) 196 unità in favore dei soggetti che risultano iscritti in posizione utile nelle graduatorie delle procedure di cui all’articolo 1, comma 88, della legge n. 107 del 2015, n. 107, a seguito della loro approvazione definitiva, fermo restando che la conferma dei rapporti di lavoro instaurati coi soggetti di cui all’articolo 1, comma 90, della medesima legge avviene senza gravare sulle facoltà assunzionali per l’anno scolastico 2015/2016;
b) 137 unità in favore dei soggetti idonei inclusi nelle graduatorie regionali del 13 luglio 2011 di cui all’articolo 1, comma 92, della legge n. 107 del 2015;
c) 3 unità in favore dei soggetti idonei inclusi nelle graduatorie di cui al decreto del direttore generale per il personale scolastico del 13 luglio 2011.

Giannini: “Via libera all’assunzione di altri 336 dirigenti scolastici.
Lavoriamo a pieno ritmo per un efficiente avvio dell’anno scolastico”

Via libera in Consiglio dei Ministri all’assunzione di altri 336 dirigenti scolastici.  “Le assunzioni di oggi si sommano alle 258 già deliberate all’inizio del mese. Stiamo dando una risposta concreta al problema delle sedi vacanti e delle reggenze, consapevoli dell’importanza che il dirigente riveste nella vita quotidiana delle nostre scuole”. Così il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini.
“Oggi – continua il Ministro – ho anche incontrato al Miur i vertici degli Uffici Scolastici Regionali. Stiamo lavorando a pieno ritmo per l’avvio del nuovo anno scolastico: l’amministrazione sta dando una straordinaria prova di efficienza. Dimostreremo con i fatti che La Buona Scuola è un cambiamento importante e concreto”.

6 agosto Assunzioni, accesso ruoli universitari e nomine ANVUR in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della riunione del 6 agosto, ha approvato:

  • uno schema di DPR per l’assunzione di personale per la scuola
  • uno schema di DPR concernente il conferimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso al ruolo dei professori universitari
  • la nomina dei componenti del Consiglio direttivo dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca – ANVUR

ASSUNZIONI PERSONALE NELLA SCUOLA

Assunzione a tempo indeterminato, per l’anno scolastico 2015/2016, personale docente ed educativo, personale docente, personale ATA e dirigenti scolastici (decreto presidenziale)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante l’autorizzazione al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ad assumere a tempo indeterminato, per l’anno scolastico 2015/2016, personale docente ed educativo, personale docente, personale ATA e dirigenti scolastici.

Con il presente provvedimento il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nel rispetto della normativa vigente e dell’attuazione della legge 13 luglio 2015, n. 107, è autorizzato, per l’anno scolastico 2015/2016, ad assumere a tempo indeterminato, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, un numero di unità pari a:

  • a)      21.880 per il personale docente, comprensive delle 147 unità di personale interessato alle procedura di mobilità connesse con le statalizzazioni indicate nelle premesse;
  • b)      14.747 per il personale docente da destinare al sostegno degli alunni con disabilità;
  • c)      46 per il personale educativo;
  • d)     24 unità di personale A.T.A. interessato alla procedure di mobilità connesse con le statalizzazioni a valere sulle assunzioni già autorizzate per l’anno scolastico 2015/2016;
  • e)      258 dirigenti scolastici.

*****

ABILITAZIONE SCIENTIFICA NAZIONALE PER ACCESSO AL RUOLO DEI PROFESSORI UNIVERSITARI

Modifiche al decreto presidenziale concernente il conferimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso al ruolo dei professori universitari (decreto del Presidente della Repubblica)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Stefani Giannini, ha approvato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modifiche al DPR 14 settembre 2011, n. 222, concernente il conferimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso al ruolo dei professori universitari, a norma dell’articolo 16 della legge 30 dicembre 2010, n. 240.

Di seguito le principali novità sulla procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale:

  • Presentazione delle domande È introdotta la procedura “a sportello” nel senso di consentire la presentazione delle domande di partecipazione alla procedura durante tutto l’anno con esclusione del mese di agosto e dei tre mesi precedenti la scadenza della Commissione. L’attuale DPR prevede l’emanazione di un bando e un termine di presentazione delle domande di partecipazione alla procedura.
  • Durata dell’abilitazione Lo schema di regolamento amplia la durata dell’abilitazione scientifica nazionale a sei anni dalla pubblicazione dei risultati (dagli attuali 4 anni dalla data di conseguimento).
  • Settore concorsuale Un decreto ministeriale individuerà i criteri, i parametri e gli indicatori per misurare la produzione scientifica differenziandoli per settore concorsuale, anziché per area disciplinare.
  • Commissione (termini e modalità di formazione) Per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, sui quali si basa il rilascio dell’abilitazione a tutte le funzioni di professore, si prevede la formazione di un’unica commissione nazionale per ciascun settore concorsuale (oggi è settore scientifico-disciplinare), di durata biennale. Per la formazione della predetta commissione, composta di cinque membri, sono sanciti princıpi che intendono coniugare le esigenze di trasparenza con quelle di rappresentatività della comunità scientifica. Si prevede, in particolare, il sorteggio all’interno di una lista di professori ordinari appartenenti al settore (ovvero settore affine nel caso in cui i candidati afferenti al settore siano inferiori a venticinque), che abbiano presentato apposita candidatura dando conto pubblicamente dell’attività scientifica svolta nell’ultimo quinquennio e che non siano stati oggetto di valutazione negativa.
  • Professori impegnati su più università in virtù di convenzioni A garanzia della trasparenza delle procedure, è posto, tra gli altri, il principio che di ciascuna commissione non faccia parte più di un commissario della stessa università.

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(…) Il Consiglio ha deliberato le seguenti nomine:

  • su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Stefania Giannini, l’avvio della procedura per la nomina di Daniele CHECCHI, Paolo MICCOLI, Raffaella RUMIATI e Susanna TERRACINI a componenti del Consiglio direttivo dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca – ANVUR.


Università, via libera in Consiglio dei Ministri alla revisione
del Regolamento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera oggi alla revisione del Regolamento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, la procedura attraverso la quale si ottiene l’abilitazione all’insegnamento universitario.

Due le principali novità. Viene introdotta la cosiddetta procedura a “sportello”: gli aspiranti potranno presentare la loro candidatura in qualsiasi momento dell’anno e non più solo entro periodi limitati fissati dal Miur. Sono state anche riviste le modalità di sorteggio delle commissioni per garantire una maggiore rappresentatività di tutti i settori disciplinari.

Il Regolamento dovrà ora essere vagliato dal Consiglio di Stato e dalle Commissioni parlamentari.

Anvur, proposti in Consiglio dei Ministri
i nuovi membri del Direttivo

Su indicazione del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, il Consiglio dei Ministri ha proposto oggi i nomi dei nuovi componenti del Consiglio Direttivo dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR).

I nominativi sono stati individuati nell’ambito di una rosa di nomi predisposta da un apposito Comitato di selezione in seguito ad un avviso pubblico.

I nominativi dei nuovi membri del Consiglio Direttivo dell’Anvur proposti sono:

  • Daniele Checchi, docente di Economia Politica presso l’Università degli Studi di Milano;
  • Raffaella Rumiati, docente di Neuroscienze Cognitive presso la SISSA di Trieste;
  • Paolo Miccoli, docente di Chirurgia Generale presso l’Università di Pisa;
  • Susanna Terracini, docente di Analisi Matematica presso l’Università di Torino.

L’incarico avrà una durata di quattro anni.
La proposta del Consiglio dei Ministri passa ora alle Commissioni parlamentari.

 

5 agosto Cura Autismo al Senato

Il 5 agosto la 12a Commissione, Igiene e Sanità, del Senato in sede deliberante, approva definitivamente il disegno di legge A.S. 344-359-1009-1073-B, sull’autismo

Il 7 luglio l’Aula della Camera approva la proposta di legge: Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie (approvata, in un testo unificato, dalla 12a Commissione permanente del Senato) (C. 2985-A e abb.).

Il 30 giugno e 1 luglio la 7a Commissione della Camera esamina il Disegno di Legge su Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie (Nuovo Testo C. 2985 , approvata, in un testo unificato, dalla 12ª Commissione permanente del Senato, e abb)

Il 18 marzo la 12a Commissione, Igiene e Sanità, del Senato in sede deliberante, approva il testo unificato dei disegni di legge n. 344 e abbinati, in materia di autismo.

Il 3 giugno la 7a Commissione del Senato esamina i disegni di legge:

  1. DE POLI. – Norme per la prevenzione, la cura e la riabilitazione dell’autismo e disposizioni per l’assistenza alle famiglie delle persone affette da questa malattia (344)
    2.Venera PADUA ed altri. – Disposizioni in materia di prevenzione, cura, riabilitazione delle persone affette da autismo e di assistenza alle famiglie (1009)
    3.Magda Angela ZANONI. – Disposizioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle persone affette da autismo e per l’assistenza alle loro famiglie (1073)

(7a Senato, 3.6.14) La relatrice Elena FERRARA (PD) riferisce che la Commissione è chiamata a rendere un parere alla Commissione sanità sui disegni di legge in titolo, che riguardano la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle persone affette da autismo. Comunica anzitutto che l’esame del primo disegno di legge, il n. 344, è iniziato nell’agosto 2013, ed è proseguito in sede di Comitato ristretto a partire da settembre 2013. Nel corso dell’esame, sono stati presentati gli altri due disegni di legge, i nn. 1009 e 1073, nonchè due petizioni: il comitato ristretto della Commissione sanità ha quindi elaborato un testo unificato, che è stato adottato come base per il seguito dell’esame nella seduta del 3 aprile 2014. Giudica dunque opportuno esprimersi alla luce del testo predisposto dal Comitato ristretto, tenuto conto che esso costituirà l’articolato di riferimento per la presentazione degli emendamenti.

Venendo al merito della proposta legislativa unificata, illustra l’articolo 1, che enuncia l’obiettivo di assicurare il normale inserimento nella vita sociale delle persone affette da autismo, diffondendo anzitutto la cultura della diagnosi precoce dei disturbi dello spettro autistico. Tra le altre finalità, è menzionata anche la promozione di progetti internazionali di ricerca su particolari settori.

Precisa poi che all’Istituto superiore di sanità è affidato, ai sensi dell’articolo 2, l’aggiornamento triennale delle Linee guida, mentre l’articolo 3 attribuisce ad un decreto del Presidente del Consiglio l’individuazione delle prestazioni riconducibili ai livelli essenziali di assistenza. L’articolo 4 concerne il diritto all’informazione connesso all’utilizzo di farmaci da parte di soggetti autistici, mentre l’articolo 5 interessa in maniera diretta le competenze della 7a Commissione laddove delinea i compiti delle Regioni e delle Province autonome. In proposito, rileva che queste ultime sono chiamate ad adottare, fra l’altro, misure idonee a promuovere la formazione sulle metodologie di intervento educative, validate a livello internazionale, degli insegnanti che seguono alunni con disturbi dello spettro autistico nonchè a incentivare progetti dedicati all’educazione sanitaria delle famiglie che hanno in carico persone affette da autismo.

Nel condividere l’obiettivo di formazione degli insegnanti, segnala tuttavia che esso dovrebbe essere perseguito più propriamente dallo Stato, anziché essere affidato alle competenze delle Regioni e delle Province autonome, anche per evitare che la frammentazione regionale causi disomogenità di trattamento. Ricorda, a titolo esemplificativo, che la legge n. 170 del 2010 in materia di disturbi specifici di apprendimento (DSA) in ambito scolastico, all’articolo 7, comma 2, attribuisce ad un decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e  della  ricerca, l’individuazione delle modalità di formazione dei docenti e dei dirigenti, le misure educative e didattiche di supporto,  nonché le forme di verifica e di valutazione.

Reputa poi fondamentale quanto previsto nelle Linee guida della diagnosi precoce, che considera necessaria una formazione sul tema per pediatri di libera scelta e medici di medicina generale. Tale formazione di base, richiamata da momenti successivi, è a suo avviso ineludibile per arrivare a considerare fattori predittivi importanti e per attivare percorsi diagnostici e terapeutici presso i servizi gestiti da unità funzionali multidisciplinari.

Invita peraltro la Commissione ad approfondire ulteriormente la questione, nella consapevolezza dell’importanza di dare dignità a persone così profondamente colpite nelle loro capacità di vivere nella comunità. Richiama indi alcune affermazioni di esperti in materia, secondo cui deve essere riconosciuto il diritto alla migliore qualità possibile della vita.

Tornando al tema della formazione degli insegnanti, la relatrice ritiene che essa debba prevedere l’acquisizione di competenze inclusive che non chiudano in un binomio l’insegnante specializzato (di “sostegno”) ed il bambino. In quest’ottica, la formazione di base e quella permanente dovrebbero a suo giudizio estendere la conoscenza degli aspetti più comuni dei soggetti con disturbi dello spettro autistico e favorire il confronto con tutti coloro che si prendono cura del bambino oltre alla famiglia, come peraltro previsto dai gruppi di lavoro per l’handicap presso le direzioni didattiche e gli istituti comprensivi. Afferma infatti che in un progetto di lavoro allargato, scolastico ed extrascolastico, attraverso competenze adeguate e una costante valutazione, potrà essere possibile la costruzione di idonei contesti a beneficio della persona, dei suoi bisogni e cambiamenti.

Dopo aver citato alcune riflessioni di altri studiosi, secondo cui bisognerebbe prioritariamente chiarire che cosa si intende per “prospettiva inclusiva”, evidenzia la necessità che un insegnante, nella sua formazione, abbia conoscenze della prospettiva inclusiva senza la necessità di optare per diventare insegnante specializzato per l’integrazione. Rileva inoltre che il bambino con problematiche di tipo autistico dovrebbe essere accompagnato in  un percorso di continuità da un ordine di scuola ad un altro, tenendo altresì conto che gli insegnanti di classe e di  sostegno dovrebbero essere stabili e destinatari di momenti di formazione ancor prima dell’avvio dell’inserimento.

Osserva peraltro che i servizi gestiti da unità funzionali multidisciplinari per la cura delle persone con diagnosi di disturbo dello spettro di tipo autistico dovrebbero essere realizzati con tempestività per evitare ulteriori ritardi, in numero sufficiente da garantire alle famiglie di fruire dei servizi senza gravi disagi dettati dagli spostamenti. A tal proposito, sottolinea l’importanza che tali unità abbiano un qualificato sostegno dall’équipe di cura dove possano essere identificati uno/due operatori di riferimento a cui genitori e gli insegnanti possano rivolgersi periodicamente e/o nel momento in cui sorgano problemi di difficile gestione.

Avviandosi alla conclusione, ritiene che l’équipe di cura, in un’ottica integrata sanità, assistenza e scuola, debba tendere quanto più possibile ad assicurare la qualità della vita del soggetto autistico e preannuncia l’intenzione di inserire delle specifiche osservazioni nello schema di parere volte a delineare meglio i compiti e il coinvolgimento del mondo della scuola.

Nel dibattito interviene la senatrice SERRA (M5S), la quale ritiene che l’aspetto più interessante del tema riguardi le modalità di inclusione degli alunni autistici a scuola. In proposito reputa non sufficiente lo svolgimento di corsi di formazione specifici, evidenziando come sia fondamentale intervenire già nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Dopo aver ricordato la propria esperienza professionale decennale, afferma che l’attenzione e la sensibilità del docente devono fungere da stimolo per tutta l’équipe scolastica, in quanto l’inserimento del bambino autistico non riguarda solo l’insegnante di sostegno.

Nel sottolineare l’importanza di agire nella quotidianità, fa presente infine che attraverso una metodologia adatta e la continuità didattica si può aiutare il bambino con disturbi dello spettro autistico a lavorare in classe, superando le sue difficoltà.

4 agosto Riorganizzazione Amministrazioni pubbliche al Senato

Il 4 agosto l’Aula del Senato approva definitivamente il DdL sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Il 27, 29, 30 e 31 luglio la 1a Commissione del Senato esamina il DdL sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Il 17 luglio la Camera approva, con modifiche, il Disegno di Legge recante Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (già approvato dal Senato). Il provvedimento torna ora all’esame dell’altro ramo del Parlamento.

Il 9, 13, 14, 15 e 16 luglio l’Aula della Camera esamina il DdL sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Il 12, 13, 14, 20, 21 maggio, 3, 4, 16, 17, 18, 23, 24, 25, 30 giugno, 1, 2, 7, 8 e 9 luglio la 1a Commissione della Camera esamina il DdL sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Il 16 e 17 giugno la 7a Commissione della Camera esamina il DdL sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Il 30 aprile l’Aula del Senato approva, con 144 voti favorevoli e un’astensione il DdL sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

L’esame in Aula si avvia nella seduta dell’1 aprile e prosegue l’8, 21, 22, 28 e 29 aprile.

SENATO DELLA REPUBBLICA
Ordine del Giorno n. G9.304 al DDL n. 1577
G9.304 (testo 2)
TORRISI, PAGANO
Non posto in votazione (*)

Il Senato della Repubblica,
in sede di esame del disegno di legge n. 1577-A, recante norme di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche,
premesso che:
nel riordino della dirigenza pubblica di cui all’articolo 9 del richiamato provvedimento, è prevista l’istituzione di ruoli unici della dirigenza;
da tali ruoli unici si prevede l’espressa esclusione della dirigenza scolastica senza assegnarle alcuna altra collocazione nell’ambito della dirigenza pubblica,
rilevato che:
in un altro importante provvedimento varato dal Governo ed attualmente in esame alla Camera dei Deputati recante «Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti» (DDL «BUONA SCUOLA»; AC 2994) si prevede in diversi articoli e in maniera diffusa un accrescimento delle responsabilità gestionali e di governance della dirigenza scolastica per portare a compimento gli obiettivi di riforma;
entrambi i disegni di legge delega di riforma vanno ad incidere dunque sullo status dei dirigenti delle scuole, secondo tuttavia logiche diverse e in parte fra loro contraddittorie col risultato che quello che si delinea da una parte, ovvero una dirigenza «piena» quanto a compiti, funzioni e responsabilità viene marginalizzato dall’altra con l’esclusione dal ruolo unico della dirigenza dello Stato,
considerato che:
il persistere della espressa previsione di esclusione della dirigenza scolastica dalla disciplina che inquadra tutti i rimanenti dirigenti pubblici creerebbe un vulnus alla capacità di agire efficacemente nello svolgimento delle proprie funzioni della stessa dirigenza dal momento che a tale esclusione non si accompagna l’individuazione di una destinazione diversa, di livello almeno corrispondente,
impegna il Governo a valutare l’opportunità di:
adottare quindi le opportune iniziative, anche in sede di decretazione attuativa, volte a definire una disciplina chiara e omogenea che garantisca la coerenza dell’indirizzo politico del Governo provvedendo con riferimento al profilo, alla condizione e all’inquadramento della dirigenza scolastica, a ricondurre ad una logica unitaria i due provvedimenti citati nel senso del pieno riconoscimento della funzione gestionale e amministrativa del dirigente scolastico e pertanto valutare la sua progressiva confluenza all’interno dei ruoli unici dello Stato;
valutare anche una classificazione dei ruoli dei dirigenti, nel senso di due sole distinte «classi», uno relativo a ruoli professionali (medici, dirigenti tecnici, ricercatori) e l’altro a ruoli gestionali (dirigenti amministrativi e scolastici) caratterizzati quest’ultimi dalla responsabilità della gestione delle risorse umane e strumentali, oltre che da autonomi poteri connessi allo svolgimento delle varie funzioni affidate.
________________
(*) Accolto dal Governo

L’8 gennaio, il 17, 18, 24, 25, 26, 31 marzo e 1 aprile la Commissione Affari costituzionali del Senato esamina il DdL sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

L’8, 14, 15 e 21 ottobre la 7a Commissione del Senato esamina ed approva a maggioranza uno schema di parere con condizioni e osservazioni sul DdL sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

            La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo,

premesso che il disegno di legge in titolo reca una complessiva riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche, impattando pertanto anche sui settori di riferimento;

quanto alle norme di carattere generale, tenuto conto che:

–          l’articolo 1 delega il Governo ad adottare decreti legislativi inerenti le modalità di erogazione dei servizi ai cittadini, in modo da assicurare la totale accessibilità delle informazioni e dei documenti in possesso presso le pubbliche Amministrazioni;

–          gli articoli 4, 5 e 6 riguardano, rispettivamente, la segnalazione certificata di inizio attività, l’autotutela e le disposizioni sull’anticorruzione;

–          l’articolo 7 concerne la riorganizzazione dell’Amministrazione dello Stato, a livello sia centrale che periferico, inclusi gli enti pubblici non economici nazionali;

–          l’articolo 11 è dedicato alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro nelle Amministrazioni pubbliche, anche attraverso la stipula di convenzioni tra le Amministrazioni e asili nido, nonché l’organizzazione di servizi di supporto alla genitorialità aperti nei periodi di chiusura scolastica;

–          l’articolo 12 delega il Governo ad adottare decreti legislativi in materia, fra l’altro, di lavoro alle dipendenze delle Amministrazioni pubbliche, e l’articolo 13 detta principi e criteri direttivi specifici per l’attuazione della predetta delega;

esaminate le norme di più stretto interesse, tra cui l’articolo 3, in base al quale il termine generale per l’acquisizione di eventuale assenso, concerto o nulla osta è di trenta giorni, mentre nel caso in cui siano coinvolte Amministrazioni preposte, fra l’altro, alla tutela dei beni culturali, tale termine è di sessanta giorni, decorso il quale l’assenso, il concerto o il nulla osta si intende acquisito;

ritenuto che l’articolo 3 pare superare il principio dell’eccezione culturale previsto dall’articolo 20 della legge n. 241 del 1990, quantomeno nei rapporti fra Amministrazioni pubbliche;

valutato l’articolo 8, che reca le definizioni di pubblica Amministrazione, includendo tra le “amministrazioni di istruzione e cultura”: scuole statali di ogni ordine e grado; università statali; istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale; istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM); istituzioni educative pubbliche; enti pubblici nazionali di ricerca; archivi, musei, biblioteche dello Stato e delle amministrazioni territoriali;

osservato inoltre che, sempre all’articolo 8, tra gli “organismi privati di interesse pubblico”, per quanto di interesse, sono menzionati: scuole paritarie; università non statali; istituzioni non statali dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM); soggetti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria; federazioni sportive; consorzi cui aderiscono amministrazioni pubbliche e privati;

manifestate perplessità per le due categorie di “amministrazioni di istruzione e cultura” e di “organismi privati di interesse pubblico” sotto vari profili, quali:

–          l’esclusione della ricerca dalla definizione di “amministrazioni di istruzione e cultura”, che nei fatti connota invece l’attività delle università statali e degli enti pubblici nazionali di ricerca, espressamente menzionati;

–          la non coerente separazione tra istituti scolastici, universitari e dell’AFAM in ragione del loro finanziamento: da un lato si trovano quelli statali e dall’altro quelli non statali, mentre ormai essi vanno annoverati come autonomie funzionali, svolgenti tutti la medesima funzione. Sembrerebbe pertanto emergere la presunta volontà di creare un trattamento separato, che potrebbe preludere ad un diverso inquadramento giuridico, nonostante la legislazione vigente con riferimento sia alla scuola che all’università e all’AFAM si riferisca ad un unico sistema, indipendentemente dalla provenienza delle risorse;

–          l’incerta collocazione delle scuole paritarie pubbliche, come quelle di proprietà dei comuni, che non sono espressamente citate e difficilmente potrebbero essere inserite tra gli “organismi privati di interesse pubblico”, mentre più correttamente rientrerebbero nelle “amministrazioni di istruzione e cultura”;

considerato altresì che l’articolo 10 delega il Governo ad adottare decreti legislativi in materia di dirigenza pubblica, sotto molteplici profili, escludendo tuttavia la dirigenza scolastica dall’istituendo ruolo unico della dirigenza e dalla parte relativa all’accesso, che prevede il corso-concorso e il concorso gestiti dalla Scuola nazionale dell’amministrazione;

esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti condizioni:

a)      si chiede di riscrivere l’articolo 8 in modo che sia rispettata l’unitarietà del sistema integrato scolastico, come definito dalla legge n. 62 del 2000, nonché del sistema di istruzione universitaria e dell’AFAM,  evitando perciò di distinguere le scuole, le università e le istituzioni dell’AFAM in ragione del meccanismo di finanziamento;

b)      tra le modifiche necessarie all’articolo 8, si reputa necessario valorizzare la specificità del settore della ricerca pubblica, attraverso l’individuazione di un comparto separato dalla pubblica Amministrazione, in linea con gli impegni assunti dal Governo in occasione della risoluzione conclusiva dell’affare assegnato sugli enti pubblici di ricerca (Doc. XXIV, n. 36).

La Commissione formula altresì le seguenti osservazioni:

1.      in merito all’articolo 3, si ricorda il principio dell’eccezione culturale di cui all’articolo 20 della legge n. 241 del 1990, in virtù del quale le disposizioni del silenzio assenso non si applicano, fra l’altro, agli atti e ai procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico. Peraltro, va considerato che l’obiettivo di snellimento e di semplificazione sotteso al disegno di legge in titolo è in parte già soddisfatto, con riferimento all’autorizzazione paesaggistica, dall’articolo 12, comma 2, del decreto-legge n. 83 del 2014, come modificato dal decreto-legge n. 133 del 2014, in quanto si integrano le ipotesi di interventi di lieve entità che non richiedono l’autorizzazione paesaggistica o per i quali è prevista una procedura semplificata di rilascio. Inoltre, sul piano tecnico, si sottolinea l’esigenza di uniformare il termine di decorrenza “dal ricevimento del provvedimento, compiutamente istruito, da parte dell’Amministrazione procedente”;

2.      relativamente all’articolo 7, si invita la Commissione di merito a valutare l’opportunità di prevedere una governance unitaria del Sistema nazionale della ricerca, su cui del resto il Governo aveva assunto precisi impegni in occasione della risoluzione conclusiva dell’affare assegnato sugli enti pubblici di ricerca (Doc. XXIV, n. 36);

3.      con riferimento all’articolo 7, comma 1, lettera c), considerato che il Dicastero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha già provveduto alla sua riorganizzazione in virtù del decreto-legge n. 95 del 2012, si invita a valutare l’opportunità di escludere le strutture periferiche del predetto Ministero dalla confluenza nell’Ufficio territoriale dello Stato di tutti gli uffici periferici delle amministrazioni civili dello Stato, dati i compiti particolari attribuiti alle Sovrintendenze;

4.      quanto all’articolo 8:

a)      si invita a chiarire se le definizioni recate nella norma in questione sostituiscano, dalla data di entrata in vigore della legge, quella di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, che inseriva tra le Amministrazioni pubbliche, per quanto di interesse della 7a Commissione, anche le scuole, le università e gli enti pubblici non economici;

b)      nella definizione di “amministrazioni di istruzione e cultura” sono comprese anche le istituzioni educative pubbliche: al riguardo si suggerisce di esplicitare se siano inclusi i nidi;

5.      in ordine all’articolo 10, si prende atto che la disciplina della dirigenza scolastica è già oggetto di provvedimenti specifici,che prevedono il corso-concorso gestito dalla Scuola nazionale dell’amministrazione per il reclutamento dei presidi;

6.      con riguardo agli articoli 12 e 13, si invita a chiarire se la relativa disciplina si applichi anche al personale della scuola.


 

(7a Senato, 8.10.14) La relatrice Elena FERRARA (PD) premette che il disegno di legge in titolo reca una complessiva riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche, impattando pertanto anche sui settori di riferimento. Riferisce peraltro che la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (DEF), attualmente all’esame della Commissione, qualifica il disegno di legge in titolo come un “collegato” alla imminente manovra di bilancio 2015-2017. Nel ritenere assai vasto l’ambito di azione, rende noto che la 1a Commissione ha avviato anche un’apposita indagine conoscitiva sull’istruttoria legislativa.

In via generale, segnala che l’articolo 1 delega il Governo ad adottare decreti legislativi inerenti le modalità di erogazione dei servizi ai cittadini, in modo da assicurare la totale accessibilità delle informazioni e dei documenti in possesso presso le pubbliche Amministrazioni. Dopo aver brevemente elencato i principi e criteri direttivi della delega, sottolinea che tutte le Amministrazioni, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge, effettuano una ricognizione dei procedimenti amministrativi di propria competenza, indicandone le fasi, i responsabili, la durata e il livello di digitalizzazione. Parallelamente, le Amministrazioni elaborano, aggiornano e pubblicano, sui propri siti, manuali delle procedure che descrivono le modalità del relativo svolgimento. Segnala in merito che, ove esse non adempiano a tali prescrizioni (ricognizione e manuali delle procedure), non possono procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato. Fa notare del resto che tali previsioni sono in linea con gli obiettivi di digitalizzazione, semplificazione e snellimento annunciati dal ministro Stefania Giannini nelle Linee guida sulla scuola, in cui si annuncia la predisposizione di un unico provvedimento “sblocca scuola”, che dovrebbe anche portare all’adozione di un nuovo Testo unico sulla scuola. Ritiene pertanto che, sul fronte scolastico, il Dicastero stia già procedendo nella direzione enunciata dal disegno di legge in titolo, mentre analogo percorso non pare emergere con riguardo all’università e alla ricerca.

Illustra poi gli articoli 2 e 3, recanti modifiche in materia, rispettivamente, di conferenza di servizi e di silenzio assenso tra Amministrazioni. A tale ultimo riferimento, precisa che il termine generale per l’acquisizione di eventuale assenso, concerto o nulla osta è di trenta giorni, mentre nel caso in cui siano coinvolte Amministrazioni preposte, fra l’altro, alla tutela dei beni culturali, tale termine è di sessanta giorni, decorso il quale l’assenso, il concerto o il nulla osta si intende acquisito. Evidenzia però che in via ordinaria il termine decorre “dal ricevimento del provvedimento, compiutamente istruito, da parte dell’Amministrazione procedente”, mentre nel secondo caso il termine di sessanta giorni decorre “dal ricevimento della richiesta”. Domanda pertanto se tale diversa formulazione testimoni un volontà precisa o se si tratti di una fattispecie analoga: in tale ultima ipotesi, andrebbe a suo avviso allineata la terminologia impiegata.

Si sofferma indi anche sugli articoli 4, 5 e 6, che riguardano la segnalazione certificata di inizio attività, l’autotutela e le disposizioni sull’anticorruzione, nonchè sull’articolo 7 concernente la riorganizzazione dell’Amministrazione dello Stato, a livello sia centrale che periferico, inclusi gli enti pubblici non economici nazionali.

Invita poi a prestare particolare attenzione all’articolo 8, che reca le definizioni di pubblica Amministrazione, secondo una precisa diversificazione di livelli di governo e di funzioni. Si interroga preliminarmente se dette definizioni sostituiscano, dalla data di entrata in vigore della legge, quella di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, che inseriva tra le Amministrazioni pubbliche, per quanto di interesse della 7a Commissione, anche le scuole, le università e gli enti pubblici non economici. La relatrice è dell’opinione per cui andrebbe anzitutto chiarito il rapporto con il decreto legislativo del 2001, tanto più che proprio la definizione di Amministrazioni pubbliche in esso prevista è usata quale parametro per individuare i soggetti di cui all’articolo 1, sottoposti – come si è detto – a precisi adempimenti. Ciò è ancor più necessario se si considera che il comma 4 dell’articolo 8 in commento mantiene espressamente ferme alcune definizioni di Amministrazioni pubbliche a fini contabili.

Dà indi conto della definizione ad hoc di “amministrazioni di istruzione e cultura”, prevista all’articolo 8, che include: scuole statali di ogni ordine e grado; università statali; istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale; istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM); istituzioni educative pubbliche (in proposito la relatrice si domanda se siano inclusi i nidi); enti pubblici nazionali di ricerca; archivi, musei, biblioteche dello Stato e delle amministrazioni territoriali.

Rileva che queste “amministrazioni di istruzione e cultura” rientrano più in generale nella categoria di “amministrazioni pubbliche”, mentre si distinguono dagli “organismi privati di interesse pubblico” i quali, per quanto di interesse, includono fra l’altro: scuole paritarie; università non statali; istituzioni non statali dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM); soggetti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria; federazioni sportive; consorzi cui aderiscono amministrazioni pubbliche e privati.

Da un confronto tra la definizione di “amministrazioni di istruzione e cultura” e quella di “organismi privati di interesse pubblico” emergono a suo giudizio alcune perplessità. Innanzitutto, ella osserva che nella prima definizione non è compresa la ricerca, che nei fatti connota invece l’attività delle università statali e degli enti pubblici nazionali di ricerca, espressamente menzionati. Ne deriva dunque una definizione non del tutto inclusiva delle fattispecie in essa previste.

Ritiene tuttavia che, a monte, non sia del tutto coerente la separazione tra istituti scolastici, universitari e dell’AFAM in ragione del loro finanziamento: da un lato si trovano quelli statali e dall’altro quelli non statali, mentre ormai essi vanno annoverati come autonomie funzionali, svolgenti tutti la medesima funzione. Non si spiega pertanto la presunta volontà di creare un trattamento separato, che potrebbe preludere ad un diverso inquadramento giuridico, tanto più che la legislazione vigente con riferimento sia alla scuola che all’università e all’AFAM parla di un unico sistema, indipendentemente dalla provenienza delle risorse. Per evitare il rischio di un trattamento differenziato, segnala che, in merito alle università, il Consiglio universitario nazionale (CUN), la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) e il Coordinamento delle università non statali, nelle audizioni svolte presso la 1a Commissione, hanno chiesto di assimilare le categorie. Afferma peraltro che, ove si mantenesse la distinzione, si dovrebbe quantomeno specificare che tra le prime rientrano le istituzioni dell’AFAM statali, analogamente a quanto precisato per le università. Pone inoltre un interrogativo circa la collocazione delle scuole paritarie pubbliche, come quelle di proprietà dei comuni, che difficilmente potrebbero essere inserite tra gli “organismi privati di interesse pubblico”, mentre più correttamente rientrerebbero a suo avviso nelle “amministrazioni di istruzione e cultura”. Se così fosse, reputa necessario colmare tale lacuna specificando eventualmente che tra gli “organismi privati di interesse pubblico” rientrano le scuole paritarie private, benché – ribadisce – tale distinzione non giova all’unitarietà del sistema. Si stabilisce comunque che con successivo regolamento è redatto un elenco per ciascuna delle definizioni suesposte, aggiornato annualmente.

Dà altresì conto dell’articolo 9, sulle camere di commercio, nonchè dell’articolo 10 che delega il Governo ad adottare decreti legislativi in materia di dirigenza pubblica, sotto molteplici profili. Per le competenze della 7a Commissione, segnala l’esclusione della dirigenza scolastica dall’istituendo ruolo unico della dirigenza; la dirigenza scolastica non viene neanche menzionata nella parte relativa all’accesso, che prevede il corso-concorso e il concorso gestiti dalla Scuola nazionale dell’amministrazione. Invita pertanto il Governo a chiarire se la disciplina della dirigenza scolastica sarà oggetto di un provvedimento ad hoc, tenuto conto che nelle Linee guida su “La buona scuola” il Ministero ha espressamente annunciato il corso-concorso gestito dalla Scuola nazionale dell’amministrazione per il reclutamento dei presidi, che lascerebbe presupporre un’uniformità di trattamento con il resto della dirigenza. Reputa in effetti che la dirigenza scolastica, benché assai tipizzata, rientri a pieno titolo nella dirigenza pubblica. Fa notare inoltre che tutti i dirigenti avranno obblighi formativi annuali che potranno essere adempiuti anche presso istituzioni universitarie.

Illustra poi l’articolo 11, dedicato alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro nelle Amministrazioni pubbliche, anche attraverso la stipula di convenzioni tra le amministrazioni e asili nido, nonché l’organizzazione di servizi di supporto alla genitorialità aperti nei periodi di chiusura scolastica.

In ultima analisi, segnala l’articolo 12, che delega il Governo ad adottare decreti legislativi in materia, fra l’altro, di lavoro alle dipendenze delle Amministrazioni pubbliche, e l’articolo 13 che detta principi e criteri direttivi specifici per l’attuazione della predetta delega. A tale riguardo, appare a suo giudizio opportuno esplicitare meglio se tale disciplina comprende anche il personale della scuola.

Il 10 settembre l’Ufficio di Presidenza delibera di svolgere, previo consenso del Presidente del Senato, un’indagine conoscitiva nell’ambito della quale si potrà procedere, a partire dalla prossima settimana, alla audizione degli esperti e dei rappresentanti di istituzioni ed enti associativi indicati dai Gruppi parlamentari. Si è convenuto, inoltre, di invitare le associazioni e gli enti interessati che hanno già fatto pervenire richiesta di audizione a trasmettere propri contributi scritti.

Il 3 e 9 settembre la Commissione Affari Costituzionali del Senato esamina il DdL sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

(1a Senato, 3.9.14) Il relatore PAGLIARI (PD) illustra il disegno di legge in titolo, diretto a semplificare l’organizzazione delle amministrazioni pubbliche, rendendo più agevoli e trasparenti le regole che ne disciplinano i rapporti con il privato cittadino, le imprese e i suoi dipendenti. In particolare, l’intervento normativo si propone di innovare la pubblica amministrazione attraverso la riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato, la riforma della dirigenza, la definizione del perimetro pubblico, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, nonché la semplificazione delle norme e delle procedure amministrative.

L’articolo 1 delega il Governo, previa ricognizione dei procedimenti amministrativi  di competenza delle amministrazioni, ad adottare decreti legislativi per disciplinare le modalità di erogazione dei servizi ai cittadini, in modo da assicurare la piena accessibilità on line alle informazioni personali e ai documenti in possesso delle amministrazioni pubbliche, ai pagamenti nei confronti delle amministrazioni, nonché all’erogazione dei servizi da parte delle amministrazioni stesse, con invio dei documenti al domicilio fisico ove la natura degli stessi non consenta l’invio in modalità telematiche.

L’articolo 2 delega il Governo a razionalizzare e semplificare la disciplina in materia di conferenza dei servizi.

Al fine di accelerare la procedura per l’acquisizione dei concerti, degli assensi e dei nulla osta per l’adozione di provvedimenti normativi o atti amministrativi, l’articolo 3 introduce il meccanismo del silenzio assenso. In particolare, si prevede che le amministrazioni competenti comunichino il proprio assenso, concerto o nulla osta entro trenta giorni dal ricevimento del provvedimento, compiutamente istruito, da parte dell’amministrazione procedente, decorsi i quali l’assenso, il concerto o il nulla osta si intendono acquisiti. Ai sensi del comma 4, sono escluse dall’ambito di applicazione della disposizione le ipotesi nelle quali il diritto europeo richiede l’emanazione di provvedimenti espressi.

Con l’articolo 4, si delega il Governo ad adottare un decreto legislativo per la precisa individuazione dei procedimenti oggetto di segnalazione certificata di inizio attività o di silenzio assenso, tenendo conto dei principi generali desumibili dagli articoli 19 e 20 della legge n. 241 del 1990, che disciplinano tali istituti, dei principi del diritto europeo e dei principi di ragionevolezza e di proporzionalità.

L’articolo 5 delimita in modo più marcato, rispetto alla disciplina vigente, le possibilità di intervento in autotutela da parte della pubblica amministrazione. In particolare, per i provvedimenti di autorizzazione e di sovvenzione, si esclude la revoca per nuova valutazione dell’interesse pubblico originario. L’articolo 6, invece, contiene una delega al Governo per l’adozione di disposizioni integrative e correttive in materia di prevenzione della corruzione, al fine di precisarne l’ambito di applicazione, in particolare riguardo a trasparenza, inconferibilità e incompatibilità di cui, rispettivamente, ai decreti legislativi nn. 33 e 39 del 2013.

L’articolo 7 delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per modificare la disciplina degli uffici centrali e territoriali dei Ministeri e degli enti pubblici non economici nazionali, per la riorganizzazione e la riduzione degli stessi e del relativo personale adibito ad attività strumentali. È prevista, inoltre, la razionalizzazione della rete organizzativa delle prefetture-uffici territoriali del Governo, con revisione delle relative competenze e funzioni, anche attraverso la riduzione del loro numero, nonché la revisione dei Corpi di polizia, ai fini dell’eliminazione delle duplicazioni e del coordinamento delle funzioni.

Con l’articolo 8 si specificano le diverse nozioni di pubbliche amministrazioni, al fine di superare i dubbi interpretativi derivanti dalla non univocità di richiami normativi nel corpo della legislazione, che rendono incerta l’individuazione dei destinatari delle norme. In particolare, il comma 3 stabilisce che, con decreto del Presidente della Repubblica, è redatto un elenco – da aggiornarsi annualmente – per ciascuna delle seguenti categorie di amministrazioni individuate dal comma 1: amministrazioni statali, amministrazioni nazionali, amministrazioni territoriali, amministrazioni di istruzione e cultura e amministrazioni pubbliche. Ai sensi del comma 4, l’elenco ISTAT continua a costituire il riferimento per le disposizioni in materia di finanza pubblica.

L’articolo 9 prevede una delega legislativa per la riforma delle camere di commercio, volta a delimitarne le funzioni e a riformarne il sistema di finanziamento, eliminando il contributo obbligatorio delle imprese.

L’articolo 10 reca una delega al Governo per la revisione della disciplina in materia di dirigenza pubblica e di valutazione dei rendimenti dei pubblici uffici. I principi ed i criteri direttivi per l’esercizio della delega prevedono, in particolare, l’istituzione del sistema della dirigenza pubblica, articolato in ruoli unificati e coordinati, attraverso requisiti omogenei di accesso e procedure analoghe di reclutamento, basati sul principio del merito e della formazione continua nonché su quello della piena mobilità tra i ruoli. Sono quindi istituiti tre ruoli generali della dirigenza, rispettivamente, dello Stato, delle Regioni e degli enti locali, a cui si accede per concorso e per corso-concorso. È soppressa la categoria delle figure dei segretari comunali e provinciali.

L’articolo 11 mira a garantire la conciliazione delle esigenze di vita e di lavoro dei pubblici dipendenti, favorendo il ricorso alle molteplici forme di lavoro part-time, nonché il ricorso al telelavoro, tramite l’utilizzazione delle nuove possibilità offerte dall’innovazione tecnologica, la stipula di convenzioni con asili nido e l’organizzazione di servi di supporto alla genitorialità.

L’articolo 12 prevede la delega a emanare decreti legislativi in materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, di partecipazioni azionarie delle amministrazioni pubbliche e di servizi pubblici locali secondo i seguenti criteri generali: elaborazione di un testo unico delle disposizioni in ciascuna materia; coordinamento del testo delle disposizioni legislative vigenti; risoluzione delle antinomie in base ai principi dell’ordinamento e alle discipline generali che regolano la materia; indicazione esplicita delle norme abrogate e aggiornamento delle procedure, attraverso un’ottimale utilizzazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

L’articolo 13 integra le disposizioni relative all’esercizio della delega sul riordino e la semplificazione della disciplina in materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, mentre l’articolo 14 prevede una delega al Governo in materia di partecipazioni azionarie delle pubbliche amministrazioni, al fine di semplificarle e renderle trasparenti.

L’articolo 15 è volto a riordinare la disciplina dei servizi pubblici locali secondo criteri direttivi specificamente individuati, diretti anche a razionalizzarne la gestione.

Infine, l’articolo 16 prevede l’invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica, ad eccezione della norma di cui all’articolo 11, comma 4, per i cui oneri è prevista una specifica copertura.

4 agosto DL Enti territoriali alla Camera

L’Aula della Camera il 4 agosto approva definitivamente il disegno di legge, di conversione del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di enti territoriali

La 5a Commissione della Camera il 30 e 31 luglio esamina il disegno di legge, di conversione del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di enti territoriali

L’Aula del Senato, nella seduta di martedì 28 luglio, con 163 voti favorevoli e 111 contrari, ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando il maxiemendamento interamente sostitutivo del disegno di legge, di conversione del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di enti territoriali

Il 27 luglio l’Aula del Senato esamina il DdL di conversione in legge del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di enti territoriali

La 7a Commissione del Senato il 30 giugno e 1 luglio esamina il DdL di conversione in legge del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di enti territoriali

31 luglio Assunzioni Docenti Conservatori

Il Consiglio dei ministri, nel corso della seduta del 31 luglio, ha autorizzato il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca – Direzione generale per la programmazione, il coordinamento e il finanziamento delle istituzioni della formazione superiore – ad assumere, per l’anno accademico 2014/2015, a tempo indeterminato, 167 docenti di I fascia e II fascia per incarichi di insegnamento nelle Istituzioni di alta formazione artistica e musicale – AFAM.

31 luglio Razionalizzazione Classi Concorso in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della seduta del 31 luglio, esamina lo schema di decreto del Presidente della Repubblica “Regolamento recante disposizioni per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento, a norma dell’articolo 64, comma 4, lettera a), del decreto-legge n. 112 del 2008”

CLASSI DI CONCORSO A CATTEDRE E POSTI DI INSEGNAMENTO
Disposizioni per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento (decreto presidenziale – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare e su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Stefania Giannini, un decreto del Presidente della Repubblica recante disposizioni per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e posti di insegnamento ai sensi dell’articolo 64, comma 4, lettera a), del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

Il regolamento è adottato in attuazione delle Disposizioni in materia di organizzazione scolastica che ha attribuito al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con quello dell’economia e delle finanze, il potere di incidere sull’attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, anche seguendo il criterio della razionalizzazione e dell’accorpamento delle classi di concorso per una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti.

Rispetto alle classi di concorso previste dalla legislazione vigente, lo schema di regolamento prevede:

il loro aggiornamento: infatti le classi di concorso attualmente vigenti corrispondono agli insegnamenti previsti dagli ordinamenti previgenti e prevedono requisiti di accesso ai percorsi abilitanti ancora espressi in termini di lauree del vecchio ordinamento;
il loro accorpamento: è previsto per una maggiore fungibilità dei docenti e consente di aumentare il numero di posti per classe di concorso e il tasso di sostituibilità degli insegnanti. Ad esempio vengono accorpate le classi di concorso di elettronica ed elettrotecnica; la nuova classe di tecnologie e tecniche della comunicazione ne accorpa ben sei di quelle attualmente in vigore e le classi di concorso di arte sono state accorpate per settore produttivo;
l’aggiunta di 11 nuove classi di concorso per l’insegnamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado: lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti); Scienze e tecnologie della calzatura e della moda; Scienze e tecnologie della logistica; Storia della musica; Strumento musicale negli istituti di istruzione secondaria di II grado; Tecnica della danza classica; Tecnica della danza contemporanea; Tecniche di accompagnamento alla danza; Tecnologie musicali; Teoria analisi e composizione; Teoria e tecnica della comunicazione. Inoltre sono state aggiunte altre 2 nuove classi di concorso che riguardano posti di insegnante tecnico-pratico. Le nuove classi di concorso sono Laboratorio di logistica e Laboratori di scienze e tecnologie della calzatura e della moda.

Scuola, al via iter per la revisione delle classi di concorso
Giannini: “Primo passo per poter avviare nuova selezione docenti”

Il Consiglio dei Ministri ha avviato oggi l’esame del Regolamento di revisione delle classi di concorso che vengono rese coerenti con gli indirizzi di studio della riforma delle superiori avviata nel 2010 e adeguate ai titoli universitari dell’attuale ordinamento.

Le classi di concorso indicano, attraverso un codice alfanumerico, l’insieme di materie che possono essere insegnate da un docente. Ogni classe prevede specifici titoli di accesso ai percorsi abilitanti. Con la revisione avviata oggi, vengono accorpate e semplificate quelle esistenti (che passano da 168 a 114) e ne vengono introdotte 11 nuove per l’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado, fra cui la A-23, Lingua italiana per discenti di lingua straniera, e alcune classi relative a nuovi indirizzi della scuola di secondo grado come quello musicale e coreutico. Vengono anche introdotte 2 nuove classi di concorso che riguardano posti di insegnante di materie tecnico-pratiche.

“La revisione delle classi di concorso è il primo passo per poter avviare le procedure del prossimo concorso per insegnanti – dichiara il Ministro Stefania Giannini – Dopo il Piano straordinario di assunzioni di quest’anno torneremo infatti a bandire regolarmente concorsi per entrare nella scuola”.

Con l’adeguamento delle classi di concorso ai nuovi ordinamenti universitari, alcune categorie di laureati finora escluse dall’insegnamento di materie coerenti con il loro piano di studi potranno accedere agli specifici percorsi abilitanti. Ad esempio i laureati in Scienze politiche potranno insegnare discipline giuridiche ed economiche.
L’iter del Regolamento prevede ora il passaggio in Conferenza Unificata, al Consiglio di Stato, nelle Commissioni parlamentari e per il via libera definitivo, nuovamente in Consiglio dei Ministri.