Residui attivi

Gentile Onorevole Puglisi,

siamo stupefatti dalla differenza tra i documenti ricevuti da alcune istituzioni scolastiche e la sua affermazione di ieri (1), ripresa da alcuni organi di stampa:

“E’ evidente che il Ministero non ha avviato alcuna iniziativa volta a chiedere alle istituzioni scolastiche una cancellazione generalizzata dei residui attivi presenti in bilancio”.

La informiamo che tale iniziativa è invece stata non solo avviata, ma anche spedita e ricevuta dalle nostre scuole.

In allegato troverà copia della nota MIUR PROT. N.° 18780 DEL 22/12/2014 (a firma del direttore generale dott.Greco) indirizzata alle istituzioni scolastiche in cui si “auspica la radiazione dei residui attivi, in considerazione della loro vetustà temporale ed attesa la attuale situazione finanziaria del bilancio dello Stato”  e della  lettera ministeriale (a firma della dott.ssa Crucitti) indirizzata ai soli Dirigenti scolastici con la quale l’auspicio diventa una più stringente “raccomandazione” (“si raccomanda di radiare i residui attivi esistenti”).

Non solo un’iniziativa in tal senso è dunque stata avviata, ma ha già ottenuto in molti casi gli effetti “auspicati”: basta fare una banalissima ricerca in rete per vedere come molte scuole abbiano seguito tale “raccomandazione” (ne alleghiamo solo un esempio).

Infine desideriamo portare alla sua conoscenza anche la lettera da noi inviata al Presidente del Consiglio, alla Ministra dell’Istruzione in cui, oltre a stigmatizzare tali solleciti alla radiazione rinnoviamo la richiesta affinché lo Stato rimborsi integralmente alle scuole quanto ancora a loro dovuto.

Siamo comunque molto felici di apprendere dalle sue dichiarazioni che il MIUR non intende più auspicare la radiazione dei residui ancora dovuti alle scuole, attendiamo quindi opportuna nota in cui ciò venga ben specificato ed assunto l’impegno della totale copertura dei residui attivi ancora esistenti.

Le porgiamo i nostri cordiali saluti,

Stefania Marianucci per il Coordinamento dei Presidenti dei Consigli di Istituto e di Circolo di Bologna e provincia


(1) Senato della Repubblica
Ufficio Stampa

Gruppo Pd

SCUOLA, PUGLISI (PD): “DA MIUR NESSUNA CANCELLAZIONE RESIDUI ATTIVI”

Dichiarazione della senatrice Francesca Puglisi, responsabile Pd scuola e università.

“Nessuna cancellazione da parte del Miur dei residui attivi iscritti nei bilanci delle scuole. Purtroppo sulla spinosa questione sono state date informazioni mediatiche fuorvianti e lontane dalla realtà.” Lo afferma la senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola e università del Pd. “La verità – sottolinea la parlamentare – è che sono state assegnate risorse consistenti per un totale complessivo di 72 milioni di euro, finalizzate in via prioritaria al risanamento di situazioni debitorie pregresse e, in subordine, al funzionamento corrente delle autoniomie scolastiche”.

“Va anche detto che lo scorso gennaio il Miur ha effettuato una ulteriore erogazione straordinaria in favore delle scuole italiane per un importo di 50 mln da destinare al Fondo di funzionamento amministrativo-didattico. Si tratta di una misura importante, di una vera e propria boccata d’ossigeno”.

“E’ evidente pertanto – fa presente Puglisi – che rispetto a quanto affermato da organi di stampa in questi giorni, il Ministero non ha avviato alcuna iniziativa volta a chiedere alle istituzioni scolastiche una cancellazione generalizzata dei residui attivi presenti in bilancio. E’ stata messa in atto invece una rilevante operazione di finaziamento del fondo di funzionamento delle scuole”.

Roma, 19 febbraio 2015


Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi
Al Ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini
e p.c. Al Direttore generale Miur Giuseppe Greco
Alla Dirigente dott.ssa Maria Rosaria Crucitti
Agli organi di stampa

Il Coordinamento dei presidenti dei Consigli di Istituto di Bologna e provincia ritiene proprio dovere esprimere il proprio giudizio critico riguardo a quanto contenuto nella nota MIUR PROT. N.° 18780 DEL 22/12/2014 (a firma del direttore generale dott. Greco) indirizzata a molte delle loro istituzioni scolastiche, in cui si “auspica la radiazione dei residui attivi, in considerazione della loro vetustà temporale ed attesa la attuale situazione finanziaria del bilancio dello Stato” e nella lettera ministeriale (a firma della dott.ssa Crucitti) indirizzata ai soli Dirigenti scolastici con la quale l’auspicio diventa una più stringente “raccomandazione” (“si raccomanda di radiare i residui attivi esistenti”).
Riteniamo tale auspicio e raccomandazione particolarmente gravi ed inopportuni: non pare particolarmente corretto ed esemplare che un debitore (soprattutto quando si tratta dello Stato) raccomandi al suo creditore (soprattutto quando si tratta di una scuola) di rinunciare a quanto a lui spettante e dovuto.
E’ il caso di ricordare e sottolineare che tali residui attivi sono in gran parte dovuti ad anticipazioni di cassa, da parte delle scuole, di spese spettanti allo Stato (in particolare supplenze); anticipazioni di cassa che hanno generalmente attinto dai contributi volontari dei genitori.
Radiare tali crediti significherebbe nei fatti radiare contributi richiesti ai genitori e da loro erogati alle scuole, come da legge, per “l’ampliamento dell’offerta formativa” e non certo per coprire spese correnti spettanti allo Stato.
Per tali considerazioni, sono i Presidenti dei Consigli di Istituto, a loro volta – e forse più opportunamente – ad auspicare, raccomandare e rinnovare richiesta allo Stato di rimborsare integralmente quanto ancora dovuto, in considerazione della vetustà temporale del credito da troppo tempo aspettato e attesa la attuale difficilissima condizione finanziaria del bilancio delle scuole a cui, nel tempo, le assegnazioni statali sono state sempre più ridotte
Il Coordinamento dei Presidenti dei Consigli di Circolo e di Istituto di Bologna e provincia


Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per la politica finanziaria e per il bilancio
UFFICIO II

Al Dirigente Scolastico
In merito alla situazione finanziaria dell’Istituzione Scolastica ****** si raccomanda di radiare i residui attivi esistenti

Cordialità.
Dott.ssa Maria Rosaria Crucrtti

Un video mostra come i bambini percepiscono la disabilità

Un video mostra come i bambini percepiscono la disabilità

da Vita
Un video-esperimento dell’associazione francese Noémi mostra come i più piccoli percepiscono le persone con disabilità, mettendo il loro comportamento a confronto con quello dei genitori

http://www.vita.it/it/article/2015/02/23/un-video-mostra-come-i-bambini-percepiscono-la-disabilita/129576/

Caro Luigi! Mai più margaritas ante porcos!

Caro Luigi! Mai più margaritas ante porcos!

di Maurizio Tiriticco

 

Ottimo il tuo discorso, caro Luigi alla convention della Buona scuola, ma… Sono tanti i “ma”, credimi! In effetti, l’alto profilo delle tue parole collude con il basso profilo delle proposte che emergono dalla “Buona scuola” di Renzi, Faraone, Fusacchia, Luccisano § C. In altri scritti ho sottolineato che, disponendo di un governo di sinistra e di una Legislatura a tempi lunghi, avremmo potuto por mano a un riordino – non chiamiamolo riforma, vivaddio – che avesse un minimo di spessore. La tua legge 30/2000 mirava alto! Avevi – avevamo intuito – che il percorso di un’istruzione obbligatoria di base dovesse avere un respiro e un profilo alti: quello che chiamavamo e chiamiamo curricolo continuo, verticale e progressivo. Un curricolo che, invece, lo spezzatino attuale di infanzia, primaria, media, biennio, triennio, eredità di sovrapposizioni che vengono da un lontano passato, non è assolutamente in grado di assicurare. Sai meglio di me che la certificazione delle competenze di fine obbligo nelle nostre scuole non è sentita come dovrebbe e spesso si riduce a una semplice operazione formale! E ciò, anche se le competenze di cittadinanza e culturali che i nostri studenti dovrebbero acquisire hanno, almeno sulla carta, una stretta corrispondenza con le competenze di secondo livello che l’UE ha indicato a tutti i 28 Paesi membri: competenze che in altri Paesi si perseguono.

Ovviamente, riparare le scuole che crollano è un’urgenza. E’ un’urgenza dare certezze a 150mila precari. Dare spazio all’arte e alla musica è più che doveroso; e così dare spazio all’alternanza, alla banda larga veloce! Molto discutibile, invece, creare gerarchie tra gli insegnanti. Ma non mi dilungo su questi aspetti.

Non c’è alcun accenno, nella Buona scuola, a un riordino complessivo dell’intero sistema educativo di istruzione, che resta quello degli anni Settanta e che i riordini della Gelmini non hanno affatto messo in discussione, anzi! Basti pensare all’istruzione professionale che ha perduto tanto, se non tutto, di quanto avevamo innovato, e con tante difficoltà, con i Progetti ’92 e 2002. Assolutamente incompiuto è il discorso sulle competenze, se non impasticciato: basti vedere i modelli di certificazione per il primo ciclo di cui alla CM 3/15, su cui mi sono già espresso in altro scritto. Per non dire dell’esame di Stato del secondo grado di istruzione! Quest’anno – come sai – va a regime il riordino avviato nel 2010 dalla Gelmini e le Linee guida degli istituti tecnici e professionali indicano chiaramente le competenze terminali che gli studenti devono raggiungere (le Indicazioni nazionali per i licei sono estremamente vaghe al proposito), ma… l’esame di Stato resta quello che è. Di quella certificazione che nella tua legge 425/97 è chiaramente prescritta all’articolo 6, neanche l’ombra! Così, sono più di dieci anni che con l’esame di Stato non si certifica nulla! I punteggi lasciano il tempo che trovano! E i nostri studenti non posseggono diplomi leggibili anche oltralpe.

In effetti, abbiamo un ministero che non sa quel che fa. Però, abbiamo strani amici di una Buona scuola che pontificano non si sa in base a quale mandato. E vanno avanti come treni, anche se centinaia di collegi dei docenti hanno avanzato molte riserve sulle 135 pagine del loro documento.

Tu hai parlato – e io lo condivido da sempre – di una scuola senza banchi e senza cattedre con cui si liquidi per sempre una scuola logocentrica per dare spazio all’immaginazione, alla fantasia, al sogno, per attivare quelle operazioni di un cervello destro mutilato – sono parole tue – che entusiasmino gli alunni, da sempre annoiati da quelle lezioni cattedratiche di cui non riusciamo a liberarci: la “scuola che spalla”! Sono sempre parole tue. Ma la responsabilità non è degli insegnanti, è dell’organizzazione scolastica che la Buona scuola non mette in discussione, perché non ne è capace! Sai meglio di me che una materia, o meglio, più correttamente, una disciplina, non è un oggetto “da” apprendere, ma uno strumento “per” apprendere. Ma, e lo sai meglio di me, persistono le classi di età, le aule fatte di banchi, di cattedre – oggi ci sono anche le Lim, ma non sempre sono utilizzate al meglio – e di 18 ore per disciplina, tutte spese in uno stancante vis a vis con gli alunni! Stremati dopo cinque ore seduti su scomodi banchi! E poi ci sono le campanelle che scandiscono i tempi, uguali per tutti, come nelle fabbriche! Sono tutte cose che i Casati e i Coppino adottarono… allora… ma ora? La scuola caserma – corridoi e aule-camerate – la scuola collegio, la scuola convitto ha fatto il suo tempo. E non voglio tirare in ballo la Finlandia! Tu stesso hai accennato a scuole “altre” dove si apprende – e si insegna – in modi altri. Sui documenti del riordino gelminiano si insiste sulla “didattica laboratoriale” – ed è un accenno importante – ma è e resta un flatus vocis! L’organizzazione rigida rende vana la possibilità stessa di una didattica altra!

Con la Buona scuola abbiamo perso una grande occasione! Abbiamo un governo “da 40 per cento” che, invece di pensare in grande per una scuola che sia veramente Diversa e Migliore, ci costringe a bivaccare su una scuola Buona. Non vado oltre. In altri scritti, che tu per altro conosci, ho tentato di disegnare modi e tempi per una scuola diversa, una scuola attiva e centrata veramente sui bisogni dei nostri alunni, normali o speciali che siano.

Caro Luigi, tu hai volato alto e hai riscosso mille applausi e mille riconoscimenti. Vorrei solo che le tue parole spingessero i nostri anonimi estensori della Buona scuola a qualche ripensamento! Ma non credo! Ormai hanno avuto anche il tuo viatico! E procederanno per la loro strada. Les jeux sont faits, come si suol dire.

Richiesta nuova tempistica mobilità docenti

Prot. n. 114/unit.
Al Capo Dipartimento Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione
Al Direttore Generale per il Personale Scolastico
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE,
DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA
Viale Trastevere – ROMA

Oggetto: Richiesta nuova tempistica mobilità docenti

Le scriventi OO.SS., ribadendo quanto già espresso nel corso del’incontro di informativa di lunedì 23 febbraio, chiedono di rivedere la tempistica relativa alla presentazione delle domande di mobilità del personale docente, alle quali viene riservato un numero di giorni nettamente inferiore a quanto solitamente riconosciuto (circa 20 giorni anziché i consueti 30).
Ciò desta non poca preoccupazione per la complessità di procedure non sempre agevolate, negli anni scorsi, dalla necessaria affidabilità del sistema di istanze on line, di cui sono stati ricorrenti i malfunzionamenti o la vera e propria inaccessibilità.
Anche per queste ragioni, il numero di richieste di assistenza presso le sedi sindacali, anziché ridursi come sarebbe stato normale attendersi, ha fatto registrare un notevole incremento, tanto da risultare in molti casi difficilmente gestibile. Tale aspetto dev’essere considerato alla luce della coincidenza che quest’anno viene a verificarsi con le procedure elettorali per il rinnovo delle RSU, procedure che implicano sotto diversi profili un supplemento di impegno per le scriventi organizzazioni sindacali, con conseguente difficoltà a rendere efficacemente il servizio e altrettanto conseguente disagio per i lavoratori che si avvalgono delle loro attività di assistenza e consulenza.
Per queste ragioni, si chiede di riconsiderare le ipotesi illustrate nel corso dell’informativa, assicurando in ogni caso una finestra di trenta giorni, come da consolidata consuetudine.
Roma, 24 febbraio 2015

Flc CGIL
Domenico Pantaleo
CISL Scuola
Francesco Scrima
UIL Scuola
Massimo Di Menna
SNALS Confsal
Marco Paolo Nigi
GILDA Unams
Rino Di Meglio

Vertice Italia-Francia a Parigi

Vertice Italia-Francia a Parigi

Giannini e Fioraso ribadiscono forte cooperazione su ricerca e alta formazione

Stretta comunanza di vedute e forte cooperazione fra Italia e Francia nei settori della ricerca e alta formazione. A confermarle, in occasione del Vertice italo-francese tenutosi oggi a Parigi, il Ministro Stefania Giannini e il Segretario di Stato francese Geneviève Fioraso. I temi passati in rassegna dai Ministri sono stati molti, a partire dallo Spazio, un settore nel quale la cooperazione bilaterale è eccellente. È stata sottolineata la stretta collaborazione per realizzare nuovi consorzi di infrastrutture europee di ricerca, in particolare nel settore del patrimonio culturale, della ricerca sui fondali marini e dello studio delle onde gravitazionali.

I Ministri hanno inoltre sottolineato l’importanza della cooperazione per completare la realizzazione dello Spazio Europeo della Ricerca e per avviare l’iniziativa di partenariato sulla ricerca nei settori del cibo e dell’acqua con i Paesi dell’Area Mediterranea (PRIMA), promossa dall’Italia durante il semestre di presidenza del Consiglio UE.

E’ stato poi convenuto di promuovere un Forum annuale su ricerca, innovazione e investimenti tra la Confindustria e il MEDEF (Mouvement des entreprises de France), lanciando l’iniziativa con un incontro durante l’EXPO di Milano.

Giannini e Fioraso hanno evidenziato la comunanza di vedute sull’importanza di ampliare la mobilità studentesca sfruttando il programma ERASMUS+ e di rafforzare la cooperazione tra Università utilizzando anche lo strumento dell’Università Italo-francese (UIF).

Nel corso del Vertice, infine, sono stati firmati accordi tecnici di cooperazione nei settori dello spazio, della ricerca scientifica marina e tra le agenzie di valutazione dell’università e della ricerca.

Residui attivi delle scuole, nessuna cancellazione: inviati 72 milioni

Residui attivi delle scuole, nessuna cancellazione: inviati 72 milioni. 

Il Miur al lavoro per ricognizione su quelli ancora esistenti

In merito ai residui attivi che le scuole vantano nei confronti dello Stato, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca precisa di non aver mai chiesto ai dirigenti scolastici la loro cancellazione. Anzi, con la nota del 22 dicembre 2014, il Miur ha comunicato l’invio di 72 milioni a copertura, prioritariamente, di quei residui. Nella nota è stato anche precisato che, nel caso di inesistenza di situazioni debitorie, il finanziamento poteva essere utilizzato, in tutto o in parte, per esigenze di funzionamento amministrativo-didattico. Il capitolo del funzionamento è stato anche potenziato quest’anno, per decisione del Ministro Stefania Giannini, con 50 milioni aggiuntivi rispetto ai 111 milioni già erogati (+45%). L’insieme delle due erogazioni straordinarie rappresenta un’importante operazione di attribuzione di risorse finanziarie alle scuole italiane. 

Alle scuole si è chiesto piuttosto di cancellare, tramite delibere dei Consigli di Istituto, i debiti divenuti ‘saldati’ a seguito dell’erogazione straordinaria disposta. Questo per rendere i bilanci delle scuole più coerenti con l’effettiva situazione finanziaria e anche per consentire all’Amministrazione un’analisi più dettagliata della situazione per poter soddisfare le esigenze effettive delle scuole e predisporre gli interventi finanziari più idonei. Il Ministero, infatti, come chiarito anche durante incontri di natura tecnica con le Organizzazioni sindacali, sta predisponendo una specifica rilevazione che consenta di mettere insieme un quadro di informazioni esaustivo sulla materia. La presenza dei residui attivi nei bilanci delle scuole deriva infatti da una serie di cause diverse e stratificate nel tempo su cui il Miur ha intenzione di intervenire a seguito della ricognizione.

Prima che il gallo canti

Prima che il gallo canti


di Stefano Stefanel

Tra qualche giorno tutta l’attenzione del mondo della scuola sarà orientata verso i provvedimenti ministeriali nati da La Buona Scuola. Una parte consistente del mondo della scuola è già pronta a dare battaglia e credo che fin dai primi minuti dopo l’emanazione dei provvedimento ci saranno già le grida d’allarme e i richiami alla Costituzione tradita. Il Governo e la sua maggioranza parlamentare sembrano orientati su provvedimenti che eliminino le graduatorie dei precari, aumentino la flessibilità didattica e organizzativa con la generalizzazione dell’organico funzionale, introducano principi di valutazione, spingano verso un’uscita degli studenti dalla sola attività didattica nelle scuole con forti immissioni di alternanza scuola lavoro. Contro questa impostazione ci sono una vasta gamma di operatori della scuola che si sbracciano per spostare l’attenzione sulla Legge di iniziativa popolare (LIP) che vuole riportare la scuola italiana agli Anni Settanta del secolo scorso. I progressisti vogliono cambiare ma vengono tacciati di aziendalismo e di volontà privatistiche, i conservatori vogliono portare indietro le lancette della globalizzazione con ricette totalmente stataliste. Staremo a vedere, ma penso sia facile predire uno scontro frontale senza grandi possibilità di mediazioni e con un’ennesima “riforma” della scuola che si porta dentro sia le cose buone sia quelle meno buone per il rifiuto da parte dei contraddittori di intervenire sui singoli particolari e non solo sull’insieme (è già successo con Berlinguer, Moratti, Gelmini).


I VERI NODI PERO’ SEMBRANO ALTROVE


Scrivevo a inizio anno che “Si è spostato l’orizzonte”, ma poco meno di due mesi dopo devo dire che l’orizzonte è proprio sparito. Perché l’orizzonte dovrebbe essere il punto di arrivo che toglie alla scuola italiana le sue debolezze. So bene che le debolezze della scuola italiana indicate da tutti gli osservatori stranieri ed italiani (orari rigidi, poca autonomia delle scuole e degli studenti, poca flessibilità, esami di stato privi di alcun valore ma fortemente condizionati, orientamento dal primo al secondo ciclo e dal secondo ciclo all’Università molto debole e produttore di dispersione, discipline obsolete dominate da classi di concorso fuori dal tempo, orario settimanale rigido, valutazione attraverso medie matematiche di astrusi prodotti, dispersione nel biennio del secondo ciclo troppo alta, dominio delle lezioni frontali e delle interrogazioni, compiti in classe scritti su carta con penna, debolezza del 2.0, troppa teoria, ecc.) sono rivendicate da molti come la sua forza, ma credo non sia difficile da dimostrare che agendo solo su organici e docenti non si va a toccare il nocciolo culturale della questione. Cioè l’orizzonte.

La recente circolare sugli esami di stato conclusivi del secondo ciclo dell’istruzione mostra desolatamente come le forze della conservazione hanno vinto ancora e alla grande. L’occasione dell’esame finale per le prime classi nate dopo la Riforma Gelmini  è stato perso in maniera eclatante, ripetendo lo schema vecchio e mettendo una vera ipoteca su qualsiasi futuro cambiamento. La seconda prova d’esame condiziona ancora le didattiche disciplinari dell’intero quinquennio, mentre la terza prova è una vera esposizione del nullismo mnemonico-nozionistico della nostra scuola. Non capisco perché non si sia ribaltato completamente quell’esame, facendolo diventare anche nel diritto quello che è già nei fatti: una chiusura della carriera dello studente con un aumento della valutazione ottenuta nel suo corso di studi. Poiché in quell’esame nessuno viene bocciato e poiché non serve a nulla, non è chiaro perché si sia voluto perpetrare lo scempio e lo spreco di tempo e ricorse per ottenere risultati scontati e che non interessano più nessuno (due giorni d’estate sulla stampa, poi basta).

Non si parla poi molto dei percorsi didattici flessibili per gli studenti e dell’importanza che le esperienze extrascolastiche ed extracurricolari devono avere nel percorso formativo e culturale dello studente. Un buon metodo era quello di dare meno peso ai voti nelle discipline e più peso ad un punteggio che coniugasse valutazioni disciplinari, valutazioni extradisciplinari ecertificazione delle competenze e che andasse più verso una logica descrittiva e non solo sommativa. L’Italia ha bisogno più di altre Nazioni di sapere cosa sanno fare i suoi studenti, mentre l’unica cosa che sappiamo è che voto hanno preso. Con tutto quello che questo comporta in termini di perdita di competenze, opportunità e competitività.

La debole cultura valutativa italiana permette ai docenti di valutare gli alunni in base al rapporto insegnamento-apprendimento, anche quando l’insegnamento vale poco o riguarda cose da poco. Tutto il resto pare non interessare, anche se poi il sistema scolastico italiano viene valutato nella società della conoscenza attraverso le prove Ocse-Pisa e Invalsi e non attraverso i voti. Ma un ragionamento sulla valutazione parte sempre dall’idea che ci si deve difendere dai ricorsi, quasi che senza bocciature l’Italia non sappia più insegnare. Forse c’è da chiedersi perché in una società della conoscenza sia così importante mantenere strutture organizzative che nascono quando la società era del lavoro (forse) o dei consumi (forse). Oggi c’è bisogno di competenze e la modulazione dei percorsi degli studenti già molto dice su questo argomento. Eppure non c’è alcun interesse a ragionare attorno a sostanziali modifiche di tutto il sistema di valutazione (degli studenti, delle scuole, dei dirigenti, dei docenti).

Prima che si scateni il dibattito su provvedimenti che toccheranno soprattutto il personale docente mi è sembrato necessario ricordare flebilmente che la scuola italiana sta dentro una società della conoscenza di cui si ostina ad ignorare i contorni, quasi che il mondo non stesse cambiando giorno dopo giorno. Le possibilità ci sarebbero e sarebbero molte, rese più tangibili dall’autonomia scolastica, ma queste possibilità vengono bloccate dal rapporto tra la società della conoscenza che si ostina a non volersi far racchiudere nella scuola italiana e l’idea di scuola come luogo dei diritti contrapposti: quelli dei docenti in quanto lavoratori e quelli degli studenti. Solo la flessibilità didattica, educativa e curricolare può portare la scuola dentro quella società della conoscenza che guida la globalizzazione. Le rigidità del passato invocate come diritti costituzionali e dei lavoratori tengono soltanto la scuola lontana dal mondo che cambia, rendendo i nostri studenti poco competitivi nel mercato del lavoro, soprattutto italiano. A nessuno è mai venuto in mente un rapporto diretto tra disoccupazione post laurea e post diploma e obsolescenza della scuola italiana. Ma se magari a qualcuno viene in mente capisce dove bisognerebbe andare a parare.

Assistenza sessuale ai disabili, “così si previene l’aggressività”

da Redattore sociale

Assistenza sessuale ai disabili, “così si previene l’aggressività”

La psicologa dell’Unione italiana ciechi Federica Ariani spiega l’importanza di introdurre in Italia la figura dell’assistente sessuale, un fatto di civiltà legato anche alla prevenzione: “Se l’istinto viene represso può essere sublimato in forme di aggressività auto o eterodiretta”

TORINO – Se il diritto alla sessualità delle persone disabili è entrato nell’agenda politica italiana, lo ha fatto, finora, solo di sbieco. Attualmente, sono almeno 5 i paesi europei che hanno legalizzato la figura dell’assistente sessuale: tra questi, oltre alle “vicine di casa” Svizzera e Germania, figurano la Danimarca, la Svezia e l’Olanda, dove il servizio è a carico del sistema sanitario nazionale. Di introdurlo anche in Italia si è discusso molto negli ultimi tempi:  appena qualche giorno fa, il governatore della Toscana Enrico Rossi ha firmato una risoluzione che impegna la giunta regionale “a intraprendere percorsi volti alla formazione di queste figure, e a valorizzarne il ruolo culturale e sociale”. E per quanto riguarda i corsi per formare i futuri assistenti c’è Bologna a fare da apripista: ma il paradosso è che, una volta diplomati, i partecipanti non possono comunque esercitare, perché manca una legge che ne formalizzi le competenze. Nel frattempo, è trascorso quasi un anno dalla presentazione del ddl Lo Giudice (Pd), che ha trovato il favore di ampie fasce di opinione pubblica ma non è ancora stato convertito in legge.

“La sensazione, dunque, – spiega Federica Ariani, psicoterapeuta dell’Unione italiana ciechi – è che ci si compiaccia di discutere sul tema, ma manchi ancora il coraggio di tradurre il dibattito in una concreta linea d’intervento”. Intervenuta a un convegno promosso dall’Uic di Torino sul tema della sessualità e della violenza di genere nelle persone con disabilità, Ariani ha presentato una ricerca sulle figure del consulente e dell’assistente sessuale. “La consulenza – spiega – rappresenta un primo passaggio, che serve all’utente per imparare a prendere consapevolezza e sviluppare una migliore gestione delle proprie pulsioni. Al momento, l’unico sportello pubblico di consulenza a livello nazionale si trova proprio a Torino, presso il servizio Passepartout, l’ente che i occupa di disabilità per conto del comune. All’interno della struttura lavorano psicoterapeuti specializzati, che oltre ai ragazzi seguono anche le rispettive famiglie. Le quali tendono spesso a chiedere aiuto quando i  loro figli iniziano a manifestare le prime pulsioni sessuali”.
Nelle sue ricerche, Ariani si è trovata a contatto con una realtà molto dura, “che in Italia è quasi del tutto sconosciuta – spiega –  perché il sesso, a dispetto di una evidente sovraesposizione, è ancora un grande tabù per gli italiani. Ci sono madri di adolescenti colpiti da disabilità motorie gravi che sono costrette ad aiutare i figli nella masturbazione: situazioni di questo genere rappresentano un trauma per la madre quanto per il ragazzo, seppure nell’immediato possano alleviarne la frustrazione. Nonostante questo, tutto tace sul fronte di una legge che regoli finalmente l’assistenza sessuale”.

Ariani, infatti, è convinta “che la stessa consulenza sia solo una prima tappa di un percorso che passa necessariamente attraverso l’assistenza sessuale. Il punto è che qualsiasi essere umano sperimenta, senza eccezioni, delle pulsioni sessuali: la sessualità attiene alla riproduzione, che è il più grande istinto dell’essere umano. Se questo istinto non viene in qualche modo espresso, con il tempo diverrà represso; finendo, nei casi più complessi, per essere sublimato in forme di compulsività o di aggressività auto o eterodiretta. Quando, ad esempio, osserviamo una persona con disabilità cognitiva che non riesce a trattenersi dal masturbarsi in pubblico, o che si rende protagonista di avance ai limiti dell’aggressività, spesso siamo di fronte a qualcuno che non ha avuto modo di metabolizzare ed imparare a esprimere correttamente le proprie pulsioni”.

Secondo Ariani, in questo senso, “introdurre l’assistenza sessuale è un fattore di prevenzione, oltre che una forma di civiltà. “Dal 1982 a oggi, – spiega – in Olanda, oltre 2500 utenti hanno beneficiato dei servizi di assistenza: queste persone hanno avuto modo di sviluppare una maggior consapevolezza e sicurezza di sé e del proprio corpo, che in molti casi ha permesso loro di costruire delle relazioni con persone cosiddette normodotate. Ci si chiede spesso, infatti, cosa succeda dopo che questi ragazzi sono passati attraverso un percorso di questo genere; la risposta più frequente è che non basta fornir loro un servizio, ma è la società nel suo complesso che andrebbe educata a una maggiore consapevolezza. Questo andrà sicuramente fatto, attraverso l’educazione sessuale e la sensibilizzazione nelle scuole e con i giovani: ma le esperienze in corso all’estero ci dicono che, spesso, rendere un disabile più consapevole di sé ha un effetto positivo anche sul mondo che lo circonda” (ams)

Renzi, la messa in scena dell’ascolto sulla riforma

da Il Fatto Quotidiano

Renzi, la messa in scena dell’ascolto sulla riforma

Nel «Decreto» spunta l’indennizzo per i precari con oltre 36 mesi di servizio

da Il Sole 24 Ore

Nel «Decreto» spunta l’indennizzo per i precari con oltre 36 mesi di servizio

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Cambia la progressione economica per gli insegnanti: gli aumenti stipendiali saranno legati per il 30% all’anzianità di servizio (oggi questo criterio vale il 100%) e per il restante 70% debutterà il “merito” (anche se gli “indicatori” sono ancora da definire). Per i docenti precari, accanto al piano di maxi-stabilizzazione al 1° settembre, si sta facendo strada anche l’ipotesi di un “maxi-indennizzo”, studiato per “tamponare” gli effetti della sentenza Ue di fine novembre scorso che ha bacchettato l’Italia per l’eccessiva reiterazione dei contratti a termine (oltre il limite legale dei 36 mesi). Ai professori che hanno lavorato da 3 a 5 anni con rapporti a termine su posti vacanti e disponibili verrebbe riconosciuto, a domanda, un “risarcimento” di 2,5 mensilità. Che sale a 6 mensilità se gli anni di insegnamento “a termine” sono da 5 a 10, e si arriva a un massimo di 10 mensilità per “precariati” di oltre 10 anni.

Il decreto atteso venerdì sul tavolo del Governo
Si sta riempendo di contenuti, ora dopo ora, il decreto «Buona Scuola» atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri di venerdì, assieme a un disegno di legge con le tematiche meno urgenti sul fronte Istruzione. La dote a disposizione è scritta nella legge di Stabilità (1 miliardo per il 2015, 3 miliardi a regime) e l’impegno del Governo è confermato dal ministro Pier Carlo Padoan: «I soldi per la riforma ci sono, li troveremo. La scuola è il punto di partenza per un futuro lungo del Paese».

Le novità dell’ultimo minuto, in attesa del placet di Matteo Renzi, riguardano le modifiche al sistema di incrementi stipendiali (con il parziale superamento degli attuali scatti d’anzianità) e l’ipotesi di prevedere un risarcimento ad hoc per i precari con oltre 36 mesi di servizio alle spalle (anche non continuativo) per frenare i contenziosi.

Merito
Sul primo fronte, il ministero guidato da Stefania Giannini sembra sempre più orientato a confermare l’introduzione del merito per i docenti (peserà per il 70%). Il solo “passare del tempo” in cattedra non scomparirà del tutto, ma si ridurrà al 30%. Un primo passo per collegare la retribuzione a elementi valutativi dell’attività svolta in aula (negli anni scorsi per pagare gli scatti d’anzianità si è prosciugato il fondo per il miglioramento delle attività formative a favore degli studenti).

Precari
Per quanto riguarda i precari, poi, il 1° settembre ne saranno assunti 120-130mila (si attingerà anche dalle graduatorie d’istituto); le supplenze quindi non scompariranno. E per i precari con oltre 36 mesi di servizio (assunti o no) potrebbe arrivare un maxi-indennizzo. La strada dei risarcimenti, aggiuntiva alla stabilizzazione, è stata percorsa dalle prime pronunce dei giudici del lavoro italiani chiamati ad applicare la sentenza Ue di fine novembre.

I possibili beneficiari degli indennizzi
Da quanto spiegano dal ministero dell’Istruzione i possibili “beneficiari” del ristoro economico non sarebbero tantissimi: dal 2009 al 2014 (e a lavoro quest’anno scolastico) contano tre anni “a termine” 2.359 precari iscritti nelle graduatorie a esaurimento (le “Gae”) e circa 1.800 iscritti nelle graduatorie d’istituto (seconda e terza fascia). Superano i tre anni (sempre nell’arco temporale 2009-2014) un migliaio di precari “Gae” e altrettanti delle graduatorie d’istituto. Il meccanismo dell’indennizzo, se confermato, non sarà automatico, ma “a domanda” dell’interessato. Presso il Miur si costituirà un fondo ad hoc con le risorse necessarie. L’accettazione del risarcimento chiuderà gli eventuali contenziosi aperti e varrà come rinuncia a qualsiasi azione legale futura.

La dirigenza scolastica non è mai stata “digerita” del tutto

da La Tecnica della Scuola

La dirigenza scolastica non è mai stata “digerita” del tutto

Lo sostiene Giorgio Rembado, in una lettera indirizzata a tutti i dirgenti scolastici italiani. E’ polemica con la Flc-Cgil per il sostegno alla LIP ma anche con gli altri sindacati che incominciano a parlare di revisione del profilo professionale del dirigente.

La dirigenza scolastica è sottoposta ad attacchi sempre più pesanti provenienti da tutte le parti e quindi è indispensabile che i dirigenti mantengano una visione chiara del problema e una ampia untà di intenti: lo sostiene il presidente dell’ANP Giorgio Rembado in una lettera che in queste ore viene inviata a tutte le istituzioni scolastiche italiane.
C’è chi parla di “sindrome da accerchiamento” ma Rembado cita fatti e dati che starebbero proprio a dimostrare che l’attacco esiste ed è anche molto evidente.
Intanto – sostiene il presidente dell’ANP – va ricordata l’esplicita esclusione della dirigenza scolastica dal “ruolo unico della dirigenza statale” prevista dal DdL 1577 in discussione al Senato in questo momento.
Ma c’è anche la cosiddetta LIP con cui i parlamentari firmatari chiedono l’abrogazione della norma “fondante” della dirigenza scolastica, cioè l’art. 25 del DLgs. 30 marzo 2001 n. 165.
Rembado mette anche in evidenza “l’appoggio pubblico che il maggior sindacato del comparto scuola – la FLC CGIL – ha recentemente manifestato alla proposta di legge in questione, attraverso l’adesione del suo segretario generale, Domenico Pantaleo (il quale ha poi parzialmente preso le distanze: ma l’adesione resta e costituisce fatto politicamente rilevante)”.
Per non parlare – aggiunge Rambado – delle proposte per una riscrittura del profilo profesisonale, “molte volte formulate nelle recenti assemblee dei dirigenti da parte delle diverse organizzazioni sindacali”.
“In tali proposte – sottolinea sempre Rembado – si fa spesso riferimento ad una “ricentratura” del ruolo sulla missione educativa, lasciando ad altri i compiti gestionali ed organizzativi, visti tout court come sinonimo delle molteplici molestie amministrative e dei soffocanti carichi burocratici di cui la funzione è stata caricata negli ultimi anni. Un dirigente cui fossero sottratte le prerogative gestionali ed organizzative cesserebbe per ciò stesso di essere un dirigente, per diventare una sorta di coordinatore didattico, un primus inter pares fra i docenti”.
Il fatto grave e per certi aspetti paradossale, secondo il presidente dell’ANP, è che “questo moltiplicarsi di iniziative anti-dirigenza scolastica si colloca, ironicamente, alla vigilia della emanazione dei provvedimenti sulla Buona Scuola, che richiederebbero invece – esplicitamente – un potenziamento del ruolo”.
Rembado ha una sua spiegazione di quanto sta accadendo: “E’ lo sforzo, da parte di quel variegato mondo politico e sindacale che non ha mai in realtà accettato l’autonomia e la dirigenza per tornare indietro, “prima che sia troppo tardi”. Non è un caso se la stessa proposta di legge che intende cancellare l’art. 25 vuole riportare la scuola agli ordinamenti degli anni Settanta e non cita neppure una volta, nei suoi quasi trenta articoli, la parola autonomia”.
Il presidente dell’ANP conclude richiamando tutti i dirigenti scolastici al massimo impegno possibile: “E’ importante che ciascuno di noi comprenda che ci si trova ad un bivio: o si riprende l’iniziativa e l’orgoglio professionale, respingendo le sirene di una impossibile de-responsabilizzazione, o saremo costretti ad intraprendere il cammino della ritirata. Dobbiamo dire alto e forte che non sono le responsabilità che ci fanno paura, ma che rifiutiamo di considerare responsabilità quelle che non sono altro che adempimenti di servizio, che spetterebbero ad altri e vengono scaricati su di noi: non solo per alleggerire chi dovrebbe occuparsene, ma per soffocare il nostro tempo e per impedirci di esercitare il nostro ruolo. Dirigenza e complicazione burocratica non sono sinonimi, sono in antitesi fra loro”.

Mobilità a.s. 2015/2016: le scadenze per la presentazione delle domande

da La Tecnica della Scuola

Mobilità a.s. 2015/2016: le scadenze per la presentazione delle domande

I docenti potranno presentare l’istanza on line dal 26 febbraio al 16 marzo, mentre il personale Ata dal 18 marzo al 15 aprile. Firmato il CCNI. Domani, 24 febbraio, l’ordinanza applicativa.

Tempi brevissimi per la presentazione delle domande: i docenti avranno solo 20 giorni per produrre la domanda nella sezione del sito del Ministero, Istanze on line. Per accedere alla registrazione, necessaria, per la compilazione delle istanze, il Miur ha predisposto una guida operativa.

L’ordinanza ministeriale che regola, insieme al CCNI del 23 febbraio 2015, normativamente i trasferimenti uscirà nella giornata di domani, 24 febbraio.

Sul sito della Uil-Scuola si legge che “gli unici elementi di novità rispetto al testo precedente riguardano i riferimenti alle statizzazioni di alcune scuole (Enna e Bologna), l’area unica di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado. E’ stata inoltre recepita la riorganizzazione dei Centri territoriali per l’educazione degli adulti nei CPIA. La mobilità verso i CPIA è stata regolamentata all’art. 47 del contratto e riguarda solo il profilo del DSGA. Per ora non cambia nulla per il restante personale, sia Ata che docente, che mantiene la titolarità nei rispettivi CTP”.

E’ utile ricordare che le domande di trasferimento, di passaggio di cattedra e di ruolo del personale docente nonché le domande di mobilità del personale Ata devono essere compilate on line e trasmesse alla scuola tramite il sistema delle Istanze on line del Miur

#riformabuonascuola, Padoan: i soldi ci sono, li troveremo

da La Tecnica della Scuola

#riformabuonascuola, Padoan: i soldi ci sono, li troveremo

Lo ha assicurato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: l’investimento nell’educazione dà più risultato a tutti i paesi in termini di crescita e lavoro.

I fondi per finanziare la Buona Scuola scarseggiano? Non è un problema, perché in ogni caso li troveremo. A sostenerlo, all’indomani della presentazione del progetto di riforma da parte del Partito Democratico, è stato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

Sulla riforma della scuola “i soldi ci sono, li troveremo”, ha tenuto a sottolineare Padoan nel corso della presentazione del libro di Roberto Napoletano.

“La scuola è il punto di partenza di un futuro lungo – ha aggiunto, – ci sono numeri che dicono che l’investimento nell’educazione dà più risultato a tutti i paesi in termini di crescita e lavoro”.

Resta ora da capire come verranno spesi questi soldi. E quali saranno gli ambiti che, come accaduto in ogni riforma, verranno sacrificati: venerdì 27 febbraio è comunque vicino, presto lo sapremo.

#riformabuonascuola, per vederne gli effetti bisognerà attendere 5 anni

da La Tecnica della Scuola

#riformabuonascuola, per vederne gli effetti bisognerà attendere 5 anni

Lo ha detto il ministro Giannini, all’indomani della presentazione del progetto: stiamo migliorando una scuola che è già una buona scuola, ma ci sono processi che richiedono tempo e per avere studenti competenti nelle lingue serve un ciclo di studi e che sia condotto da docenti ben preparati.

“La Buona scuola” a regime non è un progetto di breve scadenza: dovremo attendere 5-6 anni. Così si è espresso il ministro della pubblica istruzione Stefania Giannini, durante un suo intervento a Lucca, all’indomani della presentazione della Buona Scuola da parte del Partito Democratico.

L’obiettivo che ci siamo dati, ha detto il ministro, “è migliorare una scuola che è già una buona scuola, quindi passare dalla scuola che possiamo a quella che vogliamo. Alcune azioni saranno simultanee, come l’assunzione dei precari, l’inserimento di alcune materie e il potenziamento della musica e lingua straniera dalle elementari. Poi – ha aggiunto il ministro – ci sono processi che richiedono tempo e per avere studenti che siano veramente competenti in lingue diverse dall’italiano serve un ciclo di studi e serve che esso sia condotto da insegnanti ben preparati. Col concorso che attiviamo subito avremo un’asticella alta per gli insegnanti di lingua. Credo – ha concluso – che un ciclo di cinque sei anni sarà quello necessario per avere la buona scuola a regime”.

I contenuti della riforma cui si riferisce Giannini dovrebbero quindi trovare posto in un decreto legge (assunzioni, scuola-lavoro, formazione, nuove materie) e un disegno di legge delega, con tempi più dilatati (anni) che servirebbe a rivedere materie più complesse come la carriera del personale, la riforma del sostegno e degli organi collegiali. Poi ci sono i risultati della riforma, quelli cui si è riferito il ministro, per i quali bisognerà attendere i tempi “fisiologici” per il compimento del nuovo corso di studi.