Assistenza igienica agli alunni con disabilita’: una Sentenza

da Superando

Assistenza igienica agli alunni con disabilita’: una Sentenza

di Salvatore Nocera

Una recente Sentenza della Corte di Cassazione ha confermato una condanna penale per «rifiuto d’atti d’ufficio» ad alcune collaboratrici scolastiche che si erano rifiutate di prestare assistenza igienica nel cambio del pannolino a una bimba con disabilità complessa. Approfondiamo le ragioni del dibattito apertosi dopo tale pronunciamento, da ritenere innovativo anche per la qualifica di «incaricati di un pubblico servizio» riconosciuta dalla Cassazione ai collaboratori scolastici nell’esercizio delle loro funzioni di assistenza materiale agli alunni con disabilità.

Con la Sentenza n. 22786/16, depositata il 30 maggio scorso, la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato una condanna penale per «rifiuto d’atti d’ufficio» ad alcune collaboratrici scolastiche che si erano rifiutate di prestare assistenza igienica nel cambio del pannolino a una bimba con disabilità complessa.
Dopo infatti che la Corte d’Appello aveva inflitto la condanna – annullando una precedente Sentenza assolutoria del Tribunale – la Cassazione, rigettando il ricorso delle collaboratrici, si è pronunciata sulla base dell’articolo 47 del CCNL del 2002 del Comparto Scuola (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro), articolo ripetuto identico anche nei successivi Contratti Collettivi, sino al più recente del 2006-2009, secondo il quale rientra tra le mansioni ordinarie dei collaboratori scolastici «anche l’assistenza materiale nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale degli alunni con disabilità».
La Corte ha ritenuto quindi che tale formulazione normativa – concordata e accettata dal Ministero dell’Istruzione tramite l’ARAN (Agenzia per la Contrattazione Collettiva del Pubblico Impiego) e i Sindacati dei lavoratori della scuola – rechi un obbligo contrattuale di svolgere tali mansioni senza necessità di altro che l’orario di servizio.
Dal canto suo, la difesa delle collaboratrici aveva sostenuto che nella dizione «uso dei servizi igienici e cura dell’igiene personale» non rientrasse anche l’obbligo di cambiamento dei pannolini, trattandosi di operazione assai delicata, dal momento che si rivolge a bambini con disabilità e pertanto richiederebbe una formazione sociosanitaria che le collaboratrici non avevano.
Ebbene, la Suprema Corte ha disatteso tali argomentazioni e basandosi sulla dizione letterale del CCNL e degli insistenti solleciti del Dirigente Scolastico a svolgere tali mansioni, una volta acclarato il persistente rifiuto delle collaboratrici scolastiche, ha ritenuto quest’ultimo come «un rifiuto proveniente da persone incaricate di un pubblico servizio».
Fortunatamente per le collaboratrici, la condanna penale inflitta dalla Corte d’Appello era caduta in prescrizione – la vicenda si era infatti verificata nel 2009 – e tuttavia la Cassazione, in forza del Codice di Procedura Penale, ha tenuto conto della condanna civile ai fini del risarcimento dei danni, in quanto i genitori della bimba avevano dimostrato nel corso dei due gradi di giudizio che alla bimba si era prodotta un’escoriazione a causa della mancata assistenza igienica, consistente appunto nel mancato cambio del pannolino.

Su tale Sentenza si è aperto un ampio dibattito, trattandosi di una pronuncia innovativa anche per la qualifica di «incaricati di un pubblico servizio» riconosciuta dalla Corte di Cassazione ai collaboratori scolastici nell’esercizio delle loro funzioni di assistenza materiale agli alunni con disabilità.
Anche un sindacato autonomo – la Federazione ATA – ha preso posizione contraria alla decisione, sostenendo che, trattandosi di un’attività assai delicata, i collaboratori scolastici devono essere formati adeguatamente prima di assumere questo compito su incarico del Dirigente Scolastico, cosa che nel caso di specie non era. A tal proposito, anzi, lo stesso Sindacato auspica che il Ministero provveda a organizzare un piano di aggiornamento dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche.
Va detto tuttavia che esistono numerosi collaboratori scolastici i quali hanno già svolto un corso di aggiornamento e, in forza dell’articolo 48 del Contratto Collettivo, sono passati alla qualifica superiore, realizzando un aumento di stipendio di circa 1.000 euro lordi all’anno, che entra nella base pensionabile. Ciò nonostante, si rifiutano di accettare l’incarico del Dirigente Scolastico e di svolgere tale mansione, senza però rinunciare all’aumento di stipendio conseguito.
Ebbene, almeno nei confronti di questo personale, riteniamo che il Sindacato ATA dovrebbe convenire che essi siano obbligati ad accettare l’incarico e a svolgere le mansioni. Ma anche laddove ci fossero collaboratori che si rifiutassero di svolgere le mansioni, non ritenendosi obbligati a svolgere il corso di aggiornamento, presupposto indispensabile per lo svolgimento delle mansioni, oggi la Legge 107/15 – meglio nota come Riforma della “Buona Scuola” – prevede espressamente (articolo 1, comma 181, lettera C, punto 8), l’obbligo dell’aggiornamento per i collaboratori scolastici, al fine di assicurare l’assistenza materiale per la cura dell’igiene personale degli alunni con disabilità. Quindi ormai non solo è chiaro l’obbligo di svolgimento di tali mansioni, ma c’è anche il rischio, in caso di rifiuto, di essere colpiti non solo da sanzioni disciplinari, ma addirittura di sentirsi irrogare sanzioni penali, come stabilisce appunto la Sentenza di cui ci stiamo occupando.

Ci sono poi anche coloro che rifiutano totalmente la decisione, sostenendo che il cambio dei pannolini, con conseguente pulizia degli alunni con disabilità, non rientri nella dizione «uso dei servizi igienici e cura dell’igiene personale». Anzi ritengono che per un tale compito non basti un semplice corso di aggiornamento, ma sia necessaria una formazione professionale iniziale di carattere sociosanitario e che pertanto nessun Dirigente Scolastico possa obbligarli a svolgere tali mansioni.
A questi ostinati resistenti alla citata Sentenza n. 22786/16, non rimane che provocare un altro caso che arrivi sino alla Cassazione, sperando che la stessa si pronunci in modo opposto. A quel punto si vedrà cosa eventualmente decideranno le Sezioni Unite della Cassazione, a seguito di un ulteriore ricorso.

Sarebbe quindi opportuno che, invece di inveire contro la decisione della Corte e nei confronti di quanti la ritengono corretta, tutti insieme si chiedesse che il Ministero dell’Istruzione – anche in applicazione dell’obbligo di aggiornamento in servizio previsto dalla citata Legge 107/15 di riforma della scuola – avviasse un piano nazionale di aggiornamento dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche, precisando nell’emanando apposito Decreto Delegato, l’obbligo di rispetto del genere degli alunni e delle alunne nell’assegnazione del personale che dovrà svolgere il delicato compito di assistenza nei loro confronti.

(*) Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) della quale è stato vicepresidente nazionale e responsabile per l’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio sull’Integrazione Scolastica dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down). Il presente approfondimento costituisce il riadattamento di una scheda elaborata per la stessa AIPD.

Lettera di 131 dirigenti scolastici lombardi

Lettera di 131 dirigenti scolastici lombardi
Tempi di lavoro impossibili. Ma chi conosce veramente il lavoro del dirigente scolastico ?

Indirizzata al direttore generale dell’USR Lombardia, al ministro Giannini e al sottosegretario Faraone sui contestati e discussi provvedimenti per costituzione delle reti scolastiche oggetto di una nota ministeriale che ne chiede l’attuazione entro la fine di giugno.

 

“Siamo un nutrito gruppo di dirigenti scolastici della Lombardia e abbiamo assoluta necessità di un confronto, scevro da polemiche sterili che non abbiamo né la voglia né il tempo di coltivare, ma denso della necessità di trovare, finalmente, un interlocutore capace di comprendere la complessità reale in cui ci troviamo ogni giorno a lavorare.

Lo spunto ci viene dalla convocazione per le conferenze di servizi in vista della costituzione delle reti di ambito discendenti dalla legge 107/2015. Il nostro USR emana una nota in data 10 giugno in cui ci convoca in data 28 e 29 giugno, ovviamente, chiedendoci non solo la presenza, ma anche l’invio (entro il 25 c.m. ) di una delibera del competente organo collegiale.

È evidente che nessuno di coloro che ci convoca conosce i tempi reali della scuola e il lavoro del dirigente scolastico. Le lezioni sono finite, in Lombardia, il giorno 8. Dal pomeriggio dello stesso giorno ciascuno di noi è stato impegnato nelle operazioni delicatissime degli scrutini finali.

Da sabato 11 sono iniziati gli esami di Stato della scuola secondaria di primo grado nei quali tutti dirigenti scolatici dei comprensivi sono impegnati. Nei primi giorni della settimana prossima si concluderanno gli scrutini della secondaria di secondo grado, si svolgeranno collegi docenti già programmati, avranno inizio gli esami di Stato della secondaria di secondo grado, saranno convocati i comitati di valutazione per i docenti neo assunti che il 1 luglio prenderanno servizio altrove, si riuniranno ancora i comitati di valutazione docenti per la scelta dei criteri di attribuzione del bonus e non vogliamo nemmeno parlare del PTTI o del PTCT e dei revisori nominati con notevolissimo ritardo. Senza toccare la formazione per il piano nazionale scuola digitale, l’enorme lavoro legato ai PON, le commissioni del concorso docenti, le diatribe sulle proroghe dei contratti ATA, le segreterie sguarnite, la riapertura del RAV e conseguenti modifiche, la fine dell’anno di prova di oltre un centinaio di dirigenti lombardi con conseguenti relazioni da fare.

Gli incastri per fare ogni cosa richiedono pianificazione e tempo. Per convocare un consiglio di istituto non si può, semplicemente, inviare una mail, si devono anche rispettare i tempi previsti di convocazione e statuiti nel T.U. Per organizzare un lavoro importante e che avrà ripercussioni di spessore sugli organici, come le reti di ambito, non si può semplicemente emettere una nota.

In Lombardia siamo abituati da tempo a lavorare in rete. Facciamo reti di scopo da anni, per qualsiasi ragione e per molti argomenti diversi. Sappiamo come funzionano e sappiamo che non basta trovarci due ore, il 28 e 29 giugno, per dire di avere fatto il nostro lavoro.

Tra l’altro chi ci convoca in quelle date sa davvero che razza di lavoro svolgiamo? Noi tutti saremo occupati negli esami di Stato! Chi alle medie, chi alle superiori.. ma comunque tutti al lavoro.

Il 27 c’è la terza prova e nei giorni immediatamente seguenti le correzioni degli scritti.. Alle medie saranno in pieni scrutini.. È anche per questo che chiediamo di rispettare il nostro lavoro, di essere considerati un valore aggiunto nella scuola e non, come spesso accade almeno in Lombardia, un problema da risolvere.. Vorremmo un confronto con chi emana queste note, siamo stanchi e provati dopo un anno particolarmente duro durante il quale abbiamo fatto fronte a mille impegni e, spesso, a mille improvvisazioni. In quelle date noi non possiamo soprassedere all’impegno degli esami, ma, soprattutto, vogliamo che ci si renda conto che lavorare in queste condizioni diventa ogni giorno sempre più complesso.

Certi di un riscontro sollecito quanto produttivo, chiediamo che una rappresentanza di noi possa essere ricevuta a breve”.

Dirigenti scolastici della Lombardia

Vincitori della 14a edizione del Premio Letterario Merck

Vincitori della 14a edizione del Premio Letterario Merck:
Alberto Mantovani e Helen Macdonald
Menzione speciale della giuria a Andrea Moro

image001 La Giuria del Premio Letterario Merck annuncia i due vincitori della quattordicesima edizione: Alberto Mantovani con il saggio Immunità e Vaccini (Mondadori 2016) e Helen Macdonald con il romanzo Io e Mabel ovvero l’Arte della Falconeria (Einaudi 2016).

Menzione speciale della Giuria a Andrea Moro per il saggio I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili (Il Mulino 2015).

Da 14 anni, Il Premio Letterario Merck vede la partecipazione e il contributo dei più alti rappresentanti del mondo della scienza e della cultura a livello nazionale ed internazionale e viene assegnato a quegli autori che riescono a creare nelle loro opere una sinergia tra scienza e letteratura.

“Il Premio Letterario Merck intende favorire una fruttuosa contaminazione tra cultura scientifica e cultura umanistica – spiega Antonio Messina, Presidente ed Amministratore Delegato di Merck Serono S.p.A. – Sebbene siamo quotidianamente a contatto con i risultati concreti della ricerca scientifica, la scienza è spesso vissuta come qualcosa di lontano, materia per pochi eletti.
Emerge quindi la necessità di rendere la conoscenza scientifica accessibile a tutti e di stimolare nel pubblico l’interesse ad interrogarsi su temi complessi che sono alla base dello sviluppo, della crescita e del cambiamento nella nostra società. La sfida consiste nel rendere semplici temi e linguaggi troppo spesso incompresi o vissuti come distanti, reintegrando quindi la scienza e la percezione che di essa si ha nel quotidiano, come parte naturale della vita dell’uomo”.
La cerimonia di premiazione si terrà martedì 12 luglio alle ore 19 a Roma, a Villa Miani.

Nel corso della cerimonia, si celebreranno i 10 anni del concorso di scrittura creativa “La scienza narrata”, un progetto dedicato a tutti gli studenti delle scuole superiori. Verranno premiati gli elaborati migliori, scelti tra i 320 racconti partecipanti e provenienti da più di 30 scuole italiane.

I VINCITORI DEL 14° PREMIO LETTERARIO MERCK

ALBERTO MANTOVANI. Uno dei più autorevoli immunologi al mondo, è Professore Ordinario di Patologia Generale presso Humanitas University e Direttore Scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas. È lo scienziato italiano più citato al mondo e uno degli immunologi più citati a livello internazionale.

Il suo libro Immunità e vaccini è un libro importante, di forte impatto sociale e educativo. Cinque vite salvate nel mondo ogni minuto, 7.200 ogni giorno. 25 milioni di morti evitati entro il 2020. I vaccini sono l’intervento medico a basso costo che più di tutti ha cambiato la nostra salute. Mantovani con grande equilibrio, chiarezza e rigore scientifico ci spiega il funzionamento dei vaccini e la loro importanza, e guida il lettore alla scoperta dei progressi della ricerca. Spiega che proprio grazie a questa ricerca, oggi i vaccini promettono applicazioni terapeutiche importanti, come nel caso di alcuni tumori; se non ci fossero, tornerebbero a colpirci virus e batteri da tempo debellati (come poliomielite e difterite) e non avremmo uno scudo contro quelli che potrebbero colpirci in futuro.

HELEN MACDONALD. Nel 2007 la ricercatrice, naturalista e scrittrice inglese Helen Macdonald perde il padre, il fotografo londinese Alisdair Macdonald. La reazione nel breve periodo è vivere il lutto in solitudine. Appassionata di uccelli rapaci fin da bambina e con una lunga esperienza da falconiera alle spalle, dopo qualche mese Macdonald decide di comprare un astore (della stessa famiglia dei falchi, l’astore è un po’ più grande e soprattutto più feroce e imprevedibile) e di allevarlo, è Mabel. Nasce così questa storia, una storia per imparare a vivere. Io  Mabel è un best seller pluripremiato dalla critica e dai lettori, ma soprattutto è un romanzo avvolgente. Da Mabel Helen impara la capacità di prendere distanza da se stessi per guardare il mondo e raccontarlo. Forse è una cosa che aveva già imparato da suo padre, dal suo stare in silenzio e fotografare il mondo, ma solo con l’aiuto e l’amore per Mabel ne ha la consapevolezza. Una specie di dono, guardare il mondo e fare in modo che la propria arte sia canto e non lamento.

ANDREA MORO. Linguista e neuroscienziato, Professore Ordinario di Linguistica Generale presso la Scuola Superiore Universitaria ad Ordinamento Speciale IUSS di Pavia è stato responsabile della classe di scienze umane per un quinquennio, direttore del centro di ricerca in Neurolinguistica e Sintassi teorica (NeTS).  Tutti parliamo, comunichiamo e poi ci ritroviamo qui a scrivere. Molti studi, soprattutto a partire dal 1900, si sono concentrati su quel meraviglioso mistero che è il linguaggio. Come fanno i bambini ad apprenderlo tanto rapidamente quando molti adulti fanno fatica ad imparare una lingua straniera, magari anche una molto vicina alla propria lingua madre? C’è dentro di noi qualcosa che determina biologicamente la capacità del linguaggio? Esistono lingue impossibili? E ancora: cosa sappiamo realmente del cervello umano e del suo funzionamento?

Queste sono solo alcune delle domande che Andrea Moro affronta in questo saggio. L’incontro tra linguistica e neuroscienze apre uno scenario fondamentale da esplorare. Ricco di esempi, di esperimenti e di risultati, I confini di Babele non è soltanto un testo didattico per gli studenti delle facoltà di lingue o di linguistica, anzi, concede davvero di gettare un primo sguardo su un argomento che affascina e, allo stesso tempo, sfugge.

Ulteriori informazioni sul Premio Letterario Merck e sul concorso di scrittura creativa “La scienza narrata” sono disponibili sui siti Internet:

www.premioletterariomerck.it

www.scienzanarrata.it

Informazioni su Merck

Merck è un’azienda scientifica e tecnologica leader nei settori Healthcare, Life Science e Performance Materials. Circa 50.000 dipendenti operano per sviluppare tecnologie in grado di migliorare la vita – dalle terapie biofarmaceutiche per il trattamento del cancro e della sclerosi multipla a sistemi all’avanguardia per la ricerca scientifica e la produzione, ai cristalli liquidi per gli smartphone e i televisori LCD. Nel 2014 Merck ha generato vendite per 11,3 miliardi di Euro in 66 Paesi.

Fondata nel 1668, Merck è la società farmaceutica e chimica più antica al mondo. Ancora oggi, la famiglia fondatrice detiene la quota di maggioranza della Società. Merck (Darmstadt, Germania), detiene i diritti globali sul nome e marchio Merck. Le sole eccezioni sono costituite da Stati Uniti e Canada, dove la Società opera con le denominazioni EMD Serono, Millipore Sigma e EMD Performance Materials.

“PRONTI A TUTTO” PER DONARE UN LIBRO

#IOLEGGOPERCHÉ 2016
DALLE SCUOLE ALLE AZIENDE, DALLE LIBRERIE AL WEB:
“PRONTI A TUTTO” PER DONARE UN LIBRO

Al via i gemellaggi fra Messaggeri, scuole e librerie:
sul sito www.ioleggoperche.it tutte le informazioni per librerie, scuole e aziende
Entra nel vivo della sua fase organizzativa #ioleggoperché 2016. Sono aperti i gemellaggi fra Messaggeri e librerie e tra scuole e librerie, in vista delle giornate clou dell’iniziativa, dal 22 al 30 ottobre 2016, quando in nove giorni di festa ed eventi speciali le librerie di tutta Italia insieme ai Messaggeri accoglieranno i cittadini che vorranno acquistare un libro per donarlo a una biblioteca scolastica. Nello stesso periodo, grazie all’accordo con Confindustria-Gruppo tematico Cultura, gli imprenditori potranno andare in libreria per acquistare libri da destinare all’apertura di biblioteche aziendali per i propri dipendenti.
La grande campagna di promozione del libro e della lettura, che vuole riportare i libri e la lettura nella quotidianità di ragazzi e lavoratori, è organizzata da AIE (Associazione Italiana Editori) sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo), in collaborazione con ALI (Associazione Librai Italiani – Confcommercio), AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e Confindustria – Gruppo tematico Cultura.
Oltre mille le librerie aderenti in tutta Italia. Le scuole, dopo l’iscrizione sul sito www.ioleggoperche.it, potranno individuare la propria libreria di fiducia, punto di riferimento per la raccolta dei libri che verranno liberamente donati all’istituto senza limiti di numero, titolo o genere. Anche i Messaggeri di #ioleggoperché, una volta registrati, potranno gemellarsi con una libreria e supportare i librai dal 22 al 30 ottobre nelle attività di promozione dell’iniziativa e raccolta dei libri acquistati e donati.
Sul sito www.ioleggoperche.it sono online le pagine con tutte le informazioni necessarie a scuole, librerie e aziende. I gemellaggi tra Messaggeri e librerie saranno attivabili entro e non oltre il 15 settembre; la scadenza per quelli tra librerie e scuole è il 26 settembre.
I gemellaggi inaugurano una fase importante del progetto e danno seguito alle numerose richieste di partecipazione raccolte nell’ultimo mese nella vivacissima community online di #ioleggoperché: studenti, insegnanti, librai, genitori, nonni, imprenditori, lavoratori e privati cittadini hanno contribuito sui social network con richieste di adesione, spunti, immagini e commenti, dichiarandosi pronti a tutto pur di portare a termine con successo la missione di quest’anno. Oltre 600.000 le visualizzazioni sulla pagina facebook di #ioleggoperché nell’ultimo mese, una pagina che cresce a ritmi promettenti con una media di oltre 3.500 fan a settimana. Non solo: l’hashtag del progetto #ioleggoperché è ormai diventato di uso comune su Twitter per chi voglia segnalare la propria passione per la lettura, condividere una citazione, una informazione o un progetto legati alla lettura, annoverando oltre 300.000 account coinvolti a settimana. Ma è Instagram la vera rivelazione di questa seconda edizione, perfetta simbiosi tra parola scritta ed emozioni fotografiche che il libro suscita. I fan del progetto seguono a motori accesi la pagina, facendosi sentire con una media di 100 like a post. Il solo video di lancio su Instagram è stato visto da 100.000 persone. Un  coinvolgimento emotivo che ora finalmente trova sbocco nella possibilità di concretizzare il proprio contributo attraverso un gemellaggio con una libreria (per i Messaggeri) e tra scuole e librerie.
#ioleggoperché 2016 è organizzato con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; main partner Pirelli. Media partner: Corriere della Sera, Gruppo Mondadori, la Repubblica, Il Sole 24 Ore. Media supporter: Giornale della Libreria, Ibs.it, Il Fatto Quotidiano, Il Libraio.it, La Stampa, laeffe, laFeltrinelli.it, Lettera43.it, Libraccio.it, Libreriamo.it, Mondadori Store.it, Pagina99.

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E. Ferrante, Storia di chi fugge e di chi resta

Storia di chi fugge e di chi resta” (“L’amica geniale“ volume terzo) di Elena Ferrante

di Mario Coviello

ferrante3E siamo al terzo capitolo della saga di Elena Ferrante “Storia di chi fugge e di chi resta”. Nel primo “ L’amica geniale “ la Ferrante ha raccontato l’infanzia e la prima adolescenza di Elena e Lila, immerse nel microcosmo di un quartiere della periferia di Napoli dei primi anni 50 del secolo scorso, quelli dell’uscita dalla guerra (http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=77525) .

Nel secondo “ Storia del nuovo cognome” si raccontano gli anni sessanta delle due amiche, quelli del boom economico con Lila, maritata Carriacci ,protagonista assoluta (http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=77982).

In “ Storia di chi fugge e di chi resta” è Elena che si sposa, diviene moglie di Pietro, giovanissimo professore universitario, e ha due bambine. Elena, questa volta quasi sempre lontana da Napoli,racconta gli anni del terrorismo in Italia , la difficile e a volte tragica maturazione di tutti i personaggi che vivono il 68 e l’avvio del compromesso storico.

Continua il racconto di un’amicizia difficile, tormentata, la narrazione della cultura dell’epoca,l’avvio del movimento femminista, la continua ricerca di senso delle protagoniste . Elena, dopo il grande successo del primo romanzo, subisce una involuzione, casalinga e madre ansiosa, non riesce più a scrivere. Lila ritorna nel suo rione e “geniale” come sempre,anche se la sua bellezza si avvia al disfacimento, dirige lo stabilimento del camorrista Michele Solara . Michele è il suo primo innamorato e compra la sua “intelligenza”, così capace nella programmazione dei computer degli esordi.

Ancora una volta Lila è la pietra di paragone di Elena che racconta a pagina 316 … ” Lila teneva tanto a suo figlio, gli si era dedicata moltissimo nei primi anni di vita e ancora gli stava dietro; ma sembrava capace di liberarsene come e quando voleva, lui non le dava le ansie che mi davano le mie figlie…”

E spietata Elena si osserva,si giudica, si condanna. Racconta il rapporto coniugale insoddisfacente con un marito dedito solo allo studio, un marito che la ama, ne è geloso, ma non è capace di “liberarla”.

Ma “ … Diventare. Era un verbo che mi aveva sempre ossessionata…Io volevo diventare. Ed ero diventata…ero voluta diventare qualcosa solo perché temevo che Lila diventasse chissà chi e io restassi indietro. Il mio diventare era dentro la sua scia. Dovevo ricominciare a diventare, ma per me, da adulta, fuori di lei.”

E finalmente riesce a scrivere un “libretto” di settanta pagine sulla donna.

“…. Ed io ero la signora Airota, Elena Airota, una donna intristita dall’acquiescenza, che ..per combattere l’avvilimento s’era messa a studiare quasi in segreto l’invenzione della donna da parte dell’uomo … Scoprivo dappertutto automi di donna fabbricati dagli uomini. Di nostro non c’era nulla , quel poco che insorgeva diventava subito materia per la loro manifattura..”

Il “ libretto”, limato, ripreso, tornito,suscita grande interesse in Italia e all’estero.

A chi da anni si chiede chi è Elena Ferrante, perché scrive, mi permetto di suggerire la risposta della scrittrice nelle sue righe che avete appena letto.

Ed è stato proprio Nino Sarratore, il suo unico vero amore, riapparso improvvisamente nella casa noiosa e tranquilla di Firenze,che l’ha spinta a scrivere, la incoraggia, la sostiene. E Elena ritorna a vivere, ama riamata Nino.Dolorosamente lascia le figlie e il marito e va in viaggio con Nino a Montpellier. Con Nino che ha lasciato la moglie giovane e ricca ed un figlio piccolissimo per vivere la passione assoluta, dolorosa con Elena…Elena “prende il volo” va in aereo per la prima volta con il suo amore …

Staremo a vedere.

IL MANIFESTO DE “LA BELLA SCUOLA”

IL MANIFESTO DE “LA BELLA SCUOLA”

Così vid’i’ adunar la bella scola
di quel segnor de l’altissimo canto
che sovra li altri com’aquila vola.
(Inf, IV, 94-96).

 

Mezzo secolo fa sulle colline di Barbiana, il Priore, Don Lorenzo Milani, raccoglieva nella sua canonica i ragazzi, i montanari, espulsi dalla scuola pubblica e a loro insegnava la strada del riscatto. Era animato, oltre cha dalla speranza e dalla fiducia nel suo Dio e nei suoi ragazzi, da una chiara consapevolezza: da soli non si poteva cambiare quel mondo che non sapeva accogliere, che rifiutava i più deboli, un mondo segnato dall’ingiustizia e dalla miseria.

Così lasciò a noi quel monito, ricco di speranza ma anche di prospettive di lavoro ..: “Sortirne da soli è l’avarizia, sortirne insieme è la Politica”.

 

Nasce sull’eco e con l’energia, tuttora viva, di quel messaggio, il gruppo dell’Associazione La Bella Scuola. Si tratta di uomini e donne di scuola che hanno trovato risonanza del messaggio milaniano nei lavori di Enzo Spaltro, massimo esponente in Italia della psicologia dei gruppi, e nell’andar per gruppi a scuola di Aladino Tognon, formatore e già dirigente scolastico.

Il “sortirne insieme” richiama infatti il valore del “gruppo”, quale motore del cambiamento, “fonte e teatro del potere”; potere come influenzamento, potere lievitativo, perché “io cresco se tu cresci… perché io sono ok e tu sei ok”. E’ il riconoscimento della soggettività e insieme della pluralità, del gruppo che apre alla speranza di futuro e alla bellezza, che favorisce il passaggio dal benessere al bellessere.

“Perché non c’è gruppo senza futuro e non c’è futuro senza gruppo; perché non c’è bellezza senza gruppo e non c’è gruppo senza bellezza”.

Su questa terna di significati – gruppo, futuro e bellezza – che esprime tre concetti basilari e collegati tra loro, si fonda la Bella Scuola, di cui scrive Enzo Spaltro.

Non solo una buona scuola, etica, morale, quella del buono o del cattivo; né solo una scuola bella, aggettivata da una dimensione futura ed estetica formale; ma una bella scuola in cui la bellezza sia il cuore, la sostanza, dove il triangolo “gruppo-futuro-bellezza” respinga l’assoggettamento e ci restituisca all’apprendimento goduto dai molti benestanti e non a quello voluto dai pochi dominanti”.

Ed ancora risuona nel pensiero di Spaltro l’eco del Priore di Barbiana e del suo “dare a tutti in base ai bisogni di ciascuno…, perchè non vi è ingiustizia più grande che fare parti uguali fra diseguali”.

Chiaro dunque l’orizzonte di senso, la meta verso cui navigare….

E’ l’isola che non c’è.…E’ la scuola che non c’è, ma che è possibile realizzare.

E’ l’utopia, il sogno…E’ L’orizzonte lontano che ci porta a inseguirlo, a spingerci anche oltre ciò che sembra impossibile. Ma intanto camminiamo, trasformando i desideri in progetti. E intanto che continuiamo a fare la strada, mentre guardiamo lontano.

La nostra meta, il nostro sogno è la Bella Scuola, luogo bello perché fondato su amore per la conoscenza, rispetto, bellezza e dialogo.

 

La Bella Scuola, dunque …

Bella perché ci sono i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, diversi e colorati Un carico prezioso che trasporta la nostra nave, dove c’è posto per tutti, .. “non uno di meno”.

Bella perché luogo dove l’allegria è una cosa seria, dove si può imparare anche divertendosi, perché l’apprendimento è essenzialmente apprendimento di benessere ed è più importante dell’insegnamento.

Bella perché luogo dove non tutto quel che si insegna si impara né tutto quello che si impara si insegna.
Bella perché si impara come soggetto e non come individuo; perciò esistono i soggetti collettivi.
Bella perché capace di facilitare lo sviluppo futuro delle persone e non di prepararle solo a reagire alle esigenze del presente.

Bella perché permette di ritornare nei suoi luoghi ove a qualunque età è sempre possibile imparare.

Bella perché si coltivano i desideri, i sogni e non si soddisfano solo i bisogni.

Bella perché segnata dalla fiducia e dalla speranza; la fiducia nei nostri ragazzi, la fiducia che genera fiducia..la speranza che dà speranza…

Bella perché segnata dal futuro, perchè non ci può essere apprendimento senza futuro. E come la storia serve al passato e il lavoro al presente, la scuola serve al futuro.

Bella perché il potere agito dai docenti, come dal DS, è un potere lievitativo, del “vita tua vita mea, mors tua mors mea”….

Bella perché luogo dove la delicatezza, la tenerezza, la gentilezza, i sorrisi, le carezze…hanno cittadinanza.

Bella perché segnata dalla promessa e non dalla paura e dalla minaccia.

Bella perché in essa fioriscono i piccoli gruppi, moltiplicatori e diffusori di climi positivi e di benessere.

Bella perché luogo dove la scarsità delle risorse materiali si compensa con le risorse abbondanti immateriali e non viceversa.

Bella perché esalta il valore della cittadinanza, dell’appartenenza ad una comunità.

Bella perchè segnata dal bellessere e dalla speranza di un benessere futuro.

Bella perché basata sul perdono, cioè sulla riappropriazione del proprio futuro strappandolo alla vendetta che se ne è impadronita.

Bella come la democrazia: impossibile, ma insostituibile.

 

La scommessa e l’impegno dell’Associazione…

Convinti che sognare insieme aiuta anche a “sortirne insieme” e a veleggiare verso una scuola ed un mondo migliori, l’Associazione punta dunque a mettere insieme docenti e dirigenti scolastici, nonché gli studenti e le famiglie, diffondendo nella Scuola la cultura del gruppo, quale motore di cambiamento. Cambiamento per costruire climi positivi e di benessere, favorendo lo sviluppo di una “didattica del fare e dell’essere”, ispirata alla migliore tradizione pedagogica dell’attivismo e della cooperazione.

Da qui la scommessa e l’impegno dell’Associazione a dare il suo contributo per:

 

Una scuola altamente formativa in grado di promuovere, attraverso una pluralità di saperi, di progetti, di integrazioni curricolari e di esperienze significative, la maturazione di tutte le dimensioni della personalità dei propri bambini/e, dei ragazzi e delle ragazze.

Una scuola comunità di ricerca, dove il sapere e la conoscenza sono frutto di un percorso di scoperta che coinvolge gli alunni e i docenti, in concorso con le famiglie ed altre agenzie educative.

Una scuola costruttivista dove gli allievi apprendono attraverso un processo di costruzione attiva e non per ricezione passiva di informazioni, con una didattica finalizzata all’integrazione tra linguaggi diversi, per ricondurre ad unitarietà il sapere.

Una scuola dell’interazione dove vengono favoriti i rapporti socio-affettivi tra gli studenti della stessa classe e della stessa scuola, tra gli studenti e gli operatori scolastici.

Una scuola partecipata, dialogante e cooperante, che sa instaurare rapporti costruttivi di collaborazione con le famiglie, costruire reti e tessere tele con enti e associazioni operanti sul territorio, per costruire un sistema formativo allargato, per migliorare la vita scolastica ed innescare processi innovativi.

Una scuola dell’integrazione che valorizza le differenze, crea legami autentici tra le persone, favorisce l’incontro tra culture diverse e le differenti realtà sociali del territorio.

Una scuola come servizio alla persona che attiva percorsi intenzionali in grado di recepire e di interpretare (anche di modificare) i bisogni sociali emergenti (degli alunni, dei genitori e della committenza sociale) in modo da coniugarli con le proprie finalità.

Una scuola dell’inclusione, che elabora iniziative a favore degli alunni in situazione di disagio personale e sociale, in particolare, per realizzare relazioni di aiuto in termini di accoglienza e/o di sostegno ai loro “progetti di vita”.

Una scuola accogliente, in grado di rendere piacevole e gratificante l’acquisizione dei saperi e di favorire ricche relazioni sociali, perché luogo di vita per docenti e allievi.

Una scuola organizzata dotata di ambienti diversificati, per svolgere attività con attrezzature funzionali; flessibile negli orari e nelle tipologie organizzative, per rispondere alle molteplici esigenze degli alunni e delle famiglie.

Una scuola attuale, dinamica, in continua evoluzione, capace di leggere i cambiamenti della società in cui è inserita, di progettare il miglioramento della qualità dell’offerta formativa e di servizio, nella piena valorizzazione dei contributi specifici che i diversi attori sociali interni ed esterni alla scuola sapranno offrire.

Una scuola responsabilizzante, dove si potenzia la capacità di operare delle scelte, di progettare, di assumere responsabilità e impegno, di realizzare e di rendicontare rispetto a ciò che offre, accogliendo serenamente ogni critica costruttiva.

Una scuola benestante, dove il benessere si può insegnare e dunque apprendere.  

 

Danilo Dolci scrisse nel 1974 le seguenti parole:

“C’è chi insegna guidando gli altri come cavalli, passo per passo: forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato.

C’è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo: c’è pure chi si sente soddisfatto essendo incoraggiato.

C’è poi chi educa, senza nascondere l’assurdo che è il mondo, aperto ad ogni sviluppo, ma cercando di essere franco all’altro come a sé stesso, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato”.

 

Se è vero, dunque, che ciascuno di noi cresce se c’è qualcuno che lo sogna migliore…

Se è vero che ancor più i nostri ragazzi, i nostri studenti hanno bisogno, oltre che ad aver diritto, di essere sognati “migliori”…

Così è per la nostra scuola …

Essa va sognata … .migliore…Non solo buona, ma Bella!

Oggi la bella scuola sembra impossibile: senza luogo, senza tempo e senza bellezza.. Ma possiamo ricostruire il senso del sogno, quello della bellezza dell’imparare e dell’insegnare, del bellessere che si realizza nel plurale, della riappropriazione del nostro futuro, della possibilità di essere felici…. anche nelle nostre scuole!

 

“Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’ancora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela. “

(Oscar Wilde, L’anima dell’uomo sotto il socialismo, 1891)

Reti di scuole. La scadenza del 30 giugno non e’ perentoria

Reti di scuole. La scadenza del 30 giugno non e’ perentoria

Il Presidente dell’ANDIS ricevuto su appuntamento dal Capo Dipartimento per l’istruzione
Rosa De Pasquale il 15 giugno 2016.
Nel corso dell’incontro Paolino Marotta ha riproposto le principali questioni sollevate con il documento ANDIS del 13 giugno:
– c’è stato un oggettivo ritardo da parte dell’Amministrazione (in primo luogo degli UU.SS.RR.) nell’avvio della procedura per la costituzione delle reti, dal momento che la scadenza del 30 giugno era nota perché indicata dalla legge 107, comma 70.
– non si può pensare di recuperare il tempo perduto scaricando il problema sui dirigenti scolastici, come se l’aggregazione delle scuole in reti possa risolversi con un semplice adempimento burocratico.
– perché le reti di scuole siano davvero strumento di cooperazione tra le scuole bisogna garantire tempi congrui al processo organizzativo che è fatto di confronto e di condivisione tra i diversi soggetti in campo.
– un differimento dei termini sarebbe un importante segnale di attenzione alla dirigenza scolastica, gravata quest’anno da continue e a volte fastidiose richieste di adempimenti amministrativi.
La Dott.ssa De Pasquale ha condiviso le motivazioni della proposta dell’ANDIS ed ha anticipato l’intenzione di inviare una nota ai direttori degli UU.SS.RR. per segnalare che la data del 30 giugno va assunta come termine ordinatorio e certamente non perentorio.

Diritto alla ricostruzione integrale del periodo prestato durante il precariato

Corte d’Appello di Genova – il MIUR perde anche in secondo grado: riconosciuto il diritto alla ricostruzione integrale del periodo prestato durante il precariato.

La Corte d’Appello di Genova respinge il ricorso promosso dal MIUR avverso la favorevole sentenza che riconosceva il diritto di una docente all’integrale ricostruzione di carriera con gli anni di servizio prestati a tempo determinato. Gli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli, Alberto Agusto, Nicola Zampieri e Corrado Resta, già vittoriosi contro il MIUR in primo grado, ottengono nuovamente ragione in favore della nostra iscritta e la condanna del Ministero dell’Istruzione a riconoscere immediatamente, e per intero, gli anni di servizio a tempo determinato ai fini della ricostruzione di carriera della docente.D

IL DIVIETO DI USARE IL CELLULARE IN CLASSE DEVE ESSERE MANTENUTO

LANCIATA UNA PETIZIONE AL MINISTRO GIANNINI: IL DIVIETO DI USARE IL CELLULARE IN CLASSE DEVE ESSERE MANTENUTO

 

Nei giorni scorsi il sottosegretario Davide Faraone, già noto per aver elogiato le occupazioni studentesche, ha annunciato la prossima abrogazione del divieto di usare il cellulare in classe, introdotto a suo tempo dal ministro Fioroni. Impedire l’uso degli smartphone sarebbe “luddismo”; meglio insegnare ai ragazzi un loro “uso consapevole”. Quello di cui non sembra consapevole Faraone è che così se ne renderà ancora più facile l’uso improprio: copiare, giocherellare, schernire compagni o insegnanti, tutte cose di cui si lamentano continui esempi. Per non parlare della vera e propria dipendenza da questi apparecchi che affligge ormai molti ragazzi. Sospenderne l’uso almeno a scuola sembrerebbe puro buonsenso. Abbiamo quindi pensato di dare la possibilità agli insegnanti di rivolgersi in proposito al Ministro Giannini, che dovrebbe avere l’ultima parola su questa decisione.

Ecco il testo della petizione lanciata sulla piattaforma “Change.org”:

 

AL MINISTRO GIANNINI: NO AL CELLULARE IN CLASSE

 

Gentile Ministro,

nei giorni scorsi il sottosegretario Faraone ha annunciato che sarà abolito il divieto di usare il cellulare il classe, una misura del ministro Fioroni, che giustamente si preoccupava di evitare motivi di distrazione e di disturbo. Un divieto che oggi è più che mai attuale data la diffusione tra i ragazzi degli smartphone, tanto più attraenti dei cellulari di allora. Tutti abbiamo avuto modo di constatare quanto essi possano monopolizzare la loro attenzione; e non c’è alcuna seria motivazione didattica o educativa per un cambio di rotta che costituirebbe un forte incentivo alla distrazione e all’uso improprio di questi strumenti (copiare, giocare, praticare il bullismo via internet, schernire un docente). D’altra parte, per l’uso didattico dell’informatica, è bene usare strumenti assai più indicati come i tablet e le Lim.

Riteniamo quindi indispensabile che il vigente divieto venga mantenuto (e rispettato) nell’interesse degli stessi studenti e del lavoro degli insegnanti.

 

La petizione si trova a questo indirizzo: http://chn.ge/1ZOnQfp

 

Per il Gruppo di Firenze,

Giorgio Ragazzini

 

Inserimento in GaE

Inserimento in GaE: l’ANIEF ottiene ragione anche per i ricorrenti con diploma magistrale che avevano proposto ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

Altri 200 docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 hanno ottenuto l’inserimento in GaE grazie all’intervento dei legali Anief che, patrocinando all’atto dell’ultimo aggiornamento delle Graduatorie a Esaurimento avvenuto nel 2014, il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, segnano una nuova vittoria nei confronti del Ministero dell’Istruzione. “Dopo i 5000 ricorrenti inseriti nel 2014 a seguito del ricorso al TAR del Lazio promosso dal nostro sindacato – dichiara Marcello Pacifico presidente nazionale Anief – ottenere nuovamente ragione in favore di quei docenti che non avevano potuto aderire al ricorso amministrativo ordinario è un’ulteriore soddisfazione. Il nostro sindacato si era mosso per tempo già nel mese di maggio 2014 ed era riuscito, con una straordinaria operazione di informazione nei confronti dei propri iscritti e un alacre lavoro da parte del settore contenzioso, a limitare al massimo il ricorso alla procedura straordinaria al PdR, sensibilmente più lenta rispetto a quella del TAR. Anche questa volta, comunque, siamo riusciti ad ottenere il risultato atteso in favore di quei docenti che si erano affidati ai nostri legali impugnando entro 120 giorni il DM del 2014 che adesso saranno inseriti con riserva nelle GaE di proprio interesse”.

UNIVERSITÁ, 16 GIUGNO A NAPOLI CONVEGNO SU CRISI ATENEI DEL SUD

UNIVERSITÁ, 16 GIUGNO A NAPOLI CONVEGNO SU CRISI ATENEI DEL SUD

Si intitola “Questione universitaria e questione meridionale” il convegno promosso da CIPUR (Coordinamento Intersedi Professori Universitari di Ruolo), in collaborazione con l’Università Parthenope di Napoli, il periodico “Ateneapoli” e la Gilda degli Insegnanti, che si svolgerà domani, giovedì 16 giugno, alle ore 9,30 a Napoli (Palazzo Pakanowski, via Generale Parisi 13).

L’evento punterà i riflettori sulla crisi profonda che sta investendo gli atenei del Mezzogiorno, vittime di tagli sempre più feroci dei fondi e di un inarrestabile esodo di immatricolati verso le università del Centro-Nord, e sull’esigenza di realizzare un “manifesto di Ventotene” per l’università europea.

Al convegno parteciperanno i professori Adriano Giannola, presidente SVIMEZ (Società per lo Sviluppo del Mezzogiorno); Alberto Incoronato, presidente CIPUR; Maurizio Migliaccio dell’Università di Napoli Parthenope; Arturo Pujia, presidente della Fondazione Università Magna Grecia; Gianfranco Viesti dell’Università di Bari.

Docenti precari: le ferie non fruite devono essere pagate

Per il sindacato è illegittimo il mancato pagamento delle ferie non fruite nell’a.s. 2012/13 e incostituzionale il blocco della monetizzazione negli anni scolastici 2013/14, 2014/15 e 2015/16. Anief invita tutti gli interessati a ricorrere contro questa ennesima vessazione della categoria.

Un concorso di merito per i prof

da ItaliaOggi

Un concorso di merito per i prof

Oggi il nuovo vertice sindacati-ministero per sbloccare la sequenza contrattuale. Chiamata diretta ma vincolata alla valutazione dei titoli

Carlo Forte e Alessandra Ricciardi

Chiamata diretta a piacere o con regole tassative. Intorno a questi estremi si svolge oggi a viale Trastevere l’incontro politico tra i rappresentanti dei sindacati e del ministero dell’istruzione. Le organizzazioni sindacali insistono sulla necessità di introdurre regole tassative che prevengano arbitri ed uso eccessivo di criteri basati sul mero gradimento personale nella scelta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici.

L’amministrazione, invece, ribadisce la necessità di garantire l’autonomia di scelta dei dirigenti scolastici in base all’offerta formativa delle propria scuola e a fronte dei curriculum dei candidati. Senza punteggi e graduatorie. La posta in gioco è molto alta: il sereno avvio dell’anno scolastico con i docenti in cattedra e senza strascichi a livello di contenzioso. E andrebbe risolta al tavolo negoziale. Perché nel contratto sulla mobilità è previsto che la materia debba essere regolata con un contratto integrativo. Più precisamente, con una sequenza contrattuale. La questione riguarda non solo la mobilità annuale, ma anche e soprattutto l’assegnazione agli ambiti dei neoimmessi in ruolo e dei soprannumerari. La legge 107, in materia di chiamata diretta parla di «proposte», ma in realtà si tratta di nomine di durata triennale. Perché il docente fatto oggetto della proposta non ha titolo a rifiutarla. A meno che non ne abbia ricevuta anche un’altra, contemporaneamente. Nel qual caso ha titolo a scegliere tra le due. I sindacati ritengono che la materia andrebbe regolata tramite la previa assegnazione di punteggi e con la compilazione di graduatorie: una sorta di concorso per titoli. L’amministrazione, invece, è ferma sul criterio dell’ultimam parola da parte del dirigente scolastico. Se dovesse prevalere la tesi dell’amministrazione, i dirigenti risulterebbero esposti al rischio della responsabilità penale. Ipotesi impossibile a verificarsi se l’intera materia venisse contrattualizzata, accogliendo la tesi dei sindacati, visto che la responsabilità penale, scatta solo quando vengano violate le norme di legge e non per i meri inadempimenti contrattuali.

Oggettivizzare la scelta della scuola servirebbe, tra l’altro, anche ad assicurare l’imparzialità e il buon andamento della scuola. In verità, al Miur fanno notare come il «problema» della scelta sarà assai limitato: dai 50 mila ai 70 mila, tra neossaunti e docenti della mobilità che finiscono su ambito e non su scuola. Per molte classi di concorso, poi, il preside dovrà accogliere le autocandidature che saranno appena sufficienti a coprire il fabbisogno. L’ipotesi di scelta, dunque, sarà residuale, neanche una decina di prof per un istituto di medie dimensioni. I criteri di scelta hanno senso, a questo punto, ma senza annullare ogni margine di autonomia del dirigente. Della chiamata diretta voluta da Matteo Renzi a quel punto resterebbe poco.