Edison Inovation Days

edison

Il battito dell’innovazione che pulsa in ogni angolo d’Italia. Dopo l’Edison Innovation Week parte un tour che percorrerà l’intero Stivale. Al via l’Edison Innovation Days, un roadshow in cinque tappe per declinare quel battito attraverso i vari territori: Siracusa, Civitanova Marche, Firenze, Bari, Brescia.

Startupper, makers, ricercatori, appassionati di open innovation. In una parola innovatori dal cuore che pulsa di futuro. E così le varie community online si incontreranno dal vivo in assoli, barcamp e talk. Gli Edison Innovation Days si inseriscono all’interno del Festival della Crescita 2016. Per ogni tappa l’innovazione declinata con le ricette della comunità e un focus sulle specificità del territorio: green e sostenibilità per Siracusa, new craft e artigianato digitale per Civitanova Marche, turismo per Firenze, Food e made in Italy per Bari, nuovi luoghi di lavoro e industria 4.0 per Brescia.


Presso Isisc (Istituto Superiore Internazionale di Scienza Criminali) Via Logoteta, Siracusa

 

 

 

 

Ore 17-00-17.30

Assolo: il Sud vola

Alessandro Cacciato, autore “Il Sud vola”

 

Ore 17.30-18.30

Talk: ricette dall’isola connessa

Antonio Perdichizzi, Italia Startup

Viviana Cannizzo, The Hub Siracusa

Valeria Troia, Assessore Innovazione Comune di Siracusa

 

Ore 18.30-19.00

Barcamp: la via siciliana all’open innovation

(5 storie di comunità in 5 minuti l’una)

 

Ore 19.00-19.30

Barcamp: innovatori siciliani dal cuore verde

(5 storie di comunità in 5 minuti l’una)

 

Progetto NERD

Premiate dall’Università degli Studi di Bari, dal Politecnico di Bari e IBM le vincitrici del “progetto NERD?”

Bari, 28 giugno 2016 – Si è svolta ieri la premiazione dei migliori progetti, scelti fra gli elaborati delle studentesse che hanno partecipato all’edizione 2016 del progetto NERD? (Non E’ Roba per Donne?), organizzato dall’Università degli Studi di Bari, dal Politecnico di Bari e IBM, con la collaborazione della Fondazione IBM Italia.

Il progetto NERD? – nato alcuni anni fa dalla collaborazione fra l’Università la Sapienza di Roma ed IBM – è dedicato alle studentesse delle scuole secondarie di secondo grado e si propone di diffondere la passione per l’informatica tra le giovani studentesse al fine di orientare le loro scelte universitarie.

L’Unione Europea ha stimato che nel 2020 ci saranno 850mila posti di lavoro non coperti per insufficienza di competenze digitali. Il settore dell’Information technology garantisce al 78% dei propri addetti un posto di lavoro a tempo pieno, ma solo il 23% possiede le competenze sufficienti per operare ai massimi livelli, questa grave carenza sta frenando la capacità dell’Europa di rilanciare la competitività. In questo contesto si può notare che solo il 15% di tali figure professionali è donna. Secondo alcune ricerche rispetto ai colleghi maschi, le ragazze sono più inclini al problem solving, al multitasking, alla gestione dei rapporti interpersonali e al team working. Inoltre, si riconosce alle donne anche maggiore creatività e propensione all’innovazione, caratteristiche imprescindibili per chi si affaccia agli studi STEM.

A questa edizione hanno aderito 98 scuole, rappresentate da 271 ragazze, che hanno partecipato ad incontri formativi e laboratori, dove hanno potuto imparare in maniera semplice, veloce e divertente a progettare e programmare app, sperimentando sotto la supervisione di chi questo percorso l’ha già intrapreso con passione, il “mestiere” dell’informatico.

Il progetto NERD? da quest’anno si propone tra i progetti relativi alla “alternanza scuola lavoro”, elemento strutturale dell’offerta formativa. Alle scuole viene offerta la possibilità di collaborare non solo nelle imprese, ma anche in enti pubblici e nelle istituzioni culturali svolgendo almeno 400 ore da effettuare negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali e 200 nei licei. Obiettivo dell’iniziativa aprire le porte delle scuole alle esperienze e alle competenze che si formano fuori dall’aula.

Dopo l’evento di kick-off del 18 Marzo scorso, il progetto si è svolto in 3 incontri di laboratorio. Le studentesse che sono rientrate del gruppo primaverile del progetto nerd sono state suddivise in 23 gruppi di lavoro, hanno utilizzato AppInventor, uno strumento realizzato dal M.I.T. (http://appinventor.mit.edu)
Dalla loro creatività sono nate così app per scegliere ed ascoltare musica, per raccontare storie, per insegnare ai bimbi come riciclare i rifiuti, per suggerire gli abbinamenti dei capi di abbigliamento femminile, per trovare nuove ricette e scambiare libri, giochi e innovative guide turistiche.

“Per il Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro questa è stata una splendida occasione per superare le differenze di genere attualmente esistenti nell’accesso, apprendimento e uso di nuove scienze e tecnologie informatiche” ha dichiarato il prof. Donato Malerba, direttore del Dipartimento di Informatica.
“L’attenzione di IBM per gli sbocchi lavorativi, che con questo progetto si declina al femminile, è un interesse che condividiamo pienamente. Siamo costantemente impegnati, come unico Politecnico nel Sud Italia, a sviluppare rapporti sempre più stretti con il mondo delle imprese, per assicurare ai nostri studenti e alle nostre studentesse non un semplice titolo di studio, ma una professione per il loro futuro” ha affermato Eugenio Di Sciascio, Rettore del Politecnico di Bari.

“Il Progetto NERD è una delle iniziative che caratterizzano il forte impegno di IBM per le scuole, le Università e il mondo della ricerca e nell’orientamento dei giovani verso le discipline scientifiche per promuovere la crescita della cultura digitale nel nostro Paese” ha dichiarato Carla Milani, IBM University Relations Manager IBM Italia. “In particolare in questo caso il riferimento è all’orientamento delle ragazze verso le discipline STEM, che possono offrire serie potenzialità di sbocco lavorativo, e al sostegno dei progetti del MIUR in ambito alternanza scuola-lavoro”.

I progetti presentati dalle giovani studentesse hanno ancora una volta dimostrato che l’informatica è roba per donne. Tutti i progetti sono stati poi valutati da una commissione composta dalle volontarie del team IBM Women in Technology (donne che svolgono professioni tecniche e ricercatrici), da tutor ed esperti, dal team della Fondazione IBM Italia. La partecipazione della Fondazione IBM Italia si inserisce nelle attività e progetti realizzati per la diffusione della cultura scientifica e tecnologica e per l’orientamento dei giovani nella scelta degli studi universitari, valorizzando il contributo dei volontari IBM.

Sono stati premiati 3 progetti che si sono distinti per maggiore creatività, innovazione e valore tecnologico:
L’app Livella « Una app che sa esser precisa» – IISS Colamonico-Chiarulli, Acquaviva delle Fonti (BA) – si è distinta per la sua originalità, ma anche per la sua simpatica utilità quando manca una livella. (Terzo posto)
L’app Salvavita – Liceo Scientifico Rita Levi Moltalcini, Molfetta (BA) – ha suscitato pieni consensi per l’idea innovativa pensata per proteggere le ragazze che si muovono da sole. L’app contiene le informazioni sufficienti per orientarsi tra i contatti di emergenza. (Secondo posto)
L’app AutSide – Liceo Scientifico Ricciotto Canudo, Santeramo (BA) – si è distinta per la complessità del codice sviluppato. L’app si presenta come un quiz sul riconoscimento delle espressioni e sui comportamenti umani. E’ facile ed intuitiva da usare. (Primo posto)

Per maggiori informazioni sul Progetto NERD?: http://www.progettonerd.it/
Per maggiori informazioni sulla Fondazione IBM Italia: http://www.fondazioneibm.it/

Per maggiori informazioni sulle Università:
Politecnico di Bari: http://www.poliba.it/
Università degli Studi di Bari Aldo Moro: http://www.uniba.it/

Lingue straniere e disabilita’ visiva: ora c’e’ un Centro Nazionale

Superando.it del 28-06-2016

Lingue straniere e disabilita’ visiva: ora c’e’ un Centro Nazionale

di Luciano Paschetta*

Potenziare l’apprendimento delle lingue straniere da parte delle persone cieche e ipovedenti, attraverso l’organizzazione di percorsi formativi che tengano conto delle peculiari necessità formali e strumentali legate alla disabilità visiva e la realizzazione di materiali didattici originali, progettati e pensati a partire dalle esigenze dei singoli studenti ipovedenti che si rivolgeranno al Centro: sarà questo l’obiettivo del nuovo Centro Linguistico IRIFOR (CLI), che avrà sede presso l’IRIFOR di Pesaro-Urbino.

È stato presentato recentemente a Urbino, durante il seminario intitolato Braille: luce di chi non vede – Dalla tavoletta al digitale, organizzato dall’IRIFOR di Pesaro (Istituto per la Ricerca, Formazione e Riabilitazione dell’UICI-Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dall’Università di Urbino, il nuovo Centro Linguistico IRIFOR (CLI).
All’IRIFOR, infatti, era noto da sempre – e la recente ricerca europea e internazionale lo ha confermato – come la minorazione visiva non sia di ostacolo al processo di acquisizione e apprendimento di una seconda lingua e tuttavia, sempre più spesso, in questi ultimi anni molti studenti con disabilità visiva nel mondo hanno segnalato le crescenti difficoltà incontrate nello studio di una lingua straniera. Ciò è dovuto all’approccio didattico basato spesso su immagini e materiali multimediali non accessibili alle tecnologie assistive.
Anche per lo studio delle lingue, dunque, serviva una metodologia didattica “for all”, che tenesse conto delle peculiarità di questa tipologia di studenti, proponendo materiali didattici adeguati nel rispetto delle norme internazionali sull’accessibilità e usabilità dei prodotti multimediali.
Da tali esigenze è nato il citato Progetto CLI, che ha sede presso l’IRIFOR di Pesaro-Urbino, un centro di formazione linguistica e glottodidattica inclusivo, aperto a tutti coloro che vogliano approfondire l’apprendimento o l’insegnamento di una lingua straniera. Un centro inclusivo “for all”, ma attento alle necessità didattiche della disabilità visiva.

Nel dettaglio, la nuova struttura intende potenziare l’apprendimento delle lingue straniere da parte dei ciechi e degli ipovedenti attraverso l’organizzazione di percorsi formativi che tengano conto delle peculiari necessità formali e strumentali legate alla disabilità visiva e la realizzazione di materiali didattici originali, progettati e pensati a partire dalle esigenze dei singoli studenti ipovedenti che si rivolgeranno al Centro.
Il CLI è anche riconosciuto quale Centro Ufficiale Specializzato per la preparazione alle certificazioni linguistiche Cambridge ESOL, quale primo polo di riferimento per le persone con disabilità visiva in Europa. La dimensione europea e internazionale del servizio, inoltre, si evidenzia nella volontà di erogare corsi di italiano come seconda lingua per persone con disabilità visiva di tutto il mondo.
E ancora, nella scia della mission dell’IRIFOR, una sezione dell’attività del CLI – che si avvale tra gli altri del patrocinio dell’Università di Urbino e della Presidenza Nazionale dell’UICI – sarà rivolta in particolare alla formazione dei docenti di sostegno e curricolari, per l’insegnamento linguistico alle persone con disabilità visiva.
E del resto, l’impegno dell’IRIFOR nella formazione linguistica si era già concretizzato con la recente pubblicazione del manuale Lingue straniere e disabili visivi: strumenti e strategie didattiche (Roma, Bulzoni, 2015), la cui Autrice, la professoressa Eleonora Borromeo, sarà anche la curatrice del CLI.

L’avvio delle attività del nuovo Centro è previsto per il prossimo mese di settembre e le iniziative di formazione che vi si svolgeranno saranno in modalità presenziale, blended (“mista”) o e-learning (online).

di Luciano Paschetta,
Direttore centrale dell’IRIFOR (Istituto Nazionale di Ricerca, Formazione e Riabilitazione dell’UICI-Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

È possibile ricevere sin d’ora informazioni sul nuovo Centro CLI, scrivendo a cli@irifor.eu.

Valutazione formativa: solo restyling?

Valutazione formativa: solo restyling?*

di Giancarlo Cerini

 

Una questione pedagogica, ma anche “politica”

Tra le novità inaspettate introdotte dalla legge 107/2015 c’è anche una ampia delega legislativa (al comma 181, lett. i, dell’unico articolo della legge) in materia di valutazione. Il legislatore, infatti ha affidato al Governo la potestà di rinnovare le modalità e gli strumenti della valutazione e della certificazione delle competenze nel primo ciclo, ivi compresi la revisione dell’esame di Stato. I criteri sono assai aperti, perché l’unica raccomandazione è quella di valorizzare la funzione orientativa e formativa della valutazione. Una delega più limitata riguarda la revisione degli esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione.

Si tratta, ora, di verificare quali saranno le innovazioni apportate all’attuale sistema di valutazione degli allievi, che nel primo ciclo risale al 2008, quando furono ripristinati il voto in decimi (accantonato con la legge 517/1977) e la valutazione del comportamento, e fu prevista ex-novo la certificazione delle competenze anche nella scuola di base.

Il tema della valutazione degli allievi presenta delle forti implicazioni sociali (per l’incidenza sull’opinione pubblica e sull’esperienza di milioni di ragazzi e delle relative famiglie); questo lo caratterizza come “tema sensibile” presso la società civile e non solo come questione di natura tecnico-docimologica. L’esigenza pubblica è quella di una valutazione chiara, semplice, sintetica, con un valore socialmente spendibile (ecco il paradosso vincente del voto in decimi), salvo poi la parallela richiesta alla scuola di una capacità di attenzione ai percorsi personali dei singoli allievi, di apprezzamento di una pluralità di apprendimenti e di competenze, di presa in carico di situazioni di disagio e di difficoltà (BES. DSA, ecc.). Insomma, l’opinione pubblica sembra oscillare tra il richiamo ad un valore legale, oggettivo, della valutazione (sommativa) e la sensibilità verso una funzione pro-attiva della valutazione (formativa)

 

Valore formativo e sommativo

Anche tra gli operatori scolastici emergono atteggiamenti diversificati:

a) nella scuola di base appare consolidata una cultura della valutazione formativa, che attribuisce alla stessa una funzione formativa e di orientamento (dicitura utilizzata nella stessa legge delega), quindi centrata su una funzione di accompagnamento, di stimolo al miglioramento, di sviluppo delle potenzialità;

b) nella scuola secondaria prevale la preoccupazione della “oggettività” della valutazione, da ancorare a standard espliciti e da riferire agli apprendimenti disciplinari (di qui una certa difficoltà a dare valore al tema delle competenze, della loro valutazione e certificazione, per non parlare delle didattiche conseguenti).

Le novità in materia di valutazione dovrebbero essere percepite dai genitori (e da tutti gli stakeholder) come il ripristino di una valutazione sincera e chiara, non arcigna e inutilmente selettiva, ma finalizzata a riconoscere e promuovere le capacità di ciascuno, a valorizzare i talenti, spostando l’attenzione dalle etichette (voti, lettere, giudizi, ecc.) agli effettivi apprendimenti conseguiti (in termini di conoscenze e di competenze). Nel percorso di istruzione obbligatoria questo principio assume una rilevanza costituzionale (con l’impegno a sostenere attivamente l’apprendimento e non solo a registrare gli eventuali insuccessi), per il secondo ciclo la valutazione dovrebbe “orientare” verso le scelte più idonee ciascun ragazzo e “attestare” erga omnes il raggiungimento di competenze culturali/pre-professionali.

Non è una impresa facile, perché sulla questione prevalgono spesso semplificazioni di corto respiro.

 

Valutare non è (solo) misurare

La ricerca docimologica sottolinea l’esigenza di distinguere con maggiore chiarezza i momenti:

  • della misurazione (privilegiando la diversificazione degli strumenti usati per rilevare gli apprendimenti: prove autentiche, osservazioni, prove tradizionali, prove strutturate, prove standardizzate, ecc.),
  • della valutazione (in cui il giudizio interpretativo va riferito ai criteri adottati, che possono essere riferiti a standard assoluti, alla comparazione con la distribuzione “normale” degli esiti, al percorso personale di ogni soggetto),
  • della comunicazione, con l’adozione di un codice esplicativo (voto in decimi, lettere dell’alfabeto, aggettivi sintetici, giudizi discorsivi), cui dovrebbe corrispondere una rubrica descrittiva dei livelli dichiarati.

Spesso nella percezione pubblica (ma anche tra molti addetti ai lavori) si tende a sovrapporre i tre momenti: un voto in decimi può essere di volta in volta la misurazione di un compito in classe, la sintesi valutativa di un quadrimestre in una disciplina, il giudizio finale attribuito ad un allievo (es: al termine dell’esame di licenza media).

La scelta delle forme di valutazione produce certamente degli effetti a ritroso sulle pratiche della valutazione quotidiana (per cui è opportuno ampliare le strumentazioni in uso), sulle pratiche didattiche (da meglio articolare rispetto alle dinamiche prevalenti dell’insegnamento frontale), sulla progettazione del curricolo di scuola (che non può ridursi ad una mera trasposizione di contenuti e obiettivi dei programmi nazionali o dei manuali scolastici).

Di queste connessioni c’è ampia traccia nelle Indicazioni nazionali per il primo ciclo e per i licei, nelle linee guida (tecnici e professionali) e da ultimo nelle linee guida allegate all’ampia sperimentazione sulla certificazione delle competenze nel primo ciclo (CM 3/2015).

 

I criteri di valutazione

Nel primo ciclo un criterio di riferimento per la valutazione in itinere (suggerito anche dalle Indicazioni vigenti, DM 254/2012) dovrebbe essere la “progressione degli apprendimenti verso traguardi attesi e definiti”, in cui coniugare l’attenzione ai percorsi personali degli allievi con l’obiettivo di stimolare il raggiungimento di standard di apprendimento fondamentali, nel corso degli otto anni di scolarità di base. Un protocollo operativo nazionale dovrebbe descrivere gli standard progressivamente attesi, con livelli crescenti, che solo a maglie larghe corrispondono giuridicamente alla classe scolastica frequentata.

Questo fa propendere per il superamento del voto in decimi, in favore di una scala più semplice (es: 5 livelli – magari sintetizzati dalle lettere A-B-C-D-E – cui far corrispondere descrizioni di livelli di progressione), e del superamento della “bocciatura”, cui preferire misure di differenziazione/compensazione durante l’intero anno/ciclo scolastico. E’ evidente che la sostituzione dei voti in decimi con le lettere alfabetiche (o aggettivi sintetici) di per sé non cambia la natura della valutazione, tuttavia impedisce di trattare i “voti” come oggetti matematici, su cui operare medie aritmetiche. L’espressione di un giudizio (valutazione) diventerebbe così il frutto di un apprezzamento più ampio (della semplice media aritmetica), basato su dati, informazioni, tendenze (misurazione), da interpretare con riferimento al percorso del singolo allievo ed ai risultati attesi per tutti.

Invece, il valore sommativo/certificativo della valutazione, nel doppio momento dell’esame di stato e della certificazione delle competenze, dovrebbe essere riferito al termine del primo ciclo (terza media, ma secondo alcuni esperti, al termine del biennio superiore), facendo invece risaltare il valore formativo/conoscitivo della valutazione lungo l’intero percorso dell’obbligo scolastico.

 

Prove INVALSI ed esame di Stato

Una questione da affrontare si riferisce al valore e all’impatto delle prove Invalsi. Affiorano persistenti diffidenze tra gli insegnanti circa il significato delle prove strutturate, con queste motivazioni:

  • scarso legame di prove nazionali con i curricoli effettivamente praticati;
  • estraneità delle prove ai contesti sociali e culturali delle scuole “reali”;
  • modalità di somministrazione avulse dalle modalità ordinarie di valutazione;
  • rapporto tra standard richiesti e diversità di allievi presenti in classe;
  • possibile utilizzo improprio degli esiti delle prove;
  • incidenza sulla carriera degli allievi di prove docimologiche.

Per questi motivi, si fa strada l’ipotesi di eliminare le prove INVALSI dall’esame di licenza media, mantenendo però la loro obbligatorietà all’interno del terzo anno di corso della scuola secondaria di I grado. Resta aperto il dilemma se dare conto degli esiti delle prove (riferite al singolo alunno) in una qualche forma ufficiale, ad esempio, in calce al voto finale d’esame (al quale però non concorrerebbe) o nel corpo della certificazione delle competenza, in guisa di riscontro “esterno” dei livelli di apprendimento nelle competenze linguistiche e matematiche e, un domani, in lingua straniera. Chi propende per una notifica formale dell’esito richiama il valore di “ancoraggio” ad alcuni standard di apprendimento, assicurato da una prova strutturata di carattere nazionale; chi non è d’accordo sottolinea che si tratterebbe dell’unico caso in cui una prova INVALSI sarebbe utilizzata per dare informazioni sui risultati di un singolo allievo, mentre le prove hanno in generale lo scopo di far conoscere i livelli generali di apprendimento, in una classe, in una scuola, nel nostro paese. Sono cioè una misura di sistema.

 

E per la certificazione delle competenze?

Una questione aperta riguarda il futuro della certificazione delle competenze. Nel primo ciclo c’è una ampia sperimentazione in atto (CM 3/2015) che riguarda oltre 1.900 scuole ed è giunta al suo secondo anno. Al centro del lavoro delle scuole è la ricerca sulle competenze chiave e di cittadinanza (che, ricordiamolo, sono uno dei punti deboli del Rapporto di Autovalutazione) da ancorare alle competenze del profilo di uscita dal primo ciclo (Indicazioni/2012) e alle otto competenze chiave europee (2006). I primi riscontri della sperimentazione segnalano il gradimento per il superamento della logica classificatoria in favore di una logica descrittiva di livelli di progressione: nel modello sperimentale le competenze sono valutate attraverso un codice di 4 lettere (A-B-C-D) che sostituiscono in voti in decimi. Inoltre il valore più debole (D) esprime comunque un apprezzamento positivo, di competenze in via di primissima acquisizione. Invece, le scuole hanno utilizzato solo parzialmente lo spazio “libero” del format per indicare competenze personalizzate, aggiuntive alle 12 standardizzate inserite nel modello, come pure segnalano difficoltà a “curvare” il modello alle esigenze degli allievi con bisogni educativi speciali. Resta un punto interrogativo anche il raccordo tra le competenze trasversali indicate sulla scheda e le competenze disciplinari richiamate dalle Indicazioni.

Anche in questo caso la delega dovrà sciogliere alcuni nodi. Il Comitato Scientifico per le Indicazioni, suggerisce di costruire uno strumento valutativo unitario per dare conto – al termine di ogni anno – di apprendimenti disciplinari, comportamenti (competenze personali e sociali), competenze chiave. Sembra comunque condiviso l’orientamento a sostituire il termine certificazione (che accentua il valore legale della procedura) con quello di attestazione (che documenta la progressione degli apprendimenti). Nel primo ciclo l’approccio dovrebbe essere prevalentemente pedagogico, piuttosto che algidamente certificativo.

 

Cosa bolle in pentola

Esistono numerosi riferimenti normativi in materia di valutazione, che si sono via via stratificati nel nostro ordinamento scolastico, ma che dimostrano anche la notevole incertezza del legislatore in materia (dal 1977 al 2008 si sono succedute 5 modalità diverse di valutazione nel primo ciclo, ad esempio). Appare dunque necessario un coordinamento normativo unitario pur nella possibile distinzione, richiamata anche nella delega, tra valutazione nell’ambito del primo ciclo (per analogia, nella scuola dell’obbligo) e del secondo ciclo.

Un utile punto di riferimento è rappresentato dal Regolamento per la valutazione degli allievi (DPR 122/2009), che però è frutto della passata stagione politico-culturale.

Il decreto legislativo richiesto dalla legge 107/2015 dovrebbe presentarsi come testo contenente principi fondamentali per la valutazione degli allievi, ad un livello elevato di definizione ma non di dettaglio operativo, per veicolare poi successivi provvedimenti di natura regolamentare da affidarsi al Ministro (con la descrizione delle procedure tecniche da adottare in alcuni grandi settori di intervento: scrutini e valutazione; esami I e II ciclo; certificazione delle competenze).

Un’attenzione particolare va rivolta alla tempistica delle operazioni relative alla elaborazione, approvazione ed entrata in vigore del decreto legislativo e dei relativi provvedimenti amministrativi. Prudenzialmente, l’adozione delle nuove modalità valutative sarebbe da riferire all’a.s. 2017/18, con qualche elemento anticipabile all’a.s. 2016/17, magari attraverso la prosecuzione della sperimentazione in atto in materia di certificazione, opportunamente “modulata” sui principi ispiratori della delega.

 

Una questione di metodo

Le sovrapposizioni e le incongruenza normative, l’ampia rilevanza sociale del tema, le possibili profonde ricadute nel mondo della scuola (sia in termini di rinnovamento delle pratiche didattiche, ma anche di metabolizzazione formale) richiedono di accompagnare il percorso di elaborazione della delega legislativa con un processo di approfondimento sia di natura scientifico-culturale (attraverso focus, forum, seminari tematici), sia attraverso momenti partecipati ed estesi a rappresentanze qualificate di docenti (ad esempio, un seminario per ogni regione), utilizzando le risorse finanziarie già disponibili per le sperimentazioni delle certificazioni (I ciclo) e per la formazione sugli esami di stato (II ciclo) o quelle che saranno destinate al tema della valutazione dall’imminente Piano Nazionale per la Formazione “obbligatoria, permanente, strategica”.


* In fase di pubblicazione sul n. 4, luglio-agosto 2016, di “Rivista dell’istruzione”

Il Programma Triennale per la Trasparenza e l’Integrità

IL PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L’INTEGRITA’

di Giuseppe Guastini

 

DALL’ART. 43, COMMA 2 DEL D.L.vo 33/2013

  1. Il responsabile provvede all’aggiornamento del Programma triennale per la trasparenza e l’integrita’, all’interno del quale sono previste specifiche misure di monitoraggio sull’attuazione degli obblighi di trasparenza e ulteriori misure e iniziative di promozione della trasparenza in rapporto con il Piano anticorruzione.

 

RIFERIMENTI NORMATIVI

 

1) delibera 430/2016 ANAC:

http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?ca=6481

 

2) art. 11 del D.L.vo 150/2012;

3) art. 32 della L. 69/2009;

4) L. 190/2012;

5) D.L.vo 33/2013;

6) circolare n° 2/2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica;

7) delibera ANAC n° 50/2013.

 

_______________________________________________________

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL DIRIGENTE SCOLASTICO

 

– visto l’articolo 11 del D.L.vo 150/2012;

– visto l’Art. 32 della L. 69/2009;

– vista la L. 190/2012;

– visto il D.L.vo 33/2013;

– vista la circolare n° 2/2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica;

– viste le delibere dall’ANAC n° 50/2013 e 430/2016;

– tenuto conto delle peculiarità dell’organizzazione dell’istituzione scolastica;

 

ai sensi dell’art. 43, comma 2 del D.L.vo 33/2013, aggiorna il

 

PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L’INTEGRITÀ

EX ARTICOLO 10 DEL D.L.VO 14 MARZO 2013, N. 33

PER IL TRIENNIO 2016-2019

 

 

Il presente programma costituisce l’aggiornamento del PTTI già adottato dall’istituzione scolastica e persegue lo scopo di migliorare la visibilità e l’accesso di chiunque ai processi, alle funzioni ed ai servizi dell’istituzione scolastica e di contribuire alla prevenzione di comportamenti difformi rispetto al buon andamento delle attività dell’istituto e ai codici di comportamento vigenti.

L’intero piano è articolato in settori denominati FLUSSI DELLA TRASPARENZA.

I predetti settori sono:

– FLUSSI DELLA TRASPARENZA ATTRAVERSO IL SITO ISTITUZIONALE;

– FLUSSI DELLA TRASPARENZA RIVOLTI ALLE FAMIGLIE;

– FLUSSI DELLA TRASPARENZA EX D.L.vo 196/2003.

 

Ciascuno dei sopra riportati “flussi della trasparenza” viene esplicitato in maniera analitica attraverso indicatori denominati FATTORI E COMPORTAMENTI PROATTIVI, che costituiscono le espressioni della trasparenza osservabili e valutabili.

MISURAZIONI E VERIFICHE

I “fattori e comportamenti proattivi” sono definiti in modo che sia sempre possibile verificarne l’effettiva realizzazione, riducendo la misurazione al codice binario SI/NO.

 

ORGANI DI VERIFICA E MIGLIORAMENTO

Il presente programma prevede l’attribuzione dei compiti di verifica, da effettuarsi sulla base delle specificazioni sopra indicate, ad un sistema di soggetti distribuiti, in modo da ridurre il rischio di auto-referenzialità.

 

Ambiti, “fattori e comportamenti standard”, “misurazioni e verifiche” e “organi di verifica e miglioramento” sono riportati nelle tabelle che seguono.

 

ADEMPIMENTI ESCLUSI

E’ esclusa la pubblicazione nella sezione “AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE”, riportata sul sito istituzionale della scuola, in quanto, a vario titolo non riguardanti l’istituzione scolastica, delle seguenti sotto-sezioni, indicate nell’allegato A al D.L.vo 33/2013.

 

Oneri informativi per cittadini e imprese

Sanzioni per mancata comunicazione dei dati  

Rendiconti gruppi consiliari regionali, provinciali,  

Consulenti e collaboratori

Incarichi amministrativi di vertice

Dirigenti

Posizioni organizzative

Dotazione organica

Personale non a tempo indeterminato

Tassi di assenza

OIV

Bandi di concorso

Ammontare complessivo dei premi

Dati relativi ai premi

Enti pubblici vigilati

Società partecipate

Rappresentazione grafica

Dati aggregati attività amministrativa

Controlli sulle imprese

Sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici: Criteri e modalità – Atti di concessione

Beni immobili e gestione patrimonio: Patrimonio immobiliare – Canoni di locazione o affitto (NB: TALI SOTTO-SEZIONI RIGUARDANO SOLO ALCUNE SCUOLE)

Costi contabilizzati

Tempi medi di erogazione dei servizi

Liste di attesa

IBAN e pagamenti informatici

Opere pubbliche

Pianificazione e governo del territorio

Informazioni ambientali

Strutture sanitarie private accreditate

Interventi straordinari e di emergenza.

 

 

1) FLUSSI DELLA TRASPARENZA ATTRAVERSO IL SITO ISTITUZIONALE

FATTORI E   COMPORTAMENTI PROATTIVI MISURAZIONI E   VERIFICHE ORGANI DI   VERIFICA E MIGLIORAMENTO
Sito istituzionale conforme standard   .gov.it attivato /previsto entro   il……

e aggiornato periodicamente

RESPONSABILE EX   ART. 43

REFERENTE SITO

Pubblicazione “Atti generali”

 

attivato /previsto entro   il……

e aggiornato periodicamente

RESPONSABILE EX   ART. 43

REFERENTE SITO

CONSIGLIO D’ISTITUTO

DSGA

Pubblicazione di “Organi di indirizzo politico-amministrativo” attivato /previsto entro   il……

e aggiornato periodicamente

RESPONSABILE EX   ART. 43

REFERENTE SITO

CONSIGLIO D’ISTITUTO

Pubblicazione “Articolazione degli uffici” attivato /previsto entro   il……

e aggiornato periodicamente

RESPONSABILE EX   ART. 43

REFERENTE SITO

DSGA

Pubblicazione “Telefono e posta elettronica” attivato /previsto entro   il……

e aggiornato periodicamente

RESPONSABILE EX   ART. 43

REFERENTE SITO

DSGA

Pubblicazione di “Incarichi conferiti e autorizzati ai dipendenti “ attivato /previsto entro   il……

e aggiornato periodicamente

RESPONSABILE EX   ART. 43

REFERENTE SITO

CONSIGLIO D’ISTITUTO

A.A. INCARICATO DEL PERSONALE

Pubblicazione di “Contrattazione collettiva” attivato /previsto entro   il……

e aggiornato periodicamente

RESPONSABILE EX   ART. 43

REFERENTE SITO

CONSIGLIO D’ISTITUTO

DSGA

RSU

Pubblicazione di “Contrattazione integrativa” attivato /previsto entro   il……

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CONSIGLIO D’ISTITUTO

DSGA

RSU

Pubblicazione di “Piano della Performance” attivato /previsto entro   il……

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DSGA

Pubblicazione di “Relazione sulla Performance” attivato /previsto entro   il……

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CONSIGLIO D’ISTITUTO

DSGA

Pubblicazione di “Benessere organizzativo” attivato /previsto entro   il……

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R.L.S.

A.S.P.P.

Pubblicazione di “Dati aggregati attività amministrativa” limitatamente al comma 2 dell’Art.

24 D.L.vo 33/2013

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Pubblicazione di “Tipologie di procedimento” attivato /previsto entro   il……

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DSGA

Pubblicazione di “Dichiarazioni sostitutive e acquisizione d’ufficio dei dati” attivato /previsto entro   il……

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A.A. COMPETENTI DI   SETTORE

Pubblicazione di “Provvedimenti dirigenti” attivato /previsto entro   il……

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Pubblicazione di “Provvedimenti organi indirizzo-politico” attivato /previsto entro   il……

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Pubblicazione di “Bandi di gara e contratti” attivato /previsto entro   il……

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Pubblicazione di “Bilancio preventivo e consuntivo” attivato /previsto entro   il……

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CONSIGLIO D’ISTITUTO

DSGA

Pubblicazione “Patrimonio immobiliare” (SOLO PER SCUOLE PARTICOLARI; ALTRIMENTI ELIMINARE) attivato /previsto entro   il……

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CONSIGLIO D’ISTITUTO

DSGA

Pubblicazione di “Canoni di locazione o affitto” (SOLO PER SCUOLE PARTICOLARI; ALTRIMENTI ELIMINARE) attivato /previsto entro   il……

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CONSIGLIO D’ISTITUTO

DSGA

Pubblicazione di “Controlli e rilievi sull’amministrazione” attivato /previsto entro   il……

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RESPONSABILE EX   ART. 43

REFERENTE SITO

DSGA

Pubblicazione di “Carta dei servizi e standard di qualità” attivato /previsto entro   il……

e aggiornato periodicamente

RESPONSABILE EX   ART. 43

REFERENTE SITO

CONSIGLIO D’ISTITUTO

Pubblicazione “Indicatore di tempestività dei pagamenti” attivato /previsto entro   il……

aggiornato periodicamente

RESPONSABILE EX   ART. 43

REFERENTE SITO

DSGA

 

 

 

2) FLUSSI INFORMATIVI CON LE FAMIGLIE

 

FATTORI E   COMPORTAMENTI STANDARD MISURAZIONI E   VERIFICHE ORGANI DI   VERIFICA E MIGLIORAMENTO
Modalità per i rapporti con le famiglie ex art. 29 comma 4 del CCNL comparto scuola definite /prevista definizione entro il… CONSIGLIO D’IST.

CONS. INTER/SEZ/CL.

modalità di ricevimento individuale da parte del DS e dei docenti Definite /prevista definizione entro il… CONSIGLIO D’IST.

CONS. INTER/SEZ/CL.

illustrazione del documento di valutazione ai genitori Definita /prevista definizione entro il… CONSIGLIO D’IST.

CONS. INTER/SEZ/CL.

“pagella” e registro   elettronico ” art. 7 L. 135/2012 Attivato /attivato per un gruppo di classi/prevista attivazione entro il… CONSIGLIO D’IST.

COLLEGIO DOC.

REFERENTE

incontri periodici con i genitori Definiti /prevista definizione entro il… CONSIGLIO D’IST.

CONS. INTER/SEZ/CL.

 

 

4) FLUSSI DELLA TRASPARENZA EX D.L.vo 196/2003

 

FATTORI E   COMPORTAMENTI STANDARD MISURAZIONI E   VERIFICHE ORGANI DI   VERIFICA E MIGLIORAMENTO
1) nomine degli incaricati dei trattamenti al personale amministrativo ex art. 30 Effettuate /prevista effettuazione entro il ………. CONSIGLIO D’IST.
2) nomine degli incaricati dei trattamenti al personale docente ex art. 30 Effettuate /prevista effettuazione entro il ………. CONSIGLIO D’IST.
3) nomina del responsabile dei trattamenti per il personale amministrativo ex art. 29 Effettuata /prevista effettuazione entro il ………. CONSIGLIO D’IST.
4) nomine ai fiduciari di plesso/sede di responsabili dei trattamenti per il personale docente ex art. 29 Effettuate /prevista effettuazione entro il ………. COLLEGIO DI DOC.
5) informativa privacy ex art. 13 Pubblicata /prevista pubblicazione entro il…… CONSIGLIO D’IST.
6) documento programmatico sulla sicurezza ex allegato B punto n° 19 Elaborato /elaborazione prevista entro il…….. CONSIGLIO D’IST.

 

………………………………………………………..

luogo-data

………………………………………………………………….

il dirigente scolastico

“Un giorno in Senato” – a.s. 2015-16

“Un giorno in Senato” – a.s. 2015-16. Vincitori e menzione.
  • I.T.I.S “Ettore Majorana” di Cassino (FR);
  • Liceo Ginnasio di Stato “Eugenio Montale” di Roma;
  • I.T.E.T. “Enrico Fermi” di Barcellona P.G. (ME);
  • I.I.S. “Michele Dell’Aquila”  di San Ferdinando di Puglia (BAT);
  • I.I.S. “Arimondi-Eula” di Savigliano (CN).

Una menzione speciale è stata assegnata al Liceo Ginnasio “Augusto” di Roma.

Mediocrazia

da Corriere della sera

Mediocrazia

Leali, con buone competenze e conformisti. Le università Usa li preferiscono ai creativi

Gianna Fregonara

I l primo allarme era venuto dagli Stati Uniti: le prestigiose università della Ivy League, quelle da cinquantamila dollari l’anno (retta più vitto e alloggio) sfornano «pecoroni di eccellenza», un gregge di conformisti, un’élite — ci mancherebbe — preparata e competente ma incapace di «curiosità, ribellione, coraggio morale, stravaganza appassionata», aveva tuonato poco più di un anno fa in un polemicissimo pamphlet William Deresiewicz, professore scartato sì da Yale, ma appassionatamente informato di quel che succede lì.

Adesso a puntare il dito contro il conformismo vincente è un altro autore sempre dal continente americano. Il filosofo canadese Alain Deneault ha da poco pubblicato un saggio (non ancora tradotto in Italia) dal titolo eloquente: La Médiocratie (La Mediocrazia, edizioni Lux). Dov’è finito il genio? Il talento e il pensiero critico e scomodo sono scomparsi? Le idee luminose ma per questo anche fastidiose non sono più apprezzate. L’audacia delle scoperte sgradita, schiacciata dall’«estremismo del centro», della normalità.

Se Deneault ha ragione saremmo già sprofondati in un nuovo modello socio-economico fondato sul predominio sociale e culturale dei «mediocri». O, forse sarebbe meglio chiamarli, i «mediani», nel senso di persone che sono mediamente competenti, mediamente informate e mediamente esperte. In altre parole normali. Ma proprio per questo assimilate, pigre, sbiadite. Cooptate, nelle imprese come nelle organizzazioni e nei posti decisionali, non tanto per le loro doti ma perché leali e affidabili, certamente esperte ma noiose, che fanno funzionare gli ingranaggi meglio di colleghi magari talentuosi ma fuori dagli schemi e dunque inaccettabili.

È una rivisitazione del principio di Peter (in una gerarchia ognuno arriva svolgere il lavoro per cui è incompetente) adattata al nuovo millennio quella contenuta nel Médiocratie di Deneault, un modello che porta secondo l’autore alla corruzione e alla disintegrazione della società. Una visione poco meno catastrofica di altra letteratura sull’argomento, che va da Flaubert a Marinetti fino al filone fantascientifico con il racconto «Null-P» di William Tenn, dell’inizio degli anni Cinquanta, che comincia con l’individuazione del modello dell’uomo medio e finisce con l’estinzione — nell’indifferenza dell’Universo — dell’umanità.

Nel caso di Deresiewicz e di Deneault il dito è puntato innanzitutto contro il sistema educativo, le università in primis che tendono, a loro avviso, a sfornare esperti di problem solving «disposti a compromessi pur di essere invitati al tavolo d’onore», fornitori di legittimità scientifica a chi li paga.

Un tema che non è estraneo al dibattito nell’università italiana e che spazia dalla critica ai sistemi rigidi di valutazione, come dimostra anche l’ultima ricerca pubblicata da Vincenzo Nesi della Sapienza, alla discussione sullo scopo stesso degli studi universitari. Ma neppure alla politica come si legge nel saggio di Andrea Mattozzi dell’European University Institute di Firenze e Antonio Merlo della Rice University di Houston: hanno dimostrato che i partiti possono scientemente scegliere di non ingaggiare i politici migliori per vincere le elezioni.

Giudizi, questi sulla mediocrazia, invece un po’ troppo generici e tranchant secondo Massimiano Bucchi, professore di sociologia della scienza a Trento e autore del saggio «Per un pugno di idee, storie di innovazioni che hanno cambiato la nostra vita» (Bompiani): «È vero che oggi le istituzioni specialmente quelle scientifiche sono diventate sistemi molto grandi e complessi e devono poter funzionare a prescindere da chi c’è in quel momento. Ma non dobbiamo sottovalutare il fatto che siamo passati da una comunità scientifica di pochi scienziati a una professione, quella della ricerca scientifica, che riguarda ormai milioni di persone. E dunque io sono più d’accordo con Robert Merton quando sostiene che certe scoperte scientifiche sono inevitabili in un dato momento storico, che il genio che le interpreta è sì un acceleratore necessario ma il progresso ha uno sviluppo di sistema».

Senza Albert Einstein la teoria della relatività si sarebbe scoperta lo stesso? «Probabilmente se la relatività non l’avesse scoperta Einstein l’avrebbe ricavata qualcun altro qualche anno dopo».

Maturità, 500mila studenti hanno affrontato il temuto quizzone

da La Stampa

Maturità, 500mila studenti hanno affrontato il temuto quizzone

prova varia da scuola a scuola e da classe a classe
Dopo lo scritto di italiano e la seconda prova, è arrivato il temuto `quizzone´ alla maturità 2016. I 500.000 studenti si sono cimentati oggi nella prova ideata dalla commissione d’esame, prova che varia quindi da scuola a scuola e da classe a classe.

Nonostante l’eventuale aiuto di molti insegnanti che hanno fatto trapelare alle classi le materie e in alcuni casi anche le tracce d’esame. In tanti hanno affrontato il test facendo affidamento solo sulla loro preparazione. Secondo un sondaggio di Skuola.net, per il 37% la terza prova è stata assolutamente in linea con le aspettative e 1 su 4 comunque è riuscito a copiarla.

Il celebre `quizzone´ conserva la sua caratteristica di test a crocette solo per 1 maturando su 5. La maggior parte degli studenti (31%) ha affrontato una terza prova di tipologia mista, composta in parte da quesiti a risposta multipla e per l’altra da quesiti a risposta aperta breve. In ogni caso la crocetta sembra ormai soprassata: il 27% degli studenti di quinto ha svolto una tipologia di prova con quesiti a risposta singola e un altro 16% ha dovuto rispondere alle domande con una trattazione sintetica di argomento.

E i Social Network diventano il luogo virtuale in cui sfogare la propria ansia o frustrazione. Con l’hashtag #terzaprova, molti studenti hanno detto la loro sulla giornata appena passata. Una volta superato questo scoglio, mancano solo gli orali.

L’ultimo scritto dell’esame di Stato può essere strutturato in maniera diversa, avere una durata differente e ha l’obiettivo di «accertare le conoscenze, competenze e capacità acquisite dal candidato, nonché le capacità di utilizzare e integrare conoscenze e competenze relative alle materie dell’ultimo anno di corso, anche ai fini di una produzione scritta, grafica o pratica». Le domande verteranno dunque sulle materie dell’ultimo anno.

Sei le tipologie di scelta da parte della commissione: trattazione sintetica (5 quesiti, anche a carattere pluridisciplinare); quesiti a risposta singola (10-15 quesiti su argomenti riguardanti una o più materie); quesiti a risposta multipla (da 30 a 40: si deve scegliere l’opzione corretta tra le diverse riposte presentate); problemi a soluzione rapida (non più di 2); analisi di casi pratici e professionali (prova pensata per gli istituti professionali e tecnici); sviluppo di un progetto (sempre per gli istituti tecnici e professionali).

Trasferimenti, Gilda a Miur: “Utilizzare soltanto punteggio mobilità”

da La Tecnica della Scuola

Trasferimenti, Gilda a Miur: “Utilizzare soltanto punteggio mobilità”

Redazione

Sulla mobilità legata agli ambiti territoriali i tempi si stanno allungando oltre ogni ragionevole misura e il rischio sempre più concreto è che il prossimo anno scolastico non si avvii regolarmente, con tutte le annesse ripercussioni sulle attività didattiche per gli studenti”. A lanciare l’allarme è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, che punta l’indice contro il grave ritardo nella definizione della sequenza contrattuale.

La pubblicazione dei movimenti è fissata per metà agosto – spiega Di Meglio – e restano pochi giorni per tutte procedure legate all’assegnazione dei docenti alle scuole. Secondo le notizie trapelate finora a rallentare ulteriormente la trattativa sarebbe la procedura eccessivamente macchinosa che sta mettendo a punto il Miur. La soluzione più sensata, dunque, sarebbe quella di utilizzare soltanto il punteggio della mobilità lasciando che siano i docenti a indicare le scuole. Invitiamo dunque il Miur – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – a prendere in considerazione questa proposta per evitare che l’anno scolastico inizi come al solito nel segno del caos”.

Assunzioni scuola infanzia, così entreranno in ruolo gli idonei del concorso 2012

da La Tecnica della Scuola

Assunzioni scuola infanzia, così entreranno in ruolo gli idonei del concorso 2012

A proposito delle assunzioni dei docenti della scuola dell’Infanzia, vincitori del concorso 2012, pubblichiamo le FAQ della Uil Scuola.

Le domande potranno essere presentate, tramite il servizio ministeriale Istanze On Line, dal 29 luglio al 9 agosto prossimi.
LA SCHEDA UIL SCUOLA CON DOMANDE E RISPOSTE

Il Miur, con la pubblicazione del DM 496 del 22 giugno 2016, ha avviato la procedura relativa all’assunzione del personale docente iscritto nelle graduatorie di merito della scuola dell’infanzia. 

Le domande si presenteranno esclusivamente on line attraverso il sito “polis istanze on line” a partire dalle ore 9.00 del 29 luglio 2016 e fino alle ore 14.00 del 9 agosto 2016.

La UIL Scuola pur esprimendo apprezzamento e soddisfazione per aver corretto un’iniquità inaccettabile continuerà nella sua azione sindacale affinchè possa essere assegnato anche a questo settore un organico potenziato per la generalizzazione dell’offerta formativa, la piena attuazione dell’autonomia scolastica e l’eliminazione delle liste d’attesa.

LA SCHEDA DI DETTAGLIO DELLA UIL SCUOLA

Chi sono i destinatari della procedura di assunzione?

I docenti attualmente inclusi nella graduatoria di merito del concorso n. 82/2012 della scuola dell’infanzia che non sono stati destinatari di nomina a tempo indeterminato nella scuola statale.

In quante fasi è divisa la procedura di assunzione?

In due: fase a) regionale e fase b) nazionale.

Cosa prevede la fase regionale?

L’assunzione nella regione in cui si è inclusi nelle graduatorie di merito.

Cosa prevede la fase nazionale?

L’assunzione sulle disponibilità nelle regioni a livello nazionale per i docenti che hanno presentato apposita domanda e non hanno ottenuto la nomina nella regione di iscrizione.

La domanda per la fase b) nazionale è obbligatoria?

No.

Quanti posti sono disponibili per le assunzioni?

  • Nelle regioni in cui le graduatorie di merito sono presenti: Il 50% dei posti di tipo comune e dei posti di sostegno vacanti e disponibili per l’anno 2016/17 andrà assegnato alle suddette graduatorie. L’altro 50% è destinato agli inclusi nelle graduatorie ad esaurimento.
  • Nelle regioni in cui le graduatorie di merito non sono presenti o gli iscritti risultino di numero inferiori al 50% dei posti vacanti e disponibili: l’85% dei posti è assegnato alle graduatorie ad esaurimento. Il 15% sarà destinato all’assegnazione su base nazionale a chi avrà prodotto domanda e non è stato assunto nella regione di iscrizione.

Quando presenta la domanda chi intende partecipare alla fase b) nazionale?

Dalle 9.00 del 29 luglio 2016 fino alle ore 14 del 9 agosto.

Come si presenta la domanda?

Esclusivamente attraverso Polis “Presentazione On-line delle istanze”.

Quante domande devono essere presentate?

Un’unica domanda.

Quante preferenze è possibile esprimere?

Bisognerà indicare, in ordine di preferenza, tutte le regioni a livello nazionale partendo obbligatoriamente dalla regione in cui si risulta iscritti nella graduatoria di merito del concorso.

È possibile esprimere le preferenze per i posti di sostegno?

I docenti in possesso della relativa specializzazione, esprimono l’ordine di preferenza tra i posti di sostegno ed i posti comuni.

Come avviene l’eventuale proposta di assunzione per chi partecipa alla fase b nazionale?

Esclusivamente attraverso Polis “Presentazione On-line delle istanze”. Con lo stesso mezzo sarà comunicata l’accettazione o la rinuncia dell’assunzione.

Entro quanto tempo andrà inoltrata l’eventuale accettazione della proposta di assunzione?

Entro 5 giorni dalla data di comunicazione.

Cosa succede se non si accetta la proposta di assunzione per la fase b nazionale?

Il docente verrà espunto dalle rispettive graduatorie di merito e ad esaurimento.

Passare dai numeri alle lettere per la valutazione degli studenti? Cambia poco

da La Tecnica della Scuola

Passare dai numeri alle lettere per la valutazione degli studenti? Cambia poco

Viviamo in una società ad alta competizione, dove quello che conta è vincere, e basta. E questa logica è entrata nella scuola. Competizione, competenze, saper fare e non saper pensare.

La proposta di abrogare il sistema dei voti numerici per sostituirli con le vecchie lettere, ha creato un certo entusiasmo tra diversi addetti ai lavori. Entusiasmo in parte dovuto alla esasperazione del sistema del voto numerico, letteralmente fallimentare. Ma siamo certi che ritornare al sistema delle lettere, significhi cambiare il senso della valutazione? La forma cambierà la sostanza? Penso proprio di no.

Sono sciocchezze a parer mio quelle affermazioni che vogliono una diversa percezione, un diverso stimolo, se lo studente verrà giudicato con una lettera E piuttosto che con un 5. L’invito a migliorarsi, ad impegnarsi può arrivare anche con il cinque. Anzi, la lettera E, segna l’ultimo valore in termini negativi in materia di valutazione, e dunque oltre il fondo si può solamente risalire. Ovvio, banalità. Ma vi è una ulteriore considerazione che deve essere effettuata.

Nel Pubblico Impiego da diverso tempo è stato introdotto il sistema della premialità, che ha comportato la suddivisione dei lavoratori in in diversi raggruppamenti e questi nella maggior parte dei casi sono:  Classe di merito Giudizio “A” La prestazione risulta ottimale “B” La prestazione risulta di rilievo “C” La prestazione è adeguata ed in linea con le aspettative “D” La prestazione risulta migliorabile. Verrebbe da pensare che è a questo modello che si stanno ispirando coloro che vogliono eliminare il sistema del voto numerico, altro che stimolo per migliorarsi.

Il problema vero rimane quello della valutazione. La scuola dovrebbe semplicemente istruire lo studente, fare in modo che tutti possano raggiungere i livelli basilari di apprendimento. E per fare ciò non è necessario valutare, giudicare, classificare. Certo, si obietterà, ma nella società le cose funzionano così, vi è una classificazione generalizzata e diffusa, su tutto, dal lavoro, allo sport. Ma questo non significa che le cose non possano mutare e la base di partenza deve essere la scuola per una nuova concezione della società. Dunque, a parer mio, tra voto numerico e giudizio espresso in lettere, per come funziona la società oggi, non vi è alcun tipo di differenza, muterà la forma, che forse sarà più consona alle classificazioni sociali e pseudo-meritocratiche in corso, ma certamente non la sostanza.

Assegno nucleo familiare, nuova domanda per il periodo 1/7/2016-30/6/2017

da La Tecnica della Scuola

Assegno nucleo familiare, nuova domanda per il periodo 1/7/2016-30/6/2017

Si sta avvicinando il termine di validità della domanda di assegno per il nucleo familiare presentata per il periodo 1° luglio 2015 – 30 giugno 2016.

Ricordiamo infatti che ogni anno è necessario ripresentare l’istanza, per poter fruire del sostegno economico riservato ai lavoratori dipendenti, legato al numero dei componenti del nucleo familiare e all’entità del reddito complessivo delle famiglie.

Anche quest’anno l’Inps ha pubblicato la circolare con la quale ha trasmesso le tabelle con i nuovi livelli reddituali per la corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare.

Le nuove tabelle, allegate alla circolare Inps n. 92 del 27 maggio 2016, non hanno subito modifiche rispetto a quelle dell’anno scorso. Infatti, il Dipartimento delle politiche per la famiglia con il Comunicato pubblicato sulla G.U. n. 35 del 12.02.2016, ha reso noto che, in base ai calcoli effettuati dall’ISTAT, la variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo tra l’anno 2014 e l’anno 2015 è risultata pari a – 0,1 per cento.

A tale proposito, l’articolo 1, comma 287 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, ai fini della rivalutazione da applicare sulle prestazioni assistenziali e previdenziali, ha stabilito che “con riferimento alle prestazioni previdenziali e assistenziali e ai parametri ad esse connessi, la percentuale di adeguamento corrispondente alla variazione che si determina rapportando il valore medio dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati, relativo all’anno precedente il mese di decorrenza dell’adeguamento, all’analogo valore medio relativo all’anno precedente non può essere inferiore a zero”.

Quindi, restano fermi per l’anno 2016 i livelli reddituali contenuti nelle tabelle relative all’anno 2015 (circolare INPS n. 109/2015), nonché i corrispondenti importi mensili della prestazione, da applicare dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2017, alle diverse tipologie di nuclei familiari.

Gli stessi livelli di reddito avranno validità per la determinazione degli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali della prestazione.

Consigliamo quindi di presentare il prima possibile la domanda, con i redditi riferiti al 2015, per non vedere sospesa l’erogazione dell’assegno. Ad ogni modo, la prescrizione è quinquennale, quindi la domanda si può presentare anche successivamente. Ovviamente verranno cirrisposti gli arretrati.

Il bonus merito? Lo restituiremo!

da La Tecnica della Scuola

Il bonus merito? Lo restituiremo!

Il bonus? “Non lo accetteremo! Lo restituiremo o lo daremo agli alunni più bisognosi!”

Molti insegnanti, a partire da tanti nostri lettori che da anni ci seguono, non ne vogliono sapere di prendersi il cosiddetto  premio previsto dalla riforma della Buona scuola per quelli che saranno giudicati migliori nei propri istituti.

Anche “La Repubblica” lo scrive e anche noi lo sottoscriviamo sulla base di alcune lettere che abbiamo ricevuto da parte di docenti “indignati” per questa sorta di pagella e di graduatoria alla quale si dovranno sottoporre.

Da Bologna, scrive il quotidiano, monta la protesta. Una contestazione che parte dalla periferia, dall’istituto comprensivo cittadino più grande, il numero 14, a Borgo Panigale e Casteldebole: cinque elementari, le medie Volta, 1.358 alunni, il 28 per cento stranieri, 177 insegnanti. Qui giovedì scorso, all’ultimo collegio dei docenti, in 72 hanno firmato la “dichiarazione di indisponibilità a ricevere il bonus”.

“Siamo contrari al sistema di valutazione introdotto dalla legge 107 perché comporta uno sterile aumento della competizione individuale tra gli insegnanti – si legge nel documento dell’Ic 14 – determina una forte gerarchizzazione e aziendalizzazione della scuola pubblica e spinge i docenti a uniformare la didattica”. Una protesta che si sta allargando a macchia d’olio anche in altre scuole, come alle primarie Romagnoli e Longhena, a Monte San Pietro, all’istituto Aldrovandi-Rubbiani.

All’istituto comprensivo 20, in Santo Stefano, la richiesta dei docenti è di dare il premio a tutti, in “modo egualitario, anche perché i criteri per la distribuzione sono usciti ad anno scolastico finito”. Al tecnico agrario Serpieri, dove è stato deciso che chi vuole il premio deve fare domanda entro fine mese, una quindicina di docenti hanno deciso, in assemblea sindacale, di fare appello ai colleghi: “Non presentatela”.

I motivi di contrarietà stanno nella “concezione aziendalistica della scuola pubblica che la riforma introduce” e in un premio “che indebolisce la concezione cooperativa alla base della scuola della Repubblica, introduce criteri contrari al la libertà di insegnamento”. Insomma, sì alla valutazione, ma non così. “La nostra è una scelta di coerenza – spiega la docente dell’Ic 14 Romana Veronesi – Non ci sottraiamo al giudizio, i dirigenti già ora possono dire se uno lavora bene o male oppure venga un esperto in classe mentre facciamo lezione. Vogliamo che questi soldi vadano a migliorare la scuola, a sostegno degli alunni più deboli”.

Il Governo ha stanziato 200 milioni per i bonus affidando a comitati di valutazione, dove siedono docenti, studenti e genitori, di stabilire i criteri e poi affidare l’ultima parola ai presidi. Il fondo ancora non è stato distribuito, si stima dai 15 ai 26mila euro a istituto, per un bonus da 500 sino a 1.500 euro. Le regole per assegnare il bonus sono le più diverse, una giungla: dai questionari compilati dagli studenti, agli incarichi extra, ma anche la segnalazione di colleghi e genitori, definita “inquietante” dai prof.

“Un meccanismo sbagliato perché mette i docenti uno contro l’altro”, ci scrive una docente, e “che umilia sia chi lo prende e sia chi ne rimarrà escluso”.

Valutazione didattica: dai numeri alle lettere? Apriamo il dibattito

da tuttoscuola.com

Valutazione didattica: dai numeri alle lettere? Apriamo il dibattito

In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera di domenica 26 giugno, a firma di Valentina Santarpia, si offre ai lettori un’anticipazione (ma forse si tratta soltanto di un’indiscrezione, di un’ipotesi) su una delle materie sulle quali stanno lavorando i gruppi di lavoro incaricati di preparare le bozze dei decreti delegati previsti dalla legge 107 in materia di riforma degli ordinamenti: si tratta della sostituzione dei voti numerici, reintrodotti nel 2009 dall’allora ministro Gelmini, non con i preesistenti (dal 1977) cinque ‘giudizi’ (ottimo, distinto, buono, sufficiente, insufficiente) ma con le prime cinque lettere dell’alfabeto, A, B, C, D, E, che avrebbero un significato pressoché identico.

La cosa riguarderebbe il primo ciclo, e sarebbe giustificata, stando alle informazioni fornite, dalla esigenza di passare, nello scrutinio finale, dalla media aritmetica dei voti numerici riportati dall’alunno nel corso dell’anno a una valutazione di carattere non meramente quantitativo centrata sui risultati complessivamente raggiunti dallo studente alla fine dell’anno scolastico. Nella scuola primaria, inoltre, la ripetizione dell’anno sarebbe formalmente esclusa.

Ci permettiamo di osservare che un problema di questo genere e di questa portata meriterebbe una informazione ufficiale e dettagliata da parte del Ministero, e un ampio e pubblico dibattito, come avviene in altri Paesi, compresa quella Gran Bretagna della Brexit che per prima ha adottato le lettere ABCDE e che su di esse riflette e discute.

Osserviamo inoltre, e su questo siamo interessati a conoscere l’opinione dei nostri lettori, che di per sé il passaggio da 10 numeri a 5 lettere (o, forse meglio, il ritorno ai 5 giudizi della legge 517/77, meno aridamente ‘quantitativi’ delle lettere) cambia poco se non è accompagnato dalla scelta di eliminare la bocciatura non solo dalla scuola primaria ma anche dalla scuola media (e anche oltre) mediante la personalizzazione dei curricula e il sostegno individualizzato agli studenti che ne hanno bisogno.

Aran, vietato spacchettare le ferie o la malattia

da tuttoscuola.com

Aran, vietato spacchettare le ferie o la malattia

L’Aran apre per i pubblici dipendenti una finestra su quel che succederà con l’entrata in vigore del Testo Unico sul pubblico impiego, atteso entro l’anno. Il progetto dell’esecutivo, come rende noto un dettagliato servizio dell’Ansa, è quello di creare un polo unico della medicina fiscale per contrastare il fenomeno dei finti malati.

Il presidente dell’Agenzia che rappresenta il Governo quando si tratta di pubblico impiego, Sergio Gasparrini, annuncia la pubblicazione di apposite Linee guida, o “indicazioni operative”, valide per tutte le Amministrazioni, e quindi anche per quella scolastica, volte a sciogliere i dubbi su ciò che è lecito e ciò che non lo è.

Alcune questioni sono ancora controverse, ma sulla base della normativa, dei contratti e della giurisprudenza, l’Aran chiarisce per esempio che spacchettare le ferie e la malattia in ore è vietato. E che l’Amministrazione può richiamare al lavoro il dipendente in vacanza se c’è una forte necessità di personale, mentre non sarebbe proibito passare direttamente dalla villeggiatura alla malattia.

Secondo l’Aran non c’è alcun “cambiamento interpretativo” ma vengono stabiliti “punti fermi” su una materia, come quella delle assenze, tornata di stretta attualità anche a seguito del varo da parte del governo del decreto legge anti-furbetti.

Le linee guida dell’Agenzia, che riguardano tutti i settori della P.A, dagli insegnanti ai ministeriali, assumono un interesse particolare per la coincidenza della loro pubblicazione con l’arrivo dell’estate. A chi vorrebbe dimezzare la giornata, partendo per esempio di sera, l’Aran spiega che “la fruizione delle ferie non può avvenire ad ore”, e che poiché la malattia “non è frazionabile”, non è consentito far ricadere i permessi ad ore per le visite specialistiche sotto la voce ‘malattia’. In compenso il dipendente richiamato al lavoro dalle vacanze “ha diritto al rimborso delle spese documentate di viaggio”.

Quanto alla legge 104, l’Aran precisa che, “a meno di specifiche situazioni, non si possono convertire le ferie già fruite in tre giorni di permessi per assistenza a portatori di handicap”, e che “a differenza della malattia, i permessi ex 104 non possono neppure essere presi nel mezzo della ferie”.