10 agosto Modifica Codice Amministrazione Digitale

L’art. 17, c. 2, del DPCM 13 novembre 2014 prevede che le pubbliche amministrazioni adeguino i propri sistemi di gestione informatica dei documenti entro e non oltre diciotto mesi dall’entrata in vigore del decreto (12 agosto 2016).

Il Consiglio dei Ministri, nel corso della riunione del 10 agosto, nell’approvare il Decreto Legislativo di modifica ed integrazione del Codice dell’amministrazione digitale, dispone un rinvio a tempo indeterminato dell’efficacia delle regole tecniche, accogliendo il parere espresso il 3 agosto scorso dalla Commissione Affari interni Costituzionali che, al punto 17, richiede che, “al fine di garantire l’aggiornamento delle regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici, si disponga la sospensione dell’efficacia del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 novembre 2014 per un tempo congruo all’emanazione di nuove regole tecniche pienamente conformi alle disposizioni del Codice”.


Modifica e integrazione del codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo recante norme di attuazione dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante modifica e integrazione del codice dell’amministrazione digitale (CAD) di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. Nello specifico il cambiamento strutturale del rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione è affidato a un’identità digitale, attraverso cui accedere e utilizzare i servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni, e al domicilio digitale (SPID), in collegamento con l’anagrafe della popolazione residente. SPID sarà l’identificativo con cui un cittadino si farà riconoscere dalla pubblica amministrazione, mentre il domicilio digitale sarà l’indirizzo on line al quale potrà essere raggiunto dalle pubbliche amministrazioni. Sono stati recepiti gran parte dei suggerimenti della Conferenza unificata e del Consiglio di Stato e sono state integralmente accolte le condizioni contenute nei pareri delle Commissioni parlamentari.

10 agosto Riordino Tecnici e Professionali ed assunzioni in CdM

Il Consiglio dei Ministri, nel corso della riunione del 10 agosto, approva nuove assunzioni per la scuola ed esamina due DPR, in attuazione dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recanti riordino:

  • degli Istituti tecnici;
  • degli Istituti professionali.

PERSONALE DELLA SCUOLA, 43.500 TRA STABILIZZAZIONI E ASSUNZIONI

Su proposta dei Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia e dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, il Consiglio dei ministri ha approvato l’autorizzazione al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ad assumere, a tempo indeterminato, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, 6.750 unità di personale ATA per l’anno scolastico 2015/2016 e 4.051 unità di personale ATA per l’anno scolastico 2016/2017, nonché 25.198 unità di personale docente su posto comune, 7.221 unità di personale docente di sostegno, 285 dirigenti scolastici e 53 unità di personale educativo per l’anno scolastico 2016/2017.


Giannini: “Da Cdm ok ad assunzione di 32.419 docenti, 10.294 Ata, 285 dirigenti scolastici. Continua investimento su scuola”
Via libera dal Consiglio dei Ministri all’assunzione a tempo indeterminato di 32.419 docenti, di cui 25.198 su posto comune, 7.221 su posto di sostegno. Il Cdm ha dato anche il via libera, sempre per il settore scuola, all’assunzione di 10.294 ATA (Ausiliari, Tecnici e Amministrativi) dalle graduatorie permanenti e sino ad un massimo di altri 507 ATA mediante mobilità del personale delle Province. Saranno infine assunti 285 dirigenti scolastici e 53 educatori.
“Continua l’investimento sulla scuola: le assunzioni del personale Ata erano molto attese nel settore. Si tratta di uno sblocco importante che segnala ancora una volta l’attenzione di questo Governo per il mondo dell’istruzione”, sottolinea il Ministro Stefania Giannini. “Fra i 32.419 docenti neoassunti ci saranno poi i vincitori del nuovo concorso che abbiamo fortemente voluto per ristabilire un principio: a scuola si deve entrare solo per concorso. Importante l’assunzione di quasi 300 dirigenti scolastici che consente anche di ridurre il numero delle reggenze. Ora serve il passo successivo: il nuovo concorso per dirigenti, che bandiremo entro la fine dell’anno”.

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RIORDINO DEGLI ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI

Integrazioni alle disposizioni vigenti (decreti del Presidente della Repubblica – esame preliminare)
Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Stefania Giannini, ha approvato, in esame preliminare, due regolamenti, da adottarsi con decreti del Presidente della Repubblica, che integrano, in continuità con gli ordinamenti vigenti, i dd.P.R. 15 marzo 2010, n. 87 e 88, concernenti il riordino degli istituti professionali e degli istituti tecnici, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

Inoltre il Consiglio approva il IV Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2016-2017.

Infanzia e adolescenza, IV Piano di interventi a favore dei soggetti in età evolutiva

Su proposta dei Ministri del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti e per gli affari regionali e le autonomie Enrico Costa il Consiglio ha approvato il IV Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2016-2017, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, del DPR 14 maggio 2007, n. 103. Il Piano è stato predisposto dall’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e identifica interventi a favore dei soggetti in età evolutiva quale strumento di applicazione della Convenzione sui diritti del fanciullo di New York ( 20 novembre 1989) e recepisce le indicazioni di modifica contenute nei pareri resi dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e dalla Conferenza unificata.

Scrutini ed Esami 2015-2016


Maturità 2016, in aumento le votazioni dall’80 in su. In calo i 60, promosso il 99,5% dei candidati

All’Esame di I grado passa il 99,8% degli ammessi

Scrutini II grado: quasi 1 su 4 deve recuperare insufficienze, ma calano i bocciati

Maturità 2016, aumentano gli studenti che conseguono il diploma con una votazione sopra l’80, mentre continuano a calare i 60. In (lieve) aumento i 100 e i 100 e lode. All’Esame del I grado passa il 99,8% dei candidati. Mentre 1 ragazzo su 4, nelle scuole secondarie di II grado, dovrà colmare a settembre una o più insufficienze, anche se le performance degli studenti registrano un generale miglioramento: calano i bocciati. Sono i dati sugli Esami di Stato e gli scrutini finali che emergono dalle rilevazioni condotte dal Miur. Il quadro completo e definitivo sarà pubblicato in appositi Focus.

Maturità 2016, migliorano i risultati dei candidati

All’Esame di quest’anno è stato ammesso il 96% degli alunni di quinta. Il 99,5% dei maturandi ha ottenuto la promozione, con un leggero incremento (era il 99,4%) rispetto al 2015. Aumenta il numero di studenti, dal 62,2% al 63,1%, che prende un voto superiore ai 70 centesimi. In particolare, i 100 aumentano, passando dal 4,9% al 5,1%, così come crescono le votazioni 91-99, che salgono dall’8,4% all’8,6%, e quelle 81-90, dal 18,7% al 19,1%. Stabili al 29,2% i voti fra il 71 e l’80 mentre diminuiscono i voti più bassi: i 61-70 scendono dal 29,3% al 28,9% e i 60 dall’8,6% all’8%. In leggero aumento anche i diplomati con lode: sono l’1,1%, rispetto allo 0,9% dell’anno scorso. Le Regioni con il maggior numero di ‘super bravi’ sono: Puglia (934 lodi), Campania (713), Sicilia (500).
Le votazioni dei liceali sono mediamente più alte: l’1,9% ha conseguito la lode, il 7,3% il 100, il 10,8% ha preso tra 91 e 99, il 22,2% tra 81 e 90. Ma le performance dei candidati sono in miglioramento anche nei Tecnici e nei Professionali dove aumentano i 100 e i voti sopra il 70. Fra gli indirizzi liceali, a primeggiare nelle votazioni più alte sono gli studenti del classico.

Scrutini di fine anno, bocciati in calo

Nel II grado scende la percentuale dei bocciati: dal 9% del 2015 al 7,7% di quest’anno. I non ammessi si concentrano soprattutto nel primo anno: sono il 12,3% (13,7% lo scorso anno), confermando il dato della maggior difficoltà che gli studenti incontrano nel passaggio dal I al II grado. La percentuale di non promossi è del 12,4% negli Istituti professionali, seguono gli Istituti tecnici con l’9,8% e i Licei con il 4,3%, percentuali comunque tutte in calo rispetto al 2015.

Diminuiscono gli studenti con giudizio sospeso, dal 25% del 2015 al 23,2% di quest’anno, concentrati maggiormente negli Istituti tecnici (27,3%%), seguiti da Professionali (25,4%) e Licei (19,6%). Per un ragazzo su quattro si profila, dunque, un’estate di ripassi. La Regione con più promossi è l’Umbria con il 75,7% di ammessi all’anno successivo. Seguono Puglia (75,6%), Molise (74,8%), Calabria (74,5%). Il maggior numero di sospensioni dal giudizio è in Sardegna (29%), seguita da Lombardia (26,3%) e Toscana (25,3%). La Sardegna registra anche la più elevata percentuale di bocciature (11,9%), seguono Campania (9,3%) e Sicilia (8,5%).

La scuola secondaria di I grado

La percentuale degli ammessi all’Esame del I grado cresce lievemente rispetto allo scorso anno: dal 97,2% al 97,6%. Stabile invece il numero dei ragazzi che hanno poi superato l’esame: 99,8%. Aumenta, infine, il numero degli ammessi alla classe successiva: 97,4% rispetto al 96,9% dello scorso anno.

Scuola, Giannini: «A settembre 32 mila nuovi prof assunti». Sindacati delusi: «Solo il turn over»

da Corriere della sera

Scuola, Giannini: «A settembre 32 mila nuovi prof assunti». Sindacati delusi: «Solo il turn over»

La ministra dell’Istruzione Stefania Giannini annuncia l’immissione in ruolo di 32 mila nuovi insegnanti a settembre. Ma i numeri non sono quelli attesi: a gennaio era stata annunciata l’assunzione di oltre 63 mila prof vincitori di concorso. E torna la protesta dei «deportati»

Valentina Santarpia

Saranno 32 mila insegnanti che entrano in ruolo da settembre e 10 mila le assunzioni per il personale Ata: lo ha annunciato la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. «C’è un organico – ha detto il ministro a Rainews 24 – ancora una volta arricchito: 32 mila insegnanti entrano in ruolo o per vittoria del concorso che si sta concludendo in queste settimane o per scorrimento delle graduatorie a esaurimento». L’arrivo dei nuovi prof in cattedra è previsto per il 15 settembre, anziché per il 1°, come ogni anno: a ritardare l’ingresso in aula è il nuovo concorso per insegnanti, che ha causato diversi problemi per le procedure – più volte contestate- e per le commissioni- che hanno subito un record di dimissioni e quindi numerosi cambi, per via delle paghe basse. Delusa l’associazione sindacale Anief: bene le 32 mila assunzioni di docenti, ma «si tratta di numeri che coprono il turn over e che lasciano, purtroppo, nello stato di precarietà almeno 80mila insegnanti già selezionati e abilitati». I numeri non sono esattamente quelli che ci si aspettava: la stessa ministra, nell’anticipare il bando di concorso a gennaio in conferenza stampa con il premier Matteo Renzi e la ministra della Pubblica amministrazione Marianna Madia, aveva annunciato l’arrivo in cattedra di 63.712 professori, appunto quelli assunti con la nuova procedura. Invece saranno più o meno la metà. E non tutti freschi di nomina: perché secondo legge le immissioni in ruolo devono avvenire al 50% da concorso e al 50% da graduatorie ad esaurimento, quelle stesse graduatorie che sembravano dovessero essere chiuse definitivamente con il maxi piano di assunzioni. Non è così: gli insegnanti che l’anno scorso non hanno presentato la domanda per partecipare al piano, accollandosi l’altissimo rischio di precludersi per sempre la chance di entrare nella scuola, in realtà sono ancora in «pista»: insieme alle varie categorie riammesse dal Tar, come i diplomati magistrali, ancora concorrono a formare la lista delle famigerate Gae, da cui il governo deve continuare ad attingere per completare le compagini di istituto, ovviamente compatibilmente con le classi di concorso e le necessità delle scuole specifiche. Secondo una stima effettuata qualche mese fa dal sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, sono circa 45 mila gli insegnanti nelle Gae: per almeno un terzo si tratta di maestri delle scuole dell’infanzia, che saranno oggetto di una legge delega. Laddove gli insegnanti che servono non potessero essere reperiti, si ricorrerà, ancora una volta, ai supplenti. Sono state centomila le supplenze lo scorso anno e, considerati i numeri delle cattedre che resteranno sicuramente scoperte dopo il concorsone, anche nel 2016/2017 questo numero difficilmente sarà abbattuto.

La protesta degli emigranti forzati

E c’è un altro nodo che resta ancora irrisolto: quello della mobilità straordinaria, che quest’anno riguarda 200 mila insegnanti. Pensata dalla riforma Renzi per dare l’opportunità agli insegnanti «deportati» di rientrare a casa, sta generando diverse polemiche. Giannini minimizza: «I posti sono per lo più al Nord e al Centro Nord e la maggior parte delle persone che desidera fare l’insegnante, e a questo punto lo può fare con un contratto stabile e definitivo, viene dal Sud. È un processo che la scuola italiana ha sempre avuto», dice la ministra, parlando di un «fatto storico» del nostro Paese e assicurando che solo i neoassunti, il 10% dei prof entrati con la Buona scuola, saranno costretti a spostarsi dal Sud al Centro Nord. Ma le segnalazioni di non corrispondenza tra quanto richiesto e quanto assegnato a diversi insegnanti stanno generando sospetti: «Si tratta di capire se c’è un’anomalia o un’imperfezione- ammette Giannini- Caso per caso stiamo esaminando tutte le segnalazioni», «garantendo a questi insegnanti la possibilità di avere la migliore condizione possibile entro le prossime settimane in modo che anche quest’anno scolastico inizi regolarmente». Ed è proprio quello che chiedono i docenti oggi in piazza: l’«algoritmo» del sistema informatico che assegna i trasferimenti ha «sparpagliato gli insegnanti del Sud dal Tevere al Tagliamento, senza tener conto delle situazioni personali e familiari e dei tanti anni passati nella scuola», denunciano. Il segretario generale della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo, dalla manifestazione di Bari insiste come ci siano «evidenti errori nelle procedure di mobilità» e che «bisogna rivedere tutto».

La chiamata diretta

Ma intanto quest’anno gli Uffici scolastici regionali sono più che mai impegnati in una corsa contro il tempo per garantire l’inizio regolare dell’anno scolastico: perché, ai ritardi del concorsone, si aggiungono le incognite della chiamata diretta. Una procedura appena avviata, per permettere ai presidi di scegliere i prof più adatti alle esigenze del proprio istituto: non tutti i dirigenti hanno pubblicato i bandi, molti si affideranno agli uffici scolastici per evitare grane. E chi li ha pubblicati potrà dimenticarsi le ferie: la procedura di selezione deve terminare entro il 18agosto per gli insegnanti di infanzia, primarie e medie, e il 25 agosto per i docenti delle superiori.

Al Sud prof in rivolta contro i trasferimenti

da La Stampa

Al Sud prof in rivolta contro i trasferimenti

Per il ministro 20 mila in mobilità, 30 mila secondo i sindacati. E su Facebook nasce il gruppo dove scambiarsi le cattedre

flavia amabile
roma
 Annuncio delle 17.40: «Salve a tutti…sono di Napoli e sono stata assegnata all’ambito 12 della Toscana (Livorno)….cerco scambio cattedra». Due minuti prima: «Gradirei scambiare Lombardia 0020 posto comune primaria con Campania….grazieeee». Si va avanti così per tutto il pomeriggio ad un ritmo di un annuncio ogni tre, quattro minuti. E’ il baratto delle cattedre, l’ultima trovata dei prof disperati che provano ad evitare il trasferimento a centinaia di chilometri di distanza da casa.

È tutto perfettamente legittimo, lo per,mette proprio la legge 107 sulla Buona Scuola, quella che introduce la chiamata diretta, gli ambiti e tutta la rivoluzione che ha permesso a molti precari di ottenere la cattedra ma ad un prezzo che non tutti sono disposti a pagare.

Lo scambio è consentito solo per un anno tra «due docenti abilitati e titolari del medesimo insegnamento. È nata così l’idea di creare il gruppo Facebook «Cerco Scambio Cattedra Docenti» che ieri è stato preso d’assalto da centinaia di precari. E sempre ieri la protesta dei docenti del Sud ha toccato, con sit in e cortei, Palermo, Napoli, Bari, Potenza ma anche tante cittadine minori. Quanti siano esattamente coloro che dovranno fare le valigie nessuno lo sa con precisione. E’ appena terminata la presentazione dei curriculum per le scuole dell’infanzia e la primaria. Il 19 agosto scadranno i termini per la presentazione delle candidature nella secondaria. Per avere dati certi bisognerà aspettare settembre.

La ministra dell’Istruzione Stefania Giannini ieri ha provato comunque a fornire una stima. In un’intervista a Rainews 24 ha spiegato che circa «200 mila» insegnanti rientrano nel piano straordinario della mobilità. Chi invece deve spostarsi di più chilometri – in particolare dal Sud, dove storicamente ci sono più insegnanti, verso il Centro Nord, dove invece ci sono più posti – «è una percentuale inferiore al 10%». Vale a dire meno di 20mila persone, perlopiù «neoassunti, i più giovani di servizio, entrati con la Buona scuola».

Un ritratto e una stima che stridono con quello che appare dalle storie raccontate sul gruppo Fb dello scambio delle cattedre e in tanti altri siti. E con quello che invece sostengono i sindacati. «Mi sembra che il dato della ministra Giannini sia sottostimato – spiega Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil. «Credo che alla fine saranno 30mila», conferma Antonio Antonazzo, referente per i prof precari della Gilda .

Sono tanti comunque: una cifra pari agli abitanti di Rapallo o Chiavari secondo i sindacati, oppure pari all’intera isola di Ischia secondo la ministra Giannini. Nessuno può impedire questa migrazione, la si potrebbe limitare con alcune modifiche alla legge 107, sostiene Domenico Pantaleo: «Nella legge non è prevista la titolarità della scuola ma in un ambito territoriale e l’algoritmo su cui si basano le assegnazioni è errato». Insomma si viene assegnati ad un’area e non ad una scuola specifica. «E poi c’è il problema che gli organici sono sfalsati: al nord ci sono più cattedre vuote che al sud dove il tempo pieno non esiste e ci sono meno alunni per la minore presenza di stranieri».

Una differenza che l’anno scorso ha provocato il trasferimento per 7mila docenti, cifra che quest’anno sarà almeno tre volte superiore, se non di più. «Bisogna anche sapere che molti professori di origine meridionale che insegnano al nord hanno approfittato dell’organico di potenziamento previsto dalla legge 107 e hanno chiesto il trasferimento al sud per tornare a casa. E quindi le cattedre disponibili al sud sono ancora meno numerose», spiega Antonazzo. Nel frattempo, gli annunci sulla bacheca del gruppo di scambi di cattedre proseguono a raffica. L’ultima speranza dei prof.

Mobilità, punteggi sbagliati

da ItaliaOggi

Mobilità, punteggi sbagliati

Il caso dei 50 prof con 750-350 punti. Sindacati: errori a catena. Miur: l’algoritmo non c’entra

Alessandra Ricciardi

Che errori ci siano stati, lo ammette lo stesso ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, che li ha definiti «inevitabili imperfezioni del sistema». Ma il punto è quanti siano. E sorpattutto chi ha sbagliato. Uno dei casi più eclatanti della mobilità di quest’anno, che vede in campo 100 mila docenti e molte proteste di piazza, soprattutto dalle città del Sud da cui ci saranno i maggiori trasferimenti al Nord, è quello dei primi 50 insegnanti in testa alla lista: vantano punteggi che vanno dai 750 ai 350. Tra valutazione per il servizio, 6 punti per ogni anno di ruolo e la metà per il preruolo, e per i titoli (fino a dieci punti), è praticamente impossibile averli, ragiona la Uil scuola che ha sollevato il caso al tavolo di confronto con il dicastero di viale Trastevere.

Troppe anomalie nell’assegnazione delle sedi, di cui i sindacati incolpano il famigerato algoritmo del sistema informatico del Miur. Per il ministero dell’istruzione, invece, l’algoritmo non c’entra, «ha tradotto in formule informatiche regole accettate dagli stessi sindacati con il contratto», replicava ieri a Rainews24 la Giannini. Al massimo, spiegano dal Miur, ci saranno errori nella compilazione delle domande. Ma se i sindacati chiedono di annullare tutto e rifare le operazioni, «perché ogni errore se ne trascina dietro centinaia«, spiega Pino Turi, segretario della Uil scuola, il ministero tira dritto. Sperando che il margine di errore non superi il 5% nazionale, con punte del 10% nei casi più complessi. Inutile dirlo, fermare la mobilità significherebbe, oltre che ammettere un pesante errore, rischiare di gettare nel caos l’avvio regolare dell’anno scolastico.

Un dato che trapela parla per lo scorso anno di circa 2 mila istanze di mobilità che sono state corrette a mano. Se pure dovessero essere il doppio quest’anno, si tratterebbe di una situazione gestibile su scala nazionale. L’indicazione che è stata data agli uffici scolastici regionali è quella di controllare tutti i casi segnalati e di andare poi a conciliazione quando necessario. «Esiste una procedura di conciliazione, è una normalità», ha detto il ministro, «fa parte del mondo della scuola per tutti quei casi in cui c’è una controversia. Sarà questo il modo in cui gli uffici scolastici regionali, in costante contatto con noi, affronteranno e stanno affrontando i casi segnalati…La mobilità – ha aggiunto Giannini – è un fenomeno normale, di questi tempi, nel mondo della scuola. La differenza di quest’anno è che è un piano di mobilità straordinario. L’anno scorso abbiamo approvato la legge 107 che ha immesso in ruolo 90 mila insegnanti. Di questi una piccola parte è soggetta a uno spostamento» previsto dalla stessa Buona Scuola. E pare che non sia servito a ripristinare il sereno la pubblicazione, distinta per fasi, dei trasferimenti. «Gli errori sono gravi, il disagio dei professori non è giustificato perché non sorretto da motivazioni logiche», controbatte Mimmo Pantaleo, segretario Flc-Cgil. I sindacati alzano il tiro e scrivono al premier Matteo Renzi, perché blocchi le operazioni e ponga rimedio. «Non sono capricci, la situazione che abbiamo di fronte è insostenibile ed esige interventi immediati, efficaci e risolutivi», aggiunge Lena Gissi, segretario Cisl scuola. Che però tutto si blocchi sono in pochi a crederlo possibile. Significherebbe compromettere anche la chiamata diretta, che agli esiti dei trasferimenti è legata a doppio filo.

Correggere gli errori sarà lungo La conciliazione negoziale non c’è più

da ItaliaOggi

Correggere gli errori sarà lungo La conciliazione negoziale non c’è più

È necessario recarsi presso l’ufficio del lavoro

Carlo Forte

Per chiedere la correzione degli errori contenuti nei provvedimenti di mobilità, i docenti potranno esperire la conciliazione. È la linea decisa dai vertici del ministero dell’istruzione. Stando così le cose, il rischio che si corre è di non fare in tempo a correggere gli errori prima dell’inizio dell’anno scolastico. Le procedure di conciliazione attualmente esperibili, infatti, non comprendono più il tentativo di conciliazione previsto dai contratti collettivi: una procedura piuttosto semplice, che consentiva ai lavoratori di discutere il problema oggetto della controversia, direttamente, con il funzionario dell’ufficio scolastico addetto alle operazioni.

Dal 2010, infatti, questa procedura non è più azionabile, perché la legge 183 del 2010 ha abrogato gli articoli 65 e 66 del decreto legislativo 165/2001, che lo consentivano. Allo stato attuale, nella fase stragiudiziale, è esperibile solo il tentativo di conciliazione davanti all’apposita commissione presso la direzione provinciale del lavoro. In buona sostanza, dunque, non è più possibile risolvere la controversia in poco tempo o, comunque, in tempo utile ad ottenere eventuali rettifiche prima dell’inizio dell’anno scolastico. La procedura attualmente azionabile, infatti, ha tempi talmente lunghi da rendere inefficace qualsiasi tentativo di conciliazione così esperito.

Per attivare la procedura, infatti, l’interessato deve presentare una domanda alla direzione provinciale del lavoro e deve notificarla all’amministrazione scolastica alla quale si chiede di conciliare. Dopo di che, l’amministrazione ha 20 giorni per l’eventuale deposito della memoria di controparte contenente le rispettive controdeduzioni. Entro 10 giorni dal deposito della memoria di controparte i funzionari addetti della direzione provinciale dovranno procedere a convocare le parti per la loro comparazione dinanzi alla commissione o sottocommissione. Ed entro 30 giorni dalla convocazione delle parti dovrà svolgersi il tentativo di conciliazione dinanzi alla commissione o sottocommissione (si veda l’art. 410 del codice di procedura civile).

I termini sono ordinatori. E non sono rari i casi in cui decorrano inutilmente senza che vi sia stato un tempestivo riscontro. L’unica sanzione prevista dall’ordinamento assume rilievo solo se l’amministrazione non si costituisce nei tempio previsti. Sanzione che, però, consiste solo nella facoltà, per il lavoratore, di procedere all’esperimento dell’azione giudiziale ignorando la procedura di conciliazione in corso. Fin qui la conciliazione stragiudiziale. Esiste, però, un altro rimedio più agevole ed efficace, che è il cosiddetto reclamo: l’equivalente del ricorso in opposizione. Si tratta di una mera istanza con la quale si chiede all’amministrazione, che ha formato l’atto lesivo del proprio interesse, di correggerlo utilizzando il cosiddetto potere di autotutela. Un potere che hanno tutte le amministrazioni e che consiste nella facoltà di correggere autonomamente gli errori contenuti nei provvedimenti.

Va detto subito che il reclamo non impegna l’amministrazione ad accogliere le richieste del reclamante. Ma è prassi che, qualora il reclamo sia fondato, l’amministrazione proceda tempestivamente ad effettuare le rettifiche del caso emettendo un nuovo provvedimento motivato.

Riforma, Renzi: i risultati si vedranno tra 20 anni, colpa nostra se la gente non lo capisce

da La Tecnica della Scuola

Riforma, Renzi: i risultati si vedranno tra 20 anni, colpa nostra se la gente non lo capisce

“Quello che stiamo facendo sulla scuola è la cosa più importante, anche se non siamo stati bravi a spiegarlo, fra 20 anni i risultati sulla scuola si vedranno”.

A dichiararlo è stato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando la sera del 9 agosto alla festa dell’Unità di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia.

Renzi ha tenuto a ricordare quanto fatto sinora dal suo esecutivo sul fronte della scuola pubblica italiana: “abbiamo assunto 100mila precari gente che aveva titolo per essere assunta che lo Stato non assumeva, messo soldi su formazione, edilizia scolastica, abbiamo fatto un sacco di cose. Perché non siamo stati bravi a raccontarle? Non lo so…”, ha concluso il premier.

Insomma, secondo il presidente del Consiglio le tensioni e le contestazioni dell’ultimo anno e mezzo (dallo sciopero record del maggio 2015, prima dell’approvazione della Buona Scuola, sino ai sit-in di questi giorni contro i trasferimenti su ambiti territoriali, con un numero considerevole di errori, da parte di migliaia di docenti dal Sud al Nord) sarebbero frutto solo di una pessima informazione.

Viene da chiedersi, se le cose stanno così, per qualche motivo il Governo non provveda al più presto ad “illuminare” i docenti, ma anche l’opinione pubblica e i media, attraverso informazioni aderenti finalmente alla realtà dei fatti.

È davvero un peccato che questo non sia ancora avvenuto: ci saremmo volentieri tutti risparmiati di vivere e raccontare continue manifestazioni di disappunto per una riforma e per i provvedimenti che ne sono conseguiti.

Utilizzazioni e assegnazioni, domande infanzia e primaria entro il 18 agosto

da La Tecnica della Scuola

Utilizzazioni e assegnazioni, domande infanzia e primaria entro il 18 agosto

Ricordiamo che le domande di utilizzo e assegnazione provvisoria per i docenti di scuola dell’infanzia e primaria si potranno inserire su Istanze on-line fino al 18 agosto.

Per quanto riguarda invece gli insegnanti degli altri ordini di scuola e il personale ATA (salvo ovviamente proroghe) le scadenze sono le seguenti:

  • docenti secondaria I e II grado: dal 18 al 28 agosto;
  • personale ATA: entro il 20 agosto.

Chiamata diretta: anche le scuole complicano la vita ai docenti

da La Tecnica della Scuola

Chiamata diretta: anche le scuole complicano la vita ai docenti

E adesso che le scuole iniziano a chiamare i docenti per coprire i posti dell’organico dell’autonomia, stanno arrivando al pettine altri nodi difficili da sciogliere.
I problemi e le difficoltà che molti nostri lettori ci stanno segnalando non riguardano soltanto l’impianto della legge e la “filosofia” della cosiddetta “chiamata diretta”.
Si tratta infatti di problemi che le scuole avrebbero potuto tranquillamente evitare se solo si fossero raccordate e coordinate fra di loro.
I casi che i docenti ci segnalano sono diversi; quello più paradossale riguarda il mancato coordinamento delle operazioni.
Facciamo un esempio concreto
scuola      proposta scuola    accettazione  doc.        incarico scuola
A              9 agosto                        10 agosto                    12 agosto
B              11 agosto                       12 agoso                     16 agosto
C              16 agosto                      17 agosto                     18 agosto

Si tratta ovviamente di un esempio “semplificato” (normalmente in un ambito il numero delle scuole è molto superiore a 3) per meglio comprendere i termini del problema
Mettiamoci quindi nei panni dell’insegnante X che ha presentato la propria domanda in tutte e tre le scuole ma che, per svariate ragioni, ambirebbe soprattutto alla scuola C o, in subordine alla B, e solo in ultima istanza si “accontenterebbe” della A.
Questo insegnante il giorno 9 ha dunque ricevuto la proposta della scuola A alla quale deve rispondere entro il giorno 10. Dilemma: accetta l’incarico o aspetta l’eventuale offerta della scuola B o della scuola C?
Se accetta si preclude la possibilità di andare in una scuola più gradita; ma se non accetta e nessuna delle due scuole formula una proposta, finisce ti trovarsi senza incarico e di dovere andare nella scuola che l’USR gli assegnerà d’ufficio.
Il problema non si sarebbe neppure posto se tutte le scuole dell’ambito avessero concordato un calendario comune.
Ma, purtroppo, la cultura della rete è una espressione che molto spesso “fa fine e non impegna”. Peccato che -in questo caso – ci siano di mezzo le vite professionali di migliaia di insegnanti.

Come saranno distribuite le 32 mila nuove assunzioni degli insegnanti?

da La Tecnica della Scuola

Come saranno distribuite le 32 mila nuove assunzioni degli insegnanti?

Domani 10 agosto 2016 alle ore 11.30 al Miur sono stati convocati i sindacati per l’informativa sulle 32 mila assunzioni di insegnanti.

In tale informativa si parlerà delle indicazioni operative e dei contingenti per le immissioni in ruolo del personale docente, educativo e Ata, riferite all’anno scolastico 2016/2017.  Dal prossimo settembre, ci dovrebbero essere, come annunciato dal Ministro Stefania Giannini, 10 mila assunzioni per il personale Ata con l’aggiunta di 32 mila insegnanti neoassunti in ruolo o dalla graduatoria di merito del concorso 2016 che si sta concludendo in queste settimane o dalle Gae.

Alcuni lettori ci pongono la seguente domanda: “Ma come saranno distribuite le 32 mila assunzioni di insegnanti?”.  Cominciamo con il dire chesecondo legge vigente le immissioni in ruolo dovranno avvenire al 50% da concorso e al 50% da graduatorie ad esaurimento, diciamo anche che la parte del leone toccherebbe alla scuola dell’infanzia che nel 2015/2016 è stato l’unico ordine di scuola a non avere posti di potenziamento.

Diciamo anche, come dato di fatto oggettivo, che dopo gli esiti della mobilità interprovinciale i posti liberi sono quasi tutti al nord Italia. Per cui si potrebbe trattare di un contingente a trazione nordista e dell’ordine dell’Infanzia.

Un dato è assolutamente certo, si tratta del dimezzamento del contingente di assunzioni. Infatti il ministro Stefania Giannini, in conferenza stampa con Renzi e la Madia, nel gennaio 2016 aveva annunciato circa 64 mila nuove assunzioni in ruolo.

Adesso bisogna solo attendere domani per capire come realmente stanno le cose e quanti nuovi insegnanti saliranno in cattedra il prossimo 15 settembre, ma soprattutto in quale ordine di scuola e a quale latitudine.

Trasferimenti, Faraone: algoritmo e regole non sono in discussione, errori marginali

da La Tecnica della Scuola

Trasferimenti, Faraone: algoritmo e regole non sono in discussione, errori marginali

L’algoritmo che ha determinato i trasferimenti su ambiti “non può essere motivo di discussione”. A ribadirlo al quotidiano La Stampa è stato il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone.

“Ci sono società informatiche – ha sottolineato il rappresentante del Governo il 9 agosto al quotidiano torinese – che forniscono strumenti di questo tipo: se c’è stato qualche errore tecnico, ripeto, lo correggeremo, cominciando da subito a intervenire, ma non modificheremo le regole”.

Faraone, quindi, ritiene che il sistema telematico che ha pilotato i trasferimenti, lo stesso che il 13 agosto determinerà gli spostamenti su ambiti territoriali dei docenti della secondaria di secondo grado, è complessivamente valido.

“L’ho già detto ai sindacati: se ci sono stati errori puntuali, segnalateli, li correggeremo. Abbiamo fatto un’operazione che coinvolge centinaia di migliaia di persone, ci può stare qualche errore marginale”, conclude il sottosegretario.

Trasferimenti al Nord, doppia mossa del Governo per far rientrare i docenti a casa nel 2017

da La Tecnica della Scuola

Trasferimenti al Nord, doppia mossa del Governo per far rientrare i docenti a casa nel 2017

Il Governo ha in mente una doppia “mossa” per permettere ai tanti docenti trasferiti dal Sud agli ambiti del Nord: gli effetti si avranno, però, solo tra un anno.

Trasformare i posti dell’organico di fatto, i posti venutisi a determinare ad inizio estata, in organico di diritto. Ma anche incrementare il tempo pieno, quindi incrementare l’orario settimanale, al Meridione. Lo ha detto alla Stampa del 9 agosto, il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone.

“Nella prossima legge di stabilità – dice il “renziano” al quotidiano torinese – introdurremo un provvedimento per trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. E già dal prossimo anno scolastico potenzieremo il tempo pieno anche a Sud: un modo per andare incontro alle esigenze dei bambini, creando anche occupazione. Ma per alcune misure abbiamo bisogno di tempo”.

Si tratta, osserviamo noi, di misure che indubbiamente incrementerebbero il numero di cattedre. Ma anche molto onerose. E per questo, necessitano di essere inserite nelle Legge di Stabilità. E siccome non si potranno chiedere al Mef finanziamenti ulteriori, l’esecutivo sta cercando di capire dove andare ad estrapolare i fondi all’interno del comparto istruzione.

“Stiamo già lavorando per cercare di ridurre il numero e eventualmente il periodo di tempo fuori”, comunque assicura Faraone. E aggiunge, come già rilevato da Francesca Puglisi, responsabile Scuola del Pd: “il numero di chi dovrà trasferirsi calerà con le assegnazioni provvisorie che usciranno nei prossimi giorni”.

Il sottosegretario respinge quindi al mittente la massa di critiche giunte nei confronti del Miur per gli errori sui trasferimenti su ambiti territoriali: “Abbiamo grande comprensione per chi deve trasferirsi lontano da casa, ma faccio presente si tratta di un 10-15 per cento degli assunti, una percentuale assolutamente fisiologica”.

“Stiamo assumendo 180 mila persone: è normale che qualcuno debba spostarsi, ma la differenza col passato è che prima si emigrava con un contratto precario, ora con un contratto a tempo indeterminato. Trovo irrispettoso parlare di esodo o deportazione in questa situazione: chiedo un po’ più di rispetto verso i tanti ragazzi che in altri campi, dal Mezzogiorno, sono costretti – conclude Faraone – a emigrare e senza nemmeno una garanzia di assunzione”.

Lo tsunami dei trasferimenti: ecco i numeri e le vere cause

da TuttoscuolaFOCUS

Lo tsunami dei trasferimenti: ecco i numeri e le vere cause
Sotto accusa l’algoritmo del Miur che assegna la sede di servizio, ma il vero problema è lo spostamento del baricentro della scuola italiana: più studenti e più posti al nord, sempre meno al sud, dove però risiede l’80% di chi vuole insegnare. Da qui un’emigrazione intellettuale che rievoca quella del dopoguerra verso il triangolo industriale. Un fenomeno inatteso? No, dieci anni fa i numeri erano chiari, eppure… E a complicare le cose la legge del cuculo…

Quel piano inclinato dal sud al nord della scuola italiana

 

Dopo la pubblicazione dei trasferimenti interprovinciali di 43.531 docenti (tra infanzia, primaria e secondaria di I grado), il processo (mediatico) del giorno vede sul banco degli imputati l’ormai famoso algoritmo, quel meccanismo matematico che ha assegnato finora la sede di servizio in tutte le parti d’Italia e che si prepara a farlo anche per altre migliaia di professori della secondaria di II grado.

Difensore d’ufficio dell’imputato il Ministero dell’istruzione, pubblici accusatori sindacati e docenti.Docenti trasferiti lontano da casa, costretti ad affrontare notevoli disagi, segnalano errori a loro danno e i sindacati scuola chiedono al Miur di accertare il funzionamento dell’algoritmo e di rimediare all’eventuale impostazione sbagliata, mentre il Ministero difende tenacemente lo strumento.

Tuttavia, corretti gli eventuali errori (cosa da fare al più presto), un problema di fondo comunque resterà, con o senza algoritmo. Vediamo perché.

 

Ci sono infatti fenomeni demografici e sociali che hanno spostato negli anni il baricentro della scuola italiana, mettendola su un piano inclinato: più studenti al centro-nord spingono un gran numero di docenti, concentrati nel meridione, verso nord. E di fronte a queste tendenze strutturali non c’è algoritmo che tenga: nessuna formula matematica potrebbe creare tante cattedre al sud da occupare la sovrabbondante offerta di lavoro che lì si manifesta.

Siamo di fronte a una vera e propria emigrazione di docenti meridionali verso il nord, migranti intellettuali sbarcati in molti casi da atenei del sud rincorrendo il  miraggio di una cattedra che non c’è per tutti, almeno in quelle aree del paese. Un flusso migratorio che richiama quello degli anni cinquanta e sessanta delsecoloscorso. Dall’emigrazione sud-nord di allora verso le fabbriche a quella verso le cattedre degli anni duemila.

 

Un fenomeno inatteso? No, bastava leggere con attenzione – una decina d’anni fa – i trend demografici in atto da tempo (calo delle nascite al sud, calo anche al centro-nord di italiani, più che bilanciato però dai nati di nazionalità non italiana) e incrociarli con i dati sullo squilibrio territoriale tra i docenti in cerca di cattedra: uno studio del Miurdel 2007 sulle GAE (Graduatorie Ad Esaurimento, dalle quali, in assenza di nuovi concorsi – il successivo è stato fatto nel 2012 – si sarebbe attinto per le immissioni in ruolo degli anni a seguire) metteva nero su bianco che il 67,5% degli iscritti (160.157 su 237.252) risiedeva nel Mezzogiorno. E altri 33 mila docenti residenti in meridione, pari al 13,9% del totale iscritti, risultavano iscritti in province centro-settentrionali.Complessivamente, dunque, quasi l’82% era residente nel Mezzogiorno.

 

Senza piangere sul latte versato di una mancata programmazione che avrebbe potuto prevenire in parte la situazione attuale, due dati bastano a inquadrare oggi il fenomeno a colpo d’occhio, con riferimento al primo ciclo di istruzione: solo il 37% degli studenti italiani risiede al sud, Isole incluse (18 anni fa era il 47%); mentre ben il 78% dei docenti coinvolti in questa tornata di trasferimenti è nato nel meridione.

Due macro numeri che rendono chiaro lo sbilancio della scuola italiana, che può essere rappresentata come una grande nave con un carico molto più pesante a prua (il nord del paese, con un numero di studenti in crescita), che fa scivolare gradualmente verso la prua una quota crescente del personale, collocato in misura preponderante a poppa (al sud), dove per motivi sociali il pubblico impiego in generale e la scuola in particolare rappresentano, soprattutto per le donne, opzioni inevitabilmente prioritarie.

 

A nostro avviso la nave non potrà raddrizzarsi con alcun algoritmo, ma, in parte, solo con misure a lungo termine di cui si parla in questo studio. Ma vediamo prima nel dettaglio i fenomeni alla radice dello storico spostamento del baricentro della scuola italiana.

 

 

 

Quel calo demografico che ha indebolito l’offerta nel Meridione

Negli ultimi decenni,proprio nel Mezzogiorno, si è verificato un fenomeno demograficoche ha ridotto l’offerta: la popolazione scolastica è andata diminuendo. Meno studenti, meno classi attivate, e meno personale docente.

Confrontando i dati degli alunni iscritti nelle scuole del primo ciclo nel 1997-98 con quelli degli anni successivi, risulta una flessione costante che, riferita all’anno in corso, dà i seguenti esiti.

Nel 97-98 gli alunni di scuola primaria e di I grado erano in tutto 4.358.432, di cui 2.032.338 nelle scuole del Sud e delle Isole (46,6%); quest’anno sono stati in tutto 4.233.442, di cui 1.586.589 nel Mezzogiorno (37,5%). Il Mezzogiorno quest’anno ha quindi sfiorato il mezzo milione di alunni in meno rispetto a 20 anni fa con un decrementocomplessivo del 22%, pari ad oltre un quinto della sua potenziale offerta.

Nello stesso periodo il numero degli alunni del Centro-Nord è aumentato di anno in anno (grazie anche all’apporto non indifferente di alunni stranieri), fino a far registrare quest’announa differenza in piùdi 320.809 alunni rispetto al 97-98, pari a un incremento di circa il 14%, con conseguente graduale aumento, di anno in anno, del numero delle classi e degli organici.

 

 

Numero alunni I ciclo a.s. 97-98   Numero alunni I ciclo a.s. 2015-16  
              Differenze %
NORD OVEST 919.658 21,1%   1.083.712 25,6%   164.054 18%
NORD EST 665.902 15,3%   740.882 17,5%   74.980 11%
CENTRO 740.484 17,0%   822.259 19,4%   81.775 11%
TOTALE CENTRO-NORD 2.326.044 53,4%   2.646.853 62,5%   320.809 14%
SUD 1.378.914 31,6%   1.080.927 25,5%   -297.987 -22%
ISOLE 653.474 15,0%   505.662 11,9%   -147.812 -23%
TOTALE SUD-ISOLE 2.032.388 46,6%   1.586.589 37,5%   -445.799 -22%
TOTALE NAZIONALE 4.358.432 100,0%   4.233.442 100,0%   -124.990 -3%
                 
Elaborazione Tuttoscuola su dati Miur            

 

 

La propensione ad insegnare non è omogenea sul territorio

Se a fronte di questo imponente fenomeno demografico ci fosse un’offerta di docenti equilibrata sul territorio, l’incidenza sarebbe comunque notevole. Ma non è così. La distribuzione di chi aspira ad insegnare è fortemente sbilanciata in senso inverso (cioè molto alta al sud e fiacca al nord) e amplifica enormemente il mismatch tra domanda e offerta sul territorio.

Prendiamo i dati dei docenti trasferiti in questi giorni, di cui si conosce la provincia di nascita: risulta nato nel Mezzogiorno (Sud e Isole) il 78% dei docenti trasferiti (l’82% dei maestri di primaria e il 71% dei professori di scuola media).

È la fotografia di un fenomeno sociale che, per quanto riguarda questa ultima generazione di docenti immessi in ruolo, presenta un quadro inequivocabile e drammatico: nelle ultime leve di insegnanti entrati nei ruoli statali quasi otto docenti su dieci sono meridionali e i restanti due sono nati al centro-nord.

È una conferma che il Mezzogiorno, da decenni avaro di posti di lavoro, privilegi come valvola di sfogo occupazionale l’insegnamento, mentre i giovani delle altre aree territoriali sembrano non prioritariamente interessati a questa professione, grazie forse a più favorevoli offerte di lavoro locali.

 

 

 

Emigrazione forzata dal Mezzogiorno

Ma per tanti docenti meridionali c’è posto a casa loro? Improbabile.

E, come nei primi decenni del dopoguerra i lavoratori meridionali migravano in cerca di occupazione verso il triangolo industriale del nord, ora molti lavoratori della scuola del Mezzogiorno, a causa dell’insufficienza dipostisono costretti ad accettareuna sedefuori regione.

Per questi docenti, alla vigilia dei trasferimenti, quanti posti-sedi erano effettivamente disponibili nel Mezzogiorno?

Su 40.453 sedi disponibili assegnate con i trasferimenti(25.754 nella primaria e 14.799 nel I grado) soltanto14.192 erano nelle regioni del Mezzogiorno (8.208 nella primaria e 5.984 nella secondaria di I grado), pari al 35% del totale (come si vede una percentuale simile a quella del numero di studenti): soltanto un terzo delle sedi, dunque, era disponibile per accogliere le domande di trasferimento dei docenti meridionali.

Ma i docenti meridionali erano tanti quante le sedi disponibili? Erano forse il 35% del totale come il 35% delle sedi? Niente affatto.

I docenti che risultano nati in province meridionali (e si presume in massima parte ivi residenti) sono 30.692, pari al 78% del totale.

Come può il 35% delle sedi accogliere il 78% dei docenti? Più precisamente, come possono 14.192 sedi accogliere 30.692 insegnanti? Neanche Einstein avrebbe potuto inventare un algoritmo in grado di risolvere un’equazione del genere.

 

 

Troppi docenti per pochi posti nel Mezzogiorno

Già in partenza, prima dei trasferimenti, si sapeva che tra i docenti del Mezzogiorno, nella migliore delle ipotesi,16.500 di loro non avrebbero trovato posto in regione.

In Sicilia erano disponibili 3.521 posti a cui aspiravano 9.853 docenti; nella migliore delle ipotesi ne sarebbero stati esclusi 6.332.

In Campania vi erano 4.169 posti disponibili per 9.697 docenti campani: 5.528 di loro non avrebbero trovato posto.

In tutte le regioni del Mezzogiornoera maggiore il numero dei docenti rispetto al numero dei posti disponibili.

Regioni Posti disponibili Docenti meridionali Eccedenze di docenti
Sicilia 3.521 9.853 6.332
Campania 4.169 9.697 5.528
Puglia 2.486 4.027 1.541
Calabria 1.453 3.738 2.285
Abruzzo 894 1.017 123
Sardegna 937 996 59
Basilicata 442 962 520
Molise 290 402 112
Mezzogiorno 14.192 30.692 16.500

Elaborazione Tuttoscuola su dati Miur

 

 

Al Centro-Nord oltre 17 mila posti virtualmente disponibili

Mentre nel Mezzogiorno i 14 mila e 200 posti disponibili erano ampiamente insufficienti ad accogliere migliaia di docenti meridionali, costretti, quindi, ad emigrare, in tutte le regioni del Centro-Nord invece avviene esattamente il contrario: più posti da coprire che docenti da assegnarvi.

In Lombardia, ad esempio, prima di avviare la mobilità, erano disponibili 6.211 sedi ed erano presenti (nati e forse anche residenti) 1.633 docenti, con una eccedenza virtuale di oltre 4.500 posti.

Nel Lazioerano disponibili 5.872 posti ed erano presenti (nati e forse anche residenti) 1.843 docenti laziali, con una eccedenza virtuale di oltre 4.000 posti.

In Emilia 3.366 posti per 696 docenti nati nel territorio regionale (e quasi 2.700 posti virtualmente scoperti); nel Veneto 1.800 posti scoperti, in Toscana 1.900, in Piemonte quasi 1.200, e così via.

Regioni Posti disponibili Docenti centro-settentrionali Eccedenze di posti
Lombardia 6.211 1.633 -4.578
Lazio 5.872 1.843 -4.029
Emilia R. 3.366 696 -2.670
Veneto 2.871 1.048 -1.823
Toscana 2.622 728 -1.894
Piemonte 2.085 858 -1.227
Marche 1.083 898 -185
Liguria 914 379 -535
Umbria 696 375 -321
Friuli VG 641 275 -366
Centro-Nord 26.361 8.733 -17.628

Elaborazione Tuttoscuola su dati Miur

Come era prevedibile, sui posti delle regioni centro-settentrionali, per una compensazione fisiologica, sono arrivati quei docenti meridionali che a migliaia dovevano trovare una sede (su posto comune o di sostegno).Ma c’è stato un altro effetto, e non è stato gradevole.

 

 

La legge del cuculo nei trasferimenti interprovinciali

Per capire il meccanismo della mobilità degli insegnanti – frutto della contrattazione integrativa tra Miur e sindacati rappresentativi – occorre tener presente che, mentre per i trasferimenti ordinari, come è sempre avvenuto, i titolari di sede che volevano trasferirsi potevano chiedere al massimo 20 preferenze (15 nel settore della secondaria), i neo-immessi in ruolo con la legge 107/15 (che nell’anno scolastico appena concluso hanno prestato servizio in una sede provvisoria), tutti in attesa di sede definitiva, hanno potuto esprimere fino a 100 preferenze, cioè tante quante sono le province.

In considerazione del fatto che i neo-immessi in ruolo non hanno una sede di titolarità, non hanno una sede da cui partire: hanno soltanto una sede a cui arrivare, comunque.

I docenti obbligati al trasferimento portano in dote un punteggio determinato da anzianità di servizio, esigenze di famiglia (es. ricongiungimento alla famiglia, figli minori o meno, etc), titoli culturali generali. Più punti, maggiore probabilità di ottenere la sede gradita o vicina, secondo l’ordine di preferenza espresso.

 

Poiché la mobilità degli insegnanti avviene, quindi, secondo regole che prevedono attribuzioni di punteggi per requisiti personali e professionali ed escludono barriere tra regioni e regioni, può capitare, ed è puntualmente capitato, che, secondo la “legge del cuculo” – l’uccello che occupa il nido di altri uccelli – migliaia di docenti che non hanno trovato posto nella regione di residenza hanno occupato posti nelle regioni limitrofe o in altre non viciniori.

In queste ultime regioni è avvenuto un fenomeno analogo con docenti che, non trovando posto in casa loro anche per l’arrivo di esterni, hanno occupato altri “nidi” in altre regioni. Così, di ‘cuculo’ in ‘cuculo’, si è prodottouna specie di tsunami, che ha provocato onde migratorie di ogni tipo di regione in regione con effetti spesso sgradevoli per tanti insegnanti, compresi quelli delle regioni centrali e settentrionali, scalzati dai posti del loro territorio e costretti ad emigrare lontano a causa di punteggi personali sfavorevoli.

Al termine di questo tsunami, mediamente soltanto il 46% ha trovato soddisfazione con un posto nella propria regione: gli altri, si sono trovati fuori regione.

Ma, rispetto alla media nazionale, ovviamente la percentuale di docenti meridionali trasferiti in altre regioni è stata notevolmente più bassa rispetto a quella dei colleghi centro-settentrionali.

Mediamente soltanto il 38% di docenti meridionali, infatti, ha trovato sede nella propria regione, mentre il 62% è rimasto fuori.

Al contrario, il 74% dei docenti nati nel Centro-Nord è rimasto nella propria regione, mentre il restante 26% è stato trasferito fuori regione.

 

Regioni % docenti rimasti in regione % docenti trasferiti fuori regione
Basilicata 28,9% 71,1%
Calabria 30,4% 69,6%
Sicilia 32,9% 67,1%
Campania 37,8% 62,2%
Molise 40,5% 59,5%
Puglia 45,6% 54,4%
Abruzzo 57,8% 42,2%
Sardegna 78,7% 21,3%
Mezzogiorno 38,1% 61,9%

Elaborazione Tuttoscuola su dati Miur

Regioni % docenti rimasti in regione % docenti trasferiti fuori regione
Lazio 84,3% 15,7%
Veneto 83,9% 16,1%
Toscana 81,3% 18,7%
Emilia R. 78,2% 21,8%
Friuli VG 77,1% 22,9%
Umbria 76,3% 23,7%
Lombardia 72,0% 28,0%
Piemonte 62,2% 37,8%
Liguria 56,2% 43,8%
Marche 55,5% 44,5%
Centro-Nord 74,3% 25,7%

Elaborazione Tuttoscuola su dati Miur

 

Lo tsunami, come si vede, ha lasciato il segno ovunque.

Alcuni dati a livello provinciale evidenziano ancora di più il fenomeno. Prendiamo il caso di Napoli, dove 3 maestri della scuola primaria su 4 sono stati trasferiti fuori regione.

 

 

 

Effetto trasferimenti (esempi)

città settori sedi nella provincia totale docenti doc. trasferiti in sedi della provincia altri doc. trasferiti in regione altri doc. trasferiti fuori regione
Napoli primaria 1.175 3.842 848 22,1% 109 2,8% 2.885 75,1%
second. I gr. 1.048 1.327 713 53,7% 107 8,1% 507 38,2%
totale 2.223 5.169 1.561 30,2% 216 4,2% 3.392 65,6%
Palermo primaria 512 1.426 307 21,5% 88 6,2% 1.031 72,3%
second. I gr. 359 714 212 29,7% 61 8,5% 441 61,8%
totale 871 2.140 519 24,3% 149 7,0% 1.472 68,8%
Bari primaria 566 846 461 54,5% 46 5,4% 339 40,1%
second. I gr. 328 550 206 37,5% 41 7,5% 303 55,1%
totale 894 1.396 667 47,8% 87 6,2% 642 46,0%
Milano primaria 2.046 222 53 23,9% 31 14,0% 138 62,2%
second. I gr. 705 373 212 56,8% 56 15,0% 105 28,2%
totale 2.751 595 265 44,5% 87 14,6% 243 40,8%
Torino primaria 892 251 101 40,2% 18 7,2% 132 52,6%
second. I gr. 390 195 95 48,7% 12 6,2% 88 45,1%
totale 1.282 446 196 43,9% 30 6,7% 220 49,3%

 

Elaborazione Tuttoscuola su dati Miur

 

 

Non si risolve lo squilibrio domanda-offerta con un nuovo algoritmo

Questa migrazione forzata è conseguenza degli squilibri occupazionali della domanda-offerta sul territorio nazionale ed emerge in modo così evidente forse per la prima volta, anche se da anni in modo graduale e silenzioso era già in atto in modo diffuso.

Già l’anno scorso, in occasione dell’assegnazione di sede dei neo-immessi in ruolo con il Piano straordinario di assunzione vi erano stati segnali eloquenti dello sconquasso. Però moltissimi immessi in ruolo erano stati confermati nella sede avuta in supplenza in quei giorni e tutto era stato rinviato all’anno successivo. E l’anno successivo ora è arrivato e il problema – tenuto non nascosto o ignorato – è esploso in tutta la sua virulenza.

L’algoritmo ha fatto emergere più chiaramente un fenomeno sociale, sotterraneo ma non troppo, che sta caratterizzando da anni la nostra scuola.

Il disagio personale e familiare di chi ne viene coinvolto è enorme e richiede soluzioni strutturali. Ma parlare ora di deportazione o esodo forzato è fuori luogo, come dimostrano i numeri esposti.

L’eventuale rimodulazione dell’algoritmo potrà forse ridurre od eliminare le situazioni patologiche estreme, ma non cambierà la sostanza del pesante squilibrio domanda-offerta.

Per quanto riguarda la situazione attuale dei docenti trasferiti, una volta eliminati gli errori (se ci sono) prodotti dall’algoritmo, il problema dunque resta.

Se anche i prossimi trasferimenti della secondaria di II grado confermeranno, come temiamo, il fenomeno dello tsunami che ha coinvolto questa ultima generazione di neo-immessi in ruolo, sarà necessario, fuori da ogni populismo o protesta demagogica, ripensare a fondo ad una nuova programmazione di domanda-offerta nel sistema scolastico.

 

 

Ma al Sud il mito dell’impiego pubblico attraversa la storia d’Italia. Servono soluzioni lungimiranti

Per capire quanto complessa e a più variabili potrebbe essere la riprogrammazione della domanda-offerta di insegnanti per il sistema scolastico italiano occorre tenere presente la storica propensione dei diplomati e laureati italiani del Sud a privilegiare l’impiego pubblico anche prima della formazione dello Stato unitario: un fenomeno notato (e pesantemente criticato per il suo significato di disimpegno da attività che comportano rischi) da Vincenzo Cuoco già agli inizi dell’800, poi sviluppatosi dopo il 1861 con la formazione degli apparati burocratici e amministrativi del Regno d’Italia (magistratura, prefetture, polizia, guardia di finanza, provveditorati alle opere pubbliche e agli studi, e anche insegnanti, specie di scuola secondaria).

Un fenomeno, dunque, che ha radici secolari, dovuto in parte – come sostenuto da buona parte della letteratura scientifica meridionalista, da Guido Dorso a Pasquale Saraceno – alle caratteristiche del contesto socioeconomico del Sud, non favorevole allo sviluppo di attività imprenditoriali richiedenti in loco competenze di livello formativo superiore di tipo tecnico-scientifico,  e in parte alla sua forte stratificazione sociale, all’interno della quale, per le classi medio-alte, l’impiego pubblico costituiva una scelta prioritaria e soddisfacente anche in termini di prestigio sociale e professionale.

I concorsi per le Pubbliche Amministrazioni, e anche quelli per insegnare nella scuola statale, erano fino a pochi decenni fa rigorosamente nazionali, e quindi era considerato normale raggiungere la sede di destinazione ovunque essa fosse. E questo è stato il destino, accettato spesso di buon grado, di generazioni di maestri e prof meridionali, di liceo ma anche universitari. Basti ricordare, andando indietro nel tempo, il salernitano Abbagnano a Torino, il siciliano Gentile a Pisa e Firenze.

La forte resistenza che stanno opponendo molti degli attuali ‘assegnati’ ad ambiti lontani da quelli di residenza è dovuta probabilmente alla loro età mediamente superiore a quella dei vincitori dei concorsi di un tempo, e all’ulteriore crescita della componente femminile tra i docenti: un conto è vincere un concorso a trent’anni e costruirsi un percorso di vita anche a mille chilometri di distanza dal luogo di nascita e di residenza, ben altra cosa è essere una insegnante quarantenne sposata e con figli, e doversi spostare lontano da casa senza avere troppe speranze di ottenere un trasferimento o un avvicinamento in tempi ragionevolmente brevi.

 

Come uscire dall’impasse? Nell’immediato (cioè a settembre 2016) ci sembra che ci sia poco da fare, salvo correggere gli eventuali errori dovuti al mal funzionamento dell’algoritmo ma – sia chiaro – senza privilegiare o danneggiare nessuno, cioè senza tornare alle pratiche di sottogoverno di un tempo.

A breve-medio termine, cioè nel corso dell’anno scolastico che sta per iniziare e subito dopo, l’unica via percorribile, considerata la persistenza al Sud di fenomeni come la dispersione e gli scadenti risultati nei test Invalsi e Pisa, ci sembra quella che Tuttoscuola ha suggerito ormai da tempo (almeno dalle ‘Sei idee’ del settembre 2013), e che il governo sembra sia pur timidamente orientato a imboccare: tenere aperte le scuole (non solo d’estate o occasionalmente), incentivare il tempo pieno nel Sud, intervenire con piani integrati straordinari nelle aree a rischio. Vale a dire, nessuna forma di assistenzialismo, ma investimenti in maggiori servizi, da valutare scrupolosamente e con il pieno coinvolgimento degli interessati in modo da misurarne il tasso di ritorno.

Tutto ciò potrebbe portare nel giro di 1-2 anni alla redistribuzione di buona parte di quei posti assegnati ‘fuori sede’. Ma certo, occorre che il governo decida di investire nella scuola del Sud anche in termini di formazione ad hoc dei docenti da impegnare nei piani straordinari anti-dispersione e nelle altre iniziative (tempo pieno e scuole aperte). D’altra parte è dimostrato che nel medio-lungo periodo l’investimento in istruzione (che non è la ‘spesa’ per l’istruzione) è quello che ha un migliore ritorno dal punto di vista non solo economico ma anche sociale.

Mobilità nella primaria: ma la specializzazione non è classe di concorso

da tuttoscuola.com

Mobilità nella primaria: ma la specializzazione non è classe di concorso

Nei trasferimenti dei docenti che tanto stanno facendo discutere in questi giorni con polemiche per presunti errori, c’è una strana anomalia relativa alla specializzazione di lingua inglese nella scuola primaria.

Mentre nella scuola secondaria l’insegnamento dell’inglese è individuato con una precisa classe di concorso, nella scuola primaria, invece, la specializzazione in inglese è soltanto un requisito che taluni insegnanti, titolari di posto comune, aggiungono al requisito di base.

La specializzazione non è, dunque, una classe di concorso, tanto che non è nemmeno compresa tra le nuove classi di concorso definite nel dicembre scorso e non è nemmeno stata inserita nei concorsi che si stanno svolgendo in questi mesi.

Insomma la specializzazione in inglese nella primaria è un di più, non è altro rispetto al posto comune.

Ma cosa succede se l’algoritmo considera quella specializzazione come una classe di concorso?

Succede che se qualcuno degli 891 docenti trasferiti su un posto di specializzazione di inglese (sigla IL) ha indicato come prima preferenza un posto di inglese, viene trasferito lontano, là dove il sistema individua un posto libero di quel tipo, anche se con lo stesso punteggio avrebbe potuto occupare un posto comune vicino a casa.

Non sappiamo quanti casi del genere si siano verificati; almeno un caso, comunque, c’è ed è quello di un’insegnante romana che avendo indicato prioritariamente la specializzazione in inglese, invece di essere trasferita vicino a casa e forse addirittura a Roma dove risiede, si è trovata trasferita a Gorizia. E ora rimpiange di essersi specializzata, a meno di un ripensamento dell’algoritmo.