Nomine

Accademia di Brera,Giannini nomina Livia Pomodoro nuova Presidente
Alla “Silvio D’Amico” arriva Salvatore Nastasi
Accademia Nazionale di Danza,Giulio Vesperini Commissario straordinario

L’ex Presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, è la nuova Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Salvatore Nastasi, già Direttore Generale per lo Spettacolo dal Vivo del Mibact (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo), è il nuovo Presidente dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Mentre il professor Giulio Vesperini è stato nominato come Commissario straordinario dell’Accademia Nazionale di Danza.
Lo prevedono i decreti di nomina firmati dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, che augura “buon lavoro” ai neo Presidenti e al Commissario.
Per l’Accademia di Brera la nomina di Pomodoro decorre dal prossimo 18 novembre. Il mandato ha una durata di tre anni. Nastasi entra in carica con effetto immediato dalla firma del decreto. Si tratta anche in questo caso di un incarico triennale. La nomina di Vesperini, ordinario di Diritto Amministrativo, decorre dal 1° settembre 2016. Il commissario dovrà assicurare il regolare avvio del nuovo anno accademico e proporre e sottoporre al Consiglio di Amministrazione gli atti necessari per procedere all’indizione delle nuove elezioni del Direttore. In particolare, il commissario dovrà sottoporre all’approvazione del CdA sia la modifica dello Statuto dell’Accademia, che dovrà introdurre “una compiuta disciplina dei requisiti per la carica di Direttore idonea a consentire una adeguata selezione della platea dei potenziali candidati alla carica”, sia l’adozione del Regolamento per l’elezione del Direttore. L’incarico di Vesperini scadrà il 31 dicembre 2016.

Se gli esami non finiscono mai

da la Repubblica

Se gli esami non finiscono mai

In questo periodo la scuola fa discutere per il maggior numero di voti alti alla maturità tra gli studenti meridionali e per i trasferimenti dei docenti dal Sud al Nord

Ilvo Diamanti

IN TEMPI di vacanze scolastiche, la scuola resta, comunque, un argomento di discussione. Nelle famiglie e nella vita quotidiana. D’altronde tutti hanno figli, nipoti, parenti che studiano. Frequentano scuole di vario ordine e livello. E, parallelamente, molti sono gli insegnanti. Così non sorprendono le polemiche che “accendono” questa pausa estiva. Fra un anno scolastico e l’altro. Riguardano, in primo luogo, i voti conseguiti alla maturità dagli studenti. In secondo luogo, i trasferimenti dei docenti, nella scuola primaria e nella scuola secondaria. In entrambi i casi, il “terreno” (letteralmente) del contendere coinvolge la storica differenza, meglio, frattura fra Nord e Sud.

Nel caso dei voti attribuiti negli esami di maturità, infatti, è emerso un evidente squilibrio di punteggi favorevoli, a tutto vantaggio del Mezzogiorno. I dati diffusi dal ministero dell’Istruzione, infatti, hanno sottolineato una vera crescita di 100 e lode, soprattutto a Sud. In Puglia, Campania, Sicilia. Tutte al di sopra della media nazionale. Mentre le principali regioni del Nord e del Centro – Lombardia, Veneto, Toscana – risultano indietro nella graduatoria nazionale. Si tratta di dati che contrastano con le indagini di Ocse Pisa e con i test Invalsi, a cui sono sottoposti gli studenti per verificarne il livello di apprendimento. In questo caso, infatti, si ripropone il divario fra Nord e Sud. Ma in senso inverso. In quanto le regioni del Sud ottengono risultati peggiori rispetto a quelle del Nord.

Come si spiega questa prospettiva rovesciata? Al di là delle riserve sui criteri adottati nei test di verifica dei livelli di apprendimento, appaiono legittime le perplessità sui metri di valutazione adottati dai docenti. In base al contesto. Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, alcuni giorni fa, ha sostenuto la tesi che “i professori del Sud, per una sorta di solidarietà meridionale basata sul comune sentimento di emarginazione e di abbandono, abbiano verso gli studenti la manica un po’ più larga”. Questa disparità di giudizi, peraltro, condiziona anche i canali di reclutamento, soprattutto nel pubblico impiego. Dunque, nella stessa scuola. Dove il punteggio ottenuto nella maturità assume importanza.

Si spiega anche così l’altra questione che scuote la scuola, in questo periodo. Riguarda l’assegnazione degli incarichi agli insegnanti, da parte del ministero. Un provvedimento che prevede numerosi trasferimenti. In larga misura, dal Sud verso il Nord. Al proposito, alcuni docenti e sindacalisti hanno parlato di “deportazione coatta”. Tuttavia, le ragioni di questo “esodo” sono ben chiarite in un recente Focus preparato da Tuttoscuola. Che apre rammentando: “Lo spostamento del baricentro della scuola italiana: più studenti e più posti al Nord, sempre meno al Sud, dove però risiede l’80% di chi vuole insegnare”. Così, ha commentato, ancora, Stella: “Non potendo spostare scuole e studenti, devono spostarsi i docenti”.

Queste polemiche intorno alla scuola riflettono le questioni storiche che attraversano il Paese. Anzitutto: la tensione fra Nord e Sud. In altri termini: la “questione meridionale”. Tuttavia, tanta attenzione richiama, anzitutto, l’importanza della Scuola, per gli italiani. Non solo sul piano dell’organizzazione sociale, ma, prima ancora, della “reputazione” dei cittadini. La Scuola, infatti, è al terzo posto fra le istituzioni più stimate, secondo il rapporto “Gli italiani e lo Stato” realizzato, nel 2016, da Demos per la Repubblica. Riscuote, infatti, la fiducia del 56% dei cittadini. Superata solamente da papa Francesco e dalle forze dell’ordine. E gli insegnanti della Scuola pubblica, a loro volta, risultano tra le figure professionali che dispongono di maggiore prestigio sociale. Per primi, i “docenti universitari”, superati solo dai medici. Quindi, gli insegnanti delle scuole elementari, superiori e medie. Ottengono, tutti, un credito superiore al 55%. In crescita significativa, negli ultimi anni. Segno che la scuola, per quanto criticata, per gli italiani, conta molto. Come, d’altronde, gli insegnanti. In tutte le aree del Paese. Nel Sud, infatti, la fiducia nei loro riguardi risulta superiore alla media nazionale. Ciò si spiega, a mio avviso, per la loro “funzione sociale”. L’istruzione. Spesso svalutata, a parole. Mentre, nella realtà, gode di grande reputazione. Anche per questo ai “professionisti” della cultura e dell’istruzione è richiesta mobilità territoriale. Il problema, semmai, è che la considerazione sociale e il prestigio professionale non sono sostenuti adeguatamente dal punto di vista delle condizioni normative e di reddito.

Io, comunque, per insegnare, da 26 anni mi reco a Urbino. In auto. Da Vicenza. Con cadenza settimanale. Certo, un paio d’anni fa mi sarei potuto avvicinare. Ma ho preferito restare. Perché, nel tempo, ho “cresciuto” una scuola, con alcuni studiosi e ricercatori di valore. E perché mi trovo bene. Naturalmente, me lo posso permettere. Perché la mobilità “settimanale” non mi sarebbe possibile se insegnassi alle scuole medie o alle superiori. Tuttavia, insegnare, fare ricerca, scrivere sui giornali, insomma, poter fare quel che mi piace, nonostante la fatica: è un privilegio. Che io stesso ho “coltivato”. Perché le valutazioni scolastiche contano. Ma non sanciscono il nostro destino. Per anni, a Padova, alla facoltà di Statistica, ho potuto seguire i lavori di Lorenzo Bernardi. Che se n’è andato, troppo presto. Si occupava, in particolare, dei percorsi scolastici-professionali. Dalle sue ricerche ho appreso che non c’è una relazione stretta e diretta fra il successo scolastico alle Scuole superiori e le performance in ambito professionale. Ma, francamente, me n’ero convinto prima. Anche senza condurre studi specifici. D’altronde, io e Gian Antonio Stella abbiamo fatto il liceo insieme. Per tre anni siamo stati vicini di banco. E agli esami di maturità siamo usciti, entrambi, con un voto basso. Fra i peggiori.

Ci siamo rifatti più avanti. Perché gli esami, come ha scritto il grande Eduardo, non finiscono mai. Per fortuna.

Assegnazioni provvisorie a settembre, intanto si deve prendere servizio nella scuola di titolarità

da La Tecnica della Scuola

Assegnazioni provvisorie a settembre, intanto si deve prendere servizio nella scuola di titolarità

Quest’anno, dopo molti anni che non accadeva, le assegnazioni provvisorie saranno disposte nella prima metà di settembre, nel frattempo si dovrà prendere servizio nella scuola di titolarità.

Le domande di utilizzazione e assegnazione provvisoria sono state presentate in due tempi, per la scuola dell’infanzia e per la primaria scadranno il prossimo 18 agosto 2016, mentre per la scuola secondaria si potranno presentare dal 18 al 28 agosto 2016.

Tra la presentazione delle istanze, la pubblicazione delle graduatorie e l’esame dei ricorsi, di solito passano anche 15 giorni, per cui le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie per infanzia e primaria potrebbero essere disposte entro la prima settimana di settembre, mentre per la scuola secondaria si arriverà anche alla seconda settimana di settembre. In buona sostanza appare chiaro che le assegnazioni provvisorie, almeno che non si rispettino i tempi della pubblicazione delle graduatorie provvisorie e poi dopo la valutazione dei ricorsi, quella delle definitive, avverranno dopo il primo di settembre  2016. Per la scuola secondaria questo appare ovviamente scontato.

In tal caso a tutti quei docenti che ci chiedono: “Ho fatto domanda di assegnazione provvisoria per ricongiungermi ai miei familiari nella provincia della loro residenza, posso attendere l’esito dell’assegnazione prima di prendere servizio nella scuola dove verrò assegnato per l’anno scolastico 2016/2017?”. La risposta a questa domanda è negativa. Il docente che aspira alla assegnazione provvisoria, qualora questa venga disposta a settembre (come appare molto probabile che accada), dovrà nel frattempo prendere servizio nella scuola dove è titolare o dove è stato chiamato per un triennio dall’ambito di titolarità.

Per fare un esempio esplicativo: “la docente X, titolare in A025 nell’ambito 23 di Milano, chiede assegnazione provvisoria per la provincia di Cosenza. Il giorno 1 settembre 2016, la docente X dovrà assumere servizio nella scuola dove è stata incaricata o per chiamata diretta del Ds o per assegnazione d’ufficio, svolgere il proprio servizio in tale scuola, fino a quando non uscirà l’esito delle assegnazioni provvisorie. Se avrà ottenuto l’assegnazione potrà lasciare la scuola dell’ambito 23 di Milano e scendere nella scuola della provincia di Cosenza dove è stata assegnata”.

Molti docenti stanno protestando contro questa procedura, perché sarebbe molto costosa in termini economici, spostarsi per prendere servizio per qualche giorno e poi eventualmente tornare a casa per l’assegnazione provvisoria. Chissà se tali proteste porteranno a qualche nota Miur che consenta la presa di servizio per questi docenti, dopo gli esiti delle assegnazioni provvisorie. Normativamente non sarebbe possibile, ma in Italia tutto può accadere.

Controlli sulla chiamata diretta: ci vorrebbe un esercito di ispettori

da La Tecnica della Scuola

Controlli sulla chiamata diretta: ci vorrebbe un esercito di ispettori

Il Ministro parla di controlli sulle procedure di chiamata diretta: verranno messi a confronto PTOF e avvisi dei dirigenti scolastici.

L’annuncio del Ministro sui controlli che verranno effettuati non convince molto perchè non si comprende con quali strumenti e con quali modalità potranno operare gli Uffici regionali.
Intanto c’è un primo problema, quello dei numeri.
In Lombardia ci sono all’incirca 1100 scuole, in Campania 1000, nel Lazio più di 700: supponendo che il controllo riguardi anche soltanto un quarto delle scuole le verifiche da fare sarebbero almeno 250 in ciascuna delle regioni più estese e quasi 200 nel Lazio.
Il controllo dovrebbe riguardare la congruenza degli avvisi con i contenuti di PTOF, RAV e Piani di miglioramento. Per ogni scuola bisognerà leggere qualcosa come 200 pagine di documentazione.
Ma a chi saranno affidati questi controlli? E’ da escludere che possano essere fatti dal personale amministrativo degli Uffici regionali o provinciali dal momento che per rilevare eventuali incongruenze sono necessarie specifiche competenze di natura tecnica.
Le verifiche, dunque, potrebbero essere condotte dagli ispettori (o meglio dai dirigenti tecnici) che però, come è noto, sono in numero ampiamente insufficiente già rispetto all’ordinaria amministrazione.
L’annuncio del Ministro si presenta come una delle “grida” di manzoniana memoria che non come un indirizzo operativo rivolto agli uffici periferici della Amministrazione scolastica.

Trasferimenti: continua la protesta

da La Tecnica della Scuola

Trasferimenti: continua la protesta

Ancora trasferimenti dei docenti sardi lontano dall’isola e nuove proteste: non pare esserci una tregua accettabile sulla delicata questione dei movimenti dei docenti.

Con le e-mail arrivate ieri agli insegnanti delle scuole superiori si è conclusa la fase della ‘mobilità’. Molti professori sardi ci sono rimasti male: tra le destinazioni anche Lombardia, Piemonte e Abruzzo. La speranza di salvarsi e restare in Sardegna ora è legata all’accoglimento della domanda di assegnazione provvisoria.

“La scuola ė una cosa seria. La mobilità costringerà altri docenti sardi a preparare la valigia e partire”, attacca una docente tre i leader della mobilitazione con il ‘comitato delle valigie’, aggiungendo: “La protesta andrà avanti e siamo pronti a manifestare a Roma con tutti i colleghi che hanno subito e subiranno le ingiustizie ed i danni di questa riforma.

Il Comitato delle valigie sarde si è unito nella protesta con il Comitato 8000esiliatifaseBGae, che riunisce i docenti del sud Italia anche loro costretti ad un massiccio esodo”.

Tanti i rimpianti: “Si sarebbe potuto fare un semplice piano di immissioni in ruolo trasformando i posti di “organico di fatto” in posti di “organico di diritto”. Sarebbe bastato davvero poco, forse soltanto un pizzico di buon senso ma purtroppo anche quest’anno la scuola italiana non sarà per niente una…Buona scuola. Tutto ciò a discapito dei docenti, degli studenti e degli italiani”.