Innovare con il PNSD: architettura dell’educazione 2.0

Innovare con il PNSD: architettura dell’educazione 2.0

di Mariacristina Grazioli

 

Da Gutenberg alla Rete: l’impatto sui sistemi formativi

Il1455 e il 2016 sono due epoche assai  lontane in senso crono-storico, ma vicinissime per  gli elementi contigui e continui di similitudine innovativa. A ben vedere il modello culturale dopo l’avvento dei caratteri mobili si rinnova; allo stesso modo, Internet ha aperto gli orizzonti al punto che oggi è impossibile prescindere dal concetto di iper-connessione, funzionale al vivere quotidiano di ciascuno di noi.
Due rivoluzioni a confronto dunque, quella dell’avvento della stampa e quella del dominio della Rete: l’una apre alla riproduzione in serie della cultura millenaria custodita in spazi e tempi ristretti, mentre l’altra rivoluziona l’assetto tempo-spaziale dell’informazione. Entrambe richiamano ad una trasformazione epocale e rivoluzionaria, tanto necessaria quanto imprescindibile. Non è un caso se siano nati intelligenti studi sulle due rivoluzioni a confronto (1), che invitano ad una serena analisti storico-antropologica, assai necessaria per capire il senso e il significato delle portate innovative dei nuovi strumenti.

Sembra dunque che “innovare” sia connaturato al procedere storico e connesso alla disponibilità tecnologiche dell’epoca di riferimento.
In questa chiave di lettura, l’innovazione quale essenza del procedere storico-tecnologico, riveste i caratteri fondanti propri della ricerca metodologica e didattica e insiti tipicamente nell’area delle scienze della formazione.
Altresì innovare le organizzazioni che si occupano appunto di formazione, è carattere essenziale per procedere alla ridefinizione dell’impegno educativo dei sistemi scolastici.
Sarebbe infatti impensabile – cosa peraltro verificatasi anche con l’avvento dell’apprendimento diffuso grazie alla rivoluzione gutenberghiana – che la mission della scuola rimanga avulsa dal suo contesto socio-temporale di riferimento.
Ecco dunque nuovi scenari sfidanti nel contesto tecnocratico digitale di oggi. Tra questi spiccano gli assi portanti dell’innovazione strategica in ambito formativo: analizzare e promuovere le “global skills”, consentire un lavoro significativo sull’alfabetizzazione digitale (information literacy e digital literacy), anticipare il Futuro per condurre azioni significative finalizzate al successo formativo, anche per garantire una performance di sistema sempre disponibile al miglioramento continuo.
In questo scenario culturale, il Piano Nazionale Scuola Digitale ha avuto il merito di chiedere ai sistemi educativi di esercitare il cosiddetto pensiero “laterale”; una sorta di esercizio al cambiamento di rotta, dove la direzione per la soluzione del problema focalizzato deve lavorare su differenti percezioni e diversi punti di ingresso (2).
Nell’esercizio pertanto di una simbolica ricerca che conduca ad una “porta d’ingresso” praticabile verso l’innovazione, vediamo sinteticamente quali sono i punti di cardine da considerare.

Timori e dubbi: troppo Internet a scuola?

Il cambiamento fa paura perché prescinde dal conoscibile e ci espone all’ignoto.
L’allarme sui rischi della Rete riflette infatti questa sensazione collettiva. Si parla di “intossicazioni” da Internet e di collasso relazionale. “Chi diffonde e difende l’idea secondo cui il collegamento ad internet – come del resto tanti altri comportamenti dallo shopping alla sessualità, fino all’amore stesso – può generare dipendenza, fa uso in generale di una terminologia di tipo medico, e non a caso” (3). La medicalizzazione dei problemi senza serie azioni che conducano ad una incontrovertibile certezza scientifica, contribuisce a creare credenze e contrasta al sano scetticismo scientifico, peraltro buon bagaglio dell’intellettuale che si interroga con il senso del Dubbio (4) e dell’incertezza.
Occorre misurarsi con il reale che esiste, nei termini di consapevole volontà all’indagine, alla ricerca, all’analisi, alla confutazione reciproca nell’ambito di una comunità pensante che accede ai problemi con la giusta alfabetizzazione scientifica. No dunque ad ideologismi dimezzati da statistiche inutili e fuorvianti, e no a forme di oscurantismo che contraddicono la cultura dell’evidenza.
La scienza della formazione invita alla ricerca delle strade “laterali”, quelle che sviluppano il pensiero produttivo capace di dare letture di contesti complessi e non solo semplici risposte.
E’ così che l’analisi – cruda ed inevitabile – di un “internet” paragonato al nuovo Dio (5) è fonte di ispirazione e non di allontanamento per chi deve garantire l’accesso al potenziale formativo dei nuovi sistemi tecnologici.
Internet rappresenta il potere digitale e l’innovazione antropologica che ne consegue è già in atto.
Ciò può creare allarmi culturali e disorientamenti cognitivi ma è un passaggio necessario. Come educatori dobbiamo correre il rischio di perderci un po’ prima di orientare noi stessi e i nostri studenti, tanto che sperimentare una sorta di uscita laterale dalla solite comode vie e tracciare un sentiero innovativo può essere una strada vincente. Solo in questo caso, noi “adulti di riferimento”, avremo affinato quegli strumenti del mestiere che ci consentiranno di essere validi interlocutori – non per obbligo istituzionale, ma per autorevolezza culturale – con le nuove generazioni. Non vi è dubbio: rimarremo inevitabilmente immigrati digitali, ma saremo non contrapposti ai nostri utenti, sempre più nativi; invero, serenamente e consapevolmente, eserciteremo la nuova competenza di interfacciarci a tutti i livelli.

Nuovi scenari educativi: il PNSD

Il Piano Nazionale per la Scuola Digitale fa un po’ paura, per le ragioni sopra esposte e perché in un sistema strutturale che ancora lotta con aule pollaio e soffitti che cadono, sapere di essere considerati pure “digitali” destabilizza chi – a quanto pare molti – si dichiara ancora “gutenberghiano”.
Ciò che dobbiamo mettere al centro è perciò il termine “innovazione” e spostare un poco il termine “digitale”, relativizzarlo per certi versi, e così non cadere nelle credenze alimentate da una tendenza distorsiva all’iper-informazione, che attinge impropriamente delle statistiche pseudoscientifiche.
Di buone piste di lavoro il PNSD è pieno. E’ anche sano il fatto che si traduca in un documento che non ha la velleità di scandire per forza tutte le azioni – e sono molte – in altrettante ingorde libagioni didattiche. Possiamo pensare di assaggiarne un poco e avere il tempo necessario per digerire la logica innovativa. Non saremo infatti tacciati di “anti-digitalizzazione”; la resistenza al cambiamento d’altra parte è del tutto normale ed anzi rappresenta un passaggio necessario negli stadi che portano all’evoluzione. E’ poi indubbio che la motivazione normativa che attinge dall’obbligo di legge poco si lega all’idea politico-istituzionale del PNSD, perciò sarà altra la motivazione all’implementazione innovativa. Ma quale?

Le parole dell’innovazione strategica nel PNSD: i nuovi “designer didattici”

Ipotizziamo che lo scopo del PNSD sia l’area centrale dove fare convergere gli elementi di sintesi del sistema strategico che vogliamo implementare nella nostra organizzazione.
Non è automatico coglierne il senso immediato, perciò il percorso di scoperta e conoscenza delle potenzialità del documento ha bisogno di un approccio sistematico che possa sopravvivere all’impatto del digitale in una scuola a matrice ancora gentiliana.
Per prima cosa è necessario agire identificando le credenze (positive e negative), i valori (ossia ciò che è assolutamente importante) e determinare il focus (il raggio di azione ad effetto innovativo), per cui i quattro passaggi definiti dallo stesso Piano – Strumenti (i) – Competenze e contenuti (ii) – Formazione (iii) – Accompagnamento (iv) – si riassestano in una logica di processo strategico innovativo ad impatto sociale, prima ancora che scolastico.
Qualche sintetico esempio? Utilizziamo l’Azione #5 del PNSD: Processi didattici per l’integrazione degli ambienti digitali per la didattica e l’uso dei dispositivi individuali a scuola (6).
Lo scopo sta nella costruzione di nuovo designer didattico: un “de-signare” che consente la scoperta di un rinnovato processo di apprendimento, legato all’avvento del digitale diffuso.
Le credenze – in questo caso più positive che negative – si collocano nella dinamica di arroccamento della didattica tradizionale e trasmissiva che tende a “riempire ciò che è vuoto”. L’idea che la trasmissione tra docente e discente sia superata o comunque non più rispondente ai nuovi bisogni è percepita da tutti gli operatori scolastici, perché è di tutta evidenza che i linguaggi sono cambianti e sono cambiati i soggetti apprendenti.
Il valore che il processo di canvas innovativo scolastico strategico (*) ci descrive è appunto la centralità del contesto di apprendimento: qui l’idea che l’uso della strumentazione digitale individuale sia possibile, ed anzi auspicabile, sancisce definitivamente l’idea di un nuovo centro del processo stesso. Il focus ovviamente è strettamente connesso ai dispositivi individuali, alla loro delocalizzazione (dal personale al collettivo) e al riorientamento geografico del tessuto formativo che si stringe in una nuova rete di alleanze, sicché tutte le strumentazioni digitali si interfacciano in un contesto di scambio e valorizzazione. Quindi i dispositivi a funzione individuale, i dispositivi a funzione collettiva, i nuovi sistemi di gestione degli apprendimenti e i nuovi sistemi di comunicazione ed informazione finalmente dialogano e descrivono un prodotto nuovo di sintesi culturale che guarda agli Ambienti per la didattica digitale integrata e per la collaborazione (Azione #4).
La diversità degli interlocutori che interagiscono nel processo formativo è il fulcro di interesse della didattica digitale integrata, dove la creatività e le azioni connesse sono il nucleo delle azioni. Il contesto è l’ambiente di apprendimento in cui la diversità – prima letta come semplice differenza, poi come ricchezza etnografica – sa esprimere la propria potenzialità auto-creativa e collaborante.
La didattica collaborativa necessita di una forte vocazione sperimentale che deve essere nutrita dell’intera organizzazione. Si arriva alla diffusione delle pratiche attraverso un progresso aperto di confronto; perché, per esempio, non attivare una vera e propria piattaforma – prima fisica e poi virtuale – dove incrociare e tessere i contenuti, le progettazioni realizzate, le pratiche inclusive e quanto altro abbia valore per la comunità educante?
Tra gli step innovativi si potrebbero annoverare varie altre azioni:
a) un team di supporto e accompagnamento per i Consigli di classe per la progettazione di percorsi inclusivi attraverso la tecnologia digitale – una sorta di tutoring per la ricerca-azione;
b) azioni di contaminazione tra gli ambienti della scuola: nuove architetture formative che ridefiniscono classi, spazi comuni, laboratori, spazi individuali, spazi informali;
c) aggiornamento costante degli obiettivi del Piano di lavoro scolastico a “matrice sfidante” (sfida alla velocità dei cambiamenti – sfida alla rigidità mentale – sfida all’acquisizione delle competenze trasversali – sfida alla nuova geografia istituzionale con la ridefinizione del ruolo attivo dei giovani…);
d) rilettura degli scenari educativi con scelta e ridefinizione delle “chiavi per il futuro”, attraverso un orizzonte educativo LLL (life-long-learning) e LW (life-wilde);
e) attivazione di circuiti virtuosi per avvicinare le generazioni in ambito STEM (Science, Tecnology, Engineering, Arts end Mathematics) con sguardo attento alle opportunità di genere…
Il nuovo designer didattico assumerà l’aspetto di un “canvas” dove definire input ed output (*) per ogni Azione sia a livello micro (singolo studente – gruppo amicale formale ed informale – classe) che a livello macro (indirizzi di studio, istituti scolastici, reti di scopo e di ambito, comunità). Ecco la necessità di una mappa personale, collegiale ed istituzionale che sappia disegnare la sintesi di “contenuti complessi e articolati all’interno dell’universo comunicativo digitale, nel quale a volte prevalgono granularità e frammentazione” (7).
In un contesto di questo tipo, l’innovazione che il PNSD chiede alle organizzazioni scolastiche è la trasformazione della didattica.
Le aree di sviluppo saranno il learning by doing e il learning by experience, l’utilizzo del web come il media primario di ricerca e acquisizione dei contenuti del sapere, l’utilizzo della cultura “informale” dei nativi che espande l’uso del social network in fenomeni di apprendimento formale con compiti collaborativi tra pari, la manifestazione dell’identità individuale e progettuale con blog e social(8).
L’innovazione didattica digitale sa però riscoprire le radici: le teorie costruttiviste di Dewey e della Montessori – attraverso la rilettura più recente illuminata dalle scoperte neuroscientifiche – rappresentano bacini da cui attingere ancora a piene mani.
I nativi poi ci insegnano e assegnano alla cultura partecipativa un nuovo ruolo tra i vari gli stili di apprendimento. E’ così che “piuttosto che interpretare, configurano; piuttosto che concentrarsi su oggetti statici, vedono il sapere come un processo dinamico di co-costruzione; piuttosto che essere spettatori, sono autori e attori, personalizzando in questo modo l’apprendimento”(9).

L’innovazione strategica nel campo della formazione in epoca 2.0 è già presente e peraltro ben visibile con il suo designer digitale inconfutabile. Occorre un’opera di architettura scolastica culturale che sia concreta ed urgente, capace di decodificare i contesti e riappropriarsi dei saperi. I migliori strumenti professionali e le migliori risorse, anche attraverso forme soddisfacenti di abilitazione digitale dei tanti insegnanti che desiderano il cambiamento, ci consentiranno di governare il nuovo che è già qui.

Note bilografiche

(1) L. Hellinga , Fare un libro nel Quattrocento, Forum Udine, 2016.
(2) E. De Bono, Il pensiero laterale, Rizzoli, 1969
(3) Cit. P. Ortoleva, Sole 24 ore Nova, 31 luglio 2016
(4) M. Grazioli “E se ritornassimo a Cartesio?” – ED scuola on line, 2015
(5) U. Galimberti, Internet e la mistica virtuale (in le Orme del sacro), Feltrinelli editore , 2000
(6) PNSD – Miur
(7) Competenze degli studenti – PNSD – Miur
(*) campo di ricerca dell’autrice in corso .
(8) Becta.org.uk
(9) Nativi digitali , Paolo Ferri, ed. Bruno Mondadori editore, 2011

BIO-ECOLOGIA-BLU

BIO-ECOLOGIA-BLU : IL PESCATO NELLA NUTRIZIONE FUNZIONALE DEL FUTURO

 

Paolo Manzelli, Presidente di Egocreanet (NGO- c/o, Incubatore della Universita’ di Firenze .

email: pmanzelli2016@gmail.com

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Il mercato dei prodotti della pesca è notevolmente aumentato negli ultimo dieci anni e si prevede che possa raddoppiare nel prossimo ventennio per soddisfare la crescente richiesta di pescato e frutti di mare.

 

L’ Europa ha pertanto proposto lo sviluppo di una ampia progettazione denominata BLUE-Economy, dal colore del mare, per sviluppare soluzioni di acqua cultura (e mari-cultura) economicamente e socialmente sostenibili , in seguito alla considerazione che in futuro diminuiranno esponenzialmente le possibilita’ della pesca di cattura in mare. (1)

 

Nel quadro della innovazione della Blu-Economy, finalizzata ad aumentare aspettative per l’acquacoltura e quindi per aumentare il suo contributo alla produzione mondiale di alimenti acquatici, c’è la speranza che l’acquacoltura Europea migliori la propria produzione di pesce ad elevata qualita’ alimentare e cio’ viene sostanzialmente a dipendere da la produzione di mangimi funzionali alle varie tipologie del pescato ma anche a basso costo per le varie specie di pesci coltivati.

 

Su questo argomento sono importanti i seguenti tre messaggi chiave:

 

  • la produzione di acquacoltura dovrebbe passare da 60 a 120 Mton entro il 2030, volendo almeno mantenere il livello di consumo attuale di pesci e frutti di mare, e quindi l’accesso alle materie prime ed integratori alimentari di alta qualita’ nutraceutica per la produzione di mangimi per pesci è una delle principali preoccupazioni dell’ innovazione dell’ acqua e mari-coltura.
  • I pesci sono tra i migliori convertitore di alimentazione con un bassissimo tasso di emissioni di anidride carbonica e la conversione di carne rispetto agli animali terrestri e piu elevata cosi che e la piscicoltura può essere considerata, sotto questo aspetto , come “relativamente più sostenibile”
  • Per la salute umana sara’ decisivo reperire fonti alternative di olio di pesce marino (produzione attuale di 1,3 milioni di tonnellate / anno) contenete omega 3 . Questa e una sfida molto importante. In particolare la mancanza di catene lunghe Omega3 ( in forma di EPA e DHA) è una ricerca necessaria per migliorare la alimentazione umana e pertanto la ricerca di fonti alternative di “olio algale” in sostituzione dell’ olio di pesce dovrebbero essere sviluppate per migliorare la piscicoltura e la alimentazione umana .

 

Partendo da tali premesse EGOCREANET (NGO – c/o INCUBATORE della Universita’ di Firenze) , si è impegnata a creare un consorzio Europeo di Ricerca ed Imprese in Acquacultura per partecipare al Bando Europeo BG-08-2017 ( scadenza 14 Feb 2017) , su pesce per il consumo umano dal titolo :

“SOLUZIONI INNOVATIVE E SOTENIBILI PER SVILUPPARE LA SALUTE E LE PROPRIETA NUTRIZIONALI DEL PESCATO” . (5)

 

L’ impegno primario di Egocreanet e collaboratori ha l’ obiettivo primario di produrre Micro-alghe (in particolare “spirulina”) a di alta qualita’ e basso costo, quest’ultimo ottenibile mediante l’ utilizzazione quasi gratuita di “CO2 ,H2O, e Calore” di origine geotermica in Toscana, realizzata in collaborazione con Enel Green Power, onde ottenere biomasse algali per prodotti innovativi per la nutrizione umana ed animale e quindi alche al fine di ottimizzare i mangimi per pesci ed avannotti di varie specie utilizzando microaghe ad alta qualita’ nutraceutica . Tale produzione di Microalghe persegue anche l’ obbiettivo non secondario di contribuire alla riduzione della CO2 nella atmosfera catturandola e trasformandola in biomasse algali ed infine di riciclare la H2O utilizzando la azione delle microalghe per ripulirla e renderla di valore alimentare. (2)

 

Pertanto la produzione di microalghe di alta qualita’ nutraceutica ed a prezzi altamente competitivi, sara’ la base per sviluppare soluzioni sostenibili innovative indirizzate a migliorare la sicurezza e le proprietà alimentari degli ingredienti dei mangimi per pesci ed avannotti e con esse migliorare la alimentazione e la salute umana.

 

I pesci sono probabilmente i convertitori più efficienti di alimentazione in carne, che richiede da 2 a 4 kg di alimenti di base per produrre 1 kg di pesce. A differenza di animali terrestri, i pesci sono mangiatori esigenti in quanto richiedono livelli più elevati di proteine nella dieta rispetto agli animali terrestri. Come si apprende sulla nutrizione e l’alimentazione dei pesci, lo sviluppo di cibi nutraceutici funzionali alla alimentazione dei prodotti ittici e’ una sfida importante che ha come funzione specifica la capacità di migliorare le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche del pesce coltivato dall’ acquacoltura.

In particolare la carenza Omega3 in forma elongata di EPA e DHA è una ricerca decisiva in questo settore e pertanto fonti alternative di tali elementi cosi importanti per la salute dovra’ essere ulteriormente ricercato nell’ ambito del progetto promosso da Egocreanet. (3)

 

Tale progetto proposto da Egocreanet e collaboratori ( Tra essi: la Universita’ di Firenze , la produzione ittica di Orbtello (GR- Cosa srl) e la Maricoltura di Rosignano (Li), …ed altri), si inquadra nel quadro Europeo della innovazione del settore delle produzioni ittiche da acquacoltura e mari-coltura, proprio in quanto delinea una nuova fase di sviluppo “alimentare –nutraceutico” , che dovrà confrontarsi non più, o meglio non solo, con i problemi legati alla sola competitività aziendale, ma dovrà competere con sistemi produttivi alimentari internazionali, garantendo la “qualità totale” nel rispetto dell’ ambiente, e dello sviluppo sociale della innovazione , la salute ed il benessere del consumatore. Tale moderno principio della BLU-Economy, deve essere inteso nel senso più ampio dello sviluppo della qualita’ nutraceutica degli alimenti che include implicazioni che riguardano l’intero processo produttivo, le materie prime utilizzate, l’igiene e la sicurezza d’uso del prodotto e le molteplici interazioni ecologiche con l’ambiente e la salute degli animali e dell’ uomo.

 

In particolare la moderna innovazione del settore della produzione di “mangime-nutraceutico” per pesci si indirizza verso la diminuzione del contenuto di proteine di pesce provenienti da farine di pescato e procede decisamente verso la innovazione di nuove composizioni (pellets) di mangimi ed integratori nutraceutici per pesci con contenuti nutrizionali di alta qualita’ bassi costi e maggiormente sostenibili anche dal punto di vista ecologico.

 

In tale contesto riteniamo che per ottimizzare la qualita’ nutritiva del pescato vada regolato nei mangimi un sempre piu’ corretto rapporto tra proteine ottenibili da microalghe ed forse anche da altre fonti proteiche (4), realizzato bilanciando i macronutrienti nella dieta con micro-nutrienti ed integratori nutraceutici . Questi ultimi (antiossidanti , vitamine e i grassi altamente insaturi come gli ω-3 di elongazione EPA e DHA .. ecc ), possono essere integrati nei mangimi mediante la introduzione nei mangimi di microalghe con composizione specifica per ogni specie di pescato.

 

Gli obiettivi del progetto promosso da EGOCREANET e collaboratori sul tema  BLUE BIO-ECOLOGY PROMOTION OF FUNCTIONAL AQUA-FEED FUTURE (in acronimo: BBAFFF) saranno indirizzati preliminarmente verso una :

 

-> Migliore comprensione e gestione degli effetti dell’acquacoltura sull’ambiente

-> Ottimizzando la gestione ed il management degli effetti dell’ambiente sulla acquacoltura

–> Sviluppare ricerca ed innovazione sul allevamento e la nutri-genetica della alimentazione dei pesci

 

La ricerca di partners tra i migliori in Europa ed a livello internazionale ci permettera’ di proporre idee nuove e innovative per dare svolta alle previsioni per il futuro del cibo per l’ acquacoltura comprensivo del obiettivo teso a ridurre i rischi per la salute animale e umana e, quindi, aumentare la attenzione e la fiducia dei consumatori nell’ incrementare la alimentazione di prodotti ittici funzionali alla salute.

Aree di ricerca ed innovazione del progetto “BBAFFF” saranno concordate nel costruire una comunità interdisciplinare di ricerca ed industria orientare a lavorare insieme verso un obiettivo comune di sviluppo di un sistema di acquacoltura ecologico, sano, sicuro e sostenibile. (6)

 

Infine richiediamo di collaborare attivamente alla suddetta attivita’ progettuale di Egocreanet in favore dello sviluppo dell’acquacultura e la maricoltura , in quanto cio’ corrisponde ad un impegno globale di cambiamento sostenibile della Blue-Economy, che mira a diminuire lo sfruttamento eccessivo della pesca e l’ inquinamento del mare che sta falcidiando le risorse alimentari del futuro e la stessa biodiversita’ della vita dl mare, rischiando infine di distruggere il Plancton provocando cosi’ una netta diminuzione di risorse ittiche che ovunque nel mondo stanno diventando sempre piu’ scarse.

 

BIBLIOGRAFIA

vedi anche:

http://ec.europa.eu/environment/integration/research/newsalert/pdf/sustainable_aquaculture_FB11_en.pdf )

(2)- http://www.caosmanagement.it/440-produzione-di-microalghe

3) – FAO: Ingredienti per cibo per pesci: http://www.fao.org/docrep/x5738e/x5738e0d.htm

4) – Proteine da insetti : http://www.proteinsect.eu/

5)- https://ec.europa.eu/research/participants/portal/desktop/en/opportunities/h2020/topics/bg-08-2017.html

6)- World Aquaculture Soc.meeting 2017. https://www.was.org/meetings/default.aspx?code=WA2017

Scuola, paradosso-concorso: a casa chi ha vinto, supplenze ai bocciati

da Corriere della sera

Scuola, paradosso-concorso: a casa chi ha vinto, supplenze ai bocciati

Poiché le graduatorie sono diverse e i posti di ruolo al Sud pochissimi, chi ha passato la prova potrebbe dover aspettare fino al 2018 per l’assunzione e intanto i colleghi prendono le supplenze

Si profila già da settembre una nuova beffa per gli insegnanti che hanno vinto il concorso. A segnalarla è il sito Orizzontescuola.it che, spulciando carte, direttive, decreti e disposizioni del tormentatissimo iter del Concorso 2016, ha scoperto come in alcune regioni, soprattutto al Sud dove i posti di ruolo sono ormai pochissimi, si potrà creare una situazione paradossale. Chi ha vinto in concorso – l’assunzione può scattare da ora fino al 2018 a seconda dei posti che saranno disponibili, causa trasferimenti e pensionamenti – ma ha un punteggio basso nelle graduatorie d’istituto probabilmente faticherà non poco ad ottenere una supplenza e rischia di restare a casa in attesa del posto fisso ma per ora senza stipendio. Chi invece non ha passato il concorso ma aveva accumulato tanti punti nelle graduatoria d’istituto (quelle da cui si pescano i supplenti e che sono aggiornate all’autunno 2014) sarà chiamato per primo a coprire i posti da supplente anche se il concorso ha appena decretato che non è ancora abbastanza preparato, o almeno preparato meno degli altri colleghi, all’insegnamento. Poiché le graduatorie da cui «si pescano» i docenti per il ruolo (concorso) e i supplenti (graduatorie d’istituto) lo sfasamento è assicurato.
L’organico dell’autonomia

L’allarme viene di nuovo dalle regioni del Sud che nella distribuzione dei nuovi posti e delle cattedre sono oggettivamente svantaggiate dalla presenza di tanti insegnanti residenti e di un numero sempre inferiore di studenti e di classi. Per ovviare ai loro disagi, nella legge per riformare la carriera degli insegnanti, il ministro Giannini e il sottosegretario Faraone hanno introdotto alcuni criteri nell’assegnazione dell’organico dell’autonomia, cioè quegli insegnanti senza cattedra che andranno a svolgere attività varie nelle scuole, che favoriscono le regioni socio-economicamente svantaggiate, che sono spesso proprio quelle del Sud.

Richieste di conciliazione mobilità: entro il 19 agosto per la secondaria di I grado, il 28 per il II grado

da La Tecnica della Scuola

Richieste di conciliazione mobilità: entro il 19 agosto per la secondaria di I grado, il 28 per il II grado

Per la scuola secondaria di I grado il termine ultimo per presentare la richiesta di conciliazione è il 19, mentre per il secondo grado, è il 28 agosto.

La richiesta ovviamente deve essere presentata nei casi in cui sia l’errore e il danno subito siano oggettivamente documentabili e dimostrabili.

La richiesta deve essere depositata (o inviata per raccomandata) all’ATP presso il quale è stata presentata la domanda di mobilità.

Mobilità, richiesta tardiva di part-time entro il 31 agosto

da La Tecnica della Scuola

Mobilità, richiesta tardiva di part-time entro il 31 agosto

Nel corso dell’incontro d’informativa al Miur del 17 agosto, la Uil Scuola ha chiesto di dare la possibilità ai docenti, vista la straordinarietà della mobilità, di richiedere il part-time al momento della presa di servizio nella provincia di nuova titolarità.

Secondo quanto riporta il Sindacato, l’Amministrazione ha risposto che potrà essere inviata richiesta tardiva di part-time entro il 31 agosto agli Uffici scolastici regionali che potranno concederla nel limite dell’aliquota prevista.

Chiamata diretta: la scuola chiama, i docenti non rispondono

da La Tecnica della Scuola

Chiamata diretta: la scuola chiama, i docenti non rispondono

Le informazioni che stiamo raccogliendo attraverso FB ma anche dai nostri lettori che ci scrivono sono piuttosto univoche.
In molti ambiti territoriali, soprattutto nelle regioni del nord, non c’è stata nessuna corsa all’incarico, anzi.
Nella stragrande maggioranza dei casi, anzi, le chiamate andate a buon fine sono servite a coprire una percentuale molto ridotta dei posti disponibili. I motivi sono i più svariati: pochi docenti hanno fatto domanda in certe scuole oppure solo una parte dei docenti selezionati ha confermato di accettare l’incarico. Ma ci sono anche situazioni paradossali di scuole che non hanno ricevuto nessuna domanda.
Che sarebbe andata a finire così era però facilmente prevedibile; sarebbe bastato mettere a confronto il numero dei posti disponibili nell’ambito con il numero dei docenti assegnati all’ambito stesso. Noi abbiamo fatto alcuni controlli del genere su 3-4 ambiti del nord e ci siamo trovati di fronte a situazioni del tutto analoghe: 50-60 e anche più posti da coprire ma 25-30 docenti assegnati all’ambito.  E’ così che in molte scuole più della metà dei posti non è stata assegnata in questa fase. Peraltro non dimentichiamo che non appena verranno approvate le graduatorie del concorso che si sta per concludere, le scuole dovranno ripetere la stessa procedura. Senza dimenticare che su questi posti potranno essere assegnati anche docenti che chiedono l’assegnazione provvisoria.
Molto rumore per nulla, dunque?
E’ presto per dirlo, per un bilancio complessivo è bene aspettare ancora qualche settimana.
Ma sono già molti i dirigenti scolastici che osservano che il rapporto costo-benefici dell’intera operazione è davvero molto alto: una grande quantità di lavoro e un grande impegno da parte delle segreterie per un risultato tutto sommato modesto, almeno per ora.

Dal 16 al 18 settembre il Festival della filosofia

da La Tecnica della Scuola

Dal 16 al 18 settembre il Festival della filosofia

Dedicato al tema agonismo, il Festivalfilosofia 2016, in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 16 al 18 settembre in 40 luoghi diversi delle tre città , mette a tema la dimensione agonistica e competitiva che pervade non solo gli ambiti della vita collettiva, ma anche le forme di vita dei singoli.

La sedicesima edizione del festival prevede lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, giochi per bambini e cene filosofiche. Gli appuntamenti saranno quasi 200 e tutti gratuiti.

Nutrita anche la componente di filosofi stranieri.

Il programma filosofico del festival propone anche la sezione “la lezione dei classici”: esperti eminenti commenteranno i testi che, nella storia del pensiero occidentale, hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti per il tema dell’agonismo.

Per l’età moderna si discuteranno l’elogio dei tumulti di Machiavelli e la neutralizzazione del conflitto sostenuta da Hobbes. Una lezione ricostruirà la lotta di classe teorizzata da Marx, mentre si discuterà  anche il Così parlò Zarathustra di Nietzsche.

Trenta le mostre proposte in occasione del festival

Morto lo storico Ernest Nolte

da La Tecnica della Scuola

Morto lo storico Ernest Nolte

È morto all’età di 93 anni Ernst Nolte, storico e filosofo tedesco, uno fra i più acuti ma anche controversi studiosi dei grandi fenomeni ideologici e totalitari del XX secolo, come il fascismo e il comunismo.

Era nato a Witten l’11 gennaio del 1923, fu allievo di Heidegger. Nel 1986 Nolte prese parte al cosiddetto “Historikerstreit”, il dibattito degli storici, su cosa avesse significato davvero l’Olocausto per la storia tedesca.

Alcune sue affermazioni suscitarono critiche molto aspre da parte di altri studiosi, fra questi Juergen Habermas, che lo accusarono di portare avanti tesi apologetiche del nazionalsocialismo, considerato da Nolte come una “conseguenza” del bolscevismo.

Nolte fino alla pensione aveva insegnato alla Freie Universität di Berlin

Il Miur al Meeting di Rimini

Il Miur al Meeting di Rimini, ecco il programma
Il Miur partecipa al Meeting di Rimini quest’anno con una serie di iniziative sui temi dell’alternanza scuola-lavoro, politiche giovanili e contrasto alla dispersione scolastica, ITS e alta formazione tecnologica, Piano Nazionale Scuola Digitale.

Tra queste, mercoledì 24 agosto alle ore 19.00, si svolgerà il convegno “Alternanza scuola-lavoro: l’esperienza che fa scuola” cui parteciperà il Sottosegretario di Stato Gabriele Toccafondi.


Programma

Ritorno con amore

RITORNO CON AMORE DI SCUOLA di Umberto Tenuta

CANTO 709 Questo non è un ritorno qualsiasi.

Dopo tutte le polemiche sulla cosiddetta BUONASCUOLA, questo è l’anno della verità.

 

Questo è l’anno per verificare se la BUONASCUOLA è veramente una scuola buona.

Buona per gli studenti.

Buona per i docenti.

Buona per i dirigenti.

Come diceva il buon Gabelli, la cosa migliore per confermare la verità di un’affermazione è la sua sperimentazione.

Sperimentate, dunque!

Sperimentate, voi che siete convinti della bontà della BUONASCUOLA.

Sperimentate…

E sperimentate voi che la combattete!

Non basta dire che la BUONASCUOLA non è buona.

Occorre realizzare una scuola che sia migliore della BUONASCUOLA.

Smettetela di perder tempo!

Smettetela di perder tempo ad affermare che la BUONASCUOLA non è una buona scuola.

Via le ciance!

Create una scuola buona.

Create una scuola buona, una scuola che garantisca il successo formativo a tutti i suoi alunni.

Allora sì che potrete dire che la BUONASCUOLA non è una scuola buona!

Ecco il nuovo anno scolastico!

Sui due fronti: coloro che attuano la BUONASCUOLA e coloro che creano una SCUOLA BUONA.

Il metro della misura è il SUCCESSO FORMATIVO garantito a tutti gli alunni!

 

Tutti i miei Canti −ed altro− sono pubblicati in:
http://www.edscuola.it/dida.html
Altri saggi sono pubblicati in
www.rivistadidattica.com
E chi volesse approfondire questa o altra tematica
basta che ricerchi su Internet:
“Umberto Tenuta” − “voce da cercare”

https://www.facebook.com/utenuta/posts/10208519934589217?pnref=story