Gambe claudicanti?

Gambe claudicanti?

di Domenico Ciccone

 

La struttura del Mega apparato di valutazione delle scuole italiane, lungi dall’assomigliare, almeno alla lontana, a quelli dei sistemi scolastici che hanno una tradizione in tal senso più o meno lunga ma rilevante, si pone sempre di più come un ulteriore e preoccupante fardello per le Scuole Autonome.

Nel corso di qualche lustro, le scuole italiane hanno imparato ad autovalutarsi, lo hanno fatto senza grossi clamori, senza autocelebrazioni, con rigore e scrupolo. La dimostrazione di quanto affermo sta nei risultati del RAV, con il quale, per ammissione pubblica, da parte di qualunque portatore di interesse, la scuola militante ha dimostrato di saper essere obiettiva, di saper riflettere, di saper fare problem posing e problem solving, senza compromettere la propria organizzazione e , soprattutto, il proprio equilibrio istituzionale.

Nel frattempo, le tre gambe, INVALSI, INDIRE e Corpo Ispettivo, hanno continuato la loro incessante opera di supporto e di sostegno alle scuole che, non avendo altro da fare, hanno , dal canto loro, continuato a divagare su rubriche di valutazione, priorità strategiche, potenzialità e limiti delle proprie attività.

Peraltro, tutte le scuole hanno anche fondato, quest’anno stesso, un Piano Triennale dell’Offerta formativa nel quale la coerenza del rapporto tra le criticità, le attività intraprese per arginarle e superarle e le relative pianificazioni di miglioramento per stabilizzarne gli esiti positivi, hanno dimostrato , nella maggior parte dei casi, capacità, coerenza ed equilibrio. Sono, infatti, residuali ed ininfluenti, sul piano numerico, le Istituzioni scolastiche che mostrano scollamenti ed incoerenze strutturali, di natura insanabile, tra il RAV, Il PdM ed il POF triennale. Quella che il mio amico e mentore Giancarlo Cerini ha chiamato, fin dall’inizio, “ Quarta Gamba “ del Sistema Nazionale di Valutazione e cioè LA SCUOLA AUTONOMA, ha retto bene; robusta, efficiente ed efficace nel mettere in sesto quanto le riguarda in materia di Valutazione.

Per adesso, quasi nessuno si è accorto di aver avuto supporti decisivi dalle altre tre gambe.

L’INVALSI svolge un lavoro rigoroso ed incontestabile sul piano scientifico e dal canto del rigore statistico. Tuttavia, se ancora oggi, uno strumento come le prove standardizzate, che sono quasi l’unica attività cui Villa Falconieri attende, non ha ancora messo d’accordo tutti gli attori di questo processo e non consente ad essi di fruire appieno delle potenzialità offerte da una rilevazione standardizzata degli apprendimenti, certamente non è soltanto colpa delle scuole e dei loro insegnanti.

L’INDIRE, si è limitato a mettere a disposizione un modello per il Piano di Miglioramento, che ha messo in crisi non poche scuole ancorché pensato come modello non obbligatorio ma semplice riferimento procedurale. Abbiamo tutti passato non poche notti per decifrarne l’astruso sistema che, pur nella sua organicità indiscutibile, ha rappresentato per gli operatori impegnati un ulteriore problema da affrontare, per ricomporne , a livello locale, la struttura fortemente complessa, pensata erga omnes, e pertanto poco adatta alla logica dell’Autonomia scolastica.

E veniamo alla terza gamba. Il Corpo Ispettivo scolastico italiano, composto da professionisti intelligenti, capaci, super selezionati. Nel caso dell’ultimo concorso per titoli ed esami, la commissione ha ritenuto, sulla scorta delle prove concorsuali, di non poter nemmeno portare a compimento il mandato di selezionare 145 persone, tra tutti i concorrenti, fermandosi a meno della metà. Quindi, troppo pochi gli ispettori, per seguire e supportare le scuole, tante scuole in attesa di ricevere consigli, suggerimenti, modelli e procedure per migliorare la qualità dei servizi di formazione erogati.

E allora si ricorre ad un’altra soluzione, quella di selezionare, tra personale scolastico e non, mediante una procedura discutibile ma consueta, altri professionisti capaci di seguire, con efficacia e rigore, le scuole nel difficile compito del miglioramento e della valutazione, intesa quest’ultima non come compito premiale ma come processo di verifica e ristrutturazione di processi e modelli. Non mi soffermo sulle polemiche, proteste, esposti e ricorsi; di questi ultimi mesi, per ciò che attiene alla suddetta procedura, e di questi ultimi giorni per l’arroganza e la supponenza di taluni. E taccio, sul tema, per opportunità e stile.

Credo che allo stato attuale, però, sia importante e necessario riflettere su una serie di questioni irrinunciabili:

  • Le scuole hanno ancora la speranza che nei difficili compiti e nelle importanti sfide che le attendono ci siano tre gambe solide a supportarle?
  • Il personale della scuola, Dirigenti scolastici in testa, può confidare in approcci rigorosi, efficaci, leali e, soprattutto, competenti da parte dei consulenti e dei gruppi che le visiteranno?
  • Il Servizio Nazionale di Valutazione, seppure non nato indipendente, autonomo e libero, alla stregua dell’OFSTED britannico, potrà essere lo strumento per rendere migliore il nostro sistema scolastico o diventerà un’ altra pesante zavorra da gestire e da trasportare, insieme alle quotidiane, settimanali, mensili, annuali e pluriennali incombenze che già ci affliggono?

Questa serata afosa di fine agosto mi lascia con serie preoccupazioni.

Mobilità e vincolo quinquennale sostegno

Mobilità e vincolo quinquennale sostegno: anche il Tribunale di Roma accoglie i ricorsi Anief

Accolti presso il Tribunale del Lavoro di Roma altri due ricorsi Anief che riconoscono il diritto dei docenti di ruolo al corretto computo degli anni di servizio svolti durante il precariato al fine del passaggio da posto sostegno a posto comune durante le operazioni di mobilità. Dopo gli errori sulle procedure di mobilità rilevati a livello nazionale, il nostro sindacato ha ottenuto – grazie al prezioso intervento degli Avvocati Salvatore Russo, Ida Mendicino, Fabio Fanci e Walter Miceli – piena ragione in favore di due nostri iscritti, con la condanna dell’Amministrazione a concedere il trasferimento su posto comune computando correttamente il servizio a tempo determinato svolto dai docenti.

CHIAMATA DIRETTA, DIRITTI DOCENTI A RISCHIO

GILDA: CHIAMATA DIRETTA, DIRITTI DOCENTI A RISCHIO

“Con la pubblicazione degli avvisi dei Dirigenti scolastici per le scuole secondarie di secondo grado si avvia a conclusione la prima attuazione della chiamata diretta e, come avevamo ampiamente previsto, -dichiara Rino Di Meglio della Gilda degli Insegnanti- si sono verificati numerosi episodi di discriminazione nei confronti dei docenti”.
“Infatti -continua il Coordinatore della Gilda- sono stati segnalati sia dalle nostre sedi provinciali sia dalla stampa specializzata e generalista decine di casi di Dirigenti scolastici che hanno pubblicato avvisi non conformi alla normativa o che durante il colloquio hanno indagato se l’insegnante avesse intenzione di sposarsi a breve, di diventare genitore o di chiedere il part-time. Altri ancora hanno voluto le fotografie dei docenti prima di proporre l’incarico o imposto un video di presentazione. Per non parlare delle colleghe in gravidanza relegate alla scelta degli UUSSRR”.
“Naturalmente -aggiunge Di Meglio- ci aspettiamo un intervento deciso del Ministero su questi dirigenti perché non è immaginabile che una comunità scolastica sia diretta da chi per primo non rispetta i diritti delle persone, riconosciuti peraltro dalla stessa Costituzione”.
“Purtroppo, al netto delle responsabilità dei Dirigenti, la Gilda degli Insegnanti non smetterà di biasimare quei politici che hanno ideato e votato la legge 107/2015 perché -rileva Di Meglio- è evidente che sono le norme relative alla chiamata diretta che permettono gli abusi che oggi stiamo stigmatizzando”.
Proprio per questo il Coordinatore della Gilda invita tutte le forze politiche ad attivarsi per rivedere la legge 107/2015, abolendo la chiamata diretta e ripristinando i principi di imparzialità e trasparenza della Pubblica Amministrazione, così da garantire oggettività, trasparenza e equità nelle operazioni di assegnazione dei docenti alle scuole.

Più «pratica» e materie d’indirizzo per i nuovi istituti professionali

da Il Sole 24 Ore

Più «pratica» e materie d’indirizzo per i nuovi istituti professionali

di Claudio Tucci

Alternanza scuola-lavoro già dalle classi seconde; più ore dedicate alle materie di indirizzo e al potenziamento delle attività pratico-laboratoriali (si sale al 44% nei primi due anni, e al 56% nel triennio successivo); percorsi personalizzati per gli studenti e – almeno sulla carta – da realizzare a stretto raccordo con le filiere produttive del territorio, utilizzando anche gli spazi di flessibilità curriculare (20% delle ore nel biennio, 40% nel triennio).

La bozza del Dlgs
È pronto il primo Dlgs attuativo della «Buona Scuola» che, in 13 articoli, riordina l’intera filiera dell’istruzione professionale, gli «Ip», già riformati nel 2010 da Mariastella Gelmini. Un segmento importante dell’offerta scolastica secondaria: gli istituti professionali si affiancano a licei e istituti tecnici, ma stanno vivendo una profonda crisi, con un forte calo delle iscrizioni (ormai gli Ip sono scelti da uno studente su sei), e un tasso di abbandono dei ragazzi, che in alcune Regioni sfiora il 40%. Senza contare, poi, i rapporti non proprio “pacifici” con il canale dell’istruzione e formazione professionale regionale (la «Iefp»), arrivando, così, a creare, unico caso in Europa, due offerte parallele, di diversa e confusa natura (come evidenziato bene da una recente ricerca di TreeLLLe e Fondazione per la Scuola).

Meno materie generaliste
Il governo, anche alla luce del nuovo Titolo V, che accentra i poteri di indirizzo in capo allo Stato, salvaguardando l’offerta regionale, prova adesso a rilanciare il settore: il provvedimento, redatto dal Miur, in raccordo con il ministero del Lavoro, è alle limature finali a palazzo Chigi, ed è atteso a settembre sul tavolo del Consiglio dei ministri.
L’approccio è innovativo: i nuovi istituti professionali si configurano come «scuole territoriali dell’innovazione» ispirate ai modelli duali europei. Le discipline vengono raggruppate in “assi culturali”, con una forte riduzione delle materie “generaliste”: nel primo biennio, in particolare, su 2.112 ore complessive, 924 dovranno essere dedicate ad attività e insegnamenti di indirizzo (e si potrà destinare fino a 264 ore alla «personalizzazione» degli apprendimenti). Nel triennio successivo su 1.056 ore totali, 594 dovranno avere un taglio “pratico”. Tutte novità che è previsto entrino in vigore nelle prime classi dell’anno scolastico 2017/2018 (ma c’è una salvaguardia degli attuali studenti fino al 2021).

Aumentano gli indirizzi di studio
Non mancano tuttavia diverse ombre: i percorsi di studio restano quinquennali e si moltiplicano gli indirizzi di studio: dagli attuali sei si arriva a 11, privilegiando corsi che già oggi sono di scarso interesse per imprese e ragazzi e soprattutto si trascurano le reali esigenze dell’industria mantenendo solo un indirizzo dedicato alla «manutenzione e assistenza tecnica». C’è poi una piccola apertura agli “esperti” provenienti dal mondo del lavoro e delle professioni, ma l’opportunità non è obbligatoria e non viene fissata una soglia minima di presenza in cattedra (come per esempio previsto negli Its, dove almeno il 30% delle docenze proviene dall’esterno). Il testo sui nuovi Ip è un «primo passo. Si riscopre la formazione pratica, dando una chance a quei giovani che faticano nei percorsi teorici – sottolinea Ermanno Rondi, presidente del comitato per la formazione professionale, tecnica e l’alternanza di Confindustria -. Gli indirizzi proposti però non tengono conto di alcuni profili industriali, come il tessile e la pelletteria, e bisogna trovare un raccordo migliore con l’offerta regionale» (il Dlgs elimina la possibilità per gli «Ip» di erogare in via complementare i percorsi di Iefp). «Siamo aperti a possibili miglioramenti – risponde il sottosegretario, Gabriele Toccafondi -. Stiamo cambiando la scuola, rendendo stabile il legame con il mondo del lavoro».

Olimpiadi di informatica, tre medaglie a studenti italiani

da Il Sole 24 Ore

Olimpiadi di informatica, tre medaglie a studenti italiani

di Al. Tr.

Due medaglie d’argento e una di bronzo per gli studenti italiani alle Olimpiadi internazionali di informatica. Si è svolta venerdì scorso – ha raccontato il Miur su Facebook – la premiazione della 28esima edizione dei giochi che si sono svolti a Kazan, in Russia, dal 12 agosto.

Le medaglie
A ricevere la medaglia d’argento sono stati Filippo Baroni, del Liceo Scientifico Gandini di Lodi, e Andrea Ciprietti, del Liceo Scientifico M. Curie di Giulianova (Teramo). Il bronzo è stato conquistato da Marco Donadoni, del Liceo Scientifico «F. Lussana» di Bergamo.
A far parte della squadra italiana anche Filippo Quattrocchi, del Liceo Scientifico G. Galilei di Trento.
Le Olimpiadi internazionali di informatica sono riservate agli studenti delle scuole superiori fra i 14 e i 20 anni che vengono selezionati dopo una serie di competizioni a livello regionale e nazionale. Quest’anno i «campioni del bit» in gara provenivano da più di 80 Paesi del mondo.

Chiamata diretta: i nuovi arrivati scalzano i vecchi?

da La Tecnica della Scuola

Chiamata diretta: i nuovi arrivati scalzano i vecchi?

La procedura della chiamata dei docenti dagli albi territoriali si sta ormai concludendo, ma alcuni problemi potrebbero presentarsi proprio a partire da questo momento.

Una delle questioni più complesse riguarda proprio la conclusione del procedimento di selezione dei docenti; le Linee guida ministeriali del 22 luglio ribadiscono che i dirigenti devono attribuire l’incarico in coerenza con il PTOF (e ovviamente con quanto indicato nell’avviso di chiamata) e con adeguata motivazione.
Quindi nel decreto che conclude il procedimento il ds dovrà indicare per esempio che al docente X  viene attribuito l’incarico in relazione alle competenze nel campo della “didattica digitale”.
A questo punto l’insegnante X (per comodità esemplificativa supponiamo di parlare di scuola primaria) dovrà essere obbligatoriamente utilizzato, almeno per buona parte del suo orario, in attività didattiche che prevedano l’impiego delle tecnologie digitali.
E senza dimenticare che l’incarico è di durata triennale.
Questo però pone un problema di non semplice soluzione: se all’insegnante X viene affidato l’incarico di occuparsi di attività laboratoriali di informatica è ovvio che tale “posizione” non sarà più disponibile per altri docenti.  Cosa succederà allora se fra i docenti già in servizio nella scuola ce ne sono altri interessati a tale posizione?
La questione è delicata perchè, se il dirigente ha selezionato l’insegnante X con un determinato scopo, non può, successivamente, attribuirgli un incarico diverso.
Ne deriva il paradosso che i docenti che già fanno parte dell’organico della scuola potranno esprimere le proprie preferenze sull’incarico da ricoprire nel 2016/17 in modo limitato e comunque in subordine ai docenti “nuovi arrivati” i quali invece avrebbero garantita la “posizione” per almeno tre anni scolastici.
Per comprendere meglio il “pasticcio” bisogna tenere conto che i docenti che provengono dalla “chiamata diretta” stipulano un contratto (di natura privatistica) con il dirigente scolastico, contratto triennale che ha la sua ragion d’essere nelle caratteristiche del PTOF della scuola oltre che nelle competenze e nel curriculum del docente stesso.
Quindi a paritre dal prossimo anno scolastico dovranno convivere nella scuola insegnanti con due diverse posizioni contrattuali (i “nuovi” docenti saranno infatti legati al PTOF mentre i “vecchi” non saranno sottoposti a questo vincolo): e la convivenza non sarà priva di conflittualità.

Sono più di 25mila i curricula on line dei prof delle superiori

da La Tecnica della Scuola

Sono più di 25mila i curricula on line dei prof delle superiori

Sono scaduti i termini per i docenti delle superiori per inserire il proprio curriculum. Le chiamate entro il 26 agosto.

Sono oltre 25.000 gli insegnanti della scuola secondaria di II grado che hanno inserito il loro curriculum nel sistema Istanze On Line del Ministero dell’Istruzione per partecipare alle operazioni di chiamata dei docenti dagli albi territoriali.
Lo rende noto il Ministero che aggiunge anche che i 25.286 docenti che da martedì 16 agosto e fino a ieri 19 agosto hanno inserito il loro curriculum rappresentano il 93,6% della platea interessata.
Il prossimo passo tocca alle scuole che dovranno selezionare i docenti sulla base del curriculum ma sempre tenendo ben presenti gli obiettivi indicati nel Piano triennale dell’offerta formativa.
Come abbiamo avuto modo di segnalare in precedenti articoli, l’operazione “chiamata diretta” sta procedendo con qualche imprecisione e qualche errore ma un bilancio completo si potrà fare solo al termine di tutto e quindi fra un mese almeno, dal momento che nelle prime due settimane di settembre i dirigenti scolastici dovranno ripetere tutto quanto per selezionare i docenti che saranno inseriti nelle graduatorie di merito del concorso in fase di chiusura.

Insultare gli insegnanti è oltraggio a pubblico ufficiale

da La Tecnica della Scuola

Insultare gli insegnanti è oltraggio a pubblico ufficiale

La sentenza emessa dalla quinta sezione penale della Cassazione è datata (2014), ma forse occorre ribadirla: insultare gli insegnanti è un vero e proprio oltraggio ad un pubblico ufficiale.

La Cassazione infatti basa la propria sentenza, scaturita dall’insulto di una ragazzina verso il proprio docente, dall’ingiuria all’oltraggio verso pubblico ufficiale.

La Suprema Corte, si legge in una sentenza depositata, che “Sussistono tutti gli elementi” del reato “di oltraggio a pubblico ufficiale”, caratterizzato dalla “offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale” che “deve avvenire alla presenza di più persone”, “essere realizzata in luogo pubblico o aperto al pubblico” e “avvenire in un momento nel quale il pubblico ufficiale compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni”.

Il reato di oltraggio, abrogato nel 2005, è stato reinserito nell’ordinamento nel 2009: oggi a qualificare il reato non è la “mera lesione in sè dell’onore e della reputazione del pubblico ufficiale”, quanto, come spiega la Cassazione, “la conoscenza di tale violazione da parte di un contesto soggettivo allargato a più persone presenti al momento dell’azione, da compiersi in un ambito spaziale specificato come luogo pubblico o aperto al pubblico e in contestualità con il compimento dell’atto dell’ufficio ed a causa o nell’esercizio della funzione pubblica”.

Il legislatore “incrimina – si continua a leggere nella sentenza – comportamenti ritenuti pregiudizievoli del bene protetto a condizione della diffusione della percezione dell’offesa, del collegamento temporale e finalistico con l’esercizio della potestà pubblica e della possibile interferenza perturbatrice col suo espletamento”.

Nel caso in esame, concludono i giudici, “tali elementi sussistevano” poiché “le ingiurie furono pronunciate nei locali scolastici in modo tale da essere percepite da più persone”; inoltre “l’insegnante di scuola media è pubblico ufficiale” e “l’esercizio delle sue funzioni non è circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma si estende alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri dei genitori degli allievi”.

Chiamata diretta: poche scuole pubblicano i dati

da La Tecnica della Scuola

Chiamata diretta: poche scuole pubblicano i dati

L’operazione “chiamata diretta” sta arrivando alle battute finali: i docenti di infanzia e I cilo sono già stati selezionati e nel giro di pochi giorni si chiuderà con i prof delle superiori.

Le cronache degli ultimi giorni hanno evidenziato ancora irregolarità e “stramberie”  che però – a conti fatti – sembrano essere complessivamente contenute.
Ha fatto scalpore, per esempio, la vicenda di un dirigente che ha pensato bene di mettere in piedi un vero e proprio “esame” per i candidati: è del tutto evidente che in questo caso la procedura è del tutto irregolare e neppure coerente con il dettato legislativo.
In effetti in alcuni casi sembra che né i dirigenti né i docenti abbiano ben compreso che il colloquio non è finalizzato ad evidenziare la “bravura” del candidato ma semplicemente a valutarne la sua “compatibilità” con il piano dell’offerta formativa della scuola.
Piuttosto, navigando in rete e visitando un po’ di siti scolastici colpisce che – a tutt’oggi – sono pochissime le scuole che hanno pubblicato l’esito delle chiamate anche se i docenti sono già stati individuati da tempo. Ci sono per esempio diverse scuole che hanno selezionati i docenti di primaria già entro il 10-12 agosto ma ancora non hanno pubblicato l’elenco degli incarichi attribuiti. E anche chi ha pubblicato l’elenco non lo ha corredato del curriculum dei “prescelti” come invece previsto dalle disposizioni ministeriali.
Ma il punto più delicato è ancora un altro: per il momento non abbiamo avuto modo di leggere provvedimenti di incarichi “adeguatamente motivati” come stabiliscono sia la legge 107 sia le norme generali relative al procedimento amministrativo.
Molto probabilmente queste e altre irregolarità non avranno conseguenze immediate ma non è detto che non ne possano avere in un futuro più o meno lontano.

Secondaria superiore: online il 93,6% dei CV

da tuttoscuola.com

Secondaria superiore: online il 93,6% dei CV

Sono oltre 25.000 gli insegnanti della scuola secondaria di II grado che hanno inserito il loro curriculum nel sistema Istanze On Line del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, per partecipare alle operazioni di individuazione dei docenti per competenze.

Nel dettaglio, precisa un comunicato stampa del Miur, sono 25.286 i docenti che da martedì 16 agosto e fino a ieri hanno inserito il loro curriculum, il 93,6% della platea interessata.

Il caricamento del curriculum da parte degli insegnanti nel sistema Istanze On line è uno dei passaggi previsti dalla nuova modalità di individuazione dei docenti per competenze prevista dalla ‘Buona Scuola’.

Sito dedicato: http://www.istruzione.it/individuazione_docenti_per_competenze/index.shtml

Nota 22 agosto 2016, AOODGCASIS 2819

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
Ufficio VI Statistica e studi

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
Ai Dirigenti degli Ambiti Territoriali Provinciali

Nota 22 agosto 2016, AOODGCASIS 2819

Oggetto: Procedure di avvio anno scolastico 2016/2017 – Assegnazione del personale docente alle istituzioni scolastiche.

La presente nota intende fornire, a seguito della nota DGPER n. 20453 del 27-07-2016, ulteriori indicazioni operative ai fini dell’assegnazione dei docenti di ruolo alle singole istituzioni scolastiche.
Completate le attività di assegnazione dell’incarico ai docenti, rispettivamente il 18 agosto per le scuole del primo ciclo ed entro il 26 agosto per quelle del secondo ciclo, i dirigenti scolastici provvedono ad indicare l’eventuale incarico conferito utilizzando l’apposita funzione del SIDI (SIDI->Buona Scuola->Individuazione per competenze).
Allo scopo di supportare le attività delle direzioni regionali nella fase di assegnazione sui posti rimasti disponibili dei docenti che non sono stati oggetto di incarico da parte dei dirigenti scolastici, è stata realizzata una procedura che provvede a detta assegnazione in maniera automatizzata.
La procedura tiene conto della istituzione scolastica indicata dal docente nella fase di inserimento del curriculum vitae attraverso POLIS, come punto di partenza per la ricerca della disponibilità del posto compatibile con le caratteristiche del docente (tipo posto/classe di concorso).
Nel caso in cui il docente non abbia indicato la sede di partenza, il sistema avvia la ricerca partendo dalla prima sede presente nell’ambito territoriale del docente.
Qualora il docente, non possa essere assegnato alla scuola indicata in POLIS per indisponibilità di posti, la procedura assegna il docente ad un’altra istituzione scolastica dello stesso ambito territoriale secondo il medesimo criterio di viciniorità comuni/distretti, utilizzato dalla procedura di mobilità d’ufficio.
Durante questa fase la funzione SIDI resta chiusa.
Terminata la fase di assegnazione automatica, gli USR possono accedere alla funzione SIDI->Buona Scuola->Individuazione per competenze per consolidare o eventualmente modificare le assegnazioni conferite.
A conclusione della predetta attività gli USR devono dichiararne la relativa chiusura utilizzando l’apposita funzione.
Successivamente, il sistema invia automaticamente una e-mail di conferimento dell’incarico all’indirizzo di posta elettronica di ciascun docente.
Dopo tale operazione, gli USR possono comunque apportare ulteriori modifiche alle assegnazioni conferite (annullamento incarico, nuova assegnazione incarico), per ciascuna di queste operazioni l’interessato viene avvisato con una e-mail.
Queste comunicazioni vengono anche registrate nell’archivio documentale POLIS in modo da darne visibilità a ciascun docente interessato.
Si riporta di seguito il calendario delle diverse fasi del procedimento.

Il Dirigente
Gianna Barbieri


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