Bando di Concorso Nazionale per il 23 maggio 2017 – XXV Anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio

Pubblicato il Bando di Concorso Nazionale per il 23 maggio 2017 – XXV Anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio

“Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana.” Frase di John Fitzgerald Kennedy citata da Giovanni Falcone che raccontò di aver letto in un posto di polizia nell’aeroporto di Milano, in cui viene racchiusa tutta la vera essenza della sua vita: il suo impegno, la sua dedizione al lavoro, il senso del dovere, la sua determinazione ma soprattutto il suo ideale di Giustizia. Da questa citazione nasce il titolo del concorso per l’anno scolastico 2016/2017 bandito dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone insieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che culminerà il 23 maggio 2017 – XXV anniversario della strage di Capaci.

Il concorso, rivolto a tutte le scuole italiane, di ogni ordine e grado, mira a stimolare, attraverso la memoria, la riflessione degli studenti che oggi siedono tra i banchi di scuola, ma che ancora non erano nati negli anni in cui la storia d’Italia è stata segnata da tragici eventi, omicidi e stragi, di stampo mafioso.

Le scuole vincitrici del concorso saranno premiate a Palermo durante il convegno presso l’Aula Bunker del Carcere Ucciardone alla presenza delle più alte cariche istituzionali.

Le scuole che intendono partecipare al concorso dovranno iscriversi entro e non oltre il 14 gennaio collegandosi al sito www.fondazionefalcone.it.

Solidarietà a ministro Fedeli per atto denigratorio

Scuola, Mascolo (Ugl): “Solidarietà a ministro Fedeli per atto denigratorio”

“Non possiamo che condannare con fermezza il contenuto dei manifesti denigratori ed anonimi contro il ministro del’Istruzione, Valeria Fedeli, alla quale esprimiamo la nostra solidarietà”.
Lo dichiara il segretario generale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, evidenziando come “non c’è giustificazione alla mancanza di rispetto nei confronti del ministro, ancor più grave per il fatto che gli autori hanno voluto trincerarsi dietro l’anonimato e non hanno avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di tale indecoroso gesto”.
“La scuola italiana – aggiunge Mascolo – ha bisogno di un costante e costruttivo confronto, di soluzioni condivise e non di azioni volte soltanto a far sì che aumentino le incomprensioni: solo così – conclude – potremo restituire all’istruzione il ruolo centrale che dovrebbe ricoprire in qualsiasi società”.

Classi di concorso al restyling

da ItaliaOggi

Classi di concorso al restyling

Carlo Forte e Sandra Cardi

Il ministero dell’Istruzione è disponibile a rivedere il decreto sulle nuove classi di concorso. È quanto è emerso in un incontro che si è tenuto ieri presso il ministero dell’istruzione tra i rappresentanti dell’amministrazione centrale e dei sindacati rappresentativi della scuola.

 

Una prima bozza di intervento, con decreto ministeriale, è già pronta a corregge errori ed omissioni riferite a circa il 50% delle nuove classi. Ma si tratta di correzioni formali. Per rimetterci mano in modo strutturale all’intero impianto sarà necessario un intervento legislativo ad hoc. Che dovrebbe essere adottato in sede di emanazione di un apposito decreto legislativo: il provvedimento con il quale sarà data attuazione alla delega sul reclutamento contenuta nella legge 107/2015. Delega che rischia di arenarsi proprio a causa della complessità dei collegamenti tra le vecchie classi di concorso e le nuove. In particolare per la ridefinizione delle cosiddette confluenze: il meccanismo previsto dal legislatore per consentire il riconoscimento delle vecchie abilitazioni anche ai fini della mobilità professionale e del ricollocamento degli esuberi. Per non parlare del fatto che la delega, come le altre rfierite alla legge 107/2015, è in scadenza e serve una proroga, probabilmente con emendamento parlamentare al senato al decreto Milleproroghe, per esercitarla.

La riforma del sistema delle classi di concorso, peraltro, prende le mosse dalla necessità di ricollocare i docenti delle scuole secondarie di II grado all’interno del nuovo ordinamento introdotto dalla riforma Moratti. Ma la rivisitazione del sistema è subito apparso di particolare complessità. Tanto che, nel corso degli anni, l’amministrazione è dovuta intervenire con mere circolari per riempire, almeno provvisoriamente, il vuoto normativo determinato di dall’entrata a regime della riforma Moratti, in assenza del previsto regolamento che avrebbe dovuto definire le nuove classi di concorso e, con esse, la disciplina delle confluenze delle vecchie classi di concorso nelle nuove.

Questa scelta del ministero, peraltro, ha esposto l’amministrazione scolastica a diverse soccombenze in giudizio, a seguito di azioni promosse da docenti precari che, a causa delle disposizioni contenute nella circolare sulle confluenze, avevano visto ridursi le possibilità di ottenere incarichi di supplenza. Il regolamento, peraltro, è stato finalmente emanato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale (19/2016, pubblicata il 22 febbraio scorso). Ma nel frattempo, le organizzazioni sindacali hanno segnalato all’amministrazione una serie di criticità, di refusi e di omissioni, che sono state oggetto di discussione proprio nell’incontro che si è tenuto ieri tra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative, Cgil,Cisl,Uil, Snals e Gilda, e del ministero dell’Istruzione.

Tra i vari argomenti di discussione anche quello dei titoli di accesso di alcune classi di concorso del settore artistico e musicale. A questo proposito, infatti, alcune organizzazioni sindacali avevano lamentato il mancato riconoscimento di alcuni titoli rilasciati dalle accademie, dai conservatori e dagli Isia in favore dei titoli universitari. Che peraltro certificano il possesso di competenze generaliste in luogo delle necessarie competenze tecniche richieste in alcuni specifici settori (si pensi per esempio agli istituti superiori per le industrie artistiche).

E poi c’è il problema dell’assenza di una disciplina transitoria che consenta ai possessori dei vecchi titoli di accesso alle classi di concorso di farli valere ai fini dei prossimi concorsi. Infine, la questione delle nuove classi di concorso nei licei musicali che, comunque, precludono l’accesso alla mobilità professionale ai docenti di musica delle vecchie classi A031 e A032 anche se in possesso dei diplomi di strumento musicale Fatto, questo, che impedisce la ricollocazione degli esuberi in queste discipline e che, in futuro, potrebbe precludere ai docenti di musica, attualmente su cattedre di potenziamento, di essere riassorbiti sulle cattedre ordinarie. Bloccando così la possibilità di modificare queste cattedre anche in presenza di specifiche richieste delle scuole in sede di elaborazione del Ptof. La legge 107, infatti, vieta tali modifiche se causa di insorgenza di esuberi. Si tratta, dunque, di questioni importanti che, se non affrontate tempestivamente, rischiano di ingenerare un forte contenzioso e, in qualche misura, di vanificare l’intento del legislatore.

Che va nel senso di ampliare il più possibile la fungibilità delle abilitazioni, così da rendere più semplice l’accesso alla mobilità professionale e la ricollocazione degli esuberi. In definitiva: evitare ulteriori costi per l’erario. A ciò va aggiunta anche l’urgenza di definire un ambito certo di spendibilità dei titoli di studio terminali che vengono rilasciati da atenei e istituti di alta cultura, così da orientare gli studenti nella scelta dei corsi di studio e nella individuazione dei possibili impieghi ai fini dei concorsi a cattedra. Resta il fatto, però, che per modificare l’impianto disegnato dal decreto 19 potrebbe essere necessario un ulteriore intervento legislativo a livello primario. A viale Trastevere, però, sostengono che la modifica dovrebbe rientrare nella delega sul reclutamento indicata dal legislatore nella legge 107. E, dunque, la questione potrebbe essere risolta direttamente in quella sede.

Mobilità, il contratto è pronto

da ItaliaOggi

Mobilità, il contratto è pronto

Marco Nobilio

I docenti di ruolo che chiederanno il trasferimento o il passaggio di cattedra o di ruolo potranno esprimere nella domanda fino a 15 preferenze. Tra queste, anche 5 scuole. E se otterranno il trasferimento o il passaggio in una di queste 5 sedi, manterranno anche il diritto alla titolarità. Lo prevede la bozza di contratto integrativo sulla mobilità a domanda di quest’anno, predisposta da ministero dell’istruzione in vista dell’avvio della contrattazione che avverrà oggi. ItaliaOggi l’ha letta.

Va detto dubito che le parti non potranno cancellare il sistema degli ambiti e della chiamata diretta. Ma la partecipazione alla mobilità e l’accoglimento della relativa domanda non comporterà automaticamente la perdita della titolarità della sede. Pertanto, i movimenti avverranno per ambiti territoriali.

E ciascun docente potrà esprimere preferenze sia per gli ambiti della propria provincia sia di province diverse da quella che comprende la scuola o l’ambito di titolarità.

Ma ogni insegnante potrà indicare nella domanda fino a un massimo di cinque sedi sulle quali intenda trasferire la propria titolarità. Potranno essere inoltre indicati i codici sintetici corrispondenti ad una intera provincia. Il tutto fino a un massimo quindici preferenze. In caso di non indicazione della sede o di indisponibilità delle sedi indicate il docente sarà assegnato in titolarità su ambito. In caso di preferenza sintetica per provincia il docente che otterrà il trasferimento sarà assegnato in titolarità su ambito territoriale secondo la catena di prossimità tra gli ambiti della stessa provincia.

Attualmente, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, sarebbe allo studio una proposta, avanzata dai tecnici che gestiscono il sistema informatico del ministero, secondo la quale ai docenti già titolari su sede dovrebbe essere attribuita la titolarità su sede anche in caso di soddisfazione di una preferenza sintetica (ambito, provincia o regione). Secondo questa proposta, dunque, il docente già titolare su sede, se trasferito su ambito dovrebbe ottenere d’ufficio l’attribuzione della titolarità della sede nella prima scuola dell’ambito. Mentre al docente titolare su ambito dovrebbe essere preclusa del tutto la possibilità di ottenere una titolarità su sede. Questa proposta, attualmente, non è stata formalizzata e non risulta incorporata in alcuna bozza a disposizione. E sembrerebbe ricalcare in qualche modo la disciplina contenuta nel contratto sulla mobilità dell’anno scorso. In pratica: garanzia dei diritti acquisiti per chi era già in ruolo all’atto dell’entrata in vigore della legge 107/2025 (o comunque aveva ottenuto la titolarità su sede all’atto d’immissione in ruolo) e assoggettamento al sistema degli ambiti e della chiamata diretta per tutti gli altri.

Quest’ultima opposta, peraltro, non sembrerebbe conforme alle psttuiziini contenute nell’intesa del 29 dicembre. Che prevedono il superamento delle diversità di trattamento tra docenti titolari su sede e docenti neoimmessi in ruolo. Persino, è probabile che non sarà recepita dalle parti in sede di contrattazione. Resta da vedere, però, se ai docenti che chiederanno il trasferimento o il passaggio sarà consentito di esprimere nella domanda solo le 5 preferenze su sede oppure tale possibilità sarà vincolata alla contestuale indicazione anche di eventuali ambiti. Le operazioni relative ai trasferimenti e i passaggi avverranno in un’unica fase.

Per i posti di sostegno, per le sezioni attivate presso le sedi ospedaliere e carcerarie, per i posti speciali di infanzia e primaria in caso di possesso dei previsti requisiti, per i posti di lingua nella scuola primaria, per le sedi di organico dei centri provinciali per l’educazione degli adulti nonché dei corsi serali negli istituti secondari di secondo grado, per i posti di lingua slovena e per i posti dei licei europei sarà necessario esprimere o meno la preferenza per tali tipologie di posti. Prima di eseguire la mobilità, l’amministrazione procederà all’ assegnazione della sede definitiva su ambito, anche d’ufficio, nei confronti di tutti gli insegnanti comunque già di ruolo ed attualmente in attesa di sede ad eccezione del personale immesso in ruolo su sede provvisoria e del personale che non abbia ottenuto la titolarità su ambito territoriale.

Pertanto il personale titolare su provincia o comunque privo di sede, prima dell’inizio delle operazioni sarà assegnato a domanda o d’ufficio ad un ambito territoriale, anche in soprannumero, per consentire a quest’ultimo la partecipazione ai trasferimenti. In caso di assegnazione d’ufficio il docente si vedrà attribuire l’ambito corrispondente alla sede di servizio se ubicata nella regione di titolarità, diversamente quello corrispondente all’ultima sede di titolarità o il primo ambito della provincia di immissione in ruolo. Si potrà dare luogo alla convalida delle operazioni di trasferimento e passaggi solo dopo la completa sistemazione, sia a seguito di trasferimento a domanda che a seguito di trasferimento d’ufficio dei docenti soprannumerari.

Troppe classi al freddo e senza lezioni, si rischia il reato d’interruzione di pubblico servizio

da La Tecnica della Scuola

Troppe classi al freddo e senza lezioni, si rischia il reato d’interruzione di pubblico servizio

L’ondata di gelo continua ad affliggere l’Italia. E le scuole: martedì 10 gennaio in diversi istituti, soprattutto di Puglia e Abruzzo, ancora lezioni sospese.

Ma anche negli istituti dove gli allievi sono tornati in classe, l’elemento caratterizzante è stato quasi dappertutto il freddo.

Rimangono davvero tante le scuole pubbliche dove i riscaldamenti risultano fuori uso o funzionano a regime ridotto, con gli alunni costretti a seguire la didattica rimanendo col cappotto o il piumino addosso.

Ora, del caso potrebbero occuparsene anche i tribunali. A Roma, il Codacons ha infatti annunciato che presenterà un esposto in Procura chiedendo di indagare per il reato di interruzione di pubblico servizio e chiede al sindaco, Virginia Raggi, di risarcire le famiglie per i disagi e i danni subiti in conseguenza delle scuole fredde.

Sempre a Roma, in diversi istituti superiori (Galilei, Giulio Cesare, Tasso, Righi) molti ragazzi non sono entrati perché ci sono ancora temperature glaciali o problemi con le condutture idriche.

Al Pascal di Pomezia, a pochi chilometri dalla capitale,gli studenti si sono addirittura portati una stufetta da casa, a dimostrazione che i riscaldamenti scolastici non erano sufficienti.

E la situazione non è affatto “ingigantita” dai soliti scontenti, visto che anche l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio ha inviato una circolare ai dirigenti scolastici, chiedendo loro di segnalare, entro le ore 11.00 dell’11 gennaio, “in maniera urgente il numero degli istituti scolastici con malfunzionamenti riscontrati dovuti a carenze strutturali”, ferma restando “la competenza istituzionale degli enti locali” sulla materia.

L’obiettivo dell’Usr laziale, guidato dal direttore generale Gildo De Angelis, è infatti quello di realizzare una sorta di censimento dei disguidi sul fronte dei riscaldamenti scolastici della regione.

Ma in tribunale vuole andare anche la preside del liceo artistico ‘Petrocchi’ di Pistoia, Elisabetta Pastacaldi. “Mi rivolgerò ad un avvocato, perché questo è un attentato al diritto allo studio” ha detto dopo che ieri, al rientro dalle vacanze natalizie, studenti e insegnanti hanno trovato la scuola senza riscaldamento perché la caldaia era andata in blocco. Non solo”.

“La nostra – spiega la preside – è una scuola sfortunata perché appena piove, siccome il tetto è da rifare, viene dichiarata inagibile. Adesso siamo pure al freddo, nonostante avessimo chiesto di accendere il riscaldamento, viste le temperature, almeno due giorni prima della riapertura. Proprio stamani – ha denunciato Pastacaldi – ci hanno comunicato che la sede storica è pure invasa dai topi”: sembra proprio che si rivolgerà ad un legale.

Ad Agropoli (Salerno), nel Cilento, gli studenti del liceo scientifico e classico “Alfonso Gatto”, in segno di protesta hanno deciso di disertare le lezioni. “Nei corridoi della scuola abbiamo registrato la temperatura di 7 gradi con un termometro professionale. Nelle aule – spiega il rappresentante d’istituto degli alunni, Gabriele Panariello – la temperatura era di 9 gradi”.

Studenti in fuga pure in Liguria. Una quarantina di alunni della succursale del Liceo Artistico di Imperia Oneglia, minaccia di non entrare in classe, domattina, se le aule saranno ancora fredde. Oggi hanno seguito le lezioni con i cappotti, ma domani non hanno intenzione di fare il bis. Senza contare – denunciano – che c’è una classe con una finestra rotta da due mesi e riparata con un sacchetto di plastica, di quelli utilizzati per la spazzatura, al posto del vetro.

A Firenze, al liceo linguistico Pascoli, stamani per un guasto all’impianto di riscaldamento (che ora è stato riparato), le lezioni sono state interrotte e gli alunni rimandati a casa. Il consigliere delegato della rete scolastica Giampiero Mongatti ha comunque annunciato che da oggi gli impianti di riscaldamento resteranno accesi 24 ore su 24 nelle 70 scuole di competenza della Città metropolitana.

La morsa del freddo ha colpito anche il liceo scientifico ‘Torquato Taramelli’ di Pavia, dove 700 studenti sono rimasti a casa, sempre martedì 10 gennaio, perchè, per il secondo giorno, le aule erano al freddo a causa di una caldaia rotta già prima delle vacanze natalizie.

Il preside Dario Codegoni aveva segnalato alla Provincia (l’ente competente) con ripetute e-mail inviate dal 23 dicembre al 1° gennaio, il guasto, ricevendo risposta soltanto il 3 gennaio.

Al rientro delle vacanze, il guasto quindi non era ancora stato riparato, ma gli studenti hanno resistito ugualmente al freddo. Poi, però, il giorno dopo ha deciso di non andare a scuola e il preside ha già annunciato che la loro assenza sarà giustificata. Non quella del tecnico della caldaia.

Come effettuare il trasferimento di iscrizione da una scuola ad un’altra

da La Tecnica della Scuola

Come effettuare il trasferimento di iscrizione da una scuola ad un’altra

La C.M. n. 10 del 15/11/2016, riguardante le iscrizioni all’a.s. 2017/2018, contiene anche indicazioni in merito al trasferimento di iscrizione.

Le scuole devono consentire ai genitori di scegliere liberamente il corso di studi ritenuto più confacente alle attitudini e alle aspirazioni del minore.

Quindi, se a iscrizione avvenuta alla prima classe di un’istituzione scolastica o formativa e prima dell’inizio ovvero nei primi mesi dell’anno scolastico, le famiglie volessero richiedere di optare per altro indirizzo o altra istituzione scolastica o formativa, dovranno presentare una richiesta motivata sia al dirigente scolastico della scuola di iscrizione sia a quello della scuola di destinazione.

In caso di trasferimento di iscrizione da un’istituzione scolastica ad altra avente le medesime caratteristiche o lo stesso indirizzo di studi, la relativa domanda può essere presentata, per eccezionali motivi debitamente rappresentati (es. imprevisto trasferimento della famiglia in altra città) anche nel periodo successivo ai primi mesi dell’anno scolastico.

Se la domanda di iscrizione viene accolta da parte del dirigente della scuola di destinazione, il dirigente della scuola di prima iscrizione è tenuto a inviare il nulla osta all’interessato e alla scuola di destinazione.

I genitori potranno rivolgersi agli Uffici scolastici territoriali competenti per ricevere supporto in merito al trasferimento di iscrizione, in particolare nella fase di individuazione della istituzione scolastica di destinazione (es. diniego di iscrizione da parte della scuola prescelta per incapienza delle relative classi).

Ovviamente, il trasferimento di iscrizione non deve comportare l’attivazione di nuove classi con maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

Le conseguenti rettifiche nell’Anagrafe nazionale degli alunni devono essere curate dalle scuole interessate, previa verifica dell’avvenuta nuova iscrizione.

Il Miur precisa infine che alcune categorie di studenti, ad esempio i figli di genitori che svolgono attività di tipo itinerante, in particolare i lavoratori dello spettacolo viaggiante, potranno richiedere più volte il trasferimento di iscrizione.

Contributo volontario e assicurazione, ora si possono pagare on line

da La Tecnica della Scuola

Contributo volontario e assicurazione, ora si possono pagare on line

La vera novità delle iscrizioni al prossimo anno scolastico è la possibilità, per i genitori, di poter pagare contributo volontario e assicurazione on line.

A sottolineare la novità è l’Age Toscana: l’associazione dei genitori spiega che dopo la sperimentazione di alcuni mesi effettuata dalle scuole del Lazio, adesso tutti i genitori possono registrarsi sulla piattaforma www.istruzione.it/pagoinrete e gestire direttamente on line pagamenti e ricevute.

Quello che manca sono un’adeguata informazione per le famiglie e una riflessione su questo nuovo strumento”, sostiene l’Age della Toscana.

Il ministero dell’Istruzione, nel chiedere alle scuole di diffondere l’informativa presso le famiglie (nota n. 1579 del 19.5.2016), evidenzia come per i genitori vi siano benefici, come ad esempio la possibilità di pagare con un unico versamento avvisi relativi a figli che frequentino scuole diverse, la possibilità di ricevere entro 24 ore una ricevuta valida ai fini delle detrazioni fiscali e la disponibilità di un ambiente in cui poter monitorare ed avere sotto controllo lo stato di tutti i pagamenti richiesti dalla scuola.

Come Associazione di genitori non possiamo che apprezzare l’iniziativa, che rende più facile e immediato il pagamento di contributi alla scuola – dichiara Rita Manzani Di Goro, presidente di A.Ge. Toscana – tuttavia vi sono alcuni aspetti pratici che meritano di essere considerati. Per questo abbiamo inviato a tutte le scuole toscane un approfondimento sul nuovo sistema PagoInRete”.

Ecco alcuni degli aspetti evidenziati dall’Age Toscana:

– Il sistema prevede che contributo volontario e assicurazione vengano richiesti separatamente, come è corretto, in quanto il primo è facoltativo e la seconda dovuta;
– Non si parla del contributo per spese di segreteria eventualmente deliberato dal Consiglio d’Istituto, che, sia pur minimo, è corretto poter detrarre. Si ritiene che le spese di segreteria debbano essere cumulate con la quota assicurativa e come tali detraibili in quanto “contributi obbligatori deliberati dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica” (Risoluzione n. 68/E dell’Agenzia delle Entrate del 4.8.2016): rientreranno pertanto fra le “Spese per istruzione diverse da quelle universitarie”, che prevedono un massimale di euro 564 per ogni alunno o studente. Se la spesa riguarda più di un alunno, occorre compilare più righi da E8 a E10 riportando in ognuno di essi il codice 12 e la spesa sostenuta con riferimento a ciascun ragazzo;

– Il contributo volontario può essere detratto insieme alle spese obbligatorie ovvero sotto la voce “E8-10, cod. 31-Erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado”, sempre con l’aliquota del 19%, qualora il Consiglio d’Istituto abbia deliberato il suo utilizzo ai fini dell’innovazione tecnologica, dell’edilizia scolastica e dell’ampliamento dell’offerta formativa;
– Per il quarto e il quinto anno delle scuole superiori è previsto di poter pagare anche le tasse scolastiche: la richiesta è fatta dalla scuola separatamente, ma in ogni caso il versamento potrà essere cumulativo; anche le tasse sono detraibili (E8-10 cod. 12);

– La segreteria ha necessità di conoscere nome, cognome e codice fiscale del genitore che effettuerà i versamenti e l’alunno o gli alunni a cui tali versamenti sono riferiti, quindi occorrerà richiedere un’apposita dichiarazione in sede di iscrizione;
– Questa stessa modalità verrà utilizzata nel corso dell’anno scolastico per i pagamenti relativi a viaggi d’istruzione, corsi, patentini ecc.; se ritenuto opportuno, il rappresentante di classe potrà effettuare il versamento per tutti gli alunni, come spesso già accade per le gite;

– Essendo la richiesta di pagamento definita a priori dalla delibera del Consiglio di Circolo/Istituto, mentre invece i genitori fino alla terza classe superiore sono liberi di versare un contributo volontario dell’entità da loro ritenuta opportuna, occorre tenere presente che importi diversi potranno essere comunque versati tramite le consuete modalità.

“Ci sembra importante ricordare quanto disposto dal Ministero nella circolare di indizione delle iscrizioni scolastiche 2017/18 – conclude Di Goro – ossia che i contributi scolastici delle famiglie sono assolutamente volontari e distinti dalle tasse scolastiche che, al contrario, sono obbligatorie, con l’eccezione dei casi di esonero. Le famiglie dovranno essere preventivamente informate sulla destinazione dei contributi in modo da poter conoscere le attività che saranno finanziate con gli stessi, in coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa”.

Mobilità docenti 2017: il grande caos, atto secondo: e agli studenti chi ci pensa?

da Tuttoscuola

Mobilità docenti 2017: il grande caos, atto secondo: e agli studenti chi ci pensa?

Oltre 250 mila insegnanti (uno su tre) quest’anno hanno cambiato cattedra: il più caotico “carosello” di docenti di sempre (+200% rispetto agli anni precedenti). Un anno nero per la continuità didattica. E il prossimo anno, dopo l’accordo Miur-sindacati, si replica: le famiglie italiane devono prepararsi a un’ulteriore girandola di docenti, che colpirà in particolare le scuole del centro-nord. Ma migliaia di docenti (soprattutto meridionali) resteranno forse delusi, i posti disponibili al Sud sono pochi.

Si è spostato il baricentro della scuola italiana, da sud (che ha perso in vent’anni mezzo milione di studenti) verso nord (+800 mila). L’emigrazione obbligata di docenti meridionali e il contestuale controesodo amministrativo consentito dalla mobilità schiacciano in troppi casi la relazione educativa docente-alunno.

Come se ne esce? Occorre lavorare in due direzioni…

Finite le vacanze natalizie, tornano in classe 7.818.469 studenti delle scuole statali, nell’anno scolastico che verrà ricordato per il più caotico “carosello” di docenti di sempre.

Un insegnante su tre quest’anno ha cambiato cattedra, tra trasferimenti dei docenti di ruolo e movimenti dei docenti non di ruolo. Vuol dire che almeno due milioni e mezzo di studenti hanno avuto come minimo un insegnante diverso rispetto all’anno precedente, ma in molti casi più di uno. Particolarmente colpiti gli alunni con disabilità, perché il 29,8% dei posti di sostegno sono “in deroga”, cioè non stabili, e i docenti di sostegno non di ruolo cambiano pressoché ogni anno.

Il tasso di mobilità degli insegnanti, che negli anni scorsi coinvolgeva circa un docente su dieci (una percentuale già di per sé elevata), quest’anno è esploso, si è addirittura triplicato, facendo saltare il banco della continuità didattica. È l’effetto del “piano straordinario di mobilità” previsto dalla legge n. 107/2015 sulla “Buona scuola”, preliminare al varo del piano straordinario di assunzioni voluto dal governo Renzi. In pratica un’“ultima chiamata” che doveva consentire al personale docente di spostarsi sulla sede più gradita anche “in deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia”. Fatto questa sorta di “condono”, doveva partire la nuova modalità di assegnazione della sede di servizio, la cosiddetta “chiamata diretta”: non sarebbe stato più il docente a scegliere la scuola, ma la scuola a scegliere il docente. È quanto prevede la legge n. 107, ma l’accordo sulla mobilità firmato dalla ministra Fedeli con i sindacati allo spirare del 2016 prevede una nuova deroga da ogni vincolo di permanenza per tutti i docenti di ruolo, compresi quelli chiamati con incarico triennale dai dirigenti scolastici. Pertanto il prossimo anno si replica: le famiglie italiane devono prepararsi a un’ulteriore schizofrenica girandola di docenti.

Le dimensioni del fenomeno hanno raggiunto limiti insostenibili: 207 mila docenti trasferiti nel 2016/17: il 30% dell’organico di ruolo degli insegnanti statali. Un movimento senza precedenti. Qualche esempio: +200% rispetto ai 69 mila trasferimenti dell’anno scolastico 2008-09; +267% rispetto ai 56 mila del 2009-10; +260% rispetto ai 57 mila del 2011-12. Flussi omogenei sul territorio? No: dei 207 mila trasferiti di quest’anno, almeno 130 mila sono docenti meridionali che dal nord si sono avvicinati a casa. Se in molti hanno parlato la scorsa estate di “deportazione” di docenti dal sud al nord, quello che è avvenuto con i trasferimenti è stato un vero e proprio controesodo di docenti meridionali che avevano preso il “ruolo” (cioè il posto stabile) al nord e poi hanno colto l’occasione per chiedere il trasferimento verso casa. Back home.

E non è finita qui: oltre al fisiologico numero di chi è andato in pensione (13 mila nel 2016), nel carosello di insegnanti che si avvicendano di anno in anno sulle cattedre italiane entrano i circa 100 mila docenti precari (supplenti annuali), che raramente sono confermati nella stessa scuola. Tiriamo le somme: ipotizzando che la metà di questi ultimi (quindi circa 50 mila precari) abbia ottenuto la nuova supplenza annuale in una sede diversa (stima per difetto), il numero di docenti che quest’anno hanno cambiato cattedra rispetto all’anno scolastico 2015-16 supera l’astronomica cifra di 250 mila (207 mila trasferiti + circa 50 mila precari). Un esercito in movimento su e giù per l’Italia, il 33% dei 768.918 docenti in cattedra quest’anno.

Questa grande “migrazione” di docenti è priva di effetti sul servizio scolastico? Nient’affatto. Se la continuità didattica è un’importante precondizione per una scuola di qualità, quello in corso è un anno disastroso per ciò che dovrebbe contare di più, ovvero l’apprendimento degli studenti: il peggiore, da questo punto di vista, della storia della scuola italiana. Un esodo biblico di docenti, prevalentemente da nord a sud, che hanno lasciato le scuole, le classi, gli alunni con i quali avevano impostato i progetti didattici previsti dal piano dell’offerta formativa di quegli istituti scolastici, e si sono spostati di città, prendendo servizio in altre sedi, che a loro volta hanno dovuto gestire l’integrazione di questi nuovi insegnanti nel loro contesto. Una frenetica girandola di cattedre, di storie, di volti, di progetti formativi e didattici interrotti e avviati altrove, di cambi di metodo di spiegazione e di valutazione, di relazioni educative spezzate e da ricostruire, che non potrà non avere nefasti effetti sui livelli di apprendimento di milioni di studenti. Non c’è da stupirsi se in città come Milano e Roma sia in atto, tra le famiglie più benestanti, una vera e propria fuga dalla scuola statale verso le scuole internazionali o addirittura verso scuole di altri paesi, Regno Unito in testa. Come dire, chi può evita un servizio ritenuto complessivamente non in grado di dare adeguate garanzie per il futuro dei figli. E non tanto per la qualità dell’insegnamento in sé, ritenuta nella maggior parte dei casi adeguata, ma per le disastrose condizioni organizzative del servizio. Un segnale da non trascurare, se ci si pone l’obiettivo – come dovrebbe essere per ogni servizio, pubblico o privato che sia – della soddisfazione dell’utenza.

A proposito di continuità didattica, uno studio di qualche anno fa della Banca d’Italia (redatto curiosamente solo in inglese), intitolato “Educational choices and the selection process before and after compulsory schooling“, che ha utilizzato fonti ISTAT e Miur, mostra che a parità di altre condizioni alla maggiore stabilità del personale docente corrisponde un minore numero di fallimenti scolastici. Al contrario, nelle scuole dove si verifica una forte rotazione dei docenti, il rischio delle bocciature e degli abbandoni aumenta.

Tra le ragioni indicate nello studio stanno la minore conoscenza della classe da parte degli insegnanti con incarico temporaneo e la mancanza di continuità didattica. Anche la prospettiva di dover cambiare scuola alla fine dell’anno incide negativamente sulla motivazione e sull’impegno del personale.

Alcuni anni fa, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato, con sentenza n. 3104/2009, in sede giurisdizionale aveva dichiarato l’obbligo dell’Amministrazione di garantire la continuità educativo-didattica nei confronti di un minore disabile a mezzo della conferma dell’educatore che svolgeva attività di sostegno. La sentenza affermava un principio generale che nessuna norma legislativa o amministrativa ha successivamente tutelato con chiarezza, al punto che oggi dal punto di vista normativo la continuità didattica è una eventuale conseguenza organizzativa (spesso mancata) anziché essere un obiettivo da assicurare.

Un marasma organizzativo ingestibile
All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora: chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta (…)”. Spiace sottolinearlo, ma il regolamento (falso) attribuito alla Real Marina del Regno delle Due Sicilie è forse l’immagine che con desolante efficacia può meglio richiamare il marasma organizzativo che ha caratterizzato l’attribuzione dei posti dell’organico delle scuole per il corrente anno scolastico, con centinaia di migliaia di insegnanti in movimento loro malgrado da una parte all’altra del paese. E che con tutta probabilità caratterizzerà anche il prossimo anno.

Del resto Tuttoscuola ha già descritto in passato la scuola italiana come una grande nave con un carico molto più pesante a prua (il centro-nord del paese, dove ci sono il 61% degli studenti), che fa scivolare gradualmente verso la prua una quota crescente del personale, collocato in misura preponderante a poppa (al sud), dove per motivi sociali il pubblico impiego in generale e la scuola in particolare rappresentano, soprattutto per le donne, opzioni inevitabilmente prioritarie.

Ma quello che la demografia fa, la burocrazia disfa… Se ci sono più posti al nord, perché lì ci sono più studenti e meno docenti del luogo aspirano a quei posti, molti meridionali devono spostarsi per occuparli. Ma poi… ci pensa l’amministrazione – dietro la spinta dei sindacati, che fanno il loro mestiere, quello di tutelare gli interessi di lavoratori costretti a spostarsi per tutta la penisola per inseguire il miraggio di un posto fisso, ottenuto il quale hanno il comprensibile desiderio di riavvicinarsi a casa – a consentire a un numero elevatissimo di loro di ottenere il trasferimento (da prua a poppa, in questo caso), creando quel marasma. E il fatto paradossale è che solo una quota limitata dei docenti che chiedono il trasferimento ottiene il posto nella prima scelta indicata, perché nelle aree più gettonate i posti vacanti sono pochi; gli altri finiscono nelle province indicate più in basso nella loro lista di preferenze. Il prezzo pagato dal sistema però è salatissimo: da un lato, sforzi di gestione pesantissimi per gli uffici amministrativi periferici e per le istituzioni scolastiche (pensiamo ai dirigenti scolastici, “allenatori” che vedono partire in media un terzo della “squadra” sostituito da nuovi arrivati sconosciuti, da schierare in campo senza sapere bene che ruolo facciano e senza che si conoscano con gli altri compagni di squadra. Fuor di metafora, la stabilità del personale, se ci fosse, sarebbe garanzia per il conseguimento degli obiettivi fissati dal Piano triennale dell’Offerta Formativa); dall’altro lato, impatti negativi sul processo di apprendimento degli alunni. D’altro canto sindacati delle famiglie che possano opporsi non esistono…

Quale organizzazione potrebbe mai gestire il cambiamento contemporaneo di sede di un terzo del proprio personale? Nessuno si sogna di farlo, la scuola statale italiana invece sì. Immaginiamo l’Arma dei Carabinieri lasciare scegliere una nuova sede di servizio di un colpo a un terzo dei propri ufficiali, ispettori, sovrintendenti, appuntati e carabinieri (peraltro in gran parte meridionali): cosa ne sarebbe della conoscenza e del controllo del territorio, del legame con la popolazione? Ce la vedete, per fare un altro esempio, Poste Italiane Spa consentire a 48 mila dei propri dipendenti (tanti sarebbero un terzo dei 145 mila dipendenti totali) di cambiare di sede in un solo anno? Sarebbe il caos. Ci sarebbero uffici postali scoperti per lunghi periodi; postini con difficoltà a muoversi nel nuovo territorio di competenza; ne risentirebbe probabilmente la puntuale ed efficiente consegna di lettere e pacchi. E quindi non ci pensa nessuno a farlo. Ma dove si tratta di studenti e della sensibilissima relazione educativa con coloro che hanno il delicato compito di farli crescere culturalmente e come persone, affinché tanto per cominciare siano in condizioni più favorevoli per trovare domani un lavoro, ebbene in questo caso evidentemente non ci si pone remore. Si consente lo spostamento in un colpo del 33% del personale docente. E’ un miracolo che a settembre le lezioni siano partite, in un modo o nell’altro.

Mai un esercito di oltre 200 mila docenti di ruolo aveva cambiato sede in un solo anno scolastico. E il prossimo anno, dopo l’intesa Governo-sindacati del 29 dicembre, si annuncia come l’attuale. Molti di coloro che hanno trovato posto quest’anno o negli anni scorsi lontano da casa, magari al centro-nord, potranno ottenere il trasferimento più vicino a casa, magari al sud. E quanti arriveranno veramente nella sede desiderata, tenendo conto che solo in 13 mila sono andati in pensione? Dopo l’imminente accordo sulla mobilità 2017 ci sarà un altro algoritmo per metterlo in pratica, e ci sarà, c’è da esserne certi, un’altra ondata di proteste e di ricorsi per gli errori (veri o presunti) dell’infernale meccanismo informatico.

Non ci saranno docenti ‘deportati’ sugli ambiti, ma ci saranno migliaia di docenti (soprattutto meridionali) delusi per avere mancato l’obiettivo del ritorno a casa, perché in alcune aree l’offerta è sovrabbondante rispetto ai posti disponibili. La grande illusione, sembra essere il titolo del film che vedremo tra qualche mese. Ma anche il grande caos, atto secondo. Doppia beffa.

E comunque, nel prossimo settembre assisteremo nuovamente ad una instabilità del sistema con una diffusa precarietà di docenti, soprattutto e ancora una volta, nelle scuole settentrionali e centrali.

D’altronde si è trattato in qualche modo di una scelta obbligata per il neo ministro dell’istruzione, chiamata a viale Trastevere con il compito principale di ricostruire un rapporto di sintonia con il mondo della scuola e le sue rappresentanze sindacali, indispensabile anche per favorire l’implementazione della riforma della Buona scuola, “salvando” così innovazioni come l’alternanza scuola-lavoro, l’aggiornamento professionale obbligatorio, la premialità. Ciò che ha colpito è che nel commentare l’intesa appena siglata la ministra Fedeli abbia dichiarato: “Si tratta di una misura straordinaria: resta fermo infatti l’obiettivo prioritario della continuità didattica”. Forse dal 2018-19.

Sia chiaro: c’è da comprendere l’esigenza di chi – in gran parte donne – ha famiglia nel luogo di origine e deve lavorare fino a 1.400 km lontano da casa dovendosi pagare vitto e alloggio. Il disagio personale e familiare è enorme e richiede soluzioni strutturali: lo diciamo da tempo, va ripensata a fondo una nuova programmazione di domanda-offerta nel sistema scolastico. Finché ciò non avverrà, va tutelata con convinzione l’esigenza di questi docenti, fino a quando però non va a detrimento di altri diritti e interessi della collettività. Il cuore del problema sta proprio nel raggiungere un punto di equilibrio tra le esigenze dei singoli lavoratori e quelle della collettività, per un servizio pubblico essenziale come quello dell’istruzione dei giovani.

Viene prima il diritto dei lavoratori a un posto vicino casa o quello degli studenti ad avere un corpo insegnante stabile e integrato, possibilmente per tutto il ciclo scolastico?

La scuola è degli alunni, non dei docenti e dei dirigenti. È per gli alunni e per le loro famiglie che la scuola vive ogni giorno; e ogni giorno tutto il personale scolastico opera nella scuola soltanto perché ci sono loro. È questa la centralità della scuola”. Sono parole dell’allora ministro dell’istruzione Tullio De Mauro, rivolte ai neo-dirigenti scolastici alla Luiss di Roma nel 2001. Una figura, quella del compianto insigne linguista, che come poche ha saputo essere in sintonia con gli insegnanti, tra i quali era popolarissimo. E quindi se lo diceva lui…

Come si esce da questa situazione? Come rendere stabile il sistema scolastico? Occorre lavorare in due direzioni. Da un lato, ridurre al minimo il precariato, intendendo che i posti utilizzati stabilmente dall’amministrazione scolastica siano coperti da personale di ruolo (cosa che non è avvenuta per decenni), assumendo quindi con contratto a tempo indeterminato la gran parte di coloro che lavorano con incarichi di supplenze annuali, dopo apposito concorso. E’ ciò che intendeva fare la riforma della Buona scuola con il piano straordinario di assunzioni, che va quindi portato a termine. Dall’altro, va preso atto dello spostamento del baricentro della scuola italiana.

 

Domandarsi innanzitutto

DOMANDARSI INNANZITUTTO di Umberto Tenuta

CANTO 763 NON C’è UN DOMANDARE SE NON C’è UN DOMANDARSI

 

Io domando agli altri quello che ho domandato a me stesso, senza saper rispondere.

Non sapendo rispondere, domando agli altri.

Dal mio insoddisfatto desiderio di conoscere nasce la domanda che faccio agli altri.

Prima di farla agli altri, la domanda la faccio a me.

E il porsi domande è proprio dell’uomo.

Chi non si pone domande non cerca e non ascolta risposte.

Noi ascoltiamo quello che desideriamo ascoltare.

Il resto è flatus vocis, rumore.

I perché dei bambini sono rivolti a se stessi, prima che agli adulti.

All’origine della conoscenza dei bambini sono le loro domande, i perché ai quali non sanno dare risposta.

E la risposta la richiedono agli adulti.

È proprio dei bambini porre domande.

Scienziati sono gli uomini che sono rimasti bambini.

Eva e Adamo erano bambini.

E bambini Iddio li lasciò!

Condannati a conoscere il loro paradiso terrestre.

Adamo ed Eva. E tutti i loro discendenti.

Ogni figlio di donna.

Nessun figlio di donna eredita un pacchetto di conoscenze.

Ma tutti i figli di Eva ereditano la sete della conoscenza.

I perché dei bambini.

La Scuola Buona non deve ignorare i perché dei bambini.

La peggiore delle scuole è quella che dà risposte a domande mai poste.

Le risposte a domande mai poste sono le lezioni.

I bambini hanno diritto ad una scuola che non ignori, ma favorisca, coltivi, incrementi l’innata curiosità dei bambini.

Occorre che la scuola coltivi l’innata curiosità dei bambini, il loro porsi e porre domande.

Domandarsi che c’è dietro il muro, dietro la collina, dietro la montagna.

Domandarsi perché ci sono gli alberi, i fiumi e le stelle.

Domandarsi il perché delle formiche che salgono e scendono dal tetto, di anno in anno.

Domandarsi…

Come? Quando? Perché?

O caro Guido Petter, dov’è il tuo COME QUANDO PERCHÉ, bel sussidiario degli anni ’70 per la scuola primaria?

Non sarebbe che la benemerita casa editrice ne facesse una nuova edizione per tablet?

Tutti i miei Canti −ed altro− sono pubblicati in:
http://www.edscuola.it/dida.html
Altri saggi sono pubblicati in
www.rivistadidattica.com
E chi volesse approfondire questa o altra tematica
basta che ricerchi su Internet:
“Umberto Tenuta” − “voce da cercare”

Nota 11 gennaio 2017, AOODGPER 1229

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per il personale scolastico
Reclutamento del personale docente ed educativo

Agli Uffici Scolastici Regionali
Loro Sedi

Agli Ambiti Territoriali Provinciali
Loro Sedi

 

OGGETTO: D.D.G. n. 3 del 11 gennaio 2017. Integrazione graduatorie di Istituto personale docente, in attuazione del D.M. 3 giugno 2015 n. 326.

Si trasmette, per la successiva pubblicazione sui siti istituzionali di codesti Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, il D.D.G. n. 3 dell’11 gennaio 2017.

Il suddetto Decreto, in attuazione del D.M. 3 giugno 2015 n. 326, disciplina:

– l’inserimento in II fascia delle graduatorie di istituto dei docenti che conseguono il titolo di abilitazione oltre il previsto termine di aggiornamento triennale delle graduatorie ed entro il 1 febbraio 2017, i quali verranno collocati in un ulteriore elenco aggiuntivo alle graduatorie di II fascia;
– l’inserimento negli elenchi aggiuntivi di sostegno dei docenti che conseguono il titolo di specializzazione per il sostegno agli alunni con disabilità oltre il previsto termine di aggiornamento triennale delle graduatorie ed entro il 1 febbraio 2017, i quali verranno collocati in coda agli elenchi di sostegno della fascia ovvero dell’elenco aggiuntivo di appartenenza;
– il consueto riconoscimento della precedenza nell’attribuzione delle supplenze in III fascia di istituto, per i docenti che vi siano inseriti e che conseguono il titolo di abilitazione nelle more dell’inserimento nelle finestre semestrali di pertinenza.

Le domande di inserimento dovranno essere presentate secondo le seguenti modalità e termini:

Inserimento negli elenchi aggiuntivi alle graduatorie di istituto di II fascia:

L’allegato modello A3 dovrà essere trasmesso a far data dalla pubblicazione del decreto ed entro il termine del 3 febbraio 2017, tramite raccomandata A/R, PEC, o consegna a mano con rilascio di ricevuta ad una istituzione scolastica della provincia prescelta e secondo le modalità descritte all’art. 7, comma 1, lettera A) del D.M. 353/2014.
Coloro che risultino già iscritti nelle graduatorie del presente triennio o che si sono iscritti in occasione delle finestre semestrali precedenti e che richiedano l’inserimento nell’elenco aggiuntivo relativo alla finestra del 1 febbraio 2017 per aver conseguito una nuova abilitazione, dovranno trasmettere il modello alla medesima Istituzione Scolastica destinataria dell’istanza di inclusione.
Ove l’interessato non risulti già iscritto in alcuna graduatoria il suddetto modello dovrà essere indirizzato ad una istituzione scolastica della provincia prescelta dall’interessato.
Le istituzioni scolastiche destinatarie delle domande, avranno cura di valutarle e trasmetterle al sistema informativo tramite le relative funzioni che saranno disponibili nel periodo compreso tra il 16 gennaio 2017 e il 15 febbraio 2017.

Inserimento negli elenchi aggiuntivi del sostegno

L’istanza dovrà essere presentata, esclusivamente, in modalità telematica, compilando il modello A5, che sarà disponibile sul portale POLIS del sito internet di questo Ministero, nel periodo compreso tra il 16 febbraio 2017 e l’8 marzo 2017 (entro le ore 14,00).

Non dovranno compilare il modello A5 i docenti che chiedono l’inserimento negli elenchi aggiuntivi di II° fascia con il modello A3 in quanto potranno dichiarare il titolo di specializzazione nella sezione del modello A3 appositamente predisposta.

Priorità nell’attribuzione delle supplenze di III fascia

Potranno presentare istanza i docenti che conseguono il titolo di abilitazione nelle more dell’inserimento negli elenchi aggiuntivi alla II fascia. A tal fine è disponibile, sul portale POLIS del sito internet di questo Ministero, per tutto il triennio di validità delle graduatorie, l’apposito modello A4. L’istanza dovrà essere rivolta alla istituzione scolastica capofila prescelta all’atto di inclusione in III fascia che avrà cura di prenderla tempestivamente in carico con le funzioni SIDI appositamente predisposte.

Scelta delle sedi

I soggetti già collocati per altri insegnamenti nelle graduatorie di I, II, e III fascia delle graduatorie di istituto o negli elenchi aggiuntivi alla II fascia (in occasione delle finestre semestrali del 1 febbraio 2015, del 1 agosto 2015, del 1 febbraio 2016 e del 1 agosto 2016), ove abbiano conseguito il titolo di abilitazione entro il 1 febbraio 2017 possono sostituire, nella stessa provincia di iscrizione, una o più istituzioni scolastiche già espresse all’atto della domanda di inserimento esclusivamente per i nuovi insegnamenti. In particolare, le sedi già espresse possono essere cambiate esclusivamente ai fini dei nuovi insegnamenti per i quali si chiede l’inserimento nell’ elenco aggiuntivo relativo alla finestra del 1 febbraio 2017, mentre non è consentito cambiare sedi qualora nelle stesse tali insegnamenti risultino già impartiti.

L’istanza dovrà essere presentata, esclusivamente, in modalità telematica, compilando il modello B, che sarà disponibile sul portale POLIS del sito internet di questo Ministero, nel periodo compreso tra il 16 febbraio 2017 e l’8 marzo 2017 (entro le ore 14,00).

Gli Uffici in indirizzo sono pregati di dare la massima diffusione alla presente nota, che viene pubblicata sul sito Internet del Ministero e sulla rete Intranet.

Si ringrazia per la consueta collaborazione.

IL DIRIGENTE
Valentina Alonzo


Decreto Direttore Generale 11 gennaio 2017, n. 3