Bando di Concorso Nazionale per il 23 maggio 2017 – XXV Anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio

Pubblicato il Bando di Concorso Nazionale per il 23 maggio 2017 – XXV Anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio

“Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana.” Frase di John Fitzgerald Kennedy citata da Giovanni Falcone che raccontò di aver letto in un posto di polizia nell’aeroporto di Milano, in cui viene racchiusa tutta la vera essenza della sua vita: il suo impegno, la sua dedizione al lavoro, il senso del dovere, la sua determinazione ma soprattutto il suo ideale di Giustizia. Da questa citazione nasce il titolo del concorso per l’anno scolastico 2016/2017 bandito dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone insieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che culminerà il 23 maggio 2017 – XXV anniversario della strage di Capaci.

Il concorso, rivolto a tutte le scuole italiane, di ogni ordine e grado, mira a stimolare, attraverso la memoria, la riflessione degli studenti che oggi siedono tra i banchi di scuola, ma che ancora non erano nati negli anni in cui la storia d’Italia è stata segnata da tragici eventi, omicidi e stragi, di stampo mafioso.

Le scuole vincitrici del concorso saranno premiate a Palermo durante il convegno presso l’Aula Bunker del Carcere Ucciardone alla presenza delle più alte cariche istituzionali.

Le scuole che intendono partecipare al concorso dovranno iscriversi entro e non oltre il 14 gennaio collegandosi al sito www.fondazionefalcone.it.

Solidarietà a ministro Fedeli per atto denigratorio

Scuola, Mascolo (Ugl): “Solidarietà a ministro Fedeli per atto denigratorio”

“Non possiamo che condannare con fermezza il contenuto dei manifesti denigratori ed anonimi contro il ministro del’Istruzione, Valeria Fedeli, alla quale esprimiamo la nostra solidarietà”.
Lo dichiara il segretario generale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, evidenziando come “non c’è giustificazione alla mancanza di rispetto nei confronti del ministro, ancor più grave per il fatto che gli autori hanno voluto trincerarsi dietro l’anonimato e non hanno avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di tale indecoroso gesto”.
“La scuola italiana – aggiunge Mascolo – ha bisogno di un costante e costruttivo confronto, di soluzioni condivise e non di azioni volte soltanto a far sì che aumentino le incomprensioni: solo così – conclude – potremo restituire all’istruzione il ruolo centrale che dovrebbe ricoprire in qualsiasi società”.

Classi di concorso al restyling

da ItaliaOggi

Classi di concorso al restyling

Carlo Forte e Sandra Cardi

Il ministero dell’Istruzione è disponibile a rivedere il decreto sulle nuove classi di concorso. È quanto è emerso in un incontro che si è tenuto ieri presso il ministero dell’istruzione tra i rappresentanti dell’amministrazione centrale e dei sindacati rappresentativi della scuola.

 

Una prima bozza di intervento, con decreto ministeriale, è già pronta a corregge errori ed omissioni riferite a circa il 50% delle nuove classi. Ma si tratta di correzioni formali. Per rimetterci mano in modo strutturale all’intero impianto sarà necessario un intervento legislativo ad hoc. Che dovrebbe essere adottato in sede di emanazione di un apposito decreto legislativo: il provvedimento con il quale sarà data attuazione alla delega sul reclutamento contenuta nella legge 107/2015. Delega che rischia di arenarsi proprio a causa della complessità dei collegamenti tra le vecchie classi di concorso e le nuove. In particolare per la ridefinizione delle cosiddette confluenze: il meccanismo previsto dal legislatore per consentire il riconoscimento delle vecchie abilitazioni anche ai fini della mobilità professionale e del ricollocamento degli esuberi. Per non parlare del fatto che la delega, come le altre rfierite alla legge 107/2015, è in scadenza e serve una proroga, probabilmente con emendamento parlamentare al senato al decreto Milleproroghe, per esercitarla.

La riforma del sistema delle classi di concorso, peraltro, prende le mosse dalla necessità di ricollocare i docenti delle scuole secondarie di II grado all’interno del nuovo ordinamento introdotto dalla riforma Moratti. Ma la rivisitazione del sistema è subito apparso di particolare complessità. Tanto che, nel corso degli anni, l’amministrazione è dovuta intervenire con mere circolari per riempire, almeno provvisoriamente, il vuoto normativo determinato di dall’entrata a regime della riforma Moratti, in assenza del previsto regolamento che avrebbe dovuto definire le nuove classi di concorso e, con esse, la disciplina delle confluenze delle vecchie classi di concorso nelle nuove.

Questa scelta del ministero, peraltro, ha esposto l’amministrazione scolastica a diverse soccombenze in giudizio, a seguito di azioni promosse da docenti precari che, a causa delle disposizioni contenute nella circolare sulle confluenze, avevano visto ridursi le possibilità di ottenere incarichi di supplenza. Il regolamento, peraltro, è stato finalmente emanato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale (19/2016, pubblicata il 22 febbraio scorso). Ma nel frattempo, le organizzazioni sindacali hanno segnalato all’amministrazione una serie di criticità, di refusi e di omissioni, che sono state oggetto di discussione proprio nell’incontro che si è tenuto ieri tra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative, Cgil,Cisl,Uil, Snals e Gilda, e del ministero dell’Istruzione.

Tra i vari argomenti di discussione anche quello dei titoli di accesso di alcune classi di concorso del settore artistico e musicale. A questo proposito, infatti, alcune organizzazioni sindacali avevano lamentato il mancato riconoscimento di alcuni titoli rilasciati dalle accademie, dai conservatori e dagli Isia in favore dei titoli universitari. Che peraltro certificano il possesso di competenze generaliste in luogo delle necessarie competenze tecniche richieste in alcuni specifici settori (si pensi per esempio agli istituti superiori per le industrie artistiche).

E poi c’è il problema dell’assenza di una disciplina transitoria che consenta ai possessori dei vecchi titoli di accesso alle classi di concorso di farli valere ai fini dei prossimi concorsi. Infine, la questione delle nuove classi di concorso nei licei musicali che, comunque, precludono l’accesso alla mobilità professionale ai docenti di musica delle vecchie classi A031 e A032 anche se in possesso dei diplomi di strumento musicale Fatto, questo, che impedisce la ricollocazione degli esuberi in queste discipline e che, in futuro, potrebbe precludere ai docenti di musica, attualmente su cattedre di potenziamento, di essere riassorbiti sulle cattedre ordinarie. Bloccando così la possibilità di modificare queste cattedre anche in presenza di specifiche richieste delle scuole in sede di elaborazione del Ptof. La legge 107, infatti, vieta tali modifiche se causa di insorgenza di esuberi. Si tratta, dunque, di questioni importanti che, se non affrontate tempestivamente, rischiano di ingenerare un forte contenzioso e, in qualche misura, di vanificare l’intento del legislatore.

Che va nel senso di ampliare il più possibile la fungibilità delle abilitazioni, così da rendere più semplice l’accesso alla mobilità professionale e la ricollocazione degli esuberi. In definitiva: evitare ulteriori costi per l’erario. A ciò va aggiunta anche l’urgenza di definire un ambito certo di spendibilità dei titoli di studio terminali che vengono rilasciati da atenei e istituti di alta cultura, così da orientare gli studenti nella scelta dei corsi di studio e nella individuazione dei possibili impieghi ai fini dei concorsi a cattedra. Resta il fatto, però, che per modificare l’impianto disegnato dal decreto 19 potrebbe essere necessario un ulteriore intervento legislativo a livello primario. A viale Trastevere, però, sostengono che la modifica dovrebbe rientrare nella delega sul reclutamento indicata dal legislatore nella legge 107. E, dunque, la questione potrebbe essere risolta direttamente in quella sede.

Mobilità, il contratto è pronto

da ItaliaOggi

Mobilità, il contratto è pronto

Marco Nobilio

I docenti di ruolo che chiederanno il trasferimento o il passaggio di cattedra o di ruolo potranno esprimere nella domanda fino a 15 preferenze. Tra queste, anche 5 scuole. E se otterranno il trasferimento o il passaggio in una di queste 5 sedi, manterranno anche il diritto alla titolarità. Lo prevede la bozza di contratto integrativo sulla mobilità a domanda di quest’anno, predisposta da ministero dell’istruzione in vista dell’avvio della contrattazione che avverrà oggi. ItaliaOggi l’ha letta.

Va detto dubito che le parti non potranno cancellare il sistema degli ambiti e della chiamata diretta. Ma la partecipazione alla mobilità e l’accoglimento della relativa domanda non comporterà automaticamente la perdita della titolarità della sede. Pertanto, i movimenti avverranno per ambiti territoriali.

E ciascun docente potrà esprimere preferenze sia per gli ambiti della propria provincia sia di province diverse da quella che comprende la scuola o l’ambito di titolarità.

Ma ogni insegnante potrà indicare nella domanda fino a un massimo di cinque sedi sulle quali intenda trasferire la propria titolarità. Potranno essere inoltre indicati i codici sintetici corrispondenti ad una intera provincia. Il tutto fino a un massimo quindici preferenze. In caso di non indicazione della sede o di indisponibilità delle sedi indicate il docente sarà assegnato in titolarità su ambito. In caso di preferenza sintetica per provincia il docente che otterrà il trasferimento sarà assegnato in titolarità su ambito territoriale secondo la catena di prossimità tra gli ambiti della stessa provincia.

Attualmente, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, sarebbe allo studio una proposta, avanzata dai tecnici che gestiscono il sistema informatico del ministero, secondo la quale ai docenti già titolari su sede dovrebbe essere attribuita la titolarità su sede anche in caso di soddisfazione di una preferenza sintetica (ambito, provincia o regione). Secondo questa proposta, dunque, il docente già titolare su sede, se trasferito su ambito dovrebbe ottenere d’ufficio l’attribuzione della titolarità della sede nella prima scuola dell’ambito. Mentre al docente titolare su ambito dovrebbe essere preclusa del tutto la possibilità di ottenere una titolarità su sede. Questa proposta, attualmente, non è stata formalizzata e non risulta incorporata in alcuna bozza a disposizione. E sembrerebbe ricalcare in qualche modo la disciplina contenuta nel contratto sulla mobilità dell’anno scorso. In pratica: garanzia dei diritti acquisiti per chi era già in ruolo all’atto dell’entrata in vigore della legge 107/2025 (o comunque aveva ottenuto la titolarità su sede all’atto d’immissione in ruolo) e assoggettamento al sistema degli ambiti e della chiamata diretta per tutti gli altri.

Quest’ultima opposta, peraltro, non sembrerebbe conforme alle psttuiziini contenute nell’intesa del 29 dicembre. Che prevedono il superamento delle diversità di trattamento tra docenti titolari su sede e docenti neoimmessi in ruolo. Persino, è probabile che non sarà recepita dalle parti in sede di contrattazione. Resta da vedere, però, se ai docenti che chiederanno il trasferimento o il passaggio sarà consentito di esprimere nella domanda solo le 5 preferenze su sede oppure tale possibilità sarà vincolata alla contestuale indicazione anche di eventuali ambiti. Le operazioni relative ai trasferimenti e i passaggi avverranno in un’unica fase.

Per i posti di sostegno, per le sezioni attivate presso le sedi ospedaliere e carcerarie, per i posti speciali di infanzia e primaria in caso di possesso dei previsti requisiti, per i posti di lingua nella scuola primaria, per le sedi di organico dei centri provinciali per l’educazione degli adulti nonché dei corsi serali negli istituti secondari di secondo grado, per i posti di lingua slovena e per i posti dei licei europei sarà necessario esprimere o meno la preferenza per tali tipologie di posti. Prima di eseguire la mobilità, l’amministrazione procederà all’ assegnazione della sede definitiva su ambito, anche d’ufficio, nei confronti di tutti gli insegnanti comunque già di ruolo ed attualmente in attesa di sede ad eccezione del personale immesso in ruolo su sede provvisoria e del personale che non abbia ottenuto la titolarità su ambito territoriale.

Pertanto il personale titolare su provincia o comunque privo di sede, prima dell’inizio delle operazioni sarà assegnato a domanda o d’ufficio ad un ambito territoriale, anche in soprannumero, per consentire a quest’ultimo la partecipazione ai trasferimenti. In caso di assegnazione d’ufficio il docente si vedrà attribuire l’ambito corrispondente alla sede di servizio se ubicata nella regione di titolarità, diversamente quello corrispondente all’ultima sede di titolarità o il primo ambito della provincia di immissione in ruolo. Si potrà dare luogo alla convalida delle operazioni di trasferimento e passaggi solo dopo la completa sistemazione, sia a seguito di trasferimento a domanda che a seguito di trasferimento d’ufficio dei docenti soprannumerari.

Troppe classi al freddo e senza lezioni, si rischia il reato d’interruzione di pubblico servizio

da La Tecnica della Scuola

Troppe classi al freddo e senza lezioni, si rischia il reato d’interruzione di pubblico servizio

L’ondata di gelo continua ad affliggere l’Italia. E le scuole: martedì 10 gennaio in diversi istituti, soprattutto di Puglia e Abruzzo, ancora lezioni sospese.

Ma anche negli istituti dove gli allievi sono tornati in classe, l’elemento caratterizzante è stato quasi dappertutto il freddo.

Rimangono davvero tante le scuole pubbliche dove i riscaldamenti risultano fuori uso o funzionano a regime ridotto, con gli alunni costretti a seguire la didattica rimanendo col cappotto o il piumino addosso.

Ora, del caso potrebbero occuparsene anche i tribunali. A Roma, il Codacons ha infatti annunciato che presenterà un esposto in Procura chiedendo di indagare per il reato di interruzione di pubblico servizio e chiede al sindaco, Virginia Raggi, di risarcire le famiglie per i disagi e i danni subiti in conseguenza delle scuole fredde.

Sempre a Roma, in diversi istituti superiori (Galilei, Giulio Cesare, Tasso, Righi) molti ragazzi non sono entrati perché ci sono ancora temperature glaciali o problemi con le condutture idriche.

Al Pascal di Pomezia, a pochi chilometri dalla capitale,gli studenti si sono addirittura portati una stufetta da casa, a dimostrazione che i riscaldamenti scolastici non erano sufficienti.

E la situazione non è affatto “ingigantita” dai soliti scontenti, visto che anche l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio ha inviato una circolare ai dirigenti scolastici, chiedendo loro di segnalare, entro le ore 11.00 dell’11 gennaio, “in maniera urgente il numero degli istituti scolastici con malfunzionamenti riscontrati dovuti a carenze strutturali”, ferma restando “la competenza istituzionale degli enti locali” sulla materia.

L’obiettivo dell’Usr laziale, guidato dal direttore generale Gildo De Angelis, è infatti quello di realizzare una sorta di censimento dei disguidi sul fronte dei riscaldamenti scolastici della regione.

Ma in tribunale vuole andare anche la preside del liceo artistico ‘Petrocchi’ di Pistoia, Elisabetta Pastacaldi. “Mi rivolgerò ad un avvocato, perché questo è un attentato al diritto allo studio” ha detto dopo che ieri, al rientro dalle vacanze natalizie, studenti e insegnanti hanno trovato la scuola senza riscaldamento perché la caldaia era andata in blocco. Non solo”.

“La nostra – spiega la preside – è una scuola sfortunata perché appena piove, siccome il tetto è da rifare, viene dichiarata inagibile. Adesso siamo pure al freddo, nonostante avessimo chiesto di accendere il riscaldamento, viste le temperature, almeno due giorni prima della riapertura. Proprio stamani – ha denunciato Pastacaldi – ci hanno comunicato che la sede storica è pure invasa dai topi”: sembra proprio che si rivolgerà ad un legale.

Ad Agropoli (Salerno), nel Cilento, gli studenti del liceo scientifico e classico “Alfonso Gatto”, in segno di protesta hanno deciso di disertare le lezioni. “Nei corridoi della scuola abbiamo registrato la temperatura di 7 gradi con un termometro professionale. Nelle aule – spiega il rappresentante d’istituto degli alunni, Gabriele Panariello – la temperatura era di 9 gradi”.

Studenti in fuga pure in Liguria. Una quarantina di alunni della succursale del Liceo Artistico di Imperia Oneglia, minaccia di non entrare in classe, domattina, se le aule saranno ancora fredde. Oggi hanno seguito le lezioni con i cappotti, ma domani non hanno intenzione di fare il bis. Senza contare – denunciano – che c’è una classe con una finestra rotta da due mesi e riparata con un sacchetto di plastica, di quelli utilizzati per la spazzatura, al posto del vetro.

A Firenze, al liceo linguistico Pascoli, stamani per un guasto all’impianto di riscaldamento (che ora è stato riparato), le lezioni sono state interrotte e gli alunni rimandati a casa. Il consigliere delegato della rete scolastica Giampiero Mongatti ha comunque annunciato che da oggi gli impianti di riscaldamento resteranno accesi 24 ore su 24 nelle 70 scuole di competenza della Città metropolitana.

La morsa del freddo ha colpito anche il liceo scientifico ‘Torquato Taramelli’ di Pavia, dove 700 studenti sono rimasti a casa, sempre martedì 10 gennaio, perchè, per il secondo giorno, le aule erano al freddo a causa di una caldaia rotta già prima delle vacanze natalizie.

Il preside Dario Codegoni aveva segnalato alla Provincia (l’ente competente) con ripetute e-mail inviate dal 23 dicembre al 1° gennaio, il guasto, ricevendo risposta soltanto il 3 gennaio.

Al rientro delle vacanze, il guasto quindi non era ancora stato riparato, ma gli studenti hanno resistito ugualmente al freddo. Poi, però, il giorno dopo ha deciso di non andare a scuola e il preside ha già annunciato che la loro assenza sarà giustificata. Non quella del tecnico della caldaia.

Come effettuare il trasferimento di iscrizione da una scuola ad un’altra

da La Tecnica della Scuola

Come effettuare il trasferimento di iscrizione da una scuola ad un’altra

La C.M. n. 10 del 15/11/2016, riguardante le iscrizioni all’a.s. 2017/2018, contiene anche indicazioni in merito al trasferimento di iscrizione.

Le scuole devono consentire ai genitori di scegliere liberamente il corso di studi ritenuto più confacente alle attitudini e alle aspirazioni del minore.

Quindi, se a iscrizione avvenuta alla prima classe di un’istituzione scolastica o formativa e prima dell’inizio ovvero nei primi mesi dell’anno scolastico, le famiglie volessero richiedere di optare per altro indirizzo o altra istituzione scolastica o formativa, dovranno presentare una richiesta motivata sia al dirigente scolastico della scuola di iscrizione sia a quello della scuola di destinazione.

In caso di trasferimento di iscrizione da un’istituzione scolastica ad altra avente le medesime caratteristiche o lo stesso indirizzo di studi, la relativa domanda può essere presentata, per eccezionali motivi debitamente rappresentati (es. imprevisto trasferimento della famiglia in altra città) anche nel periodo successivo ai primi mesi dell’anno scolastico.

Se la domanda di iscrizione viene accolta da parte del dirigente della scuola di destinazione, il dirigente della scuola di prima iscrizione è tenuto a inviare il nulla osta all’interessato e alla scuola di destinazione.

I genitori potranno rivolgersi agli Uffici scolastici territoriali competenti per ricevere supporto in merito al trasferimento di iscrizione, in particolare nella fase di individuazione della istituzione scolastica di destinazione (es. diniego di iscrizione da parte della scuola prescelta per incapienza delle relative classi).

Ovviamente, il trasferimento di iscrizione non deve comportare l’attivazione di nuove classi con maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

Le conseguenti rettifiche nell’Anagrafe nazionale degli alunni devono essere curate dalle scuole interessate, previa verifica dell’avvenuta nuova iscrizione.

Il Miur precisa infine che alcune categorie di studenti, ad esempio i figli di genitori che svolgono attività di tipo itinerante, in particolare i lavoratori dello spettacolo viaggiante, potranno richiedere più volte il trasferimento di iscrizione.