Incentivi Inail per il reinserimento dei disabili

Italia Oggi del 06-02-2017

Incentivi Inail (fino a 95 mila euro) per il reinserimento dei disabili

Dall’Inail 21 milioni di euro per il reinserimento e l’integrazione lavorativa dei disabili. Per l’anno 2017, infatti, i datori di lavoro potranno chiedere un contributo fino a 95 mila euro per l’abbattimento di barriere architettoniche (rampe, scale, ascensori, bagni, porte ecc.); fino a 40 mila euro per interventi di adeguamento delle postazioni di lavoro (arredi, dispositivi informativi, attrezzature lavoro ecc.); e fino a 15 mila euro per la formazione dei lavoratori disabili. Gli incentivi sono previsti all’art. 1, comma 166, della legge Stabilità 2015 (legge n. 190/2014) e attuati dall’Inail con circolare n. 51/2016. L’Inail ha previsto un’attuazione graduale della norma, regolamentando per adesso solo gli interventi per la conservazione del posto di lavoro presso lo stesso datore di lavoro per cui il lavoratore (assicurato all’Inail) svolgeva attività al verificarsi dell’infortunio o malattia professionale o al momento del relativo aggravamento che l’hanno portato alla disabilità. Gli interventi hanno la finalità «di dare sostegno alla continuità lavorativa degli infortunati e dei tecnopatici»: 1. prioritariamente con la stessa mansione alla quale il lavoratore era adibito prima del verificarsi dell’evento lesivo o dell’aggravamento e nell’ambito della stessa azienda/datore di lavoro; 2. ovvero con una mansione diversa, sempre nell’ambito della stessa azienda/datore di lavoro, laddove il disabile non possa più svolgere la precedente mansione. Il datore di lavoro coinvolto quale parte attiva ai fini della realizzazione degli interventi è quello dell’unità produttiva presso cui il disabile svolgeva abitualmente attività lavorativa al verificarsi dell’infortunio o malattia professionale o al manifestarsi di un aggravamento. Viene richiesto il possesso di alcuni requisiti, tra cui l’essere assoggettato e in regola con il Durc e non aver riportato condanne con sentenza passata in giudicato per reati sulla sicurezza del lavoro (art. 61, comma 1, dlgs n. 81/2008). Il regolamento individua tre tipologie d’interventi: a) interventi di superamento e di abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro, con un contributo massimo erogabile fino a 95 mila euro. Si tratta, ad esempio di: inserimento di rampe o di dispositivi di sollevamento verticale (piattaforma elevatrice, servoscala ecc.); adeguamento dei percorsi orizzontali e dei corridoi di accesso alla postazione di lavoro; modifica del locale ascensore o inserimento di un nuovo ascensore; modifica dei servizi igienici o inserimento di un nuovo servizio igienico accessibile dalla postazione di lavoro; modifica o automazione delle porte o degli infissi; adeguamento dei terminali degli impianti; interventi domotici con conseguente adeguamento impianti; b) interventi di adeguamento e di adattamento delle postazioni di lavoro, con un contributo massimo erogabile fino a 40 mila euro. Si tratta, a titolo di esempio, di arredi, di strumenti quali ausili o dispositivi a supporto di deficit sensoriali o motori, di strumenti di interfaccia macchina-utente; c) interventi di formazione, con un contributo massimo erogabile fino a 15 mila euro.

Privare dell’insegnante di sostegno e’ discriminazione

Redattore Sociale del 06-02-2017

Privare dell’insegnante di sostegno e’ discriminazione: ordinanza del Tribunale

Ad un’allieva di una scuola superiore sono stati assegnati docenti curricolari appartenenti all’organico dell’autonomia e del potenziamento, ma il Tribunale chiarisce: “L’alternanza di docenze curricolari è una forma di discriminazione indiretta per l’alunno disabile, che viene posto in una posizione di svantaggio nell’accesso all’istruzione”.

ROMA. Gli alunni disabili hanno diritto all’insegnante di sostegno: assegnare docenti curricolari o di potenziamento costituisce discriminazione indiretta. Questo il messaggio di una recente ordinanza del Tribunale di Livorno (30 gennaio 2017), arrivata a dirimere una controversia tra la famiglia di una ragazzina ed una scuola superiore. Questo il caso: l’alunna a settembre del 2016 rientrava a scuola e, come previsto dal Piano educativo individualizzato (Pei), avrebbe dovuto essere supportata da un docente di sostegno per 18 ore settimanali; invece ad accoglierla c’erano i docenti curricolari appartenenti all’organico dell’autonomia e del potenziamento (figure introdotte dalla Legge n. 107/2015 cosiddetta “Buona scuola”).

Questa alternanza di docenze ha sacrificato fortemente il diritto alla continuità educativo-didattica, come riconosciuto dal Tribunale, privando la discente della possibilità di seguire una programmazione strutturata, cosa fattibile soltanto se il docente è assegnato ad un alunno con una certa continuità. Negli alunni con patologie di tipo relazionale il danno che può essere arrecato è ancora più grave, tenuto conto che in questi casi il livello minimo di empatia tra alunno e docente lo si raggiunge faticosamente dopo mesi di incontri. Inoltre, il docente di sostegno è stato nominato alla metà di novembre e fino a quel momento l’alunna ha dovuto confrontarsi con una soluzione organizzativa non poco penalizzante. L’amministrazione scolastica ha difeso le proprie scelte organizzative, escludendo che ciò comportasse una forma discriminatoria, ma l’ordinanza ha ritenuto il contrario: l’alternanza di docenze curricolari è una forma di discriminazione indiretta per l’alunno disabile, che viene posto in una posizione di svantaggio nell’accesso all’istruzione.

Ciò che è innovativo di questo pronunciamento, come mette in evidenza l’avvocato Silvia Bondi su Orizzonte Scuola, è che interviene a ridosso della sperimentazione della Legge 107/2015, evidenziandone le prime criticità. “Non è un caso infatti che il Governo sia proprio in questi giorni a lavoro – ricorda Bondi – per rimettere mano ad alcuni aspetti colpiti da un vuoto normativo, tra cui la formazione e il ruolo dei docenti di sostegno affinché si proceda concretamente verso la reale inclusione degli alunni con bisogni speciali”. (ep)

L’eredità culturale e metodologica di Tullio De Mauro

Tullio De Mauro, Fedeli: “Sua eredità culturale
sarà approfondita nelle scuole. La lingua
strumento per colmare le disuguaglianze”
La circolare ad un mese dalla scomparsa dell’ex Ministro

Studiare, comprendere e mettere a frutto l’eredità culturale e metodologica di Tullio De Mauro all’interno della scuola, l’istituzione al servizio della quale l’ex Ministro si è sempre posto, con semplicità e profonda competenza.

Ad un mese dalla scomparsa del celebre linguista, su indicazione della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli, oggi sarà diramata alle istituzioni scolastiche una circolare che invita le docenti e i docenti, con il sostegno degli Uffici Scolastici Regionali, a coinvolgere studentesse e  studenti in iniziative e momenti di approfondimento dedicati alle opere e al pensiero dell’ex Ministro dell’Istruzione e Professore emerito di Linguistica generale.

Un patrimonio di studi e di idee da tradurre in attività didattiche, per accrescere le competenze linguistiche dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, e favorire un effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza; per contrastare le disuguaglianze sociali, che la mancanza di padronanza linguistica aggrava; per combattere l’analfabetismo di ritorno di tanti adulti; per assicurare ai giovani le basi per il plurilinguismo, autentica nuova frontiera della cittadinanza europea.

“La scuola italiana deve molto a Tullio De Mauro e credo che il modo migliore per ricordarlo sia farlo conoscere il più possibile alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, diffondere i suoi studi, le sue idee, le sue riflessioni e le sue tante proposte didattiche. È a loro, alle studentesse e agli studenti, che guardava il lavoro di De Mauro, teso a fare dell’educazione linguistica uno strumento decisivo per colmare le diseguaglianze. Il giorno della sua scomparsa ci siamo ripromessi al Ministero di lavorare per rendere ancora più viva la sua eredità a beneficio delle nuove generazioni, affinché la sua passione e il suo impegno non vengano mai dispersi”, dichiara la Ministra Valeria Fedeli.

“Vogliamo stimolare un ricordo attivo che risponde anche all’esigenza espressa in questi giorni da 600 firmatarie e firmatari dell’appello al Governo promosso dal Gruppo di Firenze. Appello che ci chiede di porre maggiore attenzione alle competenze di base dei nostri ragazzi. In particolare quelle linguistiche – prosegue Fedeli -. Non è la prima volta che il mondo universitario lancia allarmi del genere, che non possono rimanere inascoltati. Ne va del futuro delle nuove generazioni. Ma va anche detto che ciascuno deve fare la propria parte, non solo la scuola. Il tema sollevato riguarda l’intera società e anche le stesse università”.

La circolare emanata oggi “invita a fare una riflessione e ad attivarsi in questo senso. Azioni concrete saranno messe in campo anche grazie ai 180 milioni del Pon per la Scuola per il rafforzamento delle competenze di base. Un bando che abbiamo annunciato appena una settimana fa consapevoli dell’urgenza di intervenire su questo fronte. Nell’ambito delle audizioni per la costruzione dell’avviso pubblico sulle competenze di base sentiremo anche chi ha lanciato l’appello”, prosegue la Ministra.

“Non siamo comunque all’anno zero – spiega Fedeli – le rilevazioni annuali degli apprendimenti degli studenti sono spunto di riflessione del nostro Ministero che ha attivato competizioni come le Olimpiadi di italiano proprio per stimolare un dibattito e per mettere alla prova le competenze e le conoscenze linguistiche dei ragazzi e delle ragazze. Olimpiadi che vedono una partecipazione sempre più consistente da parte delle scuole. Anche degli istituti tecnici e professionali”.

I progetti e le iniziative più significative che emergeranno a seguito della circolare emessa oggi in ricordo di De Mauro saranno valorizzati, diffusi e condivisi attraverso future iniziative del Miur. Nel frattempo, in collaborazione con Rai Radio3, il Ministero promuoverà il prossimo 31 marzo, giorno in cui Tullio De Mauro avrebbe compiuto 85 anni, una giornata radiofonica, interamente dedicata alla sua figura e al valore del suo insegnamento.

Durante la finale delle Olimpiadi di italiano, che si svolgerà a Torino il 5, 6 e 7 aprile 2017, la figura di Tullio De Mauro verrà ricordata con una tavola rotonda sui suoi contributi più significativi e attuali al rinnovamento della cultura, della linguistica e della scuola italiana.

Giù le mani dalle Indicazioni nazionali

Al Ministro dell’Istruzione e della Ricerca

In risposta alla lettera-appello del gruppo dei 600

Giù le mani dalle Indicazioni nazionali

Il problema delle competenze linguistiche inadeguate sollevato dal gruppo dei 600, deriva da una politica ministeriale sulla formazione in servizio che non è stata mai centrata sugli aspetti fondamentali della riqualificazione del fare scuola reale, quali quelli di garantire competenze linguistiche significative a tutti gli studenti. Stupisce il documento scritto dal “Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità” dal titolo: “Saper leggere e scrivere: una proposta contro il declino dell’italiano a scuola”. In questo documento, inviato come lettera-appello al Presidente del Consiglio, alla Ministra dell’Istruzione e al Parlamento, si denuncia la presenza di gravi carenze linguistiche negli studenti universitari e si indicano quali primi responsabili la scuola primaria e le nuove Indicazioni nazionali, senza fare alcun cenno alle responsabilità della scuola secondaria di I e II grado, dove da anni si perpetuano i vecchi programmi. Anzi, quest’ordine di scuola è chiamato addirittura a visionare l’operato della scuola primaria, che dovrebbe invece essere valorizzata per la sua capacità di ascolto e maggiore sensibilità pedagogica. L’appello si conclude con l’obsoleta richiesta di più grammatica (.. sintassi e lessico). Non intendiamo entrare nel merito della richiesta, poiché rimanda a un dibattito antico che investe molteplici piani d’indagine. Concordiamo invece con le puntuali osservazioni di Silvana Loiero, aggiungendo tuttavia alcune considerazioni. La prima riguarda le Indicazioni nazionali rispetto alle quali occorre notare che l’impianto è basato sullo sviluppo delle competenze di cittadinanza europee per tutti gli allievi e non soltanto per alcuni, come nei programmi gentiliani. Fra queste, le competenze della madrelingua sono centrali e trasversali. Ciò che reclamano gli estensori della lettera è nel Documento della primaria abbondantemente presente (riflessione sulla lingua, elementi di grammatica esplicita, espansione del lessico, ortografia). Lo troviamo anche arricchito da passaggi che esaltano tratti metalinguistici e metacognitivi per la promozione delle abilità linguistiche (ascolto, orale, lettura, scrittura). Quindi ci viene il dubbio che non vi sia stata del
Documento una lettura approfondita, che potrebbe aiutare a cogliere lo spessore teorico e didattico delle Indicazioni, nonché i riferimenti aggiornati sul piano epistemologico e psicopedagogico. La seconda considerazione si basa su una semplice riflessione: per scrivere una lettera-appello alle Istituzioni bisognerebbe esser sicuri di conoscere concretamente la realtà scolastica. Chiariamo subito che tale conoscenza implica l’aver praticato ricerca e sperimentazione didattica, aver stabilito contatti con le scuole e con i docenti, l’aver osservato attentamente le prassi operative o aver svolto indagini statistiche in questo settore. Altrimenti si rischia di cadere in errore, come nel caso in questione. Dall’esterno potrebbe difatti non essere così evidente che le Indicazioni nazionali non sono state da gran parte delle scuole applicate (nella primaria e secondaria di I e II grado sono frequentemente sconosciute o comunque disattese). Questa situazione non dipende principalmente dai docenti, quanto dalle scelte politiche e gestionali a livello ministeriale, che orientano su tematiche “alla moda”. Per realizzare la scuola delineata dalle Indicazioni nazionali è necessario studio, riflessione, acquisizione di consapevolezze, rielaborazione teorica e operativa, ecc.; abilità che si acquisiscono con una formazione in servizio mirata (ricerca e sperimentazione nell’ambito specifico) distesa nel tempo. Mentre la politica scolastica e la direzione delle scuole indirizzano verso altro (clil, digitale, robotica, coding, ecc.). Indicativo dell’indirizzo della politica ministeriale per la formazione in servizio è il fatto che recentemente, durante il convegno sugli animatori digitali organizzato dal Ministero, sono stati annunciati dal capo dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del Miur, 70 milioni di fondi PON con l’obiettivo di inserire il coding nella scuola primaria. Quando per la formazione sulle nuove Indicazioni del 2102 per il primo ciclo le risorse utilizzate, nell’arco di due anni scolastici, per tutte le discipline scolastiche, sono state di circa 4 milioni di euro. Senza un investimento umano ed economico risulta difficile dar vita a una scuola di cittadinanza per tutti. Un simile progetto richiede una formazione permanente per i docenti che operano nella scuola; ciò è attuabile essenzialmente in Laboratori stabili di ricerca e sperimentazione, di monitoraggio, valutazione e di documentazione finale, guidati da esperti-tutor individuati autonomamente dalle scuole. Nel piano di formazione nazionale purtroppo si sta verificando tutto il contrario. Si ignora il problema e si privilegiano argomenti che non hanno niente a che vedere con il fare scuola, nel nostro caso, col fare linguistico quotidiano. Da ciò consegue che le Indicazioni nazionali, essendo nella scuola del primo ciclo, e non solo, praticate in minima parte, non possono causare alcun danno.

Roma 6 febbraio 2017

Giuseppe Bagni
Presidente nazionale del Cidi

Istituti, diritto allo studio e assegnazione del personale: i compiti di Stato, Regioni ed Enti locali

da Il Sole 24 Ore

Istituti, diritto allo studio e assegnazione del personale: i compiti di Stato, Regioni ed Enti locali

di F. Port.

Il nuovo decreto sull’inclusione scolastica prevede compiti diversi per Stato, le Regioni e gli Enti locali nel processo di inclusione scolastica. In particolare l’articolo 3 determina le prestazioni per l’inclusione scolastica per ciascun ente istituzionalmente preposto a garantire il diritto-dovere all’istruzione degli alunni e degli studEnti con disabilità.

Stato
Lo Stato deve assegnare, tramite l’amministrazione scolastica, i docEnti di sostegno e il personale ausiliario per lo svolgimento dei compiti di assistenza previsti dal profilo professionale. Deve definire l’organico del personale Ata, tenendo conto della presenza di alunni e di studEnti con disabilità certificata presso ciascuna Istituzione scolastica statale, anche in deroga ai vincoli numerici. E’ prevista, inoltre, l’assegnazione alle scuole paritarie di un contributo economico, in funzione del numero degli alunni e degli studEnti con disabilità certificata frequentanti.

Regioni
Alle Regioni, invece, compete assicurare la progressiva uniformità su tutto il territorio nazionale della definizione dei profili professionali del personale destinato all’assistenza educativa e all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale, anche attraverso previsione di specifici percorsi formativi propedeutici allo svolgimento dei compiti assegnati.

Enti locali
Agli Enti locali, competono: l’assegnazione del personale dedicato all’assistenza educativa e all’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione personale, i servizi per il trasporto per l’inclusione scolastica, l’accessibilità e la fruibilità degli spazi fisici delle istituzioni scolastiche statali.

Prestazione comune
E’ prevista una prestazione comune, a ciascuno degli Enti istituzionalmente preposti alla garanzia dell’ inclusione scolastica, nell’ambito della strumentazione didattica. In particolare è determinata la garanzia in capo allo Stato (istituzioni scolastiche), alle Regioni (diritto allo studio) e agli Enti locali (erogazione dei sussidi didattici) dell’accessibilità e della fruibilità di strumentazioni tecnologiche e digitali nell’ambito della didattica, oggi indispensabili per l’apprendimento degli alunni e degli studEnti con determinate tipologie di disabilità, quali, ad esempio, quelle sensoriali. Attraverso questo decreto sono dunque ridefinite le competenze in continuità con quanto previsto dalle norme precedenti. Come definito dal vigente Titolo V della Costituzione, la norma focalizza quanto spettante allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali sul solco delle normative che disciplinano il supporto all’inclusione scolastica intesa come un elemento concorrente alla realizzazione del “Progetto di vita” della persona disabile. La legge 104 del 1992, è stato il primo intervento legislativo di carattere organico che ha interessato la persona disabile, dalla nascita alla vecchiaia, nei diversi ruoli della vita: alunno, studente, lavoratore e altri. La legge 328 del 2000 aveva disegnato un sistema locale dei servizi integrati in rete disciplinato legislativamente, da ciascuna Regione, per realizzare il coordinamento e l’integrazione dei servizi sociali, sanitari e all’istruzione.

Licenza media, stop ai disabili «Un colpo basso dal governo»

da Corriere della sera

Licenza media, stop ai disabili «Un colpo basso dal governo»

Valentina Santarpia

Arriva lo sbarramento per gli studenti disabili alle prese con l’esame di terza media: «licenziarsi» non sarà più così semplice come in passato per i circa 70 mila studenti con handicap che frequentano le scuole secondarie di primo grado. Sul piede di guerra 68 associazioni a tutela dei disabili e centinaia di insegnanti di sostegno: «Un colpo basso all’inclusione». Il nodo sta in due parole contenute nello schema del nuovo decreto sulla valutazione, che ora è al vaglio delle Commissioni parlamentari, e che introduce il concetto di «prove equipollenti». Come si legge nel testo, «agli alunni con disabilità per i quali sono state predisposte dalla sottocommissione prove non equipollenti a quelle ordinarie, viene rilasciato un attestato di credito formativo», si legge nel testo. Viene dunque abolita la possibilità agli alunni con disabilità di conseguire il diploma di licenza media sostenendo prove differenziate e introdotto il concetto di equipollenza, finora valido solo nella scuola secondaria di secondo grado. «Di fatto, si elimina la possibilità, per disabili intellettivi, autistici e pluri minorati, di conseguire il diploma», sintetizza Flavio Fogarolo, componente della gruppo scuola della Fish Veneto (Federazione italiana per il superamento dell’handicap).

Le prove differenziate

Le prove differenziate, nello schema del nuovo decreto, sono sì previste, ma «hanno valore ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale» solo se «equipollenti a quelle ordinarie». Spiega bene il concetto l’avvocato Chiara Garacci, che tutela diverse associazioni: «Con la normativa antecedente tutti i ragazzi disabili potevano avere prove differenziate, anche facilitate, per raggiungere l’obiettivo della licenza. Ora le prove potranno essere differenziate solo in senso metodologico, ad esempio testi in Braille per i ciechi, ma non dal punto di vista didattico». In caso contrario, agli studenti con handicap verrà rilasciato un attestato che gli permetterà sì di frequentare la scuola secondaria di secondo grado ma chiaramente senza avere alcuna chance di diplomarsi a tutti gli effetti: «La programmazione per loro era finora identica a quella degli studenti normodotati, ma procedeva per obiettivi minimi: ora invece rischiano di seguire un percorso di formazione di livello inferiore».

«Non sono pietre miliari»

In sostanza viene modificato il principio del DPR 122/09, che invece vedeva l’esame di primo ciclo per i disabili come la conclusione di un percorso di formazione che l’alunno con disabilità ha seguito in modo personalizzato. «Ormai da oltre vent’anni i ragazzi con disabilità che sono in grado di sostenere una prova d’esame, anche se adattata alle loro capacità, conseguono un regolare diploma- spiega Fogarolo – Invece così viene modificata radicalmente la stessa filosofia dell’inclusione». Il risultato? «Ciechi, Down, e molte altre categorie di disabili che fino ad oggi potevano trovare un lavoro facilmente, grazie alla licenza media, ora resteranno con un attestato che non serve a nulla- sottolinea Daniela Costabile, insegnante di sostegno dei Partigiani della Scuola pubblica- Solo un fatto simbolico, che non li aiuterà ad inserirsi nella società». Ma non tutto è «perduto»: secondo Simona Flavia Malpezzi, deputata Pd che segue le deleghe sulla scuola, «le deleghe potranno essere modificate, non sono pietre miliari: la riflessione è aperta- assicura – e sono previste audizioni di associazioni, neuropsichiatri, esperti, proprio per valutare tutti gli aspetti critici».

Visite fiscali, si cambia: a casa meno ore di reperibilità, ma il medico potrà tornare

da La Tecnica della Scuola

Visite fiscali, si cambia: a casa meno ore di reperibilità, ma il medico potrà tornare

Cambiano ancora le regole sui controlli dei lavoratori in malattia, ad iniziare dagli orari delle visite fiscali.

Dopo la “stretta” degli ultimi anni, derivante dalla riforma Brunetta del pubblico impiego, a giorni dovrebbe essere approvato il decreto a firma del ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia: si tratta, anticipa l’Ansa, di un polo unico della medicina fiscale in capo all’Inps, che si occuperà di statali e non solo di privati.

E proprio l’allineamento dei due settori – con l’obiettivo di rafforzare l’efficacia degli accertamenti grazie al ‘cervellone’ informatico dell’Inps, in modo da realizzare verifiche mirate – dovrebbe “favorire” i circa tre milioni di dipendenti statali.

Perché uno degli obiettivi da raggiungere con la riforma, sarà quello di armonizzate le fasce orarie di reperibilità in cui i dipendenti hanno l’obbligo di farsi trovare presso il domicilio dichiarato.

Ad oggi, ricordiamo, le fasce orarie di reperibilità sono decisamente sproporzionate: nel pubblico sono di 7 ore complessive (la mattina tra le ore 9.00 e le ore 13.00, il pomeriggio tra le 15.00 e le 18.00); nel privato, invece, le ore di reperibilità in caso di malattia sono solo 4 (dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00).

A dire il vero, con il decreto legislativo 150/09 le ore di controllo dei dipendenti pubblici dovevano essere ancora di più, tanto da far scattare vibranti proteste per una sola ora “d’aria” tra i due raggruppamenti mattutini e pomeridiani.

Poi si è scesi 7 ore. Ora, però, l’armonizzazione dell’ennesima riforma della PA, potrebbe ridurre ulteriormente il numero di ore: difficilmente si ridurranno a 4, probabilmente si scenderà a 5 ore complessive. Con gli orari ancora da definire.

Ma le novità non riguardano solo la reperibilità: si parla insistentemente anche di “verifiche ripetute”, con il medico fiscale che (a differenza di oggi che nell’arco della stessa malattia non può passare più volte) potrebbe avere licenza di tornare a visitare più volte lo stesso ammalato per la medesima malattia. L’obiettivo è massimizzare il ‘tasso di rendimento’ delle visite.

Per saperne di più, comunque, non c’è da attendere molto. Per vedere il decreto di riforma non dovremmo attendere solo una decina di giorni.