Il Ministro si deve dimettere

Agli organi di stampa
Ai Colleghi ATA
Loro sedi

Il Ministro Fedeli si deve dimettere
IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE USA IL SITO ISTITUZIONALE PER FARE PROPAGANDA AL SUO SINDACATO, LA CGIL

La Feder.ATA scende in piazza il 17 marzo 2017.
Il nuovo Ministro dell’Istruzione Sen. Valeria Fedeli, nei giorni scorsi, dall’Ufficio Stampa del M.I.U.R, (un canale esclusivamente di natura istituzionale), ha inviato un messaggio augurale di buon lavoro alla nuova Segreteria Nazionale FLC CGIL, con queste testuali parole: “C’è tanto da fare, continuiamo ad impegnarci insieme per gli obiettivi comuni che spingono la nostra azione”.
Avevamo capito fin dall’inizio che con questo Ministro dell’Istruzione, la CGIL avrebbe spadroneggiato, ma nessuno si immaginava di arrivare a tanta sfrontatezza e irriverenza verso tutte le altre Organizzazioni che si impegnano per il bene della comunità scolastica, compresa la Feder.ATA che fin dalla sua nascita ha sempre cercato di valorizzare la professionalità del personale ATA facendo emergere la grave situazione di noncuranza, di disagio e di abbandono di questa categoria da parte di tutti, Istituzioni comprese.
LA CGIL E’ AL GOVERNO !
Loro, insieme alle altre OO.SS firmatarie del C.C.N.L, sono stati i primi artefici del nostro sterminio e della nostra rovina, firmando accordi sottobanco sui tagli dei ns organici, non opponendosi alle ingiuste norme sul divieto di nominare supplenti in caso di malattia, per reperire fondi da destinare ad altro personale della scuola.
Con i tagli effettuati sulla nostra categoria hanno finanziato la Legge 107.
Hanno attuato la Buona Scuola sulla pelle del personale ATA !
E nessuna forza politico/sindacale si è degnata di opporsi a questo massacro, iniziato con il Governo Monti e sotto gli occhi di tutti sta continuando anche con il Governo Gentiloni.
E’ una politica indegna per un governo di centro-sinistra che dovrebbe essere dalla parte debole dei lavoratori; cominciamo a pensare che se questo massacro fosse stato attuato sotto il Governo Berlusconi, sarebbe scoppiato il finimondo, ci sarebbero stati centinaia di scioperi, di mobilitazioni, di manifestazioni di piazza, ci sarebbe stata una vera rivoluzione.
Invece oggi, non succede nulla, nessuno, dei grandi, si mobilita per il personale ATA, nessuno dei Confederali proclama uno sciopero in difesa dei nostri diritti.
Adesso cercano di tenerci buoni con delle iniziative a dir poco ridicole, sia sotto l’aspetto sindacale che formativo, senza rendersi minimamente conto che il personale ATA sta morendo tra l’indifferenza e la non curanza di tutti.
Il popolo ATA è veramente arrabbiato ed è al limite della sopportazione lavorativa, e si sta ammalando di stress da lavoro correlato. La Feder.ATA non permetterà mai che questo accada e lotterà accanto a questi lavoratori silenziosi e operosi, indispensabili a tutta la comunità scolastica.

Direzione Nazionale Feder.ATA

LA NUOVA DISCIPLINA DI ACCESSO PER IL PERSONALE DOCENTE

LA NUOVA DISCIPLINA DI ACCESSO PER IL PERSONALE
DOCENTE PREVISTA NEL DDL N.377 VIOLA IL PRINCIPIO DI ESCLUSIVITA DI ACCESSO A  TEMPO INDETERMINATO, E NON GARANTISCE IL RICAMBIO GENERAZIONALE NELLA SCUOLA
ITALIANA.
INTERVENTO DELL’AVV. MAURIZIO DANZA AL CONVEGNO USAE DEL 6 FEBBRAIO 2017
PRESSO LA SALA ALDO MORO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI.
Di particolare interesse il convegno organizzato dall’USAE presso la Sala Aldo
Moro della Camera dei Deputati dal titolo “l’impatto innovativo dei decreti
applicativi della riforma e le criticità applicative della Buona Scuola L.n.107
del 2015” , che ha visto l’intervento tra gli altri del Segr.Gen.le USAE Adamo
Bonazzi ,dell’On.le Pietro Laffranco e della Dott.ssa Rosanna Rodriguez
Presidente ACA.
In particolare l’intervento dell’Avv. Maurizio Danza , Arbitro del pubblico
impiego ed esperto del settore, si è soffermato sulla nuova disciplina di
accesso, sottolineando che, per la prima volta nella storia della pubblica
istruzione il superamento del nuovo concorso pubblico previsto dal DDL, non
garantirà più a partire dall’a.s.2020/21 per i docenti , il conferimento di un
contratto a tempo indeterminato ma solamente un contratto a tempo determinato
di formazione e tirocinio individuale di durata triennale ( art.8), con un
trattamento economico previsto per i primi  2 anni, in assenza del conferimento
di incarichi di insegnamento, pari a 400 euro mensili a titolo di indennità,
come emerge dalla relazione tecnica allegata al DDL n.377. Tale scelta, nel
riproporre in realtà un principio già contenuto nella lett.b n.2 del co.181
della L.n.107/2015 di riforma della scuola, secondo il relatore, oltre ad
essere del tutto incomprensibile atteso che il concorso viene indetto su un
numero di posti effettivamente disponibili ( cfr.art.3 e art.8 ) , viola
palesemente il principio di esclusività dell’accesso a tempo indeterminato
previsto invece dall’ art 36 co.1 D.Lgs n. 165/01 dettato per tutte le
pubbliche amministrazioni senza eccezione alcuna.
Con tale previsione certamente peggiorativa, inoltre il Governo oltre a
violare il principio di semplificazione delle procedure di accesso al ruolo,
viene meno all’obiettivo di garantire un ricambio generazionale nel settore
della istruzione pubblica, introducendo senza alcuna giustificazione nuove
forme flessibili in materia di pubblico impiego che rischiano di dare luogo ad
ulteriori contenziosi giudiziari  già pendenti nei confronti del Ministero
della pubblica Istruzione.
Nella relazione l’Avv. Maurizio Danza ha sottolineato altresì, come con l’art.
5 di previsione dei nuovi titoli di accesso al ruolo docente , non coerente né
con la DIR 2005/36 né con il D.lgs. n.206/2007 di recepimento della stessa, il
Governo abbia perso una ulteriore occasione, per rendere giustizia a favore di
coloro che già in possesso di abilitazioni e qualifiche professionali
abilitanti, per partecipare al concorso pubblico a “tempo determinato”,
dovranno per il futuro, essere in possesso di requisiti ulteriori non essendo
più sufficiente  l’abilitazione all’insegnamento conseguita secondo l’attuale
sistema, tutt’alpiù godendo, solo successivamente di forme di “esonero
parziale” dalle prove scritte e/o orali ( art.17 ).
Secondo il relatore, occorre che il Governo intervenga urgentemente con
emendamenti di natura sostanziale, prevedendo in primis l’accesso ai posti
banditi  anche a chi è già in possesso di abilitazioni , e al contempo
garantendo una parità di trattamento tra l’accesso “immediato” al ruolo secondo
il sistema delle graduatorie ad esaurimento ,e l’accesso “ritardato” solo all’
esito positivo del triennio, come previsto dalle nuove disposizioni del DDL n. 377 .

Dialogando con Angela e… Marco

Dialogando con Angela Cortese… e con Marco Rossi Doria

di Maurizio Tiriticco

La Prof.ssa Angela Cortese è stata Assessore alle Politiche Scolastiche, all’Edilizia e Pianificazione Scolastica, alle Pari Opportunità per la Provincia Napoli per il Partito DS dal 12/7/2004 al 6/6/2009. Su FB appare oggi questo suo post: “In treno, tornando da Roma dopo l’incontro per la presentazione dei decreti attuativi della legge 107. E’ stato un dibattito ricco di spunti venuti dai rappresentanti locali e dal confronto con tutta la delegazione parlamentare che dovrà relazionare in aula. Penso che è necessario riprendere l’iniziativa politica sulla scuola, coinvolgere tutte le componenti scolastiche per condividere e migliorare l’attività del Governo. Il motto deve essere: informare per conoscere. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione chiudendoci in beghe pseudo congressuali e conta di tessere. Il Paese va avanti anche senza il contributo del PD napoletano e campano”!

Parole sante, Angela! I temi dell’educazione, dell’istruzione e della formazione (sono tre concetti diversi, di cui al dpr 275/99, art.1, c. 2) dei nostri giovani, nessuno escluso, non possono non essere primari in una società che si fa sempre più difficile e che affronta trasformazioni in tempi che si fanno sempre più brevi, tempi che, invece, solo fino a qualche decennio fa, erano distesi e lunghi.

Conosco bene la scuola militante e so bene come oggi sia avviluppata in mille problemi e altrettante difficoltà. In effetti, una legge – nel nostro caso la 107 – dovrebbe tendere a migliorare le attività delle istituzioni scolastiche autonome… insisto, autonome; ma queste, invece, si vedono costrette a mille altre incombenze che poco hanno a che vedere con la concretezza del rapporto in aula (non in classe, la quale è un’altra cosa) alunno/insegnante (non dico insegnante/alunno)! Pertanto, il mio consiglio sarebbe: MENO Rav, meno Pdm e meno carte inutili che fanno perdere un sacco di tempo a ds e a insegnanti; INVECE, tempi più distesi e più fattivi tra insegnanti e alunni. E’ ormai notorio (e i 600 accademici con la loro recente Lettera hanno scoperto l’acqua calda) che i nostri studenti non sanno scrivere, e neanche sotto il profilo calligrafico… o meglio, nel loro caso, cacografico… In effetti non sanno neanche tenere la penna in mano! Ma alle scuole elementari – pardon, primarie – si insegna COME SI PRENDE una matita, una penna? Con quali dita? Sono in gioco le prime tre, e in un certo modo! In effetti, molti alunni non prendono la penna, la afferrano! Così, moltissimi studenti, anche alle superiori, purtroppo, scrivono malissimo e spesso in stampatello. Quest’ultimo caso è grave: come se noi parlassimo scandendo le singole lettere! Ad esempio: a-n-g-e-l-a!!!. Invece, i legami, detti e scritti, tra le singole lettere alfabetiche sono fondamentali! Quanta pazienza quella delle maestre del buon tempo antico! E poi, invece di pensare e scrivere, ad esempio: “quando torno a casa, dopo aver mangiato, faccio i compiti prima di uscire con gli amici”, pensano a scrivono: “torno a casa e poi mangio e poi faccio i compiti e poi esco con gli amici”. Non sanno usare tutte le modalità che la nostra grammatica presenta! Alludo alla triade fonologia, morfologia e sintassi, e non aggiungo la semantica e la pragmatica, per non invadere il campo delle teorie della comunicazione: vedi Jakobson, Peirce, Morris, gli analitici inglesi.

Insomma, se il cosiddetto “andazzo” è questo, è ovvio che, quando si tratta di scrivere “sul serio” – com’è il caso di una tesi di laurea – tutti i nodi vengono al pettine! Tutti gli errori emergono sul foglio A4 scritto con il computer. E’opportuno ricordare che scrivere a macchina, come una volta, o con il computer, come avviene oggi, è molto più impegnativo che lo scrivere con la penna. Solo l’andare a capo viene facilitato (il computer conosce le sillabe che compongono una parola, ma i nostri studenti no), ma il resto assolutamente no. Nella scrittura con la penna gli accenti gravi o acuti di fatto non si distinguono, ma con la tastiera sì! Una cosa è scrivere né con l’accento acuto, forma corretta, per scrivere, ad esempio: “Non voglio né questo né quello”. Altra cosa è dirlo! L’accento si sente, ma non si vede! Ed ancora: “Ludovica è stupenda”: l’accento è grave, ma non si vede! In “perché” l’accento è acuto, ma non si vede! Ma cadere in questi “errorucci” scritti è poca cosa a fronte di errori più gravi, che riguardano la costruzione del periodo. Abbondano gli “e” i “ma”; difficilmente si trova un “benché”. Per non dire del “se” ipotetico! Qualcuno sa forse che il periodo ipotetico è di tre tipi? Ma c’è anche il “se” interrogativo! “Non so se andare al cinema o no”. Insomma, se non si ha confidenza con le risorse che la nostra grammatica con le sue diverse parti ci offre, è difficile scrivere una cosa altrettanto difficile come una tesi di laurea!

Laurence Lentin affermava alcuni anni fa in “Le développement du langage oral et maternelle” che il nuovo nato apprende per imitazione una parola dopo l’altra, prima lentamente, poi con sempre maggiore velocità. Ad esempio: “mamma pappa”, oppure “mamma cacca”. Si tratta di nomi riferiti ad oggetti; quando poi il bambino interiorizza il verbo, dirà “mamma voglio pappa” e così via. Il linguaggio si acquisisce per imitazione. Il “copiare” quindi è costruttivo. Anni fa Basil Bernstein distinse il codice ristretto e il codice elaborato: un conto è dire “mamma pappa”, altro conto dire “mamma voglio la pappa”, ed altro ancora, “mamma, ho fame, vorrei mangiare la pappa”. Insomma, ad attanti (in genere genitori e parenti) “colti”, o meglio linguisticamente “ricchi”, corrispondono bambini altrettanto “colti” e “ricchi”. Sono sfortunati i figli di genitori che adottano un “codice ristretto”.

In un suo recente articolo intitolato “E vero, molti nostri studenti non conoscono l’italiano, ma la colpa è anche dell’Università” pubblicato da “la Repubblica” il 9 febbraio scorso, Marco Rossi Doria scrive tra l’altro: “Poi, è una sfida esaltante ma anche impegnativa fare i conti ogni giorno con media che hanno trasformato gli stessi modi di imparare: organizzazione della memoria, presenza simultanea di molti codici, compresenza di procedure analogiche e logiche, relazione immediata tra produzione costruita e fruita. Questa è la prima generazione di docenti che ha perso il monopolio delle conoscenze e dei mezzi per trasmetterle. E che deve insegnare a distinguere, scegliere, confrontare, in mezzo a un mare di informazioni complesse e contraddittorie, valutando il sapere che i propri alunni hanno acquisito in moltissimi modi, anche lontano dalla scuola. Il cruciale tema posto dalla lettera-appello non può essere separato da tutto questo”.

Sono affermazioni sacrosante! Una volta esistevano la lingua orale (ascoltare e parlare) e la lingua scritta (leggere e scrivere)! Ma accanto alla lingua esistono gli oggetti e le loro immagini. L’oggetto o l’immagine, concreta, attivano l’emisfero destro del nostro cervello; la parola, astrazione scritta o orale, attiva l’emisfero sinistro. Ricordiamo l’immagine famosa di una pipa con la scritta “Ceci, n’est pas une pipe”, opera di Magritte. Quanti studi sul nesso tra oggetto e pensiero/parola. Oggi quello che, a mio avviso, manca è un approccio serio, scientifico, direi, a questi nuovi linguaggi indotti e imposti dalle mille diavolerie del web, Twitter, Facebook, e dei cellulari con tutte le innumeri applicazioni. Linguaggi che giungono ai nuovi nati prima che siano “investiti” dal “linguaggio della scuola” che è quello che è da sempre! Un linguaggio che per molti versi confligge con quelli del sociale, o meglio dei social!

Insomma, oggi insegnare “italiano”, o meglio, a leggere e scrivere, è un’impresa ardua in tutti i gradi della nostra istruzione scolastica. Ma si tratta di un oggi che ormai dura da non pochi anni, dall’avvento sempre più impetuoso, accattivante e… cattivo, direi, di quelle cosiddette nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, quelle TIC che giorno dopo giorno si arricchiscono di modi e forme, che poi diventano altrettanti contenuti. Insomma dalla parola come rappresentazione, come astrazione, alla parola come oggetto! Un insulto su FB equivale oggi a un vero e proprio sonante schiaffo! Leggo sul web e non commento: “Tiziana suicida per video hard, aperta un’inchiesta per istigazione al suicidio”. Quando si dice che “uccide più la parola che la spada”!

Il web non è un’astrazione! E’ la nuova realtà! Il confine tra il vero e l’immaginario si sta rompendo! Torneremo tutti bambini, quando credevamo che l’uomo nero – la minaccia di tante mamme arrabbiate – fosse veramente dietro l’angolo a rapirci!

Sostegno, il Miur: “Accoglieremo le richieste delle associazioni”

Redattore Sociale del 10-02-2017

Sostegno, il Miur: “Accoglieremo le richieste delle associazioni”

Dopo le critiche che gran parte del mondo associativo e sindacale per la disabilità ha rivolto ai decreti attuativi della “Buona scuola”, la ministra Fedeli assicura che “le imprecisioni o le problematiche emerse verranno migliorate in ambito parlamentar”. A partire dal diploma di licenza media per gli studenti disabili, messo a rischio dal decreto sulla valutazione.

ROMA. Sulla riforma del sostegno e dell’inclusione, il ministero dell’Istruzione è pronto a rivedere i decreti: lo ha fatto sapere ieri sera la ministra Fedeli, pubblicando una nota in cui assicura che “le imprecisioni o le problematiche emerse verranno migliorate in ambito parlamentare”. E’ una promessa importante, che dovrebbe rassicurare il mondo associativo e sindacale, che non aveva risparmiato critiche ai decreti, dopo la loro approvazione in Consiglio dei ministri, evidenziandone lacune e carenze.

In particolare la Fish si era subito messa al lavoro, con le sua associazioni, elaborando 43 emendamenti, contenuti nella Memoria depositata alla Camera in sede di audizione presso le competenti commissioni. E forse proprio l’incontro di pochi giorni fa con la ministra Fedeli, in cui osservazioni e critiche sono state ribadite, è servito per sollecitare una risposta chiara da parte del ministero.

Tra le tante questioni sollevate, una in particolare ha destato allarme nelle scuole, nelle case e nelle sedi associative: le nuove regole, contenute nel decreto sulla valutazione, per il conseguimento del diploma di scuola secondaria di primo grado da parte degli studenti con disabilità. Il decreto richiede infatti che il titolo sia conseguito solo a seguito di prove “equipollenti”, mentre in caso di prove “non equipollenti”, si otterrebbe solo un attestato di credito formativo. In altre parole, con la nuova normativa, gli alunni con disabilità intellettiva o autismo (soprattutto per loro sono predisposte le prove differenziate) non avrebbero più diritto al diploma di licenza media.

Ed è soprattutto su questo punto che la ministra Fedeli rassicura con chiarezza: “Tutte le studentesse e gli studenti con disabilità saranno messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio percorso di studi – scrive la ministra – e di concluderlo sostenendo prove che attestino le loro specifiche competenze e abilità, in base al Piano educativo individualizzato, predisposto di proposito per loro”. E in particolare “rispetto all’esame di secondaria di primo grado – aggiunge la ministra – la stessa legge 104 del 1992 stabilisce chiaramente che le studentesse e gli studenti della scuola dell’obbligo debbano essere verificati in base agli obiettivi del Piano educativo individualizzato, affinché si possa ragionare sulle abilità specifiche sviluppate e potenziate durante gli anni di studio. Continueremo su questa strada – assicura e rassicura quindi la ministra – e rafforzeremo una scuola di diritti e di opportunità che metta al centro le ragazze e i ragazzi, le loro peculiarità e il loro desiderio di futuro”.

Per quanto riguarda invece il decreto sull’inclusione, esso “nasce dalla volontà e dalla determinazione di dare alle ragazze e ai ragazzi con disabilità pari opportunità formative e una qualità della vita all’altezza delle loro esigenze e dei loro sogni. Per questo – promette la ministra – le imprecisioni o le problematiche emerse verranno migliorate in ambito parlamentare. Abbiamo chiaro che la disabilità è ricchezza, non è qualcosa in meno ma una positiva diversità e la nostra azione sarà improntata su questo principio cardine”. (cl)

Scontri Università

Scontri Università, Fedeli:
“Il diritto allo studio non si difende con la violenza”

“Quando c’è infrazione delle regole, quando si sfocia nell’illegalità, quando si fa ricorso alle intimidazioni o alla violenza, non si può parlare di difesa del diritto allo studio”. Valeria Fedeli interviene così sugli scontri a Bologna per le proteste contro i tornelli alla biblioteca dell’Università.

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sottolinea la necessità di “assicurare il diritto allo studio alle studentesse e agli studenti in ambienti in cui sia garantita la sicurezza” e condanna “ogni forma di violenza”, in quanto “incompatibile con l’obiettivo di garantire alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi un precorso formativo che poggi su solide basi. Il rispetto reciproco, il dialogo – sottolinea la Ministra Fedeli – insieme al rispetto della legalità e all’osservanza delle regole di convivenza civile sono i cardini attorno a cui vogliamo costruire il percorso formativo delle studentesse e degli studenti, contro ogni cultura della discriminazione e della sopraffazione”.

Laboratori nei Licei Musicali e coreutici e attrezzature negli Scientifici a indirizzo sportivo

Scuola, Avviso da 25,9 milioni di euro per la realizzazione
di laboratori nel Licei Musicali e coreutici e
per le attrezzature degli Scientifici a indirizzo sportivo

È disponibile da oggi sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca l’Avviso pubblico per i laboratori dei Licei musicali e coreutici e per le attrezzature dei Licei scientifici ad indirizzo sportivo. Sono 25,9 i milioni di euro messi a disposizione nell’ambito del PON Programma Operativo Nazionale (FSE-FESR) 2014-2020 “Per la Scuola Competenze e ambienti per l’apprendimento”.

I fondi a disposizione consentono la copertura di tutte le istituzioni scolastiche interessate (120 Licei musicali e coreutici e 158 Licei a indirizzo sportivo). Nel dettaglio ci sono 150mila euro per ciascun laboratorio dei Licei musicali e coreutici e 50mila euro per le attrezzature dei Licei scientifici a indirizzo sportivo.

“Grazie a questi investimenti – sottolinea la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli – le scuole potranno migliorare gli ambienti di studio, potenziare le attrezzature, innovare le modalità di fare didattica offrendo alle nostre studentesse e ai nostri studenti una maggiore qualità formativa”.

Per quanto riguarda i Licei musicali e coreutici, l’Avviso ha l’obiettivo di: accrescere l’attrattività di questi indirizzi; potenziare gli ambienti didattici  e i laboratori per l’approfondimento delle discipline di indirizzo e per la realizzazione di attività musicali e/o coreutiche; attivare laboratori multimediali dotati di attrezzature per realizzare attività musicali mediante le tecnologie digitali; adottare approcci didattici innovativi e migliorare la connessione tra istruzione, formazione e mondo del lavoro per una qualificazione dell’offerta del Liceo musicale e coreutico più adeguata e funzionale ai bisogni del Paese.

Per i Licei scientifici ad indirizzo sportivo, gli obiettivi dell’Avviso sono: l’aumento dell’attrattività del percorso di studi; il potenziamento degli ambienti di apprendimento per l’approfondimento delle scienze motorie e sportive e delle diverse discipline sportive; l’apprendimento delle metodologie specifiche dell’indagine scientifica in ambito sportivo; la valorizzazione delle attitudini, capacità e preferenze personali di studentesse e studenti per padroneggiare le abilità motorie e le tecniche sportive specifiche.

I progetti presentati dalle scuole saranno valutati secondo diversi parametri, a ciascuno dei quali corrisponderà un punteggio. Tra questi, le condizioni socio economiche del territorio in cui sorge la scuola (10 punti); il tasso di abbandono (dati Miur – 10 punti); la qualità del progetto proposto, in termini di apertura dei laboratori al territorio e di fruibilità delle strutture da parte dell’intera scuola e in collaborazione con altre scuole (massimo 30 punti); il livello di integrazione delle attrezzature richieste con quelle già esistenti (massimo 10 punti); il grado di innovazione delle attrezzature e delle strumentazioni da acquistare e della didattica da attuare inserite nel progetto (massimo 20 punti); la presenza di dispositivi per l’inclusione e l’integrazione (massimo 5 punti).

Le scuole avranno tempo dal 22 febbraio al 31 marzo per presentare il proprio progetto e concorrere al finanziamento.

Milleproroghe, governo vuole rimandare messa a norma impianti di riscaldamento e antincendio

Con il Milleproroghe ora in discussione in Parlamento, il Governo propone la proroga alla data di scadenza per il raggiungimento dell’adeguamento alle norme antincendio per edifici scolastici o adibiti a scuola.

Dichiara Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi: “Rimaniamo sconcertati dalla discussione in atto in Parlamento. Abbiamo visto quest’anno quali sono state le conseguenze di una continua proroga di una questione urgente come la sicurezza nelle scuole per studenti e lavoratori. Non siamo disposti ad accettare questo atteggiamento dalla politica, crediamo che l’impegno del Governo debba essere di risolvere il problema, non di rimandare la data di scadenza.”

La messa in sicurezza degli edifici scolastici rispetto alla normativa antincendio è un processo che doveva già aver raggiunto il termine. L’adeguamento doveva, infatti, avvenire entro il 31 dicembre 2015; successivamente con il decreto ministeriale 210/2015 si ribadiva che si doveva provvedere alla messa in sicurezza degli edifici scolastici entro 6 mesi dall’approvazione del decreto stesso, comunque non superando il limite del 31 dicembre 2016.

“È inammissibile che si chieda di prorogare un impegno che teoricamente doveva essere risolto già più di un anno fa e che, per di più, ha già subito una proroga.” – continua Manfreda – ” Inoltre all’interno della normativa sulla messa a norma per l’antincendio rientrano anche gli impianti di riscaldamento. All’entrata dalle vacanze di Natale i tanti studenti rimasti fuori dalle classi e scesi in piazza hanno evidenziato come il problema delle “scuole fredde” sia gravissimo per garantire dei luoghi adatti all’istruzione e all’apprendimento. La risposta del Governo è cieca e sorda rispetto a questo, l’approvazione di questa proroga ribadirebbe l’incapacità del Parlamento di riuscire ad ascoltare gli studenti e le loro rivendicazioni