G. Catozzella, Non dirmi che hai paura

“Non dirmi che hai paura“, un romanzo di Giuseppe Catozzella

di Mario Coviello

Un libro necessario,appassionante, drammatico, per capire il nostro tempo e ritornare ad essere uomini,tutti.

Samia Yusuf Omar è morta nel mar Mediterraneo il 2 aprile 2012, mentre tentava di raggiungere le funi lanciate da una imbarcazione italiana.

Giuseppe Catozzella ha scritto in “ Non dirmi che hai paura”,edito da Feltrinelli nel 2014, la sua storia e tutti gli uomini e le donne di buona volontà devono leggere questo romanzo per incominciare a capire chi sono le persone di colore che attraversano sempre più numerose le nostre strade, per comprendere da quale baratro di sofferenze i più fortunati riescono ad arrivare ad un passo dalle nostre case e ci intimoriscono,imbarazzano. Contro la loro volontà questi uomini, queste donne e questi bambini sono diventati un problema da risolvere.

 

La storia di Samia

Samia è una ragazzina di Mogadiscio che ha la corsa nel sangue. Ogni giorno corre con Alì, l’amico del cuore ( ..abbiamo messo in comune tutto quello che avevamo, senza paure e avidità: ci siamo scambiati i nostri sogni…” )che diventa il suo allenatore quando entrambi hanno otto anni e la convince che vincerà le olimpiadi. La guerra rende la vita dei due ragazzi sempre più difficile e Samia può guardare il mare solo da lontano perchè la spiaggia è il luogo dove più facilmente si diventa bersaglio dei cecchini.

Samia ha un padre Yusuf che la ama ( …mi perdevo nel profumo del suo dopobarba, ed ero felice, mi sentivo al sicuro…)e la sostiene e una sorella Hodan che ..” gli ha regalato tutto il suo ottimismo..” e con il canto esprime la sua voglia di pace e di libertà.

Samia è costretta a correre di notte in uno stadio crivellato dai corpi di mortaio e di giorno corre con il burka, quando il fondamentalismo avanza e impone le sue leggi in quella terra martoriata.

Ma Samia non si arrende a dieci anni vince la sua prima gara in città e a soli 17 anni si qualifica per le Olimpiadi di Pechino…

” Ero la più bassa, la più magra, la più piccola..indossavo la maglietta bianca che profumava di sapone alla cenere…Ero arrivata ultima..e sono stata sommersa dai giornalisti di tutto il mondo.La ragazzina di diciassette anni, magra come un chiodo, che viene da un paese in guerra, senza un campo e senza un allenatore, che si batte con tutte le sue forze…. “ Arriva ultima ma diventa un simbolo per le donne mussulmane in tutto il mondo.

Torna a Mogadiscio riprende a correre con più lena ma comprende che da sola, senza un allenatore, non può vincere le Olimpiadi di Londra del 2012.

Con l’aiuto di una giornalista parte per Adis Abeba dove la attende un grande allenatore. Ma i documenti non arrivano e Samia, ancora una volta, può correre solo di notte perchè è una clandestina.

E allora, come la sorella, decide di partire verso l’Italia. Sola, intraprende un viaggio di ottomila chilometri, l’odissea dei migranti dall’ Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.

Il viaggio

“ Il viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha parenti o amici che l’hanno fatto…E’ come una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità..”

E Samia viaggia molto, vola per la strade di Mogadiscio, e leggera si fa trasportare dal vento; prende autobus che viaggia per giorni. Aerei che la terrorizzano e che ricorda a fatica perchè imbottita di sonniferi. E con i viaggi per Samia ci sono per la prima volta gli alberghi, le camere con l’acqua calda e la vasca dove rimanere a mollo per ore. C’è l’aria che odora, perchè non è impregnata di polvere da sparo.

Ma il viaggio più difficile Samia lo compie a vent’anni e le ultime ottanta pagine del romanzo raccontano la sua odissea, senza risparmiarci nulla.

I trafficanti di uomini sono senza scrupoli, non lasciano alla loro “merce” se non una busta di plastica nella quale Samia porta con sè la conchiglia che sa di mare che la madre le ha legato al braccio in un fazzoletto prima di partire.

“ Loro lo sapevano, hanno imparato a capire quando un uomo si trasforma in un bisognoso di rifugio. Lo leggono negli occhi. E’ una cosa che si vede…E’ l’odore dell’animale sottomesso.Lì per la prima volta siamo stati chiamati animali..”

Il viaggio è fame, sete, caldo, sudore, vomito, diarrea, di corpi che vogliono solo sopravvivere sempre e comunque. E leggendo ci si chiede come tutto questo è possibile, come fanno milioni di uomini a resistere per dare un volto alla speranza.

L’autore Giuseppe Catozella

è Goodwill Ambassador Onu e racconta così nelle sue note al termine del libro il suo incontro con Samia “ Mi sono imbattuto nella storia di Samia per caso…. e non ringrazierò mai abbastanza Hodan, sua sorella, per le lunghissime chiacchierate di quei giorni infiniti, per le sue lacrime e i suoi singhiozzi, per le sue risate e le sue canzoni, chiusi dentro una stanzetta d’albergo. Non la ringrazierò mai abbastanza per avermi dato il coraggio e la forza di raccontare la storia di sua sorella, che spero di essere riuscito a restituire almeno in minima parte.”

Il dovere di raccontare

E anch’io racconterò la storia di Samia ai ragazzi che incontro nelle scuole per parlare con l’Unicef di diritti, dei giovani studenti di Aleppo, dell’Iraq, dei ragazzi dell’orquestra de reciclados de Cateura Paraguay che con i loro strumenti fatti con i bidoni, i cucchiai, le lastre, si sono esibiti al Festival di Sanremo.

Anche voi dovete leggere questo libro e raccontare ai vostri figli, alunni, amici la storia di Samia. Solo così Samia non sarà morta invano e anche tutti noi potremo sperare di tornare ad essere uomini.

“L’italiano non è in declino” Il controappello dei linguisti alla lettera dei 600 accademici

da la Repubblica

“L’italiano non è in declino” Il controappello dei linguisti alla lettera dei 600 accademici

I due fronti rischiano di apparire ciò che non sono, due eserciti contrapposti di una battaglia tra conservatori e progressisti, reazionari e riformisti. Alla parola “declino” si oppone quella di “progresso”, a un’idea della lingua normativa, che richiede la conoscenza base delle regole grammaticali, un’idea della lingua dinamica e in evoluzione

Raffaella De Santis

Non si placa la polemica dopo la denuncia dei professori “I nostri scolari sono tra i più bravi al mondo” Ed è scontro anche sull’eredità intellettuale di De Mauro

Non è quasi mai una questione solo di regole. La lettera firmata da 600 accademici per denunciare le carenze linguistiche degli studenti sta avendo un’eco inaspettata e si sta rivelando molto più complessa. Tanto che è sbucata una contro- lettera, redatta da Maria G. Lo Duca, con nuova coda di firme di altri professori, tutti linguisti che difendono le scuole primarie, le prove Invalsi, la competenza degli insegnanti elementari. Tra i firmatari, quasi tutti appartenenti alla Società linguistica italiana, (per ora 85, da Michele Cortelazzo a Gaetano Berruto, da Nicoletta Maraschio a Francesco Sabatini, da Anna M. Thornton a Massimo Vedovelli) c’è il filologo romanzo Lorenzo Renzi che dice: «Sono imbarazzato, credo che invece di parlare di declino bisognerebbe ammettere che negli anni siamo progrediti. Come non valutare il fatto che sempre più persone vanno all’università?». Renzi, autore per il Mulino di un saggio su Come cambia la lingua in cui studia i cambiamenti dell’italiano, ha una visione meno catastrofista.

I due fronti rischiano di apparire ciò che non sono, due eserciti contrapposti di una battaglia tra conservatori e progressisti, reazionari e riformisti. Alla parola “declino” si oppone quella di “progresso”, a un’idea della lingua normativa, che richiede la conoscenza base delle regole grammaticali, un’idea della lingua dinamica e in evoluzione. Da una parte chi difende le scuole elementari e dall’altra chi le colpevolizza. Miriam Voghera, docente di linguistica generale all’università di Salerno, reagisce al j’accuse dei 600: «Un’accusa falsa, le prove internazionali Ocse o Iea testimoniano che i bambini italiani sono tra i più bravi al mondo. Le università farebbero bene a non tirarsi fuori e ad interessarsi a loro volta di formazione della scrittura». In un articolo su Repubblica Marco Rossi-Doria ricordava l’importanza delle competenze dei docenti. Ma prevedendo forse che la questione sarebbe deragliata, molti linguisti si sono sfilati. La Crusca non ha ancora espresso una posizione ufficiale. Il presidente Claudio Marazzini non ha firmato alcuna lettera: «Ne stiamo discutendo ». Né ha aderito Luca Serianni, tra i maggiori linguisti italiani, accademico della Crusca e dei Lincei: «C’è il rischio di una forzatura polemica. È stato lo stesso De Mauro a difendere una scuola legata alla realtà. Grazie ai suoi studi ci siamo liberati da tanti stereotipi». De Mauro, appunto. Attorno al linguista recentemente scomparso si sta aprendo l’altro capitolo di questa storia. In un articolo sul Corriere della Sera Ernesto Galli Della Loggia (tra i 600 firmatari) ha imputato a De Mauro le cause della rovina della nostra lingua, trasformandolo in un pedagogo lassista post-sessantottino. Secondo Lorenzo Renzi è doveroso reagire: «De Mauro non era interessato alla semplice correttezza ortografica ma all’idea di lingua come argomentazione. È stato il primo che, quando l’analfabetismo, nel secondo dopoguerra, è apparso definitivamente debellato, ha additato i pericoli dell’analfabetismo di ritorno». Gramsci, studente di filologia, diceva che quando si agitano questioni di linguaggio c’è qualche sommovimento sociale in atto. Non può essere una semplice questione di vocabolario, chi parla male in genere vive male.

Stanziati 25,9 milioni per i laboratori dei licei musicali e per le attrezzature degli scientifici sportivi

da La Tecnica della Scuola

Stanziati 25,9 milioni per i laboratori dei licei musicali e per le attrezzature degli scientifici sportivi

Il Miur ha pubblicato l’avviso per i laboratori dei Licei musicali e coreutici e per le attrezzature dei licei scientifici ad indirizzo sportivo.

Sono complessivamente ben 25,9 i milioni di euro messi a disposizione nell’ambito del PON Programma Operativo Nazionale (FSE-FESR) 2014-2020 “Per la Scuola Competenze e ambienti per l’apprendimento”.

I fondi a disposizione consentono la copertura di tutte le istituzioni scolastiche interessate (120 Licei musicali e coreutici e 158 Licei a indirizzo sportivo).

Nel dettaglio, ci sono 150mila euro per ciascun laboratorio dei Licei musicali e coreutici e 50mila euro per le attrezzature dei Licei scientifici a indirizzo sportivo.

Secondo la ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, “grazie a questi investimenti le scuole potranno migliorare gli ambienti di studio, potenziare le attrezzature, innovare le modalità di fare didattica offrendo alle nostre studentesse e ai nostri studenti una maggiore qualità formativa”.

Per quanto riguarda i Licei musicali e coreutici, l’Avviso ha l’obiettivo di: accrescere l’attrattività di questi indirizzi; potenziare gli ambienti didattici e i laboratori per l’approfondimento delle discipline di indirizzo e per la realizzazione di attività musicali e/o coreutiche; attivare laboratori multimediali dotati di attrezzature per realizzare attività musicali mediante le tecnologie digitali; adottare approcci didattici innovativi e migliorare la connessione tra istruzione, formazione e mondo del lavoro per una qualificazione dell’offerta del Liceo musicale e coreutico più adeguata e funzionale ai bisogni del Paese.

Per i Licei scientifici ad indirizzo sportivo, gli obiettivi dell’Avviso sono: l’aumento dell’attrattività del percorso di studi; il potenziamento degli ambienti di apprendimento per l’approfondimento delle scienze motorie e sportive e delle diverse discipline sportive; l’apprendimento delle metodologie specifiche dell’indagine scientifica in ambito sportivo; la valorizzazione delle attitudini, capacità e preferenze personali di studentesse e studenti per padroneggiare le abilità motorie e le tecniche sportive specifiche. I progetti presentati dalle scuole saranno valutati secondo diversi parametri, a ciascuno dei quali corrisponderà un punteggio.

Tra questi, le condizioni socio economiche del territorio in cui sorge la scuola (10 punti); il tasso di abbandono (dati Miur – 10 punti); la qualità del progetto proposto, in termini di apertura dei laboratori al territorio e di fruibilità delle strutture da parte dell’intera scuola e in collaborazione con altre scuole (massimo 30 punti); il livello di integrazione delle attrezzature richieste con quelle già esistenti (massimo 10 punti); il grado di innovazione delle attrezzature e delle strumentazioni da acquistare e della didattica da attuare inserite nel progetto (massimo 20 punti); la presenza di dispositivi per l’inclusione e l’integrazione (massimo 5 punti).

Le scuole avranno tempo dal 22 febbraio al 31 marzo per presentare il proprio progetto e concorrere al finanziamento.

Sostegno, con la valutazione bio-psico-sociale meno docenti e classi da 22 alunni

da La Tecnica della Scuola

Sostegno, con la valutazione bio-psico-sociale meno docenti e classi da 22 alunni

Sul decreto di riforma del sostegno non occorre solo qualche modifica, ma va attuata una profonda revisione del testo.

Il problema non è contenuto solo nell’impossibilità per molti alunni disabili di conseguire il titolo di licenza media, su cui c’è però l’impegno del ministro dell’Istruzione a rivedere la nuova norma: nel decreto legislativo sulle “norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità (Atto 378), sono infatti presenti anche altre novità che vanno ad incidere sulla concessione del docente di sostegno rivolto ai disabili e sulla composizione delle classi in loro presenza.

Il problema è entrato anche nei palazzi della politica: il senatore Luis Alberto Orellana (Aut (SVP-UV-PATT-UPT) PSI Gruppo Misto) è il primo firmatario di un’interrogazione presentata a palazzo Madama e sottoscritta anche dai senatori Bencini, Uras, Bocchino, Battista e Romani, che ha nel mirino proprio il decreto legislativo per la promozione dell’inclusione scolastica, in questi giorni all’esame delle commissioni parlamentari di entrambi i rami del Parlamento.

Per i firmatari dell’interrogazione, il testo approvato a metà gennaio in CdM “non sembra garantire i diritti, né soddisfare i bisogni degli studenti disabili, pertanto, abbiamo chiesto chiarimenti al ministro dell’Istruzione”.

“Il provvedimento – spiega Orellana – desta forti preoccupazioni in molte associazioni di genitori di studenti disabili e nelle principali sigle sindacali, perché va a modificare il regime che attualmente regola l’assistenza agli studenti con disabilità. In base al nuovo decreto il diritto al sostegno didattico verrà ora basato sulla valutazione diagnostico-funzionale, con la conseguenza di delineare un meccanismo che sembra più attento alle esigenze di organico e di razionalizzazione delle risorse che non ai reali bisogni degli studenti con disabilità“.

In particolare, all’articolo 5, comma 1, punto a), si introduce l’adozione di “una valutazione diagnostico funzionale di natura bio-psico-sociale della disabilità ai fini dell’inclusione scolastica, utile per la formulazione del Piano Educativo Individualizzato (PEl) che è parte integrante del progetto individuale”, che “sostituisce la diagnosi funzionale ed il profilo dinamico funzionale”.

Per i senatori, “il testo presenta, dunque, numerose criticità e su diverse questioni non soddisfa la delega sull’inclusione scolastica contenuta nel decreto sulla buona scuola”.

L’assegnazione del docente di sostegno specializzato all’alunno disabile, quindi, se dovesse passare la legge delega così come è oggi, potrebbe essere più complessa da ottenere. Perché il vincolo dell’organico diverrebbe più consistente.

Ma non solo: i promotori dell’interrogazione sostengono che con questa delega “non si rispetta il principio della continuità didattica e si alza da 20 a 22 il numero degli alunni presenti nelle classi con studenti disabili, rendendo oltretutto tale termine non vincolante”. Il riferimento è all’articolo 3, comma 2, punto D, dove la delega specifica che lo Stato provvede “alla costituzione delle sezioni per la scuola dell’infanzia e delle classi prime per ciascun grado di istruzione, in modo da consentire, di norma, la presenza di non più di 22 alunni ove siano presenti studenti con disabilità certificata”.

Ricordiamo che l’attuale normativa prevede l’allestimento di classi, in presenza di disabili ‘certificati’ gravi, che si avvalgono del comma 3 della Legge 104/92, composte da non oltre 20 alunni.

Riforma sostegno, è scontro sulla delega in Parlamento

da La Tecnica della Scuola

Riforma sostegno, è scontro sulla delega in Parlamento

Non mancano le critiche allo schema di decreto legislativo per la promozione dell’inclusione scolastica, all’esame del Parlamento. Stiamo parlando del decreto legislativo sulle “norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità (Atto 378) incluse nella Legge 107 del 2015.

“Si apre uno spiraglio per ridiscutere i testi” hanno fatto sapere le Federazioni delle persone con disabilità Fand e Fish dopo le audizioni presso le Commissioni Cultura e Affari sociali sui decreti attuativi sulla “Buona Scuola”. Tanto da esprimere “cauta soddisfazione per le aperture raccolte”.

La notizia è giunta dopo che le stesse Federazioni avevano minacciato, da questa testata giornalistica, attraverso l’avvocato Salvatore Nocera, di “intraprendere iniziative di protesta anche radicali”, qualora non fosse dato seguito agli emendamenti richiesti.

Per il senatore Luis Alberto Orellana il provvedimento “non sembra garantire i diritti, nè soddisfare i bisogni degli studenti disabili, pertanto, abbiamo chiesto chiarimenti al ministro dell’istruzione”.

“Il testo – spiega Orellana – desta forti preoccupazioni in molte associazioni di genitori di studenti disabili e nelle principali sigle sindacali, perché va a modificare il regime che attualmente regola l’assistenza agli studenti con disabilità. Il testo presenta, dunque, numerose criticità e su diverse questioni non soddisfa la delega sull’inclusione scolastica contenuta nel decreto sulla buona scuola; non si rispetta il principio della continuità didattica e si alza da 20 a 22 il numero degli alunni presenti nelle classi con studenti disabili, rendendo oltretutto tale termine non vincolante. Mi auguro che il governo – conclude il senatore – in accordo con le associazioni e con i genitori, apporti i necessari correttivi affinché sia garantita la reale qualità dell’inclusione scolastica a tutti gli alunni disabili”.

Altre critiche anche dalla “Rete dei 65 movimenti” che chiede il ritiro di tutti i decreti attuativi, ritenuti “tutti dannosi per la reale qualità dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e degli alunni normodotati. Il Disegno delle “leggi delega” è  un testo non emendabile, perché contiene un’unica reale filosofia di fondo che non possiamo accettare, ossia quella del risparmio di risorse a danno degli alunni con disabilità e delle loro famiglie”.

“La “Rete dei 65 movimenti” non può che evidenziare una differenza di vedute nei confronti di chi pare non accorgersi di quali siano le logiche che stanno alla base del reale obiettivo perseguito, la riduzione dei costi a scapito di diritti inalienabili. Tutto questo non può essere oggetto di negoziazione.

Il testo, le cui linee guida parlano chiaro, aumenterà a dismisura il contenzioso giudiziario con un aggravamento dei costi a carico delle famiglie, e, in ultima battuta, dello stesso Stato, che sarà chiamato ripetutamente nelle sedi giudiziarie a rispondere della violazione delle norme e dei diritti sopra menzionati”, conclude la nota.

Cresce il cyberbullismo, sempre più gravi le conseguenze

da Tuttoscuola

Cresce il cyberbullismo, sempre più gravi le conseguenze

I fenomeni del bullismo e cyberbullismo sono in crescita e sempre più connessi, purtroppo, anche a conseguenze psicologiche sulle vittime.  Crisi di pianto, autolesionismo, disturbi alimentari e addirittura il pensare di farla finita possono essere le conseguenze del subire in maniera sistematica prevaricazioni. Ripercussioni che possono arrivare anche ad essere letali, come dimostrano i fatti di cronaca che continuano a ripetersi negli anni.  È quanto emerge dai risultati di un’indagine di Skuola.net e dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza per Una Vita da Social, l’iniziativa della Polizia di Stato per il corretto uso di internet, su circa 8mila adolescenti di 18 regioni italiane.

Analizzando la fascia del campione tra i 14 e i 18 anni, salgono al 28% le vittime di bullismo (nel 2016 erano il 20%, quindi un aumento del 40%), mentre circa l’8,5% è preso di mira sul web e sui social (6,5% lo scorso anno, quindi un aumento del 30%). Circa l’80% di questi ultimi, è oggetto di insulti e violenze sia nella vita online che in quella reale. È proprio il cyberbullismo a presentare risvolti particolarmente oscuri, rispetto al corrispettivo offline. Tra le vittime sistematiche delle prevaricazioni digitali, a volte anche quotidiane, il 59% ha pensato almeno una volta al suicidio nel momento di sofferenza maggiore.

La continua violenza e i comportamenti offensivi in rete possono generare una tale sofferenza tra i giovani coinvolti che più della metà di loro, il 52%, confessa di provocarsi del male fisico intenzionalmente. La tristezza è una componente fissa della giornata. Se è l’82% a dire di sentirsi spesso di cattivo umore e depresso, circa il 71% esplode in frequenti crisi di pianto. Ci si sfoga anche attraverso abitudini alimentari sbagliate. Quasi la metà delle vittime di cyberbullismo, il 49%, ammette di aver ridotto drasticamente il cibo, anche perché spesso vengono prese in giro per via dell’aspetto estetico che non corrisponde ai canoni della società. Al contrario, quasi il 60% annega la tristezza in abbuffate eccessive.

Si arriva a pensare al suicidio perché la maggior parte delle volte sono episodi che si vivono da anni, che rendono fragili e provano da un punto di vista emotivo. Le vittime perdono la vitalità, la voglia di credere nella vita. A volte è un grido di aiuto, non cela sempre un reale intento suicidario, ma quello di manifestare apertamente il proprio dolore – afferma Maura Manca, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza e psicoterapeuta – parliamo di ragazzi presi sistematicamente di mira, vessati pubblicamente con cattiveria gratuita, privati di qualsiasi tipo di socialità, che vengono filmati, ripresi durante aggressioni, derisioni o violenze anche di tipo sessuale. In una fase così delicata come l’adolescenza, in cui si ha bisogno del rinforzo sociale, dell’approvazione dell’altro e della condivisione, essere vittima di tutto questo significa essere feriti nel profondo e perdere la fiducia, non solo in sé stessi, ma anche negli altri e nel mondo che li circonda”.

L’incidenza del bullismo “offline” è ancora nettamente maggiore: il fenomeno, come visto, interessa il 28% del campione. Tra le vittime, il 46% ha pensato almeno una volta al suicidio e ha messo in atto condotte autolesive per il 32%. Il 75% delle vittime di bullismo si sente depresso e triste, il 54% ha frequenti crisi di pianto. Le abbuffate riguardano il 57% di loro, la tendenza al digiuno circa il 43%.

Tra i ragazzi più piccoli, appartenenti alla fascia tra gli 11 e i 13 anni, la percentuale di vittime di bullismo e cyberbullismo sale rispettivamente al 30% e al 10%. La frequenza di crisi di pianto (45% circa) e di tristezza e depressione (70%) è simile sia tra chi è oggetto di violenza e comportamenti offensivi online sia tra chi li subisce nella vita reale. Per quanto riguarda l’autolesionismo, invece, si rilevano numeri superiori tra chi viene preso di mira in rete: si provoca ferite e contusioni circa 1 su 2, contro il 33% delle vittime del bullismo “disconnesso”.

Vista la dirompente crescita dei fenomeni di cyberbullismo negli ultimi anni nasce l’urgenza di correre ai ripari. Anche perché i dati ci mostrano chiaramente quale sia l’impatto della violenza e dell’odio in rete sulla vita delle vittime – dichiara Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net – tuttavia è necessario comprendere che misure coercitive o di censura nei confronti del web non sarebbero comunque efficaci. Serve invece una padronanza del mezzo, da parte dei più giovani, che parta dall’educazione: siamo di fronte a una generazione che sa molto dei social media ma che ha poca coscienza delle loro potenzialità, nel bene e nel male. Urge un progetto di educazione alla cittadinanza, reale e virtuale, che possa fornire ai nativi digitali gli strumenti per una civile e rispettosa convivenza.”

Esame terza media per alunni disabili: prove equivalenti o equipollenti, dov’è la discriminante?

da Tuttoscuola

Esame terza media per alunni disabili: prove equivalenti o equipollenti, dov’è la discriminante?

Ci sono dure prese di posizione sullo schema di decreto legislativo per la valutazione, a proposito dell’esame di licenza media degli alunni con disabilità.

Nina Daita, responsabile Politiche della disabilità della Cgil nazionale parla di grave atto discriminatorio, in quanto “Prevedere che solo attraverso lo svolgimento di prove ‘equipollenti’ a quelle ordinarie l’alunno possa conseguire la licenza e che quelle non equipollenti portino unicamente a un attestato di credito formativo privo di valore legale, altro non è se non una discriminazione”.

Per le stesse ragioni l’europarlamentare della Lega Nord Angelo Ciocca, ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea in materia di disabilità sostenendo che “Il decreto sulla valutazione introduce il concetto di ‘prove equipollenti’ per quanto riguarda gli esami di terza media, facendo venir meno per disabili intellettivi, autistici e pluriminorati, la possibilità di conseguire il diploma di licenza media sostenendo prove differenziate e adattate alle loro capacità”.

Sono fondate o eccessive quelle considerazioni? L’aggettivo equipollente stravolge o no la precedente normativa sulla valutazione degli studenti disabili all’esame di terza media, introducendo un termine (prove equipollenti) che il Testo Unico sulle norme scolastiche ha previsto finora solo per l’esame di maturità?

Per consentire una obiettiva valutazione sulla vicenda offriamo un confronto tra l’attuale disposizione (art. 9 del DPR 122/2009) e quella prevista dallo schema n. 384 all’esame delle Camere.

Dal DPR 122/2009 Valutazione alunni disabili esame di licenza Schema di Decreto Legislativo
Valutazione alunni disabili esame di licenza
Per l’esame conclusivo del primo ciclo sono predisposte … prove di esame differenziate corrispondenti agli insegnamenti impartiti, idonee a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali. La sottocommissione, sulla base del piano educativo individualizzato, predispone prove differenziate idonee a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali.
Le prove differenziate hanno valore equivalente a quelle ordinarie ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma di licenza. Le prove differenziate, se equipollenti a quelle ordinarie, hanno valore ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale.
Agli alunni con disabilità che non conseguono la licenza è rilasciato un attestato di credito formativo. Agli alunni con disabilità per i quali sono state predisposte dalla sottocommissione prove non equipollenti a quelle ordinarie, viene rilasciato un attestato di credito formativo.
Tale attestato è titolo per l’iscrizione e per la frequenza delle classi successive, ai soli fini del riconoscimento di crediti formativi validi anche per l’accesso ai percorsi integrati di istruzione e formazione Tale attestato è comunque titolo per l’iscrizione e la frequenza della scuola secondaria di secondo grado ovvero dei corsi di istruzione e formazione professionale.

Come si vede, il discrimine sembra esserci non tanto sulle prove differenziate (previste nell’uno e nell’altro testo) quanto piuttosto tra equivalente ed equipollente. Sono sinonimi?

L’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale fornisce il significato etimologico delle due parole:

Equipollente: dal tema aequus (eguale) e pollentem (da pollere = potere, avere efficacia); quindi di uguale efficacia; il dizionario storico dell’Accademia della Crusca evidenzia che “equipollenza è lo stesso che equivalenza”, con il significato latino di compensatio o aequalitas.

Equivalente: “che ha valore di uguale”; ricordando che per equivalenza (da aeque = ugualmente e valère = valere) si intende “Esatta corrispondenza di valori” (fonte vocabolario Devoto-Oli).