Inserimento lavorativo, slitta di un anno l’obbligo di assumere disabili

Redattore Sociale del 16-02-2017

Inserimento lavorativo, slitta di un anno l’obbligo di assumere disabili

Un emendamento al Milleproroghe rinvia al 2018 la modifica del Jobs Act alla legge 68/99, che prevede per le aziende con 15-35 dipendenti l’obbligo di copertura delle quote di riserva anche in assenza di nuove assunzioni. La scadenza per ottemperare all’obbligo slitta da marzo 2017 a gennaio 2018.

ROMA. Il decreto Milleproroghe rinvia di un anno le nuove norme sull’assunzione dei lavoratori disabili. L’obbligo per le aziende con un numero di dipendenti compreso tra 15 e 35 slitterà al 2018. Il “ripensamento” è contenuto in un emendamento approvato al Senato, e poi ripreso nel testo del maxiemendamento sul quale il governo ha chiesto e ottenuto la fiducia: il testo approvato di fatto rinvia al 1 gennaio 2018 la scadenza per le assunzioni obbligatorie, che continueranno a valere solo per le nuove assunzioni.

Viene così a cadere – per tutto il 2017 – quanto previsto dal Jobs Act, che modificava la legge 68/99, introducendo per le aziende con 15-35 dipendenti l’obbligo di adempiere all’obbligo delle quote di riserva anche in mancanza di nuove assunzioni. Un obbligo che doveva essere assunto entro marzo 2017. Ora, con la novità del milleproroghe, il cronometro riparte: fino al 31 dicembre 2017 resteranno le vecchie norme e quindi, l’obbligo di coprire le quote di riserva scatterà soltanto in caso di nuove assunzioni.

Il testo del Milleproroghe è stato approvato al Senato con 153 voti favorevoli e 99 contrari e viene ora trasmesso alla Camera per la (scontata) approvazione definitiva, che dovrà esserci entro il prossimo 28 febbraio.

Solidarietà alla Garante per l’Infanzia Filomena Albano

Fedeli: solidarietà alla Garante per l’Infanzia Filomena Albano

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, esprime “massima solidarietà e vicinanza alla Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano, bloccata ieri all’interno della comunità per minorenni stranieri non accompagnati di Cassano delle Murge”.

“Solo l’impegno costante e in prima linea di chi ha responsabilità di vertice può dare sostegno e risposte concrete alle tante giovanissime e ai tanti giovanissimi che arrivano in Italia, in fuga da guerre e miseria, oltretutto soli. La Garante era lì per quel motivo”, prosegue Fedeli. “Il disagio emerso ieri ci dice che il lavoro delle istituzioni per l’accoglienza e per il dialogo deve proseguire ancora con più forza, prima di tutto nell’interesse di quei ragazzi che hanno ceduto alla rabbia e allo sconforto”.

Spazio: eccellenza italiana

Spazio, Fedeli: “Settore che rappresenta eccellenza italiana.
Grazie a Nespoli per la generosità”

“Questo è sicuramente un punto d’orgoglio per l’Italia”. Così Valeria Fedeli visitando la mostra “Marte – Incontri ravvicinati con il Pianeta Rosso”, in corso a Roma fino al 28 febbraio.
La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è stata accompagnata nella visita dal presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Roberto Battiston, dal capo di gabinetto dell’Agenzia spaziale europea (Esa), Elena Grifoni Winters e da Paolo Nespoli, astronauta che dopo le missioni del 2007 e del 2010 nei prossimi mesi partirà per la missione “Vita”, acronimo di VitalityInnovationTechnology e Ability.

Fedeli – riferendosi al fatto che nel corso della missione a Nespoli sarà praticata una biopsia per prelevare cellule muscolari – ha elogiato “la generosità mostrata per consentire alla ricerca in campo medico e non solo di progredire”.

Anche in merito alla mostra Fedeli ha parlato di “straordinaria opportunità” perché si tratta di un’iniziativa che “dà la carica per continuare a sostenere le nostre eccellenze e i successi della ricerca italiana”.

Un diplomato su sette lavora, male chi esce dai professionali

da Il Sole 24 Ore

Un diplomato su sette lavora, male chi esce dai professionali

di Claudio Tucci

Dopo le superiori, università o lavoro? A un anno dal diploma 70 ragazzi su 100 proseguono gli studi (il 54% a tempo pieno, il 16% lavorando anche); il 17% ha preferito inserirsi direttamente nel mercato del lavoro. I restanti 13%, si dividono tra chi è alla ricerca e chi, per gli svariati motivi, non cerca lavoro (3%). A tre anni dal titolo invece aumenta la quota di occupati: 25%, che sale al 54% a cinque anni dal diploma. Preoccupa ancora la percentuale di “pentiti”: dopo un anno dall’uscita della scuola cambierebbero tutto il 43% degli intervistati.

I numeri del rapporto
A fotografare le scelte degli studenti alla fine della secondaria di secondo grado è il «Rapporto 2017 di Almadiploma e Almalaurea» che ha coinvolto 115mila diplomati del 2015, 2013 e 2011 intervistati a uno, tre e cinque anni dal diploma; e che è stato presentato ieri al Miur. E che conferma come siano gli studenti degli istituti professionali quelli che faticano di più a trovare una loro strada, sia negli studi sia nel lavoro.

Pentimento precoce
Alla vigilia della conclusione delle scuole superiori se il 54% dei diplomati del 2015 dichiara che, potendo tornare indietro, sceglierebbe lo stesso corso nella stessa scuola, c’è un consistente 45% che farebbe una scelta diversa: oltre il 26% cambierebbe sia scuola sia indirizzo, l’11% ripeterebbe il corso ma in un’altra scuola, l’8% sceglierebbe un diverso indirizzo/corso nella stessa scuola.

Professionali anello debole
I diplomati degli istituti professionali sono i meno convinti della scelta compiuta a 14 anni; quando decidono di proseguire gli studi si sentono svantaggiati (non a caso sono quelli con il più alto tasso di abbandono); e anche sul fronte del lavoro risultano penalizzati: se la disoccupazione coinvolge 22 diplomati su 100, la percentuale sale al 29% tra i diplomati professionali.

L’indagine conferma, poi, che i ragazzi che alla maturità ce l’hanno fatta per il rotto della cuffia o hanno strappato un voto modesto tendono a presentarsi direttamente sul mercato del lavoro. La prosecuzione degli studi, all’opposto, è una scelta che coinvolge soprattutto i diplomati più brillanti e i liceali (69% rispetto al 38% nei tecnici e al 19% nei professionali). Naturalmente, il contesto socio-economico e culturale della famiglia influenza la scelta: l’87% dei diplomati provenienti da famiglie in cui almeno un genitore è laureato ha deciso di iscriversi all’università.

Buste paga superiori ai mille euro
I diplomati che lavorano a tempo pieno guadagnano in media, a un anno dal diploma, 1.028 euro mensili netti. A tre anni dal conseguimento del titolo il guadagno mensile netto è pari in media a 1.137 euro mentre la retribuzione, a cinque anni dal diploma, sale lievemente: 1.274

Stage ed estero le carte vincenti
L’intreccio anticipato tra scuola e lavoro sembra essere un jolly. I ragazzi che hanno svolto attività di tirocinio durante gli studi hanno, infatti, il 60% in più di probabilità di lavorare (34% se si considerano stage svolti in azienda dopo il diploma). Accrescono le chance occupazionali pure le esperienze di studio all’estero: +31%. Ma anche i progetti di alternanza scuola-lavoro (per il 59% dei diplomati – 86,5% nei tecnici e 90% nei professionali – il percorso didattico concluso prevedeva questa esperienza) sembrano rappresentare un valore aggiunto: spesso – constata il rapporto Almadiploma – si traducono in un rapporto di lavoro con l’azienda presso cui lo studente ha svolto i periodi lavorativi previsti dal progetto.

Toccafondi: «I dati dimostrano che stage e tirocini facilitano l’occupazione»

da Il Sole 24 Ore

Toccafondi: «I dati dimostrano che stage e tirocini facilitano l’occupazione»

di Maria Piera Ceci

In Italia il livello di conoscenza delle lingue e quello delle competenze è troppo basso. A ribadirlo l’Ocse, nel rapporto economico sull’Italia, che però sottolinea come Jobs act e legge della Buona scuola vadano nella giusta direzione. La bacchettata dell’Ocse arriva nel giorno della presentazione dell’indagine di Almadiploma sulle performance lavorative una volta concluse le superiori, da cui emerge, fra le altre cose, che i ragazzi che hanno avuto un qualche contatto con il mondo del lavoro durante gli studi hanno il sessanta per cento di probabilità in più di trovare un lavoro.
«I dati di Almadiploma dimostrano che stage e tirocini aiutano a trovare lavoro», commenta il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi. «Più in generale le esperienze che si svolgono a scuola, dall’alternanza scuola-lavoro agli studi internazionali, aumentano fra il 30 e il 60 per cento le chances occupazionali, segno che la scuola deve cambiare e che la riforma della scuola sta andando in questa direzione, facendo fare esperienze vere ai ragazzi. Solo con le esperienze si acquisiscono quelle competenze che il mondo del lavoro, ma anche dell’università, richiedono. Sono quindi moderatamente soddisfatto rispetto a questa fotografia di Almadiploma perché ci dice che stiamo andando nella direzione giusta. Poi ci sono delle zone d’ombra: il 40 per cento dei ragazzi che dichiara di aver sbagliato scuola è un segnale negativo. Vuol dire che sull’orientamento dobbiamo fare di più e meglio, insieme alle scuole alle famiglie. I ragazzi devono comprendere anche quello che il mondo del lavoro può richiedere da qui a 5-6 anni. Sono le famiglie a decidere, ma le famiglie devono essere informate».
Un sistema quello all’alternanza scuola-lavoro partito in fretta e con molte scuole in difficoltà.
«Le cose si possono migliorare», ammette Toccafondi. «Ma voglio vedere il bicchiere mezzo pieno, anche perché fino all’anno scorso il bicchiere non c’era, l’alternanza scuola-lavoro non esisteva. Dopo cinquant’anni di dibattito culturale sul tema aziende e scuola, l’anno scorso finalmente con la riforma della scuola abbiamo buttato giù un muro (molto ideologico e culturale) e abbiamo iniziato a fare scuola con una metodologia differente. Le scuole stanno rispondendo benissimo e non avevamo dubbi perché sappiamo che genitori, studenti e docenti da anni chiedevano l’esperienza curricolare di alternanza. Il monitoraggio ci dà una fotografia positiva, il 96 per cento delle scuole ha iniziato percorsi di alternanza, 455mila ragazzi sui 500mila frequentanti il terzo anno (il primo con l’obbligatorietà dell’alternanza) hanno fatto esperienze (il 90 per cento), le imprese che hanno accolto i ragazzi sono aumentate del 150 per cento. Di fronte a questi dati positivi, ora stiamo lavorando per migliorare le condizioni per i ragazzi e per aiutare le imprese, soprattutto quelle più piccole, dal punto di vista burocratico. L’alternanza si fa se ci sono due soggetti: chi domanda che si faccia, cioè la scuola, e chi accoglie, cioè il mondo delle imprese, il no profit, i musei, le amministrazioni comunali, e l’impresa formativa simulata. Stiamo registrando il tutto con le associazioni degli imprenditori e con il ministero del Lavoro perché nessuno ha la bacchetta magica e dopo cinquant’anni non si cambia questa realtà dall’oggi al domani, però siamo soddisfatti».
Molte scuole offrono agli studenti esperienza di impresa simulata fra i banchi di scuola, anzichè in azienda. Non viene tradito così lo spirito della legge 107?
«Molti presidi bussano alle porte delle imprese ma queste porte non si aprono, per questo stiamo lavorando con gli altri ministeri per facilitare questa apertura, però difendo l’alternanza fatta con il sistema dell’impresa formativa simulata, se questa viene svolta non internamente alla scuola con i docenti ma con gli imprenditori (un caporeparto, un artigiano, un imprenditore) durante un percorso semestrale o annuale. In questo modo è l’impresa che va a scuola e segue i ragazzi a distanza. Con i miei occhi ho visto esperienze positive di alternanza vera e propria fatte con questa modalità».

In caso di affido condiviso non serve accordo tra i genitori per la scelta dell’istituto

da Il Sole 24 Ore

In caso di affido condiviso non serve accordo tra i genitori per la scelta dell’istituto

di Cl. T.

«L’opposizione di un genitore non può paralizzare l’adozione di ogni iniziativa» decisa dall’altro genitore e che «riguardi un figlio minorenne, specie se di rilevante interesse, e neppure è necessario ritrovare l’intesa», tra i due ex sulla questione oggetto di contrasto, «prima che l’iniziativa sia intrapresa, fermo restando che compete al giudice, ove ne sia richiesto, verificare se la scelta adottata corrisponde effettivamente all’interesse del minore».

La pronuncia
Lo sottolinea la Cassazione respingendo il reclamo di un padre che non voleva pagare la metà della retta scolastica alla ex convivente per l’iscrizione della loro figlia a una scuola media privata. L’uomo sosteneva che le spese straordinarie devono essere sempre concordate preventivamente e che lui, comunque, avrebbe preferito che la ragazzina, in affido condiviso con collocazione prevalente presso la madre, frequentasse la scuola pubblica.

Ad avviso della Suprema Corte, dunque, merita di essere confermata la sentenza con la quale la Corte di Appello di Brescia nel 2014, ha ritenuto «opportuno per la minore, che manifesta pure alcune peraltro non gravi difficoltà, evitare il trauma conseguente al possibile spostamento nella scuola pubblica dopo aver frequentato per un anno la scuola privata».

Ocse: in Italia poche lingue e competenze, freno ai salari

da Il Sole 24 Ore

Ocse: in Italia poche lingue e competenze, freno ai salari

In Italia «il livello di competenze linguistiche è basso e lo skill mismatch (l’inadeguatezza delle competenze, ndr) è uno dei più elevati tra i Paesi Ocse: ciò ostacola l’aumento delle retribuzioni e l’incremento del benessere».

Il report Ocse
Lo scrive l’organizzazione parigina nel Rapporto economico sull’Italia invitando il Paese a «migliorare il sistema d’istruzione e le politiche occupazionali se si vogliono aumentare i salari reali insieme alla soddisfazione professionale e il livello di vita». Il Jobs act e la Buona scuola, scrivono i tecnici Ocse, «vanno nella giusta direzione e devono essere interamente implementati».

Fedeli: rafforzare il link tra scuola e lavoro
«Alcuni margini di miglioramento esistono – ha sottolineato la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli – ma la riforma ha restituito al sistema educativo la centralità che merita: attraverso un’inversione di tendenza, si è investito per interrompere decenni di precariato, dare gambe all’autonomia scolastica, introdurre un sistema di responsabilità e merito, centrato sulla formazione e crescita professionale del personale». Durante l’incontro con il Segretario Generale dell’Ocse, Angel Gurria, la ministra dell’Istruzione ha anche illustrato l’alternanza scuola-lavoro e il piano nazionale scuola digitale sottolineando «la necessità di rafforzare il collegamento fra il sistema educativo e il mondo del lavoro e la necessaria innovazione negli approcci metodologici per formare le cittadine e i cittadini e le lavoratrici e i lavoratori del futuro»

L’appello dei pedagogisti: vietare la bocciatura alle elementari

da La Stampa

L’appello dei pedagogisti: vietare la bocciatura alle elementari

flavia amabile
roma

Una petizione per chiedere di cancellare la possibilità di bocciare nella scuola primaria è stata presentata sulla piattaforma «Change.org». In una settimana ha raccolto oltre seicento firme, molte di nomi che hanno un peso e un ruolo nel mondo della scuola, della pedagogia e della formazione. Si tratta di una presa di posizione importante di cui si terrà conto in Parlamento dove è in discussione la legge delega che prevede la novità.

Era metà gennaio, Valeria Fedeli si preparava alla sua prima uscita pubblica ufficiale dopo il primo mese alla guida del ministero dell’Istruzione. Il consiglio dei ministri doveva approvare le leggi delega alla riforma della scuola voluta dal governo Renzi, tutto ci si aspettava di veder emergere dalla riunione tranne un intervento per permettere di bocciare i bambini nella scuola primaria.

L’argomento era stato sollevato nei mesi precedenti ma nel senso opposto. Molti parlamentari avevano annunciato la soppressione della bocciatura, circolava anche una bozza di legge delega che prevedeva diversi cambiamenti rispetto alle norme in vigore, dall’abolizione della terza prova per gli esami di maturità ai voti in lettere – dalla A alla D – per la scuola primaria, e l’abolizione della bocciatura alle elementari e medie.

La misura era stata accolta da un coro di voci favorevoli. I ministri erano rimasti piuttosto disorientati quando, invece, a metà gennaio la ministra Valeria Fedeli aveva modificato la prima stesura della delega ed eliminato il divieto di bocciare nella scuola primaria. A opporsi in modo esplicito era stato il ministro Andrea Orlando che, secondo quanto riporta l’Ansa, avrebbe insistito per mantenere il divieto, inserito originariamente nella prima stesura della delega. Senza successo: la ministra ha stabilito che la bocciatura non si tocca ma che «l’alunno possa essere non ammesso solo in casi eccezionali e comprovati».

Casi eccezionali e comprovati, quindi, ma i tanti che hanno firmato la petizione si ribellano ricordando le parole di don Lorenzo Milani in «Lettera a una professoressa»: «A quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno. Agli svogliati basta dargli uno scopo».

Nel nome di don Milani insegnanti, pedagogisti ed esperti della formazione spiegano il loro no alla norma voluta dalla ministra Fedeli: «I cosiddetti casi eccezionali solo nell’ultimo anno scolastico 2015/2016 sono stati 11.071 e nell’anno precedente 11.866. Chi di noi lavora nella scuola o si occupa di formare i futuri maestri sa non solo quanti sono i respinti ma anche chi sono: figli di immigrati, ragazzi meridionali provenienti dalle famiglie più povere, bambini rom. Oggi come ai tempi di don Lorenzo Milani “la scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde”.

La nostra scuola anche oggi perde il 15% dei ragazzi. Dietro questa percentuale noi vediamo i volti dei nostri bambini che non hanno certo bisogno di essere respinti ma di maggiore risorse umane, di insegnanti di sostegno formati, di educatori di strada, di una scuola più lenta, capace di ascoltare le esigenze di questi bambini, di captare le loro difficoltà e quelle delle loro famiglie». Per questo motivo, concludono, «come insegnanti e pedagogisti respingiamo l’idea che la nostra scuola dopo cinquant’anni non abbia ancora compreso che non può respingere nessuno alla primaria ma può solo far valere l’articolo 3 della nostra Costituzione anche per i bambini che sono cittadini alla pari dei “grandi”».

Delega L.107/15, i docenti di sostegno verso la preparazione specifica per ogni disabilità

da La Tecnica della Scuola

Delega L.107/15, i docenti di sostegno verso la preparazione specifica per ogni disabilità

La delega sul sostegno alla L.107/15 prevede una preparazione specifica sulle singole disabilità, che necessita di interventi formativi specifici.

Niente ripensamenti, quindi, almeno su questo versante, sul decreto legislativo 378 che contiene le nuove norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità:  a farlo sapere è stato Davide Faraone, sottosegretario alla Salute, a margine della conferenza stampa della Fondazione Italiana per l’Autismo (Fia), tenutasi il 15 febbraio presso il ministero della Salute.

“Per quanto riguarda l’inclusione scolastica – ha specificato Faraone – l’Italia è all’avanguardia rispetto a tanti altri paesi europei, ma dobbiamo lavorare per migliorarla. Interverremo affinché ci siano insegnanti di sostegno in grado di offrire maggiore continuità e con una preparazione specifica sulle singole disabilità. La disabilità non è un monolite, ognuna ha bisogno di un intervento specifico“. Il decreto, conclude, “va in questa direzione”.

Il sottosegretario ha a anche detto che “c’è ancora molto da fare sul territorio” e “servono più risorse”, ma “gli ultimi anni sono stati caratterizzati da grandi progressi riguardo l’autismo”, ha detto ancora il rappresentante del Governo che con il cambio di Governo è passato dall’Istruzione all Salute.

Attraverso la delega, ora all’esame delle commissioni parlamentari, si vuole infatti introdurre una norma “sull’inclusione scolastica di persone con disabilità, che favorirà un percorso avviato tanti anni fa ma che necessita di aggiornamento“.

Se nel 2015 “è stata approvata una legge specifica sull’autismo, importante per disciplinare complessivamente la materia, nel 2016 le prestazioni per la diagnosi precoce e la riabilitazione dell’autismo sono state inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza che saranno pubblicati a breve”. Sempre lo scorso anno, è stata approvata la legge sul “Dopo di noi”, che si occupa del futuro delle persone con disabilità.

L’anno in corso, però, è probabilmente quello della novità più importante: c’è una “proposta approvata dal Cdm su cui dovrà esprimersi il Parlamento”, ha detto Faraone riferendosi proprio alla delega alla Legge 107/2015.

Ricordiamo, comunque, che il parere delle commissioni del Parlamento, pur se di rilievo, non sono vincolanti sull’approvazione del testo: le osservazioni e le modifiche che i parlamentari hanno ammesso di voler introdurre, anche su spinta del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, oltre che delle associazioni di categoria, non è detto quindi che vengano accolte dal Governo.

Graduatorie di istituto, inserimento negli elenchi aggiuntivi del sostegno e scelta delle sedi

da La Tecnica della Scuola

Graduatorie di istituto, inserimento negli elenchi aggiuntivi del sostegno e scelta delle sedi

I docenti che hanno conseguito il titolo di specializzazione per il sostegno agli alunni con disabilità possono inserirlo nelle graduatorie di istituto ove sono presenti, per l’attribuzione delle relative supplenze.

Per farlo, nel periodo compreso tra il 16 febbraio e l’8 marzo 2017 (entro le ore 14,00), dovranno presentare l’istanza per richiedere l’inserimento negli elenchi aggiuntivi del sostegno.

La domanda va presentata all’Istituzione Scolastica destinataria dell’istanza di inclusione nelle graduatorie di istituto ovvero di inclusione negli elenchi aggiuntivi, compilando il modello A5 in modalità telematica sul portale POLIS.

Non dovranno compilare il modello A5 i docenti che chiedono l’inserimento negli elenchi aggiuntivi di II fascia con il modello A3 in quanto potranno dichiarare il titolo di specializzazione nella sezione del modello A3 appositamente predisposta.

Nello stesso periodo saranno anche aperte le funzioni POLIS per la scelta delle sedi.

I soggetti già collocati per altri insegnamenti nelle graduatorie di I, II, e III fascia delle graduatorie di istituto o negli elenchi aggiuntivi alla II fascia (in occasione delle finestre semestrali del 1° febbraio 2015, del 1° agosto 2015, del 1° febbraio 2016 e del 1 agosto 2016), ove abbiano conseguito il titolo di abilitazione entro il 1° febbraio 2017 possono sostituire, nella stessa provincia di iscrizione, una o più istituzioni scolastiche già espresse all’atto della domanda di inserimento esclusivamente per i nuovi insegnamenti. In particolare, le sedi già espresse possono essere cambiate esclusivamente ai fini dei nuovi insegnamenti per i quali si chiede l’inserimento nell’elenco aggiuntivo relativo alla finestra del 1° febbraio 2017, mentre non è consentito cambiare sedi qualora nelle stesse tali insegnamenti risultino già impartiti.

L’istanza dovrà essere presentata compilando il modello B.

L’ordinamento degli studi e il profilo del Dirigente scolastico in Germania

L’ordinamento degli studi e il profilo del Dirigente scolastico (Schulleiter) in Germania

di Pietro Boccia

 

L’istruzione tedesca – come ho scritto in Manuale di preparazione al concorso per Dirigente scolastico, Maggioli editore, 2016 – è obbligatoria dai sei ai sedici anni ed è scuola sia a tempo pieno sia a tempo parziale fino a diciannove; la scuola primaria dura quattro anni; quella secondaria inferiore, a indirizzi differenziati, dura sei anni; la secondaria superiore è normalmente triennale; di quest’ultima alcune filiere possono essere frequentate in alternanza scuola-lavoro. Il sistema scolastico tedesco si suddivide, pertanto, in:

  1. Grundschule (Scuola primaria dai sei agli undici anni).
  2. Hauptschule e Realschule (Scuola secondaria dagli undici ai sedici anni).
  3. Gimnasium (Scuola media e Liceo dagli undici ai diciannove anni). Gli alunni del Gymnasium studiano le seguenti discipline: arte, lingue-letteratura, matematica, scienze sociali, scienze naturali e tecnologia.

Le discipline obbligatorie nella scuola primaria della Germania sono: area disciplinare introduttiva alle scienze naturali e sociali, aritmetica, arte, educazione religiosa, lettura, musica, scrittura, sport.

Il Dirigente scolastico ha, in Germania, una denominazione che varia in base al livello d’istruzione. Nella scuola primaria (Grundschule) è detto Rektor; nella scuola secondaria continua ad essere denominato Rektor nella Hauptschule; diventa, poi, Realschulrektor nella Realschule. Al Gimnasium (scuola media o Liceo) assume l’appellativo di Studiendirektor o Oberstudiendirektor. Il capo d’istituto tedesco è, come termine generico, detto Schulleiter ed è un dipendente pubblico, assunto dal Länd. In tale realtà, per accedere al ruolo di Dirigente scolastico (Schulleiter), è richiesto:

  • la qualifica d’insegnante;
  • una formazione specifica;
  • l’esperienza sia d’insegnamento sia di gestione;
  • un giudizio positivo ottenuto nelle valutazioni durante il periodo d’insegnamento;
  • un’esperienza fatta, come vice capo dell’istituzione scolastica;
  • un periodo di esperienza effettuato nell’ambito della funzione direttiva.

La disponibilità dei posti che viene messa a concorso per la nomina a Schulleiter è ufficialmente presentata e diffusa come informazione su Ministerialblätter (bollettino ministeriale) o sui giornali.

Il candidato, per superare il concorso, deve dimostrare capacità e competenze sia a livello didattico-amministrativo sia a livello valutativo e autovalutativo.

Gli Enti locali, come finanziatori delle istituzioni scolastiche, e l’organo consultivo della scuola o Schulkonferenz, costituito da alunni, genitori e insegnanti, partecipano democraticamente e attivamente alla selezione delle candidature a Schulleiter.

Lo Schulkonferenz è, in verità, coinvolto in maniera diversa nei vari Länder. La decisione finale, riguardante la nomina a Schulleiter, spetta, tuttavia, per legge allo Schulaufsichtsbehörde (Ispettorato scolastico).

Lo Schulleiter, mentre svolge il ruolo di dirigente, contemporaneamente insegna, anche se con un orario ridotto per consentirgli di soddisfare le funzioni amministrative e gestionali dell’istituto che dirige. Egli ha il compito di attribuire a ogni insegnante le classi, di fissare l’orario settimanale delle lezioni, di vigilare sugli alunni. Lo Schulleiter ha, inoltre, il compito e la responsabilità di valutare gli insegnanti, basandosi sull’osservazione durante le lezioni; i risultati della valutazione sono trascritti nei rapporti che descrivono le conoscenze, le capacità didattiche e le competenze degli insegnanti. Ha la responsabilità finale, in collaborazione con gli Schulaufsichtsbeamten (Ispettori scolastici), della valutazione degli insegnanti per l’avanzamento di carriera, attraverso colloqui, rapporti di rendimento dell’insegnamento e condotta professionale. Lo Schulleiter è, infine, come tutti i dirigenti pubblici, soggetto a valutazione. L’organo, che è responsabile della valutazione dello Schulleiter è il dipartimento per la supervisione scolastica di ogni consiglio distrettuale. Tale dipartimento è formato da ispettori scolastici. I criteri di valutazione sono fissati dalle linee guida concernenti il servizio pubblico nel settore dell’educazione. Tali linee guida sono emanate dai Ministri dell’educazione e degli affari culturali di ogni Länd.

In Germania è da precisare che gli esiti della valutazione non incidono sulla retribuzione, perché quest’ultima viene stabilita dai regolamenti, che riguardano i dipendenti, dei singoli Länder; essa dipende, quindi, dalle dimensioni dell’istituzione scolastica (numero di alunni e di insegnanti) e dal livello d’istruzione (primario, secondario di primo grado o di secondo grado).

Manifestazione contro le deleghe della 107

da La Tecnica della Scuola

Manifestazione contro le deleghe della 107

Reso noto dagli organizzatori i programma definitivo della manifestazione del 23 febbraio e del seminario del giorno successivo per protestare contro le deleghe della legge 107.

Giovedì 23 febbraio  dalle 14 alle 19 a Montecitorio ci sarà un presidio, organizzato dalla “Rete del 65 movimenti”, contro i decreti attuativi della legge 107 del 2015, che presto saranno licenziati dal governo Gentiloni.
La rete dei 65 movimenti comprende associazioni per la scuola pubblica e associazioni per la disabilità, famiglie e Comitati Genitori.
Numerose le adesioni pervenute anche da parte di tutti i sindacati di base e di alcuni sindacati confederali.
Contemporaneamente dalle ore 14:00 alle ore 15:00 ci sarà una conferenza stampa nella sala Nassirya del Senato in cui gli esponenti della rete dichiareranno le istanze dei gruppi.
Il giorno dopo invece dalle ore 8:30 alle ore 14:30 ci sarà un seminario di formazione per docenti sulla delega inclusione, organizzato dalla rete e dall’Associazione Nazionale per la scuola della Repubblica
Numerosi i relatori, numerosi gli interventi, prevista anche una grossa affluenza, nonche’ la presenza del sottosegretario all’Istruzione Vito De Filippo e di  Ferdinando Imposimato giudice onorario della Suprema Corte di Cassazione.

Il cinese sbarca alla maturità dei licei linguistici: a Trento scritto ed orale in mandarino

da La Tecnica della Scuola

Il cinese sbarca alla maturità dei licei linguistici: a Trento scritto ed orale in mandarino

L’insegnamento del cinese fa capolino alla maturità: accade in un liceo di Trento, dove gli studenti lo affronteranno nella terza prova scritta ed anche all’orale.

La lingua del Sol levante, in effetti, a seguito della riforma delle scuole superiori, voluta dall’ex ministro Maria Stella Gelmini, è stata introdotta un quinquennio fa: al liceo linguistico di Trento – scrive il 15 febbraio il Corriere del Trentino – è giunta appunto al quinto anno l’attività dell’insegnamento del cinese, il mandarino in particolare, e così gli studenti che hanno seguito i corsi affronteranno alla maturità anche le relative prove, scritte ed orali.

Nel frattempo gli studenti della quarta classe si stanno preparando per una gita scolastica che li porterà al di là della Grande muraglia. Accompagnati dalla loro professoressa di cinese, i ragazzi si recheranno nella città nord orientale di Shenyang.

Non sappiamo, al momento, se anche altri licei linguistici italiani porteranno la lingua cinese all’esame conclusivo del secondo ciclo: se dovessimo avere notizia di altri istituti che tratteranno scritto ed orale in mandarino, lo faremo sapere ai nostri lettori.

Almadiploma: 2 diplomati su 5 pentiti della scuola scelta

da Tuttoscuola

Almadiploma: 2 diplomati su 5 pentiti della scuola scelta

Più di 2 diplomati su 5 si dicono pentiti del corso di studi scelto, anche se in generale poi sono soddisfatti del lavoro intrapreso. Il 70% continua gli studi, specie se è uscito dalla maturità con un voto alto. Stage, esperienze all’estero e anche le esperienze di alternanza scuola – lavoro aiutano a trovare con più facilità un’occupazione. E a dirlo sono i numeri, precisamente quelli del rapporto  di Almadiploma e Almalaurea “Scelte formative e condizione occupazionale dei diplomati 2015, 2013 e 2011” presentati proprio oggi, 15 febbraio. L’indagine ha riguardato circa 115 mila diplomati del 2015, 2013 e 2011 intervistati a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del diploma, appartenenti ai circa 350 Istituti di scuola secondaria superiore coinvolti nell’Indagine.

Studenti pentiti della scuola frequentata
Ad appena qualche mese dalla maturità, circa il 45% dei diplomati ammette di aver sbagliato a scegliere a quale scuola superiore iscriversi dopo le medie. Nello specifico, il 26% afferma che, se potesse tornare indietro, cambierebbe sia scuola che indirizzo, l’11% manterrebbe lo stesso corso di studi ma scegliendo una scuola diversa e l’8% invece rimarrebbe nel suo istituto, ma cambiando indirizzo di studi. A un anno dal diploma diminuisce, anche si poco, la percentuale dei pentiti. Chi sono gli studenti che farebbero una scelta diversa? Soprattutto quelli degli istituti professionali.

E dopo il diploma?
Secondo il rapporto di Almadiploma e Almalaurea, il 70% dei diplomati prosegue gli studi iscrivendosi all’università. Con il passare del tempo cresce invece la quota di occupati, tanto che a cinque anni dal diploma lavora circa il 54% dei ragazzi. 

Voto maturità basso? Meglio lavorare
Ancora una volta sono i numeri a parlare. A un anno dal diploma lavora appena il 13% di chi si è diplomato con un voto alto, contro il 21% circa di chi ha ottenuto risultati meno brillanti all’esame di Stato. A tre anni le quote di quanti lavorano solamente sono rispettivamente 20% e 31%, mentre a cinque 32% e 42%. Come è facile immaginare, chi ha ottenuto voti di maturità alti nella maggior parte dei casi preferisce proseguire gli studi e iscriversi a un corso di laurea.

Stage, esperienze all’estero e alternanza scuola  – lavoro: un aiuto che facilita la ricerca dell’impiego
Dai dati di Almadiploma e Almalaurea emerge chi ha svolto un’esperienza di stage o tirocinio durante gli studi ha il 60% di probabilità in più di trovare lavoro. Allo stesso modo anche le esperienze di studio all’estero concorrono ad aumentare le possibilità di trovare un impiego, tanto che in questo senso accrescono le chance dei neodiplomati del 31%. Una menzione a parte la merita l‘alternanza scuola – lavoro. Tra i diplomati che hanno partecipato all’indagine, circa il 59% afferma che il suo percorso di studi prevedeva questo tipo di esperienza. Come è facile immaginare è particolarmente diffusa negli istituti professionali (dichiarano che il progetto era previsto 9 diplomati su 10) e nei istituti tecnici (per oltre l’86%), un po’ meno nei licei (37%). Fatto sta che l’analisi di Almadiploma e Almalaurea dimostra che molto spesso queste esperienze si traducono in un rapporto di lavoro.

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Soddisfatti del loro lavoro
Se infatti i ragazzi si dichiarano spesso pentiti del percorso di studi intrapreso, sono molti di meno quelli che possono dire altrettanto del loro lavoro. In una scala da 1 a 10, 7 è il voto medio che i neodiplomati danno al grado di soddisfazione per il loro impiego. Cosa li soddisfa di più? I diplomati del 2011 indagati a 5 anni dal titolo si dichiarano particolarmente appagati dai rapporti con i colleghi (7,9), dall’indipendenza o autonomia (7,5), dal luogo di lavoro e dall’acquisizione di professionalità (7,3, per entrambi). Di contro, l’unico aspetto che non ha raggiunto la sufficienza è la coerenza con gli studi fatti (5,5).

La scuola? Non ha insegnato niente che riescano a mettere in pratica
A un anno da diploma, oltre 2 diplomati su 5 ammettono di non utilizzare le competenze imparate tra i banchi di scuola al lavoro. Sono soprattutto i ragazzi del liceo ad ammetterlo (45%, contro il 38% e il 38,5% dei diplomati tecnici e professionali). Il quadro però migliora nel lungo periodo: a cinque la percentuale scende al 34,5% per i liceali, contro il 31% e il 26% dei diplomati tecnici e professionali.

Precari storici: in vista l’immissione in ruolo

da Tuttoscuola

Precari storici: in vista l’immissione in ruolo

Oggi a Palazzo Vidoni a Roma i sindacati del pubblico impiego conosceranno e discuteranno in modo più approfondito il piano di assunzione in ruolo dei precari storici, predisposto dal ministro Marianna Madia.

Si sa già che ne potranno beneficiare i precari con un’anzianità di servizio di almeno tre anni anche non continuativi.

Quel che ancora non si sa esattamente sono i tempi di attuazione di questo piano di reclutamento (si parla del triennio 2018-2020) e delle modalità di attuazione del piano.

Nel rispetto del dettato costituzionale dell’articolo 97 che prevede che ai pubblici impieghi si acceda per concorso, si parla di un doppio binario per l’attuazione del piano: l’immissione in ruolo di chi, con un’anzianità di servizio di tre anni, ha già superato un concorso, e, per gli altri precari storici, bandi di concorso con riserva del 50% dei posti.

Oggi pomeriggio nell’incontro con i sindacati si saprà qualcosa di più, e, in particolare, si vedrà come il piano potrà coinvolgere anche i precari storici della scuola, dove, a differenza degli altri comparti, è richiesto, oltre al superamento del concorso, anche il possesso dell’abilitazione, un possesso che, secondo la nuova formula contenuta nello schema di decreto legislativo della Buona Scuola sulla formazione e reclutamento dei docenti della secondaria potrebbe prevedere l’acquisizione dell’abilitazione (specializzazione) dopo il superamento del concorso.

Per i precari storici della scuola è difficile quantificare il numero dei beneficiari, in quanto in buona misura, tra GAE e concorso, diversi di loro hanno già guadagnato il ruolo. Si può stimare che, dei circa 100 mila supplenti annuali o con contratto fino al 30 giugno in servizio in quest’anno scolastico, la metà circa potrebbe avere un’anzianità di servizio di almeno tre anni. Senza considerare le anzianità che matureranno nel frattempo e quella dei supplenti temporanei con nomina del preside.