Il Sindacato per il Personale ATA

La grande paura per la nascita e la crescita di consensi dell’unico Sindacato per il Personale ATA: LA FEDER.ATA.

Gentili Colleghi,
siete a conoscenza dei vari Convegni Nazionali organizzati nei giorni scorsi dai Confederali sulle tematiche del Personale ATA.
Non vogliamo fare commenti sui contenuti di questi incontri e dibattiti, perché sappiamo già con certezza che non ne uscirà nulla di positivo che possa risolvere i nostri gravi e drammatici problemi lavorativi quotidiani; stanno solo perdendo tempo in chiacchiere fumose e inutili e stanno cercando di imbrogliarci ancora una volta con promesse che sanno già che non potranno mai mantenere, a causa di probabili accordi sottobanco già stipulati a nostra insaputa; la morte degli ATA è ormai sotto gli occhi di tutti.
Stanno solo cercando di salvare il salvabile per mantenere gli iscritti tra il Personale ATA, che ormai stufo e allo stremo, crede sempre meno alle loro promesse mai, mai mantenute.
Questa è la cruda e terribile verità, non ce ne sono altre, altrimenti il Personale ATA non soffrirebbe di una morte lenta e inesorabile come sta accadendo nella realtà quotidiana; la Feder.ATA è disposta a fare un sondaggio tra tutti gli ATA d’Italia per decretare il grado di soddisfazione e di fiducia che hanno i nostri Colleghi nei confronti dei Sindacati firmatari di Contratto; se tale consultazione verrà effettuata, la renderemo pubblica all’Italia intera, d’altronde tutto il mondo vive di inchieste o di indagini di mercato.
Cari Colleghi avrete senz’altro letto che la ben nota Organizzazione Sindacale della UIL, durante l’incontro promosso a Roma in una giornata (…di chiacchiere inutili) dedicata alle problematiche ATA, ha dichiarato che …”Non serve un ennesimo nuovo sindacato ma un sindacato contemporaneo in grado di rinnovarsi attraverso il contatto costante con i lavoratori e con le RSU. “
Carissimi, non occorre tanta fantasia per capire che si riferiscono alla nascita della Federazione del Personale ATA- Feder.ATA, l’unico vero Sindacato che sa di cosa NOI abbiamo bisogno e sa come risolvere i NOSTRI problemi perché li vive tutti i giorni, e che il 18 Marzo 2016, ad appena tre mesi dalla nascita, ha proclamato uno sciopero al quale hanno aderito oltre 40.000 ATA, un risultato mai raggiunto da nessun altro Sindacato in cinquanta anni di attività sindacale.
La Feder.ATA invita tutte le Organizzazioni Sindacali firmatarie di Contratto a tacere sui problemi degli ATA perché non sono di Loro competenza, in quanto impegnati da sempre, soprattutto nelle Contrattazioni d’Istituto, a difendere la folta schiera dei docenti, molto più numerosi e redditizi di noi o a rendere accessibili a tutti gli incontri col Governo già avuti e quelli a venire tramite pubblicazione verbali ufficiali e dirette streaming.
Prima ci hanno venduti e fatti morire nell’indifferenza generale, ora hanno la faccia tosta di avanzare delle proposte, organizzare Convegni e/o dibattiti per risollevare le disgrazie perpetrate nei Nostri confronti con i tagli selvaggi agli organici, con il blocco delle supplenze brevi e con altre assurdità che dobbiamo quotidianamente subire.
Questi Signori, se sono proprio convinti che il silenzioso ed operoso popolo ATA sia una categoria di lavoratori senza un cervello pensante, o che ancora sia disposto a credere alle belle favole dei Confederali, si sbagliano, e di molto; e il grande successo mediatico, la grande popolarità che la Feder.ATA sta sempre più conquistando, è una prova tangibile che gli ATA sono stufi di essere presi in giro, e che stanno decidendo di dare fiducia ad un nuovo e giovane Sindacato che si interessa solo del Personale ATA, e lo fa con professionalità, coraggio e competenza, parlando in maniera chiara e semplice… ma, soprattutto, dicendo la verità …sempre !

Direzione Nazionale Feder.ATA.

Gran ballo in epoca fascista, il Miur avvia l’ispezione

Scuola, Fedeli: “Memoria atto doveroso, no a iniziative fuorvianti”
Gran ballo in epoca fascista, il Miur avvia l’ispezione

(Roma, 17 febbraio 2017) Avviata l’ispezione alla scuola romana dove era stato programmato il “Gran ballo in epoca fascista”. La decisione è stata presa  dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, che, dopo aver ascoltato le diverse componenti dell’istituto della Capitale, ha ritenuto di procedere con una visita ispettiva nella scuola.
Dice la Ministra dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università Valeria Fedeli: “Appena appresa la notizia dell’iniziativa programmata dalla scuola romana ci siamo immediatamente attivati attraverso l’Ufficio Scolastico Regionale”.

L’Usr del Lazio – che, nell’ambito dell’iniziativa triennale “Azioni innovative per la definizione degli obiettivi di miglioramento della scuola”, ha finanziato il progetto di approfondimento storico dal titolo “Ricostruire la Storia: l’epoca fascista nelle nostre scuole e nei nostri quartieri” – aveva già sottolineato nei giorni scorsi che il progetto presentato non faceva menzione alcuna di balli a “tema” e aveva chiesto una relazione alla dirigente dell’istituto coinvolto. Dai colloqui svolti successivamente con le componenti dell’istituto, genitori compresi, è emersa la necessità di un’ispezione presso la scuola, che si svolgerà nei prossimi giorni.

“Mantenere viva la memoria è un atto doveroso e delicatissimo, affinché nessuno dimentichi e nessuno si sottragga alla responsabilità della storia. È un dovere di conoscenza nel rispetto dei principi della nostra Costituzione”, spiega la Ministra Fedeli. “La scuola è fondamentale in questo percorso, perché è il luogo principale della nostra società in cui si educano le nuove generazioni a conoscere e analizzare i fatti storici e sociali, a comprendere che la nostra identità non può né deve mai essere usata come etichetta per discriminare. Una lezione che deve essere oggi e in futuro costantemente rinnovata in modo che fasi del nostro passato non tornino. Per questo ben vengano iniziative volte a preservare la memoria, favorendo lo studio, aiutando la comprensione di fenomeni storici e sociali. Ma non sono ipotizzabili iniziative, decisioni o scelte che creino confusione nei soggetti coinvolti in questo percorso, a cominciare dalle studentesse e dagli studenti, oltre che dalle loro famiglie”.

Prosegue la Ministra Fedeli: “Invito quindi tutti gli organismi coinvolti nella formazione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, ciascuno per il proprio ruolo e le proprie responsabilità – dagli istituti scolastici nella loro autonomia, agli Uffici Scolastici Regionali nella loro funzione di coordinamento e verifica – a evitare decisioni e iniziative che possano anche soltanto minimamente apparire come fuorvianti rispetto al progetto educativo e non rispettose dei valori di convivenza civile, rifiuto di ogni discriminazione, rispetto dell’altro che sono alla base del nostro sistema scolastico e della nostra società”.

Scrutinio del primo tri/quadrimestre: un rito inutile

PER FAVORE LIBERATE LA SCUOLA DAL VECCHIO RUDERE DELLO SCRUTINIO INTRANNUALE

di Giuseppe Guastini

Nei decenni e nei secoli passati la pagella ha costituito l’unico canale in grado di fornire alle famiglie l’informazione completa (disciplinare e comportamentale) sull’andamento scolastico degli studenti. L’anno scolastico era suddiviso in trimestri ed ogni trimestre si concludeva con uno scrutinio nell’ambito del quale veniva compilata la pagella; questa, a sua volta, era trasmessa ai genitori. La pagella era un documento standardizzato strutturato in trimestri e i genitori potevano rilevare, materia per materia, non soltanto la preparazione attuale ma, entro certi limiti, anche l’andamento diacronico.
Nelle norme attuali (DPR 122/2009 e Schema di decreto legislativo recante norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze… n° 384; in corso di emanazione) lo scrutinio intrannuale è denominato valutazione periodica.
Nei tempi del registro elettronico (brutta espressione: meglio valutazione online; pensate che al MIUR ancora impiegano l’espressione codice meccanografico) i genitori hanno quotidianamente accesso ad una dettagliata informazione su tutti gli elementi essenziali del percorso scolastico degli studenti. Non soltanto: quasi tutte le scuole, attraverso il proprio sito, forniscono e aggiornano informazioni su curricolo, regolamento d’istituto, eventi, incontri, atti amministrativi etc.
Come si vede, la funzione informativa delle scadenze trimestrali previste dai vecchi ordinamenti (proprio in questi giorni ha luogo lo scrutinio del 1° quadrimestre in moltissime scuole italiane) risulta ampiamente superata.
Ci sarebbero poi da considerare almeno due ulteriori elementi di controllo, monitoraggio, aggiornamento e trasparenza della processualità scolastica: le riunioni periodiche del consiglio di classe/interclasse (che non c’era ai tempi dell’istituzione dei trimestri) e le modalità e criteri per i rapporti con le famiglie e gli studenti, previsti dall’art. 29, comma 4 del CCNL del Comparto scuola (una vera anomalia che un fondamentale atto di competenza del Consiglio d’istituto sia previsto da un contratto di lavoro; ma questa è un’altra storia).
L’informazione cartacea mantiene ormai il solo valore di documentazione certificativa (e forse nemmeno quella, visti i processi di de-certificazione e de-materializzazione avviati nella PA); ma per questa è necessario e sufficiente il solo scrutinio di fine anno scolastico, quando lo studente ha avuto tutte le opportunità di apprendimento, recupero, sostegno etc.
Per comprendere meglio l’inutilità dello scrutinio intrannuale è opportuno richiamare le due funzioni storiche (che andrebbero aggiornate) della valutazione: la valutazione formativa e la valutazione certificativa. Per valutazione formativa (o diagnostica) si intende la valutazione, condotta mediante test, colloqui, elaborati etc, volta a rilevare i deficit di apprendimento, individuali e collettivi e introdurre gli opportuni interventi compensativi e migliorativi (contingenti o di sistema);
la valutazione certificativa (una volta detta sommativa) consiste invece nel rilascio di documenti individuali aventi valore di spendibilità sociale (documento di valutazione e certificato delle competenze).
E’ evidente come la valutazione formativa (online), condotta direttamente dagli insegnanti, debba mantenere un carattere di continuità e immediatezza, che non può attendere le scadenze burocratiche tri/quadrimestrali; è altrettanto evidente come invece la valutazione certificativa non possa che essere rilasciata al termine del periodo formale dell’istruzione (anno scolastico o ciclo), in sede di scrutinio finale.
Scrutinio del primo tri/quadrimestre: un rito inutile.

Da Papa importante lezione di cultura politica ed etica

Fedeli: “Da Papa importante lezione di cultura politica ed etica”

“Da Papa Francesco abbiamo ascoltato parole di grande profondità e forza morale”. Così la Ministra dell’lstruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, al termine della visita del Santo Padre all’Università degli Studi Roma Tre. “Con il suo intervento ci ha consegnato un messaggio centrato sul rispetto reciproco, sull’importanza del linguaggio che non deve mai divenire strumento di discriminazione o sopraffazione, sul valore dell’ascolto e del dialogo, sulla ricerca dell’unità nelle diversità. È stata una importante lezione di cultura politica e di etica nell’esercizio della responsabilità pubblica per le studentesse e gli studenti, per i docenti e le personalità presenti e  per la politica tutta”.

DIPLOMATI MAGISTRALI

DIPLOMATI MAGISTRALI, ACCOLTO IL RICORSO CONTRO LA REVOCA DEI RUOLI

Diplomati magistrali: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso promosso dalla Gilda degli Insegnanti contro il Miur per la revoca degli incarichi a tempo indeterminato assegnati a due insegnanti sarde che avevano già superato l’anno di prova.

“Obiettivo del nostro ricorso, patrocinato dagli avvocati Bonetti, Soddu, Delia e Cantelli – afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda – è stato tutelare il diritto al lavoro leso da provvedimenti di revoca che in realtà mascheravano dei licenziamenti. Dopo questo importante successo ottenuto in Sardegna, proseguiremo la nostra battaglia per raggiungere gli stessi risultati anche negli altri contenziosi aperti in tutta Italia”.

“Chiediamo al Miur un intervento che garantisca omogeneità sul territorio nazionale – dichiara la vice coordinatrice nazionale della Gilda, Maria Domenica Di Patre e responsabile della Gilda di Nuoro – nell’inserimento dei punteggi nelle graduatorie ad esaurimento, così da evitare le disparità di trattamento operate attualmente dagli uffici scolastici provinciali”.

“Il provvedimento adottato dai giudici di Palazzo Spada – spiega l’avvocato Bonetti – rigetta la richiesta del Miur per motivi formali, ma si inserisce all’interno di eque pronunce giurisprudenziali del Consiglio di Stato, già ottenute con le associazioni Adida e Mida, che tutelano il diritto al lavoro dei precari storici”.

Dalla penna alla tastiera

Dalla penna alla tastiera: un passaggio non facile!

di Maurizio Tiriticco

Ma perché chi scrive in word non impara a utilizzare correttamente la tastiera? Lo so! In effetti si tratta di un passaggio non facile! Un conto è scrivere con la penna/carta; altro conto con il tasto/schermo: ma di questo “altro conto”, in realtà siamo in pochi a tenere un debito… “conto”!

Io – lo confesso – sono stato aiutato da anni di lavoro redazionale, per cui conosco – o almeno penso di conoscere – tutte le difficoltà di una scrittura a “stampa”, difficoltà che non si rilevano, non appaiono, nella scrittura con la penna. Qualche esempio. Nel capoverso (si chiama così) in cui sto scrivendo, sono apparse quattro lineette ( – ) che non vanno confuse con i trattini ( – ). Specifico la differenza che corre tra il trattino ( – ) e la lineetta ( – ). Il trattino si usa per le espressioni del tipo centro-sinistra o Emilia-Romagna. La lineetta si usa nel corso di un periodo. Esempio: La vicenda di cui si parla – si veda l’articolo di “la Repubblica” di oggi – non è stata trattata da altri quotidiani. La linetta non esiste – infatti il correttore me lo segnala in rosso – se non come diminutivo di Lina, quindi Linetta! Seguono alcune considerazioni.

Una cosa è una “e” senza accento, congiunzione, altra cosa è una “è” con l’accento grave, voce del verbo essere, altra cosa una “é” con l’accento acuto come in “perché”, “affinché”. Nella scrittura a penna queste differenze non compaiono! Ricordiamo: le nostre vocali non sono cinque, ma sette: a, i, u, è, é, ò, o. Caffè (non caffé, come perché); céra e primavèra; Como e comò; pero e però.

L’uso delle parentesi tonde. Mai una parentesi e poi uno spazio: la parola segue immediatamente; mai uno spazio prima della chiusura della parentesi. Se dovessimo accentare (non accentuare, ovviamente, che è un’altra cosa) per scritto il periodo che segue, dovremmo scrivere: “Io hò vinto un terno al lòtto; loro no”. Tra il “lòtto” come gioco e “io lòtto”, c’è una bella differenza, ma l’accento, non indicato, non me lo dimostra. La “u” ha un solo accento (più); la “e” ne ha due (come sopra: perché e caffè).

L’uso della slash, o barretta: /. Si scrive solo quando tra il primo elemento scritto e il secondo c’è una certa contiguità o continuità. Esempio: lo sviluppo/crescita di un bambino; ed ancora: l’insegnamento/apprendimento; o l’apprendimento/insegnamento; il biennio 1890/1892; il dibattito idealismo/marxismo. Ed ancora: “Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o luoghi e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale”.

Attenzione! Il linguaggio pubblicitario si sottrae a queste regole; pertanto, non occorre mai prenderlo come esempio per una scrittura corretta.

Occorre anche considerare le funzioni che un linguaggio assume. Ad esempio, un conto è dare un’informazione; altro conto e imporre un ordine; altro conto è porre una domanda, e così via. Il noto linguista russo Roman Jakobson ha individuato sei funzioni linguistiche, a seconda del fine che un parlante/scrivente si propone: ad esempio, un conto è dare una informazione, altro conto è chiederla, altro conto è esprimere una meraviglia, e così via. Le sei funzioni sono le seguenti: referenziale, se il riferimento è al contesto, all’oggetto di cui si parla o si scrive; emotiva, riferimento al parlante/scrivente; conativa, riferimento al destinatario; fàtica (dal latino for, faris… parlare, non fatìca), riferita al tipo di contatto tra due interlocutori (immediato o mediato da qualche mezzo, una lettera, il telefono, il cellulare, ecc.); poetica, riferita al messaggio; metalinguistica, riferita al codice adottato tra i due interlocutori. Ad esempio una funzione conativa “calda” (un comando, una dichiarazione d’amore, un insulto) è altra cosa rispetto a una funzione informativa, in genere “fredda”… che però diventa “calda”, ad esempio, se la banca mi informa che il mio conto è a zero. E ancora: la morte del nonno può provocare dolore nel nipote affettuoso o una grande gioia nel nipote erede di un lascito cospicuo (attenzione! Non si scrive “cospiquo”, anche se la lettura o l’ascolto sono i medesimi). Che strano! Diciamo cuggino o colleggio, ma dobbiamo scrivere cugino o colegio. Infine, per quanto riguarda un’anali seria del linguaggio, non vanno dimenticati gli “analitici inglesi” (vedi ad es. Williams, Bernard – Montefiore, Alan, a cura di, Filosofia analitica inglese, Lerici, Roma, 1967). E rinvio anche alla “Teoria degli atti linguistici”(locuzione, illocuzione, perlocuzione) di Marina Sbisà.

Occorre anche considerare che all’interno del linguaggio comune, quello del vocabolario – l’insieme delle parole – e quello della grammatica – le regole con cui si combinano le parole – si collocano anche i linguaggi settoriali: quello dei medici, quello degli avvocati, quello degli ingegneri, quello tipico di tutti i linguaggi tecnici. Spesso certi vocaboli cambiano di significato e di funzione a seconda dell’area linguistica settoriale in cui vengono usati. Ad esempio, una “operazione” assume significati diversi a seconda che si tratti di un linguaggio aritmetico, medico, militare, economico, bancario. Da sottolineare che il participio presente “significante”, usato per sottolineare qualcosa di particolarmente importante, rilevante, nella linguistica saussuriana costituisce la componente fono-acustica, materiale – direi – utilizzata per esprimere un dato significato. Posso anche ricordare che Ferdinand de Saussure soleva dire che il significante (ciò che un “segno” vuole esprimere) e il significato (il “segno” espresso) non sono separabili, in quanto sono come le due facce dello stesso foglio.

Infine, mi piace ricordare la differenza che corre, secondo Chomsky, tra la struttura profonda (di un discorso, o di un pensiero non formulato) e la struttura superficiale del linguaggio (quando di fatto si parla o si scrive). La prima è comune a tutti i parlanti umani (sta dentro le loro teste fin dalla nascita), i quali, poi, quando “parlano” concretamente, adottano le strutture superficiali, appunto, di “quei” parlanti e non di “altri”, di quel Paese e non di un altro. Un bambino nato da genitori italiani, ma adottato da subito da genitori di un’altra cultura, parlerà “imitando” la lingua dei nuovi attanti.

Chomsky pensa che il linguaggio sia un fatto innato umano, potremmo dire. Ma il de Saussure non è affatto d’accordo. Per lui la lingua, la “langue” è un fatto culturale sociale, costruito nei secoli. La “parole” è l’espressione della langue in un dato contesto socio/culturale. Da notare che ho usato lo slash, non il trattino: Perché? Al lettore l’ardua sentenza…

Lo stesso vale per ‘langue’ e ‘parole’, termini/concetti che vanno rigorosamente mantenuti in francese, anche se hanno la rispettiva traduzione italiana. La langue è strutturata secondo una grammatica (ortografia, morfologia e sintassi) ed è stata convenzionalmente stabilita (non nasce, insomma, dal caos né tantomeno ad esso è soggetta); è un fatto sociale, dunque: un sistema di riferimento per ogni singolo parlante o scrivente. La parole, invece, è un fatto individuale, perché riguarda le produzioni linguistiche di ciascuno di noi. In effetti è la “concretizzazione” della langue.

Ed ora basta! Ho chiacchierato un po’ con me stesso, anzi… ho superficializzato le mie strutture profonde!