Sul “linguaggio” della protesta dei docenti

A proposito delle dichiarazioni della Ministra Fedeli sul “linguaggio” della protesta dei docenti: non si faccia confusione fra piano della protesta e piano educativo

L’approccio politico concreto e aperto della Ministra Fedeli che, con l’assunzione della responsabilità del MIUR, ha consentito, per la sua parte, la ripresa dei tavoli negoziali, sembra venire offuscato dalle sue recenti dichiarazioni sul linguaggio usato dai docenti nella protesta contro gli effetti deleteri della legge 107/15.

Qualificare, come leggiamo dalle agenzie, alcune espressioni utilizzate da settori della categoria come “un linguaggio non degno di chi educa, di chi rappresenta la scuola” rischia di gettare cattiva luce e discredito sui docenti.
Cosa, questa sì, sbagliata in sé, per chi, come la Ministra, deve invece sapere ascoltare e semmai motivare tutto il corpo docente che ella rappresenta.
Anche perché in tal modo si confonde il piano della lotta sindacale e politica – nella quale anche espressioni mediatiche, che peraltro la FLC CGIL non condivide, hanno il loro legittimo corso – con il piano educativo che invece si esercita nelle aule scolastiche.
E su questo piano crediamo che la docenza italiana, ne siamo quotidiani testimoni, faccia bene il suo mestiere e regga da anni situazioni al limite del proibitivo.

La FLC CGIL rimane dell’idea che, al di là del linguaggio usato nella legittima battaglia rivendicativa, l’indebolimento dei poteri degli organi collegiali, la distribuzione discrezionale di premi in denaro, la chiamata diretta dei docenti senza oggettività e trasparenza, il mancato rinnovo del Ccnl da quasi 10 anni, meritano la protesta anche la più accesa. E ciò nulla a che fare con la dimensione educativa.
Se restiamo al merito delle questioni non possiamo non ribadire che quelle storture vanno superate.
Continuare il confronto è la vera e unica risposta concreta che si può dare a chi giustamente protesta.

Una norma nel Lazio a tutela dei minori con disabilita’

Superando.it del 02-03-2017

Una norma nel Lazio a tutela dei minori con disabilita’

«Nel Lazio – ricordano da “Casa al Plurale”, il Coordinamento delle case famiglia della Regione – ci sono oltre 240 bambini e adolescenti con disabilità fuori dalle proprie famiglie d’origine e sono almeno 70 quelli con disabilità ad elevata complessità assistenziale: fino a ieri rischiavano, al compimento dei 18 anni, di essere sradicati dal loro contesto di vita; ora invece, dopo una Delibera approvata dalla Regione, si potrà progettare, all’interno di un’équipe integrata di rete, la migliore soluzione per rispondere ai bisogni individuali di ciascuno di loro».

ROMA. Una volta compiuti i 18 anni – limite massimo di tutela secondo la legge – i giovani con disabilità complesse del Lazio non saranno più costretti a lasciare la struttura che li accoglie: dice sostanzialmente questo la Delibera della Regione Lazio n. 54, approvata il 14 febbraio scorso, che ne ha modificato una precedentemente prodotta nel 2004 dalla Giunta Regionale (n. 1305), riguardante appunto le modalità di ammissione e dimissioni nei servizi residenziali per minori.

«Questa modifica – commenta Marco Bellavitis, responsabile dell’Accoglienza ONLUS e consigliere di Casa al Plurale, il Coordinamento delle case famiglia per persone con disabilità, minori in difficoltà e donne con bambini in situazioni di grave fragilità sociale di Roma e del Lazio – colloca la Regione Lazio all’avanguardia nel panorama nazionale, per la tutela dei diritti dei minori con disabilità, perché si fa carico della necessità della continuità degli affetti come presupposto terapeutico prioritario nel percorso di ben-essere di ogni persona. In questo senso va il nostro plauso a Rita Visini, responsabile dell’Assessorato Regionale alle Politiche Sociali, che ha fortemente voluto queste modifiche, e ai dirigenti per l’Integrazione Sociosanitaria Antonio Mazzarotto e Vincenzo Panella, che le hanno rese possibili».
«Il provvedimento – conferma una nota di Casa al Plurale – arriva dopo un lungo lavoro congiunto di tecnici e dirigenti della Regione Lazio e di chi lavora sul campo in prima persona, come gli educatori che nelle case famiglia si prendono cura ogni giorno delle persone con disabilità ad alta intensità assistenziale».

Nello specifico della Delibera adottata dalla Regione Lazio, è previsto che «nel caso di ragazzi con disabilità ad alta complessità assistenziale, divenuti maggiorenni, nelle more di una loro accoglienza presso adeguata struttura assistenziale a carattere familiare», sia «consentita la permanenza in struttura in ragione della continuità assistenziale e delle speciali esigenze di cura e continuità affettiva, secondo quanto previsto nel piano personalizzato».
E ancora: «Le eventuali dimissioni e il conseguente inserimento del ragazzo in una nuova struttura assistenziale devono essere concordati, nei tempi e nelle modalità, dai servizi sociali territorialmente competenti, dalla famiglia o da chi ne fa le veci, e dall’équipe della struttura di provenienza e devono costituire valida risposta ai bisogni socio-assistenziali del ragazzo [grassetti nostri nelle citazioni, N.d.R.]».

«Nel Lazio – viene sottolineato in conclusione da Casa al Plurale – ci sono oltre 240 bambini e adolescenti con disabilità fuori dalle proprie famiglie d’origine e sono almeno 70 quelli la cui disabilità è connotata da elevata complessità assistenziale: fino a ieri rischiavano al compimento della maggiore età di essere sradicati dal loro contesto di vita; da oggi in poi, invece, si potrà progettare, all’interno di un’équipe integrata di rete, la migliore soluzione per rispondere ai bisogni individuali di ciascuno di loro». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@casaalplurale.org (Carmela Cioffi).

A Firenze il processo contro l’aggressione fascista agli Studenti

Rete Studenti e Udu: oggi finalmente a Firenze il processo contro l’aggressione fascista agli Studenti

Si è finalmente aperto oggi a Firenze il processo, in seduta preliminare, contro l’aggressione fascista che due anni fa, durante le giornate del Lavoro della CGIL, ha visto vittime una trentina di ragazze e ragazzi della Rete degli Studenti Medi.

Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi, dichiara:” Oggi è un momento importante. Finalmente le ragazze e i ragazzi che due anni fa hanno vissuto un momento di estremo terrore a causa degli aggressori fascisti potranno vedere iniziare un percorso che ci porterà ad avere giustizia. Quella sera siamo stati vittima di un atto di violenza vile ed inaspettato. Vile perché individui tra i trenta e i quarant’anni con tanto di svastiche tatuate sul petto si sono scagliati contro un gruppo di ragazzi tra i quindici e i vent’anni nel nome di un’ideologia razzista e discriminatoria, che trova la sua unica espressione nella violenza fisica e verbale, inaspettata perché non credevamo fosse possibile essere presi di mira così duramente solo a causa delle bandiere che portavamo sulle spalle, era impensabile prevedere che quei giorni di confronto e discussione con il Sindacato dei Lavoratori si trasformassero in tragedia.”

Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari aggiunge: “Oltre a esprimere la nostra piena solidarietà ai compagni della Rete degli Studenti Medi che hanno subito questo vile atto di violenza, ci dispiace constatare che non solo per le vie delle nostre città, ma anche nelle scuole, nelle università e, spesso, anche nelle istituzioni democratiche, i fascisti hanno piena cittadinanza. Siamo convinti che episodi di questo tipo, che purtroppo sono sempre più frequenti nel nostro paese, vadano combattuti e condannati fermamente. Bisogna partire dal ricostruire una vera memoria storica e una diffusa cultura della antifascismo.”

Concludono Marchetti e Manfreda: “Per questo come Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari ci impegniamo da sempre nel rendere attuali i valori della Resistenza e dell’Antifascismo, che stanno alla base della Costituzione Repubblicana e della ricostruzione democratica del nostro Paese. Lo facciamo all’interno delle nostre scuole, delle nostre università e dei nostri luoghi di discussione, partendo dal presupposto fondamentale che il Fascismo si combatte con la cultura, con la conoscenza e con l’istruzione aperta a tutte e a tutti, non con le armi ma con la forza di argomentazioni quali il rispetto degli altri, la tolleranza e l’uguaglianza sostanziale.”

La Rete degli Studenti Medi si è costituita parte civile nel processo e oggi i ragazzi sono chiamati a testimoniare quei fatti tremendi. Siamo certi che la magistratura adempierà al meglio al proprio dovere e condannerà duramente chi si è macchiato di un gesto simile a discapito di ragazze e ragazzi che tutti i giorni scelgono di prendere parte al processo di cambiamento radicale di questo paese, nel nome dei valori fondamentali della nostra democrazia: l’istruzione e il lavoro.

Gite scolastiche in Sicurezza


Rinnovata la collaborazione Miur-Polizia Stradale

Si rinnova la collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e la Polizia di Stato in vista dei viaggi di istruzione. “Gite scolastiche in sicurezza”, questo il nome dell’iniziativa congiunta, mette a disposizione delle istituzioni scolastiche la competenza e il supporto della Polizia Stradale. A rinnovare la collaborazione, stamattina al Miur, sono stati Gabriele Toccafondi, Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Rosa De Pasquale, Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, e Giuseppe Bisogno, Direttore del Servizio Polizia Stradale del Ministero dell’Interno.
Nel corso della conferenza stampa è stato ricordato che la richiesta di intervento della Polizia Stradale non è obbligatoria, ma si intende come un servizio a disposizione delle scuole. Le istituzioni scolastiche potranno segnalare alla Polizia Stradale i loro viaggi o programmare controlli lungo l’itinerario, che saranno effettuati a campione, inviando richiesta scritta tramite modulo preposto. Inoltre, le scuole potranno richiedere, prima della partenza l’intervento della Sezione polizia Stradale della provincia di appartenenza per un controllo del mezzo di trasporto e per la verifica dell’idoneità del veicolo e del conducente.
Gravi incidenti verificatisi in Italia ed all’estero, la giovane età dei trasportati e la tendenza delle gite a concentrarsi in specifici periodi dell’anno, sono elementi che fanno emergere l’importanza di porre l’attenzione alla sicurezza dei viaggi di istruzione. Il MIUR e la Polizia di Stato hanno diramato informazioni utili alle istituzioni scolastiche per l’organizzazione in sicurezza delle gite, con indicazioni basilari sulla scelta e la regolarità delle imprese di trasporto, sull’idoneità del conducente e sulle condizioni generali dei veicoli, al fine di garantire un sereno svolgimento dei viaggi d’istruzione. Nel corso della mattinata sono stati presentati anche i risultati dei controlli dello scorso anno. Nel 2016 la Polizia Stradale ha impiegato 10.615 pattuglie per il controllo di 15.546 autobus (di cui 10.126 su richiesta delle scuole), pari al 15% circa del parco veicolare in Italia, rilevando irregolarità su 2.549 veicoli (1.287 di quelli controllati su richiesta delle scuole).
Le principali violazioni accertate hanno riguardato irregolarità documentali (2.117 violazioni); inefficienza dei dispositivi di equipaggiamento quali, ad esempio, pneumatici lisci, cinture di sicurezza guaste, fari rotti ecc. (624 violazioni); mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo (449 violazioni); eccesso di velocità (262 violazioni); carte di circolazione ritirate (68); patenti di guida ritirate (46) e omessa revisione (36).
La ripresa dei controlli nell’anno in corso ha già dato i primi risultati. A Siena è stato multato un conducente che percorreva ad alta velocità il tratto di strada tra Siena e Firenze, viaggiando a 100 Km/h dove il limite di velocità imposto da un cantiere era di 40 Km/h. A Reggio Emilia, durante i controlli prima di una partenza, sono state riscontrate irregolarità che hanno portato alla sostituzione dell’autobus: uscite di sicurezza inefficienti, cinture di sicurezza non regolari, vetro parabrezza incrinato.
“I numeri registrati lo scorso anno – ha osservato il Sottosegretario Gabriele Toccafondi – ci dicono che dobbiamo continuare in questa direzione, proseguendo con i controlli sui mezzi che portano le nostre ragazze e i nostri ragazzi in gita. Dobbiamo fare un’azione positiva di sicurezza per le studentesse e gli studenti e far comprendere loro l’importanza di questo tema continuando anche con l’educazione stradale, ad esempio attraverso il progetto Icaro che abbiamo realizzato in collaborazione sempre con la Polizia Stradale. Progetto che ha portato ad una reale sensibilizzazione e responsabilizzazione delle ragazze e dei ragazzi. Da un anno – ha ricordato Toccafondi – il Miur ha creato anche un sito ad hoc, www.edustrada.it, al quale tutti diversi soggetti istituzionali collaborano mettendo online progetti di educazione stradale che sono liberi e gratuiti per tutti gli utenti. Ad oggi 1.100 scuole sono registrate e 13.500 sono gli utenti che lo utilizzano regolarmente. Segno che il tema della sicurezza stradale è entrato a pieno nel percorso educativo. Un percorso che non facciamo mai da soli – ha aggiunto – ma in collaborazione con gli operatori del settore”.
“Gite sicure è una delle iniziative, tra quelle che portiamo avanti, della quale vediamo maggiormente i frutti – ha dichiarato il Direttore del Servizio Polizia Stradale del Ministero dell’Interno, Giuseppe Bisogno -. È un esempio virtuoso di sostanziale collaborazione istituzionale. E non potevamo fare diversamente visto che già da anni la Polizia di Stato e il Ministero dell’Istruzione fanno educazione stradale nelle scuole. L’attenzione alle gite scolastiche c’è sempre stata da parte della Polizia Stradale, ma dallo scorso anno abbiamo voluto fare qualcosa di più strutturale sul territorio, grazie alla collaborazione con il Miur. I risultati del 2016 sono soddisfacenti e su quella base dobbiamo continuare perché queste campagne hanno un forte effetto deterrente su chi non vuole rispettare le regole. L’educazione stradale è un tema fondamentale per la formazione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi – ha ricordato Bisogno – se pensiamo che la sicurezza sulle strade è ancora un problema nel nostro Paese. Nel 2015, infatti, sono stati 3.428 i morti sulle strade e nello stesso anno, per la prima volta dopo molti anni, si è registrato di nuovo un aumento dei decessi per incidenti stradali dopo anni di trend in diminuzione”.
“Questo è il periodo in cui le scuole iniziano le gite e ci è sembrato il momento giusto per far arrivare agli istituti una nota dedicata e, con questa conferenza stampa, ricordare a tutti, famiglie, studentesse e studenti, direttori scolastici e docenti che il Ministero e tutta la comunità educante tengono all’incolumità delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi che devono poter vivere questi importanti momenti di formazione e crescita in piena sicurezza”, ha concluso la Capo Dipartimento Rosa De Pasquale.


PON Scuola: cancellare le norme sull’accesso diretto alle risorse da parte delle scuole paritarie

La grave decisione di consentire l’accesso diretto delle scuole paritarie alle risorse del Programma Operativo Nazionale «Per la scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento» prevista dalla Legge di bilancio 2017, contrasta con quanto espressamente affermato dal MIUR durante la fase di elaborazione del PON in tutti i tavoli di discussione con il partenariato istituzionale, economico e sociale.

Dalla lettura del testo ufficiale del PON appare del tutto evidente che gli interventi programmati, finalizzati al superamento delle disparità territoriali nell’ambito delle politiche di coesione, facciano riferimento alle istituzioni scolastiche statali.

È chiaro il rischio che le cospicue risorse del PON, invece di essere indirizzare alla lotta alla dispersione scolastica, alla realizzazione di laboratori nelle istituzioni più in difficoltà, diventino dei normali finanziamenti aggiuntivi a cui possono attingere istituti paritari che chiedono rette anche costose a famiglie e che non sono sottoposti agli obblighi in tema di appalti e di trasparenza, come le istituzioni scolastiche statali.

Chiediamo alla ministra dell’istruzione un deciso cambio di rotta rispetto al precedente governo e l’impegno ad abrogare quanto previsto dalla legge di bilancio 2017.

SCIOPERO ATA 17 MARZO 2017

LO SCIOPERO ATA E’ IL 17 MARZO 2017 – NON SEGUITE ALTRI PROCLAMI.

Gentili Colleghi,
avrete senz’altro notato il grande caos e la grande confusione che stanno facendo per boicottare lo sciopero indetto dalla Feder.ATA per l’intera giornata del 17 Marzo 2017.
Quasi sicuramente non sono stati rispettati i tempi tecnici previsti dalla Legge in materia di sciopero, ma sappiamo benissimo che certe OO.SS. possono permettersi il lusso di qualunque strategia politico sindacale.
La Feder.ATA non ha timore di continuare ad esprimere liberamente il proprio pensiero a difesa del Personale ATA, lo ha sempre fatto fin dalla sua nascita e continuerà a farlo a salvaguardia della democrazia e della verità, NELL’INTERESSE DEL POPOLO ATA.
Pertanto Colleghi Vi invitiamo a NON partecipare a manifestazioni indette per l’8 Marzo 2017, e Vi chiediamo, nell’interesse di tutti gli ATA, di ADERIRE IN MASSA ALLO SCIOPERO INDETTO DALLA FEDER.ATA PER IL 17 MARZO 2017.
Chiudiamo tutte le Scuole.
Soltanto in questo modo l’intera comunità scolastica si renderà conto di quanto è prezioso e indispensabile il quotidiano e silenzioso lavoro di tutto il Personale ATA.
I Poteri forti hanno deciso che gli ATA …DEBBONO SPARIRE DALLE SCUOLE !!! …e lo stanno attuando con i continui e selvaggi tagli agli organici e con l’esternalizzazione dei servizi.
Hanno anche stabilito che dovremmo “crepare di lavoro”, continuando con l’ingiusta legge sul blocco delle supplenze, che praticamente ci toglie il fondamentale diritto alla salute…potremmo elencare mille altre assurdità perpetrate sul Personale ATA negli ultimi anni dagli ultimi Governi, con la complicità di tutti !
Scioperiamo tutti in massa il 17 Marzo 2017, tutto il popolo ATA unito nello stesso grido di protesta, affinché ci sia una vera e giusta rivalutazione di tutta la categoria.
Colleghi…RIBELLIAMOCI TUTTI, FACCIAMOCI SENTIRE, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI !

Cordialmente
La Direzione Nazionale Feder.ATA

Novita’ in vista per i lavoratori con disabilita’ nella Pubblica Amministrazione

Superando.it del 02-03-2017

Novita’ in vista per i lavoratori con disabilita’ nella Pubblica Amministrazione

Una Consulta Nazionale, un responsabile dei processi di inserimento e il monitoraggio della situazione presso le Amministrazioni Pubbliche, con la raccolta di informazioni che dovranno essere riversate in una banca dati: sono sostanzialmente queste le novità riguardanti le persone con disabilità, contenute in uno degli Schemi di Decreto Attuativi della Riforma del Pubblico Impiego, testo approvato dal Consiglio dei Ministri, che sarà ora sottoposto ai pareri delle competenti Commissioni Parlamentari e del Consiglio di Stato, per arrivare all’intesa con le Regioni e le Autonomie Locali

ROMA. La Consulta, il responsabile dell’inserimento, il monitoraggio della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), e una banca dati: sono sostanzialmente queste le novità riguardanti le persone con disabilità, contenute nello Schema di decreto legislativo recante modifiche e integrazioni al Testo unico del pubblico impiego, di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, la cosiddetta “Riforma Madia” (dal nome della ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia), testo attuativo della stessa, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, che dovrà essere ora sottoposto ai pareri delle competenti Commissioni Parlamentari e del Consiglio di Stato, per arrivare all’intesa con le Regioni e le Autonomie Locali.

È esattamente il Capo V ad essere dedicato alle Misure di sostegno alla disabilità, ovvero all’inserimento dei lavoratori con disabilità nella Pubblica Amministrazione, occupandosi innanzitutto (articolo 10, comma 1) della «Consulta nazionale per l’integrazione in ambiente di lavoro delle persone con disabilità», che dovrà essere istituita «presso il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».
Ne dovranno far parte (comma 2), «un rappresentante del Dipartimento della funzione pubblica, un rappresentante del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, due rappresentanti designati dalla Conferenza unificata, due rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale e due rappresentanti delle associazioni del mondo della disabilità indicati dall’osservatorio nazionale».
Riguardo infine ai compiti (comma 3), la Consulta dovrà elaborare «piani, programmi e linee di indirizzo per ottemperare agli obblighi di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68», svolgendo «il monitoraggio sul rispetto degli obblighi di comunicazione», indicando «ai ministeri competenti iniziative e misure innovative finalizzate al miglioramento dei livelli di occupazione e alla valorizzazione delle capacità e delle competenze dei lavoratori disabili nelle pubbliche amministrazioni», nonché prevedendo « interventi straordinari per l’adozione degli accomodamenti ragionevoli nei luoghi di lavoro».

Successivamente, sempre l’articolo 10 dello Schema di Decreto introduce la figura del «responsabile dei processi di inserimento delle persone con disabilità», che dovrà avere il compito «di garantire un’efficace integrazione nell’ambiente di lavoro delle persone con disabilità, nelle amministrazioni pubbliche con più di 200 dipendenti».
Nemmeno qui, per altro, manca una precisazione sin troppo (tristemente) nota, vale a dire che ciò dovrà avvenire «senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili».
Tornando comunque alle mansioni del responsabile, esso dovrà curare «i rapporti con il servizio per l’inserimento lavorativo disabili del centro per l’impiego territorialmente competente, nonché con i servizi territoriali per l’inserimento mirato» e predisporre, « sentito il medico competente della propria amministrazione ed eventualmente il comitato tecnico di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, gli accorgimenti organizzativi», proponendo, se necessario, «le soluzioni tecnologiche per facilitare l’integrazione al lavoro anche ai fini dei necessari accomodamenti ragionevoli» e verificando «l’attuazione del processo di inserimento», oltreché «recependo e segnalando ai servizi competenti eventuali situazioni di disagio e di difficoltà di integrazione».

Infine, il testo si occupa, come detto inizialmente, del monitoraggio, chiedendo alle Amministrazioni Pubbliche di «comunicare entro il 31 dicembre di ogni anno, al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Centro per l’impiego territorialmente competente la situazione occupazionale e le eventuali scoperture di posti di lavoro riservati ai disabili».
Entro i successivi sessanta giorni, inoltre, le stesse Amministrazioni Pubbliche dovranno «trasmettere al servizio di inserimento lavorativo disabili territorialmente competente, al Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali una comunicazione contenente tempi e modalità di copertura della quota di riserva», indicando anche «eventuali bandi di concorso per specifici profili professionali per i quali non è previsto il solo requisito della scuola dell’obbligo, riservati ai soggetti di cui all’articolo 8 della legge 12 marzo 1999, n. 68, o, in alternativa, le convenzioni di cui all’articolo 11 della citata legge».
Tutte queste informazioni dovranno essere raccolte nella banca dati di cui all’articolo 8 del Decreto Legge 76/13 (convertito, con modificazioni, nella Legge 99/13).

«In caso di mancata osservanza delle disposizioni del presente articolo – è la conclusione del Capo V dello Schema di Decreto – o di mancato rispetto dei tempi concordati», i Centri per l’Impiego dovranno avviare «numericamente i lavoratori disabili attingendo alla graduatoria vigente con profilo professionale generico, dando comunicazione delle inadempienze al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri». (S.B.)