LE NUOVE NORME IN MATERIA DI PROCEDIMENTI DISCIPLINARI NEL COMPARTO SCUOLA

LE NUOVE NORME IN MATERIA DI PROCEDIMENTI DISCIPLINARI NEL COMPARTO SCUOLA CONTENUTE NEL DECRETO DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI N.14 DEL 23 FEBBRAIO 2017.

di Avv. Maurizio Danza –  Docente di Diritto del Lavoro ”Universitas Mercatorum”

Di particolare interesse anche le peculiari disposizioni approvate nel Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2017, in riferimento specifico ai procedimenti disciplinari relativi al comparto scuola, avviati nei confronti del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) presso le istituzioni scolastiche ed educative statali. Anche detti interventi, sono stati operati attraverso la previsione di modifiche e integrazioni al testo unico del pubblico impiego, di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a), e 2, lettere b), c), d) ed e) e 17, comma 1, lettere a), c), e), f), g) , h), l), m), n), o), q), s) e z) della legge 7 agosto 2015, n.124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”.

I due livelli disciplina nel nuovo co. 9-quinquies dell’art.55 bis del D.lgs.n.165/2001

In sostanza con il decreto il Governo introduce formalmente, i due livelli di disciplina già adottati in altre pubbliche amministrazioni. A tal proposito la nuova disposizione prevista attraverso l’inserimento del nuovo comma 9-quinquies nell’art.55 bis del D.lgs.n.165/2001, prevede che “ il procedimento disciplinare per le  infrazioni per le quali è prevista l’irrogazione di sanzioni fino alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, è di competenza del responsabile della struttura in possesso di qualifica dirigenziale e si svolge secondo le disposizioni del presente articolo…” Diversamente, nei casi in cui il responsabile della struttura non è in possesso della qualifica dirigenziale o comunque per le infrazioni punite con sanzioni più gravi, il procedimento disciplinare si svolge dinanzi all’ufficio competente .

Secondo il Governo tale disposizione, dettata a garanzia della effettività del procedimento disciplinare nel lavoro pubblico, si renderebbe necessaria, atteso che gli ambiti territoriali istituiti dall’art.1 co.79 della L.n.107/215 essendo già oberati di numerosi procedimenti disciplinari, non sarebbero in grado di far fronte all’ulteriore onere derivante dai procedimenti disciplinari di minore gravità : di qui la proposta di estendere il sistema dei due livelli di attribuzione delle funzioni disciplinari anche al comparto Scuola.

Ciò detto, allo stato attuale, non è dato comprendere come sarà costituito in futuro l’ufficio per i procedimenti disciplinari di secondo livello, chiamato a pronunciarsi in riferimento alle sanzioni più severe introdotte negli ultimi anni, da numerosi provvedimenti normativi. Si potrebbe ipotizzare il ricorso all’istituto della “gestione unificata delle funzioni” dell’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, introdotto con la riformulazione del co.3 dell’art.55 bis dello stesso D.lgs.n.165/2001, a seguito di convenzioni, che in realtà sembra richiamare lo strumento delle “reti scolastiche”, già introdotto dall’art.1 co.70 della L.n.107/2015. Appare dunque indispensabile che nel corso dell’esame parlamentare venga chiarita nel dettaglio, la questione della “composizione” dell’ufficio di disciplina per il comparto scuola ,indubbiamente di grande importanza per gli operatori della scuola

Beata ignoranza, di Massimiliano Bruno

“Beata ignoranza”, un film di Massimiliano Bruno

di Mario Coviello

E’ giusta o no la dipendenza dai social network? E’ vera comunicazione o solo condivisione di superficialità? Twitter, Facebook, Instagram, chat, follower, visualizzazioni, contatti, link, condivisioni, da quasi dieci anni i social network hanno cambiato le nostre vite, se in meglio o in peggio dipende dai punti di vista. Da una parte essere sempre connessi col mondo permette di aggiornarsi e informarsi costantemente, con una velocità che fino a pochi anni fa era impensabile, dall’altra i social fomentano sempre più sentimenti e convinzioni primordiali, diffondono pregiudizi e superstizione, che spesso sfociano in bufale tremende, odio virtuale e uno spreco di parole inutili e frasi spesso sgrammaticate. Il dato più rilevante è la loro presenza in termini di tempo nelle nostre vite.

Leggero e capace di far riflettere, divertente, ironico, “Beata ignoranza” di Massimiliano Bruno racconta la storia di Ernesto e Filippo che si conoscono da una vita, ma non si rivedevano da 25 anni. E’ la storia di due amici che hanno amato la stessa donna Marianna, madre di Nina, figlia di Filippo e cresciuta da Ernesto fino a quindici anni. Nina è incinta e ha bisogno dei suoi due papà, fuggiti da lei.

I tre si reincontrano per un video che spopola sui social che racconta un furioso scontro fra Filippo, prof di matematica eternamente iperconnesso e Ernesto, prof di italiano che sequestra i cellulari all’inizio della lezione e declama “A Zacinto” di Ugo Foscolo, perché in terzo liceo, da che scuola è scuola, si comincia con il poeta nato in Grecia e cresciuto nella Repubblica Veneta. Ernesto accende la televisione solo a Capodanno per ascoltare il discorso alla nazione del presidente della Repubblica e legge solo giornali di carta e saggi di filosofia e letteratura.

Il video suggerisce a Nina di girare un documentario sui due ex amici costringendo Filippo a vivere senza cellulare e l’altro a imparare e utilizzare uno smartphone di ultima generazione.

Un film italiano “Beata ignoranza” che vale il prezzo del biglietto perché è prima di tutto una splendida prova di due grandi attori Marco Giallini e stavo per scrivere “Vittorio” Gassmann, no è il figlio Alessandro .

L’accoppiata è strabiliante. Ne avevano già dato prova con “Tutta colpa di Freud” di Paolo Genovese e soprattutto con “Se Dio vuole” di Alessandro Falcone. La coppia funziona da robusta ancora di salvezza per un film che, dopo una brillante premessa — lo scambio di modus vivendi — minaccia di annegare fra le acque stagnanti di una comicità non abbastanza di situazione e troppo legata alla battuta.

Il regista Massimiliano Bruno con garbo ci invita a riflettere sulla nostra vita e ci raccomanda di non perdere la bussola.

Ricordiamoci di rimanere noi stessi, di non perderci vivendo solo sui social che anestetizzano i nostri sentimenti. Chiediamoci sempre nel nostro mondo provvisorio, in bilico, nella nostra vita virtuale e reale che cosa ha senso e per che cosa vale veramente la pena vivere.

L. d’Alonzo, La differenziazione didattica per l’inclusione

L. d’Alonzo, La differenziazione didattica per l’inclusione

 

«La lettura di questo serio manuale offerto al lavoro pratico dei docenti in classe – scrive tra l’altro Salvatore Nocera, parlando della “Differenziazione didattica per l’inclusione”, volume recentemente pubblicato da Luigi d’Alonzo – è certamente fondamentale per chi voglia insegnare oggi in un mondo che cambia, con alunni che sono già cambiati rispetto ai compagni di ieri»

Si chiama La differenziazione didattica per l’inclusione (Trento, Erickson, 2017), l’interessantissimo libro di 129 pagine, corredato da un’ampia bibliografia, recentemente pubblicato da Luigi d’Alonzo, docente di Pedagogia Speciale all’Università Cattolica di Milano.
Che non si tratti solamente di un importante studio per addetti ai lavori,  ma di un serio manuale offerto al lavoro pratico dei docenti in classe, si evidenzia sin dal sottotitolo (Metodi, strategie, attività). I cinque capitoli in cui si sviluppa il volume mettono in luce le difficoltà dell’insegnare in classi in cui gli alunni non sono solo diversi tra loro, ma molto differenti da quelli di una volta, quando non erano distratti da altre agenzie informative e dall’incertezza del lavoro futuro. In particolare, si evidenziano le differenze esistenti tra gli alunni odierni e la presa di consapevolezza dei docenti di questa nuova realtà.
Vengono inoltre approfondite le diverse teorie su come funzionano le intelligenze, le differenti metodologie didattiche per rispondere ai bisogni educativi dei diversi alunni e si forniscono consigli pratici – scientificamente validati da ricerche sul campo – per rendere più disponibili i differenti alunni ad apprendere e i diversi docenti più idonei ad insegnare.
E in questo quadro vi è pure una parte dedicata all’inclusione degli alunni con disabilità, nella logica generale della teoria dell’inclusione di tutti.

Luigi d’Alonzo è un esperto della “gestione della classe”, tema al quale ha dedicato numerose ricerche e pubblicazioni. Con questo volume completa i suoi studi precedenti, evidenziando in particolare la necessità di chi voglia insegnare agli studenti di oggi ad acquisire una professionalità fatta non solo di contenuti disciplinari, ma di una sapienza didattica nel saper capire i bisogni educativi dei differenti alunni e nel sapere approntare strategie didattiche rispondenti a tali differenti bisogni.

I temi trattati e gli specifici argomenti sono di estrema attualità, proprio in queste settimane in cui sono in discussione per un Parere in Parlamento e nell’opinione pubblica culturale e politica i contenuti dei Decreti Delegati della Legge 107/15 (La Buona Scuola), e soprattutto quelli sull’inclusione degli alunni con disabilità (Atto di Governo n. 378), sulla formazione iniziale e in servizio dei docenti curricolari e per il sostegno (Atto del Governo n. 377) e sulla valutazione degli alunni da parte dei docenti (Atto del Governo n. 384).
In tal senso, vi è uno scontro in atto tra due modi di pensare: da un lato i cosiddetti “disciplinaristi”, che insistono per dedicare il massimo dei tempi di studio dei futuri docenti alla competenza delle singole discipline di insegnamento; dall’altro, coloro che sostengono, invece, che uno spazio indispensabile debba essere assegnato alla pedagogia e alla didattica, generale e speciale, nei corsi universitari rivolti a tutti i futuri docenti (curricolari e di sostegno), proprio per saper rispondere ai differenti bisogni educativi.
Si badi bene: non si tratta di formare dei docenti specializzati negli aspetti sanitari delle diverse disabilità; occorre invece che i docenti curricolari, e soprattutto quelli per il sostegno, conoscano i differenti bisogni educativi degli alunni con disabilità e siano in grado di approntare le strategie didattiche più appropriate.
Ad esempio, mentre per gli alunni non disabili l’insegnamento della letto-scrittura avviene ormai con il metodo globale, per gli alunni ciechi, invece, deve avvenire con il tradizionale metodo sillabico, poiché essi leggono con il metodo Braille, basato sulla “lettura tattile”.

La lettura del nuovo libro di Luigi d’Alonzo, quindi, diviene fondamentale per chi voglia insegnare oggi in un mondo che cambia, con alunni che sono già cambiati rispetto ai compagni di ieri.

Maturità, maggioranza e Pd frenano sui test Invalsi

da Il Sole 24 Ore

Maturità, maggioranza e Pd frenano sui test Invalsi

di Claudio Tucci

Da un Paese che ogni anno discute sulle disparità dei criteri di valutazione degli studenti nelle diverse regioni italiane (con un Sud più di “manica larga”, ma poi indietro, rispetto al Nord, nelle prove oggettive in italiano e matematica) ci si aspetterebbe un potenziamento dei test Invalsi.

E invece nell’Italia “dell’istruzione a testa in giù” si rischia di imboccare la direzione opposta: in parlamento infatti una larga fetta di Pd e maggioranza, nell’esaminare il Dlgs attuativo della «Buona Scuola» di riforma degli esami di Stato, starebbe pensando di eliminare qualsiasi attestazione dell’esito dei test Invalsi al termine di medie e superiori.

Una scelta che si fa fatica a comprendere, e che – se sarà avallata dalla ministra Valeria Fedeli – comporterà un netto passo indietro rispetto alla normativa attuale, voluta da Beppe Fioroni, che viceversa proiettava i test Invalsi all’esame di Stato, valorizzando il punteggio ottenuto dagli alunni.

Già l’attuale versione del decreto attuativo della legge 107 è stata un compromesso: si prevede infatti che i test nazionali in italiano, matematica e inglese entrino in quinta superiore, e la partecipazione (attenzione, non il loro superamento) diventa, per i ragazzi, requisito d’ammissione alla Maturità. In terza media, poi, l’Invalsi addirittura non farà più parte, come accade adesso, dell’esame di licenza, ma si svolgerà ad aprile.

Due frenate, quindi, a cui ora se ne potrebbe aggiungere una terza: l’eliminazione di ogni traccia del punteggio conseguito, dicendo così «addio» agli unici dati comparabili sui livelli di competenza raggiunti da ciascun studente.

In una sola mossa, insomma, si finirebbe per penalizzare famiglie e ragazzi; ridando legittimazione alla parte più sindacalizzata del mondo della scuola (oggi in minoranza). Pur con tutti i limiti legati a prove standardizzate, la comunicazione a genitori e agli stessi studenti dei punteggi aiuta a capire la qualità dell’apprendimento. Sull’inglese, poi, una certificazione ad hoc della scuola evita la frequenza di corsi a pagamento (che potrebbero permettersi solo nuclei agiati). Per non parlare della futura possibile semplificazione dei test di accesso all’università (una volta che si dispone delle prove Invalsi).

E senza considerare, inoltre, che rendere questi test “formalmente obbligatori”, ma senza conservarne tracce, rafforzerà l’atteggiamento di disinteresse. In altre parole, se a contare è la sola partecipazione, ogni ragazzo sarà tentato di “farli tanto per farli” per adempiere a un fastidioso obbligo. Sbagliando approccio, certo; ma con il risultato di darla vinta a quel pugno di docenti, da sempre ideologicamente contrari a merito e pagelle.

Gite scolastiche e sicurezza, nel 2016 “bocciato” quasi 1 bus su 6

da Il Sole 24 Ore

Gite scolastiche e sicurezza, nel 2016 “bocciato” quasi 1 bus su 6

di Alessia Tripodi

 Gite scolastiche, su oltre 15.500 autobus controllati dalla Polizia stradale nel 2016 quasi 2.600 non hanno superato l’esame. Sotto la lente soprattutto irregolarità nei documenti, ma anche pneumatici lisci, fari rotti e mancato rispetto dei tempi di guida o riposo. Sono i numeri riferiti oggi a Roma in occasione del rinnovo dell’accordo tra Miur e Polizia stradale, che punta a intensificare i controlli su veicoli e conducenti prima della partenza e lungo l’itinerario del viaggio di istruzione. «Il problema sicurezza esiste e noi non ci tiriamo indietro» ha detto il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, spiegando che «con questa collaborazione facciamo anche educazione stradale».

Gli obiettivi dell’accordo
L’intesa, avviata nel 2016 e rinnovata oggi, prevede verifiche sui bus prima della partenza (su richiesta delle scuole) e attività di controllo su strada durante il viaggio. «Vogliamo che le gite scolastiche siano fatte perché sono momenti di esperienza e di educazione per i ragazzi, ma che siano fatte in sicurezza» ha detto il sottosegretario Toccafondi. In occasione della firma del nuovo accordo il Miur e la Polizia hanno diramato informazioni utili alle scuole per l’organizzazione in sicurezza delle gite, con indicazioni sulla scelta e la regolarità delle imprese di trasporto, sull’idoneità del conducente e sulle condizioni generali dei veicoli. Ogni scuola potrà segnalare alla Polizia Stradale i propri viaggi o programmare controlli lungo l’itinerario, che saranno effettuati a campione, inviando richiesta scritta tramite modulo. Inoltre, prima della partenza le scuole potranno richiedere l’intervento della Sezione polizia Stradale della provincia di appartenenza per un controllo del mezzo di trasporto e per la verifica dell’idoneità del veicolo e del conducente.

Documenti irregolari e pneumatici lisci le violazioni più frequenti
Nel corso del 2016, spiega il Miur in una nota, la Polizia Stradale ha impiegato 10.615 pattuglie per il controllo di 15.546 autobus (di cui 10.126 su richiesta delle scuole), pari al 15% circa del parco veicolare in Italia, rilevando irregolarità su 2.549 veicoli (1.287 di quelli controllati su richiesta delle scuole). Le principali violazioni accertate nel 2016 hanno riguardato irregolarità documentali (2.117 violazioni); inefficienza dei dispositivi di equipaggiamento quali, ad esempio, pneumatici lisci, cinture di sicurezza guaste e fari rotti (624 violazioni); mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo (449 violazioni); eccesso di velocità (262 violazioni); carte di circolazione ritirate (68); patenti di guida ritirate (46) e omessa revisione (36). Ma la ripresa dei controlli nell’anno in corso, assicura il ministero, ha già dato i primi risultati: a Siena è stato multato un conducente che percorreva ad alta velocità il tratto di strada tra Siena e Firenze, mentre a Reggio Emilia, durante i controlli prima di una partenza, sono state riscontrate irregolarità – uscite di sicurezza inefficienti, cinture non regolari parabrezza incrinato – che hanno portato alla sostituzione dell’autobus.

La Polizia stradale: risultati del 2016 soddisfacenti
«Gite sicure è una delle iniziative della quale vediamo maggiormente i frutti, è un esempio virtuoso di collaborazione istituzionale – ha dichiarato il Direttore del Servizio Polizia Stradale del ministero dell’Interno, Giuseppe Bisogno -. I risultati del 2016 sono soddisfacenti e su quella base dobbiamo continuare, perché queste campagne hanno un forte effetto deterrente su chi non vuole rispettare le regole». «L’educazione stradale è un tema fondamentale – ha continuato – se pensiamo che la sicurezza sulle strade è ancora un problema nel nostro Paese. Nel 2015, infatti, sono stati 3.428 i morti sulle strade e nello stesso anno, per la prima volta dopo molti anni, si è registrato di nuovo un aumento dei decessi per incidenti stradali».

Educazione stradale on line
Toccafondi ha ricordato l’impegno del Miur sul fronte dell’educazione stradale, «per esempio attraverso il progetto Icaro realizzato in collaborazione sempre con la Polizia Stradale» ma anche conwww.edustrada.it , il sito «creato ad hoc dal Miur un anno fa al quale tutti i diversi soggetti istituzionali collaboranomettendo online progetti di educazione stradale liberi e gratuiti per tutti gli utenti». «Ad oggi – ha detto il sottosegretario – 1.100 scuole sono registrate e 13.500 sono gli utenti che lo utilizzano regolarmente, segno che il tema della sicurezza stradale è entrato a pieno nel percorso educativo».

Istanze online, bisogna rinnovare la password in scadenza

da La Tecnica della Scuola

Istanze online, bisogna rinnovare la password in scadenza

Molti docenti, collegandosi su Istanze Online in questi giorni, hanno ricevuto l’invito da parte della piattaforma di aggiornare la password in scadenza.

Rinnovare la password per accedere al profilo personale è molto importante soprattutto per le prossime operazioni che richiedono l’accesso al portale, per esempio chi deve compilare la domanda di mobilità professionale 2017/2018 e quella per quanto rigurda il ruolo commissario o presidente all’esame di Stato alle scuole superiori.
Inoltre anche per quanto riguarda la compilazione della domanda per l’aggiornamento delle graduatorie d’istituto, è necessario affrettarsi ad aggiornare la password in tempo, per provare a non incorrere nell’affolamento tipico del portale in coincidenza delle scadenze appena riportate.

In realtà, forse a causa del passaparola che ha generato la modifica delle password a catena, il sistema si è bloccato nella giornata del 2 marzo, generando agli utenti che hanno appena modificato il codice la dicitura “Username e/o password errati’.

Si attendono indicazioni dal Ministero dell’Istruzione, alle prese ancora una volta con il sistema Istanze online in tilt.

Chiamata diretta: per ora non si tocca, il decreto Madia non basta

da La Tecnica della Scuola

Chiamata diretta: per ora non si tocca, il decreto Madia non basta

Sui decreti Madia interviene Cisl Scuola con un significativo comunicato che conferma di fatto quanto stiamo sostenendo da almeno due mesi.

Scrive infatti la segretaria nazionale Maddalena Gissi: “Occorre introdurre agli schemi di decreto le modifiche necessarie perché le principali materie connesse alla condizione e all’organizzazione del lavoro siano riconsegnate senza alcuna ambiguità alla contrattazione”.
Fin dall’inizio della trattativa in materia di mobilità (e anche durante il suo percorso)  avevamo scritto che per arrivare ad una conclusione favorevole alle organizzazioni sindacali sarebbe stato necessario un passaggio di carattere legislativo.
Da più parti, al contrario, è stata mantenuta una posizione diversa:  è al tavolo contrattuale che devono essere individuate le concrete modalità per derogare alla legge.
Adesso il comunicato Cisl fa chiarezza: “Numerose e pesanti sono state le invasioni di campo su materie di natura contrattuale operate con la legge 107/2015, e questo spiega perché sul rafforzamento delle prerogative negoziali prema con forza la Cisl Scuola”

C’è l’intesa politica raggiunta il 30 novembre fra Governo e sindacati, sottolinea la Gissi che aggiunge: “Il rischio, segnalato dai responsabili confederali del pubblico impiego, è ad oggi quello di un ulteriore allontanamento rispetto a quanto sottoscritto da Governo e Sindacati in quell’intesa; i sindacati chiedono di rendere più esplicito nei decreti ciò che quell’accordo prevede,  ossia che le norme vigenti devono essere modificate in direzione di una chiara e piena affermazione del primato da riconoscere alla contrattazione come fonte regolativa del rapporto di lavoro pubblico”.
Ma c’è di più:  “L’impegno del sindacato a questo punto si concentra sul confronto col Governo e con le Commissioni Parlamentari nel corso dell’iter che dovrà portare all’approvazione definitiva dei provvedimenti, con l’obiettivo di ottenerne le necessarie modifiche”.
Dichiarazione che dimostra chiaramente che il sindacato di Maddalena Gissi è pienamente consapevole del fatto che il testo licenziato dal Governo e sul quale il Parlamento sta lavorando non è affatto sufficiente a risolvere i problemi sul tappeto.
A questo punto, però, si pone un ulteriore problema: pur ammettendo che le richieste sindacali vengano accolte, il testo definitivo del decreto sarebbe comunquen pronto e operativo non prima della fine di maggio, troppo tardi per poter essere recepito dal contratto sulla mobilità.
In conclusione: per il 2017/18, la chiamata diretta resterà, se ne parlerà, se del caso, l’anno prossimo.