#8Marzo2017 – Tutti i numeri delle donne nel mondo dell’Istruzione

#8Marzo2017 – Tutti i numeri delle donne nel mondo dell’Istruzione

L’inglese per alunni e studenti con disabilita’ visiva

Superando.it del 08-03-2017

L’inglese per alunni e studenti con disabilita’ visiva

Specializzato nell’insegnamento della lingua inglese ad alunni e studenti con disabilità visiva, ha sede a Pesaro il CLI (Centro Linguistico Internazionale) dell’IRIFOR (l’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI), unico Centro con specifica preparazione per la “Certificazione Cambridge”, rivolto a corsisti ipovedenti e non vedenti italiani. in questi giorni sono state aperte le iscrizioni al corso di preparazione (gratuito) per l’esame utile alla “Certificazione Cambridge”, rilasciata dal CLA (Centro Linguistico di Ateneo) dell’Università di Urbino.

PESARO. Specializzato nell’insegnamento della lingua inglese ad alunni e studenti con disabilità visiva, il nuovissimo CLI (Centro Linguistico Internazionale) dell’IRIFOR (l’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI-Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) è oggi l’unico Centro con specifica preparazione per la Certificazione Cambridge (sia Preliminary che First), per corsisti ipovedenti e non vedenti italiani, che in pochi giorni di attività è già stato contattato da decine di persone attente e interessate alle varie attività previste.
La sede è a Pesaro (Via Rossi, 75), in seno all’UICI provinciale, presieduta dalla consigliera nazionale dell’IRIFOR Maria Mencarini, vera e propria “artefice” dello stesso CLI.
“Fiore all’occhiello” della struttura è Eleonora Borromeo, insegnante di lingue e tiflologa, esperta cioè in problematiche della disabilità visiva, che segnala come si siano appena aperte le iscrizioni al corso di preparazione per l’esame utile alla Certificazione Cambridge, rilasciata dal CLA (Centro Linguistico di Ateneo) dell’Università di Urbino. Tale corso sarà gratuito, partirà in maggio e si articolerà su quattro mesi di lezioni impartite tramite una piattaforma di apprendimento online. (Gianluca Rapisarda)

Il diritto di contare, di Theodor Melfi

Il diritto di contare

di Mario Coviello

Nella Virginia segregazionista degli anni Sessanta, la legge non permette ai neri di vivere insieme ai bianchi. Uffici, toilette, mense, sale d’attesa, bus sono rigorosamente separati. Da una parte ci sono i bianchi, dall’altra ci sono i neri. Nonostante le leggi di segregazione a Langley , gestito dal NACA, ente precursore della NASA, venne assunto un team interamente femminile di cosiddetti “computer umani”, fra cui un certo numero di insegnanti di matematica afro-americane. Esse rimanevano segregate, mangiavano in locali separati, lavoravano in un reparto isolato denominato West Computing ed erano pagate meno delle colleghe bianche. Ma il loro lavoro eccezionale si distinse fra tutti fino a prevalere su quello degli uomini, al punto che esse divennero indispensabili alla missione più audace mai progettata fino a quel momento: spedire nello spazio John Glenn e fargli compiere un’orbita completa intorno alla Terra.

Prima ancora che la NASA ne comprendesse la genialità e iniziasse a trarne beneficio, le tre donne erano già incredibilmente speciali.

Katherine G. Johnson, nata nel West Virginia, si era da subito dimostrata un fenomeno, iniziando le scuole superiori a 10 anni e laureandosi in Matematica e Francese a 18 anni. Fu una delle prime a frequentare la West Virginia University e fu chiamata a lavorare a Langley nel 1953. Era una madre single con tre figli.

Dorothy Vaughan, originaria del Missouri e laureatasi a 19 anni, prima di andare a Langley nel 1943 aveva lavorato come insegnante di matematica. Divenne rapidamente responsabile del gruppo West Computing.

Mary Jackson,di Hampton (Virginia), laureata in Fisica e Matematica, entrò a Langley nel 1951 con il ruolo di Ingegnere aerospaziale, specializzata in esperimenti nella galleria del vento e in dati sui velivoli aerospaziali. Si avvalse sempre della sua posizione per aiutare le altre.

Il regista Theodor Melfi cerca di restituirci la percezione di cosa significasse essere insieme donna e afroamericana nei primi anni ’60, partendo dalla descrizione di un contesto esplosivo in cui collidevano Guerra Fredda, corsa allo spazio (che stava all’epoca vincendo l’URSS), scontri razziali e nascita dei movimenti per i diritti civili. Il diritto di contare comunque evita per quanto possibile stereotipi e luoghi comuni sull’argomento, non riducendo il tutto al classico scontro tra bianchi e neri. Fuori delle ore di lavoro queste donne sono infatti anche madri e mogli e c’è un percorso e una lotta da portare avanti per affermare sé stesse anche dentro le mura di casa, non solo alla NASA o nella società razzista dell’epoca.

Come spiega Melfi, “non importava il colore della pelle, la razza e il sesso: serviva qualcuno di intelligente e brillante che portasse avanti un progetto scientifico in grado di ridefinire le nozioni sullo spazio”. Le tre donne operarono a Langley in un’epoca in cui i computer non erano ancora quelli che conosciamo oggi, e avevano il compito di eseguire calcoli avanzati per tracciare le traiettorie dei razzi spaziali e le rotte del loro rientro sulla Terra.

Tutto questo nell’America e nella Virgina del 1961: due anni prima della marcia su Washington del Reverendo King, e quando Kennedy stava ancora lavorando sulle leggi che avrebbero garantito i diritti civili alla popolazione afroamericana e che sarebbero sfociate nel Civil Right Act, e dell’istituzione della Commissione Presidenziale sullo Status delle Donne.

Da un lato il sogno di Katherine Johnson, e di Dorothy Vaughn e Mary Jackson, quindi; dall’altro il sogno kennediano della conquista dello Spazio. Due sogni e due utopie che si sono realmente intrecciate come solo la realtà può fare, e che sono diventati realtà grazie alla capacità di poche persone di essere visionarie. Di guardare oltre i numeri, come dice Kevin Costner nei panni di Al Harrison, director of the Space Task Group, e vedere qualcosa che non c’è ancora: essere già lì, dove il resto del mondo deve ancora arrivare.

Un direttore che quando scopre che Khatherine fa un chilometro all’andata e uno al ritorno per andare al bagno nella zona riservata alle impiegate di colore, abbatte con un martello l’insegna dei bagni riservati solo ai bianchi e sbotta “qui alla NASA la pipì è tutta dello stesso colore”.

E Dorothy è costretta in una biblioteca riservata ai soli bianchi a prendere ‘in prestito’ un libro imprescindibile e Mary sollecita l’ego di un giudice per frequentare un corso di ingegneria interdetto ai neri.

Nel film gli altri attori bianchi sono Kirsten Dunst e Jim Parsons – bianchi un po’ rigidi e un po’ ariani sono quelli che affermano “non ho niente contro di voi”, sottintendendo “voi” neri , esplicitando senza volerlo il problema. E Dorothy replica “Lo so. So che è quello che lei crede”.Glen Powell è il simpatico e progressista John Glenn.

La qualità più grande del film di Theodore Melfi è quella di sfogliare una pagina sconosciuta della NASA. Pagina ‘bianca’ coniugata fino ad oggi al maschile. Se la storia, il contributo delle scienziate afroamericane alla conquista dello spazio, è una novità, la maniera di raccontarla è appassionante.

Dorothy in una biblioteca riservata ai soli bianchi per prendere ‘in prestito’ un libro imprescindibile e Mary davanti a un giudice di cui sollecita l’ego per frequentare un corso di ingegneria interdetto ai neri.

Il film esce in Italia oggi 8 marzo , giornata dedicata alla festa delle donne.

Pare che l’ormai ultranovantenne Katherine G. Johnson sia rimasta sorpresa per il grande interesse nato tardivamente sulla attività svolte da lei e dalle sue colleghe e abbia affermato di aver svolto solo il proprio lavoro cercando di trovare una soluzione ai problemi che andavano risolti. Ad ogni modo ha consigliato a chiunque ne abbia uno: “Attenetevi al problema. Qualunque esso sia, c’è sempre una soluzione. Una donna può risolverlo e anche un uomo può farlo… se gli concedete più tempo”.

La matematica è troppo spesso relegata dietro le quinte oppure nascosta sotto il tappeto come se fosse polvere. Ma arriva il giorno in cui diventa una materia essenziale, perché bisogna calcolare le traiettorie e la corsa allo spazio può essere vinta dall’Unione Sovietica. E’ quello il momento in cui ci si rende conto che occorre superare ogni pregiudizio: non importa se sia uomo o donna, né se sia di colore oppure no, dobbiamo dare a tutti la possibilità di esprimere il proprio talento.

E tre donne abili con i numeri tracciano segni su una lavagna che altri fissano a bocca aperta. Il talento per la matematica è qualcosa di esplosivo. Le soluzioni vengono fuori da una combinazione di duro lavoro ed intuito inatteso. Ecco perché si tratta di un film da vedere: perché il nostro futuro dipende anche dalla matematica e dai calcoli. Ed è venuto finalmente il momento – per tutti – di riconoscerlo esplicitamente.

Il male della scuola

Il male della scuola? L’assenza della cultura dell’organizzazione

di Enrico Maranzana

 

La ministra Fedeli ritiene che la continuità didattica facilitata dalla legge 107/2015 sia la via maestra per il miglioramento del servizio scolastico.

Un assunto condiviso dai politici e dai mezzi di comunicazione.

 

Un inequivocabile sintomo di una stantia concezione dell’istituzione scolastica.

La barra del timone della gestione, per la dinamicità e la complessità del mondo contemporaneo e l’imprevedibile evoluzione del sapere, punta verso la crescita delle qualità individuali degli studenti: dovranno essere in grado d’interagire con l’ignoto.

Ecco perché l’attuale finalità del sistema é lo sviluppo di capacità e di competenze: la conoscenza non è più la sua finalità, é il mezzo per la loro promozione.

 

La nuova finalizzazione ha fatto esplodere la dimensione del problema scolastico:

  • La conoscenza e i libri di testo, circoscrivendo l’ambito d’intervento, fornivano certezze e sicurezza, definivano l’output di sistema, specificavano la responsabilità dei singoli insegnanti;
  • La progettazione di processi d’apprendimento, mirati alla promozione di capacità e di competenze, ha dilatato le responsabilità dell’istituzione scolastica e l’ha collocata nel campo della ricerca educativa.

Collegialmente si ipotizzano e si formulano strategie, nodo d’ingresso alla progettazione e alla gestione di unità d’apprendimento. Queste sono finalizzate alla conquista sia dei traguardi di sistema, sia di quelli delle diverse discipline.

 

La collocazione della scuola nel campo della ricerca educativa, la cui sostanza è la progettazione, risale agli anni 70 del secolo scorso: s’identifica la finalità, si scompone in obiettivi, si formulano ipotesi, si gestiscono strategie, si ottengono risultati, si capitalizzano gli scostamenti risultati attesi-risultati ottenuti.

Nel 1974 è stata introdotta una struttura decisionale i cui organismi, per onorare il mandato costitutivo, agivano in conformità della prassi sopraindicata; mandato che nel 1999 è stato sintetizzato: “Progettazione e attuazione di interventi di educazione, formazione, istruzione”.

La progettazione formativa riguarda il rapporto scuola-società: quali competenze generali1 deve essere in grado di esibire lo studente al termine del suo percorso scolastico?

La progettazione educativa riguarda il consolidamento e lo sviluppo delle capacità2 sottese alle competenze generali.

La progettazione dell’istruzione riguarda l’adeguamento delle capacità, oggetto della progettazione educativa, alla specificità degli studenti delle diverse classi.

La progettazione dell’insegnamento, l’ideazione di unità d’apprendimento costituisce il momento esecutivo. Un’attività complicata e impegnativa: il duplice livello di obiettivi preclude la possibilità d’una sua assegnazione ad un singolo insegnante.

 

L’onere di realizzare le unità d’apprendimento sarà dato ai dipartimenti disciplinari.

La dichiarazione delle capacità sollecitate e delle competenze specifiche stimolate caratterizzerà l’inizio del lavoro di progettazione: sarà riportata sulla parte iniziale d’una scheda di programmazione.

 

Per assicurare la convergenza degli obiettivi delle schede di programmazione redatte dai diversi dipartimenti, sarà istituita una commissione, sottordinata al Collegio dei Docenti, per indirizzare e coordinare i lavori dei dipartimenti disciplinari.

Commissione che avrà anche il compito di ideare prove comuni a tutte le classi di pari livello per “valutare periodicamente l’andamento complessivo dell’azione didattica per verificarne l’efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell’attività scolastica3”, misure da sottoporre al Collegio.

 

I dipartimenti disciplinari, ricevuto il benestare dalla commissione indirizzo-coordinamento- valutazione, realizzano il materiale didattico, comprensivo delle prove di controllo di fine attività: i docenti le proporranno ai loro studenti.

L’analisi degli esiti delle prove finali di tutte le classi, consentirà al dipartimento di validare/migliorare la produzione.

 

La struttura organizzativa prefigurata consente di superare un’anomalia della scuola: la coincidenza della figura/funzione del controllore con quella del controllato.

I voti assegnati dagli insegnanti esprimono il giudizio sulle prestazioni degli studenti ma, sintetizzati, sono il parametro di valutazione sia del lavoro del docente, sia del sistema scuola.

 

La progressione dei lavori illustrata prevede sia un controllo volto a guidare, confermare e ri-orientare lo studente [valutazione formativa], sia la rilevazione del grado di conseguimento delle competenze specifiche, accertamento con finalità amministrative [valutazione sommativa].

Per riportare alla normalità la gestione scolastica sarebbe sufficiente assegnare a soggetti diversi le due modalità valutative: attribuire al docente il monitoraggio dei processi d’apprendimento mentre la misurazione dei livelli di competenza potrebbe essere assegnata a un organismo alle dipendenze dei dipartimenti disciplinari.


In rete sono visibili:

un’unità di apprendimento: percorso didattico sui numeri naturali e sistemi di numerazione;

un’unita didattica con scheda di programmazione: Laboratorio di matematica: Pitagora

 

 

1 I regolamenti di riordino del 2010 contengono ampi repertori di capacità e di competenze generali. Si veda ad esempio Il profilo culturale, educativo e professionale dei Licei.

2 Se ne trascrive un sottoinsieme: Analizzare   Applicare Argomentare/Giustificare   Comunicare Comprendere   Decidere/Scegliere Generalizzare   Interpretare   Memorizzare   Modellare   Progettare   Relativizzare   Riconoscere   Ristrutturare   Sintetizzare   Sistematizzare   Trasferire   Valutare.

3 TU 297/94 art. 7, comma 2, lettera d

Ata, si assume solo tra precari

da ItaliaOggi

Ata, si assume solo tra precari

Il turnover è però ridotto rispetto al fabbisogno reale

Nicola Mondelli

Si è messa in moto la macchina ministeriale finalizzata all’indizione dei concorsi per soli titoli per l’accesso ai ruoli provinciali relativi ai profili professionali dell’area A (collaboratore scolastico e B (assistente amministrativo e tecnico, cuoco, guardarobiere, infermiere) del personale Ata e alla costituzione delle graduatorie provinciali permanenti utili per l’anno scolastico 2017/2018 e all’aggiornamento di quelle già costituite negli anni precedenti.

Una nota ministeriale del 28 febbraio 2017 ha infatti autorizzato gli uffici scolastici regionali a indire i predetti concorsi non mancando, opportunamente, di raccomandare che la pubblicazione dei relativi bandi avvenga entro il 20 marzo e ciò al fine di dare uniformità alla pubblicazione delle graduatorie definitive, utili per le operazioni di corretto avvio dell’anno scolastico 2017/2018.

Ogni ufficio scolastico regionale dovrà pertanto disporre gli appositi bandi fissando la data a partire dalla quale e quella entro la quale gli interessati potranno presentare la domanda. La partecipazione al concorso è comunque riservata al solo personale Ata non di ruolo che, alla data di scadenza fissata nei singoli bandi di concorso, potrà fare valere una anzianità di almeno due anni di servizio (24 mesi, ovvero 23 mesi e 16 giorni, anche non continuativi) prestato in posti corrispondenti al profilo professionale per il quale il concorso è stato indetto e/o in posti corrispondenti a profili professionali dell’area del personale Ata immediatamente superiore a quella del profilo cui si concorre.

La domanda, indirizzata all’ufficio scolastico territoriale della provincia in cui l’interessato presta servizio o vi abbia prestato, andrà presentata in formato cartaceo direttamente oppure spedita a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno e potrà essere finalizzata all’inserimento nelle graduatorie provinciali permanenti valide, appunto, per l’anno scolastico 2017/2018 ovvero, se già inseriti nelle stesse, all’aggiornamento del punteggio e della posizione di graduatoria.

La domanda dovrà inoltre essere compilata utilizzando esclusivamente gli appositi modelli predisposti dal ministero dell’istruzione.

Il personale che intende usufruire dei benefici di cui all’articolo 21 (diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili) e all’articolo 33, commi 5,6 e 7 (diritto di scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona disabile che si assiste) della legge 104/1992 deve unire alla domanda di partecipazione al concorso un apposito allegato H, sia se già incluso nelle graduatorie permanenti sia se ne chieda l’inserimento ex novo.

Fin qui il dato tecnico della procedura concorsuale per soli titoli riservata al personale Ata ai sensi dell’articolo 554 del decreto legislativo n. 297/1994 e della O.M. 23/2/2009, n. 21, dato che non si discosta sostanzialmente da quello contenuto nella procedura per lo svolgimento del concorso bandito nell’anno scolastico 2015/2016.

In particolare viene ribadito che è valutabile come servizio svolto presso enti pubblici anche il servizio civile volontario svolto dopo l’abolizione dell’obbligo di leva.

Sottolineato come ancora una volta il personale Ata sia stato completamente ignorato dalla riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione di cui alla legge 13 luglio 2015, n. 107, quella dei concorsi per soli titoli rimane pertanto l’unica strada praticabile per l’accesso ai ruoli provinciali.

Una strada che oltre a poter essere percorsa esclusivamente da personale con alle spalle anni di servizio a tempo determinato, è in grado, al momento dato, di consentire l’accesso ai ruoli solo di un numero ridotto di aspiranti e ciò principalmente a causa sia di una costante riduzione degli organici che della tendenza a non coprire tutti i posti che si rendono vacanti per dimissioni o collocamento a riposo per raggiunti limiti di età.

Pesa inoltre, anche se limitatamente al profilo dei collaboratori scolastici, la non disponibilità per l’immissione in ruolo degli 11.851 posti accantonati per consentire l’utilizzazione degli oltre 18 mila ex Lsu nelle pulizie delle scuole.

Scuola-lavoro, i nodi al pettine

da ItaliaOggi

Scuola-lavoro, i nodi al pettine

A giorni i chiarimenti dell’Istruzione. I diritti-doveri degli studenti ? Carta ferma al Lavoro

Emanuela Micucci

In dirittura d’arrivo l’aggiornamento della Guida operativa sull’alternanza scuola-lavoro. Il Miur dovrebbe pubblicare già questa settimana il testo in cui si chiariscono i quesiti più frequenti posti fino dalle scuole al ministero. Mentre entro marzo dovrebbe arrivare l’attesa Carta degli studenti e delle studentesse in alternanza, pronta ma ferma al ministero del lavoro per il parere prima di inviata al Consiglio di Stato per l’effettiva emanazione.

Dalle linee guida sull’alternanza degli studenti disabili alla questione della mancata copertura assicurativa degli alunni nel tragitto casa-struttura ospitante, dall’infortunistica al lavoro minorile. E ancora, i periodi di studio all’estero, le attività sportive. Passando per i compensi a dirigente scolastico e a dsga e alle spese ammissibili. Fino ai candidati esterni all’esame di Stato.

Questi alcuni dei temi oggetto dell’integrazione della Guida operativa, presentati di recente alle organizzazioni sindacali in un apposito incontro al Miur, chiedendo loro di inviare osservazioni. Senza, tuttavia, illustrare i contenuti della risposte a quegli argomenti.

«I chiarimenti devono partire dal fissare principi di riferimento per le scuole», spiega il delegato della Fc-Cgil, Gigi Caramia. «Se l’alternanza è obbligatoria, deve essere gratuita per i ragazzi: si pensi alle spese per il trasporto o per l’acquisto di materiale». L’attività di alternanza deve essere connessa con il Ptof della scuola. Allora, un’attività lavorativa retribuita del ragazzo non può essere riconosciuta come alternanza. Né lo possono essere quelle nell’azienda familiare o i “lavoretti estivi”, prassi diffuse soprattutto nei licei come raccontano gli studenti… Il personale deve essere retribuito dalla contrattazione».

C’è poi la questione dell’alternanza per chi supera gli esami di idoneità e per i candidati esterni alla maturità. Il Miur punterebbe a riconoscere le loro attività lavorative, partendo dal dato che la maggior parte degli idonei è uno studente lavoratore, lasciando però aperto il caso degli allievi dell’istruzione familiare e, per tutti, il reale svolgimento del numero minimo di ore fissato dalla legge.

Mentre la delega sulla valutazione stabilisce l’alternanza come requisito per l’ammissione all’esame di Stato per i soli candidati interni esonerando quelli esterni. Ma, poiché l’alternanza entra per tutti nel colloquio orale, prevede poi per i candidati esterni la presentazione di una «relazione o elaborato» che «ha ad oggetto l’esperienza di lavoro eventualmente svolta».