Contratto, precarietà, deleghe e legge 107/15

Contratto, precarietà, deleghe e legge 107/15,
investimenti in istruzione e ricerca

Nel pomeriggio di venerdì 10 marzo dopo la grande assemblea della mattina si è svolto davanti il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, un sit-in organizzato dalla FLC CGIL con le lavoratrici e i lavoratori che, con lo slogan “#Suleteste”, hanno voluto rappresentare pubblicamente lo stato di disagio e le gravi difficoltà lavorative e di funzionalità delle istituzioni pubbliche della conoscenza, derivanti dal mancato rinnovo del contratto di lavoro, dalla mancata stabilizzazione dei precari, e da tutti gli effetti negativi delle cosiddette riforme a partire dalla legge 107/15.

Durante il sit-in, una delegazione è stata ricevuta dal Capo di Gabinetto dott.ssa Sabrina Bono delegata dalla Ministra Valeria Fedeli, assente per impegni istituzionali. Alla Dott.ssa Bono abbiamo presentato le nostre rivendicazioni. La dott.ssa Bono, dopo aver ascoltato a lungo le lavoratrici e i lavoratori componenti della delegazione, ha rappresentato una posizione di disponibilità rispetto alle diverse vertenze, che verificheremo alla prova dei fatti appena si apriranno i tavoli di confronto sindacati/Miur.

Legge 104: necessaria, ma non piu’ sufficiente

Superando.it del 10-03-2017

Legge 104: necessaria, ma non piu’ sufficiente

di Salvatore Nocera*

«La Legge 104/92 – scrive Salvatore Nocera – ha costituito l’asse portante dell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Oggi però, alla luce dei nuovi orientamenti culturali sulla disabilità, necessita di essere aggiornata. E tuttavia, gli schemi dei Decreti Delegati di riforma recentemente presentati dal Governo non ne tengono conto, oltre a non riconoscere organismi importanti come i Centri Territoriali di Supporto e di Inclusione. Senza modifiche sostanziali, quindi le Associazioni delle persone con disabilità hanno già minacciato di intraprendere forti iniziative di protesta».

Quando fu approvata venticinque anni fa, la Legge 104/92 costituì l’asse portante dell’integrazione scolastica (come allora si chiamava il processo di presenza massiccia degli alunni con disabilità nelle classi comuni), anche perché aveva recepito i princìpi fondamentali sui diritti degli alunni con disabilità, enunciati per la prima volta con chiarezza nella Sentenza 215/87 della Corte Costituzionale. Essa, infatti, garantì il diritto alla scolarizzazione nelle classi comuni di alunni precedentemente ancora valutati dai medici come «non scolarizzabili» (articolo 12, comma 4); previde strategie didattiche, modalità organizzative e mezzi finanziari idonei a garantire l’attuazione di tali princìpi; sancì inoltre il diritto per gli alunni con disabilità – e non una semplice possibilità – a frequentare gli asili nido e la scuola materna, nonché le scuole di ogni ordine e grado sino all’Università (articolo 12, commi 1 e 2), oltre ad indicare gli obiettivi cui l’integrazione doveva mirare e cioè la crescita negli apprendimenti, nella comunicazione, nella socializzazione e nelle relazioni (articolo 12, comma 3).
Le norme applicative favorirono poi la realizzazione e l’esigibilità di tali diritti, chiarendone i soggetti pubblici tenuti a rispettarli e a farli rispettare e a fornire i mezzi finanziari e il loro coordinamento tramite gli accordi di programma e le intese (articolo 13, comma 1 lettera a).
E ancora, quella norma sancì criteri di valutazione degli alunni che riguardavano non solo i risultati apprenditivi, ma anche il processo e le modalità di apprendimento, distinguendo tra scuola elementare e media (in cui il progetto didattico personalizzato avrebbe dovuto essere formulato esclusivamente sulla base delle capacità dell’alunno e valutato positivamente se vi fossero stati dei progressi rispetto ai livelli iniziali degli apprendimenti) e la scuola superiore, dove pur potendosi avvalere di prove «equipollenti» e di altre agevolazioni, l’alunno, volendo conseguire il diploma, avrebbe comunque dovuto dimostrare di possedere gli elementi basilari delle discipline.

La Legge 104/92, però, è datata, risentendo innanzitutto di una visione statalistica, mancando ancora, nel momento in cui venne prodotta, l’autonomia scolastica e il trasferimento dei poteri dei Provveditori agli Studi dalle Province agli Uffici Scolastici Regionali.
Essa, inoltre, risente ancora di una prospettiva sanitaria legata alla disabilità come a una caratteristica essenziale della persona con disabilità che quasi si identifica con essa (articolo 3, commi 1 e 3), basandosi così su una visione statica ed egocentrica della disabilità stessa.
In realtà, anche la normativa successiva ha proseguito su questi orientamenti, ma a partire dai primi Anni Duemila, la cultura mondiale ha sviluppato i princìpi dell’ICF, la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo i quali la disabilità dev’essere inquadrata dinamicamente nei diversi contesti di vita, che possono offrire condizioni favorevoli o sfavorevoli all’inclusione, termine odierno più idoneo a significare questo nuovo orientamento di prospettiva culturale; infatti, ad esempio per un alunno cieco è molto diverso trovarsi in una scuola in cui ci siano docenti preparati sulle didattiche specifiche per la cecità, in una classe poco numerosa e potendo avvalersi di nuove tecnologie elettroniche, rispetto a chi tutto ciò non può avere.

Sulla base di questi nuovi orientamenti culturali, nel 2006 è stata approvata la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia otto anni fa, con la Legge 18/09. Pertanto la Legge 104/92 dev’essere oggi applicata alla luce di questi nuovi princìpi, ai quali deve adeguarsi.
Va poi ricordato come – alla luce delle esperienze di buone prassi di consulenza alle scuole riunite in rete per migliorare la qualità inclusiva nei confronti di casi sempre più nuovi e complessi, come gli alunni con autismo – si siano sviluppati dal 2007 i CTS, ovvero i Centri Territoriali di Supporto all’inclusione a livello provinciale o più recentemente di “Ambito Territoriale”, che si suddividono a propria volta nei CTI, i Centri Territoriali per l’Inclusione a livello di reti di scuole che abbiano realizzato degli sportelli di consulenza per l’inclusione di alunni con autismo, contribuendo validamente al miglioramento della loro inclusione.
Sembrerebbe per altro corretto che tali Centri potessero gestire pure altri sportelli per particolari tipologie di disabilità (ciechi, sordi, gravi disabilità intellettive, autismo, disabilità motorie), che possono anch’esse essere compensate con appositi ausili tecnologici.
In modo meno organico e puntuale, tali consulenze venivano svolte dai GLIP (Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali), che però sono stati ormai depotenziati quando il potere decisionale dell’Amministrazione Scolastica si è spostato all’Ufficio Scolastico Regionale. Pertanto è necessario che i CTS e i CTI ricevano un definitivo riconoscimento ufficiale per l’aggiornamento della Legge 104/92, che negli ultimi anni è stato avvertito come non più differibile e che ha portato le Federazioni FISH e FAND [rispettivamente Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità, N.d.R.] a far presentare alla Camera la Proposta di Legge n. 2444, che recepiva queste richieste innovative.

E a proposito dell’istituzionalizzazione dei Centri Territoriali di Supporto, è da osservare che sino ad oggi essi sono stati costituiti presso gli Uffici Scolastici Provinciali, mentre la Legge 107/15 (cosiddetta La Buona Scuola) ristruttura il territorio di competenza degli Uffici Scolastici Regionali nei già citati “Ambiti Territoriali”, inferiori al territorio provinciale. Questo probabilmente in vista dell’abrogazione delle Province previste dalla Legge di Riforma Costituzionale che non ha però avuto la conferma referendaria del 4 dicembre scorso. Sarebbe pertanto opportuno che tali organismi rimanessero a livello provinciale e che anzi ad essi venissero devolute le risorse umane e finanziarie previste dall’articolo 15 della Legge 104 ai GLIP, destinati, come detto, a scomparire.

Per tutto ciò la Legge 107/15 ha dato delega al Governo di migliorare la normativa, ma come documentato anche dall’ampio dibattito accesosi sulle pagine di «Superando.it» [si veda a tal proposito nella colonnina a destra l’elenco dei contributi pubblicati dal nostro giornale, N.d.R.], le bozze dei Decreti Delegati presentati dal Governo alle Camere per il richiesto parere e che dovranno portare entro la metà di aprile a un’approvazione definitiva, non soddisfano assolutamente le Associazioni delle persone con disabilità, aderenti sia alla FISH che alla FAND, dal momento che non riportano le richieste di aggiornamento della Legge 104/92, né quelle di riconoscimento ufficiale dei CTS e dei CTI. È quindi in corso un forte dibattito interno e con il Ministero dell’Istruzione, perché i contenuti dei Decreti Delegati vengano notevolmente modificati, recependo numerosi emendamenti migliorativi, proposti dalle Associazioni.
Qualora ciò non dovesse avvenire, le due Federazioni hanno già minacciato di intraprendere iniziative di protesta anche radicali.

Salvatore Nocera,
Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) della quale è stato vicepresidente nazionale. Le presenti riflessioni costituiscono il riadattamento dell’intervento pronunciato durante il convegno nazionale “Inclusione: conquiste, realizzazioni e prospettive”, Roma, 8-9 marzo 2017 (se ne legga la nostra presentazione).

Le leggi sulla scuola? Come le grida manzoniane!

Le leggi sulla scuola? Come le grida manzoniane!

di Maurizio Tiriticco

 

Quando leggo le “cose” di cui sopra sulla scuola (“Maturità: non basta la media del 6, deciderà il consiglio di classe”, dal “Corsera” di oggi 10 marzo) mi sale su tanta rabbia! LASCIATECI IN PACE! Questo dicono, anzi urlano, studenti, insegnanti, dirigenti! La scuola – o meglio, l’apprendimento da parte di soggetti in età evolutiva – è una cosa SERIA! Richiede attenzione, sensibilità, intelligenza, soprattutto oggi, in cui si vive in una società che chiamare “effervescente” non rende, e che anzi penalizza giorno dopo giorno le nuove generazioni, almeno qui nel nostro Paese! In cui la cultura è un optional, il lavoro una fenice sempre più araba!

Chi ci governa ha smantellato l’industria, ha sollecitato la cosiddetta delocalizzazione, ha umiliato la cultura e la ricerca… però siamo tanto buoni! Migliaia di disperati – che aumentano giorno dopo giorno – affollano le nostre città, alimentano disoccupazione, povertà e delinquenza, anche, purtroppo! Comunque, i soloni che ci governano giorno dopo giorno rovesciano sulla scuola le loro strampalate invenzioni! Ci avete afflitto con leggi a ripetizione ed infine con una 107… un unico articolo con 212 commi… capolavoro di furbizia… e con i successivi nove decreti delegati! Ci avete imposto “certificazioni di competenze” che sono soltanto adempimenti risibili! Chissà se un Carducci o un Marconi hanno lasciato la scuola con tanto di competenze certificate!? E Leonardo e Galilei saranno stati veramente “competenti”? Poveri insegnanti, oggi! Costretti a dimenarsi con documenti certificativi inutili e assurdi! Bambini “competenti”? Adolescenti “competenti”? Nooo!!! Una competenza è una cosa seria! E non la si può ammorbidire adottando l’espressione “profili di competenze” od altre amenità! Eppure si persiste nel sollecitare i nostri insegnanti a scrivere giorno dopo giorno… oceani di sciocchezze! Mentre un Morin ci sollecita ad “imparare a navigare in un oceano di incertezze fra alcuni arcipelaghi di certezze”!

Ora BASTA!!! Sono anni, ormai 17, che un ministro o una ministra, sempre nuovo/a e incompetente, mette mano, anzi le due mani, sulla scuola! Per lasciare un segno! Passare poi a un dicastero più “importante”, gli Interni, gli Esteri, la Difesa! L’Istruzione è una sorta di asilo per chi vuole intraprendere il cursus honorum che conduce, di dicastero in dicastero, fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con tanto di maiuscole! Diventare ministro PI vuol dire uscire dall’ombra e muoversi verso spiagge assolate! Dobbiamo dire BASTA!!! Educare, Formare, Istruire sono operazioni difficili, estremamente delicate – un impegno che abbiamo assunto con il lancio dell’autonomia delle istituzioni scolastiche (dpr 275/99) – soprattutto in una società così precaria come quella in cui stiamo vivendo! Frequentare “veramente” la scuola potrebbe essere un’occasione, un momento, un’opportunità per pensare, riflettere, insegnare e apprendere i fondamenti del leggere, scrivere, far di conto, comprendere le difficoltà di una società sempre più complessa e difficile, soprattutto per le nuove generazioni!

Anche una piccolissima riforma introdotta nel “sistema scuola” richiede tempi lunghi per essere compresa, assimilata e attuata! Invece, chi ci governa rovescia sulla scuola norme pressoché quotidiane! Basta! Immaginate un povero malato su un letto di ospedale, su cui sui accaniscono giorno dopo giorno, ora dopo ora, infermieri, medici e chirurghi, perché ciascuno deve dire la sua e… farla, purtroppo! Il povero malato non solo non guarisce, ma è condannato a una morte lenta!

Governanti! Ministri! Sottosegretari! Parlamentari! Lasciateci stare! Questo è il grido accorato, anche se inespresso, di chi a scuola ci va tutti i giorni, e ci lavora, dalle 8,30 alle 13,30 ed oltre! Insegnare e apprendere oggi sono imprese molto più difficili rispetto ai tempi di Checco e Nina! Quando leggere scrivere, far di conto, amare il Re e la Regina significava essere buoni sudditi, anzi buoni “regnicoli”! E, se si vuole che i nostri bambini diventino CITTADINI e non FURBETTI, lasciate che gli alunni apprendano e che i docenti insegnino, in serenità, senza l’assillo di leggere e attuare una norma sempre nuova che cancella la precedente! No al gioco delle tre carte!

#Saa2017, on line i portali unici dei dati di scuola e università

da Il Sole 24 Ore 

#Saa2017, on line i portali unici dei dati di scuola e università

 On line da ieri sul sito del Miur due portali dedicati ai dati della scuola e dell’istruzione superiore. La pubblicazione avviene in occasione della Settimana dell’amministrazione aperta (#SAA2017), che nasce nell’ambito delle iniziative di open government avviate dal dipartimento della Funzione pubblica. Sul portale sono disponibili set di dati in formato tradizionale e open.
«Questi portali erano molto attesi – sottolinea la ministra Valeria Fedeli – siamo felici di rilasciarli durante una settimana come questa che tiene alta l’attenzione sul tema della trasparenza e dell’accessibilità delle informazioni».
Il portale dei dati della scuola
Il portale unico dei dati della scuola, previsto dalla Buona scuola, mette da ieri a disposizione di cittadini, amministrazioni pubbliche, studentesse e studenti, famiglie, giornalisti, personale della scuola, informazioni e dati sul sistema di istruzione.
Il portale, oltre ad attuare il principio di trasparenza, semplifica e garantisce accesso e riutilizzabilità dei dati pubblici: tutti potranno accedere liberamente ai dati del Miur e, secondo i termini della licenza Iodl 2.0, potranno utilizzarli anche per lo sviluppo di applicazioni di utilità. Tre le sezioni a disposizione: Open data, dedicata agli utenti esperti che vogliono consultare ed elaborare dati anche grazie alla spazio Sparql per le interrogazioni on-line; Esplora i dati, rivolta alla navigazione grafica e “dinamica” con l’utilizzo dei filtri per trovare ciò che si desidera; Documentale, specifica per gli atti del ministero.
Con questo primo rilascio vengono messi a disposizione 47 dataset su scuole, studenti, personale, sistema nazionale di valutazione ed edilizia scolastica. I dataset, completi di tracciati e metadatazione, sono rilasciati nei formati csv, json, rdf, xml ed è possibile interrogare i dati con il linguaggio Sparql, disponibile grazie ad un modulo applicativo EndpointSparql. Quindi, con riferimento al modello qualitativo dei dati aperti su web (cosiddetto modello 5 stelle) tutti i dataset sono di livello 4 stelle. Il portale sarà via via aggiornato ed arricchito con nuove aree, nuovi dataset, con aggiornamenti dei dati e creazione di ambienti didattici e si darà seguito ai linked Open data (ultimo livello del modello 5 stelle) che permettono i collegamenti (interlinking) verso altri enti. Tutti gli utenti potranno inviare il proprio feedback, grazie ad un link predisposto in ogni pagina: compilando un breve ed anonimo questionario, si potranno valutare le varie aree del portale e inviare i propri suggerimenti.
Il portale dell’Istruzione superiore
Il nuovo portale dei dati dell’istruzione superiore del Miur è dedicato alla presentazione e al rilascio dei dati relativi all’università , agli istituti Afam e al Diritto allo studio. Il portale è anche in questo caso aperto al pubblico e si rivolge agli esperti del settore e a tutti coloro, fra le cittadine e i cittadini, che vogliono comprendere ed analizzare il mondo dell’istruzione superiore. Nella sezione Esplora i dati sono previsti due macro percorsi tematici per guidare l’utente nell’esplorazione dei dati relativi a didattica (università e Afam) e diritto allo studio. Nella parte dedicata alla didattica la navigazione sui dati avverrà selezionando un’area geografica (regione) e/o una tipologia di ateneo (ad esempio, statali) o Afam (ad esempio, “Accademia di belle arti”). Nella sezione diritto allo studio si potranno visualizzare tabelle e grafici con filtro per regione, enti per il diritto allo studio, collegi universitari.
Nella parte dedicata agli Open data è prevista una raccolta di dataset dei principali aggregati di interesse pubblico relativi all’ultimo anno disponibile. La sezione Esplora i dati sarà aggiornata nelle prossime settimane con nuove informazioni ed ulteriori funzionalità che consentiranno una navigazione sempre più immediata e completa. Inoltre, nella sezione Open data, prossimamente verranno rilasciati nuovi dataset che metteranno a disposizione l’intero patrimonio informativo degli ultimi anni sul sistema di istruzione terziaria.

I link ai portali:
http://dati.istruzione.it/opendata/
http://ustat.miur.it/

Maturità: non basta la media del 6 Deciderà il consiglio di classe

da Corriere della sera

Maturità: non basta la media del 6 Deciderà il consiglio di classe

Il Parlamento boccia la parte del decreto che introduce le nuove norme sull’ammissione all’esame di Stato. Ora tocca al Miur correggere le norme. La battaglia sull’InvalsiIl Parlamento boccia la parte del decreto che introduce le nuove norme sull’ammissione all’esame di Stato. Ora tocca al Miur correggere le norme. La battaglia sull’Invalsi

Gianna Fregonara

Marcia indietro sulla contestata norma contenuta nella delega della riforma della scuola che avrebbe permesso l’ammissione all’esame di maturità (ma anche la promozione per gli altri anni) con la «sola» media del 6, comprensiva del voto di religione o alternativa e di condotta. A chiederla alla ministra Fedeli, nei pareri in via di approvazione, è il Parlamento. Toccherà poi al Miur riscrivere la norma, ma tra le condizioni poste dalla relatrice Francesca Puglisi (al Senato) e tra le osservazioni della deputata Mara Carocci (alla Camera) si chiede di abolire quella parte dell’articolo 15 che aveva suscitato tante reazioni e accuse di tornare al «sei politico» per sostituirla con una norma più equilibrata. Se, come sembra, la ministra seguirà i pareri del Parlamento resterà il sistema attuale, che prevede l’ammissione con almeno tutti sei, e sarà il consiglio di classe in fase di valutazione finale a decidere e motivare se uno o più insufficienze possano, eccezionalmente, permettere comunque di accedere alla maturità (o alla promozione) o se invece no.

La nuova maturità dal 2018

L’ultima parola spetta ora alla ministra, che riceverà nei prossimi giorni i pareri e entro la fine del mese presenterà il testo definitivo del decreto, la cui applicazione è comunque prevista a partire dall’anno prossimo.

LA LICENZA DI TERZA MEDIA ANCHE PER I DISABILI

Invalsi obbligatorio ma non vincolante

Altre novità riguardano anche la prova Invalsi dell’ultimo anno delle superiori. La richiesta delle commissioni è che sia anticipata alla prima parte dell’anno scolastico per non interferire con la Maturità: la partecipazione al test resta comunque un requisito per l’ammissione all’esame di Stato. Resta da capire se la ministra darà seguito alla richiesta di abolire la parte del decreto che permette alle università di usare i risultati individuali della prova per l’ammissione ai propri corsi.

Con un disabile, torna a 20 alunni il tetto massimo?

da La Tecnica della Scuola

Con un disabile, torna a 20 alunni il tetto massimo?

Cambiamenti sarebbero attesi nel decreto relativo all’inclusione scolastica degli alunni disabili: il tetto degli studenti per classe dovrebbe tornare a 20 e correzioni dovrebbero consentire un maggior coinvolgimento delle famiglie nei “luoghi di decisione” oltre che “sanare” la questione dell’esame di terza media

Lo scrive Il Sole 24 Ore secondo cui il provvedimento su valutazione, certificazione delle competenze ed esami di stato sarebbe ancora in discussione, insieme all’opportunità o no di dare voti nel primo ciclo (nella riforma si propone di sostituirli con lettere, A-B-C-D-E) e della “media del 6” (invece dell’attuale sufficienza in tutte le materie) come requisito per l’ammissione agli esami di stato.

 

 

Si mette in moto la macchina degli esami. Fedeli: aderenza ai programmi svolti

da La Tecnica della Scuola

Si mette in moto la macchina degli esami. Fedeli: aderenza ai programmi svolti

Proprio oggi le scuole hanno ricevuto la circolare per la formazione delle commissioni. Da domani sarà possibile, per chi vuole candidarsi ad essere commissario esterno, inserire la relativa domanda nel sistema Miur. Mentre successivamente gli istituti scolastici potranno indicare, sulla stessa piattaforma, i nomi dei commissari interni.

La circolare annuncia anche uno specifico provvedimento per la formazione delle commissioni d’Esame nelle scuole delle zone colpite da aventi sismici: le commissioni saranno composte solo da membri interni, fermo restando il Presidente esterno. La Ministra Valeria Fedeli emanerà a breve l’apposita ordinanza. Alla circolare di è invece allegato l’elenco delle scuole coinvolte.

“L’ordinanza – sottolinea Fedeli – rappresenta una necessaria risposta alla richiesta che ci è arrivata dalle scuole, dalle studentesse e dagli studenti visto l’alto numero di giorni di scuola che le ragazze e i ragazzi hanno perso loro malgrado a causa dei numerosi eventi sismici che si sono succeduti in questi mesi e che in molti casi si sono sommati anche al maltempo. Dobbiamo garantire che l’Esame di queste studentesse e di questi studenti sia aderente ai programmi realmente svolti e a quanto sarà indicato nel documento di fine anno del Collegio dei docenti”.

La Maturità 2017 avrà inizio mercoledì 21 giugno, con la prova di Italiano. Il 22 giugno sarà la volta della seconda prova scritta, nella materia caratterizzante ciascun indirizzo. Quest’anno la prima prova scritta è affidata a commissari esterni, mentre la seconda prova scritta è affidata a commissari interni. Saranno circa 500.000 i ragazzi coinvolti negli Esami. Le commissioni saranno oltre 12.000.