Così cambierà la scuola

da Il Messaggero

Così cambierà la scuola

Gli obiettivi del governo: per gli studenti più borse di studio, meno giri di supplenti

La scuola cambia. E lo fa, cambiando la riforma: in settimana arriverà il parere del Parlamento sugli 8 decreti attuativi, necessari per portare a regime la Buona scuola. Gli schemi sono in discussione alle Camere dal 14 gennaio scorso quando, in Consiglio dei ministri, la ministra all’istruzione Valeria Fedeli ne chiese l’approvazione: «Fu una scelta politica, la mia ha spiegato per non buttare via tutto il lavoro fatto dal ministero negli ultimi due anni. Abbiamo ascoltato associazioni e sindacati in audizione. Ora ne vedremo i risultati». Arriveranno quindi entro venerdì i pareri delle Commissioni istruzione e Bilancio della Camera e del Senato su temi decisivi per il mondo della scuola. E il ministero dell’istruzione dovrà prenderli in considerazione.
Ma vediamo come cambierà la scuola italiana al termine di tutto questo processo legislativo, quando la riforma della riforma passerà alla fase attuativa.
GLI ESAMI
Per l’ammissione alla maturità, è in arrivo una novità che piace molto agli studenti. Nel testo varato dal governo si stabilisce che per essere ammessi all’esame finale delle superiori non sia più necessario avere la sufficienza in tutte le materie: basta la media del 6. Questo però è risultato forse il punto più controverso di tutti i decreti attuativi: per molti si tratterebbe di una semplificazione eccessiva. La commissione così ha bocciato il decreto del governo. Nel parere formulato dai parlamentari, si chiede di dare carta bianca ai consigli di classe: l’obbligo di sufficienza in tutte le materie deve rimanere, ma si concede ai docenti la libertà di fare eccezioni per i singoli casi, evidenziando gli eventuali 5 o 4 (che quindi peserebbero sul voto finale). Paradossalmente però si otterrebbe anche il risultato di far arrivare all’esame studenti che hanno una media più bassa del 6.
MAL DI SUPPLENZA
Troppi supplenti e troppi trasferimenti dei docenti di ruolo: quest’anno sono stati infatti 142mila i contratti a termine, nonostante le 100mila immissioni in ruolo del 2015, e ben 207mila le richieste di trasferimento per la mobilità straordinaria. Uno tsunami che ha travolto soprattutto la didattica. Anche quest’anno sarà possibile spostarsi ma la mobilità sarà ordinaria e parziale, così come le assegnazioni provvisorie saranno più controllate.
BORSE DI STUDIO E TASSE
Da settembre prossimo saranno a disposizione 10 milioni di euro per le borse di studio per gli studenti degli ultimi due anni delle superiori da spendere per libri di testo, trasporti ed eventi culturali. L’esonero totale dalle tasse scolastiche si estende a tutti: oggi arriva fino al terzo anno delle superiori, dal 2018 al quarto anno e poi, a seguire, al quinto. Per monitorare le reali criticità, nasce la Conferenza nazionale formata da associazioni dei genitori e degli studenti seduti al tavolo con i ministeri all’istruzione, ai beni culturali e alle infrastrutture.
STUDIARE ALL’ESTERO
Sarà più semplice e per tutti, studiare in un Paese europeo. Per la ministra Fedeli, infatti, è necessario «dare un’accelerata al progetto, oggi riservato solo all’1,2% della popolazione giovanile interessata. Le risorse sono state già incrementate, ma faremo ancora di più perché aumentino le possibilità di partecipazione, aprendo anche ai giovanissimi studenti delle scuole e anche a Paesi non dell’Unione europea».

 

STIPENDI E CARRIERE DEI DOCENTI
Un’intera categoria è in attesa del rinnovo del contratto, fermo da 7 anni. La firma potrebbe arrivare entro l’anno e porterà con sé circa 85 euro di più in busta paga. Per gli insegnanti resta l’incognita della chiamata diretta, affidata ai presidi ma ancora in attesa di norme precise per l’attuazione, e una selezione più dura e lunga, con 3 anni di formazione dopo il concorso, per l’accesso all’insegnamento. Per il sostegno inoltre saranno necessari 120 crediti formativi, rispetto ai 60 attuali.

Lorena Loiacono

Valutazione, i presidi inglesi truccano i test e cacciano gli studenti scarsi

da Corriere della sera

Valutazione, i presidi inglesi truccano i test e cacciano gli studenti scarsi

I risultati dei test vengono pubblicati a fine anno, Si aprirà un’inchiesta sullo scandalo dei dirigenti che spingono gli studenti meno bravi a non presentarsi agli esami finali per non far perdere punti alla scuola

Le classifiche scolastiche in Inghilterra sono un’ossessione nazionale. Compulsate dai genitori alla ricerca della scuola migliore per i figli, attese e temute da presidi e insegnanti per i quali scivolare di qualche posizione significa perdere allievi e fondi. Sono classifiche oggettive, fondate sui risultati degli esami, i Gcse e gli A levels, sostenuti a 16 e a 18 anni, che in Inghilterra sono unificati a livello nazionale e basati sui giudizi di una commissione unica sempre nazionale. Non c’è elemento soggettivo, non c’è discrepanza a livello regionale, tutto è standardizzato. E allora? Allora il problema è che questa ossessione della performance costringe a trovare modi per aggirare il sistema. La denuncia è arrivata da Ofsted, l’organismo governativo che supervisiona l’istruzione: hanno scoperto che alcune scuole non consentono agli allievi più scarsi di sostenere gli esami nazionali e li dirottano piuttosto verso qualificazioni alternative. In questo modo evitano che la media si abbassi e riescono a rimanere aggrappate alla propria posizione in classifica.
«Non far perdere un’opportunità ai ragazzi»

L’ispettrice capo di Ofsted ha parlato di «scandalo» e ha annunciato un’ampia inchiesta su queste pratiche. Ma soprattutto ha ricordato che «una buona educazione non è fatta solo di classifiche». Perché «i giovani hanno soltanto una opportunità di apprendere a scuola e dobbiamo fare in modo che tutti ricevano un’educazione ampia, ricca e profonda». E’ evidente che pubblicare, come in Inghilterra, i risultati scolastici ogni anno e metterli a confronto è un esercizio di trasparenza. Consente ai genitori di conoscere il livello della scuola cui hanno affidato i propri figli e ai dirigenti scolastici di compiere un’autovalutazione in modo da sforzarsi di migliorare il servizio offerto. Ma è altrettanto evidente che l’istruzione non può essere una specie di medagliere olimpico e la formazione delle persone è qualcosa di più ampio dei buoni voti. Per l’Italia può essere utile dare un’occhiata a cosa succede in Paesi che sono già andati molto avanti in questo percorso. E che cominciano a guardarsi attorno con preoccupazione.

Sciopero 17 marzo, con 8 manifestazioni per bloccare gli 8 decreti

da La Tecnica della Scuola

Sciopero 17 marzo, con 8 manifestazioni per bloccare gli 8 decreti

Nelle intenzioni dei sindacati di base lo sciopero in programma per il prossimo 17 marzo dovrà servire per mettere il Governo alle strette e per tentare di ottenere il blocco dei decreti applicativi della legge 107.
E così, in occasione dello sciopero nazionale, si svolgeranno 8 importanti manifestazioni, tante quanti sono i decreti contro i quali sta montando la protesta nelle scuole. La manifestazione più consistente è prevista a Roma; le altre si svolgeranno a Torino, Bologna, Napoli, Bari, Cagliari, Palermo e Catania. Ma sono in programma presidi anche in diverse altre città italiane.
Proclamato da Cobas, Unicobas, Usb, Anief e Federata, lo sciopero è centrato in particolare sulla questione delle deleghe, che il Governo dovrà definire proprio a partire dal 20 marzo, dopo che le Commissioni parlamentari avranno approvato i pareri del caso.
Ma ci sono anche molte questioni su cui i sindacati di base intendono ottenere qualche risultato concreto. Intanto che la mobilità sia gestita con titolarità su scuola, eliminando la chiamata diretta e gli incarichi triennali decisi dal preside, garantendo la continuità a tutti i docenti.
Altra richiesta: che i fondi del “merito” , della carta del docente e anche del fondo di istituto siano destinati alla contrattazione nazionale per un aumento che, insieme ad ulteriori stanziamenti (i sindacati dicono che devono essere rilevanti),  garantisca a docenti e ATA il recupero almeno di quel 20% di salario perso nel più lungo blocco contrattuale della storia repubblicana.

Senza però dimenticare né i precari (assunzione su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto di coloro che vantano almeno 36 mesi di servizio)  né il personale Ata (ampliamento dell’organico  ed eliminazione delle restrizioni nelle nomine dei supplenti).
Ci sono poi due questioni che i sindacati di base considerato irrinunciabili: ridare alle scuole superiori la libertà di istituire o meno l’ “alternanza scuola-lavoro” e di determinarne il numero di ore ed eliminare le prove Invalsi come strumento per valutare scuole, docenti e studenti.
E c’è anche il tema delle libertà sindacali, come sottolineano in particolare Cobas e Unicobas: “Si tratta di restituire ai lavoratori/trici il diritto di partecipare ad assemblee indette da qualsiasi sindacato e di applicare un sistema proporzionale di voto senza sbarramenti per l’accesso ai diritti sindacali, con un voto a livello di scuola, uno a livello regionale e uno nazionale per determinare la rappresentatività dei sindacati ai tre livelli”.

Una piattaforma ampia e articolata che, secondo i sindacati di base, dovrebbe convincere molti docenti e Ata a partecipare alla protesta. Cobas e gli altri sindacati si dicono anche convinti che il 17 marzo l’adesione sarà ben superiore al modesto 2,5% registrato lo scorso 8 marzo in occasione dello sciopero proclamato dalla Flc-Cgil.

Fedeli: il nostro Governo è stato l’unico ad invertire la rotta sui finanziamenti alla scuola

da La Tecnica della Scuola

Fedeli: il nostro Governo è stato l’unico ad invertire la rotta sui finanziamenti alla scuola

“Siamo l’unico governo che ha invertito la rotta sui finanziamenti all’istruzione”: a dirlo è stato il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli parlando al Lingotto di Torino.

Nella terza ed ultima giornata di lavori del Partito Democratico, svolta sullo stesso palco dove è nato due lustri fa il Partito Democratico, il responsabile del Miur ha difeso con le unghie la politica del Governo Renzi sul fronte scolastico. Ad iniziare dalla riforma: la Legge 107 del 2015.

Il progetto del Governo, ora, è quello di porre le basi per “raddoppiare nei prossimi cinque anni i fondi per scuola università e ricerca. E aprire un fronte di discussione con l’Europa per tenere queste risorse fuori da ogni vincolo”: quindi, l’esito non dipenderà solo dall’Italia, anche perché i finanziamenti si presume che provengano anche e soprattutto dell’Unione Europea.

“Noi siamo con gli insegnanti se tutti insieme mettiamo al centro le ragazze e i ragazzi, il nostro futuro”, ha concluso Fedeli.

 

Fedeli: così cambierà la scuola

da La Tecnica della Scuola

Fedeli: così cambierà la scuola

Come cambierà la scuola italiana secondo la ministra Valeria Fedeli?

Cambiando la riforma dopo l’approvazione degli 8 decreti attuativi e dopo avere ascoltato associazioni e sindacati in audizione: “Ora ne vedremo i risultati”, conferma la ministra nel corso di una intervista al Messaggero.

Ecco comunque tutti i punti toccati dalla Fedeli e riportati dal giornale romano a firma di  Lorena Loiacono:

Esami di stato

La commissione ha bocciato il decreto del governo. Nel parere formulato dai parlamentari, si chiede di dare carta bianca ai consigli di classe: l’obbligo di sufficienza in tutte le materie deve rimanere, ma si concede ai docenti la libertà di fare eccezioni per i singoli casi, evidenziando gli eventuali 5 o 4 (che quindi peserebbero sul voto finale). Paradossalmente però si otterrebbe anche il risultato di far arrivare all’esame studenti che hanno una media più bassa del 6.

Precariato

Troppi supplenti e troppi trasferimenti dei docenti di ruolo: quest’anno sono stati infatti 142mila i contratti a termine, nonostante le 100mila immissioni in ruolo del 2015, e ben 207mila le richieste di trasferimento per la mobilità straordinaria. Uno tsunami che ha travolto soprattutto la didattica. Anche quest’anno sarà possibile spostarsi ma la mobilità sarà ordinaria e parziale, così come le assegnazioni provvisorie saranno più controllate.

Erasmus

Sarà più semplice e per tutti, studiare in un Paese europeo. Per la ministra Fedeli, infatti, è necessario «dare un’accelerata al progetto, oggi riservato solo all’1,2% della popolazione giovanile interessata. Le risorse sono state già incrementate, ma faremo ancora di più perché aumentino le possibilità di partecipazione, aprendo anche ai giovanissimi studenti delle scuole e anche a Paesi non dell’Unione europea».

Stipendi e contratto

Per quanto riguarda i contratti invece, secondo la ministra un’intera categoria è in attesa del rinnovo del contratto, fermo da 7 anni. La firma potrebbe arrivare entro l’anno e porterà con sé circa 85 euro di più in busta paga. Per gli insegnanti resta l’incognita della chiamata diretta, affidata ai presidi ma ancora in attesa di norme precise per l’attuazione, e una selezione più dura e lunga, con 3 anni di formazione dopo il concorso, per l’accesso all’insegnamento. Per il sostegno inoltre saranno necessari 120 crediti formativi, rispetto ai 60 attuali.

Al via il progetto Dislessia Amica: 5.200 le scuole iscritte

da La Tecnica della Scuola

Al via il progetto Dislessia Amica: 5.200 le scuole iscritte

L’Associazione italiana dislessia, con sede a Bologna, Fondazione Tim e Miur, ha rivolto a tutti gli istituti scolastici, dalle elementari alle superiori, l’iniziativa “Dislessia Amica”.

Il progetto è rivolto agli insegnanti e prevede un percorso formativo di tre mesi di e-learning a favore di una scuola inclusiva per gli studenti con Disturbi specifici di apprendimento.

Finora sono 5.200 le scuole in tutta Italia che si sono iscritte al progetto, di queste, 330 si trovano in Emilia-Romagna e 76 nella provincia Bologna.

Le scuole interessate possono iscrivere gratuitamente gli insegnanti che seguiranno poi il percorso di e-learning, la cui piattaforma è stata realizzata dall’agenzia di comunicazione Life.

Ogni percorso prevede quattro moduli con video lezioni, approfondimenti sul tema e un test alla fine di ogni parte affrontata. Se i docenti supereranno tutti moduli riceveranno l’attestato di partecipazione, mentre l’istituto avrà il riconoscimento di scuola ‘Dislessia Amica’.

Secondo i dati presentati, Bologna si trova al sesto posto nazionale per numero di istituti scolastici già certificati. Sono 24 gli istituti della provincia che hanno già concluso il percorso, che si è svolto da ottobre a dicembre 2016. Hanno fatto meglio Roma (61 scuole), Milano (59), Napoli (41), Salerno (34) e Brescia (31). Attualmente c’è il secondo turno in corso, che finirà a marzo, mentre da aprile a giugno si svolgerà il terzo. Finora a livello nazionale hanno partecipato al progetto 130.300 insegnanti per un totale di oltre 2 milioni di ore di formazione.

Alla fine del primo turno (ottobre-dicembre), a cui hanno partecipato 1.088 scuole, l’82% ha ottenuto la certificazione. In Emilia-Romagna hanno superato i test 85 scuole su 107 iscritte. “Siamo molto soddisfatti – ha affermato Franco Botticelli, presidente dell’Associazione italiana dislessia – dell’andamento di questo progetto”, perché “la dislessia per essere affrontata ha bisogno di consapevolezza”.

100 giorni maturità 2017: – 1 al countdown ufficiale

da Tuttoscuola

100 giorni maturità 2017: – 1 al countdown ufficiale

Ormai ci siamo, manca davvero poco. Il countdown al countdown è iniziato. Tra qualche ora migliaia di studenti festeggeranno i 100 giorni che li separano dal loro esame di maturità 2017. Una vera e propria tradizione che va avanti da generazioni e per la quale tantissimi maturandi sono già al lavoro: c’è chi ha preparato la celebre scatola con la quale va in giro a raccogliere soldi per organizzare poi l’uscita di classe e chi è invece già impegnato nella messa a punto degli ultimi dettagli per far sì che i suoi 100 giorni maturità 2017 siano perfetti. Perché di tempo per pensarci, in effetti, è rimasto davvero molto poco.

100 giorni maturità 2017, la data

Ebbene sì, ai 100 giorni maturità 2017 manca appena qualche ora. Infatti, la data dei 100 giorni maturità 2017 è il 13 marzo e, fortuna vuole, che capiti proprio di lunedì. Facile quindi prevedere come quel giorno tantissime classi di quinta resteranno vuote. Bisognerà poi portare una giustificazione in caso di assenza? La risposta è sì. Purtroppo per i maturandi quella dei 100 giorni non è una festività riconosciuta, le scuole sono aperte regolarmente e se non ci reca bisogna tornare poi con una giustificazione adeguata.

100 giorni maturità 2017, cosa fare?

Di riti e tradizioni da seguire per festeggiare i 100 giorni maturità 2017 ce ne sono diversi. Per esempio, ogni anno migliaia di studenti si recano al santuario di San Gabriele, in Abruzzo, per la famosissima benedizione delle penne che poi useranno nei giorni delle prove scritte dell’esame di Stato. Anche Pisa è molto nota come meta privilegiata di orde di maturandi in preda al panico e all’euforia dei 100 giorni. In alternativa si può sempre optare per qualsiasi altra gita fuori porta (perché non al mare, magari in Versilia?) o per un bel pranzo in compagnia della propria classe, quella con la quale si passeranno gli ultimi mesi insieme a condividere ansie, paure, sogni e aspettative per il futuro.