Scuola e decreto inclusione, accolte alcune richieste delle famiglie

da Redattore Sociale

Scuola e decreto inclusione, accolte alcune richieste delle famiglie

La Commissione VII ha pubblicato il proprio parere sul decreto 378 della Buona scuola: recepisce alcune richieste avanzate dal Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili, che sono state sostenute da altre associazioni e da numerosi gruppi Facebook. Le famiglie tornano a partecipare all’elaborazione del Pei. E il numero massimo di alunni in presenza alunni con disabilità torna a 20

ROMA – Il decreto inclusione cambia, pur mantenendo alcune criticità, su richiesta di famiglie e associazioni: o almeno questo dovrebbe accadere, secondo le modifiche proposte dalle Commissioni VII (Cultura) e XII (Affari sociali) della Camera, che ha esaminato l’atto 378 e ha pubblicato il proprio parere, entro il termine fissato per domani. Così, alla vigilia dello sciopero generale che proprio domani mobiliterà il mondo della scuola contro i decreti attuativi della legge 107, almeno per quello che riguarda il sostegno si registrano delle aperture. Sono state infatti accolte alcune importanti modifiche richieste dalle associazioni, che avevano analizzato lo schema di decreto ed esposto le proprie critiche in sede di audizione.

Prima ancora che il parere sia pubblicato sul sito della Camera, il testo viene diffuso dalla rivista on-line Tecnica della Scuola e subito ripreso e commentato da Evelina Chiocca, componente del componente del direttivo Ciis (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno) e responsabile Scuola del Coordinamento nazionale famiglie disabili gravi e gravissimi.
Il Pei elaborato e approvato dai genitori. “Sono state accolte diverse modifiche, che come Coordinamento Famiglie Disabili Gravi e Gravissimi, con il sostegno e il supporto di molte altre associazioni e gruppi facebook, avevamo proposto – ci spiega Chiocca –. Una, importantissima, riguarda il Pei, cioè il Piano educativo individualizzato che, come avevamo chiesto, viene ad essere non solo elaborato ma anche approvato dai genitori, esclusi in prima battuta. “Anche se – sottolinea Chiocca – andrebbe soppresso ‘con la partecipazione’ e andrebbe scritto: ‘dalla famiglia, ecc…’, perché la frase, così come strutturata, potrebbe prestarsi a rischiose interpretazioni, vanificando l’intento del legislatore”. Precisamente, recita la modifica proposta dalla Commissione, il Piano Educativo Individualizzato viene elaborato e approvato “dai docenti contitolari o dall’intero consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori o dei soggetti con responsabilità genitoriale, delle figure professionali specifiche interne ed esterne all’Istituzione scolastica che interagiscono con la classe e con l’alunno o studente con disabilità, e con il supporto dell’unità multidisciplinare’. Inoltre, come suggerito dal Coordinamento, le Commissioni chiedono che il Pei “sia redatto entro l’inizio dell’anno scolastico di riferimento”. Restano invece critici, per Chiocca, alcuni appunti sostanziali, come: “l’aggiornamento del PEI”, in quanto lo stesso indica la progettazione per anno scolastico, per cui più che aggiornato deve essere rivisto, per la parte curricolare, ogni anno; l’assenza sia della programmazione annuale per discipline; l’assenza della voce “apprendimenti”, sostituita dalla parola “interazione”. Su questi punti “il Coordinamento è fiducioso in un ulteriori modifiche: presenterà entro stasera le sue osservazioni – aggiunge Chiocca – forte della grande disponibilità e attenzione ricevuta da parte delle relatrici”.

Il profilo di funzionamento si definisce con le famiglie. “Un altro punto importantissimo, accolto dalla Commissione – ci spiega ancora Chiocca – riguarda il profilo di funzionamento, alla cui stesura, nella prima versione del decreto, non partecipavano i genitori. Ora, invece, leggiamo che “il profilo di funzionamento è redatto con la collaborazione dei genitori del bambino, dell’alunno o dello studente con disabilità, nonché con la partecipazione di un rappresentante dell’amministrazione scolastica. E questa per noi è una grande vittoria”.

Il tetto massimo. Non meno importante è la vittoria che riguarda il numero di alunni per classe: la prima versione del decreto elevava infatti a 22 il numero massimo di alunni in classe in presenza di disabilità. “Ora – nota Chiocca – la Commissione chiede che torni ad essere 20 il numero massimo”.

Collaboratori scolastici. Il decreto richiama i compiti di assistenza dei collaboratori scolastici, previsti dal profilo professionale. “La richiesta del Coordinamento che, nell’assegnazione dei collaboratori, fosse garantita la differenza di genere degli alunni – osserva Chiocca – è stata recepita dalle relatrici e inserita nel parere che sarà sottoposto al Governo”. Di seguito il passaggio: “all’assegnazione dei collaboratori scolastici nella scuola statale, per lo svolgimento dei compiti di assistenza previsti dal profilo professionale, tenendo conto e rispettando il genere dei bambini, degli alunni e degli studenti, nell’ambito delle risorse disponibili e assegnate”.

Non si parla di formazione per tutti. Risulta invece non accolta la richiesta di una formazione diffusa di tutto il personale docente, “anche se va precisato – osserva Chiocca – che nei percorsi formativi sono stati introdotti crediti formativi relativi alle tematiche sulla disabilità. Secondo il Coordinamento, che ha formulato uno specifico articolo, prevedendo che tutto il personale docente debba acquisire competenze per poter lavorare con tutti gli alunni, compresi gli alunni con disabilità, una scelta in questa direzione è oggi quanto mai irrinunciabile – afferma – In questo senso è stata persa un’importantissima occasione, quel ‘salto di qualità’ che avrebbe davvero portato a compimento la scelta dell’integrazione, iniziata nel lontano 1971, con la prima legge a favore dell’inserimento degli alunni con disabilità nelle classi comuni. Ma forse è presto per dire l’ultima parola? In sede di stesura definitiva potrebbero forse esserci ulteriori modifiche”.

Con questo passaggio, da lunedì prossimo, i testi degli otto decreti torneranno nelle mani del Governo, che dovrà approvarli entro trenta giorni, tenendo anche conto dei pareri espressi dalle commissioni parlamentari. Vincolante sarà invece il parere della Conferenza Stato-Regione, che finora si è espressa favorevolmente solo su quattro degli otto decreti: valutazione, scuole all’estero, formazione iniziale dei professori, cultura umanistica. (cl)

NUMEROSA ADESIONE DEGLI ATA ALLO SCIOPERO

NUMEROSA ADESIONE DEGLI ATA ALLO SCIOPERO DEL 17 MARZO 2017

Oggi possiamo celebrare una grande giornata per il personale amministrativo tecnico ausiliario, che ha partecipato numeroso allo sciopero di Feder.ATA insieme alle altre sigle sindacali Cobas, Unicobas, USB, Anief.

La manifestazione si è svolta in molte città italiane.

Nonostante i ripetuti tentativi di boicottaggio da parte dei sindacati firmatari, finalmente gli ATA hanno capito che il momento per le nostre giuste rivendicazioni è giunto e sono scesi in piazza per protestare.

Nei resoconti della giornata odierna già pubblicati si parla praticamente e profusamente dei docenti e dei loro problemi ma gli ATA sono stati citati da quasi tutte le sigle solo come categoria che ha scioperato.

A Roma il nostro Presidente Giuseppe Mancuso nel suo seguitissimo intervento al Pantheon ha fatto presente che se oggi ci sono state scuole chiuse si devono ringraziare gli amministrativi tecnici e ausiliari che hanno scioperato; l’unità delle piazze italiane rappresenta l’inizio di un futuro migliore di docenti ed ATA della scuola contro la politica delle OO.SS. firmatarie di contratto che da 50 anni hanno la rappresentatività con il risultato che gli ATA stanno morendo.
Ha poi ampiamente illustrato le molteplici problematiche degli ATA dalla decurtazione dei posti in quanto si stanno creando le reti territoriali che serviranno a ridurre ulteriormente l’organico degli assistenti amministrativi, si sta ricorrendo sempre più all’esternalizzazione dei servizi ausiliari con le cooperative dei servizi che costano molto di più e non offrono un buon servizio alla scuola, il personale ATA non deve essere “lo zerbino di turno” e tutti debbono rendersi conto che i servizi scolastici non funzionano senza gli ATA.
Un vero sindacato deve difendere tutto il personale, evitando di “accordarsi con la politica”.
La scuola sta cambiando e sta mutando anche il modo di pensare del personale ATA che si sta ribellando a questa situazione e sta dirigendosi verso un nuovo sistema di rappresentarsi sindacalmente.
Oggi grazie ai nostri colleghi questo sciopero è ben riuscito, pertanto dobbiamo continuare ad essere uniti, perché senza unione non otterremo nulla; insieme chiederemo fatti e non parole !
Il nostro collega vicepresidente Luigi C. Calabrò ha parlato davanti al M.I.U.R evidenziando tra le altre cose l’inutilità dei tavoli tecnici per riaprire le graduatorie di terza fascia senza aver prima eliminato il ben noto e triste divieto di nominare supplenti, sempre per gli assistenti tecnici, praticamente sempre per gli assistenti amministrativi e nei primi sette giorni di assenza per i collaboratori scolastici.

Le nostre colleghe Simonetta Carbone e Antonella Brandetti in testa al corteo, che stava procedendo verso la destinazione finale della manifestazione, sono intervenute più volte per fare brevi interventi ad hoc.

Concludiamo questo breve resoconto dicendo che il nostro sindacato ha ribadito e gridato a voce alta le nostre/vostre rivendicazioni.

Cogliamo però l’occasione per ricordare ai colleghi indecisi o delusi e disillusi e demotivati o anche semplicemente “soddisfatti” di quel poco che hanno e di come sono “trattati e considerati” che senza una vera unione e adesione alle varie forme di protesta il personale amministrativo tecnico e ausiliario farà una brutta fine nella sofferenza sua e nell’ignoranza totale dell’opinione pubblica.
Ringraziamo i tanti colleghi che nelle varie città italiane hanno partecipato attivamente alle nove manifestazioni che si sono svolte a Roma Torino Bologna Firenze Napoli Bari Catania Palermo Cagliari, i quali con il loro contributo hanno favorito l’ottima riuscita di questo sciopero, che sta a significare l’inizio di una vera presa di coscienza dei gravi problemi della nostra categoria.

Fondi politiche sociali e non autosufficienza: verso il reintegro?

Fondi politiche sociali e non autosufficienza: verso il reintegro?

“Apprendiamo, con cauta soddisfazione, che Ministero del Lavoro e Regioni hanno espresso la loro volontà di reintegrare il Fondo Nazionale per Politiche Sociali e il Fondo per la Non Autosufficienza, sui cui tagli la nostra Federazione aveva – per prima – espresso forte disappunto. Ora attendiamo maggiori precisazioni su dettagli, tempi e modalità, ma l’inversione di tendenza è sicuramente apprezzabile.”

Questo il commento di Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, al comunicato stampa con cui il Ministero del Lavoro riporta gli esiti del confronto di ieri, 17 marzo, con il Presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, l’Assessore Massimo Garavaglia, Coordinatore della Commissione Affari Finanziari, e l’Assessore Vittorino Facciolla, Coordinatore della Commissione Politiche Sociali della stessa Conferenza delle Regioni.

L’incontro, richiesto dal Presidente Bonaccini, era finalizzato ad esaminare la situazione che si è determinata a seguito dell’Intesa del 23 febbraio scorso in Conferenza Stato‐Regioni sul documento concernente il contributo alla finanza pubblica delle regioni che ha determinato una riduzione dei trasferimenti ai fondi sociali (meno 212 milioni FNPS, meno 50 FNA).

Secondo quanto riportato dal comunicato stampa ufficiale, il Ministro Poletti e il Presidente Bonaccini hanno convenuto sulla necessità di riportare la dotazione di risorse all’ammontare precedente all’Intesa. Con la finalità di ripristinare l’entità delle risorse destinate al Fondo per la non autosufficienza e alle politiche sociali, il Presidente Bonaccini ha espresso la volontà delle Regioni di procedere ad un recupero delle risorse da destinare alle non autosufficienze e il Ministro Poletti, a sua volta, ha espresso la volontà del Governo di intervenire per recuperare le risorse da destinare al rafforzamento delle politiche sociali territoriali.

“Questo è sicuramente un primo risultato anche della nostra attività di vigilanza civile e di pressione, che proseguiranno nel monitorare le effettive declinazioni di Ministero e Regioni. – conclude Vincenzo Falabella – Di certo, dopo questi interventi sulle risorse, è necessario tornare speditamente a riflettere sulla pianificazione delle politiche e dei servizi per la non autosufficienza e per l’inclusione sociale.”

Non c’è invece traccia nel comunicato di un altro aspetto che sarebbe stato meritevole di attenzione dato il ruolo delle Regioni: “Ci saremmo aspettati che fosse affrontata anche un’altra emergenza che sta divenendo cronica: l’individuazione di adeguati stanziamenti a garanzia del trasporto e dell’assistenza scolastica per gli alunni con disabilità. Al contrario ancora il silenzio. Un’altra battaglia da proseguire a Roma e nelle Regioni.”

Roma. Ara Pacis, l’arte in un tocco

Roma. Ara Pacis, l’arte in un tocco

Il monumento della Roma imperiale accessibile a ciechi e ipovedenti grazie a uno speciale anello hi-tech

La storia dell’arte a portata di mano di ciechi e ipovedenti. L’Ara Pacis è attualmente accessibile ai disabili visivi: viene messo loro a disposizione uno speciale anello sensoriale che consente di ascoltare le spiegazioni audio mentre si esplora con le dita l’ambiente artistico circostante. Il progetto sperimentale, basato su un sistema tecnologico avanzato, si chiama Art for the Blind ed è stato rilanciato a Roma il 15 marzo 2017.

http://www.iapb.it/ara-pacis-l-arte-in-un-tocco

Scuola, via libera ai ‘concorsi leggeri’ per i precari

da la Repubblica

Scuola, via libera ai ‘concorsi leggeri’ per i precari

Salvo Intravaia e Corrado Zunino

ROMA – La fase transitoria della ministra Valeria Fedeli, quella che consentirà di assumere un certo numero di precari lasciati per strada o in garage dalla Buona scuola originale, trova il suo battesimo nelle commissioni di Camera e Senato. Il Parlamento dice sì alle proposte della ministra e così si possono avviare i concorsi light, su misura di precario, di cui Repubblica aveva parlato due settimane fa. I sindacati, favorevoli al nuovo corso di Fedeli chiamata a riavvicinare il mondo della scuola al centrosinistra, preferiscono definirlo un “piano pluriennale” necessario per stabilizzare il personale della scuola e arginare la supplentite, così acuta quest’anno.

Ecco, la quinta delega uscita dalle due commissioni Istruzione di Camera e Senato – anche questa sotto forma di parere – riguarda la formazione iniziale e il reclutamento degli insegnanti della scuola secondaria. Dal prossimo settembre si aprirà una fase che vedrà concorsi ogni due anni (e non più tre) i cui vincitori saranno immessi in un percorso triennale di formazione (Fit) che prevede un primo anno di specializzazione (con ottenimento di un diploma), un secondo anno di ingresso in classe e un terzo con l’assunzione in ruolo su posti vacanti, dopo il “superamento delle valutazioni intermedie e finali”. Si capovolgono i termini della Buona scuola: il concorso diventa l’inizio di un percorso di assunzione che sarà perfezionato nei tre anni successivi.

I CONCORSI LIGHT – Il nuovo sistema, si legge nei pareri, ha l’obiettivo “di attrarre e preparare alla professione docente persone giovani e competenti nelle loro discipline, eliminando il fenomeno dei lunghi periodi di precariato pre-ruolo”. Il primo concorso con la nuova formula dovrebbe essere avviato nel 2018. Potranno parteciparvi neolaureati che abbiano conseguito almeno 24 crediti formativi in discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche (al Senato si parla di “laurea magistrale”), e anche questa è una forte sterzata rispetto alla ‘Buona scuola’ che prevedeva l’accesso al bando solo agli abilitati. I vincitori cominceranno il loro percorso formativo retribuito nel 2019-2020.

Nel frattempo è prevista una fase transitoria con “procedure di valutazione e selezione che garantiscano di coprire, in modo regolare e prestabilito, con docenti di ruolo, i posti vacanti e disponibili, di assicurare la continuità didattica, di tener conto di esperienza e titoli di chi già insegna”. Nelle proposte individuate da Camera e Senato, su cui poi dovrà esprimersi definitivamente il Governo, da una parte si continuerà ad assorbire le graduatorie ad esaurimento (il 50 per cento dei posti liberi è riservato agli iscritti in Gae, dove oggi ci sono di nuovo 88mila persone in attesa grazie alle sentenze dei tribunali favorevoli ai diplomati magistrali), quindi si assumeranno i vincitori del concorso del 2016 derogando al limite del 10 per cento dei posti messi a bando (soluzione che garantirà l’assunzione ai cosiddetti “‘idonei fantasma”, che hanno superato l’ultimo concorso ma sono oltre la quota del 10 per cento prevista per chi è solo idoneo e non vincitore).

In questa “fase transitoria” entreranno anche i docenti abilitati che oggi sono nelle graduatorie di seconda fascia, spesso in cattedra da molti anni e formati con percorsi universitari: si prevede che “siano inseriti entro l’anno scolastico 2017-18 in una speciale graduatoria regionale di merito” sulla base dei titoli posseduti e del servizio effettuata e dovranno sottostare a una prova orale di “natura didattico-metodologica”. Il primo concorso light, ecco. Questi docenti saranno ammessi direttamente al terzo anno del nuovo percorso di ingresso nella scuola: una sorta di anno di prova rafforzato.

I SUPPLENTI CON TRE ANNI DI SERVIZIO – Ancora, la fase transitoria proposta dalle Camere prevede che i docenti non abilitati “che abbiano svolto almeno tre anni di servizio” siano ammessi a partecipare a “speciali sessioni concorsuali loro riservate” che si svolgeranno in contemporanea al nuovo concorso del 2018 (un solo scritto invece di due): bando “medium light”, questo. I vincitori saranno ammessi al percorso di formazione direttamente al secondo anno, con esonero dalla parte formativa e dei crediti avendo già insegnato per almeno 36 mesi. Soddisfazione, alla fine, di una larga platea di precari, e anche del Movimento 5 Stelle.

INFANZIA 0-6 ANNI – Via libera con osservazioni e condizioni, da Senato e Camera, alla delega sul cosiddetto “sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni”. La legge 0-6, un’appendice della ‘Buona scuola’ che riorganizza i primi sei anni di formazione dei bambini nella scuola materna. Il parere espresso ieri – ed è la sesta delega su otto licenziata dal Parlamento – chiarisce che per diventare educatore negli asili nido occorre la laurea triennale, mentre ribadisce che per insegnare nella scuola dell’infanzia serve conseguire la laurea magistrale. Ma se un docente di scuola dell’infanzia vuole dedicarsi ai piccoli dei nidi al di sotto dei tre anni deve acquisire altri 60 crediti formativi universitari. Il parere chiede inoltre al governo di riconoscere, ai fini dell’inserimento nelle graduatorie provinciali dei precari, il servizio prestato nelle sezioni primavera che accolgono i piccoli di età compresa fra 24 e 36 mesi. Inoltre, il fondo da 670 milioni di euro che finanzierà questa nuova riforma dell’infanzia andrà direttamente nelle casse di comuni, senza intermediazione delle regioni. E la ripartizione avverrà in maniera inversamente proporzionale alla presenza di sezioni (classi) di materna statale sul territorio: meno sezioni e più fondi statali.

“La rivoluzione culturale sta nel fatto”, spiega Francesca Puglisi, relatrice in commissione al Senato, “che l’intero percorso da zero a sei anni diventa di istruzione e formazione. In precedenza il segmento da zero a tre anni rientrava nel welfare. Con 300 milioni”, precisa la responsabile scuola del Pd, “il Governo Prodi fece balzare dal 9 al 17 per cento la presenza di nidi e micro-nidi nei comuni italiani. Con 670 milioni si dovrebbe arrivare al 33 per cento”. L’obiettivo è anche quello di estendere la scuola dell’infanzia a tutti i bambini dai tre ai sei anni (attualmente siamo al 94 per cento) e di creare le condizioni per estendere la presenza di servizi per l’infanzia al 75 per cento dei comuni. Alla base della riforma un percorso di continuità educativa per le bambine e i bambini costituito dai servizi 0-3 (nidi, micronidi e spazi gioco), dalle sezioni primavera (24-36 mesi) e dalle scuole dell’infanzia statali e paritarie “Lo schema di decreto legislativo”, si legge, “stanzia risorse utilizzabili per incrementare i posti disponibili”. Una nuova speranza per le Gae infanzia escluse dalla prima Buona scuola, anche se le risorse non potranno bastare per assumere tutti i pretendenti.

Deleghe Buona Scuola: sul sostegno «la famiglia è stata messa al centro»

da Corriere della sera

Deleghe Buona Scuola: sul sostegno «la famiglia è stata messa al centro»

Antonella De Gregorio

In dirittura d’arrivo un’altra delle deleghe attuative della legge 107/2015, una delle più tecniche e delicate, quella che riguarda l’inclusione degli alunni con disabilità. Dopo che le associazioni, nei mesi scorsi, avevano denunciato criticità e richiesto alcuni cambiamenti, le commissioni Cultura e Affari Sociali hanno licenziato un testo «che mira a costruire una scuola il più inclusiva possibile», dice Simona Malpezzi, deputata Pd, membro della Commissione Cultura alla Camera e relatrice insieme a Elena Carnevali (Pd).

Le modifiche

Tante le modifiche proposte. Riguardano, tra l’altro, la procedura per il riconoscimento della disabilità, il funzionamento dei gruppi territoriali per l’inclusione, il meccanismo per l’attribuzione dell’organico di sostegno alle scuole, la formazione dei docenti. «Il testo finale – dice l’onorevole Malpezzi – punta a costruire una scuola capace di formare, insieme alle famiglie, ragazzi pronti a entrare in una società che accolga e faccia crescere tutti». «Tra le nostre preoccupazioni c’è stata quella di togliere l’innalzamento del numero massimo di alunni per classe, in presenza di un alunno con disabilità gravi certificato: si torna a 20, mentre la delega presentata a gennaio lo fissava a 22. Abbiamo accolto la richiesta che nell’assegnazione del personale Ata si rispetti il genere di appartenenza del bambino o della bambina con disabilità: un segno di delicatezza importante. Ma, soprattutto, viene potenziata la formazione dei docenti di sostegno. E si rimette al centro la famiglia, che partecipa a tutte le fasi: dalla formulazione del profilo di funzionamento dell’alunno (che sostituisce la valutazione diagnostica funzionale, come chiesto dalle associazioni, ndr), alla quantificazione delle risorse da assegnare. Su richiesta delle famiglie, poi, il Piano educativo individuale (Pei) entra a far parte del profilo di funzionamento».

Il decreto sull’inclusione scolastica punta a dare ai ragazzi con disabilità «pari dignità e opportunità», sottolinea la parlamentare. Con «un cambio di rotta rispetto alla legge 104: il sostegno va non alla classe, ma alla scuola». Passa inoltre, per quanto riguarda lo schema di decreto n. 377 (formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria), la richiesta delle associazioni di una reale formazione iniziale sulle didattiche inclusive per tutto il personale scolastico e di una formazione specifica per gli insegnanti di sostegno: che dovranno cumulare 60 crediti formativi universitari relativi alle didattiche dell’inclusione, oltre a quelli già previsti dal corso di laurea. I crediti «specifici» saranno in tutto 120: 60 prima della frequenza del corso di specializzazione, altri 60 durante. E per garantire la continuità didattica, gli insegnanti di sostegno non potranno più passare automaticamente, solo facendo domanda, a insegnare una materia, ma dovranno sostenere esami specifici. Questo eviterà lo svuotamento delle graduatorie per il sostegno. I contratti a tempo determinato potranno poi essere reiterati «il più possibile», dice Malpezzi, in caso di fruttuoso rapporto docente-alunno.

«Vergognoso» per il M5S

Di «provvedimento vergognoso» parla il M5S, che ha presentato una proposta alternativa e denuncia «diritti non garantiti». I pentastellati criticano, tra l’altro, la mancanza di un piano di assunzione straordinario degli insegnanti di sostegno e l’attribuzione della funzione di valutazione sulla qualità dell’inclusione scolastica all’Invalsi.

Decreto promosso dalle associazioni

Positivi invece commenti delle Associazioni di e per le persone con disabilità: «Bene le classi con 20 alunni, disposizione che recepisce quanto già previsto dagli art n. 4 e 5 del DPR 81 del 2009 e contrasta il proliferare delle “classi pollaio”, che noi consideriamo deleterie per gli studenti disabili», commenta Gianluca Rapisarda, direttore scientifico dell’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione (I.Ri.Fo.R.) dell’UICI. Bene anche la formazione iniziale specifica sulle singole disabilità, dei futuri docenti per il sostegno e alla formazione in servizio sulla didattica inclusiva e sulla pedagogia speciale di tutto il personale scolastico prevista nel neonato Decreto sull’inclusione, «purché – avverte – si faccia veramente loro obbligo di osservarla». «A tal proposito – continua – il recente “Piano Triennale di Formazione Obbligatorio” per i docenti curricolari e di sostegno in servizio ci sembra un ottimo strumento e una preziosa opportunità da cogliere da parte di tutte le Istituzioni scolastiche. La Formazione estesa a tutto il contesto, infatti, potrebbe finalmente ridurre e contenere il più triste e perverso fenomeno dell’attuale modello dell’inclusione scolastica del nostro Paese e cioè la delega al solo docente specializzato dell’alunno/studente con disabilità, con la conseguente emarginazione e ghettizzazione di quest’ultimo nella famigerata “aula di sostegno”.

«Passare da organico di fatto a organico di diritto»

Qualche ombra rimane: «Il fatto che più del 40% degli attuali docenti per il sostegno sono supplenti e hanno incarichi precari “in deroga” – sostiene Rapisarda -: per ovviare bisognerebbe rivedere i criteri degli organici dei docenti specializzati, che dovrebbero poter transitare dal presente organico di fatto a quello di diritto delle scuole e prevedere un serio e strutturale Piano di assunzione attraverso appositi Concorsi». E il mancato riferimento esplicito all’art 24 della Convenzione Onu del 2006 sui diritti delle persone con disabilità, che invita a considerare finalmente il diritto all’istruzione come un insopprimibile diritto umano da garantire a qualsiasi cittadino, a prescindere dalla sua limitazione funzionale, e non un semplice e “generico” diritto da tutelare, non promuove quel «cambio di mentalità e di approccio» auspicato, per passare una volta per tutte dalla vecchia dimensione “integrativa” alla nuova prospettiva culturale dell’inclusione.

Sindacati di base: bene lo sciopero del 17 marzo

da La Tecnica della Scuola

Sindacati di base: bene lo sciopero del 17 marzo

Sciopero riuscito,quello del 17 marzo proclamato da Cobas, Unicobas, Usb, Anief e Federata.  Questa, perlomeno, è la lettura che ne danno i sindacati che lo hanno organizzato.
Dichiara Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas: “Possiamo ritenerci soddisfatti: secondo i nostri dati l’adesione allo sciopero si è certamente sul 15% e nelle grandi città si è arrivati anche al 20%. Sono numeri importanti, se si pensa che l’8 marzo allo sciopero indetto dalla Flc-Cgil, sindacato con 150mila iscritti, aveva aderito il 2,5% dei lavoratori, con una manifestazione davanti al Miur con meno di 100 persone”.
“Con lo sciopero di oggi – aggiunge d’Errico – si apre un nuovo capitolo nella storia del sindacalismo di base: abbiamo sfatato il vecchio pregiudizio secondo il quale gli scioperi che contano sono solo quelli proclamati da tutte le sigle dei sindacati rappresentativi. Non è così, anche noi siamo in grado di farci sentire”.
“D’altronde – conclude il segretario Unicobas – non è certamente un caso se proprio nel pomeriggio di oggi la senatrice del PD Francesca Puglisi ha fatto sapere che i fondi previsti per l’attuazione delle misure previste dalle deleghe della legge 107 verranno aumentati e portati a un miliardo di euro”.
Dati simili vengono dichiarati anche da Piero Bernocchi che parla di adesione di un lavoratore della scuola su cinque, con moltissime scuole rimaste chiuse in tutta Italia e con decine di migliaia di docenti ed Ata presenti alle 10 principali manifestazioni svoltesi in altrettante città italiane (solo a Roma si parla di un corteo di 5mila persone).
Al centro della protesta non solo le deleghe della legge 107 nma anche altri temi che stanno alimentando malcontento nel mondo della scuola (chiamata diretta e incarichi triennali decisi dai presidi, bonus premiale, carta del docente, precariato, organico Ata inadeguato, alternanza scuola-lavoro, prove Invalsi, assemblee sindacali consentite solo ai sindacati rappresentativi).
Ma, ovviamente., si è scioperato anche per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro e per l’adeguamento degli stipendi, fermi da quasi dieci anni e con un potere di acquisto ampiamente ridotto.