Medicina, l’orientamento comincia fra i banchi

Medicina, l’orientamento comincia fra i banchi
Accordo Miur-Fnomceo: formazione in aula e didattica laboratoriale

Al via il Protocollo fra Miur e Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo) per l’orientamento delle studentesse e degli studenti interessati alle professioni di ambito sanitario. Il Protocollo prevede l’estensione su scala nazionale del percorso ideato e sperimentato dal liceo scientifico ”Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria, d’intesa con l’Ordine dei Medici della stessa Provincia.

Il modello didattico è basato su una struttura flessibile e si articola in periodi di formazione in aula e periodi di apprendimento mediante didattica laboratoriale che le istituzioni scolastiche attueranno presso le strutture sanitarie individuate dagli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Provinciali. Il percorso prende avvio nelle classi terze delle scuole secondarie di secondo grado e ha una durata triennale, con un monte ore annuale di 50 ore: 20 ore tenute dai docenti di scienze, 20 ore dai medici indicati dagli ordini provinciali, 10 ore presso le strutture sanitarie individuate dagli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Provinciali.

L’accertamento delle competenze acquisite avverrà in itinere in laboratorio attraverso la simulazione di “casi”. Il protocollo d’intesa impegna il Ministero a individuare, tramite apposito avviso pubblico, fino a 20 licei scientifici distribuiti sul territorio nazionale in cui attivare il percorso. Fnomceo garantirà il necessario supporto organizzativo e scientifico, tramite gli Ordini provinciali interessati.

Verrà istituita una cabina di regia che seguirà le varie fasi di attuazione del protocollo, in coordinamento con l’istituto capofila, il liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria.

Giudice rigetta ricorso non vedenti

Il Fatto Quotidiano del 22-03-2017

Giudice rigetta ricorso non vedenti: “Scala mobile vietata al cane guida? Non e’ discriminazione, e’ una funivia”

BELLUNO. Come spesso accade in Italia non si sa chi sia più cieco. La storia arriva da Belluno, dove un gruppo di non vedenti nel maggio 2015 vuole arrivare in centro ma si ritrova davanti una rampa della scala mobile e a un cartello che vieta espressamente la salita coi cani guida. Ma è un ausilio indispensabile per muoversi – dicono loro – e c’è la legge 60 del 2006 che bandisce ogni barriera al loro spostamento in tutti i luoghi pubblici e aperti al pubblico. Quel divieto pregiudica la libertà di spostamento e dunque il diritto costituzionalmente garantito alla “libertà di movimento, autonomia e autodeterminazione”.

Ne nasce un alterco che porta alla chiusura dell’impianto per qualche ora. “Motivi di sicurezza”, e gli addetti staccano la corrente lasciando il gruppetto a mezza scala. I malcapitati fanno un esposto in Procura nel tentativo di cambiare il regolamento ma viene archiviato. Allora fanno causa al Comune e alla società Bellunum, chiedendo i danni. L’ultimo capitolo della vicenda, notizia di pochi giorni fa, è il rigetto del ricorso con accollo di tremila euro di spese di lite. Le motivazioni spingono per un nuovo ricorso. Il giudice accoglie le motivazioni portate dal Comune secondo le quali il divieto non è discriminatorio, e risponde a una logica di sicurezza, perché – e qui siamo al tocco di genio – la pendenza della gradinata è tale da assimilarla non a una semplice scala mobile ma ad un impianto a fune. Ricapitolando: loro non ci vedono, ma quella è una funivia con le fattezze di una scala mobile. Altro motivo di rigetto è la competenza territoriale perché nessuno dei ricorrenti è di Belluno, ma della provincia o di altre regioni. “Assurdo”, dice Simona Zanella, di associazione Blindsight Project che figura tra i ricorrenti. “Poteva capitare a un cieco bellunese che viene rifiutato da un taxi a Roma o da un albergatore a Trieste. Non è un’altra discriminazione?”.

di Thomas Mackinson

Come richiedere agevolazioni per un montascale per disabili

Disabili.com del 22-03-2017

Come richiedere agevolazioni per un montascale per disabili

Vediamo le procedure, i documenti e gli step per richiedere contributi all’installazione di un montascale in casa o in condominio.

La villetta su due piani, o la mansarda bohemienne con la scala a chiocciola, o ancora la taverna nel sottoscala per ascoltare la musica senza disturbare il vicinato… tutte soluzioni assolutamente affascinanti e pittoresche, ma…c’è sicuramente, ed è facile anche intuirlo, un lato “oscuro” in tutto ciò, o meglio “scomodo”, rappresentato dalle scale e dalla poca praticità che gli abitanti della casa sono quotidianamente costretti ad affrontare.

Tanto affascinanti quanto piuttosto insicure e molto scomode, le scale, infatti, rappresentano una delle prime barriere architettoniche delle nostre case, specie se ad abitare queste realtà sono persone anziane o disabili, per le quali vige la necessità di difendersi, in un certo senso, dalle insidie della poca praticità e della insormontabile impossibilità di salire o scendere quei pochi o tanti gradini.

Forse non tutti sanno che esiste una legge (L. 9 gennaio 89, n.13) che dà la possibilità di richiedere contributi per eliminare le barriere architettoniche. Vediamo insieme qual è l’iter procedurale per la richiesta, nella fattispecie, di uno strumento importantissimo riguardo all’argomento della nostra conversazione, vale a dire un montascale.

Innanzi tutto, le categorie degli aventi diritto ai contributi per l’assegnazione:
– Le persone disabili con limitazioni funzionali motorie permanenti ed i non vedenti;
– coloro che abbiano a carico persone con disabilità permanente;
– i condomini ove risiedano le suddette categorie di beneficiari;
– i centri o istituti residenziali destinati all’assistenza di persone con disabilità.

La precedenza per il riconoscimento dei contributi è riservato alle persone con disabilità in possesso di una certificazione attestante una invalidità totale, con difficoltà di deambulazione.

Le domande di contributo sono ammesse solo per interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche, e concesse per intervenire su immobili privati esistenti dove risiedano, appunto, dei disabili con limitazioni funzionali motorie permanenti (es. l’installazione di un servoscala che permetta al soggetto non deambulante di salire le scale).

Inoltre, come dicevamo, sono anche ammesse domande di contributo per immobili adibiti a strutture assistenziali e sarà compito del singolo Comune accertare che le domande non si riferiscano a interventi già esistenti o in fase di esecuzione.

È bene sapere che nel caso in cui l’immobile sia soggetto a vincoli storici, artistici o ambientali l’intervento andrà richiesto alle autorità competenti.

La domanda di contributo deve essere presentata al sindaco del Comune in cui è sito l’immobile, in bollo, entro il 1° marzo di ogni anno. La persona fisica che deve fare formalmente richiesta è il disabile stesso o chi ne esercita la tutela o la potestà, per l’immobile nel quale l’avente diritto ha la residenza abituale e per opere volte a rimuove gli ostacoli alla sua mobilità.

Alla domanda va allegata la descrizione delle opere e della spesa prevista, il certificato medico in carta semplice (può essere redatto e sottoscritto da qualsiasi medico) che attesti l’handicap del richiedente, precisando da quali patologie dipende e quali difficoltà motorie ne derivino. Nel caso in cui il disabile sia riconosciuto invalido totale con difficoltà di deambulazione, per avvalersi del diritto di precedenza, deve allegare la relativa certificazione della ATS competente.
Inoltre, deve essere presentata un’autocertificazione in cui sia specificata l’ubicazione dell’immobile di residenza del richiedente sul quale si vuole intervenire, che deve contenere una breve descrizione delle barriere architettoniche presenti. L’interessato deve inoltre dichiarare che gli interventi per cui si richiede il contributo non sono già stati realizzati né sono in corso di esecuzione. È necessario precisare se per lo stesso intervento siano stati già concessi altri contributi. Il disabile deve avere effettiva, stabile ed abituale abitazione nell’immobile su cui si intende intervenire. Non si ha infatti diritto ai contributi nel caso in cui si tratti di un alloggio stagionale o saltuario.

L’entità del contributo viene determinata sulla base delle spese effettivamente sostenute e comprovate, scaglionata secondo il totale del fatturato con percentuali diverse a partire da un contributo a copertura totale di € 2.582,28. È bene quindi richiedere un preventivo ad un produttore di montascale per disabili o anziani per avere un’idea della cifra a cui si ha diritto.

L’erogazione avviene dopo l’esecuzione dell’opera ed in base alle fatture debitamente comprovate, che devono essere presentate al sindaco. Le domande non soddisfatte nell’anno per insufficienza di fondi restano comunque valide per gli anni successivi, senza la necessità di una nuova verifica di ammissibilità.

Per l’acquisto di questi ausili si applicano le agevolazioni fiscali previste per i mezzi di deambulazione e sollevamento (IVA al 4%).

Alfredo Reichlin. Il nostro cordoglio

Alfredo Reichlin. Il nostro cordoglio nel messaggio del segretario generale Francesco Sinopoli

Si è spento questa notte Alfredo Reichlin. Antifascista e partigiano, deputato e dirigente del Partito comunista, intellettuale raffinato e analista rigoroso del Novecento e del XXI secolo. Una vita spesa per la bella politica. Esprimo il cordoglio della Federazione dei lavoratori della conoscenza per la triste perdita di un uomo democratico e di sinistra, che non ha fatto mai mancare il suo appoggio alle lotte per l’uguaglianza delle opportunità per tutti, per la difesa e la tutela della scuola pubblica e della sua funzione educativa, per il rilancio dell’alta formazione universitaria e della ricerca anche per la crescita sociale ed economica dell’Italia.

Alfredo Reichlin ha sempre cercato, a partire dal sessantotto, di capire e interpretare le lotte degli studenti e il disagio delle nuove generazioni per una politica che sentivano distante. Così come ha sempre riconosciuto, nelle lotte del personale della scuola a difesa della dignità del loro lavoro, un valore di civiltà e il ruolo decisivo per il rilancio sociale del Paese. Non possiamo non ricordare il suo amore per il Mezzogiorno e la lotta, durata una intera vita, per migliorarne le condizioni, non solo materiali, ma soprattutto umane e intellettuali. Lo diceva spesso: l’uscita dall’assistenzialismo per il Mezzogiorno si può celebrare solo il giorno in cui sarà messa la parola fine alla migrazione di centinaia di migliaia di giovani intellettuali e professionisti verso il Nord.

Anche a noi della FLC CGIL Alfredo Reichlin mancherà. Alla moglie e ai figli rivolgiamo le nostre condoglianze più sentite, e il mai sopito senso di gratitudine per quanto Alfredo Reichlin ha fatto e detto per l’intero sistema della conoscenza.

#ScuoleInnovative: costituita la commissione giudicatrice

#ScuoleInnovative
costituita la commissione giudicatrice

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli ha firmato il decreto di nomina dei commissari che valuteranno le oltre mille proposte pervenute nell’ambito del “Concorso di idee per la realizzazione di scuole innovative”.

Il concorso ha l’obiettivo di individuare nuove soluzioni per gli ambienti scolastici dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica. Saranno 51 le scuole realizzate (qui i dettagli e le aree dove sorgeranno http://www.scuoleinnovative.it/) grazie allo stanziamento di 350 milioni di euro, previsto dalla legge ‘Buona Scuola’.

La Commissione, che opera a titolo gratuito e il cui Presidente sarà designato per sorteggio, è così composta (in ordine alfabetico):

  • Ing. Marco Bartoloni, per il Consiglio nazionale dell’ordine degli ingegneri;
  • Arch. Laura Galimberti, per la Struttura di missione per il coordinamento e impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica;
  • Arch. Benedetta Tagliabue, come rappresentante del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;
  • Prof.ssa Maura Striano, docente di pedagogia generale e sociale presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”;
  • Arch. Werner Tscholl, per il Consiglio nazionale dell’ordine degli architetti.

La  Commissione individuerà per ciascuna area di intervento (sono 51 in tutto) le prime tre proposte vincitrici che saranno premiate rispettivamente con 25.000, 10.000 e 5.000 euro. I progettisti potevano concorrere per una sola area. I progetti arrivati sono stati 1.238.

La progettazione finale sarà curata dagli Enti locali e potrà essere affidata anche agli stessi progettisti individuati dal concorso di idee nel rispetto della normativa vigente.

AA.VV., Dall’aula all’ambiente di apprendimento

Dall’aula all’ambiente di apprendimento

Il volume ripercorre le tappe della ricerca Indire sulla riorganizzazione degli spazi e dei tempi per la scuola di oggi

La scuola del futuro passa anche da un nuovo modo di riorganizzare le aule, cambiando totalmente la disposizione delle classi odierne, formate da alunni seduti dietro file di banchi mentre acquisiscono una lezione frontale. Ma la scuola di oggi non può essere solo un meccanismo che trasmette il sapere, soprattutto perché essa si rivolge a tutti i bambini e i ragazzi, nella loro ricca e sempre crescente diversità. E quindi, cosa ci suggerisce la ricerca educativa sulle caratteristiche degli ambienti dove gli studenti dovrebbero imparare a diventare cittadini consapevoli della società di domani?

Una serie di riflessioni che vengono approfondite nel libro “Dall’aula all’ambiente di apprendimento” a cura di Giovanni Biondi (Presidente Indire), Samuele Borri (dirigente area tecnologica Indire) e Leonardo Tosi (Primo Tecnologo Indire). Il volume contiene la prefazione di Luigi Berlinguer, ex ministro della pubblica istruzione e la premessa dell’architetto, di fama internazionale, Tullio Zini.

Il libro nasce all’interno di un lavoro iniziato nel 2012 da Indire, su incarico del Ministero dell’Istruzione come ricerca sulla riorganizzazione degli spazi in rapporto alle trasformazioni che i sistemi scolastici stavano attraversando in tutto il mondo. L’opera si snoda lungo una linea ideale che ha radici nel passato e si proietta nel futuro prospettando una nuova idea di scuola, in cui alunni e studenti sono riconosciuti nelle loro differenze e peculiarità, e accolti come soggetti dinamici e attivi. Una visione di scuola in cui l’aula non è più il luogo unico dell’apprendere, ma è una molteplicità di spazi diversificati, complementari e sinergici, che contribuiscono a formare un unico ambiente integrato in grado di supportare una didattica attiva e moderna, in base a standard di qualità, vivibilità, comfort e benessere.

Il volume documenta esperienze di eccellenza in Italia e all’estero, buone pratiche, esempi di ambienti scolastici che hanno saputo raccogliere le sfide della modernità e proporre soluzioni efficaci. In un quadro nazionale, che dopo molto tempo offre alcune importanti opportunità per sviluppare “scuole nuove”, viene proposto un nuovo modo di concepire gli ambienti: non più una netta separazione tra chi deve progettare (attivamente) una scuola e chi la deve (passivamente) abitare, evidenziando invece una partecipazione attorno a una idea condivisa.

Il dibattito sulle caratteristiche degli ambienti della scuola non è materia esclusiva di tecnici o progettisti, ma è oggi un terreno di incontro tra professionalità diverse che, in un dialogo contino sui temi dell’innovazione e sui bisogni della comunità scolastica, si pone alla ricerca di una soluzione in grado di venire incontro alle nuove esigenze dell’utenza scolastica e alle richieste della società. Ma come si passa da un modello ad aule e corridoi ad un modello di ambiente in cui studenti e docenti hanno a disposizione aree e zone integrate, in cui svolgere attività diversificate in base alla tipologia di contenuti e strumenti da utilizzare?

Dirigenti scolastici pionieri e amministrazioni locali lungimiranti cercano di trasformare e adattare edifici esistenti in spazi alternativi alla cosiddetta “aula frontale”, recuperando spazi inutilizzati, corridoi, aule utilizzate solo per brevi periodi della giornata scolastica. Vengono creati dunque luoghi didattici diversi: con atelier, spazi di gruppo, aree per l’esplorazione, agorà, angoli per la presentazione su grande schermo: una varietà di ambienti integrati e complementari in cui gruppi di ragazzi si alternano per completare i loro progetti, risolvere problemi, discutere le loro ipotesi di soluzione, recuperare terreno lavorando a stretto contatto con un compagno più esperto su un determinato tema.

Il libro contiene anche un ampio riferimento al “Manifesto per gli spazi educativi del terzo millennio”: una proposta per superare il modello ad aule e corridoi e riunire un gruppo di progetto (realizzazione di una nuova scuola) o una comunità scolastica (ripensare gli ambienti degli edifici attuali) per riflettere su soluzioni diverse in grado di offrire all’utenza scolastica ambienti in linea con un modo diverso di stare a scuola e di intendere la didattica.

 

Il libro “Dall’aula all’ambiente di apprendimento” presenta infine un ricco repertorio di immagini d’epoca e di fotografie di ambienti contemporanei funzionali alle esigenze di una didattica moderna e attiva, e ad un’idea di ambiente scolastico in grado di permettere a tutti di essere accolti nei loro diversi aspetti e momenti che caratterizzano la vita sociale.