Earth Hour – L’Ora della Terra

25 marzo 2017, ore 20:30

http://www.oradellaterra.org/


Il Miur aderisce per la prima volta all’iniziativa WWF “Earth Hour – L’Ora della Terra”

Sabato 25 marzo, dalle 20:30 alle 21:30, saranno spente le luci sulla facciata principale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in viale Trastevere che aderisce così, per la prima volta, a “L’Ora della Terra” (Earth Hour), iniziativa globale del WWF dedicata alla sfida ai cambiamenti climatici.

Lettera aperta al Sottosegretario DeFilippo

Gent.mo Sottosegretario DeFilippo,

i docenti delle GAE La ringraziano infinitamente per aver spiegato con estrema chiarezza e semplicità le problematiche della scuola e dei docenti venutesi a creare in molte Regioni meridionali a seguito all’ applicazione della recente riforma scolastica. Le sue parole riconducono ad una visione obiettiva della realtà fin troppe volte offuscata da opinioni confuse, spesso imprecise o volutamente distorte. Leggere che “l’adesione alla fase nazionale di assunzione era volontaria, per cui i docenti hanno scelto liberamente, sapendo che l’assunzione sarebbe potuta avvenire su tutto il territorio della penisola” e che “si poteva non aderire alla fase nazionale di assunzione, rimanendo iscritti nelle Graduatorie ad esaurimento della propria regione” conferma e dà voce a ciò che noi docenti GAE affermiamo da tempo attraverso appelli inascoltati. Infatti, a conferma di quanto Lei dichiara, si richiama la Legge 107/15 e la FAQ n.10 ministeriale (consultabile sul sito internet dedicato al Piano straordinario di assunzione) nella quale si affermava che i docenti che non avessero presentato domanda sarebbero rimasti “iscritti nelle graduatorie fino al loro esaurimento”. Ognuno ha scelto liberamente assumendosi la responsabilità delle proprie scelte e dei rischi che quelle scelte avrebbero comportato. Nella FAQ n.18 si avvertiva che ” i primi scorrimenti nelle graduatorie ad esaurimento che eventualmente rimarranno in vigore dopo il piano straordinario potrebbero non avvenire prima del 2017/2018″, rischio che noi docenti in GAE abbiamo accettato. Per tutto questo e per ciò che abbiamo subito (Emendamento Puglisi, sblocco vincolo triennale, assegnazioni provvisorie anche per il prossimo anno), tutte modifiche alla Legge concesse a posteriori, noi docenti Gae chiediamo la nostra stabilizzazione.

La ringraziamo per aver preso a cuore la situazione e le preoccupazioni di tanti docenti precari ancora nelle Gae! Si attende con speranza l’accordo tra il Mef e il Miur circa la trasformazione dell’organico di fatto in diritto poiché sia i docenti ancora in Gae che i docenti di ruolo immessi sul territorio nazionale attraverso il Piano straordinario di assunzioni potranno trarre beneficio nel rispetto delle percentuali previste. Tuttavia siamo qui a richiederLe ancora la Sua attenzione in merito ad alcuni temi non affrontati ed emersi recentemente.

Il T.U. n. 297/94, art. 399 comma 2 prevede che, a GM esaurite, gli eventuali posti residui vadano alle GAE. Invece con la nuova delega si cancella unilateralmente tale diritto prescritto per legge e si destinano quei posti agli IDONEI che la Legge inizialmente limitava a una percentuale del 10% (rif. Legge 107/15, Art.1 comma 113 lettera g). Tutto questo porta ad una sola conseguenza: tempi più lunghi per l’immissione dei docenti precari storici delle GAE. Ancora, con la creazione di una graduatoria regionale, una volta esaurite le GM non si prevede l’esaurimento delle Gae residue, a cui spetta il 50% dei posti, ma le stesse concorreranno con una nuova graduatoria regionale in cui saranno inclusi i docenti di 2a fascia delle GI che potrebbero quindi avere il ruolo anche prima dei docenti di 1a fascia delle GI ossia dei docenti delle Gae che hanno la priorità!!!

Ancora si assisterà all’ennesima beffa a danno dei docenti delle Gae!! Tuttavia ciò si potrebbe evitare esaurendo, a GM esaurite, PRIMA TUTTE LE GAE e successivamente creando questa graduatoria regionale per i docenti di 2a fascia. La graduatoria regionale non si dovrebbe costituire in quelle Regioni soprattutto al Meridione in cui si registrano ancora tanti docenti in Gae. Ad es. In Puglia ci sono circa 5500 docenti ancora in Gae (tale cifra è effettiva ed è stata calcolata eliminando i nominativi “duplicati” ossia i docenti con più abilitazioni).

Infine (ma non di minore rilevanza) c’è la questione dell’inserimento in GaE dei diplomati magistrali ante 2001. Troviamo profondamente ingiusto l’atteggiamento di chi sta tentando con tutti i mezzi possibili di equiparare il percorso di chi ha la laurea , con quello di chi è in possesso del solo diploma. Non troviamo corretto consentire l’accesso al ruolo con il solo titolo magistrale. Se le “code” per le GaE sono incostituzionali, confidiamo comunque che assieme ai suoi colleghi sappiate trovare un modo per tenere disgiunti due percorsi. Le chiediamo pertanto di creare i presupposti affinchè si salvaguardino PRIORITARIAMENTE i diritti di chi ha seguito un percorso di specializzazione più complesso (e completo) di un semplice diploma. L’esperienza acquisita dai colleghi con diploma magistrale ha sicuramente un grande valore ma non basta per equiparare la stessa alla laurea. Del resto, come in ogni professione l’infermiere resta tale anche dopo trenta anni e l’esperienza non gli dà il diritto di diventare chirurgo. Lo stesso dicasi per geometra ed architetto, ragioniere e commercialista…

Siamo certi che leggerà con attenzione le nostre osservazioni e che cercherà di trovare soluzioni adeguate al fine di stabilizzare tutti i docenti precari secondo le priorità acquisite.

Il bullismo: una tragedia dell’umanità

Il bullismo: una tragedia dell’umanità

di Giovanni Ferrari

“Agli insegnanti e ai genitori: avete tutto sotto i vostri occhi. Occorre solo la voglia di guardare, di vedere davvero. E ai ragazzi e alle ragazze che vivono questo inferno, un abbraccio da un fratello che vi dice: tenete duro, un giorno l’inferno finirà”.

Massimo GRAMELLINI

Un fenomeno sociale, tragico e drammatico, quello del BULLISMO, in continua crescita non solo in Italia ma in tutto il Mondo che va decisamente combattuto, sradicato e contrastato, partendo dalle famiglie, in modo particolare dalle scuole dove si annida.

Il BULLISMO è un malessere sociale fortemente diffuso, ossia un disagio sociale relazionale che si manifesta soprattutto tra i giovani e nelle scuole, potremmo dire che uno studente è oggetto di BULLISMO, quando viene ripetutamente esposto ad azioni offensive, prevaricato, vittimizzato di umiliazioni messe in atto da parte dei compagni, episodi di violenza verbale, psicologica e fisica, è una vittima ricorrente di abusi, di calunnie, di violenze, di minacce.

Le vittime del BULLISMO, solitamente sono ragazzi ansiosi e insicuri, rispetto ai propri compagni, ricevendo insulti e minacce, prendere calci e pugni, ricevere soprannomi antipatici ed essere presi in giro, subire la diffusione di voci maligne sul proprio conto, ricevere spintoni, venire fisicamente molestati, essere forzati a dare soldi, venire derisi per il colore della propria pelle, sessualità o status sociale, oppure venire semplicemente ignorati e emarginati, se attaccati da costoro, reagiscono piangendo o chiudendosi in se stesso, soffrono di scarsa autostima, dando un’opinione negativa di sé, sono ragazzi timidi, vivono in situazioni di solitudine e di abbandono, possono manifestare dei disturbi come la depressione e l’ansia, aspetti psicosomatici come mal di testa e mal di pancia, enuresi, disturbi del sonno, ansia e spossatezza. Chi pratica il BULLISMO, sono persone prive di sentimenti, spesso con problemi di sofferenze, sfogando il proprio malessere su altre persone, problemi all’interno della famiglia o problemi di tipo relazionale all’interno della scuola. I BULLI spesso costringono le vittime a procurare loro denaro, sigarette oppure oggetti di valore.

Le cause psicologiche che soggiacciono al comportamento del BULLO possono essere: un forte bisogno di potere e dominio, per cui sembrano godere nel controllare e sottomettere gli altri; condizioni familiare spesso inadeguate in cui possono avere sviluppato un certo grado di ostilità verso l’ambiente, e ciò può spiegare la soddisfazione provata nel provocare danno e sofferenza agli altri.

Nonostante l’attenzione verso il fenomeno sia alta, il BULLISMO è in forte crescita, numerosi sono i casi che non vengono alla luce e nei quali le vittime non riescono a sottrarsi alle prepotenze dei BULLI.

La scuola è la vera istituzione sociale dove gli studenti devono essere incoraggiati a denunciare episodi di BULLISMO per un pronto intervento delle autorità, molto importante è la fiducia che i ragazzi devono avere nelle istituzioni. Genitori e istituzioni sono chiamati alle proprie responsabilità per ruoli e funzioni che svolgono.

All’interno della scuola gli episodi di violenza e sopraffazione avvengono soprattutto in aula, nei corridoi, nel cortile, oppure si possono manifestare anche per strada, in piazza, in corriera. Il BULLO si trova nella maggior parte dei casi nella stessa classe della sua “vittima”, può essere un suo coetaneo. Nella maggioranza dei casi si subisce in silenzio, sia all’interno della scuola che all’interno della famiglia. Molte vittime hanno paura di esternare le violenze subite.

Uno studente è oggetto di BULLISMO, quando viene esposto, prevaricato o vittimizzato ripetutamente nel corso del tempo ad azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni, deliberatamente a far del male o danneggiarlo, spesso persistente, difficile difendersi, c’è un vero abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare.

Il BULLO ha bisogno di scegliere sempre qualcuno con cui fare il prepotente e il gradasso, può scegliere chiunque, continuerà a comportarsi male e a farti stare male se tu continuerai ad avere qualche reazione, a mostrarti indispettito, arrabbiato o triste. La maggior parte delle persone che subisce l’aggressività di un BULLO è sensibile, intelligente e gentile, vive in una famiglia normale e non ha fatto assolutamente niente per meritarsi di un trattamento simile, di fronte ad un Bullo non sa come comportarsi, cosa dire o cosa fare.

Sfortunatamente proprio questo tipo di persona è quella che il BULLO preferisce, in quanto calma e tranquilla, non reagisce se poi piange è il massimo del godimento.

Le azioni di BULLISMO nei confronti delle vittime sono compiute intenzionalmente e ripetutamente.

QUALI SOLUZIONI POTREMMO SUGGERIRE PER PREVENIRE IL BULLISMO?

La strategia migliore per combattere il BULLISMO è la prevenzione, alla base della quale c’è la promozione di un clima culturale, sociale ed emotivo in grado di scoraggiare sul nascere i comportamenti di prevaricazione e prepotenza. La scuola è il primo luogo di relazioni sociali per i bambini e, in virtù del suo ruolo educativo, ha la responsabilità di farsi portavoce di alcuni valori che possono aiutare a prevenire il BULLISMO, come promuovere la conoscenza reciproca, favorire l’autostima dei ragazzi, insegnare l’apertura verso la diversità e il rispetto degli altri, insegnare ad affrontare i conflitti invece di negarli, spiegare l’importanza del rispetto di regole di convivenza condivise.

  1. riferire all’insegnante quello che accade.
  2. Incoraggiare chi sta subendo la prepotenza di un BULLO a parlarne con gli insegnanti.
  3. Consigliare a chi ha visto qualcuno fare il BULLO con un altro di raccontare tutto agli insegnanti.
  4. Chiedere che qualcuno venga a scuola a parlare di BULLISMO e spiegare come affrontarlo.

Se la scuola non presta attenzione al BULLISMO o non lo considera un problema, non devi accettare di subire. Hai molte altre possibilità per affrontare la situazione e ci sono tantissime altre persone da cui puoi ottenere aiuto.

Il bullismo

Il bullismo

Il bullismo provoca danni gravissimi ed incancellabili sui ragazzi più miti. Bisogna pretendere sempre il completo risarcimento per dissuadere nuove aggressioni criminali

 di Gennaro Iasevoli

Il bullismo non è una malattia che si trasmette, né un problema difficile da interpretare, ma soltanto un comportamento di singoli ragazzi, anche se nati mentalmente sani, che nel loro ambiente extrascolastico “lentamente sono stati portati alla furbizia” consapevolmente od inconsapevolmente, talvolta, dai genitori, amici o parenti. Il bullismo pertanto nasce da un’intelligenza che ad un tratto si blocca (perché fattorialmente incompleta, in assenza di adeguate stimolazioni culturali e morali) e comincia ad esprimere solo furbizia, sfruttando le disgrazie degli altri in proprio vantaggio, oppure per divertirsi cinicamente. Molti psicologi e scienziati, (ed altrettanti docenti scolastici) sanno che, chi usa la furbizia al posto dell’intelligenza, purtroppo si gioca le migliori capacità umane (tra cui il senso dell’onestà, il senso della cooperazione, il senso della scoperta scientifica) e procede crescendo nelle azioni ciniche, disoneste e criminali, operando in danno degli altri uomini e di tutto l’equilibrio biologico della terra. Vi porto qualche esempio pratico: un ragazzo intelligente riesce a riparare la foratura della gomma di una bici, o di un ciclomotore, mentre un bullo con la sua abitudine alla furbizia prende la gomma di un altro ragazzo e scappa via col pezzo rubato, vantandosene con gli amici; in classe non ha l’intelligenza di seguire con concentrazione le lezioni e di trarne profitto per svolgere compiti e risolvere prove impegnative, ma si industria a minacciare i compagni al fine di farsi passare gli appunti e copiare i compiti; nella scuola talvolta introduce oggetti ed artifici allo scopo di portare scompiglio ed attirare l’attenzione dei compagni più fragili, cercando quasi sempre di attenuare l’impegno nello studio ed innescare la disattenzione verso il docente. Ed ecco una semplice tecnica di osservazione psicomotoria per riconoscere un bullo in una classe di alunni, sia alla scuola primaria che alla scuola secondaria: egli senza accorgersene manda in continuazione un particolare segnale psicomotorio, (che descrivo sinteticamente per agevolare il lavoro dei docenti), infatti durante le lezioni frontali gira continuamente il capo a destra ed a sinistra “ammiccando ai compagni”, cercando di attirare a sé l’attenzione (di quelli più fragili ed incerti) nel duplice intento di mantenerli “agganciati e dipendenti” e per arrecare scompiglio col conseguente “alleggerimento della serietà” nello studio. Così il bullo ottiene il risultato di scompaginare l’attenzione di un gruppo durante la lezione e si compiace moltissimo dell’obiettivo raggiunto, sorride, invita gli altri a sorridere e a muoversi e comincia a mettere in crisi lo stesso insegnante malcapitato; in tale situazione il docente spesso finisce per sentirsi affaticato e magari ha anche dei sensi di colpa per non essere stato in grado di gestire la classe durante il proprio orario. Inutile aggiungere che i bulli chiedono di uscire continuamente dalla classe per andare in bagno, ove spesso vandalizzano i servizi igienici e rinchiudono i compagni nei camerini. Durante le visite guidate ed i viaggi di istruzione vandalizzano i luoghi visitati, preparano trappole per i compagni ignari e spesso si rendono irreperibili, dopo aver saccheggiato gli zainetti incustoditi. Ma c’è da notare che dopo tanto allarme che ha smosso la Scuola e le altre Istituzioni il numero dei bulli non è in crescita e deve la propria forza soltanto al nutrimento ed all’appoggio che trae dal gregarismo rappresentato dal numero ben più consistente dei ragazzi fragili ed influenzabili. Da quanto detto in queste poche righe si evince quindi che:

1) i bulli sono psicologicamente diversi dagli altri, avendo un’intelligenza che non si sviluppa con un normale equilibrio dei suoi fattori (il fattore intellettivo predominante è la furbizia impiegata nello sfruttamento delle disgrazie degli altri in proprio vantaggio);

2) i bulli sono facilmente individuati dagli insegnanti che osservano il comportamento psicomotorio (ipercinesia da ammiccamento monolaterale o bilaterale) degli allievi durante le lezioni frontali;

3) i bulli sono più forti e criminalmente pericolosi quando riescono a coinvolgere gregari fragili e sottomessi.

Come procedere, per estirpare il bullismo, curando il loro “essere” e riportandoli su un cammino di vita normale di apprendimento e di cooperazione sociale ?

1) individuarli attraverso l’osservazione dei docenti,

2) avvertire la Famiglia perché essa è obbligata a fornire al figlio minore adeguate stimolazioni per un equilibrato sviluppo intellettivo; in caso di mancata collaborazione o di incapacità incolpevole della famiglia avvertire della gravità del caso l’assistente sociale territoriale,

3) attivare le azioni scolastiche volte ad individuare le fondamentali stimolazioni fattoriali dell’intelligenza (lezioni ed esercitazioni volte a stimolare l’attenzione distribuita e concentrata, l’osservazione artistica, il calcolo matematico, le conoscenze linguistiche, le conoscenze storiche, le conoscenze geografiche, il senso dell’ordine e dell’igiene e naturalmente il senso morale delle regole, dell’altruismo, della cooperazione e del rispetto delle persone deboli e svantaggiate). Anche l’educazione fisica e lo sport rappresentano positivi fattori dell’intelligenza, ma comunque insufficienti in assenza di molte altre stimolazioni intellettive fondamentali per l’equilibrato sviluppo mentale.

Conclusioni: molte volte gli atti di bullismo ci sorprendono e ci lasciano un attimo interdetti, ma la scuola ed i servizi sociali devono essere pronti a controllare l’ambiente familiare e subito provvedere alla stimolazione multifattoriale dell’intelligenza bloccata dei minori in esame. In mancanza di una semplice ma indispensabile stimolazione multifattoriale dell’intelligenza, con gli strumenti scolastici oggi a disposizione, si spiana a questi ragazzi la strada della carriera criminale e quindi del carcere con tutta la sua inutilità emendativa.

Parlare con i bulli per sboccare la loro intelligenza non è alla portata di tutti gli insegnanti ed educatori, perché questi professionisti oltre ad avere le loro ottime capacità professionali devono possedere, all’occorrenza, una visione chiara e sintetica degli obiettivi generali della vita umana e delle attuali condizioni antropologiche dell’uomo nelle varie nazioni del mondo e quindi anche delle relazioni sociali necessarie per la nomale convivenza civile. Queste conoscenze sono quasi sempre parziali e lacunose perché la società odierna, uscita dopo centinaia di anni dalla pastorizia e dell’agricoltura a conduzione familiare, si è organizzata in categorie artigianali, professionali e scientifiche oltre che politiche, religiose e militari, procedendo in parallelo su centinaia e centinaia di binari diversi. Come si può allora spiegare il senso della vita umana ad un bullo che la vuole distruggere, quando questa appare frastagliata in mille forme, contenuti ed obiettivi ?: questa è la sfida da affrontare, colloquiando con ogni tipo di allievo, facendo sentire sempre il senso della delicatezza del singolo di fronte alla grandezza dell’umanità vista nella sua complessità ed armonia !

LE RETI DI SCUOLE E LO SFASCIO DELLE SEGRETERIE SCOLASTICHE

LE RETI DI SCUOLE E LO SFASCIO DELLE SEGRETERIE SCOLASTICHE

L’Art. 1 comma 72 della Legge 107/2015 della Buona Scuola stabilisce la razionalizzazione degli adempimenti amministrativi a carico delle Scuole:
pertanto cessazioni dal servizio, pratiche in materia di contributi e pensioni, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, atti non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica, potranno essere svolte in rete, chiedendo agli Assistenti Amministrativi e ai Direttori S.g.a la disponibilità ad effettuare le pratiche amministrative da svolgere per la rete scolastica; (…quel PUO’ ESSERE SVOLTA, indicata al comma 72, sta a significare che, per ora, NON ESISTE ALCUN OBBLIGO inerente tale gestione).
Ci chiediamo se un tale percorso di accentramento delle pratiche amministrative nelle mani di “pochi eletti”, che ora si rendono disponibili, credendo di fare cosa veramente giusta e lodevole, sia effettivamente utile e produttivo per la gestione futura delle risorse umane del Personale ATA, oppure questa grande “affabilità e apertura verso scenari amministrativi non ancora chiari per nessuno”, sia l’inizio di uno sfascio generalizzato e legalizzato dei nostri servizi di segreteria, che porteranno inevitabilmente, una volta “entrati a regime”, ad una drastica diminuzione di posti in organico, con conseguenze drammatiche per molti nostri colleghi.
Inoltre, dato che non ci sarà un aumento di personale amministrativo in organico, i “colleghi valorosi e volenterosi” impegnati nelle reti, lasceranno i restanti Assistenti Amministrativi da soli nella gestione degli Uffici di Segreteria, con il disagio che lasciamo prevedere e immaginare a chiunque, con una dotazione organica già “ridotta all’osso, moribonda e in via d’estinzione”.
Se poi guardiamo il lato economico delle attività della rete, con una pesante mole di lavoro di grande responsabilità, siamo ai limiti del comico e del grottesco, perché si attingerà ad un “ridicolo 3%” proveniente dai fondi PON, da suddividere tra gli Assistenti Amministrativi e i Direttori S.G.A..
Non vogliamo essere di ostacolo a nessun progresso tecnologico/organizzativo del Personale ATA, chiediamo però rispetto e condivisione delle scelte da effettuare, soprattutto quando esse potrebbero danneggiare seriamente tutta la categoria in merito all’organizzazione delle attività, ai carichi di lavoro, alla ripartizione delle risorse economiche e agli organici.
Ci rivolgiamo soprattutto ai Colleghi D.S.G.A chiedendo loro di valutare bene la situazione prima di accettare di creare gruppi di lavoro al di fuori degli Uffici di Segreteria; potrebbero essere l’inizio di uno sfascio generalizzato dei servizi amministrativi e si avrebbe una Torre di Babele per tutta la comunità scolastica, i cui disastrosi effetti potrebbero diventare irreparabili.
Il Personale ATA non lo meriterebbe.

Corsi per gli adulti, iscrizioni (di norma) entro il 31 maggio

da Il Sole 24 Ore

Corsi per gli adulti, iscrizioni (di norma) entro il 31 maggio

di Cl. T.

Il termine di scadenza per le iscrizioni ai percorsi di istruzione degli adulti è fissato di
norma al 31 maggio 2017 e comunque non oltre il 15 ottobre 2017. Lo prevede una circolare del Miur, che ricorda come i percorsi di istruzione di secondo livello sono realizzati dalle sedi dell’unità didattica dei Cpia, vale a dire dalle istituzioni scolastiche di secondo grado presso le quali funzionano i percorsi di istruzione tecnica, professionale e artistica rimanendo in esse incardinati, a tal fine individuate nei piani di dimensionamento definiti dalle Regioni.

Le istruzioni per gli adulti
Pertanto, gli adulti che intendono iscriversi ai percorsi di istruzione di primo livello e ai percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana presentano domanda di iscrizione direttamente alle sedi dell’unità amministrativa dei Cpia. Gli adulti, invece, che intendono iscriversi ai percorsi di istruzione di secondo livello presentano domanda direttamente alle sedi dell’unità didattica dei Cpia (punti di erogazione di secondo livello), vale a dire alle istituzioni scolastiche presso le quali sono incardinati i percorsi di secondo livello, le quali provvedono tempestivamente a trasmetterle in copia alla sede centrale del Cpia con il quale le predette istituzioni scolastiche hanno stipulato l’accordo di rete di cui all’art. 5, comma 2, del DPR 263/12.

Attenzione alla scelta
L’iscrizione ai percorsi di istruzione, prosegue ancora il Miur, costituisce per l’adulto, anche con cittadinanza non italiana, un importante momento di decisione che ha indubbie ricadute sul personale progetto di vita e di lavoro e rappresenta una rilevante occasione di confronto e di interlocuzione con le istituzioni scolastiche, finalizzata ad agevolare e favorire una scelta pienamente rispondente alle esigenze individuali, anche in una prospettiva orientativa.

Fedeli: 7 miliardi per l’edilizia, cifre mai viste. Ma non sempre vale la pena ristrutturare

da La Tecnica della Scuola

Fedeli: 7 miliardi per l’edilizia, cifre mai viste. Ma non sempre vale la pena ristrutturare

Per la sicurezza, l’innovazione e il controllo delle nostre scuole abbiamo impegnato “cifre che non si erano mai sentite prima”.

“Soprattutto dopo decenni di tagli e sforbiciate miopi e irragionevoli: abbiamo investito, per il periodo 2014-2017, oltre 7 miliardi di euro”.

Lo ha detto la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, in occasione, oggi al Cnr, del primo premio nazionale del Fondo “Vito Scafidi”, il fondo di “Benvenuti in Italia” per la sicurezza a scuola, conferito a tre tesi di laurea magistrale sul tema della sicurezza strutturale degli edifici scolastici.

“Occuparsi di edilizia scolastica – ha sottolineato Fedeli – è una priorità ineludibile di questo Governo, così come lo è stata per il Governo che ci ha preceduti”.

Fedeli ha sottolineato che quanto è stato realizzato “non sono solo parole, ma atti concreti e certificabili”.

A ricevere il riconoscimento dedicato a “Vito Scafidi”, lo studente morto nel novembre del 2008 per il crollo di un controsoffitto (dove erano stati dimenticati da anni dei pesanti tubi di ghiesa) al liceo Darwin di Rivoli, sono stati tre neolaureati in ingegneria all’università di Napoli: Carolina Aiello, Luigi Giannetti, Giovanni Montefusco.

“Dobbiamo essere contenti – ha affermato Fedeli – del fatto che giovani neolaureati abbiano deciso di orientare la propria attività di ricerca sulla sicurezza strutturale degli edifici scolastici”.

Vuol dire che “stiamo guardando all’edilizia scolastica non più in termini di emergenza ma di costruzione di un’architettura scolastica all’avanguardia, sicura, sostenibile, innovativa”.

La ministra ha quindi ringraziato e abbracciato Cinzia Caggiano, mamma di Vito Scafidi: “una madre che con la sua testimonianza lavora giorno dopo giorno per migliorare le criticità di un sistema che non vogliamo faccia più vittime”. Con queste tesi, ha concluso Caggiano rivolgendosi ai vincitori del premio, “fate un regalo a mio figlio: dalla tragedia state costruendo una cultura della sicurezza”.

Per la coordinatrice della struttura di missione per il coordinamento e l’impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica presso la Presidenza del Consiglio, Laura Galimberti, “l’Italia ha un patrimonio scolastico vetusto e da sostituire. Serve manutenzione, ma anche un cambio di prospettiva. Esiste una serie di istituti che non vale la pena ristrutturare”.

Nel corso del 2016, ha ricordato Galimberti, solo con i fondi governativi “sono stati costruiti oltre 100 nuovi complessi scolastici”.

“Ora – ha detto Umberto D’Ottavio (Pd) – occorre valutare gli interventi normativi” da mettere in campo a livello di sicurezza degli edifici scolastici, “senza rinviare”.

“La sfida che abbiamo ancora davanti – ha puntualizzato Davide Mattiello (Pd) – è anche culturale” e ognuno, di fronte alla sicurezza a scuola, deve assumersi le proprie responsabilità.