Contratto Mobilità 2017/2018

L’11 aprile 2017 è stato firmato dall’Amministrazione e dalle rappresentanze sindacali nazionali di F.L.C.-C.G.I.L., C.I.S.L.-SCUOLA, U.I.L.-SCUOLA e S.N.A.L.S.- C.O.N.F.S.A.L., firmatarie dei contratti collettivi nazionali di lavoro del Comparto Scuola, il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo che regolerà la mobilità del personale docente, educativo ed ATA per il prossimo anno scolastico.


Scuola, siglata l’intesa definitiva sulla mobilità

Fedeli:“Siamo soddisfatti, è il primo passo per un avvio positivo del prossimo anno scolastico”

Oggi l’ordinanza, per il personale docente domande dal 13 aprile al 6 maggio
Siglato ieri sera, in via definitiva, il contratto integrativo di mobilità del personale della scuola. Le docenti e i docenti potranno fare domanda da domani, 13 aprile, fino al 6 maggio attraverso la piattaforma dedicata (SIDI). Per il personale Ata (Ausiliario, tecnico e amministrativo) la domanda potrà essere presentata dal 4 al 24 maggio prossimi. Oggi sarà emanata l’apposita ordinanza, che in serata sarà resa disponibile sul sito del Ministero nella sezione relativa alla Mobilità.

Sempre ieri è stato siglato, in via preliminare, l’accordo sulle modalità di individuazione per competenze delle e dei docenti. Si tratta della nuova procedura di assegnazione alle scuole del personale per la copertura dei posti vacanti prevista dalla Buona Scuola. Questo è il secondo anno di attuazione. L’individuazione per competenze prevede che le e gli insegnanti di ruolo non siano più attribuiti alle scuole esclusivamente sulla base di anzianità e punteggi, come avveniva in passato. Oggi sono le scuole ad individuare tra le docenti e i docenti presenti nel proprio ambito territoriale, quelle e quelli più corrispondenti, per profilo professionale, al proprio progetto formativo.

Con l’intesa siglata ieri si punta a valorizzare il lavoro collegiale all’interno delle istituzioni scolastiche. I requisiti per l’individuazione delle e dei docenti saranno adottati dal dirigente scolastico, previa delibera del Collegio dei docenti su proposta dello stesso dirigente. Le insegnanti e gli insegnanti sono infatti individuati in coerenza con il Piano triennale dell’Offerta Formativa, deliberato in modo collegiale all’interno delle scuole. Una volta adottati i requisiti, le e i dirigenti scolastici effettueranno poi le procedure di individuazione delle insegnanti e degli insegnanti per la copertura dei posti vacanti.

La Ministra Valeria Fedeli si dichiara “soddisfatta” per l’intesa siglata ieri. “La mobilità – spiega – rappresenta il primo importante tassello per l’avvio positivo del prossimo anno scolastico. L’intesa ci consente di rispettare i tempi che ci eravamo dati per far partire le operazioni. L’accordo sull’individuazione per competenze contribuisce poi a ristabilire un clima di reciproco rispetto di funzioni e ruoli e di lavoro comune per le studentesse e gli studenti, valorizzando la collaborazione fra organi collegiali e dirigenza”.


De Filippo: “Bene intesa su mobilità.
Continua attuazione della riforma nell’ottica del dialogo”

“Con l’intesa siglata ieri si fa un passo avanti per un positivo avvio del nuovo anno scolastico”. Così il Sottosegretario all’Istruzione Vito De Filippo sulla firma del contratto di mobilità.
“L’accordo è frutto di un intenso lavoro di confronto. L’attuazione della riforma va avanti nell’ottica del dialogo e della collaborazione con l’obiettivo – conclude – di dare a studentesse e studenti una scuola di qualità”.


Scuola, firmato il Contratto integrativo sulla mobilità del personale
Fedeli: “Bene l’accordo. Dobbiamo
lavorare tutti insieme per un buon avvio del prossimo anno”

(Roma, 31 gennaio 2017) È stato firmato nella serata di oggi, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Contratto integrativo di mobilità del personale docente. L’intesa è stata sottoscritta da Flc Cgil, Cisl e Uil Scuola, Snals-Confsal.

La Ministra Valeria Fedeli esprime “soddisfazione” per la firma. “Ringrazio le organizzazioni sindacali e l’amministrazione per il lavoro svolto. Come ho sottolineato anche in Parlamento, illustrando le Linee programmatiche di questo Ministero, dobbiamo tutti lavorare per centrare tempestivamente e nel migliore dei modi possibili tutti i passaggi necessari per iniziare, senza le difficoltà del passato, il prossimo anno scolastico”.

I contenuti
Il contratto siglato oggi fa seguito all’accordo politico di fine dicembre e ne conferma  i contenuti. Il contratto ha validità per l’anno scolastico 2017/2018. Esclusivamente per la mobilità di quest’anno, sarà previsto per tutti i docenti lo svincolo dall’obbligo di permanenza triennale nel proprio ambito o nella propria scuola. Il contratto terrà conto infatti della novità prevista nella Legge di Bilancio per il 2017: il passaggio di una parte dell’organico di fatto in organico di diritto comporterà una variazione dell’organico della scuola. Lo svincolo è una misura straordinaria. Resta fermo, infatti, l’obiettivo prioritario, chiaramente indicato dalla legge 107 (Buona Scuola), della continuità didattica.

La mobilità avrà un’unica fase per ciascun grado scolastico e consentirà a tutti i docenti, anche i neo assunti, di presentare istanza. Il personale docente potrà esprimere fino a 15 preferenze: potranno essere indicate, oltre agli ambiti, anche scuole, per un massimo di 5. Questo varrà sia per gli spostamenti all’interno che fuori dalla provincia.

A seguito di questo accordo partirà ora la contrattazione sull’individuazione dei docenti per competenze.

Dalla meccanica alle nuove tecnologie: ecco i 33 percorsi Its premiati dal ministero

da Il Sole 24 Ore

Dalla meccanica alle nuove tecnologie: ecco i 33 percorsi Its premiati dal ministero

di Claudio Tucci

Dalla meccanica alle nuove tecnologie; passando per il turismo, l’agroalimentare, i servizi alle imprese: sono 33, quest’anno, i percorsi Its (le super scuole di tecnologia post diploma, alternative all’università, partecipate dalle imprese) che verranno premiati questa mattina dal ministero dell’Istruzione per la qualità dell’offerta didattica rivolta agli studenti, e soprattutto per il successo occupazionale: a 12 mesi dal titolo ha un contratto di lavoro in mano oltre l’80% dei ragazzi (e nella quasi totalità dei casi l’impiego è assolutamente coerente con il percorso formativo svolto in aula e “sul campo”).

Ancora una volta si confermano “eccellenti” i percorsi in cui è forte (e attiva) la presenza di aziende industriali (questo vale essenzialmente da Firenze in su). Le chiavi del successo sono due: formazione “on the job” (sono oltre mille le imprese che hanno ospitato stage) e la presenza di docenti che provengono dal mondo del lavoro (il 70% degli “insegnanti” sono infatti imprenditori o loro collaboratori, circa il 30% sono liberi professionisti).

Il monitoraggio Miur-Indire
I 33 corsi, su un totale di 97, monitorati e valutati in collaborazione con l’Indire, guidato da Giovanni Biondi, si spartiranno circa 3,8 milioni di euro – la quota premiale pari al 30% dei 13 milioni complessivi stanziati annualmente dal Miur: ciascun corso riceverà tra i 96mila e 133mila euro (l’entità varia essenzialmente a seconda della numerosità degli alunni). A queste risorse si aggiungono quelle messe in campo dalle singole Regioni (che variano da territorio a territorio).

Il monitoraggio 2017 è particolarmente importante perchè completa il primo triennio di valutazione di questi percorsi Its: «Dobbiamo puntare sulla qualità – ha spiegato il sottosegretario, Gabriele Toccafondi -. I corsi devono offrire risposte a studenti e aziende. Altrimenti non servono».

I percorsi premiati
Anche perchè il segmento funziona (con qualche ombra): ai primi tre posti, quest’anno, ci sono l’Its per il Turismo di Venezia, seguito dal Made in Italy dell’Umbria, e dal Meccanico-meccatronico dell’Emilia Romagna. Sugli scudi, come in passato, Veneto (6 percorsi premiati), Lombardia (4), Piemonte (3), Liguria (4), Lazio (3), Friuli (2). L’unico Its del Sud (quattordicesimo) a entrare tra i migliori 33 corsi è il «Cuccovillo» di Bari (Puglia).

Il governo punta a rafforzare l’alternanza

da Il Sole 24 Ore

Il governo punta a rafforzare l’alternanza

di Mauro Pizzin

Uno strumento per incentivare l’ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani è quello dell’alternanza scuola-lavoro, su cui molto si sta scommettendo, potenziando nel contempo quello strumento dell’apprendistato e che in Italia ha sempre avuto poco appeal. Se ne è discusso nel corso del convegno “Tuttolavoro”, svoltosi ieri nella sede del Sole 24 Ore.

Secondo il consigliere economico della presidenza del Consiglio, Marco Leonardi, «quello dell’alternanza è stato uno strumento di grande successo negli scorsi anni, supportato dai tre anni di decontribuzione garantiti in caso di assunzione del giovane entro 6 mesi. Confermato quest’anno, si tratta di un incentivo da soppesare bene per il futuro».
L’alternanza, insomma, va presa molto seriamente. «Basti pensare – ha spiegato Leonardi – che in media un giovane un giovane in Italia ci mette 14 mesi per trovare un lavoro dalla data del diploma, mentre in Europa ne passano otto. Bisogna, quindi, intervenire prima dell’arrivo del titolo di studio».

Confindustria
Per il governo, su questo fronte, il lavoro non mancherà. «Se guardiamo ai dati di trend – ha chiarito Pierangelo Albini, direttore Area lavoro e welfare di Confindustria – si può osservare che risale alla fine dell’anni Settanta la difficoltà dei nostri giovani ad approcciare il mondo del lavoro. E quello del rapporto tra scuola e lavoro è uno dei temi su cui riflettere, anche perchè si è investito molto poco nell’orientamento, mentre altri ordinamenti hanno premiate forme di “contaminazione”. Noi adesso sperimentiamo l’alternanza, che non è una novità, ma la sua obbligatorietà prevista in tempi rapidi l’ha resa difficile da far quadrare: in particolare nei licei vedo molte difficoltà». Secondo Albini la difficoltà vera è quella di capire bene quale sia la vera natura dell’alternanza «che deve essere considerata un percorso educativo, scolastico, in cui un professore di fisica, ad esempio, può farti vedere in un’azienda i risultati della fisica applicata. Si tratta di un passaggio fondamentale, anche se magari ora c’è ancora una sorta di ritrosia verso questo mondo, che si constata anche solo osservando la spinta verso le lauree professionalizzanti rispetto agli istituti tecnici superiori. La verità è che dobbiamo ricercare percorsi adatti alle capacità delle persone: cosa difficilissima da dire in Italia anche ai genitori».

Del Conte: puntare anche su apprendistato
Secondo il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte, che nel suo intervento ha cercato di dare una risposta anche al perchè l’apprendistato in Italia non sia mai riuscito a decollare, nonostante i numerosi interventi normativi, nel corso dell’avvicinamento del giovane al mondo del lavoro si deve pensare a diverse fasi. «I passaggi corretti – ha spiegato Del Conte – dovrebbero essere quelli dell’alternanza curricolare, dell’alternanza extracurricolare e, infine, dell’apprendistato. Si tratta di una filiera grazie a cui, “contaminando” gli studenti con l’impresa, può essere eliminata una certa diffidenza anche della scuola, per poi passare allo stage e, infine, all’apprendistato, quest’ultimo non più scollegato dagli altri e a questo punto strumento fondamentale e non semplice contratto in grado di ridurre i costi datoriali».

Così l’Antitrust insegna tra i banchi concorrenza e mercato

da Il Sole 24 Ore

Così l’Antitrust insegna tra i banchi concorrenza e mercato

di Cl. T.

Dalla pubblicità ingannevole alle pratiche commerciali scorrette, soprattutto in internet: la concorrenza e i diritti (e le tutele) dei consumatori sbarcano in classe, e, per la prima volta, anche con corsi di formazione a distanza rivolti a studenti e docenti. Per gli alunni sarà utilizzata la piattaforma del ministero dell’Istruzione, «Ioapprendo»; per gli insegnanti (l’obiettivo è coinvolgerne almeno 8mila) ci si avvarrà invece della piattaforma gestita dal dipartimento delle Politiche europee, «Europa=Noi».

L’iniziativa lanciata dall’Antitrust
Del resto, «parlare di concorrenza a scuola è come parlare di merito», spiegano dall’Authority presieduta da Giovanni Pitruzzella: ed è quindi fondamentale «fare prevenzione» specie nella fascia d’età di consumatori più giovani, ma più avvezzi a fare spese su internet.

Anche perchè, la nuova normativa italiana, che prende spunto da una direttiva comunitaria, ha rafforzato le tutele per chi acquista online. Ed è opportuno ricordarle visto che spesso risultano sconosciute ai più, a cominciare dai giovani. Sono vietate, per esempio, le spese e i costi nascosti su internet; è obbligatoria la maggiore trasparenza dei prezzi; sono fuori norma le caselle preselezionate sui siti web (per intendersi, quegli spazi già “flaggati” che aggiungono ad un servizio altri aggiuntivi non richiesti); sono previsti più giorni (14) per cambiare idea su acquisti fatti anche online e i diritti di rimborso vengono estesi a 14 giorni dal momento del recesso; sono vietate le sovrattasse per l’uso di carte di credito e di servizi di assistenza telefonica.

L’Antitrust, dal canto suo, vigila e sanziona chi infrange le regole; ma proprio entrando in contatto con ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni si è scoperto che, molto più frequentemente di quanto si creda, navigando in rete, essi stessi si sono trovati a far fronte a molti ostacoli, finendo a volte in trappole, non conoscendo il confine tra i loro diritti e i doveri di chi vende online.

Gli altri interventi
La campagna è stata sintetizzata anche in uno spot, curato con la Commissione Europea e il Miur, andato in onda sulle reti Rai, (www.agcm.it/stampa/progetto-scuola.html). Ormai sono un migliaio gli studenti che hanno assistito a queste lezioni che si sono tenute a Roma, Napoli, Palermo, Bari, Firenze, Bologna, Torino, Milano, Vicenza, Trento, Cagliari, Potenza e Reggio Calabria. Per raggiungere tutte le scuole secondarie il ministero guidato, da fine 2016, da Valeria Fedeli ha spedito i materiali della campagna «Consumer Rights» a 5mila scuole superiori (di cui 2.590 statali e 2.410 paritarie), raggiungendo circa due milioni e mezzo di studenti.

Da segnalare anche alcuni progetti di alternanza scuola lavoro, in pista quest’anno, con i licei di Roma, Plinio, Mamiani e Tasso, mentre a Napoli, presso l’istituto Nitti, sta nascendo uno «Sportello del Consumatore». Non solo scuole. A livello didattico, è stato siglato poi un accordo con l’università Bocconi di Milano per dare modo ad alcuni laureati di svolgere dei tirocini presso l’Antitrust.

Professori sui social. “Sì, così aiutiamo i ragazzi” “No, si perde autorità”

da La Stampa

Professori sui social. “Sì, così aiutiamo i ragazzi” “No, si perde autorità”

La vita della scuola va in rete. Ecco i pro e i contro
flavia amabile

roma

Nel 2013 in Renania-Palatinato, un Laender della Germania meridionale, si decise di vietare ai prof di avere alunne e alunni tra le loro amicizie su Facebook. Ma prima ancora c’erano stati provvedimenti analoghi in scuole italiane, negli Stati Uniti e in molti altri Paesi.

Ogni volta ne sono scaturiti dibattiti, polemiche, schieramenti ma intanto il mondo è andato avanti. Dopo Facebook, nelle comunicazioni è entrato di prepotenza WhatsApp, ormai uno strumento presente nelle vite della stragrande maggioranza delle persone. E le scuole di certo non hanno fatto eccezione. Nascono i gruppi tra i genitori, spesso molto criticati. Ma nascono anche i gruppi professori-alunni che fanno saltare uno degli ultimi muri esistenti nei rapporti all’interno delle classi: il numero di telefono personale del prof è a disposizione di tutti, si può dialogare con lui o con lei 24 ore su 24. È giusto? È sbagliato?

Connessi 24 ore su 24

Profondamente sbagliato, secondo Arianna Vennarucci, professoressa di storia e filosofia del liceo classico Giulio Cesare di Roma. «Ritengo che la distanza quando si è docenti possa essere un elemento formativo. Per gli studenti siamo figure che quasi non dovrebbero avere una vita. Siamo modelli, esempi di comportamento. Su Facebook è quasi inevitabile condividere materiali e opinioni di tipo personale. Diventa dannoso per il rapporto con i propri studenti, che si alimenta anche di un’aura tutta particolare. In casi di emergenza possono di sicuro utilizzare il mio numero di telefono, ma non è formativo avere un gruppo WhatsApp, con loro. Non siamo gli amici dei nostri studenti, siamo i loro professori. E tali dobbiamo rimanere».

Guerrilla teaching

Docenti vecchio stile, insegnanti tutti d’un pezzo ma sempre più rari ora che la rapidità e l’immediatezza delle comunicazioni social si impadroniscono delle nostre vite. «Mi ritengo un pasdaran dell’uso delle tecnologie», esordisce Paolo Fasce, professore di ruolo di matematica applicata e informatica all’I.S. Einaudi Casaregis Galilei di Genova. «Ma le tecnologie non sono pillole magiche, sono strumenti nelle mani dei prof» che, dal suo punto di vista, dovrebbero utilizzarli per lanciare «il Guerrilla Teaching, ovvero un ribaltamento della mentalità attuale – secondo cui gli insegnanti detengono il potere con il voto – che li trasforma in guerriglieri della conoscenza non più invulnerabili e invincibili, ma in grado di combattere le loro piccole battaglie didattiche coinvolgendo gli studenti grazie a microattività quotidiane».

Un esempio? Paolo Fasce ha un gruppo WhatsApp con i suoi studenti, e lo usa in modo formativo. «Banalmente – racconta – qualche giorno fa uno studente ha scritto “un’amico” con l’apostrofo. Gli ho spiegato la regola. Ho corretto un solo studente ma nella chat ci sono 25 studenti e la spiegazione è toccata a tutti». Secondo Fasce, il professore in chat con i suoi studenti può servire molto anche nella lotta contro il cyberbullismo e nel corretto uso delle tecnologie: «Se genitori e insegnanti si ritirano da questo genere di interazione è più facile che gli studenti subiscano modalità di relazione non appropriate». Bisogna esserci, insomma, e continuare a guidarli anche sui social invece di arrendersi e lasciare ai ragazzi campo libero su quel terreno che può essere molto pericoloso.

Cosa pensano i genitori

I genitori si rendono conto di trovarsi di fronte a un problema davanti al quale chiudersi può essere una risposta, anche se non la migliore possibile. «Non è del tutto peregrina l’astensione di alcuni docenti dai social network – spiega Angela Nava, presidente del Coordinamento Genitori Democratici -. Si sono verificati episodi di cattivo uso dei social che lo giustificano. E con WhatsApp si è arrivati a un’invadenza che stravolge ogni confine, i professori che chattano con i ragazzi corrono il rischio di essere travolti da domande di ogni tipo a ogni ora. Sarebbe giusto che i regolamenti si occupassero anche delle nuove forme di comunicazione tra studenti e insegnanti perché sono innegabili la loro utilità e la loro potenzialità ed è un peccato dovervi rinunciare».

Uso intelligente

Anche i dirigenti scolastici non se la sentono di condannare in modo assoluto le comunicazioni social tra studenti e professori. Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi: «Non sono un proibizionista in materia di social. Come tutti i nuovi mezzi di comunicazione vanno usati con intelligenza e parsimonia professionale. Rendono i contatti più rapidi, ma si deve evitare di farsi prendere la mano e lasciare che intervengano modi troppo confidenziali. Non si deve essere amici dei propri studenti, si deve riuscire a mantenere sempre il rigore professionale necessario».

Neoassunti a chiamata diretta

da ItaliaOggi

Neoassunti a chiamata diretta

Alessandra Ricciardi

Nel 2018 sarà bandito il primo concorso ordinario di formazione e reclutamento dei futuri docenti (Fit). Un nuovo sistema per i giovani che si svilupperà in parallelo al percorso per lo smaltimento delle varie tipologie di precariato che nel frattempo si sono create. Il meccanismo delineato dal decreto approvato venerdì al consiglio dei ministri, uno degli otto decreti attuativi della Buona scuola (tutti ancora in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), mira a tenere insieme la nuova formazione con la vecchia e a creare una valvola di sfogo permanente per chi ha iniziato la professione al di fuori del canone Fit.

Le graduatorie di migliaia di precari in attesa di una regolarizzazione dovrebbero essere, nel disegno del governo, un ricordo. Anche se magari ci vorranno in alcuni casi venti anni. Molto dipende dal fabbisogno di docenti sul territorio e per classi di concorso.

I futuri docenti, dotati di laurea magistrale, dovranno superare un concorso basato su due scritti e un orale, bandito a livello regionale e per singole classi di concorso ogni due anni in base alle stime del turnover. Per i primi anni, al concorso andranno percentuali residuali dei piani assunzionali (si veda l’altro articolo in pagina). Chi supera la selezione, accede a un triennio di formazione e tirocinio. Il primo anno sarà essenzialmente di formazione universitaria ed è finalizzato all’ottenimento della specializzazione. I corsisti riceveranno un rimborso spese, stimato in circa 400 euro al mese. Si accede, se l’esito è positivo, ai successivi due: il secondo anno sarà a metà tra formazione e supplenze brevi, gli aspiranti docenti potranno sottoscrivere contratti di sostituzioni fino a 15 giorni al mese. Al terzo anno il docente sarà impegnato in supplenze annuali e per queste retribuito. A definire nel dettaglio le condizioni economiche della formazione iniziale e tirocinio sarà la contrattazione collettiva. A disposizione ci sono 117 milioni di euro per i primi due anni, per i successivi gli stessi fondi delle supplenze annuali.

La sottoscrizione dei contratti Fit, precisa la relazione tecnica, «comporta la successiva indisponibilità dei posti complessivamente occorrenti per lo svolgimento del terzo anno dei contratti, per ogni operazione annuale o definitiva diversa dall’immissione in ruolo dei titolari dei contratti medesimi». Superato anche il terzo anno, all’insegnante viene fatta la proposta di assunzione. Il ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli, ha deciso su questo punto di non recepire la richiesta del parlamento che voleva che il contrattista Fit fosse immesso in ruolo nella medesima scuola doveva aveva prestato servizio nel terzo anno. «Ciò al fine di rispettare la disciplina di cui all’articolo 1, comma 79-82 della legge 107/2015 in tema di individuazione per competenza», si legge nella relazione.

Insomma per l’immissione in ruolo il passaggio da ambito a scuola avverrà con la chiamata diretta. Nel caso in cui fosse passata la richiesta parlamentare, l’assegnazione sarebbe avvenuta in base alla graduatoria del concorso. E la bandiera della Buona scuola sarebbe stata definitivamente ammainata.

Concorsi ordinari e riservati al via. Ecco tutte le percentuali di ingresso

da ItaliaOggi

Concorsi ordinari e riservati al via. Ecco tutte le percentuali di ingresso

Antimo Di Geronimo

Le immissioni in ruolo continueranno ad essere suddivise a metà tra gli aspiranti inclusi nelle graduatorie a esaurimento e i vincitori dei concorsi ordinari. Nelle scuole secondarie, il 50% di assunzioni riservate ai vincitori dei concorsi sarà suddiviso tra gli aventi titolo che hanno superato il concorso del 2016, compresi gli idonei; tra i vincitori del concorso riservato agli abilitati, di prossima indizione e tra i vincitori del concorso riservato ai non abilitati con 3 anni di servizio e gli aventi titolo che vinceranno il prossimo concorso ordinario. Queste ultime due tipologie di selezioni concorsuali saranno indette nel 2018. Il concorso riservato agli abilitati dovrebbe essere una tantum, mentre i concorsi riservati ai non abilitati triennalisti e i nuovi concorsi ordinari saranno indetti con frequenza biennale. Al concorso riservato ai triennalisti non abilitati avranno accesso gli aspiranti docenti con almeno tre anni di servizio prestato negli otto anni precedenti. In ogni caso, le immissioni in ruolo nel 2017 riguarderanno il 60% delle disponibilità complessive; nel 2018 l’80% e dal 2019% in poi il 100%. Queste, in sintesi, le novità contenute nel decreto attuativo della delega sul reclutamento, contenuta nella legge 107/2015, varato in via definitiva dal governo il 7 aprile scorso.

Graduatorie a esaurimento. Le graduatorie a esaurimento (Gae) rimarranno in piedi fino a quando non saranno assunti tutti gli aspiranti in esse inclusi. Le assunzioni continueranno ad avvenire riservando agli aspiranti docenti in Gae il 50% dei posti disponibili, anno per anno, per le immissioni in ruolo. E fino a quando non si esauriranno, saranno utilizzate anche per individuare gli aventi titolo a ricevere le proposte per gli incarichi di supplenza annuale o fino al 30 giugno, che saranno conferiti nella fase provinciale. Idem per quanto riguarda la prima fascia delle graduatorie di istituto, che continuerà ad esistere fino a quando non si esauriranno le Gae. Dunque, gli aventi titolo inclusi in I fascia nelle graduatorie di istituto continueranno ad avere la priorità ai fini delle supplenze conferite dai dirigenti scolastici. Attualmente, nelle graduatorie a esaurimento delle scuole secondarie vi sono 13.155 iscritti. Nei prossimi anni, secondo stime ministeriali, si verificheranno 11.185 disponibilità annuali di posti per le immissioni in ruolo all’esito dei pensionamenti. Pertanto, ogni anno dovrebbero risultare 5592 posti utilizzabili per le immissioni in ruolo da Gae. Secondo la relazione tecnica allegata al decreto, lo svuotamento pressoché totale delle graduatorie a esaurimento dovrebbe avvenire entro 10 anni. In particolare, le immissioni in ruolo da Gae assorbiranno il 42,4% delle disponibilità nel 2017; il 36,9% nel 2018; il 31,3% nel 2019; il 25,9% nel 2020; il 19,6% nel 2021; il 15,3% nel 2022; l’11.3% nel 2023; il 7,9% nel 2024; il 5,8% nel 2025; il 4,3% nel 2026 e il 3.6% nel 2027. Le graduatorie si svuoteranno più velocemente al Centronord, dove vi sono più posti e meno aspiranti e più lentamente al Centrosud, dove gli elenchi contengono un maggior numero di aspiranti e vi sono sempre meno disponibilità per effetto del calo demografico.

Concorso del 2016. I vincitori del concorso del 2016, bandito per 63.712 posti di docente, saranno immessi in ruolo gradualmente, scorrendo le graduatorie di merito, sul 50 % delle disponibilità utili anno per anno ai fini delle assunzioni a tempo indeterminato. Il decreto prevede, inoltre, che, fatto salvo il diritto di priorità dei vincitori, saranno assunti anche gli idonei. Vale a dire, gli aspiranti che, pur non essendosi collocati in graduatoria in posizione utile per essere dichiarati vincitori, abbiano comunque riportato un punteggio sufficiente al superamento della selezione. In pratica, anche questa volta, il legislatore ha deciso di applicare il principio dello scorrimento della graduatoria. Secondo stime prudenziali di fonte governativa, nel 2017/2018 dovrebbero essere assunti 5460 docenti tra vincitori ed idonei al concorso; 1046 nel 2018/2019 e 693 nel 2019/2020. Ma si tratta di stime al ribasso perché i concorsi, in molte regioni, non sono ancora terminati, anche a causa delle cosiddette sezioni suppletive istituite per dare esecuzione a diverse sentenze. In ogni caso, il governo stima di esaurire le graduatorie dei concorsi del 2016 in tre anni. Nel 2017 le immissioni in ruolo da concorso ordinario copriranno il 15,6% delle disponibilità; nel 2018 il 9,4% e, infine, nel 2019, il 6.2%.

Concorso per gli abilitati. Dal 2018 l’amministrazione conta di iniziare ad immettere in ruolo gli aspiranti docenti delle secondarie che supereranno un concorso riservato agli abilitati, di natura non selettiva, che sarà indetto a breve. Il concorso sarà una tantum e consisterà in una prova orale di natura didattico-metodologica. I candidati dovranno possedere l’abilitazione alla data di entrata in vigore del decreto e saranno esonerati dal vincolo del possesso di 24 cfu in materia di didattica e pedagogia, che sarà richiesto, invece, ai candidati dei prossimi concorsi ordinari. Nella relazione illustrativa del decreto è specificato che il 60% del peso relativo ai punteggi sarà dato al servizio, ai titoli culturali e di studio, mentre alla prova orale sarà destinato il restante 40%.

Al concorso riservato agli abilitati potranno partecipare i 13.155 aspiranti docenti attualmente nelle Gae della scuola secondaria e i 62.536 aspiranti attualmente collocati nelle graduatorie di istituto di II fascia. Le operazioni di nomina di questa particolare tipologia di aspiranti avranno luogo a partire dall’anno scolastico 2018/2019. Nel biennio 2018/2019 la percentuale delle disponibilità destinata alle immissioni in ruolo stimata per questa tipologia concorsuale sarà pari al 41,7% delle disponibilità nel loro complesso, al netto delle immissioni in ruolo che saranno effettuate per le altre tipologie di immissioni in ruolo; 61,3% nel 2019; 57,7% nel 2020; 61,2% nel 2021; 47,2% nel 2022; 48,2% nel 2023; 32,2% nel 2024; 31,7% nel 2025, 23,6% nel 2026 e 23% nel 2027.

Concorsi per chi ha tre anni di servizi. Ai precari non abilitati delle secondarie sarà riservato un concorso, che sarà bandito con frequenza biennale, al quale saranno ammessi gli aspiranti che, entro la data di pubblicazione di ogni bando, avranno maturato almeno 3 anni di insegnamento entro gli 8 anni precedenti. Inizialmente il testo del decreto prevedeva 36 mesi di servizio. Poi è stato modificato fissando un requisito di 3 anni di insegnamento, calcolati secondo i termini indicati nella legge 124/99: almeno 180 giorni di servizio oppure un servizio prestato ininterrottamente dal 1° febbraio al termine dello scrutinio finale. Per accedervi non sarà necessario avere il 24 cfu in materie didattico-pedagogiche, ordinariamente previsto per i nuovi concorsi. E la selezione consisterà in una prova scritta di natura disciplinare e in una prova orale didattico-metodologica. Ai fini della graduatoria di merito sarà valutato anche il servizio, ma la relazione illustrativa non specifica in che misura. Le immissioni in ruolo avverranno gradualmente e sempre nell’ambito del 50% dei posti disponibili (il restante 50% andrà agli aspiranti in Gae) e, in ogni caso, facendo riferimento ai posti che rimarranno liberi dopo le immissioni in ruolo dei vincitori del concorso riservato agli abilitati. Le assunzioni dei vincitori dei concorsi riservati ai precari triennalisti avverranno a partire dal 2020/21. Le selezioni concorsuali avranno luogo a partire dal 2018. I posti da destinare ai vincitori del concorso riservato ai triennalisti saranno accantonati nell’ambito di una quota di riserva appositamente individuata, di volta in volta, nel 50% di posti riservati alle assunzioni dei vincitori dei concorsi ordinari. La Corte costituzionale è costante nel ritenere che la percentuale delle assunzioni dei vincitori dei concorsi riservati che si tengano in concomitanza ai concorsi ordinari non possa eccedere il 50% delle disponibilità. Allo stato attuale il legislatore ha ritenuto di non indicare la percentuale riservata a tale quota.

Nuovi concorsi ordinari. Ai vincitori dei nuovi concorsi ordinari, ai quali si accederà con il mero possesso della laurea quinquennale, saranno destinate le disponibilità che residueranno dopo avere provveduto all’assunzione dei vincitori dei concorsi riservati secondo le percentuali a loro destinate. Le tornate concorsuali ordinarie saranno indette con frequenza biennale. Secondo quanto si legge nella relazione tecnica allegata al decreto, il nuovo concorso ordinario si svolgerà nel 2018, ma le immissioni in ruolo vere e proprie avverranno a partire dal 2020/2021. Le assunzioni saranno disposte attingendo allo stesso bacino di disponibilità che sarà utilizzato per assumere i vincitori del concorso riservato ai triennalisti, al netto della quota loro riservata (che, secondo la prassi invalsa, dovrebbe essere fissata da un minimo del 40%% a un massimo del 50%). In ogni caso, le percentuali di disponibilità complessive, al netto delle assunzioni degli eventi titolo individuati tramite le selezioni precedenti, secondo stime di fonte governativa, dovrebbero essere le seguenti: nel 2020 il 16,4%; nel 2021 il 19,2%; nel 2022 il 37,5%; nel 2023 il 40,5%; nel 2024 il 59.9%; nel 2025 il 62.5%; nel 2026 il 72.1% e infine nel 2027 il 73,4%.

Sezioni primavera ora stabili

da ItaliaOggi

Sezioni primavera ora stabili

Varata la delega che fa nascere il Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni, è corsa contro il tempo per la sua reale attuazione. Il Governo, infatti, ha tempo sei mesi dalla data in vigore del decreto per adottare un Piano di azione nazionale pluriennale per lo promozione del Sistema integrato. Il Consiglio dei ministri nel decreto legislativo, approvato definitivamente venerdì scorso, ha stabilito che il Piano pluriennale non sia più solo predisposto, ma sia adottato entro sei mesi con una delibera del Consiglio dei ministri «previa intesa della Conferenza unificata». Non solo. Entro 120 giorni dovrà istituire la Commissione per il sistema integrato che dovrà proporre la Miur le Linee guida pedagogiche per lo 0-6, in coerenza con le Indicazioni nazionali per il curricolo.

Di fatto, gli orientamenti educativi nazionali per i servizi educativi per l’infanzia in modo da assicurare continuità educativa. La Commissione, formata da esperti di educazione e di istruzione 0-6, potrà avvalersi della consulenza del Forum nazionale delle associazioni dei genitori, come da queste richiesto, e di altri soggetti pubblici e privati. Obiettivo del Piano pluriennale è la progressiva e graduale estensione del Sistema su tutto il territorio nazionale in relazione alle risorse del nuovo Fondo nazionale, che è istituito proprio per questo scopo, ma anche dalle «eventuali» risorse messe a disposizione dagli enti interessati. Prevedendo, tra l’altro il superamento della sperimentazione delle sezioni primavera, che verranno stabilizzate e potenziate, con l’obiettivo di escludere i servizi educativi per l’infanzia dai servizi pubblici a domanda individuale. E, dal 2018/19, superando gradualmente gli anticipi alla scuola dell’infanzia.

Le risorse del Fondo nazionale per il Sistema integrato, ottenute dalla corrispondente riduzione del Fondo Buona Scuola saranno 209 milioni di euro per il 2017, che diventeranno 224 il prossimo anno e, a regime, 239 milioni dal 2019. Si tratta esclusivamente di un cofinanziamento del Miur alla programmazione regionale del Sistema 0-6, che il ministero erogherà direttamente ai comuni. Sarà però possibile annualmente incrementare il livello di copertura dello 0-6 con un’apposita intesa in sede di Conferenza unificata in rapporto alle risorse disponibili e in considerazione degli esiti della Relazione sullo stato di attuazione del Piano presentata al Parlamento dal Miur. La generalizzazione dell’offerta della scuola dell’infanzia sarà perseguita tramite la gestione diretta delle scuole statali e il sistema delle scuole paritarie.

Del resto, raccogliendo una richiesta del mondo della parità scolastica, il decreto ha esplicitato che il Sistema integrato «è costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia statali e paritarie». Però, stabilisce che la priorità nell’erogazione delle risorse del Fondo nazionale vada ai comuni privi o carenti di scuole dell’infanzia «statale», precisazione che nello schema del decreto mancava parlando genericamente di scuole dell’infanzia. Resta poi aperta la questione dei docenti della materna. Infatti, alla scuola dell’infanzia statale sarà assegnata una quota parte dei docenti che costituiscono l’organico del potenziamento della Buona Scuola, che però non include questo ordine di scuola. È infine prevista la qualificazione universitaria per tutto il persone, fin dall’asilo, dal 2019/20, sebbene continueranno a valere per i posti di educatore i titoli conseguiti in base alle specifiche norme regionali entro l’entrata in vigore del decreto.

Dall’aggiornamento successivo un provvedimento del Miur definirà il riconoscimento del servizio prestato dal 2007/08 nelle sezioni primavera ai fini dell’aggiornamento delle Gae e delle graduatorie d’istituto dei docenti precari.

Nascerà il Buono Nido che le aziende pubbliche e private, quale forma di welfare aziendale, potranno erogare ai lavoratori con figli tra i 3 mesi e di 3 anni di età fino a un massimo di 150 euro mensili, spendibile nei nidi accreditati o a gestione comunale.

Riformato il sostegno, collaboratori scolastici tuttofare

da ItaliaOggi

Riformato il sostegno, collaboratori scolastici tuttofare

Il collaboratore scolastico, che tra il personale in servizio nelle scuole statali occupa l’ultimo gradino retributivo (stipendio iniziale annuo lordo di euro 14.903,94, che rimane invariato per otto anni), sta per diventare, senza eccezioni e a stipendio invariato, un collaboratore scolastico tuttofare con mansioni che vanno dalla pulizia dei bagni all’assistenza di base igienico-personale degli alunni disabili.

È quanto si desume dalla lettura del testo del decreto legislativo recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, deliberato dal Consiglio dei ministri nella riunione del 7 aprile 2017. Salvo che le successive disposizioni applicative delle norme contenute nel decreto legislativo non disporranno diversamente, tutti i collaboratori scolastici saranno pertanto tenuti a prestare, previa partecipazione obbligatoria a specifici percorsi formativi propedeutici all’assistenza di base igienico-personale degli alunni disabili, oltre ai compiti previsti dal proprio mansionario di cui al contratto 2007/2009 (accoglienza e sorveglianza nei confronti degli alunni, nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all’orario delle attività didattiche e durante la ricreazione; di pulizia dei locali, degli spazi scolastici e degli arredi; di vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche, di custodia e di sorveglianza generica sui locali scolastici; di collaborazione con i docenti), quelli comportanti l’ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale. Questi ultimi compiti vengono già svolti da collaboratori scolastici che si rendono disponibili e che per tale disponibilità accedono ad un apposito compenso.

Al fine di consentire la piena inclusione scolastica degli alunni e degli studenti con disabilità certificata ai sensi dell’articolo 3 della legge 104/1992, e di promuovere e garantire il diritto all’educazione, all’istruzione e alla formazione sin dalla scuola dell’infanzia, il decreto dispone che entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto dovranno essere definite, con uno o più regolamenti, le modalità per la revisione degli organici del personale Ata e di assegnazione dei collaboratori scolastici nella scuola statale anche per lo svolgimento dei compiti di assistenza previsti dal profilo professionale, tenendo conto del genere delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti, nell’ambito delle risorse umane disponibili e assegnate a ciascuna istituzione scolastica.

Al fine di adeguare i criteri e parametri di riparto dell’organico del personale Ata, dovranno essere apportate le necessarie modificazioni al regolamento di cui al decreto del presidente della repubblica 22 giugno 2009, n. 119. Sempre entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, si legge ancora nel testo definitivo, dovranno, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, essere definiti i criteri per una progressiva uniformità su tutto il territorio nazionale della definizione dei profili professionali del personale destinato all’assistenza per l’autonomia e alla comunicazione personale, in coerenza con le mansioni dei collaboratori scolastici, anche attraverso la previsione di specifici percorsi formativi propedeutici allo svolgimento dei compiti loro assegnati, fermi restando gli ambiti di competenza della contrattazione collettiva e nei limiti dell’autorizzazione di spesa. In tale occasione è auspicabile che si tenga conto di una realtà presente in molte scuole statali e in particolare tra i collaboratori scolastici, quella cioè della presenza di un alta percentuale di personale che, per motivi di salute accertati dal medico del lavoro, presta servizio a prestazioni ridotte.

Opportunamente il decreto in esame ricorda che gli enti locali devono provvedere ad assicurare, seppure nel limite delle risorse disponibili, all’assegnazione del personale dedicato all’assistenza educativa e all’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione personale; ai servizi per il trasporto e l’accessibilità e la fruibilità degli spazi fisici delle istituzioni scolastiche statali.

Contratto mobilità alla firma

da ItaliaOggi

Contratto mobilità alla firma

Marco Nobilio e Alessandra Ricciardi

È prevista per oggi al ministero dell’istruzione la firma definitiva del contratto sulla mobilità di quest’anno. Dopo di che l’amministrazione emanerà l’ordinanza attuativa e la nota esplicativa, che saranno trasmesse a tutti gli uffici scolastici insieme al contratto. Gli ultimi nodi sono ormai al pettine. Legati all’altra trattativa, quella sulla chiamata diretta. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’amministrazione dovrebbe presentare una proposta anche per definire il passaggio dei docenti da ambito a scuola, con la previsione di una delibera da parte del collegio dei docenti circa i criteri per l’individuazione dell’insegnante da assumere da parte del dirigente scolastico.

Delibera però che i sindacati vorrebbero fosse vincolante e, nel caso in cui non dovesse essere emanata, interdittiva del potere discrezionale di scelta del dirigente. L’amministrazione invece sarebbe disposta a cedere sulla delibera a patto però che, in caso di inerzia del collegio dei docenti, il preside possa agire in base ai soli criteri nazionali.

Intanto i tempi sono proprio scaduti per le operazioni di mobilità, quella di oggi dovrebbe essere l’ultima chiamata per avviare il prossimo anno scolastico senza troppi scossoni. L’ordinanza che seguirà al contratto recherà anche i termini per le relative operazioni. Che dovrebbero essere compresi in una ventina di giorni tra termine iniziale e termine finale. Le domande dovranno essere compilate a trasmesse via web tramite la sezione dedicata del sito dell’istruzione denominata istanza online. Per accedere al servizio gli interessati dovranno munirsi di username, password e codice personale. Quest’ultimo viene rilasciato al termine di una procedura che prevede anche un’identificazione «di persona» presso un’istituzione scolastica. L’identificazione è necessaria perché il codice personale equivale ad una sorta di firma elettronica, che viene rilasciata solo ai dipendenti dell’amministrazione scolastica. E serve a chiudere materialmente la domanda e ad inviarla. Negli anni scorsi il sistema informativo della pubblica istruzione ha messo a dura prova la pazienza degli utenti a causa della lentezza della linea e, non di rado, per la cancellazione dei dati e il blocco della procedura informatica. Problemi, questi, che si sono verificati maggiormente nelle cosiddette ore di punta. Negli orari, cioè, in cui i docenti, non essendo impegnati nelle lezioni, accedevano più frequentemente al sito. E alcuni hanno dovuto addirittura compilare le domande nelle ore notturne per ovviare ai problemi di sovraccarico della linea. Quest’anno, però, l’amministrazione ha risolto molti dei problemi degli anni scorsi e, dunque, il collegamento e la procedura dovrebbero essere più agevoli.

Tra i problemi non risolti resta ancora quello della impossibilità, per l’utente, di conoscere, direttamente dal sistema, la composizione dell’istituzione scolastica per la quale si abbia interesse a chiedere il trasferimento. In pratica, il sistema indica solo il codice meccanografico oppure la dicitura in chiaro dell’istituzione scolastica, ma non consente all’utente di conoscere quali siano i plessi e le sezioni staccate da cui è composta e dove siano ubicati.

Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, tale composizione dovrebbe risultare solo dopo avere operato la scelta dell’istituzione scolastica. Pertanto, anche questa volta, gli interessati, per conoscere composizione e ubicazione delle varie sedi scolastiche, dovranno continuare a consultare il bollettino ufficiale. Ed è proprio questa una delle operazioni che, rallentando le scelte degli utenti, non di rado determinano il blocco del sistema a causa dei tempi lunghi di inattività. Quest’anno, peraltro, la questione è di particolare importanza, perché anche i docenti delle secondarie sarà preclusa la possibilità di scegliere il plesso o la sezione staccata di preferenza.

Il nuovo contratto, infatti, prevede che gli interessati possano indicare massimo cinque istituzioni di preferenza. Intendendo per tale l’intero istituto, comprensivo delle varie scuole, plessi e sezioni. E siccome, specie nei comuni interni, le istituzioni scolastiche si sviluppano ed articolano in più comuni, la scelta diventa di particolare difficoltà. Da quest’anno, infatti, anche i docenti delle secondarie saranno assegnati ai plessi e alle sezioni staccate direttamente dal dirigente scolastico. Così come già avviene nelle scuole primarie e dell’infanzia. E dunque, per evitare di correre il rischio di essere assegnati a sedi sgradite, gli interessati, prima di indicare l’istituzione scolastica di preferenza, dovranno necessariamente informarsi circa la composizione e l’ubicazione delle varie sedi.

Il problema è ulteriormente aggravato dal fatto che è stata abolita la fase comunale dei movimenti. Vale a dire, la fase che prevedeva i movimenti all’interno della provincia dando la priorità ai richiedenti che intendevano muoversi nell’ambito dello stesso comune. Priorità che veniva attribuita anche in caso di minore punteggio rispetto agli aspiranti provenienti da fuori comune. Pertanto, coloro che intendono presentare la domanda per spostarsi da una scuola a un’altra all’interno dello stesso comune, oltre a non potersi più giovare della priorità, rischiano anche di essere assegnati a sedi ubicate al di fuori del comune qualora, in caso di accoglimento della domanda, dovessero essere trasferiti in un’istituzione scolastica che, sebbene risulti ubicata principalmente nel medesimo comune, si articoli anche in plessi e sezioni staccate collocate al di fuori di tale comune. Di qui la necessità di conoscere la composizione delle scuole prima di avventurarsi nella lotteria delle preferenze.

Istituti Tecnici Superiori, il 79% dei diplomati trova lavoro entro l’anno

da La Tecnica della Scuola

Istituti Tecnici Superiori, il 79% dei diplomati trova lavoro entro l’anno

Sono stati presentati nella mattinata dell’11 aprile i risultati del Monitoraggio Nazionale 2017 degli ITS effettuato dall’Indire.

L’Istituto ha monitorato 2.374 studentesse e studenti diplomati due anni fa dopo aver seguito i percorsi degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).

Di questi, 1.767 hanno conseguito il diploma e il 79,1% (1.398 in tutto) ha trovato un lavoro entro un anno dalla fine del percorso, impiego che nell’87,5% dei casi era coerente con il diploma conseguito.

In particolare, 667 diplomate e diplomati hanno avuto un contratto a tempo determinato, 493 a tempo indeterminato, 228 di apprendistato.

I 97 percorsi monitorati, erogati da 57 Fondazioni, sono dedicati in larga parte alle Nuove Tecnologie per il Made in Italy (46). Seguono i percorsi in Mobilità sostenibile (19) e quelli in Efficienza energetica (13). I 46 percorsi dedicati alle Nuove Tecnologie per il Made in Italy sono così suddivisi: 18 in Sistema meccanica, 12 in Sistema agro-alimentare, 8 in Sistema moda, 5 in Servizi alle imprese, 3 in Sistema casa.

Per il Sottosegretario Gabriele Toccafondi, i darti sono assolutamente positivi ma ci sono anche delle zone d’ombra su cui dobbiamo lavorare. Ad esempio, sui 97 percorsi monitorati, 15 percorsi non hanno svolto la mission e non hanno raggiunto gli obiettivi.

“Gli ITS – ha dichiarato – funzionano se sono utili per le studentesse e gli studenti, se partono da una esigenza reale del sistema produttivo presente sul territorio. Se questo non avviene si elimina qualsiasi speranza e possibilità per le ragazze e i ragazzi, togliendo inoltre risorse che potrebbero essere dedicate a quegli ITS che funzionano bene e ad altri che potrebbero nascere. Siamo dentro un percorso di crescita e potenziamento del sistema, ma proprio per questo è necessario  lavorare insieme, ITS, Regioni e MIUR, per capire come eliminare le zone d’ombra esistenti”.

Di seguito l’infografica del Miur:

ITS Infografica

Contratti pubblici al via: ci sono altri 2,8 miliardi

da La Tecnica della Scuola

Contratti pubblici al via: ci sono altri 2,8 miliardi

Poco meno di tre miliardi di euro: è la somma che con il Documento di economia e finanza il Governo prevede di stanziare per il rinnovo dei contratti pubblici.
La somma consentirebbe di riconoscere un aumento contrattuale medio di 85 euro mensili per il triennio 2016-2018.
E’ quanto stabilisce una prima bozza del Def che parla anche delle risorse disponibili successivamente: 2,3 miliardi per il 2019 e 4,6 per il 2020.
Il Documento deve essere approvato dal Consiglio dei Ministri nel corso della riunione di martedì 11 (inizio ore 16,30).
Per diventare operative le decisioni del Governo dovranno però essere inserite nella prossima legge di stabilità che verrà approvata nel mese di dicembre.

Decreti L.107/15, Ata a sostegno disabili. Giuliani: onere in più, soldi in più

da La Tecnica della Scuola

Decreti L.107/15, Ata a sostegno disabili. Giuliani: onere in più, soldi in più

I collaboratori scolastici avranno un ruolo attivo nell’assistenza degli alunni disabili: ma saranno formati e pagati per questo onere aggiuntivo?

A porre la domanda è stato Alessandro Giuliani, direttore dellaTecnica della Scuola, nel corso della trasmissione “L’angolo del direttore”, andata in onda il 10 aprile su Radio Cusano Campus, ed incentrata sull’approvazione dei decreti legislativi della Buona Scuola, avvenuta il 7 aprile per volontà del Governo.

La norma è stata introdotta con il decreto sull’inclusione, approvato venerdì 7 aprile dal Consiglio dei ministri, che prevede il coinvolgimento anche del personale Ata nel nuovo piano di accoglienza e formazione degli allievi con problemi di apprendimento. I più coinvolti saranno i collaboratori scolastici: “è una novità importante – ha detto Giuliani – che però non è stata concordata con i rappresentanti dei lavoratori. Non è un fatto irrilevante, proprio perché portando un impegno aggiuntivo dovrà trovare anche spazio nel nuovo contratto di categoria”.

“Inoltre, non si può certo pensare di introdurla senza dei finanziamenti specifici, da utilizzare per la formazione del personale che andrà ad assolvere tale compito. Ora, se i fondi per la formazione sono stati messi in cantiere e quindi probabilmente accantonati, a quanto ci risulta, non è giunta notizia che siano stati invece considerati per il lavoro maggiorato del personale Ata”.

“Certamente – ha continuato il direttore – già oggi l’assistenza agli alunni disabili è prevista, ma il collaboratore ha facoltà di non svolgerla. Oppure è obbligato, qualora però il dipendente percepisca un’indennità fissa in busta paga, introdotta solo per pochi bidelli, a seguito di apposito concorso e seguente corso formativo ad hoc”.

Giuliani ha ricordato che negli ultimi dieci anni, per via del dimensionamento voluto dalla riforma Gelmini, con la Legge 133/08 sono stati tagliati circa 50mila posti del personale Ata: in media, ogni scuola ha perso cinque-sei unità. Aggravando, quindi, il carico di lavoro. L’autonomia scolastica e la Buona Scuola hanno reso ancora più pesante il quadro.

“Ma esattamente negli anni durante i quali il lavoro quotidiano degli Ata si è fatto più impegnativo, lo stipendio è rimasto bloccato. Tanto è vero che oggi un bidello neo-assunto guadagna a malapena mille euro: non si può certo pensare di incrementare ulteriormente il carico di responsabilità, dando loro la miseria di 20-25 euro netti di aumento. Perché gli 80 euro previsti per la PA sono una media che riguarda anche chi percepisce buste paga maggiori”, ha concluso il nostro direttore.

Speriamo di sbagliarci, ma se l’incremento stipendiale dovesse fermarsi lì, aggiungendo qualche ‘spicciolo’ legato al merito, le polemiche non potranno che lievitare.

Mobilità, una partita che si può e si deve chiudere nell’interesse della scuola

da La Tecnica della Scuola

Mobilità, una partita che si può e si deve chiudere nell’interesse della scuola

Nota congiunta dei sindacati confederali sulla mobilità 2016/2017

Il contratto integrativo sulla mobilità del personale scolastico, per la cui firma definitiva è giunta per oggi la convocazione, è frutto di una trattativa che ha avuto come punto essenziale di riferimento l’accordo di Palazzo Vidoni sulla contrattazione nel settore pubblico. Le regole che presiederanno ai movimenti, condivise al tavolo contrattuale, potranno avere riflessi positivi sulla gestione delle operazioni, sulle tutele del personale e sul regolare avvio del nuovo anno scolastico, evitando che si ripropongano le numerose criticità dello scorso anno.

Ora è indispensabile chiudere positivamente anche l’accordo sulle modalità di assegnazione alle scuole dei docenti titolari di ambito, obiettivo certamente alla portata se ci si muoverà su una linea di coerenza con i criteri e le indicazionicontenuti nell’intesa politica che ha sbloccato, il 29 dicembre scorso, la trattativa sulla mobilità.

Chiudere bene questa partita, valorizzando le relazioni sindacali come fattore importante per un buon governo del sistema, sarebbe di grande importanza non solo per il personale ma per l’intero mondo della scuola.

Testi decreti Buona Scuola: tutti li cercano, ma nessuno li trova

da Tuttoscuola

Testi decreti Buona Scuola: tutti li cercano, ma nessuno li trova

È una corsa ad intercettare le ultime versioni degli otto decreti legislativi approvate dal Consiglio dei Ministri. C’è chi sbandiera l’ultima versione entrata in Consiglio e chi invece offre ai propri lettori la versione post. Ma attualmente i decreti dove stanno?

Testi decreti Buona Scuola: non ne risulta traccia

Consultando sul sito del Quirinale gli ultimi atti firmati dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a tutto il 9 aprile, prima della sua partenza per la visita ufficiale in Russia dal 10 al 13 aprile, non risulta alcuna traccia degli otto decreti delegati. Con tutta probabilità i testi sono tuttora all’attenzione degli uffici legislativi del Quirinale in una possibile triangolazione con Palazzo Chigi e con il Miur per concordare le ultime limature formali e la loro validazione finale in vista del rientro del Presidente.

Decreti Buona Scuola, li conosceremo dopo la loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

Il 14 o il 15 aprile, cioè alla vigilia di Pasqua, gli otto decreti dovrebbero essere promulgati e con la loro successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale i testi potranno essere finalmente conosciuti da tutti e commentati.