Edilizia scolastica: decreto da 238 milioni

Edilizia scolastica, Fedeli firma decreto da 238 milioni
Finanziati altri 293 interventi, è nuova tranche del piano mutui BEI

Sono 293 gli interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza delle scuole che potranno essere finanziati con i 238 milioni di euro previsti dal decreto firmato ieri dalla Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli. Si tratta di risorse che rientrano nell’ambito del Piano dei cosiddetti mutui ‘BEI’, i mutui agevolati per l’edilizia scolastica. Il decreto dovrà essere ora firmato dal Ministro dell’Economia e da quello delle Infrastrutture.

I 238 milioni stanziati si sommano ai 905 messi in campo nel 2015 sempre nell’ambito dei mutui BEI e spesi nel corso del 2016. I primi 905 milioni hanno consentito di finanziare 1.215 interventi, di cui 721 già conclusi. Con le economie di spesa relative al finanziamento del 2015 (200mln) sono stati autorizzati a fine 2016 altri 300 interventi che partiranno entro l’estate.

Lo scorso 6 aprile il Ministero dell’Istruzione e la Struttura di Missione per l’edilizia scolastica di Palazzo Chigi hanno presentato presso la Banca europea per gli investimenti (BEI) il nuovo sistema di monitoraggio degli interventi di edilizia messo a punto per tenere sotto controllo in modo costante l’andamento dei cantieri e della spesa. Un monitoraggio ritenuto dalla BEI  la migliore buona pratica a livello europeo in materia di edilizia scolastica.

Delibera ANAC 12 aprile 2017, n. 382

Sospensione dell’efficacia della delibera n. 241/2017 limitatamente alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14 co. 1 lett. c) ed f) del d.lgs. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici, compresi quelli del SSN.

 

VISTO l’art. 14 del d.lgs. 14 marzo 2013 n. 33 come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 25 maggio 2016 n. 97, che, al co. 1 bis, ha esteso gli obblighi di trasparenza di cui al co.1 ai titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall’organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione.

VISTA la determinazione n. 241 dell’8 marzo 2017 avente ad oggetto “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016”, con cui l’Autorità ha fornito indicazioni per l’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 14 anche ai dirigenti pubblici,  ritenendole altresì applicabili anche ai dirigenti del SSN indicati all’art. 41 co. 3 del medesimo decreto, e, in cui, in ragione del carattere di novità, ha indicato il termine del 30 aprile 2017 quale termine ultimo per la pubblicazione dei suddetti dati.

VISTA l’ordinanza cautelare del TAR Lazio, sez. I-quater, n. 1030/2017 che ha sospeso atti del Segretario generale del Garante della privacy sull’attuazione dell’articolo 14 per i dirigenti motivando con riferimento alla “consistenza delle questioni di costituzionalità e di compatibilità con le norme di diritto comunitario sollevate nel ricorso e valutata l’irreparabilità del danno paventato dai ricorrenti discendente dalla pubblicazione on line, anche temporanea, dei dati per cui è causa”.

VISTA la lettera del Segretario generale del Garante della privacy del 3 aprile 2017 con cui il Garante rende noto di aver ricevuto un parere dell’Avvocatura dello Stato  del 9 marzo 2017 secondo cui non sussistono i presupposti per proporre appello avverso l’ordinanza del TAR e che pertanto, “salvo diverso avviso di codesta Autorità, il Garante non procederà alla pubblicazione” dei dati di tutti i dirigenti in attesa della pronuncia di merito.

VISTA la nota del 5 aprile 2017 con cui il Presidente dell’ANAC ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri se intendesse proporre impugnazione avverso l’ordinanza del TAR Lazio sez. I-quater, n. 1030/2017,  al fine di valutare se estendere l’indicazione prevista dal TAR a tutti i dirigenti di cui al citato art. 14.

VISTA la nota di risposta del Segretario generale della Presidenza del Consiglio con cui è stato  trasmesso il parere dell’Avvocatura dello Stato reso in data 10 aprile 2017 che, richiamando quanto già rappresentato nel precedente parere del 9 marzo 2017, “consigliava di non rimuovere gli effetti della sospensiva concessa dal TAR, a prevenzione di una possibile esposizione dell’amministrazione a future domande risarcitorie” in considerazione della “innegabile gravità e irreparabilità del pregiudizio connesso all’irreversibile effetto della pubblicazione dei dati oggetto del giudizio”.

CONSIDERATO che nel proprio parere del 10 aprile 2017 l’Avvocatura rappresenta che l’ordinanza impugnata è diventata definitiva il 2 aprile 2017.

VISTO il ricorso di un’organizzazione sindacale – che rappresenta i dirigenti dello Stato, della Presidenza del Consiglio dei ministri, degli Organi costituzionali, delle Agenzie e delle Autorità indipendenti – e di quattro dirigenti pubblici, notificato all’ANAC in data 7 aprile 2017 per l’annullamento, previa sospensiva, delle Linee guida di cui alla determinazione n. 241/2017, nonché di quattro note rispettivamente della Presidenza del Consiglio di Ministri, del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, del Ministero della Salute e del Ministero della Giustizia relative alla richiesta di adempimento degli obblighi in parola con cui si chiede anche la previa disapplicazione dell’art. 14 nella parte in cui prevede la pubblicazione per i dirigenti pubblici dei dati di cui al co. 1 lettera c), relativi ai compensi e spese di viaggi di servizio e missioni, e alla lettera f), relativi ai dati reddituali e patrimoniali, per contrasto con la normativa UE ovvero, ove necessario, la rimessione alla Corte di Giustizia dell’UE e alla Corte costituzionale per la questione di compatibilità  di dette disposizioni con la normativa europea e per contrasto agli artt. 3, 13 e 117 co. 1 della Costituzione.

CONSIDERATO che nel parere reso dall’Avvocatura dello Stato alla Presidenza del Consiglio in data 10 aprile 2017 si fa altresì riferimento al ricorso notificato anche all’ANAC indicandolo come  “verosimilmente destinato a trovare accoglimento come nel precedente caso”.

VALUTATA la necessità di evitare alle amministrazioni pubbliche situazioni di incertezza sulla corretta applicazione dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013, con conseguente significativo contenzioso, nonché disparità di trattamento fra dirigenti appartenenti ad amministrazioni diverse.

 

Il  Consiglio dell’Autorità

 

delibera di sospendere l’efficacia della delibera n. 241/2017 “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d. lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016”, limitatamente alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14 co. 1, lett. c) ed f) del d. lgs. n. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici, compresi quelli del SSN, in attesa della definizione nel merito del giudizio o in attesa di un intervento legislativo chiarificatore.

Roma, 12.4.2017

Il Presidente
Raffaele Cantone

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 12 aprile 2017
Il Segretario, Maria Esposito


COMUNICATO DEL 12 APRILE 2017

Oggetto: determinazione n. 241 dell’8  marzo 2017 “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d.  lgs. 33/2013 «Obblighi  di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di  amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi  dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016” – sospensione dell’efficacia  limitatamente alla pubblicazione dei dati di cui all’art. 14, co.1, lett. c) ed  f), del d.lgs. 33/2013 per i titolari di incarichi dirigenziali.

 

Com’è noto, il d.lgs. 97/2016 ha esteso  gli obblighi di trasparenza di cui al co. 1 dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013, ivi inclusi i dati patrimoniali  e reddituali, in passato previsti per i soli titolari di incarichi politici,  anche ai titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti.

L’Autorità,  con la determinazione n. 241 dell’8 marzo 2017 avente ad oggetto  “Linee guida recanti indicazioni  sull’attuazione dell’art. 14 del d. lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i  titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e  i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del  d.lgs. 97/2016”, ha fornito  indicazioni per l’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 14 cit., e, in  ragione del carattere di novità, ha indicato il termine del 30 aprile p.v.  quale termine ultimo per la pubblicazione dei suddetti dati.

Al riguardo, in data 2 marzo  2017 è intervenuta un’ordinanza del TAR Lazio, sez. I-quater, n. 1030/2017 che,  su ricorso presentato da dirigenti del Garante della privacy, ha sospeso atti del  Segretario generale del Garante medesimo sull’attuazione dell’articolo 14. Il  provvedimento cautelare è motivato con riferimento alla “consistenza delle questioni di costituzionalità e di compatibilità con  le norme di diritto comunitario sollevate nel ricorso e valutata l’irreparabilità  del danno paventato dai ricorrenti discendente dalla pubblicazione on line,  anche temporanea, dei dati per cui è causa”.

In data 7 aprile 2017 è stato  notificato all’ANAC un ricorso per l’annullamento, previa sospensiva, della  Linee guida di cui alla determinazione n. 241/2017, nonché di quattro note  rispettivamente della Presidenza del Consiglio di Ministri, del Ministero  dell’Istruzione, Università e Ricerca, del Ministero della Salute e del Ministero  della Giustizia relative alla richiesta di adempimento degli obblighi in parola.
Il ricorso è stato presentato oltre che da  alcuni dirigenti, da un’organizzazione sindacale in qualità di sindacato  nazionale che rappresenta i dirigenti dello Stato, della Presidenza del  Consiglio dei Ministri, degli Organi costituzionali, delle Agenzie e delle  Autorità indipendenti.

Nel ricorso si chiede anche la  previa disapplicazione dell’art. 14 nella parte in cui prevede la pubblicazione  per i dirigenti pubblici dei dati di cui al co. 1 lettera c), relativi ai  compensi e spese di viaggi di servizio e alla lettera f), relativi ai dati  reddituali e patrimoniali, per contrasto con la normativa UE ovvero, ove  necessario, la rimessione alla Corte di Giustizia dell’UE e alla Corte  costituzionale per la questione di compatibilità  di dette disposizioni con la normativa  europea e per contrasto agli artt. 3, 13 e 117 co. 1 della Costituzione.

Alla luce di quanto sopra, tenuto conto del contenzioso in  atto, delle motivazioni dell’ordinanza del TAR del Lazio divenuta definitiva in  data 2 aprile 2017 nonché al fine di evitare alle amministrazioni pubbliche  situazioni di incertezza sulla corretta applicazione dell’art. 14 con conseguente  significativo contenzioso e disparità di trattamento fra dirigenti appartenenti  a amministrazioni diverse, il Consiglio dell’Autorità in data 12 aprile 2017 ha  deciso di sospendere l’efficacia della delibera n. 241/2017 limitatamente  alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14 co. 1, lett. c) ed f)  del d. lgs. n. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici, anche per quelli del  SSN, in attesa della definizione nel merito del giudizio o in attesa di un  intervento legislativo chiarificatore.

Roma, 12 aprile 2017

Raffaele  Cantone

Depositato  presso la Segreteria del Consiglio in data 12 aprile 2017
Il  Segretario, Maria Esposito

Le mode per la scuola… o una scuola à la carte?

Le mode per la scuola… o una scuola à la carte?

di Maurizio Tiriticco

Le mode!!! Una volta andavano di moda le materie (cascami o spezzoni di discipline adattate a soggetti in età evolutiva in apprendimento), poi vennero le discipline, più “dignitose”; poi ci siamo riempiti la bocca di pluri-, inter- e trans-disciplinarità (punti interrogativi grossi così…). E inventammo pure la codocenza, intesa come necessità di ricercare e assegnare un valore aggiunto alla semplice compresenza (si veda C. Scaglioso, M. Tiriticco, M. Bracci, “Dalla copresenza alla codocenza, una innovazione funzionale alla scuola dell’autonomia”, Miur, 2002). Tutti tentativi più o meno naufragati! In effetti, la distribuzione delle materie/discipline in cattedre e ore di lezione ben distinte dagli attesi od odiati suoni della campanella, è rimasta e permane sempre ben salda

Prima c’erano le pagelle, poi… una parola più gentile… le “schede”!!! E i dieci voti, senza i più e senza i meno – mi raccomando – però mai utilizzati né per intero né tutti! E infine, dulcis in fundo… o in cauda venenum, non so, ci siamo inventati le competenze! Ce lo chiede l’Europa? Chissà! Eppure – penso – non eravamo di già più che competenti, da sempre? E non lo siamo ancora? Un monito indelebile: “un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori”… e senza virgole! Accidenti che popolo!!! Una scritta bella in alto sul Palazzo delle Esposizioni di Roma costruito, insieme a tanti altri manufatti, per l’Esposizione Universale Romana, EUR, del 1942! Rinviata, comunque, per via della guerra! Tutti competenti, dunque, fin dai tempi di Romolo e Remo e, per giunta, dall’Impero di Traiano, che… più vasto non si può! Dal Portogallo al Nordafrica e al Medioriente!

Però, siamo tutti… incompetenti – secondo una vulgata recente – perché abbiamo frequentato – e non tutti – una scuola fondata solo su materie e relative conoscenze!!! Quale disastro! E non ce ne siamo mai accorti! Marconi e i Ragazzi di Via Panisperna? Competenti per caso! Solo Don Lorenzo ha provato a metterci le mani e a dire qualcosa di concreto sul saper fare dei nostri adolescenti, ma non se l’è filato nessuno! O meglio, nessun ministro… forse qualche professoressa sì!

In effetti, che ci fai con le sole conoscenze se oggi, in una scuola totalmente rifondata – altro che i Casati e i Gentile! – non conquisti anche capacità/abilità che infine fioriscono come competenze? Che poi bisogna anche certificare! Insomma le carte non mancano e dalle pagelle e dalle schede siamo passati… ohibò, ai documenti di certificazione delle competenze!!! Parole parole parole… dice quella bella canzone scritta da Maurizio Costanzo e ottimamente cantata da Mina! Comunque, guai a non insegnare per competenze! Quanti corsi di formazione continua In Servizio (FormIS) per i nostri insegnanti, formazione che ora è pure obbligatoria!

Sull’onda delle tante parole e delle circolari sempre più chilometriche, il Miur procede instancabile con documenti chiacchieroni e sperimentazioni risibili scaricate sempre sugli insegnanti! Che, ovviamente, attaccano i buoi dove vuole il padrone… e, oltre alle schede d’obbligo… che devono pure sperimentare, scrivono pure inutili RAV e inutili PDM! E tentano di difendersi dai temporali primaverili delle prove Invalsi! Mah! Tanto da fare, ma… comunque, pare che i nostri studenti non sappiano distinguere un'”a” con l'”h” da un'”a” senza “h”! Per non dire di un “che” pronome e di un “che” congiunzione…. Perché i somari sono sempre salvi: rientrano nella categoria iniziale, indicata con la lettera d), delle schede di valutazione del primo ciclo di istruzione, dove sono definiti così: “l’alunno/a, se opportunamente guidato/a, svolge compiti semplici in situazioni note”. In gergo si direbbe che l’alunno/a va avanti a calcioni nel sedere! Comunque, ora siamo tutti in trepida attesa degli otto o nove regolamenti attuativi di una mostruosa 107, che si abbatteranno come una serie di temporali primaverili sulle nostre scuole… e sui nostri insegnanti e dirigenti.

Tuttavia, nonostante l’ottima volontà della nostra Amministrazione, l’ignoranza avanza… i nostri laureandi non sanno scrivere! E le nostre ministresse – si dirà così? – copiano e incollano le loro tesi di laurea! Così va il mondo… in Italia! E che sarà della prossima generazione dei professori universitari?

Incontro al MIUR del 12 aprile

Incontro al MIUR del 12 aprile: ANP ribadisce l’indisponibilità alla valutazione

La riunione di ieri 12 aprile al MIUR, convocata per discutere gli “adempimenti connessi alla valutazione dei dirigenti scolastici” dal Capo di Gabinetto del MIUR è stato una ulteriore occasione per la delegazione ANP di ribadire l’assoluta indisponibilità della categoria ad impiegare tempo in procedure solo burocratiche e dunque inutilmente defatiganti, in quanto prive di ricadute sulle condizioni di lavoro e sulla retribuzione dei dirigenti.

Erano presenti per l’Amministrazione il Sottosegretario Vito De Filippo, il Capo di Gabinetto Sabrina Bono, il Vice Capo di Gabinetto Rocco Pinneri, il Capo Dipartimento Istruzione Rosa De Pasquale e i Direttori Generali Maria Maddalena Novelli, Carmela Palumbo e Iacopo Greco.

In apertura di seduta l’Amministrazione ha chiesto alle organizzazioni presenti di esprimersi sulla procedura di valutazione dei dirigenti. La delegazione ANP, prendendo per prima la parola, ha esordito ricordando lo stato di agitazione dichiarato dal presidente Rembado lo scorso 3 aprile, motivato dalle condizioni inaccettabili di lavoro dei dirigenti, rese ormai insopportabili dal mancato riconoscimento retributivo e dall’assenza di una non più procrastinabile equiparazione al resto della dirigenza gestionale di pari livello.   Per tali ragione, ha continuato la delegazione ANP, pur ritenendo da sempre che la valutazione dell’azione dirigenziale è elemento indispensabile ad un profilo completo di dirigenza pubblica, ritiene prioritario, in questo momento in cui la politica del Governo, avviata con l’intesa del 30 novembre e proseguita con gli accordi successivi fino a quello recente sulla mobilità del personale, non tiene in adeguato conto le esigenze della dirigenza pubblica, procedere ad azioni di protesta. Tra quelle già definite, ha proseguito l’ANP, campeggia prima in elenco l’indisponibilità a compilare il portfolio del dirigente e a impiegare tempo prezioso, che non può essere sottratto a impegni con reali conseguenze sulla qualità della scuola.

Dopo il giro di tavolo l’Amministrazione ha comunicato la decisione di proseguire con la procedura di valutazione, sterilizzandone gli effetti sulla retribuzione dei dirigenti, argomentando la decisione con la necessità di prendere atto di difficoltà di natura organizzativa, ristrettezza dei tempi, criticità nella definizione degli obiettivi nelle diverse regioni.

Le motivazioni addotte e la soluzione individuata sono a nostro parere deboli e non ragionevoli, l’unica ulteriore possibilità appare quindi, a nostro avviso, che l’Amministrazione proceda con una modifica della Direttiva in cui si dichiari che per questo anno scolastico l’adesione dei dirigenti alla valutazione debba essere volontaria. Dichiarazione alla quale corrisponderebbe quindi la non compilazione del portfolio quest’anno da parte dei dirigenti, come da indicazione già data da ANP. 

Sul resto delle questioni, trattate dall’amministrazione ed inserite al punto eventuali e varie all’o.d.g., daremo conto in altro comunicato ritenendo debbano essere trattate separatamente rispetto a questa di rilevanza prioritaria. Trattasi di questioni che avrebbero meritato apposita convocazione, che infatti è stata già calendarizzata nei giorni 18 e 19 aprile.

Scuola, firmato l’accordo per la mobilità: freno alla chiamata diretta

da Corriere della sera

Scuola, firmato l’accordo per la mobilità: freno alla chiamata diretta

Arriva un’altra smorzatura della legge 107. Il nuovo accordo sulla mobilità dei docenti, firmato a mezzanotte da tutti e tre i sindacati confederali della scuola e dallo Snals- ma col disaccordo di Gilda, mette un limite alla chiamata diretta dei prof da parte dei dirigenti scolastici: una pratica che veniva considerata un’innovazione per i sostenitori della legge 107, perché avrebbe dovuto sulla carta assegnare i docenti alle scuole che avevano veramente bisogno di loro. Ma che poi, tra richieste di trasferimenti e assegnazioni provvisorie, era stata già fortemente snaturata nei fatti. Adesso, si legge nella nota della Uil, «si limita ogni discrezionalità del Dirigente Scolastico che dovrà attenersi alla delibera del collegio docenti». Cambiano anche molte regole per i trasferimenti dei docenti, la cosiddetta mobilità che lo scorso anno, complici gli errori dell’algoritmo, ha scatenato non poche polemiche. Le domande dei docenti si potranno presentare dal 13 aprile al 6 maggio. Quelle del personale ATA dal 4 maggio al 24 maggio.

I criteri

Tutti i docenti, anche i neo assunti, potranno presentare dunque domanda di mobilità sia provinciale che interprovinciale, con un’unica domanda, senza tener conto del vincolo triennale, che a dicembre era stato già cancellato, almeno per quest’anno. Tra le preferenze potranno inserire non solo gli ambiti territoriali (al massimo dieci) ma anche 5 scuole. Chi ottiene il trasferimento in una delle istituzioni scolastiche espresse nella domanda, avrà la titolarità sulla scuola. Per evitare le incongruenze dello scorso anno, quando ad esempio insegnanti di sostegno specializzati finirono per ricoprire ruolo di tecnici di laboratori, verrà dato nelle domande lo stesso punteggio al servizio svolto prima di essere immessi in ruolo oppure semplicemente all’esperienza maturata anche in un ruolo diverso da quello attuale. Per quanto riguarda gli istituti comprensivi con più plessi, anche in diversi comuni, verranno considerati organismi unici con personale unico, per cui il docente dovrà inserire nella domanda solo il codice dell’istituto, e sarà poi il dirigente ad assegnarli ai vari plessi in base alla contrattazione d’istituto.

La ripartizione

Per quanto concerne, invece le «quote» assegnate ai diversi settori della mobilità, ai trasferimenti interprovinciali andrà il 30% dei posti disponibili dopo i trasferimenti provinciali; ai passaggi di cattedra e di ruolo il 10%; alle immissioni in ruolo il 60% dei posti liberi dopo i trasferimenti provinciali. Sembrano tutti dettagli insignificanti, ma «sulla mobilità si giocano aspetti importanti del rapporto di lavoro- sottolinea la segretaria della Cisl Maddalena Gissi. perdere o mantenere una sede di servizio, permettere e favorire la continuità didattica, far fronte a esigenze di carattere personale e familiare. È fondamentale che ci siano regole chiare, trasparenti, oggettive, che raccolgano il massimo di condivisione».

«Passo in avanti»

Soddisfatti i sindacati: «È stato fatto, con questa firma, un significativo passo avanti verso la riaffermazione del primato del contratto nella regolazione del rapporto di lavoro, in pratica una prima concreta attuazione di quanto prevede l’accordo di palazzo Vidoni sulla contrattazione nel settore pubblico». Il Ministero, insieme al contratto, dovrà ora emanare l’ordinanza che disciplina lo svolgimento di tutte le operazioni, dalla presentazione delle domande alla gestione dei movimenti. «Grazie al contratto sottoscritto, si potrà porre rimedio alle tante penalizzazioni subite lo scorso anno dalle docenti e dai docenti e si rende possibile una corretta e tempestiva gestione delle operazioni di avvio del nuovo anno scolastico» concludono.

«L’anno prossimo rischio caos»

Ma non tutti sono d’accordo. «Apprezziamo lo sforzo della ministra Fedeli di tentare una faticosa mediazione per mitigare temporaneamente gli effetti negativi della riforma – afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – ma non è bastato per superare le criticità maggiori. I cosiddetti criteri oggettivi, cui dovrebbe attenersi il dirigente scolastico per individuare i docenti da impiegare nella propria scuola, non tengono in alcun conto l’esperienza professionale maturata nella disciplina insegnata, mentre vengono valorizzate competenze di semplice carattere organizzativo. Anche la possibilità di scegliere fino a un massimo di cinque scuole è transitoria, in quanto – spiega il coordinatore nazionale – dal prossimo anno scolastico opererà in pieno la legge che prevede esclusivamente i trasferimenti su ambiti territoriali». Secondo Gilda, «le problematiche si riproporranno inalterate e immaginiamo già lo stato di confusione in cui si ritroveranno le scuole che dovranno provvedere alla chiamata diretta. Il nostro obiettivo – conclude Di Meglio – resta l’urgente modifica della legge 107 con l’eliminazione di ambiti e chiamata diretta».

Anp: restano le prerogative dei Ds, ma anche lo stato di agitazione

da La Tecnica della Scuola

Anp: restano le prerogative dei Ds, ma anche lo stato di agitazione

Dopo la firma del  contratto collettivo nazionale integrativo “sul passaggio da ambito territoriale a scuola per l’anno scolastico 2017/18, ai sensi dell’articolo 1, commi 79 e successivi, della legge 13 luglio 2015, n. 107” , l’ ANP ci tiene a sottolineare che se per un verso rimane lo “stato di agitazione già proclamato di recente” per l’indebito aggravio di lavoro senza una retribuzione adeguata, dall’altro è soddisfatta per:

Le prerogative dei dirigenti delle scuole sono sostanzialmente fatte salve. Il dirigente, infatti, oltre ad essere titolare del potere di proposta – in sede di collegio – dei criteri da utilizzare per la scelta dei docenti da chiamare, detiene anche il potere decisorio di individuazione dei criteri stessi. La deliberazione collegiale, infatti, ha carattere solo obbligatorio ma non vincolante in quanto la vincolatività, oltre a dover essere prevista espressamente, ma non lo è, non può certo essere imposta per contratto. Il dirigente, inoltre, è titolare esclusivo del potere di individuazione dei docenti a cui proporre gli incarichi triennali. Naturalmente, come previsto dal comma 80 della legge 107/2015, potrà decidere di svolgere dei colloqui.

La contrattazione collettiva non può attribuire al collegio dei docenti alcuna competenza, né in materia di chiamata dei docenti né su altro, in quanto l’articolo 7, comma 2, letterar) del Testo Unico – norma imperativa – dispone che il collegio dei docenti, oltre a potersi e a doversi esprimere su una serie ben definita di materie, “si pronuncia su ogni altro argomento attribuito dal presente testo unico, dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza.” Pertanto, qualsiasi deliberazione fondata su norme contrattuali è illegittima per incompetenza e quindi annullabile.

L’allegato A dell’ipotesi di accordo fissa, a livello nazionale, un ristretto numero di titoli e di esperienze professionali. Il dirigente deve individuare “sino ad un massimo di sei” tra detti criteri per poi basare su di essi l’individuazione dei docenti a cui proporre, “in coerenza con il PTOF e il Piano di miglioramento”, l’incarico triennale. Questa procedura pregiudica palesemente la qualità del servizio pubblico di istruzione che sarà possibile erogare. L’ordinamento autonomistico, infatti, prevede – anzi impone – di adattare l’offerta formativa alle esigenze dell’utenza e del territorio e, per conseguire questo obiettivo, la legge 107/2015 ha dotato il dirigente dello specifico strumento della “chiamata per competenze”. Limitare severamente e rigidamente, erga omnes, la possibilità di scegliere il docente più adatto al singolo PTOF significa negare in radice l’autonomia, a totale svantaggio degli alunni, e contraddice palesemente lo stesso testo dell’accordo.

Il carico di lavoro dei dirigenti delle scuole risulta ulteriormente aggravato per consentire al collegio di esprimersi illegittimamente su una questione che, come si è visto prima, è estranea alle sue competenze.

Organici, a settembre rimarranno scoperti 10mila posti comuni e 45mila di sostegno

da La Tecnica della Scuola

Organici, a settembre rimarranno scoperti 10mila posti comuni e 45mila di sostegno

Il pressing del ministero dell’Istruzione sul Mef potrebbe servire a coprire 25mila cattedre, di cui 20mila curricolari ma appena 5mila di sostegno.

A confermare la suddivisione, decisamente sproporzionata, anche e soprattutto alla luce del numero di cattedre libere, è stata la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, durante il question time postole il 12 aprile dall’on. Silvia Chimienti del M5S.

“I 400 milioni (140 milioni per il corrente anno e 400 a decorrere dal prossimo anno) stanziati con la legge di bilancio per l’anno 2017 saranno utilizzati integralmente per consolidare in organico di diritto i posti annualmente autorizzati dal Mef in organico di fatto”, ha detto la responsabile del Miur.

L’amministrazione centrale, ha detto ancora il ministro, ha calcolato che “i 400 milioni disponibili e a regime siano sufficienti per consolidare 25.000 posti, cioè tutti i circa 20.000 posti comuni dell’organico di fatto corrispondenti a spezzoni aggregabili, nonché 5.000 posti di sostegno ‘in deroga’. Rimangono circa 10.000 posti comuni che purtroppo non sono aggregabili, perché composti da numerosi spezzoni di poche ore ciascuno”.

A questo proposito sono in corso interlocuzioni tra i tecnici del Miur e del ministero dell’Economia “per affinare i conti”.

A settembre, quindi, saranno almeno 55mila le cattedre da coprire con supplenze annuale. Forse anche qualcosa di più, considerando 25mila assunzioni nella migliore delle ipotesi e che quest’anno sono stati sottoscritti quasi 110mila contratti sino al 30 giugno o al 31 agosto. Di questi (tutti al 30 giugno 2017), quasi la metà riguardavano il sostegno e gli alunni che ne beneficiano. I quali, ancora una volta, dovranno attendere tempi migliori, norme meno restrittive e maggiori investimenti.