Edilizia scolastica: decreto da 238 milioni

Edilizia scolastica, Fedeli firma decreto da 238 milioni
Finanziati altri 293 interventi, è nuova tranche del piano mutui BEI

Sono 293 gli interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza delle scuole che potranno essere finanziati con i 238 milioni di euro previsti dal decreto firmato ieri dalla Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli. Si tratta di risorse che rientrano nell’ambito del Piano dei cosiddetti mutui ‘BEI’, i mutui agevolati per l’edilizia scolastica. Il decreto dovrà essere ora firmato dal Ministro dell’Economia e da quello delle Infrastrutture.

I 238 milioni stanziati si sommano ai 905 messi in campo nel 2015 sempre nell’ambito dei mutui BEI e spesi nel corso del 2016. I primi 905 milioni hanno consentito di finanziare 1.215 interventi, di cui 721 già conclusi. Con le economie di spesa relative al finanziamento del 2015 (200mln) sono stati autorizzati a fine 2016 altri 300 interventi che partiranno entro l’estate.

Lo scorso 6 aprile il Ministero dell’Istruzione e la Struttura di Missione per l’edilizia scolastica di Palazzo Chigi hanno presentato presso la Banca europea per gli investimenti (BEI) il nuovo sistema di monitoraggio degli interventi di edilizia messo a punto per tenere sotto controllo in modo costante l’andamento dei cantieri e della spesa. Un monitoraggio ritenuto dalla BEI  la migliore buona pratica a livello europeo in materia di edilizia scolastica.

Delibera ANAC 12 aprile 2017, n. 382

Sospensione dell’efficacia della delibera n. 241/2017 limitatamente alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14 co. 1 lett. c) ed f) del d.lgs. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici, compresi quelli del SSN.

 

VISTO l’art. 14 del d.lgs. 14 marzo 2013 n. 33 come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 25 maggio 2016 n. 97, che, al co. 1 bis, ha esteso gli obblighi di trasparenza di cui al co.1 ai titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall’organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione.

VISTA la determinazione n. 241 dell’8 marzo 2017 avente ad oggetto “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016”, con cui l’Autorità ha fornito indicazioni per l’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 14 anche ai dirigenti pubblici,  ritenendole altresì applicabili anche ai dirigenti del SSN indicati all’art. 41 co. 3 del medesimo decreto, e, in cui, in ragione del carattere di novità, ha indicato il termine del 30 aprile 2017 quale termine ultimo per la pubblicazione dei suddetti dati.

VISTA l’ordinanza cautelare del TAR Lazio, sez. I-quater, n. 1030/2017 che ha sospeso atti del Segretario generale del Garante della privacy sull’attuazione dell’articolo 14 per i dirigenti motivando con riferimento alla “consistenza delle questioni di costituzionalità e di compatibilità con le norme di diritto comunitario sollevate nel ricorso e valutata l’irreparabilità del danno paventato dai ricorrenti discendente dalla pubblicazione on line, anche temporanea, dei dati per cui è causa”.

VISTA la lettera del Segretario generale del Garante della privacy del 3 aprile 2017 con cui il Garante rende noto di aver ricevuto un parere dell’Avvocatura dello Stato  del 9 marzo 2017 secondo cui non sussistono i presupposti per proporre appello avverso l’ordinanza del TAR e che pertanto, “salvo diverso avviso di codesta Autorità, il Garante non procederà alla pubblicazione” dei dati di tutti i dirigenti in attesa della pronuncia di merito.

VISTA la nota del 5 aprile 2017 con cui il Presidente dell’ANAC ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri se intendesse proporre impugnazione avverso l’ordinanza del TAR Lazio sez. I-quater, n. 1030/2017,  al fine di valutare se estendere l’indicazione prevista dal TAR a tutti i dirigenti di cui al citato art. 14.

VISTA la nota di risposta del Segretario generale della Presidenza del Consiglio con cui è stato  trasmesso il parere dell’Avvocatura dello Stato reso in data 10 aprile 2017 che, richiamando quanto già rappresentato nel precedente parere del 9 marzo 2017, “consigliava di non rimuovere gli effetti della sospensiva concessa dal TAR, a prevenzione di una possibile esposizione dell’amministrazione a future domande risarcitorie” in considerazione della “innegabile gravità e irreparabilità del pregiudizio connesso all’irreversibile effetto della pubblicazione dei dati oggetto del giudizio”.

CONSIDERATO che nel proprio parere del 10 aprile 2017 l’Avvocatura rappresenta che l’ordinanza impugnata è diventata definitiva il 2 aprile 2017.

VISTO il ricorso di un’organizzazione sindacale – che rappresenta i dirigenti dello Stato, della Presidenza del Consiglio dei ministri, degli Organi costituzionali, delle Agenzie e delle Autorità indipendenti – e di quattro dirigenti pubblici, notificato all’ANAC in data 7 aprile 2017 per l’annullamento, previa sospensiva, delle Linee guida di cui alla determinazione n. 241/2017, nonché di quattro note rispettivamente della Presidenza del Consiglio di Ministri, del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, del Ministero della Salute e del Ministero della Giustizia relative alla richiesta di adempimento degli obblighi in parola con cui si chiede anche la previa disapplicazione dell’art. 14 nella parte in cui prevede la pubblicazione per i dirigenti pubblici dei dati di cui al co. 1 lettera c), relativi ai compensi e spese di viaggi di servizio e missioni, e alla lettera f), relativi ai dati reddituali e patrimoniali, per contrasto con la normativa UE ovvero, ove necessario, la rimessione alla Corte di Giustizia dell’UE e alla Corte costituzionale per la questione di compatibilità  di dette disposizioni con la normativa europea e per contrasto agli artt. 3, 13 e 117 co. 1 della Costituzione.

CONSIDERATO che nel parere reso dall’Avvocatura dello Stato alla Presidenza del Consiglio in data 10 aprile 2017 si fa altresì riferimento al ricorso notificato anche all’ANAC indicandolo come  “verosimilmente destinato a trovare accoglimento come nel precedente caso”.

VALUTATA la necessità di evitare alle amministrazioni pubbliche situazioni di incertezza sulla corretta applicazione dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013, con conseguente significativo contenzioso, nonché disparità di trattamento fra dirigenti appartenenti ad amministrazioni diverse.

 

Il  Consiglio dell’Autorità

 

delibera di sospendere l’efficacia della delibera n. 241/2017 “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d. lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016”, limitatamente alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14 co. 1, lett. c) ed f) del d. lgs. n. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici, compresi quelli del SSN, in attesa della definizione nel merito del giudizio o in attesa di un intervento legislativo chiarificatore.

Roma, 12.4.2017

Il Presidente
Raffaele Cantone

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 12 aprile 2017
Il Segretario, Maria Esposito


COMUNICATO DEL 12 APRILE 2017

Oggetto: determinazione n. 241 dell’8  marzo 2017 “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d.  lgs. 33/2013 «Obblighi  di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di  amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi  dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016” – sospensione dell’efficacia  limitatamente alla pubblicazione dei dati di cui all’art. 14, co.1, lett. c) ed  f), del d.lgs. 33/2013 per i titolari di incarichi dirigenziali.

 

Com’è noto, il d.lgs. 97/2016 ha esteso  gli obblighi di trasparenza di cui al co. 1 dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013, ivi inclusi i dati patrimoniali  e reddituali, in passato previsti per i soli titolari di incarichi politici,  anche ai titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti.

L’Autorità,  con la determinazione n. 241 dell’8 marzo 2017 avente ad oggetto  “Linee guida recanti indicazioni  sull’attuazione dell’art. 14 del d. lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i  titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e  i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del  d.lgs. 97/2016”, ha fornito  indicazioni per l’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 14 cit., e, in  ragione del carattere di novità, ha indicato il termine del 30 aprile p.v.  quale termine ultimo per la pubblicazione dei suddetti dati.

Al riguardo, in data 2 marzo  2017 è intervenuta un’ordinanza del TAR Lazio, sez. I-quater, n. 1030/2017 che,  su ricorso presentato da dirigenti del Garante della privacy, ha sospeso atti del  Segretario generale del Garante medesimo sull’attuazione dell’articolo 14. Il  provvedimento cautelare è motivato con riferimento alla “consistenza delle questioni di costituzionalità e di compatibilità con  le norme di diritto comunitario sollevate nel ricorso e valutata l’irreparabilità  del danno paventato dai ricorrenti discendente dalla pubblicazione on line,  anche temporanea, dei dati per cui è causa”.

In data 7 aprile 2017 è stato  notificato all’ANAC un ricorso per l’annullamento, previa sospensiva, della  Linee guida di cui alla determinazione n. 241/2017, nonché di quattro note  rispettivamente della Presidenza del Consiglio di Ministri, del Ministero  dell’Istruzione, Università e Ricerca, del Ministero della Salute e del Ministero  della Giustizia relative alla richiesta di adempimento degli obblighi in parola.
Il ricorso è stato presentato oltre che da  alcuni dirigenti, da un’organizzazione sindacale in qualità di sindacato  nazionale che rappresenta i dirigenti dello Stato, della Presidenza del  Consiglio dei Ministri, degli Organi costituzionali, delle Agenzie e delle  Autorità indipendenti.

Nel ricorso si chiede anche la  previa disapplicazione dell’art. 14 nella parte in cui prevede la pubblicazione  per i dirigenti pubblici dei dati di cui al co. 1 lettera c), relativi ai  compensi e spese di viaggi di servizio e alla lettera f), relativi ai dati  reddituali e patrimoniali, per contrasto con la normativa UE ovvero, ove  necessario, la rimessione alla Corte di Giustizia dell’UE e alla Corte  costituzionale per la questione di compatibilità  di dette disposizioni con la normativa  europea e per contrasto agli artt. 3, 13 e 117 co. 1 della Costituzione.

Alla luce di quanto sopra, tenuto conto del contenzioso in  atto, delle motivazioni dell’ordinanza del TAR del Lazio divenuta definitiva in  data 2 aprile 2017 nonché al fine di evitare alle amministrazioni pubbliche  situazioni di incertezza sulla corretta applicazione dell’art. 14 con conseguente  significativo contenzioso e disparità di trattamento fra dirigenti appartenenti  a amministrazioni diverse, il Consiglio dell’Autorità in data 12 aprile 2017 ha  deciso di sospendere l’efficacia della delibera n. 241/2017 limitatamente  alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14 co. 1, lett. c) ed f)  del d. lgs. n. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici, anche per quelli del  SSN, in attesa della definizione nel merito del giudizio o in attesa di un  intervento legislativo chiarificatore.

Roma, 12 aprile 2017

Raffaele  Cantone

Depositato  presso la Segreteria del Consiglio in data 12 aprile 2017
Il  Segretario, Maria Esposito

Le mode per la scuola… o una scuola à la carte?

Le mode per la scuola… o una scuola à la carte?

di Maurizio Tiriticco

Le mode!!! Una volta andavano di moda le materie (cascami o spezzoni di discipline adattate a soggetti in età evolutiva in apprendimento), poi vennero le discipline, più “dignitose”; poi ci siamo riempiti la bocca di pluri-, inter- e trans-disciplinarità (punti interrogativi grossi così…). E inventammo pure la codocenza, intesa come necessità di ricercare e assegnare un valore aggiunto alla semplice compresenza (si veda C. Scaglioso, M. Tiriticco, M. Bracci, “Dalla copresenza alla codocenza, una innovazione funzionale alla scuola dell’autonomia”, Miur, 2002). Tutti tentativi più o meno naufragati! In effetti, la distribuzione delle materie/discipline in cattedre e ore di lezione ben distinte dagli attesi od odiati suoni della campanella, è rimasta e permane sempre ben salda

Prima c’erano le pagelle, poi… una parola più gentile… le “schede”!!! E i dieci voti, senza i più e senza i meno – mi raccomando – però mai utilizzati né per intero né tutti! E infine, dulcis in fundo… o in cauda venenum, non so, ci siamo inventati le competenze! Ce lo chiede l’Europa? Chissà! Eppure – penso – non eravamo di già più che competenti, da sempre? E non lo siamo ancora? Un monito indelebile: “un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori”… e senza virgole! Accidenti che popolo!!! Una scritta bella in alto sul Palazzo delle Esposizioni di Roma costruito, insieme a tanti altri manufatti, per l’Esposizione Universale Romana, EUR, del 1942! Rinviata, comunque, per via della guerra! Tutti competenti, dunque, fin dai tempi di Romolo e Remo e, per giunta, dall’Impero di Traiano, che… più vasto non si può! Dal Portogallo al Nordafrica e al Medioriente!

Però, siamo tutti… incompetenti – secondo una vulgata recente – perché abbiamo frequentato – e non tutti – una scuola fondata solo su materie e relative conoscenze!!! Quale disastro! E non ce ne siamo mai accorti! Marconi e i Ragazzi di Via Panisperna? Competenti per caso! Solo Don Lorenzo ha provato a metterci le mani e a dire qualcosa di concreto sul saper fare dei nostri adolescenti, ma non se l’è filato nessuno! O meglio, nessun ministro… forse qualche professoressa sì!

In effetti, che ci fai con le sole conoscenze se oggi, in una scuola totalmente rifondata – altro che i Casati e i Gentile! – non conquisti anche capacità/abilità che infine fioriscono come competenze? Che poi bisogna anche certificare! Insomma le carte non mancano e dalle pagelle e dalle schede siamo passati… ohibò, ai documenti di certificazione delle competenze!!! Parole parole parole… dice quella bella canzone scritta da Maurizio Costanzo e ottimamente cantata da Mina! Comunque, guai a non insegnare per competenze! Quanti corsi di formazione continua In Servizio (FormIS) per i nostri insegnanti, formazione che ora è pure obbligatoria!

Sull’onda delle tante parole e delle circolari sempre più chilometriche, il Miur procede instancabile con documenti chiacchieroni e sperimentazioni risibili scaricate sempre sugli insegnanti! Che, ovviamente, attaccano i buoi dove vuole il padrone… e, oltre alle schede d’obbligo… che devono pure sperimentare, scrivono pure inutili RAV e inutili PDM! E tentano di difendersi dai temporali primaverili delle prove Invalsi! Mah! Tanto da fare, ma… comunque, pare che i nostri studenti non sappiano distinguere un'”a” con l'”h” da un'”a” senza “h”! Per non dire di un “che” pronome e di un “che” congiunzione…. Perché i somari sono sempre salvi: rientrano nella categoria iniziale, indicata con la lettera d), delle schede di valutazione del primo ciclo di istruzione, dove sono definiti così: “l’alunno/a, se opportunamente guidato/a, svolge compiti semplici in situazioni note”. In gergo si direbbe che l’alunno/a va avanti a calcioni nel sedere! Comunque, ora siamo tutti in trepida attesa degli otto o nove regolamenti attuativi di una mostruosa 107, che si abbatteranno come una serie di temporali primaverili sulle nostre scuole… e sui nostri insegnanti e dirigenti.

Tuttavia, nonostante l’ottima volontà della nostra Amministrazione, l’ignoranza avanza… i nostri laureandi non sanno scrivere! E le nostre ministresse – si dirà così? – copiano e incollano le loro tesi di laurea! Così va il mondo… in Italia! E che sarà della prossima generazione dei professori universitari?

Incontro al MIUR del 12 aprile

Incontro al MIUR del 12 aprile: ANP ribadisce l’indisponibilità alla valutazione

La riunione di ieri 12 aprile al MIUR, convocata per discutere gli “adempimenti connessi alla valutazione dei dirigenti scolastici” dal Capo di Gabinetto del MIUR è stato una ulteriore occasione per la delegazione ANP di ribadire l’assoluta indisponibilità della categoria ad impiegare tempo in procedure solo burocratiche e dunque inutilmente defatiganti, in quanto prive di ricadute sulle condizioni di lavoro e sulla retribuzione dei dirigenti.

Erano presenti per l’Amministrazione il Sottosegretario Vito De Filippo, il Capo di Gabinetto Sabrina Bono, il Vice Capo di Gabinetto Rocco Pinneri, il Capo Dipartimento Istruzione Rosa De Pasquale e i Direttori Generali Maria Maddalena Novelli, Carmela Palumbo e Iacopo Greco.

In apertura di seduta l’Amministrazione ha chiesto alle organizzazioni presenti di esprimersi sulla procedura di valutazione dei dirigenti. La delegazione ANP, prendendo per prima la parola, ha esordito ricordando lo stato di agitazione dichiarato dal presidente Rembado lo scorso 3 aprile, motivato dalle condizioni inaccettabili di lavoro dei dirigenti, rese ormai insopportabili dal mancato riconoscimento retributivo e dall’assenza di una non più procrastinabile equiparazione al resto della dirigenza gestionale di pari livello.   Per tali ragione, ha continuato la delegazione ANP, pur ritenendo da sempre che la valutazione dell’azione dirigenziale è elemento indispensabile ad un profilo completo di dirigenza pubblica, ritiene prioritario, in questo momento in cui la politica del Governo, avviata con l’intesa del 30 novembre e proseguita con gli accordi successivi fino a quello recente sulla mobilità del personale, non tiene in adeguato conto le esigenze della dirigenza pubblica, procedere ad azioni di protesta. Tra quelle già definite, ha proseguito l’ANP, campeggia prima in elenco l’indisponibilità a compilare il portfolio del dirigente e a impiegare tempo prezioso, che non può essere sottratto a impegni con reali conseguenze sulla qualità della scuola.

Dopo il giro di tavolo l’Amministrazione ha comunicato la decisione di proseguire con la procedura di valutazione, sterilizzandone gli effetti sulla retribuzione dei dirigenti, argomentando la decisione con la necessità di prendere atto di difficoltà di natura organizzativa, ristrettezza dei tempi, criticità nella definizione degli obiettivi nelle diverse regioni.

Le motivazioni addotte e la soluzione individuata sono a nostro parere deboli e non ragionevoli, l’unica ulteriore possibilità appare quindi, a nostro avviso, che l’Amministrazione proceda con una modifica della Direttiva in cui si dichiari che per questo anno scolastico l’adesione dei dirigenti alla valutazione debba essere volontaria. Dichiarazione alla quale corrisponderebbe quindi la non compilazione del portfolio quest’anno da parte dei dirigenti, come da indicazione già data da ANP. 

Sul resto delle questioni, trattate dall’amministrazione ed inserite al punto eventuali e varie all’o.d.g., daremo conto in altro comunicato ritenendo debbano essere trattate separatamente rispetto a questa di rilevanza prioritaria. Trattasi di questioni che avrebbero meritato apposita convocazione, che infatti è stata già calendarizzata nei giorni 18 e 19 aprile.

Scuola, firmato l’accordo per la mobilità: freno alla chiamata diretta

da Corriere della sera

Scuola, firmato l’accordo per la mobilità: freno alla chiamata diretta

Arriva un’altra smorzatura della legge 107. Il nuovo accordo sulla mobilità dei docenti, firmato a mezzanotte da tutti e tre i sindacati confederali della scuola e dallo Snals- ma col disaccordo di Gilda, mette un limite alla chiamata diretta dei prof da parte dei dirigenti scolastici: una pratica che veniva considerata un’innovazione per i sostenitori della legge 107, perché avrebbe dovuto sulla carta assegnare i docenti alle scuole che avevano veramente bisogno di loro. Ma che poi, tra richieste di trasferimenti e assegnazioni provvisorie, era stata già fortemente snaturata nei fatti. Adesso, si legge nella nota della Uil, «si limita ogni discrezionalità del Dirigente Scolastico che dovrà attenersi alla delibera del collegio docenti». Cambiano anche molte regole per i trasferimenti dei docenti, la cosiddetta mobilità che lo scorso anno, complici gli errori dell’algoritmo, ha scatenato non poche polemiche. Le domande dei docenti si potranno presentare dal 13 aprile al 6 maggio. Quelle del personale ATA dal 4 maggio al 24 maggio.

I criteri

Tutti i docenti, anche i neo assunti, potranno presentare dunque domanda di mobilità sia provinciale che interprovinciale, con un’unica domanda, senza tener conto del vincolo triennale, che a dicembre era stato già cancellato, almeno per quest’anno. Tra le preferenze potranno inserire non solo gli ambiti territoriali (al massimo dieci) ma anche 5 scuole. Chi ottiene il trasferimento in una delle istituzioni scolastiche espresse nella domanda, avrà la titolarità sulla scuola. Per evitare le incongruenze dello scorso anno, quando ad esempio insegnanti di sostegno specializzati finirono per ricoprire ruolo di tecnici di laboratori, verrà dato nelle domande lo stesso punteggio al servizio svolto prima di essere immessi in ruolo oppure semplicemente all’esperienza maturata anche in un ruolo diverso da quello attuale. Per quanto riguarda gli istituti comprensivi con più plessi, anche in diversi comuni, verranno considerati organismi unici con personale unico, per cui il docente dovrà inserire nella domanda solo il codice dell’istituto, e sarà poi il dirigente ad assegnarli ai vari plessi in base alla contrattazione d’istituto.

La ripartizione

Per quanto concerne, invece le «quote» assegnate ai diversi settori della mobilità, ai trasferimenti interprovinciali andrà il 30% dei posti disponibili dopo i trasferimenti provinciali; ai passaggi di cattedra e di ruolo il 10%; alle immissioni in ruolo il 60% dei posti liberi dopo i trasferimenti provinciali. Sembrano tutti dettagli insignificanti, ma «sulla mobilità si giocano aspetti importanti del rapporto di lavoro- sottolinea la segretaria della Cisl Maddalena Gissi. perdere o mantenere una sede di servizio, permettere e favorire la continuità didattica, far fronte a esigenze di carattere personale e familiare. È fondamentale che ci siano regole chiare, trasparenti, oggettive, che raccolgano il massimo di condivisione».

«Passo in avanti»

Soddisfatti i sindacati: «È stato fatto, con questa firma, un significativo passo avanti verso la riaffermazione del primato del contratto nella regolazione del rapporto di lavoro, in pratica una prima concreta attuazione di quanto prevede l’accordo di palazzo Vidoni sulla contrattazione nel settore pubblico». Il Ministero, insieme al contratto, dovrà ora emanare l’ordinanza che disciplina lo svolgimento di tutte le operazioni, dalla presentazione delle domande alla gestione dei movimenti. «Grazie al contratto sottoscritto, si potrà porre rimedio alle tante penalizzazioni subite lo scorso anno dalle docenti e dai docenti e si rende possibile una corretta e tempestiva gestione delle operazioni di avvio del nuovo anno scolastico» concludono.

«L’anno prossimo rischio caos»

Ma non tutti sono d’accordo. «Apprezziamo lo sforzo della ministra Fedeli di tentare una faticosa mediazione per mitigare temporaneamente gli effetti negativi della riforma – afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – ma non è bastato per superare le criticità maggiori. I cosiddetti criteri oggettivi, cui dovrebbe attenersi il dirigente scolastico per individuare i docenti da impiegare nella propria scuola, non tengono in alcun conto l’esperienza professionale maturata nella disciplina insegnata, mentre vengono valorizzate competenze di semplice carattere organizzativo. Anche la possibilità di scegliere fino a un massimo di cinque scuole è transitoria, in quanto – spiega il coordinatore nazionale – dal prossimo anno scolastico opererà in pieno la legge che prevede esclusivamente i trasferimenti su ambiti territoriali». Secondo Gilda, «le problematiche si riproporranno inalterate e immaginiamo già lo stato di confusione in cui si ritroveranno le scuole che dovranno provvedere alla chiamata diretta. Il nostro obiettivo – conclude Di Meglio – resta l’urgente modifica della legge 107 con l’eliminazione di ambiti e chiamata diretta».

Anp: restano le prerogative dei Ds, ma anche lo stato di agitazione

da La Tecnica della Scuola

Anp: restano le prerogative dei Ds, ma anche lo stato di agitazione

Dopo la firma del  contratto collettivo nazionale integrativo “sul passaggio da ambito territoriale a scuola per l’anno scolastico 2017/18, ai sensi dell’articolo 1, commi 79 e successivi, della legge 13 luglio 2015, n. 107” , l’ ANP ci tiene a sottolineare che se per un verso rimane lo “stato di agitazione già proclamato di recente” per l’indebito aggravio di lavoro senza una retribuzione adeguata, dall’altro è soddisfatta per:

Le prerogative dei dirigenti delle scuole sono sostanzialmente fatte salve. Il dirigente, infatti, oltre ad essere titolare del potere di proposta – in sede di collegio – dei criteri da utilizzare per la scelta dei docenti da chiamare, detiene anche il potere decisorio di individuazione dei criteri stessi. La deliberazione collegiale, infatti, ha carattere solo obbligatorio ma non vincolante in quanto la vincolatività, oltre a dover essere prevista espressamente, ma non lo è, non può certo essere imposta per contratto. Il dirigente, inoltre, è titolare esclusivo del potere di individuazione dei docenti a cui proporre gli incarichi triennali. Naturalmente, come previsto dal comma 80 della legge 107/2015, potrà decidere di svolgere dei colloqui.

La contrattazione collettiva non può attribuire al collegio dei docenti alcuna competenza, né in materia di chiamata dei docenti né su altro, in quanto l’articolo 7, comma 2, letterar) del Testo Unico – norma imperativa – dispone che il collegio dei docenti, oltre a potersi e a doversi esprimere su una serie ben definita di materie, “si pronuncia su ogni altro argomento attribuito dal presente testo unico, dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza.” Pertanto, qualsiasi deliberazione fondata su norme contrattuali è illegittima per incompetenza e quindi annullabile.

L’allegato A dell’ipotesi di accordo fissa, a livello nazionale, un ristretto numero di titoli e di esperienze professionali. Il dirigente deve individuare “sino ad un massimo di sei” tra detti criteri per poi basare su di essi l’individuazione dei docenti a cui proporre, “in coerenza con il PTOF e il Piano di miglioramento”, l’incarico triennale. Questa procedura pregiudica palesemente la qualità del servizio pubblico di istruzione che sarà possibile erogare. L’ordinamento autonomistico, infatti, prevede – anzi impone – di adattare l’offerta formativa alle esigenze dell’utenza e del territorio e, per conseguire questo obiettivo, la legge 107/2015 ha dotato il dirigente dello specifico strumento della “chiamata per competenze”. Limitare severamente e rigidamente, erga omnes, la possibilità di scegliere il docente più adatto al singolo PTOF significa negare in radice l’autonomia, a totale svantaggio degli alunni, e contraddice palesemente lo stesso testo dell’accordo.

Il carico di lavoro dei dirigenti delle scuole risulta ulteriormente aggravato per consentire al collegio di esprimersi illegittimamente su una questione che, come si è visto prima, è estranea alle sue competenze.

Organici, a settembre rimarranno scoperti 10mila posti comuni e 45mila di sostegno

da La Tecnica della Scuola

Organici, a settembre rimarranno scoperti 10mila posti comuni e 45mila di sostegno

Il pressing del ministero dell’Istruzione sul Mef potrebbe servire a coprire 25mila cattedre, di cui 20mila curricolari ma appena 5mila di sostegno.

A confermare la suddivisione, decisamente sproporzionata, anche e soprattutto alla luce del numero di cattedre libere, è stata la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, durante il question time postole il 12 aprile dall’on. Silvia Chimienti del M5S.

“I 400 milioni (140 milioni per il corrente anno e 400 a decorrere dal prossimo anno) stanziati con la legge di bilancio per l’anno 2017 saranno utilizzati integralmente per consolidare in organico di diritto i posti annualmente autorizzati dal Mef in organico di fatto”, ha detto la responsabile del Miur.

L’amministrazione centrale, ha detto ancora il ministro, ha calcolato che “i 400 milioni disponibili e a regime siano sufficienti per consolidare 25.000 posti, cioè tutti i circa 20.000 posti comuni dell’organico di fatto corrispondenti a spezzoni aggregabili, nonché 5.000 posti di sostegno ‘in deroga’. Rimangono circa 10.000 posti comuni che purtroppo non sono aggregabili, perché composti da numerosi spezzoni di poche ore ciascuno”.

A questo proposito sono in corso interlocuzioni tra i tecnici del Miur e del ministero dell’Economia “per affinare i conti”.

A settembre, quindi, saranno almeno 55mila le cattedre da coprire con supplenze annuale. Forse anche qualcosa di più, considerando 25mila assunzioni nella migliore delle ipotesi e che quest’anno sono stati sottoscritti quasi 110mila contratti sino al 30 giugno o al 31 agosto. Di questi (tutti al 30 giugno 2017), quasi la metà riguardavano il sostegno e gli alunni che ne beneficiano. I quali, ancora una volta, dovranno attendere tempi migliori, norme meno restrittive e maggiori investimenti.

Anp: il contratto mobilità non tocca i poteri dirigenziali

da La Tecnica della Scuola

Anp: il contratto mobilità non tocca i poteri dirigenziali

L’ipotesi di contratto sulla chiamata per competenze non spiace alla Associazione Nazionale Presidi.

Il sindacato di Giorgo Rembado così commenta l’accordo fra sindacati e Ministero: “Le prerogative dei dirigenti delle scuole sono sostanzialmente fatte salve. Il dirigente, infatti, oltre ad essere titolare del potere di proposta – in sede di collegio – dei criteri da utilizzare per la scelta dei docenti da chiamare, detiene anche il potere decisorio di individuazione dei criteri stessi. La deliberazione collegiale, infatti, ha carattere solo obbligatorio ma non vincolante in quanto la vincolatività, oltre a dover essere prevista espressamente, ma non lo è, non può certo essere imposta per contratto. Il dirigente, inoltre, è titolare esclusivo del potere di individuazione dei docenti a cui proporre gli incarichi triennali. Naturalmente, come previsto dal comma 80 della legge 107/2015, potrà decidere di svolgere dei colloqui”.

Non piace invece per nulla la decisione di inserire nel contratto un elenco di criteri fra i quali i collegi dei docenti dovranno scegliere quelli da adottare nella propria istituzione scolastica.
“L’allegato A dell’ipotesi di accordo – sottolinea l’Anp – fissa, a livello nazionale, un ristretto numero di titoli e di esperienze professionali. Il dirigente deve individuare ‘sino ad un massimo di sei’ tra detti criteri per poi basare su di essi l’individuazione dei docenti a cui proporre, ‘in coerenza con il PTOF e il Piano di miglioramento’, l’incarico triennale. Questa procedura pregiudica palesemente la qualità del servizio pubblico di istruzione che sarà possibile erogare”.

“L’ordinamento autonomistico – spiega il sindacato di Rembado – prevede, anzi impone, di adattare l’offerta formativa alle esigenze dell’utenza e del territorio e, per conseguire questo obiettivo, la legge 107/2015 ha dotato il dirigente dello specifico strumento della ‘chiamata per competenze’. Limitare severamente e rigidamente, erga omnes, la possibilità di scegliere il docente più adatto al singolo PTOF significa negare in radice l’autonomia, a totale svantaggio degli alunni, e contraddice palesemente lo stesso testo dell’accordo”.

Va anche detto che l’Anp protesta anche per l’aggravio di lavoro dei dirigenti delle scuole che deriverà dalla applicazione dell’accordo.

Ma c’è un’altra questione ancora più seria;  l’Anp , infatti, ribadisce “la totale indisponibilità dei dirigenti delle scuole ad effettuare la chiamata dei docenti nel mese di agosto”: non è ben chiaro cosa questo significhi ma se davvero un buon numero di dirigenti dovesse decidere di non avviare la procedura per la chiamata diretta, l’incombeza si scaricherebbe tutta sugli uffici scolastici regionali, con conseguenze imprevedibili.

Trasparenza, obblighi di pubblicità dei dirigenti scolastici entro il 30 aprile

da La Tecnica della Scuola

Trasparenza, obblighi di pubblicità dei dirigenti scolastici entro il 30 aprile

In questi giorni diversi Uffici scolastici regionali stanno ricordando gli obblighi di trasparenza per i dirigenti scolastici a seguito delle ultime linee guida Anac.

Data la peculiarità della natura e delle funzioni svolte delle scuole, l’Autorità ha previsto una semplificazione degli obblighi di trasparenza di cui all’art. 14 del decreto legislativo n. 33 del 2013 e ha stabilito che “per i dirigenti scolastici le misure di trasparenza di cui all’art. 14 si intendono assolte con la pubblicazione dei dati indicati al co. 1, lett. da a) ad e), con esclusione dei dati di cui alla lettera f)” .

Per quanto riguarda la decorrenza e l’attuazione degli obblighi di pubblicazione, le stesse linee guida hanno precisato che il termine di pubblicazione di tutti i dati di cui all’art. 14 del d.lgs. n. 33 del 2013 è fissato al 30 aprile 2017 per i soggetti per i quali la norma si applica per la prima volta.

I dirigenti scolastici, pertanto, dovranno provvedere, entro la data del 30 aprile 2017, alla pubblicazione dei seguenti dati:

  1. provvedimento di incarico;
  2. curriculum vitae redatto in conformità al vigente modello europeo;
  3. compensi di qualsiasi natura connessi all’assunzione dell’incarico;
  4. importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici;
  5. dati relativi all’assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, e relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti;
  6. altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e indicazione dei compensi spettanti.

I dirigenti scolastici dovranno pubblicare i suddetti dati sul sito dell’Istituzione scolastica in cui prestano servizio, nella pagina di “Amministrazione trasparente”, sottosezione di primo livello “Personale”, sottosezione di secondo livello “Dirigenti”, utilizzando la modulistica allegata.

E’ necessario provvedere in modo completo all’adempimento degli obblighi di pubblicazione, onde evitare di incorrere nello specifico regime sanzionatorio previsto dall’art. 47, c. 1, del d.lgs. n. 33 del 2013.

Si consiglia di visionare i siti dei singoli U.s.r. in merito alle comunicazioni da effettuare via mail e la modulistica da utilizzare.

Cobas: 3 e 9 maggio 2017 sciopero contro le Prove Invalsi

da La Tecnica della Scuola

Cobas: 3 e 9 maggio 2017 sciopero contro le Prove Invalsi

I Cobas proclamano due giornate di proteste, per il 3 e 9 maggio 2017, durante le quali insegnanti e studenti scenderanno in piazza per chiedere la cancellazione delle Prove Invalsi e delle novità introdotte con l’approvazione dei decreti della Buona Scuola.

E oltre allo sciopero anche due giornate di manifestazioni in tutta Italia con l’intento di boicottare lo svolgimento delle Prove Invalsi, che si terranno negli stessi giorni dello sciopero.

Il motivo della protesta è facilmente intuibile, perché il Governo oltre a non cancellare i test li  introdurrà negli esami di stato diventando un requisito fondamentale per l’ammissione all’esame. Ecco perché al grido di “Boicottiamo i test Invalsi” i Cobas hanno indetto lo sciopero della scuola.

Nel dettaglio, l’invito è rivolto al personale delle scuole nelle quali si svolgeranno le Prove Invalsi, quindi:

mercoledì 3 maggio 2017: sciopero del personale delle scuole primarie e secondarie di primo grado (nello stesso giorno c’è il test Invalsi di italiano per la II e V elementare);

martedì 9 maggio 2017: sciopero del personale delle scuole secondarie di secondo grado (nello stesso giorno ci sono i test Invalsi di italiano e matematica per la scuola superiore).

Mobilità, firmato in via definitiva il contratto integrativo, sindacati soddisfatti

da Tuttoscuola

Mobilità, firmato in via definitiva il contratto integrativo, sindacati soddisfatti

Sottoscritto in via definitiva il contratto integrativo sulla mobilità del personale scolastico per l’anno scolastico 2017/2018. Lo fanno sapere i sindacati Cisl Scuola, Flc Cgil, Uil Scuola e Snals Confsal, nella serata di ieri, 11 aprile, attraverso un comunicato unitario. La firma è arrivata quasi a mezzanotte scorsa, dopo aver definito i tempi e le modalità con cui si procederà all’attribuzione della scuola ai docenti titolari ambito.

“A tal fine sarà il collegio dei docenti a deliberare, attingendoli da una tabella nazionale, requisiti professionali richiesti in coerenza con il PTOF di istituto – si legge nel comunicato -. I segretari generali dei sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil scuola e Snals Confsal si dicono molto soddisfatti dell’intesa raggiunta dopo una lunga e complessa trattativa che ha dovuto superare i molti ostacoli posti dalla legge 107/15 che aveva sottratto questa materia alla contrattazione. È anche importante la quota di posti riservati alle assunzioni, superiore a quella stabilita negli anni precedenti”.

“Per quanto riguarda l’assegnazione della sede ai docenti – continuano i sindacati – lo specifico accordo viene definito contestualmente alla firma definitiva del contratto sulla mobilità, com’era nell’intesa politica del dicembre 2016. È stato fatto, con questa firma, un significativo passo avanti verso la riaffermazione del primato del contratto nella regolazione del rapporto di lavoro, in pratica una prima concreta attuazione di quanto prevede l’accordo di palazzo Vidoni sulla contrattazione nel settore pubblico”.

“Il Ministero – conclude il comunicato – insieme al contratto, dovrà ora emanare l’ordinanza che disciplina lo svolgimento di tutte le operazioni, dalla presentazione delle domande alla gestione dei movimenti. Grazie al contratto sottoscritto, si potrà porre rimedio alle tante penalizzazioni subite lo scorso anno dalle docenti e dai docenti e si rende possibile una corretta e tempestiva gestione delle operazioni di avvio del nuovo anno scolastico”.

Mondiali di Orienteering

Mondiali di Orienteering,
il 13 aprile la Ministra Fedeli presenta la 16esima edizione

Giovedì 13 aprile, alle ore 11, presso la Sala della Comunicazione del Miur, in viale Trastevere 76/a, verrà presentata la 16esima edizione dei Mondiali di Orienteering che si terrà a Palermo dal 22 al 28 aprile. L’Italia ospita i mondiali per la terza volta.

Presenteranno l’iniziativa, la Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, la Direttrice dell’USR Sicilia Marialuisa Altomonte, il Segretario della Fiso (Federazione italiana sport orientamento) Andrea Arnaldi, Andrea Delpin membro del Comitato organizzatore dei Mondiali di Orienteering e la neuroscienziata Adele Diamond, docente di Neuroscienze cognitive dello sviluppo presso la British Columbia University di Vancouver (Canada).

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 59

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 59

Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera b), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00067)

(GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)

Capo I
Principi generali

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei Ministri», e successive modificazioni, ed in
particolare l’articolo 14;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti, e in particolare i commi 180 e 181,
lettera b);
Vista la legge 19 novembre 1990, n. 341, recante riforma degli
ordinamenti didattici universitari;
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, legge quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, e successive modificazioni;
Vista la legge 15 maggio 1997, n. 127, recante misure urgenti per
lo snellimento dell’attivita’ amministrativa e dei procedimenti di
decisione e di controllo e in particolare l’articolo 17;
Vista la legge 3 agosto 1998, n. 315, recante interventi finanziari
per l’universita’ e la ricerca e in particolare l’articolo 1, commi 4
e 5;
Vista la legge 2 agosto 1999, n. 264, recante norme in materia di
accessi ai corsi universitari;
Vista la legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante riforma delle
Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza,
dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori
per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli
Istituti musicali pareggiati;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche;
Visto il decreto-legge 25 settembre 2002, n. 212, recante misure
urgenti per la scuola, l’universita’, la ricerca scientifica e
tecnologica e l’alta formazione artistica e musicale, convertito con
modificazioni dalla legge 22 novembre 2002, n. 268;
Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, concernente
la definizione delle norme generali relative alla scuola
dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione, e successive
modificazioni, ed in particolare gli articoli 4, 8 e 11;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, concernente
norme generali e livelli essenziali delle prestazioni sul secondo
ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione;
Vista la legge 30 dicembre 2010, n. 240 recante norme in materia di
organizzazione delle universita’, di personale accademico e
reclutamento, nonche’ delega al Governo per incentivare la qualita’ e
l’efficienza del sistema universitario;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente regolamento recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n.
89, recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione
ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133;
Visto il decreto 10 settembre 2010, n. 249, recante regolamento
concernente la definizione della disciplina dei requisiti e delle
modalita’ della formazione iniziale degli insegnanti della scuola
dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di
primo e secondo grado, ai sensi dell’articolo 2, comma 416, della
legge 24 dicembre 2007, n. 244;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, che adotta il regolamento recante norme concernenti il riordino
degli istituti professionali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, che adotta il regolamento recante norme per il riordino degli
istituti tecnici a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
89, che adotta il regolamento recante revisione dell’assetto
ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012,
n. 263, relativo al regolamento recante norme generali per la
ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei centri
d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 14 gennaio 2017;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella
seduta del 23 febbraio 2017;
Acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari competenti per
materia e per profili finanziari;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 aprile 2017;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro per la semplificazione e
la pubblica amministrazione e con il Ministro dell’economia e delle
finanze;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Oggetto e finalita’

1. Il presente decreto legislativo attua il riordino, l’adeguamento
e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso
nei ruoli dei docenti, compresi quelli degli insegnanti
tecnico-pratici, della scuola secondaria, per i posti comuni e per
quelli di sostegno.
2. Al fine di realizzare la valorizzazione sociale e culturale
della professione e’ introdotto il sistema unitario e coordinato di
formazione iniziale e accesso ai ruoli dei docenti, compresi quelli
degli insegnanti tecnico-pratici, nella scuola secondaria di primo e
secondo grado, sia su posti comuni sia di sostegno, per selezionarli
sulla base di un concorso pubblico nazionale e di un successivo
percorso formativo triennale.
3. Il sistema di cui al comma 2 costituisce, insieme alla
formazione universitaria o accademica e alla formazione in servizio
di cui all’articolo 1, comma 124, della legge 13 luglio 2015, n. 107,
un percorso verticale unitario di formazione dei docenti della scuola
secondaria, con l’obiettivo che essi acquisiscano e aggiornino
continuamente le conoscenze e le competenze, sia disciplinari che
professionali, necessarie per svolgere al meglio la loro funzione.
4. Dall’attuazione del presente provvedimento non devono derivare
ulteriori oneri per la finanza pubblica tenuto conto anche delle
risorse previste dal presente decreto.

Art. 2

Sistema di formazione iniziale e accesso ai ruoli

1. Il sistema di formazione iniziale e accesso di cui all’articolo
1, comma 2, e’ articolato in:
a) un concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale o
interregionale, di cui al Capo II;
b) un successivo percorso triennale di formazione iniziale,
tirocinio e inserimento nella funzione docente, di seguito denominato
«percorso FIT», differente fra posti comuni e posti di sostegno,
destinato ai soggetti vincitori del concorso di cui alla lettera a),
articolato secondo quanto previsto al comma 2;
c) una procedura di accesso ai ruoli a tempo indeterminato,
previo superamento delle valutazioni intermedie e finali del percorso
formativo di cui alla lettera b).
2. Il percorso FIT e’ disciplinato ai sensi del Capo III, e si
articola in:
a) un primo anno finalizzato al conseguimento del diploma di
specializzazione di cui all’articolo 9, per l’insegnamento nella
scuola secondaria o in pedagogia e didattica speciale per le
attivita’ di sostegno didattico e l’inclusione scolastica;
b) un secondo anno di formazione, tirocinio e primo inserimento
nella funzione docente, di cui agli articoli 10 e 11;
c) un terzo anno di formazione, tirocinio, e inserimento nella
funzione docente, di cui agli articoli 10, 11 e 13.
3. Il percorso FIT e’ realizzato attraverso una collaborazione
strutturata e paritetica fra scuola, universita’ e istituzioni
dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, di seguito
denominate «istituzioni AFAM», con una chiara distinzione dei
rispettivi ruoli e competenze. La collaborazione si esplicita nella
progettazione, gestione e monitoraggio del percorso FIT, effettuati
tramite gli appositi organi collegiali a carattere regionale di cui
all’articolo 9, comma 7.
4. Il percorso FIT ha l’obiettivo di sviluppare e rafforzare nei
futuri docenti:
a) le competenze culturali, disciplinari, didattiche e
metodologiche, in relazione ai nuclei fondanti dei saperi e ai
traguardi di competenza fissati per gli studenti;
b) le competenze proprie della professione di docente, in
particolare pedagogiche, relazionali, valutative, organizzative e
tecnologiche, integrate in modo equilibrato con i saperi
disciplinari;
c) la capacita’ di progettare percorsi didattici flessibili e
adeguati al contesto scolastico, al fine di favorire l’apprendimento
critico e consapevole e l’acquisizione delle competenze da parte
degli studenti;
d) la capacita’ di svolgere con consapevolezza i compiti connessi
con la funzione docente e con l’organizzazione scolastica.
5. Ai fini di cui all’articolo 1, comma 3, il percorso FIT e’
progettato e realizzato in coordinamento con il Piano nazionale di
formazione di cui all’articolo 1, comma 124, della legge 13 luglio
2015, n. 107.

Capo II
Accesso ai ruoli a tempo indeterminato e procedure concorsuali

Art. 3

Bando di concorso e commissioni

1. Con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca e’ indetto, su base regionale, il concorso nazionale
per esami e titoli per selezionare i candidati all’accesso al
percorso FIT su posti comuni e di sostegno nella scuola secondaria.
In caso di esiguo numero dei posti conferibili, il concorso e’
indetto su base interregionale.
2. Il concorso e’ bandito, fermo restando il regime autorizzatorio
previsto dall’articolo 39, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n.
449, con cadenza biennale, per la copertura dei posti della scuola
secondaria che si prevede si rendano vacanti e disponibili nel terzo
e quarto anno scolastico successivi a quello in cui e’ previsto
l’espletamento delle prove concorsuali.
3. Sulla base della graduatoria di merito i vincitori del concorso
sono ammessi al percorso FIT in due successivi scaglioni annuali, nel
limite corrispondente ai posti che si prevede si rendano vacanti e
disponibili rispettivamente nel terzo e nel quarto anno scolastico
successivi a quello in cui e’ previsto l’espletamento delle prove
concorsuali.
4. Nel bando di concorso sono previsti contingenti separati, in
ciascuna sede concorsuale regionale o interregionale, per ognuna
delle seguenti tipologie di posto e classi di concorso:
a) posti relativi alle classi di concorso per la scuola
secondaria di primo e secondo grado, anche raggruppate in ambiti
disciplinari;
b) posti relativi alle classi di concorso di insegnante
tecnico-pratico per la scuola secondaria;
c) posti di sostegno.
5. I candidati indicano nella domanda di partecipazione in quale
regione e per quali contingenti di posti intendono concorrere.
Ciascun candidato puo’ concorrere in una sola regione, per le
tipologie di posto messe a concorso nella stessa, qualora in possesso
dei requisiti di accesso di cui all’articolo 5.
6. Con regolamento da adottare, nei limiti delle risorse
disponibili a legislazione vigente, ai sensi dell’articolo 17, comma
2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro 180 giorni dall’entrata
in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, sono individuati,
anche con riferimento alla procedura di cui all’articolo 17, comma 7:
i criteri di composizione delle commissioni giudicatrici del concorso
e i requisiti per i relativi componenti; i criteri generali e
oggettivi di valutazione delle prove e dei titoli accademici,
scientifici e professionali dei candidati da utilizzare da parte
delle commissioni giudicatrici, ferma restando la valutazione dei
titoli per i soli candidati che abbiano superato tutte le prove
concorsuali; la ripartizione dei punteggi tra le prove e i titoli; i
punteggi minimi per considerare superata ciascuna prova d’esame; i
requisiti generali e specifici di ammissione nel rispetto di quanto
previsto all’articolo 5 e con il decreto di cui all’articolo 4, comma
1.
7. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in
vigore del decreto di cui al comma 6, sono individuati, anche con
riferimento alla procedura di cui all’articolo 17, comma 7: le
modalita’ di gestione delle procedure concorsuali a cura degli Uffici
scolastici regionali; i criteri di composizione della commissione di
valutazione del secondo anno e finale per l’accesso ai ruoli, di cui
agli articoli 10, 11 e 13 ed i relativi criteri di valutazione; le
modalita’ di individuazione delle scuole polo e delle scuole sedi di
tirocinio, di cui all’articolo 12, nonche’ di assegnazione dei
tirocinanti alle medesime; l’elenco dei titoli valutabili e il loro
punteggio, valorizzando il titolo di dottore di ricerca e il possesso
di ulteriori crediti nell’ambito della pedagogia speciale e didattica
dell’inclusione, fino ad un massimo di 12 in aggiunta a quelli
previsti all’articolo 5, comma 1 lettera b) e comma 2 lettera b). Con
il medesimo decreto e’ costituita una commissione nazionale di
esperti per la definizione dei programmi e delle tracce delle prove
di esame.
8. Le commissioni di cui ai commi 6 e 7 comprendono esperti
provenienti dalle scuole, dalle universita’ e dalle istituzioni AFAM.

Art. 4

Classi di concorso

1. Al fine di assicurare la coerenza tra gli insegnamenti
impartiti, le classi disciplinari di titolarita’ dei docenti e le
classi dei corsi di laurea, dei corsi di laurea magistrale e dei
corsi di diploma di I e di II livello dell’alta formazione artistica,
musicale e coreutica, nonche’ di consentire cosi’ un piu’ adeguato
utilizzo professionale del personale docente in relazione alle
innovazioni sugli insegnamenti introdotte dalla legge 13 luglio 2015,
n. 107, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca sono riordinate e periodicamente aggiornate, in base a
principi di semplificazione e flessibilita’, nonche’ ai fini della
valorizzazione culturale della professione docente, le classi di
concorso dei docenti e degli insegnanti tecnico pratici di scuola
secondaria ed eventualmente le classi dei corsi di laurea, di laurea
magistrale e di diploma di I e di II livello.
2. Per l’adozione del decreto di cui al comma 1, sono previsti i
pareri, da rendere nel termine di 45 giorni, del Consiglio
universitario nazionale e del Consiglio nazionale per l’alta
formazione artistica musicale e coreutica, ciascuno per le classi di
concorso di relativa competenza, nonche’ del Consiglio superiore
della pubblica istruzione.
3. Nell’ambito della collaborazione di cui all’articolo 2, comma 3,
e in coordinamento con il Piano nazionale di formazione di cui al
comma 5 del medesimo articolo, sono organizzate specifiche attivita’
formative riservate a docenti di ruolo in servizio che consentano di
integrare la loro preparazione al fine di poter svolgere insegnamenti
anche in classi disciplinari affini o di modificare la propria classe
disciplinare di titolarita’ o la tipologia di posto incluso il
passaggio da posto comune a posto di sostegno e viceversa, sulla base
delle norme e nei limiti previsti per la mobilita’ professionale dal
relativo contratto collettivo nazionale integrativo.

Art. 5

Requisiti di accesso

1. Costituisce titolo di accesso al concorso relativamente ai posti
di docente di cui all’articolo 3, comma 4, lettera a), il possesso
congiunto di:
a) laurea magistrale o a ciclo unico, oppure diploma di II
livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, oppure
titolo equipollente o equiparato, coerente con le classi di concorso
vigenti alla data di indizione del concorso;
b) 24 crediti formativi universitari o accademici, di seguito
denominati CFU/CFA, acquisiti in forma curricolare, aggiuntiva o
extra curricolare nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle
metodologie e tecnologie didattiche, garantendo comunque il possesso
di almeno sei crediti in ciascuno di almeno tre dei seguenti quattro
ambiti disciplinari: pedagogia, pedagogia speciale e didattica
dell’inclusione; psicologia; antropologia; metodologie e tecnologie
didattiche.
2. Costituisce titolo di accesso al concorso relativamente ai posti
di insegnante tecnico-pratico, il possesso congiunto di:
a) laurea, oppure diploma dell’alta formazione artistica,
musicale e coreutica di primo livello, oppure titolo equipollente o
equiparato, coerente con le classi di concorso vigenti alla data di
indizione del concorso;
b) 24 CFU/CFA acquisiti in forma curricolare, aggiuntiva o
extra-curricolare nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle
metodologie e tecnologie didattiche, garantendo comunque il possesso
di almeno sei crediti in ciascuno di almeno tre dei seguenti quattro
ambiti disciplinari: pedagogia, pedagogia speciale e didattica
dell’inclusione; psicologia; antropologia; metodologie e tecnologie
didattiche.
3. Costituisce titolo di accesso al concorso relativamente ai posti
di cui all’articolo 3, comma 4, lettera c), il possesso dei requisiti
di cui al comma 1 o al comma 2, in relazione alla classe di concorso
su cui il candidato presenta domanda di partecipazione.
4. Con il decreto di cui all’articolo 9, comma 2, sono, altresi’,
individuati i settori scientifico-disciplinari all’interno dei quali
sono acquisiti i 24 CFU/CFA di cui ai commi 1, lettera b), e 2,
lettera b), gli obiettivi formativi, le modalita’ organizzative del
conseguimento dei crediti in forma extra-curricolare e gli eventuali
costi a carico degli interessati, nonche’ gli effetti sulla durata
normale del corso per gli studenti che eventualmente debbano
conseguire detti crediti in forma aggiuntiva rispetto al piano di
studi curricolare.

Art. 6

Prove di esame

1. Il concorso prevede tre prove di esame, delle quali due, a
carattere nazionale, sono scritte e una orale. Per i candidati che
concorrono su contingenti di posti di sostegno e’ prevista una prova
scritta aggiuntiva a carattere nazionale.
2. La prima prova scritta ha l’obiettivo di valutare il grado delle
conoscenze e competenze del candidato su una specifica disciplina,
scelta dall’interessato tra quelle afferenti alla classe di concorso.
Nel caso delle classi di concorso concernenti le lingue e culture
straniere, la prova deve essere prodotta nella lingua prescelta. Il
superamento della prima prova e’ condizione necessaria per accedere
alla prova successiva.
3. La seconda prova scritta ha l’obiettivo di valutare il grado
delle conoscenze e competenze del candidato sulle discipline
antropo-psico-pedagogiche e sulle metodologie e tecnologie
didattiche. Il superamento della seconda prova e’ condizione
necessaria per accedere alla prova successiva.
4. La prova orale consiste in un colloquio che ha l’obiettivo di
valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato in
tutte le discipline facenti parte della classe di concorso, con
particolare riferimento a quelle che eventualmente il candidato non
abbia scelto nell’ambito della prova di cui al comma 2, di verificare
la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B2
del quadro comune europeo, nonche’ il possesso di abilita’
informatiche di base. La prova orale comprende anche quella pratica,
ove gli insegnamenti lo richiedano.
5. La prova aggiuntiva per i candidati a posti di sostegno e’
scritta, e’ sostenuta dopo la seconda prova scritta e ha l’obiettivo
di valutare il grado delle conoscenze e competenze di base del
candidato sulla pedagogia speciale, sulla didattica per l’inclusione
scolastica e sulle relative metodologie. Il superamento della prova
aggiuntiva e’ condizione necessaria per accedere alla prova orale,
relativamente ai posti di sostegno.

Art. 7

Graduatorie

1. In ciascuna sede concorsuale e per le tipologie di posti di cui
all’articolo 3, comma 4, lettere a) e b), la graduatoria di merito
per ogni classe di concorso e’ compilata sulla base della somma dei
punteggi riportati nelle prove di cui all’articolo 6, commi 2, 3 e 4,
e nella valutazione dei titoli, effettuata per i soli candidati che
hanno superato tutte le prove previste.
2. In ciascuna sede concorsuale e per i posti di sostegno di cui
all’articolo 3, comma 4, lettera c), la graduatoria di merito e’
compilata sulla base di un punteggio calcolato per il 70% in base al
punteggio riportato nella prova aggiuntiva di cui all’articolo 6,
comma 5, e per il restante 30% in base alla somma dei punteggi
riportati nelle prove di cui all’articolo 6, commi 2, 3 e 4, e nella
valutazione dei titoli, effettuata per i soli candidati che hanno
superato tutte le prove previste.
3. I candidati che hanno superato tutte le prove previste per
ciascuna tipologia di posto, iscritti nelle graduatorie di cui ai
commi 1 e 2, sono dichiarati vincitori nel limite dei posti messi a
concorso, fermi restando gli eventuali scorrimenti di cui al comma 4.
4. I vincitori del concorso che, alla data del 30 giugno, risultano
presenti in posizione utile in piu’ graduatorie sono tenuti a optare
per una sola di esse e ad accettare di avviarsi al relativo percorso
FIT. Effettuata l’opzione, essi sono cancellati da tutte le altre
graduatorie ove sono presenti. Coloro che non effettuano alcuna
opzione sono cancellati da tutte le graduatorie gia’ pubblicate alla
data del 30 giugno. I posti del primo scaglione corrispondenti alle
cancellazioni sono recuperati nel medesimo scaglione per scorrimento
delle relative graduatorie, purche’ entro il termine perentorio del
31 agosto. I posti del primo scaglione rimasti ancora liberi a questa
data, ovvero i posti corrispondenti a vincitori che, pur avendo
optato, non si avviano al percorso FIT, sono recuperati l’anno
successivo per l’avvio dei relativi vincitori al percorso FIT con il
secondo scaglione. I posti del secondo scaglione rimasti
eventualmente liberi per qualunque motivo alla data del 31 agosto,
sono disponibili per i concorsi successivi. Le modalita’ e i termini
di esercizio delle opzioni e dello scorrimento delle graduatorie sono
stabiliti dal bando di concorso.
5. I vincitori scelgono, in ordine di punteggio e secondo i posti
disponibili, l’ambito territoriale nella regione in cui hanno
concorso, tra quelli indicati nel bando, cui essere assegnati per
svolgere le attivita’ scolastiche relative al percorso FIT.

Capo III
Percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento

Art. 8

Contratto di formazione iniziale, tirocinio e inserimento

1. I vincitori del concorso di cui al Capo II sottoscrivono un
contratto triennale retribuito di formazione iniziale, tirocinio e
inserimento, di seguito denominato contratto FIT, con l’Ufficio
scolastico regionale a cui afferisce l’ambito territoriale scelto ai
sensi dell’articolo 7, comma 5. Il pagamento del corrispettivo
previsto e’ effettuato con ordini collettivi di pagamento ai sensi
dell’articolo 2, comma 197, della legge 23 dicembre 2009, n. 191.
2. Le condizioni normative ed economiche dei primi due anni del
contratto FIT sono definite in sede di contrattazione collettiva
nazionale. La contrattazione collettiva e’ svolta nel limite delle
risorse disponibili nel Fondo di cui all’articolo 19, comma 1,
nonche’ delle risorse corrispondenti alle supplenze brevi
effettivamente svolte nel secondo anno di contratto.
3. Il terzo anno del contratto FIT prevede le medesime condizioni
normative ed economiche del contratto di supplenza annuale.
4. Nelle more della regolamentazione del contratto collettivo
nazionale, la determinazione del trattamento economico e normativo
spettante al titolare di contratto FIT e’ rimessa al Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, che ne determina i
contenuti con proprio decreto, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze.
5. Fermo restando che i criteri di valutazione non sono oggetto
della contrattazione per il contratto FIT, la medesima avviene nel
rispetto delle disposizioni del presente decreto e in applicazione
dei seguenti principi direttivi:
a) il contratto e’ risolto di diritto nel caso di assenze
ingiustificate, di mancato conseguimento del diploma di
specializzazione, di mancato superamento delle valutazioni
intermedie;
b) il contratto prevede un inserimento graduale nella funzione
docente, anche con effettuazione di supplenze con piena
responsabilita’ didattica, secondo le modalita’ previste dagli
articoli 10 e 11. Nel terzo anno, il contratto prevede la copertura
di posti vacanti e disponibili;
c) il contratto e’ sospeso nel caso di impedimenti temporanei,
per un periodo massimo complessivo di un anno, e riprende
successivamente fino al completamento del triennio. Qualora la
sospensione avvenga durante il corso di specializzazione, il
ripristino e’ effettuato in occasione del primo corso utile in caso
di assenza complessivamente superiore al limite determinato dalle
universita’ o dalle istituzioni AFAM, altrimenti al cessare
dell’impedimento. Qualora avvenga durante il secondo o il terzo anno,
il ripristino e’ effettuato nel primo anno scolastico utile in caso
di assenza complessivamente superiore a trenta giorni, altrimenti al
cessare dell’impedimento;
d) il titolare di contratto FIT su posto comune e’ tenuto a
conseguire, al termine del primo anno, il diploma di specializzazione
di cui all’articolo 9, comma 1, e, durante il secondo e terzo anno, a
completare la propria preparazione professionale con ulteriori
attivita’ di studio, con tirocini formativi diretti e indiretti e con
le attivita’ di insegnamento di cui alla lettera b);
e) il titolare di contratto FIT su posto di sostegno e’ tenuto a
conseguire, al termine del primo anno, il diploma di specializzazione
di cui all’articolo 9, comma 3, e, durante il secondo e il terzo
anno, a completare la propria preparazione professionale con
ulteriori attivita’ formative nel campo della didattica
dell’inclusione scolastica, con tirocini formativi diretti e
indiretti e con le attivita’ di insegnamento di cui alla lettera b).
6. La sottoscrizione dei contratti FIT comporta la successiva
indisponibilita’ dei posti complessivamente occorrenti, a livello
regionale, per lo svolgimento del terzo anno del percorso FIT, per
ogni operazione annuale o definitiva diversa dalla predetta e dalla
conseguente immissione in ruolo. Detto vincolo viene meno in caso di
mancato superamento della valutazione finale del terzo anno del
percorso FIT, ai sensi dell’articolo 13.

Art. 9

Primo anno di contratto e corso di specializzazione

1. I titolari di contratto FIT su posto comune sono tenuti a
frequentare nel primo anno di contratto il corso di specializzazione
per l’insegnamento secondario e a conseguire al termine il relativo
diploma di specializzazione. Il corso e’ istituito, in convenzione
con l’Ufficio scolastico regionale, da universita’ o istituzioni AFAM
o loro consorzi ed e’ organizzato, anche in forma
inter-istituzionale, con il coinvolgimento diretto delle scuole. Il
corso richiede la frequenza obbligatoria, con oneri a carico dello
Stato secondo una metodologia basata sul calcolo del costo standard
per specializzando.
2. L’ordinamento didattico del corso di specializzazione di cui al
comma 1 e’ determinato con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca tenendo conto del decreto
ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270, su proposta della Conferenza
nazionale di cui all’articolo 14 e fermi restando i pareri del
Consiglio universitario nazionale e del Consiglio nazionale dell’alta
formazione artistica, musicale e coreutica, previsti dalla normativa
vigente. L’ordinamento corrisponde ad un totale di 60 CFU/CFA
articolati in:
a) corsi di lezioni, seminari e laboratori destinati al
completamento della preparazione degli iscritti nel campo della
didattica di tutte le discipline afferenti alla classe di concorso,
della pedagogia, della pedagogia speciale e della didattica
dell’inclusione, della psicologia, della valutazione e della
normativa scolastica, puntando alla maturazione progressiva di
competenze pedagogico-didattico-relazionali;
b) attivita’ di tirocinio diretto, alle quali sono destinati
almeno 10 CFU/CFA, da svolgere presso scuole dell’ambito territoriale
di appartenenza, in presenza del docente della classe e sotto la
guida del tutor scolastico, di cui all’articolo 12;
c) attivita’ di tirocinio indiretto, finalizzate
all’accompagnamento riflessivo dell’esperienza maturata
nell’attivita’ di cui alla lettera b), alle quali sono destinati
almeno 6 CFU/CFA;
d) attivita’ formative opzionali, aggiuntive, volte
all’acquisizione di competenze linguistiche nella prospettiva
dell’insegnamento secondo la modalita’ CLIL.
3. I titolari di contratto FIT su posto di sostegno sono tenuti a
frequentare nel primo anno di contratto il corso di specializzazione
in pedagogia e didattica speciale per le attivita’ di sostegno
didattico e l’inclusione scolastica e a conseguire al termine il
relativo diploma di specializzazione. Il corso e’ istituito, in
convenzione con l’Ufficio scolastico regionale, da universita’ o
istituzioni AFAM o loro consorzi ed e’ organizzato, anche in forma
inter-istituzionale, con il coinvolgimento diretto delle scuole. Il
corso prevede la frequenza obbligatoria, con oneri a carico dello
Stato secondo una metodologia basata sul calcolo del costo standard
per specializzando.
4. L’ordinamento didattico del corso di specializzazione di cui al
comma 3, determinato ai sensi del comma 2, corrisponde ad un totale
di 60 CFU/CFA articolati in:
a) corsi di lezioni, seminari e laboratori destinati al
completamento della preparazione degli iscritti nel campo della
pedagogia speciale e della didattica per l’inclusione scolastica
relative alle discipline afferenti alla classe di concorso, nonche’
della valutazione e della normativa scolastica, puntando alla
maturazione progressiva di competenze
pedagogico-didattico-relazionali e relative alla didattica per
l’inclusione scolastica;
b) attivita’ di tirocinio diretto di didattica di sostegno, alle
quali sono destinati almeno 10 CFA/CFU, da svolgere presso scuole
dell’ambito territoriale di appartenenza in presenza del docente di
sostegno della classe e sotto la guida del tutor scolastico, di cui
all’articolo 12;
c) attivita’ di tirocinio indiretto, finalizzate
all’accompagnamento riflessivo dell’esperienza maturata
nell’attivita’ di cui alla lettera b), alle quali sono destinati
almeno 6 CFU/CFA;
d) attivita’ formative opzionali, aggiuntive, volte
all’acquisizione di competenze linguistiche.
5. I corsi di specializzazione, di cui ai commi 1 e 3, si
concludono con un esame finale che tiene conto dei risultati
conseguiti dal titolare di contratto FIT in tutte le attivita’
formative. Il titolare di contratto FIT che supera l’esame finale
consegue il relativo diploma di specializzazione.
6. I criteri di composizione della commissione dell’esame finale e
i criteri di valutazione dei risultati conseguiti dai contrattisti
sono stabiliti con il decreto di cui al comma 2. La commissione
comprende comunque un dirigente scolastico dell’ambito territoriale
di riferimento e i tutor del titolare di contratto FIT. Ai componenti
della commissione non spettano compensi, indennita’ e rimborsi spese.
7. Per i corsi di specializzazione di cui ai commi 1 e 3 sono
previsti appositi organi collegiali, disciplinati dal decreto di cui
al comma 2, con funzioni di programmazione e coordinamento, comunque
comprendenti i docenti e i tutor del corso e i rappresentanti dei
corsisti e di tutte le istituzioni che concorrono alla realizzazione
delle attivita’ formative. Ai componenti dell’organo non spettano
compensi, indennita’, gettoni o altre utilita’ comunque denominate,
ne’ rimborsi spese a carico delle finanze pubbliche.

Art. 10

Secondo e terzo anno di contratto su posti comuni

1. II contratto FIT e’ confermato per il secondo anno a condizione
che il titolare abbia conseguito il diploma di specializzazione di
cui all’articolo 8, comma 5, lettera d), e, per il terzo anno, a
condizione che abbia superato con esito positivo la valutazione
intermedia alla fine del secondo anno.
2. Il titolare di contratto FIT su posto comune, oltre alle
attivita’ di cui all’articolo 8, comma 5, lettera d), e’ tenuto a
predisporre e a svolgere nel secondo e terzo anno di contratto un
progetto di ricerca-azione, sotto la guida dei tutor universitario o
accademico e coordinatore; e’ tenuto altresi’ ad acquisire 15 CFU/CFA
complessivi nel biennio in ambiti formativi collegati alla
innovazione e alla sperimentazione didattica, dei quali almeno 9
CFU/CFA di laboratorio. I laboratori possono essere frequentati anche
dai docenti della scuola in cui il titolare di contratto FIT svolge
l’attivita’ di insegnamento.
3. Il titolare di contratto FIT su posto comune, sulla base di
incarichi del dirigente scolastico della scuola interessata e fermi
restando gli altri impegni formativi, nel secondo anno effettua
supplenze brevi e saltuarie non superiori a 15 giorni nell’ambito
territoriale di appartenenza e presta servizio, nel terzo anno, su
posti vacanti e disponibili.
4. I titolari di contratto FIT scelgono, sulla base dell’ordine di
graduatoria del concorso e nell’ambito territoriale in cui sono
iscritti, il posto vacante e disponibile ai sensi dell’articolo 3,
commi 2 e 3, sul quale prestare servizio nel terzo anno del
contratto.
5. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, sono disciplinati le modalita’ e i criteri della
valutazione intermedia per il secondo anno di contratto FIT su posti
comuni, nonche’ la composizione delle relative commissioni, ferma
restando la presenza dei tutor universitario o accademici e del tutor
coordinatore, di cui all’articolo 12.
6. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, e’ disciplinata l’assegnazione delle
supplenze di cui al comma 3, valorizzando il possesso del diploma di
specializzazione.

Art. 11

Secondo e terzo anno di contratto su posti di sostegno

1. Il contratto di formazione iniziale e tirocinio su posto di
sostegno e’ confermato per il secondo anno a condizione che il
titolare di contratto FIT abbia conseguito il diploma di
specializzazione di cui all’articolo 8, comma 5, lettera e), e, per
il terzo anno a condizione che abbia superato con esito positivo la
valutazione intermedia alla fine del secondo anno.
2. Il titolare di contratto FIT su posto di sostegno, oltre alle
attivita’ di cui all’articolo 8, comma 5, lettera e), e’ tenuto a
predisporre e a svolgere nel secondo e terzo anno di contratto un
progetto di ricerca-azione, sotto la guida dei tutor universitario o
accademico e coordinatore, di cui all’articolo 12, ed e’ tenuto
altresi’ ad acquisire 40 CFU/CFA complessivi nel biennio in ambiti
formativi collegati alla pedagogia speciale e alla didattica
dell’inclusione, dei quali almeno 10 CFU/CFA di tirocinio indiretto e
20 CFU/CFA di laboratorio. I laboratori possono essere frequentati
anche dai docenti della scuola in cui il titolare di contratto FIT
svolge l’attivita’ di insegnamento.
3. Il titolare di contratto FIT su posto di sostegno, sulla base di
incarichi del dirigente scolastico della scuola interessata e fermi
restando gli altri impegni formativi, nel secondo anno effettua
supplenze brevi e saltuarie non superiori a 15 giorni nell’ambito
territoriale di appartenenza e presta servizio, nel terzo anno, su
posti vacanti e disponibili.
4. I titolari di contratto FIT scelgono, sulla base dell’ordine di
graduatoria del concorso e nell’ambito territoriale in cui sono
iscritti, il posto vacante e disponibile ai sensi dell’articolo 3,
commi 2 e 3, sul quale prestare servizio nel terzo anno del
contratto.
5. Il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di cui all’articolo 10, comma 5, disciplina altresi’
la valutazione in intermedia del secondo anno dei percorsi FIT per i
posti di insegnamento di sostegno.
6. Con il decreto di cui all’articolo 10, comma 6, e’ disciplinata
altresi’ l’assegnazione delle supplenze di cui al comma 3,
valorizzando il possesso del diploma di specializzazione.

Art. 12

Tirocinio

1. Il tirocinio, diretto e indiretto, e’ parte integrante e
obbligatoria del percorso FIT. Le attivita’ di tirocinio sono svolte
sotto la guida di un tutor scolastico, di un tutor coordinatore e di
un tutor universitario o accademico con le risorse umane e
finanziarie allo stato disponibili. Con decreto del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, da adottare
entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, sono
stabiliti i contingenti dei tutor scolastici e coordinatori e ne sono
disciplinate la modalita’ e i criteri di selezione, la durata
dell’incarico, la formazione specifica, i compiti; sono altresi’
definiti i profili ed i compiti del tutor universitario o accademico,
fermo restando quanto previsto dalla legge 19 novembre 1990, n. 341.
I tutor scolastico e coordinatore possono avvalersi dell’esonero,
integrale o parziale, dall’insegnamento, nei limiti di cui
all’articolo 1, comma 4, della legge 3 agosto 1998, n. 315.
2. I tutor coordinatori hanno il compito di curare la
progettualita’, l’organizzazione e il coordinamento delle attivita’
di tirocinio indiretto e diretto, in collaborazione con il tutor
scolastico e con il tutor universitario o accademico. I tutor
coordinatori partecipano alle commissioni di esame per le valutazioni
intermedie e finali del percorso FIT. I tutor scolastici sono docenti
delle scuole in cui si realizzano i percorsi di tirocinio diretto e
hanno il compito di coordinare le attivita’ di tirocinio diretto
nell’istituzione scolastica. Partecipano alla definizione dei
percorsi di tirocinio e fanno parte delle commissioni che valutano il
terzo anno del percorso FIT. I tutor universitari sono individuati
dalle universita’ o dalle istituzioni AFAM e costituiscono il
riferimento universitario, o accademico, per le attivita’ formative
previste nei piani di studio. Hanno il compito, in collaborazione con
i tutor coordinatori, di curare l’integrazione dei corsi di lezione e
dei seminari con i laboratori e i tirocini svolti dai titolari di
contratto FIT.
3. Il tirocinio diretto e’ svolto presso le istituzioni scolastiche
accreditate dal Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca con il coordinamento di una scuola polo all’interno
dell’ambito territoriale di riferimento, e consta di attivita’ di
osservazione, analisi, progettazione e successiva realizzazione di
attivita’ di insegnamento e funzionali all’insegnamento, sotto la
guida del tutor scolastico e in collaborazione con il tutor
coordinatore.
4. Il tirocinio indiretto e’ svolto presso l’universita’ o
l’istituzione dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e
consta di attivita’ di progettazione, discussione e riflessione
valutativa sulle attivita’ svolte nel tirocinio diretto, sotto la
guida del tutor universitario o accademico e in collaborazione con i
tutor coordinatori.
5. La frequenza alle attivita’ di tirocinio e’ obbligatoria.
6. La valutazione finale del tirocinio tiene conto del grado di
sviluppo delle competenze professionali, in relazione agli aspetti
metodologici, didattici, progettuali e relazionali, sia all’interno
della classe che dell’istituzione scolastica.
7. Con il decreto di cui all’articolo 9, comma 2, sono determinati
il numero complessivo di ore di tirocinio diretto e indiretto che il
titolare di contratto FIT deve svolgere nel percorso formativo
triennale, nonche’ le modalita’ di individuazione del tutor
scolastico.

Art. 13

Accesso al ruolo

1. Il terzo anno del percorso FIT e’ finalizzato specificamente a
verificare la padronanza degli standard professionali da parte dei
docenti e si conclude con una valutazione finale. Con decreto del
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, da
adottare entro 180 giorni dall’entrata in vigore del presente
decreto, sono disciplinati le procedure e i criteri di verifica degli
standard professionali, le modalita’ di verifica in itinere e finale
incluse l’osservazione sul campo, la struttura del bilancio delle
competenze e del portfolio professionale. Il terzo anno del percorso
FIT non e’ ripetibile e, qualora valutato positivamente, assolve agli
obblighi di cui all’articolo 438 del decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, nel rispetto del vincolo di cui all’articolo 1, comma
116, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
2. La commissione di valutazione finale per l’accesso ai ruoli di
cui all’articolo 3, comma 7, e’ presieduta dal dirigente scolastico
della scuola ove il titolare di contratto FIT ha prestato servizio
nel terzo anno del contratto medesimo. La commissione comprende
altresi’ sia docenti delle universita’ o istituzioni AFAM impegnati
nei corsi di specializzazione di cui all’articolo 9, sia i tutor
universitario o accademico e coordinatore dell’interessato, nonche’
il tutor scolastico del terzo anno del contratto FIT.
3. In caso di valutazione finale positiva, il titolare del
contratto FIT e’ assegnato all’ambito territoriale presso il quale ha
prestato servizio nel corso del terzo anno del contratto e gli e’
attribuito un incarico triennale ai sensi dell’articolo 1, commi dal
79 all’82, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
4. L’accesso al ruolo e’ precluso a coloro che non abbiano concluso
positivamente il percorso FIT. I titolari di contratto FIT che
abbiano conseguito il diploma di specializzazione per l’insegnamento
secondario ma non abbiano concluso positivamente, per qualunque
ragione, il percorso FIT, sono riammessi alla parte residua del
percorso esclusivamente previo superamento di un nuovo concorso,
fatta salva la validita’ del titolo di specializzazione eventualmente
conseguito ai sensi e per gli effetti dell’articolo 15, commi 1 e 6,
nonche’ dell’articolo 16, commi 1 e 6.

Art. 14

Conferenza nazionale per la formazione iniziale e l’accesso alla
professione docente

1. E’ istituita la Conferenza nazionale per la formazione iniziale
e l’accesso alla professione docente, di seguito denominata
Conferenza, con l’obiettivo di coordinare e monitorare il sistema di
cui all’articolo 1, comma 2, sulla base di un quadro organico delle
competenze della professione docente, da aggiornare continuamente
anche in raffronto con i principali modelli formativi e studi
internazionali.
2. La Conferenza e’ costituita con decreto del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca che ne stabilisce
composizione e regolamento di funzionamento. E’ composta
pariteticamente da esperti provenienti dal sistema scolastico e dai
sistemi universitario e dell’alta formazione artistica, musicale e
coreutica.
3. La Conferenza ha compiti consultivi e propositivi in merito a:
a) organizzazione, funzionamento e programmi dei percorsi FIT,
articolati per curricula verticali;
b) ordinamenti didattici dei corsi di specializzazione di cui
all’articolo 9, commi 1 e 3.
4. Inoltre, la Conferenza:
a) monitora le attivita’ e i risultati del sistema, promuovendo
eventuali azioni migliorative e correttive;
b) propone iniziative di raccordo e armonizzazione tra formazione
iniziale e formazione in servizio dei docenti.
5. Ai componenti della Conferenza non spettano compensi,
indennita’, gettoni di presenza, rimborsi spese o altre utilita’
comunque denominate. I componenti della Conferenza provenienti dal
sistema scolastico non sono esonerati dall’attivita’ didattica.

Capo IV
Docenti e insegnanti tecnico-pratici delle scuole paritarie

Art. 15

Docenti e insegnanti tecnico-pratici su posto comune

1. Il possesso del diploma di specializzazione di cui all’articolo
9 nella classe di concorso relativa all’insegnamento e’ utile nelle
scuole secondarie paritarie, per insegnare su posto comune, con
contratto di docenza a tempo determinato o indeterminato e assolve al
requisito di cui all’articolo 1, comma 4, lettera g) della legge 10
marzo 2000, n. 62.
2. Nelle scuole secondarie paritarie, possono insegnare su posto
comune anche coloro che sono iscritti al relativo corso di
specializzazione, per non piu’ di tre anni dall’immatricolazione al
corso.
3. Possono iscriversi ai percorsi di specializzazione di cui
all’articolo 9, comma 1, nell’ordine di una graduatoria stabilita
sulla base di un test di accesso gestito dalle universita’
interessate, i soggetti in possesso dei requisiti di accesso di cui
all’articolo 5, commi 1 e 2, relativamente alla classe di concorso
per cui intendono conseguire la specializzazione. E’ considerato
titolo prioritario per l’ammissione al corso di specializzazione
essere titolare di contratti di docenza per almeno nove ore
settimanali nella scuola secondaria sulla classe di concorso
interessata, ed esserlo stati per almeno tre anni, presso una scuola
paritaria, purche’ detti contratti siano retribuiti sulla base di uno
dei contratti collettivi nazionali di lavoro del settore.
4. Fermi restando i limiti derivanti dall’offerta formativa delle
universita’ e delle istituzioni AFAM, l’iscrizione ai percorsi di
specializzazione avviene in sovrannumero rispetto ai vincitori del
concorso di cui all’articolo 3, nell’ambito di contingenti
autorizzati dal Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, determinati sulla base del fabbisogno delle scuole paritarie
e tenuto conto della disponibilita’ di personale gia’ abilitato
all’insegnamento o specializzato.
5. Le spese della frequenza dei corsi di specializzazione per i
soggetti di cui al comma 3 sono integralmente a carico degli
interessati e ai medesimi non sono dovuti i compensi di cui al Capo
III.
6. Il possesso del titolo di specializzazione di cui al presente
articolo non da’ diritto ad agevolazioni o al riconoscimento di
titoli nell’ambito delle procedure concorsuali di cui al presente
decreto.

Art. 16

Docenti su posto di sostegno

1. Il possesso del diploma di specializzazione di cui all’articolo
9 in pedagogia e didattica speciale per le attivita’ di sostegno
didattico e l’inclusione scolastica e’ utile nelle scuole secondarie
paritarie, per insegnare su posto di sostegno, con contratto di
docenza a tempo determinato o indeterminato e assolve al requisito di
cui all’articolo 1, comma 4, lettera g) della legge 10 marzo 2000, n.
62.
2. Nelle scuole secondarie paritarie, possono insegnare su posto di
sostegno anche coloro che sono iscritti al relativo corso di
specializzazione, per non piu’ di tre anni dall’immatricolazione al
corso.
3. Possono iscriversi al corso di specializzazione in pedagogia e
didattica speciale per le attivita’ di sostegno didattico e
l’inclusione scolastica di cui all’articolo 9, comma 3, nell’ordine
di una graduatoria stabilita sulla base di un test di accesso gestito
dalle universita’ interessate, i soggetti in possesso dei requisiti
di accesso di cui all’articolo 5, comma 3. E’ considerato titolo
prioritario per l’ammissione al corso di specializzazione essere
titolare di contratti di docenza su posti di sostegno per almeno nove
ore settimanali nella scuola secondaria, ed esserlo stati per almeno
tre anni, presso una scuola paritaria, purche’ detti contratti siano
retribuiti sulla base di uno dei contratti collettivi nazionali di
lavoro del settore.
4. Fermi restando i limiti derivanti dall’offerta formativa delle
universita’ e delle istituzioni AFAM, l’iscrizione al corso di
specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attivita’
di sostegno didattico e l’inclusione scolastica avviene in
sovrannumero rispetto ai vincitori del concorso di cui all’articolo
3, nell’ambito di contingenti autorizzati dal Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, determinati sulla
base del fabbisogno delle scuole paritarie e tenuto conto della
disponibilita’ di personale gia’ abilitato all’insegnamento o
specializzato.
5. Le spese della frequenza dei corsi di specializzazione di cui al
presente articolo sono integralmente a carico degli interessati e ai
medesimi non sono dovuti i compensi di cui al Capo III.
6. Il possesso del titolo di specializzazione di cui al presente
articolo non da’ diritto ad agevolazioni o al riconoscimento di
titoli nell’ambito delle procedure concorsuali di cui al presente
decreto.

Capo V
Fase transitoria

Art. 17

Disciplina transitoria per il reclutamento del personale docente

1. Sino al loro esaurimento ai sensi dell’articolo 1, comma 105,
della legge 13 luglio 2015, n. 107, il 50 per cento dei posti di
docente vacanti e disponibili nelle scuole secondarie e’ coperto
annualmente ai sensi dell’articolo 399 del decreto legislativo 16
aprile 1994, n. 297, attingendo alle graduatorie ad esaurimento di
cui all’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 29 dicembre
2006, n. 296, ferma restando la procedura autorizzatoria di cui
all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni. All’avvenuto esaurimento delle predette graduatorie
per ciascuna provincia, i posti destinati alle medesime si aggiungono
a quelli disponibili per le procedure di cui al comma 2.
2. Il 50 per cento dei posti di docente vacanti e disponibili nelle
scuole secondarie e’ coperto annualmente, ferma restando la procedura
autorizzatoria di cui all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997,
n. 449, e successive modificazioni, mediante scorrimento delle
graduatorie di merito delle seguenti procedure concorsuali:
a) concorso bandito ai sensi dell’articolo 1, comma 114, della
legge 13 luglio 2015, n. 107, anche in deroga al limite percentuale
di cui all’articolo 400, comma 15, del decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, limitatamente a coloro che hanno raggiunto il punteggio
minimo previsto dal bando, sino al termine di validita’ delle
graduatorie medesime, fermo restando il diritto all’immissione in
ruolo per i vincitori del concorso;
b) concorso bandito, in ciascuna regione, ai sensi del comma 3,
al quale, al netto dei posti utilizzati per la procedura di cui alla
lettera a), e’ destinato il 100% dei posti di cui all’alinea per gli
anni scolastici 2018/2019 e 2019/2020, nonche’ l’80% per gli anni
scolastici 2020/2021 e 2021/2022, il 60% per gli anni 2022/2023 e
2023/2024, il 40% per gli anni 2024/2025 e 2025/2026, il 30% per gli
anni 2026/2027 e 2027/2028 e il 20% per i bienni successivi, sino a
integrale scorrimento di ciascuna graduatoria di merito regionale. Le
frazioni di posto sono arrotondate per difetto;
c) concorsi banditi ai sensi del comma 7, ai quali, al netto dei
posti utilizzati per le procedure di cui alle lettere a) e b), sono
destinati il 100% dei posti di cui all’alinea per l’anno scolastico
2020/2021, il 60% per l’anno scolastico 2021/2022, il 50% per gli
anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024, il 40% per gli anni scolastici
2024/2025 e 2025/2026, il 30% per gli anni scolastici 2026/2027 e
2027/2028 e il 20% per i bienni successivi. Le frazioni di posto sono
arrotondate per difetto;
d) concorsi banditi ai sensi delle ordinarie procedure di cui al
Capo II, ai quali sono destinati i posti non utilizzati per quelle di
cui alle lettere a), b), e c).
3. La procedura di cui al comma 2, lettera b), bandita in ciascuna
regione e per ciascuna classe di concorso e tipologia di posto entro
febbraio 2018, e’ riservata ai docenti in possesso, alla data di
entrata in vigore del presente decreto, di titolo abilitante
all’insegnamento nella scuola secondaria o di specializzazione di
sostegno per i medesimi gradi di istruzione, in deroga al requisito
di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b) e articolo 5, comma 2,
lettera b). Ciascun soggetto puo’ partecipare alla predetta procedura
in un’unica regione per tutte le classi di concorso o tipologie di
posto per le quali sia abilitato o specializzato. Sono altresi’
ammessi con riserva al concorso per i posti di sostegno i docenti che
conseguono il relativo titolo di specializzazione entro il 30 giugno
2018, nell’ambito di procedure avviate entro la data di entrata in
vigore del presente decreto. Gli insegnanti tecnico-pratici possono
partecipare al concorso purche’ siano iscritti nelle graduatorie ad
esaurimento oppure nella seconda fascia di quelle di istituto, alla
data di entrata in vigore del presente decreto. Al fine di superare
il precariato e ridurre il ricorso ai contratti a termine, per la
partecipazione alla presente procedura straordinaria e’ richiesto
l’ulteriore requisito di non essere titolari di un contratto di
lavoro a tempo indeterminato da docente presso le scuole statali.
4. La graduatoria di merito regionale comprende tutti coloro che
propongono istanza di partecipazione ed e’ predisposta sulla base dei
titoli posseduti e della valutazione conseguita in un’apposita prova
orale di natura didattico-metodologica. Tra i titoli valutabili e’
valorizzato il superamento di tutte le prove di precedenti concorsi
per il ruolo docente, nonche’ il titolo di dottore di ricerca. Alla
prova orale, che non prevede un punteggio minimo, e’ riservato il 40
per cento del punteggio complessivo attribuibile.
5. Lo scorrimento di ciascuna graduatoria di merito regionale
avviene annualmente, nel limite dei posti di cui al comma 2, lettera
b), e comporta l’ammissione diretta ad un percorso costituito da un
unico anno disciplinato al pari del terzo anno del percorso FIT, ai
sensi degli articoli 10, 11 e 13. I soggetti ammessi a detto anno
sono esonerati dal conseguimento dei CFU/CFA di cui agli articoli 10
e 11, predispongono e svolgono il progetto di ricerca-azione ivi
previsto sotto la guida del tutor scolastico e sono valutati e
immessi in ruolo ai sensi dell’articolo 13. L’ammissione al citato
percorso comporta la cancellazione da tutte le graduatorie di merito
regionali, nonche’ da tutte le graduatorie ad esaurimento e di
istituto. Ciascuna graduatoria di merito regionale e’ soppressa al
suo esaurimento.
6. Il contenuto del bando, i termini e le modalita’ di
presentazione delle istanze, di espletamento della prova orale e di
valutazione della prova e dei titoli, i titoli valutabili, nonche’ la
composizione della commissione di valutazione sono disciplinati con
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, da adottare entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto.
7. La procedura di cui al comma 2, lettera c), e’ bandita con
cadenza biennale in ciascuna regione e per ciascuna classe di
concorso e tipologia di posto, ed e’ riservata ai docenti non
ricompresi tra quelli di cui al comma 2 lettera b), che abbiano
svolto entro il termine di presentazione delle istanze di
partecipazione un servizio di almeno tre anni scolastici anche non
continuativi negli otto anni precedenti, pari a quello di cui
all’articolo 489 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, in
applicazione dell’articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 1999,
n. 124, in deroga al requisito di cui all’articolo 5, comma 1,
lettera b) e articolo 5, comma 2, lettera b). Ciascun soggetto puo’
partecipare alla predetta procedura in un’unica regione per ciascuna
tornata concorsuale, per le classi di concorso o tipologie di posto
per le quali abbia maturato un servizio di almeno un anno ai sensi
del citato articolo 489 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n.
297. Il primo concorso di cui al presente comma e’ bandito entro il
2018.
8. Le graduatorie di merito regionali sono predisposte sulla base
dei titoli posseduti e del punteggio conseguito nelle prove
concorsuali. Sono previste una prova scritta di natura disciplinare
ed una orale di natura didattico-metodologica. Tra i titoli
valutabili e’ valorizzato il superamento di tutte le prove di
precedenti concorsi per il ruolo docente.
9. Lo scorrimento di ciascuna graduatoria di merito regionale
avviene annualmente, nel limite dei posti di cui al comma 2, lettera
c) e comporta l’ammissione diretta ad un percorso biennale
disciplinato al pari del primo e terzo anno del percorso FIT
costituito da un anno finalizzato al conseguimento del titolo di
specializzazione di cui all’articolo 9 e un anno da svolgere ai sensi
degli articoli 10, 11 e 13. I soggetti ammessi a detto percorso
possono essere destinatari di contratti di supplenza durante l’anno
dedicato al conseguimento del titolo di specializzazione, fermo
restando l’obbligo di frequenza, sono esonerati dal conseguimento dei
CFU/CFA di cui agli articoli 10 e 11, predispongono e svolgono il
progetto di ricerca-azione ivi previsto sotto la guida del tutor
scolastico e sono valutati e immessi in ruolo ai sensi dell’articolo
13.
10. Il contenuto del bando, i titoli valutabili, i termini e le
modalita’ di presentazione delle istanze, di espletamento e
valutazione delle prove e dei titoli, nonche’ la composizione della
commissione di valutazione sono disciplinati con il regolamento e il
decreto di cui all’articolo 3, commi 6 e 7.

Art. 18

Altre norme transitorie

1. Nelle more della ridefinizione delle procedure per la rielezione
del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale, i
regolamenti, i decreti e gli atti occorrenti per l’attuazione del
presente decreto, sono perfetti ed efficaci anche in carenza del
prescritto parere.

Capo VI
Norme finali

Art. 19

Copertura finanziaria

1. Nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca e’ iscritto un Fondo, destinato alla
copertura degli oneri di cui all’articolo 8, comma 2, con la
dotazione finanziaria di euro 20.826.000 per ciascuno degli anni 2019
e 2020, euro 45.630.000 per ciascuno degli anni 2021 e 2022, euro
71.604.000 per ciascuno degli anni 2023 e 2024, euro 85.117.500 per
ciascuno degli anni 2025 e 2026 nonche’ euro 117.000.000 annui a
decorrere dall’anno 2027. Al riparto del Fondo si provvede
annualmente con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze,
su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca.
2. Ai maggiori oneri derivanti dagli articoli 3, 8, 9 e 17 del
presente decreto, pari ad euro 7.009.000,00 nel 2018, euro 26.426.000
per ciascuno degli anni 2019 e 2020, euro 52.733.000 nel 2021, euro
55.202.000 nel 2022, euro 82.750.000 nel 2023, euro 84.034.000 nel
2024, euro 98.366.000 nel 2025, euro 101.398.000,00 nel 2026 ed euro
135.211.000 annui a decorrere dal 2027, si provvede mediante
corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 202,
della legge 13 luglio 2015, n. 107.
3. Dall’attuazione delle restanti disposizioni del presente decreto
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.

Art. 20

Reclutamento per le istituzioni scolastiche con insegnamento in
lingua slovena

1. Contestualmente ai concorsi di cui al Capo II e all’articolo 17,
comma 2 lettera b), sono banditi i concorsi per i posti di docente
presso le scuole con lingua d’insegnamento slovena e con insegnamento
bilingue sloveno-italiano. Ai concorsi si applicano le disposizioni
di cui al Capo II e all’articolo 17 e sono seguiti dai percorsi di
cui al Capo III, fermo restando quanto previsto al presente articolo.
2. I concorsi di cui al comma 1 sono banditi dall’Ufficio
scolastico regionale per il Friuli Venezia-Giulia, prevedono lo
svolgimento degli scritti e dell’orale in lingua slovena e sono
integrati con contenuti specifici afferenti alle istituzioni
scolastiche in lingua slovena e bilingue. Nella relativa commissione
giudicatrice e’ presente almeno un membro con piena conoscenza della
lingua slovena.

Art. 21

Disapplicazioni

1. Non si applicano ai concorsi per il reclutamento del personale
docente, inclusi gli insegnanti tecnico-pratici, della scuola
secondaria di primo e di secondo grado regolati dal presente decreto
e banditi successivamente alla sua entrata in vigore, fermo restando
quanto previsto all’articolo 13 in tema di valutazione del terzo anno
del percorso FIT, le seguenti disposizioni:
a) articolo 1, commi 109, 110, 115, 117, 118 e 119, della legge
13 luglio 2015, n. 107;
b) articoli 400, 402, 403, 404, 425, 426, 436 comma 1, 437, 438,
439, 440 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.

Art. 22

Entrata in vigore

1. Fermo restando quanto previsto all’articolo 17 e al comma 2, le
disposizioni di cui al presente decreto si applicano ai concorsi per
l’accesso ai ruoli di docente nella scuola secondaria, su posti
comuni e di sostegno, inclusi quelli degli insegnanti
tecnico-pratici, banditi successivamente alla data di entrata in
vigore del presente decreto.
2. I requisiti di cui all’articolo 5, comma 2, sono richiesti per
la partecipazione ai concorsi banditi successivamente all’anno
scolastico 2024/2025. Sino ad allora, per i posti di insegnante
tecnico pratico, rimangono fermi i requisiti previsti dal decreto del
Presidente della Repubblica 14 febbraio 2016, n. 19.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 13 aprile 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 64

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 64

Disciplina della scuola italiana all’estero, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera h), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00072)

(GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)

Capo I
Sistema della formazione italiana nel mondo

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 13 luglio 2015 n. 107 recante riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti, ed in particolare i commi 180, 181
lettera h), 182 e 184;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei Ministri», e successive modificazioni, ed in
particolare l’articolo 14;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.
18, recante l’ordinamento dell’amministrazione degli affari esteri e
della cooperazione internazionale;
Vista la legge 5 febbraio 1992 n. 104, recante legge quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, e successive modificazioni;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per
il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali,
per la riforma della Pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa e successive modificazioni ed in
particolare l’articolo 20;
Vista la legge 10 dicembre 1997, n. 425, recante disposizioni per
la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di
istruzione secondaria di secondo grado, come modificata dalla legge
11 gennaio 2007, n. 1;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante: «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche;
Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, concernente
la definizione delle norme generali relative alla scuola
dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione, e successive
modificazioni;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, concernente
norme generali e livelli essenziali delle prestazioni sul secondo
ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione;
Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, concernente disposizioni in
materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio;
Visto il decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con
modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176;
Visto il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, che agli articoli
1, 2 e 3 ha dettato norme in materia di acquisizione delle conoscenze
e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», di
valutazione del comportamento e degli apprendimenti degli alunni;
Vista la legge 8 ottobre 2010 n. 170 recante norme in materia di
disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico;
Visto il decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71, recante
ordinamento e funzioni degli uffici consolari, ai sensi dell’articolo
14, comma 18, della legge 28 novembre 2005, n. 246;
Visto il decreto legislativo 16 gennaio 2013 n. 13 concernete la
definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle
prestazioni per l’individuazione degli apprendimenti non formali e
formali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di
certificazione delle competenze;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1985,
n. 751 recante esecuzione dell’intesa tra l’autorita’ scolastica e la
Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n.
249, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 21
novembre 2007, n. 235, concernente lo statuto delle studentesse e
degli studenti della scuola secondaria;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n.
323, recante disciplina degli esami di Stato conclusivi dei corsi di
studio di istruzione secondaria superiore;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente regolamento recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n.
122, concernente regolamento recante coordinamento delle norme
vigenti per la valutazione degli alunni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, che adotta il «Regolamento recante norme concernenti il riordino
degli istituti professionali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, che adotta il «Regolamento recante norme per il riordino degli
istituti tecnici a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.
133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
89, che adotta il «Regolamento recante revisione dell’assetto
ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n.
80, che adotta il «Regolamento sul sistema nazionale di valutazione
in materia di istruzione e formazione»;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto
2007, n. 139, concernente regolamento recante norme in materia di
adempimento dell’obbligo di istruzione, ai sensi dell’articolo 1,
comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 7 ottobre
2010 n. 211, concernente Regolamento recante indicazioni nazionali
riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le
attivita’ e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti
per i percorsi liceali di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto
del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione
all’articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca del 16 novembre 2012 n. 254, Regolamento recante
indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e
del primo ciclo d’istruzione, a norma dell’articolo 1, comma 4, del
decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89;
Considerato che l’articolo 1, commi 180, 181 e 182, della legge n.
107 del 2015, delega il Governo ad adottare uno o piu’ decreti
legislativi al fine di provvedere al riordino, alla semplificazione e
alla codificazione delle disposizioni legislative in materia di
istruzione;
Ritenuto di dover procedere, ai sensi dell’articolo 1, comma 181,
lettera h), della predetta legge n. 107 del 2015, a disciplinare,
sulla base dei principi e dei criteri direttivi ivi declinati, il
riordino e l’adeguamento della normativa in materia di istituzioni e
iniziative scolastiche italiane all’estero;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 14 gennaio 2017;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 espresso nella
seduta del 9 marzo 2017;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per
materia e per i profili finanziari;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 aprile 2017;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca e del Ministro degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze e il Ministro per la semplificazione e la pubblica
amministrazione;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Ambito di applicazione

1. Il presente decreto legislativo, in coerenza con gli obiettivi e
le finalita’ individuate dalla legge 13 luglio 2015 n. 107, riordina
e adegua la normativa in materia di istituzioni e iniziative
scolastiche italiane all’estero attuando un effettivo e sinergico
coordinamento tra il Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca nella gestione della rete scolastica
e nella promozione della lingua e della cultura italiana all’estero.

Art. 2

Obiettivi del sistema della formazione italiana
nel mondo

1. Il sistema della formazione italiana nel mondo favorisce la
centralita’ del modello educativo e formativo della scuola italiana
nella societa’ della conoscenza in contesti multiculturali e
pluralistici, fondato sui valori dell’inclusivita’,
dell’interculturalita’, della democrazia e della non discriminazione.
2. Il sistema della formazione italiana nel mondo ha come obiettivo
fondamentale la diffusione e la promozione della lingua e della
cultura italiana all’estero in un sistema valoriale europeo ed in una
dimensione internazionale e persegue prioritariamente gli obiettivi
formativi cui si ispira il sistema nazionale di istruzione e
formazione in conformita’ con la legge n. 107 del 2015.
3. Fatto salvo quanto previsto all’articolo 39, commi 1, 2 e 3,
all’attuazione delle disposizioni del presente decreto legislativo si
provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili
a legislazione vigente.

Art. 3

Articolazione e coordinamento del sistema
della formazione italiana nel mondo

1. Il sistema della formazione italiana nel mondo si articola in:
a) scuole statali all’estero;
b) scuole paritarie all’estero;
c) altre scuole italiane all’estero;
d) associazione delle scuole italiane all’estero;
e) corsi promossi dagli enti gestori e altre iniziative per la
lingua e la cultura italiana all’estero;
f) lettorati.
2. Con decreto del Ministro degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e del Ministro dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca e’ istituita, senza nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica, una cabina di regia, formata
da rappresentanti del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, che assicura, mediante riunioni
periodiche, il coordinamento strategico del sistema della formazione
italiana nel mondo.
3. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, oltre all’azione svolta mediante le scuole statali
all’estero, puo’ sostenere le scuole europee di cui all’articolo 35 e
le attivita’ di cui al comma 1 promosse da soggetti pubblici o
privati, anche stranieri, inclusi gli enti gestori attivi nella
diffusione e promozione della lingua e cultura italiana nel mondo,
concedendo contributi, fornendo libri e materiale didattico o
destinandovi docenti secondo quanto previsto dal presente decreto
legislativo.
4. I soggetti del sistema della formazione italiana nel mondo si
raccordano con la rete diplomatica e consolare, con gli istituti di
cultura e con gli altri soggetti pubblici e privati attivi nella
promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, sulla
base di piani Paese pluriennali che tengono conto delle esigenze del
contesto culturale, sociale ed economico delle realta’ locali.

Art. 4

Scuole statali all’estero

1. Con decreto del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero
dell’economia e delle finanze e sentito il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, possono essere istituite,
trasformate o soppresse scuole statali all’estero.
2. Le scuole di cui al comma 1 conformano il proprio ordinamento a
quello delle corrispondenti scuole del sistema nazionale italiano di
istruzione e formazione. Il Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca, puo’ autorizzare
varianti in relazione a esigenze locali. Ai titoli di studio
conseguiti e’ riconosciuto valore legale.
3. Ciascuna istituzione scolastica redige il piano triennale
dell’offerta formativa, secondo le disposizioni applicabili nel
territorio nazionale. Le realta’ istituzionali, culturali, sociali ed
economiche italiane possono partecipare alla formulazione del piano.
Per le finalita’ previste dall’articolo 1, comma 13, della legge n.
107 del 2015 e per assicurare la continuita’ delle relazioni
internazionali e la coerenza dell’azione dell’Italia nel Paese
interessato, il piano e’ trasmesso per il tramite del capo della
rappresentanza diplomatica o dell’ufficio consolare al Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca e al Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale.
4. L’insegnamento della religione cattolica e’ impartito secondo le
disposizioni applicabili nel territorio nazionale. Il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale puo’ autorizzare
l’insegnamento di altre religioni, in relazione ad esigenze locali.

Art. 5

Gestione delle scuole statali all’estero

1. A ciascuna scuola statale all’estero e’ assegnato un dirigente
scolastico. In caso di assenza o di impedimento dello stesso, le
funzioni sono temporaneamente svolte da un docente individuato dal
dirigente stesso, o, in mancanza, dal capo dell’ufficio consolare o
della rappresentanza diplomatica. Il predetto docente e’ esonerato
dall’insegnamento limitatamente al periodo di assenza o impedimento
del dirigente scolastico purche’ sostituito da un docente destinato
al potenziamento dell’offerta formativa e delle attivita’ progettuali
di cui all’articolo 18, comma 1.
2. La gestione amministrativa e contabile delle scuole statali
all’estero e’ regolata dalle disposizioni applicabili alle
rappresentanze diplomatiche. I poteri attribuiti da dette
disposizioni ai commissari amministrativi e ai capi di ufficio
all’estero sono rispettivamente esercitati dal direttore dei servizi
generali ed amministrativi e dal dirigente scolastico. I bilanci
preventivi e consuntivi, nei quali e’ data specifica evidenza delle
gestioni provenienti dalle casse scolastiche, sono inviati
all’ufficio consolare competente, che, nel termine di quindici
giorni, li inoltra, con il proprio motivato parere, al Ministero
degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

Art. 6

Scuole paritarie all’estero

1. Con decreto del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca puo’ essere riconosciuta la parita’
scolastica alle scuole italiane all’estero non statali che presentano
requisiti analoghi a quelli previsti per le scuole paritarie nel
territorio nazionale.
2. Alle scuole paritarie si applica l’articolo 4, commi 2, 3 e 4.
3. Ciascuna scuola paritaria individua un coordinatore
dell’attivita’ didattica, che si raccorda con il dirigente scolastico
assegnato all’ambasciata o all’ufficio consolare o, in mancanza, con
il capo dell’ufficio consolare.
4. Le scuole paritarie provvedono alle spese di vitto ed alloggio
del personale di cui all’articolo 24, comma 2, e alla sostituzione
del personale di cui al capo III temporaneamente assente.

Art. 7

Altre scuole italiane all’estero e sezioni italiane all’estero

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, tiene un elenco delle scuole
all’estero che, avuto riguardo alle specificita’ locali, presentano
requisiti analoghi a quelli previsti per le scuole non paritarie nel
territorio nazionale.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ riconoscere o istituire
sezioni italiane all’interno di scuole straniere o internazionali e
ne definisce l’ordinamento.
3. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ riconoscere scuole a
ordinamento misto. Tali scuole, integrate nei sistemi scolastici
locali, assicurano agli alunni il conseguimento della certificazione
della conoscenza dell’italiano come seconda lingua rilasciata da enti
certificatori riconosciuti dal Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, sentito il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca.

Art. 8

Associazione delle scuole

1. Le scuole di cui agli articoli 4, 6 e 7 possono realizzare in
forma associata azioni volte all’attuazione del piano dell’offerta
formativa, alla diffusione e promozione della lingua e della cultura
italiana e al sostegno della mobilita’ degli studenti in eta’ scolare
da e verso l’Italia.

Art. 9

Partecipazione di soggetti pubblici e privati al sistema della
formazione italiana nel mondo

1. In conformita’ con il piano triennale dell’offerta formativa, le
scuole di cui agli articoli 4, 6 e 7 possono realizzare forme di
collaborazione con soggetti pubblici e privati, inclusi gli istituti
italiani di cultura, gli enti gestori attivi nella diffusione e
promozione della lingua e cultura italiana nel mondo.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ avviare forme di cooperazione
e di partenariato tra settore pubblico e privato per il funzionamento
e la gestione di scuole all’estero.
3. Nell’ambito delle scuole statali all’estero, il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, sentito il
Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca, puo’
organizzare, anche in collaborazione con soggetti pubblici o privati
italiani o stranieri, scuole o sezioni a ordinamento scolastico misto
o locale.

Art. 10

Iniziative per la lingua e la cultura italiana all’estero

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale promuove e attua, anche con modalita’ a distanza, le
seguenti iniziative per l’apprendimento della lingua e cultura
italiana:
a) interventi per favorire il bilinguismo;
b) corsi e moduli curriculari o extracurriculari nelle scuole
locali, anche avvalendosi dell’attivita’ degli enti gestori di cui
all’articolo 11, per la diffusione della lingua e della cultura
italiana;
c) corsi di lingua e cultura italiana e altre iniziative
linguistico-culturali offerti, a studenti di ogni ordine e grado con
la collaborazione di universita’ italiane.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale promuove ed attua, altresi’, le seguenti iniziative,
svolte anche con modalita’ a distanza:
a) classi o corsi preparatori per agevolare l’inserimento degli
studenti italiani nei sistemi scolastici locali;
b) iniziative di formazione, per i docenti locali, anche
riguardanti le linee guida e le indicazioni nazionali dei percorsi di
studio dell’ordinamento nazionale.
3. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, promuove e attua le iniziative di
cui al presente articolo, sulla base dei seguenti criteri:
a) programmazione dell’attivita’ su base triennale coerentemente
con il piano Paese di cui all’articolo 3;
b) incentivazione di percorsi di miglioramento e di
diversificazione dell’offerta formativa;
c) innalzamento della professionalita’ dei docenti locali, anche
mediante l’individuazione di requisiti minimi per il reclutamento da
parte degli enti gestori;
d) incoraggiamento della diffusione di buone pratiche e di
sistemi didattici innovativi, anche mediante reti di collaborazione
con altri attori del sistema della formazione italiana nel mondo.

Art. 11

Enti gestori

1. Le iniziative di cui all’articolo 10 possono essere realizzate
da enti gestori non aventi fine di lucro attivi nella diffusione e
promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo,
costituiti e organizzati secondo le forme giuridiche prescritte dalla
normativa locale.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale sostiene le iniziative di cui all’articolo 10 promosse
dagli enti gestori di cui al comma 1.

Art. 12

Lettorati

1. Nell’ambito del contingente di cui all’articolo 18 comma 1,
possono essere inviati lettori presso universita’ e istituzioni
scolastiche straniere, i quali collaborano alle attivita’ di
insegnamento, di assistenza agli studenti e di ricerca nell’ambito
della lingua e della cultura italiana.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale puo’ incaricare i lettori di svolgere attivita’ di
promozione della lingua e della cultura italiana aggiuntive a quelle
di cui al comma 1, sulla base di direttive della competente
rappresentanza diplomatica e in collaborazione con gli istituti
italiani di cultura. Dette attivita’ possono includere
l’organizzazione di eventi culturali, la docenza in corsi di lingua e
cultura italiana organizzati da istituti italiani di cultura, da
rappresentanze diplomatiche o da uffici consolari, lo sviluppo dei
rapporti culturali bilaterali, anche con riferimento alle borse di
studio e agli scambi giovanili.
3. Il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca,
sentito il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, puo’ collaborare con universita’ straniere nella
selezione di personale specializzato cui le stesse intendono affidare
l’insegnamento della lingua e della cultura italiana.

Art. 13

Gestione, coordinamento e vigilanza

1. Per gestire, coordinare e vigilare il sistema della formazione
italiana nel mondo, la selezione e la destinazione all’estero del
personale di cui all’articolo 18, nonche’ le ulteriori attivita’ di
cui al presente decreto legislativo, il Ministero degli affari esteri
e della cooperazione internazionale e il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca si avvalgono di dirigenti
scolastici, docenti e personale amministrativo della scuola nel
limite complessivo di 35 unita’ per ciascuno dei due ministeri.
2. L’amministrazione di appartenenza colloca fuori ruolo il
personale di cui al comma 1, di concerto con il Ministero di
destinazione e con il Ministero dell’economia e delle finanze. Il
servizio prestato ai sensi del presente articolo e’ valido a tutti
gli effetti come servizio nel ruolo di appartenenza.
3. Il trattamento economico del personale di cui al presente capo
rimane a carico dell’amministrazione di appartenenza e continua ad
essere corrisposto dagli uffici che vi provvedevano all’atto del
collocamento fuori ruolo.

Capo II
Requisiti e formazione del personale da destinare all’estero e
valutazione del sistema della formazione italiana nel mondo

Art. 14

Requisiti del personale da destinare all’estero

1. Per garantire l’identita’ culturale dei percorsi di istruzione
dell’ordinamento scolastico italiano in una dimensione
internazionale, nonche’ per assicurare la qualita’ del sistema della
formazione italiana nel mondo, il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, con decreto adottato di concerto
con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, individua, entro sei mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto legislativo, i requisiti culturali e
professionali fondamentali dei dirigenti scolastici, dei docenti e
del personale amministrativo della scuola da inviare all’estero.

Art. 15

Formazione del personale da destinare all’estero

1. Per garantire la qualita’, l’efficacia e la coerenza del sistema
della formazione italiana nel mondo, con il decreto di cui
all’articolo 14 sono stabilite le modalita’ della formazione
propedeutica alla destinazione all’estero e delle attivita’ di
formazione in servizio del personale da destinare all’estero.
2. Le scuole statali all’estero concorrono al sistema nazionale di
formazione del personale della scuola, ospitando attivita’
propedeutiche alla formazione in ingresso o in servizio.

Art. 16

Sistema di valutazione

1. E’ istituito un sistema di valutazione delle attivita’ svolte in
applicazione del presente decreto legislativo, in particolare con
riguardo a:
a) qualita’ dell’offerta formativa;
b) impatto degli interventi;
c) qualita’ dell’insegnamento offerto dai docenti inviati
all’estero a norma del capo III;
d) performance del personale amministrativo e dei dirigenti
scolastici inviati all’estero a norma del capo III.
2. Il sistema di valutazione di cui al comma 1 verifica l’efficacia
e l’efficienza delle attivita’ svolte in applicazione del presente
decreto legislativo, in coerenza con i principi e con le finalita’
della valutazione del sistema nazionale di istruzione e tenuto conto
dei contesti locali.
3. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto
legislativo, il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della
ricerca, con decreto adottato di concerto con il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, stabilisce
modalita’, criteri e strumenti del sistema di valutazione di cui al
presente articolo e disciplina i processi di autovalutazione e di
valutazione esterna, nonche’ le azioni di miglioramento e di
rendicontazione sociale.

Art. 17

Pubblicita’ del sistema della formazione italiana
nel mondo

1. Nell’ambito del Portale unico dei dati della scuola di cui
all’articolo 1, comma 136, della legge n. 107 del 2015, e’ istituita,
a decorrere dall’anno scolastico 2017/2018, una sezione dedicata al
sistema della formazione italiana nel mondo.
2. Nella sezione di cui al comma 1, compatibilmente con le esigenze
di sicurezza e di continuita’ delle relazioni internazionali, sono
pubblicati:
a) i piani dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche
statali e di quelle paritarie;
b) i dati in forma aggregata degli studenti frequentanti le
istituzioni scolastiche e le iniziative disciplinate dal presente
decreto legislativo;
c) i bilanci delle scuole;
d) i dati pubblici afferenti al sistema di valutazione;
e) i dati, anche curricolari, del personale destinato all’estero;
f) i dati, i documenti e le informazioni utili a valutare
l’avanzamento didattico, tecnologico e d’innovazione del sistema
scolastico all’estero;
g) le iniziative per la lingua e la cultura italiana all’estero
realizzate nell’ambito del sistema della formazione italiana nel
mondo;
h) gli esiti della valutazione di cui all’articolo 16, comma 1,
lettere a) e b).

Capo III
Personale inviato all’estero
Sezione I
Stato giuridico

Art. 18

Categorie e contingenti di personale

1. Dirigenti scolastici, docenti e personale amministrativo della
scuola a tempo indeterminato possono essere collocati fuori ruolo e
destinati alle attivita’ previste dal presente articolo entro il
limite complessivo di 674 unita’, comprensivo delle unita’ destinate
al sostegno degli alunni con disabilita’ e delle unita’ destinate al
potenziamento dell’offerta formativa e delle attivita’ progettuali di
cui all’articolo 1, comma 7, della legge n. 107 del 2015, con
particolare riferimento alle competenze nella pratica e nella cultura
musicali, nell’arte e nella storia dell’arte, nel cinema, nelle
tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e
dei suoni. Il contingente di cui al precedente periodo comprende 50
posti individuati nei limiti delle dotazioni organiche determinate
con il decreto di cui all’articolo 1, comma 64, della legge 13 luglio
2015, n. 107, mentre non comprende il personale di cui all’articolo
35. I contingenti delle categorie di personale da destinare
all’estero sono stabiliti su base triennale dal Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, con decreto
adottato di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e
con il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca,
sentite le autorita’ diplomatiche e consolari. Con le medesime
modalita’ possono essere apportate variazioni annuali nel corso del
triennio.
2. I dirigenti scolastici possono essere assegnati a scuole statali
all’estero, ad ambasciate o a uffici consolari. I dirigenti
scolastici assegnati ad ambasciate o a uffici consolari promuovono e
coordinano le attivita’ scolastiche di cui al capo I, nell’area
geografica determinata dal Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, sulla base delle indicazioni del
titolare della sede o del funzionario da lui delegato e in raccordo
con gli istituti italiani di cultura.
3. I docenti possono essere assegnati ad una o piu’ attivita’
scolastiche all’estero per svolgere attivita’ didattica, promuovere
la lingua e la cultura italiana e partecipare a progetti, previsti
dal piano triennale dell’offerta formativa, finalizzati al
miglioramento dell’offerta formativa, all’innalzamento del successo
scolastico e formativo ed al superamento del disagio scolastico. I
docenti non assegnati a scuole statali all’estero sono coordinati dal
dirigente scolastico assegnato all’ambasciata o all’ufficio consolare
o, in caso di sua assenza o impedimento, dal capo dell’ufficio
consolare.
4. Il personale amministrativo puo’ essere destinato a scuole
statali all’estero, a rappresentanze diplomatiche o a uffici
consolari per l’organizzazione delle attivita’ scolastiche
all’estero, nel rispetto del profilo professionale di appartenenza.
L’attivita’ del personale amministrativo in servizio presso
rappresentanze diplomatiche o uffici consolari e’ organizzata dal
dirigente scolastico o, in caso di assenza o impedimento, dal capo
dell’ufficio consolare.

Art. 19

Selezione

1. Il personale da destinare all’estero ai sensi del presente capo
e’ scelto tra i dipendenti con contratto a tempo indeterminato che,
dopo il periodo di prova, abbiano prestato in Italia almeno tre anni
di effettivo servizio nei ruoli corrispondenti alle funzioni da
svolgere all’estero.
2. Il personale e’ selezionato dal Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca sulla base di un bando emanato
sentito il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale. Il bando disciplina:
a) le procedure, i requisiti e i criteri oggettivi per la
selezione del personale in possesso del profilo professionale di cui
all’articolo 14, in modo da garantire la massima pubblicita’ e
trasparenza in ogni fase della selezione;
b) le lingue richieste per i Paesi di destinazione e i relativi
livelli di certificazione;
c) i titoli culturali, professionali e di servizio valutabili,
pertinenti alle funzioni da svolgere all’estero. Sono valutati, quali
titoli di preferenza, i titoli rilasciati da universita’ o da altri
istituti di formazione superiore equiparati, sia italiani sia
stranieri, previo riconoscimento, che sono stati conseguiti in un
corso che contempli almeno 60 crediti formativi universitari ovvero
almeno un anno accademico svolto, in particolare, nell’ambito delle
discipline dell’interculturalita’ e dell’insegnamento dell’italiano
come lingua seconda o lingua straniera;
d) le modalita’ di svolgimento, eventualmente anche telematiche e
comunque al di fuori dell’orario delle lezioni, di un colloquio
obbligatorio comprensivo dell’accertamento linguistico.
3. Ai membri della commissione e ai candidati alla selezione di cui
al comma 2 non spettano compensi, gettoni o indennita’ di presenza
ne’ rimborsi spese comunque denominati.
4. Le graduatorie del personale selezionato sono formate ogni sei
anni e sono pubblicate sul sito istituzionale del Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca. Per posti le cui
graduatorie sono esaurite o mancanti, le procedure di selezione
possono essere indette prima della scadenza sessennale. Il personale
docente inserito in graduatoria permane nell’ambito territoriale di
riferimento di cui all’articolo 1, comma 66, della legge n. 107 del
2015.

Art. 20

Destinazione all’estero

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale comunica annualmente al Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca i posti nell’ambito del contingente
di cui all’articolo 18, comma 1, che si rendono disponibili nell’anno
scolastico successivo a quello in corso. Sono consentiti
aggiornamenti nel corso dell’anno scolastico per esigenze
sopravvenute. I posti disponibili sono pubblicati nel sito
istituzionale del Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della
ricerca e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale.
2. Previo collocamento fuori ruolo presso il Ministero degli affari
esteri e della cooperazione internazionale, il Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca destina sui posti di
cui al comma 1 gli aspiranti che si collocano in posizione utile
nelle graduatorie di cui all’articolo 19 comma 4.

Art. 21

Durata del servizio all’estero

1. La permanenza all’estero non puo’ essere superiore, nell’arco
dell’intera carriera, a due periodi ciascuno dei quali di sei anni
scolastici consecutivi, inclusi gli anni in cui ha luogo l’effettiva
assunzione in servizio all’estero. I due periodi sono separati da
almeno sei anni scolastici di effettivo servizio nel territorio
nazionale.
2. Il personale di cui al presente capo puo’ essere destinato
all’estero se assicura una permanenza in servizio all’estero per sei
anni scolastici. Se il personale rientra in Italia prima del
sessennio in applicazione dell’articolo 26 comma 2, oppure a seguito
di domanda non motivata da gravi motivi personali o familiari, non
sono dovuti i benefici per il viaggio di rimpatrio di cui alla parte
terza, titolo II, del decreto del Presidente della Repubblica 5
gennaio 1967, n. 18.
3. La destinazione da una ad altra sede all’estero e’ consentita
solo per gravi motivi o ragioni di servizio, nei limiti delle risorse
finanziarie disponibili.

Art. 22

Articolazione del tempo di lavoro

1. L’orario di lavoro del personale di cui al presente capo inviato
all’estero corrisponde a quello in Italia.
2. L’orario puo’ essere articolato in maniera flessibile, anche su
base plurisettimanale.
3. Per i docenti e per i lettori, le unita’ orarie sono di sessanta
minuti ciascuna. Il minor tempo di lavoro derivante dall’utilizzo di
unita’ didattiche di durata inferiore a sessanta minuti e’ recuperato
con attivita’ di insegnamento. I lettori possono effettuare il
recupero anche con altre attivita’ previste delle istituzioni
straniere di assegnazione o, in mancanza, dalla rappresentanza
diplomatica o dall’ufficio consolare competente.
4. Si applica l’articolo 143 del decreto del Presidente della
Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18.

Art. 23

Insegnamenti obbligatori che comportano un orario settimanale
inferiore a quello di cattedra e sostituzione di docenti
temporaneamente assenti

1. Nelle scuole statali all’estero gli insegnamenti obbligatori che
non costituiscono cattedra o posto di insegnamento sono ripartiti fra
i docenti gia’ in servizio con abilitazione specifica od affine o con
titolo di studio valido per l’insegnamento della disciplina, anche in
considerazione del percorso formativo e dell’acquisizione di
competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire.
2. I docenti temporaneamente assenti nelle scuole statali
all’estero sono prioritariamente sostituiti mediante ripartizione
delle relative ore di insegnamento fra i docenti gia’ in servizio nel
medesimo Paese. Il presente comma si applica, laddove possibile, alla
sostituzione dei docenti temporaneamente assenti nelle iniziative di
cui all’articolo 10.

Art. 24

Assegnazioni temporanee e invio in missione

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ inviare, per esigenze di
servizio, personale docente e dirigenti scolastici, in assegnazione
temporanea presso scuole statali all’estero ed altre iniziative
disciplinate dal presente decreto legislativo, per una durata di un
anno scolastico, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili. Il
personale di cui al presente comma e’ individuato sulla base delle
graduatorie di cui all’articolo 19 comma 4. Il personale e’ collocato
fuori ruolo e conserva, per l’intera durata della missione, la sede
occupata nel territorio nazionale.
2. Per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e
del secondo ciclo d’istruzione, il Ministero degli affari esteri e
della cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca, invia in missione o
in viaggio di servizio il personale necessario alla formazione delle
relative commissioni secondo le disposizioni vigenti in materia nel
territorio nazionale.

Art. 25

Sanzioni disciplinari

1. Il personale di cui al presente capo e’ soggetto alle sanzioni
disciplinari previste per la categoria di appartenenza.
2. Nei casi in cui la sanzione disciplinare non e’ di competenza
dell’ufficio per i procedimenti disciplinari di cui all’articolo
55-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001, il procedimento
disciplinare compete al dirigente scolastico o, in sua assenza, al
capo del consolato o consolato generale di prima categoria
territorialmente competente o, in mancanza, al capo della
rappresentanza diplomatica, fatta salva diversa previsione del
decreto istitutivo di cui all’articolo 4, comma 1.
3. Salvo quanto previsto al comma 2, i procedimenti disciplinari
spettano all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari del
Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

Art. 26

Rientro in Italia

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale puo’ far cessare in qualsiasi momento il servizio
all’estero per ragioni di servizio o per incompatibilita’ di
permanenza nella sede. Se le ragioni di servizio attengono alle
esigenze del sistema scolastico nazionale o agli esiti negativi della
valutazione di cui all’articolo 16 comma 1, lettere c) e d), la
cessazione e’ disposta dal Ministero dell’istruzione dell’universita’
e della ricerca, sentito il Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale.
2. L’irrogazione di una sanzione disciplinare superiore alla
sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per dieci
giorni comporta l’immediata cessazione dal servizio all’estero.
3. Al rientro in Italia, il personale docente e’ riassegnato
all’ambito territoriale che ricomprende l’istituzione scolastica di
ultima titolarita’.
4. Al rientro in Italia il personale amministrativo e’ riassegnato
alla scuola di ultima titolarita’ o, in subordine, ad altra scuola
della medesima provincia secondo le ordinarie procedure di mobilita’
della categoria.
5. Al rientro in Italia il personale dirigente scolastico e’
riassegnato alla scuola di ultima titolarita’ o, in subordine, ad
altra scuola della medesima regione a cura del dirigente preposto al
relativo ufficio scolastico regionale.

Art. 27

Foro competente

1. Per le controversie di lavoro del personale di cui al presente
capo e’ competente il foro di Roma.

Sezione II
Trattamento economico

Art. 28

Retribuzione

1. Il trattamento economico, previsto per il servizio prestato in
Italia, del personale di cui al presente capo rimane a carico
dell’amministrazione di appartenenza e continua ad essere corrisposto
dagli uffici che vi provvedevano all’atto del collocamento fuori
ruolo.

Art. 29

Trattamento economico all’estero

1. Al personale di cui al presente capo ad eccezione di quello di
cui all’articolo 24 oltre allo stipendio e agli assegni di carattere
fisso e continuativo previsti per il territorio nazionale, tranne che
per tali assegni sia diversamente disposto, compete, dal giorno di
assunzione fino a quello di cessazione dalle funzioni in sede, uno
speciale assegno di sede, non avente carattere retributivo, per
sopperire agli oneri derivanti dal servizio all’estero. Tale assegno
e’ costituito:
a) dall’assegno base di cui al comma 3;
b) dalle maggiorazioni relative alle singole sedi determinate
secondo coefficienti da fissarsi con decreto del Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la commissione di cui
all’articolo 172 del decreto del Presidente della Repubblica 5
gennaio 1967, n. 18.
2. I coefficienti sono fissati sulla base del costo della vita e
delle sue variazioni risultanti da rilevamenti obiettivi effettuati
avvalendosi di agenzie specializzate a livello internazionale o dei
dati statistici elaborati dalle Nazioni Unite e dall’Unione europea,
con particolare riferimento al costo dei servizi. Agli assegni si
applicano le maggiorazioni per situazioni di rischio e disagio
stabilite per il personale di ruolo del Ministero degli affari esteri
e della cooperazione internazionale in servizio nella stessa sede.
3. Gli assegni mensili lordi base di cui al comma 1, lettera a),
sono cosi’ determinati:
a) dirigente scolastico: euro 800;
b) docente di scuola secondaria di secondo grado: euro 650;
c) docente di scuola secondaria di primo grado / lettore: 600;
d) insegnante di scuola primaria o dell’infanzia: euro 570;
e) direttore dei servizi generali e amministrativi: euro 570;
f) assistente amministrativo: euro 490.
4. Per lo svolgimento delle funzioni di cui all’articolo 5, comma
1, secondo periodo, o all’articolo 12 comma 2, spetta una
maggiorazione del trattamento economico di cui al presente articolo
in misura pari a un dodicesimo dell’assegno di sede di cui al comma
1.
5. Per ciascuna ora di insegnamento eccedente l’orario obbligatorio
prestata ai sensi dell’articolo 23 spetta una maggiorazione del
trattamento di cui al presente articolo in misura pari a un
quindicesimo dell’assegno base di cui al comma 3. In alternativa, il
docente puo’ fruire, nei periodi di sospensione dell’attivita’
didattica, di riposi compensativi, in ragione di un giorno ogni
quattro ore soprannumerarie effettivamente prestate.
6. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 28, per la durata
delle missioni di cui all’articolo 24 comma 1, il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale corrisponde il
trattamento economico di cui l’articolo 170, quinto comma, del
decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18. Si
applica il comma 5.
7. Fatto salvo quanto previsto dalla presente sezione si applicano
i titoli I e II della parte III, nonche’ gli articoli 84, 205, 207,
208, 210, 211 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del
1967. Salvo quanto previsto dal presente articolo, la disciplina ivi
prevista per l’indennita’ di servizio all’estero si applica
all’assegno di sede di cui al comma 1.

Art. 30

Servizio in residenze disagiate

1. Si applica l’articolo 144 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 18 del 1967, nonche’ l’articolo 23 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092.

Capo IV
Situazioni particolari
Sezione I
Personale locale nelle scuole statali all’estero

Art. 31

Docenti a contratto locale

1. Nelle scuole statali all’estero possono essere affidati a
personale straniero o italiano, residente nel paese ospitante da
almeno un anno, in possesso dei requisiti prescritti dalle
disposizioni locali, gli insegnamenti obbligatori in base alla
normativa locale e non previsti nell’ordinamento scolastico italiano,
nonche’ le attivita’ di potenziamento dell’offerta formativa che non
possano essere coperte con docenti di cui all’articolo 18, comma 1.
2. Nelle scuole statali all’estero un numero limitato di
insegnamenti obbligatori nell’ordinamento italiano puo’ essere
affidato a personale italiano o straniero, residente nel paese
ospitante da almeno un anno, in possesso dei requisiti previsti dalla
normativa italiana e avente una conoscenza certificata della lingua
italiana con finalita’ didattiche a livello avanzato secondo il
Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue.
Con decreto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, sentito il Ministero dell’istruzione dell’universita’
e della ricerca, sono stabiliti, avendo riguardo alle specificita’
dei contesti locali e delle discipline caratterizzanti i diversi
indirizzi di studio, gli insegnamenti ai quali in ciascuna scuola si
applicano le disposizioni del presente comma, nonche’ i criteri e le
procedure di selezione e di assunzione del personale interessato.
3. Se non e’ possibile procedere ai sensi dell’articolo 23 e per la
sostituzione di personale di cui ai commi 1 e 2 temporaneamente
assente, le scuole statali all’estero possono stipulare contratti
conformemente al presente articolo. Se non si puo’ provvedere
diversamente, puo’ prescindersi dal periodo minimo di residenza nel
paese ospitante. Le scuole statali all’estero non possono stipulare
contratti ai sensi del presente articolo per posti di insegnamento
disponibili per meno di dieci giorni.
4. I contratti a tempo determinato hanno la durata strettamente
necessaria ad assicurare l’attivita’ didattica.
5. Il trattamento economico, commisurato alle ore di servizio
effettivamente prestate, e’ pari alla retribuzione dell’analogo
personale delle scuole locali, o, se piu’ favorevole, ai tre quarti
della posizione stipendiale iniziale spettante al personale delle
scuole in Italia con le medesime funzioni. Nel secondo caso, al
personale di cui al comma 3 non residente nel Paese ospitante,
compete anche il pagamento delle spese di viaggio nella classe piu’
economica.

Art. 32

Personale non docente assunto localmente

1. Le scuole statali all’estero possono assumere, previa
autorizzazione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili,
personale non docente permanentemente residente da almeno due anni
nel Paese dove opera la scuola ed avente una conoscenza della lingua
italiana adeguata ai rispettivi compiti.

Art. 33

Legge regolatrice dei contratti

1. Fatto salvo quanto previsto dalla presente sezione, i contratti
di lavoro di cui agli articoli 31 e 32 sono regolati dalla normativa
locale, nonche’ dagli articoli 84 e da 154 a 166 del decreto del
Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive
integrazioni e modificazioni, ad eccezione dell’articolo 160 e,
limitatamente al personale docente, dell’articolo 157.
2. La durata complessiva dei contratti a tempo determinato non puo’
superare i limiti temporali massimi previsti dalla normativa locale
per la forma contrattuale prescelta o, se piu’ restrittivi, dal
decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 e successive modificazioni,
nonche’ dall’articolo 1, comma 131, della legge 13 luglio 2015, n.
107. Per esigenze eccedenti detti limiti, le scuole statali
all’estero stipulano contratti a tempo indeterminato, anche a tempo
parziale.
3. Le selezioni del personale di cui alla presente sezione si
conformano a principi di imparzialita’, pubblicita’ e trasparenza e
mirano ad accertare la conoscenza della lingua italiana e il possesso
delle competenze necessarie ai compiti da svolgere. Le modalita’
delle selezioni sono stabilite con decreto del Ministro degli affari
esteri e della cooperazione internazionale, sentito il Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca. Ai componenti
delle commissioni di selezione non sono corrisposti compensi, gettoni
o indennita’ di presenza ne’ rimborsi spese comunque denominati.
4. E’ in ogni caso escluso il transito nei ruoli del personale di
cui alla presente sezione.

Sezione II
Altre situazioni particolari

Art. 34

Servizio civile e tirocini

1. Il servizio civile all’estero puo’ essere prestato nell’ambito
del sistema della formazione italiana nel mondo. Si applica la
vigente normativa in materia.
2. Per le finalita’ di cui al presente decreto legislativo, il
Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o
il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca possono
cofinanziare appositi programmi di tirocinio curriculare in favore
degli studenti dei corsi di laurea e di laurea magistrale, promossi
da universita’ o da altri istituti di formazione superiore equiparati
abilitati al rilascio di titoli accademici. Al tirocinante spetta un
rimborso forfetario delle spese sostenute nella misura minima
complessiva pari a 300 euro mensili; la quota a carico del Ministero
degli affari esteri e della cooperazione internazionale puo’ essere
corrisposta in tutto o in parte in forma di facilitazioni o benefici
non monetari. I programmi di tirocinio prevedono il riconoscimento di
almeno due crediti formativi universitari o accademici per mese di
attivita’.

Art. 35

Personale in servizio nelle scuole europee

1. Al personale in servizio nelle scuole europee si applicano le
disposizioni dei pertinenti accordi internazionali.
2. Con le modalita’ di cui all’articolo 18 comma 1, e’ stabilito il
contingente del personale destinato alle scuole europee i cui oneri
non sono a carico del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale. Il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, sentito il Ministero degli affari
esteri e della cooperazione internazionale, individua i candidati
italiani ai posti di direttore e di direttore aggiunto di scuola
europea, previa pubblicazione di un bando che regola modalita’ e
criteri di selezione. Al personale di cui al presente comma si
applicano, in quanto compatibili con le specifiche disposizioni delle
scuole europee, gli articoli 14 e 19.
3. La durata del servizio nelle scuole europee e’ regolata
dall’articolo 21, in quanto compatibile con le specifiche
disposizioni delle scuole europee. Il personale gia’ in servizio
presso una scuola europea, in caso di nomina a direttore o a
direttore aggiunto di una scuola europea, puo’ svolgere, nella nuova
funzione, un mandato pieno di cinque anni. Al segretario generale e
al vice segretario generale si applicano le specifiche disposizioni
delle scuole europee.
4. Il periodo di servizio nelle scuole europee e’ computato come
servizio all’estero agli effetti di cui all’articolo 21. La
permanenza all’estero ai sensi dell’articolo 21 e’ computata agli
effetti di cui al comma 2.

Capo V
Innovazione digitale

Art. 36

Piano per l’innovazione digitale

1. Le scuole statali all’estero concorrono all’attuazione delle
misure previste dal Piano nazionale per la scuola digitale. A tal
fine, e’ autorizzata la spesa di 520.000 euro per l’anno 2017 per la
realizzazione di ambienti didattici e laboratoriali innovativi.
2. Le scuole paritarie all’estero possono concorrere all’attuazione
delle misure previste dal Piano nazionale per la scuola digitale se
in rete con una scuola statale all’estero o con una scuola statale
del territorio nazionale senza oneri a carico del bilancio dello
Stato.

Capo VI
Disposizioni finali

Art. 37

Disposizioni transitorie

1. Alle scuole gia’ istituite ai sensi dell’articolo 627 del testo
unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994 si applica la
disciplina prevista dal presente decreto per le scuole statali
all’estero.
2. Restano fermi i riconoscimenti della parita’ e le iscrizioni
nell’elenco delle scuole non paritarie gia’ disposti nei confronti di
scuole all’estero. Le successive revisioni sono effettuate secondo il
presente decreto.
3. L’articolo 5, comma 2, si applica dall’esercizio finanziario
successivo all’entrata in vigore del presente decreto. Con la
medesima decorrenza la gestione delle casse scolastiche e i relativi
rapporti giuridici attivi e passivi confluiscono nel bilancio della
scuola.
4. Il capo II si applica a decorrere dall’anno scolastico 2018/19.
5. L’articolo 19, commi 2, 3 e 4, e l’articolo 20 si applicano a
decorrere dall’anno scolastico 2018/19.
6. Per l’anno scolastico 2017/18 il contingente di cui all’articolo
18, comma 1, resta fissato in 624 unita’, con esclusione del
personale destinato alle scuole europee.
7. L’articolo 21, commi 1 e 2, si applica al personale destinato
all’estero dopo l’entrata in vigore del presente decreto, ancorche’
incluso in graduatorie pubblicate precedentemente.
8. Il personale gia’ destinato all’estero alla data di entrata in
vigore del presente decreto puo’ permanervi fino a nove anni
scolastici nell’arco dell’intera carriera. Il personale interessato
cessa di diritto dal servizio all’estero, secondo quanto previsto
dall’articolo 26 a decorrere dall’anno scolastico successivo al
compimento di detto periodo.
9. L’articolo 29 si applica a decorrere dal 1° settembre 2017.
Entro la medesima data sono aggiornati i coefficienti di cui
all’articolo 29, comma 2, primo periodo.
10. Per i contratti stipulati precedentemente, l’articolo 31, comma
5, e l’articolo 33 si applicano a decorrere dall’anno scolastico che
ha inizio nell’esercizio finanziario successivo all’entrata in vigore
del presente decreto legislativo.
11. All’articolo 1, comma 59, della legge 24 dicembre 2012, n. 228
dopo le parole: «alla parte V del testo unico di cui al decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni,» sono
sostituite dalle seguenti: «al decreto legislativo attuativo
dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera h), della legge 13 luglio
2015, n. 107».

Art. 38

Disposizioni di coordinamento ed abrogazioni

1. A decorrere dal primo giorno dell’anno scolastico successivo
all’entrata in vigore del presente decreto legislativo, all’articolo
1, comma 9, lettera a), della legge 27 ottobre 1988, n. 470, dopo la
parola: «stagionale» sono aggiunte le seguenti «, nonche’ dirigenti
scolastici, docenti e personale amministrativo della scuola collocati
fuori ruolo ed inviati all’estero nell’ambito di attivita’
scolastiche fuori dal territorio nazionale».
2. Ferme restando le disposizioni degli accordi internazionali
vigenti in materia, sono abrogate le seguenti disposizioni:
a) legge 6 ottobre 1962, n. 1546;
b) decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1967, n.
215;
c) decreto del Ministro degli affari esteri e del Ministro della
pubblica istruzione del 20 luglio 1969;
d) legge 26 maggio 1975, n. 327;
e) legge 22 dicembre 1980, n. 924;
f) legge 10 giugno 1985, n. 285;
g) gli articoli da 625 a 675 del testo unico di cui al decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297;
h) il capo III del decreto legislativo 27 febbraio 1998, n. 62;
l) articolo 1-quater del decreto-legge 3 agosto 2004, n. 220,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 ottobre 2004, n. 257;
m) articolo 2, comma 4-novies, del decreto-legge 29 dicembre
2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio
2011, n. 10;
n) articolo 14, commi 11, 12 e 12-bis del decreto-legge 6 luglio
2012, n. 95 convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012,
n. 135.

Art. 39

Copertura finanziaria

1. Agli oneri derivanti dagli articoli 15 e 16, pari
rispettivamente a euro 170.000 annui e a 200.000 annui a decorrere
dall’anno 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione del
fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015,
n. 107.
2. All’onere derivante dall’articolo 18, comma 1, si provvede,
quanto al trattamento economico di cui all’articolo 29, pari ad euro
2.724.490 nell’anno 2018 e euro 4.967.541 annui a decorrere dall’anno
2019, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo
1, comma 202, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
3. Al maggior onere derivante dall’articolo 29, pari a euro
10.068.324 per l’anno 2017, euro 10.086.385 per l’anno 2018 ed euro
10.068.052 a decorrere dall’anno 2019, si provvede mediante
corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 202,
della legge 13 luglio 2015, n. 107.
4. Agli oneri derivanti dall’articolo 36, comma 1, pari a euro
520.000 per l’anno 2017, si provvede mediante corrispondente
riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13
luglio 2015, n. 107.
5. Dall’attuazione delle restanti disposizioni del presente decreto
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 13 aprile 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Alfano, Ministro degli affari esteri e
della cooperazione internazionale

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Visto, il Guardasigilli: Orlando