Ricerca: le nuove Linee guida per l’Accreditamento dei dottorati

Ricerca, Fedeli firma le nuove Linee guida
per l’Accreditamento dei dottorati
Più scambi internazionali e attenzione alla qualificazione dei percorsi

Maggiore semplificazione dei requisiti di accreditamento, accertamento più capillare della qualità delle attività di studio, attenzione alle dotazioni materiali – biblioteche, database, laboratori – a supporto della ricerca da svolgere, più spazio all’innovazione e all’internazionalizzazione. La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha firmato le nuove Linee guida per l’Accreditamento e la conseguente attivazione dei corsi di dottorato delle Università.

Il documento è stato stilato, sentita l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur), tenendo conto dei contenuti del Piano Nazionale della Ricerca approvato a maggio del 2015, delle innovazioni introdotte dal primo bando del PON Ricerca 2014/2020 uscito lo scorso agosto e dei risultati della nuova Valutazione della Qualità della Ricerca (Vqr) 2011-2014. Le Linee guida puntano a garantire alle dottorande e ai dottorandi un ambiente di ricerca fertile e qualificato, grazie a un Collegio dei docenti d’eccellenza, strutture adeguate, una dimensione di confronto internazionale e occasioni di mobilità.

“Le nuove Linee guida sono state elaborate per innalzare sempre di più la qualità della nostra ricerca scientifica, aprire di più il nostro Paese allo scambio internazionale, garantire standard qualitativi maggiori alle nostre ricercatrici e ai nostri ricercatori. La conoscenza, lo studio e l’innovazione sono le basi del rilancio e della crescita del nostro Paese. Per questo dobbiamo porre nei confronti del settore dell’istruzione superiore e della ricerca una sempre maggiore attenzione, sia in termini di risorse che di valutazione e politiche a sostegno di chi opera in questi settori”, ha dichiarato la Ministra Fedeli.

Con le nuove Linee guida vengono meglio individuati i Dottorati innovativi. Si tratta di dottorati realizzati in collaborazione con le imprese e/o soggetti esterni all’Università, coerentemente con il Piano Nazionale della Ricerca 2015/2020 e con il PON Ricerca 2014/2020. I Dottorati innovativi vengono suddivisi in tre categorie: internazionali, intersettoriali-industriali e interdisciplinari. Il documento fornisce informazioni dettagliate agli atenei sui requisiti aggiuntivi che devono caratterizzare questa tipologia di Dottorati.

Dall’anno accademico 2018/2019, tra gli elementi necessari per ottenere l’accreditamento dei corsi di dottorato, viene introdotta la verifica delle strutture in cui si svolge l’attività di ricerca, che devono possedere attrezzature e laboratori adeguati, un patrimonio librario e banche dati consistenti, software attinenti ai settori di studi e spazi e risorse per il calcolo elettronico.

Viene qualificata maggiormente la composizione del Collegio dei docenti: deve garantire almeno per l’80% la copertura dei Settori Scientifico Disciplinari del corso. Vengono, inoltre, forniti nuovi indicatori grazie ai quali valutare le pubblicazioni scientifiche di coloro che formano il Collegio. Attenzione maggiore viene posta anche alla qualificazione scientifica del Coordinatore: vengono introdotti requisiti più puntuali, facendo riferimento ai valori soglia previsti per i Commissari all’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN).

Scuola della 107 vs Pedagogia!

Scuola della 107 vs Pedagogia!
lettera a Giuseppe Bagni

di Maurizio Tiriticco

“Ingorgo normativo vs visione pedagogica!” Voi del Cidi ne parlerete il 21 aprile a Palermo, caro Beppe! In effetti, mi sembra che la ricerca pedagogica sia assolutamente latente oggi! E penso che ciò avvenga proprio perché la nostra scuola è afflitta oggi tra troppe incombenze che ricadono poi in maggior misura sugli insegnanti, i cui compiti ormai vanno ben oltre il semplice insegnare! La stessa testata della bella nostra rivista “Insegnare” dovrebbe essere arricchita, anzi appesantita, da tanti altri titoli! Tra RAV, PDM e alte diavolerie, gli adempimenti e le preoccupazioni dell’insegnante oggi sono numerosi e faticosi e implicano grosse difficoltà. Il solo fatto che, non appena assegna un voto, questo diventa pubblico, è già fortemente limitativo! Io e te abbiamo insegnato e quante volte i voti non hanno avuto un carattere sanzionatorio – nel bene e nel male – ma correttivo, esortativo! Insomma noi abbiamo “giocato” con i voti, come tutti i bravi insegnanti, considerandoli più come uno stimolo che non uno strumento per convalidare o sanzionare un compito.

La ricerca pedagogica urta fortemente oggi con una scuola che sembra più un quotidiano adempimento normativo che un laboratorio di ricerca e una palestra di idee. La “stretta” normativa oggi è forte… aggiungici anche le prove Invalsi, che gli insegnanti “leggono” e “vivono” più come un controllo che come un sostegno! Lo spazio per la ricerca pedagogica è, quindi, molto stretto, a meno che non si metta in piedi un progetto con tutti i crismi e le autorizzazioni del caso come, ad esempio si è verificato per “Nulla dies sine linea”, l’ottima ricerca condotta qualche tempo fa da Benedetto Vertecchi. Pertanto, compito primario degli “insegnanti democratici”, ovvero di tutti loro, oggi, è quello di riappropriarsi del loro ruolo e della loro professionalità, aggrediti e offesi ormai da anni!

Matteo Renzi nel suo primo discorso ufficiale, quando divenne Presidente del Consiglio, dedicò molto spazio alla scuola, cosa che in genere mai accade per un Presidente appena investito. E di fatto l’impegno lo ha portato a termine!!! Con la legge 107 PERO’, e lo scrivo GROSSO COSi’!!! Con il grosso limite che nessun vero insegnante ci ha messo le mani! Compito degli insegnanti, oggi, e delle loro associazioni – e in primo luogo del CIDI – è quello di rivendicare il loro ruolo primario per ciò che concerne il “fatto scuola”! I ponti li costruiscono gli ingegneri, gli aerei li guidano i piloti, le navi i marinai! Solo le scuole sembra che non debbano essere governate dagli insegnanti e dal dirigenti! So che la Ministra Fedeli, appena insediatasi, ha voluto “ascoltare” sindacati e associazioni, ma… un conto è “ascoltare”, altro conto è “operare” secondo quanto si è ascoltato! E mi auguro che a Palermo la visione pedagogica cominci seriamente a riassumere il suo ruolo, prima che l’ingorgo normativo diventi un tappo… di quelli di plastica… resistenti a qualsiasi cavatappi!

Insomma, occorre restituire alla scuola, agli insegnanti e agli alunni quegli spazi di cui hanno sempre goduto, pur all’interno, ovviamente di quel dllgs 297/94, meglio noto come “Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione e successive modificazioni”, e di quel Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al dpr 275/99. La Ministra dirà che gli spazi ci sono, ma la pioggia di adempimenti extra che con la 107 si è abbattuta su insegnanti e dirigenti di fatto costituisce un vincolo più che un’opportunità per una scuola in cui ricerca e sperimentazione pedagogiche e didattiche dovrebbero costituire, invece, un’occasione di sviluppo e di crescita.

Il Cidi parla di ingorgo normativo, proprio perché sono solo gli insegnanti nel loro quotidiano operare e in forza del loro associazionismo (oltre al Cidi ci sono l’Uciim, l’Aimc, la Fnism, l’Mce et al. oltre alle organizzazioni di estrazione sindacale quali l’Irase, Proteofaresapere, l’Irfed) ad apportare quotidianamente quel valore aggiunto tanto necessario perché l’apprendimento dei nostri alunni, in una società sempre più complessa e difficile, si arricchisca di strategie e di stimoli sempre nuovi. La ricerca pedagogica, molto attiva fino alla fine del secolo scorso, ora, tranne qualche rara eccezione, sembra davvero latitante. E il “faidaté” non è sempre una cosa facile per gli insegnanti, chiamati ad operare non solo con alunni e alunne sempre più curiosi e, per certi versi, anche sempre più problematici, ma anche con operazioni che con il semplice e doveroso insegnamento hanno poco a che fare!

Buon lavoro, a Palermo, caro Beppe! Dare risposte ai tanti bisogni dei nostri ragazzi e ragazze non è facile, oggi, in una società che a volte sembra sorda alle loro richieste di crescita, conoscenze, competenze e, soprattutto, lavoro! Ma gli amici del Cidi non mancheranno di provarci! E di riuscirci!

Il Pnr conferma: entro metà 2018 il fascicolo elettronico di ciascun edificio scolastico

da Il Sole 24 Ore 

Il Pnr conferma: entro metà 2018 il fascicolo elettronico di ciascun edificio scolastico

di Claudio Tucci

A novembre 2016 è stato approvato in conferenza unificata un Accordo per potenziare e migliorare i dati contenuti nell’anagrafe dell’edilizia scolastica. L’approvazione di nuovi report contenenti dati più dettagliati garantirà una conoscenza più approfondita sullo stato di ciascun edificio scolastico e permetterà di realizzare una maggiore integrazione con le altre Anagrafi presenti nel sistema informativo del Miur. Tutto ciò, è scritto nel Pnr, pubblicato dal governo, «consentirà di arrivare entro la prima metà del prossimo anno ad un vero e proprio fascicolo elettronico di ciascun edificio scolastico».

Gli interventi Miur
Tra altre priorità d’azione sempre sul fronte edilizia scolastica, si prosegue nell’opera di riqualificazione del patrimonio edilizio destinato all’istruzione sotto il profilo della sicurezza, dell’agibilità e della funzionalità, portando avanti il piano triennale nazionale.
Dal 2014 sono stati finanziati 13.304 interventi, di cui 10.485 risultano conclusi. La spesa sostenuta è pari a circa 1,8 miliardi e lo stanziamento complessivo di risorse di competenza del Miur è pari a circa 5,8 miliardi.

È stato, inoltre, riattivato l’Osservatorio nazionale per l’edilizia scolastica e realizzato un sistema informativo di monitoraggio che consente di conoscere lo stato di attuazione di ogni singolo intervento e che verrà collegato all’Anagrafe dell’edilizia scolastica, garantendo una programmazione efficace ed efficiente degli interventi in materia di edilizia scolastica.

Scuola, firmato l’accordo per la mobilità: freno alla chiamata diretta

da Corriere della sera

Scuola, firmato l’accordo per la mobilità: freno alla chiamata diretta

Arriva un’altra smorzatura della legge 107. Il nuovo accordo sulla mobilità dei docenti, firmato a mezzanotte da tutti e tre i sindacati confederali della scuola e dallo Snals- ma col disaccordo di Gilda, mette un limite alla chiamata diretta dei prof da parte dei dirigenti scolastici: una pratica che veniva considerata un’innovazione per i sostenitori della legge 107, perché avrebbe dovuto sulla carta assegnare i docenti alle scuole che avevano veramente bisogno di loro. Ma che poi, tra richieste di trasferimenti e assegnazioni provvisorie, era stata già fortemente snaturata nei fatti. Adesso, si legge nella nota della Uil, «si limita ogni discrezionalità del Dirigente Scolastico che dovrà attenersi alla delibera del collegio docenti». Cambiano anche molte regole per i trasferimenti dei docenti, la cosiddetta mobilità che lo scorso anno, complici gli errori dell’algoritmo, ha scatenato non poche polemiche. Le domande dei docenti si potranno presentare dal 13 aprile al 6 maggio. Quelle del personale ATA dal 4 maggio al 24 maggio.
I criteri

Tutti i docenti, anche i neo assunti, potranno presentare dunque domanda di mobilità sia provinciale che interprovinciale, con un’unica domanda, senza tener conto del vincolo triennale, che a dicembre era stato già cancellato, almeno per quest’anno. Tra le preferenze potranno inserire non solo gli ambiti territoriali (al massimo dieci) ma anche 5 scuole. Chi ottiene il trasferimento in una delle istituzioni scolastiche espresse nella domanda, avrà la titolarità sulla scuola. Per evitare le incongruenze dello scorso anno, quando ad esempio insegnanti di sostegno specializzati finirono per ricoprire ruolo di tecnici di laboratori, verrà dato nelle domande lo stesso punteggio al servizio svolto prima di essere immessi in ruolo oppure semplicemente all’esperienza maturata anche in un ruolo diverso da quello attuale. Per quanto riguarda gli istituti comprensivi con più plessi, anche in diversi comuni, verranno considerati organismi unici con personale unico, per cui il docente dovrà inserire nella domanda solo il codice dell’istituto, e sarà poi il dirigente ad assegnarli ai vari plessi in base alla contrattazione d’istituto.

La ripartizione

Per quanto concerne, invece le «quote» assegnate ai diversi settori della mobilità, ai trasferimenti interprovinciali andrà il 30% dei posti disponibili dopo i trasferimenti provinciali; ai passaggi di cattedra e di ruolo il 10%; alle immissioni in ruolo il 60% dei posti liberi dopo i trasferimenti provinciali. Sembrano tutti dettagli insignificanti, ma «sulla mobilità si giocano aspetti importanti del rapporto di lavoro- sottolinea la segretaria della Cisl Maddalena Gissi. perdere o mantenere una sede di servizio, permettere e favorire la continuità didattica, far fronte a esigenze di carattere personale e familiare. È fondamentale che ci siano regole chiare, trasparenti, oggettive, che raccolgano il massimo di condivisione».

«Passo in avanti»

Soddisfatti i sindacati: «È stato fatto, con questa firma, un significativo passo avanti verso la riaffermazione del primato del contratto nella regolazione del rapporto di lavoro, in pratica una prima concreta attuazione di quanto prevede l’accordo di palazzo Vidoni sulla contrattazione nel settore pubblico». Il Ministero, insieme al contratto, dovrà ora emanare l’ordinanza che disciplina lo svolgimento di tutte le operazioni, dalla presentazione delle domande alla gestione dei movimenti. «Grazie al contratto sottoscritto, si potrà porre rimedio alle tante penalizzazioni subite lo scorso anno dalle docenti e dai docenti e si rende possibile una corretta e tempestiva gestione delle operazioni di avvio del nuovo anno scolastico» concludono.

«L’anno prossimo rischio caos»

Ma non tutti sono d’accordo. «Apprezziamo lo sforzo della ministra Fedeli di tentare una faticosa mediazione per mitigare temporaneamente gli effetti negativi della riforma – afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – ma non è bastato per superare le criticità maggiori. I cosiddetti criteri oggettivi, cui dovrebbe attenersi il dirigente scolastico per individuare i docenti da impiegare nella propria scuola, non tengono in alcun conto l’esperienza professionale maturata nella disciplina insegnata, mentre vengono valorizzate competenze di semplice carattere organizzativo. Anche la possibilità di scegliere fino a un massimo di cinque scuole è transitoria, in quanto – spiega il coordinatore nazionale – dal prossimo anno scolastico opererà in pieno la legge che prevede esclusivamente i trasferimenti su ambiti territoriali». Secondo Gilda, «le problematiche si riproporranno inalterate e immaginiamo già lo stato di confusione in cui si ritroveranno le scuole che dovranno provvedere alla chiamata diretta. Il nostro obiettivo – conclude Di Meglio – resta l’urgente modifica della legge 107 con l’eliminazione di ambiti e chiamata diretta».

Come funzionano le ferie per i supplenti?

da La Tecnica della Scuola

Come funzionano le ferie per i supplenti?

Arrivano in redazione diverse richieste di chiarimento in merito alle ferie riguardanti il personale docente a tempo determinato. Di seguito proviamo a spiegare come funzionano.

Intanto, tutti i docenti, sia di ruolo a tempo indeterminato che a tempo determinato, hanno diritto a 30gg di ferie annuali nel caso di un’anzianità di servizio inferiore a 5 anni, e 32 gg invece nel caso di un’anzianità superiore ai 5 anni.

Citiamo l’articolo 19/2 del CCNL 29.11.2007 come riferimento normativo che si ha per i docenti con contratto a tempo determinato, dove è indicato espressamente che le ferie del personale docente a tempo determinato sono proporzionali al servizio prestato, quindi 2,666 giorni per ogni 30 giorni di servizio. Qualora la durata del rapporto di lavoro sia tale da non consentire la fruizione delle ferie maturate, le stesse saranno liquidate al termine dell’anno scolastico e comunque dell’ultimo contratto stipulato nel corso dell’anno scolastico.
La fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni nel corso dell’anno scolastico non è obbligatoria, pertanto, per il personale docente a tempo determinato che, durante il rapporto di lavoro, non abbia chiesto di fruire delle ferie durante i periodi di sospensione delle lezioni, si dà luogo al pagamento sostitutivo delle stesse al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Tuttavia, ricordiamo che il decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge n. 135/2012, all’art. 5, comma 8, prevede “la non monetizzazione delle ferie all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, rilevando che tale norma non si applica al personale docente e amministrativo, tecnico ed ausiliario supplente breve e saltuario o docente con contratto fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche, limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito al personale in questione di fruire delle ferie”.

Ciò significa che il calcolo va a svantaggio del supplente perchè non si tiene conto delle reali vacanze di diritto ma si calcolano i giorni che sarebbero dovuti essere usufruiti e tali giorni vanno tolti dal monte ferie spettattanti al fine di monetizzare quanto rimane.
Si va a sottrarre dal monte ferie spettante i giorni di sospensione delle lezioni durante i quali il docente avrebbe potuto godere dei giorni di vacanze e il rimanente verrà liquidato economicamente.

Non vano sottratti quindi il 25 e il 26 dicembre, l’1 o il 6 gennaio, i giorni dedicati alle attività programmate o giorni particolari (collegi docenti, chiusura per neve o disinfestazione) né le domeniche.

In definitiva, i docenti di ruolo, assunti a tempo indeterminato o determinato su supplenze possono usufruire delle ferie nei seguenti periodi:

  • dall’1/9 al primo giorno di lezione, in base al calendario regionale;
  • Vacanze di Natale e Pasqua;
  • La sospensione delle lezioni in caso di seggi elettorali e concorsi;
  • Dal giorno dopo il termine delle lezioni fino al 30 giungo esclusi ovviamente i giorni destinati agli scrutini, agli esami o alle attività funzionali all’insegnamento (es. collegi dei docenti o altri impegni inseriti nel Piano delle attività deliberato ad inizio anno).
  • Dal 1° luglio al 31 agosto per i docenti con contratto annuale (31/8) o per chi è assunto a tempo indeterminato (tali docenti possono comunque fruire delle ferie anche nei periodi di cui ai punti precedenti).

Inoltre, ricordiamo, che l’art. 13, comma 14, del CCNL del 29.11.2007 sancisce che “il periodo di ferie non è riducibile per assenze per malattia o per assenze parzialmente retribuite, anche se tali assenze si siano protratte per l’intero anno scolastico”, ciò vuol dire che tutte le assenze retribuite dal CCNL, quali ad esempio i congedi per maternità (congedo obbligatorio) e congedi parentali retribuiti al 100% o i 3 gg. legge 104/92, permessi per lutti, matrimonio, personali e via dicendo, non incidono sul numero di giorni di ferie che spettano al docente.

Discorso diverso, invece, per l’aspettativa per motivi familiari o di altra tipologia privi di retribuzione, dove il rapporto di lavoro è considerato sospeso, in cui invece il numero di ferie verrebbe ridotto in corrispondenza di queste sospensioni momentanee.

Tfa sostegno, test preliminari il 25 e 26 maggio 2017

da La Tecnica della Scuola

Tfa sostegno, test preliminari il 25 e 26 maggio 2017

Il Miur ha finalmente comunicato le date in cui si svolgeranno le prove preselettive per i percorsi di specializzazione per le attività di sostegno.

Le date del 19 e 20 aprile 2017, indicate nel DM 141/2017, non erano infatti idonee allo svolgimento dei test preliminari,  in quanto nelle medesime date sono programmate le prove suppletive per il concorso a cattedra per titoli ed esami finalizzato al reclutamento del personale docente per i posti comuni della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Ora, con Decreto Ministeriale n. 226 del 13 aprile 2017 , il Ministero ha comunicato che i test si svolgeranno il 25 e 26 maggio 2017.

Con il nuovo decreto vengono anche modificati alcuni punti della precedente disposizione.

In particolare, la Tabella A allegata al DM 141 è integrata con la sede dell’Università di Padova per complessivi 280 posti per la specializzazione sul sostegno, suddivisi come segue: scuola dell’infanzia 40 – scuola primaria 100 – scuola secondaria di primo grado 100 – scuola secondaria di secondo grado 40 (vedi nuova tabella A).

Inoltre, nella colonna della denominazione ateneo all’Università di Roma Tre, viene aggiunto “in convenzione con l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale” e i posti alla stessa assegnati per la scuola secondaria di secondo grado sono rettificati in 220, invece che 200; infine, la denominazione dell’Università di “Roma-Istituto Scienze Motorie” viene sostituita con “Università Foro Italico-Roma”,  il totale dell’offerta formativa alla stessa assegnata è rettificato in 240  invece che 220.

Rinnovo del contratto: Anief diffida i sindacati

da La Tecnica della Scuola

Rinnovo del contratto: Anief diffida i sindacati

A fronte di meno di 50 euro netti in busta paga, i dipendenti pubblici ne perderanno altrettanti per il mancato adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale, mentre i dirigenti scolastici si ritroveranno addirittura 200 euro in meno. Questo è il motivo per cui Anief diffida i sindacati rappresentativi a firmare il rinnovo contrattuale a queste condizioni. Visti i vantaggi economici ridotti al minimo, sarebbe molto più opportuno intervenire presentando ricorso in tribunale, in modo da ottenere il maltolto e quanto la legge prevede: l’allineamento stipendiale al 50 per cento dell’inflazione. Un’integrazione che, come ha detto la Consulta, va applicata anno dopo anno, mese dopo mese, a partire da settembre 2015.

E Anief aggiunge: se calcoliamo un reddito medio di 1.500 euro, l’aumento che va applicato ammonta a 105 euro. Quelli che, da oltre 20 mesi, il personale della scuola dovrebbe vedersi assegnati. E il doppio ai dirigenti scolastici, il cui stipendio tabellare rimane invece dimezzato rispetto ai colleghi del comparto privato. Per questi motivi abbiamo deciso di ricorrere, piuttosto che cedere a delle lusinghe davvero ridicole, rispetto a un contratto ancora una volta sottoscritto sulla pelle dei lavoratori pubblici.

Il prossimo rinnovo contrattuale non cambierà molto la situazione stipendiale di stallo che i dipendenti pubblici vivono da ormai otto anni: i 2,8 miliardi di euro in arrivo, attraverso il Documento di economia e finanza per il 2017, in buona parte destinati proprio ai rinnovi 2016-2018 del contratto della Pubblica Amministrazione, rappresentano infatti una cifra fortemente più bassa rispetto a quella attesa. Così come non bastano gli oneri previsti, sempre nel Def, per il prossimo rinnovo: 2,3 miliardi di euro per il 2019 e 4,6 per il 2020.

Anief spiega: “se calcoliamo un reddito medio di 1.500 euro, l’aumento che va applicato ammonta a 105 euro. Quelli che, da oltre 20 mesi, il personale della scuola dovrebbe vedersi assegnato. Il doppio ai dirigenti scolastici, il cui stipendio tabellare rimane invece dimezzato rispetto ai colleghi del comparto privato”.

Gli ultimi dati Aran ci hanno detto che nella Pubblica Amministrazione sono proprio gli assistenti amministrativi, i tecnici e gli ausiliari della scuola che percepiscono mediamente meno di 22mila euro di media lordi annui; queste cifre diventano imbarazzanti quando si scopre che la retribuzione dei dirigenti di prima fascia delle Agenzie fiscali raggiunge i 220mila euro annui. Non crediamo che possa essere giustificato un gap retributivo così mastodontico, con i secondi che beneficiano di una busta paga dieci volte maggiore del personale non docente.

I docenti della scuola pubblica non raggiungono quota 30mila euro medi annui: basta dire che un docente d’infanzia e primaria neo-assunto prende 1.262,39. E lì rimarrà fermo per otto anni, qualora non avesse svolto supplenze. Ma sono tutti gli insegnanti italiani a ricevere un trattamento analogo a quello degli impiegati: stiamo attorno ai 1.400 euro, al massimo 1.500 euro, di media al mese.