Gruppo di lavoro sull’adolescenza

Gruppo di lavoro sull’adolescenza:
al via prime audizioni con sindacati e studenti
Fedeli: “Dialogo e ascolto saranno centrali
per condividere un processo di cambiamento.
In ottobre seminario internazionale conclusivo”

Sono iniziate il 10 maggio, con le audizioni di sindacati e studenti, le attività del Gruppo di lavoro sull’adolescenza voluto dalla Ministra Valeria Fedeli e coordinato dalla Consigliera Anna Serafini.

Numerose le audizioni previste, sul tema “Educazione e Nuovi adolescenti” con  l’insieme dei protagonisti della comunità educativa: scuola, famiglie, studenti, mondo dei saperi, associazioni e professioni.

“Nelle attività del Gruppo di lavoro sull’adolescenza saranno centrali il dialogo e l’ascolto affinché si possa giungere, tramite un processo condiviso, a delineare i cambiamenti nei diversi contesti e le attuali sfide educative – sottolinea la Ministra Fedeli -. Il percorso si concluderà con un seminario internazionale, in programma per il prossimo ottobre, in cui saranno presentate le riflessioni e le proposte emerse da questo confronto. Valorizzare ad una riflessione sulla qualità educativa  – conclude la Ministra – è anche il modo per radicare con maggiore efficacia  le misure contro le diseguaglianze, contro la povertà educativa e la dispersione scolastica”.

Cinque anni per tutti è meglio!

Cinque anni per tutti è meglio!

 

Premessa

 

Primavera, tempo di domande di mobilità per i lavoratori della scuola (docenti, personale educativo e ATA). Una mobilità che dall’intesa di fine anno scorso (guarda caso, a scuole chiuse) da un lato se da un lato contemplava la deroga del vincolo triennale per i trasferimenti provinciali – ma per un numero limitato di lavoratori e lavoratrici! – tuttavia confermava, con limitazioni del tutto insoddisfacenti, uno dei pilastri della legge 107-2015 (la “scuola alla buona”), ossia la chiamata diretta (vanamente ribattezzata “per competenze” per celare le ovvie applicazioni clientelari e feudali che essa comporta in un tessuto dalla scarsa etica come quello del potere nell’amministrazione pubblica italica). Abbiamo già espresso le nostre fondate critiche a quell’intesa. Per noi di Risorgimento socialista SCUOLA DELLA REPUBBLICA E CHIAMATA DIRETTA SONO INCONCILIABILI.

Il nuovo indirizzo del MIUR appare segnato, com’era stato previsto, da segnali ambivalenti: chi attendeva una netta discontinuità con la rimozione del precedente e contestatissimo abbinamento Giannini-Faraone dopo la sconfitta referendaria del 4 dicembre è di fatto rimasto deluso. Già il caso dell’intesa politica di fine anno sulla prossima mobilità dei docenti mostrava un differente approccio ministeriale, più felpato e concertativo, che cerca di neutralizzare mediante qualche concessione il profondo dissenso di larga parte del mondo della scuola, con l’esito di un più netto solco fra sindacati e lavoratori in lotta. Un simile approccio ha segnato anche la contestuale approvazione delle deleghe, con cui la fatidica legge 107 veniva a configurarsi come (ennesima) riforma organica nella quasi completa indifferenza dello stesso mondo della scuola: il nostro partito, fra i pochi, ha aderito alle scarne manifestazioni di protesta contro tale approvazione.

 

È restato in sordina un altro tema, potenzialmente dirompente, sul quale vogliamo fare luce.

 

 

NO ALLE SUPERIORI QUADRIENNALI: RIDUZIONISMO DIDATTICO E DISEGUAGLIANZE FRA STUDENTI

Col nuovo anno è ora il caso della “riscoperta” della sperimentazione delle superiori in quattro anni, con l’autorizzazione di altre cento prime classi: un esperimento che si pensava fosse saltato con il cambio ai vertici del ministero. La nuova ministra dell’Istruzione, secondo indiscrezioni di stampa apparse mesi fa su Il Sole 24 e di recente su ItaliaOggi, avrebbe ripreso l’iter amministrativo con un decreto che arriverà al Cspi (il Consiglio superiore della pubblica istruzione, l’organo tecnico-consultivo del Miur) per il parere.

 

Non riteniamo, semplicisticamente, che il senso profondo di questa sperimentazione sia di natura economica (il solito contenimento delle spese, cioè tagli, di triste gelminiana memoria) ma di natura didattica, ma in una direzione pressoché opposta alla nostra concezione di didattica: nostra non solo in relazione alla nostra connotazione politica (socialisti e antiliberisti) ma soprattutto perché chiaramente rinveniente dalla Costituzione.

 

Nonostante le precedenti annualità di sperimentazione non si riesce ancora a capire come in quattro anni si possano raggiungere realmente (al di là di indicazioni effimere come quelle delle prove Invalsi) i medesimi obiettivi formativi di un percorso quinquennale. La stessa comparazione intrascolastica (ossia all’interno di una stessa scuola), nella quale ci dovranno essere una classe a 4 anni e classi a 5, pare non essere una soluzione esauriente.

 

Ciò per due motivi dettati da buon senso e da una reale esperienza didattica. Il primo riguarda il tema dell’aporia, generata dalla concentrazione di programmi e materie in 4 anni, fra eccessivo carico didattico (fra cui l’orario allungato, l’anticipo di materie come la filosofia per i licei al secondo anno) e esigenza pedagogica di tempi più distesi per un’effettiva ricostruzione personale del sapere, da declinare peraltro anche in termini di “competenze” (a meno che esse non siano, come sospettato da più parti, il passpartout per una valutazione leggera, ossia non orientativa né deontologicamente fondata).

I processi di apprendimento appaiono penalizzati per molti studenti reali perché, come insegna la letteratura specialistica, non possono essere predeterminati né meccanicamente indirizzati. Inoltre, proprio l’insistenza nelle ultime indicazioni nazionali, da un lato, di uno studio multidisciplinare (chiamato impropriamente “interdisciplinare”) e, dall’altro, dell’approfondimento del Novecento mal si conciliano con tempi ristretti, spesso contingentati, in virtù della necessità di un numero adeguato di verifiche scritte e orali.

Questo per noi è riduzionismo didattico e le indicazioni trapelate dagli organi di stampa su progetti contraddistinti da un elevato livello di “innovazione didattica” (essendo pertanto le restanti scuole segnate da un atavico conservatorismo didattico?) e da altri elementi à la page (metodologia Clil; le immancabili tecnologie digitali; l’alternanza scuola-lavoro da rafforzare “a prescindere”; la partecipazione a progetti di mobilità internazionale) di quella che possiamo definire la peggiore delle neolingue, il didattichese (erede del “latinorum” dei don Abbondio, Azzeccagarbugli e simili), non riescono a nascondere una particolare predisposizione alla narrazione del nulla di nuovo, salvo appunto la concentrazione dei programmi e degli anni di corso.

 

VEDI ALLA VOCE “DISUGUGLIANZE”

Nondimeno, come spesso capita di sottolineare, ad essere decisivo è il solito differenziale di capitale sociale: in altri termini, ciò che conta non è tanto la qualità dell’offerta formativa dell’istituto quanto la disponibilità di una rete sociale dietro ogni alunno. Al di là di chi è dotato di precoci proprie capacità di apprendimento-rendimento scolastici (i due aspetti non sono fra loro strettamente consequenziali, come sanno in molti), per gli altri che faranno più fatica con simili carichi di lavoro la differenza sarà data dal patrimonio della propria famiglia: culturale, in primo luogo, per chi ha genitori o parenti portatori di discreti livelli culturali, ma anche socio-economico (influenza sul corpo docente e sui presidi, possibilità di lezioni privati o altri supporti, come viaggi all’estero per potenziare le lingue straniere). Siamo alle solite: la propria rete familiare assume carattere predittivo di percorsi e risultati, nel quadro di una generale ritirata dei servizi pubblici nel contrastare le forme più odiose di disuguaglianza socio-economica, agli antipodi del chiaro dettato costituzionale dell’articolo 3, comma secondo:

 

«È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

 

C’è infine un ultimo aspetto che ha sempre a che fare con la disuguaglianza e che dovrebbe divenire obiettivo di mobilitazione degli studenti italiani. Non si capisce bene come mai si debba accettare che, a parità di percorsi, alcuni studenti (una minoranza spesso già elitaria di suo) possano ricevere il diploma dopo 4 anni di corso e altri, la maggioranza (il popolo degli studenti, le cui famiglie spesso sono state segnate dagli effetti della persistente crisi), invece un anno dopo. Passo dopo passo stiamo tornando alla situazione degli anni ’50, alla vecchia scuola media differenziata su base socio-culturale e, perché no?, su base territoriale.

 

Chiediamo pertanto ai sindacati della scuola, alle organizzazioni studentesche, ai genitori consapevoli, alle forze politiche e alla cittadinanza attiva di contrastare questa sperimentazione. Ciò, lo ribadiamo, non per sole preoccupazioni, pur legittime, sui livelli occupazionali ma soprattutto per le ricadute didattiche, proprio per coerenza con gli obiettivi di una scuola della Costituzione.

 

Siamo al rovesciamento di una didattica basata sui principi costituzionali: in tal senso questa sperimentazione non è che il correlato paradidattico della proposta, sconfitta!, di revisione costituzionale.

Scuola e ricerca pubblica – lotta contro disuguaglianze e clientele – legalità sostanziale – scorrimento sociale – sviluppo civile: sono queste le nostre stelle polari del nostro impegno.

RACCHETTE DI CLASSE AL 3° ANNO

RACCHETTE DI CLASSE AL 3° ANNO
Binaghi: “Il tennis nelle scuole occasione unica”

Ben 20 Regioni partecipanti e circa 500 istituti scolastici coinvolti, circa 60 mila bambini protagonisti. Sono solo alcuni dei numeri di “Racchette di Classe”, il progetto promosso e sviluppato dalla Federazione Italiana Tennis e dalla Federazione Italiana Badminton in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Universita e della Ricerca. Giunto al terzo anno, Racchette di Classe si colloca nell’ambito dei Protocolli d’intesa CONI, CIP, MIUR ed è stato convalidato ed inserito nel programma dell’attività motoria e sportiva per le scuole primarie. Nella splendida cornice Foro Italico, all’interno della sala conferenze del Centro Stampa degli Internazionali BNL d’Italia, è stata presentata la terza edizione di questo progetto di successo, alla presenza del Presidente della Federazione Italiana Tennis Angelo Binaghi, del Presidente del Coni Giovanni Malagò, della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e del Presidente della Federazione italiana Badminton Carlo Beninati. In sala, tra gli altri, anche Nicola Pietrangeli, Rita Grande, Mara Santangelo e l’Amministratore Delegato di Coni Servizi Alberto Miglietta.

“Per noi Racchette di Classe è un’occasione unica – le parole del Presidente Binaghi in conferenza stampa – “una conferenza con il presidente del Coni e una Ministra della Repubblica. Nicola Pietrangeli invece rappresenta la storia del nostro sport, può testimoniare che una cosa così non era mai accaduta nel nostro sport. Questo sarà un tassello di una settimana indimenticabile, dal punto di vista istituzionale, perché abbiamo cominciato con il Sindaco di Roma, oggi abbiamo la Ministra, poi chiuderemo con il Presidente della Repubblica Mattarella il giorno della finale. Si direbbe che abbiamo fatto un botto tutto insieme, per cui potrete capire il mio stato d’animo e la mia emozione. Leggevo nei giorni scorsi sui giornali di quanto il Presidente del Coni voglia rinforzare il rapporto tra il Coni e le scuole. Credo quindi che questa conferenza stampa abbia un significato più profondo che travalica la settimana di grande tennis. In questo meraviglioso posto che è stato così ben allestito dalla Coni Servizi, nei prossimi dieci giorni si incontreranno al cospetto di tutti i media i più forti giocatori e le più forti giocatrici di questo sport. Sarà un momento di grandissima visibilità. Sono attesi più di 200 mila spettatori paganti, batteremo il record dello scorso anno, però noi oggi cominciamo dalla parte più importante perché i bambini e la scuola vengono prima di tutto. Anzi io penso che siano il fine ultimo. Le imprese dei grandi campioni devono ispirare lo spirito emulativo di questi ragazzi, devono fare in modo che lo sport si diffonda sempre di più con messaggi positivi per i nostri giovani e i nostri ragazzi. In questi anni la nostra Federazione ha avuto qualche buona idea e una buona dose di fortuna. Abbiamo una televisione, gli Internazionali BNL d’Italia sono arrivati a un livello di visibilità che solo dieci anni fa era impossibile pensare. Abbiamo avuto dei risultati straordinari, però il successo più grosso di questo corso della Federazione che ho l’onore di guidare credo sia il rapporto con la scuola. Per noi era una sconosciuta. Tutti i miei predecessori avevano sempre fatto programmi mega galattici che avrebbero dovuto portare nella scuola e invece non ci sono mai riusciti. Quindi lei capisce quanta soddisfazione abbiamo provato tre anni fa, quando abbiamo capito che con la collaborazione con il suo ministero avremmo potuto finalmente colmare questo gap ed entrare finalmente nelle scuole. Per noi questa è stata una cosa eccezionale, capita nel momento giusto, di grande crescita e noi continueremo ad investire sul progetto. Non abbiamo limiti perché lo riteniamo strategico non solo per il compito che ogni federazione, come la nostra, deve svolgere, che è quello di diffusione dello sport tra i giovani. Ma lo riteniamo anche strategico per cercare di acquisire del materiale umano sempre migliore per il nostro settore tecnico. Noi abbiamo iniziato due anni fa, avevamo tremila bambini che hanno preso per la prima volta in mano una racchetta da tennis o di badminton. L’anno successivo i bambini sono diventati 20.000, quest’anno sono stati addirittura 60.000. Abbiamo coinvolto tutte le parti di Italia, abbiamo avuto oltre 400 Istituti scolastici coinvolti, a questa festa finale parteciperanno 1.400 bambini che provengono da tutta Italia con i loro 600 insegnanti. Non ci poniamo limiti. Per noi l’anno scorso poter essere accolti dal suo predecessore è stato come vincere il torneo dello Slam. Ci poniamo come obiettivo che in ogni scuola di Italia si cominci a conoscere gli sport della racchetta. L’anno prossimo diventeremo ancora più forti con il Tennis Tavolo, sentirà parlare molto di questo progetto e confidiamo che lei ci dia una mano nei nostri sforzi”.

Ha poi preso la parola la Ministra Valeria Fedeli, non solo appassionata ma tennista praticante, che ha scherzato con Pietrangeli in sala. “Ringrazio i Presidenti delle Federazioni, il Presidente Malagò ma soprattutto le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato, le loro famiglie e i loro docenti. Progetti come ‘Racchette di classe” sono importanti perché con essi si è iniziato un percorso di qualificazione dei contenuti forniti dalla scuola, utili per accrescere le competenze e le conoscenze delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Per molto tempo si è avuta l’idea, sbagliata, che lo sport fosse solo esercizio fisico e non contenuto educativo. Lo sport è invece l’occasione per fare scuola oltre la scuola, è una componente fondamentale nella formazione e nella crescita di ciascun individuo, è voglia di incontro, spirito di confronto. Avvicinare le nostre ragazze e i nostri ragazzi all’attività motoria e sportiva sin dall’infanzia significa insegnare loro valori e stili di vita, perché lo sport insegna molte cose: a stare in gruppo, a conoscere regole e valori importanti nelle relazioni, a rispettare e accettare gli altri, ad adottare uno stile di vita di cui lo sport e il movimento fisico sono parte integrante. ‘Racchette di classe’ è anche un progetto educativo che sostiene fortemente l’inclusione, parte essenziale della cultura didattica e formativa delle nostre scuole. Tutti gli sport devono entrare già dalla scuola primaria e devono essere aperti a ragazze e ragazzi, senza alcun tipo di discriminazione. Per questo sono molto contenta di partecipare a questa iniziativa, oggi, perché il tennis e il badminton sono sport fortemente inclusivi, non hanno un’impronta di genere, come purtroppo accade ancora per alcune discipline, e sono diffusi tanto tra le sportive quanto tra gli sportivi. Questo è il messaggio che dobbiamo trasmettere alle scuole, alle studentesse e agli studenti, alle e agli insegnanti, alle famiglie, e lo stiamo facendo con azioni concrete come questo progetto, come il bando PON sulle competenze di cittadinanza globale che ha fra le tematiche l’educazione motoria. È giusto che anche le istituzioni pubbliche, con la collaborazione delle federazioni e del Coni, facciano la loro parte con risorse pubbliche perché lo sport è importante, appartiene al percorso formativo, è un valore sociale ed educativo per le nostre ragazze e i nostri ragazzi”.

“E’ una iniziativa eccellente” – il commento del presidente del Coni Malagò – “Il Miur sta facendo molto per portare lo sport nelle scuole con tante iniziative importanti. Qualche decennio fa era impensabile questa cosa. Certo, non possiamo fare il paragone con altri paese, come quelli anglosassoni ad esempio che hanno strutture con impianti sportivi dedicati. Ma stiamo recuperando. Non possiamo accontentarci, la strada è ancora lunga ma è un dato di fatto che in Italia, come mostrano le statistiche, non è mai stato fatto così tanto sport come adesso. Quindi ben vengano queste iniziative”.

“Grazie al Miur che ha approvato e sostenuto questo progetto in cui crediamo” – le parole del presidente della Federazione italiana Badminton, Carlo Beninati – “questo sport è entrato ufficialmente nelle scuole come offerta formativa e dà ai nostri giovani la possibilità di vivere una esperienza fantastica. Il progetto facilita l’integrazione sociale dei ragazzi”.
L’attenzione si è poi spostata alla Next Gen Arena dove, con tutti i bambini e le bambine delle scuole presenti, si è svolta la cerimonia di premiazione dei progetti speciali di alcune scuole sotto un sole che ha esaltato i colori e i profumi del Foro Italico.

CHIAMATA DIRETTA: SU CRITERI VOTO AL BUIO, INVITO AD ASTENSIONE

CHIAMATA DIRETTA: SU CRITERI VOTO AL BUIO, GILDA INVITA AD ASTENSIONE
“Oltre ai modi, anche i tempi sono del tutto sbagliati: sulla chiamata diretta non ci siamo proprio e confermiamo la nostra netta contrarietà verso l’accordo sottoscritto tra il Miur e gli altri sindacati rappresentativi e che, in piena coerenza con la nostra posizione, non abbiamo firmato”. È quanto afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, in merito alle riunioni dei collegi dei docenti convocate in questi giorni dai dirigenti scolastici per scegliere i criteri da seguire nell’individuazione degli insegnanti da inserire negli organici delle scuole.
“Con le procedure di mobilità e le assegnazioni provvisorie ancora aperte – spiega Di Meglio – è totalmente illogico convocare adesso i collegi dei docenti. Si rischia soltanto di perdere tempo nel deliberare criteri che poi, a operazioni di trasferimento concluse, potrebbero rivelarsi inadeguati rispetto al fabbisogno degli istituti scolastici. Perciò – conclude il coordinatore della Gilda – invitiamo i docenti ad astenersi dal voto al buio”.

Elvira Serafini è il nuovo segretario generale

Snals-Confsal: Elvira Serafini è il nuovo segretario generale del sindacato autonomo

 

Roma, 10 maggio.  Si è concluso il Consiglio nazionale dello Snals-Confsal – tenutosi a Fiuggi dall’8 al 10 maggio – con l’elezione di Elvira Serafini a nuovo segretario generale del sindacato autonomo dei lavoratori della scuola.

Serafini, 62 anni, tarantina, è stata negli ultimi 10 anni segretario provinciale di Taranto e consigliere nazionale. La candidatura è avvenuta all’unanimità. E’ la prima donna ad assumere la carica di segretario generale dello Snals-Confsal.

Nel primo giorno dell’assise, Nigi aveva chiesto al Consiglio di accettare le sue dimissioni. Alla guida del sindacato dal 2001, Nigi lascia con l’obiettivo di “accelerare il rinnovamento”. “Lascio, ha dichiarato, uno Snals forte nella confermata consistenza associativa e nella sua capacità propositiva, lontano dalle ideologie e dalle mode ricorrenti che tanto hanno danneggiato la scuola pubblica italiana e chi vi lavora”.

Nigi, che è anche segretario generale della Confsal (cui lo Snals aderisce), dichiara di voler puntare su una politica sempre più incisiva della confederazione autonoma, giunta sotto la sua guida a essere la quarta confederazione sindacale italiana.

Spetta ora al nuovo segretario generale Serafini portare avanti il rinnovamento dello Snals, favorendo anche il ricambio generazionale: “La nostra base è ampia, il sindacato è ben radicato ed è fortemente impegnato nella lotta contro la deriva di questa scuola dal ‘merito perduto’. La nostra visione è chiara, proseguiremo a lavorare per la serietà degli studi, per la difesa della professionalità dei docenti, per il riconoscimento e il rispetto sociale della figura dell’insegnante”.

Invalsi, anche alle superiori partecipazione superiore al 97%

da Il Sole 24 Ore

Invalsi, anche alle superiori partecipazione superiore al 97%

di Claudio Tucci

La revoca dello sciopero proclamato per ieri dai sindacati di base (chiesta, e ottenuta, dalla
commissione di garanzia) e le proteste di alcune migliaia di studenti non hanno fermato i test Invalsi: secondo l’Istituto di valutazione è stata del 97,07% (dato in aumento rispetto allo scorso anno quando fu del 90,95%) la partecipazione complessiva degli studenti alle prove in seconda superiore. I ragazzi interessati erano 543.635.

Invalsi: prove regolari
«Il grado di partecipazione delle classi alla prova di italiano e di matematica – è detto in una nota Invalsi – è tale da garantire ampiamente la significatività della rilevazione sia per le classi campione sia per quelle non campione. Entro le ore 18 del 10 maggio 2017 gli osservatori esterni dovranno inviare all’Invalsi i dati delle classi campione. Alle ore 18 di oggi sono già pervenuti i dati del 78,65% delle classi campione».

La posizione degli studenti
Ma, secondo gli studenti, la protesta è stata molto alta: «Nonostante le numerose minacce pervenute dai presidi nelle scuole in moltissimi hanno boicottato le prove Invalsi non entrando a scuola o invalidandole. Ma non ci fermiamo qui, denunceremo i casi di minacce e ritorsioni, il boicottaggio e l’astensione sono nostri diritti», ha dichiarato Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti, ricordando che «ogni anno vengono spesi 14 milioni di euro per questi test standardizzati ed escludenti mentre non si investe sul diritto allo studio e non si combatte la dispersione scolastica che interessa ormai più di 750 mila ragazzi».

Forza Italia: avanti con l’Invalsi
Sono, invece, incomprensibili le proteste per Elena Centemero, responsabile nazionale scuola e università di Forza Italia. «Poter svolgere un monitoraggio attento delle competenze che gli studenti maturano nel corso dell’anno, potendo così far emergere buoni esempi da estendere a livello nazionale o criticità da risolvere, è condizione per costruire un’offerta formativa omogenea e migliorare la qualità dell’istruzione. Non si capisce in che modo questo possa ledere ai nostri giovani. Quanto alle domande, erano molto ancorate all’attualità. Nel questionario di matematica, ad esempio, si è parlato di economia (con una domanda sull’andamento della produzione industriale), di risparmio (con un quesito sui prezzi scontati di un supermercato), di immigrazione (con l’analisi di una statistica
sulla presenza di studenti stranieri in Italia)».

Licei brevi, la Fedeli ci riprova

da ItaliaOggi

Licei brevi, la Fedeli ci riprova

Finito in un cassetto negli ultimi mesi di Stefania Giannini all’Istruzione, ora il progetto dei licei brevi torna in pista. Il decreto, rivisto dopo alcune interlocuzioni con il Consiglio superiore della pubblica istruzione, a cui il testo è tornato per il parere ufficiale, ha portato la sperimentazione da 60 prime classi a 100. Eliminando dal progetto chi la sperimentazione dei 5 anni in 4 l’ha già fatta, una decina di istituti. In caso contrario, era il rischio paventato, si sarebbe configurata non più una sperimentazione ma una riforma a regime per pochi. Senza tra l’altro nessun controllo sugli esiti e la qualità dei percorsi già svolti.

Se non ci saranno nuovi stop, il decreto dovrebbe essere firmato dalla ministra Valeria Fedeli entro maggio, dopo i pareri e i controlli di rito, così da consentire l’avvio della gara nazionale per selezionare i migliori 100 progetti, presentati da scuola statali e paritarie, in tempo utile per far partire la sperimentazione dall’anno scolastico 2018/19.

Il corso di studi deve garantire attraverso gli strumenti della flessibilità didattica e organizzativa il raggiungimento degli stessi obiettivi di apprendimento del percorso ordinario. Il percorso dei 4 anni deve e caratterizzarsi per innovazione didattica, valorizzazione dei laboratori, insegnamento di una disciplina in lingua straniera (Clil) a partire dal terzo anno, insegnamenti opzionali, progetti di orientamento con il mondo del lavoro e attività di alternanza.

Un tour de force per gli studenti che arriveranno alla maturità al termine del quarto anno. Un anno in meno di scuola, una riduzione della durata dei cicli scolastici che potrebbe fare da apripista a un riforma più generale. Per ora, la sperimentazione sarà ristretta a 100 istituti superiori, che dovranno essere selezionati facendo attenzione ai progetti presentati ma anche alla distruzione sul territorio.

L’obiettivo è arrivare a una valutazione degli esiti affidati a un Comitato scientifico regionale che relazionerà al Comitato scientifico nazionale. Composto da esperti nominati dal ministro dell’istruzione, il Comitato nazionale verificherà i risultati dell’innovazione, anche rispetto agli standard internazionali, e gli eventuali correttivi e misure di sostegno. Un vaglio scientifico, che era mancato per le precedenti sperimentazioni e che potrebbe essere la base per un ampliamento del progetto ad altre scuole.