DIRITTI E DOVERI IN AMBITO SCOLASTICO

Si è concluso l’11 maggio, presso l’Istituto Omnicomprensivo «Fanfani – Camaiti» di Pieve Santo Stefano (Ar), il previsto ciclo di incontri sui diritti e doveri in ambito scolastico per orientarsi tra compiti, competenze e ruoli, rivolto a tutte le componenti scolastiche.

In una realtà complessa, articolata e sotto alcuni aspetti unica di un istituto che comprende oltre alle Sezioni Primavera – Scuola dell’infanzia – Primaria – Secondaria I grado – Secondaria II grado nonché Convitto maschile e femminile può accadere che gli ingranaggi nel sistema dei rapporti Scuola-Famiglia possano incepparsi. Gli incontri hanno costituito occasione di confronto con docenti, amministrativi, educatori ed anche studenti su tematiche di interesse come il sistema delle responsabilità, la partecipazione, la valutazione, l’inclusione.

In allegato le locandine dei tre incontri

Ma al Ministero lo sanno cosa significa “equipollente”?

Superando.it del 11-05-2017

Ma al Ministero lo sanno cosa significa “equipollente”?

di Flavio Fogarolo*

«La parola “equipollente” – scrive Flavio Fogarolo – significa che, anche se diversa, una cosa conserva lo stesso valore e la stessa efficacia. Che dunque la prova scritta dell’Esame di Stato sia sostenuta con il PC, in Braille o con la sintesi vocale, quella orale con la LIS o che si dia del tempo in più, non è un’agevolazione, ma un elementare atto di equità. Se è così, per quale motivo una recente Ordinanza Ministeriale stabilisce che tutto questo debba essere riportato nella certificazione finale, se non per evidenziare la diversità e sminuire i risultati?».

Sono passati pochi mesi dal pastrocchio, o “tentato pastrocchio”, degli Esami di Stato degli alunni con disabilità del primo ciclo (Schema di Decreto n. 384), che prevedeva, come si ricorderà, prove equipollenti per conseguire il titolo valido di licenza media [se ne legga ampiamente nel nostro giornale, N.d.R.], e il Ministero dell’Istruzione ci ricasca con la recente Ordinanza Ministeriale n. 257 sugli Esami di Stato delle scuole superiori.
A questo punto l’impressione è che al Ministero ci sia qualcuno che ha dei problemi con le prove equipollenti: o non ha ben capito cosa sono o non le ha proprio digerite!

All’articolo 22 della citata Ordinanza, dunque (Esami dei candidati con disabilità), spunta un nuovo comma 11 che recita così: «Per tutti i candidati di cui al presente articolo, il riferimento all’effettuazione delle prove equipollenti o differenziate va indicato solo nell’attestazione di cui all’articolo 13 del D.P.R. n. 323/1998 e non nei tabelloni affissi all’albo dell’istituto».
Ovvio che nulla debba finire all’albo, ma per quale strano motivo secondo i funzionari del Ministero dovrebbe essere indicato nella certificazione finale che il candidato ha sostenuto prove equipollenti? Perché vengono messe assieme due situazioni completamente diverse, come le prove «equipollenti» e quelle «differenziate»?

“Equipollente”, in lingua italiana, significa che, anche se diverso, conserva lo stesso valore e la stessa efficacia. Che la prova scritta sia sostenuta con il PC, in Braille o con la sintesi vocale, quella orale con la Lingua Italiana dei Segni, che si dia del tempo in più o che si sostengano appunto prove equipollenti, serve solo per cercare di limitare, per quanto possibile, gli effetti negativi della disabilità e mettere la persona che sostiene l’esame alla pari degli altri. Non è un’agevolazione, ma un elementare atto di equità.
Se è così, per quale motivo tutto questo deve essere riportato nella certificazione finale, se non per evidenziare la diversità e sminuire i risultati?

L’indicazione apparsa in quell’Ordinanza Ministeriale è quindi assolutamente illegittima: i candidati che sostengono le prove equipollenti conseguono infatti come sempre un normalissimo diploma, identico a quello degli altri, senza nessuna indicazione particolare.

Flavio Fogarolo, Formatore.

Incontro Miur-Sindacati sulla dirigenza scolastica

(Roma, 11 maggio 2017) Si è svolto oggi presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca un incontro fra i rappresentanti del Miur e i sindacati di settore (Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal) sulla dirigenza scolastica. Per il Miur era presente il Sottosegretario all’Istruzione Vito De Filippo.

All’ordine del giorno, la valutazione, l’equiparazione retributiva con il resto della dirigenza pubblica, i tempi di confronto per la costruzione dell’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Su questi temi sono stati trovati primi e importanti elementi di convergenza fra le parti che verranno ulteriormente approfonditi nella prossima riunione. Le parti hanno aggiornato l’incontro a lunedì 15 maggio 2017.

Scuola, incontro Miur-Sindacati sulla dirigenza scolastica

Scuola, incontro Miur-Sindacati sulla dirigenza scolastica

Si è svolto oggi presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca un incontro fra i rappresentanti del Miur e i sindacati di settore (Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal) sulla dirigenza scolastica. Per il Miur era presente il Sottosegretario all’Istruzione Vito De Filippo.

All’ordine del giorno, la valutazione, l’equiparazione retributiva con il resto della dirigenza pubblica, i tempi di confronto per la costruzione dell’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Su questi temi sono stati trovati primi e importanti elementi di convergenza fra le parti che verranno ulteriormente approfonditi nella prossima riunione. Le parti hanno aggiornato l’incontro a lunedì 15 maggio 2017.

A settembre pronte 52mila cattedre stabili per gli insegnanti

da Il Sole 24 Ore

A settembre pronte 52mila cattedre stabili per gli insegnanti

di Claudio Tucci

A settembre le cattedre disponibili per le assunzioni (e le operazioni di mobilità per avvicinare a casa professori immessi in ruolo fuori provincia) saranno circa 52mila.

I numeri
Dopo settimane di incontri a livello tecnico e politico (e di frizioni) è arrivato ieri sera l’accordo tra ministero dell’Istruzione e Mef: Pier Carlo Padoan ha acceso semaforo verde alla trasformazione di 15.100 posti che da organico “di fatto”, vale a dire assegnati ogni anno a supplenti, diventeranno organico stabile, da coprire, perciò, con nuovi insegnanti di ruolo a tempo indeterminato (l’operazione è coperta con 140 milioni di euro quest’anno, e 400 milioni a regime, stanziati con la precedente legge di Bilancio). A queste cattedre si aggiungeranno i 21mila mila posti rimasti liberi a seguito di pensionamento (turn-over), e i circa 16mila già vacanti, e annualmente affidati a un docente “a tempo”, che quindi il Tesoro autorizza adesso a coprire “stabilmente”.

Le immissioni
La quantità di cattedre su cui sarà possibile assumere a tempo indeterminato sale così a 52mila. La “mappa” delle immissioni potrà però cambiare nelle prossime settimane visto che, su queste cattedre, si giocherà la “doppia partita” assunzioni e trasferimenti in base alle percentuali già concordate ad aprile tra Miur e sindacati: 60% dei posti andranno alle immissioni in ruolo, il restante 40% servirà per la mobilità, soprattutto interprovinciale, con l’obiettivo, come detto, di riavvicinare docenti stabilizzati lontano da casa con la riforma Renzi-Giannini. In caso di accoglimento della domanda di mobilità, infatti, l’insegnante andrà a coprire un nuovo posto, lasciando però libero quello in precedenza occupato (che potrà essere stabilizzato con un ingresso a tempo indeterminato).
Anche il prossimo settembre, le immissioni in ruolo avverranno al 50% attingendo dalle Graduatorie a esaurimento («Gae», dove sono inseriti ancora circa 5.900 precari delle medie e quasi 13mila delle superiori) e al restante 50% attraverso l’assunzione degli ultimi vincitori del concorso 2016 (se non ci saranno persone da assumere – una possibilità non del tutto esclusa al Nord, il contratto a tempo indeterminato slitterà al prossimo anno).

Soddisfatti Fedeli e Padoan
Soddisfatta la ministra, Valeria Fedeli: «Abbiamo fatto un altro passo per garantire continuità didattica, dando al tempo stesso una risposta alle legittime aspettative dei precari. Tutte le procedure di assunzione avverranno nel corso di questa estate con decorrenza dei contratti dal primo settembre».

Lo sblocco della trattativa è salutato con favore anche dal titolare dell’Economia: la trasformazione di incarichi di fatto con l’inserimento nell’organico stabile del personale docente «è parte di un processo complessivo di riforma che procede senza interruzioni», ha detto Pier Carlo Padoan. Adesso, fanno sapere dal Mef, l’intera operazione ha una copertura certa e affidabile nel tempo, che i primi calcoli del Miur non assicuravano. Del resto, «una gestione avveduta e lungimirante delle finanze pubbliche – ha aggiunto Padoan – è una condizione necessaria per sostenere il percorso delle riforme e ne rende possibile l’attuazione».

Snals-Confsal cambia segretario: arriva Elvira Serafini

da Il Sole 24 Ore

Snals-Confsal cambia segretario: arriva Elvira Serafini

di Claudio Tucci

Elvira Serafini è il nuovo segretario generale dello Snals-Confsal. È stata eletta, ieri, a conclusione del Consiglio nazionale del sindacato autonomo dei lavoratori della scuola svoltosi a Fiuggi.

Il profilo
Serafini, 62 anni, tarantina, è stata negli ultimi 10 anni segretario provinciale di Taranto e consigliere nazionale. La candidatura è avvenuta all’unanimità. È la prima donna ad assumere la carica di segretario generale dello Snals-Confsal. Nel primo giorno dell’assise, Nigi aveva chiesto al Consiglio di accettare le sue dimissioni. Alla guida del sindacato dal 2001, Nigi lascia con l’obiettivo di «accelerare il rinnovamento». «Lascio – ha dichiarato – uno Snals forte nella confermata consistenza associativa e nella sua capacità propositiva, lontano dalle ideologie e dalle mode ricorrenti che tanto hanno danneggiato la scuola pubblica italiana e chi vi lavora». Nigi, che è anche segretario generale della Confsal (cui lo Snals aderisce), dichiara di voler puntare «su una politica sempre più incisiva della confederazione autonoma» giunta, sotto la sua guida a essere «la quarta confederazione sindacale italiana».

Spetta ora al nuovo segretario generale Serafini portare avanti il rinnovamento dello Snals, favorendo anche il ricambio generazionale: «La nostra base è ampia, il sindacato è ben radicato ed è fortemente impegnato nella lotta contro la deriva di questa scuola dal merito perduto. La nostra visione è chiara, proseguiremo a lavorare per la serietà degli studi, per la difesa della professionalità dei docenti, per il riconoscimento e il rispetto sociale della figura
dell’insegnante»

Maturità, la data? Dopo 59 premesse

da Corriere della sera

Maturità, la data? Dopo 59 premesse

di Gian Antonio Stella

Quarantanove pagine e 59 premesse per stabilire la data della maturità.

Visto… Visto… Visto… Visto… Visto… Visto… La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha fatto il record: per dire in quale giorno e come sono convocati i prossimi esami di Maturità è riuscita a usare nell’alluvionale premessa 59 «visto…» e «vista…», più un «considerato» e due «ritenuto». E vai! Non c’è ministro del passato che possa reggere il confronto: tutti spazzati via.

La ministra precedente Stefania Giannini, occorre dire, si era impegnata a fondo: 55 «visto…» e «vista…» nell’ordinanza per la maturità 2014. Per salire a 57 «visto…» e «vista…» nel 2015. E inerpicarsi infine a 58 «visto…» e «vista…» più un «considerato» nel 2016. Ma vuoi mettere l’exploit della attuale responsabile della scuole e dell’università? Battuto ogni primato qualche settimana fa nel burocratese politically correct coi testi dei decreti delegati (una frase per tutte: «Valutato, da parte del dirigente scolastico, l’interesse della bambina o del bambino, dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente…») l’ex laureata non laureata (ahi ahi, quel curriculum vanitosetto…) lancia davvero un bel messaggio al mondo dei docenti e degli allievi: il mondo è dei burocrati, adeguatevi.

Capiamoci, il burocratese non l’ha inventato lei. Né si tratta di un problema solo italiano. Basti ricordare «La piccola Dorrit» dove Charles Dickens ride del «Ministero delle Circonlocuzioni» che «come tutti sanno benissimo è il più importante di tutti» perché qualunque cosa si debba fare, subito interviene e, «avanzando in ciò tutte le altre pubbliche amministrazioni, trova i mezzi più acconci… per non farla».

È un secolo e mezzo che l’impasto di burocrazia borbonica e burocrazia piemontese uscito dall’Unità scodella nel nostro smisurato paniere legislativo esempi di linguaggio demenziale. Dove i gatti randagi sono «atti» al «vagantismo felino», le biciclette sono «velocipedi con due o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare», la «superficie di rotolamento della ruota deve essere cilindrica senza spigoli, sporgenze o discontinuità» (vietate le ruote quadrate), «la circolazione delle slitte» è ammessa «solo quando le strade sono ricoperte di ghiaccio o neve…» e la consulenza è un «supporto consulenziale».

Fino ad esempi inarrivabili come l’«autocertificazione di esistenza in vita» che devono presentare i vivi dati per morti. Autocertificazione che esordisce con una cretinata stratosferica, in cui il sedicente vivo dichiara di essere «consapevole che in caso di dichiarazione mendace sarà punito…». Guai a lui, se è morto e lo nega. Verrà, come si dice, «tradotto in giudizio». Alla pari di Papa Formoso che dopo essere defunto da mesi, come racconta Gregorovius, fu «strappato al sepolcro in cui riposava», «abbigliato con i paramenti papali e messo a sedere su un trono nella sala del Concilio» per un macabro processo indetto dal successore.

Ecco, la Fedeli è nella scia d’una storia così. Folle. Ma certo non ha neppure tentato di correggere l’andazzo. Tanto per capirci: la sua ordinanza per convocare gli esami di maturità è composta da 49 pagine per un totale di 23.285 parole. Quasi due volte e mezzo il Manifesto del Partito comunista di Engels e Marx. Per aprire il Concilio Ecumenico Vaticano II, a Giovanni XXIII ne bastarono 3.786: sei volte di meno.

Quanto al diluvio di «visto», eccone un assaggio: «Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297…», «Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega…», « Vista la legge 10 dicembre 1997, n. 425, concernente…», « Visto il decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137, convertito…», « Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012, n. 263…» e via così, per sei pagine (sei pagine!) fitte fitte. Tutte ma proprio tutte assolutamente indispensabili? Ci permettiamo di dubitarne. Così come dubitiamo della bontà di passaggi come questo: «L’ammissione dei candidati esterni è subordinata al superamento dell’esame preliminare, di cui all’articolo 7 della presente ordinanza (legge 11 gennaio 2007, n. 1, articolo 1, capoverso articolo 2, comma 3; articolo 1-quinquies del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2009, n. 167)».

Si dirà: non sono testi per gli studenti ma per gli specialisti. Al massimo per i professori. Sarà… Ma una scuola che ai suoi massimi vertici scrive in questo modo ottusamente burocratico come può poi avere un linguaggio diverso nelle aule? Quando mai correggerà, una scuola così, un alunno convinto che l’uso di «attizio», «attergare», «obliterare», sia un segno di preparazione, diligenza, profondità culturale?

Sono passati quasi quarant’anni da quando Stefano Gensini scrisse che «i programmi delle medie affermavano che il ragazzo doveva essere educato dapprima a scrivere in periodi “semplici e chiari”, poi sempre più “ampi e complessi”. Semplicità e chiarezza che altrove in Francia o Inghilterra sono segno di cultura elevata, severa e impegnata o brillante, da noi sono ritenute roba da scolaretti: una specie di infantilismo di cui liberarsi prima possibile». È cambiato qualcosa, da allora? In peggio.

Ce lo dice la freschezza che hanno ancora le invettive antiche di Italo Calvino («dove trionfa l’antilingua — l’italiano di chi non sa dire “ho fatto” ma deve dire “ho effettuato” — la lingua viene uccisa») o di Tullio De Mauro. Che come scrisse Massimo Baldini sogghignava: «Vi sono persone che di fronte a un discorso chiaro rimangono completamente indifferenti ma se voi gli dite che “a livello di strutture profonde e di correlati sistemici neurologicamente saturati sussiste la necessitazione semiotica del condizionamento rematico del translinguistico”, a queste persone brillano gli occhi e vi guardano con entusiasmo, anche se non capiscono, anzi, proprio perché non capiscono».

Del resto, come già spiegava Galileo Galilei, «parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi». A partire dai burocrati del ministero dell’Istruzione…