Al via la cabina di regia sulla dispersione scolastica

Scuola, al via la cabina di regia sulla dispersione scolastica
Fedeli: “Combattere la povertà educativa è la base
per combattere le altre povertà”

(Roma, 12 maggio 2017) “Combattere la povertà educativa è la base per combattere le altre povertà: da lì partono le disuguaglianze, così come le opportunità”. Lo ha detto la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, aprendo oggi i lavori della cabina di regia istituita al Ministero sulla dispersione scolastica. La cabina è presieduta dalla Ministra ed è composta da rappresentanti del Ministero, dell’Associazione dei Comuni Italiani (ANCI), dell’Unione delle Province (UPI), delle Regioni, del Ministero del Lavoro e da tre esperti individuati dalla Ministra che sono Marco Rossi Doria (che coordina la cabina in assenza della Ministra), Anna Serafini e Marco Giovannini.

“Entro luglio la cabina di regia produrrà un documento operativo. La riduzione delle diseguaglianze – sottolinea Fedeli – è un diritto da garantire alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, un beneficio per ciascuna e ciascuno e per la società nel suo complesso. Su questo fronte servono interventi sistemici e di lungo termine, una metodologia d’azione condivisa e partecipata con un forte coinvolgimento dal basso che metta al centro le studentesse e gli studenti, le docenti e i docenti, le famiglie. Dobbiamo contrastare la dispersione e creare opportunità per chi abbandona i percorsi di istruzione”.

A livello europeo quando si parla di “dispersione scolastica” l’indicatore utilizzato per la quantificazione del fenomeno è quello degli early leaving from education and training (ELET) con cui si prende a riferimento la quota dei giovani tra i 18 e i 24 anni d’età con al più il titolo di scuola secondaria di I grado, o una qualifica di durata non superiore ai 2 anni, e non più in formazione.  La strategia di miglioramento Europa2020 prevede che l’Italia porti la quota degli abbandoni precoci al 10%. Nel 2006 questa quota era pari al 20,8%, nel 2015 al 14,7%.

Obbligo vaccinazione

Vaccini, Fedeli: “Bene il richiamo di Gentiloni alla collegialità.
Io da sempre favorevole all’obbligo”

(Roma, 12 maggio 2017) “Ho molto apprezzato il richiamo al coordinamento e alla collegialità con cui Paolo Gentiloni ha aperto il Consiglio dei Ministri. Ho sempre detto che sono favorevole all’obbligo di vaccinazione. Tanto più se il Ministero della Salute segnala l’esistenza di un’emergenza nazionale”, così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli.

“Da questo discende che i vaccini debbono essere obbligatori per ogni bambina e bambino presente sul territorio nazionale. E che tale norma deve valere per ogni luogo pubblico – prosegue Fedeli -. In questo quadro l’obbligo delle vaccinazioni nelle scuole deve applicarsi contemperando allo stesso tempo, oltre al diritto costituzionale alla salute, il diritto costituzionale all’istruzione. Il rispetto della norma sarebbe in capo a Comuni, Regioni e Stato per bambine e bambini da 0 a 6 anni, in capo allo Stato per la scuola dell’obbligo, cioè tra i 6 e i 16 anni. Nel governo siamo tutti d’accordo che la strada verso l’obbligatorietà delle vaccinazioni a livello nazionale sia quella giusta. E sono convinta che sapremo costruire concretamente insieme, come del resto Miur e Ministero della Salute stavano facendo dall’inizio di febbraio, norme che tutelino i diritti costituzionali alla salute e all’istruzione”, conclude Fedeli.


Vaccini, Miur: l’obbligo non deve andare contro il diritto all’istruzione

(Roma, 11 maggio 2017) In data 7 febbraio 2017 si è svolto un incontro tra la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin. In tale incontro la Ministra Fedeli si è espressa per la tutela di bambine e bambini, e quindi per l’obbligatorietà delle vaccinazioni, sottolineando però che si deve trovare il modo per garantire al contempo anche il diritto costituzionale all’istruzione.

Su questo il Miur e il Ministero della Sanità stanno lavorando da oltre due mesi, perché è evidente che per la Ministra Fedeli, come per la Ministra Lorenzin, i due diritti costituzionali, quello alla salute e quello all’istruzione, devono essere entrambi garantiti.

Bambini colpevoli di essere innocenti

Bambini colpevoli di essere innocenti

di Vincenzo Andraous

 

Un rogo, fiamme alte, nel silenzio di chi è costretto all’angolo, d’improvviso le grida, la via di fuga, chi vive potrà ancora piangere, chi invece muore rimane dannato e oppresso dai chiodi delle parole, dei giudizi, delle condanne scagliate a priori. Tre corpicini annientati, disintegrati, polverizzati più della cenere, bambini neppure incerottati, bambini trucidati. Qualcuno dice che sono soltanto chiacchiere quando si afferma senza se e senza ma, che donne, vecchi, e bambini non si toccano mai, perché a suo dire si tratta della dicitura di qualche sottocultura non meglio identificata. Come qualcuno ben più lungimirante di me, ha ben scandito alla nazione: un omicidio è sempre un omicidio, ma quando di mezzo ci sono bimbi innocenti, allora si tratta di qualcosa ben al di sotto di qualsiasi comprensione umana. Le azioni di morte come queste che dovrebbero incendiare le coscienze pressoché dormienti, stanno supine a un mercato sottobanco che vende più del grande magazzino di turno, quello dell’imbecillità sub-umana. Si susseguono i racconti di quanto accaduto, come sassi che deflagrano ogni lamento apparentemente convissuto nel dolore che accomuna, invece permane un imbizzarrimento che innalza a preghiera la presenza ingombrante dell’indifferenza, senza più maschera per recitare una preghiera di circostanza. Si muore di pistola, di fucile, di bombe, ma anche e soprattutto di deliri di onnipotenza, Si muore in barba ai sentimenti, alla giustizia, all’amore lacerato e negato. Si continua a morire solitudinarizzati. Le immagini di questa indicibile vergogna ci colpiscono con la vicinanza di quelle drammatiche assenze, ridotte a bisbigli di incapacità ad ascoltare, osservare, assai meglio rimanere indietro, in tutta sicurezza, a fare smorfie di disgusto. Ma ancora si inciampa, si sbatte il viso sul duro, perché sono proprio quelli dietro che passano sopra agli altri per giungere illesi alle proprie dimore, per non rimanere contaminati dall’ammasso cerebrale che non intende fare prigionieri. Giornali, televisioni, circoli elitari, inondano le nostre case, le nostre tavole imbandite di proposte, di possibilità, di occasioni e di necessità, ognuno è padrone delle sue carte truccate, ciascuno con la sua buona impostura, fin’anche la compassione. La ragione, se ancora c’è la ragione, sta a Dio oppure all’infamia di ultima generazione? Sta sempre e soltanto a Dio un sussulto di giustizia, di solidarietà costruttiva, di coraggio e sfida alla quotidiana follia. Oppure è necessario mettere da parte le liturgie drammaturgiche sulle nefandezze dis-umane, affinché il primo strato di lingua, diventi urlo di ognuno e di ciascuno, una vera e propria ingerenza umanitaria, invasiva e pervasiva con il corpo e con il cuore, mai con il fuoco spinto alle spalle, come può fare il più vile dei traditori di ogni possibile umanità, anche della più derelitta e sconfitta.

271 milioni per i Dipartimenti migliori

Università, Fedeli: “Prosegue l’impegno del Governo per la valorizzazione delle eccellenze”

271 milioni per i Dipartimenti migliori, al via procedura di selezione

Cattedre di merito ‘Natta’, riavviato l’iter del decreto

(Roma, 12 maggio 2017) Al via la procedura di selezione dei 180 dipartimenti universitari cui andranno i 271 milioni di euro previsti annualmente dalla legge di Bilancio 2017. Il provvedimento ha lo scopo di rafforzare e valorizzare l’eccellenza della ricerca, con investimenti in capitale umano, infrastrutture di ricerca e attività didattiche di alta qualificazione. La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha firmato il decreto di nomina della commissione, formata da 7 personalità di alto profilo scientifico, che, a partire da una platea di potenziali 350 dipartimenti, dovrà definire la graduatoria dei primi 180 tenendo conto del numero massimo attribuibile ad ognuna delle 14 aree scientifiche CUN. Riparte anche l’iter di approvazione del decreto per l’assegnazione delle 500 cattedre di eccellenza, cosiddette cattedre ‘Natta’, previste dalla legge di Stabilità del 2016.
“Il nostro sistema universitario può contare su importanti eccellenze. Valorizzarle significa fare un’operazione che guarda al futuro del Paese, delle giovani e dei giovani. Significa rendere il sistema più competitivo e in grado di confrontarsi al meglio nel panorama internazionale”, sottolinea la Ministra Valeria Fedeli.
“Con il provvedimento sui dipartimenti – prosegue la Ministra – si immettono risorse fresche nel sistema e si investe sulle giovani e i giovani: fino al 70% dei fondi potrà essere utilizzato per assumere docenti valorizzandone talenti e idee, il resto servirà per rafforzare laboratori e strumenti di ricerca e sviluppare attività didattiche di alta qualificazione. Si tratta di una misura importante che si somma ai precedenti provvedimenti sulla liberalizzazione del turnover e che punta a creare le condizioni per migliorare gli ambienti di ricerca e didattica dei dipartimenti. Nell’ottica della valorizzazione delle eccellenze e della maggiore competitività del sistema va anche il decreto sulle cattedre Natta che riprende il suo iter e su cui stiamo lavorando con la Presidenza del Consiglio per far sì che sia assicurato, in linea con quanto chiesto dal Consiglio di Stato, l’ampio coinvolgimento della comunità universitaria e dei diversi settori scientifici. In un contesto globale sempre più basato sulla conoscenza, dalla società all’economia, è indubbio che università e ricerca siano perni fondamentali in quanto sistemi capaci di generare conoscenza non solo per rimanere al passo con i tempi, ma anche per poterli interpretare e governare. Il Governo intende proseguire su questa strada: la valorizzazione del merito e dell’eccellenza delle nostre giovani e dei nostri giovani sono questioni che interessano l’intero Paese e il suo tessuto produttivo. Educazione, formazione di qualità sono obiettivi – e moltiplicatori di risultati – che ci siamo prefissati aderendo all’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile”, conclude Fedeli.
I dipartimenti di eccellenza saranno individuati attraverso la commissione nominata con decreto della Ministra.
Questa la composizione:
Prof.ssa Paola SEVERINO, Presidente;
Prof.ssa Maria ANDALORO;
Prof.ssa Elisa BERTINO;
Prof.ssa Maria ESTEBAN;
Prof. Gianni FORTI;
Prof. Luigi GUISO;
Prof. Carlo SIRTORI.

Ogni dipartimento riceverà in media 1,350 milioni di euro annui. A questi fondi si aggiungeranno altri 250 mila euro vincolati per infrastrutture di ricerca nei Dipartimenti di area scientifico-tecnologica. La selezione finale dei 180 Dipartimenti di eccellenza per il quinquennio 2018-2022 avverrà nel corso del 2017. Nelle prossime settimane la commissione individuerà i criteri di selezione e successivamente saranno gli stessi Dipartimenti a candidarsi per via telematica, avendo a disposizione tre mesi per predisporre e presentare il proprio progetto di sviluppo dipartimentale quinquennale.
Potranno presentare domanda i Dipartimenti inseriti nell’elenco dei 350 individuati dall’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione dell’Università e della Ricerca) sulla base di un indicatore standardizzato di performance (ISPD) predisposto dalla stessa Agenzia. L’indicatore ha messo a confronto, per ciascun settore disciplinare, la valutazione ottenuta dalle pubblicazioni delle docenti e dei docenti di ciascun Dipartimento nell’ultima Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) con le valutazioni medie del settore a livello nazionale. L’elenco dei 350 Dipartimenti individuati è da oggi disponibile sul sito del Ministero.

Governo diviso sui vaccini: Lorenzin accelera, Fedeli frena Renzi all’attacco: coordinatevi

da Il Sole 24 Ore

Governo diviso sui vaccini: Lorenzin accelera, Fedeli frena Renzi all’attacco: coordinatevi

di Barbara Gobbi

La ministra della Salute Beatrice Lorenzin accelera sull’obbligo vaccinale a scuola, proponendo un testo (anche un decreto) da portare oggi in Consiglio dei ministri. Ma Palazzo Chigi frena , precisando che «non è previsto alcun testo di legge sui vaccini». E Matteo Renzi s’infuria con il Governo, per il caos nella comunicazione. Ben venga, per il segretario Dem, un decreto sull’obbligatorietà dei vaccini, una delle questioni principali su cui si gioca la partita tra il Pd e il M5S, finito per la sua posizione anti-vax anche nel mirino della stampa internazionale. Purché la maggioranza si mostri compatta, chiede però l’ex premier. Renzi proprio ieri pomeriggio aveva riunito i vertici dei gruppi Pd, la ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro e la sottosegretaria Maria Elena Boschi, per raccordare partito, Governo e Parlamento ( si veda articolo in pagina ). «Noi siamo convintamente a favore – ha spiegato Matteo Richetti, portavoce Dem -: sul tema c’è un a pericolosa confusione e ambiguità e dai dati emerge che cresce il numero di persone che decidono di non avvalersi dei vaccini». In tarda serata Lorenzin ha puntualizzato: «Mai detto che le norme sui vaccini fossero all’ordine del giorno, ma solo che intendevo aprire una discussione nel Governo, in un ampio spirito collaborativo, sottoponendo una proposta normativa». Si capirà oggi in Cdm se c’è o no una smagliatura. A partire dal confronto di Lorenzin con la titolare dell’Istruzione Valeria Fedeli, con cui sarebbe in corso un dialogo da mesi. Bene la tutela di bambine e bambini, e quindi l’obbligatorietà delle vaccinazioni, ma – ha sottolineato Fedeli – «si deve trovare il modo per garantire al contempo anche il diritto costituzionale all’istruzione». Lorenzin concorda, ma chiede «norme uniche in tutta Italia, visto che le regioni si stanno muovendo in ordine sparso». Apripista l’Emilia Romagna, che a novembre ha introdotto l’obbligo di vaccinazione negli asili nido pubblici e privati, ora altre regioni – dal Lazio alla Lombardia alla Toscana e ieri al Piemonte – si stanno attrezzando. Il coordinatore degli assessori alla Salute delle regioni, Antonio Saitta (Piemonte), avalla la proposta Lorenzin: «Guarderemo nel dettaglio in Conferenza delle regioni le norme proposte, non appena il testo ci sarà trasmesso. Credo però che si sia intrapreso un percorso giusto che in una logica di prevenzione deve essere sostenuto».

Docenti in cattedra a settembre, compromesso su 15 mila posti in più: 52 mila nuove assunzioni a settembre

da Corriere della sera

Docenti in cattedra a settembre, compromesso su 15 mila posti in più: 52 mila nuove assunzioni a settembre

La lunga trattativa tra ministero dell’Istruzione e ministero dell’Economia si è conclusa con un accordo: saranno 15 mila le cattedre trasformate da organico di fatto a organico di diritto, quindi fisse. Il Miur ne chiedeva 25 mila, il Mef ne stimava possibili 10 mila

Valentina Santarpia

E’ stata raggiunta l’intesa tra ministero dell’Istruzione e ministero dell’Economia sull’attuazione sulla trasformazione di 15.100 posti dell’organico di fatto, assegnati ogni anno a supplenti, in altrettanti posti dell’organico di diritto da coprire con docenti di ruolo con contratti a tempo indeterminato. La norma era stata inserita in legge di Bilancio, con l’indicazione dei fondi a disposizione (140 milioni di euro nel 2017 e 400 milioni nel 2018) ma senza una precisazione riguardo al numero di posti che potevano trasformarsi in posti stabili. Secondo le stime del Miur, le cattedre a tempo indeterminato dovevano essere 25 mila. Secondo il Mef, il calcolo si fermava a 10 mila. La ministra Valeria Fedeli aveva personalmente chiesto al ministro Pier Carlo Padoan di intervenire per sbloccare la trattativa. Ma i tecnici del Mef chiedevano che fosse il Miur a fornire dati precisi per stimare il costo effettivo di ogni posto per docente. Alla fine l’accordo è stato raggiunto martedì sera grazie a un lavoro comune sulle coperture.

Organico di diritto e di fatto

«La scuola merita questo riconoscimento», sottolinea la ministra dell’Istruzione, Fedeli. «Trasformare ciò che oggi è organico di fatto in organico di diritto significa scegliere di continuare a investire sulla qualità della formazione delle e dei docenti, mettendo al centro gli interessi di studentesse e studenti, famiglie, insegnanti». L’intesa raggiunta, aggiunge Fedeli, è «frutto dello sforzo comune compiuto dal Miur e dal Mef nell’effettuare i necessari calcoli a partire da quanto stanziato per questo capitolo nella legge di Bilancio 2017». La differenza tra organico di fatto e organico di diritto è praticamente una (spiacevole) prassi del sistema scolastico italiano: una cosa è l’organico che sulla carta serve alla scuola, e che viene considerato fisso e coperto con personale a tempo indeterminato (organico di diritto appunto), che ammontava lo scorso anno a 746 mila docenti. E poi c’è l’organico di fatto, quello che viene aggiunto sulla base di nuove iscrizioni, ragazzi disabili bisognosi di sostegno, e così via: circa 62 mila insegnanti supplenti (tra docenti di sostegno e non), un esercito «ballerino» che, tra deroghe, trasferimenti e assegnazioni provvisorie, rende spesso molto complicata la programmazione didattica per i dirigenti scolastici e la continuità per le famiglie. «La trasformazione di incarichi di fatto con l’inserimento nell’organico stabile del personale docente è parte di un processo complessivo di riforma che procede senza interruzioni», ha osservato il ministro dell’Economia Padoan.L’obiettivo del Miur negli ultimi anni è stato quello di far calare la fetta di precari (che rendono anche incerto l’ingresso in aula dei docenti il primo giorno di scuola). E infatti per il prossimo anno scolastico dovrebbero essere, secondo le stime del ministero, ben 52 mila le assunzioni a tempo indeterminato: oltre ai 15 mila posti «trasformati», si aggiungono 21 mila posti rimasti liberi in seguito ai pensionamenti (il turnover autorizzato dal Mef) e i posti già vacanti e disponibili, circa 16 mila. Questi posti saranno coperti per metà dagli insegnanti ancora in graduatoria e per l’altra metà dai vincitori del concorso, che per lo più sono rimasti «a casa», visto che le procedure concorsuali si sono concluse in molti casi solo ad anno scolastico avanzato. Le assunzioni partiranno in estate, in modo da portare i prof in cattedra a settembre. E qualche spiraglio si apre anche per gli idonei fantasma, i prof abilitati al concorso ma non risultati vincitori: se dovessero esserci carenze di prof con specifica abilitazione, si potrà pescare dal loro bacino.

Disabili e insegnanti di sostegno: uno su due è precario o non specializzato

da Corriere della sera

Disabili e insegnanti di sostegno: uno su due è precario o non specializzato

La sentenza del Consiglio di Stato riporta in auge la polemica sulle assegnazioni per deroga dei prof di sostegno: senza la stabilizzazione dei posti, a settembre riparte il balletto delle ore assegnate, con le famiglie spesso costrette a ricorrere ai tribunali

Valentina Santarpia

La tutela dei disabili, e l’insegnamento di sostegno, sono fondamentali non solo per gli studenti portatori di handicap, ma anche per le famiglie e la società nel suo complesso: ed è per questo che «le posizioni degli alunni disabili devono prevalere sulle esigenze di natura finanziaria». La sentenza del Consiglio di Stato, emessa qualche giorno fa sull’ennesimo caso di famiglia contro l’ufficio scolastico regionale, è destinata a fare scuola.

La denuncia: il 40% degli insegnanti in deroga

Ma perché, nonostante l’Italia sia un Paese universalmente considerato all’avanguardia per il sistema di inclusione scolastica dei disabili, continua a verificarsi la contrapposizione tra famiglie e istituzioni? Secondo il direttore scientifico dell’I.Ri.Fo.R. dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, il nodo sta negli insegnanti di sostegno, un ruolo spesso ricoperto solo per comodità: il 40%, sostiene Gianluca Rapisarda, sono docenti «in deroga», con incarichi precari e neanche abilitati al sostegno. «Infatti, a causa di “aberranti” cicliche circolari del MIUR che rispondono solo a logiche “corporative” e non ai bisogni educativi dei nostri ragazzi, il Ministero, in questi anni, ha dato la possibilità, in caso di esaurimento delle graduatorie dei docenti specializzati, di coprire i posti sul sostegno ad insegnanti non abilitati iscritti nelle “graduatorie di Circolo e di Istituto, od a quelli di “classi di concorso in esubero” o che sono in “assegnazione provvisoria”. Questo finisce per portare le famiglie a dover ricorrere all’autorità giudiziaria per ottenere i propri diritti: succede a circa l’8% (scuola primaria) e il 5% (scuola secondaria) delle famiglie.

Attualmente (dati Miur 2016-2017)i docenti di sostegno complessivamente sono 124.572, di cui 28.092 in deroga, per 224.509 alunni disabili. Dei 28 mila in effetti anche il ministero non sa quanti siano abilitati proprio perché si tratta di posti dati in supplenza: può capitare che lo specializzato rifiuti e che, scorrendo la graduatoria, si arrivi al non specializzato. Lo scorso anno, con la possibilità data ai docenti non specializzati di rimanere vicino a casa sui posti di sostegno per evitare il trasferimento, c’è stata un’ulteriore «recrudescenza» di questo fenomeno. Col risultato che centinaia di posti per sostegno sono stati occupati da chi non aveva il titolo e docenti specializzati sono finiti, per la bizzarria dell’algoritmo sulla mobilità, su cattedre totalmente estranee alla propria esperienza. A farne le spese? Come sempre, i ragazzi con handicap.