La chiamata per competenze 2017- 2018

La chiamata per competenze 2017- 2018: analisi e indicazioni operative di ANP

A seguito della sottoscrizione, in data 11 aprile, dell’ipotesi di CCNI “concernente il passaggio da ambito territoriale a scuola per l’anno scolastico 2017/2018”, abbiamo subito reso note le nostre prime osservazioni.

A quell’accordo ha fatto seguito la pubblicazione, da parte delle organizzazioni sindacali di comparto, di una sua libera e fantasiosa interpretazione “contra legem”. Secondo tale interpretazione, priva di consistenza giuridica, le prerogative dirigenziali sarebbero annullate e i dirigenti sarebbero ridotti al ruolo di meri esecutori dei diktat sindacali.

Ebbene, ANP ritiene a questo punto necessario affermare in modo chiaro e forte che:

  • sono in errore tutti coloro che pensano che noi dirigenti, nonostante la continua e scandalosa mortificazione causata dalla iniqua sperequazione retributiva che ci colpisce – e per la quale manifesteremo in massa il 25 maggio a Roma – lasceremo impunemente calpestare e affossare la nostra professionalità e il nostro ruolo;
  • difenderemo la qualità del servizio di istruzione – e i diritti degli studenti – con tutti i mezzi che la legge mette a nostra disposizione.

Riteniamo pertanto necessario offrire a tutti i colleghi una accurata analisi del CCNI e dei relativi presupposti giuridici nonché alcune indicazioni concrete per operare la chiamata per competenze 2017 nel pieno rispetto della legge. Si tratta, in buona sostanza, di un vaccino contro il virus della propaganda sindacale.

L’analisi di ANP

Come abbiamo già messo in evidenza nel nostro comunicato del 12 aprile, una attenta lettura del testo del CCNI dimostra che i poteri dirigenziali non sono stati inficiati. Nessun contratto, peraltro, può produrre tale effetto a pena di nullità (art. 4, c. 3 del d.lgs. 165/2001). Analogamente, nessun contratto può modificare le competenze del collegio (art. 7, c. 2, lett. r del d.lgs. 297/1994).

L’aspetto più criticabile del CCNI è costituito dal largo uso di espressioni imprecise, ambigue e giuridicamente atecniche. È proprio su tali imprecisioni lessicali che si basa la fantasiosa – e illegittima – interpretazione sindacale che mira unicamente ad ingannare i dirigenti, creando una sconcertante confusione mediatica e facendo loro credere che le cose stiano come i sindacati vorrebbero. La realtà è radicalmente diversa.

La procedura che ogni dirigente dovrà seguire per individuare i docenti – titolari di ambito – da assegnare all’organico dell’autonomia della singola istituzione scolastica, infatti, deve essere implementata tenendo conto delle disposizioni imperative presenti nella legge 107/2015, delle disposizioni generali (imperative anch’esse) di cui al d.lgs. 165/2001 e, residualmente, di quelle contenute nel CCNI in corso di certificazione.

Nello specifico, valgono le seguenti osservazioni.

(1) Il comma 80 della legge 107 è chiaro nell’attribuire ai dirigenti il potere di formulare la proposta di incarico triennale in coerenza con il PTOF. Si tratta, peraltro, di una evidente competenza datoriale ai sensi dell’art. 5, c. 2 del d.lgs. 165/2001. Gli “elementi di giudizio” su cui il dirigente deve basarsi nell’individuazione dei docenti sono tre: curriculum, esperienze professionali, competenze professionali.

(2) Il CCNI (con il relativo allegato) fornisce indicazioni solo in merito al curriculum (identificato con la parola “titoli”) ed alle esperienze professionali. L’insieme di titoli ed esperienze è ribattezzato con il termine “requisiti”.

(3) È bene sottolineare, in ogni caso, che la deliberazione del Collegio non può che riguardare l’espressione di un parere – sui soli requisiti – che non ha carattere vincolante per il dirigente. Qualsiasi pretesa di diverso avviso sarebbe lesiva delle prerogative dirigenziali e, dato il contrasto con la chiara disposizione di cui al già citato art. 4, c. 3 del d.lgs. 165/2001, sarebbe affetta da nullità. Doppia nullità deriverebbe dal contrasto con l’art. 7, c. 2, lett. r) del d.lgs. 297/1994.

(4) Il CCNI nulla dice (né potrebbe dirlo, ancora una volta a pena di nullità) sulle competenze professionali la cui definizione da parte del dirigente è libera – purché resti entro i limiti di coerenza con il PTOF – e rientra nella sua piena ed esclusiva competenza. Inoltre, i requisiti vanno correlati alle competenze, come è naturale che sia e come è confermato dal titolo dell’allegato allo stesso CCNI.

(5) Il CCNI nulla dice (sempre per non incorrere in nullità) circa i criteri di valutazione delle candidature; essi competono al dirigente, nell’ambito delle sue generali competenze in materia di gestione del personale, ma ovviamente vanno resi pubblici negli avvisi.

(6) Sull’inconsistente concetto di “criterio oggettivo” vi è ben poco da dire: esso attiene al mondo dell’irreale e come tale va riguardato Basti pensare che solo i titoli e il servizio – e cioè solo i “pezzi di carta” – possono essere oggetto di valutazione “oggettiva” mentre qualsiasi altra operazione valutativa, anche concorsuale, è fortemente connotata da discrezionalità. Tanto vale, e in misura ancora più ampia, nell’esercizio dei poteri dirigenziali, finalizzati alla massima tutela dell’utenza.

Le indicazioni operative di ANP

Tenendo presenti le precedenti osservazioni, possiamo affermare che il dirigente, nell’ordine, deve:

(A) Definire, in coerenza con il PTOF e per ogni singolo posto che sia concretamente vacante e disponibile, le competenze professionali che il docente da chiamare deve possedere.

(B) Acquisire il parere del collegio dei docenti sui soli requisiti (cioè titoli ed esperienze); ciò significa che il dirigente deve porre in votazione la proposta di requisiti che ritiene più correlati alle competenze. Il parere può essere favorevole oppure contrario. È del tutto ovvio (la precisazione contenuta a tal riguardo nel CCNI è superflua) che eventuali iniziative “di rifiuto” della deliberazione sono ininfluenti sul proseguimento della procedura.

(C) Procedere con proprio atto datoriale alla individuazione dei requisiti; un eventuale parere contrario del collegio, posta la natura tecnica dello stesso, può convincere il dirigente a riconsiderare la propria proposta; al riguardo, è bene ricordare che sia i decreti delegati del 1974 che il T.U. del 1994 riconoscono da sempre al dirigente il potere di discostarsi motivatamente addirittura dalle decisioni – atto di pregnanza ben maggiore di quella dei pareri – collegiali; la motivazione, in questo caso, sarebbe “in re ipsa” perché immediatamente riconducibile alla correlazione tra requisiti e competenze.

(D) Definire i criteri di valutazione delle candidature e pubblicare i relativi avvisi.

(E) Integrare, eventualmente, gli avvisi a seguito di modifiche al numero dei posti indotte dalle procedure di mobilità. Su questo specifico punto, il CCNI deve essere disatteso laddove prevede che l’integrazione possa riguardare le sole consistenze numeriche, se i posti resisi disponibili afferiscono a classi di concorso già oggetto di avviso. Infatti, la relativa clausola contrattuale è nulla per aperto contrasto con il comma 80 della legge 107: “Il dirigente scolastico formula la proposta di incarico in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa…” che impone al dirigente di scegliere – posto per posto – le competenze che, a suo avviso e sotto la sua responsabilità, garantiscono la massima coerenza con il PTOF.

(F) Individuare i docenti da assegnare all’organico dell’autonomia, avvalendosi anche di colloqui, senza redigere alcuna graduatoria. Ricordiamo, al riguardo, che il potere datoriale di individuazione ha carattere discrezionale ed è vincolato solo dal generale obbligo di buona fede e correttezza. Se il dirigente non ritiene idoneo alcun docente dell’ambito non conferisce incarichi.

(G) Pubblicare gli incarichi conferiti e i relativi curricula.

Medicina: nuovo sistema di accreditamento delle Scuole di specializzazione

Medicina, parte il nuovo sistema di accreditamento
delle Scuole di specializzazione
A ottobre concorso più snello e graduatoria nazionale

(Roma, 13 maggio 2017) Al via il nuovo sistema di accreditamento delle Scuole di specializzazione in Medicina e le nuove modalità di svolgimento del concorso per l’accesso ai corsi. Le nuove regole di accreditamento delle strutture sanitarie utilizzabili per la formazione delle specializzande e degli specializzandi, che si stanno concordando con il Ministero della Salute, prevedono parametri più rigorosi ed efficaci e sono richieste da tempo dal mondo universitario e dagli altri interlocutori coinvolti. Con il nuovo concorso si punta, poi, a dare una risposta alle sollecitazioni arrivate, tra gli altri, dalle associazioni delle specializzande e degli specializzandi, dalla Conferenza dei Rettori, dall’Osservatorio per le Scuole di Specializzazione, dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.

La selezione sarà più ‘snella’ e semplificata, particolare attenzione sarà posta alle questioni logistiche con una minore frammentazione delle sedi d’esame che saranno accorpate per area geografica.
“Abbiamo voluto procedere con le nuove regole – spiega la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli – per garantire che le nuove specializzande e i nuovi specializzandi siano inseriti in percorsi accreditati secondo criteri di sempre maggiore qualità e trasparenza e affinché la prossima selezione risponda di più alle attese delle nostre laureate e dei nostri laureati. Il nuovo regolamento con le modalità di accesso alle scuole recepirà le osservazioni emerse dagli incontri avuti con le associazioni rappresentative dei medici in formazione”.

La scelta di procedere con le nuove regole rende necessaria una diversa programmazione dei tempi del bando di concorso che annualmente è pubblicato entro la fine di aprile. Questo il nuovo cronoprogramma: le Università saranno chiamate a caricare i dati necessari per l’accreditamento delle loro Scuole entro la fine del mese di maggio. Saranno valutati standard, requisiti e indicatori di performance delle strutture. A seguito dell’accreditamento delle Scuole sarà pubblicato il bando per l’accesso ai corsi, tra la fine di luglio e la prima settimana di agosto. Il concorso si terrà in ottobre: servono 60 giorni tra l’emanazione del bando e le prove.

Fra le novità principali a cui sta lavorando il Ministero per la semplificazione delle modalità di ammissione alle Scuole: una graduatoria ‘unica’ nazionale che sostituisca le 50 distinte graduatorie attuali; nuovi contenuti per la prova; un minor peso del punteggio per i titoli; miglioramento della logistica attraverso aggregazione territoriale delle sedi per area geografica.

Olimpiadi delle Lingue e civiltà classiche

Olimpiadi delle Lingue e civiltà classiche,
premiate le campionesse e i campioni di greco e latino
In gara 141 alunne e alunni da tutta Italia

(Roma, 13 maggio 2017) Sono stati assegnati questa mattina i riconoscimenti alle vincitrici e ai vincitori delle Olimpiadi nazionali delle Lingue e civiltà classiche. Nove le medaglie in premio per le ragazze e i ragazzi che si distinti nella traduzione e nell’analisi di un brano in lingua greca o latina.
Le Olimpiadi delle Lingue e civiltà classiche, alla VI edizione, sono promosse annualmente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del programma per la Promozione della cultura classica e rientrano nel Programma Nazionale per la Valorizzazione delle Eccellenze. La competizione è rivolta alle studentesse e agli studenti degli ultimi due anni di corso dei Licei, statali e paritari. Tre le sezioni di gara: Lingua Greca, Lingua Latina, Civiltà Classiche.
La finale si è tenuta giovedì scorso, 12 maggio. A sfidarsi per il podio sono state 141 studentesse e studenti (71 i ragazzi e 70 le ragazze) che hanno superato le selezioni regionali o che hanno vinto uno dei Certamina accreditati per la competizione.
Per la sezione Lingua Greca (39 in corsa per l’alloro) e la sezione Lingua Latina (68 in competizione) le studentesse e gli studenti sono stati chiamati a tradurre un testo di prosa, nella rispettiva lingua, accompagnato da un commento strutturato. Per la sezione Civiltà Classiche (34 in gara) è stato invece chiesto un lavoro di interpretazione, analisi e commento di una testimonianza della civiltà latina o greco-latina.
La premiazione, questa mattina, si è tenuta presso il Teatro Augusteo di Salerno. A far da cornice alle gare una serie di incontri con studiosi di civiltà classiche e spettacoli teatrali.

Le premiate e i premiati:
Sezione Greco
1 – Matteo MONGE – Liceo Classico “M. D’Azeglio”, Torino
2 – Marco DI FILIPPO – Liceo Classico “P. Colletta”, Avellino
3 – Erasmo BARRESI – Liceo Classico “Pantaleo”, Castelvetrano (Trapani)

Menzione d’Onore:
Chiara  COLAVINCENZO – Liceo Classico “T. Mamiani”, Roma
Ludovico BAIAMONTE – Liceo Classico “G. Garibaldi”, Palermo

Sezione Latino
1 – Rachele BERGAMO – Liceo Classico “Canova”, Treviso
2 – Francesco SENAREGA – Liceo Classico “C. Colombo”, Genova
3 – Lia Silvia MERZ – Liceo Classico “Tito Livio”, Padova

Menzione d’Onore:
Margherita GALLI – Liceo Classico “Dante”, Firenze
Cristofer VILLANI – Liceo Classico “M. Pagano”, Campobasso

Sezione Civiltà Classica
1 – Giovanni SCALABRIN – Liceo Classico “Tito Livio”, Padova
2 – Cecilia BURATTIN – Liceo “G. Casiraghi”, Cinisello Balsamo (Mi)
3 – Lorenzo VITRONE – Liceo Classico “Seneca”, Roma

Menzione d’Onore:
Claudia MARIGONDA – Liceo Classico “E. Montale”, San Donà di Piave (Venezia)
Stefano RAGO – Liceo Classico “M. Pagano”, Campobasso

Il portale delle Olimpiadi Nazionali delle Lingue e Civiltà Classiche:
http://www.olimpiadiclassiche.it/site/index.php

Piano triennale di sviluppo del sistema universitario 2016-2018

Università, Fedeli: “146 milioni per i progetti di sviluppo
degli atenei. Finanziate 165 proposte”

(Roma, 13 maggio 2017) Sono 165 i progetti degli atenei finanziati nell’ambito del piano triennale di sviluppo del sistema universitario 2016-2018. Lo ha annunciato oggi la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli nel corso della sua visita a Pisa.
Lo scorso 20 dicembre le università hanno trasmesso al Ministero le loro proposte. I progetti dovevano riguardare:

  • Azioni di orientamento in ingresso e in itinere delle studentesse e degli studenti e internazionalizzazione dell’offerta formativa;
  • Modernizzazione degli ambienti di studio e ricerca e innovazione delle metodologie didattiche;
  • Valorizzazione delle docenti e dei docenti e reclutamento di giovani ricercatrici e ricercatori.

Complessivamente sono stati valutati e finanziati 165 progetti, di cui 70 finalizzati ad azioni di orientamento delle studentesse e degli studenti o internazionalizzazione dell’offerta formativa, 66 per la modernizzazione degli ambienti di studio e ricerca, 29 per la valorizzazione delle docenti e dei docenti e il reclutamento di giovani ricercatrici e ricercatori. Quest’ultima misura consentirà di bandire circa 100 posti aggiuntivi di ricercatrici e ricercatori distribuiti in 12 Atenei.

“Si tratta di una progettualità molto articolata da cui emerge la vivacità delle nostre università e l’obiettivo di investire in particolare a supporto di politiche per le studentesse e gli studenti – commenta la Ministra Fedeli -. Gli atenei italiani sono uno degli assi più significativi dello sviluppo del Paese. I fondi stanziati sono uno sguardo verso il futuro, sono uno strumento di miglioramento che incentiva l’internazionalizzazione, le azioni di orientamento delle studentesse e degli studenti a sostegno del loro successo formativo, gli interventi di miglioramento degli ambienti in cui si svolge l’attività accademica, la mobilità e le assunzioni delle ricercatrici e dei ricercatori”.

Per l’attribuzione del finanziamento il Miur si è avvalso del supporto di un Comitato di valutazione misto composto da membri del Ministero e dell’Agenzia di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR), che ha valutato le proposte secondo criteri di chiarezza e coerenza, fattibilità, adeguatezza economica e capacità del progetto di apportare un significativo miglioramento rispetto alla situazione di partenza dell’ateneo.
Sono stati attribuiti in tutto 146 milioni di euro per la realizzazione dei progetti nel corso del triennio. A conclusione del periodo di programmazione, nel 2019, sulla base dei risultati raggiunti, i finanziamenti attribuiti saranno confermati o recuperati in proporzione al tasso di raggiungimento degli obiettivi e dei target autonomamente scelti da ogni atenei rispetto agli indicatori ministeriali.

Sono Un T1po

Un progetto dedicato alle scuole che, grazie all’utilizzo di due fumetti Disney vuol aiutare i bambini, gli insegnanti e le famiglie a comprendere meglio e a gestire il diabete nella quotidianità. L’obiettivo è spiegare che i bambini con diabete sono uguali agli altri, che non devono sentirsi emarginati a causa della propria condizione e che basta adottare piccole precauzioni per vivere normalmente e senza problemi. Grazie a un linguaggio molto semplice, inoltre, Lilly e Disney mirano ad abbassare l’età di percezione e autogestione del bambino con diabete, migliorandone non solo la qualità di vita ma anche la comunicazione con genitori, insegnanti e medici

 

Napoli, 13 maggio 2017 – In Campania oggi vivono circa 1400 bambini e adolescenti con diabete mellito tipo 1 e l’età della diagnosi si riduce sempre piu’. Sebbene infatti il maggior numero di esordi continui a manifestarsi tra i 9 e gli 11 anni, il diabete viene diagnosticato a un numero sempre maggiore di bambini al di sotto dei 3 anni (Fonte SID). Considerando l’ampia diffusione della malattia, quindi, occorre guidare i piccoli pazienti, i genitori e gli insegnanti all’interno di un percorso che li aiuti a conoscerla e a gestirla nella quotidianità. In questo modo non solo faciliteranno il lavoro degli specialisti, ma soprattutto i bambini potranno condividere la loro vita con il diabete anche con i loro amici e compagni.

Per questo motivo, ieri è stato presentato a Napoli  Sono Un T1po, la campagna nazionale di sensibilizzazione sul diabete, rivolta a bambini in età scolare ed insegnanti.  Il progetto è ideato da AGDI (Associazioni Giovani Italiani con Diabete) in collaborazione con Eli Lilly e con il patrocinio di Siedp (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica) e Diabete Italia. All’incontro, moderato dalla giornalista RAI Maria Laura Veneziano, sono intervenuti tra le istituzioni l’On. Raffaele Calabrò, componente Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e l’On. Raffaele Topo, Presidente V Commissione Sanità – Consiglio Regionale della Campania, oltre a  Laura Perrone, Coordinatore Scuola di Specializzazione in Pediatria- Responsabile UOC Pediatria II Dipartimento Materno Infantile AOU Luigi Vanvitelli, a Giovanni Lamenza, Presidente AGD Italia e Diabete Italia, a Dario Iafusco, Ricercatore confermato del Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica G. Stoppoloni; ad Adriana Franzese, Professore di Pediatria generale e specialistica – Università Federico II di Napoli.

La campagna coinvolgerà le scuole di primo grado di tutta Italia per informare insegnanti, alunni e famiglie su cosa sia il diabete di tipo 1, quali siano le sue caratteristiche, i sintomi, le cause e come si possa gestire nella quotidianità. Ma si parlerà anche di come favorire stili di vita corretti che tutti i bambini – non solo quelli diabetici –  dovrebbero seguire per allontanare o prevenire le future malattie legate a obesità e sedentarietà. A parlarne saranno vari specialisti in diverse tappe della campagna che dopo Napoli, nel 2017, toccherà altre 4 città: Roma, Firenze, Chieti e Palermo. Questi 5 appuntamenti sono parte di una iniziativa che è iniziata nel 2013 ed infatti sono già state realizzate 15 tappe per sensibilizzare il pubblico.  

Durante gli incontri, inoltre, saranno presentati ai bambini i fumetti Disney “Coco torna a scuola” e “Coco e la festa di Pippo”, che vedono come protagonista Coco, una scimmietta simpatica e vivace che ha il diabete di tipo 1. I due fumetti nascono dalla collaborazione tra la multinazionale farmaceutica Eli Lilly e la Disney (Disney Consumer Products & Interactive Media): l’esperienza del colosso farmaceutico in fatto di diabete e quella della Disney con l’infanzia hanno dato vita a uno strumento ludico che aiuterà genitori, bambini e insegnanti a padroneggiare la malattia con naturalezza. Inoltre, il fumetto può favorire l’abbassamento dell’età in cui i bambini imparano a comprendere i sintomi del diabete e a migliorarne la gestione e la comunicazione sia ai genitori che al medico. Infine, come strumento di aggregazione, puo’ aiutare il bambino a condividere la propria condizione con i compagni di gioco, “normalizzandone” anche la loro percezione e abbattendo molti pregiudizi.

Il messaggio che i due fumetti vogliono lanciare, infatti, è che bambini con e senza diabete possono giocare e mangiare insieme: infatti, la corretta alimentazione e l’esercizio fisico sono importanti per tutti i bambini e anche se i bambini con diabete devono controllare la glicemia, non sono affatto diversi dagli altri.  Durante gli appuntamenti verrà presentato anche  il Documento strategico di intervento integrato per l’inserimento del bambino con Diabete in contesti Scolastici ed Educativi redatto da AGD Italia, in collaborazione con il Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione e SIEDP  che è di per sé un progetto di integrazione contro ogni tipo di discriminazione. Infine, in questa occasione sarà presentato anche il concorso SONO UN T1PO, i cui temi saranno alcuni di proprio quelli contenuti nei fumetti: “Sport e Diabete”, “Creatività e Diabete”, “Golosità e Diabete”.

“L’inserimento scolastico del bambino con diabete passa attraverso la formazione del personale scolastico e la convinzione che il bambino con diabete non ha bisogno di misure di sostegno speciali bensì solo di una sorveglianza consapevoleafferma Giovanni Lamenza, Presidente AGD Italia e Diabete Italia – La gestione ordinaria del diabete – continua – oggi è resa molto facile dalla tecnologia e le possibili anche se improbabili situazioni di emergenza possono essere gestite da personale anche non sanitario adeguatamente formato. Per cui questa iniziativa per noi è preziosissima. Inoltre, AGD Italia in collaborazione con il Ministero della Salute e dell’Istruzione ha emesso un documento strategico che noi divulgheremo durante questi appuntamenti nelle scuole, in cui viene declinato in modo chiaro e preciso il percorso da intraprendere per effettuare l’inclusione scolastica nel migliore dei modi. La parola chiave è “demedicalizzazione”: il bambino non va trattato come un malato, perché la sua patologia non richiede assolutamente la presenza di personale sanitario; altrimenti non si spiegherebbe come mai i genitori che non sono medici siano in grado di assistere i propri figli in condizioni di assoluta sicurezza. Ed è proprio per questo che l’insegnante ha il diritto di essere formato adeguatamente per poter svolgere il suo compito in condizioni di serenità e sicurezza.”

Per quanto riguarda l’assistenza medica, invece gli fa eco la Prof. Franzese – i bambini con il diabete vanno curati dai diabetologi pediatri, non dai diabetologi per adulti, ma semplicemente perché questi ultimi non possono conoscere a fondo i problemi relativi all’età evolutiva. Nel nostro centro ogni anno registriamo 50 nuovi casi, ma al di là della parte specialistica, lo sforzo terapeutico deve concentrarsi soprattutto sull’educazione, altrimenti una malattia che tocca tutti i momenti della giornata e della vita non puo’ essere gestita bene e si rischiano complicanze per il cuore, per i reni e gli occhi. Per questo bisogna coinvolgere non solo la scuola ma anche gli altri componenti della nostra vita sociale, persino le palestre e i ristoranti. A questo proposito, per esempio, è fondamentale l’educazione alimentare che puo’ aiutarci a curare il diabete a tavola. In Campania abbiamo la dieta mediterranea, il cui apporto equilibrato di tutti i fattori nutritivi fa bene in generale, non solo ai pazienti diabetici. Purtroppo pero’, questo modo di mangiare sano e naturale oggi viene seguito sempre meno, perché si propende troppo spesso per una alimentazione squilibrata, piena di proteine e grassi.”  

Anche la tecnologia oggi ci aiuta moltissimo nella gestione del diabete: “Esistono sensori sottocutanei che monitorano in modo continuativo la glicemia –  conclude il Prof. IafuscoAttraverso una app scaricata sul cellulare sia l’insegnante che la mamma da casa possono monitorare costantemente il livello di glicemia nel sangue anche perché un allarme le avverte se il bambino va in ipoglicemia. Al nostro centro, dove ogni anno registriamo 120 nuovi casi,  lavoriamo molto a questo obiettivo con una squadra composta dalla Prof.ssa Laura Perrone, dalla dottoressa Angela Zanfardino, esperta in tecnologie e dal dottor Santino Confetto, esperto di terapie routinarie e di educazione terapeutica. Tutti noi ci adoperiamo per normalizzare la vita dei piccoli diabetici e per ridurre la sensazione di emarginazione dovuta esclusivamente alla disinformazione e ai pregiudizi”.

Siti online, Facebook e Numero VerdePer informazioni scrivi a lillyitalia@lilly.com oppure chiama il Numero Verde 800117678, per seguire le attività e gli eventi legati alla Campagna visita www.sonountipo.it e segui www.facebook.com/sonount1po.


 

Fedeli: “L’obbligo dei vaccini non deve andare contro il diritto all’istruzione”

da Corriere della sera

Fedeli: “L’obbligo dei vaccini non deve andare contro il diritto all’istruzione”

La precisazione del Miur: «La ministra è per la tutela dei bambini e quindi per l’obbligatorietà delle vaccinazioni ma i due diritti costituzionali della salute e dell’istruzione vanno garantiti entrambi»

Chiamata in causa dalla ministra Lorenzin che aveva evocato «perplessità» e «timori» del ministero dell’Istruzione,Valeria Fedeli ha diffuso in serata un comunicato in cui ribadisce e nel contempo puntualizza la sua posizione sulla possibilità di introdurre l’obbligo delle vaccinazioni a scuola. «In data 7 febbraio 2017 si è svolto un incontro tra la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin. In tale incontro la Ministra Fedeli si è espressa per la tutela di bambine e bambini, e quindi per l’obbligatorietà delle vaccinazioni, sottolineando però che si deve trovare il modo per garantire al contempo anche il diritto costituzionale all’istruzione».
Diritti contrapposti

Un modo per precisare che non vi è alcuna obiezione di principio sull’obbligatorietà stessa nella misura in cui servirebbe a tutelare la salute degli alunni ma, in un Paese in cui – come ha riconosciuto la stessa Lorenzin – «purtroppo c’e ancora una larga parte del popolazione che ritiene di non voler vaccinare i propri figli», bisogna evitare che per assicurare un diritto se ne violi un altro. «Su questo – conclude la nota ministeriale – il Miur e il Ministero della Sanità stanno lavorando da oltre due mesi, perché è evidente che per la Ministra Fedeli, come per la Ministra Lorenzin, i due diritti costituzionali, quello alla salute e quello all’istruzione, devono essere entrambi garantiti».

Mobilità 2017, altre Faq del Miur anche per il personale ATA

da La Tecnica della Scuola

Mobilità 2017, altre Faq del Miur anche per il personale ATA

Il Miur ha pubblicato ulteriori domande e risposte riferite alla mobilità a.s. 2017/2018.

Le riportiamo di seguito:

  1. D. Per le preferenze sintetiche (comuni, distretti, province) compaiono tre diversi codici, quale di questi va utilizzato?

    R. Uno qualsiasi dei tre.

  2. D. Nella tabella di valutazione Ata, Anzianità di servizio, alla voce C) compare la dizione “servizio effettivamente prestato a qualsiasi titolo”, mentre nel modello PDF in rete si parla di “ruolo” cosi come era previsto nella tabella degli anni passati, come va considerato e calcolato tale servizio?

    R. Il servizio prestato a qualsiasi titolo (ovvero a prescindere se con rapporto di lavoro a tempo determinato o indeterminato e a prescindere se in modo continuativo o frazionato) in Pubbliche Amministrazioni va sommato tutto e rapportato a 360 giorni l’anno. L’eventuali frazione superiore a 6 mesi dà diritto ad 1 punto ulteriore.

  1. D. Il servizio di ruolo/pre-ruolo nella stessa area dove deve essere inserito?
  2. R. Nella casella 1 del modello on-line.
  3. D. Ho compilato la domanda di trasferimento ma il sistema mi ha bloccato chiedendomi di indicare obbligatoriamente l’ordine di preferenza tra posto normale e di sostegno nella sezione ‘Scelta tipo posto’. Io non sono specializzato per il sostegno, devo per forza indicare l’ordine di preferenza?

    R. No, è sufficiente in questo caso indicare solo la preferenza per il posto normale: si richiamano al proposito le indicazioni riportate nella “guida alla compilazione della domanda on line”.

    SCELTA TIPO POSTO
    Questa sezione deve essere obbligatoriamente compilata.
    Nel caso il docente non abbia alcun titolo di specializzazione per i posti di sostegno, basta riportare 1 in corrispondenza della casella posto normale; di conseguenza non va riportata alcuna selezione nella casella posto di sostegno.
    Nel caso il docente titolare su posto di sostegno sia ancora obbligato al vincolo quinquennale di permanenza sui posti di sostegno, la scelta del tipo posto comune non risulta selezionabile. Laddove invece il docente, in possesso del titolo di specializzazione per l’insegnamento su posto di sostegno intenda chiedere sia posto normale che posto di sostegno, dovrà inserire i valori “1” e “2 ” in corrispondenza delle rispettive caselle, con la precisazione che il valore “1” indica che la scelta per la tipologia così contrassegnata è prioritaria rispetto all’altra contrassegnata con il valore “2”.

  4. D. L’anno in corso ai fini della mobilità verso le discipline specifiche dei licei musicali è conteggiabile? Anche ai fini del calcolo del servizio?

    R. L’anno in corso vale ai fini del conteggio degli anni di servizio sui posti per i quali si è attualmente utilizzati, per quanto riguarda invece il computo del servizio ai fini della Tabella B non viene conteggiato come per tutti gli altri casi

  5. D. Perché nel menù a tendina nel caso di scelta del comune per il ricongiungimento ad un familiare (o per cura) non sono presenti tutti i comuni?

    R. Nel caso di ricongiungimento (o di cura), nel menù a tendina non è presente il comune dove si registra l’esigenza familiare qualora non vi siano istituzioni scolastiche richiedibili (cioè che non comprendano l’insegnamento del richiedente o sedi di organico) ovvero per il personale educativo, istituzioni educative richiedibili. Secondo il CCNI allegato 2 nota (6), in tal caso il punteggio sarà attribuito per tutte le scuole ovvero istituzioni educative del comune più vicino, oppure per il comune sede dell’istituzione scolastica che abbia un plesso nel comune di residenza del familiare (o di cura). Per usufruire del punteggio aggiuntivo il docente deve quindi indicare nell’istanza il comune più vicino o quello del plesso sede.

Scuola digitale, Italia ancora fanalino di coda in Europa

da La Tecnica della Scuola

Scuola digitale, Italia ancora fanalino di coda in Europa

Cominciano a dare i primi frutti le iniziative che il nostro Paese ha adottato nel corso degli ultimi due anni in tema di Piano Industria 4.0 e di scuola digitale.

Tuttavia, restano diversi punti critici, legati in particolar modo all’efficacia delle scarse risorse disponibili.

Il dato emerge dalla relazione annuale della Commissione Ue sui progressi nel settore digitale in Europa (Edpr), che ha confermato, nonostante alcuni miglioramenti, l’Italia solo al 25esimo posto tra i 28 per livello di digitalizzazione raggiunto. Relazione che fa seguito alla pubblicazione a marzo dell’indice digitale (Desi– Digital Economy and Society Index), elaborato dalla Commissione Europea per valutare lo stato di avanzamento degli Stati membri dell’UE verso un’economia e una società digitali attraverso cinque indicatori:

  • connettività
  • capitale umano
  • uso di internet
  • integrazione della tecnologia digitale
  • Servizi pubblici digitali.

Un Indice che ha evidenziato nell’ultimo anno sensibili progressi, in particolare nell’ambito dei servizi pubblici digitali, così come nell’ambito della trasparenza e della disponibilità dei dati aperti dove l’Italia si classifica infatti sesta nel ranking europeo.

Il Piano “industria 4.0” è una tappa fondamentale quindi, per lo sviluppo del digitale in Italia, sia per le Imprese private che per la PA e quindi a maggior ragione, viatico importante per arrivare alla “scuola 2.0”.

Alcuni “Ma” ne stanno come detto bloccando pienamente lo sviluppo o quanto meno rallentando il tortuoso percorso di attuazione del piano.

Ad esempio, spiega il rapporto, solo alcuni dei poli di innovazione digitale progettati sono operativi mentre i centri di competenza non saranno aperti prima della seconda metà dell’anno, con il rischio che una quota importante delle deduzioni fiscali può essere stanziata in modo improprio.

Sul tema del Digital Divide e quindi della connettività, la Commissione ha sottolineato come sia importante attuare un piano di attivazione di una rete a banda larga che copra non solo le città, ma anche e soprattutto le zone rurali, auspicando una rapida chiusura delle procedure di gara in corso per la copertura in fibra.

Il “desi” riporta come dato complessivo europeo una copertura a larga banda di rete Fissa pari al 98% , mentre il 76% della popolazione accede ai servizi su rete ultraveloce e cioè oltre i 30Mbps. La copertura mobile larga banda (4G) è invece dell’84%. . Numeri ben lontani dai nostri!

Sul piano della scuola, il piano nazionale ‘Scuola Digitale’ e altre azioni individuali passate come ‘Crescere in digitale’ ed ‘Eccellenze in digitale’, risentono della mancanza di risorse economiche che si ripercuote anche sulle competenze digitali del personale docente. Sempre il “Desi” riporta che a livello europeo il 44% della popolazione ha assenza di digital skill di base. Danimarca ; Lussemburgo, Finlandia , Svezia e Olanda hanno le migliori perfomance, mentre le peggiori sono quelle della Grecia, Romania, Bulgaria e purtroppo dell’Italia.

Paesi che sono all’ultimo posto anche per utilizzo di Internet, rispetto alla media europea del 70% che lo utilizza per la lettura delle News, mentre solo il 39% lo utilizza per vedere contenuti in streaming.

L’opportunità di saper cogliere i fattori di innovazione portati dal piano dipendono, continua sempre la relazione, “dal corretto coordinamento tra i vari attori, cioè governo, settore dell’istruzione superiore e associazioni padronali”.

Manca inoltre una pianificazione strategica in grado di accelerare la crescita delle competenze eliminando di fatto il gap delle precedenti generazioni

Per quanto riguarda la digitalizzazione della pubblica amministrazione, Bruxelles ci evidenzia il basso livello complessivo di competenze digitali della popolazione italiana, per questo motivo è “più che mai importante che i servizi di governo elettronico siano di semplice utilizzo”.

Tra i settori che dovrebbero essere semplificati, troviamo la razionalizzazione dell’anagrafe per un corretto funzionamento dei servizi pubblici. Ulteriori ritardi, ci ricordano “potrebbero mettere a rischio la strategia italiana in materia di governo elettronico”.

Resta in piedi il decreto Brunetta: protesta dei sindacati

da La Tecnica della Scuola

Resta in piedi il decreto Brunetta: protesta dei sindacati

La questione della revisione del testo unico sul pubblico impiego appare sempre più confusa.
I sindacati del comparto, che in un primo momento avevano annunciato che la riforma avrebbe spazzato via tutte le regole del decreto Brunetta, adesso sono molto più cauti.
Anzi, per la verità, i tre sindacati confederali stanno già organizzando a Roma una manifestazione pubblica per il prossimo 18 maggio proprio davanti a Palazzo Vidoni, di fronte alla sede del Ministero della Funzione Pubblica.
Cgil, Cisl e Uil chiedono senza mezzi termini che il contratto torni ad essere la “fonte principale” nelle norme sul rapporto di lavoro pubblico, anche se per la verità bisognerebbe ricordare che già lo stesso decreto legislativo 29 del 1993 prevedeva che alcune materie fossero sottratte alla contrattazione e rimanessere riserva di legge.
Il fatto è che le Commissioni di Camera e Senato hanno concluso già da alcuni giorni i propri lavori e adesso la parola spetta al Governo che, entro la fine del mese, dovrà adottare il testo definitivo del decreto legislativo che servirà a modificare il Testo unico sul Pubblico Impiego del 2001 e rivisto nel 2009 all’epoca del ministro Renato Brunetta.

Al Governo, i sindacati rimproverano di non aver mantenuto fede agli impegni assunti il 30 novembre con l’accordo politico di massima raggiunto con la minsitra Marianna Madia.
C’è molta attesa per la risposta dell’esecutivo anche perchè alle decisioni del Governo è legato anche l’avvio della tornata contrattuale.
I sindacati, infatti, confidano nelle modifiche del testo unico per poter fare piazza pulita di molte norme sgradite introdotte nel pubblico impiego dal 2009 in avanti.
In particolare nella scuola sono in discussione le disposizioni sulla valutazione dei docenti e sulla assegnazione del personale docente alle scuole (compresa la cosiddetta chiamata diretta).

Chiamata diretta: stop ai colloqui, tornano le graduatorie

da La Tecnica della Scuola

Chiamata diretta: stop ai colloqui, tornano le graduatorie

Per assegnare alle scuole i docenti titolari sugli ambiti non si faranno più i colloqui e verranno ripristinati, almeno in molti casi, punteggi e graduatorie.
Lo spiegano chiaramente le linee guida predisposte dai sindacati del comparto (Cgil, Cisl, Uil e Snals) con un ricco “kit” inviato ai dirigenti scolastici e alle RSU.
Si ritorna al “protagonismo degli organi collegiali”, annunciano i sindacati.
Ovviamente resta da vedere se i ds iscritti a Cgil, Cisl, Uil e Snals si adegueranno alle indicazioni dei propri sindacati o se si atterranno al testo della ipotesi contrattuale dell’11 aprile che non parla né di punteggi, nè di eliminazione dei colloqui che sono invece pienamente giustificati dalla legge 107.
Si attende anche di sapere cosa ne pensa in merito l’Anp che certamente nelle prossime ore non mancherà di far conoscere la propria posizione.
Ad ogni modo il “kit” sindacale è molto dettagliato e minuzioso e non lascia molto spazio né alle interpretazioni né tanto meno alla autonomia delle istituzioni scolastiche.
In tutto questo i sindacati non forniscono però indicazioni precise sulle scadenze e non spiegano in che modo  i collegi dei docenti potranno deliberare senza conoscere i dati relativi all’organico.
Anzi, la regola contenuta nel contratto (i collegi deliberano conoscendo i numeri dell’organico) sembra ormai dimenticata per lasciare spazio ad altri criteri non presenti nel contratto stesso.

In concreto, si legge nelle “linee guida”, i collegi dovranno individuare 6 requisiti fra i 18 previsti dal CCNI dell’11 aprile; a questo punto i ds attribuiranno l’incarico al docente con il maggior numero di requisiti e, in caso di parità, dovranno attenersi ai criteri fissati dal collegio dei docenti che, sempre a parere dei sindacati, dovranno fare inevitabilmente riferimento al punteggio della mobilità.
Va osservato che un meccanismo del genere non servirà certamente a “valorizzare” i docenti che hanno maturato specifiche competenze per più anni: infatti il requisito “insegnamento in progetti di integrazione/inclusione” può riguardare l’esperienza di un anno come una pratica decennale in scuole situate in zone a rischio, ma – usando la logica proposta dai sindacati –  le due situazioni sarebbero del tutto equiparate.
Come si è detto, secondo i sindacati nelle proprie delibere i collegi dovrebbero indicare che a parità di requisiti varrà il punteggio della mobilità.
Sempre secondo i sindacati i dirigenti non potranno in alcun modo utilizzare i colloqui.
Si tratta ora di capire se effettivamente i dirigenti scolastici iscritti ai sindacati del comparto seguiranno puntualmente le indicazioni contenute nel kit o se decideranno in autonomia.
Va anche rilevato che in non pochi istituti comprensivi i collegi dei docenti sono già stati convocati e hanno già deliberato, ovviamente senza seguire le indicazioni sindacali che sono state rese note solo poche ore fa.

Maturità 2017 candidati esterni: esami preliminari fino al termine delle lezioni

da Tuttoscuola

Maturità 2017 candidati esterni: esami preliminari fino al termine delle lezioni

L’ordinanza annuale sugli esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione fissa anche modalità e termini per l’effettuazione degli esami preliminari per i candidati esterni.

Maturità 2017 candidati esterni: quando si sostiene l’esame preliminare?

L’esame preliminare è sostenuto nel mese di maggio e, comunque, non oltre il termine delle lezioni, davanti al consiglio della classe collegata alla commissione alla quale il candidato esterno è stato assegnato. Il consiglio di classe, se necessario, è integrato dai docenti delle materie insegnate negli anni precedenti l’ultimo. Se i candidati esterni sono provvisti di idoneità o di promozione all’ultima classe, o di ammissione alla frequenza di detta classe, sostengono l’esame preliminare sulle materie dell’ultimo anno. Sostengono l’esame preliminare sulle materie dell’ultimo anno anche i candidati esterni che abbiano frequentato l’ultimo anno di corso nell’anno o negli anni scolastici precedenti e, ammessi all’esame di Stato, non abbiano conseguito il relativo diploma e i candidati esterni che abbiano superato nell’anno o negli anni precedenti l’esame preliminare e, ammessi all’esame di Stato, non abbiano sostenuto le relative prove oppure non le abbiano superate.

Maturità 2017 candidati esterni: ammissione all’esame di Stato

Il candidato è ammesso all’esame di Stato se consegue un punteggio minimo di sei decimi in ciascuna delle discipline per le quali sostiene la prova. Per i candidati con certificazione di DSA – disturbo specifico di apprendimento – o con altra tipologia di bisogno educativo speciale documentato vengono applicate le misure compensative previste dalla documentazione presentata.

Mobilità docenti IRC: presentazione istanze fino al 16 maggio

da Tuttoscuola

Mobilità docenti IRC: presentazione istanze fino al 16 maggio

Il MIUR ha siglato con le organizzazioni sindacali anche l’ordinanza per la mobilità dei docenti di religione cattolica.

Gli insegnanti di religione cattolica devono indirizzare le domande di trasferimento e di passaggio, redatte in conformità agli appositi modelli riportati negli allegati alla presente Ordinanza e corredate dalla relativa documentazione, all’Ufficio scolastico regionale della Regione di titolarità e presentarle al dirigente dell’Istituzione scolastica presso la quale prestano servizio entro il prossimo 16 maggio.

I docenti che intendono chiedere contemporaneamente il trasferimento ed il passaggio devono presentare distintamente una domanda per il trasferimento e una domanda per il passaggio, precisando nella domanda di passaggio a quale delle due intendano dare la precedenza.

SCHEMA di MOZIONE sui requisiti per la chiamata diretta dei docenti

SCHEMA di MOZIONE dei COBAS Scuola
sui requisiti per la chiamata diretta dei docenti dall’ambito territoriale per incarico triennale su scuola

Vista la convocazione del Collegio dei Docenti al fine di individuare il numero e la specifica dei requisiti tra quelli di cui all’allegato A della “ipotesi” di Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sul passaggio da ambito territoriale a scuola per l’a.s. 2017/2018, ai sensi dell’articolo 1, commi 79 e successivi, della legge 13 luglio 2015, n. 107;

Vista la Legge n. 107 del 13 luglio 2015 ed in particolare i commi 79, 80, 81 e 82 dell’art. 1 nei quali si prevede, tra l’altro, che, “… il dirigente scolastico propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento …”, che “… l’incarico ha durata triennale ed è rinnovato purché in coerenza con il piano dell’offerta formativa …” e che “… l’incarico è assegnato dal dirigente scolastico e si perfeziona con l’accettazione del docente. Il docente che riceva più proposte di incarico opta tra quelle ricevute. L’ufficio scolastico regionale provvede al conferimento degli incarichi ai docenti che non abbiano ricevuto o accettato proposte e comunque in caso di inerzia del dirigente scolastico”;

Visto l’allegato alla “ipotesi” di CCNI (non ancora “perfezionata”) che al punto 3 prevede: “Il dirigente scolastico formula la proposta di passaggio da ambito a scuola in coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa. A tal fine il dirigente, previa deliberazione del collegio dei docenti su proposta del dirigente medesimo, individua sino a un massimo di sei titoli ed esperienze specifiche tra quelle di cui all’allegato A, per ciascun posto vacante e disponibile, ovvero per gruppi di posti, in coerenza con il PTOF e il Piano di Miglioramento dell’istituzione scolastica. Qualora il collegio dei docenti correttamente convocato non si esprima entro 7 giorni dalla data prevista, il dirigente scolastico procede comunque all’individuazione dei requisiti e alla pubblicazione dell’avviso, nel rispetto dei termini previsti a livello nazionale”.

Vista la nota MIUR del 19 aprile 2017, prot. n. 16977 con la quale si comunica che l’ipotesi di CCNI “introduce la necessità di una deliberazione del Collegio dei docenti, su proposta del Dirigente scolastico, sul numero e la specifica dei requisiti da considerare utili ai fini dell’esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale” e comunica i termini entro i quali devono essere convocati i Collegi dei Docenti dei diversi gradi di istruzione;

il Collegio dei Docenti del _____________________ di __________________________

non condivide il sistema di mobilità con gli incarichi triennali delle/dei docenti, per chiamata diretta, da parte del preside (e ne chiede la abrogazione);

e ritiene, invece,
che la mobilità debba essere gestita esclusivamente con titolarità su scuola e secondo il relativo punteggio, eliminando la chiamata diretta e gli incarichi triennali decisi dal preside, garantendo la continuità della titolarità a tutte/i le/i docenti.

Ciò premesso, il Collegio dei Docenti in data ____________

DELIBERA

di NON APPROVARE ALCUN REQUISITO per la cosiddetta chiamata diretta e di NON APPROVARE la proposta del Dirigente Scolastico sul numero e la specifica dei requisiti da considerare utili ai fini dell’esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale.