Nasce il Registro siciliano per la sclerosi multipla

Vita.it del 15-05-2017

Nasce il Registro siciliano per la sclerosi multipla

Lo firmano oggi a Messina l’assessore regionale alla salute, Baldo Gucciardi e il presidente nazionale della Fism, Federazione italiana sclerosi multipla, Mario Alberto Battaglia, alla presenza del ministro Beatrice Lorenzin. «Il Registro è un nostro impegno concreto per individuare i bisogni delle persone con sclerosi multplia e fornire le risposte che si attendono» ha spiegato Mario Alberto Battaglia.

MESSINA. Sarà il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, a sancire la nascita del Registro Regionale per la sclerosi multipla: lunedì 15 maggio, a Messina, l’assessore regionale alla salute, Baldo Gucciardi e il presidente nazionale della Fism, Federazione italiana sclerosi multipla, Mario Alberto Battaglia, firmeranno la nascita del Registro. Il Registro della sclerosi multipla è uno strumento che raccoglierà i dati di tutti i pazienti affetti da sclerosi multipla seguiti nei diversi centri della Regione, con finalità epidemiologiche, di sanità pubblica e di ricerca volta a migliorare le conoscenze sulle cause e sui trattamenti della malattia: si tratta di oltre 9mila persone solo in Sicilia e 113mila in Italia. Un momento unico, perché i dati del registro saranno utili per promuovere l’equità di accesso alle cure confrontando le pratiche assistenziali dei diversi centri, e per valutare politiche assistenziali di carattere nazionale e locale. «Il registro è promosso dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e dall’Università degli Studi Aldo Moro di Bari», ha spiegato il prof. Mario Alberto Battaglia, «è un nostro impegno concreto per individuare i bisogni delle persone con SM e fornire le risposte che si attendono. Lo scorso anno, in dieci regioni in Italia tra cui la Sicilia, abbiamo sostenuto con una borsa di studio un assistente di ricerca che ha aiutato a inserire i dati aggiornati di tutti i pazienti seguiti. Anche quest’anno continua il nostro impegno per aiutare i centri i principali ad inserire i dati ed avviare speditamente il registro».

Insieme al Registro Regionale verrà siglata anche una convenzione tra l’IRCCS RCCS Neurolesi Bonino Pulejo e l’Associazione italiana sclerosi multipla, rappresentata dal presidente nazionale dell’associazione Angela Martino. La convenzione riguarda un progetto sperimentale di declinazione del Pdta, Percorso diagnostico terapeutico assistenziale per la SM della Regione Sicilia: la sperimentazione pilota riguarda l’organizzazione del centro SM, il reparto ed il collegamento ospedale-territorio. In Sicilia, nel 2014, fra le prime regioni in Italia, è stato approvato il documento “Percorso diagnostico terapeutico assistenziale integrato per la gestione della sclerosi multipla” ed è stata approvata la Rete regionale dei centri per la Sclerosi multipla definita secondo il modello hub e spoke. Nel nuovo Centro sclerosi multipla, IRCCS Neurolesi Bonino Pulejo e AISM intendono sperimentare un modello che potrà essere replicato negli altri centri clinici del territorio siciliano. Il Pdta aziendale consentirà la definizione di strumenti che permettono all’Azienda di delineare il miglior percorso praticabile all’interno della propria realtà identificando i processi e i protocolli operativi per assicurare una presa in carico unitaria delle persone con SM seguite dal Centro in tutte le fasi di malattia e per i differenti livelli di disabilità, anche con attenzione ai necessari e opportuni collegamenti con la rete dei servizi territoriali, definendo i ruoli e le competenze di ogni servizio.

Disturbi dello spettro autistico

Regioni.it del 15-05-2017

Disturbi dello spettro autistico, la Giunta regionale approva la proposta di legge

CAMPOBASSO. Disturbi dello spettro autistico, approvata in Giunta regionale la proposta di legge su iniziativa del presidente Paolo di Laura Frattura. “La risposta che dovevamo a tante famiglie del nostro Molise”, il suo commento.

“Un passo avanti – dichiara il presidente della Regione –, che tutto il nostro Molise fa in termini di attenzione e vicinanza strutturate nei riguardi di bambini, adolescenti e adulti affetti da questo complesso disturbo che investe in particolare la capacità relazionale. A differenza di altre realtà che hanno provveduto diversamente, con linee guida o altri provvedimenti, noi abbiamo scelto di dare al nostro intervento la forma di legge regionale”.

Tra le finalità principali della pdl varata questa sera a Palazzo Vitale, la piena integrazione sociale, scolastica e lavorativa delle persone portatrici del disturbo dello spettro autistico (Asd) e dei disturbi pervasivi dello sviluppo (Dps).

“Abbiamo immaginato un sistema di tutela complesso, concentrato sulla persona nella famiglia e nella società, con una prima declinazione del Dopo di noi. Il testo, che abbiamo costruito con il nostro Servizio regionale di programmazione rete dei soggetti deboli, dell’integrazione socio-sanitaria e della riabilitazione, mira a garantire assistenza di natura sanitaria e ad agevolare le condizioni che consentano davvero a tutti l’opportunità dei diritti di cittadini. Attenzione reale alle famiglie: non saranno lasciate più sole”.

Famiglia. Nelle disposizioni regionali in materia di disturbi dello spettro autistico e disturbi pervasivi dello sviluppo, viene riconosciuto il ruolo determinante della famiglia quale parte attiva nell’elaborazione e nell’attuazione del progetto di vita della persona con disturbi Ads e Dps, di concerto con i professionisti specializzati (neuropsichiatri, psichiatri, psicologi, educatori, terapisti occupazionali, logopedisti, psicomotricisti, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione). “La famiglia è attore significativo del progetto terapeutico – evidenzia il presidente –, per questo ne sosteniamo il lavoro di cura, promuovendo iniziative di sostegno e di consulenza alla famiglia con la figura del parent training e favorendo la collaborazione con la scuola, i servizi sanitari e quelli sociali”.

Cure. Dal punto di vista sanitario, la proposta di legge prevede livelli di prima diagnosi in tutto il Molise attraverso l’attivazione di unità multidisciplinari specifiche per portatori di Ads e Dps, composte da psichiatri, psicologi, Pls e assistenti sociali presso i distretti sociosanitari dell’Asrem. Per le diagnosi secondaria e terziaria, non presenti nel Servizio sanitario regionale del Molise, saranno definite apposite convenzioni con centri specializzati.

Coordinamento, Centri e Consulta. Verranno istituiti il Coordinamento regionale, i Centri regionali e la Consulta.

Il coordinamento si occuperà di progettare e gestire i programmi di inclusione sociale, scolastica e lavorativa; di progettare e gestire le attività formative specifiche per operatori sanitari, sociosanitari, sociali e scolastici; di progettare e gestire attività formative a supporto dei caregiver e dei familiari; di coordinare le attività di tutti i soggetti presenti nelle filiere assistenziali; di monitorare gli esiti dei percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali e di implementarli in base agli esiti dei monitoraggi svolti.

I Centri regionali, deputati a diagnosi e cure, saranno attivati presso la Neuropsichiatria infantile e per l’età adulta presso il Dipartimento di salute mentale.

La Giunta regionale istituisce la Consulta permanente delle associazioni di volontariato e di promozione sociale.

“Costituiremo una rete integrata di cura e assistenza multiprofessionale e multisetting, comprensiva di attività diurne, semiresidenziali e residenziali. I centri – assicura il presidente –, serviranno in maniera omogenea tutto il nostro territorio. E ancora ci piace evidenziare la prevista promozione di iniziative di co-housing per favorire forme di coabitazione integrata anche in attuazione del Dopo di noi”.

Verrà istituita la banca dati per rilevare i parametri epidemiologici dei disturbi Asd e Dps.

Di rilievo, per Frattura, la collaborazione con la scuola “per favorire la formazione dei nostri bambini e ragazzi affetti da autismo e per agevolare l’inserimento nel mondo del lavoro”.

“La nostra proposta di legge, costruita al termine di un’attenta fase di confronto e ascolto, corrisponde a quanto possiamo garantire e attuare concretamente nel nostro Molise, nell’intenzione ferma di offrire la giusta assistenza. È un provvedimento – conclude il presidente Paolo Frattura –, che inquadra il disturbo all’interno della nostra società ed è un aspetto, questo, cui teniamo molto. Arriva dopo anni di vuoto, siamo certi che il Consiglio regionale provvederà quanto prima all’approvazione definitiva”.

Passo avanti per la sperimentazione delle superiori a quattro anni

da Il Sole 24 Ore 

Passo avanti per la sperimentazione delle superiori a quattro anni

di Claudio Tucci

Passo avanti per la sperimentazione, la prima su scala nazionale, delle superiori a quattro anni (anziché i cinque canonici). La bozza di decreto che autorizza 100 prime classi degli istituti scolastici del secondo ciclo, quindi tutti: licei, tecnici, professionali, statali e paritari, ha ricevuto semaforo verde, seppur con una serie di osservazioni, da parte del Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi), l’organo tecnico-consultivo del ministero dell’Istruzione. Il provvedimento potrà ora essere adottato dalla ministra, Valeria Fedeli (gli step successivi sono Corte dei conti e pubblicazione ufficiale). Le novità, quindi, non arriveranno subito il prossimo anno (le iscrizioni si sono chiuse a febbraio); ma più realisticamente si partirà a settembre 2018.

Il progetto
Dopo alcuni esperimenti negli anni passati (avviati poi concretamente in appena una manciata di licei e istituti tecnici, parte statali e parte paritari) l’idea di approfondire progetti per accorciare la durata delle superiori fu rispolverata dall’ex titolare del Miur, Stefania Giannini. Si studiò a fondo la questione per diverso tempo, poi la la crisi del governo Renzi, accantonò l’iniziativa. La bozza di decreto era comunque pronta, e la ministra Valeria Fedeli, al suo insediamento, decise di fargli comunque iniziare l’iter amministrativo. Che ora ha portato al primo “Sì”. Certo, il Cspi ha fissato dei paletti: ha chiesto che la sperimentazione sia fortemente presidiata dal ministero, con linee guida preventive e che ci sia una vigilanza attenta da parte degli ispettori (per evitare possibili abusi e scorciatoie); e che, soprattutto, non ci siano ripercussioni negative su offerta formativa e docenti («non ci sarà nessuna riduzione di organico», assicurano dal Miur).

In Europa è già realtà la scuola superiore a 4 anni
Del resto, l’abbreviazione (di un anno) del percorso di studi permetterà di far uscire i ragazzi dalle aule a 18 anni, come avviene da tempo, in molti paesi europei (tra cui Spagna, Francia, Regno Unito, Portogallo, Ungheria, Romania – in Finlandia l’ultima campanella suona, addirittura, a 17 anni). E aiuterà, anche, a contrastare l’abbandono scolastico: già oggi, raccontano dal ministero dell’Istruzione, sono centinaia gli studenti che vanno all’estero al quarto anno di scuola.

La sperimentazione
La sperimentazione, delineata dalla bozza di decreto, «è molto seria», ha commentato il sottosegretario, Gabriele Toccafondi. Il corso di studi “quadriennale” dovrà garantire, anche attraverso la flessibilità didattica e organizzativa, l’insegnamento di tutte le discipline previste dall’indirizzo di riferimento in modo da assicurare agli alunni il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e delle competenze previste per il quinto anno di corso (entro ovviamente il “nuovo” termine del quarto anno). Insomma, «non è un nuovo indirizzo di studi, ma una vera e propria sperimentazione metodologica – ha spiegato Carmela Palumbo, a capo da anni della dg per gli Ordinamenti scolastici e la Valutazione del Miur -. L’esame di Stato rimane lo stesso, e identico sarà anche il diploma finale conseguito dagli alunni. Il senso di questa iniziativa è capire se in quattro anni si riusciranno a raggiungere i medesimi obiettivi formativi di un percorso quinquennale».

La bozza di decreto prevede che le scuole interessate a partecipare alla sperimentazione dovranno presentare un progetto, caratterizzato da un elevato livello di innovazione didattica. Si potrà chiedere l’attivazione di prime classi con in media 25-30 alunni (saranno quindi bocciate aule con pochi studenti). Il percorso di studi “abbreviato” dovrà poi prevedere un potenziamento delle lingue, anche attraverso la metodologia Clil; bisognerà valorizzare le attività laboratoriali e le tecnologie digitali; oltre ovviamente a un generale rafforzamento del curriculo, a partire dall’alternanza scuola-lavoro obbligatoria e attraverso la partecipazione a progetti di mobilità internazionale. Sarà necessario, inoltre, rimodulare il calendario scolastico ed eventualmente potenziare l’orario settimanale delle lezioni. «Vogliamo progetti validi – ha tagliato corto Toccafondi -. In caso contrario, saranno scartati».

Al via cabina di regia per combattere la dispersione scolastica

da Il Sole 24 Ore 

Al via cabina di regia per combattere la dispersione scolastica

di Cl. T.

Combattere la povertà educativa è la base per combattere le altre povertà: da lì partono le disuguaglianze, così come le opportunità. Lo ha detto la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, aprendo i lavori della cabina di regia istituita al ministero sulla dispersione scolastica. La cabina è presieduta dalla ministra ed è composta da rappresentanti di ministero, Anci, Upi, regioni, ministero del Lavoro, e tre esperti Marco Rossi Doria (che coordina la cabina in assenza della ministra), Anna Serafini e Marco Giovannini.

«Entro luglio la cabina di regia produrrà un documento operativo. La riduzione delle diseguaglianze – sottolinea Fedeli – è un diritto da garantire ai nostri ragazzi».

I numeri
A livello europeo quando si parla di “dispersione scolastica” l’indicatore utilizzato per la quantificazione del fenomeno è quello degli early leaving from education and training (ELET) con cui si prende a riferimento la quota dei giovani tra i 18 e i 24 anni d’età con al più il titolo di scuola secondaria di I grado, o una qualifica di durata non superiore ai 2 anni, e non più in formazione. La strategia di miglioramento Europa2020 prevede che l’Italia porti la quota degli abbandoni precoci al 10%. Nel 2006 questa quota era pari al 20,8%, nel 2015 al 14,7 per cento.

Lorenzin: norme per obbligo vaccini a scuola entro una settimana. Fedeli: lavoriamo insieme

da Il Sole 24 Ore 

Lorenzin: norme per obbligo vaccini a scuola entro una settimana. Fedeli: lavoriamo insieme

di Alessia Tripodi

Varare il decreto sull’obbligo dei vaccini «entro la prossima settimana». È questo l’obiettivo indicato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin al termine della riunione del cdm di oggi. E, dopo le polemiche di ieri, arrivano anche le rassicurazioni della titolare dell’Istruzione, Valeria Fedeli: «Quello sull’obbligo vaccinale «è un caso che non c’è, lavoreremo per risolvere e per costruire concretamente l’obbligo dei vaccini senza ledere il diritto alla scuola».

Lorenzin: risposta a drammatico calo coperture
«Come annunciato ho presentato all’attenzione del Consiglio dei Ministri il testo base di decreto legge sull’obbligo vaccinale nelle scuole», ha detto oggi Lorenzin, spiegando che «durante la seduta ho avuto conferma dal presidente Gentiloni circa la volontà di avviare subito un approfondimento collegiale, che è già iniziato tra i tecnici della Salute, del Miur e della presidenza del Consiglio».

«Diamo tutti insieme una risposta concreta alla popolazione per la tutela della loro salute, dei loro figli e delle famiglie a fronte del drammatico calo della copertura vaccinale» ha aggiunto quindi Lorenzin.

Fedeli: lavoriamo insieme
Anche se si dice «stupita del modo con cui ha proceduto Lorenzin», oggi la titolare dell’Istruzione Fedeli smentisce le voci di divisioni nel governo e afferma: «Lavoreremo per risolvere e per costruire concretamente l’obbligo dei vaccini senza ledere il diritto alla scuola». E dà ragione a Matteo Renzi, il quale ieri – irritato dall’annuncio dell’arrivo del provvedimento sui vaccini e dalla successiva smentita di Palazzo Chigi – aveva tuonato: «Nel governo manca un coordinamento e l’impressione è che ognuno fa quello che gli pare».
Dopo il Cdm di oggi, in una nota la ministra dell’Istruzione dichiara di aver «molto apprezzato richiamo al coordinamento e alla collegialità con cui Paolo Gentiloni ha aperto il Consiglio dei Ministri». «Ho sempre detto che sono favorevole all’obbligo di vaccinazione, tanto più se il ministero della Salute segnala l’esistenza di un’emergenza nazionale» ha aggiunto, spiegando che «da questo discende che i vaccini debbono essere obbligatori per ogni bambina e bambino sul territorio nazionale e che tale norma deve valere per ogni
luogo pubblico».

Contemperare diritto a salute con quello all’istruzione
«In questo quadro l’obbligo delle vaccinazioni nelle scuole deve applicarsi contemperando allo stesso tempo – ribadisce la ministra Fedeli – oltre al diritto costituzionale alla salute, il diritto costituzionale all’istruzione. Il rispetto della norma sarebbe in capo a Comuni, Regioni e Stato per bambine e bambini da 0 a 6 anni, in capo allo Stato per la scuola dell’obbligo, cioè tra i 6 e i 16 anni».
«Nel governo siamo tutti d’accordo – assicura la titolare Miur – che la strada verso l’obbligatorietà delle vaccinazioni a livello nazionale sia quella giusta. E sono convinta – conclude – che sapremo costruire concretamente insieme, come del resto Miur e Salute stavano facendo dall’inizio di febbraio, norme che tutelino i diritti costituzionali alla salute e all’istruzione».

Anche dalle scuole qualifiche sul «modello» regionale

da Il Sole 24 Ore 

Anche dalle scuole qualifiche sul «modello» regionale

di Gianni Bocchieri

L’istruzione e la formazione professionale è il segmento del sistema generale di istruzione e formazione di competenza delle Regioni, erogato dai loro Centri di formazione professionale (Cfp) accreditati o dagli istituti scolastici statali e paritari.

Oltre alla diversa natura dei soggetti che li erogano, i percorsi di istruzione e formazione professionale si differenziano anche per la loro diversa metodologia didattica. I primi si ispirano alla Vocational education training (Vet) di stampo europeo con una didattica per competenze, l’utilizzo di un metodo induttivo orientato ad insegnare un mestiere. I secondi mantengono un approccio più legato alle discipline e al trasferimento delle conoscenze, da acquisire attraverso lo studio e non attraverso esperienze lavorative.

Inoltre, come per altre competenze esclusive e concorrenti, non tutte le Regioni hanno costruito un loro sistema di Cfp accreditati, preferendo affidare l’erogazione di tutti i percorsi di Istruzione e formazione professionale agli istituti scolastici professionali, in via sussidiaria.

Due percorsi distinti

In questo composito quadro, l’istruzione e la formazione professionale ha finito per articolarsi in due distinti percorsi: quello dell’istruzione professionale erogata nelle scuole statali e paritarie, secondo il modello “scolasticistico” ministeriale, con il rilascio della qualifica al terzo anno, in via sussidiaria su delega delle Regioni e con il rilascio del diploma dopo gli esami di stato al quinto anno (Ip) e quello dell’istruzione e della formazione professionale erogata dai Cfp, con la forte integrazione tra istruzione, formazione e lavoro ispirato alla Vet, con il rilascio della qualifica al terzo anno, del diploma professionale regionale al quarto anno e della specializzazione professionale al quinto anno (IeFp).

La frammentazione dell’offerta formativa di questo segmento ha finito per confondere le famiglie e gli studenti, che hanno preferito scegliere altri percorsi a prescindere dalla loro vocazione. In questo modo, l’istruzione e la formazione professionale è stata finora la scelta formativa residuale e si è sempre più caratterizzata per essere il rimedio di ultima istanza della dispersione scolastica, destinata alle fasce più deboli degli studenti.

Adottato definitivamente dal Consiglio dei ministri dello scorso 7 aprile, il decreto delegato della Buona scuola si propone di accrescere l’identità di questi percorsi differenziandoli rispetto a quelli dell’istruzione tecnica e di superare la frammentazione dell’offerta formativa professionale, pur considerando il quadro a geometria molto variabile con cui le Regioni hanno costruito i loro modelli regionali di IeFp.

Modelli da avvicinare

In particolare, il decreto si propone di avvicinare il modello della Ip a quello della IeFp, principalmente attraverso due modifiche al testo iniziale del decreto, richieste fortemente dalle Regioni. La prima modifica riguarda la possibilità per le istituzioni scolastiche di attivare percorsi di istruzione e formazione professionale per il rilascio della qualifica e del diploma professionale quadriennale secondo gli standard formativi delle singole Regioni, in accordo con l’Ufficio scolastico regionale, previo accreditamento regionale. La seconda modifica riguarda la costruzione di un’unica filiera professionalizzante verticale, attraverso un sistema di “passerelle” per cui gli studenti della IeFp possono concludere il loro percorso nella Ip, con il diploma statale al quinto anno. Viceversa, gli studenti della Ip possono conseguire il diploma professionale regionale al quarto anno sia nei percorsi della IeFp erogati dai Cfp o dalle istituzioni scolastiche statali e paritarie accreditate dalle stesse Regioni.

Sul versante della Ip, pur confermandone la durata quinquennale, la novità più rilevante riguarda l’articolazione dei percorsi nel 2+3 al posto dell’2+2+1. In particolare, nel biennio si assolverà l’obbligo di istruzione e le istituzioni scolastiche potranno prevedere specifiche attività finalizzate ad accompagnare e supportare gli studenti, anche facendo ricorso alla rimodulazione dei quadri orari. Nel successivo triennio specialistico, si potrà realizzare la nuova curvatura professionalizzante attraverso una didattica più personalizzata e più orientata alle attività laboratoriali. Infine, il decreto prevede che la didattica della Ip sia organizzata per assi culturali, con insegnamenti omogenei, superando l’impostazione per discipline e favorendone anche una maggiore flessibilità organizzativa.

I nuovi profili passano da 6 a 11

da Il Sole 24 Ore 

I nuovi profili passano da 6 a 11

di G. Boc.

Rispetto alla sua versione originaria, il testo del decreto legislativo sull’Istruzione professionale ha recepito le più importanti richieste delle Regioni finalizzate all’integrazione tra i due sistemi di Istruzione e formazione professionale, della IeFp e della Ip, seppure la delega riguardasse solo l’Istruzione professionale statale.

Nell’invariato quadro del vigente riparto delle competenze costituzionali, ministero dell’Istruzione e Regioni hanno condiviso la finalità di delineare un sistema di «formazione ai mestieri», preservando i sistemi di Istruzione e formazione professionale costruiti nel corso degli anni con il contributo dei territori.

La condivisione continuerà anche nell’attuazione delle principali novità del decreto, attraverso una serie di atti da approvare in sede di Conferenza Stato Regioni e Province autonome o in quella Unificata.

Nuovi profili professionali

In primo luogo, l’intesa in sede di Conferenza Stato Regioni e Province autonome dovrà essere raggiunta sul decreto del ministro dell’Istruzione (Miur), con cui andranno definiti i nuovi profili professionali, passati da 6 ad 11, che dovranno essere correlati ai codici Ateco e declinati in termini di competenze, abilità e conoscenze. Questo stesso provvedimento dovrà stabilire la modalità di passaggio al nuovo ordinamento nell’anno scolastico e formativo 2018/2019.

Le Regioni dovranno poi stipulare appositi accordi con gli Uffici scolastici regionali (Usr) per definire le modalità di realizzazione dei percorsi di IeFp all’interno delle istituzioni scolastiche, in via sussidiaria, secondo gli standard definiti da ciascuna Regione.

Previa intesa in sede di Conferenza Stato Regioni e Province autonome, sempre con decreto del Miur dovranno essere definiti i criteri generali per favorire il raccordo tra i due sistemi. In particolare, Stato e Regioni dovranno disciplinare il meccanismo delle cosiddette passerelle ovvero i passaggi tra i percorsi di istruzione professionale (Ip) e quello di istruzione e formazione professionale (IeFp) compresi nel repertorio nazionale dell’offerta di istruzione e formazione professionale.

Infine, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, con Dm del Miur, di concerto con il ministro del lavoro, previa intesa in sede di Conferenza unificata, dovranno essere determinati i criteri e le modalità per l’organizzazione e il funzionamento della “Rete nazionale delle scuole professionali”, in cui confluiranno anche le istituzioni formative accreditate a livello regionale allo scopo di promuovere l’innovazione, il permanente raccordo con il mondo del lavoro, l’aggiornamento periodico degli indirizzi di studio. Nata per rafforzare gli interventi di supporto alla transizione dalla scuola al lavoro, diffondere e sostenere il sistema duale realizzato in alternanza scuola-lavoro e in apprendistato, questa Rete dovrà anche raccordarsi con la Rete nazionale delle politiche attive del lavoro costituita dal decreto di riordino dei servizi per il lavoro e le politiche attive del lavoro.

Portata innovativa

Insomma, la reale portata innovativa del provvedimento potrà essere misurata proprio in sede di sottoscrizione dei diversi provvedimenti cui è rimandata l’attuazione del rapporto tra Ip ed IeFp. Solo così si potrà valutare se le Regioni vorranno dotarsi di un sistema di IeFp, da affiancare stabilmente al sistema della Ip ministeriale, anche attraverso l’apprendistato duale che il decreto finanzia anche per i prossimi anni, con uno stanziamento di 25 milioni annui a decorrere dal 2018.