Il 1o Rapporto sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro

Superando.it del 19-05-2017

Il 1o Rapporto sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro

È stato presentato dall’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) il “1o Rapporto sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”, prezioso documento voluto per analizzare l’efficacia della normativa in tale materia – che verrà d’ora in poi presentato con scadenza annuale – dedicato a un fenomeno come quello infortunistico o delle malattie professionali, che oltre a causare costantemente numerose vittime, provoca anche annualmente la disabilità di svariate migliaia di persone
Copertina del 1o Rapporto sulla Salute e la Sicurezza nei Luoghi di Lavoro dell’ANMIL

L’immagine scelta per la copertina del Rapporto prodotto dall’ANMIL.

«Negli ultimi anni l’attenzione di media, istituzioni e cittadini è molto cresciuta verso il tema della sicurezza sul lavoro, ma, al di là dei meri dati statistici che con impegno l’INAIL diffonde periodicamente, è nostra convinzione che il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali e le problematiche legate alla loro prevenzione meritino una più approfondita valutazione, analizzando l’efficacia della normativa in materia»: così, nei giorni scorsi a Roma, insieme ai principali esponenti istituzionali in materia, i rappresentanti dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) hanno presentato il 1° Rapporto sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, prezioso documento dedicato a un fenomeno come quello infortunistico o delle malattie professionali, che oltre a causare costantemente numerose vittime, provoca anche annualmente la disabilità di svariate migliaia di persone.

«Già da diversi mesi – spiegano dall’ANMIL -, un nostro gruppo di esperti si è dedicato allo studio dei principali interventi del legislatore, della giurisprudenza, della prassi amministrativa e del mondo della ricerca in materia di salvaguardia della salute dei lavoratori e della loro sicurezza in àmbito lavorativo che hanno caratterizzato in modo significativo l’anno precedente e la metà dell’anno in corso. I risultati di tale lavoro – che ha rivolto lo sguardo al contesto nazionale, senza tuttavia perdere di vista la prospettiva europea ed internazionale – costituiscono il nucleo di questo nostro Primo Rapporto, che intendiamo d’ora in poi presentare con scadenza annuale, per comprendere come sia cambiato nell’ultimo decennio il lavoro nel nostro Paese, con i Decreti 81 e 106*, fornendo in tal modo a tutti gli addetti ai lavori un servizio informativo e culturale aggiornato e completo, con l’auspicio di contribuire all’innalzamento del livello di conoscenza, di spirito critico e di quella consapevolezza che il tema merita, considerati i valori costituzionali che lo governano». (S.B.)

* Il riferimento è al Decreto Legislativo 81/08 (“Testo unico in materia di sicurezza e salute sul lavoro”) e del Decreto Legislativo 106/09 (“Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”).

Immobile confiscato alla mafia diventa Informagiovani in lingua dei segni

Immobile confiscato alla mafia diventa Informagiovani in lingua dei segni

Aperto a Palermo uno sportello che offre il servizio in Lis (lingua dei segni). Sarà attivo il lunedì e il mercoledì dalle 15 alle 18.30. Fornirà informazioni su mobilità all’estero, servizio volontario europeo, campi di volontariato nel Sud del mondo

da Redattore Sociale 19 maggio 2017

ROMA – Spesso i terreni confiscati alle mafie sono destinati a progetti davvero originali. E’ il caso dello sportello Informa Giovani, che a Palermo offre anche l’interpretariato in lingua dei segni. Il progetto, ancora in fase sperimentale, sarà presentato oggi alle 15, in via Sampolo 42, proprio in quell’immobile confiscato alla mafia e concesso per 10 anni all’ InformaGiovani dal comune di Palermo. Lo sportello in Lis funzionerà a partire da giugno, tutti i lunedì dalle 15 alle 18.30, reso accessibile ai non udenti attraverso un sistema di interpretariato online e in tempo reale gestito in modo volontario.

Lo spazio rappresenterà un luogo dove i giovani potranno sentirsi a casa: si offriranno infatti informazioni su opportunità di mobilità all’estero, sul Servizio volontario europeo, sul servizio civile nazionale e internazionale, su campi di volontariato nel sud del mondo e più in generale su bandi e opportunità di lavoro. Il tutto attraverso i volontari che lavorano nella struttura. Sarà un luogo di incontro e condivisione per coloro che sono interessati a nuove iniziative e collaborazioni o che comunque lavorano coi giovani, ma soprattutto uno spazio aperto alle iniziative ed eventi che verranno proposti.

Attraverso collaborazioni con altre associazioni e realtà del territorio saranno progressivamente attivati altri punti in diversi quartieri della città. Ma il sogno dell’associazione è quella di estendere il servizio in tutto il territorio nazionale. Per informazioni, contattare l’indirizzo info@informa-giovani.net e il numero 393.9629434 dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 18:00. (Paolo Cocuroccia)

WE_WelcomeEurope

WE_WelcomeEurope
60 anni dei Trattati di Roma, la Ministra Fedeli e il Sottosegretario Gozi premiano le vincitrici e i vincitori del concorso

(Roma, 19 maggio 2017) L’Europa vista dai giovani attraverso foto e video. Centinaia di studentesse e studenti italiani, le loro idee, il linguaggio multimediale per raccontare l’Europa, la sua storia e il suo futuro. Tutto questo è “WE_WelcomeEurope”, il concorso di idee rivolto alle scuole secondarie di I e II grado italiane, promosso in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, che oggi ha visto a Palazzo Chigi la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, e il Sottosegretario alle Politiche e agli Affari europei, Sandro Gozi premiare le giovani vincitrici e i giovani vincitori.

Al concorso, promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno partecipato circa 200 istituti scolastici italiani che hanno presentato oltre 250 progetti tra video (70%) e album fotografici (30%) per raccontare la loro visione di Europa. Alle studentesse e agli studenti è stato infatti chiesto di realizzare un video o un album fotografico capace di raccontare i punti di forza dell’Europa di oggi, per immaginare e costruire l’Europa del domani.

“La scuola deve sostenere le giovani e i giovani a rafforzare la loro conoscenza e la loro consapevolezza di cittadinanza europea, intesa come appartenenza ad una cultura, a valori, a una storia e ad un percorso comuni – ha sottolineato la Ministra Valeria Fedeli -. Lo può fare attraverso concorsi come questo, con attività didattiche specifiche, con scambi e gemellaggi all’estero. I finanziamenti che stiamo mettendo in campo come Ministero vanno proprio in questa direzione. Alle ragazze e ai ragazzi dobbiamo consentire di essere protagonisti dell’Europa che verrà, di prendere parte in modo attivo e con consapevolezza al dibattito sul suo futuro”.

“Col concorso – ha spiegato il Sottosegretario Sandro Gozi – abbiamo chiesto agli studenti cosa farebbero e da cosa partirebbero se dovessero oggi creare per la prima volta l’Unione europea: quali valori, quali bisogni, quali obiettivi comuni? Cosa non rifare? Cosa fare diversamente? E abbiamo chiesto agli studenti di ripensare l’Europa con il loro linguaggio, la multimedialità, la creatività tipica dei giovani. Le loro indicazioni sono molto importanti perché ci dimostrano che l’Europa fa parte della loro quotidianità. I giovani puntano sull’Europa, ma l’Europa deve puntare di più sui giovani. E’ per questo che abbiamo proposto di moltiplicare per dieci il bilancio dell’Erasmus, è per questo che vogliamo moltiplicare per dieci l’Europa migliore, l’Europa delle opportunità”.

I vincitori del concorso sono:

  • per la scuola secondaria di I grado, vincitore della categoria video è l’Istituto Comprensivo San Giorgio di Mantova, classe 2°D con “Idee volanti”; vincitori a pari merito della categoria album fotografico l’Istituto Comprensivo Leonardo da Vinci di Roma, classe 3°B con “Obiettivo Europa” e l’Istituto Comprensivo Virgilio di Roma, Sezione Ospedaliera Bambino Gesù con “Abbattiamo Muri costruiamo Ponti”.
  • per la scuola secondaria di II grado, vincitori a pari merito della categoria l’Istituto Istruzione Superiore Denina di Saluzzo, sezione Rivoira di Verzuolo provincia di Cuneo, classi 5 A e 5 B + studente Liceo Bodoni di Saluzzo con “Senza confini” e l’Istituto Tecnico Statale Pietro Branchina di Adrano (Catania), classe 5° B, Turismo B con “Una giornata agli studenti dedicata”.

I video e gli album fotografici premiati sono pubblicati sul sito del Dipartimento per le Politiche Europee www.politicheeuropee.it

Eccessivo fervore per la tecnologia

da Il Sole 24 Ore

Eccessivo fervore per la tecnologia

di Pietro Bordo

Da molti anni i test d’ingresso delle superiori dimostrano che il 70% dei ragazzi ha competenze linguistiche scarse.
Qualche anno fa il Miur ha condotto uno studio scientifico sugli elaborati di lingua italiana degli studenti della maturità ed ha rilevato che il 75% di loro non sa scrivere bene; anzi, scrive male.
In un paese normale la logica conseguenza di quanto appena detto sarebbe stata un’indagine sull’insegnamento della lingua italiana dai sei ai quattordici anni, con qualche conseguenza significativa per cambiare qualcosa che evidentemente non va.
Invece nella scuola italiana c’è soprattutto un gran fervore sull’argomento tecnologia, sempre più presente nei collegi docenti e nei pensieri del Miur. Sembra che grazie ad essa il futuro sarà radioso per tutti.
Ma è proprio così?
L’ultimo rapporto Ocse, settembre 2015, Students, computer and learning, dice, in pratica, che i Paesi che hanno fatto grandi investimenti nelle dotazioni tecnologiche delle loro scuole non hanno risultati apprezzabili nelle performance in lettura, matematica o scienze. E la tecnologia non ha avuto neanche effetti rilevanti per quanto riguarda l’inclusione e nel recupero degli studenti più poveri e disagiati.
“Technology can amplify great teaching but great technology cannot replace poor teaching”.
Paesi che hanno un uso più capillare del digitale a scuola hanno visto addirittura un peggioramento nelle capacità di lettura.
La scuola digitale quindi non mantiene fede alle promesse della tecnologia.
Anche se, sempre l’Ocse, non c’è dubbio che le competenze digitali rappresentino un elemento fondamentale per l’inclusione in una società in cui la tecnologia è sempre più pervasiva.
Quindi – è il consiglio dell’Ocse – bisogna investire ancora di più nell’istruzione e nella didattica: la tecnologia non è efficace se utilizzata in maniera sostitutiva rispetto alla didattica. Riempire le aule di computer, insomma, risulta alla fine di scarsa utilità.
Ricordiamo la recente lettera aperta di 600 docenti universitari al Presidente del consiglio, alla ministra dell’Istruzione e al Parlamento italiano, promossa dal Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. «È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana».
E non dimentichiamoci una frase di Socrate, che diceva più o meno così: “Se soffre la grammatica soffre l’anima”.
Infine, un barlume di speranza: l’iniziativa della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, febbraio 2017, di «promuovere nelle scuole una riflessione su come migliorare la conoscenza della lingua italiana, che è alla base del nostro sentirci una comunità». Anche perché la conoscenza della lingua italiana è propedeutica a tutti gli altri apprendimenti.
Certo, al fine di migliorare tale conoscenza non aiuta il fatto che in tante scuole primarie italiane è previsto che allo studio della lingua italiana siano dedicate sole sei delle quaranta ore che i bambini settimanalmente passano a scuola.
Incredibile, ma vero.

Scuola e sport, ipotesi precompilata

da Il Sole 24 Ore

Scuola e sport, ipotesi precompilata

di A.Gal.

I costi scolastici e le spese per l’attività sportiva dei figli potrebbero debuttare nella prossima dichiarazione precompilata. L’agenzia delle Entrate e Sogei stanno valutando «il rapporto costi benefici» della trasmissione di questi dati che, provenendo da «soggetti non tutti perfettamente informatizzati, soprattutto le associazioni sportive periferiche, rischiano di originare una bassa affidabilità dell’informazione”» ha detto Paolo Savini al convegno “Le nuove forme di dialogo tra fisco e imprese” organizzato ieri al Mef. La qualità del dato che confluisce nella precompilata è un «obiettivo imprescindibile per l’Agenzia» perché «deve costituire in primo luogo un servizio per il contribuente e non invece un problema da risolvere».

Proprio l’esperienza di Sogei nei primi due anni di analisi dei dati della precompilata – 900 milioni di file gestiti e verificati in 20 giorni di calendario – dimostra che la collaborazione con i soggetti “fonte” può aiutare a ribaltare il rapporto con il contribuente «contribuente che talvolta – ha detto Maurizio Verginelli di Sogei – trova attraverso la precompilata scontrini e fatture di cui aveva perso traccia».

I margini di perfezionamento restano comunque ampi, dalle spese per l’amministratore di condominio al debutto quest’anno, ai quadri a) e b) su terreni e fabbricati, dove la percentuale di errore rimane sensibilmente alta per problemi spesso risalenti allo switch carta/digitale. Da sottolineare il ruolo dei Caf che hanno ormai raggiunto il 75% delle deleghe per scaricare la precompilata (14,8 milioni nel 2016). Mauro Soldini lancia però l’allarme: «A fronte della gestione di questa mole di dati, abbiamo subito un taglio del 24% dei trasferimenti dello Stato, con il rischio di un’ulteriore riduzione del 30% nel prossimo triennio: per usare una metafora, stanno tagliando le gambe agli sherpa».

Mobilità, in bilico l’assegnazione provvisoria per tutti. Appello al Miur: le cattedre ci sono

da La Tecnica della Scuola

Mobilità, in bilico l’assegnazione provvisoria per tutti. Appello al Miur: le cattedre ci sono

Il Governo ci ha trattato come “giovani alle prime esperienze lavorative senza vincoli familiari”, obbligandoci all’assunzione anche a mille chilometri da casa.

Ora ci dia la possibilità di tornare a casa. A chiederlo sono i docenti del Comitato 8000EsiliatiFaseB GaE, che da alcuni mesi stanno tampinando il Governo perche si ritengono “fortemente penalizzati”, perche assunti con la Buona Scuola lontano da casa (mentre chi era più giovane e sotto in graduatoria è rimasto nella propria provincia): ora chiedono di ottenere una sistemazione più congrua alle loro aspettative e in linea con le regole sul reclutamento precedenti alla Legge 107/15.

Gli insegnanti si dicono esasperati: ricordano che sono stati “precari per almeno un decennio, non sono giovani alle prime esperienze lavorative senza vincoli familiari, ma professionisti con figli e impegni familiari da mantenere, cosa già non banale con lo stipendio da insegnanti nella propria regione, figuriamoci fuori sede”.

Poi, fanno notare alla ministra che “negli ultimi mesi ci sono stati 4 suicidi tra gli insegnanti separati dalle loro famiglie: quanti ancora ne dobbiamo vedere per riuscire a capire che bisogna porre rimedio a tutti gli errori della 107?”.

Ricordano anche che “se avessero voluto già negli anni precedenti avrebbero potuto volontariamente decidere di spostarsi al Nord per avere la certezza dell’immissione in ruolo. Ma non lo hanno ritenuto indispensabile, perché ogni anno hanno avuto incarichi nella propria provincia, perché erano ai primi posti nelle gae e perché al sud gli alunni ci sono”.

Fanno anche la cronistoria di quanto accaduto nel 2015: “dopo la loro immissione in ruolo a settembre 2017, a distanza di soli due mesi, sono state create 50000 cattedre di potenziamento per nuove immissioni in ruolo. Queste cattedre non sono nate con lo scopo di soddisfare le richieste delle scuole (ptof) e di potenziarne realmente l’offerta formativa, ma sono state create ad hoc per soddisfare tutte le domande di immissione in ruolo di coloro che non avevano trovato una cattedra di diritto a livello nazionale”.

“Questo a svantaggio dei docenti della fase B, che in molti casi non hanno potuto usufruirne, nemmeno durante la mobilità dell’anno successivo, perché il potenziamento è stato dato su altre tipologie di ruoli o su altre classi di concorso”.

“Altra beffa è stata la priorità in fase di mobilità straordinaria di chi da anni aveva scelto volontariamente una sede lontana dalla propria residenza per ottenere il ruolo. Docenti nella stragrande maggioranza ultimi nelle graduatorie della provincia di appartenenza e quindi costretti a spostarsi in altre regioni per riuscire a lavorare”.

Ricordano anche che “con la mobilità straordinaria è stato tolto il vincolo dei tre anni a tutti i docenti immessi in ruolo nei due anni precedenti (e di questo nessuno parla), ma ci si sconvolge invece se quest’anno viene tolto il vincolo agli immessi in ruolo con la 107 (al fine di rimediare agli errori fatti). Inoltre, per due anni di seguito quelli che si definiscono immobilizzati hanno ottenuto la deroga al vincolo per le assegnazioni provvisorie (anche questo sembra che nessuno lo abbia notato)”.

“Ultima beffa – continua il Comitato 8000EsiliatiFaseB Gae – è la trasformazione per il prossimo anno scolastico delle cattedre da organico di fatto ad organico di diritto: queste per il 60% andranno per nuove immissioni in ruolo, in gran parte a chi volontariamente non ha voluto fare domanda nel 2015. Il Miur quindi premierà chi ha boicottato la Buona Scuola e penalizzerà chi invece l’ha accettata”.

“È giusto che ci siano nuovamente le immissioni in ruolo, ma queste non dovrebbero andare a discapito di chi si trova ingabbiato da una serie di “sviste” (o forse scelte?) che non hanno mai sanato il meccanismo perverso della legge 107, che ha penalizzato il merito”.

Infine, pongono le loro richieste sull’immediato: l’aver ottenuto per l’anno corrente le assegnazioni provvisorie sta di nuovo a dimostrare che gli alunni al centro-sud ci sono ed è a loro che gli 8000EsiliatiFaseB vogliono dare continuità didattica.

“Augurandoci che non succeda ciò che è avvenuto a settembre 2016 (spostamenti di docenti a fine settembre a causa dei ritardi da parte del Miur), si ritiene doveroso, al fine di garantire una continuità didattica al sud (gli alunni non sono di serie B ed hanno diritto di continuare con i loro docenti), che venga nuovamente data la possibilità a tutti di poter produrre domanda di assegnazione provvisoria anche per l’a.s. 2017/2018 e che si trovi soluzione – concludono dal  8000EsiliatiFaseB Gae – per riuscire a far rientrare definitivamente nelle loro province tutti i docenti immessi in ruolo con la legge 107″.