LEGITTIMA LA PROTESTA. OLTRE LE MANIFESTAZIONI, LE PROPOSTE

ODG DEL DIRETTIVO NAZIONALE
LEGITTIMA LA PROTESTA. OLTRE LE MANIFESTAZIONI, LE PROPOSTE

Il Direttivo Nazionale dell’ANDIS condivide appieno le ragioni della protesta dei dirigenti scolastici, esasperati dal sovraccarico di adempimenti connessi all’attuazione della legge 107 (immissioni in ruolo, organico potenziato, PTOF, valorizzazione del merito, chiamata per competenze, alternanza scuola/lavoro, reti di scuole, ecc.), ma ancor più dalle incombenze derivanti dall’attuazione delle norme sulla trasparenza, l’anticorruzione, la sicurezza, il nuovo codice degli appalti, la dematerializzazione, la sicurezza informatica, ecc.
Una condizione di lavoro divenuta oggettivamente insostenibile, a fronte di livelli retributivi sempre più mortificanti, una condizione resa ancora più gravosa e frustrante dall’elevato numero di reggenze e dal continuo rinvio della pubblicazione del bando di concorso a ds.
L’ANDIS sottolinea la disattenzione e l’inerzia del Governo e dell’Amministrazione scolastica, che in questi anni non hanno saputo cogliere i segnali del disagio e del malcontento dei dirigenti scolastici (costantemente segnalati dalla nostra associazione), sentimenti che hanno assunto nel tempo dimensioni sempre più generalizzate e preoccupanti.
In questo quadro è risultata fortemente divisiva e poco efficace l’azione delle Organizzazioni Sindacali, che non hanno voluto ricercare finora un minimo di convergenza tra le rispettive piattaforme rivendicative, nè condividere quanto meno alcuni punti essenziali in vista del rinnovo del contratto della dirigenza delle scuole.
La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: il prossimo 25 maggio la categoria viene chiamata a partecipare a forme differenti di protesta, tra l’altro in luoghi diversi, il che dimostra anche fisicamente la frantumazione delle posizioni e la debolezza delle iniziative.
L’ANDIS esprime solidarietà e sostegno a tutti i dirigenti scolastici che decideranno di manifestare nella giornata del 25 maggio, aderendo liberamente ad una delle diverse forme di protesta.
Nel contempo rinnova con forza e determinazione le richieste prioritarie più volte sottoposte all’attenzione del MIUR:
– rinnovo del contratto dei dirigenti scolastici e superamento della iniqua sperequazione retributiva esistente tra dirigenti scolastici e dirigenti delle pubbliche amministrazioni;
– avvio immediato delle procedure concorsuali per il reclutamento dei Dirigenti Scolastici e dei D.S.G.A.;
– revisione delle norme in tema di sicurezza nelle scuole, partendo dal presupposto che non possono essere attribuite al dirigente scolastico le responsabilità connesse al ruolo di datore di lavoro in assenza di reali poteri decisionali e di intervento.
L’ANDIS ribadisce, inoltre, la necessità di:
– concludere in tempi sostenibili tutte le procedure di reclutamento dei docenti iniziate nel 2016;
– rinnovare il contratto del Comparto Scuola con la previsione di un middle management che renda possibile e riconosciuto l’assolvimento degli impegni connessi alla gestione e all’organizzazione delle istituzioni scolastiche;
– rivedere gli strumenti di valutazione dei dirigenti scolastici.
L’ANDIS ritiene che sui temi prioritari della perequazione retributiva, del sovraccarico di incombenze burocratiche, dell’emanazione del bando del concorso a ds e della revisione delle norme sulla sicurezza le Organizzazioni Sindacali possano e debbano mettere in atto una decisa convergenza di posizioni, superando l’attuale differenziazione e soprattutto quelle logiche di parte che di fatto rallentano il conseguimento dei risultati auspicati dalla categoria.
Al fine di ricercare tutti i possibili elementi di convergenza e di condivisione, l’ANDIS promuoverà a breve una Giornata di studio e di confronto sui temi della dirigenza scolastica, alla quale chiamerà a partecipare l’Amministrazione, le Organizzazioni sindacali, i rappresentanti della politica, le Associazioni professionali dei dirigenti scolastici.

Bassano del Grappa, 20 maggio 2017

IL DIRETTIVO NAZIONALE

SOLIDARIETA’ ALLA COLLEGA FRANCA PRINCIPE

ODG DEL DIRETTIVO NAZIONALE
SOLIDARIETA’ ALLA COLLEGA FRANCA PRINCIPE

Il Direttivo Nazionale dell’ANDIS, riunito a Bassano del Grappa (Vi) nei giorni 19 e 20 maggio 2017, esprime vivi sentimenti di solidarietà umana e professionale alla collega FRANCA PRINCIPE, dirigente dell’Istituto di Istruzione Superiore “Carlo Pisacane” di Sapri (Sa), condannata dal Tribunale di Lagonegro per un incidente occorso ad uno studente nel luglio del 2011 ad un mese di detenzione, con la sospensione condizionale della pena, e a 15.000 euro di risarcimento danni per lesioni colpose e gravi.
Sempre nel rispetto delle determinazioni della Magistratura giudicante, l’ANDIS auspica che la collega Franca Principe possa essere definitivamente prosciolta da ogni addebito nel successivo grado di giudizio.
L’ANDIS denuncia ancora una volta che la gestione della sicurezza nelle scuole, così come disciplinata dalle norme vigenti, configura in capo ai dirigenti scolastici un ulteriore gravame di responsabilità, con la conseguenza di alimentare nella categoria sempre più diffusi sentimenti di frustrazione e di rabbia, come confermano le recenti vibrate iniziative di protesta.
L’ANDIS sollecita la Ministra Fedeli a promuovere in tempi brevissimi un tavolo di lavoro con la presenza delle Associazioni professionali dei dirigenti scolastici, delle OO.SS. e dei Parlamentari delle competenti Commissioni di Camera e Senato, perché si possa pervenire ad un proposta di modifica delle norme sulla sicurezza, soprattutto nella parte in cui attribuiscono ai dirigenti scolastici la qualifica di datore di lavoro e la responsabilità diretta nella gestione della sicurezza delle scuole.

Bassano del Grappa, 20 maggio 2017

Il Direttivo Nazionale

Lettera ai Dirigenti scolastici

Ai Dirigenti scolastici

 

Cara/o collega,

un ‘maggio dei presidi’, quello che stiamo vivendo, nel quale le annunciate azioni sindacali di protesta raccolgono un disagio forte e diffuso, causato:

–      da un oggettivo carico di responsabilità ed incombenze in ambito amministrativo (gestione appalti, amministrazione trasparente, anticorruzione, piani di formazione e reti di ambito da governare, ecc.) accumulatesi negli anni a cominciare dalla assimilazione alla figura del ‘datore di lavoro’,

–      da un irrazionale dimensionamento scolastico, inesistente in Europa, che ha ricondotto in pochi anni circa 14.000 istituti preesistenti  alle 8.000 scuole attuali,

–      da un improprio utilizzo dell’istituto della reggenza che ha avuto un aumento esponenziale e che nel 2018 giungerà al  50% degli istituti scolastici italiani,

–      dalla mancanza di una retribuzione adeguata ai carichi di lavoro, di una equità retributiva interna alla categoria e dall’inspiegabile protrarsi del rinnovo contrattuale,

–      dalla gestione della sicurezza che, come evidenziato dai recenti casi giudiziari, espone il preside a responsabilità penali considerevoli

–      dall’avvio del procedimento della valutazione dei dirigenti scolastici, che andrà seguito con attenzione per evidenziarne punti di forza e di criticità.

La rabbia è inevitabile in chiunque svolga con dedizione ed intelligenza questa professione per il fatto che non è riconosciuto il proprio impegno di lavoro svolto con responsabilità e senso di servizio alla collettività. Un lavoro impegnativo, difficile, carico di rischi e, per questo, nobile e meritevole di riconoscimento, anche economico.

Ma dove affondano veramente le proprie radici il disagio e il malcontento?

Dal veder snaturata sempre più negli anni la funzione per la quale ciascun preside si è assunto il rischio di dirigere una scuola: quella di prendersi cura di chi è in formazione, di dedicarsi a sviluppare spazi di libertà di insegnamento, di realizzare strumenti di progettualità condivisa, di tentare un protagonismo professionale mirato a rendere le scuole comunità di apprendimento, luoghi di vita, ambienti di cultura. Cioè dal veder che una vera leadership educativa delle scuole è stata fortemente ridotta a tecnicismo burocratico. Per questo, innanzitutto, sarebbe giusto mobilitarsi.

Scontato che sia così? Nei comunicati sindacali, assieme a legittime rivendicazioni, è debole il riferimento ad una chiara e nuova figura dirigenziale al passo con la domanda sociale. E proprio l’assenza di questa chiarezza rischia di ridurre la mobilitazione, come quelle precedenti, a rivendicazioni poco incidenti, inadeguate a rilanciare un’azione coerente. La posta in gioco è alta: occorre un nuovo ruolo, un nuovo e moderno quadro giuridico della direzione scolastica che la riforma della dirigenza pubblica non ha affrontato.

Occorre, per questo, chiarezza nell’impostazione di questa mobilitazione.

Chi dovrebbe essere il vero interlocutore dell’attuale protesta: unicamente il MIUR, o piuttosto il MEF e la Funzione pubblica che hanno espresso in questi anni rilevabili resistenze a impegnare risorse finanziarie a favore dei capi d’istituto? e il Parlamento che stenta a riconoscere un’equiparazione con la Dirigenza pubblica che non ne snaturi il compito specifico?

Se le ragioni della protesta sono quelle scritte nei comunicati sindacali, come mai le parti sociali agiscono separate e con modalità di azione così diversificate, dividendo, di fatto, i presidi tra di loro? Una divisione che disorienta e non si comprende, vista la quasi identità delle richieste. L’unione fa la forza – recitava un antico adagio – e questa sarebbe stata la volta, allora, di dare un’unica voce ad una misura che giustamente si giudica colma.

La situazione attuale è anche, occorre dirlo, l’esito di una linea perseguita dall’Amministrazione scolastica che ha via via equiparato compiti, incombenze, responsabilità del preside assimilandolo, come oggi è a tutti evidente, a funzionario ed esecutore di norme. La conseguenza, per la quale oggi ci si lamenta, è sotto gli occhi di tutti: il predominio di adempimenti burocratici e procedure di difficile gestione e l’appiattimento dell’impeto ideale del miglior preside a preoccupazioni ed affanni per il timore di non aver corrisposto ai commi e cavilli di qualche legge. Nel frattempo senza aver ottenuto (almeno!) alcun benché minimo miglioramento salariale né giustizia retributiva.

Non protestare, allora? I contenuti della mobilitazione sono più che condivisibili, ma rimangono diverse domande cruciali senza risposta:

–                  quale la funzione di un preside nei contesti educativi attuali? quale immagine di leadership sviluppare?

–                  a quale idea di scuola e di educazione deve far riferimento una figura direttiva moderna?

–                  che tipo di valutazione e valorizzazione del preside si intende perseguire?

–                  e, per questo, con quale riconoscimento economico sostenerne giustamente il delicato compito?

«Una crisi – scrive Hannah Arendt – ci costringe a tornare alle domande; esige da noi risposte nuove o vecchie, purché scaturite da un esame diretto» senza rinunciare «a vivere quell’esperienza della realtà, a utilizzare quell’occasione per riflettere, che la crisi stessa costituisce».

Il disagio di questo momento, compreso nella sua vera natura, costringe ancora di più, allora, a guardare e a verificare la vera posta in gioco: rendere possibile a chi dirige una scuola di contribuire a realizzare ambiti di autentica educazione, ricchi di proposte di apprendimento e relazione significative e aperte; di svolgere la funzione specifica; di contribuire alla libertà educativa, dentro la comunità scolastica che egli dirige.

E per realizzare questo, allora, chiedere l’emanazione di norme leggere, esigere che la responsabilità direttiva possa essere attuata senza gravarla di incombenze non proprie, domandare di disporre di strumenti di autonomia professionale utili al fine formativo, reclamare l’emanazione del concorso direttivo.

E, quindi, sostenere il riconoscimento, anche, della ‘giusta mercede’.

Per salvaguardare un protagonismo professionale a  servizio delle comunità di scuola.

 

Milano, 20 maggio 2017

La Direzione nazionale DiSAL

Sostegno non un’ora di meno!

Iniziativa Anief ‘Sostegno non un’ora di meno!’ – Continuano le condanne a carico del Miur per violazione dei diritti dei disabili

 

Ancora una volta è il tribunale, grazie all’iniziativa di tutela legale promossa gratuitamente dall’Anief, a decidere sull’illegittima condotta del Ministero dell’Istruzione che non attribuisce il corretto apporto del docente di sostegno impedendo, così, l’effettiva integrazione e la formazione educativa dell’alunno disabile.

I Tribunali Ordinari di La Spezia e Savona emanano tre nuovi provvedimenti di pieno accoglimento che condannano il Miur alla corretta assegnazione di personale docente specializzato in favore di altrettanti alunni disabili per il numero di ore settimanali previsto dai relativi Piani Educativi Individualizzati, specificando che tale procedura deve avvenire ‘senza pregiudizio per la posizione di altri minori ugualmente necessitanti di sostegno’. Gli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli, Ida Mendicino e Alberto Agusto – che hanno patrocinato le cause promosse dall’Anief con l’iniziativa ‘Sostegno, non un’ora di meno!’ – ottengono nuovamente ragione in tribunale con la dichiarazione di illegittimità dell’operato del Miur e la condanna al pagamento di 7mila euro di spese di soccombenza.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25011/2014, ha già chiarito che, in materia di sostegno all’alunno in situazione di handicap, il PEI obbliga l’amministrazione scolastica a garantire all’alunno il corretto supporto per il numero di ore programmato, senza lasciare ad essa il potere discrezionale di ridurne l’entità in ragione delle risorse disponibili. Abbiamo fatto più volte ribadire in tribunale che la condotta dell’amministrazione, in caso non attribuisca il sostegno pianificato, si risolve nella contrazione del diritto del disabile alla pari opportunità nella fruizione del servizio scolastico con evidente lesione del suo diritto all’istruzione. Auspichiamo davvero un ‘cambio di rotta’ e un’assunzione di responsabilità da parte del Miur per i futuri anni scolastici.

Master-Class su – NUTRICEUTICA- 2017

<<Master-Class su – NUTRICEUTICA- 2017>>

Paolo Manzelli , Chimico -Fisico , Presidente Egocreanet < egocreanet2016@gmail.com>

 

Il tema della nutrizione, in Italia, è diventato un tema di accesa competizione basata su le conoscenze che indirizzano la qualita’ del cibo nel divenire una prevenzione per la salute ed il benessere (1) .

Lo “scontro culturale” sulle scelte alimentari e su le migliori diete, piu evidente, è quello in atto tra vegetariani (e vegani) e convinti onnivori/carnivori. In vero si denota un netto cambiamento dello stile di vita in favore dei vegetariani del 7/8%, favorito da livelli di approfondimento scientifico e culturale mai raggiunti in precedenzasulla nutrizione e l’ invecchiamento attivo , ma che spesso è anche intriso di disinformazione e/o troppa informazione ripetitiva trattata in gran misura via web/social media ma anche mediante libri e aricoli sulle diete e da corsi specialistici che tendono a favorire l’ una o l’ altra strategie alimentare.(2)

Questa contrapposizione si origina da un assunto filosofico importante ma diffusosi in modo riduttivo come un semplice slogan, “l’uomo è ciò che mangia” (Ludwig Feuerbach 1981-(3), cosi’ che ha dato origine in un materialismo profondo che si associa ad una competizione mercantile sul cibo che oscura la essenza della vita biologica che oggi viene rivisitata scientificamente e promossa da Egocreanet, come sistema evolutivo di comunicazione tra “energia materia ed informazione”.(4)

Certamente questo complesso ed acceso dibattito sulla alimentazione e’ di ampio rilievo culturale e politico contemporaneo, proprio in quanto porta a sostegno dei due stili di vita, alcune componenti di riflessione importanti, non solo sulla nutrizione ma anche sul miglioramento dello impatto della produzione del cibo sull’ ambiente, sulla sostenibilita’ delle risorse naturali e sulla fame nel mondo ed infine sul trattamento per il benessere degli animali, tematiche che sono state discusse ad un encomiabile livello internazionale in occasione di EXPO 2015 . Pertanto sara’ opportuno ricercare le ragioni di una fertile integrazione dei due stili di vita apparentemente contrapposti, a partire dal fatto che l’ uomo contemporaneo è il risultato di un comportamento alimentare “onnivoro” sia per natura che per cultura perseguendo il fine di ricercare un criterio organico di unita’ tra “mente e organismo” che correli armonicamente la qualita’ del cibo alla qualita’ del pensiero. (5)

Con tale obiettivo il contributo di Egocreanet (NGO//c/o Incubatore della Universita di Firenze) propone di effettuare un avanzamento nella diffusione delle conoscenze a riguardo dei “biofotoni o quanti di luce biologica di fequenza U.V. e visibile” i quali sono irradiati spontaneamente da ogni organismo vivente ( batteri, piante, animali ed uomo), cio’ proprio al fine di favorire una rigenerazione delle “obsolete conoscenze meccaniche” sulla regolazione biologica della vita. (6),(7)

I biofotoni intesi come “campo di energia di informazione- quantistica–coerente” è stato trascurato da la accademia scientifica, proprio a partire dal diniego di Albert Einstein sulla possibilita’ di una comunicazione in natura ottenibile per tramite lo entaglement (intrigo,sovrapposizione,compenetrazione ), che prevede una non-localita’ o dislocazione a distanza di due o più particelle quantiche le quali a causa del loro dualismo possano agire come intrinsecamente congiunte in modo tale che le azioni o misure eseguite su una di esse abbiano “effetto simultaneo” sulle altre. (9)

Oggi sappiamo che i legami chimici prendono forma attraverso l’entanglement quantistico e che la rottura di legami chimici nei processi metabolici cosi come nella ricomposizione dei Legami a Idrogeno, nella duplicazione e copiatura del DNA, producono una debole emissione di biofotoni, che formando dei campi ( Entangled–Biofieds) divengono capaci di creare coerenza di comunicazione a distanza nei sistemi biologici.(10)

L’informazione quantistica e la complessità e la coerenza dei sistemi viventi sono concetti strettamente correlati e pertanto dobbiamo ammettere che la vita non è piu’ rappresentabile dalle riduttive concezioni meccaniche-lineari che sono state acquisite per la produzione di macchine in tutta l’ epoca industriale . (11)

Oggi e giovani debbono essere motivati a riflettere creativamente su una nuova forma di “Vitalismo Scientifico” quale superamento della limitazione concettuale del “paradigma meccanico-lineare”, e per tale scopo Egocreanet realizzera un corso di formazione “Master-Class su – NUTRICEUTICA- 2017” che verra concluso dal convegno su “BIOFOTONI e ENERGIA per la VITA” , c/o Acc. Dei Georgofili in Firenze.(12)

 

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Riforma PA, Madia: ora nuovo contratto, assunzioni e sanzioni adeguate

da La Tecnica della Scuola

Riforma PA, Madia: ora nuovo contratto, assunzioni e sanzioni adeguate

Con l’approvazione del Cdm della riforma del pubblico impiego “abbiamo le carte in regola”, dal punto di vista normativo, per lo sblocco dei contratti.

È entusiasta la ministra della Funzione Pubblica, Marianna Madia, a seguito del sì da parte del Governo a al nuovo Testo unico del pubblico impiego e al decreto che rivedere la valutazione delle performance.

Secondo Madia, porteranno diversi effetti benefici. Tra cui assunzioni ‘extra’ per i precari, un codice dei licenziamenti, la creazione del polo unico Inps per le visite fiscali e il riordino della valutazione. Oltre che il rinnovo del contratto del pubblico impiego, scuola compresa.

“I due decreti approvati mi consentiranno di dare la direttiva all’Aran e riaprire una normale stagione contrattuale“, conferma la Madia. Sottolineando anche che “la legislazione ereditata non ci consentiva” lo sblocco.

I decreti approvati dal Cdm, continua la responsabile della P.A., sono stati “valorizzati” rispetto alla versione iniziale, sulla base delle indicazioni arrivate “con i pareri parlamentari e l’intesa” raggiunta in Conferenza Stato-Regioni, come previsto dalla sentenza della Consulta sulla delega PA. Sentenza, tiene a precisare Madia, “che non ha bocciato la riforma”.

La ministra ha poi elencato le novità principali: “ci lasciamo alle spalle il cattivo reclutamento, si passa dalle piante organiche ai fabbisogni, superiamo i premi a pioggia pur differenziando la valutazione, rendiamo efficaci le sanzioni“.

A proposito dell’altissimo numero di impiegati mai stabilizzati, Madia ha detto che con il doppio decreto approvato oggi per la P.A. “superiamo il precariato e il cattivo reclutamento ereditato”: adesso, quindi, “abbiamo bisogno di riaprire le assunzioni nel pubblico impiego, far entrare i giovani ma non di qualunque professionalità, di quelle che servono, per far arrivare servizi ai cittadini

Ma la riforma del pubblico darà anche maggiore “efficacia alle sanzioni: vizi formali non annullano le sanzioni se un dipendete ha sbagliato“, ha concluso Madia.

Decreto Madia: ampliati i poteri disciplinari dei dirigenti scolastici

da La Tecnica della Scuola

Decreto Madia: ampliati i poteri disciplinari dei dirigenti scolastici

In attesa di conoscere i dettagli dei 2 decreti con cui sono stati modificati il TU 165/2001 e il decreto Brunetta del 2009 possiamo già dare qualche anticipazione su nuove regole che coinvolgeranno la scuola.

Complessivamente, il decreto consolida i poteri dei dirigenti scolastici in ambito disciplinare e anzi, per certi aspetti, li ampia persino.
Una delle norme riguarda la controversa questione della sospensione dall’insegnamento dei docenti: il decreto 150 aveva disposto che la sospensione fino a 10 giorni dovesse essere di competenza del dirigente scolastico.
Tuttavia, a causa di una imprecisa formulazione della legge, a partire dal 2010 diversi giudici del lavoro hanno accolto i ricorsi di insegnanti che erano stati sanzionati dal dirigente scolastico. A questo punto con il decreto approvato nella giornata del 19 maggio il Governo ha posto rimedio all’errore e ha inserito una norma assolutamente chiara e inequivocabile: la competenza sulle sospensioni fino a 10 giorni è proprio del dirigente scolastico e non del direttore regionale.
Sempre in fatto di materia disciplinare il decreto introduce una modifica assolutamente importante: d’ora innanzi la scadenza dei termini previsti per i diversi atti del procedimento disciplinare non avranno alcuna ricaduta negativa per l’amministrazione.
Fino ad oggi, infatti, il mancato rispetto dei termini poteva determinare la nullità dell’intera procedura; d’ora innanzi non sarà più così. Una delle prime conseguenze sarà che la contestazione degli addebiti, che finora doveva essere fatta entro 20 giorni dall’infrazione, potrà essere formulata anche successivamente.
Tutta una serie di regole, che finora rappresentavano di fatto, una forma di tutela per i dipendenti vengono quindi cancellate aumentando così i margini di azione dei dirigenti scolastici e della amministrazione scolastica.