Scuola, il concorsone infinito: troppi ricorsi, prof sui banchi per nuovi esami. “Identici” a quelli del 2016

da Il Fatto Quotidiano 

Scuola, il concorsone infinito: troppi ricorsi, prof sui banchi per nuovi esami. “Identici” a quelli del 2016

Da aprile nuove prove per i candidati prima esclusi e poi riammessi dalle sentenze. Ma a quanto risulta a ilfattoquotidiano.it alcune domande della classe di concorso di lettere sarebbero state identiche a quelle dello scorso anno. Coordinamento Nazionale Tfa: “Sarebbe una vera beffa per i bocciati dello scorso anno scoprire di aver fatto da cavia per i ricorrenti”

Scuole paritarie e Imu, la sentenza della Cassazione che ribadisce l’obbligo del tributo se c’è profitto

da Il Fatto Quotidiano 

Scuole paritarie e Imu, la sentenza della Cassazione che ribadisce l’obbligo del tributo se c’è profitto

L’ordinanza 10754 ha rigettato il ricorso di un ente religioso di Cagliari che si era rifiutato di pagare le tasse al Comune. Una guerra legale che ha portato i giudici ad emettere una sentenza che farà discutere

Quale scuola dopo Renzi e Gentiloni? Servono docenti più motivati che usino le tecnologie giuste

da La Tecnica della Scuola

Quale scuola dopo Renzi e Gentiloni? Servono docenti più motivati che usino le tecnologie giuste

Abbiamo bisogno di aiutare gli educatori e gli insegnanti a ritrovare il gusto di una professione che purtroppo chiusa nelle mura anguste della scuola finisce per essa stessa a spegnersi.

A dirlo, attraverso il blog di Beppe Grillo, è Paolo Mottana, ordinario di filosofia dell’educazione Università Milano Bicocca.

Secondo il filosofo accademico, la vera riforma della scuola passa per la revisione delle “gerarchie che sono state per così dire impiegate fino ad oggi, le gerarchie che vedono un sapere organizzato frantumato in discipline, rinchiuso in luoghi dove ci sono le gabbie di discipline, di normative, di valutazioni, che costringono questo sapere a perdere il suo potenziale di interesse, di curiosità, e invece riportarli nella vita reale”.

“Per tutto questo – continua Mottana – abbiamo bisogno di una nuova formazione per insegnanti e docenti,che faccia leva davvero sulla loro capacità di stare insieme ai ragazzi. Non come controllori, non come giudici, non come agenti di sicurezza, come spesso accade, ma come compagni di un attraversamento dell’esperienza della vita. E la vita è estremamente varia, è un’arnia infinita di occasioni, di opportunità, di esperienze straordinarie. Ma non possiamo più confinarle all’interno di uno spazio così ristretto come quello della scuola”.

E per questo motivo, “abbiamo bisogno di aprirci al territorio”, perché “l‘apprendimento avviene attraverso l’esperienza, non avviene attraverso alcuna memorizzazione di qualcosa obbligata da qualcun altro, l’apprendimento che io chiamo “apprendimento per sottomissione”: un passaggio, quest’ultimo, che sembra avallare la parte della Buona Scuola che tanto ha investito nell’alternanza scuola-lavoro.

Mottana ritiene che “c’è solo bisogno di gustare le infinite opportunità che la realtà ci offre. Da questo punto di vista certamente anche le tecnologie possono avere un ruolo, che non deve essere semplicemente di lubrificazione per imparare, ma un modo per scoprire, per essere creativi”.

In assoluto, lo studioso ritiene che “bisogna andare nella direzionedi una educazione diffusa, cioè un’educazione in cui tutta la società si sente responsabile, dove la presenza di bambini e ragazzi nel mondo torna ad essere protagonista. Perché noi purtroppo abbiamo perso il loro contributo, abbiamo perso la loro vitalità, la loro freschezza, la loro spontaneità, le loro capacità chiudendoli in luoghi dove tutto questo viene soffocato”.

Il filosofo punta quindi dritto alla valorizzazione degli strumenti informatici e alle sperimentazioni in chiave tecnologica. Ma bisogna sapere scegliere, perché, sostiene, “ci sono tecnologie che ci aiutano a riprendere il mondo, rivederlo ad analizzarlo, ci sono tecnologie che ci aiutano ad acquisire conoscenze, ci sono tecnologie che però possono anche diventare un alibi per non occuparsi direttamente della realtà. E quindi le tecnologie devono essere un oggetto su cui esercitare un’attenzione critica, da somministrare secondo la dovuta calibratura, rispetto all’importanza che invece l’esperienza autentica, reale, diretta, carnale nel mondo può avere”.

“Credo – continua Mottola – che l’educazione diffusa, che per il momento ancora è soltanto abbozzata in qualche esperienza sperimentale, possa diventare per il futuro la strada da prendere. Occorre qualcuno che dalle posizioni in cui si decide come funziona l’educazione nel nostro mondo, prenda delle decisioni in questo senso. Ci aiuti a liberarci da quei sarcofagi che sono le strutture scolastiche, dentro i quali purtroppo noi abbiamo deciso di confinare una parte così importante della vita umana. E tanti soggetti che possono invece contribuire, con il loro lavoro, con la loro meraviglia, con la loro capacità ancora non contaminata a rendere migliore”.

Termina così il contributo del docente della Bicocca al dibattito sul programma della scuola del Movimento 5 Stelle: non passerà inosservato.

Rinnovo contratto, aumenti maggiori a chi guadagna fino a 26mila euro: si chiude in estate?

da La Tecnica della Scuola

Rinnovo contratto, aumenti maggiori a chi guadagna fino a 26mila euro: si chiude in estate?

L’approvazione della riforma del pubblico impiego apre le porte al rinnovo del contratto, con cifre variabili che dovrebbero favorire un numero non altissimo di docenti.

Partendo dal fatto che gli aumenti maggiori andranno a chi percepisce meno, per ridurre la “forbice” stipendiale tra i lavoratori, l’obiettivo starebbe nel tutelare chi è tra i 24 e i 26mila euro lordi. Del resto “le parti si impegnano, nella sede dei tavoli di contrattazione, a garantire che gli aumenti contrattuali, nel comune intento di ridurre la forbice retributiva”, c’è scritto nell’accordo del 30 novembre scorso.

Dai calcoli che aveva fatto il governo, la platea è confinata a 150-200mila dipendenti. Secondo i nostri calcoli, però, sarebbero un po’ di più, considerando che solo nella scuola sono stati assunti nell’ultimo biennio ben oltre i 100mila nuovi docenti.

Viene da sé che coloro che percepiscono oltre i 26mila euro, potranno probabilmente contare su un aumento inferiore agli 85 euro lordi medi sinora finanziati. Nella scuola, ad esempio, starebbero fuori dall’aumento maggiorato quasi tutti i docenti che lavorano da oltre 15-20 anni. Ovvero, una bella fetta di quelli di ruolo.

La strada, in ogni caso, sembra ormai tracciata. Tanto che i sindacati puntano a sottoscrivere il contratto in pochissimo tempo: il segretario generale Uil, Carmelo Barbagallo, dice che “entro la fine di giugno vogliamo chiudere”.

Anche la ministra della P.A, Marianna Madia, rassicura: “lavoriamo all’atto di indirizzo”, fischio d’inizio ufficiale delle trattative, che “certamente arriverà prima dell’estate”.

Barbagallo ha ricordato che i negoziati si snoderanno in quattro diversi tavoli, uno per ogni comparto: funzioni centrali, funzioni locali, sanità e conoscenza (scuola, università e ricerca).

A frenare, però, è la Cgil: “Così come sono configurati gli 80 euro rappresentano un premio contro la contrattazione”, ha detto il 20 maggio il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parlando dei prossimi rinnovi nella P.A, a margine della commemorazione per Massimo D’Antona.

La “ministra Madia lo sa bene”, visto che la questione “è stata già oggetto di confronto. Ovviamente non si può concludere il contratto dei pubblici senza avere una soluzione che non determini perdite per i lavoratori”, ha concluso Camusso.

Ma cosa c’è da contrattare? Di sicuro, il fatto che che l’aumento da 85 euro è calcolato come media. La via maestra starebbe nel far figurare gli 80 euro come una detrazione fiscale e non un sussidio.

Il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, propone allora un’altra strada: “congeliamo ad oggi il livello fondi che lo Stato versa per il bonus, in modo che gli scatti contrattuali non si sovrappongano”. Anche in questo caso, a prendere aumenti maggiori sarebbero coloro che guadagnano oggi fino a 25-26mila euro. Naturalmente lordi.

Chiamata diretta: la vittoria di Pirro dei sindacati

da La Tecnica della Scuola

Chiamata diretta: la vittoria di Pirro dei sindacati

Questa volta i sindacati di base rischiano di fare il “colpo grosso”: si stanno infatti moltiplicando le scuole in cui i collegi dei docenti rifiutano di votare requisiti e criteri per la cosiddetta “chiamata diretta”.

Il CCNI sulla “chiamata per competenze” sottoscritto l’11 aprile scorso (per la verità si tratta per ora di una ipotesi contrattuale, per la firma definitiva bisogna attendere il via libera di MEF e Funzione Pubblica) prevede che i collegi dei docenti adottino una delibera con cui si definiscono i requisiti che devono possedere i docenti chiamati dagli albi territoriali.
In mancanza di delibera il dirigente potrà procedere autonomamente.
A lanciare la protesta sono stati per primi Unicobas e Cobas che invitano all’astensione  (deve essere infatti il ds a portare in collegio una propria proposta).
I Cobas hanno già pubblicato un lungo elenco di molte scuole della Sardegna dove i collegi dei docenti si sono astenuti a larghissima maggioranza; Unicobas non ha pubblicato un elenco ufficiale ma ha fatto sapere che l’astensione è stata maggioritaria in diverse scuole di Roma, di Catania, della Toscana.
Ma basta leggere post e commenti sui sociali per scoprire che la protesta sta prendendo piede in molte città.

Va detto che la protesta è facilitata dal fatto che, ai dirigenti scolastici, l’astensione non dà troppo fastidio: in mancanza di criteri definiti dal collegio i ds potranno infatti effettuare le chiamate senza vincoli particolari.
Senza considerare che non pochi dirigenti, memori dell’esperienza non molto entusiasmante dello scorso anno, stanno decidendo di non effettuare proprio le chiamate lasciando che siano gli Uffici regionali ad assegnare i docenti alle scuole.
Insomma, a conti fatti, sulla chiamata diretta i sindacati potrebbero aver conseguito una vera e propria vittoria di Pirro.

M5S: le materne paritarie possono ottenere finanziamenti statali

da La Tecnica della Scuola

M5S: le materne paritarie possono ottenere finanziamenti statali

Lo slogan “neanche un euro alle scuole private” che è stato finora un punto fermo, fermissimo, del programma del M5S incomincia a vacillare.
Non si sa se per l’approssimarsi del voto politico o se per più nobili motivi, ma la strategia del Movimento 5 stelle in materia di politica scolastica sta subendo qualche prima importante modifica.

Lo rende noto Repubblica in un servizio pubblicato oggi.

Repubblica riporta un passaggio molto significativo ripreso dal blog di Beppe Grillo: quando si parla di no ai finanziamenti alle scuole private bisogna escludere nidi e scuola dell’infanzia perchè  “per questa fascia d’età (0-6 anni) le scuole private paritarie nella maggior parte dei casi suppliscono alla mancanza di scuole pubbliche statali sul territorio e rappresentano una scelta obbligata per le famiglie”.
Spiega ancora Repubblica: “È, da sempre, la tesi di chi difende i fondi alle scuole private. Sposata a sorpresa da chi sul blog non ha mai fatto di queste distinzioni (in un post del 2014, il deputato Luigi Gallo parlava della sua proposta di legge affermando di voler esonerare dallo stop ai finanziamenti solo i nidi)”.

La testata riporta anche una dichiarazione del deputato pentastellato Gianluca Vacca: “Nelle scuole dell’infanzia e nei nidi c’è il 60 per cento degli alunni che frequentano le scuole paritarie  negli anni ci siamo accorti che era necessario tutelare quella fascia d’età. Non si tratta di scuola dell’obbligo, ma di un servizio sociale che potrebbe venire a mancare”.

70 mila studenti uniti in ricordo di Falcone e Borsellino

da La Tecnica della Scuola

70 mila studenti uniti in ricordo di Falcone e Borsellino

“#PalermochiamaItalia significa che il problema del sud non può essere relegato in seconda posizione, significa pensare alla lotta alla criminalità come uno degli impegni principali del nostro governo”: Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone e sorella del magistrato, racchiude con queste parole il significato delle celebrazioni, in programma il 23 maggio, per il 25/o anniversario delle stragi di Capaci e Via D’Amelio in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli uomini della scorta. Celebrazioni che – come spiegato in conferenza stampa a Viale Mazzini – vedono la sua fondazione, il ministero dell’Istruzione e la Rai uniti per lanciare un messaggio rivolto al futuro. Protagonisti saranno, infatti, i giovani: 70.000 studenti animeranno #PalermoChiamaItalia, l’iniziativa, prima concentrata a Palermo, e dal 2015 estesa a tutto il Paese, attraverso le ‘Piazze della Legalità’. Torna anche il viaggio della Nave della Legalità, sulla quale oltre mille ragazzi incontreranno le istituzioni. La Nave salperà da Civitavecchia il pomeriggio del 22 maggio per approdare a Palermo la mattina del 23, dando ufficialmente il via alle celebrazioni. Sulla Nave saranno presenti, tra gli altri, il presidente del Senato Pietro Grasso e la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

“Legalità, libertà e giustizia – ha detto quest’ultima in conferenza stampa – sono valori di sempre e per sempre, ma ricordarli nell’anniversario delle stragi di Capaci e di via d’Amelio è un impegno che il mondo della scuola ha fatto suo, perché non c’è educazione senza un corretto senso civico”. Le commemorazioni proseguiranno con la cerimonia istituzionale presso l’Aula Bunker del carcere dell’Ucciardone, luogo simbolo del Maxiprocesso a Cosa nostra, dalle 10.00 fino alle 12.30 alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La cerimonia potrà essere seguita in diretta televisiva su Rai Uno. Per la prima volta l’Aula Bunker si trasformerà in una galleria d’arte, ospitando le opere recuperate dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Alla Chiesa dello Spasimo si terrà anche la mostra fotografica dell’ANSA “L’eredità di Falcone e Borsellino”. Il ricordo di Falcone, Borsellino, di Francesca Morvillo e delle loro scorte animerà il 23 maggio l’intera città di Palermo. Nel pomeriggio si terranno i due tradizionali cortei contro le mafie che vedono protagoniste le scuole, ma sono aperti a tutta la città. Il primo partirà alle ore 15.30 da via D’Amelio. Il secondo si muoverà alle ore 16.00 dall’Aula Bunker. Entrambi si ricongiungeranno sotto l’Albero Falcone, in via Notarbartolo, per il momento del Silenzio, alle ore 17.58, l’ora in cui è avvenuta la strage di Capaci. Tante le iniziative Rai. Tra gli appuntamenti più importanti, “FalconeeBorsellino” in onda dalle 20.30 su Rai1: un’orazione civile in ricordo dei due magistrati e delle loro scorte, condotto da Fabio Fazio con Pif e Roberto Saviano, in diretta da Palermo. A seguire, sempre su Rai1, il documentario di Rai Cultura “Maxi. Il Grande Processo a Cosa Nostra” che propone immagini inedite e digitalizzate, selezionate tra le oltre 1400 ore di riprese Rai del Maxiprocesso. Su Rai3, dopo la puntata speciale di Blob “FalconeBorsellino” del 20 maggio, la programmazione del 23 maggio prevede il ricordo dell’anniversario in “Agorà” con Gerardo Greco, alle 8.00, e con Pif e il suo “Caro Marziano”, alle 20.30. Nel pomeriggio, alle 15.15, “Gli Archivi del ‘900” con Paolo Mieli propongono “Falcone e Riina – Caccia mortale”, mentre alle 16.15 il film di Alberto Negrin “Paolo Borsellino. I 57 giorni” ripercorre i giorni che separano gli omicidi dei due magistrati. Alle 18 una puntata speciale di #Cartabianca con Bianca Berlinguer. Alla ricorrenza, inoltre, è dedicata la Campagna Sociale della Testata Giornalistica Regionale “Legalità, una scelta di vita quotidiana” in onda dal 22 al 26 maggio, mentre Rai Cultura – il 22 maggio in prima serata – propone su Rai Storia il doc “Giovanni Falcone – C’era una volta a Palermo” e, il giorno successivo, dedica l’intera programmazione di Rai Storia all’anniversario delle stragi. “Tutto quello che stiamo facendo, lo facciamo per far in modo che il ricordo di quei giorni si traduca in futuro”, ha detto la presidente Rai Monica Maggioni. “La Rai è un tassello importante di questa cultura condivisa – ha aggiunto il dg Antonio Campo Dall’Orto -. Vogliamo riuscire a trasferire a tutti gli italiani i valori che stanno dietro a questi eventi”.