Un’alternanza che non alterna

Un’alternanza che non alterna

 di Maurizio Tiriticco

 

Ho sempre avuto molti dubbi sull’alternanza scuola-lavoro, ma non li ho mai espressi, un po’ perché forse non sarebbero stati tutti giustificati, un po’ per scaramanzia. Però, qualche dubbio mi viene confermato quando leggo su “la Repubblica” di oggi quanto segue: “Alternanza scuola-lavoro, due anni deludenti. Il 57% degli studenti confessa che non funziona… In effetti, secondo un monitoraggio condotto dall’Unione degli Studenti, su 15mila liceali di nove Regioni, oltre la metà dice di partecipare a percorsi non inerenti ai propri studi e 4 su 10 ammettono di non essere messi nelle condizioni di studiare”.

In effetti studiare in alternanza con il lavoro – che io preferirei chiamare continuità – non dovrebbe costituire un’eccezione, un’aggiunta a un quadro orario determinato, bensì parte determinante del quadro stesso. In effetti, la legge 107/2015 dedica molti commi dell’unico articolo 1 all’alternanza scuola-lavoro (dal 33 al 41), ma cade in una grave omissione, almeno a mio parere. Al comma 33 leggiamo testualmente: “Al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, i percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, sono attuati, negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio. Le disposizioni del primo periodo si applicano a partire dalle classi terze attivate nell’anno scolastico successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge. I percorsi di alternanza sono inseriti nei piani triennali dell’offerta formativa”.

In effetti, risulta che le ore di alternanza sono semplicemente aggiunte agli orari “normali” delle lezioni, di cui alle Indicazioni nazionali per i licei e alle Linee guida per gli istituti tecnici e per gli istituti professionali. Si tratta di orari annuali e settimanali già abbastanza pesanti! Ed è tale giustapposizione che, di fatto, rende poi difficile individuare ore aggiuntive da dedicare all’alternanza.

Oltre alla difficoltà suddetta, vanno considerate altre difficoltà. Il fatto è che da sempre la nostra scuola è “chiusa in se stessa”, potremmo dire. Tradizionalmente è un “luogo” a sé, separato e distinto da altri luoghi. In effetti tutti gli orari scolastici sono scanditi per materie, e rispondono ad un tetto annuale. Risulta pertanto molto difficile “inserire” o “aggiungere” in orari già “pieni” settimanalmente ore aggiuntive di alternanza scuola-lavoro, pur se la loro finalità si dimostra di un estremo interesse.

Insomma, le solite cose all’italiana, potremmo dire! Alternanza! Ottima iniziativa, ma… Copio dal testo citato: “Secondo il monitoraggio, il 57 per cento degli studenti intervistati ha partecipato a percorsi di alternanza scuola-lavoro non inerenti al proprio percorso di studi e 4 su dieci ammettono di essere caduti in situazioni in cui sono stati negati loro diritti, come quello di essere seguiti da un tutor o di non essere stati messi nelle condizioni di studiare.

E ancora: “In Sardegna o nel Molise – spiegano dall’Unione degli studenti – per mancanza di un tessuto produttivo sul territorio in grado di sopperire alla mole di studenti, le scuole si sono trovate costrette a far spostare gli alunni dalla Regione chiedendo a questi ultimi di sopperire alle spese per lo spostamento con somme che hanno raggiunto i 300-400 euro”. Per non dire che nell’87% dei casi le attività di alternanza sono state calate dall’alto senza alcun coinvolgimento dei diretti interessati. “Al Pacinotti di Taranto le studentesse e gli studenti hanno portato avanti il proprio percorso di alternanza scuola-lavoro all’Ilva, industria siderurgica famosa sul territorio per le gravi responsabilità di inquinamento ambientale. Per non dire poi di attività come quella che ha visto centinaia di studenti impegnati a prendere ordinazioni in una nota catena che vende panini con hamburger o impegnati a fare esperienza in una notissima catena di abbigliamento spagnola”. Di fatto gli studenti “hanno tralasciato lo studio delle materie scolastiche, sia di mattina sia nel pomeriggio. A confessarlo il 57 per cento dei 15mila entrati nel nuovo obbligo e per i quali il sindacato degli studenti spinge per uno Statuto a favore degli studenti in Alternanza scuola-lavoro”.

L’alternanza scuola lavoro non si inventa! Né si può aggiungere, giustapporre, intrecciare malamente con il “normale” orario delle lezioni. In effetti siamo di fronte a un vero e proprio vuoto normativo, che diventa poi un’imposizione. Vorrei solo ricordare che nell’Istruzione professionale con il “Progetto 92” – secolo scorso – figurava nel normale orario delle lezioni – se si può dir così – una cosiddetta Terza area, quella riconducibile appunto ad attività da realizzare in situazione di studio/lavoro debitamente concordato e attivato con imprese ad hoc, o per lo meno in larga misura corrispondenti per le loro attività produttive con gli indirizzi di studio.

Ho voluto ricordare questa esperienza, della quale occorrerebbe tenere il dovuto conto, per sottolineare che l’alternanza scuola-lavoro in primo luogo non si può attuare solo perché “lo dice la legge”! Perché in tal modo finisce solo con l’essere una iattura, come lo è nella larga maggioranza dei casi. In secondo luogo non si può “aggiungere” ad orari scolastici già di per sé abbastanza pesanti!

In conclusione, allora, alternanza sì, ma con juicio, parafrasando il nostro Manzoni… sempre saggio, come spesso non è il nostro Ministero!

Maturità 2017, seconda prova: 1 studente su 4 non l’ha mai simulata in classe. I timori per l’orale

da Il Fatto Quotidiano

Maturità 2017, seconda prova: 1 studente su 4 non l’ha mai simulata in classe. I timori per l’orale

Secondo un sondaggio di Skuola.net il “quizzone” è risultato lo scritto più simulato, mentre pochissime sono state le “prove generali” per il colloquio. E tanti studenti ritengono che testarlo senza commissari esterni non sia la stessa cosa

Per i docenti italiani all’estero «trasferta» allungata a 12 anni

da Il Sole 24 Ore

Per i docenti italiani all’estero «trasferta» allungata a 12 anni

di Alessandra Silvestri

Il decreto attuativo approvato il 7 aprile esporta oltre confine il modello formativo ed educativo italiano, come riformato dalla legge 107 del 2015. Il decreto contiene numerose novità che è opportuno esa minare nel dettaglio.

Personale all’estero

Il periodo di permanenza fuori confine del personale italiano passa da nove anni a due periodi, ciascuno di sei anni, intervallati da un rientro di almeno sei anni in Italia, per non perdere il contatto con la realtà nazionale. Il piano di formazione nazionale, che è previsto per il personale in servizio in Italia, si estende anche al personale delle scuole italiane nel mondo.

Il personale in servizio all’estero potrà godere dell’indennità di richiamo alla fine del servizio e di una serie di benefit elencati nel dettaglio nel pezzo in basso.

La cabina di regia

Si apre una nuova stagione per la collaborazione tra Istruzione ed Esteri che, di concerto, istituiscono una cabina di regia per la messa a sistema delle scuole italiane nel mondo e l’attuazione di altre iniziative all’estero, ai fini della diffusione della lingua e della cultura italiana.

Nello specifico Miur e Maeci si preoccupano di:

istituire, trasformare o ridefinire le scuole statali all’estero e autorizzare eventuali varianti, a seconda delle necessità locali;

riconoscono la parità scolastica e istituiscono sezioni italiane all’interno di scuole non italiane;

avviano collaborazioni con soggetti pubblici e privati;

definiscono i requisiti culturali e professionali del personale da inviare all’estero;

definiscono gli obiettivi, le modalità e i criteri per la valutazione dell’offerta formativa e delle altre iniziative.

Il Miur, per la prima volta, seleziona il personale da destinare alle scuole all’estero e dedica una sezione del portale unico della scuola al sistema della formazione italiana nel mondo (per un approfondimento si veda il pezzo in basso).

Soggetti pubblici e privati

Le azioni finalizzate alla diffusione della cultura italiana nel mondo prevedono, per la prima volta, la partecipazione di soggetti privati e di realtà che, senza scopro di lucro, da anni operano in questo settore. L’articolo 11 specifica meglio il ruolo degli enti gestori.

L’accesso ai ruoli presso scuole italiane all’estero sarà subordinato al possesso di requisiti culturali e professionali a garanzia della qualità del sistema della formazione italiana nel mondo. Saranno, infatti, richiesti specifici titoli fra cui quelli linguistici, con particolare riferimento all’insegnamento della lingua italiana, come lingua seconda o lingua straniera.

La legge 107 del 2015 prevede, tra le altre cose, l’assegnazione alle scuole di un contingente destinato al potenziamento dell’offerta formativa.

Il decreto estende tale prerogativa anche alle scuole italiane all’estero che, con l’entrata in vigore dello stesso, accoglieranno personale dedicato al potenziamento delle competenze in ambito artistico e musicale e alla diffusione delle tecniche di produzione delle immagini e del suono.

Il decreto preve inoltre che il contingente di personale destinato alle scuole sia comprensivo di docenti di sostegno: il che dovrebbe impattare sull’organico con un potenziamento di circa cinquanta unità.

La pagella alle scuole

Anche le scuole italiane all’estero saranno valutate. Il neonato sistema di valutazione nazionale si estende infatti anche alle scuole all’estero.

Il processo di valutazione riguarderà:

qualità dell’offerta formativa e dell’insegnamento;

interventi realizzati;

performance del personale.

Le scuole all’estero partecipano, infine, all’attuazione del Piano digitale: si prevedono finanziamenti per 520.000 euro.

La nomina degli insegnanti spetta al Miur

da Il Sole 24 Ore

La nomina degli insegnanti spetta al Miur

di Laura Virli

Nuove modalità di selezione; debutto dell’organico potenziato; regole ad hoc su retribuzioni e aumenti stipendiali: il Dlgs sulle scuole all’estero apporta modifiche di peso al capitolo personale.

Organico potenziato

Debutta anche all’estero l’organico potenziato. La vera novità è che il contingente passerà dalle attuali 624 a 674 unità comprensive, per la prima volta, anche di docenti di sostegno, laddove ve ne sia la necessità, e di posti di potenziamento.

Si tratta di 50 ulteriori insegnanti che dovranno garantire l’attuazione degli obiettivi strategici individuati dalla legge 107, anche con riferimento alle competenze nella pratica e nella cultura musicali, nell’arte e nella storia dell’arte, nel cinema, nelle tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni.

In aggiunta, sarà molto più facile assumere insegnanti con contratti locali, il che comporterà notevoli risparmi e meno burocrazia.

La selezione dei docenti

Dal prossimo anno la selezione delle figure professionali da destinare all’estero cambia radicalmente.

Per la prima volta, infatti, la competenza per la selezione e la destinazione di tale personale passerà dal Maeci (ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale) al Miur.

La selezione sarà effettuata sulla base di nuovi requisiti culturali e professionali individuati, in questo caso, in sinergia tra Miur e Maeci.

Tali requisiti dovranno garantire la qualità del sistema della formazione italiana nel mondo; pertanto saranno richiesti titoli specifici fra cui quelli linguistici, con particolare riferimento all’insegnamento della lingua italiana come lingua seconda o lingua straniera (italiano L2 e LS).

Viene anche aumentato il perido di mandato all’estero dagli attuali nove anni a dodici anni, divisi in due periodi di sei anni consecutivi ciascuno, separati da almeno sei anni scolastici di effettivo servizio nel territorio nazionale (si veda il pezzo in alto). Questo per assicurare, da un lato un’adeguata continuità didattica, dall’altro per evitare un eccessivo distacco dalla realtà italiana: il personale inviato dall’Italia deve restare espressione del nostro Paese.

Sempre in stretta collaborazione, i due dicasteri, quello di viale Trastevere e la Farnesina, determineranno gli obiettivi, le modalità e i criteri per la valutazione dell’offerta formativa e per la formazione.

Quest’ultima diventerà obbligatoria secondo le priorità e i principi di cui alla legge 107/2015 e dovrà essere svolta sia in servizio nelle sedi di destinazione, che «prima della partenza» nel territorio nazionale.

Il trattamento

Le regole previste per il trattamento economico all’estero del personale Maeci si estenderanno anche al personale della scuola all’estero.Tra le maggiori innovazioni ci saranno l’estensione al personale della scuola dell’indennità di richiamo alla fine del servizio all’estero; il rimborso integrale del viaggio di congedo; il contributo forfettario (e non a piè di lista) per le spese di trasloco; l’indennità per spese di abitazione; la possibilità di usufruire senza decurtazioni dell’indennità di servizio all’estero di alloggi in disponibilità dell’amministrazione; la rimodulazione delle aggiunte per situazioni di famiglia.

Quasi 1 studente su 4 non ha mai svolto simulazioni dell’esame di maturità

da La Stampa

Quasi 1 studente su 4 non ha mai svolto simulazioni dell’esame di maturità

Seconda prova al buio per tanti
Simulazioni a singhiozzo per gli studenti che dovranno sostenere tra pochi giorni l’esame di maturità: mentre tutti sono in attesa della pubblicazione delle liste dei commissari esterni (la caccia è aperta sia presso le segreterie delle scuole, sia su internet) circa un candidato su quatto ha ammesso di non ha mai svolto simulazioni della seconda prova. È quanto emerge da una web survey di Skuola.net che mostra come i maturandi si siano preparati a scuola per affrontare l’esame di Stato: un po’ meglio è andata per le prove del tema di Italiano, con il «quizzone» che è risultato lo scritto più simulato, mentre pochissime sono state le «prove generali» per il colloquio orale, lo spauracchio degli studenti.

In pratica, alla vigilia dell’inizio degli esami i maturandi si sentono pronti soltanto in parte, secondi le interviste condotte su 1.800 studenti in procinto di sostenere la Maturità. Se complessivamente il 90% si è esercitato almeno una volta a scuola sulla terza prova, i numeri scendono per gli altri scritti e il colloquio. Per il 22% (circa 1 su 4), quello con la seconda prova sarà un appuntamento al buio, e 3 studenti su 4 si presenteranno di fronte alla commissione senza sapere bene cosa li aspetta.

Guardando i dati nel dettaglio, emerge inoltre che il 17% non ha mai scritto – con la guida dei professori, in classe – un tema d’italiano sulla falsariga di quelli proposti all’esame, mentre quasi un terzo (29%) ne ha fatto solo uno e il 54% ha ripetuto la simulazione di prima prova più volte. Ma, come accennato, è la terza prova quella più testata: tre quarti degli studenti (74%) si sono cimentati con il quizzone, provandolo diverse volte; un altro 16% si è esercitato in un’occasione soltanto; una netta minoranza, quindi, non ha avuto questa possibilità. Simulazioni di terza prova che, per molti ragazzi, sono state utili a capire come funziona lo scritto più indecifrabile di tutti: la pensa così il 71% dei maturandi intervistati.

L’esatto contrario di quanto avvenuto per l’orale: dei pochissimi (25%) che hanno simulato un colloquio d’esame, circa la metà lo ha fatto una volta sola. Utile? Insomma: tra chi ci ha provato, il 39% ritiene che, senza commissari esterni, non sia la stessa cosa. Anche se ha aiutato molti a capire come gestire l’ansia(23%) e come impostare la propria tesina(25%).

Tuttavia, il vero problema è rappresentato dalle seconde prove: se il 22% non ha svolto simulazioni, il 37% ne ha sostenuta solo una. Solo per un più fortunato 41% si è trattato di un numero maggiore. Tra l’altro, chi ne ha svolte, non sempre si è trovato davanti un compito con le stesse caratteristiche (sia di struttura che di durata) di quello che dovrà affrontare tra poche settimane: nel 28% dei casi la simulazione si è svolta in versione `ridotta´. I più colpiti i ragazzi dei licei scientifici, per loro il vero nemico è il tempo: per la metà (48%) di loro, i prof hanno atteso che il Miur comunicasse la materia protagonista prima di procedere con le simulazioni. La scelta ministeriale di matematica per il secondo scritto ha influenzato non poco, infatti, la preparazione: per gran parte (78%) dei ragazzi dello scientifico, dopo il 30 gennaio le esercitazioni hanno riguardato esclusivamente questa materia. Prima della comunicazione ministeriale, stando alle risposte degli intervistati, i compiti ispirati alla prova d’esame trattavano equamente sia matematica che fisica.

Alternanza scuola-lavoro, due anni deludenti: 57% studenti confessa: “Non funziona”

da la Repubblica

Alternanza scuola-lavoro, due anni deludenti: 57% studenti confessa: “Non funziona”

Il monitoraggio su 15mila liceali di nove Regioni: oltre la metà dice di partecipare a percorsi non inerenti ai propri studi e 4 su 10 ammettono di non essere messi nelle condizioni di studiare. Sottosegretario all’Istruzione: “Credo sia uno strumento utilissimo, va fatto bene e per tutti”

ROMA – Studenti costretti a pagarsi le trasferte di tasca propria, a seguire attività avulse dall’indirizzo scolastico frequentato e a tralasciare per diverse ore lo studio delle discipline di insegnamento settimanali. Ecco il quadro del secondo anno di applicazione dell’Alternanza scuola-lavoro delineato dall’inchiesta, presentata ieri e portata avanti dall’Unione degli studenti, su un campione di 15mila ragazzi che frequentano le scuole superiori di nove regioni italiane: Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Toscana, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Campania, Puglia.

Secondo il monitoraggio, il 57 per cento degli studenti intervistati “ha partecipato a percorsi di alternanza scuola-lavoro non inerenti al proprio percorso di studi” e 4 su dieci ammettono di essere caduti in situazioni in cui sono stati negati loro diritti, come quello di essere seguiti da un tutor o di non essere stati messi nelle condizioni di studiare.

“L’inchiesta Uds è utile perché ci aiuta a migliorare. Per farlo occorre però dire dove e come non funziona e non generalizzare. Come ho sempre detto servirà tempo perché nessuno ha la bacchetta magica che consenta dopo 50 anni di immobilismo di cambiare in un anno” ha replicato Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione -. Però chiedo agli studenti dell’Uds di esprimersi sullo strumento dell’alternanza. È utile? Almeno una volta si esprimano. Per me è utilissimo e va fatto bene e per tutti. Per loro?”

La Buona scuola ha introdotto la novità già per le terze classi dello scorso anno, esteso quest’anno alle quarte classi: l’obbligo di 200 ore di attività in azienda (musei, enti no profit, associazioni professionali, camere di commercio ed altri enti) se liceali e 400 per gli studenti iscritti nei percorsi tecnici e professionali da completare nell’arco dell’ultimo triennio di studi.

In pratica, 67 ore all’anno nei licei e 133 nei tecnici e nei professionali. E se in questi ultimi l’Alternanza sembra la logica conseguenza del percorso di studi, per i licei trovare attività da fare svolgere ai propri alunni non è stato facile. Anche perché le aziende non hanno risposto con entusiasmo alla chiamata del Miur. Più di un terzo dei ragazzi interpellati (il 38 per cento) dichiara di avere sostenuto spese per frequentare le ore di Alternanza.

“In Sardegna o nel Molise – spiegano dall’Uds – per mancanza di un tessuto produttivo sul territorio in grado di sopperire alla mole di studenti, le scuole si sono trovate costrette a far spostare gli alunni dalla Regione chiedendo a questi ultimi di sopperire alle spese per lo spostamento con somme che hanno raggiunto i 300-400 euro”.

Il tutto per attività che nell’87 per cento dei casi sono state calate dall’alto senza alcun coinvolgimento dei diretti interessati. “Al Pacinotti di Taranto le studentesse e gli studenti hanno portato avanti il proprio percorso di alternanza scuola-lavoro all’Ilva, industria siderurgica famosa sul territorio per le gravi responsabilità di inquinamento ambientale”, si legge nel dossier.

E per seguire attività – come quella che ha visto centinaia di studenti impegnati a prendere ordinazioni in una nota catena che vende panini con hamburger o impegnati a fare esperienza in una notissima catena di abbigliamento spagnola – i ragazzi hanno tralasciato lo studio delle materie scolastiche, sia di mattina sia nel pomeriggio. A confessarlo il 57 per cento dei 15mila entrati nel nuovo obbligo e per i quali il sindacato degli studenti spinge per uno Statuto a favore degli studenti in Alternanza scuola-lavoro.

Collaboratori dei presidi alla riscossa: lavoriamo 10 ore al giorno senza esonero per 2mila euro

da La Tecnica della Scuola

Collaboratori dei presidi alla riscossa: lavoriamo 10 ore al giorno senza esonero per 2mila euro

Vicari, vicepresidi e collaboratori dei dirigenti svolgono un ruolo chiave nelle nostre scuole, in cambio di meno di sole 2mile euro l’anno, ma di loro nessuno parla.

A ricordarlo, il 31 maggio, è stata l’ A.N.Co.Di.S., l’Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici nata da qualche settimana: “i Collaboratori – scrivono – sono oggi fondamentali ed insostituibili nella governance della scuola: a loro sono affidati compiti e funzioni che il DS – in autonomia – potrebbe in parte assolvere; sono in gran parte docenti che lavorano senza esonero per almeno altre 8/10 ore per guadagnare una media di 1.500-2.000 euro annue (lorde ndr), decisione presa spesso in una iniqua contrattazione”.

“Ma non si parla di loro in nessun documento ufficiale, in nessuna dichiarazione di categoria, nessun riconoscimento per il loro lavoro e per il senso del dovere dimostrati nell’espletamento della collaborazione”.

I collaboratori si sentono anche mortificati. Perché la scorsa settimana, in occasione della mobilitazione dei dirigenti scolastici, nessuno a fatto riferimento al loro ruolo: “i Ds – continua A.N.Co.Di.S. – hanno manifestato-scioperato il 25 maggio per denunciare “troppi carichi di lavoro, responsabilità aumentate, nuove norme di sicurezza, numero di studenti e lavoratori sempre più alto da gestire” e per rivendicare il riconoscimento economico per la loro professionalità. E per il prossimo anno scolastico ancora una emergenza nella scuola italiana: l’incremento del numero delle I.S. senza DS titolare o con DS in aspettativa o in esonero”.

I vice-presidi, quindi, chiedono: “Ma in tutto questo impegno professionale, i DS sono soli? Certamente no! Hanno al loro fianco i Collaboratori che con spirito di servizio, competenza e professionalità contribuiscono a rendere meno gravoso l’impegno e più efficiente l’organizzazione e la gestione delle Istituzioni Scolastiche. Per non parlare dei DS reggenti che trovano nei Collaboratori figure fondamentali per la gestione delle scuole loro affidate!”.

Tra le proposte dell’associazione, c’è quella del riconoscimento professionale, attraverso l’introduzione di una carriera di quadro intermedio, la cosiddetta “Middle Management, tanto rivendicata da più parti ma nei fatti ancora oggi non incanalata in una discussione seria che guarda alla scuola del 2020”.

Con l’associazione dei collaboratori dei ds si schiera, intanto, l’Anief, che proprio il 31 maggio ha incontrato i rappresentanti A.N.Co.Di.S.: Marcello Pacifico, leader Anief, sostiene che “i collaboratori dei presidi nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente penalizzati. Dal 2010 non percepiscono più l’indennità di reggenza, a seguito dell’avvio della spending review adottata sui dipendenti pubblici”.

“Con la Buona Scuola hanno perso anche l’esonero dal servizio di docenza, riuscendo questo a scattare solo in presenza (casuale) di un docente potenziatore della stessa classe di concorso del collaboratore del preside, individuato da quest’ultimo. È poi fondamentale che la loro preziosissima opera venga riconosciuta e inquadrata formalmente nell’ambito del ‘middle management’, di cui si parla da 20 anni senza che però nessuno abbia mai presentato una proposta concreta”, ha concluso il sindacalista.

E’ allora la stessa A.N.Co.Di.S. a lanciare delle proposte concrete, perseguibili, a costo zero per il bilancio dello Stato, chiedendo anche alle altre organizzazioni ed associazioni di esprimersi.

 

Reggenze: è possibile una soluzione urgente per il prossimo A.S. non gravando sul carico di lavoro e sulla responsabilità dei DS? Certamente, assegnando la reggenza ai collaboratori che abbiano svolto funzioni vicarie per almeno 36 mesi secondo una graduatoria di merito. La differenza rispetto all’O.M. del 2004 sta proprio qui: nell’accesso solo ai collaboratori vicari che si rendessero disponibili per un anno – e comunque fino all’assegnazione del DS titolare – ad assumere questo ruolo!

 

Riconoscimento del servizio svolto: occorre dare sia un adeguato punteggio nelle graduatorie al servizio reso nella collaborazione ai ds sia un riconoscimento di merito con l’attribuzione della Vicedirigenza; sarebbe, infatti, un modo formale per distinguere chi ha svolto soltanto la carriera docente e chi, invece, ha anche assunto ruoli di collaborazione nell’ambito della gestione di una I.S.. Ricordiamo che svolgiamo di fatto, con l’Istituto della delega, ruoli apicali in molti settori della vita scolastica, sostituendo il Dirigente, con un riconoscimento economico non adeguato e soggetto alla contrattazione di istituto.

 

Formazione: siamo consapevoli – nella doppia veste di docenti e di collaboratori – che alla base di ogni ruolo deve esserci un percorso di formazione adeguato, moderno, di alto profilo. Per questa ragione, ANCODIS rivendica con forza il diritto ad una formazione specifica di sistema al pari degli altri percorsi formativi, diretti specificatamente a quanti nella scuola assolvono a ruoli di gestione, di organizzazione, di responsabilità. A tal fine, per il prossimo anno scolastico, ANCODIS proporrà un piano di formazione comune a tutti i direttivi su temi specifici e ritenuti necessari al nostro ruolo, nell’auspicio che le finalità e gli obiettivi che ci siamo dati possano essere pienamente conseguiti.

 

Concorso DS: nel prossimo bando deve essere stabilito un adeguato punteggio per gli anni svolti per la collaborazione ed, in caso di esito favorevole, il servizio reso deve avere un riconoscimento di stage formativo certificato dal DS titolare della scuola nella quale il collaboratore ha prestato servizio.

Per quanto riguarda le figure quadro intermedie – il middle management – con esonero totale dall’insegnamento, poiché si tratta di cambiamenti strutturali, chiediamo alle forze politiche di rivedere le vigenti norme in prossimi disegni di legge o emendamenti guardando oltre che al risparmio anche e, diciamo soprattutto, al miglioramento della qualità del servizio scolastico.

Siamo consapevoli delle difficoltà, delle contestazioni che arriveranno da più parti, ma non possiamo non dire con assoluta determinazione che porteremo avanti le nostre posizioni in tutte le sedi, consapevoli che le nostre proposte guardano all’esclusivo interesse ed al buon funzionamento delle nostre scuole.