Ricorso al Tar del Lazio contro i nuovi Lea

Redattore Sociale del 05-06-2017

Ricorso al Tar del Lazio contro i nuovi Lea: iniziativa di 8 associazioni

“Il Governo discrimina in modo illegittimo i malati disabili o comunque non autosufficienti tra quelli cronici, e quindi inguaribili, di tutte le età: impone limiti di durata delle cure a carico del Ssn e pone vincoli che condizionano l’accesso ai servizi di cura”.

ROMA. Otto associazioni sono ricorse al Tar del Lazio contro i nuovi Lea, “per la difesa del diritto alla salute dei malati non autosufficienti”. Il 16 maggio scorso hanno impugnato il recente decreto “Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502” e oggi ne danno notizia in una nota spiegando che “il decreto porta ad una gravissima violazione del diritto alla salute dei malati cronici disabili gravi e non autosufficienti, di tutte le età: impone limiti di durata delle cure a carico del Servizio sanitario nazionale e vincoli che condizionano l’accesso ai servizi di cura, come ad esempio la condizione che una commissione dia una valutazione positiva, anche in base alla situazione socioeconomica e familiare. In questo contesto – prosegue la nota – il Governo discrimina in modo illegittimo i malati disabili o comunque non autosufficienti tra quelli cronici, e quindi “inguaribili”, e quelli acuti, quindi “guaribili” e pertanto “meritevoli” di attenzioni e cure incondizionate. Solo questi ultimi, infatti, avranno garantite incondizionatamente tutte le cure di cui necessitano, mentre gli altri dovranno ingiustamente sottostare ad una valutazione che non guarderà solo il loro bisogno di cura, ma che potrebbe dipendere anche da reddito, patrimonio, situazione sociale e familiare. Secondo le associazioni, il decreto è incostituzionale e in palese contrasto con le norme di legge, che impongono al Servizio sanitario nazionale di fornire le necessarie cure a tutti i malati non autosufficienti, qualunque sia la causa, la fenomenologia e la durata della malattia”.

Per le associazioni “il retroscena di questo decreto è chiaro: trasferire illegittimamente oneri di spesa sanitaria al settore “sociale”, espellendo dalla tutela del Servizio sanitario nazionale i malati più deboli e indifesi, proprio quelli che ne hanno maggior bisogno. È un espediente per scaricare maggiori costi sui Comuni, sugli assistiti e sui tutti quei familiari che scelgono (liberamente, perché non ne hanno l’obbligo giuridico) di assumersi l’onere di accudire a casa i propri congiunti disabili e non autosufficienti. Ma il problema non riguarda solo i malati “attuali”: tutti i cittadini oggi “sani”, se un domani dovessero averne bisogno, si aspettano di ricevere senza se e senza ma tutte le cure necessarie dal Servizio sanitario nazionale, qualunque sia la malattia o disabilità che li dovesse colpire, a maggior ragione se dovesse essere così grave da renderli non autosufficienti”.

Le associazioni, tutte rappresentate e difese dall’avvocato Maria Luisa Tezza del foro di Verona, sono Associazione promozione sociale di Torino, Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva (Utim) di Torino, In nome dei diritti di Firenze, Senza limiti di Milano, Movimento per la tutela delle persone diversamente abili e quelle non autosufficienti (Mtd) di Pavia, Associazione per la difesa dei diritti delle persone non autosufficienti (Adina) di Firenze, Unione per la difesa dei diritti dei malati anziani non autosufficienti (Associazione Umana) di Perugia, Gruppo volontariato assistenza handicappati (Gva) di Acqui Terme.

La società mordi e fuggi

La società mordi e fuggi

di Vincenzo Andraous

 

Da qualche tempo l’impressione è che alla realtà che viviamo sovrapponiamo la trama di un film, che però non è mai stato girato, dunque si tratta di sequenze prodotte dalla nostra disabitudine a vedere le cose per quello che sono.

Nella scuola l’eroe da imitare non è quel ragazzo silenzioso dell’ultimo banco, quello che scrive come il mio autore preferito, piuttosto è quell’altro, che mette sotto il più debole con l’aiuto degli altri, con metodo da lager o da gulag

Il gruppo è in marcia, batte i piedi, è diventato assai più importante della famiglia, è famelico nel ricercare gli obiettivi, nell’individuare e spezzare la fragilità del coetaneo di turno.

Non è così semplice omologare una violenza, errata e inaccettabile, ma addirittura svestita di una qualunque “utilità”, quindi riottosa a qualsivoglia ridefinizione sociale.

Sulla criminalità di piccolo cabotaggio, delle grandi organizzazioni, si conoscono anse e anfratti di quelle scelte dirompenti, i pochi si nascondono dietro i tanti per fare denaro, per delirio di onnipotenza.

Ma di fronte a queste forme di incomprensibile distorsione umana, perché di vera e propria erosione intimistica si tratta, non è con la sola punizione esemplare, con la semplicizzazione della risposta penale, che si ripiana la follia di una fisicità comportamentale divenuta requisito primario per apparire, per essere riconosciuti all’esterno della propria carta di identità.

Tolleranza zero, risposte dure, tutti pronti alla guerra di liberazione del terzo millennio, forse è questa la ricetta giusta, ma quale metodo educativo è approntato per riguadagnare il terreno perduto della buona vita, al disagio relazionale che investe l’intera società e non soltanto i più giovani?

Gli adulti ben hanno da preoccuparsi, consegnando rese e tradimenti ai propri figli, quale stile di vita hanno trasmesso per fronteggiare la deriva del tutto e subito, la divinazione del mito della forza, della dialettica che mette in fila le parole ma non aiuta a distinguerne il senso, perché nel frattempo quelle parole si sono consumate.

Come per il detenuto che non sa lavorare su di sé, ma persiste a giustificare e condannare gli altri delle proprie disfatte, anche per queste generazioni di guerrieri in erba, vi sarà la disperazione ad attenderli al varco, e finchè si insisterà a raccontarne gli episodi in maniera ossessiva, da casa del “grande fratello”, il delirio continuerà a investire i più giovani, quelli innamorati della messaggeria istantanea schizzoide, dalla “roba” che fa bene, dalle nocche infrante.

Vaccini, Lorenzin: decreto al Quirinale, arriva martedì

da Il Sole 24 Ore 

Vaccini, Lorenzin: decreto al Quirinale, arriva martedì

di Alessia Tripodi

 Il decreto sui vaccini obbligatori «è al Quirinale, arriva martedì, quando ci sarà anche una presentazione tecnico-scientifica per dare le istruzioni alle famiglie e alle istituzioni» su come funzioneranno le novità, compreso il periodo transitorio. Lo ha annunciato venerdì scorso la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, in conferenza stampa al Festival dell’Economia di Trento, rassicurando così chi dava il decreto per “desaparecido” dopo l’ok del consiglio dei ministri di due settimane fa.

Intanto, non si placa la protesta del fronte anti-vaccini: la scorsa settimane all’esterno di due Asl della provincia di Bergamo sono stati ritrovati alcuni volantini contro la ministra della Salute. E un gruppo di manifestanti ha presidiato l’ingresso del del teatro di Trento dove stava parlando Lorenzin.

Le novità
Il testo varato dal consiglio dei ministri stabilisce l’obbligo di 12 vaccinazioni per le iscrizioni ad asili nido e materne. Con modalità diverse l’obbligo riguarderà anche elementari, medie e superiori: in questo caso non c’è il divieto di iscrizione, ma sono previste multe e sospensione della potestà genitoriale per le famiglie che non rispettano il diktat. In particolare, i genitori che non vaccineranno i figli per l’iscrizione a scuola dai 6 ai 16 anni rischiano multe da 500 a 7.500 euro, che saranno irrogate dalle aziende sanitarie. Il mancato rispetto dell’obbligo comporta anche la segnalazione del genitore «al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale». Le misure – assicurano Lorenzin e Fedeli – entreranno in vigore a partire dal prossimo anno scolastico.

La protesta a Trento
«Non chiamateci anti-vax, non siamo antivaccinisti!». Così recitano alcuni striscioni dei manifestanti che fuori dal teatro Sociale di Trento rivendicano modalità diverse per le vaccinazioni e chiedono alla ministra «cosa dovrà
fare a settembre chi non ha vaccinato i propri figli». «Devono vaccinarli» risponde indirettamente Lorenzin durante il suo intervento al festival dell’Economia, forte anche del riconoscimento dell’Oms, che promuove l’Italia per la sua politica sui vaccini.

Oms: bene Italia sui vaccini
«L’Oms approva le recenti iniziative italiane del ministro Lorenzin – ha detto in un’intervista il direttore Ue dell’Organizzazione per la sanità, Suzanna Jakab – siamo pronti a sostenerla nel suo lavoro e felici di conoscere il nuovo Piano vaccinale 2017-2019, che identifica l’eradicazione del morbillo e della rosolia come un obiettivo politico del Paese».

Il Golf diventa disciplina nell’ora di Educazione fisica

da La Tecnica della Scuola

Il Golf diventa disciplina nell’ora di Educazione fisica

Il comune di Ardea (Roma) e il Golf Club Mare di Roma con gli studenti dei tre istituti comprensivi del territorio hanno messo in moto un ciclo di lezioni durante l’ora di educazione fisica che culminerà, a fine anno scolastico,  con la prima edizione dei Giochi Golf di Ardea.

L’iniziativa, raccontano le agenzie, è stata possibile grazie ad un’intesa fra il comune di Ardea, che ha messo a disposizione gli scuolabus per trasferire le varie classi degli studenti dalle loro scuole al circolo, ed il club stesso, che ha garantito la presenza e la partecipazione a titolo gratuito di suoi maestri della disciplina e messo a disposizione le proprie strutture , nonché con la Federazione italiana golf, da cui sono arrivati strumenti didattici e sportivi.

L’iniziativa, spiegano i promotori, nasce con l’idea di estendere e rendere naturale la pratica del golf tra le nuove generazioni. I ragazzi possono così conoscere ed avvicinarsi con facilità a questa disciplina, né più né meno di come capita con quelle più diffuse come il calcio, il basket o la pallavolo, in funzione  di formare delle squadre agonistiche in rappresentanza delle scuole stesse, che magari un giorno possano anche cimentarsi nelle gare di circolo e federali.

Insegnare a tutti, a partire dai più deboli: il Miur rivaluta don Milani

da La Tecnica della Scuola

Insegnare a tutti, a partire dai più deboli: il Miur rivaluta don Milani

Celebrare il 50esimo anniversario della morte di don Lorenzo Milani con un evento, dal titolo “Insegnare a tutti”, dedicato alla sua figura ed azione in campo educativo.

L’iniziativa è del Miur e si svolgerà lunedì 5 giugno preso il palazzo bianco del ministero dell’Istruzione a viale Trastevere a Roma: l’amministrazione centrale aprirà le porte per ospitare manifestazione interamente dedicata al sacerdote di Barbiana che ha speso la sua vita per la formazione dei più deboli e per la costruzione di condizioni di uguaglianza sociale. Ci saranno una mostra dedicata, letture e testimonianze.

È la prima volta che il Miur dedica un evento di questo tipo a don Milani. Per ricordare la preziosa opera del priore di Barbiana, saranno presenti direttori di testate giornalistiche nazionali, esperti, testimoni ricorderanno, ma anche insegnanti e allievi che hanno vissuto l’esperienza della Scuola concepita e portata avanti dal sacerdote confinato in Toscana per i suoi metodi educativi considerati, per l’epoca, troppo alternativi.

La manifestazione si svolgerà nella Sala della Comunicazione del Miur, a partire dalle ore 10.00, e potrà essere seguita in diretta sul sito di Rai Scuola e su quello del Miur.

“‘Insegnare a tutti’ era l’obiettivo di Don Milani ed è per questo che abbiamo scelto questo titolo per l’incontro di domani (lunedì 5 giugno ndr). Avere una scuola aperta ed inclusiva era scopo della sua attività ed è l’impegno del Ministero che mi onoro di dirigere. Aperta ed inclusiva significa anche capace di parlare a chi è più emarginato, a chi è a rischio dispersione. Dobbiamo dare a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi, anche e soprattutto ai più deboli, gli strumenti per essere preparati ad affrontare il futuro”, ha detto alla vigilia dell’evento la ministra Valeria Fedeli che ha fortemente voluto questa giornata di approfondimento e studio sull’attività e sull’eredità culturale e pedagogica di don Milani.

“La sua figura e la sua lezione sono ancora oggi uno straordinario strumento per educatrici ed educatori”, ha sottolineato la responsabile del Miur.

L’evento del 5 giugno è pensato con la scuola e per la scuola. Nelle scorse settimane il Ministero ha inviato una circolare a tutti gli istituti per invitare docenti, studentesse e studenti a rileggere l’opera di don Milani e a seguire la diretta dal ministero dell’Istruzione.

Nel corso della mattinata ci saranno letture commentate dei testi del priore di Barbiana a cura di Luciano Fontana, direttore del ‘Corriere della Sera’, di Maurizio Molinari direttore de ‘La Stampa’, di Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”.

Ci saranno poi gli interventi di Adele Corradi, la professoressa che aiutava Don Milani a Barbiana, di Renata Colorni, direttrice dei ‘Meridiani’, e di Paolo Landi, ex allievo di Don Milani. Concluderà la giornata la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

Nel volgere di poche settimane, la figura di don Lorenzo Milani avrà avuto quella riconoscenza pubblica che meritava da decenni: sabato 27 maggio è stata infatti confermata la Marcia di Barbiana, giunta al 16simo anno. Sulla tomba del sacerdote il prossimo 20 giugno si recherà in preghiera anche Papa Francesco.

Oltre 2 mila domande di trasferimento in Friuli Venezia Giulia

da La Tecnica della Scuola

Oltre 2 mila domande di trasferimento in Friuli Venezia Giulia

Oltre 2 mila dei 13.665 docenti che insegnano nelle scuole del Friuli Venezia Giulia hanno presentato domanda di trasferimento: lo rende noto la UIL Scuola del Friuli Venezia Giulia che ha conteggiato le 2.227 domande di trasferimento presentate in tutta la Regione dal personale insegnante di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Il maggior numero di domande si trovano nelle scuole secondarie di secondo grado (983) e alle primarie (607).

La provincia con il più alto numero di istanze di trasferimento, 1.041 su 6.232 docenti, è quella di Udine, seguita da Pordenone con 629 domande su 3.514 docenti.

Spiega il segretario regionale della UIL Scuola Ugo Previti facendo il raffronto con gli anni passati: “C’è un vero e proprio boom di domande. A Gorizia, ad esempio, negli anni scorsi alle superiori venivano presentate 30-40 domande di trasferimento. Quest’anno sono 130. Ma l’aumento è generalizzato in tutte le province e in tutti gli ordini di scuola”.

Anche a Trento la consulta provinciale dei genitori

Anche a Trento si istituisce la consulta provinciale dei genitori mentre gli omnicomprensivi restano commissariati

di Cinzia Olivieri

 

La riforma partecipata di Trento

Mentre anche a Bolzano si parla di riforma degli organi collegiali, a Trento nonostante una legge provinciale sulla scuola abbastanza recente (LP 5/06), si è concluso in tempi piuttosto rapidi un processo di riforma partecipato che, anche sulla base dell’esperienza maturata, ha portato alle modifiche introdotte con la LP 10/2016.

Analizzando l’ambito partecipativo provinciale si segnala l’abrogazione dell’art. 38 che disciplinava il Consiglio delle autonomie scolastiche e formative, il quale, composto da tutti i presidenti dei consigli ed i dirigenti delle istituzioni scolastiche e formative della Provincia, operava sostanzialmente attraverso il comitato dei delegati.

È stato innovato e potenziato invece il Consiglio del sistema educativo provinciale (art. 39) di cui la Giunta Provinciale ha poi approvato, con deliberazione n. 2467 del 29 dicembre 2016,  la disciplina delle modalità di costituzione, di elezione e di funzionamento.

Particolarmente innovativo è il procedimento elettorale, organizzato e svolto utilizzando strumenti informatici. Infatti sono messi a disposizione (Art. 14) “specifici strumenti tecnologici a supporto del processo di partecipazione che consentano ai candidati di presentare i propri programmi elettorali e a chiunque ne abbia interesse di commentarne il contenuto”. Inoltre tutte le operazioni sono svolte tramite un sistema informativo (Art. 19) a cui possono accedere gli elettori previa autenticazione.

Sono state quindi indette le elezioni del Consiglio ed il 31 maggio 2017 la Commissione elettorale centrale ha deliberato la proclamazione degli eletti

A livello di istituto appare interessante, nell’ottica di favorire la partecipazione di studenti e genitori anche alla programmazione didattica, la prevista possibilità per le consulte di studenti e genitori (art. 28 e 29 LP 5/06) di presentare direttamente “proposte formali riguardo alle attività didattiche attraverso documenti scritti indirizzati al collegio dei docenti, che entro e non oltre sessanta giorni fornisce risposta scritta”.

Entrano poi a far parte del Consiglio del sistema educativo provinciale (art. 39), sostituendo i rappresentanti delle associazioni dei genitori riconosciute, 5 rappresentanti dei genitori designati dalla consulta provinciale dei genitori.

Ed infatti con la  l.p. 20 giugno 2016, n. 10 è stato aggiunto alla  LP 5/06 l’art. 40 bis che ha disciplinato la Consulta provinciale dei genitori, costituita dai presidenti delle consulte di ogni istituzione scolastica e formativa provinciale e paritaria, con il compito di “formulare proposte agli organi del governo provinciale dell’istruzione sulla gestione del sistema educativo provinciale, con particolare riferimento all’offerta formativa, all’organizzazione didattica, all’erogazione dei servizi scolastici ed extrascolastici e di promuovere, anche a livello locale, iniziative di sensibilizzazione sui temi dell’inclusione sociale, dell’educazione alla cittadinanza responsabile e dell’integrazione culturale”.

Sono stati eletti il suo presidente e vicepresidente ed a breve saranno designati dalla stessa i cinque rappresentanti che parteciperanno al Consiglio del sistema educativo provinciale.

Anche Trento così, dopo Bolzano, supera lo sbilanciamento partecipativo che non riconosceva ai genitori un organismo territoriale previsto per gli studenti.

 

Storie di ordinaria partecipazione sul piano nazionale

La tempestività, il coinvolgimento e la sostanza delle modifiche realizzate dimostrano attenzione per la partecipazione ed ascolto delle componenti, giacché appaiono soddisfatte le richieste dei genitori coinvolti nel maggio scorso nell’ambito della consultazione. Pertanto non si può evitare di contrapporvi il disinteresse che pare ravvisarsi a livello nazionale.

Basti pensare alla paradossale situazione degli organi collegiali territoriali, previsti dal Dlgs 297/94, modificati dal Dlgs 233/99 e mai istituiti né rinnovati nella loro composizione, con la sola eccezione del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione per effetto della sentenza del Consiglio di Stato del 2014 che, confermando  la sentenza del Tar Lazio, ha obbligato il Ministero ad adottare l’ordinanza prevista dall’art. 2 comma 9 del Dlgs 233/99 per regolarne le elezioni (svoltesi per la prima volta il 28 aprile 2015 a seguito dell’OM 7/15). Restano invece del tutto ignorati i consigli scolastici locali e regionali, nei primi dei quali era prevista la presenza dei genitori (e degli studenti).

Soprassedendo sulle incongruenze determinate dal passaggio all’autonomia, di recente i genitori degli istituti omnicomprensivi si sono finalmente uniti per reclamare nelle loro scuole la mancanza del consiglio di istituto, sostituito da un commissario straordinario (che in quanto straordinario palesemente non dovrebbe essere ordinario), a causa di un vuoto normativo che dura ormai 19 anni semplicemente perché l’art. 8 del Dlgs 297/94 stabilisce la composizione del consiglio delle scuole nel primo e secondo grado e non degli istituti che comprendono scuole di ogni ordine e grado.

La circostanza è ben nota al Ministero, tanto che nella circolare ministeriale con cui sono indette le elezioni del consiglio di istituto si fa espressa esclusione degli omnicomprensivi che restano commissariati, né si intravede una modifica in tempi brevi.

Le consulte provinciali degli studenti, sul piano nazionale, non sono state introdotte attraverso una modifica del Testo Unico (che non è certo impossibile, come dimostra l’introduzione del nuovo articolo 11 relativo al Comitato per la valutazione dei docenti ad opera della L 107/2015) ma con il DPR 567/96, il quale ha previsto altresì l’istituzione del Forum Nazionale delle Associazioni maggiormente rappresentative di studenti e genitori ma non delle consulte provinciali dei genitori, creando così un sistema illogicamente disorganico, anche nelle successive modifiche, che invece hanno strutturato su tutto il territorio le consulte degli studenti (in particolare Dpr 301/05).

Attualmente dunque l’unico organismo riconosciuto quale interlocutore per rappresentare le esigenze dei genitori della scuola presso il Ministero e gli Uffici periferici è il Forum delle Associazioni dei Genitori (FoNAGS e FoRAGS), tanto che anche il recente Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 65 (Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni) all’art. 10 stabilisce che la Commissione per il Sistema integrato di educazione e di istruzione possa avvalersi “della consulenza del Forum nazionale delle associazioni dei genitori di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1996, n. 567”.

Dopo che la Nota 21 settembre 2015, AOODGSIP 5714 e la successiva Nota 29 settembre 2015, AOODGSIP 5898 avevano previsto l’istituzione, presso gli Uffici Scolastici di competenza, dei “Gruppi di coordinamento regionale per la Partecipazione”, composti da un dirigente tecnico, dal Referente regionale per le Consulte ed ulteriori figure professionali ritenute opportune anche con il compito di “verificare il corretto funzionamento degli Organi collegiali e la partecipazione dei genitori alla vita scolastica” nonché “il corretto insediamento e funzionamento dei FORAGS, Forum regionali delle associazioni dei genitori della Scuola”, questi, da oggetto di indagine, hanno finito per diventare parte integrante di detti gruppi e sono stati definiti “nuovi organismi partecipativi territoriali” (FoNAGS REPORT della riunione 17 novembre 2015).

Inoltre la Nota 27 aprile 2016, AOODGSlP 3554, “Rappresentanza e Partecipazione. Implementazione FORAGS”, ha poi precisato che “Le designazioni dei rappresentanti in seno ai FoRAGS non sono soggette ad alcun vincolo e/o criterio di esclusione legato all’avere figli frequentanti ed inseriti nel sistema scolastico”.

Insomma i rappresentanti designati dalle associazioni a partecipare ai Forum (regionali e nazionale) ed a rappresentare le esigenze dei genitori della scuola non devono necessariamente essere genitori con figli a scuola (come invece aveva esplicitato la nota del 28 marzo 2006), giacché questo requisito, “connotante ed imprescindibile rispetto alle finalità statutarie delle Associazioni”, non sarebbe attribuibile ai loro legali rappresentanti.

Una recente interrogazione a risposta in commissione (5-10139) si è occupata dei Forum chiedendosi “quali siano i FoRAGS attivi ed istituiti; quali siano i referenti dei Forum regolarmente attivi; quali Forum abbiano un sito internet che pubblicizzi l’attività svolta; di quali elementi disponga, per quanto di competenza, circa gli organi di garanzia regionale attivi ed istituiti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 325 del 1997 e in merito a quali siano le modalità di designazione della componente genitori”.

Nella risposta, si è precisato tra l’altro che in tutte le regioni (eccetto Basilicata e Molise) i FoRAGS sarebbero stati costituiti e sarebbero regolarmente funzionanti mentre le attività dei Forum risulterebbero “adeguatamente pubblicizzate” nei siti internet del corrispondente U.S.R. ovvero sullo spazio dedicato del portale ministeriale.

Non si dubita certamente in merito, tuttavia quanto emerge dai siti degli uffici parrebbe contraddire questo dato. La sezione dedicata al Fonags nel nuovo portale ministeriale, poi, non reca ancora i verbali tra i documenti allegati mentre la pagina web storica “Il Fonags Informa” risulta aggiornata al 31 marzo 2016.

Peraltro lo spazio dedicato invece agli Organi Collegiali nel sito rinnovato si apre con l’Assemblea dei genitori che per la verità non è inclusa tra questi. Infatti tanto il Titolo I che il capo I del Dlgs 297/94 sono dedicati a “Organi collegiali a livello di circolo e di istituto e assemblee degli studenti e dei genitori”, con evidente distinzione La Sezione I è dedicata agli Organi collegiali a livello di circolo e di istituto e cioè: Consiglio di intersezione, di interclasse e di classe; Collegio dei docenti; Consiglio di circolo o di istituto e giunta esecutiva; Comitato per la valutazione dei docenti e la Sezione II alle Assemblee degli studenti e dei genitori, a conferma della sostanziale differenza.

Sebbene poi nel testo della summenzionata risposta si faccia espresso riferimento ai comitati quale strumento di partecipazione, essi non sono menzionati nella pagina del nuovo portale e neanche contemplati nelle recenti proposte di riforma degli organi collegiali (da ultimo atto camera 2259).

Insomma, è tempo che si dedichi maggiore attenzione al tema della partecipazione, mortificata a livello di istituto da una normativa poco aderente all’assetto normativo post autonomia e non aggiornata ed a livello territoriale dall’assoluta mancanza di organi collegiali, con maggiore considerazione di criteri di rappresentatività (autocertificati) rispetto a quelli di rappresentanza.

Si auspica che le province autonome possano costituire un utile modello per una auspicata ed auspicabile modifica normativa.